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Dracula Un mito che non può morire

Erica Nocentini Classe: V B Liceo Scientifico Anno scolastico: 2011-2012


The Vampire in the novel

Il vampiro nella poesia Baudelaire Munch

Il vampiro nell’arte Il vampiro e la psicoanalisi Freud

Monastero di Snagov


Introduzione Dracula è, senza dubbio, il più famoso di tutti i vampiri. Bram Stoker, l'autore del romanzo, ha trasformato una serie di leggende del folklore est-europeo in una figura destinata a segnare per molti secoli a venire l'immaginario collettivo. Ma prima di diventare “il vampiro dal nero mantello”, Vlad III Dracul è stato un principe della Valacchia, una regione situata tra il fiume Danubio e le Alpi Transilvaniche, che ha affrontato per diversi anni l'impero Turco Ottomano e il Regno d'Ungheria. Proprio dalla sua figura di dittatore sanguinario si sono dipartite le numerose superstizioni che lo hanno tramutato in un vampiro. Infatti, egli compì innumerevoli atrocità, per spaventare i nemici e rafforzare il proprio potere. Ma la figura del vampiro, nel romanzo di Stoker, acquista numerose implicazioni psicoanalitiche, che lo collegano saldamente con il concetto freudiano di Es e, in parte, anche con il complesso di Edipo. Inoltre, Dracula può essere considerato un romanzo psichiatrico, “nel senso che l'attenzione si rivolge a comportamenti strani. Frequente è la parola pazzia. Uno degli scenari in cui si svolge l'azione è il manicomio con il suo direttore, il dottor Seward, e un paziente chiave, un maniaco omicida che sarà usato da Dracula, Renfield. Ancora il riferimento continuo alla isteria delle due protagoniste donne: Lucy Westenra e Mina Harker. E infine il professor Van Helsing che è uno psichiatra, anche se con molte altre specialità: fa il chirurgo ma applica anche la ipnosi e lo farà regolarmente su Mina.”1. Sono quindi numerosi i riferimenti alle teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, che tre anni dopo l'apparizione del romanzo, pubblicherà L'interpretazione dei sogni. Ma il vampiro, con tutto il suo patrimonio di miti e rituali, era entrato nella letteratura già nel 1872, con il romanzo Carmilla, primo esemplare del genere conosciuto, nella poesia con Il Vampiro di Baudelarie nella raccolta I Fiori del Male del 1857, dove il poeta descrive la mostruosità della donna-vampiro di cui è schiavo, e, più tardi, nell'arte, con il quadro di Edvard Munch, che sembra voler dare una rappresentazione delle idee espresse dal poeta. Inoltre, la figura di Dracula è stata fortemente utilizzata nella cinematografia, a partire dall'espressionista Nosferatu il vampiro di Murnau, passando per i famosi film con Bela Lugosi, prima, e per il capolavoro di Francis Ford Coppola, Bram Stoker's Dracula (1992), poi, per arrivare al recente Dracula 3D di Dario Argento, in uscita nelle sale cinematografiche. Ho dunque deciso di trattare questo argomento, non solo perché la figura del vampiro, di Dracula in particolare, mi ha sempre affascinata e incuriosita, ma anche perché desideravo analizzare le tematiche che si possono nascondere dietro a tale creatura, nella letteratura come nell'arte. È interessante notare come ogni autore da me preso in considerazione abbia dato una propria interpretazione a questo mito che ci appare così universale.

1

Vittorino Andreoli, Anatomia di un capolavoro dell'orrore.


Vlad III di Valacchia La vita. Figlio di Vlad II Dracul, Vlad III di Valacchia è entrato nella storia come tiranno feroce e sanguinario, che ha difeso il suo piccolo regno dalla brama dell'impero Turco-Ottomano, che in quegli anni si identificava con la figura di Mohamed II, e dagli interessi di Mattia Corvino, imperatore del regno d'Ungheria. Vlad III di Valacchia nacque nel 1431 a Sighişoara, nella zona sassone della Transilvania, che in quel periodo apparteneva al Regno d'Ungheria. Suo padre, inizialmente spodestato dal fratello e costretto all'esilio, ottenne il trono di Valacchia nel 1436. Egli regnò per alcuni anni, alleandosi ora con l'impero Turco-Ottomano, ora con il Regno d'Ungheria, per mantenere l'indipendenza del suo piccolo stato. Per placare il sultano Murad II, che mal sopportava la sua condotta ambigua, Dracul inviò i suoi figli Vlad e Radu, come ostaggi alla corte turca. Qui i due ragazzi vennero educati all'arte della guerra, alla logica e alla fede musulmana, ma la loro situazione era di assoluta prigionia. La situazione cambiò solo nel 1448, quando Dracul II e il suo primogenito Mircea II furono eliminati e spodestati dal principe di Transilvania. Per rispondere alle pretese ungheresi, il sultano liberò Vlad e lo rispedì in patria, trattenendo però il fratello Radu, che abbracciò la fede musulmana e che, secondo alcune fonti non del tutto certe, divenne l'amante del figlio di Murad, Mohamed II. Negli anni successivi si alternarono per il nuovo voivoda (principe) momenti in cui doveva difendere con le armi i confini del suo regno e momenti in cui doveva riconquistare con le armi il suo trono, poiché fu più volte spodestato da usurpatori, ora sostenuti dal sultano, ora dal re di Ungheria. Nel frattempo, egli sedava il malcontento dei suoi nemici interni, i boiari, con il pugno di ferro, ordinando il massacro della Pasqua di Sangue a Târgovişte: egli invitò i boiari e le loro famiglie nel suo palazzo di Târgovişte, il giorno di Pasqua, e li rinchiuse dentro una delle sale, facendoli poi trucidare dai suoi soldati. Secondo fonti non accertate, le mogli e i bambini dei boiari furono imprigionati e furono costretti a lavorare alla costruzione della fortezza di Poenari, quella che sarebbe poi diventato il famoso castello del conte Dracula sui Carpazi. Vlad III subì una rovinosa sconfitta nel 1462, quando il suo esercito fu distrutto dal sultano e lui fu imprigionato per quattordici anni nel castello di Mattia Corvino, re d'Ungheria. Nel 1476, però, Mattia liberò Vlad III e lo armò affinché si riappropriasse del trono di Valacchia, che in quel momento era nelle mani di suo fratello Radu, alleato dei turchi. Egli ci riuscì, ma presto l'ennesimo usurpatore, appoggiato dai turchi, tornò all'attacco e Vlad perse la vita in una delle battaglie con quest'ultimo. Non si sa però come sia effettivamente avvenuta la sua morte e le versioni cambiano a seconda delle fonti: alcune affermano che egli fu ucciso per sbaglio da uno dei suoi uomini, che lo aveva scambiato per un turco, altre fonti parlano di un tradimento volontario di uno dei suoi uomini di fiducia, altre ancora affermano che fu ucciso durante la sua ultima battaglia, mentre si lanciava, a capo dei suoi, contro l'esercito nemico. Qualunque sia la versione esatta, è certo che la testa di Dracula fu imbalsamata e fu portata al sultano, che la fece riconoscere e la fece esporre sul cancello del palazzo imperiale.


La tomba. Non si conosce il luogo ove

vennero inumati i resti di Vlad. La tradizione vuole che Dracula sia stato sepolto nel monastero di Snagov, fatto costruire sotto il suo patronato, su un'isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. Studi archeologici sul sito, avviati a partire dal 1932, portarono al rinvenimento dei resti di un cadavere dagli abiti sontuosi, in una cripta sotto il vecchio convento. Gli studiosi rumeni, allo stato attuale della ricerca, ritengono plausibile l'ipotesi che si tratti di ciò che resta di Vlad III di Valacchia. Ogni mattina i monaci del convento vanno a pregare sulla tomba, a loro dire per “far star buono l'impalatore”; altre fonti dicono che dopo aver sconfitto Vlad l'impalatore nel 1476, il sultano Mohamed II nascose la sua testa e la sua spada leggendaria in una prigione ai confini di Costantinopoli per impedirgli di tornare in vita. Durante gli scavi archeologici effettuati nella chiesa di Snagov nel biennio 1932-1933, la tomba sotto alla lastra, che si trova di fronte all'altare, venne trovata vuota, eccezion fatta per alcune ossa di animali. L'assenza di resti umani incuriosì gli archeologici che decisero di scavare più a fondo. Fu cosi che venne scoperta, a tre metri di profondità, una cripta di pietra intatta, posizionata sull'asse centrale della navata, su cui la lastra senza inscrizione s'incastrava perfettamente. Nella tomba furono trovati i resti di un corpo maschile, riccamente vestito di oro e di porpora, con abiti di taglio occidentale e ornato con anelli e un diadema di indubbio valore. Tuttavia, l'identificazione del corpo è ancora dubbia.

Gli atti atroci. Vlad III di Valacchia era anche conosciuto come Vlad Țepeș, l'impalatore, per la

sua abitudine di impalare i prigionieri. Egli aveva appreso questa pratica durante la sua prigionia presso i turchi, che da tempo applicavano questo metodo con lo scopo di impressionare i loro avversari. I metodi di impalamento erano sostanzialmente due: Il primo consisteva nell'uso di un'asta appuntita che trafiggeva il condannato all'altezza dell'addome per poi issarlo in alto. La morte poteva essere immediata o sopraggiungere dopo ore di agonia; Il secondo metodo d'impalamento consisteva nell'utilizzo di un'asta arrotondata all'estremità che cosparsa di grasso veniva inserita nel retto della vittima che poi veniva issata e tenuta infilzata, il peso stesso del condannato faceva penetrare l'asta all'interno del corpo e la morte sopraggiungeva dopo anche due giorni di lenta agonia. Come si è detto, egli apprese la pratica dell'impalamento dai turchi, ma ne creo numerose varianti, per adattarlo alle sue esigenze: i ricchi venivano impalati issandoli più in alto degli altri, oppure ricoprendo l'asta d'argento; nelle aste destinate ai mercanti venivano incise delle tacche, al fine di prolungare l'agonia; le adultere venivano impalate


di fronte alla loro casa. Ci furono numerosi altri eventi in cui il tiranno mostrò tutta la sua crudeltà. Nel 1460 Vlad Țepeș fece impalare oltre 10.000 persone nel villaggio di Sibiu e fece cospargere i corpi degli impalati di miele, per attirare ogni sorta di insetto. Più avanti, nel 1461, quando degli ambasciatori del sultano si mostrarono al suo cospetto senza togliersi il turbante, segno della loro religione, Dracula ordinò di inchiodare i turbanti alle teste degli ambasciatori irrispettosi. Egli, inoltre, amava assistere alle agonie degli impalati, tanto che spesso banchettava in mezzo alla forche e tanto che si fece costruire una torre nella capitale, da cui poteva osservare le torture svolte nel cortile della stessa, la Torre Chindia, che si trova tutt'ora a Târgoviște.


The Vampire in the novel: Bram Stoker's Dracula Dracula is a novel written by the Irish author Bram Stoker, published in 1897 and inspired to the figure of Vlad III of Valacchia. Dracula has been assigned to many literary genres, including: vampire literature, horror fiction, the Gothic novel and invasion literature. The novel touches on themes such as the role of women in Victorian culture, sexual conventions, immigration, colonialism, and postcolonialism. Although Stoker did not invent the vampire, he defined its modern form, and the novel has inspired numerous theatrical, film and television interpretations. The plot. Dracula is composed as a collection of journal entries, letters, telegrams, and memos. The story starts with Jonathan Harker, a young English estate agent, journeying by train and carriage from London to Count Dracula's house, a remote castle situated in the Carpathian Mountains (Transylvania), to see into Dracula's acquiring of some property in London. During the journey, Jonathan sees the superstitions and the fears of the villagers, who try to prevent his meeting with Count. But he finally arrives at the castle and meets Dracula who present himself as a friendly old man, who wants to move to England and wants to learn English costumes and language. Soon Jonathan notices Dracula's strange behaviour and, one night, when he tries to investigate, he risks being killed by Dracula's brides, who are three terrible and beautiful vampires. So, Jonathan finds out that the Count himself is a vampire and that he is actually his prisoner, not his guest. To escape, he throws himself from a window of the castle: he falls in a torrent and is saved by a group of nuns. In the meantime, Dracula travels to London by ship, the Demeter, and during the crossing he kills all the crew to feed on their blood. The Demeter arrives in Withby, a little town where Mina Murray, Jonathan's girlfriend, is spending her holidays, hosted by her friend Lucy Westenra and her mother. Thanks to the letters between the two friends, we know that Lucy is courted by three men: John Seward, the director of a lunatic asylum, Quincey P. Morris, a Texan, and Lord Arthur Holmwood, who finally became Lucy's boyfriend. Thanks to Dr. Seward's diary we also come to know about Renfield, a strange patient who eats living creatures in the hope of obtaining their life-force. After the arrival of the Demeter, Lucy starts to suffer of somnambulism and Renfield starts to talk about a mysterious “Master�. Moreover, the arrival of the ship, with nobody on board, except the captain's corpse tied to the helm, causes a sensation in Withby and the news are reported by the newspapers, that Mina puts in her diary. An animal described as a large dog is seen leaping ashore from the ship. Moreover, the ship's cargo is described as boxes of earth from Transylvania. The captain's log is recovered and tells of strange events that had taken place during the ship's journey. These events led to the gradual disappearance of the entire crew apparently owing to a malevolent presence on board. Soon Lucy becomes ill, because Dracula is sucking her blood and her life-energy. At the same time, Mina receives a letter from a Rumanian cloister, informing her that Jonathan is ill. So she decides to go to Transylvania and after they marry there. Seward calls his friend and old master, professor Abraham Van Helsing, worried by Lucy's


conditions. Van Helsing immediately understands that Lucy is the victim of a vampire, but he can't defeat Dracula and Lucy dies. But Van Helsing knows that she isn't really dead: in fact she becomes a vampire, resting in her tomb during the day and capturing children to suck their blood during the night. So Van Helsing, Seward, Morris and Holmwood go to her tomb during the night and they kill her definitively by sticking a picket into her heart. When Mina and Jonathan returns from Rumania, thanks to Jonathan's diary they learn that Dracula had arrived in England and they decide to kill him. The vampire tries to take Mina and one night, after killing Renfield, he succeeds in biting her. They purify the boxes of earth where the Count has to rest at the night and they follow him through Europe, as far as Transylvania. Here, Van Helsing kills Dracula's brides in his castle and they finally kill the count, but Morris lost his life. Background. Throughout the 1880s and 1890s, authors such as H. Rider Haggard, Rudyard Kipling, Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle and H. G. Wells wrote many tales in which fantastic creatures threaten the British Empire. Invasion literature was at a peak, and Stoker's formula of an invasion of England by continental European influences was by 1897 very familiar to readers of fantastic adventure stories. Victorian readers enjoyed it as a good adventure story like many others, but it would not reach its iconic legendary status until later in the 20th century when film versions began to appear. Before writing Dracula, Stoker spent seven years researching European folklore and stories of vampires, being most influenced by Emily Gerars' essay Transylvania Superstitions (1885). Despite being the most well-known vampire novel, Dracula was not the first. It was preceded and partly inspired by Sheridan Le Fanu's Carmilla (1871), about a lesbian vampire who preys on a lonely young woman, and by Varney the vampire, a lengthy penny dreadful serial from the mid-Victorian period by James Malcom Rymer and Thomas Prest. Moreover, the image of a vampire portrayed as an aristocratic man, like the character of Dracula, was created by John Polidori in The Vampyre (1819), during the summer spent with Frankenstein creator Mary Shelley, her husband, the poet Percy Bysshe Shelley, and Lord Byron in 1816. Themes The consequences of modernity. Early in the novel, as Harker becomes prisoner at Castle Dracula, he notes that “unless my senses deceive me, the old centuries had, and have, powers of their own which mere ‘modernity’ cannot kill”. Here, Harker voices one of the central concerns of the Victorian Age. The end of the nineteenth century brought drastic developments that forced English society to question the systems of belief that had governed it for centuries. Darwin’s theory of evolution, for instance, called the validity of long-held sacred religious doctrines into question. Likewise, the Industrial Revolution brought profound economic and social change to the previously agrarian England. Though Stoker begins his novel in a ruined castle – a traditional Gothic setting – he soon moves the action to Victorian London, where the advancements of modernity are largely responsible for the ease with which the count preys upon English society. When Lucy falls victim to Dracula’s spell, neither Mina nor Dr. Seward – both devotees of modern advancements – are equipped even to guess at the cause of Lucy’s illness. Only Van Helsing, whose facility with modern medical techniques is tempered with open-mindedness about ancient legends, comes close to understanding Lucy’s affliction. It means that, to obtain the true knowledge, we have to combine old traditions to new innovation. Van Helsing underlines this point saying: “It is the fault of our science that it wants


to explain all; and if it explains not, then it says there is nothing to explain”. The threat of female sexual expression. Most critics agree that Dracula is, as much as anything else, a novel that indulges the Victorian male imagination, particularly regarding the topic of female sexuality. In Victorian England, women’s sexual behavior was dictated by society’s extremely rigid expectations. A Victorian woman effectively had only two options: she was either a virgin – a model of purity and innocence – or else she was a wife and mother. If she was neither of these, she was considered a fallen woman and she wasn't accepted by the society. Both Lucy and Mina are less like real people than twodimensional embodiments of virtues that have, over the ages, been coded as female. Both women are chaste, pure, innocent of the world’s evils, and devoted to their men. But Dracula threatens to turn the two women into their opposites, into women noted for their voluptuousness and unapologetically open sexual desire. Dracula succeeds in transforming Lucy, and once she becomes a raving vampire vixen, Van Helsing’s men see no other option than to destroy her, in order to return her to a purer, more socially respectable state. The power of Christian religion. The folk legends and traditions Van Helsing draws upon suggest that the most effective weapons in fighting supernatural evil are symbols of unearthly good. Indeed, in the fight against Dracula, these symbols of good take the form of the icons of Christian faith, such as the crucifix. The novel is so invested in the strength and power of these Christian symbols that it reads, at times, like a propagandistic Christian promise of salvation. Dracula, practically as old as religion itself, stands as a satanic figure, most obviously in his appearance – pointed ears, fangs, and flaming eyes – but also in his consumption of blood. Dracula’s bloodthirstiness is a perversion of Christian ritual, as it extends his physical life but cuts him off from any form of spiritual existence. Style. The novel is written in the form of a collection of diaries and letters. The main writers of these items are also the novel's protagonists. The story is occasionally supplemented with newspaper clippings that relate events not directly narrated by the characters of the story. The idea, Stoker tells us in the note at the beginning of the novel, is to present the events of the story "as simple facts" even though some of the events are hard to believe. The writing style is simple and very immediate – the characters write in their journals practically as events are happening, so we experience the events almost as the characters do.


Il vampiro e la psicoanalisi: Freud Vampiro ed es. Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, si riferì al romanzo di Bram Stoker definendolo: “Il ritorno del represso”. Dracula, come il signor Hyde nel romanzo di Stevenson, rappresenta l'Es, ovvero, quella parte della personalità che incarna gli istinti e le pulsioni ancestrali, che vengono represse nell'inconscio. Il vampiro, infatti, oltre a rappresentare il male assoluto, agisce egoisticamente, pensando solo al proprio bene e alla propria sopravvivenza, e, soprattutto, morde le proprie vittime sul collo per nutrirsi del loro sangue, atto innegabilmente legato con la sessualità; l'egoismo, la “malvagità” e il desiderio sessuale sono tutte caratteristiche della personalità umana che Freud fa risalire all'Es. Inoltre, Dracula, nel suo essere non-morto, dimostra l'impossibilità di occultare completamente l'Es all'interno della propria personalità. Persino la sua figura animalesca, la sua capacità di trasformarsi in animale (lupo o pipistrello), può essere interpretata come una regressione dell'uomo al suo stato primordiale. Possiamo quindi vedere Dracula come una personificazione dell'Es puro, privo di ogni controllo, che deve essere sconfitto proprio in quanto rappresenta ciò che la società, in particolare quella vittoriana, vuole nascondere e occultare, poiché lo giudica immorale e sconveniente. E, infatti, il conte viene sconfitto da uomini e donne retti e morali che, proprio perché contrapposti al vampiro, possono essere visti come la rappresentazione del Super io, ovvero quella parte della personalità che svolge la funzione di giudice e che punisce l'Io secondo il codice morale corrente. Inoltre, il fatto che il vampiro si ritiri nella sua tomba all'alba, ovvero nel momento della nascita di un nuovo giorno, è stato interpretato dagli appartenenti alla scuola freudiana, come una ribellione alla nascita stessa, una regressione edipica all'interno dell'utero materno, qui rappresentato dalla bara. Significativo è l'esempio della morte di Varney, il vampiro protagonista dell'omonimo romanzo di Thomas Prest, che conclude la sua vita lanciandosi nel cratere del Vesuvio. Isteria e ipnosi. Freud, al pari di altri neurologi di fine secolo, fu attratto dal fenomeno dell'isteria, poiché presentava sintomi neurologici apparentemente organici. Da oltre un secolo, gli psichiatri erano convinti che la malattia mentale fosse causata da qualche tara o degenerazione ereditaria, poiché essi non riuscivano ad escludere un'origine organica. I sintomi più comuni dell'isteria erano: amnesia, paralisi, stati deliranti, suggestionabilità, instabilità, infantilismo, momenti di stato confusionale e assenza di orientamento spaziale e temporale. Con l'ipnosi era possibile provocare in soggetti sani uno stato simile a quello isterico. Viceversa, era possibile con l'ipnosi guarire un sintomo isterico, ordinandone la cessazione al risveglio dall'ipnosi. Tuttavia, tale guarigione era momentanea, poiché, una volta cessato lo stato di ipnosi, i sintomi si ripresentavano senza alcuna variazione. Freud concluse che i sintomi dell'isteria non avevano origine organica, bensì, essi erano la somatizzazione di un antico trauma psicologico, che il paziente non riusciva a ricordare, poiché lo aveva occultato nel proprio inconscio. In parole povere, egli comprese che c'era un legame tra il ricordo che aveva provocato il trauma e il sintomo che si presentava nella malattia. Freud, con la collaborazione di Joseph Breuer, riuscì a giungere a queste conclusioni poiché le sue pazienti, in particolare la famosa Anna O, durante lo stato ipnotico, parlavano liberamente dei


traumi che avevano provocato la malattia, causando così la cessazione momentanea dei sintomi dell'isteria. Questo accadeva perché, nel corso del sonno ipnotico, il paziente era sollecitato a rievocare attivamente le proprie esperienze ed i propri sentimenti. Freud e Breuer constatarono che, proprio la verbalizzazione completa dei traumi e delle esperienze affettive più dolorose, comportava l'attenuazione o persino la scomparsa della sintomatologia isterica. In sintesi, essi agivano seguendo questi punti: •con l'aiuto dell'ipnosi, si faceva emergere l'origine del trauma •si ricollegava il ricordo con il sintomo ad esso relativo •il paziente veniva messo in condizione di rivivere e di rielaborare tale trauma Questo nuovo metodo fu denominato “catartico”, in quanto nella maggioranza dei casi portava alla scomparsa del sintomo analizzato.


Il Vampiro nella poesia: Baudelaire Il Vampiro

I fiori del male (Spleen e ideale)

O tu che come un colpo di coltello mi penetrasti nel cuore gemente; tu che venisti, pari a un drappello di demoni, ad assiderti, demente e adorna, sopra il mio spirito prono, facendone il tuo soglio e il tuo guanciale, essere infame a cui legato sono com’è legato ai ferri il criminale, lo strenuo giocatore alla roulette, l’ubriaco alla bottiglia di Borgogna, all’abbraccio del verme la carogna, che oggi e sempre tu sia maledetta! Quante volte alla spada agile ho chiesto che mi cavasse alfin di prigionia, e ho chiamato il veleno funesto in soccorso alla mia vigliaccheria. Tutte le volte, ahimè, presi di sdegno, spada e veleno m’han così parlato: “Stolto, che vuoi da noi? Tu non sei degno d’esser dai lacci suoi diviluppato. Chè, seppur soccombesse al nostro tiro la tiranna al cui reo giogo soggiaci, tu resusciteresti coi tuoi baci la salma esanime del tuo vampiro!”

Charles Baudelaire (1821-1867)

Traduzione di G. Bufalino Schiavo della donna-vampiro. In questa poesia di Charles Boudelaire, si vede come la figura del vampiro diventa simbolo dell'Amore; il Vampiro è la donna divenuta perdizione satanica e maledetta. Il poeta cercava di vincere il suo Spleen, quello stato di tristezza e disperazione, che gli impediva di costruire un rapporto attivo con il mondo esterno, attraverso l'Amore. E l'Amore, per Baudelaire, ebbe il volto e il corpo della ballerina di colore Jeanne Duval. Il rapporto tra i due, però, si trasformò ben presto in un'amara forma di insoddisfazione, che rese ancora più dolorosa e sofferta la vita del poeta. Tuttavia, egli non riusciva a liberarsi da questo rapporto di amore-odio che lo legava alla ballerina: ecco allora la consapevolezza di questa schiavitù, la sottomissione al volere della donna-vampiro. Il componimento è ricco di similitudini e metafore, che il poeta utilizza come strumento per raffigurare la crudeltà della donna amata e la morbosità che caratterizza il suo attaccamento nei confronti di lei. La poesia si apre con il paragone tra la donna amata e un coltello, che penetra nel cuore del poeta, lo trafigge e lo lacera. Poi, nei versi successivi, la donna diventa un drappello di demoni, che schiacciano il corpo e lo spirito prono del poeta. Nonostante la crudeltà dell'amata e nonostante la


sofferenza che gli infligge, egli non può separarsi da lei, poiché è legato all'aguzzina come un criminale è legato alle manette, come un giocatore d'azzardo alla roulette, come un ubriaco alla sua bottiglia e come una carcassa ai suoi vermi. Si notino le forti immagini di decadenza, tipiche dei componimenti baudelairiani, che ancor meglio rappresentano lo stato di putrescenza in cui è costretto lo spirito del poeta, schiavo della donna-vampiro. Egli maledice la donna amata e più volte ha tentato di sfuggirle, cercando la libertà nella morte di lei: ma la spada e il veleno (qui personificati) si sono rifiutati, consapevoli del fatto che egli, anche se riuscisse ad uccidere la donna, nonostante la sua vigliaccheria, subito la riporterebbe in vita, per quel rapporto morboso che lo lega a lei e di cui non può fare a meno. Di qui le caratteristiche comuni della donna e del vampiro: entrambi succhiano la forza vitale delle loro vittime, rendendole schiave del proprio volere. Allo stesso tempo, la loro sensualità rende i loro schiavi incapaci di reagire. Dar loro la morte è quasi impossibile e, anche se ci si riuscisse, si finirebbe per desiderare la loro resurrezione, servi della loro sensualità e della loro crudeltà stesse.


Il vampiro nell'’arte: Munch

Edward Munch, Vampiro; 1893-94. Munch Museum, Oslo.

Capelli rossi come il sangue. Nel dipinto è raffigurata una coppia di amanti, un uomo e una donna, che si trovano probabilmente all'interno di un luogo chiuso, forse in una stanza. L'uomo sembra rifugiarsi nell'abbraccio confortante della compagna, i cui lunghi capelli rossi lo ricoprono, ma l'immagine ha il sapore di una resa, di una sottomissione, come se, nonostante l'intimità del gesto, non ci fosse amore, ma solo una triste incapacità di rapportarsi serenamente con la donna. La figura femminile avvolge l’uomo in un abbraccio totale. Di lui non si riesce a delineare chiaramente il volto, probabilmente perché Munch, in questo modo, vuole sottolineare il suo stato di sottomissione rispetto alla donna-vampiro. Ella lo cattura con il suo braccio destro e sembra lo costringa entro un cappio. Il tutto rimanda all’immagine della morte, ripresa dai capelli della donna così rossi e fluenti da rievocare il sangue. Inoltre, Munch utilizza la luce frontale, volta a mettere in risalto il pallore dell'incarnato della donna, rispetto a quello dell'uomo, per sottolineare l'importanza del soggetto donna-vampiro. È subito evidente come, la disposizione e la composizione del colore crei un'atmosfera oscura, cupa, che esprime tutto il terrore e la disperazione che accompagnano questa creatura della notte. L'accostamento di tinte prevalentemente calde e di tonalità scura, in prevalenza tendenti al nero, infatti, forma una sorta di alone circolare e cupo intorno alle due figure protagoniste del dipinto.


Il morso è il fulcro dell'opera, sottolineato, non solo dal contrasto tra il colore rosso accesso dei capelli della donna e il colorito cadaverico della sua pelle, ma anche dalla sua posizione centrale nel dipinto. Il gesto che ella compie sull'uomo ormai sottomesso, suggella l'assoggettamento totale dell'uomo alla creatura e simboleggia il prevalere della seduzione e della lussuria sulla razionalità, l'incombente senso di morte che aleggia su tutta l'umanità. L’abbraccio in cui la donna avvolge l’uomo, l'atto di cibarsi del suo sangue, fonte di vita perenne e richiamato anche dal rosso dei capelli femminili, il capo maschile chino ormai nella rassegnazione del proprio stato… tutto richiama a quel senso di angoscia e malessere di vivere che accompagnò a lungo l'esistenza del pittore, pervasa dalla considerazione del genere femminile come creatura quasi “demoniaca”, seduttrice e lussuriosa che spinge prima o poi l’umanità, in special modo la natura maschile, sull’orlo del baratro. Munch vede la donna come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, di cui avverte tutta la profondità e le molteplici stratificazioni, senza però poterlo sondare a fondo, perché privo degli strumenti "analitici" o, per meglio dire, "psicoanalitici”, di cui invece dispongono i grandi romanzieri del '900, come Proust e Joyce. Una profondità, dunque, che evoca attraverso miti e figure simboliche che risultano inevitabilmente caratterizzati da un senso di minaccia e di crudeltà divorante. Nasce così l'identificazione tra la donna e l'immagine mostruosa del vampiro; l'uomo è preso da un senso di consunzione ed esce distrutto dall'incontro con la donna.


Bibliografia Bram Stoker, Dracula, I grandi romanzi Bur, 2006 Michael Augustyn, Vlad Dracula, Newton Compton Editore, 2006 Francesca Occhipinti, Logos, vol. 3, tomo II, Enaudi Scuola, 2005 G. Baldi, S. Giusso, M. Razzetti, G. Zaccaria, La Letteratura, vol. 5, Paravia, 2007 G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell'Arte, Zannichelli.

Sitografia http://www.sparknotes.com/ http://en.wikipedia.org/ http://www.thewallfree.com/ http://digilander.libero.it/ http://www.megaessays.com/ http://vampires.monstrous.com/ http://www.ass-arcano.it/


Dracula - Un mito che non può morire