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Cronaca sportiva di ieri e di oggi

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 07/05/2009

Anno VIII Febbraio 2016

notizie

LO SPORT LABRONICO SBARCA IN TV CON I SUOI CAMPIONI I buoni propositi per il 2016 COMUNE DI LIVORNO

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Cronaca sportiva di ieri e di oggi Anno VIII Febbraio 2016

notizie

In questo numero

4 Cresce l’Almanacco dello Sport

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insieme agli sportivi e ai lettori

5 Multietnico: un progetto del Coni

4

provinciale per crescere insieme nello sport

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 07/05/2009

8 LO SPORT LABRONICO SBARCA IN TV CON I SUOI CAMPIONI I buoni propositi per il 2016 PROVINCIA DI LIVORNO

COMUNE DI LIVORNO

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CESARE GENTILE: progetti e obiettivi nel rispetto dei sani valori dello sport

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amici che parlano di sport

11 11 CLAUDIO CERRAI: nuovo 13 presidente provinciale della Fidal 12 MANUELE BARDINI Campione

L’Almanacco

notizie

Direttora responsabile Antonella De Vito hanno collaborato Mario Orsini

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italiano juniores per la 5a volta

13 IVAN STOYANOV:

gli atleti prima di tutto

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15 DARIO FINETTI ambasciatore della

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scherma livornese nel mondo

16 BEATRICE LISCHI MTB 17 MARINA CASINI pugile e tecnico 19 DIEGO SACCÀ, docente federale

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Stampa Industria grafica MYCKPRESS srl Piazza Dossetti, 7 56012 Fornacette (PI)

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per i corsi da allenatore

21 20 PAOLO PASQUALETTI: lavoriamo

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PAOLO CORRIERI: un impegno nel segno della continuità

9 Su Telegranducato un salotto di

In copertina Un momento della trasmissione l’Almanacco in TV in onda ogni 15 giorni il giovedì sera alle 19.00 su Telegranducato

Redazione Scotto Pubblicità Via Bengasi, 109 Tel. 0586 403003 Cell. 336 710317

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per un’atmosfera tranquilla, rispettosa delle diversità

21 MARCO VOLPI: primo nel ranking mondiale della pesca da natante

23 ANDREA COMPARINI: l’obiettivo

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più importante è divertirsi

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 7 maggio 2009

24 PINO BURRONI:

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presidente provinciale dell’Aiac porta il calcio in carcere

25 FABIO CECCONI: quando la 27 29

tecnologia aiuta la buona salute

27 VALERIO MOGGI:

tante le manifestazioni che richiedono il nostro apporto

29 IGOR NENCIONI maestro dei giovanissimi

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30 MAURIZIO BALDI:

ricominciare dai giovanissimi

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l’Almanacco dello Sport

Cresce l’Almanacco dello Sport insieme agli sportivi e ai lettori Periodico, internet, Tv e un concorso fotografico

Roberto Scotto

A

lla pubblicazione annuale dell’Almanacco dello Sport, arrivata ormai ad oltre 400 pagine, che raccoglie i resoconti dell’attività di tutte le discipline sportive della città, riassumendo di anno in anno le tappe più importanti con interviste ad atleti, tecnici e dirigenti, si sono aggiunte altre iniziative, che seguono la filosofia di sempre, che è quella di dare la massima attenzione agli sportivi livornesi che a diversi livelli si impegnano con passione in questo campo. E siccome abbiamo constato con piacere che l’entusiasmo e le attività sono sempre in crescita, anche noi ce la stiamo mettendo tutta per seguire

Antonella De Vito con Luca Salvetti 4

L’Almanacco

notizie

lo sport della nostra città come merita. E così abbiamo moltiplicato le pubblicazioni dell’Almanacco News che nel 2016 saranno 4 e ci permetteranno di darvi notizie con più frequenza e maggiori dettagli dal mondo sportivo, c’è poi l’avventura televisiva di Granducato, di cui troverete tutte le informazioni sulla pagina dedicata in questo stesso numero. Naturalmente non potevamo trascurare internet è così ci trovate sul sito www.lalmanaccodellosportlivorno.mysupersite.it dove potrete scaricare e leggere tutte le nostre pubblicazioni e le pagine facebook “L’Almanacco in TV” e “L’Almanacco dello Sport Livorno”. Anche quest’anno continueremo a proporre la premiazione di Miss Almanacco dello Sport, che lo scorso anno ha coinciso con Miss Livorno, e naturalmente proclameremo il Campione dell’Anno che diventa sempre più difficile scegliere, perché i nostri campioni sono veramente tanti e nell’anno delle olimpiadi si stanno mettendo in evidenza con tutta la loro determinazione. Il 2016 vede però anche una sorpresa per tutti i nostri lettori, oltre che per gli sportivi. Infatti, abbiamo deciso di organizzare un concorso fotografico a premi, che abbiamo voluto chiamare “L’Almanacco dello Sport nel mondo” con l’intento di portare le copertine delle nostre pubblicazioni nei luoghi turistici più famosi del mondo. L’autore della foto più bella e originale riceverà un favoloso premio. Chi desidera partecipare al concorso dovrà farci pervenire la foto di una località turistica nota e riconoscibile, dove in primo piano è ritratto il partecipante al concorso con una qualsiasi edizione dell’Almanacco dello Sport in mano, nell’atto di mostrare la copertina. Il partecipante al concorso può avere al suo fianco anche uno o più amici o parenti, non è necessario che sia solo.

Regolamento

• La partecipazione al concorso è gratuita. • Il concorso prevede due categorie. La categoria A riservata ai campioni dello sport livornese e a tutti coloro che praticano sport, la categoria B riservata ai cittadini livornesi che sono anche lettori dell’Almanacco. • Considerando che girare il mondo con uno dei nostri Almanacchi in valigia sia un “peso” date le oltre 400 pagine della pubblicazione, accettiamo che le persone si mettano in posa tenendo in mano un foglio della dimensione della copertina dell’Almanacco o posizionino le mani come se lo tenessero in mano. Provvederemo poi noi ad inserire la copertina. • Ovviamente non si accettano fotomontaggi, se non nell’unico caso di poter posizionare l’Almanacco fra le mani dei fotografati. • Le foto dovranno essere inviate all’indirizzo scottopubblicita@tin.it e dovranno arrivare entro il 30 maggio 2016 • Le foto potranno essere pubblicate (senza consenso dell’autore) su le pubblicazioni dell’Almanacco che comprendono l’Almanacco annuale, l’Almanacco trimestrale, il sito, la pagina facebook, inserti o allegati collegati e potranno essere mostrate al pubblico durante la trasmissione dell’Almanacco su Granducato Tv. • Una commissione formata da esperti sceglierà i vincitori delle due categorie. • I vincitori della sezione A e B riceveranno dei favolosi premi messi a disposizione dagli sponsor • I vincitori saranno resi noti e premiati durante la presentazione annuale dell’Almanacco dello sport. Per ulteriori informazioni telefonare al 336 710317


Multietnico: un progetto del Coni provinciale per crescere insieme nello sport Per le nuove cittadinanze senza barriere di cultura e religione

Da sinistra: Salvatore Sanzo delegato regionale Coni, Paolo Corrieri delegato provinciale Coni, Irene Marrapese rappresentante di Sant’Egidio, Riccardo Vitti vicepresidente della Fondazione

I

giornali sportivi dovrebbero dare le loro prime pagina a notizie come queste, di buone pratiche sportive, quando fare attività fisica diventa socialità, amicizia, tolleranza, apertura, conoscenza, condivisione. Un progetto, quello elaborato dal Coni provinciale livornese chiamato Multietnico, che porta con sé l’impronta di Gino Calderini, che lo pensò e lo propose. Sono molti i bambini e le bambine migranti che giungono in una realtà a loro sconosciuta, dove si parla una lingua che non comprendono, dove si incontrano coetanei che non sempre si presentano come amici, e non solo, le difficoltà spesso riguardano le diversità di abitudini, di clima, di cibo, e poi non dimentichiamoci la fatica di dover affrontare una scuola e programmi nuovi. Ed allora come aiutare i bambini e le bambine che si trovano davanti a tutto questo? Lo sport è una risposta ampia e

Ci spiega Paolo Corrieri, delegato provinciale del Coni: “Grazie alla disponibilità delle società che hanno aderito al progetto, ogni anno, un centinaio di ragazzi hanno potuto praticare lo sport dei loro desideri. Le società hanno accettato un’iscrizione minima ed i ragazzi hanno dimostrato serietà e impegni, alcuni di loro sobbarcandosi anche tragitti in pullman di mezz’ora, per raggiungere il luogo dove praticare sport. Per i primi tre anni questo progetto è stato interamente finanziati dalla Fondazione Livorno, ma da quest’anno abbiamo avuto anche un contributo dalla Regione Toscana e dal Coni nazionale. Questo, oltre ad essere comunque un incremento economico, è un importante riconoscimento del lavoro svolto”. Ed infatti, il progetto ha una grande validità sociale e ha messo in luce una sensibilità non comune, visto che possiamo af-

progetto e che hanno espresso la loro gioia con poesie e frasi da loro elaborate, che rafforzano ancora di più la valenza di questa iniziativa. Le società sono: ASD PRO LIVORNO SORGENTI, ASD ACADEMY CALCIO, ATLETICA LIVORNO, OCTOPUS PROMO PRO AKIYAMA, VENTO D’ORIENTE ASD, KARATE LIVORNO ASD, LIBERTAS RUNNERS LIVORNO, ASD BERNINI TENNIS TAVOLO, ATHLETIC CLUB, A.S. LIVORNO CALCIO, BASKET FEMMINILE, MELORIA BASKET, U.S. LIVORNO BASKET, A.S.D. ORLANDO CALCIO, C.S. LIVORNO 9 e OFFICINA DELLO SPORT. Di fondamentale importanza nel progetto è il ruolo della Comunità di Sant’Egidio che conoscendo la realtà territoriale ha potuto creare i contatti fra le famiglie migranti ed il Coni. “Al di là dei numeri, che sono comunque numeri importanti -afferma Irene Marrapese rappresentante di Sant’Egidioil gradimento delle famiglie è stato veramente alto, l’inserimento nei vari ambienti sportivi rende esplicita la nuova cittadinanza di questi ragazzi, che è quella di nuovi italiani. Lo sport è uno strumento ideale per crescere insieme al di là delle cultura e della religione. È bello vedere che le società sportive hanno saputo aprirsi alla nuova realtà sociale, al nuovo modo di stare insieme”. Alla cerimonia di premiazione era presente anche il delegato regionale del Coni Salvatore Sanzo che ha ricordato il valore sociale dello sport e di quanto queste realtà ci rendano orgogliosi come Regione Toscana. Il miglior modo per concludere è quello di ricordare alcuni degli articoli della carta Etica della Regione Toscana, che ben riflettono lo spirito di questo progetto. Art 2: Tutti hanno diritto di fare sport per stare bene. Art 5: La pratica dello sport è componente essenziale nel processo educativo. Art 10: La pratica sportiva, lealmente esercitata, genera reciproca fiducia e favorisce la socializzazione e la coesione sociale fornendo occasioni di conoscenza, comprensione e apprezzamento, anche tra persone di diverse origini culturali.

Un progetto, quello elaborato dal Coni provinciale livornese chiamato Multietnico, che porta con sé l’impronta di Gino Calderini, che lo pensò e lo propose coinvolgente, che ha il grande merito di funzionare. C’è però un limite pratico sul quale molte famiglie migranti si devono fermare: le difficoltà economiche, perché comunque fare sport ha un costo, e sono in molti a non poterselo permettere. Ecco che entra in gioco il lavoro del Coni con il suo progetto, portato avanti con la collaborazione della Comunità Sant’Egidio e il sostegno della Fondazione Livorno, al quale quest’anno si aggiunge il contributo della Regione Toscana e del Coni nazionale.

fermare l’originalità dell’idea, attuata solo dalla nostra provincia. Le società che hanno aderito, anche sulla base delle richieste ricevute dai ragazzi, sono 14 e sono state festeggiate e premiate in una cerimonia organizzata dal Coni, alla quale hanno partecipato anche alcuni dei ragazzi e delle famiglie che hanno beneficiato del

Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato alla premiazione del progetto Migranti

L’Almanacco

notizie

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PAOLO CORRIERI: un impegno nel segno della continuità Sport che si lega alla scuola, al sociale e alla cultura

Paolo Corrieri

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empre impegnato a diffondere la pratica dello sport sul territorio il Coni provinciale con il suo delegato Paolo Corrieri ci introduce nel 2016 nella segno della continuità. Un proposito per il nuovo anno? “Solo per cercare di porci quale voce fuori dal coro, iniziamo il nuovo anno attestando un reiterare di quanto fatto negli anni passati senza soluzione di continuità ed assumendo quindi ciò come il buon proposito per il nuovo anno. Il nostro sguardo sarà sempre proteso verso l’attività sportiva nella nostra Provincia

Per uno sport sempre più presente nel campo sociale... “Sì, e mi fa piacere ricordare le iniziative di collaborazione con associazioni quali Avis ed Unicef, a testimoniare la nostra particolare volontà di coniugare lo sport con le istanze sociali ed a farne un tramite privilegiato per comunicare queste stesse istanze al mondo giovanile e non solo. In particolare raccogliamo, a cavallo tra l’anno che ci lascia e quello in arrivo, la pressante richiesta dell’Avis a trasmettere la ‘cultura del dono’ al mondo sportivo, in una collaborazione

Anche i rapporti con la scuola si svolgeranno nel segno della continuità riproponendo per il 2016 i progetti che suggellano la collaborazione costante tra Coni, Miur e le Amministrazioni Comunali a supporto ed in simbiosi con quelle Federazioni Sportive, con quegli Enti di Promozione, con quelle Amministrazioni Pubbliche e con quanti nel mondo della scuola hanno visto nella Delegazione Provinciale del CONI un idoneo interlocutore e un tramite con il mondo sportivo locale, nella sua variegata realtà e nella sua interezza. Il 2016, quindi, non muta questi atteggiamenti confermando la nostra vocazione di promozione e di partenariato per quanti nel mondo sportivo operano, in un crescendo di iniziative che, se talvolta frustrate da impedimenti burocratici, ottusità procedurali e le ormai tradizionali ristrettezze economiche, troveranno nuova riproposizione nell’anno a venire”.

che vede i due organismi muoversi appaiati in varie realtà della Provincia, con il proposito di portare alla donazione nuovi adepti, i più idonei a tale funzione in quanto l’attività sportiva ne garantisce la piena forma fisica”. ...e in quello culturale. “Altro parametro adottato per professare come lo sport ed il suo ambiente siano protagonisti della crescita complessiva della persona, lo abbiamo individuato nell’apporto che questo può dare in campo culturale, fin da sollecitare un affiancamento ai classici riconoscimenti sportivi (coppe, targhe, medaglie), con altri oggetti più adatti ad accompagnare nel tempo la persona quali, ad esem-

pio, libri di argomento specifico. Appello che già abbiamo adottato e che altri soggetti, con nostra grande soddisfazione, hanno seguito, tracciando l’avvio di un percorso lungo ma, riteniamo, doveroso, anche per sfatare l’atavica icona dello sportivo votato unicamente alla crescita fisica. Fin dall’inizio dell’anno pertanto abbiamo di buon grado accettato la richiesta di uno scrittore che si è cimentato nella narrazione di una storia sportiva, chiedendo poi di presentare il libro nella nostra città, con l’intento di farne un evento sperimentale per altre analoghe occasioni. Altri progetti in questa direzione sono allo studio e, scaramanticamente, rimandiamo alle prossime uscite dell’Almanacco”. L’impegno nella scuola? “Anche questo si svolgerà nel segno della continuità riproponendo per il 2016 i progetti che suggellano la collaborazione costante tra CONI, Miur e le Amministrazioni Comunali (Gioco

Anche i rapporti con la scuola si svolgeranno nel segno della continuità riproponendo per il 2016 i progetti che suggellano la collaborazione costante tra Coni, Miur e le Amministrazioni Comunali Sport), con la Regione Toscana (Scuola e Sport: compagni di banco) e con tutti gli organismi scolastici (Sport di classe). Inoltre, sarà ripetuto, con il prezioso supporto della Comunità Sant’Egidio e della Fondazione Livorno, l’esperienza del Progetto Multietnico che ha ricevuto plausi e riconosciuto contributi anche da parte del CONI Nazionale e della Regione Toscana, a testimonianza di come l’accezione di sport si sia evoluta anche all’interno dei massimi organismi preposti alla sua promozione. Un futuro denso, un anno di fine mandato, che vorremmo spendere a suggerire i temi futuribili nell’ambito sportivo per coloro che raccoglieranno il nostro testimone”.

Paolo Corrieri

L’Almanacco

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Veterani dello Sport

CESARE GENTILE: progetti e obiettivi nel rispetto dei sani valori dello sport Un augurio agli sportivi nell’anno delle olimpiadi

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al 2005 Cesare Gentile è il volto dei Veterani dello Sport di Livorno. La sua presidenza si è fatta notare, anche a livello nazionale, per l’entusiasmo e per le tante iniziative organizzate. Ma lui non vuol tenere la scena tutta per sé e chiama sul “palco” anche Gianfranco Abbati, tesoriere e responsabile della comunicazione, sempre indaffaratissimo per il bene dell’associazione. Un impegno, il suo, insieme a quello di Cesare, che fa onore ai Veterani e a tutti gli sportivi che rappresenta. Le iniziative sono così numerose che non è facile farsi dire dal presidente qual è stata la più bella del 2015.

Le iniziative sono così numerose che non è facile farsi dire dal presidente qual è stata la più bella del 2015 “Di appuntamenti importanti ne abbiamo vissuti molti, a partire dall’inizio dell’anno, quando a Marina di Bibbona si è svolta la riunione regionale, che ha visto i partecipanti esprimersi sui diversi modi di interpretare la vita associativa. C’è stata poi l’assemblea annuale a Cervignano del Friuli a maggio, che ci ha dato l’occasione di visitare diversi luoghi, fra cui il Sacrario Militare di Redipuglia, un’esperienza che vorrei consigliare a tutti, l’atmosfera che si respira è straordinaria e colpisce nel profondo. Ma le cose belle non terminano qui, abbiamo avuto a Stintino il Memorial Muscai di Ju-Jitsu con Maurizio Silvestri 9 Dan, unico al mondo in questa disciplina, che ha preso il posto del maestro giapponese. E poi il Campionato italiano di Ju- Jitsu a Livorno che ha portato nella nostra città le più importanti cinture nere internazionali, ed infine, la Giornata del Veterano, riuscitissima con la premiazione di 142 giovani e la proclamazione di Mauro Martelli ad atleta dell’anno”. Il tutto sempre organizzato e vissuto con lo spirito dei Veterani dello Sport. “Naturalmente. A Livorno purtroppo c’è la tendenza a dimenticare anche i grandi campioni, che dopo pochi giorni vengono messi da parte. Noi cerchiamo di mantenere vivo il ricordo di

questi grandi uomini dello sport e nello stesso tempo mettiamo in evidenza i giovani. Insomma, il nostro impegno è a favore dei più alti valori dello sport e di chi li rispetta e li promuove, sia che il suo impegno si sia concentrato nel passato o appartenga al presente o si stia organizzando per il futuro. Un obiettivo che portiamo avanti anche con l’aiuto dell’Almanacco dello Sport che ringraziamo”. Un anno che si chiude con alcuni importanti successi. “Come sezione abbiamo vinto ben 4 titoli italiani: di Burraco; di mezza-maratona, il campionato di nuoto libero in mare e il campionato di nuoto in piscina. Sono state delle belle soddisfazioni”.

A dx Cesare Gentile

la Giornata del Veterano Sportivo, riuscitissima con la premiazione di 142 giovani e la proclamazione di Mauro Martelli ad atleta dell’anno I progetti per il nuovo anno? “Quest’anno l’assemblea nazionale si svolgerà a Loano, e questo ci porterà a visitare anche Sanremo, la città dei fiori, proprio a maggio, nel mese migliore per lo splendore delle piante”. Cosa vuoi augurare agli sportivi livornesi per il 2016? “Questo è l’anno delle olimpiadi e quindi auguriamo ai nostri atleti di conquistare il loro posto a Rio e partecipare così ad una delle esperienze più belle che il mondo dello sport possa offrire. Naturalmente speriamo anche che possano portare a casa qualche titolo, che andrà ad arricchire un medagliere fra i più importanti d’Italia. Il mio augurio va poi a tutti coloro che, uomini e donne di tutte le età, si impegnano per portare avanti i valori più sani dello sport, mettendo a disposizione di questo mondo molto del loro tempo e del loro impegno”. Cesare Gentile

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L’Almanacco

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Da sx l’avv. Minervini, Paolo Corrieri, Nicola Vizzoni e ?????????

L’

anno delle Olimpiadi è un anno speciale per ogni sportivo, e naturalmente lo è anche per la redazione dell’Almanacco dello Sport. Ci siamo chiesti come potevamo dare il nostro contributo per rendere il 2016 straordinario. Non è stato difficile trovare una risposta, perché sono gli stessi livornesi che ce l’hanno indicato con la loro passione, dimostrandoci che il nostro parlare di sport non è mai abbastanza, tale è il numero e la dedizione dei labronici, impegnati a vario livello, in tutte le discipline sportive o quasi. E così abbiamo aumentato le pagine per parlare di sport, mettendo in programma 4 numeri dell’Almanacco News, la rivista che ci accompa-

bra, sfileranno sotto i riflettori della televisione per presentarsi e sfatare falsi miti. Un’occasione per far conoscere gli sportivi fra loro, costruire una rete di relazioni che speriamo possa portare anche a forme di collaborazione future. E siccome teniamo molto alla cultura dello sport, abbiamo chiesto aiuto al Liceo Scientifico Enriques che ha un indirizzo sportivo. Sì, perché anche loro lavorano sul piano della cultura e uno scambio reciproco di esperienze arricchisce tutti. In ognuno delle sei puntate che abbiamo progettato sarà, infatti, presente uno studente del liceo, a turno, per porre delle domande agli ospiti e manifestare le curiosità di un giovane ragazzo,

Non vi sveliamo gli ospiti delle prossime puntate, per mantenere viva un po’ di curiosità e sperare di avervi fra i nostri più affezionati spettatori gnerà nel corso dell’anno seguendo le attività locali e quelle che i nostri campioni metteranno in campo a Rio de Janeiro. Ma la vera novità di quest’anno riguarda la televisione, con la trasmissione che realizziamo su Telegranducato e che abbiamo voluto chiamare “L’Almanacco in TV”. Il progetto è partito grazie all’entusiasmo dei nostri amici sportivi, che si sono resi subito disponibili a partecipare alla trasmissione per parlare della loro attività. Ed infatti, l’atmosfera che si respira nel salotto dello studio di Granducato è quella di un incontro rilassato fra amici, che trovano anche l’occasione per scherzare e per sorridere. Ed è proprio questo il modo che più ci piace per parlare di sport e fare cultura dello sport. Discipline conosciute e discipline che invece restano ingiustamente nell’om-

che si avvicina ad uno sport per lui nuovo. Il nostro progetto è sostenuto dal Coni provinciale, dall’Associazione Nazionale Veterani dello Sport e dalla SVS Pubblica Assistenza di Livorno, che nel mondo sportivo segue la prevenzione e la sicurezza nel campo della salute. Fare sport deve essere divertente e aiutarci a star meglio, non può diventare un rischio per la vita. Il progetto “Almanacco in Tv” prevede sei puntate con questo calendario: 21 e 28 gennaio, 11 e 25 febbraio, 10 e 24 marzo. Ad ogni puntata sono presenti dai 5 ai 6 ospiti, ma già abbiamo capito che non riusciremo a rendere merito a tutti... e già, a Livorno è sempre così, lo spazio non basta mai. La trasmissione va in onda in diretta su Telegranducato dalle 19 alle 20 e la prima puntata è stata inaugurata da Nicola Vizzoni olimpionico di lancio del Martello, Paolo Corrieri delegato provinciale del Coni, Nicola Minervini presidente degli Etruschi Football Americano Livorno, Manuele Bardini pluricampione italiano di pesistica, Daniele Sircana pluricampione di Braccio di Ferro e coach della squadra Tyrsenoi. La seconda puntata ha visto Diego Saccà per il Rugby, Luca Tassi per il pugilato, Ivan Stoyanov per il Tennis Tavolo, Elena Tramonti per il calcio femminile, Walter Chiriatti per la SVS, Antonio Castellano per la pallavolo. Non vi sveliamo gli ospiti delle prossime puntate, per mantenere viva un po’ di curiosità e sperare di avervi fra i nostri più affezionati spettatori. Seguici anche sulla pagina Facebook “L’Almanacco in Tv” e scrivici all’indirizzo di posta lalmanaccointv@libero.it per raccontare i tuoi risultati e le iniziative che hai in programma, e noi ne daremo notizia durante la trasmissione

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Su Telegranducato un salotto di amici che parlano di sport

Da sinistra: Ivan Stoyanov, Diego Saccà, Antonio Castellano, Filippo Brugali

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SVS

FABIO CECCONI: quando la tecnologia aiuta la buona salute Il defibrillatore semiautomatico che salva la vita città, quelli più frequentati come i supermercati, i cinema, le passeggiate sul lungomare, nei parchi, ma anche nelle aree più isolate e difficili da raggiungere, insomma, quando si tratta di salvare una vita non devono esserci limiti. Il direttore della SVS, Pubblica Assistenza di Livorno, Fabio Cecconi ci spiega cosa è necessario fare e in che tempi. Dal 1° luglio 2016 grazie al Decreto Balduzzi entrerà in vigore l’obbligatorietà del defibrillatore in ogni impianto sportivo e durante tutte le

gno di qualche minuto: un tempo che l’operatore abilitato può utilizzare per soccorrere e salvare una vita.”. In questo caso la tecnologia dà un grande aiuto. “Sì, la ricerca ha perfezionato molto gli apparecchi che utilizziamo, dunque è importante approfittare delle opportunità che abbiamo, senza trascurare niente. La SVS è pronta da tempo e i nostri servizi e le nostre competenze sono a disposizione del grande mondo dello sport labronico

Le statistiche ci dicono che nei luoghi dove è presente il defibrillatore e delle persone abilitate all’uso, la mortalità a causa di malori cardiaci di varia natura, diminuisce drasticamente

Dimostrazioni di come utilizzare un defibrillatore

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i entra con il sorriso sui campi da gioco e nelle palestre per gareggiare da professionisti, da amatori o più semplicemente per fare un allenamento. E con il sorriso bisogna uscire, fare una doccia e tornare a casa in piena salute. Questo è un principio che deve stare alla base di qualsiasi attività fisica. Troppe volte abbiamo letto sui gior-

La ricerca ha perfezionato molto gli apparecchi che utilizziamo, dunque è importante approfittare delle opportunità che abbiamo, senza trascurare niente nali di gravi malori, che hanno spezzato la vita a giovani atleti, e non solo. Finalmente la norma viene in aiuto e rende obbligatorio in ogni impianto sportivo il defibrillatore con personale abilitato all’utilizzo, dopo aver frequentato un corso e sostenuto un esame. In realtà la diffusione dei defibrillatori sarebbe utile in molti luoghi della

manifestazioni sia professionistiche che dilettantistiche. Era proprio necessario? “Sì. Le statistiche ci dicono che nei luoghi dove è presente il defibrillatore e delle persone abilitate all’uso, la mortalità a causa di malori cardiaci di varia natura, diminuisce drasticamente. È importante proteggere chi fa sport, a qualsiasi età e a qualsiasi livello. Mi rendo conto che per alcune società può essere difficile far fronte alle spese economiche per l’acquisto dell’apparecchio, che pur aggirandosi su poche centinaia di euro, sono comunque un impegno in questi tempi di crisi economia. La vita però non ha prezzo e questo va fatto capire anche a molti genitori, che forse in alcuni casi possono contribuire ad una spesa che può essere importante anche per i loro figli”. Chi può utilizzare il defibrillatore? “Tutti, dopo aver seguito un corso e conseguito l’abilitazione. Il defibrillatore semiautomatico, chiamato anche Dae, è molto semplice da impiegare, infatti, è lui che in automatico verifica l’attività elettrica del cuore del paziente e decide se erogare o meno una scarica elettrica e di che intensità. Importante è agire velocemente, più si è rapidi e più ci sono possibilità di salvare il paziente. Tutto questo naturalmente va fatto in contemporanea alla chiamata del 118, che comunque è sempre necessaria, ma l’ambulanza per arrivare sul posto ha ovviamente biso-

Anche i diversamente abili possono utilizzare il defibrillatore

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Pesistica

MANUELE BARDINI Campione italiano juniores per la 5a volta Secondo posto agli assoluti con il record personale

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e la prima volta che l’ho intervistato era poco più alto di me, adesso Manuele Bardini, 21 anni, è diventato un gigante dal fisico scolpito, e adesso, se non lo faccio mettere seduto, mi fa venire il torcicollo. Scrivo ciò per esprimere tutto l’affetto che ho per questo ragazzo che di anno in anno, seguendo le varie pubblicazioni

dell’Almanacco, ho visto crescere, non solo nell’aspetto fisico, ma anche nella maturità caratteriale, sviluppando costanza, determinazioni e serietà, qualità senza le quali non si può diventare campioni. Ed infatti, lui che le ha sapute coltivare nel tempo, campione lo è ormai da molto. Com’è andato il 2015?

Mi piacerebbe anche partecipare a qualche gara internazionale. Però mi dispiace un po’ non essere più juniores, perché potendo competere in due categorie potevo fare molte più gare rispetto ad oggi che posso partecipare solo a quelle senior”. Lo scorso anno quale miglioramento ti ha portato? “Mi sono allenato duramente come gli altri anni e i risultati si sono visti, mi sento soddisfatto di come sono andate le cose”. Il risultato più importante del 2015? “Confermare il titolo italiano juniores per la quinta volta e arrivare secondo agli assoluti. Non saprei scegliere fra le due”. Anche nella tua vita privata ci sono stati dei cambiamenti importanti.

C’è stato poi il secondo posto assoluto agli italiani a Cerviniana del Friuli a dicembre, che è sicuramente il risultato più importante dell’anno, perché essendo assoluti non ci sono categorie, siamo tutti insieme “L’anno è iniziato con i Campionati italiani senior dove sono arrivato quarto, con 130 kg di strappo e 150 kg di slancio. Ho partecipato a questa categoria superiore alla mia pur non avendo ancora l’età; la federazione lo consente e così ho gareggiato, ed infatti, ero il più piccolo, quindi il risultato è stato positivo. Al Campionato Juniores di settembre, il mio per categoria, sono arrivato primo e questa è stata la quinta vittoria consecutiva. C’è stato poi il secondo posto assoluto agli italiani a Cerviniana del Friuli a dicembre, che è sicuramente il risultato più importante dell’anno, perché essendo assoluti non ci sono categorie, siamo tutti insieme. Ed in questa gara ho fatto anche il mio massimale con 133 kg di strappo e 156 kg di slancio”. Il progetti per il 2016? “Con il primo gennaio sono entrato nella categoria senior, quindi affronterà le gare in programma e cercherò di fare una bella prestazione agli assoluti giocandomela con quello che attualmente detiene il titolo, anche se non sarà facile, perché ha 5 o 6 anni più di me e fa parte delle Fiamme Oro e quindi ha molti allenamenti sulle spalle.

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“Sì, ho fatto il corso per tecnico, ho passato l’esame di ammissione a Scienze Motorie ed ho già dato degli esami. Riesco ad organizzarmi e concilio bene gli allenamenti con lo studio, anche se devo andare tutti i giorni a Pisa per la frequenza e tutti i giorni in palestra per gli allenamenti”. Qual è stato il complimento più bello dell’anno passato? “Non è importante quello che si dice, ma quello che si fa. E per me la cosa più bella è vedere i miei allenatori contenti. Perché insieme condividiamo tempo, fatica e passione”. A quale atleta, non appartenente alla pesistica, faresti gli auguri per un buon anno?

Mi sono allenato duramente come gli altri anni e i risultati si sono visti, mi sento soddisfatto di come sono andate le cose “Al mio amico Matteo Volpi che fa canoa. Con lui condivido la passione per lo sport anche se non facciamo la stessa disciplina. Siamo stati compagni di scuola e adesso continuiamo ad incontrarci sul treno mentre andiamo all’università. Ci raccontiamo gli alleniamo, la fatica, l’impegno. Abbiamo in comune il modo di pensare lo sport, come uno stile di vita. Gli auguro di riuscire ad ottenere buoni risultati nella sua disciplina, ma anche nello studio”.


Auguri alla Fides e ad Andrea Baldini

Tennis tavolo

IVAN STOYANOV: gli atleti prima di tutto

cercando di mantenere questa esperienza, grazie al Coni, al Comune e da qualche anno, grazie anche ai genitori, che sono stati coinvolti per sostenere l’iniziativa. L’altro progetto è invece della Federazione Nazionale Tennis Tavolo, che ha lo scopo di far conoscere e diffondere questa disciplina nelle scuole”. Scegli una disciplina alla quale fare gli auguri per il 2016. “Vorrei fare i miei auguri alla Fides ed in particolare ad Andrea Baldini. Mi piace la scherma e la Fides è una grande società, che ha fatto la storia di questa di-

Vorrei fare i miei auguri alla Fides ed in particolare ad Andrea Baldini. Mi piace la scherma e la Fides è una grande società, che ha fatto la storia di questa disciplina a livello mondiale Ivan Stoyanov mentre allena i più giovani

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razie alle sue qualità da campione, unite alla costanza e alla pazienza, sue personali doti caratteriali, il movimento pongistico livornese ha la possibilità di esistere e di poter dire la sua in campo sportivo. A lui la città deve molto. Ivan Stoyanov lo si può presentare come un campione, perché lo è, ma si può parlare di lui anche per lo straordinario lavoro che quotidianamente riesce a fare, affrontando una crisi economica che impedisce il pieno sviluppo di questa disciplina, come invece le possibilità tecniche permetterebbero. Tutto ciò non è per lui scoraggiante, anzi la

lenare, richiedono un sostegno economico, di cui attualmente non disponiamo, quindi per ora manteniamo le posizioni, incrementando le capacità tecniche degli atleti”. Una disciplina che accoglie atleti di tutte l’età. “Sì, il tennis tavolo può essere praticato fino a quando si sente di avere l’energia per farlo, naturalmente a livelli e con prestazioni diverse, ma sempre con la racchetta in mano. Ogni anno per motivi diversi alcuni ragazzi sospendono l’attività. C’è chi deve dedicare più tempo allo studio, al lavoro o alla famiglia, motivi che

Cercheremo di curare in modo particolare gli atleti, in particolare quelli giovani, affinché salgano di livello e migliorino tecnicamente sua costanza e la sua pazienza vengono messe ancora di più in evidenza, e la ricompensa è che il tennis tavolo livornese continua ad essere presente, ed in molti casi è anche temuto dagli avversari. Quali gli obiettivi per il 2016? “Fondamentalmente gli obiettivi restano gli stessi degli ultimi anni e cioè mantenere le squadre che abbiamo e i livelli che hanno raggiunto. Cercheremo di curare in modo particolare gli atleti, specialmente quelli giovani, affinché salgano di livello e migliorino tecnicamente. Se in futuro le condizioni economiche della società miglioreranno, saremo pronti ad affrontare un campionato di alto livello, perché ci mancano i soldi, ma non ci mancano certo le capacità tecniche. I campionati ad alti livelli hanno dei costi troppo elevati per noi, le trasferte e le palestre più grandi dove potersi al-

io genericamente chiamo ‘di crescita’ perché ognuno ha bisogno di sistemare la propria vita, ma quando questo avviene i ragazzi ritornano a praticare il pingpong, perché fare sport è un’esigenza che tutti avvertono e quindi, quale soluzione migliore se non tornare a fare quello che già si è appreso? E noi li riaccogliamo con gioia”. Nel 2016 continuerai la tua attività nelle scuole? “Sto continuando ad andare a scuola con due progetti, che proseguiranno per il 2016. Il primo è Gioco Sport, al quale partecipo fin dal suo inizio, cioè da 14 anni. È un bellissimo progetto, che offre a tutte le discipline la possibilità di presentarsi ai ragazzi, affinché possano provare i diversi sport e scegliere quello che ritengono più adatto a loro, quello con il quale si divertono di più. Pur con tutte le difficoltà economiche che abbiamo, stiamo

sciplina a livello mondiale. Andrea Baldini è un amico di mio figlio e gli auguro di avere fortuna e maggiori affermazioni anche nelle gare individuali. Andrea è un grande campioni ed ha conquistato molte vittorie nella squadra nazionale, dove è stato riconfermato dimostrando di essere un elemento fondamentale. Nella sua carriera individuale ha invece avuto un po’ di sfortuna, quindi gli auguro che il 2016 gli porti successo anche nelle prove individuali. Andrea ha avuto ultimamente molti impegni, si è da poco laureato e quindi ha bisogno anche di sostegno ed incoraggiamento”. Tennis tavolo e scherma, due discipline diverse, ma con punti in comune. “Anche la scherma è una disciplina dove la velocità conta molto, e spesso non si riesce a capire chi colpisce per primo, un po’ come quando si guarda una partita a tennis tavolo e non sempre è immediatamente chiaro chi ha fatto il punto. Sono, inoltre, due discipline individuali ma con aspetti di gioco di squadra. Per il resto non posso che augurarmi di raggiungere, in futuro, lo stesso successo che la Fides ha avuto in Italia e nel mondo”.

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Un futuro di giovani e manifestazioni nazionali

atletica

CLAUDIO CERRAI nuovo presidente provinciale della Fidal

Dunque puntate molto su progetti che mettono al centro i più giovani? “Sì, con la speranza che facendoli gareggiare e soprattutto divertire, restino con noi nel tempo e ci diano la possibilità di continuare a seguirli sotto il profilo sportivo anche da grandi. Non è cosa semplice, perché crescendo i ragazzi tendono a cambiare gusti, le esigenze si modificano, e sono portati a provare altre discipline”.

Auguro al calcio di trasformarsi in uno sport dove gli spettatori si possano divertire senza aver paura

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Claudio Cerrai presidente provinciale Fidal

empio dello sport giovanile, il campo scuola è un luogo un po’ magico, dove si trascorre sempre volentieri un po’ di tempo osservando il fermento che popola la pista, e come afferma il presidente provinciale Fidal, Claudio Cerrai, è anche un luogo terapeutico, ed ha un effetto rilassante.

Chiediamo proprio a Claudio Cerrai, presidente provinciale dall’estate dello scorso anno, cosa vede quando pensa al 2016. “Cercherò di portare avanti al meglio il lavoro iniziato da Antonio Caprai, che mi ha preceduto, e con il quale ho sempre collaborato in passato essendo stato vicepre-

Per fare il salto di qualità occorrerebbe coprire i posti degli spettatori, mettendoli al riparo da pioggia e intemperie e realizzare uno spogliatoi anche per i più piccoli Un campo scuola che finalmente si è rifatto il look, almeno parzialmente, con la ristrutturazione della pista e con la tanto attesa nuova gabbia per il lancio del martello, che per oltre un anno è stata impraticabile, portando lontano dalla città i grandi campioni, come Nicola Vizzoni, che qui si allenano abitualmente. Finalmente tutto questo appartiene al passato e, se pur ci sarebbero altri lavori da seguire, possiamo guardare con ottimismo al futuro e pensare ad una atletica sempre più internazionale.

sidente. In modo particolare quando penso al nuovo anno vedo i pulcini, ovvero i più piccoli, che scorrazzano per il campo scuola portando simpatia e allegria. A loro piace molto confrontarsi sul campo, quindi cerchiamo di organizzare manifestazioni adeguate alla loro età, durante le quali possono avere l’opportunità di misurarsi con atleti coetanei. Naturalmente tutto questo comporta dei costi, che aumentano in base al moltiplicarsi delle iniziative, e in questo momento non è facile, le difficoltà economiche ci sono, e le manifestazioni per i più piccoli hanno lo stesso costo di quelle per i più grandi o gli adulti”.

Un sogno nel cassetto per il 2016? “Progettare una manifestazione importante, possibilmente a livello nazionale. Da due anni organizziamo il Gran Galà del salto in alto, dedicato a Vittoriano Drovandi, che è stato un atleta nazionale ed un eccellente tecnico. In questa occasione vengono i migliori saltatori italiani, ma fino ad oggi è una gara regionale open, dove possono partecipare anche atleti di altre regioni. Il nostro obiettivo è quello di far diventare questa manifestazione nazionale e avere così più visibilità e ospitare ancora più numerosi atleti di alto livello”. Che difficoltà ci sono per arrivare a realizzare ciò? “Siamo limitati dalla struttura del campo scuola, che se pur ha avuto importanti ristrutturazioni, resta pur sempre un impianto datato. Per fare il salto di qualità occorrerebbe coprire i posti degli spettatori, mettendoli al riparo da pioggia e intemperie e realizzare uno spogliatoi anche per i più piccoli. Attualmente abbiamo due spogliatoi, uno per i maschi e l’altro per le femmine, ma all’interno di questi non c’è distinzione fra adulti e piccoli”. Scegli una disciplina diversa dalla tua alla quale fare gli auguri per il 2016. “Premesso che non sono un praticante o simpatizzante del calcio, vorrei però dedicare a questa disciplina il mio augurio, affinché ci sia una trasformazione del tifo. Mi dispiace vedere che quando si gioca una partita, la zona dello stadio viene chiusa dai cancelli e presidiata dalle forze dell’ordine. Auguro al calcio di diventare una disciplina senza violenza, che offra la possibilità di assistere alle partite in piena tranquillità, magari insieme alla famiglia in compagnia dei bambini, per godere di un bello spettacolo senza aver paura”.

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Ciclismo

BEATRICE LISCHI MTB Auguri a Gabriele Iannattoni SKII Karate di Mario Orsini

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u e giù per stradelli e viottoli, in simbiosi con la natura in sella alla sua Mountain Bike. Con il cuore gonfio di soddisfazione e i muscoli tirati come corde di violino. Beatrice Lischi è davvero una ragazza speciale. Una fanciulla nata e cresciuta a Livorno. Diploma del liceo scientifico in tasca e facoltà di Scienze Motorie come trampolino di lancio per un futuro nel mondo del lavoro in sintonia con lo sport. E l’immancabile bicicletta come compagna di viaggio per tutte le stagioni, per spostarsi da punto all’altro della città. E, nelle versioni più sofisticate, per gareggiare oppure per allenarsi, soprattutto in mezzo ai boschi delle colline livornesi. “Luoghi, panorami, paesaggi incantati. In parte o totalmente sconosciuti alla maggioranza dei miei concittadini. Con scorci fatati così stupendi da far riflettere e meditare. E chiedermi in maniera purtroppo retorica: Guarda cosa ci offre la nostra piccola Livorno ma quanti se ne rendono davvero conto? Alcune volte mi fermo a fare delle foto per poi mostrarle ai miei amici stupiti di tanta bellezza”. Poi la domanda sconta.

Beatrice Lischi 16

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Perché il ciclismo e soprattutto questo tipo di ciclismo? “Da piccola ho praticato pattinaggio e ginnastica artistica. Il ciclismo mi è stato consigliato dal mio compagno di banco in quarta elementare. Sono andata a fare delle prove ed è stato amore a prima vista. Adesso dopo nove anni posso dire solo grazie al mio amico Graziano. Amo questo sport perché è una sfida continua. Il ciclismo ti vuole sempre attiva, energica, presente ed è vietato mollare. Nella vita mi ha dato preziosi insegnamenti. Tra questi di non abbattermi di fronte alle difficoltà. Di tenere la testa alta. Proporsi nuovi obiettivi, metterli nel mirino e fare

Obiettivi specifici? “Con la squadra per cui corro dal 2013, ‘La mania delle 2 ruote di David Arcuri’, abbiamo in programma due trofei: I dieci comuni da gennaio a marzo. E le colline toscane da marzo a settembre. Inoltre i campionati regionali e italiani. Fare meglio del 2015 è possibile. Tutto è possibile se c’è impegno e volontà. Credo di riuscire a fare meglio del 2015 anche perché l’anno scorso è stato l’anno del fatidico Esame di Stato. Un esame che m’impauriva solo a pensarci e per il quale avevo un po’ alleggerito il carico di allenamenti. Quest’anno sto puntando a dare tutta me stessa, è una gara contro i miei limiti, io contro io, che poi alla fine, è una delle lotte più difficili: la lotta contro se stessi. Ma anche una delle più belle e soddisfacenti, se vinta. E se persa, invece, insegna ugualmente molto. Ad aiutarmi a mantenere gli obiettivi bene in vista c’è sempre il preparatore, meccanico, presidente David Arcuri e la squadra che quest’anno si è allargata con new entry femminili. Cosa molto piacevole”.

Superare me stessa. È una bella scalinata. Il miglior modo è salire un scalino alla volta a passo molto svelto, ma uno alla volta di tutto per raggiungerli. Mi ha insegnato che per ottenere qualcosa il primo passo è volerla con tutta me stessa e non lasciare la presa. Poi continuare a guardare avanti verso altri traguardi. Mi ha insegnato anche a cadere, battere le musate e a trovare ogni volta gli stimoli per rialzarsi. Ma soprattutto mi ha sempre fatto divertite. Mi ha regalato mille storie da raccontare e da ricordare con il sorriso stampato in faccia. Mi ha fatto conoscere persone splendide, deliziose e anche persone da dimenticare. Ma anche loro utili per aiutarmi a crescere. Per distinguere il buono dal cattivo e il bene dal male”. L’università come va? “Frequento il primo anno alla facoltà di Scienze Motorie all’Università di Pisa. Nel 2016 spero di riuscire a superare tutti gli esami in programma, nonostante le difficoltà di conciliare studio e sport a buoni livelli. I sogni per un futuro di lavoro sono di rimanere, naturalmente, in ambito sportivo. Guidare una squadra ciclistica di giovani. Lavorare in una palestra, aprire uno studio medico sportivo. Ci sono tante cose che adoro, legate allo sport. Devo solo decidermi, ma non mi metto furia. Le idee si chiariranno con il passare del tempo, acquisendo anche nuove conoscenze con lo studio”. Sportivamente invece? “Superare me stessa. È una bella scalinata. Il miglior modo è salire un scalino alla volta a passo molto svelto, ma uno alla volta”.

Tra le tante discipline sportive, escluso il ciclismo, quale ti piace particolarmente? “A tambur battente è una domanda difficile. Sembrerà banale ma rispondo sinceramente: amo tutti gli sport, anzi ammiro tutti gli sport e tutti gli sportivi. Ogni sportivo ha qualcosa da donare, qualche perla al di sopra della media. Però se mi viene chiesto lo sport che amo un po’ di più sono in difficoltà. Dico sci alpino, nuoto, atletica i 1000 metri, la maratona i 100 metri piani: ammirevoli, stupendi come il triathlon, il pentatlon. Mi piacciono molto anche gli sport di lotta MMA – WMMAA, anche se la mia cultura non è assolutamente degna. Gli sport sono tutti bellissimi, servirebbero almeno 10 vite per provarli tutti. Davvero, lo credo con tutta me stessa”.

Il ciclismo ti vuole sempre attiva, energica, presente ed è vietato mollare. Nella vita mi ha dato preziosi insegnamenti Un augurio a uno sportivo livornese? “A un amico di vecchia data Gabriele Iannattoni, con il quale ho perso contatti diretti, ma so bene che nel proprio sport Skii karate sta andando a gonfie vele ormai da anni. È un ragazzo livornese di 20 anni come me. Un bravissimo ragazzo e un buon amico di infanzia. A lui vanno i miei più forti e sinceri: in bocca al lupo per la stagione 2016. E insieme a lui a tutta la sua squadra: la A.S.D Ronin Karate”.


Auguri a Massimiliano Mattei della Special Boxe di Mario Orsini

Franco Nenci, Marina Casini, Luca e Gigi Tassi

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a dolce metà di Luca Tassi. Psicologa, Psicoterapeuta, tecnico di pugilato e pugile in attività, presso l’Accademia dello Sport di via Garibaldi. Una passione scoperta un po’ in ritardo, ma che le ha regalato e continua a regalarle tante soddisfazioni. L’esordio vincente, tra le sedici corde, a marzo 2015 a Firenze. Poi, sempre nel 2015, altre due vittorie e un paio di sconfitte. Marina Casini, 35 anni, il 5 marzo 2016, dopo aver assaporato tanti altri sport si è tuffata nella noble art. Un “tuffo” morbido dopo qualche dubbio e perplessità, nei primi contatti ravvicinati, come spettatrice interessata. Basta ascoltarla. “Quando guardavo gli incontri di Luca ave-

viso, che ti fa toccare con mano l’aggressività e ti fa imparare a conviverci, con incredibile civiltà ed umiltà. Per me è stato un vero toccasana. Prima di avvicinarmi a questo sport ero una ragazza esile, schiva, e introversa. All’università, sostenere gli esami orali, era un calvario. Adesso le cose sono cambiate. In senso positivo s’intende. Prima di avvicinarmi al pugilato ho praticato atletica leggera. In particolare il mezzofondo. Gli sport di squadra, invece, non mi sono mai interessati”. Perché è uno sport speciale? “È uno sport atipico. Uno sport di situazione che ti fa ragionare, usare la fantasia e l’esperienza. Ti abitua a inventare soluzioni per sfuggire all’astuzia dell’avversaria. Salire sul ring non significa avere un semplice confronto con la tua antagonista. Anzi. Colei che ho davanti per me conta poco. La sfida non è con lei, ma con me stessa. In quel momento hai l’opportunità di verificare in maniera tangibile se i sacrifici fatti in palestra hanno dato i loro frutti. Oppure occorre insistere di più e magari modificare qualcosa. Purtroppo il mio rammarico è di aver scoperto questo sport troppo tardi. Inoltre, per le donne non ci sono molte occasioni per combattere. Io cerco di sfruttarle tutte con la convinzione che per me, dal punto di vista agonistico, sono le ultime cartucce. Tra non molto, carta d’identità alla mano, dovrò cambiare prospettiva. Comunque non a trecentosessanta gradi. Il mio desiderio, in futuro, è di dedicarmi all’insegnamento del pugilato”. Obiettivi sportivi per il 2016? “Ho in cantiere qualche altro match. Purtroppo sempre fuori regione. Nella mia categoria di peso, al limite dei 51 kg, le possibi-

Pugilato

MARINA CASINI pugile e tecnico

lità di salire sul ring in Toscana sono scarse. A primavera spero di combattere nella mia Livorno. Grazie al supporto e alla volontà del responsabile dell’Accademia dello Sport, Damiano Bani, di organizzare una riunione all’Accademia. Dal 2017 penso di concentrarmi sull’insegnamento dei bambini. Ma non solo. Devo seguire anche le miei giovani atlete che tutti i giorni mi vedono sul ring e vogliono provarci anche loro. Per quanti non mi conoscono è difficile, per non dire impossibile, che possano pensare che pratico e insegno pugilato. Questa normalità è stato un bel input per stimolare giovani atlete ad avvicinarsi a questo sport”. Tra le tante discipline sportive, escluso il pugilato, quale ti piace particolarmente? “Sono cresciuta al campo scuola, all’aria aperta facendo atletica. Lì ho imparato che i piccoli e grandi risultati arrivano con l’impegno e il sacrificio. Nessuno ti regala niente. Non ci sono sconti. Ma solo voglia di migliorare e di sacrificarsi. Devo ammettere che se avessi conosciuto prima la boxe forse non avrei fatto atletica. Ma sono fatalista. Perciò credo che nulla avvenga per caso”.

Colei che ho davanti per me conta poco. La sfida non è con lei, ma con me stessa A quale disciplina vuoi fare gli auguri per il 2016? “Sicuramente alla nostra Special Boxe: il pugilato per diversamente abili. Con l’augurio che possa diventare Sport nazionale. Colgo l’occasione per sottolineare che quest’anno, con questo progetto, abbiamo vinto, con l’Accademia dello Sport, il premio del Coni: “Carta Etica”. Tra gli atleti della Special a chi fai gli auguri? “Qui sono molto di parte. A voce alta faccio gli auguri al nostro capitano Massimiliano Mattei, punta di diamante della Special Boxe. Un esempio di costanza, applicazione e grinta, nonché amico e fan della mia cucina. Forza Massimiliano, il nostro cuore batte per te”.

Nella mia categoria di peso, al limite dei 51 kg, le possibilità di salire sul ring in Toscana sono scarse. A primavera spero di combattere nella mia Livorno vo angoscia, timore e paura che si facesse male. Non riuscivo a capire cosa lo spingesse a praticare questo sport. La svolta è arrivata a piccoli passi. Quello decisivo, della piena consapevolezza, è stato quando ho montato i tre scalini a fianco del ring. Da lassù, ti posso assicurare, la prospettiva e l’orizzonte cambiano completamente”. Cosa ti ha dato il pugilato? “La grinta, sicurezza, voglia di migliorarmi, di crederci. È l’unico sport, a mio av-

Marina Casini al centro

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Le doti rugbistiche dei livornesi

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iego Saccà il rugby lo ha vissuto e lo vive a tutti i livelli. La sua passione nasce a sette anni e cresce nelle fila del Rugby Livorno. Presto diventa una stella della Serie A, gioca prima nel Benetton Treviso con gli under 21; poi con il Gran Parma, con il Viadana Rugby, diventati in seguito gli Aironi, poi con la Capitolina a Roma, ed infine, ancora a Parma. Ha giocato nelle nazionali di tutte le categorie: dalle giovanili fino ai senior. Per molti anni è stato coach e attualmente è docente regionale con incarico federale.

Rugby

DIEGO SACCÀ docente federale per i corsi da allenatore

Ho un collaboratore, con il quale ho diviso e condiviso le aree della Toscana; essendo una regione molto grande, c’è necessità di più forze”. Livorno ha doti rugbistiche? “Nella nostra città c’è un movimento molto vivo in questa disciplina. Si sta lavorando bene con il reclutamento delle giovani leve. Spero che questo impegno con gli Juniores continui e si rafforzi ulteriormente, perché è il solo modo di assicurarsi un futuro sportivo di rilievo. Ho sempre pensato che il livornese caratterialmente sia predisposto per questo tipo di sport, ci sono le basi su cui costruire buoni successi”. I tuoi obiettivi per il 2016? “Sono molto contento dell’attività che sto svolgendo e spero che il mio impegno contribuisca ad un ulteriore sviluppo delle società toscane, quindi continuerò a lavorare con entusiasmo. Il mio augurio per l’anno nuovo è che questo fermento di base possa consolidarsi e portarci qualche bella sorpresa”. A proposito, a quale disciplina, diversa dal rugby faresti gli auguri per il nuovo anno? “Sicuramente alle discipline da combattimento. Il rugby è uno sport di lotta, anche se è di squadra, quindi il mio augurio va a tutte le discipline da combat-

Il mio compito è quello di seguire la didattica della Toscana, a partire dai corsi che teniamo per chi vuole diventare un tecnico di mini rugby a quelli riservati ai livelli più alti selezionatore per i giocatori dell’under 14 e soprattutto dell’under 16”. Mi sembra un bell’impegno. “Lo è. I corsi di formazione si svolgono durante la stagione sportiva e sono diversi, perché i brevetti riguardano tutti livelli. Inoltre, una o due volte alla settimana vado ad Arezzo e Siena per il tutoraggio, quindi l’impegno è consistente.

timento, cominciando dalla boxe, senza dimenticare la lotta e le arti marziali. Con queste condividiamo il rispetto per gli avversari e per i valori dello sport. Le ammiro e mando loro i miei auguri per un brillante 2016”. Nelle immagini Diego Saccà durante fase di gioco

Il rugby è uno sport di lotta, anche se è di squadra Diego, spiegaci di cosa ti stai occupando. “Faccio parte del gruppo di docenti nazionali che si dedica ai corsi di formazione per gli allenatori. Il mio compito è quello di seguire la didattica della Toscana, a partire dai corsi che teniamo per chi vuole diventare un tecnico di mini rugby a quelli riservati ai livelli più alti. Inoltre, sono il Tutor del centro di formazione di Arezzo e Siena relativo alla categoria under 16, che si occupa anche dello sviluppo dell’under 14. Ho puoi il ruolo di tecnico di supporto della Federazione per le società dell’area costiera e la zona di Arezzo e Siena e faccio anche il tecnico

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Calcio

PAOLO PASQUALETTI: lavoriamo per un’atmosfera tranquilla, rispettosa delle diversità Il volontariato sportivo per aiutare i ragazzi a realizzare i loro sogni

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n mondo, quello del calcio, così diffuso e frequentato, che la sua gestione diventa impegnativa anche a livello provinciale. Sono tanti ad essere attratti dal “gioco per eccellenza”, e nell’ambiente confluisce di tutto: questo rappresenta un aspetto positivo, perché conferisce alla disciplina popolarità e poliedricità, ma dà anche l’idea di quanto impegno sia necessario per gestire tanta ricchezza. Paolo Pasqualetti come delegato provinciale Fgic è ben conscio del suo ruolo e per questo non si stanca mai di ripetere: “Ho la fortuna di avere dei bravissimi collaboratori. La Federazione di Livorno può vantare appassionati volontari che dedicano al calcio tanto del loro

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tempo, affinché le società possano trovare tutti i servizi e gli aiuti di cui hanno bisogno, in modo che i ragazzi possano realizzare il loro sogno più bello, che è quello di praticare lo sport che amano”.

è stata tolta ai ragazzi l’unica occasione che avevano per giocare all’Armando Picchi, lo stadio della loro città, perché le società di appartenenza hanno preferito partecipare ad alcuni tornei concomitanti. Mi auguro veramente che il 2016 la Festa dei Piccoli Amici possa essere nuovamente organizzata e torni a rappresentare quell’occasione di divertimento e emozioni che è sempre stata”. C’è poi l’iniziativa all’Isola d’Elba. “Sì, anche nel 2016 si svolgerà la Festa del Pulcino che consideriamo una vera e propria perla. Si tratta di una manifestazione del Comitato Regionale, al quale noi diamo tutto il supporto possibile. Un bella iniziativa, alla quale teniamo molto, anche perché partecipa tutta la regione, comprese rappresentanze di atleti diversamente abi-

Mi auguro veramente che il 2016 la Festa dei Piccoli Amici possa essere nuovamente organizzata e torni ad essere quell’occasione di divertimento e emozioni che è sempre stata Quali progetti metterete in campo per il nuovo anno? “Prima cosa cercheremo di far scorrere la stagione in tutta tranquillità, come la precedente, senza che vi siano episodi di violenza, intolleranza o razzismo. A questo ci teniamo molto e ci impegniamo affinché la filosofia della correttezza e del rispetto sia pane quotidiano per tutte le società del nostro territorio”. Ci sono poi gli storici appuntamenti con i ragazzi al passaggio di categoria. “Spero di poter realizzare la Festa dei Piccoli Amici. L’anno precedente purtroppo non è stato possibile. Avevamo approntato tutta l’organizzazione, c’era già la disponibilità dello stadio, avevamo trovato piccoli sponsor disposti ad offrire la merenda ai ragazzi, insomma, stavamo lavorando bene quando abbiamo capito che sarebbero state assenti 4 o 5 società, fra le più grosse del territorio. Ho così preferito annullare la festa, perché svolgere una manifestazione di questo tipo in uno stadio semivuoto sarebbe stato mortificante per i genitori e per i ragazzi stessi. Mi è dispiaciuto molto, perché

li. Quest’anno la festa sarà ancora più grande e bella, e si sta lavorando per avere ospiti i vertici nazionali”. Un anno impegnativo. “Come sempre. Ricordiamo anche che saremo notevolmente impegnati nel migliorare la qualità dei servizi che forniamo alle società”. Un augurio al mondo del calcio? “A livello provinciale auguro alle società di mantenere il livello che hanno raggiunto e aumentarlo ancora. Sono molte le realtà locali che hanno una buona struttura con scuole calcio, campionati di élite, insomma, è importante che tutto ciò sia rafforzato”.

Prima cosa cercheremo di far scorrere la stagione in tutta tranquillità, come la precedente, senza che vi siano episodi di violenza, intolleranza o razzismo Un augurio ad un’altra disciplina? “Rispondere a questa domanda è per me facilissimo, perché mi piace molto l’atletica. Quest’anno poi sarà l’anno olimpico e avremo occasioni per ammirare grandi prestazioni. Una disciplina che ha sempre avuto grandi campioni, che hanno dato lustro al nostro paese. Fra tutte le specialità la corsa è sicuramente la più appassionante, quella che offre un’idea di libertà. Vorrei però fare gli auguri anche alla scherma, altra disciplina che ha saputo portare il nome di Livorno in tutto il mondo”.


La Federazione deve investire sui giovani appassionati di pesca

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l nome dell’Italia lo porta in giro per tutto il mondo dandogli lustro, ormai da decenni, e non ha alcuna intenzione di smettere, anche perché continua ad amare quello che fa e a divertirsi. Se non lo avete ancora capito, stiamo parlando di Marco Volpi, specialista della pesca da natante, primo nel ranking mondiale e pluricampione. Avete presente Salieri? Il bravissimo compositore che ebbe la sfortuna di essere un contemporaneo di Mozart e quini di non poter mai aspirare ad essere il primo, perché il genio era e sempre sarebbe rimasto Mozart. E così per gli sfortunati contemporanei di Marco Volpi, anche se bravi e con la passione per la pesca nelle vene, non c’è alcuna possibilità per loro di diventare il numero uno, perché questi è, e resta Marco. Gli chiediamo per prassi, perché la risposta è scontata, come è andato il 2015. “Ho vinto il Campionato del mondo per nazioni, il Campionato del mondo per società e sono primo nel ranking mondiale”. I progetti per il 2016? “A livello agonistico i progetti sono i soliti di sempre con i Campionati del mondo, i Campionati italiani, ecc. Quest’anno il Campionato mondiale per società, che faccio con Lenza Emiliana Tubertini, si

svolgerà in un campo molto interessante in Spagna a San Sebastiàn, alla fine di ottobre, dove si prevede una buona quantità di pesce e di pescato. Qui ci sono tutti i pesci del mediterraneo. Possiamo definirlo il mondiale del secolo, l’area sarà chiusa un anno prima per evitare che i pescatori professionisti stressino i pesci. Tutto lascia prevedere un mondiale veramente eccellente. La Spagna vuole dare una sua impronta, ci tiene ad organizzare un gran-

Pesca da natante

MARCO VOLPI: primo nel ranking mondiale della pesca da natante

“Ci sono diversi ragazzi che hanno un’infinita passione per la pesca. E la passione è una cosa innata, che non puoi costruire nel tempo, però va coltivata, addestrata, incoraggiata e purtroppo questo non è fatto dalla nostra Federazione, che invece dovrebbe aiutare i giovani. Così chi non ha un familiare o un amico che si possa occupare di lui, portandolo in barca e seguendolo negli allenamenti, finisce per lasciare, anche se ha delle buone potenzialità. In Toscana ci sono 9 sezioni provinciali, ma nessuna di queste fa niente per i giovani, che invece potrebbero trovare nella pesca un buon futuro”. Tu però a livello personale segui alcuni ragazzi. “Sì, ho sempre cercato di dare una mano ai giovani, anche durante le gare, spesso in concomitanza di categoria, mi adopero molto dando consigli e cercando di incoraggiarli, perché prima delle competizioni lo stress, soprattutto per quelli meno esperti, è tanto. Attualmente sto seguendo un ragazzo bravissimo di Rimini, Antony Giacomini, tre volte Campione del mondo under 21. L’ho preso in società con me e lo aiuto a migliorare, perché ha un talento veramente grande, sente la pesca nel sangue. Rappresenta un valore per la pesca sportiva e cerco di aiutarlo. Anche a Livorno ci sono dei ragazzi validi, ma ce ne sono da tutte le parti, il problema è che la Federazione non fa niente per portarli avanti”. A quale disciplina, diversa dalla tua, faresti gli auguri di buon anno? “Sceglierne uno sarebbe difficile. A Livorno abbiamo veramente tanti bravi atleti, quindi preferisco fare gli auguri a tutti quelli che hanno saputo rappresentare il nome dell’Italia e della nostra città nel mondo, con le loro grandi imprese sportive”. Nelle immagini Marco Volpi

Anche a Livorno ci sono dei ragazzi validi, ma ce ne sono da tutte le parti, il problema è che la Federazione non fa niente per portarli avanti de mondiale. Cosa che purtroppo non avverrà con i Campionati per nazioni che si svolgeranno in Montenegro, in un campo scarso e mediocre. Inoltre, gli ospiti fanno un po’ le cose a modo loro, non sono molto sportivi, ma questo non ci impedisce di vincere, come è stato anche l’anno passato con il mondiale per club, dove ce ne hanno fatte di tutte i colori, ma noi siamo saliti sul primo gradino del podio”. Quanti sono i giovani appassionati di questa disciplina?

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Si chiama “Liberi Dentro” la squadra nata alle Sughere

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na palla che rotola ha il “magico” potere di creare una relazione fra chi le corre dietro, per essere il primo a poterle dare un calcio. Una relazione che talvolta è di profondo conflitto ed altre volte di grande amicizia e solidarietà. Pino Burroni, presidente provinciale dell’Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio), con il pallone ha saputo costruire un progetto di grande valenza sociale fra le mura della Casa Circondariale di Livorno. Raccontaci com’è nata l’idea? “Fra gli allievi di un corso per allenatori, da noi tenuto un paio di anni fa, c’era un ispettore della Polizia Penitenziaria, che ci propose di organizzare una manifestazione sportiva in occasione dell’inaugurazione di un nuovo padiglione, riservato alla massima sicurezza. Da qui è nato poi il progetto che stiamo portando avanti, sempre rivolto ai detenuti di questa sezione, ai quali dedichiamo due allenamenti settimanali di circa due ore e mezzo ciascuno e un campionato di calcio ad 8, che si svolge nel fine settimana, grazie ad un torneo Uisp”. Come è organizzato il campionato? “Partecipano 14 squadre e naturalmente noi giochiamo sempre in casa, perché nessuno dei detenuti può uscire dal carcere. Le squadre che incontriamo

sono già formate, ad esempio ce n’è una di profughi fondata da Marco Solimano, poi c’è quella dei militari ed altre”. Come vengono accettate le regole del calcetto in questo ambiente?

A.I.A.C.

PINO BURRONI: presidente provinciale dell’Aiac porta il calcio in carcere

Un progetto che piace molto? “Moltissimo. Basta pensare che hanno aderito in 34 e così dobbiamo fare i turni, perché la squadra è composta da 8 elementi, più 7 in panchina; quindi la rotazione è obbligatoria. Come associazione abbiamo creato un gruppo di allenatori che alternandosi porta avanti il progetto. Fra questi ci sono io e Paolo Stringara, Mauro Viviani, Alessandro Doga, Ermanno Romani, Emiliano Gronchi, Riccardo Fratini, Claudio Dini, Francesco Landi, Giuliano Gambuzza, Enio Bonaldi, Rossano Rosellini, David Tarquini, Bruno Ciardelli, Massimo Sannino, Fabrizio Vivaldi, Giacomo Landi”. Potranno mai conseguire il patentino di allenatori? “Questo riguarda la seconda parte del progetto che inizieremo a breve.

Così scherzando su questo tema siamo arrivati a dare il nome di Liberi Dentro alla squadra, perché quando giocano a pallone si sentono veramente liberi dentro “Molto bene. Sono seguite rigidamente, perché i detenuti sanno che in caso contrario l’attività non sarebbe più permessa. Addirittura, se qualcuno si comporta male, sono loro i primi ad isolarlo. Ed infatti, in campo sono correttissimi, molto più di qualche squadra che viene da fuori a giocare”. Avete dato un nome alla squadra? “Quando ci alleniamo le battute sono molte, ad esempio, una di quelle più tipiche, viene fuori quando dico ad un giocatore di assumere un ruolo da ‘libero’, e lui mi risponde ‘magari!’ Così scherzando su questo tema siamo arrivati a dare il nome di Liberi Dentro alla squadra, perché quando giocano a pallone si sentono veramente liberi dentro”.

Faremo corsi di 80 – 100 ore, ma rivolti a coloro che sono a fine pena e nel giro di pochi anni tornerà in libertà, e magari potrà utilizzare l’attestato che consegneremo. Nello statuto della nostra associazione c’è un articolo che impedisce di diventare allenatori a chi ha commesso reati, quindi noi non potremo rilasciare un patentino vero e proprio, ma faremo un’attestato che dimostri l’impegno dei partecipanti. Quando poi usciranno dal carcere vedremo, caso per caso, come aiutarli ad inserirsi nel mondo del calcio, in modo che diventi un’occasione di reinserimento nella società”. Un’esperienza importante anche

In campo sono correttissimi, molto più di qualche squadra che viene da fuori a giocare per voi che entrate dentro le mura del carcere? “Indubbiamente. Abbiamo conosciuto un mondo nuovo e proviamo a renderci utili. Fra tutti gli elementi della squadra e gli allenatori si è creato un bel clima, a fine allenamento o al termine della partita, li faccio sempre mettere in cerchio e poi insieme gridiamo ‘ippi ippi urrà’. L’altra settimana mi hanno festeggiato lanciandomi in aria, è stata una cosa simpatica, anche se non ha giovato al mio mal di schiena”.

Pino Burroni con Marcello Lippi

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Baseball

ANDREA COMPARINI: l’obiettivo più importante è divertirsi Un Mundialito per nuovi orizzonti

Squadra cadetti

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l baseball livornese guarda al futuro, ma senza dimenticare le origine, alle quali fa riferimento il nome della società, che attualmente ha raccolto in sé tutte le forze della città. Infatti, ‘Livorno 1948 Baseball’, nata dalla fusione dei Sailors e dei Blue Angels Baseball, ci riporta subito con la memoria ai tempi in cui il baseball vide i suoi primi passi in città, grazie all’indimenticabile Alfredo Sisi. Andrea Comparini è l’instancabile presidente e a lui poniamo alcune domande rivolte proprio al futuro.

Nel 2016 organizzeremo a Livorno il Mundialito, che si terrà i primi giorni di agosto

Quali obiettivi vi proponete per il 2016? “Fare un buon campionato nella serie B, che ci permetta di mantenere le nostre posizioni. Quest’anno dobbiamo andare anche in Sardegna per incontrare una squadra, e questo vuol dire dover affrontare qualche difficoltà in più a livello economico e organizzativo. Solitamente le trasferte le facciamo in continente, ma comunque riusciremo ad organizzarci per il meglio. Il campionato sarà indubbiamente impegnativo e lo scopo è la salvezza, ma naturalmente saranno ben accetti tutti i risultati positivi che riusciremo a raccogliere oltre questo”. Per gli atleti più giovani quali programmi avete in serbo? “Gli under 18 sono un’ottima squadra e aspettiamo da loro anche risultati positivi a livello nazionale. Un progetto molto importante riguarda l’accordo che abbiamo stipulato con le società di baseball vicine a noi, come Lucca, Massa, Grosseto e altre, per lavorare insieme e aiutare i giocatori a crescere. Posso affermare che Livorno si trova nelle condizioni di poter valorizzare anche atleti delle città vicine”. Repetti, lanciatore

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Novità sul coach? “Sì, dopo otto anni è cambiato il tecnico della prima squadra. Si tratta di una volontà espressa dagli stessi atleti. La nuova stagione vedrà impegnati Maurizio Sbandi che viene da Nettuno e che rappresenta il nostro allenatore di punta e Franco Trappolini di Grosseto, entrambi a Livorno già da diverse stagioni con la serie inferiore, ma da quest’anno si dedicheranno alla prima squadra”. Appuntamenti da segnalare? “Nel 2016 organizzeremo a Livorno il Mundialito, che si terrà i primi giorni di agosto. Per l’occasione arriveranno in città 12 squadre, sei di under 12 e sei di under 18 provenienti dall’America, dal Giappone, dalla Bulgaria, dalla Francia, dall’Inghilterra e da altri paesi. Sarà un’esperienza molto bella e un’occasione importante di confronto, per i nostri ragazzi”.

Lo sport deve essenzialmente servire a questo: stare bene e divertirsi. Chi ci riesce ha centrato il miglior obiettivo che si poteva augurare Cosa possiamo augurare agli atleti di baseball per il nuovo anno? “Naturalmente gli auguriamo di fare un buon campionato, ma la cosa più importante che possiamo dire loro è quella di divertirsi. Lo sport deve essenzialmente servire a questo: stare bene e divertirsi. Chi ci riesce ha centrato il miglior obiettivo che si poteva augurare”. Fai gli auguro per il 2016 ad una disciplina diversa dalla tua. “Personalmente apprezzo tantissimo l’atletica, in modo particolare la corsa in tutte le sue forme. L’atletica, come noi, è uno sport molto impegnativo, ma riesce ad avere l’attenzione del grande pubblico solo in modo limitato, così come insufficienti sono i riconoscimenti che riceve. Il mio augurio va a loro”.

Battitore serie b


Auguri per il 2016 a Andrea Gasbarro terzino del Livorno di Mario Orsini Paoletti e poi Marco Vannini, con il quale, dal 2010, ho proseguito fino a oggi il cammino, all’Accademia della Scherma”. Cosa ha di speciale la scherma? “È uno sport che coniuga intelligenza e iniziativa. È un dialogo, un confronto, tra due sfidanti che cercano di prevalere l’uno sull’altro sfruttando ogni parte del corpo. Una disciplina sportiva senza età. In una stessa sala è possibile assistere ad assalti tra bambini di 5 anni e persone che hanno superato i 70 anni. Naturalmente con aspettative e finalità diverse ma con lo stesso entusiasmo”.

Tra le discipline sportive a quale vorresti fare gli auguri per il 2016. E tra gli atleti di questa disciplina a chi e perché? “Lo sport è bello, affascinate, sotto tutti i punti di vista. Io amo lo sport a 360°. Un augurio sincero lo rivolgo a tutti gli atleti cominciando dai miei tantissimi colleghi livornesi che praticano scherma. Un in bocca al lupo particolare, inoltre, lo rivolgo a coloro che cercheranno di tenere alto il nome di Livorno alle Olimpiadi di Rio de Janeiro questa estate”. Oltre alla scherma quale altro sport ti piace un po’ di più degli altri? “Senz’altro il calcio. Mi piace davvero tanto. Sono tifoso del Livorno e della Fiorentina. Spesso vado allo stadio a vedere le partite con mio padre che è di Firenze. Se le due squadre giocano contro, come accadeva quando anche il Livorno era in serie A, sono in difficoltà nello scegliere per cui tifare”. Il calcio l’hai mai praticato? “Non ho mai giocato a calcio in una squadra. Spesso, in alcuni periodi dell’anno mi capita, invece, di gioca-

Scherma

DARIO FINETTI ambasciatore della scherma livornese nel mondo

Un in bocca al lupo particolare, inoltre, lo rivolgo a coloro che cercheranno di tenere alto il nome di Livorno alle Olimpiadi di Rio de Janeiro questa estate

Dario Finetti

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tudente in Economia Aziendale e Istruttore Nazionale di Scherma. Dario Finetti, ventuno anni compiuti lo scorso 16 settembre, è il classico bravo ragazzo della porta accanto. Innamorato della scherma, ma con tanti altri progetti e interessi con lo sguardo rivolto sul mondo. Di lui il maestro Marco Vannini, deus ex machine dell’Accademia della Scherma, un giorno ci disse: “Dario è un talento. È intelligente, ha coraggio, sa ascoltare e ha capacità relazionali non comuni”. I primi contatti “ravvicinati” tra il mondo della scherma e Dario Finetti agli sgoccioli del secondo millennio. “Quando avevo appena cinque anni, i miei genitori per farmi contento mi portarono a conoscere e praticare questa disciplina sportiva all’allora circolo A. Perone, al PalaBastia. Fin da piccolissimo ero rimasto sempre affascinato dai guerrieri con la spada e questo stimolò la mia scelta. Miei maestri di allora furono: Bastianini, Cristina Abniacar e Mario Curletto. E come compagni di sala, tra gli altri, avevo Edoardo Luperi e Aldo Montano. Successivamente, quando passai al Fides, miei insegnanti furono prima Paolo

Attività, progetti, impegni e tuoi sogni per il 2016? “Tanti e in vari ambiti. In primis come responsabile del settore under 14 dell’Accademia della Scherma. Inoltre, al liceo Sportivo Enriques, dove insegno, come referente della scherma. A livello internazionale prosegue la collaborazione, a tempo pieno, con il circolo di Singapore Zfencing. All’Accademia della Scherma sono anche responsabile del settore internazionale. Questo significa che mediamente ogni due settimane contribuisco a portare atleti stranieri ad allenarsi nella nostra sede al PalaModigliani. È un progetto cui tengo particolarmente in quanto dà la possibilità ad atleti di altri paesi di allenarsi con i nostri ragazzi e di conoscere la nostra ‘famiglia’. E parimenti permette ai nostri giovani allievi di avere esperienze di scambi interculturali, che magari senza la scherma non avrebbero avuto l’opportunità di avere”. Altri obiettivi nel mirino? “Molti davvero. In pole position c’è la laurea. Ce la sto veramente mettendo tutta per riuscire a ottenerla quanto prima, benché abbia la consapevolezza delle difficoltà di conciliare impegni, progetti e studio ad alto livello. Comunque sono fiducioso. Le cose stanno procedendo abbastanza bene”.

re a calcetto o nel gabbione. Tra i calciatori professionisti auguro un bellissimo 2016 ad un mio amico di vecchia data. Il difensore, del Livorno Calcio, Andrea Gasbarro. Con Andrea ci conosciamo benissimo fin da bambini. Abbiamo quasi la stessa età. Conosco bene la sua storia sportiva. Un cammino di impegno, serietà, sacrifici ma con tante belle soddisfazioni, in un mondo che, ti vuole vedere in faccia e non regala niente. Spero che Andrea continui su questa eccellente strada e contribuisca anche a riportare il Livorno, la mia squadra del cuore, in serie A, già da quest’anno oppure nel futuro prossimo”.

Dario Finetti e Olga Rachele Calissi a Singapore 25


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Nuove sfide per il futuro agonistico

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gor Nencioni è un lottatore per eccellenza. Nello sport, ma anche nella vita. Di poche parole, quando si mette in testa un obiettivo abbassa la testa e lavorare duramente, senza farsi distrarre dalle chiacchere. Ed infatti, oggi Igor ha realizzato uno dei suoi sogni aprendo una palestra dedicata agli sport da combattimento che rispecchia il suo carattere. In viale Petrarca 22 al Livorno Fight Team si pensa solo ad allenarsi, “le

mode” restano fuori dalla porta, e in un ambiente un po’ spartano l’unica cosa che conta è lavorare con costanza e serietà. Oltre ai suoi allenamenti, Igor Nencioni segue un gruppo di ragazzi dai 6 agli 11 anni e a noi viene voglia di scoprire come abbia deciso di dedicarsi a questa fascia di età.

Lotta

IGOR NENCIONI maestro dei giovanissimi

“Molto. I giovani li curo tutti i giorni con gli allenamenti, e poi cerco di sostenerli anche a livello psicologico, parlo con loro per capire se hanno dei problemi in ambito sportivo, ma anche al di fuori della palestra, che poi potrebbero ripercuotersi sulla loro attività fisica”. Qual è la cosa più importante che vuoi insegnare ai giovani? “A vincere. Io non sono di quelli che dicono che l’importante è partecipare. Si fa una gara per vincere, poi certo chi perde non deve essere umiliato e bisogna anche insegnare ad affrontare la sconfitta e a ricavarne forza e energia per continuare ad allenarsi seriamente, a lavorare ancora di più. Ma si va in gara per vincere, e questo è un atteggiamento che aiuta anche nella vita”.

Io non sono di quelli che dicono che l’importante è partecipare. Si fa una gara per vincere, poi certo chi perde non deve essere umiliato e bisogna anche insegnare ad affrontare la sconfitta e a ricavarne forza e energia per continuare ad allenarsi seriamente “Ho cominciato ad occuparmi per caso di un gruppo di ragazzini, ma poi loro hanno cominciato a darmi delle soddisfazioni e così ho deciso di impegnarmi a fondo, ed i risultati stanno arrivando. I giovanissimi puoi crescerli, educarli alla disciplina come vuoi, e alla fine li senti un po’ tuoi, sicuramente più degli adulti che arrivano già strutturati”. Brevemente raccontaci com’è andato il 2015? “Abbiamo avuto un atleta che ha vinto i Campionati italiani di Lotta e altri sette podi con diversi atleti. Anche le altre discipline sono andate bene, Yari Orsini ha vinto i Campionati italiani di Mma e quest’anno lo porteremo a combattere all’estero. Queste sono le discipline che curo personalmente, ma poi ci sono le altre come il pugilato, la kickboxing ecc. che continueranno ad essere portate avanti con impegno”. Progetti per il 2016? “Sicuramente sempre con i bambini che praticano la Lotta che sapranno regalarci altri buoni risultati”. Ed invece i tuoi progetti per il 2016? “Farò i Campionati mondiali di Lotta Libera e il Campionato europeo di Graplin”. Il tuo progetto con i giovani quanto ti impegna?

A chi vuoi fare gli auguri per un buon 2016 a livello sportivo? “Una disciplina che sento molto vicino a me è la boxe, e siccome per sportività non posso rivolgermi agli atleti della mia palestra, faccio i miei auguri a Jonathan Sonnino che ha vinto i Campionati Italiani nei pesi piuma, ed è allenato da Lenny Bottai”.

Al Livorno Fight Team si pensa solo ad allenarsi, “le mode” restano fuori dalla porta, e in un ambiente un po’ spartano l’unica cosa che conta è lavorare con costanza e serietà Nelle immagini Igor Nencioni

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Arti marziali

MAURIZIO BALDI: ricominciare dai giovanissimi Uno sport a misura di bambino

Continueremo su questa strada già intrapresa lo scorso anno e proseguirà la collaborazione con il 187° reggimento paracadutisti “Folgore” di Livorno

Maurizio Baldi il secondo da sinistra, in una foto d’archivio

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sd Karate Livorno, guidata da Maurizio Baldi, ha sospeso per il 2015 l’agonismo per mancanza di atleti. Questo non vuol dire abbandonare per sempre la competizione, ma piuttosto significa darsi un periodo per riorganizzare e ripartire dai giovani. Raccontaci il lavoro che stai facendo con i giovani atleti che si stanno indirizzando verso il karate. “Stiamo seguendo circa 18 ragazzi della fascia pre-agonisti che presto entreranno nell’età giusta per iniziare le prime gare. Ma il nostro impegno parte da un Karate a misura di bambino, con un costante lavoro indirizzato ad acquisire la più ampia conoscenza motoria e mobilità articolare tramite i giochi inerenti la disciplina stessa

mento graduale, capace di favorire l’espressione spontanea e gioiosa, imparando dai propri errori. L’insegnante ha il compito di dare e costruire stimoli, per evitare che i bambini siano sopraffatti dall’insuccesso o motivati a non ripetere questa esperienza. La richiesta di svolgere quest’attività deve partire dai bambini, il karate deve essere un momento liberatorio, bello da fare, che porta il piccolo atleta a percorrere una strada costruttiva nella crescita emotiva e psichica, imparando a rispettare regole e regolamenti, socializzando in un quadro educativo e formativo per la disciplina svolta. Importante è evitare lo stress agonistico, perché l’ansia potrebbe essere maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione deve es-

Il fine dell’uomo è di raggiungere l’armonia con tutto il mondo che lo circonda. La crescita interiore, il cambiamento dell’essere, dipendono dal lavoro che ognuno di noi deve fare su se stesso con maggiore sviluppo della percezione dello spazio, e nel rapporto di sviluppo neuro cognitivo della propria area personale. Dall’età di cinque anni in poi, bambini e bambine, possono accedere ai corsi loro destinati con un apprendi28

rà la collaborazione con il 187° reggimento paracadutisti “Folgore” di Livorno, mettendo in pratica nuove tecniche di allenamento che rispettano l’età evolutiva dei giovani. Certo questo è il karate sportivo che si differenzia da quello tradizionale”. Cos’è il karate tradizionale? “Il karate è conosciuto in tutto il mondo, ma solamente una minoranza di persone è al corrente dei valori che

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sere affrontata in età maggiore, a partire dai 12 anni con la categoria Esordienti A”. Progetti per il 2016? “Continueremo su questa strada già intrapresa lo scorso anno e prosegui-

esso racchiude. Karate viene tradotto letteralmente in via (do) della mano (te) vuota (kara), dove ‘vuota’ si riferisce soprattutto ad uno stato della mente. Questa, infatti, deve essere libera da ogni idea preconcetta, da ogni influenza esterna, per disporsi in stato di ricettività totale, pronta ad agire in ogni momento e nel migliore dei modi. Le ‘vie’ sono discipline che permettono, a chi le percorre, di realizzarsi le proprie potenzialità. L’apprendimento del KarateDo comincia con le tecniche

Dall’età di cinque anni in poi, bambini e bambine, possono accedere ai corsi loro destinati con un apprendimento graduale, capace di favorire l’espressione spontanea e gioiosa, imparando dai propri errori corporee, ed è essenziale che attraverso di esse la nostra consapevolezza esista in ogni istante e in ognuno dei nostri movimenti. Il fine dell’uomo è di raggiungere l’armonia con tutto il mondo che lo circonda. La crescita interiore, il cambiamento dell’essere, dipendono dal lavoro che ognuno di noi deve fare su se stesso”. A quale disciplina, escluso naturalmente il Karate, faresti gli auguri per il 2016? “Al Triathlon perché è uno sport molto duro, che sta emergendo negli ultimi anni dimostrando le sue qualità. Corsa, nuota e ciclismo messe insieme, diventano molto formative per i giovani, coniugando azioni motorie complesse e fra loro diverse, collaborando a formare l’individuo nella sua interezza”.


Tecnologia sempre più precisa

Cronometristi

VALERIO MOGGI: tante le manifestazioni che richiedono il nostro apporto

trezzature sempre più sofisticate. Il Finish Lynx che prima usavamo solo per il Palio adesso lo utilizziamo anche per la Coppa Barontini. E poi c’è l’atletica leggera, la boxe, il pattinaggio a rotelle e altre discipline”. Progetti 2016? “Ci auguriamo di avere più gare in provincia di Livorno e soprattutto di un livello sempre più importante come i Campionati italiani e magari anche europei come è già accaduto in passato, perché essere utili a manifestazioni di alto livello è per noi un orgoglio”.

Oggi quasi tutti gli organizzatori di eventi importanti vogliono le piastre di contatto, perché molto più precise. E così le richieste per il 2016 sono già tante e crediamo che aumenteranno ancora

Valerio Moggi

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uella per il tempo è una passione e quando la si abbina allo sport diventa una vera e propria abilità, coltivata con professionalità, grazie a corsi preparatori, a tirocini con esperti e tanta pratica. Valerio Moggi è cronometrista dal 1981 e per l’Associazione Italiana Cronometristi di Livorno svolge anche il ruolo di responsabile della comunicazione. Ed infatti, a lui chiediamo qualche notizia in più su l’attività del gruppo per il 2016. Prima di guardare al futuro, diamo un rapido sguardo al 2015.

fuori provincia aumentando il nostro impegno, basta considerare che dobbiamo essere sul luogo di una gara il giorno prima, seguire l’intera competizione che solitamente dura due o tre giorni, e poi trattenersi alcune ore dopo, perché la strumentazione va sistemata con accuratezza prima del trasporto. Oggi quasi tutti gli organizzatori di eventi importanti vogliono le piastre di contatto, perché molto più precise. E così le richieste per il 2016 sono già tante e crediamo che aumenteranno ancora. Comunque ci sono anche le altre discipline, come i rally, un settore dove purtrop-

Inizialmente si frequenta un corso e si diventa allievi cronometristi. Dopo un periodo di tirocinio a fianco di persone esperte, si può dare un esame e avere l’abilitazione per ufficiale cronometrista Quali sono stati i vostri impegni maggiori? “Nel 2015 abbiamo svolto moltissime gare di nuoto e questo è naturale, perché Livorno è una città di mare. Ma non solo, infatti, come associazione abbiamo in gestione dalla Federazione le moderne piastre per cronometrare con maggiore precisione le prestazioni dei nuotatori, e questo ci porta ad avere richieste anche

po le manifestazioni diminuiscono sia per problemi economici, che per la difficoltà di avere permessi dalle amministrazioni locali, che autorizzano la chiusura del traffico non molto volentieri. Il 2015 ci ha però visto all’Elba per le due importanti gare che vi si svolgono e sono valide per il Campionato Europeo. Grande impegno lo abbiamo profuso anche nelle gare remiere, dove usiamo at-

Quanti sono i giovani cronometristi? “Per fare il cronometrista bisogna aver compiuto 18 anni e aver seguito un iter particolare. Inizialmente si frequenta un corso e si diventa allievi cronometristi. Dopo un periodo di tirocinio a fianco di persone esperte, si può affrontare un esame e ottenere l’abilitazione per ufficiale cronometrista. A questo punto si può operare fino all’età di 75, quando si diventa cronometristi emeriti, rimanendo sempre nell’ambiente, ma non esercitando più la funzione. È difficile trovare giovani che abbiano voglia di dedicarsi a questo compito, perché impegnativo. Dobbiamo far capire ai ragazzi quanto sia interessante vedere lo sport dal nostro punto di osservazione, anche perché ci permette di stare a contatto con tante discipline. Facciamo attività nelle scuole per raccontare la nostra esperienza, ma l’impegno è tanto, e va affrontato prevalentemente nei fine settimana, quando si svolgono le gare, rendendo difficile conciliare gli impegni di famiglia. Inoltre, siamo tutti volontari, non abbiamo nessun compenso. Comunque il nostro gruppo per adesso riesce a far fronte alle richieste che ci arrivano”. A quale disciplina vorresti fare gli auguri per il 2016? “A tutte le federazioni sportive, sia a quelle che cronometriamo, sia a quelle che non hanno bisogno dei nostri servizi. Auguro a tutti di raggiungere un traguardo sempre più prestigioso e in particolare auguro agli atleti di arrivare al record che desiderano”.

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Tennis

GINO BACHERETTI: i risultati internazionali portano visibilità al tennis Soddisfazioni per le vittorie regionali e provinciali

Gino Bacheretti presidente provinciale della Federazione Tennis

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l tennis è uno sport che stimola molti dei giovani più talentuosi ad affrontare esperienze all’estero, per apprendere nuove tecniche di allenamento e per confrontarsi con diversi atleti. Non è infatti raro incontrare ragazzi o ragazze che per un anno o più si sono tra-

do contatti con tutti i circoli della provincia per aiutarli nelle loro problematiche, e l’altro più verticale, guardando sempre con occhio attento ai vertici internazionali, cercando di stimolare una ricaduta che sia un incoraggiamento per tutti gli atleti e una promozione per i giovani che devono scegliere a quale disciplina dedicarsi. “Nel 2015 il tennis internazionale ha vissuto un momento che ritengo importante, con la finale tutta italiana del Torneo Us Open, che ha visto Flavia Pennetta vincere su Roberta Vinci. Un evento sportivo che ha catturato l’attenzione anche di chi non pratica questo sport direttamente sui campi, ma ha potuto apprezzare due campionesse italiane alla conquista del campo newyorchese”. Un grande successo per il tennis internazionale. Ma le soddisfazioni sono arrivate anche localmente. “Il tennis toscano oltre a vari titoli italiani a livello giovanile ha visto il successo di due squadre nel torneo di A1: il Tennis Club Italia di Forte dei Marmi nel maschile e il Tennis Club di Prato nel femminile”.

La nostra provincia come si è comportata? “I risultati ci sono stati, tanto per citarne uno ricordiamo la vittoria del Campionato toscano Under 10 con Lorenzo Pierini e Ginevra De Federicis, entrambi alfieri del Circolo Libertas Sport di Livorno”. E le scuole di tennis nel loro complesso? “Anche nel ranking delle scuole tennis abbiamo avuto due circoli di Livorno, lo Junior Club ed il Tennis Club che hanno raggiunto ottime prestazioni nel panorama toscano”.

Nel 2015 il tennis internazionale ha vissuto un momento che ritengo importante, con la finale tutta italiana del Torneo Us Open, che ha visto Flavia Pennetta vincere su Roberta Vinci Un augurio per il 2016? “Auspico che il 2016 sia pieno di successi e soddisfazioni per gli atleti ed i circoli della provincia di Livorno, per dare sempre più importanza e visibilità a questo sport stupendo che si chiama tennis”. E guardando oltre al tennis, a quale disciplina e a quale atleta farebbe gli auguri? “I miei auguri vanno alla scherma ed in particolare ad Andrea Baldini. Andrea è un bravo ragazzo, un grande schermidore ed anche un bravo tennista. Lui e tutta la sua famiglia sono soci del Tennis Club Livorno e questo mi ha dato modo di conoscerlo personalmente e di apprezzarne le qualità sotto tutti i profili”.

Ricordiamo la vittoria del Campionato toscano Under 10 con Lorenzo Pierini e Ginevra De Federicis, entrambi alfieri del Circolo Libertas Sport di Livorno sferiti in Spagna o nei college Americani dove studio e sport vengono coniugati in un binomio fruttuoso. Del resto il tennis è uno sport che ha una bella vetrina internazionale e ciò permette di accendere i riflettori sui campi di tutto il mondo, riportando un’eco positiva anche a livello locale, se non altro come mito da ammirare. Gino Baccheretti delegato provinciale della Federazione Italiana Tennis, in carica dal 2013 fa un duplice lavoro, uno in senso orizzontale tenen30

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Finale a New York fra la Pennetta e la Vinci


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