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Numero 9 - Luglio 2007 Direttrice: Annalisa Turel

L’editoriale I

nsomma, non sono mai stato molto bravi a far bilanci. Questo giornale è nato grazie all’iniziativa di alcuni ragazzi del secondo e del terzo anno. Per molti, ormai, è giunto il momento di salutare la fatal Gorizia. Tre anni di impossibili da descrivere in poche parole, ma legati da una unica domanda costante, mai veramente affrontata: noi che cazzo ci stiamo a fare qui? Ma perché mai abbiamo deciso di rinchiuderci in questo buco di città, vecchia, asfittica e intollerante? Sì, certo, il Sid è pur sempre il Sid. Ma forse sarebbe meglio dire: il Sid era pur sempre il Sid. Perché ormai la sua principale ricchezza sembra essere la gloria passata. Di anno in anno, il numero di ragazzi che si presentano al test d’ingresso diminuisce. E come dargli torto… La prospettiva è quella di venire a studiare in un corso che è un cantiere eterno ed indefinibile. Le prospettive cambiano ad ogni stagione, e quasi sempre in peggio. Sono pochi, veramente pochi i professori in grado di trasmettere qualcosa. Trieste sembra essersi dimenticata di uno dei suoi vecchi poli d’eccellenza. Di certo, poi, Gorizia non aiuta come ambiente. Insomma, uno ci arriva a diciannove anni, e non esattamente con la prospettiva di far vita di clausura. Poi, però, fa un giretto per Corso Italia, e capisce al volo come stanno le cose. Con una volante a destra, una jeep dei carabinieri di fronte e una dozzina di vigili alle calcagna, scopre che qualsiasi attività under 95 non è semplicemente concepita. Che gli spazi migliori sono lasciati alle scorribande di bastoni, bora e carrozzine. Per i ragazzi, vino a volontà, e che non si lamentino. Per quelli davvero fortunati, magari, pure qualcosa di più pesante. Poi, certo, i giorni passano e ci si affeziona a tutto. Perché questa città, questa università sono quelle dei nostri vent’anni. Quello che fa incazzare è pensare a come sarebbero stati, questi nostri benedetti vent’anni, in una città che non fosse rimasta ferma ai magnifici ’50. In un corso che non tirasse solo a campare, fra convegni e paroloni. Il punto è che non ci vorrebbe molto per migliorare la situazione. Giusto un po’di buonsenso, una capacità d’analisi che varchi, per una volta, i confini dell’Isonzo. Altrimenti, Gorizia e la sua università non diventeranno mai qualcosa di diverso da ciò che sono: due ottime occasioni sprecate. Andrea Lucchetta

COPIA OMAGGIO

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In medioriente non si va in vacanza

In medio oriente non si va in vacanza. Quando uno scenario appare irrisolvibile. Mai dalla fine della guerra fredda si era sviluppata una situazione così complicata, così tesa, da rendere difficile ogni trattativa, ogni possibile soluzione che portasse ad una pace duratura. Per la maggior Parte dei paesi arabi, è Israele ad essere la causa dell’instabilità della regione ed essa finirà, quando terminerà l’esistenza di tale Stato. Ma la fine dello stato ebraico è molto lontana, per la tenacia del suo popolo e per i suoi forti alleati. In questo periodo è stato sconvolto da alcuni scandali politici, che hanno investito alte cariche dello stato come l’ex capo di stato Moshe Katsav, con accuse di molestie sessuali mosse da alcune sue collaboratrici, già sostituito dal premio nobel per la pace Shimon Peres. Questo evento segue di poco le dimissioni del ministro della difesa Amir Peretz, criticato per la sua inesperienza e in particolare per la cattiva gestione della guerra della scorsa estate contro gli Hezbollah libanesi. Nel paese è molto acceso il dibattito politico, circa l’attuale situazione della regione, e a proposito della sicurezza dello stato ebraico, che è parsa minacciata dall’organizzazione militare degli Hezbollah, con tecniche di guerra avanzate, per le quali Israele non ha saputo far fronte in maniera efficace e convincente per la popolazione. Nei territori Palestinesi invece, dopo la vittoria alle elezioni del partito di Hamas, sono iniziate le sanzioni economiche - soprattutto da parte di Israele, Usa e Ue - contro il Governo, con l’intento di farlo cadere. La necessità più volte espressa, soprattutto dagli Stati Uniti, è quella di vedere una Palestina indipendente e che mantenga rapporti

di buon vicinato con Israele. Tale obbiettivo si è ritenuto non potesse essere raggiunto dal partito al governo, Hamas, ritenuto infatti un’organizzazione terroristica da Israele, Usa e, dal settembre 2003, anche dall’Unione Europea. Si è favorita così la sua caduta a favore del partito al-Fatah, molto più disposto alla diplomazia con Israele e Usa. Per rispondere a questo “colpo di stato” i miliziani di Hamas hanno preso il controllo della striscia di Gaza, incarcerando i membri del partito rivale, scatenando l’opposta reazione nei territori della Cisgiordania, tanto che la stampa ha ipotizzato la nascita di due Palestine distinte. Nonostante gli inviti al dialogo da parte di Hamas, la sua credibilità è stata distrutta con la sua azione militare, e con la preoccupazione che al-Qaeda si nasconda nel suo territorio. In Cisgiordania il neopresidente Mahmoud Abbas ha colto l’occasione per sbloccare la situazione, iniziando il dialogo con Israele, Ue e Usa, che ha portato allo scongelamento degli aiuti economici e alla promessa da parte palestinese del riconoscimento di Israele e della fine di ogni politica anti-israeliana. a pagina 2

Due chiacchere con Fabrizio Gentile Ad un mese e mezzo dell’insediamento di Ettore Romoli a Primo Cittadino di Gorizia, abbiamo incontrato Fabio Gentile, vice-sindaco con delega al commercio, mercato, attività produttive, programmazione economica, polizia municipale e decentramento. Fabio Gentile, il candidato Mosetti nel corso della campagna elettorale ha voluto incontrare gli studenti delle due università presenti a Gorizia. Il sindaco eletto Romoli, invece no. Qual è l’orientamento che la nuova amministrazione intende seguire nei confronti dei cittadini universitari? Questa cosa di Mosetti me la dite voi adesso e mi dite anche di Romoli. Parlo per interposta persona, questa domanda dovevate farla piuttosto al Sindaco. Io sono tuttavia arcisicuro che il Sindaco Romoli ha incontrato tutti gli organismi che sovraintendono alla vita degli studenti universitari. In ogni caso l’arrivo dell’Università qui a Gorizia è stato previsto da svariate amministrazioni precedenti, indipendentemente dal colore politico, che hanno lavorato per creare un’Università che poi si è divisa tra Trieste e Udine. C’è sempre stato un interesse nei confronti del mondo universitario e per tutto quello che la riguarda: universitari e tutti i fruitori, sia il personale tecnico, che i docenti. E’ innegabile che l’università a Gorizia ha portato un insieme di attività, e voi con il vostro giornale ne siete una dimostrazione, che sono indubbiamente di interesse per la città. Io penso che un politico che chiude gli occhi di fronte all’università, non è solo cieco e anche stupido. Tuttavia nel programma elettorale si parlava di Gorizia città futura, Gorizia città accogliente, europea, giardino, parco cuiturale, città di tutti...quando si parlerà di Gorizia città universitaria e degli studenti? Non c’è un capitolo perché ripeto è talmente tanto evidente che la città di Gorizia continuerà ad investire nell’Università che mi sembra addirittura pleonastico rimarcarlo. Vi faccio vedere cosa scrivevo già cinque

Italia

Quadrophoenia Harry Potter

Contro la burocrazia

Prospettive per un PD

Cultura Glocale

Internazionale

Rapporti USA - UE

Cinema

I miei dieci film Shrek 3 PAGINE 8 E 9

Scripta manent

Intervista ad Octavio Alberola

Stile libero

Il Veneto in pittura Pantani pirata tragico PAGINA 10 E 11

Università

Ricambio ed inadeguatezza

PAGINE 3 E 4

Musica

a pagina 4

De Boca Bona La Di-Vin Commedia

Relax

Estate Fashion PAGINE 12 E 13

Las Vegas Trieste città aperta

PAGINE 5,6 E 7

Rubrika Go and Go Vse izteka v Soco, zadeva livarne Res nam gre dobro PAGINE14, 15 E 16


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Sconfinare Mondo

Luglio 2007

17 giugno - FRANCIA

15 giugno

La destra disporrà della maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale francese. È questo il verdetto del secondo turno delle elezioni legislative. L’Ump, il partito del presidente Nicolas Sarkozy, ha conquistato 314 dei 577 seggi disponibili. Ai socialisti sono andati 185 seggi.

24 giugno - LIBANO

A Sahel el Dardara, un villaggio che si trova nel sud del Paese, un ordigno piazzato sul ciglio di una strada è esploso al passaggio di un veicolo con a bordo alcuni caschi blu spagnoli della missione Unifil. Quattro di loro sarebbero morti. Almeno tre i feriti.

29 giugno - ISRAELE

Il governo israeliano ha archiviato il processo per stupor al presidente Moshe Katsav, in cambio del suo impegno a dichiararsi colpevole e a dimettersi dall’incarico. Le dimissioni saranno presentate dopo sette anni di mandato. L’incarico sarà assunto da Shimon Peres il 15 luglio.

29 giugno REGNO UNITO Nel giorno dell’insediamento di Gordon Brown, vengono trovate nel centro di Londra due autobomba pronte ad esplodere. Il giorno successivo fallisce di poco un attentato all’aereoporto di Glasgow. Il neo-primo ministro inglese dichiara che il suo paese “non cederà e non sarà intimorito”.

15 Luglio

3 luglio - RUSSIA

L’oligarca russo Boris Berezovskij, noto oppositore del presidente Vladimir Putin, è stato formalmente accusato di aver tentato di organizzare un colpo di stato. Berezovskij aveva affermato di volere usare il proprio capitale per organizzare un colpo di stato contro Putin. Attualmente Berezovskij vive in esilio in Gran Bretagna.

Integrazione europea, rapporti USA-UE e le attuali prospettive Intervista a Giuseppe Mammarella, docente di Storia contemporanea e Relazioni internazionali Dott. Mammarella, il processo di formazione delle Comunità Europee e successivamente di integrazione nell’Unione trae origine, dopo la seconda Guerra Mondiale, dalla necessità primaria di garantire la sicurezza in Europa. Poiché oggi l’obiettivo è stato raggiunto e una guerra tra stati europei assolutamente improbabile, non è forse il tempo di “ripensare” l’idea stessa di Europa, vista la crisi in cui si trova, determinato dall’esaurirsi del suo scopo storicamente fondante? Sicuramente l’obiettivo della pace in Europa è acquisito, ma vi sono altri problemi che si è posta l’Unione Europea e la realtà mondiale lo dimostra, vista anche l’ascesa di molti paesi che e appartenevano al cosiddetto terzo mondo e che ora sono industrializzati a tutti gli effetti. A mio parere, il Presidente del Consiglio Italiano, Romano Prodi, ha centrato perfettamente il problema, sostenendo recentemente l’urgenza di certe decisioni, perché l’Europa non può attendere che il mondo “vada avanti”. Uno dei problemi più importanti è comunque quello della difesa, sicuramente con intensità minore rispetto al ’45-‘46, ma da tenere in grande considerazione. Mi riferisco principalmente al futuro dei nostri rapporti con gli Stati Uniti, con i quali indubbiamente vi è un problema, frutto essenzialmente di due politiche piuttosto differenti in parecchie questioni. A questo proposito ritengo che i tempi siano maturi per procedere alla revisione del Patto Atlantico, come ho avuto modo di sostenere recentemente in un colloquio con l’Amb. Sergio Romano. Un altro tema è senz’altro quello istituzionale, perché se non si creano gli strumenti l’Europa non ce la può fare a uscire dalla crisi che ormai da 2 anni la affligge. Una crisi però che si è fondata anche su malintesi, perché Francia e Olanda non hanno votato per la Costituzione Europea, ma per altri obiettivi, e questo è bene tenerlo sem-

pre presente. Vi è poi il tema economico, dove siamo costretti a fronteggiare le forti pressioni dei paesi asiatici e a breve anche di quelli africani. Ed è proprio grazie al campo economico che l’Europa è andata avanti in questi anni, ma ora servono gli strumenti per parlare con una voce sola e l’UE attualmente non li possiede. Io credo che in questo senso politica internazionale e politica economica siano strettamente legati. È difficile portare avanti un discorso con questi paesi che mantenga quelle condizioni di crescita e di sviluppo, cioè un mercato aperto, ma che al tempo stesso protegga certe posizioni europee e gradui nel tempo certi sviluppi, se non si ha una politica estera comune, una diplomazia comune. Questo è il principale problema strettamente legato a quello economico-istituzionale. A questo proposito Lei ritiene che una politica di sicurezza comune, attraverso, per esempio, la creazione di un esercito europeo, potrebbe aiutare la costituzione di una voce unica per l’Europa? Questa è la storia di 50 anni di tentativi e fallimenti, quando dal 1951 si ipotizzò la creazione di un esercito europeo. Esistono attualmente alcune unità, diverse collaborazioni tra stati, ma siamo ancora lontani dalla creazione di un vero e proprio esercito. Del resto possiamo osservare ciò che succede nel momento in cui gli europei si impegnano in campagne militari come quella in Iraq o in Afghanistan: vi è una debole coordinazione con gli americani, quando c’è, ma è del tutto assente tra i paesi europei. Probabilmente l’unico tentativo andato a buon fine fu quello riguardante l’intervento in Kosovo, quando gli italiani riuscirono a convincere i portoghesi, i francesi e gli spagnoli a dare una mano. Per il resto, forti collaborazioni dal punto di vista militare a livello europeo non vi sono state. Questo è un problema difficile perché apre parecchi in-

terrogativi: quest’esercito dovrebbe essere indipendente dalla NATO? Oppure dovrebbe essere al suo interno, muovendosi quindi sulle di strategie americane? Francesi e tedeschi vorrebbero una sorta di unità di pronto intervento, ma non si hanno risultati operativi pratici. Io continuo comunque a vederlo come un problema politico diplomatico, piuttosto che strettamente militare. Si inserisce poi la questione, non secondaria, dell’arma atomica: dovrebbe possederla l’esercito europeo? Stiamo assistendo, infatti, ad un riarmo su vasta scala che punta soprattutto sul nucleare. Stati Uniti ed Europa si stanno muovendo per impedire la costituzione dell’arma atomica in Iran proprio perché se ciò avvenisse, tutti i paesi di quell’area (Egitto, Marocco in primis) sarebbero più che tentati di seguire l’esempio iraniano. In tale situazione, con alcuni paesi dell’area medio-orientale in possesso del nucleare, si può ipotizzare un esercito europeo senza arma atomica? Probabilmente no. A dire la verità un tentativo venne compiuto nel 1958 per creare una sorta di “bomba atomica europea” tra francesi, italiani e tedeschi, ma il progetto, seppur di una certa importanza, fu accantonato da De Gaulle. La stessa costituzione Euratom fu un tentativo di creare un ente energetico europeo fondato sull’energia atomica. Inserendoci ora nelle relazioni USA-UE, che reazioni vi sarebbero all’interno dell’amministrazione statunitense di fronte alla creazione di una forza militare europea? Gli americani sarebbero favorevoli, poiché si sono sempre battuti per una partecipazione più diretta degli europei, soprattutto alle spese e agli sforzi economici. Ma è chiaro che non accetterebbero di “passare la mano”, la direzione strategica delle operazioni rimane in mano agli americani. Anche per il mantenimento e il funzionamento

dell’Onu gli americani si lamentano spesso per i pochi investimenti effettuati dagli europei… Il punto è che gli americani hanno una visione strategica della storia, del mondo e della politica internazionale molto diversa. Essi sono molto pessimisti sul futuro, posseggono una forza militare che pensano di poter impiegare con profitto, ma l’Iraq insegna che non sempre avviene così. Gli europei la forza militare non ce l’hanno e, ovviamente, sono più inclini al negoziato e al compromesso. Quindi sono visioni della politica internazionale molto diverse e che vanno però riconciliate. Io penso che l’Europa abbia un ruolo fondamentale per cercare di mediare queste situazioni conflittuali che gli americani tenderebbero a risolvere con l���uso della forza militare. Precisamente, in che cosa si esplica questo pessimismo americano? Forse nasce dall’ambivalenza nella storia della politica estera statunitense tra il richiudersi in se stessa e quella di agire all’estero, sempre con l’idea di porsi come elemento portatore di ordine, benessere e democrazia? In questo momento gli americani si sentono accerchiati, gli Stati Uniti sono in una fase in cui si rendono conto che stanno nascendo nuovi poteri e vogliono difendere le loro posizioni. Nell’ottica statunitense, la democrazia serve a portare nel mondo delle condizioni che siano congeniali all’America per mantenere le sue posizioni. Ovviamente in tutto ciò vi è anche un valore, nella democrazia, nelle istituzioni democratiche, nella democratizzazione di paesi che invece democratici non sono. È una sorta di “gioco” in cui essi si sentono più a loro agio. Tutto ciò nasce essenzialmente dalla paura che i privilegi di cui hanno goduto fino ad oggi vengano messi in discussione. Riccardo Dalla Costa Andrea Bonetti

In medio oriente non si va in vacanza CONTINUA DALLA PRIMA

Nel vicino Libano, dopo essere stato sconvolto dalla guerra tra Hezbollah e Israele,si cerca disperatamente di ricostruire il Paese e di ripristinare la stabilità interna. Con il sostegno della missione Unifil collocata al confine meridionale, a cui partecipa anche l’Italia, si cerca di garantire il cessate-il-fuoco tra Hezbollah e Israele, da qualche tempo però si registra l’aumento di attentati contro i soldati Onu. Nel nord del Libano, sembrano ormai sconfitti i miliziani qaedisti di Fatah al-Islam che combattono contro l’esercito libanese da più di un mese, asserragliati nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, vicino alla città di Tripoli . Nel frattempo in Siria, è stato rieletto per la seconda volta, con risultati quasi plebiscitari, il presidente Bashar Al Assad, che sembra voler rilanciare le trattative di pace con Israele, per ottenere i Territori Occupati nella guerra del 1967, ma allo stesso tempo è allineato con altri Stati arabi circa la volontà di vedere la sparizione dello stato ebraico. La repubblica araba è da sempre sospettata di fornire appoggio a varie organizzazioni terroristiche e tra i vari supposti sembra che sia stato ordinato da Damasco l’assassinio dell’ex premier libanese Rafiq al Hariri:

l’imprenditore protagonista della ricostruzione del Libano, che con la sua forte personalità minava l’ingerenza siriana negli affari interni libanesi. La sua morte scatenò a Beirut la Rivoluzione dei Cedri nel febbraio 2005, che condusse al ritiro delle forze siriane presenti in Libano. In Iran, lo storico alleato della Siria, la situazione si mantiene molto tesa. Sembra ormai molto lontana la crisi per il sequestro dei soldati inglesi da parte delle autorità iraniane, ma al contrario è attualissima la minaccia del suo programma nucleare. In questo momento lo scontro si fa con la propaganda, soprattutto tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti. Così proprio come il Guatemala, il Nicaragua e l’Iraq erano tremende minacce, così lo è oggi l’Iran, secondo le affermazioni dell’amministrazione Bush. Da parte del presidente Mahmud Ahmadinejad, continuano ad arrivare dichiarazioni per molti versi contrastanti: lancia in più occasioni appelli al dialogo a coloro che vedono provenire il pericolo dalla Repubblica Islamica, dall’altra parte non sospende mai le minacce contro lo stato Israeliano e il suo alleato americano. È poi sorprendente scoprire che in realtà Ahmadinejad non ha alcun potere per quanto riguarda la politica estera, am-

ministrata totalmente dall’Ayatollah Sayed Ali Khamenei, le cui affermazioni quasi sempre in toni conciliatori, vengono raramente riportate dai media occidentali. L’Iran sarebbe il principale finanziatore e sostenitore dell’insurrezione sciita in Iraq, fornendo attrezzature militari per minare l’attività americana nel Paese. A peggiorare l’immagine del Paese islamico in occidente sarebbero le notizie riguardo le leggi sulla limitazione dei diritti fondamentali dei cittadini, e soprattutto della condizione di subordine delle donne. In Afghanistan, le forze dei talebani – dichiarate tempo fa sconfitte e scomparse – ora impegnano i soldati Nato in battaglie sempre più violente. La Nato inoltre è stata recentemente investita da una serie di pesanti critiche, circa l’uccisione ingiustificata di civili innocenti in alcune zone del paese. L’Italia da parte sua continua la sua missione di “peacekeeping” nella provincia di Herat e a Kabul, ma con regole di ingaggio molto restrittive. La crescente preoccupazione dovuta al crescere delle violenze ha portato il Governo Italiano ad aumentare la sua presenza con ulteriori uomini e mezzi. In Iraq, continuano quotidianamente gli attentati suicidi, le autobombe, oltre alle uccisioni di civi-

li innocenti, e aumentano sempre più il numero dei soldati morti della coalizione e della polizia irakena. Tutto questo mentre si discute la c.d. exit strategy dal Paese e garantire una duratura situazione di sicurezza che garantisca il fiorire della “importata” democrazia. Secondo le recenti dichiarazioni, del primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, le forze irachene sono pronte “in qualsiasi momento” a prendere il controllo delle operazioni di sicurezza in Iraq in caso di ritiro, anche immediato, delle forze internazionali. Le parole di Maliki sono parse in contrasto con quelle pronunciate del suo ministro degli esteri Hoshyar Zebari la settimana scorsa. Zebari aveva espresso preoccupazione per un eventuale ritiro anticipato delle forze militari statunitensi. Tale ritiro, “potrebbe portare a una guerra civile, a una divisione del Paese o a una guerra regionale”. Ma nei Paesi dell’area mediorientale, l’elemento che è sia destabilizzante, sia l’unica fonte di sostentamento per interi paesi, è sicuramente la presenza di combustibili fossili. Guardando bene, senza tale presenza in cosa differirebbero le zone desertiche africane da quelle mediorientali? Diego Pinna


Sconfinare Italia

2007 Luglio 21 giugno Nei giorni delle nuove rivelazioni sulle violenze poliziesche al G8 di Genova, la sostituzione del capo della Polizia De Gennaro scuote il mondo politico. Berlusconi accusa il Governo di volersi impadronire di tutte le istituzioni, mentre l’Unione tende a minimizzare, parlando di normale avvicendamento.

15 giugno

27 giugno Con l’ormai famoso discorso del Lingotto, Veltroni presenta la sua candidatura per le primarie del Partito Democratico. Fra i punti salienti, la necessità di stipulare un nuovo patto tra generazioni e di portare la politica ad una maggior sobrietà. Molti gli apprezzamenti, fra cui quello di Montezemolo.

25 giugno La maggioranza trova l’accordo sulle pensioni dopo il confronto tra governo e sindacati: addio allo scalone; aumenti per due milioni di pensionati da settembre; decreto legge a fine agosto per le minime. Nella Finanziaria 2008 saranno predisposti gli interventi per ridimensionare lo scalone

Cara, vecchia politica

Quando si parla di ricambio e di adeguatezza

La virulenta polemica sostenuta dal vandalismo lessicale della Lega e condivisa dall’opposizione tutta sulla questione dei senatori a vita, lungi dal meritare una sua dignità individuale al di fuori del contesto della necessità di una riforma elettorale in tempi brevi(che è un problema sulla maggioranza politica, e non sul ruolo costituzionale dei senatori a vita), porta alla luce un tema interessante e attuale: quello dell’”età(biologicamente intesa) della politica”. Da una parte ci si chiede, forse in maniera troppo indiscreta, fino a che età si possa essere credibili, indipendenti, e attivi quanto basta per condurre a livelli parlamentari la politica nazionale. Questa è una domanda dalla facile risposta: secoli e secoli di storia delle società, innumerevoli esempi illustri ci mostrano come da sempre le virtù della moderazione, della democrazia, della temperatezza siano appannaggio di chi ha percorso a lungo le strade dell’esperienza, umana come di lavoro. Il dinamismo burrascoso dei giovani più ardimentosi è certamente una componente fondamentale di ogni organismo sociale o politico che voglia dirsi storicamente vivo, ma al di la di ogni possibile giustificazione questo non coincide certamente coi canoni dello sviluppo pacifico e, dichiaratamente, colloca il suo poderoso vitalismo in uno scenario di cambiamenti violenti(più o meno figurati). Dall’altra, si affronta la polemica più pregnante, sull’opportunità di un ricambio della classe che siede in Parlamento, per una commistione di motivi politici(la vecchia classe non ha mai veramente traghettato l’Italia ad una Seconda Repubblica, fallendo quindi nei suoi obiettivi) e, quasi banalmente, demografici(la crescente presssione di diverse generazioni che si ammassano alle porte della rappresentanza, tenute fermamente serrate da una schiera di adulti che ”non mollano”). Man mano che l’argomento diventa di possesso del pubblico dibattito, anche l’uomo della strada inizia a interrogarsi sull’opportunità della permanenza in Aula di uomini che già erano protagonisti della politica negli anni Settanta, quando questa permanenza diviene causa di esclusione di tutta una generazione che nei Settanta è nata(per non parlare di tutte le altre intermedie) e si è nel frattempo potuta ampiamente formare. I giovani dei partiti italiani pensano con angoscia al loro futuro quando appren-

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dono che, a livello macroscopico, il più giovane rappresentante del nostro Governo è il quarantunenne Enrico Letta(che è “arrivato” così giovane solo in virtù di indubitate ed eccezionali capacità). Ma la classe “antica” non resiste solo per abitudinarietà, per prassi, per status quo. Questa rimane anche e soprattuttoainoi se così non fosse- in funzione di una passione e di una dedizione che gli è valsa il posto che occupa; la chiara percezione del beneficio che l’esperienza e il consiglio apportano al Paese(senza volersi gettare in più o meno opportune, seppur a volte veritiere dietrologie sul rimanere per coprire le misfatte di “gioventù”) ispirano l’opera di rappresentanza e di decisione di molti politici di lunga carriera del nostro Parlamento. Tuttavia, non sarebbe allora una gravissima miopia, proprio in funzione di questo alto senso della salute del Paese, non percepire come l’estraneità agli affari “importanti e concreti” imposta alle nuove generazioni sia una minaccia grave proprio ai principi per cui si lavora? Sarebbe come mettere un bambino alla guida di una aereoplano. Perché non si nota e valorizza l’esempio di Giorgia Meloni, deputato AN, unica esponente di formazioni giovanili dei maggiori partiti italiani, e più giovane vicepresidente della Camera della storia della Repubblica? È chiaro che il compito di una volontà riformatrice in questo senso è solo dei partiti, che devono saper sciegliere e mettere in luce i componenti più adatti delle loro giovanili e, fuor di retorica, mandarli in Parlamento. Cedere il passo, non per forza in massa, ma con gradualità e ponderazione, sarebbe la conferma sperata delle qualità grazie alle quali tanti rappresentanti godono-e hanno goduto- della fiducia della gente. Un appunto di cronaca: è curioso come, proprio mentre si dibatte con una classe lavorativa gelosa del privilegio della pensione precoce sull’intricato tema dell’età pensionabile, a cui a suo tempo anche la destra non seppe rispondere che rimandando la decisione agli esecutivi successivi, sia prorpio la classe politica a dare il “buon esempio”, sfoggiando indefessi “lavoratori” che scavalcano con insospettabile agilità tutte le varie medie pensionistiche europee. Davide Caregari

8 luglio L’Unione accusa Berlusconi di essere sempre stato al corrente dell’operato dei Servizi nel caso dei dossier illegali. Il centrodestra respinge sdegnosamente le accuse. Pollari, al centro della bufera, dichiara: «C’è aria di regime, svelerò i misteri», a condizione di essere liberato dal vincolo del segreto di stato.

4 luglio Secondo il Csm,i servizi segreti avrebbero messo sotto controllo i magistrati con lo scopo di intimidirli e screditarli. Ad orchestrare questa campagna sarebbero stati i vertici dei servizi e non elementi deviati. All’epoca, il capo del Sismi era Nicolò Pollari.

15 luglio

Prospettive per un PD (Partito Deludente) mune di Roma. Qui Veltroni piace ma, in

Da un mese a questa parte tutte le attenzioni della sinistra, così come della destra, si sono spostate dai temi scottanti, che si dibattono in consiglio dei ministri e puntualmente si arenano in Senato, verso il processo di creazione del Partito Democratico, ennesimo a dividere in due l’opinione pubblica. Invece di accanirsi, come accade, sull’importanza o meno del cambiamento che al contrario dovrebbe essere considerato come parte naturale di qualsiasi organizzazione politica riflettente una società in mutamento, bisognerebbe non dimenticarsi di impostarne i mezzi e gli scopi. Il cambiamento è difatti da ritenersi fondamentale di fronte ad una scena politica che arranca sempre negli incubi della Prima Repubblica e che vacilla di fronte al caso Visco, ma non cade grazie ad una popolazione anestetizzata a colpi di sussidi, pensioni e tesoretti mangiati. Personalmente concordo col referendum per la legge elettorale, anche se resto scettico sul suo potere di cambiare la situazione, perché esso stesso rappresenta l’incapacità della classe politica di trovare soluzioni unanime. Allora il cambiamento, se non per via istituzionale, ma almeno per via partitica, è necessario: in linea teorica, alla sinistra per riorganizzarsi dopo un anno di schiaffi, per creare un partito che riunisca più idee e meno partiti (basti pensare al monopartitismo francese), escludendo così le frange più estreme dagli organi di governo, riequilibrare quindi l’eventuale distribuzione del potere non più in base a percentuali di clientelismo ma secondo criteri, se non altro, di partito. Allo stesso tempo, spingerebbe tutte le forze in campo a rifarsi il lifting, e stavolta non quello facciale. La destra, che ha assistito al mutare di un rivale, non risulta al giorno d’oggi molto meglio preparata per la guida del paese. Al contrario, deve affrontare i problemi di un durante e dopo Berlusconi, quando partiti come l’UDC hanno dato a intendere di non sopportarne più la preminenza. Può la sola nascita del PD cambiare il sistema? Assolutamente no, ma può essere la prima ruota di un ingranaggio. Finora però i segni sono deboli. Di fronte alla tanto proclamata crisi del Governo Prodi, viene ritirato in ballo il grande escluso del 2001, ibernato appositamente al Co-

fin dei conti, anche Rutelli, all’uscita del suo mandato da sindaco della capitale, era molto apprezzato. Alla sua presentazione, ci si aspettava un grande discorso, di rottura con i precedenti. Ci siamo invece imbattuti nell’ennesimo discorso da grandi sbadigli, con il solito errore della sinistra di combattere l’opposizione con le stesse armi e con gli stessi toni: tasse, stipendi, pensioni. Non che nell’agenda della sinistra manchino o siano mancati nell’attuale Governo punti interessanti (basti vedere la riforma Bersani) ma la concorrenza politica è invischiata da “politiche di cartello”. Gli unici discorsi allora che, nel loro estremo, sono piaciuti, anche se criticati nel loro allarmismo, non provengono né da una parte né dall’altra, bensì dai moniti saltuari di Montezemolo e Draghi. L’altro punto importante è sapere poi ricreare un gruppo di lavoro nuovo, dinamico. Ecco invece ripresentati i nomi di sempre; Veltroni dovrebbe ricordarsi che il gioco con il paese a “carta vince - carta perde”, con le stesse carte, potrebbe durare poco. L’importanza dunque è di saper gestire questo cambiamento per far fronte ad una politica in stallo, per ricreare un fronte popolare all’interno dei partiti, in particolar modo in un centrosinistra che deve ridimensionare le spinte estremiste e sindacali. Attraverso il dialogo sì, ma anche attraverso la presentazione di progetti unici e non dissonanti a causa del coro di voci. Veltroni forse in questo manca di quella capacità mediatica così importante per un partito popolare. Così come la sinistra manca di pragmatismo nel delimitare al 2011 l’effettiva entrata in scena del PD. Se non si dovesse attendere l’anno suddetto, come credo, per delle nuove elezioni, il PD rischierebbe di diventare un Partito Deludente. Edoardo Buonerba


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15 giugno

CENTRO SOCIALE Sarebbe stata inviata il 28 maggio alla Regione la lettera con cui chiedeva di affidare la gestione dell’edificio di via Ponte del Torrione all’amministrazione provinciale. A quanto pare Vittorio Brancati avrebbe tentato di salvare il centro sociale facendone passare la gestione alla Provincia, visto che il contratto di comodato gratuito con la Regione sarebbe scaduto a fine mese. Il presidente provinciale Enrico Gherghetta avrebbe prontamente rinunciato a quest’opportunità. La giunta comunale aveva promesso lo sgombero della struttura entro i primi 100 giorni di governo.

UNIVERSITA’ Una vera e propria indagine sugli universitari a Gorizia, che rivela come oltre la metà degli studenti provenga da fuori regione e viva in affitto in città. L’iniziativa è stata resa possibile dal Consorzio universitario di Gorizia, che nei mesi scorsi ha distribuito agli universitari la tessera GoUnicardGo, che dà diritto a sconti e agevolazioni in negozi e locali cittadini, al cinema e per i trasporti pubblici.

Sconfinare Gorizia CAFFE’ TEATRO Chiuso dalla Finanza per mancata emissione di scontrini. E’ quanto accade al bar Teatro. La Guardia di finanza, con tanto di cartello esposto sulle vetrine del locale, ha intimato la chiusura per quattro giorni al noto locale di corso Verdi.

Luglio 2007 UNIVERSITA’: ISTITUTO DEL NEGOZIATO Nasce a Gorizia l’Istituto per la ricerca sul negoziato. L’istituzione sarà caratterizzata da tre principali direttrici di ricerca: il negoziato internazionale, il negoziato commerciale e il negoziato sindacale. I soci fondatori sono la Fondazione Carigo e il Consorzio universitario goriziano. Gorizia potrà così aspirare a divenire luogo di riferimento per appuntamenti di varia dimensione, nazionale ed internazionale, anche attraverso la prossima realizzazione del Conference center al polo universitario di via Alviano.�

VERTICE ROMOLI-BRULC Un vertice tra i sindaci Romoli, Brulc e Valencic sul mega casinò che sorgerà a Vertoiba. E’ stato primo incontro ufficiale tra Ettore Romoli e i due colleghi dei comuni confinanti. Temi principali: la totale apertura dei confini, le conseguenze all’entrata della Slovenia nell’area del Trattato di Schengen, e il progetto del casinò più grande d’Europa.

15 luglio EUROPEI BASKET E’ la Serbia il campione europeo under 20 di basket. I Serbi hanno inchiodato la Spagna sul punteggio di 87-78 nella finale disputata al Palabigot. Incontenibile il play Milos Teodosic, che non a caso ha ottenuto il riconoscimento per il miglior giocatore dei campionati. Il terzo posto è andato all’Italia, che ha vinto la finalina contro la Russia. Il premio fair play è andato alla nazionale slovena.

Due chiacchere col Secondo Cittadino di Gorizia

“Tra giovani vecchi, Centri Sociali illegali, Opportunità e Disaccordi transfrontalieri” anni fa al riguardo. Nel mio sito personale ci sono cinque impegni per Gorizia. Ho un sito è vecchio di sei anni (www.fabio. gentile.it), non l’ho mai aggiornato, anche perché nei cinque anni dell’amministrazione precedente sono rimaste incompiute le cose che proponevo allo Appunto gli studenti e i giovani cittadini sono sempre più distaccati dalla realtà di Gorizia. Ne è un esempio la nascita del Comitato Antirumore da poco promosso da alcuni goriziani per difendersi dagli schiamazzi notturni giovanili. Come coniugare lo stile di vita dei giovani della città e le richieste di una popolazione mediamente tra le più vecchie d’Italia? Io oltrettutto c’ho 37 anni e quindi non sono tra quelli vecchiotti. Come giovane e come vice-Sindaco ricevo tutti quanti, ovviamente per lo più persone che si lamentano di qualche cosa. Il Comitato Antirumore non è una novità, è una cosa che Gorizia si trascina ormai dalla notte dei tempi. Ci sono delle situazioni in cui c’è una persona che telefona alla polizia anche se cade un ombrello per strada. Ci sono invece delle situazioni ben più preoccupanti. Bisogna però stabilire una distinzione. L’85% delle segnalazioni avvengono nel fine settimana, quando normalmente gli studenti ritornano a casa loro, quindi non vedo negli studenti un grande pericolo per la tranquillità cittadina. Anzi, mi sembra che gli studenti abbiano dimostrato sempre una discreta educazione. Non ritengo dunque che le lamentele dei goriziani debbano sconvolgere l’ambito universitario. Sembreranno le solite parole politiche, ma il difficile è riuscire a far collimare gli interessi legittimi di una persona di passare delle ore spensierate con gli interessi altrettanto legittimi di una persona che il giorno dopo deve andare a lavorare. L’appello che io faccio ai goriziani e agli universitari, è di evitare comportamenti estremi. Non solo il Comitato Antirumore, ma anche lo sgombero del centro sociale Clandestino ha portato alla ribalta la questione dei giovani a Gorizia, studenti ma non solo. Sembra che le opportunità offerte dalla città in termini di politiche giovanili siano poche o poco pubbliccizate. Cosa ne pensa? Per quanto riguarda il Centro Sociale Clandestino purtroppo non è ancora stato sgomberato. Le alternative che si pongono un domani quando lei spera verrà sgomberato? Tutto quello che viene fatto all’interno del Centro è illegale. Non ci sono attività culturali, non ci sono attività ricreative all’interno dell’illegalità. Quindi non ci

ni. In certi mopuò essere un compenso a menti perdono degli illegali. la voglia di lotTuttavia, di tare per qualcosa di loro. Tutfatto c’è un’attività, anche tavia c’è stata se illegale. Un un’evoluzione domani i giovadella società. ni goriziani si A Milano o a troveranno con Padova non ci uno spazio di sono stati questi problemi, ci ritrovo importante in meno. sono problemi Nel Centro Soben più grossi, ciale non ci sono che stanno arrivando anche giovani di Gorizia. Inoltre la a Gorizia. Gorizia è stata per sua non è un’offerta culturale anni un’isola ma un’attività felice. La soillegale. cietà civile sta cambiando. Va bene, parliamo dell’offerta Gorizia fa culturale di Gorizia in quindi fatica ad adatIl vice Sindaco Fabio Gentile generale. O è scarsa o tarsi alla modernità? (in primo piano) è poco pubblicizzata. Si, la difficoltà è nella Condivide? mentalità dei goriziani. Non è vero, ci sono i teatri, c’è il premio Da giornale transfrontaliero abbiamo Amidei, ci sono un sacco di cose. spesso cercato di chiarire a noi e ai nostri Ci sono anche un sacco di ragazzi che hanno lettori che cose accadde a Nova Gorica e problemi di alcolismo in età molto giovane e in particolare ai giovani della comunità di consumo di droghe pesanti... slovena. Lei nella sua campagna elettoCi sono i Sert a cui rivolgersi. Quello che rale, che si può visti i risultati giudicare può fare l’amministrazione comunale è una vincente, ha criticato fortemente la policampagna seria contro l’uso di queste so- tica transfrontaliera dell’amministraziostanze e la dipendenza da esse. ne Brancati: tante feste e cerimoniali ma Ma non crede che queste possano es- poche azioni concrete. Quale è la soluziosere il risultato di un deficit di offertà ne concreta che avete proposto in questo culturale per cui i giovani, in una cit- mese e mezzo? O quali soluzioni pratiche tà asfittica, hanno poche alternative siete in procinto di adottare? e si rifugiano nella strada più facile... La critica all’amministrazione Brancati è Non vedrei una correlazioni così diretta tra sulla bocca di tutti, d’altronde abbiamo vinil consumo di droghe ed alcool ed un deficit to le elezioni parlando di questa cosa, il che culturale, che comunque per me non c’è. Noi significa che l’argomento è stato recepito da dobbiamo cercare di evitare che una persona tutti gli elettori. Nonostante i grandi proclacada in una situazione simile, ma questo non mi di fraternità, amicizia e del vogliamoha niente a che fare con lo spazio offerto da ci bene, alla fine ci rimane una situazione un Centro Sociale. esplosiva con la Livarna che continua ad Tuttavia l’impressione che si ha da fuori inquinare; un fiume che faceva schifo dalla è che i giovani abbiano poche speranze, notte dei tempi, il Corno, ma in cui all’imanzi che l’unica sia quella di andarsene da provviso hanno iniziato a scaricare altri maGorizia. Quindi se fossimo assessori, noi teriali inquinanti. Poi non è mai stato fatto un depuratore transfrontaliero. Dunque, al di questo ci preoccuperemo. Questo è indubbiamente un problema, tutta- di là delle feste, il goriziano non ha vosto via, secondo me, non conoscete così bene i nulla nei rapporti fondamentali con la vigoriziani. Anche io avevo quest’idea. Anche cina Repubblica Slovena. Noi manderemo io sono scappato da Gorizia, ho girato l’Eu- avanti i nostri rapporti con la città di Nova ropa, ho anche lavorato a Roma come ma- Gorica, ma sempre con la schiena dritta. Denager, però ho voluto tornare a Gorizia alla vono risolvere i problemi che ci stanno orifine, rischiando anche di mio. Si tratta di cre- ginando: quello della Livarna e del Corno. I dere in qualcosa. Secondo me però i giovani cittadini di Savogna d’Isonzo, ad esempio, goriziani sono un po’ come i vecchi gorizia- hanno manifestato perché l’inceneritore di

Gorizia, costruito sul confine, inquinava e l’inceneritore è stato chiuso. Per questo motivo oggi ci ritroviamo con questo sistema di raccolta differenziata malsano, che potrebbe aver bisogno di miglioramenti, pur rimanendo nella convinzione che la differenziata sia l’unica strada perseguibile. Così, come per l’inceneritore, anche per la Livarna e per il Corno ci dev’essere la possibilità di risanare la situazione e noi faremo di tutto per farlo, perchè la salute pubblica è in capo sicuramente all’amministrazione comunale. Ma concretamente cosa è stato fatto finora per mantenere questi “buoni rapporti”. E’ il Sindaco Romoli che gestisce i rapporti transfrontalieri, comunque colloqui ci sono stati, ma atti amministrativi concreti ancora no e vedremo quando ci saranno. Un programma intitolato La Svolta, dei cartelloni con lo slogan per cambiare pagina, il rinnovamento come leitmotiv della campagna elettorale...ma un sindaco 69enne, ex rappresentate di una classe politica che ormai è diventata sinonimo di casta e immoblismo, che torna a Gorizia per conludere la sua carriera politica. Non ci vede una contraddizione? Io sono lusingato della scelta di Ettore Romoli di concludere la sua, per altro bella, carriera amministrativa a Gorizia. Ho apprezzato la decisioni di dichiarare in anticipo che qualora l’onorevole Tondo si candidasse alle regionali lui non lo sostituirebbe in Parlamento e rimarrebbe a Gorizia. Romoli ha sentito la necessità di fare qualcosa per questa città e Gorizia aveva bisogno di un politico esperto, che avesse la capacità di dialogare sia con le istituzioni regionali sia nazionali. Penso che sia la persona più adatta a farlo. Per quanto riguarda il cambio generazionale io ho 37 anni e l’assessore Del Sordi, con delega al verde pubblico e ai rifiuti, 35. Quindi a fronte di un’età innegabilmente avanzata, Romoli ha creduto nei giovani e si è dimostrato instancabile. Sempre sonstenendo che lui userà questi cinque anni per trovare, all’interno dei partiti che lo appoggiano o che si allineeranno, un suo successore. Si candiderà a Sindaco tra cinque anni? Non lo so, intanto fatemi finire questi... Emmanuel Dalle Mulle Davide Lessi


Sconfinare Università

2007 Luglio

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ERASMUS ERASMUS

Erasmus?!?! … in Polonia!!!! Con la preoccupazione di essere capitato in un paese troppo arretrato per la nostra Europa occidentale e ancora con le malelingue nell’orecchio (ma dove vai? Perché in Polonia? Ma non potevi scegliere Parigi, Lisbona o Berlino?) comincia il mio Erasmus. Sono convinto di avere fatto la scelta giusta, perciò i primi giorni mi devo convincere che non ci sono difficoltà, anche se fisicamente ci sono, in particolare quelle legate all’affitto della casa e alla lingua. È il Palac Kultury i Nauki, che mi accoglie a Varsavia, dopo un viaggio in treno di 22 ore. Il palazzo in questione, alto 234 metri, è il dono che Stalin ha voluto fare al popolo polacco nel 1952. È molto inquietante per via del marcato stile sovietico che lo contraddistingue, ma subito mi cattura, mi conquista, mi fa suo. E io mi lascio prendere, mi lascio guidare, mi lascio…. ..quest’anno alle spalle, posso dire ora, alla sua conclusione. Il primo giorno, la prima settimana, il primo mese, il primo semestre. Tutto è passato così velocemente, senza che me ne potessi accorgere. Forse anche perché

ho vissuto ogni attimo così intensamente da non poter già più ripensare al momento precedente, e da non voler ancora pensare a quello successivo. Un anno di esperienze, emozioni, sensazioni, conoscenze, incontri e a volte anche scontri, ma sempre con l’obiettivo di farmi crescere, di rendermi ancora più indipendente di quello che già ero. Chi ha fatto l’Erasmus lo sa, chi deve partire e legge ora queste mie righe non ancora, ma ben presto si renderà conto di quanto gli sarà utile quest’anno all’estero, se fatto con consapevolezza. Happy hour, feste, party, disco, birre, vodke, ragazze non mi sono certo mancate in Polonia.. ma non ho certo ridotto il mio Erasmus solo a questo. Innanzitutto ho puntato fin da subito sulle offerte formative, sul livello e sull’ interdisciplinarietà dei corsi dell’Uniwersytet Warszawski, dalla struttura imponente e rassicurante..all’interno delle sue mura ci si sentiva protetti. 12 esami sostenuti, il D.A.L.F. e una conoscenza della lingue straniere che mai mi sarei aspettato così buona alla fine dell’anno sono quello che mi resta. Anche del mio livello di polacco, grazie al corso di lingua e alle numerose “insegnanti” che si sono succedute durante l’anno, posso dire con un po’ di orgoglio di essere completamente soddisfatto.

In secondo luogo, le attività culturali di una capitale che si sente molto europea sono state determinanti per avvicinarmi alla gente del posto e conoscere meglio le sue abitudini. Teatri, cinema, mostre e musei, a volte anche all’aperto, nei tanti splendidi parchi che Varsavia offre. E infine i viaggi, che sono sempre la mia passione: le spiagge di fine sabbia bianca di Sopot, sul Mar Baltico, gli storici cantieri portuali di Danzica dove nacque “Solidarnosc”, le foreste incontaminate di Bialowieza, i Laghi Masuri, la Madonna Nera di Czestochowa, la casa natale di Copernico a Torun, il Wawel e la piazza del mercato di Cracovia, le miniere di sale di Wieliczka, le montagne sempre innevate di Zakopane, sugli Alti Tatra. Devo inserire nell’elenco anche le commoventi visite ai campi di concentramento di Majdanek, vicino a Lublino, e ovviamente di Auschwitz, visitata nella giornata della Memoria con

soprattutto famosa per questo. E infine la Vistola, l’essenza stessa del paese, il Nilo polacco, il fiume che stringe intorno a sé la Polonia, dall’estemo sud al Mar Baltico. Grazie a questi viaggi mi sono potuto immedesimare, tante volte anche grazie a guide locali, nel territorio, nella natura e nella storia polacca; ma anche nei costumi tradizionali e nella cucina tipica, in generale grassa, per fronteggiare il rigido inverno polacco, che in ogni caso quest’anno non è stato così terribile ( minime intorno ai 17, -18°C ). Ma è grazie a questi viaggi che soprattutto ho conosciuto l’ospitalità e la simpatia della gente, a volte estremamente conservatrice, altre volte decisamente “europea”…tutti però sempre così ospitali da farmi riflettere su quanto a volte noi Italiani, e non solo, siamo un po’ troppo avventati nel considerare e giudicare popoli che non conosciamo. Saranno magari indietro economicamente, non lo metto in dubbio, ma in tante occasioni sono molto più gentili di noi “dell’Europa avanzata”. Che dire, in conclusione…tra pochi giorni tornerò di nuovo a Varsavia, per prolungare ancora un po’ questo sogno che nella realtà si è già concluso. Birre, vodke, ragazze, e ancora tanta storia e la mia tesi di laurea mi aspettano, in un Paese che, a mio parere, tra 1015 avrà molto da dire all’Europa.

oltre 2 metri di neve e -13°C. Non credo di dover aggiungere altro. La Polonia è ahimè

Quanto mi costa questa laurea E insomma non son certo io a scoprire che laurearsi non è cosa facile. Farlo a luglio è autentica follia. Finiti gli esami il 20 giugno ci si lancia tra le braccia di madama tesi. Alla tipografia ti aspettano al varco per il 10 luglio. Pensi che, in fondo, il tempo, non ti manca. Sarà pure un “lavoro di copia e incolla”, ma corrono i giorni e le notti insonni si dilatano. Poni la parola fine al testo, fai l’indice e controlli la bibliografia, pensi che si, puoi finalmente tirare un sospiro di sollievo. E invece no! Manca meno di una settimana al gran giorno, che bisognerà pur festeggiare no?! E via col rinfresco: telefoni alla ricerca dei consanguinei. Naturalmente ne trovi solo la metà. E la metà di questa metà ti farà sapere tra qualche giorno. Se sei al cellulare bestemmi per la ricarica appena fatta, che si prosciuga in un secondo. Manco a dirlo, proprio in quell’istante, il tuo cellulare, decide di passare alla rete slovena, senza che tu te ne accorga. “Cazzo!” Questo è il meglio che ti esce dalla bocca. Se invece, sei tornato a casuccia, a bestemmiare è tua madre, perché “il telefono costa!”. Il commento è il medesimo. A metà lavoro inoltre devi mollare tutto. Tua madre ha deciso che il giorno della laurea devi essere elegante. Tu concordi ma per orgoglio non l’ammetti e così tra mille proteste cedi allo shopping. Il problema è che: a) sei con tua madre e nonostante siano le 15 e 30 non avrai

mai finito per l’ora spritz; b) fa così caldo che nel tuo terrazzo ci sono dei caimani che sorseggiano cocktail tropicali. L’esperienza è atroce. Ti muovi sfatto dai bagordi della sera prima, incapace di controbattere colpo su colpo agli imperativi materni e così, dopo 4 ore di peregrinazioni da un negozio all’altro, ti ritrovi con un vestito nuovo, un paio di scarpe lucide e una camicia che, lo sai, a parte la laurea, non indosserai mai. Nel frattempo tua madre è soddisfatta di averti “vestito di nuovo”, si come quando eri piccino e magari preso dalla nostalgia non pensi ai 300 euro spesi. Arrivato a casa ti riprendi attacandoti al rubinetto dell’acqua, ci scappa pure una doccia e decidi, nella follia ormai cavalcante, di dare una controllata al pdf della tesi. Ed eccolo, un errore fatale: nei ringraziamenti, ti sei dimenticato del tuo relatore. Impanicato chiami la copisteria per avvisarli che gli mandi il file corretto. Per fortuna non hanno ancora stampato, ma ti ricordano cortesemente il costo delle stampe: 5 copie in simil-pelle più 2 in cartonato…fanno 132 euro! Nel resto del weekend termini le telefonate. Sembra fatta, basta parlare con un paio di ristoranti, e tutto è chiuso, ma tornato a Gorizia ti ricordi che non sei l’unico a laurearti. Festeggiarli è un onore, ma organizzare son dolori. Regali, invitati, papiri e denari si sovrappongono ai preventivi degli osti: 300

euro per 30 persone, bufula, crudo, pasta fredda e vitellone. Spritz aperol o normale? Ormai nello spirito gogliardico sei entrato e i versi sgorgano fuori tutti di un fiato. A suon di birre la lingua si scioglie, le ore di sonno invece cadon come foglie, e a mezzo a tutto ‘sto trambusto un quesito sorge lesto: “Che cazzo regaliamo a Luchet?!”. Vai a battere cassa per i regali dei tuoi più stretti amici e a tua volta vieni dissanguato da 7 euro a testa per almeno 5 compagni, 35 euro facili, facili. Improvvisamente ti accorgi che devi andare a prendere la tesi e consegnarla in segreteria, altrimenti sarà solo molto rumore per nulla. Naturalmente c’è il conto da saldare. Il caldo intanto non da tregua. La giornata della laurea è ormai bella e preparata, a parte gli invitati più lenti a dar conferma, hai fatto ormai tutto. Ho fatto, si, fatto, fatto, fatto, fatto! E invece no. Cosa fare infatti della serata? Non si è mai vista una laurea terminata al calar del sole. Bisogna assolutamente sbronzare tutta la città. E allora: l’unione fa la forza. Coi gli altri laureandi organizzi una festa in piscina per un centinaio di persone: 60 euro a testa di partenza, poi ognuno può aumentare il proprio budget se vuole. E’ già venerdì, meno tre alla laurea, di euro ne hai spesi parecchi e le energie non ti assistono più. A questo punto devi pulire la casa, perché vengono a strar da te i parenti per qualche giorno ed è

preferibile non fargli vedere in che porcile sei abituato a vivere, basterà già il papiro a farli incazzare. Intanto hai raccolto solo la metà dei soldi per lauree, l’altra ti arriverà il giorno stesso. Anticipi e incroci le dita. Ovviamente fa caldo, ma così caldo che i commessi non vogliono neache servirti. Gorizia è deserta, nessuno a parte te e i tuoi amici si avventura alle 3 e mezza per i viali arsi dal sole. Solo voi osate tanto perché sapete che nonostante dobbiate prendere un semplice ipod, nonostante conosciate già il negozio e abbiate visto il modello, ci vorrà tutto il pomeriggio: non ci sarà mai il colore che preferite; se ci sarà il prezzo sarà troppo alto; se anche quello andrà bene non vi piacerà quell’esemplare, nonostante sia uguale in tutto il mondo! Così arrivate al sabato sera, incredibile ma ce l’avete fatta, avete preso tutto, i papiri sono arrottolati sul tavolo, al ristornate fervono i preparativi, gli invitati già stirano il costume per la festa in piscina, il vostro vestito nuovo pende da una bruccia nell’armadio e le tesi luccicano in libreria. Ora basta solo ripassare la propria parte e sperare che il gran giorno valga tutta la fatica e il denaro costati. Emmanuel Luchetta Andrea Dalle Mulle La Bionda


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Sconfinare Università Contro la burocrazia!

Luglio 2007

Pamphlet Politico Per la Liberazione Dalla Schiavitù Burocratica La storia comincia alle dieci del mattino. Ignaro di tutto, dopo una tranquilla colazione mi siedo a compilare la domanda erdisu. Mi dico “ok, ho tempo fino al sei ottobre, cavolo sono un sacco di giorni, e vuoi che internet non serva a ridurre i tempi? Per dio, ho tutto il tempo del mondo!”… (per la cronaca, mentre scrivo la mia domanda non è ancora stata spedita) …stringo in mano fiduciosamente la dichiarazione ISEE e mi connetto al sito www.erdisu.trieste.it, pensando si sprecare tranquillamente una mezz’ora e di avere il resto della mattinata per svaccarmi in pace (connettermi ad internet è una tortura: ODIO LA TECNOLOGIA, ODIO IL COMPUTER, E ODIO AVERCI A CHE FARE, FOSSE PURE PER POCO). Sono allenato, è la terza volta che la faccio. Addirittura, ho anche sotto gli occhi il mio codice fiscale, insomma cazzo mi sento preparatissimo! Via! Clicco su “inserimento nuova pratica”, e subito metto il nome al posto del cognome. Olé! Forse non sarà una cosa così scontata. Correggo il tutto e ricomincio da capo. Secondo problema: il numero di matricola! Mi rendo conto imprecando che ho lasciato il libretto a Gorizia. Vabbè, c’è lo spazio informatico personalizzato di ogni studente. Prendo, vado sul sito dell’università, e dopo qualche minuto riesco a recuperare il mio numero. Comincio a dubitare di me stesso, ma è solo un presentimento, un’impressione vaga. Sarò all’altezza della domanda erdisu? Arrivo alla fine della prima pagina, quando mi squilla il telefono. “Pronto?”. E’ Bonez! Anche lui, a un bel po’ di chilometri di distanza, sta facendo la domanda, e si è imbattuto in una bestia dalla quale non può fuggire, e che sta aspettando anche me. Chiedono di inserire la media dei voti ed il numero di crediti ottenuti. E ciò che più spaventa, è che non si può evitare. E’ come lo stretto di Magellano. Mi chiede se so come si calcola. E io, naturalmente, non lo so. Ora, è interessante notare come nella nostra università esistano queste cose (percentuale di ore frequentate, media degli esami…) che IN TEORIA esistono e sono conosciute da tutti, ma IN PRATICA non sono scritte da nessuna parte. “Niente paura!” mi dico. Sono fresco! La mia battaglia è appena cominciata, posso fare qualunque cosa, mi sento fortissimo! “Facciamo così” lo rassicuro “cerco in internet, al massimo ti richiamo dopo”. Benissimo, torno nel sito dell’università. E da NESSUNA PARTE trovo scritta la modalità del calcolo della media. Intanto i minuti passano. Provo a tornare nel mio profilo informatico (come si chiama? ESSE3? H3? Vabbè, ci siamo capiti). Sorpresa! Non posso entrare, ci sono dei problemi col server (penso, non me ne intendo di ‘ste robe, come mi sembra abbiate capito).

Visto le numerose e-mail di apprezzamento ricevute, riguardanti la versione ridotta di questo articolo, abbiamo deciso di riprioprolo integralmente. A questo punto cominciano a gonfiarmisi leggermente le vene sulla testa, ma resto ottimista. Vedo il numero verde 800.23.69.16, per l’orientamento agli studenti. Numero verde! PUOI CHIEDERE INFORMAZIONI SU OGNI COSA! E’ PERFETTO! E’ GRATIS! Tra le altre cose, è pure occupato. Sono le dieci e mezza. Prendo il cellulare e richiamo un paio di volte, quando… MIRACOLO! Mi risponde una cortese signorina. Il mio tono non è molto gentile, anzi, comincio ad incazzarmi sul serio. Sto per arrivare al punto in questione. “Mi chiedevo come si fa a calcolare la…”. Silenzio. Vuoto. SI E’ ESAURITA LA BATTERIA DEL CELLULARE. PORCA PUTTANA! Ok Rodolfo, tranquillo. Mantieni la calma. N O . Non sono un sannyasi, quindi mando a cagare i buoni propositi, mi fiondo correndo in camera, prendo il caricabatteria e torno davanti al computer. Ricompongo il numero. . O C C U P A T O Spiacente bimbo, hai sprecato la tua UNICA OCCASIONE. Ma ci sono altre vie istituzionali! Non tutto è perduto! Sono disperato, così disperato da ricorrere alla NOSTRA SEGRETERIA, dove incappo in DARIO BAZZARIN. Il quale, ovviamente, impegnato in un solitario estenuante non ha tempo per aiutarmi. “Beh, si calcoli la sua media: deve prendere i voti e li divide per il numero degli esami, e mette trentatre per la lode”. (LA LODE VALE TRENTATRE? E questo da quando? E DOVE STA SCRITTO?) Boh, sarò ignorante io. Ringrazio e riaggancio. No, non sono convinto. Un dubbio si insinua in me: forse Bazzarin non ha le risposte per tutto, forse ci sono davvero dei quesiti ancestrali che l’uomo non può risolvere, forse siamo davvero destinati a brancolare nella cecità… …oppure, posso vedere se Emmanuel può aiutarmi. Benissimo, chiamo Emmanuel. Tuuuu…tuuu... “pronto, ciao Emmanuel! Ascolta, mi spiace romperti, ma ho problemi con la domanda Erdisu, non è che puoi darmi una mano?”. Ahimè, discordia!, nonostante tutta la sua buona volontà non potrà essere il fido Emmanuel a salvare l’esito della mia impresa. Ma ancora, una porta si apre, una nuova, esile speranza: Davide sta per l’appunto anch’egli sbattendo la testa sulla domanda per l’erdisu. Telefono al povero Davide, che giustamente dopo aver dato Trattati ha festeggiato come si conviene ad un buon veneto

d.o.c.g. invecchiato di ventuno anni, e che trattiene a stento la giusta tentazione di mandarmi a quel paese assieme alle mie scartoffie. E’ gentilissimo e mi dice che NON SERVE CALCOLARE LA MEDIA. FANTASTICO! OTTIMO! GRANDIOSO! Comincio già ad assaporare la fine delle mie sventure, vedo la luce! E invece, no. Perché Gambi, che è lì vicino, gli spiega che invece lui l’ha calcolata. “ A h . ” La bile in me ha appena compiuto un carpiato doppio, coefficiente di difficoltà 6.5. Ringrazio e saluto tutti. Dopo aver interrotto la chiamata, seguono minuti di cupo sconforto. Me la prendo un po’ con tutti quelli che mi circondano. Ad un certo punto, verso le undici (LE UNDICI! ALLA FACCIA DEI VENTI MINUTI!) entra mia nonna, che mi chiede se posso andare a farle la spesa. La risposta non può essere riportata in questa sede. E qui entra in gioco la mia incoscienza perché mi sento talmente incazzato & depresso che mollo tutto e vado a prepararmi…un caffè. Effettivamente, era meglio la camomilla. Effettivamente, già che c’ero sarebbe stato meglio mollare tutto e andare a letto. E INVECE: ritorno con il caffè in mano davanti al computer, e riprovo a più riprese a richiamare il numero verde (per la serie: magari non sa nulla, ma almeno faccio una chiamata che non pago). O-C-C-U-P-A-T-O. Improvvisamente mi chiedo se Joyce abbia scritto l’Ulisse mentre aspettava che un numero occupato si liberasse. Passo il tempo immaginando irruzioni alla Tarantino nell’università di Trieste, e sto per desistere definitivamente quando suona il mio telefono. E’ di nuovo Bonez. E BONEZ E’ RIUSCITO A PARLARE CON L’OPERATORE DEL NUMERO VERDE. Lo ascolto con l’espressione di chi vede un pezzo della vera croce. E…sorpresa! Il mio salvatore mi dice: 1. che NON SERVE LA MEDIA DEI VOTI, la calcolano loro (cazzo, più logico di così! Del resto, a che servono gli spazi di un questionario? Mica bisogna riempirli!). 2. che – tenetevi forte – COMUNQUE NON SA QUANTO VALGA UNA LODE. Per un paio di minuti imprechiamo entrambi a gran voce contro la gestione dell’erdisu. Per la precisione, mi sa che imprecavo solo io. A quel punto però la domanda è cosa fatta. O no? Inserisco le cifre degli indicatori. MERDA! NON CI VANNO I SEPARATORI DELLE MIGLIAIA!

Torno, cambio i numeri, schiaccio “avanti”. Ma il computer NON VA AVANTI. Infuriato, clicco ad una velocità di “clic al minuto” tendente a +∞. E torno alla schermata iniziale. INSERIMENTO NUOVA DOMANDA ONLINE. Mi viene da piangere. Mi sento come il capitano del Titanic. Tutti i miei sforzi naufragati in quel mare di dati. A quel punto mi metto a ricompilare la domanda. Termino verso mezzogiorno. Alla fine riesco ad inviarla. Che sollievo. Libero un sospiro di soddisfazione. Avrei potuto ubriacarmi per festeggiare. Ma qui scopro una novità (per me, almeno, che ho una memoria cortissima). La domanda va anche stampata, ed inviata con raccomandata. logico. E’ così Del resto anch’io mi faccio spedire le cartoline prima via mail quando i miei amici vanno in vacanza. Rassegnato, clicco su ‘stampa’. Il computer non stampa. Controllo la stampante, è accesa. Clicco su ‘stampa’. Il computer non stampa. Il computer non stampa. IL COMPUTER NON STAMPA. Compare una schermata vuota, il documento non viene inviato alla stampante. A quel punto mi metto a piagnucolare. Mi metto a inveire. Chiamo in causa la modernità, il progresso, Gabassi, il Sid, la lode-che-non-so-quanto-vale, la media che non serve, la stampante che non stampa, il computer che non computa, internet che non internetta, il libretto che è rimasto a Gorizia, la spesa che non ho fatto, il cellulare che mi è morto, mando a cagare tutto e metto su un po’ di musica. Guns ‘n’ roses. Giusto per calmarmi un attimo.Lo so, sono un mona. Che fare? Telefono a pà. “Ciao pà, ho un problema con la pratica erdisu, non è che se ti do i dati puoi stamparla tu in ufficio?”. Mi dice di sì. Gli do il codice d’accesso. Aspetto un attimo. E’FATTA. HO STAMPATO LADOMANDA. Comincio ad esultare saltando in salotto, urlando “chi è il numero uno?! Eh? Chi è il numero uno?!”, e quindi mi accascio sul pavimento in preda ad una crisi di convulsioni. Ho la bava alla bocca e sto delirando. Mia nonna chiama il CSM. Mi portano via mentre sto ancora esultando e li scambio per angeli. Non sono tuttora riuscito a completare questa missione. Possibile che un chirurgo impieghi meno tempo a mettere un pacemaker di quanto ce ne voglia ad inviare la domanda erdisu? Concludo brevemente: BUROCRATI, E’ ORA DI FINIRLA, CAZZO! Un ringraziamento di cuore – e le mie più profonde scuse – a tutti coloro che mi hanno dato una mano in questo difficile parto. Ciao fioi, Rodo


2007 Luglio

Sarei curioso di scoprire quanti triesti-

ni saprebbero raccontare la storia del Narodni dom o del Processo di Basovizza. Pochi, credo. Quasi nessuno, al di fuori della comunità slovena. Io per primo, fino a un paio di mesi fa, non avrei avuto alcuna idea. Sì, certo, dom vuole dire casa. Ma narodni? E Basovizza... C’entreranno mica le foibe? Il problema è che questi due avvenimenti occupano una posizione centrale nell’immaginario della minoranza. Sono due avvenimenti periodizzanti, due di quelli che hanno segnato indelebilmente chi ha vissuto negli anni giusti per ricordarli, e che continuano a marcare l’immaginario collettivo del gruppo. Un po’come l’arrivo dell’Italia per la comunità italiana, insomma, o le foibe, l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia e così via. Con una differenza: se chiedessimo ad una persona della minoranza di parlare di questi avvenimenti, lo saprebbe fare perfettamente. Magari giungerebbe a conclusioni diverse, forse opposte, ma almeno non ci guarderebbe come se fossimo pazzi. E allora il punto non può che essere questo: com’è possibile che, nella stessa città, una comunità viva nella più completa ignoranza della storia dei propri vicini? E con la cultura non credo che andremmo poi molto meglio. Pahor somiglia più al nome di un notaio, che a quello di un poeta. Ziga Zois? Buh, però aveva un nome simpatico. Forse con Preseren (mi scuso per l’ortografia...) saremmo più fortunati, ma solo forse. E sì che nella minoranza la cultura italiana è conosciuta tanto quanto quella slovena. Va bene, potrebbe obiettare qualcuno, ma loro vivono in Italia: è ovvio, anzi è giusto che abbiano un’idea di quello che, bene o male, è pur sempre il loro paese. Ed è sicuramente vero.

Sconfinare Cultura Glocale

Trieste Citta’ Aperta Però questo non giustifica una simile ignoranza da parte della comunità italiana. Perché la comunità slovena, per quanto minoritaria (nemmeno troppo, poi), ha contribuito allo sviluppo di Trieste allo steso modo della controparte italiana. E’radicata sul territorio da secoli, anzi da ben più di un millennio, ed ha gli stessi nostri diritti di rimanerci. Solo che è ignorata, quando non viene apertamente discriminata. Lo strumento principale che permette di realizzare questa situazione, evidentemente, è la scuola: la cultura slovena, nella scuola di lingua italiana, non viene proprio concepita: è avvertita come una realtà estranea, o meglio straniera. Un po’come se la cultura austriaca fosse trascurata in Alto Adige, insomma. O quella francese in Val d’Aosta. Certo, i sapientoni ci spiegheranno che il modello scolastico italiano segue l’esempio della Francia post-illuminista: l’obiettivo principale è quello di diffondere delle nozioni identiche in tutto il paese, senza considerare le possibili differenze fra luogo e luogo, in modo

tale da creare dei cittadini standardizzati, omologati. Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani, insomma. Solo che, a Trieste questo disegno si è scontrato con l’esistenza di un’identità altrettanto radicata. Succede così che un ragazzo della comunità italiana, di solito, cresce nella più completa ignoranza della cultura dei suoi stessi vicini di casa. A volte dei suoi amici, della sua ragazza. E’un po’da schizofrenici, no? Trieste è una città malata. E continuerà ad esserlo finché una qualsiasi comunità pretenderà di imporre la propria egemonia. Perché questa situazione di ignoranza, di conflitto latente, di schizofrenia è funzionale agli interessi del gruppo dominante. Come potremmo discriminare uno sloveno, o quantomeno escluderlo così a cuor leggero, se riconoscessimo alle sue origini la nostra stessa dignità? E sì che oggi la situazione è migliorata in modo incommensurabile. Le bombe di fronte alle scuole della minoranza non esplodono più dal ’74. L’ultimo corteo studentesco anti-slavo che abbia ottenuto un certo successo risale a prima

LAS VEGAS?

Slovenia terra di casinò

Sappiamo che in Slovenia ci sono circa una decina di grandi casinò. Ma da adesso ne avremo uno ancora più grande, anzi uno dei più grandi d’Europa. Dove? Ma a Nova Gorica, ovvaimente. Da pochi giorni è stato infatti siglato un accordo tra Hit Group (gestore dei casinò sloveni) e la società americana Harrah’s, colosso dell’industria del gioco d’azzardo. L’accordo porterà alla costruzione di un mega centro del gioco, dove sarà anche possibile usufruire dei più moderni centri wellness, e di intrattenimento. Va detto che, per far sì che l’accordo venisse siglato, il governo di Lubiana ha dovuto abbassare l’imposizione fiscale sui centri di gioco di ulteriori cinque punti percentuali, portandola a livelli irrisori rispetto a quella degli agli altri concorrenti europei.

Detto ciò, bisogna fare delle considerazioni. È inevitabile che una struttura di queste dimensioni, anche se non ancora ben definite, abbia delle grosse conseguenze su un tessuto urbano e sociale, quello Goriziano, poco propenso ai cambiamenti. In questa situazione il cambiamento sembra però inevitabile, in quanto l’accordo è stato già firmato, e quindi alla città restano due differenti opzioni: prenderne passivamente atto, oppure utilizzare al meglio quest’occasione di sviluppo. È ben chiaro che una decisione di questo calibro non può essere presa solo analizzando l’aspetto economico, ma anche quello etico. Infatti qualcuno potrebbe obiettare che puntare sul gioco per sviluppare l’economia del Goriziano non sia propriamente legittimo. Ma, d’altro

canto, non è neanche plausibile, di questi tempi, star a disquisire sulla legittimità di una struttura che comunque verrà costruita e che nei piani degli ideatori porterà qualcosa come tre milioni di turisti-giocatori in quel di Nova Gorica ogni anno. È quindi giunto il momento per le due amministrazioni comunali, e soprattutto per quella italiana, di creare delle strategie pratiche di collaborazione tra i due territori affinché gli introiti derivanti da questa grande operazione vengano ridistribuiti in maniera corretta su entrambi. Ciò significa che Gorizia dovrà essere in grado di sviluppare delle infrastrutture che esaltino le molte bellezze del territorio, affinché almeno una parte dei vari turisti si fermino anche al di qua del confine ed usufruiscano dei nostri servizi turistici e commerciali.

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del ’68. I muloni della curva passano sempre più raramente dalle parole alle vie di fatto. Al limite qualche pestaggio, e un bel po’ di s’ciavi de merda. Solo che, se proviamo veramente a pensarci, ci accorgiamo che i ragazzi della minoranza rischiano di vivere in uno stato di effettiva segregazione. Nulla di imposto dalla legge, molto poco di violento, spesso anzi senza nessuna conseguenza. Però con un corollario inevitabile: se uno di questi ragazzi volesse provare ad inserirsi in determinati ambienti, incontrerebbe difficoltà sicuramente maggiori. Perché, giusto per fare un esempio, non ricordo nessun sindaco proveniente dalle file della comunità slovena? E sì che, nel comune di Trieste, gli Sloveni sono attestati storicamente fra il 10 e il 20%. Non è che non si notano, ecco. Bisogna riconoscere che l’Italia ha fatto proprio un bel lavoretto: in epoca liberale e fascista li ha perseguitati apertamente, espropriandone i beni, chiudendo le scuole, costringendoli alla fuga. In epoca repubblicana, poi, si è spesso limitata ad insistere sull’aspetto della discriminazione culturale, in una cornice apparentemente più favorevole. Certo, non mancano casi di discriminazione ben più palesi. Secondo Piero Purini, negli anni ’50-60 era prassi comune che uno sloveno, per venir assunto nell’amministrazione pubblica, iscrivesse i propri figli alle scuole italiane. Sono molti altri gli esempi di una politica chiaramente indirizzata in tal senso, dalla costruzione dei borghi carsici alla discriminazione degli insegnanti delle scuole slovene. Per non parlare della tendenza a cancellare le responsabilità storiche dell’Italia nella regione. Solo che non ce ne accorgiamo, perché non siamo mai stati abituati a pensarci. Andrea Lucchetta

Incredibilmente, quasi fortunosamente oserei dire, la città di Gorizia si ritrova al centro di un’immensa operazione di sviluppo economico e di riqualificazione territoriale. Ovviamente quanto detto fin qui non troverebbe alcuna conferma se, per esempio, la municipalità ed i suoi cittadini non si impegnassero fin da subito nel sviluppare strategie economiche sia di tipo turistico territoriale sia nei confronti dei vicini amici sloveni. L’unico modo per non rimanere, per l’ennesima volta, periferici rispetto al mercato. Marco Brandolin


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Sconfinare Musica Who QUADROPHENIA F

orse Jimmy avrebbe preferito non essere tornato a Brighton. Ha cercato di dormire sulla spiaggia, ma ora è su una roccia, ritto alla pioggia e alla rabbia delle onde, e lo assale il mattino. Jimmy è solo un ragazzo stordito dal gin e dalla tristezza, e Quadrophenia racconta in un lungo flashback la storia della sua disperata corsa verso una salvezza. Del suo cuore che, prima o poi, smetterà di reggere. Jimmy è un Mod come tanti, nella Londra degli anni sessanta. Ha una Vespa, un Parka, ma non ama tutto questo. Gli appare ridicolmente e tragicamente vuoto: a volte, alle feste smette improvvisamente di ballare e fissa gli occhi indifferenti che lo circondano – e allora sa tutta l’assurdità di questo logoro meccanismo insensato, ed avrebbe voglia di urlarla, ma nessuno capirebbe. Magari Jimmy non ama il Mod, ma è tutto ciò che gli è rimasto – almeno nei ricordi. Continuamente ripensa a come si sentiva nei giorni a Brighton, trascorsi con centinaia di ragazzi simili a lui, tra feste, droga, notti in riva al mare. Quei giorni vicini, eppure talmente diversi da non sembrare nemmeno

Luglio 2007

LA RECENSIONE

reali. Quei giorni giovani, liberi, perfetti. Ma anch’essi sgretolano, scivolano via: da allora, Jimmy è stato cacciato di casa ed ha abbandonato la scuola. Ha cercato senza successo di lavorare in una discarica, e passa le notti sotto un ponte in attesa di qualcosa che non arriverà. Ha visto la sua ragazza con il suo migliore amico ed anche i suoi idoli lo hanno deluso, burattini nelle mani di qualcosa che non possono capire né controllare. E’ finita. Ormai Jimmy è già lontano. E nessuno saprà raggiungerlo. Con in tasca qualche manciata di soldi e di pasticche, prende la sua decisione. Risalire sul 5:15, sul treno che porta a Brighton; implorare ancora un sorso di passato, uno soltanto. Ma una volta giunto, Jimmy scopre di non ritrovare alcunché, aggirandosi silenzioso e solo tra i moli e i locali. Niente

gli appartiene più per davvero. E’ questo il momento culminante del suo racconto: nel luogo che ne simboleggia la giovinezza, l’adolescente capisce che una parte di sé è definitivamente morta. Jimmy non può rivedere Brighton, perché quel luogo non esisteva in altri che in lui, e non tornerà. Dopo una notte passata all’addiaccio, il giovane inghiotte le ultime pasticche ed il gin. E, con una barca, raggiunge sotto la pioggia una roccia distante dalla terraferma. Su questa roccia di Brighton, Jimmy è per una volta davvero solo. Il mondo non può toccarlo. I flutti che lo circondano rappresentano la sua immensa solitudine, la sua decisione di fare i conti con se stesso. E di scegliere. Potrà girarsi – potrà ricominciare, tornare a Londra, accontentarsi di quello che ha. Potrà diventare adulto: avere un lavoro e una famiglia, impegnarsi a costruire il suo angolo d’umile paradiso, giorno per giorno. Oppure

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Sguardo alle musiche di oggi e di ieri a volo di...ippogrifo! “Hedwig’s theme”, il tema di Edvige. O forse sarebbe meglio dire il tema di Harry Potter, visto che sono sufficienti poche note introduttive di questo pezzo per rivivere quasi magicamente tutte le avventure del maghetto, ormai cresciuto, nato dalla penna di J. K. Rowling. È questo il motivo musicale che riecheggia da tempo nella mente di chi ha atteso con una certa emozione l’uscita del quinto capitolo della saga; soprattutto di coloro che hanno seguito l’evolversi non solo dei personaggi, ma anche delle stesse colonne sonore. John Williams, Patrick Doyle, Nicholas Hooper: questa la sequenza dei compositori che hanno contribuito a iscrivere nella storia del cinema la serie, anche se (e questo va detto), è forse Williams ad avere il merito più grande, essendo la mente delle prime tre colonne sonore, dunque il “padre musicale” di Harry Potter e compagnia bella. Da notare il crescendo in difficoltà d’esecuzione, dissonanze e tensione che ben disegnano l’inizio dell’avventura nel mondo della magia: dal momento in cui tutto è stupore e scoperta, ben rappresentato da “Harry’s Wondrous World” (il meraviglioso mondo di Harry, altro motivo che, assieme al tema di Edvige, ritorna continuamente nelle varie colonne sonore), a “Fawkes the Phoenix” (Fanny la fenice), motivo che accompagna il volo della creatura magica verso chi rimane fedele al saggio Silente. Per arrivare ai temi più cupi della terza colonna sonora: emblematico a

tal proposito “A Window to the Past” (una finestra sul passato), triste motivo che accompagna il momento in cui Harry e Lupin gettano uno sguardo al passato e ai timori del ragazzo camminando per la foresta. Decisamente tutto un altro taglio ha la quarta colonna sonora firmata Doyle, nella quale troviamo, come prima novità, ben tre canzoni. È il sapore della sfida che pervade l’intera composizione: i suoni sono calcati

e vorticosi, come ad indicare l’assenza di calma e la necessità impellente d’azione. Un brano per tutti: “The Quidditch World Cup” (la coppa del mondo di Quidditch, tema che ritorna con l’arrivo degli studenti di Durmstrang a Hogwarts), dove le percussioni e una sorta di basso continuo degli archi accompagnano le grida di sfida (e le scintille dei bastoni) di Viktor Krum e compagni. E in ultimo c’è la quinta colonna sonora firmata Hooper, nome non noto al cinema. Interessante e nuovo l’uso di pianoforte e fisarmonica, e la rivisitazione del tema di Edvige in chiave più misteriosa attraverso i corni. La musica accompagna il moto dell’anima e l’azione con un tocco di nuovo che si preannuncia allettante. Certo, fra primi baci annunciati (e ripetuti ventiquattro volte in sede di riprese per ben rendere la crescita dei personaggi!), stanze che spariscono e arte della penetrazione delle menti, sarà un po’ difficile prestare attenzione alla colonna sonora, ma certo non impossibile. Perciò, se vi piace il genere, fate un salto al cinema e giudicate voi se Hooper ha ben accompagnato o meno l’attesissimo “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”... Isabella Ius

potrà ammettere che non ne è mai valsa la pena. Che soffrire, sognare, vivere è inutile. Che non si salva un ballerino disperato. Jimmy compirà la sua scelta – ma non una parola ne viene fatta in Quadrophenia. Così, alla fine, siamo noi a restare in piedi, infreddoliti, ubriachi e stanchi, su quel piccolo sasso in mezzo al mare, e ci stringiamo al nostro fradicio Parka. Siamo noi a decidere: varrà la pena ritornare a casa, rinunciare, crescere? Jimmy non lo sa. E, tra le lacrime, continua a guardare le onde.

Rodolfo Toe’

AUTORI E LIBRI IN GIARDINO 14 luglio – 4 agosto 2007 ore 18 LEG – Libreria Editrice Goriziana Giardino interno Corso Giuseppe Verdi, 67, Gorizia Quattro appuntamenti dedicati agli autori: di libri, ovvero di grandi biografie, di storia e di storie, di letteratura, ma anche di dischi, per raccontare non solo come nascono le pagine più belle ma pure cosa succede quando le parole incontrano la magia della musica. La LEG – Libreria Editrice Goriziana presenta il cartellone intitolato “Autori e libri in giardino”, un programma che vuole diventare una piacevole consuetudine per il pubblico di tanti lettori appassionati e che, in questa prima fase, tutta estiva, dà appuntamento nel giardino interno della Leg, una piccola oasi verde di tranquillità nel cuore del centro di Gorizia. Il primo appuntamento è in programma sabato 14 luglio e vedrà protagonista la scrittrice e giornalista Valeria Palumbo, caporedattore de L’Europeo e autrice del libro “Svestite da uomo. Donne in abiti maschili dalla Grecia all’Iran di oggi” (Bur, 2007). Studiosa di storia delle donne, cui ha dedicato diversi libri, Valeria Palumbo racconterà la sua ultima fatica editoriale in una sorta di intervista rovesciata con lo psichiatra e scrittore Adriano Segatori. Sabato 21 luglio, spazio alla presentazione del libro “Toscanini. La vita, le passioni, la musica” (Mondadori, 2007) dello storico romano Piero Melograni, grande appassionato di musica che ha già dedicato un saggio alla vita e al tempo di Wolfgang Amadeus Mozart. Con l’autore dialogherà il conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” di Trieste, Stefano Bianchi, musicologo e critico. Di altra musica, invece, si parlerà sabato 28 luglio, raccontando vita, morte e miracoli (musicali) di una generazione di artisti invisibili. La musica di Edoardo Cerea e i testi di Marco Peroni hanno creato un caso discografico. Il loro cd “Come se fosse normale” ha venduto nell’anno successivo all’uscita appena 28 copie nei negozi, ma ben 2000 tra concerti e sito internet. Costellata di colpi di scena e autentiche “trovate” del destino, la storia del cd sarà raccontata dalle parole di Peroni e dalla chitarra di Cerea. Sabato 4 agosto, infine, si ripercorrerà l’attività letteraria dello scrittore triestino Mauro Covacich, autore di successi editoriali come “Trieste sottosopra”, “A perdifiato”, “Fiona”, “Storie di pazzi e di normali”, “Mal d’autobus”. Con lui converserà il goriziano Fabrizio Meroi, docente universitario di filosofia, che con Covacich ha condiviso gli studi e una solida amicizia cresciuta nella comune passione per la letteratura e la filosofia. Tutti gli incontri avranno inizio alle 18 e saranno accompagnati da un aperitivo..


2007 Luglio

Sconfinare Cinema RECENSIONI Regia: D.J. Caruso Con: Shia LeBeouf, Sarah Roemer, CarrieAnne Moss, David Morse Uscita: 17 agosto 2007

Riassunto trama: Kale, rimasto orfano del padre morto in un incidente d’auto di cui lui si sente responsabile, è agli arresti domiciliari dopo aver commesso l’ennesima bravata. Per passare il tempo si mette a spiare il quartiere con un binocolo e si convince che il suo vicino è un serial killer..

Voto: 8Nazione: USA Cast: George Clooney Brad Pitt Al Pacino Ellen Barkin Matt Damon Durata: 122’ C’è chi va al cinema magari solo per un paio d’ore di oblio, per immergersi in una storia quando si spengono le luci e dopo un paio d’ore tornare alla vita normale: è uno dei tanti bisogni che può soddisfare il cinema, e Ocean’s 13 da questo punto di vista è perfetto. A una saga giunta al terzo appuntamento non si può chiedere di essere originale, ma questo non vuol dire che non sia un bel film, anzi, è coinvolgente e divertente come il primo della serie (“Ocean’s 11”). La storia è di nuovo una di vendetta: Danny Ocean (George Clooney), stavolta senza Tess al suo fianco, rimette insieme la banda per farla pagare a Willie Bank (Al Pacino, grandissimo come al solito), colpevole di aver tirato un brutto tiro all’amico Reuben Tishkoff (Elliott Gould) e in procinto di inaugurare un nuovo, gigantesco e stucchevole casinò a Las Vegas che probabilmente vincerà il prestigioso riconoscimento dei “cinque diamanti”. Il piano escogitato è tutt’altro che semplice, il nemico è all’altezza della sfida, e tutto ciò rende il film molto avvincente, esattamente come il primo: dopotutto, chi non vorrebbe trovarsi in una Las Vegas scintillante, quasi surreale, nei panni d’un ladro “d’alto bordo” e con uno spiccato senso dello stile come Ocean e la sua banda? Il regista Steven Soderbergh punta molto sui movimenti di macchina, sulle inquadrature e sui colori; belli anche i costumi, che arrivano a caratterizzare i singoli personaggi ben più delle battute che pronunciano. “Ocean’s 13” ha un ritmo incalzante, non si ferma un attimo, tra scene d’azione e momenti di dialoghi brillanti che s’incastrano l’uno con l’altro sotto le redini del sempreverde Clooney: fatto salvo qualche attimo di “buoni sentimenti” e una buona dose di cliché, tutto questo riscatta ampiamente il faux pas di “Ocean’s 12”, piuttosto scialbo e piatto, e fa di questo terzo episodio un “giocattolo” costoso, molto costoso, ben funzionante e soprattutto divertente.

Regia: David Yates Con: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Jason Isaacs, Helena Bonham Carter, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Gary Oldman, Maggie Smith Uscita: 11 luglio 2007

Da vedere: se avete voglia di suspence

Riassunto trama: Ancora magia, avventura, coraggio e stavolta amore, per il maghetto ormai adolescente, di nuovo sul grande schermo nel quinto capitolo della saga. A Hogwarts sta per cominciare uno degli anni più difficili per Harry: non solo deve studiare per gli esami, ma il Ministero della Magia sta lentamente prendendo il controllo della scuola e non manca occasione di screditarlo quando cerca di convincere tutti che Voldemort è tornato... Da vedere: se proprio dovete...e in ogni caso è meglio aver già letto il libro Riassunto trama: Il padre di Fiona, Re Harold, si ammala: Shrek diventa suo malgrado l’erede al trono di Molto Molto Lontano, ma non ha la minima intenzione di abbandonare la sua palude; con l’aiuto di Ciuchino e del Gatto con gli Stivali va alla ricerca un erede al trono in grado di sostituirlo, mentre Fiona con l’aiuto delle sue reali amiche tenta di fermare il colpo di stato del Principe Azzurro... Da vedere: Assolutamente sì (perché Shrek è sempre Shrek...)

Regia: Joe Carnahan Con: Martin Henderson, Jeremy Piven, Ben Affleck, Andy Garcia, Ray Liotta, Ryan Reynolds Uscita: 21 luglio 2007 Riassunto trama: Buddy ‘Aces’ Israel è un piccolo malvivente, legato al gangster Primo Sparazza, che si esibisce come illusionista a Las Vegas. Quando ‘Aces’ decide di collaborare con la giustizia, Sparazza mette su di lui una taglia di 1 milione di dollari che attira l’interesse di uno stuolo di cacciatori di taglie più o meno professionisti.. Da vedere: Sì

Regia: Chris Miller, Raman Hui Uscita: 31 agosto 2007

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I miei migliori dieci film Visto che lo scorso numero sono stati elencati i film più brutti visti quest’anno, io vorrei invece proporre alcuni tra i miei film preferiti...non tutti dell’ultima stagione, ovviamente, ...diciamo da vent’anni a questa parte...spero che possano essere belli e interessanti anche per altre persone, anche se magari con gusti differenti dai miei. L’attimo fuggente (Weir, 1989)e Forrest Gump (Zemeckis, 1994), credo non abbiano bisogno di tante presentazioni, ma se qualcuno non li avesse visti questo è il momento di farlo. La figlia di un soldato non piange mai (Ivory, 1998), film molto intenso che tratta la vita di una famiglia americana tra anni ’60 e 70’, prima a Parigi e poi sulla costa orientale degli Stati Uniti. Poi c’è Lagaan (Gowariker, 2001), film di Bollywood con molti personaggi da scoprire e una storia incentrata su una partita di cricket.Non adatto a chi non ama la musica e i balli indiani, visto che ce ne sono parecchi. Salsa (Buñuel, 2000), commedia in cui un pianista francese si finge cubano per poter lavorare al ritmo latino. Nel mezzo non manca la storia d’amore, ottima musica e bravi gli attori, soprattutto i due nonni.. Goodbye Lenin (Becker, 2002), a mio parere erroneamente definito commedia, narra il tentativo di un ragazzo di nascondere alla madre malata il crollo della DDR e di conseguenza di tutti i valori in cui crede. I diari della motocicletta (Salles, 2004), film tratto dall’avventura e dagli incontri del giovane medico Ernesto Guevara nel suo viaggio nel continente sudamericano, accompagnato dall’amico Alberto Granado e dalla Poderosa. Una canzone per Bobby Long (Gabel, 2004), in cui l’incontro tra una ragazza e due uomini che vivono nella sua casa d’infanzia riesce a migliorarli come persone e ad avere di nuovo fiducia nella vita. Habana Blues (Zambrano, 2005), viaggio nel panorama del blues cubano contemporaneo attraverso il tentativo di due musicisti di sfondare con il loro gruppo. Tough Enough (Buck, 2005), film, come dice il titolo stesso, molto duro, in cui si narra la vita di un ragazzo nei sobborghi berlinesi, che viene coinvolto in crimini e droga. Infine, Little Miss Sunshine (Dayton e Faris, 2006), in cui si ride dall’inizio alla fine nonostante la drammaticità ed il cinismo del racconto di un viaggio per partecipare ad un concorso di bellezza. Lisa Cuccato


10 Nella sua biografia, Lei è stato definito come uno dei maggiori esponenti del movimento anarchico contemporaneo. Qual è il significato odierno di anarchismo. L’anarchismo ha avuto una lunga storia come movimento sociale e come idea. Dal feudalesimo si delinea il movimento sociale liberale che lotta contro l’assolutismo. Si instaura in seguito il movimento repubblicano e più tardi il socialismo con esponenti come Marx e Bakunin che prospettavano un cambiamento totale della società. Da una società di dominio e di sfruttamento ad una società dove non esistevano disugaglianze e divisioni. Come realizzarlo? Il socialismo autoritario, il cui massimo esponente era Marx, affermava la necessità della conquista del potere, seguita dalla dittatura del proletariato. Ciò comporta la demolizione dello stato ineguale e la sostituzione ad esso di una società egualitaria. Questo è stato il tentativo dell’Unione Sovietica. Secondo l’anarchismo, invece, ci deve essere una socializzazione e una libertà che provengono dal basso, la trasformazione non deve provenire per mezzo di un sistema autoritario. La differenza tra marxismo e anarchismo, dal punto di vista rivoluzionario, sta nel fatto che l’anarchismo non prospetta la creazione di un nuovo stato, ma il centro decisionale è l’individuo stesso, in particolare il lavoratore. L’anarchismo ha difeso l’idea della necessità, nella società capitalista, di alimentare la coscienza dei lavoratori affichè siano essi stessi a difendere i loro interessi e tentino di realizzare nella società un’ esperienza di autogestione. Questa è l’immagine con cui si presentava l’anarchismo dello scorso secolo. Con la caduta dei regimi comunisti, in particolare quello sovietico, ogni esperienza di creazione di stati socialisti (in cui, si ricordi, veniva applicato comunque il capitalismo, quello di stato) è fallita e si è ristabilito il capitalismo privato. Ciò non ha portato alcun vero cambiamento sociale perché rimane lo sfruttamento. Attraverso i miei anni di militanza e lotta ho potuto vivere questo processo storico e ho maturato la convinzione che un cambiamento sociale debba essere sviluppato per e dai membri della società e non da un élite rivoluzionaria. Ad un’analisi più oggettiva, l’anarchia oggi si riflette nell’esigenza sociale in ampi settori della società di un modo di convivenza antiautoritario e antigerarchico, di un’esperienza di autogestione. L’aspetto positivo dell’anarchismo odierno è il fatto che abbia deciso di non essere un’ideologia e un movimento organizzato rigidamente, per trasformarsi invece in un’aspirazione sociale e umana. Tu, individuo non lotti per un simbolo, per una bandiera o perchè ti comanda qualcuno; ma lotti perchè senti sorgere dentro di te la necessità di affermare il rispetto sostanziale dei tuoi diritti. Non ci sono organizzazioni nè capi, ma una molteplicità di individui con un’esperienza autonoma che tentano di metterla in pratica e cercano che l’esperienza nasca spontaneamente dalla propria società, come aspirazione. Questo oggi si riflette nel movimento no global. Quali sono state le sue relazioni con Castro e quali le sue aspettative? Mi incontrai con Castro in Messico alla metà degli anni ‘50. Avevo appena terminato gli studi universitari e militavo all’interno del movimento studentesco. Vi erano molti latinoamericani (dominicani, cubani, brasiliani) esiliati dalle dittature dei rispettivi paesi. Io ero un rifugiato antifranchista e assieme a loro tentavamo di animare la resistenza contro le dittature e i regimi autoritari. Vi era quindi una coincidenza di intenti. Collaborai soprattutto

Sconfinare Scripta manent Uno sguardo attento verso Cuba Intervista a Octavio Alberola con il gruppo “26 luglio” perchè era il più vicino e il più attivo. Conobbi anche Che Guevara che allora non era ancora il mitico personaggio, era un medico. Dopo l’assalto alla Moncada nel ’53, Castro e altri cubani furono esiliati da Batista in Messico, il Che si avvicinò a questo gruppo e io li aiutavo. Noi e altri rivoluzionari aiutammo il Direttorio Rivoluzionario Studentesco. Mi occupavo soprattutto di atti di propaganda in Messico per cercare aiuti economici e materiali con la sorella minore di Fidel. Costituimmo poi il Frente Juvenil Antidictatorial Latino Americano con la promessa che i primi che si sarebbero liberati dalla dittatura avrebbero aiutato gli altri. I primi a risultare vittoriosi contro il dittatore Pérez Jiménez furono i venezuelani, applicarono quindi l’accordo e donarono un milione di dollari al movimento. Nel ’59 vi fu la vittoria di Castro. Nello stesso anno fondammo il Movimento Spagnolo ’59 aspettandoci un aiuto da Fidel, secondo la promessa fatta. Castro nel frattempo iniziò a godere dell’appoggio del movimento comunista. Io nel ’61 ritornai clandestinamente in Europa per preparare la guerriglia contro il regime di Franco. Al mio ritorno in Messico l’incontro con Castro non si realizzò a causa dei comunisti spagnoli, i quali avevano adottato una politica di riconciliazione con la Spagna franchista (già nel ’47 abbandonarono la guerriglia). Intanto, in Europa avevo partecipato all’organizzazione anarchica della Difesa Interna per coordinare la lotta contro Franco. Nel ’62 ritornai nuovamente in Spagna clandestinamente per unirmi a loro. E da quell’anno si disgregano progressivamente i rapporti con i castristi. Castro seguiva ormai la politica dei comunisti e intratteneva relazioni diplomatiche con Franco. Inizialmente assicurò che si trattava di relazioni momentanee, in realtà furono continue e attuate soprattutto per mantenersi al potere. Dal 1962 le relazioni tra Cuba e la Spagna diventarono sempre più intime. É legittimo pensare che il popolo cubano si trovi in mezzo a due blocchi: il proprio governo e l’imperialismo statunitense? Per il popolo cubano in questo caso si devono intendere i lavoratori cubani. E io tra i lavoratori cubani comprendo medici, professionisti, operai ecc. Dipende solamente dallo stato castrista la loro possibilità di ottenere un impiego. Qualsiasi cosa di cui essi abbiano bisogno dipende dal castrismo che ha copiato il modello sovietico. Tutte le persone, salvo i ricchi, vanno tutto il giorno incessantemente in cerca di cibo. La maggioranza dei cubani cerca dollari americani perchè il peso è una valuta debole a causa della crisi in cui si trova il mercato cubano. Questo ha provocato il dilagare del mercato nero e lo sviluppo del settore turistico (anche questo controllato dalla

burocrazia) e con esso la ricomparsa del fenomeno della prostituzione. I cubani non possono nemmeno contare sull’appoggio di coloro che abitano in America perchè Castro controlla l’entrata delle divise. Come sappiamo, alla popolazione non è permesso nemmeno lasciare il Paese. La maggior parte di questi cubani ha come massima aspirazione quella di andare negli Stati Uniti. Tuttavia, il governo Usa mantiene da 45 anni una presunta politica contro il regime castrista che è servita solamente a Castro per giustificare la situazione di profonda crisi dell’isola, identificandone la causa nell’ingerenza statunitense. In realtà, gli Usa non hanno fatto nulla perchè è nel loro interesse mantenere le odierne condizioni economiche e politiche del popolo cubano. Questo per due ragioni: sfrutta l’idea che ci sia il comunismo come uno “spaventapasseri” per coloro che vivono male in America, in modo tale che pensino “beh, lì c’è il comunismo mentre qui viviamo in una democrazia” e impedisce l’immigrazione in massa del popolo cubano negli Stati Uniti. Il popolo cubano è in mezzo tra il governo castrista e l’egemonia Usa. Questa è la mia opinione. Esistono dei movimenti di resistenza a Cuba non legati all’influenza Usa? Per gran parte dei cubani che vivono in questa situazione la preoccupazione più urgente è quella di uscire dall’isola e conseguire quindi delle condizioni di vita migliori. Molta di questa gente non lascia che si formi un movimento di lotta. Ma c’è un settore dei cubani (quelli che una volta credevano nella rivoluzione) che tentano di organizzare clandestinamente la dissidenza, perchè l’isola è completamente controllata dalla polizia. Gruppi di opposizione che vogliono un sindacato indipendente che necessitano di solidarietà nel denunciare la repressione. Io sono membro del gruppo di appoggio ai libertari e sindacalisti cubani. Serve come contatto per molta gente della dissidenza. Vi contribuisce anche il nipote del “Che” Canek Sánchez Guevara (figlio della figlia maggiore del Che che si sposò con un guerrigliero messicano esule, ma costretto ad andarsene da Cuba perchè Castro teneva relazioni con il governo dittatoriale messicano). Inoltre, vi partecipano cubani e latinoamericani anarchici e antiautoritari che denunciano la politica di oppressione. Facciamo un lavoro di recupero della memoria storica per introdurre a Cuba libri e documenti su quello che fu la storia del sindacalismo combattivo a Cuba prima che questo diventasse strumento stesso dello Stato che ha messo a tacere questo movimento. Il governo cubano pose fine al pluralismo per imporre un sindacato unico. Tutta questa attività viene fatta ovviamente clandestinamente. Esteriormente agiamo attraverso atti di propaganda e se alcuni cubani riescono ad uscire dall’isola noi li

2007 Luglio aiutiamo a trovare lavoro. In più proponiamo dibattiti ideologici con quelli che difendono la politica portata avanti da Castro. Che tipo di attività porta avanti in Spagna? L’attività in relazione alla Spagna è diversa. Da 10 anni sono membro di un Gruppo di Lotta per la Riabilitazione Morale e Politica delle Vittime della Repressione Franchista. Anche se sono passati più di 30 anni (il regime franchista cadde nel ’75) nella Spagna attualmente democratica non c’è ancora la depurazione delle istituzioni dalla dittatura, anche se c’è stata l’amnistia nel ’77. La giustizia continua a riconoscere come legalmente valida le sentenze del tribunale repressivo della dittatura. Il governo socialista di Zapatero si è visto obbligato, nel 2004, a costituire una commissione interna ministeriale il cui obiettivo era quello di proporre una legge per riabilitare le vittime della repressione franchista. Nel 2006 è stato presentato il progetto di legge che risulta diverso da quello che si prospettava inizialmente a causa di influenze della destra e della chiesa. In questo momento stiamo portando avanti una campagna di mobilitazione affinchè il governo mantenga la promessa fatta, ossia l’annullamento di tutte le sentenze pronunciate dal tribunale della dittatura. Si tratta di un progetto politico e morale. Ora sto scrivendo un libro, con un altro storico, dal titolo “Paura della Memoria”. Un’opera di analisi di tutte quelle che erano le leggi repressive franchiste durante i 40 anni di dittatura e su come la transizione alla democrazia abbia smontato solo parzialmente questo apparato e non totalmente. Dal risultato della mobilitazione dipenderà la fine del libro. sua Quale sarà, secondo la opinione, il futuro di Cuba? Sono pessimista per il futuro di Cuba. Mi addolora molto che il popolo cubano che ha lottato per liberarsi dalla dittatura di Batista abbia perso 50 anni soffrendo molto senza aver recuperato le libertà fondamentali. La prospettiva che alla morte di Castro ci sia una democratizzazione in cui la maggior parte dei lavoratori cubani potrà godere di libertà formali è alta ma la condizione dominante sarà la stessa. Al capitalismo di stato si sostituirà il capitale privato. Se non ci sarà una transizione con un governo democratico, si copierà il modello comunista cinese e la situazione sarà peggiore perchè non ci saranno nemmeno le libertà fondamentali. La cosa più grave è che il sindacalismo, che dovrebbe essere lo strumento dei lavoratori per difendere i loro interessi, è screditato a Cuba perchè il popolo ha avuto come modello di riferimento per 40 anni il sindacalismo ufficiale. Sarà difficile costruire un sindacalismo autonomo. Oggi i lavoratori cubani non hanno diritto allo sciopero e sono stati create delle figure con il compito di vigilare che la popolazione si rechi al lavoro puntualmente (si pensi che la maggior parte della popolazione vive lontano dal posto di lavoro, è povera e non ha la possibiltà di usare i trasporti pubblici per cui si deve svegliare prestissimo). Tutti i lavoratori sono malpagati. Il mio pessimismo è dovuto anche al fatto che stiano intervenendo anche altre forze politiche per tentare di controllare questo nuovo sindacalismo, cioè per dividerlo invece di rafforzarlo. L’aspetto per cui sono ottimista, invece, è che una gran parte della gioventù non crede nei partiti politici nè nel regime. Comunque si impegnano e mostrano un grande interesse per la loro situazione poichè vi è l’esigenza di una libertà reale e di un’autonomia per organizzare la loro vite e il loro futuro. Nicoletta Favaretto


Sconfinare Stile libero Il Veneto artistico Itinerari veronesi tra malinconia e fotografie

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2007 Luglio

Verona d’estate. Verona delle serate di celebri opere all’arena, ma anche Verona delle numerose mostre d’arte: nel Palazzo della Ragione, recentemente restaurato, nei sotterranei del vecchio Tribunale, sito archeologico degli Scavi Scaligeri, oltre che nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti, sede della collezione permanente “L’infinto dentro lo sguardo”. Dunque una città che merita di essere visitata entro la fine del mese di luglio per poter ammirare quella che è definita, dalla maggior parte dei critici nazionali e internazionali, una delle esposizioni temporanee tra le più articolate e ricche di spunti riflessivi della nostra Penisola. Il titolo, “Il settimo splendore, la modernità della malinconia”, fa riferimento al terz’ultimo cielo del Paradiso dantesco, luogo in cui risiedono i rilucenti Spiriti contemplativi, e alla connessione, sottolineata, ben prima che dal nostro Poeta, dal filosofo greco Aristotele, tra l’umore malinconico e il talento artistico. Il percorso si snoda tra le immense sale del Palazzo della Ragione, situato esattamente dietro al centro medievale della città, Piazza delle Erbe. Le opere, più di duecento, sono suddivise in sei sezioni, recanti nomi evocativi dei cammini interiori verso i quali la mostra intende guidare i propri visitatori. I conflitti della forma, Gli enigmi dell’anima, Visioni e visionarietà, Il teatro della vita e della storia, Lo spazio tra contemplazione e spaesamento e, infine, Il brivido dell’ideale sono le cornici entro le quali possiamo vedere il sentimento malinconico plasmato dall’abile mano di artisti appartenenti a differenti epoche, dal Rinascimento ai giorni nostri, in diverse forme, dal “classico” quadro dipinto ad olio alla scultura più eccentrica, dal foglio in acquerello alle statue di candido gesso, dalla matita su legno alle incisioni. L’esposizione, per volontà del curatore, Giorgio Cortenova, e dei suoi collaboratori, che hanno lavorato alla scelta delle opere e

all’allestimento per oltre quattro anni, inizia con la descrizione di quella malinconia, sublime ed estatica, che coglie il genio nel momento in cui si rende conto che non potrà mai raggiungere l’Essere superiore, che, per quanto si sforzi, sarà pur sempre un essere umano, per definizione, limitato, in contrasto con ciò che il suo talento gli permette soltanto di scorgere: l’Infinto. La mostra prosegue in un cammino che si fa sempre più cupo, nel quale non mancano le raffigurazioni comunemente note dello spleen (le varie “Maddalene addolorate e penitenti”, da quella di Caravaggio a quelle Fetti e Orrente), ma nel quale non si giunge mai all’oscurità più profonda dell’animo; la conclusione è circolare, tanto che nell’ultima sezione si ritorna all’apertura verso l’ideale, verso ciò che l’uomo sogna e brama proprio perché irraggiungibile. Tale itinerario, creato, dunque, per indagare la dolorosa incapacità umana di accostarsi al Tutto, è frutto però di elaborazioni artistiche che non risaltano immediatamente agli occhi del visitatore, di elucubrazioni, certamente fondate e culturalmente sostenute, che lo spettatore non interiorizza con facilità. Ma la pecca maggiore dell’esposizione non è il suo impatto sofisticato, bensì il fatto che a ciò non vi sia rimedio: né le audioguide né i brevi pannelli introduttivi alle varie sezioni aiutano i visitatori ad orientarsi sui motivi cardine delle scelte espositive. Gli interrogativi sulla presenza di un’opera piuttosto che un’altra si susseguono, senza trovare alcuna risposta che non sia l’immaginazione. Accanto a una mostra dai grandi spazi e dagli importanti nomi, se ne può trovare una meno nota e decisamente di più semplice allestimento, ma di non minore fascino: “Oltre l’argento. I Tommasoli, fotografi dal 1906”, aperta fino al 23 settembre al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, nel cortile del Tribunale. La cornice è sicuramente suggestiva: dopo aver

sceso una serie di scalinate, ci si ritrova nel bel mezzo di un sito archeologico, nel quale scorci della Verona romana e di quella medievale si intrecciano senza soluzione di continuità, trasportando il visitatore da un’epoca all’altra. Il silenzio e le luci soffuse (necessarie per il buon mantenimento di fotografie di inizio secolo scorso) creano un’atmosfera irreale, totalmente fuori dal tempo, che accompagna le persone attraverso la vita e le opere di tre generazioni di fotografi veronesi, appartenenti tutti alla famiglia Tommasoli: Silvio, per la prima metà del ‘900, i fratelli Filippo e Fausto, per la seconda metà e, infine Sirio e la moglie-allieva Alessandra, fino ai giorni nostri. Il titolo dell’esposizione si riferisce all’andare oltre al procedimento fotografico più conosciuto, ma anche all’avanzare oltre le pretese di oggettività dell’immagine e dunque oltre la raffigurazione stessa che la foto dà del mondo. Nonostante i temi della mostra siano gli abituali motivi fotografici (la città, i ritratti, i nudi, le nature morte, la gente), il filo che conduce il visitatore lungo i corridoi degli Scavi pare assumere di passo in passo un senso sempre più concreto: si segue il cambiamento che ha subito quest’arte lungo un secolo intero, il passaggio dall’immagine precisa, nitida, chiara, ma mai banale alle sperimentazioni chimiche della camera oscura, passando per giochi di luce in bianco e nero e a colori, per ritratti sfocati e per provocanti servizi in studio. Le pretese di quest’esposizione sono sicuramente inferiori rispetto a quella di Palazzo della Ragione, eppure, grazie anche alla sua originale e creativa semplicità e a una superba organizzazione dello splendido spazio archeologico, sembra destinata a lasciare un segno ben più profondo nelle menti dei visitatori. Michela Francescutto

Pantani pirata tragico Era il 2004. Era il 14 settembre, San Valentino. Era un giorno di gioia, di amore (forse di stampo commerciale) e magari matrimoni. Uno di quei giorni in cui tutto può apparire bello o addirittura bellissimo, oppure aprire sotto ai tuoi piedi un baratro grande, grande come la morte. Magari quel 14 febbraio di tre anni fa per tanta gente poco dirà. Poco ha detto e poco continuerà a dire. Io credo, invece, che difficilmente lo scorderò. Perché in quel San Valentino, il giorno degli innamorati, il mio idolo d’ infanzia, la persona che più d’ ogni altra mi aveva fatto sognare, che mi aveva fatto esultare di gioia e poi penare e soffrire da solo, e i ciclisti lo sanno bene che quando si pena e si soffre si è sempre da soli, quella persona a cui devo ancora oggi tantissimo, beh quella persona lì, Marco Pantani non c’ era più. Era morta sola in una camera di un residence di Rimini. Io Marco non l’ ho mai conosciuto. Gli strinsi solamente la mano una volta. Gli chiesi l’ autografo. Me lo fece con gentilezza. Mi diede un colpo sulla spalla, sorrise, mi augurò buona fortuna e se ne andò via a ricevere uno dei tanti premi della sua carriera. Fosse per me ora sarei in carovana a correre con

lui, più che a scrivere di lui. Ma si sa con gli anni le cose si modificano e si capisce davvero qual’ è la propria via. E la mia non era il ciclismo. Quello lo continuo a seguire ancora, con la stessa passione di sempre, ma senza oramai quel trasporto emotivo che mi accompagnò dal 1994 al 2003. Perché di cose ne sono successe e perché là in mezzo, tra i vari campioni e gregari, tra gli onesti e quelli meno, non c’ è più quella macchia gialla che tanto mi piaceva e per cui tanto io tifavo. C’ ha pensato qualcuno a cogliere quella rosa gialla, a toglierne i petali uno dopo l’ altro e a tentare di gettarli via, nella pattumiera del dimenticatoio. Ma non ci sono riuscite quelle brave persone ad infangarne il ricordo. Perché certo Marco sé buttato via da solo, perché non è la cocaina che viene a cercare te ma sei te che la cerchi. Questo è vero come il mondo. Questo è sacrosanto. Ma è altrettanto vero che una persona con la coscienza sporca non si va a buttare via così, non va a finire in quel modo la sua esistenza. Una persona con la coscienza sporca ammette la sua colpa. Dice c’ ho provato a fregarvi, m’ avete fregato voi, ripartiamo. Chi ce l’ ha pulita, no. Non riparte. Perché in quel giorno a Madonna di Campiglio in cui

per davvero se ne è andato Marco Pantani, qualcosa è successo. E sarebbe ora di sapere cosa davvero è successo. Anche se è ormai troppo tardi. Anche se forse non servirebbe più a niente. Anche se quella presunta ed assurda verità è già stata scritta negli annali e nei ricordi della gente. Io non so. Non so chi abbia per davvero sbagliato, chi abbia fatto o non fatto quello che è stato, quel passato che oramai non è più possibile cambiare. Non so il perché dell’ accanimento di tanti, di troppi nei suoi confronti. Non so e non ho capito il perché di tanti articoli e titoloni ad effetto su una persona che certo non fu squalificata perché trovata positiva, tutt’ al più perché malata. Con 52 di ematocrito non si sta troppo bene ma non si è certo dopati. Non so tante cose. Quello che so di per certo è che ha pagato solo una persona. Ha pagato uno per tanti, forse per tutti. Ha pagato chi ha avuto la colpa di aver fatto sognare la gente, tanta gente, forse troppa gente. Ha pagato uno solo, uno solo al comando. Addio. Addio Marco. Giovanni Battistuzzi

Sostiene Pereira Sostiene Pereira è un libro che si legge in una notte, è un libro estivo, ma non da ombrellone data la facilità allarmante con cui lo si divora ed allo stesso tempo la profondità delle considerazioni che macinano spontanee in qualsiasi forma celebrale. L’estate può essere la stagione indicata per riflettere, lontani dai beneamati Dumont e Giuliano, per incentivare ognuno di noi a tornare a settembre con una nuova carica intellettuale, di onestà e di trasparenza, per insegnare a noi giovani giornalisti e commentatori il ruolo fondamentale che la stampa ha in una democrazia, per ricordare ai pre-Potenti, ai soliti furbetti del quartierino, ai soliti “più intelligenti” che non si può fare tutto di soppiatto né fermare le idee. Pereira, il protagonista del libro, è un uomo calmo, serafico, disimpegnato ed allineato giornalista, amante del buon mangiare e della tranquilla pacatezza della cultura classica, solo «un oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio», il «Lisboa». Egli riscopre con il passare del tempo e delle circostanze la potenza politica dei grandi classici cui ha dedicato tutta la sua vita anche grazie alla fortuita conoscenza di Francesco Monteiro Rossi, scrittore di necrologi che accompagnano la scomparsa di eminenti personalità della cultura portoghese. I coccodrilli che il giovane redige tuttavia non possono essere pubblicati, intrisi come sono di teorie socialiste e anarchiche, per il rischio di incorrere nella censura del regime. La storia è ambientata in una Lisbona della fine degli anni ’30, durante il regime di Salazar, mentre in Spagna già era scoppiata la guerra civile e l’antisemitismo dilagava in numerosi Paesi Europei. L’autore sceglie appositamente un cognome portoghese di tipiche origini ebree come molti cognomi che indicano nomi di albero da frutto (Pereira significa pero). Tabucchi è di una attualità tremenda quando ripropone l’annoso problema dell’indipendenza della stampa, del ruolo che può avere la cultura, i messaggi critici e le costanti reinterpretazioni che si possono trovare in opere letterarie immortali, forti della loro saggezza universale. Forse anche noi come il protagonista non abbiamo la pretesa di fare rivoluzioni, di sconvolgere il sistema, ma come lui stesso ci dimostra dobbiamo riuscire a mantenere una visione critica del quadro generale e ribellarci quando questo è al di fuori del rispetto delle regole. Perché le idee non possono non venire in mente, perché in fondo possiamo essere tutti un po’ Pereira quando neghiamo ai nostri occhi le ingiustizie che ci circondano ma come lui possiamo riscattarci. Perché un giornale può essere pure finanziato e controllato da un potere forte ma prima o poi può saltare in mente a qualcuno qualche domanda strana, qualche pensiero pericoloso… P.S.: Salazar è stato al potere con il beneplacito della comunità internazionale fino al ’74. Giacomo Antonio Pides


Sconfinare De Boca Bona

12 Il bilancio E così, si conclude questa annata di Sconfinare, prima della meritata pausa estiva. Anche per la redazione di “De Boca Bona” è giunto così il momento di stilare bilanci. Il concetto di bilancio sottintende una cosa importante: occorre rendere conto di più o meno ogni cosa. A chi, in questo caso? Credo, prima di tutto, a noi stessi. Col tempo, le persone che hanno collaborato a questa rubrica hanno appreso ad utilizzare una prospettiva nuova, non solo in cucina (lo ammetto: non sappiamo destreggiarci granché bene con i fornelli ...), ma – cosa ben più significativa – sulla vita. Attraverso il Cibo abbiamo, prima di tutto, riassaporato la Terra. Si dice che la conoscenza di un luogo passi attraverso i suoi piatti, ma ciò non significa (almeno, non solo!) che si possa gozzovigliare per il bene dell’umanità. Significa capire che quando assaggiamo una pietanza, o un vino, è la Terra che stiamo mangiando, la sua storia, il sudore delle generazioni che vi sono passate. Attraverso il Cibo abbiamo riscoperto (come l’articolo di questo numero evidenzia) il piacere della convivialità e dello stare insieme. Si sta attorno a una tavola per pranzare ma tante volte si pranza proprio per stare attorno a una tavola. Lo sa bene chi, da buon veneto, da buon friulano, non ha mai pensato di smettere di bere (ma scherziamo?) conscio del valore di un bel bicchiere con gli amici. Ma lo sa bene anche chi, come il sottoscritto, se si è trovato da solo in appartamento ha preferito saltare pasti piuttosto di sedersi ad una tovaglia silenziosa. I nfine, e cosa molto più importante di tutte, questa rubrica ha rappresentato l’occasione per sostenere la ricchezza del Cibo. Il mondo d’oggi è stipato di sostanze più o meno organiche, a malapena (... e a malincuore) definibili come materia edibile: gelati alla soia, latte scremato, birra analcolica, aspartame, dolci senza zucchero, caffè decaffeinato e the deteinato - per non parlare dell’universale messa al bando del burro. Scrivere di cucina ha significato anche questo: opporsi all’idea di alimentazione intesa come semplice atto obbligatorio, funzionale ad una prestazione. Parlare di cultura dell’alimentazione sana è impossibile, se ad essa non si accompagna la riscoperta della buona cucina. E la Redazione, contraddicendo l’idea imperante, s’accomiata sostenendo sfacciatamente che un’alimentazione sana, un rapporto sano con il Cibo, deve basarsi soprattutto su burro e zucchero. Andrea Bonetti Massimo Pieretti Rodolfo Toe’

Luglio 2007

La di-Vin Commedia

Proposta di un tour alcolico con Inferno, Purgatorio e Paradiso Posso parlare di vino in questa rubrica,

da infiltrato. Tutto nasce da alcuni racconti sul tema, in un blog. Fa una certa impressione: io che parlo del vino. Sono forse la persona meno adatta. Aneddoto: prima cena con la famiglia della mia ragazza. Da timido impunito quale sono, non spiaccico parola. Il padre, per cavarmi qualcosa, inizia a parlare del vino. Scelgo ovviamente l’alternativa peggiore: dire la verità, che ho preferito quello più criticato da tutti, un Cabernet. Mi giustifico col fatto che al Cabernet sono emotivamente legato; la discussione passa alle caratteristiche organolettiche, il padre sostiene che non è adatto ad accompagnare la carne, manca di tannino. Cado nuovamente nel silenzio, qualcuno cambia argomento. Io il tannino non so cos’è. Il mio metro di giudizio è il gusto personale, senza competenza alcuna. Sono naif, o infantile, se preferite (ignorante, se volete essere meno gentili). Ma il segreto del vino sta qui: nonostante si porti dietro un alone di raffinatezza ed elitarismo, è semplice, tutti gli si possono accostare. Così ha saputo ritagliarsi un largo spazio nelle nostre vite, standosene a margine: per far sentire la sua presenza gli basta fare da accompagnamento, non necessita di palcoscenici. Un filo conduttore, che unisce lingua, ricordi, terra, rivolta, sesso, religione, pensiero. Almeno così l’ho cantato io,

che di vino non capisco nulla. Basandomi su questa capacità onnicomprensiva, vi propongo una serata “dantesca”, un tour alcolico tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Nulla di originale, avrete passato in questo modo molti vostri mesi universitari; ma forse non in questa particolare prospettiva. Quando avrete la casa libera per qualche giorno, invitate gli amici più cari, le loro sorelle simpatiche, la vostra ragazza, i compagni di setta: tassativamente le persone a voi più vicine, ed in numero limitato (tra i tre ed i sette). Ognuno porti una bottiglia di vino, secondo il suo gusto: andranno bene sia scorte omogenee, sia accozzaglie improbabili. Riunitevi a tavola, preparate pane e salame ed inizino i discorsi. Scegliete volutamente quegli argomenti che sono fonte di divisione, attrito, incomprensione. Sfruttando i primi vapori dell’alcol, confrontatevi senza remore, sostenete con forza le vostre idee: è questo il vostro Purgatorio, sopportare questioni e battibecchi per rafforzare il rapporto con chi vi è più caro. Certo, ci vuole un certo impegno, a trascorrere così la serata. Se riuscirete a passare questa prova del fuoco, potrete godervi il vostro Paradiso, superata la fase alcolica “calda” ed entrando in quella più dolce della sbornia. Trasferitevi su dei divani, se avete un giardino all’aperto (le coperte sul prato sono

Il vino

Ramandolo Si dice che il ramandolo sia uno dei vini

che meglio rappresenta gli uomini di terra friulana: a volte rudi ma estremamente generosi e di antica cultura. L’essenza friulana,la commistione del semplice e del nobile si ritrova nel ramandolo che si presenta come vino pregiato, la cui produzione è limitata a 285.000 bottiglie all’anno. Il suo sapore dolce, il profumo di albicocca e miele di montagna e il caratteristico colore giallo oro che lo rendono un vino ricercato, si accompagnano alla sua adattabilità ai sapori sia salati che dolci. Il ramandolo si gusta infatti piacevolmente con il Montasio con miele e nocciola o i formaggi stagionati, il lardo, la trota affumicata, il prosciutto di San Daniele e il gorgonzola nonché con la gubana, i biscotti o la pinza. Prodotto nei comuni di Nimis e Tarcento, in provincia di Udine, deve il suo nome a una piccola frazione del primo, appunto Ramandolo. Commercializzato in passato unicamente a livello locale, gode ora di diffusione nazionale e in alcuni casi estera. Uno dei primi vini friulani ad aver ricevuto la D.O.C.G., è prodotto con sole uve di verduzzo friulano, appassite a volte anche sulla pianta stessa.

degli evergreen). In sottofondo della buona musica, classici fine anni ’60-anni ’70 (oppure degli album recensiti da Sconfinare). Cullatevi tra dolci confidenze e chiaccherate più intime, aiutati dal maggior senso di comunione ottenuto dalla fase uno (affinché non si spenga, evitate le effusioni romantiche con la vostra ragazza, se l’avete invitata: per una sera sacrificate le pulsioni sensuali all’amicizia). L’Inferno è il post-sbornia: svegliatevi insieme, purificatevi con grandi quantità d’acqua dopo la bevuta colossale. Fate una passeggiata di gruppo, per quello che le vostre condizioni permettono. Chiudete in bellezza con grandi tazze di caffèlatte, come quelle di quando eravate bambini. Un programma banale, come vedete, ma forse simbolo della vita intera: affrontare i propri Purgatori personali, per raggiungere un Paradiso, spesso in fin dei conti nient’altro che poter affrontare sorridenti e in compagnia gli Inferni che si incontrano. Raggiunto il limite delle parole, ma col vino finisce sempre così, s’inizia con il più ed il meno, il tempo passa, neanche ce se n’accorge, ma alla fine s’è ugualmente detto qualcosa. Anonimo

...Sconfinare...

periodico regolarmente registrato presso il Tribunale di Gorizia in data 20 maggio 2006, n° di registrazione 4/06. Direttrice Responsabile Annalisa Turel Editore e Propietario Assid “Associazione studenti di scienze internazionali e diplomatiche”.

A.S.S.I.D.

Sconfinare non è il giornale ufficiale dell’Assid nè identifica la sua posizione politica, in quanto è semplicemente la libera espressione di alcuni suoi membri che costituiscono il Comitato di redazione.

Assaporandolo in un calice con un libro tra le mani, magari con lo sguardo rivolto verso le stupende colline friulane, si dimostra vino eccezionale per la riflessione e la contemplazione. In una tavolata con svariate leccornie è certamente un vino che degno di una buona compagnia. Sicuramente, un vino straordinario. Giulia Cragnolini

Redazione Paola Barioli, Andrea Bonetti, Marco Brandolin, Pieranna Brisotto, Edoardo Buonerba, Elisa Calliari, Davide Caregari, Giulia Cragnolini, Allan Francesco Cudicio, Emmanuel Dalle Mulle, Nicoletta Favaretto, Antonino Ferrara, Michela Francescutto, Francesco Gallio, Davide Goruppi, Ian Hrovatin, Isabella Ius, Davide Lessi, Andrea Luchetta, Mattia Mazza, Monica Muggia, Luca Nicolai, Arianna Olivero, Agnese Ortolani, Leonetta Pajer, Federico Permutti, Massimo Pieretti, Diego Pinna, Giulia Pizzini, Federica Salvo, Bojan Starec, Eva Stepancic Rodolfo Toè, Athena Tomasini. Se vuoi contattare la redazione scrivi a sconfinare@gmail.it oppure digita www.sconfinare.net


2007 Luglio

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Sconfinare Relax

...Per un’estate stilosissima... Cari amici fashion, fi nalmente ci ritroviamo per parlare di moda, di stile, di gusto, di eleganza, di un qualcosa che riguarda imprescindibilmente noi tutti. Lo so che ormai potrebbe sembrare quasi quasi un po’ tardi per parlare delle tendenze per l’estate, ma non è così!! Infatti siamo tutti ancora in tempo per cambiare rotta qualora ci fossimo sbagliati negli ultimi “investimenti” per la nostra immagine grazie a una delle iniziative più meravigliose e gratificanti (ma anche snervanti da certi punti di vista) che la storia dell’uomo abbia mai conosciuto: le SVENDITE di fine stagione!!! Visti i prezzi, vista l’inflazione, l’euro e la sagacia dei negozianti, i prezzi stanno subendo dei rialzi pazzeschi soprattutto nel settore della moda, a (o “ahi!”) noi molto caro. Per questo il periodo delle svendite diventa sempre importante e la scelta di taglie e modelli rimasti nei negozi in questo periodo è sempre più varia… tutti adesso vogliono aspettare i magici sconti che vanno dal 20% al 50%. Ma ora andremo ad analizzare cos’è IN e cos’è OUT basandoci sia su quello che abbiamo potuto notare nelle sfilate proposte nelle varie settimane della moda principali e non, sia su un po’ di street style che sembra ricoprire un ruolo sempre di maggior rilievo nella categorica scissione fra il bene e il male nello stile stagione dopo stagione. Per quest’anno il fashion system si trova bombardato dalle reminescenze delle decadi precedenti: gli abitini anni venti, si mescolano a tagli e colori dei cinquanta, con pantaloni e capigliature anni ottanta… e viceversa…insomma, tutto ciò che è rivisitazione di stili degli anni precedenti mescolati fra loro è assolutamente IN! Frugate pure negli armadi dei vostri

genitori, zii e cugini e arraffate tutto ciò che sia della vostra taglia… e –per piacereportate tutto in lavasecco prima di indossare qualunque di queste cose con odore stantio! Scendendo nei particolari, il punto vita dei vestitini delle fanciulle dovrà essere ben segnato con cinturoni/ini praticamente sotto le costole (vita altissima); ciò non vale per i pantaloni, che tuttora mantengono un taglio abbastanza a vita bassa nella maggior parte dei casi, o con vita di nuovo altissima solo in alcuni. Sia per lui che per lei i pantaloni sono piuttosto strettini e a sigaretta, GUAI indossare quelli a zampa d’elefante! Per quanto riguarda i pantaloni corti, soprattutto per ciò che riguarda i ragazzi, negli ultimi anni abbiamo notato un’evoluzione nella loro lunghezza: qualche anno fa andavano –sfortunatamente- quelli sotto il ginocchio, l‘anno scorso era l’anno dei bermuda e quest’anno i pantaloni sono cortissimi, assolutamente sopra il ginocchio e tagliati a metà coscia. Così dovranno essere anche i bermuda da mare, corti corti; mentre per le fanciulle spopola il trikini: super super fashion, anche se rischia di segnare un po’ troppo le manigliette dell’amore, però almeno nasconde la pancetta! Mi scuso sin d’ora con i calciatori, gli sciatori, i pattinatori, gli affezionati alla palestra e tutti coloro che per altri motivi abbiano quadricipiti femorali da mister universo, però loro dovranno evitare questo look sgambato (vedi TUTTE le sfilate da uomo per la primavera-estate 2007). La gamba muscolosa quest’anno è OUT e va camuffata! Per ciò che concerne le scarpe, i modelli IN sono tra i più vari: si passa dalla ballerina classica, ai tacchi con zeppa altissimi, dalle punte arrotondate a quella appuntite… c’è

veramente un po’ di anarchia quest’anno!!! L’importante è che tutto faccia contrato! Colori: quest’anno si abbandonano –soprattutto nello street style- i colori tenui, pastello per lasciare spazio a quelli sgargiantissimi, anche non abbinati fra loro, per dare un effetto di contrasto. Tra i colori più visti nelle vetrine ci sono il rosso fuoco (o anche “Ferrari” o “Valentino” a seconda dei gusti), il rosa shocking, il verde smeraldo, il blu cobalto, l’arancione acceso e il viola che ci accompagna ormai da quest’inverno. Il colore base è senza dubbio il bianco! Ci sono stilisti che hanno fatto intere collezioni quasi completamente di questo colore! Il nero dovremo –ahimèmetterlo tutti nell’armadio e andare tutti ad abbronzarci (non importa se in spiaggia, al parco o alle lampados)! Anche i tagli di capelli fanno parte del fashion system e anche essi posso attingere ispirazione da molte decadi precedenti nei tagli e nei colori; da evitare come la peste saranno le mèches, questo è l’unico contrasto di colore non ammesso per questa bellissima stagione! Adesso non rimane altro che afferrare le carte di credito, bancomat, contanti, assegni (nei casi estremi potete anche usare il baratto come forma di pagamento), armarvi di pazienza e di ferocia verso gli altri compratori e precipitarvi nei negozi per accaparrare tutti i capi della vostra taglia –ovviamente che rispondano ai criteri sopraelencati- che vi stiano meglio e che facciano sentire bene voi e chi vi guarda! ...insomma popolo del glamour, BUONE SVENDITE!!!

Il sudoku di Giulia Pizzini La soluzione nel prossimo numero

Mattia Mazza

Yes Man Danny Wallace Un interessante trend della narrativa commerciale degli ultimi anni è quello che io chiamo “libro-scommessa”, ovvero la storia, narrata in prima persona, di un giovane professionista (generalmente inglese, per qualche ragione) che in seguito ad un epica ubriacatura scommette con un amico altrettanto ubriaco di compiere un impresa improbabile e la mattina successiva, invece di riderci su, decide di farlo davvero. La cosa che preferisco di questi libri, oltre al tipico humor inglese di cui sono pervasi, è il fatto che si tratta di storie vere. Mr. Fridge ha davvero passato un estate girando l’Irlanda in autostop con un frigo al seguito, e Danny Wallace ha davvero passato tre mesi a dire solo di si. La storia di Yes Man varia lievemente rispetto al consueto inizio alcolico di questo genere di romanzi. Comincia con un epifania, una di quelle improvvise illuminazioni che a volte ti investono leggendo un libro, guardando un film, o alla vista di un opera d’arte. Per Danny, un giovane e apatico produttore radiofonico londinese, basta uno sconosciuto su un autobus. Un insegnante barbuto di origine indiana che, nel mezzo di una conversazione oziosa, pronuncia le tre parole che cambieranno per sempre la vita di Danny: dire più si. E Danny decide di dire si, sempre e comunque, quale che sia la domanda. Che sia un amico che lo invita al pub, una ex che vuole rivederlo, una mail che offre trattamenti per l’allungamento del pene, lui accetterà ogni proposta, per tre mesi. Tenendo segreto il suo impegno per non essere sfruttato, Danny scopre che rinunciare ad ogni controllo sulla propria vita può avere conseguenze surreali. Nei tre mesi successivi vincerà alla lotteria, viaggerà in mezzo mondo, si farà fare un ritratto con un cane immaginario, infastidirà un monaco buddista, otterrà un nuovo lavoro, conoscerà degli ufologi, sarà ipnotizzato da un Labrador, comprerà un auto, sconfiggerà una nemesi e troverà l’amore. Perché le cose belle succedono solo se le lasci succedere. Malgrado la morale del romanzo sia forse troppo ottimistica la storia scorre veloce, grazie alla narrazione distaccata e lievemente allucinata del protagonista, e malgrado ogni nuovo “si” metta in moto una catena causale di sorprendenti coincidenze la vicenda resta credibile. E se anche qualcuno dovesse dubitare che si tratta di una storia vera, uno sguardo alla foto dell’autore basterà a convincere anche i più scettici. Con una faccia simile gli crederei anche se sostenesse di aver attraversato la Manica su una barca fatta di rigatoni incollati insieme. Impresa, peraltro, che potrebbe essere alla base di un futuro romanzo... Luca Nicolai.


2007 Junji Dva obraza iste realnosti

Casino in pokopalisce Nove Gorice Pred dnevi sva Giorgia in jaz aključno odkrila majhno, nepoznano in zapuščeno židovsko pokopališče, ki se nahaja v neposredni bližini državne meje in bolje znanega “Casino Fortuna”. Pokopališče je težko dostopno in nek mož, v katerega dvorišče sva neopazno zašla, nama je obrazložil, kako priti do njega. Presenetljivo je bilo dejstvo, da nas je ogovoril v perfektni italianščini, medtem ko lahko na eni roki preštejemo tiste, ki onstran meje v Gorici obvladajo slovenščino. Sledila sva danim navodilom in dospela do pokopališča, v bližini katerega nemoteno teče potok. Voda je bila Židom zelo pomembna, saj je bila simbol za življenje, ki se nikoli ne prekine. Predno bi vstopila se trenutek vstaviva, ne samo kot znak spoštovanja da kraja večnega počitka, temveč predvsem zaradi zapuščenosti v kateri se pokopališče nahaja. Okrušeni in razmajani nagrobni kamni, iz katerih se z veliko težavo razbere ime tistega, ki tamle počiva, med temi tudi imena pomembnih družin Morpurgo, Michaelstaeder… Burja in dež bosta kmalu zabrisala za vedno še tisto malo čitljivih napisov in tako izbrisala za vedno pomemben del naše zgodovine. Našo pozornost je nato pritegnila vrsta grobov z istim datumom smrti 1910, poleg tega pa nobena razlaga o tem kar se je bilo zgodilo vsem tistim, ki so v tako velikem številu preminili v istem letu. Paradoks predstavlja, ob zidu postavljen napis “Casino Fortuna”, ki obvešča o casinoju, obenem pa nekako vodi pogled mimoidočega na zapuščeno pokopališče…in ironično povezuje igro s smrtjo. Najbolj pa zaboli dejstvo, da je bil Casino postavljen prav ob pokopališču za katerega nihče se ne zmeni in katerega sledi bodo kmalu izbrisane, tako da bomo za vedno prikrajšani dela naše domače zgodovine. Arianna Olivero Giorgia Turel Prevedel Samuele Zeriali

Sconfinare Go and Go BOHINJSKA ŽELEZNICA

in vem tudi, da politiki zlorabljajo svojo moč za uresničitev osebnih interesov. Čeprav so se prejšnji teden vršile volitve v deželi Chubasha, jaz se jih nisem udeležila, ker pač jim ne verjamem. Res pa je, da tu, v tej državi, je bolje ne imeti kaj opraviti s politiko.« Nadaljuje pa s sledečo izjavo: « Težko mi je pisati tako negativno mnenje o Rusiji. Rusija je meni kot mati, ki čeprav hudobna, jo še naprej ljubiš.» Rešitev, ki jo Sasha ponuje je aktivizem preko njene organizacije, ki ni politično usmerjena. Sasha organizira tabore, kjer lahko ruski študenti srečajo in spoznajo sovrstnike iz raznih evropskih držav. Uspeh njenega dela je sočutje in spoštovanje med maldimi iz različnih držav in z različno kulturo in to prav v današnjih časih, ko so si kulture tako nezaupljive ena do druge. Problem je prenos teh idealističnih misili na rusko politično realnost. Težko je preskočiti zid, ki ga politika gradi in ki ločuje ljudi, zid zgrajen iz razočaranja in na moč katerga vplivajo mediji. Prav ruski mediji so problem s svojim močnim vplivom nad prebivalstvom. Spominjam se pogovora s rusko mladenko, ki je komaj dokončala univerzo. Trdila je, da je bila ruska vojna proti Čečeniji dobra akcija, saj

Nedvomno sta Italija in Rusija dve različni državi, in to ne samo zaradi tega, ker ima prva katoliško usmerjenega vladnega ministra, druga pa predsednika, ki pozitivno ocenjuje posiljevalce. Izmed mnogih razlik je gotovo najvažnejša tista, ki ji je ime civilna družba. Ta magična formula se ni nikoli utrdila v Rusiji, in to zaradi različnih razlogov. Pravzaprav zgleda, da niti iz pepela izumrlega komunističnega režima, ni nastal pravi humus, ki bi zgradil trdno civilno družbo. Prav letos pozimi je Putin določil z novim zakonom, da je lahko katera koli organizacija zaprta oz. ukinjena, če bo vlada priznala-dokazala, da jo ta ne špoštuje. Aktivni član neke organizacije je Sasha Philippova, tridesetletnica iz mesta Cheboksary v deželi Chuvasha, poročena in mati devetletne hčerke, zaposlena pri neki privatni firmi. Spoznal sem jo letos pozimi, ko sem sodeloval pri kampusu, ki ga je organizirala v svojem rodnem mestu. Po umoru častničarke Politkovskaye sem jo vprašal, kaj ona misli o Rusiji. Njeno, po e-mailu izraženo mnenje, je negativno. Začne se pač s trditvijo, da v Rusiji demokracija ne obstaja, nato se nadaljuje s sledečim stavkom: « Vem samo, da politika ni nikoli dobra

potrebam po sodobnejših povezavah za trgovanje. Železnica sama je pospešila trgovanje ne samo družine Ritter, temveč cele vrste manjših in večjih trgovcev in družb (obrtniki in proizvajalci vina) ki so se tako preselili v Gorico in tu uspešno obratovali. Lokalne oblasti so razumele, da le nova železnica, ki bi peljala do Koroške, to je najvažnejšega trgovskega centra za goriške trgovce in obrtnike, bi lahko bila kos povečanemu prometu. Ta železnica je današnja tako zvana »Bohinjska železnica«, ki je prišla v Gorico šele leta 1906. Razlogi, da je bila zgrajena komaj na začetku 20. stoletja so bili tehnični problemi vezani na

Dograditev železnice leta 1906 je bil zaključek dolgoletnega procesa, ki je obnovil prometno mrežo, ki je povezovala Gorico z ostalimi deli cesarstva. Proces se je začel nekaj let prej, ko so prišli v Gorico C.V.Czoering, funkcionar, ki je imel nalogo preveriti vse možnosti, ki bi omogočale razvoj tega dela »Kustenlanda« in družina nemškega izvora Ritter. Slednja je izbrala Gorico za sedež svojih dejavnosti. Izbira je imela izredni pomen za Gorico, saj so Ritterjevi pritiskali na cesarsko oblast, da bi Južna železnica, ki bi povezovala Dunaj s Trstom in ki jo je finansirala družina Rothscild, peljala mimo Gorice. Razlog za to zahtevo je bila potreba povezav za dostavo izdelkov in trgovanje s Trstom ter drugimi centri AvstroOgrskege. Do tega je prišlo leta 1860. Zgraditev železnice pa je povzročila določene urbanistične spremembe. Železnico je bilo treba povezati z mestnim središčem in tako je nastala cesta, ki danes ni nič drugega kot znameniti »Corso Italia« oz. Najpomembnejša ulica, ki pelje skozi mesto. Južna železnica ni zadostvovala novim

Rusi in Rusija

III

nedostopnost ozemlja, ki pa obenem nudi potniku lep razgled celotnega ozemlja. Železnica je bila pomemba avstrijskim oblastem ne samo zaradi ekonomskih razlogov temveč tudi vojaških,saj je dovoljevala hiter premik vojaških enot do meje z Italijo. Ta poteza pa se je pozneja pokazala za strateško zelo šibko točko, saj je postala med prvo svetovno vojno lahko dosegljiva tarča za obstreljevanje. Leta 1906 pa je prihod železnice predstavljal za Gorico donos novih moči in dohodkov z dograditvijo novih ulic in zgradb v neposredni bližini železniške postaje. Trgovci so tako bili čim bližji postaji, kar je pozitivno vplivalo na trgovanje s Koroško. V čudni igri vsode je Gorica dosegla svoj višek le osem let pred vojno, po kateri so tu nastale nove meje, ki so odrezale Gorico od njenega zaledja in nenadoma vse te železniške povezave so bile neuporabne in zamanj. Vseeno do druge svetovne vojne so lokalni trgovci uporabljali del železnice za trgovanje z ozemljem ob Soči. Tudi to ni trajalo dolgo. Po drugi svetovni vojni pa je prišlo do novih sprememb, ki so onemogočile še to poslednje trgovanje in celo odrezale železnico od mesta za katerega je bila le-ta zgrajena. Giangiacomo Della Chiesa Prevedel Samuele Zeriali

se mora Rusija braniti pred čečenskimi teroristi, ki pobivajo otroke. Zgledala je parodija Berlusconija, ko pridga o kuhanih otrok na Kitajskem, samo, da je ona verjela sami sebi. Mediji uporabljajo laži in izmišljotine tako, da si pridobijo odobritev prebivalstva. Imeli smo mnogo takih pogovorov, saj, nam tujcem, ni uspelo razumenti, zakaj prebivalci Rusije se niso uprli Putinovi odločitvi, da bo on sam izbral predsednika dežele Chuvasha, s tem da mora utrditi vlado zaradi varnostnih razlogov. Prebivalci so reagirali ali s posmehom ali s dvigom rok. Potem ko sem se vrnil v Italijo, sem izvedel, da so aretirali nekega podjetnika prav iz mesta Cheboskary, ker je hotel nastopati na volitvah kot kandidat proti sedanjemu predsedniku. Izpustili so ga takoj ko je zapadel rok predložitve kandidature. Tisto, kar me je največ presunlo je dejstvo, da tako močno razočaranje ni prepričanje starejše osebe rojene pod Sovjetsko Zvezo, ampak je lastno mlademu človeku, ki ni doživel sovjetskega režima in že sovraži novo «demokratično» Rusijo. Andrea Luchetta Prevedel Samuele Zeriali


II

Sconfinare Go & Go

Junji 2007

TRST, ODPRTO MESTO je imel simpatično ime. Morda s Prešernom bi bili bolj srečni. Po drugi strani zamejci poznajo italijansko kulturo tako kot slovensko. Ugovor naj bi bil, da vsekakor oni živijo v Italiji: to je njihova država, torej morajo si ustvariti mnenja o tistem kar je dobro ali slabo za državo v kateri živijo. In to je gotovo res. Skromno poznanje mesta s strani italijanskih prebivalcev pa nima nobenega opravičila, ker slovenska skupnost, čeprav manjšinska (niti preveč) je pripomogla k razvoju mesta tako kot italijanska stran. Tudi Slovenci imajo stoletne oziroma tisočletne korenine na tem ozemlju, in torej ima iste pravice kot italijanska. Edino to, da je slovenska skupnost zanemarjena, če ne tudi diskriminirana. Na žalost šolska realnost ne pripomore k rešitvi tega problema: slovenska kultura v italijanskih šolah je popolnoma ignorirana: sploh jo imajo za tujo. Nekako kot da bi na enak način zanemarjali avstrijsko kulturo v Adiži ali francosko v Dolini Aoste.

Italijanski šolski sistem se zgleduje po francoskem post-iluminističnem modelu: to pomeni širiti iste vsebine po celi državi, ne da bi se upoštevalo možne razlike med kraji, s ciljem da se uresniči omologacija prebivalcev. V bistvu potrebna je bila kreacija italijanske identitete. Samo, da v Trstu tega ni bilo mogoče izpeljati. Večkrat se pripeti, da italijansko govoreči mladenič doraste, ne da bi spoznal kulturo svojih sosedov, prijateljev in punce. Trst je «bolno mesto» in gotovo ne bo ozdravelo dokler samo ena skupnosti bo zahtevala popolno hegemonijo. Ta položaj shisofrenije, nevednosti in napetosti je funkcijonalen interesom večine. Kako lahko diskriminiramo Slovenca, če mu prepoznamo isto dostojanstvo? Podčrtati je treba, da se je položaj dandanes precej izbojšal. Minilo je že petintridest let od kar je bila postavljena zadnja bomba pred neko slovensko šolo in celo štirideset let od zadnje uspešne protislovenske povorke. Muloni, to so kot huligani,

vsaj ne več pretepajo ljudi, a samo žalijo z izrazom «s’ciavi de merda». Če pa o tem globlje razmislimo, se zavedamo, da mladi pripadniki manjšine živijo v skorajšnji segregaciji. Noben zakon ne tega imponira, a če se hočejo vključiti v določena okolja (beri združenja, organizacije...) pride do težav. Npr. ne spomnim se niti enega tržaškega župana, ki bi pripadal manjšini, čeprav število Slovencev v občini Trst niha med 10% in 20%. Italija je res «uspešno» delovala: v času fašizma je ostro preganjala Slovence, z razlastitvami, zaprtjem šol in etničnim čiščenjem. V republikanskem obdobju pa se je v glavnem država ukvarjala le s kulturno diskriminacijo . Piero Purini pravi, da je v 50ih in 60ih letih, Slovenec, ki je želel službo v javni upravi, imel navado - moral - vpisati svoje otroke v italijansko šolo. Obstaja še mnogo drugih primerov politične in kulturne diskriminacije in razlikovanja, od gradnje kraških naselij do diskriminacije učiteljev

Sport kot sredstvo Prizdruzevanju Nekaj dni pred upravnimi volitvami kaze da bo obcina Gorica, neizprosno starajoce se mesto z vedno manj idejami in skoraj popolno nezainteresiranostjo za evropske zadeve, prepustila vodstvo mesta koaliciji, ki je sestavljena iz najbolj neverjetnih oseb, med njimi tudi tistih ki bi radi popeljali Gorico petdeset let nazaj v obdobje globokega sovrastva do “slovanov.” Da bi prekoracili to zapleteno obdobje nam je, brez da bi to nacrtovali, priskocilo na pomoc lokalno sportno gibanje, ki je predlagalo tri dogodke absolutnega prestiza na mednarodni ravni,vsi zaznamovani z globokim evropskim obcutkom:mednarodni turnej mesta Gradisce ob Soci,teniski turnej Go-Go, evropsko kosarkarsko prvenstvo v skupini mlajsih od 20 let. Prav cez kaksen dan, 24. aprila, se bo zacel ze 22. priznani mednarodni nogometni turnej mesta Gradisce, ki ga organizira U.S. Ital San Marco, ki igra pomembno vlogo na podrocju nogometa. Dogodek je pravzaprav ze tri leta razdeljen na dva turneja: klubski turnej Rocco in turnej zdruzene Evrope za predstavitve

narodov.Turneja

Rocco

se

bo

udelezilo 24 mostev pod 17 let med katerimi najboljsi italijanski(Milan, Juventus, Roma, Inter) in vsi najboljsi tako na evropski kot na juznoameriski ravni kot na primer nepremagljiv Atletico Mineiro, ki nosi tudi naslov prvaka.Pravo posebnost pa najdemo v notranjosti turneja zdruzene Evrope.Tu se bo soocilo 24 ekip pod 16 let (Italija, Slovenija, Hrvaska, Gruzija, Romunija, Litva in Srbija) in raprezentanca GoGo.Ta je sestavljena iz najboljsih mladih iglalcev goriske province in njihovih sovrstnikov iz Nove Gorice. Tudi ce nogometni dosezki niso nikoli bili visoki, je vsekakor vredno povdariti trud tistih, ki preko sporta hocejo prekoraciti se vedno prisotne pregrade med obema mestoma.Treba je tudi povedati, da se bodo tekme turneja, cetudi vecinoma v Gradiscu, odvijale na razlicnih igriscih v regiji ter tudi v Sloveniji, Avstriji in v Venetu. Kdor je zainteresiran za tenis, tudi to leto ne sme manjkati na zenskem turneju Go-Go, ki se bo odvijal v Gorici in Novi Gorici.Junija bomo v Goricah lahko prica dvema razlicnima turnejema, v paru in enojcu, zahvaljujoc nagradi v znesku 25000$.Tekme tega turneja se bodo igrale tako na italijanskih igriscih kot na

igriscih teniskega kluba Nova Gorica. Se ena priloznost za ogled dobrega tenisa in priblizanje slovenski kulturi. Sportni dogodek poln pricakovanj v 2007 je nedvomno evropsko kosarkasko prvenstvo pod 20 let.Takoj je treba povedati,da je evropska kosarkarska zveza izbrala Slovenijo(in ne Italijo) kot drzavo organizateljico in dolocila Novo Gorico in Gorico za sedeza dogodka. Ta izbor lahko nedvomno da dobro podlago za bodoco integracijo.Julija bosta, kot je razvidno, obe mesti navzoci dogodku velikega kalibra, ki bo gostil 16 najboljsih evropskih mostev, in od katerega je vec medijske pozornosti delezno samo se svetovno kosarkarsko prvenstvo. Prav v Pali Bigot, ki je pred nekaj dnevi gostila kosarkarski derbi med Trstom in Gorico, aktivni clanici v prvenstvu B2, se bodo cez 3 mesece soocile najboljse evropske ekipe.Ravno v teh prostorih, ki so deset let nazaj bili utripajoce srce sportnega gibanja in so vzgojili prvake kalibra kot sta Milan in Pecile in je bilo v veliko zadovoljstvo majhnemu mestu kot je Gorica,bomo vsaj za kaksen dan lahko podoziveli mogocnost kosarke,to pot ne zahvaljujoc Rivi ali Milanu ampak slovenskim prijateljem,na katere kaksen starec se vedno gleda kot na sovraznika proti kateremu se je treba bojevati. Marco Brandolin prevedel Jasna

slovenskih šol. Sploh pa ne govorimo o zamolčitvi italijanske odgovornosti v zgodovinskih dogodkih, ki so oblikovali deželo. Vsega tega se ne zavedamo, ker nismo bili nikoli vzgojeni in navajeni tako razmišljati. Andrea Luchetta Prevedel Samuele Zeriali

SLOVENIJA, DRŽAVA IGRALNIC mestu ostaneta le dve opciji: pasivno sprejeti dejstvo ali pa izkoristiti možnost gospodarske rasti. Jasno je, da se bo treba v kratkem odločiti. Nekdo bi lahko ugovarjal, da ni etično omogočiti razvoj goriškega ozemlja s tem, da se ulaga v hazardno igro. Prav zaradi je nujna odločitev ne samo iz vidika ekonomske rasti, temveč tudi glede etičnosti strukture. Po drugi strani pa v naših časih ni niti preveč smotrno zaustaviti se pri analizi moralne zakonitosti igralnice, ko bo slednja v istem času gotovo delovala in privabila v Novo Gorico okoli tri milijone turistov in igralcev na leto. Prišel je torej čas, da obe občini, še toliko več tista na italijanski strani, začenjata sodelovati ena z drugo, tako da bo prišlo do pravične razporeditve dohodkov. Gorica bo morala naložiti na infrakstrukture, ki bodo cenile lepote ozemlja. Na tak način bo mogoče privlačiti del turistov na italijansko stran, ki bodo lahko imeli na razpolago razne turistične in trgovske postrežbe. Res je neverjetno, bi se upala reči, da se Gorica po naklučju znajde v centru ogromne možnosti gospodarske rasti in rikvalifikacije ozemlja. Nedvomno, kar sem tu trdila, se ne bo uresničilo, če se ne bodo isti prebivalci potrudili in že sedaj začeli sodelovati. To bo edini način, da ne bomo zopet ostali na robu trga in rasti. Marco Brandolin Prevedel Samuele Zeriali


Uvodnik

Številka 9 - Junij 2007 Urednica Casopisa: Annalisa Turel

BREZPLNCA ŠTEVILKA

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TRST, ODPRTO MESTO

Končno smo dosegli naš prvi Cilj, najvažnejšega: Leto! Spremili smo Zemljo v svojem enoletnem romanju okoli Sonca. Mi znamo, da Zemlja in drugi planeti v nebesih niso gledali z brezbrižnim očesom Umetnost in Znanost, ki so izvirale iz teh šestnajstih strani, iz ene pomladi v drugo. Šestnajst strani! Samo šestnajst strani! Kaj, Bralci! Dragi in priljubljeni Bratje! Kaj vsega lahko vsebuje šestnajst takih strani! Ko Beseda ni samo črka, a življenje, kri in strast! Ko Beseda je bila prej kot vse drugo! S tem voščilom se obračam tudi do vas, praporščaki z neutrudljivimi peresom! Naprej! K pisarni! Strani, ki so polne muk! Žarki prihodnosti se nam smehlijo, in mi jih bomo znali doseči! Naj bo naš trud vdan, našo zaupanje trdno! Prišli smo do našega prvega Leta, kateremu bo sledilo še desetine, stotine drugih! Mi smo komaj na prvi stopnji dolge in težavne lestvice – do sedaj smo uporabili le nekaj kapelj našega neizmernega morja! Mi vam obljubljamo! Mi prisežemo pred zvezdo Severnico, vzhodu, alfi, omegi našega Truda: mi prisežemo Bralcu! Rodolfo Toè prevedel Samuele Zeriali

Zanimalo bi me izvedeti, koliko Tržačanov bi znalo kaj povedati o Narodnem domu ali o Bazovskem procesu. Mislim, da bi jih bilo kar malo. Pravzaprav, če izključimo iz tega štetja pripadnike slovenski manjšini, sklepam, da ne bi bilo skoraj nikogar. Jaz sam, do nekaj mesecev od tega, nisem imel nobenih informacij o zgoraj omenjenih pripetljajih. Gotovo, vedel sem kaj pomeni dom, a narodni? In o Bazovici... «Ali se gre za fojbe?» sem se spraševal. Za pripadnike slovenske manjšine sta omenjena dogodka zelo pomembna. To sta dve časovni prelomnici, ki imata še

vedno močan vpliv na kolektivni spomin Slovencev, tako kot so prihod Italije, fojbe ali eksodus iz Istre in Dalmacije pomembni dogodki za italijansko skupnost. Sicer z razliko: če bi vprašali pripadnika manjšine naj nam govori o teh dogodkih, nam bi znal nekaj povedati. Možno je, da bi prišel do popolnoma različnih zaključkov, morda celo nasprotnih, a vsaj nas ne bi debelo gledal. Vprašam se, kako je mogoče, da v istem mestu, cela skupnost živi v popolnem nepoznavanju zgodovine in kulture svojih sosedov. Pahor prikliče na spomin poprej priimek notarja, kot ne pesnika. Žiga Zois? Vsaj na strani II

SLOVENIJA, DRŽAVA IGRALNIC Vsi vemo, da ima Slovenija na svojem ozemlju okoli deset velikih igralnic. V kratkem pa bodo imeli še večjo, pravzaprav eno izmed največjih v Evropi. Kje pa se bo nahajala? V Novi Gorici, seveda! V minulih dneh sta podpisala pogodbo upravitelj slovenskih igralnic Hit Group in ameriška družba Harrah’s, pravi velikan v področju hazardne igre. Pogodba predvideva gradnjo velikega igralnega centra, kateri bo tudi vseboval enega izmed najmodernejših centrov wellnessa in vzdrževanja. Tako, da bi bil podpis pogodbe mogoč, je slovenska vlada morala znižati davke nad igralnicami še za pet odstotkov. Sedaj pa bo treba pomisliti na posledice, ki bo prav gotovo tale ogromna stavba imela nad staro Gorico. To je mesto, ki ne ljubi sprememb. V tem slučaju, pa je sprememba neizogibna, saj sta stranki že podpisali pogodbo in torej

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SLOVENSKA IZDAJA

Rubrika Go and Go Sport kaot sredstvo Prizdruzevanju

BOHINJSKA ŽELEZNICA

Strani II

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Sconfinare numero 9 - Luglio 2007