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Salve a tutti, sono Augusto Minzolini, maggiordomo del Tg1. A urne chiuse e missione compiuta, voglio spiegare a voi lettori perché lo ScaricaBile, malgrado la sua proverbiale volgarità e il suo cattivo gusto, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare (dalla redazione mi suggeriscono "schifoa-spese-dei-contribuenti"), nelle dimore private di Sua Maestà on.cav.ing.dott.god. Silvio Berlusconi. Il motivo è semplice. Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa e tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Io sono un coniglio gigante e li nell'angolo c'è Gesù che mi fa ciao ciao con la manina. In questo numero avremmo potuto parlarvi di: -lucidalabbra (e sopra e sotto) -esfoliazione da napalm -completini da ronda per un estate in mimetica rosa shocking.


Caso D'Addario: stampa estera scatenata contro Silvio Berlusconi. Il Times: "Quanto tempo può durare Berlusconi?" “Il tempo che impiega per scegliere un ministro", afferma Mara Carfagna. Il Giornale: "La D’Addario era ossessionata: voleva incastrare Berlusconi." Per fortuna aveva con se il Lubranal.

Referendum, scarsissima affluenza. Sembrava di essere ad un comizio di Franceschini.

George Clooney dichiara di utilizzare un medium per parlare col maiale. Tarantini, invece, un cellulare.

Istat: nelle regioni del Nord il 19% dei bambini è figlio di cittadini stranieri. Se consideriamo le famiglie italiane.

Berlusconi: "C'e' qualcuno che ha dato un mandato preciso e ben retribuito a questa signora D'Addario". Dopo essere entrata a Palazzo Grazioli.

Il Ministro dell'economia Tremonti critica le banche: "Troppa fila." Tremonti:"Gestire il terzo debito pubblico al mondo prova nella psiche e nel fisico". "Ad essere gestiti da Tremonti si diventa il terzo debito pubblico al mondo", ha replicato stizzito il debito pubblico, " poteva pensarci quand'eravamo ancora fidanzati.”


Anni fa conobbi un tizio, bassoccio, mingherlino e pelato. Faceva un lavoro strano, che provò più di una volta a spiegarmi, ma più tentava e più non riuscivo proprio a comprenderlo. Faceva il giornalista. Non il giornalista di cronaca, né di giudiziaria o sportivo. Il suo era un lavoro ancora più settoriale e ben retribuito: era un giornalista eccettuativo. Esatto. Era uno di quei giornalisti occulti pagati per starsene dietro una scrivania ad eliminare chirurgicamente le notizie dal palinsesto giornaliero. Mattina e pomeriggio a selezionare e cestinare, selezionare e cestinare, selezionare e cestinare e via dicendo... Giorno dopo giorno lo guardavo dritto negli occhi chiedendogli cosa significasse tutto questo. A cosa portasse. A chiedergli anche solo un perché, ma non rispondeva mai. Si limitava ad abbassare lo sguardo lasciandomi intravedere un velo di tristezza mista a rassegnazione. Selezionava e cestinava prevalentemente le notizie provenienti dall'esterno e riguardanti la classe politica del momento. Tutto ciò che non era propaganda esplicita ormai veniva sistematicamente cestinato, tagliato, stuprato e sparato su tutti gli schermi senza la traccia alcuna di qualcosa che potesse anche lontanamente definirsi notizia. Era solo un'unica rutilante sequela di opinione miste ad opinioni, senza una testa o una coda. Era questo il compito del giornalista eccettuativo. Ciò che doveva risplendere erano le opinioni della classe dirigente. E se i fatti le smentivano, bisognava cambiare i fatti. Era l'inarrestabile manipolazione del presente. La manipolazione del presente serviva a modificare in tempo reale la memoria dei singoli individui. Poiché la classe dirigente detiene il controllo integrale di tutti i mezzi di comunicazione, con essa controlla il presente e

le menti degli spettatori. Ne consegue che il presente ed il futuro sono ciò che il partito decide che sia.no. La manipolazione del presente ha però uno scopo di gran lunga più importante: salvaguardare l'infallibilità dei politici. L'attuale falsificazione del presente posta in essere dai giornalisti eccettuativi è indispensabile alla stabilità dei governanti di turno. Ma come riusciva a fare quel lavoro, sapendo di reiterare continuamente menzogne e falsità? Il giornalista eccettuativo italiano aveva appreso e messo in pratica la lezione del bipensiero orwelliana. Questa implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro diametralmente opposte e contrastanti, accettandole entrambe. "Dire una menzogna sapendo di farlo, smentendola un secondo dopo è un duro esercizio mentale che non andrebbe sottovalutato", mi diceva. Lo vidi al lavoro in una sera d'estate, mentre cancellava e cestinava notizie riguardanti la vita dell'attuale Presidente del Consiglio ed i suoi vassalli. Festini con escort pagate, droghe, voli di stato utilizzati a scopi privati. Tutto provato con foto e documenti. Puntualmente cancellati. Gli chiedevo con disappunto come potesse


cancellare tutte le notizie sulla vita privata dei politici. Gli dicevo che la distinzione fra pubblico e privato è manichea: un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola avrebbe dovuto rinunciare a fare il politico. E lui mi rispondeva che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformano in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media, o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. Che la vita privata di un politico è gossip e che questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. E non potei controbattere. Era come una lotta contro se stessi. Avevo capito che i fatti succedono, ma che nessuno li può raccontare.

Avevo capito che quando uno si mette a raccontare, racconta e racconta. e all'inizio dice Quello che è successo veramente, ma poi finisce per raccontare quello che avrebbe voluto che succedesse. Guardandomi allo specchio vedevo me stesso e mi accorsi di vedere contemporaneamente quel giornalista che disprezzavo con tutto il cuore. Guardandomi allo specchio rassicuravo i miei due me stesso. Avrei potuto anche avere due opinioni contrastanti su tutto, ma un'unica grande certezza: ero uno stronzo.


E’ opinione comune che la televisione sia causa e conseguenza dell’angosciante deriva comportamentale del popolo Statunitense. Dopo una prova sul campo come inviato, comunico che questa opinione non è diffusa quanto dovrebbe. In Italia ci lamentiamo di Mediaset perché ha lobotomizzato il popolo, ma qui la situazione è ad un altro livello: è come se un Berlusconi avesse diretto ogni singolo programma televisivo di ogni singolo canale durante tutto il ventesimo secolo. Anzitutto dimenticate i telegiornali. Potete fare zapping una notte intera, è come cercare Tofu in un McDonald, chiedendo poi LSD come condimento. No way man. Alcuni show vorrebbero essere informativi, ma le notizie non riescono a passare il muro visivo fatto di luci, colori ed enormi tette delle presentatrici. Come se non bastasse, per essere rilevante un'informazione deve necessariamente interessare direttamente gli Stati Uniti: posso garantire che se Angela Merkel decidesse di invadere la Polonia, qui prima di un paio di anni non se ne accorgerebbero. Forse per quello ci hanno messo tanto 70 anni fa. In qualunque momento un buon terzo dei canali trasmette immagini di gente che si picchia nei modi più fantasiosi: dalla boxe d’epoca alla Lucha Libre (wrestling messicano), dal wrestling femminile con tanto di donna combattente in Burqa (... speriamo che Allah non esista altrimenti stavolta si incazza) al combattimento corpo a corpo senza regole (UFC); dagli sbirri che seviziano l’abbronzato di turno alle sempreverdi risse da reality show, che qui vengono sedate solo quando uno dei contendenti va al tappeto... prima ci si limita a “supervisionare” la situazione. Pensavamo che fossero esagerati, ma i film di Bruce Willis non fanno altro che approssimare per difetto il clima di violenza che si respira nella televisione per famigliole di queste parti. Viene trasmesso ogni genere di rality show che un cervello malato possa partorire. E non


Reality su investigatori privati che scoprono tradimenti, e inchiodano il traditore/la traditrice portandosi dietro tre energumeni per sedarne la reazione. Il tutto sulle reti nazionali. Questi ci volevano con Berlusconi, altro che Repubblica. Reality sui personaggi che sequestrano le automobili a chi non paga le rate, con risse annesse. Le pubblicità (60%, almeno, della programmazione) sono atte a vendere ogni genere di stronzata che la mente umana abbia mai partorito, purché costi meno di 19.99$. Emblematico in questo caso è un vistosissimo auricolare direzionale che permette di origliare sino a venti metri di distanza. Nella pubblicità, un mediocre uomo di mezza età scopre che una bionda (con graffette del paginone centrale di playboy annesse) vuole passare la notte con lui. Ma senza quel ridicolo marchingegno all’orecchio non l’avrebbe mai scoperto. C’è un tizio con una barba straordinariamente rifinita che è diventato famoso vendendo oggetti di tal guisa. Nemmeno il tempo di inaugurare la sua prima barca ed è finito in un reality che parla di lui e della sua vita da venditore spericolato. Ovviamente quanto scritto si riferisce ai 70 canali circa a mia disposizione. Non vi sono elementi per credere che la situazione sia migliore sui restanti 9800.


CRISTIANA


il fuoco ad un cassonetto e le fiamme si sono mangiate anche Sandro Bondi che, nascosto nei paraggi, spiava con un binocolo le stanze del Premier. Nella stessa notte i vigili del fuoco hanno spento anche altri sette incendi divampati tutti in mezzo alle gambe del neo ministro Brambilla. Grossi problemi anche in Costa Smeralda, dove il torrido clima estivo acuisce il problema. Le vagine, infatti, hanno invaso gran parte delle carreggiate stradali, dei pontili e dei litorali. I residenti di alcuni quartieri, unitamente con i commercianti, hanno annunciato forme di protesta se la situazione dovesse restare immutata. Ecco cosa ci hanno raccontato alcuni testimoni:


Oggi ho visto la foto di Neda, la ragazza iraniana uccisa. E' un grande giorno per me e la mia sensibilità. Non vedo l' ora di mostrare in pubblico la mia indignazione civile, per l' occasione ho rispolverato una delle mie espressioni più corrucciate. Grazie alla mia politicamente corretta 'coloreria italiana' la mia t-shirt arancione pro-Tibet è diventata la mia t- shirt verde pro-Iran. Il regime vacilla dopo le foto di una ragazza sedicenne. E Zappadu non c' entra nulla. Guardavo gli occhi della ragazza, sembrava quasi mi seguisse con lo sguardo, come quei quadri. Ne ho fatto un poster, l' ho messo in camera. Dopo qualche ora mi metteva ansia, io uscivo,

poi tornavo e il poster era lì a fissarmi. Le ho appeso un burka in fronte con un chiodo, come un novello Ponzio Pilato. Ora la mia Neda, non mi guarda più con sguardo severo. Se ne sta lì con la sua stigmate in fronte. Ha capito che io non posso farci niente. Credo mi abbia perdonato. Non penso più a niente, l' unica cosa che mi chiedo è: Come sarebbe stata la rivoluzione bolscevica del '17 con Twitter? Ieri c'è stata una festa nel mio palazzo. Tutti i simboli che mi sono venuti in mente hanno deciso di fare baldoria a pochi metri da camera mia. C' erano la bambina-nuda-vietnamita-piangente che corre, il giovane davanti al carro armato in Piazza Tienamen, Anna Frank, un bimbo scheletrico dello Zaire circondato da mosche, (retro copertina di una cassetta che ci fecero vedere alle elementari), la ragazza afgana con occhi antipaticamente vitrei, un bimbo palestinese che tira una pietra contro carro armato israeliano e due torri gemelle siamesi separate da chirurgo di Al Qaeda. Facevano un baccano terribile, così sono salito. La porta era aperta. Tutti questi simboli erano fusi in un' esperienza orgiastica, avevano dato vita ad una Guernica di corpi, volti e morti intrecciate. La new entry Iraniana Neda ha faticato a farsi accettare dagli altri simboli.


Tutti i vari simboli della repressione poliziesca, tutte le vittime delle guerre e delle dittature stavano lì a contendersi il primato di celebrità. Quante volte negli anni '70 è stata proiettata in assemblee studentesche la foto della bambina vietnamita devastata dal napalm? Quante visualizzazioni ha avuto Neda su Youtube? Il dramma del Darfur ha invitato molti altri drammi passati e presenti a cena. C' erano il dramma della Birmania, del Tibet, dell' Iraq, dell' Afganistan, della Somalia, della Ex Iugoslavia, Hiroshima, Corea del Nord, Cambogia,Vietnam e altri migliaia. Molti drammi hanno avuto successo cedendo i diritti televisivi a tv generaliste e satellitari, ma altre tragedie non sono mai riuscite a vendersi bene. Finito di consultarsi con gli altri, il dramma del Darfur ha deciso di organizzare delle audizioni per trovare un volto, una foto simbolo del genocidio e della crisi umanitaria. Le strade Sudanesi sono state invase da aspiranti 'simboli', code chilometriche . Fotografi ed esperti di immagine e comunicazione hanno sottoposto a duri provini milioni di sudanesi. Per cosa mi indignerò tra un mese? Devo scegliere la guerra, la carestia che fa per me. La mia personalità è più adatta alle battaglie anti-razzismo, alla prevenzione dell' AIDS, alla fame nel mondo? Mi batterò contro il terrorismo fondamentalista? Mi dedicherò alla difesa dei valori delle democrazie occidentali o giustificherò Hamas? Devo assolutamente trovare una tragedia che si abbini al colore delle mie scarpe.


quando avevo 19 anni, mi sono rifatta il seno. Dalla seconda ad una quarta abbondante. Ora mi piacciono davvero le mie tette, adoro esibirle, toccarle, oliarle e metterle in mostra come dei trofei. Agli uomini piace molto, e anche alle donne, anche se poi queste tendono a giudicarmi male – le solite discriminazioni sessuali! La nostra società davvero ti schiavizza: se sei brutta non sei nessuno, se sei bella sei una stupida o, peggio ancora, ignorante e pure un po' prostituta. Sono una donna cresciuta negli anni '90, e proprio per questo sono dotata della straordinaria facoltà, che poi è la prerogativa muliebre, di ragionare di pancia. Penso che generare la vita sia un dono divino ed un vantaggio che mi contraddistingue da tutti gli altri esseri che popolano l'universo, compresi gli uomini. Ecco, a proposito di loro: io mi sono sempre concessa il lusso di non dover possedere una coscienza storica, anche perché non so precisamente cosa sia: mi pare piuttosto che sia un'ossessione della controparte maschile. Ma io sono una donna libera e indipendente. E, proprio per questo, ho la capacità innata di fare il giusto al momento giusto. Ad esempio,

Eppure io ho trascorso notti insonni a divorare libri, a scrivere quello che mi passava per la testa. Anche con le tette rifatte, pur se ogni tanto ostacolavano la lettura. Una volta ho anche scritto una poesia: la porto sempre dietro con me, in modo da zittire chiunque osi deprezzarmi intellettualmente per il mio aspetto fisico. Si chiama “Passeggiata”: Marciapiede alla mia sinistra, già sorpassato vetrina, tacco 9, ce l'ho flebile passeggiata, stacco qualcuno mi fissa nel petto aperto rimango senza capire il mondo. Sconvolta, credo. Nei limiti del possibile. Chi ci ferma e non per cosa? Ho lavorato molto, sempre studiando scienze della comunicazione. Ho fatto la modella in un atelier per abiti da sposa, sono stata in qualche puntata di Uomini e donne, qualche breve comparsata in tv, sono stata una Billionerina, una segretaria, una centralinista ed infine ho trovato momentaneamente una collocazione che mi soddisfa abbastanza: fornisco una prestazione di immagine per determinati eventi, in determinati ambiti. E quindi sono una donna libera ed indipendente. Quando ho detto queste cose al politico con cui ero a cena questo ha dato di gomito al suo amico ed entrambi sono scoppiati a ridere fragorosamente. Anche io ho riso, e ho aperto ancora un po' la camicetta. Mi piace rendere felici le persone! Lui allora si è avvicinato a me, mi ha palpato una coscia e mi ha sussurrato all'orecchio: “Ebbrava, ma adesso mi fai un piacere: devi sfilarti le mutandine e passarmele sotto il tavolo”. Io ho obbedito, in fondo mi ha solo chiesto un favore da amico. Lui ha afferrato i miei slip, li ha annusati e se li è


messi nella tasca della giacca. Io ho pensato al crittogramma cinese tatuato sul mio collo, un simbolo che rappresenta un'onda del mare, il mio mare, e più in generale il valore della libertà ed il peso dello spirito. Finita la cena, il politico mi ha accompagnata fuori dove mi aspettava un taxi. Ha detto all'autista la via, poi mi ha dato una busta gialla. “Questa la apri a fine serata, bellezza”. Tengo a precisare che non prendo soldi per fare sesso: è come quando i fidanzati ti fanno un regalo, ecco. Lui ha chiuso la porta e mi ha salutata. Dentro il taxi c'era una ragazza bionda, straniera, con cui ho fatto subito amicizia. Anche lei è una donna libera, indipendente e femminile, ne sono sicura. Quello in cui mi sono ritrovata era una specie di festino. Quasi tutte le donne avevano abiti neri e corti e trucco molto pesante. Due ragazze in disparte continuavano a toccarsi e a baciarsi voluttuosamente, lasciandosi trasportare nel vortice delle loro emozioni. Le ho invidiate davvero, quelle si che sono donne moderne, anche se non so se avranno successo in televisione. L'animatore della serata era un uomo che il politico mi aveva indicato come una persona “molto importante”, un anziano di media statura in completo bianco. Aveva sempre al suo fianco una qualche ragazza, e un adorabile barboncino di nome Frufrù gli leccava costantemente i piedi. Il politico mi ha anche detto che quel cane gli era stato regalato da un importante capo di stato estero guerrafondaio e alcolizzato – ma a me non importava, era così carino! E comunque la guerra non c'entrava nulla con quel cagnolino. Mi sono sentita molto evoluta nei miei giudizi politici. Alle 22.30 ci hanno fatto sedere in una lunga tavolata centrale e hanno proiettato per un’ ora circa dei filmati “di rappresentanza” “un'autentica martellata nei coglioni”, come li aveva definiti il mio accompagnatore, che aveva iniziato a sniffare delle strisce bianche su uno specchietto che aveva appoggiato con noncuranza di fianco alle posate. Anche io ho iniziato a farlo: quello che faccio nel privato sono affari miei, no? Chi è senza peccato, del resto, tiri la prima riga. Sono anche una fine umorista, oltre che un'intellettuale. “Io penso che scrivere sul giornale che io sniffo sia una violazione della privacy”, ho detto. Il

politico ha annuito con gli occhi tutti rossi e mi ha infilato una mano sotto la gonna, mulinando le dita sul mio bocciuolo di rose profumate. Forse mi stima per come sono, e forse mi darà un calcettino, come si dice dalle mie parti, per entrare nel mondo dello spettacolo. Tra di noi si sta creando un rapporto di amicizia. E io credo nell'amicizia tra donne e uomini, perché nel 21esimo secolo secondo me esiste, dopo anni e anni di battaglie e conquiste delle donne! Finita la cena, ho visto che la mia nuova amica si stava allontanando con l'amico del mio nuovo amico. La mia nuova amica mi ha detto in taxi che ha letto molto Gogol'. Chissà, forse loro adesso andranno a parlare de Il cappotto. Io non ci capisco molto di queste cose, ma comunque ho le idee chiare su come impostare un rapporto con un partner e soprattutto sui miei valori. L'ho già detto che sono una donna libera e indipendente? Ooh, forse ho un po' esagerato con quella polverina bianca e con i drink! Il politico è stato per quasi tutta la cena con la mano tra le mie cosce. Nel frattempo mi ha parlato di cose molto interessanti: mi ha spiegato i fondamenti del diritto di famiglia, la situazione geopolitica ad Haiti, il neoconservativismo (o come si chiama) degli americani ed infine ha parlato di “governo di emergenza economica”. A dir la verità non ho afferrato tutto, ma credo che il compito della donna in una società moderna sia anche quello di occuparsi della politica, altrimenti la politica si occupa di te e si sa che sono tutti uguali e che le cose,


insomma, non vanno poi tanto bene. In fondo mi ha sempre affascinato quel mondo: magari un giorno potrei entrarci. “Sai, a me in fondo in fondo piacerebbe – mi sono rivolto a lui – anche entrare nel tuo mondo. Ma non sono molto brava a comunicare...” “Ingoiare è comunicare, bambina” mi ha risposto mentre ci dirigevamo nella nostra stanza. Mi sono sentita un po' a disagio, ma in fondo cos'è la politica se non l'arte del compromesso? La libertà va conquistata giorno per giorno, soprattutto per noi donne moderne! E' stato molto dolce a letto. Mentre era sopra di me continuava a passarmi il suo specchietto con le righine bianche che io facevo sparire e mi ripeteva, ansimando e grugnendo come un cinghiale, il respiro molto affannoso e il lardo morbido della pancia che sbatteva contro il mio ventre piatto e abbronzato, che “un posto te lo trovo io, tranquilla, appena ho finito qui con te un posto te lo trovo, dolcezza, ci penso io a te”. Ero molto contenta, l'ho considerata come una conquista. Mi sono sentita una femminista degli anni '70, un po' come se fossi in piazza a lottare per i miei diritti civili! Lui per tutta la durata del nostro reciproco conoscersi (amichevole, eh!) mi fissava il seno con gli occhi fuori dalle orbite e urlava: “Con due bombe così vedrai che il posto te lo recuperiamo, bambina, si vede che hai talento, hai due enormi talenti”. Ad un certo punto la stanza si è un po' oscurata, forse era la stanchezza, non so. Gli ho detto che non mi sentivo molto bene, ma lui

stava farfugliando qualcosa a proposito del realismo americano in politica estera di un certo Robert Kagan e io non l'ho voluto interrompere, forse questo Kagan poteva aiutarmi a partecipare alla Fattoria. Credo che una donna consapevole dei propri mezzi debba saper ascoltare un uomo nella sua intimità, è un sintomo di libertà, giusto? Le cose però non miglioravano affatto. La testa ha incominciato a girare e sentivo che dal naso mi usciva un po' di sangue, o forse credevo che stesse uscendo. L'ultima cosa che mi ricordo è che il politico si è allontanato repentinamente con una faccia un po' strana dicendo qualcosa come “PORCA PUT---”. Le palpebre stavano andando sempre più giù, e ho pensato che i miei genitori sicuramente avrebbero capito, mi avrebbero sostenuto: dopotutto uno dei nostri doveri di donne del 2000 è quello di infrangere questo tabù della televisione, questo tabù delle donne che sgallettano in televisione e che sono come dei soprammobili calati in un contesto pornografico. La bellezza ormai è diventata una colpa. Ecco, secondo me invece la bellezza - l'ho letto da qualche parte, ne sono sicura - è il luogo d'incontro di energie ineffabili, è qualcosa di simmetrico, di omologato, di puro, di artificiale, insomma il contrario di quello che si vede nella vita di tutti giorni. L'ho anche ripetuto all'infermiera che mi ha portato via in ambulanza, dicendo che non ho fatto altro che prestare la mia immagine, e lei mi ha guardato storcendo orribilmente la bocca, con infinito disgusto. Ma lei sicuramente non era una donna libera e moderna e evoluta e consapevole della sua femminilità come lo sono io.


ho deciso di fare così, cominciare tagliando a metà la frase iniziale. Niente imbarazzo nel trovare l'inizio del cappello introduttivo. Mentre seguivo con apprensione le vicende in Iran, una cosa mi era chiara: “non toccherò questo argomento neanche coi guanti. Come si fa a fare della satira su quello che sta succedendo?”Oltretutto in mio soccorso vengono notizie succose come l'annullamento delle assoluzioni per gli assassini della Politkovskaja, o l'ammissione da parte dell'ONU del fallimento delle politiche repressive sulla droga (potete tirare fuori la mano che regge lo spinello, tanto Dio vi vede comunque). DRRIIIIN! “Sì?” -Qui non ce scritto nulla sull Iran.” -Ste? Ti ha dato Prefe il mio numero?” -Sì. Dovè la robba sull Iran?” -Veramente preferivo saltare le notizie sull'Iran... Non c'è da scherzare, ti pare?” -Abbiamo scherzato sul terremoto a l'Aquila e sui bombardamenti a Gaza e adesso te la tiri

per 17 morti in Iran? Non dire cazzate e scrivi un cazzo di pezzo.” -Oh.. Ehm...” -Guarda, te presto il mio Jonathan Grass pe datte na mano.” Ed eccomi qui alla tastiera con un collaboratore appollaiato sulla mia spalla, cercando di trovare qualcosa di divertente da dire sull'Iran. “Potremmo cominciare come al solito”“E cioè?”“– dall'inizio.” Elezioni in Iran, Mousavi vs Ahmadinejad. Ok, tutti odiano Ahmadinejad, ma Mousavi non è certo un hippy spinellone: dal 1981 al 1989 è stato il primo ministro iraniano e il braccio destro del defunto Ayatollah Khomeini (il capo


della rivoluzione clericale del 1979) ed è cugino di secondo grado del suo successore Khamenei. Negli otto anni di governo, la politica interna di Mousavi era di assoluta repressione del dissenso. Ma se il radicale Capezzone ora sbraita contro i micropartitini, sarà consentito anche a un ex-repressore fare il difensore della libertà, no? La sete di potere può veramente fare miracoli, come sanno bene le Chiese di mezzo mondo. A una richiesta di spiegazioni in proposito, il suo portavoce Alì Bondi ha risposto: “Prima era un rivoluzionario, perché conosceva solo Che Guevara. Ma ora conosce anche Gandhi”. Deve averci avuto qualche conversazione illuminante via seduta spiritca. Dopo la morte di Khomeini, i sogni di gloria di Mousavi crollarono piu veloci degli edifici della Impregilo in Abruzzo: salì al ruolo di Leader Supremo suo cugino Khamenei, col quale si era preso a parole per tutti gli 8 anni di governo; tanto per stare sul sicuro, il ruolo di primo ministro fu abolito – e Mousavi fu relegato ai margini del potere iraniano fino all'altro giorno. Ma perché a Mousavi e a mezza Teheran girano i coglioni? Dopo una campagna elettorale arroventata, un sacco di gente in giro per il mondo, da Obama (che ha già invitato il nuovo vincitore alle celebrazioni del 4 luglio a

Washington) a molti iraniani, era convinta che Ahmadinejad avrebbe ricevuto un calcio nel culo biblico; invece, il 12 giugno Ahmadinejad viene eletto con oltre il 60% dei voti, 7 milioni di voti in più rispetto alla sua vittoria nel 2005, con risultati distribuiti uniformemente su tutto il territorio – come se Berlusconi avesse vinto col PDL al 40%, il PD al 25% e la Lega al 10% in tutta Italia, Toscana e Calabria comprese. Ora, se uno vuole truccare le elezioni deve farlo in maniera intelligente, invece dai primi controlli risulta subito che in molte zone il numero dei voti supera il numero degli aventi diritto di voto; e anche nelle zone in cui Mousavi era superpopolare risulta che ha stravinto Ahmadinejad. Esagerare non è mai una buona idea, l'aveva capito perfino Pisanu nel 2006, che ha avuto il buonsenso di lasciare a Prodi una vittoria di Pirro che ha presto ridato il potere al Berlusca. Una cosa così smaccata ha creato un sacco di proteste, e poi a Obama quella storia del 4 luglio non va per niente bene: voglio dire, Michelle dovrebbe ripensare tutta la disposizione degli invitati ai tavoli, una prospettiva che l'ha fatta sbiancare – e piuttosto che dare un dispiacere alla moglie Obama preferirebbe appoggiare un colpo di stato in Iran. Brogli o meno, il Supremo Leader


Khamenei, che probabilmente ce l'ha col cugino Mousavi perché da piccolo prendeva in pieno le adultere al primo lancio, ha dato totale appoggio ad Ahamdinejad. Il Presidente, come ogni uomo di merda drogato di potere che si rispetti, non ha esitato a mandare polizia e guardia rivoluzionaria in strada a picchiare gente, e ovviamente ci sono scappati finora 17 morti. Intanto in Italia grande polemica all'interno della maggioranza per le parole di Maroni, che ha suggerito che le Ronde padane e la Guardia Nazionale Italiana vadano in Iran per esercitarsi. La Russa, indignato, ha replicato: “Gli italiani non hanno nulla da imparare all'estero: pensi a Bolzaneto e alla scuola Diaz, fulgidi esempi di repressione italiana.”Anche Bossi ha sconfessato il suo vice: “I seguaci di Mousavi hanno il fazzoletto verde, non vorrei che si pensasse che noi Padani stiamo dalla parte del più debole.” Comunque, persa per persa, Mousavi e un terzo candidato, Moshen Rezai, hanno presentato reclami formali, ai quali Khamenei ha risposto che il risultato delle elezioni è un segno divino; quando i controlli su un 10% delle schede hanno evidenziato brogli, ha detto che non ne saranno controllate altre. Stranamente, le proteste in strada non sono diminuite. Anche chiudere le università, mettere il blocco sugli SMS e chiudere Internet è stato controproducente: non potendo più sfogarsi sul sito di Al-Prefe, popolare blogger che critica il giornale governativo Al Journal, diretto dall'eunuco Jordhaini, o guardare video di ElTravagl mangiando kebab e bevendo MeccaCola, la gente è stata costretta ad andare in strada per confrontarsi e manifestare il proprio dissenso. Il che ci porta anche a una riflessione: forse dovremmo sperare che Berlusconi chiuda internet per costringerci a muovere le chiappe, scendere in piazza e spararlo a calci in culo nella stratosfera.



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