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Un po' di storia:

è lieta di presentare la sua ultima polluzione notturna:

UNA STORIA ITALIANA Uno speciale dedicato ai ministri del quarto governo Berlusconi. Una prova tangibile della fallibilità del suffragio universale, nonché una testimonianza documentale che invoglierà i nostri nipoti e pronipoti a venire a pisciare sulle nostre tombe. Questa è l'Italia del nuovo millennio. L'Italia del fare (in culo).

Il Governo Berlusconi IV, in carica dall'8 maggio 2008, è il sessantesimo governo della Repubblica. Il terzo governo dell'impero secondo Sandro Bondi. La composizione del Consiglio dei Ministri è stata preparata a tavolino da Silvio Berlusconi, Gianni Letta, svariati mojito e un calendario della Carfagna. Al momento del giuramento, avvenuto con cerimonia solenne degna di un film dei Vanzina, il governo era formato da 21 ministri (12 con portafoglio, 10 senza)(quelli senza, hanno però dichiarato che quando sono arrivati ce l'avevano). L'8 maggio 2009, sfinito per le continue richieste, Berlusconi si tira su la zip e affida il Ministero del Turismo a Michela Brambilla. Dal 15 dicembre 2009, dopo essersi resi conto che forse non è poi così superfluo un


Ministro della Salute, la compagine governativa si arricchisce di Ferruccio Fazio e arriva 23 ministri. Ci si potrebbero fare due squadre di calcio. Con Bondi nel ruolo della palla. Alcune statistiche del tutto inutili ma che si rivelano meno noiose della vita sessuale del ministro Scajola:

Canoni con i quali sono state assegnate le competenze. Se non fosse stata la più giovane, le avrebbero affidato il ministero dell'agricoltura, seguendo il criterio "per cognomen" ideato dal saggio Gianni Letta. Il ministro più bello è senza dubbio Mara Carfagna che detiene anche il record come soggetto di disegni sconci nei cessi di Montecitorio.

Il Governo Berlusconi IV ha nel momento del giuramento un'età media di 52 anni anche se il Brain Training rivela un'età media di 284 anni (dato purtroppo inficiato dal ministro Calderoli che ha impiegato ben 4 ore solo per accendere il nintendo DS); cinque ministri sono sotto i 40 anni, di cui due con portafoglio, tre con mammelle. Il ministro più giovane è Giorgia Meloni e per questo le sono state affidate le Politiche Giovanili. Questi sono, infatti, i bizzarri

Il 12 maggio 2008, Berlusconi illustra al parlamento le linee programmatiche del suo nuovo governo. Il discorso dura 27 minuti e riceve 27 applausi (4 bipartisan)(la media di un applauso al minuto)(questi dettagli sono del tutto irrilevanti)(appunto). Il premier e i suoi ministri non promettono miracoli ma piccole grandi cose. "L'Italia deve ricominciare a crescere", dicevano. Sono passati due anni e l'unica cosa cresciuta è la mole di palle raccontate. Buona lettura.

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Conobbi Raffaele Fitto ad una riunione dei giovani della DC. Ero andato in qualità di assistente sociale ad un gruppo di sostegno per persone affette da cancro ai testicoli, mi accorsi dell'errore soltanto alla fine dell'incontro. Quella giornata cambiò la mia vita in maniera del tutto inaspettata e positiva, poiché ebbi modo di constatare che potessero esistere, effettivamente, dei cancri ben peggiori. Fefè avea iniziato giovanissimo ad occuparsi di politica. Già dai tempi delle medie era solito fare accordi sotto-banco con i propri compagni di classe, mettendoli tutti l'uno contro l'altro, ma tenendoseli amici. Così facendo riusciva a risultare sempre il primo della classe, pur non sapendo fare assolutamente niente. I suoi detrattori lo hanno da sempre accusato di aver avuto la strada spianata davanti a sé essendo cresciuto a pane e politica. E' falso. Ad onor del vero bisogna dire che tra il pane e la politica c'era sempre una spessa fetta di mazzette. Raffaele è sempre stato amico di tutti e tutti erano suoi amici. Quell'adagio popolare per cui gli amici di tutti non hanno amici valeva anche per Fefè, ma a lui interessavano di più gli amici degli amici. Grazie alla sua innata capacità politica riuscì ad arrivare a capo della regione Puglia a soli 31 anni, diventando così il più giovane presidente di regione nella storia italiana. Nel partito li svezzano così i bambini: appena staccati dalla tetta della mamma li attaccano a quelli dell'Italia. Raffaele Fitto è il tipico esempio del farsi fare da soli. Dalla politica giovanile riesce ad emergere, in brevissimo tempo, sui suoi compagni scudocrociati confluiti in Forza Italia facendosi rispettare con le armi più convincenti per il partito: la corruzione, il falso e l'illecito finanziamento ai partiti. Alla sua prima richiesta di cattura, il 20 giugno 2006, a Maglie vi fu una grande festa in suo onore, a suon di bombette, macchine incendiate e fiumi di champagne.

Aveva preso una mazzetta da 500 mila euro dal gruppo Angelucci per affidargli illecitamente 11 residenze sanitarie dal valore di 198 milioni di euro. Una mossa talmente palese e visibile che suscitò l'invidia ed il rispetto di tutta la regione. Il Giovane Fitto era finalmente entrato nell'alta società. A modo suo è però anche un innovatore. Il Metodo Fitto è ormai materia di studio nelle facoltà di Economia e Scienze Politiche di tutta Italia. L'idea di fondo è quella di farsi allungare consistenti tangenti (contributi) in cambio di favori politici e registrarle regolarmente come attivo di spesa. E' un po' come se Berlusconi avesse messo a bilancio i fondi neri Fininvest alla voce “corruzione giudici”. E' dopo la sconfitta elettorale del 2005 che il Giovane Fitto cadde nel vortice tardoadolescenziale che abbiamo passato un po' tutti. Mentre noi ci facevamo le canne di nascosto lui commetteva un abuso d'ufficio. Quello che per noi era semplicemente rubacchiare alla Coop per lui era peculato. Quella che per noi era la presa per il culo delle vecchiette per lui diventava turbativa d'asta e di interesse privato. Riuscì a riprendersi soltanto con un posto da Ministro nel IV governo Berlusconi del 2008, anche se il brivido dell'abuso d'ufficio è rimasto in lui come estasi adrenalinica irrinunciabile. Alle elezioni amministrative riesce nell'impresa di far vincere il centro-sinistra in Puglia imponendo un suo candidato. Dopo la sconfitta, da uomo d'onore, si dimette tra l'ilarità generale del suo partito. Che infatti lo prende a scappellotti in testa e respinge le dimissioni. La storia di un Giovane Rampante che cade rovinosamente dall'albero di pere e viene rimandato su a calci nel culo. La verità è che Fitto è un inetto e non lo caga nessuno. Neanche quelli del suo partito.


“Colpire un pm per educarne altri cento.” Gianfranco Rotondi

Gianfranco Rotondi Si definisce un perfetto democristiano ma non è autoironico. Ruolo istituzionale. Il Ministro ha il compito di far sì che il programma di governo, annunciato in campagna elettorale, venga rispettato. Un po’ come affidare la riabilitazione di Vasco Rossi a un corriere colombiano. Il Ministero fu istituito nel 2001 da Silvio Berlusconi con l’intento di piazzare qualche vecchio calciatore del Milan. Inutile dire che non siamo stati così fortunati, e ora c’è Rotondi. Conosco alcune persone che riuscirebbero a fare il suo lavoro e quello di Calderoli in metà del tempo, e sono tutte in stato vegetativo. Facendo un salto sul sito del Ministero (, ve lo dico perché Google non lo indicizza a causa dei contenuti spinti), la cosa sorprendente, a parte la scelta coraggiosa di Rotondi di pubblicare la propria foto, è un dossier dal titolo “Percezione dei consensi sui media”. Un pdf di dubbio gusto che si propone l’obiettivo di monitorare i giudizi espressi dai principali organi di stampa italiani rispetto alle sette missioni del programma di governo. Selezionando gli articoli e dividendoli in tre categorie, si evince che la maggior parte di

essi vengono definiti neutrali/propositivi o favorevoli e solo una piccola parte sfavorevoli. Ora che glielo dicono, Silvio la smetterà di lamentarsi. La persona. Le dichiarazioni del Ministro Rotondi fanno sempre scalpore, forse perché nessuno si aspetta che sappia parlare. Sul ritardo nella consegna delle liste elettorali ha definito “banda di incapaci” i colleghi del Pdl; ehi, ben svegliato, ti porto il caffè? Alcuni mesi fa passò una notte insonne dopo una cena abbondante che non riuscì a digerire. La mattina seguente se ne uscì con la brillante idea di ridefinire al ribasso il concetto di pausa-pranzo. Fateci caso, Rotondi ha la faccia del ragazzino che conserva le caccole in un barattolo di vetro sperando che un giorno possano valere una fortuna. Come dimenticare poi la scelta di candidare Pippo Franco. Può sembrare un’assurdità, ma basta rifletterci un attimo per accorgersi di essere in errore: è come se, per sembrare più frizzanti e rimorchiare di più il sabato sera, portaste con voi Napolitano in discoteca. Segni particolari. Sul cellulare ha registrato la voce di una delle figlie che canta “Meno male che Silvio c’è”; pensavo che almeno come genitore se la cavasse. Ha avuto un testimone di nozze eccellente: Silvio Berlusconi; a mio avviso il matrimonio era da annullare.


Ste+Grass


“Come stai? Com'è andata in ospedale?” “Ciao Grass, bene, non mi lamento.” “Ma senti, mi ha detto Ste che hai visto Bossi. Che ci faceva in ospedale?” “Mah, una visita di controllo, un normale check-up, credo. Ovviamente faceva il cazzone come suo solito, alle infermiere diceva - Anche in ospedale noi della Lega ci veniamo armati, armati di manico ehhehehe e faceva il gesto dell'ombrello.” “Che Jolly!” “Io ero sotto morfina, tutto sfatto... A un certo punto me lo vedo lì davanti al letto, con il crocefisso al collo come Costantino...” “In hoc signo vinces... Costantino l'imperatore romano?” “No, il tronista.” “E poi?” “Poi si siede al mio fianco, e comincia a sfogarsi, a parlare, a spiegare...” Il sigaro del ministro per le riforme impregnava l'aria di aromi cubani. Il ministro per le riforme mi guardò con aria paterna, una smorfia gentile sul volto semiparalizzato. “Vedi, figliolo, io non ho mai lavorato in vita mia. Qualsiasi extracomunitario che si spacchi la schiena per i nostri evasori fiscali fa in un anno più di quello che ho fatto io in tutta la vita. Studiavo medicina ma invece di laurearmi passavo il tempo a giocare alla politica. Mia moglie da anni mi rompeva i coglioni e nell'82 se n'è andata di casa con mio figlio Riccardo. E io avevo 41 anni. Un fancazzista fuori corso di 41 anni. Lo sai che ero comunista una volta? Avevo la tessera a Varese. Ho anche organizzato una mostra contro Pinochet nel '74. Ma i comunisti hanno abbandonato il territorio, e io, al verde, senza donna e senza figlio, mi sono inventato un modo per sistemarmi. Nell'87 son diventato senatùr e ora sono qui costretto a distruggere l'Italia, in una spirale senza via d'uscita, come i gruppi metallari che non possono mai togliere il freno dall'acceleratore, mai guardare indietro, mai spingere i propri fan a fare una riflessione, ad accettare un esperimento.” Provai a parlare, ma mi uscirono solo dei versi smozzicati: “BLQPLTY?”. Bossi sorrise ancora, quel sorriso storto, dagli occhi illuminati come di un Tiziano Terzani celtico. “Eh, capisco. Ma ricorda che alle europee del '99, dopo la campagna della Padania contro la mafia e

contro Berlusconi raggiungemmo il nostro minimo storico. Nel '97 avevamo anche perso Milano. Quello fu il mio ultimo tentativo di tornare indietro, di dare alla Lega un ruolo positivo per la storia del paese.” Si sedette al mio fianco dopo avere spento il sigaro nel letto del vicino. “Vedi, quello che capii allora è stato che i leghisti sono come me - quantomeno gli imprenditori, i commercianti, il popolo delle partite iva. Non tanto i contadini e i montanari che ci votano a prescindere, e nemmeno i giovani rincoglioniti da Berlusconi, dal Grande Fratello e dalla propaganda razzista, ma i loro genitori che da quando gli è cresciuta l'azienda si sono ritirati in ufficio, vanno in giro col SUV, vanno a coca e puttane e godono nel portarsi alle cene di lavoro la moglie rifatta. E mentre perdono i loro privilegi a causa della globalizzazione, l'unica alternativa che vedono è il ripristino della schiavitù, una società a caste, a strati. Intanto, la frustrazione che colpisce le classi basse le spinge a urlare contro i più deboli: come il nonnismo al militare, il novellino cresciuto pianta scope in culo a quelli che vengono dopo di lui. I nostri compatrioti si impoveriscono, la mafia e la camorra vere si infiltrano nel tessuto sociale del Nord, e l'unica valvola di sfogo diventa prendersela con un poveraccio più sfigato, come a scuola. Niente di meglio di un marocchino, per questo; niente di meglio delle cazzate di Calderoli sui cammelli.” Guardai Bossi in preda alla confusione: “Ma... Se la pensa così... Perché?” “E che dovrei fare? Io ci provo, ho anche formato gente con un cervello e un radicamento sul territorio. Guarda già le generazioni di mezzo - i Cota e gli Zaia non sono i Boso e i Borghezio, la cravatta la sanno portare, mi servono per fare la pace col Vaticano. Quando criticavo Wojtyla sono finito paralizzato, Silvio mi ha detto che gli aveva chiesto un consiglio Ruini: -Senza rancore Umberto, non sapevo fosse per te... quel killer è di Putin, l'ha usato per Litvinenko, ma lo presta volentieri, ha sistemato anche Sharon e Arafat.- Comunque devo dire che i preti che mi vengono a leccare il culo non me li aspettavo: con il Benni, il Benedettùn, la Chiesa è veramente caduta in basso. A noi che denunciavamo la mafia vaticana e facevamo i matrimoni celtici! Comunque tutto fa brodo. Vedrai la prossima generazione di leghisti: saranno sempre più simili a gentiluomini della Virginia. Ricordati che il partito democratico americano è nato dagli schiavisti sudisti. Chissà, forse non tutto il male verrà per nuocere. Nel 2013 avremo un premier padano, magari Berlusconi muore prima di prendersi il Quirinale.” Bossi si alzò, scotendosi la cenere dai pantaloni. “Sono stato contento di fare due chiacchiere, ma ora devo proprio andare. Mi aspettano per una gara di salsicce su un terreno dove vogliono fare una moschea. Posso fare qualcosa per te?” “La morfina, senatùr...”, dissi, a voce bassissima. “Mi aumenti la morfina.”


Roma, 12 settembre 2106 Renato Brunetta – La risposta alla domanda che nessuno ha mai fatto. Renato Brunetta fu una figura politica che si aggirò nell'Italia pre-rivoluzionaria degli inizi del XXI secolo. Uno fra i più accesi sostenitori della tecnica del “Faccio la voce grossa perché sono un nanetto”, Brunetta si segnalò per i modi perentori con cui affrontò la questione dell'inefficienza della Pubblica Amministrazione, alla quale aveva contribuito fino a quel momento. Cominciata la sua carriera come consulente, arrivò a capo del Ministero per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione e criticò le consulenze; contraddistintosi come parlamentare assenteista dopo la sua elezione a deputato europeo nel 1999, una volta diventato ministro criticò l'assenteismo che ben sapeva annidarsi fra i dipendenti statali. Una delle sue più folkloristiche soluzioni fu l'adozione del cosiddetto “tornello” oggetto di controllo che sarà poi simbolo del “Popolo alabastro”, il movimento popolare di protesta protagonista dei moti del 2326 febbraio 2013 (in quella occasione, Renato Brunetta, insieme all'Imperatore Silvio Berlusconi, fu incollato a uno dei tornelli e fatto roteare ripetutamente fino a che non sopraggiunse il vomito per il primo e la confessione delle molestie sessuali ai danni di Giorgio Napolitano, per il secondo). Un Nobel a suo dire sfiorato e varie pubblicazioni: fra le maggiori ricordiamo “Io, lo studioso, il Ministro Brunetta, e l'uomo che in realtà ha conquistato mia moglie” e “Fenomenologia della spiritosaggine agli sportelli comunali”. Il suo articolo scientifico, “Perché la pausa pranzo non serve a nessuno”, nel gennaio 2011 lo pose al centro di un dibattito molto acceso che si concluse con il suo suo arresto. Nella prima udienza del processo che seguì, Brunetta si dichiarò 'non colpevole', adducendo la motivazione di essere impossibilitato a inquadrare con lucidità il corso degli eventi

perché «ottenebrato dalle scorregge che, inevitabilmente, ero costretto a respirare e che praticamente costituivano tutta l'aria che inalavo, data la mia altezza». Le accuse che gli erano state mosse erano assai numerose e i testimoni a carico furono cinquecentomilaventotto. Oltre ai brogli con cui si era aggiudicato la poltrona di sindaco di Venezia, Brunetta era stato accusato, tra l'altro, di aver diffuso gli indirizzi degli impiegati che si assentavano per malattia e poi di aver concesso al pubblico di recarsi a casa degli impiegati medesimi per fargli comunque esperire il loro lavoro. In più, nei luoghi di lavoro aveva introdotto il congegno del timbr-alert che colpiva con una scarica elettrica l'impiegato che non riuscisse a tenere l'adeguato ritmo di timbrature medie orarie. Infine, aveva abolito le malattie e reso la morte unica giusta causa di assenza. Ma solo se non premeditata. I tribunali, in quel periodo, erano stati già annientati dalla Riforma della Giustizia dell'Imperatore Berlusconi che aveva abolito le intercettazioni e proibito le prove documentali, e ormai riconosceva ai magistrati la sola facoltà di entrare in aula e passarsi una mano fra i capelli. Brunetta fu prosciolto da tutte le accuse e solo una settimana dopo era nella trasmissione del Direttore del Sistema Televisivo, Bruno Vespa, ad annunciare che avrebbe messo le sue energie ancor di più al servizio del Paese e che a tale scopo si riconosceva un aumento di stipendio. La rivoluzione di febbraio del 2013 spazzò via l'intera reggenza Berlusconiana e Brunetta, come ricordato, fu uno dei funzionari imperiali più colpiti dallo sdegno popolare. A infierire su di lui, arrivarono anche i membri dell'Accademia Svedese delle Scienze. I professori, che ogni anno decretano a chi assegnare il premio Nobel, venuti a conoscenza delle millanterie di Brunetta si trattennero a Roma per una settimana per percuoterlo a turno sul capo con la pergamena arrotolata, senza soluzione di continuità. Al termine, essi crearono il “Nobel della cazzarologia” e glielo assegnarono all'unanimità. Ad oggi, nessun altro è stato capace di vincerlo.


Roma – Ancora nessuna svolta nel giallo del rapimento del ministro Mara Carfagna. Nonostante le ricerche congiunte di polizia, carabinieri e paladini della libertà, non è stato ancora individuato il luogo dove il povero ministro viene tenuto in ostaggio dai suoi aguzzini. Il rapimento, ricordiamolo, è avvenuto due settimane fa, verso le 10 del mattino, davanti al salone di bellezza di palazzo Chigi, luogo in cui il ministro era solito recarsi ogni giorno, durante le varie pause caffè, per la messa a punto del caschetto e la regolazione delle sopracciglia. Il commando dei rapitori, composto da sei individui mascherati come i village people, ha prima distratto gli uscieri e le guardie del corpo spacciandosi per cronisti di Libero e Il Giornale, mentre un complice attirava la Carfagna dentro un furgone, con la scusa di venderle, per soli venti euro, l'ultima elegantissima creazione conciaria di Prada. La notizia del rapimento ha subito raggiunto ogni angolo della penisola. Le attività della vita quotidiana sono state interrotte bruscamente: i meccanici della capitale hanno abbassato le saracinesche delle loro officine, gli autotrasportatori sono rimasti incolonnati per ore su tutte le autostrade, mentre i colleghi del Parlamento hanno tenuto le loro erezioni a mezz'asta. Dall'unica foto contenuta nel volantino di rivendicazione, fatto pervenire qualche giorno fa alla nostra redazione, presumiamo che Mara Carfagna sia ancora in vita, anche se non si potrebbe definirla tale dopo quattordici giorni senza make up. I terroristi, che si fanno chiamare “Brigate GLBT”, hanno annunciato che il ministro sarà presto sottoposto ad un processo sommario. L'accusa è di non avere fatto nulla per “difendere i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e trans”, e di averli anzi “additati come minaccia alla famiglia tradizionale cattolica, apostolica e divorziata”. [nel frattempo, da qualche parte nella periferia romana...] In uno stanzino, poco più grande di un armadio, illuminata solo dalla luce che filtra da un buco sulla parete di fronte, Mara Carfagna è legata su una seggiola. Immobile, terrorizzata, come una bambina rinchiusa in sacrestia. Riesce solo a sentire le voci dall'altra parte del muro. Sono i carcerieri del ministro che discutono sul da farsi. La decisione è stata infatti presa. Giudicata

colpevole per le numerose dichiarazioni offensive, nonché per il paradosso che la sua nomina a ministro della pari opportunità rappresenta, la Carfagna merita la tortura. Fino alla morte, se sarà fortunata. La tirano fuori da quella cella improvvisata, portandola al centro della stanza. Le puntano una lampada dritta in faccia mentre uno dei quattro le dà lettura del verdetto. Il tribunale della comunità gay, lesbiche, bisessuali e trans ha emanato la sentenza di condanna. In una fastidiosa esternazione pubblica il ministro osò affermare che l'omosessualità non è più un problema così come vorrebbero far credere gli organizzatori dei gay pride. Le citano le esatte parole che usò: “Sono sepolti – disse il ministro – i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare”. Ecco, adesso glielo stavano dimostrando. La sentenza infatti prevede che al ministro sia data lettura di tutti gli articoli di giornale che riportano violenze, offese e pestaggi, subiti da gay e transessuali avvenuti dal giorno del suo insediamento al ministero. Dopo ogni storia, il ministro viene sottoposto alla medesima violenza. Botte da orbi, insulti, sputi e persino una raccomandata di licenziamento per danni all'immagine dell'azienda a causa della sua ostentata omosessualità. Gli aguzzini non risparmiano al ministro nessuna delle crudeltà che un essere umano può riservare al giorno d'oggi a chi viene etichettato come diverso, deviato, malato. Poi, dopo ore di sevizie, quando il corpo del ministro è ormai gonfio, livido e insanguinato, i boia decidono di prendere fiato un attimo. Le si fanno sotto con alcune domande. “Se davvero pretendi di essere un ministro degno di questo nome saprai dirci quando in Italia le donne hanno ottenuto il diritto di voto”. I grandi occhioni di Mara, diventano più vacui del solito. Quelli la incalzano pretendendo una risposta. E' la prima volta che si trova in una situazione del genere. Rapita, legata, torturata e soggetta a delle vere domande. Di solito, chi la legava le chiedeva al massimo di grugnire. “Stiamo aspettando una risposta ministro” le intima quella che dovrebbe essere un transessuale brasiliano (dato che nonostante il passamontagna e le tette imponenti, non passavano inosservati né il suo accento alla Juliana Moreira, né l'erezione nei suoi pantacollant). “Le donne...” balbetta la Carfagna. Il trans le si avvicina e sollevandole il mento sussurra: “coraggio, smetteremo di torturarti. Se risponderai correttamente”. “Dal mille e novecento... sessanta?” dice con un filo di voce. “Non ci siamo, ministro. Ci è andata proprio lontana. Di ben quindici anni. Questo vorrà dire che si è guadagnata altre quindici ore di tortura”. E così dicendo, la bendano e riprendono a colpirla in faccia con dei cazzi di gomma. Tutti e quattro, a turno, con pari opportunità.


Giorgia Meloni, nata a Roma nel 1977, Ministro della Gioventù, presidente di Azione Giovani e di Giovane Italia nonché uno dei peggiori casi di sindrome di Peter Pan. Cresciuta nel quartiere della Garbatella il Ministro Meloni ha avuto un'infanzia molto difficile: suo padre, quando la piccola Giorgia si comportava male, la utilizzava per picchiare la cinghia. Nel 2001 Gianfranco Fini la nomina coordinatrice del comitato di reggenza nazionale di Azione Giovani ma, complice l'impossibilità di ricordare il nome della carica ricoperta, nel 2004 Giorgia Meloni viene eletta presidente. Tra le sue prese di posizione più decise ricordiamo la lettera, pubblicata da Il Giornale, dal titolo "Perché Fabrizio Quattrocchi deve essere ricordato come un eroe" che, come certamente rammenterete, tutti dimenticarono subito dopo. A discapito delle occhiaie è da sempre impegnata nella guerra contro la droga –secondo recenti studi condotti da Azione Giovani la cocaina non provocherebbe effetti stupefacenti: a procurare iperattività ed euforia sarebbero i batteri che si trovano sulle banconote– e nel 2007 lancia la campagna “Oltre il muro dei diritti negati. Libertà in Cina, Tibet e Atlantide”, chiedendo il boicottaggio dei Giochi Olimpici di Pechino, della morra cinese nelle scuole elementari e dello shangai durante il Consiglio dei Ministri. Inizia il suo impegno politico nel Movimento sociale italiano a 14 anni fondando il coordinamento studentesco Gli Antenati e contestando la riforma Iervolino. Tra le sue prese di posizione più decise ricordiamo la lettera, pubblicata da Il Giornalino, dal titolo "Perché Fred Flinstones deve essere ricordato come un eroe". Sempre in quegli anni avvia la sua battaglia contro la faziosità dei testi scolastici: il gruppo studentesco promuove l'inserimento di Atlantide, Terra di Mezzo e Repubblica di Salò nei libri di geografia. Divenuta la più giovane vicepresidente della Camera durante il secondo governo Prodi, Giorgia Meloni ebbe una legislatura molto difficile: Bertinotti la utilizzava per picchiare suo padre.

Nel 2008 esorta i tesserati di Azione Giovani a “difendere i valori sui quali si fonda la Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo. Reni incluse.” Pochi mesi dopo il sottosegretario Giovanardi lancia il test antidroga per i parlamentari. Nel 2009 si schiera contro la proposta di inserire l'omofobia tra i reati di opinione ma, allo stesso tempo, si dichiara vicina alle esigenze delle comunità omosessuali. Purtroppo la sua campagna di sensibilizzazione viene bocciata dal Consiglio dei ministri nonostante il conio dello slogan “Chi odia i gay è un frocio di merda”. Sempre nello stesso anno Giorgia Meloni è obiettivo della satira di un meschino vignettista perdigiorno nel quale la “Ministronza” viene dipinta come una burina che non si lava e passa il tempo parlando con topi e facendo sesso con ammiratori dediti a perversioni dannunziane ma “solo a causa dei suoi doveri istituzionali”, come si affretterà a precisare il suo baby-sitter. Tra le prese di posizione più decise del Ministro Meloni ricordiamo la lettera, pubblicata dalla sua stampante, dal titolo "Perché quel meschino vignettista perdigiorno deve essere ricordato come un meschino vignettista perdigiorno".

Dicono di lei: “Fastidiosa come un ginecologo con la barba lunga." (Margherita Boniver) “A morra cinese è una frana. E l'Anello del Potere sarà mio!” (Sauron) "Il suo sguardo dice tutto. E commette anche diversi errori sintattici.” (Umberto Eco) “Parlare con Giorgia Meloni è come essere violentati. Se escludiamo gli aspetti negativi.” (Luca Barbareschi)


Zaia scappuccia la testa di una ragazza e le toglie il bavaglio. -Salve, lei sa chi sono io? -Sono una cartomante, non un indovino. Ma Lei è il ministro delle politiche agricole: dal medico ho visto il numero straordinario de "Il Welfare dell'Italia" mentre cercavo "Stetoscopi Amici". -E le son piaciute le foto dei formaggi in pose lascive? -Tantissimo. Almeno quanto il pacchetto sicurezza del suo collega Maroni. O quanto venire sequestrata nel mezzo della notte da scagnozzi del governo: per un attimo ho avuto il dubbio di essere un imam. Per fortuna ho potuto tirare un sospiro di sollievo; almeno fino a quando non mi son ricordata di essere zingara: non è che questa sia una proroga all'operazione White Christmas? -No, data la mia schiacciante vittoria lei è qui per divinare il mio futuro leghista col sacro metodo della croce celtica. -Vuole sapere se qualcosa andrà storto ora che si son resi conto che ha utilizzato fondi Ue ch'erano destinati alla valorizzazione della dieta mediterranea, stanziati urgentemente per realizzare in realtà il suo santino elettorale di 11 pagine patinate? -No, anche perché suppongo fosse chiaro che della dieta mediterranea non me ne sbattesse un cazzo considerato il mio lancio del McItaly di McDonald's. -Sì, un panino salutare quasi come bere acqua del Po. Allora è preoccupato per i 50 milioni che Buonitalia (spa pubblica, del ministero per il 70%, presieduta da Walter Brunello, ex dirigente regione Veneto e scelto da lei) ha versato senza alcuna procedura di affidamento ad evidenza pubblica a Federsanità Anci (il cui presidente è Del Favero, direttore generale dell'Asl 7 Veneto, quota leghista); 50 milioni stanziati per la «internazionalizzazione del comparto agroalimentare», da lei stranamente assegnati perlopiù alla promozione di prodotti veneti. -Sono solo coincidenze e poi servivano per iniziative importanti. -Come il campionato italiano del salame di Treviso? -Io sono un politico del fare, se lei chiede in provincia di Treviso -Lo so: ha fatto costruire 18 scuole superiori e 450 rotatorie. E spesso anche in posti dove avevano senso.

-Non mi pare lei mostri il dovuto rispetto per un ministro che ha mandato il radicchio nello spazio. -No: mi avrebbe impressionata maggiormente se fosse finito anche quello in Libia. -Suvvia non confondiamo i prodotti della nostra terra con gli immigrati. -Disse il leghista che indifferentemente tra prodotti agroalimentari e persone applicava i marchi d'origine. -Posso avere idee con cui è in disaccordo ma sono una persona colta: le posso citare Rousseau? -Tanto quanto io le posso citare il fatto che è stato fermato perché andava a 198 Km/h dopo che proprio lei aveva istituito centri di guida sicura. Lei è esattamente quel che ci si poteva aspettare da un personaggio lanciato da Roberto Piccinelli, l'Indiana Jones del divertimento che avrà come minimo conosciuto quando faceva il pr nelle discoteche. Un uomo responsabile di crimini contro l'umanità come la presenza in Parlamento europeo dell'ex letteronza Barbara Matera. -Guardi che Berlusconi disse che la Matera gli era stata consigliata da Gianni Letta in quanto fidanzata del figlio di un prefetto suo amico. -Siamo in buone mani allora. In ogni caso Berlusconi disse anche che era laureata in Scienze Politiche e infatti venne smentito sul Corriere della Sera dalla diretta interessata. -Ok, potrebbe anche avermi lanciato un personaggio non politicamente credibile -Berlusconi? -No, Piccinelli. Ma questo non significa che io non sia capace. -A dire il vero lei mi sembra capace, di tutto. Partecipare alle feste di Pontida con Calderoli e Borghezio cavalcando le ondate umorali delle persone ne è prova evidente. -Quel che intendevo dire è che io ad esempio parlo correntemente inglese e spagnolo. -Commovente il fatto che possa esprimere idee xenofobe in due lingue oltre la sua, ma basta: mi sleghi, le faccio i tarocchi e finiamola. -No, non mi va più. Se lo sa fare mi legga la mano. -La mano? -Sì: perchè come dice Ernst Fischer "La mano è il vero organo della civiltà, iniziatore dell'evoluzione umana". -Non ho ben presente Ernst Fischer -Neanch'io: la pagina di wikiquote non diceva molto.


Ministri della Repubblica che ti faresti (e che non sono Mara Carfagna). Tutti sono capaci, a pigliare per il culo Brunetta, o Castelli, o la Gelmini. Gasparri lasciamolo stare, La Russa sta ancora cercando di fargli capire una barzelletta su un bambino down. Ma scrivere un pezzo sulla Brambilla non è così facile, non è di quei ministri che sono nati per essere ridicolizzati. Non è Roberto “brucio 375.000 leggi ma non la mia porcata” Calderoli. Anche perché io, di questa Brambilla, non so assolutamente un cazzo. Ok, è una bella cavallona rossa sui quaranta con la passione delle autoreggenti, ma se penso a lei, non mi viene in mente proprio nulla. Di non erotico. Ho valutato le possibili opzioni. Copiare una ventina di battute sulla ministra dalla Palestra di Luttazzi? No, ne ho trovate solo un paio e sono pure fiacche. Non pensarci ed uscire a bere? Forse. Ma la cosa migliore era continuare ad andare a braccio fino alla fine. Michela Vittoria Brambilla. Mai fidarsi di chi ha due nomi: di certo, ha più soldi di te. Questo mi fa venire in mente una delle poche cose che so su di lei: l’aneddoto del suo primo incontro con Berlusconi: -Piacere, Michela Brambilla. -Hai davvero un bel nome, lo sai? -Ne ho anche un secondo, vuole provare ad indovinarlo..? -Dai, dammi un indizio... -È la cosa che lei sogna durante la campagna elettorale! -Bernarda? Michela Brambilla. Ma che vuoi scrivere di questa qua?! Insomma, la conosciamo da quanto s’è inventata i Circoli della Libertà: uno si alza la mattina e vede che in TV c’è una rossa fica che ciancia di circoli di Forza Italia e pare che da un giorno all’altro stia per fregare il posto al

Berlusca. I più ingenui ci cascano; gli altri si fermano alle fantasie sessuali. La Brambilla non è una velina candidata alle europee, non è una ex calendarista ripulita dal tailleur, non è Iva Zanicchi e nemmeno la Carlucci. Che fare? Wikipedia dice che è un’imprenditrice figlia di un magnate dell’acciaio, che ha partecipato a Miss Italia, che ha lavorato a vari programmi TV Fininvest negli anni ’80, che ha sposato Angelo Izzo il 10 Marzo scorso. Ah no, scusate, quella è Donatella Papi. Uno dice: è ministro del Governo Berlusconi, sai che ci vuole a farci delle battute. Vabbe’, a parte che prima di essere ministro è stata sottosegretario. Perché mi sa che solo col pompino diventi ministro direttamente. Come sottosegretario, ha ideato la campagna contro il turismo pedofilo nei paesi asiatici. Slogan: “E se fosse tuo figlio?”. Berlusconi: “Anche se una minorenne ti chiama Papi, non vuol dire che sia tua figlia.” Poi, diventa ministro e dopo neanche un mese si esibisce in un saluto romano in pubblico. “Sono stupita che un semplice saluto alla folla sia considerato un gesto fascista.” Ossia: “Sono stupita che un gesto fascista non sia oramai considerato come un semplice saluto alla folla.” Poco dopo lancia il nuovo flop italiano, il marchio “Magic Italy”, al quale dice di aver lavorato “per ore ad Arcore insieme al Presidente del Consiglio”, causando l’ennesima ondata di invidia per il Primo Ministro. La sua ultima uscita degna di nota, inquadrature del suo intimo a Porta a Porta escluse, è sulla prima della Scala, che secondo lei è stata vista in 250 diversi paesi, a seguito del Decreto del Ministero del Turismo che ha portato i paesi del Mondo da 201 a 250.


Roberto Maroni (15 marzo 1955 vegetante) è uno dei più noti e crudeli ministri della storia della Repubblica Italiana. Noto anche col soprannome de "il macellaio di Varese", ha sconvolto il mondo con la particolarità e la bizzarria dei suoi occhiali da vista. Figlio di un padre violento ed alcolizzato, di una madre psicolabile e di una maledetta primavera, Maroni fu allevato in una famiglia estremamente religiosa che, per lungo tempo, gli impedì ogni contatto con il mondo esterno. A Roberto fu permesso di frequentare la scuola, ma gli fu impedito ogni tentativo di intrattenere delle amicizie e di guardare Art-Attack, con l'obbligo di trascorrere alcune ore, ogni pomeriggio, a leggere passi della Bibbia e del Mein Kampf. A dieci anni, Maroni sperimentò per la prima volta un orgasmo, vedendo Borghezio e Calderoli macellare un maiale in un vicino casotto. Quando Roberto raggiunse la pubertà, sua madre divenne maggiormente possessiva. Sorprendendolo mentre si masturbava nella vasca da bagno, gli afferrò i genitali chiamandoli la "maledizione dell'uomo" e lo immerse nell'acqua bollente del Po, per punirlo. Durante l'adolescenza divenne bersaglio dei compagni più intelligenti. A scuola era noto per il continuo sogghigno che mostrava durante le conversazioni serie. I compagni e gli insegnanti notarono anche la sua ostinazione a pettinare i baffi con dei piccoli pettini di osso, mentre si impegnava negli studi con scarsi risultati. Nel 1990, dopo l'uscita dalla band "Distretto 51", un gruppo pop-soul in cui Maroni ricoprì il ruolo di tastierista e che abbandonò, in circostanze misteriose, dopo essersi unito alla Lega Lombarda, sei extracomunitari scomparvero da alcuni paesi del varesotto, con modalità simili a quelle di Psycho, Non aprite quella porta, Il silenzio degli innocenti e Barbie Raperonzolo. Dopo qualche anno, Maroni venne arrestato per

Oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, con l'accusa di aver morso una caviglia ad un agente di polizia. Quando le forze dell'ordine si introdussero nella sua abitazione per perquisirla, si ritrovarono di fronte ad una macabra scoperta: nel bel mezzo del salotto troneggiava il corpo di un albanese, decapitato ed appeso a testa in giù per le caviglie, con il torso aperto in due a partire dagli organi genitali. Le mutilazioni erano state provocate post-mortem con una penna Montblanc verde. Rovistando nell'abitazione di Maroni, le autorità rinvennero: * teste umane di africani e asiatici a decorazione del letto. * pelle umana usata come tappezzeria per lampade e sedie. * calotte craniche trasformate in ciotole. * ossa umane tinte di rosso e trasformate in montature per occhiali. * altri oggetti creati con parti del corpo umano, inclusa una cintura fatta di capezzoli. Maroni ammise di essere l'autore dei manufatti rinvenuti dalla polizia e si giustificò con la sconcertante dichiarazione: "dei maiali non si butta via nulla". Il caso fu poi messo sotto silenzio, non appena la Lega formalizzò la sua alleanza politica con l'allora Forza Italia. Dopo essersi distinto per la sua innata ferocia nella lotta agli extracomunitari, nel 2008, Maroni fu incaricato di ricoprire il ruolo di Ministro degli Interni durante il quarto governo Berlusconi. Per festeggiare ha introdotto il reato di immigrazione clandestina, la schedatura dei bambini rom, i respingimenti alla frontiera ed un intero pacchetto sicurezza (in confezione risparmio), con figuranti Endemol a presidiare le città vestiti da soldatini, assieme a bande di esagitati meglio note come ronde. Maroni ha promesso di occuparsi dei veri problemi del Paese non appena avrà finito di pettinarsi i baffi col suo piccolo pettine d'osso.


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Alfano stava disteso sul lettino, gli occhi chiusi. «Sono mesi che ho questo sogno ricorrente. E' confuso ma capisco di star nuotando in mezzo ad una miriade di altri, in uno spazio sconfinato, poi lo spazio si restringe via via, diventiamo sempre di meno lungo una corsa senza regole e non appena iniziamo a vedere l'uscita sbattiamo contro una sorta di muro trasparente...» Il fragore del chewing gum esploso lo interruppe «Dottò, me sembra che sta a parlà de sperma. E' un profilattico quello alla fine?» «Oddio, che ore sono? Devo scappare» «Sono le 15, s'era appisolato. Non vada via, le devo finire le ultime tre unghie...» «Ho un appuntamento urgente! Arrivederci» Corse in auto, veloce come l'iter di un ddl sull'aumento degli stipendi ai parlamentari. Appena arrivato, l'analista lo fece sdraiare e lui ricominciò a raccontare, fin quando non fu fermato da un borbottìo di assenso. «Credo che non si tratti di un'immagine sessuale. Ora si rilassi e si concentri: Per caso riesce a dirmi qualcosa del suo aspetto e di quello dei suoi compagni di viaggio? Avete gambe, braccia, magari una coda?» «Siamo come pesci, come sirene con fattezze umane» «Bene, tra gli altri nota qualche viso familiare?» «Sì, alla fine, quando restiamo in pochi noto che c'è una donna, ha i capelli rossi, sembra...» «...la Brambilla. Ho capito. Immagino ci siano anche Fini, Miccichè, Frattini, Fitto e Bertolaso...» «Sì! Ci sono tutti, e anche Mauro Pili» «Pili... Pili... Ah, quello che copiò il discorso di Formigoni parlando delle Alpi in Sardegna» «Sì, mi spieghi» «Ma niente, Pili è fatto così: nella dichiarazione citava anche 11 province, e per mascherare almeno un po' la gaffe le aumentò da 4 a 8. Sfortunatamente non rimasero fondi sufficienti per le Alpi» «No, mi spieghi il significato del sogno» «Il suo incubo ricorrente simboleggia la sua paura di fare la fine degli altri cosiddetti 'delfini' del premier. Tanti in giovane età hanno scalato le gerarchie, ma da astri nascenti si sono ritrovati meteore, mentre lui è ancora là. Il suo inconscio si sta domandando come

andrà a finire e se ne vale la pena. Fanno mille euro. Duemila se vuole la ricevuta» Alfano uscì e sfrecciò pensieroso nella sera. Giunse nel suo studio e alla luce della lampada Churchill si mise a esaminare le carte: «Lodo Schifani incostituzionale, Lodo Alfano incostituzionale, legittimo impedimento come tappabuchi in attesa del Lodo Alfano bis come legge costituzionale. Anche quello verrà bocciato dalla Corte Costituzionale, ma Napolitano firmandolo ci metterà al riparo per le sopravvenute prescrizioni. Tutto torna, ma...» «Ma?» si udì, felino, da dietro le tende alle sue spalle «Vieni avanti, creatura della notte. Sapevo che saresti arrivato» Un'ombra si avvicinò, senza che si sentisse rumore di passi. «Ella, ministro mi aspettava dunque? Sono qui in veste non ufficiale per rammentarle di essere ligio al suo ineluttabile compito» «Sono andato a cena con Berlusconi e Letta a casa di Mazzella prima della sentenza, ho condannato la protesta dell'ANM, mi sono schierato contro l'incandidabilità dei condannati, ho mandato gli ispettori alla procura di Trani dicendo che il CSM violava la costituzione. Ho fatto tutto questo eppure poco tempo fa è bastato che esprimessi un dubbio sull'uso di un decreto legge per il processo breve, perché mi dicesse che me ne sarei potuto andare, che ce n'erano tanti altri che potevano fare il ministro al mio posto. Forse non sono abbastanza portato, sicuramente non quanto te» «Mavalà, che insieme siamo una squadrone. Pensi che per me fosse tutto facile all'inizio? Facevo lo stesso sogno che fai tu, e sognavo Taormina. Lui ha mollato, ma io non lo farò. Mi sono preparato duramente davanti allo specchio: tenere il ghigno, agitare il capo con scherno e aria professorale; per il tono di voce mi sono allenato con dei gatti sinusitici e un diapason e vedi che risultati ora! Poi non mi faccio problemi ad assimilare le donne alle merci, a smentire l'autenticità di registrazioni di Berlusconi quando persino lui ammette che la voce è la sua. Ho avuto la faccia di accusare Uggias dell'IdV, che difendeva Zappadu, di avere una doppia veste, di avvocato e parlamentare, che non si dovrebbe confondere. E' il principio d'inerzia: una volta che parti poi non riesci più a fermarti, perché le stronzate sono come le ciliegie: più sono grosse e più te le pagano» Il telefono squillò e Alfano rispose. «Non commento un'inchiesta della quale vengo a conoscenza da un giornale che, peraltro, è Repubblica!» Poi si voltò ammicante, con un sogghigno a bocca spalancata, ma l'ombra era svanita, nuovamente parte del buio.


Dategli dei cingoli, perdio! Parlare dei politici nostrani è complicato: capire una Carfagna, ad esempio, senza non farsi trascinare dal proprio corpo cavernoso, è un’impresa. Nella maggior parte dei casi si finisce col guardare i telegiornali e non ascoltare, col rischio di non imparare le gesta del Governo. Tutte quelle informazioni, utili a zittire il vociare bolscevico dei vostri colleghi maoisti che insistono col non credere nell’esistenza del Ponte di Messina, si disperdono. È per colmare questo gap che la Mondadori (in partnership con il Ministero della Cultura, l’Einaudi e la redazione del Foglio – realtà diverse ma legate dallo stesso padrone) ha dato alle stampe il monumentale DIMNCM (Dizionario Italiano Ma Non Comunista di Merda), un’opulenta raccolta di lemmi, persone, eventi e puttane che stanno dalla parte giusta. “La parte dell’amore – scrive un sudato Giuliano Ferrara nell’Introduzione – che fortunatamente ha lo stesso IBAN della parte che mi passa lo stipendio.” L’obiettivo dell’opera è ovviamente quello di cambiare il Paese, riformandolo dalla base, eliminando le schegge eversive delle procure, i no global e di quei bidelli coi maglioni marroni. “Quello che manca all’Italia – continua lo scribapachiderma – è una rivoluzione culturale. Gli idioti vaneggiano di ghigliottine, uguaglianza, legalità e altre corbellerie robespierriane: noi ci accontenteremmo di un potere centrale saldo, in mano a qualche nostro caro, e l’aspiratore in bagno. Sapete, a volte mollo certi stronzi che prendo paura e per un attimo temo che Pavarotti sia risorto sotto forma di zombie e stia cercando di entrarmi in casa dal water. Poi però capisco che è solo un’enorme merda. Cerco così di vincerla con lo sciacquone ma essa mi tiene testa e comincia a turbinare con eleganza nella tazza, improvvisando lì per lì (e solo per me) una danza soave e a tratti ipnotica. Qualche giorno fa, per rimediare a quest’inutile perdita di tempo,

Ho acquistato uno sfrangi-stronzi su e-bay. Non ci crederete ma funziona! “Di cosa stavamo parlando? Ah, già, eccovi in anteprima la voce di Ignazio La Russa tratta dal DIMNCM. “

ignaziolarussa o larussa o (raro) 'gnazio (spreg., scherz.) agg. 1 Qualità di chi ricopre la carica di Ministro della Repubblica Italiana e lo fa notare ricordando il suo passato di picchiatore fascista (v.): guarda c'è Omar che sta facendo il larussa! 2 Di chi utilizza la violenza fisica per un nonnulla a causa della difficoltà di raggiungere l'erezione senza stringere il teschio di un volpino tra le chiappe: volevo regalare una rosa a Mary ma ho fatto l'ignaziolarussa e per sbaglio l'ho uccisa 3 Detto di polinomio in due variabili che sia di primo grado in ciascuna di esse separatamente, ma in modo nazista: ho fatto uno stronzo modello larussa 4 dim. di gonzo di montagna 5 Capacità di cambiare opinione repentinamente e con una sicumera da Terzo Reich: non fare la 'gnazia, ieri mi avevi detto che avresti fatto sparire quel canguro. larussare 1 [fr. Larussaer di etim. celtica] v. intrans. Dire cazzate vergognose con timbro vocale di quelli che fanno paura ai bambini, riuscendo comunque a fare il doppiatore per I Simpson (v.) 2 Stato indotto dall'inalazione di scimmie per via nasale, provocante attacchi di panico, nausea e la convinzione di essere dotato di cingoli: stasera non vado a puttane con Joseph R., è strafatto e sta larussando. larussàta (1) [da ignaziolarussa] Atto inutilmente vigliacco spacciato per atto dovuto, costituzionale, eroico: “C'era questo tizio che faceva domande stronze, così l'ho picchiato” “Ehi, ma hai fatto una larussàta!” “Hai ragione! Ora però ti uccido.” larussàta (2) [da larussare] piccole produzioni artigianali fatte all'uncinetto, solitamente floreali e create tenendo una faccia da merda: ho smesso col crack, ora colleziono larussàte.


Salve! Sono Franco Frattini, forse vi ricorderete di me per alcune celebri apparizioni nel ruolo di ministro degli Esteri, come quando rimasi in vacanza alle Maldive nonostante fosse appena scoppiata una guerra tra Russia e Georgia, oppure quando evitai di condannare il massacro della popolazione civile rinchiusa a Gaza, bombardata dagli israeliani con ordigni al fosforo bianco (del resto, sappiamo tutti quanto il fosforo sia utile alla memoria. Così si ricorderanno chi è che comanda). Ma oggi non sono qui per parlare del mio noiosissimo lavoro. Ad essere sinceri, ho accettato l'incarico di ministro degli esteri soltanto perché adoro viaggiare. L'accordo con Silvio è sempre stato chiaro: io gli firmavo una legge oscena sul conflitto di interessi e lui si impegnava a farmi viaggiare “a babbo morto” con la scusa della diplomazia estera. La verità è che ho sempre desiderato fare l'esploratore come Indiana Jones (ma senza rovinare tutto infilandoci gli alieni). Io voglio soltanto girare il mondo sulle traccie di manufatti antichi, scavare alla ricerca di ossa di dinosauri e di italiani dispersi, nonché seguire le mappe dei tesori nascosti dai socialisti. Non lasciatevi ingannare dal mio sguardo spento. Lo faccio apposta perché se la gente sapesse della mia intelligenza mi chiamerebbe di continuo per conoscere le risposte di “chi vuol essere milionario”. Soprattutto Gasparri. Per darvi prova del mio grande carisma politico, ecco alcune foto scattate durante le mie missioni diplomatiche. Dato che anche voi avete contribuito a pagare questi viaggi, mi sembra il minimo rendervi partecipi.

Qui, ad esempio, sono in Groenlandia e sto convincendo il capo di una selvaggia tribù di canidi a

sottoscrivere un accordo di pace con le autorità locali. L'obiettivo era fermare i continui attacchi terroristici portati a segno dai terribili bassotti kamikaze. L'incontro è stato un grande successo dato che, alla fine del colloquio, il pulcioso leader mi ha annusato lo scroto in segno di rispetto.

In quest'altra foto, invece, mi trovo in missione alla ricerca delle radici cristiane dell'Europa. Non è stato facile rintracciarle, anche a causa dell'opposizione di un esercito segreto composto da mercenari arabi, al soldo di Pier Giorgio Odifreddi, il cui obiettivo era rubare i crocifissi dalle classi di tutte le scuole. Vi risparmio i dettagli delle varie colluttazioni e battute geniali che potrete vedere nel prossimo film di Lucas e Spielberg ispirato alle mie gesta. Vi dico solo che alla fine i miscredenti hanno dovuto fare i conti con la mia mozione pro crocifisso presentata al Parlamento europeo. Quanto alle radici cristiane, la ricerca è andata a buon fine. Le ho rinvenute giusto l'altro giorno, in un boschetto piemontese. I soliti detrattori hanno detto che è solo un grosso tartufo, e che non assomiglia affatto al profilo di Gesù Cristo. Ma io ho la mia fede, quindi, ho ragione.


VE LO FACCIO VEDERE IO COME MUORE UN MINISTRO DELLE FINANZE È con profondo cordoglio che pubblichiamo la lettera lasciata dall’onorevole Giulio Tremonti prima di suicidarsi nella sede del PDL, alla vigilia della finanziaria 2010.

E così finisce tutto, caro collega giunto per primo sul luogo del fattaccio. Leggi questa lettera, inorridisci di fronte al mio cadavere, sbalordisci innanzi al mio rigor mortis e dai la notizia a tutti. Di’ loro che non starò certo qui ad attendere i forconi e la folla urlante, non da vivo perlomeno. Ve la dovete vedere voi questa volta, e se tirano le monetine cercate di intascarvene il più possibile, che l’euro lo abbiamo introdotto anche per questo. Sono stato io a portarci a questo punto, alla vigilia della finanziaria e con il culo per terra, non posso che comportarmi come gli stoici, scegliendo consapevolmente di non prolungare quella che può sembrarvi una vita degna di essere vissuta, ma che non lo è affatto. O, per dirla in maniera più comprensibile, “faccio come Baglioni e mi tolgo di coglioni”. (Scusatemi, ma era tutta la vita che sognavo di dirlo senza dover vedere Berlusconi subentrarmi con un ministero ad interim) La mia esistenza ha avuto un solo scopo, lo sapete voi, lo so io e lo sa il cappio dal quale penzolo goffamente (ho tirato ad indovinare circa il goffamente). Solo tre parole hanno sempre avuto un senso per me: Ministero delle Finanze. Decenni di soprusi a scuola da parte de I Belli e Gli Alti, passati con un solo pensiero fisso: mettere un giorno le mani su quel fottuto posto, per vendicarmi di tutti con una serie di riforme straordinariamente illiberali spacciate per l’avanzata della libera concorrenza. E sono riuscito a metterci le mani, cazzo se ci sono riuscito. Sinora hai letto meno capoversi di quante volte io sono stato ministro delle Finanze. Esatto, coglione, hai anche dovuto ricontarli. E

Con questo, siamo pari. Nel ’94, quando tu ancora studiavi quale fosse l’angolazione migliore del polso per scaccolarti, io assumevo per la prima volta la carica di Ministro delle Finanze. Lo ricordo come se fosse ieri, l’Italia grondava danaro, le rapine erano fatte in e non dalla banca, i giocatori di calcio si compravano con risorse private e non con le accise sulla benzina, gli aerei di stato portavano i politici dalle mignotte e non viceversa. Nessuno ha idea di quanto abbiamo dovuto lavorare sodo per mandare tutto così clamorosamente a puttane. Questa volta però siamo fottuti, o meglio, i viventi in questa stanza lo sono. Non c’è più nulla da rubare ragazzi, non sapevo come dirvelo e ho pensato che uccidermi fosse un modo simpatico ed originale per farlo. I fondi pensione li abbiamo usati in benzina per aerei e baldracche, che formano un binomio inscindibile. I soldi per la sanità sono finiti in bandiere ed oggettistica idiota non utilizzata alla manifestazione di Roma, in finti manifestanti pagati profumatamente con cui abbiamo finto di riempire Piazza San Pietro e in satelliti che fotografassero la piazza da 40 km di altezza per farla sembrare piena. Il budget che avevamo riservato all’istruzione è bastato a malapena ad offrire la cena a Ferrara e, solo per le cause perse dal Giornale di Feltri, abbiamo dovuto vendere l’Abruzzo. Come se non bastasse, Berlusconi ha usato l’ultimo miliardo che avevamo per la ricerca sul nucleare e la nanotecnologia perché dice che vuole farsi montare un reattore a fissione in un microchip sul prepuzio. E poi, parliamoci chiaro: quest’anno ho dichiarato 39.672 € di imponibile netto, un po’ meno di quel che guadagna l’idraulico di una delle mie diciassette guardie del corpo. Dovevate capirlo che stavo dando di matto.


Antonio Claudio Scajola non è quel che si dice un predestinato: nasce sì in una famiglia democristiana, ma antifascista. Nel 1982 diventa sindaco di Imperia e dopo solo un anno è costretto a dimettersi per pesanti accuse giudiziarie. Arrestato, passa 70 giorni in carcere ma viene prosciolto perché estraneo ai fatti. Nonostante i precedenti mancati, riesce ad aderire a Forza Italia. Se sentivate il bisogno di ringraziare qualcuno per aver trasformato Forza Italia da movimento a partito con strutture e uomini, quel qualcuno è lui. Scajola, il protagonista di una serie di cazzate così grossa da far arrossire le abituali partner di Rocco Siffredi:

nonostante quel 'rompicoglioni' avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. Per questa mossa il pacato Scajola si attribuì il merito di aver messo fine a «una vergogna nazionale» e di aver soppresso «uno status symbol concesso a volte a persone che non correvano alcun rischio» ignorando la specificità di casi come Palermo dove come diceva Falcone: se la mafia capisce che lotti da solo, allora la tua morte è più vicina. Anche qui non c'è gusto, fare una battuta sarebbe troppo facile. Come assassinare qualcuno senza scorta. Thyssen. "Mi riesce difficile immaginare che l'amministratore delegato della Thyssen abbia voluto provocare la morte dei suoi dipendenti". Persino quando non c'entra un cazzo riesce a intervenire a sproposito: che sia un superpotere? E ancora non ha subito gli effetti del nucleare. Roma-Albenga. Scajola diventa ministro dell'Interno e in fretta e in furia viene istituito un volo quotidiano Alitalia, Fiumicino-Albenga (casualmente a 30 Km da casa sua). Scajola si dimette, la tratta aerea viene dismessa. Scajola rientra al governo, il volo ricompare. Ma AirOne, con un milione di euro di contributi. Un sacrificio ritenuto doveroso a detta dei 18 passeggeri che talvolta ne usufruiscono. Nel 2007 Scajola non è più al governo e il volo viene cancellato. Fino al Berlusconi IV, quando per ripristinarlo a Scajola è bastato premere un pulsante vicino al comodino.

G8. Forze dell'ordine che per una scarsa conoscenza topografica sbagliano strada e decidono di caricare cortei autorizzati; cariche di alleggerimento senza dare vie di fuga, che si trasformano in inevitabili scontri e reiterati pestaggi; individui con abbigliamento del tutto simile a quello dei gruppi violenti che vengono visti parlare con poliziotti, carabinieri e agenti di sicurezza; manifestanti che vengono pestati perché rimasti isolati, trascinati poi per decine di metri come sacchi insanguinati; mezzi blindati abbandonati con dentro armi d'ordinanza; la morte di Carlo Giuliani e i tentativi di depistaggio; la perquisizione-irruzione alla Diaz con tenuta antisommossa; la perquisizione per 'errore' nella vicina scuola Pascoli ed annessa distruzione/sparizione dei pc contenenti materiale di testimonianza di cortei e scontri; e ancora: pestaggi inumani, diritti violati, muri e pavimenti sporchi di sangue. Le violenze di Bolzaneto. Tutto questo a solo un mese dall'insediamento in ministero: mi chiedo che sarebbe successo con un minimo di organizzazione in più. E che fa Scajola? Reagisce duramente promuovendo e dando incarichi di prestigio a poliziotti imputati di lesioni, calunnia e falso, con nomine «ispirate a criteri di professionalità, assoluta fedeltà ai valori democratici, attaccamento allo stato, attitudine a svolgere i propri compiti». A 7 mesi dalle vicende, vinto dal rimorso di non aver fatto abbastanza dichiara: "Al G8 detti l'ordine di sparare". Fare battute sarebbe inutile come in Giappone fare i complimenti al cuoco dopo aver ruttato.

Nucleare. Dio non saprei da dove cominciare. Un'abbuffata di stronzate: "Bollette meno care per chi ospita le centrali", "Vorrei una centrale nucleare nel mio giardino" e la mia preferita: "Se facessimo solo rinnovabili, l'energia costerebbe di più". Secondo Eurostat il 60% delle famiglie italiane paga per l' elettricità prezzi più bassi della media europea. I consumi più alti sono per le imprese. Allora perché non si punta solo sul rinnovabile? Ingenui: perché non ci si può speculare. Provateci voi a prendere per culo 60 milioni di persone dicendogli che sole e vento sono a pagamento. Complicato anche se siete Berlusconi eh?

Biagi. Finisce al centro di polemiche dopo l'omicidio perché era stato il suo ministero a levargli la scorta

Insomma come non amarlo un tipo così? Calma, era una domanda retorica.

Report e l'assistenza legale. "Un giornalista deve essere responsabile di quello che fa, come ognuno di noi. Non ci deve essere un' immunità a dire e fare quello che si vuole, ad avere lauti guadagni e non pagare mai il conto". Per fortuna poi ha specificato: "Fanculo all'informazione".


Stefania Prestigiacomo è nata nel 1966 a Siracusa, è ancora sposata e madre di un figlio di 6 anni. E' Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio. Nel 2008, subito dopo la vittoria alle ultime elezioni, la leggenda narra che la barzelletta migliore di Berlusconi fosse: “C'è Stefania Prestigiacomo al Ministero dell'Ambiente”. La ragazza, infatti, non ha proprio quella che si può definire una coscienza ambientalista e praticamente lo sapevano tutti. Sin da giovane, si è data estremamente da fare nell'azienda di famiglia, certo, ma il caso vuole che fosse un'impresa di plastiche, vetroresine e affini. Un'azienda che ebbe tre operai con figli con malformazioni congenite, altri operai non fumatori che si sono ritrovati dopo 10 anni polvere nei polmoni, un dipendente che morì cadendo da un traliccio (presumibilmente sbilanciato da un colpo di tosse), e pochi mesi prima un altro dipendente era rimasto gravemente ferito perché mentre mentre si soffiava il naso gli uscirono schegge di piombo dalle narici. Uno dei tre operai che ebbero figli malformati, e le cui proteste furono ignorate, era pure suo cugino di secondo grado. Insomma, la Prestigiacomo era proprio la risposta che la Natura si aspettava. Affidare a una donna che possiede un'azienda petrolchimica (che ha un piano di gestione che consiste nell'ammazzare a cominciare dai suoi dipendenti) il Ministero dell'Ambiente è un po' come mettere Borghezio a gestire un Cpt*. Dopo un po', non resta più niente da bruciare. Secondo la Prestigiacomo gli alberi sono quelle cose da cui si fanno le banconote. La Prestigiacomo è talmente anti-ambiente che quando l'hanno inquisita nel 2008 per peculato sapete cosa stava comprando coi soldi del Ministero? Articoli di pelletteria (è vero. Non solo stava scegliendo capi in vera pelle, ma poi ha chiesto a Bigazzi come cucinarli). La Ministra

Pensa che i cambiamenti climatici consistano nel fatto che improvvisamente viene a piovere, e che le foche si stanno estinguendo perché muoiono nelle stragi del sabato sera. Quando la Prestigiacomo vede uno spiazzo verde pensa: “Magnifico. Qui ci starebbe proprio bene una pompa di benzina”. Ma, d'altronde, quello dell'Ambiente è un Ministero chiave: dunque, perché piazzarci qualcuno di competente? “Meglio qualcuno che sia innocuo e completamente alla mia mercé”avrà pensato Silvio, mentre faceva i provini e rabbrividiva per le leccatine allo scroto. E' decisivo, per esempio, quando c'è da decidere se l'Italia deve o meno tornare al nucleare. Una scelta talmente scontata che non hanno pensato nemmeno di chiedercelo. Perché farci su un referendum (con cui in Italia lo sviluppo delle tecnologie nucleari era stato bloccato nel 1987, dopo il piccolo disguido di Chernobyl) quando puoi direttamente fare quello che vuoi. E così il nucleare si farà. Evviva! Berlusconi non vede l'ora di andare con una minorenne che ha tre fighe! Pochi giorni fa Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega all'energia, ha dichiarato: “Sulla costituzione dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare c'è piena sintonia anche con il Ministero dell'Ambiente”. Piena sintonia con il Ministero dell'Ambiente. E questo dovrebbe rassicurarmi?? In Italia abbiamo, vento, sole, mare in abbondanza. Si chiamano energie alternative. E la Prestigiacomo pensa che ce l'abbiano con lei.

*Centri Permanenza Temporanea. O meglio, una volta si chiamavano così. Oggi si chiamano direttamente Centri di Identificazione ed Espulsione, perché tanto quelli che ci entrano mica sanno che cazzo significa.


Al di là della porta, il ministro parlava col tirapiedi che ci aveva accolto all'entrata. “Dottò, so' arrivati i satiri. Che faccio?” “Fateli entrare, non vedo l'ora! Ah, un'intervista!” “Ma che sta a dì, dottò?” “Le riviste satiriche ce l'hanno sempre avuta con me!” “Ma se non la nomina mai nessuno!” “Eh appunto!” Il gorilla sembrava confuso. “Di che rivista hai detto che sono?”, fece Matteoli, impaziente. “ScaricaBile”. “Ottimo, ottimo! ScaricaBile è sempre pieno di figa e alla gente piace. Mi ricorda lo Stürmer di Julius Streicher, che spacciava per critica a ebrei e bohemiens le illustrazioni pornografiche e i raccontini erotici. Sono dei furboni, questi. Avanti, avanti!” Ci facemmo largo nella stanza: “Buongiorno, ministro.” "Ma chi sono questi animali? È uno scherzo? Questi in tre non fanno un pollice opponibile! Speravo in G o almeno in Fabbri, che fa l'attore e ha una certa dignità! Così sembra di essere a un comizio della Lega!' Il mio collega mi guardò stranito: “Volpe, ma chi è questo?” “Matteoli.” “Ma chi quello dei Cesaroni? Quello che era al Bagaglino?” “Quello è Mattioli! Questo è il ministro delle infrastrutture. E prima ministro dell'ambiente.” “Due volte”, aggiunse lui. “Mai visto prima!” Il ministro cercò malamente di sorridere, ma era un atto al quale la sua faccia non si prestava. Era più facile immaginarselo mentre scaricava sostanze tossiche fuori Salerno e se la rideva con De Luca. “Sapete, le ho provate tutte per finire in tv: ho polemizzato con Bertolaso sul G8 a l'Aquila e nessuno mi ha filato, mentre con Fini c'hanno ricamato su due settimane ed era solo un fuorionda! Ho approvato qualsiasi cementificazione, ho fatto passare la Civitavecchia-Livorno in mezzo alle più belle colline della Maremma, così faccio prima ad arrivare in Parlamento da casa mia, se mi lasciano aumentare la velocità sulle autostrade. Eppure nessuno mi considera.” “Forse sbaglia i tempi”, replicò C&P. Poi, rivolto a me: “Con questo governo bisogna cogliere il momento giusto per dire la cazzata, altrimenti si viene eclissati da quelle più grosse. Che altre stronzate ha fatto?”

“Uhm, depenalizzazione dei reati legati agli scarichi industriali.” “Bazzeccole.” “Due condoni edilizi.” “Yawn.” “Rinvio a giudizio per favoreggiamento: informò un giudice, un prefetto e un viceprefetto che erano indagati per corruzione. Avevano favorito abusi edilizi a Livorno in cambio di appartamenti.” “Niente puttane?” “I tempi non erano ancora maturi, sapete com'è...”, si giustificò Matteoli. “Nonostante sia ministro la procura non chiede un'autorizzazione speciale perché l'accusa non riguarda le sue funzioni, ma nel 2007 la Camera a maggioranza di centrosinistra fa sospendere il processo per chiedere il parere della Consulta a riguardo: 394 voti a favore, 2 contrari.” “Un capolavoro bipartisan.” “La Consulta dice: si deve chiedere l'autorizzazione alla Camera.” “E a quel punto Fini ha fatto votare la Camera sulla richiesta prima che questa venisse formulata.” “Una mostruosità giuridica!” esclamò C&P in tono ammirato. “E la Camera ha detto che non ho commesso alcun reato, e che il reato è ministeriale e quindi non perseguibile.” “Ma come fa un reato non commesso a essere ministeriale?” “Qui sta il genio, no? Ah, se Silvio avesse fatto scrivere il lodo Alfano a me! Ah ah, aspettate... Genio! Genio! Sentite che idea che mi è venuta! Questa ancora non l'ha fatta nessuno, neanche quel coglione di Lapo: Z O O F I L I A! Dove ho messo il mio videofonino nuovo?” “Lei ha talento, ministro! L'odio del WWF e l'invidia di Piero Angela... Per un ex-ministro dell'ambiente, semplicemente perfetto.” Guardai il mio socio atterrito: “Per l'amor del cielo, ma che cazzo dici? Sta parlando di scoparsi NOI! ORA!” C&P impallidì, e il ministro si accasciò in poltrona, abbattuto: “Che delusione. Questa intervista non è stata proprio come l'avevo immaginata.” “Mi sa che l'ha detto anche Fini del PDL.” Matteoli suonò in un corno da caccia mentre un gruppo di maschioni in mimetica, fucile e spillette dei paladini della libertà irruppe nella sala. “Ragazzo, lei è una volpe?” “Sì.” “Le concedo cinque minuti di vantaggio.”


Maurizio Sacconi nasce a Conegliano Veneto il 13 luglio del 1950. La madre se ne accorgerà solo quattro giorni dopo insospettita dalla presenza di un neonato che la fissa da un angolo della cucina. Il giovane Maurizio trascorre i primi 29 anni coltivando il suo hobby preferito nella speranza di trasformarlo un domani in un lavoro: mandare a fare in culo i manifestanti della CISL; organizza anche trasferte per potere insultare i lavoratori di altre città nei giorni in cui nelle sue zone non c'erano manifestazioni di protesta. Nel 1979 viene eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel partito socialista. Aderisce alla corrente di Gianni De Michelis perché fin da tenera età è attratto inspiegabilmente dalle teste fornite di forfora e gel. Resta in Parlamento fino al 1994: deputato per quattro legislature, ha svolto l'attività parlamentare nella commissione industria e successivamente nella commissione bilancio conseguendo successi dopo successi tra i quali ricordiamo quello di percepire ininterrottamente lo stipendio parlamentare per 16 anni di fila. Dal 1980 al 1981 è Presidente nazionale della Lega Ambiente. Resta in carica soltanto un anno per aver mandato a fare in culo degli alberi di pino. Dal 1995 al giugno 2001 è funzionario dell'ILO (International Labour Office) o BIT (bureau international du travail) di Ginevra, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, con la qualifica di branch office director. Saranno anni di intenso lavoro in cui cercherà con ogni mezzo di capire cosa cazzo sia un branch office director. Lascerà l'incarico non appena ci sarà riuscito lasciando l'edificio depredando l'ufficio di tutto ciò

che riuscirà a portare via come risarcimento per quegli anni di incertezza. Dal 2001 al 2006: Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Presidente dell'Associazione Amici di Marco Biagi, e' emerso che Biagi gli aveva scritto una lettera lamentandosi di non avere una scorta adeguata e chiedendogli di intervenire con la massima urgenza con il Prefetto di Roma e il Ministero dell'Interno perché questa venisse trasformata in una «scorta vera e propria». La solita lentezza delle Poste Italiane che colpisce ancora. Dal 2006 al 2008 è Senatore e capogruppo in Commissione Lavoro per Forza Italia, partito cui aderisce entusiasticamente nonostante alcuni iscritti, tempestivamente isolati, cerchino di danneggiarne il nome con atti leciti e comportamenti onesti. L' 8 maggio 2008 diviene Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali coronando finalmente il suo sogno di bambino: insultare un pubblico CISL non da privato cittadino ma da ministro della Repubblica. È sposato con Enrica Giorgetti, dal 2005 direttore generale di Farmindustria. La nomina di Sacconi a ministro della salute è stata criticata dalla rivista “Nature”come un possibile conflitto di interessi, dato che questa è avvenuta mentre la signora Giorgetti ricopriva la carica di direttore di Farmindustria, l'associazione che promuove gli interessi delle industrie farmaceutiche. Poi c'è stata l'H1N1, ma è stata solo una coincidenza.


«[rumori di microfono]...è acceso?..[omiss]...Salve cari lettori di Vanity Fair, sono Ferruccio Fazio, stamattina avevo un appuntamento per un intervista con il signor Fabbri, accreditatosi come collaboratore della suddetta rivista, ma al suo posto mi ha mandato un pacchetto con questo registratore e un bigliettino con scritto: "Prema il tasto rec e parli a voce alta." Fa niente, sono abituato alla solitudine...sono a capo di un ministero che era stato abolito, quando ho prestato giuramento al Quirinale non c'era Napolitano ma solo la sua sagoma di cartone, e se cercate il mio nome su Youtube non c'è neanche un video che mi prende in giro. Il bigliettino del signor Fabbri dice anche, ve lo leggo: "Per la redazione: BASTARDI! E' questa la considerazione che avete di me?! Scrivere di un bidet invece che di 'sto mentecatto sarebbe stato più interessante!". Come biasimarlo? Anche io ho una forte passione per i bidet. E' il simbolo dell'igiene per eccellenza, no? Io non manco mai di farmi una foto accanto ai bidet che visito ogni anno, tra alberghi, congressi, ville, autogrill, ho una collezione di quasi duemila foto! Comunque, sono contento di rilasciare una intervista per Vanity Fair, le dichiarazioni ai quotidiani o alle riviste politiche iniziano ad annoiarmi, non so mai cosa dire...dunque, parlo di me: mi piace considerarmi un tipo originale, pieno di contraddizioni, che poi sono quelle che ci rendono più umani...per farvi un esempio, ho la passione per le immersioni subacquee, nonostante sia nato in pieno Piemonte, a 600 metri di altezza! Buffo no? Ah Ah Ah! ...un'altra passione che coltivo è la caccia, passione che mi è stata tramandata da mio nonno e che seguendola mi ha portato a dover decidere se diventare macellaio o chirurgo. Ho sempre amato

affettare la carne, perciò alla fine ho scelto la laurea in medicina. A proposito di affettare la carne, sapete che colleziono salumi? Davvero! Non amo mangiarli ma mi rilassa molto affettarli, è un'altra delle mie contraddizioni. Quando non sono alle prese con impegni istituzionali, mi ritiro nella mia riserva, che si trova al 3° interrato del San Raffaele di Milano, e trascorro ore liete ad affettare guanciali, finocchione, ungheresi, salsiccette, culatelli e via dicendo. Visto che non li mangio, però, invito sempre alcuni amici intimi a fare l'aperitivo all'italiana, di solito ci sono Ferruccio Gulli, ad di Novartis, Maurizio Sacconi e sua moglie Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria. Di solito è Sacconi che porta il lambrusco, ma dopo aver fatto guadagnare alla Novartis 184 milioni di euro per i vaccini del virus A/H1N1, Gulli ha portato una scorta di barbera che ci basterà fino alla prossima pandemia! E pensare che io nemmeno mi sono vaccinato...certe risate ci siamo fatti, a parlare di suina in mezzo ai salami...ah ah ah! Devo dire però che le conseguenze del falso allarme qualche casino me lo stanno creando comunque...abbiamo il problema di dove mettere tutti i vaccini che non abbiamo usato, visto che il mio ministero ha comprato 24 milioni di dosi ma ne sono state utilizzate soltanto 850mila e fra poco le ASL ce le rimanderanno indietro...probabilmente dovrò lasciare lo spazio del San Raffaele e trasferire la riserva di salumi a Villa Pollari, quella che ho comprato da Don Verzé coi soldi del ministero...e voi non avete idea di quanto sia faticoso trasferire l'equivalente di 6 ettari di salumi! Che altro posso raccontarvi di me? Ah sì!, ho scritto un libro di ricette con mia moglie...leggetelo e specialmente la parte sul cinghiale! Ciao! Smack! ...[rumori di microfono]»


Il Gran Consiglio Intergalattico dei Portafogli Poderosi (abbreviato in P2) era al settimo cielo: la rinascita democratica della minuscola nazione del pianeta Terra stava avvenendo secondo i loro piani. In Italia ormai tutto procedeva secondo programma: adesso toccava alla scuola. Bisognava azzerare la ricerca, mettere in fuga i cervelli più pericolosi, licenziare insegnanti, stringere la borsa dei finanziamenti alla scuola pubblica e allargare quella per gli istituti privati. Stando sempre attenti a non pestare i piedi agli unici insegnanti pubblici che potevano dare fastidio, quelli di religione, che facevano parte di una struttura con ramificazioni in tutto l'universo a cui i Portafogli Poderosi si erano appoggiati per riciclare denaro e per risolvere altre questioni scomode. Insomma, bisognava annientare la scuola pubblica in modo che solo i ricchi potessero studiare e una volta comprata la laurea dirigere il Paese facendosi i cazzi loro senza preoccupazioni. Sì, ma chi sarebbe stato in grado di farlo? Serviva una mente vuota, un cervello striminzito di una persona senza spirito critico, vogliosa di fare carriera alla svelta e pronta a ripetere senza discutere tutto quello che gli veniva ordinato di fare. Furono vagliati migliaia di candidati, ci vollero mesi prima di trovare la persona che rispondesse a quei requisiti. In tutta Italia c'era solo una persona che poteva annientare la cultura senza provare rimorso perché non l'aveva mai vista da vicino: Interstella Gelmini. La nostra eroina ha il curriculum adatto: laureatasi in Lombardia supera l'esame da avvocato a Reggio Calabria dove il tasso di abilitazione è del 94%. Nel 2000 è sfiduciata da presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda per inoperosità. La sfiducia, oltre che

dall'opposizione, fu votata anche dai membri del suo stesso partito. Non era necessario cercare oltre. Il nuovo ministro della distruzione pubblica si mette subito all'opera con provvedimenti essenziali che l'Italia aspettava da anni e che fin da subito lasciano intravedere la sua potenza innovatrice: la reintroduzione del voto in condotta e del grembiulino. La riforma Gelmini è inarrestabile: dimezzate le ore di insegnamento, dimezzati i docenti, dimezzate le scuole. E perché non abolire il valore legale del titolo di studio? Per la P2 è un sogno. Il Maestro Venerabile Licio Gelli arriva ad elogiare pubblicamente la riforma, soprattutto “l'innovazione”del maestro unico che, a suo dire, riporta finalmente un po' di ordine. Sono soddisfazioni per la piccola Interstella... La sua riforma ha anche un secondo fine: serve a far sembrare i ministri della Lega persone dal QI normale: è più semplice abbassare il livello culturale di un'intera nazione che alzare il loro. Il popolino però sembra non capire...Studenti, insegnanti e famiglie scendono in piazza contro la povera Interstella che dice di essere meravigliata delle proteste, di non capirle... Arriva a dire che il suo Governo è così attento alle problematiche sociali che sembra quasi di sinistra. La prima volta che ha parlato senza copione. E anche l'ultima. Dopo le strade tocca ai tetti: i precari della scuola campeggiano giorni e giorni sugli edifici scolastici ma fortunatamente i tg di regime distraggono il popolino parlando di tutt'altro. Sfortunatamente Studio Aperto è costretto a rinunciare ai servizi dei gattini intrappolati sugli alberi perché le telecamere puntate verso l'alto avrebbero potuto inquadrare le proteste sui tetti.


Sandro Bondi, il successo, le donne, i croccantini e l’irrimediabile vacuità dei suoi sogni di potere. Sandro Bondi torna dalla piacente compagna (uno dei corollari della carriera politica) dopo una lunga giornata di lavoro, nervoso come una bistecca di levriero; ci mette ben poco a tradire la sua inquietudine agli occhi della sua donna,che ormai ha imparato a interpretare entrambe le sue espressioni: -Sandro, calmati, smettila di strisciare su e giù per la stanza, che lasci la scia di bava. -Ti sembra il momento di fare la spiritosa? Ho avuto una giornata terribile a lavoro. -Silvio aveva finito i croccantini? -Non è per quello, e comunque sì. Capezzone si fa ogni giorno più ingordo, mangia dalla mia ciotola e poi accusa i comunisti. -Quell’uomo farà strada. -Lo so. Se il potere è concavo si fa convesso, e se il potere è convesso si mette a novanta. -L’hai rielaborata migliorandola. Ho sempre detto che sei meglio del tuo capo. -E senti questa: Silvio è arrivato alla sede del partito in Via dell’Umiltà e ha parlato della sua successione e, indovina un po’, non mi ha tenuto in considerazione nemmeno per un istante. -Non mi dire. -Non so se mi fa più incazzare questo o il nome della strada in cui abbiamo la sede. -So quanto ti sia difficile lavorare in un ambiente così grottesco, ma resisti, il tuo valore verrà fuori, prima o poi. -Quando? E’ tutta la vita che scodinzolo al padrone di turno e quel che mi torna indietro sono solo briciole: qualche presenza in tv giusto per farmi massacrare dalla Bindi di turno, sguardi di compassione da parte dei barboni per strada e un ministero. -Meglio di un dito nel culo. -Ma non scherziamo. Se lo conosco come credo, Silvio mi ha messo lì soltanto per dare ai cittadini un bersaglio più facile di lui da prendere per il culo. Beni e attività culturali a me? Dai, è sadismo puro. -Caro, secondo me non ti impegni abbastanza, o sbagli strategia. Guarda la Carfagna, lei sì che brucia le tappe. -Non essere stupida, come potrei farlo anch’io? Ho

già male alle ginocchia da quella volta in cui mi sono gambizzato quando militavo tra le fila del partito comunista. -Beh, era il minimo che potessi fare per aver deciso di passare fra le fila di Forza Italia. L’ho sempre trovata una scelta estremamente coerente. -Lo so. E per cosa l’ho fatto? Ho faticato per nulla. Sono stufo di non essere considerato. Sai cosa vuol dire fingersi ogni giorno rapido di mente come un comodino per poter scalare la gerarchia del partito? Lo sai cosa sto passando? Credi sia bello dover ripetere le stronzate che quello dice ogni santo giorno, di fronte a milioni di persone? -Certamente più facile che partorirle. -Solo perché ho antipatia per la cocaina… Io! -Non illare, cretino, che tu sottintendi e poi chi finisce nei casini è ScaricaBile*. -Figurati, abbiamo violentato la legge impedendo a Santoro di andare in onda e ti pare che lasceremo che quei comunisti pezzenti possano anche solo lontanamente alludere ad una propensione di Silvio alla battuta idiota per questioni legate all’abuso di stupefacenti? -No, in effetti, lo escludo. -Brava. Ti dicevo: finalmente il vecchio ha deciso di mollare, dice che si è comprato le Maldive e che vuole starsene in costume, che fra la prostata e i magistrati tra le palle ormai cammina come Charlot. -Ti prego, dimmi che speravi di essere il prescelto… -E’ ovvio. E proprio non capisco cos’hai da ridere. Hai idea di quanto ho dovuto risalire quell’intestino con questa lingua? E invece lui cosa fa? Dice che dopo pranzo ha fatto indigestione di Viagra e poi ha conosciuto una donna perfetta per guidare il paese. E che lascerà tutto a lei. -No! Sono davvero sconvolta! -Le tue risate non mi aiutano. Dice che se ti fai concavo lei si fa convessa, e che se ti fai convesso lei si fa la sua amica. -Che donnaccia. E tu non ti sei ribellato? -Come potevo? Ho anche dovuto applaudire e scuotere la testa latitudinalmente con l’espressione di default, non sia mai che qualcuno possa anche solo sospettare che io sia in disaccordo con qualunque cosa dice, pensa o secerne quel nano irriconoscente. In realtà avrei solo voluto prendere quel sostegno per parrucchini che lui chiama testa e piantarla tra le sue stesse chiappe. -Non sarebbe stato un percorso superiore ai 40 centimetri. -Vero. Pensa che una volta l’ho fatto con Brunetta. E’bastato dirgli “Renato, prova a toccarti la schiena con la nuca”. E’ stata una scena davvero Kafkiana. -A volte stento a credere che tu sappia recitare così bene. -Già. A proposito, sappi che ieri ho finto l’orgasmo. -Anch’io, questo pomeriggio. -… Ma io ero a lavoro questo pomeriggio... -Appunto. -Cosa stai cercando di dirmi, tesoro? -“Tesoro” un cazzo, da domani sono il tuo capo. *Write to stefanodilettomanoppello@hotmail.it for legal complaints.


Che cos'è Roberto Calderoli? Un chirurgo maxillofacciale prestatosi all'ingegneria costituzionale? L'amico che è rimasto indietro alle medie e che rivedi dopo 20 anni alle pizzate organizzate su Facebook, trovandolo ancora più indietro? Uno di quei padani imprendibili, indefinibili, che vanno in giro col lanciafiamme e la giacca pochette-verde-munita, capace di grandissime stronzate come di grandissime cazzate, inneggiante al dio Tanaris e al contempo al rimorchio delle gonnelle papali, abili nello staccare il cervello al momento sbagliato e di mancare sistematicamente il posto giusto, dedito alla realizzazione di un disegno che cerca sempre di decifrare – non riuscendovi mai? Gli investigatori, i politologi, gli analisti e gli emisferi destro/sinistro dello statista padano non l'hanno ancora capito. Condannato nel 2004 a due anni di Ministero per le riforme, nel 2008, dopo un anno di semilibertà, viene beccato nuovamente e ricondannato in qualità di recidivo ad una pena decisamente più pesante: il Ministero per la Semplificazione – direttamente da un'idea di un taglialegna che ha mal digerito 1984 di Orwell, dopo averlo usato per decadi come puntello al tavolo di lavoro nell'officina in provincia di Bergamo. Le numerose vittime dell'attività politica di Calderoli non sono ancora riuscite a metabolizzare quei soprusi così incomprensibili, efferati e atroci, nemmeno dopo estenuanti cure psichiatriche, profonde analisi sociologiche, innumerevoli sedute di waterboarding nel backstage della trasmissione di Paragone e risarcimenti che verranno probabilmente negati per il decorso della prescrizione. Riportiamo di seguito alcune testimonianze agghiaccianti, ad uso e consumo dei posteri. Perché ormai solo la Storia potrà pronunciare la parola definitiva all'ennesimo, inestricabile Mistero Italiano. Prova #1 – Costituzione Italiana Mi trovavo a Roma, e come tutte le mattina mi stavo recando verso piazza Montecitorio ad occupare il mio angolo usuale per l'elemosina. All'altezza dell'incrocio tra Via Fani e via Stresa sono stata raggiunta da una Fiat Multipla, che è giunta velocissima dalla fine della via, sgommando e invadendo il marciapiede davanti a me. Dalla vettura sono scesi, molto faticosamente devo dire, quattro uomini vestiti in maniera bizzarra

(uno di loro portava una giacca, delle mutande e dei sandali verdi) che hanno subito tirato fuori dalle loro giacche delle bottiglie di prosecco, sidro, chinotto e acqua del Po', le hanno brandite a mo' di mazza ed infine si sono diretti verso di me, barcollando e facendo strani versi. Poi mi hanno chiesto di seguirli in macchina con loro. Io non mi sono opposta, loro mi hanno caricato sulla vettura, mi hanno bendata e mi hanno detto di non preoccuparsi, che loro erano lì in missione per conto del popolo italiano, dei coloni padani e che in Europa ci si masturba sulle barbe dei musulmani e ci si pulisce con la legge spagnola sul matrimonio tra omosessuali. Sono svenuta all'istante. Mi sono risvegliata solo molte ore dopo, in un posto imprecisato, una specie di scantinato. Le mie pagine, i miei articoli e i miei commi erano ovunque, appesi a dei ganci sporchi di carne, e non appena ho ripreso conoscenza il dolore era così intenso che la cover di “Nothing else matters” di Masini sembrava la nona aria di Beethoven. Le mie narici erano impregnate di polenta, formaggi, costine di maiale e lampade a carburo. Sentivo risate sguaiate, di continuo. E numeri, numeri su numeri. L'uomo con le mutande e i sandali verdi era il mio carceriere, quello che si “occupava” di me. Per giorni e giorni ha squartato, seviziato e ripetutamente abusato della mia seconda parte, in particolare gli articoli sul Senato, Regioni e Parlamento. “Adesso ti riduco anche i deputati, zoccola, così vedrai se il referendum non te lo facciamo passare” continuava ad urlare, mentre le sue cesoie sfiguravano orrendamente la struttura portante della Repubblica e della lingua italiana. Non so quanto tempo sono rimasta lì, appesa a quei ganci maledetti, smembrata, denutrita e abbandonata al mio destino di sessantenne che la vita l'ha vissuta tutta sulla sua pelle. Non ricordo il momento preciso in cui tutto sia finito, so solo che mi hanno tratto in salvo due uomini, il primo si chiamava Buon Senso Espresso Sotto Forma Di Referendum Confermativo e l'altro Diocristo Come Cazzo Siamo Caduti Così In Basso. Ho riconosciuto il mio aguzzino soltanto al commissariato, dove ho scoperto che era già stato attenzionato dalla polizia per l'appartenenza ad un'organizzazione dedita all'anti-intellettualismo che vive ai confini della legalità e della civiltà. Ma ricordo quello che mi disse (o che io ho interpretato, dato che il suo non era propriamente italiano) prima di sferzare l'ultimo colpo sull'articolo 138: “con te non ho ancora finito, vecchio e decrepito cumulo di carta rinsecchita”. E da quel giorno lui popola ogni notte i miei incubi più reconditi. Prova #2 – Porcellum Dal verbale di polizia della perquisizione effettuata in


un covo clandestino della Lega Nord in una località imprecisata della provincia bergamasca: “...Ritrovatisi reperti di maiale in centro tavola. Tale maiale risultava avere in bocca un'ampolla verde contenente un liquido giallognolo, nonché risultava essere mangiato per approssimativi ¾; sulla pelle del maiale risultava altresì essere tatuato (o inciso con penna biro riscaldata) la seguente frase: 'Questa legge qua l'ho scritta io ma è una porcata, glielo dico francamente.', firmato R.C.; altre scritte presenti apparivano essere numeri di percentuali, trascrizioni di versi gutturali, sistemi elettorali di altri paesi europei e vari disegni rudimentali di apparati riproduttivi maschili che si inserivano in apparati riproduttivi femminili. Intorno al maiale figuravano cesoie in quantità numero 4. Le molliche di pane grottescamente rassomigliavano a coppie di genitali. Fonti confidenziali raccolte sul posto confermavano inoltre l'entrata in vigore di una legge ispirata a questa sorta di baccanale dionisiaco, aggiungendo anche la seguente esclamazione: “ammesso che sappiano cosa voglia dire dionisiaco, e soprattutto cosa sia una legge elettorale”. Prova #3 – Vignette Jyllands-Posten È stato orribile. Orribile. Quasi più orribile di noi, che non facevamo ridere per nulla (oltre che ad essere disegnate da cani) – eravamo solo delle provocazioni infantili fatte per essere strumentalizzate, ottime in un periodo in cui lo scontro di civiltà tirava quanto Kate Moss ad un party newyorkese. Avremmo preferito essere rinchiuse in una caverna nell'area tribale al confine tra Pakistan e Afghanistan, riprese a recitare un noiosissimo pippone in arabo sulla politica estera omicida ed imperialista degli Stati Uniti mentre un mujāhidīn ci taglia le teste con una sciabola arrugginita. Sarebbe stata una fine gloriosa, specialmente dopo tutto la baraonda che avevamo suscitato tra i fanatici del politicamente corretto e i fanatici islamisti. Ed invece niente. Ci è toccato finire stampate su una maglietta. Siamo stati a contatti col il suo petto, il suo ventre ed il suo lardo per un paio di lunghissimi, interminabili attimi. Ci siamo impregnate del suo odore. Siamo state persino negli studi Rai. Nel 2006. E abbiamo visto in faccia Mimun. Dal petto di Calderoli. Neanche gli horror francesi degli ultimi anni erano arrivati ad un simile livello di crudeltà. Sappiamo anche quello che è successo in Libia due giorni dopo, ma non ci interessa nulla. E sappiamo anche che è stato costretto alle dimissioni, interrompendo così l'emozione indicibile di essere diventato ministro. Lui, che nemmeno su sé stesso avrebbe scommesso una lira – pardon, un calderolo. Ebbene, ci interessa ancora di meno. Alle vittime di stupro nessuno ridarà mai i momenti della violenza, momenti strappati via dall'esistenza per sempre. E nemmeno a noi nessuno ridarà quegli attimi. Mai. Chiedevamo solo un mozzamento di teste, un attentato terroristico, una cellula fanatica pronta a

colpire in pieno giorno, frotte di imam in ebollizione. E invece siamo finiti lì. Nessuno, mai, per sempre. Prova #4 – Fuoco usato per il rogo delle leggi inutili Prometeo. I latini. Elias Canetti in Massa e Potere. Cecco Angiolieri. Jan Palach. I monaci buddisti. David Lynch. Ed ora Calderoli. D'accordo, ogni tanto mi faccio prendere la mano. Distruggo, rado al suolo, uccido, faccio molte altre cose riprovevoli, ma non sono cattivo di mio, è solamente la mia natura. Ed ora mi chiedo come ho fatto a passare dall'antica Grecia a Calderoli. Perché l'evoluzione antropologica della vostra specie è deragliata così vergognosamente? Vorrei sapere chi ha deciso di farmi finire nel 2010 in nel piazzale di una caserma dei pompieri, alla mercé di un individuo vestito in jeans, giaccone e cravatta verde che tiene in una mano una piccozza e nell'altra un lanciafiamme, vorrei sapere perché devo essere usato nel 2010 per eliminare dalla faccia della terra leggi del 1861, provvedimenti per la guerra alle mosche e altre amenità del genere, vorrei sapere perché mentre la mia combustione prende forma il suddetto individuo si metta a girarmi intorno, facendo simboli della vittoria e sorridendo come un bambino che mostra orgoglioso ai suoi genitori il primo stronzillo depositato nel vasetto. Io cerco solo di fare il mio lavoro, cerco solo risposte a queste domande che mi stanno spegnendo dentro. Cerco una risposta ad una brutalità così gratuita. Ridatemi un Reichstag da bruciare al più presto, per favore. Prova #5 – Roberto Calderoli Sì, sono io. Roberto Calderoli. O meglio, sono quello che rimane dell'essenza umana di Roberto Calderoli. Da tempo, troppo tempo, sono rinchiuso in questo avatar psicofisico che non mi appartiene. Sì, sono quello che ha detto questo, nel lontano 1996: “Apprendiamo che Berlusconi si lamenta con Dini accusandolo di aver copiato il programma di Forza Italia del 1994. Strano, mi risultava che fosse Berlusconi ad aver copiato il programma di qualcuno. Un tale che abita in Toscana, Licio Gelli. Vien da dire: chi la fa l'aspetti”. E sono riuscito a dire molte altre cose ancora. All'epoca, infatti, contavo ancora qualcosa. Seriamente, l'avevo fatto diventare quasi normale. Poi le cose sono andate terribilmente male, malissimo. È precipitato tutto. Mi ha costretto a sposarmi con rito celtico. Mi ha fatto dire una cosa del genere: “Giuro davanti al fuoco che mi purifica. Esso fonderà questo metallo come le nostre vite nuovamente generate”. Lo so, voi non mi crederete. Penserete, Guarda che furbo questo, fa credere a tutti di essere un cretino, ed invece ne sa una più del diavolo. E allora io vi dico, Provate a guardarlo in faccia per qualche secondo, e voi mi risponderete, Sì, hai perfettamente


ragione, scusaci se abbiamo messo in dubbio la tua disperata buona fede. E vi unireste, forse, come spero che farete, alla mia lotta, alla mia battaglia per riappropriarmi di ciò che è mio, per riconquistare la mia dignità di persona, di essere umano, quella dignità che mi è stata rubata e trafugata in chissà quale meandro dei suoi compartimenti cerebrali stagni. Come pensate che debba sentirsi uno ad affermare a mezzo stampa, riferendosi al mondiale del 2006, che l'Italia ha vinto contro una squadra che ha immolato per il risultato “la propria identità, schierando negri, islamici, comunisti”? Vi prego, fermatevi un attimo, riguardatelo in faccia, giusto qualche secondo. Poi leggete il primo articolo della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Recita così: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Salvate le vostre energie per comprare banane equosolidali al supermercato etnico e concentratevi sull'aiutare concretamente chi vi sta vicino, la persona sulla quale potreste influire veramente – se solo non foste impegnati ad adottare il ventesimo bambino in Africa. In nome dei diritti umani, in nome dell'appartenenza alla stessa specie, aiutatemi a recuperare un fratello umano alla nostra meravigliosa e ancestrale comunione chiamata Vita.


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Una Storia Italiana

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