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Bile N/2 Non nominare il nome di Dio invano.


EDITORIALE di Jonathan Grass

Molti pensano, erroneamente, che la Religione sia nata quando centinaia di migliaia di anni fa i primi uomini si chiesero cosa ci fosse all’origine del fuoco, dell’acqua e degli altri elementi. Più probabilmente nacque non appena queste domande arrivarono all’orecchio di qualcuno più scafato di loro che riuscì a sfruttarle a proprio vantaggio. Si scherza, non è mai esistito nulla prima del 5000 a.C., salvo l’emendamento D’Alia contro i blog, da cui qualche amico continua tuttora a metterci in guardia via email a distanza di anni dal suo stralcio. La Religione è suggestione, fede, senso di appartenenza e tante altre cose. Non esiste una definizione esaustiva di Religione, ma la più bella l’ho sentita pronunciare a Paolo Brosio poco dopo la sua folgorante conversione avvenuta durante un’orgia «È terribile: ti fa sembrare possibili cose che non potresti neanche immaginare.» anche se lì si riferiva alla coca. Quell’ominide scafato, immaginiamocelo come un Homo Sawyer Sawyer capace di convincere i suoi simili che cacciare tigri di montagna da sacrificare fosse la cosa più divertente del mondo, dopo lo spulciare tardo-scimmieschi culi pelosi, fu certamente lo Steve Jobs dei suoi tempi, in grado di immaginare e inventare i bisogni futuri

dell’umanità. In fondo voi cosa fareste se vi dicessi che c’è su piazza un bene favoloso, già in possesso di tutti, gratis, di cui nessuno reclama la paternità? Puntereste all’indotto. Cerchereste di spiegare che in fondo non è proprio gratis, che il prodotto ha bisogno di continua assistenza e manutenzione, oltreché ovviamente di un buon libretto di istruzioni. Questo è ciò che succede con la Vita e la Religione. Vi chiedete come qualcuno possa essersi convinto di aver bisogno di un libretto di istruzioni sulla propria vita? Beh, c’è gente che ha bisogno delle istruzioni per uno spazzolino da viaggio, figurarsi se non necessita di 10 righe per una vita intera. La religione non ha presa solo sui naif, ma anche su moltissime persone che, a ragione, si chiedono se il senso dei loro pochi decenni di vita possa essere solamente propagare questa sopravvivenza collettiva all’infinito, o fino al primo meteorite abbastanza grosso. E mettiamoci anche tutte quelle anziane zitelle che senza la religione infilerebbero la testa in un cappio alla prima mancanza di segnale di Retequattro. Certo, tra un legittimo dubbio interiore e delle

multinazionali dell’inbound mentale ci passa un mare, o un grosso canale di scolo se preferite. E a tutto ci dovrebbe essere un limite, prima che diventi un riflesso o una mania: il calciatore che prima di battere il rigore decisivo bacia la sua catenina, i suoi compagni dietro che si fanno il segno della croce, e magari il portiere che prima della rincorsa si era inchinato a pregare Allah. Come si fa a immaginare che un dio sostenga la corsa del pallone verso la rete e un ipotetico altro la ostacoli. Pensate che alle divinità importi qualcosa dei calci dati a un pallone? Intendo al di fuori della loro partitella del giovedì sera. Perché il giovedì? Quello la domenica ha da fare, l’altro il sabato, quell’altro ancora è sempre impegnato a certe ore del giorno, e poi alcuni sono anche sposati... Sono tutte cose difficili da conciliare, per forza di cose alla fine ci si perde di vista. Ed è così che scoppiano le guerre, di solito il venerdì mattina. E mi raccomando: per montare lo spazzolino vanno incrociate le due “U”.

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Daniele Fabbri

C’è stato un giorno preciso in cui ho capito il pericolo delle convinzioni. Me lo ricordo per due motivi: quel giorno stavo traslocando e quella mattina avevo visto il mio primo porno gay. Ma non fu questo a farmi sentire il pericolo delle convinzioni, anche se mi fece sentire meno trasgressivo di quanto vorrei. Quel pomeriggio venne mio padre a darmi una mano per il trasloco. Ero contento di dargli qualcosa da fare, papà è un tipico uomo di 60 anni che quando non lavora passa il tempo davanti alla televisione, inutile come un dizionario nella libreria di una parrucchiera. “Scusa il ritardo”, mi disse scendendo dalla macchina, “ma il parroco oggi ha fatto una omelìa così bella che ho voluto fargli qualche domanda alla fine della messa. Lo sapevi che San Paolo lavorava in banca?” Sì, proprio così. Papà è un fervente cattolico, anche se in fondo è una brava persona. Non è un gran fanatico né un esibizionista, è più uno di quei tipi che quando gli parli si assentano distratti e poi sobbalzano dicendo “...eh? oh scusa se mi sono distratto, è che Dio mi stava dicendo

che beati sono i miti perché erediteranno la terra”. Cose così. Comunque, quel giorno avevo intenzione di trovare un pretesto per trattenerci un pò insieme dopo il trasloco, nello specifico volevo fingere un ictus. Così, posato l’ultimo scatolone, sto per accingermi a roteare gli occhi e storcere la bocca quando invece mi fulmina lui con una domanda improvvisa: “Daniè, hai fatto pace col Padreterno?” “...in che senso papà?” “Se hai fatto pace col Signore!” “...ma io non ci sto in guerra, papà!” Si può stare in guerra con la radicuspide fibrata? No, non esiste! “Sai, io ammiro molto i tuoi sforzi, le tue scelte, il tuo impegno, è che però ti vedo sempre così stressato...secondo me staresti molto meglio se tu condividessi i tuoi problemi con Gesù.” “Dici che posso chiedergli un prestito?” “Non scherzare per favore. Per me è un momento difficile...”

“Che succede papà?” “...niente...è solo che...ultimamente...faccio sempre pensieri strani...sbagliati...dubbi...certe volte...mi ritrovo a pensare cose brutte, persino volgari, su Gesù.” ...”Pensieri volgari su Gesù”? Non appena lo sento, il mio cervello partorisce questo: Gesù sta leccando la fica della Maddalena, che con una mano fa una sega al bue e con l’altra all’asinello, e siccome Gesù si approfitta dei suoi superpoteri la fica della Maddalena odora di Nero d’Avola. Poi Egli sputa in terra, fa del fango con la saliva, gliela spalma sui capezzoli e lei squirta copiosamente, poi Lui alza gli occhi al cielo e le moltiplica gli squirt. Quindi, inizia a possederla selvaggiamente, per ore e ore, venendole dentro per 14 volte di seguito senza interrompere, perché è l’assenza di periodo refrattario che ti rende dio onnipotente, e quando dopo 40 ore di sesso sfrenato lei distrutta dalla fatica si alza in piedi e chiede:”omioddio, ma adesso...sono incinta?”, Gesù risponde indif-

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ferente: “Sì...”, poi schiocca le dita, “...ma ora non più.” . Papà è un cattolico vero, e se sei un cattolico vero sei sessualmente frustrato, e se vivi bombardato da messaggi sessuali, tutto il giorno tra Gesù e tette Gesù e culi, Gesù e culi Gesù e tette, a un certo punto il tuo sangue è disorientato! “Papà, sono solo pensieri, lascia perdere...” “No figliolo, non sono solo pensieri, è il demonio che mi tenta. Sono mesi che mi fa stare male, io mi sento in colpa e soffro...spesso penso che se devo stare male così, preferisco morire.” ...vi auguro di non trovarvi mai nella condizione di voler suggerire a vostro padre di farsi una sega. Bene. Scopro che mio padre, un cattolico di quasi 60 anni, si sente in colpa per degli stupidi pensieri distorti sulla sua religione al punto tale da arrivare a ipotizzare il suicidio. Che cosa puoi pensare in un momento del genere? Beh, io ho pensato: ...MA VAFFANCULO TE

E IL DEMONIO, STRONZO! DI CHE CAZZO TI LAMENTI CHE C’HAI UN LAVORO, UNA FAMIGLIA, GENTE CHE TI VUOLE BENE, EH?!, TESTA DI CAZZO?! LI MORTACCI TUA E DELLO STRONZO CHE NON TE FA MARTIRE, VAFFANCULO A TE E AL SUICIDIO! Ecco quanto è pericolosa la religione! Se il tuo pensiero critico inizia a ventilare una ipotesi di dubbio, ci sei talmente dentro che pensi a suicidarti piuttosto che uscirne!! Quando il mio medico escluse la possibilità che venendo morso da un ragno radioattivo si potessero acquisire dei superpoteri, io ci sono rimasto malissimo ma non ho pensato al suicidio!!! E mentre devastato dalla rabbia ero lì lì per raccontargli la storia di Gesù che lecca la Maddalena, mi sono bloccato:

avrà costruito tutto l’universo senza mai fare uso del suo pisello; però se non gli dico niente lui magari ritrova la sua serenità e potrò sperare di vedermelo anziano, curvo e scoreggione che mi gira per casa sotto le feste. Però se continuo a non dirgli niente... “Insomma Daniè...” Glielo dico? “...rispondimi...” Non glielo dico? “Hai fatto pace...” La mia o la sua convinzione? “...col Padreterno?” ... “...stiamo parlando, papà”.

se gli dico esattamente quello che penso, gli darò una pugnalata alle spalle; se non glielo dico, continuerà a credere che un tizio con la barba bianca che sta sulle nuvole

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G.

L’altro giorno a Todi pare che si siano riuniti tutti i rappresentanti delle associazioni cattoliche nonché gli esponenti della Vaticano bene. Tipo congresso dei piazzisti della Folletto, ma meno invasati e molesti. Cosa ci facevano tutti questi Gesuomani in un solo posto? E come mai nessuno ne ha approfittato per ridurli in cattività e organizzare un parco a tema per le famiglie? Domande legittime alle quali ho trovato risposta, come al solito, leggendo un articolo su un quotidiano online. Tra una fotogallery sexy e l’altra, mentre mi ripulisco, in genere ne approfitto per tenermi informato su quanto male vadano le cose nel nostro paese e sulle oscillazioni del prezzo delle troie. A Todi prove generali di Cosa Bianca, titolava l’articolo. Lascio a voi il compito di applicare

un’immagine a tutto ciò. In pratica pare che i maggiori esponenti delle sette cattoliche abbiano organizzato una riunione nella quale decidere il destino del reich. w I cattolici vogliono tornare protagonisti della politica italiana. Basta delegare. Se vuoi un lavoro fatto bene tocca fartelo da solo. Anche a costo di sacrificare due costole (no, non parlo di Adamo) Tantissime le soluzioni presentate dai vari esperti di cristologia: un PdL post-berlusconiano in salsa democristiana con contorno di patate; un nuovo partito cattolico innestato sul tronco encefalico di Casini, tornare nostalgicamente al caro vecchio commercio delle indulgenze. Così tante idee e così poco tempo per deriderle tutte. Tuttavia, il presidente dell’ACLI (Associazioni

Cristiane Lamantini Incensurati), Andrea Oliviero, ammonisce: “[...] raccogliamo eventuali disponibilità, ma rimaniamo netti nel respingere operazioni che possono soltanto metterci un cappello addosso”. Il problema del cappello è, infatti, molto sentito tra i religiosi. Le religioni più antiche e importanti hanno potuto prosperare nei secoli solo grazie ad una accurata scelta dei cappellini indossati dai loro leader. Senza la Mitra, ad esempio, il papa sarebbe un ambulante etnico qualunque. Ancora più netto Raffaele Bonanni, segretario della CISL nel tempo libero e poggiapiedi di professione: “Abbiamo concordato che ci vuole un governo più forte perché questo non va bene”. Sembra una di quelle ragazzette che prima ti danno il culo a fatica perché le fa male, e poi ti

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mollano per un cazzo ancora più grosso. Bisogna capirlo. Per i cattolici ferventi come Bonanni è difficile dire no al corpo di Cristo. Ma il vero big del raduno è stato il cardinale Bagnasco, noto frequentatore di dio. Il leader della CEI, accolto dai suoi sottoposti con entusiasmo ed eccitazione manco fosse Justin Bieber prima dei 18 anni, ha dettato la linea. Come un sergente Hartman che urla al soldato palla-di-lardo, Bagnasco ha subito messo in chiaro alcuni concetti fondamentali: 1) i cristiani nella società civile sono massa critica; 2) la partecipazione dei cattolici alla sfera sociale è un obbligo; 3) Berlusconi ha perso il controllo della situazione. E’ moralmente inaccettabile pagare tutti quei soldi per delle troie. Poi Bagnasco ha tirato fuori i cavalli di battaglia del suo repertorio, tipo che la Chiesa non cerca privilegi, che quelli che ha li ha trovati per caso un giorno nel cesso dell’Autogrill della TorinoPiacenza, che li voleva restituire ma non è riuscita a trovare i proprietari e che non ci sarebbe motivo di temere per la laicità dello Stato. Anche perché prima dovremmo averne uno. “La religione non può essere negata e non riconoscerne la dimensione pubblica è un grave errore.” Una frase alla Micheal Corleone. Solo con molto più accento siculo. In parole povere, Bagnasco e gli altri venditori di Cristo stanno pianificando una discesa in campo a tutti gli effetti. Sentono che l’alba di un nuovo giorno è vicina. Un giorno in cui il matrimonio sarà obbligatorio e il divorzio punito con la decurtazione dei punti sulla patente, il concetto di Vita partirà dall’eiaculazione (ma solo intravaginale), l’eutanasia sarà regolamentata ed applicata a tutti gli omosessuali. Cosa dire? Attendiamo fiduciosi la venuta della Cosa Bianca. Vedo già il simbolo: un fazzolettino appallottolato.

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Tabagista

Margherita Hack con il suo grazioso cappellino nucleare a forma di Odifreddi è la guida antispirituale della Società della Temperanza Materialista. Oggi ha convocato una conferenza stampa in un chiesa sconsacarata, adibita ad osservatorio astronomico. La chiesa di campagna è stata secolarizzata, dall’altare sbuca un telescopio gigante che scruta l’universo alla ricerca di Dio. La cosa più simile a Dio trovata finora è una vecchia babbuccia sinistra di Prada appartenuta ad un suo portavoce glamour. Le scimmie giornaliste non fanno domande, si limitano ad ascoltare, pendono dalle labbra dell’astrofisica come una radice quadra pende dal collo di un fondamentalista matematico. M. Hack pontifica: “Oggi è un gran giorno. Da oggi è illegale vendere, fabbricare, e porco Darwin!, anche consumare la religione cattolica! Salutiamo l’avvento di una nuova era, un’era sobria, pulita e razionale. Salutiamo l’avvento del proibizionismo!” Cinghiali laureati in matematica pura danno

fuoco a La buona novella di De Andrè e a Don Gallo, mafiosi litigano con Don Ciotti su chi è più cristiano, ragazzine emo fissate con Twilight danno fuoco a coetanee che cantano nel coro della Chiesa, affiliati di Medicina Atea stendono sul tavolo di Mengele medici cattolici obiettori e sezionano la loro coscienza, Lindo Ferretti va in autocombustione, gli atei-devoti vanno in crisi di dissociazione e la loro parte atea dà fuoco alla parte devota, Giuliano Ferrara si ustiona, si cosparge di salsa barbecue e si divora. Dalla caverna di Platone embrioni di Similaun vengono scongelati col fuoco e portati in laboratorio per sperimentazioni. Per spegnere il fuoco non bastano mille canadair di acqua laica. Il Vaticano sembra Venezia. Cinici Noè in gondole improvvisate fuggono con quadri di inestimabile valore. Vecchi balconi ospitano nuovi tribuni.

Atlantide city: “Quando la religione cattolica fu messa fuorilegge, i fuorilegge divennero i re” La malavita non aspettava altro. Preti gangster gestiscono il contrabbando di bibbie e croci. Osservatore Romano e Avvenire ora all’indice, circolano come fogli clandestini. Le chiese sono diventate dei saloon, papamobili con vetri oscurati sfrecciano impunemente. Le donne, i negri della chiesa, intonano gospel, spiritual, e jazz sacro con organi a canne. I locali di preghiera sono chiassosi, altro che speakeasy! Si invoca allegramente il nome di Dio, giovani discutono morbosamente della loro castità ingurgitando ostie psichedeliche, scambisti si scambiano i rispettivi peccati nel buio dei confessionali e i più trasgressivi provano per qualche minuto il protestantesimo. Gangster con colletti bianchi, completi di seta e scarpe lucide giocano d’azzardo con i santini, con chierichetti portafortuna seduti sulle ginocchia. Nei privè ci si autopercuote con delle fruste: “Si, signore, ho peccato, merito di soffrire! Il dolore

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mi avvicina a te” “Anche disfarti del tuo macchinone e delle scarpe da migliaia di euro aiuterebbe” sussurra la tizia che pulisce i cessi. “Come ha detto?” chiede il sadomasochista distratto dal suo sogno erotico. “No, nulla, dicevo che spero di sgrassare quest’incrostazione dal cesso con l’aiuto del Signore” “Ben detto sorella, la preghiera è quel che ci vuole, la preghiera.Tutto il resto, compresi quegli intrugli chimici, son del maligno” Oh when the saints go marching in! Oh, quando i santi marceranno! Oh, quando i santi marceranno! Scarface è il prete gangster italoamericano con le stigmate in faccia. Con la strage di San Valentino ha fatto fuori la concorrenza dei cattolici irlandesi. Ora è il padrone incontrastato del contrabbando e rilascia dichiarazioni alla stampa con disinvoltura: “Ho fatto i soldi fornendo un prodotto alla gente. Finchè ci sarà paura, insi-

curezza e morte ci sarà domanda di religione. Il mio Impero scomparirà dal mercato quando scomparirà l’uomo! Questa mafia ha un suo codice morale. Si limita a contrabbandare la fede ma non vuole aver nulla a che fare con droga e prostituzione. Le religioni di contrabbando fabbricate dalle sette criminali sono perfino più dannose delle vecchie credenze. Queste sono improvvisate, il trascendente non è fermentato correttamente e la metafisica è di pessima qualità. I cittadini sono inermi e si limitano a delegare il potere a sbirri corrotti da bustarelle di fede. La polizia si fa riprendere mentre spara su botti piene di vin santo. Ma il sangue di Cristo non è l’unico sangue a scorrere nelle strade. Ground Control to Major Tom. Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, Liftoff. I dirigenti delle società offshore riconducibili a

Dio e rispettivi prestanome sono stati scovati e internati in campi di rieducazione gestiti da Stephen Hawking. Hawking, con la testa inclinata a destra come Cristo sulla croce, esclama: “Se Dio esistesse ora starei gareggiando contro Pistorius canticchiando in falsetto Starman di David Bowie! E ricordate, sostenete il proibizionismo perché: Se la religione, come l’alcol, è una stampella, la scienza è come una sedia a rotelle elettrica, con vocoder incorporato” Astronauti cattolici scampati alla rieducazione partono con la Mayflower II alla ricerca di pianeti ospitali in cui poter liberamente professare ed imporre il loro credo. Nel tetto dell’astronave campeggia un Gesù aerografato con casco da astronauta e corona di spine. Un cane pastore tedesco con una tiara di swarowski, e non di spine, viene sparato nello spazio come cavia. Finalmente la prima colonia cattolica si insedia in un pianeta ospitale con tracce d’acqua santa. Fosse comuni come crateri lunari sono catacombe piene di fossili di protomartiri. Gli indigeni alieni paiono embrioni, o dei bellissimi feti malformati, figli di Dio. Space Oddity di David Bowie è cantata nelle chiese come un coro gregoriano, e viene intonata a cappella da bambine e bambini biondi vestiti come i primi puritani salpati in America. Una grande croce nera scende dal cielo come il monolite di 2001 Odissea nello spazio. Da ora può iniziare la nuova civiltà. Probabilmente gli esuli cattolici non hanno mai viaggiato nello spazio. Tutto questo è falso, non è mai successo ed è stato girato negli studios del Centro Televisivo Vaticano.

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mpori acieniste a pt lu vo e qu et tium s Omnihici isquaec es e nonIbearchi litibu ta ri lo do is il m si us sus eatur, quatet e sunt, nimet mind sa cu io it od m si s ni ipsandi quatur, alig ae volupta venti di s ia al s ta up ll u in ress


OPUS DEI Michele Incollu

La modernità avanza, e la Chiesa Cattolica sembra essere troppo debole per tenere saldi i suoi principi. Il Papa ha addirittura aperto all’uso del profilattico, anche se solo per evitare la trasmissione di malattie tra suore che condividono lo stesso crocifisso. La Chiesa rischia di finire per sempre relegata nell’ombra, ma esiste un’organizzazione che silenziosamente sta cercando di illuminare il Vaticano con la luce rossastra dei roghi medievali: l’Opus Dei. L’Opus Dei ha capito che la Chiesa deve essere forte, e per prima cosa ha deciso di creare un esercito. Una milizia obbediente composta da migliaia di monaci laici con un pessimo rapporto con la propria epidermide. Infatti, la loro fedeltà è simboleggiata dal cilicio, lo strumento di automutilazione che usano per ricordarsi delle sofferenze di Gesù sulla croce, ma che pare sia infallibile anche per non dimenticarsi di passare alle Poste. L’Opus Dei ha capito che se la Chiesa vuole so-

pravvivere è inutile perdere tempo con i poveri. Tutti conoscono la parabola del buon samaritano che aiuta il bisognoso, però nessuno si ferma a pensare come mai oggi si vedono così pochi samaritani in giro. Per cambiare il mondo, è necessario portare la Parola del Signore tra gli appartenenti alla classe dirigente. L’Opus Dei ha seguito l’esempio di Gesù che, incurante delle critiche, frequentava i ricchi pubblicani, ci mangiava insieme e si faceva versare una parte dei loro soldi su un conto svizzero. Certo, la vicinanza con queste pecorelle milionarie ha fatto sì che il nome dell’Opus Dei finisse spesso sui giornali, coinvolto nei più loschi scandali della storia recente. Ma chi siamo noi per condannare questi episodi? Forse che anche Dio quando ha creato Adamo non si sarà sporcato un po’ le mani di fango? Ad ogni modo, gli uomini dell’Opus Dei fanno sempre del loro meglio perché questi episodi vergognosi scom-

paiano dalle pagine dei giornali in cui lavorano. Una delle qualità migliori dell’Opus Dei è l’umiltà. Invece che vantarsi dei risultati raggiunti finora, i suoi bilanci e la lista dei membri sono accuratamente tenuti segreti. Secondo alcuni critici, tutta questa segretezza è perfino eccessiva per un’organizzazione religiosa. Ma non è Dio stesso ad amare la segretezza? Pensateci: è in giro da miliardi di anni e non abbiamo nemmeno una sua fototessera da giovane. L’Opus Dei non è interessato al denaro e al potere fini a se stessi. Sono solo dei mezzi per raggiungere il suo fine: santificare questo mondo. D’altra parte, come sa anche il più stupido dei chierichetti, perché qualcuno diventi santo, per prima cosa deve morire.

Vignetta Riccardi

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Alessandro Verdoliva E’ facile fraintendere. “Eluana può ancora partorire...” diceva Berlusconi. Nessuno però si mostrò interessato al resto della frase, alla parte in cui accennava alla difficoltà di riuscire a raggiungere l’orgasmo con lei perché particolarmente frigida. Quando la vicenda si avviava alla conclusione per via giudiziaria, il movimento cattolico agì con particolare foga, così andai a Lecco dove Eluana si trovava ma alla vista delle suore misericordine la prima cosa che mi venne in mente fu usare il mio cazzo contro di loro come fosse un taser. Questo episodio mi fece riflettere, portandomi alla convinzione che era il momento di fare qualcosa, era il momento di fondare una nuova religione ma non avevo i sandali adatti. Avrei dovuto camminare in lungo e largo e, ovviamente, non potevo partire da solo: Gesù scelse gli apostoli non perché fossero particolarmente ferrati nell’arte oratoria ma semplicemente perché gli serviva qualcuno che annuisse quando lui parlava così da non sembrare pazzo e farneticante: gli servivano, insomma, quelli che oggi a Ballarò si chiamano sottosegretari. A me invece servivano persone che ne masticassero di religione, competenti. Così pensai a un boss della camorra e a un’ex-pornostar ormai redenta (che non è Magdi Allam). Da dove si comincia quando si vuole fondare una nuova religione? Innanzitutto capire cosa

cercano le persone in un credo spirituale. Dovevo fare delle ricerche di mercato per avere una corrispondenza tra domanda e offerta. Sapevo che c’era questa sorta di Linux Day settimanale che coinvolgeva i fan di Cristo e mi precipitai. Oltretutto: cibo gratis, musica live e perline anali in mano a signore attempate. Terminata la pièce cominciai a fare la stessa domanda a più persone: “Perché pregate?”. Una signora sull’ottantina di chili e qualcosa meno d’età rispose che lo faceva perché le dà serenità. Un signore paffuto e baffuto con i capelli eternamente sudati e coi bottoni della camicia provati dalla fatica per tenersi aggrappati alle rispettive asole mi confidò che pregava per il futuro dei suoi figli. Qualcuno lo faceva perché vedeva in quella pratica un sostegno che l’avrebbe aiutato a vivere meglio. Ricapitolando: serenità, futuro e vita dignitosa. Ma perché pregare quando ci si può iscrivere a Scienze Infermieristiche?! Occorreva poi trovare un nemico, una brutta prospettiva per intimorire i seguaci. L’Inferno con le sue alte temperature, la sua calura, non sembrava fare più così paura se non a Luca Mercalli. Mi serviva qualcosa di temibile, di atroce, crudele, infimo: mi serviva Fabio Volo. A lui avrei fatto redigere la struttura del nuovo Inferno se non si fosse proposta gratuitamente e con contagiante trasporto la Binetti a cui serviva un posto dove trascorrere ore spensierate.

E ora la ricompensa. Sia nel Cristianesimo che nell’Islamismo la parola paradiso (Janna nella religione islamica) è riconducibile a giardino, non è un caso che Berlusconi disponga di un bosco in Sardegna. Le fantasie sul Paradiso prendono irrimediabilmente la strada del maschilismo: un po’ come quando fantastichi su vincite milionarie e vedi vagine inarrivabili sbocciarti dinanzi - vasche termali con umori vaginali a 37°, al bar clitoridi croccanti al posto delle noccioline, lettori di card in bocca e una striscia magnetica sul pisello da usare come bancomat. E al posto delle foglie di fico pagine di Giampaolo Pansa affinché sia chiaro, una volta per tutte, che le oscenità non vanno coperte. Il mio personalissimo piano di rinascita religiosa era ultimato ma mi sentivo troppo responsabilizzato. E poi dovevo ancora fare troppe cose belle prima di poter cominciare a dare il buon esempio, e così finì nella mia catasta di cose ancora da fare. Quasi dimenticavo di dirvi come avrei chiamato il mio nuovo Paradiso: Janna Jameson.

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LA TRADIZIONE DEL NOSTRO BRAND


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Testo Vladimir Stepanovič Bakunin illustrazione Ste

Il Pontefice si alzò di malavoglia. Gli sarebbe piaciuto rimanere ancora sotto le coperte, accarezzando l’immagine di Dio che era in lui, ma il suo senso del dovere lo chiamava. La giornata procedeva regolare. Dopo la lettura dei giornali dettò una breve nota per le agenzie: “In giorni come questi la nostra benedizione va a coloro che, affamati e assetati di giustizia, decidono di non ricorrere alla strada della violenza ma a quella della mansuetudine. Il desiderio di giustizia e di libertà non vale nulla senza il timore di Dio, che solo può dare giustizia e libertà”. Quel pomeriggio incontrò monsignor Crociata per parlare della situazione italiana. Sarebbe stato possibile estorcere qualche concessione

in cambio di un moderato appoggio? Qualcosa di più concreto di una tirata contro la scuola pubblica, magari. Saranno state le quattro del pomeriggio quando un’altra dichiarazione comparve sulle agenzie. “Non possiamo entrare nel merito di inchieste giudiziarie che non ci riguardano. Resta il fatto che la Chiesa ha sempre trovato nelle istituzioni italiane e nei suoi attuali rappresentanti interlocutori attenti e rispettosi dei valori cattolici”. Alle cinque il Papa si affacciò alle finestre attirato dai fedeli che invocavano il Cristo. Quando i primi religiosi arrivarono brandendo i crocifissi, le guardie svizzere si guardarono con

un sorriso interrogativo. Non era previsto che il Papa si affacciasse, quel giorno. Mandarono a chiedere istruzioni. “Servi di Cristo, non del Papa”, iniziò a scandire un anziano prete con la tonaca. “Servi di Cristo, non del Papa”, gli fecero eco gli altri. Man mano che arrivava gente il volume delle grida cresceva, la pressione sulle prime file si faceva più forte. Un ufficiale della gendarmeria sparì in una strada laterale. Poche ore dopo la piazza era invasa. Il Papa affacciò per un attimo da palazzo Sisto V, salutato da una salva di fischi. Il sole stava ormai iniziando a calare, quando giunse in piazza il cardinal Bertone. “Servo di Babilonia”, lo apostrofò un francescano. “Non vogliamo i cardinali”, scandì la folla. Bertone si asciugò il sudore dalla fronte. “La pace del Signore sia con voi”, recitò con voce stridula ma ben udibile almeno dalle prime file. “E con il tuo spirito”, gli risposero con semplicità i religiosi. “Ne hai più bisogno di noi”, fece di rimando un ragazzo. Il commento fu accolto da risate che al cardinale parvero lo stigma del demonio. La voce gli morì in gola. Batté in ritirata. Ben presto la piazza assunse una geografia ben precisa. Le prime file scandivano cori e brandivano striscioni. Nelle retrovie si era organizzato un servizio d’ordine e di accoglienza dei nuovi arrivati. Verso il centro della piazza venivano preparati gli striscioni. Tra questo gruppo di lavoro e la forza attiva della protesta pulsava il cuore nevralgico della manifestazione. Sacerdoti, suore e laici si incontravano in questa zona per organizzarsi. Si decise per la linea dura: era giunto il tempo di applicare la linea conciliare, di aprire il messaggio evangelico al mondo moderno. Era giunto il momento di smettere di comportarsi da lobby e comportarsi da Chiesa, da assemblea. Era giunto il momento di scoprirsi cristiani. Queste posizioni furono espresse verso la metà della mattinata a padre Lombardi, il portavoce della Santa Sede venuto a parlamentare coi manifestanti. Lui li ascoltò serenamente, con il sorriso sulle labbra. Non rispose alle loro richieste, non prese una posizione. Si dichiarò convinto

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che il Pontefice avrebbe compreso e che nella stessa giornata avrebbe saputo tranquillizzare gli animi. Li invitò a tornare nelle loro case ed aspettare serenamente la risposta del Papa. Poi se ne andò, tirando il fiato. Nessuno abbandonò la piazza. Verso sera il Papa si affacciò nuovamente sulla piazza. “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, recitò benedicendo tutti. “Fratelli

e sorelle, il Pontefice non è sordo alle richieste di rinnovamento che vengono dalla Chiesa. Domandiamoci tuttavia cosa si intende per rinnovamento. Se parliamo del rinnovamento della fede che sostiene la Chiesa, anche alla luce degli scandali che l’hanno resa così fragile negli ultimi tempi e degli attacchi che indeboliscono le coscienze dei cristiani in tutto il mondo, non possiamo che ritenerci d’accordo. Ma non pos-

siamo unirci a chi crede che rinnovamento significhi abdicare al nostro magistero, derogare da valori che sono innappellabili; non possiamo schierarci con chi chiede un rinnovamento delle istituzioni ecclesiastiche, quasi che la Chiesa non sia simbolo in terra della potestà divina, ma strumento a disposizione degli uomini e delle coscienze. Non dimentichiamo che nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato a cercare


dentro di noi la causa del male e del dolore che proviamo, senza cedere alla troppo facile tentazione di giudicare e accusare. Vi benedica il Signore Dio Padre, Figlio e Spirito Santo”. Benedetto XVI rientrò nel palazzo e fece chiudere la finestra prima che la piazza potesse reagire. Poi si pose alla scrivania e si mise svogliatamente a scribacchiare. Ma non riusciva a scrivere la scomunica serenamente. Diamine, questo non sarebbe mai successo con Karol: il Polacco aveva carisma. Come diamine facevano tutti a ritenerlo moderno se proprio lui aveva affossato il Vaticano II? Lui invece non sarebbe mai riuscito simpatico alla gente: non era un buon comunicatore, tutto qui. E poi Karol gli aveva già fregato le idee migliori: scusarsi per l’inquisizione e le crociate e Galilei. Non si era mica scusato per il riciclaggio dei soldi della mafia o la copertura degli esuli nazisti in Sudamerica, no di certo: quello l’aveva lasciato a lui! I suoi tormenti furono fermati da nuove grida. Sotto la sua finestra, adesso, c’era una folla più numerosa e furiosa di prima, con fiaccole e quelle che avevano tutta l’aria di essere bottiglie molotov. Pochi minuti dopo il cardinal Bertone tornò di fronte alla piazza inferocita, circondato dalle guardie svizzere. La folla ruggì di rabbia al vederlo, ma i capi della rivolta, quasi tutti religiosi, fecero segno di lasciarlo parlare. “Disperdete questa folla blasfema. Non è questo il modo di rivolgere i vostri appelli alle orecchie del Pontefice”. “Beati gli affamati e gli assetati di giustizia”, gridò una ragazza. “Disperdete questi cani”, disse il cardinale agli svizzeri, e si voltò. Un diacono si lanciò su di lui. Preso alla sprovvista, il cardinale cadde sotto l’uomo. Due guardie lo afferrarono per le spalle, mentre gli altri prendevano di peso il diacono. La folla ruggì e fu sopra agli svizzeri, che mollarono il diacono e posero mano alle alabarde. Spinti dalla folla, due sacerdoti furono impalati. Uno di essi si ritrasse stupito, il sangue che si allargava sulla tonaca, l’altro rimase sull’asta. Per un secondo che sembrò lungo quanto l’agonia di Cristo gli svizzeri e i manifestanti si

fissarono increduli. Il cardinale non si era accorto di nulla. Un coro di “assassini” riempì l’aria e si fece sempre più forte. Gli svizzeri, sotto la spinta della folla, si voltarono e fuggirono. Il cardinale, ancora incerto sull’accaduto, fu travolto, cadde a terra, fu calpestato. In quel momento le retrovie furono caricate dalla polizia italiana. I manifestanti impauriti si spingevano e si calpestavano, i manganelli si accanivano sulle chieriche e sui veli, le tonache erano strattonate verso i cellulari, i Vangeli e le Bibbie calpestati dagli anfibi. Il bilancio della serata fu tragico: un sacerdote morto e uno morente, il cardinal Bertone e altri trenta tra manifestanti e forze dell’ordine feriti in varia misura. E la protesta non accennava a diminuire. Di fronte alla dichiarazione di neutralità delle guardie svizzere, il Papa si era visto costretto a richiedere l’intervento dell’esercito italiano. Per i due giorni seguenti piazza san Pietro fu teatro di scontri sanguinosi. Poi, al terzo giorno, anche l’esercito italiano ricevette istruzioni di non intervenire. Gli Italiani, timorosi che la rivolta si potesse estendere, avevano deciso di forzare la mano. Che fare adesso? Dire “Mi sono sbagliato, non ci capisco un cazzo neanche io, in questa cosa di Dio” non sembrava un’opzione. Karol sarebbe riuscito a dirlo e rimanere in sella ancora una volta. Certo, lui poteva vantarsi di aver rovesciato il comunismo, anche se non aveva fatto niente, a parte fumare sigari con Fidel. All’inferno, non importava più! Ma non ci sarebbe stata nessuna pistola d’oro per lui. Con un sospiro Benedetto XVI aprì lo scrittoio, prese carta e penna e, di getto, convocò lo stramaledetto concilio. Poggiò l’anello del pescatore sulla propria firma. Si tolse la tonaca e indossò gli abiti civili. La valigia, carica di ori, gioielli e titoli dello Ior, era un po’ pesante, ma sarebbe riuscito a trasportarla. Il biglietto era già nella tasca del cappotto. Tirò fuori il cellulare dei servizi segreti. Fece il numero del centro di addestramento in Brasile. “Hallo, wer spricht?”, fecero. “Plan B”, rispose.

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Essere Disgustoso “Credo talmente in Dio che gli ho urlato addosso con tutto il fiato che avevo. Penso che se non posso essere me stesso con Lui allora smetterò di predicare il suo verbo.” Queste parole sono di Sam Kinison, scultore pentecostale morto di acne al disco nel 1765. Non credo in Dio, e già questo dovrebbe farvi capire una cosa: non sono sul letto di morte. Ma mettiamo che Dio esista, diamolo per certo e assumiamo che ci abbia fatto a sua immagine e somiglianza. Bene: perché non potrebbe somigliare proprio a me? E se Dio fosse un mediocre alcolizzato collezionista di cataloghi di Intimissimi che si diverte a dileggiare modi di pensare altrui? Se per andare in paradiso, invece che di un numero considerevole di preghiere e buone azioni, fosse necessario bere quattro Moretti da 66 al giorno?

il giorno per attirare la mia attenzione. Come minimo li abbandonerei in autostrada. O a Gaza. Per questo motivo credo che il messaggio che Dio ci sta mandando sia: “Col cazzo che spedisco un altro figlio a studiare laggiù in quel posto di merda: trovate altre soluzioni per rilanciare il turismo in Medio Oriente, stronzi.” Oppure Dio potrebbe essere un alcolizzato sessuomane, un feticista di intimo femminile o un fotografo di Intimissimi, nel caso le caratteristiche coincidessero. E’ vero che l’umanità è stata generata da due consanguinei e non è mia intenzione offendere i sentimenti di tutti i cattolici, per esempio conosco cinque o sei brave persone che vanno in Chiesa tutte le domeniche, ma se non hai qualche devianza non ti vengono in mente così tanti tipi di capezzoli da creare.

Se per davvero il Dio iroso e vendicativo si è fermato al Vecchio Testamento, rabbonendosi con la paternità, cosa vi fa pensare che voglia essere lodato e glorificato in questa maniera? Dio è superiore all’uomo. Così come l’uomo è superiore al cane. Voi che tipo di cane vorreste? Quello che vi gironzola intorno e vi abbaia anche quando state cagando o una bestiolina che si fa sentire ogni tanto per andare a pisciare? Se fossi Dio e avessi così tanti animali da cortile in giardino non vorrei che facessero casino tutto

Illustrazione Giac+Ste

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“Zombie Gay in Vaticano” è andato sold out dopo 3 giorni di Lucca comics!! Per prenotare la tua copia scrivi a zombiegayinvaticano@gmail.com Per info clicca qui


Testo Demerzelev illustrazione Cani&Porci “Come stai oggi Padre Amorth?” Era una domanda fondamentale, sapeva. Dalla risposta che si dava allo specchio ogni mattina dipendeva l’esito della sua crociata quotidiana. Le rughe del suo volto erano le cicatrici di un generale che usava i Padre Nostro come kalashnikov, il rosario come lancia granate, il segno della croce come krav maga e l’acqua santa come napalm. Il suo sguardo era insostenibile come gli altopiani afghani per un soldato americano con disturbo post traumatico. Era il mujahidin schierato contro l’importazione della demoniocrazia. “Sto bene, mi piace l’odore di apocalisse al mattino”, si rispose gagliardo. Il caso di oggi era molto delicato. Si trattava di un politico lombardo: Roberto Formigoni. Gli era stato detto come fosse in preda a deliri di onnipotenza sessuale mistica, celata sotto un’apparente sottomissione alla più ferrea morale cristiana e ai terapisti d’immagine. Giunto alla casa borghese dove l’uomo dello scandalo era stato nascosto, venne accolto

in salotto dal monaco domestico, un misto fra Sant’Ambrogio e il maggiordomo della Ferrero Rocher, che dopo una serie di salamelecchi cattolici, volle andare subito al sodo: l’esorcismo andava eseguito il prima possibile e in maniera drastica. I due uomini di Chiesa quindi salirono nella camera dove trovarono un uomo ridotto al delirio, completamente nudo nel letto. Il lungo rituale poteva cominciare. Mentre il domestico venne messo a recitare ad libitum padrenostri e avemarie, l’esorcista tirò fuori da una borsa una grossa busta contenente un chilo di ostie e un boccione da due litri di vino consacrati. Si diede così inizio alla grande abbuffata, in memoria di Cristo. Dopo mezz’ora l’esorcista era pieno di transustanziazione e ubriaco come lo spirito di Piero Ciampi. Doveva solo aspettare che la volontà di Dio si compisse attraverso il suo corpo. Passavano le ore mentre gemendo e sorridendo il posseduto parlava di cose sconnesse chiare come l’arabo: “Multimedia... maggioritario... li batteremo sempre...”

Intanto Padre Amorth aveva preso a pronunciare una formula in latino: “Spiritus spiritus actiregularis...” Le due litanie andavano avanti a oltranza: “...termovalorizzatore... social networks...” “...bifidus bifidus geppicucciaris...” “...appalti... programmi radio... personalizzazione... fanclub... mettersi in gioco...” “...mater dominae alvi... mater dominae alvi... activia... activia!” “Il cristianesimo è la religione massima che aiuta a valorizzare la libertà di tutti e ad aiutare ciascuno a raggiungere il proprio destino e le proprie finalità” In quel preciso momento l’esorcista si accorse che la grazia di cui si era fatto tramite era pronta e dopo un cenno d’intesa con l’Ambrogio balzò agile e leggiadro sul letto. Il compagno immobilizzò Formigoni utilizzando la presa Hell’s

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Gate di The Undertaker, permettendo a Padre Amorth di alzarsi la gonna e sgonfiargli addosso il suo intestino. L’indemoniato si dimenava spandendo la merda santa ovunque senza riuscire a liberarsi. Tutto stava andando secondo i piani. cacca al diavolo e fiori a Gesù. Finito di defecare l’esorcista si voltò di fronte all’indemoniato e gridando “Plin-plinus!” prese a pisciarci sopra. Mossa sbagliata: l’urina permise al corpo del posseduto di scivolare e divincolarsi dalla presa. Un secondo dopo era già su Amorth cercando di soffocarlo. Fu allora che l’Ambrogio, dall’esistenza tutto sommato mediocre fino a quel momento, compì un gesto tanto pio ed eroico che se non fosse per la burocrazia Vaticana sarebbe già beato ora che stai leggendo il pezzo: posizionatosi alle spalle del Formigoni constrictor, si alzò la tunica e prese a masturbarsi con una rapidità e una forza tale che Padre Amorth, al processo di beatificazione, testimonierà di aver visto tutt’attorno a lui una luce abbagliante, segno della grazia divina che in quel momento gli guidava la mano.

di dolore che rincoglionì la stanza. Contemporaneamente un fiotto di sperma raggiunse la schiena di Formigoni come la piuma di una colomba. Al contatto con quel liquido seminale bollente, iridescente, l’indemoniato si placò all’istante, come svuotato. Lasciò così la presa dal collo dell’esorcista e si accasciò esanime, svenuto. Padre Amorth tossiva quel poco di respiro che aveva, mentre le mani dell’Ambrogio erano zuppe di sangue e i suoi testicoli gli scivolavano come fichi rotti dalla sacca scrotale a brandelli. Accanto a loro il Presidente della Regione già dormiva come un angioletto. Quando realizzarono l’accaduto, il monaco in lacrime e il prete cianotico scoppiarono in una risata liberatoria. Tutti erano ricoperti di sangue, merda, piscio e sperma. Era stato un lavoro sporco, ma l’esorcismo era riuscito.

Ma non c’era tempo, le dita del demone erano a pochi millimetri dallo spaccare la carotide di Amorth. Per velocizzare ancora di più l’eiaculazione il nobile fraticello prese a stringersi le palle, causandosi un dolore mistico che unito alla frizione penica stava fungendo allo scopo. Doveva fare in fretta, la vita dell’esorcista era nelle sue mani. Allora l’Ambrogio andò più veloce e strinse più forte. Si sentivano i rantoli del Padre ormai in agonia. Ancora più veloce e ancora più forte.

“E’ certo che non c’è cosa più diabolica di utilizzare il nome di Dio per portare a compimento le intenzioni del demonio”, avrebbe confidato Amorth al monaco mentre veniva medicato da una suora crocerossina lestamente chiamata per l’occasione. “Grazie al tuo sacrificio oggi il male ha perso la sua battaglia”, così lo salutò, mentre uscendo da quella casa scorreva a mente i prossimi casi che lo aspettavano nelle settimane seguenti:

Nella foga estatica il monaco si lacerò lo scroto e si spappolò i testicoli, gettando un grido

Paolo Brosio, Claudia Koll, Pippo Franco, Nicola Legrottaglie, Lorena Bianchetti.

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Volpe Ogni volta che si parla di religione, saltano fuori gli atei a mettere bocca. Gli stessi atei che si indignano quando i preti parlano di matrimonio e vita sessuale, ritengono perfettamente normale discettare dei sentimenti religiosi degli altri. E sono sicuro che i preti sappiano molto di più sul bondage e il moroccan sip di quanto gli atei non sappiano di dio. Gli stessi comunisti che fanno infiniti distinguo su Stalin e Pol Pot non hanno l’onestà intellettuale di distinguere fra una crociata del 1099 e don Ciotti. Quando negli anni settanta l’omosessualità era condannata dal caro vecchio e compianto PCI ufficiale, talmente lungimirante da lasciare solo Pasolini, fu un prete cattolico ad avere il coraggio di fondare l’Arcigay a Palermo. Il massimo che fecero i comunisti per i gay fu fotografarne un paio insieme al cadavere di Trotsky. Giusto per screditarlo definitivamente. E poi, diciamocelo, quanto credito dareste a

degli antidogmatici che eleggono a proprio guru Odifreddi? Uno che ha interpretato il calo di iscrizione ai licei esultando perché la cultura classica è superata e i ragazzi delle medie hanno capito che è meglio una preparazione scientifica. Uno che ha detto che letteratura, arte, cinema e filosofia non sono cultura, e che si augura che la diminuzione dei fondi all’università risulti nell’annientamento della ricerca condotta dalle lauree umanistiche. Uno che, beccato a masturbarsi col pisello infilato nel Large Hadron Collider, si è giustificato dicendo di stare semplicemente verificando la possibilità di creare un ponte di Einstein Rosen. Ah, no. Quello era Zichichi.

reale, e bizzarre abitudini igieniche. Più seriamente, la scienza è intrinsecamente fallimentare: il matematico Godel è riuscito a dimostrarlo coi suoi “teoremi di incompletezza”. Chiunque abbia letto qualcosa di alimentazione e psicologia su un giornale, si può rendere conto di quanto sia fallimentare il metodo scientifico basato sulle cosiddette “pubblicazioni peerreview”: tu, scienziato, mandi i tuoi articoli a una rivista. La rivista ha una redazione editoriale fatta da un gruppo di guru del settore, che decidono se il tuo articolo può essere pubblicato o meno. Se il tuo articolo contraddice il pensiero dominante del settore, sai già che non verrà pubblicato.

D’altro canto, questo non è che il risultato dell’applicazione indiscriminata della mentalità scientifica. Qualcosa che rientra pienamente nella categoria: “integralismo religioso”. Cosa accomuna scienziati e religiosi? Abiti da lavoro buffi, incapacità a relazionarsi col mondo

In compenso, se hai l’appoggio dei guru, puoi pubblicare qualsiasi stronzata. Non a caso ogni anno si riempiono i giornali con centinaia di articoli riguardo ricerche senza alcun valore sulla connessione tra la lunghezza dell’anulare e la sbronza violenta, o curiosità riguardanti il cer-

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vello umano come ad esempio “Ridi a tutte le battute dei comici di Colorado? Hai la sindrome di Asperger”. Anche se una delle due non è finita su TV Sorrisi e Canzoni. Se volete prendervela con la religione, almeno conoscetela un po’ prima. E non date credito alla scienza solo perché vi ha convinto che i suoi assiomi siano più sensati. Francamente, tra “non uccidere” e “due rette parallele si incontrano all’infinito”, non so quale sia la cosa più razionale, mentre non ho dubbi su quale sia più utile all’umanità. Molti potranno obiettare che hanno ricevuto una educazione cattolica, hanno conseguito i sacramenti a pieni voti e frequentato il catechismo ad Harvard, tuttavia, pensare che le proprie esperienze mistiche vissute all’età di nove anni si comparino con una religiosità adulta è come rimanere nauseati dalla maestra che parla di riproduzione e stabilire che non vorrai mai fare sesso.

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Esseredisgustoso

Da ragazzo il mio professore di elettrotecnica mi ripeteva spesso che deridere gli altri per via di presunte omosessualità rivelava quella che era la mia vera natura, ovvero un fottuto frocio represso. Nonostante ciò facesse di lui un eterosessuale omofobo represso. Chissà se questo vale anche per le discriminazioni religiose: attaccare costantemente il cattolicesimo fa di me un anziano bavarese con problemi d’incontinenza? In fondo non ho mai dato peso a quella teoria: Hitler non era negro. E se fosse vera Steve Jobs avrebbe dovuto combattere quotidianamente il suo morboso impulso di installare Vista. Ma non voglio scrivere l’ennesimo vilipendio alla religione: è meglio non stuzzicare gli Apple addicted. Così come sarebbe meglio non urtare la sensibilità dei lettori cattolici.

E’ che nella mia vita le speranze quotidianamente riposte nella religione sono state metodicamente deluse e questo ha inciso in maniera decisiva nel mio rapporto con la fede: perchè Dio si dimentica di me durante il gioco d’azzardo? Ricordo quando, con i miei due fratelli, decidemmo di giocare a poker. Non avevamo il quarto, perciò giocammo col morto. Non solo ci sbancò tutti e tre ma qualche tempo dopo mi soffiò anche la donna. Adesso posso dire di aver imparato la lezione e ho smesso di appellarmi al Signore durante il gioco d’azzardo: sarà perchè non sono poi così convinto durante le preghiere. Lo riconosce sempre, il mio bluff. Ma non voglio scrivere l’ennesimo vilipendio alla religione. E’ troppo facile zittire ogni discussione dando del nazista al povero Ratzinger solo perchè fu costretto ad arruolarsi nella contraerea nazista. Oppure consentitemi di fare lo stesso con Scal-

fari e Bocca. Dunque, basta attaccare il Papa. Anche voialtri, fatela finita. Lo dico per il vostro bene. Perchè arrivati a questo punto la Chiesa è come l’invereconda nasona alta un metro e quaranta che avete conosciuto alla festa di Halloween e a cui, in cambio di una scrosciante pompa nell’angolo più buio del parcheggio, avete scioccamente dato una speranza: più proverai a liberarti di lei e più tornerà alla carica. Allora è meglio non provocarli, dato che da un momento all’altro potrebbero decidere di andare in All in certi della vittoria, ossia quando la Chiesa sceglierà di giocare la carta Obama. Pensateci un momento: e se il prossimo Papa fosse un fichissimo mulatto sui quaranta capace di infilare rime alla Snoop Dogg? Siamo abituati da sempre a pontefici vecchi, brutti e che non infilerebbero un tiro da tre punti neanche con un miracolo ma cosa accadreb-

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be se il Papa fosse un afroamericano in grado di ballare il Moonwalk durante un rap tra la quarta e la quinta stazione della Via Crucis? Oltre all’aumento del consumo di pollo fritto, intendo. Ad esempio, basterebbe un solo dissing contro Khomeini, rappato sul cofano della Papamobile con tanto di catena d’oro al collo di fronte a un pubblico di Papa B-boy in delirio, per salutare definitivamente l’Islam: le fighette arabe si inumidirebbero ad una velocità tale da trasformare il Sahara in terreno coltivabile. Per non parlare della facilità con cui riuscirebbe a costruire slogan così accattivanti da far apparire “Yes, we can” la lettura di un saggio di Umberto Eco dopo tre grammi di ketamina: “Put your hands up in the air! Voglio sentire un amen come si deve! Yo motherfucka! E adesso smammate in pace, fratelli!” Non penso di vivere così tanto per vederlo ma credo che stiano solo aspettando il momento giusto nella numerazione papale. O un deciso calo di fedeli. Oppure qualche stronzo che li faccia incazzare. E sebbene quando decideranno di giocare la carta Obama per il relativismo e la secolarizzazione la partita sarà definitivamente chiusa è un vero peccato essere certi di non poter assistere a Papa Willy XXX, il primo pontefice softcore.

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BILE Non è satira è peggio. E’ una rivista satirica gratuita creata da © Ste - MelissaP2 - G - Jonathan Grass. Tutti gli scrittori e i disegnatori collaborano in forma totalmente gratuita. © Copertina Perrotta+Ste Seguici su FACEBOOK Per ricevere i prossimi numeri di BILE direttamente nella tua posta elettronica iscriviti alla newsletter. Manda un messaggio dalla tua mail a staff.scaricabile@gmail.com con oggetto: NEWSLETTER

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Bile 02 - Non nominare il nome di Dio invano.  

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