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SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO G.VOLPI di Favaro

Il cittadino

www.ist-comp-favaro.it smsvolpi@gmail.com Numero 10, Giugno

Anno scolastico 2007-08

NEWS • Bosco Ottolenghi: la Volpi all’inaugurazione • Progetto Iceberg: siamo anche noi!

ci

• Il Gazzettino di Venezia: pubblicati gli articoli made in Volpi • Benessere a scuola: Televenezia trasmette il servizio realizzato insieme ai ragazzi della Volpi • Concorso finale!

SBAM:

in

• Primo soccorso: a scuola d’intervento • Progetto Teatro: “prime” esperienze

Sommario: Informazione: Benessere a scuola: bullismo e mensa

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Diritti umani e 14 Giorno della Memoria: I bambini di Terezin

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Emergency e Ogoni

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Istituzioni e territorio

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La Certosa isola ritrovata

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Cittadinanza attiva e Municipalità

30

le

Intitolata al rabbino Ottolenghi area del Bosco di Mestre I ragazzi della Volpi presenti alla cerimonia Lunedì primo ottobre duemilasette è stato ufficialmente inaugurato il Bosco di Mestre. Erano presenti all’evento il sindaco di Venezia Cacciari, la dott.ssa Mariolina Toniolo presidente dell’Istituzione Bosco di Mestre e altre personalità di spicco della vita pubblica della terraferma, fra cui Mauro Pizzigati presidente del Casinò di Venezia e sponsor del Bosco di Mestre. Fra gli invitati anche Moni Ovadia, scrittore, musicista e regista di cultura ebraica. All’inaugurazione hanno presenziato i ragazzi delle classi 2C e 2E in rappresentanza della scuola Volpi, unico istituto scolastico ufficialmente inviatato alla manifestazione. La presenza dei ragazzi alla cerimonia ha infatti concluso festosamente il percorso di studio sul Bosco e il suo progetto di realizzazione iniziato nel precedente anno scolastico dalle classi prime all’interno del

Progetto di plesso Cittadino Amico, percorso realizzato in collaborazione con l’Istituzione stessa. Significativa la scelta di dedicare l’area del bosco collocata vicino al Forte Cosenz al ricordo del rabbino di Venezia Adolfo Ottolenghi, morto ad Auschwitz nel 1944 insieme ad altri ebrei del ghetto lagunare. Alla presenza dell’attuale rabbino Elia Richetti e del figlio di Ottolenghi, Emanuele, è stata piantata nell’acqua una targa in legno, opera dell’architetto, ed ex assessore, Guido Zordan. La targa commemorativa aiuterà i cittadini mestrini, in visita al parco, a soffermarsi a riflettere sui tragici eventi della Shoah. Ll tema della memoria come fondamento della vita civile e della democrazia è stato il cuore dell’intervento di Moni Ovadia che ha dialogato con i ragazzi sul rapporto fra

storia identità personale e valori civili. Durante la cerimonia alcuni dei ragazzi presenti sono stati intervistati da Radio Uno Educational che ha messo in onda il servizio sull’iniziativa il 5 ottobre nel Telegiornale dei Ragazzi.

Classi 2C, 2E

Il sindaco Cacciari al Bosco Ottolenghi

La Volpi ha fatto SBAM! Al Concorso di lettura 1°- 2°e 3° posto Le seconde della Volpi hanno conquistato i primi tre posti assoluti nel Concorso di Lettura SBAM organizzato dalla Libreria per ragazzi “Il Libro con gli stivali”. I nostri ragazzi hanno surclassato i coetanei mestrini di Manuzio, Bellini e Gramsci totalizzando i punteggi più alti nei gironi eliminatori e il 6 giugno all’Auditorium di Favaro la 2B e la 2E disputeranno la finalissima per una vittoria che, comunque vada, assicu-

rerà agli alunni della Volpi la palma di “miglior lettore 200708”. Questa seconda edizione del Concorso SBAM ha visto la partecipazione in tutto di 15 classi che si sono sfidate su tre libri: “lI visconte dimezzato” di Calvino, “Stargirl” di Spinelli e “Hoot” di Hiaasen. La particolarità di SBAM consiste nel mescolare domande sulla comprensione dei testi a sceneggiature improvvisate e macchine sonore ispirate alla trama dei

libri: i ragazzi quindi devono dimostrare di saper coniugare conoscenze, creatività e spirito di squadra, poiché le penalità per atteggiamenti poco corretti sono molto alte. La Volpi ha partecipato al Concorso con 5 classi ottenendo, oltre al primo e secondo posto, anche il terzo, il decimo e il dodicesimo posto rispettivamente con 2C, 2D e 2A.

A cura della 2D


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Il Gazzettino di Venezia Argomento

Informazione su stampa e tv

IL GAZZETTINO DI VENEZIA

TELEVENEZIA

“Il Gazzettino” fu fondato il 20 Marzo 1887 dal veneto Giampietro Talamini, ed è oggi per diffusione il maggior quotidiano del Nord-Est e l’ottavo quotidiano d’informazione italiano con una tiratura pari a circa 100.000 copie. “Il Gazzettino” è un quotidiano del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, ed è costituito da due dorsi: uno NAZIONALE, uguale per tutte le edizioni, ed uno LOCALE. All’interno del dorso NAZIONALE è inserito il terzo dorso dedicato al Nord-Est. L’edizione del Lunedì ha inoltre, come secondo dorso, il fascicolo sportivo Ognisport. STORIA “Il Gazzettino”, uno tra i più antichi quotidiani d’Italia, era inizialmente stampato su un unico foglio e aveva una diffusione locale. Sul giornale, per lungo tempo, furono pubblicate novelle e romanzi a puntate. DATE… Nella storia del gazzettino ci sono alcune date importanti da ricordare: 1887 Giampietro Talamini

fonda “Il Gazzettino” 1977 la sua sede viene spostata da Venezia a Mestre 1984 “Il Gazzettino” viene acquistato dalla SEP e gli impianti vengono rinnovati LAVORO In tutte le sedi del giornale si contano 1400 collaboratori, 400 dipendenti e 150 giornalisti, dei quali 50 lavorano a Mestre. PAGINE E STAMPA Per costruire una pagina si usa la FOTOFORMAZIONE, che è la parte positiva (cioè al contrario) della pagina, formata da un materiale molto resistente. Essa sarà ricoperta d’inchiostro e appoggiata alla pagina bianca. Dopodiché, le macchine porteranno le copie del giornale per farle diffondere. Ognuna di queste macchine è formata da 4 colonne che stampano 1000 copie ciascuna e utilizzano 4 elementi. Lo SVOLGITORE: esso svolge bobine di carta per la stampa che vengono agganciate ai gruppi stampati. Ogni notte vengono usati 30 rotoli di carta che pesano 12-13 quin-

tali ed ognuno è lungo 21 chilometri; I GRUPPI STAMPANTI: essi sono formati da 3 cilindri ognuno: uno per la carta, uno per l’inchiostro e uno per il timbro (ogni notte vengono utilizzati 500 litri di inchiostro a base d’acqua); La PIEGATRICE: essa piega le coppie stampate e le prepara per essere trasportate dal nastro trasportatore; Il NASTRO TRASPORTATORE: esso aggancia le copie pronte, per trasportarle, così creando dei fori a piè pagina. COSTI La pubblicità, si dice, è l’anima del commercio. Anche ne “Il Gazzettino” occupa un posto importante. Ad esempio, nell’ultima pagina i costi della pubblicità sono molto alti: dai 24.000 ai 25.000 €. Il costo del giornale è di 1 €, ma nei giorni festivi il prezzo sale di 50 centesimi. Le copie rimaste invendute vengono conservate per altri 6 mesi e il loro prezzo è di 2,50 €. ORE I giornalisti, dopo la loro caccia di notizie, si riuniscono alle 11:00 e alle 14:00 per decidere quali di queste pubblicare. La stampa viene ultimata verso le 23:30. Classe 2A

Talamini con la prima copia del Gazzettino. Il nome del giornale deriva da una antica moneta veneziana


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Piccolo Glossario Giornalistico Civetta: titolo di un articolo che si trova all’interno del giornale, contornato da una cornice. Contornato: titolo seguito da una breve sintesi dell’articolo, presente anch’esso all’interno del giornale; è così chiamato perché contornato da una cornice. Corrispondente: giornalista inviato in altra sede, specie all’estero, da dove invia regolarmente informazioni o articoli di giornale. Cronaca bianca: la parte di cronaca che si occupa dei problemi politico-sociali della città. Cronaca nera: la parte di cronaca che si occupa dei fatti di sangue. Emeroteca: raccolta ordinata di quotidiani e periodici. Fondo: è un articolo che espone le idee di chi scrive rispetto ad un argomento di una certa importanza; viene chiamato anche editoriale. Freelance: il giornalista indipendente che vende articoli e servizi sia ai giornali che alle agenzie, senza essere assunto da nessuna testata. Giornale: pubblicazione a mezzo stampa di notizie e commenti su fatti di cronaca, politici, economici, culturali, sportivi, avvenuti il giorno prima o nei giorni precedenti. Giro di nera: Lo effettua quotidianamente il giornalista telefonando alle Questure, ai Commissariati, alle Caserme dei Vigili del Fuoco e agli ospedali.

Inviato: giornalista mandato in una

determinata località perché riferisca su avvenimenti di grande importanza. Occhiello: frase, lunga non più di una riga, che

La linotype originale esposta nella sede di Mestre del Gazzettino

introduce l’argomento dell’articolo. L’occhiello è chiamato anche sovratitolo perché è posto sopra il titolo. Pubblicista: categoria professionale di giornalisti iscritti all'albo dell'Ordine Nazionale dei Il nastro trasportatore

Giornalisti. In genere, i pubblicisti sono collaboratori dei giornali, pur svolgendo una professione diversa. Quotidiano: giornali che esce ogni giorno, riportando notizie, commenti e informazioni di vario tipo. Si possono distinguere in: Quotidiani d'informazione, Quotidiani economici, Quotidiani sportivi, Quotidiani politici, Quotidiani locali. Redattori: nei giornali, coloro che sono responsabili della raccolta, scelta, organizzazione e stesura del materiale da pubblicare. Reporter: giornalista che lavora fuori dalla redazione. Segreto professionale: obbligo del giornalista di non rivelare le informazioni aventi natura di segreto apprese nell’ambito della sua funzione.


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Servizio: è un articolo lungo che prevede un approfondimento dei fatti, con aggiunta di dati e testimonianze. Settimanale: pubblicazione che esce ogni sette giorni . Sommario:

brevissimo

riassunto

del

contenuto

dell’articolo, posto sotto il titolo. Spalla: è un articolo di opinione ed è il secondo per importanza. Testata: titolo del giornale, posto in alto in prima pagina. Tiratura: numero di copie di una testata effettivamente stampate e distribuite. Vignetta: disegno che si propone, attraverso la satira, di denunciare i difetti di un personaggio, di un ambiente o di una consuetudine sociale.

Classe 2A

Le copie invendute o resi ritornano in sede. Qui i resi vengono stoccati e dopo qualche settimana se invenduti, finiscono al macero

In passato i giornali venivano tagliati e piegati a mano con l’ausilio di semplici macchine

La sala riunioni della redazione del Gazzettino di Mestre. Qui viene predisposto il menabò o scheletro vuoto del giornale


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PARLIAMO DA GIORNALISTI! IL GERGO A FUMETTI

FLY GIRO DI NERA

P R E N D E R E UN BUCO


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COSA SI LEGGE A FAVARO Intervista al gestore dell’edicola di piazza Pastrello Argomento

Informazione su stampa e tv

LA NOSTRA EDICOLA Cosa si legge a Favaro

I ragazzi guardano il Telegiornale?

Il titolare dell’edicola di piazza Pastrello, signor Valerio Bruno

Signor Bruno da quanto tempo lei gestisce l’edicola di piazza Pastrello? “Io personalmente gestisco questa edicola da 5 anni, ma l’edicola esisteva già qui a Favaro nel 1945, cioè nel primo dopoguerra “. Come si diventa edicolanti e perchè? “Per aprire un’edicola bisogna ottenere una licenza comunale, in città ne viene concesso un numero limitato e di conseguenza deve essere acquistata da un altro edicolante che la cede per cessata attività, io l’ho acquistata nel 2002 dal mio predecessore, la signora De Masi. Ho scelto di fare quest’attività prima di tutto per curiosità, poi ho capito che poteva essere un servizio importante”. Infatti, la sua attività è strettamente legata al territorio di Favaro e alla sua gente: ha clienti fissi? “Sì. Proprio per i motivi che avete detto, in realtà, quasi tutti i miei clienti sono fissi perché abitano qui; capitano comunque clienti occasionali perché l’edicola si trova su una strada di grande passaggio. Fra i clienti fissi, ad esempio, c’è un vecchio pensionato: il signor Giovanni, è il primo cliente della giornata, viene in edicola al mattino tutti i giorni e sempre alla stessa ora e acquista una copia del Gazzettino, scambiamo due parole, poi se ne va. Posso quasi dire che quando non lo vedo mi chiedo se sta bene, per me è di casa”. Le sue vendite sono soddisfacenti? “Abbastanza. L’edicola è situata in una posizione favorevole, proprio in Piazza Pastrello: di fronte c’è il Municipio e proseguendo c’è il Centro commerciale La Piazza, quindi molta gente transita qui davanti a piedi e questo aiuta le vendite. Inoltre è facile rifornirla visto che si affaccia su via Triestina, la strada principale, e i furgoni che portano i giornali la raggiungono senza difficoltà. Di solito i quotidiani arrivano alle 6.30: una ditta di trasporti manda un furgone con i giornali freschi di stampa e contemporaneamente ritira le copie invendute del giorno prima che vengono riportate nei depositi dei vari giornali e riciclate”. Quali quotidiani nazionali si possono trovare nella sua edicola e quali sono le testate più vendute ? “Il giornale più venduto in assoluto è il Gazzettino, non solo nella mia edicola ma anche nelle altre edicole della zona. Ogni giorno ne vendo mediamente 200 copie, ma la domenica si può arrivare anche a 450-500 copie. Questo succede perché c’è solo un’edicola aperta di turno e quindi tutti gli acquirenti sono costretti a rivolgersi allo stesso esercizio”. L’esposizione bene in vista di alcune testate, secondo lei, ne aumenta la vendita? “Non credo, i lettori acquistano i quotidiani locali perché sono particolarmente interessati alle notizie che li riguardano da vicino e chi acquista quotidiani diversi lo fa per scelta. Inoltre, io espongo tutti i quotidiani che ho in negozio e non solo quelli più venduti. Forse questo stratagemma potrebbe funzionare per riviste o altro, di sicuro non per i quotidiani.” Secondo lei, ci sono delle notizie che fanno vendere un maggior numero di copie dei quotidiani? Ricorda qualche esempio? “Le notizie che fanno vendere più copie sono di sicuro quelle di cronaca. Non ne ricordo una in particolare che ha fatto aumentare la vendita dei quotidiani, ma certamente sono quelle che raccontano fatti accaduti proprio qui, nel nostro territorio o che ci riguardano direttamente… penso ad un incidente stradale accaduto qui a Favaro poco tempo fa: un ragazzo è deceduto dopo un incidente in moto”. G E R G O DA GIO R NA L I STI


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Ci pare di capire dalle sue risposte che nella sua edicola non ci sono richieste particolari, giornali specializzati o stranieri.. “Esatto. Io non vendo nessun quotidiano straniero. Riguardo ad altri tipi di giornali, purtroppo è un dato di fatto che gli italiani in generale leggono poco, e Favaro non fa eccezione. Pochissime persone comperano più di un giornale al giorno. Oltre al quotidiano locale, i clienti maschi acquistano giornali sportivi e le donne spesso giornali di gossip. Quanto ai ragazzi, in base alla mia esperienza, non leggono proprio”. Secondo lei, perché in Italia si legge il quotidiano di meno che negli altri paesi europei? “Ripeto, di norma gli italiani leggono poco. Ultimamente la situazione è peggiorata per colpa dei Telegiornali e di Internet: il fatto di poter vedere le notizie in TV o di leggerle velocemente on line in tempo reale ha ulteriormente scoraggiato la lettura dei giornali. Secondo me, se posso fare una critica, i quotidiano parlano troppo di politica e di conseguenza manipolano la vendita, allontanano la gente”. Forse i quotidiani costano troppo? “No, io non credo sia questo il motivo, i quotidiani non costano troppo ripeto, è un fatto d’abitudine: gli italiani leggono poco.” Lei ritiene comunque utile la lettura dei giornali, magari anche per noi ragazzi.. “Certo, penso che in ogni caso è sempre utile leggere soprattutto perché ci si fa un’ idea della vita e si comincia proprio da ragazzi ... Magari sarebbe bello un quotidiano alla loro portata, che parli dei loro problemi e dia loro dei consigli, forse leggerebbero di più.” Classe 2E

Siete curiosi di sapere com’è per noi ragazzi il TG? Eccovi serviti! Da un sondaggio svolto nella classe 2A abbiamo tratto le seguenti informazioni. Molti preferiscono guardare il telegiornale piuttosto che leggere il quotidiano. La televisione, infatti, è amata da tutti i ragazzi e il telegiornale ne fa parte. Non è solo questo però il motivo, anzi dobbiamo aggiungere altre caratteristiche che rendono il telegiornale più accessibile: i servizi televisivi sono accompagnati da immagini che noi riteniamo adatte anche ai più giovani e che ne chiariscono il contenuto; può inoltre esserci una musica di sottofondo o una voce che fornisce ulteriori spiegazioni, insomma è molto più facile seguire il TG e prestare attenzione costa meno fatica. Ai ragazzi piacciono molto di più le rubriche sportive, alle ragazze quelle di gossip. I TG più seguiti sono il TG1 e Studio Aperto, il primo probabilmente perché è chiaro e completo, il secondo invece perché molto vario e presenta anche servizi poco impegnativi, relativi alla cronaca rosa. Naturalmente la maggior parte di noi guarda il TG di sera, anche perché quasi nessuno ha voglia di iniziare la giornata ascoltando le quotazioni della borsa di Tokio o i fatti di cronaca nera. Riportiamo qui di seguito alcuni grafici. Classe 2A

Giornalismo su carta stampata Il linguaggio del giornalismo su carta stampata è più dettagliato e approfondito, ma per chi non ha voglia o tempo di leggere articoli di intere pagine di giornale può sempre leggere le più importanti, che si trovano nei tagli della testata. Può essere letto più volte in base alle esigenze del lettore.

T I G A R B A IL T I G G I’ ?

I PIU’ LETTI A FAVARO Il Gazzettino di Venezia Nuova Venezia Repubblica Corriere della sera Gazzetta dello sport Corriere dello sport Tutto sport

Giornalismo televisivo

Il linguaggio del giornalismo televisivo è più sintetico e immediato così il messaggio è subito ricevuto dall’ascoltatore; anche perché può essere ascoltato una sola volta al giorno, nelle fasce orarie più importanti, come quella del pranzo e della cena. Per ricevere notizie da un telegiornale si usano due sensi: la vista, per osservare le immagini relative alla notizia, e l’udito per ascoltare la voce del giornalista che ce la spiega. Classe 2B


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Notizie in diretta La giornalista di Televenezia Alessia Da Canal realizza con le seconde un servizio sul benessere a scuola Argomento

Informazione su stampa e tv

TELEVENEZIA Filma il BENESSERE a SCUOLA

I ragazzi delle classe seconde della Volpi hanno trascorso la serata del 26 dicembre 2007 davanti alla tv armati di registratori video - che novità - i ragazzi sono teledipendenti! E invece questa volta c’è di mezzo uno scoop: Televenezia alle 21.00 ha messo in onda, all’interno del programma “Salute e benessere”, un servizio girato alla Volpi sul tema del benessere a scuola. La giornalista Alessia Da Canal e il teleoperatore Andrea Checconi hanno realizzato il servizio in collaborazione con i ragazzi della scuola grazie al Progetto Cittadino Amico, che quest’anno ha affrontato il tema dell’informazione giornalistica e televisiva. L’esperienza ha entusiasmato i ragazzi che hanno avuto l’opportunità di prendere confidenza con le tecniche di ripresa e la conduzione di interviste in diretta, guidati dalla paziente regia di professionisti esperti. Ospiti illustri sono intervenuti ai due incontri organizzati a scuola: l’Assessore provinciale alle politiche educative Andrea Ferrazzi e la professoressa Giovanna Lazzarin dell’Osservatorio contro il bullismo, ex docente della Volpi. I temi affrontati sono stati molteplici, dal disagio tipico dei preadolescenti, alle difficoltà di relazione nei rapporti quotidiani a scuola. Interessanti le domande rivolte dai ragazzi all’assessore Ferrazzi sulle motivazioni che lo hanno spinto all’ impegno politico e Alessia Da Canal, nata a Mestre (Venezia), è giornalista professionista. Nel 1987 ha iniziato collaborando con un’agenzia che curava il tg per Teleregione; poi per tre anni ha lavorato a Televenezia e per dieci a Telenuovo, collaborando anche con Tmc e Rds; nel 2004 è ritornata a Televenezia, dove per anni ha condotto il telegiornale. Attualmente si occupa del programma “Salute e benessere” e dal 2008 è direttrice del giornale “QuiRisparmio” a distribuzione gratuita.

sociale “maturato - ha risposto l’assessore in una famiglia dove, l’interesse verso gli altri, meno fortunati, è stato di esempio”. La scuola, frequentata in un quartiere popolare di Mestre, ha fatto il resto perché continua Ferrazzi “conoscere tanti ragazzi diversi mi ha posto davanti ai problemi della gente”. A conclusione degli incontri, la referente del progetto di Educazione alla cittadinanza, professoressa Martina Bettio, ne ha esposto le idee guida, sottolineando la centralità di tale tema all’interno di un Istituto che già da 10 anni organizza attività di educazione alla pratica democratica. Classe 2E

Caricatura di Alessia e Andrea


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Benessere a scuola: la 2B si interroga La classe II B nel mese di Dicembre ha svolto al proprio interno un questionario, in preparazione all’incontro con alcuni giornalisti televisivi di TeleVenezia. Il tema affrontato è il benessere a scuola e gli alunni della classe hanno risposto in questo modo.

1. Io sto bene a scuola quando Sento che i miei compagni sono miei amici. Imparo cose nuove. Gli insegnanti sono simpatici e comprensivi. ll metodo di insegnamento non è né permissivo né severo. Tra classe e insegnanti non si creano contrasti. Sto in compagnia e mi sento parte di un gruppo. Sto male quando Sono preso in giro, I più grandi fanno i bulli con i più piccoli. Faccio una brutta figura davanti alla classe durante un’interrogazione, mi sento solo, Gli insegnanti scherzano di me anziché rispiegare l’argomento. 2. I comportamenti dei compagni che mi fanno star bene sono quando nei miei confronti si dimostrano Disponibili, scherzosi ma non offensivi, sinceri, pazienti, gentili, onesti, altruisti, teneri, premurosi. I comportamenti dei compagni che vorrei cambiare Quando non ti accettano, sono presuntuosi, arroganti, impiccioni, dispettosi, violenti, sbruffoni, fanno i bulli, criticano i pensieri altrui perché diversi dai loro, fanno baccano in classe, vogliono fare sempre il capo. 3. I comportamenti dei professori che mi fanno star bene sono quando nei miei confronti si dimostrano Sono pazienti e scherzosi, sanno trasmettere l’amore per la materia, alla fine della lezione concedono cinque minuti di pausa/riposo. I comportamenti dei professori che vorrei cambiare: In generale dovrebbero dare meno compiti, mi fanno sentire inutile, mi mettono in imbarazzo davanti alla classe, non si presentano con il sorriso, a volte sono ingiusti. 4. Per migliorare il benessere a scuola si potrebbe allungare la ricreazione e i momenti di discussione studenti/insegnanti, rendere l’ambiente pulito, eliminare il rientro, mettere degli armadietti personali per contenere il materiale scolastico,f are più esercitazioni in classe, aumentare l’obbedienza e diminuire la prepotenza, migliorare competenze e responsabilità degli alunni.

Classe 2B

QUESTIONARIO FATTO! In seguito alle nostre segnalazioni ecco gli interventi attuati a scuola per il nostro benessere Tetto in eternit sostituito Pulizia e cura degli ambienti ottenuta Poggioli pericolanti sistemati Impianto elettrico pericoloso sostituito Banchi traballanti ordinati Tensione con dei proff risolta Graffiti sui muri e tavoli e “abuso di gomme da masticare” non ancora aggiunto, forse perché spetta a noi!

1. A Scuola, cosa ti fa stare bene e soprattutto, cosa ti crea disagio? 2. Dei comportamenti dei compagni di scuola, quali ti piacciono e quali cambieresti? 3. Ci sono atteggiamenti degli adulti che vorresti cambiare? 4. Cosa faresti per elevare il livello di benessere a scuola?

Classe 2B

Che attività vorremmo ripetere? In ordine di preferenza Canotaggio Orienteering Gite Del Progetto “Cittadino amico” : Amnesty International Bosco di Mestre Concorso di lettura “SBAM”

Classe 2B


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Argomento

BENESSERE A SCUOLA INCHIESTA SUL FENOMENO DEL BULLISMO Il punto di vista degli esperti Intervista alla prof.ssa Lazzarin autrice del libro edito da Armando Bimbi

Il cittadino

Attenti al lupo! Bullismo: cos’è e come difendersi Per capire di più il fenomeno del bullismo abbiamo intervistato la professoressa Giovanna Lazzarin, ex docente nella nostra scuola ed esperta di questo fenomeno; tra i suoi libri sull’argomento ricordiamo il recente Attenti al lupo Aggressività e bullismo tra i giovani . Prof.ssa Lazzarin, cos'è il bullismo? “Gli esperti a livello internazionale definiscono il bullismo come un' opera di aggressione da parte di un individuo più forte su quello più debole. Si può dire che nella scuola italiana ci sia stato un numero piuttosto contenuto di casi di bullismo anche se i media ne parlano talvolta esagerandone sia il numero sia la gravità". Come se ne sta parlando? Spesso si parla di bullismo in modo un po' troppo enfatizzato e forse proprio per questo a volte vengono scambiate situazioni di difficoltà e disagi psicologici con manifestazioni di bullismo. Quando si cominciò a studiarlo? Il termine bullismo è nato in Norvegia per opera di uno studioso che indagava sulle cause di suicidio di ragazzi di

15-16 anni; si è scoperto poi che dietro a queste tragedie c'erano spesso atti di bullismo. Una cosa molto importante è che questo fenomeno è sempre stato presente e lo è ancora anche se in modo diverso rispetto ad un tempo. E’ sempre stato vero che gli adolescenti si sono scontrati o presi in giro tra loro... era un modo per mettersi alla prova e per imparare a “stare al mondo”. Che cos'ha di diverso il bullismo attuale? “Di diverso oggi c'è il modo di reagire e la difficoltà maggiore è cercare di farlo in modo positivo, cioè senza avere paura e cercando di mantenere una propria sicurezza di fronte a queste situazioni”. Quali sono i motivi che possono scatenare delle azioni di bullismo? “I motivi possono essere diversi, un episodio che mi ha colpito particolarmente è stato quello di un mio alunno che reagiva al comportamento dei suoi compagni di classe con “pestaggi” e parolacce perchè si sentiva escluso; così lui comunicava agli altri il suo problema, ma nessuno cercava di intervenire perchè tutti

avevano paura. E' evidente quindi che il bullismo non è mai un fatto individuale ma sociale. Dipende non solo dal “ bullo” e dalla vittima ma anche dalle reazioni di chi assiste agli episodi di bullismo. Si può dire che oggi questa situazione non è considerata così riprovevole se coloro che prevaricano gli altri in vari modi poi aspirano a finire su internet per mezzo di “youtube”; questo fenomeno deve far riflettere i genitori perchè sono loro che danno i modelli di vita ai giovani”. Ha dei consigli da dare? “Darei un consiglio più che alle vittime e a chi pratica il bullismo, a chi assiste a questo atti, a chi sta attorno: non bisogna fare finta di niente, anzi bisogna intervenire, segnalare l'accaduto e sostenere la vittima per “denunciare”la prepotenza del bullo”.

A cura della classe 2C

L’assessore Ferrazzi : “La scuola non va lasciata sola”

Il punto di vista delle Istituzioni La parola ad Andrea Ferrazzi assessore provinciale alle politiche educative

Abbiamo intervistato anche l’assessore alle Politiche educative della provincia di Venezia, Andrea Ferrazzi, per capire quali azioni concrete stanno adottando le istituzioni per contenere il fenomeno del bullismo. Innanzitutto egli ha definito il bullismo come una “serie di episodi ripetuti di violenza compiuta dai ragazzi verso i loro coetanei”; fatti spesso documentati nelle pagine di cronaca. Dice l’assessore

“Troppe volte la scuola è caricata di compiti che spettano ad altre istituzioni educative, in primis la famiglia e la sola autorevolezza degli insegnanti non può arginare un fenomeno come questo. La scuola pertanto non va lasciata sola, c'è bisogno di una figura che aiuti e affianchi il ruolo l'insegnante”. “Per questo motivo - continua Ferrazzi - è stato avviato il progetto “Stare bene a scuola”negli istituti superiori della

Provincia di Venezia che prevede l’apertura di sportelli nelle scuole gestiti da psicologi che offrono consulenza ai ragazzi e alle ragazze, ma anche alle famiglie e ai docenti”. Noi alunni delle medie ci chiediamo tuttavia, se non sia il caso di intervenire prima, attraverso azioni di prevenzione e sensibilizzazione dirette alla nostra fascia d’età, quando le difficoltà iniziano a manifestarsi. A cura della classe 2C


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L’assessore Miraglia “Mai perdere il valore di sé come persona” Assessore Miraglia, cos’è per lei il bullismo? “Possiamo dire che è la predicazione di un gruppo di più forti nei confronti di chi è più debole; è un fenomeno che unisce violenza e meschinità e che crea una connivenza negativa dove vittime possono anche essere coloro che nel gruppo non hanno il coraggio di ribellarsi.” Quali potrebbero essere le cause che determinano questo fenomeno? “Tante e molto complesse: una società che ha in sé molti elementi di violenza, la carenza di valori condivisi, la mancanza di chiari e seri riferimenti su diritti e doveri, l’enfatizzazione che al livello multimediale viene data agli

atti di bullismo da parte di coloro che lo praticano”. Ci sono stati casi gravi nel nostro territorio? “Vi sono stati casi peraltro non numerosi, ma sono state anche individuate delle realtà dove il fenomeno potrebbe svilupparsi”. Come sono stati affrontati? “Con iniziative specifiche che hanno coinvolto la scuola, la famiglia, le istituzioni, le parrocchie, i centri sportivi e altri luoghi di aggregazione dei ragazzi. Importanti sono state le iniziative di formazione per comprendere il fenomeno e le sue cause al fine di attivare azioni concrete per combatterne la presenza e la diffusione”.

BULLO……….. MA A CHI !

In quale fascia d’età questo fenomeno è più sviluppato? “Nella scuola secondaria di primo grado e secondo grado.” Quali iniziative sono state predisposte dal suo assessorato per valutare il fenomeno e impedirne la diffusione? “Offerte di progetti specifici per le scuole”. Quali consigli darebbe a noi studenti? “Non aver timore di denunciare gli atti di bullismo, ma più in generale porsi di fronte alla vita con la consapevolezza del proprio valore di persona con amore per la cultura, l’arte e la scienza, con l’impegno per un progetto positivo di vita : in sostanza con la speranza che deve essere propria della giovinezza, sempre e nonostante tutto”. A cura della classe 2C

Più benessere a scuola con gli Operatori-amici Che cos'é la scuola? Per la maggior parte degli studenti è un obbligo, un dovere, un impegno indesiderato... insomma un “giramento di pianeti”, non solo per le lezioni da seguire e i compiti da fare, ma anche per i problemi che possono nascere in classe. Primo fra tutti il bullismo. Ne abbiamo avuto conferma da una domanda che abbiamo posto ai nostri compagni: ”Cosa non ti fa stare bene in classe?” Sono saltate fuori molte risposte, quelle più gettonate vanno dalle prese in giro dei compagni alla tensione scaricata su noi poveri alunni dai proff. stressati a causa di ragazzi un “po’ vivaci” di altre classi. Ma la cosa che ci ferisce decisamente di più sono gli atti di bullismo perpetrati dai ragazzi

più grandi verso i più piccoli o i più indifesi. Per risolvere questo gravissimo problema la nostra scuola ha pensato alla formazione di speciali figure di allievi chiamati “operatori amici”: due ragazzi e due ragazze eletti dai compagni con l'incarico di sostenere i ragazzi in difficoltà, di promuovere assemblee per parlare dei nostri problemi e cercare di trovare delle soluzioni condivise, per accogliere i ragazzi stranieri o inseriti da poco nell’istituto … insomma tutto ciò che può contribuire a rendere più piacevole o, per meglio dire, meno dura la nostra vita a scuola. Quest'anno la nostra classe ha deciso di “fregare” sul tempo i politici veri ed ha indetto le sue elezioni alcuni mesi prima di aprile: a dicembre tutti i nostri

candidati avevano già aperto la loro campagna elettorale per spiegare agli elettori il programma e convincerli che avrebbero avuto le qualità giuste per realizzarlo! Nicola, grazie al superamento di alcuni ostacoli incontrati nel suo percorso scolastico, avrebbe potuto capire meglio altri ragazzi che vivono lo stesso disagio; Asia, che non ha problemi a socializzare ed è molto disinvolta, avrebbe agevolato le relazioni dei compagni più timidi e insicuri; Annamaria, da molti anni in Italia, ma di origine albanese, avrebbe potuto accogliere altri ragazzi stranieri e spiegare loro il funzionamento della scuola; Gjulio, ragazzo assai spigliato e di temperamento ottimista ed allegro, avrebbe esposto senza

Il punto di vista delle Istituzioni

La parola ad Anna Maria Giannuzzi Miraglia assessore alle politiche educative del Comune di Venezia

Il nostro punto di vista La parola ai ragazzi Strategie di Benessere a scuola

soggezione ai professori i problemi più urgenti per poi negoziare possibili soluzioni. Le elezioni sono andate molto bene e tutti i candidati hanno ottenuto un grande successo; ora tocca la parte più difficile per tutti: mantenere le promesse! Ma noi siamo fiduciosi nelle qualità dei nostri politici e li sosteniamo con forza. Classe 2C


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Cibo in viaggio

Argomento

Intervista alla responsabile del Servizio di ristorazione scolastica della SIARC BENESSERE A SCUOLA

INCHIESTA SUL SERVIZIO MENSA Intervista alla Sig.ra Antonella Semenzato Responsabile SIARC del Nord-Italia

Intervista a Valeria Campagnario scodellatrice

GNAM ! GNAM !

Giovedì 13 marzo, giornata decisiva per la nostra indagine sul servizio mensa: dopo numerosi contatti con AMES l’Azienda del Comune di Venezia che si occupa – fra altri servizi al territorio – anche della ristorazione scolastica, otteniamo un appuntamento con la sig.ra Antonella Semenzato, Responsabile per il NordItalia della SIARC, la società che ha vinto la gara d’appalto per la gestione del servizio nel Comune di Venezia. L’incontro avviene presso la Scuola Media Volpi grazie alla disponibilità del Presidente di AMES dott. Efstathios Tsuropolis. La SIARC – Servizio Italiano Ristorazione Collettiva – con sede a Catanzaro, nasce negli anni settanta grazie ad una felice intuizione imprenditoriale del suo fondatore e attuale Presidente Giuseppe Albano e si sviluppa velocemente in un settore in crescita , ma ancora poco conosciuto. Anche Antonella Semenzato, dopo studi letterari, approda per caso al settore ristorazione frequentando corsi di formazione privati – come lei stessa riferisce solo da poco alcuni Istituti alberghieri hanno iniziato a strutturare percorsi didattici in questo settore. Sig.ra Semenzato, quali caratteristiche hanno permesso alla SIARC di vincere l’appalto per la ristorazione scolastica nel Comune di Venezia? “La Società ha soddisfatto pienamente i criteri elencati da AMES. La gara d’appalto richiedeva la presentazione di un progetto interessante per il servizio e non solo una proposta economica. Infatti fra le caratteristiche richieste vi erano : la competenza e la comprovata esperienza del direttore del servizio, la dimestichezza

con la gestione di alimenti biologici, una organizzazione efficiente del personale nei diversi settori cucina, trasporto, tipo di fornitori e caratteristiche dei prodotti. SIARC ha lavorato per AMES anche in precedenza, ma la gara d’appalto viene riproposta ogni 4 anni, e AMES valuta con attenzione le ditte in gara senza privilegiare la continuità di rapporto, ma dando priorità alla bontà del progetto presentato.” Come avviene nel concreto il vostro lavoro? “Ci occupiamo di ristorazione, quindi il primo passo del nostro lavoro è il rapporto con i fornitori. Gli alimenti vengono consegnati nelle cucine dove vengono stoccati nei magazzini e nei frigoriferi: la fornitura è giornaliera tranne per cibi non deperibili come la pasta. Le verdure arrivano in genere ogni giorno, il pesce surgelato e la carne ogni settimana. La selezione dei fornitori è molto severa perché teniamo molto alla qualità dei prodotti scelti con una campionatura – diciamo un assaggio. Inoltre i contratti sono di breve scadenza per mantenere sempre alto il controllo sugli alimenti che devono rispettare una scheda tecnica con elencate le caratteristiche: ad esempio prosciutto senza polifosfati, poco sale e così via. L’80% del cibo che voi consumate è biologico. Il cibo viene poi preparato nelle cucine: le verdure mondate, lavate ed asciugate in appositi macchinari e poi porzionate. E’ un lavoro lungo, infatti le cucine aprono verso le 5.30 del mattino. Noi gestiamo 6 cucine nel Comune per un totale di 8500 pasti al giorno. Le più vicine sono a Campalto e a Favaro presso la Scuola Fucini, ma ce ne sono a Marghera, Gazzera, Lido di Venezia, San Piero in Volta, solo il centro storico di Venezia è escluso. Dalle cucine alle 11.30 ogni giorno

partono i furgoni per la consegna dei pasti nelle scuole. Per noi la scuola è un lavoro recente, ci occupiamo anche di mense ospedaliere e Istituti di pena. Il menu invece non è scelto da noi, ma l’azienda riceve le indicazione dall’ULSS 12, dove un’equipe di specialisti ha predisposto i pranzi.” Quanti occupati ha la SIARC e quali mansioni svolgono? “La SIARC dà lavoro a 300 persone fra cuochi, aiuto cuochi, personale di cucina, scodellatrici. I cuochi sono responsabili del funzionamento delle cucine e del personale che dipende da loro, devono anche verificare il buon funzionamento dei macchinari. Gli aiuti gestiscono la fornitura del cibo e il loro trasporto, mantengono puliti i locali. Abbiamo poi un ufficio che organizza i turni delle scodellatrici e coordina il lavoro”. In un lavoro così delicato, legato all’igiene e alla salute, quali sono i punti di crisi? “Domanda appropriata. La SIARC è certificata HACCP: una sigla inglese che indica un certificato di garanzia della qualità del servizio. HACCP è un sistema di autocontrollo dell’azienda per mantenere sotto controllo la qualità dei prodotti ed evidenziare proprio i punti critici e le possibili soluzioni elaborate. Bisogna aggiornare continuamente delle schede tecniche riportando eventuali problemi e gli interventi attuati per risolverli. Ad esempio, per noi punti critici sono principalmente i frigoriferi, il cui funzionamento è controllato 3 volte al giorno, e il mantenimento della temperatura dei cibi durante e dopo la cottura e nel trasporto: questo per impedirne il


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deterioramento; non a caso i cibi avanzati vengono buttati per evitare il consumo e il riutilizzo di alimenti non ben conservati. Poi vi sono controlli rigidi sul personale che deve rispettare tutte le norme igieniche necessarie a tutelare la salute dei ragazzi”. Ringraziamo SIARC e AMES per tutti i chiarimenti ricevuti e concludiamo così la nostra indagine sul “cibo in viaggio”: il pranzo è servito! Classe 2E

GNAM !

NEW JOBS…! Scodellatrice chi è costei? Professione Scodellatrice. Tra le mille difficoltà che si incontrano al giorno d'oggi per inserirsi nel mondo del lavoro, ecco una nuova opportunità: fare la scodellatrice. Ma è davvero un nuovo modo di sbarcare il lunario oppure ci troviamo di fronte ad un vecchio mestiere camuffato da new job? L'etimologia della parola può aiutarci: scodellare secondo il mitico vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli significa letteralmente “versare la minestra o altre vivande poco consistenti dalla zuppiera alla scodella”, quindi la scodellatrice, nome derivato, è colei che versa il cibo nei piatti, ampliando un po' il ruolo!.... Ma dove svolgono il loro lavoro queste figure professionali? Nelle mense naturalmente, principalmente all'interno delle scuole come la nostra in cui è previsto questo servizio. E quindi ora ne cerchiamo una: ore 13.10 di martedì 29 gennaio si va a pranzo con una curiosità nuova e non si tratta del menù. La parola passa a Valeria Campagnario, scodellatrice alla Scuola media Volpi, che gentilmente ha accettato di descrivere il “nuovo misterioso lavoro” e raccontarci la sua esperienza.

Valeria Campagnario ha 53 anni e lavora come scodellatrice da 8, è stata assunta dalla SIARC nel 2000, la Società che ha avuto in appalto la gestione del servizio mense da AMES – l’Azienda del Comune di Venezia che si occupa della ristorazione scolastica . “Per lavorare come scodellatrice – racconta Valeria - non è necessario avere un titolo di studio particolare: per me questo non è stato il primo lavoro, anni fa insegnavo ma sono stata licenziata e così mi sono ritrovata ad affrontare il dramma della disoccupazione. Ora presto servizio in due scuole, alla media Volpi al martedì e alla Fusinato gli altri giorni, lavoro per un’ora, dalle 12 e mezza all’una e mezza: orari per me comodi, visto che ormai i miei figli sono grandi e autonomi”. Valeria ci spiega che la condizione necessaria per poter fare questo lavoro è di essere una persona in buona salute, non affetta da malattie contagiose. Bisogna sottoporsi a frequenti controlli e aggiornare regolarmente il proprio libretto sanitario. Tutto ciò è obbligatorio proprio per evitare di trasmettere eventuali malattie agli altri. Questo lavoro, infatti, si svolge a contatto con il pubblico, spesso ragazzi o bambini, che devono essere protetti. Come precauzione si deve indossare un abbigliamento adatto, cuffiette, maschere, grembiule. Il cibo va servito con i guanti e solo il personale addetto ha accesso ai locali dove viene portato il cibo da servire in tavola. “Con la salute non si scherza” - continua Valeria – “le scodellatrici vengono spesso sottoposte a ispezioni improvvise e casuali per verificare la qualità del servizio e il rispetto delle norme igieniche. Il risultato dei controlli viene tabulato in un registro dove vengono riportate le irregolarità riscontrate: dopo alcuni avvisi, la scodellatrice che non supera i controlli viene espulsa dal servizio. Questo, sempre per tutelare la salute degli utenti”. E il cibo? Da dove viene e come arriva scodellato nei nostri piatti? Valeria sorride e risponde: “Il Centro di preparazione del cibo, nel nostro caso, è alla Scuola per l'infanzia Fucini dove vi trovano le cucine. Da qui, viene trasportato con un furgoncino fino alle mense, conservato dentro contenitori che ne mantengono costante la temperatura, e

tato con un furgoncino fino alle mense, conservato dentro contenitori che ne mantengono costante la temperatura, e quindi “scodellato”. Di solito noi lavoriamo in coppia con turni di lavoro di un’ora”. Ma il cibo,.....come viene preparato il menù? “Non è compito delle scodellatici redigere il menù. Il menù è studiato per il benessere dei ragazzi da una dietologa, da un nutrizionista e approvato dal Comitato genitori, che ha il compito anche di fare ispezioni in mensa. La regola principale è preparare cibi nutrienti ma leggeri, facilmente digeribili, perché i ragazzi poi devono riprendere a studiare”. I prodotti biologici, rientrano nelle scelte della gestione mensa? “Certo – dice Valeria - anche se costano il triplo dei prodotti normali e qualche volta allontanano i ragazzi perché il loro aspetto esteriore in genere è meno bello rispetto al non biologico e i bambini spesso si fanno condizionare da ciò”. Perché alcuni di noi hanno “pasti speciali”? “Qui alla Volpi ci sono una decina di “pasti speciali” come li chiamate voi: vengono preparati per i ragazzi affetti da gravi allergie e intolleranze alimentari certificate dal medico. Nelle cucine alla Fucini c’è addirittura un forno non termoventilato dove si cuociono solo i pasti per i celiaci così da evitare contaminazioni con farine normali. Inoltre si servono pasti senza carne di maiale per i ragazzi musulmani”. A proposito di cibo: dove finisce quello che non mangiamo – in realtà gran parte di quello che ci viene dato? Si può contabilizzare lo spreco? “Le scodellatrici hanno l' obbligo di gettarlo via. Io penso che si potrebbe destinare parte del cibo ai canili separando con cura verdure e resti di carne, ma per ora non è permesso. Quanto all’ultima domanda, non so rispondere con precisione perché i pasti distribuiti non corrispondono a quelli davvero consumati: spesso il cibo servito viene buttato senza un assaggio. Dipende anche dal menù: alcuni cibi particolarmente graditi spariscono in un attimo, altri vengono rifiutati e rimangono nei contenitori come le minestre e le verdure. Forse alcuni piatti andrebbero sostituiti per assecondare un po’il gusto dei giovani … ma la cosa peggiore è vedere che alcuni ragazzi non solo non mangiano quasi nulla, ma giocano con il cibo e questo è triste...” Inchiesta a cura della classe 2E


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Le parole dello sterminio Argomento

27 Gennaio GIORNO DELLA MEMORIA

I DIRITTI NEGATI BAMBINI DELLA SHOAH: TEREZIN

Scarpe di deportati nel Museo della Memoria di Mauthausen

OLOCAUSTO: di origine greca, la parola significa SACRIFICIO. Viene utilizzata in ambito religioso per indicare i riti messi in atto volontariamente dal credente per entrare in contatto con la divinità utilizzando offerte. Il sacrificio estremo è l’offerta consapevole della propria vita in nome della fede, in tal senso la parola olocausto si ricollega al termine MARTIRIO. SHOAH: di origine ebraica, la parola significa CATASTROFE. Il termine indica la distruzione totale derivata da eventi naturali drammatici di cui l’uomo è testimone incolpevole e innocente. Gli ebrei utilizzano il termine Shoah per indicare gli eventi della seconda guerra mondiale per sottolineare la loro estraneità a quanto subito, vissuto come una calamità da cui non ci si può difendere. GENOCIDIO: di origine greca, la parola significa distruzione pianificata di un popolo Il termine ha valenza giuridica e nei trattati internazionali in senso stretto viene utilizzata solo nel caso della sterminio degli ebrei innocenti e inermi, pianificata per motivi razziali. Si discute la possibilità di applicare il termine anche allo sterminio degli Armeni da parte dei

Turchi, ma la popolazione armena occupava un territorio definito e opponeva resistenza politica, aspetti assenti nel caso degli ebrei. LAGER: di origine tedesca, significa MAGAZZINO. Il termine indica i campi recintati costruiti per confinare gli oppositori del nazismo con lo scopo di rieducarli. Vennero rinchiusi nei campi oppositori politici e persone considerate nocive per la società tedesca come Rom, testimoni di Geova, ebrei, omosessuali, apolidi, criminali comuni e malati mentali, comunisti e prigionieri di guerra di diversa nazionalità. La rieducazione avveniva attraverso il lavoro, i prigionieri infatti venivano sfruttati come manodopera gratuita fino alla morte per stenti. Alcuni campi erano riservati allo sterminio pianificato. I Lager più famigerati erano presenti sul territorio di Germania, Austria e Polonia, come Mauthausen, Auschwitz, Treblinka, Dachau. In Italia funzionarono i campi di concentramento di Fossoli (frazione di Carpi) Borgo San Dalmazzo, Bolzano e la Risiera di San Sabba. 27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA: nel giorno della liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, dal

2001 si ricorda la Shoah con dibattiti, film, letture per continuare a riflettere. Le linee guida della legge che ha istituito il giorno della Memoria sottolineano l’importanza della testimonianza e di un ricordo reso vivo anche attraverso espressioni artistiche. GIUSTI: per gli ebrei, tutti coloro i quali, indipendentemente da nazionalità, religione, cittadinanza, hanno salvato dallo sterminio gruppi di ebrei rischiando la loro stessa vita. Classe 1A

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” Primo Levi


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Qui non ho visto sorrisi In Boemia c' è una strana città chiamata Terezin che si trova a sessanta chilometri da Praga . E' una città chiusa da mura fortificate, sorta 200 anni fa per volere dell' imperatore Giuseppe II d' Austria. Doveva essere una fortezza , invece è diventata una prigione. Ancora oggi pesa come un'ombra. Il ghettoTerezin, durante la guerra, era la città della fame, della paura e dell’inganno: una stazionevetrina nel percorso tracciato verso la morte, dove portare gli stranieri in visita e negare le calunnie sulla barbarie nazista. Qui venivano rinchiusi artisti e musicisti costretti ad esibirsi per gli occupanti. Qui, all' inizio, venivano convogliati gli ebrei della Boemia e della Moravia, poi di tutta l' Europa e da

lì mandati verso l'est , nei gas e nei forni di Auschwitz. Qui erano rinchiusi, all’inizio, i bambini. I bambini non sapevano nulla… a Terezin non si stava poi così male. Poi con il tempo, guardandosi attorno, cominciarono rapidamente a capire lo strano mondo in cui erano costretti a vivere e a morire. Vivevano soli, tra portoni e cortili: il loro mondo era un mondo di colori e di ombre, di fame e di speranza. A 14 anni dovevano lavorare nelle officine, i più piccoli frequentavano la scuola: giocavano, studiavano e disegnavano aiutati di F.D. Brandeis, pittrice e insegnante di disegno, per tre o sei mesi , per uno o due anni, dipendeva dalla fortuna di ciascuno

perché i convogli continuavano ad arrivare e a partire, verso est, verso il nulla . Quindicimila bambini vissero a Terezin e solo 732 di loro fecero ritorno. Disegni e poesie è tutto ciò che è rimasto di loro. Alcuni disegni recano la firma, l'anno, il gruppo e l'ora. Di altri è possibile venire a sapere, il numero di trasporto a Terezin e ad Auschwitz, la data della morte. Nella maggior parte dei casi il 1944, il penultimo anno di guerra. Ma i loro disegni e le loro poesie ci parlano, sono la loro voce che si è conservata, la voce della memoria, della verità e della speranza: così hanno vinto la morte. Classe 1A

Paul Yogi Mayer e i 732 Boys of Terezin E’appena uscito in Germania il libro dello storico britannico Martin Gilbert intitolato “Erano i Boys. La storia di 732 giovani sopravvissuti all’Olocausto”. L’opera raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti di Terezin, il lager dei bambini situato nell’omonima fortezza alle porte di Praga. Tuttavia, questo non vuole essere l’ennesimo libro sullo stermininio, ma la storia del ritorno alla normalità di un gruppo di orfani di guerra che hanno ritrovato la forza di vivere grazie alla solidarietà e al loro legame. Il termine Boys, con cui i sopravvissuti e le sopravvissute di Terezin, chiamano loro stessi, è un’invenzione di Paul Yogi Mayer, atleta berlinese di grido, che nel 1938 fuggì in Gran Bretagna dopo l’esclusione dalle Olimpiadi per motivi razziali. Nel 1945, commosso dalla storia dei

bambini di Terezin decise di riunirli e dare loro aiuto. Incontri annuali, dibattiti, scuola, lavoro, Mayer costruì insieme ai suoi ragazzi una famiglia di 732 componenti. Da allora, ormai adulti e sparsi per il mondo libero, i Boys hanno continuato a sostenersi e di questo Mayer, oggi 95enne, è orgoglioso. Ne hanno fatta di strada: Kurt Klappholz docente universitario alla London Scholl of London, Roman Halter architetto progettista del Memoriale dell’Olocausto in Israele, Ben Helfgott sportivo olimpionico britannico premiato dalla regina. Ed è proprio Helfgott che oggi tiene i rapporti con gli altri, in una specie di network globale. Avrebbero potuto perdersi, invece i Boys di Terezin ce l’hanno fatta grazie al loro sentirsi “comunità” dalle baracche del lager al mondo libero.

Noi e la Shoah Noi ragazzi della 1A abbiamo dodici anni al massimo, siamo nati nel 1996 più o meno e della Shoah non conosciamo niente. Però sappiamo con quel tipo di conoscenza che nasce dal cuore che i bambini sono tutti uguali. Non perché c'è scritto nelle leggi, nella Costituzione o nella testa delle persone che “pensano“, ma per il modo in cui i bambini vedono il mondo: i bambini di fronte ad un prato verde si mettono a correre, gridano per la felicità senza motivo; per i bambini la felicità è sempre gratis e se nella corsa incontrano un albero si trasformano tutti in scimmie oppure in piloti spericolati. Ecco perché Jona che visse davvero nella balena e i bambini di Terezìn ci hanno colpiti dentro: sono veri e noi avremmo potuto essere loro. Uccidere è orribile ma uccidere i bambini è “peggio“: è assassinare il Futuro e la Felicità.

Lo storico inglese Martin Gilbert, biografo di Churchill e studioso dell’Olocausto. Ha pubblicato di recente il volume sui ragazzi di Terezin

Iris, Teddy, Dagmar, Anna, Pavel, Ruth, Miroslav, Anita o Giulia o Silvia o Antonio o Matteo o Jacopo o Elena o Giovanni o Chiara …………… Liste di nomi I nostri


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Che giallo che giallo, volava in alto leggera, sicura sicura, il suo ultimo mondo voleva baciare. ... Quella di allora è stata l' ultima. Non vivono farfalle qui, nel ghetto

... Una volta ero bambino, tre anni fa. Quel bimbo sognava altri mondi. Ora non sono più bambino. Ho visto il rosso porpora, ormai sono cresciuto, la paura ho conosciuto...

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In un Mondo Chiuso I Bambini di Terezin Qui devo abitare? Ma è sudicio! Il pavimento è solo terriccio, e qui dovrei sdraiarmi? Ma come, potrei sporcarmi! ... Orribile questa Terezin. Quando a casa si torna proprio non lo so.

e una mano dolce che protegga gli occhi dagli orrori di giorno osservati. Anche al ghetto è buono il buio per gli occhi stanchi, tutt' il giorno desti...

Ma la morte sta d' ovunque, falcia tutti in ogni caso, anche quelli che portano la puzza sotto il naso.

Piccolo giardino pien di rose, profumato, stretto sentierino a passeggio va un piccolo bambino,bellino, come un boccio che si schiude e quando il boccio si aprirà il bambino non ci sarà.

Verrà il giorno che volerò via libero da catene del corpo, là sarò libero e spazierò, libera sarà anche la terra mia. Oggi è piccola. Un pugno di sogni supplisce gli spazi, appare nei giorni penosi tra l' ira della guerra e gli strazi.

... “Mammina cullami, sono foglia cadente, vedi, mi rannicchio, ho tanto freddo!”...

Il vento canta tra le chiome degli alberi un triste canto pieno di nostalgia: casa mia, casa mia, ma il tempo non passa mai…

Pav el 1 7 . 0 1 . 1 9 2 9 - 2 9 . 0 9 . 1 9 4 4 H an u s 1 2 . 0 7 . 1 9 2 9 - 1 0 . 1 2 . 1 9 4 4 Ev a1 5 . 0 5 . 1 9 2 9 29.09.1944Hanus12.07.1929-10.12.1944Eva15.05.1929-18.12.1943Franta04.28.10.1944Alena24.9.1926-sopravvissutaRuth24.08.1930-18.05.1944 Miroslav30.03.1932-


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RADIO CATERINA E RADIO MIMMA

voci di speranza dal lager Internati militari (Italienische MilitärInternierten) furono denominati i soldati italiani catturati nel settembre 1943 dopo la proclamazione dell’armistizio. I tedeschi non vollero qualificarli come “prigionieri di guerra” per sottrarli così al controllo e all’assistenza degli organi internazionali previsti dalla convenzione di Ginevra del 1929. Hitler li considerava vittime predestinate al “castigo esemplare” in quanto rei di essere venuti meno al patto di alleanza, che era in realtà un rapporto di soggezione alla Germania. Seicentomila uomini e forse di più: ufficiali, sottufficiali, soldati, medici, cappellani militari furono chiusi nei carri ferroviari e trasferiti nei campi della Polonia e della Germania a lavorare come schiavi nelle miniere e nelle fabbriche di guerra. Più di quarantamila morirono di fame, di malattia (come ad esempio la tubercolosi), per sevizie ed esecuzioni o sotto i bombardamenti. Il dato macroscopico che caratterizzò la vicenda dei militari italiani internati nei lager fu il loro massiccio rifiuto di combattere e di collaborare con i tedeschi e con i fascisti. Il NO che li trattenne prigionieri in Germania, e che molti pagarono con la vita, fu un atto volontario e consapevole. E’ a questa consapevolezza che si legano le storie di Radio Caterina e di Radio Mimma. Radio Caterina nasce nel campo di prigionia di Sandbostel nella Germania nordoccidentale non lontano da Brema nella Bassa Sassonia, in un terreno paludoso, fuori mano, situato tra l’Elba e il Weser. Fu costruita di nascosto da alcuni ufficiali dell’esercito italiano con materiali poveri facilmente reperibili come ad esempio stagnola, cartine dei pacchetti di sigarette, cera delle candele, grafite delle matite, filo di rame (sottratto di nascosto dalla dinamo della bicicletta del postino tedesco), scatole di latta (usate come cuffie di ascolto), monete di rame, liquido dei sottaceti (procurato grazie ai prigionieri francesi che erano assistiti dalla Croce Rossa internazionale e quindi godevano di un trattamento migliore a differenza degli italiani). Inizialmente la radio era alimentata dall’illuminazione elettrica delle baracche, in un secondo tempo, quando i tedeschi vennero a conoscenza dell’esistenza della radio, fecero togliere l’illuminazione elettrica dalle baracche degli italiani e la radio fu alimentata indipendentemente da una pila costruita sempre in modo artigianale, utilizzando acidi sottratti in infermeria sempre dal gruppo italiano, inventando reumatismi e malesseri

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27 Gennaio GIORNO DELLA MEMORIA

I DIRITTI NEGATI

vari per farsi ricoverare. Attraverso Radio Caterina si poteva ascoltare Radio Londra e questo avveniva tra le 21 e le 23. Le notizie venivano lette al mattino successivo da due ufficiali che passavano il bollettino ai lager confinanti dopo averlo tradotto in inglese. Radio Mimma, simile a Radio Caterina, aveva la possibilità di ricevere anche le onde corte e fu costruita successivamente nel campo di Fallingbostel, sempre nel nord della Germania, quando quasi tutto il gruppo di Radio Caterina fu qui spostato. Le onde corte permettevano l’ascolto della stazione partigiana Italia Combatte. Entrambe le radio potevano essere completamente smontate per sfuggire alla ricerca della Gestapo, in questo modo tutti i tentativi di scoprirle furono sempre elusi e per più di 12 mesi queste furono le uniche voci della verità e della speranza per centinaia di persone che oltre a vivere in condizioni precarie, erano anche all’oscuro di ciò che stava accadendo nel mondo. Classe 3A

C’è una radio nel lager!

Le copie di radio Caterina e radio Mimma si trovano al museo dell’Internamento di Padova.


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La radio nella scuola fascista Argomento

27 Gennaio GIORNO DELLA MEMORIA I DIRITTI NEGATI L’uso della radio nella scuola fascista

Nel 1933, prima ancora dell’invenzione del pc, l’educazione a distanza si faceva con la radio “Ogni villaggio deve avere la sua radio”, queste parole, pronunciate da Mussolini nel luglio del 1933 per pubblicizzare un apparecchio radiofonico (Radiorurale) a prezzo imposto destinato alle zone di riunione collettiva, ispirarono il progetto Ente Radio rurale, voluto dal Ministero dell’Educazione Nazionale, dal Partito Nazionale Fascista e dal Ministero delle comunicazioni. Il progetto intendeva sfruttare le opportunità di formazione a distanza messe a disposizione della radiofonia al fine di omogeneizzare anche le più remote scuole primarie ai rituali e ai contenuti dell’educazione fascista, sintonizzando tutti gli alunni in un ascolto simultaneo. Le trasmissioni scolastiche iniziarono nell’aprile del 1934 a cadenza trisettimanale (lunedì, mercoledì e sabato dalle 10.30 alle 11.00). Ad un primo momento di preparazione all’ascolto gestito dal docente, seguiva un momento centrale in cui era protagonista la radio e un ultimo momento di scrittura del contenuti dei programmi. Una preziosa documentazione di tutto ciò è custodita presso il Fondo Materiali Scolastici dell’archivio storico Indire. Questa documentazione, diciotto quaderni provenienti dall’intero territorio, permette di ricostruire i contenuti della programmazione e le attività che gli insegnanti facevano seguire agli ascolti, in un periodo di tempo che va dal 1934 al 1938. Si riportano qui alcuni esempi. Marzo 1937 – “Nella mia scuola c’è la Radio. L’altoparlante è sulla cattedra, sotto ai ritratti del Re e del Duce. È un piccolo quadrato, in mezzo a un buchino dal quale si sentono tutte le voci del mondo intero. La Radio fu inventata dal grande italiano Guglielmo Marconi. L’Italia oltre ad essere bella e grande ha anche molti genii» Alunna Adelma Roi, IV classe, scuola elementare «Antonio Provolo» di Verona «9 dicembre 1936 – Stamattina la radio c’ha trasmesso un bel disegno: un idrovolante. È impossibile dire della nostra curiosità quando l’apparecchio ci detta i punti e la gioia nostra quando unendo i punti ci appare il disegno! Tornati in classe abbiamo rivolto un pensiero di gratitudine al Duce, che volle nelle scuole “la radio rurale” perché educasse l’animo di ogni fanciullo italiano» Alunna Giovanna Panzetti, V classe, scuola elementare di Cuorgnè (AO) - 1° marzo 1937 – “Questa mattina la radio rurale per celebrare la fondazione della MVSN ha trasmesso delle bellissime radioscene, dedicate alla conquista della A.O. […] Questa trasmissione mi commosse assai e fece crescere sempre più nel mio cuore di Piccola Italiana l’amore per la mia cara Patria che ora è un Impero per opera del Duce che l’ha guidata e sempre la guiderà verso i suoi fulgidi destini, e fece nascere in me il desiderio ardente di fare qualche cosa per la sua grandezza. Quando sarò donna, come le madri spartane, sarò orgogliosa di dare molti difensori alla mia patria» Alunna Giovanna Panzetti, V classe, scuola elementare di Cuorgnè (AO) «4 maggio 1938 – Hitler ieri passò da Firenze per andare a Roma, la città era tutta imbandierata con bandiere tedesche e italiane. […] Si sentì alla radio una gran confusione. È la folla che attende il Duce e il Führer al Vittoriano. Grandi acclamazioni: – Evviva il Duce! – Evviva Hitler! – Evviva il Duce! – Evviva Hitler! A me mi pareva proprio di essere in mezzo a tutta quella gente» Alunno Romano Donnini, III classe, scuola elementare «Edmondo De Amicis» di Firenze Classe 3A


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Caso Afghanistan I medici di Emergency in prima linea Argomento

Diritti umani e Globalizzazione

EMERGENCY e il caso Afghanistan: medici in prima linea Il dottor Luigi Alessio, neurochirurgo all’ospedale di Padova, ha aperto il primo reparto di neurochirurgia in Afghanistan. L’ospedale di Emergency a Kabul è diventato quindi il punto di riferimento per i pazienti di un’intera area geografica dove questo servizio era prima assente. La maggior parte degli interventi chirurgici hanno come pazienti i bambini, devastati dalle mine giocattolo.

Anche quest’anno la nostra scuola ha aderito al progetto “Cittadino Amico”. L’argomento proposto alle terze è stato il tema della tutela dei diritti umani nelle aree di conflitto con focalizzazione sull’operato di Emergency in Afghanistan. Abbiamo assistito ad una “lezione” speciale tenuta dal dottor Luigi Alessio, neurochirurgo dell’Ospedale di Padova, specializzato in chirurgia spinale, che ha aperto nel 2006 il primo reparto di neurochirurgia a Kabul nel locale ospedale di Emergency, Durante l’incontro il dottor Alessio ci ha spiegato che Emergency è un’associazione non governativa fondata nel 1994 dal dottor Gino Strada, Emergency opera in Stati come Sudan e Afghanistan, Paesi nei quali sono stati da poco introdotti all’interno degli ospedali, reparti come quelli di cardiochirurgia pediatrica e neurochirurgia. I medici di Emergency non solo si fanno carico di istituire ospedali e offrire assistenza medico-sanitaria, ma istruiscono persone del luogo per fare in modo che gli ospedali siano ge-

L’ospedale di Emergency a Kabul

stiti anche e soprattutto da personale locale in modo autonomo. Il dottor Alessio si è recato in Afghanistan, e più precisamente nell’ospedale di Kabul, in due periodi diversi del 2006. Il primo soggiorno di due mesi aveva lo scopo di conoscere il luogo e le esigenze medico-sanitarie, i successivi tre mesi per il lavoro vero e proprio. Si è occupato della realizzazione del reparto di neurochirurgia in toto, dall’acquisto della strumentazione all’avvio operativo delle sale, compresa la degenza post-operatoria e la riabilitazione, fondamentale per interventi di questo genere, coronando così un suo sogno: essere medico di Emergency e aiutare chi aveva davvero bisogno della sua competenza. Questo sogno per il dottor Alessio è cominciato con una visita ad un sito Internet nel quale Gino Strada cercava medici con la sua specializzazione per una missione in Afghanistan. Si è recato a Milano per il colloquio di selezione per poter avere il posto subito e partire.


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L’Afghanistan in cifre 1978 –88 Guerra contro l’occupazione russa 1988-98 Guerra civile fra fazione ed etnie 1998 I Talebani al potere 2001 Guerra ai terroristi di Al Queda – le truppe americane sbarcano nel paese 2008 La guerra continua attualmente 1/3 della popolazione afghana è mutilata dalle mine antiuomo

Gino Strada fonda nel 1994 Emergency, ONG specializzata in interventi di medicina d’urgenza nelle aree in conflitto. Emergency è attualmente presente anche in Sudan, Iraq, Cambogia e si finanzia con donazioni private e grazie al sostegno di soci volontari. Il progetto Emergency nasce dall’esperienza sul campo fatta da Strada come medico della Croce Rossa internazionale, ma i principi sono innovativi. Emergency costruisce ospedali e garantisce assistenza d’alta qualità anche quando l’emergenza si conclude: lo scopo è quello di formare personale locale in grado di gestire in modo autonomo le strutture. Strada da anni si batte contro la produzione delle mine antiuomo, in particolare quelle giocattolo, è scrittore apprezzato e conferenziere.

E così è stato: Gino Strada necessitava di un neurochirurgo spinale e fra i candidati ha scelto proprio il dottore padovano che soddisfava i principali requisiti richiesti: grande esperienza, buona conoscenza della lingua inglese, capacità di operare in situazioni di emergenza, motivazione e adattabilità. La posta era alta: in Afghanistan fino a poco tempo fa non era conosciuto il termine neurochirurgia e i pazienti con frattura alle vertebre rischiavano la morte. Attualmente, Emergency in Afghanistan gestisce tre ospedali che ha costruito situandoli, strategicamente, al nord, al centro e al sud del Paese. Oltre agli ospedali principali ha attivato molti centri di primo soccorso nelle aree più impervie, con particolare attenzione ai reparti maternità e pediatria. Negli ospedali di Emergency non c’è alcun genere di discriminazione politica, etnica o fra i sessi, inoltre l’assistenza sanitaria è gratuita, ma la situazione continua ad essere drammatica. Si combatte ininterrottamente dal lontano 1978 e il terreno è ricoperto di mine antiuomo che disseminate a migliaia sull’intero territorio tolgono la vita e la felicità a tantissimi bambini innocenti. Il dottor Alessio ci ha fatto vedere numerose diapositive e un video che ritraggono le vittime delle bombe, il bellissimo, seppur desolato, paesaggio dell’Afghanistan, l’ospedale pubblico di Kabul, in completo stato di degrado, e quelli costruiti da Emergency. Circa i motivi della sua scelta coraggiosa ha detto queste parole, che vogliamo usare come conclusione. “Conoscevo da tempo Emergency e l’attività di Gino Strada che ammiro moltissimo e considero un vero eroe dei nostri giorni. L’esperienza diretta mi ha arricchito facendomi conoscere ancor meglio l’associazione e portandomi a riflettere sulle cose che vi ho raccontato. Succedono purtroppo tutti i giorni così vicino a noi e non possiamo assolutamente dire: - Questo non mi riguarda - oppure - Io non posso fare nulla…- . Sono fermamente convinto infatti, che dobbiamo ricordarci di queste persone tutti i giorni anche adottando stili di vita diversi, ad esempio non diventare correntisti di una banca che promuove il traffico di armi, oppure comperare prodotti equo-solidali o dare un contributo per incentivare il recupero di queste popolazioni deturpate nel fisico e nell’anima. Sono piccole cose ma, se fatte con costanza e rispetto da più persone, possono contribuire a cambiare le sorti del mondo”. Classe 3B Mappa dei paesi in cui opera Emergency


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PAROLE E IMMAGINI SULL’AFGHANISTAN in viaggio fra libri e film

Argomento

LA DANZATRICE BAMBINA di Anthony Flacco Zubaida ha nove anni e vive in villaggio disperso nelle terre aride dell’Afghanistan, ma è una bambina speciale: vive la passione per la musica come un istinto naturale e irresistibile. Un giorno, a causa di una stupida distrazione, rimane vittima di un terribile incidente domestico riportando gravissime ustioni su tutto il corpo. Dopo l’incidente Zubaida si trova a combattere contro la morte, fino a che, grazie all’aiuto di due medici americani, riesce ad essere trasferita negli Stati Uniti e la sua vita cambia…

Diritti umani e Globalizzazione IL CASO AFGHANISTAN Viaggio nella letteratura IL CACCIATORE DI AQUILONI di Khaled Hosseini

D A L L I B R O O M O N I M O

F I L M T R A T T O

“ Esiste un modo per tornare ad essere buoni”….Questa frase udita al telefono riporta Amir alla sua infanzia in Afghanistan, una vita spensierata fino a quando, dopo la gara di aquiloni, non accadde ciò che separò Amir e Hassan per sempre. Con l’arrivo dei sovietici anche Amir e il padre Baba sono costretti ad andarsene in America alla ricerca di un'altra vita, migliore e libera, ma niente è come prima. Amir un giorno riceve una telefonata: il suo passato darà senso al suo futuro. Un libro molto forte e commovente che parla della triste realtà dell’Afghanistan, paese un tempo ricco di sorprendenti bellezze. La lettura è appassionante perché lascia con il fiato sospeso e la trama è imprevedibile, anche se è sicuramente una lettura difficile e cruda nei contenuti.

L’aspetto più sconvolgente è la consapevolezza di leggere una storia vera. Questo libro, particolarmente appassionante ed emozionante, presenta in modo realistico le condizioni di vita in Afghanistan, durissime per una donna, terribili per una bambina malata. Ho ammirato la forza d’animo con la quale Zubaida vuole vivere e tornare a sentirsi la musica dentro, l’amore del padre disposto a tutto per salvarla e la tenacia di coloro che non si sono arresi di fronte alle mille difficoltà e hanno le hanno una teso una mano.


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SOTTO IL BURQA di Deborah Ellis

LETTI E VISTI PER VOI

VIAGGIO A KANDAHAR di Mohsen Makhmalbaf Una giornalista espatriata durante una delle tante guerre civili, ritorna in Afghanistan in aiuto della sorella rimasta nella terra d’origine che minaccia il suicidio per una forte depressione.. Fra le bellezze del paesaggio e la desolazione della guerra, guarderà negli occhi la realtà dell’oppressione e dell’ipocrisia religiosa.

Parvana, una ragazzina undicenne di Kabul vive con la madre e le due sorelle, Nooria e Mariham, e il fratellino di due anni Alì. La sua vita scorre tranquilla fino al colpo di stato dei Talebani quando perde la scuola, gli amici, la casa. Il padre, incarcerato senza motivo, lascia la famiglia senza sostegno e tutto diventa più difficile. La madre traveste Parvana da maschio per poterle permettere di lavorare e mantenere la famiglia dato che alle donne era vietato e la maggiore Nooria viene mandata a Mazar, un paese dove li Talebani non sono ancora arrivati: lì potrà continuare a studiare e non dovrà portare il burqa, ma anche a Mazar arriva il vento della discriminazione. Il padre, uscito di prigione, parte con Parvana alla ricerca di un luogo sicuro e libero in cui portare la sua famiglia. La storia è ambientata in Afghanistan quando il regime talebano imponeva dure regole alle donne: fino ai 15 anni per uscire di casa dovevano mettere il chador, un velo che copre le spalle e il capo, dopo i 15 anni il burqa, più pesante e che copre anche il viso lasciando scoperti solo gli occhi; le donne non potevano lavorare, andare a scuola o prendere l'autobus. Questo racconto fa capire molte cose: molte persone nel mondo sono costrette a subire violenze di ogni tipo senza potersi difendere, soprattutto le donne, alle quali vengono negati spesso i diritti fondamentali.

Ma tutto ciò non servirà: Maria/Osama dovrà crescere in fretta e imparare presto l'orrore che porta con sé ogni dittatura, anche religiosa. Condotta insieme ai ragazzini del quartiere alla scuola religiosa "Madrassa", anche centro di addestramento militare, Osama viene però scoperta e messa in prigione in attesa di essere giudicata dal tribunale giudiziario talebano. In casi come il suo, è prevista la lapidazione. Ma Osama ha solo 12 anni e viene "graziata": Andrà in sposa al vecchio Mullah che la condurrà nel suo Harem...

OSAMA di Siddq Barmak

A cura della 3D e 3B

Prima la chiamavano Maria ed era una ragazzina di 12 anni. Poi, perché potesse sopravvivere al regime crudele e insensato dei Talebani, hanno deciso di travestirla da maschio e di chiamarla Osama.

Osama, è un film-denuncia sulla condizione delle donne nei paesi islamici. Le donne per legge, non possono uscire di casa - quindi lavorare - se non accompagnate da un uomo, sono obbligate ad indossare il burqa, un velo che le copre interamente, sono mogli-bambine di anziani uomini che le rinchiudono in harem, punendole anche con la lapidazione. Possiamo dirci fortunati perché viviamo in un mondo libero, democratico e in pace, dove uomini e donne sono rispettati ed hanno le stesse dignità e pari opportunità. Il film ha vinto un Golden Globe


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OGONI POPOLO PERDUTO dal delta del Niger un esempio di diritti ignorati Il territorio Ogoni, nell’area est del delta, è sfruttato dalla multinazionale S h e l l p e r l’estrazione del petrolio. Ciò ha causato gravi danni a pesca e agricoltura, uniche risorse Ogoni

Diritti umani e Globalizzazione

AMNESTY INTERNATIONAL e la tutela dei diritti dei popoli indigeni Gli Ogoni

Noi ragazzi della 1B abbiamo incontrato per due volte una rappresentante di “Amnesty International”, la prof.ssa Liliana Cereda, che ci ha spiegato che questa organizzazione è un’associazione non governativa che difende i diritti umani e combatte perché vengano rispettati in tutti i paesi, organizzando manifestazioni e raccogliendo firme di protesta. È nata nel 1961 ed è stata fondata da Peter Benenson a Londra avvocato inglese, che da allora l’ ha fatta conoscere in più di 150 paesi ottenendo l’ adesione di quasi duemila iscritti. Nel 1977 ha ricevuto anche il premio Nobel per la pace. Oltre a difendere i diritti umani e a denunciare le discriminazioni che colpiscono molte persone per quello che sono e non per quello che compiono di sbagliato, Amnesty International si occupa anche dei popoli indigeni che purtroppo dal secolo scorso vengono perseguitati direttamente con la conquista e la violenza o indirettamente attraverso strumenti che distruggono il loro ambiente naturale per motivi economici Ci sono molti esempi legati alla deforestazione, al trivellamento del terreno per ricavare il petrolio, alla costruzione degli oleodotti o l’installazione di industrie chimiche molto tossiche e inquinanti per l’atmosfera e le acque, fonte di vita. Queste lezioni sono state molto interessanti perché ci hanno fatto conoscere realtà che non conoscevamo ma che devono e dovrebbero essere note a tutti perché possono davvero compromettere il nostro pianeta e il futuro di molti popoli diversi da noi e proprio per questo fonte di crescita e ricchezza.

E’ stato molto interessante apprendere, dal racconto e dal gioco di simulazione, proposto dagli operaratori di Amnesty, la storia di questo tenace popolo della Nigeria, che ha cercato di difendere con ogni forza e con il proprio sangue il diritto a vivere in un ambiente salubre, nel rispetto e tutela della propria identità. Per meglio farci comprendere quanto accaduto a questa popolazione siamo stati divisi in quattro gruppi che rappresentavano: il popolo Ogoni, il Governo della Nigeria, i giornalisti e la Shell; ogni gruppo doveva presentare le proprie necessità ed istanze. Dopo un primo momento di confusione ci siamo accorti che ci stavamo proprio scontrando: era molto difficile accordare le esigenze del mercato del petrolio con il rispetto dell’ambiente e dell’economia degli Ogoni, il nostro governo però a differenza di quello reale aveva trovato un accordo con gli Ogoni e aveva fatto delle leggi affinché gli impianti petroliferi fossero più sicuri e meno inquinanti. Il nostro governo chiedeva più investimenti a favore degli Ogoni (scuole, ospedali, strade) e l’assunzione di personale del posto nelle piattaforme e nelle industrie per la lavorazione del petrolio. Dopo l’intervento degli operatori di Amnesty ci siamo documentati leggendo e rielaborando con le nostre parole la tesina di B. YORGURE, “Ogoni: un popolo straziato dalla violenza della ricchezza”.

Classe 1B

Classe 1C


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Cosa è accaduto in realtà Chi sono gli Ogoni Gli Ogoni sono un'etnia africana che abita la regione del Delta del Niger, compresa nello stato nigeriano del Rivers. È composta da tre clan, governati da un gebenemene (re), i tre clan sono a loro volta suddivisi in sei tribù distinte: Babbe, Gokana, Ken Khana, Nyo Khana, Tai ed Eleme. Le sei tribù occupano circa 111 villaggi. Si stima che la totalità della popolazione Ogoni sia di 500.000 unità

Bandiera Ogoni creata da Ken Saro - Wiwa A partire dagli anni 1990 l'etnia Ogoni si è data un'organizzazione politica

In Nigeria, ad est di Port Harcourt nel River State, in un’area di 100.000 km2 , vivono gli Ogoni. La foresta pluviale è stata rasa al suolo per coltivare la terra e l’area è costituita da pianure costiere e terrazze con dolci declivi attraversati da valli profonde che conducono all’acqua. Le acque per loro sono la cosa più preziosa che gli permette di vivere. Il rapporto che hanno con la terra, l’acqua e gli altri elementi naturali è improntato ad una forte religiosità che si scontra con le esigenze delle società petrolifere. Il prodotto più usato dagli Ogoni per la loro agricoltura è lo yam e la stagione della semina è per loro un momento centrale della loro identità. Il popolo degli Ogoni ha molte difficoltà ambientali dovute all’inquinamento causato dal petrolio e come molte etnie dell’Africa Orientale hanno lottato per la loro sopravvivenza. Gli Ogoni godevano dell’lautodeterminazione fino a quando il colonialismo non ha imposto loro le proprie strutture politicoamministrative. Oggi, nell’indipendente Nigeria. il Mosop - Movimento per la sopravvivenza degli Ogoni - fondato nel 1990, lotta contro il colonialismo interno che è iniziato con uno sfruttamento delle risorse naturali e minerali in favore delle etnie nigeriane più numerose. Il primo presidente del Mosop è stato Ken Saro Wiwa, fino a quando non è stato condannato a morte e impiccato nel 1995. La Carta dei Diritti voluta da Saro Wiwa sottolinea la volontà di questo popolo al riconoscimento dei propri diritti. Gli Ogoni infatti, ritengono di non essere adeguatamente ricompensati per il prelievo dalla loro terra di petrolio da parte delle compagnie straniere e per i danni ambientali derivanti da tali attività. Nel 1993 il Mosop è diventato membro dell’UNPO (Organizzazione internazionale formata da popoli e nazioni in tutto il mondo che non sono rappresentati nelle principali organizzazioni ufficiali come le Nazioni Unite).I La situazione dell’economia ogoni è chiara: il prodotto più esportato è naturalmente il petrolio, ma ciò non comporta benessere se non per pochi, mentre per la maggioranza c’è solo miseria e violenza. Gli Ogoni stanno conoscendo una brusca riduzione dei prodotti agricoli dovuta sia all’area sottratta alle coltivazioni in favore dell’industria estrattiva, sia alle conseguenze del fenomeno delle piogge acide. Inoltre vasti bacini di acqua dolce sono salati e il pescato non è più abbondante come un tempo.

largamente maggioritaria nella popolazione (il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni) che rivendica con mezzi nonviolenti l'autodeterminazione del popolo Ogoni e si oppone alla distruzione dell'ecosistema del Delta, causato dalle perdite di petrolio degli stabilimenti presenti nell'area. L'esponente di maggior rilievo della cultura Ogoni è stato Ken Saro-Wiwa, impiccato nel 1995 per il suo impegno in difesa del suo popolo

Manifesto per la campagna di difesa degli Ogoni


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APPUNTI 1958 Shell inizia lo sfruttamento del delta del Niger. Oggi, il petrolio rappresenta il 90% dell’esportato del paese e l’80% degli introiti del governo nigeriano. 1993 la Shell è costretta ad abbandonare il paese ma vi rientra con il sostegno dell’esercito. 1995 in febbraio Ken Saro Wiwa è arrestato con altri 8 attivisti e in prigione subisce gravi violazioni dei diritti umani. In novembre viene impiccato. 1996 a Saro Wiwa viene assegnato, dopo la morte, il premio Nobel per la pace. 2001 la Corte Suprema degli USA stabilisce che la Royal Duch Shell venga processata per lo sfruttamento sconsiderato del territorio degli Ogoni perpetrato in accordo con la filiale nigeriana Shell Petroleum Development Company. La Shell è inoltre accusata di aver reclutato membri dell’esercito locale per compiere atti violenti contro villaggi e attivisti del MOSOP e di aver costruito le accuse contro Saro Wiwa pagando testimoni falsi per assicurarsi la sua condanna per omicidio. La Shell continua a battersi per evitare che venga intentato il processo in tribunale. 2008 gli Ogoni attendono ancora giustizia.

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un tempo. A causa delle fuoriuscite di petrolio, il terreno è inquinato e l’aria è intossicata dal gas, di conseguenza il cibo sta diventando sempre più costoso e mancano risorse da investire in forza lavoro e sementi. Gli operai delle industrie petrolifere sono quasi tutti stranieri e il governo non ha ancora avviato alcun progetto di sviluppo nella terra degli Ogoni. I sostegni sanitari sono pochissimi e le infrastrutture scolastiche scadenti. Le strade sono rovinate e inadatte, quindi agli spostamenti tramite veicoli sono molto difficoltose. La situazione è precipitata dagli anni settanta per l’enorme aumento dell’attività estrattiva. Classe 1C

La vera prigione di K. Saro-Wiwa Non è il tetto che perde Non sono nemmeno le zanzare che ronzano Nella umida, misera cella. Non è il rumore metallico della chiave Mentre il secondino ti chiude dentro. Non sono le meschine razioni Insufficienti per uomo o bestia Neanche il nulla del giorno Che sprofonda nel vuoto della notte Non è Non è Non è. Sono le bugie che ti hanno martellato Le orecchie per un'intera generazione E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari In cambio di un misero pasto al giorno. Il magistrato che scrive sul suo libro La punizione, lei lo sa, è ingiusta La decrepitezza morale L'inettitudine mentale Che concede alla dittatura una falsa legittimazione La vigliaccheria travestita da obbedienza In agguato nelle nostre anime denigrate È la paura di calzoni inumiditi Non osiamo eliminare la nostra urina E' questo E' questo E' questo Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero

“ non con le armi, ma con il cervello ” Ken Saro - Wiwa


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Il cittadino

L’ISOLA DELLA CERTOSA un esempio di riqualificazione del territorio Dal Gazzettino di Venezia di martedì 20 maggio “Domenica 25 maggio 2008 verrà ufficialmente inaugurato con una corsa campestre il primo lotto del Parco della Certosa…”

Cittadinanza attiva

ISTITUZIONI E TERRITORIO

LA CERTOSA un’isola ritrovata

“Un pezzo di Certosa diventa parco pubblico. Dopo l’area cantieristica, proseguono gli interventi sull’isola. A regime l’area accessibile comprenderà 15 ettari……” I COSTI: in 10 anni di lavoro spesi 700mila euro di cui 200mila per la realizzazione della passerella per gli attracchi dei mezzi Actv. Mara Rumiz, assessore al patrimonio: ” Serve la collaborazione con soggetti privati disposti a sostenere l’amministrazione comunale nel recupero degli spazi verdi.(…). Dopo la consegna di questa prima tranche, dobbiamo porci il problema di come recuperare il resto dell’isola. Venezia non è solo una città monumentale, ma accanto ad essa c’è da scoprire e conoscere la laguna…” Anna Maria Miraglia, assessore all’istruzione: “ Per far conoscere la Certosa, ben venga il coinvolgimento delle scuole…. Per i ragazzi è un modo per approfondire il concetto di identità e di riconoscimento in un territorio…”.

I L P A R C O DELLA L A G U N A NORD

Istituzione ufficiale“Parco della Laguna” 8/9 luglio 2003 Ente deliberante: Consiglio Comunale Finalità: tutela e valorizzazione ambientale e socioeconomica della Laguna Nord di Venezia Soggetti coinvolti: Amministrazione Comunale, investitori privati, comunità locali Scopi istituire un Parco di “interesse locale” salvaguardare le valenze naturalistiche, archeologiche, storiche e culturali dei luoghi promuovere attività e servizi compatibili con l’ambiente creare nuove opportunità di lavoro promuovere e diffondere conoscenze ed informazioni relative al territorio della Laguna Nord Finanziamenti: Unione Europea, Provincia, Comune, operatori privati.

Lo stato di degrado dell’isola prima degli interventi di riqualificazione ambientale


Il cittadino

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LE ISOLE Numero e disposizione: sono circa 40 le isole che si trovano nella laguna, più della metà si trova nella parte settentrionale Isole maggiori: sono quelle più grandi e stabilmente abitate: Burano, Sant’Erasmo, Torcello e Murano Isole minori:. sono quelle già recuperate e riutilizzate, come la Certosa, quelle in via di recupero dopo l’abbandono successivo alla guerra, come San Giacomo in Palude, quelle in degrado e tendenti a scomparire come S. Ariano. LA CERTOSA Certosa: deriva dal nome del monastero dei padri certosini Posizione: si trova nella laguna centrale a est di Venezia tra S.Pietro di Castello, Lido e l’isola delle Vignole Superficie: circa 22 ettari Proprietà: Stato In concessione: al Comune di Venezia per 99 anni a partire dal 1995 Gestione: dal 1985 al 1997 Comitato Certosa: bonifica, riscoperta e conoscenza dell’ambiente dell’isola; ricerca di progetti e programmi di finanziamento per il suo recupero. Dal 2004 Polo Nautico Vento di Venezia: gestione di strutture nautiche polifunzionali Attività e Servizi: darsena, cantiere nautico, ristorante, albergo con 25 posti-letto, Istituto europeo del design.

La cantieristica è una risorsa per la Certosa

L'isola della Certosa si trova nella laguna centrale ed è delimitata a Nord dall'isola de Le Vignole, a Ovest e a Sud dal Canale delle Navi e a Est dal forte di Sant'Andrea. E’ situata a circa 200 m. ad Est di Venezia alle spalle di Sant'Elena

A cura della classe 1C

INTERVENTI E USI

Destinazioni d’uso consentite: Attrezzature collettive, verde pubblico, attività produttive, che rispettino la vocazione dell’isola come spazio a parco pubblico e che siano compatibili con l’utilizzo ricreativo da parte degli utenti, sia per quanto riguarda gli scoperti interni, che gli spazi acquei adiacenti. Per gli scoperti si prevedono i seguenti interventi - riqualificazione paesaggistica: comprende le opere atte a conferire ad uno spazio scoperto un assetto paesisticamente coerente, sia valorizzando l’assetto esistente sia creandolo ex-novo; - restauro naturalistico: comprende le opere atte a ripristinare, su di uno spazio scoperto, condizioni di naturalità in grado di auto sostenersi


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CENNI STORICI

Argomento

LA CERTOSA un’isola ritrovata

XII secolo: sorge il monastero dei padri dell’Ordine agostiniano XV secolo: subentrano i padri Certosini che completano il grande complesso monastico a tre chiostri, circondato da giardini, frutteti, orti e pascoli che garantiscono piena autonomia all’insediamento XIX secolo: il complesso monastico, in seguito al decreto napoleonico, viene spogliato delle sue opere d’arte (vi lavorò anche il Tintoretto) e raso al suolo; il suo uso diventerà prevalentemente militare (lavorazione di esplosivi, polveriera, poligono di tiro …) Fino al 1997: continua l’uso militare dell’isola ad opera del battaglione dei Lagunari. Numerosi edifici sono ridotti ormai allo stato di rudere e destinati a “preziose” cave di materiali edili d’epoca 1985: sorge il Comitato Certosa per la salvaguardia dell’isola dal degrado 2004: l’isola viene data in gestione al Polo Nautico Vento di Venezia che gestisce attività legate alla vocazione nautica dell’isola -dalla cantieristica, ai corsi di vela e canoa

L’antica Certosa in un dipinto e la mappa della laguna veneta

Rovi ed edera, piante infestanti, hanno a lungo colonizzato l’isola, soffocando la vegetazione. Oggi alla Certosa - dopo la bonifica sono stati nuovamente predisposti gli orti medievali con piante officinali e aromatiche, fra cui il rosmarino GEOGRAFIA Forma: rettangolare irregolare Perimetro: difeso da una fondamenta muraria Ambiente e paesaggio: prevalentemente forestale che richiama i paesaggi primitivi lagunari Vegetazione e flora: boschi e boscaglie igrofile (cioè amanti dell’acqua) come il pioppo bianco e il pioppo nero, frassino; boscaglia alloctona (cioè piante provenienti da altri ambienti) come la robinia, il sambuco ed il gelso; praterie xerofile (cioè piante che vivono su suoli aridi) come il giunchetto minore, la salvia di prato, l’aglio, l’erba medica. Fauna: assai ricca di rettili come il biacco e la lucertola; di uccelli nidificanti come il merlo, l’usignolo, il cuculo, la cinciallegra; di uccelli migratori come la ghiandaia marina, l’assiolo; di vertebrati come il riccio e i conigli introdotti qualche decennio fa nell’isola


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A cura della classe 1C

UNA NUOVA VITA PER LA C E Il cantiere navale R Costruisce nuovi scafi a vela e a motore abbinando le tecnologie T più innovative e al tempo stesso più rispettose dell’ambiente naturale O S A Istituto Europeo del Design In questo istituto si svolgono corsi e master prestigiosi a livello internazionale La canna palustre La sua presenza indica l’esistenza di una falda d’acqua dolce


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CITTADINI IN BICI Educazione stradale al parco Bissuola

Cittadinanza attiva CITTADINI IN BICI EDUCAZIONE STRADALE

PRIMO SOCCORSO A scuola d’intervento I ragazzi delle terze partono dalla Volpi per la biciclettata al parco Bissuola. L’iniziativa, organizzata dalla Polizia municipale , ha completato il percorso di educazione stradale

Il giorno 8 maggio le classi terze della Scuola media Volpi, insieme alle classi di altri istituti di Mestre, hanno partecipato ad un’iniziativa particolare: una giornata in bicicletta presso il parco Bissuola per imparare i comportamenti adeguati da mantenere sulla strada. La manifestazione è stata organizzata e diretta dalla Polizia Municipale della provincia di Venezia. All’interno del parco Bissuola sono stati allestiti vari stand che illustravano professioni volte a salvaguardare la sicurezza sulle strade. Hanno preso parte a questa manifestazione la Croce Verde, la Protezione civile, il Ministero dei trasporti, la Polizia urbana. Oltre ad assistere alla presentazione dei vari stand, gli alunni si sono cimentati in un percorso formativo da compiere in bicicletta. La prima parte del percorso consisteva nel controllo della funzionalità delle biciclette da parte di un vigile urbano, la mancanza di ogni componente utile per viaggiare in strada comportava l’assegnazione di due penalità. Nella seconda parte del percorso gli alunni sono stati sottoposti ad un test sulle regole della strada: per

per ogni risposta sbagliata il vigile conteggiava ai ragazzi una penalità. Durante il compimento del percorso i vigili osservavano il comportamento dei partecipanti e il rispetto delle regole ciclistiche. A fine percorso tutti gli alunni si sono recati all’istituto Giordano Bruno per assistere ad un piccolo spettacolo gestito dagli stessi vigili, con lo scopo di spiegare agli alunni le varie conseguenze causate dal mancato rispetto delle regole della strada. A conclusione della manifestazione, un vigile ha letto una lettera scritta da un giornalista che ha assistito alla morte di una ragazza per un incidente stradale causato da una distrazione di un guidatore ubriaco. Questa testimonianza è stata per noi ragazzi estremamente commuovente. Questa manifestazione è stata utile per noi futuri cittadini e futuri guidatori, per conoscere la pericolosità della strada e per evitare quelle piccole distrazioni che potrebbero essere fatali a noi stessi e agli altri cittadini. È stato interessante conoscere anche i lavori utili al benessere del cittadino. Classe 3D


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LEZIONI DI PRIMO SOCCORSO come e quando intervenire nelle emergenze Intervista al coordinatore per la sicurezza della media professor Piero Volpi organizzatore delle lezioni per le classi terze

Esercitazione di primo soccorso a scuola: utile o superflua? Ci siamo posti questo quesito e con l’intento di ricevere qualche risposta abbiamo intervistato il prof. Piero Volpi che ha provato in prima persona questa esperienza. Professor Volpi, quale ruolo ricopre nella nostra scuola, oltre a quello di docente di educazione artistica? “Sono il coordinatore del primo soccorso e il responsabile della sicurezza all’interno della scuola, anche se è necessario chiarire alcuni aspetti del problema” . Vuole dire che all’ interno della scuola sono altri i veri responsabili della sicurezza? Voglio dire che in realtà tutti i lavoratori della scuola sono responsabilizzati, compreso l’intero corpo insegnanti. C’è poi il prof. Mauro Baraldi - il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione - che è esterno alla scuola e il Dirigente scolastico che ha un ruolo alto per quanto riguarda la responsabilità nel campo della sicurezza. La sicurezza nella scuola riguarda diversi campi: dalle prove antincendio all’intervento di primo soccorso come la somministrazione di farmaci salvavita. Ogni insegnante deve frequentare un corso di 12ore organizzato dalla scuola e ripeterlo ogni tre anni per essere formato su come agire. Vi faccio un esempio per chiarirci: a scuola è stato attuato un piano antincendio. La professoressa è responsabile di tutta la classe e può decidere se rispettare le istruzioni o sbarrarsi dentro la classe. Mettiamo il caso che la professoressa svenga. I ragazzi compierebbero un grandissimo errore se scappano ed evacuano velocemente lasciandola in classe, ancor peggio se un gruppo rimane con lei. Se invece la classe rimane

compatta sarà più semplice per le forze armate recuperarla: questa strategia in particolare si chiama “compartimentazione”. Sono comportamenti che si apprendono esercitandosi nelle diverse prove che si organizzano a scuola”. Lei ha accennato anche ai farmaci salvavita… “Questo è un altro aspetto importante della sicurezza che richiede molta responsabilità. Se un insegnante ha nelle sua classe un ragazzo che soffre di crisi epilettiche, asma, di shock anafilattico o di diabete giovanile patologie per le quali deve fare uso di farmaci salvavita, gli insegnanti non possono rifiutarsi di eseguire i l’iniezione. In questo caso i genitori devono segnalare la patologia alla scuola che si deve fornire di un armadietto per i farmaci necessari. Lei ha organizzato per le classi terze delle lezioni di primo soccorso, come è nata questa iniziativa? “La scuola ha ricevuto la richiesta dal genitore di un ragazzo di 3A, Francesco Lunetta, che fa parte dell’ Ufficio formazione dell’ Usl 12 veneziana ed è, più precisamente, corresponsabile del Centro di riferimento IRC* Veneto Padova – Mestre”. Il che cosa consisteva questa lezione? “Era costituita da due parti , una teorica e una pratica, ma per questioni di tempo siamo siamo riusciti ad eseguire solo quella teorica. A qualcosa è servito, i ragazzi sono stati attenti e sono stati soprattutto informati su cosa è necessario fare quando si assiste ad un incidente stradale. Devi chiamare assolutamente il 118 e dare informazioni precise e rapide come: - mi chiamo……mi trovo a……in via……vicino a……

chiamo da questo numero... Bisogna essere chiari e non farsi prendere dal panico. Credo che sia giusto e corretto che ogni ragazzo e insegnante sappia intervenire in caso di necessità all’ interno della classe o fuori. Dai 14 anni in su un ragazzo è perseguibile per legge se si rifiuta di aiutare una persona in pericolo o di chiamare il 118. Si presume quindi che ci sia una continuità nel futuro per questo progetto che è basilare per ogni persona”. La sicurezza nella scuola coinvolge anche il personale ausiliario, fondamentale nella gestione delle emergenze. Per maggiori chiarimenti, abbiamo intervistato quindi il signor Mario Rossi che ha frequentato il corso di formazione e l’esercitazione di primo soccorso. Signor Rossi, cosa ha imparato in questo corso, è stato utile? “Sicuramente è stato molto utile. Mi hanno fornito le nozioni basilari per poter effettuare interventi semplici su piccoli traumi, ferite lievi, fino ad arrivare alla pratica della rianimazione. .Se la cosa è più grave del previsto bisogna contattare il 118, la cosa che fa la differenza è vedere se la persona è cosciente o no. L’importante è evitare di peggiorare la situazione di chi si trova in pericolo, ad esempio dopo un incidente stradale. Anche se non si può fare molto, è fondamentale dare un supporto morale alla persona in difficoltà, riuscire a tranquillizzarla aiuta in ogni caso”. Dopo questo servizio, abbiamo capito di più sulla sicurezza nella scuola e ora anche noi siamo più tranquilli, alla Volpi c’è chi veglia su di noi! *IRC, Istituto Italiano Rianimazione Cardiopolmonare A cura della classe 2E


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Cittadinanza attiva

ISTITUZIONI E TERRITORIO MUNICIPALI TA’ le iniziative per la scuola

Progetto Teatro Classi prime

ANPI Celebrazione del 25 aprile

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MUNICIPALITA’ PER LA SCUOLA tutte le iniziative Incontro con l’autore E.Pittalis “Dalle tre Venezie al Nordest” Giornata della Memoria film di R. Polanski “Il pianista” Proiezione del film di Siddiq Barmak “Osama” Celebrazioni del 25 aprile con reading letterario Lezione di teatro con il maestro Gianni De Luigi Attività teatrale triennale per le classi prime con Gabriele Ferrarese

LE L O CA N DINE DEGLI SPETTACOLI D E L L E CLASSI P R I M E


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LEZIONI DI TEATRO Il maestro Gianni De Luigi con le prime all’Auditorium

LO ZANNI H E N R Y I L

Giovedì13 marzo 2008 le classi prime della Volpi si sono recate all’Auditorium di Favaro per assistere a una lezione teatrale. La compagnia di attori, guidata dal maestro Gianni De Luigi, avrebbe mostrato come “mettere” in scena uno spettacolo con costumi che raffiguravano le maschere della commedia dell’arte. Ci hanno proposto di utilizzare i cellulari con fotocamera per documentare la lezione e questo ci ha molto sorpreso. Prima di passare alla rappresentazione vera e propria gli attori si sono presentati e hanno introdotto i personaggi spiegandoci da dove provenivano e che dialetto parlavano. Noi conoscevamo già alcune maschere, ma nessuno conosceva lo Zanni. Questa maschera è nata a Bergamo e raffigura gli uomini che trasportavano il carbone dalla parte alta della città a quella bassa, stanchi di questo lavoro si recavano a Venezia in cerca di fortuna. Qui nasce la figura dello Zanni, un uomo perennemente affamato e avido di guadagno. Poi gli attori hanno messo in scena una parte del loro spettacolo: la storia di una principessa che non voleva sposare l’uomo scelto da suo padre ma quello che lei amava. Alla fine, l’attore keniota Henry ci ha mostrato alcune coreografie acrobatiche. Questa lezione pratica è risultata divertente e ha arricchito le nostre conoscenze sul teatro. A cura della classe 1D

F U N A M B O L O

Il Progetto Teatro è una attività triennale per le classi prime, finanziata dalla Municipalità. Ha impegnato alunni e docenti di lettere per un’ora alla settimana durante tutto l’anno scolastico guidati dal regista Gabriele Ferrarese. In chiusura, le classi hanno allestito uno spettacolo presso l’Auditorium di Favaro alla presenza dei genitori degli alunni delle classi quinte dell’Istituto comprensivo.

OPERAZIONE CHIRURGICA ASPORTAZIONE DELL’INTESTINO-SALCICCIA

IL MATRIMONIO RIFIUTATO


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C E L E B R A Z I O N E

D E L 2 5 A P R I L E

Il cittadino

LIBERTA’PER NOI E’... Poter esprimere le proprie idee, poter esprimere la propria religione, poter uscire senza pericoli, poter parlare, poter decidere, poter sapere, poter imparare, poter cantare, poter ballare, poter recitare, poter giocare, poter guardare, poter ammirare, poter saltare, poter sognare, poter ascoltare, poter capire… POTERE nel lecito s’intende! La possibilità di dire ciò che si pensa, stare con le persone care e gli amici…la possibilità di studiare e di vincere l’ignoranza nel mondo…la libertà si trova in ogni piccolo gesto che ci può rendere felici, stampare un sorriso nel nostro volto e aprirlo in quello degli altri senza paura di essere privati della possibilità di esprimere se stessi…la libertà è la capacità di aiutare gli altri e donare un momento di felicità a chi ne ha bisogno…la libertà è vita e rispetto… Poter esprimere le proprie idee e opinioni senza aver paura di dirle, uscire con gli amici divertendosi insieme, praticare sport. Libertà è poter dire di no e controbattere se una cosa secondo noi è sbagliata. Esprimere le proprie idee, senza essere condizionato da qualcuno, poter scegliere cosa comprare, essere autonomi, poter decidere della vita di se stessi accettandone le conseguenze, rispettare se stessi e il prossimo. Libertà è assumersi delle responsabilità, decidere di esprimere le nostre scelte senza condizionamenti esterni. Poter mettere in discussione scelte che non condividiamo, saper cioè dire di no quando serve. Poter organizzare da soli i propri compiti, essere rispettati e rispettare quello che si è e quello che sono gli altri e… scegliere il modo di vestirsi! Esprimere le proprie opinioni senza essere rimproverato, poter giocare per la città senza limiti di orario, poter prendere decisioni in autonomia. Non essere condizionati da qualcuno e non essere obbligati a fare le cose che vogliono gli altri. La libertà è dire quello che si pensa senza aver paura di quello che potrebbero dire le persone che ci ascoltano, non essere obbligati a lavorare a dieci anni come in certi paesi del mondo. E’ vedere un bambino che gioca con il suo cane o con gli amici. Passeggiare con la propria famiglia nel parco, avere un’istruzione, pensare e parlare. Vivere in un paese senza aver paura di essere minacciati e avere il dito puntato contro. Avere l’opportunità di dire “no” e di dire “sì”. Rispettare se stessi e gli altri. E’divertirsi, uscire con gli amici e avere la libertà di amare. Divertirsi per me è molto importante, praticando soprattutto dello sport. Libertà è uscire con gli amici o con la fidanzata, fare nuove amicizie e nuove esperienze

I E R I

E

D O M A N I


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La possibilità di amare chi si vuole è fondamentale. Queste per me sono le caratteristiche principali dell’essere libero E’quella sensazione che provi quando ti senti felice, quando non ti poni limiti, barriere, quando non hai paura di essere giudicato e quando sei libero di scegliere la religione e di esprimere le proprie idee. Per me la libertà è scrivere ciò che si vuole su le persone più potenti del globo senza essere messi in prigione, disegnare chi si vuole, essere uguale a tutti davanti alla legge, andare dove si vuole nell’Unione Europea o nel mondo senza usare molti documenti e usufruire di medicine usando soltanto il libretto sanitario. Qualcosa che si cela all’interno di ogni persona e che si manifesta anche nei gesti più piccoli di ogni giorno che possono rendere anche felici. Non importa la grandezza del gesto, basta che sia una scelta dettata dal nostro cuore. Libertà è quindi avere la possibilità di fare una qualsiasi scelta, di uscire con gli amici, di praticare uno sport e studiare. Libertà è la nostra parola libera dall’ignoranza, dal condizionamento di qualcuno, libera dalla paura di esprimersi. Se tutto ciò non ci fosse permesso, potremo ancora sognare. A cura della classe 3C

25 aprile di Alfonso Gatto

Ad un partigiano caduto di Giuseppe Bartoli

La chiusa angoscia delle notti, il pianto delle mamme annerite, sulla neve accanto ai figli uccisi, l'ululato nel vento, nelle tenebre, dei lupi assediati con la propria strage, la speranza che dentro ci svegliava oltre l'orrore le parole udite dalla bocca fermissima dei morti “liberate l'Italia, Curiel vuole essere avvolto nella sua bandiera”. Tutto quel giorno ruppe nella vita Con la piena del sangue, nell'azzurro Il rosso palpitò come una gola. E fummo vivi, insorti con il taglio ridente della bocca, pieni gli occhi, piena la mano nel suo pugno: il cuore d'improvviso ci apparve in mezzo al petto.

E’ un fiume di ricordi ormai amico La strada che conduce A quei giorni lontani di smeraldo Dove sostammo come creduli ragazzi A creare coi sogni nelle vene Fantasie di speranze e di parole Fra pugni di “canaglie in armi” Forse potrei dimenticare il giogo Che mi lega all’arco dei rimpianti Se soltanto le voci dei compagni Tornassero a cantare Come quando la vita dilagava e tu portavi alla gioia di tutti Il tuo sorriso di fanciullo E la forza serena dei tuoi occhi Ma anche se il tempo non ricama Che fili d’ombra sulla memoria E il tormento di quell’assurdo giorno Quando attoniti restammo Davanti alla pietà della tua forca È pur sempre l’ora della tua lotta Del tuo caldo vento di libertà Immenso come grembi di colombe In volo fra fiori d’acquadiluna Tu solo amico adesso Puoi scegliere i ritorni E dirci ancora Col battito delle tue ali Le bellezze della vita E le dolci innocenze della morte.

Nella poesia “25 aprile”di Alfonso Gatto, viene raccontata la fine della guerra e la liberazione dell'Italia da parte dei partigiani. Nella prima parte la poesia esprime tutta l'angoscia e il dolore dei soldati. La seconda invece racconta la felicità di avere ancora un cuore che batte e quindi di essere vivi e liberi grazie al sacrificio dei partigiani. Sofferenza e il sollievo, dolore e riscatto. Lottare per la libertà e l'indipendenza, far parte di una nazione, di un popolo: ecco cosa vogliono i partigiani, ed è per questo che lottano. Classe 3D

Scelta dalla 3C


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Il cittadino

LA BUCA DELLE LETTERE Argomento

Caro nonno…. RUBRICA C’E’ POSTA PER TE IL CUORE IN DIRETTA Lettere e poesie

Ti dedico una canzone...

Caro nonno, era tanto tempo che volevo scriverti una lettera, ma poi ti vedo, e penso che ti dirò a voce quello che voglio dirti. Ma non ci riesco. Mi sembri troppo occupato a fare i tuoi lavori, sul trattore o nell’orto. Non riesco a dirti che sono preoccupata per te, che alla tua età (con tutto il rispetto) lavori dieci ore al giorno, e non è che lavori a maglia, ma nei campi o nel tuo orticello, che poi tanto piccolo non è. Porti dei pesi che persino lo zio fa fatica a portare, e sai che non dovresti, te lo dice sempre la dottoressa, che il tuo cuore non sarà sempre quello di vent’anni fa. Ma queste parole per te sono acqua fresca. Non pensare che io voglia solo rimproverarti perché non segui i consigli dei parenti e del medico, anzi: ti ammiro moltissimo, vorrei anch’io arrivare ad avere ottantaquattro anni e ad avere l’energia e la voglia di vivere che hai tu, sempre vispo e allegro con tutti. Sei una delle persone a cui voglio più bene, e so, anche se non dovrei dirlo, che sei il mio nonno preferito. Ricordi quand’ero piccolina, durante l’estate, quando tu eri disteso sulla sdraio sotto il pino, e io ti saltavo sulla pancia? Ecco, quello era il mio momento preferito della giornata, perché ti fermavi un’oretta per riposare, e potevo stare con te. E quando arrivava la nonna, con ago, filo e centrino, e mi diceva “ Se non lo lasci in pace, ti pungo con l’ago!”. Che ridere quella volta che l’ha fatto sul serio! Poi adoro quando, durante il pranzo, fai quelle battute da bimbo ingenuo, che mi lasciano il sorriso sulle labbra per tutto il pomeriggio. Ed infine ci sono i momenti in cui ti commuovi, e stringi forte la mia mano come solo tu sai fare. In quei momenti capisco che sei fragile, vorrei proteggerti come si fa con un bambino piccolo, ed in fondo lo sei un po’, perché più si avanza con gli anni più si torna bambini. Quando ti sei rotto la gamba, l’anno scorso, è stato come se ti togliessero una parte di te: non potevi fare i tuoi lavori, e ti annoiavi a morte a stare tutto il giorno seduto sul divano. Penso che sia stato il mese più lungo della tua vita! Però mi facevi tenerezza, seduto in terrazza al sole, con la gamba sullo sgabello, a guardare il cielo, sperando che un miracolo ti togliesse quel gesso così pesante… Adoro leggerti ad alta voce le storie più belle dei miei libri, e l’ho fatto spesso quando avevi la gamba ingessata. Mi piace vedere che mi ascolti, che ti immergi nei miei racconti. Poi, ogni tanto, ti viene in mente un aneddoto divertente o interessante, e me lo racconti per filo e per segno. Ascolto ad occhi chiusi le tue esperienze, immaginando di essere lì a vedere quello che hai visto tu: la guerra, o quando hai incontrato la nonna… E i nostri dibattiti, quando discutiamo sui temi attuali, e mi dici “Ai miei tempi era tutto diverso!”. Siamo due tipi molto cocciuti, e non abbandoneremo mai le nostre convinzioni! Nonostante ciò, io e te andiamo molto d’accordo. Io tengo molto a te. Non so come dirtelo, però ho tanta paura che tu te ne vada, all’improvviso, in cielo. Spesso ti abbraccio forte, perché ho paura di perderti. Chi riuscirebbe a farmi ridere come fai tu, con quelle battute che mi piacciono tanto, perché sembri serissimo? E chi si preoccuperebbe per la nonna in modo così dolce? Si vede che sei ancora innamorato di lei, che il vostro rapporto è ancora ottimo… Ora concludo la mia lettera, ma desidererei che tu mi rispondessi, anche con una lettera corta, per sapere cosa pensi di quello che ho scritto… Sappi che ti voglio e ti vorrò sempre un bene infinito. Baci, tua nipote P.S.: grazie di esserci!

Anonima 2C


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Una cagnolina chiamata Ambra Io ti vedo ma tu non ci sei, io ti accarezzo ma non ti sento: sotto le mie dita sento solo il vento. Hai aperto in me una ferita che solo il tempo può richiudere ma non potrà mai nascondere. È stata per me la tua vita un’indimenticabile esperienza e allo scadere della tua partita quei tuoi occhi, mi fissavano, pieni di dolcezza e debolezza hanno piantato in me un principio di sicurezza. Ti volevo troppo bene: avevi sofferto già molte, forse troppe pene. In questi primi giorni senza di te non c’è niente che possa liberarmi di questo pensiero nella mente... Io ti voglio bene e te ne vorrò Sempre Anonimo 2E

Tratto da ODE AL CANE di P.Neruda Il cane mi domanda E non rispondo. Salta, corre per i campi e mi domanda Senza parlare E i suoi occhi Sono due domande umide, due fiamme Liquide interroganti E non rispondo,. Non rispondo perché Non so e niente posso dire. In mezzo ai campi andiamo Uomo e cane. (…) e uomo e cane andiamo fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio, per i campi del Cile,

fra le limpide dita di settembre. Il cane si arresta, corre dietro alle api, salta l’acqua irrequieta, ascolta lontanissimi latrati, orina su una pietra e porta la punta del suo muso a me, come un regalo. Tenera impertinenza Per palesare affetto! E fu a quel punto che mi chiese, con gli occhi, perché ora è giorno, perché verrà la notte, perché la primavera non portò nel suo cesto nulla per i cani vagabondi, ma inutili fiori, fiori e ancora fiori. Questo mi chiede Il cane E non rispondo. Andiamo avanti, uomo e cane, appaiati dal mattino verde, dall’eccitante vuota solitudine in cui solo noi esistiamo … (…)


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Il cittadino

TI DEDICO UNA CANZONE….. Le colonne sonore delle nostre cotte

Scelte da lei...

1.

Ti scatterò una foto di Tiziano Ferro

2.

Apologize di Timbaland

3.

Monsoon dei Tokio Hotel

Scelte da lui... che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi

1.

2.

Apologize di Timbaland

ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi ti darei un’altra possibilità, cadrei, prenderei colpi per te e ho bisogno di te come un cuore ha bisogno di battere

Parlami d’amore dei Negramaro

ma questo non è niente di nuovo

3.

Sei parte di me degli Zero Assoluto

ti amavo con una passione rossa, ma ora è diventata blu

Chiedere Scusa (Apologize)

e tu hai chiesto scusa come un angelo,

Sono appeso alla tua corda mi tieni sospeso a tre metri dal suolo nonostante il cielo non sia adatto a tema ho paura che sia sto ascoltando quello che dici troppo tardi per scusarsi , è troppo tardi ma non riesco ad emettere alcun suono ho detto che è troppo tardi per scusarsi , è troppo tardi dici che hai bisogno di me è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi poi vai via e mi stronchi ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi ma aspetta… dici che ti dispiace ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa non pensavi che mi sarei girato e avrei detho detto che è troppo tardi per chiedere scusa to… sono appeso alla tua corda mi tieni sospeso a tre metri dal suolo…


Il cittadino

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Sei parte di me No, sto pensando che non ritornano sto pensando che che sei poi ci riprovo lo so che non è più lo stesso me lo chiedo da un po’ quei momenti con te se ritornano le parole con te se ne vale la pena oppure vorrei più fortuna RIT. e per ogni giorno mi prendo un ricordo che tengo nascosto lontano dal tempo insieme agli sguardi veloci momenti che tengo x me e se ti fermassi soltanto un momento potresti capire davvero che e questo che cerco di dirti da circa una vita lo tengo per me SEI PARTE DI ME e lo porto con me lo nascondo x me in macchina non tornano chilometri che scorrono discorsi che ti cambiano e immagini che passano e restano qua se ho bisogno lo so di sentire che dentro c’è voglia di ridere qualche cosa in cui credere RIT.e per ogni giorno mi prendo un ricordo che tengo nascosto lontano dal tempo insieme agli sguardi veloci momenti che tengo x me e se ti fermassi soltanto un momento potresti capire davvero che e questo che cerco di dirti da circa una vita lo tengo per me SEI PARTE DI ME SEI PARTE DI ME e se ti fermassi soltanto un momento potresti capire davvero che e questo che cerco di dirti da circa una vita lo tengo x me SEI PARTE DI ME SEI PARTE DI ME lo tengo x me…

A cura della 2C


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Il cittadino

Il Progetto Cittadino Amico da 10 anni costituisce parte essenziale dell’attività formativa della Scuola secondaria di primo grado “G. Volpi”. Il progetto coinvolge tutte le classi della media per il triennio di permanenza nella scuola e comprende attività e incontri con esperti programmati nell’arco dell’intero anno scolastico. Nel progetto sono impegnati i docenti di lettere, di religione e, come collaboratori esterni, i docenti di scienze: il progetto si organizza intorno a tre nuclei tematici: istituzioni e territorio, diritti umani, benessere a scuola, mentre le collaborazioni e gli argomenti da affrontare vengono cambiati ogni anno e senza onere economico per i ragazzi. Rispetto a ciò, il giornale “Il cittadino” rappresenta l’atto conclusivo e la sintesi del lavoro di progetto. Da quest’anno, nel giornale, rinnovato nella forma e nella strutturazione dei contenuti, hanno trovato spazio anche quelle attività svolte nella scuola che, pur non essendo incluse direttamente nel progetto, hanno in comune con esso le finalità di educazione alla cittadinanza in senso più ampio. Si fa espressamente riferimento al Progetto Iceberg, Il giornale dei ragazzi e delle ragazze, Il Gazzettino junior, il Concorso di lettura SBAM, il Progetto Teatro, l’Educazione stradale e il Primo soccorso, tutti esempi di cittadinanza attiva poiché i cittadini, per definizione, partecipano in modo democratico e corretto alla vita comunitaria in tutte le sue forme. La referente di progetto prof.ssa Martina Bettio A nome dei ragazzi della Volpi

si ringraziano per la collaborazione:

Alessia Da Canal e Andrea Checconi Sbaraglini per Televenezia, Giulietta Raccanelli per Il Gazzettino di Venezia, il dottor Luigi Alessio per Emergency, Liliana Cereda e Sally Specter per Amnesty International, i signori Scaramuzza, Savogin e Bonifazio per ANPI, la dott.ssa Toniolo per l’Istituzione Bosco di Mestre, gli Itinerari Educativi del Comune di Venezia, l’Associazione Amici della Certosa, la prof.ssa Lazzarin per gli Operatori Amici, la Municipalità di Favaro e in particolare il presidente dott. Gabriele Scaramuzza. Si ringraziano il Dirigente scolastico prof. Nicola Casaburi, la vicaria per la media prof.ssa Gabriella Cabianca, la dott.ssa Marmino e i collaboratori scolastici.

Si ringraziano in particolare: la sig.ra Patrizia Novello per Tecnitalia che ha reso possibile la stampa a colori del nostro giornale insieme a Tecnopoint

————————————————————————————————————Redazione impaginazione grafica : prof.ssa Martina Bettio

I NOSTRI SPONSOR

il cittadino n.0  

il giornale della Scuola Secondaria di 1° "G. Volpi"