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VICENZA VOGUE

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza

Primavera 2013 - euro 5,00

ITINERARI URBANI_STORICI_ARTISTICI_LETTERARI / MOSTRE_STREET PHOTOGRAPHY_URBAN WALKING_SHOPPING_EVENTI

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_Primavera 2013_ euro 5,00


Dal 1974: il punto di riferimento per chi ha problemi di udito.

Il Centro Sordità Elettrosonor I professionisti dell’udito www.elettrosonor.it

Paolo Quaglio

Tecnico Audioprotesista

Sono il Direttore del Centro Sordità Elettrosonor, struttura che da quarant’anni opera nella distribuzione ed applicazione di apparecchi acustici e che, grazie ai suoi sei Centri e alla sua equipe di professionisti, è diventata una realtà importante nel settore. La nostra missione è quella di mantenere alti standard di servizio, seguendo il paziente con dedizione, competenza e continuità.

I CENTRI

La sordità oggi può essere affrontata e superata, anche nelle sue forme più gravi, grazie a protesi acustiche tecnologicamente avanzate. Per raggiungere un buon risultato uditivo è indispensabile una diagnosi approfondita accompagnata da un intervento terapeutico personalizzato. L’applicazione degli apparecchi acustici seguita da una serie di incontri programmati nel tempo permette all’orecchio un adattamento graduale, evitando fenomeni di intolleranza o reazioni di fastidio. Per questi motivi il Centro Sordità Elettrosonor ha creato la Riabilitazione Uditiva RPE che, attraverso un percorso specifico articolato in una serie di incontri, rende possibile personalizzare la protesi alle esigenze proprie di ciascun individuo. Il servizio del Centro Sordità Elettrosonor, però, non termina con la sola applicazione degli apparecchi acustici. Sono previsti infatti alcuni controlli periodici successivi quali ad esempio: revisione e pulizia della protesi acustica; indagine otoscopia;

www.elettrosonor.it

VICENZA Strada Cà Balbi, 320 - Bertesinella 0444 911244

BASSANO DEL GRAPPA (VI) Via Scalabrini, 47 0424 529034

MONTECCHIO MAGGIORE (VI) Largo Vittorio Boschetti, 17 0444 499913

LONIGO (VI) Via Roma, 62 0444 831246

SANTORSO (VI) Via Ognibene dei Bonisolo, 29 0445 540678

RUBANO (PD) Via Antonio Rossi, 24 049 635600

controllo annuale audiometrico tonale e vocale; eventuali nuove regolazioni in base alla variazione della soglia uditiva. Il Centro Sordità Elettrosonor include nelle applicazioni fino a 3 anni di garanzia, la Riabilitazione Uditiva RPE, l’apparecchio di cortesia in caso di riparazione, il check-up gratuito dell’udito e dell’apparecchio. Collabora attivamente con i più prestigiosi produttori di apparecchi acustici al fine di utilizzare sempre i dispositivi più innovativi.

I SERVIZI

• Test dell’udito

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N.1/2013

© Augusto Mia Battaglia

SOMMARIO

VICENZA VOGUE

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Primavera 2013 - euro 5,00

ITINERARI URBANI_STORICI_ARTISTICI_LETTERARI / MOSTRE_STREET PHOTOGRAPHY_URBAN WALKING_SHOPPING_EVENTI

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza

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Foto di Augusto Mia Battaglia

VICENZAVOGUE Theatrum urbis La seduzione della chimera Il gioco delle apparenze Capriccio e proiezione futura Atmosfera e suggestione Copia fedele e cambiamento Demolizioni e ricostruzioni Le scenografie del XXI secolo

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Itinerari letterari La Basilica Le piazze adiacenti Vicenza Città di Carta Spritz Letterario

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Itinerari culturali Palazzo Leoni Montanari La cupola della Rotonda

Documenti storici Le vicende di Ponte degli Angeli Giornali Murali di Luciano Parolin Risorgimento: Arch. A.C.Negrin

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Itinerari artistici Fotografare Vicenza Le ville di Renzo Pagliarusco Intervista a Renato De Paoli

Rivista bimestrale supplemento della testata MH Reg. Tribunale Vicenza Pietro Negri Editore Corso Palladio,179 36100 Vicenza

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Redazione Ass. Vivi Vicenza Str.lla S.Barbara, 1/b ass.vivivicenza@gmail.com Pubblicità 0444 327976 vicenzavogue@gmail.com


VICENZAVOGUE

THEATRUM URBIS

ASPETTI DELL’IMMAGINE URBANA DI VICENZA

© Andrea Fagnani

© Saverio Bartolamei

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VICENZA 2013 LA CITTA’ TEATRO

“Insomma riappropriamoci della nostra città, non lasciamo che le problematiche che stanno assillando tutti in questi ultimi anni ci portino ad un declino che inevitabilmente si rifletterebbe proprio sul nostro modo di operare e vivere a tutti i livelli, accettiamo di essere i primi informatori delle nostre strade e dei nostri monumenti, facciamo notare anche quello che un visitatore di primo acchito non può conoscere e che noi vicentini invece conosciamo meglio, ridiamo lustro a questa nostra città, un po’ bistratta e forse anche soverchiata dalla crescita delle realtà di Padova e Verona a noi più vicine, riconosciamola nel suo intimo che solo noi sappiamo interpretare.” (Alberto Cerioni) “Qualcuno si è stupito che Vicenza, dopo l’insolita animazione prodotta dalla fiumana di gente riversatasi in città per la mostra di Marco Goldin, sia improvvisamente ripiombata nella consueta, grigia routine. Il contrasto fa maggiore effetto dopo l’esaltante esperienza vissuta con legittimo orgoglio, grande entusiasmo e un po’ di ingenuità. Ed è stato rilevato non solo dalle categorie economiche, che dall’evento hanno tratto immediati benefici – una salutare boccata di ossigeno in un momento molto critico –, ma anche da cittadini comuni, che sperano che la città possa ravitalizzarsi con episodi meno effimeri. Io mi stupisco che qualcuno pensi che la rinascita della città dipenda da imprese come quella che si è da poco conclusa – spettacolari performances “una tantum” –, non invece da una doverosa valorizzazione del nostro patrimonio artistico, che pochi conoscono anche dentro le mura. Che Corso Palladio, Piazza dei Signori, Piazza Matteotti pullulino di gente, una o due volte all’anno; che negozi, alberghi, ristoranti siano presi d’assalto, in tali occasioni, non può fare che piacere. Ma non è sufficiente. Senza escludere eventi speciali, bisogna creare occasioni normali di richiamo con iniziative allettanti. Proposte meno improvvisate ed episodiche consentono un approccio più affidabile e costruttivo, creano i presupposti per una presenza più motivata e assidua, garantiscono un giro di affari più sicuro e regolare. Vicenza ha bisogno di ritagliarsi tra le città venete il posto che merita, di guadagnarsi la reputazione che ancora non ha, a dispetto dell’identità palladiana e dell’etichetta UNESCO.” (Giuliano Menato)

© Giuseppe Pettinà

© Giuseppe Pettinà

- fonte www.nuovavicenza.it -

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VICENZAVOGUE

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LA CITTA’ TEATRO TRA VERITA’ E FINZIONE LA SEDUZIONE DELLA CHIMERA “La troppo facile equazione che identifica Vicenza con la mera città del Palladio, pesantemente riduttiva nel suo rinnegarne le pur ricche origini antiche e medioevali, ha finito di fatto col gravare a lungo sul definirsi di una autentica immagine urbana per la città berica, in una misura che nemmeno la timida ripresa ottocentesca d’interesse per la rappresentazione pittoresca e nostalgica del volto della “città che sparisce” riuscirà poi in qualche modo a risarcire. E’ innegabile peraltro che il classicismo calibrato e solenne del suo complesso fastoso di archi, di logge e di colonne conservi i caratteri tutti astratti di una chimera architettonica in grado di sedurre il visitatore, la quale sembra essere sorta tuttavia senza autentici legami con la necessità storica dei suoi abitanti, come gioco intellettuale di un’aristocrazia raffinata ma politicamente decentrata.” (Guido Piovene, 1957) L’identificazione concreta tra città e teatro è insita nella visione delle architetture palladiane che ha portato ad una percezione urbanistica in chiave scenografica. All’inizio il vestito di luci ed ombre confezionato da Andrea per la Basilica era stato apprezzato per il suo implicito valore politico, in quanto contrastava con gli stilemi architettonici dettati dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Nel secolo successivo la ricerca della bellezza sublime con cui la natura avvolge e asseconda la volontà umana aveva fatto passare in secondo piano l’originale composizione in stile classico ispirata dalle opere di Serlio. La tipologia della villa palladiana si stava infatti già affermando in tutto il mondo come modello da imitare, perfettamente funzionale agli scopi dei nobili veneti, raffinati cultori di libri antichi ed opere del passato, e tuttavia impegnati nell’attività di trarre frutto dai possedementi terrieri. Solo verso la metà del Settecento, secolo in cui l’immagine dell’aristocratico e dell’intellettuale si lega con doppio filo al prestigio dei suoi palazzi cittadini e delle sue relazioni sociali, emerge nella coscienza degli artisti che il seme gettato dai geometrici volumi palladiani fioriva in una sintesi perfetta di “verità e finzione”, ciò che Goethe definirà un secolo dopo “la terza realtà”. La ricerca la verità al di là dei credi, delle superstizioni e delle fantasie creati da una percezione difettosa della realtà, richiede al visitatore punti fermi di riferimento e l’esigenza di una diversa angolazione prospettica capace di stimolare la curiosità sensoriale. L’abilità di sedurre attraverso la visione della profondità dello spazio rispetto ai soggetti posti in primo piano, viene recepita dall’incisore Cristoforo dell’Acqua che realizza stampe in cui l’elemento scenografico viene accentuato da prospettive centrali o bifocali che mettono in risalto la teatralità della scena urbana e dei suoi cittadini-attori, rappresentati con gestualità tipiche della commedia delle maschere. “Esemplare è la celebre serie di dieci tavole di iconografia urbana vicentina, primo esempio esplicito di un interesse per la veduta prospettica costruita secondo luminose impaginazioni che presuppongono l’uso della camera ottica.”1 1. Giorgio Marini: “Theatrum Urbis” - Fondazione Cassa di Risparmio

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© Giuseppe Pettinà


VICENZAVOGUE LA CITTA’ TEATRO TRA FINZIONE E VISIONE IL GIOCO DELLE APPARENZE “Una città di pietra grigiastra dalle colonne spropositate, che in molti punti sembra finta, fatta di magnifiche “quinte teatrali”..., fatta di scorci, di angoli, di improvvise colonne bianco-grige, lievemente funerarie e grosse come alberi tropicali”. (Goffredo Parise, 1982) Già dai resoconti dei visitatori settecenteschi emerge che la più efficace sintesi visiva della città si ritrovi negli scorci della città in cui sono visibili i monumenti palladiani. Il contrasto tra il lucente biancore delle colonne con le ruvide superfici scrostate degli edifici che si affacciano sulle vie, induceva lo sguardo ad andare oltre, a proseguire in quel cammino ideale che Scamozzi aveva sapientemente codificato nelle proscenio del Teatro Olimpico. Le “Sette Vie di Tebe” rappresentano la logica prosecuzione del sogno di Palladio di offrire alla città uno “spaccato” della piazza greca, e con essa quella coscienza mitologica che rappresenta ancora oggi la più elevata forma di comprensione delle emozioni e della coscienza dell’anima. “Proprio qui, da questo “teatro sul modello antico ma in piccole proporzioni e indicibilmente bello” Ghoethe, appena giunto a Vicenza, inizierà immancabilmente la sua visita alla città e l’affascinato incontro con l’arte del Palladio, in cui riconosce “un grande poeta, che dalla verità e dalla finzione trae una terza realtà, affascinante nella sua fittizia esistenza”. L’intuizione di Goethe va ben oltre gli aspetti estetici concessi dallo sguardo. La “terza realtà” concepita da Palladio si riconosce nella scelta di realizzare un filtro di colonne tra lo spazio pubblico e quello privato, di creare una continuità di ritmo e di significati con gli edifici preesistenti e contigui e di esaltare il “genius loci” di ogni luogo. Ciò richiede una sensibilità percettiva e un patrimonio di conoscenze umanistiche che la psicologia junghiana definirebbe con come principio dell’Animus, coscienza delle possibili relazioni. Di tale “animus” furono maestri gli artisti greci e in cui lo slancio giocondo ed esuberante della vita trova un compenso all’intuizione del mondo come illusione e apparenza. Verità e finzione sono semplicemente all’estremità di un percorso cognitivo in cui si diventa consapevoli dell’effimera e ingannevole esperienza dei sensi e quindi dell’immagine, poichè ogni evento, fenomeno e destino si compie attraverso un gioco di relazioni che si rivelano tramite gli archetipi della percezione e dell’intuizione. “Così sorgono gli dèi creati dalla potenza conoscitiva dell’uomo, simboli che alludono a uno sfondo, a qualcosa che sta dietro l’immagine dei sensi. Il dio esprime l’evanescenza del mondo, trasfigurata positivamente: se tutto è apparenza, ecco vivente dinanzi a voi ciò di cui tutto è apparenza”. Palladio sembra giocare come un dio greco tra realtà e illusione. I due punti estremi della sua arte appaiono unificati da un principio interno che i suoi contemporanei definivano “animus mercurius”, la percezione in grado di discriminare tra verità e finzione, tra finzione e visione, tra visione e realtà.

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© Augusto Mia Battaglia


VICENZAVOGUE LA CITTA’ TEATRO TRA VISIONE E IMMAGINAZIONE CAPRICCO E PROIEZIONE FUTURA sarà tutta in chiave razionale di “invenzione scenografica che sorge in vista dei monti dalla cultura svaporante in capriccio” (Piovene, 1957) L’aspetto squisitamente mentale e quindi teatrale della visione attraeva in particolare la curiosità intelletttuale del visitaAl visitatore attento non può sfuggire il fatto che l’immagine tore anglosassone. di Vicenza sfugga alla definizione di “pittoresco”. Nel pe- Grazie alla diffusione del trattato di Andrea Palladio, divenriodo di maggior successo del vedutismo settecentesco che tato nel settecento la “legge mosaica” dell’architettura, e poi toccherà i suoi vertici nei straordinari dipinti di Canaletto e di quello altrettanto geniale di Vincenzo Scamozzi, la città Bellotto, sono rari gli artisti a cimentarsi nel dipingere la città godeva di un interesse specialistico, divenendo nel tempo luogo di studio e di culto della bellezza aurea. dal vero. A differenza di Verona piazzaforte militare di grande importanza strategica che da subito ebbe un autonomo filone di A Venezia il console inglese Smith, noto estimatore dell’arrappresentazione, se non altro nella cartografia, ma dotata di chitettura palladiana, si fa promotore di un circolo culturale una instrinseca pittoricità dovuta nell’unicità della sua condi- che giunge, tramite Francesco Algarotti, a commissionare a zione collinare e fluviale, Vicenza non fu sede di principati, Canaletto il “Capriccio palladiano” (1742) signorie o centro di un terrirorio sul cui imporsi con una im- L’artista dipinge al centro della composizione il progetto per Rialto mai realizzato, affiancato dal Palazzo della Ragione magine ufficiale. (la Basilica) e da Palazzo Chiericati. Mentre il destino della fortuna romantica di Verona è già nella sua storia di città che fu romana, gota, bizantina e longo- L’opera di Canaletto doveva apparire agli occhi degli anglobarda, e quindi scaligera, viscontea e veneziana, senza che sassoni come il primo manifesto dell’architettura democratialcuno dei segni dei sogni sovrapposti da ogni epoca sul suo ca, aperta e priva di referenzialità verso i poteri forti. La strutvolto abbia finito col prevalere, Vicenza ha già dal medioevo tura degli edifici palladiani è permeabile, abilmente traforata da percorsi, passaggi, collegamenti che trovano nel “ponte una vocazione diversa. Non avendo una necessità concreta di autorappresentarsi, di di Rialto” la massima espressione simbolica di condivisione dello spazio privato e pubblico, per cui si respira il desiderio dotarsi di una immagine sociale, la percezione dall’esterno “Fissandosi in formula immaginaria, schiettamente mentale, la visione di Vicenza sarà segnata semmai dal contrappunto tra l’esaltazione neoclassica delle sue architetture e il “colore veneto” che la compenetra.” (Giorgio Marini, 2003)

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VICENZAVOGUE di evitare la separazione, almeno dal punto di vista urbano, tra il potere istituzionale (Il palazzo della Ragione), nobiliare (Palazzo Chiericati) ed economico (Il Ponte). In particolare l’edificio costruito sul Rialto, luogo delle contrattazioni commerciali, riconduce all’immagine della borsa di Wall Street Il Capriccio mette in evidenza l’esistenza di un dialogo interno in cui è possibile di nuovo rintracciare l’abilità di Palladio di esaminare il tessuto delle relazioni urbane, sociali, economiche e politiche rese possibili dall’immaginazione. La composizione delle tre diverse scenografie conducono l’intelletto che non astrae, ma rimane fedele agli imput provenienti dalla percezione sensoriale, a formulare una visione della realtà che è già proiezione futura, ricerca di una diversa configurazione di significati in grado di trascendere nell’idealizzazione. L’immagine della città e dei suoi palazzi può essere interpretata, divenendo scenario per rappresentare storie che hanno un significato particolare per chi le osserva. L’occhio dell’artista prevale sulla visione della realtà per cui si afferma anche in Italia la moda del paesaggismo idealizzante e, in forme appena accennate il desiderio di interpretare il passato in vista di una proiezione futura del pensiero in chiave utopistica.

“Analizzando l’aspetto compositivo, da un lato il fattore di maggior interesse è costituito da una sorta di rassegna panoramica e apertamente scenografica dei monumenti vicentini dello sfondo, dall’altro il significato dell’immagine è complicato da un proscenio arcadico dove in primo piano tre personaggi, che evidentemente non sono semplici macchiette, introducono da protagonisti la storia e l’aspetto della città. Non pare dubbio riconoscere nella figura seduta con un libro a fianco lo stesso Palladio, ormai universalmente inteso quale genius loci, nume tutelare della città.” Palladio sembra conversare con i suoi principali patroni vicentini, Giangiorgio Trissino e Paolo Almerico, oppure potrebbe essere impegnato in un impossibile dibattito con Inigo Jones e Vincenzo Scamozzi, artefici della diffusione internazionale del suo impareggiabile stile. La tendenza artistica di narrare un episodio della mitologia si trasferisce sul piano della storia, a dimostrazione dell’attenzione che la percezione collettiva inizia ad avere per l’archeologia e il recupero della memoria, ritenuta indispensabile per dare sostanza alla coscienza di relazione.

La città fa da sfondo alla vicenda, ma come accade per le archittettura dell’antichità greca e romana rappresentata in Nel 1748 l’artista Zuccarelli realizza il primo esplicito mani- quegli anni da Piranesi, anche quella di Vicenza si fissa su festo figurativo del destino di Vicenza come assoluto luogo una formula immaginaria, codificandosi nell’immagine della palladiano. In una delle pochissime immagini della città a Basilica e della Rotonda che si intravede fuori dalle mura olio del volto della città,l’artista dispiega lo sguardo in una medioevali. grandiosità prospettica da grandangolare contro lo sfondo dei monti.

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LA CITTA’ TEATRO TRA IMMAGINAZIONE E REALTA’ ATMOSFERA E SUGGESTIONE

VICENZAVOGUE

“La nostra vita è solo un commento di ciò che è stato vissuto, e questa vita già commentava ciò che ancor prima era stato vissuto” (Giorgio Colli) La città teatro dell’800 vede l’avvento delle nuove tecniche di rappresentazione. Numerosi litografi e topografi di professione documentano i luoghi deputati ai rituali del “viaggio culturale” che appassiona la borghesia di tutta Europa. La lastra litografica consente la moltiplicazione delle immagini e gli editori italiani ed europeri sono in prima fila per contendersi le opere degli artisti “viaggiatori”. Nelle rappresentazioni prevale la veduta panoramica che consente di apprezzare la città nel suo contesto naturalistico, seguita da una una raccolta dei monumenti e degli scorci più cati, o un altro che presenta l’ampio spazio di Campo Marzio e mostra il recentissimo insediamento della stazione ferrosignificativi. viaria. L’intenzione di fondo è di ricreare l’atmosfera e la suggestione dei luoghi attraverso tagli prospettici ed e contrasti colori- Ma è nella raffigurazione dei palazzi che il trevisano Marco Moro realizza le prime immagini da cartolina dentro cui stici che verranno ereditati dai primi espedienti fotografici Nel 1847 il litografo Marco Moro pubblica a Venezia l’Album introdurre quegli elementi di suggestione che per un verso di gemme architettoniche ossia gli edifici più rimarchevole di stimolano la curiosità di vedere di persona le meraviglie reVicenza in cui illustra la città come giustapposizione dei suoi alizzate dal genio vicentino, mentre dall’altro inaugurano la singoli palazzi rinascimentali. Più evoluto risulta l’approccio tentazione di viaggiare con la fantasia e l’immaginazione. visivo nella raccolta dell trentun tavole di Vicenza e i suoi Le “cartoline” dell’Ottocento iniziano a strizzare l’occhio dintorni, pubblicate nel 1850. La serie si apre con la veduta generale di Vicenza dominata alla moda del tempo e agli oggetti maschili che denotato lo dalla mole della Basilica contro la cerchia dei monti sullo status symbol, come quello della carrozza ultimo modello. La scenografia palladiana fa da cornice a un contesto sociale sfondo. Più originali i due inconsueti panorami che indagano la con- che restituituisce la città teatro ai suoi fruitori e allo sguardo formazione della città da due insoliti punti di vista, come soggettivo, ma anche alla grande rivoluzione industriale che quello, da oriente, incentrato sul prospetto di palazzo Chieri- in pochi decenni avrebbe cambiato radicalmente il volto della città.


VICENZAVOGUE

LA CITTA’ TEATRO TRA REALTA’ E MODIFICAZIONE COPIA FEDELE E CAMBIAMENTO “Destino volle che Piovene nascesse a Vicenza e diventasse scrittore. Uguale destino capitò a me. Per entrambi questa strana e ibernata città è servita da sfondo a più di un libro e per entrambi ha costituito motivo di astrazioni da dover poi mettere a confronto con la realtà italiana reale e non astratta. Il perché è presto detto: è una città fatta come un teatro, anzi, è un teatro, con meravigliosi fondali, ricchissima di scenografie intercambiabili, tutte vere, tutte di pietra e mattone e cieli veri. Per la città il vuoto o, per meglio dire, lo spazio, è tutto.” Goffredo Parise (scrittore e giornalista, Vicenza 1929-1986) Con la nascita della fotografia avviene un contemporaneo sviluppo della percezione critica che contraddistnge la ricerca di ciò che è reale. Le inquadrature dei primi fotografi, in particolare di Moritz Lotze, corrispondono in genere alle richieste dei viaggiatori e studiosi stranieri, soprattutto tedeschi, che prediligono l’immagine del monumento scevra da ogni contaminazione esterna o soggettiva. La ricerca della copia fedele alla realtà è funzionale alla produzione e stampa dei libri per cui la “nuova arte” svolge il compito di documentare e descrivere l’aspetto oggettivo della visione. A cavallo del XX secolo si avverte invece la necessità di documentare il rapido cambiamento dei costumi che si riflette sia nel ripristino di antiche tradizioni, come la Rua portata in processione per le strade del centro, che nella celebrazione delle nuove abitudini del cittadini,come la passeggiata domenicale in Campo Marzo e le danze del Moresco. Nello stesso tempo l’edificazione di nuovi edifici rappresentativi, come il Teatro Verdi e il Teatro Eretenio, portano a decentrare l’attenzione del fotografo dalla Basilica e dalle piazze del centro, come se la vita di relazione, quella ritmata dagli eventi culturali e dal divertimento, fosse ormai libera dalla scenografia palladiana. Lo stesso fenomeno avviene in tutte le grandi città che iniziano ad adibire i grandi vuoti urbani limitrofi al centro con parchi dotati di ristoranti e giardini attrezzati. La città-teatro tuttavia non perde la sua capacità di sedurre lo sguardo perchè ogni singolo monumento, strada, ponte, giardino ed edificio documenta lo sviluppo della città durante i secoli e narra la sua storia. La vita del passato affiora nelle immagini del presente attraverso un fenomeno di sovrapposizione di stili, materiali e volumi che rapprentano ancora oggi il patrimonio culturale da conservare e valorizzare.

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VICENZAVOGUE

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VICENZAVOGUE LA CITTA’ TEATRO TRA DISTRUZIONE E RINASCITA DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONI “Ai primi di maggio, fra schiarite e temporali pareva fosse già arrivata l’estate. Salvatore girava la città senza voltarsi a vedere se qualcuno lo seguisse, guardava i disastri dei bombardamenti aerei americani nei palazzi del centro storico. Girava e guardava; e pareva uno che prende le misure dei buchi e notava nel suo calepino le cose più importanti da fare prima di tirarsi su le maneghe. Cercava il punto di vista giusto, e gli pareva una fortuna che la sua casa sul ponte San Michele fosse soltanto bruciacchiata, sporca di fumo degli spezzoni entrati nelle stanze vuote, ma con qualche camera abitabile. (Neri Pozza, Libertà di vivere)

© Archivio Fondazione Vajenti

Con l’avvento del regime fascista la città teatro viene mutilata di alcuni pezzi di storia medioevale. Porta Padova, Porta Castello e Porta Nova vengono demolite per allargare la sede stradale, mentre in centro storico vengono realizzati gli edifici che testimoniano l’affermazione della cultura egemone. Se per trenta anni il tessuto storico della città rimane pressochè inalterato, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Vicenza fu invece colpita duramente con terribili bombardamenti, che causarono la morte di molti civili e la distruzione di monumenti e quartieri. Due di queste incursioni, in particolare, furono disastrose per la città: quella del 14 maggio 1944 e quella del 18 marzo 1945, con ingentissimi danni al patrimonio artistico. Fu il Duomo con il palazzo del Vescovado a subire i danni maggiori, ma lunghissimo è l’elenco di tutte le strutture colpite, tra cui l’edificio prospicente Piazza Biade e la cupola della Basilica, ricostruita nel 1948.

© Archivio Fondazione Vajenti

© Archivio Fondazione Vajenti

© Archivio Fondazione Vajenti

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VICENZAVOGUE LA CITTA’ TEATRO TRA RINASCITA E TRADIZIONE LE SCENOGRAFIE DEL XXI SECOLO VICENSA O’NCO’ Chisé chì che ga dito, che Vicensa la xe na vecia brontolona. Ogni tanto mi ghe parlo, ela ma varda, ma no la me capise. Mi insisto, parchè voria vedarla come la gera quando i me oci de toseta ga visto la so piassa. La so basilica, insuperbia da le man del gran Maestro, e dal scopelo del genio del Marinali. Che gran xente che xe passà par le contrà, e tutti i ga mostrà le so virtù. Le maraveje de i palassi e i miracoli de le ville incornisà de ogni ben che la natura ga inventà. Magnifica Vicensa, caressà parfin in te i so monti, ne le colonne, e i tetti. Le finestre i xe oci che te varda quando che te passi in pressa, xe come se i te disesse, fermete, incontrame, sorideme, vardame anca sa son vecia.

© Fiorenzo Franceschi

De drio de i me veleti ghe son mì, con on core che bate forte, parchè me pare che i voja vendarme a chi no me conosse. Fermeve tutti, lessì la me storia parchè mi resisto oncora, a go massa roba bela da tegner da conto. Feghe vedare che man ga caressà le tele che le splene in te le ciese. Ringrasié la vita che la ve gà fato nasare in meso a tante maraveje. (poesia in dialetto di Stella Gonella Cappelletti) © Maran Alfredo

© Nicola Dall’Osto

© Giorgio Marino

© Alice Guerra

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VICENZAVOGUE

DOCUMENTI STORICI

PONTE DEGLI ANGELI: LE TRASFORMAZIONI STORICHE DEL PONTE RISTRUTTURATO DA PALLADIO

IL PONTE DEI ANXOLI “ROMANO” Il ponte fu costruito dai Romani nel I secolo d.C. faceva parte della antica Strada Postumia che congiungeva Genova con Aquileia. Realizzato a tre archi e profilo a schiena d’asino su quel punto del fiume dove era piu facile da attreversare perché rialzato; Prima e dopo c’erano delle naturali casse di espansione. Allora sotto al Ponte scorreva l’Astico e non il Bacchiglione come adesso. Le piene dell’Astego, prima di venire deviato nel 1700, avevano fortemente danneggiato il ponte, soprattutto le due arcate verso la città, che subirono un crollo e furono sostituite con arcate di legno “donec (pons) poterit fieri de lapide”, il che avvenne nella seconda metà del Trecento quando furono edificati tre nuovi archi in muratura, con una direzione verso sud, per evitare la porta di San Pietro, che serviva da ingresso al medioevale castello dell’Isola. Le immagini in alto si riferiscono alla soluzione adottata da Palladio dopo che il ponte trecentesco a tre arcate fu distrutto nel 1559 da un’inondazione. Palladio intervenì e aggiunse un quarta arcata realizzandolo in pietra e il pavimento in porfido e mattoni. 1726 - P. di San Pietro diventa P. degli Angeli Il Ponte nell’antichità si chiamava San Pietro in onore della porta che sorgeva sulla sua imboccatura. Alla porta fu poi affiancata una cappella in onore di Sant’ Eleuterio e poi eretta una Chiesa detta di Santa Maria degli Angeli (in onore dell’affresco presente) restaurata successivamente nel 1462. Pertanto il ponte prese il suo nome. La chiesa fu ristrutturata in stile barocco nel 1726 dall’Arch. Marchi e la torre dell’antica porta San Pietro fu trasformata in campanile. Dopo essere stata sconsacrata a fine ‘700 e aver subito varie trasformazioni durante l’800 (uso prigone militare e poi magazzino) nel 1880 fu demolita del tutto. 1747 - Ponte degli Angeli (ponte dei Anxoli) L’Astico passante sotto al ponte verrà deviato nel Tesina (murazzi a Montecchio Precalcino 1507) e resterà il solo Bacchiglione, sperando così di eliminare le frequenti inondazioni causate dal torrente. (Da “Fiumi Vixentini”) Nel 1882 la brentana più disastrosa di Vicenza che si possa ricordare distrusse il ponte Palladiano (due foto a destra). Nel 1889 il Ponte fu riscostruito più leggero in ferro con un totale di quattro appoggi sulle antiche fondamenta, due colonne in ghisa e altre due in cemento armato verso piazza XX settembre. Questo ponte resistette alla piena del 1905. “…il Ponte degli Angeli offriva una vera emozione e chi si prendeva il gusto di attraversarlo e peggio di fermarvisi e dalle spalline di guardar la corrente che passava sotto vertiginosa e irruentissima” Negli Anni Trenta palazzo Angarano fu smontato e ricostruito elevandolo di un piano

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VICENZAVOGUE

DOCUMENTI STORICI

CITTADINI BENEMERITI: BARTOLOMEO BRESSAN tratto dal libro “GIORNALI MURALI” di Parolin Luciano

Bartolomeo Bressan con Mons. Pietro Zambelli

Il padre Sebastiano fu Giuseppe, la madre Elisabetta fu Janoch Bartolomeo, era il terzo di nove fratelli. I Bressan erano oriundi da Brescia. Nacque in Contrà San Rocco, ma nel 1820 la famiglia si trasferì a Marostica dove iniziò a studiare. E' accertato che l'ultimo anno del Liceo nel 1836 lo frequentò a Vicenza. Nel 1837 si iscrisse, al corso quadriennale di studi Politico-Legali di Padova, tra i docenti figurava il vicentino Giuseppe Todeschini. La commissione di laurea riunitasi il 23 agosto 1842 per discutere “la pubblica disputa e promozione alla Laurea dottorale in ambe le Leggi del signor Bressan Bartolomeo figlio di Sebastiano di Vicenza”. L'uomo che fu più vicino al giovane laureato fu il patriota Valentino Pasini anch'egli avvocato che gli insegnò ad amare le scienze sociali. Ma quello che lo attraeva di più era la storia della terra vicentina. Nel marzo del 1848, le prime avvisaglie della riscossa Veneta, porta alla costituzione della Guardia Civica guidata da Camillo Franco, Domenico Baccellieri, Pier Angelo Caldogno. L’impegno politico di Bartolomeo, non poteva passare inosservato alle autorità Imperiali che, dopo il fallimento dell’insurrezione vicentina sottopose la città ad una rigida sorveglianza con inchieste e controlli di polizia, ordinati dal Luogotenente di Venezia, George Otto von Toggenburg che minacciava di chiudere il Seminario. Intanto Bartolomeo pubblicava diversi lavori, dal 1852 al 1857 fu segretario dell’Accademia Olimpica e nel 1858 collaborò attivamente al nuovo giornale Vicentino “Il Berico” che non mancava di esternare sentimenti antiAustriaci. Fece domanda di partecipazione al Concorso per bibliotecario alla Bertoliana, ma la preferenza fu data a Don Andrea Capparozzo.

Nell’anno 1862 insegnò Storia al Liceo di Novara e l’anno dopo si trasferì a Catania, nel frattempo tornato a Novara, chiedeva di “svincolarsi dalla cittadinanza austriaca”. L’eccelsa Imperial Regia Luogotenenza in Venezia rispondeva al Podestà di Vicenza Bonin in data 23 ottobre 1865, di non poter dar luogo alla domanda del Dr. Bressan, avendo lo stesso senza autorizzazione accettato un impiego civile in estero Stato. Il luogotenente veneziano Toggenburg, accompagnava il diniego con un editto che metteva il Bressan sotto processo. Tuttavia il 4 febbraio 1866 l’autorità imperiale comunicava al Podesta vicentino “di accordare lo svincolo dalla cittadinanza austriaca”. Il 16 giugno 1866 inizia la terza guerra d’indipendenza, la Prussia inizia le ostilità contro l’Austria e alla fine del conflitto, il Veneto fu annesso al Regno d’Italia. Il 22 settembre 1866, Bartolomeo Bressan ritorna a Vicenza a presiedere il Liceo divenuto il 17 marzo 1867 Liceo Pigafetta. Vicenza in quegli anni aveva una classe dirigente di ottimo livello tra cui: Fedele Lampertico; Paolo Lioy, Alessandro Rossi, i Fratelli Pasini, Sebastiano Tecchio, Giacomo Zanella, Mariano e Giuseppe Fogazzaro. La Giunta Municipale lo aveva incaricato di scrivere e collocare le lapidi commemorative di cittadini benemeriti come Ambrogio Fusinieri. Bressan abitava in Contrà San Marcello, 47 vicino al liceo Pigafetta. Scrisse di Vicenza “Oh la mia Vicenza! Dopo che io sono lontano, amo della città mia tutti, tutto, amo perfino... un cane che sia di Vicenza”. Alla sua morte la salma fu sepolta nel famedio, tra i cittadini benemeriti.

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Piazze di Vicenza

© Giuseppe Pettinà

© Giuseppe Pettinà

© Giuseppe Pettinà


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© Giuseppe Pettinà

© Ennio Carnielli


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ITINERARI LETTERARI

© Augusto Mia Battaglia

L’uomo dovrebbe vivere nella città che gli somiglia... Eppure vi sono uomini di intelligenza non volgare che vivono tutta una vita in una città senza mai averla guardata in faccia. Non conoscono il tessuto delle piazze, il percorso dei fiumi, la struttura e la bellezza delle case e delle piazze, il disegno dei giardini. (Neri Pozza)

© Luigi Jodice

© Luigi Jodice

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Piazza dei Signori

© Fiorenzo Franceschi

© Giuseppe Pettinà

© Fiorenzo Franceschi

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ITINERARI LETTERARI

© Fiorenzo Franceschi

“Con comprensibile orgoglio lo stesso Palladio, nella sua versione definitiva del suo Trattato, “I Quattro libri dell’architettura” edito a Venezia nel 1570, esprime ferma certezza che il complesso vicentino da lui in tal modo creato possa a buon diritto vantarsi “tra le maggiori! e le “più belle fabbriche che siamo state fatte dagli antichi a qua”, e non solo per l’eccellenza della realizzazione architettonica quanto “per la materia durissima e viva”: le pietre bianche delle cave di Piovene, da provette maestranze “commesse e legate insieme con somma diligenza” © Piergiorgio Martini

© Augusto Mia Battaglia

(Franco Barbieri)

© Francesca Viale

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Piazza Biade

Š Augusto Mia Battaglia

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Camminare, per la siora Dele, aveva sempre voluto dire guardarsi intorno, capire com’era fatto un dato posto. Girava per le Pescherie Vecchie con la sua spianata di tende, si fermava al mercato degli Zoccoli, cioè delle scarpe dei poveri: zoccoli di legno duro, coperti di una solida rimonta di corame; e di pantofole di velluto d’ogni invenzione e fattura. Sotto le tende si trovavano, appese alla stanga, grosse scarpe da contadini, capaci di durare decenni: e c’erano boari che morivano con le stesse scarpe comperate in gioventù. Alle Pescherie Vecchie la siora Dele comperava il pesce piccolo; o, d’autunno, al magazzino del Penzo, le aringhe in sale.

ITINERARI LETTERARI

© Claudia Pregnolato

(Neri Pozza, Una città per la vita)

© Betti Gilomen

© Alberto Barone

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Piazza delle Erbe e Piazzetta Palladio

© Fiorenzo Franceschi

© Giuseppe Pettinà

© Giorgio Marino

© Ornella Frigo

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ITINERARI LETTERARI

© Cristofanelli Matteo

“Entrò nella deserta Piazza Maggiore in faccia alla magnificenza spettrale delle grandi occhiute logge nere che un glorioso maestro antico cinse all’ opera decrepita e cieca di un confratello antichissimo, come qualche umanista poté cingere di splendore idee medioevali. Pensò che era forse suo destino di abbandonare fra poco e per sempre la città onde il genio tutelare risiede in quelle meravigliose logge e nella sottile altissima torre che vi sorge accanto.” Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo moderno

© Saverio Bartolamei

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Basilica Palladiana

© Mauro Guerra

© Chiara Fabris

© Fiorenzo Franceschi

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ITINERARI LETTERARI

ITINERARIO LETTERARIO

“VICENZA CITTA’ DI CARTA” Itinerari letterari è un’iniziativa culturale che, attraverso una prospettiva non convenzionale e suggestiva, mira a far conoscere la letteratura legandola a doppio filo con i luoghi dove è stata raccontata. Collaborando da oltre quattro anni con associazioni, aziende, enti e soggetti, pubblici e privati nella promozione di Vicenza a uno dei poli più interessanti, in Italia e nel Veneto, del recentissimo filone del turismo letterario, Itinerari letterari intende riscoprire una risorsa preziosa: la straordinaria ricchezza della letteratura vicentina. Il progetto si articola in una serie di percorsi nei luoghi narrati dagli scrittori con performance teatrali, coniugando l’urban walking con visite guidate letterarie ed artistiche e altre attività culturali e laboratoriali di varia natura disciplinare. Gli eventi sono strutturati su proposte di turismo ecosostenibile e sono studiati per essere facilmente accessibili e praticabili per tutti, con particolare riguardo per disabilità o difficoltà motorie. La proposta culturale nata in ambito universitario da studi di teoria letteraria, è stata ideata e realizzata, a cura di Giulia Basso, a partire dal 2009 nell’ambito del festival letterario di Vicenza Libriamo, divenendone uno degli appuntamenti più seguiti e apprezzati da pubblico e critica (il 18 giugno del 2012 il Tg3 Rai Regionale vi ha dedicato un servizio). Dal 2010 gli Itinerari sono entrati stabilmente nelle principali rassegne cittadine a carattere letterario promosse dall’assessorato alla Cultura, con il patrocinio della Provincia di Vicenza e della Regione del Veneto. Per la primavera 2013, il 6 e il 20 aprile e il 4-5 maggio e il 25-26 maggio, “Itinerari Letterari” proporrà una serie di passeggiate guidate nel cuore del centro storico di Vicenza, presso le contrade, le piazze e i palazzi che sono stati raccontati, descritti o trasfigurati nelle opere letterarie. Ciascun percorso si sviluppa in tappe con letture itineranti tratte dai romanzi degli autori veneti e vicentini, affidate ad attori di teatro, accompagnate da commenti letterari, informazioni di natura storico-artistica, performance e installazioni. Per maggiori dettagli e notizie sui prossimi appuntamenti: www.itinerariletterari.wordpress.com www.facebook.com/Itinerari.letterari itinerariletterari@gmail.com

L’introduzione storico-artistica di Elena Cappellaro all’itinerario per Fogazzaro

L’intervento teatrale di Stefania Carlesso durante un itinerario letterario

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SPRITZ LETTERARIO

APERITIVO LETTERARIO

RACCOLTA RACCONTI “NORD-ESTERO” Spritz Letterario® è un’associazione culturale nata nel 2008 a Vicenza da scriventi, non scrittori, lettori del Nordest, estimatori di spritz. Uniti dalla passione per i libri, gli spritzati si trovano nei bar della città di Vicenza ogni quindici giorni, all’ora dell’aperitivo, e tra un bicchiere e l’altro, in mezzo alla gente, costruiscono storie, leggono racconti, organizzano atti di pirateria culturale. Di recente hanno costituito un gruppo dedicato alla poesia, Spritz Poesia, appunto. A volte si materializzano nelle piazze, dai barbieri, in luoghi informali al di fuori degli spazi tipicamente preposti ma anche in biblioteche o in librerie, per far vivere i libri ovunque ci siano vita e speranza. Spritz Letterario è aperto a tutti perché la passione per la parola scritta deve essere condivisa: solo così si conquistano nuovi lettori, nelle piazze come nei bar. Particolarmente attivo, Spritz Letterario partecipa a festival letterari ed è anche editore di racconti sotto i ponti, di libri effervescenti, di storie che distribuisce e presenta in maniera informale. Contrario a ogni forma di élite intellettuale, pensa che i lettori abbiano diritto a parole degne del tempo che spendono e chi scrive abbia ben chiara questa responsabilità. NORD-ESTERO seconda raccolta di racconti (la prima, del 2009, è “17 spritz, prego!”) Spritz Letterario Edizioni Si tratta di un libro contenente una raccolta di racconti scritti a più mani, per l’esattezza una ventina, da parte degli “spritzati”, così si definiscono gli scriventi dell’associazione. La prefazione è di Alberto Galla, presidente dei Librai italiani (ALI). Le narrazioni hanno come comune denominatore il Nord-Est. Un’entità geografica e sociale colta senza filtri. Uno scorrere di istantanee dove i protagonisti sono persone comuni, famiglie, immigrati, imprenditori. Un viaggio in un territorio che oggi più che mai è alla ricerca di una sua identità. CLUB CAFFE’ del “Benessere condiviso” Tutti i Mercoledì di Marzo-Aprile-Maggio-Giugno alle ore 20,40 condividiamo un “Caffè Speciale” e una “Opportunità” . Vi aspettiamo per una degustazione gratuita allo STARS CAFFE’ in strada Saviabona 249 Vicenza Per Info: Roberto 3296347048 Anamaria 3898365644

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ITINERARI CULTURALI

PALAZZO LEONI MONTANARI

LABORATORIO DOLCE MARY Servizio di infilatura collane, riparazioni orafe e rimodellatura con inserimento pietre dure e perle coltivate. Stradella Santa Barbara 1/b Centro Storico Vicenza


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ITINERARI CULTURALI

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LABORATORIO DOLCE MARY Servizio di infilatura collane, riparazioni orafe e rimodellatura con inserimento pietre dure e perle coltivate. Stradella Santa Barbara 1/b Centro Storico Vicenza


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ITINERARI CULTURALI

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ITINERARI FOTOGRAFICI

CONCORSO “FOTOGRAFARE VICENZA” AUTUNNO-INVERNO Fotografare Vicenza

CONCORSOFOTOGRAFICO

VIVIVICENZA

LE QUATTRO STAGIONI

L’uomo dovrebbe vivere nella città che gli somiglia... eppure vi sono uomini di intelligenza non volgare che vivono tutta una vita in una città senza mai averla guardata in faccia. Non conoscono il tessuto delle piazze, il percorso dei fiumi, la struttura e la bellezza delle case e delle piazze, il disegno dei giardini. (Neri Pozza)

Il concorso fotografico “Fotografare Vicenza” promosso dall’Ass. VIVI VICENZA è finalizzato alla pubblicazione di una “guida sensoriale” in grado di offrire informazioni, stimoli ed emozioni a coloro che desiderano conoscere gli itinerari storici, artistici, culturali e fotografici di Vicenza Le immagini fotografiche hanno il pregio di rivelare scorci, vedute, prospettive, paesaggi che normalmente sfuggono al visitatore frettoloso, ma anche a “quegli uomini di intelligenza non volgare che vivono tutta una vita in una città senza mai averla guardata in faccia” (Neri Pozza). Il concorso “Le Qaattro Stagioni vicentine” si articola in due fasi che raccolgono le immagini relative al periodo autunno-inverno e al periodo primavera-estate. Le 24 fotografie più significative di ogni stagione saranno pubblicate nella guida entro Febbraio 2014. La guida verrà distribuita nello stesso periodo in cui si svolgerà la mostra “Verso Monet” prevista in Basilica palladiana sul tema del paesaggio “Tra Seicento e Novecento” dal 22 Febbraio al 4 Maggio 2014. Il concorso prevede tre itinerari: 1. Itinerari artistici (scorci urbani, palazzi, ville, chiese) 2. Itinerari naturali (scorci panoramici, parchi, giardini, lago, colline) 3. Urban walking (scorci quotidiani, riflessi, eventi, street photografy)

segui il concorso su Facebook: FOTOGRAFARE VICENZA

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© Antonio Cunico

ITINERARI FOTOGRAFICI

© Giorgio Marino

© Pettinà Giuseppe

© Visentin Antonio

© Pettinà Giuseppe

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CONCORSO “FOTOGRAFARE VICENZA” - CENTRO STORICO

© Nicoletta Lavarda

© Giovanni Dalla Gassa

© Giacomin Luca

© Michele Girotto

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VICENZA VOGUE

ITINERARI FOTOGRAFICI

© Saverio Bartolamei

© Ornella Frigo

© Torresan Giovanni

© Ornella Frigo

© Giuseppe Pettinà

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CONCORSO “FOTOGRAFARE VICENZA” - VILLA “LA ROTONDA”

© Ornella Frigo

© Tommasello Giancarlo

© Carmen Menguzzato

© Fiorenzo Franceschi

© Diego Lorandi

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Vivoguestampadef  

Rivista bimestrale di Vicenza.

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