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VICENZA VOGUE

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei sottoscrzione abbonamento sei numeri - 30 euro. Gennaio/Febbraio 2014

V I C E N Z AV O G U E : A RT E _ S T O R I A _ A R C H I T E T T U R A _ C U LT U R A _ F O T O G R A F I A _ E V E N T I & I M M A G I N I D I V I C E N Z A B E L L I S S I M A

©Saverio Bartolamei © foto di Saverio Bartolamei

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.6/2014_ euro 5,00


IL PRIMO PASSO PER

SENTIRE BENE

UDITO E BENESSERE

In Italia circa 7 milioni di persone soffrono di ipoacusia (perdita uditiva). Da ricerche internazionali risulta che circa il 60% delle perdite uditive riguarda individui di età inferiore ai 65 anni. Spesso negata, la perdita di udito crea barriere sociali ed emotive che limitano la vita sociale delle persone che ne soffrono e delle loro famiglie con conseguenze negative anche di carattere psicologico. Le persone che soffrono di problemi uditivi e non ricorrono ad una protesizzazione acustica opportuna, tendono ad isolarsi incosciamente peggiorando in questo modo la loro qualità di vita.

LA GRANDE

NOVITà è

PICCOLA

L’ultima soluzione per aiutarvi a sentire bene è piccola. Molto piccola. Praticamente invisibile. Il nuovo apparecchio acustico con tecnologia IIC (invisibile nel condotto) è di dimensioni talmente ridotte che può essere collocato al di la della seconda curva del canale uditivo. Ciò significa che non può essere visto. Questo dispositivo garantisce ottime prestazioni ed è inoltre molto comodo da indossare, essendo realizzato su misura.

RICONOSCERE LA PERDITA DI UDITO

Un calo uditivo di solito si manifesta in modo graduale ed indolore, ma ci sono segnali inequivocabili che ci indicano un problema: la percezione poco chiara delle parole, la difficoltà a sostenere conversazioni spesso anche in ambienti non eccessivamente rumorosi e la scarsa capacità di distinguere alcuni suoni o la loro provenienza.

COSA FARE

Appena si avvertono le difficoltà precedentemente indicate, la cosa migliore è di eseguire un test gratuito della funzione uditiva. Se l’ipoacusia è confermata e le caratteristiche lo permettono, la soluzione migliore è di procedere con la protesizzazione acustica presso un centro specializzato.

PROVA

GRATUITA

La aspettiamo per una prova gratuita e senza impegno della nuova tecnologia IIC.

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Paolo Quaglio Tecnico Audioprotesista

Sono il Direttore del Centro Sordità Elettrosonor, struttura che da 40 anni è un punto di riferimento per il benessere uditivo. Seguiamo il paziente con dedizione, continuità e competenza. La invito nel nostro Centro di Vicenza per un controllo gratuito dell’udito.

I professionisti dell’udito www.elettrosonor.it

VICENZA Strada Cà Balbi, 320 BERTESINELLA

Tel. 0444 239484 w w w. e l e t t r o s o n o r. i t


N.6/2013

© Giorgio Marino

VICENZAVOGUE sommario

Primo Piano

Focus Eventi

Portfolio

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ASSOCIAZIONE CULTURALE 10

VIVI VICENZA

VicenzaVogue n. 6 Gennaio/Febbraio 2014

Stampato in 2000 copie distribuito nelle edicole, nelle librerie di Vicenza e in abbonamento. abbonamento annuale (sei numeri) euro 30 sconto soci euro 25

VICENZAVOGUE bimestrale di eventi, arte e spettacoli di Vicenza Direttore responsabile Maria Elena Bonacini Stampa Grafiche Corrà - Arcole (VR)

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Imago Urbis Ponte san Michele, Ponte degli Angeli e Piazza dell’Isola Palazzo Chiericati Il Museo ritrovato Personaggi illustri Il marchese Roi Palazzo Leoni Montanari Magnum contact sheets Vicenza Novecento Industrie Zambon dal 1906 Memorie vicentine Le litografie di Luigi Veronesi Redazione Anna Maria Ronchin Ada Massignani Agata Keran Francesca Grandi Luciano Parolin Antonio cav. Rossato Angela Stefani Petra Cason Francesca Teresa Giffine

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Concorsi di fotografia Premio Internazionale Gianpaolo Vajenti Mostre d’arte Valerio Girotto Concorsi di arte Premio Afrodite Grandi Mostre “Verso Monet”

Eventi artistici Il dipinto di San Giovanni Rassegne culturali Nocturna Tango Fotografi Giuseppe Pettinà Laila Parladore Saverio Bartolamei Franceschi Fiorenzo Cristiano Rando Denis Merlini Giorgio Meneghetti Giorgio Marino

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Fotografi vicentini Fabio Santagiuliana Zadal Fotografie aeree Stefano Maruzzo Fotografo e arredatore Giovanni Torresan Spazi espositivi TheArtsBox Abitare a Vicenza Alessandro Bellieni Vicentini d’adozione Steve Biondi

Abbonamenti ass.vivivicenza@gmail.com 0444.327976 Reg. Trib. VI. 1115 del 12.09.2005 roc n. 13974 www.vicenzavogue.weebly.com Stradella Santa Barbara 1/b 36100 Vicenza

Corso Palladio, 179 Vicenza - info@federcritici.org - 340 2753857


VICENZAVOGUE primo piano

Primo Piano

Storia di Vicenza Immagini storiche Imago urbis Ponte san Michele, Ponte degli Angeli e Piazza dell’Isola Palazzo Chiericati Splendore ritrovato Personaggi illustri Il Marchese Roi GAllerie Palazzo Leoni Montanari Mostra fotografica Magnum Contact Sheet Vicenza Novecento Industrie Zambon dal 1906 Memorie vicentine Le litografie di Luigi Veronese

ŠSaverio Bartolamei

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VICENZAVOGUE itinerari storici

Imago urbis

A cura di Luciano Parolin

STORIA DI VICENZA IMMAGINI DELLA CITTA’ VICETIA La città di Vicenza, vanta una storia di 2000 anni. Vicetia in tempi passati, era importante, non solo per essere Municipio Romano ma perchè aveva templi, acquedotti, terme, teatri, come lo dimostrano le antiche vestigia ritrovate. Nel terzo secolo dopo Cristo, Vicenza possiede anche il Teatro, ornato di statue, marmi preziosi, sculture. Questo ci dice che i suoi abitanti erano culturalmente preparati per qualità e quantità.

PONTE SAN MICHELE

Il teatro era infatti la grande scuola per l’educazione e la cultura dei popoli. Desiderio, ultimo Re dei Longobardi, le concede esenzioni fiscali e privilegi, nel 776 Carlo Magno viene a Vicenza e si ferma in un Palazzo contiguo al Teatro Berga (attuale contrà Santi Apostoli), spiega Formenton “si trattenne a Vicenza più giorni e con piacere assistè ai giochi che si facevano in simili circostanze.” Nel 823 Lotario I° istituisce le prime nove scuole pubbliche in Italia, tra le città scelte, vi figura Vicenza, a cui dovevano andare i giovani di Padova, Treviso, Feltre, Asolo. Questi fatti, testimoniano dell’importanza raggiunta dalla nostra città, nel campo degli studi. Le cronache lo confermano. Il conte Giovanni da Schio, padre di Almerigo, fu uno di quei nobili che, alle glorie della casata, seppe aggiungere una vita di studio e di ricerca intitolando una pubblicazione: “Decreto Edilizio emanato dal Comune di Vicenza nel 1208”. Vicenza, nel tempo, subì innumerevoli distruzioni e saccheggi, ben poco rimane delle costruzioni anteriori al XII° secolo, quasi tutta la Vicenza medioevale fu distrutta dai barbari. A Santa Corona, già Contrada del colle, avevano casa e torri, i Vivaro, i Galli, i Pitocco; in Piazza dei Signori e nelle vicinanze abitavano i Bissaro, i Verlato, i Carnaroli. Sul Corso o meglio sulla strada maior, avevano dimora i Caldogno, i Braschi, i Loschi, i Valmarana. In contrà Porti i Morisio ed al Ponte degli Angeli i Tealdo. Di tutta la conseguente vita non rimangono che le pagine dei cronisti. Vicenza, era continuamente sottoposta alle scorrerie dei Padovani, degli Scaligeri, persino i Visconti di Milano, i cittadini dovevano di continuo costruire opere di difesa. Il secolo di maggior sviluppo della città è il XV° secolo che, coincide con l’adesione del 1404 alla Repubblica Serenissima. In questo secolo il territorioVicentino si arrichisce di palazzi e ville meravigliosi, una frenesia costruttiva che nel breve periodo di cento anni, trasformò radicalmente la città. Il XV° secolo per Vicenza è il più frenetico, fervoroso,Venezia concedeva privilegi ed esenzioni. I nobili Vicentini fecero a gara per costruire palazzi : da Schio in gotico veneziano nel 1477; Porto Breganze 1481; palazzo Regaù 1440; palazzo Thiene 1490. Questo meraviglioso rinascimento costruttivo, farà emergere i nostri maggiori pittori: Montagna, Fogolino, Speranza, Buonconsiglio, daranno vita a capolavori in tutte le arti; scultura, oreficeria, intaglio, tanto che le nostre maestranze saranno ricercate e invidiate in tutta Europa.

Lo stemma della famiglia Thiene e sezione del palazzo

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Ponte San Michele Costruito con pietra locale e ciottolato tra il 1621 e il 1623 su progetto di Tomaso e Francesco Contini, e su modello veneziano, il Ponte presenta un arco a campata unica. Oltre il ponte sorge il quartiere detto delle “barche”, che in passato fu punto di approdo, porto fluviale della città, dove arrivavano dall’entroterra della Serenissima, risalendo i fiumi, le imbarcazioni commerciali. Nei pressi del ponte, incorporati in alcuni palazzi, vi sono i resti del romano teatro Berga, eretto nel II secolo, una struttura simile il teatro romano di Verona.


VICENZAVOGUE primo piano

Imago urbis

PONTE DEGLI ANGELI

©Danis Merlini

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Imago urbis

A cura di Luciano Parolin - parte del testo tratto da “Vicenza - La cinta murata” di F. Barbieri cartolina del Torrione proveniente dalla Collezione A. Rossato

“A Vicenza le torri erano alte, grandi e superavano le cento unità, servivano, in tempi di guerre per proteggere i signori che durante i tumulti popolari si rifugiavano con moglie e figli, mobili e masserizie costose, finché il pericolo cessava” (Cronaca del Pagliarino). Le torri costruite sulla cinta muraria svolgevano una funzione difensiva, di controllo e di osservazione del territorio circostante. Torre Reata, delle Prigioni Vecchie e Castel San Pietro Nel 1242, Ezzelino da Romano fece distruggere il Castello sull’Isola, ricostruito vent’anni dopo (1262) dai Padovani divenuti signori di Vicenza. Il castello era anche chiamato Castello Tealdo o Castel San Pietro, dal nome della porta omonima situata a poca distanza Da una stesura del 1275 degli “Statuti” di Padova apprendiamo che essa teneva qui robusta guarnigione di due capitani, uno a piedi e l’altro a cavallo, con quarantasei soldati di cui dieci balestrieri; uno dei capitani restava sempre di fazione sulla torre con quattro soldati e due balestrieri mentre quattro stazionavano nella vicina Porta San Pietro. E presso Santa Corona erano accampati cinquanta fanti: laddove, nel tratto dall’Isola al ponte degli Angeli, circolavano solitamente di ronda 25 cavalieri. Ogni rafforzamento del sistema difensivo era comunque destinato a rivelarsi inutile quando, il 15 Aprile 1311, le forze raccolte da Arrigo VII di Lussemburgo, comandate dal “vicario” imperiale Cangrande della Scala, assalirono di sorpresa la città e vi penetrarono con l’aiuto della congiura di alcuni fuoriusciti: i Padovani, tentata qualche resistenza, preferirono arrendersi. Sotto la signoria scaligera, Castel San Pietro e la torre subirono gravi danni durante il conflitto con Venezia (1337 - 1338); più tardi, venuta meno la sua funzione difensiva con lo spostamento ad oriente della nuova cinta, l’intero borgo San Pietro fu trasformato nel 1375 in magazzino e arsenale, lasciando sussistere solo la torre e parte delle mura occidentali. Dopo la breve parentesi viscontesa (1307 - 1404), la Serenissima vi insediò per qualche tempo le prigioni pubbliche dal 1449 al 1474. Nella cronaca unita al Codice Pagliarino dell’archivio di Torre alla data 9 ottobre 1474 si legge: prexon: et xe comenzà el fogo in la preson de castigamatti, e brusà quattro omeni, computà un prete, fiolo de Scaramuzza da Montecchio Ma“xe brusà la Casa Grande dell’Isola, in la quale ghe gera leggior. Tutti i prixonieri, che gera nella torre Riata, xe stà lassà andare, perchè non i restasse brusà. Un secolo dopo, proprio nel settore lasciato libero dalle prigioni, sarà eretto a partire dal 1579 il palladiano Teatro Olimpico. Intanto il complesso, ormai completamente trasformato, andava cambiando anche il nome, tuttora rimastogli dal 1616, di “Territorio”. Dopo i bombardamenti del ‘44, la torre vene rifatta e sopraelevata pressapoco di due terzi del suo sviluppo nella ricostruzione post bellica e resta ancor oggi elemento inconfondibile del paesaggio urbano per chi si avvicini attraversando ponte degli Angeli.

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VICENZAVOGUE primo piano

LE TORRI MEDIOEVALI


VICENZAVOGUE primo piano

Imago Urbis

PIAZZA DELL’ISOLA

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©Saverio Bartolamei

Porta S. Lucia

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VICENZAVOGUE primo piano

Imago Urbis

A cura di Luciano Parolin - parte del testo tratto da wikipedia cartoline provenienti dalla Collezione A. Rossato

PALAZZO CHIERICATI

Palazzo Chiericati, Pinacoteca e Museo. Il palazzo fu commissionato ad Andrea Palladio dal conte Girolamo Chiericati agli inizi del 1550. Nel novembre di quell’anno Chiericati registra nel proprio “libro dei conti” un pagamento a favore dell’architetto per i progetti della propria residenza in città. Nello stesso mese, Girolamo è chiamato a sovraintendere alla gestione del cantiere delle Logge della Basilica, inauguratosi nel maggio del 1549. Tale coincidenza non è affatto casuale: insieme a Giangiorgio Trissino, Chiericati era tra i fautori dell’affidamento del prestigioso incarico pubblico al giovane Palladio, per il quale si era battuto in prima persona in Consiglio, e a lui ricorreva per la propria abitazione privata. Del resto anche suo fratello Giovanni, pochi anni più tardi, commissionerà all’architetto la villa di Vancimuglio. Nel 1546 Girolamo aveva ottenuto in eredità alcune vecchie case prospicienti la cosiddetta “piazza dell’Isola” (oggi Piazza Matteotti), uno spazio aperto all’estremità est della città, che doveva il proprio nome all’essere circondato su due lati dal corso del Retrone e dal Bacchiglione, che confluivano l’uno nell’altro: porto fluviale cittadino, l’Isola era sede del mercato di legname e bestiame. L’esiguità del corpo delle vecchie case spinge Girolamo a chiedere al Consiglio cittadino di poter utilizzare una fascia di circa quattro metri e mezzo di suolo comunale antistante le sue proprietà per realizzarvi il porticato della propria abitazione, garantendone una disponibilità pubblica. All’accoglimento dell’istanza segue l’immediato avvio del cantiere nel 1551, per arrestarsi nel 1557 alla morte di Girolamo, il cui figlio Valerio si limita a decorare gli ambienti interni, coinvolgendo una straordinaria équipe di artisti: Ridolfi, Zelotti, Fasolo, Forbicini e Battista Franco. Il palazzo rimase incompiuto per più di un secolo (frammento simile all’attuale palazzo Porto in piazza Castello), interrotto a metà della quarta campata, così come documentano la Pianta Angelica e i taccuini dei viaggiatori. Fu completato solo intorno al 1680, seguendo i disegni che il progettista - morto un secolo prima, nel 1580 - aveva pubblicato nel suo trattato I quattro libri dell’architettura del 1570. La mappa a fianco del 1655, realizzata dal “perito” Giovanni Priatti fa vedere che il Palazzo non è ancora terminato, sul luogo del vecchio macello si vede il Palazzo Piovene, demolito nel primo ‘800. Il “Territorio” che un tempo era stato il Castel San Pietro, risulta diviso in due parti esattamente all’altezza del portale “rustico” aggiunto nel 1600 su progetto dell’architetto Ottavio Bruto Revese.

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VICENZAVOGUE primo piano

Musei e pinacoteche

Fotografie degli interni di Saverio Bartolamei

© Giorgio Marino

PALAZZO CHIERICATI SPLENDORE RITROVATO L’errore da evitare quando si pensi alla pinacoteca di Vicenza, è pensare che si tratti esclusivamente di un museo civico. I vicentini, possono infatti vantare una sede di eccellenza, un’opera architettonica più unica che rara : il palladiano Palazzo Chiericati. E siamo solo all’inizio. Come altre opere dal Palladio, sembra si generi dal sito, imprimendo la propria volontà non solo di dominare il cinquecentesco porto fluviale sulla piazza, ma soprattutto di rappresentare all’ingresso l’eleganza della città. Probabilmente Girolamo Chiericati, impegnato provveditore delle logge della Basilica palladiana, non immagina che il proprio palazzo diventi un giorno divenuto Museo Civico, ma sicuramente è dotato di grande ambizione, per “appaltare” ad Andrea Palladio uno dei progetti più emblematici della sua maturità artistica. La morte del committente e la conseguente parziale realizzazione, non sono motivi sufficienti per arrestare la potenza del progetto, che giunge a compimento a fine Seicento. Gli aspetti peculiari di questo imponente edificio, riassumono i principi caratterizzanti il palazzo di città e al contempo quelli di villa suburbana, evolvendo in un risultato che emoziona tuttora anche coloro che ne hanno ammirato la bellezza da sempre. Sono 66 mila lire austriache, a cambiare la destinazione d’uso del palazzo, pagate nel 1839 dal Comune agli eredi Chiericati allo scopo di creare la civica istituzione museale. Il primo conservatore dell’Istituzione,

a cura di arch. Francesca Rita Grandi

l’abate Antonio Magrini, scrive nel 1855 un accorato appello di attenzione al prestigioso palazzo: “E’ già gran tempo che il Milizia, encomiando il perenne amore dei Vicentini all’architettura, esclamava che Vicenza è l’unica città, che abbia cura del suo Palladio. Questa sentenza, se insieme fa fede del suo costume e della sua ricchezza, che presso ogni popolo si argomentano delle sue fabriche, rende insieme giustizia al buon senno dei Vicentini medesimi, i quali onorando il Palladio adempiono un atto di gratitudine verso un loro concittadino, che ha reso celebre la loro patria, e che secondo il Milizia stesso è giustamente glorioso al pari degli uomini più benemeriti.”1 Da questo momento in poi, si susseguono affidamenti e donazioni che oggi costituiscono un’eterogenea collezione di opere, motivo di orgoglio sempre crescente per tutti i cittadini. La particolare attenzione di conservazione e l’incrementata quantità, hanno imposto la creazione dell’ala occidentale nell’ottocento, separata dall’edificio palladiano da un cortile interno, nonché la costruzione di un ampliamento a sud nel novecento, adiacente al palazzo.

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Visitare la sede appena riaperta al pubblico, rappresenta molto più che visitare semplicemente una pinacoteca. Il visitatore può addentrarsi in un’esperienza rivelatrice, un salto nel passato, un appuntamento con gli artisti degli ultimi sette secoli e un sogno nel privato ambiente di una cinquecentesca residenza nobiliare. Il complesso intervento di restauro che ha coinvolto non solo il corpo palladiano, ma anche gli annessi otto-novecenteschi, prosegue da dieci anni. Tuttavia, i lavori sono stati organizzati in modo da svelare gradualmente gli spazi ripristinati e consolidati, secondo la primaria riprogettazione dell’assetto espositivo. Abbiamo infatti potuto ammirare l’esposizione “Cinque secoli di volti”, in occasione del recupero degli ambienti interrati, tranche fondamentale dell’impegnativo e delicato progetto restaurativo dell’architetto Emilio Alberti. I lavori, preceduti dalla riprogettazione museografica, hanno previsto un progetto di adeguamento architettonico dei tre differenti corpi di fabbrica, un piano di rifunzionalizzazione degli spazi interni, ma soprattutto una ristrutturazione architettonica volta alla conservazione e al recupero degli spazi in stato di degrado. Fondamentale ed estremamente delicata è stata l’operazione di messa in sicurezza dalle escursioni d’acqua della falda e del fiume, relativamente agli interrati, costituita di un sistema di impermeabilizzazione, drenaggio e isolamento.


VICENZAVOGUE primo piano

Musei e pinacoteche

Salone d’onore al piano nobile

Stanza delle vitù morali

Un innovativo progetto impiantistico meccanico ed elettrico caratterizza tutto il complesso, adeguandolo alle funzioni espositive museali, il cui allestimento è curato dal prof. Mauro Zocchetta. Ora, è giunto il momento di apprezzare le maestose sale del piano nobile le cui porte si sono aperte al pubblico lo scorso 22 dicembre. Nei prossimi mesi, si assisterà al compimento delle ali novecentesca e ottocentesca, cantieri che stanno tuttora procedendo. La nostra visita parte proprio dalla sala maggiore, dove lo stupore scaturito dall’eleganza e dalla sontuosità non solo dell’ambiente, ma anche della ricca quadreria, lascia senza parole.

A. Maganza, “Ritratto di Maddalena Campiglia”

Salone d’onore al piano nobile Le opere qui custodite sono contemporanee alla realizzazione dell’edificio e riguardano quindi i secoli XVI e XVII. La collezione del salone d’onore, dove la luce naturale invade lo spazio, presenta dipinti di soggetti mitologici e allegorici. Tra questi spicca l’enorme tela di Giulio Carpioni, “Le ninfe raccolgono il corpo di Leandro”, davanti al quale il visitatore condivide il dolore delle Nereidi che piangono la morte del giovane Leandro, in quale annegò cercando di raggiungere, come era solito ogni notte, la sua amata Ero. Il restauro e la conservazione di quest’opera sono stati sostenuti costantemente dalla Banca Popolare di Vicenza, impegnata nella valorizzazione e nella tutela del patrimonio artistico vicentino

Valerio Belli: “Lavanda dei piedi”

G. Carpioni Le ninfe raccolgono il corpo di Leandro

Meravigliosi e storici ritratti collocati nelle sale laterali rappresentano le famiglie aristocratiche vicentine, spesso committenti dello stesso Palladio: Porto, Gualdo e la famiglia Valmarana. Una tela “affollata”, dove la prole posa severa per la celebrativa foto di famiglia “scattata” da Giovanni Antonio Fasolo. La madre rivestirà più tardi un importante ruolo quando vedova, commissionerà il Palazzo Valmarana a Palladio. Un grande ritratto celebra la poetessa Maddalena Campiglia, lodata da Torquato Tasso per la sua favola pastorale “Flori”. Stanza delle virtù morali La sala dedicata alla Memoria dell’Antico permette un salto nella classicità, grazie all’esposizione di monete, sculture e due preziosi cristalli di rocca incisi dall’orafo vicentino Valerio Belli, dei quali mostriamo la pregiata “La Lavanda dei piedi”. Un capolavoro dell’arte dell’intaglio, lavorato minutamente a rovescio e vivacizzato dalla trasparenza propria del materiale.

G. A. Fasolo: “Ritratto della famiglia Valmarana”

Percorrendo la sala dedicata agli uomini d’arte e d’onore, è possibile avere un’anticipazione del nuovo progetto di restauro, ovvero il simbolico giunto di passaggio tra Palazzo Chiericati e la futura ala novecentesca, dal quale si svilupperà un corpo vetrato di collegamento/separazione funzionale.

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VICENZAVOGUE primo piano

Musei e pinacoteche

Le stanze affacciate a Corso Palladio sono dedicate alla pittura barocca di tema religioso e al paesaggio naturale. Ricca di citazioni vicentine riservate ad osservatori molto attenti è la tela di Francesco Aviani, “Paesaggio con Lazzaro e il ricco Epulone”. Il banchetto biblico di Epulone tra le rovine di un teatro romano, e il mendicante Lazzaro, che attende vicino all’arco di ingresso, non impediscono di scorgere a sinistra la scena fronte del Teatro Olimpico, la carena della Basilica palladiana, la Torre dei Bissari e le prealpi vicentine sulla destra.

Stanze con affaccio su Corso Palladio

A proposito di particolari, non si può evitare di alzare lo sguardo al soffitto della sala dell’Apoteosi dei Chiericati, dove tra una profusione di stucchi bianchi e dorati, si trovano le tele di Cristoforo Menarola e Bartolomeo Cittadella. Si scorge infatti il disegno del prospetto principale di Palazzo Chiericati sullo specchio che sta reggendo una musa. Scendendo la scala di rappresentanza verso il piano terra, si giunge dapprima alla Sala del Firmamento, il cui soffitto ha una potenza decorativa che inonda tutto l’ambiente sottostante, la Sala del Concilio degli Dei e la stanza di Ercole. Le sale a nord ospitano una selezione di capolavori recentemente restaurati di Paolo Veneziano, Francesco Maffei, Jacopo dal Ponte, Tintoretto, Bartolomeo Montagna, Hans Memling e molti altri, che troveranno nuova collocazione nel futuro assetto museale definitivo. La suggestiva “Estasi di san Francesco” di Giambattista Piazzetta, fonde dramma e passione in un gioco di luci ed ombre che dinamizza con forza ascendente e sacrale gli attori della scena. Nell’ultima sala, un’installazione video racconta gli aspetti dell’esposizione museale futura, sul quale hanno lavorato Emilio Alberti, direttore del cantiere di restauro, Mauro Zocchetta, progettista del riallestimento ed Elisa Avagnina, direttrice dei musei civici, rappresentanti ognuno un team di persone attive nel progetto e accomunate dallo stesso obiettivo culturale. I seminterrati del palazzo dove si trovavano cantine, depositi e cucine, rappresentano per gli studiosi spazi di grande fascino ed interesse architettonico, spesso oggetto di approfondimento relativo la storia costruttiva dell’intero complesso. Effettivamente nel caso di Palazzo Chiericati, è possibile leggere la data di fondazione del cantiere (1550) sull’intradosso di un arco di ingresso al grande spazio che è stato recuperato per i nuovi allestimenti. Il delicato recupero di questi ambienti, soggetti a scavo archeologico, e il progetto illuminotecnico dedicato a questo livello interrato, permettono al visitatore di apprezzare una sezione che merita un’attenzione particolare per la storia che la caratterizza. Qui, trovano collocazione le otto sculture di Nereo Quagliato, che sembrano muoversi nello spazio in una quinta scenica di cotto e mattoni.

F. Aviani: “Paesaggio con Lazzaro e il ricco epulone”

Soffitto della sala dell’Apoteosi dei Chiericati

Sala del concilio degli dei

sale a nord con il dipinto “Estasi di San Francesco” di G. Piazzetta

soffitto della Sala del Firmamento

Arco di porta dove si trova l’incisione relativa l’anno di fondazione del palazzo

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Piani interrati: esposizione delle sculture dello scultore Nereo Quagliato


VICENZAVOGUE primo piano

Personaggi Illustri

stanze dell’appartamento del lascito del Marchese Roi

IL MARCHESE ROI L’AMORE PER VICENZA

a cura di arch. Francesca Rita Grandi

Come non fosse mai scomparso, il marchese Giuseppe Roi si fa ricordare come grande uomo di cultura e mecenate, da sempre impegnato sostenitore non solo del restauro delle sale monumentali dell’ala palladiana del museo, ma anche della valorizzazione del patrimonio artistico vicentino in quanto realizzatore della pubblicazione del catalogo museale generale.

(il medesimo del suo illustre avo) e la facoltà di Giurisprudenza di Ferrara. Si è sempre distinto per sensibilità ed elevatissimo senso estetico, spirito di accoglienza, generosità nelle relazioni sociali, profonda cultura e notevole spirito di iniziativa verso la sua promozione a livello locale e internazionale.

Innamorato dell’arte e di Vicenza, egli ha saputo concretamente comunicare l’importanza di affidare un’eredità culturale del passato non solo alle generazioni presenti, ma soprattutto a quelle future. Attraversando le stanze che accolgono arredi, libri, foto e quadri parte del lascito del marchese, si ha l’impressione di incontrare il grande uomo, un modello il cui spirito è stato portato avanti, non senza difficoltà, da coloro che ne hanno compresa la grandezza e, forti di quello stesso amore culturale, hanno tenuto fede alla promessa di salvaguardare

Il marchese Giuseppe Roi è stato presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo di Vicenza dal 1956 al ‘73, dell’Ente per le Ville Venete dal 1960 al ‘70 (oggi Istituto Regionale per le Ville Venete), sostenendolo insieme a Bepi Mazzotti, Renato Cevese e Giovanni Comisso; è stato presidente anche del Rotary Club vicentino, nonché della sezione cittadina di Italia Nostra dal 1965 al ‘69, e della Società del Quartetto (a testimonianza della sua intensa passione per la musica, pari a quella del Fogazzaro, che l’aveva preceduto nello stesso ruolo). Il marchese Roi soprattutto è stato grande fautore della candidatura di Vicenza e delle ville palladiane ad essere riconosciute come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Vicenza, nel 1985, gli ha conferito la Medaglia d’oro per la sua costante e instancabile opera a favore della cultura e del patrimonio artistico.

la Bellezza.

Biografia Roi Giuseppe (1924-2009), grande mecenate della cultura vicentina ed ultimo erede delle famiglie Fogazzaro e Roi. La sua famiglia si è distinta per capacità imprenditoriali nel settore della tessitura della canapa (con la creazione di tre stabilimenti in provincia di Vicenza): la generosità verso la Chiesa e le iniziative assistenziali (la città sociale e l’asilo infantile), sono valse il titolo nobiliare di marchese a suo nonno, anch’egli di nome Giuseppe, sposato con Teresa, detta Gina, figlia primogenita dello scrittore Antonio Fogazzaro. Il marchese Giuseppe Roi, “Boso” (soprannome originale coniato dal padre quando era bambino, che deriva dal nome del protagonista di un film dell’epoca) ha seguito gli studi presso il liceo “Pigafetta” di Vicenza

perseguimento delle proprie finalità mediante il finanziamento, totale o parziale, l’acquisto di opere d’arte, il loro restauro, gli allestimenti di mostre ed esposizioni organizzate dal Museo e la conservazione nonché gli allestimenti espositivi di Palazzo Chiericati e delle sedi museali vicentine. La Fondazione ha finanziato la monumentale pubblicazione del catalogo scientifico delle collezioni della Pinacoteca di Palazzo Chiericati. Giuseppe Roi ha donato al FAI la villa Fogazzaro di Oria, sul lago di Lugano

L’amore per il collezionismo e la generosità del marchese Roi sono testimoniati e tuttora sempre tangibili grazie alle donazioni di volumi sul teatro e di edizioni rare all’Accademia Olimpica, di cui è stato membro (alla pari del bisnonno Fogazzaro) fino al 2007, di oreficeria sacra, paramenti, suppellettili ed ex voto al Museo Diocesano di Vicenza, di dipinti, disegni e incisioni alla Pinacoteca di Palazzo Chiericati, di libri alla Biblioteca Bertoliana e di carteggi segreti del Fogazzaro (il cui contenuto è stato in parte rivelato dagli studiosi nel giorno del centenario della morte dello scrittore, lo scorso 7 marzo 2011) e di ceramiche venete al Museo di Bassano del Grappa. Come coronamento di una vita dedicata alla cultura e all’arte, nel 1988 il marchese ha creato la Fondazione Giuseppe Roi, con lo scopo di: favorire il Museo Civico di Vicenza nel

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La principessa Margaret di Inghilterra e suo marito Lord Snowdon in compagnia del Marchese Roi sullo stesso divano esposto presso l’appartamento nel 1964


VICENZAVOGUE primo piano

Grandi Mostre

A cura di Petra Cason

PALAZZO LEONI MONTANARI MAGNUM CONTACT SHEETS - fino all’11 Maggio 2014 A CONTATTO CON LA STORIA La fotografia è arte? Credo siano stati consumati ettolitri di inchiostro, per porre fine a questo quesito, cercando una risposta che fosse esaustiva, risolutiva. Ma a che pro, fare una distinzione tra la fotografia e l’arte? La fotografia è una forma d’arte. E come tale deve sottostare, anch’essa, come qualsiasi altra forma d’arte, a dettami che la conducano oltre la leziosità del tecnicismo. Non basta essere degli ottimi esecutori della tecnica fotografica per dirsi bravi fotografi, artisti, touchè. Chiaro, la tecnica a volte crea il discrimine, tra un’opera buona e una non buona, ma non è il tutto. Quali sono le altre componenti che fanno di un fotografo un artista e di una fotografia un’opera d’arte? Occhio, il genio, la fortuna, un’innata capacità di sintesi, gusto estetico, follia, esperienza, pazienza. Ecco, credo che Magnum Contact Sheets riesca a dare, a suo modo, una risposta al quesito, mostrando capolavori indubbi della fotografia, opera di artisti indiscussi, di fama mondiale, ma anche testimonianze di un’epoca, più vicina a noi di quanto le apparenze non mostrino. Dopo la prima appassionata esperienza espositiva di Magnum a Palazzo Leoni Montanari del settembre 2012, quando fu presentata la mostra intitolata L’Italia e gli italiani”, la sede museale vicentina di Intesa Sanpaolo replica l’ospitalità, aprendo le porte a Magnum Contacts Sheets, mostra curata da Magnum in collaborazione con Forte di Bard. Non è solo un viaggio nella storia della fotografia, è un’indagine del metodo di lavoro dei fotografi stessi e un viaggio nella storia internazionale compiuto in maniera assolutamente trasversale. Magnum è un’agenzia storica, forse la più famosa al mondo, che riunisce, in forma di società cooperativa dal 1947, tra i migliori fotografi al mondo, al fine di tutelare il diritto d’autore e la libertà espressiva e d’informazione di

ognuno di loro. La fondarono a Parigi quattro uomini instancabili, pionieri del fotogiornalismo, Henry Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour (Chim) e George Rodger. Attualmente Magnum ha sede in quattro città Parigi, Londra, New York e Tokyo - e, dal ‘47 ad oggi, ha contato quasi novanta membri. Questi piccoli provini a contatto sono figli delle macchine fotografiche compatte, nate intorno agli anni Trenta: della stessa dimensione dei negativi, i provini a contatto si ottenevano posando direttamente la pellicola sviluppata su un foglio di carta fotografica, così da avere delle immagini positive senza l’uso dell’ingranditore. Abituati come siamo al digitale, liberi di accumulare enormi quantità di scatti che la memoria digitale è in grado di conservare, non ci ricordiamo nemmeno più che i rullini fotografici ci permettevano di fare sì e no una trentina di immagini, e che pertanto i fotografi dovevano, ancor prima di premere sul pulsante dell’otturatore, decidere quale sarebbe stata l’inquadratura, il taglio da dare all’immagine, così da non sprecare pellicola inutilmente. In mostra sono molti i materiali d’archivio, e direttamente sui fogli dei provini si leggono le annotazioni e i segni apposti dai fotografi stessi o dagli editor delle redazioni per distinguere i fotogrammi scelti da quelli scartati. Al fianco di foto che sono diventate icone dei nostri tempi, infatti, possiamo leggere, in una modalità assolutamente intima, quasi meditativa, quali sono stati i percorsi, compiuti da parte dei fotografi, nel ricercare lo scatto, quello giusto. Quello che esprime, in un solo colpo d’occhio, la sintesi formale e concettuale dell’esperienza che stanno vivendo, che si sta compiendo davanti ai loro occhi. Le sezioni espositive sono divise per decadi, e, oltre a far compiere allo spettatore un viaggio nella storia della fotografia, ci permettono

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anche di entrare a contatto con la storia recente, la cultura e il costume internazionali. La prima sezione riguarda due decenni, dal 1936 al 1949, e raccoglie, tra gli altri, alcuni degli scatti più famosi dei quattro padri fondatori di Magnum: la prima, “Siviglia”, venne scattata da Cartier-Bresson durante un viaggio che lo portò, nel 1933, per tre mesi a viaggiare lungo le città di una Spagna segnata dalla guerra civile in corso con un biglietto del treno di terza classe; Chim immortalò il comizio di un deputato socialista, che arringava la folla in una cittadina nella provincia spagnola dell’Estremadura, non ritraendo l’oratore ma cogliendo l’espressione rapita di una delle donne del popolo, quasi dimentica del bimbo che sta allattando, gli occhi rivolti al pulpito, appena socchiusi per il sole che la investe, sottolineandone i lineamenti stanchi. Rodger fu fra i sei soli corrispondenti che, durante la Seconda Guerra Mondiale, vennero inviati a documentare la Campagna del Deserto occidentale tra Egitto e Libia. Assieme alle forze armate francesi che combattevano l’avanzata delle truppe italiane e tedesche. Le novemila miglia percorse si tramutarono in centinaia di scatti, dei quali solo in parte furono pubblicati dalla rivista Life, che commissionò a Rodger il reportage, mentre la maggior parte delle immagini furono raccolte nel libro Desert Journey, pubblicato nel 1944. Robert Capa rischiò la vita durante il D-Day, per testimoniare lo sbarco in Normandia delle forze alleate. Abbandonata la spiaggia dalla quale stava fotografando salì su una piccola imbarcazione che, appena giunta al largo, venne colpita e affondò. Salvatosi fortunosamente riuscì a mandare agli uffici londinesi di Life i quattro rullini scattati il giorno precedente. Ma per la fretta di asciugare i negativi tre su quattro vennero rovinati, distruggendo drammaticamente gran parte del materiale fotografico. Gli scatti che si salvarono, forse proprio perchè mossi, sfocati, rendono la tensione e la


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Gallerie d’Italia

drammaticità di quei momenti. Negli anni ‘50 troviamo episodi leggeri come gli scatti di Marc Riboud che, inerpicatosi tra i tralicci della Tour eiffel, scatta dei ritratti all’imbianchino acrobata che ne ritocca il colore; o quelli di Inge Morath che, per la sezione umoristica “Animals” di Life, segue per giorni un serraglio di animali che lavorano nello spettacolo, scattando buffissime foto di loro a spasso per Manhattan. La più famosa ritrae Linda il Lama che si gode il panorama di Times Square sporgendo collo e muso dal finestrino dell’auto che la accompagna. Tuttavia, a fare eco a questi scatti ci sono immagini che riportano alla mente eventi storici di portata mondiale: l’incontro tra Nixon e Kruscev del ‘59 nel padiglione delle cucine dell’Esposizione Nazionale Americana a Mosca; l’arrivo di Fidel Castro a L’Avana, nei giorni caldi della rivoluzione; il passaggio del Dalai Lama in India dopo la sua dipartita dal Tibet occupato dai cinesi.

MAGNUM CONTACT SHEETS Gallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari - Contrà Santa Corona, 25 - Vicenza Mart - Dom 10.00-18.00 (ultimo ingresso 17.30) fino 11 MAGGIO 2014 Ingresso libero Dal 17 gennaio all’11 maggio le Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari ospitano la mostra Magnum Contact Sheets: quasi un secolo di storia raccontata attraverso le immagini-icona della fotografia mondiale e i relativi provini a contatto. L’esposizione è suddivisa in sette sezioni, una per ogni decennio dell’agenzia fotografica Magnum, e presenta circa 150 opere: 60 i provini a contatto (contact sheets), esposti ciascuno accanto ai propri “scatti finali”, in un percorso studiato per rappresentare le fasi cruciali della creazione artistica dell’immagine.

Negli anni Sessanta troviamo immortalati uomi nipolitici del calibro di Malcolm X, nel ritratto pieno di fascino fattogli da Eve Arnold nel 1961; il volto serio di Kennedy che appare tra le alte sedute nere della stanza presidenziale; lo sguardo pensoso di Che Guevara, che sembra non fare caso alla presenza di Renè Burri che scattava nella penombra del suo appartamento a L’Avana; Martin Luther King che stringe le mani di una folla appassionata. E ancora, i Beatles in sala di registrazione ai tempi di A Hard Day’s Night; gli scontri di Parigi durante il maggio ‘68; l’arrivo dell’esercito russo a Praga che mise fine alla Primavera di liberalizzazione...

Lo sbarco in Normandia di Robert Capa, il 1968 a Parigi di Bruno Barbey, l’invasione di Praga di Josef Koudelka, i carri armati in piazza Tienanmen di Stuart Franklin e l’11 settembre di Thomas Hoepker sono soltanto alcuni degli scatti messi a disposizione del pubblico di Palazzo Leoni Montanari. Nelle sale delle Gallerie saranno inoltre esposti i ritratti di personaggi famosi: dai primi piani di Che Guevara realizzati da René Burri al ritratto di Malcolm X “fermato” nel tempo da Eve Arnold, da Martin Luther King di Leonard Freed a Margaret Thatcher nel pieno della sua ascesa politica e ritratta dalla fotografia di Peter Marlow. Le opere sono accompagnate da articoli, libri e riviste vintage e in copia originale che fecero da supporto per la prima pubblicazione delle immagini.

Il bianco e nero continua a suscitare emozioni: nel ritratto realizzato da Raghu Rai a Madre Teresa di Calcutta; nei provini che Susan Meiselas fece alle spogliarelliste incontrate nelle fiere popolari del New England; nello scatto di Peter Marlow che mostra la tempra della Lady di Ferro, Margaret Thatcher...Ma dalla fine degli anni Settanta fa la sua comparsa il colore, assieme alle diapositive che gradualmente vanno a sostituire i provini tradizionali.

Il progetto Magnum Contact Sheets pone al centro del percorso espositivo il provino a contatto quale riferimento per l’esplorazione del processo creativo. Percorrendo la mostra il visitatore ripercorre a sua volta, con totale coinvolgimento, i passi che hanno portato alla realizzazione di alcune delle più famose icone fotografiche di tutti i tempi: il fotografo scatta più volte, sviluppa il proprio supporto, sceglie un’istantanea fra tante, elabora l’immagine con cui vuole comunicare al mondo e alla fine crea. Ne nasce l’immagine fotografica che percorrerà il mondo e contribuirà a raccontare la storia. Una mostra certamente complessa, e proprio per questo stimolante. Per chi vuole approfondire le tematiche trattate in mostra, a fianco dell’esposizione, Palazzo Leoni Montanari propone diverse attività collaterali, tra cui le visite guidate gratuite ogni sabato pomeriggio, i laboratori didattici per le scuole, per gli adulti e le famiglie, i workshop di fotografia in esterna e, a breve, un ciclo di film dedicati alla fotografia, nel fine settimana a partire da domenica 16 febbraio.

Kubota, McCurry, Parr, Sanguinetti...nel passaggio dagli anni Ottanta al nuovo millennio l’uso della cromia si fa sempre più accentuato, per diventare preponderante negli scatti dell’ultima decade, 2000-2010. Quest’ultima sezione si apre al digitale, con un esempio di provini digitali ad affiancare lo scatto di Subotzky, “Beaufort West”, ma anche crea un punto di contatto con l’arte contemporanea. Alec Soth (che in “Madre e figlia”, foto tratta dall’ampio progetto “Sleeping by the Mississippi”, usa il banco ottico per scattare) e Jim Goldberg (che nel suo “Proof” raccoglie centinaia di polaroid, a comporre un “album di famiglia” che riunisce esponenti di una “variegata umanità”) fanno coincidere i provini con il prodotto finale del loro lavoro, travalicando l’esigenza di perfezione tecnica a favore di un lavoro più istintivo e concettuale.

Tutte le informazioni si trovano sul sito di Palazzo Leoni Montanari, o chiamando al n. verde 800578875.

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Industrie Vicentine

VICENZA NOVECENTO Le cartoline della Collezione A. Rossato

Scorci di vita quotidiana e frammenti di storia racchiusi nelle immagini delle cartoline di Vicenza

INDUSTRIE ZAMBON L’11 Novembre del 1906 cominciò ufficialmente l’attività il Magazzino medicinali Zambon, che distribuiva “prodotti chimici, droghe, coloniali” e le poche specialità esistenti all’epoca........

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Archivio storico a cura di Luciano Parolin Gaetano Zambon nacque a Malo il 31 dicembre 1878, secondo dei sette figli di Giovanni e Maddalena Sella, il padre Giovanni era commerciante di grano, la madre figlia di un farmacista, morì a 31 anni, dando alla luce Chiara. Gaetano era l’unico figlio maschio e doveva badare alle cinque sorelle Maria, Maddalena, Carmela, Antonia, Cecilia, Caterina.

politica matrimoniale, voleva evitare conflitti in famiglia e conseguire rilevanti traguardi imprenditoriali.

Gaetano Zambon, divenne nel tempo il garante della coesione famigliare sia per aspetti affettivi e importanti riflessi economici. Gaetano studiò al Liceo Classico Pigafetta di Vicenza, subito dopo si iscrisse all’Università di Padova, orientandosi agli studi chimici-farmaceutici, laureandosi nel 1902, aiutato dalla nonna materna Maddalena Rezzara Sella, il cui marito gestiva una farmacia a Schio. Dopo la morte del padre, Gaetano Zambon si trasferì con le sorelle a Schio, dove inizia il praticantato di farmacista.

Nel 1911 la “Zambon Prodotti chimici, droghe, coloniali1” ditta oramai affermata si trasferisce in Piazzale Giusti, una nuova sede, con ampio magazzino, cortile e uffici, mentre al primo piano abitavano le famiglie Zambon & C.

Da Schio, il giovane Zambon passa a Vicenza assunto dalla farmacia “al Redentore” di Piazza delle Erbe aumentando notevolmente la specializzazione professionale, unita all’allargamento delle relazioni ed esperienze commerciali. Ormai è inserito a Vicenza, rileva un magazzino di medicinali in Corso Fogazzaro e una piccola farmacia. 11 novembre 1906 fonda una società commerciale, puntando all’ingrosso dei medicinali e coloniali, allargando la clientela e le capacità di finanziamento, garantendosi soprattutto competenze tecniche. Gaetano Zambon stabilì un sodalizio imprenditoriale per molti anni con Silvio Farina, figlio di un farmacista di Arsiè, costretto per la morte del padre a lasciare l’azienda paterna per impiegarsi presso la farmacia Cornelio di Padova, il giovane Farina, non si era laureato ma aveva molta esperienza e talento nel commercio dei medicinali. Nella medesima farmacia lavorava anche Viero Teodorico che, diventò il primo socio della nuova impresa. La Zambon Gaetano & C. nacque nel 1908. L’anno dopo Antonia Zambon sorella di Gaetano, sposa il socio Silvio Farina. La società favoriva una politica matrimoniale allargata ai gruppi parentali dell’unità contadina, in modo da tenere concentrate le risorse, vincolando soci e dirigenti qualificati all’interno della famiglia che in questo modo diventava “l’architrave dell’organizzazione produttiva” dove le donne, costituivano un elemento essenziale dell’unità della proprietà e impresa. Per rendere più solida l’unione Gaetano diede in moglie al Viero sua sorella Carmela. L’azienda acquisì da subito una forte impronta piramidale-familiare con totale coinvolgimento delle sorelle nella gestione del patrimonio familiare indiviso, Gaetano, con questa

La prima guerra mondiale, segna un rallentamento della espansione di Zambon & C. Nel 1917, in piena guerra la famiglia ripara in Piemonte, Gaetano sposa Elena Zanetti, figlia del segretario comunale di Arzignano. Elena, diploma magistrale, divideva le sue funzioni di madre ed educatrice con gli impegni assistenziali alla San Vincenzo. Dal matrimonio, nascono quattro figli: Adriana 1918, Maddalena nel ‘21, Alberto ‘24, Giovanna ‘26. Il dopo guerra fece mutare la struttura dell’azienda che nel 1920 inizia l’attività industriale vera e propria con la produzione di fiale galeniche2 La Zambon si allarga e la capacità di Gaetano si rende evidente in fabbrica dove ogni componente la famiglia ha il proprio ruolo e responsabilità. Elena Maddalena Zambon, sposa Arrigo Giacomelli, direttore dell’Ufficio Imposte di Schio che si occuperà della contabilità. Il marito di Cecilia, Giovanni Ferrari, responsabile del settore commerciale, Teodorico Viero alla produzione. Il lavoro dell’equipe famigliare, ha successo, ma con una identità collettiva. In pratica la vita dell’azienda ruota attorno a cinque persone, ma è Gaetano, con le sue indiscusse capacità direzionali a a dirigere la fabbrica. La severità era il suo abito mentale, in azienda si occupava di tutto, puntando sulla qualità, innovazione. Andava a Padova all’Università per scegliersi i migliori laureati. Gaetano Zambon si dedicava anche all’agricoltura perché, i campi, costituivano un investimento sicuro. Negli anni venti acquistò la fattoria “casa rossa” a Longara, sessanta campi a mezzadria e a Pianezze di Arcugnano un vigneto. Nel 1946 fonda il primo centro di sviluppo zootecnico per la fecondazione artificiale. Gaetano aveva un’etica del risparmio

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e del lavoro di matrice contadina, ammetteva il consumo ma non lo spreco. Alla famiglia erano concessi due vestiti l’anno per ogni componente, il riscaldamento poteva essere acceso solo dal 15 dicembre al 15 febbraio. A Cesenatico per la villeggiatura i figli avevano limiti nelle consumazioni. I viaggi all’Estero non dovevano essere un divertimento, ma il mezzo per imparare le lingue. Gaetano Zambon pianificò gli studi dei figli in funzione dell’impresa, Adriana nel 1938 si laurea in chimica; Maddalena in farmacia; Alberto in chimica, Giovanna in lettere.

Lo Stabilimento Zambon ai Cappuccini nel 1928.

I successi industriali, comportano l’allargamento dello stabilimento che, nel 1928 si trasferisce in Strada Cappuccini, nella fabbrica di concimi chimici di Alessandro Cita. Le nuove dimensioni aziendali, permettono anche la nascita della ZeF (Zambon e Farina). Nel 1933, nascono i primi reparti per la sintesi delle materie prime ad uso farmaceutico. Nel 1938 iniziano a funzionare i laboratori di ricerca chimica. Lo stabilimento Zambon è autosufficiente in tutto, possiede tutti i reparti falegnameria, officina, stamperia, confezioni, ricerca. La fase di pieno sviluppo fa cresce il numero dei dipendenti a 200. La ricerca, in collaborazione con l’università di Padova, permette la produzione di farmaci di vaglia come la vitamina C, la canfo-edeina, i sulfamidici. 14 maggio 1944, un bombardamento alleato distrugge completamente la fabbrica ed il laboratorio di ricerca ma, il giorno dopo il tragico evento, incomincia subito la ricostruzione dello stabilimento. Affitta uno stabile a Chiampo e con le macchine salvate, ricostruisce il laboratorio con le proprie forze, senza interrompere l’attività che riprende in pieno nei nuovi capannoni, la produzione aumenta di anno in anno; con l’offerta di nuovi e originali prodotti, ben pubblicizzati, la ditta diventa G. Zambon & C. s.p.a. Da questo momento tutte le operazioni del fondatore dell’industria è mirata a garantire che il figlio Alberto, concentri nelle proprie mani la proprietà dell’azienda. Nel 1948 Alberto Zambon, assume la guida dell’impresa che nel 1956, costruisce la prima filiale in Brasile. L’affermazione internazionale della propria azienda non lo aveva mai allontanato da uno stile di vita sobrio e senza clamore.


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Industrie vicentine Gaetano Zambon era consigliere della Banca Popolare di Vicenza ma fu estromesso, perché non iscritto al Partito Fascista. Morì nel 1959, lasciando la consegna “soltanto attraverso una concentrazione di società che esercitino una comune attività ed una conseguente specializzazione, sarà possibile per l’industria para chimica italiana svilupparsi completamente e far fronte alla crescente concorrenza straniera”. Nel 1961 la sede viene trasferita a Bresso con uffici amministrativi e laboratori di ricerca, nel 1965 si inaugura lo stabilimento svizzero di Lamone, nel 1979 la Zambon individua una nuova molecola. Nel 1995 la Zambon entra in Russia e Cina con una Joint Venture per la fornitura di N- acetilcisteina. La FDA3 americana approva la produzione della fosfomicina trometamolo per il mercato statunitenze. Nel 2000 si inaugura lo stabilimento cinese di Haikou destinato al mercato locale. Nel 2006 la Zambon ha celebrato il centenario.

Possono essere preparati galenici: la tintura di iodio, fiale di morfina, confetti di valeriana. 3. FDA. Food and Drug Administration (agenzia per gli alimenti e medicinali). E’ l’ente governativo americano che si occupa di regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Dipende dal Dipartimento della salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. Istituito nel 1906, ha un bilancio (2008) per 2,3 miliardi di $, conta 9.300 impiegati. Da Wikipedia.

Il Gruppo Zambon è una multinazionale farmaceutica italiana che opre con proprie strutture in 16 Paesi. Zambon è stata la primaindustria farmaceutica italiana a sviluppare delle pesenze commerciali oltre il territorio nazionale già dalla fine degli anni Cinquanta e oggi conta organizzazioni commerciali, siti produttivi e di ricerca & sviluppo in tre continenti: Europa, America e Asia. Il gruppo, che occupa oltre 2300 dipendenti, ha un fatturato di circa 500 milioni di euro, di cui il 73% realizzato all’estero

Note 1.I prodotti coloniali, evocano terre e storie di paesi lontani, un tempo si potevano gustare certe prelibatezze solamente grazie agli esploratori, avventurieri e commercianti dei secoli scorsi, oggi grazie al moderno commercio possibile avere un prodotto coloniale nel libero mercato 2. Le preparazioni galeniche, sono quei preparati del farmacista o dell’industria farmaceutica e deve contenere il nome del principio attivo.

©Giorgio Meneghetti

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Artisti del Novecento

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MEMORIE VICENTINE IN LITOGRAFIA L’OPERA GRAFICA DI LUIGI VERONESE (1889 - 1945) di Agata Keran

Incontrai la figura di Luigi Veronese quasi per caso. Una mattina dello scorso agosto – durante la preparazione della mostra “Ricordandoti a Monte Berico. Immagini, documenti e testimonianze di una devozione mariana” (tenutasi poi presso il santuario di Monte Berico tra settembre e ottobre 2013) – si materializzarono davanti ai miei occhi alcuni squarci di Vicenza a me sconosciuti, perché scomparsi durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Assieme a due litografie realizzate dal padre, Igino Veronese mise allora a disposizione anche un prezioso ricordo familiare, cioè un ritratto fotografico scattato davanti ai portici di Monte Berico, corredato da una breve nota manoscritta: “Pasqua 1941”. Mio padre, Luigi Veronese, sarà ucciso quattro anni dopo, dalla furia della guerra. Dopo settantadue anni, mi sono accorto che ha dedicato a me questa fotografia. In un angolo aveva scritto ‘i tuoi genitori’…”. 13 aprile 1941 dunque. Solo una settimana prima le truppe del Terzo Reich iniziarono la loro offensiva nei Balcani, con un violento bombar-

damento di Belgrado. Appena un paio di giorni prima di quella Pasqua, la 2° Armata Italiana entrò nel territorio jugoslavo dalla frontiera giuliana, muovendosi in due direzioni, verso Lubiana e anche lungo la costa verso Spalato e Ragusa. La nostra fotografia riporta invece l’immagine semplice e rassicurante di un esile bimbetto di sette anni circondato dall’affetto dei genitori, dove la serenità dei volti non fa presagire il tumulto bellico già ampiamente in corso poco oltre i confini italiani. Del resto, il terribile tsunami della guerra investirà la città solo nel 1943, a Natale. Ce lo racconta lo stesso Igino in un suo quaderno di memorie: “Si incominciarono a sentire gli effetti della guerra a Vicenza alle ore 11 del giorno di Natale 1943. Ero a messa con i miei genitori. Suonò l’allarme per la prima volta e non era un’esercitazione. Poco dopo il cielo si riempì di bombardieri. Sembravano giocattoli: lucidi, color argento, ognuno con una lunga scia di fumo bianca. La giornata era limpidissima. La terra cominciò a tremare: era il primo bombardamento su Vicenza. Fu colpita la zona attorno

all’ospedale. Viale d’Alviano lo vidi nel pomeriggio, sembrava arato”. Tornando alla nostra fotografia, questo ‘punctum’ di barthesiana memoria fece scaturire in me il desiderio di conoscere da vicino il percorso biografico e professionale di un maestro litografo che ha lasciato un’impronta indelebile nella vita artistica di Vicenza, partecipandovi attivamente anche come promotore di eventi espositivi e momenti di dialogo culturale cittadino e nazionale. Mi riferisco in particolare alla sua adesione all’Associazione d’artisti e amatori d’arte “Il Manipolo”, fondata nel 1913 dal letterato Filippo Sacchi e molto attiva proprio tra gli anni Venti e Trenta, grazie all’apporto di numerose figure di intellettuali, artisti e artigiani locali, come Eliseo Boschiero, Ferruccio Chemello, Adriano Pittarlin, Antonio Dall’Amico, Egisto Caldana, Ugo Pozza, Luigi Chiovato, Cipriano Caldonazzo, Giuseppe Zanetti, Otello De Maria, ecc. In un bollettino di rendicontazione triennale che riporta la descrizione di varie iniziative realizzate nel periodo tra il 1929 e il 1931, Luigi Ve-

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Memorie Vicentine

ronese è documentato come consigliere e cassiere dell’associazione. Lo stesso opuscolo risulta stampato presso la tipografia di suo padre, ossia la “Tipo-lito A. Veronese”. In questo periodo, la sede dell’associazione è a Palazzo Franceschini, in contra’ Santa Corona (al numero civico 1). L’impegno più rilevante del triennio è una grande mostra allestita in Basilica Palladiana nel 1929, cioè “L’Esposizione d’Arte pura e decorativa”, ideata in collaborazione con i locali Sindacati di Belle Arti e Artigianato. Si racconta così nell’opuscolo: “Era la prima volta che ‘Il Manipolo’ si accingeva all’organizzazione di una esposizione in Basilica – e il compito non era né lieve né semplice, perché l’esposizione dovesse riuscire degna di tanto monumento; e vi riuscì con onore. […] L’esposizione ebbe carattere provinciale e ad essa concorsero tutti gli artisti ed artigiani della Provincia, nonché gli artisti vicentini residenti fuori Provincia. Vi erano rappresentate tutte le nostre industrie artistiche più caratteristiche … L’arte pura era rappresentata dai nostri migliori artisti con un numero considerevole di opere di pittura e scultura e varie mostre personali” (Il Manipolo, Vicenza, s.d., p. 8). Il percorso di crescita, che conduce il giovane Luigi Veronese a emanciparsi rispetto alla produzione tipografica del padre Angelo, inizia attorno al 1907, quando questo abile disegnatore risulta inserito presso il comparto litografico della Tipografia San Giuseppe (di Giacomo Rumor), con l’intenzione di accrescere le sue competenze tecniche. Si desumono molte notizie sulla sua formazione proprio dall’album fotografico della famiglia Veronese, custodito dal figlio Igino.

l’appassionato zelo da Igino. In un racconto biografico così accurato, tale vuoto diventa una voragine. Indica la presenza incolmabile di un abisso. Testimonia quella tragedia che ha colpito la famiglia Veronese il 28 febbraio 1945, durante il penultimo bombardamento di Vicenza. Ripercorrendo le immagini di Obiettivo Vicenza, libro di Mauro Passarin dedicato alla memoria fotografica di quelle terribili incursioni aeree, lo sguardo rimane fermo davanti al mucchio di detriti dell’antico Palazzo Tecchio in corso Fogazzaro. Il fotografo Giovanni Maria Sandrini, incaricato a documentare i fatti, registra il momento in cui intervengono i soccorsi che tentano di liberare dalle macerie le vittime, tra cui anche Luigi Veronese e l’amico Vladimiro Soli. Ricorda il figlio Igino: “Su un’agendina di mio padre, che ancora gelosamente conservo, alla data del 28 maggio 1945 era scritto: ‘Come sarà? Aveva sbagliato di un mese la fine della guerra. Non aveva invece previsto che il 28 febbraio sarebbe stato ucciso”. Luigi stava cercando di rifugiarsi nello scantinato di Palazzo Tecchio. Lo studio era lì a pochi passi, di fronte alla facciata della chiesa di San Marcello. Nella stessa lugubre giornata assieme al suo artista scomparve anche quell’angolo di Vicenza da lui particolarmente apprezzato, ossia la vecchia piazzetta del Garofolino con la sua rinomata osteria, luogo dell’anima di molti intellettuali vicentini. La bella litografia di Luigi Veronese – dedicata a questa piazzetta – rimane forse l’unica testimonianza iconografica di questo scorcio perduto della nostra città.

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La sequenza visiva antecedente al 1945, disposta dallo stesso Luigi, documenta una grande passione per il mondo dell’arte come luogo ideale di riscatto personale e sociale in una città dove incontri, frequentazioni e sodalizi sono ancora l’unico vero motore della scena culturale. Dove la forma mentis dell’antico cenacolo incide ancora in modo sostanziale sul flusso della produzione artistica e la sua fruizione: non il mero cameratismo, ma un senso profondo di appartenenza a una comunità di pensiero in cui il sentimento patrio si proietta soprattutto in una dimensione civica. Nel suo album di ricordi, Luigi annota diligentemente, con una grafia fine e minuta, alcune preziose didascalie che spiegano le fasi della sua crescita e l’affermazione. Davanti allo sguardo di chi sfoglia queste pagine di memoria, scorrono le immagini che raccontano l’apprendistato svolto presso le Arti Grafiche nel 1908; l’avvio del proprio studio litografico, documentato nel 1912 in contra’ Canove Nuove; il ritorno alla professione dopo la Grande Guerra, dove ha partecipato come telegrafista; il già citato contributo nell’associazione “Il Manipolo”, che tra gli anni Venti e Trenta vive un momento di grande slancio creativo che non di rado eccede il piano locale. C’è però un’importante assenza nell’album familiare, iniziato da Luigi e continuato poi con

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Apparato iconografico Fig.1 Arti Grafiche San Lorenzo, Reparto incisoridisegnatori, 1908. Fig.2 L’artista Luigi Veronese nel suo studio, 1912. Fig.3. Famiglia Veronese a Monte Berico, 1941. Fig.4 Corso Fogazzaro da contra’ Riale: Palazzo Tecchio-Rezzara, 1945 (tratto da M. PASSARIN – G.M. SANDRINI, Obiettivo Vicenza. I bombardamenti aerei sulla Città 1943-1945, Vicenza 1995. Fig.5 L. VERONESE, Piazzetta del Garofolino. Fig.6 L. VERONESE, Loggia Valmarana Fig.7 L. VERONESE, Basilica Palladiana. Fig.8 L. VERONESE, Ponte Pusterla, 1928 Fig.9 L. VERONESE, Veduta verso la stazione Fig.10 L. VERONESE, Caffè Moresco. Fig.11 L. VERONESE, Piazza Castello

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Focus eventi

Concorsi di fotografia Premio Gianpaolo Vajenti_Concorsi d’Arte Premio Afrodite Mostre d’arte Valerio Girotto_ La giornata della memoria Luca C. Matteazzi Grandi Mostre Basilica Palladiana “Verso Monet” Eventi artistici Il dipinto di San Giovanni Rassegne culturali Nocturna Tango

Primo classificato: Giovanni Torresan

Si può vivere molti anni sotto lo stesso tetto, ma non è scontato avere la stessa visione della vita

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VICENZA VOGUE focus eventi

Mostre d’arte

a cura di Teresa Francesca Giffone

VALERIO GIROTTO

LA PERFEZIONE E’ NELLA LUCE

Tra i delicati compiti che ha il pittore c’è quello di dosare, pennellata su pennellata, ombra e luce. Valerio Girotto, tratta il soggetto prescelto, proprio in questo delicato equilibrio, inserendolo nella quotidianità e sempre alla ricerca della luce, nella sua perfezione. Artista autodidatta Girotto, sperimenta e si dedica totalmente alla sua passione per la pittura, dopo una vita nel campo orafo, traendo dal suo passato professionale lo spirito per rinnovarsi. Un lavoro meditativo, non d’impulso, in cui l’ombra dei palazzi catturati dal suo sguardo passa poi alla tela, un vero e proprio lavoro di editing, per arrivare alla scelta, alla fotografia che si trasformerà, dopo un paziente lavoro in dipinto. Il pittore, ci lavora come alla creazione di un mosaico, fatto di tempo e di meditazione, in cui tutti gli elementi devono combaciare ed amalgamarsi. Prediligendo l’acrilico si accosta all’olio con rispetto, un medium pregiato che

riesce a modulare sulla tela in stesure così delicati e impalpabili da sembrare quasi un acquerello. I suoi progetti recenti, se da un lato lo hanno visto cimentarsi con i luoghi che vive quotidianamente, come Torri di Quartesolo, il suo paese, che ha immortalato nella mostra Quarto Miglio, in cui ritornano i luoghi più belli del paese alle porte della città. È soprattutto nel Tesina visto dal ponte che la materia pittorica si cristallizza e diventa trasparente e l’acqua rivela la sua vita sommersa, le case sullo sfondo sono silenziose testimoni del suo placido ritmo. Attualmente presso il bar Le Colonne Ice Cafè è in corso la mostra dal titolo Locali e dintorni, visibile fino al 31 marzo 2014, un omaggio alle tipicità e ai locali storici del centro di Vicenza. Così accostandoci, dopo aver trattenuto la sorpresa nel vedere che sono dipinti e non fotografie, ci accostiamo con rinnovato interesse verso quei luoghi che frequentiamo ma che

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raramente osserviamo con attenzione. Ancora una volta il sole domina nelle tele e la città è catturata in svariati momenti della giornata quando la luce accarezza palazzi e piazze e benché vissuto da persone, quasi non le notiamo e il mondo vicentino ci appare sospeso e silenzioso. Le botteghe del centro sono gli occhi che ci guardano nei nostri movimenti e Girotto raffigura ogni minimo particolare con una passione per il dettaglio, un’attenzione che deriva dalla sua formazione orafa. Anche la pavimentazione di Contrà Cavour brilla dopo la pioggia e il taglio fotografico accentua la visione di un luogo che era un punto d’incontro per i giovani della sua generazione. Girotto nelle sue tele gioca con la luce rendendola perfetta e rendendo nuovi angoli e scorci di una città che a volte dimentichiamo. In mostra al bar Le colonne in Piazza dei Signori fino al 31 Marzo


EIKONARTMAGAZINE focus eventi

Grandi Mostre

a cura di Angela Stefani

BASILICA PALLADIANA “VERSO MONET” - Dal 22 Febbraio al 5 Maggio Fremono i preparativi. Vicenza tornerà presto ad essere tappa obbligata nel “grand tour” delle mostre di primavera e la città si prepara ad accogliere turisti e visitatori che dal 22 febbraio fino al 5 maggio potranno ammirare, presso la Basilica palladiana, i 105 capolavori raccolti da Marco Goldin in “Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”. La mostra rappresenta il secondo grande sforzo dell’amministrazione vicentina per riportare alla ribalta cultural-turistica il capoluogo berico; operazione pianificata concedendo la restaurata Basilica al format di Linea d’ombra e del suo curatore che, dopo il successo della prima mostra “Raffaello verso Picasso”, attende ora la verifica della seconda esposizione e si prepara a pianificare la terza: “Se una notte nel tempo Van Gogh e Tutankhamen” (dal 24 dicembre 2014 al 2 giugno 2015). Ad oggi la manovra per sovrastare l’ampia offerta culturale e dirottare in città i flussi turistici, manovra già riuscita lo scorso anno, dà ottime previsioni dato che sono stimate circa 1.900 / 2.000 persone al giorno; se così fosse, Vicenza entrerà ancora una volta nella classifica delle grandi capitali d’intrattenimento culturale e sarà per qualche mese sotto i riflettori.

Tuttavia, ad eccezione di un nucleo di 10 disegni che saranno cambiati e della tela di Gauguin Paesaggio tahitiano. I maiali neri (1891) che tornerà al Szépmuvészeti Muzeum di Budapest, la mostra vicentina è gemella di quella conclusa il 9 febbraio a Verona al Palazzo della Gran Guardia, articolata in un viaggio in cinque tappe nel genere iconografico della veduta e del paesaggio. Il percorso allestitivo in Basilica, già predisposto con la prima grande mostra dello scorso anno, vede egualmente disposte le opere che, in un percorso cronologico, danno occasione al visitatore di riflettere sul ruolo da protagonista del paesaggio nel XVII secolo e sui cambiamenti avvenuti nel genere pittorico sino al primo Novecento con le tele di Monet poste in chiusura alla rassegna. “Il Seicento. Il vero e il falso della natura” Si entra nella storia del paesaggio partendo dal XVII secolo, periodo in cui il genere conobbe una fortuna senza pari e godette di una piena affermazione e diffusione.

La tendenza interpretativa di un paesaggio ideale, data da Annibale Carraci e Domenichino (sono in mostra del primo il San Giovanni Battista e del secondo il Paesaggio con fiume e barche) poi continuata da Lorrain e Poussin, si contrappone al filone naturalistico di area nordica rappresentato dall’olandese Jacob van Ruysdael assieme a Hercules Pietersz. Seghers, Jan Van Goyen e Meindert Hobbema. Mentre quest’ultimi colgono ogni diverso aspetto del dato naturale -il mutare delle stagioni, dell’ora del giorno e degli eventi metereologici- in paesaggi silvestri o marine; gli altri propongono visioni liriche, paesaggi di ispirazione classica ed “eroica” come nel celebre Paesaggio con le ceneri di Focione, (1648) di Nicolas Poussin proveniente dal Liverpool Museums-Walker Art Gallery di Liverpool.

Caspar Friedrich Mare al chiaro di luna, (18351836) dall’Hamburger Kunsthalle di Amburgo fino alla Francia e alla scuola di Barbizon con Constable e Corot, concludendo con uno sguardo oltreoceano e ai pittori della scuola del fiume Hudson. “L’impressionismo e il paesaggio” In mostra grande rilievo è dato anche alla pittura en plen air e alla svolta impressionista con un’analisi profonda che dalla poetica di Renoir, Sisley, Pissaro, e Degas si chiude con la triade: Cezanne, Gauguin, Van Gogh.

“Il Settecento. L’età della veduta” Dalla doppia natura del Seicento, con le declinazioni in chiave drammatica e tenebrosa di Salvarore Rosa, si passa, nel secolo successivo, al rigore architettonico e prospettico della veduta in chiara relazione con il progresso degli studi di ottica. L’uso della camera ottica, di cui sarà in mostra un esempio della metà del Settecento, “modifica” l’immagine di Venezia cristallizzata, assieme ai veneziani, nelle tele ferme e dilatate di Antonio Canal detto il Canaletto di cui il Bacino di San Marco, (1738 ca.) dal Museum of Fine Arts di Boston, rappresenta uno dei maggiori capolavori. Assieme a lui Bernardo Bellotto e Francesco Guardi sono testimoni dell’ultimo fasto di Venezia. A completare la sezione del XVIII secolo, il prestito arrivato in extremis lo scorso autunno di Gaspar Van Wittel che ritrae Roma, veduta di piazza del Popolo (1718) dalle collezioni della Banca IntesaSanpaolo.

“Monet e la natura nuova” Un intero capitolo, ben 25 opere, è dedicato a Claude Monet la cui ricerca pittorica non manca di esercitare un grande fascino. Dallo studio delle superfici materiche in Il portale della cattedrale di Rouen e la torre d’Albane (1894) dalla National Gallery of Art di Washington, fino alle Ninfee, (1908, Cardiff, Amgueddfa Cymru - National Museum Wales), abitate non solo dalle variazioni di luce e dai cambiamenti atmosferici, ma anche dalle qualità emotive studiate per anni nel giardino di Giverny. Al di là delle attese e delle aspettative per la riuscita della mostra per cui sono stati fatti grandi sforzi, non solo economici, la speranza è che l’arte non divenga esclusivamente strumento di interessi politici legati a doppio filo ai benefici economici e al rendimento commerciale, ma sia innanzi tutto una “macchina per innescare pensieri” (cit. intervista a Salvatore Settis) e strumento per la scoperta delle molte potenzialità della città. Attraverso lo sguardo incantato dei pittori verso paesaggi e vedute possiamo recuperare una visione sognante e “spirituale” sì da avviare per il futuro un’azione culturale profonda, continua e capillare.

“Romanticismi e realismi” Nuovo significato viene dato in età romantica al paesaggio che diventa alchemica rappresentazione dello stato d’animo dell’uomo-artista. E’ questa la sezione più personale ed emotiva che rivela da vicino il curatore e le sue scelte. Trenta opere: da William Turner, Paesaggio con fiume e montagne in lontananza, (18401850 ca.) dal Liverpool Museums - Walker Art Gallery passando per l’immersione intimista di

Oltre a questo desiderio resta la certezza che i visitatori, vicentini o “forestieri”, godranno, oltre che dei paesaggi in mostra, anche di altre visioni urbane e si renderanno conto che a Vicenza “ soltanto al cospetto di queste architetture se ne apprezza il grande valore, perché esse sono intese a colmare l’occhio con la loro reale grandezza e corposità, e ad appagare lo spirito con la bella armonia delle loro dimensioni…” (Viaggio in Italia W. Goethe)

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EIKONARTMAGAZINE Catalogo Premio Afrodite

PREMIO AFRODITE

Il cuore alchemico

ARTE NIGRESCENTE Barreca Maria Bonanomi Donata Borlenghi Ugo Brusca Natalino Catino Tina D’Alessio Rosa Dapoto Roberto De Luca Claudio Farina Maurizio Fusari Giuliana Gherardi Lorena Giannuzzi Loredana Kali Feda Loviselli Ivana Mulè Matilde Paparà Mariana Parmagnani Roberto Provaggi Maria A. Ragni Ferdinando Reale Stefano Saravo Aniello Seri Adriana Toscano Giuseppe Vasuino Paolo ARTE RUBESCENTE Bellini Marisa Canonico Marinella Capuano Antonella Cioni Giacomo Cortelazzi Rossano Coruzzi Marina Di Sapio Salvatore Fersini Stefania Flaviano Cristina Grattacaso Gianni Lietz Carmen Mariani Lia Monaco Massimo J. Nazer Fausto Nuzzoli Milla Pensa Barbara Pia Fabrizio Radicati DiPrimeglio C. Riboli Mara Riva Gianni Salonia Elvira Sanfilippo Alessandro Soban Bogdan Tarzariol Lucio

III° CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA Artisti premiati nelle tre categorie Arte Nigrescente Bonanomi Donata Barreca Maria Borlenghi Ugo Reale Stefano Toscano Giuseppe Vasuino Paolo

Arte Rubescente Capuano Antonella Grattacaso Gianni Flaviano Cristina Riboli Mara Sanfilippo Alessandro Soban Bogdan

Arte Albescente Ceccarini Maria Paola Mantovani Elena Melina Lamberto Nazzani Jirina Palombini Teresa Sansoni Giacomo

ARTEALBESCENTE Allera Barbi Grazia Bogliacino Mariella Caimi Silvia Campestrin Cristina Ceccarini Maria Paola Conti Giovanni Cultrera Nadia Faraglia Samantha Interlandi Pablo Lazzini Enrico Mantovani Elena Marniga Maria Grazia Melina Lamberto Mirici Cappa Michela Motta Christine Nazzani Jirina Palombini Teresa Papa Alessio Rimondi Jessica Salvadore Danila Sansoni Giacomo Stavla Sara Tipaldi Adriana Zanellini Cinzia


Premio Afrodite

L’ARTE DI AFRODITE AMORE E PSICHE

Karl Mossdorf, “Nozze di Psiche e Mercurio” 1869 Antonio Canova: Amore e Psiche, 1788

1. Il mito narra di Psiche, principessa talmente bella da essere paragonata alla dea Afrodite, promessa sposa di un re molto anziano (Saturno) che abita sulla sommità di una montagna (la razionalizzazione delle sensazioni). Lungo la salita che conduce alla dimora del promesso sposo, la Principessa, colta dalla disperazione, si getta da un dirupo, ma viene miracolosamente salvata e trasportata dal vento Zefiro (l’intuizione pre-logica) in un palazzo segreto (il cuore) 2. Afrodite ordina a suo figlio Amor di trafiggerla con una delle sue frecce per rispettare le regole sociali che richiedono di trasformare le sensazioni in “ragione e sentimento morale” (Psiche sposa di Saturno), ma nell’attimo di prendere di mira Amor colpisce se stesso. Tra i due nasce l’emozione del cuore e poichè la passione dei sensi deve rimanere sconosciuta alla madre Afrodite, la divinità che permette di evolvere nella percezione logica delle passioni, Amore fa giurare alla Principessa che non avrebbe mai guardato il suo volto, pena la separazione.

3. Il cuore emotivo (Amore e Psiche) genera un flusso di emozioni che stimolano il desiderio di conoscere il volto dell’amato. Ignara di come procedere e istigata dalle due sorelle, Cupidigia e Cuncupiscenza, Psiche accende nel buio della notte una candela facendo cadere una goccia di cera incandescente sul petto dell’innamorato. Amore si sveglia e fugge, privando il desiderio di conoscenza dello stimolo dell’eros. 4. Psiche si sbarazza delle sorelle e inizia a vagare nell’etere interrogando le divinità che “sorvegliano” la metamorfosi di Psiche in Anima. Nel momento in cui emerge la consapevolezza psichica, sensoriale ed intuitiva delle emozioni corporee suscitate dalle immagini, Afrodite sottopone la Principessa a “Quattro prove” che innescano un processo cognitivo inconscio, non mediato dalla razionalità e nemmeno dalla volontà dell’Io, ma dall’istinto iscritto nel filamento femminile del Dna. 5. Nella prima prova le formiche aiutano Psiche a selezionare e ragguppare i semi simili (analisi sensoriale). Nella seconda prova il canneto le suggerisce di raccogliere la lana delle pecore assassine durante la notte (vaglio

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critico). Nella terza prova l’aquila vola fino alla sommità di una montagna per raccogliere l’acqua della conoscenza (elaborazione intuitiva). Nella quarta prova la torre le indica la via verso l’introspezione (il regno di Ade) per generare l’olio di Proserpina (la sintesi cognitiva) e trasformare le emozioni in opinioni e valutazioni critiche. 6. Quando il subconscio è posto sotto pressione, emergono gli istinti mentali (formiche, canneto, aquila e torre) che attivano lo sviluppo di un processo naturale di selezione logica delle immagini da cui ha origine l’istinto di riflessione peculiare dell’Anima (consapevolezza di sè) e l’istinto di individuazione peculiare dell’Animus (consapevolezza di relazione) 7. Dopo aver consegnato l’olio di Proserpina ad Afrodite, Psiche si addormenta di un lungo sonno, segno dell’imminente metamorfosi dell’anima sensoriale attraverso le funzioni mentali critiche, razionali e intellettive del cervello. L’evento non è raccontato dalla favola, ma è rappresentato nell’arte dalle nozze in cui Psiche si congiunge con Mercurio per generare l’Intuizione alchemica.


Premio Afrodite

Concorso di Arte contemporanea

PREMIO AFRODITE IL CUORE ALCHEMICO Tutti dicono che il cervello sia l’organo piu complesso del corpo, e da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore... Ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni... R. L. Montalcini

Il tema del concorso è il “cuore alchemico”, inteso come processo di integrazione delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti (particolari, individuali, traspersonali e universali) negli schemi percettivi adottati dagli artisti durante le operazioni di trasposizione del vissuto interiore in immagine. I sentimenti rappresentano l’humus naturale da cui germogliano nuclei di consapevolezza che vanno a formare le diverse tappe di un unico percorso di individuazione, uguale per tutti gli artisti che intraprendono la Via Umida descritta per simboli dagli artisti del rinascimento alchemico. Per Lorenzo Lotto e i filosofi del Rinascimento la consapevolezza del processo di trasformazione delle emozioni del cuore (il grifone) in sentimenti morali (i vizi e le virtù) sfocia nella comprensione delle virtù cardinali (Temperanza, Prudenza, Fortezza e Giustizia), il fulcro spirituale attorno su cui si innesca l’esperienza dell’alchimia della coscienza individuale e transpersonale. La ricerca della ricchezza, del prestigio sociale e del godimento sensoriale (il fauno) sono stati recepiti per secoli come elementi che contrastano lo sviluppo spirituale dell’individuo.

L’impostazione del cattolicesimo ha un’impronta etica; l’unità di misura della moralità è il “buon cristiano”, dedito agli affetti famigliari, alla cura della prole e la sacrificio di sè per amore di Madre Chiesa e della collettività religiosa. Il film “Chocolat” è il chiaro esempio di come la mentalità cattolica abbia conformato i comportamenti e i sentimenti umani per secoli, senza nessuna discontinuità apparente. L’uomo di fede che onora le leggi genetiche, morali e religiose (il Padre) e giunge a trasformare gli istinti, le pulsioni e la libido (il Figlio di Dio) in comprensione, compassione e conoscenza della natura umana (Spirito Santo) realizza di fatto il percorso di individuazione descritto dagli alchimisti rinascimentali nella Via Secca. La Via Secca si basava su meccanismi di inibizione, frustrazione e repressione delle pulsioni egocentriche che si manifestano durante la fase di formazione dell’Io. La negazione della materia “corporea” poteva essere praticata in ambienti chiusi e controllati, come i conventi e i monasteri religiosi, oppure in ambiti spirituali riservati agli iniziati.

La Via Umida rappresenta invece un percorso di trasformazione della coscienza che emerge durante quattro fasi di “trasmutazione” dell’emozione psichica, sensoriale e intuitiva, per lo più inconscia, in amore, creatività, coscienza di relazione e conoscenza di sè, i quattro atti decritti nella Piccola Opera L’alchimia dell’emozione si manifesta inizialmente come “amor di sè” (amor sui), il primo nucleo di consapevolezza emotiva in cui avviene l’introversione della percezione in autoavvertimento, propriocezione e introspezione. Il concetto di “cuore psichico” era inscritto simbolicamente nella vicenda di Amore e Psiche, la favola che Apuleio (I° sec d. C) aveva rielaborato sulla base di un canovaccio proveniente dalla cultura greca. La favola dei due amanti era diventata così esplicita che divenne una moda affrescare le pareti e i soffitti dei palazzi (palazzo del Tè a Mantova ad esempio). La fortuna dell’archetipo raggiunse il suo apice con Antonio Canova. Lo scultore fissò nell’immaginario colettivo il momento del “bacio” che stabilisce il legame alchemico tra “Emozione e Percezione”. L’Emozione è un fenomeno biopsicocomatico generato dal flusso dell’energia psichica (adrenalina nel sangue) nel cuore, mentre la Percezione è il segnale visivo che stimola le ghiandole endocrine e poi il cervello a innescare meccanismi di lotta o di fuga, di attrazione o repulsione, di amore o di odio. La principessa Psiche recepisce le frequenze del’eros sul piano della percezione prelogica (Cupido), ma non è in grado di decodificare il significato logico dell’emozione (il volto di Amor) fino a quando “Cupidigia e Cuncupiscenza” (le due sorellestre) non la spingeranno ad accendere il lume della curiosità.

Lorenzo Lotto: “Allegoria del Vizio e della Virtù”

Lorenzo Lotto : “Allegoria della Castità”

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La curiosità di conoscere genera la “funzione trascendente” (Afrodite) in grado di trasporre l’emozione inconscia sul piano della fantasia, dell’immaginazione e dell’ispirazione (Castità) e dare così avvio all’Arte di Afrodite.


Premio Afrodite

L’ARTE DI AFRODITE L’EMOZIONE ALCHEMICA

Caravaggio, “Bacco”

L’emozione è un fenomeno fisiologico generato per brevi istanti un processo di “soluzione e coagulazione” dell’adrenalina presente nel sangue con le informazioni eteriche proveniente dal flusso luminoso recepito dalla retina dell’occhio. L’emozione generata dalle frequenze di luce, rappresentata simbolicamente dall’immagine dell’araba fenice collocata al centro dei due cuori, dura pochi attimi: vive, muore e poi risorge senza soluzione di continuità man mano che l’energia psichica “ascendente” (il cuore con il vertice verso l’alto) si incontra nelle valvole cardiache con l’energia psichica “discendente” (il cuore con il vertice verso il basso) stimolata dalle immagini Il fenomeno di scambio coinvolge la respirazione e il processo di purificazione del sangue venoso in sangue arterioso. Nelle valvole cardiache avviene quel fenomeno di “solve e coagula” da cui scaturisce la sensibilità alle frequenze infrarosse responsabili dei fenomeni psicosomatici quali l’eccitazione fisica, l’irrequietezza psichica, il pathos emotivo, l’oscillazione inconscia dell’umore, il “colpo di fulmine” e l’estasi mistica. Gli alchimisti distinguevano tra emozione estroversa (Eros) ed emozione introversa (Amor) e tra creatività estroversa (Dioniso) e creatività introversa (Bacco). Il demone Eros, messaggero delle frequenze infrarosse e dell’innamoramento, ‘colpisce al cuore’ chi è in fase di estroversione dell’emozione, mentre “Amor” si manifesta nella fase di introversione dell’emozione indispensabile all’artista (e a Caravaggio) per generare la “creatività dell’anima”, la “musica del cuore” L’estroversione dell’emozione (Eros) accende il “fuoco” della passione amorosa (piacere), artistica (bellezza) e spirituale (castità), rappresentate dalla cultura greca e latina nella danza delle Tre Grazie, figlie di Afrodite e Dioniso. A ogni fase di estroversione corrisponde una successiva fase di introversione (Amor Vincit

Omnia) che innesca il processo sublimazione delle pulsioni, dei desideri e delle passioni (i tre musicisti) in colori, forme e simboli che rappresentano il linguaggio con la psiche trasferisce i contenuti inconsci in immagini. Tuttavia esiste tra gli artisti una differenziazione percettiva di base che dipende dalle diverse modalità con cui la Psiche recepisce lo spettro delle frequenze infrarosse (nigrescente), medie (rubescente) e ultraviolette (albescente). Ciò che rende davvero unici è il processo di regressione dell’emozione alchemica (nigrescente, rubescente, albescente) in grado di trasformare la pulsione sessuale in creatività introversa (Bacco), innescare un processo “chimico” di “distillazione” psichica, sensoriale e intuitiva delle immagini (il calice di vino) e la successiva “macerazione dei sensi” (la frutta in decomposizione).

Caravaggio, “Amor vincit Omnia”

La “procastinazione, la distillazione e la macerazione” sono le fasi che precedono la “putrefazione” dell’ ego razionale (l’opera al nero) e annunciano la nascita della sensibilità androgina (il suonatore di liuto) in grado di tradurre l’emozione in musica, arte e forme estetiche. Durante la fase di introversione dell’emozione, peculiare dell’umore malinconico, il ‘punto focale’ si sposta dalla percezione “ascendente” (l’Io) , modulata dalla trasformazione dell’energia sessuale in energia psichica (adrenalina nel sangue), a quella “discendente” (il Se), sensibile alle diverse frequenze di luce presenti nello spettro di luce. In questa seconda fase, regressiva rispetto alle priorità dell’Io, avviene lo spostamento dell’attenzione dal “cuore psichico” al “cuore spirituale”. L’emozione non è più suscitata dall’estroversione della pulsione di vivere (Dioniso), ma dal profluvio di stimoli sensoriali che provengono dalla realtà e che chiedono di essere metabolizzati, compresi e assimilati (Bacco), oppure di essere riposti nell’inconscio creativo e cognitivo (Bacchino malato ).

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Caravaggio, “Il suonatore di liuto”

Caravaggio, “I tre musicisti e Amor”


Premio Afrodite

Arte Nigrescente

ARTE NIGRESCENTE Alchimia dell’emozione psichica colori, forme e simboli dell’immaginario nigrescente

“La tavolozza di oggi è assolutamente colorata: celeste, arancione rosa, vermiglio, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto. Ma, pur giocando con tutti questi colori, si finisce con il creare la calma, l’armonia” (Vincent Van Gogh) La percezione dell’artista nigrescente è sensibile alle vibrazioni infrarosse, alle onde corte e alle immagini che trasmettono emozioni psichiche sul piano psicosomatico.

psichica che dipende in larga misura dalle esperienze e dalla predisposizione naturale ad espandere la visione dalle frequenze collocate all’estremità dello spettro degli infrarossi.

Mentre la creatività “ascendente” (dionisiaca) traduce le sensazioni psichiche in colori, segni e forme in grado di contenere, raffigurare e rappresentare il fondo inconscio in esso contenuta, la creatività “discendente” (bacchica) si volge verso l’interno alla ricerca di immagini e significati in grado di riportare la psiche in equilibrio.

Quando la visione si estende oltre il limite della luce visibile, iniziano a presentarsi fenomeni psicosomatici che possono condurre alla pazzia e alla scissione della personalità, mentre emergono dal profondo sogni, desideri e pulsioni che vanno a formare il contenuto creativo della compensazione. L’inconscio non è, come scrive Jung, un deposito inutile di emozioni più o meno censurate e rigettate nella memoria, ma rappresenta il fondo creativo da cui possono scaturire i simboli, le trame e le metafore della trasformazione nigrescente.

Agli inizi dell’esperienza artistica il fenomeno è inconscio, nel senso che non si conosce a priori l’oggetto che corrisponde all’emozione, ma nella fase in cui l’energia psichica diventa regressiva, la figurazione dell’oggetto in sè viene modificata dalla percezione del “cuore”, alterata da uno stato più evoluto di consapevolezza psichica (il Se psichico). I colori, i segni, le forme e la composizione del dipinto diventano un espediente terapeutico con cui il Se traspone l’emozione sul piano della fantasia astratta per compensare lo spostamento eccentrico dell’energia psichica dal suo asse e ripristinare almeno provvisoriamente, uno stato di pace, armonia, silenzio e appagamento dei sensi psichici. Se ciò avviene nello stadio della coscienza prelogica, la compensazione avviene automaticamente e l’artista ritrova uno stato di parziale serenità negli affetti e nei ricordi dell’infanzia o dell’adolescenza riposti nella memoria. Nello stadio della coscienza logica, invece, l’artista evolve nella percezione critica della realtà percepita dai sensi per cui l’oggetto da rappresentare viene elaborato in modo tale da compensare il disagio emotivo che inzia a mettere a dura prova le fondamenta dell’Io. Nelle opere si iniziano ad intravedere ombre, figure, messaggi che preludono all’annichilimento radicale della coscienza razionale su cui poggia l’Io, entità quanto mai fragile e priva di radicamento stabile all’interno del Se individual, inteso da Jung come una entità più estesa in grado di contenere oltre all’Io, l’inconscio personale e collettivo. Infine nello stadio della coscienza translogica avviene la presa di coscienza della realtà psichica che induce a soffermare lo sguardo sugli aspetti psicologici, simbolici e archetipali della percezione. Ogni artista sperimenta un proprio specifico arco di sviluppo della percezione

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Il passaggio dalla coscienza razionale dell’Io alla coscienza del Sè nigrescente segna il passaggio dalla visione lineare progressiva della vita a una visione laterale, dislocata dai processi di razionalizzazione, in cui si assiste quasi da spettatori alle vicende dell’esistenza e alla manifestazione ciclica dell’inconscio creativo. Nello stadio della coscienza transpersonale avviene un progressivo distacco dai bisogni dell’io e dalle aspirazioni dell’anima che procede verso una completa de-costruzione della personalità materiale, sociale e intellettuale. La percezione psichica si allontana dai principi della raffigurazione per diventare sempre più astratta e introspettiva. Contemporaneamente emergono i temi della ricerca dell’identità interiore, che coincide con l’esperienza del Sè cognitivo in grado di guidare l’artista verso i temi dell’arte contemporanea che si estende dalla rappresentazione astratta delle emozioni alla raffigurazione simbolica delle diverse fasi di distacco dal punto di vista personale. Per la sua specifica capacità di recepire le frequenze infrarosse peculiare del dolore, della sofferenza e delle ingiustizie, l’artista nigrescente sperimenta più di altri la sublimazione dell’emozione estetica nei sentimenti della compassione, oppure, più frequentemente nella rappresentazione ironica, sarcastica e denigratoria dei difetti dell’essere umano che sfocia in una aperta critica dei comportamenti individuali e collettivi. L’arte nigrescente descrive il percorso compiuto dalla percezione per risolvere il conflitto interiore e riportare la coscienza a uno stato provvisorio di equilibrio, oppure a stadi progressivi di alienazione dell’io razionale.


VICENZAVOGUE portfolio Percezione

prelogica

Arte Maestri Nigrescente d’arte

Percezione prelogica Bonanomi Donata D’Alessio Rosa Fusari Giuliana Kali Feda Loviselli Ivana Mulè Matilde Seri Adriana Barreca Maria La percezione prelogica nigrescente si configura come un processo di scomposizione dell’emozione psichica suscitata dalle frequenze infrarosse (eros e sentimenti di ansia, paura, disagio, incertezza, precarietà, timore, presagio...) percepite tramite esperienze reali o virtuali. Questa prima fase, rappresentata dalle opere disposte sulla fila verticale di sinistra, è caratterizzata dal movimento di irradiazione centrifuga delle linee verso l’esterno (big bang), dallo “sfilacciamento” e dispersione del colore (cometa), fino alla “trasudazione” dell’emozione dalla tela (paura), rappresentata dalle gocce di colore che scendono dal “nido dell’aquila”, animale simbolo della percezione prelogica.

Loviselli Ivana - trasportata dalla musica

Mulè Matilde - Big Bang

D’Alessio Rosa - Palermo

Fusari Giuliana Maddalena - Cometa...

Alla fase di scomposizione subentra la fase di integrazione psicologica per cui il movimento delle linee diventa centripeto (trasportata...) e la forma irregolare lascia il posto alla composizione geometrica in cui i colori freddi contrastano i colori caldi (Palermo) Dalle tela emergono segni psichici che sono già parte integrante di un linguaggio calligrafico descritto nell’opera “Li Po”: “L’esecuzione ha come base la reale partitura del testo, nelle traiettorie della forma corsiva della scrittura Han liberamente destrutturata. Sfondo chiaro – inchiostro nero – sigilli rossi e una scia aurorale sullo squarcio pittorico laterale, dove appaiono leggibili i caratteri in bianco dell’ultimo verso....” Il passaggio dal linguaggio psichico alla forma simbolica si compie con l’opera in cui gli opposti trovano unità psicologica nella contrapposizione equilibrata del bianco e nero. Premiate: “Veduta aerea” “Nido dell’aquila”

Kali Feda - Paura Seri Adriana - Li Po

1° Premio

Arte Afrodite Nigrescente 2013 Bonanomi Donata Barreca Maria

Barreca Maria - il nido dell’aquila

Bonanomi Donata - Veduta aerea

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Percezione logica

Arte Nigrescente

Percezione logica Brusca Natalino Saravo Aniello Reale Stefano Gherardi Lorena Giannuzzi Loredana Toscano Giuseppe Provaggi Maria A. Dapoto Roberto

Gherardi Lorena - Breathless Giannuzzi Loredana - Ero

Saravo Aniello - Pietrificazione di Pompei

Dapoto Roberto - Embrace

Nella fase di perdita dell’equilibrio, descritta dalle opere disposte nella fila verticale di sinistra, la percezione parte da stati d’animo alterati (affanno/breathless), da sensazioni tragiche (pietrificazioni), da speranze e riflessioni (le vie en rose) che hanno come finalità la costruzione di un centro stabile da cui può originare la consapevolezza dell’energia psichica femminile e della sua potenziale trasformazione in creatività simbolica (il busto di donna) Alla fase di spostamento della percezione logica dall’asse di equilibrio rappresentato dalla coscienza razionale dell’Io, si contrappone la fase di stabilizzazione rappresentata dalle opere disposte sulla fila verticale di destra. Questa seconda fase origina dal desiderio di esplorare l’energia sessuale capace di differenziarsi in energia psichica evolutiva (Ero) e libido (Embrace), ma anche di far sprofondare l’individuo in stati di depressione e angoscia esistenziale (busto di uomo)

Provaggi Maria A. - La vie en rose

Brusca Natalino - busto di uomo

1° Premio

Arte Afrodite Nigrescente 2013 Toscano Giuseppe Reale Stefano

Reale Stefano - Busto di donna

La percezione logica nigrescente è un fenomeno profondamente radicato nell’inconscio personale che ha come finalità la ricerca dell’equilibrio biopsicosomatico e la realizzazione dell’omeostasi.

Toscano Giuseppe - Catrame

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La percezione critica della realtà psichica ha l’effetto di contaminare i simboli dell’eros contemporaneo fino a de-potenziarli del loro potere di suggestione (Catrame) “Il volto della modella non è più perfetto e candido, ha acquisito toni e carattere comunicative autonome, ha assunto una nuova dignità, più reale, più vicina a quelli che sono i canoni della bellezza comune, si è tolto le vesti del kitsch predisposto e diffuso dai media in funzione di un mercato di futile consumismo” Premiate “Catrame” “Busto di donna”


Percezione translogica

Arte Nigrescente

percezione translogica Paparà Mariana Vasuino Paolo Catino Tina De Luca Claudio Farina Maurizio Parmagnani Roberto Borlenghi Ugo Tarzariol Lucio La percezione traslogica nigrescente possiede una matrice prevalentemente psicologica. L’attività dell’artista si orienta alla ricerca di simboli, forme, linguaggi espressivi e modelli che hanno la funzione di rivelare gli aspetti dell’ordine universale celati nello spettro di luce infrarossa. La ricerca si differenzia in due direzioni opposte, ma coincidenti dal punto di vista psicologico: il sacro e il profano. Le opere “sacre” disposte sulla fila verticale di sinistra, descrivono la scoperta dell’inconscio psichico collettivo in cui sono racchiusi i modelli di morte e trasformazione della libido (la crocifissione) che conducono al cambiamento di prospettiva (trasfigurazione), e i modelli universali che tracciano l’ottuplice sentiero di metamorfosi dell’emozione alchemica in energia trascendente (Viaggio2) La scoperta dell’inconscio collettivo induce a confrontarsi con le iniziazioni cristiane, quali la deposizione dell’ego corporeo (l’uomo del telo) e le iniziazioni al vuoto assoluto recepite nella dimensione degli infrarossi, così come avviene nella meditazione zen (Ultime luci)

Tarzariol Lucio - Trasfiguration..

Parmagnani Roberto - Viaggio 2

Paparà Mariana - L’uomo del telo

De Luca Claudio (Sek) - scultura

Catino Tina - vortice interiore

Farina Maurizio - L’alchimista

Le opere profane, invece, si confrontano con i simboli del potere sociale (scultura), personale (Vortice interiore), intelettuale (L’alchimista) e “spirituale” (Revenge). La spiritualità materiale è fondata sui pilastri del Mercato e del Denaro che sostengono il Capitale. All’interno della struttura si muovono “undici sfere”, simbolo di un processo di de-costruzione che rappresenta la “rivincita” delle emozioni. Premiate “Revenge” “Ultime luci”

1° Premio

Arte Afrodite Nigrescente 2013 Vasuino Paolo Borlenghi Ugo

Vasuino Paolo - Revenge

Borlenghi Ugo - Ultime luci

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Premio Afrodite

Arte Rubescente

ARTE RUBESCENTE Alchimia dell’emozione sensoriale colori, forme e simboli dell’immaginario rubescente Il signor Cézanne è un pittore e un grande pittore. In tutti i suoi dipinti, l’artista commuove, perché egli stesso prova, davanti alla natura, un’emozione violenta che l’abilità trasmette alla tela». La percezione dell’artista rubescente è sensibile alle frequenze del verde, alle onde medie e alle immagini che trasmettono emozioni sensoriali sul piano psicosomatico. Mentre l’emozione “ascendente” (dionisiaca) traduce lo stimolo emotivo in colori, segni e forme in grado di definire il più possibile la realtà percepita dallo sguardo, senza nessuna mediazione di tipo intellettualistico (principio guida degli impressionisti), l’emozione “discendente” (bacchica) si volge verso l’interno alla ricerca di un significato che assuma un valore di psicologico, filosofico e ontologico. Nei primi tempi l’artista predilige una raffigurazione della natura e dei paesaggi fedele al senso di realtà, fino ad esaurire la spinta creativa che l’emozione sensoriale gli concede. Nella fase in cui l’energia psichica diventa regressiva, la figurazione dell’oggetto in sè viene cesellata dalla coscienza del “cuore”, cioè dalla trasformazione dell’emozione in consapevolezza sensoriale (Se sensoriale) I colori, i segni, le forme e la composizione del dipinto rispondono a una bisogno della coscienza sensoriale di trovare equilibrio e armonia nella composizione. Lo sguardo del Se sensoriale modella la visione della realtà in base a un specifico gradiente oggettivo definito dalla coscienza prelogica, logica e translogica. “La pittura è l’oggettivazione nella tela dei reali dati sensibili “ (Cezanne) Nello stadio della coscienza prelogica l’oggettivazione dell’emozione sensoriale sulla tela avviene seguendo l’impulso di soddisfare un bisogno di coerenza stilistica, limite del segno, misura delle forme ed equilibrio tra la gamma dei colori freddi e quelli caldi. Nello stadio della coscienza logica, invece, l’artista evolve nella percezione razionale della realtà percepita dai sensi per cui l’oggetto da rappresentare viene collocato su un piano di appoggio, o inserito in uno specifico contesto in modo tale da essere esaminato con cura fino nei dattagli minimi. L’osservazione degli oggetti inizia passando attraverso l’analisi sensoriale degli elementi omogenei o contrapposti, il vaglio razionale delle impressioni suscitate dalla composizione e l’elaborazione intuitiva di diverse ipostesi formali e coloristiche che mettono alla prova il senso comune delle cose e della realtà stessa Nel momento in cui diventa attiva la funzione regressiva, l’artista alchemico sente di essere

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diverso dagli altri e di non seguire più le linee guide della percezione condivisa dai movimenti artistici e dalle opinioni correnti. Se l’artista rubescente si astiene dalla tentazione di intellettualizzare la propria visione della realtà, può avvenire la trasformazione dell’emozione alchemica in comprensione sensoriale che conduce a un graduale processo di de-condizionamento dalle forme, dagli stili e dai linguaggi suggeriti dal senso comune, dalle mode del tempo e dalla cultura dominante. La comprensione sensoriale di ciò che accade nella dimensione quotidiana diventa lo strumento per la presa di coscienza della realtà sociale poichè al decondizionamento dei sensi percettivi corrisponde una liberazione dagli schemi di intepretazione imposti dalla razionalità. Quando inizia a subentrare la percezione translogica emerge la visione del conflitto esistente tra la condizione naturale e la condizione sociale dell’individuo. La comprensione psicologica del conflitto generato dalla discriminazione sociale (razziale, economica, culturale, religiosa) trasmuta in analisi sociologica e filosofica che si riflette sui temi e i contenuti delle opere. Ogni artista sperimenta un proprio specifico arco di sviluppo della percezione sensoriale che dipende dal talento di espandere la visione sia sul versante degli infrarossi che su quello degli ultravioletti. Per questo motivo le tematiche possono spaziare su temi molto diversi e uno stesso soggetto può essere rappresentato più volte in modalità seriale, per apprezzarne le diverse sfumature coloristiche. Quando la percezione del Sè rubescente inizia a discriminare nelle frequenza infrarosse la realtà dalla mistificazione e nelle frequenze ultraviolette la verità dalla manipolazione, allora iniziano ad emergere dal profondo sogni, visioni e trame che vanno a formare il contenuto spirituale dell’arte alchemica Nello stadio della coscienza transpersonale avviene un progressivo distacco dalle convenzioni sociali, culturali e religiose che procede verso un completo de-condizionamento dai modelli assimiliti tramite l’incoscio ereditario e sociale. La percezione sensoriale si allontana dai principi della raffigurazione per diventare invece rappresentazione del percorso creativo rubescente in cui risalta l’ironia e la critica dei costumi della società.


Percezione prelogica

Arte Rubescente

Percezione prelogica Lietz Carmen Flaviano Cristina Nazer Fausto Riva Gianni Monaco Massimo Josè Nuzzoli Milla Coruzzi Marina Sanfilippo Alessandro La percezione prelogica rubescente si configura come un processo di scomposizione e ricomposizione dell’emozione sensoriale suscitata dalle frequenze medie (realtà sociale) in cui si “manifestano” i sentimenti sociali dell’integrità, della libertà personale e dell’autodeterminazione, ecc.. percepiti tramite esperienze dirette o indirette L’arte rubescente è caratterizzata dalla scelta di temi che rivelano la realtà dell’anima raffigurata simbolicamente dall’immagine della donna. Tale realtà è percepita dal punto di vista soggettivo, oppure sul piano oggettivo.

Lietz Carmen -Amish

Nazer Fausto - Senza titolo

Riva Gianni - Lisa confusa

Monaco Massimo Josè - Koi Ogon

Dal punto di vista soggettivo (le opere disposte sulla fila verticale di sinistra) l’immagine della donna-anima assume un significato autoreferenziale per cui l’emozione si scompone in bisogno di integrità morale (amish), chiarezza di comportamenti (Lisa confusa), fantasia e leggerezza (pensieri danzanti) e liberazione dalla convenzioni sociali legate all’immagine pubblica (maschera) Sul piano oggettivo (le opere disposte sulla fila verticale destra) l’immagine della donna diventa espediente metaforico per affrontare i temi dell’anima sociale.

Nuzzoli Milla - Pensieri danzanti

Coruzzi Marina - pensieri allo specchio

In questo caso l’emozione si ricompone all’interno di specifiche tematiche, quali la violenza e l’aggressione fisica (senza titolo), la suggestione emotiva suscitata dal desiderio di aderire a culture diverse (koi ogon), la riflessione mentale quale espressione della cura di sè (pensieri allo specchio) e l’esplorazione della dimensione spirituale inconscia che si manifesta nell’anima sensoriale durante la fase di elaborazione onirica delle pulsioni represse (sogno) Premiate: “Sogno” “Maschera”

1° Premio

Arte Afrodite Rubescente 2013 Sanfilippo Alesandro Flaviano Cristina

OUTLET VIA NEGRELLI 42 - BRENDOLA Flaviano Cristina - Maschera

PER INFO 331.7687141 - 338.3234000 Sanfilippo Alessandro - Sogno

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Arte Rubescente

Percezione logica Percezione logica

Ragni Ferdinando - Bosco in autunno

Di Sapio Salvatore - Almost one hundred butterflies

Cortellazzi Rossano - Ricostruire il futuro

Salonia Elvira - Riflessi con alberi

Canonico Marinella - La danza della luce

Fersini Stefania - Spring Summer

1° Premio

Arte Afrodite Rubescente 2013 Grattacaso Gianni Capuano Antonella

Capuano Antonella - Tea

Grattacaso Gianni - Dark man

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Salonia Elvira Di Sapio Salvatore Cortellazzi Rossano Canonico Marinella Fersini Stefania Capuano Antonella Ragni Ferdinando Grattacaso Gianni La percezione logica rubescente è legata a doppio filo all’esperienza quotidiana dei sensi. Ciò che viene recepito sensorialmente (colore, profumo, temperatura, bellezza della natura e dell’essere umano, ecc) viene restitituito in immagine. Si può ravvisare nelle opere degli artisti due tendenze diverse di rappresentazione del vissuto sensoriale tra loro divergenti. La prima tendenza, rappresentata dalle opere disposte sulla fila verticale sinistra, opera una restituzione oggettiva della realtà che spinge a riprodurre fedelmente ciò che si vede (bosco d’autunno), oppure a rappresentarla con sfumature diverse a seconda della tecnica utilizzata (ricostruire il futuro) e delle impressioni suscitate dalle variazioni della luminosità (la danza della luce ) provocate da filtri naturali (le nuvole), o artificiali (il bicchiere trasparente) Se il soggetto viene collocato su un piano di appoggio per essere analizzato dalla percezione sensoriale, allora emerge il desiderio di introdurre una interpretazione soggettiva delal realtà (tea). La seconda tendenza, descritta dalle opere disposte sulla fila destra, altera la realtà costringendo il soggetto naturale ad assumere forme riconoscibili (almoste one...) oppure non più identificabili (riflessi con alberi). L’alterazione della realtà percepita dai sensi assume un valore simbolico quando il soggetto viene inserito all’interno di scenografie artefatte che mettono in dubbio la percezione del senso delle cose (spring summer). Se tale operazione viene compiuta dal mezzo fotografico, di per sè strumento di riproduzione fedele della realtà, la percezione logica nega se stessa (darl man) e impone le regole del dubbio (la nebbia), ostile a ogni rappresentazione logica dei fatti. Premiate: “Dark man” “Tea”


Percezione translogica

Arte Rubescente

Percezione translogica Radicati DiPrimeglio Consolata Pia Fabrizio Cioni Giacomo Pensa Barbara Bellini Marisa Riboli Mara Mariani Lia Soban Bogdan La percezione translogica rubescente possiede una matrice prevalentemente simbolica. L’attività dell’artista si orienta alla ricerca di forme, meta linguaggi, schemi e modelli che hanno la funzione di rivelare gli aspetti dell’ordine sociale - culturale e spirituale occultati nello spettro di luce intermedio in cui agisce la coscienza dell’Io modellata dalla percezione sensoriale. La mente sensoriale inconscia utilizza due istinti mentali tra loro contrapposti, ma coincidenti dal punto di vista razionale: congiunzione e separazione. La tendenza a “congiungere”, descritta dalle opere disposte sulla fila verticale di sinistra, permette di espandere la percezione psicologica dei fenomeni che scaturiscono unendo (l’unione) le frequenze ultraviolette (sacro) con le frequenze infrarosse (profano). Congiungendo ancora “sacro e profano” si può perforare (il buco nero) il sistema delle abitudini e immaginare le diverse possibilità concesse dal viaggio della mente (il turista), soggetta a forme depressive e di alienazione dal corpo fisico (like prozac). La tendenza a “separare”, descritta dalle opere disposte sulla fila verticale di destra, induce una selezione dei dati sensoriali da cui emerge un confronto critico (il confronto), una dialettica razionale (allevamento intensivo) e un giudizio intellettivo (e vissero sempre felici...) che si manifestano per simboli, metafore e allegorie. Spinta alle estreme conseguenze la separazione dell’artista dalla sua stessa arte produce una “immagine del Tempo” generata automaticamente dal computer. l’Immagine non è priva di significato simbolico poichè risulta sincronizzata con l’emozione. Premiate “Like Prozac” “Immagine del tempo”

Cioni Giacomo - confronto Radicati DiPrimeglio Consolata - L’unione

Pia Fabrizio - allevamento intensivo Mariani Lia - Crna taska (buco nero)

Pensa Barbara - Turista

Bellini Marisa - E vissero sempre felici e contenti

Soban Bogdan - Immagine del tempo

1° Premio

Arte Afrodite Rubescente 2013 Soban Bogdan Riboli MAra

Riboli Mara - Like prozac

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Premio Afrodite

Arte Albescente

ARTE ALBESCENTE Alchimia dell’emozione intuitiva colori, forme e simboli dell’immaginario albescente si distaccò dall’espressione naturalistica accentuando progressivamente l’astrazione della visione pittorica, realizzata in forme piatte di colore puro e semplificate con la rinuncia alla prospettiva e agli effetti di luce e di ombra, secondo uno stile che fu chiamato sintetismo La percezione dell’artista albescente è sensibile alle frequenze ultraviolette, alle onde lunghe e alle immagini che contenengono simboli e archetipi in grado di suscitare l’emozione intuitiva. Mentre l’emozione “ascendente” (dionisiaca) traduce l’impressione intuitiva in colori, segni e forme in grado di rappresentare l’idea o il concetto che si forma nella mente, aggiungendo e togliendo oggetti che rimandano a contesti diversi da quelli comunemente percepiti, l’emozione “discendente” (bacchica) si volge verso la ricerca di ‘verità che vanno oltre i limiti tracciati dalle regole predefinite dalla razionalità comune. Nei primi tempi l’artista si vari stili e tecniche di raffigurazione della realtà quotidiana utilizzando prevalentemente colori freddi e piani di colore definiti con toni accesi di colore, tra cui il giallo, la vibrazione di luce che più di altre permette di distingure, decidere, sceglieree scegliere tra i diversi oggetti della percezione. Nella fase in cui l’energia psichica diventa regressiva, la figurazione dell’oggetto in sè viene cesellata dalla del “cuore”, cioè dalla trasformazione dell’emozione in consapevolezza intuitiva (Se sensoriale) delle immagini. I colori, i segni, le forme e la composizione del dipinto non corrispondono alla verità oggettiva, ma a una visione interiore che rifiuta la la copia dal vero (arte nigrescente) e l’imitazione della visione naturalistica (arte rubescente). Lo sguardo del Se intuitivo si stacca dalla realtà contingente e dal mondo dei sentimenti legati ai modelli storico-sociali, per accogliere invece la visone di altre culture lontane nel tempo e nello spazio. I riferimenti mentali spaziano da quelli mitologici in cui si intravedono gli archetipi millenari che hanno determinato lo sviluppo della coscienza occidentale, a quelle assimilati dalle civiltà estraeuropee ancora legate ai miti ancestrali, ai riti e alal conoscenza intuitova della realtà e della verità. Passando attarverso le strutture prelogiche, logiche e translogiche della percezione l’emozione intuitiva integra progressivamente simboli e archetipi che di simostrano antagonisti ai paradigmi della conoscenza prodotti dal sapere occidentale. Nello stadio della coscienza prelogica l’artista sperimenta la totale soggettivizzazione dell’emozione intuitiva sulla tela. L’atto creativo è suggestionato dalle letture, dai viaggi e dalle esperienze personali per cui l’artista segue l’impulso di dare voce al bisogno di dimostrare l’esistenza di forme alternative di conoscenza.

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Nello stadio della coscienza logica, invece, l’artista evolve nella percezione intellettiva. Il soggetto da rappresentato viene utilizzato per il suo valore simbolico, come medium di collegamento con dimensioni di conoscenza che sono ancora sconosciuti. L’osservazione degli oggetti inizia passando attraverso l’analisi intuitiva degli elementi, spesso eterogenei, che vengono collocati insieme nelle scena, per procedere nel’elaborazione formale, esplicita o simbolica, del punto di vista personale che nella fase regressiva inizia diverge dalle opinioni correnti, dalle convinzioni comuni e dalle certezze acquisite durante gli anni della formazione Nello stadio della coscienza translogica, l’artista albescente iniza a esplorare i miti, i simboli e gli archetipi racchiusi nelle opere dell’arte e inzia un processo di distacco dal punto di vista personale. Se l’artista albescente si astiene dalla tentazione di farsi interprete del sapere condiviso, atteggiamento di chi segue le mode culturali, le tendenze artistiche e l’influenza del mercato, può avvenire la trasformazione dell’emozione alchemica in conoscenza intuitiva della verità che conduce a un graduale processo di de-costruzione e de-condizionamento delle forme, dagli stili e dai linguaggi compenetrati nell’inconscio cognitivo collettivo. La conoscenza intuitiva dei processi di suggestione messi in atto dal potere mediatico, diventa lo strumento per la presa di coscienza dei processi di formazione della conoscenza poichè il distacco dai modelli corrisponde una liberazione dagli schemi di intepretazione imposti dalla razionalità. Ogni artista sperimenta un proprio specifico arco di sviluppo della percezione intuitiva nel Sè albescente che dipende dal talento di espandere la visione dalle frequenze ultraviolette in cui si manifestano gli archetipi. Quando la percezione del Sè albescente inizia a selezionare, discernere e discriminare le immagini di verità da quelle utilizzate per suggestionare i comportamenti di massa, allora iniziano ad emergere dal profondo sogni, visioni e trame che ispireranno le opere del Sè traspersonale. Nello stadio della coscienza transpersonale avviene un progressivo distacco dalle convenzioni sociali, culturali e religiose che procede verso la reinterpretazione dei miti. Il fenomeno di rivistazione dei modelli di coscienza e di rielaborazione degli archetipi avviene durante la fase della creazione in cui è predominante una sintesi inconscia del sapere.


Percezione prelogica

Arte Albescente

Percezione prelogica Campestrin Cristina Bogliacino Mariella Conti Giovanni Caimi Silvia Cultrera Nadia Lezzini Enrico Mantovani Elena Stavla Sara

La percezione prelogica albescente si configura come un processo di trasposizione dell’emozione intuitiva suscitata dalle frequenze ultraviolette (simboli, archetipi, immagini sacre, divinità) recepite in modalità inconscia.

Conti Giovanni - Voluttà Stavla Sara - Risveglio interiore

L’artista coinvolto nei processi di elaborazione del sapere dell’Anima utilizza l’immagine del corpo femminile in quanto veicolo di “ricezione e codificazione” di una conoscenza corporea profondamente radicata nel sistema delle ghiandole endocrine. Le ghiandole endocrine sono centri di ricezione delle informazioni sottili presenti nell’etere, ma nello stesso tempo possono innescare un processo cognitivo in grado di tradurre le emozioni intuitive in parole, pensieri, immagini simboliche. Le opere disposte sulla fila verticale di sinistra descrivono la capacità dell’Anima di entrare in sintonia con le frequenze ultraviolette in cui l’Eros trasfigura inn piacere mentale (voluttà), sublime erotismo (il ventre di Afrodite), castità (non è il momento) e tragica consapevolezza del “dolore del distacco che graffia di rosso” (linea interrotta) Le opere disposte sulla fila verticale di destra descrivono le fasi di codificazione della conoscenza intuitiva. Il corpo e il volto sono rivolti verso il tramonto (le frequenze ultraviolette) per “annunciare” il risveglio spirituale (risveglio interiore), l’intuitizione critica (vanità), la procastinazione della pulsione (waiting) e la trasmutazione della percezione intuitiva in intuizione psicologica (metti il diavolo a ballare) Premiate “Linea interrotta” “Metti il diavolo a ballare”

Bogliacino Mariella - Il ventre di Afrodite

Cultrera Nadia - Vanità

Lezzini Enrico - Non è il momento

Caimi Silvia - waiting

1° Premio

Arte Afrodite Albescente 2013 Mantovani Elena Ceccarini Maria Paola

Mantovani Elena - Linea interrotta

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Ceccarini Maria Paola - Metti il diavolo a ballare


Arte Albescente

Percezione logica Percezione logica Marniga Maria Grazia Zanellini Cinzia Interlandi Pablo Nizzani Jirina Allera Barbi Grazia Mirici Cappa Michela Motta Christine Palombini Teresa

Marniga Maria Grazia - In volo

Allera Barbi Grazia- Dado o Dada

La percezione logica albescente è tesa a codificare in immagini simboliche il flusso di stimoli proveniente dalle immagini e dalle parole contenute nelle opere della cultura condivisa. Ciò che viene recepito (sensazione, emozione, sentimento) viene restitituito inconsciamente in immagine-pensiero. Solo a posteriori è possibile offrire una interpretazione alle immagini che possiedono già al loro interno, nella composizione, nella scelta dei soggetti e nelle loro combinazione, una matrice simbolica.

Zanellini Cinzia- Bianchi nel mare

Mirici Cappa Michela- Strappo azzurro

Interlandi Pablo- Diffidenza - i cattivi pensieri

Motta Christine- Delicatezza

Nazzani Jirina- Oltre l’apparenza - atollo a sud

1° Premio

Arte Afrodite Albescente 2013 Nazzani Jirina Palombini Teresa Palombini Teresa- La cultura è il cibo per la mente

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Si può ravvisare nelle opere degli artisti due modi di tradurre il pensiero in immagine: la figurazione e la rappresentazione. Nel processo di raffigurazione (fila verticale di sinistra), l’immagine-pensiero utilizza “l’elemento aria” per codificare in metafora la triade dell’anima percettiva (in volo); “l’elemento acqua” per rappresentare l’istinto di conoscenza che sorge dall’emozione (bianchi nel mare); “l’elemento fuoco” per ‘bruciare’ i “cattivi pensieri” e purificare l’intuizione (diffidenza); “l’elemento terra” per isolare il pensiero e renderlo permeabile all’inferenza degli ultravioletti (la spiritualità). Nel processo di rappresentazione (fila verticale di destra) l’immagine-pensiero prende forma e contenuto (dado o dada), forza e leggerezza (strappo azzurro), sensibilità alla luce e delicatezza di espressione (delicatezza) fino a descrivere per simboli logici il desiderio della mente intuitiva di cibarsi delle opere dell’ingegno umano (la cultura è il cibo della mente). Premiate “Oltre l’apparenza” “La cultura è il cibo della mente”


Grafica d’autore Percezione translogica

Arte Albescente

Percezione translogica Campestrin Elisa Faraglia Samantha Tipaldi Adriana Salvadore Danila PapaAlessio Rimondi Jessica Sansoni Giacomo Melina Lamberto

La percezione translogica albescente coglie il significato psicologico, simbolico e archetipale delle cose, dei fatti, degli eventi e delle immagini e li trasfigura in nuove idee, concetti e contenuti di conoscenza.

Campestrin Cristina- Nell’Anima

Tipaldi Adriana- Scala senza fine

L’attività dell’artista si orienta alla ricerca della realtà e della verità uscendo dagli schemi comunemente tracciati dalla scienza o dalla filosofia. La riceerca della realtà, descritta dalle opere disposte sulla fila verticale di sinistra, passa attraverso la conoscenza dei giochi di coscienza (nell’anima), dei meccanismi di occultamento della coscienza (il peso della maschera) e manipolazione della mente (dentro il percorso della mente) messi in atto a livello individuale e collettivo per impedire la libera autoespressione del Sè testimone, principio unificatore degli opposti in grado di espandere la percezione delle frequenze di luce visibili e invisibili e di collocare il principio di realtà (il rosso) al centro di un ordine filosofico e spirituale (il viola) che opera autonomamente in ogni individuo privo di ego intellettuale (2XF).

Faraglia Samantha- Il peso della maschera

Salvadore Danila- Il vero Sè

La ricerca della verità, descritta dalle opere disposte sulla fila destra, “ascende” verso l’universo degli archetipi di cui si fa interPapa Alessio- Dentro il percorso della mente prete la perfezione della natura (scala senza fine) e dell’essere umano che rivela la verità del Sè (il vero Sè). La conoscenza della verità richiede di unificare il funzionamento dei due emisferi (je, moi), esperienza fondamentale per iniziare poi la “discesa negli inferi”, metafora della fase di regressione che conduce al completo distacco dall’ego e dalla libido di esercitare il potere della conoscenza (persefone).

Rimondi Jessica- Je, moi

1° Premio

Arte Afrodite Albescente 2013 Sansoni Giacomo Melina Lamberto

Premiate “2XF” “Persefone” Melina Lamberto- Humana CCX - Persefone

Sansoni Giacomo- “2XF”

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VICENZAVOGUE focus eventi

Palestre Vicentine

fotografie di Dorota Jagiello

PILATES CONNESSIONE TRA MENTE E CORPO IN MOVIMENTO Nel paragrafo d’apertura del suo libro “Return to life throught contrology”, Pilates scrive: l’allenamento fisico è il primo requisito per arrivare alla felicità. Un buon motivo per iniziare a praticare uno sport. Ma quale sport? Oggi il mercato del fitness offre una miriade di attività....è un mondo in continua evoluzione e crescita. I centri fitness mettono a disposizione macchine di ultima generazione e modelli di allenamento per tutti i gusti. Perché quindi dovrei scegliere il PILATES ma soprattutto cos’è PILATES? Andando avanti nella lettura del libro Joseph Pilates dice che mente e corpo sono indissolubilmente legati al punto da influenzarsi a vicenda. Risvegliando migliaia di cellule muscolari dormienti si possono risvegliare anche le cellule dormienti del cervello. In tal modo il corpo stimola il funzionamento della mente e la mente crea consapevolezza. Nel fare ciò viene sviluppata la stabilità, la postura è perfezionata, sono migliorati i meccanismi di movimento, vengono rieducati i modelli di allenamento muscolare e tutte le funzioni ed il benessere globale risultano rinforzati. A differenza di molti tipi di ginnastica, il metodo Pilates è più di una semplice serie di esercizi è un metodo che segue principi fondati su base filosofica e teorica. Questo metodo si è sviluppato in più di sessanta anni di pratica e di osservazione e continua ad essere migliorato e adattato alle esigenze di ogni cliente, perché ogni persona è unica, perché ogni persona ha caratteristiche e capacità differenti. E’ un allenamento ottimale per obiettivi di natura atletica e sportiva; è una disciplina sicura, efficace e senza impatto per le donne in gravidanza; aiuta a mantenere in ottimo stato sia la struttura muscolare che quella ossea; facilita il funzionamento ottimale degli organi interni; sviluppa la forma fisica in ogni suo aspetto, aumenta la consapevolezza del proprio corpo e ne migliora

il controllo; distribuisce la massa corporea in modo gradevole dal punto di vista estetico e ti insegna a respirare. E’ un’allenamento completo, funzionale e io aggiungerei continuo. Gli schemi motori che vengono appresi a lezione vengono messi in pratica nel quotidiano per cui in definitiva non si smette mai di far pilates. A chi è rivolto il Pilates? A tutti. Non ci sono controindicazioni. Ogni persona può seguire un corso di pilates. Gli esercizi delle lezioni vengono combinati in base alle caratteristiche ed alle esigenze di ognuno. Ogni esercizio prepara il corpo al movimento successivo, senza stress al livello articolare. In modo fluido e continuo, come in una sorta di danza, si passa da un movimento ad un’altro, in un crescendo continuo. La sensazione di benessere dopo una lezione di pilates è unica. Grazie alla respirazione si porta ossigeno ai tessuti, grazie alla consapevolezza e alla conoscenza del proprio corpo ci si muove in risparmio energetico utilizzando attivamente i muscoli che servono per quel dato movimento. Una mente attiva e partecipe contribuisce alla realizzazione di un corpo nuovo. Dove si può praticare il pilates? Due anni fa mi sono messa alla ricerca del posto perfetto.....un posto che potesse supportare tutta la bellezza e l’unicità di questa disciplina. Con un pizzico di fortuna dopo qualche ricerca, all’interno di una corte a pochi passi dal centro, nel posto perfetto nasce il PILATESTYLE, uno studio interamente dedicato al pilates. Un piccolo mondo ovattato dove il caos e il rumore non esistono, dove il tempo è relativo, dove al centro ci sei tu. Lo studio offre: - corsi matwork: lezioni a corpo libero che prevedono l’utilizzo di piccoli attrezzi. - corsi equipment: lezioni con l’utilizzo delle macchine del pilates.

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- pilates per sportivi ed atleti: programma di lavoro per gli sportivi che vogliono migliorare la propria preparazione atletica, riducendo il rischio di infortuni. - pilates pre e post gravidanza: programma per l’allenamento durante la gravidanza che può essere effettuato dopo il terzo mese e fino alla data del parto. Migliora la postura e aiuta a prevenire le sintomatologie dolorose a livello della colonna. - Il pilates post gravidanza è un lavoro efficace per riacquistare la forma fisica perché lavora in modo completo su tutta la muscolatura e in modo particolare sulla muscolatura addominale e del pavimento pelvico. - pilates per bambini (dagli 8 anni in su): attraverso la chiave del gioco favorisce lo sviluppo armonico del corpo. I bambini imparano a percepirsi, a controllarsi e a lasciar andare le tensioni. Consigliabile come sport da integrare ad un’altra attività sportiva. - cardiolates: protocollo di lavoro che combina i principi di allenamento del pilates con i benefici cardiovascolari e fisiologici del rebaund (tappeto elastico). - Lezioni one to one. “Quando ti prendi cura di una persona vinci sempre” (Patch Adams). Attraverso una visione unica di corpo e mente e pensando al benessere della persona nella sua totalità, all’interno trovi anche lo studio Carma massaggi, dove puoi provare: massaggio rilassante, massaggio sportivo, massaggio linfo drenante, massaggio miofasciale e applicazione del tape kinesiologico. Questo ed altro ancora puoi trovarlo nella sede del PILATESTYLE in c.so SS. Felice e Fortunato, 250 con ampio parcheggio interno privato. Info: Roberta Riggio 3498707531 oppure info@pilatestyle.it facebook pilatestyle.


VICENZAVOGUE focus eventi

Eventi Artistici

DECOLLAZIONE E APOTEOSI DI SAN GIOVANNI BATTISTA Dipinto sulla volta della chiesa parrocchiale di Locara - San Bonifacio di Anna Maria Ronchin

solo per devolvere i proventi della raccolta ai missionari, ma anche per i restauri degli altari e dei dipinti della settecentesca chiesa di Locara.

Domenica 9 febbraio 2014 inaugura il nuovo dipinto “La decollazione e apoteosi di San Giovanni Battista” sulla volta della nuova parrocchiale di S.Giovanni Battista e S.Valentino di Locara, comune di San Bonifacio (VR), con la messa solenne officiata da Monsignor Lodovico Furian, Vicario generale della diocesi di Vicenza e dal parroco Don Nicola Mattiello, alla presenza delle autorità municipali del comune di San Bonifacio e dei comuni confinanti: Monteforte, Lonigo e Gambellara. L’opera riprende quella andata perduta di Felice Lovato e del nipote Giuseppe, realizzata in tempera su intonaco nel 1927. Infatti, a seguito dell’introduzione del riscaldamento ad aria soffiata nel 1965, fu alterato il supporto ligneo su cui erano ancorate le arelle e per mettere in sicurezza il soffitto che stava cedendo, dopo tre anni venne demolita la volta e sostituita con semplice intonaco . La comunità locarese ha sognato di poter rivedere il dipinto per più di mezzo secolo, in particolare, le due generazioni che dal Secondo Dopoguerra hanno goduto di quel dipinto devozionale. Con il Gruppo Raccolte Varie (G.R.V.) i volontari arcolesi hanno accantonato i risparmi di cinque anni di recupero di carta, ferro e vetro, e finalmente nel 2010 hanno potuto sostenere la parrocchia di Locara, che ha incaricato le artiste Anna Elisa Sartori e Antonella Burato di realizzare l’opera ispirata a San Giovanni Battista. Sembra una tradizione consolidata della comunità di Locara, quella di costruire opere devozionali con – le piccole offerte spontanee portate dai fedeli- (fidelibus stipem sponte conferentibus) così è inciso sulla lapide antistante la sacrestia, che commemora il giorno della consacrazione della nuova chiesa di San Giovanni Battista, avvenuta il 23 luglio 1927. Infatti, sono 25 anni che il Gruppo R.V. si prodiga per la comunità, non

La Curia di Vicenza, con il suo referente per i Beni culturali Monsignor Francesco Gasparini, si è interessata insieme alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici di Verona al progetto del nuovo dipinto della volta della navata della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e SanValentino di Locara. I lavori hanno avuto l’autorizzazione da aprile ad ottobre 2011 e sono stati eseguiti con la sovrintendenza del Dott. Luca Fabbri. Il progetto per la costruzione della volta della chiesa di Locara è dell’Architetto Giuliano Trentin di Alonte (Vicenza), il quale ha provato sul posto i 10 pannelli per comporre perfettamente il guscio ligneo, formati da una centinatura di legno di pioppo curvato dello spessore di 1 centimetro, destinato alla decorazione pittorica, che aderisce ad una ulteriore centinatura di 7 centimetri di spessore in legno lamellare, trattata con impregnanti antitarlo e ancorata alle capriate con tiranti di acciaio inox regolabili. La straordinaria impresa di dipingere la volta di ben 52,82 mq, è stata resa possibile grazie all’esperienza e alla nota professionalità delle pittrici di Arcole (Verona) Anna Elisa Sartori, Antonella Burato , che hanno dipinto a quattro mani i dieci pannelli della volta, allestiti nel laboratorio di via Fornasa,18 di Arcole, dopo avere saggiato la resistenza dei pigmenti, dei collanti e dell’imprimitura agli sbalzi termici e alla gravità. Il modus operandi delle due artiste è stato scientifico, tanto quanto quello del tecnico strutturista, poiché hanno proceduto, inizialmente ricercando informazioni sul lavoro di Felice Lovato, indagando sul suo stile e sulle sue tecniche pittoriche; successivamente, si sono recate nel paese originario del pittore a Castelnuovo, di Isola Vicentina, il medesimo del capomastro Gerardo Marchioro, che nel 1927 fu l’impresario della nuova chiesa parrocchiale di Locara. Hanno, quindi, ripreso il grisaille, tecnica utilizzata dal pittore Felice Lovato e aiuti, per creare le ombreggiature già nell’abbozzo del disegno; hanno composto in laboratorio i colori da pietre e terre, per dipingere ex novo la tavola della Decollazione e apoteosi di S.Giovanni Battista. Per il soggetto, hanno utilizzato modelli dal vivo che garantiscono

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la naturalezza delle pose; le tonalità e la trasparenza degli incarnati, sono state rese dall’equilibrata scelta cromatica delle figure, da quelle serafiche e mistiche a quelle mondane vigorose e squillanti; esemplare è la diversa qualità del rosso utilizzato nella scena centrale: dal cadmio, al Pozzuoli, al pompeiano, quest’ultimo esaltato dal cinabro nel fascio luce che inonda l’esecuzione del Battista. L’iconografia originale, di cui si è ritrovata una foto in bianco/nero, è diventata il soggetto prima del bozzetto e poi dell’opera dipinta su legno, per espressa volontà della committenza. La raffigurazione é divisa in tre parti, quella inferiore cupa e sinistra dai colori infernali, quella superiore destinata all’apoteosi del Battista, quella centrale dove si svolge l’epilogo della vita del santo, con la giovane Salomé trionfante. Il procedimento pittorico è quello tipico del capriccio veneziano, che accosta il motivo della balaustra, sormontata dal palazzo regale, aperto verso l’alto, nella fattispecie l’architettura dell’edificio di Erode che si allunga verso il punto di fuga, corrispondente al santo in ascesi. Le artiste Sartori e Burato hanno reso la tridimensionalità delle numerose figure non solo con le linee dell’accurato disegno, ma anche con i colori luminosi delle vesti angeliche e degli impegnativi incarnati, vaporizzati dalla rosee velature della lacca di garanza e del giallo magenta oppure con i chiaroscuri del caput mortum per i mortali. Per le figure le artiste hanno ritratto familiari o frequentatori della bottega, come hanno poi scoperto nelle loro ricerche, faceva lo stesso pittore Felice Lovato, affinché i gesti e le espressioni fossero naturali. Parte dei costumi e dei panneggi dei personaggi originali sono stati rivisti dalle pittrici arcolesi, in concordanza con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici di Verona e la Curia di Vicenza, perché ritenuti inesatti e anacronistici come le armature dei soldati erodiani, confusi con quelli imperiali, oppure le vesti di Salomè, rappresentata nel 1927, più da comunicanda che da danzatrice.

Anna Elisa Sartori e Antonella Burato

Il risultato di tre anni di lavoro è l’opera monumentale La decollazione e apoteosi di San Giovanni Battista, complessivamente di 12 metri di lunghezza e 6 di larghezza, dove le autrici Anna Elisa Sartori e Antonella Burato hanno saputo coniugare mirabilmente esperienza e tradizione, con le qualità proprie della pittura tonale veneta.Giorgio Rossi il coordinatore del Gruppo R.V., afferma commosso che quando il 16 gennaio 2014 ha visto i pannelli dipinti collocati nella cornice della volta è rimasto senza parole dall’emozione, quel sangue che sgorga dal collo del Battista, quei colori vivi che ancora ricordava da bambino, sono gli stessi dell’immagine aerea che sembrava concretizzare innocenti preghiere. Ritorna miracolosamente il dipinto andato perduto e questo bene devozionale della comunità è rinato, per donare a tutti l’occasione di ammirarlo ancora.

tecnica del “grisaille”

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Premio opere di restauro

ARCART restauro della chiesa di S. Giorgio Martire premiato al concorso Tradizione Devozione Ambizione

Arcart Srl, con sede a Montecchio Maggiore, è oggi una delle realtà imprenditoriali più quotate nel settore del restauro degli edifici di pregio e di culto. L’azienda ha recentemente aggiunto un altro prestigioso tassello al suo già ricco curriculum: il Concorso per il Restauro dell’Architettura TDA 2013, giunto alla terza edizione. Abbiamo incontrato il dottor restauratore Xavier Angelo Robusti, titolare dell’azienda di restauro Arcart, l’Ingegnere Gabriele Zorzetto e l’Architetto Conservatore Angela Blandini, dello Studio Vetera di Vicenza. Come si inserisce il vostro lavoro all’interno dell’iniziativa? “Il team di lavoro Arcart-Vetera - spiegano - ha partecipato al concorso all’interno della categoria Edifici di culto con il restauro della Chiesa Romanica di San Giorgio Martire a Vicenza, classificandosi secondo con una menzione speciale. TDA è l’acronimo di Tradizione, Devozione, Ambizione: un concorso nazionale che premia i migliori interventi di restauro architettonico su edifici e beni sia pubblici che privati, ponendo l’accento sull’identità territoriale e sulla valorizzazione del territorio in un’ottica di restituzione del bene alla comunità. Il premio nasce, citando il Presidente UNPLI Padova nonché ideatore Fernando Tomasello, per valorizzare i beni culturali cosiddetti minori, che rappresentano la grandissima maggioranza del nostro patrimonio architettonico: in essi si esprimono l’identità locale, la tradizione, la storia e la memoria collettiva. Tutelarli, conservarli e recuperarli permette a tutti di vivere e scoprirne in pienezza il valore e di sottolinearne l’importanza per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese”. Cos’è stato premiato del vostro lavoro? “La motivazione che ci ha permesso, secondo

la giuria, di concorrere e vincere la menzione speciale è stata ‘Per la qualità dell’intervento e per il recupero della memoria. Per la capacità di recuperare e valorizzare elementi originali conservando l’autenticità del bene e per aver restituito alla comunità un edificio di primaria importanza per la storia dell’alto medioevo vicentino’ “. Il restauro della Chiesa romanica di San Giorgio è stato concluso nel 2011 ed ha visto impegnata tutta la comunità. Quali sono stati i punti salienti? “Il restauro ha visto impegnata tutta la comunità parrocchiale, che l’ha voluto e sostenuto anche economicamente. Soprattutto Don Agostino Zenere, ex parroco di San Giorgio, oggi Vicario cittadino, che ci ha dato fiducia e ha sempre sostenuto le scelte progettuali e di cantiere. Il restauro, realizzato dall’equipe Arcart, è stato condotto secondo i principi condivisi dalla comunità nazionale ed internazionale del minimo intervento e della reversibilità. Ha permesso di ottenere un risultato del tutto compatibile sia sotto l’aspetto delle finalità conservative sia sotto quello più propriamente scientifico, avendo sempre avuto come obiettivo la conservazione dell’autenticità, evitando il rischio della realizzazione di falsi storici. Questo approccio progettuale elimina gran parte di quegli interventi costosi, invasivi e talvolta inutili che spesso accompagnano l’esecuzione degli interventi di restauro. Le risorse così risparmiate possono essere liberate e utilmente impiegate per altre iniziative”. Al concorso hanno partecipato Arcart per la prima volta e lo Studio Vetera per la seconda volta. Quali i vostri commenti? “Arcart nasce nel 2009 e, seppur così giovane, è conosciuta per altri importanti lavori di

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restauro sia nella Diocesi di Vicenza, ad esempio la Chiesa parrocchiale di Grantorto, la Parrocchiale di Lupia, quella di Lanzè e altre ancora, che presso privati, fondazioni ed enti pubblici. Arcart si aggiudica questo primo importante riconoscimento assieme allo Studio Vetera che nel 2010 vinse il primo premio nello stesso concorso, nella medesima categoria Edifici di culto, con il restauro della Chiesetta paleocristiana di San Zeno a Costabissara. Vetera tra pochi mesi festeggerà i suoi primi dieci anni di attività e conta al suo attivo numerosi interventi di restauro su edifici storici. Un ringraziamento va anche all’impresa Zambello di Vicenza, che ha seguito la ristrutturazione del tetto e di tutte le parti di edilizia”. Quali i progetti per il futuro. E a chi pensate di dedicare il premio ritirato? “Abbiamo importanti progetti per il 2014 sui quali preferiamo mantenere ancora il riserbo ma possiamo anticipare che si tratta del restauro di importanti gioielli architettonici del nostro territorio. Ci preme inoltre sottolineare come noi siamo stati soltanto il braccio che fisicamente ha ritirato il premio, ma crediamo che lo stesso riconoscimento sia motivo di orgoglio per tutta la Diocesi di Vicenza”. L’iniziativa ha avuto il finanziamento della Regione Veneto, con il contributo di SanMarco Terreal Italia e il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, in considerazione del suo alto valore, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, della Fondazione Barbara Cappochin, dell’UPI Veneto, dell’UNPLI Nazionale e Veneto.


La decorazione della chiesa di Santo Spirito, a Cologna Veneta, sta ritornando al suo fulgore. Si è concluso infatti, lo scorso 12 ottobre, il primo stralcio del restauro conservativo che permette di leggerne tanti pregi. «Il dipinto a tempera esteso sulle tre pareti dell’ampliamento seicentesco sembra essere stato effettuato sopra un intonaco antecedente e di granulometria più fine. Ho condotto il mio intervento attraverso le seguenti fasi ben distinte: ancoraggio di tutte le parti di pellicola pittorica a rischio di caduta; asportazione delle zone di

calce o tinteggiature varie sovrapposte; pulitura dell’intera pellicola pittorica mediante l’uso di emolliente basico calibrato; fissaggio della stessa pellicola pittorica mediante collante, atto a ridare coesione a quello originario, e ciò senza l’ausilio di alcuna resina sintetica, per esaudire le richieste della Soprintendenza ai beni artistici e storici, sempre attenta ad agevolare gli interventi futuri», racconta il restauratore Renzo Benedetti, proveniente da Monticello Conte Otto. E illustra alcune curiosità emerse durante i lavori: «Per secoli, certamente per molti decenni, la de-

corazione non doveva risultare visibile, essendo stata tinteggiata in più momenti, magari per il solo venir meno di interesse o per la necessità di “disinfettare” l’ambiente. Inoltre, sulla parete sinistra, dove stanno le finestre, troviamo una canaletta della luce che attraversa in senso orizzontale la decorazione stessa. Altro aspetto particolare: sembra che il pittore quadraturista, nel progettare il trompe-l’oeil architettonico, non si sia preoccupato troppo dell’ubicazione originaria delle finestre della chiesa; pare addirittura che le abbia volutamente ignorate». Due sono stati i mesi del paziendecenni, la restauro, decorazione non doveva Per un periodo, il complesso di Santo Spirito te e minuzioso avviato ancora nel cuore dell’estate, ad agosto. passò ai Servi di Maria. risultare visibile, essendo Delizioso scrigno di religiosità,stata storia e arte, lain chiesa un magari Afferma l’arciprete, monsignor Antonio tinteggiata più contiene momenti, altare barocco double-face in marCorrà: «ÈIndoveroso ricollegarci al passato e perbianco il solo venir menoundiveinteresse mo della Val Leogra: Il restauratore all’opera. basso a sinistra un dettaglio ro e proprio ostensorio in cui il Sanrecuperare il rispetto che allora sussisteva per o per la necessità di “disinfettare” tissimo si colloca dentro un serto di bianche nubi, vegliato da due chest’ultima confraternita appartenele chiese. nonche è solo le chiese. L’arte non è soloL’arte quello noiquello vel’ambiente. Inoltre, sulla parete rubini in atteggiamento orante, e vano pure le terziarie agostiniane che noi vediamo, frutto dei geni, diamo, frutto che dei geni, ma anche espressione sinistra, dove stanno le nelfinestre, che trova l’esemplare modello (dette pinzocare o pizzocare), ma anche espressione del popolo speciale l’altare del Bernini in San Pietro, a si dedicavanodel all’assistenza deglicon che, con sensibilità, ha collaborato, popolo che, sensibilità, ha collabotroviamo una canaletta della luce Domenica 17 novembre 2013 Roma. ammalati, dei pellegrini, dei bambini pur non avendone una consapevopur nondelle avendone una consapevolezza che attraversa ininfatti senso orizzontale A Cologna sorgeva la “Conabbandonati erato, all’educazione lezza esplicita». fraternita del Santissimo Sacra- ragazzine. Per un periodo, il comOra l’edificio sacro attende cuori esplicita». la decorazione stessa. Altro aspetto mento”, istituita ufficialmente nel plesso di Santo Spirito passò ai Ser- generosi per raggiungere il traCOLOGNA VENETA Terminato, lo scorso 12 ottobre, il primo stralcio del restauro conservativo all’interno 1627. In origine, tuttavia, all’oratovi di Maria.della chiesa di Santo Spirito guardo, e cioè il completamento particolare: sembra che il pittore rio si ricollegava la “Confraternita di Afferma l’arciprete, monsignor del restauro conservativo, riguarOra sacrodoattende cuori generosi quadraturista, nel progettare Santo Spirito in Sassia”, nata a Ro- il Antonio Corrà: «È l’edificio doveroso ricolalle sue inconfondibili pareti inma e diffusasi in Italia e all’estero fin non legarci al passato e recuperare ilil traguardo, terne. per raggiungere e cioè il comtrompe l’oeil architettonico, si dagli inizi del Cinquecento. A que- rispetto che allora sussisteva per Maria Bertilla Franchetti

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Restauratori Vicentini

CHIESA DI SANTO SPIRITO Parte delle decorazioni tornano a splendere

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Restauro

Parte delle decorazioni tornano a splendere RESTAURATORE D’ARTE

pletamento del restauro conservativo, riguarsia preoccupato troppo dell’ubicaLa decorazione della chiesa di Santo Spirito, do alle sue inconfondibili pareti interne. zione originaria delle finestre della aspeciale Cologna Veneta, sta ritornando al suo Restauro 11 Maria Bertilla Franchetti chiesa; pare addirittura che le abbia volutaDomenica 17 novembre 2013 fulgore. Si è concluso infatti, lo scorso 12 mente ignorate». ottobre, il primo stralcio del restauro conserLa decorazione della chiesa di San- calce o tinteggiature varie sovrapcorazione non doveva risultare viDiplomato all’Accademia Belle Arti diDue Venezia nel i1985 vativo permette diTerminato, leggerne pregi. COLOGNA VENETA lotanti scorso 12 ottobre, il primo stralcio del restauro conservativo all’interno della chiesa di Santo Spirito sonosibile, stati mesi del tinteggiata paziente e minuto Spirito,che a Cologna Veneta, sta ri- poste; pulitura dell’intera pellicola essendo stata in tornando al suo fulgore. 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C ELL .L’arte 338non 4301317 bianche nubi, vegliato da due checonfraternita è solo quello traverso le seguenti fasi ben distinveniente da Monticello Conte Otto. pato troppo dell’ubicazione origi-(st’ultima per esaudire le richieste della Soprintendenza Spirito in Sassia”, nata a Roma e diffusasi in le terziarie agostiniane che noi vediamo, frutto dei geni, rubini in atteggiamento orante, te: ancoraggio di tutte le parti di E illustra alcune curiosità emer- naria delle finestre della chiesa; epa- vano pure che l’esemplare nel-Cinque(dette pinzocare o pizzocare), che ma anche espressione del popolo pittorica ea storici, rischio disempre ca- se durante retrova addirittura che lemodello abbia del volutaaipellicola beni artistici attentai lavori: ad «Per secoli, Italiacere all’estero fin dagli inizi Bernini in San Pietro, a si dedicavano all’assistenza degli che, con sensibilità, ha collaborato, duta; asportazione delle zone di tamente per molti decenni, la de- l’altare mentedel ignorate». agevolare gli interventi futuri», racconta il cento. 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“NOCTURNA TANGO” Dalle bocce al Tango e alla cucina argentina Non tutti sanno che l’ex Bocciodromo di Vicenza, pur essendo un edificio defilato dal centro della città, nasconde una ricca storia legata alla vocazione industriale della zona dei Ferrovieri e un’attività culturalesportiva in continuo fermento. Il quartiere dei Ferrovieri è ancora oggi caratterizzato dell’ex sito industriale della Lanerossi a cui è legato l’ex bocciodromo di Vicenza e il gruppo bocciofilo Lanerossi che ebbe il suo culmine negli anni ’70 del secolo scorso. Aperto nel 1929 come centro Dopolavoro per gli operai della Lanerossi, era già all’epoca organizzato con un campo da bocce, oltre ad un bar e uno spaccio aziendale per i dipendenti. L’attività maggiore, legata sia a eventi culturali, che a competizioni sportive, fu negli anni ’30 del Novecento, prima della guerra e dei bombardamenti. Dopo aver riparato ai danni subiti e dopo la ripresa produttiva della Lanerossi, anche il Dopolavoro riprese la propria attività soprattutto dagli anni ’60. Dapprima vennero creati nuovi campi da bocce scoperti e nel 1970, con l’aiuto dei soci e il sostegno dell’azienda, si provvide a creare una struttura coperta così che il gruppo bocciofilo Lanerossi ebbe la sua sede e i suoi riconoscimenti anche in competizioni provinciali e nazionali. L’attività sportiva andò tuttavia scemando fino a quando l’immobile non venne acquistato dal Comune che dal 2011 lo ha affidato, per restauro e gestione, a un’equipe di associazioni cultural-sportive che da allora hanno rivitalizzato il centro conosciuto oggi appunto come ex-bocciodromo.

di Angela Stefani

sabato 1 marzo. Nel secondo incontro sarà Pier Paolo Berlen, ballerino e tDJ, a farci vivere e respirare l’essenza del tango assieme agli scatti della fotografa Giulia Pesarin che presenta “MaOri Tango Project” nato dalla collaborazione con i ballerini Oriel Toledo e Maria Filali e parte più amplia dell’attività fotografica di Giulia Pesarin all’interno del progetto Photo VOGUE. sabato 5 aprile Chiude la serata Antonio Midiri ballerino tDJ esigente, che tra vals e le milonghe creerà la cornice perfetta a”UNO-Y-UNO ‘Uno y uno hacen tres’ ”esposizione fotografica di Caterina Santinello. ‘Uno y uno hacen tres’, sono le parole di una canzone e da qui le foto esposte in cui un uomo e una donna fanno un tango. Se c’è contatto vero, naturale, condiviso. Come nella vita. Le serate all’insegna della convivialità e dell’incontro saranno rese gustose anche da empanadas y platos argentinos proposti dal Centro Sociale Bocciodromo Informazioni: Mostra, apericena e milonga aperti dalle 18.30 alla Mezzanotte Centro Sociale Bocciodromo - via A. Rossi 198, Vicenza. info@metamorfosigallery.it | www.metamorfosigallery.it | 377 6726993 Facebook page > Nocturna Tango Metamorfosi Gallery

Proprio presso il complesso e all’interno dei nuovi programmi culturali del centro, si terrà tra febbraio e marzo una rassegna evento di tango argentino che riporterà quelle “indimenticabili serate danzanti” degli anni d’oro del Dopolavoro della Lanerossi. Tre appuntamenti mensili ideati dall’associazione Metamorfosi Gallery e realizzati con la collaborazione del Centro Sociale Bocciodromo e Tango Relax, per avvicinarsi e innamorarsi della cultura argentina attraverso la cucina, il tango e le immagini catturate da tre fotografi. Il programma si presenta così tre volte ricco con più di un protagonista nelle tre serate: sabato 15 febbraio. Ad inaugurare il primo appuntamento sarà Stefano Zamberlan nella doppia veste di musicalizador e fotografo. Il suo interesse per la fotografia nasce anche dalla sua professione in economia dell’ambiente per cui la rassegna fotografica presenterà l’Argentina da nord a sud passando per la Patagonia, un vero e proprio viaggio “Ai tre angoli dell’Argentina”

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Angela Stefani


VICENZAVOGUE portfolio

Portfolio

Fabio Santagiuliana Approcci all’arte zen Zadal Common decency Stefano Maruzzo Fotografie ad alta quota Giovanni Torresan Fotografo e arredatore TheArtsBox Uno spazio per le arti Abitare a Vicenza Alessandro Bellieni Vicentini d’adozione Steve Biondi

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Fotografi vicentini

A cura di Ada Massignani

FABIO SANTAGIULIANA APPROCCI ALL’ARTE ZEN Fabio Santagiuliana nasce a Vicenza, un 20 febbraio di un anno che non si dice, tanto conterebbe poco, che tanto è da sempre un solitario e misterioso sulla sua vita privata e poco vuol raccontare, da sempre, da quando lo conosco. Lo ricordo già da ragazzini quando sfrecciava sulla sua Laverda gialla, e alle volte ci facevo giri,ai tempi quando ci si ritrovava al “Chiodino” a Vicenza. Apre il primo studio nel 73 in Piazza Matteotti seguito poi dallo studio più spazioso di Contrà Fascina. Molta voglia di fare ma poca esperienza così l’incontro con Oliviero Toscani, che faceva base da lui durante ll periodo in cui scattava il libro su Vicenza, fu determinante. Toscani acconsente di prenderlo come assistente, chiude temporaneamente lo studio e si trasferisce a Milano per circa un anno. Rientrato inizia il suo vero percorso di specializzazione nella fotografia di moda. Agenzie di pubblicità e aziende del Veneto ma anche di Milano e varie regioni d’Italia richiedono la sua collaborazione. Nel tempo arrivano anche alcune riviste della moda e del gioiello a rendere più divertente il lavoro permettendo interpretazioni dei prodotti più libere e di pura fantasia. 18 anni dopo arriva il nuovo studio, un loft grandissimo al secondo piano di una ex fabbrica e da li escono i lavori che Fabio giudica tra

i mgliori, forse il periodo più maturo della sua vita professionale, che continua poi fino alla fine del 2010 nel successivo studio,che ora non esiste più. Ricordo a Fabio anche dei suoi libri, che ne fece parecchi. “Il primo libro che feci, fu quello sul Carnevale di Venezia, negli anni 80’, quando l’Ente per il Turismo di Venezia mi contattò per rilanciare il Carnevale, il primo, meraviglioso. Ci lavorai 10 giorni di seguito e poi, viste le foto, mi pubblicarono con la Magnus Edizioni. La stessa casa editoriale, mi chiese un altro libro ed uscì quello sulla città di Siena - Terra di Siena- ed in contemporanea iniziavo le mie personali ricerche,sul corpo, quindi uscì Armonegy, per merito del mio amico Giancarlo Alesiani, caratterizzato anche da una tecnica di trattamento particolare del bianco e nero che trovo ancor oggi interessante. Seguirono altri libri commerciali, su bei posti e furono editati quelli sulle Maldive e sulle Isole Eolie. Con questi, dei reportages in India per alcune riviste ed allora, poichè mi piaceva viaggiare e far queste cose anche se non era remunerativo, mantenevo in parallelo il lavoro della moda.” Conoscendo Fabio credo di aver dato anche troppe informazioni per il suo carattere e quindi dirò solo due cose che riguardano il cambia-

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mento in atto dallo scorso anno. Fabio ha deciso di terminare la sua esperienza nel settore della moda, vuole dedicarsi alla sua passione maggiore, la Fine Art Photography, e ad eventuali lavori su progetto dove sia richiesta solo la sua interpretazione in termini estetico creativi senza interventi esterni. In linea con questa decisione ha da poco ultimato ed è già disponibile dallo scorso Dicembre il libro “ Ossessioni Palladiane”, lavoro commissionato ed editato dal Centro Studi Architettura A.Palladio. “Mi piace l’idea che non ci sia il mio nome sulla copertina del libro, un pò perché dice come sono e poi….secondo me disturbava e quindi l’ho fatto togliere. E’ un cambiamento radicale il mio, ho quasi rimosso 40 anni di lavoro commerciale; non so dove mi porterà questa nuova via, non ho ancora aggiustato il tiro sulle cose che faccio, ma la sensazione è buona e…io mi fido solo di quella. Ora posso dire due parole che mi identificano: Zen e Motocicletta!” Da quest’anno il gallerista Alessandro Ghiotto rappresenterà i suoi lavori tramite la galleria Ghiotto Arte. Realizzo che chiacchierando, a casa mia, non abbiamo ancora mangiato nulla, ci lasciamo salutandoci con la promessa di un dinner vegetariano insieme. Grazie Fabio, sempre avanti e in alto, con grinta!


VICENZAVOGUE focus aziende

“I miei lavori attuali ed ultimi,

sono immagini in grigio e nero, senza bianchi, molto scure, che vogliono rappresentare il silenzio ed il mistero. fotografo natura e cose morte , ma con un’anima, cercando l’estetica, principalmente cerco l’estetica, senza essere troppo concettuale.

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Fotografi vicentini

Stefano Maruzzo, nasce a Vicenza nel 1965. E’ cameraman e fotografo professionista, ed è specializzato in riprese e fotografia aerea. Alpinista e pilota di volo libero in deltaplano, vola anche con il parapendio a motore, con il quale effettua riprese e foto aeree. Ha collaborato con prestigiose riviste specializzate di montagna quali, Meridiani Montagne, Alp Vertical, Pareti, ecc. Ha al suo attivo numerose mostre fotografiche, famosa tra queste, “Pensiero Verticale”, una serie di foto in B/W sull’arrampicata, nata nel 2009 per inaugurare la prima edizione di “Vicenza e la montagna “, una manifestazione diventata oramai un cult tra i vicentini amanti della montagna. Pensiero Verticale farà poi da cornice nel 2010 al prestigioso TrentoFilmFestival, rassegna internazionale del film di montagna. Il suo ultimo lavoro: “Awesome flights over the Dolomites” è una stupefacente carrellata di immagini aeree, fatte volando sulle dolomiti, che portano il visitatore a sognare, tra le maestose guglie delle cattedrali patrimonio dell’UNESCO. Questa mostra inaugura la 3° edizione di “Vicenza e la montagna”, ed è subito successo. La mostra sulle Dolomiti sarà esposta successivamente, a Romano d’Ezzelino, Thiene, ed infine a Selva di Val Gardena. L’entusiasmo dei Gardenesi si dimostrerà tale che l’ente turismo della Val Gardena gli affiderà il calendario 2014, e firmerà anche il libro-calendario 2014 della comunità “Unione ladina della Val Gardena” una pubblicazione rigorosamente in lingua ladina. Infine, la casa editrice Vivi Dolomiti, lo include tra i migliori fotografi al mondo delle Dolomiti in un volume fotografico di assoluto prestigio.

STEFANO MARUZZO FOTOGRAFARE AD ALTA QUOTA

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VICENZA EVENTI focus eventi

Aziende Vicentine

CENTRO DIOCESANO “MONS. ONISTO” Inaugurazione della nuova struttura “Con l’inaugurazione del nuovo centro diocesano “Arnoldo Onisto”, si è davvero concluso un ciclo che ha dotato la Diocesi delle strutture necessarie per ospitare uffici e servizi pastorali”. Mons. Antonio Battistella, economo della Diocesi di Vicenza, descrive così la nuova “tappa” raggiunta con il lavoro svolto in questi ultimi due anni, che ha visto prima la sistemazione e la locazione di parte del Seminario nuovo all’ULSS n.6,

poi la sistemazione della parte anteriore dell’edificio. La ristrutturazione della parte anteriore dell’edificio ha richiesto alla Diocesi un impegno economico di circa un milione e 300 centomila euro. “Intervenire su un fabbricato così grande, normalmente è molto costoso, ma siamo riusciti a contenere la spesa grazie alle nuove tecniche edili e a materiali innovativi” - spiega Luciano Vescovi, titolare dell’azienda che ha realizzato i lavori.

“Per gli anni in cui è stato costruito afferma Vescovi - il Seminario è stato certamente innovativo, ma confrontato con l’oggi, era fuori norma. Sono stati eseguiti lavori di rifacimento del tetto, pulizia dei marmi e scala esterna. Tuttle le opere di progettazione e rifacimento degli impianti di sicurezza, audiovisivi ed elettrici sono stati eseguiti con competenza dalla ditta IEP di Grumolo delle Abbadesse.”

Sede: Via Palù, 46 | 36040 Grumolo delle Abbadesse (VI) Tel. 0444.389339 | Fax 0444.387774 info@iepsrl.it | www.iepsrl.it Filiale: Contrà Mure San Biagio, 87 | 36100 Vicenza Tel. 0444.1821793 lit@iepsrl.it | www.iepsrl.it

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Associazioni vicentine

del 2014. Il taglio degli eventi sarà princistrada di Emmaus palmente internazionale, per uno sdoganaEx-Libris (3-26 ottobre 2014)IV Biennale mento delle arti e delle lettere, e una ulteriore Internazionale Ex-Libris COLLEZIONE 7X11 Spoon River (15 novembre-20 dicembre 2014) possibilità, nella nostra città, di incontrare altre 10 artisti per Edgar Lee Masters culture, altri pensieri, altri percorsi artistici. In Il progetto della Collezione 7x11 ha coinvolto artistiè soprattutto contemporanei di loro con treOgnuno eventi collegati su De André, l’Arte questi tempi77 di crisi, la forza sulla del poesia. contemporanea pensiero e della e la loroper urgenza, è stato invitato a scegliere uno e un solo poeta che creatività, gli sta a cuore produrne un ritratto, e la letteratura americana del che s’inpongono imperativo dovuto, sia diNovecento cogliendone un’espressione, un atteggiamento, una quale postura, un gesto, oppure ispirarsi a un testo Altri per gli operatori sia per le nuove generazioni, particolare, sentendosi libero di operare creativamente attraverso contaminazioni traeventi: immagini e Poetry, Now! (25 gennaio-5 aprile 2014) sperando che questi incontri siano occasioni parole e usando vari medium (olio, acquarello, acrilico, foto, tecniche miste, ecc.). Oltre al ritratto, importanti di confronto e riflessione. 14 poeti a TheArtsBox L’Associazione TheArtsBox (con sede in rigorosamente nellauno misura unBernard testo (un solo Contra’ San Paolo, 23) offre spazio di di 7x11 cm., agli artisti è stato richiesto di sceglierecon Noel, Manuel Alegre, Jakob Zitesto) del poeta prescelto, e di scrivere qualche rigo sul poeta stesso, descrivendo il perché della sua Armando Pajalich; condivisione culturale nel cuore della città Tra le Mostre del 2014: guras, Douglas R. Skinner, scelta, lo ha letto perelale prima- Collezione volta, e cosa colpisce sua poetica.Perché la sceltaAndrea di Ponso, Danni Andi Vicenza, unoquando spazio ove la letteratura 7x11lo(15 dicembredella 2013-5 aprile Alberto Casiraghi; arti s’incontrano nella loro totale autonomia. 2014)in- La poesianon degliconta artistisolo in quanto tecnica tonello; Cortiana, questo piccolo formato? La numerologia poesia perRino decidere le Sebastiano Gatto, Igor TheArtsBox favorisce altresì la contaminazioapertura nei fine settimana: 10.00-13.00 e De Marchi, Giovanni scansioni ritmiche d’un testo, ma perché il movimento ed il respiro della poesia italiana, e della Turra, Gezim Hajdari e ne e l’interazione fra le arti e i generi. Dopo Gintaras Grajauskas. poesia straniera in traduzione italiana,17.00-20.00 si esprimono per forza di cose, da sempre, attraverso i metri l’apertura ufficiale, lo scorso 21 marzo 2013, - Water Views (12 aprile-18 maggio 2014) Alfred Hitchcock (marzo-giugno 2014)10 portanti della nostra tradizione: il settenario e l’endecasillabo. Anche se difficilmente convertibile in e un totale di 24 eventi alle spalle, tra mostre, Paesaggisti all’acquerello del XXI secolocon proiezioni serali o scansioni di colore, è stato curioso pensare forseDE nel preferire questo o quel letture,momenti concerti e pittorici, lezioni, il direttivo dell’Astre coinferenze di: Marco Goldin,che Ottorino Per le date, gli orari e le notizie su eventi e poeta gli artisti siano, magari inconsciamente, irretiti da uno di questi metri che dettano la incontri si consulti il sito: www.theartsbox.com sociazione diffonderà in questi giorni alcuni Lucchi e Lorenza Salamon degli eventi principali dell’intenso - Guercino giugno particolare struttura d’unprogramma verso o d’una strofa, (20 o damaggio-30 una delle loro 2014)Sulla varianti in versi liberi o semi-

liberi, come il quinario abbinato al senario (=endecasillabo).Tra gli intenti principali del progetto: 1. Dal 15indicembre 2013 5 aprile 2014 degli artisti l’indagine di ciò che di letterario, e di poetico particolare, staaldietro al mondo contemporanei; 2. il rafforzamento e la diffusione l’arte e Artisti la poesia che spesso Collezione 7x11 -d’una La sinergia PoesiatraDegli compongono un binomio sommerso, chiaramente attraverso collaborazioni per apertura se neinon fine settimana:visibile 10.00-13.00 e 17.00-20.00 cartelle, edizioni di pregio o a tiratura limitata, libri d’arte ecc. 3. rivalutazione, attraverso il COLLEZIONE 7X11 quando lo ha letto per la prima volta, e cosa semi- liberi, come il quinario abbinato al senacontributo degli artisti, dicoinvolto poeti dimenticati o sottaciuti dalla criticalaletteraria o dalla grande editoria, Il progetto della Collezione 7x11 ha lo colpisce della sua poetica.Perché scelta rio (=endecasillabo). permettendo di sulla rimetterne in circolazione l’operato e il contesto nel quale hannoTraoperato. 77 artisti contemporanei poesia. Ognuno di questo piccolo formato? La numerologia gli intenti principali del progetto: di loro è stato invitato a scegliere uno e un solo poeta che gli sta a cuore per produrne un ritratto, cogliendone un’espressione, un atteggiamento, una postura, un gesto, oppure di ispirarsi a un testo particolare, sentendosi libero di operare creativamente attraverso contaminazioni tra immagini e parole e usando vari medium (olio, acquarello, acrilico, foto, tecniche miste, ecc.). Oltre al ritratto, rigorosamente nella misura di 7x11 cm., agli artisti è stato richiesto di scegliere un testo (un solo testo) del poeta prescelto, e di scrivere qualche rigo sul poeta stesso, descrivendo il perché della sua scelta,

in poesia non conta solo in quanto tecnica per decidere le scansioni ritmiche d’un testo, ma perché il movimento ed il respiro della poesia italiana, e della poesia straniera in traduzione italiana, si esprimono per forza di cose, da sempre, attraverso i metri portanti della nostra tradizione: il settenario e l’endecasillabo.

Anche se difficilmente convertibile in momenti pittorici, o scansioni di colore, è stato curioso pensare che forse nel preferire questo o quel poeta gli artisti siano, magari inconsciamente, irretiti da uno di questi metri che dettano la particolare struttura d’un verso o d’una strofa, o da una delle loro varianti in versi liberi o

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1. l’indagine di ciò che di letterario, e di poetico in particolare, sta dietro al mondo degli artisti contemporanei; 2. il rafforzamento e la diffusione d’una sinergia tra l’arte e la poesia che spesso compongono un binomio sommerso, se non chiaramente visibile attraverso collaborazioni per cartelle, edizioni di pregio o a tiratura limitata, libri d’arte ecc. 3. rivalutazione, attraverso il contributo degli artisti, di poeti dimenticati o sottaciuti dalla critica letteraria o dalla grande editoria, permettendo di rimetterne in circolazione l’operato e il contesto nel quale hanno operato.


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Abitare a Vicenza A cura di Ada Massignani

ALESSANDRO BELLIENI LE REGOLE DEL SUCCESSO “Ciao Alessandro”, entro nello studio in Piazza Matteotti dove sempre gentilissimo mi fa accomodare e iniziamo a registrare...gli chiedo dei suoi esordi ovviamente, pur conoscendolo da molto tempo. E così racconta : “La Bellieni Immobiliare, nasce con me. Avevo appena compiuto 22 anni e una certa esperienza nel settore fatta aiutando mio padre. Ero attratto da questo lavoro, e desideravo che la mia occupazione futura si svolgesse in questo campo. Aprii il primo ufficio in Centro, in via Paolo Lioy pieno di timori, avevo investito i miei risparmi, però con la certezza che mi sarei impegnato a fondo ed avrei lavorato con molta passione per accontentare i miei futuri clienti. In questo ufficio rimasi svariati anni, aprendo fin da subito una sezione dedicata agli affitti e alle vendite. Da subito ebbi dei validi collaboratori insieme a loro abbiamo lavorato con i migliori progettisti della città per edifici moderni e ristrutturazioni di immobili storici. Lo Staff della Bellieni Immobiliare è composto da collaboratori efficienti che prestano il loro operato per l’agenzia e molti di loro mi seguono fin dalla prima apertura. Ottime persone che mi aiutano e hanno il compito, molto delicato, di indirizzare i clienti sulla scelta dell’immobile giusto, mettendo tutta la loro esperienza. (Oggi questo è il segreto per superare la crisi.) Dopo tre anni di valori in discesa del mercato immobiliare, attualmente assistiamo finalmente ad una stabilizzazione dei prezzi. Oggi chi si appresta all’acquisto della casa, ha una scelta ampia e certamente una fascia di prezzi competitivi rispetto al passato. Le zone più richieste sono il centro storico e quelle residenziali più note come zona piscine e zona Istituto Rossi, con tipologie che vanno dal mini appartamento da ristrutturare che è sceso a 65.000 euro, al palazzo storico, alla villa nelle belle colline vicentine. Se l’immobile è valutato in base ai prezzi di mercato ha certamente l’interesse dell’eventuale cliente. Il mercato immobiliare è stato coinvolto da un sostanzioso calo di prezzi mentre gli edifici del centro storico non hanno perso valore. Se un cliente ha l’esigenza di avere un edificio storico ristrutturato si deve garantire un grado di finitura elevato e una buona certificazione energetica, e allora non sarà difficile venderlo. Mentre l’immobile da ristrutturare nelle periferie della città ha perso valore perché non è più a norma di legge. È cambiato il modo di vendere. Quando ci viene affidato in vendita un palazzetto dii quattro unità, se non c’è un compratore per il blocco affidiamo ad un architetto il progetto di frazionamento, interpellando un’impresa di costruzioni formulando un prezzo per il grezzo con il cliente ed un prezzo finito “chiavi in mano”.

Tra il 2014 e il 2015 prevedo un aumento delle transazioni e quindi delle vendite dato dal calo avuto in passato dei prezzi e perché sono state ridotte le imposte sull’acquisto della prima casa, dal 3% al 2% sul prezzo valore, mentre per il mercato della seconda casa è passato al 9% se l’acquisto è da privato. Anche per gli immobili nuovi in pronta consegna c’è molta richiesta perché con i nuovi sistemi di costruzione abbiamo raggiunto un grado di confort abitativo elevato e risparmi energetici importanti, proponendo appartamenti antisismici e in classe A. Un nuovo mercato che interessa un po’ tutte le fasce d’età è quello delle case singole che prima costavano in media almeno euro 1.000.000 e che oggi con i nuovi prezzi, compreso il terreno, vanno al massimo a 600.000 / 700.000 euro. Inoltre le banche iniziano a concedere mutui, erogando un 50 / 60 % della spesa con lo spreed al minimo storico (naturalmente con la certezza di un lavoro sicuro.) Riguardo al mercato delle locazioni, oggi fa tendenza. Molti vendono casa per mettersi in tasca denaro ed andare in affitto. Un mercato alternativo lo fanno gli Americani. Noi ci siamo organizzati con una sig.ra di madre lingua. Sono clienti molto esigenti in cerca di dimore storiche in centro o di ville nelle zone limitrofe. Molto dinamico è il mercato del commerciale dove nelle zone centralissime della città, un negozio sfitto, con piccoli aggiustamenti sui canoni di locazione, viene immediatamente rioccupato. Nelle zone periferiche invece è necessario abbassare sensibilmente il canone altrimenti l’immobile rimane sicuramente sfitto per molto tempo. Anche per gli uffici e in capannoni ci sono molti spostamenti da spazi grandi a spazi più piccoli. Il nostro ruolo di agente è cercare anche di spiegare ai proprietari che i prezzi di vendita e di locazione in funzione del momento di mercato sono cambiati, ed è opportuno adeguarsi alle possibilità del cliente. Se facciamo la storia del mercato immobiliare chi ha comprato casa 25 anni fa spendeva 60.000.000 di vecchie lire, oggi realizza di quella casa 200.000 euro. Considero quindi l’acquisto di un immobile ancora un investimento sicuro. Oggi possiamo trovare nel mercato immobili, soprattutto commerciali, locati con rendite che variano dal 6% al 9%, assolutamente superiore ai rendimenti bancari. Per Alessandro Bellieni la casa è il luogo dove costruiamo ciò che siamo, rappresenta le nostre radici e quelle della famiglia, è il luogo dove si gettano le fondamenta di progetti futuri, fa sì che ognuno di noi possa sognare, è il luogo dove ci riuniamo con le famiglie e gli amici: dà sempre gioia trovare la casa giusta che rende felice ogni cliente, il quale, ci auguriamo, si ricorderà di noi e del nostro lavoro per lungo tempo”. Ecco Ale, grazie veramente di tutte le informazoni utili in questo mercato complicato dell’immobilare della nostra città. Un grandissimo in bocca al lupo!!!..veramente a tutti noi!

In questo modo continuamo a dare lavoro ad imprese ed artigiani e il nostro compratore avrà un forte risparmio rispetto al passato. Ciò che aumenta l’interesse dell’acquirente è trovare un immobile al grezzo o da ristrutturare anche per le detrazioni fiscali che anche per tutto il 2014 sono state rinnovate e la detrazione IRPEF solo al 50% sulle ristrutturazioni e 65% per gli interventi sul risparmio energetico con tetto di spesa euro 96.000 da detrarre in 10 anni. Altra dinamica nuova negli ultimi 2 anni e la permuta, in modo da agevolare il potenziale acquirente, un po’ come il mercato dell’auto.

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Vicentini d’adozione A cura di Ada Massignani

STEVE BIONDI IL SUCCESSO E’ TROVARE SE STESSI

Davanti ad un caffè chiedo a Stefano Ranno, in arte Stevie Biondi, del suo percorso artistico, se il suo DNA è di famiglia, essendo lui il fratello del grande Mario Biondi, più vecchio di lui di 18 anni. ”Faccio sempre fatica a rispondere a questa domanda , che quando è iniziato?.. non so, già nel pancione. Nostra nonna era cantante , ancora negli anni ‘40, cantava per la EIAR la vecchia Rai Radiofonica , quando c’erano ancora i dischi in bachelite e di cartone. Ricordo che avevamo un vecchio disco di cartone di mia nonna conservato dalla famiglia, mio zio l’ha sapientemente messo in un giradischi tradizionale e si è.. rotto… Nostra nonna cantava, nostro padre cantava , era un cantautore abbastanza noto giù in Sicilia , mio fratello è mio fratello... Gira il mondo ed è diventando famoso prima all’estero lui, con un progetto nel 2004, pensato per il mercato giapponese quando andava molto il NEW JAZZ, dove in realtà in Giappone non è stato molto fruito, ma è stato quello che gli ha dato lo slancio , arrivando all’orecchio di Norman Jay, DJ londinese della BBC1 che l’ha programmato continuamente in radio e che l’ha inserito in una compilation insieme ad alcuni grandi come Stevie Wonder, Ray Charles etc.. Vedi, sempre le solite assurdità all’italiana, dove uno che non se lo fila nessuno, poi dall’ Inghilterra dicono che è bravo, anche qui allora..ahh questo è bravo in Inghilterra? Si è bravo veramente…! Per quanto mi riguarda io ho studiato da autodidatta, ho divorato dischi, ho ascoltato tanto, la mia forma di studio è l’ascolto e cercare di fare qualcosa sopra l’ascolto. Non so quando ho cominciato, ma se prendiamo per buono quello che anche ho fatto da piccolo, quando mio padre mi portava con lui ,anche a 5 o 6 anni, la mia passione è nata subito e poi ho iniziato a darle un’impronta professionale quando da ragazzo, ho cominciato col rap a 13 anni, poi verso i 15/16 anni, ho costruito alcuni gruppetti rock. In adolescenza si cercava di fare e dare qualcosa di buono nei locali intorno a Reggio Emilia e Parma, dove vivevo essendoci trasferiti con la famiglia quando avevo 8 anni. Ho cominciato da lì,

dall’Emilia , mio fratello Mario vive a Parma e pensa che sono zio da quando ho 8 anni, di ora 6 nipoti, il nipote più grande ha quasi 17 anni e con loro mi diverto molto. Poi da Reggio Emilia due anni fa sono andato via e, posso dirlo, grazie a Dio, anche se sono cresciuto là, avendo anche l’accento emiliano, non siciliano, non sono mai riuscito ad adattarmi, non stavo molto bene a Reggio Emilia, anche se mia madre è siciliana ed ho avuto un’educazione alla siciliana. Qui è diverso e da due anni che ci vivo in Veneto, ho ritrovato dei valori che sono basilari negli esseri umani, ed anche se voi veneti siete i primi detrattori di voi stessi, qui ho ritrovato sentimenti come la passione del territorio, la cordialità, la cortesia, non è vero che siete gente chiusa. Vicenza è una città molto ricca di cose belle da vedere ed anche se l’erba del vicino è sempre più verde, dopo 2 anni qui, non posso più dire che è del vicino o che sono turista in questo territorio. Quando la mattina mi sveglio, ed ho tempo, se devo andare da qualche parte, trovo sempre bellezza, Vicenza è una città ricca di arte e di architettura, sarà che sono sensibile anche alle cose piccole, che poi sono le più importanti, qui avete e vedo un sacco di cose belle anche nel paesaggio. Mi piacciono molto i vostri colli ed anche le molte e bellissime chiese che ci sono nella provincia, altrove non c’è tanta cultura della chiesa, qui ogni tre metri vedo un campanile, ce ne sono moltissime e penso che il Veneto dovrebbe puntare ancora di più sul turismo rurale, tutto quello che sono i colli Berici ed Euganei ,che Veneto non è solo Venezia o Verona, io lo paragono appunto ad una Toscana per i colli che ci sono.” Gli chiedo qual è il suo genere musicale..... “Il mio genere è simile a quello di Mario, perché è stato lui il mio primo padrino musicale, sicuramente sono cresciuto con quello che ha fatto lui e che ascoltava lui, per questo sono appassionato di musica afro – americana, soul, ritm and blues, funk, fusion, jazz. Sono forse un po’ meno jazz di Mario, la mia matrice è quella afro-americana, sicuro, sono forse un po’ più moderno di lui, ma anche Mario è molto moderno, anche nell’ultimo

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disco che lui ha fatto si è scostato un po’ da quello che era il suo inizio e che gli ha dato molta soddisfazione, rischiando, per avvicinarsi a qualcosa di più soul-moderno”. Canti anche tu un po’ come un nero? “Ci provo. Quand’ero ragazzino ho cantato anche in qualche band rock e ci sono dei brani che mi piacciono sempre di tipo afroamericano. Sono dell’89’, quindi sono ancora un ragazzino, del 31 maggio, gemelli ascendente cancro” mi dice “e mi sono trovato a 13/14 anni ,in prima superiore con i miei amici che arrivavano a scuola con l’MP3 con i Nirvana, i Ganz Roses, Led Zeppelin, oppure le cose più dance o house, piuttosto che Tiziano Ferro, la Pausini , ed io invece arrivavo con Stevie Wonder, Pino Daniele, Gino Vannelli, non sapevo con chi parlare della mia musica, fuori moda tra virgolette, mi davano del matusa, quindi i miei miti sono loro, soprattutto loro, molti anche italiani, adoro Lucio Battisti, soprattutto i fine anni 70’ quando effettivamente il sound era molto funk , mi piacciono Baglioni , Concato…”. Chiedo a Stevie dei suoi progetti futuri, che è ancora molto giovane “Sono per adesso in fase di ricerca, non ho ancora fatto un disco, anche se sono fratello di Mario Biondi e mi dicono che potrebbe essere facile, io sto cercando ancora di crescere, di migliorare me stesso . A calci nel sedere può essere facile arrivare da qualche parte, ci si può anche stare, ma poi mantenere la posizione è sempre difficile e si vede anche dai mille musicisti che sono venuti fuori dai talents, che hanno fatto un disco e poi non ci ricordiamo più come si chiamano. Io sto cercando intanto di trovare me stesso, di trovare miglioramenti nel mio modo di cantare e di vedere la musica e sono dell’idea che un giorno vorrei fare sì un disco tutto mio, provare a vedere cosa succede. Diciamo che ad alti e bassi provo a fare anche il cantautore e quando ho tempo prendo in mano una penna o una tastiera provo a comporre qualcosa….”. Allora un grande in “bocca al lupo” e tanto successo qui e ovunque Stevie, che la tua risata e voce sono contagiose !!!!


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VICENZAVOGUE focus poesia IL PACKAGING Aspetti connessi all'estetica e al marketing Il fenomeno del confezionamento di oggetti e prodotti ha assunto valori e ruoli che vanno oltre le semplici esigenze funzionali: l'imballaggio è così divenuto una componente fondamentale nella presentazione e nell'estetica del prodotto, arrivando a investire aspetti che vanno dal design al costume antropologico. È noto infatti il ruolo assunto dal contenitore nel suggerire e delineare l'identità del prodotto contenuto. L'ampia portata del fenomeno, spesso implicata nell'uso del termine inglese packaging, ne ha fatto oggetto di interesse sociologico e antropologico. Anche nella elaborazione e nella presentazione del cibo o dei prodotti farmaceutici il packaging ha una funzione che non si limita alla sola conservazione dell'integrità del prodotto: lo studio di particolari confezionamenti intende esplicitamente mettere in gioco meccanismi estetici che hanno lo scopo di suggerire determinate caratteristiche di qualità e di miglioramento del prodotto. Il ruolo pervasivo che il confezionamento ricopre nella contemporaneità è stato sottolineato da Piero Camporesi, storico e antropologo dell'alimentazione, che ha osservato il debordare del packaging in un campo così esteso dell'esperienza umana tanto da essere divenuto un segno riconoscibile e fondante della stessa modernità. Camporesi ha sostenuto infatti che «la modernità si fonda sull'uso generalizzato delle scatole: dal cibo agli elettrodomestici, dai pacchi postali alle merci, tutto, compresi i missili intercontinentali, viaggia attraverso il mondo dentro scatole, più o meno spesse, di cartone».

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STRADA Cà BALBI, 320 : : VICENZA - BERTESINELLA : : Tel. 0444 239484 VICENZA - SANTORSO (VI) - MONTECCHIO M.RE (VI) - BASSANO D.G. (VI) - RUBANO (PD) - LONIGO (VI) - ASIAGO (VI) www.elettrosonor.it

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Arcart srl Impresa di conservazione e restauro opere d'arte

Chiesa San Pietro Apostolo (sec. XIX) Grancona (VI)

Stuccatura di paramento murario Palazzo Bonin Longare (sec.XVII) Vicenza (VI)

Chiesa Santa Maria Maddalena (sec. XIX) Volpino di Zimella (VR)

Chiesa Santi Biagio e Daniele (sec. XVII) Grantorto Padovano (PD)

Rilievo grafico del degrado

Scultura di A. Palladio (sec. XIX) Vicenza (VI)

Chiesa di San Giorgio Martire (sec. X) - Vicenza (VI)

VICENZA - Via Sant'Antonino n째79 - Tel/fax 0444/1466336 - Cell. 346/1565603 info@arcart.it arcart@pec.it www.arcart.it Arcart


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