Page 1

VICENZA VOGUE

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei sottoscrzione abbonamento sei numeri - 30 euro. Novembre/Dicembre 2013

P E R C O R S I A R T I S T I C I _ S T O R I C I _ C U LT U R A L I _ E N O G A S T R O N O M I C I / I M M A G I N I E D E V E N T I D E L L A R I N A S C E N T E V O G U E P A L L A D I A N A

BUON NATALE VICENZA ! Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.5/2013_ euro 5,00


A VICENZA

Strada Cà Balbi, 320 - Bertesinella Aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 19:00 Sabato chiuso. Ampio parcheggio. FORNITURE ULSS ED INAIL AGLI AVENTI DIRITTO

I professionisti dell’udito www.elettrosonor.it

Problemi di udito? Fischio all’orecchio? Chiedi una consulenza gratuita al Centro Sordità Elettrosonor

La differenza si sente

( 0444 911244 Centro Sordità Elettrosonor, da 40 anni al servizio del benessere uditivo I CENTRI:

VICENZA - Bertesinella - Strada Cà Balbi, 320 - Tel. 0444 911244

MONTECCHIO MAGGIORE (VI) - Largo Vittorio Boschetti, 17 - Tel. 0444 499913 SANTORSO (VI) - Via Ognibene dei Bonisolo, 29 - Tel. 0445 540678 BASSANO DEL GRAPPA (VI) - Via Scalabrini, 47 - Tel. 0424 529034 RUBANO (PD) - Via Antonio Rossi, 24 - Tel. 049 635600 LONIGO (VI) - Via Roma, 62 - Tel. 0444 831246

ASIAGO (VI) - Via Dante Alighieri, 41 - 0424 463691


N.5/2013

VICENZAVOGUE sommario

VICENZA

Primo Piano

Focus Eventi

Portfolio

05

30

48

VOGUE

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei sottoscrzione abbonamento sei numeri - 30 euro. Novembre/Dicembre 2013

P E R C O R S I A R T I S T I C I _ S T O R I C I _ C U LT U R A L I _ E N O G A S T R O N O M I C I / I M M A G I N I E D E V E N T I D E L L A R I N A S C E N T E V O G U E P A L L A D I A N A

08 14 16

18

BUON NATALE VICENZA !

21

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.5/2013_ euro 5,00

In copertina foto di Giuseppe Pettinà In sommario foto di Giuseppe Pettinà

VICENZAVOGUE bimestrale di eventi, arte e spettacoli di Vicenza Direttore responsabile Maria Elena Bonacini Stampa Grafiche Corrà - Arcole (VR)

24

Vicenza medioevale La cinta muraria del XII e XIV sec. Itinerari Medioevali La città delle sette porte Archivi storici Il Caffè Turco ora Moresco Personaggi illustri François-Guillaume Ménageot a Monte Berico Itinerari artistici I tesori del Duomo Itinerari romantici Matrimonio palladiano CISA Andrea Palladio 55° Corso sull’architettura palladiana - parte II^

Redazione Anna Maria Ronchin Ada Massignani Agata Keran Francesca Grandi Giuseppe Dalla Massara Parolin Luciano Rossato Cav. Antonio

34

36

38 40

44

Museo dell’arte argentiera La storia Pino Rigon maestro argentiere Storie e favole vicentine Pino Costalunga e i nani di Villa Valmarana Artisti storici L’arte di Rosalba Pedrina “Armonie di un canto” Artisti contemporanei Intervista a Marco Chiurato Eventi Arte&Poesia Premio Antonio Pigafetta Giro intorno al mondo dei sentimenti Artisti a Vicenza Jenni Kuronen e il suo violino

Fotografi Giuseppe Pettinà Laila Parladore Fiorenzo Franceschi Saverio Bartolamei Cristiano Rando Gianluca Polazzo Ornella Frigo Szilvia Veghelyi

50 52 53 54 55 56 58 60

Mostre d’arte Micro Metamorfosi Grafica d’autore Patrizia Peruffo Associazioni fotografiche Circolo Fotografico Berico Fotografia d’autore Paolo Darcoli Design d’autore FateHome Relooking Mostre di grafica Galleria Medusa di Este Maestri d’Arte Pier Giorgio Bersan Riflessioni d’autore Giuseppe dalla Massara Startup vicentine Organo Gold Vicenza

Abbonamenti ass.vivivicenza@gmail.com 0444.327976 Reg. Trib. VI. 1115 del 12.09.2005 roc n. 13974 Redazione Vicenza Vogue vicenzavogue@gmail.com ASSOCIAZIONE CULTURALE www.vicenzavogue.weebly.com

Corso Palladio, 179 Vicenza - info@federcritici.org - 0444 327976

VIVI VICENZA


VICENZAVOGUE primo piano

Primo Piano

Vicenza medioevale la cinta murata del XII E XIV sec. Itinerari Medioevali La città delle sette porte Archivi storici Il Caffè Turco ora Moresco Personaggi illustri François-Guillaume Ménageot a Monte Berico Itinerari artistici I tesori del Duomo Itinerari romantici Matrimonio palladiano CISA Andrea Palladio 55° Corso sull’architettura palladiana - parte seconda

Vicenza, 7 Settembre 2013.

Il Gioiello di Vicenza viene offerto alla Madonna di Monte Berico al termine della lunga processione verso il ©Saverio BartolameiLe immagini dell’evento ripercorrono le fasi di Santuario. progettazione, realizzazione e benedizione di un simbolo di 4 fede realizzato nel 1578 e poi distrutto nel 1797.


VICENZAVOGUE itinerari storici

Itinerari medioevali da “Vicenza:la cinta murata” di Franco Barbieri

Il ponte sul Retrone tra Campo Marzo e la portata di Santa Libera- litografia di G. Cecchini (1835)

VICENZA MEDIOEVALE La cinta murata del XII° sec. Una prima cinta muraria a Vicenza risale al secolo X dopo l’invasione degli Ungheri anno 899 sconfitti da Ottone I° di Sassonia; dopo questi eventi si torna ad una relativa calma. Ma i Vicentini memori dei pericoli corsi e dei danni sofferti, cominciarono a pensare ad un sistema difensivo che un po’ alla volta si estese a tutta la città. Iniziata probabilmente nel secolo X, completata nel XIII, la cinta antica fu sistemata e mantenuta efficiente fino a metà del ‘300. Divenuta interna in seguito agli accrescimenti scaligeri e veneziani, escluso il tratto di Porta Castello e Ponte Furo resterà, in fondo, conservata nel suo complesso almeno per tutto il ‘700: la sua demolizione sistematica comincia appena agli albori del secolo XIX. Il Forti registra l’avvenimento del 13 Marzo 1801, ricordando come fossero state abbattute le mura che, sopra il ponte Furo, toglievano la vista dei colli Berici. La consistenza e l’andamento delal cinta del tardo ‘200 ci sono puntualmente trasmessi nella Pianta Angelica del 1580; su questa base si può ricostruire il percorso, tuttora fruibile, con assoluta attendibilità.

Percorso Partiamo da Piazza Castello e, movendo verso sud, imbocchiamo Contrà Mure Pallamaio: qui, e in ogni altro caso, le mura si intendono sempre sul lato esterno della strada o della piazzola rispetto al centro dell città. Valichiamo il Ponte Furo - le mura lo inglobavano sormontandone la spalla meridionale - e proseguiamo lungo contrà Ponte Furo, Piazzola San Giuseppe, contrà Porton del Luzo, Piazzola Gualdi, attraversiamo contrà delle Barche, superando il ponte omonimo sul Retrone. Poco fuori del ponte, il Retrone si univa con il Bacchiglione; solo tra il 1870 e 1880, ingenti lavori spostavano la confluenza molto più a valle, presso la chiesetta di Santa Caterina al Porto. Subito oltre il Ponte della Barche, le mura risulterebbero interompersi per lasciar posto alla zona del porto fluviale: donde riprendere a correre lungo la riva, in Levà degli Angeli e raggiungere l’attacco a ponte degli Angeli. Di lì, tagliato diagonalmente largo Goethe, si risale contrà delle Canove; al suo culmine, si piega per contrà Motton Pusterla; valicata

5

G. Marzari- Veduta di Vicenza - incisione (1604)

Marco Moro - Ponte Furo (1850)


VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari medioevali

contrà Porti si entra in Pedemuro San Biagio. Al suo termine, al di là di Corso Fogazzaro, entriamo in motton San Lorenzo per raggiungere, attraverso Mure Porta Castello, nuovamente Piazza del Castello. Fuori dalle mura restavano due avamposti: il Castel San Pietro, a protezione del ponte sul Bacchiglione, e un “Castello di Pra de Valle”, a fortificare Ponte delle Barche e la confluenza con il Retrone.” (Franco Barbieri) Descrizione “Le mura erano circondate da fosse profonde nelle quali scorrevano le acque del Bacchiglione e della Seriola (detta anche Bacchiglioncello). Delle torri che proteggevano le porte oggi non rimangono che i nomi tramandati dalle cronache o documenti. Lo Statuto del 1264 faceva obbligo ad ogni nuovo podestà di erigere 100 pertiche di mura dove era necessario, una pertica misurava circa 3 metri. L’Astico, attorno all’anno 1000, provenendo dalla Chiesa dell’Aracoeli e passando per il Borgo di Santa Lucia, passava sotto al Ponte degli Angeli e andava ad incontrarsi con il Retrone arrivando a Pusterla, l’Astichello girava in un fossato toccando le Canove Vecchie e sfociava nel Retrone, dell’Astichello e della sua derivazione si ha notizia dal 1237. L’area attualmente occupata dal Teatro Olimpico e dal Palazzo del Territorio era circondata da mura merlate e la Torre chiamata Coxina o di Arpolino o del Territorio era il centro difensivo, più tardi trasformata in campanile.” (Luciano Parolin)

Cristoforo Dall’Acqua - Veduta di Vicenza dalle pendici di Monte Berico (dopo il 1780)

La prima cinta muraria Il circuito totale misura circa m. 2.620, e ospitava, molto probabilmente verso la fine del ‘200, cinque o seimila abitanti. Gli insediamenti edilizi erano intervallati da larghi spazi di orti, cortili privati e chiostri dei numerosi monasteri: una situazione, del resto, ancora in buona parte presente al 1580, come documenta l’Angelica (F. Barbieri) Pianta Angelica - parte centrale (1580)

©Giorgio Marino

6


VICENZAVOGUE primo piano

Imago Urbis

“Tutt’intorno alle mura scorrevano, a ulteriore difesa, le acque. Dal fiume alle mura restava un terreno vacuo, o meglio, una “piarda”; in esse , per non ostacolare la difesa della retrostante cortina, non era consentito nè costruire nè coltivare alcunchè.” (F. Barbieri) Le porte della prima cinta muraria Sulle mura si aprivano cinque porte: A occidente era la porta Feliciana, così chiamata perchè “per quella il popolo andava a visitare la chiesa dè Santi Felice e Fortunato”.. Tale porta è stata individuata nella parte di fondo dell’attuale supermercato che si trova in Viale Roma. Al termine opposto dell’antico decumanus romano (corso Palladio), in capo al ponte sul Bacchiglione poi chiamato degli Angeli, stava la porta di San Pietro. Con la sua alta torre, la porta finirà inglobata “nel torraccio” che diventerà la cappella maggiore e il campanile della chiesa di Santa Maria degli Angeli fondata nel 1463. La terza porta, chiamata Porta Pusterla, si apriva in corrispondenza del “cardines” più importante dell’antico reticolo romano, quello che si conclude al ternine di Contrà Porti. Una quarta porta, chiamata Porta Nuova, si situava proprio all’incrocio di Corso Fogazzaro e contrà Pedemuro San Biagio, a chiusura di un secondo tra i vecchi “cardines” romani Tutto è ormai scomparso in superficie dopo che il torrione fatiscente era già caduto il 29 Luglio 1779.

Sul versante meridionale dell’abitato stava la Porta di Berga anch’essa demolita nell’800. Oggi solo una strozzatura all’inizio di contrà del Guanto vi ricorda l’esistenza della porta. Queste cinque porte coincidevano con i nodi del traffico, poste ai terminali nevralgici della fondamentale organizzazione viaria. Gli Statuta del 1264 imponevano al Podestà l’attenta sorveglianza sulle porte e sulle torri soprastanti.

E’ poi accertata l’esistenza di due porte “secondarie”. La più importante era Porta de Carpagnone che veniva a sboccare in Campo Marzo. Di lì sarebbe entrato Federico II per saccheggiare Vicenza nel 1236. La Carpagnon si apriva alla barriera Eretenia cioè subito a lato di Ponte Furo verso il Pallamaio. L’altra, più legata agli affari, era, ed è ancora, il Porton “del Luzo”, più volte rimaneggiato, modificato e con le merlature pesantemente rifatte.

Porta San Pietro inglobata nella chiesa di S. Maria degli Angeli. Cartolina del primo’900, coll. A. Rossato

7


VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari medievali A cura di Luciano Parolin

Marco Moro, la piazza esterna di Porta Castello (1850)

IL CASTELLO E LA ROCCHETTA La cinta murata del XIV° sec. Nel XIII secolo la città si arricchisce dei palazzi comunali che si affacciano sulla piazza, mentre crescono le case turrite dell’aristocrazia feudale inurbata. Vicenza diventa la città dalle cento torri! 1236-1259 Ezzelino III da Romano, stabilito a Vicenza il centro del suo potere, costruisce la “domus merlata” difesa dal torrione di Porta Castello e a Porta S. Pietro, che guarda il “pons Sancti Petri” ora degli Angeli, innalza un castello con la torre Coxina, o Reata o dell’osservatorio. 1263-1311 Caduto Ezzelino nel 1259, la città passa sotto la tutela dei padovani, che fortificano il castello di S. Pietro ed erigono il tratto di mura che dal Ponte delle Barche arriva al Ponte degli Angeli. 1311-1387 Gli Scaligeri, nuovi Signori di Vicenza, rinforzano lanterna e merlatura del torrione di Porta Castello, costruiscono la nuova cinta di Borgo S. Pietro con Porta Santa Lucia e Porta Padova.

Nel 1381 erigono il fortilizio della Rocchetta con mura e torri, in parte ancora conservate, che dal Ponte delle Bele arrivano a porta S. Croce. Il Castello Se i padovani avevano creduto di garantirsi la testata orientale della città, insistendo su Castel San Pietro, all’opposto gli Scaligeri vollero tenersi sicura la via di Verona. Tra il 1337 e il 1338 iniziarono il ripristino e l’ampliamento della vecchia fortezza di Ezzelino, così importante ai loro fini per la sua posizione strategica, aperta verso la capitale della Signoria: i lavori culminarono con la sistemazione della vecchia torre, divenuta possente torrione e mastio del nuovo “Castello”. Sostanzialmente non toccato dai Visconti (1387 -1404) il “castello” fu restaurato dai Veneziani nel 1507 e intorno al 1630 viene venduto alla famiglia Valmarana che lo collegherà alle loro proprietà prospicenti il bel giardino di antico loro possesso oltre la Seriola, l’attuale giardino Salvi. Nei secoli successivi è stato modificato per permettere l’accesso viario e pedonale e successivamente ripristinato ad uso abitativo tra il 1947 e il 1950 a causa dei danni subiti dell’ultimo conflitto mondiale.

8

Pianta Angelica, particolare del Castello

©Giuseppe Pettinà


VICENZAVOGUE primo piano

Imago Urbis

Pianta Angelica, particolare della cinta muraria (tratteggiata) che da Ponte delle Bele arriva a Porta S.Croce

La Rocchetta Allo scopo di proteggere la Signoria Scaligera, Mastino II° della Scala nel 1343 diede il via ad una massiccia fortificazione della città, continuata dai suoi successori. Gli Scaligeri costruirono fortificazioni come “La Rocchetta”, che era un castello incernierato tra Porta Nova e San Rocco; aveva quattro torri agli angoli, ampio fossato e ponti levatoi, era il posto centrale del sistema difensivo sulla strada per Verona. La Rocchetta costituiva un notevole fortilizio, caserma e polveriera per i soldati e punto di osservazione militare, la sua importanza difensiva dura sino al 1848 nella difesa di Vicenza.

Rocchetta - Torre angolare scudata a sud Imponente portale di accesso alla Rocchetta da Ovest

Per proteggere il settore nord-occidentale della città gli scaligeri si appoggiarono alla preesistente Porta Nuova situata nella vecchia cinta costruita nel XII sec, a cui seguirà una terza fase dei lavori caratterizzati dalla costruzione di una nuova porta urbana in capo al borgo di Santa Croce, databile al 1381. Contestualmente si costruì l’imponente cinta che collega e raccorda i capisaldi di Porta Nuova con quelli di Porta Santa Croce, a sua volta saldantantesi, ai suoi estremi con la vecchia cinta. Attorno, in una larga fossa, vengono immesse le acque della Seriola. La Rocchetta aveva una funzione militare, non dissimile strutturalmente alle fortezze costruite dai Dalla Scala a Laziese e Sirmione, tuttora amorosamente conservate, mentre la Rocchetta ha avuto nei secoli successivi un graduale degrado al punto da essere destinata, nello spazio interno, a magazzino comunale. Forse prevalse il disinteresse per un complesso del tutto superato dalle nuove tecniche militari per cui finì per diventare polveriera nel 1617. All’inzio del XX sec, l’incuria determina una situazione di pesante fatiscenza che lo riduce a inutile rudere. Tuttoggi la situazione non è cambiata e si trascurano di fatto le potenzialità turistiche e culturali offerte dal recupero e restauro del manufatto.

In alto: cortina muraria scaligera in contrà Mura della Rocchetta sotto: immagine ante 1925 del complesso della Rocchetta prima dell’attuale degrado. In primo piano il fossato con le acque della Seriola

9

Rocchetta - Resti delle strutture per abitazioni militari in una foto ante 1925 e oggi, vista da sud.


VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari medievali A cura di Luciano Parolin

VICENZA MEDIOEVALE La città delle sette porte

Le mura scaligere da Porta S. Lucia a Porta Padova - veduta di Antonio Trecco , 1764

PORTA NOVA- PORTA SANTA CROCE - PORTA SAN BORTOLO - PORTA PADOVA PORTA LUPIA - PORTA S. LUCIA - PORTON DEL LUZZO 1. Porta Nova Porta Nova stava all’incrocio delle contrà porta Nova, Mure Porta Nova e Mure della Rocchetta. Lievemente spostata in avanti era finita per cadere in angolo con la parere retrostante la Loggia Seicentesca che si affaccia verso Giardino Salvi. La costruzione resiste fino al 22 Luglio 1926 quando di notte viene fatta saltare in aria con una carica di esplosivo accampando il pretesto dell’intralcio arrecato alla circolazione. Ne rimane una immagine che risale al 1913 emersa dalla collezione del memorialista Walter Stefani, in cui si vede la porta a ridosso con l’edificio delle scuole elementare di Piazzale Giusti, appena costruite. Alcuni studiosi collocano la data della sua costruzione nel periodo visconteo (1388 - 1404), poichè per accedere alla fortezza della Rocchezza si sarebbe utilizzata, per i primi tre anni, della sola Porta Santa Croce. 1. Porta Santa Croce Costruita nel 1385, si presenta con due passaggi uno carraio l’altro pedonale. Nel frontale sono ben visibili le grosse scanalature dove scorrevano le travi dei due ponti levatoi. Due grandi portoni in legno con borchie metalliche proteggevano l’ingresso. La fortificazione era completata da un torrione di avvistamento. Da Porta Santa Croce lungo Viale Mazzini, si estendono le mura sino alla Rocchetta (datata

1365) con torri pentagonali a sperone valide per la difesa dall’artiglieria. Come si vede nella foto, la fortificazione possedeva una torre di avvistamento, piuttosto alta era scoperta e presentava le usuali merlature. Nei secoli la torre perse la sua funzione difensiva e di avvistamento per assumere quella di abitazione, tale modifica d’uso comportò apertura di finestre, scanalature per camini, la costruzione del tetto. Il tutto ha provocato nel tempo ampie lesioni, cancellando le tracce di un’arciera che sicuramente era presente nella torre. Nei sistemi difensivi d’epoca la costruzione delle arcerie nelle cinte murarie e nei castelli era a tholos. 3. Porta San Bortolo Nel Giugno 1435 i Vicentini chiesero al Governo Veneto che il Borgo Posterla fosse messo in sicurezza con mura e porte sino al “monasterium Sancti Bartholomei”. Il Doge Francesco Foscari approvava il disegno dell’architetto militare vicentino Bartolomeo D’Alviano per la costruzione della cinta che da Porta Santa Croce collegava a Porta San Bortolo. Le mura erano munite di torri rotonde, per offrire minor presa ai cannoni delle prime neo nate artiglierie. Luigi da Porto scrive che Bartolomeo d’Alviano, capitano della Serenissima, voleva ampliare il sistema difensivo, scavando una

10

fossa attorno alle mura molto profonda, i lavori durarono due anni sino al 1509 provocando gravi danni alle culture e pertanto i lavori furono sospesi anche a seguito della sconfitta di Agnadello. (continua nel prossimo numero)

Torrione di Porta S. Croce dipinto di Stefano Madonnetta - 1850 circa

© Szilvia Veghelyi


VICENZAVOGUE primo piano

Imago Urbis

1913 - Porta Nova affiancata dalle scuole Giusti - Archivio Stefani

Porta S. Croce - cartolina del 1955

Porta Padova

Porta S. Bortolo - cartolina anni cinquanta

Porta Lupia - cartolina del 1890 - collezione Rossato

Porton del Luzzo - P. Chevalier - 1856

Porta S. Lucia

11


VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari medioevali

La facciata prima e dopo del restauro sotto: 1. estratto del progetto 2. recupero delle mura nell’interrato 3. targa in pietra originaria 4. scavo archeologico

1

VICENZA MEDIOEVALE Un restauro nelle mura a Porton del Luzzo Vicenza 1832, depandance del Palazzo Gualdi.

La cinta muraria rappresentava l’ultima difesa materiale della città, lo sforzo estremo sostenuto dai nostri antenati per il diritto all’indipendenza della loro comunità. Le mura portano i segni mutevoli delle condizioni ambientali e sociali del luogo;demolite, lasciate alla vista o inglobate in nuovi edifici documentano l’evoluzione urbanistica della città. L’edifico, per la sua realizzazione originaria, ha inglobato parte della cinta muraria di Vicenza. Parte di queste mura è stata sapientemente riportata in luce ed esibita all’ingresso delle residenze, grazie ad un intervento archeologico che ne evidenzia il valore e il significato storico. Il palazzetto oggi denominato “Le Mura” prende vita nel XIX secolo su commissione della famiglia Gualdi, per essere utilizzata come depandance del proprio palazzo, dove accogliere gli ospiti nobili. Il desiderio originario di realizzare un edificio da uno stile nobile, è oggi documentato da una stele nel giardino interno. Questi due elementi caratterizzano l’intervento di restauro e ristrutturazione, che definisce nelle mura medievali, la denominazione e le linee architettoniche di riferimento e nel principio di eleganza e nobiltà, lo stile.

2

3

Il progetto L’obiettivo del progetto era quello di riportare il palazzetto al suo immortale valore storico, artistico e culturale. Le mura di origine medioevale inglobate nell’edificio, sono visibili nell’atrio di ingresso delle abitazioni e la facciata neogotica è stata rinnovata e accostata a nuovi materiali per una ridefinizione contemporanea.

4

12


VICENZAVOGUE primo piano

“… Il prodotto è la verità che rimane nel tempo e non mente sul nostro modo di operare …”

COSTRUZIONI dal 1961 ... competenza e passione Morbiato & C. Sas – Via F. Tasca, 117 – S. Pietro in Gu (PD) – T 049 5991191 – morbiato@morbiato.it – www.morbiato.it

13


VICENZAVOGUE itinerari iconografici

Documenti storici

VICENZA NOVECENTO Le cartoline della Collezione A. Rossato

Scorci di vita quotidiana e frammenti di storia racchiusi nelle immagini delle cartoline di Vicenza

IL CAFFE’ TURCO ora MORESCO Caffè Moresco in Campo Marzo fu costruito su disegni dell’Architetto Giovanni Miglioranza. Venne inaugurato il 14 luglio 1838

14


VICENZAVOGUE primo piano

Archivio storico a cura di Luciano Parolin 31 Maggio 1897: IL CAFFE’ TURCO ora MORESCO Delibere Consiglio Comunale Il consigliere conte Da Schio, discute durante una interpellanza, affermando che “il caffè Moresco in Campo Marzo somiglia all’impero turco. Cade a brandelli”. Raccomanda che si provveda al suo restauro e sorveglianza, essendo molto frequentato dai vicentini. Il Sindaco conte Roberto Zileri risponde che lo stato del Caffè Moresco è stato esaminato, ma per far fronte ai lavori che bisognerebbe fargli non si può ricorrere che al fondo di manutenzione degli stabili comunali. Il sindaco fa osservare che ci sono lavori più importanti che quello del caffè moresco, il quale per restaurarlo a dovere richiederebbe una spesa da far spaventare il consiglio. Il consigliere Da Schio replica che si accontenterebbe del tetto. Il sindaco risponde che se ci accontentiamo del coperto, diventa un affare di manutenzione, allora si può fare.

GIOVANNI MIGLIORANZA E IL CAFFE’ MORESCO Giovanni Miglioranza, architetto, nato a Vicenza, 21 giugno 1798, morto a Vicenza il 10 febbraio 1861. Il suo mecenate fu il conte Francesco Gualdo che lo fece studiare a Venezia all’Accademia delle Belle Arti. La sua opera principale è lo studio sul Teatro Berga. Fece accurate indagini, stabilendone la esatta ubicazione, nella zona di San Giuseppe Piazza Gualdi. Nel 1838 per il Viale dei Platani ora Campo Marzo, progettò nel 1838 il Caffè Moresco secondo uno stile ispirato a quello del colonialismo inglese. Agli inizi durante la guerra Italo-Turca del 1911 prese il nome di Caffè Turco, per via dei numerosi soldati che partivano in ferrovia. Interamente distrutto per bombardamento nel 1944. La grande distesa verde del campo marzo con il relativo caffè era meta quotidiana delle passeggiate a cavallo ed in carrozza e lungo il viale della Stazione. A fianco del caffè il palco per la banda cittadina che ogni domenica teneva i suoi applauditi concerti.

foto proveniente dall’archivio Parolin

15


VICENZAVOGUE itinerari storici-artistici

Personaggi illustri

1

3

2

FRANÇOIS-GUILLAUME MÉNAGEOT A MONTE BERICO STORIA DI UN’AMICIZIA AI TEMPI DI GUERRA di Agata Keran

Il Santuario di Monte Berico - «quel Tempio dove ognuno s’affretta di concorrere», come dice il cronista ottocentesco Giuseppe Dian custodisce un’importante pala d’altare dipinta dal francese FrançoisGuillaume Ménageot (1744-1816), raffigurante la Sacra famiglia con gli angeli. In realtà, il soggetto della rappresentazione è più complesso e rimanda al tema iconografico della Fuga in Egitto, suggerito dall’ambientazione agreste della scena e dalla presenza di un idolo marmoreo rovesciato sul prato. Le figure sono immerse in un paesaggio ameno e vaporoso, con un’imponente palma che trasporta l’immaginazione dell’osservatore in un fantastico Oriente, la cui dolcezza allude piuttosto all’aria mite dei colli berici. Infatti, la pala è collocata sulla parete occidentale della chiesa barocca, non lontano da quell’ingresso proteso idealmente verso la campagna collinare, il cui rigoglio cromatico interagisce in modo spontaneo con l’ornato dello spazio sacrale del Santuario.

Ma chi è François-Guillaume Ménageot e come mai si ferma proprio nella nostra città? Nato in Gran Bretagna da genitori francesi, già da piccolo si trasferisce a Parigi. Il padre Augustin è un noto mercante d’arte, consulente anche del celebre illuminista Denis Diderot. FrançoisGuillaume inizia la sua formazione artistica sotto la guida paterna, per poi continuare a sviluppare lo straordinario talento con Jean-Baptiste Deshays, Joseph-Marie Vien e François Boucher. Il suo lavoro è apprezzato dall’influente Jacques-Louis David, il cui giudizio positivo gli assicura un importante incarico istituzionale, quello di direttore dell’Accademia di Francia a Roma (1787-1792).

È possibile che la scelta tematica del dipinto di Ménageot abbia anche una profonda connotazione autobiografica: esso evoca indubbiamente il trauma dell’esilio, vissuto in prima persona dal suo autore, rifugiatosi a Vicenza tra il 1793 e il 1800, per sfuggire all’aspro clima della Rivoluzione. In segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta, «affinché resti esposta alla vista di tutti sì Cittadini che Forestieri» [Disconzi, Notizie…, 1800, p. 158n], il pittore francese dona la pala al Santuario di Monte Berico, «senza pagamento di sorte» [Favetta - cfr. Fondo Casarotto, Archivio di Monte Berico]. Racconta fra Filippo Antonio Disconzi, presente nel momento della solenne donazione: «L’anno 1797. Epoca di grandi avvenimenti in tutta l’Italia, fu e propizio, e avverso per questo Santuario. Al 7. di Gennaro fu esposta la Tavola rappresentante la Madonna degli Angeli, dono superbo di M.r Menageot…» [Disconzi, Notizie…, 1800, p. 152].

4

Dopo la soppressione dell’Accademia, imposta dal governo rivoluzionario, Ménageot si sposta da Roma e arriva a Vicenza nei primi mesi del 1793. Trova domicilio in una villa sul colle mariano, allora di proprietà del conte Camillo Valle (ora Convento delle Carmelitane scalze).

5

La città berica rappresenta senz’altro un’importante tappa del suo soggiorno italiano, rivelandosi «luogo conforme al suo ingegno e carattere, perché ridente e grazioso, che combina il bello della natura e quello dell’arte» [De Boni, Biografia degli artisti, Venezia 1840, p. 639]. Superati gli ostacoli di carattere politico, l’artista torna in patria nel 1800, dove riceve importanti riconoscimenti pubblici, consoni alle sue capacità artistiche e dirigenziali. Durante il periodo vicentino, Ménageot realizza di sicuro anche un ritratto familiare, ora conservato presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Nel 1901, questo quadro è documentato nel lascito della contessa Elena Tiepolo (vedova di Luigi Milan Massari e proprietaria dal 1884 di Palazzo Leoni Montanari); confluisce poi nella collezione ferrarese Massari Zavaglia, dove rimane fino al 1961. Una tradizione storiografica - di cui non si riescono identificare le fonti dà merito a Ménageot di aver salvato il grande telero di Paolo Veronese raffigurante il Convito di San Gregorio Magno dalla sottrazione francese. Il pittore, allora molto influente presso la corte napoleonica, avrebbe quindi sconsigliato il trasferimento del capolavoro veronesiano a Parigi. Infatti, dopo la confisca napoleonica nel 1812, il capolavoro veronesiano viene trasferito nei depositi della Pinacoteca di Brera, da dove torna nel 1817. L’intenso legame affettivo e intellettuale di Ménageot con il Santuario

16


di Monte Berico è uno dei nodi principali della sua presenza a Vicenza. Infatti, rimangono diverse tracce della grande amicizia con fra Filippo Antonio Disconzi (1745-1823), impegnato proprio in quel giro di anni nella preparazione di un libro dedicato alla storia del Santuario, intitolato Notizie intorno al celebre Santuario di Maria Vergine posto sul Monte Berico di Vicenza raccolte da irrefragabili documenti (1a ed. Vicenza 1800). Teologo e storiografo, fra Disconzi è la figura cruciale per la comprensione dei fatti storici che sconvolsero il Santuario e la comunità dei Servi di Maria, suoi custodi. È più volte eletto priore del convento (dal 1786 al 1788; dal 1792 al 1793; dal 1801 al 1803) e nel 1804 diventa priore provinciale dell’ordine servita. Nell’ottica di questo racconto, risulta particolarmente importante il drammatico 1797, iniziato all’insegna di un tentativo di riconciliazione politica tra la Francia e l’Austria, svoltosi proprio a Vicenza nei primi giorni di gennaio. Narra così Giuseppe Dian, in un manoscritto conservato in Biblioteca Civica Bertoliana: «Ne’ giorni primi di quest’anno parve all’Europa di vedere l’Iride confortatrice tra le dense nubi di minacciosa procella nel Congresso tenuto nella nostra Città […]. Ma dopo varie conferenze le due Potenze non si accordarono nei Preliminari di Pace; quindi spento sul nascere questo arco baleno foriero di serenità, si annerì sull’europeo emisfero il turbine procelloso, e colpì quà e là coi desolatori suoi fulmini le contrade particolarmente d’Italia» [Dian, ms. 2960-BCB, p. 619]. Le truppe francesi entrano a Vicenza il 27 aprile 1797, dando avvio alla costituzione di pubblici ordinamenti ispirati alle dottrine rivoluzionarie. Alla città vengono imposti pesanti dazi e grevi requisizioni, che coinvolgono ovviamente anche il Santuario di Monte Berico. Il 29 maggio è disposta «una generale requisizione dai commissari francesi di tutte le argenterie delle chiese, si di città come di tutto il territorio, e così di tutte le fraglie, confraternite e trasportate a Vicenza, le quali furono ridotte in verghe e spedite a Milano» [Favetta – cfr. Anno 1797, Fondo Casarotto, Archivio di Monte Berico]. È in questi mesi di agonia della Repubblica di Venezia che fra Disconzi avverte la necessità di scrivere una storia documentaria del Santuario di Monte Berico, basata su una capillare ricerca storica e storiografica. Nasce così un libro preziosissimo, sia per l’ammirevole cura dei contenuti testuali e iconografici, sia per la presenza di alcune informazioni altrimenti non più disponibili, a causa della disgregazione dell’archivio antico del convento (1810). È curioso che proprio François-Guillaume Ménageot - un migrante francese - sia il principale interlocutore di fra Disconzi e sostenitore della sua lungimirante operazione di «messa in sicurezza» della memoria storica del Santuario. Il pittore offre un importante contributo - più volte elogiato da fra Disconzi - nell’elaborazione dell’apparato iconografico del volume e nella consulenza storico-artistica relativa alla statua della Mater Misericordiae, collocata sull’altare maggiore del tempio mariano. Dice fra Filippo Antonio, commentando le due illustrazioni dedicate a questa statua, inserite nel suo libro: «Il rame di fronte preso in disegno dall’insigne Monsieur François Menageot, ed inciso dal rinomato Sig. Pietro Vitali pone sott’occhj dell’Erudito quasi intiera la oh! quanto bella, e quanto divota Immagine del Berico senza l’estremità delle piante nascoste con universale rammarico dalla struttura dell’Altare. Il rame poi di seguito la rappresenta coperta il busto con stoffa, com’è di fatti da soli circa cent’anni, per determinar il semplice ad asserir esser dessa la Madonna del Monte Berico» [Disconzi, Notizie…, 1800 e 1820].

6

Fig.1 F.G. MÉNAGEOT, Ritrattodi famiglia, Pinacoteca nazionale di Ferrara Fig.1 F.G. MÉNAGEOT, Sacra famiglia con gli angeli, 1794-1797, Santuario di Monte Berico. Fig.2 F.G. MÉNAGEOT, Autoritratto (dettaglio), 1797, Galleria degli Uffizi. Fig.3 Topografia del Monte Berico, 1821. Fig. 4 Panorama di Monte Berico in una cartolina degli anni Cinquanta, Archivio di Monte Berico. Fig.5 Casino Valle, ora Convento delle Carmelitane Scalze. Fig.6 F.G. MÉNAGEOT, Sacra famiglia con gli angeli, 1794-1797, Santuario di Monte Berico. Fig.7 Vera effigie della Beata Vergine del Monte Berico, con i consueti ornamenti, 1800. Fig.8 Vera effigie della Beata Vergine, spoglia dei consueti ornamenti, incisione di P. Vitali su disegno di F.G. Ménageot, 1800. Fig.9 Immagine fotografica dell’altare maggiore della Chiesa di Monte Berico, inizi del XX sec, Archivio di Monte Berico.

7

Fig.10 Altare maggiore della Chiesa di Monte Berico. Bibliografia

8

A quel tempo, dunque, la preziosa effige era coperta, rivestita da un tessuto riccamente ornato che non permetteva la visione del suo vero manto, elemento fondante di un’iconografia legata all’idea dell’accoglienza e della cura del prossimo. Solo in momenti straordinari dell’ostensione della miracolosa immagine, il popolo poteva contemplare la sua piena bellezza e cogliere quindi il senso della materna protezione evocata dal sostanziale motivo iconografico degli otto pellegrini raccolti in preghiera sotto il manto della Regina coeli. È Ménageot ad aprire, assieme a fra Disconzi, la discussione attorno al cosiddetto «paludamento», dando avvio a una lunga riflessione che porterà alla definitiva rimozione del rivestimento tessile nel 1900.

9

17

BERTI G.B., Memorie storiche sul tempio del Monte Berico di Vicenza, Verona 1833. DE BONI F., v. Menageot (Francesco Guglielmo), in Biografia degli artisti, Venezia 1840, pp. 639-640. DIAN G., Memorie storiche di Vicenza, ms. 2960, Biblioteca civica Bertoliana. DISCONZI F.A., Notizie intorno al celebre Santuario di Maria Vergine posto sul Monte Berico di Vicenza raccolte da irrefragabili documenti, Vicenza 1800 e 1820. OLIVIER-POLI G.M., v. Menageot (Francesco Guglielmo), in Continuazione al nuovo dizionario istorico degli uomini che si sono renduti più celebri per talenti, virtù, scelleratezze, errori, ec., la quale abbraccia il periodo degli 40 anni dell’era volgare, 9 voll., Napoli 1825, vol. VI, pp. 90-91. Fondo Casarotto, Archivio di Monte Berico.


VICENZA

BELLISSIMA

VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari artistici

A sinistra La Cappella della Madonna Pellegrina, seconda da sinistra, ospita l’urna con le reliquie dei santi patronali di Vicenza: Leonzio, Carpoforo, Innocenza ed Eufemia. Sulla parete destra è collocata l’Assunzione della Vergine di Alessandro Maganza, dono recente della Banca Popolare di Vicenza alla Diocesi.

Scrigno di tesori antichi e recenti, segnata da distruzioni e continue rinascite, la Cattedrale si configura nel nostro immaginario come ponte di collegamento tra origini e presente. Attraversandolo, si coglie pienamente quell’indissolubile e sempre vivo legame tra arte e spiritualità.

I TESORI DEL DUOMO CHIESA DI SANTA MARIA ANNUNCIATA A cura di Silvia Maria Carolo Fotografie di Saverio Bartolamei

La costruzione di un simbolo Dedicata alla Vergine patrona della città, la Cattedrale di Vicenza è simbolo della religiosità cittadina ma anche punto di riferimento per l’intera cittadinanza che, riconoscendosi nella sua storia antica e recente, riscopre le proprie origini. Merito del sito su cui sorge, luogo di antichissima tradizione insediativa, dove si riscontra una sorta di codice genetico di tutti i popoli che hanno abitato il territorio vicentino. Merito, poi, del concentrato di forme gotiche e palladiane che la rendono monumento fondamentale per la costruzione di un’immagine-archetipo di Vicenza, che si fissa inesorabilmente nei ricordi di abitanti, artisti e viaggiatori e che, nella maggior parte dei casi, corrisponde al colpo d’occhio che si gode dall’altura di Monte Berico. Scrigno di tesori antichi e recenti, segnata da distruzioni e continue rinascite, la Cattedrale si configura nel nostro immaginario come ponte di collegamento tra origini e presente. Attraversandolo, si coglie pienamente quell’indissolubile e sempre vivo legame tra arte e spiritualità. Uno sguardo alle origini L’area su cui sorgono la cattedrale di santa Maria Annunciata e piazza Duomo è luogo di stratificazioni millenarie, culla di civiltà antichissima, che ha ritrovato posto nella memoria collettiva soltanto nel secolo scorso, in seguito agli scavi e alle ricostruzioni del secondo dopoguerra. Nell’area sottostante la Cattedrale sono state riportate alla luce testimonianze materiali di epoca paleoveneta, risalenti al III e II secolo a. C., e reperti di epoca romana quali il tratto di decumano minore e le tracce di pavimentazione musiva policroma di una domus

non posteriore al I secolo d. C. A pochi passi dal criptoportico, quest’antica abitazione è particolarmente importante ai nostri fini poiché nucleo embrionale di quella che sarebbe poi divenuta basilica paleocristiana, chiesa romanica e in seguito la cattedrale gotica che tutti conosciamo. Secondo le ipotesi più accreditate, infatti, tra le pareti di quell’antica dimora romana era stata ricavata nel III secolo una domus ecclesiae, luogo di culto e ritrovo dei primi cristiani. Durante l’età romana, Vicenza era in continuo rapporto commerciale e culturale con Aquileia, metropoli della X Regio nonché fiorente comunità cristiana e, proprio nel III secolo, il tracciato della via Postumia, che collegava le due città, veniva percorso da quei militari e mercanti che da Aquileia trasportavano con sé il germe della nuova fede che, giunto in area berica, trovava fertile terreno per la sua crescita e diffusione. Soltanto dopo l’editto di Costantino del 313, tra IV e V secolo, la comunità cristiana vicentina iniziò proprio qui la costruzione dell’ampia aula tripartita della basilica paleocristiana, finalmente un vero e proprio edificio per il culto che, per la prima volta, si impose architettonicamente alla città. Il mutamento dello spazio urbano: gotico e fenomeno palladiano La basilica paleocristiana rimase chiesa cattedrale durante l’epoca longobarda e carolingia, fu poi fortemente compromessa in seguito al terremoto del 1117 e al saccheggio di Federico II nel 1236, quindi distrutta ben due volte prima della sua edificazione definitiva. Si arrivò così alla ricostruzione del XV secolo

18

Litografia di Giovanni Negrisolo (1850): iniziata attorno alla metà del XV secolo, la facciata impostata su cinque fasce orizzontali rimase presto mutila del quarto scomparto, per il crollo causato da un uragano nel 1581. Dopo oltre tre secoli, il fastigio venne ricostituito nell’ambito dei lavori del secondo dopoguerra.

e, successivamente, all’epoca palladiana, le due stagioni architettoniche che maggiormente segnarono le forme di quest’edificio, che si sostanziò definitivamente nella bianca e luminosa facciata gotica e nella rinascimentale cupola emisferica a coronamento dell’abside. Attorno alla metà del 1400, durante il primo secolo di dominio veneziano, periodo di pace e prosperità, le forme del gotico della città lagunare invasero lo spazio urbano della dominata: alla costruzione della Cattedrale seguì di qualche anno la ricostruzione del Palazzo della Ragione nella Piazza dei Signori, su progetto di Domenico da Venezia. I due edifici, simboli del potere religioso e civile, iniziarono da questo momento un interminabile e fecondo dialogo, fondarono assieme l’immagine archetipica di


VICENZAVOGUE primo piano Vicenza che, proprio in quel periodo, diventava iconografia urbana nella Pietà delle Rose di Giovanni Bellini o nella veduta paesaggistica di Marcello Fogolino nella pala della Madonna delle Stelle in Santa Corona. Non solo: monumenti imprescindibili per la definizione dello spazio cittadino, la Cattedrale e il palazzo della Ragione agirono assieme, nella seconda metà del ‘500, come catalizzatori nel processo di mutamento di percezione del paesaggio urbano, che presto si trasformò da gotico a palladiano. E lo si può confermare osservando la tela dei Maganza conservata nella chiesa di Santo Stefano con i Fatti della vita di san Gaetano Thiene: all’alba del XVII secolo, a stagliarsi sulle bianche nubi del fondale dipinto sono due interventi cinquecenteschi di Andrea Palladio, le logge di rivestimento di quella che poi sarà battezzata Basilica Palladiana e la rinascimentale cupola della Cattedrale, impostata su tamburo e sormontata da lanterna e cupolino.

tradizione di Tiziano, e vicino alla pittura di Veronese e Tintoretto. Alessandro Maganza, suo figlio, tra XVI e XVII secolo si trovava a capo di un’attiva bottega pittorica, che in città deteneva il monopolio artistico in particolare per quel che riguardava le commissioni di carattere religioso, pale d’altare, cicli e soffitti per chiese e oratori, e Cappelle del Santissimo Sacramento, di cui quella in Cattedrale, collocata come sesta cappella sinistra, ne è prezioso esempio. Definiti dalle fonti “pittori della Controriforma”, i loro numerosi dipinti dalle atmosfere cupe, drammatiche, presentano tematiche e iconografie care ai rigoristi, sono popolati di quei santi zelanti nell’estirpare l’eresia e di altri “santi delle buone opere”, quali Carlo Borromeo e Gaetano Thiene. Anche l’importanza dei sacramenti viene esaltata, così si spiega la maganzesca Comunione della Maddalena collocata nella cripta: il tutto doveva commuovere i sensi ed eccitare lo spirito e la devozione.1

Il dipinto, che della facciata non fa menzione, riconduce all’epoca di massimo sviluppo di questo fenomeno: Vicenza, liberandosi delle forme del gotico lagunare, stava riconfigurando il proprio territorio con l’architettura palladiana, motivo d’orgoglio e d’identità, portando avanti una lotta culturale che riconosceva proprio nelle nuove forme, così come nella rappresentazione teatrale dell’Edipo re del 1585, armi ideali per affrontare, pur simbolicamente, il potere della dominante.

I manufatti di pregio che la Cattedrale di Vicenza racchiude sono innumerevoli, oltre ai già citati, anche il polittico della Dormitio Virginis opera di Lorenzo Veneziano, il cinquecentesco altare dell’Acqua, le dodici grandi tele del paramento Civran narranti le storie della Croce realizzate nel XVII secolo dai tenebrosi veneziani. Opere di un’altra epoca, eppure il valore che riconosciamo a questo edificio e al suo contenuto è estremamente attuale.

... guardando al domani Nella Cattedrale di Vicenza è scritta la storia di coloro che hanno contribuito alla sua fondazione e costruzione, dei fedeli che per secoli vi hanno pregato, di vescovi e confraternite, di artisti, famiglie e committenti che, con i loro stemmi e ritratti, compaiono ancora oggi al fianco dei loro Santi protettori, nelle pale d’altare. Visitando la chiesa, si intraprende un cammino fisico e metaforico attraverso i secoli, si rivive la spiritualità delle diverse epoche, se ne incontrano i protagonisti. È un percorso che inizia con i resti di quella domus ecclesiae di cui si è parlato inizialmente, e si arriva a questi ultimi anni, ad oggi. Incontriamo personaggi quali il nobile Montano Barbarano III che, verso la fine del XV secolo commissionava a Bartolomeo Montagna la decorazione della cappella di famiglia con la Madonna e il bambino in trono tra le sante Maddalena e Lucia. In un paesaggio simbolico con prati verdi, arbusti e animali, è calata la silenziosa rappresentazione dei quattro personaggi, che comunicano al fedele attraverso piccoli dettagli, colori e sguardi da leggere intimamente da vicino, il tutto secondo la logica delle pale d’altare del tardo Quattrocento. Proprio di fronte, nel lato opposto della navata, la Cappella di san Vincenzo Martire si pone in continuità, aprendo il capitolo della grande stagione pittorica del Cinquecento veneto, trionfale, talvolta rumorosa per l’interazione dei personaggi e la forza della sua rappresentazione. La pala in questione rappresenta i santi Vincenzo e Marco che presentano Vicenza alla Madonna di Giovan Battista Maganza il Vecchio, allievo secondo

La zona del presbiterio racchiude in sé le testimonianze di una cristianità viva e mutevole in ogni epoca e dimensione. I manufatti più antichi come il quattrocentesco altare dall’Acqua così come il paramento Civran, dialogano con le novecentesche vetrate absidali di Pino Casarini e con gli arredi presbiteriali bronzei realizzati dal Maestro Pino Castagna nel 2009

Il Novecento ha trasformato nuovamente la Cattedrale vicentina e, alla sua immagine ormai storicizzata, se ne è aggiunta una recente, drammatica, che la ritrae sventrata e distrutta in seguito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Danni irrimediabili a gran parte del patrimonio in essa conservato, ma nell’immediato dopoguerra sono stati intrapresi lavori di ricostruzione e restauro che hanno riportato alla luce le antiche vestigia nel sottosuolo. Non solo restauro integrativo, nuove opere d’arte sono state realizzate ad hoc per la nuova Cattedrale risorta dalle macerie, come le sei vetrate istoriate absidali e il ciclo di tre affreschi del veronese Pino Casarini, negli anni ‘50. Ma, ancora oggi, la Chiesa continua a dire la sua fede domandando agli artisti di esprimerla con i linguaggi, le forme, le suggestioni che interpretano un mondo vivo e vitale, con i suoi enigmi, le sue problematiche, le sue straordinarie bellezze, la sua sempre effervescente vitalità. Ed è in questo senso che si interpretano tutte quelle opere che ancora oggi si uniscono alle preesistenti, arricchendo la Cattedrale di un nuovo significato, rafforzandone il ruolo di ponte, dalle lontane origini all’immediato presente. Così, le formelle di Antonio Boatto che decorano il portale maggiore con i fatti della Vita della Madonna, o gli arredi presbiteriali bronzei realizzati nel 2009 dal Maestro Pino Castagna, ci dicono cose nuove, straordinarie con un parlare che ci narra la fatica del nostro tempo, l’indefinibilità della nostra epoca, la ricerca di qualcosa che sia sicuro e solido in un mondo di incertezze e che fa traspirare da ogni suo poro un messaggio di spiritualità e di fede.2

19

La Cappella di Santa Caterina di Alessandria, quarta da sinistra, è pregevole testimonianza artistica e devozionale di fine ‘400. Il recente restauro del 2012 ha restituito gran parte dell’originale splendore alla pala d’altare e agli affreschi realizzati da Bartolomeo Montagna per la famiglia di Montano Barbarano III.


VICENZA

BELLISSIMA

VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari artistici

Dettaglio del Crocefisso ligneo dono del vescovo emerito mons. Pietro Nonis. Posto all’ingresso, al centro della navata, accoglie i fedeli.

La Cappella del Santissimo Sacramento, sesta da sinistra, viene realizzata da Alessandro Maganza con l’aiuto della bottega tra fine XVI secolo e inizio XVII: le Storie della Passione decorano le pareti laterali e il Concerto d’angeli funge da fondale.

Maganza realizza anche le cinque piccole tele inserite nel tabernacolo ligneo intarsiato da Pellegrino Ferrarese, oggi sostituite con delle copie, mentre le originali sono conservate presso il Museo Diocesano.

Bibliografia

Gabriele Paleotti, Discorso intorno alle immagini sacre e profane [1582], a cura di Stefano della Torre, Città del Vaticano, 2002, p. 264. Denis Cosgrove, Il paesaggio palladiano. La trasformazione geografica e le sue rappresentazioni culturali nell’Italia del XVI secolo, a cura di Francesco Vallerani, Sommacampagna, 2000, pp. 109-146.

Cattedrale di Vicenza. Santa Maria Annunciata. Guida storico-artistica, a cura di Francesco Gasparini, Crocetta del Montello, 2012. Luca Trevisan, Il Museo Diocesano e la sua sede: la vocazione del sito, in Il luogo dell’incontro. Museo Diocesano di Vicenza, a cura di Francesco Gasparini, Alessandro Polo, Luca Trevisan, Crocetta del Montello, 2012, pp. 15-31. Cesare Nosiglia, Ecco la dimora di Dio tra gli uomini, Lettera pastorale 5 settembre 2009, Vicenza, 2009. Franco Barbieri, Renato Cevese, Vicenza. Ritratto di una città. Guida storico-artistica, Costabissara, 2004, pp. 277-302. La Cattedrale di Vicenza, a cura di Giuseppe Barbieri, Cornuda, 2002.

Cit.: 1.Gabriele Paleotti, Discorso intorno alle immagini sacre e profane [1582], a cura di Stefano della Torre, Città del Vaticano, 2002, p. 264. Cesare Nosiglia, 2 Ecco la dimora di Dio tra gli uomini, Lettera pastorale 5 settembre 2009, Vicenza, 2009.

20

L’opera settecentesca di Gerolamo Brusaferro, “La Samaritana al pozzo”, proviene dal Museo Diocesano di Vicenza e si trova temporaneamente esposta in Cattedrale.

Due teorie di cappelle sono impostate lungo i lati longitudinali dell’unica grande navata, che si divide in quattro campate coperte da volte a crociera e impostate su pilastri polistili.


VICENZA

BELLISSIMA

VICENZAVOGUE primo piano

Itinerari romantici Fotografie di Chiara Bezze

SALA STUCCHI La Basilica Palladiana si appresta a diventare la scenografia preferita dalle coppie di innamorati che decidono di sposarsi nella splendida Sala Stucchi di Palazzo Trissino in Corso Palladio. Sala Stucchi è la sala più vasta e prestigiosa del palazzo. Vi si accede da uno scalone d’onore. In tutta la sala è l’eterno femminino, ovvero il culto della donna, a trionfare. Gli stucchi originali di Giambattista Barberini rappresentano, sopra le quattro porte, le tragiche vicende di Lucrezia, Giuditta, Gioele e Cleopatra. Due grandi affreschi settecenteschi di Giacomo Ciesa raffigurano la vicenda di Didone abbandonata e morente.

LA BASILICA DEGLI INNAMORATI MATRIMONIO PALLADIANO

Dopo la cerimonia si raggiunge a piedi la terrazza della Basilica da cui si gode una spettacolare vista sulla città. La terrazza offre inoltre con la possibilità di organizzare rinfreschi e aperitivi. Per richiedere servizi fotografici matrimoniali potete contattare i fotografi della redazione: vicenzavogue@gmail.com

21


HOME PAGE: http://agenzie.tecnocasa.it/veneto/vicenza/vicenza/vicenza-centro

0444.1452099

R

e-mail: vica9@tecnocasa.it

AFFILIATO: STUDIO VICENZA CENTRO S.R.L. - VIA CESARE BATTISTI N. 35/A - VICENZA

CENTRO STORICO. Appartamento di c.a. 300mq sito al piano nobile di un importante palazzo storico risalente al periodo tardo Gotico. Tale stile si riconosce subito dai tre ampi saloni divisi da importanti arcature decorate con finiture del periodo. Possibilità di avere il garage. ACE F IPE 134,67Kwh/m2/anno

Euro 700.000,00

SANTA BERTILLA. Villa singola in stile Liberty disposta su due piani fuori terra. L’immobile presenta la zona giorno al piano terra con cucina e soggiorno separati e la zona notte al piano primo con quattro camere matrimoniali. Giardino privato, terrazzo di c.a. 25mq, veranda in giardino e garage doppio. ACE E IPE 99,58Kwh/m2/anno

Euro 770.000,00

CORSO PADOVA. Ex albergo completamente ristrutturato e riadattato per un’importante residenza. L’abitazione di c.a. 330mq si sviluppa su due piani con soffitti alti 4,5m e una mansarda. Si presenta fin da subito con un importante ingresso che prende luce da un antico rosone posto sul soffitto. ACE E IPE 99,58Kwh/m2/anno Euro 750.000,00

CENTRO STORICO. Sito al piano nobile con ascensore, quadrilocale con ampio ingresso che introduce all’appartamento composto da cucina e soggiorno separati, tre camere matrimoniali, due bagni, lavanderia, tre poggioli e posto auto privato coperto nel piano interrato del palazzo.

CENTRO STORICO. Appartamento bilocale sito al quarto ed ultimo piano con ascensore, completamente travato a vista e ristrutturato recentemente.

CENTRO STORIO. Appartamento bilocale sito al quarto e quinto piano con cucina e soggiorno separati, due bagni e una camera. Completamente ristrutturato con travi a vista sbiancati e comprensivo di arredamento.

ACE F IPE 135,58Kwh/m2/anno

Euro 100.000,00

ACE F IPE 142,89Kwh/m2/anno

ACE F IPE 162,36 Kwh / m2 /anno

Euro 440.000,00

Euro 190.000,00

SANTA LUCIA. Appartamento bilocale sito al piano primo completamente ristrutturato con travi antiche. Soggiorno con angolo cottura, camera e bagno finestrato. Posto bici nel cortile condominiale.

ACE F IPE 150,00Kwh/m2/anno

Euro 100.000,00

CENTRO STORICO. Parte di palazzina composta da quattro monolocali, due bilocali e due uffici. Gli appartamenti sono situati al terzo e quarto piano, mentre gli uffici sono posti al piano terra. A due passi dalla chiesa di San Lorenzo, in una laterale di Corso Fogazzaro. ACE non dichiarabile.

Euro 510.000,00

CENTRO STORICO. Appartamento quadrilocale sito al quarto ed ultimo piano con ascensore, cucina e soggiorno separati, tre camere matrimoniali, due bagni finestrati e due terrazzi. Da ristrutturare su un palazzo risalente al 1300. ACE G IPE 169,54Kwh/m2/anno

Euro 320.000,00

www.tecnocasa.it

OGNI AGENZIA HA UN PROPRIO TITOLARE ED E’ AUTONOMA

18


VICENZA VOGUE primo piano

RESTAURI VICENTINI CHIESA DI VIGARDOLO

RESTAURO CHESA DI VIGARDOLO La Chiesa dei Santi Floriano e Valentino di Vigardolo è stata di recente oggetto di un intervento di restauro che si è concluso in questi giorni. Considerando la struttura e le iniziali condizioni, nonché il tipo di terreno su cui la stessa posa e i recenti eventi sismici, si è ritenuto necessario eseguire opere di consolidamento dell’intero edificio ecclesiale, oltre che interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione complementari. Il progetto è stato curato dal Geometra Gian Paolo Tescaro, che è anche il direttore dei lavori, dall’Archiettto Anna Tescaro (entrambi dello Studio Tescaro di Cavazzale) e dall’Architetto Elena Benetti. L’Ingegner Renato Barcaro si è occupato invece del calcolo delle strutture per il miglioramento sismico e della sicurezza del cantiere. “Il miglioramento sismico è stato eseguito attraverso la realizzazione di un telaio lungo tutto il perimetro della Chiesa, in grado di consolidare e legare tra loro strutture verticali ed orizzontali - spiega Gian Paolo Tescaro -

calce; l’adeguamento dell’impianto elettrico con sostituzione dei corpi illuminanti; la sistemazione dei serramenti e sostituzione dei vetri di tutte le finestre; la realizzazione di un camminamento con tavole di legno grezze, appoggiate e fissate alle catene delle capriate per l’accesso in sicurezza al sottotetto. La chiesa è un’opera in stile neoclassico con un’unica navata centrale, coperta da un soffitto a cassettoni e illuminata da quattro vetrate, di cui una parzialmente coperta per la successiva realizzazione della cappella invernale. Chiuso da una volta a botte con due finestre semicircolari, il presbiterio risulta l’ambiente più luminoso della chiesa, ad esaltare l’altare maggiore. La facciata principale dell’edificio è frutto dell’ampliamento del 1940: si eleva rispetto al corpo principale ed è tripartita da quattro colonne che sorreggono un’imponente trabeazione e un timpano che sorregge le statue del Redentore, della Fede e della Speranza.

Abbiamo consolidato le fondazioni inserendo su tutto il perimetro barre metalliche fissate con resine antisismiche e abbiamo applicato coppie di profilati metallici ad U sulle murature perimetrali est ed ovest della navata principale ancorati alle fondazioni ed al soffitto attraverso idonee barre metalliche filettate. Con una rete di acciaio elettrosaldata sono state avvolte le murature perimetrali mediante barre metalliche fissate con resine antisismiche”. Inoltre si è provveduto all’intonacatura strutturale realizzata con geomalta ad altissima igroscopicità e traspirabilità.

CENNI STORICI Le notizie di una prima chiesa a Vigardolo © Augusto Mia Battaglia sono molto antiche e risalgono fino al 1297, quando viene citata in un documento una cappella appartenente alla pieve di Santa Maria di Bolzano Vicentino. E’ del 1582 un verbale di una visita pastorale dove per la prima volta viene nominata la chiesa campestre di San Floriano e San Valentino, nel quale è riportata la descrizione di un edificio in stato di abbandono. Questo edificio religioso, di cui non rimane più traccia, sorgeva ove nel 1722 venne costruita la chiesa parrocchiale in luogo del preesistente edificio, praticamente abbandonato da almeno un paio d’anni. La ricostruzione della chiesa richiese quattro anni e il suo completamento segnò anche la nascita della parrocchia di Vigardolo. Quando fu aperta al culto non era ancora stata ultimata, c’era un solo altare sopra il quale nel 1728 fu posta la pala dipinta appositamente da Giuseppe Tommasini di Vicenza, raffigurante la Beata Vergine Maria e i Santi Floriano e Valentino. Nel 1730 fu eretto il campanile con due campane. Il primo ampliamento è del 1747: viene abbattuta la facciata e la navata allungata verso il sagrato, allora occupato dal cimitero fino al limite della chiesa antica. Un successivo restauro fu eseguito alla fine del 1800 e tra il 1894 e il 1895 vennero rifatti i pavimenti, gli intonaci e gli ornamenti. Nel 1898 venne aggiunta la terza campana sul campanile e tredici anni dopo fu costruita la sala del teatrino, demolita quando fu eretta la nuova casa canonica. Nel 1929 fu inaugurato l’oratorio delle Congregazioni religiose, ricavato da una stanza esistente, mentre nel 1933 furono inaugurati vari lavori della chiesa, quali la riparazione della facciata, con la posa delle statue dei Santi Floriano e Valentino, la ripassatura del tetto e della cuspide del campanile. Nel 1938 fu posto in opera il nuovo orologio del campanile. Tra il 1939 e il 1940, a spese di alcuni offerenti di Vigardolo, venne ricostruita la facciata della chiesa. L’ultima ristrutturazione risale al 1975.

A questi interventi strutturali sono seguite opere di ordinaria e straordinaria manutenzione: il rifacimento della pavimentazione del marciapiede perimetrale dell’edificio con posa di piastre tranciate di porfido; la tinteggiatura con decorazioni delle pareti interne, eseguita con prodotti a base di

23


EIKONARTMAGAZINE primo piano

Workshop culturali

testo e fotografie di Arch. Francesca Rita Grandi

PALLADIO WORKSHOP - Vicenza

© Fiorenzo Franceschi

© Saverio Bartolamei

© Saverio Bartolamei

© Saverio Bartolamei

Nel cuore della città di Vicenza si celebra con il direttore del Centro la bellezza della Loggia del Capitaniato. Fondamentale è notare come l’architetto Andrea Palladio abbia studiato il rapporto di questo intervento con il prospiciente Palazzo della Ragione, portando alla stessa altezza le quote delle logge. Al purismo minimalista del doppio ordine di arcate della Basilica infatti, fanno fronte le colossali semicolonne composite della Loggia che arginano una ricchissima decorazione a stucco. Viene inoltre ricordata l’ipotesi di un’originale bicromia del loggiato, secondo la quale i fusti delle colonne sarebbero stati originariamente intonacati di rosso, accostato al bianco lapideo dell’attico balconato e degli stucchi decorativi. Nel passaggio da esterno ad interno, la meraviglia del Teatro Olimpico coglie di sorpresa i visitatori che dal giardino di ingresso possono coglierne solamente la parte a forma absidale ospitante il fondale delle quinte sceniche. Inizialmente privato e commissionato dall’Accademia Olimpica, esso è il primo teatro coperto in muratura al mondo ed è al contempo considerato il testamento dell’architetto. La costruzione iniziò infatti nell’anno della morte di Palladio, e inizialmente proseguita dal figlio Silla, venne invece conclusa da Vincenzo Scamozzi. Le scene fisse di illusionismo prospettico sono in effetti da attribuirsi a quest’ultimo, mentre Andrea prevede-

24

va una sola prospettiva centrale, con fondali laterali dipinti. Il vicino Palazzo Chiericati, rappresenta un esempio di edificio inizialmente privato la cui imponenza si offre alla piazza pubblica come fosse una sorta di “bellezza democratica”. Il proprietario Girolamo Chiericati, ottenne dal Consiglio cittadino la possibilità di utilizzare una fascia di circa quattro metri e mezzo di suolo comunale antistante le sue proprietà per realizzarvi il porticato della propria abitazione a condizione che ne garantisse la fruibilità pubblica. E’ necessario immaginare la piazza antistante come il cinquecentesco porto fluviale della città, visibile nella mappa Angelica del 1580, nonché sede di mercato cittadino. Il ruolo del progetto era quindi estremamente importante in quanto accoglieva coloro che entravano in città per via fluviale ma purtroppo rimase un frammento incompiuto fino al 1600. Il “muro romano”, elemento chiave in altri edifici lascia spazio di protagonismo alla colonna greca, anche quando diventa lesena senza perdere la sua forza. Ecco quindi un esempio di colonne realizzate con mattoni sagomati a settore circolare ricoperti di marmorino, un intonaco particolare misto a polvere di marmo, riconducibili alla tecnica illustrata nel Palladio


EIKONARTMAGAZINE primo piano

ALLA SCOPERTA DEL MAESTRO (parte 2^)

Teatro Olimpico- Le sette vie di Tebe

Palazzo Chiericati

Museum. L’edificio completato, presenta una potenza plastica di grande eleganza, un vanto secolare per la città di Vicenza. La tenace volontà della signora di famiglia, vedova di uno dei supporters palladiani, determina la costruzione di Palazzo Valmarana, la cui medaglia di fondazione riporta in effetti il suo profilo. E’ il Dott. Beltramini a descrivere il progetto osservando dapprima il prospetto su Corso Fogazzaro, poi quello sulla corte interna. L’ordine gigante caratterizza la verticalità della facciata esterna, costituita e scandita ritmicamente da sei enormi paraste. Concettualmente si vuole invece alludere ad un’esedra nel colonnato interno, ottenuta illusionisticamente grazie ad un allargamento dell’intercolumnio centrale. Ecco qui un esempio di “viva grammatica architettonica” palladiana, nel rifiuto di una dogmatica sintassi costruttiva. Si torna a Palazzo Barbarano da Porto dove il prof. Mario Piana riprende la parola per analizzare non più il Palladio progettista, bensì il Palladio costruttore. Descrive infatti nel dettaglio alcuni sistemi costruttivi da lui adottati, soprattutto nei progetti veneziani oggetto di visita previsto per il giorno seguente.

25

© Augusto Mia Battaglia

© Giusepe Pettinà

Esperto di tecniche di restauro, il professore mette in chiaro subito un concetto basilare: per restaurare consapevolmente gli edifici di Palladio è indispensabile partire da un approfondita conoscenza materiale delle sue fabbriche. Indagini conoscitive e problemi di conservazione effettuati durante la propria esperienza, vengono attentamente illustrati dal professore, catturando l’interesse del gruppo di studio. Chiude le conferenze della giornata prof. Edoardo Demo, che documenta la propria argomentazione riguardo l’economia e la società nella Vicenza palladiana. Indispensabile quindi, un approfondimento sulla posizione di primato che Vicenza detiene nel 1500 per la produzione di seta in Europa. Sono la produzione e il commercio internazionale di questo prodotto a costruire la mentalità cosmopolita e le risorse economiche necessarie agli imprenditori vicentini per comprendere e attuare la rivoluzionaria e trasformatrice architettura palladiana. Va quindi riconosciuto a loro un merito se Palladio, annoverato tra gli architetti veneti più visionari, è consegnato per sempre alla storia dell’architettura. Ecco spiegato quindi, l’albero di gelso piantato nel cortile di Palazzo Barbarano da Porto, da sempre fonte di nutrimento dei bachi da seta.


EIKONARTMAGAZINE primo piano

Workshop culturali

Nel giorno dedicato alla visita delle architetture palladiane a Venezia, il gruppo si raccoglie alla Fondazione Giorgio Cini, dove il prof. Vitale Zanchettin, illustra il progetto per il cenacolo e il chiostro presso l’antico refettorio benedettino a San Giorgio Maggiore (1). Ancora una volta, Palladio si distingue dalla consuetudine costruttiva e sintetizza gli elementi strutturali della grande aula dove i monaci cenavano, senza rinunciare al proprio dialogo con l’antico. Prevedeva infatti enormi finestre termali (oggi murate all’interno) e un sistema di soffitto con volte a crociera intersecante due volte a botte laterali. Anche in questo caso, Palladio ricostruisce un’architettura sulla base della grandezza romana antica nonostante la geografica distanza, che allo stesso tempo gli permette di assumerne il modello senza esserne sopraffatto.

2

1

2

3

Presso la sala Barbantini, davanti alla proiezione dell’immaginario “Capriccio Palladiano” di Canaletto (2), il prof. Zanchettin narra i progetti eseguiti e mancati a Venezia, sottolineando le numerose difficoltà emerse,considerata la resistenza opposta dalla città ad uno stile architettonico vicino al romano. La parola passa alla giovane laureanda Alina Aggujaro, che illustra la complessa vicenda architettonica della sezione incompiuta di Palazzo Porto Breganze in piazza Castello a Vicenza (3). Il documentato studio, analizza nei dettagli quanto emerso dalla ricerca, cercando congruenze con le caratteristiche stilistiche di altri progetti contemporanei. Questo imponente quanto affascinante frammento architettonico, costituisce una meravigliosa dimostrazione della maturità artistica dell’architetto. Una ricercata armonia tra basilica cristiana e tempio antico, viene ottenuta nella Chiesa di San Giorgio Maggiore (4), dove avviene una fusione tra schema longitudinale e sistema centrale. Percorsa la navata centrale (5), il fedele si trova immerso in un effetto spaziale centralizzato grazie a calcolati accorgimenti proporzionali. La luce invade l’interno attraverso enormi finestre a lunettoni, chiaramente ispirate a quelle delle antiche terme romane.

4 4

3

5

6

Di grande interesse è l’interattivo PalladioLab 4, relativo alla composizione delle facciate, presso il Redentore (6). Si scopre, grazie a queste riflessioni, che il prospetto della chiesa infatti, è una sovrapposizione di livelli ognuno associabile agli elementi costituenti l’interno. L’esito è un mirabile esempio di come Palladio cercasse sempre di forbire il proprio stile, citando a più riprese classico e moderno, “controllando” anche dopo la morte attraverso i suoi disegni, il cantiere effettivamente postumo di questa chiesa.

5

26

6


EIKONARTMAGAZINE primo piano

7

Grazie ad uno speciale permesso di ingresso al cantiere in corso, è possibile accedere al Convento di Carità (7), soggetto ora ad interventi di restauro. L’edificio monastico assume l’aspetto di una residenza romana, con un atrio di colonne composite il cui apparato murario è mantenuto a vista. Le grandi dimensioni, non impediscono di raggiungere un grande risultato spaziale nel tablino, dove il colore rosso del fregio contrasta cromaticamente con la bianca pietra della trabeazione, a sua volta sostenuta da una colonna in marmo rosso. La bicromia ritorna nell’imponente parete del chiostro a ordini sovrapposti, che rimanda al cortile di palazzo Farnese a Roma. Per l’ultimo giorno, c’è l’appuntamento con la celebrazione architettonica per eccellenza. Mentre il prof. Howard Burns legge le parole di Palladio estratte dal trattato e relative la costruzione della villa, ammiriamo infatti il raffinato capolavoro: Villa Almerico Capra, ormai da tutti conosciuta come “La Rotonda” (8). Il committente, il canonico Paolo Almerico, apparteneva all’ambiente ecclesiastico di Roma e tornò nella natale Vicenza per ritirarsi in una sofisticata ma non troppo vasta residenza suburbana. D’obbligo è la descrizione del sito, una dolce collina con vedute in tutte le direzioni, che genera indubbiamente il progetto del complesso. Il presidente fa notare lo schema compositivo della pianta centrale non perfettamente simmetrica e ruotata di 45 gradi rispetto ai punti cardinali. Da ricordare l’abbassamento della cupola voluto da Scamozzi, subentrato all’architetto dopo la sua morte, modificando l’originale volta semisferica. All’interno, colpisce il sontuoso ornamento, attraverso gli apparati pittorici di tutte le sale, la decorazione plastica di soffitti e camini, ma non meno importanti le statue che all’esterno, aumentano la massa virtuale e apportano movimento agli ingressi loggiati. Tuttavia, sembra che la magnificenza di questa eredità non si possa descrivere, se non mostrando se stessa agli occhi dei visitatori. La sacralità di questa villa è associabile ad

© Saverio Bartolamei

8

8

9

un “tempio della vita quotidiana”, costituendo un unicum modello ideale. L’ultima tappa di questo “pellegrinaggio” architettonico, è nella località di Fratta Polesine, dove si alza su un alto basamento Villa Badoer (9). Il paese si è sviluppato attorno a questo organismo, che secondo una visione antropomorfica, abbraccia i visitatori grazie alle curvilinee barchesse. La loggia di ingresso, accessibile tramite una scenografica scalinata a più rampe, è inserita nel corpo dell’edificio, la cui sala principale è questa volta rettangolare. Gli affreschi a grottesca rievocano con fantasia e verve decorativa figure carnevalesche proiettate sulla parete. Le finestre prive di cornici, le colonne senza base e la linearità del solaio creano una discontinuità tra le rappresentazioni sulle pareti e il soffitto. Palladio ancora una volta soddisfa e stupisce i committenti interessati a possedere una sede dalla quale amministrare le proprietà terriere, ma anche manifestare il proprio prestigio economico. Giunge il momento delle conclusioni di questo viaggio straordinario, affidate al prof. Howard Burns, il quale invita i presenti a soffermarsi su alcune riflessioni di studio. Prima di tutto, è importante proseguire l’approfondimento storico e tecnico sui testi ma allo stesso tempo visitare gli edifici per “incontrare direttamente” il Palladio. E’ necessario entrare nel contesto culturale, economico e politico cinquecentesco, valutan-

27

do criticamente anche i registri dei conti di fabbrica per accertare le informazioni a disposizione. E’ indispensabile leggere il rapporto struttura-forma e inventare, come insegna Palladio, metodi e materiali low-cost senza rinunciare all’armonia proporzionale. Inoltre, è utile indagare le trasformazioni apportate ai manufatti dai restauri stessi, anche quando è molto complicato fare deduzioni su interventi lontani nel tempo. Infine, perché non richiamare l’importanza delle decorazioni all’interno e all’esterno e avvalersi di differenti discipline per lo studio architettonico, come ad esempio la fotografia di architettura? Palladio vive simultaneamente in due mondi, ovvero il proprio contemporaneo, che conosce e ammira, e quello degli antichi, che ripropone e talvolta migliora trovando soluzioni adatte al proprio presente. Egli è attento alla percezione dell’edificio e vuole adottare, per la sua costruzione, un lessico vivo per articolarne gli elementi e facilitarne la composizione. Uscendo dalla maestosa villa, le riflessioni e gli interrogativi si pongono per tutti, e ci si sente in dovere di rispondere ad un incarico assegnato dal nostro maestoso passato e di accettare la sfida di miglioramento architettonico. La “nazione palladiana”, come viene ironicamente definita dal direttore Beltramini, torna al lavoro, perché la ricerca deve proseguire per svelare completamente il quadro di coscienza architettonica e apprendere pienamente la lezione del grande Maestro. (F.R.G.)


VICENZAVOGUE focus eventi

Focus eventi

Museo dell’arte argentieraLa storia di Pino Rigon, maestro dell’arte argentiera Storie e favole vicentine Pino Costalunga e i nani di Villa Valmarana Artisti storici L’arte e la scuola di Rosalba Pedrina Artisti contemporanei Intervista a Marco Chiurato Premio Arte&Poesia Premio Antonio Pigafetta 2013 - 2019 Artisti a Vicenza Jenni Kuronen e il suo violino

Il Calendario di Vicenza Bellissima 2014 composto da 16 stupende immagini scattate dal fotografo vicentino Giuseppe Pettinà. In omaggio agli abbonati di VicenzaVogue. Abbonamenti: vicenzavogue@gmail.com tel. 340 2753857


VICENZAVOGUE focus musei

Artigiani del Novecento

a cura di Giacomo (Mino) Rigon

IL MUSEO DELL’ARTE ARGENTIERA LA STORIA DI GIUSEPPE (PINO) RIGON Argentiere con Bottega in S.ta Lucia (Lusìa) n.64 Giuseppe Rigon, detto Pino, nasce nel 1907 in stradella Araceli da Rigon Cristiano (fiorista) e da Panigaglia Lucinda (discendente nobile decaduta). Dopo essere emigrato a Trieste e assunto come vetrinista da una grossa ditta, ritornò a Vicenza e venne assunto come apprendista dalla argenteria Aurelio Sandonà, dove imparò l’arte di argentiere. Nel 1934 in compagnia con Italo Venturini di Milano (ricco possidente) abitante aVicenza, come finanziatore e in società con Bortolo Dalla Pria (incisore) aprirono una bottega in Contrà Santa Lucia, al civico 64 (corte da Fanin) acquistando i ferri vecchi e attrezzi lasciati dall’artigiano Faggi che a sua volta aveva ereditato da Merlo, vecchie glorie dell’artigianato argentiero vicentino. Sempre finanziati da Venturini fino alla fine della guerra 1945. Allora, assieme a Pino Rigon e Bortolo dalla Pria, come operai lavoravano Sereno Alberton, Carlo Corato, Italo Verdi, Alfonso Miele. Nel 1946/47 cominciò a lavorare in bottega anche il figlio Giacomo, detto Mino: poco più tardi vennero anche Lovato Ruggero, Bertuzzo Armando (Bebis), i gemelli Rossi Romano e Giuseppe, più tardi Arcandi Severino, Adinolfi Michele, i fratelli Marchetto Giuseppe e Giorgio e altri nomi che fecero grande l’arte argentiera vicentina. A quel tempo i clienti che si servivano all’argenteria Pino Rigon erano, a Verona, negozianti come Toffaletti o Passeroni o Bertolini e altri; a Vicenza, Zanasco, Marangoni; in più gallerie di antiquariato di Roma, Mantova e Modena, Milano, Venezia. I marchesi Roi e i conti Marcello, la Marchesa d’Ivrea e altre case nobiliari d’Italia si facevano fare copie di argenteria antica nei vari stili e fogge; poi c’erano diversi industriali per pezzi di argenteria su disegno; è stato fatto persino un servizio da the stile impero in oro massiccio per un cliente di Berlino e un servizio da the per un regalo alla Regina Elisabetta. Nel 1959 Rossi Romano e Arcandi Severino aprirono una attività in proprio, più tardi anche Adinolfi e Marchetto e anche Rossi Giuseppe (ora figlio Carlo Rossi) e nel 1960 anche il figlio Mino uscì dall’Azienda aprendo una propria attività, sempre di argenteria. Con alterne vicessitudini, anche famigliari, l’attività è proseguita condotta da Pino Rigon finchè si esaurì con la cessione di tutti gli attrezzi e modelli alla ditta De Benedetti Gino. Rigon Pino è stato, forse, quello che ha dato di più all’arte dell’argenteria e allo sviluppo della moderna industria argentiera in Vicenza, creando, suo malgrado una scuola da dove sono usciti degli ottimi allievi che hanno saputo, facendo tesoro di quello che hanno imparato dal maestro, continuare con profitto la loro attività. Pino Rigon è nato artista artigiano, da bambino aveva sofferto la fame essendogli mancato il padre all’età di sei mesi, pertanto aveva un carattere duro con se stesso e con la famiglia, ma era coraggioso, generoso ed impusivo e soprattutto fiero di se e della sua arte, badava solo alle soddisfazioni della vita e del lavoro e non al denaro. Morì all’eta di sessantanove anni al “Casermon” in via Pajello a Vicenza, povero e dimenticato.

PREMI E RICONOSCIMENTI DELL’ ENTE FIERA

Nel 1954 “Primo Premio” con un centro tavolo del peso di oltre cinque chili, acquistato prima della premiazione dall’Ing. Innocenti di Milano (tubi Innocenti) e poi ne è stata fatta una copia per l’Ing. Ernesto Gresele. Nel 1955 Diploma d’onore a Maestro Artigiano argentiere Nel 1956 secondo premio con anfora a forma di papera Nel 1957 terzo premio con vaso a forma di donna egiziana nel 1958 premio Città di Vicenza con servizio da thè stile impero

Macchina schiacciafilo di fine Ottocento per realizzare bordure in stile - pezzo da museo

30


VICENZAVOGUE focus aziende

STORIA DELL’ENTE FIERA DI VICENZA I primi operatori alla Fiera dell’oro e dell’argenteria di Vicenza: - Osvaldo Pinton, impiegato al Comune di Vicenza, instancabile animatore, coordinatore ed artefice e dello sviluppo e del successo della Mostra. - Sig.na Maria, cassiera al cinema Arlecchino (colonna portante) - Pino Rigon, artigiano argentiere - Stefano Zanasco - negoziante orificeria sotto la Basilica. - Augusto Marangoni - negoziante orificeria sotto la Basilica - Silvano De Lai impiegato alla Fiera - Dott. Morini , direttore Camera di Commercio - On. Breganze - Comm. Bettinello, Presidente della mostra - Sen. Corbellini, Presidente Generale Lo scopo della fiera era dare impulso alle fabbriche di orificeria e di argenteria italiane ed in primis quelle vicentine. Infatti era vietata ai commercianti ed ai grossisti anche se avevano un marchio di fabbrica. Si doveva infatti dimostrare di avere un laboratorio di produzione. Tutta la merce veniva consegnata all’ente Fiera la quale provvedeva ad allestire le vetrine tramite i volontari come Rigon, Zanasco, Maria, Pinton, De Lai e i loro figli, parenti o amici di provata onestà poichè i valori che si esponevano a quel tempo erano, per quei tempi, abbastanza considerevoli. Finiti gli allestimenti veniva offerta una cena alla trattoria “Il Pozzo” all’angolo di Via Carpagnon, ma solo per i più anziani, per noi “bocie” c’era una piccola “mancia”. Immagini dall’alto in basso - Servizi da tè realizzati con 5 kg di argento per essere regalati alla Regina Elisabetta in vista a Venezia. - Rulli in acciaio per la realizzazione di “cordonature” in stile. “Da quasi due secoli questi rulli in acciaio continuano ad imprimere sull’argento fregi e motivi classici. Motivi impero a rosette, ad anfora, a mezzaluna, a foglie, appaiono sotto il rullo di sinistra, ancora in uso presso la bottega Rigon di Vicenza. Uno di questi motivi appare lungo il bordo della saliera a sinistra. Il rullo a destra è usato per la “cordonatura” in stile San Marco. E’ visibile l’impronta del motivo a “ovolo” e del motivo a “sgussa”, cioè ritorto, che appare realizzato nel portacandela in secondo piano. Sullo sfondo è una pistola dell’armeria del Castello Grimani Marcello” - da un articolo apparso sulla rivista “EPOCA” del 1961

31


CALENDART

2014

BELLISSIMA

VICENZA

CINEMAVOGUE


8

IL CALENDARIO VICENZA BELLISSIMA E’ IN VENDITA NELLE EDICOLE, NELLE LIBRERIE E NEI BOOKSHOP DEI MUSEI DI VICENZA AL PREZZO DI EURO 10,00. VIENE SPEDITO IN OMAGGIO AGLI ABBONATI DELLA RIVISTA VICENZA VOGUE. PER ORDINI SUPERIORI A 5 COPIE TEL 340.2753857

7


VICENZAVOGUE focus teatro

Favole e storie vicentine

Testo di Pino Costalunga

© Giuseppe Pettinà

PINO COSTALUNGA LA FAVOLA DI VILLA VALMARANA AI NANI C’era una volta….. Avete capito bene, è una favola quella che state per ascoltare e ha a che fare con Villa Valmarana ai Nani di Vicenza. La Villa appare bella e discreta in fondo a una stradicciola strettissima. La si imbocca a sinistra, appena salite le scalette che portano a Monte Berico ed è segnata da un muro oltre il quale si perde lo sguardo tra campi e boschi, la Valletta del Silenzio. E forse è proprio da quel silenzio che è nata la leggenda che ancora oggi si racconta: quella della Principessa Jana, una principessa nana, che i genitori vollero tener segregata e nascosta al mondo, perché non si rendesse conto di essere diversa e non ne soffrisse. E fecero costruire stanze, mobili e suppellettili a sua piccola misura, abbassarono i soffitti, le procurarono serve e servitori nani. Ma il mondo e le sue verità, belle o brutte che siano, non si possono tenere nascoste a lungo, e Jana un giorno vide dalla finestrella della sua stanza un bellissimo Cavaliere che si dà il caso stesse passando di là e se ne innamorò perdutamente. Il nobile Cavaliere l’aveva sentita cantare e la volle conoscere: un così dolce canto non poteva appartenere che alla più bella e soave delle creature. I due si incontrano e la delusione del Cavaliere fu tale che… Qui i finali si sprecano e si moltiplicano, ma la tradizione li vuole tutti negativi: la povera Principessa distrutta dal dolore per l’infranto sogno d’amore, morì e tutti i suoi servitori vennero trasformati in pietra. Eccoli là ancora oggi sul muro di cinta della Villa a raccontarci questa favola triste. Questa è la leggenda, o almeno la versione che conosco io. C’è chi ne sa molto più di me su questa storia e le sue varianti, è Annacaterina Barocco che ha appena pubblicato un corposissimo volume proprio su questo argomento: lo trovate edito da Pensa Multimedia e si intitola “Il destino dei nani di Villa Valmarana”.

34

No, è un’altra storia che voglio raccontarvi, ma ha sempre a che fare con la Villa e la Principessa Nana. Prende il via all’inizio di maggio del 2010 e il protagonista si chiama Eyjafjallajökull. Provate a leggere questo nome a voce alta, se ci riuscite. Vi assicuro che i bambini ai quali vado spesso a raccontare questa favola lo sanno leggere perfettamente e pure ripetere più volte, non i giornalisti che ne parlarono in tutti i telegiornali e radiogiornali italiani in quell’inizio di maggio del 2010. Calma, sento che qualcuno sta brontolando e dicendo: «non ci capisco più nulla!». Avete ragione. Ricominciamo da capo. Con Glossateatro, il gruppo teatrale che dirigo, oltre a fare teatro per bambini e adulti e progetti di lettura in biblioteche e scuole, già da parecchi anni organizzo incontri con autori di libri per ragazzi in scuole e biblioteche vicentine e non solo. Spesso sono autori stranieri che invito, perché reputo importante che i ragazzi possano incontrare scrittori che parlano una lingua diversa dalla nostra e si confrontino con culture differenti, è con il confronto che ci si arricchisce, sempre! Per me è abbastanza facile organizzare questi incontri in quanto da anni mi muovo sul terreno della letteratura per ragazzi nazionale e internazionale e sfrutto poi la confidenza e il gran piacere che provo sempre nel rapportarmi alle lingue straniere. Perciò in questi incontri oltre a fare il lettore a voce alta delle pagine degli autori ospiti, oltre a spiegarli e raccontarli, riesco spesso a fare anche le funzioni

dell’interprete o del mediatore linguistico come più spesso si usa dire oggi. Avevo ospite Ulf Stark, sicuramente il più grande autore di libri per l’infanzia svedese (è anche sceneggiatore per televisione, cinema e radio), ma a mio avviso uno dei più interessanti e importanti scrittori contemporanei, degno figlio di Astrid Lindgren, la mamma di Pippi Calzelunghe, e dell’altro grandissimo scandinavo, naturalizzato inglese, il Roald Dahl del “GGG”, delle “Streghe” della “Fabbrica di Cioccolato” e di molti altri capolavori. Molti libri di Ulf Stark si trovano tradotti in italiano (ne cito solo alcuni, quelli che più piacciono a me “Sai fischiare Joanna”, “Il Paradiso dei Matti”, “Le scarpe magiche del mio amico Percy”, “Ulf, Percy e lo Sceicco Miliardario” e molti altri, quasi tutti editi da Feltrinelli). Era mio ospite, dunque, in quel fine aprile inizio maggio del 2010 e avevamo incontrato tantissimi bambini da Vicenza a Treviso, da Mantova a Bologna e stava per tornarsene nella sua Stoccolma, dove abita. E qui entra in scena il nostro protagonista dal nome impronunciabile (dai giornalisti e non dai bambini): Eyjafjallajökull, un vulcano situato in Islanda. Il 9 maggio del 2010 sputò tanta di quella cenere che riempì i cieli di mezza Europa e fermò il traffico aereo in molti paesi, Italia compresa, soprattutto per i voli che avevano mete nordiche come quello di Ulf. Ulf e la sua compagna furono costretti a Vicenza. E io, che non manco mai di mostrare ai miei ospiti la mia città, ne approfittai per far vedere loro meglio i suoi tesori. Li ho portati dunque a fare quella gran bella passeggiata che partendo dalle scalette di Monte Berico, passa per Villa Valmarana, poi per la Rotonda e ritorna alle scalette. Fu proprio l’apparire del muro della Villa coi suoi nani che attirò l’attenzione di Ulf. «Perché tutti quei nani? » mi chiese. Io naturalmente gli raccontai la leggenda come l’ho raccontata a voi più sopra. A Ulf non piacque per niente, disse che quella Principessa dalla voce soave non meritava una fine così crude-


VICENZAVOGUE focus teatro le e che doveva assolutamente pensare a un finale diverso riscrivendo la storia. Ricordo che discutemmo a lungo di favole, di finali brutti e belli. Gli raccontai di altre storie e di aneddoti legati a Vicenza. Mi divertii a raccontargli, quando fummo alla Rotonda, che lì nel 1979 era stata fissata la dimora di Don Giovanni nella versione cinematografica di Joseph Losey, il grande regista inglese, del capolavoro mozartiano. E che non pochi turisti erano venuti a Vicenza cercando il mare ai piedi della Villa, proprio perché nel film di Losey, Don Giovanni arriva a casa in gondola e l’approdo è proprio ai piedi della Villa…Trucchi cinematografici, ma così perfetti da creare in qualcuno, magari un po’ distratto, l’idea di una Vicenza simile a Venezia, con qualche pezzo che dà direttamente in Laguna.

Comunque, per andare verso il gran finale della favola, il nostro vulcano islandese finalmente smise di eruttare, il traffico aereo riprese il suo normale viavai, Ulf Stark se ne ritornò a casa Dopo sei mesi mi arrivò una mail con una semplice nota (Ulf, come molti scandinavi, è un uomo di poche parole, ma di molti fatti e soprattutto dalle promesse mantenute): «Questa è la storia riscritta. Kram! (ti abbraccio)». Apro il file allegato che si chiama “liten prinsessa” (piccola principessa) e leggo la sua meravigliosa versione in svedese della triste leggenda: Jana si chiama Jahvitz nella sua riscrittura, ma riconosco la leggenda, riconosco nella descrizione iniziale perfino la Valletta del Silenzio, e riconosco pure l’aneddoto che gli ho raccontato legato al film di Losey, perché non di un Cavaliere s’innamora la Principessa, ma di un Principe che viene dal mare. La versione di Ulf è bellissima: piena di divertimento e ironia come sono sempre i suoi racconti, ma anche profonda, commovente e poetica. La tradussi dallo svedese (una lingua che conosco) e la proposi a degli editori. Ed è così che è diventata un libro, con la mia traduzione e le bellissime tavole disegnate di Carla Manea, pure lei vicentina. Il finale della storia naturalmente è molto diverso da quello della leggenda, bellissimo e davvero sorprendente, ma non voglio svelarvelo…. Il titolo del libro è “Principessa Piccolina”, l’autore è Ulf Stark, Le Pepite della Raffaello è la Casa Editrice. Io ne sono il traduttore dallo svedese. Si trova facilmente nelle librerie in tutta Italia. (Pino Costalunga) nella pagina a fianco foto di Ornella Frigo a destra foto di Szilvia Veghelyi

35


VICENZAVOGUE focus artisti

Artisti storici

ROSALBA PEDRINA

ARMONIE DI UN CANTO “Fiori sfatti e paesaggi sognati, volubili ed eterei, è lo spirito dell’artista, pervaso di sublimata sensualità che si espande là dove il richiamo è più invitante, il suono più melodioso. La spumeggiante leggerezza del volo fa approdare nelle regioni in cui appena giunge l’eco delle umane vicende, delle trascorse passioni” (Giuliano Menato) La varietà di stili pittorici che caratterizza l’arte di Rosalba Pedrina è in parte il riflesso della varietà di culture con cui ella è venuta in contatto: eppure la solida forza di scrittura d’avanguardia che trapela dai suoi lavori, rivela il suo profondo attaccamento alle radici venete ed alla lunga tradizione artistica della poesia della natura. Nata a Clusone, zona rovente durante la seconda guerra mondiale in un anno, il 1944, denso di tragici avvenimenti, in agosto, sotto il segno del leone, Rosalba ha trascorso la sua infanzia in ville del ‘700 a Povolaro in provincia di Vicenza e a Brazzacco, in provincia di Udine, circondate da splendidi parchi dei quali il padre Francesco Pedrina, noto scrittore e

critico letterario, mecenate di artisti e scultori, curava personalmente, come un abile regista, le scenografie, ma, al contempo ha visto spesso al lavoro lo zio materno Aurelio Cartone, ben noto ritrattista della scuola di Boldrini. Figlia dell’arte, dunque, Rosalba ha avuto numerose opportunità di viaggiare quasi come in un pellegrinaggio tra nazioni e stati dislocati su tre continenti: di particolare rilievo per la sua evoluzione come artista furono gli anni trascorsi alle isole Hawaii; in Arizona, dove visse per un lungo periodo nella Riserva Navaho; e in California, dove continuò con profitto la carriera di pittrice. Dal 1971 all’estero e in Italia, Rosalba Pedrina espone le sue opere al pubblico con numerose mostre personali soprattutto in Germania, ottenendo un successo particolare di pubblico e di critica con i suoi paesaggi solari, i lavori a carboncino e le miniature. Nel 1980 la vocazione artistica e il bisogno di “fare arte” assumono una profonda espansione di moduli espresssivi e di strumenti materici che, come la garza e il gesso, diventano parte integrante nel fluire della sua ispirazione, lega-

36

te in particolare a Venezia, così ella sospende la sua voglia di viaggiare e sosta ad ascoltare ogni esperienza. Nell’Atelier d’Arte “studio R”, da lei inaugurato nel 1981, le è possibile concentrarsi con costanza nel suo lavoro e nel contempo promuovere mostre personali e collettive di artisti di tutta Italia, organizzando gemellaggi con altre gallerie e fondando un concorso nazionale “artemusica Barche”, in occasione del primo festival mozartiano in Vicenza, proprio nello scenario artistico del Rione Barche, ben noto per l’opera di restauro conservativo. La scuola sperimentale d’Arte per bambini da lei ideata e curata anche come docente le consente di comunicare la sua intensa carica creativa e di mantenersi sempre in contatto con il mondo dell’inconscio infantile, al quale propone nuovi stimoli, nelle formule e nei mezzi.

Infinito (2002) Dalla mostra “Fiori e paesaggi dell’anima”


VICENZAVOGUE focus artisti LA SCUOLA D’ARTE La Scuola d’Arte rivolta a grandi e piccini nel cuore del centro storico e nella splendida cornice di Palazzo da Schio è un’esperienza indimenticabile . Ideata dall’artista nel 1987 lascia a chi frequenta assoluta autonomia nelle scelte di fantasia e creatività secondo un’iter d’insegnamento che inizia dalle basi del disegno per arrivare al disegno dal vero, disegno a china, lavori ad olio ed acrilico, studio dei Maestri Impressionisti francesi ed americani. Per il corso adulti l’allievo è particolarmente incoraggiato attraverso le varie tecniche pittoriche a trovare un “proprio stile”. Inoltre l’artista offre un corso di manipolazione della creta e pittura su ceramica. Per frequentare i corsi non è necessario alcuna base pittorica o di disegno. La maestra porta i propri allievi attraverso un percorso educativo fin dalle prime lezioni a “guardare” le cose e la natura che ci circinda con occhi diversi. Sono proposte due mostre collettive all’anno, sessioni di pittura en plein air e visite guidate alle principali mostre del Veneto.

“Il canto della terra” - acrilico su stoffa ,1999

“Il canto del mare” - olio su tela. Ciclo di opere iniziate nel 2006 e ancora in fase di elaborazione

Quarantacinque anni di dedizione, d’amore e d’impegno sono stati raccolti da Rosalba Pedrina in una bella monografia dal titolo “Armonie di un canto” realizzata con i contributi di critici autorevoli quali Giuliano Menato, Franco Barbieri, Remo Schiavo, Lucio Grossato e altri ancora.

MOSTRA COLLETTIVA DEGLI ALLIEVI

“gioiosità natalizie” neve....neve....n.eve espressa attraverso paesaggi ovattati da bianche e magiche...nevicate....

INAUGURAZIONE DOMENICA 15 DICEMBRE ORE 17,00

Tra le pieghe delle immagini delle opere è possibile seguire quasi per intero un itinerario artistico ricco e mutevole, capace di repentine fiammate, ma anche di una riflessività attenta e sofferta, supportata da una tecnica duttile, e per certi versi sorprendente, che si esprime indifferentemente col disegno, l’olio, l’incisione, la ceramica, l’assemblaggio di tanti materiali differenti.

nella sede dello studio CORSO PALLADIO 147

“Molti critici - spiega Rosalba - hanno sottolineato questa mia capacità di esprimermi in forme tante diverse tra loro: il tutto risponde a un modo molto libero di rapportarmi al mondo esterno e alle impressioni che questo suscita dentro di me. Un atteggiamento che scavalca di netto qualsiasi tipo di condizionamento. Quel che m’importa è infatti aderire quanto più possibile alla suggestione evocativa di un’ispirazione che intende rispondere solo a se stessa.”

“Il Caffè Moresco” - incisione iniziate nel 2006 e

37


VICENZAVOGUE focus artisti

Artisti contemporanei

A cura di Ada Massignani Fotografie di Dario Rigoni

MARCO CHIURATO CREATIVITA’ OFF LIMITS

Marco Chiurato ci accoglie all’entrata di quella casa rosa, al centro di Marostica, di forse un secolo, con finestre liberty e direttamente collegata dal giardino all’adiacente pasticceria di famiglia, un attività famosa nella zona (paste e torte e cioccolata squisiti). Ci mostra le stanze da basso, già colme di sue opere, recenti e meno e poi la sua stanza o camera da letto. Arte ovunque e raccolte di oggetti, di qualsiasi cosa, ricordi della sua vita che considera una specie di collezionismo maniacale che lui stravolge e alle quali trova significati. Lui si è sempre sentito facente parte della casa, da dove ci vive dalla nascita, circa 40 anni, con la famiglia, ma una casa talmente vasta che, sviluppata in 3 piani, ti offre anche stanze di tranquillità e privacy, spazi colmi di oggetti e di raccolte. Si definisce appunto collezionista maniacale ed anche artigiano che ha provato tutti i materiali, dal vetro alla ceramica, dalla plastica al legno, i metalli, ed ovviamente lo zucchero, dal quale nasce per trazione pasticcera famigliare. Ci mostra perfino una sciarpa fatta ai ferri che molti anni fa stava finendo, ma poi la “morosa” le aveva tolto i ferri facendogli perdere i punti, aveva da ragazzo provato anche il cucito. Provando, sperimentando, raccogliendo di tutto, ha provato molte tecniche nell’arte. Accompagnadoci nell’altra sua camera al terzo piano, anche quella piena di oggetti, lo considero si come un’assurdo collezionista del quotidiano e mi esce spontaneo chiedergli da dove

arrivi questa sua necessità interiore di tenere tutto e non buttare via nulla (personalmente mi ricorda mia nonna, che era della generazione della prima guerra mondiale, che sapeva fare e costruire tutto con tutto..). “Probabilmente non è una forma di avarizia, bensì piuttosto di modestia o di vergogna, esempio, se qualcuno mi chiede di vendergli una mia opera, rispondo, dai vieni domani che ti dico, ho forse paura di chiedergli denaro, anche se le mie opere non so regalarle.” Ma se tu hai una donna” gli chiedo, “le fai dei regali?” “Certo, ma mai una mia opera..” “ Ma come hai capito tu o deciso di fare l’Artista? Decorando con la pasta di zucchero?” “Si, quando un cliente veniva in pasticceria e ti ordinava una torta, ad es., mi prendevo e mi lasciavano qualsiasi libertà di decorazione, ma anche per questo adesso, non riesco mai a fare opere su commissone, perchè questo succede già in pasticceria, nessuno mi può dare un tema da sviluppare, no, devo creare, partorire quello che ho in mente in quel momento.” Personalmente ricordo una sua mostra fatta nello show room di Cleto Munari, con sculture e opere di ceramica grezza. Con la presentazione di una nota curatrice vicentina, e credo che la loro amicizia si protrarrà a lungo. “Io butto fuori quasi un ‘opera al giorno” mi dice Marco “e lavoro qualsiasi materiale dandogli dei signifcati della forma. Ad oggi non ricordo nemmeno quante mostre o performance ho fatto,ma ricordo che alle prime volevo venisse molta gente. Ora no, non ho più questa ansia e continuo a fare anche solo mostre virtuali, e creare per me è un continuo stimolo interiore, una necessità. Ad es. oggi, allestire una mostra, già mi diventa una rottura di scatole; l’ultima opera che ho fatto, una chiesa coi tappi, che si riferisce al recente dramma di Lampedusa, dico che verrà fatta a Lampedusa dal - al, con solo comunicati stampa e email e

8 38

già si esaurisce da sola, comunico il fatto, che già avviene nel reale, che mai un’opera può superare il reale. Ad esempio quella dei fratelli mussulmani, che dico si sta svolgendo in Egitto dal - al.......già è finita nel momento in cui avviene, le mie sono delle denuncie dei fatti che avvengono nel mondo ed assumono i significati appunto delle situazioni politiche, culturali, religiose che nella realtà stanno avvenendo o succedendo. Sono come delle copie o degli inviti all’attenzione di un fatto. La mia prossima opera sarà quella di domani, ogni giorno creo e l’ultima sarà proprio con i macchinari di pasticceria, che giro, stravolgo per fargli assumere significati. Vedi questo oggetto che serviva a riempire i bignè, lo giri e diventa un trasportatore d’anima. Sai quanti macchinari ho qui..vedi questo segno di pace? Lo stampo di carta che metti sotto le colombe pasquali, l’ho chiamato la ‘sindone di Pace’, non vendo appunto le colombe, ma la carta, che è la cosa più importante, anche se è difficile far capire, percepire i significati alla gente” Nel frattempo che si parla, io e Dario, l’amico fotografo, attraversando il lato destro di casa, seguiamo Marco nel labirinto delle stanze e dei laboratori della Pasticceria , dove ci mostra qualsiasi macchina , ci offre cannoli alla crema pronti sui vassoi d’acciao, ci insegna le lavorazioni, apre i frighi colmi di dolci, su e giù per scale, fino a raggiungere anche un appartamento adibito a studio fotografico con le attrezzature, col telone bianco. “Ecco, una cosa che ci tengo a dire, è quella che molti anche grandi imprenditori, pensano o credono che l’artista non faccia un tubo. Invece loro devono capire che anche grazie a chi crea, loro sono diventati imprenditori, che alcuni inventori magari sono morti di fame, e l’imprenditore vive spesso di cose altrui già create ovviamente. Secondo me un imprenditore non capisce queste cose.” Poi facendo foto particolari, anche a petto


VICENZAVOGUE focus artisti Marco Chiurato Marco Chiurato nasce a Marostica il 13 settembre 1973, dove vive e lavora. Intraprende il percorso artistico dal 2004 attraverso un’espressione tra scultura, videoart e istallazioni. Il suo primo impegno è una campagna pubblicitaria per la Diesel e di seguito l’Istallazione “Bambini Cattivi” per il Festival Umoristico di Marostica e la personale Passioni Scolpite –Linea 79 del 2005. Per capire l’origine del suo operato dobbiamo risalire al lavoro di pasticcere, che gli insegna a trasformare con le mani la dolce materia in qualcosa di bello da vedere, gustoso da assaporare e dall’inebriante profumo. I sensi rappresentano il punto di partenza ma presto sente il bisogno di esplorare, in modo spontaneo ed impulsivo, l’animo umano nelle sue parti nascoste e presenta Sexhibitionism nel 2007. Esibendo parti intime sottoforma di opere d’arte, l’artista raffronta il sesso ai sentimenti: “ Il sesso, e prima ancora i genitali, sono qualcosa di importante: rappresentano la parte di noi che più teniamo nascosta. Sono come i sentimenti”.

nudo, continua “Quando ho fatto la mia prima mostra ho messo a nudo la condizione della mercificazione della donna ai tempi attuali ed ho fatto i multipli di ceramica dei seni e dei pube di donna, facendo 530 calchi di seni e organi femminili. Questo solleticando la vanità e l’esibizionismo di donne e amiche, mi sono accorto, della donna, anche spesso annoiata, che incontravo, dimostrava poco amore per l’arte, ma la curiosità di parteciparvi. Alla Fiera del mobile di Milano, all’inizio dell’anno, ho tatuato con precisione simmetrica un corpo di donna nuda, con lo zucchero, e questa foto è diventata l’immagine della Fiera. Ho dipinto anche una giovane donna nuda, incinta in 7 mesi, col suo bimbo di un anno in braccio, e adesso che ha partorito, la voglio fotografare con tutti e due i bambini. Sto dipingendo altre donne incinte e trovo meravigliosi questi soggetti.”

Con la video istallazione Inumano, l’artista marosticense riprende il dramma della shoah e affronta la difficile tematica del razzismo e della xenofobia. Nel 2012 realizza “Concepimento di un’opera”, dove l’artista sottolinea l’unicità di ognuno di noi e l’importanza della nostra individualità che può apportare, positivamente o negativamente, un cambiamento storico importante. L’innata sensibilità di Chiurato nei confronti delle problematiche sociali è presente nella performance “Chi è senza peccato…”, contro la lapidazione femminile e, successivamente, in “Inside you”, performance contro la pedofilia e lo sfruttamento minorile. Inoltre cerca di far conoscere la drammatica realtà della Sierra Leone con “Maniche corte/Maniche lunghe”, che ha come testimonial il ballerino Samuel Peron.

Infine, mostrandoci un aspiracenere, ci dice che rappresenta una denuncia contro Priepke, simbolo di un saluto o desiderio di un deportato. E poi ancora ci mostra ancora delle foto scattate da lui, con molti titoli, insomma non si ferma mai Marco, è difficile perfino stargli dietro; e con la testa piene di immagini, di foto, di cose viste ci si saluta e ci si augura buona fortuna per tutto.

Gli ultimi lavori di Chiurato sono soprattutto video artistici. In “Effetti senza cause”, realizzato in occasione delle ultime Olimpiadi, brucia una serie di bandiere nazionali, per poi scoprire che non sono altro che semplici disegni. In “Kaian” porta alla luce l’infelice condizione delle così dette “donne giraffa”, presenti in Thailandia. L’incidente di Chernobyl è ben rappresentato in “Lucid dream” attraverso il sogno di un bambino. “ArmSTRONG” invece consiste in un parallelo tra l’astronauta e il ciclista, mentre “Oxygen” ci riporta all’Olocausto, tema molto sentito da Chiurato.

39


VICENZAVOGUE focus eventi

Concorsi artistici

PREMIO ANTONIO PIGAFETTA 2013 - 2019 DIARIO DI BORDO DI UN PROGETTO CULTURALE

Indire oggi un Premio Letterario significa

sostanzialmente fare una scelta: privilegiare la qualità del “materiale” – poetico o narrativo che sia – oppure seguire i percorsi dettati dagli Editori o dalle “simpatie” tra artisti ed organizzatori . E’ un pò come cercare di salvaguardare, nel campo della comunicazione e della divulgazione scientifica, le acquisizioni certe e prive di retorica rispetto ad atteggiamenti demagogici o comunque falsi. In tutta sincerità abbiamo provato, con la prima edizione del Premio “Antonio Pigafetta”, a tutelare una scelta stretta di qualità. Penso di poter dire che ci siamo riusciti e senza difficoltà insormontabili . Non è stato trascurabile il tentativo di radicare nella città Vicenza il quesito di fondo del Premio: la metafora del viaggio di ricerca – in questo caso letterario – associata alla figura del grande vicentino, navigatore e scrittore, Antonio Pigafetta (in tutta vicinanza della celebrazione dei cinquecento anni dall’impresa condotta da Magellano e da Lui – sopravvissuto con pochi altri – descritta), quasi un’etichetta di veneticità . In occasione della Premiazione saranno consegnati riconoscimenti alla carriera a Mario Benatti, poeta mantovano nella cui poesia è

costantemente presente il senso divino delle cose;e a Potis Katrakis, poeta ateniese tradotto in moltissime lingue e dedito ad una ricerca poetica di significato della realtà, significato svelato e inverato fino al raggiungimento di una superiore serenità dell’esistenza . PREMI Il primo riconoscimento per la silloge poetica va a Sonia Rossi – più attestata su una sorta di prosa lirica, o meglio teatro di Poesia, di biblica assonanza, come un’eterna scheggia di Ecclesiaste

artisti e simbolo del viaggio inteso come metafora dell’esperienza diretta della conoscenza. Giorgio Bolla Presidente della Giuria Premiazione Sabato 16 Novembre ore 16,00 Saletta Lampertico – Teatro Odeon Corso Palladio 179

Il primo premio, invece, per la Sezione Poesia e Immagine va a Valentina Meloni: il suo poemetto ispirato dalla “Donna Veliero” di Salvador Dalì è fatto di una Poesia che si scioglie in un respiro epico e che crea una dimensione parallela di realtà, nella ricerca continua e definitiva di un altro “spazio-tempo”. Il premio per la Sezzione Arte è assegnato alla pittrice Lorella Fabro che ha colto negli scorci notturni di Venezia l’essenza della trasposizione dell’emozione estetica in immagine poetica e viceversa. La sapiente rappresentazione della luce fonde le due componenti del linguaggio creativo e offre una significativa visione di Venezia, di per sè approdo di grandi poeti e

40

“Tremulo miraggio”- opera di Lorella Fabro primo premio sez. Arte


VICENZAVOGUE focus eventi POETI E ARTISTI FINALISTI DEL PREMIO PIGAFETTA DI ARTE&POESIA SEZIONE POESIA 01. Gialdini Laura 02. Rossi Sonia 03. Fracassi Giovanna 04. Zen Pierfrancesco 05. Nuzzo Marco 06. Meozzi Tommaso 07. Morotti 08. Falcomer Ezio 09. Bianconi Vanni 10. Melotti Riccardo 11. Gabrieli Piera 12. Stanzione Rita 13 Marià Enrico 14. Aliberti Michele 15. Cosetta Acqua 16. Recchia Roberto

SEZIONE POESIA I° Classificato Sonia Rossi II° Classificato Marco Nuzzo III° Classificato Vanni Bianconi IV° Classificato Riccardo Melotti V° Classificato Ezio Falcomer

SEZIONE POESIA& IMMAGINE

VI° Classificato Tommaso Meozzi

01. Ambrosini- Sercia Fabio 02. Tamagnone Giovanni 03. Meloni Valentina 04. Leggerini Roberto 05. Jurilli Antonella 06. Feda Kali 07. Cortiana - Dente 08. Nicolin Alessandra 09. Bendini Loredana 10 Mercatali Daniela 11. Mazzurana Marco 12. Bonfitto Marco 13. Migliorini Cristina 14. Valentino Gaetano 15. Calzolari Silvia/ Rosa Colacoci 16. Polli Lucia 17. Buttitta Antonio 18. Incerpi Roberta

SEZIONE POESIA& IMMAGINE 1° Classificato Valentina Meloni 2° Classificato Sercia - Ambrosini 3° Classificato Stefania Mercatali 4° Classificato Antonella Jurilli 5° Classificato Calzolari Silvia Rosa Colacoci

SEZIONE ARTE

6° Classificato Federica Giacomelli

01. Macetti Clementina 02. Malazzi Enzo 03. Falcoz Cristiana 04. Gialdini Laura 05. Serafin Renato 06. Curreli Luigi 07. Baldoni Sandro 08. Trapè Ugo 09. Di Carlo Maurizio 10. Argentieri Marilisa 11. Bachiocco Piera 12. Rota Pamela 13. Manni Veturia 14. Sorrenti Carmen 15. Lorella Fabro 16. Mancinelli Franca 17 Caldora Caterina 18. De Pietri Corrado

SEZIONE ARTE 1° Classificato Lorella Fabro 2° Classificato Sandro Baldoni 3° Classificato Enzo Malazzi 4° Classificato Manni Veturia 5° Classificato Maurizio Di Carlo 6° Classificato Paola Caporilli

41


EIKONARTMAGAZINE portfolio

Musica d’autore

A cura di Ada Massignani

FRATELLI GUERRA Geniali, creativi, ma soprattutto meticolosi esecutori di un mestiere che in fatto di duttilità e tradizioni ha pochi rivali, i fratelli Guerra sono specializzati in lavorazioni che variano dall’acciaio, alle forgiature, dai progetti di design al restauro con riproduzione di pezzi originali fino alla realizzazione di serramenti speciali per le chiese e antichi palazzi. Le loro soluzioni tecniche più originali permettono di creare ambienti suggestivi, risolti con maestria, precisione e grande professionalità.

design

RE

S TA U R O

Lavorazione ferro - ottone rame - acciaio inox Fratelli Guerra - Via Brenta, 12/A - 36010 Monticello C. Otto (VI) - Tel. 0444 596922 - Fax 0444 298231 e-mail: info@fratelliguerra.it - sito web: www.fratelliguerra.it


Verona

VENEZIA – Trenino locale ogni ora. VERONA – Spettacoli ARENA su prenotazione. CORTINA D’AMPEZZO – Tour una volta alla settimana su prenotazione. VICENZA – Concerti al Teatro Olimpico – Ville del Palladio.

Il Bellavista Park Thermal Spa si trova in via dei Colli, a 600 mt. dal Municipio di Montegrotto Terme, a 9 Km da Padova; a 9 Km da tre International Golf Clubs, a 9 Km dalle Ville Venete più prestigiose quali: Villa dei Vescovi, Villa Valsanzibio, Villa Beatrice d’Este, Villa Sceriman, Abbazia di Praglia, Monastero di San Daniele, Santuario Madonna della Salute, Castello del Catajo, Castello di San Pelagio, Castello di Lispida, Borgo medievale di Arquà Petrarca, Villa di Montemerlo, Villa Papafava Grimani, Museo della navigazione interna di Battaglia, Ca‘ Marcello – Castello Cini. BATTAGLIA TERME, con la sua zona fluviale e da piccoli ponti veneziani e le sue ville venete. Il Castello del Catajo. ARQU PETRARCA, la casa del ARQUA’ poeta Petrarca nel periodo dei Carraresi. Il laghetto vulcanico di Lispida, da dove proviene fango argilloso. MONSELICE con il suo castello medievale, la Rocca, e il suggestivo percorso delle “sette chiesette”. DUE CARRARE, abbazia benedettina e il castello di San Pelagio (da cui d’Annunzio partì per il volo su Vienna). MON MONTAGNANA è considerata unica città europea con mura medievali intatte. ESTE. Patria degli estensi, cittadina ricca di storia con castello e Duomo con la pala del Tiepolo. Le ceramiche estensi ebbero con Lucrezia Borgia il massimo splendore. I COLLI EUGANEI patrimonio naturalistico dai sapori tipici.

Montegrotto Terme - Abano - Padova - Venezia - Vicenza - Italy tel. +39 049 79.33.33 Una moda raffinata, pensata per chi sa riconoscere le coseinfo@bellavistaterme.com belle e vuole sentirsi www.bellavistaterme.com

cashmere cashmere cashmere cashmere cashmere

un pò speciale: è questa la filosofia di The Finest Store, che offre tutto lo stile, il design e la qualità delle migliori griffe a livello internazionale. Lo Store propone creazioni pregiate, di finissima fattura, dalla scelta dei tessuti al confezionamento Una moda raffinata, pensata per chi sa riconoscere le cose belle e vuole sentirsi anche artigianale: abiti in chachemire, lana, seta, seta e acciaio e carta tessile. un pò speciale: è questa la filosofia di The Finest Store, che offre tutto lo stile, I capi sono attentamente selezionati per garantire un’offerta sempre più completa il design e la qualità delle migliori griffe a livello internazionale. Lo Store propone e diversificata, all’insegna della massima qualità. creazioni pregiate, di finissima fattura, dalla scelta dei tessuti al confezionamento Una moda raffinata, pensata per chi sa riconoscere le cose belle e vuole sentirsi anche artigianale: abiti in chachemire, seta, setaStore, e acciaio carta tessile. un pò speciale: è questa la filosofialana, di The Finest che eoffre tutto lo stile, I capi sono attentamente selezionati garantire sempre completa il design e la qualità delle miglioriper griffe a livelloun’offerta internazionale. Lopiù Store propone e diversificata, all’insegna della massima qualità. creazioni pregiate, di finissima fattura, dalla scelta dei tessuti al confezionamento na moda raffinata, pensata per chi sa riconoscere le cose belle e vuole sentirsi Una moda raffinata, pensata per chi salana, riconoscere le ecose bellee carta e vuole sentirsi artigianale: abiti in chachemire, seta, seta acciaio tessile. n pò speciale: è questa laanche filosofia di The èFinest Store, che offre tuttoFinest lo stile, un pò sono speciale: questa la filosofia diper The Store, che offre tutto locompleta stile, I capi attentamente selezionati garantire un’offerta sempre più design e la qualità delle migliori griffe livello delle internazionale. Lo Store propone ile design e la aqualità migliori griffe a livello internazionale. Lo Store propone diversificata, all’insegna massima qualità. eazioni pregiate, di finissima fattura, dalla scelta deidella tessuti al confezionamento creazioni pregiate, di finissima fattura, dalla scelta dei tessuti al confezionamento nche artigianale: abiti in chachemire, lana, seta, e acciaio elana, cartaseta, tessile. anche artigianale: abiti seta in chachemire, seta e acciaio e carta tessile. capi sono attentamente selezionati garantire un’offerta sempre più completa I capi sonoper attentamente selezionati per garantire un’offerta sempre più completa diversificata, all’insegna della massima qualità. e diversificata, all’insegna della massima qualità.

Via della Meccanica, 1H - VICENZA Tel. 0444 881226 - Fax 0444961791 www.thefineststore.it Via della Meccanica,info@thefineststore.it 1H - VICENZA Tel. 0444 881226 - Fax 0444961791 ORARIO CONTINUATO www.thefineststore.it dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 19.00 info@thefineststore.it Via della Meccanica, 1H - VICENZA Tel. 0444 881226 - Fax 0444961791 ORARIO CONTINUATO dalwww.thefineststore.it martedì al sabato dalle 10.30 alle 19.00 Via della Meccanica,info@thefineststore.it 1Hdella - VICENZA Via Meccanica, 1H - VICENZA Tel. 0444 881226 - Fax 0444961791 ORARIO Tel. 0444 CONTINUATO 881226 - Fax 0444961791 www.thefineststore.itwww.thefineststore.it dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 19.00


VICENZAVOGUE focus eventi

Vicentini di adozione

Fotografie di Chiara Laila Parladore

“UN AMORE COSI’ GRANDE” JENNI KURONEN E LA SUA MUSICA “Un amore così grande” … il titolo di una delle più belle canzoni della storia resa celebre dalle esecuzioni del grande tenore Mario del Monaco e composta proprio per lui nel 1976 ma anche l’amore che coinvolge l’anima di Jenni Kuronen. Splendida, simpatica e solare, la giovane finlandese che ora incontriamo a Vicenza, città dove vive e lavora da circa un anno e mezzo, insegna e collabora già con le più importanti realtà musicali vicentine in particolare con il Coro e Orchestra di Vicenza con cui si è esibita più volte diretta dal Maestro Giuliano Fracasso con repertori sempre diversi e coinvolgenti. Ma la incontriamo durante i concerti “Ligabue Arena 2013” che sta tenendo all’Arena di Verona con Luciano Ligabue. Così ci descrive quest’esperienza unica: “L’Arena di Verona.. uno spazio magico.. una magia che si trasforma in realtà quando sul palco c’è un artista come Ligabue e una band incredibile.. quando 15000 persone in piedi cantano le melodie delle sue canzoni prima dello spettacolo qualche istante prima di oltrepassare quel famoso arco centrale ed immergersi in un mare di gioia.. uno spettacolo davvero unico..”. Jenni è figlia d’arte. Suo padre è pianista e compositore di Kuopio, sua madre organista, soprano e compositore. Fin dalla più tenera età intraprende gli studi di musica iniziando con il violino, strumento che continua sempre a donarle enormi soddisfazioni. Un amore quindi (ci racconta Jenni) che si è sviluppato sempre all’insegna di una passione travolgente che la

porta a viaggiare in Germania, in Francia, in Russia, in Corea ma soprattutto che la porta in Italia. Jenni Kuronen ci racconta così l’Italia: “Un paese che mi ha accolto sempre con grandissimo entusiasmo, un popolo vivo e ricco di emozioni da donare alla musica e all’arte.. è così emozionante pensare che qui in Italia sono nati moltissimi tra i più grandi compositori del mondo come Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini.. e se penso che proprio qui a Vicenza, città che nel secolo scorso possedeva alcuni teatri meravigliosi come il Verdi, passeggiavano artisti come Maria Callas, Tito Gobbi, Mario del Monaco mi viene un brivido..”. Ci rendiamo conto da questi racconti di come l’amore che prova questa ragazza la conduca all’interno di questo mondo così difficile e allo stesso tempo incantevole. Percorriamo assieme a lei la sua vita e le sue esperienze. Jenni, che ci racconta di come all’età di 5 anni inizia lo studio del violino al Conservatorio di Kuopio, la sua città natale, si trasferisce giovanissima alla Scuola Superiore di Musica “Metropolia” di Helsinki dove studia violino, didattica violinistica e dove si diploma con il massimo dei voti sotto la guida di Silja RaitioHeikinheimo, primo violino dell’orchestra dell’Opera Nazionale di Helsinki. Ma Jenni Kuronen è anche un bravissimo soprano e oltre allo studio del violino intraprende presto il corso di canto lirico ottenendo poi il diploma in canto solistico e didattica musicale all’Accademia di Musica e Danza di Kuopio.

44

L’attività didattica in Finlandia è importante per la sua formazione e Jenni segue inoltre master class di violino e di canto con periodi di tirocinio sotto la guida di Silja Raitio-Heikinheimo, Zoja Istomina (violino) e di Anitta Ranta (canto). Diverse sono state anche le supplenze svolte al Conservatorio di Kuopio per la classe di violino, e da oltre 10 anni dedica la


EIKONARTMAGAZINE focus eventi

sua attività didattica in ambito classico e pop ad allievi di tutte le età. Jenni in Italia si perfeziona sotto la guida di Michele Andalò e Mario Malagnini per poi ottenere la laurea in canto con il massimo dei voti al Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna con Marina Gentile. Riceve una borsa di studio dall’Associazione Culturale di PohjoisSavo per gli studi di perfezionamento in canto solistico, e un premio rilasciato dal grande baritono finlandese Jorma Hynninen. Parallelamente al genere classico Jenni Kuronen sviluppa un repertorio di musica leggera, pop, jazz collaborando con artisti di fama nazionale ed internazionale tra cui la finlandese Paula Vesala (famosa cantante pop finlandese e sua amica da sempre), Lenni-Kalle Taipale Trio, Antonello Venditti, Francesco Renga, Ligabue.

2

Numerosi sono i progetti concertistici a cui prende parte sia come violinista che come cantante con orchestre e gruppi di musica da camera in Italia e in Finlandia quali; Orchestra sinfonica “Vivo”, Orchestra sinfonica “Aholansaari Sinfonietta”, Orchestra “Avanti!”, “Savonlinna Opera Festival”, Orchestra Città di Parma, Marco Sabiu Orchestra, Orchestra “Vivaldi” di Brescia, Orchestra Filarmonica Italiana (OFI), Coro e Orchestra di Vicenza. Svolge un’intensa attività nel campo del Lied e musica contemporanea, avvalendosi di pianisti quali Maria Hoffman, Eleonora Beddini, Maria Ala-Hannula, Silvia3 Carta, e collaborando con direttori quali Tibor Boganyi, Marcello Rota, Giuliano Fracasso. Inoltre ha partecipato a vari concerti in Italia, Svizzera e Finlandia con artisti di fama internazionale come Mario Malagnini, Alberto Mastromarino e nel 2009 ha cantato in Madama Butterfly al Sejong di Seoul.

4

Non ci rimane che augurare a questa splendida ragazza un grandissimo “IN BOCCA AL LUPO” per la sua attività didattica e concertistica nella città di Vicenza e ovunque la porti questa sua passione travolgente e questo grande amore chiamato MUSICA. 5

45


EIKONARTMAGAZINE portfolio

Artisti artigiani

www.bpmarostica.it

Diamo

valore

alle eccellenze del nostro territorio

Miki Biasion

Polloniato - SocialVision

Campione mondiale rally 1988-1989


EIKONARTMAGAZINE portfolio

Portfolio

Mostre e Spazi espositivi Micro Metamorfosi a Spazio Nadir_Galleria Medusa di Este Associazioni fotografiche Circolo Fotografico Berico Maestri d’Arte Pier Giorgio Bersan Grafica d’autore Patrizia Peruffo Fotografia d’autore Paolo Darcoli Design d’autore FateHome Relooking Riflessioni d’autore Giuseppe dalla Massara Startup vicentine Organo Gold Vicenza Opera di Anna Aldighieri (in alto) Opera dello scultore Emanuel Zoncato (in basso)

© Giorgio Meneghetti

47


VICENZAVOGUE focus eventi

Mostre collettive Testo e fotografie di Teresa Francesca Giffone

Si è conclusa Sabato 15 Novembre la collettiva di artisti italiani che hanno partecipato alla XII Kunstnacht/Notte dell’arte a Schorndorfm, un progetto seguito da Metamorfosy Gallery nelle figure di Petra Cason, Elena Piazza e Angela Stefani, anime e cuori del progetto. Per l’occasione sono state ospitate da Spazio Nadir, luogo ormai diventato un punto di riferimento per gli eventi cittadini.

ITALIENISCHE KUNST VON NADIR Grande successo della mostra MICRO METAMORFOSI menti sono senza dubbio nella cronaca nera, unico colore conosciuto attraverso le pagine dei giornali o i canali televisivi, ponendoci di fronte a una violenza ma anche ad un gioco erotico…che sicuramente in me fa nascere la necessità di deglutire!

La prima che incontriamo varcando la porta di Nadir è Daniela Perissinotto che presenta una serie di illustrazioni ispirate al Decamerone, Alfa e Omega, la celebre opera di Boccaccio, pietra miliare della letteratura del XIV secolo che attraverso le “innocenti” storie dei quattordici giovani protagonisti parlano di temi anche piccanti, sullo sfondo dell’edizione del 1930 Daniela prende spunto dai numerosi temi del libro, la peste nera, amore e donne, per inserire elementi anche a volte dissonanti oppure collegati al tema del testo sottostante. Da tempo conosco i lavori di Daniela e quindi anche la sua ricca inventiva, legata al mondo del fantastico, con donne quasi aliene ma che concedono e rendono visibile la parte più umana, talmente umana che gli umani stessi non lo possiedono: il cuore!

Più avanti troviamo Remigio Fabris con uno smalto su tela dal titolo L’importanza del deglutire, un lavoro che si pone a metà strada tra dipinto e fotografia, sicuramente grazie al tratto grafico e al taglio che dona alla scena anzi al frammento di scena che ci propone! I riferi-

Timoteo Frammartino ci porta in un luogo intimo la camera da letto! Un tratto di china, acrilico e matita su carta ed ecco qua La camera ardente delle velleità. La camera caratterizzata da un tratto sicuro, minuzioso e pulito, riesce a fornire la visione contemporanea di un interno fiammingo, sei in un quadro con i coniugi Arnolfini nei simboli sparsi per una stanza ci aiutano a comprendere i principi di fedeltà coniugale, parimenti in questo disegno possiamo vedere appunto la tomba delle velleità dei giovani della società contemporanea. Ma non è una semplice camera di un giovane qualsiasi, è pieno di spunti interessanti e colti, come la bellissima Salomè tratta dalle figure sinuose di Aubrey Beardsley, immagine della sensualità di una femme fatale maliarda. Inoltre mescolato ai simboli della quotidianità e con un disordine tipicamente maschile, un coniglio, riferimento dureriano. Nel Rinascimento il morbido animale diventa simbolo di lascivia e voluttà. Ma naturalmente i significato sono molteplici.

48

Annamaria Targher, con un Galletto realizzata con tecnica mista su carta, pastello grasso, stoffa e filo. E presente alla serata il Re Gallo di Vicenza, Arci Persano. Il galletto realizzato da Annamaria è fiero e autoreferenziale acuita dall’uso di oggetti conosciuti che di impongono nella visione totale, aiutandoci pertanto a scovare elementi su elementi!

Andando avanti nella nostra carrellata di artisti freschi dei monti tedeschi troviamo Giacomo Modolo con una tecnica mista su tela inti-


VICENZAVOGUE focus eventi

Sono Nadir Bertacche e da 4 anni svolgo la mia attività di barbiere a SPAZIONADIR in contrà S.Caterina a Vicenza. Per passione espongo artisti di vario genere e ospito piccoli spettacoli teatrali, performance, presentazioni di libri, ecc... Io non chiedo soldi per lo spazio, chi si esibisce nemmeno e l’ingresso agli eventi è gratuito. Vista la mole degli eventi (più o meno uno la settimana) dal primo

novembre con due amici abbiamo costituito un’associazione culturale che si chiama “ARTuro” che, oltre a promuovere le attività sopra descritte apre ad altre possibilità. L’esperienza di questi 4 anni mi ha fatto conoscere ed apprezzare la grande forza creativa della nostra città, che pullula di persone molto attive in vari campi artistici che però faticano a trovare spazi per esprimersi.

tolata … i documenti svelti. Un lavoro che sa di Germania per uno stile retrò un po’ per il colore espressionista che si fa liquido. E’ rappresentato il doganiere nella sua veste più turpe e beffarda. Approfittando del loro ruolo per abusarne… mai così attuale!

Mirta Caccaro propone due incisioni che esprimono l’aderenza dell’artista alla natura! Dal titolo Astratto colorato ci mostra in particolare dei cavalli, l’animale che simboleggia la libertà e l’eleganza diventa nelle incisioni un incastro di forme, che da sinuose si fanno aguzze e da aguzze sinuose in un’alternanza tra vuoto e pieno. Ultima ma non l’ultima Michela Parise con il ritratto Uomo con fazzoletto, olio su tela. Con un taglio particolare ed estremamente ravvicinato l’artista ci mette faccia a faccia con la quotidianità che spesso rendiamo distante. Un fermo immagine su un atto che potrebbe compiersi e che noi non vediamo, una decisione che prima o poi dovremmo prendere. Coprirci gli occhi con un fazzoletto???

Enrico Delle Carbonare propone un omaggio a un mito della musica con Jimi, in acrilico e olio su tavola. Esprime uno stile metropolitano in cui il volto dell’idolo musicale esce fuori evidenziano i tratti duri e pensierosi trasfigurando anche i reali tratti del protagonista!

Pier Giacomo Galuppo presenta un’incisione dal titolo “Inferme vita fluttua atona nel corpo rotto”, opera complessa che è parte di un filone chiamato carne, che parte quindi dall’inconscio e dallo studio della consistenza più materiale di noi stessi. Galluppo attraverso questa incisione vuole esprimere attraverso la parte più intima del nostro corpo anche la zona in cui risiedono i nostri sentimenti, quindi la parte più preziosa e forme mai raggiungibile dal freddo ferro della lastra come del bisturi.

49

La serata inizia ufficialmente con la presentazione della collettiva da parte del trio di Metamorfosi Gallery, questa volta a prendere la parola è Petra Cason, che ci spiega i km che le opere hanno fatto in questi mesi e i progetti futuri dell’Associazione Culturale. Naturalmente la parola passa al nostro ospite Nadir, che ci parla della neonata Associazione Arturo che avrà la sede proprio da Spazio Nadir. La serata continua all’insegna della musica e delle chiacchiere. Ricordo che la mostra è visitabile fino al 15 novembre con i seguenti orari: mar/merc/ven 9.30 – 19; giov 13-22; e sab 8.30 – 18


Grafica d’autore

VICENZAVOGUE portfolio

6 50


51


VICENZAVOGUE portfolio

Gruppi fotografici

CIRCOLO FOTOGRAFICO BERICO IMMAGINE E CULTURA DEL TERRITORIO

A novembre2013 si costituisce il Circolo Fotografico Berico con sede in Torri di Arcugnano. L’associazione persegue le finalità di promozione e diffusione della cultura Berica con particolare attenzione alla cultura delle arti visive. Il 6/7/8 dicembre a Torri di Arcugnano si terrà il consolidato mercatino di Natale in Piazza a Torri. Con l’occasione il “Circolo Fotografico Berico” presenterà, presso la sala mostra del Municipio, in collaborazione con l’amministrazione e la Proloco, l’evento “Arcugnano è” dove saranno esposti scatti di tutti i soci. L’obbiettivo è invitare a scoprire il vasto territorio collinare ed il vallivo con l’affascinante Lago di Fimon, meraviglia in tutte le sue stagioni. “Con questo progetto di comunicazione visiva vorrei trasmettere in maniera incisiva un messaggio durevole nel tempo - afferma Chiara Laila Parladore, Presidente del C.F.B. – valorizzando gli aspetti storici, naturalistici, culturali che evidenziano l’unicità del nostro territorio” Già, la nostra è una terra in cui la natura e l’uomo ha lasciato tracce importanti sin dal tempo antico. E’ un territorio di contrasti e di forti armonie: geloso

custode della propria identità, ha conservato tutti caratteri tipici della ruralità e per contrasto ecco svettare Ville rinascimentali; Arcugnano è cultura e tradizione con le feste popolari; è gastronomia nei numerosi ristoranti a conduzione familiare punta di diamante della cucina e dell’ospitalità vicentina. Il “Circolo Fotografico Berico” è orgoglioso di ogni suo singolo socio; tutti uniti in un piano di comunicazione contenente obiettivi, azioni e tempi più adatti a valorizzare l’identità del territorio. I soci Fondatori Chiara Laila Parladore e Franco Cattazzo in poco tempo sono riusciti a riunire in un unico progetto appassionati e nomi importanti della realtà vicentina. Elemento fondamentale del Consiglio direttivo il Segretario Architetto Romano Concato nonché ideatore e progettista del simbolo della Provincia Berica: “Il Gioiello di Vicenza”. Vice Presidente Franco Cattazzo, appassionato fotografo, in prima linea spiccano le sue capacità organizzative. Il Presidente Chiara Laila Parladore, fotografa free lance, realizzerà un reportage fotografico ad un eccellente artista che sarà tra

52

Torri di Arcugnano Via dell’artigianato 15 cfberico@gmail.com t segreteria 335 78 62 984

i protagonisti della prossima stagione lirica del teatro La Fenice di Venezia. Considerevole contributo per la concretizzazione del C.F.B di Giorgio Meneghetti, amante dello Street Photography che restituisce uno spaccato della società documentando aspetti di vita di persone e di città. Il Consigliere Paolo Darcoli nonché vincitore “Premio Vicenza Vogue” dell’evento Gusto Berico 2013. Avv. Cristiano Rando, civilista del Foro di Vicenza, fotografo, blogger (nn necessariamente in questo ordine), appassionato di Scozia, treet e diritto della fotografia. Appassionati bravissimi come Luca Andrighetto, Mario Toniolo, Marco Bagnolo, e ancora Saverio Bortolamei, Maurizio Graziano Montorio, Andrea Poscoliero, Andrea Tretto. Presenti anche i componenti del fenomeno nel social network “Quelli del divano” Diego Dalla Rosa, Michele Barcaro, Stefano Colpo. Il Circolo svolge un’attività didattica aperta a tutti i nuovi soci appassionati di fotografia, mediante l’organizzazione di corsi, seminari, workshop, mostre, serate, concorsi.


VICENZAVOGUE portfolio

Fotografia d’autore

PAOLO DARCOLI FOTOGRAFO

P.I. 03768030243 via Don Giulio Ragnolo 2/c 36024 NANTO (VI) tel 3402910180 web: pagina fotografica Fb Ph Paolo Darcoli www.facebook.com/paolodarcoli -

PAOLO DARCOLI L’ATTIMO INTROSPETTIVO

......Un uomo, una donna, un cenno, uno sguardo....... è ciò che mi piace cogliere ad ogni scatto cercando sempre l’aspetto introspettivo. Amo giocare con la luce che è l’essenza della fotografia, conscio del fatto che un secondo dopo quel momento lo stesso non esiste più. Paolo Darcoli

53


VICENZAVOGUE portfolio

Design d’autore A cura di Elisa

Una tavola di sensazione dove vengono presentati colori, abbinamenti e idee.

FATE HOME RELOOKING Una magica idea per gli ambienti di casa Incontriamo oggi tre professioniste che hanno unito le loro conoscenze e competenze per creare un’attività interessante e innovativa. Elisa, Sara e Chiara lavorano da anni nell’ambito della creatività e del design, anche se in settori diversi. Elisa è un architetto, Sara e Chiara creative e designers. Mettendo insieme i loro know how hanno capito come, attraverso l’home relooking, si può ristrutturare, arredare e personalizzare una casa, ottimizzando i costi e i tempi, a favore di un brillante risultato. Allora, mano alle bacchette e scopriamo da loro cosa fanno e quello che possono offrire. Elisa, da dove nasce l’idea del relooking? L’idea arriva dall’America, dove già da parecchi anni parlano di Home relooking, ovvero un modo per andare incontro alle esigenze di chi non può permettersi l’architetto di grido, o per chi preferisce rimandare a tempi migliori la vendita o la ristrutturazione dell’immobile. La situazione attuale del mercato immobiliare ci ha portato, quindi, a pensare di affrontare la situazione in maniera concreta. Vogliamo pensare di trasformare in opportunità una situazione avversa e pensare di guardare con occhi nuovi la casa in cui viviamo. Interessante, ma che cos’è esattamente il relooking? Fondamentalmente è un servizio che offre la possibilità di rinnovare i propri spazi (la casa, ma anche il negozio, l’ufficio, fino ad arrivare

agli spazi esterni come terrazze e giardini) dandogli un nuovo look, ma principalmente utilizzando ciò che già esiste, riutilizzando gli oggetti, gli arredi, valorizzandone i pregi e nascondendone i difetti, evitando, quindi, una ristrutturazione globale, con tutti i costi che comporta. Alle volte basta poco: un colore diverso alle pareti, un nuovo rivestimento, l’aggiunta di qualche complemento e la ridisposizione degli arredi per raggiungere risultati sorprendenti e trasformare ambienti poco accoglienti, o poco valorizzati, in stanze e spazi funzionali e belli. E’ un servizio chiaro, per il quale si sa esattamente quanto si spenderà, perchè tutti i costi sono dichiarati fin dall’inizio. In questo modo si garantisce il massimo risultato con il budget concordato con il cliente. Nessuna brutta sorpresa, dunque. Sara, qual’è il vostro compito? Cerchiamo di dare nuova vita a tutti gli ambienti della casa, stando però molto attente a non prevaricare la personalità e lo stile di vita del nostro cliente e prestando molta attenzione all’ascolto delle persone che si rivolgono a noi. Pensiamo che questo sia fondamentale, visto che la casa è il luogo dove costruiamo le nostre abitudini, comodità e dove teniamo le nostre cose. L’esigenza specifica del cliente è la prima cosa che rispettiamo. Quindi l’home relookers è... Te lo dico con un esempio: chi fa ristrutturazioni può essere paragonato ad un chirurgo

54

plastico dato che apporta modifiche spesso strutturali agli edifici. Lavora più sul corpo, insomma. L’home relookers è più come un visagista che lavora su aspetti più estetici e funzionali, curandone il risultato finale ed ottimizzandolo al meglio. In poche parole dà all’ambiente un carattere in linea con lo spirito, la personalità ed l’età del cliente. Agisce con il colore, se necessario, gioca con volumi e accessori ed insegna al cliente a mantenere lo splendido lavoro effettuato. Perché dovremmo pensare di rivolgerci all’home relookers? Sono molti i motivi per rivolgersi ad un relookers, secondo noi. Perché a volte non si è disposti ad affrontare i costi e i tempi necessari ad una ristrutturazione vera e propria, e a volte perché non è nemmeno necessaria; un altro motivo può essere la non volontà di intervenire radicalmente (o non si può perché si è in affitto, ma questo non vuol dire non poter personalizzare la propria casa). Perché un occhio “esterno” ed “esperto” riesce a vedere meglio di chi vive quotidianamente la propria casa, quelli che sono gli aspetti da migliorare, la disposizione più corretta degli arredi. E ultimo ma non ultimo, perchè la nostra casa in realtà ci piace, ma desideriamo solo riadattarla alle nuove esigenze, ai figli che crescono, ad un nuovo hobby o più semplicemente a uno stile di arredamento, ma non sappiamo a chi rivolgerci o come fare tutto da soli.


VICENZAVOGUE portfolio

Due esempi di intervento di relooking: una sala da pranzo e un living. Chiara, spiegaci, quali sono i servizi che voi date? Facciamo una consulenza a domicilio personalizzata, per individuare le problematiche e i desideri in modo concreto. Questo porta alla realizzazione di un book che riassume lo stato di fatto e il progetto, frutto della nostra creatività e delle indicazioni che ci ha dato il cliente, con piante, viste e tavole di suggestioni e suggerimenti. Ci occupiamo anche di Home shopping, aiutando il nostro cliente a trovare elementi decorativi, mobili, tessuti, tendaggi, luci, tappeti, praticamente andiamo a fare shopping insieme! Se il cliente si affida a noi anche per la realizzazione del nostro progetto di relooking, ci occupiamo di ricercare le migliori offerte per gli interventi più importanti, con un occhio sempre attento a risparmiare tempo e denaro. Poi c’è il relooking relativo alle case da vendere o affittare; e qui adottiamo tutte le tecniche dell’Home Staging per attirare lo sguardo sui punti forti della casa, il più delle volte depersonalizzando l’ambiente e facendo scattare il colpo di fulmine che porterà alla vendita. Inoltre, il relooking può essere fatto anche on-line, chi ci cerca compila una “lista dei desideri”, ci manda delle foto e noi realizziamo per lui il nostro relooking, in un book di facile consultazione. Qual è il vostro cliente tipo? Tutte quelle persone che hanno il desiderio di vedere realizzata la casa dei propri sogni, l’uf-

ficio o qualsiasi ambiente, anche con budget “low-cost”. Ma anche inquilini in affitto, che vogliono, comunque, sentire propria la loro casa e alle agenzie immobiliari per valorizzare gli immobili fermi sul mercato.

SUGGERIMENTI Relooking di una cameretta con inserimento di wall stickers e sedia design.

Come funziona? Si fa un primo incontro, durante il quale cercheremo di capire i desideri del cliente e scattiamo delle foto dello stato di fatto.Sulla base di questo primo incontro, realizziamo il nostro book nel quale andiamo ed evidenziare i punti di debolezza e di forza; facciamo le nostre proposte di relooking, dando suggerimenti e consigli. Di seguito, individuata la soluzione che si preferisce, si può continuare con noi, che procederemo alla preventivazione degli interventi e dei nuovi eventuali arredi, oppure il cliente, se lo desidera, se ha il tempo per farlo, può decidere di proseguire in maniera autonoma: in mano ha tutte le informazioni che gli servono. Ragazze, diteci in poche parole quali sono i punti di forza dell’ home relooking. Tempestività, Esperienza, Elasticità, Convenienza e Trasparenza. Più magico di così! Come si può contattarvi? Attraverso il nostro sito fate-hr.com oppure seguiteci sulla nostra pagina Facebook e sul blog fatehomerelookers.blogspot.com.

55

Relooking di una zona giorno con lampada design


VICENZAVOGUE portfolio

Spazi espositivi A cura di Anna Maria Ronchin

GALLERIA MEDUSA DI ESTE Il secolo della scuola d’incisione all’Accademia di Venezia Il 30 novembre 2013 alla Galleria Medusa di Este, lo stampatore Diego Candido Cattarin celebra l’anniversario della riapertura del presso l’Accademia di Venezia, nel 1912, fu affidata la cattedra al bolognese Emanuele Brugnoli. E’ singolare che la mostra sia allestita da chi con pazienza e attenzione si è dedicato a questa professione, e non solo, sia capace di esporre stampe d’arte che rendono l’idea di artisti che hanno fatto scuola a Venezia. E’ un miracolo poter godere, in questa martoriata terra, i segni della sua storia, nella pratica dell’arte incisoria talvolta snobbata dagli esperti del settore, ma di grande professionalità. Incidere significa coniugare tecnica e talento, esperienza e progettualità, processo che implica il connubio sì degli artisti e del gallerista, in questo evento Ugo Albanese, ma anche della tradizione tramandata dalla bottega d’arte dello stampatore Diego Candido Cattarin. Nei 20 anni in cui Emanuele Brugnoli tenne la cattedra d’incisione all’Accademia di Venezia, era attivo Fabio Mauroner. Veneziano di adozione, nato nel 1884 a Tissano del Friuli da famiglia di origine nobiliare, già nel 1905 è nella città lagunare, dove condivide con Modigliani un appartamento di fronte alla chiesa di S. Sebastiano; infatti, si ritraggono a vicenda in due ritratti; Mauroner viaggiò molto e negli U.S.A. fu in contatto con artisti come Whistler, Roth, Arms. Durante il primo decennio del primo dopoguerra Giovanni Giuliani fu assistente di Brugnoli e nel 1932 viene chiamato all’Accademia, e sarà titolare dal 1938 al 1959. In quasi un trentennio d’insegnamento, maturò un’esperienza notevole nel campo

dell’acquaforte, della vernice molle e dell’acquatinta, importantissima per lo sviluppo e la continuità di quest’arte. Notevole è la produzione grafica di Giovanni Giuliani, in particolare le opere dedicate al paesaggio della laguna, allora in costruzione, lo scavo del Rio Nuovo, il rifacimento del Ponte degli Scalzi e dell’Accademia , del polo industriale di Porto Marghera, del ponte della Libertà; i suoi allievi saranno famosi incisori: Giovanni Barbisan, Virgilio Tramontin, Bianchi Barriviera e poi Cesco Magnolato e Mario Guadagnino. Guido Balsamo Stella nasce a Torino nel 1882, ma già nel 1896 è nella città lagunare, dove risiede il secondo marito della madre. Sin da prima del conflitto mondiale frequenta il gruppo di Ca’ Pesaro, poi esilia in Svezia e nel 1919 rientra in Italia. Balsamo Stella è a Monza, dieci anni dopo, dove dirige l’importante Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, e dal ’36 quello d’Arte di Venezia, in quell’anno ritorna alla Biennale d’Arte, con l’incisione Diluvio , e così nella successiva la XXI, con due lavori in vetro inciso alla mola, Orione e Ruscello. Nel 1939 partecipa alla III Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e, due anni dopo, muore improvvisamente ad Asolo (Treviso). Giovanni Barbisan è di una generazione successiva a questi grandi maestri, nato a Treviso nel 1914, a diciassette anni già frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia, e inizia la propria ricerca grafica sotto la guida di Giovanni Giuliani e di Virgilio Tramontin, dopo l’interruzione bellica, perfezionò il suo linguaggio segnico, sciolto nella particolare luminosità che l’ha reso uno dei maggiori acquafortisti italiani della seconda metà del Novecento.

56

Virgilio Tramontin, nato a S. Vito al Tagliamento (Pordenone) nel 1908, si avvicina all’arte incisoria frequentando la Scuola di Incisione dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, e dal 1952 è assistente di Giovanni Giuliani. Si spegne a tarda età nel 2002, una lunga vita vissuta con un tratto da “gentiluomo”, pacata, ma aperta e ricca sul piano intellettuale, contrassegnata da vari interessi culturali fino al rapporto con Pasolini, suo estimatore che lo coinvolse in alcune importanti iniziative legate al recupero del patrimonio culturale friulano. Il percorso nella storia della grafica d’arte veneziana, si conclude con le poetiche incisioni di Guerrino Bonaldo (1941) e di Livio Ceschin(1962) , caratterizzate da tratti panteisti; infatti, notevole è l’affinità dei due artisti contemporanei con lo stile di Barbisan, non solo appartengono a tre generazioni successive l’una all’altra, ma anche nascono e vivono nel trevigiano. Barbisan era del capoluogo, Bonaldo risiede a Zerobranco e Ceschin si è spostato di pochi chilometri dalla natia Pieve di Soligo, a Collalto. Il Gallerista Ugo Albanese dichiara che il merito più grande di Diego Candido Cattarin: “è quello di aver contribuito a far nascere in me la passione per questa bellissima forma artistica “; infatti, lo stampatore trevigiano ma attivo a Venezia da più di sessant’anni ha fatto della sua vita un:” tutt’uno con la creatività dell’artista... E’ per questo - afferma - che chi esegue materialmente l’incisione non è che una faccia di una medaglia, l’altra è quella del grande artigiano che con le sue conoscenze e capacità rendere possibile la nascita di questi miracoli”.


VICENZAVOGUE portfolio

Maestri d’arte

PIER GIORGIO BERSAN Ebanista e restauratore

Pier Giorgio Bersan è nato a San Pietro in Valle, comune di GazzoVeronese (Verona) il 19.11.1938, a Nord-Ovest dell’endolaguna veneta; il padre era di Pietole (Mantova), paese natale del poeta latino Publio Virgilio Marone, la madre Maria Corrà era nata a Castelbelforte (Mantova ). Alla tenera età di quattro anni e mezzo, Pier Giorgio Bersan fu colpito dal trauma della morte del padre, gli fu fatale l’incidentale caduta da un platano; lasciò orfani sette piccoli dei quali il maggiore Aifro, appena dodicenne, dovette prendersi cura, insieme alla mamma Maria Corrà Bersan. A 14 anni Pier Giorgio Bersan emigra dal paese natio a Milano, come molti adolescenti della sua generazione per cercare fortuna, viene ospitato in viale Rimembranze, 39 dallo zio Dante, di giorno lavorava e alla sera frequentava la Scuola d’Arte e Mestieri, in via Spontini Bollate, traversa di corso Buenos Aires. Erano gli anni 1954/55, e i maestri Pasquale Domenico, di Catania e Pacchetti Ernesto, di Monza gli insegnarono i segreti di quella che sarà la sua arte di ebanista. A Milano, quando era libero andava a giocare, come tutti i ragazzi della sua età a pallone, nei prati vicini alla ferrovia e lì conobbe Adriano Celentano, insieme correvano sui prati verdi prima che fossero coperti dal cemento della città che in quegli anni saliva. Dopo si trasferirono entrambi, Bersan in via Lulli e Celentano in via Zuretti; da allora sono passati più di sessant’anni e forse quest’ampio arco di tempo sarà coperto dal desiderio di condividere l’arte che ciascuno dei ragazzi della via Gluck ha intrapreso nella sua vita. Nell’isola veronese di Bonferraro, ai confini con la provincia di Mantova, Pier Giorgio Bersan ha aperto la sua bottega d’arte, una falegnameria specializzata nel restauro e nella conservazione di serramenti d’epoca, è diventato un eccellente maestro dell’intaglio e del restauro ligneo. Ha compiuto opere monumentali, come il restauro dei portali della seicentesca villa Romani Marogna di Nogara (Verona); ha creato serie di elegante designer, come i Tavolini Gaudì. Ha realizzato i fiabeschi Pinocchi, utilizzando un unico tronco, come quello celebre di Mastro Geppetto,prendendo come modello quello intagliato da suo nonno Angelo Bersan, anche lui Maestro d’Arte.

A cura di Anna Maria Ronchin

L’indagine estetica ha condotto Pier Giorgio Bersan a ideare progetti complessi, come Il Cristo e i quattro elementi. L’idea, scaturita dall’ex voto offerto alla Madonna di Fatima, si è concretizzata nel 2006, suggellando le diverse tecniche di noti artisti veneti : il rugginismo di Giovanni Finardi; la scultura in marmo della Lessinia, di Giancarlo Brugnoli; l’intarsio di Luciano Bertolotto; l’olio su tavola di Antonella Burato . Ciascuno ha rappresentato uno spicchio del disco solare, rappresentando i quattro elementi, corrispondenti ai quattro episodi della vita di Cristo, rispettivamente la Resurrezione (Aria), il Battesimo (Acqua), la Pentecoste (Fuoco), infine le Nozze di Cana (Terra). Al centro del disco quadripartito l’effige del Cristo, intagliata da Bersan sul legno di un’antica palafitta del bacino benacense; sul retro il rosone in vetro stile Tiffany, con 14 raggi di -Arte Stella- Verona, che illumina l’istallazione e s’innalza, come un’ostia consacrata, al di sopra dello spazio circostante. Dal tronco si diramano le braccia, di ferro e acciaio del rugginista Finardi, per reggere il rosone e raggiungere complessivamente i 3,5 metri d’altezza. L’opera “Il Cristo e i quattro elementi” è sempre stata esposta, sin dalla sua nascita, nel 2006, prima nel chiostro del Duomo di Verona e poi, nei due anni successivi, alla Pieve dei Due Pozzi, dei SS. Damiano e Cosma di Barbassolo, frazione di Ronco Ferraro(Mantova), a cura di Don Ezio Foglia. Nel 2008 è stata collocata a Ceregnago, Rovigo per interessamento di Don Valentino, responsabile dell’ associazione Polesani e Veneti nel mondo. Nel 2009 l’opera monumentale “Il Cristo e i quattro elementi” è stata esposta nella chiesa di Urbana (PD) su richiesta di Don Romolo; l’anno successivo è stata trasportata a Vilimpenta (Mantova); infine, tra il 2011 e il 2012 è stata collocata nel Museo storico della Cattedrale di Verona ed ora sta per trovare la posizione definitiva nella diocesi di Vicenza, per l’interessamento di Mons. Pietro Nonis. Pier Giorgio Bersan è anche con quest’opera corale eccellente testimone dell’antica arte dei maestri d’ascia, dei sapienti maestri costruttori di barche, dal caratteristico fondo piatto dell’endolaguna veneta, ed è proprio con la sua arte che ciascuno può immaginare di veleggiare ancora sul fiume della creatività.

57

Maestro d’Arte PIER GIORGIO BERSAN Ebanista e restauratore BONFERRARO di SORGA’ (VR) Tel. 045 7320079 Fax 045 6655156


VICENZAVOGUE portfolio

Riflessioni d’autore

Testo e fotografie di Giuseppe dalla Massara

Nessuno mai è abbastanza morto finché qualcuno lo ricorda Sono stato a letto con Peggy una memoria scritta l’1.11.06 dopo una conferenza su Peggy Guggenheim

PEGGY E LA CINQUECENTO Ricordi all’ombra della Basilica

Quella cancellata di ferro e vetro mi fu prima una barriera. Avevo sostato più volte, rapito, timido, di fronte a quella ‘cosa’. Il sole, su quei ‘pezzi’ di vetri azzurri, ci giocava riflessi e bagliori capaci di rapirmi.

Se vuoi, per educazione, ero più attratto dalla vicina Cà Dario o da quell’antiquario (da Gigi o oggi Marangon da Soase?) che riempiva campiello S. Cristoforo proprio lì dove c’era la fontanella che mi rinfrescava prima di sedere sui gradini del Ponte. Da giovane del Liceo Artistico presso l’Accademia, all’interno del palladiano Convento della Carità, vivevo già della fucina d’arte che era Venezia. Quella Venezia che andavo a scoprire, giorno dopo giorno. Dovetti però raccogliere tutte le mie energie per suonare quel campanello e farmi aprire i battenti della ‘casa museo’ e scoprire quello che mi sembrò subito un altro mondo e che solo dopo colsi essere più veneziano che mai, in una Venezia che ha saputo sempre essere moderna, pur nella tradizione. Lentamente superai quel giardino per entrare in casa, quasi in punta di piedi. Il ricordo mi torna sempre a come fui abbagliato dalle forme di Brancusi (che forse collegavo ai lavori di Viani in Accademia), ma le immagini mi si sovrapponevano come lampi. Entrato nel modo più discreto (ero solo) mi scoprii accompagnato a distanza dalla grande signora. Per l’età, per il fascino, per gli occhiali, colsi subito essere quella la ‘signora’, la padrona di casa, anche perché solo in una giornata tanto calda. Avevo probabilmente l’aria di un ragazzino spaventato, quanto curioso, quando la gran signora, dopo avermi riguardato e studiato, prese cura di me e con tenerezza mi divenne guida di tante opere (per me) tutte da scoprire. Per noi la storia dell’arte era quella di Mazzariol e di Argan, se mai il moderno era nella appena giunta Pop art. Lì era invece la rivoluzione, erano barricate, letteralmente uno choc. Quando pieno d’orgoglio ringraziai e salutai la grande signora, mi sentii ripetere l’invito a tornare, a tornare presto. Lo feci a pochi giorni, in una giornata forse ancora più calda e deserta: forse per la temperatura o forse per l’emozione. La grande signora mi accolse con un abbraccio e abbandonando il ruolo di guida, iniziò a farmi parte delle sue emozioni, dei suoi ricordi. Ricordi di artisti, di amici e di amori. Certo che giunti nella camera, la camera dove c’era ancora il lettone con la grande ‘testiera’, di Max Ernst (una grande ragnatela d’argento), mi ci fece cadere e si lasciò cadere su quel lettone, continuando i suoi racconti, lasciandomi ammutolito a guardarla e ad ascoltarla: timore o emozione, anche con tanta tensione. “Vieni quando vuoi…..”, mi disse più o meno, salutandomi ancora. Ricordo di essere ritornato una terza volta, e il salutarla con affetto nel mezzo degli altri ospiti mi caricò di tanto orgoglio, mentre la lasciavo presa o occupata tra i nuovi arrivati, venuti a disturbare quella mia visita.

58


VICENZAVOGUE portfolio

OUTLET VIA NEGRELLI 42 - BRENDOLA PER INFO 331.7687141 - 338.3234000

53


VICENZAVOGUE portfolio

Startup vicentine

L’IMPRESA NATA INTORNO A UN CHICCO Dal Canada a Vicenza

Un gruppo di persone ci prova e si inventa un lavoro, al profumo di caffè Se il lavoro non c’è allora te lo devi inventare. Un gruppo di persone , con diverse esperienze alle spalle, che si sono uniti per trovare un’idea un progetto per superare insieme questo momento particolarmente difficile per molti e sono andati a cercare un lavoro. Che in un certo senso hanno inventato. Un lavoro che profuma di caffè. E il loro entusiasmo e la voglia di provarci sembra abbia funzionato. Il business nel quale si sono lanciati infatti è quello di far conoscere, attraverso un’attività di network marketing i prodotti di caffetteria di Organo Gold azienda con sede legale in Canada. Un’attività che fa bene al futuro e anche alla salute. Questi prodotti di caffetteria hanno infatti un ingrediente piuttosto singolare, un fungo asiatico, chiamato Ganoderma Lucidum “Il Fungo dell’Immortalità”, Reishi in giapponese o Lig zhi in cinese che vuol dire “Potenza spirituale e estasi dell’anima” , andando a migliorare il sistema immunitario, cardiovascolare ed epatico, ecc. internet ne e testimone.

Insomma un toccasana per chi ha qualche problema fisico perchè questo fungo e un adattogeno, ne parla anche Carmine Lavorato micologo di fama internazionale su you tube (https://www.youtube.com/ watch?v=5SOr_3qdZ7E) o Ivo Bianchi (Presidente dell’International Micotherapy Istitute) sui suoi libri, oppure programmi televisivi come TG3 (https://www.youtube. com/watch?v=VwrrpURrsDY) , o Rosanna Lambertucci su RAI1(https://www.youtube. com/watch?v=egSIWbzOONA) . Poi ci

sono tante persone che in questi anni di crisi ha perso un lavoro che credeva sicuro. Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla storia di queste persone che si sono inventate un lavoro formando una sorta di task force grazie al passaparola. Ecco alcuni nomi i loro volti e le loro storie, così diverse, ma anche unite da tratti comuni. Franco imprenditore orafo di Vicenza grazie ad un amico Roberto, conosce Organo Gold e ci crede. Presenta subito l’opportunità ad Andrea che fa il rappresentante che lo condivide con Anna studentessa universitaria, che a sua volta coinvolge lo zio Paolo che è disoccupato, che a sua volta ne parla e coinvolge Emanuele che faceva l’idraulico e poi Sandro, Lorena, Genny, Francesca, Anita, Melinda, Marilisa, Nicoletta ecc. Insomma si forma piano piano uno squadrone che si è si allargato in molte regioni italiane ed ha già valicato i confini non solo europei. Tutti sono accomunati dalla voglia di raggiungere un traguardo economico.

intendono migliorare il proprio stile di vita, che vogliono credere e crescere con noi in questa avventura ancora agli inizi. Insomma benessere fisico, benessere economico e stile di vita. Tre elementi che migliorano il nostro stare bene.

Ormai spiegano i fedelissimi del caffè del benessere la possibilità di guadagnare , di avere un futuro nel mondo del lavoro in un certo senso tradizionale è solo una chimera, la crisi ha cancellato tanti punti di riferimento e cambiato gli orizzonti. Li unisce il desiderio di crearsi una rendita nel tempo, per raggiungere l’indipendenza economica, traguardo ambito soprattutto dai giovani che vogliono farsi una vita camminando sulle loro gambe. Abbiamo creato spiegano ancora un team unito e determinato che volonteroso di realizzare i propri sogni si ritrova tre quattro volte alla settimana al Coffee Center Club di Cavazzale. Parliamo di questa opportunità, di come riuscire ad espanderci , ma impariamo anche semplicemente a conoscerci. Quando ci troviamo sembriamo un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è quello di divulgare a tutti i benefici ottenuti dai prodotti di caffetteria di Organo Gold e le conoscenze che sono state acquisite riguardo al ganoderma lucidum. La nostra missione è anche quella di coinvolgere in questo moderno business le persone che

Ogni giorno le persone che hanno formato questo gruppo si danno da fare per far conoscere questo prodotto e ogni giorno conosciamo altre persone che come noi si vogliono darsi da fare e vogliono entrare nel gruppo e così nascono anche nuove amicizie.

60

L’impresa è nata in Canada e “ogni giorno il nostro gruppo si allarga” Tutto parte da molto lontano, da un’azienda che ha sede legale in Canada, impresa che ha visto la luce nel 2008. Oggi è presente in più di trenta paesi , tra cui l’italia dove è arrivata nel 2012. L’idea del business è molto semplice. Portare benessere in prodotti di largo consumo, senza cambiare in questo modo le abitudini delle persone ma solamente la marca. Partendo da semplici prodotti di caffetteria, la mission è fare integrazione alimentare e diffondere la conoscenza di un ingrediente esclusivo e potente, ancora a molti sconosciuto in occidente che è Ganoderma Lucidum.

Per maggio informazioni sugli incontri informativi, provare il prodotto o lavorare con noi visitate il sito www.francobortoli66. myorganogold.com/it-it


IL PACKAGING Aspetti connessi all'estetica e al marketing Il fenomeno del confezionamento di oggetti e prodotti ha assunto valori e ruoli che vanno oltre le semplici esigenze funzionali: l'imballaggio è così divenuto una componente fondamentale nella presentazione e nell'estetica del prodotto, arrivando a investire aspetti che vanno dal design al costume antropologico. È noto infatti il ruolo assunto dal contenitore nel suggerire e delineare l'identità del prodotto contenuto. L'ampia portata del fenomeno, spesso implicata nell'uso del termine inglese packaging, ne ha fatto oggetto di interesse sociologico e antropologico. Anche nella elaborazione e nella presentazione del cibo o dei prodotti farmaceutici il packaging ha una funzione che non si limita alla sola conservazione dell'integrità del prodotto: lo studio di particolari confezionamenti intende esplicitamente mettere in gioco meccanismi estetici che hanno lo scopo di suggerire determinate caratteristiche di qualità e di miglioramento del prodotto. Il ruolo pervasivo che il confezionamento ricopre nella contemporaneità è stato sottolineato da Piero Camporesi, storico e antropologo dell'alimentazione, che ha osservato il debordare del packaging in un campo così esteso dell'esperienza umana tanto da essere divenuto un segno riconoscibile e fondante della stessa modernità. Camporesi ha sostenuto infatti che «la modernità si fonda sull'uso generalizzato delle scatole: dal cibo agli elettrodomestici, dai pacchi postali alle merci, tutto, compresi i missili intercontinentali, viaggia attraverso il mondo dentro scatole, più o meno spesse, di cartone». Da wikipedia

L

A DITTA RIGONI È IN ATTIVITÀ, DOPO VARIE GENERAZIONI E CAMBI DI GESTIONE, DA PIÙ DI CENTO ANNI.

ABBIAMO PERTANTO ACQUISITO UNA NOTEVOLE ESPERIENZA E CAPACITÀ OPERATIVA SIA IN AMBITO EDILIZIO CHE FUNERARIO AL FINE DI POTER SODDISFARE QUALSIASI ESIGENZA CHE IL MERCATO RICHIEDE.

RIGONI GIOVANNI & C. s.n.c. Lavorazione marmi 3 6 0 1 5 S C H I O ( V I ) • V i a B r a g l i o , 6 4 • Te l . 0 4 4 5 . 5 7 5 6 7 6 • F a x 0 4 4 5 . 5 7 6 0 6 4

45


A VICENZA

Strada Cà Balbi, 320 - Bertesinella Aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 19:00 Sabato chiuso. Ampio parcheggio. FORNITURE ULSS ED INAIL AGLI AVENTI DIRITTO

I professionisti dell’udito www.elettrosonor.it

( 0444 911244 Chiama e prenota la Tua

PROVA

GRATUITA DELL’UDITO

Centro Sordità Elettrosonor, da 40 anni al servizio del benessere uditivo I CENTRI:

VICENZA - Bertesinella - Strada Cà Balbi, 320 - Tel. 0444 911244

MONTECCHIO MAGGIORE (VI) - Largo Vittorio Boschetti, 17 - Tel. 0444 499913 SANTORSO (VI) - Via Ognibene dei Bonisolo, 29 - Tel. 0445 540678 BASSANO DEL GRAPPA (VI) - Via Scalabrini, 47 - Tel. 0424 529034 RUBANO (PD) - Via Antonio Rossi, 24 - Tel. 049 635600 LONIGO (VI) - Via Roma, 62 - Tel. 0444 831246

ASIAGO (VI) - Via Dante Alighieri, 41 - 0424 463691 47


Arcart srl Impresa di conservazione e restauro opere d'arte

Chiesa San Pietro Apostolo (sec. XIX) Grancona (VI)

Stuccatura di paramento murario Palazzo Bonin Longare (sec.XVII) Vicenza (VI)

Chiesa Santa Maria Maddalena (sec. XIX) Volpino di Zimella (VR)

Chiesa Santi Biagio e Daniele (sec. XVII) Grantorto Padovano (PD)

Rilievo grafico del degrado

Scultura di A. Palladio (sec. XIX) Vicenza (VI)

Chiesa di San Giorgio Martire (sec. X) - Vicenza (VI)

VICENZA - Via Sant'Antonino n째79 - Tel/fax 0444/1466336 - Cell. 346/1565603 info@arcart.it arcart@pec.it www.arcart.it Arcart

Vicenzavogue5  

Rivista di arte, cultura e tradizioni di Vicenza. In vendita in edicola, nelle librerie e nei bookshop dei musei vicentini. Per abbonamenti...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you