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VICENZA VOGUE

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei sottoscrzione abbonamento sei numeri - 30 euro. Settembre/Ottobre 2013

P E R C O R S I A R T I S T I C I _ S T O R I C I _ C U LT U R A L I _ E N O G A S T R O N O M I C I / I M M A G I N I E D E V E N T I D E L L A R I N A S C E N T E V O G U E P A L L A D I A N A

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.4/2013_ euro 5,00


A VICENZA

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ASIAGO (VI) - Via Dante Alighieri, 41 - 0424 463691


N.4/2013

EIKONARTMAGAZINE sommario

VICENZA

Primo Piano

Focus Eventi

Portfolio

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VOGUE

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei sottoscrzione abbonamento sei numeri - 30 euro. Settembre/Ottobre 2013

P E R C O R S I A R T I S T I C I _ S T O R I C I _ C U LT U R A L I _ E N O G A S T R O N O M I C I / I M M A G I N I E D E V E N T I D E L L A R I N A S C E N T E V O G U E P A L L A D I A N A

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20 Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.4/2013_ euro 5,00

In copertina foto di Fiorenzo Franceschi. In sommario foto di Ornella Frigo VICENZAVOGUE eikonartmagazine bimestrale di eventi, arte e spettacoli di Vicenza Direttore responsabile Maria Elena Bonacini Stampa Grafiche Corrà - Arcole (VR)

Il Gioiello di Vicenza Storia, progetto e realizzazione di un simbolo ritrovato Il Palazzo della Musica Il soffio delle muse a Palazzo Leoni Montanari Santuario di Monte Berico Immagini di devozione in mostra fino al 6 Ottobre CISA Andrea Palladio 55° Corso sull’architettura palladiana - workshop 2013 Palazzi di Vicenza e Ville di campagna Prima Parte Redazione Anna Maria Ronchin Ada Massignani Agata Keran Valentina Casarotto Francesca Grandi Tommaso Pitton Romano Concato

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Le feste di piazza L’accensione della Rua La processione della Ruetta Contest fotografico Auto d’opoca Motori d’altri tempi a Thiene prima edizione Dèfilè della Pedemontana Programma Concerti Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza programma 2013 - 2014 Festival Musicale Accademia degli Antichi e il Festival delle Tradizioni Fotografi Fiorenzo Franceschi Saverio Bartolamei Cristiano Rando Gianluca Polazzo Carmen Menguzzato Ornella Frigo Ostelio Cestonaro Giovanni Bersani

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Fotografia d’autore Cristiano Rando_Martina Lavarda Dario Rigoni_Anna Aldighieri Associazioni fotografiche Compagnia fotografica vicentina Laboratorio fotografico Interviste Cleto Munari_Bruno Conte_ Alessandra Bosco Spazi Espositivi e Mostre Arci Persano_Sabrina Curreri Zoncato e Composeo Recensioni Cinema “La Grande Bellezza” Ristorante “L’Oste Sconto”

Abbonamenti e pubblicità info@eikonartmagazine.it 0444.327976 Reg. Trib. VI. 1115 del 12.09.2005 roc n. 13974 Redazione Vicenza Vogue vicenzavogue@gmail.com ASSOCIAZIONE CULTURALE www.eikonartmagazine.it

Corso Palladio, 179 Vicenza - info@federcritici.org - 0444 327976

VIVI VICENZA


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Primo Piano

Il Gioiello di Vicenza storia, progetto e realizzazione di un simbolo ritrovato Il Palazzo della Musica il soffio delle muse a Palazzo Leoni Montanari Santuario di Monte Berico Immagini di devozione in mostra fino al 6 Ottobre CISA Andrea Palladio 55° Corso sull’architettura palladiana - workshop 2013

Vicenza, 7 Settembre 2013.

Il Gioiello di Vicenza viene offerto alla Madonna di Monte Berico al termine della lunga processione verso il Santuario. Le immagini dell’evento ripercorrono le fasi di progettazione, realizzazione e benedizione di un simbolo di fede realizzato nel 1578 e poi distrutto nel 1797.


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Eventi culturali

IL GIOIELLO DI VICENZA Per grazia ricevuta Il 7 settembre 2013 il modello

in argento della città di Vicenza conosciuto come “Il Gioiello di Vicenza” è stato riconsegnato ai cittadini in occasione della tradizionale processione verso il santuario di Monte Berico. Il modello in argento, realizzato nella fase praparatoria al laser da Pietro Poliero della Legor Group e poi cesellato e assemblato con arte dalle abili mani dell’argentiere Carlo Rossi, è frutto di uno straordinario lavoro d’equipe che ha visto all’opera i migliori artigiani e ditte del settore orafo, come Ennio Cestonaro (smalto dell’orologio), Giovenzio Posenato di Soprana Orologeria (finiture in oro delle lancette), Chimento Gioiellerie (modellino della Rua in argento dorato), Nicoletti Torneria (viti d’argento),Visentin Casa (basamento di legno), Arte Ricamo (stoffe del gonfalone), il prof. Aldo Fiore (pittura), M° Francesco Saugo (incisione a mano), Corà Timber (legno) e Zecchinato incisioni (targhe d’argento incise sul basamento)

La storia. La decisione di realizzare la città di Vicenza d’argento fu presa dal Consiglio Cittadino ai primi mesi del 1577 e il modello fu eseguito con il parere «de molti eccellentissimi maestri de Venetia et di messer Andrea Palladio». La funzione di questo ex voto offerto da San Vincenzo alla Madonna di Monte Berico era di «durar perpetuamente et di andar in processione» per preservare la città dalla peste. Fu costruito dall’orafo Cesare Capobianco in legno rivestito con placche di argento, avvalendosi dei rilievi di quegli anni per la Pianta Angelica di Vicenza ora in Vaticano. Il gioiello fu fatto fondere dai francesi nel 1797 per ricavarne metallo prezioso, insieme a molta oreficeria sacra del Veneto. La memoria del modellino si è conservata grazie a una serie di dipinti e statue rappresentanti San Vincenzo, conservati nella Il vincitore è stato provincia di Vicenza. l’arch. Romano Concato che è riuscito a restituire Nel 2010 si è costituito a Vicenza un l’immagine di una Vicenza Comitato scientifico che ha indetto del 1578 scalata secondo un Concorso di idee e progetti per la “Divina Proporzione” e restituire alla città “Il Gioiello di calcolata sul “piede” come Vicenza”.

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unità di misura, partendo dalla Pianta Angelica e cercando una maggiore finitura solo per gli edifici palladiani. Il Gioiello, realizzato con 15 kg di argento, ha un diametro di cm 58 e una altezza di 23 cm.


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CARLOROSSI ARGENTERIA Laboratorio creativo - Produzione di design Restauro certificato

La famiglia Rossi, per celebrare i 50 anni di attivitĂ , ha partecipato al progetto di realizzazione del Gioiello di Vicenza, mettendo a disposizione generosamente la sua maestria per contribuire alla restituzione di un simbolo dei vicentini

A Vicenza - Viale Trieste, 78 - www.argenteriarossi.it - Facebook Argenteria Rossi Carlo - info@argenteriarossi.it

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Eventi culturali A cura di Arch. Romano Concato

IL GIOIELLO DI VICENZA Un simbolo ritrovato

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La mia avventura è iniziata nel Giugno del 2010, quando presenziando ad una conferenza del VAGA (giovani architetti di Vicenza) avevo sentito parlare di un insolito concorso di idee, per aderire al quale si dovevano presentare  alcuni rendering (rappresentazione di una realtà virtuale).  Ho sempre considerato questo genere di concorsi come un ottimo modo per mettersi in gioco, uno strumento indispensabile per far volare la fantasia, un’ opportunità per lavorare su  commesse singolari e stimolanti, ed è stato così che mi iscrissi al concorso per il “GIOIELLO DI VICENZA”. Nella mia professione uso la rappresentazione virtuale (appunto rendering), da molto tempo, per questo motivo  partecipare, mi sembrò in un primo momento  una impresa alquanto semplice, e di facile realizzazione. A tre anni di distanza  posso dire che mi sbagliavo. In realtà fu necessario dedicare parecchi mesi  allo studio della Vicenza Storica  e 

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alla ricostruzione di dettagli e particolari architettonici, molti dei quali oggi scomparsi. Di fondamentale importanza fu lo studio dei dipinti nel quale il Gioiello era raffigurato, unitamente con la “Pianta Angelica” realizzata nello stesso anno in cui venne completato e consegnato il Gioiello (il 1580). I dipinti, rappresentano quello che in gergo tecnico viene definito “il prospetto”: rispettivamente un immagine frontale dell’oggetto. Nessuna rappresentazione pittorica mostra la veduta dall’alto o planimetrica degli edifici presenti e adagiati sul supporto di base. Attraverso una attenta analisi storica e cartografica, ho cercato di individuare tutti gli edifici a torre, i campanili e i palazzi che superavano in termini di altezza la cinta muraria. La mia attenzione si è focalizzata su 61 divisi in due categorie: 21 edifici di culto come chiese e campanili; e 40 palazzi fra i quali le torri. E’ noto che il “Gioiello di Vicenza” fu un dono offerto alla Madonna di Monte Berico “per avere fino ad allora preservata la città dalla peste”. Aveva quindi un importante significato simbolico, religioso e quasi “divino” per la collettività. Nacque quindi l’idea che per dimensionare il gioiello avrei potuto adottare la “divina proporzione” o “sezione aurea”: ...un numero particolare, una proporzione gemetrica scoperta dai Pitagorici, definita da Euclide, chiamata in un trattato illustrato da Leonardo Da Vinci “Divina Proporzione”. Questo numero indicato con la lettera greca Ø è 1,618 deriva dalla geometria ma tende a mostrarsi nei luoghi più impensati ed ha affascinato le menti di biologi, artisti, musicisti, storici e architetti.” (Cit. La Sezione Aurea di Mario Livio ed. Rizzoli). Stabilii che il diametro del gioiello fosse 1,618 piedi medievali corrispondenti a 0,578 m (~ 0,58 cm). Ogni edificio è stato proporzionato scalato e ridotto secondo la sezione aurea ed inserito all’interno del gioiello. Sono fermamente convinto che questo Gioiello


EIKONARTMAGAZINE primo piano abbia il grande potere di emozionare chiunque lo conosca, o meglio chiunque ne conosca le vicende e la storia. Durante l’operazione “trasforma il tuo vecchio argento in storia” ho avuto modo di raccontare le vicende legate al Gioiello di Vicenza a centinaia di vicentini. Spiegare storia, fede, architettura ad un vasto pubblico è stata un’altra sfida che mi ha catturato e spronato ad imparare quale fosse il modo migliore per trasmettere il messaggio legato a questo oggetto. È stato così che serata dopo serata passando dalla storia di Monte Berico a Napoleone, attraverso le vicende della peste fino al Vaticano, e poi con Leonardo Da Vinci e Miss Italia al Michelangelo della Sistina, le serate che in primis erano seguite da qualche decina di curiosi hanno visto aumentare l’interesse della gente sino a registrare un tutto esaurito durante il Festival Biblico tenutosi a Vicenza nel mese di Giugno 2013.

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A queste persone, e al loro entusiasmo, vorrei dedicare il mio Grazie! Attraverso la loro partecipazione si sono fatte promotrici della nostra causa dando la possibilità di far rinascere un’opera che ci era stata sottratta e che significò molto in termini di affetto e fede per i nostri padri. Il Gioiello di Vicenza è stato posto all’interno della sua teca il 13 settembre 2013. Venne anticamente realizzato per Vicenza, “per andare in processione”, e questo è il fine che si è prefissato il Comitato per ricostruire il Gioiello fin dal principio. Mi auguro che il destino di questo oggetto non sia quello di restare chiuso all’interno del Museo Diocesano, ma dato il suo valore, diventi messaggero di fede, tradizione, tecnologia e torni ad essere uno dei simboli della città all’interno di comunità, parrocchie, associazioni della nostra provincia. Chi non avesse avuto l’opportunità di condividere tutto questo, e volesse conoscere le emozioni che abbiamo vissuto, potrà ancora ripercorrere tre anni di lavoro che hanno visto la rinascita del Gioiello di Vicenza scrivendomi al seguente indirizzo mail romano@vi1544.it

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Arch. Romano Concato Vicenza 17 settembre 2013

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Didascalie: 1. Presentazione del Gioiello di Vicenza in Piazza dei Signori il 10/07/2012 2. Presentazione nei giardini del teatro olimpico con la società del quartetto di Vicenza il 27/07/2012 3. Dettaglio della statua di San Vincenzo che regge il Gioiello di Vicenza 4. Il Sindaco Achille Variati saluta il corteo che porterà il Gioiello in processione da Piazza dei Signori a Monte Berico. 5. La locandina della presentazione del Gioiello di Vicenza (in totale sono state fatte 22 rappresentazioni) 6. San Vincenzo dipinto da Francesco Maffei 7. Foto dell’Arch. Romano Concato 8. Presentazione Gioiello all’Ospedale di Vicenza: da sinistra il presidente comitato Davide Fiore con l’assessore Sandro Pupillo e Stefano Soprana, promotore del comitato.

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Fotografie gentilmente concesse dall’Arch.Tommaso Pitton

processione e offerta votiva

L’argentiere Carlo Rossi copre il Gioiello con un coperchio di cristallo prima della processione

Prima benedizione nella chiesa di San Vincenzo in Piazza dei Signori

Processione verso il Santuario di Monte Berico salendo le scalette di Porta Monte

Santuario della Madonna di Monteberico Celebrazione dell’offerta votiva

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Fotografie gentilmente concesse dall’Arch.Tommaso Pitton

IL GIOIELLO DI VICENZA Scheda tecnica

IL GIOIELLO DI VICENZA_scheda tecnica del progetto. Anno di realizzazione originario: 1578 (distruzione documentata nel 1797). Realizzazione dell’originario: M°Cesare Capobianco, Vicenza. Anno di realizzazione del progetto: 2009-2013. Dimensioni: diametro 58 cm x h. 23 cm. Materiale: argento 925. Peso: 15 kg circa Base e supporti processionali: legno di noce patinato grigio. Gonfalone processionale: ottone argentato, pittura a smalto, stoffe, ricamo. Il Comitato per il Gioiello di Vicenza: dott. Davide Fiore, presidente - dott. not. Enrico Mele, vice presidente sig. Stefano Soprana - mons. prof. Francesco Gasparini prof. Luca Trevisan - arch. Gelindo Mecenero - arch. Giovanni Barban m°Carlo Rossi - arch. Romano Concato Promosso da: Ass. Comitato per la Rua di Vicenza, Diocesi di Vicenza, Ufficio per i Beni Culturali - Festival Biblico Gioielleria Soprana - Pro Loco Postumia VAGA- Associazione Giovani Architetti della prov. di Vicenza Ideazione e coordinamento progetto: dott.Davide Fiore Consulenza storica: prof. Luca Trevisan, Università di Verona, dott. Federico Bauce. Progettazione: arch.Romano Concato, Vi1544. Realizzazione laser PLM: Pietro Poliero, Legor Group S.p.A. Rifinitura e assemblaggio: Carlo Rossi, Argenteria Rossi Vicenza. Quadrante orologio: Ennio Cestonaro (smalto) e Giovenzio Posenato (finiture in oro), Orologeria Soprana. Modellino in scala della macchina della Rua: Chimento Gioiellerie. Viti in argento: Torneria Nicoletti Incisioni: Progetto Incisione - incisioni a mano: M° Francesco Saugo Realizzazione basamento: Ditta Visentin Casa Legno: Corà Timber Gonfalone: Arte Ricamo s.n.c. (stoffe); prof. Aldo Fiore (pittura). Progetto allestitivo: Giovanni Tortelli, Roberto Frassoni Architetti Associati Consulenza storica per la processione: mons. Beniamino Pizziol (arcivescovo-vescovo di Vicenza), p. Giuseppe Zaupa (priore di Monte Berico), mons. Fabio Sottoriva (cerimoniere della Cattedrale di Vicenza). Patrocini: Regione del Veneto (per il ritorno del Gioiello alla Città di Vicenza) - Comune di Vicenza - Collegio Notarile dei distretti riuniti di Vicenza e Bassano d.G. - Museo Diocesano di Vicenza - Confartigianato, Vicenza - FAI Fondo Ambiente Italiano – del. di Vicenza - Le Botteghe Storiche di Vicenza Sostenitori: 160 famiglie donatrici di materiale in argento Argenteria Rossi - Vi1544 - Legor Group - S.p.A. Torneria Nicoletti Chimento S.p.A. - Visentin Casa - Corà Timber - Arte Ricamo S.n.c. Progetto Incisione - AreaArte

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Itinerari culturali

A cura di Agata Keran

PALAZZO LEONI MONTANARI Il soffio delle Muse a Vicenza la decorazione plastica ruota tematicamente attorno allo stesso discorso iconografico: dalla discesa agli inferi alla faticosa risalita dopo lo svelamento del supremo mistero della morte, dall’esperienza mondana alla finale ascensione celeste. Tale percorso significa anche una progressione temporale: con la memoria del passato, attraverso l’impegno del presente, verso la speranza del futuro. Il concetto della discesa negli inferi non ha quindi un significato negativo, in quanto rappresenta una tappa del viaggio iniziatico che conduce alla vera conoscenza del mondo. Infatti, i tre protagonisti del racconto visivo - Ercole, Proserpina e Orfeo - scendono nell’oltretomba, per poi tornare nuovamente alla luce. Ciò li rende speciali, eletti rispetto a tutto il resto del mondo. A questo punto, qualcuno ricorderà il celebre passo virgiliano Hoc opus, hic labor est (legato alla discesa di Enea nell’oltretomba), impresso proprio sul frontescena del Teatro Olimpico: il palcoscenico non è solo uno strumento di svago, bensì della conoscenza profonda della realtà umana e divina. Il vero gioco teatrale esplora le radici del bene e del male, sfiorando il mistero supremo della vita, per elevare lo spirito verso le vette dell’Olimpo.

IL PALAZZO DELLLE MUSE Molto spesso le antiche stanze della memoria del vicentino Palazzo Leoni Montanari ospitano eventi musicali di vario genere: note che attraversano luoghi e tempi diversi, ma che in quella straordinaria cornice acquisiscono un nuovo spessore metafisico. Il motivo della vocazione concertistica del palazzo barocco non è comunque un irrisolvibile arcano; si tratta invece di una ricercata predisposizione teatrale e quindi sonora di alcuni ambienti, anzitutto la Loggia di Ercole e il Salone di Apollo. I giovani musicisti, che si esercitano passeggiando tra le sale affrescate, forse non si accorgono nemmeno del filo tematico che attraversa lo spazio circostante, rendendolo particolarmente accogliente all’arte della musa Euterpe e della sorella Melpomene.

Forme dell’immaginario teatrale: Cortile e Loggia di Ercole Varcata la soglia della nobile «Casa Montanara» e attraversato il breve corridoio dell’atrio, lo sguardo dell’ospite incontra la magnifica inquadratura del Cortile e della Loggia di Ercole, spazio destinato alla solenne e festosa adunanza. Sin dalla sua origine, esso si presta a diventare palcoscenico di spettacoli e celebrazioni all’aperto. In tali occorrenze, il prospetto frontale della loggia - in greco logeion, luogo della parola - diventa effettivamente un frontescena, dove poter esporre un discorso o mettere in atto una rappresentazione. Si suddivide in tre registri che possiedono anche una precisa risonanza simbolica, legata all’arte della memoria. I suoi registri evocano pertanto i tre mondi - inferi, terra e cielo - rispecchiando la forma mentis della scena greca. Anche

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La centralità simbolica di Ercole La difficoltà vera non riguarda tanto la discesa - avverte il già citato poeta latino - ma la risalita dopo una simile rivelazione. Questo concetto è cruciale per capire il senso profondo della decorazione plastica della loggia ed è illustrato mediante la figura di Ercole, raffigurato mentre lotta contro l’idra. La splendida statua, attribuita a Orazio Marinali, è posta proprio al centro ottico della loggia. Il volto dell’eroe comunica l’enorme fatica di un agone che pare ancora interminabile: attraverso il suo pathos emerge la natura di un eroe imperfetto che attraverso molteplici prove e immani sforzi giunge alla perfezione, cioè sale al cielo. Per questo motivo, egli è emblema dell’umanità, quell’umanità capace di rendersi conto dei propri errori e investire tutte le energie per migliorarsi. Allo stesso tempo, Ercole simboleggia anche il grande impegno fisico e mentale della famiglia Leoni Montanari, speso per raggiungere il benessere economico e l’elevato status sociale. La sua leontide, trofeo di un’importante vittoria (relativa alla prima delle dodici fatiche), ricorda forse tanta strada fatta dopo la partenza da Trissino del nonno Zuane Leoni, umile artigiano della lana, che ha contribuito con il suo lascito a far crescere il prestigio della discendenza.


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Itinerari culturali

Il mito e il melodramma: Proserpina e Orfeo Il pianterreno della loggia contiene una nicchia con la scultura raffigurante il Ratto di Proserpina, evocando così la dimensione sotterranea, ctonia della narrazione iconografica. Questo soggetto mitologico è assai frequente anche nel repertorio musicale dell’epoca barocca, dove spesso risulta legato alle celebrazioni nuziali. Il suo messaggio allegorico riguarda infatti il destino della novella sposa che si concede in modo graduale al turbamento della passione mascolina, trasformando la violenza del rapimento in un fedele «involare», termine antico che sta per indicare il raggiungimento della reciprocità amorosa. Il periodico ritorno in superficie della malinconica regina del grembo oscuro della Terra allude al ciclo perpetuo delle stagioni e, al contempo, della fecondità femminile soggetta al dominio lunare. Proserpina è detta anche Trivia, cioè la dea dei tre volti che rinchiude in sé il mistero della nascita, vita e morte. Da Proserpina, il filo rosso del programma iconografico ci conduce poi a Orfeo, statua collocata in un piccolo ambiente esterno, adiacente alla loggia. Torna dunque in memoria Signor, quell’infelice, la celebre aria di Claudio Monteverdi: l’intercessione benefica di Proserpina, colpita dall’amore di Orfeo nei confronti della defunta Euridice, espresso attraverso il canto e il suono della cetra. Grazie a Proserpina, Orfeo otterrà la licenza di Plutone di riportare a casa l’amata sposa, a patto di non girarsi per guardarla prima di uscire dall’abisso. A Palazzo Leoni Montanari, il mitico musicista è raffigurato con la sua cetra, proprio mentre si volta per guardare l’amata Euridice, gesto fatale che annullerà tutto il suo sforzo di riabbracciare la giovane defunta. Il senso drammatico della rappresentazione è condensato nello sguardo, ancora non consapevole, di Orfeo. Proiettati nel vuoto, quegli occhi di pietra rammentano un terribile pre-sentimento, una tensione emotiva protesa nell’etere. «O dolcissimi lumi, io pur vi veggio, | Io pur... ma qual eclissi, oimè, v’oscura?» (A. Striggio, L’Orfeo, 1607); il grido silenzioso dell’amante desolato si riversa nella spazialità concettuale dell’opera che eccede notevolmente la sua materia.

Memorie e immagini «musicali» Da dove deriva questa curiosa ispirazione letteraria e melodrammatica? È sicuramente riflesso di una temperie culturale, ma è anche frutto di incontri umani e intellettuali che hanno lasciato un segno nella memoria familiare. Ripercorrendo la storia genealogica e intellettuale delle tre generazioni dei Leoni Montanari, emerge in modo chiaro il loro interesse per le arti e lo spettacolo. L’archivio familiare custodito presso la Biblioteca civica Bertoliana restituisce una prima curiosità «musicale», che riguarda Leone Leoni Montanari (1644-1729), seppur in modo indiretto. Il documento in questione è il testamento di un musicista vicentino allora celebre, Sebastiano Moratelli (m. 1706), maestro di cappella presso la corte di Heidelberg e autore di diversi drammi musicali. Volendo tenere vivo il rapporto con la città di Vicenza, Moratelli acquista un terreno nei pressi del Santuario di Monte Berico - su una piccola altura detta Parnaso - con un casino, cioè una villa di piccole dimensioni. Nel 1721, l’abate Nicola Fortunato (1688-1728), figlio naturale di Leone, prende in affitto questa casa con i campi adiacenti, intenzionato forse a rilevarla. La questione si blocca a causa di una

© Carmen Menguzzato

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complicata rivendicazione ereditaria, impugnata da Stefania Moratelli. Dopo la morte di Nicola Fortunato, suo padre lascia semplicemente decadere il caso, senza intervenire in alcun modo. Completamente diverso è l’apporto di Bernardino Leoni Montanari (1680-1745), figlio naturale del capostipite Giovanni I. Di mestiere avvocato, quest’uomo appassionato di poesia diventa membro e poi custode della veneziana Colonia Animosa, una delle diramazioni della grande Arcadia. In tale contesto, incontra il librettista Apostolo Zeno e il musicista Benedetto Marcello, assieme ai quali partecipa all’ideazione di un florilegio, Corona poetica in morte di s.e. il signor Lodovico Flangini (Venezia 1717), firmandosi con lo pseudonimo Enilo Ammonio. Probabilmente è proprio Bernardino a portare lo spirito dell’Arcadia nella casa paterna e inaugurare così una nuova aspirazione letteraria, proseguita poi dal cugino Giovanni II (1697-1767), figlio di Leone e Laura Fracanzani. Grande conoscitore dell’architettura e della pratica teatrale, Giovanni II - solito firmarsi Giovanni Montanari - è l’autore del trattato Del Teatro Olimpico (1a ed. Padova 1733, 2a ed. Padova 1749), apprezzato


EIKONARTMAGAZINE primo piano da intellettuali come Francesco Algarotti e Johann Wolfgang Goethe. Durante la sua vita, il palazzo in contrà Santa Corona diventa luogo di dotti incontri e uno dei punti di riferimento per i viaggiatori in Grand Tour, intenzionati a scoprire i prodigi dell’opera palladiana. La persona intellettualmente più vicina a Giovanni II è suo suocero Enrico Bissari, librettista apprezzato da Vivaldi e principe dell’Accademia Olimpica.

1831 di Elisabetta Thiene Franceschini, vedova di Giovanni III Leoni Montanari e usufruttaria del palazzo in contrà Santa Corona. In questi lunghi centottanta anni di storia familiare, ogni generazione apporta un proprio contributo alla decorazione parietale, in parte perduta dopo la cessione dell’edificio ai fra-

L’ultimo discendente maschile della famiglia, Giovanni III (1741?-1808), non abbandona le consuetudini degli avi, svolgendo il ruolo di «robbiere» dell’Accademia Olimpica e partecipando alla fondazione della Società per il Teatro Eretenio (1777). In questo clima, culturalmente propositivo, si evolve l’articolato programma iconografico di Palazzo Leoni Montanari. Le sue pareti del suo piano nobile sono letteralmente costellate da storie e simboli legati alla pratica musicale antica e moderna. Sono presenti sia gli strumenti, sia i miti classici legati all’immaginario musicale. I fauni musicisti, il suonatore Marsia, il cordofono di Apollo, la veglia delle muse con gli strumenti in mano e le maschere teatrali testimoniano non solo una moda, ma una sincera compartecipazione allo spirito melodrammatico dell’epoca. Chi sono i Leoni Montanari? Il destino della casata è legato in modo inscindibile alla residenza in contra’ Santa Corona, dove nel 1651 si insedia Giovanni I (al battesimo Giovanni Andrea di Nicolò Leoni), con la sposa Elisabetta Serta. Il trasferimento avviene in seguito alla generosa donazione elargitagli dal nonno materno, mercante di stoffe Bernardino Montanari. Per riconoscimento, il giovane beneficiario muta il proprio cognome in Leoni Montanari, dando così inizio a un nuovo percorso familiare, condiviso pienamente dai fratelli Cristoforo e Leone. La prima supplica di «cittadinanza nobile», firmata dai tre fratelli nel 1676, viene elusa dalle autorità municipali forse per colpa di una lite con l’influente famiglia Monza. Il titolo cittadino arriva solo nel 1687, dietro il pagamento di una grossa somma di denaro, sufficiente per coprire le spese militari dell’intera città. Ma i Leoni Montanari non si accontentano di questo traguardo e continuano a cercare ulteriori conferme fino al 1693, quando ottengono dalla corona polacca una prestigiosa contea, convalidata l’anno dopo dal governo veneto. Al contempo, cresce notevolmente il loro carisma culturale, grazie anche allo splendore della residenza cittadina. Dopo una serie di tragiche perdite umane che hanno segnato profondamente la vita dell’ambizioso capostipite Giovanni I (1631-1713), tutto il suo patrimonio passa nel 1713 al fratello Leone (1644-1729). Quest’ultimo si stabilisce in contra’ Santa Corona nel 1697, dopo il matrimonio con la nobile Laura Fracanzani. Dalla loro unione nasce Giovanni II (16971767), grande studioso dell’architettura teatrale antica e moderna, in particolare quella palladiana. Il ramo maschile si estingue nel primo decennio dell’Ottocento, con la scomparsa di Giovanni III (1741?-1808). Tuttavia il sipario familiare si chiude solo con la scomparsa nel

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telli Giambattista e Luigi Anselmi (1834). La ristrutturazione interna commissionata all’architetto Giovanni Miglioranza ha modificato in chiave eclettica quasi tutti gli ambienti, lasciando intatte solo le due sale a settentrione (Galleria della Verità e Sala dei Quattro Continenti) e la Loggia di Ercole.


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Gioielli in pietre dure

Dolce Mary Collection

Str.lla S. Barbara, 1/b Vicenza centro storico Infilatura e rimodellatura collane Fotografia: Š Chiara Laila Parladore modella: Eleonora Carollo

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Mostre culturali Ricordandoti a Monte Berico in mostra al Santuario di Monte Berico immagini, documenti, testimonianze di una devozione mariana. Dal 6 settembre al 6 ottobre, ingresso libero. Inaugurazione venerdì 6 settembre alle 18 Il progetto espositivo, patrocinato dal Comune di Vicenza, è stato curato da p. Giorgio M. Vasina dei Servi di Maria e dalla prof. Agata Keran, con la collaborazione di Federico Bauce dell’Archivio del Convento e di Francesca Gaianigo della Biblioteca Berica del Santuario di Monte Berico. La mostra a ingresso libero resterà aperta fino al 6 ottobre nei giorni di sabato, domenica e festivi dalle ore 8.30-12.30 e dalle 15.00-19.00. Per informazioni tel. 0444.559445 (biblioteca); 0444.559411

EIKONARTMAGAZINE primo piano Venerdì 6 settembre 2013 alle ore 18.00 nella sala “Sette Santi Fondatori” del Santuario di Monte Berico verrà inaugurata la mostra “Ricordandoti a Monte Berico”: un’esposizione di documenti iconografici antichi e moderni relativi alla storia del Santuario custoditi presso la Biblioteca Berica, l’Archivio e il Museo di Monte Berico, prevalentemente inediti e di notevole interesse storico-artistico. Integrano questo nucleo fondante alcune suggestive immagini provenienti dall’Archivio di Stato di Vicenza, dalla Biblioteca civica Bertoliana, dal Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza, assieme a un elevato numero di cartoline antiche della preziosa collezione privata di Antonio Rossato. Commenta Agata Keran: “La mostra è frutto di un incontro: un incontro di sguardi. Da una parte, chi, ancora forestiero, si inoltra per scoprire stupito e affascinato un secolare tessuto storicospirituale e, dall’altro canto, chi, immerso quotidianamente in questa grande storia, si fa suo

custode e tramite. Il ruolo dei due curatori è proprio questo: presentare alla cittadinanza un racconto visivo a più direzioni, dedicato a un luogo dell’anima che racchiude in sé molteplici spunti di riflessione spirituale e scientifica”. L’esposizione desidera guidare e accompagnare lo spettatore alla scoperta di un articolato universo culturale e devozionale, attraverso un itinerario suddiviso in otto sezioni tematiche, propedeutico per la conoscenza storica del Santuario e del suo paesaggio simbolico, dalla visione di Vincenza Pasini nel lontano 1426 per arrivare fino ai giorni nostri. Il secolare rapporto di dialogo con il cittadino/pellegrino è pertanto uno dei nodi principali dell’allestimento, finalizzato a valorizzare le sue tracce materiali e rendere percettibile quel sentimento di appartenenza religioso e civico che contraddistingue la storia devozionale di Monte Berico. Le immagini e gli oggetti nell’esposizione non vanno interpretati esclusivamente come

IMMAGINI DI DEVOZIONE I luoghi dell’anima

© Ostelio Cestonaro

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portatori di notizie storiche, bensì come testimoni di una densa spiritualità collettiva fatta di pensieri, esperienze ed emozioni capaci di rilevare strutture profonde del sentire di una comunità, la loro permanenza o la graduale mutazione nel corso del tempo. Aggiunge p. Giorgio Vasina: “Fin dagli inizi delle apparizioni, la cronaca del Santuario è costellata dal salire o a piccoli gruppi o in solitudine per calmare l’arsura del vivere: quando il cuore è in tumulto o quando la città tremava per pestilenze, guerre o terremoti. Una delle otto sezioni tematiche è dedicata proprio alla devozione popolare e alla cura degli ammalati: il prezioso fondo fotografico dell’Archivio di Monte Berico documenta il costante passaggio di volontari e crocerossine vestite di bianco che ancora oggi a maggio e settembre portano sul colle sacro centinaia di fratelli affaticati e dolenti. Parole bisbigliate, respiri, il rumore fievole del dolore si fanno, in questi momenti, preghiera e speranza.”


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RICORDANDOTI A MONTE BERICO

© Ferrini

© Augusto Mia Battaglia

© Ferrini

© Matteazzi Antonio

© Ornella Frigo

© Diego Cuccarolo

© Ornella Frigo

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© Ornella Frigo


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Workshop culturali

a cura di Francesca Arch. Grandi Foto dell’evento di Saverio Bortolamei

PALLADIO WORKSHOP - Vicenza Alla scoperta del Maestro (parte I^)

© Fiorenzo Franceschi

E’ una soleggiata settimana di settembre, e nella splendida cornice di Palazzo Barbaran da Porto, si alza il sipario sul 55° Corso sull’architettura palladiana a cura del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio. I numerosi partecipanti al workshop annuale sono accorsi da nazioni di tutto il mondo per partecipare ad un programma ricco di appuntamenti con il grande architetto. Il corso consiste infatti in sei giorni di seminari all’interno degli edifici palladiani, una serie di conferenze, ed innovativi laboratori sul campo.

Guido Beltramini

Howard Burns

Il direttore del centro, Guido Beltramini, apre i lavori ripercorrendo eventi e persone che hanno determinato in modo fondamentale la carriera del grande maestro. Descrive il carattere dominante del suo lascito, ovvero l’azione sul presente delle sue strutture denominata “classicismo militante”, in quanto lo stile classico da lui adottato, rimanda all’antico, ma ricerca al contempo una risposta alle esigenze del suo tempo. Cede il microfono al prof. Franco Barbieri, che concentra l’attenzione sulla formazione del giovane Palladio legata all’artigianale mondo della scultura, determinante per il suo operato. Invita inoltre ad immaginare la cinquecentesca Vicenza tardo gotica nella quale il coraggioso architetto impose con eleganza il proprio ideale estetico, introducendo il modello di una nuova bellezza funzionale e strutturale. Indaga nel rapporto di Palladio con la terraferma la prof.ssa Donata Battilotti, la quale evidenzia le nuove necessità dei committenti cinquecenteschi di ville in un contesto di innovazione economica peculiarmente veneta, alla ricerca di un apparato logistico in

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grado di conciliare esigenze pratiche e di rappresentanza, nonché una riduzione dei costi di costruzione. Il dialogo dell’architettura con il territorio è oggetto di interesse in tutte le progettazioni e ancora oggi è possibile notare come l’inserimento urbanistico del manufatto palladiano e dei propri annessi rurali obbediscano a criteri funzionali connessi al sito. Si viaggia nel mondo mitologico degli affreschi con la prof.ssa Barbara Savy, che anticipa attraverso alcuni suggestivi fotogrammi, le affascinanti storie che riguardano le decorazioni di pareti e soffitti di alcune ville come ad esempio Villa Foscari, Villa Emo, o villa Godi a Lonedo. Estremamente importante quindi, il ruolo degli ornamenti anche all’interno di edifici apparentemente associati esclusivamente al lavoro agricolo per il loro contesto rurale. Il presidente del Consiglio Scientifico, prof. Howard Burns, nasconde dietro al fervore nell’annotare informazioni nel suo taccuino, anni dedicati allo studio di Palladio, e ricorda che il seminario è un’occasione di continua scoperta e riflessione, dove tutti sono chiamati a fare delle ipotesi in merito a questioni ancora aperte relative a questo fondamentale capitolo di storia dell’architettura. L’entusiasmo scaturito dalle tematiche annunciate invita ad una visita diretta e immediata dei progetti più rappresentativi del centro città, illustrati anche nei disegni del dossier in dotazione ma soprattutto raccontati dal Dott. Beltramini. Si ripercorrono le memorie dei giorni in cui il giovane Palladio vinse l’appalto per progettare le Logge del Palazzo della Ragione, degli anni della costruzione dalla primaria


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Palazzo Barbarano - interno

© Cristiano Rando Palazzo Barbarano sede del Palladio Museum.

versione

© Saverio Bortolamei

progettuale del 1546 fino alla conclusione del cantiere nel 1614, del bombardamento durante la seconda guerra mondiale nel 1945, senza dimenticare le critiche considerazioni in merito all’ultimo restauro eseguito. Si analizzano le differenze stilistiche tra l’intervento di Andrea Palladio e Giulio Romano a Palazzo Thiene, in quanto il primo ristrutturò l’edificio probabilmente sulla base di un progetto del secondo. Evidenti sono infatti

i rimandi a Palazzo del Te a Mantova nelle quattro colonne dell’atrio, tuttavia integrato con un palladiano sistema a volte per il soffitto. Curioso è ricordare che il capitello angolare esterno sia stato scolpito dallo stesso Palladio, come ricordarono le maestranze all’architetto inglese Inigo Jones nel 1614. Un iter progettuale decisamente più complesso ha riguardato Palazzo Porto, che porta il nome di una delle famiglie più importanti ed influenti della palladiana Vicenza. Differenti proposte progettuali per il prospetto su Contrà Porti mostrano il dialogo progettista-cliente, e approderanno in una soluzione combinata tra bugnato al primo livello, e stile ionico al secondo. Qualora non bastassero i rimandi al classico, i committenti Porto vengono rappresentati come antichi romani in statue che dall’alto sorvegliano l’ingresso. Il gruppo ritorna presso la sede del C.I.S.A., Palazzo Barbaran da Porto, unica residenza cittadina realizzata integralmente grazie all’ambizione del proprio committente, Montano Barbarano. Adottando i modelli romani del Teatro di Marcello e del Tempio di Saturno, Palladio ovvia al problema dell’unione di due unità esistenti tramite la costruzione di un atrio a quattro colonne finalizzato a sostenere il salone soprastante con delle crociere e compensando la divergenza dei muri esistenti con impalcati piani. La facciata presenta nove campate e propone la successione dell’ordine ionico su bugnato gentile del piano terra e l’ordine corinzio riccamente festonato del piano nobile allo

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scopo di mascherare l’eterogeneità dell’impianto preesistente. Il primo Palladio Lab (laboratorio di approfondimento) prevede la visione di alcuni dei 36 disegni originali conservati nel caveau del Centro, consegnati in custodia dal Comune di Vicenza lo scorso 18 luglio. Un esempio illustrato dallo studioso Howard Burns, è il progetto palladiano per il Ponte di Rialto, del quale non si limita a descrivere i principi funzionali, strutturali ed estetici, ma evidenzia anche i caratteri distintivi dell’elaborato architettonico rintracciabili in altre tavole autentiche. Alcune sono esibite all’interno del Palladio Museum, dove è il Direttore a condurre il percorso di studio attraverso le stanze del piano nobile. Un’idea vincente, quella del museo-laboratorio, dove gli studiosi accompagnano in formato multimediale i visitatori lungo un viaggio interattivo e non unidirezionale, essendo gli stessi chiamati ad interagire con i materiali esposti. In aggiunta, l’esposizione è aggiornata costantemente secondo le ricerche condotte, ed infatti evolve annualmente secondo lo straordinario progetto del “museo in movimento” (VicenzaVogue n.2). In occasione del seminario internazionale, viene presentato il libro “Frescos within Palladio’s architecture, Malcontenta 1557-1575” del prof. Antonio Foscari, attuale proprietario della villa omonima a Mira. Paola Marini, dirigente del Museo di Castelvecchio, racconta il profilo dell’autore elogiandone il profondo sapere artistico particolarmente importante per la tutela del bene architettonico.


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Workshop culturali La villa di campagna Durante il breve viaggio verso Meledo, Howard Burns delinea la differenza tra le due tipologie architettoniche adottate per eccellenza da Palladio: il palazzo in città è la residenza del committente che voglia dedicarsi agli affari o partecipare all’oligarchia vicentina mentre nella villa di campagna il proprietario è dedito alla gestione delle proprietà e dei lavoratori dipendenti, al miglioramento delle tecniche agricole ma anche studio delle arti e contemplazione intellettuale. Nel caso delle ville, non si può parlare di residenze, bensì di complessi ispirati allo sviluppo degli antichi complessi dei fori romani. Ricorda che a sud di Vicenza si trovavano principalmente annessi campi di grano, mentre a nord fosse più sviluppata la viticoltura. Si giunge a quanto effettivamente costruito dell’ambiziosa idea progettuale per Villa Trissino, interrotta probabilmente a causa della morte di uno dei committenti fratelli. Oggi è costituito di un corpo con piano interrato e due fuori terra con torre colombara affrescata all’interno. La Dott.ssa Damiana Paternò suggerisce una lettura diretta dell’apparato murario, al fine di indagare le fasi costruttive del manufatto edilizio. Si scopre quindi come Palladio probabilmente sfruttò una struttura preesistente, come spesso accadde nelle sue “fabbriche”, probabilmente sollecitato a ridurre i costi di costruzione. (Fig. 1) Non molto lontano, si trova Villa Pisani, precisamente a Bagnolo, immersa nella campagna e in prossimità di un corso d’acqua. Rialzato rispetto alla quota terra come fosse un tempio, il piano nobile presenta un maestoso salone centrale affrescato e voltato a botte. Un’enorme finestra termale dona luce al grande interno. Numerose sono le suggestioni stilistiche associabili alla Cappella Paolina di Sangallo e il Belvedere di Raffaello, nonché il bugnato scelto per il prospetto verso il fiume, vicino a quello adottato in più progetti da Sanmicheli. La villa offre l’occasione per affrontare il “tema delle trasformazioni”, in quanto nei secoli successivi, molti restauratori cercarono di realizzare quanto egli aveva disegnato per il suo trattato “I quattro libri dell’architettura”, senza considerare che spesso egli fornì una versione probabilmente troppo idealizzata e finalizzata alla divulgazione. L’interpretazione della sua trattazione si è rivelata spesso contrastante con la vera volontà del progettista. (Fig. 2) All’esterno delle mura che cingono il centro, e all’altezza di un incrocio semaforico molto trafficato, emerge Villa Pisani a Montagnana. Si tratta di un’eccellente esempio di elegante villa low cost, in quanto la nobile figura nasconde in realtà materiali poveri, i cui sistemi costruttivi, sono volti a donare un sofisticato aspetto. Il legno viene utilizzato per l’architrave in prospetto e i mattoni costituiscono il pronao principale. Non si dimentichi il falso bugnato in facciata, e il laterizio del fregio. Ai concetti di utilitas, firmitas e venustas, si affianca l’obiettivo riduzione costi, chiaramente compiacente al committente. (Fig. 3) Altro caso in cui l’economia dei mezzi diventa scelta poetica, è Villa Poiana a Poiana Maggio-

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re. Qui però, la semplicità diventa artistica e lo sperimentalismo è fortissimo. Palladio simula una struttura in pietra incidendo l’intonaco fresco della facciata. L’architettura termale antica raggiunge in questo sito una sintetizzazione utilitaria, ma che non rinuncia ad una policromia iniziale in prospetto, emersa in tracce dall’ultimo restauro. (Fig. 4) Totalmente bandito il decoro esterno in Villa Saraceno, dove la purezza viene ricercata nella composizione del corpo padronale, unica firma dell’architetto, essendo state le barchesse aggiunte nell’ottocento. Tuttavia, sono chiari i rimandi all’antico nella loggia a tre archi coronata dal timpano e nella sopraelevazione del piano nobile dal piano campagna. (Fig. 5)

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Un laconico Palladio, quello di Villa Godi a Lonedo, più simile ai tradizionali palazzi trapiantati dalla città e portati in campagna. Atipica per i suoi tre piani e l’arretramento della parte centrale del prospetto, essa è situata su un colle e presenta un linguaggio molto scabro. La prof. ssa Savy conduce il gruppo alla scoperta delle maestose sale interne affrescate a partire dalla loggia, trasformando la visita in un’esperienza scenografica grazie agli affreschi di Padovano, Zelotti e Del Moro. Questa tappa fondamentale, apre il terzo giorno. (Fig. 6) Un salto di scala radicale riguarda la composizione di Villa Barbaro a Maser, risultato di un tavolo di lavoro al quale sedettero Andrea Palladio, Paolo Veronese e i committenti Barbaro. Quest’ultimi ebbero una grande influenza sul


EIKONARTMAGAZINE primo piano progetto, in quanto rappresentanti una potente lobby politica ed economica. La loro forte volontà di trasformazione culturale per Venezia trovò nell’architetto un perfetto alleato, all’altezza dell’ambizioso progetto di rinnovamento artistico-culturale dimostrato da questo complesso . Non solo residenza quindi, bensì anche centro produttivo, sede politica, luogo di giustizia e luogo di credito informale per i lavoratori che restituivano prestiti a loro concessi. (Fig.7) Il Dott. Beltramini invita a soffermarsi ad immaginare la grande meraviglia suscitata da questi grandi “templi” agli occhi dei contadini in arrivo alla proprietà, una vera e propria “sacralizzazione del lavoro”. Nella scelta architettonica, Palladio raggiunge la semplicità come complessità risolta, come quando ad esempio disegna il capitello angolare ionico nel corpo principale. Per conoscere i proprietari originali, è sufficiente recarsi all’interno per trovarli affrescati sul soffitto della sala centrale, immortalati da Veronese in scene del quotidiano. L’architetto mette ordine e definisce le priorità stilistiche nella villa ideale, Villa Emo a Fanzolo. Il linguaggio parlato qui è sempre il latino architettonico vivo, soggetto quindi a modifiche a seconda delle esigenze. La pianta nasce dallo studio della logistica degli spostamenti, in stretto legame con il sito. Si legge una particolare essenzialità nei mezzi espressivi dell’esterno, mentre Zelotti racconta attraverso i suoi affreschi interni mitologia, storia romana e allegorie, oggetto di approfondimento del Palladio Lab2. (Fig. 8) Acquistata da una famiglia di americani che ne aveva letto l’annuncio di vendita sul New York Times, Villa Cornaro a Piombino Dese, rappresenta l’ambivalenza di palazzo e residenza di campagna. Situata su una strada pubblica, isolata rispetto alle dipendenze, presenta molte caratteristiche comuni con Villa Pisani a Montagnana. La distribuzione interna nasce da un grande ambiente centrale caratterizzato da quattro colonne libere, mentre il doppio ordine del pronao di entrata aggettante ricorda la soluzione del vicentino Palazzo Chiericati. Ritorna l’utilizzo di materiali poveri nascosti da escamotages architettonici per ostentare ricchezza, come l’idea di realizzare i capitelli del piano superiore stuccati in cotto. (Fig. 9) L’indomani, il Palladio Lab3 si svolge in quello che si definirebbe ironicamente “parco giochi del restauro”, Villa Gazzotti a Bertesina, in quanto l’edificio in questione offre un ottimo oggetto di studio delle fasi costruttive. Mario Piana e Damiana Paternò, lanciano la sfida invitando gli studiosi ad indagare sulla lettura della stratigrafia muraria esterna ed interna. Ne risultano alcune deduzioni sulla cronologia relativa degli interventi ipotizzata sulla base dell’osservazione oggettiva. Il prof. Piana, esperto di restauri palladiani, insegna un approccio analitico di distinzione tra unità positive e negative dei sistemi costruttivi, considerando talvolta, la possibilità di scegliere la conclusione meno lontana dalla soluzione, in assenza di elementi garanti la veridicità di un’ipotesi costruttiva. (Fig. 10). - Continua nel prossimo numero di V.Vogue.

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Eventi moda

Dott. Luca Mantovanelli

LOOK SPOSA

“SOPRANA GIOIELLI - SETTEMBRE 2013”

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Focus Eventi

Le feste di piazza L’accensione della Rua_La processione della Ruetta Contest fotografico Selezione del concorso “La Rua in Piazza” Contest fotografico Selezione del concorso “Gente di Rua” Auto d’epoca Motori d’altri tempi rombano a Thiene Concerti Stagione 2013-14 Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza Festival di Musica Accademia degli Antichi e il Festival delle Tradizioni

Vicenza, 6 Settembre 2013.

Il Giro della città compiuto dalla Ruetta si conclude nella loggia di Palazzo del Capitanio. foto di Giovanni Bersani


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Tradizioni vicentine

“L’ACCENSIONE DELLA RUA” Contest fotografico “Rua in Piazza” Terza edizione della “Accensione e processione della Rua” di Vicenza, una tradizione che risale al 1444. L’attuale modello è una copia in scala minore della “grande macchina” costruita per volontà del “Collegio dei Notai” per partecipare alle fastose processioni del “Corpus Domini”. Diventata simbolo rappresentativo della città, la Rua veniva portata in Piazza per accogliere in “pompa magna” personalità politiche e religiose e per celebrare eventi importanti come l’investitura del Vescovo e il Trattato di pace della Repubblica Serenissima con i Turchi. Spettacolare!!

© Giuseppe Pettinà

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© Alessandro Zaupa

© Giuseppe Pettinà © Roberto Meneguzzo

© Ornella Frigo

© Ornella Frigo

© Francesco Dalla Pozza

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Tradizioni vicentine

EIKONARTMAGAZINE focus eventi Foto di Gianluca Polazzo, Cristiano Rando, Alessandro Zaupa, Giuseppe Pettinà, Roberto Meneguzzo, Ornella Frigo, Matteo Cristofanelli, Francesco Dalla Pozza, Giovanni Bersani

© Alessandro Zaupa

“LA PROCESSIONE DELLA RUETTA” Contest fotografico: “Gente di Rua”

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La Rua era la giostra che per sei secoli, dal 1444, ha simboleggiato la città di Vicenza in occasione della festività del Corpus Domini, tradizionalmente considerata come l’appuntamento popolare che ha infervorato gli animi dei cittadini, i quali hanno riconosciuto in essa un simbolo di unità. Nel 1928, sotto una pioggia battente, la Rua compì il suo ultimo giro, di cui rimane un annebbiato filmato dell’Istituto Luce. Con i bombardamenti della seconda guerra mondiale si perdette anche il macchinario. Foto, locandine, ricordi e soprattutto le pubblicazioni di Walter e Antonio Stefani conservarono però la memoria di questo grande simbolo. Nel corso dei secoli la connotazione religiosa della torre, il cui nome fa riferimento alla ruota per i bambini montata al centro e simbolo dell’antico ordine dei notai, è divenuto un elemento di riconoscibilità civica, che ha accompagnato i momenti storici più salienti e le personalità più illustri di passaggio a Vicenza. Oltre alla Rua, Vicenza aveva un suo palio, come Siena o Asti, che accompagnava il Giro con una partecipazione davvero straordinaria di persone e mezzi.. La manifestazione della Rua si tiene dal 2010 in centro storico ai primi di settembre. Per l’occasione si può assistere al giro della “Ruetta”, la riproduzione della Rua in scala ridotta (400 kg di peso e 8 metri d’altezza), realizzata nel 1949 e di recente restaurata, che si presenta con una cascata di fiori biancorossi (come i colori della città). La sfilata della “Ruetta” vede la presenza di un corteo di persone che rappresentano le associazioni, i gruppi sportivi, le confraternite, gli ordini militari e gli ordini professionali del territorio. In piazza dei Signori si svolge la spettacolare accensione della storica grande Rua (alta 24 metri e del peso complessivo di 300 quintali) installata, fin dai primi giorni di settembre, nella piazza, dove rimane fino alla fine del mese (da “Città di Vicenza”) © Giuseppe Pettinà © Giuseppe Pettinà

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Passioni vicentine

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“MOTORI D’ALTRI TEMPI ROMBANO A THENE” Grande successo del Classic Défilé della Pedemontana Veneta - Prima edizione Alfa Romeo 1900 SS, Mercedes 190 SL, Appia Zagato, Aurelia B20, Fiat Balilla, Fiat 509 SM, Mg A, Citroen Traction Avant, Jaguar XK 150 Roadster… queste sono solo alcune delle oltre 50 splendide vetture che hanno invaso l’antico centro storico di Thiene durante la calda giornata di sabato 21 Settembre. La manifestazione, ideata ed organizzata da Ascom Mandamento di Thiene ed in collaborazione con Pedemontana.vi e con l’appoggio dei principali Club di auto storiche della provincia, ha permesso alla cittadinanza e alle persone accorse all’evento e presenti lungo l’itinerario, di apprezzare eleganti vetture uniche nel loro genere. Dopo un veloce briefing le auto si sono dirette, ad intervalli di 30 secondi l’una dall’altra, verso l’itinerario creato appositamente per valorizzare le aree della Pedemontana Vicentina. Da Thiene gli equipaggi si sono pertanto diretti verso Marano Vicentino, sono transitati per i centri di Santorso, di Piovene Rocchette (qui infatti nel 1893 venne immatricolata la prima

vettura su territorio nazionale a nome del Conte Gaetano Rossi, omonimo titolare della Lanerossi). Proseguendo per i comuni di Caltrano e Chiuppano, sono giunti in centro a Lugo Di Vicenza, dove ad accoglierli li attendeva uno stand per il cosiddetto “controllo timbro”, atto a valorizzare e a ricordare agli iscritti, i luoghi chiave del nostro territorio. Subito ripartite, le vetture sono transitate dunque per Fara Vicentino, San Giorgio di Perlena, scendendo poi attraverso un affascinante itinerario tra i vigneti del Vespaiolo e del Torcolato nella città di Breganze e, più precisamente, in Piazza XXV Aprile (dove con i suoi 90 metri, svetta la decima più alta torre campanaria di tutta Italia). Dopo un ristoro e una mescita di vini fiore all’occhiello di una nota cantina della zona, la carovana si è diretta verso Sarcedo, dove a Villa Capra Bassani, residenza neoclassica del 1764, opera dell’Architetto Conte Orazio Capra, le vetture sono potute transitare per il consueto “controllo timbro” proprio di fronte all’imponente facciata e alla maestosa scalinata che porta alla dimora: il sole che in quelle ore tendeva a capitolare, ha reso la situazione ancora più magica, con un gioco di luci unico. Dopo un transito per i centri di Zugliano e Grumolo Pedemonte ed un percorso di 60 chilometri, ecco nuovamente a Thiene. Le vetture sono state presentate, in maniera

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puntuale, alla folla di persone che animavano il corso pedonale durante l’orario dell’aperitivo e che, armate di telefonino, non si sono lasciate sfuggire nessuna delle “antiche signore” presenti. Tutti questi gioielli a quattro ruote, simboli forse di un modus vivendi di una Italia che ormai vediamo solo sui libri, sono venute a disporsi in Piazza Chilesotti e lungo tutto il centro storico, a cornice del Castello Colleoni e della Chiesetta Rossa, fino alle ore 22. I proprietari delle vetture sono rimasti a disposizione dei curiosi, mentre contemporaneamente avveniva opera di votazione da parte della “giuria popolare” tramite consegna di cedolino appositamente creato. Il tutto si è concluso con un’elegante cena nella Sala Borsa dell’Ascom di Thiene, dove prodotti tipici locali hanno fatto da protagonisti. Dopo un’opera di conteggio dei voti, sono stati decretati i vincitori del primo “Classic Défilé della Pedemontana Veneta”, oltre ad altri premi assegnati alle vetture ritenute dalla cittadinanza le più rappresentative per anno, passato sportivo ed equipaggio. Un successo di presenze per questa manifestazione, nata e realizzata con lo scopo primario di promuovere le aree dell’alto vicentino: un territorio affascinante ed unico per sapori, tradizioni e paesaggi in esso custoditi. Appuntamento per il prossimo anno per la seconda edizione di questa suggestiva manifestazione.


EIKONARTMAGAZINE focus eventi FOTO: 1. Alfa Romeo 6c 1500 MMS (1928) - vincitrice Best of Show vettura anteguerra 2. Porsche 911 S 3. MGA e MGA Allestimento Sebring 4. Fiat 509 SM (Spinto Monza) (1928) 5. Da SNX Lino Dall’Igna (Consigliere di Ascom Thiene), il curatore dell’evento e presentatore Andrea Ceccon, Emanuele Cattelan (Pres. Ascom Mandamento di Thiene), Piero De Longhi (Assessore Comune di Thiene) e Nazzareno Leonardi (Pres. Pedemontana.vi). Servizio fotografico di Chiara Laila Parladore

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Orchestre musicali

ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO L’Orchestra della città di Vicenza L’Orchestra del Teatro Olimpico è, fin dalla sua nascita, L’Orchestra della Città di Vicenza; nata nel 1990 su iniziativa del Comune di Vicenza e di alcuni musicisti vicentini, raccogliendo le esperienze di precedenti formazioni cittadine, ha riunito da subito alcuni tra i migliori musicisti della città e del Veneto. L’intento è stato quello di strutturare un organico riconoscibile con Vicenza; da qui la scelta del riferimento al Teatro Olimpico nel suo nome, perché il Teatro Olimpico è un monumento simbolo di Vicenza, tempio dell’arte e capolavoro unico al

mondo. Identificandosi nel gioiello palladiano, palcoscenico suggestivo e ambitissimo da tutti gli artisti, l’Orchestra ha reso evidente fin dalla sua fondazione la volontà di rappresentare la vita musicale dell’intera comunità vicentina, impegnandosi a coinvolgere le varie realtà cittadine in diversi progetti artistici. L’Orchestra è un’associazione con personalità giuridica riconosciuta dalla Regione del Veneto, novera fra i suoi soci istituzionali il Comune di Vicenza (socio fondatore della OTO), il

Conservatorio di Musica di Vicenza A. Pedrollo, l’Orchestra Giovanile Vicentina e l’Accademia Olimpica. Dal gennaio 2013 è presieduta dal Notaio Anna Maria Fiengo; direttore artistico e musicale dell’Orchestra è il Maestro Giampaolo Maria Bisanti giovane direttore d’orchestra, molto noto alla critica e al pubblico nazionale ed internazionale, che a Vicenza dirige, anche “fisicamente” il nuovo corso dell’Orchestra da settembre dello scorso anno. Forte e determinata è la volontà di rinnovamento e di crescita artistica che caratterizzano l’Orchestra, l’ensemble musicale, la struttura organizzativa. L’Orchestra del Teatro Olimpico, la OTO, prosegue questo percorso di crescita e di rinnovamento qualitativo che non tocca solo i contenuti artistici dei programmi, ma anche e soprattutto un turnover generazionale con l’ingresso a pieno titolo nell’organico di giovani talenti, grazie alle audizioni realizzate nel corso dell’autunno scorso. Le “attività istituzionali” dell’Orchestra prevedono due stagioni stabili in Città, la Stagione Sinfonica al Teatro Comunale di Vicenza, nata nel 2008 grazie alla partnership con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, e la rassegna sinfonica di primavera “Il Suono dell’Olimpico” al Teatro Olimpico. Da anni inoltre l’Orchestra collabora con il Comune di Vicenza nella realizzazione del Festival New Conversations Vicenza Jazz. Oltre a queste sono numerosi i Concerti e le collaborazioni con direttori e solisti, che spesso portano a registrazioni, come quella recente di alcuni Concerti di J.S.Bach (i concerti BWV 1055, BWV 1054, BWV 1058 e il terzo brandeburghese BWV 1048), realizzata con il Maestro Andrea Bacchetti come Maestro Concertatore. Negli anni la OTO, oltre ad essere un punto di riferimento dell’attività musicale cittadina, della provincia e del Veneto, si è fatta apprezzare anche in varie città italiane e straniere, durante tournée in Francia, Spagna e USA. Per i suoi Concerti l’Orchestra si è avvalsa della collaborazione di direttori e solisti di caratura internazionale e, anche grazie a queste collaborazioni di alto livello, ha registrato una notevole crescita artistica e una sempre più intensa e qualificata attività. Al suo attivo può vantare una serie di importanti collaborazioni con direttori come Peter Maag, Massimo De Bernart, Paul Angerer, Giancarlo Andretta, Umberto Benedetti Michelangeli, Marc Andreae, Donato Renzetti, Daniel Lipton,

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Giancarlo De Lorenzo, André Bernard, Bernard Viti, Andrea Battistoni, Matteo Beltrami e con solisti come Alexander Lonquich, Benedetto Lupo, Joaquin Achucarro, Maria Tipo, Antonio Ballista, José Carreras, Cecilia Gasdia, Renato Bruson, Denia Gavazzeni Mazzola, Claudio Desderi, Mario Brunello, Giovanni Guglielmo, Jean Guillou, Narciso Yepes, Jean-Marc Luisada, Milan Turkovic, Enrico Bronzi, Hansjorg Schellenberger, Giuliano Carmignola, Mario Ancilotti, Hisako Kawamura, Vladimir Brodsky. Si è esibita anche in musica tratta dal repertorio contemporaneo; significativi e prestigiosi sono stati gli incontri con Astor Piazzolla, Enrico Rava, Richard Galliano, Ralph Towner, Lee Konitz, Hiromi Uehara, Uri Caine, Fabrizio Bosso, Anna Tifu, Roberto Cominati, Silvia Dalla Benetta, Luca Grassi, Enrico Pieranunzi, Pedro Javier Gonzalez.

il maestro Giampaolo Maria Bisanti. Tema portante e filo conduttore della stagione sarà il viaggio inteso come esperienza umana ed approfondimento culturale dello spirito, attraverso la musica e le personalità artistiche più rappresentative del panorama geografico di volta in volta preso come riferimento culturale. Il programma “Suoni dal mondo” ha l’ambizione di trasportare gli ascoltatori nelle atmosfere dei luoghi evocati, grazie al susseguirsi di appassionanti “quadri musicali” e di mettere in luce la costante crescita artistica dell’Orchestra della città, impegnata, con grandi solisti e grandi direttori in programmi caratterizzati da una notevole complessità esecutiva.

Stagione Sinfonica 2013/2014 Teatro Comunale Città di Vicenza “Suoni dal Mondo” 27 novembre 2013 La grande Russia

A. Borodin: “Nelle steppe dell’Asia Centrale” - S. Rachmaninoff: Concerto per Pianoforte e Orchestra nr 2 P.I. Cajkovsky: Sinfonia nr 4 in Fa minore

12 dicembre 2013 La dolce Boemia

B. Smetana: da Ma Vlast: Moldava A. Dvorak: Concerto per Violoncello e Orchestra - A. Dvorak: Sinfonia nr 8 in Sol Maggiore

Rivestono una particolare attenzione, nella vita culturale e nella mission dell’Orchestra, le attività formative dedicate ai giovani e al mondo della scuola in generale. Accanto alla sua attività specifica, la realizzazione di concerti, l’Orchestra si impegna nella diffusione della conoscenza musicale, organizzando da numerosi anni il progetto “Ci vediamo a Teatro!” dedicato agli alunni delle scuole primarie e scuole secondarie di 1° e 2° grado. L’iniziativa ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alla musica in modo “concreto”, permettendo loro di confrontarsi direttamente con i musicisti e i Direttori d’Orchestra impegnati con la OTO; i ragazzi possono partecipare sia a prove aperte (spesso organizzate ad hoc per le scuole) sia ai Concerti dela Stagione Sinfonica. Sempre in ambito formativo l’Orchestra collabora stabilmente con il Conservatorio di Musica di Vicenza “A. Pedrollo” fornendo al corso di Direzione d’Orchestra i professori d’orchestra per le sessioni di prova e d’esame e offrendo agli alunni del Conservatorio la possibilità di effettuare dei tirocini formativi all’interno dell’organico orchestrale. Il prossimo appuntamento dell’Orchestra del Teatro Olimpico è rappresentato dalla Stagione Sinfonica realizzata al Teatro Comunale di Vicenza in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, che prevede sei concerti in calendario da novembre 2013 a febbraio 2014 (cinque in abbonamento più il tradizionale Concerto di San Silvestro, fuori abbonamento), stagione che porta la firma del direttore artistico e musicale dell’Orchestra,

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14 gennaio 2014 Suggestioni Scandinave

J.Sibelius: Valse Triste - E. Grieg: Concerto per Pianoforte e Orchestra in La minore - E. Grieg: Peer Gynt Suite nr 46 e Suite nr 55

18 febbraio 2014 L’impeto Tedesco

L.V. Beethoven: Ouverture “Coriolano” L.V. Beethoven: Sinfonia nr 5 J. Brahms: Sinfonia nr. 1 in Do Minore

13 marzo 2014

L’innovazione Americana 31 dicembre 2013 CAPODANNO a Teatro!

J. Strauss, F. Lehar, G. Donizetti, G. Rossini, G. Verdi, V. Bellini, W.A. Mozart e De Sarasate Valzer, Sinfonie, Duetti e Arie per salutare il nuovo anno insieme

Informazioni: Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza tel. 0444.326598 - fax. 0444.230037 segreteria@teatroolimpico.it www.orchestraolimpico.it

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Informazioni, biglietti e abbonamenti Biglietteria Teatro Comunale biglietteria@tcvi.it Viale Mazzini 39 – Vicenza tel 0444 324442 fax 0444 236336 I biglietti possono essere acquistati anche online www.tvvi.it e in tutti gli sportelli della Banca Popolare di Vicenza


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Associazioni musicali

ACCADEMIA DEGLI ANTICHI Cultura per tutti, nessuno escluso!

Accademia degli Antichi è un’associazione culturale che propone con impegno e costanza progetti musicali. Ideata da Alessandra Borin, soprano, è stata fondata anche da Ilaria Fantin, liutista, Alessandra Bicego, clavicembalista e Lorena Ometto, naturopata. Il nome Accademia degli Antichi prende origine non solo dalla formazione professionale delle tre giovani musiciste organizzatrici che, specializzatesi in Musica Antica, sono tutt’ora colleghe legate da una solida amicizia.

Ad un altro livello di lettura infatti il nome diventa anche il manifesto degli intenti con cui l’associazione è stata creata: innanzitutto la coscienza del valore profondo della parola “Accademia”, un luogo di elaborazione e creatività, condivisione di “saperi” diversi in cui, dal confronto e dalla consultazione, possono prendere vita idee di più ampio respiro; e dal modello “degli Antichi” i quali hanno sempre considerato l’Arte come elemento necessario di una società civile, nutrimento essenziale per l’uomo in quanto essere pensante.

Partendo da questi presupposti, gli eventi di Accademia degli Antichi, cercano di avere il duplice proposito di portare il bello dell’arte caricandolo anche di un valore etico e sociale. Fondata quindi da poco più di un anno, ha già al suo attivo alcune importanti iniziative. Già nel novembre 2012 ha regalato alla città il “Festival delle Tradizioni - musica d’un tempo”, quattro concerti di musica tradizionale eseguita da artisti di alto livello e di fama nazionale e internazionale (Pino De Vittorio e Laboratorio ‘600, Piccola Bottega Baltazar, i Cantsilena e l’eclettica cantante e strumentista Claudia Bombardella). Il Festival organizzato da Alessandra Borin e Ilaria Fantin, si è svolto in luoghi di importante valore storico della città (Sala delle Opere Sociali, Biblioteca La Vigna, Coro dell’ Araceli, Museo Diocesano) ed ha riscosso grande successo di pubblico; l’entusiasmante risultato ha spinto l’amministrazione comunale e gli sponsor a supportare anche l’edizione del 2013 che si svolgerà sempre a Vicenza dal 14 al 17 novembre. Nel febbraio del 2013 Alessandra Borin e Lorena Ometto hanno organizzato “New Dreams - giovani cantautori e interpreti” una serata di live music per porre all’attenzione del pubblico alcuni giovani talentuosi cantautori vicentini, uno dei quali, l’appena diciottenne Menny, è stato premiato poi come “rivelazione” al Vicenza Net Music 2013. Dall’aprile 2013 l’associazione è presente ogni primo giovedì del mese presso l’ospedale civile di Vicenza con “Musica al S. Bortolo. Cultura per tutti, nessuno escluso!”. Organizzata da Alessandra Borin, l’iniziativa ha il patrocinio del comune di Vicenza, della Regione Veneto e soprattutto l’appoggio concreto del direttore generale ing. Ermanno Angonese. Accademia degli Antichi ricrea all’interno dell’Area A - Atrio Maxillo facciale un vero e proprio concerto con locandine, programmi di sala e il supporto di musicisti professionisti: hanno suonato tra gli altri Eugenia Nalivkina, pianista vincitrice di numerosi concorsi (che ha generosamente collaborato anche ad alcuni degli eventi), l’attrice Beatrice Niero e il compositore, pianista e improvvisatore, anch’egli premiato, Ian Lawrence Mistrorigo. L’intenzione dell’associazione è quello di offrire anche ai cittadini-pazienti un progetto culturale di livello; infatti la permanenza in

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ospedale purtroppo non consente l’accesso a quelle che sono le normali opportunità e proposte culturali della città. E per tenere fede al tema della non esclusione, il concerto è fruibile in diretta in filodiffusione per tutti coloro che siano impossibilitati ad assistere dal vivo al concerto. Oltre a queste iniziative sono numerosi i concerti di Musica Antica organizzati nelle città della provincia e le collaborazioni in cui il supporto anche di Alessandra Bicego è di grande importanza. Tra i vari comuni ricordiamo Sossano, Orgiano, Cologna Veneta, Lonigo e soprattutto Altavilla Vicentina, la cui amministrazione rinnova per la quarta volta la propria disponibilità ad offrire Villa Valmarana- Morosini per un evento tra musica e spettacolo, che quest’anno ha come tema la Spagna del XVI secolo. Questa presenza nel territorio e l’interesse per le potenzialità artistiche e naturalistiche, alimentari e di impegno per una coltura ecosostenibile stanno conducendo alla realizzazione di un nuovo progetto, in cantiere ormai da un anno, che ha l’ambizione di usare la Musica come mezzo di condivisone di principi comuni. Per la primavera 2014 Accademia degli Antichi inaugurerà i “Concerti delle Stagioni”, in cui arte e natura troveranno nuove forme di espressione. Lo spirito associativo sta ampliando le prospettive e all’interno dell’Accademia stanno affluendo giovani creativi che con entusiasmo mettono a disposizione la propria professionalità. Le qualità dei giovani, spesso sotto considerate, sono invece un bacino ricchissimo di potenzialità che l’ Italia deve imparare a riscoprire. Accademia degli Antichi si impegna anche in questo per lanciare una voce nuova nel panorama nazionale. Vogliamo citare per la grafica Elisa Pellizzari e Giorgia Ometto, e la fotografa Giorgia Zampese che stanno già lavorando al Festival delle Tradizioni 2013. Accademia degli Antichi invita tutti dal 14 al 17 novembre al “Festival delle Tradizioni 2013 - musica dal mare”. Quattro serate in cui il suono e la purezza della musica di tradizione orale giungeranno alle orecchie del pubblico di oggi dopo aver attraversato i secoli. Grandi artisti proporranno i mille canti delle regioni del Sud che, solcando le acque del Mar Mediterraneo, hanno viaggiato per le indistricabili rotte del tempo: melodie d’amore, repertori legati al quotidiano, la tarantella sopravvissuta ai rovesci della storia, la vocazione profonda presente nei canti di antichi incantesimi, filastrocche e tanto altro. Quattro concerti in cui la tradizione antica torna rinvigorita e lucente per far riflettere e sognare. Alessandra Borin

accademiadegliantichi@gmail.com www.accademiadegliantichi.org www.facebook.com/accademiadegliantichipagina

FESTIVAL

DELLE

TR ADIZION I I edizion e

...musica di un tempo

Gli eventi di Accademia degli Antichi si possono seguire sul sito www.accademiadegliantichi.com o su facebook . Per qualsiasi informazione, per chi volesse associarsi o collaborare: info@accademiadegliantichi.org

Dal 15 al 18

Novembr e 2012 Ingresso libero

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Artisti artigiani

Adelina Scalzotto svolge la sua attività a Vicenza, città natale, famosa nel mondo per la sua

Adelina Scalzotto la suaadattività città natale, famosa nel mondo per la sua tradizione orafa.svolge Qui è riuscita inserirsiainVicenza, controtendenza, affermando la sua grande capacità tradizione orafa. Quipersonale è riuscita ad inserirsi in controtendenza, affermando la sua grande capacità creativa, in una nicchia dell’artigianato di qualità. creativa, in l’Accademia una personale nicchia dell'artigianato di Ha frequentato delle Belle Arti a Venezia dove, attraverso la scultura, ha scoperto laqualità. Ha frequentato l'Accademia delle Belle Arti a Venezia dove, attraverso la scultura, ha scoperto la sua vera passione per l’arte orafa che è divenuta presto lo strumento per esprimere la sua anima sua vera passione per l'arte orafa che è divenuta presto lo strumento per esprimere la sua anima d’artista. d'artista. In questa ricerca continua di espressione naturale e di dialogo fra il mondo esterno ed il suo io creativo, trovano conferma numerosi riconoscimenti ottenuti in concorsi di design e creazioni ora-

In questa ricerca continua di d’arte espressione naturale di dialogo fra il mondo esterno ed il suo io fe, partecipazioni a mostre contemporanea ed e a fiere di settore. creativo, conferma numerosi ottenuti in concorsi di design e creazioni Nel trovano suo atelier-laboratorio di Piazzariconoscimenti Matteotti 7, disegna e realizza interamente a mano gioielli in orafe, pezzo unico, convinta che l’unicità di ogni singola creazione si debba la personalità partecipazioni a mostre d'arte contemporanea ed fondere a con fiere di settore. ed ilatelier-laboratorio carattere di chi la indossa. Nel suo di Piazza Matteotti 7, disegna e realizza interamente a mano gioielli in pezzo unico, convinta che l'unicità di ogni singola creazione si debba fondere con la personalità ed il carattere di chi la indossa.

Sponsor ufficiale a fianco di Baume & Mercier e Stefano Ricci, durante il Festival Internazionale del cortometraggio “Salento Finibus dalRicci, 21 al durante 28 luglio,il si è ispirata ai colori Sponsor ufficiale a fianco di Baume & Terrae” Mercier tenutosi e Stefano Festival Internazionale del Salento per la sua ultima collezione, premiando le attrici Margherita Buy, Mariasole Tognazzi, del cortometraggio "Salento Finibus Terrae" tenutosi dal 21 al 28 luglio,, si è ispirata ai colori Lidia Vitale, Tiziana Lodato, Fabrizia Sacchi e Alessia Barela.

del Salento per la sua ultima collezione, premiando le attrici Margherita Buy, Mariasole Tognazzi, Lidia Vitale, Tiziana Lodato, Fabrizia Sacchi e Alessia Barela.

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Portfolio

Fotografia d’autore Cristiano Rando _ Martina Lavarda _ Dario Rigoni_Anna Aldighieri Associazioni fotografiche Compagnia fotografica vicentina_Laboratorio fotografico IntervisteVogue Cleto Munari_Bruno Conte _ Alessandra Bosco Spazi Espositivi Spazio D: Arci Persano _ Villa Valmarana Morosini: Sabrina Curreri Mostre Zoncato e Composeo alla Pieve di Nanto: tra pietra e colore CinemaVogue La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino Opera di Anna Aldighieri (in alto) RistorantiVogue L’Oste Sconto a Vicenza Opera dello scultore Emanuel Zoncato (in basso)

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Fotografia d’autore

CRISTIANO RANDO Il “racconta-storie”

Contatti: rancriss@gmail.com

“Sono avvocato e fotografo, non necessaria-

mente in quest’ordine. Amo raccontare storie con parole ed immagini, cercando di essere discreto ed essenziale, vivendo gli eventi quasi da “infiltrato”, tentando di annullare la distanza tra me e la situazione o il soggetto. I miei generi preferiti sono ritratti e street photography e Vicenza offre abbondanza di occasioni per entrambi. Mi piace molto anche scrivere. Curo un blog in cui parlo dei miei viaggi, dedicato principalmente alla Scozia (cristianorando.wordpress.com) e che si è arricchito ora della sezione “people”, ritratti per parole ed immagini. Condivido questa passione con altri amici fotografi e, insieme, stiamo realizzando un progetto di cui spero possiate presto essere tutti testimoni”.

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Fotografia d’autore

MARTINA LAVARDA La musica delle immagini Nata nel 1985, Martina inizia a fotografare una decina di anni fa. La sua passione per la musica la fa avvicinare alla fotografia con i reportage fatti ai gruppi della scena underground. La fotografia da divertimento diventerà presto un’esigenza data dal bisogno di ricordare ogni attimo per poterlo rivivere ancora ed ancora, e ora quell’esigenza si è trasformata nel lavoro con il quale ha deciso di mettersi alla prova giorno per giorno. Per raggiungere questo obiettivo, Martina ha frequentato una scuola di fotografia a Padova, dove ha sostenuto un esame per l’abilitazione a fotografa, riconosciuta a livello europeo. Mostre passate: Arty Party the origins Edition Personale su “Berlino” alla libreria Nove Arti di Vicenza Mostre Future: Dal 27 settembre Mostra “Archeologie Contemporanee” presso Museum Store di Thiene 27 ottobre presso Circolo Culturale Mesa TBC Martina Lavarda www.mlavardaphotography.com martina.lavarda@gmail.com

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Fotografia d’autore

DARIO RIGONI Pink Fukushima “Pink Fukushima” inquieta, disturba, angoscia. Non lascia molto spazio al silenzio, all’omertà. Non è un grido, le foto pretendono di essere mute nell’epoca del rumore. Possono restare in un cassetto del web ad aspettare o essere dimenticate ma esistono per la semplicera ragione del click che le ha generate. Uniche, inconfutabili e se possibile inedite. Fukushima rosa è un gioco, difficile, doloroso, trasversale, indimenticabile. Parlare di angosce non è facile con la fotografia e pur piacendomi molto, questo lavoro, di certo non mi soddisfa. Non deve soddisfare nessuno inquanto indagine. Lisa Alba ha dato molto in termini interpretativi. Ispirandosi con umiltà alla figura di Anna Magnani, studiandone i tratti che più le si confacevano. Una visualizzazione cruda delle angosce quotidiane indichiarabili: gli sguardi, le ombre, l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, le gabbie che ci vengono costruite addosso per finire in un volo liberatorio su tutto e tutti. Abbiamo scherzato sotto la pioggia, sudando e dormendo quasi gli uni addosso agli altri dalla fatica, perchè in fondo possiamo ancora permettercelo, ma non troppo. 19 ore di fotografia, 3 set, Vicenza e Costozza. Trattare il peggior disastro della storia moderna, un’apocalisse nucleare dai tratti ancora indefiniti, in chiave femminile può essere un modo per esorcizzare la cruda realtà, in attesa che ci venga definitivamente confessata. “PINK FUKUSHIMA” Ideazione e direzione artistica di Dario Rigoni www.dariorigoniphotographer.com tel. 3356067889 mail: dario@ottomatite.com Modella: Lisa Alba Costumi e trucco: Giada Straseggio. Aiuto regia e di scena Patrizio Saccone. Cucina e alloggio: Zavattiero Ottorina Si ringrazia per la fondamentale collaborazione e disponibilità offerta: Prof. Emilio Franzina, Arch. Nori Giuseppe, Giulia di Thiene.

Dario Rigoni Fotografo: RITRATTO-CERIMONIE-EVENTI-TEATRO LIFE STYLE-REPORTAGE-AZIENDALI-VIDEO-GRAFICA

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Dario Rigoni si appassiona alla fotografia fin dall’infanzia ma solo dopo molti anni decide di rendere partecipe il pubblico dei suoi lavori. Ritiene da sempre la fotografia professionale come un gesto da non svelare, da proteggere quasi maniacalmente. La natura intima del mare, delle persone, dello scatto, lo spingono verso luoghi spesso magici e misteriosi dei quali ci consegna una visione emotiva, quasi onirica. Vere opere d’arte, frutto di ricerche e approfondimenti sui temi a lui più cari. Immagini dalla dimensione spirituale, legate alla natura e alle sue forze che si mescolano al lavoro dell’uomo, alle sue poetiche parole. Pubblica nel 2008 tre importanti libri sul tema del mare e della gente di mare che lo rendono noto al grande pubblico come “poeta del mare” oltre all’ambito riconoscimento del Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy. Espone a Riomaggiore, Portovenere e Lerici, La Spezia, Brest, Alcantara, Buenos Aires, Vicenza, Roma, Brest e le sue foto sono presenti su Domus e nell’ambito di numerose iniziative culturali nazionali e internazionali con grande consenso della critica.

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Gruppi fotografici

LABORATORIO FOTOGRAFICO Corsi sulla Percezione “Laboratorio Fotografico” è un gruppo informale nato dall’iniziativa di Marco Zorzanello e Giovanni Torresan e che presto diventerà formalmente un Associazione. L’intento è quello di creare un luogo reale e mediatico dove poter lavorare e sperimentare la propria fotografia, riagganciandoci all’idea, insita nella parola stessa “Laboratorio”, di un continuo work in progres. Da un anno a questa parte sono stati organizzati corsi di fotografia base e di composizione, shooting fotografici presso altri Laboratori d’Arte e Artigianali - come la Stamperia Busato e l’Atelier di lavorazione della pietra Peotta – o sessioni di fotografia in studio. Il filo conduttore che hanno unito queste varie e diverse esperienze è stato il costruire gruppi di lavoro e confronto alla cui base vi fosse il convincimento che la fotografia è prima di ogni altra cosa divertimento. In tal senso, all’interno di un gruppo sempre più eterogeneo e aperto, nascono i Concorsi senza scopo di lucro, finalizzati a offrire stimoli fotografici leggeri e ludici. A settembre il prossimo corso dedicato alla percezione fotografica e all’educazione visiva. La proposta è composta da tre corsi sequenziali pensati per stimolare la passione fotografica dei partecipanti, attraverso esercitazioni pratiche e il continuo confronto e lettura collettiva delle foto scattate. Nel primo livello (25 settembre 2-9-16 ottobre) si terranno quattro incontri dedicati alla percezione fotografica.
Il secondo livello (23-30 ottobre e 6-13 novembre) sarà rivolto all’educazione visiva e alla composizione.
La terza parte (20-27 novembre e 4-11 dicembre) è dedicata alla post-produzione.


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Una selezione delle foto scattate durante i corsi verranno esposte in una mostra collettiva dal titolo “Sfocature”. Il corso è rivolto a tutti coloro che si interessano alla fotografia amatoriale, posseggono una macchina (preferibilmente reflex digitale).
L’intero Laboratorio è composto da 12 incontri di due ore ciascuno. www.laboratoriofotografico.org - info@ laboratoriofotografico.org 3348146779 | 3485439903 gruppo facebook Laboratorio Fotografico (Vi)


Artigiani artisti

Gioielli in pietre dure

Dolce Mary Collection

Str.lla S. Barbara, 1/b V Vicenza centro storico Infilatura e rimodellatura collane Fotografia: Š Chiara Laila Parladore modella: Eleonora Carollo

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Associazioni fotografiche

La Compagnia Fotografica Vicentina nasce il 31 Gennaio 2013 da un’idea di Fiorenzo Franceschi per riunire in essa parecchi aderenti ai corsi di fotografia svoltisi negli ultimi anni. Ci si incontra nella sede di Via Legione Antonini, presso il negozio Fototolandia 2, all’ultimo giovedì del mese per discutere di varie tematiche inerenti la fotografia, l’organizzazione di eventuali mostre e workshop domenicali a tema.

© Andrea Spoladore

COMPAGNIA FOTOGRAFICA VICENTINA Fotografare per passione

© Giordano Basso

© Ennio Carnielli

© Giulia Furlani

© Maricla De Bortoli

© Patrizia Acco

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© GianMarco Zigliotto

© Saverio Bortolamei

© Fiorenzo Franceschi

© Vezio De Marzi

© Fiorenzo Franceschi

© Stefania Mercatali

© Saverio Bortolamei

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Design d’autore A cura di Ada Massignani

CLETO MUNARI La mia forza è la curiosità Cleto Munari è un poco in ritardo, ma ci soffermiamo ad ammirare gli oggetti disposti nello spazio show -room, in quella stanza con il grande tavolo nero quadrato e collezioni dei suoi bellissimi vetri. Eccolo arriva, immancabilmente con camicia di lino bianca, pantaloni arancio e i suoi famosi e comodi mocassini di velluto ampio scollo. Ci salutiamo calorosamente, che ci conosciamo da forse 30 anni o più e registriamo. - Gli chiedo dell’ “uomo Cleto” e quando e perchè ha iniziato il suo percorso di designer e chi più ha amato tra i suoi amici..... “Ho fatto le scuole tecniche e non quelle umanistiche ed avendo avuto una piccola rendita di famiglia, non ho lavorato fino ai 40 anni, mi interessavo di varie cose, anche di cavalli e con pochi quattrini in tasca mi divertivo. Frequentando Milano con amici ho conosciuto Giò Ponti, Marco Zanuso, Ettore Sottsass e tutti gli amici che erano già allora, o sono diventate le pietre miliari del Design e dell’Architettura Italiani ed è stato così, lì con loro, che mi sono innamorato del design e della grafica. A Vicenza poi, nel 1970 c’è stato l’inizio della mia attività avendo conosciuto amici bresciani che mi avevano convinto di gestire un’azienda di peltro, che era pur un prodotto che non amavo molto, ma ci stetti svariati anni lì e andò così, e se tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto nelle mia vita. Sempre a Vicenza l’incontro con Carlo Scarpa al quale avevo chiesto di disegnare qualcosa per casa mia e poi l’ho seguito, dopo questo incontro, per ben sei anni, accompagnandolo a cantieri e conversando

con lui da mattina a sera tuti i giorni...e tutti i giorni a casa di Carlo Scarpa c’era una specie di cenacolo, la tavola era sempre preparata per sei-sette persone e c’erano sempre ospiti, si lavorava due ore al giorno e poi si parlava di molti argomenti, di architettura, design, di politica e di altro... Nel 72’ poi un’altra colonna del mio lavoro è stato Ettore Sottsass, architetto di Milano, col quale sono stato associato dal 1980 al 1987, quindi iniziai a lavorare a Milano. Carlo Scarpa è morto nel 78’ e la sua mancanza l’ho sentita molto, piansi molto allora, fu un grande dolore come anche grande dolore è stata la mancanza di Giò Ponti a Milano, e ti parlo di quando in Italia i nomi del mondo del design erano 7, 8, forse 10; i designer allora erano Ettore Sottsass, Mendini, erano i Carlo Scarpa, Zanuso, Mario Beghini, erano i Castiglioni gente affemata più vecchia di me, erano al masssimo dieci persone in Italia; sai nel 70’ /80’erano pochi che curavano il design e pochi ancora associavano il mio nome al design. Io ho praticamente scoperto il mondo del lavoro a 40 anni, ma mi divertivo lo stesso, poi mi son divertito a lavorare.....” - Ricordo a Cleto i suoi oggetti in argento... ”Si, quelli che noi chiamavamo oggetti del quotidiano, la teiera, i piatti , la caffettiera, la zuccheriera, le posate etc., perchè erano oggetti che una volta si usavano, si adoperavano sempre nelle famiglie borghesi, di uso giornaliero.” - Gli chiedo poi come ha fatto ad entrare nei più grandi musei del mondo ... ”Ho prodotto nel 78’, 79’, 80’ e già nell’82’ ho avuto al Metropolitan di New York la prima

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mostra. Non lo so come si fa ad entrare, ma a me è stato semplicissimo; c’è gente che farebbe carte false per esporre un pezzo in questi musei, ma io ho avuto questa fortuna. Il Metropolitan ha circa 50 pezzi miei, il Moma circa 30 e poi i musei di Los Angeles, San Francisco, Huston, Dallas, San Antonio, Parigi, in un centinaio di musei sono esposti miei pezzi, da gioielli o penne stilografiche, da vetri agli argenti. Dopo 3/ 4 anni della mia attività, anche attraverso i rapporti di amicizia con i curatori, mi è stato semplice entrare in quei musei; come ben sai se esponi al Moma di Los Angeles o Whashington poi tutto va a ruota. Sono state decisive anche le pubblicazioni, i giornali che pubblicavano i miei pezzi importanti ad esempio. Con l’evoluzione nel settore dell’argenteria, che stava ferma al 700’ , 800’, stile inglese, ecco il mio affrontare questo settore con la contemporaneità, questo mi ha reso facile entrarvici” Scopro che è il compleanno di Cleto, il 19 luglio, ma sorridendo mi dice che non vuole più festeggiare gli anni, che si compiono i momenti, i secondi oramai e solo la sera avrà una cena con amici. - Gli chiedo del mercato cinese, se è apprezzano il suo lavoro, se è riuscito ad entrare. “A proposito di mercati esteri. Alessandro Munari, mio nipote, è già stato in Cina dieci volte l’anno scorso e per la produzione dei mobili da ufficio abbiamo già avuto una commessa da parte dei cinesi. Proponiamo di tutto, pensa che il 70% di Dubai è illuminata con i miei


EIKONARTMAGAZINE portfolio pali della luce, con i quali abbiamo vinto tre premi internazionali a Francoforte, New York e Chicago. A Napoli l’arredo urbano l’ho fatto con Mendini. Disegno qualsiasi cosa ci venga commissionata; hai visto le borse che abbiamo qui in show room, scarpe ora per industrie calzaturiere. Ricordo nel 92’ che feci per gioco le ballerine in coccodrillo colorate per il grande Nureyev, lui ne divenne matto...!! Cos’altro? Dagli orologi ai telefonini, ho disegnato gli interni della Porche Carrera 997, poi anche ho collaborato nel 1985 con la Clio, tappeti, penne stilografiche, architettura no, ma appunto arredo urbano, vetri, lampadari. Fa conto che il Golf di Dubai ha i miei lampadari alti 6mt, 8mt, 11mt, prodotti nell’azienda di mia proprietà di Murano, che ora no ho più. Krupp diceva dall’albero al cannone, io dico dal preservativo al cannone, lavoro per chiunque mi commissioni qualcosa, poichè la mia forza è la mia curiosità, continuo a ricercare. Sai, vivendo a fianco di Carlo Scarpa per sei anni con lui, andando a laboratori per imparare a capire come si lavora qualsiasi materiale, la plastica, il ferro, l’oro, l’argento, sono stato mesi a fianco di maestri muranesi per imparare come si lavora il vetro. Sì, il nostro mondo, il mio mondo, è costruito sulla curiosità.” -Gli chiedo degli artisti che ha accolto in questi anni, pure facendoli esporre nel suo spazio. “Il mondo dell’arte mi interessa molto, come da qualche anno anche la letteratura e la poesia, che vent’anni fa non sapevo quasi nemmeno esistesse. Collaboro con Marco Fazzini, della Box Art, professore di Venezia che insegna inglese extra-coloniale e poesia e traduce per me; anche vedi il libro Art Carpets sui tappeti, commissionato dalla Moret, l’ha fatto lui. Con lui ho conosciuto vari Premi Nobel e frequentandoli mi sono avvicinato al mondo della poesia che ora mi piace molto. Tornando al discorso degli artisti che ho avvicinato, che sono spesso matti, qualche volta si, li aiuto a farsi conoscere da altri amici e curatori” Salutiamo Cleto e Alessandro, si sono fatte quasi le 13. Ciao Cleto, grazie della tua curiosità, alla tua prossima mostra e a presto !!!

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Musica d’autore

A cura di Ada Massignani

BRUNO CONTE La musica del cuore Salgo 4 piani di una casa alta e stretta in via Cavour, pienissimo centro storico a Vicenza, una fetta di casa attaccata ad altre, sopra l’agenzia di viaggi di famiglia, che ora aiuta pure lui a mandare avanti , ci sistemiamo all’ultimo dei piani, in una stanza con tavolo e 4 sedie, che negli anni 50 era una cucina, da quella stanza con una piccola terrazza che si affaccia sulla via, si vedono i tetti vecchi del centro città. E’ lì che ci mettiamo a chiacchierare tranquilli, io e Bruno, un dolce uomo del segno dell’acquario, con un bellissimo sorriso, e due grandi occhi scuri, io e Bruno Conte. Gli chiedo della sua vita e della sua grande passione della musica e canto, già iniziata negli anni 80’ e, che poi negli anni 90’, diventa per lui anche un lavoro.

Specializzato nello swing americano degli anni 40’ e 50’, questa passione lo ha poi portato a collaborare con 2 grandi nomi del comparto jazz italiano, Romano Mussolini, pianista jazz sconparso qualche anno fa e Lino Patruno, suo grande amico collaboratore. Con loro Bruno comincia ad uscire dalla provincia e dalla regione ed a lavorare fuori in Italia. “Con loro - mi dice - ci fu anche un incontro casuale, con il gruppo swing con il quale cantavo in quegli anni; nel 95’, incontrai Ron, cantante e cantautore italiano, che definisco un bravissimo ragazzo e persona, con il quale nasce una bella collaborazione che ha visto inizialmente un affiancamento come suo corista. Subito dopo la vittoria di Sanremo, dove Ron vince con “Vorrei Incontrarti fra 100 anni”, fa una bellissima tournee durata tutta l’estate e lì stetti al suo fianco, in questa avventura, ed anche con due dischi successivi.” “Stare vicino a Ron ha significato vedersi e confrontarsi con il mondo musicale del Pop Italiano, incontrare tanti cantanti e cantautori perchè ci si incrociava ovviamente, ed anche il grande Lucio Dalla. Adesso sto riscoprendo le mie esperienze vicino a Ron e di riflesso vicino a Lucio Dalla, che avevo caramente custodito

per un nuovo progetto, che sto da pochissimo portando in giro, con il concerto che si chiama “Lucio&Lucio, storia di una tournee mai nata”. E’ un riferimento chiaro dei due Lucio nazionali, Lucio Battisti e Lucio Dalla, che a metà degli anni 80’ si incontrarono per una ipotesi di tournee insieme e dopo quella famosa che Dalla aveva fatto in quegli anni con De Gregori, “Banana Republic”, a Dalla venne lo sghiribizzo di fare un ritorno ufficiale con Battisti, visto che nell’83’ era letteralmente scomparso, a parte i suoi dischi. Ma dopo essersi visti e parlati, Battisti declina l’invito, perchè era tutto oramai orientato su quella che era la sua seconda produzione, quella con il suo autore Pasquale Panella e quindi non aveva un senso per lui fare altra tournee con le canzoni precedenti, di Mogol per intenderci. Dopo aver fatto questa scoperta, avendo chiesto a Dalla che rapporti aveva avuto con Battisti ed avendolo saputo in anteprima, essendo stato un segreto custodito da me, ora che è venuto a mancare anche Dalla, mi è venuta l’idea curiosa di poter immaginare come avrebbe potuto diventare questa tournee. Nel caso specifico, più che cantautore, fungo da interprete, poichè interpreterò le canzoni di Battisti e Dalla, inventandomi una scaletta adatta, affiancando alcune canzoni che possono avere temi in comune o che affrontano alcuni aspetti della vita sociale o con titoli che in qualche modo si avvicinano. Sarà un viaggio non tanto per confrontarli nelle loro similitudini, bensì nelle loro differerenze. A fianco a questo c’è anche la mia attività di autore ed anche qualcosa che riguarda me. La puntata zero è già avvenuta il 9 marzo scorso a Cologna Veneta e la prima data ufficiale sarà il 24 maggio a Bassano del Grappa”. Gli chiedo anche quanti concerti ad oggi ha fatto..”Ne ho fatti moltissimi , tanti, tanti concerti fino ad oggi, da quando faccio l’interprete come solista, con il quartetto vocale di cui prima accennavo, dal 2000 in avanti ne ho

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fatti circa 180, con una media di circa 13/ 15 all’anno, e sono abbastanza, considerato che sono dei concerti grandi. Sai, - mi dice ancora - questo progetto poi ho intenzione di farlo durare almeno 2 anni. Anche il Comune di Roma è interessato, voglio portarlo fuori con parecchie date e nel 2014 vorrei portarlo anche qui a Vicenza, in qualche teatro.” Gli chiedo se ha sempre gli stessi collaboratori.. “Per quanto riguarda loro, nel 2000 eravamo in molti, 12 tra musicisti, coristi e me, eravamo una bella squadra consistente; avevamo anche quel quartetto dark sul palco, ma successivamente è stato alleggerito perchè un organico così grosso costa di più e fa più fatica a proporsi. E’ rimasto il gruppo base e ci sono musicisti che sono con me fin dal primo concerto del 2000, adesso siamo in 7. L’aspetto come interprete è quello che mi ha dato più notorietà, perchè nel passato facevo concerti monografici proprio su Battisti e poi c’è un aspetto legato alla mia attività di autore e cantautore per cui spererei di fare un disco di canzoni inedite”. Chiedo a Bruno con quali altri personaggi ha collaborato durante la sua bella carriera e ricorda di essere stato anche corista di Rossana Casale, di aver fatto una data fine anni 80’ con Mino Reitano in Emilia Romagna e poi con il quartetto vocale Blue Bop, di aver lavorato in televisione a Tele Montecarlo e poi ancora con Paolo Limiti a Rai 1 e Rai 2, quando faceva la trasmissione “Ci vediamo in TV” , frequentandola nel 98’, 99’, 2000. Per ultimo, prima di congedarci, gli chiedo qual’è stato con lui il pubblico più caloroso nei suoi concerti.. “Sicuramente nel Sud Italia, perchè il Sud è abituato a vivere in un certo modo la musica e le piazze, tuttavia è stato bellissimo conquistare anche le platee dei teatri del Nord, dove c’è un inizio più distaccato, ma poi , quando arrivi al pubblico c’è calore forte!” Un bacio grosso Bruno Conte, ti vogliamo bene!


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Modelle emergenti Foto di Vincenzo Di Somma

ALESSANDRA BOSCO L’eterno femminino Quello che fa di Alessandra Bosco una rarità non è solo la bellezza mozzafiato del suo aspetto... ma tutto il resto. Dopo averla conosciuta in questa nuova intervista sarete d’accordo con noi che una campagna pubblicitaria con lei testimonial, può cambiare il comune senso del pudore. Se c’è una modella italiana che non è mai uguale a se stessa, quella è proprio lei. Alessandra è corpo, anima e cervello direbbe Jovanotti. Il villaggio globale della pubblicità si è animato di seni e sguardi seducenti e in questo gioco Alessandra la fa da regina. Il sottile gioco di trasparenze e di inquadrature audaci nella nuova immagine femminile è quello che fa di una bella donna una modella apprezzata negli States e in Italia. Ma grazie ad Alessandra il bel corpo ha un nome, una idea, un pensiero, una meta da raggiungere. Alessandra in questa recita si muove a meraviglia: negli scatti fotografici diventa complice del desiderio maschile, ponendo delle barriere, dei limiti che fanno ritrovare il piacere della trasgressione. Dal nostro punto di vista ha capito tutto dell’universo maschile: le donne affidabili vestono da mamma, quelle stuzzicanti da spogliarelliste. Un linguaggio efficace che provoca emozioni, passioni, sogni, trasgressioni ma anche sensazioni di amore e contatto. Alessandra, originaria di Verona, è una donna protagonista della propria vita, mai una figura passiva. Ha un talento innato per la comunicazione e per giocare con l’immaginario maschile e femminile, mantenendo però intatta l’identità di donna che in questi ultimi anni si è arricchita con la nascita di una bellissima bambina. Come ti descriveresti? Una perfezionista, determinata e gran lavoratrice C’è una espressione particolare che usi quando vuoi essere sexy? No, rimango me stessa, se una persona è naturalmente sexy non deve sforzarsi ad esserlo Hai posato per calendari di protesta... quale battaglia ancora non è stata completamente vinta? La battaglia del’ignoranza e del bigottismo! Povertà, sanità, guerra, violenza su donne e minori: indicaci le tue priorità... Violenza su donne e minori, povertà, sanità e guerra Nella generazione attuale, si riesce a rimanere fedeli a se stessi? E’ raro, solo quando si ama se stessi veramente si puo’ anche rimanere fedele a se stessi. Ti potremmo definire una italiana da esportazione? Si, Assolutamente! Perchè è più facile sfondare all’estero che nel Belpaese? All’estero bene o male si considera ancora il talento mentre in Italia ci si basa ancora su chi si conosce per farsi un nome. Quindi sono orgogliosa del fatto di aver avuto successo all’estero. Le tue foto colpiscono per l’interpretazione che hai nel calarti nella parte... Penso sia una cosa che ogni modella dovrebbe sapere fare: calarsi nella parte è un elemento chiave in questo lavoro altrimenti non funziona. Grazie Alessandra e buon lavoro. Contatti: bookings@alessandrabosco.com

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Spazi espositivi A cura di Anna Maria Ronchin

SPAZIO D Mostra di Arci Persano Arci Persano, d’origine tarantina, svolge attività artistica nella città berica da più di mezzo secolo. Il suo ambito d’elezione è la pittura ad olio; si è diplomato nel 1981 alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza, corso di Disegno del M° Otello De Maria e successivamente con il M° Vincenzo Eulisse alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Di sua invenzione è La Riunione dei pittori, il foglio illustrato che esce ininterrottamente dal 1985, riportando, con spesso commenti personali, tutte le notizie acquisite nelle gallerie e nei luoghi d’arte. Recentemente, ha esposto alla Galleria Incorniciarte di Verona e in città alla Galleria Ghiribizzo e allo Spazio D Qual è stato il tuo primo dipinto ad olio e come sei approdato agli attuali assemblaggi? Dal primo olio, una veduta espressionista 50X60 cm del 1961, sono passato spontaneamente e senza predeterminazione, alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, a dipingere su supporti vari: carte riciclate, scatole di cartone, bancali di legno, legni, cartoni; poi l’assemblaggio è diventata una caratteristica determinante e connaturata al mio stile. La tua pittura si identifica con il gallo, perché hai scelto questo soggetto? Dopo avere esaurito il repertorio che mi ero prefissato: nature morte e animali, ho incontrato il gallo ed ho scelto -la natura viva-, così il gallo è rimasto il soggetto principale dei miei dipinti. Quindi connotata di attributi riscontrabili nel presente? Sì, perché ad esempio la mela è la tentazione, la pera il pericolo delle droghe; oppure quando è travestito da arlecchino mi rappresenta, riflette il mio carattere; quando ha un oggetto come la chitarra, rappresenta la serenata che accompagna i sogni del committente che l’avrebbe posto sulla testata del letto; infine, può diventare simbolo di un luogo come nella

tavola 3,00X2,20 cm collocata nel Canton del Gallo a Vicenza. I motivi ispiratori sono cambiati nei diversi anni di attività artistica? No, sono sempre stati il disegno e la pittura stessa, quindi i soggetti erano marginali per me; apparentemente la mia pittura è un divertimento, in realtà l’arte per me è gioco, e non c’è niente di più serio del gioco, perché abitua ai limiti dell’esistenza; ho conservato la consapevolezza che se perdi devi pagare, le regole del gioco sono fisse e chi trasgredisce immediatamente paga. L’artista ha le carte in mano e se per i fruitori sembra alchimia del caso, in realtà è il frutto di ciò che ho pensato prima, elaborato con impegno e nelle profondità dell’anima. Quali sono i tuoi modelli ispiratori della storia dell’arte? Tutti i capolavori, quando l’osservatore si domanda di cos’è fatta l’opera allora significa che l’artista ha raggiunto lo scopo ed ha superato la materia per esprimere il massimo. La grande finzione dell’arte è imitare se stessa, come quando la mano dell’artista vola sulla tela. La tua vitalità espressiva è innegabile, la tua pittura affascina per la leggerezza l’immediatezza del segno, sarà capace di superare la caducità del tempo? No, perché tutto è destinato alla distruzione; per attraversare il tempo ho fatto duemila disegni e tremila dipinti e ancora ne farò. La prossima mostra sarà presso il Centro Culturale Rosselli di Taranto, curata da Domenico Carone e a Roma nel quartiere di San Giovanni. Tanta produzione non corrispondere a un disvalore? No, perché deriva da un concetto mercantile che si vuole mutare nell’arte e con questa non ha niente a che fare. E’ la gente che con i suoi giudizi dà il giusto valore; in tutti questi anni ho cercato di monetizzare le mie opere e dare così il valore concreto alla mia arte.

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SPAZIO D Contrà San Francesco vecchio 9- Vicenza Info: 3496410654 0444 542663 spaziodvicenza@gmail.com Presentazione Spazio D è in centro a Vicenza in contrà San Francesco vecchio n. 9. Si tratta di uno spazio di circa 45 mq, con un soppalco di 10 mq ed un’altezza di 5 m., pensato per mostre, eventi, incontri, set fotografici. La superficie espositiva verticale è di circa 90 mq. Inoltre, è dotato di un cortiletto interno. Si è scelto di lasciare le superfici in cemento a vista per creare un supporto espositivo neutro che dia il massimo risalto alle opere esposte e, al contempo, si è voluto ottenere un effetto “scatola”, che unifica i due livelli (pianoterra e soppalco) anche grazie il parapetto in vetro. Lo spazio offre una dotazione di base per le esposizioni di opere d’arte, così come per gli incontri, e su richiesta si può provvedere ad un allestimento personalizzato. Servizi disponibili: -Noleggio supporti audiovisivi (videoproiettore, ecc) -Servizio di sorveglianza e hostess -Servizio segreteria -Promozione eventi su target mirati -Organizzazione inaugurazione e/o eventi collaterali con eventuale servizio catering -Allestimenti anche con pezzi d’antiquariato e vintage


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Spazi espositivi

SABRINA CURRERI sabrina.curreri@libero.it sabrina.curreri.1@facebook.com Sono nata ad Agrigento l’11 febbraio 1987, mi sono trasferita a Vicenza nel 2000. Qui mi sono diplomata all’istituto tecnico artistico ma attualmente lavoro come operatrice socio sanitaria in una comunità per persone diversamente abili. Non ho mai smesso di dedicarmi all’arte con passione e amore! Foto di Luca Rizzi fotografo freelance

VILLA VALMARANA MOROSINI Mostra di Sabrina Curreri

Villa Valmarana Morosini è una villa veneta che sorge nel Comune di Altavilla Vicentina, in Provincia di Vicenza. La sua realizzazione fu opera dell’architetto Francesco Muttoni nel 1724 per volere del conte Benedetto Valmarana. Lo stile dell’architetto Francesco Muttoni è frutto di un connubio tra il barocco e il palladianesimo. Dal barocco deriva l’impostazione della fabbrica che con i due emicicli (quello di destra non sarebbe mai stato costruito) è aperto verso il grande cortile; da Palladio deriva la bordatura degli ordini della facciata, il timpano e la pianta della residenza padronale. Muttoni, tuttavia, non riesce ad amalgamare le parti della villa, forse perché condizionato dalle costruzioni preesistenti e dalla viabilità non rettilinea. Villa Valmarana Morosini venne costruita su un fondo vecchio “domenicale” (padronale). Dagli atti catastali del 1550 figura che Prospero Valmarana acquisì una “casa in cantarana”; tale casa è da riconoscersi nella futura Villa Morosini. Per atti ereditari, dal momento che la sorella Valmarana sposò un Morosini, la proprietà passò appunto alla famiglia Morosini. Quest’ultimo fece affrescare il proprio stemma per coprire l’iscrizione eseguita da Benedetto Valmarana sulla volta del salone. La villa ebbe vari cambi di proprietà fino al XX secolo. Nel 1910 era proprietaria la famiglia Emiliani. Durante la prima guerra mondiale venne confiscata dagli alti comandi ed adibita a deposito di munizioni, ricevendone danni notevoli. Nel 1917 venne ceduta al Comune di Altavilla, che l’adibì via via a municipio e a scuola elementare. Durante la seconda guerra mondiale venne requisita dalle forze alleate, per mantenere poi l’uso di municipio. Divenne di proprietà dell’Accademia Olimpica, che sostenne le spese per il restauro allo scopo di destinarla ad iniziative culturali. Dall’ottobre 1980 è sede della Fondazione CUOA

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Mostre d’autore

A cura di Valentina Casarotto

TRA PIETRA E COLORE Emanuel Zoncato scultore Maurizio Camposeo pittore

Dal 14/9/2013 al 13/10/2013

L’antica Pieve di Nanto, luogo romito e incantevole che da solo varrebbe una visita, in questo inizio d’autunno si veste di contemporaneo e inaugura la mostra “Tra pietra e colore” che tenta di riannodare i fili con la tradizione delle passate esposizioni locali, imboccando però una direzione nuova e decisamente moderna. L’Amministrazione comunale, nell’intento di valorizzare il patrimonio culturale antico e dare voce agli artisti contemporanei, ha patrocinato l’esposizione dello scultore Emanuel Zoncato e del pittore Maurzio Camposeo. L’esperimento espositivo, curato dalla storica dell’arte prof.ssa Valentina Casarotto, risulta ancor più arricchente perché i due artisti si conoscono da molto tempo e si spronano in una continua tenzone verso l’eccellenza. I diversi medium, pietra e colore appunto, vengono esaltati da questo confronto/scontro, il diverso sentire degli artisti - la materia e la pittura sviluppano sinergie che creano una specie di magia, un momento unico e irripetibile che prende forma e vita anche grazie alla bellezza del luogo dell’esposizione, la Pieve di Nanto appunto che, dopo il recente magnifico restauro, risulta una cornice perfetta per l’evento. Accanto alla produzione consolidata dei due artisti, verranno esposte anche opere inedite e/o mai presentate al pubblico, o create apposta per l’occasione, fatto questo che carica l’evento di originalità e prestigio. Nell’allestimento le forme scultoree libere nello spazio della chiesa e i quadri disposti alle pareti sono raggruppati in sezioni significative che offrono un’esperienza unica di fruizione estetica. Il visitatore è accompagnato nella visita alla scoperta delle opere dalla consultazione di un catalogo che illustra le singole sezioni, proponendo spunti di lettura e d’interpretazione. Ma vediamo di conoscere alcune caratteristiche dei due artisti. L’arte di Emanuel Zoncato instaura un dialogo

armonioso tra titolo e oggetto, in un continuum di rimandi tra antico e moderno. In opere come Infinito o Insieme, la pratica accademica, solida di conoscenza tecnica, si sottomette all’idea e cede il passo alla sensibilità contemporanea, che cerca nelle dimensioni interiori la materializzazione di pensieri, il sostanziare relazioni spesso inconciliabili. Il racconto di emozioni e concetti si realizza in singole figure che fendono lo spazio come le antiche polene sferzate dal vento, o in gruppi antropofitomorfi che dialogano all’interno dello stesso blocco e del medesimo spazio. Zoncato poi ritorna all’antico con occhio moderno, con la creazione di organismi vitali che sembrano prendere spunto dagli archetipi ancestrali di ogni civiltà e che riconosciamo inconsciamente come parte di noi. I passaggi di luce e ombra in opere come Sogno condi(viso) e Pensiero interrotto, sono ora morbidi, ora spigolosi, scartano volutamente una visuale preferenziale e offrono punti di vista instabili, interpretando al meglio la modernità del mezzo comunicativo. La materia pulsa sommessamente di emozioni labili, eteree che vibrano nella pietra e innervano il legno, lasciando nei ricordi la dolcezza di una vissuta malinconia. Maurizio Camposeo, padroneggiando tecniche pittoriche diverse maturate dalla solida formazione accademica, si lascia sedurre da contesti lontani, intraprende viaggi temporali e cromatici in paesi lontani, in luoghi sconosciuti, al di là dei confini del mondo ovvero sempre ai confini dell’Io e dell’interiorità. I paesaggi mitici della sua serie Montagne essenziali si tessono di cromatismi, ora insistiti e dissonanti, a volte aspri come le pietre, ora vibranti di toni armoniosi come i verdi pascoli al sole. Sono opere che confondono volutamente il concetto di figura e sfondo e spingono lo spettatore all’ascolto di racconti epici e lontani di uomini, avventure, fatica e soddisfazione. Nelle opere più recenti, frutto della collaborazione con al

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Casa di Cultura Cibernetica di Montecchio Maggiore (VI), Camposeo rimette in gioco la propria creatività, ripensa il proprio operato in termini di cambiamento e vince la sfida attraverso la sperimentazione di nuove tematiche. Nascono così opere dedicate o “in posa”, messinscene teatrali o metaforiche, quasi “nature morte” silenziose di vita sospesa. Temi e concetti concreti – come in Vittorio Matino, Potere, Uomo cibernetico - sono enunciati attraverso richiami alla tradizione magrittiana, metafisica e onirica, sempre declinati in modo personale dal punto di vista figurativo, opere in cui il tempo si ferma, e induce lo spettatore alla ricerca del senso delle cose e del mondo. Per valorizzare l’evento sono state programmate due serate, tese ad attirare il pubblico con temi accattivanti, quali i significati simbolici del cibo nella pittura, o insoliti, come la riscoperta della vita eccezionale di una pittrice veneta del Settecento, famosa in tutto il mondo, ma oggi purtroppo dimenticata. - Domenica 29 settembre, ore 20.45 “Arte e Cibo: dal sacro al profano. Un percorso storico e sociale” - Mercoledì 2 ottobre, ore 20.45 presentazione del romanzo “Il segreto nello sguardo Memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d’Europa” Entrambe le conferenze, curate dalla prof. ssa Valentina Casarotto e illustrate con ampio corredo di immagini, sono a ingresso libero, e offrono l’occasione suggestiva di visitare la mostra anche in sessione notturna. Comune di Nanto - Tra pietra e colore. Antica Pieve di Nanto - Ingresso libero Orari: sabato 15.30-19.00; domenica 9.0012.00; 15.30-19.00 Servizio Navetta dalle ore 17.00 dal Piazzale in via Madonnette – Nanto (di fronte ditta Grassi) Per informazioni Ufficio Cultura 0444/730641 email a.cora@comune.nanto.vi.it


EIKONARTMAGAZINE portfolio Mi chiamo Anna Aldighieri e sono un’appassionata di fotografia. Ho una famiglia, due figli, un lavoro in uno studio di consulenza. La fotografia è la mia passione, con la quale cerco di esprimere le mie emozioni e vincere la mia timidezza. Sono socia da alcuni anni del Circolo Fotografico Vicenza, dove ho avuto la possibilità, tra l’altro, di partecipare con una decina di altri fotografi alla realizzazione di un libro fotografico “Erbe di gusto”.

ANNA ALDIGHIERI Luci dal buio

Le opere di Anna Aldighieri sono visibili su sito: www.annaldighieri.com Contatti: annaldighieri@gmail.com Le immagini sono state selezionate tra le 24 esposte nella mostra “Luci dal buio” - Vicenza - Agosto 2013

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Recentemente ho partecipato a vari corsi e workshop sia di fotografia che di workflow digitale, camera raw e photoshop con vari fotografi professionisti (tra gli altri Sandro Santioli e Giacomo Donati, professionisti toscani di fama (National Geographic, Dove, Bellitalia, etc), con cui ho condiviso varie esperienze sia in Italia che all’estero) e Giovanna Griffo per quanto riguarda lo sviluppo digitale. Mi piace provare e sperimentare e poi condividere il risultato dei miei esperimenti. Il lavoro che propongo in questa mostra è frutto di serate di composizione e scatti casalinghi utilizzando la tecnica del light painting. Le foto sono tutte nate nella mia cucina senza attrezzature particolari, cercando esclusivamente di mettere insieme gusto per la composizione e fantasia.


CINEMAVOGUE

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recensione: Dott. Luca Mantovanelli carattere trash e ruvido che volutamente pervade la prima parte del film).

LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino

Superato l’impatto iniziale delle prime scene – di volutamente bassa vocazione ed estrazione - che potrebbero suscitare in alcuni spettatori un sentimento di istintivo allontanamento e di prevenzione nei confronti del resto del film, si può dire che Paolo Sorrentino con La grande bellezza firmi un lavoro surreale, straniante, edificante. Un’innumerevole serie di piccole scene (di vario registro e colore), con significativi rimandi a distanza l’una dall’altra, porta in senso ascensionale dal gradino più basso dell’inizio del film, l’inferno della festa (il dionisiaco di Nietzsche), ad una sorta di Visio Dei inverata, sul finire della vicenda, nella “Santa”, ovvero in suor Maria (l’elemento ‘apollineo’), interpretata da una intensissima Giusi Merli (un personaggio, anche perturbante, che per la sua importanza trascendente appositamente pare non integrarsi con le altre figure del film: sembra all’inizio un dissacrante cameo di Madre Teresa, ma via via lo spettatore si accorge della sua funzione e ne resta abbagliato). Il taglio violentemente Kitsch può certo dividere gli spettatori, ma non sminuire, a nostro modesto avviso, il valore in sé del film. Abile Sorrentino nell’eludere (seppure di qualche millimetro, ma è proprio questo ‘evitamento per poco’ a rendere la prospettiva del film intrigante) qual si voglia forma di moralismo, nonché qualsiasi semplicistica critica al bigottismo e all’ipocrisia di certa Chiesa; abile anche nello sgusciare via dalla pacchianeria e dal facile compiacimento legato alla carne fine a se stesso, oltre che dalla banalità e dallo stereotipo. Gli stereotipi, è pur vero, sono presenti, ma vengono decostruiti, sviscerati e riproposti secondo una personale lettura oscillante sempre tra l’ironico e l’amaro, tra delicatezza e tinta forte, tra grottesco e poetico, tra drammaticità e comico, tra illusione e disincanto, rendendo quasi tre ore di film un’efficace e serrata proposta di colpi di scena e di invenzioni che tengono sempre desta l’attenzione dello spettatore. Non solo colpi di scena e invenzioni che conducono gradino dopo gradino verso il finale, ma anche qualche zona d’ambiguità (perché la realtà è sempre un po’ ambigua, oltre che contraddittoria e ricca di contrasti, spesso spiazzanti) e di sospensione. Uno degli elementi più caratteristici è proprio il ritmo che Sorrentino riesce ad imprimere al proprio film, fatto appunto di salite e di soste, come pure di momenti molto alti (alcune intuizioni geniali) e di momenti molto bassi (il

Sorrentino poi non trascura nessun vezzo e nessuna falla della nostra società malata (a cominciare dal ‘vuoto’ e dalla superficialità, ma certo considerando anche l’ipocrisia uno dei mali peggiori), modulando in modo sapiente tra spietata critica e velata ironia. “Bello e feroce” viene definito il mondo degli uomini. Il desiderio di morte da parte del protagonista (per fuggire dalla realtà), suscitato ad un certo punto del film dall’incontro col mago che riesce a far sparire le giraffe, potrebbe essere un omaggio alla Grande magia di De Filippo (il titolo stesso potrebbe essere una conferma di questa supposizione). Ma è soprattutto il riuscito riversamento nel film del senso ‘polifonico’ della vita (conseguenza in fondo di quanto detto finora) a rendere suggestivo e pregnante il lavoro di Sorrentino: in un breve lasso di tempo, il regista accosta situazioni di vita tra le più disparate. La successione temporale delle immagini acquista il significato, quindi, in questo caso, di ‘sovrapposizione’, ‘concomitanza’. L’uso sapientissimo della musica che acquista un valore veramente considerevole in questo film, sottolinea in modo mirabile questo suggestivo sentimento della vita intesa come polifonia. La straordinaria e anche audace varietà di toni, di registri, di atmosfere musicali riflette in pieno la varietà e i bruschi contrasti della vita e delle vite: si passa dalle musiche di Lele Marchitelli a Zbigniew Preisner (il compositore di Kieslowski), da Henryk Gorecki ad Antonello Venditti, a molte altre. Ma è soprattutto I lie di David Lang a creare la vera suggestione musicale del film, e persino ad inquietare, per la struggente bellezza. La grande bellezza è in fondo un vasto romanzo di formazione (Bildunsroman) del personaggio protagonista, Jep Gambardella, interpretato da un efficace Toni Servillo, un giornalista che ha capito che l’unico modo per fare del buon giornalismo è prendere parte (in modo attivo o silenzioso) alla vita, e che soltanto alla fine del film scopre che l’unico modo per essere creativo (lui in passato ha anche scritto un romanzo, ma poi per anni la sua vena creativa ha taciuto) è pure ‘vivere’, ma anche trarre linfa vitale dall’infatuazione (della ‘prima volta’, esattamente come quella che potrebbe avvenire oggi). Lo aiutano in questa ricerca della Grande Bellezza tre figure femminili: una prostituta che grazie a Jep (certo, è un clichè) scopre l’amore vero (Ramona, interpretata da una Sabrina Ferilli profonda e intensa); la direttrice del giornale per il quale lui lavora (Dadina, interpretata da Giovanna Vignola, che sa creare un personaggio arguto, dall’accattivante filosofia di vita, e che fa a Jep un po’ da madre e un po’ da consigliera: una figura veramente indimenticabile all’interno del film); e appunto suor Maria, una misteriosa religiosa che gli dice che “la povertà non la si racconta” (attraverso una tanto agognata intervista che mai avrà luogo), “ma la si vive”.

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A questo proposito, il silenzio dell’interiorità, che si contrappone a quello del rumore caotico e della esteriorità (quello insomma della festa, di cui sopra abbiamo parlato), trova una sua corrispondenza nel personaggio del poeta (un personaggio minore ma certo importante), che non parla ma ascolta soltanto. Ma appunto, Jep rivive dentro di sé anche il ricordo del primo amore, quello per Elisa (la vera ‘quarta donna del film, si potrebbe dire), che vive ‘dentro’, ma anche ‘al di sopra’ di Ramona, Dadina, suor Maria. Uno schema che pare riecheggiare la trama dei Contes d’Hoffmann di Offenbach (1819-1880): in questo capolavoro assoluto, scritto dal celebre autore del Can can nel suo ultimo anno di vita, in Antonia, Giulietta e Olympia (i tre principali personaggi femminili dei Contes) rivive lo spirito di Stella (un quarto personaggio che pare essere il punto di partenza e il punto di arrivo dell’intera opera). Se nei Contes compare pure il personaggio della Musa (che è in definitiva una proiezione celeste delle succitate figure), nel film di Sorrentino si allude al fatto che l’evanescente Elisa (o una nuova ipotetica Elisa, quella che Jep potrebbe incontrare in qualsiasi momento), personaggio reale e sognato al tempo stesso, potrà essere ancora Musa per lo scrittore Jep. Ma alla fine, viene da pensare che la Grande Bellezza altro non sia che quella polifonia della vita di cui prima abbiamo parlato: una coesistenza di molteplici cose, di molteplici colori, di molteplici registri, di molteplici vite, racchiusi dai due estremi: il dionisiaco e l’apollineo. Uno dei momenti più riusciti a nostro giudizio è la surreale scena della mostra fotografica del giovane artista, in cui Jep si commuove a vedere le foto di ogni giorno di vita dell’artista. Ma è soprattutto la faticosa e drammatica salita dei gradini di suor Maria in una delle scene finali ad imprimersi come ‘La’ scena dell’intero film. In cui è certo che ognuno possa scorgere (o rivedere) sensazioni o persone della propria vita, a prescindere dall’individuale ‘gradazione’ in termini di fede. E come un personaggio (ancora una volta secondario, ma non troppo) che si incontra nel corso del film è riuscito ad avere le chiavi dei più bei palazzi romani, così suor Maria riesce ad avere la chiave d’ogni cuore umano, sembra suggerirci Sorrentino. Perfino quello degli animali (mirabile è la scena in cui suor Maria riesce con un semplice soffio a far volare via delle cicogne). Forse un’unica vera pecca può essere rimproverata al film: mentre il registro ‘basso’ (la ‘fine pacchianeria’, il trash, la ‘finta volgarità’, il ‘sapore di plastica’) riesce benissimo a Sorrentino, non altrettanto si può dire per il registro ‘alto’, che fatica un po’ a incidersi e rischia talvolta di restare relegato all’abbozzo (le numerose citazioni colte di Jep-Servillo ad esempio, o la sua brama di spiritualità, e in generale alcuni dialoghi che non riescono a decollare, o il marmo delle sculture e la bellezza delle architetture su cui molto si indugia nel film, risultano alla fin fine più ‘elemento timbrico’ che vera e propria sostanza del film).


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IL PACKAGING Aspetti connessi all'estetica e al marketing Il fenomeno del confezionamento di oggetti e prodotti ha assunto valori e ruoli che vanno oltre le semplici esigenze funzionali: l'imballaggio è così divenuto una componente fondamentale nella presentazione e nell'estetica del prodotto, arrivando a investire aspetti che vanno dal design al costume antropologico. È noto infatti il ruolo assunto dal contenitore nel suggerire e delineare l'identità del prodotto contenuto. L'ampia portata del fenomeno, spesso implicata nell'uso del termine inglese packaging, ne ha fatto oggetto di interesse sociologico e antropologico. Anche nella elaborazione e nella presentazione del cibo o dei prodotti farmaceutici il packaging ha una funzione che non si limita alla sola conservazione dell'integrità del prodotto: lo studio di particolari confezionamenti intende esplicitamente mettere in gioco meccanismi estetici che hanno lo scopo di suggerire determinate caratteristiche di qualità e di miglioramento del prodotto. Il ruolo pervasivo che il confezionamento ricopre nella contemporaneità è stato sottolineato da Piero Camporesi, storico e antropologo dell'alimentazione, che ha osservato il debordare del packaging in un campo così esteso dell'esperienza umana tanto da essere divenuto un segno riconoscibile e fondante della stessa modernità. Camporesi ha sostenuto infatti che «la modernità si fonda sull'uso generalizzato delle scatole: dal cibo agli elettrodomestici, dai pacchi postali alle merci, tutto, compresi i missili intercontinentali, viaggia attraverso il mondo dentro scatole, più o meno spesse, di cartone». Da wikipedia

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