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VICENZA EIKON

ARTMAGAZINE

Rivista di arte, recensioni e cultura dell’immagine

Rivista bimestrale distribuita nelle edicole, nelle librerie, nelle gallerie d’arte e nei Musei

abbonamento anniale 30 euro.

Arte_Design_Fotografia_Teatro_Poesia_Letteratura_Musica_Creatività_Mostre_Benessere_Bellezza_Moda

GIANLUCA POLAZZO

Bimestrale realizzato da Ass. Vivi Vicenza_ N.2/2013_ euro 5,00


Dal 1974: il punto di riferimento per chi ha problemi di udito.

Il Centro Sordità Elettrosonor I professionisti dell’udito www.elettrosonor.it

Paolo Quaglio

Tecnico Audioprotesista

Sono il Direttore del Centro Sordità Elettrosonor, struttura che da quarant’anni opera nella distribuzione ed applicazione di apparecchi acustici e che, grazie ai suoi sei Centri e alla sua equipe di professionisti, è diventata una realtà importante nel settore. La nostra missione è quella di mantenere alti standard di servizio, seguendo il paziente con dedizione, competenza e continuità.

La sordità oggi può essere affrontata e superata, anche nelle sue forme più gravi, grazie a protesi acustiche tecnologicamente avanzate. Per raggiungere un buon risultato uditivo è indispensabile una diagnosi approfondita accompagnata da un intervento terapeutico personalizzato. L’applicazione degli apparecchi acustici seguita da una serie di incontri programmati nel tempo permette all’orecchio un adattamento graduale, evitando fenomeni di intolleranza o reazioni di fastidio. Per questi motivi il Centro Sordità Elettrosonor ha creato la Riabilitazione Uditiva RPE che, attraverso un percorso specifico articolato in una serie di incontri, rende possibile personalizzare la protesi alle esigenze proprie di ciascun individuo. Il servizio del Centro Sordità Elettrosonor, però, non termina con la sola applicazione degli apparecchi acustici. Sono previsti infatti alcuni controlli periodici successivi quali ad esempio: revisione e pulizia della protesi acustica; indagine otoscopia;

I CENTRI VICENZA - Tel. 0444 911244

MONTECCHIO MAGGIORE (VI) - Tel. 0444 499913 SANTORSO (VI) - Tel. 0445 540678

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controllo annuale audiometrico tonale e vocale; eventuali nuove regolazioni in base alla variazione della soglia uditiva. Il Centro Sordità Elettrosonor include nelle applicazioni fino a 3 anni di garanzia, la Riabilitazione Uditiva RPE, l’apparecchio di cortesia in caso di riparazione, il check-up gratuito dell’udito e dell’apparecchio. Collabora attivamente con i più prestigiosi produttori di apparecchi acustici al fine di utilizzare sempre i dispositivi più innovativi.

I SERVIZI

• Test dell’udito

• Consulenza gratuita su ipoacusia e acufene • Prova degli apparecchi acustici

• Fornitura di apparecchi acustici • Fornitura auricolari su misura

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EIKON SOMMARIO

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EIKON ART MARGAZINE bimestrale di arte, recensioni e cultura dell’immagine

MOSTRE PERMANENTI PALLADIO MUSEUM di Silvia Pellegrino Architetto fotografie di Cristiano Rando

Direttore responsabile Maria Elena Bonacini

ARTISTI EMERGENTI GIANLUCA POLAZZO

Redazione Maria Rita Montagnani Anna Maria Ronchin Silvia Pellegrino Ada Massignani Barbara Vincenzi Cristiano Rando Valentina Casarotto

ARTISTI AFFERMATI FLORIO POZZA fotografie e testo di Cristiano Rando

Opera di Florio Pozza

La nuova frontiera del culturtainment a Vicenza

ARTISTI EMERGENTI ANDREA CASTELLO baritono

GIANLUCA POLAZZO

Street&LIve Photographer

Stampa Grafiche Corrà Arcole (VR)

COMPAGNIE TEATRALI COMPAGNIA “LA TRAPPOLA” teatro amatoriale

FLORIO POZZA

Contatti e informazioni: info@federcritici.org 0444.327976

Alchimia degli elementi

CONCORSI FOTOGRAFICI FOTOGRAFARE VICENZA

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VALENTINA CASAROTTO

ANDREA CASTELLO

Il segreto nello sguardo

Una promessa per il futuro

DESIGNER AFFERMATI FRANCO PIANEGONDA di Ada Massignani Trussardo 36

Bonifico a Pietro Negri Editore IBAN IT67 F076 0111 8000 0007 0951959

CONCORSI ARTISTICI PREMIO TIZIANO

Bollettino postale C/C n. 70951959

Supplemento della testata Museohermetico Reg. Trib. VI. 1115 del 12.09.2005 roc n. 13974 Eikon Magazine

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STUDI FOTOGRAFICI LUCA CHILESOTTI

L’Editore si dichiara pienamente disponibile a regolare eventuali pendenze relative a illustrazioni e fotografie con gli aventi diritto che non sia stato possibile contattare.

Eikon Artmagazine Prezzo di copertina 5 euro abbonamento annuale 6 numeri: 30 euro

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SCRITTORI EMERGENTI VALENTINA CASAROTTO Angelo Colla Editore

PALLADIO MUSEUM

Pietro Negri Editore Corso Palladio, 179 36100 Vicenza

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LA TRAPPOLA

FRANCO PIANEGONDA

Trentanni di Teatro amatoriale

LUCA CHILESOTTI La ricerca della pura immagine

La Maison di Piazza dei Signori

Stradella Santa Barbara, 1/b Vicenza - info@federcritici.org - 0444 327976


EIKON ARTMAGAZINE MOSTRE PERMANENTI A cura di Silvia Pellegrino Architetto Fotografie di Cristiano Rando

PALLADIO MUSEUM

LA NUOVA FRONTIERA DEL CULTURTAINMENT A VICENZA

Visitare il Palladio Museum, il recente spazio espositivo dedicato al grande maestro Andrea Palladio, inaugurato lo scorso ottobre a Palazzo Barbaran Da Porto a Vicenza, rappresenta una vera e propria esperienza multisensoriale che offre la possibilità di comprendere non solo i principi che hanno reso Palladio grande in tutto il mondo ma soprattutto di comprendere come Vicenza e i vicentini siano stati i fondamentali artefici della rinascita del territorio veneto del XVI secolo

Visitare il Palladio Museum, il recente spazio espositivo dedicato al grande maestro Andrea Palladio, inaugurato lo scorso ottobre a Palazzo Barbaran Da Porto a Vicenza, rappresenta una vera e propria esperienza multisensoriale che offre la possibilità di comprendere non solo i principi che hanno reso Palladio grande in tutto il mondo ma soprattutto di comprendere come Vicenza e i vicentini siano stati i fondamentali artefici della rinascita del territorio veneto del XVI secolo. Per questi motivi, il Museum è da considerarsi dedicato non solo al Maestro ma anche ai cittadini di Vicenza, discendenti di quelle grandi famiglie che, con la capacità e l’intelletto, hanno permesso la costruzione di opere eterne. Forse suona strano pensare di realizzare un museo del Palladio a Vicenza dal momento che la città stessa è espressione della genialità che ha fatto del Palladio l’architetto più imitato di tutti i tempi. In realtà la motivazione c’è ed è anche molto chiara. Il Palazzo Barbaran Da Porto, uno dei maggiori capolavori palladiani e l’unico palazzo cittadino che il Palladio abbia realizzato com-

piutamente, ospita il CISA (Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio), un istituto di ricerca che riunisce i maggiori studiosi mondiali del noto architetto. E fu proprio il CISA ad ideare il museo e lo pensò proprio come un grande spazio-laboratorio che si costruisse e crescesse di pari passo con la ricerca scientifica del CISA stesso. Gli spazi espositivi, infatti, ogni anno verranno riallestiti per raccontare nuovi aspetti e curiosità, rendendo così il museo un organismo vitale e costantemente in evoluzione. Questo è un aspetto fondamentale che influenza le caratteristiche e la struttura dello spazio espositivo, chiudendo finalmente le porte ai vecchi e polverosi “templi del sapere” per divenire l’esempio di museo aperto ed “accessibile” a larghe fasce di “pubblici”. Un museo, infatti, per essere “accessibile”, quindi per raggiungere la più ampia “audience” possibile (adulti, bambini, appassionati e non), dovrebbe comunicare su più livelli sensoriali (uditivo, visivo, tattile, etc) per mostrarsi come un organismo aperto e permeabile e coinvolgere lo spettatore atti-

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vamente istituendo delle relazioni e connessioni mentali, semplificando la lettura degli oggetti esposti attraverso una fenomenologia dell’immaginazione. L’idea del “museo-laboratorio”, “museo-forum”, già introdotto negli anni ‘70 da Duncan Cameron, si configura come uno spazio che “non sia più ricettacolo passivo di oggetti sacralizzati”1 ma lo spazio in cui il significato e il valore dell’opera siano variabili sociali che dipendono dal pubblico. Esporre l’architettura in un museo è, infatti, uno dei temi più difficili da sviluppare, ma qui, a Palazzo Barbaran Da Porto, attraverso supporti multimediali, ricostruzioni, modelli, tour immersivi ed interattivi è stato possibile ricostruire e comprendere l’ingegno e l’importanza che ha reso internazionale la fama di questo grande artista e di questo territorio. 1. P. Gaudibert, Il museo d’arte moderna contestazione e animazione in C.Ribaldi (a cura di) 2. Il nuovo museo: origini e percorsi, Milano, Il Saggiatore, 2005, p.83.


EIKON ARTMAGAZINE Lo spazio espositivo si snoda attraverso 5 meravigliose stanze nelle quali domina incontrastata l’ineccepibile bellezza ed eleganza dell’opera di coloro che l’hanno forgiata (le pitture di G.B. Zelotti, Anselmo Canera e Andrea Michieli detto “il Vicentino”, gli stucchi di Lorenzo ed Agostino Rubini, nonché Palladio stesso). L’allestimento museografico infatti non è invasivo, rispetta il contesto spaziale in cui è collocato, non lo copre ma lo rende costante interlocutore della narrazione espositiva. Sembra quasi di trovarsi in un “laboratorio creativo”, un atelier di artisti, con tavoli semplici sostenuti da staffe, appunti sparsi sui tavoli (didascalie), annotazioni, ricostruzioni tridimensionali, alcune di magnificente bellezza come i modelli lignei di ville e palazzi realizzati da Renato Cevese nel 1973, costantemente accompagnati, stanza per stanza, da guide d’eccezione come Howard Burns, Jim Akerman o Guido Beltramini, in forma di simpatici ologrammi. Vengono messi in scena i materiali usati, che si possono toccare e percepire grazie ad ingrandimenti al microscopio. Materiali della terra veneta come la pietra di Vicenza, di Piovene o la pietra d’Istria, espressione di un’architettura radicata nel territorio che ne diventò l’emblema in tutto il mondo. Ma come fu possibile realizzare nel veneto architetture così sorprendenti? Dobbiamo pensare che nel

Cinquecento quelle strutture erano considerate avveniristiche e che si scontravano con un substrato edilizio fatto di piccole case di mattoni intonacati. La classe dirigente di quell’epoca aveva compreso l’importanza di aprirsi alla realtà cosmopolita delle Corti europee con le quali intratteneva scambi commerciali. La miglior seta d’Europa era prodotta dai vicentini che allevavano i bachi da seta e la filavano nei mulini, dei quali oggi rimane ancora traccia lungo il Bacchiglione. Il commercio della seta, quindi, apre la mentalità di Vicenza che investe e si sfida con un’architettura futuribile. Come rappresentare, dunque, in modo innovativo e stimolante questo aspetto fondamentale per l’affermazione di Palladio e di Vicenza? Tra un dipinto e l’altro dei mecenati e dei fautori di questa enorme impresa immobiliare, in una teca, trovano spazio i discendenti di quegli antichi bachi da seta adagiati su foglie di gelso che provengono dall’albero impiantato all’interno della corte del palazzo. Un modo diverso per raccontare le scelte e i

mezzi di cui si sono avvalsi i nostri antenati e, forse, vuole essere uno spunto di riflessione, quanto mai attuale, per ragionare in modo nuovo (quanto antico) sulle potenzialità intrinseche del territorio veneto e dei suoi operatori. Palladio non è solo espressione di abilità e raffinatezza, ma anche di ingegno e di capacità gestionali di costi e di risorse: ciò è raccontato nella seconda sala in cui è presente una ricostruzione di una “finta colonna in pietra”, che, se fosse stata realizzata unicamente con quel materiale sarebbe risultata troppo costosa, invece Palladio la costruì assemblando mattoni triangolari intonacati a marmorino (sistema con cui realizzò le stesse colonne libere di Palazzo Barbaran Da Porto). Il percorso, quindi, offre numerosi strumenti e “codici interpretativi” che creano un rapporto dinamico tra soggetto e contesto, attivando quel necessario meccanismo di “feedback loop” per aiutare il visitatore alla comprensione dei temi e degli oggetti esposti. Interessante a tal proposito è la proiezione di una grande “slot machine” che nel suo continuo roteare presenta personaggi, date e le numerose copie della villa “La Rotonda” che sono state costruite in tutto il mondo come quella più recente, costruita a Nablus, la più grande città della Cisgiordania, ad opera di Munib al-Masri, un ricco uomo d’affari palestinese.

“italian style” come principio di ispirazione e di ammirazione da parte dei popoli mondiali. Il museo inoltre ospita , a rotazione, alcuni libri e disegni originali di Palladio, che provengono dal RIBA (Royal Institute of British Architects) di Londra, riportando quindi a Vicenza parte del suo patrimonio che fu venduto da Vincenzo Scamozzi nel 1614 all’architetto inglese Inigo Jones che diffuse oltremanica il gusto palladiano rinascimentale. I rapporti con il RIBA e l’Inghilterra costituiscono un importante nodo di rete internazionale per lo sviluppo della ricerca e delle collaborazioni tra Italia ed Inghilterra, tanto che per il 2015, è in fase di organizzazione una grande mostra per i trecento anni della pubblicazione della prima edizione dei Quattro Libri dell’Architettura di Andrea Palladio in Inghilterra. Per questi motivi il Palladio Museum rappresenta un ottimo esempio di fabbrica di cultura e divertimento, espressione della cosiddetta “Culturtainment” (culture + entertainment) in cui l’una non prevarica l’altro ma si dosano e si equilibrano a vicenda riuscendo a fondere i sistemi comunicativi del passato con quelli dell’era digitale in cui viviamo. E’ il museo moderno che sa reinventarsi, che trova nuovi sistemi per comunicare, che semplifica anziché rendere incomprensibile, che coinvolge (anche i non “addetti ai lavori”) anziché emarginare. Perchè la cultura è un diritto di tutti.

Lo stile che trae ispirazione dall’opera di Palladio, il Palladianesimo o più propriamente il Neopalladianesimo, dal Veneto si diffuse in Europa e da lì oltreoceano in America nel nord e progressivamente in tutto il mondo. Il 6 dicembre 2010 il Congresso degli Stati Uniti d’America dichiarò “Palladio padre dell’architettura americana” decretando nell’Atto le caratteristiche dell’influsso palladiano negli Stati Uniti e dichiarando “I Quattro libri dell’Architettura” la più importante opera letteraria di architettura di ogni tempo, da assumere come modello di riferimento e principio di studio per gli architetti americani. L’ultima sala ospita perciò una rassegna di fotografie molto interessanti scattate dal fotografo americano Max Belcher sul “palladianesimo inconsapevole”, cioè sulle architetture costruite dagli schiavi liberati dai campi di cotone nordamericani, che, una volta tornati in Africa, realizzarono edifici ad immagine delle ville dei loro padroni con portici e timpani triangolari di ispirazione palladiana. Una sezione del museo importante questa, che anticipa di parecchi secoli il concetto di

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©Silvia Pellegrino Architetto ©Cristiano Rando


EIKON ARTMAGAZINE FOTOGRAFI EMERGENTI

GIANLUCA POLAZZO

STREET AND LIVE PHOTOGRAPHER

Mi chiamo Gianluca Polazzo e sono un fotografo. Mi definisco “street and live photographer” perchè la mia passione e il mio lavoro di fotografo si traducono nel documentare scene di vita comune, cogliendo istanti e dettagli – anche minimi – di un evento, per raccontare momenti irripetibili.

Quello della “street photography” è un fenomeno che esiste da quando sono state messe sul mercato le prime macchine fotografiche portatili. Quasi in un gioco di parole, nasce dalla “straight photography” che predilige la totale spontaneità della posa, usando luce ambiente naturale e la casualità del gesto.

Il mio sguardo sul mondo trasforma le cose; per questo lo scatto non è mai semplice replica della realtà ma ogni immagine viene trattata per diventare ciò che la mia percezione ha registrato, per rendere le sensazioni che mi ha suscitato una certa situazione. Molto più che esercizio di post-produzione, si tratta di rendere l’immagine così come l’ho pensata e vista mentre scattavo.

Mi sono appassionato a questo genere nel momento in cui ho chiesto qualcosa di più alla fotografia, ovvero di essere lo strumento con il quale entrare nella vita e nell’anima dei miei soggetti, cercando di descriverne i lati più intimi e veri.

Le immagini che troverete con la mia firma nasce così, con tagli esasperati o forti contrasti in bianco e nero, perché questo è il modo in cui ho immaginato le scene che ritraggo. Prediligo il bianco e nero, cui dedico gran parte dei miei scatti, perché ritengo che permetta di focalizzare lo sguardo sull’evento stesso, esaltandone la potenza scenica. Il mondo, però, è a colori e quando questi stanno “parlando”, comunicando una parte importante del messaggio, è giusto ascoltarli, e rappresentarli. Non sono un teorico della fotografia. Tutto ciò che esprimo con la fotografia l’ho imparato sulla strada, nel senso letterale del termine, mentre cercavo gli istanti, gli sguardi, i volti, le storie da ritrarre. Ritengo che l’immagine non vada spiegata, analizzata, ma debba parlare da sola a chi la osserva. Credo che l’unico modo giusto di fotografare sia quello che permette di non spiegare nulla. Come accade per una barzelletta, se non si coglie all’istante, avrà perso per sempre la sua potenza espressiva.

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Una documentazione sempre rispettosa della vita quotidiana, delle vicende dell’essere umano inserito in un contesto specifico. Lo “streepher” è un documentarista a stile libero, che legge ciò che accade attorno a sé e lo riporta nel modo a lui più congeniale. Fondamentale, proprio perché si parla di spontaneità messa a disposizione dell’obiettivo, è il rapporto con le persone che diventano il soggetto di uno scatto. Si deve creare una base di fiducia, che permette di affidare allo streepher la propria immagine, ciò che la propria presenza in una determinata scena può rappresentare agli occhi del fotografo. L’ideale sono sempre gli scatti “rubati”, ma è importante anche vincere una certa ritrosia, credo dettata dal pensiero di voler dare una versione ideale di sé (il profilo migliore), per arrivare ad una totale arrendevolezza del soggetto. Sarà forse l’abitudine ad essere ripresi, con il diffondersi della street photography, a far nascere i soggetti per queste immagini. Soggetti veri, non perfetti. In questo servizio racconto come ho visto Vicenza in alcune giornate di questi mesi, anche attraverso la presenza di passanti, spesso ignari, capaci di destare in me emozioni che ho voluto fissare nei miei scatti.


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GIANLUCA POLAZZO Photographer

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EIKON ARTMAGAZINE ARTISTI AFFERMATI A cura di Cristiano Rando email: rancriss@gmail.com blog: cristianorando.wordpress.com

FLORIO POZZA

ALCHIMIA DEGLI ELEMENTI

Florio Pozza è un moderno alchimista, capace di fondere terra, fuoco, metallo e vibrazioni con armonia e leggerezza; scultore, scrittore, musicista, appassionato divulgatore, passa con disinvoltura dalla chitarra acustica agli strumenti della tradizione aborigena, come il didjeridoo, dal suono ronzante ed ipnotico, capace di connettere quasi all’istante l’individuo con la natura e il trascendente. Poi, senza quasi salto di continuità, mette mano a lastre di metallo e fiamma, creando opere di un’armonia e leggerezza quasi incredibili, delicati trafori e merletti in cui la luce penetra e danza, muovendosi libera come pesci di barriera corallina. Nato in Australia nel 1957, Florio trasmette sereno dinamismo, alla pari dell’Ayers Rock o meglio l’Uluru, il più imponente massiccio roccioso dell’outback australiano, immobile ma al tempo stesso vibrante. Ciò malgrado, ogni aspetto della sua vita e delle sue opere porta i segni di una sofferenza ancora oggi in fase di elaborazione: lo sradicamento forzato dalla sua terra natia all’età di dodici anni. All’epoca, Florio era già entrato in contatto con la cultura aborigena e ne aveva già subito l’influenza, l’imprinting, narrato con struggente delicatezza nel suo libro omonimo del 2006.

evitando di appropriarsi indebitamente di tradizioni millenarie, si pone nei confronti del retaggio dei nativi australiani con rispetto e delicatezza, qualità riconosciutegli ed apprezzate dagli stessi suoi amici aborigeni. Non solo: il processo creativo di Florio prosegue dal conflitto alla sintesi. Nella sua ultima collezione di oggetti, tradizione veneta e vibrazioni aborigene vengono fuse nelle “buxie”, oggetti di metallo che prendono vita per mezzo del fuoco e in altre meravigliose creazioni, lampade di ogni dimensione, capaci di riempire con la sola presenza ambienti anche di dimensioni importanti, come di recente si è visto alla Pieve di Nanto, in occasione della sua ultima mostra “Suoni e Riflessi Ab-origini”. Dal punto di vista musicale, invece, il progetto “Acoustic Voyagers” lo vede impegnato, con Peter Neri (batterista percussionista) e Alberto Giordani (armonicista), in una sintesi della storia musicale fatta di un incastro tra chitarra acustica e didjeridoo in un processo di fusione in sincrono. Oggi Florio, forte del riconoscimento e della fratellanza con i suoi amici aborigeni del “bush” australiano, continua infaticabile la sua opera di divulgazione attraverso concerti, pubblicazione di libri, conferenze, live performance, regalandoci un esempio concreto di come un trauma non debba essere considerato necessariamente negativo ma possa rappresentare, nella sua elaborazione, un impulso al coraggio, alla creatività, alla positività, in un continuo, ininterrotto dialogo col “bambino interiore” che vive in ognuno di noi e i cui occhioni spalancati non aspettano altro che l’occasione di guardare il mondo con un po’ di freschezza e ingenuità.

Tuttavia, invece di perdersi d’animo e di subire il distacco come un lutto, Florio, forte della tenacia e del coraggio datogli dalle sue radici venete, ha fatto tesoro di queste esperienze, canalizzandone le sensazioni e trasformandole in forza ispiratrice, arte, luce, musica, scrittura, elaborando lo sradicamento e risolvendone gli inevitabili conflitti con una sensibilità e maturità non comuni. Infatti, invece di travalicare quello che definisce “il sacro limite dell’identità”, finendo per fare di una cultura una parodia, Florio,

© Cristiano Rando, 2013.

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CRISTIANO RANDO Fotografo

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EIKON ARTMAGAZINE SCRITTORI EMERGENTI

www.ilsegretonellosguardo.it

VALENTINA CASAROTTO IL SEGRETO NELLO SGUARDO La scrittrice vicentina Valentina Casarotto racconta Rosalba Carriera, la ritrattista veneziana più amata del Settecento C’è sicuramente uno stretto legame fra la vicentina Valentina Casarotto, docente e storica dell’arte e il personaggio della sua opera prima narrativa, dal titolo “Il segreto nello sguardo” - Angelo Colla Editore, 2012 - www.ilsegretonellosguardo.it Queste fittizie Memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d’Europa -come cita il sottotitolorendono finalmente conto al grande pubblico di una delle glorie artistichedel XVIII secolo che, assieme a Tiepolo, Canaletto e Bellotto regalarono un tramonto indimenticabile all’inesorabile declino della Repubblica di Venezia . Un’opera prima questa che, malgrado una concorrenza agguerrita, è stata insignita del Primo Premio Mario Soldati 2012 Sez. Narrativa del Centro di Cultura M. Pannunzio di Torino. Ma da dove nasce questo legame tra due donne di secoli e di estrazioni diverse? Valentina Casarotto ha lavorato per molti anni alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dove, giorno dopo giorno i ritratti di Rosalba Carriera da fonte di curiosità sono diventati oggetto di studio assiduo. Per scrivere il suo romanzo però l’autrice ha anche intrapreso l’affascinante esplorazione della personalità della donna, del suo pensiero espresso nella copiosa corrispondenza, e se possibile - con un transfert quasi medianico- della sua anima. Un legame costruito nel tempo, con passione e dedizione, doti in questo caso condivise, attraverso i secoli, sia dalla vicentina sia dalla veneziana.Con uno slancio quasi inconsapevole dell’arditezza della sfida- fatto notato e lodato dalla critica- la Casarotto inscena nella finzione narrativa del suo romanzo una confessione a cuore aperto, quasi strappata alla pittrice sul filo della vecchiaia che la sta privando della vista e giusto prima di cedere alla pazzia, come dice Rosalba magra consolazione per chi non intende dar gioco e partita alla sorte senza tentare un ultimo fiero scacco. Il romanzo, costruito con mano ferma sui documenti storici, - lettere e diari, frammenti e cronache ad ampio raggio- ma con ariosa invenzione nelle occasioni, nella fiction degli scenari veneziani e parigini e nelle liaisons sentimentali, riesce a dar voce a una delle artiste più acclamate di tutti i tempi, una delle rare pittrici che l’arte debba ricordare per i soli meriti artistici e non per gli scandali della vita privata. A quel tempo era un onore ambito da molti, tra sorrisi arroganti e civettuoli sfarfallii di ventagli, lasciar cadere quasi distrattamente nella conversazione di possedere un ritratto della veneziana… Con un viaggio nel tempo il racconto ci guida per campi, campielli e teatri veneziani sulle note delle ultime opere di Vivaldi, o ci conduce danzando nelle sfarzose feste della Parigi del Reggente, immergendoci nel senso più autentico del secolo. Le vicende storiche internazionali e quelle private della pittrice, inevitabilmente intrecciate, sono narrate con un linguaggio che guida con naturalezza alla comprensione di un mondo antico e lontano. Quasi inaspettatamente scopriamo così che il Settecento racchiude preziosi germogli comportamentali di una modernità sconcertante, a cominciare proprio dalle vicende tutte al femminile di Rosalba e delle sue amiche letterate (sopra, Luisa Bergalli ritratta come Allegoria dell’eloquenza) e artiste (sotto, la ballerina Barbara Campanini detta la Barberina), donne che gettano le basi per i primi importanti riconoscimenti del valore e del merito femminili. Il titolo del romanzo, Il segreto nello sguardo, racchiude l’essenza del libro: lo sguardo di Rosalba, preciso, psicologico ante litteram e indagatore, ha saputo instillare nei suoi pastelli le fattezze fisiognomiche della persona, il culto del personaggio e la più o meno nascosta personalità dei modelli. Sottili giochi di emozioni sono sfumati negli occhi dei suoi ritratti: la malinconia negli aristocratici; la protervia del potere per diritto di nascita nei reali; l’ingenua fanciullezza nei bambini; la certezza del proprio fascino nella malizia delle nobildonne; e nello splendido ritratto della contessa Caterina Sagredo Barbarigo - scelto come copertina del romanzo – ha infuso tutto il temperamento indomito di una donna indimenticabile. Come ha magistralmente ha scritto Roberto Longhi – Rosalba Carriera ha saputo interpretare la svaporata delicatezza di un’epoca, ora restituita in un romanzo che ha riscosso il plauso unanime dei lettori e della critica.

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EIKON ARTMAGAZINE ARTISTI EMERGENTI

ANDREA CASTELLO - BARITONO

web site: www.andreacastello.it email: info@andreacastello.it twitter: castellomusica

UNA PROMESSA PER IL FUTURO

Il basso/baritono Andrea Castello, ormai da cinque anni residente in città, sta riscuotendo particolare successo nel mondo dell’opera lirica sia come cantante sia come organizzatore di eventi di spicco di livello Internazionale. Fin da piccolo appassionato di musica lirica, a soli diciassette anni grazie alla sua intraprendenza organizza un concerto lirico presso Rottanova di Cavarzere, un piccolo paese che però diede i natali al grande direttore d’orchestra Tullio Serafin, colui che scopri il talento della divina Maria Callas. Da quel momento Andrea si inserisce nel mondo della lirica in modo progressivo ma inesorabile, tanto da organizzare il primo concerto di Natale presso la parrocchia Pontificia di Sant’Anna nella Città del Vaticano a soli 22 anni. Un appuntamento questo che ancor oggi lo vede impegnato sempre nel mese di dicembre, sia come organizzatore sia come cantante. Castello abbina alla sua carriera musicale solistica la funzione di direttore artistico del circolo “Amici del maestro Tullio Serafin” di Cavarzere, e la carica di Presidente dell’associazione culturale “Concetto Armonico, che quest’anno ha organizzato il concerto di Natale presso la Chiesa di Schonbrunn a Vienna. Molti impegni che però non lo distolgono dalla sua professione artistica che sempre più spesso lo vede protagonista di numerosi recital, soprattutto di musica lideristica, con grande consenso da parte del pubblico e della critica. Prossimamente per Andrea Castello gli impegni si fanno sempre più fitti e pregevoli, a cominciare dall’autunno 2013 con un calendario di concerti di musica lideristica molto impegnativo: un Recital che inizierà il 21 settembre 2013 presso l’oratorio di San Nicola di Vicenza, poi sarà il turno di Santa Corona, sempre a Vicenza, per tornare nella sua natia Cavarzere, e ancora Torino e Roma, per poi partire in tournée in Europa con tappe a Vienna e a Londra. Il recital presenterà al pubblico dei lieder di Schumann, Schubert e Mahler, accompagnati al pianoforte dal maestro Fausto di Benedetto. Per Vicenza, sua città d’adozione, Andrea ha pensato ad una serie di importanti appuntamenti a livello Internazionale con la lirica, promossi dall’associazione culturale “Concetto Armonico”. Primo fra tutti il concerto di sabato 11 maggio presso la Basilica di Monte Berico, dal titolo: “Salve Regina” con il soprano Daniela Dessi’ ed il tenore Fabio Armiliato, due grandi della musica lirica, con cui Andrea collabora molto spesso. Successivamente, dal 9 al 27 luglio 2013 inizierà il primo “Vicenza in lirica” ospitato nello splendido complesso artistico delle Gallerie d’Italia Palazzo Leone Montanari, che si è resa subito disponibile a collaborare per la lodevole iniziativa. “Vicenza in lirica” prevede una serie di master class di canto lirico con insegnanti di fama mondiale, come il tenore Fabio Armiliato, il basso Roberto Scandiuzzi e il pianista e liederista Norman Shetler. Le master class vedranno iscritti allievi da ogni parte del mondo, che si esibiranno davanti al pubblico sia durante il saggio finale presso palazzo Leone Montanari previsto per il sabato, sia nelle altre attività organizzate dall’associazione durante le tre settimane di durata dell’evento. Oltre ai concerti, l’associazione presenterà alla città ed al pubblico presente una serie di conferenze relative alla musica, alcune presentazioni di libri e di tesi di laurea sempre di argomento musicale, concerti d’organo e concerti corali. In quei quindici giorni la città di Vicenza respirerà l’aria sublime della musica e dell’opera. Castello si avvale anche di importanti collaboratori, nomi importanti del mondo dello spettacolo che da sempre lo sostengono e lo stimano: i soprani Daniela Dessì e Katia Ricciarelli, il tenore Fabio Armiliato, il maestro Giuliano Fracasso, il ballerino del Royal Opera house di Londra Fernando Montano, l’attrice Simona Marchini. A questi si aggiunge una collaborazione anche con il presentatore italiano per eccellenza, Pippo Baudo ed Enrica Bonaccorti, che hanno introdotto il concerto di Natale in Vaticano negli anni scorsi. Il prossimo 19 maggio il baritono sarà ospite di un Charity galà presso l’Hippodrome Casinò di Londra , città che lo vedrà protagonista in altri importanti appuntamenti, sia di musica lideristica sia in occasione del Natale londinese. Castello è anche ideatore del prestigioso concorso lirico dedicato al grande direttore d’orchestra Tullio Serafin che verrà organizzato in seconda edizione, dal 14 al 17 maggio, con una giuria di prestigio presieduta dal soprano Daniela Dessì. L’intraprendenza, la professionalità e la passione dimostrata dal giovane hanno fatto conoscere ad un ampio pubblico le sue doti di cantante - dalla voce dalla linea elegante e raffinata più propensa ad un repertorio legato ed espressivo - ma un sempre maggiore consenso di pubblico accompagna gli appuntamenti di prestigio che riesce ad organizzare con tanta dedizione. L’associazione “Concetto Armonico” e il lavoro di Andrea Castello hanno l’ambizioso proposito di dare spazio a molti giovani artisti che vogliono fare esperienza nel difficile mondo del teatro e della musica lirica, proponendo al pubblico una fitta rete di appuntamenti che valorizzino la grande cultura musicale italiana ed europea.

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EIKON ARTMAGAZINE COMPAGNIE TEATRALI

COMPAGNIA TEATRALE “LA TRAPPOLA” TRENTANNI DI TEATRO AMATORIALE DOC

Formazione di vicentini provenienti da esperienze e percorsi teatrali diversi, fondata nel 1983, “La Trappola” prendeva questo nome perché fosse di buon auspicio: per “catturare, intrappolare” l’attenzione di un sempre più vasto pubblico.Fin dai primi anni di attività con le sue produzioni la Trappola non solo è riuscita a guadagnare un sempre crescente numero di estimatori in città, ma si è fatta applaudire a livello nazionale. Nel Gruppo si manifesta lo spirito vicentino del fare, del creare, del gusto per il bello, ma anche la semplicità dello stare in allegra compagnia, del divertimento “intelligente”, che sempre stimola e suscita la riflessione. Quando la Compagnia rappresenta i suoi spettacoli nei diversi teatri italiani porta con sè l’ immagine di Vicenza, racconta i valori, la forza, il dinamismo, l’arte e la cultura della città. Nel corso degli anni al nucleo storico, costituito da attori e collaboratori in evidente possesso di qualità e saperi ben sedimentati, si sono aggiunti numerosi appassionati e attualmente la Compagnia vanta oltre trenta iscritti di varie età, che donano gratuitamente tempo libero, talento, estro e fantasia. Dentro “La Trappola” le persone trovano uno spazio per crescere nelle relazioni, nella creatività, nella conoscenza in un clima di serena collaborazione. Dialogo e confronto consentono l’armonico sviluppo del Gruppo, il raggiungimento di sempre nuovi, stimolanti traguardi. La sfida è quella di continuare ad offrire, con grande umiltà e rispetto per il pubblico, spettacoli diversi, coinvolgenti e ben curati, inventando, sperimentando, trasformando, costruendo, mettendosi alla prova senza perdere il gusto del gioco, della ricerca di nuovi modi di fare teatro. Gli associati condividono un percorso artistico e umano fatto di gratificanti successi e qualche delusione, di impegno ed enorme sforzo organizzativo attualmente sostenuto in modo particolare dal Presidente Maurizio Cerato, Lidia Munaro e Annarita Scaramella.

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Il teatro in Trappola è lavoro quotidiano in costante, delicato equilibrio tra vita famigliare e lavorativa, è gioia, ma anche sacrificio. Il teatro in Trappola è anche sottile soddisfazione: che piacere cogliere insieme l’istante in cui uno spettacolo “prende vita”, lasciarsi sopraffare, mano nella mano, dall’applauso convinto del pubblico, calcare il palcoscenico di teatri densi di storia come l’Olimpico di Vicenza o il Rossini di Pesaro. Il teatro in Trappola è dedizione, ma soprattutto irrinunciabile ricchezza grazie all’incrollabile passione, alla tenacia, alla comunione di intenti e capacità di condividere che oggi supera qualsiasi interesse personale, ovvero, alla profonda, leale amicizia che lega i componenti del Gruppo. Il teatro in Trappola è sensibilità verso importanti Onlus vicentine, è scambio ed entusiastica collaborazione con artisti di altre formazioni, con il Gruppo Teatrale La Favola e i suoi giovanissimi attori, con associazioni letterarie e musicali, con biblioteche e congregazioni religiose. Nel 2012 La Compagnia è stata chiamata a realizzare uno spettacolo-evento sulla vita di un vicentino illustre, Don Ottorino Zanon, prossimo alla beatificazione; un’ esperienza emozionante che ha consentito la realizzazione di un filmato inviato in tutte le sedi missionarie del mondo ispirate al grande Sacerdote. La direzione artistica della Trappola ha sempre alternato spettacoli di generi diversi spaziando dalla commedia al testo drammatico, dal genere dialettale alla farsa, dal recital alla sacra rappresentazione, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti dalla critica e dal pubblico. Tra le produzioni degli ultimi anni, per le quali si sono alternati alla regia Alberto Bozzo, Pino Fucito e Maddalena Galvan, ricordiamo il classico goldoniano “Gli Innamorati” e lo spettacolo al femminile “Donne sul filo” di Autori vari. Le brillanti commedie “Twist” di C. Exton e “Variazioni sulla


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quarta corda” di S. Fayad, realizzate per serate all’insegna della risata, per divertire e divertirsi. Un cenno particolare merita la spumeggiante “Tango, Monsieur?” di Aldo Lo Castro che si avvia a diventare il nuovo cavallo di battaglia della Compagnia: premiata in varie manifestazioni nazionali e rappresentata , oltre che in gran parte del Veneto, un po’ ovunque in Italia: da Bolzano a Pesaro, da Gorizia a Viterbo, da Trento a Formia, da Brescia a Fabrica di Roma per citare alcune piazze. Nel 2011, centenario della morte del celebre scrittore vicentino Antonio Fogazzaro, la Compagnia ha proposto l’atto unico in dialetto veneto “El garofolo rosso” . Con la pièce, rientrata tra le manifestazioni promosse dal Comitato Regionale per le celebrazioni fogazzariane coordinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, la compagnia ha animato diversi eventi nei luoghi in cui lo scrittore ha vissuto e ambientato i suoi romanzi, tra questi, la rappresentazione presso la prestigiosa Villa Montanina, già dimora dello scrittore, per il Centenario Fogazzariano organizzato dal Comune di Velo d’Astico e l’applaudita rappresentazione al Chiostro dei Proti di Vicenza. Grazie alla completezza dei caratteri dello spettacolo in ogni particolare, nonché per la forza recitativa del Gruppo trattando con abilità e professionalità una lingua dialettale complessa,”El garofolo rosso” si è recentemente aggiudicato il Primo premio al VII° Concorso Regionale “Il Grappolo d’oro” di Barbarano Vicentino e la partecipazione ad una particolare serata nella deliziosa cornice del Teatro Accademico di Castelfranco Veneto. Dal genere dialettale al drammatico con un allestimento di spessore di J. Anouilh: “Il viaggiatore senza bagaglio” che in pochi mesi ha conquistato la partecipazione al 22° Festival Internazionale di Gorizia, al 25° Festival Nazionale Maschera d’Oro di Vicenza, all’8° Festival Nazionale “Paolo Dego” di Ponte nelle Alpi ( BL ), il Primo Premio e una pioggia di riconoscimenti individuali alla 3° Festival Nazionale “Marcello Mascherini” di Pordenone. Altra importante messa in scena di J. Anouilh:“Becket ed il suo re” avvincente dramma storico che verrà distribuito nella stagione autunno-inverno 2013-2014. Mentre proseguono le repliche degli spettacoli in repertorio la compagnia è nuovamente impegnata nella messa in scena di un testo che debutterà a fine giugno: “Una tonnellata di soldi” di Evans e Valentine scanzonata commedia ispirata al fumetto, con l’inserimento di parti cantate e ballate che rappresentano una novità ed una elettrizzante sfida per gli interpreti. Fervono inoltre i preparativi per uno spettacolo-evento pensato per festeggiare i trent’anni di attività. Auguriamo altri meravigliosi trent’anni a “La Trappola”, ai generosi, inesauribili, versatili appassionati che continuano a trasmettere la vitalità e il contagioso entusiasmo che animava i primi anni della compagnia. Un sincero grazie al pubblico vicentino che attribuisce considerazione e pregio al “teatro per passione”.

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www.latrappola.it

INCASTRATI

(C. Goldoni, Il Bugiardo)

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EIKON ARTMAGAZINE STUDI FOTOGRAFICI Luca Chilesotti www.studiochilesotti.it

LUCA CHILESOTTI

LA RICERCA DELLA PURA IMMAGINE

Sono classe 1973 ed ho la fortuna di avere un padre ed una madre molto giovani ed entrambi artisti. La fotografia e’ presente nella mia famiglia sin dalla generazione precedente a quella di mio padre. Infatti il mio prozio Giacomo Chilesotti aveva impressionato una miriade di lastre, sviluppate e stampate in una stanza-laboratorio in un’antica casa di Thiene. Per quel che mi riguarda, ho passato piu’ tempo della mia infanzia/adolescenza nello studio fotografico di famiglia (tra modelli, art director, stylist e truccatori) che con i miei coetanei. Dal 1998 sono socio dello “Studio Chilesotti”, dove realizziamo immagini specificatamente pensate e create per la comunicazione delle aziende. Ho scelto di inviarvi 5 immagini che non hanno nulla di legato a marketing, brand , strategie di vendita. Questi ritratti sono il frutto di una ricerca svolta in India finalizzata alla pura immagine. Le persone ritratte sono gente comune e non modelli professionisti. Accanto ad un’esterno con una ragazza indiana con il viso irrorato da un sottile rivolo d’acqua, una donna Coreana in due situazioni quasi Zen . Infine, una ragazza nata a Chennay (India sud orientale) da genitori europei, che sogna una vita “street-punk” nella Londra dei Sex Pistols. Luca Chilesotti.

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EIKON ARTMAGAZINE CONCORSI FOTOGRAFICI

FOTOGRAFARE VICENZA IN MEMORIA DI NERI POZZA

Fotografare Vicenza

CONCORSOFOTOGRAFICO

VIVIVICENZA

LE QUATTRO STAGIONI

L’uomo dovrebbe vivere nella città che gli somiglia... eppure vi sono uomini di intelligenza non volgare che vivono tutta una vita in una città senza mai averla guardata in faccia. Non conoscono il tessuto delle piazze, il percorso dei fiumi, la struttura e la bellezza delle case e delle piazze, il disegno dei giardini. (Neri Pozza) Fotografi partecipanti: 01. Barcarolo Enrico 02. Barone Alberto 03. Battaglia Mia Augusto 04. Bombasin Martina 05. Carnielli Ennio 06. Cunico Antonio 07. Dalla Gassa Giovanni 08. Dalla Pozza Francesco 09. Di Giangi Massimo 10. Frigo Ornella 11. Giorgi Alessandra 12. Girotto Michele 13. Guerra Alice 14. Guerra Andrea 15. Lacasella Carlo 16. Lavarda Nico 17. Marino Giorgio 18. Menguzzato Carmen 19. Mercanzin Ivano 20. Milani Luca 21. Mussato Michela Lia 22. Rigoni Dario 23. Semilia Angela 24. Simonato Paola 25. Valle Nives 26. Viale Francesca 27. Visentin Antonio 28. Zaltron Elisa 29. Zanon Fabiola 30. Zanotto Luciana

Il concorso fotografico “Fotografare Vicenza” promosso dall’Ass. VIVI VICENZA è finalizzato alla pubblicazione di una guida illustrata in grado di offrire informazioni, stimoli ed emozioni a coloro che desiderano conoscere gli itinerari storici, artistici, culturali e fotografici di Vicenza, considerata nel mondo accademico un modello di città ideale dell’umanesimo rinascimentale. Le immagini fotografiche hanno il pregio di rivelare scorci, punti di vista e visioni che normalmente sfuggono al visitatore frettoloso, ma anche a “quegli uomini di intelligenza non volgare che vivono tutta una vita in una città senza mai averla guardata in faccia” (Neri Pozza). Il concorso “Le Quattro Stagioni vicentine” si articola in due fasi che raccolgono le immagini relative al periodo autunno-inverno e al periodo primavera-estate. Le 12 fotografie più significative di ogni stagione saranno inserite nella guida Vicenza Vogue - pubblicata e distribuita in concomitanza della mostra “Verso Monet” prevista in Basilica palladiana sul tema del paesaggio “Tra Seicento e Novecento” dal 22 Febbraio al 4 Maggio 2014. Il concorso di articola in tre sezioni: 1. Scorci urbani (piazze, vie, palazzi, chiese) 2. Scorci naturali (fiumi, ponti, giardini, ville) 3. Scorci temporanei (attimi, riflessi, eventi, urban walking) La giuria composta dai soci dell’associazione ha deciso di premiare 1. Scorci urbani: DALLA GASSA GIOVANNI 2. Scorci naturali: FRIGO ORNELLA 3. Scorci temporanei: BOMBASIN MARTINA I vincitori ricevono in premio la pubblicazione di una pagina personale all’interno della rivista Vicenza Eikon. La giuria ha inoltre selezionato dalla pagina facebook di “fotografare Vicenza” le 24 immagini stagionali che verranno pubblicate nella guida Vicenza Vogue di Fenbbraio 2014. Tutti i partecipanti riceveranno la guida in omaggio.

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NERI POZZA


EIKON ARTMAGAZINE SCORCI URBANI

SCORCI URBANI

SCORCI URBANI

SCORCI URBANI SCORCI URBANI SCORCI URBANI

© Battaglia Mia Augusto

© Cunico Antonio

© Barone Alberto

© Battaglia Mia Augusto

© Battaglia Mia Augusto

© Dalla Gassa Giovanni

© Carnielli Ennio

© Dalla Pozza Francesco

© Girotto Michele

© Girotto Michele © Girotto Michele

© Dalla Gassa Giovanni

© Girotto Michele

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

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EIKON ARTMAGAZINE SCORCI URBANI

SCORCI URBANI

SCORCI URBANI

SCORCI URBANI SCORCI URBANI SCORCI URBANI

© Guerra Andrea

© Battaglia Mia Augusto

© Guerra Andrea

© Marino Giorgio

© Marino Giorgio

© Mercanzin Ivano

© Viale Francesca

© Marino Giorgio

© Visentin Antonio © Simonato Paola

© Zanon Fabiola

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

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EIKON ARTMAGAZINE SCORCI NATURALI

© Barone Alberto

© Di Giangi Massimo

SCORCI NATURALI

SCORCI NATURALI

© Battaglia Mia Augusto

© Zaltron Elisa

SCORCI NATURALI SCORCI NATURALI SCORCI

© Battaglia Mia Augusto

© Battaglia Mia Augusto

© Barcarolo Enrico

© Barcarolo Enrico © Menguzzato Carmen

© Frigo Ornella

© Menguzzato Carmen

© Frigo Ornella

© Semilia Angela

© Zaltron Elisa

© Guerra Andrea

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

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EIKON ARTMAGAZINE NATURALI SCORCI NATURALI SCORCI NATURALI SCORCI NATURALI SCORCI NATURALI SCORCI NATURALI

© Cunico Antonio © Milani Luca

© Marino Giorgio

© Valle Nives

© Menguzzato Carmen

© Valle Nives

© Mussato Michela Lia

© Mercanzin Ivano

© Mussato Michela Lia © Mussato Michela Lia

© Viale Francesca

© Viale Francesca

© Simonato Paola

© Marino Giorgio

© Frigo Ornella

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

© Zaltron Elisa

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EIKON ARTMAGAZINE SCORCI TEMPORANEI

SCORCI TEMPORANEI SCORCI TEMPORANEI SCORCI TEMPORANEI SCORCI TEMPOR.

© Bombasin Martina © Bombasin Martina

© Barone Alberto

© Battaglia Augusto

© Battaglia Augusto

© Barone Alberto

© Battaglia Augusto © Giorgi Alessandra

© Dalla Pozza Francesco

© Battaglia Augusto

© Giorgi Alessandra

© Dalla Pozza Francesco

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

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EIKON ARTMAGAZINE SCORCI TEMPORANEI

SCORCI TEMPORANEI

SCORCI TEMPORANEI

SCORCI TEMPORANEI SCORCI TEMPOR.

© Mercanzin Ivano © Guerra Alice

© Guerra Andrea

© Semilia Angela

© Lavarda Nicoletta

© Marino Giorgio

© Simonato Paola

© Carlo Lacasella

© Giovanni Dalla Gassa

© Marino Giorgio

© Zanon Fabiola

© Viale Francesca

CONCORSO FOTOGRAFARE VICENZA

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EIKON ARTMAGAZINE DESIGNER AFFERMATI

A cura di Ada Massignani Trussardo

FRANCO PIANEGONDA

LA MAISON DI PIAZZA DEI SIGNORI

Franco Franco Pianegonda

Pianegonda

Entro arrivando al secondo piano del palazzo Monte di Pietà che dà sulla piazza dei Signori e cerco Franco, nel suo show room. Franco Pianegonda, bell’uomo alto e simpatico com’è, mi accoglie con un gran sorriso e un bacio avvicinandosi alla mia statura, dopo svariati tentativi di appuntamento, ma lui, si sa, è superimpegnato, sempre in giro per il mondo. Lo conosco da anni, incontrato molte volte nella nostra Fiera dell’Oro di Vicenza. Ci sediamo a quel tavolo lungo nell’ultima stanza, in fondo al corridoio colorato, con gli stampi delle mani di amici e cienti, passati di lì, con le loro firme sui muri, zeppo di sue creazioni e di lavori di amici artisti, con quelle finestre che si aprono sulla meravigliosa Piazza dei Signori e lo splendore perlaceo della Basilica Palladiana appena restaurata. Luogo di prestigio nella sua meravigliosa semplicità, fatto di stanze importanti, con oggetti preziosi in belle vetrine, luogo curato nell’immagine, ma dove si respira lavoro, ricerca e amicizia, come in quel suo libro di foto davvero belle, curate dall’amico photografer Marco Dal Maso, dove le donne, noi donne, ci mostriamo vere, senza photoshop, completamente bannato, con tutte le rughe e grandi sorrisi e simpatie, ecco la vera rivoluzione, con i gioielli di Franco. Ecco gli domando, avendolo visto nelle foto con Renzo Rosso, se mai avesse collaborato con lui. “Con l’amicizia che ci unisce, Renzo Rosso mi chiamò quando lui, nel 2004 - 2005, voleva estendere il Brand DIESEL ai gioielli, così come aveva fatto anche con i profumi; partecipai alle sue realizzazioni, senza disegnare, portando il mio know how a quelle che erano le sue idee perchè, a quel tempo, poche erano le aziende che potevano interpretare e creare gioielli come li voleva lui. Questo è quello che ha voluto nella nostra collaborazione. Lui è una persona che gode grande stima da parte mia. A differenza di altri Renzo è “nato” globale, il suo grand assett è di pensare in maniera globale, pur avendone moltissimi altri”.

La La Maison Maison

“Franco, hai ancora show- room in giro per il mondo, come avevi anche a Miami?” “Adesso abbiamo una piattaforma molto molto svillupata ed importante nel nostro sito on-line. Vendiamo on line perchè “show-room” oggi significa Internet e da lì comunichiamo e lavoriamo sia col Trade che con i clienti finali. Lavoriamo con tutto il mondo e questa piattaforma è, secondo il mio punto di vista, la vera e più grande rivoluzione di questa era; ci vorrà un pò di tempo per digerirla, per cui abbiamo aperto anche questo grande show- room a Vicenza che è molto importante per la comunicazione reale, poichè mi ritengo un cittadino del mondo. E come cittadino del mondo che risiede in Vicenza, e lavora ovunque, non c’è bisogno di avere delle fabbriche, ma puoi creare qui la tua base....la Maison. Mia moglie Karina ha casa a Miami, dove non abbiamo voluto però per scelta vivere a Down Town, viviamo in Bricol,... non Collins Avenue per dire, dove significherebbe vivere perennemente in vacanza, ma preferiamo vivere in un contesto più cittadino anche lì. Questa Vicenza è una città d’arte, la città dell’oro che io adoro, ed i vicentini sono belli, rappresentano la loro teuto-città, sono cittadini teutonici, radicati qui. Ti dico, sono anch’io vicentino, ma per una persona che come me deve girare le metropoli, Vicenza è una città fantastica, un posto ideale dove risiedere. E’ come essere una culla d’arte, dove c’è tranquillità, non c’è delinquenza, ci sono persone vere anche nelle loro facce e nei loro, alle volte anche pochi, sorrisi e nelle loro schiettezza; sarebbe un controsenso se non mi piacesse... Ho amici globali e uno staff di collaboratori internazionali, infatti ho una persona di New York ed una di Miami nel mio ufficio, per cui sì, tornando al dicorso show-room, oltre a questo ho anche uno show-room a Miami gestito da una donna.” “Tua sorella Maria Luisa, collabora ancora con te? Sapevo che seguiva il Marketing” “Maria Luisa è uscita dall’azienda nel 2009, adesso vive e lavora a Milano e si sta occupando di volontariato; è uscita dal settore ed è felicemente fidanzata”. “Cosa pensi della situazione Fieristica attuale e futura per il gioiello e l’oreficeria? ” “Penso che la Fiera di Vicenza stia facendo molti e importanti investimenti, per cui presumo gli orafi abbiano del futuro una visione certa di quali siano le intenzioni. Penso che Fiera sia fondamentalmente un punto d’incontro, oltre che di investimento. Certo dipende da che gente vuoi contattare, che tipo di azienda hai, con che gente vuoi

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lavorare. La Fiera di Vicenza ad esempio, possiede tutti gli ingredienti giusti da shakerare, visto che in giro per il mondo il Made in Italy è ancora il più richiesto e lo saprà certamente tramutare con aspetti positivi quando uscirà la Nuova Fiera nel 2014, ma non dipende da me. Le donne sono sempre più indipendenti ed hanno sempre piu possibilità econonomica di auto spesa, quindi è un mercato, quello del gioiello, fondamentalmente fatto per le donne, destinato a crescere. Anche per l’uomo il mercato del gioiello si è evoluto, rispetto ad una volta quando l’uomo doveva “far vedere solo i suoi muscoli”. Oggi il gioiello rappresenta la parte sensibile dell’uomo, in grado di mostrare anche la sua intelligenza oltre la forza. L’uomo che oggi indossa il gioiello mostra un mix del suo essere, un pò come il dolce ed il salato che vengono modulati piacendo entrambi; così come per le donne che stanno uscendo dalla schiavitù dell’immagine estetica che trascura la loro intelligenza. “Franco hai progetti stilistici futuri nuovi nella tua rivoluzione di fare gioiello?” A livello stilistico non ho esattamente progetti, ma continuo ad espandere ciò che faccio. La condizione di quando creo è simile a ciò che registi mentre scatti una fotografia; è un’interpretazione del momento, dove stiamo vivendo e di quello che le persone e le donne vogliono.” “E secondo te cosa vogliono le donne oggi?” “Fiuuu, questa è la Domanda... (e qui ci si mette a ridere). Sicuramente vogliono qualcosa che porti valore alla loro personalità. Penso che sono stanche di acquistare “quel” marchio e portare cose che sono portate da questa o dall’altra. La donna vuol essere se stessa e per “diventare” gioiello lei stessa. Nel compartimento lusso devi fondamentalmente capire la donna, quindi la tua domanda è: “cosa vuole la donna per se stessa?” Prima cosa vuol essere capita e vuol farti capire che è lei il “centro”, non tu. Seconda cosa è che tu devi cercare di capirla nel contesto femminile, e quando parliamo di donna, parliamo di un universo complesso. Le donne vogliono essere interpretate per quello che sono veramente, ed io faccio un tipo di gioelli per una donna che sicuramente ha una grossa personalità, che vive in maniera libera e globale... Nel mio sito “Veritas”, la donna parla soprattutto della sua essenzialità creativa che ha caratteristiche semplici: ama l’arte e ha una certa inclinazione verso l’arte, perchè la donna è la numero uno nella percezione creativa. Anche il “finto trasandato” può essere difficile da capire, ma questo tipo di donna non lo fa per apparire, anzi: questa donna ama il lusso raffinato così come ama la natura ed è come se fosse un fiore che vuol essere scoperto....con i suoi colori, i suoi tempi, il suo passo, le sue stagionalità e questa donna è un pò come il mio “cuore Veritas” che è un mix di queste due cose. E può essere anche tagliente, sì, in questo momento la donna vuole colore.... Quindi devi fare arte, perchè arte vuol dire cultura, che è un pò più in là del design. La mia donna, in qualche modo, ama le forme forti perchè la rappresentino e la incoraggino; perchè oggi si va ad acquistare un gioiello per rendersi felici e per autogratificarsi; perchè si cerca magari la pietra che assorbe la negatività, oppure ingredienti olistici che ti facciano star bene, quasi antidepressivi, tutti aspetti diversi e personalizzati da non sottovalutare” “Franco, come anticamente esistevano le commissioni dei gioielli da parte dei re e di regine, hai creato gioielli per personaggi famosi, o magari super ricchi del mondo?” “Devo dire che per me qualsiasi cliente è re o regina, ed è questo che cerco di condividere con i miei collaboratori. Ho fatto gioielli per moltissime star: per la Pausini, per Rihanna, per Jennifer Lopez, ed altre.... In questi anni abbiamo fatto giolielli per molte star, ma è più facile parlare di personaggi famosi piuttosto di quel mio amico che per i 40 anni di matrimonio ha chiesto per la moglie un girocollo fatto di 40 maglie di brillanti, con 4 giri in oro con i nomi di figli, un girocollo che vuole onorare 40 anni di vita famigliare; oppure di quando mi hanno commissionato dei semplici ciondolini con messaggi che parlano di cose personali, gioielli che devono parlare della persona. Marylin Monroe diceva che i migliori amici della donna sono i diamanti. Io penso che i migliori amici della donna siano i gioielli, non i diamanti. Il gioiello si, perchè parla di una donna; nella maggior parte dei casi le persone usano sempre gli stessi gioielli, sicuramente ti cambi la giacca, l’abito, i pantaloni, il foulard, ma il “mio” gioiello è quello che parla di te, che usi anche quando sei sotto al doccia e che tu tieni, ed hai, quasi come fosse un amico, un’amica.........”. Grazie Franco. A.M.

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EIKON ARTMAGAZINE VITA DA ARTISTA

A cura di Anna Maria Ronchin

ARCI PERSANO

VITALITA’ E LEGGEREZZA ESPRESSIVA

Arci Persano, d’origine tarantina, svolge attività artistica a Vicenza Domenico Carone e a Roma nel quartiere di San Giovanni. da più di mezzo secolo. Il suo ambito d’elezione è la pittura ad olio; Tanta produzione non corrispondere a un disvalore? si è diplomato nel 1981 alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza, No, perché deriva da un concetto mercantile che si vuole mutare corso di Disegno del M° Otello De Maria e successivamente con il nell’arte e con questa non ha niente a che fare. E’ la gente che con M° Vincenzo Eulisse alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. i suoi giudizi dà Turistico il giusto valore; in tuttiDuca questiD’Este anni ho cercato di La Struttura Alberghiera nasce a Schio Di sua invenzione è La Riunione dei pittori, il foglio illustrato che monetizzare le mie opereleeesigenze dare così ildivalore alla mia arte. per soddisfare tutte concreto quelle persone che esce ininterrottamente dal 1985, riportando, con spesso commenti frequentano la zona dell’Alto Vicentino personali, tutte le notizie acquisite nelle gallerie e nei luoghi d’arte. per motivi di lavoro e non. Recentemente, ha esposto alla Galleria Incorniciarte di Verona e in città alla Galleria Ghiribizzo di Piazza Erbe. Comoda a tutti i servizi, ai piedi del Summano, Qual è stato il tuo primo dipinto ad olio e come sei approdato agli la nuovissima Struttura Alberghiera Duca D’ Este è dotata di: attuali assemblaggi? Dal primo olio, una venduta espressionista 50X60 cm del 1961, sono 19 monolocali • 20 junior suite passato spontaneamente e senza predeterminazione, alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, a dipingere su supporti vari: carte riciclate, Monolocale scatole di cartone, bancali di legno, legni, cartoni; poi l’assemblaggio è diventata una caratteristica determinante e connaturata al mio stile. 2 Persone: La tua pittura si identifica con il gallo, perché hai scelto questo Euro 65,00 / Notte soggetto? Dopo avere esaurito il repertorio che mi ero prefissato: nature morte Junior Suite Monolocale e animali, ho incontrato il gallo ed ho scelto -la natura viva-, così il 2 Persone: per settimana: gallo è rimasto il soggetto principale dei miei dipinti. Euro 80,00 / Notte Euro 300,00 Quindi connotata di attributi riscontrabili nel presente? Sì, perché ad esempio la mela è la tentazione, la pera il pericolo delle Junior suite droghe; oppure quando è travestito da arlecchino mi rappresenta, per settimana: riflette il mio carattere; quando ha un oggetto come la chitarra, rappresenta la serenata che accompagna i sogni del committente che Euro 350,00 l’avrebbe posto sulla testata del letto; infine, può diventare simbolo Monolocale Monolocale di un luogo come nella tavola 3,00X2,20 cm collocata nel Canton del per mese: per mese: Gallo a Vicenza. Euro 700,00 Euro 800,00 I motivi ispiratori sono cambiati nei diversi anni di attività artistica? No, sono sempre stati il disegno e la pittura stessa, quindi i soggetti erano marginali per me; apparentemente la mia pittura è un divertimento, in realtà l’arte per me è gioco, e non c’è niente di più serio del gioco, perché abitua ai limiti dell’esistenza; ho conservato DUCA D'ESTE - Zona Industriale di Schio Loc.Santorso (VI) la consapevolezza che se perdi devi pagare, le regole del gioco sono Tel +39.0445.540650 - Cell +39.339.7891312 - Fax +39.0445.641562 fisse e chi trasgredisce immediatamente paga. L’artista ha le carte in www.ducadeste.net mano e se per i fruitori sembra alchimia del caso, in realtà è il frutto di ciò che ho pensato prima, elaborato con impegno e nelle profondità dell’anima. Quali sono i tuoi modelli ispiratori della storia dell’arte? di Brusaferro Sergio & C. S.n.c. Tutti i capolavori, quando l’osservatore si domanda di cos’è fatta l’opera allora significa che l’artista ha raggiunto lo scopo ed ha Progettazione - Costruzione - Installazione superato la materia per esprimere il massimo. La finzione � Serramenti ingrande Alluminio/Legno dell’arte è imitare se stessa, come quando la mano dell’artista vola � Serramenti in Alluminio Normale e Taglio Termico sulla tela � Scuri laintuaalluminio - Tapparelle e Cassonetti La tua vitalità espressiva è innegabile, pittura affascina per la leggerezza l’immediatezza del segno, sarà capace di superare la � Pareti mobili - Verande - Zanzariere caducità del tempo? � distruzione; Porte automatiche Basculanti - Portoni No, perché tutto è destinato alla per attraversare il-tempo ho fatto duemila disegni e tremila dipinti e ancora ne farò. La prossima � Recinzioni - Cancelli - Ringhiere - Scale Sistemi brevettati mostra sarà presso il Centro Culturale Rosselli di Taranto, curata da

COS.METAL

Via Lago di Levico, 16 • Località Tavernelle • 36077 ALTAVILLA VICENTINA (VI) • e.mail: info@cos-metal.eu

24 Tel. e Fax 0444 574194


SAFAC, LA STRADA PER IL SUCCESSO Semina di Trittici Bravo nella primavera 2013

La Safac di Alte di Montecchio Maggiore (VI) è un’azienda che opera da anni nel settore delle attrezzature per gelateria, pasticceria e ristorazione, dimostrandosi particolarmente attiva anche in questo periodo di difficile congiuntura economica. Il segreto di questo successo? Non solo la serietà, la competenza e l’esperienza dello staff di Safac,

ma anche la qualità dei prodotti e dei servizi offerti, tutti aspetti sui quali questa azienda, da sempre, non transige. In particolare sul gelato, che deve essere in grado di garantire con le sue proprietà organolettiche una qualità sempre più ricercata da consumatori che, tra una selva di locali, si orientano esclusivamente basandosi sull’eccellenza:“E’ impossibile ottenere un gelato davvero buono partendo da un’unica base per tutti i gusti e cambiando il sapore semplicemente aggiungendo una piccola quantità di frutta, di aromi o altro – spiega Massimo Piazza di Safac –; per realizzare un gelato artigianale di alta qualità occorre infatti lavorare ogni gusto in modo diverso. Per fare ciò il gelatiere ha a disposizione una macchina adeguata che risponde al nome di Trittico Bravo Executive, in grado di pastorizzare e mantecare ricetta su ricetta e che, oltre a creare un gelato di alta qualità, permette di produrre anche monoporzioni, semifreddi, granita alla siciliana, creme, cioccolatini

ed altro ancora”. Safac progetta e realizza l’intero laboratorio, consigliando al gelatiere le attrezzature più idonee ad operare con velocità, precisione e qualità. Grazie alla particolare attenzione prestata alle più piccole esigenze del cliente, anche l’ultima stagione ha visto l’azienda vicentina protagonista nella propria zona, contribuendo

attivamente all’apertura di decine di locali di successo. Merito anche della particolare impronta che Safac riesce ad imprimere a

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queste gelaterie, caratterizzate da un’immagine fresca, colori coordinati, ed in grado di trasmettere al cliente tutta l’artigianalità del gelato prodotto, con un’ottima struttura, stabile in vetrina e dal gusto caratteristico. Safac, inoltre, si preoccupa anche della formazione, istituendo corsi di gelateria e pasticceria gratuiti, ai quali ogni anno partecipano

decine di professionisti. Anche in vista della prossima estate sono stati veramente tanti gli operatori del settore (non solo clienti storici

dell’azienda) che hanno affollato la sala corsi di Montecchio Maggiore per assistere alle lezioni di importanti maestri di gelateria. “La dinamicità di Safac si vede, anche e soprattutto, in questi momenti così difficili per la nostra economia – continua Satanassi -. Il settore della gelateria sta “tenendo” rispetto ad altri, ma è necessario

continuare a investire nell’ottica di garantire sempre il meglio. Noi di Safac offriamo questa possibilità, e tanti nuovi clienti ci scelgono grazie alle prerogative di un’assistenza collaudata da anni, rapida ed efficace, e per la qualità delle nostre attrezzature”. Qualità, efficienza e cortesia alla Safac non sono quindi solo slogan, come dimostrano le gelaterie, vecchie e nuove, che dall’inizio del 2013 si sono affidate con fiducia all’azienda vicentina: “I nostri numeri sono veramente importanti, tengo però a ringraziare in particolare Gelat’Agno di Valdagno, Gelateria Olivieri di Arzignano, Cuor di Gelato di Caldogno, Casagrande di Asiago, De Bortoli di Verona, Latte & Stelle di Isola Rizza, Agrogelateria Tabarini dui Custoza, DolceMajo di Valdagno, oltre a Miami e Capo Nord Nice Cream di Caorle: tutte gelaterie dove l’eccellenza è di casa, e che negli ultimi mesi hanno permesso a Safac di apportare il proprio contributo”, conclude Giovanni Satanassi.


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L’ARTE DI AFRODITE La bellezza dell’anima, che sola supera il fascino di Afrodite, si rivelerà un’immaginazione estetica della psiche e nell’ammaliante potere delle sue immagini. Si rivelerà nei modi in cui la psiche dà forma ai propri contenuti – ad esempio, nella maniera in cui l’anima contiene l’erotico. Ma, soprattutto, la bellezza della psiche si riferisce al significato del bello in rapporto agli eventi psicologici. Quando siamo toccati, mossi, e aperti dalle esperienze dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile e bello.” James Hillman - Il mito dell’analisi, 1984)

PREMIOTIZIANO LA PERCEZIONE PSICOLOGICA

L’ARTE DI AFRODITE CODIFICATA DA TIZIANO - I TRE ATTI DELLA GRANDE OPERA

Percezione psicologica (opera al nero) - Percezione simbolica (opera al bianco) e Percezione archetipale (opera al rosso) ARTISTI VINCITORI ARTE NIGRESCENTE

ARTISTI VINCITORI ARTE RUBESCENTE

ARTISTI VINCITORI ARTE ALBESCENTE

01. Asinari Alice

01. Silben

01. Gioia Daniela

02. Scotti Giorgio

02. Iovino Antonella

02. Gatti Cocci Barbara

03. Matta Alessandro

03. Frassica Pietro

03. Baracchi Maria Cristina

PREMIO TIZIANO 2012/2013

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EIKON ARTMAGAZINE CONCORSO ARTISTICO

PREMIO TIZIANO

LA PERCEZIONE PSICOLOGICA - LA PRUDENZA Il Premio Tiziano è un concorso di arte alchemica contemporanea che ha come tema l’espressione artistica della percezione psicologica, assimilabile nell’Umanesimo alla virtù della Prudenza. La consapevolezza delle sensazioni, la comprensione delle emozioni e la conoscenza dei sentimenti costituisce il fondamento della “Via Umida” percorsa dagli artisti rinascimentali, e in particolare di Tiziano che l’ha codificata in tre opere: “Festa Campestre”, “Allegoria delle tre Età” e “Allegoria del Tempo governato dalla Prudenza”. La trilogia indaga sui processi di formazione della percezione psicologica in grado di innescare, sulla spinta delle passioni e di una progressiva comprensione della natura umana, il processo di individuazione che conduce a manifestare la compassione transpersonale, rappresentata dall’icona del Cristo Risorto. L’individuazione alchemica contemplata dalla “Via Umida” e percorsa interamente da Tiziano grazie alla sua longevità creativa, si configura come un triplice processo di metamorfosi che si compie attraverso l’Arte di Afrodite, l’archetipo che dona all’artista la facoltà di tradurre le emozioni (psichiche, sensoriali e intuitive), in percezione logica (critica, razionale e intellettiva) e translogica (psicologica, simbolica e archetipale). Afrodite è stata definita da James Hillman una “funzione psichica” che si manifesta spontaneamente nella mente femminile quando ricerca istintivamente l’armonia dei colori e delle forme,

l’equilibrio e la sostanza, la pace e la giustizia e non ultimo il significato del bello, del buono e del giusto in rapporto agli eventi psicologici (la funzione specchio). La mitologia greca insegna che all’inizio la funzione percettiva (Venere) svolge il compito di mediare i conflitti e di sostenere l’azione (Marte), ma poi evolvendo nella razionalità discorsiva (Zeus) e creativa (Vulcano) diventa lo strumento cardine dell’arte, della diplomazia, della guerra e infine “il terzo occhio” degli artisti, dei saggi e dei veggenti che la utilizzano per comprendere in anticipo le dinamiche economiche, sociali e politiche e il significato spirituale delle esperienze. La trasmutazione della percezione attraverso la funzione psichica, sensoriale e intuitiva contenuta in forma potenziale nell’archetipo di Afrodite non avviene spontaneamente. Le potenzialità evolutive vengono facilmente represse da processi di razionalizzazione che inibiscono la consapevolezza di sè (funzione anima) in grado di integrare quegli elementi dell’inconscio che risultano poi decisivi per intuire la dimensione spirtuale dell’Arte. Altre volte le funzioni creative dell’archetipo rimangono sopite, inespresse, oppure circoscritte nell’ambito della ricerca estetica, della moda, del piacere sensoriale e dell’attività manuale, che non escudono tuttavia lo sviluppo della percezione sul piano della consapevolezza, comprensione e conoscenza psicologica, la triade che dà forma e contenuto alla virtù della Prudenza.

ARTISTI 01. Agostini Stefano

02. Albano Eleonora 03. Arena Vittoria 04. Ascani Achille 05. Asinari Alice 06. Babini Giuliano 07. Balice Salvatore 08. Baracchi Maria Cristina 09. Battagliola Cinzia 10. Bogumil Ksiazek 11. Boldrini Andrea 12. Bortolussi Andrea 13. Camplone Alfonso 14. Campominosi Irene 15. Cau Valeria 16. Cavalleri Roberta 17. Ceborska Ewa 18. Cirillo Anna 19. Conti Paolo 20. Crotti Beatrice 21. Dallera Silvana 22. De Iure Giuseppe 23. Di Attanasio Regina 24. Dimastrogiovanni Jacopo

PREMIO TIZIANO 2012/2013

25. Fabiano Beniamino 26. Ferrara Italo 27. Frassica Pietro 28 Gatti Cocci Barbara 29. Giagnorio Luigi 30. Giampà Antonio 31. Gioia Daniela 32. Giorgi Tiziano 33. Greco Bruno 34. Ghukasyan Liana 35. Guidi Nobile Gloria 36. Iadicicchio Bianca Maria 37. Iovino Antonella 38. Lo Feudo Adele 39. Maffioli Sonia 40. Mariotti Marianna 41. Martucci Raffaella 42. Matta Alessandro 43. Maver Gianluca 44. Mazzi Giovanni 45. Moira Franco 46. Papikian Eva 47. Parisii Annalisa 48. Poggioni Massimiliano

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49. Polla Erin 50. Raugei Iacopo 51. Reale Stefano 52. Ricca Patrizia 53. Rizzi Marco 54. Rizzini Marco 55. Rizzuti Carmela 56. Roncato Milko 57. Rustica Giuditta 58. Salvati Emma 59. Sandrelli Francesco 60. Scelzo Anid 61. Scotti Giorgio 62. Silben 63. Silva Andrea 64. Stefanelli Paolo 65. Tabasso Francesco 66. Tindara Pruiti Maria 67. Tronfi Maria Teresa 68. Valiati Luisa 69. Valota Sergio 70. Venturini Guido 71. Zadra Michaela 72. Zolfo Alessia


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Tiziano: Festa campestre

Tiziano: Venere allo specchio

“Festa campestre”: la consapevolezza psicologica La prerogativa della percezione è di essere sempre al di là dell’immediatezza sensibile, in una dimensione temporale che annuncia l’avvento del potenziale futuro. La funzione propriocettiva, rappresentata simbolicamente dallo “specchio”, permette di diventare consapevoli del profluvio di sensazioni (i putti) che giocano incessantemente a creare umori, opinioni e intenzioni spesso determinanti per l’azione. La propriocezione è una delle tre modalità operative della mente femminile in grado di stabilisce un legame tra percezione e sensazione. L’una viene alimentata dall’altra e viceversa, al punto che lo sguardo diventa il centro di esperienza in cui avviene la trasmutazione della sensazione in emozione sensoriale (il putto raccoglie la mela) e intuizione sensoriale (il putto scaglia la freccia).

specchio” che ci permette di associare a ogni immagine un tono affettivo, la percezione translogica aggiunge ulteriori parametri di valutazione come l’aspetto motivazionale, l’analisi delle circostanze, il ricordo delle esperienze pregresse e la proiezione di ciò che emerge dal processo di elaborazione degli elementi razionali nel tempo futuro, o in scenari predefiniti dalla specializzazione cognitiva (tecnica, scientifica, filosofica, religiosa). Il processo di analisi logica e valutazione translogica delle immagini dà forma alle qualità mentali della Prudenza, la Virtù che insieme alla Temperanza, alla Fortezza e al Giudizio definiva le quattro fasi cardinali di trasformazione della psiche inconscia in coscienza sensoriale, razionale, intuitiva e cognitiva.

Tiziano descrive il processo di presa di coscienza delle sensazioni dipingendo la statua di Afrodite (Venere in Taurus) rivolta verso due donne: una intenta a guardarsi allo specchio (enterocezione) mentre l’altra proietta lo sguardo fuori dalla cornice (esterocezione). La moderna neuroscienza ravvisa nella modalità enterocettiva il fondamento della consapevolezza di sè (funzione anima), e nello sviluppo dell’esterocezione la nascita della consapevolezza di relazione (funzione animus). La “funzione anima” diventa “riflessiva” quando l’attenzione si sposta verso gli “umori” interni suscitati dalle immagini esterne. La “funzione animus” procede invece nel senso inverso per cui è possibile farsi una “opinione” delle immagini esterne prestando ascolto alle informazioni interne trasmesse al cervello dal sistema delle ghiandole endocrine (il sè psichico). L’alchimista in grado di intrecciare gli “umori dell’anima” con le “opinioni dell’animus” diventa consapevole del “gioco delle sensazioni” e impara l’arte della percezione psicologica di selezionare le immagini che corrispondono alla realtà dei fatti, oppure quelle che alimentano le intuizioni sensoriali, intese da Jung come “percezione delle possibilità contenute in una situazione”. Se la percezione logica registra ciò che è gradevole o sgradevole, bello o brutto, vero o falso, parimenti le immagini mnemoniche evocate portano con sè fenomeni emotivi concomitanti, chiamati “toni affettivi”. In questa maniera un oggetto, un volto, l’immagine di una persona o la manifestazione di un moto d’animo ci appare sempre legata alle sensazioni che abbiamo provato in quel momento. Il linguaggio definisce questo processo sentimento. La percezione logica (Venere Pandemia) diventa translogica (Venere Urania) nel momento in cui le informazioni sensoriali vengono passate al vaglio della ragione e dell’esperienza cognitiva contenuta nella memoria. Mentre la percezione logica è sostenuta dalla “funzione

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La coscienza alchemica è in grado di collegare i quattro “assi” dell’esperienza di sè (sensazione, intuizione, sentimento e ragione) con la fase finale del giudizio emotivo e razionale (Venere si mette la mano sul cuore). L’aspetto che più influisce sul “trattamento prudente” dei dati percettivi è infatti collegato all’esperienza emotiva che si accumula nel corso del tempo. La prudenza dell’anima (coscienza psicologica) non procede da schemi di razionalizzazione, ma incrocia i dati provenienti dalla propriocezione con i dati serbati nella memoria, dove sensazioni, emozioni e sentimenti vengono raccolti e archiviati per poi affiorare alla coscienza durante la fase di introversione creativa peculiari delle donne, degli artisti e dei saggi. Spesso queste informazioni filtrano nella memoria al di sotto della soglia di coscienza andando così a sedimentare l’inconscio, considerato da Jung (e Tiziano) non un caotico deposito di emozioni rimosse, ma la fonte della creatività in cui immergere le mani durante le operazioni artistiche. La consapevolezza psicologica scaturisce da un processo di sintesi tra sensazione e percezione, esperienza e ragione, conscio e inconscio, per cui la facoltà “divina” dell’intuizione si configura come percezione delle possibilità contenute in una situazione, “lampo e tuono” generati da una specifica relazione tra funzioni “cerebrali” contrapposte. Tuttavia anche la percezione più prudente può essere deviata, deformata e manipolata da una erronea o superficiale raccolta dei dati percepiti. Lo stress, il coinvolgimento emotivo, il disordine, la confusione mentale, la mancanza di metodo, l’assenza di prove, documenti e testimoni, oppure la cecità inconscia che induce a non voler vedere le cose come stanno, influisce pesantemente sulla valutazione delle immagini riflesse dalle cose, dalle persone o nella ricostruzione degli eventi, rendendo inutile e scadente ogni forma di inferenza razionale e ricerca intellettiva della verità e della realtà. Sul modello tracciato dagli alchimisti, Tiziano opera un processo di obliterazione artistica della razionalità finalizzata agli scopi materiali (Saturno), da cui emerge la razionalità psicologica e discorsiva dei saggi (Zeus)

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EIKON ARTMAGAZINE Tiziano: Spirito mercuriale/L’uomo dal guanto

Tiziano: Allegoria delle tre età.

“Allegoria delle tre età”: la comprensione psicologica Percepire un oggetto, una situazione o un fenomeno non significa semplicemente selezionare gli stimoli immediatamente presenti e caricare quelli utili alla proiezione futura, in vista di un interesse specifico da utilizzare al momento giusto. La percezione finalizzata agli scopi, specie quella che ispira l’azione opportunistica, è perfetta per costruire il mondo materiale, ma è inadeguata a innescare la volontà di autotrascendenza inscritto nel genoma umano. La percezione può essere intesa come una “funzione tecnica” che sulla base di uno specifico desiderio, interesse, pensiero e convinzione è in grado di di offrire un senso, prefigurare uno scopo, alimentare speranze, accendere passioni, fomentare illusioni, anche dove non sussistono le condizioni preliminari necessarie. La percezione tecnica capace di recepire i dati del presente e di proiettarli nel tempo futuro, è diventata uno strumento indispensabile per ogni tipo di previsione, piano, progetto e strategia d’azione. La percezione satellitare invia dati oggettivi che possono essere analizzati e studiati dal punto di vista metereologico o militare, mentre la percezione scientifica supportata da strumenti tecnologici sempre più evoluti, è l’unico strumento in grado di avvalorare teorie, sostenere ipotesi e verificare i principi elaborati sulla base del linguaggio logico-matematico. Quando nell’età moderna Cartesio inaugura la percezione scientifica nella sua sua funzione anticipante, afferma che non bisogna lasciarsi sommergere dal profluvio di informazioni che provengono dall’osservazione della natura, ma occorre anticipare lo schema ipotetico e vedere se la natura risponde a questo schema. Da allora la Ragione ha assunto il compito di indagare, scoprire e rivelare i legami segreti, le relazioni nascoste, gli schemi, i giochi e le categorie che sono alla base di ogni relazione tra le cose. Solo in questo modo Io razionale è in grado di formulare ipotesi e di affrancarsi dall’essere sommersa dalle cose che lo circondano e che agiscono fisicamente e sensibilmente su di lui. Lo sviluppo del metodo scientifico non ha potuto prescindere da questa scelta di privilegiare la funzione “tecnica” che ha permesso alla società occidentale di sostenere il progresso scientifico e la conoscenza delle leggi della materia. Tuttavia allo sviluppo abnorme della percezione tecnica-scientifico corrisponde un conseguente depotenziamento della percezione emotiva che dischiude invece le porte alla comprensione psicologica e all’autotrascendenza. L’alchimia delle emozioni nasce dal contenimento della pulsione che favorisce la riflessione e dischiude alla vita artistica, contemplativa e meditativa. Evolve dalla capacità del linguaggio di nominare le sensazioni, di esprimere i desideri e di fissare i sentimenti sulla base delle motivazioni, delle decisioni che determinano una personale visione del mondo e filosofia di vita. Conoscere il linguaggio più adeguato per ogni situazione e circostanza, non significa tuttavia realizzare quella

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comprensione psicologica (spiritus) che invece origina dal pensiero. “Ciò che è cosciente sembra fluire in noi come percezione dei sensi. Noi vediamo, ascoltiamo, palpiamo e odoriamo il mondo, e così siamo coscienti del mondo. La percezione sensoriale ci dice che qualcosa è. Ma non ci dice cosa è. Questo non ce lo dice il processo percettivo ma il processo appercettivo, che è una funzione assai complessa, perchè mette insieme diverse funzioni e i relativi processi psichici da cui emerge il riconoscimento di ciò che è stato registrato dai sensi. Questo riconoscimento origina da un processo che è detto pensiero. Il pensiero ci dice che cosa è qualche cosa”. (Jung) L’Allegoria delle Tre Età rappresenta in questo senso una specie di manifesto pedagogico in cui Tiziano spiega per immagini e simboli le tre fasi di evoluzione del processo appercettivo attraverso le funzioni pre-logiche (infanzia), logiche (giovinezza) e translogiche (maturità). L’appercezione è una funzione del cervello superiore in grado di generare schemi di decodificazione e interpretazione dei sentimenti in chiave psicologica, simbolica e archetipale. Anche nella storia dell’arte è possibile ravvedere il triplice schema evolutivo. Le prime incisioni nelle caverne testimoniano lo sviluppo della percezione pre-logica (psichica, sensoriale e intuitiva) compiuta attraverso l’invenzione di segni, simboli e codici di rappresentazione della realtà. Grazie al successivo sviluppo del linguaggio emergono nei millenni i processi logici peculiari della coscienza razionale che rendono possibile la civilizzazione degli istinti e la trasformazione della pulsione in percezione critica, razionale e intellettiva. Duemila anni di civilizzazione tuttavia non sono tuttavia stati sufficienti per completare l’ultimo stadio evolutivo. Il passaggio dalla percezione psichica, peculiare dello stadio di infantile godimento dei sensi (i tre putti), alla percezione sensoriale e intuitiva (la donna con i due flauti) può avvenire ogni qualvolta l’individuo si astiene dall’azione (l’uomo nudo) e si dispone ad ascoltare la “musica” delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti generati dall’anima. L’Arte della percezione psicologica consiste quindi nel cogliere le relazioni che ogni singola immagine/sensazione stabilisce con il tutto, e ciò avviene tramite i “sentimenti-drive” (attrazione, repulsione, interesse, indifferenza) che definiscono un rapporto razionale e intuitivo tra i dati percepiti e i diversi stadi di coscienza di sè. Ciò significa che ogni percezione tesa a conoscere il mondo esterno è originariamente panoramica, è visione (orào) totale (pàn) perchè nel tutto e solo nel tutto la singola cosa acquista il suo senso, facilitando così la comprensione psicologica di ogni singolo evento e fenomeno all’interno della Matrix. Ma per giungere a conquistare una visione omnicomprensiva è indispensabile apprendere l’arte della contemplazione e della meditazione, le due modalità cognitive che dischiudendo alla conoscenza dei simboli e degli archetipi, annunciano la morte dell’ego della mente razionale e intuitiva (i due teschi).

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EIKON ARTMAGAZINE Tiziano: Intelletto mercuriale /Ritratto di Pietro Bembo

Tiziano: Allegoria del Tempo governato dalla Prudenza

Tiziano: Flora

Allegoria del Tempo governato dalla Prudenza”: la conoscenza psicologica La conoscenza della natura umana è una condizione imprinscindibile per ogni filosofo sin dai tempi di Platone. Anche oggi, come nell’Umanesimo rinascimentale, la psicologia dei sentimenti è codificata dagli artisti, dagli scrittori e dai filosofi che descrivono gli aspetti più elevati, o più infami, dell’individuo sociale. L’esperienza comune è che ogni grado di percezione è modificata, alterata e modellata dall’identificazione della mente con l’esistenza materiale. Inoltre la percezione pre-logica è condizionata chimicamente dagli istinti primari (fame, sesso, paura, ecc), mentre la percezione logica è parassitata dalla permanenza delle pulsioni irrazionali quali l’aggressività, la gelosia, l’invidia che ottenebrano la coscienza razionale dell’Io. Infine, la percezione translogica, più raffinata e colta due precedenti, è vincolata a schemi di razionalizzazione del linguaggio imposte dalle scuole di pensiero, dalle ideologie e dai dogmi, per cui assistiamo da un oltre un secolo a una proliferazione infinita di linguaggi specialistici in cui è assente, per pura convenienza di gruppo, la morale economica, l’etica dei comportamenti e il rispetto dei bisogni altrui. Per i filosofi e gli artisti rinascimentali la conoscenza della natura umana non poteva invece essere disgiunta dall’esercizio delle Virtù cardinali. Non si può infatti conoscere la “prima materia” (istinti, pulsioni e libido) senza aver prima conquistato la virtù della Temperanza, simbolicamente rappresentato dal “pollice” della mano destra. La Temperanza è la virtù che perserva dagli eccessi e regola gli effetti provocati dalla manifestazione degli istinti più deleteri. San Tommaso nella Summa Theologiae scrive: “La Temperanza che implica moderazione, consiste principalmente nel regolare le passioni che tendono ai beni sensibili, e cioè la concupiscenza e i piaceri, e indirettamente a regolare le tristezze e i dolori che derivano dall’assenza di questi piaceri”. Se si è privi di questa Virtù, la percezione rimane ancorata al primo nucleo di coscienza in cui esiste unicamente il riconoscimento degli oggetti che soddisfano gli istinti appetitivi (il cane), autoaffermativi (il leone) e di obbedienza alle regole del proprio gruppo di appartenenza (il lupo). Se invece di sviluppano le funzioni della sigizia Anima/Animus implicite nella virtù della Prudenza allora subentra la presa di coscienza del comportamento compulsivo degli individui che sono condizionati dalla libido appetitiva e manifestano una forma di appercezione sensoriale anarchica o caotica. Con l’età di mezzo si riconoscono invece i limiti del secondo nucleo di coscienza, quello del complesso dell’Io, che rappresenta la fase monarchica o monistica della libido affermativa orientata verso il successo sociale ed economico, incapace quindi di andare oltre a una forma di appercezione razionale finalizzata agli scopi. La Prudenza coglie nei gesti, nei comportamenti, nelle parole e negli sguardi degli individui l’assenza di quella Temperanza indispen-

PREMIO TIZIANO 2012/2013

sabile per moderare, mitigare e regolare le passioni. Dante, giunto nell’età di mezzo, rappresenta il modello di conoscenza psicologica della natura umana, in quanto consapevole di dover affrontare, nella selva oscura del cervello, gli effetti degenerativi provocati della libido appetitiva (la lupa), appagativa (la lonza) e affermativa (il leone) La Prudenza governa il tempo necessario per prendere coscienza della presenza omnipervadente della libido di gruppo, la cosidetta casta che domina incontrastata nei vari settori della società. La libido di gruppo si presenta raramente con il suo vero volto, poichè origina da una forza mentale che rimane occulta, nascosta da comportamenti che tendono a manipolare la percezione, deformare la realtà e confondere la visione delle cose, anche quando sostenuta da propositi benefici e filantropici. L’individuo che condivide la dimensione sociale della libido sperimenta una percezione dualistica, basata sul riconoscimento del nemico, la discriminazione delle idee e della razza, la denigrazione del punto di vista antagonista e la persecuzione degli individui che manifestano la libertà di sentire, percepire, intuire, ragionare e giudicare secondo le modalità della propriocezione femminile. La coscienza della dualità legittima un unico sapere/potere tramite l’esibizione di testi più o meno sacri, documenti, prove, libri, testimonianze; e poichè la percezione tecnica-scientifica non può essere applicata ai comportamenti umani, diventa inevitabile sollevare il problema della Giustizia, anch’essa manipolabile dalla Ragione esibita e comprovata dalla parti contrapposte, così come avviene nelle aule del tribunale. Tiziano conclude l’analisi psicologica con l’immagine di Flora, archetipo della libido introversa (energia psichica) antagonista alla libido estroversa. Il bocciolo di rose bianche, simbolo delle Virtù, viene offerto all’artista che manifesta le tre modalità della percezione introversa: l’autoavvertimento psichico (il pollice), la propriocezione (l’indice) e l’introspezione (il medio) indispensabili per “far sbocciare” la percezione psicologica nigrescente*, rubescente* e albescente*. L’autoavvertimento cognitivo delle sensazioni, specie quelle negative, permette di procastinare l’azione istintiva, mentre la propriocezione è arteficie del processo di sublimazione delle pulsioni sul piano della fantasia, dell’immaginazione e dell’ispirazione creativa. Ma è l’introspezione dei sentimenti a definire le priorità dell’inconscio spirituale (archetipo della Vergine) capace poi di innescare il sacrificio della libido (il pellicano che si ferisce il petto) per amore dei figli. L’introspezione creativa produce in breve tempo ciò che Jung ha definito l’enantiodromia, la funzione regressiva da cui origina il sentiero dell’individuazione artistica (Arte Alchemica) e spirituale (Filosofia Alchemica). Jung definisce l’enantiodromia come un ribaltamento, il trasferimento di comando da fatttori consci a fattori inconsci, uno “scorrere nell’altra direzione” che equivale al “mondo all’incontrario” descritto dagli alchimisti, nel quale la realtà è una unità di contrari che si realizza nel divenire.

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EIKON ARTMAGAZINE L’ARTE NIGRESCENTE La percezione psicologica nigrescente nasce dal contenimento dell’azione e da un processo di introversione delle sensazioni (melancholia psichica) Generalmente nel momento in cui lo sguardo si dispone ad analizzare l’immagine riflessa da un oggetto o da una persona, emergono sensazioni tipiche delle categorie del giudizio logico, quali l’interesse o l’indifferenza, la piacevolezza o il disgusto, l’attrazione o la repulsione. In questi casi la fase riflessiva viene bypassata e si esprime un giudizio immediato, spesso velato da frasi ironiche oppure da frasi di apprezzamento. Invece nell’atteggiamento introverso l’attività sensoriale si basa prevalentemente sulla componente soggettiva della percezione. Ciò appare chiaro nelle opere degli artisti che riproducono oggetti esterni. Se, ad esempio, più pittori dipingono lo stesso paesaggio, ogni quadro risulterà diverso dall’altro, rivelando così una esplicita differenza psichica. Quando l’aspetto soggettivo prevale sulla sensazione trasmessa dall’oggetto siamo in presenza di una componente inconscia per cui l’immagine rappresentata diventa percezione del fattore soggettivo. La componente inconscia può soverchiare completamente l’azione dell’oggetto sulla psiche, al punto che la sensazione si trasferisce nell’immagine come macchia di colore, segno astratto, oppure aggregazioni di colori, segni e soggetti che “descrivono” l’iter dell’informazione chimica nelle strutture sensoriali, razionali, intuitive e cognitive del cervello. Ci sono immagini, eventi, incontri, situazioni che ci “impressionano” e si imprimono nel subconscio come un fotone di luce eletromagnetica sulla pellicola di una macchina fotografica. E’ in questo momento che si sviluppa l’attività sensoriale introversa che prende avvio da un bit di segnale in grado di agire nel psicosoma come “autoavvertimento psichico”. Il primo effetto può essere un turbamento inconscio seguito da un insopprimibile bisogno di trasmutare l’immagine/sensazione in segni, colori, forme e parole. L’artista nigrescente si distingue per il fatto di essere sensibile alle frequenze infrarosse, per cui più di altri deve elaborare chimicamente l’adrenalina, associata dagli alchimisti alla sostanza del mercurio che scorre prima nella bile, poi nella linfa e infine nel sangue. I prodotti artistici sono essenzialmente prodotti psichici che dipendono dal “carattere” in cui avviene la trasmutazione del mercurio. L’alchimia rinascimentale distingue il collerico dal linfatico, il sanguigno dal melanconico. L’introversione delle sensazioni (arte nigrescente) produce di per se stessa un primo grado di malinconia che veniva definita, tramite una precisa scala di emozioni, tristezza (facies nigra), sconforto (umor nero), rassegnazione, abbandono, desiderio di esperienza e di trascendenza, poichè lo sguardo arriva inconsciamente a percepire ciò che sta dietro la superficie del mondo . “Non la realtà dell’oggetto, ma la realtà del fattore soggettivo, cioè delle immagini primordiali che nel loro insieme rappresentano lo specchio nel quale si riflette il mondo della psiche. Questo specifico specchio - scrive Jung - ha la proprietà di rappresentare i contenuti attuali della coscienza, non nella forma nota e corrente, ma in forme quasi irreali. La sensazione introversa fornisce un’immagine la quale, più che riprodurre l’oggetto, lo riveste di una esperienza soggettiva concernente il remoto passato e un futuro ricco di presentimenti.”

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Ascani Achille

Giorgi Tiziano

Maffioli Sonia

Bortolussi Andrea

Dimastrogiovanni Jacopo

Asinari Alice

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Battagliola Cinzia

Scotti Giorgio


EIKON ARTMAGAZINE

Lo Feudo Adele

Campominosi Irene

Sandrelli Francesco

Zadra Micaela

Di Attanasio Regina

Greco Bruno

Rizzi Marco

Salvati Emma

Cavalleri Roberta Poggioni Massimiliano

Matta Alessandro

Mazzi Giovanni

Martucci Raffaella

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Silva Andrea

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Raugei Jacopo


EIKON ARTMAGAZINE L’ARTE RUBESCENTE La percezione psicologica rubescente nasce dall’analisi delle sensazioni e da un processo di introversione delle emozioni. che definisce la “melancholia sensoriale”. L’introversione rubescente considera le immagini/emozioni per la loro capacità di trasmettere significati, valori, riflessioni e un interesse specifico. Non si tratta più di accogliere il turbamento inconscio, ma di saperlo comprendere. L’analisi delle sensazioni è fondamentalmente un atto di difesa che permette di stabilire un relazione con il mondo esterno, senza per questo esserne invasi. La ragione crea un diaframma al fine di evitare intromessioni moleste che disturbano l’azione estroversa, ma per l’artista che si apre all’inferenza dell’inconscio, l’analisi delle sensazioni provoca una insoddisfazione/compensazione (il travaso di “bile rossa”) che spinge ad approfondire la conoscenza dell’oggetto, così come di se stessi,

Albano Eleonora

Balice Salvatore

Il fenomeno è ravvisabile nelle prime fasi della conoscenza amorosa in cui l’uomo di difende istintivamente dall’emozione, mentre l’anima della donna vive le emozioni alimentate dalla propriocezione delle sensazioni. In questo delicato frangente può accadere che la componente soggettiva della sensazione diventa tanto attiva da provocare una visione fallace o distorta della realtà che tuttavia, solo in casi patologici dovuti a perdite momentanee di identità (Van Gogh), giunge al punto di non distinguere fra l’oggetto reale e la percezione soggettiva. L’introversione dell’emozione (arte rubescente), tipica del secondo grado di melanconia provocata da perdite di affetti, lutti, complessi di colpa, abbandoni, separazioni, perdite di valore, traumi, ecc.. esapera la percezione soggettiva delle cose al punto da influenzare il misura elevata il pensiero, il sentimento e l’azione nonostante l’oggetto sia visto nella sua realtà integrale. Se il fenomeno non viene incanalato razionalmente può sfociare nell’atteggiamento isterico, oppure nella formulazione di personali punti di vista che possono diventare, nel campo letterario ed artistico, elementi di originalità e di differenziazione e quindi fattori specifici di riconoscimento di uno stile e di un linguaggio artistico. Nella maggior parte dei casi la ricerca creativa si sviluppa attorno al corpo umano e animale, al corpo e al volto della donna, contenitore impareggiabile di significati, mistero, fascino e risvolti: colore, forma, attimo colto, sensazioni percepite, ricerca di sintesi, espressione, dolcezze e ruvidità. Seguendo un linea ascendente che va dalla percezione pre-logica a quella logica e translogica, gli artisti elaborano le emozioni aggiungendo contenuti biografici, esistenziali, filosofici, sociologici e mitologici che vanno a formare un personale e inimitabile percorso di comprensione di sè e del mondo esterno che si estrinseca in una visione particolare. “Nella visione che incapsula il suo dialogo con il dipinto, la figura si mescola con la realtà e come nelle spirali di una danza il tutto si unisce o si sgretola. Risultato espressivo con tecnica polimaterica dove il disfacimento della forma non è il disfacimento della vita, ma rende conto di un gesto. Ed è per questo che il pennello pare talvolta divenire un artiglio, chiamato a graffiare e ferire il supporto. L’immediatezza del gesto registra il variare di ogni stato d’animo e il recupero del passato si innesta con un sentire contemporaneo. Pertanto dipingere e’ fermare il presente, la realtà contemporanea. L’arte è qualcosa da mostrare ad altri e… un segno di generosità” (Silben)

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Arena Vittoria

Camplone Alfonso

Gianorio Luigi

Cau Valeria

Silben

Iovino Antonella

34


EIKON ARTMAGAZINE

Iadicicco Bianca Maria Rustica Giuditta Ricca Patrizia

Tabasso Francesco Ghukasyan Liana

Scelzo Anid

Rizzini Marco

Mariotti Marianna

De Iure Giuseppe

Babini Giuliano nirE alloP

Zolfo Alessia

Frassica Pietro

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Boldrini Andrea

Ceborska Ewa

Valota Sergio

Polla Erin

35


EIKON ARTMAGAZINE L’ARTE ALBESCENTE La percezione psicologica albescente evolve dall’analisi delle sensazioni, dal vaglio critico delle emozioni e dall’introversione dei sentimenti. Si conosce la natura e la causa delle emozioni, ma ancora non si è in grado di dare un nome, spiegare, offrire un senso alle immagini, alle forme e alle suggestioni simboliche che emergono dall’inconscio. L’introversione dei sentimenti richiede alla percezione di procedere “prudentemente” alla ricerca della verità, e ciò avviene scavando nelle pieghe dei volti e nelle espressioni degli occhi, oppure rivolgendosi a specifici campi del sapere e della tecnica come la medicina, l’antropologia, lo studio fisiognomico, la fotografia, l’archeologia. L’introversione albescente considera le immagini/sentimento per la loro capacità di trasmettere informazioni, rivelazioni, scoperte e conoscenze che il linguaggio verbale non è in grado di sviscerare e rendere palese con le semplici parole. I sentimenti che rimangono compressi nell’inconscio si traducono in immagini simboliche difficili da decifrare, se non all’interno di una specifica comprensione del dramma interiore che potrebbe risolversi in ambito terapeutico. L’artista invece attinge ispirazione dall’arte, dalla cultura e dalla religione di riferimento al fine di trasferire i contenuti provenienti dall’introversione dei sentimenti sul piano dell’immaginazione creativa L’analisi delle sensazioni e il vaglio delle emozioni è fondamentalmente un atto di adattamento creativo ai cambiamenti che si sperimentano a causa delle relazioni con il mondo. La solitudine, la nostalgia, la tenerezza, la protesta, la ricerca di purezza, verità e conoscenza si traducono in raffigurazione sublimata della natura umana. Sono ancora forme acerbe di conoscenza psicologica della realtà, ma che lasciano intendere una progressiva rivelazione del dramma universale provocato dalla libido sui sentimenti dell’anima. Il vaglio critico delle emozioni conduce a un razionale dominio di sè e di controllo delle situazioni, ma l’introversione artistica, seppur limitata nel tempo, permette una significativa apertura dell’anima a ciò che è irrazionale, fuori dal tempo e dalle mode, per cui all’oggetto da rappresentare viene tolto il suo potere stimolante, dato che esso viene sostituito con una reazione soggettiva che non ha più alcun rapporto con la realtà dell’oggetto. L’arte albescente riesce a far parlare l’opera e l’immagine rivela conoscenze e contenuti di verità che vanno oltre la semplice raffigurazione. “Molti modi per omettere o negare la verità attraverso una maschera, altrettante ragioni per farlo. Quando la maschera cala per scelta propria o altrui, o perché la verità emerge, dinnanzi si pongono le molteplici strade da percorrere, non sempre facili e prive di sofferenza. L’inconfessabile porta con se un pesante fardello, dove ombre di un passato o di un presente non svaniscono e il conto da pagare é l’inevitabile “Giudizio”. (Daniela Gioia) Tramite la percezione psicologica è possibile andare con lo sguardo oltre l’apparenza, la mistificazione e l’illusione. L’introversione albescente conduce a scoprire che le sensazioni sono diverse dalla realtà e le emozioni rivelano paure celate, complessi personali e speranze inconfessate. La conoscenza psicologica dei sentimenti produce un terzo grado di melanconia, quella “melancholia intuitiva” che si assume il difficile compito di rivelare la cose per quello che sono, al di là delle maschere, delle finzioni e dei giochi di coscenza.

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Venturini Guido

Agostini Stefano

Rizzuti Carmela

Conti Paolo

Ferrara Italo Bogumil Ksiazek

Gioia Daniela

36

Gatti Cocci Barbara


EIKON ARTMAGAZINE

Maver Luca

Tindara Pruiti Maria

Dallera Silvana

Papikian Eva

Crotti Beatrice

Roncato Mirco

GiampĂ Antonio

Guidi Nobile Gloria

Fabiano Beniamino Cirillo Anna

Moira Franco Parisii Annalisa

Baracchi Maria Cristina

Stefanelli Paolo

Vailati Luisa

PREMIO TIZIANO 2012/2013

Reale Stefano

37


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