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SPECIALE “UN'ESTATE AL MARE”

www.savonagraffiti.it

Web magazine agosto 2013 N°3


LA QUALITA’ DELLA VITA, ABITANDO A SAVONA Il mare ad un passo, un tuffo nell’intervallo di mezzogiorno, oppure a spiaggia all’uscita dal lavoro. Il sogno di buona parte degli italiani è una realtà quotidiana a Savona. Siamo i migliori d’Italia. Bandiere e complimenti anche dagli ambientalisti. E tutto questo sull’uscio di casa. Il merito è degli interventi di salvaguardia, ma anche di una lunga tradizione di accoglienza che ha il punto di forza negli stabilimenti balneari, una vera industria basata sul lavoro familiare. Dal mare, al cibo, al relax. E poi l’effimero. Festivalmare l'evento organizzato da La Stampa che premia le migliori manifestazioni, quest’anno ha scelto Savona per DiscoBeach a Ferragosto allo Scaletto delle Fornaci. Centinaia di ragazzi (foto) a divertirsi in modo sano e allegro. Tutti gli articoli sugli stabilimenti balneari sul sito www.savonagraffiti.it


INDICE Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag.

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Bagni Savona Bagni Wanda Bagni Nilo Bagnarci Barbadoro Bagni Marinella Bagni Cavour

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Bagni S.Antonio Bagni S.Cristoforo Bagni Corsaro Bagni Lido dei Pini Bagasciuga Bagni La Playa Recensioni Feltrinelli


Lo scorcio suggestivo, Garibaldi vigila sui Bagni Savona

LE 30 ESTATI DEI ROCCHIERI I Bagni Savona, tradizione di famiglia di Marco Oliveri Parla con la pipa in mano, Marcello Rocchieri, da vero lupo di mare. Proprio lui, che il mare ha imparato a conoscerlo lentamente, con il passare del tempo. Adesso conosce la sabbia delle spiagge, il vento che increspa le onde e il profumo di salsedine. Per tanti anni gli hanno fatto compagnia nelle ore di lavoro ai Bagni Savona. Lui e la sua famiglia, infatti, sono al timone dello storico stabilimento balneare savonese da quasi trent'anni.


Quando Marcello rileva l'attività, nel 1985, la sua confidenza con l'ambiente delle spiagge è poca. Originario di Cadibona, dove ha lavorato nella panetteria dei genitori, scende a Savona per motivi di lavoro. Un lavoro che Marcello impara a fare e ad amare. Sono la passione e l'affetto, infatti, che lo portano a trascorrere ogni estate presso i suoi bagni, ancora tuttora, dopo anni di esperienza. É con l'impegno e il sacrificio che l'uomo ha trasformato i Bagni "Sann-a" in uno stabilimento balneare moderno: «Ci sono voluti investimenti e fatica, ma alla fine abbiamo raccolto i frutti del duro lavoro - afferma - molta gente continua a venire qui da cinquant'anni, significa che si è sempre trovata bene». Anche adesso che la guida dello stabilimento è passata nelle mani del figlio Francesco, nato nello stesso anno in cui il padre ha cominciato l'attività balneare. Un segno del destino? Chissà. Quel che è certo è che l'attuale titolare dei Bagni Savona sa bene come si lavora sulle spiagge.

Bagni Savona, la famiglia Rocchieri al gran completo


I BAGNI FORMATO "FAMIGLIA" 28 anni, Francesco Rocchieri è cresciuto dentro l'attività paterna, dando una mano al padre fin da bambino. Insieme a lui, anche la famiglia al gran completo: il fratello Marco lo aiuta nei lavori sulla spiaggia e con i clienti, mentre la mamma Milena Armellino dà una mano al bar, insieme a Federica, la sua fidanzata. Solo ogni tanto assumono personale giusto due aiuto bagnini per avere più sicurezza in mare. Questo fa dei Bagni Savona uno, fra gli stabilimenti, da sempre in formato famiglia: «Mi occupo della spiaggia da quando ho 14 anni racconta Francescoi ritmi e gli impegni di questo mestiere non mi pesano, ci sono abituato».

Boa e sdraio dei Savona con

La giornata lavorativa inizia il mattino presto: bisogna tirare la sabbia con la tavola, rastrellare il bagnasciuga e pulirlo dalle alghe e dalle pietre. Poi si aprono gli ombrelloni e si puliscono le sdraio. Tutte attività che vengono ripetute 12 ore dopo, alla chiusura. Alle nove, invece, scatta il periodo di sorveglianza sul trespolo, nel quale i due fratelli si alternano, per gestire anche le varie richieste dei clienti. Così tutti i giorni, sotto il sole, dalle 7 di mattina alle 9 di sera.


il Prolugamento sullo sfondo

Così, a 16 anni prendono entrambi il brevetto da bagnino. Ma nella vita c'è anche lo studio, Francesco si laurea in farmacia, mentre Marco sta finendo l'abilitazione per diventare ottico. Ma la volontà di continuare l'attività paterna c'è stata, e molto forte. Per questo, ai Bagni Savona si respira un'atmosfera rilassata: sicurezza, precisione e pulizia sono le parole d'ordine che costituiscono un ambiente dove tutti possono trascorrere in tranquillità le proprie ore di spiaggia.

Un lavoro intenso, più impegnativo di quanto si immagini: «Ci sono tante cose a cui badare, abbiamo tante responsabilità e dobbiamo sempre essere vigili - spiega il giovane titolare non è la stanchezza fisica a incidere molto, è più quella mentale a farsi sentire. Non lavoriamo solo nei mesi da maggio a settembre, perché già ad aprile dobbiamo montare tutte le strutture dello stabilimento. Durante la stagione, quando c'è mare mosso, dormiamo nello stabilimento». I due fratelli, Rocchieri, però, ci hanno fatto il callo: sulla spiaggia già da adolescenti, Marco e Francesco maturano la consapevolezza che nella vita si deve lavorare.


DA TEATRO PER SIGNORI A di Marco Oliveri É una sfida lanciata alla vita, il motore del racconto dei Bagni Wanda, uno degli storici stabilimenti balneari di Savona. Ne è protagonista Gerolamo Bruzzone, zio dell'attuale proprietario e uomo d'altri tempi: classe 1908, originario di Varazze, dove lavora ai Cantieri Baglietto, decide di reinventarsi quando rimane senza lavoro, dopo essersi licenziato in seguito ad un diverbio. Osservando l'attività dei bagni marini che nei primi anni '50 saturano le spiagge della città varazzina, Gerolamo matura l'idea di aprire uno stabilimento a Savona, scommettendo su una zona che all'epoca non ha nessuna attrattiva turistica: il Prolungamento. Chi ha in mente la fisionomia attuale della passeggiata savonese fa fatica ad immaginare che all'epoca l'ambiente era industriale e l'area dove ora sorgono i giardini era occupata dalla fabbrica Servettaz Basevi. La storica industria, infatti, si trovava da molto tempo, ancora prima della Seconda Guerra Mondiale, nella zona che va dal Letimbro ai Bagni Savona. Dapprima la scommessa di Gerolamo sembra impossibile: in tanti gli sconsigliano di proseguire nell'intento, ma l'uomo è previdente e determinato. Nel 1950 costruisce lo stabilimento e si cimenta con un lavoro di cui però non deve imparare proprio tutto: figlio di pescatori e

Bagni Wanda, storia

Una cartolina d'epoca


STABILIMENTO BALNEARE di una sfida appassionato velista, ha da sempre un rapporto stretto con il mare, che lo aiuterà fin dall'inizio.

LA STORIA DIETRO IL NOME

dei Bagni Wanda

Tuttavia, Gerolamo Bruzzone è lo riscopritore dei Bagni Wanda, poichè lo stabilimento ha origini ben più antiche, che rimandano addirittura ai primi anni del Novecento e sono racchiuse nel suo nome: infatti, Wanda era uno dei locali più belli e in voga nella Savona della Belle Epoque. Con un teatro e ristorante all'interno, i Bagni Wanda erano frequentati dagli ambienti benestanti e colti di Savona, luogo d'incontro per personalità d'elite, come signori, conti e baroni. Quando Gerolamo riscattò l'attività, volle mantenere l'antico nome, molto noto in città, che evocava i fasti di un tempo ormai perduto: infatti, il locale era stato completamente distrutto dai bombardamenti. Nacquero, o meglio, risorsero così i Bagni Wanda, dei quali Bruzzone s'improvvisa titolare. La sua intraprendenza verrà presto ripagata: nei primi anni Sessanta, infatti, la Servettaz Basevi viene smantellata. Al suo posto, sono realizzati i giardini che migliorano e riqualificano le spiagge, il mare e l'intera zona del Prolungamento.


Scatti e momenti di allegria di un tempo

I BAGNI MARINI DEL PROLUNGAMENTO NEGLI ANNI '50 L'attività di Gerolamo, non senza sacrifici, parte bene: la zona comincia ad essere uno dei luoghi di balneazione più frequentati di Savona. In poco tempo, intanto, aprono altri 7 stabilimenti, oggi otto: «Mio zio coi Bagni Wanda è stato un pioniere - ricorda Lele Postiglione, nipote di Gerolamo - mentre i Ligure, più recenti, si sono aggiunti in seguito ai Savona, Aurora, Iris, Nilo, Anna e Sirena». Tuttavia, la trasformazione del Prolungamento in zona turistica sarà graduale: nei primi anni di attività dei Bagni Wanda, infatti, la zona è molto differente da quella odierna. I Bagni Anna sono l'ultimo stabilimento della passeggiata, poichè la spiaggia fino alla foce del Letimbro è ancora occupata dalle baracche dei pescatori; muretti di sipario e una spiaggia libera di una decina di metri delimitano i Wanda e i Nilo; inoltre, verso piazzale Eroe dei due mondi, c'era un bunker antisbarco in cemento, realizzato dai tedeschi durante la guerra e trasformato in seguito da una famiglia di Cadibona in una rimessa per reti;


Tra i Bagni Iris e i Wanda c'era un'altra spiaggia libera e, dalla strada, una scaletta scendeva sulle spiagge, dove c'erano le rotonde in legno, come quella dei Bagni Nilo; i Wanda invece avevano una struttura quadrata, mentre gli Iris erano su due palafitte ancorate su una piattaforma. L'ambiente cambiò quando sorsero i giardini e gli stabilimenti presenti vennero ristrutturati: le cabine vennero costruite sotto la strada e i Bagni Nilo furono i primi a realizzare la piattaforma in muratura, seguiti poi da tutte le altre attività. Attività che negli anni hanno mantenuto tutte il nominativo originario, poichè, nonostante le varie gestioni, è così che sono da sempre conosciuti alla clientela savonese: «I Bagni di Savona, forse perchè si trovano in una città di provincia - continua Postiglione - sono sempre stati più moderni di quelli di altri centri come Varazze, dove molti ancora oggi presentano la piattaforma in legno e hanno subìto minori trasformazioni». Il tempo dà così ragione a Gerolamo e quando il Prolungamento diviene meta delle passeggiate e delle estati dei Savonesi, i Bagni Wanda consentiranno a lui e ai suoi familiari di lavorare e di vivere.

Gli ombrelloni blu come il mare


TUTTO INIZIO' CON UN SOPRANNOME Bagni Nilo, parola d'ordine: allegria

di Marco Oliveri

L'ingresso per il divertimento

Non è in riferimento al grande fiume africano, la scelta di denominare "Nilo" lo stabilimento balneare attivo a Savona dal 1958: dietro il nome, infatti, c'è Camillo Venturino, ex portuale da cui tutto ebbe inizio. Acquistati i Bagni, l'uomo aveva l'intenzione di chiamarli "Anna", in omaggio alla moglie Anita. Poiché uno stabilimento con quel nome esisteva già, pensò di cambiare la denominazione in "Bagni Savona", ma il problema di omonimia si presentava ancora. Così, scelse quello che era il suo soprannome, "Nilo". Come molti bagni marini di Savona, anche i "Nilo" sono stati gestiti fino ad oggi dalla stessa famiglia che li fondò: infatti, in seguito alla prematura scomparsa di Camillo, avvenuta poco tempo dopo l'avvio dell'attività, lo stabilimento passò nelle mani del figlio Lorenzo, che a sua volta lo diresse con la moglie Rosa fino a quattro anni fa. Attualmente, alla guida dei Bagni ci sono le figlie Lorenza e Lucia Venturino, abituate fin da ragazze a dare una mano ai genitori. Ad aiutarle c'è anche il nipote Giacomo Puppo, 17enne, brevetto da bagnino e forse, in futuro, continuatore dell'attività di famiglia.


CUCINA CASALINGA DI GIORNO, FESTA ALLA SERA... Dapprima in legno, con la classica struttura su palafitte, i Bagni Nilo sono stati recentemente ristrutturati con una terrazza coperta, che ospita il ristorante: «Mio nonno sognava uno spazio da riservare ad attività diverse da quelle di spiaggia e mio papà ha sempre puntato molto sulla cucina casalinga per i clienti - spiega Lorenza Venturino - ancora oggi dedichiamo un giorno particolare della settimana a qualche specialità, nostrana e non: minestrone genovese il martedì e il venerdì, pizza al giovedì e altri piatti più elaborati, dal pesce alla trippa e il bollito, cucinati solo con prodotti freschi».

...E SPORT PER CHI VUOLE TENERSI IN FORMA Ai Bagni Nilo si respira un'atmosfera allegra e ricca di attività: aperto quasi tutte le sere, con cene a tema, grigliate, eventi di cabaret e concerti, lo stabilimento ha proposto per primo il connubio spiaggia-sport, con iniziative come lo spinning. «É una disciplina che simula la pedalata in mountain bike a ritmo di musica – continua - l'ho conosciuta grazie ad una cliente e sono diventata istruttrice». Curata da più istruttori, l'attività segue le altre che i Nilo hanno promosso in passato: feetbike coi pesi, step, yoga e zumba.

Il cuore pulsante dei Bagni Nilo


Bandiere e colori, scenografia dell'estate

IL CLIENTE? COINVOLTO E AGEVOLATO Il coinvolgimento dei clienti è un aspetto molto importante per la direzione, che però può contare su Luca, l'animatore dello stabilimento: «É bravo ad ideare situazioni di intrattenimento, come le cene in riva al mare - afferma la titolare - anche i clienti, fortunatamente, ci danno una mano negli allestimenti delle serate». Gli ospiti dei Bagni Nilo hanno la possibilità di usufruire della spiaggia nei modi più disparati: «Cerchiamo di venire loro incontro, in un periodo in cui la cabina è un lusso che non tutti si possono permettere - spiega - teniamo aperto fino a sera per permettere anche a chi finisce tardi di lavorare di venire a fare il bagno e rilassarsi con un aperitivo».


"FORESTI" E SPORTIVI STABILIMENTO...

TRA

GLI

ASSIDUI

DELLO

Tanti i clienti storici che frequentano i Bagni da oltre 30 anni: «Molti di loro mi hanno visto piccola - racconta Venturino - spesso mi raccontano delle estati di cinquant'anni fa, quando lo stabilimento ospitava la sala da ballo, dove la sera si svolgevano le feste». Tra i clienti più fedeli, le signore Bistagno, che, presso i clienti dello stabilimento, devono il loro nome alla località piemontese da dove giungevano in treno per trascorrere ai Nilo i fine settimana, prima di trasferirsi a Savona; Marco Montemerlo, invece, ha sempre fatto il pendolare da Milano per raggiungere le spiagge del Prolungamento, dapprima con la famiglia, adesso con il figlio diciottenne; illustri sportivi come il pallanuotista Stefano La Cava e il calciatore Christian Panucci, inoltre, sono stati negli anni passati assidui frequentatori dei Bagni Nilo

....E LA BAGNANTE CHE SI SENTIVA MARLENE DIETRICH Molti i personaggi e gli episodi curiosi impressi nella memoria dei Bagni Nilo. La signora Irene era un tipo stravagante: eccentrica e un poco comica, sognava di cantare "Lili Marleen" alla "Corrida di Corrado". Il suo è rimasto soltanto un sogno...

Lorenza e Lucia Venturino


Chiacchiere e panorama, relax sulla terrazza

BAGNARCI: «UN PEZZO DI CUORE» Una famiglia allargata sulla battigia di Alessandra Arpi Uno stabilimento, un pezzo di storia di Savona. Alle Fornaci basta pronunciare il nome di Mimmo Pallone, storico proprietario dei bagni, che la mente di tutti vaga nei ricordi legati alle estati passate ai Bagnarci. Dal 1991 la famiglia Pallone ha avuto la gestione prima e la proprietà poi. E si è presa cura dei bagni con la passione che si riserva ad una creatura. Oggi la gestione è in mano alle figlie di Mimmo, Alessandra e Chiara Pallone. Che, sin da ragazzine, hanno fatto dello stabilimento la loro seconda casa. Quando Alessandra Pallone racconta le vicissitudini dello stabilimento traspare un "affetto" autentico per quella striscia di sabbia. 107 cabine di familiarità, per un'atmosfera che sa di casa.


"Questi bagni? Li abbiamo letteralmente creati noi -racconta Alessandra Pallone- quando li abbiamo rilevati erano abbandonati da dieci anni. Noi li abbiamo rimessi in piedi, piano piano. E la parola d'ordine è sempre stata la familiarità con cui accogliamo i clienti. Tanti sono rimasti con noi nonostante i problemi fossero molti, come quello dell'erosione della sabbia, e non hanno mai smesso di darci una mano. Alcuni hanno cambiato bagni per un anno ma sono ritornati. E' un bel complimento". La clientela dei Bagnarci, infatti, è per lo più locale. Storici avventori, molti anche della Valbormida, pochi turisti. Tanti ragazzi e bambini, ma anche famiglie. "Per il turismo siamo un po' svantaggiati -sottolinea Mimmo Pallone- ma lo è tutta la città in generale. Abbiamo un litorale valido e ben attrezzato, ma poco valorizzato. Tanti progetti in mente, ma realizzarli è burocraticamente molto difficile". L'obiettivo è quindi migliorare sempre. Nonostante la crisi. "Organizziamo serate per grandi e piccini - continua Alessandra per coinvolgere tutti. Per i più piccoli la baby dance e qualche spettacolo teatrale sotto le stelle, per gli adulti ogni weekend le serate in musica. Con un menù rigorosamente di pesce.

Ombrelloni bianchi e palme, come in un Beach resort


Stessa cosa per la serata dei fuochi estivi: siamo in posizione privilegiata, e per tradizione spostiamo i tavoli in spiaggia e via di paella. Quest'estate ci sarà una serata di beneficenza: una gara di torte che coinvolgerà grandi e piccini". Ai Bagnarci non ci si ferma mai. E si ritorna bambini alla prima occasione. Come quella del carnevale estivo, a cui lo stabilimento partecipa agguerrito. E quest'anno, con un tema tutto messicano, dai colori caldi del giallo, rosso e verde, i Bagni si sono aggiudicati il primo premio, tra fiesta e sapori sudamericani. "Ricordo un altro anno in cui abbiamo vinto -racconta Ines Drocco, cliente da più di 30 anni- eravamo vestiti da vecchi pescatori del molo, con i pantaloni a pinocchietto blu e il cappellino tipico. Qualcuno aveva portato addirittura un pesce spada enorme appena pescato. La festa è stata un trionfo". E chi ha partecipato non la dimenticherà sicuramente. Durante il giorno il benessere dei clienti è in primo piano: una piscina da un lato e il campo da beach volley dall'altro. Inoltre 3 volte a settimana si organizzavano corsi gratuiti di zumba, step e ginnastica dolce. "Ma dalle 19.00 in poi questi corsi sono considerati come evento -sottolinea Mimmo Pallone- e dovremmo pagare un ulteriore somma alla SIAE, per il numero di sere in cui proponiamo la ginnastica. Non riusciamo a sostenerlo, così abbiamo sospeso i corsi". Con dispiacere per chi organizzava e seguiva. Un momento di aggregazione che è andato perso. Con il disappunto dei proprietari, che vorrebbero poter offrire di più ai propri clienti.

Il sombrero , simbolo della vittoria al carnevale estivo


ANNI NOVANTA? ALL'ARREMBAGGIO! "Una volta il divertimento era più puro -racconta Mara Giacobbe, cliente dal '92, ridendo- si ballava tutte le sere, qualsiasi tipo di danza. Io amavo il liscio e ballavo sempre. Poi negli anni '90 "attaccavamo" spesso gli altri bagni. Di solito prendevamo moscone e pedalò, muniti di secchi e palloncini, e andavamo fin davanti ai bagni Iris. Il bagnino ci riconosceva subito, quindi giravamo un po' intorno prima di attaccarli a suon di secchiate d'acqua e gavettoni. Ma non solo a Ferragosto, anzi. Una volta invece avevamo innalzato una vera e propria trincea sulla rotonda, attrezzati di gavettoni. Avevamo costruito una rudimentale catapulta, e ne andavamo davvero orgogliosi. Erano tempi di scherzi e ragazzate, ma di quelle buone. Un giorno, sarà stato a metà degli anni '90, il fidanzato di mia nipote si è ritrovato il motorino legato sulla boa. Non ho mai riso così tanto, a vedere la sua faccia.". Oggi i tempi sono diventati un po' più rigidi riguardo il divertimento e lo svago. Ma anche riguardo la comunità. "Ultimamente ognuno coltiva il proprio orticello -continua Mimmo Pallone- una volta si organizzava una festa bellissima. Quella del pesce azzurro. E bisognerebbe riproporla. Sempre in uno stabilimento diverso, e gli altri bagni per quella serata chiudevano e andavano a dare una mano. Si respirava un senso di solidarietà e amicizia che oggi è sempre più difficile trovare". Uno sguardo al passato con nostalgia ma con la speranza di poter riproporre quel concetto di comunità anche oggi. Con la stessa passione di allora.


BAGNI BARBADORO: DA MIKE BONGIORNO A EL SHAARAWY Il mito di "Lascia e Raddoppia" di Alessandra Arpi

La storia dei Bagni Barbadoro nasce in televisione. Una storia sotto i riflettori. Ancora adesso. Erano gli anni Cinquanta, l'epoca in cui il giovedì sera l'Italia intera rimaneva incollata davanti alla tv, pendendo dalle labbra di Mike Bongiorno e dei concorrenti che, come eroi televisivi, superavano prove e quiz per ritornare a casa più ricchi e sicuramente più famosi. Aldo Barbadoro è stato uno di loro che, partito da Savona dove gestiva un bar tabaccheria, è tornato vittorioso nella propria città e ha dato vita allo storico stabilimento. Un concorrente, un mito, una storia epica. Che si è tramandata nel tempo fino a 34 anni fa, quando Mariangela Pirotto, capelli rossi e occhi vispi, si è messa "al timone" dei Bagni. Nonostante suo marito, Sergio Gaibazzi, pensasse che "uno stabilimento non è mica un coriandolo!".


per uno stabilimento "televisivo"

E infatti la Pirotto ancora si commuove quando racconta che, dopo aver acquistato lo stabilimento di nascosto, Gaibazzi si era reso conto dell'azzardo ed era scappato di casa per qualche mese. Per poi tornare e rimanere al suo fianco, sempre. Portando allegria e scherzi. In una spiaggia che ha insita in sÊ l'anima dello show, perchÊ con Barbadoro prima e i coniugi Gaibazzi poi, lo spettacolo non è mai finito. Cosa che confermano tutti i clienti, contagiati dalla simpatia degli "sketch" che marito e moglie offrivano ogni giorno ai Bagni. E quest'anno, per ricordare con affetto Sergio Gaibazzi, mancato lo scorso autunno, la moglie Mariangela ha festeggiato i trentaquattro anni di gestione regalando a tutti i clienti la maglia con la stampa di un veliero. Quello che il marito aveva costruito.


LE MILLE E UNA..STORIA Tante, troppe le vicende di cui la sabbia dei Bagni Barbadoro è stata testimone. "Non basterebbe un libro -sottolinea la Pirotto, con gli occhi stretti dal riso- la mia vita è qui, è sempre stata qui, con quel testone al mio fianco. Quante ne abbiamo combinate. Lui rideva e raccontava barzellette a tutti, sapeva intrattenere tutti i bagni. Uno showman fatto e finito. Aveva sempre la risposta pronta". La mente persa nei ricordi, ogni lineamento del volto che sorride. Persino le mani di Mariangela Pirotto paiono sorridere, mentre gesticola concitata raccontando le mille e una storia.

Mariangela Pirotto

"Per un'estate, saranno stati gli anni '80 -continua ridendo- un camionista, si chiamava Berardo, veniva tutte le sere a farsi la doccia qui. Chiedeva gettone e shampoo. E l'abbiamo sempre accontentato. Finché una sera Sergio, a metà tra l'infastidito e il divertito, ha mischiato allo shampoo una bella dose di acqua ossigenata. Dovevate vederlo, tutti i Bagni ridevano. E' entrato moro ed è uscito biondo, Berardo!" Risa e ricordi, mescolati, intrecciati stretti. La vita andava presa scherzando. Con l'ironia che tutti i clienti ricordano. "Come quella volta in cui, per un'estate intera – continua senza prendere fiato la Pirotto- abbiamo fatto credere a bambini e ragazzi che ogni notte una suora in accappatoio bianco veniva a fare il bagno qui. Li facevamo affacciare dalla terrazza, e vedevano questa figura incappucciata correre verso l'acqua e nuotare. Quella suora ero io. Ci hanno creduto per un'estate intera!" Uno stabilimento, mille scherzi. Mille memorie. Tanto che c'era chi, invece del cinema, rimaneva ai bagni per godersi i battibecchi dei coniugi Gaibazzi. Come la cuoca Cina, che non scendeva mai in spiaggia a fare il bagno, preferiva rimanere in cucina "Meglio del cinema, siete!".


UNO STABILIMENTO, UNA FUCINA DI CAMPIONI Dallo stabilimento, nel cuore di Savona, sono passati innumerevoli personaggi. Antonio Cassano, che spesso ripassa a salutare tutti, ma anche Vialli, Mancini, Zenga. Il calcio è lo sport dei Barbadoro, anche perché i Bagni hanno visto esplodere una stella nata pochi anni fa, ma cresciuta tra le sdraio dei bagni e le fila del Legino. Stephan El Shaarawy, ora in maglia rossonera. Foto del campione ovunque nello stabilimento, tra le quali campeggia quella in cui il calciatore, tornato sul campo del Legino per firmare gli autografi ai piccoli atleti, ha ringraziato Mariangela Pirotto per l'affetto di tutto il tempo passato ai Barbadoro. Gli anni in cui era un ragazzo con poco tempo da passare in spiaggia, tra un allenamento e l'altro. Tanti sacrifici, e pochi spiccioli in tasca, come ogni adolescente. E la Pirotto, con un affetto per lui come per tutti i ragazzi dei Bagni, chiudeva uno o due occhi e spesso non lo faceva pagare. "Ti porterà fortuna, vedrai" diceva. E infatti, qualche anno dopo, l'esordio nel Genoa. E l'orgoglio di una donna che lo ha trattato come un figlio. Ancora oggi El Sharaawy torna a trovarla, sempre col sorriso. "Che ragazzo, Stephan - sorride guardando le sue foto - educato e umile. Sapevo sarebbe diventato un campione". Il cuore pieno d'amore per i "propri" bambini e il sorriso sempre sulle labbra. E l'umore sempre alto nella grande famiglia che è quella dei Barbadoro.

Stephan El Shaarawy, al centro, con gli amici dei Bagni


BAGNI MARINELLA: «SPIAGGIA SENZA FRONTIERE» IL SEGRETO STA TRA TRADIZIONE E MODERNITA'

I Bagni Marinella visti dalla passeggiata

di Alessandra Arpi Quello che colpisce dei Bagni Marinella una volta messo piede all'interno della rotonda è l'ambiente che ricorda gli anni Cinquanta. La struttura è rimasta la stessa, come tengono a sottolineare i proprietari, Raffaella Rutigliano e Aldo Milani, che da cinque anni si prendono cura dello storico stabilimento. E con qualsiasi cliente si parli si scoprirà che l'atmosfera è rimasta quella di una volta: tranquilla, familiare, aperta. La formula vincente dei bagni che si affacciano su corso Vittorio Veneto.


I BAGNI? COME ESSERE IN FAMIGLIA Lo slogan sul volantino dei bagni recita in arancione: "Una fetta di sole in amicizia!" ed è quello che proprietari e clienti pensano in quel rettangolo di spiaggia savonese. "Mi siedo sulla stessa sdraio dal '64 -racconta Anna Bazzano, una cliente, sorridendo- ne ho viste tante, su questa sabbia. Mi ricordo il pontile lunghissimo qui alle Fornaci, e negli anni Settanta gli uomini dei bagni andavano a pescare i muscoli tutto il giorno. Poi tornavano, noi lavavamo le cozze e alla sera le mangiavamo qui. Una grande famiglia. E il clima oggi è ancora questo". Dividere e condividere. Per una tradizione di quel sentirsi a casa che mette a proprio agio tutti. "L'ambiente è sempre lo stesso, rilassarsi è semplice, qui -sottolinea Nerea Smighich, cliente dal '99- ci conosciamo tutti. Ricordo che una volta i ragazzi della Rari Nantes venivano a fare il bagno qui. E tutte le donne della spiaggia si voltavano a guardarli, ridendo". Una sabbia che sa di tradizione e ricordi. Ed è in grado di riportarli a galla con la propria semplicità.

I bambini sotto sorveglianza, il bagnino vigila dal trespolo


METTERSI IN GIOCO, SENZA FRONTIERE Le iniziative per i più piccini sono a prova di noia. Il calendario dei Bagni Marinella prevede corsi di ogni tipo, per stimolare e divertire bambini e ragazzi. Da quello chiamato "Mani in pasta", allo Yoga, fino ad arrivare alle lezioni di botanica, perché non è mai troppo presto per giocare con la terra. Ma la sorpresa dello stabilimento è aver ideato e messo in pratica l'idea di "Spiagge senza frontiere", tratto dal celebre programma televisivo in cui la competizione faceva da protagonista. "E' un'idea che avevamo in mente da qualche anno - racconta Daniele Spiga, barista in cui volevamo includere tutti gli stabilimenti delle Fornaci. E' difficile convincere i bagni ad aprirsi, di solito sono microcosmi che non interagiscono. Invece quest'anno siamo riusciti a coinvolgerne 9". Nove squadre, nove colori per una sfida a settimana, tutta l'estate. Il premio in palio, oltre all'ambito trofeo, è il conoscersi. "Volevamo far uscire tutti dal proprio "cortile" -sottolineano Aldo Milani e Raffaella Rutigliano - per mettersi in gioco in tutti i sensi. Abbiamo un bel litorale ma c'è una tradizione di competizione e diffidenza tra gli stabilimenti che volevamo spezzare. E, a giudicare dall'affluenza, ci stiamo riuscendo".

L'ingresso


Coinvolgere e aprirsi, questo l'obiettivo. Per stimolare anche IL turismo. Mescolare tradizione locale con le novitĂ . E il sogno, un giorno, di organizzare una cena itinerante, per tutti i bagni delle Fornaci. Passeggiare sulla spiaggia, fermarsi qui e lĂ  a gustare per ogni stabilimento una prelibatezza diversa.

GIORNO E NOTTE DI ATTIVITA' Se lo stabilimento mantiene la propria fama di relax e familiaritĂ di giorno, non rinuncia al movimento e alla musica di sera. Oltre alle classiche serate dei lumini di agosto e dei fuochi, in programma ci sono una gara di torte il cui ricavato andrĂ  in beneficenza, una sfilata di moda in cui le clienti diventano modelle per una notte, un Toga Party in programma per il 9 agosto e una serata dedicata alla pole dance, con le ballerine che si esibiranno in acrobazie a tempo di musica. Ogni weekend le cene a tema animano le serate, tra musica rock e anni Cinquanta. Per un'estate che non si ferma mai. "Vogliamo mantenere lo stesso spirito di sempre -sottolinea Aldo Milanisenza sacrificare divertimento e voglia di migliorarsi sempre, di fare qualcosa di diverso. Una spinta verso gli altri non indifferente". alla spiaggia


BAGNI CAVOUR, 120 OMBRELLONI DI RELAX Alle Fornaci lo stabilimento è una tradizione di Alessandra Arpi I Bagni Cavour sono un zoccolo duro delle estati fornacine. Oggi vedono una nuova gestione. Alessandra Argenterio si occupa delle 120 cabine e altrettanti ombrelloni con il sorriso, e si è già sistemata nella realtà estiva. La clientela quasi tutta savonese. E, ovviamente, fornacina. La vicinanza con i palazzi dello storico quartiere savonese ne fa un posto di ritrovo per gli irriducibili del mare. Tante famiglie, tanti bambini e ragazzi. I giochi per i più piccoli fanno capolino tra le sdraio, insieme al campo da beach volley e lo spazio per il ping pong e il calcetto. Ogni anno il tavolo verde e le sue racchette sono protagonisti di un torneo per il divertimento dei ragazzi. L'animazione per i più piccoli rende lo spazio dello stabilimento ancora più allegro, perché il divertimento è al primo posto. Il carnevale estivo anima agosto, e i Bagni Cavour non si tirano indietro. Ogni anno decine di ragazzi scelgono un tema e si travestono, per sfilare insieme agli altri stabilimenti.


Se lo stabilimento balneare è una comunità è anche grazie alle memorie dei clienti storici e di quelli nuovi che portano avanti la tradizione. Come quella di Francesco Ferrari, che si rilassa sotto lo stesso ombrellone dal 1973. "Ho visto il susseguirsi di tre gestioni -racconta Ferrari- e sono sempre rimasto qui. Vivo nel quartiere da tanto, e mi ricordo come i Bagni erano negli anni '70. La struttura di oggi è molto bella e nuova, ai tempi c'era solo un piccolo chiosco dove il caffè era fatto con la moka. Me lo ricordo ancora, l'aroma di caffè appena fatto. E la chicca era che il barista ci consigliava di prendere le brioches che rimanevano nel ripiano più alto, sotto il sole. Così erano più calde". Un chiosco che assomigliava tanto alla cucina di casa. Lo stesso sapore familiare. Oggi si cerca di mantenere quell'atmosfera, nonostante i tempi siano cambiati. I Bagni rimangono sempre un punto di ritrovo fisso e immancabile, dove trovare compagni di ombrellone ma non solo. Veder crescere i propri bambini e quelli degli amici, al ritmo delle loro risate mentre giocano tra gli schizzi d'acqua. Perché ogni stabilimento balneare è una famiglia, allargata, con membri nuovi e non, ma pur sempre una famiglia.


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EQUO SOSTENIBILITA' AL MARE Bagni "Sant'Antonio": differenze che fanno la differenza di Irene Salinas Docce riscaldate con pannelli solari. Una grande fontana dove zampilla acqua fresca refrigerata. Vietate le bottiglie di plastica, ma anche la Coca Cola. Lo stabilimento balneare Sant'Antonio, premio Bandiera Blu nel 2010, dice no a consumismo e inquinamento. E parla la lingua dell'equo sostenibilitĂ . Per tutelare l'ambiente anche al livello del mare e responsabilizzare i clienti. Con un piede nella sabbia di Savona e l'altro nel mondo.


TUTELA DELL'AMBIENTE E CUCINA ETNICA PER VIAGGIARE STANDO FERMI Ci sono il blu, verde e il giallo dei bidoni della raccolta differenziata ad interrompere il rosso di 120 ombrelloni. Guardati dall'alto, i "Sant'Antonio" assomigliano a una di quelle tavolozze dove i pittori intingono il pennello. Lì, nei Giardini Isola della Gioventù, a lato di via Nizza, c'è un mondo da scoprire. Dove il bancone del bar è un grande raccoglitore di plastica, carta e vetro e il ristorante è un self service con cibi equo solidali che profumano di Marocco, Israele, Brasile e Tunisia. «Il nostro è uno stabilimento sostenibile – spiegano i coniugi Manuela Pini e Daniele Dalmazzo, titolari dal '91 – e crediamo nella salvaguardia della natura. Abbiamo riportato la nostra condotta di vita nel lavoro». Sorridendo, i coniugi Dalmazzo confessano le difficoltà. La maggior parte delle persone non è abituata alla "cultura della sostenibilità" «Ai gelati delle multinazionali abbiamo preferito quelli di medie imprese – continua Manuela Pini – usiamo caffè di piccoli produttori bio, bibite a base di guaranà anziché Coca Cola o Fanta e alimenti del mercato equo solidale. Il nostro è un ristorante atipico. I clienti entrano e si servono, per poi consumare in riva o tra i tavoli all'ombra». Insalate e yogurt, pasta di kamut e polpette di ceci. Sapori diversi che arrivano da terre lontane, quelle che i titolari hanno visitato rubandone le ricette, che si mischiano, di fronte al mare di Savona.

La raccolta differenziata è un punto fermo


FANTASIA, IDEE E DIVERTIMENTO. I A dare il benvenuto alla spiaggia c'è una piccola biblioteca, a disposizione dei clienti. Più avanti una lunga serie di tavoli in legno tra i quali fa capolino la tabella con il tempo di decomposizione dei materiali. Perché è lì che alcuni bagnanti consumano i cibi che preparano a casa, come un grande picnic sulla sabbia. «Ci rendiamo conto che pranzare ogni giorno ai bagni sia una spesa – commenta Daniele Dalmazzo – così abbiamo deciso di offrire questa possibilità ai nostri clienti. L'obiettivo è quello di offrire il miglior servizio possibile, ma anche una certa autonomia. Sono loro i "padroni" della spiaggia. Organizzano tornei nel campo da beach e serate a tema, con musica, divertimento e beneficenza. L'ultima, a inizio luglio, era uno spettacolo di cabaret con canti e balli, il cui ricavato è stato devoluto alla scuola di alfabetizzazione dell'Associazione Migrantes. I clienti – continua – vivono la spiaggia anche di notte. Non ci sono limiti d'orario nè di idee ». E di idee, nell'aria dei "Sant'Antonio", ne fluttuano molte. Come quella di scrivere in azzurro intenso, nel pannello delle docce, che l'acqua è un bene comune, da non sprecare. O dare il nome a ognuna delle 88 cabine di un'isola del Mediterraneo o della Guinea Bissao.


VERI PROTAGONISTI SONO I CLIENTI

E ancora, cucire a mano i costumi per il Carnevale Estivo, evento atteso con impazienza. Fantasia e avanguardia, con uno sguardo sempre rivolto all'ambiente. E c'è chi ha assistito in prima persona alla trasformazione di uno degli storici stabilimenti savonesi. Cliente dal 1964, Emma Oliveri ha osservato, sempre dallo stesso ombrellone, cambiamenti, gestioni diverse e ristrutturazioni.

«Questa è la mia spiaggia – esclama, ancora con la cuffietta intesta, reduce da una nuotata mattutina – il mio paradiso dopo l'inverno. Custoditi tra queste sdraio ci sono i miei ricordi più belli. Ma con la gestione Dalmazzo i bagni sono rinati. E con loro anche chi, come me, si è avvicinato alla cultura equo solidale». Nel frattempo un gruppo di bambini corre a fare il bagno. Sono i figli dei clienti dei Sant'Antonio che, in una sorta di asilo interno, trascorrono le mattine in spiaggia, sotto la supervisione di Agnese, figlia dei titolari, e di un'educatrice. A guardarli dal trespolo l'altro figlio dei Dalmazzo, Pietro. Maglia rossa e cappellino, scruta attento il mare. Un'altra giornata sta per iniziare, tra il profumo del cuscus e il suono dell'acqua che scorre nella fontana.


Una partita a carte all'ombra della terrazza

SAN CRISTOFORO, BAGNI DA CAMPIONI Lo stabilimento nato sulla spiaggia libera

di Irene Salinas

Da Albissola a Savona. Da spiaggia libera a bagni privati. Lo stabilimento "San Cristoforo", ha lasciato il proprio lido con il coraggio di chi accetta il cambiamento, di chi ha la forza di non arrendersi per "farsi dal nulla". E, da quella spiaggia albissolese dove ormai era radicato, è risorto in un angolo delle Fornaci che fino a cinque anni fa era solo sabbia. Sempre per mano a un titolare combattivo e lungimirante, Giuseppe Dinducci, che da un'estate all'altra ha trasformato quel fazzoletto dorato tra i bagni Sant'Antonio e il Lidl in un piccolo paradiso. Elegante e raffinato, ma tutt'altro che tranquillo. Senza cambiare nÊ nome, nÊ spirito.


RELAX E RISATE SI FANNO IN DUE Ampi spazi, un arredo raffinato, dettagli ricercati. Docce in marmo e una passeggiata di prato proprio di fronte le cabine. Bianco e beige come colori base. I bagni San Cristoforo sono nati da mano e mente dell'architetto Ravera. Meno di un anno per realizzare il progetto e costruire, nel vero senso della parola, uno stabilimento lì dove prima c'era una grande distesa di spiaggia, libera. «Non è mai semplice avviare un'attività dal nulla – commenta il titolare Dinducci – soprattutto se si tratta di bagni. Non rilevando alcun stabilimento, non ho trovato clienti. In più c'era chi mi accusava di aver occupato la spiaggia libera. Ma il tempo, l'impegno e la dedizione a questo lavoro hanno avuto la meglio. Devo ringraziare i "vecchi" clienti che mi hanno seguito da Albissola e chi, come me, non si è spaventato di fronte alla novità». Ora, a distanza di cinque anni, i bagni San Cristoforo sono un via vai di persone. Bambini che scontrano gli adulti di fronte al bar, per poi essere rincorsi. Ragazzi che giocano a beach volley mentre sotto gli ombrelloni si prende il sole tra il profumo degli oli abbronzanti e quello del salino. Tranquillità e caos, relax e divertimento, generazioni a confronto. Che si fondono perfettamente insieme, stando divise secondo un'idea curiosa e speculare di spazi. «La struttura – spiega Giuseppe Dinducci – è divisa in due. Una metà è lo specchio dell'altra. C'è la parte dedicata al divertimento, con giochi e un grande gazebo dove si riuniscono i figli dei clienti sotto la supervisione degli educatori del Centro estivo Maya, e quella dedicata alle famiglie senza bimbi. Ognuna con servizi igienici piastrellati e arredati, docce e cabine, con una rampa in legno che porta direttamente al bar». E anche gli 88 ombrelloni beige rispettano la divisione. Che forse è solo sulla carta. Perché ai San Cristoforo tutti conosco tutti. Come una grande famiglia che si racconta, si consiglia e scherza. Meglio se di fronte alle onde.


DAL PODIO AL CARNEVALE: UNA SPIAGGIA DI "VIP"

Un momento di relax per i ragazzi dello stabilimento

Una grande terrazza che guarda direttamente le onde. E' qui che ogni mattina si riuniscono quattro amici storici. Compagni di avventure e di mare da oltre trent'anni, nonni di tutti i bambini della spiaggia, seconda famiglia del titolare. Giocano a cirulla, dicono di essere veri campioni. Sorridono, sorseggiano acqua tonica e fumano qualche sigaretta. «Siamo "i pezzi storici" dei San Cristoforo – scherza Rodolfo Bozzano – ci siamo spostati anche noi, perché nessuna gestione è come questa. Il posto non conta. Albissola o Savona, sono sempre i San Cristoforo, una famiglia allegra e "casinista", si può dire?». Seduto con le carte in mano c'è anche "Cicciulin", maschera simbolo del savonese Carnevale Estivo, alias Fulvio Lori. E' lui che, per primo, si alza a salutare il bagnino, interrompendo la partita. Poi gli altri amici si uniscono al saluto e, tra un sorriso e qualche urla, danno il buongiorno al guardiano della spiaggia.


Maglia rossa, pelle cotta dal sole coperta da tatuaggi orientali, Giuseppe Cavallaro è per tutti "il Bagnino di Bronzo", perché prima di salire sul trespolo, è salito sul podio olimpionico del judo. «Qui si scherza sempre – commenta Cavallaro – non c'è spazio per tristezza né stress, ma solo per il buonumore. Tra serate a tema con musica e piatti prelibati e il corso di zumba tenuto da mia sorella Silvia, il divertimento è davvero per tutti». Ma i bagni San Cristoforo, oltre al movimento, offrono anche momenti di relax e gusto, con una cucina ricercata e di qualità.

Giuseppe Dinducci

«Proponiamo piatti rigorosamente a base di pesce fresco – aggiunge il titolare Dinducci mentre stringe tra le braccia il nipotino – dall'aragosta al carpaccio, abilmente cucinati dallo chef Simone Parodi. Ogni giorno c'è un menù nuovo e diverso, a seconda del pescato, ma i nostri clienti hanno anche la possibilità di consumare panini o piatti freddi preparati a casa, nei tavoli all'ombra. Cosa c'è di meglio di un picnic di fronte alle onde? E per finire un dolce preparato da mia figlia Simona». Sorride, Giuseppe Dinducci. Soddisfatto di ciò che ha costruito. Poi si alza e, insieme ad Alessandro Bovo, medaglia d'oro di pallanuoto alle Olimpiadi di Barcellona 1992, va al bancone per un caffè. «In questa spiaggia ci sono solo campioni!», assicura.


BAGNI "IL CORSARO": UNA STORIA DI ELEGANZA Cucina ricercata e serate di musica nel ricordo dei "Crocetta" di Irene Salinas

La raffinatezza dei particolari

Una fessura dalla quale si intravede uno spicchio blu, incastonata in un muro vecchio di almeno cento anni. E un cancello rosso sempre aperto, generoso guardiano delle onde. Bisogna abbassare la testa per entrare, ma una volta oltrepassato il piccolo archivolto, si ha come la sensazione di guardare il mare per la prima volta. Si entra in un mondo nascosto, che parla di ricordi e storia, dove l'odore della salsedine non va mai via. Ed è proprio oltre quella piccola porta, alla fine della strada sterrata che costeggia via Nizza, che si nascondono i bagni "Il Corsaro". Un nome nuovo, per uno degli stabilimenti balneari piÚ antichi di Savona, i "Crocetta".


SAPORI CON VISTA SUL MARE Arredo moderno e ampi spazi. L'azzurro della piscina a spezzare il giallo degli ombrelloni. Lo stabilimento balneare "Il Corsaro" fa pensare a uno di quei resort che si vedono sfogliando i cataloghi di viaggi. E' stata Patrizia Maini, titolare dal 2012, ad aver ricercato nell'eleganza il punto di forza. «Ho voluto apportare numerosi cambiamenti – spiega con orgoglio la Maini – il mio obiettivo era quello di ridare allo stabilimento lo splendore di un tempo. Tra questa spiaggia è racchiusa parte della storia di Savona. Il nome è diverso, ma sono sempre i "Bagni Crocetta». Come lucidare un prezioso oggetto che il tempo aveva annerito, ma non consumato. Patrizia Maini ristruttura locali e cucina, sostituisce la piscina con una più grande, aggiunge dettagli eleganti ma semplici. Punta sulla qualità dei servizi, ponendo al centro i clienti. Campi da beach volley e beach soccer per i ragazzi e una zona bimbi con castelli colorati e tappeti elastici.

La piscina per i più piccoli


Tetti di paglia e cabine in legno, per un atmosfera caraibica

Ma tra onde e cabine,"I Corsaro" ospitano la ludoteca "Piccole Canaglie", dove i figli dei clienti possono trascorrere qualche ora tra giochi e laboratori e un campo solare con più di trenta bambini. E non sono solo i più piccoli ad essere coccolati. Perché negli ex bagni Crocetta, una delle assolute proganiste è la cucina. «Ricercata, varia e sofisticata. Rigorosamente a base di pesce fresco» parola di chef. Studi alberghieri e un curriculum di tutto rispetto, Nevio Tonello seleziona personalmente il pesce per preparare piatti sempre diversi, tra improvvisazione ed esperienza. «Tanti i piatti proposti – commenta Tonello – ricette mediterranee con un pizzico di internazionalità. Sautè di cozze, linguine allo scoglio e ravioli di baccalà a pranzo. Ma anche carpaccio di verdure e feta e riso basmati con pollo al curry. Alla sera invece il menù profuma del nostro mare, non è fisso ma deciso ogni mattina, in base al pescato. Una volta a settimana – continua lo chef – organizziamo cene dove i piatti vengono abbinati a musica live. Un esempio? Aragoste e ostriche su note jazz». Poi allaccia il grembiule, indossa il cappello e, prima di sparire in cucina, dà uno sguardo al grande bancone a destra dell'entrata. Lì, dove, dietro a un vetro che sorregge piatti bianchi, fa capolino il forno a legna. Perché ad accompagnare le ricette dei bagni "Il Corsaro" ci sono pizze, focacce, hamburger, hot dog e patatine fritte. Seduti di fronte al mare, o su un lettino a un passo dalle onde, tutti i palati sono soddisfatti.


UN PASSATO INDELEBILE E UN FUTURO DA RISCRIVERE "Stessa spiaggia, stesso mare" recitava una vecchia canzone italiana. E quella dei bagni "il Corsaro" è rimasta davvero la stessa spiaggia. Che, fino a 20 anni fa, portava il nome di "Crocetta". Ora la struttura non c'è più, è stata abbattuta dal tempo che passa e trasforma. Ma che non cancella. E così, di lato a dove prima sorgeva il vecchio stabilimento, è stato costruito quello nuovo. Diversa posizione, diversi anni. E, forse, anche spirito. «La prima volta che entrai ai Crocetta era il 1975 – racconta l'artista Gabry Cominale, storica cliente – e posso dire di non esserne mai uscita. Sono cambiati i locali e gli spazi, ma per me questa spiaggia ha sempre quel nome. Ma una differenza, grande e preoccupante, posso dire di averla notata. Allora i bagni erano una sorta di grande famiglia. Ogni sera una festa diversa, cene in riva al mare e tanto divertimento. La "Sfilata dei Crocetta" era l'avvenimento dell'estate, cucivo personalmente gli abiti, ricordo che passavamo ore e ore a pettinare le ragazze. Oggi lo spirito è diverso – continua – i giovani sembrano non sapersi più divertire. E' finito quel tempo. Ma restano i ricordi. E le amicizie. Perché tra gli ombrelloni dei Corsaro c'è ancora il gruppo dei Crocetta». Gabry Cominale osserva il maestoso muro bianco all'entrata. Dice di averlo riprodotto mille volte, nelle proprie opere in ceramica. Perché simbolo di anni di felicità. Guardiano della spiaggia e di un passato che ha lasciato tante impronte. Sempre nella stessa sabbia. L'ingresso dei Crocetta


STORIA E STORIE TRA LE ONDE "Lido dei Pini", resort savonese di relax

di Irene Salinas 128 cabine, 110 ombrelloni. 4000 metri quadrati di spiaggia che da via Nizza danno il benvenuto a Savona. Lo stabilimento balneare "Lido dei Pini" è un'oasi di relax a un passo dalla città. Ampi spazi, campi da beach volley e beach ball, una terrazza che guarda le onde dall'alto. E un'atmosfera che ricorda i villaggi turistici. In quella frazione di sabbia, dove il sole si ripara sotto a tetti di palme intrecciate, il divertimento non conosce confini.

CABINA NUMERO 2, DA 38 ANNI La modernità dell'arrendo, quasi come una conchiglia, racchiude una perla di storia. A fianco all'elegante dehor, c'è un cancello arrugginito che le foglie nascondono. Lì, scese le scale, si entra in un bunker antisbarco della Seconda Guerra Mondiale, costruito dai tedeschi. Le feritoie dei cannoni e i fori dei proiettili sono ancora visibili.


Più in là, dietro le cabine, si scorge il muro che avrebbe dovuto impedire gli sbarchi. Il profumo del passato si fonde a quello della salsedine. Un passato che, oltre alle pagine dei libri, racconta frammenti di vita. I coniugi Armando e Claudia Rigardo sono clienti dal 1975. Da trentotto anni è il "Lido dei Pini" la loro casa estiva. La stessa cabina, n°2, dal primo giorno. «Siamo i veterani della spiaggia – commenta Armando Rigardo – venivamo in questo stabilimento quando al posto del dehor c'erano lastre in legno. Niente bar, né ristorante, solo una distesa di sabbia all'insegna del divertimento». Gli occhi del signor Rigardo si perdono nei ricordi. Parla di un cinema improvvisato sotto le stelle, con un piccolo proiettore, di tornei di bocce e calcio sulla sabbia, con le grandi luci installate insieme ad altri clienti. «Tanti anni fa – aggiunge la moglie Claudia – la spiaggia si trasformava in una passerella, perché era in questo stabilimento che si svolgeva il concorso Miss Savona. Ora tutto è diverso. I locali sono cambiati, ma è cambiato anche il rapporto dei giovani con la spiaggia. Noi la sentivamo nostra, ce ne prendevamo cura. Una seconda casa, una seconda famiglia». Alcuni clienti sono cresciuti nello stabilimento. Sono entrati bambini e ora è qui che che portano i propri figli. «I miei genitori – commenta Roberto Levico – sono clienti dal 1961. Per me il "Lido dei Pini" è la sola spiaggia. Anche ora che abito a Cuneo e posso concedermi solo qualche week end di mare. Ma i miei due bambini trascorrono buona parte dell'estate con i nonni, nello stesso stabilimento dove, quaranta anni fa, ero io a fare castelli di sabbia».

I clienti storici dei Bagni


L'area dedicata a gioco e sport

DIVERTIMENTO PER TUTTI, AL SAPORE DI MARE Tante le amicizie nate tra quegli ombrelloni ben distanziati, che hanno resistito al tempo e alle stagioni. E una storia d'amore della quale lo stabilimento non è solo teatro, ma qualcosa di più. Marina Mallarino e Gianpaolo Maglio, i titolari, si sono conosciuti e innamorati proprio tra quelle sdraio. Poi, nel 1997 rilevano il "Lido dei Pini". Trasformano uno degli stabilimenti balneari più antichi di Savona in una spiaggia a misura di famiglie e ragazzi. Ristrutturano i locali, rifanno le cabine, il bar e la cucina, costruiscono due campi e l'area gioco per i bambini. Rendono agibile la terrazza, che ora è un rettangolo di relax sopra al mare, con vasca idromassaggio ed eleganti poltrone. «Questo stabilimento è il frutto di un duro lavoro – commenta Gianpaolo Maglio, titolare-bagnino – tanti interventi, un solo obiettivo. Offrire un servizio ottimale alla clientela. Una clientela che è variegata e racchiude diverse fasce d'età, bagnanti affezionati, altri stagionali».


I bambini giocano tra gli scivoli colorati, saltano in un grande tappeto elastico sulla sabbia. Alcuni di loro sono figli dei clienti, altri piccoli partecipanti ai campi solari del Centro Maya, ospitati per il terzo anno consecutivo dal "Lido dei Pini". Mentre i ragazzi si sfidano nel campo di beach volley e in quello di calcio-tennis, gli adulti si lasciano andare a qualche chiacchierata, raccontano la giornata in ufficio, organizzano partite a carte. Ognuno ha il proprio spazio. Ma tutti si ritrovano davanti al bancone del bar, gestito da Anna Colangelo e Cinzia dall'Alba, ad aspettare un caffè, una granita colorata o un gelato. O nel dehor dove, a pranzo e a cena, vengono serviti piatti di pesce. Pennette alle vongole e zucchine, astici e filetti freschi, spigole e capesante gratinate. Il gusto affonda i piedi nella sabbia. In sottofondo, l'andare e venire delle onde. E un passato che guarda al futuro. Da una sdraio blu.

Relax tra le cabine, pranzo e giornale


Uno scorcio della zona spiaggia

BAGNASCIUGA: UN'IMMERSIONE NELLE STAGIONI Dyving, salvataggio e divertimento. “Il segreto? guardare il mare di Irene Salinas "Bagnasciuga", come il fazzoletto di sabbia bagnato dalle onde. Lì, dove l'acqua ancora bassa dà il benvenuto al mare. Questo il nome dello stabilimento balneare di via Nizza, dove il divertimento si immerge nel blu. Con la fantasia di più di 70 bambini. Ma anche con muta, bombole e maschere. Perché i "Bagnasciuga", che vantano al loro interno un centro dyving, vivono il mare da ogni angolazione.


ASSAGGI DI PASSIONE, FUORI E DENTRO IL MARE Cinque file di ombrelloni colorano la spiaggia di un giallo intenso. Più in alto, sotto un tendone bianco, tavolini e sedie dove i clienti dei "Bagnasciuga" giocano a carte sorseggiando bibite fresche. Una tranquillità interrotta dalle voci dei bambini, pistole ad acqua e risate. Perché sono i "giovani bagnanti", il nucleo vivo dello stabilimento savonese. A loro è dedicata un'intera zona, con un castello colorato e un grande tappeto elastico. Ma anche campi da beach volley e beach Soccer, teatri di tornei e divertimento. «Sono circa settanta i bambini e gli adolescenti che animano la spiaggia – commenta entusiasta Patrizia Papurella, titolare dei "Bagnasciuga" insieme al marito Giuseppe Posadino – il nostro è uno stabilimento per famiglie, ma in continuo movimento, dinamico e variegato. I clienti sono i veri protagonisti. Organizzano tornei e vivono la spiaggia senza limiti di orario».

Il bar con luci, colori e scritte


Il centro con l'attrezzatura per le immersioni

Chi fa un tuffo sotto la luce della luna, chi chiacchiera sui lettini dopo aver cenato. Per tutti, il sabato sera, musica dal vivo e piatti di pesce fresco. «Ingredienti di qualità, fantasia e tradizione, questa la ricetta vincente dei "Bagnasciuga"» parola dei cuochi Fabio Bruzzone e Danatella Musetti. «Il menù cambia di giorno in giorno – continua Bruzzone – ma i piatti forti sono due. Fritto misto e capponmagro, il "cibo dei pescatori", a base di pesce, verdure e salsa verde». Una cucina genuina ma ricercata, che vizia i clienti in estate ma che non chiude le porte d'inverno. Perché, archiviati ombrelloni e lettini, lo stabilimento di via Nizza accoglie appassionati di immersioni, con il centro diving della società Torino Diving gestita dai coniugi-titolari. «Io e mio marito – aggiunge Patrizia Papurella – siamo istruttori sub. Abbiamo unito passione e lavoro, creando il centro per le immersioni a un passo dallo stabilimento. E' qui che sub esperti hanno la loro base e dove molti gruppi liguri ma anche lombardi e piemontesi effettuano la prova in mare per il brevetto». Ma il centro diving non apre le porte solo ai sub. Con l'attività di snorkeling, nuoto in superficie con il boccaglio e la maschera, chiunque può osservare il mondo sommerso. Di fronte agli ombrelloni, galleggia un gommone grigio, un po' guida e un po' guardiano dello stabilimento savonese. Gli istruttori accompagnano i clienti ad ammirare i fondali dell'isola di Bergeggi, area protetta alla quale grazie a uno speciale permesso hanno accesso. «Sono tanti i savonesi che non hanno mai osservato i fondali dell'Isola.


Non si rendono conto della fortuna che hanno. A pochi chilometri da loro c'è un paradiso da esplorare. Bastano una maschera, il nostro gommone e la volontà di stupirsi – conclude Patrizia Papurella.

DALLE MASCHERE DA SUB AL BINOCOLO DEL BAGNINO Un trespolo che ricorda un bungalow hawaiano, con il tetto fatto di palme intrecciate. E' da lì che Andrea Carosi sorveglia la spiaggia. Battuta sempre pronta e pelle abbronzata, il bagnino dei "Bagnasciuga" è il punto di riferimento per i bagnanti. «Cerco di far sentire sempre sicuri tutti i clienti – commenta Corosi – ma confesso di avere attenzioni e cure particolari per i bambini. Nessuna distrazione e l'occhio sempre puntato al mare». Sono stati proprio il sangue freddo e i riflessi pronti di Carosi ad aver salvato tre persone. Tutte in una sola giornata, il 17 agosto di un anno fa. «Non dimenticherò mai quel giorno – ricorda emozionato il bagnino – tre salvataggi nel giro di poche ore. Al mattino ho recuperato dall'acqua una ragazza che, sbattendo la testa contro la boa, era svenuta. Al pomeriggio e alla sera, due bagnanti che si erano sentiti male mentre nuotavano. Paura, adrenalina, mille sensazioni che si sono accavallate. E la gioia nell'aver tratto in salto delle vite umane». C'è chi dice che Andrea Carosi sia un eroe. E chi, a quel bagnino che non toglie mai gli occhiali da sole, deve la propria vita. Lui ripete di aver fatto semplicemente quello che era chiamato a fare. Poi alza gli occhiali solo per un attimo, sorride e prende posto sul trespolo. Una nuova giornata sta per iniziare e i "Bagnasciuga" si preparano ad accogliere i clienti. Dietro al bancone, Laura Paulovats prepara caffè e cappuccini. Lei che tra quegli ombrelloni ha trascorso buona parte dei propri 26 anni, è alla prima stagione da barista. Sorride ai bambini, parla con i clienti. Tutti la conoscono, per ognuno ha una battuta. L'atmosfera che si respira ai "Bagnasciuga" profuma davvero di mare. Che venga osservato attraverso il vetro di una maschera o dai binocoli del bagnino, vissuto immergendovi il corpo o solo i piedi, poco importa. Il vero protagonista è quel grande lenzuolo blu. «Il nostro mare sa parlare – sorride Patrizia Papurella – racconta di un mondo nascosto e meraviglioso. Basta sapere ascoltare». Parola di sub.


BAGNI LA PLAYA, LA TRADIZIONE A ZINOLA Uno stabilimento balneare di fedelissimi di Alessandra Arpi

Ombrellone, lettino e due chiacchiere tra vicini

Un nome in spagnolo che racchiude il sapore dell'estate. E lo riporta direttamente in Via Nizza 103, nello stabilimento balneare La Playa. E i proprietari, Fabio Accattino e Cristina Vasone, da nove anni fanno in modo di mantenere l'atmosfera tradizionale ma allo stesso tempo innovativa che fa dei Bagni un ritrovo di fedelissimi da anni. "La clientela è mista -spiega Cristina Vasone- ma ospitiamo tante famiglie. Bambini, ragazzi e anziani. Persone che hanno fatto di questo posto il loro ritrovo annuale". Stessa spiaggia, stessi occhi amici, stesse chiacchiere. Non importa se il tempo passa.


UNA SPIAGGIA PER GRANDI E PICCINI Il colore verde domina lo stabilimento, insieme alla musica che festosa fa da contorno alle giornate di sole. Sulla sinistra dell'entrata due campi da beach volley, uno per i più grandi e l'altro per i più piccini, e lo spazio riservato ai giochi. Sulla destra il bar e la rotonda, che ospita, come da tradizione, chi si rilassa all'ombra dopo un bagno ma soprattutto gli irriducibili del gioco da tavolo che resiste anche alla calura estiva: le carte, in tutte le loro declinazioni. Ma il favorito dei Bagni La Playa sembra essere il Burraco, dato che i tornei più sentiti si consumano proprio sulle tovaglie verdi, a colpi di cuori e picche. "Abbiamo parecchi clienti agguerriti -sottolinea Cristina Vasone con un sorriso -giocano spesso e amano il torneo. Sono per la maggior parte anziani, che hanno trovato un modo perfetto per divertirsi e chiacchierare". Perchè la voglia di giocare non sparisce, a nessuna età. Tanto meno per i più piccoli, ai quali lo stabilimento balneare dedica molti spazi e attività: tornei di calcetto, beach volley, calcio su sabbia, ma la ciliegina sulla torta sono le Mini Olimpiadi, che vengono poi riproposte anche per gli adulti. Gli ospiti sono quindi immersi in un'atmosfera giocosa, accompagnata dalla musica. Tanti sono i giovanissimi, e chi si vanta del titolo di "più giovane dei bagni" è Sveva, che ha appena tredici giorni.

La Playa ed il sole


IL BAGNINO? Piace molto ai clienti, è sempre attento ai bisogni di tutti, e con lo sguardo puntato verso il mare. E' Alessandro Bellomo, il bagnino. Sommozzatore, è il sesto anno che lavora come bagnino. "Prevenire prima di tutto sottolinea Bellomo - bisogna imparare chi sono i bambini a rischio, nel senso quelli più veloci a scappare dalla vista dei genitori o quelli che non sanno nuotare". Perché un salvataggio significa un lieto fine, ma una brutta esperienza. Che è meglio evitare sempre. Ma Alessandro Bellomo è sempre pronto ad aiutare chi è in difficoltà, Il mare e la spiaggia


ATTENTO E GENTILE tra cui gli anziani che, nei giorni di mare grosso, fanno fatica a entrare e uscire dal mare. "I clienti lo adorano -sottolinea Cristina Vasone- è sempre molto gentile ma mai invadente. Ispira sicurezza". Ed è proprio quello che un bagnino deve saper fare. "Il mito del bagnino playboy non fa per me spiega Bellomo - il mio mestiere è controllare il mare. Ed è quello che amo fare". La serietà per uno dei mestieri più invidiati dell'estate, ma che è di fondamentale importanza. E il bagnino ai Bagni La Playa lo sa bene. bianca tra gli ombrelloni


Premio Pulitzer la Strout è una scrittrice al top nel panorama narrativo di lingua inglese. Una famiglia – i due fratelli Burgess, le mogli, la sorella e l'ex-marito, suo figlio e una comunità di somali che vivono nella cittadina del Maine. Una bravata del figlio 19enne scatena il conflitto tra le due comunità: incomprensioni, pregiudizi, ignoranza, diversità, tutto il malessere degli abitanti si coagula attorno alla famiglia Burgess. Ma anche al suo interno: segreti, silenzi, affetti distorti non tarderanno ad affiorare. Elizabeth Strout I ragazzi Burgess, Fazi, pp. 448, e 18 La libraia Aaliya, 72enne vive sola nel suo grande appartamento di Beirut, tra insonnia e ricordi. Per tutta la vita ha tradotto in arabo i grandi classici, senza che fossero pubblicati. Ha avuto un ragazzo profugo palestinese come “aiutante”, ma la lotta politica lo ha trasformato in uno degli aguzzini del Libano. Incontrato anni dopo, gli ha chiesto un’arma per difendersi, lui in cambio ha voluto una notte di sesso. Un libro sulla passione in tutte le sfumature: per i libri, la politica e quella amorosa. Lo scrittore mediorientale ha talento da vendere nell’orchestrare storie e nel tenere i lettori incollati alla pagina. Rabih Alameddine, La traduttrice, Bompiani, pp. 340, € 18 Mei è una detective privata nella Pechino postolimpica, tra traffico impazzito, grattacieli e carretti di verdura, il nuovo che avanza e l’indifferenza di tutti. L’indagine sulla Casa dello spirito dorato, azienda farmaceutica specializzata nella pillola per guarire i cuori infranti, la vedrà coinvolta in traffici illeciti, assassini, sparizioni, sotto lo sguardo assente di poliziotti e burocrati. Attraverso la forma del thriller la scrittrice racconta l’attualità della Cina dove i vecchi valori sono stati spazzati via e rimpiazzati da corruzione, crudeltà gratuite e avidità delle nuove classi al potere. Diane Wei Liang, La Casa dello spirito dorato, Guanda, e 19.50


Un nuovo, garbato, ironico romanzo di Andrea Vitali, ambientato sulle sponde dell’amato lago di Como. A Bellano gira voce che alla Casa del Popolo verrà proiettato Ultimo tango a Parigi. Siamo nel febbraio del 1975, e nel paese si scatena una guerra senza frontiere, tra gli impazienti che fantasticano sulle vertiginose scene di sesso e i parrucconi capeggiati dal parrocco che vogliono evitare una simile depravazione. Un divertentissimo apologo sull’irrompere della modernità in una comunità tranquilla, un po’ bigotta e un po’ borghese, secondo quanto queste definizioni volevano dire negli anni '70 Andrea Vitali Un bel sogno d'amore, Garzanti, pp 360, e 17.60

Torna in libreria un libro cult per gli amanti del jazz – e non solo. Dalla penna dell’inglese Dyer la più bella storia della musica afroamericana, attraverso otto ritratti di altrettante leggende del jazz. Colti nei momenti dell’arte e in quelli quotidiani, rivivono sulla pagina Lester Young perso in una stanza d’albergo, Charles Mingus per strada a New York, Thelonious Monk incapace di comunicare con chiunque, se non con la moglie. E ancora Chet Baker, Ben Webster, Art Pepper... Otto “assolo” di assoluta bravura. Geoff Dyer, Natura morta con custodia di sax, Einaudi, pp. 350, e 13 Patrick e Erika sono sposati, hanno una bambina di un anno, ma la loro storia è iniziata molto prima. Love story, certo, ma sono anche una formidabile coppia investigativa: lui il poliziotto lo fa di mestiere, lei scrittrice di romanzi seriali. Ora sono alla quinta avventura firmata dalla formidabile giallista di Stoccolma. L’assassinio di uno storico del nazismo che in gioventù è stato amico della defunta madre di Camilla, si intreccia in modo indissolubile con la vita familiare della nostra eroina. Un diario fortunosamente ritrovato metterà tutti sulle tracce di un segreto sepolto Camilla Lackberg, Il bambino segreto, Marsilio, pp. 526, e 19


I lettori di Deaver conoscono bene Lincoln Rhyme, arrivato alla sua decima avventura, un po’ thriller un po’ spy. Stavolta la scena del crimine è a Nassau, Bahamas. Dove un cittadino americano, è stato ucciso da un cecchino che colpisce il cuore delle sue vittime a oltre un chilometro di distanza. La responsabilità dell’attentato ricade sugli Stati Uniti: la sparatoria potrebbe infatti essere la risposta all’attacco terroristico che l’uomo, forse, stava preparando ai danni di una compagnia petrolifera americana. Niente è come sembra e Rhyme avrà il suo daffare: qualcuno sta facendo sparire ogni prova. Jeffery Deaver, La stanza della morte, Rizzoli, pp. 500, e 18 Bolaño è stato uno dei grandi scrittori del secolo scorso, lodato e riconosciuto dopo la sua scomparsa a soli 50 anni nel 2003 a torto, perché ci ha regalato romanzi straordinari, come Stella distante o lunghi racconti come questo Romanzetto lumpen. È Bianca, ormai moglie e madre, che parla in prima persona per rievocare l’adolescenza trascorsa senza genitori, col fratello, chiusi in casa a guardare la tv, scivolando in un’esistenza marginale. A loro si aggiungeranno due personaggi ambigui il Libico e il Bolognese, con cui Bianca dividerà indifferentemente il letto e il fratello oscuri affari. Finché non irromperà nella loro esistenza un ex culturista cieco chiamato Maciste. Una variabile fondamentale per la vita di Bianca... Roberto Bolaño, Il futuro. Un romanzetto lumpen, Adelphi Con questo nuovo romanzo di Paolo Nori arriva anche un nuovo personaggio, già destinato ad avere un seguito, un po’ fuori dagli schemi. È l’editore Ermanno Baistrocchi e, assieme a lui, c’è un amico libraio... Gli aficionados dell’autore di Parma possono stare tranquilli: c’è anche la sfumatura gialla, una banda di ladri di parmigiano, un morto… Soprattutto c’è il suo linguaggio, così sfacciatamente parlato da rivelare - invece - il talento di uno scrittore sofisticato: “Se uno aiuta dei suoi amici a rubare una volta una forma di formaggio, non è che poi tutte le forme di formaggio che rubano al mondo le deve avere rubate lui”… Paolo Nori, La banda del formaggio, marcos y marcos, pp. 224, e 15 RECENSIONI A CURA DI SILVIA BREGERO (GIORNALISTA E SCRITTRICE) http://myblog.myselfitalia.it/author/sbergero/


LA POESIA DI CHIARA TASSINARI Illustrazioni di libri, scenografie e costumi per spettacoli teatrali e televisivi. Molte emozioni intime e poetiche. Un bel tratto. Tutta Chiara su www.savonagraffiti.it


FOTO DAVIDE RIZZO, NAOMI MALFATTI MARCO OLIVERI, ARCHIVIO GRAFICA E IMPAGINAZIONE ARIANNA CODATO COORDINAMENTO EDITORIALE ARIANNA CODATO

Magazine savona graffiti n3  
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