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LE VIE DELL’INTEGRAZIONE SONO INFINITE Quella di Majid non è l’unica esperienza di stranieri perfettamente integrati nella parrocchia di Lavagnola. “Tanti ragazzi provenienti dal Marocco o dalla Tunisia sono venuti qui, hanno fatto un percorso interessante.” Spiega ancora una volta Lupino: “erano minorenni all’arrivo, hanno vissuto in una comunità di minori, la comunità alloggio Progetto Città, e sono sempre stati nell’ambiente della parrocchia. Hanno tutti studiato, preso il diploma di terza media, e hanno poi iniziato la scuola edile. Prima di lavorare nell’edilizia, sono stati sagrestani.” Hanno imparato la bellezza e l’importanza della lingua, del lavoro, della fatica, della crescita. Sono ragazzi islamici, ma nulla gli ha impedito di intrecciare il loro credo con quello di qualcun altro. Il rispetto è la chiave. La voglia di conoscersi, di scambiarsi opinioni, gioie, conoscenze. Lupino ricorda tutti i ragazzi con una nota di gioia nella voce: “Ancora adesso vengono a giocare a calcetto nel campo, organizzano cene qui nei saloni della parrocchia. Sono amici che hanno costruito un percorso insieme a me, a noi, e questo non ha niente a che vedere con le differenze religiose o culturali.” Alcuni di loro sono sposati, oppure sono tornati al loro paese per sposarsi secondo i riti islamici e hanno poi portato la propria moglie qui, tanto il legame con questa terra è forte. Lupino conclude, parlando della sua esperienza multietnica: “In diciassette anni in parrocchia, forse questa è stata una delle più belle esperienze che abbia vissuto. Una storia di integrazione vera, reale. Non dovrebbe però essere una notizia straordinaria, ma di ordinaria voglia di condividere e accettare le diversità. Non è stato regalato niente a nessuno, solo un appoggio come a chiunque si presenti qui”. Annullare le differenze, ma sul serio.

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