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Colori e atmosfera: San Giacomo un patrimonio da salvare

Il soffitto è stato costruito ai tempi della caserma, per ricavare il secondo piano. Salendo le scale, da sopra l’occhio può accarezzare meglio il legno scuro e antico che da quasi sei secoli regge il peso del tempo. All’esterno, i due chiostri racchiusi dal complesso vedono una natura decisa a riprendersi ciò che suo, indisturbata. Alcune colonne sono crollate, e i rovi non hanno perso tempo, lentamente si stanno impossessando della pietra fredda, ricoprendola di verde. Tra tutto, spicca il maestoso abside. Ha una sola finestra, in alto, da cui entra la luce potente, e crea un’atmosfera mistica, perfettamente adatta al luogo. Gli affreschi del Semino sono lì, vividi, decisi, apparentemente incuranti ma fragili di fronte al tempo che passa. Molte parti sono sbiadite, al punto che si intravedono le tracce originali del disegno. Ma oggi si mostrano ancora fieri, tra l’oro dei dettagli e il rosso caldo delle vesti. Dalla finestra, tra le grate, un’edera brillante ha insinuato le sue dita all’interno, come ad artigliare ciò che è suo. E lì, tra natura e pietra, tra aria ferma e fresca e dipinti, tra l’odore di erba e quello di intonaco, il sacro avvolge tutto, in un silenzio mistico che entra nelle ossa.

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