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A testa alta, guardiamo avanti! di Luca Mattiucci

EDITORIALI

EDITORIALE

CONTENUTI Novembre 2012

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lmattiucci@comunicareilsociale.com twitter @lucamattiucci

5. MADRI BAMBINE IN LOTTA CONTRO L’OMOLOGAZIONE di Michele Mangano

5. SE GLI ANZIANI FINISCONO IN UN ...LAGER! di Antonio Polito

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7. L’ITALIA DEI NON GIOVANI, ASPETTANDO LO STATO SOCIALE di Carlo Borgomeo

9. “SOLO” QUESTIONE DI INFRASTRUTTURAZIONE SOCIALE? di Giuseppe De Stefano

9. L’IMPORTANZA DEL VOLONTARIATO NOSTRANO di Giobbe Covatta

11. GIUSTIZIA O CONVENIENZA? di Giuseppe Guzzetti

13. INSIEME SI VINCE di don Aniello Manganiello

13. MA COSA C’ENTRA LO SPERPERO CON LA FEDE? di Umberto Veronesi

15. IL CARCERE DURO NON SERVE. È UNA QUESTIONE CEREBRALE di Stefano Piedimonte

15. QUANDO ABBIAMO ABBANDONATO I NOSTRI “VECCHI”?

SCATTI D’AUTORE

er i Maya pare che questa sia la fine. E qualcuno potrebbe anche dargli ragione: la crisi che non accenna a mollare la presa, una povertà che si fa sempre più diffusa e stringente, malattie tumorali che proliferano a più non posso, giovani e vecchi che hanno smesso di raccontarsi, un crescendo di violenza che va da quella domestica fino ad esplodere in decine di guerre. Si, può darsi sia la fine, se non della terra, almeno di quel mondo imperfetto ma felice che ciascuno di noi per qualche attimo ha sognato nella sua infanzia. E’ forse allora giunto il momento di gettare le armi? di lasciarsi andare? Mi dico No. Lo faccio a bassa voce, a mò di esperimento. Ci provo gusto. Allora mi ripeto a squarciagola con chi mi è attorno. Lo faccio sorridendo, sembro un pazzo. All’amico che non vuole metter su famiglia causa precarietà gli dico che il folle è lui, lo faccio dolcemente. Alla compagna malata gli parlo di domani, perché oggi passerà e il futuro aspetta anche lei. Saluto un volontario con l’attenzione che nego ad altri, perché i suoi cerchi contano 75 inverni ma i suoi occhi si piantano saldi verso il domani, mentre mi restituisce il racconto delle radici di ieri. Non trovo nulla da rottamare in lui, semmai in me. No, il 2012 non è la fine. Solo un inizio. Più travagliato, più sofferto. Ma pur sempre un inizio da sperare, con la convinzione che il futuro lo si disegna qui e adesso, assieme. Al 2013, allora! Con la passione e la voglia di sempre per continuare a raccontare le “buone notizie” del nostro volontariato.

di Marina Terragni

di Margherita Hack

16. ECCO IL FUTURO DELL’ITALIA di Andrea Camilleri

18. ANZIANI INUTILI? FORSE SÌ di Franco Gabrielli

20. ARRIVANO I NOSTRI ! di Erri De Luca

22. GENERAZIONI di Giuseppe Onufrio

24. SALVARE L’ARTICO SIGNIFICA SALVARE NOI STESSI


18 20 Comunicare il Sociale raddoppia “

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Comunicare il Sociale” per il mese di dicembre raddoppia il suo appuntamento con i lettori e torna in edicola anche la prossima settimana con un numero speciale curato di concerto con la Comunità di S. Egidio. Una guida utile dedicata agli anziani per celebrare con loro l’anno europeo dell’invecchiamento attivo. Comunicare tornerà, poi, in edicola a partire da gennaio 2013, come di consueto, l’ultimo venerdì di ogni mese in allegato a Sette – Corriere della Sera, nella sua versione cartacea che sarà arricchita da una nuova versione web completamente aggiornata.

I Qr-code sono un nuovo strumento che ti permettono di approfondire ulteriormente le notizie che trovi nella rivista. Se vuoi conoscere il loro funzionamento collegati su www.comunicareilsociale.com

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EDITORIALI giornalisti che pensano... sociale

di Marina Terragni

MADRI BAMBINE IN LOTTA CONTRO L’OMOLOGAZIONE

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l fenomeno delle madri bambine dà l’idea di qualcosa che eccede, che sfugge alle maglie. In particolare, sfugge all’idea che la maternità sia sempre un fatto perfettamente controllabile e pianificabile, oltre che da negoziarsi pazientemente con una serie di soggetti: dal partner, che non è mai “pronto”, al datore di lavoro, che alla prima nausea ti manda a casa. Con il rischio che prima dei 40 non puoi nemmeno provare a pensarci. “La libertà riproduttiva delle donne” come ha scritto la teologa femminista Mary Daly “è repressa ovunque”. Quasi mai le maternità precoci sono del tutto volute, come è stato nel caso delle 17 ragazze di Gloucester: un formidabile acting out a cavallo tra body art, sintomo psi-

chico e rivolta politica. Ma non si può nemmeno dire che siano del tutto non-volute. Gli “incidenti” procreativi parlano sempre di un desiderio che va dritto al suo oggetto, dribblando tutti gli ostacoli. Carolina, 15 anni e incinta, sul blog di Corriere La 27ora parla di “caso o subconscio”, e aggiunge: “Il mio stato attuale, più che scandaloso come ho sentito definire o assurdo, io lo vedo e lo vivo come qualcosa di magico”. Una magia, una potenza, una libertà del corpo che puoi voler controllare o differire in cambio di qualcosa di altrettanto magico: l’incontro fatale con Mr Right, o la libertà che ti può venire, così almeno hai sempre creduto, da una magnifica realizzazione professionale. Ma

di Michele Mangano*

se intorno non vedi che rovine sentimentali -e quanto al lavoro, quanto alle meraviglie dell’emancipazione, be’, lasciamo perdere-, che ragione c’è di non attivare al più presto la tua scatola magica? Carolina ha visto “17 ragazze”. Dice che la sua storia è diversa, ma che il film le è piaciuto perché lì si vede bene “la bellezza di tante, incontenibili, vite in crescita”. Una bellezza che può apparirti irresistibile, se non hai sufficienti motivi per resistere. Se le storie singolari delle madri bambine ci parlano spesso di difficoltà, di problemi e perfino di drammi, il fenomeno nel suo complesso può essere letto come disubbidienza della differenza sessuale femminile, in lotta ovunque contro l’omologazione. marina.terragni@rcs.it twitter @marinaterragni

volontaria-Mente

SE GLI ANZIANI FINISCONO IN UN ...LAGER!

La denuncia dell’AUSER: le istituzioni vigilino e gli organi di stampa tengano alta l’attenzione Si stringe lo stomaco e vien voglia di urlare “Basta!” nel vedere le immagini della Casa di Riposo Lager, scoperta di recente in Liguria, dove anziani non autosufficienti vengono trattati con una violenza inaudita dal personale. E’ l’ennesimo caso riscontrato in Italia, grazie al lavoro encomiabile della Guardia di Finanza e dei Nas. Le immagini di violenza, degrado, squallore, sporcizia, la solitudine di questi anziani indifesi e fragili nelle mani di veri e propri aguzzini ci indignano pro-

fondamente e bene hanno fatto le forze dell’ordine ad aprire le porte del carcere. Ma non avremmo voluto vedere più ciò che abbiamo visto. Anno dopo anno i casi di Case di Riposo Lager si succedono a un ritmo inquietante, arrivano sulle pagine dei giornali suscitano indignazione per qualche giorno, poi la cronaca macina altre notizie e l’attenzione dei cittadini volge ad altro. E’ ora di dire “Basta”. Richiamiamo le autorità e le istituzioni a vigilare sempre affinchè le norme e le leggi che

regolano l’apertura e la gestione delle Rsa e delle case di riposo siano applicate e rispettate con estremo rigore. Esistono precise norme di accreditamento che fissano in modo preciso requisiti, standard di sicurezza, rapporto fra ricoverati e operatori. Queste regole devono essere rispettate. Anche il volontariato può fare molto, essere un occhio attento e vigile all’interno delle strutture in cui opera. Il problema è che in molte strutture private, ci è negato l’accesso. *presidente nazionale AUSER

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giornalisti che pensano... sociale

di Antonio Polito editorialista del Corriere della Sera

L’ITALIA DEI NON GIOVANI, ASPETTANDO LO STATO SOCIALE

«Nel nostro Paese si era formata, una decina di anni fa, una coraggiosa e meritoria organizzazione dei Giovani Dirigenti della Pubblica Amministrazione. Dopo dieci anni quei giovani sono diventati non più giovani e nuovi giovani dirigenti non ne sono arrivati»

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uando si parla di giovani la prima cosa che si dovrebbe chiarire è che cos’è un giovane. In Italia si dà del giovane a tutti, fino ai quarant’anni e oltre. Giovane è sinonimo di tizio in attesa di qualcosa; che so, un lavoro, il successo, una casa tutta sua, la sostituzione (o la morte) dell’anziano che lo precede in carriera. Aspettando aspettando, i giovani invecchiano, ma non è detto che crescano. Un esempio? In Italia si era formata una decina di anni fa una coraggiosa e meritoria organizzazione dei Giovani Dirigenti della Pubblica Amministrazione. Volevano cambiare il mondo, cominciando con lo svecchiare il loro. Ebbene, dopo dieci anni quei giovani sono diventati non più giovani, con il blocco del turn-over nuovi giovani dirigenti non ne sono arrivati, e così la ex Associazione Giovani Dirigenti della Pubblica Amministrazione si è trasformata ufficialmente in Associazione Dirigenti della Pubblica Amministrazione, e addio Giovani. Volete un altro esempio: il gruppo di VeDrò, messo insieme dal sempre giovane Enrico Letta. Bene, quando nacque associava per statuto solo trentenni di belle speranze, ora è stato modificato lo statuto perché sono tutti diventati quarantenni. Lo dico per mettere in guardia dalla retorica sui giovani che

tanto abbonda in Italia. Si sostiene per esempio che il problema principale dei nostri giovani è la disoccupazione. È vero, ma non del tutto vero. Nel senso che in tutti gli altri paesi europei, con l’eccezione della Germania, ci sono molti più giovani disoccupati che da noi. Infatti la disoccupazione si calcola in percentuale sul numero dei giovani ”attivi”, che hanno cioè un lavoro o lo stanno cercando, e vista così

«Si sostiene, per esempio, che il problema principale dei nostri giovani è la disoccupazione. È vero, ma non del tutto. Nel senso che in tutti gli altri paesi europei, con l’eccezione della Germania, ci sono molti più giovani disoccupati che da noi» sembra altissima: uno su tre. Ma rapportata all’intera platea dei giovani, anche a coloro che non hanno un lavoro né lo cercano, i disoccupati sono appena 1 su 14, cioè il 7,1%. Dunque l’anomalia dell’Italia - come ha efficacemente sintetizzato Luca Ricolfi, lo studioso a cui si devono questi calcoli rivelatori - «non è che i suoi giovani non trovano

lavoro, ma che non lo cercano». E infatti il vero primato italiano è nel numero dei giovani totalmente “inattivi”, che cioè non lavorano, non studiano, né stanno apprendendo un mestiere (i famosi Neet: Not in Education, Employment or Training). Vuol dire che le cose stanno meglio di quanto ci dicono i media? No, vuol dire che le cose stanno molto peggio. E vuol dire che tutte le risorse pubbliche che abbiamo andrebbero concentrate e indirizzate in un sistema di Welfare disegnato per spingere i nostri giovani al lavoro: prepararli, formarli, accompagnarli nei periodi di disoccupazione per portarli il più presto possibile a una nuova occupazione. Invece di pagare la gente perché non lavori (cassa integrazione), pagare la gente perché lavori (sussidi universali e formazione permanente). Vuol dire mettere fine all’illusione che la laurea dia diritto a un lavoro, soprattutto quando è una laurea che vale poco in un ateneo che vale poco. Significa dire con onestà ai nostri figli che non potranno avere la vita facile che hanno avuto i padri, e che dovranno sudarsela se vogliono far meglio di loro. E subito dopo dispiegare tutta la potenza dello Stato sociale per aiutarli a superare lo choc e a cominciare finalmente la loro vita. twitter @antoniopolito1

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EDITORIALI di Carlo Borgomeo *

volontaria-Mente

“SOLO” QUESTIONE DI INFRASTRUTTURAZIONE SOCIALE?

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l tema dello sviluppo del Mezzogiorno è questione antica, ma sempre aperta. Occorre chiedersi però se il divario con il CentroNord sia soprattutto questione economica o non piuttosto questione di coesione sociale, di senso della comunità, di cultura della legalità diffusa: cioè di generali condizioni di vita e qualità della convivenza civile. Naturalmente le forti differenze in termini di ricchezza disponibile rappresentano una causa di differenziazione nelle condizioni di vita, ma la questione meridionale ritengo sia essenzialmente una questione sociale, di nuove povertà, di diversi bisogni, di frammentazione del

tessuto civile. La cultura dominante ritiene possibili interventi in questi ambiti solo in presenza dieconomie fiorenti, seguendo uno schema logico-culturale che vede il sociale come un surplus della crescita. Il progressivo smantellamento del welfare state durante periodi di crisi ne è una prova. Ritengo al contrario che il sociale sia una precondizione dello sviluppo. Come è possibile, ad esempio, attrarre investimenti in territori in cui non c’è rispetto per le regole e per i beni comuni, non ci sono comunità coese e, in sintesi, non c’è una robusta infrastrutturazione sociale? Siamo spesso chiamati a commen-

di Giuseppe De Stefano*

tare i clamorosi dati sui livelli di dispersione scolastica, a parlare di giovani talenti che vanno via, di donne inoccupate nelle regioni meridionali. Un Paese che dilapida in questo modo il suo capitale umano che futuro può costruire in termini di sviluppo? E’ da qui che bisogna ripartire, dalla consapevolezza che la battaglia vincente è quella dell’affermazione della cultura dei beni collettivi, del capitale umano, della capacità di fare rete, di puntare sulla dignità e sulla responsabilità delle persone e sull’amore per la legalità. *presidente Fondazione con il Sud

volontaria-Mente

L’IMPORTANZA DEL VOLONTARIATO NOSTRANO

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a 266 del 1991 rivista oggi si rivela un progetto politico innovativo che ha sgomitolato un futuro appena remoto di questo grande fenomeno sociale del volontariato italiano a cavallo dei due millenni. In poco più di un ventennio ha razionalizzato questo fenomeno spontaneo che affonda le radici nella cultura e nella storia della matrice umanistica della nostra penisola come condimento più tipico ed irripetibile della salsa italica. Ed oggi che, per l’ennesima volta, vediamo la Protezione Civile impegnata come sistema a lenire le ferite procurate dagli eventi ineluttabili del destino, comprendiamo la portata inestimabile del contributo solidale del volontariato nostrano. La

legge quadro, invocata e bistrattata, valutata e rivalutata, analizzata e sommariamente giudicata, ha contribuito radicalmente al recente sviluppo di questo variopinto attore, soprattutto attraverso il suo discusso articolo 15, che più di ogni altro ne ha richiesto la riforma e contemporaneamente frenato ogni tentativo di modifica. È l’articolo attraverso cui il legislatore innescò un meccanismo di finanziamento da parte delle fondazioni bancarie, parte maggiormente riparata e riservata del nostro mondo della finanza, al volontariato affidandone la gestione proprio ad esso. I centri di servizio sono stati la mirabile concretizzazione del sogno di riuscire a rispettare tutte le com-

plessità di questo soggetto plurale. La vera ed unica strutturazione sociale che la Politica, con la P maiuscola davvero, abbia potuto inventarsi, per far cresce e maturare la capacità di auto gestione su cui si era da sempre dubitato. Invece la sfida lanciata dal legislatore è stata abbondantemente superata. I centri di servizio hanno servito il volontariato facendo crescere la sua capacità progettuale, consentendo tanto a piccole associazioni territoriali e tematiche quanto a realtà comprese in grandi reti organizzate ed estese sull’intero territorio, di poter essere libere protagoniste del loro futuro, artefici del loro destino affrancate al massimo da condizionamenti limitanti. *Consigliere Direttivo CSVnet

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EDITORIALI volontaria-Mente

di Giobbe Covatta

GIUSTIZIA O CONVENIENZA? TROPPE COSE OGGI SONO ANCORA CONSIDERATE “NORMALI”

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ndignarsi davanti a questa foto a me sembra una reazione “normale”. Da questa immagine traspare in maniera così evidente il dolore e il terrore che questi cani provano davanti a tanta gratuita brutalità che oltre all’indignazione provo anche vergogna, rabbia e orrore. Tutte reazioni che a me, che pure non possiedo un cane, sembrano “normali”. Ma cos’è la normalità? Fino a poche decine di anni fa in Italia era normale che a votare andassero solo gli uomini, era normale che chi uccideva per onore avesse pene leggere, era normale finire in galera per i reati di adulterio o concubinato. In 95 Stati del mondo ancora oggi la pena di morte è considerata normale, prevista dal codi-

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i stima che siano stati circa 20mila tra cani e gatti randagi quelli uccisi a bastonate, fucilati o avvelenati. Un bilancio verosimile del massacro di quadrupedi avvenuto in Ucraina e perpetrato da alcuni mesi a questa parte per rendere le città dell’ex repubblica sovietica “presentabili” in vista degli Europei di Calcio che si disputano proprio in questi giorni. A denunciare la cosa furono l’Eurodeputato dell’Idv Andrea Zanoni e il fotoreporter Andrea Cisternino. La protesta montata in rete si è concretizzata in un appello per boicottare gli Europei 2012, evitando la visione dei match calcistici in tv…restiamo a guardare.

ce penale ed utilizzata per uccidere altri essere umani in quasi tutti i paesi asiatici, in buona parte di quelli africani e in diversi civilissimi Stati Uniti d’America. Sempre negli Stati Uniti d’America la schiavitù è stata abolita solo nel 1865, mentre in molti paesi islamici è tutt’ora considerata normale. Il concetto di normalità si modifica nel tempo e nello spazio: ciò che a noi sembra disgustoso per altri può essere normale. Gli islamici ci guardano con disgusto mangiare la carne di maiale, gli induisti ci guardano con disgusto mangiare la carne di vacca, noi guardiamo con disgusto i cinesi mangiare cani e gatti. E tutti questi animali, inutile dirlo, guardano noi con disgusto e

anche con motivata preoccupazione... Le regole alimentari, religiose, igieniche variano da paese a paese e condizionano la morale e il senso della “normalità”. Ma in questo caso, come in tanti altri, la normalità è condizionata unicamente dalla convenienza. Uccidere in maniera cruenta animali indifesi, legalizzare una mattanza spietata contro i cani randagi per non creare disagio ai tifosi in vista degli Europei di calcio è come quando arrestavano gli anarchici prima dell’arrivo del Duce. La scelta da fare è spesso la stessa: giustizia o convenienza? Purtroppo a noi non viene quasi mai il dubbio: convenienza!


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EDITORIALI volontaria-Mente

di Giuseppe Guzzetti*

INSIEME SI VINCE

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er raggiungere insieme un obiettivo è, innanzitutto, necessario condividerlo e relazionarsi reciprocamente come partner: probabilmente con culture ed esperienze diverse, ma con la consapevolezza che solo insieme si può vincere. E quella di un nuovo welfare è la sfida da vincere oggi, tutti insieme, per mantenere la coesione sociale del Paese e un’equità solidale che non lasci indietro né aree territoriali in difficoltà, e dunque meno attrezzate in termini di sostegno sia pubblico che privato ai servizi per i cittadini, né categorie svantaggiate che ri-

sultino residuali nell’economia complessiva del welfare. È questo l’approccio con cui nel 2006 le Fondazioni di origine bancaria, particolarmente presenti nel Nord e nel Centro Italia, hanno dato vita, insieme al mondo del volontariato e del terzo settore, alla Fondazione con il Sud: un “con” che indica chiaramente che se qualcosa si può fare ci si riesce solo mettendosi insieme, e senza prescindere dal territorio, anzi valorizzando le forze più costruttive che lo animano, anche quelle che appartengono al profit. Il welfare non è infatti problema solo del pubblico o

del privato sociale, ma anche di quelle imprese che sempre più intendono farsi carico, con il non profit, del bene comune. È quello che chiamano secondo welfare, ma che io preferisco chiamare welfare di prossimità: perché solo essendo “prossimi” ai problemi si possono trovare le soluzioni migliori per quella comunità, migliori non tanto in assoluto, quanto le più efficaci, efficienti e appropriate per quello specifico territorio, perché intrinsecamente radicate nelle sue potenzialità e non calate dall’alto.

*Giuseppe Guzzetti – Presidente Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria: soggetti non profit, privati e autonomi, che sono un pilastro del terzo settore e una delle principali fonti di risorse per il volontariato in Italia.

di don Aniello Manganiello

legal-Mente

MA COSA C’ENTRA LO SPERPERO CON LA FEDE?

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l sequestro a Barra del giglio “Insuperabile” e poi l’immediata distruzione, nell’ambito di una indagine che la magistratura napoletana ha aperto sulle attività criminali del clan Cuccaro, dà ragione alla mia denuncia, fatta a giugno in occasione dei gigli di Nola. E fu proprio l’ ”Insuperabile” a far parlare di sé, per aver provocato una rissa con la paranza del quartiere Stella di Nola. Ci furono diversi feriti. Avevo denunciato, in quella occasione, la contaminazione camorristica di questa festa che viene organizzata da secoli in onore di San Paolino. Le istituzioni presero le distanze dalla mia denuncia. Anche la stampa locale considerò fuori luogo e allarmistiche

le mie posizioni. Oggi non è più così. Molti si sono ricreduti. Da parte di molti cittadini già allora avevo ricevuto solidarietà. Ma la cosa che mi sconcerta sempre è questa paura cronica di denunciare, questo assordante silenzio che consente alla camorra di invadere anche quello che costituisce il patrimonio religioso di un popolo, per ostentare potere e ricchezze e acquisire consenso. E’ ovvio che le istituzioni e gli amministratori devono vigilare con attenzione e con coraggio perché non avvengano queste contaminazioni. Certo, nel caso di Nola, non mi pare che questa vigilanza ci sia stata, anche perché già lo scorso anno a Barra, sempre in occasione della festa dei gigli, il clan Cuccaro

aveva mostrato il suo potere in maniera arrogante e spregiudicata. Questo è il grave problema dei nostri territori: amministratori inadeguati e spesso codardi. Come vogliamo combattere la camorra e l’illegalità? E in questa presenza della camorra in alcune feste religiose non vi è nulla di religiosità autentica. Il camorrista non è persona religiosa. La sua vita, le sue azioni sono in netto contrasto con il Vangelo. Mentre mi auguro che i fatti di Barra inducano ad una seria riflessione, spero che si ponga un argine alle spese folli per costruire un giglio. Si calcola che occorrano più di centomila euro. Che c’entra con la fede e con san Paolino uno spreco così enorme di denaro?

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EDITORIALI social - mente

di Umberto Veronesi

IL CARCERE DURO NON SERVE. È UNA QUESTIONE CEREBRALE

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in da quand’ero giovanissimo di mafia ne ho sentito parlare parecchio, ed oggi che conto gli anelli del mio tempo vedo che la criminalità organizzata è più forte di allora. Molteplici sono i motivi, ma di certo uno di questi è che il carcere duro non serve. L’ergastolo ostativo, applicato ai condannati per mafia e per terrorismo, che esclude qualsiasi beneficio e dunque condanna di fatto alla morte in carcere. Come si può condannare qualunque essere umano ad un’agonia lenta e spietata? Come posso confidare in un sistema Stato che non coltiva l’idea che giudicare senza comprendere non risolve il problema dei delitti e delle

pene? E se è vero che la pace non è solo assenza di guerra ma è una convinzione di fondo che si può esprimere in ogni moto dell’uomo, allo stesso modo è innegabile che la tendenza alla risoluzione pacifica dei conflitti è parte integrante della nostra biologia. La scienza ci ha confermato che l’uomo è geneticamente non violento. Per questo ho deciso di dedicare all’ergastolo ostativo e alla pena di morte la 4° conferenza mondiale di Science for Peace (Milano 16, 17 novembre 2012 ndr), il movimento a cui ho dato vita nel 2009 insieme a premi Nobel e scienziati per disegnare un futuro migliore. Le neuroscienze hanno scoperto

che il cervello, come gli altri organi, si rinnova continuamente. Le cellule cerebrali, per effetto delle staminali, nascono lungo il corso della nostra vita. Questo significa che cambiamo per effetto delle influenze ambientali, delle nostre esperienze positive e negative, ma modifichiamo anche concretamente e strutturalmente la nostra massa cerebrale. Vorrei che questa scoperta servisse alla politica per capire che è insensato tenere in carcere una uomo fino alla fine dei suoi giorni, perché anche l’assassino più efferato dopo venti anni è cerebralmente differente dall’uomo che ha commesso il delitto.

di Stefano Piedimonte

il “sociopratico”

QUANDO ABBIAMO ABBANDONATO I NOSTRI “VECCHI”?

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o fatto la scelta coraggiosa di entrare in un ospedale pubblico per sottopormi a un intervento chirurgico. Risultato: due notti in stanza con un vecchio lamentoso e catarroso che continuava a ripetere “oh, mammina mammina. Oh, mammina mammina”. E che palle, oh. Come se non bastasse, il vecchio non la smetteva di chiedere una sedia a rotelle perché diceva che non poteva camminare. Tutte balle. Quando gliel’hanno portata è sceso dal letto, ha messo un piede davanti all’altro coprendo tutti i metri che servivano, e ci si è seduto sopra. E io, che sul serio non potevo camminare, ero

lì steso nel letto senza emettere un fiato. Però lui non voleva che la portassero via, la sua sedia. Se gliela toglievi ripartiva con la sua lagna. Un medico l’ha visto e ha detto “signor Giovanni, di nuovo qui?”. Un infermiere l’ha visto e ha detto “signor Giovanni, di nuovo qui?”. Il signor Giovanni fa il giro degli ospedali, parte coi suoi “oh, mammina mammina” e pretende la sua sedia a rotelle. Ora sono a casa, lentamente sto riprendendo a muovermi. Qualche giorno e sarà tutto ok. Appena sono entrato, con la mia compagna che mi sorreggeva, il tepore dei riscaldamenti accesi, il lettone morbido e il piatto in

tavola, ho pensato al signor Giovanni. Ho capito in pochi secondi ciò che in due giorni non avevo capito. La sua sedia a rotelle. Ho capito perché non può farne a meno. Ho capito che nessuno, per l’amor di dio, dovrebbe mai farne a meno. Io sono qui, lui è ancora lì, o in un altro ospedale. Non ho bisogno di chiedere per saperlo. E sarà lì anche domani, per chiedere la sua sedia. Perché è l’unica cosa che, ragionevolmente, spera di riuscire a ottenere. L’unico sostegno. Com’è che è finita così? E quand’è cominciata? Quand’è che abbiamo mandato al diavolo i nostri vecchi? twitter @Stef_Piedimonte

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SCATTI D’AUTORE di Margherita Hack

ECCO IL FUTURO DELL’ITALIA

Lavorare meno, lavorare tutti”, recitava uno slogan sindacale di qualche anno fa. Probabilmente, sarà questa la direzione che prenderemo tutti : vecchi e giovani. Dobbiamo, infatti, trovare il modo di convivere: i vecchi con la loro voglia di vivere e una salute sempre migliore e i giovani con le inevitabili difficoltà che riserva loro il futuro. Entrambi con la legittima voglia di lavorare e produrre. Certo, di buono c’è che si vivrà tutti meglio: le battaglie del passato contro le malattie e i grandi affanni della vita le stiamo vincendo. E una buona parte le abbiamo già vinte. La qualità dell’esistenza è migliorata per tutti, anziani e no. E questo vale per tutto il cosiddetto “primo mondo”, quello sviluppato. Ecco perché la foto dell’uomo anziano impegnato a lavorare uno splendido pezzo di campagna non è solo la foto del futuro italiano, ma di tutto il pianeta. Nell’anno in cui si celebra l’invecchiamento attivo, dunque, l’ultima cosa da fare è preoccuparsi o arrovellarsi: le persone vivono di più e vivono meglio. E questa davvero non può essere considerata una cattiva notizia.

“I CONSIGLI”, VALORE D’ALTRI TEMPI

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pochi chilometri da Firenze, il Centro Anziani “Villa Bracci”, ospita 270 orti sociali, ciascuno affidato ad un over 60. C’è sempre un gran movimento e tanta voglia di essere utili, i consigli tornano ad essere un valore. Foto Pluraliweb

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SCATTI D’AUTORE di Andrea Camilleri

ANZIANI INUTILI? FORSE SÌ C

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’è un racconto di fantascienza in cui si ipotizza che in una società estremamente progredita, e non in crisi, a sessanta anni le persone vengano uccise. Alla scadenza, al compleanno, gli individui si presentano in un istituto dove, appunto, si provvede ad eliminarli. Il principio che sottende è che in una società avanzata gli anziani sono inutili. Il problema è che sono considerati inutili anche in una società in regressione o che attraversa una crisi economica. La domanda allora sorge spontanea: ha ragione l’autore del racconto? I vecchi sono sempre e comunque inutili? La mia risposta è amara: forse sì. Il 2012 è l’anno dedicato all’invecchiamento attivo. Bene, devo confessare che non capisco iniziative di questo tipo, le ritengo cose astratte. La terza età per la maggior parte soffre di povertà e di solitudine. Lo Stato suffraga la solitudine? Pensa di poterlo fare? E’ un po’ come la giornata della donna.... In tempi antichi, come dicevano i poeti, c’era la “orrenda vecchiaia”, ma nello stesso tempo gli anziani erano i depositari del sapere e della saggezza e la possibilità di trasmetterle – sapere e saggezza - alle generazioni a venire. Oggi di saggezza sembra non ci sia più bisogno, se ne fa tranquillamente a meno; il sapere, invece, si acquisisce attraverso internet, attraverso le favole che raccontano i politici oppure gli orrendi cartoni animati giapponesi mandati in onda dalle televisioni. I vecchi se hanno la fortuna di avere nipoti che li amano allora hanno sicura-

mente una ragione per la loro lunga esistenza, altrimenti… Per quanto, devo dire, quando vai a vedere a fondo le cose, ci sono Paesi in cui la geriatria è al potere. Ad esempio in Italia e anche in Cina, dove le cose ora stanno lentamente cambiando. Ciò che mi sento di dire, e lo faccio in tono dolceamaro, è: fate cose concrete per i vecchi, voglio dire non alterate a un ottantenne il suo equilibrio di vita. E per equilibrio di vita intendo dire minime cose ma che per lui sono importanti, cose come obbligarlo a farsi il conto corrente per la pensione mentre prima andava e riceveva i liquidi in mano. Devo aggiungere che non credo ai giovani che trovino un senso nelle persone della terza età, i giovani non ce l’hanno nemmeno per quelli della seconda; oggi il divario tra i giovani e i loro genitori con questo ritmo di vita è già enorme, figurarsi con le persone della terza età… E poi, i giovani hanno problemi più grossi degli anziani: se questi ultimi diciamo che in pochi anni provvederanno ad eliminarsi, i primi dovranno gestire il mondo che stiamo loro lasciando, non è cosa facile. Anche perché vedo che i giovani crescono squilibrati da quando l’assetto nel quale sono cresciuti per secoli, e cioè la famiglia – padre, madre e nonni – è stato completamente sconvolto. Questo significa che occorrerà trovare nuove forme di aggregazione, ma questo non mi preoccupa: sono sicuro che sapranno trovarsele da soli, di necessità, non sarà lo Stato a farlo per loro.


FOTO DI - LUCIANA LATTE

L’ANTICO TEATRO DI DONNA CARMELA

Il suo posto è lì, sul vecchio davanzale di una residenza barocca, la stessa che un tempo fu di Ferdinando San Felice, patrizio napoletano... Donna Carmela è l’anima di questo palcoscenico ormai triste e stanco della sua città. Passeggiando, incrocio il suo sguardo, sorride. Non riesco a smettere di scattare, per un attimo ho l’impressione che voglia invitarmi per il caffè, scambiare due parole e magari raccontarsi, come una nonna avrebbe il desiderio di fare con i suoi nipoti.


SCATTI D’AUTORE di Franco Gabrielli*

ARRIVANO I NOSTRI! D

odici anni. Tanti ne sono passati dall’ultima Conferenza nazionale del volontariato di protezione civile. Allora la sede prescelta fu Orvieto; quest’anno, per gli Stati Generali del Volontariato, abbiamo puntato su Roma, ospiti della sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Roma Tre. Sarà lì che venerdì 13 aprile, alla presenza del Presidente della Repubblica, apriremo i lavori dei quasi 300 delegati delle organizzazioni nazionali, delle associazioni regionali e locali e dei gruppi comunali di protezione civile. Saranno poi loro, fino a domenica 15, a discutere dei grandi temi, tanto cari a chi si dedica alla cittadinanza attiva: valori, rappresentanza, ruolo e risorse. Quanto sia profondamente generoso, ma allo stesso tempo professionale, il mondo del volontariato l’ho sperimentato di persona nel post-terremoto abruzzese, quando ero Prefetto de L’Aquila. Ed è per l’esperienza, fatta proprio in quei mesi, che sono assolutamente convinto che oggi, in un momento storico in cui non ci sono risorse, il volontariato organizzato di protezione civile sia l’unica nostra polizza assicurativa certa contro disastri ancora peggiori. Investire quei pochi soldi che restano in queste straordinarie donne e infaticabili uomini significa vedere moltiplicati all’ennesima potenza i risultati sotto il profilo dell’efficienza nella risposta all’emergenza.Il prossimo fine settimana servirà proprio a tracciare la linea delle strategie future del volontariato di protezione civile al quale, comunque, non finiremo mai di dire grazie.

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* Capo Dipartimento Protezione Civile


ESTOTE PARATI

Il Dipartimento di protezione civile registra circa 2.500 organizzazioni con oltre 1.300.000 di volontari, pronti ad agire per affrontare le situazioni di emergenza o per svolgere attivitĂ di prevenzione

FOTO DI - CESARE PARDINI


SCATTI D’AUTORE

di Erri De Luca

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GENERAZIONI

L

a mia generazione, nata in dopoguerra, era vicina alla precedente, della prima metà del 1900. Ne conoscevamo le storie, le mosse, i torti e ragioni. Avevamo l’arroganza di rimproverarli, i nostri poveri genitori. Eravamo un sasso nel guado a distanza di un passo da loro. Quella venuta dopo di noi è invece lontana. Niente ha saputo e voluto sapere di prima e di noialtri. Si è accontentata di prendere per buona la formuletta losca


FOTO DI - LUCIANA LATTE

e sommaria di “anni di piombo”. In questa fotografia manca la generazione di mezzo. C’è l’età anziana, c’è l’infanzia, non l’età adulta. Il passato e il futuro stanno senza il presente. L’immagine rappresenta bene il nostro tempo, che è una piazza svuotata, con lo smarrimento tra un primo tempo scaduto e un secondo ancora da iniziare. Si sta in un’anticamera cercando d’interpretare segni e suoni di quello che dovrà accadere. Fanno buo-

ni affari gli oroscopi, i pronostici, i profeti. L’unica garanzia di futuro è affidata al possesso di denaro. Si ha fede nella provvidenza della tecnica, si affidano a banchieri le sorti di una nazione. Le regole dell’economia diventano fede ufficiale dello Stato. L’ economia si basa sul profitto, uno Stato no, ma la differenza è saltata. Le generazioni stanno nel guado. E’ primavera, i torrenti sono gonfi e travolgono i sassi sommersi.

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SCATTI D’AUTORE di Giuseppe Onufrio

SALVARE L’ARTICO SIGNIFICA SALVARE NOI STESSI U

no degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici è il forte aumento dello scioglimento dei ghiacci nella stagione estiva. Uno dei luoghi in cui tale fenomeno appare in tutta la sua drammaticità è l’Artico: nel 2012 si è superato il pur recente record di minima copertura estiva dei ghiacci del 2007. A causa del maggiore scioglimento estivo una minor quota di luce solare verrà riflessa nello spazio e, dunque, si verificherà un maggiore assorbimento di calore da parte dell’Oceano. E, come prevedono i climatologi, aumenterà il rischio dei fenomeni estremi in inverno. Con meno ghiaccio l’Oceano Artico in estate è più raggiungibile: da qui i progetti di esplorazione petrolifera di Gazprom e di Shell. E’ paradossale che questo avvenga quando proprio le fonti fossili sono le maggiori responsabili del riscaldamento globale. La campagna di Greenpeace SaveTheArctic.org ha raggiunto già due milioni di sostenitori nel mondo. Chiediamo la creazione di un Santuario Artico. Certo, è difficilissimo ma ce l’abbiamo già fatta una volta per l’Antartide nel 1991, dopo anni di campagna. Il petrolio “non convenzionale”, come quello Artico, a parte tutti i rischi che comporta, è comunque limitato: ne possiamo fare a meno. Esistono scenari energetici per uscire, con gradualità, dall’era delle fonti fossili: è il nostro obiettivo a lungo termine. Questi scenari, per essere realizzati, richiedono scelte coerenti e costanti sulle fonti rinnovabili (smettendola con lo stop-and-go italiano) e sull’efficienza energetica, anche quella delle automobili (anche qui l’Italia latita).

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in foto di Daniel Beltrá / Greenpeace

UN CUORE DI 193 BANDIERE CHE RAPPRESENTANO TUTTI I PAESI MEMBRI DELLE NAZIONI UNITE. OBIETTIVO DELL’ULTIMA MISSIONE? L’ANCIARE UN APPELLO AI PAESI DI TUTTO IL MONDO IN DIFESA DELL’ARTICO CHE RISCHIA DI FINIRE NELLA MANI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE


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IL BANDO

RICICLONI D’ITALIA ECCO UN BANDO AD HOC

L

a Fondazione “Con il sud” lancia per il Mezzogiorno il bando Ambiente 2012. L’invito è rivolto a tutto il terzo settore per proporre progetti innovativi e sostenibili in termini di prevenzione e riduzione dei rifiuti. Il termine per partecipare all’iniziativa è previsto per il prossimo 6 marzo 2013. Ogni anno in Italia finiscono in discarica circa 15 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Anche quantila tà di rifiuti pro capite ci pone lontani dagli standard europei: nel 2010 la media di rifiuti urbani prodotti nei 116 comuni capoluogo di provincia è stata di 533 chili per abitante (quella europea è invece di circa di 23 chili per persona). Da qui la scelta di realizzare un sostegno per ridurre il proliferare di rifiuti. Al bando possono partecipare le realtà no profit province virtuose del sud Italia, in termini di produzione di rifiuti pro capite: si va da Potenza in Basilicata a Cosenza e Vibo Valentia in Calabria, da Avellino e Benevento in Campania a Foggia e Lecce in Puglia, e ancora Nuoro in Sardegna, Caltanissetta ed Enna in Sicilia. L’obiettivo è promuovere scelte consapevoli per abbattere l’impatto ambientale dei rifiuti, a patto che i progetti presentati non vadano a sostituire le azioni di spettanza ordinaria delle pubbliche amministrazioni . Per informazioni e per scaricare il bando di partecipazione è possibile collegarsi al sito www.fondazioneconilsud.it di Stefania Melucci

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L’INIZIATIVA

“AFRICA, STAND UP!” IL CALENDARIO PER AIUTARE IL TOGO S

e Natale è la festa dell’amore e della solidarietà, sostituire i classici regali con un dono che sia d’aiuto a chi è meno fortunato può dare un senso ad una festività sempre più consumistica. Tanto più se il dono ci accompagnerà per tutto l’anno, con immagini che toccano il cuore. E’ alla diciannovesima edizione il calendario Mamafrica, intitolato “Africa, Stand Up!” ovvero “Africa, alzati”. Uno spot che è il motto dei volontari trainati da Enzo Liguoro, il docente di geografia politica in pensione che dedica la sua esistenza ai bimbi orfani del Togo. Liguoro è il fondatore dell’Associazione Onlus Mama Africa che ha realizzato a Togoville la Casa Famiglia “Papà Enzo” dove vivono bimbi orfani. Grazie al ponte di solidarietà creatosi nel tempo tra l’Italia, e in particolare il Vesuvio, e il Togo, l’associazione è riuscita anche a costruire il “San Giuseppe Vesuviano Hospital”, e porta avanti il progetto alimentare per bimbi sottoalimentati, nonché la distribuzione di medicinali altrimenti irreperibili. Il Calendario può essere acquistato in cambio di un contributo libero su www.mamafrica.it di Francesco Gravetti

IL BANDO 2

UE: PREMIARE L’INNOVAZIONE L a Commissione Europea intende perseguire, con la Call 2012 del programma comunitario Progress, i seguenti obiettivi: combattere la disoccupazione giovanile, fornire servizi di qualità per l’infanzia e promuovere l’invecchiamento attivo. Per le azioni sono disponibili ben 4,2 milioni di euro con l’obiettivo di facilitare la sperimentazione di nuove politiche sociali da attuare poi su larga scala. Il termine per le richieste è fissato al 15 febbraio 2013. www.ec.europa.eu di Al. Ba.

CALENDARIO

L’iniziativa promossa dall’associazione Onlus Mama Africa


RACCOLTA FONDI

U

ltimi giorni della campagna nazionale «molto più di un pacchetto regalo!». L’iniziativa, promossa dalla ong - onlus Mani Tese insieme alle librerie Feltrinelli, fa tappa anche a Napoli. Dalla strada alla scuola per il diritto all’istruzione e alla formazione: la campagna di quest’anno è volta a sensibilizzare la clientela delle librerie sulle tematiche riguardanti gli squilibri tra Nord e Sud del mondo e a raccogliere fondi per sostenere i progetti della onlus. L’iniziativa è partita il 1 dicembre

UN LIBRO PER IL SUD DEL MONDO

e fino alla vigilia ad accogliervi all’ingresso delle Feltrinelli D’Aquino di via Roma, stazione Napoli centrale, via S. Caterina a Chiaia e via S. Tommaso, troverete i volontari di Mani Tese, pronti a confezionare i vostri regali di Natale. In cambio potrete lasciare una piccola, offerta che servirà a finanziare un progetto per l’istruzione dei ragazzi di strada nelle periferie di alcune città in Cambogia, Bangladesh, India e Brasile. Info www.manitese.org di Emiliana Avellino

L’ASSOCIAZIONE

HORMÈ, LA TUTELA DEI DIRITTI RIPARTE DA NOLA

È

nata con il sostegno dello Sportello Agro-Nolano del CSV Napoli e si chiama Hormè l’associazione che si occupa di tutela dei diritti. Accoglienza, sostegno e assistenza di natura psicologica e legale in favore di minori, adolescenti, giovani e donne: queste le principali attività messe in campo attraverso un centro di ascolto. L’associazione Hormè ha sede a Mariglianella. Info associazionehorme@libero.it di F.G.

L’INIZIATIVA

SE IL PAESE SI TRASFORMA IN UN PRESEPE VIVENTE

I

l borgo di Campora, frazione di Agerola diventa scenografia sacra per le prossime festività natalizie e ospita la XXIV edizione del Presepe Vivente. La rievocazione della nascita di Gesù Bambino, organizzata e promossa dalla Pro Loco di Agerola e dalla Parrocchia di San Martino Vescovo, sarà messa in scena da duecento personaggi in costume nei giorni del 26 e 30 dicembre e del 6 gennaio prossimi. Per tre serate, le suggestive stradine del centro storico di Campora, tipica comunità dei Monti Lattari, faranno da quinte naturali per la Grotta Santa, le botteghe di arti e mestieri, l’accorrere dei pastori e dei re magi. I visitatori potranno assistere gratuitamente alla rappresentazione. Info: www.proagerola.it di Laura Guerra

SOCIAL MIX NAPOLI L’IDEA

CAMORRA? A NATALE FACCIAMOGLI UN “PACCO” R

egali di Natale: ai tuoi pacchetti aggiungi il “il pacco” alla camorra. La firma non è delle griffes più alla moda, ma è quella di don Peppe Diana. Dentro non ci sono oggetti superflui, ma gli ingredienti per cucinare piatti sani e nutrienti, fatti con prodotti agricoli coltivati nei terreni confiscati alle mafie. I cesti natalizi della Nco (no, non è la Nuova camorra organizzata di Raffele Cutolo, ma il Nuovo commercio organizzato) nascono per combattere le organizzazioni criminali e il consumismo più sfrenato. Fare il “pacco” alla camorra per Natale significa acquistare prodotti tradizionali come fagioli, olio extravergine, cioccolato, pasta, pomodoro, tutti prodotti provenienti dalle terre confiscate alla malavita e inseriti nella filiera etica nata in Campania. Sono 16 le imprese coinvolte, tra loro anche quelle che hanno denunciato il racket. Regalare, o acquistare per se, il “pacco” alla camorra significa contribuire allo sviluppo di una economia sociale che possa combattere quella criminale. E’ possibile farlo agli stand presenti in tutta Italia e direttamente sul web: http://ncocommercio.myshopify.com/ di Mirella D’Ambrosio

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i. p.

a cura di Maria Ortensia Ferrara IL CORSO

Come star meglio con un trucco IRPINIA SOLIDALE C ipria, matita e rossetto per riscoprire la propria femminilità, riconquistando attraverso piccoli gesti la fiducia in sé e nel proprio corpo. È possibile grazie all’iniziativa “Come star meglio con un trucco”, lanciata

dall’associazione Walce (Women Against Lung Cancer in Europe), e realizzata in alcune città italiane e spagnole. Un percorso durante il quale alcune pazienti che abbiano effettuato o stiano effettuando cure chemio-radioterapiche saranno truccate e impareranno a truccarsi grazie all’aiuto di esperte di make-up per signore. Grazie ad Agatà, l’iniziativa arriva anche ad Avellino, dopo essere stata presentata lo scorso 12 novembre presso il Centro sociale Samantha Della Porta,

PROGRAMMAZIONE 2013

dove ha sede l’associazione nata nel 2008 con l’obiettivo di aiutare i malati oncologici e diffondere una diversa cultura della malattia. Il corso di make up, realizzato in collaborazione con il Centro IDI, formazione professionale estetica di Avellino, inizierà nel mese di gennaio e si svolgerà presso il reparto oncologico dell’Azienda ospedaliera di Avellino e presso la sede di Agatà, rivolgendosi di volta in volta ad un gruppo diverso di donne. Ogni incontro sarà gestito da una psico-oncologa e da alcune visagiste, che proporranno, in base alle esigenze, un tipo di make up diverso e distribuiranno il kit per il trucco, spiegando accorgimenti e strategie per attenuare gli effetti delle terapie. Obiettivo di Agatà è espandere il progetto anche presso i reparti oncologici degli ospedali di Solofra ed Ariano Irpino. Info: www.onlusagata-av.it

C

onsulenza ed assistenza, formazione, informazione e comunicazione, ricerca e documentazione, supporto logistico, programmazione sociale ed animazione territoriale, promozione del volontariato e sportelli territoriali: sono le attività e i servizi su cui punterà nel 2013 il Csv Irpinia solidale, che nell’assemblea dei soci dello scorso 21 novembre ha deliberato la programmazione definitiva. Tra i corsi di formazione, saranno proposti quello OLP - RLEA sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla privacy, quello di informatica e quello sulla pianificazione e progettazione dell’impresa sociale. Tra le attività di promozione, spicca il progetto “La Casa del Volontariato”, che darà la possibilità alle associazioni di avere un luogo dove creare un punto di incontro con i propri volontari e utenti e al Csv di svolgere le attività di formazione. Continuerà “Radio Volontaria”, che darà ancora spazio alle associazioni della provincia di Avellino che vogliono promuovere le proprie attività e servizi. Importante il ruolo dei tre sportelli territoriali (Sant’Angelo dei Lombardi, Lacedonia e Ariano Irpino), con la prossima apertura di uno sportello a Sirignano, che continueranno a realizzare attività di rete e di coordinamento con la sede centrale e rispondere ai bisogni delle associazioni operanti sul territorio di riferimento. Info: www.irpiniasolidale.it

DISAGIO PSICOLOGICO E DIPENDENZE, ARRIVA IL CORSO GRATUITO

D

ieci incontri rivolti ad operatori e volontari che vogliono approfondire la conoscenza delle varie forme di dipendenze e delle diverse possibilità di intervento specifico dei comportamenti di dipendenza e del consumo di sostanze. È l’ultima proposta lanciata dal Csv Irpinia Solidale, che, in collaborazione con APCAT Avellino Onlus e UOC SerT – ASL Avellino, ha organizzato il

corso dal titolo “Disagio psicologico e dipendenze”. Il corso, che si svolge ad Avellino presso l’Aula Formazione del Csv in corso Europa 239, illustra da vari punti di vista (medico, psicologico e sociale) l’approccio ai comportamenti di dipendenza e al disagio sotteso ed ha come

obiettivo la creazione di una rete di intervento tra servizi pubblici e privato sociale. La partecipazione è gratuita. Al termine del percorso formativo, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. www.irpiniasolidale.it

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TEMPO LIBERO

L’ESPERTO RISPONDE

IL LIBRO

“SALENTO FUOCO E FUMO”: I SUD SOUND SYSTEM SI DANNO ALLA SCRITTURA

È

il romanzo d’esordio di Nandu Popu, leader dei Sud Sound System, pionieri di quel raggamuffin made in Italy a mezza strada tra cultura jamaicana e salentina. Ma qui la scena cambia e si fa più seria. Poco più di cento pagine bastano all’autore a disegnare un Salento fatto di bellezza e di inquinamento, centro di culture, ma anche di ignoranza e di abusi, contraddizioni della “terra del rimorso”, stretta nei silenzi tra generazioni. A narrare è la voce d’un ragazzo dell’alta borghesia, che muove contro il padre politico coinvolto in un traffico di rifiuti tossici. L’escamotage di Popu riesce bene nella trama e lo spinge a denunciare annosi problemi sociali, ecomafie in primis. Le storie s’intrecciano, società dentro la società: dall’alta borghesia si scende giù in corsa a seguire l’altro scontro, quello dei poveri. Ed ancora, figli d’ operai che non vogliono più ricoprire il posto di un padre che sta morendo del proprio lavoro. Sullo sfondo, ad emblema d’una promessa fallita di progresso, sta la centrale elettrica di Cerano, la più inquinante d’Europa. Fuoco e fumo, la rabbia e l’oblio corrono assieme sulla bici del protagonista, inseguono le nuove generazioni in lotta, mentre attorno la gente pare aver dimenticato che si può ancora credere, che ci si può ancora ribellare. di Mariangela Pollonio

“SALENTO FUOCO E FUMO” Autore: Nandu Popu Edito da: Laterza Prezzo: € 12,00

Direttore responsabile Luca Mattiucci in redazione Walter Medolla Francesco Gravetti distribuito in allegato gratuito al numero 51 di del 21/12/2012 Direttore responsabile Ferruccio De Bortoli

COME SI RICHIEDE UN CANE GUIDA PER NON VEDENTI?

Salve, un nostro utente divenuto cieco da pochi anni ci chiede com’è possibile richiedere un cane guida. Potreste fornirci informazioni? grazie F.M. (Ass.ne Icarus – Palermo)

I

n Italia al momento esiste solo un centro specializzato per i cani guida ed è quello della Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi di Scandicci (Firenze), nata per iniziativa dell’Unione Italiana Ciechi nel 1929, attribuita dal DPR n. 616/1977 alla Regione Toscana, che la gestisce dal 1 Aprile 1979. Le razze utilizzate sono Labrador e Golden Retriever. L’addestramento dura 5 mesi, al termine del quale il cane viene assegnato alla persona non vedente, dopo aver frequentato un corso. Una commissione si pronuncia sulla richiesta e, in caso di esito positivo, procede all’inserimento nella graduatoria di assegnazione. (Tel. 055/4382850 scuola.cani.guida@regione.toscana.it) La Scuola è aperta alle visite. Altre realtà: - Accademia Cani Guida Mario Salzano Onlus, Roma Tel. 06/7822979 accademiacaniguida.org - Centro Regionale Helen Keller - Unione Italiana Ciechi, Messina Tel. 090/3689857 centrohelenkeller.it - Scuola Triveneta Cani Guida, Padova Tel. 049/8056247 scuolatrivenetacaniguida.it - Servizio Cani Guida Lions, Milano Tel. 02/9964030 caniguidalions.it E’ consigliabile visitare i Siti Internet delle varie Scuole. di Alessandro Barba

Finito di stampare presso i laboratori Boccia s.p.a. di Salerno Chiuso in redazione il 15/12/2012 Copie stampate 52.000 Graphic-lab: elativgroup.it

Gli articoli firmati possono non rappresen-

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tare la linea dell’editore ma, per una più ampia e completa informazione, vengono pubblicate anche le opinioni non condivise. e delle immagini a patto che non vengano utilizzate per finalità di lucro ed in ogni caso citando la fonte.

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