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RELAZIONE 03.05.2010 – SEMINARIO DI PEDAGOGIA INTERCULTURALE “DALLO ZOLFO AL CARBONE” COSA E’ ACCADUTO? Durante la seconda guerra mondiale, in Belgio ,il lavoro in miniera era svolto dai prigionieri di guerra. Finito il conflitto lo stato si trova nella condizione di dover cercare manodopera disposta a lavorare nelle miniere in pessime condizioni. Nel frattempo in Italia,il governo si trovava in una condizione caotica,così la proposta del Belgio risulta allettante per un paese in difficoltà, con molti giovani disoccupati e dissidenti pronti alla rivoluzione. Con il trattato italo-belga viene sancito questo accordo e i giovani italiani,principalmente dal meridione o di indirizzo politico comunista,vengono mandati dal governo in Belgio. A tutti coloro che si spostavano dall’Italia per andare a lavorare nelle miniere Belghe,veniva associato visto di tipo B,valido soltanto per lavorare nelle miniere e questo per almeno per 5 anni. Le condizioni lavorative erano terribili e a questo non erano preparati. Ogni giorno scendevano a 1500 metri sottoterra. Voglio concludere questo piccolo resoconto storico,con una frase che mi ha colpito e che credo non abbia bisogno di un ulteriore commento per comprendere lo stato d’animo di quei giovani Italiani che si spostavano in un paese straniero e che ancora oggi ne portano la cicatrice: “SIAMO STATI VENDUTI DAL GOVERNO ITALIAO,PER UN SACC DI CARBONE”. PUNTI DELLE TESTIMONIANZE CHE MI COLPISCONO: 

Il lavoro in Italia non c‘era,se c’era non era retribuito,vivevamo in una condizione di disperazione già in Italia:”cosa davamo da mangiare ai nostri figli? ” Nonostante le condizioni del viaggio terribili,la situazione nelle minier, avevano sempre il loro pensiero rivolto verso i figli e questo gli permetteva d’andare avanti. Tutto era incentrato per la loro educazione,accettano tutte queste condizioni solo per far si che i loro figli non debbano mai ritrovare nelle loro stesse condizioni.

Vivevano nelle baracche dove prima avevano alloggiato i prigionieri di guerra le quali dovevano essere una sistemazione provvisoria,ma quando anche le famiglie cominciarono a ricongiungere i lavoratori, non poteva essere più definita così. Nonostante il lavoro fosse così duro la comunità che si era formata poteva essere definita tale,era uno stimolo per la sopravvivenza in un clima in cui non potevi sentirti che un estraneo. “FIN QUANDO SONO LI SOTTO SONO MIEI FRATELLI”

Quando si partiva le aspettative erano molto alte eppure l‘impatto era forte,contrastante nel momento in cui si giungeva alla meta.

Già dalle prime immagini del film si riesce a percepire il senso d’oppressione dato dai luoghi in cui gli immigrati lavoravano,erano considerati solo animali da lavoro sia dal governo Italiano che da quello Belga. Dovevano scendere a 1415 m di profondità,il caldo era atroce,non riuscivano a vedere nulla,si lavorava per almeno 12 h ;la disperazione era tale che si arrivava ad auto-mutilarsi pur di non lavorare per un periodo. Nessuno li aveva preparati ad affrontare questa situazione:erano abbandonati a loro stessi.


Ogni giorno avevano la consapevolezza che potevano morire.

Le situazioni che rivediamo oggi,nel nostro paese,sono le stesse di 50 anni fa. Il razzismo nei confronti dello straniero,in questo caso dell’Italiano era molto forte,si trovavano cartelli nei negozi con il divieto d’entrata per gli italiani,c’erano molte difficoltà per riuscire a trovare una casa da affittare,erano trattati malissimo,eppure gli italiani erano in Belgio per svolgere un lavoro che loro non accattavano di fare.

“NON AVEVAMO PATRIA” : una volta partiti non erano più accettati né dagli Italiani rimasti nel loro paese,perché considerati stranieri in patria né dal popolo Belga che li considerava solo Immigrati. “IO SONO COME UNA LUMACA,LA CASA CE L’HO APPRESSO”

Sono fortemente attaccati alle loro radici,con fermezza,con gioia,speranza così da poterle conservare. ”GLI ITALIANI CHE AMANO DI PIU’ L’ITALIA,IN ITALIA NON CI SONO PIU’”

"dallo zolfo al carbone"  

breve commento del documentario "dallo zolfo al carbone"

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