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Assicurazioni nel Mondo Paese che vai…RCA che trovi di NICOLA ODINZOV

Prefazione di Carlo Luna

www.viapo20.it


Prefazione

E’ la polizza più diffusa e anche la più criticata all’origine di continue truffe. L’assicurazione delle auto è obbligatoria in molti Paesi, facoltativa in altri. Da noi le associazioni di consumatori sono costantemente sul piede di guerra su questo argomento, in perenne contenzioso con l’ANIA, l’Associazione fra le Imprese Assicuratrici. In Italia, inoltre, l’obbligo assicurativo dei veicoli è ampiamente evaso e sono circa 3,9 milioni quelli che circolano violando la legge. Un problema in più. Su www.viapo20.it Nicola Odinzov ha fatto un giro del mondo per informare su quello che avviene negli altri Paesi. Il confronto, anche su questo tema, è di indubbio interesse. Abbiamo riunito le sue ricerche in questo libro che si può liberamente scaricare e tenere sempre presente magari riponendolo in archivio. Buona lettura! Carlo Luna


Introduzione

Questo breve viaggio attraverso le assicurazioni del mondo non vuole essere un compendio riassuntivo ed esaustivo sulle assicurazioni, ma piuttosto mostrare al lettore che le varie situazioni politiche economiche e strutturali, si riflettono sempre sul modus operandi delle grandi compagnie assicurative, dando vita ad una moltitudine di polizze eterogenee, per mercati con richieste e necessità spesso estremamente diverse e contrastanti. Non solo leggi, usi e costumi diversi, ma soprattutto la digitalizzazione del mercato attraverso internet, hanno portato ad un nuovo modo di fare assicurazione, dove i social hanno un ruolo determinante nel diffondere le opinioni e le informazioni. Il mercato si evolve rapidamente e chi non saprà adeguarsi verrà spazzato via. La digitalizzazione del settore è iniziata e nuovi players sono entrati in campo. Secondo l’istituto inglese Juniper tra il 2016 e il 2020 la


trasformazione

tecnologica

delle

assicurazioni

genererà guadagni per 235 miliardi di dollari. Deloitte,

Bain

e

Pricewaterhouse

Coopers

evidenziano che il 40,5 per cento dei consumatori ritiene che le assicurazioni non coprano esattamente i propri bisogni. Dunque, le assicurazioni del futuro dovranno essere come un sarto e le polizze a misura del singolo diventare la normalità. La sfida sarà digitale e tecnologica con un’attenzione crescente al sistema di Welfare. Un ruolo determinante verrà certamente assunto da tutte quelle startup impegnate nello sviluppo di applicazioni e piattaforme innovative, come i numerosi wearable device in grado di trasmettere informazioni in tempo reale sullo stato di salute di una persona. In tutto questo ribollire, purtroppo l’Italia è uno dei paesi europei in cui si spende meno per assicurarsi e le imprese del settore stanno investendo ancora troppo poco in tecnologia, in quel nuovo segmento definito insurtech.


Gran Bretagna

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” A quanto pare gli inglesi votando l’uscita del paese dall’Unione Europea hanno preso alla lettera le parole di Sir Winston Churchill. La decisione della Gran Bretagna avrà sicuramente un impatto importante sul settore assicurativo, e non solo per le organizzazioni con sede nel Regno Unito. Attraverso l'UE, gli assicuratori britannici hanno attualmente accesso ad un mercato da 500 milioni di persone ed una notevole quantità di polizze di assicurazione e riassicurazione è distribuita e sottoscritta attraverso il Regno Unito. John Nelson, presidente dei Lloyd's di Londra, ha sottolineato che l'adesione all'UE aveva portato tre vantaggi per l'industria assicurativa britannica: diritti di passaporto; accordi bilaterali negoziati dall'UE con i paesi terzi ed infine l’80 per cento del capitale impiegato dai Lloyd's proviene dall'estero ed è in parte attratto proprio dall'accesso al mercato unico. Grande impatto avrà la Brexit sulla forza lavoro, costringendo le aziende rivedere le proprie strategie in un'epoca nella quale i modelli di business sono in rapida evoluzione, in particolare riguardo la sfida digitale. Alcune società opteranno per spostare la sede in paesi UE, altre rimarranno. Molti lavoratori, attratti nel paese soprattutto dalla natura cosmopolita di Londra, sono preoccupati per il proprio posto di lavoro a causa della potenziale crisi economica e della possibilità che le imprese con sede nel Regno Unito spostino la


propria attività altrove. Per queste ultime, il trasferimento di personale o la creazione di centri operativi completamente nuovi al di fuori del Regno Unito potrebbero essere un'impresa complicata, dovendo tener conto di molti fattori e delle prospettive economiche a lungo termine del paese scelto. In realtà, lo status di Londra come primo centro finanziario è probabile rimanga intatto. Londra è la prima classificata nell'indice Global Financial Centers, gode di un'infrastruttura completa e globale, una lingua internazionale ed una concentrazione di competenze. Nel Regno Unito l'industria automobilistica impiega direttamente circa 160.000 persone nella produzione e altre 799.000 in tutto il settore. Sono più di 30 produttori di automobili con oltre 70 modelli di veicoli prodotti e, secondo una recente indagine, il risultato del referendum è andato contro tre quarti delle imprese del settore. Mike Hawes, direttore generale della Society of Motor Manufacturers and Traders, ha affermato che se i cittadini britannici hanno scelto un nuovo futuro fuori dall'Europa il governo deve mantenere la stabilità economica e assicurare un accordo con l'UE a tutela degli interessi della produzione automobilistica del Regno Unito. La Toyota, con stabilimenti a Burnaston, Derbyshire e Deeside, in una lettera ai suoi dipendenti ha dichiarato che l’uscita del Regno Unito dalla UE rende improbabile il mantenimento degli attuali accordi commerciali. Ciò significherà pagare dazi su automobili, parti e ricambi. Ian Robertson, direttore vendite e marketing di BMW ha detto che BMW non ha alcun piano B e non esiste un problema immediato. Il Regno Unito è il loro quarto mercato in ordine di grandezza, ma la Brexit potrebbe avere un impatto sui futuri piani d'investimento. La Society of Motor Manufacturers and Traders ha calcolato che il costo finale di un’automobile in Gran Bretagna aumenterà almeno di 1500 sterline, ma secondo il Royal Automobile Club ci sono poche prove che suggeriscano che la decisione di lasciare l'UE renderebbe più costoso l'acquisto di un'auto. Il Regno Unito è uno dei mercati automobilistici più importanti d'Europa, per cui i costruttori vorranno rimanere competitivi. Tuttavia, rinegoziare le tariffe commerciali tra Regno Unito e UE potrebbe rendere più economico l’acquisto di auto all'estero e portare ad un ritorno delle importazioni "grigie" non ufficiali provenienti dall'Europa. Il ritiro definitivo della Gran Bretagna dall'UE è ancora a due anni di distanza, ed i


termini non sono ancora stati negoziati, ma il primo ministro Theresa May ha dichiarato che il governo non rimarrà nel mercato unico, altrimenti significherebbe non lasciare l'UE. Questo ha portato gli assicuratori principali a costituire società controllate con sede in paesi UE per poter continuare ad operare. Il gigante dell’assicurazione auto Admiral e Royal London, la più grande società di assicurazioni vita del Regno Unito sembrano interessate a stabilire una base in Irlanda mentre American International Group ha annunciato che stabilirà una compagnia di assicurazioni a Lussemburgo e Markel Corporation ha scelto di costituire una società di assicurazioni in Germania. La Gran Bretagna non ha mai aderito alla Convenzione di Schengen, quindi i controlli esistenti rimarranno. Una volta all'interno dell'UE, gli automobilisti britannici potranno comunque viaggiare liberamente, con i costi sanitari coperti dall'attuale European Health Insurance Card, ma la durata del soggiorno potrebbe essere limitata. Il RAC ha inoltre avvertito che i nuovi accordi commerciali post-Brexit significheranno quasi certamente un più stretto controllo doganale e tempi più lunghi per l’ingresso o l’uscita dal Regno Unito. La direttiva Europea sull'assicurazione auto, che garantisce agli automobilisti europei la copertura in tutta Europa, non potrà più essere applicata, aumentando potenzialmente i costi di una polizza che permetta ai cittadini britannici di guidare all'estero. Nonostante le statistiche confermino il maggior numero degli incidenti auto causati da giovani uomini rispetto alle donne della stessa fascia d’età, nel dicembre 2012 il governo britannico dovette adeguarsi alla direttiva sui diritti dell'uomo che, stabilendo l’uguaglianza tra sessi, impedì agli assicuratori britannici di differenziare i rischi assicurativi per le polizze auto a seconda che queste fossero stipulate da uomini o da donne. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’UE questo potrebbe cambiare e compagnie come la Foxy Lady Insurance, riservata ai membri del FOXY Lady Drivers Club che possono legittimamente essere solo donne, potrebbero trarne vantaggio. I negoziati, ma sarebbe meglio dire il braccio di ferro, tra Gran Bretagna ed UE saranno lunghi e complicati e ad oggi non è possibile fare previsioni. È difficile stimare quale sarà l'impatto economico e strutturale a lungo termine della Brexit,


soprattutto perchÊ la natura dei futuri rapporti tra Regno Unito e UE non è ancora chiara.


FRANCIA

Il 2016 è stato un anno cruciale per il settore assicurativo francese, che ha visto la creazione della French Insurance Federation e soprattutto l’entrata in vigore della Direttiva CE con il Solvency Capital Requirement 2 e se in altri paesi UE ciò ha costituito un problema, per la Francia è il caso di dire che “impossible n’est pas français!” Infatti, un recente report sullo stato del settore, pubblicato dall’Autorité de Contrôle Prudentiel et de Résolution, organo di controllo dell’attività di banche e assicurazioni in Francia, ha evidenziato come le imprese e i gruppi assicurativi del paese soddisfino pienamente i requisiti imposti dal Solvency 2. Non a caso, Forbes ha assegnato al gruppo francese AXA, primo nella top 10 delle compagnie di assicurazioni europee, con un asset al 31/12/2016 di oltre 944 miliardi di dollari, il terzo posto nella lista Global 2000 delle più grandi compagnie di assicurazione nel mondo. Bernard Spitz, neo Presidente della French Insurance Federation, ha dichiarato che nel corso del 2016, gli assicuratori hanno portato egregiamente a termine i loro compiti fondamentali: la protezione di famiglie e imprese, fornendo ai francesi un mezzo di risparmio sicuro per il loro futuro ed ha aggiunto che sono proprio le compagnie di assicurazione i principali finanziatori dell’economia francese poiché


nel 2016, nonostante un ambiente finanziario sfavorevole, il settore è cresciuto sostenendo le industrie e contribuendo alla crescita dell'occupazione. Le sfide nel mercato assicurativo, continua Spitz, sono molteplici e diverse. Innanzitutto quelle politiche, che si estendono anche oltre i confini della Francia, come la Brexit. In secondo luogo quelle normative come la direttiva Solvency 2. Infine, le sfide tecnologiche, dovute soprattutto alla rivoluzione digitale, che però porta con sé anche rischi di criminalità informatica, di cyber terrorismo ed una difficile tutela della privacy. Per rispondere a questi cambiamenti gli assicuratori dovranno adattare le loro strategie, sviluppando applicazioni mobili, modi diversi di relazionarsi con i clienti, implementando strumenti di prevenzione, supporto per start-up e formazione del personale. A ben vedere, nel paese transalpino esistono alcuni tra i sistemi assicurativi più evoluti dei paesi UE, i quali si basano sulle sinergie stato-assicurazioni. Parliamo delle c.d. “polizze contro le calamità”. In Francia i danni provocati da calamità naturali sono coperti da un sistema di assicurazione e cooperazione pubblicoprivato. Ne consegue che costi e tempi di ricostruzione sono meno onerosi per lo Stato e più rapidi per i danneggiati, mentre i premi incassati, redistribuiti tra assicurazioni e Stato, possono essere utilizzati da quest’ultimo per la prevenzione. Con oltre 37 milioni di beneficiari, l'assicurazione sulla vita rimane per la maggior parte dei francesi l’investimento finanziario più popolare e, nonostante stagnazione del mercato e tassi d’interesse piuttosto bassi, nel 2016 i fondi di assicurazione sulla vita hanno prodotto un ritorno lordo dell’1,8 per cento con premi per 17,1 miliardi di euro. Sono circa 35 milioni le auto che circolano in Francia e, come nella maggior parte dei paesi europei, per i loro proprietari vige l’obbligo di una polizza di responsabilità civile a copertura di eventuali danni provocati dalla guida a terzi e a passeggeri. Il prezzo del premio dipende da molteplici fattori (profilo dell’assicurato, tipo di veicolo, zona di residenza, etc.) e in maniera analoga a quanto avviene in Italia, è possibile aggiungere garanzie accessorie a copertura di furto e incendio o dei danni causati al proprio veicolo. Lo scorso anno, i ricavi delle polizze auto del mercato francese sono aumentati dell’1,8 per cento, ma anche danni e lesioni personali a seguito di sinistri sono aumentati, incrementando del 5,5 per cento le prestazioni


pagate agli assicurati. In aggiunta a ciò, l'uso sempre più diffuso di sistemi di assistenza alla guida e nuove tecnologie di bordo, ha reso la riparazione dei veicoli più costosa, con un aumento del 3,5 per cento, e tutto ciò ha colpito i risultati economici del settore. Il sistema sanitario francese è uno dei primi al mondo per qualità di servizi e strutture offerte, ma è molto diverso da quello italiano. Elemento di base è la sécurité sociale, un servizio statale che garantisce copertura medica, con un rimborso massimo del 75 per cento delle spese, a tutti coloro che vivono in Francia. Complementare alla securité sociale è l’assurance mutuelle, una polizza di assicurazione che, sottoscritta privatamente o dall’azienda per la quale si lavora, da diritto al rimborso della spesa al netto di quanto già rimborsato dalla securité sociale.


Germania

È noto che ai Tedeschi non piace affatto correre rischi e cosa c’è di meglio per minimizzare i rischi se non essere assicurati contro tutto. Il mercato assicurativo tedesco è molto sofisticato e molto competitivo, con una vasta gamma di prodotti e polizze disponibili. Non c’è rischio in Germania che non possa essere coperto da una polizza assicurativa, dalla vita, agli infortuni, alla malattia, ai rischi professionali e relativa tutela giudiziaria, alla disoccupazione, etc. e con ogni probabilità a qualunque rischio si possa pensare esiste una polizza tedesca appropriata. Il Gruppo tedesco Allianz è la seconda compagnia di assicurazione europea, nel 2016 ha raggiunto ricavi per 122,4 miliardi di euro con un utile operativo di 10,8 miliardi di euro, ma la Germania si è rivelata anche il traino del gruppo Generali, poiché buona parte della crescita avuta da quest’ultimo nel 2016 è dipesa proprio dal contributo arrivato dalla Germania, che ha permesso a Generali Deutschland di posizionarsi al secondo posto alle spalle di Allianz nella top ten delle compagnie di assicurazioni più importanti del paese. La Germania è rinomata per avere uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, nel paese coesistono due sistemi sanitari: quello pubblico e quello privato fornito da un’assicurazione tedesca o da un'assicurazione internazionale. Circa l'85 per cento della popolazione è iscritto a una delle 132 assicurazioni sociali obbligatorie


(Krankenkassen). Si tratta di assicurazioni no profit, casse mutue, non definibili pubbliche, ma neppure private, mentre il rimanente 15 per cento è assicurato tramite piani di assicurazione sanitaria privata e in parte rappresentato da persone che ottengono copertura assicurativa attraverso canali speciali, come i militari o soggetti con status di rifugiato. La riforma sanitaria del 2007 ha stabilito l’obbligo di assicurazione sanitaria per tutti i cittadini residenti in Germania, includendo in questa almeno un trattamento medico in ospedale, la gravidanza e alcuni controlli. L’obbligo di iscrizione riguarda tutti i dipendenti (e familiari a carico) con un reddito mensile lordo pari o inferiore a 4.462,60 euro, mentre è lo Stato stesso, tramite finanziamenti specifici ai Länder, a farsi carico dell´assistenza a disabili, disoccupati, minori o a quelle categorie che non

possono

iscriversi

alle

assicurazioni.

Il

contributo

versato

alle krankenkassen varia in relazione al reddito del dipendente e corrisponde al 15,5 per cento dello stipendio mensile. Coloro i quali hanno un reddito mensile superiore a 4.462,60 euro possono invece decidere per un’assicurazione privata (Private Krankenversicherung‐PKV) che, a differenza di quella pubblica, calcola il premio a seconda del rischio personale e non del reddito percepito. Il sistema privato offre un migliore trattamento, con accesso diretto a specialisti e rimborsi anche per i ricoveri nelle cliniche private non convenzionate ma, come detto, per aderirvi è necessario un reddito di almeno 58,000 euro l'anno. I costi del sistema sanitario tedesco sono immensi a causa dell’invecchiamento demografico e dell’aumento dei costi della sanità. Recenti riforme governative hanno cercato di rendere gli ospedali più competitivi e quindi ridurre i costi per i fornitori di assicurazione sanitaria statale. Nel 2009 sono stati istituiti i fondi sanitari, ma gli importi si sono dimostrati insufficienti e nonostante successive modifiche e tentativi di adeguamento, la situazione non è molto migliorata. La Germania spende molto per la sanità ed ha un sistema tecnicamente efficiente, con liste di attesa brevi ed una buona soddisfazione degli utenti, ma la qualità dei servizi, confrontata con quella di altri paesi, è spesso inferiore, senza considerare che la divisione tra assicurazioni sociali obbligatorie e assicurazioni private potrebbe nel tempo portare gravi diseguaglianze nell’assistenza sanitaria.


Con circa 45 milioni di auto circolanti, in Germania il mercato assicurativo del settore è piuttosto redditizio. L’immatricolazione di un’auto è soggetta all’acquisto di una polizza di responsabilità civile la Haftpflicht che copra tutti i danni a terzi eventualmente causati dalla guida. Ovviamente, sono numerosi i fattori che incidono sul costo di una polizza. Esperienza di guida, età, città di residenza, numero di persone che guideranno l’auto, valore della stessa, etc. In aggiunta è possibile acquistare altre tipologie di polizze con ulteriori garanzie e coperture, come la Teilkasko che copre il rischio di furto, incendio, di danni ai cristalli, ma non gli atti vandalici o la Vollkasko che ha tutte le garanzie delle polizze Teilkasko e Haftpflicht alle quali aggiunge una copertura per i danni alla propria auto in caso di incidente.


Svezia

Quarto paese europeo per estensione, con 450.000 km 2 ed una popolazione di 9,7 milioni, la Svezia conferma anche per il 2017 una crescita sostenuta. Alta qualità dei servizi pubblici, export di qualità, alta tecnologia ed investimenti pubblici per ricerca scientifica e studi high-tech, ne fanno una delle economie più alte del mondo, ponendola nel novero dei Paesi con lo standard di vita migliore, insieme a Danimarca, Norvegia, Canada e Australia. La Svezia ha un ambiente economico internazionale, moderno, aperto e “businessfriendly”. Accedere al mercato svedese non significa solo accedere al più importante mercato scandinavo, ma anche al più grande mercato di libero scambio al mondo: l'Unione Europea. La Svezia rappresenta una quota importante della regione nordico-baltica sia per dimensione della domanda interna che per tipo di attività economiche ed è spesso capofila nell'adozione di nuove tecnologie e nella creazione di nuove tendenze di consumo, tanto dall’essere spesso scelta come banco prova per i test di mercato di molte aziende. Secondo una recente indagine del Timetric Insurance Intelligence Center, che ha analizzato i dati relativi alla raccolta premi ed alla redditività di numerose compagnie assicuratrici europee dal 2008 ad oggi, sono le compagnie del Nord


Europa quelle che hanno registrato prestazioni migliori, soprattutto grazie alla crescita del Pil, ad un mercato concentrato ed una concorrenza estera limitata. L'industria assicurativa è una parte importante dell'economia nazionale svedese. Nel 2016 le compagnie di assicurazioni svedesi hanno generato un reddito da premi di poco inferiore ai 309 miliardi di corone (circa 32,5 miliardi di euro), impiegando oltre 21.000 persone, ed hanno investito 4.264 miliardi di corone nell'economia globale, mentre la deregolamentazione del mercato finanziario del Paese negli anni '80 ha dato l’opportunità anche a banche e istituti finanziari di operare nel settore. In Svezia le società di assicurazioni registrate sono 355. La maggior parte sono piccole compagnie locali, poiché il mercato è concentrato nelle mani di poche grandi aziende. Nel ramo non-life cinque compagnie assicurative possiedono l'83 per cento del mercato, mentre nel ramo life, in cinque ne detengono il 60 per cento. L’indagine del Timetric Insurance Intelligence Center ha evidenziato una crescita del ramo danni, grazie soprattutto all’incremento di polizze Rc Auto, un aumento del 9 per cento delle assicurazioni professionali e del 3,6 per cento delle assicurazioni vita individuali. Quest’ultimo ramo assicurativo, in Svezia, svolge un ruolo molto importante. Infatti, la maggior parte delle persone nel paese possiedono un'assicurazione sulla vita. Le regole del settore assicurativo, la cui vigilanza è affidata al Financial Supervisory Authority, differiscono per attività di assicurazione danni e assicurazioni vita, che in linea di principio sono condotte in società separate, ma la base per tutte le attività di assicurazione private in Svezia è costituita dal Business Insurance Act, che stabilisce le norme per le operazioni di assicurazione e dall’Insurance Contracts Act del 2006 che disciplina la relazione tra assicuratore e assicurato. Auto e sicurezza, un binomio al quale la Svezia ha sempre prestato molta attenzione. Nel 1906 è stato emanato il primo provvedimento legislativo sulla responsabilità automobilistica e nel 1929 è stata introdotta l'assicurazione obbligatoria. Il Traffic Damage Act obbliga tutti i proprietari di auto all’acquisto di una polizza di responsabilità per danni a terzi ed in caso di trasgressione è il governo stesso che provvede all’assicurazione punendo il trasgressore con


un’ammenda minima di 100 corone (circa 10,5 euro) per ogni giorno in cui il mezzo è stato privo di assicurazione. La politica di tolleranza zero, adottata dal governo svedese, ha drasticamente ridotto la mortalità per incidenti stradali che è scesa in pochi anni del 60 per cento. In Svezia il limite massimo consentito di alcool per condurre un veicolo a motore è di 0.2 g/litro, uno dei limiti più bassi tra quelli stabiliti all’interno dei Paesi UE e l'atteggiamento delle autorità nei confronti di chi trasgredisce è piuttosto severo. Non a caso, già nel 2008 Volvo lanciò sul mercato il suo Alcoguard un dispositivo che, obbligando il conducente a soffiare nell’unità, impediva alla vettura di avviarsi se i valori rilevati erano troppo alti. Anche i limiti di velocità non sono fissi, ma applicati in base alle condizioni che le strade presentano al momento. Tutto ciò ha contribuito in breve tempo a far si che la Svezia possa a ragione essere considerata uno dei paesi con le strade più sicure del mondo.


Spagna

Il 2017 è iniziato con ottime prospettive per il mercato assicurativo spagnolo, l’anno passato è stato caratterizzato da una crescita record, con una raccolta complessiva di 63,8 miliardi di euro ed un incremento generale del 12 per cento. A fare da traino le polizze vita che, in controtendenza rispetto al mercato internazionale, sono cresciute del 22 per cento. Positivo anche il ramo danni con un più 4,49 per cento, ed in generale anche RC auto e coperture malattia. Segnali che hanno certamente confermato il risveglio economico del Paese. In Spagna operano tra le più grandi società assicurative del mondo. Leader del mercato, con il 13,2 per cento delle quote ed un ammontare pari a 5,793 milioni di euro di premi emessi è la spagnola MAPFRE, seguita da Santander Seguros con una quota di mercato del 5.48 per cento e premi emessi per 2,421 milioni di euro. In sesta posizione troviamo il Gruppo Generali, con una quota di mercato pari 4,54 per cento e polizze stipulate per un totale di 2,006 milioni di euro. Sono oltre 32 milioni i veicoli circolanti in Spagna, la legge prescrive che ogni veicolo circolante o fermo debba avere il “seguro obbligatorio” ovvero l’assicurazione di responsabilità civile. L’inosservanza della legge espone a sanzioni che variano tra i 600 e i 3000 euro. L’importo della sanzione dipende da


molti fattori: se il veicolo era in circolazione o era fermo, se mezzo privato o di lavoro, se l’infrazione è ripetuta e durata del periodo in cui il veicolo è stato privo di assicurazione. In aggiunta a ciò, fino alla presentazione di una polizza valida, il veicolo viene messo sotto sequestro in un deposito giudiziario il cui pagamento giornaliero ricade sul proprietario. Tuttavia, sono circa 2 milioni i veicoli che, in barba alla legge, circolano sulle strade spagnole privi di assicurazione. Per combattere questa situazione, la Dirección General de Tráfico ha messo in atto un sistema attraverso il quale la rilevazione dei veicoli non assicurati non avviene solo mediante controlli di polizia. Dal 2016 telecamere, radar e lettori di targhe, incrociando i dati ottenuti con quelli del Consorcio de Compensación de Seguros e quelli della DGT, rilevano ogni auto priva di assicurazione sanzionando automaticamente il proprietario. Come nella maggior parte del mondo, anche in Spagna oltre la polizza di responsabilidad civil obligatoria è possibile stipulare polizze aggiuntive come polizza Asistencia en viaje che copre rotture ai cristalli e spese penali nell’eventualità di una causa giudiziaria; la polizza Incendio y robo a copertura non solo di furto e incendio, ma anche eventi naturali (ad esempio una roccia che cade colpendo l’auto) e spese penali; la polizza Todo riesgo che, oltre ad includere le precedenti, assicura per i danni al veicolo causati dal conducente o da terzi; la polizza Seguro de ocupantes che paga i danni a conducente e passeggeri anche nel caso di colpa in un sinistro stradale. I premi assicurativi in Spagna sono tra i più bassi nell'UE, ma variano molto in base ad alcuni fattori: 1) Tipo di auto e utilizzo. Le automobili vengono suddivise in otto categorie, in base alle prestazioni, ai costi di riparazione, a dove e a quanto vengono utilizzate. Alcuni premi sono basati sul numero di chilometri percorsi ogni anno ed al modo in cui il veicolo viene utilizzato, se per affari o per piacere. 2) Età, esperienza e record sinistri. I conducenti con meno di due o tre anni di esperienza e quelli di età superiore a 70 anni di solito pagano premi più elevati. 3) Città di residenza. I premi a Madrid sono più alti che in altre grandi città, mentre sono più bassi nelle zone rurali. Se l’auto è custodita in garage alcune compagnie applicano un ulteriore sconto.


Portogallo

I mercati finanziari portoghesi, pesantemente influenzati dall'adozione della politica monetaria della BCE e dal debito pubblico dell'area dell'euro, hanno risentito molto della crisi economica mondiale. Tuttavia, nel maggio 2014 il Programma triennale di assistenza finanziaria sottoscritto dal Portogallo con la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea si è ufficialmente concluso con una “clean exit”, ovvero senza ricorso ad ulteriori crediti di sostegno e nel 2015 la ripresa economica del paese, sostenuta dalle esportazioni e dal turismo, è apparsa consolidata, con una crescita del PIL dell’1,6 per cento. Essenziale il ruolo assunto dall’aumento dei consumi che, pur rispecchiando una maggior disponibilità delle famiglie ed un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, sono cresciuti ben oltre il reddito disponibile, portando ad una riduzione del tasso di risparmio delle famiglie. Le stime del FMI indicano per il 2017 una diminuzione del 10,6 per cento del tasso di disoccupazione, che rimane ancora al di sopra della media dei paesi UE (soprattutto per quanto riguarda quello giovanile, che supera il 30 per cento) ma fa ben sperare nel prossimo futuro. Al


governo portoghese resta il difficile ma necessario obiettivo di ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico, valutato nel 2016 al 130,8 per cento. José Galamba de Oliveira, Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’APS, la Associação Portuguesa de Seguradores, nella prefazione all’edizione 2016/2017 del “Panorama do Mercado Segurador” afferma che la ripresa dell'economia portoghese ha avuto un impatto positivo sulla crescita del ramo non vita, in particolare nei settori auto e salute, ma tale impatto non è stato sentito a livello di redditività a causa di due fattori che hanno portato ad una riduzione significativa dei risultati finanziari: bassi tassi di interesse e aumento dei sinistri in alcuni rami. A ciò si aggiunga che oggi l’industria assicurativa portoghese deve affrontare grandi e difficili sfide sia economiche e legislative, come l’adeguamento alla direttiva Solvency 2, sia tecnologiche e di innovazione digitale, ed infine prendere in considerazione i cambiamenti dei consumatori e i nuovi rischi che i processi di modernizzazione comportano. In questo senso, il settore dovrà proseguire il processo di trasformazione e aggiornamento avviato negli anni precedenti, riuscendo a proporre nuove polizze, nuove coperture assicurative e un nuovo modo di fare business. La legge portoghese stabilisce per tutti i possessori di veicoli a motore la polizza di Responsabilidade Civil Obrigatória, che fornisce la classica copertura RC. Il premio dipende da vari fattori: marca e modello dell'auto, potenza motore, data d’immatricolazione, età e storico di guida dell’assicurato, nonché tipo di lavoro e area di residenza. Le polizze auto portoghesi sono basate sul sistema Bonus Malus (Prémio Bonus Malus) con sconti che vanno dal 20 al 45 per cento per i virtuosi della guida. Alla polizza obbligatoria possono essere aggiunte polizze come la Responsabilidade Civil Facultativa Juridica a copertura di eventuali spese legali, la Seguro Contra Todos che copre praticamente tutto, la Assistência em Viagem per guasti al motore, perdita di chiavi, foratura degli pneumatici, roture dei cristalli, etc. e la Condutor Profissional, rivolta a chi ha un reddito dipendente dalla guida. Tra il 1990 e il 2015, il numero di veicoli a motore in Portogallo è più che raddoppiato, passando dai circa 2,2 milioni del 1990 ai 5,8 milioni del 2015, ma il numero degli incidenti stradali con esito mortale è diminuito, con un calo medio


annuo della mortalità del 7 per cento. La significativa riduzione del numero di vittime del traffico è dovuta soprattutto alle campagne di sensibilizzazione promosse sui media, ai piani di sicurezza stradale e alla recente revisione del codice della strada, che ha introdotto nuove regole e inasprito le sanzioni per i trasgressori. Basti pensare che fino al 2013, il tasso alcolemico consentito era di 0,5 g/litro. A seguito della revisione del codice, per neopatentati e chi per di professione conduce veicoli (ambulanze, taxi, autobus, mezzi pesanti e trasporto di merci pericolose) il limite è sceso a 0,2 g/litro. Prevenire è meglio che curare, così il 20 aprile 2017 l’Autoridade Nacional de Segurança Rodoviária ha approvato “PENSE 2020”, la nuova strategia sulla sicurezza stradale che entro il 2020 si propone di ridurre ulteriormente i decessi a seguito di incidenti ad un massimo di 41 per milione di abitanti.


Grecia

Secondo i dati pubblicati dall'HAIC, l’Hellenic Association of Insurance Companies, alla fine del primo semestre 2017 i premi del mercato assicurativo greco ammontavano a 1,9 miliardi di euro, con un incremento dell’1,2 per cento. La Grecia resta tuttavia un paese impegnativo per gli assicuratori, poiché la crescita economica rimane ostacolata da elevati tassi di disoccupazione, stimati dall'OCSE al 17 per cento, e da un enorme deficit fiscale che lascia il paese fortemente dipendente da fondi di salvataggio e misure di riduzione del debito. Dopo una prolungata depressione, l'economia greca si è finalmente stabilizzata ed il PIL è destinato a crescere dell'1,1 per cento nel 2017 e del 2,5 per cento nel 2018. Gli investimenti sono ripresi, il mercato del lavoro sta lentamente migliorando, sostenendo il consumo privato, mentre una maggior domanda dall'estero sta favorendo e aumentando le esportazioni. Altri progressi, importanti per cementare i risultati raggiunti, sono stati fatti nella lotta all’evasione fiscale, nell’ampliamento della base imponibile e nel controllo della spesa per la pensione, che ha liberato risorse per i programmi di assistenza sociale. Il debito pubblico si è stabilizzato ma rimane comunque molto elevato, rendendo ancora vulnerabile l’economia.


Philippos Kassos, Direttore Generale dell’Insurance Companies Audit Department di KPMG, dopo un’attenta analisi, ha affermato che nell’immediato futuro l’industria assicurativa greca dovrà affrontare quattro sfide chiave: tecnologia, cambiamento del modello di business, gestione dei rischi nonché nuove richieste dei clienti e nuovi canali di distribuzione. L'indagine ha rivelato che gli assicuratori stanno cercando di passare a piattaforme tecnologiche che consentano la riduzione dei costi e lo sviluppo. Mentre, riguardo il modello di business assicurativo, è chiaro che, con l’ingresso di nuovi attori sul mercato, la forma tradizionale è cambiata. Il nuovo approccio innovativo sta modificando le preferenze e le richieste dei clienti. Inoltre, la gestione e la supervisione dei rischi saranno cruciali in quanto gli assicuratori, a causa delle limitazioni esistenti, non possono implementare idee di business in tempo reale. Dal 1990, il numero di veicoli in Grecia (inclusi moto e ciclomotori) è più che triplicato e i dati indicano che nel 2016 gli incidenti stradali con esito mortale sono stati 807, un aumento dell'1 per cento rispetto al passato, il primo dal 2004. La maggior parte di essi è avvenuto in aree abitate, a velocità inferiori a 45 km orari ed il 60 - 70 per cento delle vittime ha un’età compresa tra 15 e 29 anni. Questi i dati presentati nel Road Safety Annual Report 2016. La causa degli incidenti è da attribuire soprattutto alla pessima condizione delle strade ed alla condotta irresponsabile di molti. I numeri collocano la Grecia in relazione agli incidenti all’ultimo posto dell'Unione europea, con una spesa per lo stato ellenico di circa 12 miliardi di euro l'anno, pari al 40 per cento dei costi della sanità pubblica. Per migliorare la sicurezza stradale c'è bisogno di uno sforzo congiunto, con azioni sistematiche da parte delle autorità ed un impegno da parte della società stessa. In Grecia, l'assicurazione RC auto è obbligatoria, il sistema è del tipo bonus-malus a 10 classi, con riduzione del premio ai conducenti che non hanno incidenti per colpa. Tuttavia, secondo una ricerca effettuata dall'HAIC, sono circa 700 mila le autovetture in circolazione prive di copertura assicurativa. La colpa è in parte da attribuirsi alla crisi che il paese sta attraversando, ma anche al fatto che molti automobilisti ritengono l’RC auto una spesa inutile, senza sapere che le multe, per coloro che vengono trovati senza assicurazione, sono molto salate e si rischia


anche il sequestro del veicolo. Inoltre, si danneggia tutto l'intero sistema assicurativo, compresi gli automobilisti onesti che pagano anche per gli evasori.


Russia

“Dio salvi lo Zar”, cosi intonava l’ultimo inno nazionale dell’impero russo, un impero tragicamente finito con l’eccidio di Ekaterinburg e la morte dei Romanov. Da quel lontano 27 febbraio 1917, che vide le truppe imperiali fraternizzare con il popolo in rivolta, la Russia è passata attraversato enormi mutamenti. I palazzi imperiali hanno lasciato il posto a moderni appartamenti e le automobili hanno sostituito cavalli e carrozze, ma la nuova Russia di Putin per certi versi non è forse così lontana da quella Russia imperiale ripudiata e sconfitta dal comunismo. In Russia le auto sono circa 250 ogni 1000 residenti, ma le condizioni delle strade non sono tra le migliori. Vaste aree sono prive di controllo, terra di nessuno dove delinquenti e psicopatici alla guida di SUV ed automobili sempre più grandi e potenti fanno da padroni. Aree dove non è raro assistere a risse, pestaggi o conflitti a fuoco in seguito a banali incidenti stradali o presunte mancanze di rispetto di un automobilista nei confronti di un altro. I tribunali russi non amano le richieste di risarcimento verbali, pur non facendosi scrupoli nell’infliggere anche condanne detentive a chi si rende colpevole di atti violenti o danneggiamenti della proprietà privata. Il ricorso a false testimonianze e minacce in caso di incidente è piuttosto frequente, ecco spiegato il perché del crescente utilizzo delle dashcam


(telecamera installata sul cruscotto) da parte degli automobilisti russi. Il mercato assicurativo della Federazione Russa è controllato dalla Banca Centrale e solo i membri della Russian Motor Insurers Union possono emettere polizze. È superfluo precisare che in Russia non è consentito operare a compagnie di assicurazione straniere, salvo accordi di riassicurazione con le compagnie russe, ad esempio nel caso di polizze sanitarie di cittadini stranieri. Il SOGAZ Insurance Group, al primo posto tra le 10 compagnie di assicurazione russe più importanti, nel 2016 ha fatturato circa 2 miliardi di euro, pari a poco meno di 1/5 del fatturato totale delle prime dieci compagnie di assicurazione del Paese. Gli automobilisti russi hanno l’obbligo acquistare una polizza RC e quei conducenti che ad un controllo della polizia dovessero risultarne sprovvisti rischiano multe fino a 8 volte il salario minimo. Il premio della OSAGO, ovvero Obligatory Insurance of Civil Responsibility, è uguale per tutte le compagnie di assicurazione, dipende dalla zona di residenza, dal modello di auto, dalla potenza del motore, dall'età del conducente, dall'esperienza di guida, e garantisce il rimborso dei danni causati a terzi in un incidente stradale in caso di colpa. In aprile la Banca Centrale Russa ha aumentato i premi assicurativi OSAGO del 40%, ciò significa che in alcune regioni della Russia, poiché le compagnie hanno facoltà di aumentare il premio fino ad un 20%, il costo finale della polizza è cresciuto fino al 60%, rendendo quasi impossibile l’acquisto alle classi meno abbienti. Durante una recente diretta televisiva con gli ascoltatori, il Presidente Putin ha ricevuto la telefonata della signora Galina Zagorskaya, una pensionata di Blagoveshchensk nell'Estremo Oriente della Russia, la quale ha affermato che l’auto consente alla sua famiglia di sopravvivere, di recarsi dove possiedono un piccolo pezzo di terra da coltivare, perché la pensione di 14.000 rubli mensili (225 euro) non è sufficiente al sostentamento della famiglia, ma a causa dell’aumento ciò non le sarà più possibile poiché non potrà acquistare una polizza e utilizzare l’auto. Putin ha promesso che avrebbe chiesto sia al Governo che alla Banca Centrale di interessarsi della questione, precisando però che le ragioni dell’aumento sono molte: il crescere delle passività per le assicurazioni, dovuto all’aumento del costo dei risarcimenti alle persone coinvolte negli incidenti stradali, passato da 160.000 rubli (2550 euro circa) a 500.000 rubli (8000 euro); l’aumento


dei prezzi dei ricambi delle auto importate, conseguenza del forte indebolimento del rublo nei confronti del dollaro e, allo stesso tempo il calo del mercato automobilistico russo, sceso del 42,5% rispetto al marzo 2016. Con molte probabilità la signora Galina sarà costretta a rinunciare o tornare forse a quel vecchio cavallo messo in pensione da SUV e fuoristrada, ma sempre pronto a percorrere le impervie strade della campagna russa in cambio di un po’ d’avena e qualche carota.


USA

Negli Stati Uniti d’America un’idea vincente può rendere ricchi e famosi, ma un semplice caffè o la mancanza di informazioni corrette possono anche costare milioni. Ben lo sanno il colosso del fast-food McDonalds, e la società leader nella produzione di motorhome Winnebago Inc. Il primo costretto a risarcire la signora Stella Liebeck che, nel 1992 all’età di 79 anni, procuratasi alcune ustioni con un caffè bollente ottenne quasi 3 milioni di dollari; il secondo, dal quale il signor Merv Grazinski di Oklahoma City fu risarcito con 1.750.000 dollari e di un nuovo caravan, poiché viaggiando con il cruise control impostato a 70 mph. era uscito di strada ribaltandosi alla prima curva mentre si preparava un caffè nel retro del mezzo. Grazinski vinse la causa perché nel manuale d’istruzioni del suo caravan non era specificato che il cruise control non era un pilota automatico e quindi non faceva le curve. Insomma gli USA sono un Paese dove è bene assicurarsi. Gli errori non sono ammessi e si pagano a caro prezzo. L’acquisto di una polizza auto negli Stati Uniti può risultare più complicato che in altri paesi, soprattutto per i diversi tipi di copertura che si possono includere, ma una delle cose più sorprendenti è il fatto che in molti Stati (Alabama, Iowa, Mississippi, New Hampshire, Pennsylvania, etc.) l’assicurazione auto non sia affatto obbligatoria. In realtà, tutti gli Stati hanno leggi di “financial responsibility”. Ciò significa che anche dove non c’è obbligo di assicurazione per la responsabilità civile è necessario disporre di risorse personali sufficienti a pagare se si causa un


incidente. Diversamente, si è obbligati ad acquistare una polizza per l'importo minimo stabilito dallo Stato nel quale il mezzo viene immatricolato. Le assicurazioni stesse e le associazioni dei consumatori raccomandano in genere una copertura minima di 100.000 USD per lesioni personali e di 300.000 USD per incidente, in quanto i risarcimenti per gli incidenti possono eccedere di molto l’importo minimo di polizza imposto dagli Stati. Tuttavia le sanzioni per guida senza assicurazione, confrontate con l’elevato costo delle polizze, sono spesso così irrisorie che non sorprende il fatto che tanti automobilisti ne siano privi, e non sia raro incorrere in situazioni nelle quali chi causa un sinistro non abbia assicurazione. In USA esistono tutta una serie di garanzie che partendo da una base minima, offrono coperture diverse. Le Liability Insurance ovvero assicurazioni di responsabilità civile, assicurano per le lesioni causate a terzi, alla proprietà altrui e ad altri veicoli, ma gli importi minimi sono spesso inadeguati e se il danno li supera si è responsabili illimitatamente con i propri beni. Per tale motivo non è raro assistere

a

contenziosi

legali

interminabili

per

richieste

di

risarcimento

astronomiche. In 25 Stati e nel District of Columbia esistono alcune forme di Personal Injury Protection (PIP), le No-Fault Insurance Law che, in caso di coinvolgimento in un sinistro, consentono di ottenere dalla propria compagnia di assicurazione un risarcimento (parziale) solo per le lesioni personali subite, evitando di ricorrere al tribunale nel tentativo di dimostrare la colpevolezza della controparte. Anche le PIP offrono coperture diverse a secondo del premio pagato. Il livello delle prestazioni mediche rimborsate può essere minimo o addirittura includere le Catastrophic Medical Expenses Insurance per spese mediche particolarmente elevate. In questo minestrone di opzioni, per proteggere sé stessi dagli infortuni nel caso di incidenti con automobilisti privi di assicurazione troviamo le Under-Insured Motorist Insurance, spesso rese obbligatorie nella polizza di base dalle stesse compagnie assicuratrici. Altro capitolo sono le Collision Insurance, che coprono i danni causati al proprio veicolo, indipendentemente da chi sia il responsabile del danno, o le

Comprehensive Insurance che riguardano

esclusivamente la perdita del veicolo dovuta a incendio, furto, atti vandalici, collisioni con animali, eventi naturali, etc. Insomma, per avere una polizza di copertura completa occorre inserire nel contratto molte voci e mettere in preventivo


una discreta somma in denaro per il pagamento del premio. Una soluzione al problema potrebbero offrirla le Usage-Based-Insurance, polizze auto che permettono agli automobilisti di pagare un premio calcolato sulla base del proprio stile di guida. In poche parole, meglio guidi, meno paghi. Tali polizze in America stanno avendo una diffusione piuttosto rapida, tanto che gli analisti ne prevedono una crescita del 7,93% nel periodo 2017-2021. Per queste polizze, il vero problema è rappresentato dalla spinosa questione della privacy, poiché dashcam o scatole nere montate sui veicoli possono essere viste come una vera e propria violazione in tal senso, tanto da indurre molte società a studiare delle app per

smartphone

in

grado

di

rilevare

e

monitorare

il

comportamento

dell’automobilista, senza però violarne la privacy. Insomma, a nessuno fa piacere essere controllato, ma se l’altra faccia della medaglia è uno sconto consistente forse vale la pena rifletterci.


Canada

“A Mari Usque Ad Mare”, dal mare al mare, il paese con la costa più lunga del mondo non potrebbe avere motto più appropriato. Parliamo del Canada, Kanata dalla lingua dei nativi irochesi, un termine che significava villaggio, e che due nativi utilizzarono per indicare all’esploratore Jacques Cartier la strada per Stadacona, l’attuale Quèbec City. Canada e Stati Uniti sono tra paesi più estesi del mondo e da vicini amichevoli condividono un vasto confine. Due democrazie, ma uno stile di governo diverso, come diversi sono il sistema di misura, (metrico decimale per il Canada, consuetudinario per gli USA) e la lingua ufficiale (francese ed inglese per il Canada, inglese per gli USA). In Canada, la divisione in province e territori consente ai governi locali di legiferare e regolamentare molti settori in modo parzialmente autonomo, non fa eccezione l’RC auto. A disciplinare e sorvegliare il settore delle assicurazioni, ma anche bancario, è preposta

un’apposita

agenzia

governativa

indipendente,

l’Office

of

the

Superintendent of Financial Institutions (OSFI) che analizza il mercato per individuarne in anticipo rischi e problemi, intervenendo nel caso con gli amministratori delle istituzioni controllate. Per avere un’idea del mercato assicurativo canadese, basti pensare che Manulife Financial, la società di assicurazioni al primo posto in Canada, ed uno dei più grandi assicuratori ramo vita nel mondo, ha un asset di oltre 700 miliardi di dollari canadesi.


L'assicurazione auto in Canada è il segmento più importante del mercato, gli automobilisti residenti sono legalmente obbligati ad avere una copertura assicurativa di base sui loro veicoli ma, proprio per l’autonomia attribuita a province e territori, assicurare un’auto può risultare molto diverso da provincia a provincia. In British Columbia, Saskatchewan, e Manitoba le polizze d'assicurazione auto si acquistano dal governo provinciale, mentre in altre province e territori da società di assicurazioni private. Alcuni governi provinciali vendono la polizza di assicurazione di base obbligatoria, lasciando agli automobilisti la possibilità di aumentare le coperture attraverso assicurazioni private. In Quebec, ad esempio, dalla provincia si acquista la polizza che copre gli infortuni al conducente, mentre agli assicuratori privati è lasciata la proprietà, nel nostro caso il mezzo. La questione ha dato luogo ad una polemica tra pubblico e privati, poiché i privati offrono più opzioni e spesso risarcimenti più congrui per il danno ricevuto, aprendo un vero e proprio dibattito su chi debba gestire il settore. A favore del privato le argomentazioni sono varie: L’alto costo da sopportare per costituire una società di assicurazioni pubblica, stimato in centinaia di milioni di dollari, si traduce in sovvenzioni da parte dei contribuenti, quindi aumenti delle imposte. Le possibilità di scelta limitata per i clienti ed un customer care discutibile. L'assicurazione auto pubblica offre spesso una soluzione unica, ad esempio con franchigie fisse e senza sconti multi-veicoli, mentre la competizione tra assicuratori privati comporta in genere tariffe più basse ed una più ampia gamma di polizze. Infine, avendo già una quota di mercato, le compagnie di assicurazione pubblica non hanno alcuno stimolo a sviluppare nuovi servizi ed attrarre il consumatore, mentre le compagnie private innovano continuamente l’offerta, ad esempio non attribuendo un malus al primo sinistro, o mettendo a disposizione vetture di cortesia ed assistenza stradale. Da ultimo, l'industria assicurativa privata in Canada impiega quasi 120.000 persone creando posti di lavoro nelle economie locali. Fatte le dovute premesse, in Canada vale comunque la regola che tutti debbano avere una polizza di assicurazione auto per responsabilità civile e, a prescindere da


chi ne gestisca la vendita, nella maggior parte delle giurisdizioni, è obbligatoria una copertura minima di almeno 200.000 dollari canadesi (circa 134,000 euro).


America Latina

Nonostante la persistente crisi economica, il mercato assicurativo in America Latina negli ultimi tre anni è rimasto redditizio. Il successo di questo settore è storicamente legato ai tassi di interesse, all'aumento del reddito e all’espansione dei mercati. Tuttavia riguardo alle condizioni economiche e alla domanda di prodotti assicurativi sussistono forti differenze tra i paesi e comune denominatore sia un mercato insufficiente. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto per il 2017 una crescita del PIL del 1,6%, condizionata dalla capacità dei principali mercati di risolvere i propri squilibri economici ed aumentare gli investimenti nelle infrastrutture. Un aumento del reddito incoraggerebbe i consumatori ad assicurare più auto e case, ed investire in prodotti vita e salute, fornendo così una spinta ai mercati assicurativi. Allo stesso tempo, i nuovi progetti di infrastrutture e produzione di energia, previsti in alcuni paesi, dovrebbero rafforzare la domanda di prodotti commerciali. In questo contesto, gli assicuratori dovranno accelerare la


trasformazione digitale per aumentare l'efficienza, attirare consumatori ed ampliare la portata del mercato. Nel mercato assicurativo latino americano la maggior parte delle polizze è ancora acquistata attraverso canali tradizionali e gli assicuratori non hanno rapporti diretti con il cliente, spiega Duarte Carvalho, Insurance Advisory Leader di Ernst & Young. La sfida principale per le compagnie di assicurazione nei prossimi anni è impegnarsi direttamente con il cliente senza creare conflitti con gli altri canali di distribuzione, investendo soprattutto nei social media ed in tutti gli altri canali digitali. Negli ultimi anni, la recessione ha gravato pesantemente sui mercati chiave del settore, in particolare sul Brasile, che rappresenta circa la metà del mercato assicurativo dell’America Latina. In vero, come già affermato, il settore assicurativo ha reagito relativamente bene alla crisi economica della regione, ma con modalità molto diverse tra paese e paese. Ad esempio, in Argentina i premi sono aumentati del 41% tra il 2014 e il 2015. In Brasile al contrario, la diminuzione delle vendite di assicurazioni auto e la crescente disoccupazione hanno causato una diminuzione dei premi che tra il 2014 e il 2016, sono passati dall'11% al 10,3%, mentre la crisi economica e politica del Venezuela ha fatto scendere nel 2015 di oltre il 25% i premi. Il Munich Re Economic Research prevede che nel 2017 in America Latina i premi vita cresceranno di circa il 5% mentre i premi di proprietà e casualità (P&C) aumenteranno del 2,5%. Edgar Sánchez, Presidente di Ernst & Young Colombia afferma: “Siamo ottimisti circa l'attività di assicurazione nel 2017, un pickup nei prezzi del petrolio dovrebbe aiutare l'economia, una stabilità delle valute potrebbe rafforzare la vendita di auto, e la svolta a lungo attesa in Brasile potrebbe far crescere gli altri mercati". Dunque, solo riduzione dell’inflazione, aumento del reddito pro-capite e stabilità dei mercati potranno aumentare la domanda di prodotti assicurativi in America Latina, ma in tale ottica un cambiamento politico degli USA sotto l'amministrazione Trump potrebbe minare la ripresa economica della regione.


Brasile

Il contesto politico ed un ambiente economico esterno sfavorevole hanno contribuito a indebolire l'ottimismo riguardo le prospettive di crescita di un’America Latina già provata dalla disoccupazione, mentre valute deboli ed aumento dell'inflazione hanno diminuito ulteriormente la spinta ad investire e la propensione ai consumi. Il settore esterno non è purtroppo riuscito a compensare la debole domanda interna, con una conseguente crescita negativa dell'economia latino americana nel 2016. In particolare, il rapporto delle Nazioni Unite - divulgato a Santiago del Cile - descrive un comportamento eterogeneo dei vari Paesi. In Brasile, alle difficoltà economiche si sono aggiunte anche la crisi politica, col Congresso che ha cessato di sostenere il Governo, e le tante denunce contro partiti e politici per corruzione e finanziamenti illeciti alle campagne elettorali. Secondo i dati divulgati dalla Fundación MAPFRE, il volume dei premi nel settore assicurativo brasiliano nel 2015 è stato di poco superiore ai 55 milioni di dollari, con una crescita reale dello 0,7%, registrando di fatto un forte rallentamento, con un calo in termini reali di quasi tutti i segmenti. Tuttavia, i segmenti Vita e Danni si sono comportati diversamente. Il primo, che rappresenta il 60,3% del mercato, ha


continuato a crescere, mentre il secondo ha subito una contrazione. I premi di assicurazione sulla vita nel mercato brasiliano sono saliti nel 2015 A 33,2 milioni di dollari. Tale crescita è dovuta all’incremento delle assicurazioni VGBL (Vida Gerador de Beneficio Livre), che rappresentano il 77,6% sul totale dei premi vita. Alla guida del ramo vita, tre compagnie brasiliane: BRASILPREV, BRADESCO e ITAÚ con il 73,3% del mercato, e solo una piccola presenza straniera (Zurich per l’Europa) con quote di mercato comprese tra il 5 e il 6%. Nel segmento danni, la fetta più importante con il 56,1% dei premi, continua ad essere quella delle polizze auto, comunque scesa di un 7,3%. Anche qui a guidare la classifica sono tre compagnie brasiliane (PORTO-ITAÚ, BB MAPFRE e BRADESCO), ed anche qui una scarsa penetrazione da parte delle compagnie europee. Era il 1925, quando una compagnia italiana, la Generali Assicurazioni, aprendo un ufficio in Avenida Rio Branco, a Rio de Janeiro, si affacciava sul mercato brasiliano. Da allora la compagnia italiana ha accresciuto la sua presenza nel Paese, senza però mai raggiungere una posizione importante come ad esempio in Argentina. C’è da evidenziare che in Brasile l'RC auto è regolamentata in modo molto diverso rispetto all’UE, ed avere polizze con massimali che coprono totalmente i rischi non è obbligatorio. Dunque, in caso di incidente, il danno deve essere rimborsato dal proprietario dell'auto. In realtà, esiste un'assicurazione obbligatoria ma è di poche decine di Real, ed ha una copertura limitata a circa 3.000 Real. Quindi, chi ne ha la possibilità stipula una polizza aggiuntiva detta Casco, per tutelarsi contro danni maggiori, il cui costo è proporzionato al valore dell’auto ed alla franchigia inserita nel contratto.


Argentina

Nel 2015 l’economia Argentina ha superato la pesante fase di stagnazione degli anni precedenti, registrando anche una moderata crescita. Tuttavia, dopo più di un anno dall’elezione del Presidente Macri, le aspettative di un netto miglioramento economico del Paese sono andate deluse. La diminuzione della produzione, delle esportazioni, dei consumi, ed il tasso di cambio sfavorevole, uniti alla mancata ripresa economica del vicino Brasile, principale partner commerciale dell’Argentina, hanno portato il Fondo Monetario Internazionale ad una previsione al ribasso per il 2017, rispetto a quanto prospettato nell’ottobre del 2016. Il mercato Assicurativo argentino, con un volume di premi pari a circa 20 milioni di dollari, nonostante la contrazione dell’economia del Paese, nel 2015 ha però visto una crescita del 10%, con un deciso incremento delle polizze sulla vita. Saldamente alla guida della classifica generale (vita/danni) e del mercato delle polizze danni troviamo l’Argentina Sancor, ma è importante notare che le acquisizioni effettuate dal Gruppo argentino Werthein, hanno portato quest’ultimo alla prima posizione nel mercato delle polizze vita. Nel 2014 il Gruppo Werthein e Generali hanno raggiunto un accordo teso a riorganizzare tutta la loro attività in Argentina, al fine di garantirsi così una posizione di leadership tra le compagnie assicuratrici del Paese.


Nel dettaglio, il Gruppo Werthein ha acquisito tutto il capitale azionario di alcune società assicuratrici (Caja de Aseguradora Riesgos del Trabajo, Estrella Compañía de Seguros de Retiro e Caja de Seguros de Retiro), trasferendo a Generali tutte le sue azioni di Caja de Ahorro y Seguro, Caja de Seguros ed Europ Assistance Argentina. Successivamente il gruppo argentino Indalo ha acquisito il 100% delle azioni di Generali Argentina, che nel 2016 ha cambiato il nome in Providencia. Nel frattempo, il gruppo italiano ha trasferito la maggior parte del portafoglio corporate e internazionale di Generali Argentina alla propria controllata, Caja de Ahorro y Seguro. In tal modo la compagnia triestina ha raggiunto la quarta posizione nella top ten delle compagnie assicuratrici in Argentina, con il 6,2% delle quote di mercato vita ed il 6,0% delle quote di mercato danni, ed un totale complessivo di premi emessi in America Latina paria a circa 1,2 miliardi di euro, portandosi così tra le prime 25 compagnie assicuratrici operanti in America Latina.


Messico

“Quando il Messico sarà una nuova repubblica l’esercito sarà sciolto, perché non servirà più” proclamava a gran voce Pancho Villa durante la rivoluzione, quella stessa rivoluzione che lo ha visto morire in un’imboscata proprio a bordo della sua auto. In Messico, ancor oggi convivono presente e passato, ma una serie di importanti riforme strutturali in diversi settori iniziate nel 2012 hanno portato l’economia ad una crescita del 2,5% (dati OCSE 2015), con un aumento dei consumi, degli investimenti e delle esportazioni, in particolare del petrolio, riducendo anche l’inflazione e la disoccupazione, nonostante il deprezzamento del peso, mentre il livello medio di capitalizzazione delle banche (circa il 15%) è al di sopra degli standard stabiliti dal Comitato di Basilea con il “Basilea 3”, cui il Messico ha aderito. Nella classifica dei 25 più grandi gruppi assicurativi in America Latina, l’ultima stima fatta dalla spagnola Fundación MAPFRE riferita all’anno 2015 vede al 10 posto il Gruppo messicano Nacional Provincial con circa il 2% del mercato. Il volume dei premi del mercato assicurativo messicano ha superato i 24 milioni di dollari, con un aumento reale pari al 7,5%. Il 46,8% del mercato è rappresentato da polizze vita mentre il 53,2% da polizze non Life. Il totale dei premi assicurativi raccolto dal settore non Life è cresciuto di un 8,7%, raggiungendo i 13 milioni di dollari, ed il suo principale ramo, le polizze auto ha avuto un incremento del 8%.


L’impennata di quest’ultimo si deve essenzialmente ai provvedimenti governativi tesi a ridurre l’alto numero di incidenti automobilistici (circa 400,000 l’anno nel solo Distretto Federale), spesso causati delle cattive condizioni delle strade e dall’imperizia nella guida. Provocare un incidente stradale in Messico è un reato penale e civile piuttosto serio, e la mancanza di una polizza assicurativa può comportare il sequestro del veicolo e persino la prigione per il conducente. Con la riforma della legge federale de Caminos, Puentes y Autotransporte, il Governo ha aumentato significativamente la responsabilità finanziaria di chi causa un sinistro e reso obbligatoria l’assicurazione per la responsabilità civile nel Distretto Federale ed in altri 13 Stati messicani. L'importo stabilito dalla legge per la responsabilità civile varia molto da Stato a Stato, passando dai 300.000 dollari del Distretto federale agli oltre 500.000 dollari in altri Stati. L'industria assicurativa messicana continua a cercare soluzioni per affrontare i nuovi limiti di responsabilità prescritti dalla legge, e diverse opzioni sono state prese in considerazione. Tuttavia, secondo la Comisión Nacional para la Protección y Defensa de los Usuarios de Servicios Financieros, solo un quinto del parco veicoli messicano ha l'assicurazione e la ragione principale di ciò è nel fatto che i messicani la vedono come una spesa inutile. Infatti, questa legge è ben lungi dall'esser interpretata come azione per promuovere la cultura della prevenzione, ma è stata considerata da molti come una misura del Governo federale a favore delle assicurazioni.


Venezuela

Un capitolo a sé merita il Venezuela. Le notizie che si inseguono ogni giorno riguardo la drammatica crisi che il Paese sta attraversando - non ultima l’annuncio del il ritiro dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) - non permettono ipotesi su quale potrà essere il suo futuro, ma soprattutto non danno garanzie agli investitori. In questi ultimi giorni presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato la convocazione di una "Assemblea Costituente del popolo", per riformare la struttura giuridica dello Stato e portare la pace nel Paese. Julio Borges, presidente del Parlamento - in mano all'opposizione - ha già denunciato l’iniziativa bollandola come "una Costituente truffa per evitare le elezioni che il governo chavista non vuole affrontare avendo perso la maggioranza nel Potere Legislativo nel 2015. Anche una possibile mediazione della Chiesa, con l’intervento di Papa Francesco, sarebbe subordinata all’accettazione del governo di Caracas delle quattro condizioni fissate dal Segretario di Stato Vaticano Cardinale Parolin: autorizzazione all'invio di assistenza sanitaria internazionale, fissazione di un calendario per le elezioni, restituzione dei poteri al Parlamento e liberazione dei prigionieri politici. Immediata la replica del governo venezuelano con il fedelissimo di Maduro,


Diosdado Cabello, che ha invitato Parolin “a non immischiarsi negli affari interni” del paese sudamericano, definendolo “un alleato dell’oligarchia imperialista”. Con un’inflazione che oramai ha superato il 500%, tutti i mercati sono precipitati in un baratro del quale non si vede il fondo. Nel 2015 i premi del mercato assicurativo venezuelano erano già diminuiti del 17,5%, arrivando 7.650 milioni di dollari, ma i due settori più importanti, Automobile e Salute, che rappresentano l'83% delle polizze Non-Life, avevano avuto comportamenti diversi: mentre il primo era cresciuto del 2,9%, il secondo era diminuito del 35%. L’evoluzione della crisi stava trascinando velocemente tutti i settori e nel primo semestre del 2016 i dati allarmanti diffusi dalla Cámara de Aseguradores de Venezuela (CAV), indicavano un mercato assicurativo ridotto del 181%. Alesia Rodríguez Pardo, presidente della CAV, aveva dichiarato che l’inflazione alle stelle, la mancanza di liquidità e l’elevata pressione fiscale avevano oramai portato l’importo dei premi raccolti ad essere insufficienti, e di essere molto preoccupata riguardo la possibilità che gli assicuratori venezuelani avrebbero potuto mantenere i propri impegni risarcitori.


Il Continente Africano

Il mercato assicurativo africano è stato a lungo trascurato dalle società occidentali, ma le principali compagnie di assicurazione stanno cominciando a prestare attenzione all'industria assicurativa africana, specialmente nella zona subsahariana, che esercita un’attrazione sempre più forte. Allianz nel 2015 ha aperto una divisione in Kenya, Prudential nel 2013 ha acquistato Express Life Insurance in Ghana per entrare in quel mercato e nel 2014 ha avviato le operazioni in Kenya, la più grande economia dell'Africa orientale, attraverso l'acquisto di Shield Assurance. Altre offerte includono MMI Holdings in Sudafrica che ha acquistato due terzi della keniota Cannon Assurance, poi fusa con Metropolitan Life Kenya.


Delphine Maïdou, CEO di Allianz Global Corporate & Specialty Africa ha dichiarato che il Kenya e l'Etiopia, in virtù della loro crescente classe media, hanno tutti gli ingredienti per lo sviluppo di una fiorente industria assicurativa. Ne costituisce un chiaro segno il recente l’investimento da 350 milioni di dollari tra il colosso statunitense Prudential Financial e LeapFrog Investments di Andrew Kuper, che si occupa di mercati assicurativi ad alta crescita in Africa. Redditi crescenti e crescente ricchezza rendono più probabile l’acquisto di polizze assicurative, poiché la spesa per i consumi di elementi discrezionali, come automobili, smartphone e assistenza sanitaria, si espande. “C'è una nuova generazione di consumatori esperti, con reddito disponibile e grandi progetti infrastrutturali” afferma Lukas Mueller, Head Market Underwriter Middle East & Africa di Swiss Re, “il mercato assicurativo è strettamente legato alla crescita economica e quando i redditi aumentano hai più asset assicurabili.” La maggior parte dei mercati assicurativi nei paesi sviluppati sono saturi, la concorrenza è molto forte e rende sempre più affascinanti ed attraenti i poco qualificati mercati dinamici dell'Africa. Il boom economico africano e la conseguente crescita del suo mercato assicurativo, ben al di sopra della media mondiale, uniti alla carenza di professionisti qualificati ed esperti di assicurazione sono i punti di forza per la conquista del mercato da parte delle compagnie occidentali. Anche la rivoluzione digitale sta contribuendo alla trasformazione dell'Africa, basti pensare che 15 anni fa, su 20 milioni di abitanti, il Ghana aveva solo 50.000 linee telefoniche. Oggi 15 milioni di individui hanno accesso ai telefoni cellulari e internet. Ciò ha consentito l'avvio di innovativi programmi di micro-assicurazione legati alla telefonia mobile. Nel 2015 cinquantaquattro Paesi africani, con una popolazione complessiva di quasi 1,2 miliardi hanno generato un PIL di 2,2 trilioni di dollari, circa il 3% del totale mondiale, e dal 2010 la Banca Mondiale menziona le economie sub-sahariane tra quelle con la crescita più rapida a livello mondiale. In Sudafrica, Ghana e Zambia il reddito medio è cresciuto molto e tutto questo suggerisce un potenziale sempre più alto per le vendite di polizze assicurative in Africa. Nei prossimi anni, l’aumento di una classe media africana ricca di risorse finanziarie, dovrebbe portare le polizze vita individuali ad essere il prodotto con la


crescita più rapida. Le assicurazioni auto si posizionano al secondo posto, sostenute dalla obbligatorietà nella maggior parte degli Stati africani. Tuttavia, la forte competitività, il numero limitato dei rischi coperti e l'elevato numero dei sinistri, portano il ramo auto a bassi livelli di redditività per gli assicuratori. In conclusione L'Africa offre numerose opportunità per le compagnie di assicurazione ma i mercati e le loro prospettive non sono uniformi. L'aumento delle opportunità economiche ed il potenziale delle tecnologie mobili per creare connessioni finanziarie rappresentano più clienti potenziali per le compagnie di assicurazione, ma le vendite dirette attraverso agenti e broker rimarranno sempre essenziali. Un punto critico sarà rappresentato dall'istruzione dei consumatori, poiché in molti non conoscono i prodotti che l'assicurazione offre. Importanti saranno gli investimenti in programmatori software e ingegneri per lo sviluppo di piattaforme mobili, così come la formazione di customer care funzionali. Muammar Ismaily, analista di Exotix Frontier Research, si aspetta un rapido consolidamento, soprattutto in Africa orientale ed afferma che “ci sono decine di giocatori, ma pochi controllano (e controlleranno) la maggior parte del mercato”. Tutto questo consente alcune importanti conclusioni: le grandi città africane, sede di molti consumatori di prodotti di vita e non, saranno il radar del cambiamento e della crescita; l'istruzione dei consumatori sarà essenziale, poiché la concorrenza maggiore per gli assicuratori non verrà dalle aziende competitor, ma dalla mentalità africana a non assicurarsi e dalla disinformazione. "Può essere difficile per gli assicuratori spiegare la loro importanza e l'importanza del prodotto assicurativo direttamente ai consumatori africani", afferma Cameron Murray, Lloyd’s head of Middle East and Africa. Il successo della telefonia cellulare per commercializzare e vendere assicurazioni suggerisce che l'Africa potrebbe diventare un importante banco di prova per programmi innovativi di assicurazione da utilizzare nel resto del mondo. Le compagnie di assicurazione non solo dovranno investire in vendite, formazione di broker e rappresentanti del servizio clienti ma anche in ingegneri di software ed esperti nello sviluppo di interfacce mobili. I clienti del futuro, quelli che cominciano a pensare di acquistare un'assicurazione, sono "nativi digitali" e le aziende dovranno adeguarsi. Infine, interessante sarà l’evoluzione del quadro normativo dei singoli Paesi poiché, ad eccezione di Sudafrica, Namibia, Marocco e


Zambia, tutti gli altri paesi africani sono classificati come "paesi a rischio politico elevato". Per promuovere lo sviluppo, alcuni analisti sostengono la necessità d’introdurre regimi assicurativi obbligatori per coprire il rischio politico, altri suggeriscono di concentrarsi maggiormente su aspetti particolari come scioperi, rivolte civili e terrorismo, piuttosto che offrire prodotti che coprono l'intera gamma di rischi politici. Alcuni hanno anche affermato che in questi paesi la copertura dei rischi politici viene spesso presa in considerazione solo dinanzi alle elezioni. In generale, i potenziali acquirenti considerano l'assicurazione sui rischi politici troppo costosa. Nei prossimi anni gli analisti finanziari si aspettano l’acquisizione di crescenti quote di mercato da parte di compagnie assicurative estere non africane. Da parte loro gli assicuratori

nazionali

si

aspettano

disposizioni

legislative

e

regolamenti

nazionalistici che contribuiscano a contrastare la pressione dei concorrenti esteri. Tuttavia, in generale, molti rischi richiedono una competenza specializzata in materia di gestione degli stessi ed una forte sicurezza finanziaria che le imprese nazionali africane non sono attualmente in grado di fornire.


Sudafrica

Da molti considerato come la darwiniana culla dell’umanità, il Sudafrica è una terra meravigliosa e drammatica allo stesso tempo. Emblema delle contraddizioni del continente nero, dove i contrasti tra ricchezza e povertà ed ancora tra bianchi e neri, sono disarmanti. Come scriveva Mandela nel suo "Lungo cammino verso la libertà", le profonde ferite lasciate dall’Apartheid sono ancor oggi aperte e la strada per la guarigione è lunga e impervia. Nel '93 l'Apartheid ha ceduto ad una delle costituzioni più democratiche del mondo, ma le lacerazioni profonde sono lente a rimarginarsi e la violenza tra gli stessi neri è in aumento. L’economia sudafricana, senza dubbio la più forte e sviluppata del continente africano, dopo il generale rallentamento del 2016 è in netta ripresa, con una previsione di aumento dell’1,3% nel 2017 e del 2% nel 2018. Basata inizialmente su risorse minerarie e agricoltura, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale l’economia del Paese vide il rapido sviluppo dell’industria manifatturiera che ne divenne il settore trainante. Oggi in forte crescita sono servizi finanziari tanto dall’attribuire al Sudafrica il settore finanziario più sviluppato dell’Africa subsahariana. Ciò nonostante, un tasso di disoccupazione al 26,7% e la forte sperequazione economica rappresentano ancora un ostacolo allo sviluppo.


Nell’annuale discorso di presentazione del bilancio 2017, il Ministro delle Finanze Gordhan ha affermato che l’obiettivo di trasformazione del Sudafrica è quello di creare posti di lavoro e affrancare la popolazione da povertà e disuguaglianza, sottolineando

come

i

due

concetti

di

trasformazione

e

crescita

siano

indissolubilmente legati l’uno all’altro. Ciò spiega perché il piano economico ed il bilancio per il 2017 mirino a promuovere la crescita puntando sugli investimenti privati, coinvolgendo imprese, lavoratori e società civile in più direzioni: dare certezza nei settori minerario e agricolo; espandere le comunicazioni e l’accesso ad Internet; proseguire il programma “Independent Power Producer”, incrementando il settore delle rinnovabili e del gas; rivedere l’applicazione del Broad-Based Black Economic Empowerment per un maggior inserimento della popolazione di colore nel tessuto produttivo nazionale; sostenere la produzione manifatturiera locale per l’esportazione; applicare gli standard internazionali. Il mercato assicurativo sudafricano è uno dei più avanzati del mondo, con uno dei rapporti più elevati tra premi e PIL ed un'ampia selezione di assicuratori ben regolamentati e innovativi. Tuttavia, gran parte del Paese rimane non assicurato o sotto assicurato, con polizze fondamentali come l’RC auto o immobiliari solo facoltative - una rarità per un mondo in via di sviluppo, sia in Africa che altrove e ciò rappresenta significative opportunità per le compagnie di assicurazione. L’aspetto normativo del settore assicurativo è regolato principalmente da leggi statali, attraverso vari atti promulgati dal Parlamento, ed è disciplinato in modo specifico dal Consiglio dei Servizi Finanziari. Senza addentrarci troppo negli aspetti normativi che regolano il settore, provvedimento principale è lo Short Term Insurance Act 53 del 1998, che stabilisce il controllo dell’attività assicurativa e ne prescrive i requisiti al fine di garantire gli assicurati. Il trasporto su strada è un elemento critico che supporta e contribuisce direttamente alla crescita economica di ogni paese e gli incidenti stradali sono purtroppo la conseguenza negativa di questa crescita. La legge sudafricana, nonostante dalle statistiche sugli incidenti stradali risultino più di 15.000 morti ogni anno, non obbliga, come detto, ad assicurare la propria auto e solo il 30% dei veicoli sudafricani ha una polizza di assicurazione completa. In realtà, un’assicurazione di


base, sebbene piuttosto limitata e parziale, è stata stabilita con il Road Accident Fund, un fondo istituito con la legge 56 del 1996 e finanziato principalmente da un’imposta sulla vendita dei carburanti, il quale fornisce una rete di sicurezza sociale al paese rendendo disponibile una copertura assicurativa a tutti gli utenti delle strade sudafricane. Tuttavia, in posti come Città del Capo, dove furti e vandalismo sono estremamente frequenti, si comincia ad avvertire una maggior propensione della classe media all’acquisto di polizze auto più complete. Sarà compito delle compagnie di assicurazione, attraverso nuove proposte ed utilizzo dei nuovi canali di vendita (telefonia mobile ed internet), incrementare, innovare e rafforzare la penetrazione in questo nuovo mercato.


Kenya

La Banca centrale del Kenya aveva avvertito che il 2017 sarebbe stato un anno difficile e l’economia del Paese avrebbe registrato una contrazione, soprattutto a causa della siccità, della Brexit e della politica di Trump, i cui obiettivi sembrano essere più spostati verso Cina e Messico, riducendo di fatto le esportazioni dal Kenya verso gli USA, favorite inizialmente dall’eliminazione dei dazi doganali con l’African Growth and Opportunity Act. Tuttavia, negli ultimi anni la penetrazione delle compagnie di assicurazione in Kenya è in costante aumento. Come nella maggior parte dei paesi africani, anche il mercato assicurativo keniano è dominato dall'assicurazione danni. Il 41% del ramo non vita è costituito da polizze auto, il 22% da polizze salute e circa il 10% da polizze contro gli incendi. Il Paese rappresenta uno dei mercati assicurativi più sviluppati e meglio regolamentati dell'Africa, con una crescita straordinaria ed ottime prospettive a breve termine, ma è frammentato e fortemente concorrenziale. La crescita della classe media rappresenta il potenziale per una nuova e maggior richiesta di polizze assicurative, mentre la rapida urbanizzazione, importanti progetti infrastrutturali, nuovi schemi energetici e sviluppo industriale favoriscono il fluire di capitale straniero e locale nel settore, attirati non solo dal potenziale


nazionale, ma anche dalla possibilità di espandersi nel mercato africano. Secondo l'Association of Kenya Insurers, il Kenya rappresenta il 70% del mercato assicurativo orientale, che comprende anche Tanzania, Uganda, Ruanda e Burundi. Il numero dei keniani che hanno accesso ai prodotti assicurativi è in continuo aumento e William Maara, Managing Director della Barclays Life Assurance Kenya Ltd., ha dichiarato che in virtù del basso tasso di penetrazione, il settore assicurativo ha un notevole potenziale di crescita, ma Robert Kuloba, dell’Insurance Regulatory Authority del Kenya (IRA), avverte che le compagnie di assicurazioni si stanno dedicando troppo ad una sola tipologia di clienti, la classe medio-alta, mentre dovrebbero prestare attenzione anche ad agricoltori e piccoli imprenditori, attualmente lasciati fuori, i quali generano una percentuale molto importante dell'attività economica del Paese. In Kenya L'assicurazione è regolata dalla legge n. 487 del 1984, la quale stabilisce anche i requisiti patrimoniali minimi per una compagnia di assicurazione, impone che almeno un terzo della stessa debba essere africano orientale e impedisce che una singola persona ne possieda più del 25%. Il piano strategico dell’IRA per il periodo 2013-2018 prevede tre obiettivi: promuovere l'istruzione e la tutela dei consumatori; promuovere un'industria assicurativa competitiva e stabile; offrire ai clienti un servizio di qualità. In Kenya è vietato guidare senza l'assicurazione di responsabilità civile per danni ai terzi e la polizia stradale è piuttosto severa al riguardo. Di conseguenza, l'assicurazione auto obbligatoria domina il settore assicurativo generale, ma ad un attento esame la redditività effettiva delle polizze auto è piuttosto bassa. Infatti si stima che più del 20% delle richieste di risarcimento sia fraudolento, spesso con la collusione tra assicurati, medici e personale delle compagnie di assicurazione stesse. Altri tipi di frodi sono messe in atto attraverso la vendita dell'auto all'estero e successiva denuncia di furto con richiesta di risarcimento. Da un sondaggio della società di revisione KPMG il costo delle frodi assicurative in campo auto polverizza circa il 25% dei premi incassati. L'IRA ha incoraggiato gli assicuratori a condividere i dati sui casi fraudolenti, ma tale politica ha incontrato solo un limitato successo. In conclusione, il Kenya rappresenta un mercato con enormi prospettive per le compagnie di assicurazione, ma in futuro saranno cruciali nuovi afflussi di capitale


al fine di sostenere la spesa necessaria per sfruttare le moderne tecnologie, rimanere competitivi e raggiungere efficacemente nuovi mercati, tra cui il l’enorme settore del basso reddito.


Egitto

Secondo un report della Farnesina, in Egitto l’anno 2015/16 si è chiuso con un tasso di crescita del PIL pari al 4,3 per cento. Contributo positivo alla crescita è stato dato dai consumi, dalle costruzioni, dal settore pubblico e dai servizi, mentre gli investimenti ed i due importanti settori del turismo e manifatturiero hanno registrato una forte crisi. Principale problema strutturale dell’economia egiziana è dato dall’inflazione, con un tasso medio che si prevede supererà nel 2017 il 18 per cento, per poi scendere l’anno successivo grazie alle politiche restrittive ed al venir meno dell’effetto iniziale della svalutazione. Nonostante le difficoltà politiche ed economiche del paese, l'Egitto ha un mercato assicurativo sempre più attraente. La penetrazione è bassa e la gente sta diventando sempre più consapevole della necessità di proteggersi dai rischi, i rendimenti sono alti e le opportunità sono abbondanti. L'Egitto è un luogo di grande interesse per le assicurazioni e sta diventando un obiettivo chiave per gli investimenti stranieri. Mentre il settore è ben posizionato per il futuro, i dati attuali ci dicono che nonostante una popolazione di 87 milioni l’ammontare totale dei premi, inferiore ai 2 miliardi di dollari, è sostanzialmente basso. La penetrazione delle assicurazioni è


stimata in circa l'1,2 per cento, con una media premio di soli 22,30 dollari pro capite, inferiore alla media del mercato emergente pari allo 1,3 per cento e ben al di sotto del livello globale del 6,2 per cento. Secondo l’Egyptian Financial Supervisory Authority (Autorità di vigilanza finanziaria egiziana - EFSA) l'Egitto dovrà affrontare due grandi ostacoli: la scarsa alfabetizzazione finanziaria e la mancanza di conoscenza dei prodotti assicurativi e dei loro benefici. Mastercard stima che solo il 35% degli egiziani abbia un conto corrente bancario. L'economia egiziana è in fase di recupero, la situazione politica è più stabile e l'inflazione sospesa, ma a dare incertezza agli investitori esteri rimangono i rischi dovuti alle minacce terroristiche e al calo del turismo, legato proprio al susseguirsi degli attentati. L'Egitto ha una lunga storia di assicurazione. A metà del XIX secolo, con l'annuncio dell'apertura del canale di Suez e la crescita del commercio di cotone, alcune società assicurative europee stabilirono delle filiali nel paese. Il primo assicuratore locale, la National Insurance Company of Egypt, è stata fondata nel 1900 e la Egypt Re nel 1957. Dopo la crisi di Suez del 1956, il processo di nazionalizzazione chiuse rapidamente la partecipazione internazionale e privata al settore, lasciando solo tre imprese statali: Misr, Al Chark e National. Negli anni settanta le imprese private furono nuovamente autorizzate ad operare e nel 1995 gli investitori stranieri furono autorizzati a possedere il 49% di un’impresa operante nel paese, fino a giungere con la legge 156 del 1998 a poter operare attraverso società straniere al 100%. La regolamentazione del settore assicurativo egiziano è iniziata, con la legge 92 del 1939, la quale annullava tutte le concessioni straniere, ma nel corso degli anni, sono seguite una serie di normative che hanno apportato numerosi cambiamenti, ribaltando di fatto l’impostazione iniziale. Attualmente il settore è regolato dalla legge n. 10 del 1981, o legge sulla vigilanza e il controllo delle assicurazioni. Altri provvedimenti chiave sono la citata legge n. 156 del 1998, che consente la proprietà estera al 100% e la legge n. 72 del 2007 che ha stabilito l’obbligatorietà dell’assicurazione di responsabilità civile auto e creato un fondo di garanzia vittime della strada, finanziato con un prelievo del 3% sui premi assicurativi, per coprire le richieste di risarcimento in caso di sinistro con automobilisti privi di assicurazione.


Organo deputato alla sorveglianza del settore assicurativo è la Egyptian Insurance Supervisory Authority (EISA), la quale regola tutte le attività finanziarie non bancarie del paese e sovrintende all'applicazione della predetta legge 10 del 1981. Il mercato assicurativo egiziano è piuttosto concentrato, i primi cinque assicuratori nel paese detengono circa il 74 % del mercato con la Mirs al primo posto, sia nel settore life che in quello non life. Il Cairo con più di 25 milioni di abitanti è una delle città più grandi e trafficate del mondo ed il ramo auto rappresenta, come in molti altri paesi, la categoria assicurativa più importante con un valore di mercato pari a circa 219 milioni di dollari. Il traffico al Cairo è la regola, fa parte del panorama e l’uso costante del clacson, anche solo per salutarsi, è il suono che più rimane impresso a chiunque si trovi a percorrerne le vie. Le strade nel centro della città hanno fino ad 8 corsie, ma il fatto non siano effettivamente segnate, l’alto numero di conducenti indisciplinati ed il frequente incontro di animali che circolano liberamente, possono rendere la guida piuttosto difficile.


Marocco

Il Marocco, una delle destinazioni turistiche africane più famose, scelta da molti come meta delle proprie vacanze, anche grazie alla vicinanza con l’Europa, non è solo i profumi ed i colori di città come Marrakech o Tangeri, o il fascino del deserto del Sahara. Il Paese rappresenta oggi anche una eccellente opportunità di investimento. Al secondo posto in Africa e 53esimo al mondo per totale premi, il mercato assicurativo del Marocco è dominato dal segmento danni, in particolare dall’assicurazione auto obbligatoria, e concentrato nelle mani di un piccolo numero di aziende principalmente locali, ma negli ultimi anni molte compagnie di assicurazione straniere, soprattutto francesi, hanno acquisito buona parte dell'attività locale. Per gli analisti della BMCE Capital Bourse, i premi totali dell'industria assicurativa marocchina nel 2016 sono cresciuti del 15,4% portandosi a 3,5 miliardi di dollari USA. La crescita nel 2016, il 7 per cento in più rispetto al 2015, è stata guidata in gran parte dal mercato assicurativo delle polizze vita con un aumento dei prodotti vita e risparmio pari al 35,4 per cento.


Il settore non vita ha rappresentato il 59,3 per cento del totale dell'industria assicurativa dello scorso anno con un fatturato di oltre 2 miliardi di dollari USA La Wafa Assurance ha mantenuto la propria posizione di leader con una quota di mercato del 21 per cento e premi per 7,3 milioni di dollari USA, un incremento del 14,2 per cento rispetto al 2015, seguita da RMA Watanya, Saham Assurance, Axa Assurances Marocco e Mutuelle Taamine Chaabi al 5° posto. Ali Harraj, presidente e amministratore delegato di Wafa Assurance, ha dichiarato a L'Economiste che il 70 per cento della crescita è stato generato dal ramo vita, soprattutto dal risparmio, con un eccezionale rendimento del 21 per cento, grazie anche alla vendita di prodotti assicurativi attraverso le banche. Harraj è certo che l'assicurazione vita abbia ancora spazio per crescere, soprattutto tra i professionisti poiché la penetrazione delle assicurazioni in Marocco è solo dell'1,1 per cento per il settore vita e del 2,1 per il settore danni. Nel 2016 professionisti e clienti individuali hanno rappresentato circa il 75 per cento della crescita, generando entrate per 523 milioni di dollari USA, con un incremento del 15,9 per cento, mentre i clienti aziendali hanno fatto registrare introiti per 210 milioni di dollari USA, con una crescita del 10,6 per cento. I risultati hanno portato Wafa Assurance ad un utile netto di 88 milioni di dollari USA, un più 5,2 per cento rispetto al 2015. Secondo l’Economic Memorandum 2017 della Banca mondiale, che ha esposto le carenze

dell’assicurazione

sanitaria

in

Marocco,

sottolineando

non

solo

l'insufficienza e la disfunzione dei piani assicurativi del Paese ma anche l'inadeguatezza del sistema sanitario (6.2 medici ogni 10.000 abitanti), oltre il 25 per cento della popolazione marocchina non ha accesso a cure mediche e solo il 60 per cento della popolazione è coperta dalle iniziative AMO (assicurazione obbligatoria di malattia) e dal piano di assistenza medica (RAMED), ma per la Banca mondiale, che rileva una mancanza quasi totale di copertura soprattutto per i lavoratori autonomi, questo non è sufficiente. Nel complesso, il 2016 per il mercato assicurativo marocchino è stato un anno di crescita dovuta soprattutto all’incremento delle polizze vita, ma anche a condizioni di mercato favorevoli, al fatto che le banche non soffrono più mancanza di liquidità, ed alla maggior


consapevolezza per le famiglie della necessitĂ di risparmiare, non solo per compensare l'inadeguatezza del regime pensionistico obbligatorio ma anche per finanziare l'educazione dei propri figli. L'assicurazione auto rimane, comunque, la componente piĂš importante del segmento danni, con il 47 per cento dei premi assicurativi non vita.


Cina

Nel 1994 l’industria automobilistica acquisiva oltre un miliardo di nuovi potenziali compratori. Il governo cinese per la prima volta rendeva possibile ad ogni privato cittadino l’acquisto di un’auto. Fino ad allora, salvo agenzie governative e autorità del partito comunista, nessuno poteva comprare o possedere un’automobile. La Volkswagen Santanas era l’automobile preferita dei funzionari comunisti di livello basso, mentre la scelta dei funzionari di alto livello ricadeva su Audi e Buick. Nel 1985 solo 60 persone a Pechino possedevano un’automobile. Le auto erano così rare che una limousine nera parcheggiata davanti alla Città Proibita era meta costante per uno scatto ricordo delle coppie appena sposate. Nel 1995, un anno dopo la liberalizzazione, erano già 250.000 i cinesi che possedevano un’auto e nel 1998 sfioravano il milione. Oggi le auto che circolano in Cina sono circa 194 milioni e più di 100 i marchi automobilistici del Paese, alcuni dei quali hanno addirittura dato vita sub-brand e tentato fallimentari esportazioni in Europa e negli Stati Uniti, ma la caparbietà dei cinesi è nota e di sicuro torneranno all’attacco con qualcosa di più appetibile nel prossimo futuro. Nonostante la liberalizzazione, negli anni '90 la proprietà di un’automobile rimase limitata ad una ristretta élite. Sono trascorsi molti anni e molte cose sono cambiate


prima che la classe media cinese potesse permettersi l’acquisto di automobili, tuttavia le auto d’importazione, come Mercedes e BMW, sono ancor oggi un sogno fuori dalla portata di molti, poiché tasse e imposte governative ne aumentano il prezzo rispetto agli altri paesi di un buon 50 per cento. Il costo di un’economica automobile made in Cina è pari a circa il 140 per cento del reddito annuo medio cinese, tuttavia sono in molti a preferire l’acquisto di un'auto a quello di una casa. Possedere un'automobile in Cina significa essere pronti a pagare più del 30 per cento oltre il prezzo di acquisto in tasse, manutenzione, parcheggi, pedaggi, benzina e assicurazione, tanto che molti per recarsi al lavoro continuano ad utilizzare la bicicletta destinando l’auto al tempo libero o al trasporto di cose. Inoltre la maggior parte dei possessori di automobili vive nelle aree urbane dove non ci sono posti auto o garage ed il traffico è un vero problema. Le città cinesi sono state costruite per spostarsi con la bicicletta e la larghezza delle strade di quartiere è spesso appena sufficiente al passaggio di una sola auto. In Cina per condurre un’auto è obbligatoria la Traffic compulsory insurance, che in caso di incidente per colpa copre fino all’80% del danno a terzi, escludendo però l’intestatario della polizza ed i passeggeri del veicolo assicurato. Vi sono poi una serie di polizze aggiuntive acquistabili separatamente, come l'assicurazione per danni

al

veicolo

(una

sorta

di

Kasko),

che

copre

i

danni

dell’auto

indipendentemente dalla colpa, l'assicurazione contro il furto, l'assicurazione dei passeggeri ed infine la quota-free insurance, la quale abbatte quel 20% di franchigia risarcitoria in caso di colpa. Negli ultimi anni il mercato assicurativo cinese è cresciuto ad un ritmo vertiginoso, circa il 1.200 per cento tra il 2000 e il 2014. Nel corso di questo periodo, le principali società di assicurazioni cinesi hanno quotato le proprie azioni in borsa nel tentativo di riformare l'industria, riducendo il controllo del governo (operato attraverso la China Insurance Regulatory Commission), aumentare la trasparenza e mettere le aziende in condizione di rispondere alle moderne esigenze del mercato. Oggi le grandi compagnie di assicurazioni cinesi sono tra le maggiori aziende del mondo in termini di capitalizzazione di mercato. Nella top ranking 2016 delle 70 compagnie assicuratrici più importanti quattro sono cinesi. Per avere un termine di paragone, l’americana AXA prima in graduatoria, ha un fatturato di 970


miliardi di dollari, mentre la cinese Ping An Insurance al sesto posto possiede un asset finanziario di 615 miliardi di dollari. Da quel lontano 1 ottobre 1949 in cui Mao Tse Tung proclamava la nascita della Repubblica Popolare Cinese eliminando la proprietà privata ed attribuendo pieni poteri al partito, la Cina di oggi è completamente cambiata. La trasformazione, iniziata con le riforme di Deng Xiao Ping, ha portato alla fusione del sistema economico capitalista con il comunismo creando un’unica struttura politicoeconomica che non corrisponde né al socialismo né al capitalismo, e mentre il sistema stalinista russo crollava, in Cina nasceva una nuova classe sociale: la borghesia, oggi principale cliente delle compagnie di assicurazione del Paese.


Giappone

Il Giappone, con le sue diversità i suoi miti ed uno stile di vita spesso antitetico rispetto a quello occidentale, dove mestieri antichi come quello della geisha convivono con il progresso e le tecnologie più moderne, ha sempre esercitato grande fascino sull’Occidente. È noto che i figli del sol levante sono piuttosto bravi nel costruire qualunque cosa e le automobili non fanno certo eccezione. Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale hanno visto un rapido aumento delle auto circolanti e degli incidenti stradali. Questo portò il Governo ad emanare nel 1955 l’Automobile Liability Security Act. La legge stabilì un sistema per garantire il risarcimento dei danni in caso di morte o lesioni causate dalla guida di autoveicoli. La ratio fu quella di proteggere le vittime, rendendo obbligatoria l’RC Auto e dettare anche i massimali di risarcimento (attualmente circa 242.000 euro in caso di morte e 324.000 euro per disabilità permanente). Prima di allora i risarcimenti erano disciplinati dall’articolo 709 e da altre disposizioni del Codice Civile, in base alle quali la vittima poteva richiedere i danni solo provando la negligenza o la colpa altrui. In virtù dell’alto numero di sinistri, il codice della strada giapponese ha tolleranza zero. Mettersi alla guida di un’auto dopo aver bevuto anche un minimo quantitativo di alcool, oltre ad una sanzione pecuniaria, può comportare una pena detentiva fino a 15 anni. Per essere puniti è sufficiente un tasso alcolico compreso tra 0,03 e 0,05 per cento, ma in caso di controllo è sempre a discrezione della polizia stabilire se la


guida può essere compromessa a causa del consumo di alcol. Quindi, anche una percentuale minore può avere conseguenze. Il mercato assicurativo giapponese è piuttosto florido, la Japan Post Insurance, con 686 miliardi di dollari di fatturato, è la quinta compagnia più importante del mondo, e tra le prime 70 per fatturato troviamo altre otto compagnie giapponesi. In Giappone l’assicurazione auto opera attraverso due sistemi e due polizze differenti: la Compulsory Automobile Liability Insurance (CALI) cioè l'assicurazione di responsabilità automobilistica obbligatoria e la Voluntary Automobile Insurance, la quale include la prima ed agisce come copertura ulteriore, comprendendo anche i danni al proprio veicolo, i danni in caso d’incidente con veicolo privo di assicurazione, ed i danni ai passeggeri. Il premio da pagare dipende da molti fattori personali, tra i quali l'età, lo storico di guida, il tipo di auto, la frequenza di guida, etc. Le tariffe per ambedue le polizze sono stabilite dalla General Insurance Rating Organization of Japan, un'organizzazione senza fini di lucro, sulla base dei dati raccolti dagli assicuratori che ne sono membri. Il GIROJ sottopone le tariffe all’Agenzia dei Servizi Finanziari del Giappone (Financial Services Agency of Japan) che esamina i premi sulla base di tre principi: che siano "ragionevoli", "adeguati" e "non discriminatori". Tuttavia le compagnie di assicurazione non sono obbligate a seguire le indicazioni dell’Agenzia. A differenza della CALI, la classificazione dei rischi per la Voluntary Automobile Insurance applica un sistema bonus-malus di classi numerate da 1 a 20, molto simile a quello utilizzato per le bonus malus nel nostro paese ma trovare un assicuratore giapponese disposto a stipulare un contratto se il malus è molto alto diventa quasi impossibile. Per concludere è necessario precisare che, in seguito ad alcune revisioni dell’Automobile Liability Security Act, anche le cooperative agricole, le federazioni di cooperative agricole, le cooperative di consumatori o di piccole e medie imprese, possono svolgere attività di assicurazione ed emettere polizze, le c.d. Compulsory Automobile Liability Mutual Aid (CALMA), che hanno valore identico a quelle emesse dalle compagnie di assicurazioni.


Corea del Sud

Il regime totalitario della Corea del Nord, dove secondo Reporter Senza Frontiere la libertà di stampa si attesta al 172° posto su 173, ed i dati divulgati sono parziali e filtrati dal regime, non ci consente un’analisi obiettiva e veritiera del paese. Diverso è il caso della vicina Corea del Sud la cui crescita economica, iniziata negli anni ’60, ha portato questa nazione ad essere la dodicesima potenza economica del mondo e la quarta in Asia, soprattutto grazie all’avanzata industria tecnologica ed agli investimenti sostenuti in questo settore. Tra i primi paesi ad uscire dalla crisi finanziaria globale cominciata nel 2008, la Corea del Sud ha un tasso di disoccupazione molto basso (il 3,7 per cento nel 2016), accompagnato tuttavia da un tasso di occupazione inferiore alla media OCSE. Con un debito pubblico pari a circa il 40 per cento del PIL ed un’economia basata in gran parte sull’export ed accordi di libero scambio con l’estero, il 2016 non sarà certo ricordato come un anno d’oro per la Corea del Sud. Un terremoto di magnitudo 5,8 ed i venti ad oltre 150 Km/h del tifone Chaba, uno dei più forti del mondo, hanno prodotto danni per oltre 200 milioni di dollari USA. Nello stesso anno, Samsung che rappresenta il 20 per cento del PIL del paese, a pochi giorni dalla commercializzazione, si è vista costretta a ritirare dal mercato il nuovo Galaxy Note 7 per problemi dovuti al surriscaldamento e conseguente esplosione della batteria. Il fallimento di Note 7 è costato a Samsung circa 5,3 miliardi di dollari USA.


Nel 2016, Secondo il Financial Supervisory Service (FSS), l'utile netto del settore assicurativo sud coreano è stato di 5,37 miliardi di dollari USA, con un calo del 2,3 per cento rispetto al 2015. Causa principale la diminuzione del reddito netto delle polizze sulla vita, solo in parte compensato dall’aumento di quello delle polizze danni, che con un più 27,7 per cento si è portato a 3 miliardi di dollari USA. La Korea Life Insurance Association ha dichiarato che nel 2016 il reddito da investimenti di 25 società locali di assicurazione sulla vita ha registrato il record più basso dal 1991. Dovendo mantenere le riserve di perdita al 4%, gli assicuratori non hanno guadagnato nulla, o meglio hanno guadagnato meno di quel che hanno pagato ai loro clienti. Negli anni '90 il tasso di rendimento delle attività di investimento diverse dalle operazioni di assicurazione per le assicurazioni sulla vita era dell'11-12 per cento, ma nel 2000 è sceso all'8,9 per cento sino ad arrivare al 4 per cento dello scorso anno. Il governo coreano sta cercando di adottare lo standard internazionale di reporting finanziario, in base al quale entro il 2020 le passività saranno basate sul valore di mercato, al posto del valore contabile. Ciò consentirà una valutazione più equa della capacità delle compagnie di assicurazione, obbligandole però ad avere riserve finanziarie pari a 44 miliardi di dollari per coprire le potenziali perdite. Le grandi compagnie di assicurazione non avranno problemi per adeguarsi a questa regola, ma gli assicuratori più piccoli potrebbero risentire duramente di un regime di solvibilità così rigoroso a causa della carenza di capitali. Così, dall’inizio del 2016 le società di assicurazione locali sono state autorizzate a decidere i premi delle proprie polizze, con facoltà di aumentarli fino al 35 per cento, promuovendo anche la concorrenza. Nel 1944 la Kia produceva il primo autoveicolo sud coreano, da allora di tempo ne è passato, ma le parole di Ferdinand Piëch, ex Presidente del Gruppo Volkswagen, che già negli anni '90 temeva il loro assalto, riecheggiano profetiche: “i coreani sanno ascoltare, imparano in fretta e copiano molto bene”. Oggi l’industria auto sud coreana non copia più è innovativa e di qualità, tanto dall’aver guadagnato il 5° posto per unità prodotte ed il 4° per veicoli venduti su scala mondiale. La legge coreana rende obbligatoria l’RC auto per veicoli o motoveicoli con cilindrata uguale o superiore ai 50cc. Le polizze di assicurazione auto possono


essere acquistate solo da società autorizzate dal governo e vengono rilasciate per un anno con data di rinnovo corrispondente alla data di ispezione del veicolo. Quando un veicolo viene venduto, il CALI Compulsory Auto Liability Insurance (l’assicurazione obbligatoria) si trasferisce automaticamente dal vecchio al nuovo proprietario per un periodo di 15 giorni. In Corea del Sud i tassi d’infortunio e mortalità a seguito d’incidente stradale sono ancora molto alti, più di quelli dei paesi occidentali. Il conducente è responsabile per qualsiasi danno causato da negligenza nella guida e questa responsabilità può includere anche quella penale. Tuttavia, in Corea, la responsabilità è influenzata più dalla quantità di danni che dal grado di negligenza. Ciò è particolarmente vero in caso di gravi lesioni personali o di morte ed è proprio per tale motivo che in molti acquistano polizze assicurative con responsabilità illimitata per lesioni fisiche, le quali rappresentano un presupposto per la tutela prevista dalla c.d. legge speciale in base alla quale, il conducente di un’auto non è penalmente responsabile se la vettura è coperta da una polizza assicurativa completa con copertura illimitata per lesioni personali e paga alla vittima spese mediche ed altri costi correlati in anticipo sul risarcimento finale o se il danneggiato dichiara per iscritto di non volere che questi venga punito.


India

“Keep Horn o Sound Horn”, non esitate a suonare, l’adesivo più comune visibile sul retro di molti autoveicoli in India. Il clacson è quasi indispensabile per la guida degli indiani, si suona sempre per ogni cosa, solo mucche e pedoni ne sono privi. Guidare in India è un’impresa quasi impossibile per uno straniero. Le strade a due corsie spesso diventano a quattro, con veicoli che viaggiano contromano in quella che potremmo chiamare corsia di emergenza e non è affatto raro vedere motoveicoli con a bordo 3 o 4 persone prive di casco. Sulle autostrade indiane auto, bus e mezzi pesanti zigzagano pericolosamente, la corsia d’emergenza è usata come area di sosta per bere o mangiare, e varie specie di animali ingombrano frequentemente la carreggiata. La segnaletica esiste, ma sembra che tutti la ignorino allegramente. Infine, la guida è a sinistra, ma anche questo è del tutto indicativo. La premessa potrebbe ingannare, facendo sembrare l’India, il paese dei colori, povero e arretrato dove l’anarchia fa da padrona. In realtà il 2016 potrebbe essere definito come l’anno di conferma del “miracolo indiano” ed è opinione di molti esperti, come Avinash Vazirani fund manager di Jupiter Asset Management, che nonostante la demonetizzazione del governo, ovvero la decisione di eliminare le


banconote di grande taglio (quelle da 500 e da 1000 rupie) per ridurre la ricchezza sommersa, le prospettive per il 2017 siano positive. La rinascita indiana è in parte dovuta al programma di riforme economiche e fiscali avviato dal Primo ministro Narendra Modi, non ultima l’imposta nazionale unica su beni e servizi. "Make in India", fatto in India è lo slogan lanciato dal Primo ministro per i prossimi anni. Più fabbriche per creare lavoro e meno burocrazia per attrarre gli investitori stranieri. D’altro canto non sono una novità le capacità imprenditoriali ed il potere economico nelle mani di magnati indiani della finanza come Mukesh Ambani o Ratan Tata, il quale tra le tante ha rilevato marchi di lusso in difficoltà finanziaria, come le inglesi Jaguar e Land Rover, riportandoli in poco tempo al prestigio del passato. Sarebbe quasi il caso di dire “da colonizzati a colonialisti”. Il Motor Vehicle Act del 1988 ha reso la Liability Policy, l’assicurazione di responsabilità civile, obbligatoria per tutti i veicoli che circolano su strade pubbliche in India. In generale le compagnie di assicurazione indiane offrono due tipi di polizza, la Liability only obbligatoria per legge e la Package o Comprehensive Policy che comprende la prima ed include anche i danni al veicolo assicurato. Il premio della polizza di responsabilità civile è stabilito dall’Insurance Regulatory and Development Authority of India (IRDAI), un’agenzia governativa incaricata di vigilare e promuovere le compagnie di assicurazioni indiane, mentre il premio per la copertura dei danni al veicolo è lasciato alla valutazione dalle singole compagnie con la supervisione dell’IRDAI, ed è influenzato da fattori quali il tipo di veicolo, la potenza del motore, il numero posti, etc. La copertura per lesioni a terzi è illimitata, mentre quella per i danni materiali alla proprietà ha un massimale di 750.000 rupie (circa 10.500 euro), che l’assicurato può ridurre a 6.000 (85 euro) ottenendo una riduzione sul premio da pagare, assumendosi però il rischio di provvedere personalmente a risarcire il danno se questo eccede il massimale stabilito. Riguardo ai dati di mercato, la Life Insurance Corporation of India si trova al venticinquesimo posto tra le compagnie di assicurazioni più importanti del mondo, con un asset di 308 miliardi di dollari, mentre la National Insurance Company Ltd., compagnia leader nel mercato assicurativo delle polizze auto in India ha un fatturato annuo di circa 1,4 milardi di dollari.


L’India, di Kim narrata da Kipling è molto cambiata ma, nonostante la modernizzazione, sono proprio le sue molteplici contraddizioni che la rendono uno dei paesi piÚ affascinanti della terra.


Tailandia

Dopo il colpo di stato del 2014, la crescita della Tailandia ha subito un brusco rallentamento, soprattutto a causa della debole economia, ed il calo delle vendite automobilistiche ha portato con sé anche uno stallo nella crescita dei premi assicurativi. Nel 2015, con lo stabilizzarsi della situazione politica, il paese ha cominciato a riprendersi. L’anno seguente, il volume totale dei premi assicurativi era già cresciuto del 9 per cento. Seconda solo a Singapore, a poco più del 5 per cento, la penetrazione delle assicurazioni in Tailandia è piuttosto bassa ma buona rispetto ad altri paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico. Tutti concordano sul fatto vi sia notevole spazio per crescere, poiché la penetrazione è ancora al di sotto dei tassi riscontrati nelle economie avanzate. Hong Kong e Giappone, per esempio, sono entrambi superiori al 10 per cento. L'agenzia di rating Fitch ha previsto che l'invecchiamento della popolazione tailandese ed una maggior domanda di protezione sosterranno la crescita dei prodotti assicurativi, soprattutto quelli legati alla protezione della ricchezza, il cui aumento ha prodotto una diversificazione dei canali assicurativi tradizionali, dando origine

a

nuovi

metodi

di

distribuzione

in

forte

diffusione

come

la


bancassicurazione. Il settore assicurativo tailandese è regolato dall’Office of Insurance Commission, che opera sotto la supervisione del Ministero delle Finanze. Agli assicuratori non autorizzati è vietato svolgere attività all'interno del paese, ma la legge non impedisce l’acquisto di polizze da società estere per coprire rischi interni. Le polizze godono della protezione da parte del General Insurance Fund e del Life Insurance Fund, ma il risarcimento è limitato a soli 30.100 USD per polizza. Nel 2015 sono state apportate importanti modifiche al Life and Non-Life Insurance Acts del 1992. Con i nuovi emendamenti, è ora possibile alle società di assicurazione raccogliere fondi emettendo titoli di debito ed utilizzare il denaro di polizze non rivendicato da oltre 10 anni. Significative le modifiche che hanno permesso a società straniere di possedere fino al 25 per cento del capitale di un'impresa di assicurazione tailandese, con facoltà del ministro delle finanze di innalzare tale limite fino al 49 per cento, anche allo scopo di fronteggiare situazioni di difficoltà finanziaria nelle quali una compagnia locale può venire a trovarsi. L'adesione della Tailandia all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico è stato un passo importante per lo sviluppo del settore assicurativo ma, ad eccezione della Birmania dove la proprietà straniera di una compagnia di assicurazioni non è consentita, il limite del 49% rimane ancora il più basso tra quelli dei paesi membri. Swiss Re rileva inoltre che, mentre la maggior parte dei paesi sono molto più aperti, la Tailandia ha un divieto di fatto all'emissione di nuove licenze di assicurazione. La Thai Life Assurance Association ha dichiarato che principale impedimento alla crescita è l'elevato indebitamento delle famiglie. Saranno necessarie ulteriori correzioni normative e liberalizzazioni per rilanciare il mercato, mentre l'utilizzo di nuovi sistemi e piattaforme tecnologiche aiuterà le compagnie a ridurre i costi operativi. A questo proposito, sono state segnalate alcune novità come il Viriyah Smart Claim, sviluppato dalla compagnia Viriyah, che utilizza dispositivi mobili e Google Maps in modo da semplificare le indagini sugli incidenti stradali, mettendo a punto anche un programma di riparazione dei piccoli danni entro le 24 ore dalla collisione. Il mercato assicurativo thai del 2016 ha avuto un reddito da premi del settore vita


pari a circa 16 milioni di dollari USA, mentre quello del settore danni è stato di circa 6 milioni. La Thai Life Assurance Association ha previsto che nel 2017 il reddito da premi nel settore vita crescerà almeno del 6 per cento portandosi a 17 milioni di dollari. Una delle ragioni della prevista crescita è che l'attuale basso tasso di interesse sta spingendo le compagnie di assicurazione a spostarsi più su prodotti collegati agli investimenti che ad uno specifico target di clienti. Il presidente dell'associazione, Nusara Banyatpiyaphod, ha dichiarato che molte compagnie assicurative, per affrontare le circostanze economiche, si stanno concentrando su piani di pagamento rateizzati, in quanto alcuni clienti possono non essere in grado di pagare un unico premio, aggiungendo che la tecnologia digitale giocherà un ruolo importante nel settore. Per tanto, i nuovi prodotti dovranno essere più semplici ed avere un’immediata comprensione che ne consenta l’acquisto tramite i canali digitali. Nonostante i miglioramenti normativi, l'agenzia di rating Standard & Poor sottolinea che in futuro i deboli e obsoleti modelli di catastrofe degli assicuratori tailandesi potrebbero esporre gli stessi a rischi considerevoli e causare gravi perdite. L’agenzia afferma inoltre che la concorrenza eccessiva e la battaglia per le quote di mercato, portando a compromessi nella gestione dei rischi, espongono ulteriormente il settore a perdite. Anche la Tailandia obbliga ad avere un’assicurazione auto per danni, ma non è il conducente ad essere assicurato, bensì il veicolo. La CTPL o Comprehensive Third-Party Liability, assicurazione obbligatoria per guidare in Tailandia, si ottiene insieme alla registrazione dell'auto con un pagamento annuale e funge da copertura per le persone coinvolte in un incidente. Le tariffe della CTPL variano da 20 a 30 dollari USA, ma questa piccola somma consente al governo di garantire solo una copertura base. Così sono le compagnie di assicurazione ad offrire polizze di copertura volontaria più complete, a seconda del premio pagato. Oggi in Thailandia circolano più di 37 milioni di veicoli e il tasso d’incidenti è altissimo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le strade del paese tra le più pericolose al mondo, seconde solo a quelle libiche. Ogni anno sulle strade tailandesi perdono la vita circa 24.000 persone, il 73 per cento delle quali a bordo di mezzi a due ruote. La Tailandia ha delle belle strade, spiega Ratana


Winther, direttore dell’Asia Injury Prevention Foundation Thailand, ma spesso chi guida tende ad andare troppo veloce, quindi il killer numero uno sulla strada è la velocità. Ulteriore problema è il diffuso mancato rispetto della legge, soprattutto quando si ha la consapevolezza di non venire condannati se si commette un’infrazione. Negli ultimi anni diversi casi hanno visto il coinvolgimento in gravi incidenti stradali di rampolli appartenenti a ricche ed influenti famiglie tailandesi che nonostante la colpa ne sono usciti senza alcuna conseguenza. Nel 2012 il nipote di Chaleo Yoovidhya, l'uomo che ha fatto fortuna con la bevanda Red Bull, investì un poliziotto uccidendolo mentre correva a bordo della sua Ferrari. Altro caso quello di una ragazza di 16 anni, appartenente ad una nota famiglia tailandese, che alla guida di un’auto priva di patente uccise nove persone a bordo di un pulmino. In ambedue i casi le condanne furono lievi o quasi nulle. In conclusione, Il 2017 per il mercato assicurativo tailandese sarà un anno di transizione. La crescita sostenibile e l’aumento dei redditi continueranno ad incrementare la domanda di prodotti assicurativi, mentre il progresso nella tecnologia digitale aumenterà le aspettative dei clienti per prodotti assicurativi sempre più innovativi. Va tuttavia sottolineato che, i fattori preoccupanti sopra evidenziati potrebbero compromettere l'economia e così il mercato assicurativo del paese.


Australia

Con i suoi 7.7 milioni di chilometri quadrati, gran parte di natura selvaggia, e 24,6 milioni di abitanti, il 60 per cento dei quali vive nelle moderne città principali, l’Australia è uno dei pochi continenti a non aver risentito della crisi globale e proseguito un trend positivo che oramai dura da ventisei anni. I dati forniti dall’Australian Bureau of Statistics mostrano nel 2016 un incremento del PIL pari al 2,6 per cento. L'economia australiana gode di ottima salute, tanto dal vedersi riconosciuta la tripla A dalle principali agenzie di rating internazionali. Basso tasso di disoccupazione (5,7%), inflazione sotto controllo (1,5%), elevato volume degli investimenti stranieri ed esportazioni inportanti (prodotti energetici, minerali, metalli preziosi e prodotti agricoli), soprattutto verso Cina, Giappone e Corea del Sud, sono i punti di forza dell’economia australiana. A ciò si aggiungono gli efficaci programmi innovativi attuati dal Governo liberale di Turnbull per ridurre la pressione fiscale sulle aziende, aumentare la produttività, rendere più efficienti i trasporti, rilanciare la cantieristica navale, stimolare l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. La prima polizza vita in Australia fu venduta più di 180 anni fa dalla Asteron, poi acquisita da Alliance Assurance. Oggi nel paese sono più di 20 i fornitori del mercato assicurativo vita. Nel 2016 i profitti dell'industria assicurativa australiana sono aumentati del 18 per cento. La diminuzione di catastrofi naturali, combinata ad un risparmio sui costi, ha portato ad un profitto complessivo di oltre 4 milioni di


dollari. L’utilizzo dell’auto sul territorio australiano è prevalentemente legato agli spostamenti nelle grandi città, poiché le distanze sono tali da permettere solo agli aerei di coprirle in tempi brevi. Anche in Australia vige l’obbligo di assicurazione RC per i veicoli a motore. Esistono quattro tipi di assicurazioni auto: la Compulsory Third Party, chiamata anche Green Slip o Transport Accident Charge, obbligatoria in tutti gli Stati e territori, la quale risarcisce solo i danni fisici subiti da terzi a seguito di un incidente stradale; la Comprehensive Insurance che copre anche i danni alla proprietà di terzi ed al proprio veicolo in seguito a collisioni per colpa; la Fire and Theft Only, una forma di assicurazione che copre i danni da incendio ed il furto del veicolo; la Third Party Property Only, che fornisce la copertura danni ai veicoli ed alla proprietà altrui danneggiata dal veicolo assicurato. Negli ultimi anni, leggi ad hoc, progresso tecnologico ed evoluzione nella richiesta dei clienti, i quali vogliono oggi un accesso veloce, costante e conveniente ai servizi tramite dispositivi mobili e tecnologia digitale, hanno raggiunto anche il settore assicurativo australiano, mettendo in campo nuovi giocatori come le insurtech. La crescita delle Insurtech è destinata a creare grandi opportunità nel settore, ma anche ad aumentare la concorrenza costringendo le compagnie tradizionali ad innovare ed evolversi. I moderni consumatori si aspettano un'assicurazione personalizzata, che consenta loro di assicurare solo ciò che vogliono per il periodo loro necessario. L'assicurazione individuale richiederà nuove tecnologie, maggior flessibilità, nuovi sistemi, procedure semplificate e prezzi concorrenziali, requisiti molto diversi da quelli con cui operano attualmente la maggior parte delle imprese assicurative nel paese. Per innovare e accelerare, il settore assicurativo australiano ha il vantaggio di poter rivedere e studiare le sfide già affrontate con le finthec nel settore bancario e valutare quali siano le soluzioni migliori. Come le fintech hanno scosso il tradizionale sistema bancario, le insurtech sono destinate a sconvolgere e rivoluzionare il concetto tradizionale di assicurazione. Dunque, lavorare con partner che hanno svolto un ruolo chiave nella recente evoluzione del settore bancario potrebbe essere la soluzione go-to per l'industria assicurativa, permettendo a questa di sfruttare esperienze già acquisite da altri. A tutto ciò è da aggiungere


l’imminente attuazione del progetto New Payments Platform la cui operatività, prevista per la fine del 2017, porterà in Australia una modifica significativa del panorama dei pagamenti, introducendo di fatto la capacità di pagare on-line in tempo reale, fornendo anche agli assicuratori la possibilità di transazioni in tempo reale. Greg

Medcraft,

presidente

della

Australian

Securities

and

Investments

Commission, ha sottolineato che il 2016 è stato un anno molto impegnativo per l'industria assicurativa. Riforma del Diritto assicurativo, tecnologia e social media hanno molto influenzato il settore. Ora i clienti sono più forti e preparati di quel che erano in passato, le aspettative dei consumatori stanno cambiando e la diffusione dei social permette di dare la propria opinione, condizionando in positivo o negativo la scelta di ulteriori possibili consumatori. Ancora una volta, la sfida sarà tecnologica e la vittoria andrà a coloro i quali sapranno adeguarsi in tempi brevi alle nuove richieste, fornire prodotti e servizi innovativi e trasformare i propri modelli di business.


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