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Play the Game L’inchiostro dentro Una sera come tante, i lampioni hanno già dato alla città quel senso che la notte richiede. Il giorno è finito e le vite degli uomini hanno fatto percorsi diversi. Ognuno di loro ha vissuto e il loro rientrare a casa è fatto di avventure. Piccole o grandi che siano, ognuno di loro le ha vissute con intensità, li ha portati a conoscersi meglio. Lenta la città si muove, la sofisticata frenesia degli uomini cede e si attarda sulle vetrine illuminate in cui è in mostra ciò che il desiderio cerca. Le strade non sono diverse dalle altre sere, code incoerenti ai soliti semafori, la musica monotona dei clacson che rende il rientro nervoso. Sembra che tutti vadano nella stessa direzione, ma quale? I lampioni hanno ora una luce più intensa ma sembra che null’altro voglia cambiare. Dalle finestre le luci tremano. Televisori accesi con la nostra gioventù persa tra immagini digitali. Nuovi giochi che hanno cambiato il senso del gioco. Non c’è più il grido delle madri che richiamano il loro gregge dal pascolo. Nulla è più come trent’anni fa, nulla è più come allora. Auto bloccate in un ingorgo, lampeggianti blu avvisano che il tempo per superarli sarà lungo. Non c’è silenzio non c’è rumore. Si rubano i pensieri del vicino di coda. Si carpiscono gl’attimi dei soliti gesti. Il rosso di una sigaretta appena accesa, lo smanettare alla ricerca di una nuova stazione radio. Voglia di cambiare, almeno il genere di musica. Lenti ora. Fermi poi. Lo sguardo cade su un gruppo di persone, ferme alla fermata del bus. Alcune scendono, altre salgono, altre ancora restano per il prossimo. Vite così diverse ma così simili nel loro scorrere dentro il quotidiano. Romanzi nascosti tra gli scaffali di un immensa libreria che non ha fine e che non ha inizio. Basta allungare una mano, prenderli e sfogliarne le pagine scritte e quelle ancora da scrivere. La città è lì, immobile con il suo sangue che rallenta il flusso. La città è quasi al collasso. Le arterie stanno per scoppiare. Il tempo si dilata e il nodo si scioglie. Ora tutto scorre. Le strade si svuotano. Anche oggi la vita continua a disegnare le sue linee, segni di matite colorate che sanno di nuovo. Personaggi Dalia


Giacomo Nathan Eugenio Pietro Mattia Valentino Elena Luce Alice Milla Milla è rimasta a letto tutto il tempo, con le tende tirate contro il giorno, cercando di dormire, trascinandosi in cucina solo nel primo pomeriggio, a piedi nudi. Ha acceso il bollitore, la tv e dopo una tazza di tè ed una Silk Cut ha l'illusione di sentirsi un po' più umana. Completamente in bianco e nero come sempre, labbra rosso Dior, Milla sfida il buio e arriva a destinazione. C'è gente che aspetta, gente che arriva, che spinge per entrare, gente che non va da nessuna parte. Sta ancora piovendo, dopo una lunga settimana fradicia di noiosissima pioggia battente. In strada, un tipo all'improvviso comincia ad imprecare, sbraitando contro la pioggia, contro la folla, contro gli ombrelli aperti come funghi, contro il mondo. Prende a calci invisibili ostacoli e si allontana reggendo un ombrello immaginario. Gli manca qualche piccola rotella, pensa Milla mentre si guarda nervosamente intorno, Alice è di nuovo in ritardo, persa dentro qualche suo personale peep show, ad inebriarsi col profumo della pioggia o a rileggere la stessa poesia ancora una volta. Milla si attacca al telefono, ma la voce metallica della segreteria la aggredisce di nuovo. Riattacca spazientita e decide di entrare nel locale. Attraversa con passo felino il flusso della gente, provando quasi disprezzo per tutti quei lustrini, attraversa il fascio delle luci al neon, ultraviolette ed intermittenti. Le casse sparano a tutto volume il beat del basso, Glory Box dei Portishead è un'onda che travolge, il ritmo sale e scende, vorticoso ed ipnotico e pare dire "aggrappati e seguimi fino al punto più alto". La tensione si fa spessa, come un mantello di nebbia tra una distesa di mani protese verso l'alto, in cerca di un appiglio per non annegare. Per un attimo si lascia toccare dal contesto e si dimentica di Giacomo e del loro avvilente nulla, non vuole pensare a lui stasera. Si lascia distrarre da una banale conversazione col cameriere, davanti ad un vassoio di antipasti misti e a bottiglie di champagne dozzinale. - Ti preparo il solito daiquiri? Bella gente, vero? ......Sow a little tenderness, no matter if you cry......Give me a reason to love you, give me a reason to be a woman...... Milla si chiede se lui ci crede veramente. Bella gente. Lei non si è mai sentita parte di un gregge, di una tribù. Ha sempre trovato troppo semplice essere capita, essere accettata in quanto appartenente ad un gruppo. A Milla piace quando è complicato. Le piace il forse. Mentre sta seriamente prendendo in considerazione l'idea di andarsene da lì, ecco arrivare Alice, con un sorriso da mille watt che le accende il viso. Si abbracciano, Alice è un cratere pulsante di aspettative, è come se fosse alla ricerca di qualcosa che le possa cambiare la vita, di una fatina buona forse, di una pepita d'oro, di qualcosa di speciale. Si guarda intorno in cerca del sogno, ha troppo amore dentro e non sa dove metterlo. Osserva il viso di Milla percorso da nubi scure. Il suo sguardo si incolla addosso al profilo di un ragazzo alto, capelli scuri, lo sguardo impaziente e delle spalle così larghe, perfette per dormirci


sopra. Strizza l'occhio a Milla, ma lei è altrove. - Milla, non puoi essere sempre così avvilita, non puoi andare avanti così, la storia con Giacomo ti sta mandando fuori di testa. Milla non vuole parlare di lui stasera, si sente annientata. - Lo so, non ridiamo più, non c'è più complicità, litighiamo in continuazione, fino al litigio successivo. Ogni volta che vado da lui non riesco a capire se sto per arrivare o se sto partendo definitivamente. - Sai cosa penso Milla? Te lo dico anche se non vuoi. Nella vostra relazione la sua felicità è la sola che conta, la tua non viene mai presa in considerazione. E' tutto troppo in una sola direzione, sbilanciato. Tu meriti qualcosa di meglio. - Per favore, oh finiscila, mi sembri mia madre con queste cazzate del tu meriti di più! Guardati, tu sei sempre in attesa di qualcosa, vivi nell'attesa, ma di cosa poi? Me lo sai dire? La scuote violentemente, le vomita addosso parole piene di rabbia. - Alice, lo capisci che la vita è quello che ti succede proprio mentre pensi a cosa fare della vita! Tu non fai che parlare d'amore, amore, amore. Mi dai la nausea, non ti accorgi che l'amore confonde tutto, che appena compare un uomo all'orizzonte ti ritrovi a cucinare, a prenderti cura di lui, a fare cose fottutamente stupide. Diventi cieca davanti al fatto che ti ritrovi a fare tutto tu, da sola. Se sei libera invece, sei libera. Libera soprattutto da te stessa, dagli ormoni, dalla schiavitù di quella patina amorosa che ammanta ogni cosa. Alice la guarda dritto negli occhi, senza parlare. Si capiscono al volo e decidono di uscire da lì, con la nuda sensazione di essere sfuggite a qualcosa per un pelo. Caty Elena scuote la tovaglia sul terrazzo , la ripiega distrattamente mentre sente il rumore del traffico più in là e un buio cielo senza stelle per un attimo le tiene compagnia. Rientra e chiude la portafinestra , sua madre si lamenta ancora un po' di là nel lettino " speriamo dorma.. " pensa fra se e se ; poi controlla la colazione pronta sul tavolo , gli zaini dietro la porta , raccoglie ed appende il piccolo impermeabile giallo e si siede per un attimo sulla cassapanca all'ingresso ; sospira , è ora di andare ,tra poco inizia un nuovo turno , fino a domattina la casa dormirà e quando rientrerà avrà solo il tempo di dare un bacio in fronte ai suoi bimbi prima che corrano allo scuolalabus . Si guarda le mani troppo screpolate , fissa lo specchio di fronte a se e mentre si riassesta i capelli con una mano , lenta le scende una lacrima . Eugenio è nervoso ha fumato un'altra sigaretta e la butta dal finestrino dell'auto ; è fermo in doppia fila ma tanto dietro al locale non ci fà caso nessuno;stamattina è stato di nuovo al cantiere ma il capo ha scosso la testa , niente , per ora niente. "-maledizione -" impreca fra se e tira un cazzotto al volante . Accende un'altra sigaretta , il marciapiede è bagnato e la sporcizia sparsa per terra rende ancora più squallido quell'angolo . "- Aspettare , sempre aspettare , quando potrò cominciare a vivere anch'io ?-" Ha un moto di rabbia , accende la macchina , retromarcia senza guardare e poi via sgommando , la curva in "derapata , come sono bravo - "pensa. Un botto e poi il nulla .. "- ...non le ho visto , le giuro signor agente , non le ho viste ...-" Si giustifica fra le lacrime , ma quando è sceso dall'auto senza capire niente e ha visto quelle due ragazze , quelle che un attimo prima uscivano sorridenti sottobraccio dal locale , quelle che ora sono vicine sull'asfalto ,in un abbraccio di dolore , l'una mentre sorregge la testa sanguinante dell'altra , lui li ha visti quegli occhi , gli occhi più belli e


profondi che abbia mai incontrato.... Germana Ma quegli occhi imploranti e pieni di lacrime nei quali Eugenio si perde solo per un attimo lungo un’eternità, lui li ha riconosciuti, o almeno crede di averli riconosciuti. Nel frattempo qualcuno ha chiamato l’autoambulanza che arriva a sirene spiegate. Immediati i soccorsi, Alice ferita, viene messa sulla barella e Milla le tiene la mano. Fortunatamente, da un primo esame, la ferita è meno grave di quanto possa sembrare; Alice non ha perso i sensi, è cosciente, anzi, pur con la testa sanguinante mormora qualche parola, si lamenta, però bisogna portarla subito in ospedale, non bisogna perdere tempo. “Voglio venire anch’io” dice Eugenio e senza attendere risposta, sale sull’ambulanza che riparte a sirene spiegate. Incredulo, sbigottito, con il senso di colpa, che pesa come un macigno sulla coscienza, vuole accompagnare Alice in ospedale per sincerarsi che niente rimanga intentato perché la ragazza guarisca e torni come prima ;ma soprattutto, e di questo nemmeno lui forse si rende conto, è perché vuole incrociare ancora i suoi occhi , per avere la certezza che si tratti proprio di lei. Si siede accanto a Milla e guarda Alice, che si è leggermente assopita sotto l’effetto di sedativi, la vorrebbe tranquillizzare, esprimere tutto il suo dolore per averle causato tanto male, ma le parole gli si fermano in gola, Ed in questi interminabili momenti pensieri, rimorsi, rimpianti gli martellano la mente. “Ma sì è proprio lei, Alice, ripete dentro di sé per auto convincersi, non mi posso sbagliare, perché solo un’emozione così forte, può far scattare quelle sensazioni, chiamate struggenti nostalgie, che pensavo ormai sopite.” Erano questi i pensieri che affollavano la sua mente, mentre l’ambulanza stava entrando nel Pronto Soccorso dell’ospedale. Fino al momento di questo maledetto incidente, Eugenio non sapeva che Alice era l’unica donna che gli è rimasta nel cuore, intatta, indelebile e che ha lasciato un grande rimpianto.... Luana I paramedici danzano freneticamente attorno alla povera Alice. Compiono gesti ampi, rapidi e precisi. In pochi secondi la donna viene adagiata su una barella e trasferita nella sala visite del pronto soccorso. Eugenio e Milla abbandonano l'ambulanza, frastornati. Per la prima volta i loro sguardi si incrociano, ma una sottile barriera di odio li allontana immediatamente. Eugenio cerca una poltroncina libera nell'affollata sala d'attesa, mentre Milla viene invitata a fornire i dati dell'amica. "Che casino questa sera... proprio questa sera..." Passandosi una mano tra i capelli, Eugenio si avvicina al distributore del caffé ed inserisce una moneta. Socchiude gli occhi, trangugia il caffé, poi inspira lentamente. Quando riapre gli occhi, la sala decadente dell'ospedale è svanita. L'odore stantio di sudore misto a disinfettanti ha lasciato il posto ad una fragranza invitante, piena di vita. Un caminetto scoppiettante intona un vivace motivetto, rallegrando l'atmosfera. Si chiacchiera, si ride, ci si passano piatti ricolmi di polenta fumante, gialla come il sole. E là, in mezzo a quelle mani, a quei volti, a quei sorrisi abbronzati, ecco gli occhi... Occhi di un blu profondo, come gli abissi. Ed in quegli abissi, Eugenio era lentamente sprofondato. "Siete gli amici di Alice?" Eugenio si riprende, tornando alla realtà. "Sì. Come sta?" Milla, che nel frattempo l'aveva raggiunto in sala d'attesa, balza in piedi preoccupata. L'infermiera scorre un paio di fogli, poi solleva lo sguardo su di loro. Uno


sguardo triste, velato di malinconia. "Alice sta bene. Questa notte rimarrà qui in osservazione, ma domattina, se non ci saranno complicazioni la dimetteremo. Vi consiglio di ritornare domani" "Io resterò qui" Eugenio non ha un attimo di esitazione. La figura minuta e dimessa dell'infermiera contrasta con l'eleganza esibita di Milla. La donna è vestita in modo impeccabile, non un dettaglio fuori posto. Il plateau vertiginoso, la calza nera velata, il tubino bianco e nero... ma la bocca, la bocca finalmente la tradisce, spogliandola di tutta la sicurezza che l'abito le offre. La bocca sembra una ferita sanguinante, infuocata da un rossetto ormai sbavato, usato. Milla sta tremando, ma Eugenio non se ne cura. "Se volete rimanere, purtroppo dovrete restare qua. Domani mattina il medico sarà a disposizione, ma non preoccupatevi. E' tutto a posto." "Grazie infermiera" Eugenio stringe la mano ruvida dell'infermiera. Eppure sembra così giovane e così triste. Dietro di loro, una voce irrompe "Elenaaaaa, in sala visite!" L'infermiera abbandona bruscamente la mano di Eugenio "Arrivo! Buona notte." La figura esile si dilegua, lasciandoli soli in quella bolgia. Milla preme freneticamente i tasti del cellulare, poi si allontana. "Meglio così" pensa Eugenio, che prova per la sconosciuta un'epidermica antipatia. Poi, si abbandona contro il muro e torna a pensare. Pensa a quella serata indimenticabile, in montagna. Il calore del fuoco, i profumi della cucina, le risate allegre, la compagnia ottima e abbondante come il vino, poi lei... Alice. Sorridente, vivace e bella. Era la regina di quella festa. "Cosa ci facevo lì?" Eugenio cerca di ricordare. "In montagna, dieci anni fa, sì, mi trovavo lì per caso, invitato da Mattia. Quello stronzo di Mattia, anche lui finito male, come me... Si mangiava, si beveva..." Eugenio si scuote, finalmente riesce a ricordare. Con la mente torna là, nella baita. Ed anche il corpo lo segue. La baita è affollata. Canederli, polenta e capriolo hanno rifocillato la chiassosa compagnia di sciatori. Eugenio è ipnotizzato dal magnetismo di Elena e quasi si perde il giro di strudel. Un giovanotto dal volto rubizzo sale in piedi su una sedia per fare un annuncio "Un attimo di attenzione, prego!" Tutti si voltano, le voci si placano. "Sei ubriaco fradicio, scendi di lì!" Gli grida Mattia, tra le risate generali. "Mi aiuterai a scendere dalla sedia, allora! Solo un attimo, poi continuerete a bere! La nostra bellissima Elena ed il nostro povero Pietro aspettano un erede!" Un tripudio di cori, grida ed applausi irrompe nella piccola baita. Elena viene raggiunta da mille abbracci, che ricambia gioiosamente. Sospinto da quella piccola marea umana, Eugenio si ritrova davanti a lei, frastornato dalla notizia, dal caos e dall'incredibile bellezza della donna. Si guardano per un momento, poi lei lo attira a sé. L'abbraccio più emozionante della sua vita... Anna Il corridoio dell’ospedale è buio, illuminato solo dai neon blu, scelti per abbracciare nel cuore della notte coloro che non riescono a dormire. Certo questo è un posto proprio strano, dove sembra che tutti i sentimenti dell’umanità possono incrociarsi. Il dolore di una malattia, la speranza che ti sostiene fino alla fine, l’angoscia di una diagnosi, la gioia di una nuova vita che entra urlando in questo mondo..... Elena corre verso la sala visite, dove è attesa, ma non può fare a meno di guardare quella figura silenziosa, accanto alla finestra a metà corridoio. Non è la prima volta che la nota. E’ una donna, una giovane donna, sempre sola e pensierosa che guarda fuori da quella finestra e sembra cercare nel vuoto della notte qualcosa che la aiuti o qualcuno che la ascolti. Trascorre gran parte delle sue notti li, ascoltando nel silenzio i deboli pianti al di la del vetro della sala di neonatologia. La sua è una presenza felpata, quasi timorosa. E’ li sola, in attesa, fiduciosa che il tempo le conceda


finalmente un dono. Suo figlio. Che in quel momento dorme in una culla di vetro riscaldata e con aria pulita da respirare, vestito solo con un piccolo pannolino che lo copre completamente … E’ nato troppo presto … è piccolo, troppo piccolo per poter respirare e mangiare da solo. 800 grammi di vita pura concentrati in un uccellino senza piume che sorride e sbadiglia e si stiracchia e si addormenta sereno quando riconosce quelle due mani calde che lo cullano lentamente e quella voce che gli canta ‘Listen to me and I’ll sing you a song, and the time will go by ‘till you never know where its gone...’ E lotta ogni giorno con i mille problemi di chi ha anticipato alla 27esima settimana il suo arrivo. I medici hanno detto che bisogna aspettare e sperare. Luce è li che sorveglia la notte, pronta a correre ad ogni debole suono che indichi un’anomalia. E in ogni notte, al buio raccoglie nel suo cuore tutto l’amore che le viene da lontano, dal suo Nathan che per lavoro non può essere li accanto a lei, ma che è comunque li con lei sempre, in ogni attimo. E immagina quando racconterà al suo piccolo, sorridendo, di queste notti insonni perse nei pensieri e nelle speranze. E si da quasi un appuntamento, sicura che loro tre ci saranno, in un giorno d’agosto, sotto un pergolato in campagna a bere un caffè in silenzio, ascoltando solo il caldo sulla propria pelle e il canto delle cicale. Basta solo aspettare che il tempo passi e che tutti quei tubi facciano il loro dovere. E che la lotta continui. ‘Le andrebbe un caffé?’La voce di Elena alle sue spalle e due caffè bollenti in mano. ‘Mi sa che questa notte ne abbiamo proprio bisogno. Luce accennando un piccolo sussulto di sorpresa, si scuote dal mondo lento dei propri pensieri e sorridendo le dice – Grazie – e inizia a bere e a riscaldarsi l’anima. E così due donne nell’oscurità, ognuna con la propria storia dentro e con la certezza che non c’è bisogno di un passato per capirsi, si siedono vicine sulla fredda panca del corridoio e, bevendo un caffé, cominciano a riempire la notte di parole. Lentamente si avvicina il nuovo giorno, i neon blu si spengono, le voci del cambio di turno diventano sempre più invadenti. Accanto al distributore, altre due figure, sedute una di fronte all’altra, hanno dovuto fare i conti con le proprie paure e i propri pensieri ………

Lo Milla vorrebbe andarsene, in fondo l'infermiera ha detto che non c'è nulla di cui preoccuparsi, che domani Alice starà bene. E' stanca, spaventata, vorrebbe solo tornare tra le mura delle sue abitudini, dei suoi rituali, ritrovare la sua impronta nel letto. Oppure potrebbe andare da Giacomo, cercare il suo odore, la sua pelle, è tardi e non è necessario parlare troppo, inventare nuove scuse per dirsi qualcosa, sarebbe sufficiente ritrovare la tanto rassicurante memoria dei propri corpi e dei propri gesti, in un finto egoistico gesto d'amore. Ma non può: quel pazzo che quasi le aveva ammazzate sembra non voglia schiodarsi da lì, facile fare il pirata e poi macerare nei sensi di colpa e nel dispiacere. Lo osserva, per la prima volta, con attenzione, ma sa già che non lo sopporta, stava per farle molto male, stava per toglierle Alice, stava per eliminare gli unici occhi in cui lei aveva visto il desiderio della vita pulsare. Per istinto di sopravvivenza l'odiava.


"Non è necessaria la sua presenza! Ci sono io, è la mia migliore amica, lei se ne può andare e se la fa sentire meglio, mi lasci un recapito telefonico e la chiamerò per farle avere notizie." Milla apprezzava la sua capacità di nascondere le emozioni, di controllare il tono della voce, di sembrare sempre distaccata e fredda. Ma lui alza lo sguardo, sembra arrivi da un altro mondo, nei suoi occhi galleggiano i residui di altre vicende, di altre vite. La guarda ostinato e lontano, lei può percepire quella lontananza mentale, quella falsa presenza. "Sto qui" e infila un'altra moneta nel distributore di caffè. Milla, sente all'improvviso e tutto in un colpo, una rabbia cieca possederla, non le interessa più far finta con questo sconosciuto, vorrebbe fargli male, vorrebbe cancellarlo e senza accorgersene perde il suo controllo e gli vomita in faccia un fiume di parole. Urla che lui l'ha terrorizzata, l'ha quasi uccisa. Urla che ha quasi ucciso la sua amica, che gli ha rubato la loro serata, la sua possibilità di pace in quel fiume nero. Stava portando via Alice, aveva portato via la loro notte di risate, racconti e confidenze. Lui la guarda stranito e inizia a tremare: "Hai detto che si chiama Alice? Che lei è Alice?...è lei, è lei....". Si allontana di nuovo perso e si siede su una sedia, di nuovo via....solo un involucro di pelle e nient'altro. Milla non capisce, non ha spiegazioni, ma la paura le si è insinuata dentro, ha iniziato a serpeggiare dal momento dell'incidente e ora dilaga libera, maligna e diventa la sua padrona. Quell'uomo è uno squilibrato. è pericoloso...cosa vuole da Alice? Da lei? Decide di cercare l'infermiera e chiedere aiuto, percorre il corridoio e la trova insieme ad un'altra donna, stanno bevendo un caffè. Spiega affannata i fatti, la presenza inquietante di quell'uomo nella sala d'attesa, suggerisce di chiamare la polizia, di fare qualcosa. Elena ha ascoltato attentamente e non sa cosa fare. Sa che sicuramente arriveranno lì le forze dell'ordine per i soliti accertamenti d'ufficio quando capita un incidente, ma decide di andare a parlare con quell'uomo e farsi un'idea. "Lei stia qui, io torno di là." Milla rimane sola con una giovane donna dal viso tirato, che la sta guardando con uno strana espressione nello sguardo, un sorriso triste, come se avesse sentito qualcosa di irrimediabilmente piccolo e vacuo. Elena trova Eugenio su una sedia, ha l'impressione di essere di fronte ad un marziano, osserva il pugno con cui stritola il bicchiere di carta che ha in mano. "Posso fare qualcosa per lei?" Lui la guarda, la studia, osserva il suo viso stanco e triste, vede quella velatura sugli occhi che riflette una patina grigia su tutta la donna e poi vede il cartellino identificativo... Elena ... E' un passato, è un presente: Alice e Elena, l'inizio e la fine, ancora come 10 anni fa, nello stesso posto di fronte a lui.


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