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4 La cerimonia nella Chiesa di San Silvestro 8 La medaglia dei quindici anni di Ce.U.B. 4

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12 Etica ed economia in questa lunga crisi

collegamenti1.2010 P e r i o d i c o d e l C e n t r o U n ive r s i t a r i o d i B e r t i n o r o

La festa di Ser.In.Ar. e Ce.U.B. L’intervento di restauro della Chiesa di San Silvestro


I l c o n c e r t o i n S a n S i lv e s t ro La dolcezza del luogo in antica e perfetta armonia con la musica La giornata densa di avvenimenti, fra festeggiamenti, momenti istituzionali e di studio, si è piacevolmente conclusa, alla sera, con un concerto. Nella perfetta acustica della Chiesa di San Silvestro, si sono esibiti la soprano Raffaella Battistini, allieva del grande Pavarotti, e il tenore Giovanni Manfrin, accompagnati dall’Orchestra Bruno Maderna diretta da Pasquale Veleno.

PROGRAMMA G. Verdi - Preludio da “Traviata” G. Verdi - La donna è mobile da “Rigoletto” Tenore Giovanni Manfrin G. Verdi - Tacea la notte placida da “Trovatore” Tenore Raffaella Battistini G. Verdi - Celeste Aida da “Aida” Tenore Giovanni Manfrin V. Bellini - Casta diva da “Norma” Soprano Raffaella Battistini P. Mascagni - Intermezzo da “Cavalleria Rusticana” Due momenti del concerto in San Silvestro

G. Puccini - Mario Mario da “Tosca” Soprano Raffaella Battistini, Tenore Giovanni Manfrin G. Puccini - E lucevan le stelle da “Tosca” Tenore Giovanni Manfrin G. Puccini - Vissi d’Arte da “Tosca” Soprano Raffaella Battistini G. Bizet - Intermezzo da “Carmen” G. Verdi - Oh tu che in seno agli angeli da “La Forza del Destino” Tenore Giovanni Manfrin P. Mascagni - Voi lo sapete oh mamma da “Cavalleria Rusticana” Soprano Raffaella Battistini G. Verdi - Brindisi da “Traviata” Soprano Raffaella Battistini


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contenu ti 15 anni

4. La cerimonia nella Chiesa di San Silvestro

A cura di Paolo Pupillo

La festa di Ce.U.B. e Ser.In.Ar. A cura di Andrea Bandini e Enrico Bertoni 8. La medaglia dei quindici anni di Ce.U.B.

Tra tradizione, cultura e innovazione

10. “La riforma e l’Università in Romagna”

A cura di Anna Salvagni

Breve sistesi della tavola rotonda sul futuro del decentramento

12. “Etica ed economia in questa lunga crisi”

A cura di Sandra Zampa

Lezione magistrale del prof. Romano Prodi

vita al Ce.U.B.

14. L’intervento di restauro della Chiesa di San Silvestro

A cura di Enrico Bertoni

“Gli angeli di San Silvestro – Conservare il passato per costruire il futuro”

17. La valutazione di chiusura, statistiche e previsioni di sviluppo

A cura di Giancarlo Zeccherini

Il 2009 non ha penalizzato il Ce.U.B.

18. Una fra le migliori esperienze 2009 alla Rocca

A cura di Omar Mazzotti

Un evento internazionale rivolto agli studenti del territorio

20. ICCB 2009

A cura di Roberta Brunazzi

Bioingenieria protagonista sul colle

22. Come costruire un’impresa

A cura di Roberta Brunazzi

Un corso di formazione per i paesi andini promosso dal Ce.U.B.

23. Il confine mobile fra terapia medica e terapia chirurgica

A cura di Arturo Chieregato

Alla Rocca un corso peripatetico sul trauma cranico - tesi a confronto

24. S. Sofia, nel progetto a rete del Centro, a pieno regime

A cura di Anna Salvagni Box a cura di Stefano Bianchini ed Ettore Randi

Dalla biologia dei carnivori ai diritti umani nel sud-est europeo

26. Il Museo Interreligioso: da Bertinoro al mondo

A cura di Enrico Bertoni

Un piccolo ma unico gioiello museale partecipa a grandi incontri

arte

30. Fiori, natura e simbolo dal seicento a Van Gogh Il soggetto floreale nei grandi maestri … In redazione Andrea Bandini, Enrico Bertoni, Roberta Brunazzi, Omar Mazzotti, Anna Salvagni

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Edito a cura del Ce.U.B. Collegamenti è disponibile anche on-line all’indirizzo http://www.ceub.it/italiano/collegamenti.cfm

Coordinamento editoriale Anna Salvagni

il 3.7.07 al n. 8

Daniela Facciani Andrea Bandini

Dipartimento di Arti Visive, Università di Bologna

Hanno collaborato Daniele Benati, Stefano Bianchini, Arturo Chieregato, Ettore Randi, Sandra Zampa

Traduzioni Direttore responsabile

A cura di Daniele Benati

Fotografie Fabio Blaco, Alessandro Capuccioni, Giuseppe Scozzaro

Reg. al Tribunale di Forlì

Tipografia Ge.Graf Graphic design e impaginazione Sapim soc. coop.


La cerimonia nella Chiesa di San Silvestro

La festa di Ser.In.Ar e Ce.U.B. A cura di Paolo Pupillo

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na giornata speciale a Bertinoro, per Ce.U.B. che festeggia i suoi primi quindici anni di vita, e per Ser.In.Ar, che di anni ne compie già venti. Due strutture giovanissime, rispetto all’Università di Bologna, con i suoi 900 anni, ma il percorso compiuto e la veloce affermazione nel quadro del difficile decentramento universitario sono certamente un’esperienza di successo, di quelle che vale la pena celebrare. È una giornata invernale piuttosto fredda il 16 gennaio, quando di primo mattino il movimento intorno alla Rocca, sede del Centro Universitario, è già vivace. Arrivano tante persone che hanno compiuto questo percorso ventennale (e anch’io l’ho fatto). Sbirciano dentro l’edificio sacro, finalmente riaperto, splendente di luci, di pitture e di colori tenui, e sorridono meravigliati. Perché la prima tappa di questa giornata di festa è significativa: l’inaugurazione della Chiesa di San Silvestro, con la benedizione di mons. Lino Pizzi, Vescovo della diocesi di Forlì Bertinoro. Il Centro Universitario in meno di un anno di restauri ne ha rinnovato la bellezza tardo-barocca e oggi la restituisce a Bertinoro, e ai giovani che vengono qui a imparare e a colloquiare. Non solo: grazie alla concessio-

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ne della Curia la Chiesa di S. Silvestro, pur rimanendo consacrata, diventa un nuovo spazio dedicato alle attività di alta formazione del Centro. Fu il compianto sen. Leonardo Melandri a cominciare, molti anni fa, a sollecitare la Curia per consentire il recupero anche di questo splendido spazio, dopo la Rocca Vescovile, il Rivellino e l’ex-Seminario. Questa, oggi, è un’altra importante occasione per ricordare che fu una vera e propria scommessa quella che, quindici anni fa, portò Melandri, allora Presidente di Ser.In.Ar., a puntare sulla creazione di un Centro di alta formazione universitaria e post-universitaria qui in Romagna, convincendo tutti delle grandi potenzialità del luogo. Non soltanto le sedi universitarie di Forlì e Cesena, che oggi vantano alcune tra le facoltà più apprezzate d’Italia, ma anche lo stesso Centro Residenziale Universitario, ormai divenuto un fulcro dell’alta formazione, sono il frutto realizzato di quanti hanno creduto in quel sogno. Così, oggi dobbiamo ancora una volta inchinarci con rispetto filiale alla lungimiranza e alla tenacia del sen. Melandri: che sarà ricordato in tutti i discorsi di questa mattina, veramente presente in spirito. Entriamo dunque nella Chiesa illuminata e parata a festa, che accoglie per la prima volta le

Benedizione di Mons. Lino Pizzi

Veduta panoramica al momento dei saluti istituzionali

istituzioni e i cittadini. Fra il pubblico è piacevole notare la presenza di studenti, anche stranieri, che in questo periodo stanno seguendo i loro corsi alla Rocca. Iniziano i saluti: il Sindaco di Bertinoro, Nevio Zaccarelli, trasmette tutto l’orgoglio del Comune che ha saputo cogliere questa sfida e contribuire a tradurla in realtà. Il Centro Universitario è ormai parte integrante del territorio e questa integrazione oggi si riflette nella diretta partecipazione del Comune alle sorti del Ce.U.B. “Il futuro di Bertinoro – sottolinea – è legato al futuro dell’Università”. Bertinoro è “città di cultura, di movimento, di fervido incontro fra giovani e studiosi”. Questa è la spinta all’innovazione che a metà degli anni ’90 coinvolse l’allora Sinda-


co di Bertinoro, Giancarlo Zeccherini, oggi amministratore delegato del Centro, e il Rettore dell’Ateneo Roversi Monaco nel dare il via alle prime opere di quella vasta impresa, che all’epoca poteva anche parere un azzardo. È la volta del saluto portato dal VicePresidente della Provincia di Forlì-Cesena, Guglielmo Russo, che afferma tra l’altro: “Il decentramento universitario in Romagna è una delle scelte più importanti e strategiche del nostro territorio. La scommessa di vent’anni fa ha creato un legame indissolubile fra territorio e Università. La congiuntura è difficile, ma noi vogliamo essere all’altezza della sfida. La nostra Provincia è a un punto di svolta: abbiamo bisogno di più sapere, di innovazione. È per questo che vogliamo lavorare per una maggiore collaborazione fra Università e autorità del territorio, fra Università e imprese”. Seguono gli interventi: il mio per Ce.U.B., quello di Giordano Conti presidente di Ser.In.Ar., di Roberto Balzani sindaco di Forlì, poi Daniele Gualdi, assessore alla Cultura del Comune di Cesena, Giovanni Sedioli, assessore all’istruzione, formazione, università, lavoro della Regione Emilia-Romagna; e in chiusura il prof. Ivano Dionigi, Magnifico Rettore dell’Università di Bologna. Apro ripercorrendo in breve la storia del Centro, pur sapendo di non avere vissuto in prima persona tutte le tappe, le difficoltà, i successi di questa struttura. Ebbi occasione di conoscerla da vicino come pro-rettore per la Romagna

(2001) e poi presidente del Ce.U.B., quando esso “nacque” quasi per gemmazione da Ser.In.Ar. È chiaro che il Centro ha rappresentato una grande novità per la Romagna. Nel 1994, il primo corso (di Econometria) vide fra i relatori proprio Romano Prodi, che oggi festeggerà con noi pronunciando la sua Lezione Magistrale al pomeriggio. Molte iniziative importanti che si tennero fin dai primi anni, contribuendo allo sviluppo del Centro, furono condotte col sostegno del Ministero degli Affari Esteri - e qui ho ringraziato il min. Campo, sempre a noi vicino (anche oggi) - in particolare i corsi sulle piccole e medie imprese rivolti ai Paesi andini e le iniziative che hanno coinvolto studenti dei Paesi balcanici (come i corsi sul design industriale dei proff. Freddi e Curioni), o dell’area circum-mediterranea (acquacoltura: prof. Gatta). Nel 1997 la Curia proprietaria, il Comune di Bertinoro e l’Università di Bologna firmarono la convenzione per l’uso della Rocca Vescovile prima, e del Rivellino poi, avviando così la parte più rilevante dei restauri. Questi furono impegnativi, in termini sia tecnici che finanziari; va ricordato il contributo dell’Università e degli Enti locali, di Banche e delle Fondazioni bancarie, e il determinante apporto statale in occasione del Giubileo 2000. Il bilancio, però, è altrettanto positivo: dal Centro passano ogni anno migliaia di giovani da tutto il mondo, quasi 30.000 presenze nel 2009. L’impatto del Centro sul territorio è favorevole da tutti i punti

L’intervento di Giordano Conti, Presidente di Ser.In.Ar.

The ceremony at St. Sylvester Church On 16th January 2010, Ceub celebrated 15 years of life, along with Ser.In.Ar that has just turned twenty. Even if they are two young structures compared to the University of Bologna, they can be considered as successful experiences in the contest of the university decentralization. The first stage of this ceremony was the inauguration of the St. Sylvester Church, blessed by monsignor Lino Pizzi, bishop of the diocese of Forlì Bertinoro. Many years ago, Sen. Leonardo Melandri started to prod the Episcopal administration into acting in order to allow the renovation of this structure. At that time, Sen. Melandri was the president of Ser.In.Ar and he strongly believed in the creation of a high university education Centre in Romagna, persuading everyone of its big potentiality. The ceremony opened with the speech of Nevio Zaccarelli, mayor of Bertinoro, who underlined that the future of Bertinoro is linked to the future of the University. In fact, the University Centre is an integral part of the territory. Afterwards, Mr Guglielmo Russo, vice-president of the Province of Forlì-Cesena, stated that the university decentralization in Romagna is one of the most important and strategic choices of this territory. The Province needs more innovation and know-how: for this reason, it is necessary to work for a deeper collaboration between University and territorial authorities. Among the following speakers: Paolo Pupillo, president of Ceub, Giordano Conti, president of Ser.In.Ar., Roberto Balzani, mayor of Forlì, Daniele Gualdi, member of local government of Cesena, Giovanni Sedioli, member of Region Emilia-Romagna, and Ivano Dionigi, rector of the University of Bologna. Prof Pupillo has gone back over the story of Ceub: in 1994, the first course with, among the speakers, prof Romano Prodi, who held a lectio magistralis just during the ceremony. In 1997, an agreement among the Curia, the town hall of Bertinoro and the University of Bologna started the restoration works of the Fortress. Prof Pupillo has also underlined the tireless work and abilities of the Ceub staff, 5


Il saluto del Presidente del Ce.U.B, prof. Paolo Pupillo

di vista, nella tradizione di cultura e di ospitalità di questi luoghi. La qualità dei restauri che hanno restituito allo splendore antico la Rocca è testimoniata dal Premio prestigioso, conferito da Europa Nostra (2002). L’Università di Bologna con il suo Rettore Pier Ugo Calzolari ha condiviso in questi ultimi anni l’interesse per un ulteriore sviluppo di questo esperimento. La competizione sull’alta formazione è accesa, ma il Centro si fa forte anche del lavoro instancabile e delle capacità dello staff tutto del Ce.U.B., a cominciare dal suo direttore Andrea Bandini. Il Centro chiude anche quest’anno, pur di pesante crisi economica, con un bilancio positivo (lo spiega l’a.d. dott. Giancarlo Zeccherini nel suo resoconto a pag. 17); e continuerà il suo lavoro, creando anche nuove iniziative e cercando nuovi partner, sempre con l’appoggio dell’Università e delle autorità locali. Prende ora la parola il presidente della struttura di appoggio all’Università, di cui oggi si celebrano i primi vent’anni: Ser.In.Ar., la Società che gestisce i Poli universitari di Forlì e Cesena, ha scelto infatti di condividere i festeggiamenti con Ce.U.B. L’arch. Giordano Conti ripercorre la storia di questo successo, perché, ribadisce, “il decentramento in Romagna è una risorsa straordinaria anche per la casa madre, l’Alma Mater. Rappresenta un potente valore aggiunto, con corsi di 6

Il Magnifico Rettore, prof. Ivano Dionigi, loda l’esperienza del decentramento universitario in Romagna

laurea fra i primi nelle classifiche italiane”. I docenti, molti dei quali vivono sul territorio, sono più di 1000, l’indotto è di 50 milioni di euro all’anno, l’offerta formativa si apre alla qualità e all’innovazione. La conoscenza è un fattore determinante dello crescita e le autorità locali vi hanno visto le ragioni dello sviluppo; vi hanno creduto tanto da sostenere in tutti questi anni il progetto che risale al sen. Melandri, primo presidente di Ser. In.Ar. Il ricordo di Giordano Conti va anche ai Magnifici Rettori che si sono succeduti negli anni e che hanno sempre guardato ai poli di Forlì e Cesena come ad un’opportunità irrinunciabile. Tanti, infatti, gli esempi di studi di eccellenza, grande la spinta di Ser.In.Ar. all’allargamento della sfera dei saperi. Non solo, il contributo di Ser.In.Ar. sul territorio si è tradotto anche in imponenti interventi di restauro, sia a Cesena che a Forlì, oltre che nella costruzione dei nuovi complessi edilizi universitari. Ma, dopo vent’anni, ci sono nuove e impreviste occasioni d’impegno e di confronto: “si deve affrontare la nuova riforma con la consapevolezza di ciò che abbiamo seminato”; anche questa è una ulteriore sfida da vincere a partire dal livello di qualità raggiunto dal decentramento romagnolo e sapendo che “l’industria del sapere è l’unica in grado di farci affrontare i mercati globali”. Ser.In.Ar., conclude Conti, “con

il sostegno anche delle sedi universitarie di Rimini e Ravenna continuerà il suo sviluppo”. Sale al leggio Roberto Balzani, sindaco di Forlì e professore universitario, che dà voce alle amministrazioni locali il cui contributo è stato “fil rouge fra le varie realizzazioni di questi anni”. Balzani riconosce che senza l’Università “il nostro territorio sarebbe stato più povero, con meno potenzialità, fuori dalla trasformazione economica e culturale”. L’Università ha letteralmente cambiato il volto di queste città, insediandosi nei centri storici e contribuendo alla loro riqualificazione e rivivificazione. Il decentramento romagnolo è di alta qualità: l’originale sistema “multicampus” a cui l’Ateneo ha dato vita negli ultimi vent’anni ha funzionato, come è stato riconosciuto ufficialmente. Questo dunque il nostro vero punto di forza; e lo è anche nei confronti della riforma Gelmini, che è “una riforma seria dell’ordinamento universitario e che deve necessariamente ripensare il decentramento che in Italia mediamente è fallito”. La ridefinizione dell’offerta formativa è per questa realtà una sfida, “una partita delicata, che riusciremo a vincere”. Daniele Gualdi, assessore alla cultura del Comune di Cesena, porta a sua volta i saluti del nuovo sindaco, Paolo Lucchi. Anche nelle sue parole, la


convinzione della città di Cesena che l’insediamento universitario abbia rappresentato un’impresa sia culturale che economica. Il punto forte di questa esperienza è ora “la capitalizzazione di quanto ottenuto”. Anche Giovanni Sedioli, assessore della Giunta regionale all’istruzione, formazione, università e lavoro, nella sua relazione ricca di dati riprende e rafforza le opinioni espresse finora, in primo luogo con l’apprezzamento per i Poli universitari romagnoli e per l’esperienza del Centro Residenziale. Chiude la mattinata l’intervento di Ivano Dionigi, Rettore Magnifico dell’Università di Bologna, in carica da pochi mesi. Ha già avuto più volte occasione di esprimere la sua convinzione che il decentramento in Romagna funziona, e oggi lo ribadisce; aggiunge, parlando del Centro: “Qui c’è un grande dinamismo e un attento confronto fra studiosi. L’esperimento è riuscito”. Se mi chiedono “che cosa pensi dei vent’anni? penso bene !”, scherza. Il decentramento universitario cosa deve portare? Decongestionamento della sede madre, diversità, in termini di qualità e internazionalità in entrata. E se partissimo oggi cosa attiveremmo? Domanda difficile, ma presto si dovrà riproporre nel confronto con la riforma. Certo è che l’esperimento multicampus in Romagna ha dato grandi

risultati. Finiti gli interventi, è venuto il momento della consegna delle medaglie commemorative dei quindici anni del Centro. La medaglia in argento, creata dallo scultore forlivese Mario Di Cicco, e del cui significato e richiami storici Enrico Bertoni ci offre una descrizione a pag. 8, è stata consegnata a persone o rappresentanti di istituzioni che in questi anni si sono rese particolarmente meritevoli per lo sviluppo del Centro Residenziale Universitario. Per primo è salito sul palco allestito nella chiesa Roberto Melandri, figlio del sen. Melandri, al quale ho consegnato la medaglia per il contributo della famiglia Melandri e in ricordo del padre, indimenticabile maestro e amico. Quindi una medaglia al nostro Vescovo mons. Lino Pizzi, per la grande apertura dimostrata dalla Diocesi di Forlì Bertinoro, che negli anni trascorsi ha tratto impulso dall’opera illuminata del precedente Vescovo mons. Zarri. E al Vicario, mons. Dino Zattini, Rettore del seminario di Bertinoro, per la disponibilità e la collaborazione durante i lavori di restauro della Chiesa. Al Magnifico Rettore, Ivano Dionigi, per l’azione continua e determinante dell’Università di Bologna. E qui si è chiusa la cerimonia dei quindici anni del nostro Centro e dei vent’anni di Ser.In.Ar. Con un grande applauso.

Il prof.Pupillo consegna la medaglia Ce.U.B. a Roberto Melandri, in ricordo dell’opera del padre, il sen. Leonardo Melandri

starting from the director, Andrea Bandini. Giordano Conti has talked about 20 years of Ser.In.Ar. From his point of view, the decentralization in Romagna is a special resource also for Alma Mater, the University of Bologna, as it represents a powerful surplus value. Roberto Balzani has considered that the University has completely changed these cities, improving the urban renovation. Daniele Gualdi has agreed with him, affirming that the university structure in Cesena represents both a cultural and economic business. Prof Ivano Dionigi has confirmed that the decentralization in Romagna is necessary to both decongest the main seat of Bologna and preserve the diversity in terms of quality and internationalization. In the end of the morning, a silver medal was given to people who have acting for the development of the University Residential Centre of Bertinoro during these years, and particularly to: Roberto Melandri, son of Sen. Melandri, monsignor Lino Pizzi, monsignor Dino Zattini, rector of the Seminary of Bertinoro, and the rector Ivano Dionigi.

La medaglia a Mons. Lino Pizzi, Vescovo della Diocesi di Forlì-Bertinoro 7


La medaglia dei 15 anni di Ce.U.B. Fra tradizione, cultura e innovazione A cura di Andrea Bandini e Enrico Bertoni

È

stata scelta la prestigiosa arte della medaglistica per celebrare i tre lustri di vita del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro. Ripercorrendo la storia di Bertinoro e, parallelamente, le vicende di Ce.U.B., le ragioni di questa scelta si possono rintracciare nel particolare equilibrio tra i valori della tradizione, della cultura e dell’innovazione, incarnati da Ce.U.B. L’esecuzione della medaglia, affidata allo scultore forlivese Mario Di Cicco, è stata in primo luogo un’attenta ricerca sulla storia di Bertinoro e della sua Rocca: una ricerca tesa soprattutto ad indagare il significato, che questo luogo ha avuto per il suo territorio. In tale senso, la tradizione diventa cultura capace di confrontarsi nel contesto contemporaneo più ampio, com-

plesso e articolato. Sul recto della medaglia, quindi il primo e necessario inserimento riguarda il libro che nella visione dell’artista sorregge la Rocca di Bertinoro. Nella sua antica forma di codex, il supporto che per secoli ha rappresentato il veicolo della conoscenza, il libro rappresenta il fondamento della tradizione sul quale si regge una parte fondamentale della vita del Centro Residenziale Universitario. Ripensando alla storia della Rocca Vescovile e al suo primo emergere nelle fonti documentarie, in occasione del placitum del 995 tra i rappresentanti dell’arcivescovo di Ravenna e i grandi della nobiltà romagnola, occorre sottolineare come dalla fine del X secolo, questo luogo assunse un ruolo di rilievo culturale nelle travagliate vicende della Romagna del tempo. I giuristi, che parteciparono a quell’ incontro, rappre-

sentavano la parte più avanzata di una cultura giuridica e letteraria ereditata dalla tradizione bizantina. Furono i discendenti di quei giuristi ravennati, che a quasi un secolo di distanza dalle vicende del placitum bertinorese, fondarono il primo nucleo dell’Alma Mater. Divenendo episcopio dalla fine del XVI secolo, emerge dal libro inciso sulla medaglia l’imponente costruzione della Rocca, assumendo il profilo architettonico attuale che accoglie i visitatori con il massiccio portale in arenaria e i corpi di fabbrica affacciati sulla corte interna. La presenza dei vescovi, protrattasi fino all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, ha avuto un significato particolare con l’istituzione all’inizio del XVIII secolo del Seminario, che avrebbe trovato la sua collocazione definitiva, dopo il periodo napoleonico, nell’ex-monastero delle suore benedet-

M. di Cicco, Medaglia dei 15 anni di Ce.U.B., bronzo sbalzato, 2009, recto e verso 8


tine del Corpus Domini. La presenza del Seminario rappresentò un momento culturale importante per Bertinoro: diretto dai Padri Gesuiti, il seminario bertinorese era particolarmente ricercato per la formazione dei giovani missionari che nel corso del XIX secolo partiranno alla volta del Nord America e dell’India. Dalle pagine del libro sul recto della medaglia, parte una linea che arriva a creare una fitta tramatura intorno alla Rocca, un vero web che rappresenta l’era della comunicazione veloce, di un sapere che esce dalle pagine del libro per divenire di ampia circolazione e fruizione. Si tratta della sfida che Ce.U.B. ha saputo raccogliere e vincere, nell’ampliare il proprio orizzonte da una dimensione sostanzialmente locale o nazionale per confrontarsi con le frontiere più avanzate della ricerca e dell’innovazione scientifica a livello internazionale. Il modello sostanzialmente innovativo, sotto il profilo della trasmissione del sapere, rappresentato da Ce.U.B. risiede nell’avere facilitato un aspetto fondamentale della formazione contemporanea: a fianco degli strumenti di comunicazione più avanzati, resta di primaria importanza l’incontro interpersonale come dimensione dove la conoscenza trova la sua dimensione reale di servizio alla crescita della ricerca. Attraversando le pagine del libro, in un proficuo scambio con la tradizione, la rete si incontra con gli Anelli della Colonna dell’Ospitalità, dai quali si partono i quindici fiocchi rappresentanti i quindici anni di attività del Centro Residenziale Universitario. Al tema del confronto con il mondo, della trasmissione di una nuova forma di conoscenza, è affidato il verso della medaglia con la raffigurazione di Santa Caterina d’Alessandria, patrona di Bertinoro e, come patrona dei dotti, dell’Università di Bologna, che ha inserito la santa nel sigillo d’Ateneo, rappresentata al momento del matrimonio mistico con Gesù tenuto in grembo dalla Vergine. La realizzazione della figura della santa si è ispirata in parte ai suoi attributi iconografici tradizionali: la ruota dentata, spezzatasi per intervento divino, la spada con la quale è stata martirizzata, la corona, in quanto figlia del re di Costa. Seguendo il racconto della Legenda Aurea, si sottolinea a più riprese come Caterina si confronti con l’imperatore e i filosofi, che rappresentano il pensiero classico e, in

un’ottica contemporanea, sono il punto di partenza necessario per ogni processo formativo, utilizzando le forme del tradizionali della trasmissione del sapere.Cercando di cogliere gli elementi di lunga durata nel racconto, è possibile vedere che il processo di formazione dei giovani partecipanti e dei docenti ai corsi di Alta Formazione organizzati a Bertinoro presenta interessanti analogie con le vicende di Caterina. La prima analogia riguarda il rapporto con la tradizione, che deve essere acquisita in modo profondo, arrivando ad averne una sua perfetta padronanza. La giovane principessa infatti si confronta con i filosofi utilizzando il loro stesso linguaggio: sillogismi, metafore, allegorie, con citazioni da fonti che si possono dire certamente comuni, rappresentate nella medaglia dal libro che la santa regge tra le mani. La seconda analogia passa attraverso il contatto interpersonale: Caterina accetta il confronto e il dialogo, così come ai partecipanti è offerta l’opportunità di entrare in contatto diretto con i migliori rappresentanti del sapere contemporaneo, come ingegneri informatici, manager di importanti multinazionali, sviluppando nel modo migliore intuizioni, destinate ad ampliare e a rafforzare l’ambito delle proprie ricerche. È dal contatto tra queste potenzialità e la tradizione rappresentata dai docenti, che nasce necessariamente la cultura, che sta alla base dell’innovazione. Arriva qui, dunque, la terza e ultima analogia con il racconto della Legenda Aurea, dove è Caterina che ammaestra i filosofi: in quindici anni, molto spesso i partecipanti ai corsi sono tornati a Bertinoro in qualità di docenti, dimostrando la capacità di innovare la ricerca nel proprio ambito disciplinare, portando a risultati che potranno essere disponibili per nuovi studenti. Il progresso nella ricerca, in un patrimonio di sapere e di conoscenza che in Ce.U.B. trova una definizione pienamente multidisciplinare è rappresentato dal fuoco che Caterina nella medaglia regge nella mano destra, nuovo attributo iconografico assente dalla tradizione, teso a rappresentare la vitalità dell’istituzione del Centro Residenziale Universitario. Il fuoco rappresenta l’eccellenza del patrimonio umano, incarnato da docenti e partecipanti, sui quali avviene l’investimento più fruttuoso in termini di risultati che Ce.U.B. è in grado di produrre e moltiplicare.

A medal to celebrate 15 years of Ceub In order to celebrate 15 years of Ceub, a sculptor of Forlì, Mario di Cicco, realized a medal representing the history of Bertinoro and the meaning the Fortress, now seat of Ceub, has for its territory. In the front side of the medal there is a book supporting the Fortress of Bertinoro, as a symbol of the tradition on which the University Residential Centre is based. In fact, the book, in its old form of codex, has represented a means of knowledge for centuries. About the Fortress, at the end of the 16th Century, it became an Episcopal seat taking the present architectonic outline. Thanks to the bishops presence, at the beginning of the 18th Century, also the Seminary was instituted. From the book, in the front of the medal, a line starts till creating a close web all around the Fortress, representing the fast communication age. The reverse side of the medal presents St. Catherine of Alexandria, patroness of Bertinoro and also of the University of Bologna as patroness of erudite people. There are some analogies between Catherine and participants, students or scholars, to the high education courses at Ceub: as she faced the emperor and philosopher, symbols of the classic thought, accepting the dialogue, also students have the opportunity to meet the best representatives of contemporary knowledge, improving their investigations and intuitions. Moreover, as she was the princess teaching the philosophers, also teachers and professors have came back to Ceub for 15 years in order to enrich their investigations and spread the results to even more new students. 9


La riforma e l’Università in Romagna Tavola rotonda sul futuro del decentramento universitario romagnolo alla luce della riforma del ministro Gelmini. Una breve sintesi A cura di Anna Salvagni

Dopo la mattinata delle celebrazioni e il taglio della torta del duplice compleanno, nel primo pomeriggio ha avuto luogo la tavola rotonda sul futuro del decentramento romagnolo alla luce della riforma Gelmini. Per affrontare questo tema delicato, si sono riuniti attorno al tavolo della sala affrescata della Rocca Mauro Bacciocchi, per Ser.In.Ar., Luciano Chicchi, del polo universitario di Rimini, Lanfranco Gualtieri, della Fondazione Flaminia di Ravenna, Guido Sarchielli, nuovo prorettore per le sedi decentrate dell’Università di Bologna e Paolo Bonifazi, vice segretario tecnico per le politiche della ricerca del Ministro Maria Stella Gelmini. Moderatore dell’incontro, l’ex pro-rettore, Guido Gambetta. Fil rouge del dibattito: “la riforma può essere letta come un’opportunità per diventare sempre più protagonisti nella gestione di questa struttura”, come ha sottolineato Mauro Bacciocchi. A riprova di questo, la conferma che “un quarto degli studenti dell’Ateneo bolognese frequenta i corsi in Romagna. Ormai un terzo, se si considerano le nuove immatricolazioni”. “L’Università in Romagna: problema od opportunità? Una visione

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Il tavolo dei relatori

decisamente superata”, sostiene l’amministratore delegato di Ser.In.Ar. “Quanto espresso nella legge come indicazione può essere considerato compatibile con l’esperienza fatta”, prosegue Guido Sarchielli. “Nel processo di riforma, la ricerca, con i corsi di studio, e i gruppi di ricerca possono entrare a far parte di queste nuove strutture di base, i dipartimenti, che possono essere in grado di

rispondere all’esigenza di razionalizzazione presente nel decreto Gelmini”. “In sostanza – continua il pro-rettore – dobbiamo leggere l’indicazione legislativa come un’opportunità per mettere a punto delle esperienze che sono positive. Non dobbiamo farci prendere dal panico, di fronte ad un processo di trasformazione che potrebbe essere, è vero, incisivo; noi, però, partiamo da


La figura del Pro-Rettore per la Romagna: da Gambetta a Sarchielli

un’esperienza che può essere compatibile, con dei cambiamenti”. “La proposta della riforma è centrata su sistemi di valutazione sia della didattica che della ricerca – in realtà noi abbiamo punti di eccellenza in entrambi i campi. Il processo deve essere sistematico: se ci sono delle zone d’ombra, è chiaro che queste devono essere corrette in tempo, perché in questo processo questo sarà sempre più importante, soprattutto per quanto riguarda i tipi di risorse che dal centro possono essere trasferite alla periferia. E’ una convenienza, – conclude Sarchielli – un’opportunità mettersi nella lunghezza d’onda dei processi di valutazione di quello che si fa. Da questa esperienza possiamo ricavare ottimismo, se si ha voglia di confrontarsi con gli “stimoli” che vengono da Roma. Parlo – sottolinea – in senso eufemistico di stimoli, perché se non ci attrezziamo, rischiamo di prendere delle bastonate”, scherza. Un ringraziamento doveroso, dal suo punto di vista, ai pro-rettori che lo hanno preceduto, da Varni, a Pupillo e Gambetta: tutti hanno cercato di dare unità ad un sistema che poteva essere sbilanciato, essendo giocato su quattro poli. Paolo Bonifazi porta la voce del Ministro. “lo spirito del disegno di legge che il Ministro Gelmini ha voluto e vuole che vada in porto va nella direzione di aiutare il sistema Università, che chiamerei piuttosto l’Universo sistema Università per la complessità e la diversità delle realtà che comprende, a riposizionarsi nel ruolo che deve avere nella società di oggi, non più centro di cultura e di formazione della classe dirigente di un paese, ma anche punto di riferimento della società del territorio, delle sue esigenze. Una società multimediale come quella di oggi richiede che il capitale

umano, la capacità di fare e di innovare, sia la ricchezza che paesi come l’Italia, che non hanno né petrolio né gas, possono produrre”. “Quindi – approfondisce – lo spirito con cui si è lavorato, si è disegnato questo disegno di legge, non è quello di dare delle regole precise, ma di dare riferimenti importanti perché sia l’Università a prendersi la sua autonomia, a ridisegnarsi per diventare efficiente ed utile al paese e, come avviene spesso, a sé stessa”. “Il decentramento può avere valenza negativa o positiva. Decentramento come moltiplicazione di pseudo sedi universitarie per accontentare localismi senza la qualità è negativo, e il Ministro Gelmini ha le idee chiare: queste sedi vanno chiuse. Il decentramento come esigenza di portare sul territorio formazione di qualità, legata al territorio, è un valore aggiunto che l’Università può costruire”. Lanfranco Gualtieri e Luciano Chicchi, alla guida della Fondazione Flamigna l’uno e di Uni.Rimini l’altro, hanno sottolineato nuovamente l’importanza della presenza universitaria nelle città romagnole, aprendosi anche alla eventualità di creare un unico polo romagnolo. Per Luciano Chicchi, nella riforma ci sono tanti aspetti positivi, alcuni particolarmente interessanti. “Il primo è che la riforma pone mano al governo dell’Università, modifica radicalmente gli assetti del consiglio di amministrazione, che oggi è più legato alla rappresentanza delle diverse realtà che operano nell’Università, all’appartenenza alle varie categorie, mentre invece deve essere più legato alla professionalità e alla qualità dei ruoli”. “Si tratta di amministrare denaro pubblico – dichiara Chicchi – quindi ci vogliono manager che vengano dalla società civile, quindi dall’esterno del mondo universitario, e personaggi invece del mondo dell’università che abbiano una specifica competenza nell’amministrazione”. Il cambiamento è considerato necessario, da più punti di vista. I partecipanti alla tavola rotonda concordano su questo punto. Il futuro dei quattro poli romagnoli sembra comunque certo, anche se non ancora nella forma: “potrebbero essere quattro come gli attuali (Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna), diventare uno unico o diventare dei dipartimenti”, ha spiegato Guido Sarchielli. Ha aggiunto Bonifazi : “L’università deve essere più vicina alla realtà che la circonda, più dinamica e meno dispendiosa”.

The reform and the University in Romagna On 16th January 2010, after the ceremony, a round table was held in order to talk about the future of the university decentralization in Romagna in the light of the Italian educational reform by minister Gelmini. The participants were: Mr Mauro Bacciocchi, managing director of Ser.In.Ar., Mr Luciano Chicchi, from the university seat of Rimini, Mr Lanfranco Gualtieri, Flaminia Foundation of Ravenna, Mr Guido Sarchielli, new prorector of the decentralized seats of the University of Bologna, and Mr Paolo Bonifazi, assistant secretary for the politics of research by minister Maria Stella Gelmini. The moderator was Mr Guido Gambetta, the former pro-rector. According to Mr Bacciocchi, the debate main issue was that the reform can be considered as an opportunity to adopt a leading role in managing the decentralized structures. Also for the pro-rector Sarchielli it is necessary to see the legislation as an occasion to develop positive experiences. He further acknowledged the merits of former pro-rectors who tried to give unity to a system based on fours different seats. Mr Bonifazi underlined that minister Gelmini reform wants to help the university system which is not the cultural and educational centre for the establishment any longer, but it is also the point of reference of the society in a particular territory, with its particular needs. The decentralization should be seen as a surplus value for the University: the opportunity to bring quality education linked to the territory. Agreeing with the importance of the university presence in Romagna, Mr Gualtieri e Mr Chicchi talked also about the possibility of creating a unique seat in Romagna. In conclusion, from different points of view the change is considered necessary: the University should be closer to the reality around it, more dynamic and less expensive. 11


“Etica ed economia in questa lunga crisi” Lezione magistrale del prof. Romano Prodi A cura di Sandra Zampa L’arrivo del professor Prodi e della portavoce, on. Sandra Zampa

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gni volta che vengo qui, alla sede universitaria di Bertinoro, ci trovo qualcosa di più e di meglio. E’ uno dei pochi casi di provincialismo virtuoso, perché qui si è creata, all’interno della rete universitaria, una realtà che è al servizio di tutti. Si tratta di un fatto davvero degno di nota”. Nella bella cornice della chiesa di San Silvestro, rinnovata da interventi di restauro recenti ad opera del Ce.U.B., il Presidente Romano Prodi, celebra i venti anni dell’ università di Romagna. Lo fa con una lezione volta a spiegare gli aspetti etici e l’insegnamento etico-politico da trarre dalla crisi economico-finanziaria. Partita da Wall Street, ha travolto i mercati di tutto il mondo e messo a dura prova le regole del mercato globale. Una crisi che, come lo stesso Prodi ricorda, non è finita anche se qua e là ci sono segnali di uscita. “E’ importante discutere degli aspetti etici di questa crisi perché essa ha dei fondamenti negli errori politici e nelle gestazioni economiche sbagliate, ma ha aspetti etici rilevanti” ha ricordato il Presidente che ha fatto notare come, da qualche tempo, si assista a qualcosa di “non gradevole” e, cioè, alla sempre più scarsa considerazione proprio della questione etica che la crisi ha posto all’attenzione di tutti. “Quando faceva paura e si pensava che la crisi in atto fosse come quella del ’29, cioè globale, ebbene, in quel momento si parlava della necessità di cambiamenti etici. Poi quando si è capito che sarebbe stata lunga, grave ma non sconvolgente, allora l’allarme per gli aspetti etici è scomparso. Fino all’aprile dell’anno scorso si scriveva della necessità di cambiare le regole. Oggi questi discorsi sono ridimensionati se non peggio, l’unico licenziato è stato il responsabile della GM mentre gli altri, i banchieri, sono rimasti solidamente al proprio posto come se l’aspetto etico fosse stato assorbito e la crisi fosse stata normale”. Insomma ormai siamo al “business as usual”. Invece una riflessione su questi

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temi è utile, anzi indispensabile. E per dar conto dello stato delle cose, Prodi è voluto tornare a illustrare il percorso e le ragioni che hanno provocato la crisi. Occorre partire dal fatto che, per l’opinione corrente, “i politici avrebbero operato in modo magari esasperato o esagerato verso un obiettivo però condivisibile politicamente, cioè l’estensione a quasi tutta la platea degli interessati della possibilità di comprare casa. Dar l’opportunità a tutti di comprarsi una casa: questo era l’obiettivo politico dal quale hanno preso avvio le politiche finanziarie “conseguenti”, basate su un grandissimo indebitamento dei consumatori , su mutui meno costosi per tutti e pochi controlli. La sempre maggiore facilità di ottenere un mutuo è arrivata negli USA a far registrare la concessione di mutui al 100% con automatica possibilità di un aumento del mutuo a fronte dell’incremento del valore della casa acquistata, senza richiesta da parte delle banche concessionarie dei mutui di ulteriori garanzie. Come è noto, questo meccanismo si è esteso sempre più, determinando due conseguenze. L’aumento costante del valore dell’immobile e l’incremento delle attività immobiliari fino a livelli impressionanti come in Spagna. Sul piano economico finanziario si è registrato un aumento della ricchezza e della disponibilità finanziaria. “Questo meccanismo che ha tenuto fino al fatale inceppamento- ha spiegato Prodi- funziona con la cartolarizzazione del debito e la messa in vendita sul mercato internazionale di pacchetti di debito”. Pacchetti che sono stati venduti più e più volte con possibilità di controllo sempre minori via via che ci si allontanava dalla fonte di partenza. Come è noto questo fenomeno è dilagato in America, le cui banche hanno preso a collocare il debito al sistema finanziario europeo. Meno interessato da questo fenomeno il nostro Paese, le cui banche si sono sempre ben guardate dal metodo del 100% quando

si è trattato di concedere finanziamenti e mutui. “Si può ben dire- scherza Prodiche la spilorceria si sia rivelata una virtù”. Sul mercato sono arrivati pacchetti finanziari sempre più diversi. Sono nati i derivati venduti agli “sprovveduti risparmiatori di tutto il mondo. E chi sapeva cosa c’era dentro a quel pacchetto finanziario?”. Tutto questo, provocato dal desiderio di far soldi, è stato anche effetto di una dottrina economica ben chiara che ritiene che i mercati siano sempre in grado di autoregolarsi e non si arriva mai a correggere il sistema. Si valuta che lo

Un momento della lezione nella Chiesa di San Silvestro

La medaglia Ce.U.B. al professore, testimone del percorso compiuto dal Centro


stock di cartolarizzazioni sia arrivato a una dimensione così grande da oscillare tra il 5 o il 10 % del PIL mondiale. “Una macchina impressionante” ha chiosato Prodi ricordando che quando le cose sono troppo grandi non possono fallire. La finanza è diventata intoccabile e il sistema ha continuato ad andare. Ancora oggi ci sono economisti che pensano che il mercato si autoregoli e che questa crisi sia dovuta solo alla scarsità di informazioni o alla opacità del mercato. E i sorveglianti, dov’erano? C’erano, erano le agenzie di rating. “Peccato - ha stigmatizzato il Presidente - che abbiano dato voti al massimo a banche che sono fallite tre settimane dopo il voto”. Perché accade? Perché le agenzie sono pagate da chi deve essere votato. Un sistema che non pare il migliore per avere un giudizio obiettivo. E i governi, dov’erano? In particolare, il governo Usa, cosa faceva? La politica americana su questi temi non era diversa con Clinton da quanto è stata con Bush, ha spiegato Prodi ricordando, che, in sostanza, durante gli anni di Greenspan questo andamento è stato sempre incoraggiato e sono state fatto pressioni perché non gli fossero frapposti ostacoli. La grande bolla finanziaria è scoppiata. Ed è esplosa la crisi. E sono cominciate le misure straordinarie per combattere la crisi. Prodi indica un altro grave problema etico: i problemi sono globali, mondiali, ma i controlli sono nazionali. Occorrerebbe una autentica volontà politica di cambiare da parte dei governi nazionali ma anch’essa sembra inesistente. “Vi assicuro che non c’è” ammonisce Prodi, eppure il problema di cui stiamo discutendo è davvero enorme. Dal momento d’inizio della crisi ad oggi, si deve registrare intanto un progressivo approfondirsi delle

differenze nella distribuzione della ricchezza. I poveri sono sempre più poveri. I ricchi sempre più ricchi. E questo, come ha ricordato il Presidente, non ci si scandalizza più neanche tanto. “Vent’anni fa - scandisce Prodi - ho scritto per un quotidiano spiegando che la differenza era da uno a quaranta e si aprì un grande dibattito. Oggi siamo a differenze che vanno da uno a cinquecento e non c’è nessuna reazione. Anche in Italia la divaricazione è aumentata, senza scandalo”. Anche in questo caso è il risultato del permanere della dominanza della dottrina secondo cui i mercati si autoregolamentano e si correggono. Di fronte a tutto questo “o si fanno grandi correzioni o, nel futuro sarà difficilissimo gestire le economie mondiali”. I segnali, purtroppo, non sono i migliori. “Il problema - ha concluso Prodi - è tutto politico e richiederebbe un accordo tra i paesi, il FMI, e una regolamentazione comune ma se mi chiedete se dai G20 è scaturita la voglia di cambiare, la mia risposta è no. Anzi, messi a confronto i due recenti G20, quello di Londra dominato dalla paura e dall’ansia per il livello della crisi in corso, e quello successivo di Pittsburgh, si deve prendere atto che il secondo aveva già reso più tiepida la voglia di cambiare”. Eppure segnali di ripresa “vigorosi” non ci sono e da una crisi così non si può uscire in modo stabile che con più responsabilità dei governi dei paesi del mondo. “Oggi possiamo sperare che a farci venir fuori stabilmente da crisi come quella che abbiamo appena vissuto e che ancora si trascina, arrivino rapidamente due miliardi di nuovi consumatori. E non è un’utopia visto ciò che si muove in paesi come l’India o la Cina…” è la conclusione di un Prodi che ci invita a sperare.

Rappresentanti politici, delle Istituzioni e dell’Università insieme al prof. Prodi

Breve intervista al Presidente sul decentramento universitario romagnolo

Il Presidente Prodi, poco prima dell’inizio della sua lezione, ha parlato con noi dell’esperienza del Centro. “Un esempio riuscito quello di un Centro Residenziale che ha fatto rete, che ospita corsi di specializzazione di tutte le sedi universitarie. Una bella esperienza”. “I corsi residenziali rappresentano il modo di utilizzare l’università per la sua funzione”. Rischio di provincialismo per l’Università in Romagna? “Un provincialismo sano di una realtà che ha saputo fare parte comunque di un sistema del sapere, specializzandosi pur rimanendo nell’ambito dell’Alma Mater. Gli effetti della riforma per i poli universitari in Romagna? “E’ raro il caso in cui ogni città non voglia fare da sola - risponde - ma qui per l’università si è costituita una rete: ogni città da il suo contributo. Se ogni città volesse avere tutte le sue facoltà, sarebbe un fallimento”. A cura di Anna Salvagni

Ethics and economy in this long crisis The University of Romagna celebrates 20-years-old: on this occasion Prof. Romano Prodi was invited in Bertinoro at St. Sylvester church, just restored by Ceub. During his visit, he held a discourse in order to explain not only the ethical features of the actual economic and financial crisis, but also the ethical and political lessons we can get from it. Started from Wall Street, this crisis has overcame markets all over the world and according to Prof. Prodi, it is not finished yet even if somewhere there are positive signals. For him, it is important to dealt with the ethical features of this crisis as based on

political mistakes and wrong economic plans. When people thought it was global and serious, everyone wanted ethical changes; then, when it was clear that crisis was hard but not devastating, the alarm for ethical aspects disappeared. Now, it seems that rules do not need to change any more because crisis is perceived as normal. So, according to Prof. Prodi a reflection on ethical issues is useful and essential. He started analyzing the reasons why crisis has been provoked, such as the even more ease to grant home loans in USA and the following consumers debt, financial packages even more different, the weak govern-

mental controls, etc. Other serious ethical issue he underlined is that problems are global but controls are national, so what is necessary is a real political will to change that should come from the national governments. But now it is non-existent. The differences relating to the richness distribution are deepening more and more: poor men are even more poor and rich men are even more rich. Also in Italy the situation is serious but it do not scandalize. What Prof. Prodi hopes are big changes and corrections: it is a political problem that requires not only common rules, but also agreements among countries and the IMT. 13


L’intervento di restauro della chiesa di San Silvestro a Bertinoro

“Gli angeli di San Silvestro� conservare il passato per costruire il futuro A cura di Enrico Bertoni

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a chiesa di San Silvestro a Bertinoro, detta del Seminario, in origine era il luogo di culto del monastero delle monache benedettine del Corpus Domini. Solo al termine del periodo napoleonico con la conseguente restaurazione della Diocesi di Bertinoro, l’istituzione del Seminario, voluto da mons. Giambattista Missiroli nel 1708, trovò la sua attuale collocazione negli spazi dell’antico monastero. La presenza delle monache benedettine del Corpus Domini a Bertinoro è da ricondurre agli inizi del XVI secolo, quando il vescovo Giovanni Ruffo Theodoli costituì la societas sacratissimi Corporis Christi, approvandone i capitoli e la regola. Alla nascente fraternitas, aderirono le famiglie più importanti di Bertinoro: probabilmente si deve a questi confratelli la fondazione di un monastero e di un convento, in modo da dotare le proprie figlie, sorelle o parenti di un luogo adeguato dove condurre vita cenobitica seguendo la Regola di San Benedetto. Gli anni successivi alla fondazione della Compagnia del Corpus Domini furono particolarmente favorevoli allo sviluppo della vita del monastero: in particolare il ventennio compreso tra il 1540 e il 1560, grazie a condizioni economiche migliori, all’incremento demografico e al superamento della crisi morale degli ordini religiosi a seguito dell’attuazione delle direttive tridentine, la vita claustrale femminile conobbe un notevole incremento, che si riflette anche sulle numerose donazioni delle quali fu beneficiario il monastero delle Benedettine di Bertinoro. A questo periodo risale anche la prima notizia documentata dell’avvenuta consacrazione della chiesa di San Silvestro, il 31 Dicembre 1559, da parte del vescovo bertinorese Ludovico Vannini Theodoli (1548-1563). Nel corso del XVII secolo, in particolare durante l’episcopato del benedettino Isidoro della Robbia, il monastero ebbe una più efficiente gestione economica e, a fronte del costante incremento della presenza di monache, si decise

di procedere ad un suo ampliamento: il nuovo edificio si sviluppava su due piani, dotato di una corte interna da destinare alla lavorazione della seta, di una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, di un magazzino per le granaglie, di una cantina, di un refettorio, di spazi per l’educazione delle novizie e di una “speziaria”. Sul lungo periodo, l’oculata gestione economica, consentì nel 1740, sotto l’episcopato di mons. Gaetano Calvani, l’inizio della costruzione di una nuova chiesa annessa al convento. L’attuale restauro effettuato sulla chiesa di San Silvestro agevola l’attribuzione del suo progetto all’architetto Paolo Soratini (1680-1762), appartenente all’ordine camaldolese con il nome di fra’ Giuseppe Antonio, mentre l’esecuzione dei lavori fu affidata all’esperto capomastro Carlo Chigi. La formazione del Soratini avvenne a Roma nei primi anni del XVIII secolo: come per molti architetti della sua generazione, si trovava in una posizione di sicuro privilegio disponendo, da una parte, dell’immenso repertorio architettonico del Seicento e, dall’altra, potendo approfondire la tradizione cinquecentesca legata all’ampio repertorio classico. Posto davanti ad un autentico patrimonio rappresentato dai progetti dei suoi immediati predecessori e dall’eredità classica, il Soratini si caratterizzò per il suo eclettismo e versatilità, che, unite ad una conoscenza ampia e approfondita della trattatistica rinascimentale, ne fecero uno degli architetti più ricercati del suo tempo, come dimostrano i numerosi cantieri seguiti nelle città dell’Italia Centro Settentrionale. Un quadro ampio della formazione teorica di frà Giuseppe Antonio ci è restituito da un manoscritto autografo conservato presso la biblioteca Classense di Ravenna, che restituisce un quadro preciso della cultura teorica di un architetto nella prima metà del Settecento. In primo luogo sono citati i grandi trattatisti della seconda metà del Cinquecento, Andrea Palladio (1508-1580) e, in particolare Jacopo Barozzi (1507-1573)

St. Sylvester Church in Bertinoro The St. Sylvester Church in Bertinoro, called also the Seminary Church, was originally a place of worship intended to the monastery hosting the Benedictine nuns of Corpus Domini. Their history dates back to the 16th Century, when the bishop Giovanni Ruffo Theodoli founded the societas sacratissimi Corporis Christi. From 1540 to 1560, there were a great development for the monastery thanks also to the large donations. What we know till now is that on 31st December 1559 the Church of St. Sylvester was consecrated by the bishop of Bertinoro Ludovico Vannini Theodoli (1548-1563). During

the

latest

restoration

works, it was possible to recognize Paolo Soratini (1680-1762) as the architect of this Church. He followed the model created by Vignola for his Jesuit Church: a longitudinal plan that allows the realization of a single nave, with two lateral chapels dedicated respectively to St. Joseph and St. Mary of Graces. That nave heads up thanks to the mezzanine apse and, on the top, we can find two little angels pointing at the Corpus Domini, surrounded by beam of lights and clouds. The style of Soratini is also underlined by his attention to details: in order to get an empty and large nave, he left structures and decorations just at the walls, increasing the brightness and the upthrust. The restoration works have rediscovered the walls’ original colours and the light shades of the decorations, revealing a particular aspect of Soratini architecture: the investigation of emotional charm.


detto il Vignola, che Soratini dimostra di conoscere attraverso lo studio di una delle opere più importanti dell’architetto emiliano: la Chiesa del Gesù a Roma rappresentò uno dei primi capolavori dell’arte uscita dai dettami della Controriforma. Per la chiesa di San Silvestro, il Soratini segue il modello concepito dal Vignola per la chiesa dei Gesuiti: la pianta longitudinale consente la realizzazione di una navata unica, con due vani laterali delle cappelle dedicate rispettivamente a San Giuseppe e a Santa Maria delle Grazie, che sfonda verso l’alto grazie al forte rialzo dell’abside, culminando nei due putti angelici che, sovrastando l’ancona, indicano il Corpus Domini nell’ostensorio immerso in un fascio di raggi luminosi e di nuvole, dalle quale spuntano i cherubini. L’altar maggiore a sua volta contribuisce a rafforzare la spinta ascensionale della chiesa, grazie agli angeli laterali, alla sovrapposizione di ampie mensole a forte curvatura, alla presenza di timpani spezzati. Si tratta di un modello ricorrente nella progettualità soratiniana, come si può rilevare dal disegno per l’altare della chiesa di San Biagio a Fabriano e per i numerosi apparati effimeri realizzati per la festività delle Quaranta Ore. La cura del dettaglio, che emerge dagli apparati decorativi della chiesa di San Silvestro, visti come parte integrante del progetto architettonico, è un’altra delle marche dello stile del Soratini. Al fine di ottenere una navata sgombra e il più vasta possibile, anche in considerazione delle possibilità offerte dal sito, che presenta una forte pendenza, il Soratini ritira tutte le membrature sulle pareti: le imponenti paraste, realizzate in mattoni e decorate con l’elegante scelta del marmorino, collegano la navata alla copertura a botte riccamente decorata con motivi floreali ottenuti a stucco, che prolungano le ogive delle unghiature dove un tempo si aprivano due ampie finestre. Questa soluzione immerge le pareti in piena luce, rafforzando la spinta verso l’alto: il Soratini, dunque, sceglie una soluzione perfettamente in linea con la poetica barocca, che esalta la plasticità e l’articolazione delle pareti. Grazie alla campagna di restauro, che ha ricondotto alla luce i colori originali delle pareti, che trapassano dal verde acqua, al rosa pastello, raccordandosi con le tonalità chiare delle modanature e degli ornamenti, elaborati sul motivo delle foglie d’acanto e con i capitelli in stile composito, si comprende un aspetto particolare dell’architettura soratiniana sorretta da una continua ricerca della suggestione emotiva. 16

Manuela, Marco, Daniele e Beatrice, i restauratori di Artemisia rsl di Genova, all’opera sul soffitto

Manuela ricostruisce l’angelo di destra

Il lavoro di ritocco sulle colonne


La valutazione di chiusura, statistiche e previsioni di sviluppo

Distribuzione percentuale delle presenze per ente organizzatore anno 2009 CIDE 4,95%

Ceub balance 2009

Unibo 24,06%

EGF 1,88% AUSL 3,37% Altre Univ 6,18%

Il 2009 non ha penalizzato il Ce.U.B. A cura di Giancarlo Zeccherini

N

Ministero A.E. Museo 8,83% 0,55%

ell’apprestarci ad analizzare l’attività del 2009, non si può non ricordare che il Centro Residenziale Universitario ha raggiunto con successo il suo quindicesimo anno di attività, avviatasi nel 1994 nell’ambito del progetto di decentramento universitario dell’Alma Mater in Romagna, un processo che mostra ancora oggi un grande potenziale di sviluppo e di ampliamento. Nel panorama bertinorese, il decentramento non ha rappresentato semplicemente l’affermarsi di un’azienda e il recupero di un complesso monumentale, ma significa soprattutto parlare di valori, di idee, di modelli gestionali che si sono creati e consolidati nel tempo, fino a costituire al giorno d’oggi un patrimonio prezioso e un’autentica identità nell’ambito regionale per i corsi di Alta Formazione. Il 2009 si è concluso in modo ampiamente positivo, registrando in termini di presenze un aumento pari al 9% in più rispetto all’anno precedente. Complessivamente si sono registrate 29.321 presenze, di cui il 63% è rappresentato da italiani e il 37% da stranieri. I corsi che si sono svolti alla Rocca sono stati in totale 165: il 25% in provenienza dall’Università di Bologna, il 17% da agenzie private, il 15% da enti pubblici, il 20% da BiCi (Bertinoro International Centre for Informatics), il 9% dal Ministero degli Esteri e il restante 14% dal libero mercato. Il Centro rappresenta un punto essenziale per l’economia bertinorese, come si evince dai dati statistici forniti dall’Ufficio del Turismo della Provincia di Forlì. Dei 16.247 stranieri presenti a Bertinoro, 12.000, il 74%, sono studiosi stranieri ospiti del Ce.U.B. Sul totale degli arrivi stranieri (3567), il 67% (2400) è Ce.U.B. Su 78.065 presenze totali nell’anno, 29.300 sono “del” Ce.U.B. (il 38%). Sul totale degli

Agenzie 16,59% BICI 19,17%

Enti 14,43%

arrivi (23.364) il Centro partecipa con un 45% (10.450). Nel 2009, si è dato avvio anche ai corsi di alta formazione nella struttura dell’Albergo della Gioventù di Santa Sofia, segnando la prima tappa nella realizzazione del “progetto a rete”. Le presenze complessivamente sono state poco più di 4000, per 4 corsi estivi (due dei quali sono illustrati in questo numero alla pag. 24), fra cui la parte finale del Master sui Diritti Umani nel sudest Europa, la scuola estiva sulla biologia dei grandi carnivori, un corso di design e uno sulla costituzione delle piccole e medie imprese nel settore ortofrutticolo. Nel corso del 2009, per concludere, si è continuato nel programma di completamento del recupero e restauro degli spazi del Seminario e del suo giardino. Si è avviato e concluso il restauro della Chiesa di San Silvestro, che riapre le sue porte ai bertinoresi in tutto il suo valore e antico splendore, dopo anni di chiusura e degrado. Il restauro è stato curato e finanziato dal Centro Universitario, per un costo di 450.000 €, con un contributo di 35.000 € della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. In ultimo, le sfide del 2010: sarà un anno fondamentale per consolidare e affermare il trend di questi anni. Sarà un anno strategico per il futuro stesso del Centro, per la sua affermazione come leader regionale nell’alta formazione. Le azioni principali: attuazione del progetto a rete, individuando e valutando proposte strutturali sul territorio provinciale, con l’obiettivo di diventare sempre più un riferimento importante per l’alta formazione; potenziamento e consolidamento di una organizzazione strutturale/gestionale in grado di rispondere a tutte le richieste, elevando il livello qualitativo dell’offerta, con una presenza più marcata nel mercato congressuale.

2009 was a very positive year for Ceub as it has registered an increase in presences, in particular 9% more than the past year. Overall, it has counted 29.321 presences, among which Italians represent 63% and foreign people 37%. The courses held were 165: 25% coming from the University of Bologna, 17% from private agencies, 15% from public administrations, 20% from BICI (Bertinoro International Centre for Informatics), 9% from the Foreign Ministry and 14% from free market. The Centre also represents a vital point for the economy of Bertinoro. In fact, from the statistic data of the Tourist Office of Forlì, it is possible to deduce that 12.000 out of 16.247 (74%) foreign presences in Bertinoro are scholars hosted at Ceub. In addition to that, in 2009, the first step of the project based on a network model of education started at the Youth Hostel of Santa Sofia. This is a Ceub structure hosting high education courses, such as the final part of the Master’s Degree in Democracy and Human Right in South East Europe, the Summer School on carnivores biology and preservation, a Design course and a course on the small and medium companies organization in the fruit and vegetable business. Finally, during 2009, the restoration works of both the Seminary and the Church of St. Sylvester were successfully completed, thanks to the Ceub and Foundation funding. Next year, 2010, will be important to consolidate this trend and to declare the Centre as the regional leader in the high education. Among the main future actions: carrying out the project on network model of education, improving management system and promoting Ceub as a prestigious congress seat.


Una fra le migliori esperienze 2009 alla Rocca Un evento internazionale rivolto agli studenti del territorio A cura di Omar Mazzotti

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ettembre in Romagna carico di importanti impegni per Prabhakar Raghavan, direttore generale di Yahoo! Research. Al Centro Residenziale Universitario di Bertinoro dal 20 al 25 settembre, in qualità di speaker del corso “SCAM 2009” (prima edizione della scuola internzionale organizzata nell’ambito di BiCi – Bertinoro International Centre for Informatics – e dedicata a Computational Advertising and Modelling), il professore ha tenuto anche una conferenza pubblica al teatro Novelli di Bertinoro dedicata all’evoluzione della tecnologia in campo comunicativo, illustrata attraverso un excursus “Da Marconi a Facebook”. Il momento culminante della settimana romagnola di P. Raghavan è arrivato il 24 settembre, quando è stato insignito della Laurea ad honorem in Scienze e Tecnologie Informatiche dalla Facoltà di Informatica dell’Uni-

versità di Bologna, sede di Cesena. La cerimonia, ospitata nel palazzo cesenate Mazzini Marinelli, si è svolta alla presenza dell’ancora in carica Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, prof. Pier Ugo Calzolari, e del prof. Lorenzo Donatiello, preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali. Il riconoscimento al guru dell’informatica è stato attribuito per aver saputo “coniugare proficuamente la ricerca scientifica ad alto livello con un’attività manageriale di successo”. “Prabhakar Raghavan – si legge nelle motivazioni – è una delle figure di maggior spicco nel campo dell’algoritmica, disciplina oggi considerata centrale per lo sviluppo della matematica, ed uno dei pionieri della ricerca su Web e delle reti complesse”. E ancora: “Prabhakar Raghavan è … una fonte d’ispirazione per i giovani ricercatori che si accingono ad intrapren-

Il prof. Prabhakan Raghavan, direttore di Yahoo! Research 18

dere la carriera accademica in campo scientifico in generale e in informatica in particolare”. La laurea ad honorem si aggiunge ad un curriculum ricchissimo di successi: laureato all’IIT di Madras, Raghavan ha ottenuto il dottorato in informatica all’Università della California, a Berkeley. E’ stato redattore capo del Journal of the ACM, la più prestigiosa rivista informatica in ambito scientifico, ed è Consulting Professor a Stanford. E’ Fellow sia dell’ACM che dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE). All’attività di ricerca affianca importanti incarichi per il Governo degli Stati Uniti. A rendere ancora più significativa la visita romagnola di P. Raghavan è stata la conferenza pubblica che ha tenuto il 22 settembre nel teatro Novelli di Bertinoro, dove si è rivolto in particolare ai giovani e giovanissimi. La lectio


One of the best experiences 2009: the visit of Prabhakar Raghavan at Ceub magistralis del professore ha visto tra il pubblico due classi dell’Istituto comprensivo di Forlimpopoli e dell’Istituto Tecnico Commerciale Matteucci, e docenti del Liceo Scientifico e dell’Istituto d’Arte di Forlì. A loro Raghavan ha spiegato come l’evoluzione tecnologica influenzi radicalmente il mondo della comunicazione, con uno speech dal titolo “Da Marconi a Facebook: una saga tra informazione e comunicazione”, dal telegrafo senza fili alla grande rete Internet. Cos’hanno in comune Guglielmo Marconi e Facebook? Rappresentano un po’ l’inizio e la fine, anche se solo temporanea, di un percorso di evoluzione continua che ha visto andare a braccetto tecnologia e comunicazione in questi ultimi due secoli. Un’evoluzione tecnologica che ha segnato in modo imprescindibile il campo della comunicazione, oggi in continua trasformazione in parallelo con le innovazioni del settore informatico. La conferenza, con traduzione simultanea in italiano, ha puntato l’attenzione sulle tecnologie che hanno rivoluzionato il mondo dei calcolatori: a pochi decenni dalla loro invenzione, Internet ha eliminato le barriere di spazio

Il prof. Raghavan con il prof. Pupillo

e tempo, trasformando i computer in strumenti fondamentali della comunicazione. Il tema era già stato affrontato dal prof. Raghavan nella sua precedente visita al Ceub nel 2007, in occasione del convegno “Ruolo della ricerca per l’Industria della Tecnologia dell’Informazione”. Il direttore di Yahoo! Research aveva sottolineato l’importanza della ricerca e dell’investimento nella “creazione di idee” per realizzare ed esplorare nuove tecnologie, e della necessità di aiutare i giovani scienziati a mantenere vivo il rapporto con la comunità accademica. Facebook, in particolare, promette di proseguire sulla strada della più completa innovazione nella comunicazione: il social network online, creato cinque anni fa da Mark Zuckerberg, oggi venticinquenne, ha recentemente festeggiato il raggiungimento dei 350 milioni di utenti. Sono stati questi alcuni degli argomenti trattati dal prof. Raghavan al Centro Residenziale Universitario di Bertinoro in occasione della prima edizione della scuola internazionale organizzata da BiCi e dedicata a Computational Advertising and Modelling.

From September 20th to 25th, Ceub hosted Mr Prabhakar Raghavan, head of Yahoo! Research, as speaker during the course “SCAM 2009”, the first edition of BiCi International PhD School on Computational Advertising and Modelling. He is considered one of the most important representative of the IT field thanks to his research interests, including text and web mining, and algorithm design. He got his undergraduate degree from IIT of Madras and his PhD in computer science from UC Berkeley. He has been Editor-in-Chief of the Journal of the ACM and now he is a Consulting Professor of Computer Science at Stanford University. Prabhakar Raghavan is also a Fellow of ACM, the world’s largest educational and scientific computing society, and of IEEE, the Institute of Electrical and Electronics Engineers. On September 22nd, at the Novelli theatre of Bertinoro, he held a public conference dedicated to the technology evolution in the communication field, described through the historical excursus from Marconi to Facebook. It was addressed to young students coming from the high schools of Forlimpopoli and Forlì and he explained them how, from the telegraph to Internet, the technological development radically affects the world of communication. Marconi and Facebook have something in common: they are respectively the starting and the final point of a nonstop common evolution of technology and communication. Nowadays, Internet has eliminated the temporal and spatial distances, making computers essential tools to communicate. On September 24th, Prabhakar Raghavan received the honorary degree in Sciences and Information Technologies from the Faculty of Informatics of the University of Bologna, that has its seat in Cesena. The event was held at Mazzini Marinelli Palace with the participation of the rector of the University of Bologna at that time, prof Pier Ugo Calzolari, and the principal of the Faculty of mathematical, physical and natural sciences, prof Lorenzo Donatiello.


ICCB 2009 Bioingegneria protagonista sul colle A cura di Roberta Brunazzi

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’ingegneria s’incrocia con la biologia e la medicina, verso le frontiere della ricerca integrata. Studiosi provenienti da ogni parte del mondo si sono incontrati al Centro Residenziale Universitario di Bertinoro dal 15 al 18 settembre per partecipare alla quarta edizione dell’International Congress on Computation Bioengineering (ICCB 2009), che include anche il primo Simposio Europeo dedicato alla Ricerca Integrativa sulla Biomedica. Organizzato dall’Istituto Ortopedico Rizzoli e dall’Università di Bologna, il congresso internazionale ha visto la presenza di esperti provenienti da ogni parte del mondo, riuniti al Ce.U.B. per ampliare i confini della ricerca scientifica, integrando studi matematici e informatici, biologici e medici.

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L’esperienza di ICCB è stata avviata in Spagna nel 2003, da un gruppo di esperti internazionali nel settore della bioingegneria computazionale che include Miguel Doblaré (Spagna), Helder Rodrigues (Portogallo), Miguel Cerrolaza (Venezuela), Jean-Louis Coatrieux (Francia) e Marco Viceconti (Italia). Proprio quest’ultimo, ricercatore presso il Laboratorio di Tecnologia Medica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ha dato vita assieme ai colleghi delle due facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna a questa quarta edizione, progettata da un comitato scientifico internazionale di assoluto prestigio. Alla base della serie di convegni ICCB c’era la volontà di fornire ai ricercatori dei paesi latini (Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Centro e Sud America) un spazio in cui poter presentare

L’uomo in 4D

il proprio lavoro ad un pubblico internazionale, discutendo con essi metodi e risultati in un campo in continua evoluzione come quello della bioingegneria. Questo quarto evento ha però anche un’altra dimensione: quella dei nuovi orizzonti di questa disciplina, caratterizzati dalla ricerca sul cosiddetto “Uomo Virtuale”. L’uso di modelli matematici e la simulazione al computer per lo studio e previsione di processi biologici e biomedici sta prendendo sempre più piede oggi, interessando in particolare il campo della biologia, della fisiologia e della patologia. Modelli predittivi studiati in ambito matematico, infatti, cominciano a giocare un ruolo chiave in medicina clinica, biologia e farmacologia, ma anche rispetto allo sviluppo di nuove tecnologie mediche e nel campo dell’epidemiologia. Si tratta di risultati importanti, ottenuti grazie all’incontro tra discipline scientifiche diverse: consapevole di


ICCB 2009 From September, 15th to 18th, the 4th Edition of the International Congress on Computation Bioengineering (ICCB 2009) was held at Studiando Caveman

Nella Cave della Calgary University

CeUB. It was organized by Istituto Ortopedico Rizzoli and University of Bologna, including the first European Symposium dedicated to the Biomedical Integrated Research.This experience started in

ciò ICCB offre un’importante opportunità di discussione e diffusione delle scoperte più recenti in Bioingegneria Computazionale, inclusa la cosiddet-

ta Ricerca Integrativa Biomedica (Fisioma, uomo virtuale, biologia integrativa, ecc.), tema del primo Simposio europeo previsto nell’ambito del congresso, attraverso la quale modelli predittivi che descrivono fenomeni a diverse scale, dalla molecola all’organismo, combinati tra loro, aiutano ad ottenere una comprensione sistematica dei processi fisiologici o patologici più complessi. L’obiettivo clinico è quello di una tecnologia che renda la medicina predittiva, personalizzata ed integrativa. Obiettivo della tre giorni bertinorese è stato anche quello di dar vita a gruppi di Ricerca Integrativa, stabilendo collaborazioni internazionali tra gli studiosi partecipanti e promuovendo lo sviluppo di associazioni per la ricerca più innovativa nel campo della bioingegneria.

2003 in Spain, thanks to a group of experts of Computational Bioengineering including Miguel Doblaré (Spain), Helder Rodrigues (Portugal), Miguel Cerrolaza (Venezuela), Jean-Louis Coatrieux (France) and Marco Viceconti (Italy). The main aim was to provide researchers coming from Spain, France, Italy, Portugal, Central and South America, with a new forum in which presenting their works to an international public and discussing methods and results. In fact, nowadays the use of mathematical modelling and computer simulation for studying biomedical processes is growing, covering all aspects of Biology, Physiology and Pathology. Predictive models start to play a key role not only in Clinical Medicine, but also in Biology, Pharmacology, Medical Technology and Epidemiology. ICCB offered the possibility to discuss about the recent advances in Computational Bioengineering, including the socalled biomedical Integrative Research (Physiome, Virtual Physiological Human, Integrative biology, etc.), and moreover it was intended as an opportunity for researchers from all over the world to establish collaborations and promoting the development of partnerships for new research and educational actions in bioengineering.


Come costruire un’impresa Educational course for Andean Countries From October to December 2009, both the structures of Ceub, the University Residential Centre of Bertinoro and the Youth Hostel of Santa Sofia, have hosted the 9th edition of the course dedicated to how construct and manage the small and medium companies working in the wine-producing, fruit and vegetable, and zootechnical businesses. It was promoted by CeUB in collaboration with the Faculty of Economics, seat of Forlì, and the Ministry of Foreign Affairs – General Direction for Development and Cooperation, with prof Roberto della Casa as course director. It was addressed to thirty participants coming from four countries of Latin America: Colombia, Ecuador, Bolivia and Peru. Its main aim was to create new managers able to manage the development of these emerging countries and the main issues discussed were: international economics, company management and organization, marketing and fair trade for vegetables and fruit, wine and meat. This course has been important to build an international channel for spreading and sharing knowledge and knowhow, for this reason the starting point is considered to be the educational investment for Developing Countries.

Un corso di formazione per i paesi andini promosso dal Ce.U.B. A cura di Roberta Brunazzi

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a costruzione e la gestione di piccole e medie imprese nei settori vitivinicolo, ortofrutticolo e zootecnico è stata al centro del corso promosso dal Centro Universitario di Bertinoro, in collaborazione con la Facoltà di Economia della sede universitaria di Forlì e con il supporto del Ministero per gli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo. Questa nona edizione del corso si è svolta da ottobre a dicembre nelle due sedi del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro e dell’Albergo della Gioventù di Santa Sofia, che hanno riunito trenta partecipanti provenienti da quattro paesi dell’America Latina: Colombia, Ecuador, Bolivia e Perù. Il corso - con direzione scientifica affidata a Roberto Della Casa, docente della Facoltà di Economia dell’Università di Bologna – è finalizzato alla formazione di nuovi manager capaci di gestire lo sviluppo di questi paesi emergenti. Un’opera di formazione importante in campo internazionale, dunque, che nel corso degli anni ha visto passare dal centro bertinorese oltre duecento giovani studiosi provenienti dal Sud America. Economia internazionale, gestione e organizzazione aziendale, marketing e fair trade per ortofrutta, vino e carne: sono que-

La “cena dei diplomi”

Il prof. Roberto della Casa consegna il diploma ad una delle partecipanti

sti i temi su cui si sono sviluppate le lezioni a Bertinoro e Santa Sofia, attraverso nove settimane di intenso lavoro in aula e visite alle principali realtà agroalimentari del territorio. Agli studenti sono state fornite le conoscenze fondamentali di carattere economico-tecnico necessarie alla comprensione dei sistemi economici nei diversi paesi, oltre a utili nozioni sugli elementi strutturali di un’impresa, e sulle tecniche migliori per la sua costruzione e gestione. Il corso di formazione rivolto ai giovani manager dei paesi andini rientra nel programma di iniziative realizzate dal Ce.U.B. in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, nato grazie al forte legame che il Centro Universitario bertinorese ha saputo creare tra Agenzie, settore della ricerca e mondo imprenditoriale. Tra le finalità principali che questa iniziativa si pone c’è quella di dar vita ad un canale internazionale privilegiato di scambio dei saperi, obiettivo che si può raggiungere investendo sulla formazione, punto cruciale di ogni intervento a favore dei Paesi in via di sviluppo.


Il confine mobile fra terapia medica e terapia chirurgica A Peripatetic Course on Head Injury at Ceub

Alla Rocca un corso peripatetico sul trauma cranico – tesi a confronto A cura di Arturo Chieregato

From 2nd to 4th December, a Peripatetic Course on Head Injury, coordinated by Dr Arturo Chieregato (Bufalini Hospital of Cesena), was held at Ceub. The participants were forty learners coming from all over Italy and the teachers Carmelo Anile from Rome, Francesco Procaccio from Verona, Franco Servadei from Parma, Nicola Latronico from Brescia, Nino Stocchetti from Milan and Roberto Stefini from Brescia. They compared their own theories on this main issue: the changeable boundary between medical and surgical therapy. Before presenting these thesis, there were two important speeches: Prof Mauro Ursino, bioengineer and full professor of DEIS, University of Bologna, talked about the fundamentals of the cerebral biomechanics; Dr Howard Yonas, chairman of the Department of Neurosurgery, University of New Mexico AlbuquerqueUSA, dealt with the quantitative measuring of CBF with XenonCT, now feasible for reanimations thanks to the development of transportable CAT scan. The course has been realized following the old communicative method of Aristotle and combining knowledge with experience and life. Teachers and learners have taken lessons without any technical support, walking around the historical centre of Bertinoro. Learners have identified the University Centre of Bertinoro as a very suitable location for this kind of courses.

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al 2 al 4 dicembre si è tenuto il secondo Corso Peripatetico sul Trauma Cranico, delineato dal dr. Arturo Chieregato, dell’Ospedale Bufalini di Cesena. Hanno partecipato quaranta discenti da tutta Italia e i Maestri Carmelo Anile da Roma, Francesco Procaccio da Verona, Franco Servadei da Parma, Nicola Latronico da Brescia, Nino Stocchetti da Milano e Roberto Stefini da Brescia, che si sono confrontati sulla vexata quaestio “Il confine mobile fra terapia medica e terapia chirurgica”: le loro tesi sono state messe a confronto. Con buon accordo, le tesi dei Maestri hanno convenuto che, sebbene il confine sia effettivamente mobile, il punto “giusto” dell’intervento neurochirurgico verso quello intensivistico possa essere raggiunto in ambienti dove esista un approccio multidisciplinare. La discussione fra i Maestri e i discenti è stata interessata, ampia e libera. La presentazione delle tesi è stata anticipata da due importanti incontri. Il prof. Mauro Ursino, bioingegnere, professore ordinario del DEIS, Università di Bologna, ha parlato dei fondamenti della biomeccanica cerebrale, così da dimostrare come la loro conoscenza possa portare alla loro riproducibilità e la loro riproducibilità

sia essa stessa una forma di conoscenza. Il dr. Howard Yonas, chiarman del Department of Neurosurgery, University of New Mexico Albuquerque, Usa, neurochirurgo clinico con una chiara conoscenza della biologia e fisiologia vascolari, convinto della necessità di misurare tempestivamente le variazioni del flusso ematico cerebrale (CBF), ha trattato la misurazione quantitativa del CBF con XenonCT, ora praticabile nelle rianimazioni con lo sviluppo delle TAC portatili. Il corso ha riproposto la tecnica comunicativa antica dei Maestri, rinunciando alle moderne slides e riconducendo ai tempi della Scolastica, quando i dotti, in arrivo dalle antiche Università dell’Europa, si ritrovavano per discutere di questioni teologiche. Lungo le aspre salite, nelle pause sui balconi della Romagna, Maestri e Discenti si sono mescolati. Diversamente da molti corsi, questo ha la particolarità di aver voluto coltivare una colta ed esperta incertezza, che aiuti ad evitare eccessi, permetta di curare bene, e forse faciliti l’interpretazione e il trattamento di casi difficili, magari grazie a soluzioni non convenzionali. Il Centro di Bertinoro è stato individuato dai discenti come altamente indicato per questa tipologia di corso.

Foto di gruppo, maestri e discenti 23


Santa Sofia a pieno regime Dalla biologia dei carnivori ai diritti umani nel sud-est europeo A cura di Anna Salvagni

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el cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in una delle aree forestali più pregiate d’Europa, e la più grande d’Italia, L’Albergo della Gioventù di Santa Sofia è la prima sede attiva del “progetto di formazione a rete” del Centro Universitario di Bertinoro. A fine settembre 2009, ha ospitato la prima scuola estiva sulla “Biologia e conservazione dei carnivori”, organizzata dal’ISPRA, con il coordinamento del Corso di Laurea Specialistica in Evoluzione e Conservazione della Biodiversità dell’Università di Bologna. Agli oltre 40 studenti universitari, dottorandi, post-dottorati ed operatori faunistici, la scuola ha offerto una sintesi aggiornata e scientificamente qualificata delle problematiche della conservazione dei grandi e medi carnivori. Le lezioni sono state tenute da ricercatori e docenti, specialisti del settore, dalle università e dai centri di ricerca italiani. Il tema è strettamente legato al territorio. I grandi predatori ancora presenti nel nostro Paese, orso bruno, lupo e lince svolgono un ruolo cruciale al vertice delle catene alimentari per il manteni-

mento dell’equilibrio degli ecosistemi. Il ciclo storico di rinaturalizzazione di vasti territori nel nostro Paese che è seguito, a partire dal secondo dopoguerra, all’abbandono dell’agricoltura marginale in montagna e collina, ha portato ad una profonda trasformazione dell’ambiente naturale, con un significativo incremento dei boschi. Questi cambiamenti, congiuntamente ad interventi di gestione, in particolare venatoria, ha portato ad un’esplosione delle popolazioni di ungulati, che ha a sua volta favorito l’espansione di alcuni grandi predatori come il lupo. Dopo aver rischiato l’estinzione, i lupi sono ritornati, infatti, ad occupare vaste aree lungo l’intera dorsale appenninica e nelle Alpi marittime italiane e francesi. Il ritorno del lupo segna un indubbio successo per la conservazione di una specie particolarmente protetta da tutte le normative nazionali e comunitarie. Il lupo esercita un impatto non solo sulle popolazioni di ungulati selvatici (le prede preferite), ma anche sul bestiame domestico. Il lupo è specie protetta e nel contempo problematica, quindi di prioritario interesse per

le istituzioni scientifiche, che hanno il compito di studiarne la biologia e monitorarne la presenza sul territorio. E’ anche specie di particolare interesse per le amministrazioni del nostro Paese che hanno il compito di promuovere azioni legislative ed amministrative atte a minimizzare i conflitti e favorire una convivenza fra lupo ed attività zootecniche del territorio. A fine ottobre 2009, poi, la sede di Santa Sofia è stata teatro, altra “prima” assoluta sul nostro territorio, della terza fase, quella conclusiva, del Master Regionale Europeo in Democrazia e Diritti Umani nel sudest Europa (ERMA). Per 45 giorni, gli studenti, in provenienza per lo più dalla regione balcanica, si sono dedicati alla ricerca e al completamento delle loro tesi, immersi nella quiete e nella calda accoglienza di Santa Sofia. Dotata delle più moderne attrezzature informatiche, questa seconda sede Ceub ha accolto gli studenti con la tradizionale capacità di ospitare tipica di queste parti, e si è rivelata la “sede ideale per questo tipo di attività”, come hanno riscontrato i tutor del

Questa prima scuola estiva a Santa Sofia è stata frutto dell’impegno organizzativo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con la collaborazione di Università di Bologna, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, e con il supporto del CFS del Parco e del CeUB. Questi sono gli stessi enti che riproporranno la seconda edizione della scuola nel 2010, anno della Biodiversità (per maggiori informazioni sulle attività dell’Istituto: www.ispra.it). Coordinatore della Summer School: prof. Ettore Randi – ISPRA, Laboratorio di genetica della conservazione. A cura di Ettore Randi 24


Carnivores Biology and Preservation in Santa Sofia

Cerimonia di chiusura del Master, Sarajevo 2 novembre 2009

Master, con un grande potenziale di sviluppo. Il Master nasce dalla collaborazione delle Università di Bologna (Istituto per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica) e Sarajevo (Centre for Interdisciplinary Post-graduate Studies), insieme al altri atenei partner: London School of Economics, New Bulgarian University di Sofia, le Università di Graz, Bochum, del Peloponneso, Zagabria, Belgrado, Skopje, Priština, Tirana e del Montenegro. Della durata di un anno, si articola in tre fasi: la prima, didattica, si svolge a Sarajevo, con lezioni relative alle cinque aree di insegnamento previste – filosofia dei diritti umani e globalizzazione; democratizzazione e integrazione europea; etnia, nazionalismo e religione; diritti economici, sociali e culturali; meccanismi per la protezione dei diritti umani. La seconda fase prevede che gli studenti svolgano una internship presso un’organizzazione, governativa o non-governativa, che si occupi di diritti umani

nella regione del Sudest Europa. La terza fase, dedicata, appunto, alla ricerca e alla stesura delle tesi, è quella che gli studenti hanno svolto a Santa Sofia, nella sede Ceub scelta dalla Università di Bologna. Sono stati qui predisposti tutti i servizi specifici necessari alla ricerca: oltre ai circa 300 volumi forniti agli studenti dalla Biblioteca Universitaria “Roberto Ruffilli” di Forlì, la sala conferenze si è trasformata in sala studio, una sala è stata “informatizzata” con 15 postazioni di lavoro, la rete wireless ha coperto tutti gli spazi comuni offrendo la possibilità di collegarsi in rete 24 ore su 24. Anche l’alimentazione degli studenti è stata curata in modo da non disturbare il loro lavoro. E per i momenti di svago, il Ceub ha messo loro a disposizione un minivan per le escursioni e le trasferte. Il territorio di Santa Sofia ha fatto il resto, con feste, cene e visite, offrendo un contatto quotidiano sempre ricco e originale.

Generato dalla Scuola Estiva Internazionale di Cervia nel 2000, il Master è ormai una struttura consolidata che ha inciso profondamente sulla realtà regionale alla quale è rivolto. Profondamente apprezzato dalla Commissione e dal Parlamento Europei, che lo finanziano all’80%, così come dal Ministero degli Esteri italiano che pure contribuisce alla sua realizzazione, il Master ha ormai acquisito grande visibilità e si prepara a promuovere le prossime edizioni (quella 2009-2010 è in corso e fra breve uscirà il bando per l’edizione successiva). Fra i suoi indubbi successi vi è l’Associazione di Alumni, ACIPS, a Sarajevo, che ha sviluppato una solida rete di relazioni fra gli ex allievi, promuovendo consulenze e progetti a sostegno della società civile, nonché una rivista, “Pogledi”. Il Master, infatti, annovera fra i suoi ex allievi numerosi ambasciatori, funzionari ministeriali, giovani docenti universitari tutti impegnati a favorire lo sviluppo democratico e il processo di integrazione europea nei loro Paesi. Anche il rappresentante all’ONU della Bosnia-Erzegovina (attualmente membro del Consiglio di Sicurezza) è un ex allievo di questo programma e di un altro Master promosso dall’Università di Bologna, il GPIE. Bertinoro è stata insomma, e continua ad essere, una “culla formativa” di grande importanza. Grazie ad una struttura residenziale-didattica efficace ed adeguata, il CEUB contribuisce in maniera decisiva alla formazione di giovani provenienti da società profondamente dilacerate, alla ricostruzione del dialogo e della cooperazione regionale. A cura di Stefano Bianchini

The Youth Hostel of Santa Sofia is the first seat working for the Ceub project on a network model of education. It is located in the Foreste Casentinesi National Park, one of the most important in Europe and the biggest in Italy. At the end of September 2009, the Youth Hostel hosted the first Summer School on carnivores biology and preservation, organized by ISPRA (Istituto Superiore per la Formazione e la Ricerca Ambientale), in collaboration with the University of Bologna and the Foreste Casentinesi, Monte Falterona and Campigna National Park. The school offered an updated and qualified analysis of problems regarding big and medium carnivores preservations. Among the issues dealt with during the meetings, the crucial role of big predators, such as brown bears, wolves and lynxs, was especially deepened. They are, in fact, very important for the territory ecosystem’s balance maintaining. Therefore, the attention was on the wolf return after the risk of its extinction, considered a great success for the preservation of this race by both the national and community laws. For this reason, the scientific institutions’ main aim should be studying the wolf biology and monitoring its presence in the territory and Public Administration should act to promote a proper life in common between wolves and the territory zootechnical activities.

Democracy and Human Rights in South East Europe At the end of October 2009, the Youth Hostel of Santa Sofia has hosted the final part of the European Regional Master’s Degree in Democracy and Human Right in South East Europe (ERMA). It has been realized through the joint efforts of the Center for Interdisciplinary Postgraduate Studies of the University of Sarajevo, the University of Bologna through its Istituto per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica, and others partner universities, such as the London School of Economics, the New Bulgarian University of Sofia, the Universities of Graz, Bochum, Peloponnesus, Zagreb, Belgrade, Skopje, Priština, Tirana and Montenegro. ERMA is an one-year full time Master programme intended especially for students coming from Balkan Countries. It is organized in three parts: during the first one, in Sarajevo, students can deepen issues such as human rights philosophy and globalization, democracy and European integration,… (more info: HYPERLINK “http:// www.eurobalk.net” www.eurobalk.net). In the second part, they can do an internship at selected IGOs, NGOs across South East Europe. During the third term, they write up their Master Thesis in Italy. For the first time, the University of Bologna has chosen the CeUB’s structure in Santa Sofia for the last part of the master’s programme. Santa Sofia has been considered the “ideal place for this kind of research activities”.


Il museo Interreligioso: da Bertinoro al mondo Un piccolo ma unico gioiello museale costruisce grandi incontri A cura di Enrico Bertoni

Il 2009 del Museo Interreligioso

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a Bertinoro al mondo” è la formula con la quale si può definire il bilancio del Museo Interreligioso di Bertinoro nel 2009. Al compimento del suo quarto anno di vita, il Museo Interreligioso ha dimostrato di agire positivamente su tre ambiti distinti: il primo riguarda l’educazione delle giovani generazioni ai valori del rispetto e del dialogo tra le religioni; il secondo ambito riguarda la divulgazione culturale di alta qualità; il terzo ambito certamente investe il Museo come luogo di elaborazione scientifica. Per quanto riguarda l’attività educativa, il progetto “Museo a Km Zero” che ha raggiunto la sua terza edizio-

ne, può essere ormai considerato come un’attività istituzionale per il Museo Interreligioso, consolidando le presenze di studenti intorno alle cinquemila presenze annuali. Grazie al contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, attraverso questo progetto, il Museo svolge un’azione capillare di penetrazione culturale sul territorio romagnolo, educando e valorizzando presso le giovani generazioni la bellezza dell’essere uomini religiosi. Un’azione tanto più importante in considerazione della necessità di confrontarsi con un contesto culturale dominante che riduce la religione a semplice retaggio del passato, causa di divisione e di conflitto sociale, senza alcuno status culturale nel mondo contemporaneo, arrivando ad ignora-

re, invece, come ogni religione sia anche un’espressione culturale e sociale. L’importante patrimonio spirituale delle religioni abramitiche rappresenta una sfida fondamentale nell’ottica di costruire una società multiculturale caratterizzata dal pluralismo religioso e dalla comunanza di valori etici e civili, che fondano la libertà religiosa e la libertà di coscienza sulla conoscenza e sul rispetto reciproci. I docenti, a seguito della visita, spesso affermano che il Museo Interreligioso di Bertinoro ha abbattuto le distanze tra gli studenti, aiutandoli a comprendere che dietro alle parole ebreo, cristiano e musulmano non si nascondono categorie astratte e, nella peggiore delle ipotesi degli stereotipi, ma persone che, con patrimoni spirituali e culturali

Corona della Torah, argento sbalzato, Mantova, sec.XVII / F. Bodini, Porta Santa, bronzo, 2000 / L. Ancarani, Il profeta condotto in cielo, smalto, 2004 26


antichi, costruiranno nel nostro Paese la loro vita, diventando parte attiva e preziosa della società italiana. In ultima analisi, il Museo svolge una funzione sociale di fondamentale importanza, trasformando la paura dell’altro nella conoscenza dell’altro. Per quanto riguarda la divulgazione culturale di qualità, il Museo ha ospitato il Convegno della Federazione Nazionale dei Settimanali Cattolici (FISC), organizzato dal settimanale diocesano “Il Momento” e intitolato “Alla ricerca della verità perduta: tra mistificazione e interpretazione”. In questa occasione, il Museo ha avuto la possibilità di stabilire importanti contatti e collaborazioni con i circa novanta direttori di settimanali diocesani operanti sull’intero territorio nazionale: si tratta di un rapporto importante per il Museo, che per la sua attività istituzionale trova un interlocutore importante nell’opinione pubblica cattolica, formata anche dal milione di lettori che ogni settimana si rivolge alle testate diocesane. In comune con il Museo è stato il tema del convegno: la ricerca della verità, intesa come esperienza personale e collettiva, anima lo spirito del dialogo interreligioso. È questa esperienza di ricerca che il Museo Interreligioso ha portato come testimonianza del proprio operato all’ottava giornata dell’Amicizia Cristiano-Islamica di Genova, dove il

Museo ha aperto i lavori del convegno alla presenza degli ambasciatori del Pakistan, della Malesia, dell’Albania e di un’importante rappresentanza parlamentare del Marocco. La giornata, organizzata dall’International Parliement for Safety and Security, in collaborazione con la Genoa Diplomatic Accademy, si è svolta nel Palazzo della Commenda di Prè nel cuore del Porto Vecchio di Genova: palazzo dei Cavalieri di San Giovanni e vero hospitale dal quale partivano i pellegrini per la Terra Santa. In questo contesto, il Museo ha ricordato come il dialogo interreligioso non sia solamente la ricerca di un accordo tra parti politiche, ma come esso rappresenti un esercizio di verità e di conoscenza di una parte importante della società italiana, che si sta avviando a definirsi con nuove caratteristiche culturali. Infine il Museo come luogo di elaborazione scientifica, così come dimostrato dalla pubblicazione Il dialogo interreligioso come fondamento della civiltà: il volume uscito per i caratteri della casa editrice Marietti 1820, specializzata nel settore del dialogo tra le fedi, rispecchia la volontà della Fondazione Museo Interreligioso di confrontarsi con un pubblico ampio e con un orizzonte culturale nazionale. Il libro rappresenta il ruolo del Museo come agorà contemporanea per le

guide religiose, nei confronti quindi di coloro che hanno incarichi di responsabilità verso le rispettive comunità. I temi della redistribuzione equa delle ricchezze, della ricerca scientifica, di un modo diverso di intendere i rapporti tra gli stati sono stati elementi fondamentali trattati dagli interventi del Card. Jean-Louis Tauran, di Mohammad Khatami, Presidente dell’Iran, di Rav Caro, Rabbino Capo delle Romagne. E ancora i saggi di approfondimento proposti dalla commissione scientifica del Museo, che offrono importanti riflessioni su come le identità delle religioni abramitiche rappresentino i punti basilari sui quali intessere la ricerca della verità così come richiesta dalle esigenze di un dialogo reale e non ridotto a tema. Infine, dal punto di vista museografico, un riconoscimento, la perla che consacra il 2009: l’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna ha riconosciuto il marchio di “Museo di Qualità” al Museo Interreligioso di Bertinoro, all’interno del sistema museale regionale. È un ulteriore riconoscimento al lavoro condotto da un Museo che certamente non dispone di risorse finanziarie ampie e testimonia la necessità di rafforzare una realtà, come quella bertinorese, che dimostra una vitalità fondamentale: andare, con qualità, da Bertinoro al mondo.

From Bertinoro to the world: Interfaith Museum balance 2009 “From Bertinoro to the world” is the form to define the balance 2009 of the Interfaith Museum of Bertinoro. With regard to its educational activity, the third edition of the project Museo a Km zero, organized thanks to the collaboration of Cassa dei Risparmi di Forlì Foundation, has consolidated the student visits at the Museum, about five thousand per year. It helps students to understand that behind the abstract concepts of Hebrew, Christian and Muslim, there are people with their own cultural and spiritual heritages, who are living in our country as active and value part of

the Italian society. Concerning the cultural popularization, the Museum held the National Meeting of FISC (Italian Catholic weekly-newspapers Federation), organized by the diocesan weekly newspaper “Il Momento” and entitled Alla ricerca della verità perduta: tra mistificazione e interpretazione. Moreover, it participated at the 8th day of Christian-Islamic friendship of Genoa, organized by the International Parliament for Safety and Security, in collaboration with the Genoa Diplomatic Academy. The Museum is also a place of scientific work as the publication of the

book entitled Il dialogo interreligioso come fondamento delle civiltà has demonstrated. It both represents the Interfaith Museum Foundation’s will to face a wider national public and attests the real experience of meeting among the major representatives of the three Religions: head rabbi of Romagna, Luciano Caro, cardinal JeanLouis Tauran and the former president of Iran, Seyyed Mohammad Khatami. Finally, in 2009 the Museum received an award for its high quality from the Institute of Cultural Goods of Emilia Romagna.


Il museo Interreligioso Il Progetto Mediterraneum e il Premio “Museo Interreligioso di Bertinoro 2010” A cura di Enrico Bertoni

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progetti che la Fondazione Museo Interreligioso intende porre in atto per il 2010 riguardano essenzialmente il settore della ricerca scientifica e della divulgazione culturale di alta qualità: ambiti nei quali il Museo ha dato ottima prova di sé nel corso dei suoi primi anni di vita. Per quanto attiene all’ambito scientifico, la Fondazione intende dare vita al progetto “Mediterraneum”, ripercorrendo i contenuti dell’omonimo accordo stipulato a Bertinoro nel 1995 tra i rettori delle principali università del mondo mediterraneo ed europeo. Le idee forti dell’accordo erano rappresentate dalla cultura e dalla religione, intese non come elementi a sé stanti,

ma come componenti fortemente compenetrate tra loro. In particolare l’accordo intendeva conseguire due scopi: il primo riguardava l’organizzazione di incontri di studio di alto valore simbolico; il secondo mirava alla creazione di corsi di formazione che offrissero a giovani studiosi provenienti dai principali istituti universitari europei e mediterranei, la possibilità di convivere insieme per un certo periodo di tempo, cogliendo l’occasione per imparare a conoscersi e a conoscere le rispettive tradizioni culturali e religiose. Un elemento di novità introdotto dall’accordo era rappresentato dal ruolo dell’istituzione universitaria, che non essendo un’istituzione politica o religiosa, co-

L’incontro con i ragazzi della comunità musulmana di Ravenna 28

stituisce uno spazio autonomo dove le diverse appartenenze si ritrovano riunite sulla base di metodi di analisi condivise. L’obiettivo simbolico è certamente stato raggiunto, dal momento che i contenuti dell’accordo hanno rappresentato le basi sulle quali si è costituito il Museo Interreligioso di Bertinoro. La Fondazione intende ripartire dai contenuti dell’accordo per dare vita al Progetto “Mediterraneum”, che si ponga come obiettivo la formazione di giovani ricercatori dell’area mediterranea ed europea, interessati allo sviluppo del dialogo interreligioso, alla conoscenza delle religioni abramitiche e all’indagine sui rapporti che le hanno caratterizzate nel bacino del Medi-


Mediterraneum Project and Museo Interreligioso di Bertinoro 2010 Prize The Interfaith Museum Foundation has started planning for next year’s projects which concern the scientific research and the cultural popularization at high level. With regard to the scientific field, the Foundation’s intention is to create the Mediterraneum Project, following the contents of the homonymous agreement concluded in Bertinoro in 1995, among the rectors of the main universities of Europe and Mediterranean. It had two important aims:

organizing meeting and workshops at high level, and realizing educational courses during which young students can meet each others and learn the respective cultural and religious traditions. At that time, the new aspect was the role of the university, being an independent space, neither a political nor a religious institution. Now, the project’s goal is based on the same contents to make people know and share the spiritual and cultural heritage of Judaism, Christianity and

Islam. The Foundation’s second area of interest is the Museo Interreligioso di Bertinoro 2010 Prize, addressed to whom has researched, promoted and popularized the interfaith dialogue. It is dedicated to the Museum founder, senator Leonardo Melandri, who laid the foundation of a scientific community in Bertinoro. This Prize and the Mediterraneum Projects are the Foundation’s starting points for 2010: from Bertinoro to the world.

terraneo. L’obiettivo del Corso sarà la conoscenza del patrimonio spirituale e culturale dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam, arrivando alla costituzione di una memoria culturale condivisa: il Mediterraneo, come ricordava Ferdinand Braudel, è stata un’officina di civiltà, nella quale le religioni abramitiche hanno svolto un ruolo fondamentale, costruendo lasciti che sono fondamentali ancora oggi per comprendere la ricca stratificazione dell’identità culturale europea. Il secondo ambito nel quale la fondazione intende impegnarsi è la costituzione del Premio “Museo Interreligio-

so di Bertinoro 2010”, rivolto a coloro che con spirito di verità e conoscenza, nei settori della comunicazione culturale, della letteratura, della saggistica e della politica, hanno saputo documentare, promuovere e divulgare il dialogo interreligioso, valorizzando la bellezza dell’essere uomini religiosi. Intitolato al sen. Leonardo Melandri, a cinque dalla scomparsa, il Museo attraverso il Premio intende ricordare la figura del suo fondatore, ponendo le basi per la creazione a Bertinoro di una comunità scientifica capace di divulgare i risultati del proprio lavoro ad un pubblico ampio, non necessaria-

mente specializzato favorendo la crescita culturale del nostro territorio. A tale scopo, il Museo organizzerà alcune serate di poesia e musica, dedicate al tema della religione e della scoperta della bellezza dell’uomo religioso. Una volta il sen. Melandri scrisse che “un progetto non è un punto terminale, ma è il necessario punto di partenza sul quale, con addizioni e sottrazioni, del più diverso genere, si costruisce la vita”. Il Progetto “Mediterraneum” e il Premio “Museo Interreligioso di Bertinoro 2010” sono i punti sui quali la Fondazione intende partire: da Bertinoro al mondo.

Il Museo ha ottenuto il riconoscimento di “Museo di Qualità” da parte della Regione Emilia-Romagna: il riconoscimento, oltre a rappresentare un ottimo risultato, richiede un orario di apertura settimanale di 24 ore. Dal 2010, a fianco degli orari tradizionali di apertura al pubblico nei weekend, il Museo offre la possibilità dell’apertura a richiesta in determinate fasce orarie, durante le quali si può visitare il museo muniti di audioguida. Link al sito del Museo con i nuovi orari di apertura: www.museointerreligioso.it/italiano/ informazioni/calendario-e-orari/

Giornata della Memoria: l’incontro tra gli studenti e il prof. Cesare Finzi 29


Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh

S

econdo la testimonianza raccolta da un contemporaneo, il marchese Vincenzo Giustiniani, Caravaggio era solito affermare che la stessa abilità (“tanta manifattura) era necessaria “a fare un quadro buono di fiori, come di figure”. In questo modo il grande artista lombardo muoveva contro la gerarchia ormai codificata dei “generi” pittorici, sostenendo in modo rivoluzionario la dignità di ogni aspetto del reale, anche il più minuto, e riabilitando persino la pittura di “fiori”, ormai classificata al gradino più basso del fare artistico. La mostra di Forlì, intitolata Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh, prende spunto da questa affermazione geniale e controcorrente per illustrare il rapporto di attrazione che un soggetto particolare, i fiori appunto, mantiene per i maggiori artisti del passato, che, disdegnandone il valore meramente decorativo, lo utilizzano per verificare la loro particolare poetica. Nel caso del Caravaggio e dei pittori che si rifanno al suo esempio, rappresentati in mostra da alcuni grandi anonimi, come il cosiddetto “Maestro di Hartford” in cui Federico Zeri volle riconoscere la fase iniziale dello stesso Caravaggio, tale movente era appunto di tipo realistico: i fiori costituivano cioè uno straordinario motivo sul quale affinare le proprie capacità mimetiche nei confronti della realtà. Nel caso di altri artisti attivi nell’Ottocento, dopo la parentesi costituita dal Settecento, in cui la pittura di fiori era stata lasciata a specialisti, i cosiddetti “fioranti”, che si avvicinavano al tema solo per il loro valore ornamentale, il soggetto si presta a veicolare altri atteggiamenti stilistici, che puntano di volta in volta sul simbolo, sul soggettivismo dell’esperienza visiva o sull’autonomia della ricerca formale: in tutti

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A cura di Daniele Benati

questi casi, da Hayez e Winterhalter a Delacroix, a Monet, i fiori mantengono una centralità che consente di richiamare i grandi precedenti seicenteschi sopra richiamati. Per questo motivo la mostra si apre con il confronto, ardito ma suggestivo, tra due sculture raffiguranti la Primavera, una opera di Pietro Bernini con la collaborazione del figlio Gian Lorenzo, campione del barocco, e l’altra di Vincenzo Vela, protagonista dell’accademismo tardo-ottocentesco: in entrambe il motivo floreale è svolto con straordinaria perizia mimetica, che piega il marmo a inusitati effetti pittorici. Un disegno così ampio e ambizioso non è tuttavia svincolato da ragioni particolari, tali da rendere opportuna la costruzione di una simile mostra a Forlì. Nelle raccolte della Pinacoteca Civica, ora ospitate nel grande complesso monumentale di San Domenico, si conserva infatti un dipinto misterioso e affascinante, raffigurante una Fiasca spagliata con fiori, che costituisce da sempre uno dei problemi più intriganti dello studio della natura morta seicentesca. Di qualità tale da richiamare l’unica prova certa del Caravaggio in questo campo, la Cestina di frutta dell’Ambrosiana di Milano, il dipinto di Forlì è stato al centro di una girandola attributiva che ha coinvolto i nomi di artisti emiliano-romagnoli (Barbieri, Cagnacci), romani (Salini) e fiorentini (Dolci), senza che il suo quesito attributivo possa dirsi al momento minimamente scalfito. Emergendo dal fondo scuro grazie alla luce, cui viene dato forse un

“Vaso con fiori”, Van Gogh “Vaso di fiori con bacile”, Dolci “Fanciulla abruzzese”, Michetti


significato simbolico, i fiori sono posti entro il collo rotto di una fiasca, dal quale i fili di paglia si vanno lentamente srotolando. Ne nasce un’immagine di trattenuta energia e prorompente sensualità che, facendo tesoro dei precedenti caravaggeschi, li svolge in direzione proto-barocca. Difficile a questo punto sottrarsi all’ipotesi che il dipinto di Forlì sia opera non di uno “specialista” di fiori, ma di un grande artista che, forse in questa sola occasione, si è cimentato con il tema dei fiori conseguendo un assoluto quanto enigmatico capolavoro. Attorno a questo quadro ruota pertanto la prima parte della mostra, dedicata al sempre vario rapporto tra la creazione pittorica e la sua fissazione in un “genere” in ambito seicentesco (da Brueghel a Seghers, da Van Dyck a Desubleo, da Strozzi a Maratta, da Mario dei Fiori a Francesco Mantovano). Per quanto riguarda l’Ottocento, la mostra prende in considerazione alcuni protagonisti della pittura europea, attivi tra la metà del secolo e l’affermazione delle avanguardie novecentesche, che danno nuova legittimazione a un tema sino ad allora considerato minore, per poi giungere ad aprire, attraverso di esso, nuovi orizzonti iconografici. Non si tratta solo di una consacrazione che viene dal collezionismo o dal mercato, quanto dell’ultima, definitiva sfida a riscattare un repertorio che rischiava di chiudersi sempre di più nello specialismo, facendolo entrare, tra Romanticismo e Realismo, Simbolismo e Impressionismo, Naturalismo e Divisionismo, nel mutevole laboratorio senza sosta dell’arte moderna. Accanto a dipinti di Hayez e di Walmüller, in cui appare programmatica la ripresa di modelli seicenteschi, soprattutto fiamminghi, vi figurano affascinanti tele di Lord Leighton e di Albert Moore (Gli amori dei Venti e delle Stagioni), in cui i fiori si coniugano con un affascinante ricupero dell’eredità classica, greca e romana; e poi di Emilio Longoni (Le capinere) e di Francesco Lojacono (Nelumbium), le cui opere prospettano un parallelo con i motivi della poesia rispettivamente di Pascoli e di D’Annunzio. I fiori non sono cioè sempre sentiti, come avviene in Alma Tadema o in Giuseppe Mentessi, come simbolo di purezza, ma anche di seduzione, di

disfacimento, di morte e persino di peccato. Con Van Gogh, che nel 1886 scrive al fratello Théo di essersi dedicato alla pittura di fiori per la libertà cromatica che questo tema consentiva alla sua tavolozza, si apre un nuovo capitolo, che, con le Ninfee dipinte nel proprio giardino di Giverny, Claude Monet porterà all’estrema conseguenza della dissoluzione della forma nel colore: non per nulla questo aspetto della sua produzione sarà riscoperto in anni assai più tardi da artisti come Jackson Pollock. I quadri presentati, tra i quali un nucleo consistente proveniente dal museo del

Cairo, consentono di svariare con la mente tra questi diversi atteggiamenti, che danno luogo sovente a veri e propri capolavori, per opera di artisti come Sorolla, Fantin-Latour, Caillebotte, Moreau, Redon, Gauguin e gli italiani Pellizza da Volpedo, Michetti, Zandomeneghi, De Nittis e Previati. La mostra si completa con una sezione dedicata allo studio dei fiori e alla loro illustrazione scientifica, con esempi che vanno dal tardo Cinquecento di Jacopo Ligozzi al primo Ottocento di Cesare Majoli, un erudito forlivese ristudiato in questa occasione.

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GLI EVENTI Ce.U.B. marzo / aprile / maggio 2010 marzo 07.03

m a r z o

aprile

a p r i l e

maggio

m a g g i o

6.05 – 8.05 SIURO - La gestione 14.04 - 17.04 VIII corso nazionale del paziente affetto congiunto Ultrasonologia da tumore urogenitale Vascolare - diagnosi e terapia 07.03 - 12.03 BICI Graph Drawing workshop 7.05 – 8.05 AUSL Cesena 21.04 - 23.04 Ceveas - Come valutare Il diabete in pediatria criticamente gli studi 11.03 - 13.03 CORE CURRICULUM 7.05 – 8.05 AUSL Cesena - ATLS Refresh su benefici e rischi URO-ONCOLOGICO-siuro 1° - 2 ° edizione dei farmaci 9.05 - 14.05 BICI Spring workshop Visita dell’ on. Gianfranco 12.03 15.05 - 17.05 Corso di chirurgia Fini, Presidente della Camera 23.04 - 24.04 FADOI - Seminario della scogliosi di medicina interna Livello Base Inferimeri 14.03 - 18.04 Corso di Formazione 23.04 - 24.04 AUSL Modena 16.05 - 19.05 CF’10@CeUB Pesca e Acquacoltura Casi Clinici sostenibili nel Mediterraneo 17.05 .21.05 INdAM - New frontiers in Neonatologia in Cadg 14.03 - 19.03 BICI Bertinoro Workshop 20.05 21.05 AUSL Cesena on Frontiers in Mechanism 26.04 - 28.04 Unibo - Marketing ACLS Retraining and supply Design 21.05 - 22.05 Unibo - BMMA chain management in the produce business 23.05 - 28.05 BiCi - Bertinoro 18.03 - 19.03 Ethics & Innovation Livello Base Computational Biology in Food Science and Technology / Memorial 23.05 - 27.05 Unibo - Scuola di Chimica del Centro Lerici Organometallica per Dottorandi 20.03 - 26.03 AIMS - 14° corso 24.05 - 26.05 Unibo - Marketing and di medicina del sonno supply chain management in the produce business 26.03 - 28.03 Rotary International Livello Base Distretto 2070 - Area 26.05 - 28.05 Unibo - FUND RAISING Emiliana Romagnola SCHOOL: principi 1° RYPEN Emiliano e tecniche di fund raising Romagnolo - incontro 26.05 - 28.05 Unibo - Convegno AIFG dei giovani rotariani 28.05 AUSL Cesena - PALS Retraining Accademia dei Benigni

Le anticipazioni: Nel prossimo numero di Collegamenti 2.2010 in uscita a giugno -Resoconto degli eventi Ceub inverno 2010 -Bilancio consuntivo 2009

30.05 - 4.06 BICI - Random Grails

CollegaMenti 1/2010 - La rivista del CEUB  

La rivista del Centro Universitario di Bertinoro. Graphic design by Sapim.

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