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Anno II Serie II n.3 - MARZO 2012 - ISSN 2240-3558

saphira news ASPETTANDO L’ AMERICA’S CUP WORLD SERIES UNA NUOVA SEDE PER IL CENTRO STUDI TRADIZIONI NAUTICHE LA SEZIONE NAVALE DEL MUSEO DI SAN MARTINO


artemisiacomunicazione | ph: luciano d’inverno

DAL 1900

NAPOLI | Piazza Municipio, 21 | tel. +39 081 5520555 | www.brinkmann.it


saphira news Pubblicazione Mensile Registrazione del Tribunale di Napoli n. 12 del 07.01.2011 Anno II Serie II n. 3 Marzo 2012 Edito a cura della Arpi Costruzioni S.r.l. Via Roberto Bracco n. 45 80133 Napoli Tel. 081/19363633 www.saphiranews.it www.facebook.com/saphiranewsmagazine Direttore Editoriale Raffaele Archivolti direzione@saphiranews.it Direttore Responsabile Francesco Bellofatto f.bellofatto@saphiranews.it Redazione Erica Archivolti Claudia Campagnano Paolo De Luca Sonia Oloferni Antonella Panella Paola Vona redazione@saphiranews.it Collaboratori Antonella Battista Rosanna Cirigliano Luigi Civita Roberta Errico Ginetto Esposito Gianluca Ferrante Francesco Golia Annamaria Lilla Mariotti Pubblicità commerciale@saphiranews.it Progetto Grafico Pablo Donadio per Graphite srl Tatiana Smirnova Stampa Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli SPA - Napoli Associato USPI ISSN 2240-3558 I singoli autori sono gli unici responsabili del contenuto degli articoli e degli spazi pubblicitari pubblicati. É vietata la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari. In copertina Luna Rossa AC45 a Auckland, Gennaio 2012, foto di ©Nigel Marple/Luna Rossa

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ontinuo a meditare, cercando di individuare percorsi che possano essere costruttivi e soprattutto che vedano l’editoria a stampa non in rapporti di opposizione ma di integrazione con quella digitale. Sono sicuramente affascinato dall’immediatezza del digitale, dall’idea di poter avere mille informazioni in breve tempo, di trovare immagini così belle che sembra di toccarle. Sono ormai dipendente dal mio tablet che mi segue praticamente ovunque e pur amando la carta e la sensazione piacevole di sfogliare una rivista ed averla tra le mani, credo che stiamo assistendo ad un cambiamento importante nel modo di comunicare e di diffondere le conoscenze. Ma riprogettare l’idea di rivista non è facile e, soprattutto, uscire dagli schemi tradizionali e dalla cultura del passato per poter pensare a pubblicazioni nuove che non siano solo la riconversione digitale di prodotti cartacei. Il mio pensiero vuole essere in chiave globale e, quindi, per quanto sia prevedibile un uso sempre maggiore di tablet e non solo, mi piace l’idea di difendere anche quei lettori che fanno e faranno altre scelte ed è per questo che ho preferito dare vita ad un magazine anche in una rassicurante versione cartacea. Ma cos’è una rivista quando diventa elettronica? Si apre a chiunque ne voglia prendere parte su base extraterritoriale, accogliendo l’offerta di saperi interdisciplinari diventando luogo di comunicazione e confronto. Ed è lì che inizia un processo di interazione tra autore e pubblico e la domanda sociale di consumo culturale riformula il concetto di rivista. Si rompono i confini e con una comodità di consultazione senza pari, le riviste consentono il contatto diretto con autori, fornitori od inserzionisti attraverso collegamenti ipertestuali direttamente cliccabili. Le versioni cartacea e digitale di una rivista, pertanto, vanno intese una come parte integrante dell’altra, da viversi come due momenti diversi di uno stesso progetto. Considerazioni che mi piacerebbe condividere con voi. Vi aspetto su facebook per farmi accompagnare in questa avventura.

Raffaele Archivolti


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Primo piano 4 SPECIALE WORLD SERIES ASPETTANDO L’EVENTO Velaeventi 9 PRESTO UNA NUOVA SEDE PER IL CENTRO STUDI TRADIZIONI NAUTICHE Mare in mostra 12 LA STORIA DELLA MARINERIA IN CIMA ALLA COLLINA. 15 IL CERTIFICATO ORC, QUESTO SCONOSCIUTO La pagina del Minialtura 18 30 E LODE AL CAMPIONATO MINIALTURA DEL GOLFO DI NAPOLI Regata 21 CON UNA PROVA D’ANTICIPO, SAPHIRA E SCUGNIZZA SI AGGIUDICANO IL 41°CAMPIONATO INVERNALE DI NAPOLI.

(seconda parte)

Portfolio 32 ANTONELLA BATTISTA Il Racconto 34 L’ULTIMO ABBRACCIO

sommario

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Un mare di cultura 30 I FARI E LA LORO EVOLUZIONE ATTRAVERSO I SECOLI

Velaeventi 37 UNA STAGIONE DI SUCCESSI PER L’VIII ZONA Invernale di Bari 37 INVERNALE “CITTÀ DI BARI” 38 SCATTA IL MARE Solidarietà a riva 42 LA RISCOPERTA DELLA TRADIZIONE SEMPRE PIÙ VICINO IL SOGNO DI UNA FLOTTA DI LANZINI A NAPOLI Altri sport 44 UN SOGNO CHE SI CHIAMA “CASA” Eco Saphira 46 FONDAZIONE VASSALLO Diario di Bordo 47 LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI

Mare in mostra 22 I PORTI CAMPANI IN MOSTRA A MARSIGLIA PER IL 2013

Andar per libri 48 LA GRANDE FAMIGLIA DELLA NAVE-ASILO CARACCIOLO.

Regata 24 OTTIMO BILANCIO PER IL PRIMO CAMPIONATO INVERNALE DI POZZUOLI

Rotte di gusto 49 CALAMARI RIPIENI DI VERDURE NAPOLETANE

Veleggiando 26 TRAMUTARE UN DISASTRO IN ATTRAZIONE. IL MUSEO VASA DI STOCCOLMA Un mare di cultura 28 IL MIRACOLO È NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA: GLI EX VOTO MARINARI

Stile & Design 51 ALLA SCOPERTA DEL COLORE 53 ISTRUZIONI PER L’USO 55 AGENDA

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America’s Cup

Speciale World Series Aspettando l’evento

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ccantonati ritardi, cambi di sede, rinvii ed immancabili polemiche, finalmente Napoli è pronta per la grande festa della Coppa America. A dar fascino alla competizione anche il campo di regata, proprio nel golfo, prospiciente via Caracciolo e la Rotonda Diaz, che mette in risalto tutti i principali luoghi di interesse di Napoli, oltre ad essere un luogo facilmente visibile da diversi punti della città. In questo specchio d’acqua i team saranno impegnati nell’America’s Cup 500 Speed Trial una prova di velocità con la quale si determinerà l’imbarcazione più veloce, si sfideranno poi nelle Match Racing Championships con degli avvincenti testa a testa e infine l’America’s Cup World Series Championship sarà aggiudicata con una serie di regate di flotta. Per la realizzazione del campo di regata è stato necessario prolungare la scogliera della rotonda Diaz con 50 000 tonnellate di scogli per garantite la protezione del bacino acqueo. La villa comunale sarà trasformata in un luogo di incontri, vi verrà infatti allestito il Public Event Village, dove si svolgeranno le premiazioni e gli spettacoli. Le strutture che costituiranno il villaggio saranno molto leggere per garantire il corretto inserimento all’interno di uno dei monumenti storici di Napoli. Via Caracciolo ospiterà l’aria tecnica, dove i team partecipanti avranno la loro base di appoggio. Al Circolo del tennis sarà ubicato il Media Center, mentre la Rotonda Diaz, che affaccia direttamente sul mare, sarà uno spazio dedicato agli ospiti illustri. La diretta dai Campi di Regata per la World Series Italiana (Napoli e maggio Venezia) sarà garantita da Sky Sport. Incaricata dell’organizzazione dell’evento è la società do scopo ACN, costituita da Comune di Napoli, Regione Campania, provincia di Napoli e Unione degli Industriali di Napoli, con amministratore unico Paolo Graziano, attuale presidente dell’Unione.

Foto di Gilles Martin-Raget

Foto di Gilles Martin-Raget

Foto di Gilles Martin-Raget

Foto di Gilles Martin-Raget


Come pensi si comporteranno gli AC45 sul campo di regata napoletano?

Il parere di Paolo Cian sul campo di regata

Si tratta di barche che hanno un range di utilizzo molto ampio, questo perché gli organizzatori dell’evento si sono posti il problema di fare in modo che questa barca potesse regatare con ogni condizione meteo marina. Consideriamo che il regolamento prevede che il catamarano puo navigare tra i 3 e i 33 nodi e, avendoli visti gareggiare, sono del parere che i 30 nodi li raggiungano in condizione di acqua piatta. Per quanto riguarda Napoli, se ci fosse vento da terra fino a 30 nodi, non presenterebbero nessun problema, solo con onda formata potrebbero avere delle difficoltà, ma qui è difficile, a meno di perturbazioni importanti, che ci siano venti superiore ai 25-28 nodi. Quindi posso dire che sicuramente si regaterà. Paragonando Napoli ad altri campi di regata di cui hai esperienza, quali possono essere i vantaggi del Golfo?

Certamente la spettacolarità. Voglio dire che indubbiamente da un punto di vista tecnico Napoli da delle buone garanzie, anche se aprile forse non è il momento ideale per delle buone termiche, ma il meteo non dovrebbe essere un problema. Il plus che Napoli può offrire è che disponendo bene il campo di regata, come certamente faranno, e mettendo l’ultimo lato del percorso che conduce verso l’arrivo parallelo a via Caracciolo, come potrebbe essere possibile in condizioni di vento regolare, possono venir fuori delle regate molto molto spettacolari, con una quantità di pubblico sul lungomare. Questo farà la differenza. D’altra parte sono sicuro che il pubblico sarà coinvolto, si tratta di imbarcazioni molto diverse da quelle a vela tradizionale, sono dei piccoli missili tecnologici che raggiungono velocità impressionanti, e le persone abituate a camminare alla stessa velocità delle barche in regata ora dovranno decisamente correre per stargli dietro. c.cam.

Dieci i team che si daranno battaglia dal 7 al 15 aprile sui nuovissimi AC45 progettati dal team di design e ingegneria dell’Oracle racing, un catamarano ad ala rigida che può raggiungere i 50 kn.

Paolo Cian, certamente tra i velisti di maggior talento, seguendo la passione del padre per la vela ha iniziato da piccolissimo a regatare conquistando sin da subito importanti risultati. Nella sua carriera ha riportato grandi vittorie, 11 titoli italiani, 4 medaglie di bronzo, 4 argenti e 2 ori. E’ stato timoniere di Mascalzone Latino Challenge nel 2003 e di Shosholoza Challenge nel 2007.

Lunghezza scafo: 13,45m (44piedi) Larghezza massima: 6,90m (22,6piedi) Altezza albero: 21,50m (70,5 piedi) Pescaggio massimo: 2,70m (8,8 piedi) Dislocamento: 1400 kg (3,086 libbre) Ala rigida: 85 mq (914 piedi quadrati) Fiocco: 48 mq (516 piedi quadrati) Gennaker: 125 mq (1,345 piedi quadrati) Equipaggio: 5 persone, 85kg/persona (187libbre)

Foto di Gilles Martin-Raget

Ricostruzione elaborata dall’ACEA del campo di regata. Condizioni meteo marine permettendo, i catamarani passeranno a pochi metri da via Caracciolo assicurando uno spettacolo unico. Il percorso varierà a seconda dell’intensità del vento e del tipo di regata.

copyright ACEA

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copyright ACEA

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per gentile concessione della società ACN

Weekend di apertura 7 aprile – regate di match race (uno contro uno – duelli tra squadre) 8 aprile – regate di flotta (tre regate di flotta della durata di 15 minuti ciascuna) Championship Racing 11 aprile – fino a tre regate di flotta per qualificazione a evento match race 12 aprile – fino a tre regate di flotta per qualificazione a evento match race 13 aprile – AC500 (prove di velocità) più tre regate di flotta per qualificazione a evento match race 14 aprile – qualificazioni e svolgimento evento di Match Race 15 aprile – AC500 (prove di velocità) e a seguire, Fleet Race Championship

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Presto una nuova sede per il Centro Studi Tradizioni Nautiche velaeventi

Rendering ingresso principale Centro Studi

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iore all’occhiello della Napoli marinaresca, il Centro Studi Tradizioni Nautiche cambierà presto sede, spostando i suoi numerosissimi documenti e volumi dalla piccola sede di via Sedile di Porto alla rinnovata sede del Molosiglio, proprio accanto alla Lega Navale di Napoli. Uno splendido locale della Marina Militare (ex Magazzino Vestiario da qualche tempo in disuso) che ne ha fatto dono alla Lega Navale, sposando così l’esigenza di ampliamento del Centro Studi. L’inaugurazione d’inizio lavori e avvenuta il 7 febbraio, i tempi per la ristrutturazione dei locali non saranno certo brevi, trattandosi di ben ottocento metri quadrati distribuiti su due livelli, ma stando ai progetti dei due architetti che si occuperanno dei lavori, Eleonora Cian e Maria Quarra, il nuovo Centro Studi è destinato ad essere un luogo sorprendente. La biblioteca sarà collocata proprio nell’ex Magazino Vestiario che, presentando già le caratteristiche adatte a questa trasformazione tra scale e ballatoi, non cambierà la sua fisionomia. La ristrutturazione dei locali riguarderà anche l’attuale sede della Lega Navale, ampliata con aule per la didattica ed uffici più grandi, oltre a una sala soci con bar e ristorante, ed un loggiato coperto al posto dell’attuale salone. Il lato della Lega sarà direttamente collegato al centro studi da un corridoio, fungendo così da secondo ingresso, quello principale resterà dal distaccamento della Marina Militare. Nato da un’idea di alcuni soci della Lega Navale che nel 1999 in maniera del tutto volontaria hanno costruito que-

sto centro e che con passione tra ricerche e donazioni ne hanno costituito il patrimonio, arrivando oggi a possedere più di 18.000 tra documenti, libri, riviste, filmati e fotografie d’epoca. “Questo trasferimento” – spiega l’architetto Guido Barbati, tra i fondatori del Centro Studi - “potrebbe gettare le basi per la costituzione di un Museo del Mare, che a Napoli, città di antica tradizione marinara, manca”. “Del resto possediamo pezzi unici” – prosegue con orgoglio l’architetto – “tanto che alcuni studenti finlandesi sono venuti fin da noi per dei volumi che non hanno trovato nel resto d’Europa, e non si è trattato di un fatto sporadico”. Un patrimonio dunque di rilevanza mondiale, unico esempio in tutta Italia, che grazie a questa nuova collocazione vedrà crescere anche le sue potenzialità come centro didattico. “La Lega Navale” – ha commentato il Presidente nazionale della Lega stessa Ammiraglio di squadra Franco Paoli – “è un luogo pubblico a disposizione di tutti, che lavora per creare cultura del mare ed il centro studi è l’elemento di spicco in questa organizzazione”. Auspicio, infatti, di quanti al centro lavorano è di poter tenere la biblioteca aperta con orari più consoni rispetto a quelli attuali, magari fino a tardi, come già succede nel resto d’Europa, per fare del Centro un luogo di studio, d’incontro e di scambio tra i giovani, rendendolo un vero punto di riferimento e contribuendo anche alla riqualificazione della zona. Claudia Campagnano

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rendering centro studi

rendering centro studi

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Per altre informazioni sul patrimonio del Centro Studi vedi l’articolo su SaphiraNews Gennaio 2012. Il Centro Studi Tradizioni Nautiche è attualmente in via Sedile di Porto, n.33 ed è visitabile il martedì e giovedì dalle 9,30 alle 15,00. Tel: 081 4206364 email: info@cstn.it - www.cstn.it

presentazione centro studi

presentazione centro studi

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mare in mostra

La storia della marineria in cima alla collina.

Giunto in cima alla collina di San Martino, il visitatore non mancherà sicuramente di apprezzare la splendida visuale che abbraccia tutta la città, né di rimanere estasiato di fronte al candore ed alla perfezione artistica della Certosa che sovrasta il piazzale. Una volta varcata la soglia del monumentale complesso monastico di fondazione medievale e rivisitazione barocca, di certo dedicherà la massima attenzione ai numerosi tesori d’arte in esso custoditi: dalle decorazioni fanzaghiane e i capolavori di Ribera, Stanzione ed altri maestri che adornano l’interno della Chiesa, alle ricche collezioni presepiali, alla Galleria di dipinti e piante cittadine, agli splendidi e caratteristici giardini terrazzati. Certamente rimarrà stupito di ritrovare lì, nella bella certosa, un tempo centro di grande spiritualità ma anche di forte potere, una notevole sezione dedicata alla navigazione costituita da pezzi di grande prestigio storico ed artistico che raccontano, in ma-

Certosa di San Martino, foto di Michele Milano

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niera esauriente, un pezzo di storia della marineria partenopea, dal fasto della gloriosa Armata di Mare Borbonica al periodo post-unitario. Gli spazi museali dedicati alla collezione furono allestiti a partire dal 1874 per impulso del primo direttore del Museo, Giuseppe Fiorelli, che sollecitò il Ministero della Marina a trasferirvi la splendida Galea di Carlo di Borbone, all’epoca semi abbandonata nelle grotte di Posillipo, che oggi troneggia, con prua rigorosamente in direzione del mare luccicante dagli alti finestroni, nel salone principale. La collezione fu successivamente arricchita dagli altri preziosi elementi e gli spazi della sezione definitivamente recuperati, rinnovati architettonicamente, strizzando l’occhio alle strutture degli antichi arsenali, e riaperti nel 2008. La Galea di Carlo di Borbone è, senza dubbio, il pezzo forte dell’esposizione: la lancia di venti metri a 24 remi in legno intagliato fu realizzata nell’arsenale


Lo gloriosa Armata di Mare Duosiciliana

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’Armata di mare del Regno delle due Sicilie era sicuramente, a dispetto di ciò che una parte di storiografia ha voluto far credere, una tra le più avanzate e potente d’Europa: secondo alcune ricerche essa arrivava infatti a possedere la seconda flotta commerciale (al 1860 erano registrati 9848 bastimenti) e la terza flotta militare. La Marina Borbonica vantava inoltre alcuni dei primati tecnologici più importanti dell’area Mediterranea: a Napoli furono infatti realizzati la prima nave a vapore, il Ferdinando I (1818) costruita nei cantieri partenopei di Vigliena, ed il primo battello a vapore con propulsione ad elica, il Giglio delle Onde (1847), costruito nel cantiere di Castellammare di Stabia. La cantieristica napoletana, in particolare proprio l’arsenale di Castellammare di Stabia, era sicuramente tra le più avanzate e moderne. Importantissima in tal senso anche la fabbrica metalmeccanica di Pietrarsa (1840), a cui si affiancava la scuola per macchinisti ferroviari e navali. Niente di più lontano dunque da note falsificazioni storiche che hanno inteso consegnare un’immagine della tradizione marinaresca duosiciliana che non andava al di là del facite ammuina.

Caicco turco, Foto di proprietà della PoloMusealeNapoli

Galea di Carlo di Borbone, Foto di proprietà della PoloMusealeNapoli


Lancia Reale di Umberto I, Foto di proprietà della PoloMusealeNapoli

Galea di Carlo di Borbone, Foto di proprietà della PoloMusealeNapoli

di Napoli e donata dalla città al sovrano che la utilizzava per gli spostamenti e le passeggiate via mare. Superbo esempio di artigianato locale, la galea è riccamente decorata: a prua due sirene reggono lo stemma della città, sui lati lunghi eleganti intarsi a girali vegetali e tema marino, alternati all’emblema borbonico del giglio, mentre nello specchio di poppa la decorazione si arricchisce con lo stemma delle insegne cavalleresche borboniche, racchiuso in un cartiglio sorretto da sirene e affiancato dalle figure allegoriche del fiume Sebeto e di Minerva e dai raffinati decori rappresentanti il ratto di Europa e tre sirene. Molto particolare anche il baldacchino decorato nel soffitto da una tavola allegorica, a fondo oro, di Fedele Fischietti. Nel 1898 il nuovo direttore del Museo Vittorio Spinazzola arricchì la collezione con lo splendido Caicco, realizzato da maestranza turche in legno di cipresso, donato dal sultano Selim III a Ferdinando IV di Borbone e attualmente sistemato sul piano rialzato della sezione. Altra acquisizione di grande valore storico e artistico avvenne nel 1917 per iniziativa della Lega Navale di Napoli grazie alla quale oggi è possibile ammirare, nella seconda sala della sezione, l’elegante Lancia Reale a quattordici vogatori, in legno dipinto di bianco e decorato con intarsi dorati e ricco 16 saphiranews.it

baldacchino, varata nel 1889 e appartenuta ad Umberto I di Savoia. La bella sezione navale offre inoltre una notevole esposizione di modelli in scala realizzati nei secoli XVIII e XIX, di fregate, cannoniere, navi a elica ed a vapore costituenti la Grande Armata del Regno delle Due Sicilie, e da un rarissimo modello della Regina Margherita, corazzata sabauda affondata durante la prima guerra mondiale. Numerosi anche gli strumenti di navigazione esposti come diverse tipologie di astrolabio, dal XII al XVII secolo, gli ottanti e i diari di bordo. La Sezione Navale va ad inserirsi perfettamente nel tracciato espositivo dell’intero museo poiché arricchisce il percorso di conoscenza storica della città che il visitatore può avviare ed approfondire nelle sezioni “Immagini e Memorie della città e del Regno” e “Collezione Alisio”. Paola Vona

Certosa e Museo Nazionale di San Martino Largo San Martino, 5 Orari: 8.30 – 19.30, mercoledì chiuso Tel: 081.5781769 - www.polomusealenapoli.beniculturali.it


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redo che, spesso, il contenuto del certificato ORC possa risultare poco chiaro se non addirittura incomprensibile. Nei giorni scorsi, sul periodico dell’Uvai è stata finalmente pubblicata una spiegazione del suddetto certificato: ho voluto dunque approfondire l’argomento chiedendo ulteriori delucidazioni, alle quali l’Uvai ha prontamente risposto. Cerco di riassumere il tutto: - GPH: è il riferimento principale della prestazione della barca, si usa per regate in genere (es: costiere, lunghe ecc), ed indica il tempo teorico in secondi per percorrere un miglio, e di qui, il suo utilizzo per il calcolo di “tempo su distanza” operato nella sezione “opzioni di compenso”.

Il certificato ORC, questo sconosciuto

Viceversa il calcolo tempo su distanza per regate sulle boe ha un altro riferimento numerico sempre in secondi nella apposita e parallela sezione: sulle boe, infatti, si considera il 50% di bolina pura ed il 50% di poppa pura ( e non quindi un percorso che può essere variabile come in una lunga). A sua volta il calcolo può esser fatto in riferimento al criterio “tempo su tempo”, ovvero il raffronto fra tempo teorico, espresso dal coefficiente riferito alla barca, ed il tempo effettivamente impiegato, e ciò sia nell’ipotesi di regata cosiddetta di altura, costiera, lunga ecc., che sulle boe come sopra detto. - Linea delle prestazioni (sempre nella sezione “opzioni di compenso”): considera numericasaphiranews.it 17


mente la prestazione della barca in un range fra gli 8 e i 12 nodi (ovvero condizioni meteo molto comuni nelle ordinarie regate, salvo poi più specifiche indicazioni nel più complesso certificato Orc International, che presuppone misurazioni costose). Si può quindi calcolare il tempo compensato considerando i coefficienti ivi indicati in PTL e PLD sempre su base tempo/distanza, con un calcolo di TC tempo su distanza = PTL x tempo impiegato meno PLD per lunghezza percorso. - Numero triplo: si tratta di un’altra opzione di calcolo a seconda di un vento considerato basso (fino a 9 nodi ), medio (dai 9 ai 14 nodi), alto (più di 14 nodi) e, di qui, i rispettivi indici di coefficienti numerici “tripli” (ma il calcolo in questo caso è solo tempo su tempo). Le altre indicazioni contenute nel certificato sono state oggetto della mia richiesta di chiarimenti: l‘Uvai, a mezzo dell’Ing. Sironi, mi ha risposto esaurientemente come segue: - Riguardo l’ abbuono per l’età, la percentuale indicata si sottrae dal GPH? “L’abbuono per l’età è già calcolato nei numeri del certificato sia del GPH che di tutti gli altri valori rappresentati”. - Come si perviene alla definizione di una barca “crociera”, “crociera-regata”, “regata”, e che significato pratico ha la sua indicazione? “Il significato pratico della distinzione è nelle caratteristiche delle imbarcazioni. Le definizioni sono tutte incluse nel testo del regolamento IMS. In Italia il significato della divisione avviene anche attraverso la considerazione del punteggio degli equipaggi imbarcati “ (Nda: Il regolamento IMS è tutto in inglese e talvolta risulta poco comprensibile.) - Riguardo l’abbuono dinamico, la percentuale indicata si sottrae dal GPH? “Il DA (Dinamyc allowance) è già contabilizzato nei numeri del certificato, come già detto per l’abbuono per l’età.” (Nda: è la dinamica della forma della carena) - Riguardo l’elica, cosa è il PBW e su cosa influisce ed in che modo sul rating? “Il PBW è la larghezza delle pale. Ha un’influenza solo nel caso di elica a pale fisse, in quanto il PBW deve essere almeno ¼ del diametro”. - Qual è il parametro per indicare l’IMS L (lunghezza al galleggiamento)? “Il Parametro L considerato dal VPP Orc (programma di previsione della velocità teorica della barca) è assimilabile alla lunghezza al galleggiamento, ma in effetti è il risultato dell’integrazione della curva delle aree, un concetto adottato dai fondatori del sistema per evitare forme degli slanci fatte apposta per ottimizzare il disegno “ (Nda: ricordi delle forme IOR con poppe castigate e allungate per ragioni di rating) - Cosa è il VCGM, su cosa influisce ed in che modo sul rating? “VCGM rappresenta l’altezza del baricentro della barca in assetto di navigazione (o di stazza) rispetto al piano di galleggiamento. E’ il dato finale della prova di stabilità associata al rilievo della carena, ed è il dato fondamentale 18 saphiranews.it

Mondiale 2011 Cress foto di Dean Miculinic


per poter valutare la curva di raddrizzamento”. - Cosa è il Centerboard e che significato pratico ha? “Centerboard è la deriva mobile” - Cosa significa e cosa indica la sigla Ver VPP riportata sul certificato? “La versione del VPP indica con quale programma è stato girato il certificato. Può succedere che durante lo stesso anno ci possano essere versioni successive dovute a qualche Bug o cattiva interpretazione di qualche dettaglio, quindi si è ritenuto importante indicare sul certificato l’identificativo della versione del programma col quale è stato riprodotto.” - Riguardo il peso equipaggio “default”, cosa indica, e se si supera tale importo che succede? “Il peso di default è quello calcolato in base ad altri parametri di stazza, che viene utilizzato per il certificato in assenza di una specifica dichiarazione, nel qual caso il valore “declared” verrà utilizzato invece del default.”

(Nda: se non erro, il peso dell’equipaggio quanto maggiore è, tanto più penalizza il rating in quanto considerato come elemento di raddrizzamento in stabilità e, come tale, influente sulle prestazioni.) - Cos’è lo “Special scoring”, ed il “N/S performance line”? “Special scoring è una sezione dedicata al rating speciali che significa con equipaggio a due, mentre “NS” significa senza spinnaker (“NS: ..no spinnaker)”. - Da cosa scaturisce la limitazione vele? “La limitazione delle vele è basata semplicemente sul GPH, anche questo è spiegato abbastanza chiaramente (credo) nel regolamento”. - Riguardo la stabilità, cosa è il LPS? “LPS è noto anche come “angolo di scuffia” ovvero angolo di stabilità uguale a zero; per le barche Orc deve essere almeno 103°”.

Trofeo città di Fiumicino 2012

Gino Esposito

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la pagina del Minialtura

Info: campionatominialtura@gmail.com Facebook: Campionato Minialtura del Golfo di Napoli

30 e lode al Campionato Minialtura del Golfo di Napoli Colorano la promenade domenicale di via Caracciolo gli spi del Minialtura

SaphiraNews segue il Campionato di Minialtura del Golfo di Napoli. In queste pagine troverete tutto quanto riguarda questo neonato Campionato. Rimandiamo per gli aggiornamenti in tempo reale sul sito www.saphiranews.it

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opo la simpatica serata inaugurale della seconda edizione del Campionato Minialtura del Golfo di Napoli, ospitata dall’accogliente Club Nautico della Vela, sulla suggestiva terrazza che rende piacevole l’intrattenimento degli ospiti, sabato 18 febbraio sono scesi a sfidarsi nelle prove del Trofeo Lucy I 673 i 30 equipaggi iscritti al giovane ma già ricco campionato. In quell’occasione il Presidente del Comitato Organizzatore, ha ringraziato la classe Meteor, che dallo scorso anno ha condiviso, con la categoria minialtura, tre dei suoi trofei più sentiti e partecipati, istituiti dalle famiglie Chiodo, Giusti ed Albanesi, in memoria dei loro cari, e, ringraziate anch’esse, ha presentato agli ospiti il nuovo membro del già rodato Comitato Organizzatore: la Lega Navale di Pozzuoli, che da questa edizione si unisce alla sinergia nata lo scorso anno tra il Club Nautico della Vela, il Circolo Nautico di Torre del Greco e la Lega Navale di Napoli. L’evento, sostenuto anche quest’anno da

North Sails Napoli, già presente al Campionato Invernale di Napoli, impegnerà un week end al mese e si concluderà in maggio nello scenario del golfo di Pozzuoli. Il primo dei cinque trofei di cui si compone il campionato zonale, si è disputato con venti dichiarati e costanti; un ponente leggero Sabato ed un frizzante libeccio di circa 15 nodi domenica, che hanno reso regolari le prove. La squalifica per una partenza anticipata non basta a fermalo, ed il campione in carica Mary Poppins, L’este 24 di Claudio Polimene con al timone Francesco Picaro, vince il trofeo. Lo seguono il Melges 20 di Luca Carafa, Shut Up, e Use me il fun di Silvio Luise. In classe meteor, il defender Angela di Vincenzo Panella, con al timone Elsa Tranchese, non cede il trofeo già vinto lo scorso anno, lasciando dietro di se Rosita Gioell di Sergio Giusti, con Fabio Caldeo alla barra, e a’fenestrella del Circolo Nautico della Vela, condotta da Claudia Ruberto. Ufficio Stampa Campionato Minialtura del Golfo


I-673 Lucy I-673 Lucy è il nome che il penultimo capo flotta della classe Meteor di Napoli ha voluto dare al campionato d’inverno della classe e che dallo scorso anno ha costituito uno degli appuntamenti del giovane Campionato Minialtura del Golfo di Napoli. Poca roba se si confronta a quel meteor, Lucy, che nel 1970, gonfiava le vele nel golfo di Napoli, e le ammainava ad Anzio! E nel 1973 si qualificava al terzo posto alla già rinomata Regata dei Tre Golfi! Non sono certo le miglia percorse da una imbarcazione di 6 mt che si vuol celebrare, dedicando a Lucy uno dei cinque trofei che costituiscono il Campionato Minialtura, ma gli uomini, che attraverso questa passione, creano alleanze, stringono amicizie, tengono

alto il rispetto, la loro capacità di adattarsi, la lungimiranza, la perseveranza; cavalcando i sentimenti giusti si guadagnano per il loro circolo di appartenenza, il rispetto e la credibilità di quelli prestigiosi e storici della città che diffidenti guardavano questa nuova associazione, la Lega Navale di Napoli. Erano gli anni in cui la classe meteor nemmeno esisteva! Come gli altri cabinati, il meteor correva solo regate costiere, confrontandosi in VI classe, la più piccola della formula IOR, con altre imbarcazioni di 7-8 mt. In navigazione non ci si avvaleva di strumenti; il pilota automatico, il vhf erano tutti da inventare! Si usava la bussola e si studiavano le carte nautiche, mettendo in pratica quanto imparato al corso di navigazione. È il 1969 quando il neo armatore Luciano Turrini e la fidanzata, Lucia Nocerino,

LNI-NA, 22.06.197 - Premiazione di Vivara. L’equipaggio del “LUCY” Vincente - (gianni Pellizza, Lucia Nocerino, Luciano Turrini) e la signora Saccheri


oggi sua moglie, portano Lucy, un meteor cabinato, da Torre del Greco al Molosiglio, in quegli anni sede in fieri della allora giovane LNI Napoli di cui ancora oggi sono soci. È quello l’anno dell’incontro con Giovanni Pellizza, già socio attivo della sezione, oggi presidente regionale della Federazione Italiana Vela; delle prime regate, quelle un po’ improvvisate: per boa la meda della Gaiola o una nave che al ritorno non c’era più!, salpata per chissà dove!; l’anno in cui si forma l’equipaggio di I 673: Giovanni al timone, tailer e prodiere la giovane coppia di armatori. L’entusiasmo e la passione crescono

e le uscite in mare, contrariamente alle abitudini dell’epoca, si prolungano anche per l’inverno. Erano gli anni in cui le barche in vetroresina facevano il loro debutto, rivoluzionando costi e manutenzione e soprattutto allungando la stagione velica, non necessitando più del rimessaggio per il trattamento del legno che costringeva alla sospensione dell’attività, limitandola ad un piacere prettamente primaverile ed estivo. L’entusiasmo li porta a coinvolgere nell’attività sportiva invernale altri appassionati, proprietari di cabinati, contattati tra i vari circoli. La sinergia tra passione e operosità si concretizza con l’esordio della flotta del basso tirreno, di cui Luciano diviene segretario, al neonato 1° Campionato Invernale (41 edizioni quest’anno). Esso prevedeva regate che gli odierni “meteoristi” non considerano nemmeno per la crociera d’avventura! Il giro dell’isola di Procida, quello di Capri, il giro delle tre isole, quest’ultimo

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ancora tradizione del campionato primaverile organizzato dalla Lega Navale di Napoli. È così che comincia la carriera agonistica di Lucy! Giri di boa nel golfo ed oltre! La flotta cresce competitiva; la passione porta a calcolare nuove rotte. Turrini, ormai è nel direttivo della sez. napoletana della LNI. Con i baroni degli storici circoli nautici partenopei, Giovanni e Luciano contattano gli armatori del Lazio tra cui, Marina Spacarelli Bulgari, armatrice di un bel Sparkmann & Stevens, kerkyra, che vantava l’ammiraglio Straulino come skipper. Si inventano il Campionato per IV e V Zona F.I.V., al quale partecipavano altri armatori prestigiosi con barche che erano vere e proprie chimere per i nostri protagonisti! Il programma iniziava ad Anzio, a torre Astura e si concludeva con la tre golfi. Quando, Lucy corre la Coppa Italia, ha già partecipato e vinto numerose manifestazioni: vince due volte il giro di Procida, 29 MG, al giro di Capri, 40 MG, si classifica una volta prima ed una volta seconda; è prima nella Coppa Montecristo, Anzio - Ponza - Anzio, e in quella del 41° Parallelo, Anzio - Napoli; trionfa nel Campionato Interzonale nel 1972. È nel 1973 che il circolo organizzatore della prestigiosa Regata dei Tre Golfi (Napoli, Salerno, Gaeta; n.d.r.), decide di adottare la formula I.O.R. sostituendola alla R.O.R.C; le classi da tre, diventano sei e il limite posto alla classe più piccola che impediva di correre a barche che stazzate al galleggiamento fossero inferiori a 7 mt. si abbassa a 6 mt. I meteor acquisiscono pieno titolo a partecipare al percorso ridotto della celebre regata: la Coppa Italia, alla quale il giovane equipaggio di Lucy si iscrive e si qualifica al terzo posto. Dopo l’emozionante partenza a mezzanotte da Napoli, le barche impegnate nel percorso breve, si dirigevano ad una boa suggestiva, Ventotene, per sfilare poi nelle acque su cui si specchiava la villa del conte che ha istituito la manifestazione, il conte Matarazzo, a San Marco di Castellabbate, e terminare la navigazione a Capri. Per vincere la Coppa Matarazzo invece, trofeo della regata lunga, le “grandi imbarcazioni”, 40-42’’, prima di inchinarsi ad augurare il buongiorno al conte, dovevano girare la più lontana Ponza. Ma la rotta percorsa da Lucy, e dai pic-

coli cabinati di quegli anni, non coincide forse con quella su cui oggi i Maxi, 60”, si contendono la coppa della lunga per entrare nell’albo d’oro della famosa regata ?! Il crescente impegno nella organizzazione della sezione della LNI, costringe Pellizza a lasciare il suo equipaggio. A sostituirlo Nino Cosentino, medaglia di bronzo alle olimpiadi di Roma del 1960, al timone del Dragone “Venilia”. “Ho imparato ad andare a vela con i soci del mio circolo al timone della mia imbarcazione, e ne ero contento, perché così potevo ‘rubare’ e capire”- commenta Turrini - “Giovanni di

cui sono ancora amico, è stato mio maestro, mi insegnava senza mai prevaricare. Ho poi avuto la fortuna di proseguire con Nino, il cui professionismo si manifestava esclusivamente nel suo essere atleta impetuoso e passionale. Il suo rigore, il suo costante richiamo alla concentrazione, è stata una grande scuola per me.” Il presidente regionale della FIV, Giovanni Pellizza, di quelle regate ricorda con piacere che a determinare il successo è stata la perfetta combinazione del fattore umano, fondamentale nelle lunghe ore di navigazione, e nelle diverse condizioni di vento e mare che si incontrano navigando per tanto tempo, “È quello il momento in cui la regata è con te stesso”, afferma. Antonella Panella


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Invernale di Napoli

Con una prova d’anticipo, Saphira e Scugnizza si aggiudicano il 41°Campionato Invernale di Napoli.

regata

rovati dalle temperature gelide che hanno caratterizzato la seconda tranche del 41°Campionato Invernale di Napoli, gli equipaggi che hanno animato il golfo dallo scorso novembre hanno ancora una prova per tentare di migliorare o mantenere salda la posizione in classifica. Scenderanno in acqua sereni Scugnizza di Enzo De Blasio, vincitrice di quasi tutti gli ultimi trofei disputati, e Saphira di Raffaele Archivolti, d’oro entrambe con una giornata d’anticipo, fin da subito in testa alla classifica generale rispettivamente in classe 3 e classe 0-2. È migliorata di regata in regata l’intesa dell’equipaggio di De Blasio che non ha temuto gli avversari anche quando ha dovuto sanare la partenza anticipata; con concentrazione e determinazione ha recuperato e superato i favoriti, tagliando sempre prima la linea d’arrivo, aggiudicandosi il trofeo messo in palio dal Circolo Nautico Posillipo, il Trofeo Alberto Cian ed il Trofeo Città di Torre del Greco. Secondo l’Ottavo Peccato, di Alberto Bracci, che ha sofferto la sostituzione di alcuni uomini dell’equipaggio proprio nelle ultime prove. Brava Vlag di Salvatore Casolaro che affiatatasi con il nuovo tattico, Alfredo Capodanno, è riuscita a risalire sul podio al terzo posto, scavalcando E-xtension di Roberto Guerrasio. Più combattuta la classifica in classe 0-2 che, pur avendo avuto Saphira sempre in testa alla classifica

Trofeo Città di Torre del Greco Foto di Antonella di Panella

generale, ha visto l’alternarsi del podio nelle singole prove. Costante Le Coq Hardì dei fratelli Maurizio e Giampaolo Pavesi, detiene la piazza centrale del podio affiancata, più in basso da Raffica di Pasquale Orofino. In attesa del giudizio sulla richiesta di riparazione presentato da Suakin di Francesco Golia, nell’ultima prova disputata in classe 4-5, la classifica provvisoria vede al timone proprio Suakin, seguito da Laega di Lorenzo Carboni e Cassiopea di Saul Mansueto. Quest’ultimo di bronzo solo dalla prova disputata a Torre del Greco. Ha subito dimostrato di voler vincere l’Aeronautica Militare che con Spaviero guarda dall’alto i suoi competitors: White Magic di Roberto D’angerio e Artiglio di La Pegna – De Pasquale. Preciso e risoluto il Comitato di Regata che ha dimostrato di saper essere attento e capace, di adeguarsi con perfetto tempismo ai cambiamenti dettati dalle stranezze del vento. Sarà la regata di media altura Coppa Giuseppina Aloj, del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, a rappresentare la resa dei conti con cui si chiuderà il Campionato.

Scugnizza Città di Torre del Greco Foto di Antonella di Panella

“La rubrica Regata segue le più importanti competizioni veliche; per gli aggiornamenti e le classifiche, in tempo reale, vi rimandiamo al nostro sito www.saphiranews.it”

Antonella Panella

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mare in mostra

il porto di Marsiglia, foto di Gilles Martin-Raget

Marsiglia, foto di Claudia Campagnano

Marsiglia, foto di Claudia Campagnano

I porti campani in mostra a Marsiglia per il 2013

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arsiglia, designata capitale europea della Cultura per l’anno 2013, sta già predisponendo un intenso calendario di eventi e, tra le numerose attività in corso di organizzazione, vi è l’interessante progetto “La Memoria dei Porti del Mediterraneo” bandito dalla Federazione del Patrimonio Marittimo Mediterraneo con il patrocinio della Regione Provenza, Alpi e Costa Azzurra. La Federazione, fondata nel 2001, conta sull’adesione di circa 40 associazioni tra Francia, Italia e Tunisia che operano per la salvaguardia e la valorizzazione del proprio patrimonio culturale unico, nato sulle rive del Mediterraneo. Il bando prevede la realizzazione di una grande mostra-presentazione su 24 porti del Mediterraneo, presentati nella loro dimensione culturale, marittima e storica, ponendo l’accento sulle misure di salvaguardia messe in atto o da intraprendere per il mantenimento e la valorizzazione di tali ricchezze. Obiettivo del progetto è redigere un vero e proprio inventario del patrimonio marittimo portuale del Mediterraneo e sollecitare la collaborazione tra tutti gli organismi e le associazioni che operano per la salvaguardia e la valorizzazione, anche attraverso l’elaborazione di proposte di lavoro. La mostra sarà costituita da pannelli, 10 per ogni porto, e video. Anche la Campania sarà presente in mostra grazie alla partecipazione del Museo del Mare di Bagnoli, con la direzione del Prof. Antonio Mussari, in collaborazione con l’Associazione salernitana “Dal mare ai monti”, con un particolare dossier, in via di elaborazione, sui porti di Pozzuoli e Salerno arricchito da approfondimenti riguardanti il termalismo nel Medioevo ed, in particolare, i rapporti tra la zona flegrea e la Scuola Medica salernitana. www.marseille-provence2013.fr Paola Vona

Saint Tropez, foto di Nigel Pert

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Vele di Levante riparte dal primaverile

Sentite in banchina

Rispetto allo scorso anno il comitato organizzatore ha deciso di lasciare invariati i prezzi di iscrizione e di scontarli del 50% per tutte le imbarcazioni che parteciperanno per la prima volta al Campionato. Altra novità è lo scorporamento dalla Velalonga prevista il 29 aprile dalle prove di campionato, anche se la flotta di Vele di Levante darà in ogni caso il suo sostegno a questa importante manifestazione. Abolita anche la regata di apertura con l’incontro delle due flotte, quella di Vele di Levante e quella dell’invernale di Napoli. Vincenzo Dea è stato riconfermato quale presidente della manifestazione, mentre Salvatore Durzo si occuperà della tesoreria, Claudio Scaramella sarà alla segreteria, mentre tra i delegati spuntano i volti nuovi di Andrea Papa e Raffaele Cirillo.

regata

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l via anche il Campionato Primaverile Vele di Levante che dopo la prima prova Stabiaequa, con partenza da Castellammare e arrivo a Vico Equense, organizzata dalle rispettive sezioni della Lega Navale (disputatasi il 4 marzo nel momento in cui questo numero andava in stampa) prosegue secondo il calendario provvisorio con il 18 marzo alla Lega Navale di Torre del Greco con Equinozio, il 1 aprile per Città di Oplonti del Circolo Nautico di Torre Annunziata e poi il 22 aprile con la Capri – Stabia organizzata dallo Yacht Club di Capri e dalla Lega Navale di Castellammare. Maggio vedrà disputarsi il 6 il Trofeo Perrella, organizzato dal Circolo Nautico Arcobaleno di Torre Annunziata, mentre il 20 la suggestiva regata Sulle Rotte dei Borbone del Circolo Nautico di Torre del Greco. Si chiuderà il 3 giugno con il Trofeo Challenge dei Comuni.

c.cam.

Capri Napoli È stata ufficializzata dalla Fina, la federazione internazionale di nuoto, la data della prossima Capri-Napoli trofeo Banco di Napoli. La prova, inserita anche quest’anno nella World grand prix (la parte di Coppa del mondo che mette assieme le gare sulle distanze superiori ai 10 km), si svolgerà domenica 17 giugno, con partenza dall’isola di Tiberio e arrivo sul lungomare di Napoli.

Il Fano Yacht Festival All’ ottava edizione il Fano Yacht Festival Salone Nautico dell’ Adriatico, che dal 10 al 13 maggio aprirà il battenti, richiamando operatori del settore, imprenditori, istituzioni, e pubblico da ogni parte d’Europa.

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regata

Invernale di Pozzuoli Ottimo bilancio per il primo Campionato Invernale di Pozzuoli

foto provenienti dalla LNI sez. Pozzuoli

È

Silvio Luise, Presidente della Lega Navale di Pozzuoli, ad accogliere e premiare nella sala della Sezione gli equipaggi che hanno preso parte all’ormai conclusa prima edizione del Campionato Invernale di Pozzuoli. Un vero successo questo campionato, che appena nato ha già visto la presenza di 36 imbarcazioni divise in classe Orc, A e B, e libera, A e B. La sala gremita testimonia l’entusiasmo dei partecipanti, e la giusta intuizione del gruppo dirigenziale di dar vita ad un evento velico che venisse incontro alle esigenze degli armatori flegrei. I commenti di vincitori e vinti, raccolti alla premiazione, convergono in un coro di complimenti ai responsabili ed organizzatori del campionato. “È finito troppo presto!” - ha esclamato Cesare Bertoli, armatore di Zen 2, secondo in classe Orc A, dietro a Max di Attilio Di Mauro - “ci ha penalizzati un Ocs, ma è stata anche la regata più bella per il nostro equipaggio!” ha concluso. Manifestano entusiasmo e apprezzamento

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anche Maurizio Mendia, armatore di Speedy Gonzales, primo in classe Orc B e Gennaro Cascinelli, vincitore con L’altra in classe Libera A; entrambi provenienti da circoli napoletani, entrambi veterani del più che maturo Campionato Invernale di Napoli, entrambi sottolineano la passione e la dedizione della sezione di Pozzuoli e del suo gruppo vela che “ricorda i nostri circoli e l’impulso che li animava 20 anni fa!”. Farouche di Vincenzo Toscano ha vinto in classe Orc B lasciando d’argento Lady Fuzikian la barca timonata da Elsa Tranchese che ha tinto di rosa il campionato con un equipaggio tutto al femminile. Ha zittito tutti Shut up! Il melges 20 di Luca Carafa primo in categoria minialtura, oggi impegnato nel Campionato Minialtura del Golfo di Napoli in attesa che si apra la stagione del circuito Audi Melges 20. Antonella Panella


L’edizione primaverile di Navigare dal 24 marzo al 1° aprile nel porto di Baia

L’evento, alla sua 25.ma edizione è organizzato dall’Associazione Nautica Regionale Campana in collaborazione con la Camera di Commercio di Napoli e “Ormeggi Baia” con il patrocinio della Regione Campania, Provincia di Napoli, Città di Bacoli, UCINA, Unione Industriali di Napoli. Ogni giorno dalle 10.00 alle 19.00 sarà possibile visitare gli stand e provare in acqua le imbarcazioni esposte. Numerosi gli eventi collaterali ed i convegni, ma non mancheranno sorprese per gli amanti della nautica. Nello scorso mese di ottobre “Navigare” rappresentò il

primo evento, scelto dalla ACN (la società organizzatrice delle WS America’s Cup ), per promuovere le regate di Napoli ed anche quest’anno, l’expò nautico, precedendo di soli sette giorni l’inizio delle regate, si propone come il “red carpet” della manifestazione. A Baia, si lavora intensamente per ospitare iniziative dell’America’s Cup.

velaeventi

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opo il successo dell’edizione autunnale di Navigare ad ottobre 2011, l’expò in mare della nautica in Campania torna al porto turistico di Baia (Napoli) per la “sessione” primaverile che si svolgerà dal 24 marzo al 1° aprile 2012.

“Con i vertici della società ACN, e quindi con Comune e Provincia di Napoli, Regione Campania e Unione Industriali,– conferma Marco Monsurrò, presidente ANRC – stiamo definendo azioni che possano risultare opportunità valide per promuovere al meglio questa stupenda iniziativa e da Baia, sede dell’antico porto romano, potrebbero giungere novità inedite, magari inattese. Durante la cerimonia inaugurale di Navigare (24 marzo ore 12,00), dove sono stati invitati i vertici di ACN, illustreremo le azioni collaborative”. UFFICIO STAMPA:Kühne & Kühne Ass.Ti

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veleggiando

Tramutare un disastro in attrazione. Il museo Vasa di Stoccolma

Veleggiando è la rubrica di SaphiraNews che ci porta alla scoperta di luoghi e cultura marina al di fuori del sud Italia.

“Un modellino del Vasa è custodito a Napoli, al Museo del Mare di Bagnoli”

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ntrando nel museo Vasa di Stoccolma, il più visitato di tutta la città, non si può non restare stupiti dalle dimensioni della nave che subito si erge imponente dinanzi ai nostri occhi, occupando l’intera altezza del museo di ben quattro piani. Una struttura museale che consente di girare completamente intorno al relitto ammirandolo da ogni punto di vista ed altezza. Si tratta dell’unico esempio al mondo di nave da guerra del XVII secolo giunta praticamente intatta fino a noi. Singolare è la storia di questa imponente imbarcazione reale che non fu in grado di navigare che poche miglia affondando il giorno stesso del suo varo. Era il 1628 e le cause di questo insuccesso furono molteplici. All’epoca i calcoli costruttivi erano fatti per stime, ci si basava su tabelle che avevano funzionato bene per costruzioni precedenti, ma

a lavori iniziati il Re decise di modificare il progetto aggiungendo un secondo pontile recintato per i cannoni ed i costruttori si trovarono di fronte ad una sfida alla quale non seppero far fronte. Nonostante il vascello non avesse superato le prove di stabilità iniziali, Il Re Gustavo II, che si trovava in Polonia, diede ordine che fosse varata ugualmente. Così con il fondo riempito di pietre, che dovevano fungere da zavorra per mantenere la stabilità in acqua, la nave prese il largo, ma il baricentro era comunque troppo alto e non permise alla nave di tenere il mare. Interamente in legno di quercia proveniente dalle foreste reali, la nave era stata costruita nell’arsenale reale di Stoccolma, da maestranze olandesi, i fratelli Hybertsson, per volere dello stesso Re Gustavo che desiderava ingrandire la sua flotta. Nei secoli molti studiosi si interessarono al

La Nave Vasa dall’alto foto Karolina Kristensson, the Swedish National Maritime Museums


Modellino in scala della Nave Vasa foto di Claudia Campagnano

I numeri del Vasa Lunghezza totale compreso il bompresso: circa 69 m  Larghezza massima: 11,7 m Altezza dalla chiglia all’albero maestro: circa 52,5 m Altezza della poppa: 19.3 m Pescaggio: 4.8 m Peso dello scafo: 1210 tonnellate Superficie velica: 1275 metri2 Numero di vele: 10 Armamento: 64 cannoni in bronzo Equipaggio: 150 uomini Nave Vasa foto di claudia campagnano

Vasa, il cui albero fu ben visibile in mare per almeno cent’anni, un primo impossibile tentativo di recupero fu fatto solo pochi giorni dopo il disastro, con il solo risultato di portare la nave in acque meno profonde e di lasciarla diritta. Nel 1663 fu recuperata gran parte dell’artiglieria, mentre solo nel 1961 fu possibile recuperare l’intero vascello ed iniziare una minuziosa opera di restauro e conservazione, non solo della struttura della nave, ma anche dei 14000 oggetti in legno ritrovati, oltre che delle 700 statue che la abbellivano, glorificando la Svezia ed il suo Re con personaggi ispirati alla mitologia greca, al vecchio testamento e alla storia romana. Le sculture una vol-

ta restaurate tornarono al loro posto dove oggi possono essere ammirate, ma non furono ridipinte con i colori originali, questi ultimi, anche recuperati, sono invece riprodotti su di un modellino in scala che ben rende l’idea della magnificenza del vascello dai colori sgargianti. Insieme alla nave nel museo sono esposti in mostra tutti gli oggetti ritrovati, tra cui 6 delle 10 vele della nave ed i resti di 16 persone delle 30 dell’equipaggio che trovarono la morte con l’affondamento del Vasa. Per visitare il museo www.vasamuseet.se Claudia Campagnano

La nave Vasa rientra dopo il recupero nel bacino di Djurgården. Era così ben conservata da essere in grado di navigare. Foto: Archives, the Swedish National Maritime Museums.

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un mare di cultura

Il miracolo è negli occhi di chi guarda: gli ex voto marinari “Il mare non cambia mai ed il suo operare, per quanto ne parlino gli uomini, è avvolto nel mistero.” (J. Conrad)

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uogo di tutti i luoghi comuni, rappresentazione di un eterno mutare dell’anima, la più grande metafora di un mistero mai risolto, antico binomio di calma e paura, il mare è da sempre fonte di ispirazione, collettore tra l’immateriale e il suo concretizzarsi. Ed è proprio dal concretizzarsi di un’ideologia devozionale, da credenze antiche e da quella religiosità che solo chi vive il mare possiede, che nasce l’arcaica pratica degli ex voto marinari. Gli ex voto marinari racchiudono, attraverso il loro drammatico fascino, una promessa, una necessaria fiducia in entità soprannaturali e la conseguente gratitudine per una grazia ricevuta. Queste testimonianze del prodigio divino sono anche dei veri e propri documenti socio-antropologici dell’area da cui derivano e, spesso incrociate con altre fonti, raccontano un accurato spaccato di vita di un’intera comunità.

Procida, foto di Antonella Pannella

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Procida, foto di Luigi Civita

Sorprendente è l’analisi che deriva dall’osservazione della raccolta più imponente dell’area flegrea: gli ex voto procidani, vere e proprie opere d’arte realizzate quasi interamente nella seconda metà dell’ottocento. Pur avendo a disposizione solo l’opera finale e nessuna fonte scritta è evidente il percorso che intercorre tra l’anima di un’ideologia devozionale e la sua esplicitazione pittorica. Il committente, consapevole del confine tra esperienza in mare e intervento divino, dedica al Protettore l’immagine della sottesa soluzione divina, immagine che non rappresenta il miracolo supposto, ma solo la drammaticità dell’avvenimento: il miracolo è solo nell’occhio di chi guarda. Nella maggior parte degli ex voto marinari il committente è il comandante che esercita nella sua figura la solidarietà della vita e della cultura marinara. Egli si sente responsabile prima e dopo la disavventura


Procida, foto di Luigi Civita

avendo delega della riconoscenza dell’intero equipaggio verso la divinità, una volta raggiunta la riva. La tavoletta votiva è sempre frutto quindi di una volontà collettiva. Metabolizzato, il miracolo verrà trasferito ai “pittori di pietà”, come li definì il Bronzini, che ne daranno la finale esegesi codificata dal linguaggio dell’ex voto. Il pittore condivide la stessa dimensione culturale dei committenti, ne è la prova la conoscenza tecnica dei particolari delle imbarcazioni rappresentate. L’artista, infatti, spesso è un pittore di navi ed esperto di vita di mare. Dei 47 ex voto procidani ottocenteschi in meno della metà è presente la firma e un unico caso è a firma di una pittrice, Celestina Scotti Lachianca, ex voto dedicato alla Madonna del Soccorso e San Michele risalente al 1893. La narrazione ha una struttura pressoché identica, semplice e da campi definiti, semplicità che va attribuita solo ed uni-

camente all’immediatezza del messaggio e non allo scarso talento dell’autore. Ricordiamo che l’autore è solo un mediatore della volontà interpretativa di colui che da vittima del mare diventa il protagonista principale nell’ex voto. Si possono distinguere tre campi visivi: il racconto, la divinità e la didascalia. Ogni elemento risponde a rigorose regole iconografiche. Il racconto è naturalmente rappresentato dall’imbarcazione stessa. Le imbarcazioni più rappresentate

nei dipinti votivi sono brigantini e brigantini a palo incorniciati da paesaggi che richiamano le rotte più battute all’epoca. I colori sono spesso scuri a sottolineare la drammaticità del racconto, le onde sovrastano quasi sempre l’imbarcazione complicando la scena ancora non “toccata” dal miracolo. La divinità a cui l’ex voto è dedicato è posta in alto a sinistra, collocazione di forte impatto simbolico e gerarchico dal punto di vista religioso-spirituale. La Madonna o il Santo protettore ha uno spazio definito, non si uniforma mai con l’intero dipinto. Spesso è delimitato da nuvole o fasci di luce che preannunciano un’attività divina sulla scena sottostante. Le divinità più rappresentate sono la Madonna della Libera e San Michele spesso accompagnati da Santi “minori”. La didascalia viene collocata in basso ed è la parte più significativa perché fonte di numerose deduzioni socioculturali nonché certificazione dell’ex voto. Spesso espressa in dialetto, descrive l’intera disavventura racchiudendola in un breve e concitato messaggio. Sono presenti anche le coordinate geografiche del luogo , data dell’avvenimento, tipo e nome dell’imbarcazione e del rispettivo comandante o armatore. Come a suggellare l’intera opera, compaiono infine le popolari sigle V.F.G.A. ( votus fecit gratiam accepit) e P.R.G. (per grazia ricevuta). Questi piccoli capolavori, risultato di un solitario rapporto devozionale tra l’individuo, il mare e le divinità rappresentate, si regalano alla collettività nel necessario momento dell’esposizione al pubblico, divenendo e svolgendo la mistica funzione di esempio risolutore della fede. Gli ex voto marinari sono un riassunto preciso dell’imprevedibilità degli eventi marinari, che prescindono gerarchie ed esperienze, e di quell’ancestrale passaggio dalla certezza della terraferma all’incertezza del mare che possiamo sintetizzare nell’antico proverbio in uso tra i marinai dell’epoca: “si vaje e tuorne già hai fatto nu buon viaggj” Rosanna Cirigliano

“Pulsanda tellus”, gruppo di ricerca sulle tradizioni popolari del sud Italia www.facebook.com/groups/pulsanda/ saphiranews.it 31


un mare di cultura

I fari e la loro evoluzione attraverso i secoli (seconda parte)

di Annamaria “Lilla” Mariotti www.ilmondodeifari.com

Le Cordouan (Francia) imm. tratta da “Pahres” di Jean Guichard, Ed. Ouest-France

Lanterna di Genova - Archivio autore

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Dopo la caduta dell’Impero Romano, i secoli bui che seguirono oscurarono anche il mare e si ritornò ai falò sulle colline. In Inghilterra e Francia furono soprattutto le torri dei monasteri in riva al mare a svolgere la funzione di fari. Un esempio è il faro di Hook Head, sulle coste orientali dell’Irlanda: costruito nel 1172, venne infatti affidato ai monaci. Sulle isole deserte, dall’Atlantico al Mediterraneo, furono proprio monaci eremiti a tenere accesi dei fuochi. Durante le epoche rinascimentali e barocche, il faro era considerato una struttura architettonica, e come tale costruita. In Francia l’architetto Louis de Foix iniziò nel 1584 a costruire il faro di Le Cordouan, all’estuario della Gironda, un fiabesco castello ricoperto di statue, guglie e pinnacoli, la cui lanterna raggiungeva i 37 metri. All’interno si trovavano anche due stanze, destinate ad accogliere il re, ed una cappella. I lavori durarono 27 anni e furono portati a termine nel 1611 dal figlio dell’architetto. Il faro è stato rimaneggiato nel tempo ma la sua base cinquecentesca, gli interni e la cappella sono sempre al loro posto. La sua torre ora è alta 57 metri e la sua lanterna ha una portata di 22 miglia. In Inghilterra, Henry Winstanley nel 1696 costruì sul pericolosissimo scoglio di Eddystone, lungo la costa meridionale dell’Inghilterra, un fantasioso faro di legno, dotato di un’elaborata lanterna. Considerava il suo faro capace di sopportare le peggiori tempeste, ma nella notte del 27 Novembre 1703 una terribile ondata portò via il faro e tutti quelli che si trovavano all’interno, compreso il suo costruttore. Un secondo faro, sempre in legno, costruito nel 1709, fu distrutto da un incendio nel 1755. La costruzione di una terza torre fu affidata a John Smeaton. La lanterna, fu inaugurata nel 1759 ma nel 1870, fu necessario smantellarla, perché lo scoglio su cui poggiava stava cedendo. Il quarto e definitivo faro di Eddystone fu costruito nel 1882 da Sir James Douglass su un cassone di cemento sommerso, grazie all’avanzare della tecnologia. La torre è alta 49 metri con una portata luminosa di 22 miglia. Bisogna arrivare al 1800, il secolo della “farologia”, per vedere nascere delle meraviglie dell’ingegneria, soprattutto lungo le coste di Inghilterra, Scozia e Irlanda, dove delle vere e proprie dinastie di costruttori di fari erigono torri severe e semplici su scogli appena affioranti dal mare, imprese che sembrano impossibili e che richiedono anni per essere realizzate. I Douglass in Inghilterra, gli Stevenson in Scozia e gli Halpin in Irlanda costruiscono torri in granito appena affioranti dal mare. Alcuni esempi sono il faro di Skerryvore in Scozia costruito tra il 1839 e il 1844, il faro di Longship, in Cornovaglia, il faro di Bishop Rock, sempre in Cornovaglia ricostruito tre volte, l’ultima tra il 1883 ed il 1887 e quello di Fastnet in Irlanda, costruito tra il 1899 ed il 1904. In Francia, nello stesso periodo e nelle stesse condizioni, vengono costruiti fari che si ispirano a stili diversi, alle varie epoche storiche, dal medioevale al gotico e al moderno, rifiniti anche all’interno in modo sontuoso, secondo la fantasia del loro costruttore, molto diversi dal lineari e semplici fari inglesi. La penisola di Finistère, in Bretagna, conta ben 120 fari. L’Italia è ricca di fari storici come quello di Livorno, costruito nel 1304 per volere di Cosimo I De Medici. La struttura, in pietra naturale, alta 52 metri e con una portata di 25 miglia, è costituita da due torrioni merlati, quello inferiore più largo e quello superiore più stretto, divisa in 11 piani, su cui domina la lanterna. Questo faro, che aveva superato indenne i secoli, fu distrutto nel 1944, dalle truppe tedesche in ritirata. Fu ricostruito solo nel 1956 utilizzando dove possibile tutto il materiale recuperato dalle macerie o ricavando nuovi conci dalla cava da cui erano stati estratti quelli originali. Oggi è monumento nazionale. Un altro faro storico è la “Lanterna” di Genova, ormai così chiamata da secoli, tanto da aver perso il suo originale nome di faro. La sua storia inizia nel lontano 1129, quando doveva essere solo una torre rudimentale, sulla cui sommità venivano bruciati sterpi e legna ed il cui mantenimento era supportato dalle gabelle richieste alle navi in entrata nel por-


to. La torre è stata modificata molte volte, finché fu distrutta dalla stessa flotta genovese, capitanata da Andrea Doria, che bombardando dal mare i francesi che occupavano il forte ai suoi piedi, troncò di netto il vecchio faro. Il nuovo faro è stato costruito per volere del Doge Andrea Centurione con i finanziamenti del Banco di San Giorgio e nel 1543 la bellissima torre, come la conosciamo oggi, era terminata. Oggi il faro sovrasta un’area del porto di Genova e dalla sua altezza di 77 metri - 117 sul livello del mare – la sua è luce visibile per 26 miglia. A Portoferraio, Isola D’Elba, sul bastione settentrionale della fortezza fatta costruire da Cosimo I De Medici, si erge un faro alto 25 metri, costruito dall’Arciduca austriaco Leopoldo di Lorena nel 1778. Dalla sua posizione la lanterna lancia tre lampi bianchi ogni 14 secondi, con una portata di 16 miglia. Una storia singolare è quella del faro si San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, in Sicilia, composto di un bianco caseggiato su cui svetta una torre alta 40 metri, che lancia un lampo bianco con una portata di 18 miglia. Costruito dai Borbone durante il loro regno e inaugurato il 1° Agosto 1859, è entrato a far parte dei beni del Regio Genio Civile Italiano nel 1860, subito dopo l’unificazione d’ Italia. Il Regio Genio Civile dovette dotare d’illuminazione tutti gli 8.000 Km di costa dell’Italia unita: fu così che, in un periodo relativamente breve, sorsero i numerosi fari italiani. (Estratto da un progetto studiato per l’Istituto Idrografico della Marina Militare di Genova)

Faro di Eddystone, immagine tratta da “ Phares” di Jean Guichard, Ed. Ouest-France

Il faro di Eddystone nel 1699, imm. tratta da “Lighthouses of Europe” di Daniel Charles, Ed. Watson-Guptill

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PORTFOLIO Antonella Battista

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ive a Bari e lavora in Italia come Sailing Photographer. Dopo essersi diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Bari, frequenta un Master a Milano in Photography and Visual Design, seguito da uno stage nell’agenzia fotogiornalistica CONTRASTO. Qui si occupa dell’organizzazione del prestigioso evento FOTOGRAFICA 09 Canon e affianca il desk internazionale per ricerca Agenzia Reuters. In questo contesto, lontana dal suo mare, Antonella sviluppa la passione unica per la fotografia sportivo-velistica. Nel 2010 incontra Fabio Taccola, affermato fotografo di sport e regate, subacquea e turismo mare. Lascia Milano e con lui segue la regata dei Tre Golfi (2010), il Trofeo Accademia Navale (2011), Trofeo Rosetti (2011), European Championship X-35 (2011), 151 Miglia (2011), Campionato Italiano Altura 2011, X Yacht Mediterranean Cup 2011 e il GiroVela 2010 a cura di Cino Ricci. Nel 2011 diventa la fotografa ufficiale del team velistico Luduan e con loro segue il Campionato invernale vela d’altura “Città di Bari” e altre importanti manifestazioni, come la Brindisi-Corfù e il Campionato Italiano. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni su riviste di settore come Nautica, Vela e Motore, Gazzetta dello Sport.

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L’ultimo abbraccio

II racconto

di Luigi Civita

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n giovane scrittore era seduto sulla spiaggia pulsante di calore. L’estate era sbocciata improvvisamente, dopo una primavera fresca e piovosa e le giornate erano ormai torride. Non era stato facile trovare quell’insenatura silenziosa e nascosta agli occhi indiscreti di chiassosi turisti. Cercava la solitudine, perché solo così avrebbe potuto ascoltare ancora una volta la voce del Mare. Era lì, con il suo solito quaderno ormai sgualcito e una penna da quattro soldi; non servono preziose stilografiche per raccontare al mondo le storie del Mare. Il blu cupo della notte imminente si stagliava tra le ultime striature rosse del tramonto, mentre la salsedine impregnava l’aria. In lontananza si udivano le urla ovattate degli ultimi bagnanti, ma c’era una sola musica che l’uomo attendeva. “Amico mio, vorrei udire ancora la tua voce, ascoltare le tue storie e commuovermi fino a sentire una lacrima scivolarmi sulle guance.” Silenzio. Il mare era calmo, piatto e silenzioso come talora

Danimarca

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accade. Forse la serata non era quella giusta, forse la notte era ancora troppo lontana. Provò a scarabocchiare qualcosa sul quaderno, ma non era in grado di scrivere senza la giusta ispirazione. Attese a lungo, invano. Solo un delicato fruscio, quando le onde si posavano dolcemente sul bagnasciuga; nient’altro che uno sciacquio indistinto, che nulla aveva della voce impetuosa a cui era abituato. Mai il Mare si era fatto attendere a lungo, mai come allora. Solo quando l’umidità si era mescolata alla calura quasi insopportabile e il Grande Carro aveva fatto la sua comparsa, l’uomo si accorse che le acque non erano realmente silenziose. Lo sciabordio, per quanto flebile e indistinto, recava con sé un messaggio. Per ore aveva atteso, senza capire che il Mare gli stava già parlando, in un modo inconsueto, ma ugualmente comprensibile. Respirò profondamente più volte, fino a sentire il cuore divenire leggero e spiccare il volo sulle ali magiche della serenità. Parole, quasi una poesia, si rincorrevano nell’oscurità, tra gli spruzzi misteriosi e refrigeranti delle onde.


Scozia - Baia di Galloch

“Un uomo correva nella notte. Una notte buia, tempestosa e silenziosa. Una notte senza alba, almeno per lui. Andava incontro al suo tragico destino, fatto di addii e consapevolezza. Scivolò sull’asfalto bagnato e per un attimo rimase immobile, steso e abbandonato. Con la stanchezza di chi è ormai giunto al traguardo, si fece forza e si rialzò; ricominciò a correre. Il suo viso era bagnato, non solo dalla pioggia, ma anche dalle lacrime che scivolavano copiose. Ma dalle sue labbra non sfociava un suono, un lamento. Aveva già urlato tutte le sue urla. I fari di un’auto di passaggio illuminarono, per un attimo, la sua sagoma: sembrava maestoso, avvolto dalla nebbia e dalla pioggia, nella sua cupola di dolore; l’anima immensa appariva in tutto il suo drammatico splendore. Poi il buio piombò su di lui, sul mondo, come il telone nero di un palcoscenico. Aveva recitato il dramma della felicità, grande artista capace di nascondere al mondo intero, per una vita, la follia del dolore. Nulla gli mancava, nulla aveva. Un’anima inquieta la sua, una malinconia senza limiti pervadeva ogni pensiero. La sua vita era impregnata di poesia. E il gesto che stava per compiere sarebbe stato non l’atto ultimo di un uomo distrutto dalla disperazione, ma lirica allo stato puro: i suoi versi più sublimi. Li avrebbe dedicati ad un mare nero come la notte, unico amico capace di ascoltare i silenzi dell’anima. Dinanzi al mare tempestoso si ergeva la sua figura. Alzò gli occhi al cielo, solo per un attimo. Il mare custodisce, ora, nei suoi remoti anfratti i versi più belli mai recitati da un uomo”

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Scozia - Kilt Rocks

Le dita dello scrittore si contrassero quando si trovarono a scrivere le ultime parole. Gli occhi erano velati e cercavano di attingere altra poesia dai riflessi delle stelle sull’acqua cupa. Un mare nero come la notte, poco loquace, che ancora una volta gli aveva donato una storia. Triste, ma vera come tutte le altre. A piedi nudi si portò verso il bagnasciuga e proseguì per qualche metro tra la spuma delle deboli onde. Voleva sentire attraverso la sua pelle il calore di un uomo che aveva donato il suo bene più prezioso, la sua stessa vita, al Mare. “Prima di abbandonarsi al mio abbraccio mi chiese di raccontarti la sua storia. E l’ho fatto. Ora vai via, rispetta il silenzio di questa notte e non fare domande.” – sussurrò mestamente il Mare, prima di chiudersi in un’ostinata e implacabile quiete.

Scozia - Kilt Rocks

Biografia

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Che fosse la Scozia, l’Irlanda o la Norvegia poco importava: c’era sempre la notte a fare da sottofondo alle parole del Mare, mentre la penna inseguiva i pensieri a volte troppo veloci. Fu così che l’autore, accovacciato su uno scoglio oppure seduto sul ponte di un’imbarcazione, diede forma a “Le storie del mare”, di cui “L’ultimo abbraccio” rappresenta il capitolo conclusivo. Classe 1969, Luigi Civita ama cogliere i suoni della natura per trasformarli in racconti destinati a bambini e adulti; e laddove le parole non bastano, adopera la sua modesta macchina fotografica per catturare schegge di presente.


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i è svolto Mercoledì 22 Febbraio a Bari il VII Gala della Vela organizzato dalla FIV – Comitato VIII Zona, in collaborazione con il Circolo della Vela Bari in cui sono stati premiati gli sforzi degli atleti ma anche dei dirigenti, Ufficiali di Regata ed allenatori, protagonisti della stagione velica pugliese 2011. Perfetto padrone di casa, Giulio Torre, vicepresidente dell’VIII Zona ha condotto la serata che ha visto la presenza Dino Sibilano, presidente del CV Bari, Elio Sannicandro, presidente regionale CONI e assessore allo Sport del Comune di Bari, ospite d’onore il Presidente della Federazione Italiana Vela, Carlo Croce, accompagnato dal Consiglio Federale al completo. Proprio dal Presidente Croce è stato premiato l’armatore di Scricca, Gianfranco Cioce, secondo over all al Campionato del Mondo Orc tenutosi lo scorso anno a Cherso, si è aggiudicato il Trofeo Armatore dell’Anno della VIII Zona, istituito e dedicato al Senatore Giuseppe De Gennaro dalla sua famiglia. Ha ritirato il premio anche Giovanni Sylos Labini che lo scorso luglio nelle acque di Trieste, con il suo Grand Soleil 46, Luduan Exprivia, alla tattica Daniele De tullio, ha conseguito il titolo di Campione Italiano 2011. Anche a Mauro e Michele Vitulano è stato riconosciuto il loro valore atletico, protagonisti, con Furia, in classe crociera, della vittoria della Brindisi Corfù e del Giro di Puglia. Gratificati dalla Federazione, De Tullio- Mininni, vincitori del Campionato Minialtura Area Adriatica, con il beneteau 25 Siddahrta Indeco. Soddisfatto e già pronto al raggiungimento degli obiettivi della prossima stagione il Presidente Raffaele Ricci. Antonella Panella

Invernale di Bari “Città di Bari” Ritarda il vento, una sola prova al XXV Trofeo Domingo Milella. ome una prima donna si è fatto attendere il

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vento sul campo di regata del Campionato Invernale Città di Bari, entrando da maestrale con una intensità di circa 12 nodi che ha consentito al Comitato di Regata di avviare le procedure di partenza solo alle 13.15. Irrobustito fino a 15 nodi, ha lasciato che si portasse a termine il XXV Trofeo Domingo Milella con un’unica prova disputata su un bastone di circa 6 Nm, in cui ha avuto la meglio Perbacco di Arcangelo Rinaldi, seguito da Scricca di Gianfranco Cioce, che costante nei risultati timona la classifica generale provvisoria, e da Elettra II di Andrea Bison, al timone Giovanni Sylos Labini, già armatore e timoniere di Luduan- Exprivia, la barca vincitrice in carica per la classe crociera del Campionato Italiano ORCi. Sea think di Alberto Longo, in classe crociera, ha vinto su Orione di Nunzio Pio Bellincontro e su Idriv di Nicola Ruccia. Luongo, giovane armatore da poco affacciato sui campi di regata, cresce di giorno in giorno dimostrando i suoi progressi con ottimi risultati, conducendo dall’alto del podio della classifica generale provvisoria sui suoi avversari. Domina in categoria Minialtura Follevolo Pegasus il melges 24 armato da Josef Pastore.

regata

Una stagione di successi per l’VIII Zona: premiati dal Presidente della Fiv Carlo Croce gli Atleti i Dirigenti e gli Ufficiali di Regata al Galà della Vela di Bari

Antonella Panella

Short news 18 marzo, Torre del Greco, Equinozio, Campionato primaverile Vele di Levante, www veledilevante.it 1 aprile, Torre Annunziata, Città di Oplonti, Campionato primaverile Vele di Levante, www veledilevante.it 7-15 aprile, Napoli, America’s Cup World Series, www.americascup.com 5 - 9 aprile, Porto Santo Stefano, Pasquavela, Yacht Club Porto Santo Stefano, www.ycss.it 15 - 18 aprile, Riva di Traiano, Roma x2, www.cnrt.it 21 – 22 Aprile, Napoli, Campionato Minialtura del Golfo di Napoli, Trofeo Oreste Albanesi, Circolo Nautico, www.saphiranews.it 22 aprile, Castellammare di Stabia, Capri – Stabia, Campionato primaverile Vele di Levante, www veledilevante.it 22- 24 aprile, Livorno, Trofeo Accademia Navale di Livorno, www.trofeoaccademianavale.com 29 aprile, Napoli, Velalonga, Lega Navale sezione di Napoli, www.velaincampania.it

foto di Antonella Battista/Taccola

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scatta il mare

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Primo classificato

Bruno Mandarano Lipari - Agosto 2008

Terzo classificato

Secondo classificato

Martina Fioretti

Errica Colangeli

Capri 2009

Vieste 2010

2 3 Menzione Speciale Partecipa a Scatta il mare! Su ogni numero di Saphiranews verranno pubblicate le foto marine piÚ belle inviateci dai nostri lettori! La redazione, qualora l’autore esprima il suo consenso, utilizzerà le fotografie ricevute nei numeri successivi della rivista a scopo illustrativo, riportando sempre in calce il fotocredito. scattailmare@saphiranews.it Questo mese scatta il mare ha scelto una foto scattata a Lipari, agosto 2008 da Bruno Mandarano

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Dario Desiderio Antigua 2010


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“Al compimento dei 20 anni di attività, nel 2010, nasce dall’Arpi il brand “Raffaele Archivolti” destinato alla gestione dei patrimoni immobiliari. Forte della propria esperienza nel campo del restauro e delle costruzioni, dove sono state eseguite opere di pregio in complessi quali il museo di Capodimonte od il teatro di San Carlo, l’azienda vanta una struttura costituita da un team di consulenti esperti ognuno dei quali affronta con cognizione ed esperienza differenti problematiche tecniche, amministrative, finanziarie, organizzative, legali, economico – contabili relative alla gestione dei detti patrimoni. Ad un anno dallo sviluppo del brand sono stati raggiunti i seguenti obiettivi: più di 200 unità immobiliari amministrate per un totale di 60000 metri quadri e 240000 metri cubi”

facility management

RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA DETRAZIONE del 36%

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l Decreto n. 201 del 6 dicembre 2011 definito Decreto “Salva Italia”, emanato dal governo Monti, convertito in Legge n. 214 del 22 dicembre 2011, ha interessato anche le materie del condominio e dell’edilizia sostenibile stabilendo una importante modifica al T.U.I.R. (D.P.R. 917/86), con l’inserimento del nuovo art. 16-bis. In particolare, a decorrere dall’1.1.2012, viene confermato e reso strutturale il bonus fiscale del 36% delle spese documentate per interventi di recupero del patrimonio edilizio, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore ad € 48.000 per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi. I principali interventi che, ai sensi del citato art. 16-bis, D.P.R. 917/86, danno diritto all’agevolazione fiscale sono: - Manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, realizzati sulle parti comuni di edifici residenziali di cui all’art. 1117 c.c.; - Interventi di recupero edilizio di cui alle lett. b), c) e d) del citato art. 3, D.P.R. 380/2001, vale a dire manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, realizzati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurale e sulle loro pertinenze; - Interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche aventi ad oggetto ascensori e montacarichi, e alla realizzazione di ogni strumento che, utilizzando la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologicamente avanzato, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per i portatori di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, co. 3, L. 5.2.1992, n. 104; - Opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia. Le predette 42 saphiranews.it

opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia. La detrazione per tale intervento si applica alle spese effettuate a decorrere dall’1.1.2013. Tra le spese sostenute sono comprese quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all’esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della normativa vigente in materia. La detrazione del 36% spetta anche nel caso di interventi di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che entro sei mesi dalla data del termine dei lavori si impegnino ad alienarli o assegnarli. In questo caso, l’acquirente o l’assegnatario ha diritto alla detrazione del 36%, calcolata sull’ammontare forfetario del 25% del prezzo di vendita o di assegnazione dell’unità immobiliare, risultante dall’atto di acquisto o di assegnazione e, comunque, entro l’importo massimo di euro 48.000. Altra novità rilevante consiste nel fatto che non si è più tenuti all’invio della comunicazione di inizio lavori al Centro Operativo di Pescara (ex D.Lgs. 13 maggio 2011, n.70) ai fini dell’utilizzo del beneficio fiscale in quanto bisognerà indicarlo nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Unico) insieme ai dati catastali identificativi dell’immobile o, se i lavori sono effettuati dal detentore, agli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo. Sarà l’Agenzia delle Entrate a dover chiarire quali saranno i documenti da conservare ed esibire a cura del contribuente in caso di richiesta da parte degli uffici di controllo. In ogni caso, se non si vuole incorrere in un controllo che potrebbe determinare il disconoscimento delle agevolazioni fiscali si consiglia di conservare tutte le fatture e le corrispondenti ricevute di bonifco bancario.


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solidarietà a riva

il Lanzino max durante i rilievi

La riscoperta della tradizione Sempre più vicino il sogno di una flotta di Lanzini a Napoli

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na grande passione anima Stefano Lanfranco, passione per il mare, per il lavoro di restauro, per i ragazzi di cui si prende carico, energia questa che confluisce nella sua Associazione Life Onlus, nata appunto per occuparsi di restauro di imbarcazioni in legno insieme ai ragazzi provenienti da famiglie disagiate ed ai minorenni di Nisida, credendo fortemente nel valore del lavoro e della vela come terapia per il reinserimento in società. Ultima impresa in ordine temporale dell’Associazione è il restauro dei Lanzini. Imbarcazione dalla storia singolare, tipica del napoletano, il Lanzino era usato sin dall’ottocento come barca da pesca, trovò poi la sua funzione come mezzo di trasporto per traghettare i carcerati dal lungo mare di La Pietra all’isola di Nisida. Con il tempo la piccola barca borbonica ha cambiato aspetto, è passata da barca a remi a barca a vela, dalle forme sempre più allungate e slanciate, d’altra parte il termine Lanzino deriva dal dialetto e significa piccola lancia, può raggiungere i 20 nodi, e le sue dimensioni sono di 3,80 metri più bompresso di 2 metri, con la stessa invelatura dell’olimpionico Star. Costruita in legno di cedro, il più leggero e resistente, nonché tipico del mediterraneo, dalle sapienti mani dei maestri d’ascia di Bagnoli. Si racconta che già i pescatori rientrando dalla pesca dessero vita a delle corse per arrivare per primi a terra e vendere il pescato, dall’ebbrezza di quelle competizioni al gusto della regata il passo fu breve, e fu così che negli anni ‘60 a Napoli si organizzarono delle vere e proprie regate nello specchio d’acque che va proprio da Bagnoli a Nisida, in onore ai primi tratti di percorrenza dei Lanzini. Pochissimi i Lanzini ancora in circolazione, se ne contano circa una decina, e la sola Associazione Life ne possiede due, il primo, Refola, donato dal prof. Ivo

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Rendina, ha già subito una prima fase di restauro e potrebbe tornare a regatare già per la Velalonga questo aprile. Il secondo, Max, donato dal prof. Emanuele Vitulli, è in fase di restauro. L’idea di Life e dell’Associazione restauratori Napoletani è quella di riuscire un giorno a ricostituire la flotta dei Lanzini, facendola diventare una classe velica, il loro sogno invece sarebbe quello di far nascere un cantiere nautico per la costruzione dei Lanzini attraverso le tecniche tradizionali. “Si tratterebbe” – ha spiegato presidente dell’Associzione Restauratori Napoletani prof. Emanuele Vitulli – “di recuperare in questo modo un patrimonio culturale, simbolo della tradizione napoletana”. Un primo passo verso la realizzazione di questo sogno è stato fatto il mese scorso, attraverso una collaborazione tra l’Associazione Life e il CREA (Center of Reverse Engineering Applications) del Dipartimento di Meccanica ed Energetica della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Gli ingegneri del CREA, attraverso tecniche sofisticatissime di fotogrammetria e scansione laser, hanno acquisito le forme delle carene delle due imbarcazioni. Dalle caratteristiche geometriche così analizzate si potranno comprendere i segreti idrodinamici del Lanzino, allo scopo di riprodurlo con i metodi tradizionali. “Un lavoro sinergico tra scienza, tradizione e solidarietà” – ha dichiarato il presidente di Life – “in questo modo ai nostri ragazzi potremmo insegnare l’amore e la passione per la costruzione delle derive in legno, il valore del lavoro manuale, oltre alla passione del mare ed il gusto della regata”. Claudia Campagnano


L’Associazione Life vive grazie all’impegno del suo fondatore, dei suoi sponsor e di quanti credono in questa iniziativa: Vice Presidente Associazione Life onlus Anna Giuliani; Distaccamento Marina Militare di Napoli, Com.te C.V. Clemente Costigliola e Com. te C.F. Antonio Nasti; Laboratorio CREA (Center of Reverse Engineering Applications) del Dipartimento di Meccanica ed Energetica della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Prof. Ing. Michele Russo, Prof. Ing. Pensa, Prof. Ing. Massimo Martorelli; Marinai d’Italia sez. di Napoli, Presidente Quintino Masecchia; Sostenitori Il IV Miglio e Vittoria Assicurazioni S.p.a. Ag. Vomero; Comunità Pubblica per Minori di Nisida - Ministero della Giustizia, Direttore Dott. Amedeo Triola; Centro Diurno “Lavori in Corso” UOSM Ds 29 - ASL NA 1, Dott.ssa Marina Rossano; Casa Famiglia l’Aquilotto, Coordinatore Giovanni Tagliaferri; Associazione Restauratori Napoletani, Presidente dott. Emanuele Vitulli; Genio Navale Com.te C.F. Domenico della Peruta e gli Ufficiali universitari interessati all’evento; Microgeo srl.

il Lanzino max durante i rilievi

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altri sport

A Un sogno che si chiama “casa”

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Dopo 16 anni in giro per il Centro Sud la formazione Hockey in line Napoli può allenarsi e disputare le partite casalinghe al Palabutangas di Monteruscello

Napoli si può giocare anche ad hockey. Finalmente, dopo anni di sacrifici, l’Hockey in line Napoli che attualmente milita nel campionato nazionale di serie B non dovrà più emigrare. Dopo sedici anni la squadra che porta la “N” disegnata sulla casacca ufficiale disputerà, per la prima volta, una partita a Monteruscello. Dal 1995 la formazione, punto di rifermento per l’hockey nel Sud Italia, non ha mai smesso di lottare e credere in un ritorno e nuovo inizio nella città che le ha dato i natali. Sabato 24 marzo alle 19 al Palabutangas di Monteruscello i ragazzi, tutti giovanissimi (22 anni l’età media), guidati dal coach Andrea Brancaccio affronteranno, nella decima giornata del campionato cadetto, i Pirati Civitavecchia tra le mura amiche. «Invito tutti gli appassionati di hockey e i neofiti a venire ad assistere alla partita, per noi un avvenimento storico inseguito da tanto tempo», afferma l’allenatore Brancaccio e prosegue: «Non c’è solo il calcio in questa città, ma tante altre belle realtà sportive che vale la pena di conoscere». L’Hockey Napoli ha trovato sede nella struttura dello Sporting Club di Pozzuoli con il quale ha sottoscritto un accordo fino alla fine del campionato, ma l’auspicio è proseguire anche la prossima stagione. C’è meraviglia sul volto dei giocatori e del tecnico, manca poco al debutto in casa e quel giorno tanto agognato è quanto mai vi-


cino. «Non dobbiamo emigrare e soprattutto chiedere ospitalità alle varie strutture del Centro Sud. Sono contento per i miei ragazzi che potranno allenarsi al chiuso e non più in giro per la città, dal Centro Direzionale alla Villa Comunale», spiega mister Brancaccio. L’Hockey Napoli investe sui giovani, ha un vivaio di nuove leve dai 6 ai 13 anni che si allenano il lunedì e il mercoledì dalle 15.30 alle 16.30 e il sabato dalle 16.30 alle 17.30 allo Stadio Collana. La squadra che gioca nel campionato cadetto, invece, fa la preparazione il mercoledì e il venerdì a Monteruscello dalle 21 alle 23. Agli allenamenti si può assistere ed è sempre possibile iscriversi a questo sport. Tante sono, poi, le novità in programma per questa primavera. L’associazione Hockey Napoli (info 339 2138293 e www. hockeynapoli.com) organizzerà il primo torneo di Roller derby (due squadre, ognuna con 5 pattinatori, si affronteranno su di una pista circolare) aperto a tutti, anche ai neofiti oltre a stage nazionali e internazionali. C’è anche il desiderio di giocare sul ghiaccio e ritornare alle origini (la formazione campana di hockey proviene dal mondo del ghiaccio). A Napoli sarebbe una novità assoluta nel panorama sportivo, la prima squadra campana a disputare un campionato nazionale di hockey sul ghiaccio. Nel Parco dello Sport a Bagnoli Futura è prevista una pista per l’hockey sul ghiaccio, ma, per adesso, come sottolinea coach Brancaccio, il prossimo obiettivo è una casa “fissa” in città, poi si continuerà a lottare per trasformare un sogno in realtà, sperando si sblocchi la situazione a Bagnoli e che quel futuro sia prossimo e non remoto. La formazione dell’Hockey Napoli con il coach Andrea Brancaccio

Sonia Oloferni

La nuova casa – Il Palabutangas di Monteruscello


eco saphira

Dalla Fondazione Vassallo la proposta all’Europa per ripulire i fondali marini. Nel segno delle bella politica di Angelo.

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erfettamente in linea con le convinzioni ed il credo di Angelo Vassallo, il “Sindaco pescatore” ucciso nel settembre 2010 dalla malavita organizzata, a cui la Fondazione è dedicata, l’interessante proposta di legge a favore della pulizia dei fondali marini del Mediterraneo presentata dal Presidente della Fondazione, Dario Vassallo, insieme con il VicePresidente dell’Europarlamento e presidente dell’associazione “Prima Persona”, Gianni Pittella, alla Commissione Pesca del Parlamento Europeo. Tale proposta rielabora ciò che nel Comune di Pollica-Acciaroli già avviene da tempo in seguito all’accordo stipulato il 20 novembre 2010, fortemente voluto dallo stesso Angelo Vassallo, tra la Fondazione, il Comune di Pollica e i Comandanti di sei pescherecci dei porti di Acciaroli, Agnone e Pisciotta. L’idea è tanto semplice quanto utile: ogni

Foto di Luca Canzanella

Acciaroli

Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore Angelo Vassallo, a più riprese sindaco di Pollica e del Parco Nazionale del Cilento, ha travasato il suo amore per il mare nelle buone pratiche di una bella politica improntata al rispetto e alla difesa dell’ambiente. Le sue ordinanze ed iniziative hanno infatti permesso di mantenere intatta la bellezza di uno dei comuni più caratteristici del Cilento e di far sì che le acque di Pollica abbiano continuato ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele della Bandiera Blu di Legambiente. La sera del 5 settembre 2010 Angelo Vassallo è stato ucciso, per mano di uno o più attentatori. Viene ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’impegno di “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

peschereccio effettua la regolare pulizia dei fondali marini raccogliendo e differenziando ciò che resta quotidianamente impigliato nelle reti invece di, come abitualmente accade, ributtare in mare i rifiuti. Il materiale recuperato viene poi consegnato agli operatori ecologici del Comune. Al Parlamento Europeo si è proposto, molto semplicemente, di applicare tale norma ai tanti pescherecci che regolarmente solcano le acque del Mediterraneo in cui, secondo gli esperti, vi sono oltre 500 tonnellate di rifiuti, concedendo ai Comandanti e ai Comuni coinvolti agevolazioni economiche in rapporto al materiale raccolto e differenziato. L’iniziativa porterebbe senza dubbio benefici concreti e notevoli per l’intero ecosistema marino, basti pensare che solo nelle acque di Pollica i sei pescherecci raccolgono ogni giorno un totale di 300 kg di rifiuti che, moltiplicati per almeno 200 giorni lavorativi, corrispondono a 60 tonnellate. La legge permetterebbe quindi di innescare una sorta di reazione a catena poiché la pulizia dei fondali marini favorirebbe il ripristino dell’habitat naturale e, quindi, la riproduzione dei pesci: ciò andrebbe senza dubbio a favore dell’intero comparto pesca attualmente in crisi anche per diminuzione del pescato. Paola Vona

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diario di bordo

La prima volta non si scorda mai

Suakin al XXXIX Campionato invernale del golfo di Napoli

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ualche settimana prima avevo ottenuto dal presidente del circolo Savoia, Pippo dalla Vecchia, il permesso di occupare un posto in banchina con il mio Beneteau First 31.7 che avevo a Gaeta, per poter partecipare alle regate e “…forse vincerne qualcuna” come gli avevo detto. Nonostante uno sguardo perplesso e scettico il presidente acconsentì. Immediatamente diedi la notizia agli amici di Gaeta, in primis Raffaele Ammutinato, per avvisare gli altri amici che avrebbero costituito equipaggio. Il giorno della regata Napoli ci accolse con un cielo grigio ed un mare agitato come non li avevo mai visti. Alle mie preoccupate rimostranze la risposta che ebbi fu “…dobbiamo andare a fare una regata, mica a pescare” e “se peggiora ci fermerà la Protezione Civile”. Lasciammo l’ormeggio confidando in Bertolaso. L’onda lunga ci fece subito pentire di quello che è poi diventato un rito: fare colazione in barca con le “polacchine” un dolce tipico della mia città. Le assaggiarono anche i miei stivali nuovi “High Tech” in goretex, grazie al compagno di equipaggio che si trovava seduto al mio fianco in falchetta, Massimo, tra i primi a non resistere al mal di mare. Gli schizzi delle onde ripulirono tutto. Arrivammo quasi alle secche del Vervece quando a causa di un calo di vento e all’ onda contraria cominciammo ad andare all’ indietro, nonostante il gennaker ottimisticamente issato. All’improvviso Raffaele diede l’ordine perentorio di issare l’olimpico e di far sparire sottocoperta il gennaker: aveva visto qualcuno degli avversari delle classi che ci precedevano improvvisamente straorzare; appena il tempo di eseguire l’ ordine rapidamente dalla falchetta che ho iniziato

a sentire il vento fischiare nelle sartie con intensità crescente fino a quasi sparire dopo un minuto. Raffaele mi fà “Frank (cosi mi chiama) vuoi sapere per caso cha raffica abbiamo preso? 35 nodi”. Incredulo andai a vedere l’anemometro che ancora oggi segna quello come valore massimo raggiunto. Arrivammo spediti alla boa tra Ischia e Procida, incrociando gli amici di uno X-yacht che, indicando l’albero a Raffaele, ci fecero capire che avevano avuto dei danni. Pensai che per fortuna la nostra attrezzatura aveva retto bene. Cominciammo una poppa lunghissima verso Napoli, con lo spi pesante, cavalcando le onde: quando scendevamo nel cavo dell’ onda non riuscivamo più a vedere Napoli all’ orizzonte, quando eravamo sulla cresta la barca partiva per delle planate a 11-12 nodi, condotta magistralmente dai fratelli Ammutinato, uno al timone e l’ altro, che aveva finalmente vinto il mal di mare, alle scotte dello spi, insieme al randista Gianni. Dopo solo novanta minuti tagliammo il traguardo davanti a Catel dell’Ovo: unici arrivati di gruppo. Francesco Golia

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La grande famiglia della Nave-asilo Caracciolo.

Da scugnizzi a marinaretti. L’esperienza della nave asilo Caracciolo, 1913 – 1928. a cura di Antonio Mussari e Maria Antonietta Salvaggio Edizioni Scientifiche e Artistiche pp.239

“Si deve tener presente che i ragazzi raggiungevano la Nave come dei naufraghi dopo aver subito ogni sorta di peripezia e dopo aver fatto le più tristi esperienze. […]A queste creature la Nave donò una seconda nascita.” G. Civita Franceschi Dopo la mostra foto-documentaria itinerante, che ha registrato numerose tappe in Campania, ecco il libro che racconta in maniera completa l’esperienza della nave-asilo Caracciolo e dei suoi piccoli ospiti. La pubblicazione, curata da Antonio Mussari e Maria Antonietta Salvaggio, direttori del progetto editoriale della Fondazione Thetys – Museo del Mare di Bagnoli, racconta la singolare esperienza della nave-scuola Caracciolo che nel 1913 fu offerta dal Ministero della Marina a favore dell’infanzia abbandonata di Napoli. Più di settecento gli scugnizzi che crebbero nella Caracciolo e lì furono educati, istruiti ed avviati ai diversi mestieri legati al mare, fino a diventare dei perfetti “marinaretti”, dall’ideatrice del progetto e direttrice della scuola Giulia Civita Franceschi, la cui figura ed il cui metodo pedagogico vengono debitamente approfonditi nel libro da diversi saggi a cura di Monia Valeriano e Antonia Maria Casiello. L’esperimento educativo è ripercorso dal volume anche attraverso le numerose fotografie d’epoca, provenienti dal fondo “Civita-Labriola-Aubry” donato al Museo del Mare, dal quale provengono anche le testimonianze sui ritmi di vita e lavoro sulla Nave, e le significative lettere e cartoline che i “caracciolini”, ormai cresciuti e uomini di mare a tutti gli effetti, continuavano ad inviare amorevolmente alla “mai dimenticata” Giulia, che li salvò dalla strada e li crebbe come una madre. Interessanti anche gli interventi di Francesco Lorigadi, che traccia una panoramica sugli altri istituti assistenziali della Marina presenti in Italia in quel periodo, e di John Robinson che avvia un parallelo con le navi scuola inglesi. Paola Vona

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Calamari ripieni di verdure napoletane

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n questa ricetta ho utilizzato verdure legate al territorio campano, i famosi friarielli e le meno note torzelle. Queste ultime sono uno dei più antichi tipi di cavolo diffusi nel bacino mediterraneo fin dall’antichità, vengono per questo ancora oggi chiamate anche cavolo greco. Le torzelle possono essere consumate sia cotte, come nella tradizionale minestra maritata, ma anche appena scottate o crude. Con questa nuova ricetta spero di dare uno spunto per preparare i calamari ripieni in modo veloce e diverso dal solito. Con un poco di fantasia si possono ottenere anche calamari ripieni di zucca, broccoli patate, e mille altri modi... fate voi e magari inviate suggerimenti e una foto delle vostre creazioni..

rotte di gusto

La ricetta: Ingredienti per 4 persone 4 calamari di media grandezza 1 kg di verdura (friarielli o torzelle) 150 g caciocavallo vaccino campano affumicato Olio di oliva e.v Sale e pepe q.b. 4 spicchi d’aglio 4 stuzzicadenti Preparazione 1. Mondare la verdura, in modo da tenere soltanto le foglie, lavare e poi sbollentare per uno o due minuti in acqua e sale. Tagliare quindi a pezzetti la verdura raffreddata 2. Pulire i calamari mantenendo il corpo intero privo di pelle da una parte e le pinne laterali, i tentacoli e tutto il resto tagliato a pezzetti dall’altra 3. In una padella antiaderente con olio di oliva e.v. e aglio in camicia (significa con la buccia) far saltare i piccoli pezzi di calamari per un paio di minuti, aggiungere un pizzico di sale e pepe e tenere da parte. 4. Nella padella appena utilizzata fare saltare le verdure sbollentate e tagliate, aggiungendo un filo d’olio e.v. d’oliva se necessario (In barca, o comunque se lo si preferisce, si può ridurre il tempo di preparazione facendo saltare le verdure crude senza averle in precedenza sbollentate). Aggiungere quindi i pezzetti di calamari cotti e il formaggio tagliato a cubetti e controllare di sale. Fare quindi amalgamare e lasciare intiepidire. 5. Riempire i calamari con un cucchiaino o con un sac à poche (se volete darvi delle arie da grande chef…o semplicemente se dovete riempire molti calamari!). Non esagerare con la farcitura, in cottura i calamari tendono a rimpicciolirsi un poco. Chiudere infine con gli stuzzicadenti. 6. Cuocere i calamari imbottiti in una padella antiaderente con un filo di olio e.v. di oliva e aglio in camicia fino a quando il pesce non prenda una colorazione dorata, non esagerare con la cottura! 7. Aspettare che i calamari diventino tiepidi e praticare dei tagli in modo da mettere in evidenza il ripieno di verdure. Alcuni suggerimenti I calamari ripieni si possono servire anche tagliati ad anelli accompagnati da una salsa si patate o altre verdure. Le torzelle si possono preparare anche con capperi, olive di Gaeta, uvetta e pinoli. Gianluca Ferrante

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Stile&Design a cura dell’architetto Roberta Errico

Alla scoperta del colore

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restare attenzione al colore delle pareti di una casa è fondamentale per non vanificare gli scrupolosi studi su arredamento, luci e particolari architettonici che si possono fare in occasione di una ristrutturazione o di una nuova costruzione. L’argomento colore, tuttavia, si basa su un percorso abbastanza vasto, fondato sulla teoria del colore, sui meccanismi psicologici legati alla percezione di essi e sull’influenza della luce. Ovviamente anche nell’ambito del colore da utilizzare sulle pareti di casa, gioca un ruolo importante la moda del momento, per cui si tenderà ad utilizzare maggiormente alcune tonalità piuttosto che altre. Ma per giocare con il colore non bisogna porre limiti alla fantasia ma farsi guidare da personalità e istinto. Prima di scegliere però è importante fare alcune considerazioni. Focalizziamo innanzitutto come la luce si muove all’interno della nostra casa e l’effetto che ha nei diversi momenti della giornata. Esaminiamo la destinazione d’uso dell’ambiente che vede generalmente prediligere per le zone giorno tinte calde, stimolanti e confortevoli, come i rossi e i gialli, e per la zona notte tonalità più fredde, lievi e chiare che inducono al relax come gli azzurri e i lilla. Valutiamo il tipo di illuminazione artificiale esistente: con le lampade a luce fredda è bene optare per tonalità calde anche se i blu e i verdi vengono rafforzati, mentre con le lampadine alogene la resa dei colori è calda e nella gamma cromatica i blu e verdi vengono disattivati.

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Pensiamo a quali colori possono essere confortevoli per ciascuno di noi. I colori parlano di noi esprimono i nostri stati emozionali e portano sensazioni. Il colore deve piacerci ma non deve stancarci troppo presto. Non bisogna essere tentati dall’utilizzare troppi colori, specialmente sui particolari architettonici, ma è opportuno fare in modo che pavimenti infissi e arredi contribuiscano insieme ad una complessiva armonia. I colori freddi ci aiuteranno a rendere visivamente le stanze più ampie e a conferire un look più formale. I colori caldi daranno un tocco più rilassato ma anche più attraente. Più forte sarà il tono maggiore sarà l’impatto. I colori neutri sono spesso utilizzati per un look riposante, e se si utilizza un solo colore si può optare anche per un tono leggermente più forte. Se si vuole espandere la luce e lo spazio bisognerà utilizzare il colore più leggero sulla zona più ampia. Il contrasto con l’arredamento renderà la parete più leggera. I colori hanno tantissime sfumature ed il nostro cervello è in grado di percepire anche le tonalità più chiare. Alcuni accostamenti sono accattivanti come il turchese e il marrone, il giallo e l’azzurro, il bianco e bordeaux, arancio e rosso, verde acido e giallo sole, ma ricordiamo che ogni accostamento deve essere pensato in funzione dell’effetto che vogliamo ottenere e soprattutto per un effetto decorativo equilibrato meglio non eccedere nei richiami di colore sull’arredamento e sui tendaggi.


I colori possono apparire molto diversi in base alla luce e alla esposizione della vostra camera. Abbiamo pensato ad alcuni suggerimenti per poter lavorare con ogni tipologia di camera. NORD Le camere che affacciano a nord sono le più difficili da decorare in quanto la percezione del colore è falsata dalla natura buia della stanza stessa. A volte sarebbe meglio non cercare di combattere questa naturale tendenza ed utilizzare invece colori scuri come il prugna o il color cioccolato per esaltarne l’intimità e creare un atmosfera tutto sommato teatrale. Tuttavia se invece si desidera utilizzare i toni chiari sarebbe opportuno optare per i colori con la base gialla e cremosi neutrali che rendono le pareti più riflettenti e pertanto l’ambiente più ampio. Cercate di evitare qualsiasi cosa con un verde o grigio di base. SUD Le camere esposte sul fronte meridionale esaltano al meglio sia i colori caldi che i colori freddi e pertanto è una vera soddisfazione decorarle. Tutti i colori andranno bene!! Per massimizzare la sensazione di uno spazio lu-

minoso ed arioso sarà bene utilizzare le tonalità pallide e le tinte pastello. EST La luce di questi ambienti cambierà drasticamente durante il giorno sarà pertanto conveniente fare in modo che le pareti appaiano più leggere rispetto agli arredi che nel caso potranno anche essere scuri. Sarebbe meglio lavorare sulle basi verdi o blu. Per conservare calore si può provare anche con i colori a base gialla che in ogni caso verranno esaltati solo alle prime ore del mattino. OVEST Il bianco delle pareti è riflettore di luce naturale e questo lusinga qualunque colore d’arredamento. Questo è particolarmente vero in ovest dove il bianco migliorerà la luce naturale per darvi una bellissima sensazione ariosa. Anche i grigi neutrali mantengono la sensazione di luce anche se durante il giorno il colore passerà da un effetto più freddo ad uno con maggiore calore. Il pomeriggio e la sera funzionano molto bene anche i rossi o meglio ancora i rosa tenui per creare una luce calda senza perdere troppa luce.

Istruzioni per l’uso È possibile creare schemi di colori personalizzati con tinte dinamiche, o tonalita’ soft, con alternanze che possono rendere vivaci e inusuali le vostre camere. Qui di seguito abbiamo solo voluto dare qualche esempio per ottenere un risultato armonico. È chiaro che in funzione dello stile con cui si vorrà caratterizzare il vostro ambiente sarà possibile adattare la tavolozza e rafforzare con il colore l’impronta contemporanea, minimal, naturale, etnica e cosi via.

WEST

SOUTH

NORTH

EAST

accostamenti vivaci

colori che inducono sensazione di calma

colori caldi

colori freddi

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genda

Mostra Cum Finis oltre i confini del sensibile Aprirà il 30 marzo per proseguire per tutto l’anno la mostra Cum Finis oltre i confini del sensibile, curata da Mario Scippa nella sua Galleria Antichità Scippa arteecultura (via Vannella Gaetani 20). Tredici fotografi napoletani esporranno una loro opera partendo da una poesia dello stesso Scippa. A seguire ogni 20 giorni ognuno dei fotografi proporrà una mostra personale, il tema sarà Napoli raccontata da una zona di confine, da quel territorio, fisico o mentale, dove tutto può accadere. I 13 autori sono Antonio Coppola, Marialilia Brando, Massimo Buonaiuto, Luca Canzanella, Angelo Casteltrione, Francesco Saverio Fienga, Jusi Iescone, Antonio Manno, Alberto Mazzarino, Grazia Rossi, Roberto Russo, Francesca Sciarra, Simonetta Volpe.

L’Arte della Felicità 2012 Dal 23 Marzo al 1 Aprile si svolgerà a Napoli l’ottava edizione de L’Arte della Felicità, incontri e conversazioni dedicati al tema della Verità. L’iniziativa, occasione di dialogo aperto e positivo tra discipline diverse, è un invito alla parola, all’ascolto, al confronto non urlato, alla comprensione, all’apertura. L’Arte della Felicità non è convegno o conferenza quanto piuttosto incontro diretto, occasione di ascolto e di confronto nel corso di appuntamenti che si terranno in vari luoghi della città pensati per rispondere al bisogno di interrogarsi, di affrontare grandi temi tra scienza e religione, tra filosofia e spiritualità, tra gente comune e testimoni d’eccellenza. www.artedellafelicita.com

Casa della Fotografia Villa Pignatelli Ha preso il via a fine febbraio la rassegna “Percorsi di fotografia” a cura di Federica Cerami, serie di manifestazioni, eventi, incontri per favorire il confronto e il dibattito fra tutti coloro che si occupano di fotografia, promuovendo la riscoperta di un patrimonio storico ancora poco noto, la conoscenza di autori e tendenze della fotografia contemporanea a livello nazionale e internazionale. I prossimi appuntamenti, tutti nella Sala Conferenze alle ore 11, prevedono l’11 marzo la proiezione del documentario Ferdinando Scianna “Quelli di Bagheria”, regia di Paolo Iannuzzi, 2002. Il 18 marzo, incontro con Mimmo Jodice, “M. Jodice legge i portfolio dei giovani fotografi”. Il 25 marzo, incontro con Raffaela Mariniello ed il 1° aprile ci sarà la proiezione del documentario “Massi-

mo Vitali”, regia di Giampiero D’Angeli, 2011. A seguire nelle date del 15 – 22 - 29 Aprile e 6 maggio partirà il laboratorio fotografico per ragazzi dagli 8 ai 14 anni (a cura di Federica Cerami e Maurizio Esposito). La prenotazione (massimo 15 persone) ai laboratori è obblicatoria. Info e prenotazioni: tel 081 7612356.

VITIGNOITALIA: il salone dei vini e dei territori vitivinicoli Dal 20 al 22 maggio torna a Napoli, a Castel dell’Ovo, Vitignoitalia il salone dedicato ai grandi vini italiani. Alla sua ottava edizione, il wineshow più qualificato ed atteso del Centro Sud Italia, si perfeziona ulteriormente e punta l’attenzione sui “Vini e i Territori vitivinicoli” del Belpaese sottolineando l’importante binomio tra vino e territorio. Con il sostegno tecnico del Comune di Napoli e della nuova amministrazione comunale, Vitignoitalia porta un’immagine sana, operosa e internazionale della città accogliendo ogni anno oltre 250 espositori e registrando più di 12mila visitatori in tre giorni di cui almeno il 20% viene dall’estero. Durante i 4 giorni antecedenti l’evento, dal 16 al 19 maggio 2012, si svolgerà, inoltre, Wine&TheCity, il “fuori salone” del vino di Vitignoitalia che proporrà una serie di eventi tra reading, esposizione, defilè, etc. accomunati da un unico fil rouge: il vino e la promozione della cultura del buon bere italiano. L’evento coinvolgerà circa 100 indirizzi tra boutique, gallerie d’arte e design, alberghi, wine bar ed enoteche, ristorati e gioiellerie. www.vitignoitalia.it www.wineandthecity.it

Poeté al Chiaja Hotel de Charme Per il Ciclo di letture poetiche (e non solo) infuse di teina Poetè, Giovedì 22 Marzo, ore 18,30, il Chiaja Hotel de Charme presenta Balla Italia di Ciro Cacciola / dj Claudio Cerchietto. Ciro Cacciola è giornalista, organizzatore di eventi e comunicatore, vive e lavora a Napoli. Corrispondente per Urban, Kult, Posh, ha collaborato a lungo con Il Mattino e scritto per diverse testate nazionali e locali (Io Donna, L’Espresso, Max, Gulliver, Meridiani, Anna, Trend, Manifesto, Napolicity...). Autore del libro Luoghi comuni. Cartoline da Napoli (Graus, 2006), di numerose guide alternative e di una mostra, Cartanapoli. Napoli nei volantini di fine millennio, ha lavorato per il cinema, alla radio, in libreria, per le aziende (pubbliche e private) più diverse, nelle piazze, on the road e persino sul Vesuvio! Dal 1997 ha un alter ego che gira materialmente Ingresso libero – Posti limitatiSalottino del Chiaja Hotel de Charme – Via Chiaia, 216 – 1° piano - Napoli www.hotelchiaia.it

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Saphiranews marzo 2012