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O R G A N O

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I N F O R M A Z I O N E

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P E N S I O N AT I

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/04 n. 46) - art. 1, comma 1, DCB - Roma - N. 1/2013

In questo numero: • Elezioni politiche 2013: chi di “porcellum” ferisce di “porcellum” perisce • Documento Finale • Il diritto “al” e “del” lavoro nella Costituzione Italiana


CICERONE Bimestrale S.A.PENS. - Sindacato Autonomo Pensionati Reg. Trib. di Roma N. 536/2000 del 13/12/2000 Via Magenta, 13 - 00185 Roma www.sapens.it • sg.sapens@sindacatoorsa.it Direttore responsabile Silvia La Torre Comitato di redazione Anna Maria Bruno Giuseppe Pisano Gaetano Trigilio Fotografie La Redazione Ermenegildo Colazza

N.1 • 2013

Sommario

Progetto grafico e stampa Beniamini Group s.r.l. Via Panfilo Castaldi, 37/51 00151 Roma Concessionaria per la pubblicità Beniamini Group s.r.l. Via Panfilo Castaldi, 37/51 00151 Roma Tel. 06.5881157 - Fax 06.5803704 info@beniaminigroup.com

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È vietata e perseguibile civilmente e penalmente ai sensi della Legge sul diritto d’autore ogni forma di riproduzione dei contenuti di questa rivista compresi gli spazi pubblicitari senza consenso scritto dell’editore.

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Elezioni 2013 “il grande bluff...” con meritoria pulizia! Al nuovo Governo ed al Parlamento 550 milioni per una ingovernabilità Crescita e coesione sociale Documento Finale Montegrotto Terme (Pd) 5 - 6 febbraio 2013 Benedetto XVI e le dimissioni nella storia della Chiesa È l’alta finanza che governa il mondo! Ma lo fa molto male Elezioni politiche 2013: chi di “porcellum” ferisce di “porcellum” perisce Il diritto “al” e “del” lavoro nella Costituzione Italiana La riforma Fornero Il gioco d’azzardo: una piaga sociale Il gioco Pronti per la dichiarazione dei redditi Modello 730/2013 Notizie in breve I vostri quesiti

Chiuso in redazione in data 12 marzo 2013


Elezioni 2013

“il grande bluff...” con meritoria pulizia! di Giuseppe Pisano 25 febbraio 2013, ore 23,30 circa, l'Italia conosce i risultati della tornata elettorale nazionale per il rinnovo del Parlamento. E … … boom!, il cielo ombroso di nubi viene attraversato da cumuli di Cinquestelle, accompagnate dal canto stridulo, ossessivo di un Grillo che non smette più di saltellare. Nei “dissacrati” palazzi della vetusta politica cala un pesante silenzio, rotto soltanto da balbettii informi ed inconcludenti. Eh sì, i “barbari” hanno vinto e, baldanzosi, si avviano a prendere possesso delle “cadreghe” romane. Nel frattempo gli autori dei balbettii di cui sopra, “sinceri, democratici e libertari” (anche loro vincitori, ma di meno, molto di meno e si capisce il perché!) prendono atto e riprendono a litigare, fuori tempo massimo e fuori luogo “massimissimo”! Tre schieramenti politici hanno il voto di oltre l'85% dell'elettorato. Al quarto posto troviamo una lista, fondata e formata dal Capo tecnico Monti, “pro tempore” Presidente del Consiglio, “a vita” Senatore, che ha raggranellato poco più del 10%, sufficiente per avere una pattuglia di deputati e di senatori, dato significativo di riconoscimento elettorale e sociale dell'abisso economico e sociale in cui la “professoralità” tecnica ha portato l'Italia. Altre liste, tutte al di sotto del 4%, o non hanno ottenuto seggi per la regola dello “sbarramento”, oppure hanno avuto sparute presenze parlamentari per opportuni e furbi apparentamenti di coalizioni con le forze politiche maggiori. A questa situazione di “non maggioranza” registriamo un fantasioso “e......mmò!?!” del nostro Presidente della Repubblica. “Io mai con te!”, “tu mai con me!”, “voi mai con noi!” (quest'ultima con tono stridulo, quindi “grillesco”): l'Italia, con tutti i problemi che ha, con gli impietosi dati ufficiali forniti dall'ISTAT, con non un parametro, uno che sia produttivo, economico e sociale che si salva, l'Italia, il cittadino italiano, deve assistere a que-

sti pietosi spettacoli della politica politicante. Ma questi “tizi” sanno che esiste “ il buon senso”? E sanno che il “buon senso” prevede anzi impone, in queste situazioni, di gettare alle spalle qualsiasi tipo di rivalità politica ed adoperarsi per il bene di tutti? Diciamo che se ne “FOTTONO”! Eh eh, però il cittadino elettore una nota augurale, agognata e perseguita l'ha, in parte, raggiunta: mandare a casa rappresentanti della “Casta” vecchi e nuovi. Non ce l'abbiamo fatta con tutti ma siamo sulla buona strada! Ci sono i cosiddetti “peones”, cioè quelli che “non cuntanu e n'accusanu” (gli ignavi di Dante), ed i cosiddetti “pezzi grossi” defunti politicamente (e finalmente), quelli di “io sono io, voi non siete un ‘c...o’!”(vedi il Marchese del Grillo, quello più comico dell'attuale). I gemelli eterozigoti Fini (adieu, adieu!) e Casini (confermatosi Pierfurby): il primo ha trovato, con sua somma sorpresa e con nostro sommissimo gaudio, l'ala tecnica del Monti, tanto ma tanto rachitica da non riuscire a “farsi coprire” (per tale si intende la elezione); il secondo, Casini, molto più navigato (era un DC, e, per giunta, Moroteo), (Pier)furbescamente ha utilizzato le due ali tecniche del Monti (ne avrebbe volute tre di ali ma neanche nel gioco del calcio sono tre!) e sfuggito ad una, è riuscito a “coprirsi” con l'altra e... purtroppo..! E tanti, tanti altri “manducatori”, magnoni, alcuni conclamati, altri che volevano tornare, altri ancora, ultimi, che volevano entrare nella “greppia”. Porteranno queste elezioni alla formazione di un governo per questo nostro martoriato Paese? Allo stato delle cose ne dubitiamo, anche se è nelle nostre aspettative. Sappia però, la Casta politica, che il popolo elettore è pronto a “Fini-re” il lavoro di pulizia dell'amato Paese. La ramazza? Il libero voto! Per ora!

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Al nuovo Governo ed al Parlamento di Giuseppe Torrente Il 12 febbraio scorso il Forum dei Pensionati ha promosso a Roma un Convegno Nazionale sui temi della previdenza ed assistenza sanitaria. La nutrita partecipazione dei pensionati giunti da ogni parte d’Italia ha dato il valore aggiuntivo all’iniziativa. Il documento unitario, in linea con quanto prospettato in sede europea in materia di diritti fondamentali, ha ricevuto la dovuta attenzione da parte di tutti i rappresentanti dei partiti che si apprestano a governare il paese. Gli interventi di Beatrice Lorenzin (Pdl), Angelo Santori (Scelta Civica), Marco Roda (Lista Tremonti), Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia), Luigi Scardaone (Psi), Riccardo Dobrilla (Rivoluzione Civile), Giuliana De Medici e Fabrizio Santori (La Destra), Emilio Gabaglio (Pd), Angelo d’Ovidio (Fed. Cristiano Popolari), Elio d’Orazio (Lista Zingaretti), Michele Poerio (Confedir), Mauro Pantano (Consap), Freschi (Cobas), hanno evidenziato la sostanziale convergenza con il documento rivendicativo del Forum dei Pensionati nel denunciare la drammatica condizione di vita di milioni di cittadini penalizzati dal blocco della perequazione delle pensioni, dai tagli ai servizi sanitari e sociali, dall’aumento della pressione fiscale, dei tributi locali, dei beni, servizi e tariffe. Al nuovo Governo ed al futuro Parlamento sono stati chiesti interventi concreti a sostegno dei pensionati e degli anziani, importante risorsa per l‘intera collettività. Questo il documento rivendicativo: Il FORUM dei Pensionati denuncia ancora una volta la colpevole mancanza – da parte di tutti i partiti italiani – di una politica a favore del mondo anziani. Mentre a livello europeo si è appena concluso l’Anno dell’invecchiamento attivo con una campagna a favore di una società migliore per tutte le età, mentre la riduzione della mortalità e le generali condizioni di vita rendono sempre più palese la trasformazione demografica in atto, in Italia nulla si sta facendo per l’adeguamento dei servizi sociali, assistenziali e sanitari da dedicare a una popolazione di over 65 che attualmente rappresenta il 20,6% degli abitanti nel nostro Paese, ma che arriverà al 34,4% nel 2050. Risulta pertanto indispensabile e urgente la creazione anche in Italia di un Dicastero o altra Istituzione specifica che – a somiglianza di quanto operante in Francia e Germania dove esi-

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stono rispettivamente una Segreteria di Stato per gli Anziani ed un Ministero Federale degli Anziani – con strutture adeguate anche a livello regionale possa dedicarsi alle problematiche dei cittadini della terza età valorizzandone anche l’apporto lavorativo e il concreto aiuto che essi possono dare in tema di socialità e di convivenza civile. L’assenza di ogni iniziativa a favore degli anziani è da noi aggravata pesantemente dalla politica vessatoria e punitiva in atto da tempo in materia di pensioni e di assistenza sanitaria. Il blocco della rivalutazione delle pensioni, la perdita del loro potere d’acquisto ormai riconosciuta da tutte le istituzioni in una percentuale del 35% per gli ultimi 15 anni, l’aumento del prelievo fiscale e dei prezzi al consumo, gli interventi restrittivi sui servizi sanitari sono provvedimenti adottati da tutti gli ultimi governi che hanno trovato più agevole colpire sempre le stesse categorie evitando le riforme strutturali necessarie e salvaguardando le lobby conservatrici ben rappresentate nelle sedi istituzionali. Si tratta di una realtà iniqua e punitiva – particolarmente per i pensionati – che viene resa ancor più intollerabile dall’elevato tasso di corruzione, dalla dilagante evasione fiscale e dai ripetuti scandali finanziari che constatiamo ogni giorno assieme all’assenza di concrete misure moralizzatrici. PENSIONI Ad iniziare dal Governo Prodi che si era accanito contro le pensioni di reversibilità decurtandole di oltre 200 euro mensili, a quelli di Berlusconi e Monti, c’è stato un crescendo persecutorio con ripetuti blocchi della rivalutazione dei trattamenti previdenziali di milioni di soggetti provocando decurtazioni permanenti anche su redditi minimali e ciò in palese contrasto con i dettami sanciti dalla Corte Costituzionale con le sentenze 30/2004 e 316/2010. Va ricordato che ciò che quegli Esecutivi definiscono ipocritamente come privilegi, per i pensionati sono sacrosanti diritti guadagnati con decine di anni di lavoro e pesanti contribuzioni previdenziali e fiscali. Va pertanto ripristinato con immediatezza il meccanismo di indicizzazione di tutte le pensioni così come va garantito il mantenimento del loro potere di acquisto con il collegamento alla dinamica delle retribuzioni dei lavoratori attivi. WELFARE Da troppi anni i tagli indiscriminati alla spesa sociale hanno


penalizzato soprattutto le persone anziane. Milioni di cittadini sono rimasti soli – a totale carico delle rispettive famiglie – ed altri ancora stanno per subire la stessa sorte andando ad alimentare un dramma di inciviltà non degno di un paese come l’Italia. Chiediamo ad alta voce che venga adeguatamente finanziato il Fondo per le Politiche Sociali e sostenuto il Fondo per la Non Autosufficienza – oggi praticamente annullato – in maniera tale da ripristinare servizi di assistenza sostitutivi in mancanza dei quali rimane solo la famiglia (non di rado sostenuta da pensionati) o il ricovero in strutture residenziali a pagamento. La revisione della spesa sanitaria, per come sin qui è stata fatta, ha allungato la vergognosa piaga delle liste di attesa, ha diminuito indiscriminatamente i posti letto, ha provocato la chiusura di numerose strutture ospedaliere, il fallimento delle unità di cure primarie, dei presidi territoriali di prossimità e della speciali-

stica ambulatoriale. Siamo di fronte ad un insieme di insicurezze sempre più rilevante che minaccia il mondo degli anziani in contemporanea con la riduzione dei loro redditi pensionistici in molti casi già vicini alla soglia di povertà. Chiediamo – per noi e nell’interesse dell’intera comunità nazionale – di essere aiutati ad invecchiare attivamente. Ciò vuol dire, come evidenziato dalla Carta Europea, garantire un ambiente più sereno alle persone con problemi di salute, ma anche di consentire a loro la possibilità di conservare il controllo della vita il più a lungo possibile per continuare a dare un contributo alla società nella cura dei nipoti, nel sostegno economico alla famiglia, nei consumi, nell’assistenza a famigliari malati o disabili e nel volontariato. Il Forum dei Pensionati – alla vigilia di importanti scadenze elettorali – ritiene di rivolgere a tutte le forze politiche un

pressante invito a considerare adeguatamente quanto espresso in questo documento. Si ricorda che ciò che è stato sinora fatto dai governi Berlusconi e Monti – colpendo quasi esclusivamente la società italiana operosa (i lavoratori) e quella elettivamente maggioritaria (i pensionati), pur considerando gli effetti della crisi internazionale – ha prodotto da noi una gravissima e particolare retrocessione economico-finanziaria con l’avvitamento del Paese in una fase di pesante recessione di cui ancora non si vede la fine. Riteniamo che non modificare drasticamente, o addirittura continuare questo modo di operare porterebbe la nostra comunità a livelli di pericolosa tensione e – per giustificate difficoltà economiche – al dilagare della disobbedienza civile. Chiediamo che la politica riprenda il suo ruolo naturale fatto di scelte orientate alla giustizia, alla vera equità ed alla solidarietà sociale.

550 milioni per una ingovernabilità di Giuseppe Torrente Gli Italiani hanno deciso, dallo spoglio delle urne è uscito fuori uno “tsunami” di proporzioni tali da costringere le principali forze politiche ad assumersi le proprie responsabilità delegate per oltre un anno e mezzo ad un Governo Tecnico. Il costo delle elezioni quantificato in 390 milioni circa, ed i 160 milioni da destinare ai rimborsi elettorali da spartirsi tra tutti quei partiti che hanno eletto almeno un parlamentare, sono l’unica certezza acquisita in tempi di grosse difficoltà economiche. Dalla mancata riforma elettorale scaturiscono l’ingovernabilità di un paese euroscettico in materia di politica del rigore ed i “nominati” dai capi partiti affezionati al “porcellum”. Se una vittoria di misura del centrosinistra alla Camera consente una ampia maggioranza in virtù del cosiddetto premio, a Palazzo Madama il mancato raggiungimento dei 158 seggi non consente di avere la fiducia nei due rami del Parlamento. Una condizione che, per forza di cose, obbligherà le maggiori formazioni politiche ad assumersi le proprie responsabilità per la formazione di un Governo Politico, pena tornare a votare. Condannati a governare, dimenticando il “giaguaro da smacchiare”, il “mai più con i nostri avversari”, il “gargamella”, pur nella consapevolezza delle incompatibilità delle ricette economiche proposte in

campagna elettorale, è l’imperativo per evitare l’isolamento europeo del nostro paese, la reazione negativa dei mercati con il ritorno ad un spread molto vicino a quello greco. Gli slogan offensivi pronunciati durante tutta la campagna elettorale andranno accantonati per lasciare il posto a proposte tali da consentire la formazione di un Governo che sia espressione della volontà popolare, che tenga conto del segnale inequivocabile lanciato dal popolo italiano nei confronti di una politica che ha creato effetti negativi sui conti pubblici, sulla crescita, sui posti di lavoro e sul potere d’acquisto di pensioni e salari. Dal responso elettorale è stata chiara la volontà dei cittadini che, spinti dall’esasperazione e dalla protesta, si sono espressi contro l’austerità, le troppe tasse, i tagli generalizzati, la corruzione, le mancate promesse, le iniquità. Il record delle astensioni, risultate le più alte della storia repubblicana, è il segno eloquente della disaffezione del corpo elettorale verso tutti i partiti, oggi lontani dalle esigenze primarie dei cittadini ma troppo attenti a curare i propri interessi. Solo con un cambiamento radicale del modo di fare politica si potrà ridare fiducia al popolo italiano non più disponibile ad accettare il malcostume a tutt’oggi presente.

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Crescita e coesione sociale di Giuseppe Torrente Alla fine del mese di febbraio u.s. la Commissione Europea ha sollecitato i Paesi Membri ad accentuare gli investimenti in materia di crescita e protezione sociale. Age Platform Europe, rappresentativa di 30 milioni di cittadini anziani attraverso le 165 organizzazioni che vi aderiscono, ha deciso di promuovere azioni concrete nell’utilizzazione dei Fondi Europei per sostenere le riforme adeguate. I documenti elaborati dai Gruppi di Esperti

AGE in materia di impiego, sanità, inclusione e protezione sociale, avranno il compito di proporre iniziative tendenti ad eliminare gli aspetti negativi dell’invecchiamento demografico, a promuovere l’inclusione attiva dei cittadini esclusi dal mercato del lavoro, a migliorare la regolamentazione dei servizi sociali in materia di assistenza a lungo termine. Questo il Comunicato della Commissione Europea:

Bruxelles, 20 febbraio 2013 - COMUNICATO STAMPA

COMMISSIONE EUROPEA

Investimenti sociali: la Commissione sollecita gli Stati membri a concentrarsi sulla crescita e sulla coesione sociale

La Commissione ha esortato gli Stati membri a porre in cima alle priorità gli investimenti sociali e a modernizzare i propri sistemi di protezione sociale. Ciò implica strategie di integrazione attiva più performanti e un uso più efficiente ed efficace delle risorse destinate al sociale. Tale invito è esposto in una comunicazione sugli Investimenti sociali finalizzati alla crescita e alla coesione appena adottata dalla Commissione. La comunicazione fornisce inoltre orientamenti agli Stati membri su come utilizzare al meglio il sostegno finanziario dell’UE, in particolare quello offerto dal Fondo sociale europeo, per realizzare gli obiettivi prospettati. La Commissione effettuerà un attento monitoraggio del funzionamento dei sistemi di protezione sociale dei singoli Stati membri nel contesto del semestre europeo e formulerà all'occorrenza raccomandazioni specifiche ad uso dei paesi interessati. "Gli investimenti sociali sono fondamentali per emergere dalla crisi più

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forti, più coesi e più competitivi. Nel rispetto degli attuali vincoli di bilancio è opportuno che gli Stati membri rivolgano la loro attenzione al capitale umano e alla coesione sociale. Tale azione è di importanza decisiva per compiere reali progressi verso il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. Investire oggi nel sociale ci aiuta a evitare che gli Stati membri sostengano costi finanziari e sociali molto più alti in futuro," ha dichiarato László Andor, commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione. Le conseguenze sociali dell’attuale crisi finanziaria sono molto gravi. Il pacchetto Investimenti sociali, appena presentato dalla Commissione, offre agli Stati membri orientamenti per perseguire politiche sociali più efficienti ed efficaci in risposta alle problematiche attuali, che comprendono gravi difficoltà finanziarie, aumento della povertà e dell’esclusione sociale, nonché livelli record di disoccupazione, in particolare tra i giovani. A ciò si aggiunge il problema dell’invecchiamento

della società e della contrazione della popolazione in età lavorativa, che mette a prova la sostenibilità e l’adeguatezza dei sistemi sociali nazionali. Il pacchetto Investimenti sociali comprende anche una raccomandazione della Commissione in tema di lotta alla povertà infantile, che esorta ad applicare un approccio integrato agli investimenti sociali a favore dei bambini. Investire nei bambini e nei giovani è un modo particolarmente efficace di spezzare il circolo chiuso intergenerazionale della povertà e dell’esclusione sociale, nonché di migliorare le loro opportunità più avanti nella vita. Il pacchetto Investimenti sociali costituisce un quadro integrato di interventi che prende in debita considerazione le differenze sociali, economiche e di bilancio tra gli Stati membri. Esso prevede: - Garantire che i sistemi di protezione sociale soddisfino i bisogni delle persone nei momenti critici della loro vita. È necessario fare di più


per ridurre il rischio di disgregazione sociale ed evitare in tal modo una spesa sociale più elevata in futuro. - Semplificazione delle politiche sociali e concentrazione sugli effettivi destinatari in modo da fornire sistemi di protezione sociale adeguati e sostenibili. Alcuni paesi riportano risultati migliori per la società rispetto ad altri Stati pur disponendo di risorse simili o inferiori, il che dimostra che esistono i margini per una spesa più efficiente in interventi sociali. - Perfezionare le strategie di inclusione attiva negli Stati membri. Cura dell’infanzia e istruzione sostenibili e qualitativamente valide, prevenzione dell’abbandono scolastico, formazione e aiuto nella ricerca del lavoro, facilitazioni in fatto di alloggio e accessibilità dell’assistenza medica sono tutti settori di intervento con forti caratteristiche di investimento sociale. Contesto Il pacchetto Investimenti sociali si fonda sull’analisi dei dati (ad esempio della Rassegna annuale 2012 sull'occupazione e gli sviluppi sociali in Europa, si veda al proposito IP/5/13) e delle pratiche esemplari esistenti, da cui si evince che gli Stati membri fermamente impegnati negli investimenti sociali (agevolazioni e servizi che potenziano le abilità e le competenze della popolazione) mostrano tassi inferiori di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale, migliori risultati nell’istruzione, un tasso di occupazione più alto, minori deficit e un PIL pro capite più elevato. Il pacchetto Investimenti sociali si compone di una Comunicazione che espone il quadro

strategico, le azioni concrete che vanno adottate dagli Stati membri e dalla Commissione e orientamenti sull’impiego dei fondi unionali a sostegno delle riforme. Essa è corredata di: • Una raccomandazione della Commissione intitolata "Investire nell’infanzia: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio" contenente un quadro integrato di interventi volti a migliorare la condizione dei bambini;

László Andor, commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione

• Un documento di lavoro della Commissione che riporta dati relativi alle tendenze demografiche e sociali e al ruolo delle politiche sociali nel fornire risposte ai problemi sociali, economici e macroeconomici dell’UE; • Un documento di lavoro della Commissione che fa seguito alla propria raccomandazione del 2008 relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro; • La terza relazione biennale sui Servizi sociali di interesse generale, mirata ad aiutare le autorità pubbliche e gli stakeholder a comprendere e porre in atto la normativa unionale riveduta in fatto di servizi sociali;

• Un documento di lavoro della Commissione sull’assistenza di lungo periodo che illustra le problematiche e le possibilità di intervento; • Un documento di lavoro della Commissione su come affrontare il problema delle persone senza fissa dimora, che illustra lo stato attuale di tale realtà nell'Unione europea e le strategie possibili; • Un documento di lavoro della Commissione dedicato agli investimenti nella salute, contenente strategie volte a migliorare l'efficienza e l’efficacia dei sistemi sanitari in un contesto di bilanci per la sanità pubblica sempre più contenuti, unitamente a una disamina di come buone condizioni di salute possano contribuire a migliorare il capitale umano e l’inclusione sociale; • Un documento di lavoro della Commissione che delinea in quali forme il Fondo sociale europeo contribuirà all’attuazione del pacchetto Investimenti sociali. Il pacchetto Investimenti sociali continua l’opera già iniziata con la Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale e si aggiunge ad altre iniziative recenti della Commissione in risposta ai problemi sociali ed economici dell’Europa, ossia il pacchetto Occupazione, il pacchetto Occupazione Giovanile e il Libro bianco sulle pensioni. Tali iniziative hanno fornito agli Stati membri altri orientamenti sulle riforme nazionali indispensabili per rispettare gli impegni relativi agli obiettivi concordati della strategia Europa 2020.

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Documento Finale Consiglio Generale S.A.Pens. - OR.S.A. Montegrotto Terme (Pd) 5 – 6 febbraio 2013 Nei giorni 5 e 6 febbraio 2013 nella Sala Congressi dell’Hotel Petrarca si sono svolti i lavori del Consiglio Generale S.A.Pens. OR.S.A. La relazione del Segretario Generale, approvata all’unanimità, ha evidenziato le varie tematiche legate al momento politico che tutti i cittadini italiani stanno vivendo. Sono milioni i pensionati che in seguito ai provvedimenti dei Governi Monti, Berlusconi e Prodi hanno visto bloccato il valore della propria pensione con una consistente perdita economica che ben poche altre categorie hanno pagato per tentare di risanare il dissestato bilancio pubblico, contravvenendo al concetto di equità più volte sbandierato dal Governo dei Tecnici. A tale proposito, dall’anno 2013 va recuperata la quota di indicizzazione negata con la legge salva Italia del 2011. Per questi motivi il S.A.Pens. ha già promosso azioni giudiziarie presso la Corte dei conti affinché venga riconosciuta l’illegittimità costituzionale dei provvedimenti presi in quanto non rispondenti ai dettami della Carta Costitu-

zionale. Il Convegno Nazionale programmato dal Forum dei Pensionati per il 12 febbraio a Roma ha lo scopo di sottoporre alle coalizioni che si apprestano a governare il Paese le problematiche su alcuni temi quali sanità e previdenza in modo da arrestare il continuo impoverimento di pensioni e salari, nonché iniziative per la creazione di posti di lavoro per i giovani. Va pertanto ripristinato con immediatezza il meccanismo di indicizzazione di tutte le pensioni, così come va garantito il mantenimento del loro potere di acquisto per adeguarlo ai livelli europei collegandolo alla dinamica salariale. Da troppi anni i tagli indiscriminati hanno penalizzato le persone anziane che spesso rimangono sole a totale carico delle loro famiglie. Da qui la necessità che venga adeguatamente finanziato il Fondo per le Politiche Sociali e sostenuto il Fondo per la Non Autosufficienza, in modo da garantire un invecchiamento dignitoso e attivo. Il S.A.Pens. rivendica ferma-

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mente che la politica faccia delle scelte che siano orientate verso la giustizia, la dignità umana e la solidarietà sociale. Il Consiglio Generale ha deliberato la convocazione del Congresso Generale che si terrà nel periodo dal 2 al 9 settembre 2013 a Furnari (ME). Ha inoltre approvato la ripartizione dei delegati regionali e la nomina della Commissione Modifica Statuto. Il Consiglio Generale dà mandato al Segretario Generale di promuovere le opportune iniziative per il prosieguo dei lavori del 1° Congresso Confederale OR.S.A. Il S.A.Pens., che per 25 anni ha tutelato gli interessi dei pensionati, non smetterà di combattere per una vera giustizia sociale. LA COMMISSIONE DOCUMENTO FINALE Bilardi Liana Pisano Giuseppe Ronzoni Silvana Sebastianelli Maria

S.A.Pens.

Sindacato Autonomo Pensionati

augura a tutti

Buona Pasqua 2013

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Benedetto XVI e le dimissioni nella storia della Chiesa di Giuseppe Pisano La notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI dal soglio pontificio, un fulmine a ciel sereno per l'universo cattolico-cristiano, ha suscitato, oltre allo straordinario impatto mediatico, sorpresa, amarezza e grandi emozioni, facilmente comprensibili. Indubbiamente le dimissioni di un Papa sono un evento storico e per la massima “carica” religiosa e per l'assoluta improbabilità dell'accadimento, considerato che un Papa lo è tale fino alla morte. Infatti è consueto il detto “ad ogni morte di Papa”, non solo come fine temporale del magistero papale ma anche per indicare umanamente delle prospettive temporali molto remote. Un pontefice lo è per sempre per mandato e per missione. Benedetto XVI, con il suo gesto, riteniamo ponderato non da poco tempo, ha gettato nella confusione miliardi di credenti e miliardi di gente comune, ma ha anche “gettato” il legittimo seme della coscienza del dubbio sulle proprie capacità fisiche, debilitate da costante ed intenso impegno ecumenico e religioso, per se stesso e, soprattutto, per gli altri. Eppure, negli ultimi tempi, ha affrontato con saggezza, vigore e comprensione cristiana, lo scandalo del cosiddetto “Corvo” del Vaticano, pregno di infime bassezze e malcelata ostilità, da cui maldicenze e complotti. Alla fine le sue forze fisiche hanno ceduto e con un atto di reale riconoscimento, di affievolimento delle energie necessarie ad affrontare e superare gli impegni che l'alto magistero impone, ha detto con forte presa di coscienza “non ce la faccio più!”. Ed ha vinto! Novello Celestino V è l'improponibile riferimento storico, per analogia, che alcuni (subdolamente?), hanno inteso ricordare prescindendo dalla verità storica e facendo proprie le “poetiche” verità di parte di Dante Alighieri. Nell'Inferno, canto III, Dante intese “porre” gli ignavi, ovvero i vili, gli infingardi e, tra questi, … … … “colui che fece per viltate il gran rifiuto” ossia Papa Celestino V. La verità storica ci consegna, senza dubbio alcuno, un frate eremita, Pietro del Morrone che, in odore di santità per le opere e le preghiere, estraneo a qualsiasi “idea” di potere, fu scelto quale Papa (1294) perché “non pericoloso”, in un tempo in cui i Pontefici venivano eletti con aspri combattimenti verbali, e non solo, in

aggiunta a precisi “appetiti” dinastici dei potenti dell'epoca. Celestino V fece in tempo ad ordinare 11 cardinali e, presa coscienza della propria inadeguatezza, soprattutto “ambientale”, dopo quattro mesi si dimise. Celestino V, detto il Papa Angelico, come lo nomavano i suoi seguaci, deceduto nel 1296, nel 1313 fu elevato agli onori dell'altare, ovvero dichiarato santo. Ma allora perché Dante lo pone nell'antinferno, tra gli ignavi? Pare che Dante non abbia mai perdonato a Celestino V le dimissioni, considerato che il successore, Bonifacio VIII, al secolo Adelmo Caetani, era un suo acerrimo nemico. Bonifacio VIII viene ricordato per l'attaccamento ossessivo al danaro e per l'attenzione, troppa, che manifestava per le donne e per i bei ragazzi, nonché per l'istituzione, invenzione, ai fini di raccolta di denaro, del Giubileo, patrimonio della tradizione ebraica, non presente, sino all'ora, nella tradizione cristiana. Dante, nel suo furore morale, antepose motivazioni di carattere personale, non afferenti le capacità e l' “eroismo” religioso di Celestino V, tanto da porlo nell'Inferno per la sola colpa delle dimissioni. Per mera cronaca storica, non per comparazioni motivazionali, è opportuno ricordare i nominativi dei Papi che, per motivi diversi, si dimisero: Clemente I (97), Ponziano (235), Silverio (537), Benedetto IX (1045), Gregorio XII (1415) ed il già ricordato Celestino V. “Sarò con voi e pregherò per voi!”. Così, il 28 febbraio 2013, con l'umiltà di sempre, Benedetto XVI, Papa emerito, grande studioso e Maestro del Verbo cristiano, ha salutato il Suo amato popolo! P.S. Al momento di andare in stampa apprendiamo con gioia la notizia dell’elezione del nuovo Pontefice Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, figlio di ferroviere piemontese emigrato con la famiglia in Argentina. La comunità dei ferrovieri è orgogliosa dell’avvento al Soglio Pontificio di un Papa di estrazione natale del mondo dei ferrovieri.

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È l’alta finanza che governa il mondo! Ma lo fa molto male di Gaetano Trigilio

Torbide forme speculative sono all’origine della crisi che attanaglia il mondo. Le vicende SAIPEM ed Mps che hanno tenuto banco in queste ultime settimane hanno rivelato torbidi intrecci tra politica ed affarismo ascrivibile all’alta finanza, giochi, simulazioni e non si riesce a capire quale la differenza tra semplici irregolarità e vere e proprie illegalità o commissione di veri e propri reati. Spesso i banchieri giocano con i risparmi dei cittadini ignari e convinti di aver fatto buoni investimenti e di aver affidato in mani esperte e sicure i loro sudatissimi risparmi. In modi formalmente legali, ma sostanzialmente truffaldini si utilizzano i risparmi dei cittadini spesso servendosi di leggi fatte apposta per raggiungere questi scopi. Da qui si evince il tremendo intreccio, tra politica ed affari, che fa pagare ad ignari cittadini lo scotto di operazioni speculative di grande ampiezza. Spesso la grande finanza ricorre, per il raggiungimento di scopi speculativi, al falso in bilancio, alle tangenti, alla corruzione, al c.d. scudo fiscale, anche attraverso spostamenti di capitali all’estero ed utilizzati in imprese finanziarie fantasma. Insomma provvedimenti creati dalla politica per favorire la speculazione. La politica spesso fa parte di questo torbido gioco, non solo chiudendo gli occhi, ma fornendo strumenti legislativi di comodo ed osservando un vergognoso silenzio su certe operazioni che andrebbero perseguite con grande rigore. “La speculazione – scrive il magistrato Antonio Ingroia, oggi in politica, che può piacere o non piacere ma è certamente un esperto di queste problematiche - è il morbo che sta uccidendo la nostra economia e che ha creato la crisi”.

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Ben sappiamo che la crisi ha origini da oltre oceano: speculazioni, titoli avvelenati sono stati diffusi a piene mani, hanno assicurato, ad ignobili signori dai colletti bianchi, enormi e spropositati profitti ed hanno prodotto e stanno producendo sofferenza ed indigenza per centinaia di milioni di persone nel mondo. Ricordiamo il disastro dei bond argentini, per cui centinaia di migliaia di risparmiatori, anche in Italia, videro assottigliarsi pericolosamente i propri risparmi. La cronaca ci consegnò un quadro tremendo di risparmiatori che, a loro insaputa, per opera di disonesti consulenti, si trovarono intestatari di bond fasulli e videro bruciare i risparmi di un’intera vita. Venendo al nostro paese, ci rendiamo conto che anche da noi l’intreccio tra politica ed affari ha prodotto guasti che pesano sui cittadini onesti: pensionati, lavoratori, piccoli imprenditori, insomma le grandi masse popolari che lavorano, od hanno lavorato, e che sole producono ricchezza. Con amarezza dobbiamo constatare che il cancro che si chiama speculazione pesa oggi soprattutto sui giovani cui è stato rubato il futuro. Con leggi ignobili, chiamate riforme, sono state create difficoltà immense nel mondo del lavoro e nel sistema di accesso alla pensione. Il tutto per garantire ad una classe dirigente e politica esosa e corrotta vantaggi, profitti ed operazioni speculative di ogni genere. Oggi molti giovani che si avvicinano al mondo del lavoro, per effetto del ritardo con cui si accede al lavoro, per effetto del lavoro precario, non riusciranno a mettere insieme gli anni ed i contributi necessari per accedere alla pensione, saranno pensionati senza pensione, senza un minimo assegno, destinati all’indigenza totale. Tornando all’economia dobbiamo ricordare che all’inizio delle avvisaglie della crisi il Ministro Tremonti concesse notevoli finanziamenti alle


banche... per evitare rischi di fallimenti ed evaporazione dei risparmi, si disse... ed inoltre che la BCE ha concesso alle banche italiane finanziamenti ad un tasso dell’1% ed oggi le banche negano o rendono particolarmente difficoltosa la concessione di prestiti o finanziamenti alle famiglie ed alle imprese, tutelando così soltanto i loro interessi. Occorre trovare il modo di eliminare l’intreccio fra politica ed affari, non è possibile che uomini politici o addirittura uomini di governo siano nel contempo amministratori di Fondazioni bancarie o addirittura alla presidenza o nei consigli di amministrazioni di banche o di finanziarie o comunque di gruppi economici. Occorre una nuova stagione di buona politica, una nuova cultura della politica e degli affari, occorrono leggi giuste che non favoriscano il cancro della speculazione. Occorre una seria legge per regolare il “conflitto

d’interessi”. Quando si parla di conflitto d’interessi si pensa solo al signor Berlusconi, è un errore, nel paese, nelle sfere di potere e di governo, a tutti i livelli, quanti conflitti ci sono! Quante volte scopriamo che amministratori di cosa pubblica, od anche le …mogli o familiari di pubblici amministratori sono titolari di imprese o ditte che hanno rapporti diretti od addirittura esclusivi con enti pubblici. Questo paese non si salverà se non nasce una nuova stagione di buona politica, se non nasce una nuova cultura dell’onestà in tutte le sfere dirigenti. La maggioranza politica e la nuova composizione del parlamento italiano, venute fuori dalle recenti elezioni del 24 e 25 febbraio scorso lasciano ben poco da sperare. Una litigiosità incongruente sembra essersi installata nel massimo organo deliberante del nostro paese con risultati che tutti temiamo disastrosi.

Elezioni politiche 2013: chi di “porcellum” ferisce di “porcellum” perisce di Anna Maria Bruno

Le nostre richieste Il 24 e 25 febbraio i cittadini italiani hanno scelto chi dovrebbe guidare il Paese per i prossimi anni. Purtroppo ancora una volta si è andati alle urne con la legge elettorale detta “porcellum”, legge con cui si è votato nel 2006 e nel 2008; tutto ciò significa liste bloccate con l’impossibilità di esprimere preferenze e votare candidati scelti direttamente dagli elettori, premi di maggioranza alla Camera, soglie di sbarramento al 4% e del 10% per le coalizioni: in sostanza la coalizione

vincente ottiene un premio per la governabilità sia alla Camera che al Senato. Vale la pena di ricordare che in tutti questi anni passati nessuna coalizione, pur avendo in qualche periodo una larghissima maggioranza al Parlamento, ha voluto cambiare, evidentemente per ragioni opportunistiche, l’attuale legge elettorale. Ai partiti vincitori di questa tornata elettorale che si accingono a governare – sempre che ci riescano – vogliamo ricordare che i pensionati, come sempre, ma soprattutto nell’ultimo biennio, sono stati “la

cassa continua” dalla quale si è attinto in abbondanza e senza alcuna equità. I pensionati sono stati colpiti sia con prelievi alla fonte che con un blocco della rivalutazione degli assegni pensionistici, nonché con una riduzione di servizi in materia di welfare e sanità che, come è ovvio, ha i suoi effetti più nefasti sulla parte più debole della popolazione. Il potere legislativo si è limitato ad applicare puri conti matematici, ma non per tutti, dimenticando che i pensionati sono una ricchezza di competenze, capacità, conoscenze e

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professionalità di cui una Nasuperamento del divario tra zione che si rispetti non dogenerazioni. vrebbe fare a meno. Ora è tardi per piangere sul Ora, solamente ora, con molto latte versato: l’incapacità della ritardo sui tempi e solo alla viclasse politica di attuare migilia delle elezioni, qualcuno si sure eque e volte allo sviluppo è accorto che le pensioni del Paese in aggiunta all’ashanno perso negli ultimi quinsurda volontà di tutelare poldici anni un potere d’acquisto trone e interessi personali ha pari al 33%, problema che il portato a risultati elettorali deS.A.Pens da sempre ha posto finiti “scioccanti” e non ha deall’attenzione degli organi e delle istituzioni competenti: le sospensioni dei meccanismi di perequazione attuate nel 1997, 2007, 2012, 2013 e 2014 non hanno consentito e non consentiranno ai pensionati di mantenere un seppur minimo adeguamento al costo della vita del valore delle pensioni e di fatto hanno procurato un generale E questo è il ringraziamento per impoverimento della la considerazione di noi Pensionati!! categoria. Per questi motivi, come sindacato abbiamo preterminato una coalizione che sentato una denuncia alla possa governare. Commissione Europea ed un Ma questo non è stata una sorricorso alla Corte Costituziopresa per i molti elettori esanale. Ci auguriamo che nella sperati e stufi della vecchia nuova compagine governativa politica che hanno voluto dare non si ripeta quanto successo uno “schiaffo” a quella casta di negli anni precedenti quando lungo corso che, pur dotata di ben 70 senatori del PD (fra gli molta esperienza, non ha saaltri Finocchiaro, Bianco, De puto e voluto cogliere ed interLuca, Follini, Ichino, Marino cettare le istanze ed il malessere Ignazio e Mauro, Serafini, Pidel popolo. notti ecc.) 17 senatori PDL (GaCertamente è difficile rendersi sparri, Pisanu, ecc.) 5 di UDC conto delle reali condizioni FLI, API e 2 del Gruppo Misto della gente comune restando hanno votato a favore del manarroccati nei comodi scranni tenimento delle pensioni delle aule parlamentari o sed’oro: gli stessi che non hanno duti nelle morbide poltrone avuto alcuna remora a votare della buvette serviti e riveriti, solertemente la riforma delle anziché fare qualche visita alle pensioni “Fornero” in nome del associazioni assistenziali o alla

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Caritas, dove ormai quotidiamente si reca per un pasto quello che fino a pochi anni fa era considerato ceto medio. I primi provvedimenti da farsi sono: l’eliminazione dei privilegi alle caste di politici, magistrati, funzionari pubblici e superburocrati che, fra l’altro, potrebbero essere pagati con bond; una reale lotta all’evasione fiscale avvalendosi di mezzi seri senza ricorrere a stupidi “redditometri” che costano più di quanto introitano; opposizione a qualsivoglia condono; lotta alla corruzione che impedisce di fatto le attività produttive, anche modificando e inasprendo la legge attuale assolutamente insufficiente; la costituzione di un Organismo Istituzionale dedicato agli anziani, come in altri Paesi europei, e un paniere Istat idoneo per la rivalutazione annuale delle pensioni che oltre al recupero del dato inflazionistico, tenga conto delle reali esigenze della categoria che includa spese mediche, costo di badanti e assistenza stante la cronica e vergognosa carenza di strutture pubbliche, non dimenticando l’aggancio delle pensioni alla dinamica salariale. Queste sono solo una piccola parte, ma forse le più urgenti, del lavoro che i nuovi governanti dovranno affrontare privilegiando l’equità e lo sviluppo. Per quanto riguarda il rigore economico, i pensionati hanno già dato, in abbondanza!!!


Il diritto “al” e “del” lavoro nella Costituzione Italiana di Giuseppe Pisano Le ultime rilevazioni ISTAT sulla situazione economico-sociale dell'Italia, ci consegnano un paese in piena recessione con tutti i dati di riferimento in deciso segno negativo. Il più deprimente è il dato sul lavoro e sulla occupazione. Più deprimente perché senza lavoro ed occupazione non vi è progresso, prosperità e, soprattutto, non vi è speranza di consegnare alle future generazioni una aspettativa di esistenza dignitosa, fondata sul lavoro, imprescindibile “naturalmente”. Da ciò il “diritto al lavoro”, in Italia sancito costituzionalmente. La nostra Costituzione all'art.1, I comma dispone: “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” ed al II comma stabilisce che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La “rigidità” formale del secondo comma, un vero e proprio assioma, sembrerebbe assegnare la sovranità de quo, nello Stato italiano, solo a quella parte del popolo che è costituita da lavoratori. È un dubbio subito fugato dal successivo art. 3 che mette un punto netto e preciso: “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge senza distinzione di … … … condizioni sociali”. Quindi lavoratore o non lavoratore si ha uguale capacità e dignità sociale. Possiamo tranquillamente dire che l'art. 1 della Costituzione vuole, voleva, soltanto affermare l'importanza che deve essere attribuita al “lavoro”, nella più ampia accezione del termine, nella vita della Nazione. A ben ragione possiamo dire che l'affermazione dell'art. 1 significa porre il lavoro a base dello Stato. Stato che così si obbliga al riconoscimento del diritto al lavoro ad ogni cittadino, promuovendo ed attuando le condizioni che rendano effettivo quel diritto e prescrivendo allo stesso cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilità, una attività o funzione che concorra al progresso della società. È bene evidenziare che è situazione frequente l'inserimento nelle Carte Costituzionali di norme in materia di lavoro. Pur tuttavia, pochi Stati hanno inteso porre, quale “incipit” della propria Carta Costituzionale, il tema “diritto al lavoro”. In Italia la scrittura dell'art. 1 della Costituzione avvenne, 1948, non solo per la sensibilità e necessità reale sul tema lavoro, ma anche per compromessi politici fra i Padri Costi-

tuenti (portatori di ideologie contrapposte!). Questo significa, in onesta semplicità, che il diritto al lavoro per ogni cittadino lo Stato non potrà mai garantirlo, soprattutto in questi tempi di subordinazione delle realtà e necessità economiche, sociali ed occupazionali alle prevaricanti realtà, per scelta politica, di equilibri finanziari ed economici degli Stati e fra gli Stati. Da questo la mancata osservanza dei contenuti dei più importanti principi costituzionali in materia di lavoro: l'obbligo per lo Stato di tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; di curare la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori; del diritto del lavoratore ad una retribuzione equa; il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende... ... ... Oggi il diritto al lavoro è diventato una semplice esercitazione dialettica, supportata dalla angosciosa certezza negativa di questi tempi. Altra cosa è discettare sul “diritto del lavoro”, ovvero la branca dell'ordinamento giuridico e sociale che sovraintende ai rapporti tra lavoratore e datore di lavoro. Grandi progressi sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori si palesarono dal XVIII secolo, rivoluzione industriale, ad oggi, dai metodi di produzione a tutta la vita sociale. Le tutele sociali e previdenziali del lavoratore, inizialmente occasionali e devolute alla “comprensione bonaria” del datore di lavoro, piano piano ebbero validità legislativa. Ciò non era ritenuto sufficiente e spinse il lavoratore a cercare altre forme di protezione, soprattutto immediata. Nacquero così, e si svilupparono, le associazioni sindacali con il fine di migliorare le condizioni dei lavoratori attraverso concessioni e provvidenze, da ottenersi da parte dei datori di lavoro e da parte dello Stato con ogni mezzo di lotta, soprattutto con lo sciopero. Oggi, paradossalmente, possiamo dire che il cittadino, nel suo lavoro, è (quasi) garantito dalle tutele giuridico-sindacali, ma non è garantito sulla certezza e sulla speranza di un lavoro o, peggio, sul mantenimento del posto di lavoro. Ecco perché, nel nostro intimo, abbiamo voluto diversificare, con queste note, il diritto “al” lavoro dal diritto “del” lavoro, il primo imprescindibile, il secondo ininfluente senza il primo!

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La riforma Fornero di Anna Maria Bruno La “riforma Fornero” è solo l’ultimo provvedimento di una serie di atti legislativi che hanno toccato pesantemente il sistema previdenziale negli ultimi venti anni, provvedimenti più o meno gravi ma sempre più restrittivi rendendo la pensione una meta lontana e sempre più povera. Inizia dal 1983 l’attacco alle pensioni con la riduzione nel giro di una notte della Indennità Integrativa Speciale. Si sono poi succedute “la riforma Amato” del 1992 che ha portato i primi innalzamenti dell’età pensionabile, “la riforma Dini” del 1995, la “riforma Prodi”del 1997, la “riforma Maroni” del 2004 ed infine la “riforma Fornero” del 2011 che, nello spazio di pochissimi giorni, ha vanificato le aspettative dei lavoratori allontanando di molti anni l’uscita dal lavoro e senza prendere in considerazione il problema “esodati” a tutt’oggi irrisolto. Premesso che dal 1° settembre 2013 possono andare in pensione tutti i dipendenti che alla data del 31.12.2011 avevano maturato il diritto a pensione in base ai vecchi requisiti e tutti coloro che in base ai nuovi requisiti avevano maturato il diritto all’1.1.2012, di seguito si illustrano i principali requisiti intro-

dotti dalla riforma Fornero per accedere alla pensione. REQUISITI ENTRO IL 31.12.2013 Uomini e donne: età anagrafica 66 anni e 3 mesi, anzianità contributiva 20 anni. Inoltre può accedere alla pensione di vecchiaia il personale femminile che alla data del

31.12.2011 aveva 61 anni di età e maturato 20 anni di anzianità contributiva. PENSIONE ANTICIPATA: dall’1 settembre 2013 si può accedere alla pensione anticipata con sistema misto essendo in possesso di almeno 41 anni e 5 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini se i requisiti si raggiungono entro il 31.12.2013. Alle sole donne che abbiano maturato entro il 31.12.2012 al-

REQUISITI MINIMI UOMINI 31.12.2011 31.12.2011 01.01.2012 31.12.2012 31.12.2013 31.12.2013 31.12.2013

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65 – 70 – 66 a 3 m qualsiasi –

DONNE 65 61-64 70 57 66 a 3 m – qualsiasi

meno 57 anni di età e 35 anni di contributi è consentito il pensionamento dall’1.9.2013 ma solo con il calcolo di pensione contributivo. PENSIONE DI VECCHIAIA CON SISTEMA CONTRIBUTIVO. Il personale che abbia la prima contribuzione versata dall’1.1.1996 può accedere alla pensione di vecchiaia dall’1.9.2013 se in possesso di almeno venti anni di contributi e 66 anni e 3 mesi di età a condizione che l’importo della eventuale pensione maturata non sia inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Inoltre tali dipendenti possono accedere alla pensione all’età di 70 anni e 3 mesi con almeno cinque anni di anzianità contributiva effettiva indipendentemente dall’importo della pensione. Possono anche accedere alla pensione di vecchiaia dall’1.9.2013 i lavoratori che alla data del 31.12.2011 hanno compiuto 65 anni di età con almeno cinque anni di contributi versati a far data dall’1.1.96. Il personale femminile che alla data del 31.12.2011 ha un’età tra 61 e 64 anni e almeno cinque anni di contributi può avere diritto alla pensione a condizione che la stessa sia superiore a 1,2 volte l’assegno sociale.

ANZIANITÀ CONTR. IMPORTO PENS. 5 anni 5 anni “ 35 anni 20 anni min. 42 a 5 m 41 a 5 m

qualsiasi 1,2 assegno soc. “ contributivo vecchiaia anticip. mista anticip. mista


Il gioco d’azzardo: una piaga sociale di Anna Maria Bruno Giocare d’azzardo è diventato in Italia una pericolosa abitudine. Migliaia di persone di ogni età e ceto sociale hanno rovinato la propria vita a causa di questa consuetudine; intere famiglie distrutte da scommesse, carte, slot machine utilizzate sia in modo reale che virtuale; persone in preda al brivido del gioco così come all’illusione di poter migliorare le proprie condizioni economiche e che antepongono il vizio a qualsiasi rapporto familiare e sociale. Tuttavia, stranamente, la società non si ribella a queste attività, ma sopporta con grande tolleranza, forse non rendendosi ben conto dei disastri procurati da questa nuova “droga”, che infatti, come le altre, provoca dipendenza tanto da essere ormai considerata una patologia. Cominciando per passatempo o per gioco, convinti di poter smettere in qualsiasi momento, i giocatori si dedicano a questa attività con sempre maggior frequenza, non riuscendo a smettere neanche di fronte a perdite economiche, sempre più rilevanti, con rovina dei rapporti familiari e affettivi, per inseguire un sogno che non si realizzerà mai. Questo fenomeno è in continuo aumento anche a causa di una pubblicità pervasiva e subliminale e della facilità e varietà delle offerte proposte: siti web e casinò on line, che hanno come testimonial modelle di successo come la Canalis, consentono di giocare a chiunque 24 ore su 24. Negli ultimi anni il gioco d’azzardo, una volta svolto solo nei luoghi deputati come i casinò, è entrato nella quotidianità e grazie ai mezzi tecnologici moderni è possibile giocare on line o sul web senza nemmeno uscire di casa. Videopoker e giochi on line, così come le macchinette installate in qualsiasi locale disponibile, si sono aggiunti ai classici lotto, superenalotto e schedine varie. Poiché una alta percentuale di giocatori costituisce una sostanziosa entrata per le casse statali, è evidente che lo Stato accetta con molta tolleranza e tende ad incentivare questa attività con una imposta media inferiore all’11%, molto al di sotto della classica IVA che si paga sui beni di consumo. Un articolo della stampa britannica ci racconta come l’Italia sia il più grande mercato del gioco d’azzardo in Europa e uno dei più grandi nel mondo.

Nonostante la crisi economica, ma forse proprio per questo, l’illusoria promessa di una vincita attira ad ogni angolo di strada: nel 2011 il 56% del fatturato è derivato dalle slot machine e videolotterie e circa un milione e mezzo di persone sono considerate dipendenti dal gioco d’azzardo, con un incremento del 13% annuo che colpisce anche molti minorenni. A tutto questo si aggiunge il costo sociale per creare strutture e comunità terapeutiche di cura per chi è affetto da patologie di dipendenza di questo tipo. La deregolamentazione del gioco d’azzardo ha avuto inizio nel 1992, quando in un periodo di forte crisi economica, il Governo AMATO, lo stesso del prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani, pensò di incrementare così le entrate fiscali. Da quel momento l’introduzione di sempre nuovi sistemi di gioco ebbe un crescendo esponenziale. Nel 2006 la legge BERSANI–VISCO ha autorizzato l’ingresso di operatori stranieri nel mercato italiano con un crescendo continuo fino alla più recente legge di stabilità 2012, governo MONTI, che ha autorizzato la concessione di ulteriori mille aperture di sale gioco. Con l’aumento dei giocatori crescono in parallelo le entrate per lo Stato, che continua a fare affari in un settore che non conosce crisi. I dati parlano di oltre 400.000 macchine da gioco nei locali più svariati del Paese: un numero che suscita preoccupazione anche tenendo conto del fatto che spesso le slotmachine sono controllate dalla criminalità organizzata. Recentemente una grande manifestazione si è svolta a Genova contro l’inaugurazione, che fra l’altro avrebbe dovuto fare la nota signorina Nicole Minetti, della più grande casa da gioco della Liguria. Per ora il Comune ha sospeso l’autorizzazione per motivi di carattere burocratico ed ha sollecitato una revisione ed adeguamento della legge che regola questo tipo di gioco. L’auspicio è che si affronti, con serietà e al più presto, questo grave e dilagante problema con la revisione di una legislazione ormai antiquata, per limitare non solo il danno sociale di questo fenomeno, ma anche perché i cittadini siano informati e sensibilizzati per affrontare questa piaga sociale.

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Il gioco di Simone Mangini - Psicologo Il gioco è una costante del comportamento dell’essere umano che accomuna il bambino e l’adulto. Libero, ma vincolato dalle proprie regole, il gioco è uno spazio a sé, separato dalla realtà comune. Un gioco per essere definito gioco d’azzardo deve soddisfare tre condizioni: - L’esito del gioco deve essere affidato completamente al caso; - Il giocatore deve mettere in palio del denaro, una posta o qualche cosa di valore; - Il capitale impegnato non può più essere restituito al giocatore (irreversibilità della scommessa). Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è la diagnosi inserita nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4a ed., text revision (DSM-IV-TR; American Psychiatric Association, 2000). Precisamente è inserito nella categoria disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove. Il GAP è stato inserito nel gruppo dei disturbi del controllo degli impulsi, poiché coloro che giocano d’azzardo in maniera eccessiva mostrano una difficoltà nel gestire l’impulso a continuare a giocare, finendo così per non riuscire a smettere di giocare. Altra caratteristica che ha permesso l’inserimento del GAP tra i disturbi del controllo degli impulsi è la tendenza, presente in quasi tutti i giocatori patologici, a rincorrere le perdite. Questo fenomeno chiamato chasing è un sintomo esclusivo del gioco d’azzardo patologico e consiste nell’iniziare, o continuare una sessione di gioco, con l’obiettivo di recuperare i soldi persi recentemente al gioco. Inoltre è necessario sottolineare che il GAP non presenta analogie solo con i disturbi del controllo degli impulsi; infatti questo disturbo ha molte caratteristiche che lo accomunano ad altre due tipologie di disturbi: i disturbi dello spet-

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tro ossessivo-compulsivo e le dipendenze. Il gioco d’azzardo patologico si configura come un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco, che finisce per assorbire sempre più tempo quotidiano. La patologia non si sviluppa in maniera repentina, anzi il passaggio che conduce il giocatore sociale a diventare giocatore problematico e suc-

cessivamente dipendente sembra lento e subdolo. Sono poche, infatti, le persone che fin dall’inizio sviluppano un comportamento patologico. Il grosso problema di questo disturbo è che piano piano si insinua nella vita della persona fino ad intaccarne tutti gli ambiti. Si va infatti da coloro che solitamente scommettono senza subire alcun danno economico, psicologico o interpersonale, oppure riportano danni di lieve entità, questi solitamente giocano per motivi sociali e raramente superano il limite che si sono imposti, fino a coloro che presentano problemi cronici e disabilitanti, che includono un significativo danneggiamento del funzionamento quotidiano del soggetto, che può includere diversi aspetti: conflitto o deterioramento delle relazioni con il proprio coniuge

o con le persone significative della propria vita, perdita della propria abitazione, problemi di performance lavorativa fino alla perdita del lavoro stesso e coinvolgimento in attività criminali. Molti sono gli studiosi che hanno cercato di dare una spiegazione alla dipendenza da gioco d’azzardo, in questo modo si è creato un folto gruppo di ricerche che hanno esplorato il fenomeno guardandolo attraverso lenti diverse a seconda del modello interpretativo preferito dall’autore, individuando anche modi diversi per affrontarlo. Molti infatti sono i programmi di trattamento che sono emersi per contrastare il gioco d'azzardo, uno dei più comuni risulta essere quello dei Giocatori Anonimi. In conclusione appare necessario sottolineare che negli ultimi anni è stata rivolta un’attenzione maggiore alla problematica del gioco d’azzardo patologico; stanno nascendo iniziative per sensibilizzare sia il personale sanitario, sia le persone che vengono in contatto direttamente o indirettamente con la realtà del gioco d’azzardo, nella speranza di riuscire ad arginare questa emergenza. Degno di nota è anche il fatto che sta aumentando il numero di centri per la diagnosi e il trattamento del gioco d’azzardo e anche i Sert hanno iniziato ad occuparsene in maniera spontanea, tuttavia maggiori sforzi dovrebbero essere fatti per limitare gli enormi danni che il gioco d’azzardo sta creando a molte famiglie e di conseguenza all’intera società. In particolare uno degli obiettivi che dovrebbe essere raggiunto nel futuro prossimo è quello di aumentare l’efficacia delle campagne di prevenzione e di informazione, evitando soprattutto che si trasformino da strumenti di prevenzione a strumenti pubblicitari.


Pronti per la dichiarazione dei redditi Modello 730/2013 Cettina Patti Nei giorni 6, 7 e 8 marzo si è tenuto a Montegrotto Terme un corso di aggiornamento per Operatori Caf. Pur essendo definito “Dichiarazione semplificata dei soggetti che si avvalgono dell’assistenza fiscale” il Modello 730, nel corso degli anni, ha assunto caratteristiche di notevole complessità. Numerosi sono, infatti, gli interventi dell’Agenzia delle Entrate al fine di fornire chiarimenti interpretativi relativamente a nuove discipline fiscali (es: Cedolare Secca, Imu, ecc.) ma anche in riferimento a casistiche ormai consolidate. Per gli operatori del settore è, quindi, indispensabile provvedere ad un costante aggiornamento in campo fiscale, considerando la ricaduta che le modifiche normative e le precisazioni ministeriali generano nella compilazione del modello dichiarativo e sul servizio di assistenza fornito al contribuente. Particolare attenzione ed evidenza è data alle novità apportate e alle discipline agevolative previste; al riguardo, si segnala che quest’anno le novità principali riguardano: - CUD: a partire dal 2013, come previsto dalla Legge di Stabilità, l’Inps non invia più a casa il Cud (certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente, pensione ed assimilati), ma lo renderà disponibile in modalità telematica nel sito istituzionale www.inps.it. Il certificato potrà essere visualizzato e stampato dall'utente in possesso di PIN. Chi non possiede le dotazioni e le competenze necessarie per stampare il CUD on line, potrà richiedere il modello presso gli sportelli delle Agenzie dell'INPS e dell'ex Inpdap ed Enpals, che appronteranno appositi sportelli. Ovviamente il cittadino potrà avvalersi per l'acquisizione del CUD anche di un Centro di assistenza fiscale (CAF), o presso gli uffici postali appartenenti alla rete "Sportello Amico". - IMU: l'Imposta municipale unica, un'imposta del sistema tributario italiano che si applica sulla componente immobiliare del patrimonio, atta ad accorpare in un unico tributo l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari su beni non locati o concessi in comodato d’uso gratuito, e l'imposta comunale sugli immobili (ICI). Tutti gli immobili devono comunque essere riportati in dichiarazione, ma chi presta assistenza fiscale cal-

colerà il reddito solo considerando quelli imponibili a fini IRPEF. - Spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio sostenute dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013, la detrazione d’imposta è elevata dal 36% al 50%, nel limite di spesa di 96.000 euro. La stessa detrazione è estesa agli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza. Da quest’anno, non è più prevista la possibilità, per i contribuenti di età non inferiore a 75 e 80 anni, di ripartire la detrazione, rispettivamente, in 5 o 3 quote annuali. Tutti i contribuenti devono ripartire l’importo detraibile in 10 quote annuali. - Detrazione del 55 per cento, relativa agli interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici, è prorogata al 30 giugno 2013 ed è estesa anche alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. - È possibile destinare una quota pari all’otto per mille del gettito Irpef alla Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale o alla Chiesa Apostolica in Italia; è inoltre possibile dedurre dal proprio reddito complessivo le erogazioni liberali in denaro a favore della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, dell’Ente patrimoniale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e della Chiesa Apostolica in Italia. - SSN: i contributi sanitari obbligatori per l’assistenza erogata nell’ambito del Servizio sanitario nazionale versati con il premio di assicurazione di responsabilità civile per i veicoli sono deducibili dal reddito complessivo solo per la parte che eccede 40 euro. - Per i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera, va riportato l’intero ammontare dei redditi percepiti, comprensivo della quota esente. Chi presta l’assistenza fiscale terrà conto, per l’anno 2012, della sola parte di reddito eccedente 6.700 euro, mentre per il calcolo dell'acconto Irpef dovuto per il 2013 verrà considerato l’intero ammontare del reddito percepito.

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Notizie in breve di Anna Maria Bruno

Obbligo certificazione energetica Fino ad oggi al momento di vendere o affittare un immobile si poteva fornire una autocertificazione attestante le caratteristiche energetiche dell’unità immobiliare in questione. In seguito all’entrata in vigore delle modifiche contenute nel Decreto n. 290 del 13-12-2012 non è più possibile l’autocertificazione nemmeno per dichiarare la classe “G” e cioè la peggiore. Questa prescrizione è applicata in tutte le regioni con modalità diverse da una regione all’altra specie per quanto riguarda le sanzioni da applicare in caso di inadempienza. Al momento del rogito o della stipula del contratto di affitto il proprietario deve fornire l’attestato di certificazione energetica (ACE) sul quale devono essere riportati i due indici seguenti: - IPE: indice di prestazione energetica che indica il rapporto tra consumo e superficie in un anno calcolato su un metro quadro. Più è basso questo indice e più è alta l’efficienza energetica dell’appartamento. - CE: indica la classe energetica relativa all’ambiente esterno. Viene calcolato con criteri diversi a seconda delle regioni. La certificazione energetica è obbligatoria in tutti i casi di compravendita, di permuta, di dazione in luogo di pagamenti e conferimento in società.

Va fatta anche quando si trasferisce la nuda proprietà o altro diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione. Non sussiste l’obbligo se si trasferisce l’immobile a titolo gratuito. La certificazione non è necessaria per box, cantine, autorimesse, parcheggi, depositi così come per fabbricati industriali, artigianali e agricoli non residenziali. Usualmente per ottenere una certificazione energetica bisogna rivolgersi a tecnici specializzati che dopo una valutazione dell’immobile possono rilasciare il certificato. Il tutto può avere un costo fino a 300 euro per appartamento.

Recensione Si ritiene meritorio menzionare la fatica giornalistica di Gianluca ROSSELLINI che nel suo libro “INFERNO DI FANGO” ha illustrato nei dettagli la cronaca reale delle luttuose vicende che hanno colpito dal 2009 al 2011 il territorio della provincia di Messina.

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I vostri quesiti a cura di Fausto Mangini

Domande e risposte Un quesito che direttamente o indirettamente ha a che fare con l'Inps: un collega è nel fondo esuberi del settore bancario dal 31/12/2008. In origine la sua permanenza nel fondo era prevista fino al 31/12/2012, in quanto ha maturato il diritto a maggio 2012 per cui la finestra utile successiva era appunto 31/12/2012; poi si è beccato come tutti l'allungamento della finestra mobile e a questo punto la sua finestra è slittata al 01/06/2013. Chi gli pagherà i 5 mesi dal 31/12/2012 al 01/06/2013? È previsto che siano a carico dello stesso fondo esuberi, quindi con un aggravio di costi per la banca dato che comunque non supera i 5 anni, o di quel fantomatico fondo ministeriale di cui si parlava? Dice che ha già in mano una certificazione dell'Inps in cui risulta essere salvaguardato (nel senso che non è soggetto alla riforma Fornero), ma che all'Inps stessa gli hanno detto che bisognerà poi attendere le apposite autorizzazioni (per i 5 mesi di fondo in più o per passare da fondo a pensione?) Lui sembra più preoccupato per i 5 mesi che per il passaggio da esodato a pensionato. Vorrebbe proprio sapere chi pagherà questi 5 mesi di scoperto. Si tratta di un quesito inconsistente per vari motivi: l'iscrizione al fondo esuberi ha fatto seguito ad un contratto sottoscritto dall'interessato, dal datore di lavoro, dal sindacato e depositato presso la Direzione provinciale del Ministero del lavoro. A norma di legge, nel capitolato contrattuale deve essere scritto con totale chiarezza la data dell'iscrizione, la durata della permanenza nel fondo, e chi debba farsi carico degli oneri di un eventuale slittamento (di solito il fondo esuberi ma deve essere scritto nel contratto). Se, inoltre (come dichiara), avesse in mano un'attestazione Inps che lo salvaguarda dalla riforma Fornero, non mi

pare che ci sia nulla di cui preoccuparsi. Sono divorziata da nove anni, il mio ex marito non gode di buona salute. Vorrei sapere se in caso di sua scomparsa avrei diritto alla pensione di reversibilità. Questo diritto mi spetterebbe anche nel caso lui si fosse risposato? Facciamo prima l’ipotesi che suo marito non sia risposato. In questo caso lei ha diritto alla pensione se è già titolare di un assegno divorzile. La legge prevede anche che per il diritto è necessario che la data di inizio del rapporto assicurativo del pensionato sia anteriore alla data della sentenza che ha pronunciato il divorzio. Inoltre è necessario il perfezionamento, in caso di decesso dell’assicurato, dei requisiti di assicurazione e contribuzione stabiliti dalla legge. Seconda ipotesi: suo marito si è risposato. In questo caso il compito di ripartire il trattamento di reversibilità tra coniuge superstite e coniuge divorziato (cioè lei) compete al Tribunale. L’Inps infatti procede alla ripartizione della prestazione tra gli aventi diritto (che abbiano inoltrato domanda al fine di ottenere la pensione indiretta o di reversibilità) sulla base di quanto deciso dal giudice. Vorrei porre una domanda sulla mia situazione pensionistica; all’Inps, come sempre, sono stati molto evasivi in merito. Alla fine di novembre 2012 ho compiuto 40 anni di servizio e 56 e 8 mesi di età. Aggiungo che ho iniziato l’attività lavorativa all’età di 15 anni, regolarmente assicurato come dipendente. Dal 1989 al 2007, per 18 anni, ho una parentesi come lavoratore autonomo. Attività che ho cessato per motivi di salute. Dal 2008 a tutt’oggi nuovamente in servizio come dipendente in azienda privata. Appurato che il calcolo della pensione sarà fatto con il sistema retributivo, avendo nel 1995 oltre 20 anni di attività, secondo le norme attuali quando

potrò andare effettivamente in pensione? In base a quanto ha scritto Lei raggiungerà il requisito per la pensione anticipata a maggio 2015 quando raggiungerà i 42 anni e 6 mesi di contribuzione. A quella data non avrà ancora compiuto 62 anni di età, pertanto la quota di pensione relativa all’anzianità contributiva accreditata al 31/12/2011 sarà soggetta alla penalizzazione ex art. 24, c. 10, terzo e quarto periodo, D.L.201/2011 se nella posizione contributiva risulteranno essere accreditati periodi relativi a contribuzione diversa da quella da lavoro effettivo, maternità obbligatoria, servizio militare, malattia, CIGO o infortunio. La sottoscritta pubblica dipendente maturerà, a gennaio 2015, 38 anni di contribuzione e, a luglio dello stesso anno, 57 anni di età. Potrà andare in pensione entro il 31/12/2015 optando per il sistema contributivo? Purtroppo esiste un’interpretazione restrittiva da parte dell’Inps che ripristina il differimento effettivo alla pensione (un anno per le lavoratrici dipendenti, un anno e mezzo per le autonome) e nelle sue circolari collega la scadenza del 31/12/2015 al momento del pensionamento e non a quello della maturazione del diritto. Inoltre, precisa che ai requisiti di età si applica l’incremento (3 mesi nel 2013) legato all’aumento dell’aspettativa di vita. Quindi potranno scegliere il sistema di calcolo contributivo le lavoratrici che, una volta applicata la finestra, accedono alla pensione entro il 2015. Questo vuol dire che il diritto, con i 57 anni (58 per le lavoratrici autonome) e 3 mesi di età e 35 di contributi, deve essere conseguito il 30 novembre 2014 per le lavoratrici dipendenti ed entro il 31 maggio 2014 per le lavoratrici autonome. Per avere risposte immediate contattate: sapens@libero.it

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O.N.L.U.S.

“L’Associazione non lucrativa di utilità sociale al servizio esclusivo dei Dipendenti e dei Pensionati del Gruppo Ferrovie dello Stato e delle loro famiglie” DESTINA IL TUO 5 PER MILLE A BNC ASSISTENZA E SOLIDARIETA’ O.N.L.U.S. L’Associazione BNC Assistenza e Solidarietà ONLUS, creata dalla Fondazione BNC e da HDI Assicurazioni, compagine a cui si è aggiunta l’IBL Banca, rivolge a Te ed ai Tuoi familiari i suoi servizi con iniziative ispirate da sentimenti di solidarietà ed assistenza nonché al sostegno della formazione scolastica e professionale dei figli. Indica il Codice Fiscale 97177760580 nella dichiarazione dei redditi modello 730 o modello Unico Con il Tuo contributo incrementerai le disponibilità finanziare della ONLUS, senza alcun aggravio per Te, permettendoci così di esprimere una sempre più concreta solidarietà agli appartenenti al mondo delle Ferrovie. Attivati per la diffusione delle nostre iniziative e per questo anticipatamente Ti ringraziamo.

BNC Assistenza e Solidarietà O.N.L.U.S. - Via Abruzzi, 10 – 00187 Roma - 0642103707


Marzo 2013