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Sebastiano A. Patanè

OMBRE Catania 2011


Proprietà letteraria di Sebastiano A. Patanè Catania 2011


Ombre Catania 1977


Ombre

Ombre silenziose, paurose ombre, agili tranelli e spose di verticali ghiacciai umani, che attendete l’attimo fragile della nostra mente con pazienza. Io ho ucciso un amore per liberarmi di voi, ombre. Sull’altalena, il giorno dondola la sua pesante esistenza, mentre ripugnanti ragni tessono la vita, ora.

3 marzo 1977


Nota su una ragazza osservata a lungo sul pullman SR-CT

Occhi chiari smaltati di rabbia che non ricordano lunghe passeggiate in silenzio ne “lentiâ€? ballati con amore‌ occhi. Chiaro riepilogo di una storia andata a monte dove la fine attendeva vestita da bambino. Amore era: Due occhi verdi e dintorni di felicitĂ . 5 marzo 1977


A Simona (1976-1976)

1 Sei viva, adagiata su petali di rose in lutto, non piangi. Verdi cicale ti corano intorno la loro Avemaria mentre, odiosi ramarri tentano di varcare il cerchio infuocato. La città tace un ipocrita cordoglio, salutando con un gesto meccanico l’anonimo sepolcro. Ma sei viva fragile, perpetua figura, sei viva in questo corpo di misurate gioie ed infiniti dolori. Ah! terra fortunata che puoi abbracciare il suo corpo anche se con putridi germogli‌ 8 marzo 1977


A Simona (1976-1976)

2 Inutili lacrime si versano in acque torbide e crudeli funghi crescono dalle mie carni. La mia vela percorre linee antiche, gonfia dal pianto: Arriverà su un isola dove adagiata su petali di nere rose, lei sorride ad un tramonto atteso, mentre vagabondi aironi piangono versi‌ 8 marzo 1977


A Simona (1976-1976)

3 A volte, anonime mani, cuori consumati, depongono un fiore sulla tua tomba. Un vento mi rapisce quando imbocco il sentiero dei ricordi. Un vento mi rapisce quando trovo quel fiore lasciato da chi ha perduto un figlio e non lo ritrova. Un vento mi rapisce quando immagino il terrore della tua buia esistenza. 9 marzo 1977


A Simona (1976-1976)

4 Bambina mia quanto vorrei portarti fra quelle stelle che non hai mai visto. 9 marzo 1977


Ad Anna Barbato

Ti rimpiango braccio imponente dei miei amori, oggi ti rimpiango.

10 marzo 1977


Ti ricordo bella… ad Anna Mondati

Ti ricordo bella, cara, ti ricordo buona. In quel bacio mai dato, si racchiude, adesso, una antica elegia. La stella pura, mai stanca, si inginocchia al giorno invocando il buio: come me che i attendo in sogno notte dopo notte. Chissà che fai ora, chissà chi sei ora… quell’angelo che misurava la coppa del mio desiderio oppure lacrima?

11 marzo 1977


Poeta senza terra a Vito Gatto

Immagini veloci, voluminosi sogni giostrano in questo corpo. Se potessi, con la voce, generare una colomba, ti regalerei, in un verso, la pace. Poeta senza terra, uomo. In una vasta solitudine, digiuno d’amore e di uomini, rimpiangi il tuo antico canto in un silenzioso, disperato cordoglio.

12 marzo 1977


Hai acceso una luce‌ ad una Rosa

Hai acceso una luce nel mio cuore. Mi hai parlato, mi hai capito, ho sciolto i tuoi capelli e poi, abbiamo unito gli occhi in un sospiro triste. Hai acceso una luce nel mio cuore, ma un attimo dopo, ero immerso in un profondo buio. 15 marzo 1977


Rimpianto a Giuseppina Millo

Dove sei stata anima stanotte? Ti ho cercata negli occhi e nelle pieghe del cuore e lungo la Senna ti ho cercata e lungo il Tamigi‌ Dove sei stata anima? Ti ho cercata in alberghi e farmacie e in numerosi oceani, infine ti ho trovata addormentata sopra una ferita antica, da sola, a sognare.

16 marzo 1977


Amare labbra‌ ad Antonella Millo

Amare labbra, ricordi amari, vi susseguite, triste carosello, in odiose danze. Amare labbra, voce di donna, cuore amaro. Ti ho cercato tanto per poi allontanarti con la mia distanza. 18 marzo 1977


Nota di distensione…(con una riflessione sulle mie mani, sfiorate da una rifrazione luminosa che ne colpiva il dorso senza evidenziare le estremità delle dita) a Giuseppina Millo

Dove finiscono le mie mani? Hanno sfiorato tutto… una rosa, un serpente, la sigaretta. Hanno toccato il pane, la sedia, la terra, il seme, la vanga. Dove finiscono le mie mani? Hanno animato fredde macchine e generato opere. Hanno sfiorato il tuo viso i capelli… hanno soffocato il mondo. Dove finiscono le mie mani dopo aver scavato nella tua sincerità? 1 aprile 1977


Il ragno Un vago sospiro. Lo sguardo s’inerpica tra le vecchie cose del tempo trascorso (cianfrusaglie sparse con laico ingegno). Assopito (?) sulla sua tela, l’esangue ragno, cupo e taciturno, trama agguati. Invidioso, mi aggrappo alla grata della finestra. Ondeggio, mi abbruttisco, ma non sono il ragno. Ci riprovo con piÚ forza, infine rinuncio diventando Arlecchino. 2 aprile 1977


Vuoto Un’arca vuota, tutti sono andati via. Il cielo calmo, appagato, vuoto, come se nulla fosse accaduto. Gabbiani, non colombe. Noè, seduto sulla battigia, con la testa fra le mani, pensa al male che ha fatto. 2 aprile 1977


Unico conforto In me qualcosa scorre lento, come un silenzioso flutto di morte. A volte mi incammino da solo, lungo obliqui dolori che tagliano la luce e, tremante, mi avvolgo ad un amore. C’è una spada che vuole aiutarmi a combattere ma cade spesso, vinta da strette spirali di odio. Il tuo sorriso, amore, rimarrà, per sempre, il mio unico conforto. 15 aprile 1977


La mia vita Poesia come vita, gabbie di versi, inutile svolgimento d’opera immortale che si frange, ripetuta eco, come umile vetro su fragili fantasmi. 19 aprile 1977


Indice

Ombre Nota su una ragazza… A Simona (1976-1976) - 1/4 Ad Anna Barbato Ti ricordo bella… Poeta senza terra Hai acceso una luce… Rimpianto Amare labbra Nota di distensione… Il ragno Vuoto Unico conforto La mia vita


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1977 - Sebastiano A. Patanè - Ombre