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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria

Raffaele Nappi

Conoscere, Amare e vivere l’Eucaristia con Maria Riflessioni e Testimonianze

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Raffaele Nappi PREMESSA Il contenuto di queste riflessioni e testimonianze vuole portare, con l’aiuto del Signore, un raggio di luce e di conforto spirituale nel cuore di quelle persone che soffrono e, in modo particolare, di quelle persone che si sentono schiacciare dal peso della propria Croce. Sia un raggio di luce cristiana apportatore di pace, di speranza, di serenità, di rassegnazione e di gioia nella stessa sofferenza. Questo libro intende, almeno in parte, eliminare dalla mente e dal cuore di tante persone, l’interrogativo angoscioso della sofferenza perché Gesù è il più grande “comunicatore” in quanto è riuscito a comunicare la sua stessa natura, si è esposto di fronte agli altri ed è arrivato a dire: ”Imparino da Me”. Gesù si è rivelato soprattutto con le sette parole pronunciate sulla croce perché erano in perfetto con l’atteggiamento che Egli aveva avuto durante la sua vita terrena. Papa Benedetto XVI, nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Sacramentum caritatis”, avvertì la necessità di insistere sull’efficacia dell’Eucaristia per la vita quotidiana poiché coinvolge la realtà umana del credente e, nella sua concretezza quotidiana, l’Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell’uomo chiamato per grazia a essere a immagine del Figlio di Dio (Rm. 8,29). San Piergiuliano Eymard, il Santo tutto amore all’Eucaristia, affermava che già su questa terra, dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, Maria, viveva nel Santissimo Sacramento, viveva di esso ed egli amava chiamarla “Nostra Signora del Santissimo Sacramento”. E san Pio da Pietrelcina diceva ai suoi figli spirituali: ”Ma non vedete la Madonna sempre accanto al Tabernacolo?” E come potrebbe non esserci Lei che sul Calvario, Corredentrice universale, ”stava presso la Croce di Gesù” (Gv. 19,25). Leggendo attentamente questo libro capirai che hai un amico: “Gesù”. L’ha detto più volte: ”Voi siete miei amici” L’ha detto e l’ha dimostrato con i fatti. L’amicizia rende uguali gli amici. Se sei amico di Gesù cioè se lo ami, porti nella tua anima il volto di Cristo, la grazia santificante che ti fa partecipe della vita di Cristo. Un giorno dirai a Gesù, come ho potuto vivere senza di te? Così ti convincerai che essere

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria senza Gesù è un inferno amaro, così come essere con lui è un dolce paradiso (Kempis, Imitazione di Cristo, 2,8). Ti consiglio di leggere adagio e meditare con calma queste considerazioni; sono cose che ti dico in confidenza, non ti racconterò nulla di nuovo. Intendo ridestare i tuoi ricordi per far emergere qualche pensiero che ti colpisca così migliorerai la tua vita, ti avvierai per cammini d’adorazione e d’Amore e diverrai finalmente un’anima di criterio. Lello Nappi

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Raffaele Nappi IO SONO LA VIA “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (Gv. 14,6) Le parole di Cristo sono il “salvagente” in un naufragio, il faro in una notte di tempesta. Nessuno ha detto quello che egli ha detto e continua a dire perché sulla bocca di un altro, quello che egli dice sarebbe un’insensatezza. Egli è la via, il percosso che Dio ci ha tracciato e sul quale camminiamo sicuri. Egli è la verità in mezzo a tanta menzogna dilagante e a tante apparenze passere. Egli è la vita. Da lui viene tutto e tutto è orientato verso di lui. Tutto indica lui come la bussola indica il Nord. Egli è il centro dei cuori e di gravità di questa nostra èra atomica come di tutte le ère. Mi sento saldo nella mia fede? Molte persone vivono lontane da Dio, mentre altre vivono ai margini di Dio e altre ancora trasformano le loro relazioni con Dio in una “formalità”fuori della quale è loro possibile fare quello che vogliono. Dio non si ama in questo modo. Dio è il nostro Padre e solo se intendiamo vivere nella famiglia, nel focolare di Dio, incontriamo il nostro Padre. Cristo ci traccia la via che è lui stesso col suo comandamento di amarci come egli ci ama. Cammino davvero verso Dio?

GESU’, AMICO “Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando… Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.” (Gv. 15, 14-15) Gesù è il nostro amico: L’ha detto e l’ha dimostrato. Un amico vero manifesta quello che ha nel cuore. Gesù ci ha rivelato le verità più intime che ha; il suo amore e la conoscenza del Padre. E ha suggellato col suo sangue queste confidenze. Non può amare di più poiché ha dato tutto. So davvero che Gesù è mio amico?... Saremo amici di Gesù se compiremo la sua volontà. Perché vi sia amicizia, è indispensabile l’amore dalle sue parti. Gesù ha dato tutto; io devo dare il meglio di me: la mia volontà. La volontà di Cristo è che io segua i suoi insegnamenti e i suoi comandamenti. In ogni momento della mia vita, devo compiere, come Gesù, la volontà del Padre. Solo a questa condizione sarò suo amico. In che cosa posso compiere meglio quello che vuole Gesù?..

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria IL BUON PASTORE Ora io chi chiedo: Vi è qualcosa che ti separa da Gesù. E’ forse una cosa insignificante ma t’impedisce di trattare Gesù come amico. Perché non tratti Gesù come una persona intima con la quale hai relazioni personali? L’amico, il buon pastore, sa con esattezza dov’è la tua piaga ma può curarti solo se tu lo informi circa il tuo male, se ti conosci. Per questo Gesù interroga con somma delicatezza. Allora vuoi conoscere Gesù? Recita la preghiera di sant’Agostino che dice: “Che io conosca me per conoscere te”. Non sottrarti alla domanda di Gesù. Non essere un monumento alla menzogna, una facciata senza contenuto. Conoscendo la tua verità, arriverai alla verità. Il Signore è venuto per salvare quello che era perduto! Naturalmente tutto questo porta con sé le sue conseguenze. Sì, infatti, le domande di Gesù suppongono un cuore generoso che sa dire senza calcoli troppo gretti: ”Signore, che vuoi che io faccia?”. Gesù preferisce che, rispondendo alla sua domanda, tu offra te stesso senza riserve e senza contagocce. La prima processione Eucaristica della storia Non c’è nulla di autenticamente umano-pensieri e affetti, parole e opere che non trovi nel sacramento dell’Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza. I fedeli cristiani hanno bisogno di una più profonda comprensione delle relazioni tra l’Eucaristia e la vita quotidiana. San Massimiliano Maria Kolbe in una delle sue testimonianze definisce l’Eucarestia: ”Il Motore della vita”. Infatti, P. Kolbe si recava molte volte al giorno da Gesù Eucaristia al tabernacolo: Diceva: ”Qui sta la nostra forza, qui è la nostra sorgente di santificazione”.Il frutto di questa vita intesa vita spirituale, di questa “fede intensa”, si manifestava con una gioia costante. Giovanni Paolo II diceva: ”Carissimi abbiate la santa ambizione di essere santi come Egli è santo! Gesù cammina con voi, vi rinnova il cuore e vi irrobustisce con il vigore del suo Spirito. La devozione all’Eucaristia - disse san Pio X, il Papa dell’Eucaristia- è la più nobile perché ha per oggetto Dio; è la più salutare perché ci dà l’Autore della grazia; è la più soave perché soave è il Signore. Tutte le espressioni dell’amore, le più alte e le più profonde, sono racchiuse nell’Eucaristia. Sant’Alfonso M. de’ Liguori aggiungeva, con la sua solita tenerezza affettuosa: ”Mio Gesù! Quale invenzione amorosa è stata mai

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Raffaele Nappi questa del Santissimo Sacramento di nascondervi sotto l’apparenza del pane per farvi amare e trovare da chi vi desidera”.Impariamo tutto questo dai Santi. Essi l’hanno vissuto in maniera ardente e sublime, da veri Serafini di amore dell’Eucaristia. A essi soli, come dice la Lumen Gentium (n50), sono la “via sicurissima”a Gesù Eucaristico Amore. Molte volte mi viene da gridare: “VIENI E VEDI”come l’apostolo Paolo che manifestava la sua coscienza missionaria, unica e irripetibile, ma nello stesso tempo rispecchiava una sensibilità largamente diffusa nella primitiva comunità. Ecco perché l’annuncio del Vangelo è una dimensione connaturale all’esperienza cristiana. Un episodio che mi ha colpito e quando Benedetto XVI a chiusura del mese di maggio ha meditato sul secondo mistero gaudioso del rosario, indicando la Visitazione come la prima processione eucaristica della storia. Maria si reca dall’anziana cugina Elisabetta, che tutti dicevano sterile e che invece era giunta al sesto mese di una gravidanza donata da Dio (Lc. 1,36), portando in grembo Gesù appena concepito. E’una giovane ragazza ma non ha paura perché Dio è con Lei. In un certo modo possiamo dire che il suo viaggio è stato la prima “processione Eucaristica”della storia. Quando entra nella casa di Elisabetta, il suo saluto è traboccante di grazia: Giovanni sussulta nel grembo della madre, quasi avvertendo la venuta di Colui che dovrà un domani annunciare a Israele. Esultano i figli, esultano le madri. Quest’incontro pervaso dalla gioia dello Spirito Santo trova la sua espressione nel cantico del Magnificat. Non è forse questa anche la gioia della Chiesa che incessantemente accoglie Cristo nella santa Eucaristia e lo porta nel mondo con la testimonianza della carità operosa, permeata di fede e di speranza? Sì, accogliere Gesù e portarlo agli altri è la vera gioia del cristiano! Ecco perché in un certo senso Maria ha esercitato la sua fede eucaristica prima ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grembo verginale per l’incarnazione del Verbo di Dio. E, con l’insegnamento di Papa Benedetto XVI, seguiamo e imitiamo Maria, un’anima profondamente eucaristica e tutta la nostra vita diventerà un Magnificat. Catechesi ed Evangelizzazione Per gli apostoli e i primi discepoli annunciare la buona notizia significava “comunicare un’esperienza”chi s’incontra con Cristo sente il desiderio di dire agli altri la gioia ricevuta. Così ha fatto Andrea che dopo aver “conosciuto”Gesù, porta subito l’annuncio al fratello Simone dicendogli”Abbiamo trovato il Messia” (Gv. 1,41). San Giovanni Crisostomo commenta: “Andrea dopo essere stato con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne per sé il tesoro ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto”. (S.Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Giovanni. (19,1).

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria Andrea non si limita a riferire un’esperienza ma annuncia con piena convinzione la sua gioia per aver incontrato Gesù, colui che Israele attendeva da secoli! Simone non accolto con molta convinzione l’invito del fratello, conoscendo il suo carattere impetuoso, possiamo pensare che lo abbia piuttosto rimproverato di essere troppo credulone e di correre dietro a tutti i falsi profeti. Andrea ha insistito e l’ha “condotto”da Gesù. (Gv. 1,42). Così fa anche Filippo.Egli risponde prontamente alla chiamata di Gesù (Gv. 1,43) e subito comunica a Natanaele la gioia dell’incontro: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth”. Lo scetticismo dell’amico, che non stima molto i galilei, non frena l’entusiasmo di Filippo che gli dice” VIENI E VEDI”. Questi episodi, che Giovanni registra all’inizio del suo Vangelo, sono in qualche modo indicativi di una storia che cresce proprio grazie a un incontro che comunica la gioia della fede e diventa annuncio.”Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1Cor. 9,1). Pensando all’Eucaristia, San Giovanni Crisostomo disse una volta durante la predica: ”Come potremmo fare noi dei nostri corpi un’ostia? ”E rispose lui stesso: ”I vostri occhi non guardino nulla di cattivo e avrete offerto un sacrificio: la vostra lingua non proferisca parole sconvenienti e avrete fatto un’offerta: la vostra mano non commetta peccato e avrete compiuto olocausto”. In missione. ”Presto e Andate” Questa dinamica missionaria non è mai mancata nella Chiesa anche se non sempre è stata percepita con la stessa lucidità e perseguita con lo stesso coraggio. In obbedienza al mandato ricevuto dal Risorto (Mc. 16,15), gli apostoli hanno acceso nel mondo il fuoco della fede. L’ardore missionario ha portato ovunque la parola del Vangelo: uno sguardo anche superficiale ai due millenni che ci hanno preceduto mostra che il messaggio evangelico si è gradualmente dispiegato nella storia e ha raggiunto tutti i continenti. Ora soffermiamoci un attimo sull’importanza della fede. P. Edoardo Scognamiglio, Provinciale dei Conventuali, dice che noi tutti oggi mettiamo a repentaglio la nostra fede soprattutto per due motivi e atteggiamenti. Il primo consiste nel fatto che abbiamo trascurato o

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Raffaele Nappi messo da parte la dimensione escatologica della fede, non attendiamo più nessuno, non ci prepariamo ad alcuna manifestazione del Signore risorto. Celebriamo l’Eucaristia e gli altri sacramenti come se tutto fosse già avvenuto. In verità la forza del cristianesimo nascente è stata proprio l’attesa della parusia o manifestazione gloriosa del Signore risorto. Siamo sempre più portati a immaginare Gesù nella sua umiltà e povertà, dimenticando invece che Egli si rivelerà al mondo come giudice e signore della storia. La nostra fede ha bisogno di slancio, di speranza, di recuperare quella sana inquietudine o tensione che permetteva ai primi cristiani di portare l’annuncio coraggioso e convincente del Signore che viene: ”Maranathà”! Viviamo in una sorta di Chiesa addormentata, addomesticata, che ha messo le sue radici nella storia e ha dimenticato il suo carattere provvisorio. Il secondo motivo o atteggiamento riguarda il carattere privato della fede: abbiamo scordato, invece, la rilevanza pubblica, sociale o collettiva- direi ecclesiale- del nostro credere. La Fede si può accettare La fede deve contagiare gli altri, va testimoniata, non si può ridurre a un sentire, a un’emozione del momento. Se la fede resta segregata nell’intimo dei nostri cuori non cambierà certo la storia né sarà rilevante per la nostra società. E’ necessaria anzitutto, la meditazione attenta e ordinata sull’Eucaristia, fatta sui libri, che ci porti alla scoperta e all’approfondimento personale di questo mistero di amore. San Piergiuliano Eymard, fu impareggiabile apostolo dell’Eucaristia; la sua vocazione missionaria fu quella di portare tutti all’Eucaristia tanto che il popolo finì per chiamarlo “Padre del Santissimo Sacramento! Quando fondò la congregazione dei Sacerdoti del Santissimo Sacramento, egli offri la sua vita per il Regno Eucaristico di Gesù e scrisse allora le ardenti parole: “Eccovi, o caro Gesù, la mia vita: eccomi pronto a mangiare pietre, a morire abbandonato, pur di riuscire a innalzarvi un trono, a darvi una famiglia di amici, un popolo di adoratori”. Coloro che credono in Cristo dovrebbero cercare di stare sempre insieme agli altri per parlare dell’amore di Dio e della preziosa verità della redenzione. Dio non ha mai voluto dire che ci si debba chiudere in isolamento e abbandonare il mondo per dedicarci ad atti di penitenza e di adorazione, la nostra vita deve essere simile alla vita di Cristo vissuta tra i monti e in mezzo alle genti. Molte volte bisogna chiedersi: come vincere il torpore e suscitare la fede? Come raggiungere i fratelli più lontani? Come aiutarli a incamminarsi nelle vie esigenti del Vangelo? Queste domande frenano tanti buoni cristiani. Le inevitabili difficoltà e le delusioni rischiano di insabbiare tutte le buone intenzioni. Quante volte sorge il dubbio che non ne vale la pena, che è tutto inutile, che non riusciamo a entrare nella corazza delle umane

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria certezze. Il cristiano non deve lasciarsi turbare. Bisogna convincersi che, quando si lavora per il Signore, non ci sono difficoltà che non si possono superare, né scoraggiamenti che inducano ad abbandonare l’impresa, né insuccessi meritevoli di questo nome, per quanto infruttuosi appaiano i risultati. Molti di quelli che in primo tempo hanno aderito ala cammino, poi vengono meno. Il Vangelo chiede fatica e impone rinunce che non tutti sono disposti a fare. Come, dove, cosa annunciare Dove dunque dobbiamo annunciare? Dovunque! L’annuncio viene fatto negli incontri personali, nelle chiese e nelle piazze. Seguendo l’esempio di Paolo che si recava anzitutto nelle sinagoghe, (At. 13,14; 14,1; 17,2; 17,10; 17,17; ecc.) dobbiamo recarci dai parroci e chiedere di portare l’annuncio nella celebrazione eucaristica. Molti cristiani della domenica hanno bisogno di essere svegliati e quasi trascinati dal guscio della mediocrità in cui sono placidamente rinchiusi. Ma nello stesso tempo, anzi con maggiore impegno, dobbiamo andare nelle piazze dove si radunano i giovani e qui annunciare il Vangelo. Andare nelle piazze è una testimonianza forte, è un modo per rompere quel fossato tra il culto e la vita. Il Vangelo è per l’uomo e deve raggiungere ogni uomo. Questo impegno così diventa anche una concreta verifica del cammino compiuto, permette a ciascuno di misurare l’intensità della fede e la disponibilità a vivere per Gesù Cristo. La via privilegiata resta tuttavia quella dell’annuncio personale fatto ad amici, parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa. E’ vero che nessun profeta è ben accetto nella sua patria (Lc. 4,24), ma nessuno può parlare al cuore e trovare il momento più adatto come colui che sta accanto. Questa forma di annuncio è particolarmente coinvolgente perché chiede alla persona, che ha già accolto il Vangelo, di uscire dall’anonimato e offrire la propria testimonianza. Essere discepoli richiede la fatica di camminare ma per diventare apostoli bisogna avere il coraggio di comunicare la gioia che dona significato all’intera esistenza. Questo impegno diventa anche una concreta verifica del cammino compiuto, permette a ciascuno di misurare l’intensità della fede e la disponibilità a vivere per Gesù Cristo. Tutti possono essere chiamati: giovani e adulti, sposi ecc… Non dobbiamo essere noi a fare la selezione, secondo gesti e criteri umani. Noi abbiamo il grave obbligo di annunciare e di testimoniare con la vita la gioia della fede. L’accoglienza della Parola, invece, è frutto di un misterioso incontro tra la grazia e la libertà. Non bisogna dimenticare che i testimoni vengano prima delle parole, anche delle più belle. Testimoni che annunciano con la propria vita che Dio è tutto, che Lui solo può cambiare la vita. Sono i giovani che devono parlare ai giovani; gli sposi agli sposi. E’ questa la prima forza dell’annuncio. Vi sono quelli che si accontentano della Messa do-

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Raffaele Nappi menicale; in loro c’è un barlume di fede che però non viene coltivato. E vi sono quelli che hanno abbandonato, hanno lasciato che in loro si spegnesse la fiamma della fede. Agli uni e agli altri dobbiamo annunciare Cristo come Maestro e Signore, colui che dà senso e illumina l’intera nostra esistenza. Solo e quando quest’annuncio viene accolto può iniziare un vero cammino di fede. Se qualcuno ha dubbi, o pensa che Dio non esista, e che l’aldilà sia cosa da film, o che con la morte tutto finisce, faccia il favore di sentire questa mia testimonianza. Dio verso l’Uomo Dio conosce le difficoltà dell’intelligenza umana nel suo itinerario verso di Lui, a causa della sua trascendenza ineffabile e a causa del peccato, della cultura dominante. L’uomo tenta persino di ignorare Dio e di scacciarlo dal mondo. Ma Dio -Amore e Padre- non abbandona l’uomo e gli si autopropone per farsi conoscere e amare. A questo punto voglio raccontarvi una parte della mia esperienza di conoscenza con Dio. All’età di 18 anni mi trovavo in un cantiere edile, erano le 14 di un sabato, quando preso dall’attenzione di salutare una ragazza che si trovava di fronte al cantiere e di cui ero innamorato, non mi accorsi che dietro di me vi era la botola vuota dell’ascensore; indietreggiando, caddi e andai in coma per alcuni giorni. Il bello è che mentre il mio corpo rimaneva lì per terra, in quello stesso istante mi ritrovai dentro un tunnel bianco di luce, una luce meravigliosa che mi faceva sentire tanta serenità. A un certo punto guardai nel fondo del tunnel e vidi una luce bianca, dico bianca per dire un colore, ma si trattava di colori che non si possono paragonare a quelli che esistono sulla terra. Mentre salivo per questo tunnel, mi dissi: “sono morto”; allora pensai a mia madre, a mio fratello, ai miei parenti e a un certo punto mi accorsi di vedere la realtà della mia vita e, pur non credendo, mi misi a gridare: ”Anime del purgatorio! Per favore, tiratemi fuori di qui. Aiutatemi.” Per mia sorpresa, mentre gridavo, sentii piangere migliaia di persone, soprattutto giovani con tanta sofferenza! Percepii che lì in quel luogo terribile, in quel pantano d’odio e di sofferenza, stridevano i denti con urla e lamenti che mi riempivano di compassione e che mai più dimenticherò. Sono passati quasi 45 anni e ancora ricordo la sofferenza di quelle persone. Ecco perché l’Eucaristia è una porta aperta per il cielo ed è l’unica porta! Senza l’Eucaristia nessuno entra in cielo. Quello che mi colpì di più, fu quando il Signore mi mostrò il” Libro della Vita”. Non ho parole per descriverlo. Che meraviglia! Vediamo tutta la nostra vita, le nostre azioni e le loro conseguenze, buone e cattive che siano, su noi e sugli altri e tutto come un film. Comincia dal momento della fecondazione: vediamo la nostra vita a partire da questo momento, e da qui veniamo presi per mano da Dio che ci mostra tutta la nostra esistenza. Sono tante le cose che vorrei farvi rivivere, ma ci tengo a evidenziare una realtà importante: l’anima è talmente bella, piena di luce, incantevole, raggiante e piena di amore di

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria Dio. Non so se avete mai notato come i neonati spesso ridono da soli ed emettono quei suoni e balbetti. Sapete? Stanno parlando con Dio! Sì, perché sono immersi nello Spirito Santo. Dio esiste. Dio è tanto misericordioso che ama tutti, indipendentemente dal fatto che siamo buoni o cattivi e con tale intensità che, sino all’ultimo istante, viene fino a noi con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il Suo amore. Egli vuole salvarci, ma se non lo accogliamo, se non gli chiediamo perdono e misericordia, riconoscendo le nostre colpe, ci lascia liberi di seguire quello che abbiamo scelto. Se la nostra è stata una vita senza Dio, molto probabilmente in quel momento Lo rifiuteremo e Lui ci rispetterà, non ci obbliga ad accettarlo. Dice San Bernardo- L’Eucaristia è l’amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra. San Tommaso ha scritto: ”L’Eucaristia è il sacramento dell’amore, significa amore, produce amore”. Un giorno San Filippo chiese a Gesù: ” Signore mostraci il Padre e ci basta” Gesù gli dice: ”Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi vede me, vede anche il Padre”. (Gv. 14,9) Quando vogliamo vedere come è fatto Dio, basta vedere come è Gesù. La Santa Messa è il sacrificio della Croce Gesù è infinitamente sapiente, egli sa tutto e vede anche i pensieri; ogni pagina del Vangelo ci mostra una saggezza alla quale nessun filosofo e nessun sapiente sono giunti. L’ignoranza di Dio è disastrosa! Il treno era in moto, i viaggiatori scambiavano qualche parola, parlavano del più e del meno. Una donna carica di acciacchi esclamò: Che vita! Meno male che si muore e si va in Paradiso! – Un tale rispose: Ma che Paradiso! Quando si muore, tutto finisce! Non c’è Paradiso e neppure inferno! Scusate signore se m’intrometto, io, come sacerdote sono tenuto a dire la mia parola. Avete detto: Non c’è Paradiso! Questa affermazione è una conclusione e alle conclusione si giunge dopo molto studio. A quali studi religiosi vi siete applicato per essere convinto di ciò che avete asserito? Non occorre studiare la religione per avere delle convinzioni! Un giorno fu chiesto a san Pio da Pietrelcina. ”Padre spiegateci la Santa Messa”. Figli miei, rispose il Padre, come posso spiegarvela? La Messa è infinita come Gesù…. Chiedete a un Angelo cosa sia una Messa ed egli vi risponderà con verità: capisco che è e

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Raffaele Nappi perché si fa, ma non comprendo però quanto valore abbia. Un Angelo, mille Angeli, tutto il cielo sanno questo e così pensano. Sant’Alfonso M. de’ Liguori arriva ad affermare: ”Dio stesso non può fare che vi sia un’azione più santa e più grande della celebrazione di una santa Messa. Importanza della Santa Messa Soltanto in cielo comprenderemo quale divina meraviglia sia la S. Messa. Per quanto ci si sforzi e per quanto si sia santi e ispirati, non si può che balbettare su questa opera divina che trascende gli uomini e gli Angeli. “Chi sono gli Angeli”… Il termine angelo appare nella Bibbia circa 250 volte e viene dal greco”anghelos” che significa messaggero. In ebraico è usato per indicare sia messaggeri divini che umani. La versione latina, invece, distingue quelli divini, fatti di solo spirito, da quelli umani. In base a quanto è indicato dalle sacre scritture, Dio ha creato gli angeli ancora prima del mondo. Sia la religione ebraica che quella cristiana e quella islamica, ammettono l’esistenza degli angeli anche in maniera diversa. Nella concezione ebraica non esistono solo angeli buoni, fedeli a Dio, ma anche angeli cattivi, ribelli a Dio. Secondo la dottrina della chiesa Cattolica gli angeli sono puro spirito, esseri incorporei di intelligenza superiore. La chiesa insegna che gli angeli sono stati creati in uno stato di felicità e di grazia, ma con libertà di scelta tra il bene e il male. Sia il vecchio testamento che il nuovo riferiscono della caduta degli angeli. Nel libro delle rivelazioni è scritto che alcuni angeli, desiderando diventare uguali a Dio, caddero in peccato e furono pertanto condannati alle pene dell’inferno. Abbiamo così angeli che si sono mantenuti buoni, come furono creati e angeli cattivi chiamati anche demoni o diavoli. Gli angeli sconfitti si trasformarono in spirito del male e guidati da satana, ancora oggi infestano il mondo e inducono l’uomo a peccare. Ecco perché, secondo la tradizione cristiana, gli angeli hanno tre scopi principali: adorare Dio, servire da messaggeri fra lui e il suo popolo e agire come nostri guardiani. “L’importanza della Santa Messa” S.Francesco d’Assisi diceva: L’uomo deve tremare, il mondo deve fremere, il cielo intero deve essere commosso quando sull’altare, tra le mani del Sacerdote, appare il Figlio di Dio. In realtà, rinnovando il sacrificio della Passione e Morte di Gesù, la Santa Messa è cosa tanto grande da bastare essa sola a trattenere la Giustizia Divina. Afferma sant’Alberto Magno: ”Tutta la collera e l’indignazione di Dio, cade davanti a questa offerta”. Pensiamo a san Massimiliano M. Kolbe il quale celebrava anche quando era in condizioni di salute pietose tanto che un confratello doveva sostenerlo sull’altare perché non cadesse. E quante volte san Pio celebrava la Messa febbricitante e sanguinante; stralciamo alcuni passaggi di questo lungo dialogo:

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria D. Padre, che cosa è la vostra Messa? R. Un sacro miscuglio con la Passione di Gesù. La mia responsabilità è unica al mondo, dice piangendo. D. Che cosa debbo leggere nella vostra Messa? R. Tutto il Calvario. D. Padre ditemi tutto quello che soffrite nella Santa Messa. R. Tutto quello che ha sofferto Gesù nella sua Passione, inadeguatamente, lo soffro anch’io, per quanto a umana creatura è possibile. E ciò contro ogni mio demerito e per sola sua bontà. D. Nel divino sacrificio, prendete su di voi le nostre iniquità? R. Non si può fare diversamente poiché fa parte del divin Sacrificio. D. La vostra Messa, Padre, è un sacrificio cruento? R. Eretica! D. No. Io voglio dire che quello di Gesù è incruento; ma la vostra partecipazione a tutta la Passione, è cruenta. Mi sbaglio? R. Beh, questa volta non ti sbagli. Personalmente penso che forse hai ragione. D. Chi terge il vostro sangue nella Messa? R. Nessuno. D. Padre, perché piangente all’offertorio? R. Vorresti strapparmi il segreto? E sia pure. Allora è il momento che l’anima viene separata dal profano. D. Padre, l’amarezza del fiele la fa soffrire durante la Messa? R. Sì spesso D. Padre, come vi reggete in piede sull’altare? R. Come si reggeva Gesù sulla Croce. D. Sull’altare siete sospeso sulla Croce come Gesù sul Calvario? R. E lo domandi pure? D. Come fate a reggervi? R. Come si reggeva Gesù sul Calvario. D. Padre, recitate pure voi, durante la Santa Messa, le sette parole che Gesù proferì in Croce? R. Sì, indegnamente, le recito pure io. D. E a chi dite: Donna ecco tuo figlio? R. Dico a Lei: Ecco i figli di tuo figlio. D. Soffrite la sete e l’abbandono di Gesù? R. Sì. D. In quale momento soffrite la sete e l’abbandono? R. Dopo la consacrazione. D. Fino a quale momento soffrite l’abbandono e la sete?

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Raffaele Nappi R. Ordinariamente fino alla Comunione. D. Quando viene Gesù, visita solo l’anima? R. Tutto intiero l’essere. D. Che fa Gesù nella Comunione? R. Si delizia nella sua creatura. D. Quando vi unite a Gesù nella santa Comunione, che dobbiamo chiedere, per voi al Signore? R. Che sia anche io un altro Gesù, tutto Gesù, sempre Gesù. D. Pure alla Comunione soffrite? R. E’ il punto culminante. D. Dopo la comunione continuano le vostre sofferenze? R. Sì, ma sono sofferenze amorose. D. In questa unione Gesù non vi consola? R. Sì, ma non si cessa di stare sulla Croce! D. Dove posò l’ultimo sguardo Gesù morente? R. Sulla Madre sua. D. E voi dove lo posate? R. Sui fratelli d’esilio. D. Nella Santa Messa morite anche voi? R. Misticamente nella santa Comunione. D. E’ per veemenza d’amore o di dolore che subite la morte? R. Per l’uno e per l’altro, ma più che per amore. D. Nella comunione subite la morte: allora non ci siete più sull’altare? Perché? R. Anche Gesù morto era sul Calvario. D. La Santissima Vergine assiste alla vostra Messa? R. E credi tu che la Mamma non s’interessi del figlio? D. Gli Angeli assistono alla Messa? R. A torme. D. Che fanno? R. Adorano e amano. D. Padre, chi sta più vicino al vostro altare? R. Tutto il Paradiso. D. Desiderate celebrare più di una Messa al giorno? R. Se fosse in mio potere, non scenderei mai dall’altare. (Tratto dal libro” Laudato sì, mi Signore, per averci dato P. Pio” di Giovanni Patrizio). Nella nostra vita di ogni giorno dobbiamo preferire la Santa Messa a ogni altra cosa buona perché come dice S. Bernardo: ”Si merita più ascoltando devotamente la Santa Messa che con il distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare pellegrinando

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria su tutta la terra”. E non può essere diversamente perché nessuna cosa al mondo può avere il valore infinito di una Santa Messa. ”Il martirio non è nulla, diceva il curato d’Ars, in confronto alla Messa perché il martirio è il sacrificio dell’uomo a Dio mentre la Messa è il sacrificio di Dio per l’uomo. L’Eucaristia. ”Il Pane della Vita” Ecco perché l’Eucaristia è il segno primordiale dell’eternità, il legame tra il tempo e l’Eterno: nel verbo fatto carne Dio pone la sua dimora in mezzo a noi (Gv. 1,14), Egli non si limita a una fugace apparizione ma sceglie di rimanere con noi, di accompagnare la storia dell’uomo nei tortuosi sentieri del tempo: ”Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”(Mt. 28,20). Questa presenza colora i nostri passi, dà al nostro andare un sapore nuovo, riempie di gioia ogni fatica e di letizia ogni dolore. Sospinti da questa certezza noi impariamo ad andare oltre, ritroviamo il coraggio di essere quello cui siamo stati creati. Nel corso del cammino si approfondisce in modo particolare la preghiera silenziosa davanti all’Eucaristia. La celebrazione eucaristica si prolunga nell’adorazione, la via sacramentale s’intreccia con la via mistica, la preghiera oggettiva con quella soggettiva. Vivere l’adorazione per noi significa tornare alle sorgenti della nostra storia, lasciarci nuovamente rigenerare. Questa preghiera aiuta a scoprire la dimensione del silenzio e dell’ascolto, dell’abbandono e della lode. Modello di ogni altra preghiera, l’adorazione eucaristica diventa l’essenziale punto di riferimento per una comunità che desidera fare un autentico cammino di preghiera. Chi impara a sostare in silenzio ai piedi del Tabernacolo impara a scoprire il volto più bello della preghiera. Qui, infatti, la sobrietà e la semplicità del rito lascia molto spazio al silenzio, i canti accompagnano lunghi momenti di ascolto. La preghiera è rivestita di amore e di sguardi, più che di parole e di gesti. Nel silenzio la Parola risuona con forza e illumina con una particolare soavità.

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Raffaele Nappi Che cos’è, infatti l’Eucaristia? E’ Dio fra noi. E’ il Signore Gesù presente nei Tabernacoli delle nostre chiese con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. E’ Gesù velato dalle apparenze del pane, ma realmente, fisicamente presente nelle ostie consacrate per dimorare in mezzo a noi, operare in noi, per noi, a nostra disposizione. Gesù Eucaristico è il vero “Emanuele”, ossia “Dio con noi” (Mt. 1,23). Gesù Eucaristico è fra noi come fratello, come amico, come sposo delle nostre anime. Egli vuol venire in noi per essere il nostro cibo di vita eterna, il nostro amore, il nostro sostegno; vuole incorporarci a sé per essere il nostro Redentore e Salvatore, Colui che ci porta nel Regno dei cieli per immergerci nell’eternità dell’Amore. Con l’Eucaristia Dio ci ha dato veramente tutto. Sant’Agostino esclama: ”Dio, essendo Onnipotente, non poté dare di più; essendo sapientissimo non seppe dare di più; essendo ricchissimo non ebbe da dare di più”. L’Eucaristia è il celeste Lievito (Mt. 13,33), capace di fermentare, nella natura umana di ogni uomo, tutti i beni spirituali e temporali. E’ un bene talmente grande che non se ne può desiderare un altro maggiore. Cosa si potrebbe desiderare di più, infatti, quando si ha con sé Gesù vivo e vero, Dio umanato, Verbo fatto Carne e Sangue per la nostra salvezza e felicità. E’ bello immaginare che Dio e l’umanità sono come due amanti che hanno sbagliato il luogo dell’appuntamento. Tutti e due arrivano in anticipo sull’ora fissata, ma in due luoghi diversi e aspettano, aspettano. Uno è in piedi, inchiodato sul posto, per l’eternità dei tempi, l’altra è distratta, è impaziente. Guai a lei se si stanca e se ne va. Dobbiamo essere profondamente convinti che solo mangiando l’unico Pane possiamo diventare un solo Corpo (1Cor 10,16). Nei primi tempi la celebrazione eucaristica quotidiana era il punto d’incontro e la sorgente di una comunione sempre più piena. L’unità della Chiesa e di ogni piccola comunità ecclesiale è una grazia che ci viene comunicata mediante la partecipazione eucaristica. E pensare che ogni festa, onomastico, compleanno, anniversario, conseguimento di un titolo di studio, ecc., viene sigillata con l’Eucaristia, in essa la parola della gratitudine viene unita alla voce di Cristo che eternamente rende grazie al Padre. Allo stesso modo la malattia e il dolore vengono consegnati al Padre mediante l’Eucaristia perché diventino in Cristo offerta gradita a Dio. La centralità dell’Eucaristia permette di sottolineare un evento che costituisce per noi il cuore della proposta di fede. Il mistero dell’Incarnazione. Se ogni cristiano deve amare Gesù Cristo, l’amore verso l’Eucaristia dovrebbe essere spontaneo e sempre vivo in tutti. Tra tutti i santi, uno dei modelli più grandi forse è san Piergiuliano Eymard nel quale l’amore all’Eucaristia raggiunse un’intensità tale da trasfigurarsi in follia di amore. Per questo lui era anche chiamato: pazzo per il Santissimo Sacramento. La Santa Comunione, perciò, rappresenta il vertice di questo esercizio d’amore che si consuma nell’unione fra il cuore della creatura e Gesù. Quando santa Teresa del Bambi-

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria no Gesù era ammalata gravemente, si trascinava con grande sforzo in Chiesa per ricevere Gesù. Durante la sua lunga e penosa malatia, santa Bernardetta una volta espresse la felicità che provava nelle ore d’insonnia perché poteva unirsi a Gesù in Sacramento e, indicando un piccolo ostensorio dorato che aveva di fronte sulla tendina attorno al suo letto, diceva: ”la sua vita mi dà il desiderio e anche la forza di immolarmi, quando avverto di più l’isolamento e la sofferenza”. Questo si chiama esercizio del cuore. Il mondo va male per mancanza d’istruzione religiosa. Un santo sacerdote, Don Giuseppe Aselli, diceva: Molti sogliono comunicarsi al primo venerdì. A costoro si suggerisce la pratica delle quattro comunioni mensili. Il primo venerdì è per il Sacro Cuore Il primo sabato a onore del Cuore Immacolato. La Domenica si va a Messa. Il primo lunedì è dedicato ai defunti. Volendo, è tanto facile comunicarsi in questi quattro giorni consecutivi; in questo modo diffondendo tale pratica si darà tanta gloria a Dio. Molto importante è la santa Messa, diceva P. Pio un giorno a un penitente; se gli uomini comprendessero il valore della Santa Messa, a ogni Messa ci vorrebbero i carabinieri per tenere in ordine le folle di gente. Forse anche noi apparteniamo al gran numero di cristiani che non hanno compreso il valore della Santa Messa e per questo ci manca lo zelo e l’ardore che spingeva i Santi alla Messa ogni giorno e anche più volte al giorno. Sant’Agostino diceva ai suoi cristiani: Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un Angelo numerati e sarà concesso da Dio un sommo premio in questa vita e nell’eternità. San Giovanni Bosco si lamentava che tanti cristiani che stanno in Chiesa volontariamente distratti, senza modestia, senza attenzione, senza rispetto, in piedi, guardando qua e là, costoro non assistono al Divin Sacrificio come Maria e Giovanni ma come i giudei mettendo un’altra volta Gesù in Croce. Una volta lasciato questo mondo, nulla dobbiamo desiderare tanto come la celebrazione di Sante Messe per la nostra anima. Il Santo sacrificio dell’altare, infatti, è il più grande suffragio che sorpassa ogni preghiera, ogni penitenza, ogni opera buona. Né deve esserci difficile comprendere ciò se pensiamo che la Santa Messa è lo stesso sacrificio di Gesù offerto sull’altare con il suo infinito valore espiatorio. Gesù immolato è la vera vittima di espiazione per i nostri peccati e il suo divin sangue viene effuso in remissione dei peccati. Assolutamente nulla può stare alla pari con la Santa Messa e i frutti salutari del sacrificio possono estendersi a un numero illimitato di anime. Una volta durante la celebrazione della santa Messa nella Chiesa di San Paolo alle Tre fontane a Roma, san Bernardo vide una scala interminabile che saliva fino al cielo. Moltissimi Angeli andavano su e giù per essa, portando dal Purgatorio al Paradiso le anime liberate dal Sacrificio di Gesù, rinnovato dai sacerdoti sugli altari di

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Raffaele Nappi tutta la terra. Allora è importante che, alla morte di un nostro parente, preoccuparsi molto più della celebrazione e dall’ascolto di sante Messe, che delle corone di fiori, degli abiti neri, del corteo funebre. Diceva san Giovanni Bosco: giova alle anime del purgatorio, anzi è il mezzo più efficace per sollevare quelle anime dalle loro pene, diminuire il tempo del loro esilio e introdurle più presto nel regno beato. Importante è la buona novella, che cosa potrebbe dare l’uomo in cambio della salvezza dell’anima? La buona novella di Gesù era fatta di parole e di gesti, cioè di miracoli, prodigi e segni (At. 2,22). I segni non erano fatti per opera di Beelzebub (Mc. 3,22), ma al contrario, servivano a mostrare che il regno di Dio era presente (Mt. 12,28) e che Gesù era il Messia (Lc. 7,18-23) mandato dal Padre (Gv. 5,36;10,25) e Figlio di Dio (Gv. 10,31-38). La Buona Novella La Buona Novella annunciava la vittoria del Messia sul “principe del mondo” (Gv. 12,31) che viene cacciato fuori. Gesù….questo nome fu imposto da Dio stesso a Maria e Giuseppe per il Verbo fatto uomo. In ebraico, suona Jeshuà vuol dire Dio salva e, infatti, egli venne sulla terra per dare la sua vita in riscatto per molti (Mt. 20,28) e salvò gli uomini dai loro peccati (Mt. 1,21). San Luca afferma che non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possono essere salvati (At. 4,12). Poiché il peccato offende Dio, solo Dio può perdonarlo. E’ Dio che riconcilia il mondo a sé in Cristo (2Cor. 5,19). Jeshuà è il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fil. 2,9 s), che fa tremare l’inferno (At. 16,16-18; 19,13-16), che opera ogni sorta di prodigi. Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, imporranno le mani agli ammalati e questi guariranno (Mc. 16,17s), poiché tutto ciò che viene chiesto nel suo nome, il Padre lo concede (Gv. 15,16). Da Maria nacque Gesù, chiamato Cristo (Mt. 1,17). Cristo come crisma, vuol dire unto, consacrato con l’olio benedetto. Cristo venne aggiunto al vero nome del Figlio di Dio (Gesù) perché fu il consacrato per eccellenza, il Messia, l’inviato. Cristi, cioè unti erano tutti i re d’Israele, tutti i profeti e tutti i sacerdoti ebraici e Gesù fu unto di Spirito Santo (Is. 11,2; At. 10,38) per essere sacerdote, re e profeta insieme. Gli Angeli lo chiamarono così quando apparvero ai pastori al momento della nascita di Gesù. Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore (Lc. 2,11). San Giovanni afferma che Gesù è “Colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (Gv. 10,36). E san Pietro, nel giorno di pentecoste, disse: ”Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (At. 2,36). Chi è Gesù per noi. “L’essere umili” Ci siamo mai chiesti chi era Gesù? Egli è Dio- il Padre Eterno- lo Spirito Santo- il Con-

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria solatore- il Buon Pastore- la Via- la Verità- la Vita- il Mediatore- il Guaritore- Gesù è la Parola di Dio, ma presto Egli sarà Giudice, presto verrà il tempo che Gesù sarà un Fuoco Consumante. Non ci sono risposte di logica umana, c’è solo una Croce, c’è solo il Crocifisso. Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Spesso dimentichiamo la pratica dell’umiltà. Nell’adorabile cuore di Nostro Signore la santa umiltà vi era in particolar modo scolpita a preferenza di tutte le altre virtù. Bisogna meditare spesso, ammirare e sforzarsi di imitare gli esempi di umiltà datici da Gesù nella vita nascosta, nella vita pubblica, nella vita sofferente e che continua a darci nella vita eucaristica. Nella vita nascosta Gesù pratica specialmente l’umiltà di nascondimento; la pratica prima di nascere, col chiudersi per nove mesi nel seno di Maria, col sottomettersi all’editto di Cesare, col soffrire, senza lagnarsi, le ripulse fatte a sua madre, specialmente col tollerare l’ingratitudine degli uomini che non pensano a preparargli un posto nel loro cuore, la pratica nella natività, ove ci appare un povero bambino, avvolto nelle fasce, posto in una mangiatoia, steso sopra poca paglia. Eppure, quel bambinello è il Figlio di Dio. La pratica in tutte le circostanze che seguono alla nascita: viene circonciso e riscattato a prezzo di due tortorelle come fosse un bambino comune, è obbligato a fuggire in Egitto per scansar la persecuzione di Erode. E quel nascondimento nella vita di Nazareth! Sepolti in un paesucolo della Galilea, aiuta la madre nelle faccende domestiche, garzone e operaio, passa trent’anni a obbedire, egli, Padrone del mondo. Or si capisce l’esclamazione di Boussuet: O Dio, io rimango di nuovo attonito! Vieni, o orgoglio, e muori dinanzi a questo spettacolo! Gesù, figlio di un falegname, falegname egli stesso. Nella vita pubblica Gesù continua a praticare l’oblio di sé fin dove è compatibile con la sua missione. E’ obbligato, è vero, a proclamare colle parole e con i fatti di essere figlio di Dio ma lo fa in modo discreto, misurato. La sua umiltà appare in tutta la sua condotta. Si circonda di apostoli ignoranti, poco colti e quindi poco stimati: alcuni pescatori e un pubblicano. Mostra spiccata preferenza per quelli che il mondo disprezza: i poveri, i pescatori, gli afflitti, i fanciulli, i diseredati di questo mondo, vive di elemosina. Semplice è il suo insegnamento, alla portata di tutti, i suoi paragoni e le sue parabole sono tolti dalla vita comune; non cerca di farsi ammirare ma di istruire e di muovere i cuori. Quando opera miracoli spesso raccomanda ai guariti di non dire nulla ad alcuno. Non austerità: mangia come gli altri, assiste alle nozze di Cana e ai banchetti a cui viene invitato. Fugge la popolarità e quando vogliono farlo Re, si dilegua. Se entriamo nei più intimi suoi sentimenti, vediamo che vuol vivere in dipendenza dal Padre suo e dagli uomini: nulla giudica da sé ma prende consiglio dal Padre, non parla che per esporre la dottrina di Colui che l’ha mandato, fa da sé, ma unicamente per deferenza al Padre. Non cerca quindi la gloria sua ma quella del Padre, Egli, padrone del mondo, si fa servo degli uomini, dimentico di sé, si sacrifica, costantemente, per Dio e per gli uomini. Il che appare ancor più nella vita sofferente in

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Raffaele Nappi cui pratica l’umiltà di abiezione. Gesù, che è la stessa santità, volle caricarsi delle nostre iniquità e subirne la pena come se fosse stato il colpevole onde quei sentimenti di tristezza, di abbattimento, di noia provati nel giardino degli Ulivi, vedendosi coperto dei nostri peccati. Quindi, gli insulti onde fu ricolmo: tradito da Giuda, ha pur sempre per lui accenti di amicizia; abbandonato dagli apostoli, continua ad amarli; ingiustamente calunniato, non si giustifica e non apre bocca che per rispondere allo scongiuro del sommo sacerdote in cui rispetta l’autorità di Dio; sa che la sua risposta gli frutterà la pena di morte ma dice la verità a qualunque costo. Trattato da pazzo da Erode, non dice parola, non fa miracoli per vendicare il suo onore. Il popolo, da lui beneficato, gli preferisce barabba e Gesù continua a soffrire per la sua conversione! Ingiustamente condannato da Pilato, tace, si lascia flagellare, coronare di spine, accetta senza lamento la pesante croce caricatagli sulle spalle e si lascia crocifiggere senza dir parola. Ai sarcasmi dei nemici risponde pregando e scusandoli presso il Padre. Privo di celesti consolazioni, abbandonato dai discepoli, ferito nella dignità d’uomo, subì, si può dire, tutte le umiliazioni. Per noi peccatori, in vece nostra, tollerò Gesù, così eroicamente, tutti quegli insulti senza lamento. Come dunque potremmo lagnarci noi, che siamo tanto colpevoli, anche se in qualche circostanza fossimo accusati ingiustamente? La sua vita eucaristica ripete questi vari esempi d’umiltà. Gesù vi è nascosto più ancora che nel presepio, più che sul Calvario, eppure è Lui che, dal fondo del tabernacolo, è causa prima e principale di tutto il bene che si fa nel mondo, Lui che ispira, fortifica, consola. E quanti affronti, quanti insulti non riceve nel sacramento dell’amore non solo da parte degli increduli che rifiutano di crederne la presenza, degli empi che ne profanano il sacro corpo, ma anche dai cristiani che, per debolezza e viltà fanno comunioni sacrileghe e perfino delle anime a Lui consacrate che talora lo dimenticano lasciandolo solo nel tabernacolo. In cambio di lagnarsi, non cessa di ripeterci :”Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego refiliamo vos”. Dio Padre ama tutti e ciascuno, indipendentemente dal fatto che siamo buoni o cattivi e, con tale intensità, che sino all’ultimo istante, viene fino a noi con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il suo Amore. Egli vuole salvarci ma se non Lo accogliamo, se non Gli chiediamo perdono e misericordia, riconoscendo le nostre colpe, ci lascia liberi di seguire quello che abbiamo scelto. Se la nostra è stata una vita senza Dio, molto probabilmente in quel momento Lo rifiuteremo e Lui ci rispetterà. Non ci obbliga ad accettarLo. Vediamo dunque in che modo possiamo, a suo esempio, praticare l’umiltà verso Dio, verso il prossimo e verso noi stessi. Verso Dio l’umiltà si manifesta specialmente in tre modi: A) Con lo spirito di religione, che onora in Dio la pienezza dell’essere della perfezione. B) Con lo spirito di riconoscenza, che vede in Dio la fonte di

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria tutti i doni naturali e soprannaturali che ammiriamo in noi e negli altri. C) Con lo spirito di dipendenza, che ci fa confessare la nostra incapacità a far nulla di bene da soli. Verso il prossimo il principio che deve guidarci è questo: vedere in lui ciò che Dio vi ha posto di bene tanto sotto l’aspetto naturale come soprannaturale; ammirarlo, senza invidia e senza gelosia; stendere invece un velo sui suoi difetti scusandoli, per quanto è possibile. Vedendo il prossimo cadere in qualche fallo, in cambio di sdegnarsene, si prega per la sua conversione pensando sinceramente che, senza la grazia di Dio, noi saremmo caduti in falli anche peggiori onde uno viene a considerarsi come inferiore agli altri. Si può, infatti, considerare principalmente, se non esclusivamente, ciò che vi è di bene negli altri e ciò che vi è di male in noi. Verso noi stessi ecco il principio da seguire: pur riconoscendo il bene che è in noi per ringraziarne Dio, dobbiamo soprattutto considerare ciò che abbiamo di difettoso, il nostro nulla, la nostra incapacità, i nostri peccati al fine di tenerci abitualmente in sentimenti di umiltà che deve estendersi a tutto l’uomo: alla mente, al cuore, all’esteriore. L’Autorivelazione di Dio Dio non è stato mai visto da nessuno e nessuno può vederlo sulla terra senza morire. L’uomo però conosce le parole e i gesti di Dio con cui si autorivelò nei tempi antichi, anzi fin dal principio dell’umanità. L’uomo sa che Dio strinse alleanze con l’umanità, scelse Abramo e lo rese padre di tutti i credenti, anzi di un popolo che si fregia del nome del Signore (Dt. 28,10); stabilì patriarchi e inviò profeti, diede una legge a Mosè sul Monte Sinai mentre liberava dalla schiavitù d’Egitto il Suo popolo regale, Sacerdotale e profetico. Duemila anni fa venne Dio stesso tra gli uomini, come preannunciato nella Scrittura. Assunta la carne umana, si rese visibile, udibile, palpabile. Si fece chiamare Gesù che vuol dire Salvatore. Gesù è la Parola definitiva di Dio agli uomini. Magli uomini non furono subito capaci di cogliere tutte le profondità di quella divina Parola. Perciò, dopo l’ascensione al cielo, Gesù inviò sulla terra lo Spirito promesso che introduce costantemente la Chiesa nella comprensione di tutta la Verità. La Verità biblica costituisce la rivelazione pubblica di Dio alla cui comprensione possono servire anche le così dette rivelazioni private che però non possono aggiungere nulla a quella pubblica e definitiva e tanto meno contraddirla. Dio può tutto perché Egli è all’origine di tutto, conosce tutto ed è il più grande di tutti. Dio non teme niente e nessuno. Proprio per questo, egli non teme la libertà di cui approfitta satana, di cui godono gli angeli, di cui si avvalgono gli uomini per scegliere il bene e il male. Satana non è il dio del male ma una potente creatura di Dio. Satana non è

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Raffaele Nappi onnipotente; i suoi poteri non vanno oltre la libera concessione di Dio il quale sa trarre il bene persino dal male. Solo un Dio onnipotente può essere infinitamente umile e misericordioso: solo chi è molto in alto può scendere molto in basso (incarnazione) e solo chi non teme nulla può perdonare tutto. Che cos’è un uomo senza Dio L’uomo senza Dio è il primo “soggetto a rischio”, a rischio di solitudine, a rischio di caduta di stima in se stesso. Esistere è meglio che non esistere anche per chi non ha fede nella sopravvivenza dell’anima. Ogni genitore mette al mondo figli che un giorno devono morire; il numero degli anni è un’illusione che l’uomo si è creato. Non è la durata della vita che la rende accettabile ma il suo significato. L’uomo saggio deve agire per fede, l’uomo è fatto per Dio, da Dio è stato voluto, a Dio deve tendere. Pena, non essere più se stesso. L’universo è fatto di tanti territori inesplorati che attendono uomini coraggiosi per metterli alla prova. La parola di Dio è sacra e immutabile, deve essere trasmessa nella sua integrità senza alterazioni o fraintendimenti. Non ci sono margini per la fantasia. Dio desidera che noi viviamo una vita piena e armoniosa in cui abbiamo uno spazio proporzionato: anche la distensione e la ricreazione. E’ giusto, quindi, che godiamo con semplicità di quei doni che Egli ci dà per la nostra gioia e per la nostra completezza. Egli ci chiede soltanto che condividiamo tutto con lui e che riserviamo a lui il primo posto nella nostra vita, cioè lasciare che soddisfazioni più marginali prendano il posto di valori maggiori. Questo pericolo, lo sappiamo bene, è certamente sempre presente. Ma il vigilare in due, tre e più…sulla propria vita spirituale, con quella totalità di confidenza e di sincerità che può essere in una comunità, rappresenta un aiuto di utilità inestimabile perché, realmente, dove due o più sono uniti nel nome del Signore, Egli è presente tra loro e possono così godere della sua luce e della sua forza. Il Lievito Ecco perché il nostro cammino deve tendere verso l’Eucaristia nella consapevolezza che essa è il centro della comunità cristiana. Il Lievito della Chiesa, l’anima e la sorgente del cammino spirituale. In essa ogni azione trova la sua sorgente e ogni preghiera il suo vertice. Questa certezza accompagna il cammino fin dall’inizio ma viene opportunamente coltivata man mano che avanza nella fede. La partecipazione all’Eucaristia domenicale diviene progressivamente più consapevole, fino al punto da diventare l’appuntamento in cui ciascuno rinnova nuovamente il patto della fede. Siamo profondamente convinti che, solo mangiando l’unico Pane, possiamo diventare un solo Corpo (1Cor. 10,16). Nei primi tempi la celebrazione eucaristica quotidiana era il punto di incontro e la sorgente di una comunione sempre più piena. L’unità della Chiesa e di ogni piccola comunità ecclesiale è una grazia che ci

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria viene comunicata mediante la partecipazione eucaristica. Questa convinzione, che poco alla volta mette radici nel cuore di ciascuno, suggerisce a tutti di partecipare più assiduamente alla celebrazione eucaristica. La centralità dell’Eucarestia permette di sottolineare un evento che costituisce per noi il cuore della proposta di fede: il mistero dell’Incarnazione. L’Eucaristia deve sempre essere un incontro gioioso con Dio che ci invita tutti a partecipare al più grande avvenimento della storia, ad assiderci tutti alla sua mensa dove ci offre tutto se stesso. Partecipazione della Comunità alla Messa Una delle principali innovazioni della riforma liturgica, attuata dal Concilio, è la celebrazione comunitaria della Messa a cui partecipano tutti i fedeli. Si raccomanda molto questa partecipazione più perfetta alla Messa per la quale i fedeli, dopo la Comunione del sacerdote, ricevono il Corpo del Signore del medesimo Sacrificio. (Costituzione liturgica 55). Il ruolo più importante, quindi, di ogni celebrazione è la partecipazione di tutta l’assemblea dei credenti. Una cosa da precisare: ogni Messa, celebrata in una sontuosa cattedrale e in un’umile cappella di campagna, esprime l’unità con tutta la chiesa universale e di tutto il popolo di Dio. Cristo rimane ovunque il principale attore della celebrazione, nella proclamazione della parola, come nei segni sacramentali. Presenza reale, salvifica, universale quando l’assemblea è riunita: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt. 18,20) Ecco alcuni suggerimenti pratici che dovrebbero entrare nella mentalità del popolo di Dio. La prima e più necessaria disposizione per tutti i partecipanti è lo spirito di fede, virtù fondamentale della vita cristiana: “Senza fede è impossibile essere graditi da Dio” dice S. Paolo (Eb. 11,6). Bisogna sentirsi membri di tutta la comunità unita nella celebrazione; l’amore è il legame indissolubile che ci unisce in Cristo Gesù, presente in ogni uomo. Gesù dice: da questo vi riconosceranno per miei discepoli se vi amerete l’un l’altro. (Gv. 13,35). Dice ancora Gesù: ”Se stai per fare la tua offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia l’offerta davanti all’altare e vai per far pace con tuo fratello, poi torna e presenta la tua offerta” (Mt. 5,23). Non si può partecipare all’atto supremo di amore che ci unisce a Dio con il rancore, l’odio nel cuore. Quindi la Messa non termina con la benedizione del celebrante ma, come tutti i Sacramenti, l’Eucarestia è un impegno a realizzare e valorizzare i doni ricevuti. Un seme per quanto prezioso, se non trova un terreno adatto, non può attecchire e fruttificare; un tesoro se rimane interrato, nascosto, non reca alcun beneficio. Il Sole è Cristo Che cos’è, infatti, l’Emmanuele? E’ Dio fra noi. E’ il Signore Gesù presente nei Tabernacoli delle nostre chiese con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. E’ Gesù velato

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Raffaele Nappi dalle apparenze del pane, ma realmente, fisicamente, presente nelle ostie consacrate per dimorare in mezzo a noi, operare per noi, a nostra disposizione. Gesù Eucaristico è il vero “Emmanuele”, ossia “Dio con noi”(Mt. 1,23). Gesù Eucaristico è fra noi come fratello, come amico, come sposo delle nostre anime. Egli vuol venire in noi per essere il nostro cibo di vita eterna, il nostro amore, il nostro sostegno; vuole incorporarci a sé per essere il nostro Redentore e Salvatore, Colui che ci porta nel regno dei cieli per immergerci nell’Eternità dell’Amore. Con l’Eucaristia Dio ci ha dato veramente tutto. Sant’Agostino esclama: ”Dio, essendo Onnipotente, non potè dare di più; essendo sapientissimo, non seppe dare di più; essendo ricchissimo, non ebbe da dare di più”.Dobbiamo essere uniti a Cristo perché la sua presenza nel mondo e nella nostra vita è una delle verità più esaltanti e consolanti. Dio è Amore, afferma S.Giovanni (1Gv. 2,16). Allora è importante capire che l’Eucaristia ci coinvolge tutti, ci immerge nel mistero della Pasqua di Cristo: ”Chi mangia la mia carne e beve il mio Sangue ha in sé la vita eterna. Colui che mangia di me vivrà per me” (Gv. 6,54-57). E’ importante capire che la prima caratteristica del credere è l’apertura a Dio, l’accoglienza cordiale dei disegni della sua Provvidenza. Troppo spesso siete voi a voler decidere come dovrebbero andare le cose, che cosa dovrebbero fare gli altri, a cominciare da chi vi sta più vicino, quali saggi comportamenti dovrebbero assumere, ecc.. Affidatevi con tutto il cuore alle promesse di Dio: sperimenterete la beatitudine di chi pone la propria speranza nel cuore di Dio; vedete le cose che succedono, anche quelle che fanno soffrire voi e i vostri fratelli, con gli occhi illuminati dalla fiducia che Dio Padre nulla abbandona o dimentica di ciò che ha creato. La Fede si può accettare Siamo davanti ad una profonda crisi di Fede, a una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi. Il cuore del Papa Benedetto XVI, angustiato da tale preoccupazione e avendo tale crisi assunto dimensioni drammatiche soprattutto nelle chiese più antiche, ha indetto l’anno della Fede perché fosse un momento propizio per riproporre a tutti il dono della fede in Cristo risorto, il luminoso insegnamento del Concilio Vaticano II e la preziosa dottrinale offerta del Catechismo della Chiesa Cattolica. E con questo spirito di obbedienza al Vicario di Cristo che dobbiamo raccogliere questa grande sfida e farne priorità del nostro apostolato e della nostra vita. La Fede fonda la Speranza, solo chi crede, infatti, può sperare. In qualche modo si può dire che chi crede ha già in mano ciò che avrà pienamente nel futuro; la fede fa provare, assaggiare in anticipo, ciò che non si vede ancora, non si percepisce ancora. Perciò chi ha fede è già beato perché ha una caparra dei beni che spera. E per questi beni, chi ha fede, rinuncia a tutto ciò che ha adesso se tale rinunzia comporta la conquista di più grandi beni futuri. Abramo lasciò la sua terra e stava per sacrificare Isacco, suo unico figlio, perché ebbe fede nella parola di Chi gli prometteva

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria una terra migliore e una progenie eterna. E meritò di vedere il giorno del Signore (sua discendenza), e se ne esulto. Maria accettò di divenire madre e lasciarsi trafiggere l’anima perché ebbe fede nella potenza del braccio del Signore e il suo spirito esultò in Dio, suo salvatore, e tutte le generazioni la chiamano beata. Ecco perché la fede e la fiducia conducano all’amore, e l’amore conduce alla fiducia. Più forte è la fede, più grande diventa l’amore. Più forte è l’amore e più fondata è la fede. La fede è un dono dell’amore di Dio alla creatura. Se Dio non concedesse questa grazia, l’uomo non potrebbe credere in Dio: La grazia agisce sulla volontà dell’uomo e la volontà sull’intelligenza, perciò è necessario perseverare nella fede sino alla fine (Mt. 10,22; 24,13). In questo ci sono i fratelli nella stessa fede e cioè tutta la chiesa. Nel vangelo di Luca (Lc. 17,5-10) gli apostoli pongono a Gesù una richiesta: ”Aumenta la nostra fede”. Il fatto che gliela pongono indica già una consapevolezza; sentono il bisogno di crescere, di aumentare la propria fede; si rendono conto di avere molto bisogno di imparare, di cambiare, di evolvere. Questo è già molto! Rendersi conto che quello che si è non basta è la prima spinta per poter poi cercare e cambiare. Alcune persone, pur avendone tanto bisogno, neppure sentono il desiderio di progredire. Altre, invece, hanno così tanta paura che sono bloccate da tutto, sono terrorizzate dall’aumentare. Gesù non risponde dicendo: ”Fate questo, o fate quell’altro” e neppure: ”Si o No”. Gesù dà loro un criterio descrittivo per vedere quanta fede hanno: ”Se hai fede quanto un granello di senape puoi dire a un gelso: ”Sii sradicato e trapiantato nel mare ed esso lo fa”. Se vuoi vedere la tua fede, la tua fiducia in Dio, guarda a come reagisci di fronte agli ostacoli: c’è un bel problema nella tua vita. Se hai un briciolo di fede (è piccolissimo il granello di senapa!) compi miracoli enormi. Te ne basta poca fiducia perché un poco di fiducia produce una forza enorme (il piccolo granello di senapa diventa un albero enorme). Il gelso sono i tuoi ostacoli. Tu li guardi e dici: ”Impossibile! Non ce la farò mai! Troppo grande “. Gelso è la paura di cambiare e di non sapere cosa accadrà poi; il timore di affrontare una paura; la paura di non avere le forze per reggere; la paura di conoscersi e di guardarsi e di guardarsi dentro; la paura di affrontare chi temiamo o chi consideriamo superiori; la paura di rimanere da soli che ci fa accantonare l’amore; la paura di essere impopolari; un salto di vita che vorresti fare ma di cui sei terrorizzato; un sogno da inseguire che tutti deridono; una malattia che ti si manifesta e di cui hai paura, ecc. Ma basta un po’ di fede. Tu inizia; tu datti da fare, tu mettiti in movimento e scoprirai che quella piccola fede diventerà enorme (piccolo seme che diventa un albero enorme) e compirà l’impossibile. Tutti dicono: ”Ho poca fede! Aumenta la mia fede! “. E Gesù: ”lo so che ne hai poca, è normale, fidati di quel poco che hai! Fallo crescere! Nutri il poco che c’è in te (il piccolo seme di senapa)…e vedrai!” La fede non è le tue preghiere, la fede è la fiducia, la convinzione, la certezza, la per-

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Raffaele Nappi cezione interna di essere amati, di essere degni d’amore, di essere protetti e di avere la forza di affrontare ciò che abbiamo davanti. La fede non è quello che sai ma quello che vivi, che hai dentro, è il sentimento, la forza e l’energia. La religione è l’insieme delle mie pratiche, la fede è la vitalità, è l’energia che ho dentro. Da come reagisci di fronte alle difficoltà, agli imprevisti, agli ostacoli, puoi constatare la tua fiducia nella vita, fin dalle piccole cose. Il Sacramento dell’Eucarestia Ritorniamo all’importanza del sacramento dell’Eucarestia. Attraverso la celebrazione eucaristica ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna quando Dio sarà tutto in tutti. Come viene chiamato “Il sacramento dell’Eucarestia” 1) Eucaristia - perché è rendimento di grazie a Dio. 2) Cena del Signore - perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione. 3) Frazione del Pane - perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima cena. 4) Assemblea eucaristica - in quanto l’Eucarestia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli. 5) Memoriale della Passione e della Resurrezione del Signore. 6) Santa e divina liturgia - perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua densa espressione nella celebrazione di questo sacramento. 7) Si parla del santissimo Sacramento in quanto costituisce il Sacramento dei sacramenti. “E’ stato grazie all’Eucaristia che i santi hanno vissuto, portando l’amore di Dio nel mondo in modi e in forme sempre nuove”. (Benedetto XVI, omelia nella basilica di San Giovanni in Laterano, 7/5/2005). Ricordo un episodio su Sant’Antonio da Padova e il miracolo della mula quando un’albigese, adepto dell’eresia catara si rivoltò contro il dogma della presenza reale di Gesù Cristo nel pane e nel vino. Questo eretico diceva che non vi era nessuna presenza di Cristo nell’ostia consacrata. Senza perdere la calma, S.Antonio gli rispose: “Che problema c’è nel fatto che il corpo di Gesù sia velato dalle sembianze del pane e del vino? Non è sufficiente sapere che grazie alla sua parola infallibile Egli è nascosto sotto questi veli?”. “No, rispose l’irreligioso. Se Cristo è presente, la sua presenza deve essere sentita dalle

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria creature. Prenda un’ostia consacrata ed io prenderò la mia mula, se l’animale la rispetterà, crederò che il Supremo Maestro è lì presente e crederò nella sua dottrina. Il Santo dopo aver consultato Dio con la preghiera accettò la sfida. Dopo tre giorni, una folla si riunì nella piazza, S. Antonio celebrò la Messa e poi, avanzando con il Santissimo Sacramento nelle mani, si collocò vicino a una mangiatoia che avevano riempito di fieno. Tutti i cattolici si prostrarono in adorazione e pregarono Dio, Nostro Signore, nascosto nel Sacramento dell’Eucaristia perché manifestasse la Sua gloria per la conversione delle anime cieche. Arrivò, allora, il cataro conducendo la sua mula che era stata tenuta senza cibo da tre giorni. L’animale saltava e ragliava dalla fame. Per qualche istante sembrò che neppure il padrone riuscisse a trattenerla, data la vicinanza della mangiatoia. La mula, resasi conto della presenza del cibo si mise a correre verso di esso ma quando fu davanti all’Ostia Santa che S. Antonio aveva nelle mani, si piegò in ginocchio e abbassò la testa. Nel vedere tale miracolo, si udirono grida di ammirazione provenienti dalla moltitudine, con canti e inni di lode a Dio, mentre il padrone della mula riconobbe la verità insegnata dalla Chiesa e si convertì al cattolicesimo, insieme a molti seguaci di quell’eresia. Quindi, questo episodio ci deve far capire che nella piccola ostia bianca, c’è Gesù Cristo nella Sua duplice vita di Dio e di uomo glorioso e immortale, come è in Cielo, con tutte le Sue grazie, tutte le Sue virtù, tutti i Suoi tesori, con la Sua grandezza, la Sua potenza, la Sua santità e tutta la Sua dolcezza. E’ nell’ostia per noi, Egli ci ama e ci aspetta. Amiamolo e adoriamolo. Ecco perché è importante essere alla scuola di Maria, ”Donna Eucaristica”, come amava invocarla il compianto Giovanni Paolo II; accogliamo in noi stessi, per opera dello Spirito Santo, la presenza viva di Gesù per portarlo a tutti nell’amore servizievole. Impariamo a vivere sempre in comunione con Cristo crocifisso e risorto, facendoci in questo guidare dalla sua e nostra celeste Madre. Così, nutrita dalla Parola e del Pane di vita, la nostra esistenza diventerà interamente eucaristica e si farà perenne rendimento di grazie al Padre per Cristo nello Spirito Santo. (Papa Benedetto XVI - Angelus del 29/5/2005) Tre pensieri sull’Eucaristia 1) L’Eucaristia per una comunità di credenti dovrebbe essere tutto perché è punto di partenza e punto di arrivo, fonte e culmine, inizio e compimento… Un credente dovrebbe dire a voce alta. Io non posso vivere senza l’Eucaristia. 2) Nell’Eucaristia c’è tutto Dio …il Dio che in Cristo ti accoglie e ti riconosce figlio, ti perdona dandoti nuove possibilità di bene, ti parla per comunicarti la forza di proseguire il tuo cammino di fede e di vita: ti offre se stesso per dirti il suo amore; ti affida una missione: dire a tutti che Dio nutre per noi sentimenti di vero

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Raffaele Nappi affetto e tenerezza. 3) Riscoprire la centralità dell’Eucaristia nella propria vita, ci chiede, innanzitutto, di richiamare alla nostra fede quello che l’Eucaristia è prima di ogni altra cosa o riflessione. L’Eucaristia, prima di essere il rito con cui La Chiesa da secoli fa memoria di un dono, è una persona da accogliere, da ascoltare, da incontrare nella verità. Cosa significa pregare Pregare significa aprire il cuore a Dio come a un amico, non perché sia necessario fargli conoscere quello che siamo ma per mettere noi stessi in condizione di poterlo ricevere. La preghiera non serve per far scendere Dio fino a noi ma per innalzare noi fino a Lui. Quando Gesù era sulla terra insegnò ai suoi discepoli a pregare, li invitò a presentare a Dio le loro necessità quotidiane e ad affidare a Lui tutte le preoccupazioni e ansietà, rassicurandoli che le loro richieste sarebbero state esaudite e quella rassicurazione vale anche per noi oggi. Gesù stesso mentre viveva fra gli uomini, pregava spesso, s’identificava con le nostre necessita e le nostre debolezze; implorava di continuo il Padre e lo supplicava di concedergli sempre forza nuova per poter affrontare le prove che il suo compito gli imponeva. Egli era il nostro esempio in ogni cosa e fratello in ogni nostra infermità. Un altro aspetto importante perché la preghiera sia resa efficace è la fede. “Ma nessuno può essere gradito a Dio se non ha la fede. Infatti, chi si avvicina a Dio deve credere che Dio esiste e ricompensa quelli che lo cercano”(Eb. 11,6). Ai suoi discepoli Gesù disse: ”Perciò vi dico: tutto quello che direte nella preghiera, abbiate fiducia di ottenerlo e vi sarà dato ” (Mc. 11,24). Nell’esercizio della preghiera un’altra condizione viene richiesta; l’assiduità. Non dobbiamo permettere che nulla ci distragga, anzi è necessario fare qualsiasi sforzo per mantenere viva la comunione tra Gesù e noi e cercare ogni opportunità per andare là dove si desidera che la preghiera sia fatta. Troveremo alle riunioni di preghiera coloro che cercano realmente di avere un contatto costante con Dio, fedele al loro dovere, desiderosi di ricevere tutti quei benefici che possono ottenere; questi credenti approfitteranno di ogni occasione per andare là dove essi possono ricevere raggi di luce dal cielo. Ecco perché: Dio è troppo saggio per sbagliare e troppo buono per rifiutare cose buone a coloro che camminano nella luce. Il Regno di Dio e la sua giustizia In questo passaggio appaiono alcuni termini molto caratteristici di Matteo. L’espressione “uomini di poca fede” descrive la sua comunità che si muove tra la fede e la sfiducia (Mt. 14,31). A questi discepoli si dirige Matteo ricordando loro l’invito di Gesù a mettere tutta la loro fiducia in Dio. Questi discepoli devono cercare il regno di Dio e ciò che è

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria conforme alla sua volontà (letteralmente la giustizia di Dio). Questo è l’altro termine proprio di Matteo che designa in questo vangelo uno stile di vita conforme a ciò che Dio vuole, alla sua volontà (Mt. 6,1-4). I cristiani devono vivere d’accordo con questo stile di vita mettendo tutte le loro preoccupazioni nell’orizzonte del regno di Dio. Condannando l’eccessivo desiderio di sicurezza, espressione della mancanza di fiducia in Dio, Gesù raccomanda di concentrarsi sui valori del regno e nella confidenza in Dio Padre. Le idee: regno di Dio e la sua giustizia, sono correlative e non escludono una previsione della paternità di Dio; deve rivoluzionare la convivenza, deve generare una vita comunitaria che sia fraterna, seme di una nuova società. Gesù non invita, dunque, a vivere senza preoccupazione per la realtà ma cambiare l’oggetto della preoccupazione. Di fatto, se il desiderio umano cercasse l’autentico regno di Dio, raggiungeremmo semplicemente un autentico benessere per tutti. Nelle beatitudini i poveri sono detti felici e qui si spiega che, chi vive senza angustia per i beni di questo mondo, è perché ha messo il regno di Dio al centro della propria vita e aspetta tutto da Dio. Nel Padre nostro i discepoli sono invitati a chiedere il pane necessario per oggi, cioè a mettere tutta la fiducia nel Padre del cielo dal quale il discepolo riceve tutto. Il Regno chiede una convivenza, dove non ci sia accumulazione, ma condivisione, di modo che tutti abbiano quello che è necessario per vivere. Il Regno è la nuova convivenza fraterna nella quale ogni persona si sente responsabile dell’altro. Questo modo di vedere il Regno ci aiuta a capire meglio le parabole degli uccelli e dei fiori, già che, per Gesù, la Provvidenza divina passa attraverso l’organizzazione fraterna. Allora preoccuparsi per il Regno e la sua giustizia è lo stesso che preoccuparsi per accettare Dio come Padre ed essere fratelli e sorelle degli altri. Di fronte al crescente impoverimento causato dalla globalizzazione economica, la soluzione concreta, che il Vangelo ci presenta, è che i poveri troveranno la loro sopravvivenza e la solidarietà e l’organizzazione. Sarebbe anti-vangelico dire a un padre di famiglia senza lavoro, povero con otto figli e con la moglie ammalata: ”non preoccuparti per quello che mangerai o berrai!” (Mt 6.25,28). Questo lo possiamo dire quando, imitando Dio, come lo fa Gesù, ci organizziamo tra di noi per poter condividere, garantendo ai fratelli la sopravvivenza, altrimenti saranno come i tre amici di Giobbe che, per difendere Dio, raccontavano menzogne sulla vita umana.(Gb. 13,7). Nella Bibbia ci sono molte domande che l’uomo fa a Dio o che Dio fa all’uomo. Sono interrogativi che l’uomo pone a se stesso e ad altri essere umani. Adamo dove sei? Questa domanda è materiale sufficiente per una predica. Tu sai dove stai? Qual è la tua vera situazione oggi? Se non riconosciamo la nostra situazione attuale, è meglio che non ci muoviamo perché faremmo una grande confusione. Ecco delle domande che differenti persone fecero a Gesù: -Dove vivi? -Chi sei tu Signore?

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Raffaele Nappi -Sei tu colui che doveva venire o dobbiamo aspettarne un altro? -Con quale autorità fai ciò? -Che cos’è la verità? -Sei tu il re dei giudei? Anche se la risposta a queste domande non è esplicita, bisogna trovarla nel contesto generale del Vangelo. Altre volte, invece, è meglio restare in silenzio e aspettare che Gesù risponda nel nostro cuore. E la chiarezza della sua voce ci sorprenderà. Normalmente Gesù non impartiva i suoi insegnamenti come se fossero dei dogmi intoccabili, ma preferiva che le risposte scaturissero dal profondo del cuore umano. La misericordia di Dio Quando al mattino ci svegliamo, i nostri occhi, abituati al buio della notte, fanno fatica a guardare la luce; ci vuole un po’ di tempo perché gli occhi si possano riabituare alla luce del giorno, è un’esperienza che facciamo tutti i giorni. La stessa cosa accade per gli occhi dell’anima: non sono pronti a guardare Dio. Allora ci fermiamo un po’ nella penombra per prepararci lentamente all’incontro con la luce di Dio, lo Spirito di Dio. La penombra è la nostra vita di ogni giorno, è la nostra storia; in questa penombra c’è una zona di buio denso, è la violenza, violenza testarda, cieca, cattiva, crudele. Basti pensare quale grande oceano di sangue c’è nella storia dell’umanità: genocidi, guerre civili, violenze di ogni genere. Allora perché nel mondo c’è tanta violenza? Perché al mondo manca qualcosa! L’uomo, staccandosi da Dio, è entrato nell’esperienza della morte. La Bibbia ci informa che la radice di tutti i mali è la libertà usata male contro Dio, contro l’uomo perché Dio è insostituibile. Senza Dio la storia impazzisce, l’uomo perde l’orientamento e si abbrutisce. La libertà umana, opponendosi a Dio e da lui staccandosi, ha sconvolto la creazione! La Bibbia non smette di ripetere che il peccato contiene il principio della distruzione. Il peccato ha un effetto devastante: è autopunitivo perché è un taglio netto da colui che tutto sostiene e tutto illumina con la sua luce. E dopo il peccato cosa succede? Dio si rivela con una misericordia, con una tenerezza di intervento che commuove. Il peccato dell’uomo non ferma Dio nel suo sdegno ma accende in Dio una vera passione, un fuoco di salvezza. Con quale criterio Dio si muove dentro la nostra storia contorta e avvelenata? Che cos’è che lo spinge all’azione e all’intervento? Ecco, penso la prima risposta: Dio si muove per amore! Soltanto per amore! E Dio sceglie, per entrare nella storia dell’uomo, un punto, un popolo, un tempo, una terra

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria per arrivare a tutti gli uomini di tutti i tempi. E mentre Dio entra nella storia umana, si manifesta e si svela. A questo popolo scelto per amore, Dio chiede soltanto una risposta d’amore; i segnali di Dio sono segnali d’amore! Dio chiede solo di amare e presenta se stesso come modello di amore da imitare. Perché Dio rinnova l’alleanza con l’Amore? Perché Dio usa sempre il linguaggio dell’Amore? Perché Dio ha sempre il comportamento di chi Ama? Stiamo iniziando questo meraviglioso viaggio all’interno di questo meraviglioso mare di amore che è il cuore del cristianesimo: ed è ciò che lo distingue nettamente da ogni altra religione. Colui che ci dona Gesù Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? E’ il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote non esisterebbe né il sacrificio della Messa né la Santa comunione né la Presenza reale di Gesù nei Tabernacoli. E chi è il Sacerdote? E’ l’”Uomo di Dio” (2Tm. 3,17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini con una vocazione specialissima; nessuno assume da sé questo onore ma solo chi è chiamato da Dio (Eb. 5,4), lo separa da tutti gli altri, segregato per il Vangelo (Rm. 1,1), lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente. Sacerdote in eterno (Eb. 5,6) e lo investe dei divini poteri del sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio. Il Sacerdote, scelto fra gli uomini, è costituito a pro degli uomini in tutte le cose di Dio per offrire doni e sacrifici per i peccati:(Eb. 5,1-2). Con la Sacra Ordinazione il Sacerdote viene consacrato nell’anima e nel corpo. Diviene un essere tutto sacro, configurato a Gesù Sacerdote. Per questo il Sacerdote è il vero prolungamento di Gesù; partecipa della stessa vocazione e missione di Gesù; impersona Gesù negli atti più importanti della Redenzione universale (culto divino ed evangelizzazione); è chiamato a riprodurre nella sua vita l’intera vita di Gesù, vita verginale, povera, crocifissa. E’ per questa conformità a Gesù che egli è “ministro di Cristo fra le genti ”(Rm. 15,16), guida e maestro delle anime (Mt. 28,20). Una volta, infatti, un capo tribù giapponese chiese a san Francesco Saverio, subito dopo una predica sull’amore di Dio per gli uomini: ”Come mai Dio, se è tanto buono, come tu dici, ha aspettato tanto tempo per farci conoscere il Cristianesimo?”. Volete Saperlo? Rispose il Santo con tristezza: Ecco, Iddio aveva ispirato a molti cristiani ad annunciare la Buona Novella ma molti di essi non hanno voluto ascoltare il suo invito. “ I miei eletti non si affaticheranno mai invano” E’ facile che chi si dedica al bene sociale venga colto prima o poi dallo scoraggiamento per l’impressione dell’inutilità dei suoi sforzi. E’ una tentazione comprensibile ma che,

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Raffaele Nappi nella visuale cristiana, trova motivi per essere superata. “I miei eletti non si affaticheranno invano”. Ogni fatica avrà la sua ricompensa, rassicura la scrittura e in essa leggiamo che chi semina nel pianto, miete nell’esultazione. Ed è logico che sia così, infatti, se è vero che per poter vedere da subito il risultato del proprio impegno, può riuscire di incoraggiamento, è ancora più vero che il perseverare anche nella sensazione del fallimento è occasione di grande disinteressato amore: ed è certo che non una briciola di questo amore andrà perduta per il corpo mistico portando frutto quando e dove Dio vorrà! Un frutto che può rimanere sconosciuto a chi fa il bene perché, come afferma Gesù,”uno semina e l’altro raccoglie”. In ogni campo di lavoro del regno dei cieli, in famiglia, nella professione, nell’apostolato, non conviene perciò mai stancarsi di seminare nonostante le sofferenze dell’apparente inutilità perché il seme che marcisce e muore porta frutto, come ci promette il Vangelo. Il Vangelo contiene una molteplicità di indicazioni: c’è però in esso un punto centrale che consente di averne una visione unitaria e consiste, come sappiamo, nel precetto dell’amore. Questo è il comando che Gesù chiama suo, questo è il comando che riassume tutta la legge e i Profeti, cioè tutto l’insegnamento morale rivelato. Questo è il comandamento in base al quale saremo giudicati quando compariremo davanti a Dio; quest’amore, infine, è la vita che Dio ci dona facendoci rinascere dall’alto e rendendoci partecipi dello stesso modo di essere di Dio. L’amore è dunque, possiamo ben dirlo, la spiritualità di Gesù e quindi anche quella universale spiritualità della chiesa che tutti siamo chiamati a vivere; esso deve essere l’anima della morale, della vita ecclesiale e liturgica, della mistica, della pastorale, dell’apostolato; in breve, la vita cristiana dalla nascita al suo termine. Con ciò non è certo che le altre parole evangeliche possano essere accantonate, ma esse vanno riferite all’amore e interpretate come intrinseche esigenze ed espressioni di esso, un amore che è povero, che è pacifico, che perdona, che è vigilante. E’ perciò all’amore che il cristiano dovrebbe tenere sempre orientato l’ago della sua bussola interiore e, proprio vivendo questo impegno costante, egli avrà i suggerimenti dello Spirito che gli faranno comprendere il senso degli altri richiami evangelici, nonché la necessità e il momento di attuarli. Che nel nostro modo di vivere il cristianesimo regni non di rado una separazione tra fede e vita è un fatto noto. Appartenenti al livello religioso sono spesso considerati soltanto l’adesione a qualche verità, la partecipazione a qualche rito liturgico, l’osservanza di qualche norma morale. Tutti gli altri aspetti della vita sono considerati pura normalità umana e sono quindi vissuti con le motivazioni di tutti più o meno egocentriche. E’ da qui quel cristianesimo solo di nome, che oggi tanto si lamenta, proclamando l’urgenza di una nuova evangelizzazione. Oggi in cui per la Chiesa è stata preannunziata una “nuova primavera” nella “civiltà dell’amore”, il cristiano dovrebbe farsi testimone della lieta novella che la via per andare a Dio è quella dell’amore e che essa è cammino veramente “soave e leggero”. Ecco scaturiscono là dove “due o più” si aiutano scambie-

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria volmente a crescere nell’amore, nutriti della presenza stessa del Salvatore. “Gesù ha preso Carne dalla Carne di Maria” L’Eucaristia è il Pane di Maria, è il Pane fatto da Maria con la farina della Carne Immacolata, impastata del suo latte verginale. Scriveva sant’Agostino: ”Gesù ha preso Carne dalla Carne di Maria”. Corpo e sangue di Gesù tratti dal corpo e sangue di Maria tutta. Perciò sarà tanto vero e tanto bello, a ogni Santa Comunione che si fa, avvertire nell’Eucaristia la dolce misteriosa presenza di Maria Santissima, inseparabile e tutt’una con Gesù Ostia. Gesù è sempre il suo Figliolo adorato, Carne della sua Carne e Sangue del suo Sangue. Se Adamo poteva chiamare Eva, tratta dalla sua costola, ”ossa delle mie ossa, carne della mia carne” (Gn 2,23), quanto più non potrà Maria chiamare Gesù “Carne della mia Carne e Sangue del mio Sangue”? San Tommaso d’Aquino dice: la Carne di Gesù è la Carne materna di Maria, il Sangue di Gesù è il Sangue materno di Maria; quindi non sarà mai possibile separare Gesù da Maria. (tratta dall’”intatta Vergine”). Per questo, a ogni Santa Messa che si celebra, anche la Beata Vergine può ripetere con verità a Gesù nell’Ostia e nel Calice: ”Tu sei mio Figlio. Oggi ti ho generato”. (Sal. 2,7). Dicono parecchi Santi e teologi (san Bernardo, san Bonaventura, san Bernardino, san Pier Damiani) che Gesù istituì l’Eucaristia anzitutto per Maria e poi, tramite Maria, Mediatrice universale di ogni grazia, per tutti noi. E’ da Maria, quindi, che ci viene donato Gesù giorno per giorno e in Gesù è sempre la Carne Immacolata e il Sangue Verginale della sua Mamma divina che penetra nel nostro cuore e inebria la nostra anima. In un’estasi, durante la celebrazione della Santa Messa, sant’ Ignazio di Loyola contemplò un giorno la realtà svelata di questa dolcissima verità e ne restò celestialmente commosso. Per questo “L’Eucaristia -scrive ancora sant’Alberto Magno- crea gli impulsi dell’amore angelico e ha la singolare efficacia di mettere nelle anime un sacro istinto di tenerezza per la Regina degli Angeli. Ella ci ha dato la Carne della sua Carne, le ossa delle sue ossa e continua a darci nell’Eucaristia questa dolce e verginale vivanda celeste”. Infine, come nella generazione eterna del Verbo, in seno alla Trinità, il Padre si dona tutto al Figlio, ”Specchio del Padre”, così nella generazione temporale dello stesso Verbo, in seno all’umanità, la Madre Divina si dona tutta al Figlio, al suo Gesù, ”il fiore Verginale della Vergine Madre”, come dice Pio XII; il Figlio, a sua volta, si dona tutto alla Madre rendendola “tutta deificata”, come afferma splendidamente san Pier Damiani. Il Miracolo Eucaristico di Lanciano In queste mie riflessioni sull’Eucaristia non poteva mancare il più importante miracolo della storia e cioè: “Il Miracolo Eucaristico di Lanciano” dove notiamo tanta fede, scienza e pietà popolare.

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Raffaele Nappi Lanciano (CH), infatti, è città del primo Miracolo Eucaristico della storia e unico nel genere come dimostra quanto segue: Una mattina di dodici secoli fa (anno 700), un monaco basiliano, oppresso dal dubbio sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, fatta la doppia consacrazione del pane e del vino, improvvisamente vide l’Ostia mutarsi in Carne e il Vino in sangue. Attonito e non potendo occultare l’accaduto, manifestò il fatto a pochi fedeli presenti i quali, in un baleno, divulgarono la notizia in tutta la città e dintorni. Così, in una piccola frentana e in un’umile chiesa agreste, intitolata a san Legonziano, si verificava il più grande Miracolo Eucaristico della storia. Dal 1902 le sante Reliquie, custodite in un artistico ostensorio d’argento (1713) e collocate alla sommità di un altare monumentale, possono essere ammirate e venerate da vicino dai numerosi pellegrini. Oggi, a distanza di dodici secoli, la Carne conserva la forma rosea. Il Sangue, contenuto in un calice di cristallo molto antico e fissato alla base dell’Ostensorio, è suddiviso in cinque grumi del peso complessivo di grammi 16 e milligrammi 505, terreo all’aspetto, ma dai colori naturali alla luce ravvicinata. Dopo varie ricognizioni ecclesiastiche, effettuate dai Vescovi locali a partire dal 1500, a cavallo degli anni 1970-1971, l’illustre scienziato italiano prof. Dott. Odoardo Linoli, libero docente di anatomia e istologia patologica e di chimica e di microscopia clinica, primario a gli Ospedali Riuniti di Arezzo, operò la prima ricognizione scientifica della Carne e del Sangue su incarico dei religiosi del Santuario. La ricognizione previde due tempi: quello del prelievo dei campioni e quello della relazione pubblica sui risultati acquisiti. Il prelievo fu effettuato il 18 novembre 1970, alla presenza dell’Arcivescovo di Lanciano mons. Perantoni, del Ministro Provinciale dei Conventuali di Arezzo e di tutta la Comunità religiosa del Santuario. Rotti i sigilli, apposti dall’Arcivescovo Petrarca nel 1886, l’esimio professore prelevò dalla Carne due piccolissimi frammenti dal peso complessivo di milligrammi 318. Condotto il tutto nel suo laboratorio scientifico di Arezzo, il prof. Linoli analizzò i reperti per quasi tre mesi. Acquisiti tutti i dati, prima di pronunciarsi, intese avvalersi della collaborazione del suo illustre collega prof. Ruggero Bertelli, ordinario fuori ruolo di anatomia umana normale all’Università di Siena. Ottenute le convalide ed essendo tutto pronto per la pubblicazione, il 4 marzo 1971, nella Chiesa di san Francesco e cioè del Miracolo, davanti ad un pubblico scelto e numeroso, il prof. Linoli comunicò ufficialmente i risultati delle analisi corredandoli di un’abbondante documentazione fotografica. Egli sintetizzò così: 1)Il Sangue del Miracolo Eucaristico è vero sangue e la Carne è vera carne. 2) La Carne è costuita da tessuto muscolare del cuore miocardio. 3) Il Sangue e la Carne appartengono alla specie umana. 4)Il gruppo sanguigno è identico nel Sangue e nella Carne e ciò sta a indicare l’unicità della persona donante, restando aperta la possibilità della provenienza da due persone diverse fornite però dello stesso gruppo ematico.

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria 5)Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro siero-protetico del sangue fresco normale. 6)Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali: cloruro, fosforo, potassio, sodio in quantità ridotta, mentre è risultato aumentato il calcio. Quindi, dinanzi al Miracolo Eucaristico di Lanciano, emerge, a volte esplode, la grande pietà eucaristica del popolo di qualunque cultura ed estrazione sociale. Di fronte a questo “segno”, perfettamente adeguato alla realtà significativa, non c’è chi, seppure “assente”, non percepisce un forte richiamo religioso e un profondo senso del divino. Il Miracolo Eucaristico di Lanciano, dono eccelso del Signore alla Chiesa, rimane, nella beatitudine evangelica della fede pura (Gv. 20,29), un segno imponente delle realtà invisibili, un richiamo stimolante a una decisiva presa di coscienza religiosa per un concreto rinnovamento di vita. E’ bello ricordare che il mattino del 3 novembre 1974 sostava al Santuario con un gruppo di prelati polacchi il Card.WOJTYLA, poi diventato papa Giovanni Paolo II. Dopo una lunga visita, ricca d’interesse e di pietà, lasciava scritte nell’album dei visitatori queste parole: “Fac nos tibi semper magis credere, in te spem habere, te dirigere”. “La Liturgia non è un optional, essa è la Bibbia in atto” Per affrontare bene l’anno liturgico pastorale, occorrerebbe ricomporre un gruppo liturgico (GL), vario, ricco di diverse competenze, entusiasta e generoso, pieno di carità. Confluiscono nelle competenze del GL tre ambiti principali: la Parola di Dio con tutte le conseguenze (studio delle Scritture, Lectio divina, formazione dei lettori che diverranno i catechisti migliori; ricordando sempre che un ministero liturgico deve avere sempre un risvolto di carità e servizio!) I servizi nella liturgia richiedono disponibilità e sono molti; ne parla anche l’introduzione al Messale Romano ai nn. 58-73, in particolare: ”I fedeli si dimostrino pronti a servire con gioia l’assemblea del popolo di Dio ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione (cfr.n°62). Occorre dire che, compiendo un qualche servizio, ci si arricchisce molto personalmente; la Comunità si manifesta adorna dei doni che lo Spirito distribuisce a piene mani e si fa comunione nella diversità. E’ lo stile che deve rigorosamente essere quello del servo del Signore, badando sempre di essere comunità aperta, avviando altri, lasciando il posto, pronti a occupare quello che nessuno vorrebbe perché magari nascosto ma indispensabile. Ora io mi domando: Che sarebbe la Messa parrocchiale della domenica se il coro non faticasse a prepararsi con adeguate prove di canto? Se qualcuno non pulisse la chiesa, non stirasse la tovaglia, non disponesse i fiori, non preparasse le preghiere, i lettori ecc.? Ecco l’importanza dell’animazione liturgica che è servizio al sacerdozio del popolo di Dio e che richiede: competenza, preparazione, studio e tanto dispendio. Credere al

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Raffaele Nappi potenziale dell’azione liturgica. In alcuni casi ha custodito la fede di interi popoli. Normalmente i fedeli non partecipano ad alcuna catechesi ma frequentano la Messa domenicale; è questa, dunque, un’opportunità che abbiamo per istruirci anche nella fede e nutrirla. Ecco perché sono importanti i ministeri, la competenza, lo svolgerli nel migliore dei modi. E’ importante capire che la liturgia è una risposta a ogni domanda di senso; in essa succede il….finimondo davvero, è l’inaudito, l’irruzione del cielo sulla terra: tocco il cielo. Dove vogliamo condurre l’assemblea del popolo di Dio che ci è affidata? Fissare l’obiettivo che in realtà è già intrinseco alla liturgia: deificare, divinizzare, salvare l’uomo! La liturgia è il luogo teologico della gloria di Dio e della sua manifestazione, è il luogo della nostra salvezza. Da una celebrazione liturgica si esce dopo aver visto e incontrato il Risorto che promette e dà la vita eterna. La Liturgia è come la goccia che scava la pietra: torna ogni domenica, ogni giorno, più volte al giorno, accompagna tutte le età e le stagioni della vita sino alla sepoltura e oltre. Ogni parrocchia dovrebbe avere qualche membro della comunità che studi musica o canti, impari a scrivere icone, a leggere, a pregare, ad aver cura dell’edificio, della suppellettile o per essere un animatore pedagogicamente capace. Sulla formazione bisogna investire altrimenti saremo sempre mediocri e non di rado vecchi e fuori del tempo. E’importante capire che la Liturgia educa a essere poveri; in essa, infatti, offriamo a Dio ciò che abbiamo di proprio nostro e abbiamo ricevuto da lui: il nostro corpo, quello che siamo, le nostre persone. Quando usciamo dall’Eucaristia domenicale noi non ci apparteniamo. Quanti di noi animatori e quante nostre assemblee sono consapevoli di ciò? Se noi riflettessimo sull’importanza del Vangelo, potremmo dire che il Vangelo contiene il messaggio più universale e sempre attuale per rispondere ai problemi e alle attese di tutta l’umanità. Un messaggio luminoso, trasparente, convincente. Tutti sappiamo che il Vangelo non deve essere soltanto conosciuto, creduto, ma vissuto; non ci può essere dicotomia tra fede e vita ma chi può sinceramente affermare: Io sono un buon cristiano? Allora, per chiarire dubbi e difficoltà, ho pensato di consultare e leggere un libricino di “Antonio M. Alessi” che si rivolge all’autore del messaggio – Gesù: D. Signore, tu hai avuto la pazienza di ascoltare e rispondere anche a coloro che ti importunavano, contraddicevano; aiuta questo poveretto a capire meglio il tuo Vangelo per viverlo più coerentemente e farlo conoscere ai fratelli! La prima realtà che ci sconcerta e non ci convince comincia proprio dalla tua nascita. Perché sei entrato nel mondo di soppiatto, senza che alcuno lo sapesse? R. Veramente tutto il mondo era in attesa di un evento salvifico: il mio popolo poi, sicuro delle profezie, mi aspettava con ansia, era certo che sarebbe venuto il Salvatore. Il più grande peccato dell’uomo, quello che ha trascinato i vostri stessi progenitori nella colpa, è la superbia. Per questo sono sceso dal cielo, mi sono fatto uno di voi, senza

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria informare i potenti, senza conferenze di stampa, ignorato da tutti, persino dai sacerdoti che attendevano la venuta del Messia. D. Perché hai permesso che tua madre non trovasse una casa per accoglierti, costringendola a darti alla luce in una squallida grotta nel rigore di una notte invernale? R. Ho voluto associarla, fin dalla mia nascita, a quella che sarebbe stata la mia scelta preferenziale durante tutta la vita: la povertà, il sacrificio, il dolore per realizzare la salvezza dell’umanità. D. Come mai il primo annuncio è stato fatto a dei pastori, anzi a dei nomadi, disprezzati dalla società di quel tempo? R. Per far sapere al mondo che i poveri, gli esclusi, sono i miei preferiti, e ricordare a tutti il dovere di amare e accogliere chi ha bisogno di aiuto. D. Che ne pensi del nostro Natale? R. Consumistico anche questo. Abbuffate di cibi, dolci, spumante, magari in attesa della mezzanotte per un’orgia folcloristica. Non parliamo dei regali diventati il vostro impegno maggiore e più costoso per celebrare il Natale mentre io sono condannato a morire di fame in milioni di creature. Persino i vostri presepi ricordano ben poco il mio Natale: luci, statuine, pastori, palme, cascate d’acqua, effetti luminosi e sonori, mentre io sono stato deposto in una mangiatoia sopra poca paglia. D. Ma allora come si dovrebbe celebrare il Natale? R. Ricordando che sono venuto al mondo per liberarvi dal peccato, rendere ognuno di voi mio fratello e perciò figlio di Dio scegliendo l’umiliazione e la povertà, due virtù tanto care a Dio. D. Concretamente, cosa si dovrebbe fare? R. Pensare ad aiutare e amare milioni di bambini cui è negato il diritto di vivere, milioni di innocenti che vengono uccisi dalla fame, dal freddo, dall’egoismo, dalla malvagità umana. Io sono presente, io vivo in ciascuno di loro. Quello che fate a loro, lo fate a me. Cammino di perseveranza 1 Cominciare è di tutti: perseverare è dei santi. La tua perseveranza cieca del primo impulso, opera dell’inerzia, sia invece una perseveranza riflessiva. 2 Digli: Ecce ego quia vocasti me! Eccomi, perché mi hai chiamato! 3 Ti eri allontanato dal cammino e non tornavi perché avevi vergogna. Sarebbe più logico che ti vergognassi di non rettificare. 4 Hai una povera idea del tuo cammino se nel sentirti freddo credi di averlo perduto. E’ l’ora della prova, perciò ti sono state tolte le consolazioni sensibili. 5 Assenza, isolamento: prove per la perseveranza. Santa Messa, orazione, sacramenti, sacrifici, comunione dei santi! Ecco le armi per vincere nella prova. 6 Benedetta perseveranza dell’asinello di nòria! Sempre allo stesso passo, sempre gli stessi giri. Un giorno e poi un altro, tutti uguali. Senza di ciò, non vi sarebbe maturità nei

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Raffaele Nappi frutti, né freschezza nell’orto, né aromi nel giardino. 7 Qual è il segreto della perseveranza? L’Amore. Innamorati e non lo lascerai. 8 Devi sapere che lo scoraggiamento è nemico della tua perseveranza. Se non combatti lo scoraggiamento, giungerai dapprima al pessimismo, poi alla tiepidezza. Sii ottimista. Applica questi pensieri alla tua vita interiore COME MEDITARE IL VANGELO Il Vangelo contiene il passaggio più universale e sempre attuale, per rispondere ai problemi e alle attese di tutta l’umanità. Un messaggio luminoso, trasparente, convincente. E’ molto facile meditare il vangelo: facile come se ti trovassi personalmente col Signore sui sentieri della Palestina. Conviene, però, che non dimentichi quanto segue: Gesù non è un personaggio del passato ma una persona viva che è intimamente presente e che ti trasforma in sé per mezzo di una vita che si chiama la vita della grazia. Tutto quello che Gesù Cristo disse e fece durante la sua vita immortale, lo disse e lo fece pensando a te, amandoti, dicendolo e facendolo per te. Ora quando tu leggi il vangelo che è parola di Dio, Gesù dice quelle parole per te personalmente, attendendo il tuo “sì”. Ciascuna parola del vangelo nasconde i palpiti ardenti del cuore di Cristo che pensa a te e ti ama sinceramente. Il vescovo Beniamino Depalma, Arcivescovo di Nola, in un incontro ci ha detto che la Bibbia è il nostro ossigeno e che non bisogna annoiarsi quando la si ha tra le mani perché contiene parole che Gesù ci dice ora e sempre. Nel vangelo ci sono tanti paradossi che molte volte non riusciamo a capire e soprattutto ad accettare: ”morire per vivere, perdere per guadagnare, essere poveri per diventare ricchi, servire per condannare, umiliarsi per essere innalzati…. L’unica risposta, per chiarire dubbi e difficoltà, sarebbe bene rivolgersi direttamente all’autore del messaggio: “Signore, tu che hai avuto la pazienza di ascoltare e rispondere anche a coloro che t’importunavano, contraddicevano, aiuta anche noi poveretti a capire meglio il tuo Vangelo per viverlo più coerentemente e farlo conoscere ai nostri fratelli!” Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre ma avrà la luce della vita. (Gv. 8,12) Vorrei concludere questi pensieri con le parole di un grande: “Rainer Haak”. Chi solitamente si sente sradicato, insicuro e agitato dalla paura, corre il rischio di sprecare gran parte della vita. Ogni esistenza ha bisogno di un po’ di sicurezza per poter resistere alle prove quotidiane.

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Conoscere - Amare e vivere l’Eucaristia con Maria Ha bisogno di radici salde e di una patria sicura per potersi avventurare alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ha bisogno di un sostegno e soprattutto di amore per imparare a sostenersi con le proprie forze. Le parole della Bibbia mi sollecitano a cercare la mia sicurezza e il mio rifugio in Dio, a sperare nella sua protezione. Dio non vuole che diventiamo esuli per il mondo ma ci infonde la libertà necessaria ad affrontare i pericoli e intraprendere sempre nuovi percorsi. Preghiera alla “Madre dell’Adorazione” Dolce Madre di Gesù, Tu sei la prima adoratrice di Lui e della Santissima Trinità. Tu sei la Madre dell’Adorazione, la Madre di tutte le anime adoratrici, la Madre mia…. Sotto la Tua protezione metto la mia vita. Con immensa riconoscenza, Ti ringrazio perché mi apri gli occhi per contemplare Colui che si immola sul Santo Altare e mi apre la via dell’Adorazione Eucaristica. Mi conduci sempre al cospetto del Tuo Figlio nel Tabernacolo. Custodisci l’anima mia e santificala mia vocazione adoratrice per la Gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen

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Eucari