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SANTOROSSI EgoLogo site specific works


Con la collaborazione e il contributo del Comune di Pergine Valsugana Con il contributo e il sostegno di Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Cultura Azienda per il Turismo Valsugana s.c. Sant’Orsola Società Cooperativa Agricola Associazione Gli Amici del Castello Publistampa Arti grafiche

Si ringrazia per l’assistenza all’allestimento: Marco Baitella Alessandro Beber Dario Beber Stefano Frisanco Claudio Moser Paolo Rossi Stefano Tonezzer

Fotografie: Theo Schneider

© Castel Pergine Srl - 2008 Publistampa Edizioni, Pergine Valsugana, Trentino Arte/07 - aprile 2008 - Isbn 978-88-96014-00-4

Carta patinata ecologica sbiancata senza cloro Symbol Freelife Satin prodotta dalle Cartiere Fedrigoni con cellulosa proveniente da foreste ambientalmente certificate secondo le regole Fsc. È una scelta che concorre alla tutela delle foreste primarie, degli ecosistemi e della biodiversità originale. Il Forest Stewardship Council (FSC) garantisce, tra l’altro, che legno e derivati non provengano da foreste ad alto valore di conservazione, dal taglio illegale o a raso e da aree dove sono violati i diritti civili e le tradizioni locali. I solventi degli inchiostri sono a base vegetale.


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al Castello di Pergine 19 aprile - 9 novembre 2008

a cura di Franco Batacchi Theo Schneider Verena Neff


Il 2008 è un anno particolare per l’arte nella nostra Provincia. Trento è stata scelta tra le sedi privilegiate di Manifesta 7, uno dei più importanti appuntamenti espositivi a livello europeo. E Pergine non poteva mancare di cogliere la straordinaria occasione per inserirci – con la grande mostra allestita come sempre nel Castello – nel pacchetto di proposte che il turismo culturale avrà a disposizione nell’arco di alcuni mesi. Ancora una volta i curatori hanno individuato un artista capace di mettersi in gioco nella difficile sfida con lo scenario del maniero che vigila sulla nostra città dall’alto del colle. Santorossi è intervenuto con segnali molto forti, visibili fin dalla provinciale che viene dal capoluogo: saranno un motivo di richiamo per il pubblico, che poi si troverà a percorrere un itinerario inconsueto, tra mobili e oggetti della quotidianità utilizzati quali tessere di un mosaico enigmatico, piacevole e talora giocoso, aperto a diverse interpretazioni. Si rinnova e si arricchisce in tal modo il dialogo con i fruitori. Theo Schneider, Verena Neff e la famiglia OssRingold regalano ancora una volta ai loro ospiti e a tutti i perginesi l’opportunità di riflettere su un’altra sfaccettatura dell’espressività artistica contemporanea. A nome dell’amministrazione comunale porgo a loro e a tutti coloro che hanno collaborato per il miglior esito della mostra, i più sentiti ringraziamenti. E all’artista un cordialissimo benvenuto!

Il Sindaco di Pergine Valsugana dott. Renzo Anderle

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Auf deutsch.

Der Bürgermeister von Pergine Valsugana Dr. Renzo Anderle


La sedicesima esposizione monografica di scultura realizzata al Castello di Pergine, e dedicata all’artista italiano Santorossi, rappresenta una forte scommessa rispetto alle esperienze precedenti. Si tratta infatti di un progetto site specific che raccoglie un numero notevole di installazioni inedite dell’artista che andranno ad invadere con forza straniante i luoghi “abituali” dell’arte al Castello. Ma se l’idea di affrontare opere progettate interamente per quel luogo ci può far pensare ad un ordine tranquillizzante, credo, invece, che le installazioni di Santorossi potrebbero riservarci qualche sorpresa… Si apre davanti a noi un nuovo mondo dove tutto il consueto viene volutamente scardinato gettando le basi di un linguaggio “altro”, giocato sullo spiazzamento di chi vede, e dove ironia, gioco e autoanalisi si rincorrono continuamente in una sorta di labirinto mentale, portatore di messaggi forti e indubbiamente sconcertanti. Un sogno irreale costruito attraverso simboli e segni che abitano la realtà, in cui siamo immersi, immagini volutamente e provocatoriamente amplificate per dare forma ad una nuova alchimia interiore che ci preparerà ad accogliere Manifesta accompagnandola per tutto il suo percorso temporale.

Margherita Cogo Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia autonoma di Trento

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Auf deutsch.

Margherita Cogo Vizepräsidentin und Kulturreferentin der autonomen Provinz Trento


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Caccia al tesoro tra Eros e Thanatos di Franco Batacchi

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C’è sempre una prima volta, una nuova sfida (e vai con i luoghi comuni: gli esami non finiscono mai, il piacere della scommessa…). Dopo quindici anni di esperienze molto diversificate, non tutte agevoli, ma sempre entusiasmanti, attraverso le quali abbiamo cercato di offrire una panoramica, certamente non esaustiva, ma variegata e significativa, dei filoni espressivi dell’arte tridimensionale in Italia allestendo grandi mostre dedicate ad artisti storicizzati o comunque da tempo inseriti nel contesto della scultura contemporanea, in questa occasione abbiamo voluto affrontare l’avventura di una realizzazione site specific, ideata appositamente per gli spazi del Castello di Pergine. L’idea nacque due anni orsono, quando apprendemmo della possibilità – poi realmente verificatasi – che Trento fosse prescelta quale epicentro di alcuni eventi nell’ambito della prestigiosa Manifesta 7. Pensammo allora che, pur mantenendo il carattere monografico della nostra esposizione, avremmo potuto mettere in cantiere un progetto che potesse inserirsi nel clima di kermesse di quella manifestazione internazionale. Pur non potendo ipotecare una presenza organica funzionale alla sua programmazione, decidemmo comunque di rendere omaggio all’importante iniziativa che in questo 2008 avrebbe proiettato il territorio trentino al centro della scena culturale europea. Occorreva individuare un artista che accettasse di cimentarsi in un’impresa molto impegnativa sul piano tecnico (si è trattato di realizzare una quarantina di lavori ex novo, taluni di notevoli dimensioni) e che fosse attivo sul terreno della sperimentalità. Finora non erano mancati gli artisti che si erano misurati direttamente nel confronto con la mole del maniero. Alcuni – Staccioli nel 1999, Deiml e Habicher nel 2002 e l’anno seguente – avevano lavorato in loco costruendo composizioni nell’ambiente. Somaini, nel 2000, aveva scelto una piccola area per crearvi una installazione effimera, distrutta al termine del periodo espositivo. Ma anch’egli, come tutti gli altri artisti invitati a Castel Pergine, aveva puntato su una selezione antologica di opere, scegliendo con noi quelle più adatte ad “occupare” perentoriamente gli spazi disponibili. Inoltre fino a questa edizione si era privilegiato il versante plastico delle rispettive produzioni. Non era stato difficile attingere ai cospicui materiali già esistenti di Toni Benetton (1995), Giorgio Celiberti (1996), Carlo Lorenzetti (1998), Pino Castagna (2001) e Nane Zavagno (2007). Altri protagonisti avevano supportato una scelta di lavori precedenti con opere prodotte per la circostanza: Piera Legnaghi (2004), Romano Abate (2005), Annamaria Gelmi (2006). Tutti scultori avvezzi a dialogare con la macrodimensione. Soltanto Riccardo Licata, che è prevalentemente pittore, nel 1997 rinunciò al braccio di ferro con l’immanenza degli edifici e risolse peraltro brillantemente il problema della visibilità con i suoi coloratissimi mosaici. Fatti salvi i casi (oltre che di Licata) di Celiberti, Gelmi e Zavagno, che operano con paritetico impegno nel campo bidimensionale ed hanno portato nelle sale interne alcuni dipinti di vasta superficie, le esposizioni sin qui allestite avevano puntato prevalentemente sulla classicità della scultura (volume-pieno-vuoto) con qualche incursione nel settore concettuale e nell’utilizzo di materiali inusitati e di nuove tecnologie. Per l’edizione 2008 scegliemmo di invitare un artista spiccatamente propositivo, in grado di inventare un “colpo di teatro” spiazzante sul terreno della comunicazione. Santorossi – che conosco da una vita e del quale ho curato la prima piccola monografia, una ventina d’anni orsono – mi è sembrato l’uomo giusto da coinvolgere nel momento giusto. Dopo aver raccolto l’approvazione di Theo e Verena, gli ho prospettato la possibilità di invadere il castello con immagini e installazioni, libere da presupposti estetizzanti, esclusivamente funzio-


Schatzsuche zwischen Lust und Tod von Franco Batacchi

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Es gibt immer ein erstes Mal, ein neues Unterfangen, eine weitere Prüfung, eine andere Herausforderung, und so weiter, und so fort. Seit fünfzehn Jahren versuchen wir nun schon mit unterschiedlichen Erfahrungen, einen breiten und bedeutenden Überblick über die verschiedenen Ausdrucksrichtungen der dreidimensionalen Kunst zu vermitteln. Jahr für Jahr organisieren wir grosse Ausstellungen mit anerkannten und seit Jahren in der zeitgenössischen Skulptur tätigen Künstlern. Diesmal wollten wir das Abenteuer site specific angehen, mit speziell für den Raum von Castel Pergine kreierten Werken. Die Idee wurde vor zwei Jahren geboren, als wir vernahmen, dass das Trentino dazu auserwählt werden würde, als eines der Epizentren der Manifesta 7 zu dienen. Wir dachten, dass wir ein Projekt auf die Beine stellen könnten, das sich gut in die Jubel-Trubel-Stimmung dieser internationalen Veranstaltung einfügen würde. Obwohl wir sicher waren, dass wir auf die Programmauswahl keinen Einfluss hatten, wollten wir dieser wichtigen Initiative, die das Trentino 2008 in den Mittelpunkt der kulturellen europäischen Szene katapultiert, Ehre erweisen. Es galt, einen Künstler zu wählen, der sich auf dieses heikle Unterfangen und das spezielle Experiment einlassen würde. Schon einige unserer Künstler hatten den direkten Vergleich mit der Masse der Burg nicht gescheut. Zum Beispiel hatten auch Staccioli 1999, Deiml 2002 und Habicher 2003 an Ort und Stelle gearbeitet und Installationen im Ambiente erbaut. Somaini hatte im Jahr 2000 einen kleinen umfassten Raum auserwählt, um dort seine „Traccia“ zu schaffen, die am Schluss der Ausstellung zerstört worden war. Aber auch sie, wie alle anderen Castello-Künstler, setzten auf eine Auswahl ihrer bestehenden Werke und suchten mit uns zusammen diejenigen aus, die am besten die verfügbaren Räume besetzen würden. Bis dahin wurde der plastischen Seite der Vorzug gegeben. Es war nicht schwierig – zum Beispiel 1995 bei Toni Benetton, 1996 bei Giorgio Celiberti, 1998 bei Carlo Lorenzetti, 2001 bei Pino Castagna und vergangenes Jahr bei Nane Zavagno –, aus dem immensen bestehenden Fundus zu schöpfen. Andere Protagonisten wie Piera Legnaghi (2004), Romano Abate (2005), Annamaria Gelmi (2006) haben sich auf bereits bestehende Arbeiten gestützt und sie für diese Gelegenheit mit anderen Kreationen angereichert. Alle Bildhauer konnten es mit der Makrodimension aufnehmen. Nur Riccardo Licata, der vornehmlich als Maler tätig ist, hat sich 1997 der Mächtigkeit der Gebäude verweigert und hat im Übrigen das Problem der Sichtbarkeit dank seiner farbigen Mosaiken brillant gelöst. Ausser bei Licata, Celiberti, Gelmi und Zavagno, die sich in gleichem Masse auch mit zweidimensionaler Kunst beschäftigen und die in den Innenräumen zum Teil grossflächige Bilder ausstellten, befassten sich die bisherigen Ausstellungen vornehmlich mit der klassischen Skulptur, die von Volumen – Masse – Leere ausgeht. Ab und zu gab es Exkurse in die Konzeptkunst, und teils wurden unübliche Materialien verwendet und neue Technologien angewandt. Für 2008 wählten wir einen Künstler, der in der Lage ist, auf dem Gebiet der Kommunikation einen Coup zu landen. Santorossi scheint mir die richtige Person zum richtigen Zeitpunkt zu sein. Wir schlugen ihm die Möglichkeit vor, das Castello mit Bildern und Installationen einzunehmen. Diese hatten frei von jeglichen ästhetischen Voraussetzungen zu sein, sie mussten einzig und allein auf eine ausdrückliche und offensichtliche visuelle Provokation hinzielen. Bei seiner Zusage habe ich seinen Enthusiasmus gespürt, lediglich das Wissen um die Schwierigkeit der grossen Dimension hat diesen ein klein wenig getrübt. Monat für Monat verfolgte ich die Umsetzung dieser komplexen Idee. Von Zeit zu Zeit versickerte sie wie ein Fluss im Karst unter dem scheinbaren Dekorativismus der metallenen


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nali alla rappresentazione di una esplicita e clamorosa provocazione visiva. Nella sua adesione ho immediatamente avvertito un entusiasmo mitigato soltanto dalla consapevolezza della difficoltà del cimento. Ho seguito mese dopo mese la lievitazione di un’idea complessa, che a tratti spariva come un fiume carsico sotto l’apparente decorativismo dei virgulti metallici che l’artista disegnava e faceva riprodurre in gran copia: nel vederli immaginavo una sorta di slalom tra le colline dolci o dirupate della passeggiata esterna. Poi sono sbucati i mobili: sedie, panche a due posti e lettini dal poggiatesta rialzato, tutti accuratamente laccati con due colori primari (magenta e giallo), salvo quattro sedie bianche. Ben presto si è compreso che l’assedio al castello procedeva su colonne d’assalto parallele, in questo caso Santorossi riproponeva il suo vissuto di psicoterapeuta trasferendo nella fruizione casuale le situazioni che lo vedevano co-protagonista (assiso sulle sedie bianche) nella prassi quotidiana. Era divertente immaginare la folla composita dei visitatori che nell’arco di sette mesi avrebbe visitato la mostra, utilizzare quei mobili nel corso delle passeggiate, tra scherzi e risate: un esempio pedagogico dei risultati che si ottengono trasferendo l’oggetto in contesti inusitati. La vasta officina fabbrile in cui venivano eseguite le sue direttive si andava affollando di sagome accatastate come nel retroscena di un palcoscenico. Presto lo spazio fu interamente invaso e i manufatti traboccarono all’aperto, lungo la riva di un fiume. Su tutto quel bailamme (i colori squillanti sembravano gridare nel piatto grigiore delle nebbie invernali) dominava la mole di una costruzione elementare d’imponenza megalitica: cubi gialli sovrapposti formavano un arco di trionfo, costruito intorno ad un esile simulacro vegetale rosso-fuoco. E un bel giorno arrivò una vecchia utilitaria della Fiat che appariva come un monumento, spiccando con il suo sfrontato arancione sopra un catafalco rivestito d’edera sintetica. Ma le sorprese non erano finite, poiché in altri due siti stavano crescendo i prodotti destinati ad altri percorsi. In uno studio grafico si sceglievano immagini ricavate dalla pubblicità – talora utilizzando i volti dei divi dello spettacolo, quali Sharon Stone, Elvis Presley ed altri – eliminandone le mezzetinte e riducendo la cromìa al binomio rosso/nero (Eros e Thanatos, in psicoanalisi la libido e l’insieme degli istinti di conservazione, contrapposti a quelli distruttivi e mortiferi). L’artista interveniva sui “negativi” con segni secchi e decisi, che nella stampa risaltavano bianchi. E poi quelle figure essenziali, quasi violente nella loro spudorata perentorietà, venivano passate ad un plotter che ne dilatava in progressione geometrica le fattezze riproducendole su teli vasti quanto un campo da tennis. Sul bordo, in verticale, appariva la stampigliatura beffarda: SantorossiLight, SantorossiUnder, SantorossiNight… È il moloch della pubblicità che assedia la nostra esistenza, condiziona i consumi, determina gli stili di vita, confeziona e modifica il paesaggio come un pacco-dono ineluttabile, costoso e lucente. Per sette mesi avvolgerà anche il Castello di Pergine e proporrà agli attoniti visitatori un confronto simmetrico (visivamente violento, con una torsione di 180 gradi) con la memoria della mostra precedente (quella di Nane Zavagno, rigorosamente ancorata alle certezze dell’arte plastica e armoniosamente compenetrata nei luoghi espositivi). Contemporaneamente, nello studio di Santorossi si respiravano le pestifere esalazioni delle amate resine, usate come veli trasparenti per inamidare camicie Oxford e hawaiane, un austero cappotto, proteggere pacchi di volumi d’arte; e per colorare brillantemente alcune paia di scarpe e un vaso di ceramica con tanto di mazzolin di fiori. In un angolo il trapano forava 17 grosse pietre: forme addolcite dall’erosione delle acque torrentizie, quasi copie di famose sculture di Brancusi, Arp, Viani (ma sappiamo che la natura è imbattibile: quei sassi, rubati al greto del


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Sprösslinge, die der Künstler projektierte und die in grossen Mengen hervorschossen. Beim Betrachten stellte ich mir eine Art Slalom zwischen den weichen und abschüssigen Hügeln des äusseren Spazierpfades vor. Dann entstanden da Möbel: Sessel, Bänke für zwei Personen, Liegen mit erhöhtem Kopfteil, sie alle sind in den beiden Primärfarben Rot und Gelb lackiert. Ausser den vier weissen Sesseln natürlich. Schnell verstand man, dass der Überfall aufs Castello über zwei parallele Sturmachsen passieren würde. Santorossi schlägt hier sein Erlebtes vor, indem er als Protagonist, auf einem der weissen Sessel sitzend, die täglichen Situationen eines Psychotherapeuten simuliert. Es ist amüsant, sich vorzustellen, wie die heterogene Besucherschar im Laufe der sieben Monate die Möbel auf ihren Rundgängen scherzend und lachend benützt: ein gutes Beispiel wie Menschen reagieren, die auf Objekte in ungewohntem Kontext treffen. In einer grossen Werkstatt entstanden unter seinen Anweisungen immer mehr aufeinander getürmte Formen, und bald sah es dort aus wie auf einer Hinterbühne. Der ganze vorhandene Platz wurde komplett in Beschlag genommen, die Arbeiten flossen über und wurden entlang einem Bach gelagert. Über all diesem farbigen Durcheinander, das den grauen Winternebeln zu trotzen schien, thronte ein imponierender Bau von megalithischem Ausmass: Aufeinander gestapelte gelbe Kuben bildeten einen Triumphbogen, der rund um eine feuerrote zarte Pflanzenstatue gebaut war. Und eines schönen Tages kam ein kleiner Fiat an, in frechem Orange, eingefasst in Plastikefeu und auf einer Plattform stehend: ein Monument. Die Überraschungen waren noch nicht zu Ende. An zwei weiteren Orten gediehen die Produkte für die zweite Achse. In einem Graphikbüro wurden Bilder aus der Werbung ausgewählt. Es wurden die Gesichter von Sharon Stone und Elvis verwendet. Zwischenfarben wurden weggelassen und der Farbeffekt auf das Gegensatzpaar Rot/Schwarz reduziert: Eros und Thanatos – in der Psychoanalyse Lust- und Lebenstrieb als Gegenpol zu Todes- und Destruktionstrieb. Auf die Negativkopie wirkte der Künstler mit klaren bestimmten Strichen ein, die dann beim Druck weisse Linien ergaben. Diese in ihrer schamlosen Entschiedenheit fast aggressiven Figuren und Gesichtszüge wurden durch den Plotter gezogen, dort vergrössert und auf fast wohnzimmergrosse Bahnen reproduziert. Vertikal am Rand erschien die ironische Aufschrift SantorossiEgologo, SantorossiLight, SantorossiUnder, SantorossiNight…: der Moloch der allgegenwärtigen Werbung. Sie bedrängt unsere Existenz, bestimmt unser Konsumverhalten, verändert Lebensformen, beeinträchtigt und schneidert das Landschaftsbild zurecht. Sie ist ein teures und funkelndes Geschenkpaket, das man nicht zurückgeben kann. Während sieben Monaten umhüllt sie nun das Castello. Für die verblüfften Besucher ist es eine 180-Grad-Kehrtwendung verglichen mit der letztjährigen Ausstellung. Nane Zavagno, der Castellokünstler 2007, ist voll in der plastischen Kunst verankert und hatte die Ausstellungsräume mit viel Harmonie besetzt. In Santorossis Atelier atmete man lange Harzstoffe ein. Als durchsichtige Schleier stärkten sie Oxford- und Hawaihemden, einen strengen Wintermantel, schützten Kunstbücher, färbten verschiedene Paar Schuhe und einen weissen Blumentopf mit Röschen ein. In einer Ecke wurden Löcher in 17 grosse Kieselsteine gebohrt, im Wildbach abgeschliffene Formen, die den berühmten Skulpturen von Brancusi, Arp, Viani gleichen. Die Natur ist unerbittlich, in ein paar Jahrhunderten wären sie im Flussbett des Piave zu eierförmigen Kieseln verkleinert worden. In der Garage wurden dreieckige Porphyrsplitter in ein weisses Lackbad getaucht und entfremdet. Daneben warteten Computer auf das gleiche Schicksal. Es war als hätte sich der Künstler in einen Küchenchef mit einer Vorratskammer voll von Grundmaterialien verwandelt. Er arbeitete am Rezept, die heterogenen Zutaten liessen aber


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Piave, in un paio di secoli si ridurrebbero alla forma perfetta dell’uovo). Nel garage una pila di schegge triangolari di porfido stava per essere immersa in uno straniante bagno di smalto lattiginoso. Accanto, alcune tastiere di computer attendevano il loro destino. Avevo l’impressione che l’artista si fosse trasformato in uno chef e avesse accumulato un’intera dispensa di materie prime. Stava elaborando la ricetta, ma l’eterogeneità degli ingredienti non lasciava intravedere la tendenza del gusto. Dovevamo attendere l’allestimento per scoprire la qualità del menu. E l’esito è stato superiore ad ogni possibile previsione, forse ha stupito lo stesso autore. Santorossi ha progettato e realizzato la spettacolare mise en scène di un’avventura esistenziale e artistica che corre sul filo della riflessione. Pubblicità, psicologia, gioco, ironia. Un cocktail sorprendente e coinvolgente, un’inedita caccia al tesoro in cui si possono rintracciare almeno cinque percorsi intersecati. Il più dichiarato, palese e appariscente – tanto che lo si avvista da un paio di chilometri di distanza, notando le gigantografie che “vestono” tre pareti esterne del corpo principale del castello, della torre adiacente l’ala clesiana e della torre di avvistamento – prende spunto dall’invadenza iconografica della cartellonistica che sfrutta la potenziale utenza nei punti di maggior affollamento del traffico urbano. I teloni impermeabili, montati su tralicci metallici, simulano schermature di inesistenti lavori in corso. Ma gli originali, volitivi o suadenti volti e corpi che pubblicizzano occhiali da sole, dentifrici, orologi, automobili, griffes della moda, cosmetici e quant’altro l’industria produce per alimentare l’inarrestabile corsa edonistica verso il disastro finale, in virtù dell’intervento di sintesi grafico-cromatica e delle sottolineature bianche – quasi raschiature del pigmento, o sfregi sul tessuto epidermico dei personaggi raffigurati? – perdono l’originale connotazione imbonitoria, rivelando la loro effettiva funzione coercitiva. Sentiamo i loro sguardi scrutatori, talora celati dietro lenti nerissime a specchio, incombere sul nostro girovagare, sulle grida gioiose dei fanciulli che giocano, sulle timide effusioni degli innamorati. L’occhio del mercato vigila, controlla e non lascia scampo. Il fumo uccide, l’aborto è peccato, ma paghi in nero tre euro l’ora l’immigrato clandestino e corri a 300 all’ora in autostrada, al massimo ti tolgono qualche punto dalla patente ma vaffanculo, chissenefrega? In un mondo condizionato dallo strapotere dell’informazione pilotata dalle lobbies (in primis le finanziarie) l’unico valore riconosciuto è quello del denaro. Siamo ritornati al Far West, alla legge del più forte. Le pistole fumanti, imponendo la loro fisicità aitante e vincente, rivendicano il proprio trionfo globale entrando nelle case, anche in quelle popolate da bimbi denutriti e da alcolizzati obesi, dei Paesi di tutti i mondi (oltre ai primi tre, ne esiste un quarto come il Darfur o le favelas brasiliane) attraverso l’implacabile ariete dello schermo televisivo. E sui palazzi delle metropoli Armani, Dolce&Gabbana, Benetton impongono il gigantismo dei loro modelli (belli e impossibili). Santorossi ha pescato dalle pagine delle riviste patinate i volti e i corpi dei nuovi miti e ne ha svelato la pericolosa indole. Altre immagini dello stesso tenore sono state riportate su tele di vari formati e montate come dipinti veri e propri che troviamo in buon numero nelle sale interne del castello. Con la riduzione delle dimensioni si attenua l’impatto clamoroso e coercitivo. La valenza formale prevale sul messaggio, che ammicca comunque dalle diciture: Santorossi è, di volta in volta, Blonde, Lion, Exclusive, Circus, Time, Noir. Vigilati dalle sentinelle della pubblicità che impongono il loro marchio fin dal portale d’ingresso con il geniale titolo della mostra Santorossi EgoLogo, gli altri itinerari si diramano in un intreccio interdipendente.


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noch keine Geschmacksrichtung erkennen. Erst die Montage würde die Qualität des Menüs offenbaren. Das Ergebnis hat die kühnsten Erwartungen übertroffen und hat vielleicht sogar den Künstler selber überrascht. Santorossi hat eine spektakuläre Inszenierung eines existenziellen und künstlerischen Abenteuers auf der Richtschnur der Reflexion geschaffen. Werbung, Psychologie, Spiel, Ironie: ein überraschender und mitreissender Cocktail, eine noch nie dagewesene Schatzsuche, bei der mindestens fünf sich kreuzende Grundthemen ausfindig gemacht werden können. Das offensichtlichste und augenscheinlichste Thema befasst sich mit der Aufdringlichkeit der Werbeplakate, die an Orten mit der grössten Verkehrsdichte stehen. Schon von weitem sieht man die Gigantographien, die die Aussenmauern des Castello verkleiden: am Palas, am Hoteltrakt der Ala Clesiana und an den Türmen. Die wasserabstossenden, auf Metallrahmen montierten Blachen simulieren abgeschirmte Strassenarbeiten. Die Originale aber, die mit ihren energischen und schmeichelnden Figuren und Gesichtern Sonnenbrillen, Zahnpasten, Uhren, Autos, Markenkleider, Kosmetik und Anderes anpreisen, verlieren dank der Farbreduzierung und der weissen Striche die ursprüngliche marktschreierische Bedeutung. Es ist als hätte man Pigment abgekratzt oder die Haut der entstellten Gesichter verletzt. Wir spüren ihre forschenden, manchmal von dunklen Brillengläsern verdeckten Blicke, wie sie uns beim Umherschlendern nicht aus den Augen lassen, die Kinder beim fröhlichen Spiel belauschen, die scheuen Zärtlichkeiten von Verliebten belauern. Das Auge des Marktes wacht, kontrolliert und lässt keinen Spielraum. Rauchen tötet, Abtreiben ist Sünde, aber man zahlt einem illegalen Einwanderer schwarz drei Euro die Stunde und rast mit 300 Stundenkilometer über die Autobahn, schlimmstenfalls nehmen sie dir ein paar Punkte weg, was soll’s, wer schert sich drum? In einer Welt, die von der Übermacht der Information beeinflusst und vor allem von der Finanzlobby beherrscht wird, ist Geld das Einzige, was zählt. Wir sind in den Wilden Westen zurückgekehrt, wo das Gesetz des Stärkeren gilt. Die allgegenwärtige Flimmerkiste bringt die rauchenden Pistolen mit ihrer starken und siegreichen Körperlichkeit in die Häuser der Länder aller Welten. Sie rächen ihren eigenen globalen Triumph, egal ob dort unterernährte Kinder oder dicke Alkoholabhängige wohnen oder nicht. Ausser den ersten drei Welten gibt es auch noch eine vierte wie Darfur oder die brasilianischen Favelas. Und an den Fassaden der Palazzi der Hauptstädte zwingen Armani, Dolce & Gabbana oder Benetton den Gigantismus ihrer schönen und unmöglichen Modelle auf. Santorossi hat den Hochglanzmagazinen Gesichter und Körper der neuen Mythen entrissen und ihre Gefährlichkeit aufgedeckt. Weitere Bilder derselben Aussage finden wir in unterschiedlichen Formaten in den Innenräumen des Castello wieder. Mit der Verkleinerung der Dimension verringert sich aber die überwältigende und erdrückende Wirkung. Doch die Form herrscht über die Botschaft, die augenzwinkernd daherkommt: Santorossi ist je nach dem Blonde, Lion, Exclusive, Circus, Time, Noir. Schon beim Eingangsportal drückt die Werbung mit dem genialen Titel Santorossi EgoLogo der Ausstellung ihren Stempel auf. Die anderen Themen sind miteinander vernetzt. Das existenzielle Thema beginnt 1972 mit La mia prima auto/mein erstes Auto mit einem 500L auf dem Thron, geht 1993 zum mächtigen Trionfo/Triumph über, der die Teilnahme des Künstlers an der XLV. Biennale von Venedig zelebriert, hält 2002 kurz beim Computer-Schachfeld Santorossi portatile/Santorossi Laptop inne, um zuhinterst beim äusseren Rundgang bei den Installationen Ordine Santo/heilige Ordnung (einem Schrein mit Kleidungsstücken und Schuhen),


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La traccia esistenziale parte da La mia prima auto del 1972, con la vetturetta 500L in trono, passa dall’imponente Trionfo del 1993 che celebra la presenza dell’artista alla XLV Biennale di Venezia, sosta davanti alla scacchiera dei computer Santorossi portatile (2002) per approdare, in fondo al tracciato esterno, alle installazioni Ordine Santo (una torretta di stipi in cui spiccano oggetti di vestiario e calzature), Libri d’artista (scaffali con giornali, volumi e oggetti in ordine sparso), Premiata camiceria e Guardaroba (una camicia-insegna e uno stand di camiciole irrigidite come stoccafissi eppure ondeggianti ad ogni alito di vento). Sono flash-back che coniugano tranches de vie quotidiani e momenti magici, fotografie di un vissuto che titilla l’autoidentificazione del riguardante. Collegato a questo percorso è l’altro indizio fondamentale della gigantesca caccia al tesoro organizzata dall’autore (definizione che appare più calzante, rispetto ai datati termini “pittore” e/o “scultore”, poiché Santorossi si è progressivamente trasferito sul versante del design e della regia). Le tribù circolari Training autogeno di gruppo e Terapia di coppia in gruppo, con il classico vis-à-vis della Terapia di coppia, tutte del 2007, rimandano all’esperienza sociologica e psicologica che permea e in parte condiziona l’approccio alla vita di relazione e all’arte. Stazioni di una Via Crucis laica, segni lasciati dal fardello delle angosce altrui nell’anima e nella memoria, si trasformano qui in offerta di intrattenimento e nell’invito alla fruizione ludica. Proprio il gioco caratterizza il quarto itinerario. Lungo la passeggiata appaiono improvvisamente tre incongrue composizioni geometriche coloratissime, realizzate con rivestimenti di similpelle su telai metallici: sospese sullo sfondo del paesaggio, a lato della torre cilindrica, sembrano volerci distrarre dal sottostante agglomerato urbano che assedia il colle su cui è assiso il castello. Sulla sinistra, spiccano contro la nuda roccia tre forme a mandorla. Ma gli incontri più curiosi ci aspetteranno nel giardino interno e fin dentro il maniero, dove – nella Sala Rosa – scoveremo in una nicchia l’esilarante Cappuccetto Rosso (2004), un tavolo che sorregge le icone di una ragazza procace, alcuni steli d’erba quadrilobati sotto plastica e un dialogo stampigliato: «Cosa fai, bella bambina?»; risposta: «L’artista!». «In cosa consiste la tua arte?», «Raccogliere quadrifogli!». «E se viene il lupo?», «Magari! Purtroppo non ci sono più i lupi di una volta». L’intrigante ricerca lungo i sentieri serpeggianti tra le due cerchia murarie è contrappuntata dal leitmotiv del quinto tema: mimesi della natura. I sassi del Piave, sospesi su gambi filiformi, tentennano lenti. Le schegge di porfido laccate di bianco, confitte su gabbie grigie, diventano enigmatiche Sacre Scritture. Cinque boschetti di esile, lacerante metallo rosso si stagliano contro le frasche d’alberi e cespugli: ghirigori, figure geometriche e segnali issati su una selva di steli che sorgono dall’erba come una miracolosa fioritura fuori stagione. Un gruppo di grandi foglie rosse e gialle dondola al ritmo della brezza, sbucando imprevedibilmente da un masso di nuda roccia. Nel castello, due spettacolari istallazioni finto-arboree collocate nella Prigione della Goccia e sull’altare della Cappella Gotica costituiscono gli unici riferimenti antologici, provenienti dalla Biennale del 1993. Ed infine, ecco il giardino interno, vera oasi di silenzio, trasformato in un CampoSanto(rossi). Qui convergono i traguardi di tutti i percorsi. L’inno all’ironia è rappresentato dall’altarino dedicato a Sua Maestà il Rospo. Nell’installazione, una sequenza di veri ranocchi mummificati e resi impermeabili dall’immersione nel materiale plastico trasparente diventa un trompe-l’oeil impressionante dopo ogni pioggia, poiché le vaschette quadrate che contengono i reperti si riempiono d’acqua e i cadaverini sembrano recuperare un brivido vitale. Ma a demistificare il pathos provvede prontamente l’autore già nel


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Libri d’artista/Bücher des Künstlers (Gestell mit Zeitungen und Büchern in loser Anordnung), Premiata camiceria/prämiertes Hemd (einer Hemdentafel) und Guardaroba/Garderobe (einer Kleiderstange mit gehärteten Hemden, die dort wie Stockfische hängen und sich bei jedem aufkommenden Lüftchen im Winde bewegen) zu landen. Es sind Flashbacks, die tägliches Leben und magische Momente verbinden, wie Photographien von Erlebtem, das den Betrachter zur Selbstidentifikation reizt. Das nächste Grundthema dieser Schatzsuche knüpft gleich an. Alle Stuhlinstallationen – sie stammen alle aus dem letzten Jahr – verweisen auf seine soziologische und psychologische Erfahrung, die sein Künstler- und Beziehungsleben durchdringt. Es sind dies die im Kreis angeordneten Training autogeno di gruppo/autogenes Gruppentraining, Terapia di coppia in gruppo/Paartherapie in der Gruppe und das klassische Gegenüber der Terapia di coppia/Paartherapie: Stationen einer privaten Via Crucis, Zeichen, die die Ängste und Bürden der Klienten in seiner Erinnerung und seiner Seele hinterlassen haben. Sie verwandeln sich hier in Unterhaltung und laden zum Spiel ein. Gerade das Spiel charakterisiert das vierte Grundthema. Auf dem Weg entlang der Aussenmauer erscheinen nach dem Runden Turm plötzlich drei mehrfarbige geometrische Kompositionen. Metallene Unterlagen sind in Kunstleder eingefasst. Steht man davor und schaut ins Weite, scheinen sie vor dem Hintergrund zu schweben. Möchten sie uns etwa vor dem Blick auf die Agglomeration und die Industriegebiete von Pergine ablenken? Links oben spriessen verschiedenfarbene Mandelformen. Seltsam wird es erst im Innenhof und im Innern des Palas. Eine Märchengeschichte wird in der Nische in der Sala Rosa mit Cappuccetto Rosso/Rotkäppchen neu erzählt. Auf einem Tisch sind die Bilder eines frühreifen Mädchens, ein paar im Plastik einbalsamierte vierblättrige Kleeblätter. Daneben steht in Druckschrift: „Cosa fai, bella bambina?“ „L’artista!“ „In cosa consiste la tua arte?“ „Raccogliere quadrifogli!“ „E se viene il lupo?“, „Magari! Purtroppo non ci sono più i lupi di una volta“.„Was machst du da, schönes Kind!“ „Ich mache Kunst!“ „Worin besteht denn deine Kunst?“ „ Ich sammle vierblättrige Kleeblätter!“ „Und wenn der Wolf jetzt plötzlich kommt?“ „Das wäre zu schön, Wölfe so wie früher gibt es leider nicht mehr!“ Entlang des Pfades zwischen den beiden Mauergürteln findet man das Leitmotiv des fünften Themas: nachgeahmte Natur. Die Steine aus dem Piave schwanken auf dünnen Stäben langsam im Wind. Die weiss lackierten Porphyrsplitter sind in graue Käfige hineingetrieben und werden zu geheimnisvollen Sacre Scritture/heiligen Schriften. Fünf kleine Waldstücke aus grazilem, gellend rotem Metall heben sich gegen die Baumzweige und das Gebüsch ab: Schnörkel, geometrische Formen und Signale auf einem Stelenwald ragen aus dem Gras empor und befinden sich in ausserzeitlicher Blüte. Rote und gelbe Philodendronblätter spriessen unvermittelt aus einer nackten Felspartie und schaukeln in der Brise. Drin im Castello, in der Eingangshalle, im Tropfengefängnis und in der gotischen Kapelle, stehen die drei spektakulären Bauminstallationen als einzige Bezüge zur künstlerischen Vergangenheit. Sie waren bereits auf der Biennale 1993 zu sehen. Schliesslich hat sich der lauschige Innenhof in einen wahren Santorossi-Friedhof, wo sich alle fünf Themen vermischen, verwandelt. Einer der Altare ist Seiner Majestät, dem Froschkönig, gewidmet. Eine Hymne an die Ironie. Ein paar im Plastikbad mumifizierte Frösche geben nach jedem Regenguss ein herrliches Trompe-l’oeil ab. Die quadratischen Behälter füllen sich mit Wasser und erwecken die darin befindlichen Kadaverchen zum Leben. Santorossi entmystifiziert das Ganze aber sofort mit dem Titel Se baci batraci/wenn du Frösche küssest, und fährt im Untertitel weiter fort: OK, du küssest


titolo (Se baci batraci) e poi nelle didascalie: d’accordo, baci, ma «niente abbracci» perché le «riflessioni sul senso della vita» ti portano a scoprire che «non tutti i rospi diventano principi». E avrebbe potuto aggiungere che, alla luce di recenti fatti di cronaca, qualche principe si rivela un vero rospo. Il centro della collinetta è occupato da un cerchio di undici sedie gialle più una bianca (l’ascoltatore-testimone), rivolte in convergenza verso il centro costituito da una sedia rossa. È la Terapia di gruppo che, nel corso degli anni, ha seppellito il testimone sotto una montagna di vite raccontate e lo ha condotto lungo chilometrici labirinti pulsionali. Tanto che ha rischiato di smarrirsi. Infatti all’ombra della torre di guardia, su cui domina beffarda la gigantesca icona nera di un SantorossiElvis (il Logo), ci appare inattesa una vera sepoltura con tanto di urna recante la dicitura Ego, la lapide dedicatoria «soprattutto sotto niente» e tre date: nato 1988, morto 2001, rinato 2002. La prima si riferisce all’anno in cui Claudio Conzon, buon pittore di quadri decorativi che gli avrebbero consentito di sbarcare il lunario senza problemi, decide di adottare lo pseudonimo (o nome d’arte) di Santorossi e di abbandonare i pennelli, folgorato sulla via di Damasco dalle resine epossidiche, un nuovo materiale al quale immolerà le vie respiratorie e migliaia di ore di lavoro notturno. La seconda data ricorda un momento di crisi testimoniato da una lettera, inviata al critico Enzo Di Grazia, in cui l’artista – deluso dai mancati riscontri dei potentati milanesi e romani che presiedono alle sorti dell’italico mercatino dell’arte – decreta la prematura dipartita di Santorossi. La terza documenta di come sia possibile (forse con l’autotraining?) superare nel giro di un solo anno la parentesi depressiva e ritornare in pista alla grande. Signore e Signori, lo spettacolo continua. Ma nel frattempo il Santo(rossi) ha fatto miracoli. Così nel torrione diroccato troneggia un vero altare, con tanto di fondalino giallo fiammeggiante; alcuni contenitori alchemici circondano una teca che esibisce lo Stinco di Santo e, posati su uno stipo adiacente, non mancano i vasi contenenti il Sangue del Santo. Il rito è servito, andate in pace se ne siete capaci. Altrimenti, batraci. Venezia, marzo 2008

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ihn, du wirst aber nicht umarmt (baci, ma niente abbracci). Wie die Erfahrungen des Lebens zeigen, verwandeln sich lang nicht alle Frösche in Prinzen (non tutti i rospi diventano principi). Er hätte auch anfügen können, dass sich im Gegenteil, wie erst letzthin laut Klatschpresse, irgendein Prinz als richtige Kröte entpuppte. Das Zentrum des kleinen Hügels wird von einer Stuhlinstallation mit elf gelben Stühlen – einem weissen für den Zuhörer und Zeugen und einem roten, der diesem genau gegenübersteht – gebildet. Die Terapia di gruppo/Gruppentherapie hat den Zeugen im Laufe der Jahre unter einem Berg von Lebensgeschichten begraben und seine Psyche in ein langes Labyrinth geführt, so dass er den Ausgang fast nicht mehr gefunden hätte. Ganz unerwartet kommt tatsächlich im Schatten des grossen Turmes, wo die Gigantographie mit dem läppischen Schriftzug SantorossiElvis hängt, ein richtiges Grab zum Vorschein. Die Urne trägt die Inschrift Ego, und der Grabstein die Widmung „soprattutto sotto niente“ (ein Wortspiel „oben alles/vor allem“ gegenüber „unten nichts“) sowie die Daten Geboren 1988, Gestorben 2001, Wiedergeboren 2002. 1988 war das Jahr, als Claudio Conzon, der sich mit seiner braven Landschaftsmalerei gerade hätte über Wasser halten können, beschloss, das Pseudonym Santorossi anzunehmen und das Malen aufzugeben. Er sollte in der Folge mit Epoxyharz arbeiten, dem er die Atemwege und viele tausend nächtliche Arbeitsstunden opferte. 2001 erinnert an einen Moment der Krise, als er dem Kritiker Enzo Di Grazia einen Brief schrieb, und darin – gefrustet von der fehlenden Unterstützung aus Mailand und Rom, wo über Sein oder Nichtsein des italienischen Kunstmarktes entschieden wird – das frühe Ableben des Künstlers Santorossi dekretierte. 2002 dokumentiert, dass es möglich ist, vielleicht auch mit autogenem Training, innerhalb von nur einem Jahr der depressiven Umklammerung zu entrinnen und in grossem Stil zurückzukehren: Meine Damen und Herren, die Vorstellung ist noch lange nicht zu Ende. Santo(rossi)/der heilige Rossi hat in der Zwischenzeit Wunder gewirkt. Ein richtiger Altar mit flammend gelbem Hintergrund ist im Turmfragment errichtet. Ein paar alchemistische Behälter sind um einen Reliquienkasten aufgebaut. Dort befindet sich der Stinco di Santo: Nein, er ist kein Heiliger, das versteht man auch, ohne das italienische Wortspiel zu kennen. Auch die Behälter mit dem Sangue del Santo/Blut des Heiligen fehlen nicht. Das Ritual ist angerichtet. Gehet hin in Frieden, wenn ihr könnt. Oder ihr werdet zu Kröten. Venedig, im März 2008

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opere


02. Terapia di coppia, 2007


03. Fiori al vento, 2007


30


04. Filodendri, 2007


05. Le Sentinelle, 2008


7. Ghirlande, 2007

34


06. Terapia di coppia in gruppo, 2007


08. Boschetti, 2007

36


09. Ordine Santo, 2007

38


39


10. Libri d’artista, 2007

40


11. Premiata camiceria, 2007

12. Guardaroba, 2007

41


13. Santorossi Night, 2008

42


15. Santorossi Under, 2008


14. Tre fiori, 2007


16. Santorossi Portatile, 2002


17. Training autogeno di gruppo, 2007

48


18. La mia prima auto, 2007

50


19. Trionfo, 2007

52


54


22. Sentinella, 2008


21. I Fratelli, 2008


23. Santorossi Light, 2008


20. Scritture sacre, 2007

60


24. Fiori, 2007

61


25. Terapia di gruppo, 2007


64


26. Stinco di Santo, 2007


66


27. Rinascita, 2007


28. Santorossi Elvis, 2008


29. Se baci batraci, 2007

70


72


32. Santorossi Lion, 2007

74


30. Santorossi Blonde, 2007

75


33. Santorossi 2007027, 2007

76


31. Giardino incantato, 1993

77


78


35. Santorossi Exclusive, 2007

80


34. Santorossi Circus, 2007

81


37. Santorossi Noir, 2007

82


36. Santorossi Time, 2007

83


38. Autoritratto, 2004

84


42. Fantasmini, 1993

85


39. Cappuccetto rosso, 2004

86


87


41. Santorossi 2007045, 2007

88


40. Santorossi 2007036, 2007

89


43. Bosco incantato, 1993

90


44. Santorossi Classic, 2007

92


45. Santorossi 2007054, 2007

93


48. Santorossi 2007072, 2007

95


47. Acquarium, 1993

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Montaggio dal 4 al 12 marzo 2008

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Elenco delle opere

altezza x larghezza x profondità

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Torre d’entrata 01 EgoLogo

pag. 13 2008 stampa su PVC

300 x 300

Dentro le mura 02 Terapia di coppia 03 Fiori al vento 04 Filodendri 05 Le Sentinelle 06 Terapia di coppia in gruppo 07 Ghirlande 08 Boschetti 09 Ordine Santo 10 Libri d’artista 11 Premiata camiceria 12 Guardaroba 13 Santorossi Night 14 Tre fiori 15 Santorossi Under 16 Santorossi Portatile 17 Training autogeno di gruppo 18 La mia prima auto 19 Trionfo 20 Scritture sacre

pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag.

27 28 31 32 35 34 36 38 40 41 41 42 46 44 47 48 50 52 60

2007 2007 2007 2008 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2008 2007 2008 2002 2007 2007 2007 2007

ferro colorato ferro, pietre ferro colorato stampa su PVC ferro colorato ferro, vinilpelle ferro colorato ferro, div. materiali ferro, div. materiali ferro, stoffa plastificata ferro, stoffa plastificata stampa su PVC ferro, vinilpelle stampa su PVC ferro colorato, computer ferro colorato FIAT 500 L ferro colorato ferro, porfido laccato

85 x 40 x 50 + 85 x 105 x 40 190 x 190 x 230 340 x 200 x 200 160 x 110 3 pezzi 85 x 105 x 40 7 pezzi 150 x 190 3 pezzi alti da 150 fino a 200 40 pezzi 270 x 90 x 45 165 x 135 x 35 + 165 x 150 x 35 190 x 180 x 8 230 x 90 x 110 2 pezzi 800 x 410 220 x 220 x 55 180 x 60 x 65 290 x 145 x 275 400 x 320 x 80 270 x 110 x 145

Cortile d’ingresso 21 I Fratelli 22 Sentinella 23 Santorossi Light 24 Fiori

pag. pag. pag. pag.

57 56 58 61

2008 2008 2008 2007

stampa su PVC stampa su PVC stampa su PVC ferro, vinilpelle

160 x 110 160 x 110 800 x 410 300 x 150

Giardino interno 25 Terapia di gruppo 26 Stinco di Santo 27 Rinascita 28 Santorossi Elvis 29 Se baci batraci

pag. pag. pag. pag. pag.

63 65 67 68 71

2007 2007 2007 2008 2007

ferro colorato 85 x 40 x 50 ferro colorato, div. materiali ferro, pietra stampa su PVC ferro colorato, div. materiali

Sala delle Armi 30 Santorossi Blonde

pag. 75 2007 acrilico su tela

140 x 280

5 pezzi

2 pezzi

13 pezzi

3 tele


31 32 33 34 35

108

Giardino incantato Santorossi Lion Santorossi 2007027 Santorossi Circus Santorossi Exclusive

pag. pag. pag. pag. pag.

77 74 76 81 80

1993 2007 2007 2007 2007

ferro, resine acrilico su tela acrilico su tela acrilico su tela acrilico su tela

175 x 240 x 35 100 x 140 140 x 100 140 x 305 120 x 295

Sala Rosa 36 Santorossi Time 37 Santorossi Noir 38 Autoritratto 39 Cappuccetto rosso 40 Santorossi 2007036 41 Santorossi 2007045

pag. pag. pag. pag. pag. pag.

83 82 84 87 89 88

2007 2007 2007 2004 2007 2007

acrilico su tela acrilico su tela stoffa plastificata ferro colorato, div. materiali acrilico su tela acrilico su tela

140 x 200 100 x 260 125 x 75 x 5 140 x 100 x 70 120 x 100 120 x 100

2 tele 2 tele

Scala a chiocciola 42 Fantasmini

pag. 85 1993 ferro, resine

200 x 115 x 50

3 pezzi

Prigione 43 Bosco incantato

pag. 90 1993 ferro, resine

215 x 160 x 190

12 pezzi

Sala dei Cavalieri 44 Santorossi Classic 45 Santorossi 2007054 46 Santorossi 2007063

pag. 92 2007 acrilico su tela pag. 93 2007 acrilico su tela 2007 acrilico su tela

120 x 90 120 x 90 140 x 55

Cappella di Sant’Andrea 47 Acquarium

pag. 97 1993 ferro, resine

200 x 160 x 110

Sala Nera 48 Santorossi 2007072

pag. 95 2007 acrilico su tela

120 x 100

3 tele 3 tele


Note biografiche

Santorossi è nato a Treviso. Si è sempre interessato ai problemi della comunicazione per immagini, compiendo studi sui materiali e sul rapporto tra segno ed espressione grafica. Dipinge dal 1970. Verso la metà degli anni ’80 ha cominciato a sperimentare una nuova tecnica fondata sulle proprietà di uno speciale materiale plastico e sull’uso dei supporti e accessori di produzione industriale. Ne è scaturito un linguaggio espressivo del tutto inedito che ha perfezionato in una lunga serie di applicazioni a temi seriali. Nel 1990 ha approfondito la dimensione concettuale del lavoro con particolare riferimento ai rapporti tra immagine, didascalia e loro interpretazione. Nel 1993 ha realizzato una ricerca sui miti canoviani, che gli è valsa l’invito, tramite il Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie”, alla XLV Biennale di Venezia. Nel 1994 è invitato a esporre al Palazzo delle Arti di Pechino in seno alla manifestazione Artisti conterranei di Marco Polo. Nel 1996 viene selezionato dal critico Luigi Lambertini per partecipare alla Biennale d’Arte Contemporanea Premio Marche. Nel 1998 è inserito nella 1 Biennale d’Italia d’Arte Contemporanea Trevi Flash Art Museum. Nel 2000 partecipa alla mostra itinerante Libertà tra arte e trasgressione che tocca le città australiane di Sidney, Melbourne, Camberra, Perth, Brisbane, Adelaide e Hobarth. Nel 2002 risulta vincitore del 1 Premio del VI Premio Internazionale di Pittura Città di Laives. Nel 2004 e nel 2005 partecipa al Premio Celeste (San Gimignano, Siena) e viene segnalato nella pubblicazione a cura di Gianluca Marziani. Numerose le sue presenze in Fiere e manifestazioni culturali in Italia e all’estero. Molte le mostre personali tra cui: Palazzo Lomellini di Carmagnola (Torino), Scoletta dei Battioro e Tiraoro a Venezia, Palazzo Mediceo a San Leo (Pescara), Casa dei Carraresi a Treviso, Galerie Schroeder Schlossermauer ad Augsburg (Germania), Galeria Del Este a Valencia (Spagna), Galleria Traghetto di Venezia, Forum Artis Museum a Montese (Modena), Galleria Vincent a Kastev (Croazia), Palazzo della Pretura a Castell’Arquato (Piacenza), Fondazione Villa Benzi Zecchini a Caerano San Marco (Treviso), Galleria d’Arte Moderna del Comune di Belluno, Galleria d’Arte contemporanea di San Donà di Piave (Venezia), ecc. Numerosi scrittori e critici si sono interessati al suo lavoro, tra cui Antonella Alban, Franco Batacchi, Angelo Bertani, Luigina Bortolatto, Toti Carpentieri, Stefania Carrozzini, Grazia Chiesa, Giovanni Cordero, Francesco Crosato, Enzo Di Grazia, Enzo Di Martino, Marino Fieramonti, Luigi Lambertini, Carlo Levi, Vittoria Magno, Luigi Meneghelli, Carlo Milic, Luciano Perissinotto, Ugo Perniola, Paolo Rizzi, Carlo Sala, Enzo Santese, Giuliano Serafini, Ottorino Stefani, Maria Luisa Trevisan, Tommaso Trini. È stato inserito sia in Guida all’arte moderna e contemporanea di Franco Batacchi (De Vecchi, Milano, 1991) che in Arte Triveneta di Ottorino Stefani (Edizioni D’Arte Ghelfi, Verona, 2006).

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Santorossi vive e lavora a Carità di Villorba (Treviso). T. 0422.918745 S. www.santorossi.it E. Santorossi@gmail.com


Esposizioni

Principali mostre personali 2008 2007 2006 2005 2004

2003 2002

2001 2000 1999 1998 1997 1996

1995

1994

1993

1992 1991

110

1990 1989

Pergine Valsugana (Trento) - Castel Pergine “Santorossi EgoLogo” Mel (Belluno) - Rassegna d’Arte Contemporanea, Show Room Gasperin Raffaele Spilimbergo (Pordenone) - Abstract V Motta di Livenza (Treviso) - Palazzo ex Prigioni - “Cancellazioni” Ponzano Veneto (Treviso) - O Zone Mirano (Venezia) - Ai Mulini San Donà di Piave (Venezia) - Galleria d’Arte contemporanea Campea di Miane (Treviso) - Incontri al Roccolo Belluno - Galleria d’Arte Moderna - “Opere 1988-2003” Treviso - Villa Letizia, Le Venezie - “Linguaggi a confronto” Caerano San Marco (Treviso) - Fondazione Villa Benzi Zecchini, “Gruppo 2002 ” Laives (Bolzano) - VI Biennale Internazionale di Pittura “Città di Laives” Campomolino (Treviso) - Villa Altan - “Un artista all’anno” Istrana (Treviso) - Cà Celsi - “Una città per l’arte” S. Bona di Treviso (Treviso) - Villa Ca’ Zenobio Mirano (Venezia) - Ai Mulini Kastev (Croazia) - Galleria Vincent Bologna - Associazione Culturale Il Fiorile Venezia - Galleria Traghetto - “Altrarte” Montese (Modena) - Forum Artis Museum Treviso - Galleria Il Libraio - “Costruire con la luce” Oderzo (Treviso) - Cà Lozzio Treviso - NecArte - “Attraversando il bosco incantato” Valencia (Spagna) - Galeria Del Este - “Diferencias Convergentes” Pordenone - Galleria La Roggia - “Opera per un anno” Milano - Forte Crest - “Natura sognata” Trieste - Art Gallery - “Alla conquista del piacere e della signoria dell’immaginario” Treviso - Casa dei Carraresi Augsburg (Germania) - Galerie Schroeder Schlossermauer Milano - Citybank - “Orizzonte tecnoludico di un mago postmoderno” Carmagnola (Torino) - Palazzo Lomellini Venezia - Scoletta dei Battioro e Tiraoro - “Spettacolo profetico” San Leo (Pesaro) - Palazzo Mediceo - “Mostra spettacolo” Udine - Galleria Artesegno - “Oltre l’oggetto” Laives (Bolzano) - Galleria La Roggia Torino - Galleria Artifex Trieste - Galleria TK Gubbio (Perugia) - “Brani Sparsi” - Campo d’osservazione AICS Pordenone - Galleria La Roggia Udine - Galleria arteSegno Savona - Galleria Il Brandale Pordenone - Galleria La Roggia


Principali mostre collettive 2007

2006

2005

2004

2003 2002 2001 2000

1999

1998

1997

111

Belluno - Itis G. Segato “Travasi comunicanti” Treviso - Museo Santa Caterina - “L’arte aiuta la speranza” Pescia (Pistoia) - Palazzo del Podestà - “Dai quaderni di viaggio di Canova: le parole per le immagini di un itinerario” Trichiana (Belluno) - Palazzo delle mostre - “Travasi comunicanti” Sesto al Reghena (Pordenone) - Salone Foresteria Abbaziale - “Artisti a Nordest” Mirano (Venezia) - Barchessa Villa Donà delle Rose - “Arte di sottobosco, PaRDes Laboratorio ricerca d’arte contemporanea” Oderzo (Treviso) - Palazzo Foscolo - “Artisti contemporanei per l’umanesimo nella ricerca” Mel (Belluno) - Palazzo delle Contesse - “Gruppo 2002 Art Traverso” Helsinki (Finlandia) - IIC - “Artisti italiani in Finlandia” Vienna (Austria) - IIC - “ItaliArts” Vienna (Austria) - Istituto Italiano di Cultura “Triveneto Arts” Palmanova (Udine) - Polveriera Napoleonica - “Lettera a Dino Menichini” Bressanone (Bolzano) - Galleria Comunale Portici Maggiori - “Gruppo 2002 ” Possagno (Treviso) - Gipsoteca - “Dai quaderni di viaggio di Canova” Treviso - Chiostro di San Francesco - “Il giardino delle forme” Mira (Venezia) - Villa Widmann - “Alimentarte” San Pietro in Cerro (Piacenza) - Castello - Museum in Motion, opera in esposizione permanente Sidney, Melbourne, Camberra, Perth, Brisbane, Adelaide e Hobarth (Australia) - Mostra itinerante - “Libertà tra arte e trasgressione” a cura de Le Venezie Treviso - Villa Letizia, Le Venezie - “L’apparenza del reale” Bologna - Arte Fiera Venezia - Galleria Traghetto - “Maschere a Venezia” Muggia (Trieste) - Galleria Negrisi - “Atlante” Maniago (Pordenone) - Sala ex Filanda - “Atlante” Treviso - “Inondazione a Villa Letizia” a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” Levico Terme (Trento) - Galleria Falchi Bologna - Arte Fiera Santa Maria Nuova (Ancona) - Museo Antica Capua - “La grazia e il tedio” Montese (Modena) - Forum Artis Museum - “Libri d’arte” Milano - Galleria Studio Oggetto Venezia - Galleria Traghetto Trevi (Perugia) - I Biennale d’Arte Contemporanea Trevi Flash Art Museum Velenie (Slovenia) - Kulturni Center Ivan Napotnik Idrija (Slovenia) - Galerija Idrija, Mesti Muzej “Open to the Art” International Workshop Pordenone - Galleria La Roggia - “La grazia e il tedio”


1996

1995

112

Venezia - Galleria Traghetto - “La maschera e il volto” Granada (Spagna) - Fiera Internacional de Arte Contemporáneo “Companeros de Viaje” Treviso - Villa Letizia - “Terre d’acqua ed i suoi travestimenti” a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” Trevi (Perugia) - Il Premio Trevi Flash Art Museum Treviso - Galleria Il Libraio Padova - Arte Fiera Oderzo (Treviso) - “Ca’ Lozzio Incontri: La Danza” Bologna - Arte Fiera Pordenone - Galleria La Roggia - “Compagni di viaggio” Bologna - Banca Popolare di Milano - “S come Guglielmo Marconi e gli inventori italiani” Vercelli - Biennale Internazionale d’Arte, Cultura e Tradizioni, a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” “Terre d’acqua” Sinji Vrh (Slovenia) - “Slovenija, Open to the Art” - International Workshop Sežana (Slovenia) - Kulturni Center Srecko Kosovel Ancona - Premio Marche Strà (Venezia) - Villa Pisani a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive Le Venezie - “L’abito come metafora” Castelfranco Veneto (Treviso) - Galleria Teatro Accademico “Artisti conterranei di Marco Polo” Treviso - Casa dei Carraresi - “Terre d’acqua ed i suoi travestimenti” a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” Iesi (Ancona) - Palazzo dei Convegni - “La grazia e il tedio” Bologna - Arte Fiera Gubbio (Perugia) - Palazzo dei Capitani - “L’ora degli artisti” Pesaro - Centro Arte Blu Milano - Studio Pollice - “Luce per l’arte, arte con la luce” Valladolid (Spagna) - Palacio de Pimentel Madrid (Spagna) - Palazzo dei Congressi Moravský Krumlov (Repubblica Ceca) - Galerie Knizeci dum “La ombra grafica en la nueva Europa” Aversa (Caserta) - Palazzo del Monte dei Pegni - “Evviva il rock’n’roll” New York (U.S.A.) - G. Marconi School “Sas G. Marconi & Italian Inventors” Milano - Miart 95 Madrid (Spagna) - Centro Las Rozas - “Colore latino” Istanbul (Turchia) - V Istanbul Art Fair Venezia - Banco San Marco - D’Ars Agency - “Le ali del leone” Montese (Modena) - Forum Artis Museum - “Incontri e scontri alle soglie del 3° millennio” Serra San Quirico (Ancona) - “Compagni di viaggio” San Francisco (U.S.A.) - De Bellis Collection - “A New Group of Italian Artists”


1994

1993

1992

1991

1990

113

1989

Budapest (Ungheria) - Dubrovnik (Croazia) - Rijeka (Croazia) “Goldoni su carta” - a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” Pordenone - Galleria La Roggia - “L’ora degli artisti” Milano - Galleria Disseminations Siviglia (Spagna) - Galleria Del Barco Pordenone - Galleria La Roggia - Artisti a Pordenone Nervi (Genova) - Galleria Cropallo - Vento del Nord-Est Pechino (Cina) - Palazzo delle Arti - “Artisti conterranei di Marco Polo” Avila (Spagna) - “Otras relaciones” Pordenone - Galleria La Roggia - “Sei artisti per Bologna” Trento - Eremo di San Romedio - Milano - Studio d’Ars “Anch’io per grazia ricevuta” Firenze - “Pentarte Italia” Pordenone - Arte Fiera Padova - Villa Contarini - “Arte Triveneta” Venezia - XLV Biennale di Venezia a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” - “Intorno a Canova: Ars Adriatica” Venezia - Milano - “Watching the Life” Treviso - “Goldoni su carta” - a cura del Centro per la Cultura e le Arti Visive “Le Venezie” Udine - Artefest Bologna - Arte Fiera Saint-Vincent (Aosta) - Ars studio - “Artisti del dopodomani” Milano - Palazzo Durini - “Immaginaria 92” Levico (Trento) - “Levico Arte 92” Praga (Repubblica Ceca) - U. Recickych Galerie - “Invicem” Torino - Artifex Galleria d’arte - “Artisti per dopodomani” Memmingen (Germania) - Ursula Mika Gallery - “11 artisti del Triveneto” Treviso - Club d’Ars - “4 Artisti a Treviso” Ljubljana (Slovenia) - Mesna Galerija - “Ad Fines” Trieste - Castello di San Giusto - Bastione Fiorito - “Venezia Uno” Gubbio (Perugia) - Palazzo Capitano del Popolo - “Si parva licet” Pordenone - Associazione Culturale La Roggia - “Ori d’arte” Ljubljana (Slovenia) - Arte fiera Civitanova Marche (Macerata) - “Quattro scultori al Palazzaccio Proposta per un museo all’aperto” Macerata - Sala della Provincia - “Brani sparsi” Bergamo - Bidart Arte Fiera Nervi (Genova) - Galleria La Bitta - “Vento del Nord-Est: 10 artisti delle Venezie” Pordenone - Associazione La Roggia - “Cronologie” Gubbio (Perugia) - Palazzo della Porta Taranto - Castello Aragonese Perugia - Palazzo dei Priori Spoleto (Perugia) - Festival dei due Mondi - “Plastiche armonie” Gubbio (Perugia) - Palazzo dei Consoli


La mostra è stata resa possibile grazie al contributo di:

Si ringrazia la Fiat Sotreva di Treviso nella persona di A. Alexandre


Castel Pergine ringrazia:

Provincia Autonoma di Trento Dipartimento Cultura

Regione Autonoma Trentino -Alto Adige Autonome Region Trentino-S체dtirol Region Auton처ma Trentin-S체dtirol

Comune di Pergine Valsugana

Associazione Gli Amici del Castello

ARTI GRAFICHE | EDIZIONI


Le grandi mostre nel Castello di Pergine 1991 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008

Fabrizio Plessi Davide Scarabelli Toni Benetton Giorgio Celiberti Riccardo Licata Carlo Lorenzetti Mauro Staccioli Francesco Somaini Pino Castagna Michael Deiml Eduard Habicher Piera Legnaghi Romano Abate Annamaria Gelmi Nane Zavagno Santorossi


CASTEL PERGINE stagione estiva 2008 19 aprile - 9 novembre

euro 20,00


EGOLOGO  

Questo catalogo racconta il progetto presentato da Santorossi a Castelpergine nell'estate del 2008. Santorossi rappresenta una forte scomme...

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