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Giornale indipendente fotocopiato in proprio Redazione: via Garibaldi, 19 98046 - S. Lucia del Mela ANNO II - N. 5 (9) Maggio 1997

La sfortuna si accanisce con i migliori. L’amministrazione comunale dispone alcuni lavori su quella struttura in cemento accanto alle scuole elementari che un lontano giorno dovrebbe diventare il palazzetto dello sport, assegna questi lavori a una ditta locale («in applicazione delle leggi regionali, che consentono l’affidamento di lavori fino a 50.000.000 a trattativa privata senza gara, ... si sono privilegiate le aziende, e conseguentemente i lavoratori locali», aveva scritto il sindaco nell’ultima relazione semestrale), toglie le ultime speranze ai pochi illusi che credevano che un giorno (un lontano giorno) quel blocco di cemento sarebbe stato un impianto sportivo e non il deposito dei mezzi comunali per la raccolta dei rifiuti, e che succede? Un finanziamento di 770 milioni arbitrariamente decide che quel giorno non è poi così lontano. La vicenda suggerisce due tipi di riflessioni. Cominciamo da quella più importante. I lavori per la costruzione del palazzetto dello sport erano iniziati quasi dieci anni fa grazie ad un primo finanziamento di

Una delle colate di cemento cpsarse per il paese prenderà forma

770 milioni per il palazzetto Ma l’inattesa notizia rende indifendibile la politica degli interventi straordinari 450 milioni ed erano proseguiti con uno stanziamento di altri 450 milioni, finché, dopo un paio d’anni dall’inizio, non si erano interrotti. Dopo anni di delusione prima, e rassegnazione dopo, è giunta la lieta novella. Probabilmente questi 770 milioni non saranno sufficienti per completare i lavori, è legittimo però sperare che, quando saranno stati spesi, quell’ammasso di cemento sarà più simile a un palazzetto che non ora. Il progetto prevede che nella struttura accanto al campo di gioco sorgano, divisi su due piani, gli spogliatoi per squadre e arbitri, la saletta anti-doping e la tribuna stampa, mentre sul campo in parquet si affaccerà una tribuna con una capienza che supererà i mille posti (forse, secondo alcuni, duemila - ci scusiamo se non siamo precisi, ma che volete farci, noi non

Ast, ci hai rotto il bus Non so voi, ma a me, ogni volta che le circostanze non mi lasciano alternative, dover prendere l’autobus dell’Ast, fa venire l’agitazione già dalla sera prima. Partirà la corsa? E se parte, arriva? È proprio vero: da libero utente del servizio, con gli anni - da sempre - si acquista pian piano una certa rassicurante familiarità con stati d’animo quali la collera, l’indignazione, il nervosismo... Sì, “rassicurante” perché alla fine tutto scade, opaco, in una rassegnata tolleranza. E questo nei confronti delle “corse” dell’Ast che, troppo spesso, infiammano gli animi di decine e decine di “viaggiatori” per l’alcune volte lampante inefficienza, è di sicuro l’esempio cui molti potrebbero fare riferimento quando si parla a proposito di quel meschino atteggiamento da pecoroni che alla fine ruminano qualsiasi erba gli si dia in pasto per prima, tentando solo timidamente di sottrarvisi, di cui tanto è impregnata la mentalità delle nostre terre. Oggi una “corsa” non parte. Nessun preavviso. Domani un’altra anticipa di qualche minuto. Qualche “puntuale in ritardo” rimane a piedi. Ma non è tanto

la “puntualità” delle partenze o degli ariivi, non la “comodità” offerta dai mezzi (alcuni sarebbero a malapena sufficienti al servizio urbano), né i talvolta poco pratici orari, a rendere così - diciamolo pure - squallido il servizio di questa azienda nella nostra cittadina (forse altrove non esisteranno simili problemi...), quanto la mancanza di quella cosa che alcuni impavidi membri del “personale di bordo” dei nostri pullman sembrano avere dimenticato nel bagagliaio: la cortesia e la gentilezza verso il prossimo, anche quando questo è la semplice e sprovveduta massaia di vico XXXII Makkarruna, che chiede improbabili chiarimenti e che proprio non si merita di essere guardata dall’alto in basso e trattata con l’arroganza di un tiranno che per scettro ha un grande volante e per regno un fatiscente carrozzone (e ben venga, stavolta, un po’ d’esagerazione...). Ma così va la vita, a spasso su un autobus, tra S. Lucia, Milazzo, Barcellona, Messina. E noi, quando le circostanze non ci lasciano alternative, con lei. Francesco Carrozza

siamo giornalisti). Alla ripresa dei lavori, dopo la gara d’appalto, bisognerà innanzitutto completare l’elevazione die muri perimetrali, sui quali dovrà sorgere una copertura piuttosto complessa che speriamo venga realizzata da subito, sfruttando questo finanziamento: una struttura già coperta richiederebbe solo la rifinitura interna, lavoro apparentemente minuto e meno complesso.All’immagine del palazzetto già completato viene naturale associare quella della squadra di pallavolo che ha appena terminato il primo anno d’esilio a S. Filippo. Procedure solerti ma rigorose potrebbero finalmente far sentire questa squadra figlia legittima del paese di cui porta in giro per Sicilia e Calabria il nome. Perché, parliamoci chiaro, tutti parlano di promozione turistica, ma gli unici a promuovere il nome di S. Lucia (magari non è turistica, ma è pur sempre promozione) sono quel signore che vende torroni e la squadra di pallavolo: il primo lo fa a scopo di lucro (e non è una colpa, anzi), la seconda lo ha fatto fino ad oggi muovendosi tra il disinteresse, la negligenza e l’ostruzionismo di chi avrebbe dovuto aiutarla. Ecco, in una situazione simile, il palazzetto completato, fine di molti disagi, sarebbe un parziale risarcimento. Speriamo. Deponendo per un attimo le speranze, veniamo alla seconda considerazione sulla vicenda. Questo finanziamento così lungamente atteso è benedetto anche per un altro motivo. L’amministrazione comunale in questi tre anni ha speso soldi per interventi edilizi straordinari. Non so se quello realizzato presso il futuro palazzetto sia straordinario o meno, e non mi interessa. Perché, di fatto, un qualsiasi intervento straordinario di questa amministrazione è ormai da considerarsi ordinario. L’unica strategia politica perseguita in questi tre anni è stata quella di rendere ordinaria la straordinarietà; sono stati tappati piccoli buchi senza preoccuparsi di fare in modo che buchi non si formino più. Non si è mai visto un progetto strutturale difeso e sostenuto: sempre e solo delibere di importo inferiore a 50 milioni protette con una motivazione risibile: così si limita la di-

soccupazione locale. L’idea non è originale: Roosvelt disse che per risollevare l’America dalla depressione bastava prendere alcuni operai e far loro scavare un buco nella strada, poi prendere altri operai e farglielo riempire. Cos’ si creava lavoro e la produzione tornava a crescere. Probabilmente Roosvelt non attuò questo programma alla lettera, ma comunque, se anche lo avesse fatto, a noi non servirebbe d’esempio. Eppure la linea fin qui seguita dall’amministrazione è proprio questa: nessuna tensione progettuale (scusate l’espressione), solo piccolo, piccolissimi cabotaggio che è, come si sa, più ricco di vantaggi concreti e immediati. Chi amministrerà in futuro questo paese dovrà continuare a tappare buchi o potrà permettersi di dare o almeno pensare per questo posto un progetto complessivo che dia benefici alle generazioni successive? Intanto, accontentiamoci di vedere soldi (pochi o molti che siano) gettati al vento. Quelli spesi per chiudere le strutture incomplete del palazzetto, ad esempio, sono inutili. Ed ecco spiegato perché. Siccome spesso persone sono entrate, anzi «penetrate» all’interno di quell’area rubando il carburante dai mezzi del servizio di nettezza urbana, l’obiettivo di questi lavori era rendere inaccessibile la zona. Bene, a titolo di curiosità vi informiamo che, una sera, quattro criminali, tra cui il sottoscritto, sono entrati dentro quell’area senza far uso di scale e senza sporcarsi mani e vestiti. Presi a compassione da tanto inutile spreco di cemento, mattoni e denaro, i quattro non hanno rubato niente, ma hanno preferito guardare a che punto erano i lavori per il palazzetto e immaginare come sarebbe stato una volta completato. Progetti strutturali come questo aiutano a dimenticare le miserie di amministrazioni rachitiche e avvizzite già prima di cominciare il proprio lavoro. Comunichiamo anche che i quattro di cui sopra, abbandonata l’inespugnabile fortezza espugnata, hanno riflettuto sul fatto che quei muri appena costruiti sono serviti per lottare contro la disoccupazione e sono giunti alla conclusione che la disoccupazione non è poi tanto male. Specie se i rimedi sono peggiori del male. Filippo De Mariano

A pagina 2 pubblichiamo un intervento della famiglia Ilacqua


parole...

La famiglia Ilacqua ringrazia Riceviamo e pubblichiamo

...pensieri Il convivio degli - poesie iedite -

aedi CANTO D’AMORE Baciami con i baci della tua bocca./ Poiché le tue espressioni di tenerezza/ sono migliori del vino./ Come un profumo che si versa/ è il tuo nome./ Attirami con te: corriamo, gioiamo e rallegriamoci in te./ Sono un semplice giglio/ dei bassopiani./ Come un giglio tra erbacce spinose./ La tua sinistra è sotto la mia testa/ e la tua destra mi abbraccia./ Ecco: «sento la tua voce»./ Mi raggiungi/ arrampicandoti sui monti,/ saltando sui colli./ Eccoti. A spiarmi dalle finestre dicendomi:/ «Levati e vieni via»./ I fiori stessi sono apparsi nella campagna./ Suvvia, vieni/ mostrami il tuo aspetto/ fammi udire la tua voce,/ poiché la tua voce è piacevole/ e il tuo aspetto avvenente./ Sul letto durante le notti/ ho cercato colui che la mia anima ha amato./ Lo cercai/ ma non lo trovai./ Sono andata in giro per le città,/ nelle strade e nelle piazze./ Ti cercai/ ma non ti trovai./ Mi hai fatto battere il cuore/ alla vista die tuoi occhi./ Le tue labbra continuano a spillare miele./ Ponimi come un sigillo/ sul tuo cuore./ Con un sigillo sul tuo braccio./ Perché l’amore è forte/ come la morte./ L?erba verde si è seccata/ il fiore è appassito/ ma il mio amore per te/ durerà a tempo indefinito. MIRIAM “QUO VADIS FAVILLA?” Aùnni vài schifìdda? La mé esistenza è fòcu e dìntr’o fòcu s’abbruçia stu tizzùni e schifiddìa. Ma si l’amùri di Diu è ‘na schifìdda pirchì tanti nni manna stu vècchiu lignu àbbruiçànnu? Pirchì Diu mi dùna tantu amùri e tantu fòcu si ddi schifìddi nun pìgghiunu pùru a ttia lignu di mèli? MIMMO CIRINO

Tutte le poesie fino ad oggi pubblicate e quelle che troverete nel “Convivio degli aedi” fino ad agosto, parteciperanno ad una selezione. La redazione sceglierà le tre a suo giudizio migliori e queste verranno pubblicate sul numero di settembre.

Da oltre tre anni, a S. Lucia del Mela, la famiglia Ilacqua ha intrapreso un’iniziativa umanitaria a favore dei tossicodipendenti residenti nello stesso comune. La famiglia Ilacqua ispira la sua iniziativa al rispetto della personalità globale dell’uomo ed è pertanto contraria all’uso della droga, che considera fuga dalla realtà della vita e dalle responsabilità proprie dell’uomo. Si pone quindi nei confronti dei tossicomani, come di altri emarginati, in atteggiamento di rispetto della loro ineliminabile dignità umana, di sforzo e di comprensione della loro storia personale, di condivisione e di solidarietà non permissivistica ma responsabile. Attualmente la famiglia Ilacqua ospita, nella propria abitazione, sita in contrada Margone, alcuni tossicodipendenti, per i quali è stato attuato un programma terapeutico, mediante stretta e scrupolosa collaborazione del SER.T. di Milazzo che ha provveduto a far superare l’astinenza fisica dalla droga attraverso un supporto metadonico e psicologico. Gli ospiti, terminato il trattamento farmacologico, sono stati inseriti in attività lavorative all’interno della “COOPERATIVA NUOVO AVVENIRE”, per un recupero psico-sociale, al fine di trovare un impegno quotidiano che li responsabilizzi, nonché un sostentamento econo-

LEZIONI ACCADEMICHE In un’aula d’università il professore si rivolge a uno studente. «Allora, vediamo se lei ha seguito la mia lezione. Per poter guarire dal cancro gli strumenti a cui il paziente deve ricorrere

mico da cui ricaveranno gli utili necessari per la propria gestione. È da tener presente che le spese per il mantenimento degli ospiti (alimenti, vestiario, farmaci, operatori, etc...) sono state elargite dalla stessa famiglia Ilacqua. Un sentito ringraziamento va al Sindaco del comune di S. Lucia del Mel,a il Signor Lino Calderone, al cui impegno si deve la realizzazione del cantiere per la pulizia delle vie cittadine, dove sono state assunte ben dieci persone, alcune delle quali ospiti della famiglia Ilacqua. La responsabilità e il rispetto con cui il Sindaco ha condiviso tale iniziativa, unitamente alla Giunta comunale, possa essere un esempio eclatante e motivo di orgoglio per tutta la comunità luciese refrattaria alle problematiche della droga. Un riconoscimento va all’Associazione culturale “PADRE GIOVANNI PARISI”, con la quale sono in corso concrete iniziative atte ad elevare il livello di conoscenza globale sulle problematiche della droga, educazione sociale dei cittadini e la presa di coscienza del valore pregiudiziale della lotta contro la droga. Un particolare ringraziamento va alla persona di Vaccarino Santino, uomo dotato di particolare senso civico e umanitario. La famiglia Ilacqua infine ringrazia tutti coloro che hanno creduto e credono nella sua iniziativa. CON FIDUCIA LA FAMIGLIA ILACQUA

sono... Su, sono... chemioterapia...». Il ragazzo continua a non rispondere e il professore continua a suggerire. «Forza, sono chemioterapia... farmacoterapia e...». Lo studente ha un’improvvisa illuminazione: «...e Padre Pio!».

LAMPI ...ti racconterò ogni cosa quando verrai a trovarmi... Ho l’impressione di vivere in un incubo, cosa che da un lato mi consola perché da un momento all’altro potrei svegliarmi e ritrovarmi al sole, libera come meriterei di essere. Fino ad ora devo dire che ho sem-

pre incontrato delle brave persone che credono a quello che affermo (ad eccezione degli ispettori che ci hanno arrestate). [2-continua] (“Lettere di Louise Jacobson. Dal liceo ad Auschwitz”)

Letto Giuseppe Culicchia, “Bla Bla Bla”, Garzanti 1997 Terzo romanzo per Culicchia, una delle giovani voci della narrativa italiana. L’io narrante-agente non è più il Walter di “Tutti giù per terra” e “Paso doble”, almeno formalmente, perché tutto lascia credere il contrario. Durante un viaggio all’estero, il protagonista scappa, lascia sola la ragazza che lo accompagna e prosegue per strade proprie. Col tempo si riduce nelle condizioni di un senzatetto: così osserva con occhi feroci la quotidiana corsa all’abbellimento degli uomini. Critica sociale e scrittura agile sono le solite, forse la trama è troppo statica.

Visto “Il prigioniero del Caucaso” (Russia, 1996), di Sergei Bodrov. Con Oleg Menshikov, Sergei Bodrov jr. Durata: 1h e 35’ - Drammatico Un racconto di Tolstoj sul conflitto russo-caucasico viene attualizzato da Bodrov nella guerra in Cecenia, e la narrazione oscilla perennemente tra il realismo e la dimensione fantastica. Così pure si alternano registro drammatico e spunti comici. Due soldati dell’Armata Rossa, il virile Sasha e il giovane Vanja, vengono catturati in un paesino del Caucaso da un ceceno che spera di scambiarli col proprio figlio, prigioniero dei russi. Durante la prigionia, Sasha e Vanja si confrontano tra loro e con il mondo dei nemici, Finché non irrompe la tragedia. In attesa che la ragione prevalga nel finale.

Ascoltato Girija Devi, “Indie du nord, Girija Devi en concert”, Ocora, 1995 La musica indiana è conosciuta in occidente soprattutto nelle sue manifestaizoni strumentali, mentre meno nota è la ricchissima arte vocale. Una delle cantanti più rappresentative della sua generazione è Girija Devi che ha avuto molti riconoscimenti in India. Questo disco documenta l’unico concerto che la grande interprete ha tenuto in Francia. I brani eseguiti bloccano il pubblico e lo lasciano ammaliato dalla bellezza di questa musica e dai poemi che invocano Krishna, Shiva e altre divinità indiane per più di due ore e mezzo. Un disco molto bello che, nei suoi oltre 74 minuti di musica, ben rende l’atmosfera creata dalla sapiente arte di Girija Devi.

numero5-97  

Il numero 5, maggio 1997 di Agorà, giornale pubblicato a Santa Lucia del Mela dal 1996 al 2003

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