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Giornale indipendente fotocopiato in proprio Redazione: via Garibaldi 19 98046 - S. Lucia del Mela ANNO I - N. 1 Ottobre 1996

Una telefonata allunga la vita...

Le strade: se le conosci, le eviti

… e rende incivile un consiglio comunale; e più ci torno a riflettere più “incipit” non mi sembra tanto appropriato come questo per aprire un discorso al cui centro dovrebbe esserci quello che, in maniera a dir poco immeritata, continuiamo a considerare (o almeno parte di noi continua a considerare) l’avvenimento nel quale ai “perché”, ai “come” e ai “quando” di un paese come il nostro dovrebbero essere fornite le adeguate risposte. Sto parlando del consiglio comunale di giovedì 26 settembre e, forse, se dovessi comportarmi seguendo la logica di chi non considera degne di nota simili rozzezze, non dovrei neanche farlo… Ad ogni modo trovo incivile ed inammissibile che un’aula, come quella in cui si è tenuto l’ultimo consiglio, si trasformi all’improvviso in un grande centralino: sembrava di assistere, in alcuni frangenti, ad uno di quegli spot televisivi della Telecom in cui non c’è nessuno che non parla al proprio cellulare, ostentando un certo marchio d’appartenenza sociale… Questo può accadere, nella finzione, in uno spot pubblicitario, o magari, nella realtà, in una qualunque piazza del mondo… Ma non può, non deve accadere in un consesso che ha la briga di voler affrontare e

Alcune sono recenti, altre stanno lì da chissà quanto. Passandoci sopra stimolano la circolazione sanguigna. I più sfortunati, però, possono andare incontro all’effetto frullatore. Sono le buche, buone compagne di viaggio - parafrasando De Gregori - che non ci lasciano mai. Certamente, i temporali delle ultime settimane hanno peggiorato le condizioni delle nostre strade, ma non prendiamocela con i nembi: più che causare il problema, lo hanno rivelato. Perché molte sconnessioni esistono da parecchio tempo, forse da anni. Per una rapida ricognizione sul territorio possiamo cominciare dalla via Rossellina. Qui le buche sono secolari. In alcuni tratti le auto sono costrette a cambiare corsia per non recare danni a sospensioni e cervicale. Se a ciò si aggiunge che il profilo del manto stradale è per sua natura gibboso, la conclusione è una sola: gli appassionati delle gimkane hanno trovato un ottimo circuito. Basta saperlo. La manutenzione è effettuata, se va bene, pochi giorni prima di Ferragosto e consiste nello spargere un lieve manto di bitume sulle buche più vistose. Obiettivo da raggiungere: blandire le persone che abitano da quelle parti e la madonna che una volta l’anno esce in perlustrazione. Dall’altra parte del paese, in contrada S. Maria e dintorni, le cose non vanno meglio. Ai piedi della salita di contrada Timpanara si è sottoposti ai primi saltelli, che diventano balzi da spettacolo circense nell’ultimo tratto di salita che porta alla sommità del colle. Qui il manto stradale presenta da sempre crepe che lo fanno pendere verso valle, ma il maltempo delle scorse settimane ha quasi

magari risolvere i problemi di una comunità (e non sono pochi…) specie durante gli interventi dei consiglieri. Qui si presenta davvero lo squallore e l’ineducazione. Così, tra squilli di telefonini portatili, fragore di sedie spostate, bisbiglio di sottofondo, si alternavano le parole dei consiglieri, alcune volte interrotte dagli interventi estranianti di chi non la pensava allo stesso modo, o magari voleva far verbalizzare (chissà poi a quale pro…) ogni minimo dettaglio, salvo il fatto che nessuno di quelli che avevano in tasca il cellulare si era ricordato di spegnerlo prima di entrare in quell’aula. Così vanno le cose… Ma a rendere definitivamente rozzo e ancor più basso tutto il contesto è stato, tuttavia, l’intervento di qualcuno che, poiché «il consiglio comunale è la cassa di risonanza di ciò che avviene nella comunità», ha pensato bene di tirare in ballo i morti; vergogna, vergogna, mille volte vergogna: parlare di quel poveretto di Mazzagatti, del ritrovamento del suo cadavere e farlo diventare all’improvviso un «simbolo della comunità», un paladino della bontà, un angelo, dopo che, fin quando era in vita, nessuno di noi ha mosso un dito per tirarlo fuori dall’inferno in cui languiva, ha, a dir poco, dell’insano. Queste forme di ipocrisia gratuita, di falso senso dell’umanità, fanno veramente pena… Se è proprio vero che simao caduti tanto in basso, lasciamo accesi i telefonini durante un consiglio comunale ma lasciamo stare in pace, almeno, i defunti. Francesco Carrozza

“Non vive ei forse anche sotterra…?” Il cimitero, questa nobile istituzione in cui i nostri avi beneficiano dei sogni portati dal sonno eterno, è stato notevolmente migliorato. Qui i lavori di rifacimento hanno trovato un riscontro positivo: molti vialetti sopraelevati sono stati muniti di ringhiere di protezione, il che non è poco visto che esisteva, fino a pochi anni fa, la possibilità di raggiungere i propri cari ad una concezione spirituale cadendo da questi ultimi. Molto è stato fatto, dunque, ma molto resta ancora da fare. Infatti, il grosso del lavoro è stato fatto nella parte più in vista del cimitero, lasciando in rovina la parte più antica. Ora, a parte il disgusto che si prova vedendo lapidi saltate, alcune con scheletri dentro, non trovo sia giusto lasciare questa sia giusto lasciare questa parte

nell’abbandono più totale. Sia per rispetto nei confronti del defunti, lasciati all’oblio del tempo, sia per rispetto nei confronti dell’arte espressa dalla forma di alcune tombe d’inizio secolo. Non chiedo siano fatte opere di ristrutturazione imponenti, ma mi piacerebbe che qualcuno ci facesse almeno un pensierino. In attesa, però, che qualcuno pensi, qualcosa si può fare per le erbacce che poco hanno a che vedere con questo luogo sacro. Un’ultima pecca sta nel fatto che la corrente elettrica passa, il più delle volte, in fili scoperti con conseguente pericolo per i visitatori, specie se bambini. In conclusione, quando si ristruttura un cimitero, si tenga conto della sua totalità. Letterio Carrozza

creato un dirupo. Per la gioia, ovviamente, degli automobilisti che possono verificare che speranze avrebbero di vincere il Camel Trophy. Ma la zona di S. Maria merita un’altra riflessione. Negli anni scorsi, molte persone vi si sono trasferite a vivere. Ora, mentre in via Rossellina, per fortuna, le strade sono illuminate, qui siamo ancora fermi a venti anni fa, quando le uniche case esistenti in zona erano vecchie baracche inabitate. Premesso che molte delle case costruite di recente ufficialmente non hanno uso diverso dalle suddette baracche, prendiamo atto che sono adibite ad abitazioni e questo anche per la negligenza e la connivenza di amministratori del passato. Detto questo, dalla via G. Matteotti la strada è completamente la buio. Non crediamo che ciò sia d’aiuto alla sicurezza delle famiglie che abitano in campagna, lasciate isolate, in balia di chiunque aspiri ad una carriera da Arsenio Lupin in versione ruspante. Sono cittadini di serie B quelli che devono vivere al buio? Ora, gli illuministi non erano degli elettricisti, però se se ne vedesse una squadra da quelle parti, di elettricisti, sarebbero considerati come dei Voltaire, alfieri di un nuovo secolo, quello dei lumi. Stradali. I nostri amministratori vogliono continuare a fare, in maniera impiegatizia, politica di piccolo cabotaggio oppure pensano di dare finalmente, non dico un progetto di sviluppo, ma un po’ do visibilità ai loro devoti e fiduciosi sudditi? In attesa di risposte, per il momento ci fermiamo qui. Filippo De Mariano

Libero pensiero in libero paese Apprezziamo, è inutile negarlo, l’accoglienza che la comunità ha voluto riservare ad “Agorà”, ma, viste le tinte grigie di alcune reazioni (anche se la critica in positivo ha avuto una netta prevalenza, e di questo non possiamo che ribadire il nostro grazie) ci pare giusto sottolineare due concetti fondamentali: 1) “Agorà” non vuole essere una testata giornalistica a grandissima diffusione, non ha alcun prezzo di copertina e, pertanto, non si propone come fonte di lucro né come vetrina di arroganti polemiche contro questo o quello solo per fare notizia; 2) non è assolutamente un atto di volantinaggio per promuovere

pubblicità occulte; voleva, vuole e vorrà sempre essere quello che è sempre stato: un mezzo per esprimere il pensiero di chi ci scrive su. [fc]

Perché? Se siamo tutti d’accordo che le strade sono asfaltate per poter camminare meglio, perché quando piove, l’asfalto si solleva? Forse la pioggia che scende dal cielo lo eccita?


Continua il viaggio nella S. Lucia della cultura

parole…

Alla ricerca delle nostre origini

Il Museo Diocesano di S. Lucia del Mela, ultimo baluardo (in senso cronologico) eretto sul fronte della lotta all’ignoranza e all’apatia, merita davvero lo spazio che “Agorà” ha deciso di dedicargli, anche se, purtroppo, troppo esiguo. Tante e tali, infatti, sarebbero le cose da dire in proposito che qualsiasi “articolo” sarebbe re- poesie inedite strittivo. S. Lucia ha dunque, finalmente, un museo, un documento ufficiale e sapientemente redatto delle origini di un popolo, delle tradizioni che si perdono nel tunnel del tempo, Sento la mia anima risvegliarsi quando queste nostre verdi colline dal lungo sonno in cui era caduta. erano la vita, qualsiasi accezione si Le membra mi formicolano voglia dare a questo termine. Di quel e cominciano a riacquistare sensibilità. passato campestre, di quella infinitaVedo il sole che rischiara il cielo azzurro; mente sapiente arte, di quel vivere di il cuore si riempie di gioia e gli occhi di lacrime. genti all’ombra, sempre presente, delE mi accorgo di essere viva!... VENUS la Chiesa, di tutto ciò è, dunque, fedele testimone il Museo. Gli oggetti “profani” (quelli, cioè, riguardanti *** ogni aspetto della vita contadina e della pastorizia) sono accuratamente Mille facce presentati con etichette recanti il loro Arriverà il momento in cui nome originale, perché, come sostiene non potrò più nascondere il responsabile del Museo, dirigente le maschere dei miei 1000 volti, fruitore di cotanta cultura, citando il le 1000 personalità poeta etnico Paolo Uccello, «Un che tengo in questo brandello di carne

...pensieri

Il convivio degli

a e d i

e una di queste potrebbe rivelarti quello che provo, quello che avrei voluto rivelarti da tanto tempo ma per paura di farti capire, per il terrore di perderti avevo recluso, o mio amore, o mia Venere, o mia Dea, o mio tutto.

Metafore ed equivoci

MARK ***

Lady Qui in questa valle solitaria un profumo di verde si sente nell’aria Il mio sguardo si perde lungo un immenso prato verde Silenzioso il vento soffia sulla pelle e di notte puoi sentire il calore delle stelle. Guardo passare le nuvole lungo questo cielo blu Penso al tuo viso ai tuoi occhi Nel cuore ci sei tu FILIPPO QUEEN

A V V I S O Chi vuole pubblicare su “Agorà” proprie poesie o prose, può inviarle all’indirizzo indicato sulla testata oppure recapitarle direttamente a uno dei redattori.

AGORA’ giornale indipendente fotocopiato in proprio. REDATTORI: Francesco Carrozza, Filippo De Mariano, Letterio Carrozza, Filippo G. De Mariano

popolo è veramente morto quando perde la propria identità linguistica». Con la stessa meticolosa cura vengono offerti al visitatore i paramenti sacri e tutti gli oggetti concernenti la vita di chiesa di tempi lontani. Peccato, però, che pochi diretti discendenti di quel mondo fatto d’aratri, di macine per il grano, di campanacci per le capre, si sia accostato a ciò che, ancor più che ad altri, gli appartiene di diritto… Il Museo Diocesano è aperto tutte le mattine, tranne la domenica e il lunedì, nel Palazzo Vescovile in piazza Duomo. Vale sul serio la pena andarci, apprezzarlo e sentirsi o risentirsi parte integrante di una favola d’altri tempi. Un’ultima annotazione va, però, fatta: al fine di rendere ancora più affascinante la visista a questa “nostra casa” sarebbe bene che il fautore di un così incommensurabile progetto culturale, così come ha dischiuso le porte del sapere, provi ad aprire, giusto un po’ di più, le porte dell’umiltà. Francesco Carrozza

Chiedo scusa per quanto apparso sul numero zero di “Agorà”, infatti in un articolo che riguardava la biblioteca comunale asserivo che le «custodi del tempio» (metafora per indicare le responsabili della biblioteca) mi apparivano annoiate. È vero, voglio però spiegare che questa loro apatia non è da imputarsi ad un loro disinteresse nei confronti della

comunità, ma piuttosto ad un disinteresse da parte della comunità nei loro confronti. Quell’«annoiate» è una proiezione delle mie sensazioni. Il senso della frase, però, secondo me, diventava chiaro leggendo attentamente tutto l’articolo e non soffermandocisi su con eccessivo puntiglio. [lc]

Letto L. Sciascia, “Il giorno della civetta”, Adelphi, 1993 Leonardo Sciascia racconta in questo suo libro di un omicidio, mettendo successivamente in gioco politica e mafia, in un contesto (quello del Sessanta) in cui non soltanto le istituzioni ignoravano il fenomeno mafioso, ma addirittura lo negavano. Un grande Sciascia per una lettura di scottante attualità, quella che riguarda i rapporti tra mafia e politica.

Visto “I virtuali” (Italia 1996) di Luca e Marco Mazzieri. Con Marco Mazzieri, Andrea Galeazzi, Rocco Papaleo Tredici giorni di riprese, cento milioni di budget ed ecco nascere un piccolo cult. Muovendosi tra Zavattini (per l’ispirazione) e Moretti (per lo stile), i fratelli Mazzieri, nella Parma assolata e deserta di Ferragosto, raccontano quello che conoscono bene: le difficoltà nella realizzazione di un film. Su questo percorso principale si immettono storie personali, crisi creative, incontri con amici, apparizioni mistiche di attori che esigono ruoli diversi. Utile per conoscere ed apprezzare il cinema italiano “a basso costo”. Lo penalizza una distribuzione sparagnina.

Ascoltato Pat Metheney Group, “Offramp”, ECG, 1982

3 COME PERFETTO

Bisogna fare per esserci Il sole ora è diventato “luna”, questo continuo girare, questo continuo muoversi che da milioni di secoli avviene come per incanto senza fermarsi, mi fa pensare, mi fa capire che noi come gli astri, come i secondi, come le nuvole o le onde del mare, ci dobbiamo muovere. Basta poco nel nostro piccolo, ma quel poco è già movimento, non bisogna mai restare zitti perché il silenzio ammutolisce, il silenzio rallenta i movimenti. Una nota, un accordo, un assolo, un grido, una voce stonata è già vibrazione, è suono e viene percepito, assimilato. Quindi bisogna fare fare fare … fare per essere ascoltati e giudicati, magari in maniera errata, ma non importa. Bisogna essere ferrei nei propri intenti, magari andare contro tutto e tutti. Continuare per la propria strada, continuare con i propri ideali, le proprie

idee senza essere influenzati da niente e da nessuno. Guardo e ascolto chi mi sta accanto, chi mi passa vicino solo per un attimo, il tempo di un saluto, un sorriso freddo e poi di nuovo nella mischia caotica che parla, parla, tonalità di voci che si intrecciano l’una con l’altra, ma niente fatti: solo confusione. Sono stanco di sentire e di vedere persone che aprono la bocca solo per criticare e mai per dire «È ora di rimboccarsi le maniche, è ora di fare». Perché il sole non parla mai, ma sorge e tramonta, sorge e tramonta in continuazione senza fermarsi? Perché madre natura continua a lavorare ventiquattro ore su ventiquattro? Perché non organizzare le idee e metterle in pratica, invece di dare forza al vento con del fiato sprecato?! Menestrello X

Una fluidità avvolgente, intrisa di suggestive sonorità, permea questo bel lavoro del Pat Metheney Group, al forte sapore di synth, ma comunque sempre fortemente espressivo. Intensa la musica e straordinari, soprattutto, i musicisti che affiancano il bravo Pat in questo stimolante viaggio nella “meditazione” musicale, dove nessuna soluzione tecnica ed armonica è mai troppo scontata, dove tutto sembra essere legato da un filo visibile solo a chi lo ha sapientemente usato. Di estrema espressività, la chitarra mai “troppo chitarra” di Metheney guiderà l’ascoltatore in un’avventura musicale non facilmente dimenticabile, da “Are you going with me?”, da “Barcarole” fino ai paesaggi infiniti rievocati da “Bat - Part II”. Quando la musica è veramente un’arte sublime...

Numero 1-96  

Se siamo tutti d’accordo che le strade sono asfaltate per poter camminare meglio, perché quan- do piove, l’asfalto si solleva? For- se la pi...

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