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Redazione: via Garibaldi 19 98046 - S. Lucia del Mela ANNO I - N. ZERO Settembre 1996

TENTAR NON NUOCE… ...Anzi in questo caso non può che fare bene, aggiungiamo noi, mentre con la stessa ansia di chi si accinge a un importante esame, ci poniamo di fronte a questa nostra piccola grande impresa. Le dita già tamburellanti sui tasti della macchina da scrivere, le penne, i pennarelli a correre veloci sul bianco dei fogli a modellare rapide quello che un istante addietro era solo pura fantasia, e, a cornice di tutto, questo scorcio di fine estate che, lento, se ne va… E mentre c’è chi, tra di noi, sotto il tavolo incrocia le dita, nella speranza che questo finire di settembre passi alla storia per aver visto nascere una nuova “piazza” nel nostro paese, cre-

sce, simile ad alberello sapientemente irrigato, la convinzione che tutto ciò non rimarrà una svolazzante utopia. Così c’è chi spera che l’albero cresca, e cresca ancora, e forte, e robusto, e i suoi frutti siano saporiti. Nasce una nuova idea, dunque, ed è subito grande, grande quanto un’agorà, la piazza dove i nostri nonni ellenici si scambiavano sapori e dissapori della vita, dove si incontravano le idee, le culture, i profumi d’oriente e le merci della terra di Poliremo, mai troppo lontana. Qui nasce l’anima del mondo, tra i meloni saporiti di un ortolano e i vasi di terracotta di un mercante fenicio, tra i clamori di un popolo che vive giorno dopo giorno con i suoi poeti, oratori, politici, gente di ogni rango e di ogni razza, tutti sperando che domani sia meglio di

Estati polemiche, inverni soporiferi L’Estate Luciese ‘96 è finita e con essa si sono spente le polemiche che l’hanno accompagnata, rendendola anche più interessante. Credo che adesso si impongano alcune riflessioni. Il programma dell’Estate Luciese allestito dall’amministrazione comunale e dalle associazioni che vi hanno collaborato, si adatta benissimo ad un certo “sentire comune” per cui l’estate è il periodo dell’anno più propizio per rincoglionirsi. Canzonette (magari in un inglese improbabile), balletti, sagre oleose sono perfette per una stagione consacrata all’abbronzatura da forni crematori e ai cruciverba sotto l’ombrellone. Tutto questo è bene che vada addebitato all’amministrazione comunale. Ritagliare nel mese di agosto un paio di serate per qualcosa di meno “interattivo e multimediale” non sarebbe stato male. E appunti di questo genere, pur se con eccessi di semplicismo e di scorrettezza nei confronti di qualche ragazzo di buona volontà, sono stati mossi da un manifestino dal tono canzonatorio che, però, più lo si leggeva, più diventava irritante. Intendiamoci: condivido molto di quello che lì si diceva. Ma in calce a quel foglio si trovava un errore imperdonabile che annulla, secondo me, la validità di quanto era affermato nel testo. Quella non-firma a pie’ di pagina è una vergogna. Quel manifesto non l’hanno scritto “i giovani lucesi”. Vorrei vedere come si fa a prendere tutti “i giovani lucesi” e metterli d’accordo su un argomento qualsiasi per poi redarre un documento finale. Quella robaccia (perché questo lo fa diventare quella non-firma), caso mai, è

stata scritta da un paio di persone impadronitesi della “volontà collettiva” non per spirito di servizio, ma per altro. Per codardia. È meglio nascondersi dietro formule generiche e aeriformi piuttosto che esporsi in prima persona. Perché qui vogliamo restare tutti nel nostro rifugio, salvo fare qualche uscita protetti dall’anonimato. Nessuno si muove, nessuno fa niente. Continueremo a sentire frasi del tipo: “Questo paese può risorgere solo grazie alle sue tradizioni culturali”. Ah sì? E che significa? Qui la cultura è la Chiesa. Si fa cultura solo quando si parla di musei diocesani, chiese, beatificazioni di questo e quello. Nessuno che si preoccupi di organizzare iniziative laiche: sempre la stessa esecuzione monocorde. Letteratura, teatro, cinema non interessano. Il tempo della cultura coincide col tempo della Chiesa. C’è un che di medievale (nel senso più deteriore del termine) in tutto questo. Il nostro ceto politico, poi, sotto questo punto di vista non riesce ad essere né stimolato né stimolante. Anche perché la storia personale, prima ancora che politica, di alcuni di loro è deprimente: figurarsi se, nel ricoprire ruoli pubblici, possono occuparsi di certe cose. A questo punto, prepariamoci ad un inverno inerte, tutto casa e pallone. Poi, nel prossimo agosto, riprenderemo come sempre: l’Estate Luciese e, magari, un altro volantino “timido”. Intanto, non è meglio chiedere scusa ai “giovani lucesi”, redattori inconsapevoli di un manifestino dell’estae 1996? Filippo De Mariano

ieri; e questo vorrà essere “Agorà”, un tentativo di comunicazione senza preconcetti, una sagra di idee genuine, forse, riteniamo noi, una grande, realizzabile utopia. Noi siamo pronti a fare di questa piazza un sano e piacevole punto di ritrovo per coloro che, stanchi del peregrinare, vorranno indugiare e vendere, proprio come mercanti, le proprie idee, le proprie esperienze personali… Sicuramente non se ne uscirà da ricchi, ma è altrettanto vero che non si perderà nulla. Ecco, dunque, che all’improvviso, qui, tra fogli, foglietti, macchine da scrivere, mucchi di idee, ci appare ancora più chiaro, in questo settembre che se ne va, quel caro concetto: tentar non nuoce. Anzi non può che far bene...

INUTILI RETORICHE Domenica 15/9, davanti a una ventina di persone, anche i nostri prodi governanti hanno voluto prendere posizione contro la secessione, Bossi, il dio Po e miserie varie. Peccato. Peccato che abbiano voluto farlo, anziché scegliere la via più sensata dell’indifferenza. E peccato che l’abbiano fatto usando il metodo più ancipite la retorica martiriologica: «Tanto giovani - cito testualmente il sindaco - hanno dato la vita» ecc. ecc. In realtà, sia la cerimonia sulle sponde del dio Po, sia quella ai margini del dio Mela, per quanto opposte, sono sbagliate, cioè identiche. Perché, come ha fatto notare Massimo Cacciari, sindaco di Venezia (c’è sindaco e sindaco), le manifestazioni secessioniste e quelle patriottarde partono da un presupposto sbagliato: esistono uno Stato e una Nazione. In Italia non è così. Qui esiste uno Stato (pessimo) e più nazioni. Ora,

UNA MELA AL GIORNO… È bene, a volte, rispolverare vecchi, cari concetti: il verbo “scegliere” presuppone la possibilità di due o più opzioni, giusto? Bene. Perché dunque dal 12 luglio ‘96, data in cui il dott. Briguglio Letterio è stato messo in pensione dalla USL 43 di Milazzo per raggiunta età di 70 anni, quest’ultima non ha reso subito disponibile un sostituto? È quello che si chiedono i circa 1540 lucesi rimasti “orfani” di medico di famiglia da quella data; è vero che si sarebbe potuto “scegliere” il sicuramente valido dott. Aurelio Calderone ma, a parte il fatto che non avrebbe potuto accoglierli tutti, non è forse antidemocratico, da parte di chi di competenze, lasciare ai pazienti un’unica possibilità di scelta, per oltre due mesi e provvedere solo ora a rende-

se la Lega commette l’errore di identificare una di queste nazioni con lo Stato, al contrario i nuovi patrioti vogliono comprimere tutte le nazioni in una Nazione coincidente con lo Stato. Andar oltre. Valorizzare le singole nazioni e all’interno di esse esaltare il localismo. Dare reali poteri di governo ai sindaci: ecco gli obiettivi da perseguire. E per farlo, è bene sfruttare anche le manovre leghiste, così da superarle e renderle nulle. Lasciamo perdere i mazzi di fiori, occorre sfruttare questa fase politica per liberare i comuni e i sindaci dalla dittatura dei Coreco e dagli arbitrî dei segretari comunali, simbolo di una burocrazia molesta. È inutile che parli di patria chi, ad esempio nella scelta degli assessori, contribuisce a creare sfiducia nelle istituzioni. Che chi annichilisce la patria ne parli per difenderla è inammissibile. (fdm)

re disponibile come seconda opzione un altro medico di base (sperando sia definitivo…). Con questi interrogativi, con molto dubbi e con un pizzico di delusione di troppo ci viene voglia, ora più che mai, di mangiare almeno una mela al giorno… Francesco Carrozza

Perché? Se siamo tutti d’accordo sull’importanza strategica del castello per il vanamente atteso sviluppo turistico, perché il piazzale antistante è completamente al buio? Forse la sagoma del maniero avvolta dalle tenebre è più misteriosa ed affascinante?


Viaggio nella S. Lucia della cultura

parole…

AAA… Biblioteca cercasi È vero, purtroppo, che la cultura non abita a S. Lucia del Mela, non mi sembra però che si faccia qualcosa per cambiare questa situazione. Oggi, 13 settembre, mentre il sole è già alto in cielo e le nubi sono portate a spasso da un vento di inizio autunno, vado in biblioteca. Entrando in questo tempio del sapere, trovo tre ragazze annoiate, le custodi del tempio. Queste rispondono alle mie domande in maniera evasiva e poco soddisfacente. Dalle loro risposte emerge questa triste realtà: la biblioteca è aperta solo di mattina, ma, a sentire loro, anche quando era aperta al pomeriggio, i frequentatori erano pochi. Di chi la colpa? Certo di noi cittadini, poco sensibili al fascino di scaffali pieni di libri. Ma anche dell’amministrazione comunale che pubblicizza poco l’esistenza di questa struttura e fa ancora *** meno per aggiornarla. A proposito di aggiornamento, la situazione è deprimente. I testi sono catalogati secondo categorie generiche: chi cerca un testo di chimica,

...pensieri

Il convivio degli - poesie inedite -

a e d i Rassegnato silenzio Cadde la neve sul cuore di un mago E fu subito inverno Il lago s’increspò leggero lanciando un sorriso di ghiaccio La foresta bussò alle porte del vento e disperata gridò il suo nome Poi tacque in un lungo pensoso e rassegnato silenzio

Danzatrice africana Danzatrice africana che giri su te stessa e circumnavighi il fuoco con l’acqua del tuo io balla la speranza davanti al focolare che riflette l’ebano della tua pelle Danzatrice africana balla con il tuo ventre piatto sotto le stelle che sbucano dal buio nero Danzatrice africana di mille moine e di mille bellezze insegnami i passi della natura

biologia, geografia astronomica, deve ricercarlo sotto l’etichetta “scienze”. L’unica enciclopedia che ho visto è riva di aggiornamenti. Riguardo alla narrativa contemporanea la biblioteca è sufficientemente fornita, quindi può essere fruita per letture ricreative. È anche vero, però, che i giovani utilizzano il tempo libero per altre attività da loro considerate più interessanti. Tuttavia i metodi d’aggiornamento sono discutibili e, soprattutto, lenti, visto che l’amministrazione comunale stanzia pochi fondi che si rivelano, però, più che sufficienti vista la scarsa “domanda” da parte dei cittadini. In conclusione, le cause di tanto degrado vanno addebitate sia all’incuria dei nostri amministratori sia all’apatia di noi cittadini, pronti a criticare tutto senza preoccuparci di conoscere. Ci troviamo, insomma, in un circolo vizioso dal quale potremo uscire solo impegnandoci a combattere l’ignoranza che ci sprofonda in un baratro dal quale è difficile uscire. Letterio Carrozza

Ci siamo riusciti! Peloritana Radio 3 comunica di aver raccolto, grazie a voi, e spedito al Comitato per il Telefono Azzurro (come indica la ricevuta di ccp qui a fianco) la somma di L. 971.250. GRAZIE!

3 COME PERFETTO Menestrello X

L’agrumeto E canterò dell’Inverno, quando egli tornerà co’ suoi cenci su queste terre, calpestando arbusti, sterpi, frasche Inerti scheletri d’alberi Lo guarderanno per i sentieri incedere, Tristo. Solo. E canterò della morta stagione, di essa che vive, pesante, muta piangente aggirarsi tra gli orti, ai vecchi casolari persi nel vento, volgendosi; ma è verde l’agrumeto. E anela, Inverno stanco, di carpire i raggi all’ultimo meriggio.

A V V I S O Chi vuole pubblicare su “Agorà” proprie poesie o prose, può inviarle all’indirizzo indicato sulla testata oppure recapitarle direttamente a uno dei redattori.

Al momento giusto Note su note, accordi, assoli, ritmi che si ingarbugliavano formando melodia che senza perdere tempo si sposava con la voce, che aveva tanto tanto da dire. Dopo un inverno a provare nella cantina una miriade di nuove canzoni, era arrivato il momento di assemblare il tutto, di trovare un filo conduttore che unisse il nostro lavoro e lo facesse diventare concerto. Ma la difficoltà stava nel trovare un’idea che non fosse basata su un concerto comune che milioni di artisti fanno ogni giorno. Bisognava trovare un input originale, qualcosa che avrebbe dato la spinta finale al nostro concetto di suono-parolaritmo. ...Mi trovavo a pensare nella mia stanza sull’origine del nome PR3, ricordavo la situazione in cui avevo scelto questo nome. Era passato tanto tempo da allora e tante cose erano cambiate: come si suol dire, erano “maturate”. Mi piaceva ancora il marchio PR3, ma aveva bisogno di una riverniciata, doveva diventare

novità. Una scossa di corrente attraversò il mio cervello, mi sentivo gli occhi fuori dalle orbite, l’adrenalina non era più controllata dal mio corpo. Era fatta: «Trovata!». Non vedevo l’ora di dirlo a Ram e Lillo… Così è nata Peloritana Radio 3: per caso, senza volerlo. Non è una radio che potete ascoltare come di consueto sintonizzandovi su una frequenza qualsiasi, qui bisogna trovare la frequenza giusta, la “frequenza che non c’è”. Chissà, forse una mattina vi sveglierete e sentirete la musica di Peloritana Radio 3 sotto casa vostra, o nei pub, nelle piazze della vostra città e magari anche in radio. È un continuo muoversi, il ferro è caldo e va lavorato, le idee sono tante e bisogna metterle in atto. C’è tanto divertimento in quello che facciamo, oltre alla serietà, e lo vogliamo dividere con chi ci ascolta: speriamo che sia ben accetto. Menestrello X

Letto I. Calvino, “Se una notte di inverno un viaggiatore”, Einaudi, 1979 Dieci racconti tutti interrotti e una serie di capitoli a fungere da cornice. Questo è “Se una notte…”. Inventiva e creatività permeano ogni pagina. Protagonisti sono un Lettore e una Lettrice, che procedono lungo un percorso ricco di anse e meandri turgidi di vivacità narrativa. Al centro di tutto è il piacere di leggere romanzi. E Italo Calvino dimostra di essere abile a scriverne di qualsiasi tipo.

Visto “La canzone di Carla” (G.B. 1996) di Ken Loach. Con Robert Carlyle, Oyanka Cabezas e Scott Glenn Dalla Spagna della guerra civile al Nicaragua del conflitto sandinistiContras. Da “Terra e libertà” a “La canozne di carla”, Ken Loach si conferma paladino del cinema di impegno civile. Il film racconta di Carla, ragazza nicaraguese rifugiatasi a Glasgow. Qui incontra Gorge. I due si innamorano e vanno in Nicaragua. È il 1987: lo scontro tra il governo sandinista e i Contras finanziati dagli Usa è ormai nella fase decisiva. Carla e Gorge conoscono Bradley, un membro della American Human Rights Organization, e da lui, americano in preda al senso di colpa, conosceranno le atrocità di una guerra che lo sceneggiatore del film, Paul Laverty, ha visto di persona. Impegno e sentimento per emozioni autentiche.

Ascoltato Keith Jarret Trio, “At the deer head inn” Grande, grandissimo, sempre più lui. Inconfondibile la sua arte, il suo tocco e … la sua “voce”, sottofondo alle fantasie di un pianoforte dolce e irrequieto. Musica di classe, dunque, quella che Keith Jarret ci propone in questo squisito album dal vivo; atmosfere delicate e raffinate ma anche brillanti spunti swing, che fanno di questo un lavoro completo e pienamente apprezzabile. Si passa dalla magia delle note di “You don’t know what love is” al concitato ritmo di “You and night and music”. Un disco da ascoltare, soprattutto per chi vuole scoprire o riscoprire il grande jazz.

Agorà giornale indipendente fotocopiato in proprio. REDATTORI: Francesco Carrozza, Filippo De Mariano, Letterio Carroz-


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