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ciao Roberto

LUTTO IN REDAZIONE:

è scomparso l'amico Roberto Fenu Roberto è scomparso nel pomeriggio mentre, come di consuetudine, si apprestava a fare la sua corsa giornaliera. L'ha tradito il suo cuore d'atleta che talvolta faceva le bizze, ma non lasciava presagire nulla di così imminente e grave. Così come grave e importante sarà la perdita per la nostra redazione, perché Roberto era un'autentica risorsa intellettuale per il nostro piccolo giornale, al quale non ha mai fatto mancare il suo valido contributo. Ai suoi cari e alla moglie Anna Maria vadano le più sentite condoglianze dell'intera redazione di Vulcano.

Nella foto di Tomaso Fenu, una riunione di redazione in cui partecipò Roberto Fenu

n grave lutto ha colpito la redazione di Vulcano. Martedì 29 novembre scorso è scomparso prematuramente, a soli 53 anni, il nostro amico e componente della redazione di Villasor, Roberto Fenu. Roberto era originario di Villasor, ma risiedeva a San Sperate da circa vent'anni. Tenacia, puntualità e coerenza erano le sue peculiarità. Affrontava vari temi per il nostro giornale, ma molto speciali per lui erano i problemi sociali che attanagliano il mondo del lavoro e specialmente dei lavoratori precari. Un mondo a lui caro poiché lui stesso era un operaio, della SAFERR, in mobilità.

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sommario

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34 2 Lutto in redazione: è scomparso l'amico Roberto Fenu 5 L’Editoriale 11 E’ Natale … per non dimenticare 22 Musica 26 L’Angolo del Condominio 27 Attualità filosofica 28 Astronomia 31 La cucina di Greca 31 La rimpatriata dei giovani Cinquantenni di Villaspeciosa

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ATTUALITÀ

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4 Il Santo Natale: la festa, oggi e ieri, nei ricordi d’infanzia 12 Un cane sciolto alla presidenza Usa: che qualcosa cambi davvero? 14 La Costituzione. La Riforma. Il Referendum. Il Dopo. 16 La legge di stabilità 2017 17 Storie di ordinaria disinformazione al di qua della “cortina di ferro” 18 Trump alla Casa Bianca 19 Assemini, per la salute mentale e i diritti umani Il giornale Vulcano ha sede presso il Circolo Arci Bauhaus di Decimomannu Via Cagliari 22 dove è reatto. cellulare: 338.5221040

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DAI COMUNI

LE RUBRICHE

Sito www.vulcanonews.it Direttore Responsabile Sandro Bandu direttore@vulcanonews.it sandro.bandu@tiscali.it

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Redattori Alberto Nioi a.nioi@tiscali.it Gianni Rallo torrnt@tiscali.it

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Auguri dal Sindaco di Decimomannu Auguri dal Sindaco di Decimoputzu Auguri dal Sindaco di di Villaspeciosa Auguri dal Sindaco di Uta Decimoputzu. Intervista al Sindaco Alessandro Scano Decimomannu. La “Figura Danzante”, di Gabriella Grimaldi, rivive per tutti i decimesi Decimomannu. Recensione della manifestazione Decimomannu. Gabriella grimaldi: chi è? Decimomannu: presentato il secondo libro di Carla Cossu Decimomannu. Presentazione del libro “Ho rubato spazio al mare”, la vita di Francesca Lugas Assemini. 111 auguri a tziu Mundicu, il nonnino d'Italia

34 Assemini. Saline Conti-Vecchi: a 100 anni si ritorna alle origini

Giuliana Mallei giulymallei@gmail.com Luigi Palmas palmas.lui@tiscali.it Antonello Secci antonello.secci@gmail.com Daniela Corda danielacorda@hotmail.it

30 Villaspeciosa. La nuova vita di Denise Scano nell'Ordo Virginum 36 Adelmo Urru, alias Ziu Memmu, l'uomo che si è fatto tutto da solo!

CULTURA 24 La chiesa di Sant'Antonio Abate di Decimomannu

LO SPORT

AMBIENTE

Luciano Locci luciolocci@libero.it Giancarlo Pillitu g.pillitu@tiscali.it

PERSONAGGI

Rosanna Argiolas argiolasrosi@alice.it Carmen Corda cordacarmen@tiscali.it Segretaria di redazione Mariolina Ricciardi Hanno collaborato a questo numero Greca Pibia, Marco Massa, Anna Piras,Luca Pes Lello Esposito, Attilio Piras. Teresa Medda,

40 La nuova stagione della Pallavolo Decimomannu 41 La nuova stagione del Basket Decimo 42 Gli Auguri della Polisportiva Shardana 43 Il punto sui rossoblù Gino Grassi, Silvana Schirru, Angelo Sanna, Walter Melis, Ettore Massa, Maria Angela Casula, Sara Saiu, Carlo Contu, Simone Naitana, Alessio Caria, Davide Falchi

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Per le immagini Tomaso Fenu, Mare Tonino Uscidda, Billy Giampiero Manca Giampiero Farci, Enrico Locci

Chiunque è autorizzato a riportare e ripubblicare le notizie contenute su Vulcano, ma deve citare la fonte

Finito di impaginare il 19/12/2016

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attualità

IL SANTO NATALE: LA FESTA, OGGI

E IERI, NEI RICORDI D’INFANZIA

di Antonello Secci l Santo Natale è ormai alle porte ma l‘atmosfera che si respira è fatta di tempi frenetici, di consumismo sfrenato, alla ricerca di un benessere effimero dove poco spazio è lasciato ai sentimenti, alla solidarietà, alla voglia di essere più buoni con se stessi e con gli altri. Insomma, pare che lo Spirito del Santo Natale si sia affievolito nei nostri cuori. Certo, rimane intatta la voglia di stare insieme ai propri familiari almeno il giorno di Natale ma sembra mancare lo spirito e il significato di una festa che dovrebbe essere fonte d’ispirazione e che ci dovrebbe accompagnare tutto l’anno, non un solo giorno, seppur importante, come è la festività natalizia. La festa è diventata una sorta di monotona routine, ovvero una scadenza a cui dobbiamo fare fronte provvedendo per tempo ad acquistare i regali di Natale per familiari e amici, facendo laute e abbondanti scorte di cibi per l’abbuffata natalizia. Si pensa sempre più a se stessi e al piccolo mondo affettivo che ci circonda e non si pensa affatto alle situazioni di povertà sempre più drammatiche nel nostro Paese e nel resto del mondo. Lavandosi la coscienza con qualche piccolo obolo, si preferisce stare lontani dalle necessità di contribuire direttamente, di essere partecipi ognuno per quanto può, ad alleviare queste sofferenze.

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Eppure l’insegnamento di Gesù nato in una grotta, povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi, dovrebbe renderci solidali verso le persone povere, quelle senza casa, senza lavoro, senza una patria perché in fuga dalle guerre o da un futuro incerto. Oggi, ovvero nel tempo della globalizzazione, tutto è uniformato, monotono, tecnologico, caratterizzato da realtà virtuali dove emerge l’egoismo e la solitudine e c’è perfino poco tempo per sentirsi con amici e parenti per darsi gli auguri. Oggi si preferisce essere più individualisti, e meno inclini ai rapporti umani diretti e ci si manda gli auguri natalizi tramite un sms, una chat su whatsapp o su facebook. Nell’ottica di questa visione pessimistica del significato odierno del Santo Natale, emergono esempi luminosi legati al volontariato, ovvero di chi si occupa dei cosiddetti “ultimi” (che poi nella essenza evangelica sono da considerarsi i “primi”),ogni giorno dell’anno. E, credetemi, e lo dice uno che ha fatto volontariato per quarant’anni, porta una felicità immensa il donare piuttosto che il ricevere. Donarsi agli altri porta ad un arricchimento interiore che è poi in fondo il messaggio di quel Bambino che nasce in una grotta di Betlemme. Dicevamo, lo spirito del Natale sembra essersi affievolito nel presente ma nel passato, anche recente, la festività del

Santo Natale (Paschixedda) in Sardegna era sicuramente più sentita. Chi, come me, ha avuto, gratzias a Deus, la fortuna di vivere il Santo Natale da bambino ben oltre mezzo secolo fa, ricorda con nostalgia sa nott’e xena, passata spesso nel paese di mio padre nel Gerrei, quando ancora i televisori in bianco e nero esistevano solo nei bar. Perché, bisogna dirlo, rispetto alla città, si viveva meglio l’atmosfera natalizia in un paese ad economia agropastorale, quando i pastori con le greggi scendevano all’imbrunire in paese fra lo scampanellare degli armenti e il belare degli agnelli. Sembrava di essere a Betlemme. Era, del resto, una situazione comune e familiare in quasi tutti i paesi della Sardegna. Se nei giorni delle settimana, dei mesi, degli anni, si consumavano di norma pasti frugali, nella nott’e xena si consumava il sostanzioso pasto con carne d’agnello di proprietà, pane e formaggio prodotti in casa, ma anche lardo, salsiccia e sanguinaccio proveniente dal maiale allevato nel cortile di casa e anzitempo macellato (e di cui non si buttava proprio niente). Il tutto veniva allietato dal generoso vino di proprietà prodotto dai vitigni delle colline circostanti e da qualche dolce natalizio fatto in casa per l’occasione, in particolare pan’e saba, amarettus, pabassinas e bianchettus. Poi tutti noi bambini si stava in silenzio ad ascoltare i racconti degli anziani zii, spesso conditi da notizie fantastiche che lasciavano a volte qualche brivido. Ed era bello ascoltare i racconti mentre il fuoco nel camino, sa forredda, ardeva forte e scoppiettava mentre fuori il freddo era pungente e ti penetrava forte nei polmoni appena mettevi il naso fuori nel silenzio della notte, rotto solo dall’abbaiare dei cani nelle vie poco illuminate del paese. C’era anche il tempo per i giochi di società, in particolare su barralliccu, ovvero la piccola trottola con i segni P (Poni) N (Nudda) T (Tottu) M (Mettadi) che a seconda di come si posava prendevi l’intera posta

(Tottu) la metà (Mettadi), niente (Nudda) o eri costretto ad aumentare la posta (Poni). Posta che era fatta della materia prima locale ovvero noci, mandorle o fave. Si giocava anche alla tombola con le cartelle di cartone e le lenticchie per indicare i numeri estratti. Ci si accontentava di poco ed eravamo felici. Con l’avvicinarsi della mezzanotte i giochi si interrompevano e si attendevano i primi rintocchi delle campane giù in fondo al paese che annunziavano la Santa Messa di Natale. Nell’antica chiesa di San Nicolò il profumo dell’incenso creava un’atmosfera magica alla quale contribuivano i canti religiosi accompagnati dal magnifico organo che noi bambini contribuivamo a far funzionare muovendo in sincronia il mantice in legno, quasi una sorta di tic-tac, comunque indispensabile per mantenere in tono le armonie dell’antico strumento. La fine della Santa Messa era l’occasione per la comunità di scambiarsi gli auguri con amici e conoscenti per poi rientrare felici e sereni alle proprie case nella notte profonda e piena di stelle. Il giorno di Natale diventava importante non per i piccoli regali che ricevevamo quanto per la consapevolezza di stare insieme ai propri cari e godere con loro altri momenti di gioia e spensieratezza. Altri tempi sì, forse un passato che non ritorna più, ma veramente si viveva intensamente l’armonia della festa e si entrava in sintonia col vero sentimento del Natale, fatto di amore, pace, serenità e condivisione dei valori familiari. Valori che oggi stentano ad emergere, spesso frenati o, peggio, cancellati da una società sempre più caotica e disarticolata e, in definitiva, sempre meno solidale. Ma mi piace pensare e augurare a tutti i lettori che anche quest’anno le nostre famiglie vivano intensamente lo spirito del Santo Natale pur nella consapevolezza delle difficoltà che la vita ci mette ogni giorno davanti. Buon Natale a tutti.

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editoriale di Sandro Bandu

AUGURI DI BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI VULCANO crivo questo editoriale con grande sofferenza, con una grande pena nel cuore. Alcune settimane fa è venuto a mancare l'amico Roberto Fenu, e ancora non ho metabolizzato. Era una grande persona, un ottimo componente della nostra redazione. È mancato all'improvviso, a soli 53 anni, a causa di un arresto cardiaco improvviso, durante la sua consueta corsa pomeridiana. Lui non ci aveva mai parlato dei suoi problemi cardiaci, forse perché lui stesso non li considerava importanti. Ma tant'è... Era originario di Villasor, ma dal 1999 si era trasferito a San Sperate quando prese in sposa la sua amata Anna Maria. Era laureato in Scienze Politiche, ma da sempre aveva lavorato in fabbrica. Purtroppo, a causa dell'annosa crisi economica che attanaglia l'economia sarda, era finito in mobilità e proprio per questo i suoi articoli - gli ultimi sono stati pubblicati nel nostro sito web www.vulcanonews.it puntavano a sensibilizzare i lettori su questi problemi. Era tenace e caparbio e quando si prendeva un impegno lo portava a termine con precisione svizzera. Mi inviava gli articoli e subito dopo mi telefonava per avvisarmi di controllare la mia posta elettronica. Poi cominciava a tempestarmi di telefonate: “Sandro, non hai ancora pubblicato il mio articolo nel sito...”, anche se erano passate solo poche ore. Insomma, era giustamente puntuale e così pretendeva che anche gli altri lo fossero. Pretendeva giustizia e lavoro per tutti, così come recita la nostra Costituzione. Ah...la Costituzione: una settimana dopo la sua scomparsa si è votato per il Referendum, vi lascio indovinare dove Roby sarebbe andato a parare. Chiudo qui il ricordo di Roberto che per noi della redazione di Vulcano sarà dura da digerire, ma bisogna andare avanti: addio caro amico. Sentite condoglianze a tutti i suoi cari e alla cara Anna Maria.

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Abbiamo così toccato il tasto del Referendum e sappiamo tutti come è andata a finire. È stato il terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana dopo quello del 2001, quando vinse il "sì" con un'affluenza di circa il 34%, e quello del 2006, quando invece prevalse il "no" con una partecipazione del 52,5%. Anche questo, come i precedenti è stato proposto solo dalla maggioranza parlamentare di turno. Nel 2001 il Referendum fu proposto dal centrosinistra e diede più poteri a Regioni, Province e Comuni: vinse il Sì con il 64% contro il 36% dei No, ma gli astenuti furono molti di più, addirittura superarono il Sì con il 66,1 %. Nel 2006 la proposta fu presentata dal Governo Berlusconi e fu bocciata dagli italiani con il 61,29 %: i Sì furono solo il 38,71%. Molti costituzionalisti hanno recentemente messo in evidenza le molte analogie degli ultimi due Referendum (quello del 2006 e quest'ultimo del 2016): entrambi puntavano alla fine del bicameralismo perfetto e alla riduzione dei parlamentari, ma quello proposto da Berlusconi, nel 2006, avrebbe dato anche un abnorme aumento di peso al Presidente del Consiglio, cosa che non sarebbe successa con la recente riforma Costituzionale Renzi-Boschi. In effetti quest'ultima proposta fu partorita da Renzi e da Berlusconi circa due anni fa, con il famoso “patto del Nazareno”, che aveva lo scopo di dare vita a una serie di riforme fra cui quella del titolo V della parte II della Costituzione, la trasformazione del Senato in "Camera delle autonomie" e l'approvazione di una nuova elettorale. Poi sappiamo tutti come è andata: Renzi ha “fregato” Berlusconi con l'elezione del Presidente della Repubblica e l'ex Cavaliere di Arcore si è sfilato e si è aggiunto alla nutrita coalizione del No dove già vi erano la Lega, Il Movimento 5 Stelle, Sel, Fratelli d'Italia, parte del PD stesso e tante altre organizzazioni tra cui la CGIL. Ma Renzi ha perso solo per questo? Forse no! Renzi ha prima di

tutto fatto male a personalizzare il referendum, in secondo luogo gli italiani non gli hanno perdonato i tanti errori. Durante il suo Governo ha scontentato tutti: dal settore della scuola, con la discussa riforma sulla “Buona Scuola”, ai famosi “Jobs Act”, benedetti da Confindustria (chissà perché?), che avrebbero dovuto portare

na è nel completo marasma; a Parma il sindaco Pizzarotti viene escluso dal movimento. Insomma non si sa a che santo votarsi. La destra non ha un leader ed è combattuta tra Salvini e Berlusconi: sinceramente non saprei chi buttare giù dalla torre. In mezzo i poveri cittadini italiani sempre più interdetti, incazzati

milioni di posti di lavoro. Invece i “Jobs Act” hanno prodotto solo prodotto precariato e soprattutto meno tutele per i lavoratori. Comunque adesso siamo al post-referendum. Avanti un altro: dentro Gentiloni. Tutti si chiedono cosa cambierà? Non cambierà esattamente NIENTE! Intanto il nuovo che avanza, il Movimento 5 Stelle di Grillo, annaspa da tutte le parti: in Sicilia i dirigenti locali sono indagati per firme false durante la campagna elettorale comunale del Comune di Palermo del 2012. A Roma la sindaca Virginia Raggi perde un pezzo alla settimana e la capitale italia-

e... affamati. Nel frattempo continuano ad arrivare navi cariche di immigrati... La guerra fra poveri aumenta e nessuno, tra i tanti farneticanti nostri politici, trova un rimedio e riesce a trasmettere serenità e capacità di dare una risposta concreta. Sarò pessimista, ma oggi la situazione è questa: speriamo bene. Il mio augurio per l'anno prossimo è che sia meno peggio di quello che si appresta a concludersi. Buone feste a tutti da parte della Redazione di Vulcano.

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dai comuni

AUGURI DAL SINDACO

di Decimomannu Miei cari concittadini, Vi scrivo con l’idea di porgerVi gli auguri di Natale per un semplice, gioioso e sereno Natale, ma sento l’esigenza di raccontarvi un po’ di quelli che sono i programmi per il nostro paese per il prossimo anno. Così inizio a scrivere quello che forse, più che a un biglietto d’auguri, somiglia ad un programma di intenti e realizzazioni. In questo periodo storico così difficile, in una società che attraversa una profonda crisi economico-sociale, ma anche di valori morali e civili, dobbiamo necessariamente, mettere in campo comportamenti di responsabilità condivisa a tutela dei nostri giovani, degli ammalati, degli anziani, delle fasce più deboli e delle famiglie tutte affinché nessuno si senta solo o abbandonato. Con la condivisione delle idee e l’impegno dobbiamo riuscire a superare questo tragico momento. Noi come amministratori di questo nostro amato paese, abbiamo messo in campo le nostre professionalità, il nostro tempo e la nostra vita, affinché la comunità decimese possa mantenere una quotidianità serena e ritrovare la dignità del lavoro in un vivere solidale e per questi fondamentali obiettivi lavoriamo secondo le nostre possibilità..... Così, in attesa che i Comuni vengano liberati da vincoli aberranti che, nonostante la disponibilità di risorse, impediscono investimenti e assunzioni determinando l’inevitabile arresto della nascita e crescita delle attività produttive e dunque la mancanza di opportunità di lavoro e di sviluppo economico e sociale, gli amministratori locali risicano dagli avanzi di amministrazione cifre esigue per far fronte alle esigenze della nostra gente, pensate che il nostro avanzo d’amministrazione nell’anno 2016 è di circa 4.000.000 di euro accumulati negli ultimi otto anni d’amministrazione grazie al patto di stabilità, per far fronte al debito pubblico dello Stato. Di questo famoso “Tesoretto” circa 2.000.000 sarebbero teoricamente spendibili, ebbene, noi abbiamo avuto a disposizione, spendibili subito, 700.000 euro, tra l’altro di questi una parte vincolata. Altre risorse disponibili per il nostro paese, ma vincolate pure quelle, sono i proventi dell’autovelox: nel 2016 circa 1.200.000 euro che, come tutti sapete, possono essere destinati solo alla sicurezza stradale e decoro urbano e si potrebbe obiettare perché non li utilizziamo? Anche qui i vincoli del bilancio armonizzato ci impediscono di impegnarli senza averli di fatto in cassa. Questo significa che gli introiti che arrivano in cassa a fine anno, a causa dei tempi amministrativi necessari e inderogabili,

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non si riesce a spendere entro il 31 dicembre e vanno a rimpinguare l’avanzo d’amministrazione. Miei cari ritengo fondamentale informarvi quali importanti difficoltà tutte le amministrazioni locali oggi stanno vivendo, questo non significa però che ci siamo fermati! Nonostante i tagli statali e regionali del fondo unico e del fondo di solidarietà, già nel 2016 siamo comunque riusciti con risorse economiche messe in campo dall’amministrazione comunale a garantire i servizi essenziali e , pur non avendo la Regione Sardegna dato continuità al Programma di contrasto alla povertà, si è comunque dato continuità agli interventi a sostegno delle disabilità, degli anziani e delle famiglie disagiate con progetti di inclusione sociale e lavorativa, supporto scolastico e familiare ai minori. In questo contesto abbiamo due novità: la Carta SIA e la CARTA DEI SERVIZI SOCIALI. LA CARTA SIA, una misura di contrasto alla povertà con l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie disagiate e alla quale si accederà con un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa. LA CARTA DEI SERVIZI SOCIALI che a breve sarà fornita alle famiglie, per informare i cittadini sui principi, le garanzie e gli standard di qualità dei servizi socioassistenziali che l’amministrazione eroga. Il 2017 vedrà anche la CONCESSIONE IN GESTIONE DELLA STRUTTURA COMUNALE “CASA PER L’ANZIANO”, che consentirà l’apertura della struttura e l’erogazione di un servizio aggiuntivo a favore dei nostri concittadini anziani. Auspico dunque per il 2017 reti di solidarietà con le associazioni di Volontariato, essenza della nostra società, le quali con la loro attiva collaborazione migliorano l’offerta dei servizi comunali per la popolazione e con le loro manifestazioni culturali e sportive regalano momenti di svago e ben- essere alla comunità tutta. L’attività culturale con le performance musicali e teatrali realizzate dalle nostre associazioni continueranno anche nel nuovo anno numerose come sempre, dalle commemorazioni religiose e civili delle festività nazionali alle feste patronali, emblema della conservazione delle tradizioni locali come i festeggiamenti del Santo patrono Sant’Antonio e della nostra compatrona Santa Greca. Dalle tradizioni ai festival del blues, al festival letterario, alle mostre e rassegne di pittura e scultura, agli spettacoli musicali e teatrali , tutte iniziative valorizzate dai nostri artisti locali.

Il massimo sforzo da parte dell’amministrazione di supporto alle associazioni con l’erogazione di contributi e il patrocinio affinché esse continuino la loro opera per mantenere vivo l’interesse verso la cultura, l’arte e lo sport. Già non dobbiamo dimenticare le attività sportive quale substrato di un vivere sano per i nostri giovani e ricordare quanto coinvolgimento lo sport determini per la nostra società con i tornei e i campionati che spesso ospitano squadre di spicco nei nostri impianti. A tal proposito ho il piacere di annunciarvi che l’anno prossimo il nostro paese avrà finalmente un teatro! Il CENTRO SOCIALE DI Via Aldo Moro sarà riqualificato con l’installazione di palco, quinte, sipario, impianto di riscaldamento/refrigerazione, poltroncine, così anche il nostro paese potrà far parte di un circuito musico-teatrale di area vasta e offrire spazi adeguati a tutti coloro che dell’arte ne hanno fatto una professione e/o una ragione di vita. Altra ragione di vita per noi deve essere la SCUOLA, ridare dignità e importanza alla scuola, ai saperi trasmessi e vissuti e, più che mai convinta che nella nostra quotidianità, la Scuola è fondamento di crescita culturale e personale, nell’anno che verrà continueremo a lavorare affinché i nostri studenti possano continuare, anche per il prossimo, un anno, un percorso condiviso tra scuola/famiglia/amministrazione con attività curricolari e progettualità al passo con i tempi. L’amministrazione continuerà a destinare poste di bilancio a salvaguardia del benessere culturale della nostra comunità mantenendo invariati i contributi a sostegno di questa progettualità formativa e per l’acquisto di materiale didattico per la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria. Poiché per i nostri studenti è anche importante vivere la scuola in ambienti

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dai comuni

Nella foto la Sindaca Anna Paola Marongiu

sani e stimolanti, sono iniziati gli interventi di manutenzione dei locali della scuola materna di Via Petrarca, così il 2017 vedrà una scuola ristrutturata con ambienti più salubri e nuovi giochi per i nostri bambini. Il tutto è stato realizzato con il finanziamento regionale di 180.000 euro per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, “ Progetto Iscola”, ai quali si aggiungono 44000 euro di fondi comunali. A questo proposito vi informo che il prossimo anno si procederà anche alla redazione del progetto per la riqualificazione del complesso scolastico scuole primaria e secondaria, per le quali abbiamo ottenuto 1.000.000 di euro dal Progetto Iscola (finanziamenti per l’edilizia scolastica) e 500.000 euro finanziamenti Città metropolitana, Patto del sud. In tutto questo dire, non posso dimenticare il tema dell’ambiente, e non posso esimermi dal complimentarmi con i cittadini decimesi che hanno portato le percentuali di raccolta differenziata a oltre il 73%, permettendo di migliorare il servizio con un passaggio in più in plastica e al tempo stesso accedere a più alte premialità e ridurre già dall’anno scorso la TARI. L’importanza della raccolta differenziata è un tema molto sentito da questa amministrazione, sono stati programmati anche per il 2017, incontri formativi di sensibilizzazione che coinvolgeranno in modo particolare le scuole per ricordare che DIFFERENZIARE ...FA LA DIFFERENZA. Un paese pulito con l’obiettivo di eliminare il culto, purtroppo in taluni ancora presente, delle discariche abusive e dell’abbandono selvaggio dei rifiuti, farà davvero il nostro un paese virtuoso nel quale urge il rilancio dell’economia e per questo dob-

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biamo lavorare, ciascuno per le proprie competenze e possibilità. Le istituzioni dovranno fornire spazi finanziari che possano creare investimenti per le attività produttive, dare opportunità di lavoro e liberare i Comuni dai vincoli in merito alle assunzioni. Anche noi, amministratori locali, pur con tutti i lacci che ci ritroviamo, lavoriamo da tempo per dare valore alle nostre risorse naturali e umane e dare impulso alle attività produttive supportando tutte le iniziative promosse dai commercianti e artigiani locali, iniziative di promozione territoriale soprattutto dei settori primario e terziario. Iniziative come la FIERA e “MERCAU MANNU” nascono, la prima con l’intento di dare nuovo impulso alle attività produttive e commerciali locali; la seconda per dare nuovi stimoli all’agricoltura e a un mercato a km 0 costituito da produttori agricoli che oggi incontrano grandi difficoltà di sopravvivenza strumentali, organizzative ed economiche. L’amministrazione, anche nel 2017, farà tutto quanto in suo potere per salvare le attività produttive, commerciali e il mercato contadino. Un’idea condivisa da gruppi di cittadini è la realizzazione dell’orto urbano nell’ambito dello spazio cittadino con l’utilizzo di aree residuati di lottizzazioni all’interno del nostro paese, che potranno essere messe a disposizione di coloro che vorranno coltivarli. Io credo che quest’iniziativa potrà creare opportunità di lavoro e, se apprezzata, potrà vedere luce il prossimo anno. Vorrei infine raccontarvi delle nuove prospettive di intervento per la messa in sicurezza e decoro del nostro paese previste per il 2017. Con l’utilizzo dei proventi autovelox inizieremo gli asfalti delle strade interne del nostro paese, il ripristino di marciapiedi, di caditoie e ampliamento rete meteorica cittadina in aree soggette ad allagamenti, adeguamento della segnaletica orizzontale e verticale. Inoltre particolare attenzione avremo per la messa in sicurezza delle strade più trafficate, come in prossimità delle scuole e degli ingressi del nostro paese: saranno posizionati degli attraversamenti pedonali rialzati. In particolare sono stati stanziati 100000 euro per interventi di mitigazione di rischio idrogeologico nelle aree a rischio del nostro paese. Inoltre il prossimo anno vedrà anche l’arrivo dei primi finanziamenti del Patto del Sud destinati alla Città metropolitana. Decimo vedrà finalmente il completamento della palestra di Via Ballero, per la quale avremo un finanziamento di 440.000 euro. Partiremo con la redazione del progetto esecutivo relativo al “Parco dei due fiumi” con la riqualificazione dei vecchi alvei fluviali e la realizzazione di piste ciclabile e pedonale che metteranno in comunicazione tra loro siti archeologici come IL PONTE ROMANO e SU PONTI DE IS ARAMIGUS. Su questo progetto, miei cari, nutro grandi speranze in quanto la sua realizzazione permetterà di riqualificare e valorizzare le nostre risorse ambientali, con la creazione di osservatori naturalistici e culturali

che nell’ambito della città metropolitana porterà all’incentivazione dei trasporti e un incremento della domanda turistica e commerciale, insomma la realizzazione di un indotto economico con nuove opportunità lavorative. Per questo progetto sono stati finanziati 800.000 Euro dal Patto del Sud Citta metropolitana e 200.000 stanziati da fondi del bilancio comunale. Per finire, vi comunico che nel 2017 per venire incontro ai disagi creati da un paese ormai esteso in cui le periferie sono distanti, sarà attivato un servizio navetta con un POLLICINO che metterà in collegamento DECIMO/UTA , tutte le strutture sanitarie decimesi con la stazione e le fermate della linea 9 del CTM, le periferie con il centro. Per il decoro delle strade delle nostre campagne sono stati stanziati, per gli interventi di manutenzione relativi agli anni 2016/2017, 100.000 Euro con i quali nel prossimo anno saranno completati gli interventi iniziati quest’anno. Inoltre in queste aree saranno effettuati interventi di ripristino rischio idrogeologico. Ancora per collegare la nostra area degli insediamenti produttivi PIP alla SS 130 diramazione San Sperate, sarà realizzata la strada che porterà continuità con l’area cittadina e per la quale sono stati stanziati 2700000 euro. La continuità si associa all’obiettivo della messa in sicurezza degli ingressi del nostro paese e stiamo parlando dei lavori di riqualificazione della Via San Sperate e strada di collegamento Assemini. Per quanto attiene lo svincolo SS 130 e la Via San Sperate, in attesa del progetto ANAS che porterà alla realizzazione di una rotatoria con cavalcavia, tipo via Peretti, l’amministrazione per l’anno 2017 ha stanziato 100000 euro per la realizzazione delle corsie di accelerazione e decelerazione che faciliteranno la percorribilità di una strada che da tempo presenta notevoli criticità. Dopo questo sintetico riepilogo che ha toccato quelle che sono le aspettative e i progetti realizzabili nel 2017 per il nostro paese e per la nostra comunità, pur sempre con la paura degli imprevisti, chiedo a VOI miei cari concittadini di mantenere viva, proficua e positiva la vostra partecipazione alla vita amministrativa e anche a nome dell’Amministrazione comunale, auguro che sia Natale davvero per tutti e che il 2017 arrivi carico di positiva e propulsiva energia, affinché si ritrovi e si diffonda la soddisfazione del vivere sereno e pacifico di una società civile. Nell’auspicio che il virus del rispetto per l’ambiente, per le persone e per le cose, si diffonda in un salutare contagio, Auguro ai bambini tante gioiose birichinate; Auguro ai giovani e ai meno giovani, al di là dei social network, la felicità del parlare, ridere e scherzare guardandosi negli occhi; Auguro alle famiglie la serenità di andare avanti nella luce della speranza in futuro migliore; e infine, Auguro a tutti grandi sorrisi, tanti, uno per ogni avversità e felicità che questa vita ci riserva.

La Sindaca, Anna Paola Marongiu

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dai comuni

AUGURI DAL SINDACO

di Decimoputzu Carissime concittadine e carissimi concittadini,

orgoglioso del mio primo Natale come Sindaco di Decimoputzu, colgo l’occasione di queste festività natalizie per augurarVi un periodo di gioia e serenità in famiglia. In questo periodo di crisi, che stiamo attraversando, il Natale rappresenta una buona occasione per riscoprire valori autentici, ricchi di testimonianze di amicizia e condivisione, oltre che un importante momento di riflessione e responsabilità. Il Natale ci richiama all’ascolto dei più bisognosi e deboli, di coloro cui non sono pienamente

Nella foto, Alessandro Scano

riconosciuti i diritti al lavoro, alla casa, alla salute; ci rimanda a un’idea di comunità vicina alla famiglia, amica degli anziani e dei giovani. Oggi siamo chiamati a compiere un grande sforzo, prima di comprensione e poi d’impegno, affinché questa fase di crisi economia e sociale, si possa risolvere in un cambiamento serio e duraturo. Come nuovo Sindaco di questa Comunità insieme agli amministratori ci sentiamo vicini a tutti coloro che vivono una condizione di disagio. A loro esprimiamo tutta la nostra solidarietà, amicizia e collaborazione. Insediati da sei mesi, stiamo affrontando con impegno e ottimismo tutte le problematiche che quotidianamente si presentano, ponendo grande attenzione al bilancio comunale, razionalizzando le spese possibili, rispettando le priorità. I problemi riguardanti i servizi sociali, la raccolta differenziata, l’agricoltura, le opere urbanistiche, sono quelli che richiedono maggiori sforzi per la programmazione degli interventi a causa dei continui tagli alla finanza locale.

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Per tale motivo diventa indispensabile ragionare insieme ai concittadini sulle priorità che possiamo e dobbiamo individuare per rinsaldare la nostra comunità e il legame tra istituzioni e cittadini, per non abbandonare i più deboli e per rilanciare la crescita di Decimoputzu. Tutto questo sarà possibile grazie all’aiuto di tutta la comunità putzese. Come Sindaco manterrò l’impegno e la costanza, insieme ai miei Amministratori, per difendere e migliorare la dignità del nostro Comune, promuovendo rapporti e sinergie con la Provincia e la Regione affinché ricadano sui nostri territori maggiori finanziamenti. Nonostante le nostre preoccupazioni e le difficoltà quotidiane sono comunque fiducioso nel futuro, confidando nella forza e nella dignità tipica di noi Putzesi. Viviamo in un luogo che in molti ci invidiano per bellezza dei paesaggi, per la cultura e le tradizioni, che spesso non apprezziamo in tutti i suoi aspetti. L’augurio che mi sento di porgere a tutti, in queste festività, è di riuscire a valorizzare ciò che si è e che si ha, come singoli e come comunità. Pertanto, il mio pensiero e augurio non si ferma al “Buon Natale”, ma è finalizzato in modo continuo e costante alla ricerca di soluzioni concrete per superare questo momento di crisi economica e sociale. Per questo ribadisco la mia vicinanza agli ammalati e a chi non ha un lavoro, con la speranza che possano al più presto, ritrovare la serenità. Buon Natale alle donne e agli uomini di Decimoputzu, braccia e menti infaticabili, dentro e fuori casa, motore propulsivo dell’intera comunità. Buon Natale ai nostri giovani, i quali meritano la fiducia e l’opportunità di restare nel proprio Paese, sentendosi protagonisti della crescita di questa comunità, perché i giovani sono la nostra speranza per il futuro. Buon Natale ai bambini, che sono la nostra più grande ricchezza, affinché abbiano occhi attenti e cuori aperti ad accogliere solo esempi positivi e costruttivi per il loro futuro. Buon Natale agli anziani, custodi della nostra memoria storica, insegnanti di vita e di supporto alla famiglia. BUON NATALE A TUTTE LE ISTITUZIONI E LE ASSOCIAZIONI, SOCIALI RELIGIOSE SPORTIVE E CULTURALI CHE CONTRIBUISCONO , PER COMPITO ISTITUZIONALE O PER VOLONTARIATO, AL FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI E ALLA CRESCITA DELLA NOSTRA COMUNITA’ Buon Natale a tutti i Dipendenti COMUNALI CON L’AUSPICIO CHE POSSANO SVOLGERE AL MEGLIO il proprio ruolo, con professionalità. Buon Natale a tutti i Consiglieri Comunali per aver svolto il proprio ruolo con senso civico e con responsabilità. Auguro a tutti i miei concittadini e concittadine, un Natale sereno ed un anno migliore, con la speranza che la solennità di questa festa, possa alimentare l’amore per la nostra Comunità e la volontà di contribuire tutti insieme e senza sterili contrasti alla costruzione del nostro futuro. Una Comunità unita e partecipe è il regalo più bello che un Sindaco possa desiderare per Natale. Grazie a tutti Voi.

Il Sindaco, Alessandro Scano

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dai comuni

AUGURI DAL SINDACO di Villaspeciosa Cara Concittadina, Caro Concittadino, Il giorno del Santo Natale si avvicina, e con esso l'inizio del nuovo anno 2017. Ci lasciamo alle spalle un 2016 che, a mio avviso, non è stato un mese di meraviglie, di novità, di rilancio o, semplicemente, un anno da ricordare per le Municipalità. La scure dello Stato Centrale si è abbattuta, pesante, per l'ennesima volta, creando difficoltà, criticità e disorientamento, per provvedimenti che pongono i Comuni “spalle al muro” per usare un eufemismo. Dobbiamo andare avanti, con la consapevolezza e nella speranza, con il sorriso e la gioia che ci dona il Santo Natale, di proseguire un percorso di ripresa e crescita, nella serenità che sa infondere il Santo Natale che ci avviamo a celebrare. Una festività che ci deve aiutare a essere maggiormente attenti e sensibili al disagio che vivono molte famiglie, ai bambini e ai giovani, perché non perdano la fiducia in

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uno Stato che ha il dovere di rispondere alla domanda di lavoro sempre più forte, a quelle dei disoccupati, agli anziani, autentica memoria storica delle tradizioni, della cultura e, lasciatemelo dire, di una Società di ieri ricca di valori veri. Un augurio speciale al mondo della Scuola locale: l'Amministrazione comunale, per l'importanza che riveste l'istruzione per il futuro dei nostri bambini\e, ragazzi\e, sarà e continuerà ad essere attenta alle problematiche, per trovare soluzioni condivise, attese, per favorire una formazione che consenta ai nostri ragazzi\e di costruire un futuro radioso. Un pensiero a tutte le Associazioni, al Volontariato, a tutti coloro che si prodigano per il bene della Comunità. Un augurio al nostro nuovo Parroco, don Marco Puddu, appena arrivato a guidare la Parrocchia B. V. Assunta, che festeggerà con noi il suo primo Santo Natale e l'inizio del nuovo anno 2017.

Nella foto, Elio Mameli

Auguri a tutti, Concittadine\i, per un futuro ricco di soddisfazioni, per il raggiungimento degli obiettivi sperati, per la serenità nella Nostra comunità, perché viva con gioia e amicizia le festività, la nascita del Bambin Gesù. Buon Natale e Buon Anno 2017. Un abbraccio

Il Sindaco, Elio Mameli

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dai comuni

AUGURI DAL SINDACO

di Uta

Volge al termine un anno molto intenso per la nostra amministrazione, il primo in cui siamo stati in carica per tutti e dodici i mesi. Sono periodi difficili, ma siamo soddisfatti del lavoro svolto e fiduciosi per i nuovi traguardi da raggiungere nel nuovo anno. Alcuni esempi di importanti obiettivi centrati. Per la prima volta gli utesi hanno visto la riduzione della bolletta TARI (meno 18%),

Nella foto il sindaco Giacomo Porcu con i suoi consiglieri

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e potrà beneficiare delle premialita ' previste dalla Regione per i Comuni più virtuosi che raggiungono almeno il 65% di raccolta differenziata (il dato ad ottobre è del 70%). Le nuove attività imprenditoriali pagheranno il tributo al minimo per tre anni. Per la prima volta diminuisce anche l'addizionale comunale Irpef, soprattutto per i redditi più bassi e per le pensioni minime, semplicemente tagliando spese inutili e senza alcuna riduzione dei servizi ai cittadini. Sono state eseguite opere pubbliche attese da anni come l'illuminazione pubblica in alcune zone de paese ed è iniziato l'ammodernamento di quella già presente. È ripreso, dopo anni, ed e' stato portato a termini il cantiere delle scuole Garibaldi, che ha riaperto le sue porte in questo anno scolastico: un evento atteso da tutte le famiglie! In tema scolastico prosegue il progetto Iscol@ per la realizzazione del nuovo complesso scolastico che avrà gli standard architettonici più avanzati nella nostra Regione. Il 2016 è stato uno spartiacque fondamentale per la nostra comunità: Uta è

entrata nei 17 comuni che compongono la neonata Citta' metropolitana di Cagliari. Usciamo da uno storico isolamento che in passato ci ha tagliato fuori da ogni opportunità di crescita! È stato così riconosciuto il ruolo che Uta ha nel territorio. L' obiettivo per il 2017 è quello di proseguire nel miglioramento del servizio di raccolta differenziata grazie al nuovo appalto, accompagnandolo ad altre riduzioni grazie all’eccezionale impegno di tutti i cittadini! Continuare il lavoro fatto per debellare l'incivilta' di pochi che oltraggiano il nostro territorio con l'abbandono dei rifiuti. Far partire i cantieri finanziabili coi fondi della città metropolitana: viabilità, strutture pubbliche, etc. Modernizzare la macchina amministrativa. Far partire i progetti legati al Parco di Gutturumannu, preziosa risorsa del nostro territorio! L'augurio che facciamo a tutta la nostra comunità è che il 2017 possa riportare la serenità e stabilità economica che in questi anni passati si è persa anche a causa di una crisi mondiale senza precedenti.Che questo si possa accompagnare alla salute e gioia familiare. Che tutti gli utesi possano sentirsi uniti nella nostra comunità ed orgogliosi di farne parte! Un'amministrazione può e deve realizzare tanto, un paese unito può realizzare anche i sogni! Buon anno nuovo Uta!

Il Sindaco, Giacomo Porcu

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è Natale ... per non dimenticare

PAGINE DI STORIA DIMENTICATE:

LE TREGUE DI NATALE DURANTE IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE di Antonello Secci on sarà mai possibile determinare le esatte stime delle vittime della prima guerra mondiale. Si parla di 16 milioni di morti fra civili e militari e 20 milioni fra feriti e mutilati, ma c’è chi arriva a parlare di 65 milioni di morti includendo anche i morti a causa della terribile epidemia “spagnola” che anche in Sardegna mieté oltre 12 mila vittime in quasi tutti i paesi e città dell’isola. I caduti militari e vittime civili italiani sui diversi fronti fu di 1.240.000 morti. 13.602 furono i sardi morti sul fronte, appartenenti ai gloriosi reggimenti 151° e 152° fanteria, costituenti la leggendaria Brigata Sassari. Un conflitto

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sanguinoso e crudele, eppure pochi sanno che durante la guerra ci furono episodi dove l’amore e la fratellanza ebbero, anche se per poco tempo, il sopravvento. Parliamo delle tregue natalizie, non dichiarate ma realmente accadute, che coinvolsero i fanti sui diversi fronti del conflitto. Già nel 1914 con l’Italia non ancora entrata in guerra, Papa Benedetto XV aveva implorato una tregua natalizia fra le nazioni belligeranti auspicando che “ i cannoni possano tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”. Richiesta che fu ufficialmente respinta, ma sappiamo che sul fronte delle Fiandre 100 mila soldati tedeschi e inglesi die-

dero luogo a numerose tregue soprattutto nella vigilia di Natale. Nel 1916 ci fu una vera e propria tregua natalizia fra truppe canadesi e tedesche nei pressi di Vimy con scambi di doni e canzonette fra le truppe schierate nei rispettivi fronti. Ma tornando ai nostri fanti, sul Carso ci furono casi di fraternizzazione col nemico segnalati il 25 dicembre 1916. Le “tregue” italiane consistevano in una sorta di non belligeranza, con la armi depositate nelle trincee, pur rimanendo a distanza di sicurezza, ma in alcuni casi italiani e austro-ungarici fecero festa insieme e brindarono al santo Natale come avvenne sui monti Kobilek (Friuli) e Zebio (altopiano di Asiago). Della

“tregua natalizia” trasse spunto anche il poeta Giuseppe Ungaretti, che quel giorno scrisse la poesia Natale. Questo per ricordare che anche nei momenti più difficili e più oscuri della nostra vita, dove l’odio e la sopraffazione sembrano prevalere, dobbiamo trovare spazio per i buoni sentimenti e avere la voglia di superare tutte le barriere: di lingua, di religione, di razza, di idee diverse dalle nostre perché, in fondo, siamo tutti fratelli in cammino su questa terra.

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attualità

Certo, se il buon giorno si vede dal mattino, il programma di Trump potrebbe cambiare la storia mondiale. Ma non tutti i giorni finiscono come sono cominciati, e anche i cani sciolti si possono addomesticare.

UN CANE SCIOLTO ALLA PRESIDENZA USA:

CHE QUALCOSA CAMBI DAVVERO? di Gianni Rallo l 20 gennaio 2017 Donald Trump sarà di fatto il 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Come altre volte nella storia recente, questo evento potrebbe costituire un’autentica svolta nel ruolo mondiale degli Usa. Dico “potrebbe” perché i giochi non sono ancora del tutto fatti, e le regole potrebbero cambiare prima di quel giorno. Il tema, come è facile immaginare, è molto più complesso di quanto possa apparire al senso comune e, per meglio capire, converrà evidenziare le questioni, a mio parere, centrali che ci obbligano, intersecandosi, a registrare tale complessità. Vediamo dunque, in sequenza, i seguenti aspetti: 1. il programma annunciato dal neo-presidente e i suoi possibili risvolti politico-economici; 2. il programma proprio, invece, di Hillary Clinton, in linea con quanto finora accaduto; 3. le reazioni di alcuni leader mondiali alla notizia della vittoria di Trump; 4. il significato della vittoria di Trump alla luce di specifici e trascurati segnali politici. 1. Parlare del programma annunciato da Trump - tralasciando gossip, pettegolezzi, piccolezze di ogni genere alle quali il personaggio certo si presta – significa toccarne i due punti fondamentali: l’economia e la politica. Nel suo discorso del 22 novembre a Gettysburg, partendo da dati economicamente disastrosi per la società americana (70.000 fabbriche perse nel settore manifatturiero, con relativi 5 milioni di posti di lavoro, per via della concorrenza straniera grazie all’off-shoring, al Nafta e ad altri accordi commer-

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ciali firmati dai democratici; la manutenzione e la costruzione di infrastrutture allo sbando, l’agricoltura in ginocchio, la classe media in progressivo impoverimento per via di una globalizzazione disastrosa, i costi militari all’estero in crescita esponenziale, etc.), Trump propone alcune misure di tipo decisamente conservatore e “isolazionista” (vedremo più avanti cosa questo significhi) allo scopo di far ripartire l’economia americana: - rimettere in discussione i trattati commerciali non convenienti per gli Usa (ad es. il Nafta) o uscirne; - ritirarsi dal TPP (Trans-Pacific Partnership) e dal famigerato TTIP (Transatlantic Trade and investment partnership), l’accordo commerciale di libero scambio tra UE e Usa, entrambi considerati rischiosi per l‘economia statunitense in quanto anche gli Usa dovrebbero a loro volta aprire le frontiere ai prodotti esteri; - intraprendere azioni di contrasto nei confronti della Cina, accusata di manipolare la propria valuta al fine di esportare sottocosto; - tornare al rispetto della Costituzione americana abolendo tutte le leggi riconosciute incostituzionali promosse dai precedenti governi (come alcuni aspetti dell’Obamacare, il piano sanitario voluto da Obama e, a quanto pare, fallito al punto da accrescere enormemente il debito pubblico); - rendere gli Usa energeticamente autonomi sfruttando ogni possibile fonte di energia, annullando i vincoli ecologici (voluti da Obama) ma creando milioni di posti di lavoro; - di conseguenza, utilizzare per migliorare le infrastrutture idriche e stradali Usa i fondi altrimenti

destinati all’Onu per i cambiamenti climatici; - espellere gli immigrati illegali che abbiamo commesso reati e sospendere le immigrazioni da zone dove il terrorismo controlli il

mente elettorali, ci consentono di comprendere la posizione assunta da Trump nel panorama economico Usa e, quindi, mondiale. Si tratta, come detto, di una posizione conservatrice e

Il neoeletto presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump

territorio; - ridurre del 35% le tasse alla classe media, dal 35% al 15% per le imprese; rimpatriare i capitali all’estero (10% di tasse) ed elevare i prelievi fiscali sugli stratosferici guadagni finanziari; - cancellare la legge che facilita l’off-shoring (la collocazione della produzione all’estero per approfittare del basso costo della manodopera, ma creando disoccupazione in patria); - reperire mille miliardi in 10 anni per la manutenzione delle infrastrutture del Paese, sollecitando investimenti e creando lavoro. Sono solo alcune delle proposte (da sottoporre al Congresso, ovviamente) avanzate da Trump ma, al di là del fatto che possano apparire utopistiche o pura-

“isolazionista” - già portata avanti dagli Usa nell’Ottocento con la Dottrina Monroe e da alcuni presidenti del XX secolo, come Nixon e Reagan - che tende ad isolare ed ad opporre l’economia Usa a quella del mondo intero: ecco perché Trump si dichiara protezionista (invocando dazi a protezione delle merci prodotte internamente contro quelle provenienti dell’estero, soprattutto dalla Cina), contro tutti i Trattati commerciali internazionali - compresa la WTO (l’organizzazione mondiale del commercio) dalla quale minaccia di uscire -, favorevole alla Brexit, scettico anche verso la Nato per gli alti costi che il ruolo Usa comporta. Questa – e altre – proposte sono musica per il

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attualità complesso produttivo Usa in progressiva decadenza e per i milioni di disoccupati che ne derivano, oltre che per una classe media al limite della povertà. Sono, invece, tossico puro per l’élite guerrafondaia ed imperialista che finora ha orientato la politica Usa nel senso di un neoliberismo globale e selvaggio nel solo interesse di multinazionali e grandi gruppi finanziari. Questa osservazione ci consente di passare al punto successivo. 2. L’élite guerrafondaia di cui sopra sarebbe stata perfettamente rappresentata, invece, da Hillary Clinton, al punto – come denuncia Paul Craig Roberts, economista, analista politico, ex viceministro di Reagan e collaboratore del Wall Street Journal

taria di Stato sotto Bush jr., per destabilizzare la Libia ed eliminare Gheddafi, creando lo scompiglio che sappiamo) e, insomma, ad appesantire il progetto Usa di recuperare a tutti i costi il controllo del mondo in un momento di evidente e crescente debolezza di fonte alla resistenza delle potenze emergenti (Cina e Russia, in particolare, con la loro idea di una moneta alternativa al dollaro per il commercio mondiale), al fallimento in Medio Oriente con lo smantellamento dell’Isis ad opera dell’intervento russo. Come stupirsi della forte preoccupazione dell’élite guerrafondaia di fronte ad un candidato che afferma di non volere problemi con Putin né con la Nato?

Il presidente della Repubblica Popolare cinese, Xi Jinping

– che i dati delle primarie che l’hanno portata a competere con Trump e vinte, dati alla mano, dal democratico Bernie Sanders, sono stati truccati a favore della candidata più utile al gruppo al potere. La Clinton è, infatti, “espressione degli oligarchi al potere e del complesso militare –industriale legato a Wall Street, della lobby israeliana, del business militare e del comparto energetico estrattivo” (Paul Craig Roberts, “Primarie truccate, le aveva vinte Sanders”, sul sito Libre – Associazione di idee). Seguendo la folle corsa imperialista dei suoi mandanti, la Clinton si preparava a rafforzare il clima di guerra fredda ricreato con la Russia, le irresponsabili sfide alla Cina, il pesante intervento in Medio Oriente (grave e pericolosa la sua promessa di uccidere Assad, non appena eletta presidente, conoscendo l’opposizione della Russia a questo proposito, come grave è stato il suo attivismo, da segre-

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Rimane il fatto che questa élite ha continuato a pilotare la politica interna Usa (anche l’elezione della maggior parte dei presidenti è stata da loro condizionata) a vantaggio di pochi gruppi finanziari e multinazionali, orientandola a considerare il mondo intero come luogo da cui ricavare profitti enormi, attraverso la guerra, la ricostruzione, lo sfruttamento delle risorse altrui, l’eliminazione dei diritti dei popoli: tutto ciò a proprio favore e a detrimento anche del benessere del popolo americano: il quale, pare, giunto al limite della sopportazione, ha votato per un outsider, uno fuori dai grandi giochi e che gli promette, forse anche populisticamente, ciò di cui ha bisogno. Ma anche molti leader stranieri sperano che l’era Trump possa avere aspetti positivi. Ed eccoci al terzo punto. 3. Il primo ad avere espresso soddisfazione per la vittoria di Trump, nonché la speranza che i rapporti tra Russia e Usa pos-

sano tornare ad essere amichevoli, è Putin (anche in vista, come egli stesso dice, “della comune responsabilità nella gestione della sicurezza mondiale”). Il capo economista di Renaissace Capital (una banca d’investimento con sede a Mosca), Charles Robertson, afferma senza mezzi termini che “la Russia è il principale beneficiario dell’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti” (Antonella Scott, Il Sole-24 Ore, 9 novembre 2016). Il presidente russo non si nasconde le difficoltà di trattare con un personaggio, Trump, imprevedibile e contraddittorio (la volontà di annullare l’accordo nucleare con l’Iran e la minaccia di distruggere gli aerei russi che dovessero entrare in Siria, non facilita le cose) ma spera in un allentamento delle sanzioni UE imposte dagli Usa e nella comune visione di una efficace politica economica interna ed estera, contro il terrorismo (come risulta dal suo discorso del 1 dicembre 2016 (vedi Antonella Scott, “Putin tende la mano a Trump: insieme contro il terrorismo, Il Sole-24 Ore del 1/12/2016). Anche il leader cinese Xi Jinping, a Lima per il summit della Cooperazione economica Asia-Pacifico, vede rosa per il futuro del suo Paese: l’annuncio di Trump di voler disimpegnare gli Usa da alcune grandi questioni internazionali sembra lasciare spazio ad un inserimento cinese e le azioni concrete non mancano, dalla ricostruzione della Libia con capitali cinesi, alla ricostruzione e controllo della Via della Seta, alla dislocazione di importanti aeroporti in zone strategiche del mondo e la prima base militare a Gibuti davanti al Golfo di Aden, dove ne esistono anche una americana e una francese -, accesso anche commerciale per l’intera Africa. L’affievolimento dell’interesse di Trump per la situazione UE, poi, preoccupa molti burocrati e leader europei: Merkel, Hollande, Schulz, ad esempio, vedono difficoltà nel proseguire la politica d’austerità finora imposta ai popoli europei (Beda Romano, “I leader UE propongono subito un vertice al neo-presidente Trump”, Il Sole-24 Ore, 9/11/2016); altri, come il capogruppo socialista al Parlamento europeo Gianni Pittella, ammette francamente che la politica deve cominciare a “riconnettersi con i perdenti della globalizzazione e ascoltare le loro ragioni” se non si vuole, come si augurano i partiti della destra europea, che anche i popoli europei si

rivoltino contro la troika e i suoi ciechi esecutori. Proprio questo sembra essere uno dei più importanti segnali lanciati dalla Brexit e dalla strepitosa vittoria del NO in Italia. Speriamo di non sprecare la preziosa occasione per riprenderci la nostra sovranità. E veniamo, in chiusura, ai “segnali politici” annunciati in apertura. 4. Abbiamo delineato a grandi linee un quadro politico in cui si contrappongono il partito conservatore, o repubblicano, più attento all’economia reale del Paese, alla salvaguardia del tenore di vita degli americani, al rispetto delle tradizioni originali del popolo americano, così come presentati nella Costituzione del 1787, e il partito democratico, controllato dalle grandi lobby, dalle cosiddette Bank families (Rocklfeller, Morgan, Sachs, etc.), dalle multinazionali, e orientato, attraverso la disastrosa politica imperialistica che conosciamo, a soddisfare la loro insaziabile ricerca di profitti ad ogni costo (ambientale, civile, umano, culturale). Bene, proprio all’interno di questa parte politica, finora dominante, si manifestano le prime crepe. Il tracollo economico e politico statunitense è evidente, il mondo non ha ceduto agli attacchi americani ma sta, anzi, reagendo, sia militarmente che economicamente. Russia e, soprattutto, Cina si preparano a prendere il testimone. La politica mediorientale, dopo il fallimento in Irak, è sfuggita di mano, anche il nuovo nemico, il terrorismo – quello che, dopo il pericolo “rosso”, doveva giustificare le guerre preventive e gli attacchi alle libertà civili - si è rivelato l’ennesima creatura Usa, le alleanze anti-Usa sbocciano come funghi… In questo contesto, perfino il super falco Zbiniew Brzezinski ha rotto gli indugi dichiarando che “membri potenti dell’establishnent decisionale non credono più che Washington prevarrà nel suo tentativo di estendere l’egemonia Usa in tutto il Medio Oriente e in Asia” e che occorre utilizzare ciò che resta della potenza americana per affrontare “l’emergente ridistribuzione del potere globale e il violento risveglio politico del Mediorente” (Z. Brzezinski, “Verso un riallineamento globale”, The american interest, 6/9/2016). Il motivo per cui una parte consistente degli oligarchi guerrafondai sta avendo un ripensamento sta nella presa d’atto che la crescente ostilità alla sua politica aggressisegue a pagina 15 »

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attualità

LA COSTITUZIONE. LA RIFORMA. IL REFERENDUM. IL DOPO di Luigi Palmas a fine della guerra fredda, la caduta dei blocchi ideologici, la globalizzazione della finanza spregiudicata e dell’economia asociale e l’idolatria del “mercato” generano il riemergere dei fondamentalismi religiosi violenti, di populismi distruttivi e di pragmatismi senza armonia dei governi nazionali. L’Italia è immersa in questa crisi mondiale con due problemi in più: il superamento dei partiti garanti della Costituzione e la liquidazione di una forte e vasta economia pubblica. La questione morale, che preesisteva e che continuerà a esistere ( il presente è più grave del passato), viene utilizzata per giustificare i nuovi conflitti fuori controllo: una sinistra di opposizione contro una sinistra di governo, la sinistra cattolica contro il centrismo tradizionale, la destra contro il loro passato, il capitalismo assistito contro il capitalismo competitivo, il lavoro garantito contro il precariato. In questo scenario anche il tema della riforma costituzionale richiede una soluzione diversa da quella avanzata dai riformisti socialisti e cattolici degli anni ’70 e ’80. Non si tratta di rendere efficiente l’ordinamento dello Stato Unitario fondato sul lavoro e presidiato dalla sovranità popolare, ma di verificare l’esistenza di una maturazione attuale, sociale e politica per dare corpo ad una nuova Costituzione che garantisca l’autonomia politica dello Stato in un processo controllato di erosione di sovranità e di integrazione in un sistema sociale diverso ma non contradditorio con la parte prima della nostra Carta. Si preferì la strada delle leggi maggioritarie elettorali e della supina acquiescenza al vincolo estero, l’Europa. Le leggi elettorali furono concepite per rendere stabili i governi, così precari in un perverso gioco di scomposizione e ricomposizione dei partiti politici. Fu una illusione: non vi furono governi stabili, mentre si gettavano le basi per un cambiamento indolore della struttura costituzionale italiana: si passava dalla Costituzione rigida alla Costituzione flessibile (come fu lo Statuto Albertino). Nel 2008 se ne accorse anche il Presidente emerito della Repubblica Scalfaro, che, insieme con altri parlamentari, presentò un disegno di legge Costituzionale al Senato per la modifica dei quorum di garanzia. Nella relazione alla legge fu detto: “ Nell’ultimo quindicennio la Costituzione si è indebolita, non con l’adesione della comunità italiana alla Carta fondamentale, ma con la garanzia della sua rigidità: è diventato cioè troppo facile cambiare le norme costituzionali da quando è stato abbandonato il sistema elettorale proporzionale che aveva retto la nostra vita politica durante quarantasette anni e da quando si è attenuata nelle forze politiche la convinzione che in ogni caso alle riforme costituzionali si dovesse procedere solo sulla base di larghe convergenze. Le nuove leggi per l’elezione della Camera dei deputa-

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ti e del Senato della Repubblica, sia quelle a prevalenza maggioritaria approvate dopo il referendum del 1993 sia quelle proporzionali con premio di maggioranza adottate nel 2005, consentono a maggioranze relative di elettori di diventare maggioranze assolute dei deputati e dei senatori; pertanto la quota di voti parlamentari necessari per l’approvazione in seconda deliberazione di riforme costituzionali (metà più uno degli eletti) è, per così dire, “a portata di mano” e costituisce di per sé una forte tentazione a cambiare le regole e i principi della Costituzione secondo le opinioni o, peggio, le convenienze dei vincitori nell’ultima competizione elettorale (…). Come è noto, il carattere rigido della Carta Costituzionale rappresenta, insieme all’indipendenza degli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte costituzionale), il presidio più robusto per evitare che la Costituzione diventi uno strumento della politica della coalizione vincitrice nelle elezioni politiche. In quasi tutte le grandi democrazie si è ritenuto e si ritiene che le leggi di revisione costituzionale debbano essere il prodotto di larghe intese fra maggioranza e opposizione. E’ una conseguenza coerente dell’esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti ( e dunque, anche delle minoranze) che è proprio delle Costituzioni democratiche. Un Paese non può vivere e crescere se le regole fondamentali della convivenza comune durano una sola legislatura e mutano a ogni cambio di maggioranza. L’erosione della stabilità costituzionale, registrata in Italia negli ultimi anni, rappresenta uno degli elementi del clima generale di insicurezza e di smarrimento che prevale nel Paese e uno dei fattori della sua crisi. Recuperare il valore della stabilità costituzionale (della certezza delle regole, delle libertà e dei diritti) e ristabilire il principio della supremazia e della rigidità della Costituzione appare oggi un’esigenza nazionale, uno dei pochi grandi obiettivi che dovrebbero essere condivisi da tutti, indipendentemente dalle collocazioni politiche”. All’inizio degli anni ’90 il vincolo estero, l’Europa, fu utilizzato dalle elites per smontare il sistema pubblico dell’economia. L’intuizione, da Andreatta a Ciampi e poi dai loro allievi e seguaci, Monti, Draghi, Padoan e altri, fu ed è disastrosa, perché non si fece e non si fa pulizia delle incrostazioni parassitarie del sistema pubblico (banche, industria e servizi) ma si distrusse e si continua a distruggere uno straordinario strumento di difesa della vita nazionale in situazioni di crisi. Citiamo il Prof. Guarino, giurista: “Le direzioni di marcia dell’Unione e degli Stati membri sono segnate. Il settore che nelle condizioni attuali di sviluppo condiziona tutti gli altri, e che è da considerarsi quindi assolutamente prioritario, è l’ economia. Gli istituti democratici contemplati dagli ordinamenti costituzionali di ciascun Paese non servono più. Nessuna influenza possono esercita-

re i partiti politici. Scioperi e serrate non producono effetti. Le manifestazioni violente provocano danni ulteriori, non scalfiscono gli indirizzi prestabiliti. Non si può abbattere il proprio governo se un governo, nelle materie economiche fondamentali, non esiste. Parole e gesti cadono nel vuoto”. Questa riforma, proposta dal Governo e non da un’Assemblea Costituente, bocciata dalla maggioranza dei cittadini italiani che hanno votato NO nel Referendum consultivo previsto dalla Costituzione, si è rivelata inutile, dannosa e fuorviante. Frutto di una giovanile inesperienza politica? O altro? Sarebbe grave se fosse una coda del “tintinnio” di sciabola del gelliano “Piano di Rinascita” e della Three Eyes. E’ inutile perché la realtà di oggi ( surriscaldamento del pianeta, migrazione e crollo demografico, terrorismo, guerre locali senza fine e disastro economico e rapina globale) richiedono maggiore partecipazione diretta, più fatica nell’organizzare il consenso e minore esibizionismo risolutivo. In Italia la semplificazione del processo legislativo, la eliminazione del parlamentarismo e le garanzie per l’opposizione, non hanno bisogno di modifiche costituzionali; è sufficiente intervenire sul Regolamento della Camera. La Camera dei Deputati ha il Regolamento consociativo del 1971 redatto da Andreotti e Ingrao (Capigruppo DC e PCI). E’ inoltre inutile per un’altra decisiva ragione. L’80% delle nostre leggi è di derivazione comunitaria. La normativa comunitaria non solo prevale sulla legislazione nazionale, ma è sottratta al giudizio di costituzionalità della Corte Costituzionale perché è coperta dall’art.11 della Costituzione e gode della franchigia referendaria perché i Trattati sono esclusi dal Referendum. La riforma di RenziBoschi e di altri, Jp. Morgan?, Michael Leeden? Yoram Gutgeld?, etc…, è stata considerata dannosa perché fa passare un principio ad alto rischio; le modifiche costituzionali su iniziativa del governo con la procedura dell’art.138. E’ questo vulnus che, incrociandosi con una legge elettorale maggioritaria, l’Italicum, rompe la rigidità del nostro sistema costituzionale, scardinano la difesa della prima parte della Costituzione. Le conquiste di libertà e di uguaglianza non sono mai definitivi. Il tanto gridato “abolito bicameralismo” è stato considerato da molti costituzionalisti una truffa. Una truffa perché il Senato non solo sarebbe sopravvissuto ma avrebbe avuto competenza legislativa bicamerale piena in materia di tempi e di metodi dell’ap-

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attualità

partenenza dell’Italia all’UE. Non solo! Fatalmente il Senato avrebbe avuto per la sua origine e per la sua naturale composizione, natura anarchica e comunque asimmetrica rispetto alla “maggioranza” che si pensava di raggiungere nella Camera dei deputati per via di legge elettorale. Così si sarebbe avuto nel nostro Paese un altro unicum: “una Camera politica con origine locale ma con competenza, insieme, sovranazionale ed irrazionale, così da produrre l’effetto opposto a quello cui la riforma sarebbe mirata. Insomma, non la fine della confusione, ma una confusione senza fine”. Il dicembre del 1947 si votarono due testi che dimostrarono che nell’ultima fase della Costituente con il mutato clima internazionale, prendeva forza una forte e vecchia destra. Si votò prima l’art.130 bis presentato dall’on. Laconi e sostenuto da PCI – PSI e sinistra sociale DC. “Le disposizioni della presente Costituzione che riconoscono o garantiscono i diritti di libertà e del lavoro, rappresentando l’inderogabile fondamento per l’esercizio della sovranità popolare, non possono essere oggetto di procedimenti di revisione costituzionale, tendenti a misconoscere o a limitare tali diritti, ovvero a diminuirne le guarentigie”. La proposta fu bocciata con 191 voti contro 116. L’art. 139 (immodificabilità della forma repubblicana) passò con 274 voti favorevoli, 77 contrari e 205 assenti. La riforma del Governo Renzi è stata considerata fuorviante perché ha utilizzato un linguaggio populista allo scopo di evitare il passaggio stretto della crisi costituzionale dello Stato-nazione. Gli argomenti di Renzi, considerati da molti privi di consistenza giuridica e politica, sono stati: a) la ridu-

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vamente espansiva degli Usa risieda proprio nei suoi metodi violenti e cinici: non sono i valori americani ad essere messi in discussione, come raccontano i media asserviti, ma la sua violenza senza scrupoli per fini meramente economici e di dominio incontrastato. L’escalation terroristica alla quale stiamo assistendo dimostrerebbe proprio la reazione di panico di una parte dell’establishment Usa per il rischio di perdere il potere. Hillary Clinton non ha compreso nulla di tutto questo e i rischi del conflitto atomico,

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zione del costo della politica (confondendo gli sprechi da eliminare con il costo della democrazia da difendere); b) la riduzione del numero dei senatori (ignorando che il problema non è la quantità ma la qualità degli eletti); si potevano invece ridurre gli stipendi ed eliminare i molti privilegi dei parlamentari, dei dirigenti e dei dipendenti dei ministeri e delle due camere, oltre che dei manager di tutte le aziende pubbliche; c) la velocità di decidere (l’esperienza dice che il processo legislativo ha bisogno di attenta riflessione e non di ritmi cronometrabili). Questi argomenti, giudicati sgraziati e sgradevoli, coprivano il rifiuto a varare una vera e organica riforma costituzionale: a) conciliare principi irrinunciabili con una più larga partecipazione alla decisione; b) regolare la cessione di sovranità ad organismi sovranazionali fissando i criteri per l’adesione, le condizioni di permanenza e le modalità di recesso. Il fautori del NO alla Riforma hanno sostenuto che non vi fossero le condizioni per negoziare improbabili modifiche alle leggi elettorali. Hanno sostenuto che votare SI significava: · Ratificare ed approvare le politiche economiche e sociali imposte all’Italia dal vincolo estero, Europa, anche per il futuro; · Aprire la strada alla soppressione di fatto della prima parte della Costituzione; · Scivolare verso l’irrilevanza del potere parlamentare e la unificazione del potere esecutivo con il potere legislativo; · Ritorno alla Costituzione “flessibile” dello Statuto Albertino; · Consegnare le garanzie Costituzionali e l’iniziativa per le revisioni costituzionali alle decisioni del partito prevalente anche se largamente minoritario nel Paese. Hanno affermato di sapere anche che votare NO mette-

sotto la sua presidenza, sarebbero aumentati in modo intollerabile. Ecco perché una parte dei suoi stessi mandanti ha finanziato anche la campagna di Trump: non è la prima volta (vedi il caso di Truman/ Roosevelt) che le bank families finanziano entrambi i candidati per “addomesticare” poi quello vincente. E proprio qui sta il problema insi-

va momentaneamente al riparo di temerarie azioni restauratrici di un servaggio costituzionale a poteri senza volto e a forze senza controllo democratico. Le forze di sinistra sul piano nazionale si opposero allo Statuto Albertino perché fu concesso dal Sovrano senza voto popolare. La sinistra fu postmonarchica nel 2° risorgimento. Il referendum istituzionale e l’Assemblea Costituente chiusero il ciclo storico della contrapposizione del popolo allo Stato. Le posizioni della sinistra italiana, variegate, non omogenee, sono oggi di fronte ad un bivio: o sconfitta storica per abbandono delle proprie ragioni di lotta politica o nuova primavera di una sinistra rinnovata per il 3° Risorgimento. Hanno sostenuto che votando NO al Referendum si sarebbe verificato il primo passo, necessario ed indispensabile, per riguadagnare un ruolo di direzione nel rispetto del pluralismo politico e sociale. Alcune ragioni delle destre sono simili nei principi ma per attuare poi, vincendo le elezioni, il loro programma di governo, ovviamente molto diverso e in certi campi opposto nell’affrontare ii problemi di carattere sociale ed economico. Ha vinto il NO con larghissimo vantaggio. E’ stata una risposta politica netta. Dopo il referendum sarà necessario un governo di scopo con compiti da chiudere in tempi non troppo lunghi: 1-legge elettorale e definizione dei poteri di un’Assemblea Costituente ; 2-impegno del governo a non assumere decisioni comunitarie che incidano sulla prima parte della Carta Costituzionale (per il referendum consultivo è sufficiente una legge ordinaria). C’è necessità, in tutti i modi, di aprire a tutti i ceti sociali e di uscire dalla grave e insensata politica dell’austerità, sbagliata nei fondamenti sociali ed economici, iperliberista e succube di poteri sovranazionali, imposta da questa Europa. Il riformismo dall’alto è la carità dei potenti, il riformismo dal basso è la certezza dei deboli. Il nodo politico che l’Assemblea Costituente dovrà sciogliere è di grande rilievo storico perché si dovrà fissare un principio inedito: come cedere sovranità nazionale garantita dalla Costituzione nazionale ad enti sovranazionali senza Costituzione, con garanzie precise di reciprocità e democrazia vera, partecipata e condivisa, per tutelare tutta la comunità e gli interessi nazionali.

to nella vittoria di Trump: a giudicare dalla squadra di governo scelta – composta dagli uomini più ricchi d’America e da qualche uomo della controparte – è lecito nutrire dubbi circa il mantenimento delle mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale, ma l’uomo è un cane sciolto, imprevedibile, un “disobbediente” fin dall’età scolastica.

Staremo a vedere. Alleghiamo un’altra piccola indicazione bibliografica per chi volesse approfondire, avvertendo che uno di questi libri si trova solo in lingua francese. Gianni Rallo

Giovanni Francesco Carpoeoro, Dalla Massoneria al terrorismo, Revoluzione Edizioni, 2016 Noam Chomsky, Terrorismo occidentale, Ponte alle Grazie, 2105 Anthony Summers, La vita segreta di J. Edgar Hoover, direttore dell’FBI, Fabbri, 1993 Alain De Benoit, Aleksandr Dugin, Eurasia, Vladimir Putin e la grande politica, Controcorrente, 2014 Carroll Quigley, Storia segreta dell’oligarchia anglo-americana, Le retour aux sources, 2015 (fr.) W. Cleon Skousen, Il capitalista nudo, Armando1970

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LA LEGGE

DI STABILITÀ 2017 Ecco le misure principali proposte, con maggiore riguardo alle novità previste in materia di tasse e tributi, di lavoro e famiglia a cura di Maria Angela Casula l referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” proposto dal governo ha registrato non solo una buona partecipazione degli aventi diritto al voto (il 65,47% - Fonte: Sito www.interno. gov.it), ma una larga maggioranza dei contrari alla riforma (il 59,11% hanno votato no e il 40,89% hanno votato si - Fonte: Sito www.interno. gov.it). Il disegno di legge della Legge di stabilità 2017, già approvato dalla Camera dei deputati il 28 novembre 2016, è stato approvato senza modifiche da parte del Senato. È stata definitivamente approvata dal Senato, anche, la Legge di conversione del disegno di legge n. 193 del 22 ottobre 2016, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili” collegato alla Legge di stabilità 2017. Il Presidente della Repubblica Mattarella, infatti, aveva imposto la “messa in sicurezza” al Senato della Legge di stabilità per il 2017 all’indomani del

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referendum costituzionale che ha portato alle successive dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi. L’iter di approvazione della Legge di bilancio 2017, quindi, si è conclusa in tempi rapidi trattandosi della principale manovra finanziaria statale, in quanto definisce e indirizza la politica economico-sociale dello Stato italiano per gli anni futuri. Vediamo, pertanto, quali sono le misure principali proposte, con maggiore riguardo alle novità previste in materia di tasse e tributi e di lavoro e famiglia. La prima novità riguarda Equitalia e le società facenti parte del gruppo che, a decorrere dal 1° luglio 2017, verranno sciolte e al loro posto verrà istituita l’”Agenzia delle entrate – riscossione”, ente pubblico che si occuperà, appunto, di svolgere le attività di riscossione dei tributi. Con riferimento alle cartelle esattoriali, anche i ruoli esecutivi fino al 31 dicembre 2016 saranno ammessi in sanatoria, previa presentazione dell’istanza di adesione alla definizione agevolata entro il 31 marzo 2017. Inoltre sarà possibile ammortizzare il proprio debito con l’erario in 5 rate, di cui il 70% da pagare nel corso del 2017 e la parte rimanente nel 2018. Per le operazioni rilevanti ai

fini IVA è previsto, in capo ai soggetti passivi, l’obbligo di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate tutti i dati relativi alle fatture emesse e ricevute per ciascun trimestre entro l’ultimo giorno del secondo mese del trimestre successivo. È stato poi rinviato al 2018 l’aumento dell’Iva. Sempre con riferimento alla fiscalità delle imprese si evidenzia che è prevista l’abolizione della cosiddetta “Irpef agricola” fino al 2019, ovvero l’esenzione dall’imposta dei redditi dominicali e agrari e la decontribuzione dei giovani agricoltori; è stata introdotta l’imposta sul reddito d’impresa, cosiddetta IRI, con un’ aliquota unica dell’IRES al 24% per le imprese; è stata approvata l’abolizione degli studi di settore, che verranno sostituiti da un sistema di indici sintetici di affidabilità fiscale per la determinazione di livelli di premialità a favore dei contribuenti più affidabili, come l’esclusione o la riduzione dei termini per gli accertamenti fiscali. Per i pagamenti con F24 superiori a 1000 euro, se effettuati da soggetti privati non titolari di partita Iva, si ritorna al modello cartaceo. Per quanto riguarda gli sgravi fiscali risultano confermati quelli relativi agli ecobonus e le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie. A decorrere dal 1° gennaio 2017 e fino alla fine del 2018 è previsto uno sgravio contributivo a favore di quelle aziende che assumono personale con contratti di lavoro a tempo indeterminato, compreso l’apprendistato. Per quest’ultima fattispecie di rapporto lavorativo atipico, gli sgravi hanno un limite temporale di 36 mesi. Grazie al Fondo di sostegno alla natalità, sono previsti incentivi per l’accesso al credito per le famiglie con uno o più figli. Inoltre è stato istituito un “buono” per supportare le

famiglie nel sostenimento dei costi di iscrizione negli asili nido, sia pubblici che privati. Sempre nell’ambito delle misure a favore delle famiglie è previsto l’incremento a regime del Fondo per la lotta alla povertà. Per quanto concerne il pubblico impiego, è stato istituito un apposito Fondo per il finanziamento del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, bloccati dal 2009, per il periodo 2016/2018 e sono state individuate risorse finanziarie per le nuove assunzioni statali a tempo indeterminato, compresi i Corpi di polizia e i vigili del fuoco. Con riferimento a queste ultime categorie, si evidenzia che è stato previsto uno specifico Fondo finalizzato all’ammodernamento e all’acquisto dei mezzi per lo svolgimento del servizio di sicurezza e prevenzione. Nel settore della sanità, specifiche risorse sono state destinate a finanziare l’acquisto di medicinali innovativi anche di natura oncologica nell’ambito del Fondo sanitario nazionale. Per quanto riguarda il bilancio di previsione e il rendiconto degli enti locali, è stato previsto un saldo non negativo per il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Inoltre sono previste modifiche al Fondo di solidarietà comunale e alle modalità relative alla rinegoziazione dei mutui. Con riferimento al pareggio di bilancio, sono stati ampliati gli spazi finanziari a favore degli investimenti nell’edilizia scolastica per gli enti locali e a favore delle Regioni. Infine ci sono misure anche per l’emergenza migranti, infatti è data facoltà, fino al 2020, di destinare le risorse finanziate dall’Unione Europea alle attività di accoglienza, al trattenimento e all’integrazione degli immigrati.

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attualità

STORIE DI ORDINARIA

DISINFORMAZIONE AL DI QUA DELLA “CORTINA DI FERRO” Una pessima stampa nazionale non ha adeguatamente informato gli italiani su quanto stava avvenendo negli USA durante la campagna elettorale di Giuliana Mallei l peggiore esempio di disinformazione lo abbiamo vissuto all’indomani delle elezioni per il nuovo Presidente degli Stati Uniti. La stampa italiana non si è dimostrata all’altezza dell’evento schierandosi in toto dalla parte di Hillary Clinton, data per vincente dalla maggior parte dei media statunitensi, e non verificando le notizie che giungevano in Italia da oltre oceano. La vittoria della Clinton è stata auspicata dai nostri organi di stampa nazionali, quasi come la soluzione di tutti i mali economici e sociali europei e nazionali; il raziocinio e la logica sono scomparsi dalle testate giornalistiche e dai telegiornali, in un continuo delirio di informazioni riguardanti Hillary Clinton, come se fosse l’unica candidata alla Casa Bianca. Abbiamo seguito i vari telegiornali nazionali in cui lo spazio dedicato alla Clinton era molto maggiore rispetto a quello destinato a Trump che, generalmente, veniva descritto come un maniaco sessuale ed evasore fiscale (queste erano, del resto, le informazioni che giungevano dalle agenzie di stampa USA). La giornalista del Tg1 Rai, Giovanna Botteri, durante il Telegiornale delle 13,30 del 9 novembre, ha ammesso che nessun giornalista di Rai 1 era presente al quartier generale di Trump la notte delle elezioni, infatti la Botteri e i suoi colleghi hanno seguito l’evolversi della situazione dal quartier generale della Clinton, certi che lei sarebbe stata la vincitrice. Il ragionevole dubbio intorno all’efficacia dei sondaggi pre elettorali sorge spontaneo, ma al contempo ci si domanda se davvero i sondaggi siano stati così sballati come sembra. I fantomatici 9 punti di vantaggio della Clinton su Trump, sbandierati fino all’ultimo, hanno fatto ritenere, alle masse disinformate, che

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andare al voto fosse una mera formalità. Man mano che lo spoglio procedeva, ci si rendeva conto che qualcosa nella macchina dei sondaggisti non aveva funzionato, oppure aveva funzionato, ma non è stato reso pubblico il vero risultato rilevato. La stampa internazionale, quella russa in testa (con la Pravda, Russia Today e l’agenzia Ria Novosti) ha ipotizzato che i rilevamenti dei sondaggi hanno, quasi certamente, attribuito la vittoria a Donald Trump, ma si è pensato di dare in pasto all’opinione pubblica la notizia contraria, ossia che in vantaggio fosse la Clinton. Così facendo, si è pensato di influenzare l’elettorato statunitense immaginando che gli elettori avessero una psicologia simile a quella degli ovini. Ma qui andiamo a toccare un altro aspetto riguardante l’informazione, infatti negli USA solo cinque società posseggono il 90% dei mezzi di comunicazione, così come riportato dall’editoriale della Pravda il 17 novembre 2016 (“USA Media Jackals: 5 corporations own 90 per cent of the media”). Ben Bagdikian (giornalista premio Pulizer ed ex Preside della Graduate School of Jornalism all’Università di Berkeley, in California) nel suo New Media libro “The Monopoly” descrive le 5 società di informazione statunitensi come un cartello che esercita una moderata influenza per cambiare la politica statunitense e definire quali debbano essere i valori sociali. Secondo l’autorevole giornalista, i suoi colleghi svolgono una vera e propria attività di sciacallaggio trasformando la notizia in abile propaganda, senza più nemmeno cercare di mantenere una apparente neutralità. Durante la campagna elettorale statunitense, attraverso trasmissioni televisive e radiofoniche sono stati predisposti quotidianamente programmi atti a deni-

La candidata del Partito Democratico USA, Hillary Clinton

grare Donanld Trump e ad esaltare Hillary Clinton; automaticamente il tutto rimbalzava in Europa e in Italia, i cui Media prendevano tutto a scatola chiusa senza verificare nulla. Non siamo in grado di sapere cosa avverrà veramente negli USA quanto Trump riuscirà a raggiungere la Casa Bianca, ma sicuramente possiamo intuire che se è risultato vittorioso è perché ha saputo analizzare la società della sua Nazione meglio di chiunque altro. E’ stato in grado di vedere la povertà, l’ingiustizia sociale, e il disastro economico notevolmente aumentato durante gli otto anni del deludente governo Obama. L’Europa come reagisce alla vittoria di Trump? Superato l’iniziale stato di shock, cerca di fare buon viso ad un nuovo presidente inviso alla casta politica dell’intero vecchio continente. L’assurdo è che i politici europei temono la fine della guerra fredda (scoppiata nuovamente in questi ultimi anni grazie alla politica di Obama e di Hillary Clinton), temono che Trump riesca ad imporre un po’ di giustizia sociale creando posti di lavoro e migliorando i servizi per tutti i cittadini (non solo quelli ricchi),

temono che possa tornare la politica di Roosewelt, che determinò la fine della crisi economica del 1929/31; temono che torni a vincere la maggioranza, come prevede la Democrazia, e che i privilegi per pochi vengano abbattuti per volere del popolo (= maggioranza). Quindi il Parlamento Europeo, come primo atto, ha votato una risoluzione solenne (presentata dalla deputata polacca Anna Fotyga) che addita i Media russi come un pericolo per la sovranità dei paesi europei, censurando di fatto l’informazione. Ebbene sì, nella nostra democraticissima Europa, chi osa dire di non essere d’accordo su un qualcosa che moralmente può essere discutibile (pur non insultando nessuno, né invocando risoluzioni restrittive), viene subito aggredito in modo indegno e accusato di populismo. Forse è il caso che ognuno di noi vada a rivedere cosa è il populismo, cosa è la democrazia e cosa significa sovranità popolare, probabilmente allora ci accorgeremmo che chi ci governa dovrebbe fare un esame di coscienza e un bel passo in dietro.

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TRUMP ALLA CASA BIANCA

Cosa cambia in Medio Oriente? Intervista al Dott. Pejman Abdolmohammadi

di Carmen Corda umerose incognite circondavano l’eventuale vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane; tra queste quali effetti di breve e medio termine avrebbe avuto nell’area mediorientale, con particolare riferimento all’Iran. Abbiamo ritenuto di dover dare la parola ad un analista, il Dott. Pejman Abdolmohammadi – docente di Storia e Istituzioni dei Paesi del Medio Oriente presso l’Università di Genova e Visiting Fellow alla London School of Economics and Political Science- Middle East Center – che in questa breve intervista delinea alcuni possibili scenari.

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Comincerei col chiederle: quanto sorprende in Medio Oriente la vittoria di Donald Trump? Mi riferisco soprattutto alle monarchie del Golfo, Arabia Saudita in testa, che forse avevano puntato sulla vittoria di Hillary Clinton, – magari con qualche riserva, trattandosi di un candidato donna – con la quale avevano stretti rapporti al tempo del mandato come Segretario di Stato. Personalmente non mi sorprende perché ero tra quelli che avevano previsto la vittoria di Trump e forse, in fondo,

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non sorprende neanche il Medio Oriente. É una parte dell’élite economico-politica, che in questo momento è al vertice delle istituzioni mondiali, che non si aspettava la vittoria di una nuova élites; quindi si tratta di un gioco intra-élite a livello mondiale. La vittoria di Trump porta sicuramente all’apertura di un nuovo ciclo di politica estera americana che di certo influenzerà in modo importante, se non radicale, gli equilibri mediorientali nei prossimi otto anni. In questo scenario sicuramente i Paesi Arabi del Golfo Persico si sono fatti sorprendere, o comunque avevano il timore che Trump potesse arrivare al potere. La dottrina Trump non sarà certamente una dottrina Obama e neppure una dottrina Bush, ma una dottrina che porterà gli Stati Uniti a una nuova fase politica, riprendendo forse, in qualche modo, il filo della politica estera di Nixon, spezzata alla fine degli anni ’70, e che poi ha dato inizio all’ascesa dell’islam politico nella regione mediorientale. Trump è l’anti-Carter, per intenderci, e l’Arabia Saudita è uno dei primi target della sua dottrina.

23 gennaio 1980 – enunciava l’inclusione del Golfo Persico e della sua periferia nel perimetro degli interessi vitali degli Stati Uniti. Il Golfo Persico

diveniva, con più forza, area strategica per la sicurezza dell’Occidente e gli Stati Uniti si riservavano di intervenire militarmente, se necessario.

Nella foto il Dottor Pejman Abdolmohammadi

(Si ricorda che la dottrina Carter – il discorso del Presidente di fronte al Congresso a Camere riunite, il

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attualità ndr) Assumendo per certo, mi corregga se sbaglio, che Trump darà nuovo impulso alle relazioni con Israele e come conseguenza di ciò ci si attende un inasprimento delle relazioni con l’Iran – dove si dice si respiri un clima di incertezza in questo momento – ci si domanda, al tempo stesso, se la sua distanza dalla linea pro-sunnita (che ha caratterizzato l’Amministrazione uscente), unitamente ad un cambiamento significativo nei rapporti con le monarchie del Golfo e a una nuova posizione nei confronti dei ribelli siriani, non siano tutti elementi che potrebbero far venir meno alcuni importanti punti di attrito con l’Iran. Sicuramente sì. Questa prima fase della dottrina Trump è una fase di mantenimento della distensione con l’Iran, e una fase di avvio di distensione con la Russia di Putin, per poi arrivare a un’apertura delle tensioni con le monarchie arabe del Golfo Persico e, cosa molto importante, all’avvio del contenimento dell’economia cinese. Questo in una prima fase. Attendiamo quindi di vedere in che misura la sua retorica, sapientemente utilizzata in campagna elettorale, potrà effettivamente tradursi in concrete azioni politiche. Credo che la sua non sia retorica. Trump è un uomo d’azione. Ritorniamo un attimo all’Iran. Quali le ripercussioni sul piano delle relazioni internazionali, sul piano geopolitico e sulla stessa politica interna del Paese, nonché sul piano ideologico? Sempre in una prima fase, la vittoria di Trump favorirà i cosiddetti “conservatori”, uomini vicini ai Pasdaran e alla Giuda Suprema, e di certo non favorirà il governo pragmatista di Rohani e Zarif. Questo comporterà un indebolimento di Rohani e, ricordando che le elezioni in Iran sono imminenti – parliamo di maggio 2017 – lo porterà, in qualche modo, a lavorare per riprendersi da questa “sconfitta”, perché lui aveva affidato molto del suo sostegno politico al suo rapporto con la Casa Bianca di Obama. La caduta di Obama e la fine della sua dottrina segnano l’indebolimento del Presidente iraniano che, se riconfermato, avrà un secondo mandato più “debole”, oppure addirittura potrebbe non essere riconfermato. Quindi lo scenario potrebbe essere quello dell’uscita di scena di Rohani e dell’ascesa dei Pasdaran alla Presidenza. Questo sempre in una prima fase.

ASSEMINI, PER LA SALUTE MENTALE E I DIRITTI UMANI di Luca Pes ell'ambito delle iniziative del “Mese dei diritti umani”, si è tenuta nel Vecchio Municipio di Assemini, dal 9 al 15 dicembre, la mostra “Pazzi per il fumetto”, allestita dall'Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Centro Internazionale del Fumetto e con la 7ª edizione del Festival NUES “Sulle ali dell'immaginario”. Si tratta di una rassegna di storie a fumetti che dal 2012 raccoglie i lavori di disegnatori esordienti e professionisti, chiamati a cimentarsi con il delicato tema del disagio mentale e fisico. La mostra, organizzata insieme alla cooperativa sociale “Il giardino di Clara” e allo studio editoriale Typos, è stata accompagnata dalle foto dell'Associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica sull'ex manicomio di Cagliari. La campagna di sensibilizzazione, proposta dalle organizzazioni aderenti al “Mese dei diritti umani”, è giunta alla sua quinta edizione e per la seconda volta fa tappa ad Assemini. Un mese di iniziative volte al rispetto e alla conoscenza dei diritti inviolabili delle

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persone. L’obiettivo è quello di coinvolgere tutti i cittadini, attraverso il mondo della cultura, della conoscenza e dell’arte, sul tema dei diritti umani. All'inaugurazione sono intervenuti il sociologo Daniele Pulino (autore di “Prima della Legge 180. Psichiatri, amministratori e politica – 19681878”), la psichiatra Giovanna Del Giudice (autrice di “...e tu slegalo subito”), Jessica Mostallino, vice sindaco e assessore alla cultura del Comune di Assemini, Gisella Trincas, presidente dell'Unione Nazionale delle associazioni per la salute mentale e dell'associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica, Lorella Costa del Centro Internazionale del Fumetto. Ha coordinato i lavori Roberto Loddo, presidente della cooperativa sociale “Il giardino di Clara”. Al termine della serata è stato proiettato il film documentario di Enrico Pitzianti “Roba da matti”. Il film racconta la vera storia di Casamatta, una casa che ospita otto persone in cura presso i Centri di Salute Mentale di Cagliari che si ritrovano improvvisamente a dover cercare un nuovo tetto sotto il quale vivere.

Le chiedo, per concludere, un commento in merito alle relazioni con la Russia di Putin. È la classica situazione napoleonica, nel senso che Trump adesso metterà in atto una distensione con la Russia, non per particolari affinità con Putin – come si può pensare e come alcuni sostengono – ma perché Trump, o meglio l’élite di potere che lo sostiene e che sta dietro a questa nuova ondata americana, sa bene che la vera minaccia all’egemonia statunitense non è Mosca, ma Pechino, come io ho peraltro sempre sostenuto. Per arginare Pechino deve, nel breve periodo – motivo per il quale sottolineo sempre che parliamo di una prima fase – attuare un avvicinamento alla Russia per fermare in modo deciso la Cina. Il motivo per cui sottolinea che questo avverrà in una “prima fase” è perché si attende effetti di lungo periodo diversi? Assolutamente. Siamo solo all’inizio.

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dai comuni Decimoputzu

INTERVISTA AL SINDACO ALESSANDRO SCANO di Sandro Bandu Signor sindaco, sono passati sei mesi, come va? “Mi sono messo, fin dal primo giorno del mio mandato, a disposizione dei miei concittadini ascoltando direttamente tutti i loro problemi, che abbracciano diversi settori, che vanno dal sociale alla crisi del settore agricolo…Vivendo quotidianamente il rapporto diretto con i cittadini, mi rendo conto che è tanta la voglia di miglioramento e sento un forte senso di responsabilità verso quest’importante incarico ricevuto”. Come ha trovato, dal punto di vista generale, il suo Comune? Vi sono difficoltà? “Il mio primo compito, come promesso in campagna elettorale, è stata la visione e analisi del bilancio comunale. Da subito ho appurato che le finanze comunali a disposizione sono sempre più risicate, anche a causa dei continui tagli agli enti locali, e che la macchina amministrativa è spesso rallentata per via della macchinosa burocrazia e delle scrupolose normative che regolano le procedure inerenti i vari capitoli di spesa. Il Comune presenta diverse difficoltà che riguardano vari settori come l’efficienza delle strutture esistenti, l’urbanistica, la viabilità, senza dimenticare le sempre crescenti problematiche sociali legate alla disoccupazione a continue situazioni di disagio”. In questi sei mesi ha mai pensato la fatidica frase: “Chi me lo ha fatto fare?” “Sono orgoglioso di essere Sindaco del Comune di Decimoputzu. Credo molto nel mio paese e i miei stessi concittadini credono molto in me. Nonostante le complicazioni che sto riscontrando quotidianamente, non sempre sono di facile risoluzione, mi sto impegnando e continuerò a farlo al massimo con grande tenacia e ottimismo, perché sono certo di poter migliorare la situazione attuale. Questo sarà possibile con la collaborazione di

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tutti i concittadini”. In quale settore vi sono le maggiori difficoltà e quali sono? “Il problema principale riscontrato riguarda il servizio di raccolta differenziata. Da subito ci siamo adeguati ad alcune normative nazionali e regionali vigenti in materia di gestione del RSU (in riguardo lo stoccaggio di alcuni rifiuti) e, appurando l’insostenibilità a continuare a svolgere tale servizio a livello comunale, sia per mancanza di personale, sia perché i mezzi ormai vecchi comportano continue e onerose riparazioni, abbiamo dovuto procedere d’urgenza con una gara d’appalto affinché un’impresa esterna supportasse la raccolta di alcuni frazioni di rifiuti”. E’ noto il fatto che nei primi mesi si vive di rendita perché vi sono ancora progetti e\o iniziative retaggio della Giunta precedente. I cittadini putzesi, quando potranno apprezzare i primi progetti della Sua Giunta e in che periodo? “Diciamo che più che vivere di rendita, stiamo portando avanti qualche progetto già in atto al momento in cui ci siamo insediati, ad esempio quello riguardante la realizzazione della rete del gas e non senza assorbire le lamentele legate a tali scelte. Tuttavia, ci siamo da subito mobilitati, razionalizzando al meglio le finanze lasciate, apportando migliorie nel paese, come nel caso della bitumatura di strade ripristino condotte Abbanoa e rete gas”. Dal punto di vista urbanistico cosa prevede la Sua Giunta? “Dal punto di vista urbanistico vorremo avviare il progetto di variante al P.U.C.; altro obiettivo è l’individuazione di una nuova rete stradale di circonvallazione del centro abitato e di collegamento con la zona artigianale; l’inserimento nelle Norme della quota verde (una percentuale minima per ogni lotto urbanistico in esame)”. Qual è la percentuale di disoccupazione nel suo

Nella foto, Alessandro Scano

Comune? “Il tasso di disoccupazione nel paese è molto elevata, si aggira intorno al 47%. Purtroppo le richieste da parte delle famiglie di aiuti economici e di lavoro sono crescenti, sia per la gravosa tassazione che pesa sui cittadini italiani, sia per la profonda crisi economica che investe il settore agricolo e in particolare il nostro comune, che trova principale fonte di sostentamento in questo settore”. Che tipo di risposta date alle famiglie in difficoltà finanziaria? “Stiamo attualmente proponendo interventi occupazionali per Decimoputzu: abbiamo aderito al Programma regionale per il sostegno economico a famiglie e persone in situazioni di povertà e di disagio: linea di intervento 2 [Contributi economici per l’abbattimento dei costi di servizi essenziali (N.10 nuclei familiari)]; linea di inter-

vento 3 [Impegno in servizi di pubblica utilità (N.30 lavoratori)]; è già presente lo Sportello Informa Orienta; Sportello perle Aziende: Sostegno alle imprese esistenti ed per l’imprenditoria giovanile; CARTA SIA: il sostegno per l’inclusione attiva (SIA) è una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata. Per godere del beneficio, il nucleo familiare del richiedente dovrà aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni”. Sulla vicenda dei terreni contesi alla famiglia Cualbu, come si pone la sua ammi-

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dai comuni Decimoputzu nistrazione? “Sia l’amministrazione che io stesso, come Sindaco e cittadino, ci siamo esposti in prima linea per esprimere la contrarietà e difendere il nostro territorio, a peculiare vocazione agricola, dal progetto termodinamico solare proposto dalla FluminiMannu LTD. Oltre che a essere un impianto di tipo industriale incompatibile con le caratteristiche ambientali, morfologiche e le risorse naturali del nostro territorio, caratterizzato da terreni ad uso agricolo e zootecnico di elevata capacità d’uso, è completamente al di fuori delle esigenze energetiche richieste dalla nostra Regione. Sono andato personalmente a Roma, poiché convocato (a seguito anche della mia stessa richiesta a un incontro) dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al tavolo tecnico, a seguito del parere positivo espresso dalla Commissione tecnica al VIA, per ribadire la mia assoluta contrarietà all’esproprio dei terreni dei nostri concittadini, sia perché rappresentano delle aziende d’eccellenza del settore agro-pastorale, sia perché i danni ambientali al nostro territorio sarebbe-

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ro irreversibili”. Sull’impianto Biogas? “Premesso che l’impianto di biogas è qualcosa che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione e che secondo le leggi regionali in essere, tale impianto è compatibile con le zone ad uso agricolo, penso che si sarebbe potuto informare e sensibilizzare meglio la cittadinanza in riguardo alla realizzazione di tale progetto. Allo stato attuale l’amministrazione comunale può verificare che sia svolto il monitoraggio periodico dei parametri ambientali secondo le procedure previste a norma di legge”. Ha trovato collaborazione da parte dell’opposizione in Consiglio Comunale? “Fin da subito abbiamo dato piena disponibilità a collaborare con l’opposizione, ma ad oggi, nonostante la stessa si sia impegnata a parole per una collaborazione costruttiva, per contro gli atteggiamenti e i comportamenti vanno in tutt’altra direzione”. Come riuscirà a favorire il turismo puntando, per esempio, sul sito archeologico? “L’amministrazione intende

valorizzare il territorio considerando tutti i siti d’interesse storico, archeologico e paesaggistico. Di recente il Comune sta partecipando al Bando “Fondazione Banco di Sardegna”, come co-finanziatore assieme alla Società S’Archimissa, che chiede il finanziamento per un progetto da realizzarsi nel territorio di Decimoputzu, finalizzato alla valorizzazione delle evidenze storiche, paesaggistiche, geologiche, geomorfologiche e culturali dell’area collinare di M. Idda. Per quanto riguarda il sito di Casteddu de Fanaris, tramite colloquio intercorso con la soprintendenza archeologica di Cagliari, si è chiarito che nel futuro non saranno rilasciate concessioni in riguardo a campagne di scavo, ma che le opere di valorizzazione saranno incentrate soltanto sulla messa in sicurezza e accessibilità del sito”. Cosa fa la Regione per aiutare i piccoli Comuni e cosa vorrebbe che facesse. “Mi piacerebbe che la Regione Sardegna fosse più presente nei problemi che stanno interessando il settore agricolo, in profonda crisi ormai da anni, non parlo soltanto di sostegno

economico per le nuove iniziative imprenditoriale, ma anche di maggior supporto per quanto riguarda la battaglia contro i danni alle colture che gli agricoltori subiscono a causa di nuovi insetti e/o virus. Inoltre, vorrei che la Regione proponesse nuovi sbocchi occupazionali in qualsiasi settore, visto la crescente disoccupazione che investe anche il Comune di Decimoputzu”. E il Governo Centrale? “Lo Stato continua a tagliare le risorse ai Comuni, ai quali per contro continua a trasferire sempre maggiori compiti e servizi. per tale motivo in accordo con l’Anci e tutti gli altri comuni chiediamo che lo stato sia più presente e assicuri ad ogni ente locale di disporre di maggiori fondi per sostenere le cause socio-economiche che interessano tutti i territori, soprattutto quelli piccoli, che hanno minore disponibilità di risorse autonome”. Ringrazio il sindaco Alessandro Scano per la grande disponibilità, augurandogli un percorso amministrativo proficuo ed efficace per la sua amministrazione e per l’intera comunità di Decimoputzu.

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musica

TANTI AUGURI MOGOL!

GRAZIE DI ESISTERE!

Anche l’artista decimese Antonella Marongiu alla grande festa di compleanno

di Ettore Massa o scorso sabato 24 settembre e sabato 1 ottobre Rai 1 ha festeggiato il famoso paroliere Giulio Rapetti in arte Mogol, per il suo ottantesimo compleanno. La trasmissione “Viva Mogol “, condotta da Massimo Giletti, ha raccontato la storia dell’uomo e dell’artista che dal 1960 ai giorni nostri ha creato con raffinata fantasia i testi (o poesie) delle più famose canzoni che hanno trasmesso e che ancora trasmettono in tutto il mondo, con immutato successo, le più grandi emozioni. Giulio Rapetti, classe 1936, paroliere, scrittore e produttore discografico ha scritto oltre 1500 testi ed ha fatto cantare i più grandi artisti della musica leggera italiana: chi non ricorda “Io ho in mente te” (Equipe 84), “Sognando la California” (Dik Dik), “Una lacrima sul viso” incisa da Bobby Solo nel 1964, chi può dimenticarsi di “Insieme”, “Io e te da soli”, “Amor mio” cantate dalla magnifica voce di Mina, e resteranno ascoltati in eterno “Acqua azzurra acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Emozioni”, “Pensieri e parole”, i 45 giri di un certo Lucio Battisti che hanno conquistato le vette delle classifiche mondiali.

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Le due serate in TV hanno avuto grande successo di pubblico, quasi 5 milioni di spettatori, tanto che Rai 1, per la prima volta, ha superato la concorrenza incontrastata del sabato sera di Mediaset. Più di cento artisti tra i più rappresentativi, sia italiani che internazionali, oltre la grande Orchestra della Rai, per rendere omaggio e ringraziare uno dei più grandi e famosi parolieri italiani dell’enorme contributo che ha dato alla musica leggera. Ripercorrere insieme a lui, nelle due serate, la vastissima produzione musicale che gli permesso di ritagliarsi un posto di primaria

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importanza nell’universo delle sette note. Un grande lavoro, durato qualche mese, anche per l’orchestra, rigorosamente selezionata dalla Rai di Roma formata da professori di alto livello che per settimane hanno vissuto questa straordinaria avventura a stretto contatto col cast stellare della musica italiana, accompagnando magistralmente i brani più belli e significativi del grande paroliere italiano. Tra i titoli di coda anche il nome della decimese Antonella Marongiu nella sezione violini, inquadrata più volte nel corso delle due serate, durante i virtuosismi orchestrali. Antonella Marongiu, violinista e cantante decimese, suona nell’Orchestra della RAI da 10 anni, ha svolto un’intensa attività concertistica in diversi teatri italiani e all’estero; parecchie sono state le apparizioni televisive nelle principali reti nazionali (Rai, Rai Sat, Sky, Mediaset). Ha collaborato con diverse orchestre nazionali, e con l’Orchestra Rai per importanti produzioni, spaziando dal genere classico al pop e al jazz, sotto la direzione di importanti nomi, fra i quali: Ennio Morricone, Diego Basso, Renato Serio, Giuseppe Vessicchio. E, a chi ha avuto la soddisfazione di vivere in diretta tutti i preparativi e l’evento trasmesso in TV, non ci resta che chiedere quali sensazioni, emozioni (probabilmente uniche) si sono provate nel partecipare attivamente alla grande kermesse musicale, vista da una moltitudine di spettatori, sia in sala che soprattutto sulla via digitale degli schermi televisivi? “Tutta la preparazione è stata abbastanza impegnativa per un periodo durato diverse set-

timane, ma il tutto molto interessante e coinvolgente. Condividere quel palcoscenico con i grandi della musica italiana è stata un’esperienza unica, davvero emozionante. Con alcuni di loro avevo già lavorato in passato, con altri invece no, ed è stato fantastico lavorare con artisti che ho amato molto e che seguivo anche prima che ci fosse un rapporto di collaborazione. E’ davvero difficile spiegare cosa si prova, c’è sempre una grande energia intorno a me e da un artista all’altro, sono diverse le sensazioni che si provano, probabilmente perché

rivolte al sociale diffondendo l’amore e la passione per la musica e l’arte in generale. L’Associazione svolge attività musicali attraverso lo studio e l’utilizzo di vari strumenti, attività vocali di gruppo e individuali, attività teatrali con il coinvolgimento di tutti i soci. Ha partecipato a varie Rassegne Regionali ed a diversi concorsi canori e strumentali, sia Regionali che Nazionali, raggiungendo importanti riconoscimenti. Diversi gli spettacoli organizzati dall’Associazione Il Flauto Majico per l’integrazione di bambini e adulti diversamente

ognuno di loro racconta la propria storia e tu in quel momento ne fai assolutamente parte, percepisci la loro emozione e la sinergia che si crea tra te, i tuoi compagni di viaggio e loro, è straordinaria, ti isoli da tutto e ci sei solo tu e la musica”.

abili, cercando di favorirne la creatività e l’espressività.

Antonella Marongiu, esattamente da 25 anni, è impegnata nella musica come attività primaria, segue a Decimomannu da oltre 10 anni, con la sua grande professionalità, l’attrezzata e frequentata “Associazione d’Arte e Comunicazione Il Flauto Majico”. L’Associazione nasce nel febbraio del 2006 nell’intento di promuovere attività

Antonella, analogamente, considerando la serietà professionale di Mogol nella sua lunga carriera di successi, nel percorso della tua attività quali sono state sinora le tue più grandi soddisfazioni? “Fin dagli anni del Conservatorio sognavo di poter suonare in orchestra, e, nonostante la mia formazione classica, desideravo riuscire a lavorare nel mondo della musica pop. Terminato il Conservatorio, non mi sono mai fermata, ho continuato a studiare proprio per allargare

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musica la mia conoscenza e spaziare tra classica, pop, e jazz. Ho viaggiato tanto e studiato con maestri che sono stati fondamentali per la mia formazione artistica, e, con tanto sacrificio, tassello dopo tassello, senza mai perdere l’entusiasmo e la voglia di crescere, ho iniziato a lavorare in orchestre nazionali, quali: Filarmonica Veneta, Orchestra Italiana di musica leggera, Orchestra Sinfonica di Roma, Orchestra dell’Arena di Verona, Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, per arrivare, con mia grande soddisfazione, all’Orchestra della Rai e altre Formazioni Orchestrali per Rai e Mediaset.

diretta Rai; e ancora, la straordinaria esperienza, prima teatrale e poi televisiva, con il grande Massimo Ranieri. Non vorrei dimenticare il grande lavoro fatto in Rai proprio in occasione degli spettacoli dedicati a Mogol, fra i tanti artisti mi piace citare il maestro Franco Battiato, considerato ambasciatore della musica e della cultura mediterranea e mediorientale, un artista a 360°, lavorare con un creativo della musica come lui, significa, come dicevo nella precedente risposta, vivere la sua storia creando la giusta atmosfera, con ritmiche e dinamiche ad alto livello. Per rispondere quindi alla tua

l’esperienza al Teatro della Conciliazione a Roma, ho avuto il piacere e l’onore di suonare in Vaticano, respirando la magia della musica e del Natale, con i più grandi maestri della musica nazionale ed internazionale “. Rinnovando gli auguri al nostro amato artista Mogol

con un sincero ed affettuoso “grazie di esistere”, allo stesso modo ringraziamo Antonella Marongiu per la sua grande professionalità e per aver condiviso con tutti noi la sua esperienza e le tantissime emozioni vissute sinora nella sua attività ed in occasione delle due serate dedicate ad uno dei più grandi parolieri italiani.

Nella foto a sinistra il maestro Mogol con Riccardo Cocciante e Massimo Giletti. Al centro Antonella Marongiu con il suo amato violino e nell'altra foto con il cantautore Franco Battiato

Le esperienze lavorative sono state tante in questi anni, ho condiviso il palcoscenico con artisti di fama nazionale e internazionale, per citarne qualcuno vorrei ricordare il grande Lucio Dalla, artisti come Riccardo Cocciante, Fiorella Mannoia, Morandi, i Pooh, Mario Biondi, Anastacia, Patty Smith, Enrico Ruggeri col quale c’è stata anche la collaborazione per l’incisione di alcuni brani nel suo doppio “ L’Ultima Follia “, e tanti altri. Altra straordinaria esperienza è stata la tournée con i ragazzi de Il Volo, con serata conclusiva all’Arena di Verona e

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domanda, tutto questo per me è motivo di grande soddisfazione, ogni spettacolo fatto è stato un traguardo raggiunto. Con l’Orchestra Rai credo di aver fatto le esperienze più interessanti ed emozionanti, alcuni spettacoli li ho già citati , ma ne ricordo due in particolare che sono stati sicuramente importanti nel mio percorso artistico, e cioè, la collaborazione con il grande Maestro Ennio Morricone e Alessandro Alessandroni con il suo magico “ Fischio “, l’uomo che fischiava nei film di Sergio Leone, presente in diverse colonne sonore del Maestro Morricone; e senz’altro altra grande soddisfazione è stata

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cultura

LA CHIESA

SANT’ANTONIO ABATE

DI DECIMOMANNU

di Angelo Sanna - terza parte onsignor Navoni arrivò a Decimo in visita pastorale il 13 maggio 1820. Il primo giorno impartì 200 cresime; in quel periodo la comunità contava 1050 abitanti. La confraternita era dedicata al Rosario, non più al SS. Sacramento. I ministri del culto erano; il provicario Francesco Podda, Antonio Melis e il cappellano di santa Greca Stefano Deledda. Monsignor Navoni durante questa visita lasciò un decreto molto importante, in data 14 maggio 1820: ... “Considerando che la chiesa filiale di santa Greca ha redditi sufficienti, ed è d’altronde obbligata a soccorrere la chiesa matrice nei suoi bisogni, vogliamo che sia chiusa la piazza della chiesa parrocchiale nell’estensione combinata col provicario par-

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rocchiale a spese dell’Azienda di santa Greca, onde possa servire di Campo Santo essendo già piene le sepolture esistenti nella chiesa di S. Vito, e nel cimitero; inoltre ordiniamo che la suddetta Azienda di santa Greca somministri annualmente a provicario Parrocchiale la somma di scudi dieci per distribuire almeno tre volte all’anno qualche premio a quelli che frequentando il catechismo si saranno distinti in apprenderlo come sarebbe un fazzoletto per le donne, una berretta o altro utile arnese per i maschi”( Archivio Arcivescovile, visite pastorali, Niccolò Navoni 18201823, Vol. 4 bis ). Nel 1822 l’Azienda di santa Greca, per sostenere i cimiteri della parrocchiale e quello di san Vito (Santa Maria), spese 52,10 scudi, tutto come stabilito dall’arcivescovo Navoni. Negli anni

seguenti, in base alle disposizioni date in precedenza , tutti i lavori e rifacimenti ad arredi e abbigliamenti ecclesiastici furono a carico dell’Azienda. Nel 1836 fu restaurato il campanile e nel 1842 fu fatto un nuovo archivio per l’argenteria della parrocchia. Nel 1855 si acquistarono 250 tegole colorate per manutenzioni della parrocchia e si pagarono 30 Lire per i sacristi che sorvegliarono la chiesa nelle notti durante i lavori. Dai documenti risulta che ad estrarre la sabbia dal fiume, necessaria per i lavori di ripristino del tetto, e trasportarla nei luoghi di raccolta, furono le ragazze di Decimo. Il 25 aprile 1873 il consiglio comunale, dopo anni che l’azienda di santa Greca aveva finanziato tutte le attività ecclesiastiche della comunità, decise :” per dimostrare una qualche ricompensa verso l’attuale parroco di deliberare per gratificarne l’opera svolta un mandato di 150 Lire. Si decideva ancora di pagare 200 Lire per un buon predicatore quaresimale e di aggiungere 100 Lire per l’indennità di viaggio e vitto. La delibera consiliare passò con un solo voto contrario quello del consigliere Bacchis. Dopo anni di diatribe, indecisioni e anche di incomprensioni, nel 1918 si decise di localizzare sulla strada che conduce ad Assemini l’area cimiteriale e di spostare il “calvario”,( Il “Calvario” è attualmente nella zona di ingresso del cimitero.) questa volta quello di piazza santa Greca, secondo quanto disposto dal commissario Castiglia nello stesso cimitero. Con l’avvento di don Maxia a Decimo, cominciarono le modifiche, migliorie o comunque novità negli usi e costumi ecclesiastici della comunità. Il reverendo volle dare alla parrocchia un

aspetto diverso, inizialmente nella parte esteriore poi un po’ in tutta la chiesa. Nel 1922 fu fatta una questua, nella comunità decimese per raccogliere fondi che poi sarebbero serviti per le modifiche e restauri. Il 25 febbraio 1923 si recò a Decimo in visita pastorale monsignor Piovella , il 5 marzo dello stesso anno si diede inizio ai lavori. La parte esterna e la facciata in particolare subirono trasformazioni, su di essa fu eretto un timpano triangolare sormontato da una croce, la finestra rettangolare sopra il portone fu sostituita da un’apertura circolare tipo rosone e furono eliminati i rozzi sedili in pietra. Con lavori successivi fu aggiunta la bussola nella porta della chiesa. Il pavimento di pietra fu rifatto con pianelle in cemento bianche e nere, furono eliminati gli altarini collocati di fronte ai primi pilastri della navata. In questi altarini vi erano due quadri raffiguranti S. Francesco di Paola e S. Filomena, fu anche sostituita la colonna alla pila dell’acqua benedetta originariamente in granito grigio, con una di pietra bianca proveniente da una chiesa campestre del paese. Gli arredi e i simulacri della parrocchia nel 1927 furono arricchiti, anche con i fondi dell’Unione delle figlie di Maria e l’interessamento della signorina Ida Murenu, si acquistarono dalla ditta Cristiano Delago di Ortisei (Val Gardena) la nuova statua dell’Immacolata che fu inaugurata l’8 dicembre. Sempre da Ortisei furono acquistate le statue di S. Teresina del Bambin Gesù opera dello scultore Carlo Pancheri, nel 1925 e la statua di Sant’ Isidoro, nel 1926. Il 1928 per Decimo e la sue chiese fu un anno storico. Gli avvenimenti registrati nei documenti per il futuro, la

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cultura partecipazione della popolazione e dei fedeli di tutta l’Isola ancora sono vivi nella memoria del paese. La preparazione della parrocchiale, della chiesa di santa Greca e di tutti i decimesi fu proverbiale, e per quanto tutte le cerimonie interessassero la nostra vergine e martire è “in primis” la festa a lei dedicata, una buona parte di attività interessarono anche la parrocchia. Già dal 13 gennaio, giorno successivo alla ricorrenza del martirio della vergine, il signor Raffaele Mantega , presidente degli uomini cattolici e provetto muratore, su invito del parroco e previa autorizzazione dell’arcivescovo, dà inizio ai lavori per l’apertura del sarcofago di santa Greca, onde permettere la ricognizione delle reliquie. La grata di ferro sotto la nicchia del santo patrono permetteva la vista parziale del sarcofago, coperto da una lapide che aveva impresso un bassorilievo riproducente la martire adagiata sul fianco destro con le mani incrociate e con in testa una corona di rose. L’operazione di rimozione del sarcofago, monolitico,

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dovette essere fatta con grande attenzione e precauzione. L’atmosfera che regnava nella chiesa, per quanto con pochi presenti, era molto solenne. Il sarcofago nell’interno si presentò diviso in due loculi da una tavoletta. In uno dei loculi c’erano le reliquie avvolte in un panno di seta e un astuccio di zinco della misura di cm. 40 x 4 con i sigilli intatti che conteneva una pergamena in ottimo stato con l’iscrizione: “ Die 20 maii 1789 disiecta templi ara maxima Graecae V.et M. in sarcofago cum epigrafe inventa riteque recognita summa religione in arca marmorea in ara splendidi ore forma extructa condita sunt, mandante ill.mo et rev,mo D. F. Victorio Philippo Melano a Sportula Archiepiscopo Calaritano Primate Sardiniae et Corsicae qui Hanc membranam reigestae monumentum sua manu obsignavit. Nell’altro loculo fu trovata polvere avvolta in un panno di lino piuttosto deteriorato. Fu comunque una ricognizione quasi privata, quella ufficiale si tenne il 26 settem-

bre 1928, alla presenza di monsignor Piovella. Alle 16.30 circa, del 26 settembre, monsignor Piovella procede alla cerimonia ufficiale della ricognizione delle reliquie di santa Greca. Sono presenti: il medico dott. Niccolino Satta, Cav. Nino Serra, I signori Raffaele Mantega ed Enrico Casula, il canonico Giovanni Ligas Provicario Generale, il Teologo Benvenuto Dodero vice cancelliere della curia e il reverendo Eugenio Lai segretario dell’arcivescovo. Dalla ricognizione si evince che; mancano più della metà delle ossa e la testa, che non fu mai trovata. Bisogna ricordare che parte delle ossa furono trasportate in cattedrale quando fu trovato il corpo della martire (sec. XVII). Don Maxia, autore del “Liber Chronicus” dal quale si ricava tutta la documentazione storica, dal 1922, annota che le ossa della Santa: “Appaiono tenere, un po’ corrose dal tempo, di un colore giallognolo” . Le ossa furono esaminate dal dott. Niccolino Satta, su preghiera dell’arcivescovo, classificate una ad una e

date al canonico Ligas che le ripose nella cassetta d’argento, appositamente preparata per l’evento, mentre il cancelliere redigeva il verbale. Il dott. Satta esprime il suo giudizio sui reperti, asserendo che trattasi di una giovinetta di circa 20 anni e di periodo assai remoto.

segue nel prossimo numero

Nella pagina a sinistra il monumento “Il Calvario” situato oggi nel cimitero di Decimomannu. In alto il Monsignor Ernesto Maria Piovella

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l’angolo del condominio

IL PIANO CASA IN CONDOMINIO

di Sara Saiu Il Piano Casa non è altro che un complesso di norme a livello nazionale, regionale e locale volte a soddisfare le esigenze abitative dei cittadini rilanciando, nel contempo, il settore edile. Nato con il D. Lgs. 112/2008, ha poi trovato concreta applicazione nel 2009, con l’accordo preso tra Stato e Regioni, dove queste ultime hanno adeguato le norme alle proprie realtà territoriali e caratteristiche intrinseche. Le normative regionali, essendo a carattere “straordinario”, hanno una durata limitata nel tempo. Ad esempio, il Piano Casa Sardegna sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2016, salvo ulteriori proroghe. A proposito della nostra Regione, il Piano Casa è stato approvato con la Legge Regionale n. 4 del 23 ottobre 2009, a cui sono susseguite alcune modifiche ed integrazioni, tra le quali l’ultima del 2015 (Legge Regionale n. 8 del 23 aprile 2015). Ciò premesso di seguito ci soffermeremo, in modo particolare, sull’applicazione del Piano Casa nei complessi condominiali denominati “tipologie edilizie pluripiano”. L’art. 2 (Interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente) della Legge 4/2009 consente l’incremento

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volumetrico dei fabbricati ad uso residenziale, purché gli stessi – a seguito delle modifiche – si inseriscano in modo “organico e coerente” con le caratteristiche formali e architettoniche del fabbricato già esistente. In particolare, in presenza di tipologie edilizie pluripiano sono consentiti gli incrementi: 1 nel caso di copertura prevalentemente piana dell'edificio mediante sopraelevazione di un solo piano in arretramento di almeno metri 1,5 rispetto ai fili delle facciate prospicienti spazi pubblici ovvero mediante la chiusura dei piani pilotis, nel rispetto della sagoma dell'edificio e delle dimensioni minime dei parcheggi, come previste dalle norme legislative vigenti; 2 nei sottotetti a condizione che venga rispettata la sagoma massima delle murature perimetrali dell'edificio e che l'altezza media interna non superi i tre metri; 3 nei singoli piani a condizione che l'intervento si armonizzi con il disegno architettonico complessivo dell'edificio e che non vengano modificati i fili più esterni delle facciate prospicienti spazi pubblici. Gli incrementi previsti nei punti 1, 2 e 3 possono essere realizzati anche dai singoli proprietari purché venga dimostrato, mediante un progetto complessivo, il coerente inserimento dell'ampliamento nel contesto architettonico dell'edificio e rispettate le distanze tra pareti prospicienti come previste dagli strumenti urbanistici comunali vigenti. Gli incrementi volumetrici così realizzati costituiscono pertinenza inscindibile dell'unità immobiliare principale e non possono essere alienati separatamente ad essa. L’allegato alla Delibera G.R. n. 9/15 del 02 marzo 2010 contie-

ne alcuni indirizzi applicativi della Legge Regionale 4/2009. Di particolare interesse per i condomini è l’art. 2, il quale recita che: Gli ampliamenti negli immobili pluripiano possono essere realizzati a condizione che non vengano modificati i fili più esterni delle facciate prospicienti spazi pubblici, quali piazze, viabilità in generale ed aree sulle quali insistono servizi, impianti o attrezzature aventi carattere pubblico. Stante il divieto di mutare i fili più esterni del fabbricato, ove il prospetto si affacci verso i predetti spazi pubblici, non è ammesso eseguire l’intervento in avanzamento rispetto al perimetro iscrittore dell’edificio. L’ampliamento dovrà, pertanto, essere ricompreso all’interno della proiezione della superficie coperta dell’edificio, compresi gli aggetti, i balconi ed ogni altro elemento a sbalzo. (…) Riguardo alle tipologie edilizie pluripiano ed alle case a schiera la realizzazione dell’ampliamento, da parte del sin-

golo proprietario, richiede la dimostrazione che le opere si inseriscano coerentemente nel contesto architettonico dell’immobile. Il singolo proprietario dovrà presentare, pertanto, un progetto esteso all’intero complesso edilizio, nel quale si ipotizzi una soluzione progettuale adeguatamente integrata con le caratteristiche compositive del medesimo complesso. La proposta progettuale non richiede la preventiva acquisizione del consenso dei proprietari delle altre unità immobiliari, salvo quanto diversamente previsto dalle norme che regolano i rapporti di natura civilistica. Quest’ultimo punto intende specificare che le norme che vengono convenzionalmente stabilite dalle parti in contratti o regolamenti (ad esempio regolamenti condominiali di tipo contrattuale) possono derogare la Legge, prevedendo la necessità dell’autorizzazione da parte degli altri condomini in caso di lavori, ad esempio, di ampliamento.

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attualità filosofica

LA CADUTA ETICA DEL POPULISMO

di Giancarlo Pillitu i fa un gran parlare oggi di populismo. E’ ormai diventato la chiave di lettura dei fenomeni politici più significativi dei nostri tempi. Dalla Brexit all’elezione di Donald Trump a presidente degli USA. E potrebbe essere la chiave interpretativa anche del nostro Referendum costituzionale. Ma in che cosa consiste il populismo? Si può tentare di rispondere a questa domanda analizzando tale fenomeno da diversi punti di vista: socio-economico, storico, etico-filosofico. Un esercizio sicuramente utile per comprendere la realtà sociale e noi stessi che ne facciamo parte. In linea di massima, quando si parla di populismo, si pensa al “rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione” (citiamo dal vocabolario on line della Treccani, La cultura italiana). Tale definizione ci immette nell’analisi storica del fenomeno: è sufficiente riportare alla mente la crisi economico-sociale dell’Italia nell’immediato primo dopoguerra, quando rapidamente si passò dal “biennio rosso” al “biennio nero” e all’avvento del fascismo. La situazione di disorientamento politico, etico e culturale, mutatis mutandis, era molto simile all’attuale. L’analisi sociologica, si pensi a quanto scrive Luca Ricolfi su “Il Sole 24 Ore” del 6 Novembre 2016, nell’articolo intitolato “Il cocktail populista tra crisi e paura”, individua le cause dell’ondata populista nella “crisi occupazionale” e nella paura (dell’immigrazione e soprattutto del terrorismo)” (pp. 1 e 21). Noi preferiamo soffermarci su un tentativo di analisi etico-filosofica. Per semplificare il discorso, distinguiamo idealmente le seguenti quattro sfere della vita umana, individuale e sociale: 1- ECONOMIA: è la sfera determinata dai bisogni; 2- ETICA: è la sfera in cui si elaborano i valori (Hannah Arendt); 3- POLITICA: è la sfera in cui si effettuano delle scelte collettive per rispondere ai bisogni (economia) sulla base di criteri, valori di riferimento (etica); 4- MONDO COMUNE: è lo “spazio pubblico” (Hannah Arendt) in cui economia, etica e politica superano le loro prerogative e distin-

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zioni per raggiungere una sintesi in una visione ideale che oltrepassa il presente e si proietta nel futuro, a favore anche delle generazioni a venire, seguendo il principio di responsabilità (Hans Jonas). In tempi normali, il cammino dell’umanità, lo sviluppo delle società, dovrebbe articolarsi idealmente in tali fasi. L’elaborazione morale può essere intesa, seguendo la riflessione di Hannah Arendt in “Alcune questioni di filosofia morale” (Einaudi, Torino 2015), in due modi fondamentali e alternativi: a) come il frutto della contemplazione di valori eterni, le idee platoniche, attraverso un “organo speciale”, la nostra anima razionale, per sfiducia nella coscienza umana, che rischia sempre di smarrirsi nel relativo; b) come un “restare con se stessi”, secondo quanto suggerisce Socrate. In quest’ottica, la filosofa tedesca afferma: “Mi sono soffermata a lungo sulle dottrine platoniche per mostrarvi come stanno le cose – o meglio, come dovrebbero stare – se non vi fidate troppo della coscienza umana” (pp. 47-48). E aggiunge: “Secondo Socrate non c’è bisogno di alcun organo speciale [“che svolga la stessa funzione dell’occhio che contempla le cose visibili e mondane” (p. 50)], perché basta restare con se stessi, senza ricorrere a qualche istanza trascendente o comunque esterna a noi stessi, colta con gli occhi dello spirito, che ci informi su ciò che è giusto e ciò che non lo è. […] E se siamo in conflitto con noi stessi, è come se dovessimo vivere e passare le nostre giornate con il nostro peggior nemico” (p. 50). L’elaborazione etica, ovvero il pensare e il ricordare, secondo la Arendt, sono attività che seguono la via socratica del “parlare con se stessi” (p. 50) in un incessante dialogo, piuttosto che quella platonica della contemplazione razionale di valori assoluti ed eterni. Il “mondo comune” di cui ci parla l’allieva di Martin Heidegger è ben descritto da Mario Perniola in “Miracoli e traumi della comunicazione” (Einaudi, Torino 2009): “Una vita che vale la pena di essere vissuta è quella che lotta per qualcosa che va al di là della nostra esistenza singola, come l’antichità classica non meno che la modernità occidentale hanno insegnato. Dal Sessantotto a oggi molti hanno dedicato tutto il loro tempo e le loro energie per mantenere l’esistenza di un mondo comune, che comprende – come dice Hannah Arendt – coloro che sono vissuti prima di noi e coloro che vivranno dopo di noi” (p. 119). Perniola contrappone il “mondo comune”, lo “spazio pubblico”, al “mondo della comunicazione”, “non solo perché questo è effimero e istantaneo, ma anche perché è irremovibilmente risoluto a confondere tutto con tutto” (pp.119-120). Ma che cosa accade in tempi di crisi? Avviene uno scavalcamento delle fasi più qualificanti dell’umanità, ovvero dell’etica e del “mondo comune”, per cui i bisogni (l’economia) dettano le scelte (politica) senza la mediazione dei valori (etica) e senza una prospettiva che vada oltre il presente imme-

diato e tenga conto responsabilmente delle generazioni future (mondo comune). Tale è il fenomeno del populismo: la mancata elaborazione etica, nel presente e per il futuro, dei valori sulla base dei quali decidere politicamente in vista di un mondo comune. Ciò che viene a mancare è il socratico (più che platonico) dialogo dell’anima con se stessa, ovvero il pensiero. Il pensiero, sostiene la Arendt, è un’attività, che in quanto tale si differenzia dalla sensibilità e dall’attenzione per i prodotti più elevati dello spirito, sensibilità e attenzione che invece costituiscono una forma di passività che può caratterizzare intellettuali e individui di cultura, incapaci tuttavia di pensare e ricordare e, per tale motivo, capaci invece di commettere i crimini più atroci: “Lasciate infine che vi riporti alla mente quegli assassini del Terzo Reich che non soltanto conducevano una normalissima vita familiare, ma passavano inoltre il proprio tempo a leggere Holderlin e ad ascoltare Bach, provando (se c’è ancora bisogno di prove) che anche gli intellettuali possono tranquillamente precipitare nel crimine al pari di tutti gli altri. […] Il problema, con questi dotti ed eruditi assassini, è invece che nessuno di loro ha mai prodotto una poesia degna di questo nome, o un brano musicale degno di questo nome, da appendere magari alle pareti di casa propria” (H. Arendt, Op. cit., pp. 56-57). Il fenomeno che Hannah Arendt descrive con l’espressione “perdere la capacità di parlare con se stessi” (p. 55), viene definito “disimpegno morale” dallo psicologo Albert Bandura, che lo considera un meccanismo di “deumanizzazione”. In questo senso, il populismo, che ci piaccia o meno, è appunto una manifestazione molto preoccupante di un processo di “deumanizzazione”, ovvero della caduta etica dell’uomo. Abbiamo iniziato a scrivere il presente articolo ignorando l’esito del voto referendario. Lo concludiamo sapendo della schiacciante vittoria del “no”. Ci chiediamo quindi come debba essere interpretata tale vittoria. Si tratta dell’ulteriore affermazione del populismo, in considerazione del fatto che lo schieramento del “no” aveva al suo interno il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e la Lega Nord di Matteo Salvini (formazioni politiche notoriamente considerate espressione del populismo)? Oppure è la risposta di un popolo sostanzialmente conservatore alle sollecitazioni riformiste di un leader che ha peccato di hybris (qualcuno la definirebbe arroganza!)? Noi preferiamo pensare che si sia compiuto il miracolo dell’uscita, almeno temporanea, dal “disimpegno morale”, ovvero del recupero della capacità di elaborazione etica, conquista mai definitiva, attraverso quello che Hegel chiama il “travaglio del negativo”, un travaglio indubbiamente stimolato (e questa sarebbe una nota di merito) dalla tracotante politica renziana. Hannah Arendt (Hannover 1906 - New York 1975)

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astronomia

LO SCUDO MAGNETICO

DEL PIANETA TERRA di Marco Massa* o spazio interplanetario è un ambiente pericoloso dove abbondano radiazioni letali e meteoriti. Eppure il nostro pianeta azzurro sembra passare indenne attraverso questo “sciame cosmico”. Come mai? Perché è protetto da due corazze naturali: il campo magnetico terrestre e una densa atmosfera.

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L'ATMOSFERA TERRESTRE La Stratosfera,lo strato esterno dell'atmosfera, contiene ozono, una forma di ossigeno che assorbe il 99 per cento delle radiazioni ultraviolette

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provenienti dal Sole. Pertanto lo strato di ozono aiuta a proteggere dalle radiazioni pericolose molte forme di vita, uomo compreso. Inoltre l'atmosfera ci protegge dalla pioggia quotidiana di milioni di meteoriti, che vanno da minuscole particelle a veri propri massi. Fortunatamente la stragrande maggioranza di questi meteoriti si incendiano per attrito con l'atmosfera, dando luogo a scie luminose dette meteore o, popolarmente stelle cadenti! IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE La Terra è circondata da uno

scudo magnetico, una specie di ombrello spaziale costituito dalle tante linee di forza del campo magnetico terrestre che protegge il pianeta dalla radiazione solare. Il campo magnetico terrestre, o campo geomagnetico, è un fenomeno naturale, comune anche ad altri pianeti ed è soprattutto presente nel Sole. Il campo magnetico terrestre ha origine negli strati più profondi del pianeta e si estende nello spazio, dove forma uno scudo invisibile chiamato Magnetosfera. Questo scudo ci protegge sia dalle radiazioni cosmiche, impedendo che ci colpiscano con tutta la loro energia, sia da

alcuni pericoli provenienti dal Sole. Fra questi ci sono: il vento solare, ovvero il flusso costante di particelle ad alta energia; i brillamenti solari, che nel giro di pochi minuti sprigionano l'energia di miliardi di bombe all'idrogeno; le espulsioni di massa coronale, che proiettano nello spazio miliardi di tonnellate di nuclei di materia proveniente dalla corona solare. Sia i brillamenti solari che le espulsioni di massa coronale danno luogo a intense aurore polari, ovvero spettacolari fenomeni luminosi visibili nell'alta atmosfera vicino ai poli magnetici della Terra. I geofisici ritengono che il campo di forze si origini dal nucleo terrestre e che l’interno della Terra si comporti come un’enorme dinamo che trasforma l’energia meccanica del fluido in movimento in energia magnetica. Si pensa che una parte del nucleo sia formata da ferro allo stato liquido mantenuto in movi-

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astronomia mento da correnti termiche e dalla rotazione terrestre. Come la dinamo di un generatore elettrico, questo ferro ionizzato in movimento crea immense correnti elettriche e un enorme campo di forza magnetica che insieme avvolgono la Terra e si propagano nello spazio. Poli magnetici e poli geografici I poli geografici rappresentano i punti d’incontro dell’asse di rotazione terrestre con la superficie del pianeta. Per semplicità possiamo assimilare il campo magnetico terrestre a un’enorme calamita a forma di barra disposta entro la Terra in posizione quasi coincidente con l’asse di rotazione. In effetti la coincidenza non è perfetta e l’ago di una bussola, che indica il polo nord magnetico, forma un piccolo angolo rispetto al polo nord geografico. Oggi, ad esempio, l’ago di una bussola posta in Sardegna punta a poco meno di 3 gradi ad Ovest del polo geografico. Questo angolo si chiama declinazione magnetica e il suo valore è diverso a seconda delle località.

Nella foto in alto, la tempesta magnetica proveniente dal Sole genera l'aurora boreale. In basso, la tempesta magnetica proveniente dal Sole e a destra il campo magnetico terrestre che devia le radiazioni pericolose e difende la Terra

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SPOSTAMENTO DEI POLI Normalmente l’asse magnetico è sottoposto a piccole fluttuazioni dovute alla rotazione terrestre, alla massa non omogenea dell’interno del pianeta e al fatto che il nucleo ferroso della Terra, per attrito con le

masse magmatiche sovrastanti, agisce come una sorta di gigantesco magnete. Tali fluttuazioni fanno sì che i poli magnetici non siano stabili ma si spostino con il passare degli anni. Il polo nord magnetico nel 1831 era a circa 70 gradi di latitudine nord e 97 gradi di longitudine ovest, oggi è invece a 74 gradi di latitudine nord e 100 gradi di longitudine ovest, nell’arcipelago dell’estremo nord canadese e si sta spostando alla velocità di circa 60 km all’anno verso la Siberia. INVERSIONE DEI POLI Periodicamente la parte più esterna del nucleo terrestre composta da ferro e nichel allo stato liquido, per ragioni non ancora del tutto chiarite, rallenta il proprio movimento fino a interrompersi, per poi continuare nella direzione opposta. Poiché gran parte del campo magnetico terrestre è prodotto proprio dal movimento della parte esterna del nucleo, all'invertirsi di questo movimento si ha anche un’inversione di polarità. Tali inversioni dei poli magnetici si sono potute osservare e calcolare tramite il raffreddamento delle colate laviche preistoriche le quali, a causa del loro contenuto in elementi ferrosi, erano orientate verso il polo magnetico dell'epoca. Questo fenomeno di inversione del campo magnetico terrestre, chiamato inversione geomagnetica, si è

ripetuto diverse volte durante la storia della Terra, l'ultima delle quali risale a circa 780.000 anni fa, durante il pleistocene. Le misure effettuate negli ultimi anni indicano inoltre che il campo magnetico globale si è indebolito del 10% dal 19° secolo ad oggi. CONCLUSIONI Il campo magnetico terrestre ci protegge dalle tempeste solari e dai raggi cosmici. Secondo alcuni scienziati, il fenomeno dell’inversione dei poli potrebbe causare un indebolimento dello scudo protettivo contro la radiazione solare determinando un assottigliamento dello strato di ozono e una maggiore penetrazione delle radiazioni ultraviolette, con un conseguente aumento delle malattie tumorali per gli esseri umani. Non solo, ma il fenomeno potrebbe avere anche effetti sugli animali, come le balene o alcune specie di uccelli, che si servono del campo magnetico per orientarsi. Speriamo che tale fenomeno non avvenga di questi tempi ma molto più in là, quando la scienza avrà trovato il sistema per proteggere meglio gli esseri viventi del pianeta azzurro!

*presidente dell'Associazione Astrofili Sardi

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personaggi Villaspeciosa

LA NUOVA VITA DI DENISE SCANO

NELL'ORDO VIRGINUM

A 46 anni dalla promulgazione del Rito, una giovane speciosese intraprende uno speciale percorso di vita consacrata. di Giuliana Mallei resto sarà Natale, ce lo dicono le vetrine dei negozi addobbate, le luminarie e la corsa ai regali. Purtroppo, di anno in anno, si va perdendo il vero significato di questa festa religiosa, una delle più importanti per la Cristianità. Eppure nessuno dovrebbe mai scordare che il Natale è la festa dell’Uomo, di Gesù Cristo, figlio di Dio, fattosi uomo per condividere la nostra condizione umana, fuorché nel peccato. Questo Dio, che ha mandato suo Figlio tra noi per non lasciarci soli e illuminarci la strada da percorrere fino a Lui, ogni giorno si rivolge a noi, ma spesso non Lo ascoltiamo. La sordità che impedisce alla maggior parte di noi di sentire la chiamata del Padre verso la vocazione (sacerdotale, matrimoniale, devozionale ecc.) non ha colpito una giovane di Villaspeciosa che ha deciso di ascoltare ciò che il Signore voleva chiederle. Denise Scano, 34 anni, laureanda in Ingegneria Edile-Architettura, nonostante il frastuono della vita frenetica che si muove attorno alle sue giornate, ha saputo ascoltare la chiamata di Nostro Signore. Infatti lo scorso 31 ottobre, presso la Cattedrale di Cagliari, Denise ha consacrato la sua vita a Gesù e lo ha fatto entrando a far parte dell’Ordo Virginum, attraverso un rito di consacrazione celebrato dal vescovo. Ciao Denise, potresti spiegare ai lettori di Vulcano cosa è l’Ordo Virginum? Certamente. Si tratta di un antichissimo rito di consacrazione delle Vergini che affonda le sue origini nei primi quattro secoli del Cristianesimo. È stato riscoperto con il Concilio Vaticano II, come si può leggere nella costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium al n°80 che chiede espressamente di revisionare il rito di consacrazione delle vergini presente nel pontificale romano. Nel 1970, in attuazione del Concilio, venne promulgato in nuovo Rito Consacrazione.

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La consacrazione avviene seguendo un rito ben preciso, giusto? Si, è proprio così. Il Rito della Consacrazione è nel Pontificale Romano dove nei prænotanda è chiaramente specificato che “possono ricevere la consacrazione pubblica con solenne rito liturgico quelle donne che non siano mai state sposate né abbiano mai vissuto pubblicamente in uno stato contrario alla castità”. La consacrazione avviene durante la Celebrazione Eucaristica e deve essere presieduta dal vescovo ordinario del luogo nella chiesa Cattedrale. Si articola in una serie di momenti. La celebrazione si apre con la processione d’ingresso alla quale

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partecipa la consacranda insieme alle due testimoni. Dopo la lettura del Vangelo, vi è la chiamata. Alla chiamata segue l’omelia, al termine di essa avviene l’interrogazione da parte del vescovo che sottopone alla consacranda tre domande, alle quali quest’ultima risponde “Si, lo voglio”. Le suddette domande hanno la funzione di indagare l’effettiva volontà della consacranda davanti alla comunità, che è testimone di quanto avviene. Attraverso le domande, il vescovo rimarca il grande valore che la Chiesa pone nei riguardi della verginità consacrata e sottolinea l’importanza e la responsabilità di chi si impegna in questo proposito. Il tutto è inserito in un’atmosfera di grande gioia per il tangibile dono divino che la consacranda riceve. Dopo le interrogazioni la consacranda si prostra mentre vengono recitate le litanie dei Santi. Al termine di esse, la consacranda si avvicina alla cattedra del vescovo e avviene l’Immixio manuum, ossia lei pone le sue mani giunte tra le mani del vescovo e rinnova, con questo gesto, il proposito di castità attraverso la seguente formula: “Accogli o Padre, il mio proposito di castità perfetta alla sequela di Cristo, lo professo davanti a te e al tuo popolo con la Grazia dello Spirito Santo.” A questo atto di promessa, segue la solenne preghiera di consacrazione, da parte del vescovo a cui fa seguito la consegna dei simboli di consacrazione. Quindi la celebrazione Eucaristica prosegue come di consueto. Un rito molto intenso, con molti elementi in comune con l’ordinazione sacerdotale e quella diaconale, se non sbaglio. Ma in cosa consistono i simboli che il vescovo consegna durante la celebrazione? È proprio così. I simboli sono le insegne sponsali, il velo - ma è facoltativo - e l’anello nuziale; e i simboli ecclesiali, il libro della Liturgia delle Ore. Quando ti sei resa conto che il Signore ti chiamava? Appartengo ad una famiglia molto religiosa e ho sempre frequentato la mia parrocchia di appartenenza. Infatti per il lavoro di mio padre (sottufficiale dell’Esercito) ci siamo trasferiti diverse volte, ma la nostra partecipazione in parrocchia è sempre stata attiva. Circa 4 anni fa mi sono resa conto che la mia vita doveva prendere una svolta e ne ho parlato con un sacerdote. In questi anni ho intrapreso un percorso spirituale e di preparazione che si è concluso con la consacrazione e l’inizio di questa nuova vita tutta dedicata al Signore. Tu però non ti vestirai da suora, né andrai a vivere in convento.

Infatti. Io concluderò i miei studi in Ingegneria e cercherò un lavoro, continuerò a vivere con i miei genitori, ma dovrò rispondere al vescovo, in quanto mio diretto superiore al quale devo obbedienza. Attualmente ricopri qualche incarico in Diocesi? Sì, da tre anni sono la segretaria dell’Ufficio Liturgico diocesano, incarico che svolgo a titolo di volontariato e che il vescovo mi ha voluto riconfermare. Infatti sono tenuta a svolgere servizio alla Chiesa o in diocesi e/o in parrocchia, servizio che mi viene affidato direttamente dal vescovo. In parrocchia svolgi già dei servizi da molti anni. Sì, faccio parte del coro parrocchiale da vent’anni e sono catechista da sei anni. Sono pronta a svolgere altri compiti, quelli che il parroco riterrà opportuno delegarmi concordandoli con lui. Una curiosità: l’Ordo Virginum conta molte consacrate? Nella Diocesi di Cagliari siamo in due, ma non so esattamente quante siamo in Italia. Siamo presenti in tutto il mondo poiché questo tipo di consacrazione, come ti dicevo, è tornato in auge con il Concilio Ecumenico Vaticano II. La tua famiglia come ha accolto la tua decisione? Sono stati felici e hanno gioito con me. Anche se, per la verità, ho comunicato loro la mia decisione non molto tempo prima della consacrazione. La consacrazione di Denise è stata accolta a Villaspeciosa come un dono molto grande che il Signore ha voluto fare, ancora una volta, alla nostra comunità. Dopo l’ordinazione di quattro sacerdoti, la consacrazione di Denise, in un momento di disorientamento per la nostra parrocchia, è stata una vera benedizione; il Signore ha voluto ancora una volta indicarci la strada da percorrere. Denise, con la sua presenza continua e silenziosa (ma attiva) in parrocchia, è il chiaro esempio che il Signore bussa al nostro cuore: sta a noi aprirgli la porta e ascoltare.

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le rubriche di Vulcano

TORTA DI PATATE Ingredienti √ √ √ √

Una confezione di pasta sfoglia 2 uova grammi 50 di parmigiano olio, sale e pepe quanto basta

√ 500 grammi di patate √ grammi 100 di prosciutto cotto √ una confezione di panna

preparazione Lessate le patate, appena pronte schiacciatele e mischiatele con le uova, il parmigiano, il sale, il pepe e la panna. In una teglia, imburrata e spolverata di pane grattugiato, fare uno strato di patate; al centro inseriteci il prosciutto, poi finite di mettere la parte restante delle patate. Sopra metteteci qualche fiocchetto di burro e una spolverata di pane grattugiato. Infornate a 180 gradi per 30 minuti.

LA RIMPATRIATA DEI GIOVANI CINQUANTENNI DI VILLASPECIOSA di Giuliana Mallei Domenica 18 dicembre i Cinquantenni di Villaspeciosa si sono riuniti per festeggiare insieme il mezzo secolo di vita splendidamente raggiunto. L'appuntamento è stato fissato per la messa delle 10,30, officiata, presso la parrocchia di Villaspeciosa, dal parroco don Marco Puddu. Il giovane sacerdote ha augurato ai suoi parrocchiani cinquantenni di festeggiare i 100 e i 150 anni, sempre in salute e letizia. La giornata è proseguita con il pranzo dove i ragazzi del '66 hanno avuto occasione di ricordare l'infanzia e le avventure scolastiche vissute assieme fin dall'asilo. Un ricordo è andato ai coetanei che non sono più tra noi e all'amata maestra, signorina Marta Pusceddu, che li ha guidati per i 5 anni della scuola elementare con amore e dedizione, nonostante la classe fosse davvero numerosa (circa 40 allievi). Purtroppo non tutti i 50enni sono potuti essere presenti per ragioni di lavoro o di famiglia. Giungano a tutti i 50enni speciosesi i

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Nella foto, Pietrina Carta, Annalisa Concas, Josef Cossu, Paolo Follesa, Paola Mallei, Annarella Mameli, Elio Melis, Graziano Podda, Vinicio Podda, Massimo Piano, Fiorella Picciau, Stefano Sanna, Carla Sarigu, e Giuseppe Sedda

migliori auguri per questi splendidi primi

50 anni.

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dai comuni Decimomannu

La “Figura Danzante”

di Gabriella Grimaldi RIVIVE PER TUTTI I DECIMESI di Sandro Bandu Sabato 10 dicembre è stata re-inaugurata nello spazio antistante il nuovo Centro Culturale, in vico I Is Bagantinus al numero 8, la bellissima statua dell'artista Gabriella Grimaldi raffigurante una “Figura Danzante”. Un’opera affascinante che ha riscosso subito successo e dal percorso piuttosto travagliato. È una delle sei statue che l'Arci Bauhaus donò al Comune di Decimomannu nel 1996 in occasione del simposio “ARTINSIEME”, negli anni in cui il sottoscritto ricopriva la carica di presidente dell'Arci Bauhaus. Molti artisti sardi, scultori e pittori, diedero vita a una manifestazione che mise in subbuglio l'intero Paese, abbellendo le nostre piazze e scuole con opere che ancora resistono e valorizzano il patrimonio cittadino. La statua dell'artista Gabriella Grimaldi fu inaugurata e posizionata nella piazza Balli, ma negli anni successivi,

durante i lavori di ristrutturazione della stessa piazza, a causa di un'incauta manovra degli operai, fu fatta cadere e ridotta in vari pezzi. Per fortuna i pezzi furono raccolti e l'opera fu riparata, ma per tanto tempo, quasi vent'anni, è rimasta “parcheggiata” nell'angar comunale di via delle Aie senza che nessuno si assumesse l'onere di trovarle una nuova sistemazione.

Oggi, grazie alla sensibilità dell'amministrazione comunale guidata dalla sindaca Anna Paola Marongiu, quest’opera rivive una nuova vita e tutti i cittadini decimesi, e non, potranno nuovamente ammirarla in tutto il suo splendore. Nel prossimo numero parleremo anche delle altre statuericordo di quel favoloso simposio del 1996.

RECENSIONE DELLA MANIFESTAZIONE a cura di Davide Falchi Il giorno del ‘Vernissage Inaugurale’ è stata, forse, messa la parola fine all’incredibile, misteriosa e tormentata storia di questa scultura: prima spezzata in due, poi persa, e poi, infine, miracolosamente riapparsa integra dopo vent’anni. Facciamo ora un breve riassunto di questa lunga storia.

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La “Figura danzante” di Gabriella Grimaldi è una scultura a tuttotondo in trachite rossa. Rappresenta un nudo femminile a grandezza naturale, una danzatrice. Il riferimento è al classico e si rifà alla ‘figura iconografica’ delle Menadi. La “Figura danzante” è una delle “6 Opere” realizzate durante il “Simposio di scultura Artinsieme” che fu organizzato e diretto dall'Arci

Bauhaus nel 1996. Alla fine della manifestazione, come previsto dagli organizzatori, La “Figura danzante” di Gabriella Grimaldi fu collocata nella piazza Balli. Nel 1997, un vandalo imbrattò la scultura con della vernice spray: però il danno si risolse facilmente. Fu la stessa artista Gabriella Grimaldi a riparare il danno. Ma nel 1998 successe il patatrac...: la

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dai comuni Decimomannu

GABRIELLA GRIMALDI: CHI È? di Davide Falchi Gabriella Grimaldi è nata a Serramanna. In tutti questi anni ha realizza-

to prevalentemente Progetti di Scultura, ma anche di Pittura e di Disegno. Per trent’anni ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte in

vari Licei del Cagliaritano. Ora vive a Carrara dove ha aperto uno studio di Scultura. La “Figura danzante” esposta a Decimomannu è una delle sue prime sculture. Si tratta di una “Figura Femminile“ a grandezza naturale che, praticamente nuda, si protende in avanti come cercando, in qualche maniera, di liberarsi dalla roccia nella quale è imprigionata. Fluttuante e danzante. Già dall’inizio era stato previsto che quest’opera sarebbe stata collocata in Piazza Balli. E allora, appunto per questo, l’ispirazione è stata influenzata dal luogo in cui sarebbe dovuta rimanere in permanenza. Per sempre. C’era tutto un desiderio di valorizzazione di Piazza Balli. E pertanto, cosa di più appropriato di una Figura Danzante in Piazza Balli? Questa è... scolpita praticamente a tuttotondo. In Trachite Rosa di Fordongianus:Bella Rossa e Trionfale. Subito ti dà una botta iniziale appena la vedi per la prima volta; il riferimento ispirativo è al classico. Non solo rilevabile nelle armonie perfette della rappresentazione del corpo femminile. Gabriella Grimaldi cerca anche riferimenti, in particolaDavide Falchi abbraccia la “Donna Danzante”

scultura fu spezzata in due tronconi durante una maldestra operazione di spostamento dell’opera, per consentire i lavori di riqualificazione di Piazza Balli. Da allora se ne persero le tracce. Si disse che forse era stata conferita in discarica insieme alle macerie dei lavori di Piazza Balli. Oppure, chi lo sa, si ipotizzò che, forse, qualcuno l'avesse portata via perché, forse innamorato della scultura. Fatto sta che a Gabriella Grimaldi non restò altro che rassegnarsi di aver perso per sempre la sua “Figura danzante”. Una tragedia… per un'artista. Cerchiamo di capirlo.

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Poi invece, recentemente, la svolta inaspettata. Il Miracolo. La “Figura danzante” è riapparsa improvvisamente all’Autoparco Comunale. Miracolosamente integra! Non si sa chi sia il Santo che abbia compiuto questo miracolo. E’ stato fatto un Capolavoro. Quasi non si vede il segno di giunzione delle due parti. Addirittura il misterioso riparatore-disculture ci ha voluto mettere del suo: da ultimo le ha passato pure una vernicetrasparente-protettiva che ha conferito all’opera un aspetto lucido e una coloritura rossa intensa.

re, alla Figura Iconografica delle “Menadi” ("Le fanciulle seguaci del Dio Dioniso di cui celebravano il culto con cerimonie orgiastiche e danze forsennate al suono di flauti e tamburelli, al culmine delle quali aveva luogo il sacrificio di un capretto, o di un capriolo, dilaniato a colpi di coltello e divorato crudo nel momento del parossismo estatico" fonte Wikipedia). Però la nostra amata “Figura Danzante” non è così spregiudicata. E’ così dolce, mite e passiva rispetto alle Menadi. Molto più pacata. Grazia e leggerezza sono il suo DNA. Però quanto è sensuale con tutto questo gioco di trasparenze, con tutto questo vedo non vedo. Questo fondersi di corpo e roccia senza soluzione di continuità. E attenzione: scolpita benissimo: VIRTUOSISMO, raffinatissima nel ‘Gesto scultoreo’ ma anche con quella forza mascolina che non te la aspetteresti mai da una Scultrice. Per non parlare del piacere della ricerca, perfetta del dettaglio. Della perfezione delle proporzioni. Dell’armonia e dell’accuratezza con cui è stato concepito tutto l’impianto generale. E specialmente, riuscitissimo, del desiderio di rappresentare la femminilità.

Questa dominante Rossa come il sangue. E lasciatemelo dire: la cosa più incredibile di tutta questa ‘magnifica ed inaudita storia’ volta a lieto fine, e che ci dà una testimonianza tangibile e concreta di ciò che veramente voglia dire essere dei grandi artisti, è che a Gabriella Grimaldi non è dispiaciuto affatto. Anzi le è piaciuto questo tocco finale dato dal Misterioso-Riparatore-diSculture, che ha conferito all’opera questo aspetto lucido e questa coloritura rossa intensa. Questa dominante rossa come il sangue.

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ambiente Assemini

Panorama saline - foto Giampiero Piero Farci

SALINE CONTI-VECCHI:

a 100 anni si ritorna alle origini Col nuovo Piano Industriale previsto il rilancio della veterana fra le industrie del CACIP di Alberto Nioi uigi Conti-Vecchi, toscano tutto d’un pezzo classe 1849, di progetti ne aveva realizzati tanti. Era ingegnere e impresario, specializzato in opere ferroviarie, figlio di imprenditori quindi con quell’attitudine manageriale che se non ce l’hai di tuo, di sicuro la erediti in famiglia. Uno che usava la testa insomma. A corollario di una brillante carriera a cinquant’anni ottiene la nomina di Direttore Generale della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde ed è da Cagliari, sede della sua nuova attività, che in lui prende corpo l’idea che lo accompagnerà sino alla fine dei suoi giorni, forse il più ambizioso dei suoi progetti, l’ultimo: trasformare quella enorme palude malsana posta alle porte del capoluogo e lambita dai binari che attraversavano Santa Avendrace, in una delle più importanti saline d’Europa. Un chiodo fisso che non lo abbandonò neppure quando, alla soglia dei settant’anni, venne richiamato al fronte per partecipare al primo conflitto mondiale come alto ufficiale. Lui, con una carriera militare interrotta nel Genio Militare, fece parte del contingente di 13000 ufficiali che il corpo mise in campo nei lunghi mesi della guerra, fra il maggio 1915 e il

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novembre 1918. Poi arrivò l’armistizio di Compiègne, che, scherzi della storia, fu sottoscritto proprio in un vagone ferroviario e quell’ingegnere un po’ visionario, che aveva steso binari qua e la per l’Italia, torna nell’isola deciso a concretizzare quell’idea di cui era sempre più convinto e che ora sembrava finalmente realizzabile: il ministro sardo Francesco Cocco Ortu aveva appena emanato alcuni provvedimenti a sostegno degli interventi di bonifica, stanziando pure ingenti risorse a beneficio dei privati per interventi in aree demaniali. Un anno dopo il suo progetto stava sul tavolo del Ministro ai Lavori Pubblici e l’11 marzo 1919, presso il municipio di Cagliari, l’ingegnere presenta il suo programma al pubblico non senza subire qualche critica. Ma alla fine il grande giorno arrivò: il 29 luglio 1921 la firma della convenzione novantennale fra Luigi Conti Vecchi e lo Stato sancì l’avvio formale dei lavori. Esattamente 10 anni dopo, il Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Sardegna, “constatata l’ultimazione, l’entrata in esercizio e l’efficienza della salina e del connesso impianto industriale” dichiarava avviato il periodo di convenzione la cui scadenza fu fissata al 10 luglio 2021. Dopo quasi un secolo di vita le saline

Conti Vecchi possono essere considerate a ragione la più antica industria chimica sarda e probabilmente non solo la più longeva ma anche una delle più importanti con i suoi 115 dipendenti diretti e 200 circa dell’indotto. Una lunga storia che si intreccia con quella di un’isola e della sua gente, della sua sofferta stagione industriale, sopravvissuta anche alla crisi del polo petrolchimico di Cagliari sorto sulla spinta di quel Piano di Rinascita che rappresentò un fallimento totale. Il passaggio dalla Conti-Vecchi s.p.a. alla SIR di Rovelli avvenuto negli anni ‘70 segnò la prima fondamentale conversione delle attività industriali dell’impianto saliniero la cui produzione venne quasi interamente assorbita dall’industri chimica che per il territorio ha segnato un’epoca: la Rumianca. Si realizzò così un connubio tra realtà solo in apparenza inconciliabili: l’industria più eco-sostenibile di tutte, che utilizzava il mare come materia prima e il sole ed il vento come fonti energetiche, al servizio dell’industria chimica più inquinante che potessimo ospitare. Per oltre vent’anni agli impianti petrolchimici di Macchiareddu entrava l’oro bianco di Santa Gilla e ne uscivano i peggiori veleni, diretti sempre a Santa Gilla. Adesso che quella sciagurata stagione ce la siamo lasciata alle spalle e che

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dai comuni Decimomannu

Biblioteca Comunale Decimomannu: presentato il secondo libro di Carla Cossu

“Piante spontanee commestibili e aromatiche nella tradizione sarda” di Carla Cossu di Alberto Nioi Venerdì 25 Novembre, presso la Biblioteca Comunale di Decimomannu, la Dott.ssa Carla Cossu, presentata dall’Ass.re alle politiche sociali e Associazionismo del Comune di Decimomannu, Rosanna Argiolas, ha presentato il suo nuovo libro dal titolo “Piante spontanee commestibili e aromatiche nella tradizione sarda”. Visto i suoi studi e la sua passione per tutto ciò che riguarda le piante nella tradizione

sarda, la Dott.ssa Cossu ha parlato della Fitoalimurgia, cioè l’uso delle piante spontanee nell’alimentazione, spiegando come le piante possono essere utili ed efficaci se, prima di tutto, s’impara a conoscerle per evitare poi che diventino dannose per il nostro organismo. Il libro è un piccolo manuale dove si possono trovare 32 schede riportanti usi e tradizioni delle piante spontanee sarde, dando risalto all’uso alimentare. Ogni scheda è accompagnata da una ricetta, qualcuna

Saline Conti Vecchi insaccamento sali di magnesio - foto d'archivio

sulle macerie del nostro comparto industriale qualcuno cerca di nuovo, a fatica di fare impresa, la Luigi Conti-Vecchi spa oramai di proprietà pubblica (controllata dell’ENI), affronta la crisi ritornando alle origini e scommettendo sulla sua vocazione di industria “pulita”, ad impatto zero. Una riconversione partita nel 2013 che prevede il riavvio delle produzione del sale ad uso alimentare e la realizzazione di nuovi impianti per lavaggio, essiccazione e insaccamento del sale a cui si aggiunge una novità importante: la valo-

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elaborata, altre molto semplici, inserite a dimostrazione di come con pochi ingredienti si possono creare dei piatti gustosi, nutrienti e soprattutto sani. La presentazione è stata intervallata dalla lettura di un brano, tratto dal romanzo “Cosima” di Grazia Deledda, ad opera di Susanna Zanda operatrice della Biblioteca Comunale di Decimomannu. Questo brano è stato scelto perché racconta come in passato, tra le provviste della dispensa, erano presenti anche le piante spontanee commestibili e aromatiche. La serata si è poi conclusa con una piccola degustazione con piatti a base di ortica, malva, menta e altre piante riportate nel libro. Le persone presenti hanno gustato i piatti proposti riscoprendo gli antichi sapori andati perduti.

rizzazione in chiave turistica di tutto il compendio. Un piano industriale che prevede un investimento complessivo di 60 milioni di euro, parte dei quali appunto, riservati ad interventi di recupero del ricco patrimonio architettonico, ambientale e storico, e lo studio di un progetto di fruizione che vada dall’accoglienza dei visitatori sino allo sviluppo di itinerari naturalistici e culturali all’interno dei 2700 ettari di bacini evaporanti e caselle salanti, compresi, lo ricordiamo, in un Sito di Interesse Comunitario oggetto di rigorosa tutela

ambientale. Un progetto assolutamente innovativo per il quale è stata sottoscritta la partnership con il FAI, Fondo Italiano per l’Ambiente in un rapporto di collaborazione che durerà dieci anni. Avvio delle attività previsto per il 2017. Tutte queste importanti novità si realizzano nella cornice storica che coincide con la scadenza della concessione novantennale ed il suo rinnovo, che la Conti-Vecchi ha richiesto alla Regione Sardegna, e che verosimilmente coinciderà col periodo di ammortamento dell’investimento industriale programmato. A distanza di un secolo la storia si rinnova e questa, per tutti, rappresenta una grande lezione, per le comunità del territorio, per la politica e per il management industriale. Se dopo cento anni le saline ContiVecchi oggi sono ancora lì e guardano con ottimismo al loro futuro, la ragione è principalmente una: la sostenibilità ed il rispetto dell’ambiente nel processo industriale sono la migliore garanzia di un successo duraturo per qualsiasi intrapresa. Errare lo sappiamo è umano, per Conti-Vecchi perseverare sarebbe stato diabolico (e fatale).

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personaggi Decimomannu

ADELMO URRU

ALIAS ZIU MEMMU, L'UOMO

CHE SI È FATTO TUTTO DA SOLO! ne ha avuto ben 14, di cui 11 maschi e 3 femmine. I primi 10 tutti maschi, e solo dopo 16 anni dal primogenito è nata In alto un giovanissimo Adelmo Urru. In basso Ziu Memmu, con la moglie Giacomina, accompagnano Romina all'altare

dovevano diventare adulti già dalla tenera età. Oggi questo terreno, che insiste sulla SS 196 strada per Villasor, che era di una famiglia agiata decimese, dopo tanti anni è diventato il suo e lui ci ha realizzato un florente vivaio e il famoso Agriturismo che

Romina: la prima donna e per questo, forse, la più amata. Proprio Romina mi ha cercato, per tributare al padre questo ricordo e per rendere omaggio alla sua grandezza. Adelmo Urru non era un uomo facile, era senza fronzoli: era un uomo con la testa sulle spalle che badava al sodo. Originario di Guspini, era nato il 7 ottobre del 1932, ma già dalla tenera età, a causa del lavoro del padre in una miniera di Iglesias, la sua famiglia si trasferì a Decimomannu. Era il terzo di 8 figli e, come gran parte dei bimbi della sua epoca, non frequentò quelle che si dicevano le “scuole alte”, aveva infatti solo la quinta elementare, ma lui la scuola la frequentò sul campo, direttamente nel mondo del lavoro. La sua vita lavorativa iniziò in un grande terreno, di oltre 14 ettari, dove pascolava un enorme gregge di pecore, quasi più alte di lui: per noi oggi vedere un bimbo così piccolo già alle prese con un lavoro così duro sarebbe uno scandalo. Ma prima si faceva così: la vita era dura e i soldi pochi. I bambini

prende il suo nome: “Ziu Memmu”, per l’appunto. Ma non tutto è stato rose e fiori. Dopo l’apprendistato da pastorello, il nostro piccolo Anselmo si cimenterà giovanissimo nel mestiere di muratore e il primo lavoro, meglio definirlo regalo, lo farà ai genitori: costruirà per loro, a soli 18 anni, la casa. Inizia così la sua attività imprenditoriale nel campo edilizio. Si sposò a soli 21 anni con Giacomina Angiargia, e diede vita a una bella famiglia con tanti figli che inserirà puntualmente nella ditta di famiglia. Ma facciamo parlare direttamente Romina. “Mio padre a primo acchito poteva sembrare scorbutico, ma era il suo modo di fare. Era invece un uomo dal grande cuore. Era un uomo che proveniva dal mondo del lavoro e che conosceva il sacrificio. Per questo non voleva che il frutto del suo lavoro venisse vanificato e sperperato: non si doveva buttare niente. Bisognava essere parsimoniosi e autosufficienti in tutto: ci ha insegnato,

di Sandro Bandu uando percorri la Strada Statale 196, quella che da Decimomannu porta a Villasor, subito dopo il Villaggio Azzurro, incontri sulla sinistra un Agriturismo denominato “ZIU MEMMU”, e inevitabilmente ti assale un quesito: “Ma chi è questo Ziu Memmu? Sarà una persona fisica, o è uno dei tanti nomi commerciali fittizi?”. No, è tutto vero, è il nome di una persona che oggi non c’è più, perché Adelmo Urru, alias Ziu Memmu, è scomparso nel 2008, ma era la classica persona che partita dal nulla ha creato, con il suo ingegno, la sua creatività, la sua voglia di fare, un piccolo capolavoro imprenditoriale che spazia dall’impresa edilizia a quella agricola, passando per quella turistica rappresentata, appunto, dall’agriturismo. Sono passati ormai otto anni dalla sua scomparsa, ma tutti i decimesi lo ricordano ancora con affetto. Un uomo piccolo di statura, ma grande lavoratore: non c’è via a Decimomannu, e dintorni, dove la sua impresa edilizia non abbia effettuato un lavoro. La sua impresa famigliare ancora esiste e vi lavorano i suoi tanti figli: pensate

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infatti, a preparare le provviste per tutto l’anno. Noi facevamo solitamente a fine autunno, le provviste per l’intero anno: facevamo in casa il formaggio, le salsicce e la testa in cassetta”. Romina, parlami di tuo padre. “Mio padre iniziò a lavorare giovanissimo, da bambino faceva il pastorello, poi seguì la carriera del padre e per qualche anno andò a lavorare, in bicicletta, nella miniera di Masua, ma questa vita gli stava stretta e mollò subito per dedicarsi all’edilizia. Quest’ultimo senza dubbio è il mestiere che lo ha gratificato di più. Ma non aveva dimenticato le sue origini, quando iniziò a lavorare nel terreno dei signori Camerota, dove pascolava le pecore. Appena fu in grado di farlo, acquistò quel terreno e si dedicò anche all’agricoltura. Anche lì inserì alcuni figli e ci realizzò un vivaio che ancora esiste ed è gestito da Marco, uno dei miei fratelli. Nel frattempo pensò anche a noi figlie e costruì questo agriturismo”. Certo che tuo padre non si perdeva in chiacchiere... “Sicuramente no, era molto concreto, forse burbero, ma generoso: ha aiutato molta gente. Ma se si poneva un obiettivo non mollava sino a quando non veniva realizzato”. A che età è scomparso? “Mio padre ci ha lasciati a 76 anni, nel 2008, a causa di un male incurabile, ma sino all’ultimo ci ha voluti vicini. Ricordo che nelle feste organizzava la grande tavolata con tutti noi figli e i numerosi nipoti: furono feste memorabili che oggi ci mancano”. Ultima domanda Romina: siamo sotto Natale... “Sì, questo è l'ottavo Natale senza di lui e il tempo non riesce a mitigare la sua scomparsa. Mi mancano la sua voce, i suoi discorsi, i suoi consigli. Però ci ha lasciato questo agriturismo che mandiamo avanti con orgoglio e con la consapevolezza che questo è il frutto della sua lungimiranza e del suo sudore. Finché vivrò non smetterò mai di ringraziarlo”.

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dai comuni Decimomannu

Presentazione del libro “HO RUBATO SPAZIO AL MARE” la vita di Francesca Lugas

Foto di Tomaso Fenu

a cura di Tomaso Fenu “Venerdì 11 novembre alle ore 18.00” nei locali della Scuola materna Santa Greca di via Dante 10 in Decimomannu, è avvenuta la presentazione del libro “HO RUBATO SPAZIO AL MARE, LA VITA DI FRANCESCA LUGAS” di Carla Schirru. “Incontreremo e ascolteremo le esperienze di vita dell’autrice Carla Schirru, e non solo la sua, ma anche quelle di mamme che hanno affrontato e continuano ad affrontare situazioni che potranno arricchirci, farci riflettere e farci capire l’essenzialità dell’amore”. Recitava così la locandina pubblicitaria dell’evento, ed infatti, oltre l’incontro con l’autrice Carla Schirru, è stata l’occasione per sentire la testimonianza di altre mamme che hanno affrontato e continuano ad affrontare situazioni simili a quelle raccontate dall’autrice del libro. Ha fatto gli onori di casa Antonella Pilo che ha presentato l’autrice e gli ospiti; è poi intervenuta la Sindaca Anna Paola Marongiu per i saluti di rito e subito dopo Valentina, mamma di Eleonora, che ha testimoniato della sua vita vissuta con il problema di salute della sua bambina (leucemia), dei suoi stati d’animo e di come ha affrontato la situazione. Poi è intervenuta

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Francesca, madre di Alessandro al quale, a 16 anni, hanno diagnosticato un tumore al cervelletto: anche lei ha raccontato come ha convissuto con la malattia del figlio, come l’hanno gestita e come ha avuto la forza di andare avanti. E’ stata la volta poi di Monsignor Fabio Trudu, al quale Antonella gli ha posto la difficile domanda di come superare gli inevitabili momenti di sconforto, quando non si riesce ad avere fiducia e, certe volte, neanche a pregare. Monsignor Trudu ha risposto che è da quando il mondo esiste che si sta cercando di rispondere a queste domande, ma ancora non ci sono riusciti. Ha poi imbastito un rassicurante discorso improntato sui momenti in cui vacilla la fede e all’utilità della preghiera. Subito dopo vi è stato l’intervento dell’autrice del libro: la moderatrice Antonella Pilo ha spiegato che ha conosciuto Carla nel reparto di rianimazione del S. Giovanni di Dio, dove era stato portato il suo bambino di 5 anni. Qui è stata aiutata e incoraggiata proprio dall’autrice del libro, anche se lei di problemi ne aveva in abbondanza. Per questo quando ha visto il libro e lo ha letto, si è riconosciuta e ha cercato Carla affinché desse, con la sua testimonianza, una mano d’aiuto a tutti quelli che attualmente si trovano in analoghe situazioni. Carla Schirru nel suo intervento ha spiegato che dopo la scomparsa di Franci, come ama ancora chiamare sua figlia, viveva in

una situazione molto particolare: “la scomparsa di un figlio non si elabora in un giorno”. Si trovava a vivere in una situazione di grande dolore: improvvisamente si sentiva molto povera; non aveva più sua figlia, la sua ricchezza, per la quale aveva dedicato la sua vita e che con la sua scomparsa si trovava a non dover combattere più con la quotidianità a cui ormai si era abituata. Prima il tempo non bastava mai e adesso del suo tempo non sa cosa farne. Ogni giorno che passava, ripensando a Francesca e al loro vissuto, affiorava prepotentemente la voglia di scrivere, di lasciare un’impronta, di lasciare un segno e di condividere la sua esperienza con le altre famiglie. È nata così, in maniera del tutto naturale, l’idea di scrivere: è stato come lasciare un messaggio racchiuso in uno scrigno dove l’unica chiave di apertura è l’amore incondizionato, e solo chi prova questo amore può aprire e leggere quel messaggio. Per sopravvivere a determinate esperienze, ha continuato Carla Schirru, ci vuole appunto amore incondizionato, bisogna dare senza ricevere niente. Non è stato facile per lei ripercorrere i 25 anni trascorsi assieme a Franci: alla fine era un riaffiorare di ricordi, dolori, ferite, ma anche gioie. Non si è mai chiesta perché questo sia capitato proprio a lei, pensava sempre cosa potesse fare per migliorare la sua vita: questo era il suo pensiero più ricorrente.

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dai comuni Assemini

111 AUGURI A TZIU MUNDICU

IL NONNINO D'ITALIA di Luca Pes ’uomo più vecchio d’Italia, tziu Mundicu, vive ad Assemini. Il 13 novembre scorso è arrivato all’età record di 111 anni ed è stato festeggiato circondato dall’amore dei propri familiari. Sentimento che lo rende felice e gli permette di avere ancora tanta voglia di guardare al futuro. Valerio Piroddi, questo il nome all’anagrafe, è nato nel 1905 a Villamassargia; la madre era di Siliqua e all’età di 8 anni rimase orfano di padre. Dalla moglie Antonia Cadeddu ha avuto tre figli: Aldo, Rosina e Anna. Ha, inoltre, sei nipoti e tre pronipoti. Il suo stile di vita è sempre stato salutare, ha trascorso la propria esistenza all’aria aperta e si recava spesso a lavorare nella vigna, a piedi o in bicicletta, fino all’età di 85 anni. Si è sempre nutrito di cibi freschi e genuini; la sua dieta è a base di molta frutta e verdura, mangia anche formaggio, uova, lumache, si concede un bicchiere di vino rosso. Tziu Mundicu non ha problemi di colesterolo e assaggia ancora il lardo. Va matto per i dolci sardi ed è goloso di gelato. L’arzillo “nonno d’Italia” ha lavorato nell’ente foreste, nelle ferrovie e come carbonaio nelle miniere. Ha vissuto il dramma delle due Guerre Mondiali, sebbene non sia mai stato al fronte. E’ ancora autonomo, mentalmente lucido, riesce persino a camminare. Non è mai stato afflitto da gravi patologie ed ha così evitato di assumere farmaci; soltanto l’udito gli crea alcuni pro-

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blemi. E’ un appassionato di calcio, guarda le partite in TV, segue i telegiornali ed ama stare in compagna delle persone care. Chi gli sta attorno parla di un uomo dal carattere forte, una persona autoritaria. Nel giorno del suo compleanno ha ricevuto la visita di colui che, scherzosamente, lo definisce il “Re d’Italia”, il sindaco Mario Puddu: “Oggi ha spento la 111° candelina e non potevo mancare, anche quest’anno, per dargli il mio più caloroso abbraccio e quello di tutta la comunità asseminese. È felicissimo e non fa che ripetere che vuole salutare e ringraziare tutti gli abitanti della In alto, Tziu Mundicu con il sindaco Mario Puddu e con il dottor Roberto Pili (foto today.it). In basso, Tziu Mundicu con i familiari e la targa riconoscimento consegnata da Roberto Pili (foto ANSA)

Sardegna. A s’annu chi enit, Tziu Mundicu.”. Oltre ad essere il super centenario decano d’Italia, adesso è in lizza per diventare l’uomo più vecchio d’Europa, afferma il dottor Roberto Pili, presidente della “Comunità Mondiale della Longevità”, che segue Piroddi dal punto di vista scientifico. L’esperto spiega che tziu Mundicu “ha una straordinaria memoria episodica e una normale abilità motoria” e che la

comunità scientifica studia questo vero e proprio fenomeno, in quanto “l’età biologica è di almeno 20 anni inferiore rispetto a quella anagrafica”. Pili, che in occasione del compleanno gli ha consegnato una targa riconoscimento, racconta: “vuole ancora essere autonomo, si fa la barba da solo tutte le mattine e poi, se il tempo lo consente, fa una piccola passeggiata e prende un po’ il sole.”

Ogni tanto, specialmente la sera, dopo la cena, tziu Mundicu ama raccontare i tantissimi episodi della sua lunghissima vita. È felicissimo quando ci sono delle feste in famiglia, adora le grandi tavolate con i propri cari e non disdegna un brindisi a base di spumante, dopo il quale pronuncia il suo discorso rigorosamente in sardo: “Non biu s’ora chi bengara pasca manna po biri fillusu e nepotisi” (non vedo l’ora che arrivi il Natale per riunire attorno a me figli e nipoti). Auguroni dalla famiglia di Vulcano, tziu Mundicu!

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sport locale

LA NUOVA

STAGIONE DELLA PALLAVOLO DECIMOMANNU a cura di Alessio Caria a Pallavolo Decimomannu, con sede in Via Eleonora d’Arborea, è sicuramente una delle storiche società sportive del paese. Nata nel 1987, essa è riuscita col tempo a portarsi alla ribalta in ambito regionale e nazionale, riuscendo addirittura ad ottenere una gloriosa promozione nel campionato di B1. A capo della società da quasi 7 anni, il presidente Carlo Caria si dice soddisfatto di quanto fatto fin ora, facendo poi il punto sulla stagione sportiva 2016/2017 e sui vari obiettivi societari.

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“L’obiettivo è chiaramente quello di migliorare i risultati ottenuti nelle passate stagioni. Nell’ultima, in particolare, abbiamo raggiunto le finali nazionali con l’Under 14 maschile, disputatesi ad Imperia, e ci siamo qualificati al secondo posto nel campionato di tertza divisione femminile con le nostre ragazze. Abbiamo riconfermato i tecnici della passata stagione: Letizia Dessì, Valentina Matta, Mauro Utzeri e Alberto Caredda, i quali, con la loro preparazione ed il loro grande impegno, riu-

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sciranno certamente a far crescere al meglio i nostri atleti. Attualmente contiamo circa 80 tesserati, i quali hanno modo di confrontarsi con gli atleti delle altre società in vari campionati: minivolley, Under 12 e 13 maschile e femminile, Under 14 maschile, Under 16 maschile e femminile e Terza Divisione femminile. La stagione è iniziata da poco tempo ma in palestra è ovviamente già massimo l’impegno di dirigenti, tecnici e atleti per il raggiungimento dei vari obiettivi. Mi preme ringraziare, oltre a questi ultimi, anche i nostri sponsor, i quali ci danno una grossa mano economica nel corso della stagione e il Basket Decimo, società con la quale collaboriamo attivamente con l’obiettivo di avvicinare la popolazione decimese e i giovani allo sport. Vorrei anche ricordare che il 2017 sarà l’anno del trentennale della società, una data per noi importantissima che verrà ovviamente celebrata nel migliore dei modi. A questo proposito, vorrei ringraziare tutti i dirigenti, gli amici e gli atleti che hanno contribuito alla storia della Pallavolo Decimomannu fino a questo momento, rendendola (spero) una bella realtà sportiva .”

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sport locale

LA NUOVA STAGIONE

DEL BASKET DECIMO a cura di Alessio Caria a nuova stagione è cominciata anche per il Basket Decimo, oggi una bella realtà sportiva a Decimomannu capace di gestire un elevato numero di atleti. Ombretta Pilia, presidente della società, ha affrontato vari temi relativi al nuovo anno sportivo da poco cominciato, soffermandosi soprattutto sull’importanza del coinvolgimento della popolazione decimese nelle varie attività sportive del paese.

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“Quest’anno stiamo pensando di adottare un cambiamento, avvicinandoci maggiormente alla lega MSP, diversa rispetto alla FIB. In questo modo potremmo sicuramente risparmiare in fatto di costi relativi alle tasse gara e ai tesseramenti e, inoltre, dare maggior possibilità di giocare ai nostri atleti. Questi ultimi si distribuiscono in numerose categorie che vanno dai Pulcini alla Promozione, campionato nel quale milita la nostra prima squadra. Siamo molto contenti di avere scelto come tecnico per i

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Pulcini Michele Giua, capace di coinvolgere al meglio i bimbi più piccoli avvicinandoli così al basket. Allo stesso modo, mi ritengo molto felice dell’andamento del nostro Under 16 maschile, guidato da Lello Esposito. I ragazzi sono molto contenti e vogliosi di imparare dall’allenatore il quale, oltre ad essere molto preparato, è visto dai ragazzi come una vera e propria “istituzione”dalla quale si può apprendere molto, vista la sua grande esperienza. Ovviamente, il nostro obiettivo per questa nuova stagione è quello di migliorare i risultati ottenuti l’anno scorso. Siamo riusciti a raggiungere la finale playoff nel campionato di Promozione: quest’anno (magari) tenteremo di fare ancor meglio. Devo però ammettere che una delle vittorie più grandi e più belle consiste nel vedere nuovi bambini o ragazzi che si avvicinano per la prima volta alla pallacanestro e alla nostra società. Ci piacerebbe coinvolgere ancora di più la popolazione decimese e spingerla a frequentare la palestra e ad assistere alle partite.

Infine, mi piacerebbe sottolineare gli ottimi rapporti e la sempre attiva collaborazione con la Pallavolo

Decimomannu, con la quale condividiamo l’obbiettivo di promuovere le attività sportive locali.”

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sport locale

Dalla Polisportiva

SHARDANA

Auguri di Buone Feste

ORARI DELLA PALESTRA SHARDANA VIA SAN GIACOMO DECIMOMANNU

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BOXE - KICH BOXING LUNEDÌ

AMATORI ADULTI DALLE 20,00 ALLE 21,30 CORSO BIMBI 6\10 ANNI DALLE 18,00 ALLE 19,00 CORSO ADOLESCENTI 11\15 ANNI DALLE 19,00 ALLE 20,00

MARTEDÌ

AGONISTI ,DALLE 17,30 ALLE 19,00 CORSO ADULTI DALLE 19,30 ALLE 21,00

MERCOLEDÌ

AMATORI ADULTI DALLE 20,00 ALLE 21,30 CORSO BIMBI 6\10 ANNI DALLE 18,00 ALLE 19,00 CORSO ADOLESCENTI 11\15 ANNI DALLE 19,00 ALLE 20,00

GIOVEDÌ

AGONISTI DALLE 17,30 ALLE 19,00 CORSO ADULTI DALLE 19,30 ALLE 21,00

VENERDÌ

AMATORI ADULTI DALLE 20,00 ALLE 21,30 CORSO BIMBI 6\10 ANNI DALLE 18,00 ALLE 19,00 CORSO ADOLESCENTI 11\15 ANNI DALLE 19,00 ALLE 20,00

SABATO

LEZIONI PRIVATE SU RICHIESTA

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sport nazionale

IL PUNTO SUI ROSSOBLÙ Una scena di un famoso film di Aldo, Giovanni e Giacomo recitava “Tu hai mai rischiato?”, “Una volta si. Ho messo 2 fisso ad Inter – Cagliari”

a cura di Alessio Caria hissà quanti hanno avuto il coraggio di azzardare una scommessa sulla vittoria dei rossoblù alla Scala del calcio. Eppure, in fondo, conveniva rischiare. La seconda metà del girone di andata del Cagliari si è aperta col botto, una storica e bellissima vittoria a San Siro. Gli uomini di mister Rastelli sono riusciti ad imporsi col punteggio di 2 a 1 sui neroazzurri, rimontando l’iniziale svantaggio grazie alla rete di Melchiorri e all’autogoal di Handanovic. 3 punti d’oro che hanno dato il “la” all’entusiasmo dei tifosi, vogliosi di assistere ad un altro grande spettacolo in occasione della sfida interna contro la Fiorentina. L’incontro, terminato però col punteggio di 5 a 3 in favore dei viola, ha messo in evidenza, ancora una volta, le tante difficoltà del Cagliari relativamente alla fase difensiva. Un problema importante che è da considerarsi come il leitmotiv predominante della prima parte di stagione dei rossoblù. A partire dalla sconfitta contro i viola, per il Cagliari si è aperto un periodo di incertezza ed instabilità legata soprattutto ai risultati. I rossoblù hanno pertanto alternato buone prestazioni a fragorose disfatte, come in occasione della sfida con la Lazio del 26 ottobre, terminata per 4-1 in favore dei biancocelesti. Oltre alle 4 reti subite, il Cagliari ha dovuto anche registrare l’infortunio del terzino sinistro Nicola Murrru, il quale è andato ad occupare un’infermeria già troppo affollata, fatto che sta sicuramente condizionando la stagione dei sardi. In seguito alla sconfitta contro la Lazio, i ragazzi di mister Rastelli sono riusciti a reagire prontamente imponendosi sul Palermo, in piena zona retrocessione, col punteggio di 2 a 1, grazie alla doppietta del capitano Daniele Dessena, per la prima volta titolare dopo il terribile infortunio rimediato a Brescia nella scorsa stagione. Una vera e propria favola quella del centrocampista rossoblù, incredulo e visibilmente emozionato dopo le due reti messe a segno contro i siciliani, valse non solo la vittoria del suo Cagliari ma anche la fine del lungo calvario che per troppo tempo lo aveva tenuto lontano dal campo di gioco. Sfortunatamente, ancora una volta, i rossoblù non sono riusciti a dare continuità all’ottima vittoria ottenuta tra le mura amiche, crollando rumorosamente a Torino, contro i granata (5-1 in favore dei padroni di casa), e a Verona, contro il Chievo (sfida terminata col risultato di 1 a 0 per i gialloblù). In occasione della prima sfida, il Cagliari ha ancora una volta palesato le numerosissime lacune difensive, esaltando la facilità con la quale gli avversari riuscivano a raggiungere l’area di

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rigore cagliaritana. Più compatti e certamente più attenti, invece, in occasione dell’incontro col Chievo, nel quale però i ragazzi di mister Rastelli non sono riusciti a trovare la via del goal. Due invece le reti che hanno regalato nuovamente il sorriso ai tifosi e ridato tranquillità all’ambiente. Il rigore siglato da Diego Farias, tornato al goal dopo il lungo stop, e lo strepitoso tacco di Sau hanno permesso al Cagliari di ottenere una fondamentale vittoria contro una delle squadre più in forma del momento, l’Udinese, rigenerato dopo l’arrivo in panchina di Delneri. 3 punti d’oro che hanno ridato morale alla squadra dopo le sconfitte rimediate nelle ultime due uscite e che gli hanno permesso di riportarsi ad un più che rassicurante + 12 rispetto alla terzultima piazza. Il 30 novembre è giunta invece la volta della Sampdoria, partita valida come sedicesimo di finale di Coppa Italia. La sfida è terminata col netto risultato di 3 a 0 in favore dei blucerchiati ma il mister Rastelli si è detto soddisfatto per quanto fatto dai suoi ragazzi e, soprattutto, per i giovani esordienti schierati in campo dal primo minuto: Briukhov, Mastino e Antonini Lui. Dopo la vittoria maturata contro l’Udinese, il Cagliari è stato capace di esprimere una

buona organizzazione difensiva contro il Pescara, reduce da 6 sconfitte consecutive. Marco Borriello ha immediatamente indirizzato il match sui giusti binari, tornando finalmente al goal e siglando la sesta marcatura stagionale. L’espulsione di Di Gennaro alla mezzora del primo tempo ha però chiaramente compromesso la gara. Il Cagliari è riuscito a compattarsi bene e a respingere gli attacchi pescaresi ma è stato costretto a capitolare al minuto 92 in occasione della rete di Caprari. Un 1-1 che comunque muove la classifica ma che lascia chiaramente molta amarezza in quanto subito nel recupero del match. È un Cagliari a due facce quello che ha affrontato la prima parte di stagione. Cinico e propositivo in casa (ben 16 dei 20 punti totali sono stati ottenuti tra le mura amiche), scialbo e poco attento in trasferta. Eppure siamo lì, a quota 20 punti. 20 punti conquistati in 15 giornate che permettono alla squadra di occupare il 12 esimo posto della graduatoria con un vantaggio di ben 12 punti sul Pescara, terzultimo, e di lavorare con tranquillità. Il campionato è ancora lungo, la battaglia si inasprisce sempre di più ma il Cagliari vuole chiaramente dire la sua, vuole ottenere la salvezza il prima possibile e regalare gioie ed emozioni ai propri tifosi.

Nella foto, il bellissimo gol di tacco realizzato da Marco Sau contro l’Udinese al Sant’Elia

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Vulcano 90  

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