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Crisi economica, riforma Enti Locali, nuovo centro commerciale e la censura alla nostra redazione

Città Futura ritorna, dopo un’altra estate in cui nel nostro comune non c’è stata alcuna manifestazione culturale di rilevo, a differenza di quanto avvenuto nei Comuni a noi limitrofi . Come siamo soliti fare, anche in questo numero apriamo i nostri spazi a contributi esterni: ospitiamo con piacere gli interventi degli on. Maran e Rosato riguardanti l’attuale crisi economica e la proposta di riordino amministrativo finalizzata all’accorpamento dei piccoli comuni e la soppressione delle provincie, temi su cui si sofferma anche l’intervento di Stefano Pizzin. Non poteva mancare un doveroso commento alla singolare censura – cosa di altri tempi e di altri regimi – che ha colpito tre nostri redattori; comunque pronti e disponibili ad accettare qualsiasi replica dai nostri censori Questo mese affrontiamo anche il tema della possibile edificazione dell’ennesimo centro commerciale, all’interno del territorio comunale. La domanda che proponiamo è: serve un altro centro commerciale?

San Canzian

Città Futura Pubblicazione di San Canzian d’Isonzo n°4/2011 - anno II Trimestrale a distribuzione gratuita - Reg. Tribunale di Gorizia n° 6/2010 del 10/10/2010 Direttore Responsabile: Giorgio Rossetti Direttore: Edi Minin Stampato presso: Grafika Soča D.O.O. - Nova Gorica e.mail: cittafutura.sancanzian@gmail.com

Ci serve?


La nostra redazione colpita da una censura d’altri tempi.

Ma noi andiamo avanti !

Basta poco di questi tempi per mettere “sotto assedio” un circolo PD e una giunta comunale. Bastano esattamente tre persone, ma ad una condizione: che il circolo e il comune siano quelli di San Canzian d’Isonzo. Lo si evince dalla mozione di censura che lo stesso circolo PD ha recentemente votato nei confronti di tre esponenti della nostra redazione, Edi e Stefano Minin e Riccardo Sacco, rinviati per eventuali ulteriori sanzioni al segretario provinciale e quello regionale del PD con un’accusa singolare: violazione del codice etico “in riferimento alla pubblicazione del periodico ‘Città Futura’”. La loro colpa sarebbe quella di aver screditato “l’attività del circolo e dell’amministrazione comunale” e nel caso di Stefano Minin “di aver reiteratamente tenuto comportamenti platealmente lesivi dell’immagine e del buon nome dei rappresentanti del circolo”. Non finisce qui: anche il consigliere regionale Giorgio Brandolin è invitato “ad esplicitare con nota scritta la sua posizione in merito” al documento di censura. Non è difficile leggere in questo invito un avvertimento trasversale: attento a come ti muovi e con chi ti schieri, le “regionali” 2013 sono vicine. Verrebbe da sorridere, se non si trattasse di una questione terribilmente seria. Che aiuta a capire perché la gente si è allontanata dalla politica in questi anni e a farne le spese sono stati tutti i partiti, anche quelli di sinistra. I due Minin e Sacco in quanto membri del PD avranno modo di replicare nelle sedi opportune alle accuse mosse dal direttivo del circolo. Quello che qui vogliamo difendere – e rivendicare – è il ruolo di questa pubblicazione e la dignità della sua redazione, che non è composta solo da iscritti al PD. Si tratta di un gruppo di persone che ha ritenuto di trovarsi e mettere in piedi un periodico

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che parlasse delle cose di casa nostra, di San Canzian e dintorni. E lo ha fatto intercettando e facendosi interprete della voce dei cittadini, segnalando problemi annosi ed irrisolti, sollevando questioni come l’accorpamento dei piccolo comuni. Abbiamo ospitato i pareri di chi ci dava ragione e di quelli che non erano d’accordo. Hanno scritto su questa rivista parlamentari, consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, amministratori di diverse forze politiche. Abbiamo proposto dibattiti pubblici in cui dialogavano tutte le forze politiche. Insomma, abbiamo cercato di riavvicinare i cittadini alla cosa pubblica, e in tempi di antipolitica diffusa, pensavamo che fosse un titolo di merito. E invece no: tre nostri componenti della redazione sono sotto accusa per una sorta di lesa maestà verso il Circolo PD e la Giunta comunale. Certo, non abbiamo rinunciato al diritto di critica quando abbiamo visto cose che non andavano. Perché rispettiamo il codice del PD (che alcuni di noi hanno la presunzione di conoscere) ma vorremmo si rispettasse anche il codice etico e deontologico dei giornalisti (del cui ordine chi scrive questa nota fa parte da oltre 40 anni): un codice che ci impone di dire le cose come stanno senza far sconti per familiarità politica. Città Futura Anche l’Unità ha smesso di esSettembre 2011 sere organo ufficiale di un partito.

Oltretutto i tempi in cui la critica non era ammessa, in Italia sono finiti con la fine del fascismo, in Russia con la morte di Stalin e definitivamente scomparsi con il crollo del Muro. E le nostre critiche hanno sempre voluto essere un contributo alla costruzione di una “città futura”, una San Canzian migliore. Se un rammarico c’è, è di non aver mai avuto né risposte né interlocuzione con il PD locale e con la Giunta. Eppure l’invito ad intervenire, a replicare, a contraddire quanto scrivevamo è stato presente in ogni numero. Ma dal segretario di circolo al sindaco, più volte sollecitati a rispondere non tanto a noi quanto ai cittadini cui davamo voce sul periodico, non c’è stata reazione se non un silenzio sdegnoso e l’attuale censura. Per carità, è una classe dirigente legittimata dal voto. Ma proprio il voto delle ultime provinciali segnala un problema che quella classe dirigente dovrebbe porsi da subito, anzi da ieri. E la risposta non può essere la censura per chi segnala il problema. Al contrario: la censura fa parte del problema, che è prima di tutto il rifiuto al confronto. L’invito a replicare lo ribadiamo anche adesso, anche su questa nota. Perché per quanto ci riguarda, non c’è censura che tenga. Noi andiamo avanti. Giorgio Rossetti Direttore Responsabile


Begliano: un altro centro commerciale?

Riserve e preoccupazioni per una scelta che fa discutere La prospettiva di un nuovo, grosso centro commerciale da realizzare a ridosso del cavalcavia di Begliano, e il sostegno che l’iniziativa ha prontamente avuto dal primo cittadino di San Canzian, hanno acceso la miccia di una discussione che sta trasformandosi in mobilitazione. Diversi cittadini si sono attivati per tentare di capire l’utilità dell’opera, altri si sono riuniti in comitati per contrastare l’iniziativa. Di comitati ne sono sorti addirittura due, contro la costruzione del centro, ne he parlato la RAI e si stanno raccogliendo le firme a sostegno di tale contrarietà. La preoccupazione dei cittadini deriva da esperienze già viste in altri comuni contermini, dove la spogliazione o la definitiva scomparsa delle poche attività commerciali preesistenti ha avuto come conseguenza le serrande chiuse nelle principali vie dei paesi ed il declino della stessa vita associativa. Ridotto all’osso, il nodo del contendere sta tutto in un interrogativo: serve oggi sul nostro territorio un centro commerciale di media grandezza – si parla di 15000 metri quadri di vendita - delle dimensioni di quello delle sorelle Ramonda a Ronchi dei legionari? Intanto va rilevato che l’area in questione solo pochi mesi fa, all’approvazione del piano regolatore, non era stata inserita nello stesso, bensì nel piano struttura (una sorta di piano di lungo periodo). Come dire che nemmeno il sindaco pochi mesi fa era così convinto dell’utilità nel breve periodo dello sviluppo di tale area che, dalle discussioni preparatorie al piano, sembrava dover essere di supporto all’eventuale estensione del polo intermodale qualora quest’ultimo si fosse realizzato. Cosa è cambiato dunque in questi mesi? Il polo intermodale non pare destinato a rapida realizzazione. Anzi. Inoltre, a leggere i dati macroeconomici, davvero niente è cambiato tanto da suggerire un’accelerazione dei tempi: stiamo vivendo una delle crisi economiche mondiali più acute degli ultimi 100 anni, tale addirittura – è il tema di questi giorni – da far tremare la stessa nostra moneta comune, l’Euro. Nella nostra provincia poi la situazione del commercio è peggiore che da altre parti. Si chiudono

negozi e l’economia langue. “Il Pic- vicende delle strutture già esistenti colo” ha pubblicato lo scorso 7 mag- o in avanzata fase di realizzaziogio nella pagina di Gorizia con il tito- ne, per una “piastra” commerciale lo “La giornata dell’economia”, i dati come quella ipotizzata a Begliano, rilevati dalla Camera di Commer- in questa fase economica non ci cio in relazione alla situazione del sarebbe spazio. Del resto le non fecommercio nella nostra provincia. lici vicende dei medi centri commerValga l’inizio della lunga analisi: ciali contermini – si pensi a quello “Apre un negozio, ne chiudono due. delle sorelle Ramonda, analogo Questo è il trend del commercio per dimensioni, e a pochi chilometri non solo a Gorizia ma in tutta la da noi – suffragano questa tesi. provincia, i segni meno si riscon- Nelle segnalazioni dei cittadini motrano in tutte le attività, a fronte di bilitati nei comitati – che ci hanno 58 nuove aperture si confrontano scritto e inviato le loro mozioni 103 chiusure”. Come non bastasse, c’è anche qualche altra ulteriore i dati del Centro Studi Sintesi ci preoccupazione, del tutto conricordano che il calo dei consumi è divisibile. Scrivono infatti: “C’è il stato del 2,8% sia nell’anno 2009 rischio di ritrovarci sul nostro terche nell’anno 2010, e addirittura del ritorio tra qualche anno delle cat10% nel settore dell’abbigliamento. tedrali nel deserto di cui non ne Del resto, nella provincia che vanta il sentiamo la mancanza”. Questa ed primato italiano – che contende alla altre perplessità sono state manivicina provincia di Udine - della den- festate da molti cittadini anche in sità di mq di grande distribuzione una recente assemblea pubblica per abitante (oltre 340 mq per che si è svolta sull’argomento. mille abitanti contro una me- Non vorremmo che il sindaco voglia dia nazionale di circa 200), ogni prendere un treno già irrimedianuova attività commerciale trova bilmente passato e per questo riun mercato davvero agguerrito. sulta difficile comprendere la fretta E’ da tener conto inoltre che le febbrile di approvare la variante preferenze espresse dai consuma- urbanistica, atteggiatori da qualche anno (dalla crisi in mento che ha tra l’altro poi) stanno privilegiando il ritorno aperto un contenzioso (e uno scontro ai supermercati inseriti nel territo- istituzionale) con il corio urbano, penalizzando le medie mune di Turriaco. strutture. Tengono solo le grandis- Risulta francamente incomprensisime strutture – quelle con più di bile la volontà di chiudere in velocità 50/60 negozi e diversi altri servizi, la partita, prescindendo dall’allarme come cinema e ristoranti - e anche dell’opinione pubblica e dalle riquelle non solcano mari tranquilli. mostranze del comune limitrofo. Tale tendenza viene spiegata con le Quali sono i motivi di urgenza? diminuzione continua del reddito e Buon senso vorrebbe invece che tali quindi della possibilità di consumo scelte si facciano all’inizio di un mandelle famiglie che cercano negozi - dato elettorale e non alla fine come quelli piccoli – ove non trovare ec- in questo caso, in maniera tale da cessive occasioni di spesa, visto sottoporre anche al vaglio popolare che all’aumento di assortimento l’utilità di una scelta così importante. coincide una maggiore propensione La diffusa sensibilità sull’argomento alla spesa – e chi fa la spesa con e la discussione che ha alimentato figli piccoli questo lo sa benissimo. dovrebbero suggerire un coinvolAll’altro capo ci sono i grandi cen- gimento maggiore e una consultri commerciali dove occasional- tazione reale della popolazione. mente si va per usufruire di grandi Almeno a chi ha a cuore la parteciopportunità di consumo, spostando pazione popolare e il consenso sulle la macchina per un solo viaggio opzioni che toccano la cittadinanza. e che però necessitano di un bacino d’utenza davvero grande, a Stefano Minin livello regionale, come il progettato centro Ikea che dovrebbe sorgere tra due anni a Villesse, cioè a dieci chilometri da San Canzian. Città Futura Insomma, secondo le indagini delle Settembre 2011 riviste specializzate, e a seguire le

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Riforma degli enti locali Con la Giunta Tondo, tre anni buttati al vento. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha potestà primaria in tema di ordinamento degli enti locali. Detto in breve: nel rispetto della Costituzione, la nostra regione può organizzare gli enti locali per renderli più efficienti e rispondere alle necessità dei cittadini. Benissimo, quindi. Non c’è Roma ladrona che tenga e, come direbbero quelli con la camicia verde, siamo “padroni a casa nostra”. Destra e leghisti governano la Regione da più di tre anni e cosa hanno fatto per riformare gli enti locali, renderli moderni e capaci di rispondere alle esigenze di una società profondamente cambiata? Niente. Si sono solo preoccupati di smantellare ciò che aveva fatto la precedente giunta guidata da Riccardo Illy. Così è stata stravolta la legge regionale 1/2006 che dava un quadro generale alle autonomie locali. In particolare sono state eliminate tutte le opportunità per i comuni per consorziarsi, lavorare insieme, attuare economie di scala per dare migliori servizi. In tre anni di governo e con due assessori diversi (Seganti e Garlatti) non è stato avviato nessun processo di riforma. Nemmeno la crisi economica e i pesanti tagli che subiranno i co-

La redazione Dir. Resp. Giorgio Rossetti Dir. Edi Minin Marco Brandolin Stefano Minin Maurizio Negrari Edi Pizzoni Riccardo Sacco

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Città Futura Settembre 2011

muni hanno smosso il governo di centrodestra: i soliti annunci di riforme epocali ai quali non sono mai seguiti atti concreti. Si è così rinunciato alle competenze che ci offre la specialità regionale. Appaiono così stucchevoli e ridicole le lamentazioni per il pericolo di perdere la nostra specialità. In queste ore, poi, si arriva al grottesco, con il presidente Tondo che annuncia la fusione delle provincie di Trieste e Gorizia e il presidente della provincia di Udine, nonché capo dei leghisti friulani, a chiedere l’annessione di Gorizia, Cormons e Gradisca. Il centrodestra, in questi anni, si è mosso con un intento preciso: portare in regione il maggiore numero di competenze e chiudere ogni spazio di autentica autonomia per i comuni. Dall’ambiente, all’urbanistica, dai lavori pubblici, all’assistenza, il ruolo dei comuni è stato significativamente ridimensionato. Il sogno del centrodestra regionale è vedere gli amministratori locali fare la processione con il cappello in mano dagli assessori regionali per mendicare un finanziamento che sarà loro elargito in base alla fedeltà politica. Roba da medioevo, altro che federalismo. Già nello scorso ottobre il Partito democratico ha depositato un progetto di legge che riforma l’assetto degli enti locali della nostra regione. Tra gli aspetti

più rilevanti della proposta: riduzione del numero di assessori, obblighi per i comuni di svolgere servizi in comune, revisione del ruolo dei revisori dei conti. A questo progetto i democratici hanno accompagnato una proposta di riforma dei segretari comunali, regionalizzandone la figura e rendendola più adeguata alle esigenze dei comuni. Nemmeno la crisi pare smuovere il governo regionale dall’inerzia e nessuna idea di riforma pare affacciarsi all’orizzonte di Tondo e i suoi sodali leghisti. Mancano meno di due anni al rinnovo del governo regionale. Per il Partito democratico si tratta di consolidare le proposte di riforma per gli enti locali, mobilitare le nostre amministrazioni perché facciano ciò che possono per rendere l’ente locale più efficiente e capace e costruire un progetto per il Friuli Venezia Giulia del futuro. E’ nelle stagioni di crisi che bisogna avere il coraggio di riforme profonde e radicali, che sappiano cogliere lo spirito dei tempi e diano soluzioni agli enormi problemi che abbiamo di fonte. In questi ultimi anni la nostra specialità è stata solo declamata e usata come paravento per mantenere lo status quo: spetta a noi Democratici praticarla per innovare e guardare al futuro. Stefano Pizzin Direzione Regionale PD

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Per fronteggiare la crisi e le nuove sfide della globalizzazione

Riorganizzare il territorio, riformare gli Enti Locali

Bassi salari, alta disoccupazione, diseguaglianza crescente rischiano di trasformare le preoccupazioni economiche degli italiani in risentimento. La blogosfera è diventata un calderone d’insulti e di collera. I programmi Tv e i giornali diffondono sempre più veleno. Prima che le difficoltà e il risentimento crescano ulteriormente, l’Italia deve optare per le riforme. Dobbiamo offrire un cambiamento sia nelle politiche sia nel modo di fare politica. Subito, come abbiamo proposto, l’adeguamento delle indennità e del numero degli eletti alla media europea. Ma dobbiamo mettere ordine nella casa della politica che è la Pubblica amministrazione. Con scelte emblematiche. Per questo penso che, sulle province, il Pd abbia sbagliato. La mia opinione resta: via le province, subito. Non si capisce perché l’Italia debba avere quattro livelli territoriali costituzionalmente garantiti: lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni. In nessuna Costituzione al mondo c’è qualcosa di simile. Per restare in Europa, la Francia prevede in Costitu-

zione i Comuni e i Diparti- vorare per la messa “in sismenti; la Germania i Comuni tema” delle conoscenze, delle e i Länder. Questo non vuol competenze e risorse presendire che non esistono altri ti in un’area estesa. Non per livelli territoriali (le Regioni in caso, i sindaci di Staranzano, Francia, i Distretti in Germa- Ronchi e Monfalcone tornano nia), ma non sono enti politici a parlare di Città Comune. costituzionalmente garantiti, E la nostra Regione, che ha bensì luoghi di coordinamen- potestà ordinamentale sugli to territoriale. Che poi possa enti locali, può fare moltissimo. servire un livello intermedio L’autonomia speciale non tra Comune e Regione (ad serve solo a procurarsi magesempio associazioni tra Co- giori risorse pubbliche con muni), nulla toglie all’esigenza la promessa di usarle un po’ di abolire le Province come meglio in futuro. Deve esenti costituzionali e politici. sere vista come uno spazio Il che consentirebbe un im- di libertà per le istituzioni portante risparmio nel bilan- e le tecnostrutture: per incio dello Stato, e colpirebbe novare, progettare il futuro, anche gli agglomerati paras- assumere i rischi delle scelte sitari e clientelari che sna- compiute. E’ l’unica possibiturano i compiti della politica lità che l’Italia ha di fermare e creano una giustificata il declino e rimettersi in moto. protesta da parte dei cittadini. E la crisi deve essere E vale anche per i comuni. l’occasione per la riforma Nella nostra regione l’80% dello Stato: dalla giustizia dei comuni ha meno di 5000 civile ai servizi pubblici locaabitanti. Quello delle “cento li. Per tornare a crescere si città” è un mito antico della passa da lì. Come si affanna politica italiana, ma questa a ripetere Mario Draghi. Non deve rinnovare le sue pa- ne usciremo mai se non si role d’ordine se vuole affron- prende atto che il problema tare le sfide del futuro. Oggi (culturale, cioè etico-politil’economia del paese ha bi- co) sono le abnormi dimensogno di avviare grandi tras- sioni dello Stato, l’eccesso formazioni e il ripensamento di spe-sa pubblica e di presdi un’organizzazione territo- sione fiscale e la necessità riale finora policentrica e dis- conseguente di ridurre le dipersa (un ripensamento che mensioni dello Stato e di dideve avvenire in direzione minuire l’una e l’altra. Gli dell’apertura alla globalità, esempi non mancano. Sono da una parte, e in direzione davvero necessari 1292 tridell’integrazione tra più città bunali, il doppio della Gran e più sistemi locali, dall’altra) Bretagna? E cosa aspetcostituisce forse il capitolo più tiamo a dire che sei diversi importante di questo progetto. corpi di polizia sono troppi? L’accelerazione competiOn. Alessandro Maran tiva innescata dalla globalizVicepresidente gruppo PD zazione richiede, infatti, inalla Camera dei Deputati vestimenti in conoscenza e in infrastrutture e, pertanto, economie di scala che li rendano convenienti. Andare Città Futura in questa direzione significa Settembre 2011 anzitutto “fare alleanza” e la-

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Dopo aver negato per mesi le crisi A rischio l’intera zona Euro per le buffonate di Silvio. L’Italia sull’orlo del baratro

iniziale. E interviene nel peggiore dei modi: impone sacrifici discriminanti che colpiscono sempre chi già paga e sempre i più deboli, taglia le risorse agli enti locali e non intacca i privilegi di chi ha di più. Tutta questa confusione non solo danneggia i mercati, che vorrebbero dai Governi il segno di una linea sicura e forte anziché debole ed incerta, ma soprattutto ridicolizza il nostro Governo agli occhi dell’Europa e della Mentre scrivo queste righe Comunità internazionale. al Senato si sta ancora dis- E’ chiaro che questa situacutendo la manovra finan- zione preoccupa anche ziaria. Nonostante gli im- gli altri Paesi europei, che pegni formalmente assunti vedono l’Italia come una dal Governo, la minaccia zavorra sulla strada del della fiducia incombe su un rilancio economico. E’ lo provvedimento che attende stesso Wall Street Journal di avere una definizione che dichiara: «In passato certa dei suoi contenuti. le buffonate di Silvio BerIn questi giorni il Governo lusconi hanno danneggiaannuncia improvvisando to l’Italia; oggi rischiano di scelte di grande impatto danneggiare l’intera area su cittadini e imprese. Le dell’euro», o come scrive proclama e le smentisce l’Handelsblatt: «l’Italia tradi ora in ora, dimostrando disce le aspettative. Non che al Governo è sempre appenala BCE ha ultimato mancata una linea chia- l’acquisto dei titoli sovra di politica economica rani italiani, il governo di del Paese, che ha sem- Silvio Berlusconi ha effetpre vissuto alla giornata, tuato una brusca marcia senza avere una visione indietro sul piano di risandell’economia». d’insieme che guardasse amento Di fronte a questi giudizi, al futuro. Lo sapevamo e invece di incidere strutlo abbiamo ripetuto, ma turalmente, si parla di una ora è sotto gli occhi di tutti. lotta all’evasione ma non di Dopo aver negato per anni cambiare gli strumenti per la crisi economica, il Governo interviene sotto la combatterla, che non sono sferza della Bce quando or- sufficienti a stanare i dimai la situazione è degene- sonesti del nostro Paese. Si rata a causa dell’inerzia rinviano a data da destinarsi tutti i tagli a burocrazia e costi della politica, continuando nella politica degli slogan Città Futura perseguita in questi mesi. Settembre 2011

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O c c o r r e r e b b e r o investimenti per il rilancio dell’economia, ma dalla maggioranza non viene nessuna proposta, proprio quando l’assenza di investimenti viene giudicata negativamente anche dall’Europa, dato che altrimenti è impossibile sperare un futuro di sviluppo per l’Italia. In queste ore alcuni degli emendamenti del Partito democratico stanno venendo accolti, ma non a sufficienza da renderla una manovra adeguata alla crisi economica che stiamo affrontando. Tutte le proposte del Partito democratico sono disponibili sul sito www.partitodemocratico.it, tra le quali una seria lotta all’evasione ed all’elusione fiscale con nuovi strumenti, tagli immediati a burocrazia e riduzione dei costi della politica, ma soprattutto maggiori investimenti per lo sviluppo economico, cioè quello che fanno le economia europee in questo momento. Il Pd accoglierà l’esortazione alla responsabilità, più volte reiterata dal presidente Napolitano, ma non cambierà di una virgola il giudizio pesantemente negativo su una manovra che speriamo riesca a inchiodare il Paese sull’orlo del baratro. Lo sciopero indetto dalla Cgil, indipendentemente dal giudizio che qualcuno può darvi, è un sintomo eloquente che anche la situazione sociale è giunta all’estremo limite della sopportazione. On. Ettore Rosato Tesoriere regionale PD


L’assestamento di bilancio a metà anno

Regione: soldi in cassa ma pochi passi avanti! La situazione economica, sociale e politica del FVG non è molto diversa da quella nazionale, con serie criticità accompagnate da un quadro politico confuso (con gli ultimi avvenimenti che hanno sostanzialmente portato al “commissariamento” dell’Italia da parte della Banca Centrale Europea e della Germania) che vede la maggioranza di centrodestra incapace di aggredire i nodi veri della crisi e creare sviluppo. Per più di tre anni Berlusconi e lo stesso Tondo hanno detto che tutto andava bene e che eravamo il paese più sicuro. Oggi paghiamo anche per questo irresponsabile atteggiamento di nascondere la realtà. Il Friuli Venezia Giulia ha registrato nel corso del 2010 un incremento del PIL di poco superiore all’1,5% sul dato del 2009, al di sotto di altre regioni del nord e mantenendo un gap negativo rispetto alla caduta di due anni fa. Le proiezioni 2011/12 erano nel primo semestre 2011 migliorative rispetto al 2009/10, quando si toccò il fondo di una crisi pesantissima, e in questo contesto congiunturale le imprese hanno registrano profitti, aumentato l’export, è ripresa la produzione del

manifatturiero, ma non si fanno assunzioni e il tasso di disoccupazione, in particolare quello giovanile continua a salire, con un numero di ore di cassa integrazione che si mantiene elevatissimo. L’assestamento di Bilancio 2011 si inserisce in questo contesto, con un maggior avanzo (220 milioni di Euro) che deriva però da entrate straordinarie e non più ripetibili e riguarda compensazioni di imposta dovute ai nuovi regolamenti contabili, anticipazioni sul gettito tributario e compensazioni IVA. Il documento mette negativamente in evidenza almeno tre aspetti, oltre a non assicurare quelle azioni riformatrici (razionalizzazioni, semplificazioni amministrativa, “tagli alla politica”) che avrebbero dovuto sostenere, in un momento congiunturale così grave, le iniziative della Regione per le famiglie, i lavoratori, il mondo imprenditoriale. Il primo aspetto è l’evidente incoerenza tra la scelta di quattro anni fa, con l’assestamento 2008 - quando c’era una uguale disponibilità finanziaria e un’economia ancora positiva - di metter via 100 milioni per abbattere il debito, (decisione sempre vantata

Questi gli interventi maggiormente rilevanti nell’utilizzo dell’avanzo:

- casa 36,5 milioni - banda larga 9 milioni - infrastrutture 8 milioni - sistemazioni idrogeologiche 10,5 milioni - uffici Regione 16,5 milioni - attività produttive 31 milioni - agricoltura 9 milioni - ammortizzatori sociali 8 milioni - interventi settoriali (cultura, sport, istruzione)6 milioni - innovazione e fondi comunitari 23 milioni

da Tondo come un’ azione da buon padre di famiglia), e l’attuale scelta di non destinare nulla in quella direzione, malgrado analoga disponibilità finanziaria. Ma il debito c’è o non c’è? E se c’è, non si pregiudicano i conti della regione mantenendolo ora elevato? Il secondo aspetto è che la disponibilità attuale di quasi 200 milioni di euro è stata destinata in vari settori, ma una quota rilevante, circa 20 milioni!, è stata dispersa in mille rivoli per poste puntuali (anche di soli 1000 Euro ad amici e amici degli amici) quando invece poteva essere investita nelle leggi ordinarie, dotate di criteri di accesso trasparenti ed efficaci. Non solo: ma altri 23 milioni sono stati stanziati a favore di Province e Comuni, che vivono sì una situazione di grande difficoltà finanziaria, che ne pregiudica l’operatività su diversi fronti, ma senza indicare criteri e obbiettivi per il loro utilizzo. Il terzo aspetto è che soprattutto famiglie e giovani sono i grandi assenti di questa manovra, con stanziamenti diminuiti per le famiglie rispetto alle previsioni della Finanziaria varata solo a dicembre, e un’assoluta indifferenza alle giovani generazioni. E’ del tutto assente infatti qualsivoglia iniziativa normativa o economica a sostegno del lavoro giovanile, e c’è incertezza sui contributi per la prima casa che potranno coprire, anche con i nuovi stanziamenti) le sole domande 2010. Giorgio Brandolin Consigliere Regionale

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O R T N CO E C U L

Una raccolta di firme per difendere il servizio

L’incrollabile fiducia di mio padre nei confronti delle Poste Italiane non ammise discussione quando - raggiunta la meritata quiescenza dopo oltre 40 anni passati nei cantieri di Monfalcone – decise di accreditare la pensione presso la locale Posta di San Canzian. Sosteneva con vigore che la Posta rappresentava lo Stato, che mai avrebbe potuto fallire a differenza delle banche sostenute da privati, molte volte privi di qualsiasi scrupolo. Chissà se oggi direbbe ancora così ! Per il sistema bancario dobbiamo convenire che le diffidenze manifestate da mio padre - titolare di una licenza di scuola elementare - rimangono più che mai attuali. Anzi, una delle cause principali della crisi che investe in particolare il mondo occidentale, parte proprio dalla totale irresponsabilità di molti delinquenti vestiti da banchieri, che attraverso spericolate iniziative hanno messo sul lastrico cittadini risparmiatori, attività economiche, industrie, ecc. Ma quanto alle Poste Italiane, dopo la privatizzazione avvenuta una decina di anni fa e pur mantenendo lo Stato una quota maggioritaria – perché, vale la pena ricordarlo, il risparmio postale finanzia buona parte delle opere pubbliche in Italia - , il nuovo consiglio di amministrazione ha pensato bene (vista la concorrenza delle banche) di allargare le competenze degli uffici puntando su nuovi servizi, quelli propri delle banche: investimenti, titoli dello Stato, prestiti, tessere bancomat, ricariche telefoniche, addirittura vendita di libri. Nulla di male se a tutta questa nuova attività si fosse aggiunto un piano di assunzioni adeguato alla sfida.

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In forse la sorte dell’Ufficio postale di San Canzian

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Invece è successo esattamente il contrario: maggior impegno con minor personale. Non basta: si è chiuso in determinati periodi, vedi ferie, un servizio fondamentale che i cittadini pagano con moneta sonante. Recentemente poi, per asseriti motivi di innovazione tecnologica il servizio pensioni, pagamenti, riscossioni, per una settimana è andato in tilt, provocando un coro di rabbia e maledizioni da chi aveva assoluto bisogno

dismissione del servizio periferico, e l’ufficio postale di San Canzian sarebbe coinvolto direttamente in questo orientamento. Nella legge finanziaria presentata in questi ultimi giorni in parlamento da parte del governo vi sono elencati gli enti soggetti a ulteriore privatizzazione, e tra questi leggiamo: Poste Italiane. Sicuramente questa prospettiva non dà alcuna garanzia di qualità e di continuità del servizio ai cittadini, al contrario. Così le

di ottemperare a pagamenti per scadenze non rinviabili. Purtroppo anche l’ufficio postale di San Canzian è stato travolto da queste vicissitudini. Non solo -ed è questo che più preoccupa – ma ha anche subito da alcuni anni le chiusure temporanee nel periodo estivo. Ovviamente la colpa non è di chi in quel ufficio lavora, e al pari di altri usufruisce delle meritate ferie; da questo punto di vista, la disponibilità del personale nei confronti dei cittadini va sicuramente elogiata. La preoccupazione non nasce a caso: l’allarme recentemente lanciato dai sindacati attraverso la stampa sulla copertura dei posti vacanti negli uffici postali conferma la volontà - di chi decide dall’alto - di ridurre ulteriormente i costi, puntando in particolare alla progressiva

nostre preoccupazioni aumentano, perché il bisogno di fare cassa, ovvero di aumentare gli utili da parte delle imprese, in particolare banche, assicurazioni, istituti di credito, sulla pelle dei cittadini è una delle maledizioni che ha fatto precipitare l’emisfero occidentale nella crisi economica che da più anni subiamo. Per reagire a questa situazione, la redazione di Città Futura propone alla cittadinanza una raccolta di firme che nei prossimi giorni verrà avviata nella piazza grande di San Canzian a sostegno e a rafforzamento del servizio postale. Le firme raccolte saranno inviate a tutte le istituzioni competenti, compresi i vertici comunali, che di fronte ai disservizi al cittadino non dovrebbero mancare di farsi sentire. Meglio tardi che mai. Mansueto

San Canzian Città Futura - Settembre 2011  

#6 San Canzian Città Futura

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