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Sullaportadelpiccoloparadiso DiariodiLuca,ultimapagina: Vi sono comitive di uomini e donne che si sono dedicati a Dio, ma benché si chiamino fratelli e sorelle, non si rivolgono quasi la parola. (G.B. Shaw) «...Ecosì anche voi dovretesigillarel'amoredi Dio nelvostrocuore.

Chiuderlocon un lucchettoe riconsegnarloa coluiche ci ama, per l'eternit»à. «Certoche PadreMario ha una gran fantasia », disseRitacercando lo

sguardocomplicediEliana. Elianasorrisedivertita, guardandofissoun puntoindefinitodellasaletta doveipiùgiovanisiriunivanoperlacatechesi. «Che c'èEliana,staipensando a lui? » Esclamò Ritacon uno sguardo

sornione.«Guardache PadreMarioha usatouna metafora:illucchetto persigillarel'amorediDio». ElianainveceimmaginavailucchettidiPonteMilvio;leie ilsuo Fausto,l, ì tralenotedi“Tiscatteròunafoto”.Fausto&Ely,incisoa chiareletteretremetrisoprailcielo.Come neifilmcon Scamarcio. Faustoerailsuoprimo grandeamore;un beltenebrosetto,con lafaccia da bulloe lamoto elaborata.Ilduro di periferiache stazionavafuori dallachiesacon isuiquindiciannituttida dimostrare. TantevolteElianaaveva provatoa farlosentirea suo agio,trai canti religiosie le storiedel Vangelo.Una voltal'aveva pure convintoa partecipare a un incontro.Lui si mise scomposto in ultima fila


divertendosia prendereingirotutti.E alloraFederico,un Garronecon lafacciada buono,lorimproverò.Faustoreagì inmanierascompostae fuallontanato.Da allorailgiovaneteppistellostazionaval, ì sullaporta delpiccoloparadisocome un corvoallaricercadiuna predada puntare e da sbranare.«Bravichesiete.Alleluja.Brancodipecore».Fausto,per Eliana,eracrocee delizia.Tantevolteaveva cercatodi spiegarealle amichel'amorecheprovavaperlui. «Voi non loconoscete.Non conosceteidisagichevive.Vi fermatealle

apparenze,a ciòcheluivuolefarvivedere.Nessunoloama come me». Tantevolteilbuon PadreMarioavevaprovatoa parlargli. Un giornolo avvicinò,mentre il ragazzo aggiustava per l'ennesima volta il filo dell'acceleratore:«Faustino,saiche tantiannifaavevo una moto come latua?Certo,itempicambianoe latuaè moltopiùmodernama anche iolavoravodipistonie marmitte,sai?». Fausto quella volta alleggerì la tensione del volto.Capì che quel “nemico”in abitotalareerastatoanche un ragazzo,propriocome lui. Ma quando Padre Mario gli chiese di cambiare atteggiamento nei confrontidellavitaFaustotornòscuroinvolto.-Tu seiuno sconosciuto che mi vuolecambiare- loapostrofòsenzanasconderedisprezzo- Tu, voi,non sapetefaraltroche cambiarelepersone.E non mi chiamare mai più Faustino-.Ingranòlaprima e scappò via,sfrizionandosu una pozzangheradifangochefinìtuttaaddossoa padreMario. Gli incontriin catechesiscorrevano normalmente,pendendo dalle labbra di Padre Mario.Monologhisu monologhi.Un pomeriggioil sacerdotefeceaccomodareiragazzie gliparlò:«Da oggi,finoall'inizio dell'estatevoiviriunireteda soli.Avetequindicianni,doveteimparare ad autogestirvianche e soprattuttonellafede.Vorreiche iniziastea scrivereun diario,dove appunteretetuttele discussionisullequalivi


confronteretedurantele riunioni.E' una prova,quellache vi chiedo; dovretedimostrarecosa significaimporsiper una giustacausa,saper fare virtù delle proprie ragioni illuminate. E lo dovrete fare confrontandovida soli». A Marco luccicaronogliocchi.Lui,tratuttieraquellopiùpreparato,il ragazzoda primo banco, ilprimo inognicosa:a scuola,nellosporte durantegliincontroin Chiesa faceva le domande più pertinenti;il ragazzo diecie lode,l'amico di cui tuttisi fidavano e con cui si confidavano.Sarebbe stato luia prenderele redinidel gruppo e a guidarlosecondocoscienza. E così fu per molto tempo. Si parlava di misericordiadivina,della perfezione angelica,dei problemi dell'Africa.Marco introduceva il tema dell'incontro;a luilaparolainizialee quellaconclusiva. Per le festedi Pasqua i ragazziorganizzaronola recitateatraledella PassionediCristo.Marco avrebbeinterpretatoGesù.Ed eraun perfetto Gesù occidentale,con gliocchichiari,icapellid'oro,ondulati,legote rosee. Dava tutto se stesso, quel pomeriggio di marzo, mentre provavano la scena della flagellazione. Federico “il Garrone” lo frustavagoffamente. «Marco senti,ma ioa fareilcattivoche tifrustanon mi civedo mica,

sai?» DisseFedericoansimantedistanchezza. «Vedi fratello– lo rassicuròMarco – laveravirtùè quelladi sapersi

confrontareancheinprovedifficili. Tu seiun buono,come me.Ma tici vedi a fare Gesù? Non sei un po' sovrappeso? Sarebbe tutto più complicato.Ad esempiodovremmo ricuciregliabitidi scena.E poii centurioniromanieranoun po'grassocci.Ascolta,sevuoi,setisentiin grado di interpretareGesù, tieni:prendila veste,la croce e fallotu.


Allora,ascoltatemitutti– esclamò Marcorivolgendosiaicompagni-da oggisaràFedericoa interpretareGesù». Le ragazzeemiseroun gridolinodisperato,nessunadilorovolevache Marco cedesse la sua parte a Federico.Erano tutteinnamorate di quell'angelo biondo, perfetto,graziato.Federico si rese conto che interpretareGesù sarebbestatauna delusionepertutti,pergliamicie perilpubblico– SentiMarco – sussurròFedericocon lavocegraffiata di timidavergogna– non ho mai pensatodi togliertilaparte.Non ne sareidegno». Quel pomeriggioMarco fece delleprove eccezionali,caricatodalla certezzache tuttigliriconoscevano ilruolo da leader. Spirò nella finzionescenicatralostuporeditutti,sembravadavverodirivederela Passione di Cristo. Nadia, la più sensibiledel gruppo scoppiò a piangere,mentreRitaloguardavainnamoratae glialtriapplaudivano davantialtalentodiquestoprodigioispirato. Tuttitranneuna persona.Era Elianache loaspettòallafinedelleprove peraffrontarlo. «Ehy,ragazzosanto,non crederaidifarlaa me,vero?»

«Di cosa parlimia cara?-risposeMarco come cadutoda una nuvola

bucata» «Puoi darlaa bere a tuttima non a me. Ciò che hai fattooggi è

l'ennesima prova di quanto tu sia menefreghistae possessivo.Vuoi soltantoesserealcentrodell'attenzione.Seiun superficiale.Usi iltuo carismaperoscurareglialtri.Hai mortificatoFederico,prendendoloin gironelsuofisico,nellesuepotenzialit. àSeiunapersonaorrenda»


Glialtriragazzi,nelfrattempo avevano formatoun capannelloattorno aidue. «Sorellamia, cosa? Ma di che parli?- balbettò Marco sentendosi

indagato-Ionon capiscoquestatuapresadiposizione,davvero.Questo odio ingiustificatoe gratuitocome se Padre Mario non ti avesse insegnatoniente.E' statoFedericoa rinunciareallaparte,io l'avevo ceduta, spiegandogli semplicemente che sarebbe stato un po' complicatofare una croce più grande e adattaregli abitia poche settimanedallarecita » «E'veroEliana,staisolomettendozizzania » Tuonaronoglialtricome

un corosfalsato.AncheRita,lasuaamicadelcuore,lediedecontro: «ma come faia direquestecose quando parlidi Marco? La persona

orrendaseitu!» Elianala zitt, ì ricordandoleche l'amoreè cieco,facendo tornareRita nelleretrovie,rossadivergogna.AllorapreselaparolaGianna,con il suovisoa spigoloe lavocesgraziata: «SentiElianama non è chea frequentarequelFaustolìstaidiventatoun

po'ribelle? » «Taci!- ordinò Marco come una voce dall'alto.Zittitutti.Non c'è

bisognodidireciòchegiàsappiamo.Le rispostesononelnostrocuore. Eliana,iotiperdonoperavermigiudicato.Ma a questopuntotichiedo ditornarea casae discriveresuldiariocosaè successooggi,perchéti seicomportatacos. ì E allafine,se iltuo cuore tisuggeriràdi non tornare,avraicompresodiessereun malepernoi»


Eliananon avevalaforzadirispondere:tuttiledavanocontro,anchela sua miglioreamica.Si ritiròin silenzio.La serachiamò lasua amica Ritama laragazzalerisposestizzitae chiuseiltelefono. Alloraprovò a cercareFaustoal telefonino.La voce delragazzo era copertadalfrastuonodiun concertometallaro.Sentendolavoce triste diElianaabbandonòisuoisvaghie andò a trovarla. La reazionediFaustonon fu dellemiglioriquando Elianaglichiesedi accompagnarlada PadreMario. «E tumi failasciareun concertobellissimoperportarti da un pretucolo

bigotto?Tu seipazza!» «E tu,cheseipiùpazzodime,adessomi accompagnida lui »

PadreMarioliaccolse,puntandocon severitàlosguardodiFausto,al ricordo di quellapozzangherata in pieno viso.Li fece accomodare, insegnandoilperdono,ma prima dovettegiurarea Faustoche non gli avrebbefattoillavaggiodelcervello.Elianacon un filodivocesiaprì con PadreMario:«avevogiuratodinon disturbarlamaie inveceeccomi qua.Volevo dirleche da domani non frequenteròpiù ilgruppo.Mi spiacema non sono compresadaimieicompagni.Sono un elementodi disturbo”. «CaraEliana– larassicuròPadreMariocon lavocepaterna– ho saputo

quelloche è successo oggi dalleparoledi Marco. Mi ha chiamato raccontandomil'accaduto,diceche haiprovatoa metterglitutticontro. So che Marco tiha ordinatodi scrivereuna frasesu un diario.Bene, sonoiocheviho affidatoilcompitodiscriveresuldiarioe non lui. Se viho lasciatida soliè propriopergestirviautonomamente,non per assecondareun'altrapersona.Stasera,caraEliana,scriviiltuonome sul diarioe coloralocon tuttii coloriche hai.Altroche puntini.Ho già


avvisatoMarco che ilruolodiGesù,da domani,lointerpreteràLuca al suoposto» Elianasisentì rassicuratada quell'incontroe anche Faustonon aveva resistitoa unabattutaironicadiPadreMario. «Ehy,demonietto,guardachetivedocheridisottoibaffi »

lostuzzicòilpretementreFaustocostringevailsuovisoa non dargliela vinta. Elianatornòa casae sidivertìa scrivereilsuo nome mentrelaradio trasmettevaSere Nere,unadellesuecanzonipreferite. L'indomaniMarco avevaattiratol'attenzionesu disé,scuroinvolto.Il suo visoangelicoeradiventatocupo,grigio,ilvisocontratto,legote spente.Dallapiccolaportadelparadisosiintravedevaun raggiodiluce che i ragazziavrebbero attraversatodi lì a breve per cominciarele proveperlarecita. «Mia madre dice che Luca è come Toto Cutugno. Lo chiama così

perchéquestocantanteperdevasemprealFestivaldiSanremo. L'horimproveratamia madre,sapete?E leho detto:saichec'èmamma, che da domani,per una volta Luca sarà primo. E cos, ì insomma, teneteviforte,da oggisaràluia interpretareGesù.E iosaròGiuda» «Nooooo»

esclamaronoleragazzinementreLuca mettevalacatenaalsuo scooter perpoiavvicinarsialgruppo. Luca parlavapoco,eraun introversocon gliocchidighiaccio,icapelli lunghia copriremezzo voltoe ilvisoscavato.Era finitolì perchésuo padreloavevosorpresoa fumare.Fu una punizioneilsuo avvicinarsia Dio.Ma un giornotrovòlaforzadiringraziaresuo padreperqueldono


inaspettato.Quei ragionamentidi fede che avevano illuminatogiorno dopo giornolasuavita.Però Luca eraun timido, uno che non parlava mai e non riusciva a catturarel'attenzione deglialtri.Ogni tanto, durantele riunioni,sbuffavaimpettitoquando Dario,ilsuo vicinodi banco,andava di mattocon lesue depressioni egocentriche. «Io non stobene.Io non so se credoinDio.Io ho avutouna vitabrutta.Io mi vogliouccidere » Quando sitrattavadi parlaredeglialtrilo facevasoloperprenderele distanze:«Voisietefelici. Voichene sapete?» Luca lo guardava con ammirevole compassione. Avrebbe voluto spiegargliladignitàdeldoloresilenziosoma sarebbestatauna perdita di tempo. Almeno così lui la vedeva.E alloraLuca cominciava a scriverenel suo diario,proprio quel diario satiricoche parlava di politicae rock'nroll. E la reazionedi Luca non fu dellepiù feliciquando seppe di dover essereilprotagonistadellarecita. «Io?Ma perchéio? Marcoperchéhaisceltome?» «Perché per me seiun ultimo – glidisseMarco toccandoglila spalla

sinistra- E gliultimisarannoiprimi.O no?» «Oppure perché Padre Mario ti ha levato la parte a causa del tuo

comportamentoegoista » Eliananon lamandò a dire,creandogeloe imbarazzoinMarco e nei suoi compagni che dopo un attimo di smarrimento la aggredirono verbalmente. «Ricominci? Sei invidiosa!Vai dal tuo Fausto! Ecco, si parla del

diavolo... saltasullamoto con luie andateveneversolaperdizione» Fausto,da poco arrivato,siavvicinòal gruppo e confermò la tesidi Eliana ma nessuno gli credette.Marco lo sfidò faccia a faccia, dicendoglidiritiraretuttequestemenzogne.


«Saiche tidico?Non mi faipaura!Io so chiseie perchéseiqui.Stai

organizzandoladistruzionedi questogruppo che siriuniscein pace e armonia.StaiplagiandoEliana.Bene,sono prontoa sfidarti.Non ho paura...Non ho pauradi te.Ti conosco così bene che ho imparatoa riconoscertiin tutteletueforme.Se tuamadre è andataviadi casaè perchétuseiilmale.Se tuopadrebeve è perchétuseiilmale.Se tuo fratellostamaleè perchétuseiilmale.Non lohaiancoracapito? Hai vistocome tiho zittito?Ilmale non vincerà.Se Elianapreferisceteè perchéseiilmaletentatore.Avanti,vuoipicchiarmi?Possodimostrarti lapotenzadevastantedelDio che..». Faustoconsigliòa Marco dizittirsie diguardareuna peruna lefacce deisuoicompagni.Quellestessefacceche finoa qualcheminutofalo guardavano come un idoloadesso erano spaventate,confuse,con gli occhia guardareilterriccioilluminatoda un timidosolediprimavera. Anche Rita,lapiù innamoratadi tutte,non riuscivaa guardarlonegli occhi. «Marco tiseiscoperto– sentenziòFederico“ilgarrone”dall'altodella

sua docile stazza – Proprio tu che ti ergi a esempio, come puoi comportarticosì?» Marco sudava e digrignavai dentimentreda dietrolavoce di Eliana incalzava: «Hainominatoinvanoilnome diDio,tiseisostituitoa lui.Desiderime,

non perchémi ami ma perchépretendianchelemie attenzioni.Le rubi aglialtriperamoredite,non diDio.Uccidiladignitàdelprossimo,lo giudichi.Lisaia memoriaidiecicomandamenti? » Nel silenziodi quegliistantipreselaparolaDario,ilragazzosempre depresso:«Ma di cosa stateparlando? Allora io? Nessuno mi ama, nessunomi capisce.Io.Io.Io!»


«Staizittoimbecille– urlòMarco – ormaistravoltonelviso- Se osate

riferirea PadreMariodi questaconversazioneio vi rovineròlavita– Tu,Gianna,vuoichesisappiachehaiabortito?E tuDario?Perchénon raccontia tutticosatienisottoilletto? E non parliamodeidisturbialimentaridelnostrogigantebuono! E tuFausto...ne ho ancheperte.Perchénon raccontia tuttiilmotivo percuituamadreè andataviadicasa? E tu,Eliana,lucedellamia vita... quantecosepotreidiresudite... Sietevoiche vi sietescoperti,banda di mocciosi.Non poteteparlare, sietemiei.Miei!» Poi,Marco,preselacoronadi spinedellarecitae siavvicinòa Luca. Glielapoggiò sullatesta,sistemandolaaccuratamentee con la voce drammaticamentepacataglidisse: «iosu ditenon ho nullada dire,perun semplicissimomotivo.Perché

tunon seiniente»

Marco recuperòlasua giaccadallastanza,tornòfuori,guardò perun attimo la piccolaportadel paradisoe, rivolgendo lo sguardo ai suo compagnisconvoltigliconsigliòdistare“buonie servi”. I ragazzirimaseroper molto tempo in silenzio.Coluiche ritenevano essere il bene si era rivelato una persona malvagia, subdola e spregevole. «Insomma. Ci sta ricattando» borbottòPieracercando ilconsenso di

Federico. Seguirono altrilunghi momenti di silenzio, prima che Federicorispondessea Piera,facendolenotareche quellaeralaprima volta,da quandosiconoscevanocheglistavarivolgendolaparola.


«Sì certo, certamente -

rispose Piera stufata, riflettendo nello

specchiettodi un motorinoladebolezzadellasua vanità- Ma adesso che facciamo? Se diceai mieiche rischiola bocciaturalo ammazzo. Giuro,nessunomi fermi!» «Se voletepossodargliuna lezioneio– esclamò Fausto– e giuroche

non glifaròdelmale ma, forse,essereaffrontatoda uomo a uomo gli serviràda insegnamento» Ritascoppiòa piangere,allontanandosidalgruppo:«ditemiche è un incubo,vi prego.Mi ha dettoche non mi ama.Non mi ama! E oraci facciamo salvareda questo...da questo...pazzoidecon ilgiubbottodi pelle » Imomentia seguirefuronodiprofondoimbarazzo.Queiragazzi,natie cresciutiinsieme avevano scopertouna veritàagghiacciante:non si conoscevano.Non sapevanonulladiloro.Non eranomai andatioltrele apparenze,le simpatiee le antipatie.Pareva quasi che tuttequelle paroleappreseda PadreMario sifosserosvuotatedi ognisignificato. Era la pratica.Che è ben diversadallateoria.Metterein praticala misericordia,aprirsiall'altro,fiutare il male, sapersi destreggiare facendoforzasuivaloridigruppo.I ragazzi,con ilpassaredeiminuti, sirendevanocontodiessersiapertiproprioalmale,nonostantefossero circondati dal bene più prezioso. I volti di Gianna e Piera si incrociavanoma Giannaabbassavasubitolosguardo:ledue amichedel cuore,intuttiquestianni,avevanocondivisosoltantotrucchie futilit. à Pieranon sapevanulladellagravidanzainterrottadi Gianna.Federico provòa distruggerequelsilenzioassordante«:Sì,ho disordinialimentari ma inquestigiorniimieihanno decisodiportarmida un medico,per capirecome mai»


«Sì,adessonon facciamoiltalkshow»

Eliana avevo lo sguardo inviperitoe guardava i suoi amici senza nascondereun velodi disprezzo.A leinon importavanulladiciò che Marco avrebbe potutoraccontarein giro.«Ma vi rendeteconto che avevaragioneFaustoquandocichiamavabrancodipecore?Siamo così pecore che abbiamo fattodiventareMarco un Dio in terra.E anche Padre Mario. Abbiamo amato le persone e non ciò che loro rappresentanoo volevanorappresentare » Nel frattempo Fausto aveva raggiunto Marco, sottocasa.Ne seguì un'aggressioneverbale,fattadiminacceanchefisiche:un polveronedi insultie urlain pieno viso mentreMarco,serafico,lo ripagò con la stessamoneta. «Adessostaizittotu,Fausto,e guardatiattorno »

C'erano un gruppo di persone che assistevano.Alcune donne lo indicavano,riconoscendo in lui il teppistadi quartiereche inveiva controun'animapura. «Vi prego, scusatelo » recitava Marco ai passanti.«Vedrete che un

giorno tornerà in sé. Perché Lui,ilSignore,ha grandiprogettiper questapecorellasmarrit»a Poi,Marco si avvicinò verso Fausto mentre quel gruppo sparutodi curiosisiandavadileguando.«Sai,forseneanchetusaidov'ètuamadre. Ioloso,perché imieia volteparlanoe sai..». Marco cominciòa farrotearel'indicedestrosullatempiadi Fausto. «Certo,con un figliocome te... giustoinmanicomiopotevafinire »

Fausto afferròl'indicedi Marco con l'intenzionedi staccarglielodal braccio.Nel trascendereviolentoMarco glisuggerìdi farglidelmale. «Così te ne vai in riformatorioo meglioancoraall'istitutocome tua

madre»


Faustololasciòandare,Marco aprì ilcancellodicasasua e losalutò con un inchinocome un attoreche escedi scena.Marco aveva vinto. Faustoavevaperso. «Chifarebbedelmalea Gesù Bambino?»

I ragazzifissavano Fausto con gli occhi sgranati;non capivano la domanda.«Scusa ci racconticosa è successo?Che ha dettoMarco?» hieseGianna senza nasconderemoltaansia.Faustospiegò ai ragazzi che Marco erauna personatroppoforte.E che eranostatilorostessia dargliquestaaureainvincibile.Era inattaccabilee lasua malvagitàlo avrebbe portatoa farlisoffriretuttisenza sporcarsineanche più di tanto«Inutile mettersi contro di lui – spiegò Fausto – nessuno metterebbeindiscussionelasuapersona.Dovevatevederepoco facon qualiocchimi fissavalagentementreloaggredivo:come un malfattore che volevamenareun santoin terra.Vi convieneabituarviall'ideadi esseresuoi sudditie di non parlaremai con ilvostroPadre Mario. Poverino:chissàquantocirimarrebbemale.Ammessochevicreda» Fu allora che Luca emerse dalle retroviedove era solitostare in compagnia dellesue cuffiettestereoper consegnarea Fausto ilsuo diario. «Ciò chemanca a me – disseLuca a Fausto– è ilcoraggiodiesprimere

lemie opinioni.E peradessoha ragioneMarco:ionon sononiente. Tu invecehaiun grandono ma non saicome usarlo.E'perquestoche nelnostrocuoresappiamo che saraitu a darciuna mano. Tu haigli occhi dellasofferenza che emanano una strana luce.Hai la lingua sciolta.Ma non saicosadire.E come dirlo»


Faustomise ildiarionelbauledellasua moto e schizzòvianon prima di guardare quel gruppetto impauritoe urlargliper l'ultima volta: «Brancodipecore!E guardatechenon lofacciopervoima perme »

Iragazzisiguardaronoancoraunavoltanegliocchi... non propriosicuri di essersiaffidatiallapersonagiusta.Ma ormaierasera,c'erasoloda tornarea casae ripassarelaparteperlarecita;ormaimancavano solo un paiodigiorni.

DallepaginedeldiariodiLuca: 27 marzo Da ogne bocca dirompea co' denti un peccatore, a guisa di maciulla, sì che tre ne facea così dolenti (Dante Aligheri). Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l`avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell`azione di grazie. Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. E` in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo di ogni Principato e di ogni Potestà. 11 aprile Dio ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.


Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Fausto sfogliavale pagine del diario,invero un po' scocciato:«hm, adesso capisco perché non riesce a comunicare con gli altri... che noia! 30 marzo Ero sereno e Dio mi ha stritolato, mi ha afferrato la nuca e mi ha sfondato il cranio, ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri prendono la mira su di me, senza pietà egli mi trafigge i reni, per terra versa il mio fiele, apre su di me breccia su breccia, infierisce su di me come un generale trionfatore (Giobbe 16, 12-14).

«Luca il tuo diario è di una noia ferale! Ma ti ci impegni a risultare così noioso? Fausto inveiva su Luca, al telefono, con un certo sarcasmo. «Cioè, tutte queste riflessioni sul bene, sul male, queste citazioni: sembra a tratti che tu non sappia che idea farti sulla vita. A volte sembra che vuoi parlare solo con le citazioni. Ma non sei in grado di farti una tua idea? Sì va bene, beati gli umili. Che c'entra? Neanch'io sono un santerellino ma volevo farvi capire che mancate di malizia. Siete bravi a scrivere queste cose sui diari ma poi nell'atto pratico? Non siete umili! Vi umiliate a chi vedete migliore di voi. Siete solo superbi, capite? Soffrite la superbia degli altri ma non riuscite a vedere la vostra. Anche questa frase qui, che hai scritto Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo la legge di libertà. Questa l'hai scritta tu?». «Fausto non è importante chi l'ha scritta. Ma il significato che ne cogli».


«Mah... significato. Parlare e agire come persone che devono essere

giudicate secondo la legge di libertà. I tuoi amici non sono liberi, caro Luca da occhi blu, perché temono un giudizio terreno...» In quel momento fu proprio Fausto a capire che stava ragionando grazie a quelle stesse frasi che aveva ridicolizzato. Quelle parole noiose, furono per lui una rivelazione, proprio come tempo fa lo furono per Luca. «Fausto questo forza che hai, quella di saper parlare a tutti e con tutti...

non lo sprecare. E' l'unica cosa che ti rende veramente forte. Adesso basta, ho parlato anche troppo»

Poche ore prima della recita c'era un gran trambusto. Genitori e amici che correvano per accaparrarsi il posto migliore o quello più nascosto per poter dormire senza darla a vedere a nessuno. Luca ripassava la parte da protagonista, risucchiando il respiro. Tutti erano sereni e sorridenti. Marco era in un angolo, vestito da Kaifa. Non era questa la reazione che si aspettava, da parte dagli altri. Nessuno lo considerava, lo adulava o lo temeva. Sembrava quasi fosse invisibile. Fausto lo avvicinò. «Sai che ti dico? Adesso racconto tutto a Padre Mario. Di come ti sei

comportato, ciò che sei veramente. E non parlerò solo con Padre Mario. Parlerò con tutti. Qui, adesso salgo sul palco. Che ne dici?. Marco lo guardava come si guarda un folle: «non lo faresti mai. Nessuno ti crederebbe e mi autorizzeresti a dire le cose che sai, senza passare per cattivo. Sai che lo so fare, no?» «Certo che lo so - gli disse Fausto guardandolo con sufficienza – ma

non ti accorgi come sono sereni i volti dei tuoi compagni? E sai perché?


Sono gli occhi di chi non ha più nulla da nascondere. Sono gli occhi di chi ha ritrovato la libertà» Fausto andò verso Padre Mario e gli sussurrò all'orecchio. «Non creda a nulla Padre, non creda a nulla urlò Marco.

E solo un teppista da due soldi. Lo sappiamo tutti». Marco, aveva capito che i ragazzi avevano parlato con i genitori e non avevano più nulla da nascondere mentre lui si era svelato nella sua superbia e nella sua malvagità. E rischiava di essere giudicato da tutti come una persona meschina e cattiva. Padre Mario lo avvicinò e gli diede una carezza:«è giunto il momento che tu capisca dove hai sbagliato. Adesso dammi gli abiti di scena. Tu non parteciperai a questa recita. Diremo alle tue fans che ti è andata via la voce. E in questo, momento, credimi, non sarebbe neanche un male» Marco digrignava i denti come un cavallo sbizzarrito. Buttò i vestiti su una sedia e guardando con aria drammatica Padre Mario gli disse: «Padre, era l'unico modo per provocare nei ragazzi una reazione. Per

farli parlare con i genitori. Erano tutti infelici, in lotta con loro stessi. Ci voleva proprio una provocazione. Era tutto previsto,capisce?Credo mi debbano ringraziare. Tutti voi – estendendo il suo dire a tutti con una intensità da attore navigato – dovreste dirmi grazie. Io vi ho liberato» «Impostore. E' la tua superbia che ti fa parlare. Siamo noi che grazie a

Fausto abbiamo capito che dobbiamo essere liberi dalle nostre paure, dai nostri piccoli peccati che non ci fanno stare bene. Dai nostri silenzi» I ragazzi si presero per mano e Eliana porse la sua verso quella di Marco che si rifiutò di chiudere il cerchio e scappò via. La parola aveva salvato i ragazzi. A volte, il rimedio per i piccoli e grandi tormenti quotidiani è così semplice che sembra quasi più divertente complicarsi la vita. Fausto si limitò a consigliare ai ragazzi di


comunicare il loro disagio alle famiglie. Di confrontarsi, senza paure, perché proprio quelle paure li rendevano umili agli occhi dell'unico giudizio che dovevano temere. Fu illuminato dalle parole di quel diario e capì di avere un potere, quello di saper spiegare. E fu così che Gianna promise a sua madre che l'avrebbe resa, quando sarebbe stata una persona più matura, la nonna più felice del mondo. E Federico spiegò alla sua famiglia che anche loro avevano delle colpe che gli causavano disagi alimentari. E Piera, con il viso colante di mascara, confessò a suo padre che sarebbe stata bocciata. «Fausto ti va di sostituire Marco? Disse Padre Mario al giovane» «Prete, meglio che lo fai tu. Io devo andare a vedere un cilindro. Me lo

passano 80 euro, sembra buono». Ci verrai a trovare ogni tanto? Io non do certezze, sbuffò Fausto, nascondendosi nel suo cappuccio. I ragazzi lo abbracciarono ma lui un po' imbarazzato riuscì a divincolarsi. «Vedremo magari un giorno vengo a disturbarvi un po'»

La recita andò benino, perché i ragazzi erano poco concentrati e tutti dimenticarono, a turno, qualche battuta. Il pubblico si divertì, anche se qualche suora richiamava tutti ad essere più concentrati La Pasqua era ormai alle porte. I ragazzi, ancora vestiti con gli abiti di scena, si fecero una promessa: «da oggi diventiamo un po' più grandi, un po' più responsabili» «E un po' più attenti,-aggiunse con un sorriso Padre Mario accovacciato

vicino al sipario» «Padre, ma Marco che fine ha fatto? Bisogna riconoscere che con lui,

oggi, la recita sarebbe andata molto meglio»


«Marco è lì. In castigo, dietro la porta del paradiso. Il giorno che

accetterà di tendervi la mano, voi la accetterete. Mi raccomando però, fatevi trovare sempre con la mano tesa» Si spensero le luci, sulla recita e su quel piccolo paradiso. Eliana provò a chiamare Fausto al telefonino ma il ragazzo era irraggiungibile. Nel diffondersi dei primi odori di una serata di primavera, Fausto era solo, in sella alla sua moto, a guardare il cielo. E a parlare, finalmente, anche con se stesso.


Sulla porta del piccolo paradiso