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Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011 Trimestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano


Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

Trimestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano

Gruppo editoriale: Tulsa Singh Giorgia Vigevano Ramananda Mahima

Hanno contribuito a questo numero: Padam Singh Prem Das Hari Krishna Doctor


Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011 Trimestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano

Parole del Guru

Shri Muniraj parla ai devoti russi presenti all’inizio della riunione costitutiva del Samaj russo

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Tratto dal bollettino Haidakhandi News” edito in Germania – inverno 2011. Tradotto da Narmada Editoriale

Editoriale di Tulsa Singh L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!

Realizzare l’Unità di Tulsa Singh Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare

La storia di “Croce Mandir” di Padam Singh Notizie dall’India

Ashwin Navaratri 2011 Chillianoula di Prem Das Satsang

Ateismo nel nome di Dio di Hari Krishna Doctor Herakhandi Family

Babaji è tornato! di Giorgia Vigevano Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Parole del Guru

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Parole del Guru

Shri Muniraj parla ai devoti russi presenti all’inizio della riunione costitutiva del Samaj russo. Tratto dal bollettino “Haidakhandi News” edito in Germania – inverno 2011. Tradotto da Narmada

“Per il lavoro che intendiamo svolgere oggi è particolarmente importante essere uniti nell’intento di diventare uno. Per questo motivo chiedo a tutti di mettere da parte il vostro ego. A questo mondo nessuno è più importante di un altro. Se qualcuno pensa di essere più importante di un altro, il suo modo di pensare è errato. Il Signore (Bhagavan) ha dato a ciascun essere umano le stesse qualità, come per esempio i dieci sensi. Quando nasciamo, non apparteniamo ad una religione particolare. Al momento della nascita, siamo tutti uguali. All’inizio del mondo, la natura ha creato una cellula e da questa cellula si è sviluppato tutto. Dall’uno siamo diventati molti. Babaji ci ha insegnato che la religione fondamentale (Dharma) è l’umanità. È importante che ci consideriamo fratelli e sorelle e che lavoriamo insieme per realizzare il nostro obiettivo. Questo compito deve essere sentito da ciascuno di voi come proprio, “io devo svolgere questo compito”. Dobbiamo dimenticare le nostre diversità e unirci. Quando ci si divide a causa delle piccolezze, come si può essere in grado di creare qualcosa di grande? Muniraj vi chiede “Siete pronti a lavorare insieme o no?” Questo lavoro deve essere svolto da voi, io posso solo darvi dei consigli, ma dovrete essere voi a svolgere il lavoro. Questo è il mio consiglio per aiutare tutti voi ad iniziare il lavoro. Ora ciascuno di voi potrà fare le proprie proposte, dare i propri consigli su come procedere. Chi vuole cominciare?”

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Editoriale

Editoriale di Tulsa Singh

All’ultima assemblea dei soci dell’Herakhandi Samaj Italiano erano presenti veramente poche persone, e io, che da un anno sono l’attuale presidente, ci rimasi proprio male. Era un anno che lavoravo per il Samaj a ritmo serrato, dando buona parte del mio tempo a quest’organizzazione e il risultato era un’assemblea quasi deserta? Cosa non aveva funzionato? Questa domanda mi è rimbalzata nella testa e alla fine mi sono reso conto che, tranne gli addetti ai lavori, poco si sapeva di quello che faceva il Samaj. Così, con gli altri del Consiglio abbiamo deciso di concretizzare un progetto in cantiere da diversi mesi e partire a novembre‐dicembre di quest’anno con uno strumento di informazione online. Negli anni passati l’informazione era viaggiata col bollettino/rivista OM NAMAH SHIVAYA, a fasi alterne fin dal 1983. Oggi l’idea è di fare una rivista trimestrale mantenendo lo stesso nome OM NAMAH SHIVAYA, una rivista dove l’informazione viene data attraverso veri articoli scritti dai devoti che sono in grado di farlo. Scrivere un articolo vuol dire impegnarsi in un lavoro che può richiedere anche giorni, quindi l’impegno è notevole, e tutti sono invitati a dare il loro contributo. È stato formato un gruppo editoriale e sono stati identificati alcuni settori. Io mi sono preso l’impegno di curare gli articoli sul Samaji in modo da far conoscere a tutti quelli che lo desiderano l’operato del Samaj negli anni passati, quello che fa attualmente, e soprattutto lo spirito con cui lavora. Questo settore lo abbiamo chiamato: “L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!”. La struttura interna che il Samaj si sta dando attraverso i vari gruppi di attività che lo fanno funzionare mi ha dato lo spunto per scrivere questo primo articolo. Voglio partire proprio da qui, da come il Samaj lavora e parlare dell’importanza che il Samaj sta dando a un certo modo di stare in gruppo. L’articolo, suddiviso in punti per comodità di lettura, mostra come il gruppo può diventare lo strumento per realizzare quegli apprendimenti che portano all’armonia e all’unità.

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L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto! [Sezione dedicata all’informazione sull’HSI, curata da Tulsa Singh]

Realizzare l’Unità di Tulsa Singh L’Herakhandi Samaj Italiano in breve

L’Herakhandi Samaj Italiano è l’associazione che unisce e organizza i devoti italiani di Babaji Herakhan Baba e fa parte dell’Herakhandi Samaj Internazionale, l’organizzazione mondiale voluta da Babaji per la diffusione del suo messaggio umanitario di pace e di fratellanza, sintetizzato dalle tre parole “Verità, Semplicità e Amore”. L’Herakhandi Samaj Italiano è l’organizzazione che rappresenta Babaji in Italia e in questi ultimi cinque anni ha avuto un rapido sviluppo organizzativo. In questo momento comprende una fondazione che gestisce le proprietà (immobili e terre) e quattro associazioni affiliate, tre delle quali funzionano anche come ashram. Idealmente comprende anche tutti i devoti e le diverse realtà italiane di Babaji, come ad esempio, le associazioni chiamate ‘amiche’ e la così detta “Bhole Baba City”. I gruppi di lavoro nel Samaj Italiano

Ritrovando le direttive iniziali date da Babaji, sia le associazioni sia la fondazione hanno oggi alla loro guida dei gruppi di devoti. In generale il Samaj Italiano vive e si sviluppa grazie all’attività di gruppi di devoti. Questi gruppi possono essere classificati in tre categorie: gruppi istituzionali, gruppi creati per portare a termine un compito preciso e gruppi di fatto. I gruppi istituzionali , sono i Consigli Direttivi e le Assemblee dei Soci delle diverse associazioni e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione. I gruppi di lavoro nascono quando un gruppo è creato e s’incontra regolarmente per portare a termine un lavoro, come per esempio il gruppo editoriale di questa nuova rivista “OM NAMAH SHIVAYA”, o il “gruppo delle donne” della “Bhole Baba City”. I gruppi di fatto sono quelli che sono sorti spontaneamente, come i gruppi di devoti che nel territorio nazionale si incontrano regolarmente per fare l’Arti. Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!

Trasformare i gruppi in occasioni di apprendimento.

Questi tre tipi di gruppo, dove i membri s’incontrano regolarmente, possono diventare anche luoghi di apprendimento di quelle abilità che consentono ad un gruppo di funzionare con efficacia, di comunicare bene, di prendere buone decisioni, senza manipolazioni e giochi di potere che solitamente sono solo delle reazioni involontarie dovute al fatto che non ci sentiamo a nostro agio quando entriamo in un gruppo e quindi assumiamo un atteggiamento difensivo. Questo finisce per innescare dei circoli viziosi che impediscono di lavorare insieme con soddisfazione reciproca e alimentano il nostro pessimismo. In questo periodo storico tutta la cultura è improntata al singolo, per cui spesso il singolo è più efficiente di un gruppo, ma questo succede perché il gruppo non funziona come tale ma come insieme disarmonico di singoli, dove ognuno pensa che l'altro voglia solo “portare l’acqua al proprio mulino”. L’intenzione di lavorare insieme, infatti, non è sufficiente, bisogna poi superare la diffidenza e il senso di frustrazione di fronte alle difficoltà che inevitabilmente sorgono in ogni gruppo. È necessario riuscire a funzionare mentalmente in un modo nuovo rispetto a quello che abbiamo imparato dalla cultura dominante. Ci devono essere degli apprendimenti per funzionare a ”livello di gruppo”: se questi apprendimenti sono presenti e i singoli membri sono diventati più abili, il gruppo diventa molto più efficace del singolo. Gli apprendimenti che il gruppo può dare quando osiamo aprirci al cambiamento.

Questi apprendimenti riguardano principalmente la capacità di ascoltare, la capacità di rimanere in una situazione conflittuale e di gestirla, la capacità di ottimizzare le risorse e di valorizzare ogni singola persona, la capacità di tenere in considerazione la divergenza. Nei momenti creativi è necessario imparare a non criticare e a far emergere le idee, e, solo in una fase successiva, ad analizzare le idee per trasformarle in progetti concreti. Altri apprendimenti importanti riguardano la capacità di cambiare il proprio ruolo nel gruppo, se questo cambiamento è funzionale al gruppo, la capacità di sentire gli obiettivi del gruppo come propri, la capacità di accettare e sostenere il leader che il gruppo si è scelto in un dato momento della sua esistenza, la capacità di proOm Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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porsi come leader se utile per tutti, la capacità di gestirsi il proprio ruolo nel gruppo a vantaggio di tutti. Di rilevanza particolare è imparare a prendere buone decisioni per la Comunità. Per funzionare a livello di gruppo è necessario riuscire a sentirsi parte di un tutto, sopportando inizialmente il fastidio che ci fa sentire gli altri come una limitazione alle nostre ragioni e alla nostra impazienza di fare tutto subito e senza tante storie. Questo per citare i temi più rilevanti. Le marce mentali

Come un’autovettura possiede più marce per adattarsi alle condizioni del momento, analogamente la persona può funzionare con più marce mentali per adattarsi alle circostanze. Con la prima marcia la persona funziona senza consapevolezza riflessiva su quello che fa: agisce e basta, senza alcuna riflessione su come sta facendo quella cosa. In questo caso manca una relazione vera e propria con qualcuno: in queste condizioni prevalgono l’impulso, il riflesso, l’abitudine e lo status quo. Con la seconda marcia la persona riflette su quello che fa e su come lo fa. In questo caso la relazione c’è, ed è con se stessi. Con la terza marcia si può funzionare a due con un partner con reciproca soddisfazione, e allora si parla di coppia. Con la quarta marcia mentale si può funzionare come gruppo e percepirsi come parte di un tutto che amplifica le nostre potenzialità. Qui la relazione è con gli altri. Con la quinta marcia mentale si può funzionare come comunità, e allora la relazione è fra il nostro gruppo di appartenenza e gli altri gruppi con cui si collabora per creare il bene comune. Alcuni di questi modi mentali di funzionare richiedono allenamento perché nessuno li possiede in dotazione né per i geni né per cultura. La cultura attuale, in modo differente per ciascuna persona, fornisce modelli concreti, che poi possono diventare occasioni di apprendimento, solo per quanto riguarda la consapevolezza di sé e il funzionamento di coppia. Tuttavia anche a questi livelli abbiamo grandi difficoltà; spesso l’individuo non riesce ad armonizzarsi con se stesso e la coppia può diventare il terreno di battaglia, dove ci si sente manipolati dall’altro e dai suoi desideri. Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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L’unità come armonizzazione delle parti

In tutti questi modi di funzionamento mentale l’unità è il concetto base. Se l’individuo si sente uno, vuol dire che funziona bene a questo livello, se si sente diviso ha bisogno di imparare ad armonizzare le sue parti. Se la coppia si sente una, e i due partner si sentono parte di un’unità più grande, la coppia esiste e funziona, altrimenti bisogna imparare quelle abilità che la fanno funzionare. Così è per il funzionamento di gruppo: se il modo di funzionamento mentale è tale per cui la persona si sente parte di un’unità che lo arricchisce e lo rende migliore, bene, funziona anche la marcia “gruppo”. Anche se in questo momento facciamo fatica a funzionare a questo livello, possiamo ancora imparare a farlo. Se temiamo di affrontare il cambiamento, cercheremo per quanto possibile di evitare ogni occasione di gruppo; ed è la strada scelta da quasi tutti. Se il concetto base è l’unità, diventa particolarmente importante imparare a creare unità ai diversi livelli mentali, in particolare al livello di gruppo. Mettersi a imparare e aprirsi al cambiamento

Il luogo più naturale per imparare a funzionare al livello mentale di gruppo è il gruppo stesso. Il metodo classico è quello di avere un trainer in grado di allenare i membri a funzionare come gruppo, facilitando gli apprendimenti necessari, sensibilizzando il gruppo a riflettere sulle proprie dinamiche e aiutando il gruppo a superare le situazioni critiche. Senza trainer questo processo sarà affidato al caso, e, già alle prime difficoltà, il gruppo potrebbe irrigidirsi, mettendo in atto dinamiche ripetitive e poco funzionali che possono portare nel tempo alla rottura del gruppo o a un funzionamento di tipo burocratico e ruolizzato. Il fatto di essere devoti di Babaji e di essere su un cammino spirituale non ci rende di per sé capaci di funzionare come gruppo, come stare in India mesi non ci rende capaci di parlare hindi. Per imparare bisogna avere il coraggio di crederci e impegnarsi per raggiungere lo scopo. È necessaria questa idea di mettersi a imparare se vogliamo cambiare e far funzionare i nostri gruppi di lavoro. Esempi di cambiamento

Per fare un piccolo esempio, in un gruppo di lavoro che sta prendendo una decisone se uno è stimolato da quello che si sta dicendo e ha voglia di dire la sua, prima di intervenire, Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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deve imparare a chiedersi se quello che vuol dire è in argomento o se può essere utile per il gruppo. Se nessuno fa questa semplice operazione mentale presto gli interventi si accavalleranno e cominceranno ad andare in ogni direzione e il gruppo sarà improduttivo. D’altra parte, chi è timido, quando sente che il suo intervento può essere utile, deve imparare a farsi spazio e a chiedere la parola e l’attenzione degli altri. Anche sulla fiducia c’è molto da imparare. Per esempio si può imparare a far crescere gradualmente la fiducia nelle relazioni. Se quando lavoriamo, siamo concentrati in quello che facciamo, e quando spostiamo pietre, stiamo attenti a non farcele cadere sui piedi, la fiducia cresce in fretta. Con chi è disattento e ci fa del male abbiamo bisogno di più tempo. È importante che prima si accorga che con la sua disattenzione rischia di farci del male anche senza volerlo. Con la fiducia è meglio procedere gradualmente. Un giorno a Herakhan, quando Babaji era presente nel corpo, mentre lavoravo a tagliare un grosso tronco con un’enorme sega, feci un movimento sbagliato e procurai un taglio profondo ad un vecchio sadhu che lavorava con me che si chiamava Sitaram. Per una settimana lo curai amorevolmente prodigandomi finché non fu completamente guarito. Fra me e lui si stabilì così un rapporto di fiducia. Mi ero reso conto di quanto pericolosa fosse la mia disattenzione e imparai a essere attento per non provocare danni. D’altra parte, grande era stato Sitaram a non arrabbiarsi con me e a non rifiutarsi di continuare a lavorare insieme. Certo la mia reazione premurosa gli aveva fornito la prova che ero una persona che, se gli faceva del male, almeno era capace di rendersene conto e di darsi da fare per riparare alla cosa. La fiducia nasce anche grazie a questi episodi, quando vedi che l’altro, anche se ti ha procurato dei problemi e ti ha fatto del male, è in grado di rendersene conto e cerca di riparare in qualche maniera. In generale, quando si parla di capacità relazionali, c’è una grande differenza fra le persone, perché nella scuola dell’Obbligo e nella cultura dominante gli apprendimenti relazionali sono affidati al caso. Qualcuno ha imparato molto e altri hanno imparato così poco da non riuscire a reggere a una semplice conversazione senza alterarsi emotivamente nel giro di pochi scambi di battute. Mettere da parte l'ego individuale

A questo punto, per riassumere, usando un altro linguaggio, si può dire che l’Herakhandi Samaj Italiano funzionerà sempre meglio se chi entra nei gruppi di lavoro che Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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compongono il nostro movimento abbia imparato, o sia disponibile a imparare, l’arte di mettere da parte il proprio ego individuale e a vedere come la forza del gruppo cui apparteniamo faccia sentire più forti anche noi, e come quindi valga la pena rinunciare a parte del nostro potere personale. Mettere da parte l’ego comporta anche il fatto di non andarsene dal gruppo quando si creano dei problemi. In una prima fase della formazione di un gruppo può essere utile un trainer che aiuti il gruppo a crescere e a funzionare come gruppo, perché gli apprendimenti opportuni si fissino e divengano cultura del gruppo. Il primo processo di apprendimento che un trainer mette in moto in un gruppo riguarda la capacità di ascolto. Pensate che in un gruppo è normale intervenire senza prestare la giusta attenzione a quello che viene detto dagli altri. Mentre l’altro parla, abbiamo in mente solo le nostre argomentazioni, spesso perdiamo la pazienza e, senza aspettare che l’altro finisca e senza aver ben compreso quello che ci stava dicendo, interveniamo e diciamo la nostra. Quando l’ascolto è così scarso, ci si sente poco importanti per il gruppo e si sente il gruppo poco importante per noi. Se s’impara a dimenticarci per un momento di quello che vorremmo dire e a prestare il massimo di attenzione all’altro mentre parla, tanto da potere ripetere il suo intervento con nostre parole se l’altro lo chiedesse, potremmo scoprire la faccia piacevole dello stare in gruppo e di com’è bello ascoltarsi veramente. Purtroppo però difficilmente un movimento spirituale farà questo tipo di lavoro, perché, come in ogni altro tipo di organizzazione gerarchica, anche nelle organizzazioni a carattere spirituale l’ego tende, per così dire, a gonfiarsi, in particolare quello dei leader. Anche il nostro movimento corre questo rischio ma in misura minore visto gli insegnamenti pratici che Babaji ci ha dato. Babaji quando era presente ha dato una “lavata di capo” a tutti i suoi devoti mettendo i loro ego gli uni contro gli altri in un susseguirsi di lila spesso esplosivi. Il risultato è stato quello di renderci allergici a qualsiasi manifestazione egoica, cosicché, una volta che Lui se n’è andato, abbiamo continuato a farci “il pelo e contropelo a vicenda”. Il risultato lo vediamo oggi nei leader dei nostri centri: più passa il tempo, più tengono un profilo basso senza fantasie di potere. E questa è la tendenza da anni. Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Chiaramente questo discorso riguarda i leader e non il Guru. Tuttavia Muniraji, il guru che Babaji ci ha lasciato, è un esempio sublime di assenza di ego e mancanza di voglia di potere. Diversamente in altri movimenti, in particolare quelli politici, ma anche in quelli di tipo spirituale, i leader, più importanti sono, e più si sentono investiti di potere, potere che usano principalmente a loro proprio vantaggio. Realizzare l’unità

Ritornando alla nostra organizzazione, come più volte Babaji ci ha ripetuto, noi funzioniamo bene se, quando ci mettiamo insieme, realizziamo l’unità. Anche se abbiamo tutti i componenti di una macchina: ruote, motore, manubrio ecc. ancora non abbiamo un’autovettura, per avere un’automobile questi pezzi devono essere assemblati insieme in modo tale da formare un tutto armonico e funzionale. I Gurupurnima internazionali e i Novaratri in India mostrano cosa succede quando c’è unità fra tante persone. Per render quest’unità un fatto quotidiano bisogna imparare a ricreare l’unità ogni volta che ci troviamo in gruppo, sia quando lavoriamo, cantiamo e preghiamo insieme, ma anche quando ci incontriamo per far funzionare la “baracca”.

Sono venuto per aiutarvi a realizzare l’unità oltre la divisione. Non parlo di quel tipo di unità di cui parlano i partiti politici. Parlo di un’unità mai raggiunta finora, un’unità che otterremo per mezzo della mutua comprensione, senza bombe, fucili o forza. Tutti dovete cercare quell’unità. Costruirò un pozzo dove il leone e la capra potranno bere insieme. Quello che voglio per voi tutti è l’unità e la coscienza che siamo tutti Uno e lo stesso. Ciò che ha tenuto insieme questo incontro è l’energia che voi avete messo per spostare la montagna”. Parole di Babaji. Hairakhan, 18 aprile 1980

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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare

La storia di “Croce Mandir” di Padam Singh

Sono passati ormai parecchi anni da quando Kali Shani portò per primo nella nostra zona il messaggio di Luce di Shri Babaji. E molti sono passati da quando il nostro gruppo, via via formatosi, prese a riunirsi da Kali Annamaria per celebrare l’Arti, ad Albori, un paese arroccato sulla collina di Raito in costiera Amalfitana, di fronte al mare turchese, nella sua casa in via Croce, con Kalu Singh, pujari pioniere. Dopo che Kali lasciò la sua casa per trasferirsi a Cisternino, il gruppo continuò nella sua consuetudine, organizzandosi a turno nelle case dei devoti, con le mille gioie e le mille difficoltà che ciò comportava. Nel 1994, in occasione della visita di Shri Muniraj a Cisternino, io e Kalu Singh presentammo a Guruji un foglio con l’elenco dei devoti, con i quali avremmo voluto costituire un Centro nella nostra zona.

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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare

Shri Muniraj ci guardò, “pensò” un attimo e rispose: “Later” (più in là). lo e Kalu annuimmo, pensando che sarebbero arrivate le giuste opportunità a tempo debito. Cosa che puntualmente successe due anni più tardi, quando ci si presentò l’occasione di subentrare, a Croce, nella casa che fu per molti anni abitata da Prem Singh e, in ultimo, dallo stesso Kalu Singh. Nacque così, nel Febbraio 1996, il Croce Mandir. Croce è una collina che segna il confine fra Cava De’ Tirreni e Salerno. Apre la sua visuale sul golfo di Salerno da una parte, e dall’altra sulla Costiera Amalfitana. È un posto molto bello e puro. È in collina, ma sembra alta montagna, e c’è un’energia cristallina. Tra le anse delle montagne, che ricordano molto quelle di Hairakhan, si scorge il mare.

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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare

Nell’Ottobre 1999, in occasione del Navratri di autunno, una devota del nostro gruppo, è stata in India, portando con sé un libretto di foto del Mandir da mostrare a Shri Shastriji, prima tappa del suo viaggio, e a Shri Muniraji a Chilianaula. Mostrando le foto del Croce Mandir e dei luoghi che lo circondano: “Shastriji, questo è il nostro Mandir. Puoi dirci qualcosa sul posto?” Shastriji (guardando scrupolosamente le foto): “Accha, very good place! (ripetendo più volte). È un bellissimo posto e l’energia è molto buona. Dovete restare là, non dovete cambiare. In che parte dell’Italia si trova?” L.: “Si trova nel Sud, sulle colline vicino alla Costiera Amalfitana, a Cava De’ Tirreni, vicino al mare, tra Salerno e Napoli.” S.: “Ci sono state molte guerre lì, è così? (riferendosi alle guerre per l’espansione di Roma antica che si combatterono anche davanti ai templi). Molto karma negativo, per questo, è stato seminato.” L.: “Sì, è così.” S.: (riguardando le foto del Mandir): “C’era una chiesa qui prima che diventasse un tempio di Babaji? E chi ha costruito questa casa?” L.: “Non so, non saprei.” S.: “L’energia del posto è molto buona (mostrando tutto contento le foto agli indiani lì presenti). Good, very good! Quanti siete a pregare Babaji in questo posto?” L.: “Siamo un gruppo di 20-25 persone. Ci riuniamo per fare l’Arti tutte le domeniche, e anche in occasione delle feste indiane e italiane, e per festeggiare qualche compleanno. La casa che ospita il Mandir ha bisogno di ristrutturazioni, anche per poter dare ospitalità a piccoli gruppi di persone. Abbiamo fatto qualche lavoro urgente, ma è necessario lavorare ancora. Possiamo continuare?” S.: “Sì, dovete continuare. Questo è il vostro posto. È molto bello! Andate avanti! Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare

Curate il vostro Tempio, this is very good place! E anche tutto intorno, good energy!” L.: “Grazie mille, per tutto. Bhole Baba ki Jai!” In effetti, proprio nell’ambiente ora adibito a Mandir, circa due secoli fa, vi era una Chiesa consacrata e funzionante (abbiamo avuto conferma dai proprietari recentemente) e la casa, una villa del ‘700, è stata costruita da due Canonici, tutte cose di cui lei era completamente all’oscuro. Ciò la dice lunga su Shri Shastriji, e anche su questo posto, che Shri Babaji ha scelto per questa zona. Shri Muniraj, guardando le foto, annuiva e diceva: “Good, very good.” Quest’anno festeggiamo il 15° anno di presenza del Croce Mandir, e il secondo anno di associazione all’Haidakhandi Samaj Italiano La gioia più grande che proviamo scaturisce dal vedere tante persone che arrivano piegate dalla vita e dalle prove che ognuno di noi trova sul proprio cammino, e che trovano ristoro alla Fonte Purissima che è Bhole Baba MahaRaj, e che tornano e tornano sempre, che ritrovano il sorriso e la fiducia, e che intravedono una Luce sul loro cammino interiore. La domenica sera siamo costantemente circa 20-25 persone, tanta gente nuova che continua ad arrivare, anche persone che magari dopo un approccio difficile, aprono il loro cuore a Babaji e ritornano portando altri amici con i quali desiderano condividere questa misteriosa gioia “senza motivo”, come ama dire il nostro caro Presidente eterno (ora finalmente a riposo) Ram Lotha. La festa che celebriamo fin dall’inizio dell’esistenza del Mandir, a parte le classiche feste, è il Ganesh Chaturthi, che col passare degli anni è diventata una vera e propria istituzione del Croce Mandir, molto apprezzata da tanti che, anche con grande sforzo, partecipano da tutt’Italia. Shri Ganesh, con la Sua Gioia Primordiale, con la Sua scoppiettante vitalità, ci ha accompagnato per tutti gli anni di questo percorso, regalandoci dei Kirtan magnifici, mostrandoci cosa significa essere liberi da tutti i legami della Maya, cosicchè ogni anno non vediamo l’ora che venga il prossimo. Tutto ciò ripaga abbondantemente tutti gli sforzi e i sacrifici che tanti di noi si sobbarcano per mantenere in piedi questo posto, che tanto dà a noi quanto a tanti altri, e che ci fa superare anche i piccoli e grandi contrasti che inevitabilmente vengono fuori, anche perché sono parte della crescita di ognuno di noi, che così accetta di mettersi in discussione per amore di Bhagwan. Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Notizie dall’India

Ashwin Navaratri 2011 Chillianoula di Prem Das

Il nono giorno di Navaratri, dopo il bandara, riaccompagnando Guruji a casa, mi è venuto spontaneo ringraziarLo del bellissimo Navaratri, Guruji mi ha risposto “It has been all for the grace of Babaji” – “È stato tutto per la grazia di Babaji”. Infatti riflettendo a posteriori, l’intensità solida di quei nove giorni sono stati pura grazia di Babaji. Ashwin Navaratri 2011 è stato ispirato ed intenso dal primo all’ultimo giorno senza sussulti né flessioni, sarà che Babaji è da qualche parte dietro l’angolo; l’amore fra i giardini di Chillianoula era ovunque e con esso tanta pace…Anandapuri. È stato anche il primo “cyber-Novaratri” trasmesso in tutto il mondo da quel vulcano in perenne eruzione chiamato Lal Baba: cavi elettrici tesi sulle teste di tutti, varie postazioni computer appese con corde e morsetti, mentre i Sitaram Baba continuavano a specchiarsi incuriositi nel computer con un Lal Baba urlante… Guruji ha apprezzato il lavoro di Lal Baba e centinaia di persone hanno avuto il primo “videodarshan” da Chillianoula!

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Notizie dall’India

L’affluenza di devoti è stata buona, anche dei nostri confratelli russi che hanno portato con loro l’entusiasmo e la gioia della recente visita di Guruji per Gurupurnima a Mosca. Il tempio si è arricchito di tre nuovi quadri, uno dalla Russia che è diventato un po’ l’emblema dell’arrivo fisico di Babaji in Russia, il secondo una tela enorme dipinta da Shivam Tandon, figlio di Sandeep, con un Baba giovane e moderno, il terzo quadro è un’ incredibile fotografia del Mansharovar Kailash presa da una prospettiva inedita, regalata a Shri Muniraji da Neela . Il nostro Ananda Puri Ashram dopo due monsoni durissimi e le varie traversie umane e non, attraversate negli ultimi tempi, è nuovamente, grazie alla smisurata saggezza di Guruji, attivo e fiorente: nell’ospedale si respira una nuova aria di efficienza e modernità; i lavori di ripristino dei danni causati dal monsone 2010 quasi completati; la nuova casa di Sri Muniraji completa ed abitabile; il nuovo kutir di Babaji finalmente asciutto grazie al nuovo tetto. L’ultimo monsone, però, che è stato per certi versi più duro del precedente, ha portato al distacco di parte della copertura in marmo del tempio. Phull Singh spedito da Guruji a visionare il problema, dopo alcuni giorni di lavoro per rimuovere le lastre distaccate a 15 metri di altezza, ha scoperto che in realtà tutta la copertura in marmo è staccata dal supporto in cemento e questo chiaramente è un grossissimo problema. La rapidità con la quale Guruji si è mosso a riguardo ce lo dimostra chiaramente: il problema è stato portato all’attenzione durante il meeting dell’International Samaji, dove Vandana Lal si è offerta di donare tutto il denaro per questa riparazione. Phull Singh, chiaramente per la sua esperienza, è stato incaricato da Guruji di organizzare i lavori e di creare una squadra possibilmente italiana e avrà bisogno di tutto il nostro aiuto. I lavori dovrebbero iniziare ad aprile. La nostra famiglia italiana di Navaratri, abbastanza numerosa e variegata, si è data come al solito molto da fare nei punti chiave, meno che nel servire durante l’Italian bandara dove Guruji ridendo ha detto di non aver visto un solo italiano servire il cibo ma solo due bambini italiani, Fiamma e Rocco. Molti al ritorno in Italia mi hanno chiesto se ci fossero novità sul ritorno di Babaji. Da quello che so, non c’è stato nessun accenno ufficiale a riguardo ma la sensazione è stata che quell’incredibile notizia che ci ha dato Guruji un anno fa, pian piano sia stata assorbita nei nostri cuori: Baba è tra noi, di nuovo. Rispondendo a Vasanti , che chiedeva se ci fossero novità riguardo al ritorno di Babaji, Guruji ha risposto “EveryOm Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Notizie dall’India

thing is ready, now is up to Him to decide when to appear” – “ tutto è pronto, ora sta a Lui decidere quando mostrarsi”. Cosa dire oltre, rimangono i suoni e gli odori a ricordarci per sempre quei momenti, lo Sri Kalbhairav Ashtakam intonato tutte le mattine alle cinque da Maheshwar o le dolci litanie degli sloka intonati al Dhuni da Tulsa Singh ogni pomeriggio, mentre il fumo-profumo onnipresente del Dhuni raggiunge ogni angolo dell’ashram e ognuno spera che rimanga per sempre con sé.

Fotografie da: http://www.planetbabaji.com

Bolo Shri Haidhakandi Bhagwan ki Jai!

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Satsang

Ateismo nel nome di Dio di Hari Krishna Doctor

Il Tao che può essere nominato non è l’eterno Tao Il nome che può essere nominato non è l’eterno nome L’innominabile è eternamente reale Nominare è l’origine di tutte le cose particolari Libero dal desiderio realizzi il mistero Catturato dal desiderio vedi solo le manifestazioni Tao Te Ching (Lao Tzu)

Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché quest’opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci. Mariana Caplan

Sri Babaji ci diceva di andare dai saggi e una volta disse che Ramana Maharsi non era uno dei tanti santi dell’India ma un vero Rishi. Per questo ho studiato a fondo tutte le opere che ne raccolgono gli insegnamenti e anni fa quando il bollettino era cartaceo pubblicammo la traduzione della Ramana Gita, con la certezza di esprimere insegnamenti che Sri Babaji condivideva profondamente. Questi insegnamenti sono davvero illuminanti e smontano alla radice le pretese dell’ego, e ci spingono a sperimentare direttamente la natura del Sé e gli inganni della mente. Attraverso l’auto-indagine, la meditazione su: “chi sono io?” suggerita dai maestri dell’Advaita come Ramana e Nisargadatta Maharaj, emerge lo stato naturale della consapevolezza. Uno stato di coscienza che non reagisce meccanicamente alle circostanze Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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esterne, ma osserva con chiarezza le reazioni del corpo-mente di fronte alle situazioni, senza identificazione con i movimenti del pensiero e con l’osservatore stesso. È la totale negazione del tempo psicologico nella semplicità del sentire immediato e non diviso, in cui non c’è l’illusione di uno sperimentatore separato dall’esperienza. Seppure sia difficile da descrivere questo stato è la cosa più semplice che si possa immaginare, come il vivere spontaneo libero dai filtri del pensiero. La conoscenza, le credenze e tutti i condizionamenti accumulati sono messi da parte nel sentire immediato e la vita scorre senza attrito in una semplicità dell’essere che non è indifferenza o distrazione, bensì una più lucida presenza. Accade senza sforzo, senza intenzione e si manifesta senza aloni mistici e trascendentali. L’esperienza non duale è amore, è semplicità, è verità! La folgorante ovvietà del mondo indiviso che appare una volta che il dualismo che l’ego produce è dissolto, nasce da un processo di disillusione e disinganno piuttosto che da estasi meditative che sono generalmente stati passeggeri. Chi ha vissuto vicino a Sri Babaji ben ricorda che al suo cospetto si provavano meravigliose estasi generalmente solo dopo che il nostro ego era stato raso al suolo da uno di Suoi magnifici Lila. Ben ricordiamo anche come di fronte a lui i pensieri si dissolvessero e se pensieri persistenti ci disturbavano Sri Babaji ci ignorava o ci faceva sentire così fuori luogo che dovevamo allontanarci. Quando si osserva la realtà, con attenzione passiva e non divisa, liberi dalla sensazione di un osservatore separato dal tutto, si è oltre i condizionamenti e i pregiudizi che sono la stoffa dell’osservatore: l’io con il suo bagaglio di esperienza e memoria. Senza fare nulla la vita scorre e ci guida nell’azione armonica e congruente. Sri Babaji, ai miei occhi, è un’incarnazione di questa coscienza non divisa, di questa consapevolezza immediata che trascende lo spazio e il tempo, e mi rendo conto di come sia facile adorare il vaso invece di berne l’acqua, cioè credersi devoti adorando l’Icona senza davvero praticare ciò che Baba è venuto a mostrarci e trasmetterci. Giorni fa Sri Muniraj in uno dei suoi rari discorsi pubblici ha posto l’accento sul problema dell’ego e della divisione il sentirsi “qualcuno” e l’identificazione con ruolo e casta che provoca. Per questo tutte le tecniche, le pratiche di meditazione e qualunque metodo, saranno quindi efficaci o frustranti, secondo la prospettiva della nostra ricerca e potranno Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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essere una via di trascendenza o una nuova illusione a sostegno dell’ego, secondo la motivazione di chi le utilizza. Quando mettiamo in pratica ciò che Krishnamurti ci ha così chiaramente trasmesso in tanti anni d’insegnamento cioè: l’osservazione senza un osservatore (l’attenzione di una mente sgombra dal pensiero) quando ci rendiamo conto della natura illusoria dell’io e l’osservatore scompare davvero, riconosciamo la vanità di qualunque sforzo di cambiare le cose, ci arrendiamo e viviamo nell’Om Namah Shivay. Quando comprendiamo che è la rete del pensiero che crea la sensazione illusoria di un “io separato dal contesto”, abbiamo accesso a un novo piano di coscienza e una presenza mentale priva di resistenza e conflitto con la Realtà, che dissolve l’ingannevole trama dell’ego con le sue speranze e paure. Si giunge così a comprendere che la meditazione è il frutto spontaneo di questa disillusione, nel rifiuto di ciò che falso. Ciò che ci è richiesto è principalmente il coraggio di vedere le cose come sono e di stare con “ciò che è”. La mappa del pensiero non sarà mai il territorio della vita. Il flusso dei pensieri è un rumore di fondo che copre la possibilità di fermarsi ad ascoltare il silenzio ed immergersi nell’Essere. Molti propongono tecniche di controllo mentale e l’esercizio della volontà per padroneggiare la mente, con la grave lacuna di non aver esaminato chi o che cosa dovrebbe controllarla. Dice un proverbio cinese: Quando l’uomo sbagliato usa i mezzi giusti, i mezzi giusti funzionano nel modo sbagliato… La pace mentale non è il prodotto dello sforzo e del controllo, che anzi è causa principale dell’agitazione stessa. Nasce dall’accettazione della realtà, senza via di fuga, dal riconoscimento che l’io è un prodotto della memoria e del condizionamento e che possiamo vivere pienamente solo quando non cadiamo in un’illusoria identificazione con esso. Il pensiero funziona senza conflitto quando si prende cura delle cose pratiche del momento, ma diventa il più grande ostacolo quando si sovrappone al nostro vero essere e sentire. Quando riconosciamo che il pensiero applicato all’Essere conduce a irrisolvibili paradossi lo lasciamo ai suoi compiti e possiamo guardare la realtà senza i condizionamenti del passato e liberi dal conflitto con ciò che è qui e ora. Solo a questo punto avviene per noi una vera rinascita. Per far sì che questi concetti non restino astrazioni, ma diventino realtà vissuta ho trovato nella tecnica di respirazione intensa che insegno, il catalizzatore più efficace. Ed è stato Sri Babaji stesso a suggerirmi questa via, e mi dette le sue benedizioni perché Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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la diffondessi in Italia. Ghora Devi ricorda che disse che questa respirazione era un Maha-Yoga per gli occidentali e per i nostri tempi. L’attenzione alle sensazioni, che la respirazione produce, favorisce l’immediato sentire non diviso, conduce, oltre la dimensione concettuale, alla diretta percezione e immedesimazione nel vero Sé. Ma anche in questo caso nessun metodo e nessuna tecnica può essere efficace quando l’ego e la mente se ne impossessano. È triste notare che spesso si fa cattivo uso anche delle pratiche migliori quando esse sono espressione di narcisistiche speranze di grandezza spirituale anziché sincera aspirazione all’auto-trascendenza. Per questo solo la vita stessa in ogni suo aspetto è il nostro vero Yoga, la nostra Sadhana, e solo vivendo pienamente con coraggio e attenzione profonda progrediamo. Sri Babaji spesso diceva: Ognuno deve essere umano e coraggioso. Voglio un mondo di gente coraggiosa che prende la vita così come viene! (24 maggio ‘83) Jiddu Krishnamurti, un altro grande maestro gli insegnamenti del quale mi paiono manifesti in Babaji, che come Bhole Baba, li incarnava senza parlarne, diceva: Tutti conosciamo quel tremendo senso di solitudine nel quale né i libri né la religione servono più a niente, quando tutto quello che rimane dentro di noi è un vuoto spaventoso. La maggior parte di noi non riesce ad affrontare quel vuoto, quella solitudine; così fuggiamo e andiamo a cercare rifugio nella dipendenza da qualcosa, perché non possiamo sopportare di rimanere soli con noi stessi. Accendiamo la radio, leggiamo, lavoriamo, chiacchieriamo incessantemente occupandoci delle cose più diverse, dell’arte, della cultura. Ma arriva il momento nel quale non possiamo fare a meno di imbatterci in quel senso tremendo di isolamento. Anche se abbiamo un ottimo lavoro in cui tuffarci disperatamente, anche se ci mettiamo a scrivere libri, dentro di noi c’è questo vuoto tremendo. E siccome vogliamo riempirlo, ricorriamo alla dipendenza. Ci rifugiamo nella dipendenza, nei divertimenti, nella religione; facciamo dell’assistenza, ci diamo al bere, alle donne, facciamo di tutto per riempire quel vuoto. Ma se ci rendiamo conto che qualunque cosa facciamo per riempirlo o per nasconderlo non serve assolutamente a nulla; se ce ne rendiamo conto non a parole, vediamo l’assurdità di quello che stiamo facendo... allora ci ritroviamo ad affrontare un fatto. Non è questione di liberarsi dalla dipendenza. Il fatto non è la dipendenza; la dipendenza è solo una reazione a un fatto... Perché allora non affronto il fatto e sto a vedere che cosa succede? A questo punto sorge il problema dell’osservatore e dell’osservato. Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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L’osservatore dice: “Mi sento completamente vuoto; non lo sopporto” e fugge da questa sensazione. L’osservatore dice: “Io sono diverso da questo vuoto”. Mentre, invece, l’osservatore è proprio questo vuoto; non c’é un osservatore che stia vedendo quel vuoto. L’osservatore è l’osservato. Quando questo accade, avviene una rivoluzione tremenda nella mente e nel cuore. Credo che quest‘Unità tra osservatore e osservato sia la sola chiave per dar fine all’egoismo. Da quest’Unità che: “non è quella dei politici o che può esistere anche in un gruppo di malviventi“ nasce quella Rivoluzione interiore dilagante a cui Sri Babaji voleva ci unissimo.

Tu sei il mondo!

Testi citati

La Ramana Gita Leggi il testo: http://www.rebirthing-italia.com/advaita2.htm#gita

Scarica il testo in Pdf: http://dl.dropbox.com/u/5972444/Brani%20e%20articoli%20mp3/Ramana%20Gita%20senza%20num.pdf

Ascolta audio (50 minuti): http://dl.dropbox.com/u/5972444/Brani%20e%20articoli%20mp3/Ramana%20Gita%20per%20Ghost.mp3

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Herakhandi Family

Herakhandi Family di Giorgia Vigevano

L’International Haidakhandi Journal viene pubblicato due volte all’anno ed è alla sua quarta uscita. E’ a cura di Rob e Gaby, una coppia di devoti inglesi. Il Journal è sostenuto anche da Alok Banerjee in India, da Gayatri Devi e Lok Nath in America e da Raghuvir. Viene pubblicato sul sito internazionale dell’Hairakhandi Samaj www.haidakhandisamaj.org e viene spedito in cartaceo in tutto il mondo. Ogni numero affronta un diverso argomento sul quale i devoti di tutto il mondo sono chiamati a intervenire. Apprezzo molto il lavoro di questo giornale che, per la prima volta, ha un respiro internazionale. Per questo motivo, in questa rubrica, ad ogni uscita della rivista, tradurrò ciò che mi pare il meglio delle interviste e degli interventi sull’argomento. “Il ritorno di Babaji: speranze, sogni e paure”, ecco ciò di cui si parla nell’ultimo numero.

Babaji è tornato! di Giorgia Vigevano

Babaji è tornato! Il messaggio mi è arrivato sul telefonino alle 8 di una sera di Novaratri di autunno 2010, mentre ero nell’ashram, a Cisternino e un attimo dopo ero lì, abbracciata al primo devoto che ho incontrato, urlando e saltando di felicità. Lo avevo sognato, avevo sognato che Lui sarebbe ritornato, e che il tramite sarebbe stato Muniraj e così è stato, la notizia è stata data dal Re del Silenzio che, per una volta, ha fatto un lungo discorso, una sera di Navaratri, dopo l’Arati, stupendo tutti, facendo sobbalzare il cuore di molti. Devoti di tutto il mondo hanno comunicato le loro speranze, le loro paure e i loro sogni e le hanno condivise sull’ International Haidakhandi Journal. Dal numero 4 – estate 2011 leggo: “Il mondo intero sta aspettando il ritorno di Babaji perché l’intero mondo sta aspettando il divino. Quando Babaji ha lasciato il corpo nel 1984, Shri Shatriji ha detto che mentre il mondo attraversa la kranti sarebbe troppo doloroso per il divino vederlo attraverso occhi Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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umani… Il sentimento che pervade il mondo è di paura e ansia… Quando Babaji riapparirà il peggio della kranti sarà passato e questo sentimento di paura sarà superato. Il ritorno di Babaji significa il ritorno dell’amore e della speranza.” (Kharku) Nilla Caddy, una devota tedesca, autrice del libro “Incontro con Babaji – Maestro dell’Himalaya”, aggiunge: “Ho una profonda fede che, ora che Babaji, il potere della Luce, si è manifestato, per coloro che amano Dio e servono Dio ci sarà solo il meglio. Sono convinta anche che presto il Nuovo Mondo si manifesterà. Babaji ci ha ripetuto molte volte: “Presto vedrete il Nuovo Mondo.” Questo, naturalmente, comporta una enorme cambiamento per il nostro mondo attuale. Che incredibile compito si trova ad affrontare Babaji, di condurre l’umanità alla Luce – la luce dell’amore, che non è nient’altro che la sua vera essenza, la sua dimora. Quando Shri Muniraj ha annunciato che Babaji aveva preso una nuova forma, egli ha detto. “Babaji sta portando la rivoluzione.” Che profonda trasformazione dovrà avvenire, quanta distruzione sarà necessaria? Egli ci ha dato il Nome di Dio, l’Om Namah Shivaya, come protezione. Durante il Navaratri di primavera a Herakhan, Shri Muniraj ha detto a me e al mio gruppo: “Dovrete vivere una vita semplice.” Una vita semplice – che cosa significa? • essere grati per ogni respiro • rimanere con un sentimento di gratitudine e assaporare la libertà che essa dà, anche se, a livello materiale, molto ci sarà tolto • respirare in Dio, Babaji, e sperimentare che meno si ha a livello materiale, più si sperimenta il potere dell’amore e della luce interiore. Che paure possiamo avere, se Babaji è qui con noi! Dovremo passare attraverso una fase di transizione, durante la quale la nostra fede e il nostro amore saranno messi alla prova, prima di sperimentare lo splendido Nuovo Mondo, il cui Dharma è:“Siate felici” Lal Baba scrive solo: “Ritornare? Lui è qui! È dappertutto! È tutto!” “Babaji ha detto una volta a Gora Devi”, ricorda Sarasvati (Rieferath) “che quando sarebbe ritornato sarebbe venuto in occidente. Un’altra volta Shastriji disse, con le lacrime Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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agli occhi: “Il sole sorge sempre ad est – ma ora sorgerà ad ovest.” Muniraji ci ha detto che dobbiamo chiedere a Babaji di venire e mostrarsi.” Anche Raghuvir ci esorta a chiamarLo: “Shri Babaji ha insegnato ad alcuni yogi una preghiera per chiamarLo e Lui ha promesso di rispondere ad ogni richiesta sincera. Le prime frasi sono in hindi e poi si può continuare nella propria lingua: Ao ao Bhole Baba Himalaya se ao Bhole Baba Ti chiamo dall’Himalaya Ao ao Bhole Baba mera hriday me ao Bhole Baba Ti chiamo nel mio cuore Kripa karo tumara bhakton se. Abbi compassione dei tuoi devoti. Da qui si procede ad invitarLo nella nostra mente per purificare i nostri pensieri. Poi Lo si invita nei nostri occhi perché ovunque si guardi si veda il Divino. Lo si chiama nelle nostre azioni, così che ogni azione diventi karma yoga nel Suo nome. Lo si invoca e Lo si loda e Gli si chiede di venire e prendere possesso del Suo asana a Herakhan. Poi si completa la preghiera con ciò che custodiamo nel cuore… Prepariamo anche i Suoi ashram in tutto il mondo. Rendiamo questi luoghi, con il Suo aiuto e la Sua ispirazione, splendidi serbatoi della Sua luce dove le persone possono venire e prendere rifugio. Per il poco che possiamo fare, diamo il nostro contributo a questa grandiosa impresa che Egli è venuto a compiere. Egli si nutre del nostro amore e della nostra devozione, prepariamo una festa per Lui nei nostri cuori con la pratica sincera nella maniera in cui Lui e Shri Muniraj ci hanno insegnato. Siate ispirati!!!” Speranze, paure e sogni: volete contribuire alla discussione? Scrivete ad info@samajitaliano.org Bhole Baba ki jai! Giorgia Om Namah Shivaya | numero1dicembre2011

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Om Namah Shivay | numero1 dicembre2011  

Trimestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano

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