Issuu on Google+

Troppe storie sembrano storie dell’altro mondo, ma lo spazio in cui accadono è qui e ora. periodico di culture migranti e dell’accoglienza

anno 1 - N° 1 - LUGLIO 2009

NATALE LOSI

Il fondatore dell’Unità Psicosociale dell’OIM racconta il suo lavoro

PROGETTI

Caulonia e dintorni: l’integrazione è possibile

trimestrale del Consorzio Connecting People - reg. trib. di Trapani N° 323 del 17/07/2009

PUNTO DI VISTA

La rubrica del comitato scientifico del Consorzio Connecting People

INTERVISTA DOPPIA Agata e Ubah. Due voci, un centro (per richiedenti asilo)


editoriale 1 Tra cous cous e polenta di Mauro Maurino

intervista 2 Come si raccoglie una storia. Intervista a Natale Losi di Serena Naldini

news 4 Notizie e curiosità da Cagliari, Calatafimi, Marsala, Brindisi, Mazara del Vallo e Gradisca.

punto di vista 8 Uno spazio per pensare di Giuseppe Lorenti

incontri 10 Somalia e Italia, Guerra e Pace. Due sguardi sul mondo di Alessandro Ragonesi, fotografie di Sabina Laganà

progetti 14 Caulonia: un comune fuori dal comune di Giovanni Maiolo

press 18 Rassegna stampa di Connecting People

LUGLIO 2009

a cura di Salvo Tomarchio

Editore/proprietà Consorzio Connecting People

Coordinamento editoriale Serena Naldini

Direttore responsabile Giorgio Gibertini

Progetto grafico Giancarlo Ortolani / Tribbù

media connecting 20 Recensione al film “Il matrimonio di Lorna” di Serena Naldini

Impaginazione e stampa Studio Tribbù di Coop. Soc. Sciarabba Via Dafnica 90, 95024 Acireale (CT)

In redazione Linda Leo, Giuseppe Lorenti, Valentina Maccadino, Giovanni Maiolo, Francesca Mileto, Mauro Maurino, Irene Milone, Serena Naldini, Alessandro Ragonesi, Stefano Sailis, Loredana Siragusa, Salvo Tomarchio

Se hai una storia da raccontare, se vuoi segnalare progetti, idee o esperienze, se desideri indicare destinatari che vorresti ricevessero il nostro periodico, puoi inviare una email a: sqm@cpeople.it


Tra cous cous e polenta

Mauro Maurino

Consigliere amministrazione Connecting People

Le questioni immigrazione e accoglienza provvedimenti che unificano le sorti più disono le sfide del futuro. La nostra società apsparate in un generico stato di irregolarità? pare impreparata ad affrontarle. Fenomeni Non è davvero possibile studiare altro e imcomplessi, coacervi di sentimenti contrastanmaginare oltre il dibattito odierno? Di questa ti, idee e ricerche di soluzioni per tutto e tutti, possibilità, noi siamo convinti. che tendono a ridurre e semplificare piuttoLa convinzione si fa azione nel momento sto che a cercare di comprendere. In questo in cui Connecting People decide di parcontesto, le parti in campo si scambiano tecipare alla gestione delle politiche di accuse senza sosta, mostrando di sapere con governo del fenomeno migratorio. Mentre chiarezza dove stiano i buoni e dove i cattivi. nel quotidiano operare offriamo il meglio Mentre le prese di podi ciò che consentono sizione e le certezze si le nostre forze e i limiti sostituiscono alla rifles- “Non è possibile studiare altro imposti dalle norme, ci e immaginare oltre sione, è per noi urgente troviamo ad ascoltare le scrivere anche di uno storie ora tragiche, ora il dibattito odierno?” smarrimento. Lo smarrirocambolesche, ora semento di chi crede che rene, ora rassegnate, ora sia importante accogliere le persone offrenproiettate in avanti, ora nostalgiche, di tanti do loro del cous cous, ma al contempo trova esseri umani che arrivano nel nostro paese incomprensibile una rivolta contro chi serve alla ricerca di qualcosa. dei piatti di polenta. Lo smarrimento di chi Intendiamo raccogliere queste trame in un non dice a voce alta che vanno bene sia cous racconto corale e sfaccettato rivolto a un cous che polenta, perchè teme che gli oppouditorio più ampio, per contribuire a lasciare sti schieramenti leggano ciò che desiderano emergere ciò che oggi manca: la complessidietro questa banale dichiarazione. tà e la sua comprensione, primo passo per Secondo noi, è fondamentale che uno stato un disarmo del dibattito pubblico e condipossa conoscere chi risiede sul proprio terzione necessaria per costruire politiche più ritorio, perseguendo l’obiettivo con tutta efficaci e flessibili, che riescano a coniugare la decisione necessaria. Allo stesso tempo, sicurezza e accoglienza, distinguendo tra ci chiediamo: a questo fine è necessario paura e razzismo, tra legittima aspettativa e schiacciare la storia delle persone, definendo diritto, tra richiesta e pretesa.


intervista

Come si raccoglie una storia Intervista a Natale Losi, fondatore dell’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’OIM di Serena Naldini

L’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale, con sede a Roma, è parte dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Costituita nel 1999, l’Unità offre le sue competenze a migranti e comunità, nei paesi di origine e di arrivo, occupandosi di formazione, ricerca e progettazione in tre principali settori: benessere psicosociale nei processi migratori; trauma e conflitti; educazione e integrazione culturale. Il direttore, Natale Losi, psicoterapeuta familiare, antropologo e sociologo, ha gentilmente accettato un’intervista telefonica per Storie di Questo Mondo.

In che cosa consiste la collaborazione tra l’Unità Psicosociale e Connecting People? Stiamo realizzando insieme dei progetti di ricerca a Gradisca, a Brindisi e a Cagliari, che hanno come focus le narrazioni sulla presenza di richiedenti asilo prodotte

2

dalle comunità riceventi e dagli stessi richiedenti asilo. Si tratta di ricerche-azioni, che prevedono una restituzione pubblica dei risultati e utilizzano, oltre a tecniche usuali di raccolta, anche strumenti proiettivi: nelle scuole, nei centri e - attraverso radio e giornali locali - tra la popolazione, invitiamo a scrivere un racconto sul tema oggetto di indagine a partire da un incipit dato.

Che tipo di attività svolge l’Unità all’interno dei centri di prima accoglienza? Svolgiamo attività di formazione rivolta agli enti gestori. Attualmente lavoriamo su un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero dell’Interno che coinvolge anche Inghilterra, Olanda e Grecia. L’oggetto della ricerca è la definizione del concetto di vulnerabilità data dagli stessi richiedenti asilo e il confronto tra gli interventi dei diversi paesi.

Quali sono le patologie più diffuse tra i migranti? E quali le possibili risposte? La patologia più diffusa sono gli psichiatri e gli psicologi non preparati. Le persone che incontriamo sono quasi sempre soggetti estremamente forti. Forti, anche dal punto di vista sanitario generale. Il pericolo principale scaturisce da letture medicalizzanti che riducono gli individui a vittime e assistiti perenni. Occorre invece una maggiore capacità di ascolto e di restituzione alle persone delle possibilità e delle risorse insite nella storia della loro vita, Natale Losi è attualmente direttore della scuola di psicoterapia etno-sistemiconarrativa di Roma. Per informazioni e contatti:

tel 06 57287455 Oppure manda una mail a:

natalelosi@gmail.com info@etnopsi.it www.etnopsi.it


intervista condizioni essenziali per un percorso resiliente e per facilitare un atteggiamento che chiamiamo di “crescita attivata dalle avversità”.

A suo avviso, che cosa si può fare - in termini di progetti e interventi - affinchè le storie dell’altro mondo narrate dai migranti vengano riconosciute come storie di questo mondo? Bella domanda. Credo che le storie dovrebbero essere ascoltate in modo non preconcetto. Colui che raccoglie le storie - chiamiamolo raccoglitore di storie - con le sue aspettative, anche inconsce,

contribuisce alla fabbricazione del racconto. Se questo è vero, le domande - o gli incipit - devono cercare di lasciare intatta la possibilità della differenza. Altrimenti, ogni racconto resta una storia altra, distante, una storia dell’altro mondo. C’è una cosa che non finisce mai di stupirmi: la gente, anche nei paesi più disastrati, conserva degli scampoli di vita assolutamente normale. Continua a lavorare, o a cercare lavoro, si impegna nella cura dei propri figli, si incontra, si innamora, si arrabbia... A partire da questi tratti, si trovano i legami con il nostro mondo.

Che cosa si auspica per il futuro? Spero che venga decostruita la pulsione all’allarme nei confronti dei fenomeni migratori e che trovi spazio un discorso più complesso, un discorso non orientato alla ricerca di capri espiatori “altri” per giustificare il nostro malessere sociale. Sono altresì convinto che l’immigrazione non possa essere vista ideologicamente solo nei suoi aspetti positivi e produttivi. I migranti ci pongono una sfida. Affrontare questa sfida significa accettare di trasformarci, di cambiare. E questo non è sempre facile.

3


news

Il graffito raffigurante una moschea realizzato dagli ospiti del centro

CAGLIARI

(Di)segni di gratitudine e speranza di Stefano Sailis Impiegato amministrativo del Centro di Elmas

Il 18 febbraio scorso, in mezzo al clamore della stampa nazionale, presso il CSPA\CIE di Elmas (Cagliari) sono stati accolti 100 ospiti tunisini, trasferiti da Lampedusa dopo una serie di disordini. Si è subito creata un buona atmosfera tra operatori, amministrativi e migranti, tra i quali il personale ha scoperto laureati, parrucchieri, operai, poliglotti, meccanici e artisti. Il clima è infine sfociato in un’esplosione di pura arte. È apparso sul muro un graffito raffigurante una grande moschea, davanti alla quale inginocchiarsi, pregare e ricordare il paese natio; e, ancora, moltissime immagini dei nuovi amici-operatori, rappresentati ironicamente con affetto e fantasia, o come draghi da

4

salvataggio, seppure con il gesso al piede o mentre corrono spericolati sulle due ruote per arrivare puntuali a lavoro da loro. Questo è il modo in cui vedono il presente, ricordando il passato e cercando un possibile futuro. Comprendono, anche se con stupore, lo sforzo che altri, stranieri, senza obblighi morali o legami familiari compiono tutti i giorni per loro e per altri che, come loro, hanno intrapreso la scelta dell’abbandono della propria terra. Questi segni sulle mura del centro - assieme agli abbracci e ai ringraziamenti - sono regali e ricordi lasciati agli operatori. E a tutti gli altri futuri ospiti, affinché - dopo il lungo viaggio in mare, sfiniti di sete e di tristezza - possano trovare anche in questa esplosione di colori una traccia di speranza.

CALATAFIMI (TP)

Una nuova comunità alloggio. Calatafimi verso l’integrazione di Loredana Siragusa Responsabile della Comunità Alloggio per minori non accompagnati (cooperativa sociale Etica consorzio Solidalia)

La gente è diffidente, non capisce bene chi sono e cosa vogliono. “Non ci bastano i nostri guai?” mormora una vecchietta, preoccupata dell’arrivo dei minori extracomunitari nella propria città.

Dal terremoto del ‘68, Calatafimi non ha più conosciuto strutture assistenziali e, a malapena, se ne comprende il senso. A Calatafimi è sorta una comunità alloggio per minori gestita dalla cooperativa sociale Etica che in questo momento sta sopperendo a un’emergenza di cui si parla tanto: i numerosi sbarchi di persone provenienti dall’Africa. In molti chiedono semplicemente un’opportunità di lavoro, di integrazione; altri chiedono protezione, poiché provenienti da paesi in cui non esiste libertà, ma solo persecuzione. La comunità è a pochi passi dal centro del paese. Non un’isola separata dal mondo, ma una casa tra le altre case. Come ogni casa, contiene storie vissute, o anche solo sperate o immaginate. Più di altre case, ha bisogno di appoggio da parte di tutti: i singoli cittadini, le famiglie, le scuole, le associazioni, la parrocchia, le istituzioni. Il contributo richiesto è fatto anzitutto di rispetto e accoglienza. La comunità, dal canto suo, può offrire a ciascuno un dono particolare: la disponibilità a stabilire rapporti umani autentici.


news BRINDISI

Un anno di buoni risultati di Irene Milone Presidente del consorzio Nuvola

La foto di squadra dei ragazzi del CPA Acos, in occasione del derby richiedenti asilo- istituti superiori di Marsala in favore dell’Abruzzo.

MARSALA (TP)

Una partita di solidarietà per l’Abruzzo di Linda Leo Responsabile del Centro di prima accoglienza Acos (cooperativa sociale Vivere Con consorzio Solidalia)

Il 22 Aprile 2009 presso lo stadio del Comune di Marsala sono scese in campo una rappresentanza di persone richiedenti asilo e una rappresentanza di studenti degli Istituti Superiori del Marsalese. Obiettivo dell’incontro: raccogliere fondi per destinarli alle zone dell’Abruzzo colpite dal sisma. L’iniziativa proposta dal

Comune di Marsala ha visto protagonisti il centro di prima accoglienza Acos di Marsala, gestito dalla cooperativa Vivere Con, e il centro di seconda accoglienza di contrada Perino, gestito dal consorzio Solidalia. L’esperienza di chi lascia tutto, di chi deve ricostruirsi un presente e un futuro, fa comprendere in pieno l’angoscia di chi ha perso i parenti, gli amici, la propria casa e deve trovare la forza per ricominciare. E se gli immigrati sono pronti a essere solidali, tutti noi siamo chiamati a esserlo con loro: basta poco, anche solo un sorriso, per illuminare il loro volto, farli sentire accolti e rendere meno pesante l’attesa per quel permesso che potrà aprire loro le porte della libertà.

Si è da poco concluso il primo anno di gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo e protezione umanitaria di Restinco. Il bilancio dei risultati è molto positivo. Il centro offre accoglienza residenziale e sostegno psico-sociale a un numeroso gruppo di giovani migranti, per il periodo di attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. In questo primo periodo di attività sono state organizzate numerosi percorsi per promuovere le abilità e le capacità degli ospiti, in vista dell’inte-grazione sociale e di un futuro inserimento lavorativo: laboratori artistici, corsi di alfabetizzazione, di lingua italiana, di educazione civica, attività sportive, attività ludico-aggregativoculturali (visione di film, lettura di quotidiani in varie lingue, etc...). Si segnalano inoltre eventi come l’incontro interreligioso del 25 dicembre alla presenza di un imam e di due frati francescani o la festa di capodanno multiculturale con la collaborazione dei volontari della Diocesi di Oria. Il centro ha infine partecipato a numerose manifestazioni e iniziative esterne: “Natale con il cuore” a Mesagne, in cui 18 ragazzi del centro hanno presentato uno spettacolo di danze nigeriane o la creazione di borse di stoffa

5


news solidali da parte di alcuni ragazzi con capacità sartoriali in collaborazione con l’associazione Huipalas. Qualche risultato? Si sono, per esempio, evidenziati fertili scambi e contatti tra gruppi etnici diversi che altrimenti sarebbero rimasti separati. Inoltre, un gruppo di ragazzi del centro ha avuto commissioni per lavori artistici e manuali (dipinti, disegni, cartoline d’auguri). Infine, alcune famiglie di Brindisi, grazie al corso di italiano, hanno conosciuto e accolto gli ospiti nella loro vita familiare e sociale.

stagionali, progettazione europea saranno dunque concertati e condivisi, garantendo un intreccio di cultura ed economia che produrrà anche innovative opportunità di lavoro. Sede del distretto sarà Casa Planeta, a Menfi (Ag).

GRADISCA (GO)

Spazi di frontiera e nuove identità di Giuseppe Lorenti

MAZARA DEL VALLO (TP)

Nasce il Distretto Socioculturale di Selinunte di Serena Naldini

Il 14 marzo a Mazara del Vallo si è costituito il Distretto Socioculturale di Selinunte. Connecting People aderisce all’accordo, assieme a enti locali e enti del terzo settore, tra i quali numerose amministrazioni comunali, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, Confindustria Trapani, Coni, Consorzio Turistico Trapanese, Liberal Service e Università di Palermo. Il Distretto - il cui presidente è il sindaco di Menfi, Michele Bottà intende coniugare le risorse di enti pubblici e privati per valorizzare il territorio attraverso la promozione di percorsi turistici e culturali. Piani strategici, programmazioni

6

Sul territorio di Gradisca d’Isonzo, si è appena conclusa una ricerca promossa da Connecting People e condotta dall’associazione Parsec in collaborazione con l’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’OIM - volta ad analizzare l’interazione tra cittadinanza, Istituzioni

locali e centri per migranti/rifugiati e a favorire l’emersione delle rappresentazioni simboliche che condizionano gli scambi tra il sistema-comunità territoriale e il sistema-CIE-CARA. Nel mese di maggio, Connecting People ha avviato analoga attività di ricerca nei territori di Brindisi e Cagliari, con il coordinamento scientifico dell’associazione ETNA (Progetto di Etnopsicologia Analitica) in collaborazione con l’Università di Cagliari. Entrambe le indagini intendono restituire al dibattito sull’immigrazione, troppo spesso polarizzato da retoriche allarmistiche o di negazione del problema, la complessità che lo caratterizza. Nel prossimo ottobre si prevede un convegno di presentazione dei risultati delle ricerche, in presenza di esperti nazionali e rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali.


news Glossario stampa Comunicati dei centri d’accoglienza a cura di Valentina Maccadino

CARA - Centro Accoglienza Richiedenti Asilo Ospita per un periodo variabile da 20 a 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o sottrattosi al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato.

CIE - Centro di Identif icazione ed Espulsione Finalizzato al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli

stranieri extra-comunitari irregolari e destinati all’espulsione, il centro si propone di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e consente la materiale esecuzione, da parte delle Forze dell’Ordine, dei provvedimenti di espulsione. Il termine massimo di permanenza nel CIE è di 180 giorni.

SPRAR - Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati La permanenza all’interno di questa tipologia di strutture di accoglienza è riservata alle persone aventi lo status giuridico di rifugiato, di richiedente asilo o in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari o protezione temporanea.

L’accoglienza degli ospiti è finalizzata all’integrazione sociale e la permanenza nel centro è subordinata all’accettazione da parte degli ospiti del progetto personalizzato di inserimento.

CPA - Centro di Prima Accoglienza Il CPA è un servizio socio-assistenziale destinato a sopperire alle prime necessità alloggiative e alimentari di extra-comunitari, esuli e immigrati appena giunti sul territorio italiano per il tempo strettamente necessario al raggiungimento di un’autonoma sistemazione. Il termine massimo di permanenza nel CPA è di 2 mesi (prorogabile fino ad un massimo di 4).


i d o t n u p a t s i v Rubrica a cura del comitato scientifico di Connecting People

Comitato scientifico Johnny Dotti

Presidente Fondazione Solidarete

Chiara Giaccardi

Ordinario di Sociologia Processi Culturali presso Università Cattolica di Milano

Abdelkarim Hannachi

Docente di Lingua Araba presso Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’ Università di Catania

Natale Losi

Direttore Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

Mauro Magatti

Ordinario di Sociologia presso Università Cattolica di Milano

Padre Beniamino Rossi

Missionario Scalabriniano Presidente A.S.C.S.


punto dsi ta vi Uno spazio per pensare di Giuseppe Lorenti Responsabile Area Formazione e Ricerca di Connecting People

Piuttosto dobbiamo raccogliere questa grande opportunità di trasformazione per costruire un nuovo modo di essere comunità, superando la logica perversa secondo la quale chi lavora con i migranti o è un assassino o un buon samaritano. Governare l’immigrazione, secondo noi, significa essere al centro del più profondo cambiamento della

nostra società nel terzo millennio. Il nostro sforzo sarà quello di essere attori e non spettatori di questo cambiamento. Questo spazio si propone di raccogliere, elaborare, rilanciare idee, proposte ed esperienze per un dibattito aperto e costruttivo e una riflessione seria, matura e approfondita.

É possibile, oggi, in Italia parlare lucidamente di immigrazione? Noi riteniamo fondamentale confrontarsi con questo fenomeno in maniera seria, non urlata e propagandistica, per proporre un ragionamento significativo che permetta un’elaborazione culturale importante su una questione che interroga in maniera così profonda il nostro futuro, il nostro essere comunità aperta e solidale. Al di là, dunque, di slogan, stereotipi, pregiudizi, il compito e l’obiettivo del comitato scientifico di Connecting People vuole essere quello di raccogliere la sfida politica e culturale che gli enormi movimenti di uomini e donne degli ultimi venti anni hanno lanciato. Non è pensabile affrontare l’immigrazione inseguendo unicamente logiche repressive e di ordine pubblico, ma occorre confrontarsi con la fatica e il coraggio della contaminazione, degli attraversamenti, dell’integrazione. Nuove relazioni, nuove interazioni si stanno sviluppando nei nostri territori, e sarebbe straordinariamente miope far finta di niente.

9


incontri

Somalia e Italia Guerra e Pace Due sguardi sul mondo di Alessandro Ragonesi

P

er questo numero di Storie, abbiamo raccolto la storia di Ubah, studentessa somala di 20 anni, e la storia di Agata, educatrice professionale italiana, trentenne; la prima è ospite, la seconda lavora come operatrice sociale presso il centro SPRAR di Catania - Categoria Donne Vulnerabili, gestito dal Consorzio Il Nodo, socio fondatore di Connecting People. Alessandro Ragonesi, accompagnato dalla fotografa Sabina Laganà, è entrato nel centro

10

- chiamato “casa” dalle ospiti, perchè esattamente questo il centro vuole essere - e ha incontrato Ubah (in somalo, rosa) e Agata (dall’aggettivo greco agathos, virtuosa) per un’intervista doppia. Le altre padrone di casa hanno accolto gli ospiti con una tazza di thè e sorrisi incuriositi e sinceri. Prima di lasciarvi alla lettura, desideriamo ringraziare Luca Messina, responsabile della struttura, per la disponibilità e la cortesia e per il fondamentale apporto nella traduzione simultanea durante l’intervista.

Da quanto, in Italia? Ubah: 6 mesi Agata: Dalla nascita E qui? U: Da ottobre 2008 A: Da ottobre 2007 Le tue origini? U: Mogadiscio, Somalia A: Catania, Italia Sorelle, fratelli? U: Una sorella, due fratelli A: Due sorelle, un fratello


incontri

Ubah e Agata insieme ad altre ospiti e Luca Messina, responsabile della struttura

L’infanzia? U: A 6 anni, in un periodo di pace, ricordo i giochi all’aria aperta, la gioia di correre A: Tranquilla, una famiglia unita. La nascita di mio fratello, avevo 7 anni

Passioni? U: La medicina, i libri, la tv A: Aiutare gli altri, sport, leggere, musica, internet

Come vedi il mondo? U: Molte differenze tra i vari paesi A: Un disastro! Dove sono finiti i valori?

Nostalgia di... U: Della mia terra A: (ride) Niente

L’Italia? U: In troppi non comprendono le diversità A: Avendo potuto confrontare le varie culture, vedo il mio paese con occhi diversi

Un sogno? U: Tornare in una Somalia pacificata A: Poter vedere queste persone tranquille Un obiettivo? U: Completare gli studi e diventare un medico A: Cercare di aiutare gli ospiti nel diventare autonomi fuori da questo centro

Come pensi che il mondo ti veda? U: Mi piace pensare che mi veda come una persona! A: Come una persona altruista, generosa

I tuoi studi? U: College per infermiera, in Somalia; corso di italiano, informatica A: Laurea in scienze dell’educazione

Uno dei momenti di condivisione, nei quali due mondi si incontrano

11


Cambieresti nazionalità? U: No A: Neanch’io; nonostante tutto, amo l’Italia L’Italia e la solidarietà? U: Sono venuta dalla Libia, su una piccola barca per 5 giorni di tragitto. Eravamo in tanti, con poca acqua e poco cibo. Non avevo mai visto tanta umanità e calore umano, come nei militari italiani che ci hanno accolto a Porto Palo A: Vedo parecchia solidarietà, ma troppe barriere devono ancora essere abbattute Una cosa a cui non puoi rinunciare? U: Il lavoro. Grazie al lavoro, puoi vivere. E la pace, per cacciar via la paura A: La libertà

12

Una cosa a cui hai dovuto rinunciare? U: La dignità e il rispetto; il nome, inteso come la mia identità sociale e culturale A: La professione di fisioterapista; questo, comunque, mi ha permesso di intraprendere il percorso che mi ha portata, oggi, ad occuparmi degli altri

“Nonostante tutto, io amo l’Italia! Delle risposte da? U: Penso che i politici debbano capire che è tempo di finirla, con i conflitti. L’Europa dovrebbe aiutarci ad interrompere questo sacrificio di vite A: La società, maggiore solidarietà dagli Stati

Un abbraccio a... U: A mia sorella e ai miei fratelli A: A mio nipote; e a quei bimbi che non hanno un abbraccio da nessuno Un tuo pregio? U: La calma A: Il sorriso, la solarità; mi aiutano molto, nel mio lavoro Un pregio nell’altra? U: Agata è una brava ragazza. Con lei ti senti a tuo agio; trasmette Gioia A: Dolcissima, disponibile e molto intelligente Un tuo difetto? U: Qualche volta, mi arrabbio facilmente A: Sono troppo permalosa. Calma e tranquilla, ma quando qualcuno sbaglia, divento antipatica


incontri Un difetto nell’altra? U: Ancora da scoprire A: Distogliere l’attenzione dallo studio, alla ricerca di lavoro Un ricordo a te caro? U: La famiglia unita, la nostra bella casa, la gioia di esserci! A: Non potrò mai dimenticare la nascita di Sumaya (la bimba di un’altra ospite che ci guarda con i suoi occhioni attratti dal nostro gesticolare, ndr). L’emozione di averla vista venire al mondo, dopo averne seguito la gestazione. Non è mia figlia, ma è come se lo fosse! Un errore? U: Tanti piccoli errori... nel parlare italiano A: Non essere abbastanza diffidente nei confronti degli altri Un orrore? U: La mancanza di umanità, in guerra

A: I modi cruenti, indescrivibili, che abbiamo avuto modo di vedere in certi video, girati in Somalia Musica? U: Somala e inglese A: Rock e hip-hop

“Non avevo mai visto tanta umanità e calore umano, come nei militari italiani che ci hanno accolto a Porto Palo” Attività quotidiane? U: Lo studio, i turni di gestione della casa, la ricerca di lavoro A: Lavoro, casa mia, jogging e, tempo permettendo, un po’ di svago Domani? U: In camice bianco A: Una famiglia; è un forte desiderio

Le differenze? U: Tra Somalia e Italia? Guerra e pace A: Da quando lavoro in questa realtà, percepisco maggiormente le discrepanze tra culture Appuntamento con... U: I miei affetti, nel mio paese, in pace! A: L’Africa! Una domanda, che non ti ho fatto? U: Non saprei... A: Se mi piace e mi gratifica questo lavoro. La risposta è si! La luna o l’arcobaleno? U: Dayax (luna, in somalo, ndr). L’arcobaleno dura poco, la luna puoi vederla ogni sera A: Anche se per pochi momenti, l’arcobaleno, con i suoi colori, come le emozioni intense

Dietro l’obiettivo Dopo l’ultimo scatto Alessandro ha chiesto a Sabina di mettere il copriobiettivo e provare a descrivere le proprie impressioni: “Prima di incontrare le ragazze, ero timorosa ed incerta. Temevo delle incomprensioni. I loro atteggiamenti, i colori, i loro sorrisi mi hanno rincuorata. Sorrisi non da posa, durante i miei scatti, ma segni di una naturalezza nel trasmettere serenità e gioia, nonostante trascorsi che segnerebbero profondamente ognuno di noi. Prevale comunque la voglia di vivere, di andare avanti. Davvero, è stata un’esperienza da ricordare.” (Sabina Laganà, fotografa)

Il reportage fotografico completo su www.connecting-people.it

13


progetti Caulonia: un comune fuori dal comune Progetto SPRAR e dintorni di Giovanni Maiolo

C

aulonia è grande. Ha un territorio vastissimo, ma è lo stesso un piccolo paese di 7500 abitanti sparpagliati in innumerevoli frazioni, la maggior parte dei quali si concentra a Caulonia Marina. Fino a non moltissimi anni fa il cuore era collocato a Caulonia Superiore - chiamato con orgoglio dagli abitanti Caulonia Centro - il paese, arroccato su una rupe, protagonista della nascita della prima repubblica libera in piena guerra antifascista, grazie a Pasquale Cavallaro.

Ospiti del progetto di accoglienza sul lungomare insieme ad alcuni cauloniesi

Oggi il paese è lo spettro del proprio passato. Caulonia Superiore, col suo splendido centro storico, si è spopolato.

Il lavoro con chi migra è innanzitutto un lavoro complesso, di ri-narrazione e ri-cucitura di una trama spezzata È un dato fisiologico nella Locride: i centri interni vengono abbandonati a favore della costa marina. E Caulonia Superiore non fa eccezione.

Anche per questo il sindaco ha deciso di aderire al Servizio di Protezione dei Richiedenti Asilo e dei Rifugiati (Sprar), per essere solidali con chi è in difficoltà, certo, ma anche per dare una possibilità al proprio paese. Da quando i 60 ospiti del progetto straordinario si muovono per le vie del paese, Caulonia è meno sola, è meno solitaria, è più viva. Molto più viva. Tanto che all’interno di questa comunità, soprattutto grazie al carattere estroverso delle ospiti nigeriane, l’integrazione è stata reale ed effettiva. Probabilmente


progetti molti ospiti dello Sprar non resteranno qui, cercheranno altre strade, seguiranno altre mete, ma intanto Caulonia è diventata, come la vicina Riace, una babele di lingue e di culture. Responsabile del progetto è Fabrizio Sigona, che spiega qual è l’intervento che svolge insieme agli operatori: “Il lavoro con chi migra è innanzitutto un lavoro complesso, di ri-narrazione e ri-cucitura di una trama spezzata e dispersa nell’esperienza migratoria; è un ricomporre i pezzi della propria vita, delle proprie radici, per costruire così quella continuità che permette di vivere un’altra vita nel paese d’arrivo senza perdere il senso del proprio sé. Il progetto opera attraverso un’equipe di coordinamento che comprende diverse professionalità: un sociologo, un operatore legale, due assistenti sociali, un docente interprete, un referente del consorzio Goel, un referente del consorzio Connecting People”. Il progetto di Caulonia è stato tra i più disponibili ad accogliere donne in avanzato stato di gravidanza, tanto che, come spiega l’assistente sociale Katia De Luca Katia De Luca, assistente sociale, insieme alla piccola bambina nigeriana Gift (dono)

Il Consorzio Goel di Francesca Mileto Il consorzio sociale Goel nasce nel 2003 da un decennale percorso di animazione e creazione di impresa nella Locride, promosso da Mons. Bregantini e affiancato al Progetto Policoro, con l’intenzione di creare un gruppo che si opponga al sistema che ostacola uno sviluppo del territorio fondato sulla giustizia sociale ed economica. Il consorzio ha come mission “il cambiamento socio-economico

della Locride e della Calabria” e riconosce nell’impresa sociale il principale “strumento di produzione” di questo cambiamento. Il patto consortile delinea una precisa immagine della cooperazione, intesa come realtà partecipativa ed espressione della comunità locale, in stretta relazione con le istituzioni e con un preciso mandato di integrazione sociale. Il consorzio, con il marchio Goel Welfare, offre alla Locride servizi socio-sanitari per per-

che si occupa di tutti gli aspetti sanitari: “Da noi sono già nati 3 splendidi bambini in pochi mesi e ospitiamo ancora molte donne prossime al parto”. Ogni nascita, ovviamente, è una festa; al di fuori della rete di protezione dello Sprar, questi bambini potrebbero contare su ben altre condizioni di vita. Per realizzare una reale integrazione gli ospiti devono imparare l’italiano: questo è compito del corso ufficiale avviato dalla scuola al termine del quale gli ospiti otterranno il diploma di scuola media, ma anche della mediatrice culturale Valeria Ruva che tiene il corso d’italiano ogni giorno, due volte al giorno. Il progetto di Caulonia ha una peculiarità: i migranti non vengono concentrati in poche strutture, ma in case private dislocate in tutto il paese, appositamente affittate dal progetto (una quindicina circa) per favorire così la socializzazione

sone con handicap, servizi residenziali psichiatrici, assistenza domiciliare per anziani e persone con handicap, orientamento e mediazione familiare, servizi riabilitativi, centri diurni e socio-assistenziali e inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

e lo sviluppo dell’autonomia. Duilio Scrivo, insieme ad altri volontari, si occupa dei laboratori di artigianato e Maria Antonietta Rullo effettua gli inserimenti lavorativi dei migranti, resi possibili grazie al finanziamento di alcuni tirocini formativi da parte dell’amministrazione comunale. Pagona invece è la “burocrate” del gruppo, colei che si occupa degli aspetti legali. Intorno a loro si muovono altri operatori sociali che completano il quadro di un progetto nato da pochi mesi ma già ben avviato. E, almeno per una volta, si può parlare di un paese della Locride non per ragioni di ‘ndrangheta ma in quanto esempio di accoglienza e solidarietà.

15


progetti Tre domande per il sindaco Intervista a Ilario Ammendolia, primo cittadino di Caulonia

C

ome è nata l’idea di aderire alla rete dello Sprar?

Nel momento in cui abbiamo dato la disponibilità di Caulonia a ospitare 60 migranti, non sapevo neanche dell’esistenza dello SPRAR. Ero indignato verso chi proponeva di ricacciarli in mare o circondarli dal filo spinato. La cosa mi mortificava e mi amareggiava, anche perché mio nonno è stato emigrato per 40 anni in America e da questo nostro Paese sono partite migliaia di persone; molte di queste sono state “clandestini”. Nel nome loro e di valori inalienabili quale quello della “sacralità” e “inviolabilità” della persona umana, senza calcolo alcuno, ho deciso che non si poteva restare indifferenti. L’adesione allo Sprar è venuta dopo ed è stata una logica conseguenza.

Il progetto sta producendo integrazione reale? Da qualche tempo sono partiti i tirocini formativi. Altri saranno istituiti nei prossimi giorni. I migranti hanno tanta voglia di vivere, di

16

fare, di riscattare la loro esistenza. Hanno tanto bisogno ma contemporaneamente tanta ricchezza e tante cose da darci. Sarebbe sbagliato e miope sprecare questa occasione. Integrazione linguistica, scambio culturale e umano costante, opportunità di lavoro. Queste le nostre linee guida.

“Mio nonno è stato emigrato per 40 anni in America” Quali sono gli effetti dell’adesione di Caulonia alla rete di accoglienza, quali benefici trae il territorio? Il territorio ha avuto e ha una ricaduta positiva. L’apertura dei laboratori, lo scambio di culture diverse, una finestra che si apre sul mondo. La ricaduta economica è poca cosa rispetto alla possibilità che si dà ai nostri paesi di sconfiggere il pattume, l’aridità, il cinismo e l’ingordigia che hanno scalfito la civiltà contadina caratterizzata da una forte solidarietà. Abbiamo anche deciso di modificare lo statuto comunale per attribuire ai migranti l’elettorato attivo e passivo per le comunali.


progetti TURISMO RESPONSABILE

“I Viaggi del Goel” Una delle linee di sviluppo in cui il consorzio sociale Goel è impegnato è il turismo responsabile, grazie al quale chi visita la Locride conosce non solo le attrattive classiche (natura, archeologia, cultura, ecc.), ma anche le esperienze sociali più significative, incluse quelle che si battono per la legalità e il cambiamento. È un turismo che punta a rilanciare l’immagine positiva di questa regione, proponendone una conoscenza vera, utile a creare consapevolezza e costruire alleanze con altri territori. Con questi obiettivi è nato un vero e proprio tour operator, specializzato nel creare pacchetti di turismo responsabile, che sono proposti con successo in tutta Italia sotto il marchio “i Viaggi del Goel”. I viaggiatori sono ospitati presso strutture alberghiere interamente gestite dalle stesse cooperative sociali di Goel: l’Hotel tre stelle “Città del Sole” a Stilo, la Casa per Ferie “Casa di Mamre” ad Ardore, “Casa Fiume”, struttura in autogestione, a Roccella Jonica.

Vieni a trovarci su: http://turismo.responsabile.coop Per contattarci chiama il Numero Verde: 800 913540 o manda una mail a: agenzia@turismo.responsabile.coop in alto: la hall dell’Hotel Citta del Sole a destra: una vista delpaesaggio intorno “Casa Fiume” nella foto in basso: un angolo di relax nella “Casa di Marne”

17


press Rubrica a cura di Salvo Tomarchio

Rassegna stampa ANSA 07.04.09 Catanzaro, 7 apr - Il consorzio Connecting People, in una nota, “condanna con forza l’ attentato con armi da fuoco che ha visto coinvolto Piero Schirippa, presidente della Cooperativa Valle del Bonamico, aderente al consorzio Goel, socio di Connecting People”. “Esprimendo la nostra solidarietà al consorzio Goel e a Piero Schirripa - ha sostenuto Mauro Maurino, consigliere di Connecting People - ci ribelliamo con forza a questo gravissimo gesto intimidatorio che ha colpito un nostro associato, ma soprattutto un nostro amico, tutti i giorni impegnato, come noi, nel riscatto sociale delle persone e nel favorire un’integrazione tra le varie etnie presenti in Italia e soprattutto in terre difficili come la Calabria. Questo gesto purtroppo non è il primo ma l’ ennesimo di una lunga serie di furti, danneggiamenti, campagne diffamatorie ed altro a cui sono esposti tutti coloro che lavorano per costruire opportunità, nella legalità, in tutta Italia” [...].

Il Sole 24 ore 04.05.09

Avvenire 14.05.09 di Paolo Lambruschi

[…] John, 20 era considerato il miglior meccanico del quartiere. Ma è cristiano e non voleva diventare complice di un attentato. Rifiutò. Il giorno dopo trovo una minaccia di morte scritta sul muro di casa […].

Adn Kronos

di Emilio Fabio Torsello

20.04.09

Non c’è solo Lampedusa. Sono 6589 i migranti accolti nei centri di accoglienza (Cda) e per richiedenti asilo (CARA) del nostro Paese. In tutto secondo i dati del Ministero dell’Interno aggiornati al 30 Aprile, 41 strutture […].

[…]“Siamo contenti che il governo italiano - afferma in una nota Orazio Micalizzi, vice presidente di Connecting People - abbia agito anteponendo l’emergenza umanitaria alla diatriba politica in corso con il governo di Malta. Non spetta a noi giudicare chi abbia ragione tra Roma e Malta però abbiamo visto chi dei due ha agito portando in salvo 154 persone di cui non si può neanche immaginare che fine avrebbero fatto.”[…]

Avanti 05.05.09 di Andrea Camaiora

Sedici centri di accoglienza prevalentemente collocati nel Sud, 200 dipendenti, oltre 2000 persone ricoverate, un impegno quotidiano interamente rivolto all’integrazione e all’inclusione sociale.


press Comunicati stampa Nei nostri centri di accoglienza per immigrati massima igiene e massima sicurezza 24.04.09 “Non posso escludere che in linea generale si sia verificato che alcuni immigrati, una volta rimpatriati, siano risultati positivi ai test dell’Hiv o tossicodipendenti, come sottolineato dalle autorità tunisine. Escludo però categoricamente che abbiano potuto contrarre queste malattie presso i 17 Centri (CIE – CARA - SPRAR) gestiti dal nostro Consorzio.” Con questa nota ufficiale Giuseppe Scozzari, presidente del Consorzio Connecting People, ha voluto avallare quanto sostenuto dal Ministero dell’Interno Italiano che ha risposto in modo duro al Governo Tunisino.

Terremoto in abruzzo: volontari ed operatori di connecting people pronti a partire 06.04.09 Il consorzio Connecting People si sta organizzando, assieme al Modavi Onlus, per raggiungere, in modo coordinato ed utile, i territori devastati dal terremoto di questa notte. “Vogliamo portare direttamente la nostra solidarietà ai cittadini dell’Abruzzo – ha dichiarato il presidente Giuseppe Scozzari

– anche perché pensiamo di poter essere utili col nostro personale, italiano e non, abituato a gestire le emergenze. Anche se di solito ci occupiamo di altri tipi di bisogni, non possiamo sottrarci alla richiesta di aiuto in questa situazione di emergenza nazionale. Non ci siamo mai voltati di fronte ai bisogni dell’uomo sia quando giunge a noi dopo una traversata in mare sia, come oggi, quando è vittima di un tremendo terremoto.”

Agire affinche’ non avvengano mai piu’ tragedie come quella Appena avvenuta al largo della libia 02.04.09 Il consorzio Connecting People, riunito in Convegno a Roma con tutto il Consiglio d’Amministrazione ed i responsabili dei vari centri nazionali, esprime dolore per la immane tragedia consumatasi in questi giorni al largo delle coste libiche. “Questo naufragio in Libia – ha dichiarato il presidente Giuseppe Scozzari – è stata una sciagura annunciata e per questo andava prevenuta e fermata. Speriamo che non si ripetano più episodi drammatici come questo. Questo non è il momento degli appelli ma è il tempo di agire con politiche serie di immigrazione che mettano al centro l’uomo e l’accoglienza, nella legalità ovviamente”

Pinar: la persona prima delle diatribe internazionali 20.04.09 Il consorzio Connecting People , da anni attivo in tutta Italia, e soprattutto in Sicilia, nell’accoglienza e nel reinserimento degli immigrati, plaude alla forte presa di posizione umanitaria del Governo italiano per salvare i 154 migranti soccorsi tre giorni fa dalla nave mercantile turca “Pinar”. “Siamo contenti che il Governo italiano – ha spiegato Orazio Micalizzi, vice presidente di Connecting People – abbia agito anteponendo l’emergenza umanitaria alla diatriba politica in corso con il governo di Malta. Non spetta a noi giudicare chi abbia ragione tra Roma e Malta però abbiamo visto chi dei due ha agito portando in salvo 154 persone di cui non si può neanche immaginare che fine avrebbero fatto.” Il nostro Consorzio è a disposizione del Governo italiano e della regione Sicilia per collaborare anche a questa ennesima emergenza. “La persona prima di tutto – ha chiosato Micalizzi – è il motto che ci guida in questo lavoro e nella gestione delle 17 strutture in tutta Italia. Davanti alla tragedia di queste persone, di cui non sappiamo ancora nulla, di cui non sappiamo perché scappano, da che passato fuggono, noi sempre per prima cosa prestiamo soccorso, accoglienza e poi mediazione culturale per capire non solo il loro passato ma soprattutto quello che sarà il loro futuro”.


Jean-Pierre e Luc Dardenne IL MATRIMONIO DI LORNA Le silence de Lorna Recensione a cura di Serena Naldini

Il matrimonio di Lorna Belgio, Francia, Gran Bretagna 2008 Regia e sceneggiatura: Luc e Jean-Pierre Dardenne Attori: Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj Durata: 105 minuti Distribuzione: Lucky Red Premio miglior sceneggiatura Festival di Cannes 2008

Lorna è albanese, vive in Belgio e stira panni in una lavanderia. Grazie al matrimonio con un tossicodipendente, Claudy, la ragazza ottiene la cittadinanza che le serve per svolgere il suo secondo lavoro: prestarsi ai matrimoni bianchi organizzati dal malvivente Fabio per aggirare le leggi

sulla cittadinanza. Lorna ha bisogno di soldi per realizzare il proprio progetto: aprire un bar con il vero fidanzato, Sokol, il quale è occupato, dal canto suo, a guadagnare il massimo possibile in un rischioso ruolo operativo presso le centrali nucleari europee. Questo film dei fratelli Dardenne descrive un mondo di personaggi soli, tutti tesi a evitare il contatto reciproco per non incontrare ostacoli sulla strada del guadagno facile. Il meccanismo sembra perfetto. Una volta sciolto il matrimonio con Claudy, Lorna deve sposarsi con un russo che cerca la cittadinanza belga, ottenendo in tal modo i soldi che le servono per il bar. Qualcosa comincia ad incrinarsi quando Claudy, fuori dalle regole, chiede a Lorna di aiutarlo ad uscire dal tunnel della droga: il contratto tra di loro è a quel punto soppiantato da un patto, da una relazione. Problemi di soldi, lavoro, droga, integrazione, giustizia, leggi comunitarie: una realtà dura che lungo il corso della pellicola si ammorbidisce progressivamente nei tratti e nei

contorni fino a sfumare in una forma di delirio della protagonista. Delirio è inteso in senso etimologico, come uscita dal solco (dal lat. deliràre, composto da de-, particella indicante allontanamento e lira, solco). Lorna si discosta, si rifiuta, si ribella al copione prestabilito. E lo fa rompendo innanzitutto lo schema dell’isolamento. La donna prende a parlare al figlio che sente crescere nel proprio grembo, lo tranquillizza, gli dedica parole dolci e rassicurazioni. In nome di questo legame, Lorna si riprende la vita, fugge verso il futuro, senza più niente in mano tranne una propria, riconquistata, capacità di parola e di tenerezza.


casasangiuseppe casa per ferie a Pragelato

Fermata Spuligni è un’attività del Gruppo Coo-

La casa per ferie La Rosa di Gerico è diretta dalla

Casa San Giuseppe è una casa per ferie a Prage-

perativo Luoghi Comuni. Risparmio energetico,

Cooperativa Futura ’89. La Rosa di Gerico si trova

lato, a 10 Km da Sestriere, a 1600 mt di quota ai

attenzione all’ambiente e al ciclo della natura,

in un palazzo signorile della centralissima via

piedi del Monte Albergian. La struttura è gestita

sapori e cultura caratterizzano le nostre propo-

Etnea, cuore della città, animata di giorno dal

dalla cooperativa sociale Kairòs Casa. Si propone

ste all’interno di un antico palmento ristruttura-

brulicare dello shopping e di notte dall’affasci-

come spazio per un turismo sociale a disposizio-

to. Reinventiamo in chiave moderna e con gusto

nante atmosfera della movida catanese. A due

ne di gruppi,famiglie, singoli. La casa dispone di

creativo il patrimonio gastronomico siciliano,

passi dal giardino Bellini e dalle più rinomate

50 posti letto, non ha barriere architettoniche e

prendendo spunto dalla ricchezza della nostra

pasticcerie di Catania, vero fiore all’occhiello del-

si propone di valorizzare un turismo rispettoso

terra, con materie prime sempre di altissima

la tradizione culinaria siciliana, è anche al centro

dell’ambiente, della cultura e della gastronomia

qualità e ingredienti naturali locali. L’ambien-

di tutti i percorsi turistici più ricercati. In pochis-

locale. La struttura, caratterizzata da un’ottima

te è semplice e curato: le due sale dell’antico

simi minuti si raggiungono piazza Duomo con la

cucina a carattere familiare, dispone di 20 ca-

palmento possono ospitare fino a settanta

famosa fontana dell’Elefante, piazza Università,

mere, tutte dotate di bagno interno e telefono.

persone; il salone può accoglierne comoda-

Palazzo Biscari, il Monastero dei Benedettini e il

I servizi sono molteplici: bar, sala giochi, sola-

mente ottanta, ed è adatto per ricevimenti,

teatro greco. Ventitrè posti letto sono distribuiti

rium, cortile interno e giardino, due sale comuni

per festeggiare cerimonie, compleanni e ricor-

in otto camere rustiche ed al contempo eleganti,

con TV satellitare, collegamento internet wi-fi

renze, per ospitare eventi formativi, meeting e

dotate di servizi privati, tv, climatizzazione, col-

gratuito. Per i clienti sono attive convenzioni

aperitivi di lavoro. La struttura dispone inoltre

legamento adsl, telefono, cassetta di sicurezza.

con gli impianti sportivi della zona. Per soci di

di 10 camere doppie e triple per un totale di 25

Per il relax i clienti hanno a disposizione quattro

cooperative sociali e di realtà dell’economia so-

posti letto. E’ possibile raggiungerci dalla strada

soggiorni e un’ampia sala con una luminosissi-

lidale, sono previste agevolazioni sulle tariffe.

statale 114 o dall’autostrada A18, uscita Giarre,

ma vetrata affacciata sul cortile interno.

seguendo le indicazioni per Zafferana Etnea. GPS: lat 37° 41’ 53” long 15° 6’ 59” Via Matteotti 1-5 95019 Zafferana Etnea (CT) Tel&Fax 095 7082059 - Cell. 345 4395878 post@fermataspuligni.com

Via Etnea 316 95100 Catania Tel&Fax 095 316361 info@larosadigerico-ct.com

Via Roma 36 10060 Pragelato (TO) Tel. 0122 78996 - Cell. 335 1432456 casasangiuseppe@consorziokairos.org



Storie di questo mondo N° 1