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FacoltĂ  di Filosofia, Lettere, Scienze umanistiche e Studi orientali Corso di Laurea Triennale in Lingue e Culture del mondo moderno

TESI DI LAUREA ENGLISH IN THE LAND DOWN UNDER: L'INGLESE AUSTRALIANO

Relatore

Laureando

Dott.ssa Anna Rita Gerardi

Salvatore La Ferla Matr. 1213921

Anno accademico 2011/2012 Sessione invernale 1


ENGLISH IN THE LAND DOWN UNDER: L'INGLESE AUSTRALIANO

Introduzione.....................................................................................................................Pg.3 Capitolo 1: La Lingua Inglese........................................................................................Pg.8 1.1: Breve storia della lingua............................................................................................Pg.8 1.2: La "lingua globale"....................................................................................................Pg.9 1.3: L'Inglese Standard...................................................................................................Pg.11 1.4: La Received Pronunciation......................................................................................Pg.12 1.5: Presente e futuro dell'inglese...................................................................................Pg.14 Capitolo 2: L'inglese Australiano, lingua e storia di una nazione............................Pg.15 2.1: Scoperta e colonizzazione dell'Australia.................................................................Pg.15 2.2: Deportazione dei prigionieri....................................................................................Pg.17 2.3: Conflitti tra "nativi" e immigrati, creazione dell'accento........................................Pg.18 2.4: La corsa all'oro.........................................................................................................Pg.20 2.5: Fine '800, distacco dall'Inglese Australiano.............................................................Pg.21 2.6: Le guerre mondiali, imperialismo inglese e nazionalismo australiano.....................Pg23 2.7: Affermazione definitiva dell'Inglese Australiano: una nazione multiculturale........Pg.26 2.8: Un paese e una lingua in continuo sviluppo............................................................Pg.29 Capitolo 3: Aspetti Fonetici..........................................................................................Pg.31 3.1: Aspetti fonetici principali della Received Pronunciation........................................Pg.31 3.2: Consonanti...............................................................................................................Pg.31 3.3: Vocali.......................................................................................................................Pg.32 3.4: Testo in lingua originale: Some features of Australian speech................................Pg.33 3.5:Traduzione del testo in italiano: Alcuni aspetti della pronuncia australiana............Pg.36

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Capitolo 4: Variazioni regionali nell'Inglese Australiano..........................................Pg.39 4.1: Testo in lingua originale: Regional Australian English...........................................Pg.39 4.2:Traduzione del testo in italiano: L'inglese australiano regionale..............................Pg.59 Commento linguistico e conclusioni............................................................................Pg.81

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INTRODUZIONE Vi è mai capitato di sentire l’espressione “The Land Down Under”? Letteralmente significa “la terra al di sotto, sottosopra”, e questo modo di dire non viene usato solamente in Australia ma in tutto il mondo inglese, per riferirsi al continente che si trova nell’emisfero sud o australe, lontano dal Sud Africa e dal Sud America, situato in basso a destra nella mappa mondiale. Oltre al semplice riferimento geografico quest’espressione racchiude un insieme di idee, di valori, e se viene pronunciata da un australiano assume un significato di identità, di appartenenza. L’importanza di quest’espressione è testimoniata da una canzone del 1981 del gruppo australiano “Men At Work”, chiamata appunto “Land Down Under”; parla di un viaggiatore australiano molto fiero della sua nazione che va in giro per il mondo, e in tutti i luoghi incontra persone che sono curiose di avere informazioni sulla sua terra. La canzone ha avuto un enorme successo a livello mondiale e per gli australiani è diventata un simbolo di patriottismo ed è stata cantata nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Questo è solo uno dei tanti esempi di come una parola, una frase, un discorso, ovvero la “lingua” nella sua essenza, diventa molto di più di un semplice modo per comunicare, assume dei valori che vanno oltre quello che viene scritto o pronunciato, come un quadro che possiede dei significati che a volte non riusciamo a scorgere a primo impatto. Il mio obiettivo è quello di analizzare la lingua come elemento fondamentale di identità di una nazione, l' Australia, perché la breve storia di questo paese viene raccontata ogni giorno in ogni frase e in ogni parola che viene pronunciata. Ho scelto di analizzare una delle tante varietà della lingua inglese, quella australiana, perché l’inglese è la lingua principale del mio corso di studi, e sono molto interessato nello scoprire dove e come l’inglese viene parlato nel mondo, e come e perché è arrivato ad assumere quest’importanza al giorno d’oggi; ormai anche nel nostro paese l’inglese fa parte della nostra quotidianità, è un requisito a volte necessario per trovare un lavoro, ogni giorno veniamo a contatto con un testo (verbale o scritto) in lingua inglese, che sia una canzone che sentiamo in radio, un link che apriamo mentre navighiamo su internet, un’ etichetta di un prodotto al supermercato, o anche l’incontro con un semplice turista che non parla italiano e ci chiede delle informazioni a volte dando per scontato che tutti sappiano la sua lingua.

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In un mondo talmente globalizzato è veramente utile per non dire necessario che esista una lingua comune (o quasi) a tutti, ma perché questo ruolo è toccato proprio all’inglese? Questo è quello che analizzerò nel primo capitolo, “La Lingua Inglese” , dove, dopo un breve resoconto storico sulla nascita di questa lingua, spiegherò come l’inglese sia stato “fortunato” rispetto alle altre lingue arrivando ad assumere lo status di “lingua globale”. Successivamente, partendo dal presupposto che non esiste un solo inglese ma tantissime varietà e dialetti, a mio parere tutti sullo stesso livello di importanza dal punto di vista sociale e culturale, farò un breve discorso sul cosiddetto “Inglese Standard”, la varietà oggi considerata più importante, perché è quella usata da tutte le istituzioni a livello internazionale ed è ovviamente quella insegnata nelle scuole. A questo standard scritto, molti associano un determinato accento che per decenni è stato considerato l’unica forma “giusta” di inglese parlato, sia nella madrepatria che nelle diverse colonie (Australia compresa): la cosiddetta “Received Pronunciation”. Questo sarà l’argomento del paragrafo successivo, dove fornirò una breve descrizione storica di come questa pronuncia è nata e poi si sia affermata a livello politico e istituzionale, diventando un requisito necessario per chi volesse svolgere qualsiasi tipo di attività all’interno della Britannia e non solo. Infine, analizzerò i rischi che potrebbe comportare l’uso di una lingua globale e le prospettive future dell’ inglese. Il punto sul quale si focalizza la mia tesi è l’inglese australiano, ma non credo che sia possibile analizzare la storia di una lingua senza prima fare un breve discorso sulla lingua “madre”, per poter comprendere meglio gli sviluppi che hanno portato alla creazione e alla successiva affermazione di una lingua ormai indipendente. È stato necessario scegliere una tra le tante varietà di inglese presenti nel mondo, perché un discorso sull’inglese in generale sarebbe stato troppo vago, con l’impossibilità di scendere nel dettaglio di una lingua specifica. A questo punto alcuni di voi si chiederanno: “Perché proprio l’inglese australiano?” Ci sono diverse ragioni che mi hanno portato a fare questa scelta; credo che sia più interessante analizzare una lingua diversa dai modelli inglesi e americani a cui siamo stati abituati; una varietà di inglese che viene raramente presa in considerazione, per cui non è molto semplice nemmeno trovare delle fonti adeguate. Analizzando la lingua di un paese, inevitabilmente si analizza la storia e la cultura di un popolo, perché la lingua è un fattore fondamentale di identità nazionale, è come una bandiera, e di conseguenza attraverso l’analisi della lingua australiana abbiamo la possibilità di scoprire una nazione di 5


cui non si sa e non si racconta molto, a differenza di quanto accade per gli USA e per l’Inghilterra. Non posso negare che questa scelta è stata dettata in gran parte da un valore affettivo, visto che ho vissuto a Melbourne dal 1997 al 2001, frequentando due anni di scuola elementare e tre di medie nella “land down under”. Quindi, volendo analizzare una varietà della lingua inglese, non potevo che scegliere l’”Australian English”. Nel secondo capitolo, “Storia e Lingua”, analizzo gli eventi storici più importanti dell’Australia dal 1770 ad oggi; quasi tutti gli eventi risultano essere determinanti per lo sviluppo della lingua. La scoperta e la colonizzazione del paese da parte degli Inglesi portò i primi contatti con gli abitanti originari del luogo, gli aborigeni, fornendo alcune parole che sono destinate ad entrare nel lessico comune di tutti i parlanti, inglesi e non, come “kangaroo”. Successivamente, abbiamo la prima migrazione di massa in Australia, con la deportazione dei prigionieri britannici; ci accorgeremo come questi hanno contribuito allo sviluppo di una terra disabitata (o almeno considerata tale dagli occidentali) e all’inizio del processo di formazione di una lingua nazionale. Si crearono diverse tensioni tra i britannici e gli aborigeni e tra i figli dei primi immigrati (alcuni dei quali si definivano già australiani) e coloro che continuavano ad arrivare dall’Europa, che si sentivano superiori anche dal punto di vista linguistico, in quanto si stava già per creare un accento australiano da parte degli abitanti del luogo che verrà definito “colonial slang”. Verso la metà dell’800, persone da tutte le parti del mondo si trasferirono in Australia per andare a cercare l’oro, e la popolazione crebbe in maniera impressionante. Vennero introdotti molti termini “stranieri” e incredibilmente questo processo rafforzò ancora di più l’accento australiano in tutte le parti del continente. Verso la fine dell’800, quando la lingua australiana aveva raggiunto una certa indipendenza, ci sarà un periodo di crisi per la lingua nazionale, a causa di una politica estera dell’impero britannico che impose l’uso della Received Pronunciation in tutti gli ambiti. Così verrà favorita la formazione di due varietà di inglese australiano, una più vicina alla pronuncia voluta dal “regime”, il “Cultivated Australian”, e una che accentuerà ancora di più i tratti fonetici nazionali per ribellarsi alla prepotenza linguistica della Britannia, il “Broad Australian”. Oltre all’attacco alla pronuncia australiana, ne verrà sferrato uno anche contro il vocabolario, visto che molti termini “standard” erano stati modificati o sostituiti da parole “australiane”. Analizzando le guerre mondiali, che l’Australia disputò a fianco dell’Inghilterra prima e degli USA poi, vedremo come questi conflitti, oltre che sul piano storico, sono stati molti importanti anche 6


sul piano linguistico. Infine, nella seconda metà del 900, ci sarà l’affermazione dell’ “Australian English” con il definitivo distacco dalla RP; farò pure una parentesi sulle altre comunità linguistiche che si sono formate nel paese, come i diversi etnoletti dovuti all’immigrazione di massa da tutte le parti del mondo nella seconda metà del ‘900, e l’inglese aborigeno, ciò che resta della “distruzione” linguistica di un popolo. A questo punto ho scelto di dedicare i due capitoli successivi della mia tesi alla traduzione. Credo che per chi studia lingue o per chi comunque voglia imparare una lingua straniera tradurre sia una cosa fondamentale, perché questa pratica non è un processo meccanico basato solamente sul cercare le parole nel vocabolario; infatti chiunque abbia mai tradotto anche un testo breve e apparentemente semplice, si sarà reso conto che conoscere il significato delle parole non basta. Bisogna prima capire bene il significato dell’intero testo in lingua originale, scoprire il messaggio che lo scrittore vuole comunicarci (e per farlo bisogna avere una buona se non ottima conoscenza della lingua), e poi tradurre cercando di rendere il senso nell’altra lingua, partendo dal presupposto che è molto difficile che le due traduzioni “esprimano” tutti i concetti in maniera identica. Bisogna essere abili nel trasportare il messaggio da una lingua all’altra, spesso stravolgendo la versione originale, cambiando alcune parole e anche l’ordine delle frasi quando necessario. Insomma, saper tradurre va oltre la conoscenza della lingua straniera (anche se chi ha un ottima conoscenza della lingua parte sicuramente avvantaggiato); una persona può anche capire perfettamente il significato di un testo inglese, ma non è detto che sia capace di tradurlo in italiano. Ho deciso di tradurre alcune parti del libro di riferimento principale che userò per questa tesi, “Speaking Our Language” di Bruce Moore, ampiamente considerato il miglior lessicografo australiano. Subito dopo ogni traduzione verrà proposto il testo originale in lingua Inglese. La prima parte che tradurrò, “Alcuni aspetti della lingua australiana”, è un’appendice che analizza le principali caratteristiche fonetiche australiane che differiscono dalla RP. Vengono analizzate vocali, dittonghi, e elementi caratteristici della fonetica come la nasalità, la planarità, l’elisione delle sillabe e l’intonazione crescente. Sarà utile per farci un idea del perché i governatori dell’impero britannico hanno deciso di condurre una campagna contro l’accento australiano a fine ‘800 e inizio ‘900. A questa traduzione aggiungerò una breve descrizione delle regole fonetiche della Received Pronunciation. Poi tradurrò un intero capitolo dello stesso libro, chiamato “Inglese Australiano Regionale”. Questo capitolo tratta delle differenze linguistiche che possiamo 7


trovare tra i vari stati australiani, analizzando prima in generale la variazione regionale grammaticale, la variazione nella pronuncia e la variazione nel vocabolario. Segue l’analisi di alcuni geo-sinonimi1 e infine, Moore analizza nel dettaglio alcuni modi di dire e termini specifici di ogni stato australiano, dall’Australian Capital Territory alla Tasmania, che è la regione più interessante dal punto di vista linguistico, forse perché è geograficamente staccata dal resto del paese. In una nazione così vasta, con città che distano tante ore di aereo l' una dall’altra, si penserà che a Brisbane si parli una lingua totalmente differente che a Melbourne, ma invece vi accorgerete che nonostante queste distanze l’inglese australiano risulta incredibilmente omogeneo, molto di più dell’inglese americano o della lingua che viene parlata nel nostro paese. Certo, esistono dei tratti regionali specifici in ogni stato, soprattutto per quanto riguarda il vocabolario più che la grammatica o la pronuncia, e ovunque ci sono delle parole e dei sinonimi interessanti, ma non abbastanza per poter parlare di veri e propri dialetti da un punto di vista linguistico. Questa è un’altra importante caratteristica dell’Australian English, la cui omogeneità rafforza ancora di più il concetto di lingua come elemento fondamentale di identità nazionale; chi è nato o ha vissuto molto in Australia riuscirà in modo abbastanza facile a distinguere un parlante australiano da un americano, ma difficilmente saprà dire da quale città viene. I punti principali che emergeranno dalla mia tesi saranno il fatto che non esiste un unico inglese, ma ci sono diverse varietà, tutte equamente dignitose e importanti; anche l’inglese standard in realtà è un dialetto, come lo è quello australiano, e non esiste una pronuncia giusta o sbagliata. Verrà sottolineata l’importanza che la lingua rappresenta per ogni nazione, e privarla di essa vuol dire privarla della propria storia, della propria cultura. Una tesi che tratta di linguistica, includendo una parte sulla fonetica e che dedica un’ ampio spazio alla traduzione e all’analisi di determinati eventi storici.

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In linguistica, vengono definiti tali i sinonimi legati a usi regionali

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CAPITOLO 1 LA LINGUA INGLESE 1.1: Breve storia della lingua La lingua inglese è nota per la sua semplicità di struttura; tale semplicità nelle strutture grammaticali e sintattiche è il frutto di una secolare storia, ricca di incontri con tipi linguistici diversi che hanno reagito sull'inglese in maniera più profonda di quanto non sia avvenuto in altre lingue. L'Inghilterra fu colonizzata nella sua parte sud-orientale verso la metà del quinto secolo d.C. da tribù germaniche proveniente dall'odierna Danimarca e dalla Germania settentrionale. La prima organizzazione politica delle tribù anglosassoni in Inghilterra comprendeva i regni di Northumbria, Mercia e Anglia orientale abitati dagli Angli, i regni di Essex, Sussex e Wessex abitati dai Sassoni e il regno di Kent, dove abitavano gli Juti. In corrispondenza a questi tre filoni germanici che parteciparono alla colonizzazione, l'Inghilterra presentava una tripartizione dialettale in anglico (che a sua volta si divideva in mercico e northumbrico), sassone e kentiano. Questo periodo è noto come il periodo dell'Inglese antico o anglo-sassone. L'importanza linguistica di questi dialetti coincideva con la supremazia politica dei regni, un pò come avviene ancora oggi ( la supremazia politica, militare, economica e tecnologica che gli Stati Uniti hanno esercitato dalla seconda metà del '900 in poi ha sicuramente facilitato la diffusione della lingua inglese a livello mondiale). Nel corso del settimo secolo, il dialetto più importante in ambito letterario era il northumbrico, ed è molto probabile che buona parte della letteratura anglosassone sia stata originariamente scritta in questo dialetto. Alla fine del settimo secolo la Mercia succede alla Northumbria come stato egemone, e nel nono secolo cederà il passo al Wessex. Un fatto importante nella storia della lingua inglese è l'invasione scandinava, iniziata con le scorrerie piratesche a partire dal 790. Essa fu importante soprattutto a livello lessicale: diverse parole furono prese in prestito, come il termine window (finestra), che deriva dal nordico vindauga. La seconda invasione dell'Inghilterra del 1066 da parte di Guglielmo il Conquistatore2 ebbe ancora più influenze sulla lingua. In seguito a quest' avvenimento nel 2

Primo re d'Inghilterra della dinastia dei normanni

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paese si stabilì una nobiltà di cultura e di lingua francese, e molte parole rispecchiano la cultura francese della classe dominante, come prince (principe), people (gente) e nation (nazione). È stato calcolato che in quel periodo circa l'85% del lessico anglosassone sia scomparso, sostituito da termini francesi o latini mediati dal francese. La crisi più profonda dell'inglese coincide con la fine del periodo anglosassone (1150) e l'inizio del medio inglese (dal 1150 al 1500). La perdita della Normandia per la corona inglese nel 1204 e la conseguente separazione della nobiltà inglese dalla francese segnano i primi momenti della riscossa della lingua inglese. Dopo la crisi normanna, in seguito allo spostamento della capitale da Winchester a Londra, il dialetto base della lingua era quello mercico e non più il sassone. Dopo il 1500 inizia la fase dell'inglese moderno, già in quell'epoca parole come name (nome) e five (cinque) hanno fondamentalmente la stessa pronuncia dell'Inglese odierno e a questo punto possiamo considerare costituito il tipo linguistico inglese nella forma che ci è nota ancora oggi. Le vicende successive come l'Illuminismo, il Romanticismo o il colonialismo sono fenomeni che non hanno inciso sulla struttura di una lingua ormai affermata.

1.2: La “Lingua Globale” L'inglese oggi è parlato nel mondo da una persona su cinque, è la madrelingua di 375 milioni di individui, e si stima che da 470 milioni a un miliardo di persone la usino come seconda lingua: un dato molto approssimativo, visto che anche nei paesi dove l’inglese è la seconda lingua ufficiale, è impossibile sapere esattamente quante persone effettivamente lo parlino. È la lingua internazionale dell’economia, del settore militare, della tecnologia: praticamente è la lingua che porta avanti le sorti del mondo. Per questi motivi è anche la lingua più studiata al mondo nelle scuole. Possiamo quindi definire l’inglese come la lingua “globale”. Una lingua può essere definita in questo modo quando assume un ruolo di rilevante importanza in tutti i paesi, anche in quelli dove non è la madrelingua: infatti, è maggiore il numero di paesi dove la madrelingua è lo spagnolo (molti di questi in Sud America) rispetto a quelli dove è l’inglese ad essere la prima scelta; nonostante questo dato, lo spagnolo ha poca importanza al di fuori di queste nazioni dove è la lingua principale 10


mentre vediamo che in paesi come l’Italia, anche se l’inglese non è parlato da un gran numero di persone e non ha alcun statuto ufficiale, ha comunque assunto una posizione di prestigio rispetto a lingue come il francese e il tedesco ed è la seconda lingua più insegnata nelle scuole, e questa è una situazione comune a molti altri paesi nel mondo. L’idea che ci fosse il “bisogno” di una lingua comune per tutti è emersa nel ventesimo secolo, soprattutto a partire dagli anni 50, quando c’è stata un enorme crescita dei contatti internazionali. Nel 1945 nascono le Nazioni Unite, poi la Banca Mondiale e successivamente le varie associazioni come l’UNESCO e l’UNICEF; prima di questo periodo storico non era mai successo che così tante nazioni si trovassero ad essere rappresentate tutte insieme in un singolo organismo, e di conseguenza per favorire la comunicazione è stato necessario trovare una “lingua franca”, comune per tutti: la scelta è caduta sull’inglese Si discute spesso del perché sia stato proprio l’Inglese a diventare la lingua globale e non il francese, lo spagnolo, o qualsiasi altra. Alcuni sostengono che l’inglese sia grammaticalmente più semplice rispetto ad altre lingue, e questo è in parte vero (anche se gli studenti stranieri che studiano inglese sanno bene che imparare la lingua non è per niente una cosa semplice!). L’altra ipotesi, secondo me molto più realistica, è quella di chi sostiene che l’inglese si sia imposto con la forza, tramite la colonizzazione prima, e con le guerre mondiali poi, che hanno spostato il predominio del “potere” dall’Inghilterra agli Stati Uniti, facendo in modo che la lingua si sia “ripetutamente trovata al punto giusto nel momento giusto”, per dirlo nelle parole del famoso linguista David Crystal. Il suo periodo di espansione è coinciso con le grandi scoperte industriali e tecnologiche, e con l’emergere della necessità di una lingua comune di cui ho parlato prima, fattori che sicuramente hanno facilitato la sua diffusione su scala mondiale. Anche il latino oltre 2000 anni fa si era imposto con la forza, ma non c’erano tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi, come la televisione o internet, che potevano garantirgli di sopravvivere per sempre come lingua globale ( per “globale” in questo caso mi riferisco alla parte del mondo conosciuta allora). Da un punto di vista linguistico, la diffusione dell’Inglese ha cancellato o modificato radicalmente le lingue originarie parlate in alcuni paesi, soprattutto in quelli che sono stati colonizzati ( quello che è successo in Australia è un ottimo esempio).

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1.3: L’Inglese Standard Come sappiamo, a causa della diffusione su così larga scala, non esiste una sola forma di inglese parlato nel mondo, ma ci sono tantissime varietà che differiscono nella pronuncia e pure nell’uso di alcuni termini, a volte anche all’interno di una stessa nazione, per esempio in Inghilterra. Ma allora qual è il “vero” inglese, quella lingua globale che dovrebbe essere parlata da tutti? A questa domanda molti risponderanno con “l’Inglese Standard”; in realtà questa risposta è inadeguata, perché l’Inglese Standard non è LA lingua inglese, ma solo una variante della lingua, come l’“Inglese Afro-americano Vernacolare” o l’ “Inglese Australiano”. Non esiste un vero o un unico inglese, ma tante varietà, dove una di queste è stata scelta secondo determinate circostanze storiche e ha assunto una posizione di predominio rispetto alle altre, esattamente come è accaduto per il fiorentino in Italia; infatti lo “Standard English” è la variante che viene solitamente usata per scrivere, che viene insegnate in tutte le scuole, sia in quelle dei paesi di madrelingua inglese che in quelle dove l’inglese è una lingua straniera. Una varietà di lingua viene definita standard quando subisce un processo di normalizzazione ortografica, lessicale e grammaticale, ricevendo una serie di norme piuttosto rigide che ne assicurano la facilità di insegnamento, di utilizzo e di comprensione: essa si distingue dalle altre varietà dello stesso gruppo linguistico perché queste non possiedono una normalizzazione altrettanto precisa. La parola standard è attestata in inglese fin dal 1138, con il significato di bandiera o stendardo 3 che serviva come punto di raduno per le forze militari. Da qui deriva il significato normale del termine "standard", come "esemplare riconosciuto di qualità o correttezza", e quindi, come "modello" della lingua parlata in Inghilterra. Alcuni definiscono l’inglese standard come un “registro”, ovvero una forma di lingua che viene usata in un particolare contesto sociale, in base all’argomento di cui si parla o con chi si parla, scegliendo di adottare un linguaggio formale piuttosto che colloquiale (o viceversa), ma anche questa definizione è errata, perché in qualsiasi altra varietà di inglese il parlante è in grado di scegliere lo stile di lingua da usare in una determinata conversazione, modificandone alcune caratteristiche ma sicuramente non ricorrendo all’inglese standard. Anche i parlanti dell’inglese standard useranno una forma di lingua più o meno formale o informale in base alla situazione senza dover ricorrere ad un'altra varietà di inglese, visto che in (quasi) ogni varietà di lingua si è in grado di oscillare da un 3

La parola deriva dal francese "estandart"

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registro estremamente colloquiale ad uno estremamente formale; è molto probabile che un professore di scienze per spiegare gli argomenti ricorrerà all’inglese standard, ma questa è più che altro una convenzione sociale, potrebbe farlo anche usando un’altra variante della lingua. Inoltre gran parte dei linguisti concordano sul fatto che l’inglese standard non abbia nulla a che fare con la pronuncia, anche se in Inghilterra esiste un accento considerato “standard”, che è quello della Received Pronunciation. Il fatto è che tra i due fattori non esiste alcun tipo di connessione fondamentale, perché mentre tutti coloro che usano l’accento RP parlano anche l’inglese standard, non tutti i parlanti della variante standard fanno uso di quel particolare accento, ma usano degli accenti regionali che dipendono esclusivamente dal luogo in cui vivono; si stima che i parlanti dell’inglese standard con tratti di pronuncia regionale siano tra il 9 e il 12% dell’intera popolazione britannica. Rispondendo alla domanda fatta in precedenza, la maggioranza dei linguisti sono d’accordo sul fatto che lo “Standard English” possa essere definito come un dialetto; un dialetto è una sottovarietà di una lingua, e la maggior parte delle lingue consistono nell’insieme di più dialetti. Ovviamente è un dialetto diverso dagli altri, sicuramente il più importante da un punto di vista sociale, culturale e intellettuale; a differenza degli altri dialetti, oggi non può essere collocato in una determinata area geografica, anche se è originario del sud-ovest dell’Inghilterra, e non è caratterizzato da un accento specifico. Ne esistono forme diverse, quindi si parla di “English Standard English” o “American Standard English”. Differisce dagli altri dialetti per la sua struttura grammaticale e storicamente è stato scelto come la varietà “standard” perché era quella parlata dalle persone che avevano più potere, prestigio e ricchezza; successivamente, si è diffuso anche nelle altre classi sociale perché è la forma insegnata nelle scuole.

1.4: La “Received Pronunciation” Abbiamo appena sottolineato come l’inglese standard non dipenda dal tipo di accento col quale viene pronunciato, anche se in Inghilterra molti continuano ad associarlo all’accento della “Received Pronunciation”, chiamato pure “Queen’s English” (Inglese della Regina), “Oxford English” e “BBC English” ; pure l’Oxford Dictionary lo definisce “ l’accento standard dell’Inglese, parlato nel Sud dell’Inghilterra”. Se analizziamo la lingua parlata e non scritta, notiamo che il processo di standardizzazione diventa molto più complesso; 13


negli USA il “Network American”, un tipo di accento usato al centro – nord del Paese, è considerato standard, anche se ha ben poco in comune con la RP. Questo problema sorge perché è molto più facile stabilire delle norme morfologiche e sintattiche piuttosto che fonologiche. Nonostante questa difficoltà, sia in questo paragrafo che nel capitolo successivo noteremo come l’impero britannico abbia tentato e sia riuscito per diversi decenni a imporre l’uso dell’accento RP, tentando di eliminare i tratti di pronuncia locali perché considerati “sbagliati”.4 Già nella Britannia del sedicesimo secolo, l’inglese parlato dalla corte era considerata la forma giusta della lingua; ma dobbiamo sottolineare che prima che la RP fosse “inventata” e insegnata nelle scuole, molti uomini potenti dell’impero britannico parlavano con dei tratti regionali. L’accento della classe più prestigiosa venne introdotto nelle scuole a partire dal 1870, e insieme ad esso anche una certa mentalità, che ha fatto in modo che chi parlasse con tratti regionali doveva sentirsi imbarazzato di fronte ai parlanti “istruiti”. Nella prima metà del ventesimo secolo, la RP diventò un fattore fondamentale per gli abitanti dell’impero: si pensi che era anche un requisito per i soldati che partirono per la prima guerra mondiale, anche se dopo che ci furono le prime significanti perdite di uomini l’esercito fu costretto ad assumere soldati che parlavano anche con dei tratti regionali. Parlare con l’accento prestabilito era un grande vantaggio e a volte una necessità per trovare lavoro, significava essere istruiti; anche la BBC trasmetteva dei programmi dove si insegnava le persone a parlare in modo “corretto”. Dal 1970 in poi la situazione è un po’ cambiata, sia a livello sociale e anche a dal punto di vista mediatico. L’RP resta l’accento che viene insegnato nelle scuole di tutto il mondo, ma non ha più l’importanza che aveva acquisito durante la prima metà del ventesimo secolo; ci sono alcuni presentatori della BBC che parlano con dei forti tratti regionali, le vecchie colonie dell’impero britannico si sono rifiutate di dover parlare con un accento che per certi versi si può considerare “straniero”, e anche in alcune parti della Britannia non ha più il fascino di una volta, ma piuttosto è considerato solamente un’ accento del sud – ovest dell’Inghilterra ed è visto come un simbolo del potere politico. Da un sondaggio del 2007 risulta che gli abitanti della Scozia e del Nord Irlanda tendono a disprezzare quest’accento; una parte della popolazione, in maggioranza di ideologia politica di sinistra, è fiera di 4

A questo proposito, si possono vedere le principali differenze fonologiche tra la Received Pronunciation e la pronuncia australiana nel cap. 4

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parlare con un accento tipico della classi lavoratrici, e un gruppo britannico, chiamato Chumbawamba, ha fatto una canzone di protesta verso l’accento, “ R.I.P RP”.

1.5: Presente e futuro dell’ Inglese Oggi l’inglese, ovvero l’insieme della tante varietà che lo compongono, è talmente affermato come lingua internazionale, che solamente “pensare” che in un futuro un’altra lingua possa prendere il suo posto sembra fantascienza. Anche se immaginiamo che gli USA tra qualche anno non siano più il Paese leader del settore economico e militare come lo sono stati negli ultimi decenni, o anche nel caso in cui ipotizzassimo lo scoppio di una terza guerra mondiale che potrebbe essere vinta da un Paese linguisticamente non–inglese come la Cina, è molto probabile che il ruolo dell’inglese a livello internazionale risulterebbe immutato, o comunque non subirebbe dei cambiamenti significativi. Certo, l’uso di una lingua globale ha già portato e continuerà a portare grossi vantaggi, ma ci sono anche dei rischi; forse si verrà a formare una classe di elite linguistica che in un certo senso snobberà le altre lingue; è probabile che coloro che siano in grado di accedere a tale risorsa la usino a proprio vantaggio, a discapito di chi non ha la possibilità di parlare la lingua. È già un dato di fatto che nei paesi di madrelingua inglese, molte persone non sentono la necessità di imparare lingue straniere, visto che sono abituate ad essere capite ovunque vanno. Inoltre, abbiamo già sottolineato che in alcune parti del mondo l’ingombrante presenza dell’inglese abbia portato alla scomparsa delle lingue originarie di alcune popolazioni, e non è detto che questo non si possa ripetere, se arriveremo a un punto dove non ci sarà più bisogno delle altre lingue. Non sappiamo esattamente quante lingue siano scomparse nella storia dell’umanità, però questo si verifica se un determinato gruppo etnico si congiunge ad una società più grande e più potente sia sul piano economico che su quello linguistico: si stima che solamente nell’arco di questo secolo circa il 50% delle lingue parlate nel mondo scompariranno (ovviamente ci riferiamo anche ai dialetti di piccole comunità), e questa è sicuramente una tragedia, perché la lingua di un popolo fa parte della sua identità, ogni parola racconta una storia diversa. In ogni caso, oggi la maggioranza delle lingue locali continuano ad avere un’elevata importanza, e l’Inglese, qualunque esso sia, è visto soprattutto come una lingua che ti dà la possibilità di poter comunicare con tutti gli altri, indipendentemente dal Paese di provenienza. 15


CAPITOLO 2 L’INGLESE AUSTRALIANO, LINGUA E STORIA DI UNA NAZIONE In un paese che è stato scoperto appena 241 anni fa, storia e lingua vanno di pari passo. Ogni rilevante evento storico dell’Australia ha fornito il suo contributo a quello che oggi viene definito “Australian English”, quasi sicuramente il più importante elemento di identità nazionale.

2.1: Scoperta e colonizzazione dell’Australia Dopo la grande scoperta del continente americano nel 1492, “il nuovo continente” come veniva chiamato, c’era ancora una parte del mondo dove l’uomo bianco non aveva ancora messo piede. A partire dal 1606, circa 54 navi provenienti da svariati paesi europei navigarono nelle acque australiane, si dice pure che qualcuno avvistò la terraferma da lontano, ma tutti attribuiscono la scoperta di questo “nuovissimo” continente a James Cook, esploratore, navigatore e cartografo britannico, che arrivò sull’isola il 19 aprile del 1770 chiamando l’est dell’Australia “New South Wales”, che ancora oggi è il nome dello stato dove troviamo la nota città di Sydney. Da qui comincia la storia moderna dell’Australia (all’inizio chiamata “New Holland”), e comincia anche la “storia” della lingua australiana, con lo stesso Cook che andava in giro e trascriveva termini dettati dagli aborigeni. Si pensa che gli aborigeni siano arrivati in Australia nel 40,000 A.C., quando c’era una striscia di terraferma che la collegava all’Asia. Per un popolo primitivo che viveva solamente di caccia, il contatto con gli europei fu ovviamente un disastro, visto che si impossessarono della loro terra come se non esistessero: quando arrivò, Cook dichiarò che l’Australia era “Terra Nullius”, un’espressione latina che significa “terra che non appartiene a nessuno”. Questo voleva dire che gli inglesi la potevano usare liberamente per i propri scopi e bisogni. Nel 1788 venne colonizzata ufficialmente. Quando arrivarono i primi colonizzatori, sull’isola esistevano circa 250 lingue diverse, e almeno 600 dialetti aborigeni. Nei primi 100 anni di colonizzazione europea furono prese in prestito circa 400 parole da 80 diversi dialetti dei nativi. Tra i dialetti che hanno fornito più termini abbiamo il Dharuk, che veniva parlato nella zona di Sydney, che ci ha dato 16


parole come boomerang, koala e dingo (un tipico cane australiano). Di questi prestiti, sicuramente quello che ha avuto più successo è kangaroo, l’animale che è diventato il simbolo dell’identità australiana, come la pizza per gli italiani. Basti pensare che il suffisso –roo viene usato in diversi ambiti, compreso quello sportivo: i giocatori della nazionale di calcio, per esempio, vengono chiamati socceroos (dove soccer significa calcio). Fu lo stesso Cook insieme ai suoi collaboratori ad avvistare per la prima volta questo strano animale, il canguro che mangiava erba e saltava, e fu pure la prima parola presa in prestito da una lingua aborigena. Dietro questa parola si cela una storia molto interessante: alcuni esploratori che vennero dopo, notarono che gli aborigeni usavano definizioni differenti per questo tipo di animale e si arrivò a pensare che Cook avesse chiesto a un aborigeno come si chiamasse quello strana creatura e lui gli avrebbe risposto “kangaroo”, che probabilmente nella lingua di quella tribù significava “non lo so”. Quest’enigma venne risolto solo nel 1972, quando si capì che la parola che era stata registrata da Cook veniva usata dagli aborigeni del luogo per descrivere una razza specifica di canguri, probabilmente il “Macropus robustus”. Per comunicare con gli indigeni venne creato un pidgin o lingua franca: un pidgin è una lingua con un vocabolario molto limitato, che contiene solitamente da 100 a 1000 parole ed è costituito da una grammatica molto elementare. La sua lingua di base è quella dei colonizzatori, con la presenza di alcuni termini dell’altra lingua. I colonizzatori in Australia non avevano bisogno di imparare la lingua degli aborigeni, ma avevano bisogno di comunicare con loro in determinate circostanze, specialmente quando gli aborigeni servivano da guida. All’inizio, i rapporti tra gli esploratori e i nativi dell’isola erano buoni, e si basavano su semplici scambi quali il cibo, acqua, vestiti e utensili. Ad un certo punto però gli aborigeni si resero conto che la loro terra era in pericolo a causa della sempre più ingombrante presenza dei colonizzatori, e tra il 1790 e il 1810 sferrarono diversi attacchi , che ovviamente non crearono molti problemi agli inglesi. Quando le parole non venivano prese in prestito dagli aborigeni, allora venivano create dai colonizzatori, questo accadde soprattutto per nomi di luoghi, flora e fauna; alcune volte parole già esistenti in lingua inglese assumevano un significato diverso. Una parola molto interessante dell’inglese australiano è bush: cercando questa parola in un dizionario, è possibile trovare 2 definizioni, una per l’inglese standard che significa “cespuglio,

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arbusto”, e un’altra per l’inglese australiano, “la savana”. Questa parola venne usata da diversi esploratori dall’inizio dell’800, e serviva per descrivere tratti di terra con diversi tipi di vegetazione, o anche tutto ciò che non era stato colonizzato e che di conseguenza si trovava al di fuori della civiltà. La parola mantiene questo significato ancora oggi, e il bush è stato fonte di molti miti e leggende.

2.2: Deportazione dei prigionieri Dovendo decidere come sfruttare al meglio questa terra “disabitata”, gli inglesi pensarono che poteva essere una soluzione al problema di sovraffollamento delle prigioni britanniche. Dal 1788 al 1823, il New South Wales veniva usato per deportare i prigionieri, il cui contributo è stato fondamentale per la creazione della lingua “australiana”. Nonostante dal 1793 cominciavano ad arrivare dall’Inghilterra anche dei liberi cittadini, in quel periodo gran parte della popolazione era formata da detenuti, (soprattutto inglesi, ma anche irlandesi, scozzesi e gallesi) ufficiali dell’esercito, soldati e le loro mogli. Successivamente arrivarono dei detenuti anche in Victoria, Queensland, Western Australia e nella Van Diemen’s Land (l’odierna Tasmania), in totale ne furono trasportati 63.000 in tutto il continente. Gran parte di questi prigionieri non erano rinchiusi in una cella, ma piuttosto venivano assegnati ai lavori pubblici, erano servi dei liberi cittadini, alcuni arrivarono pure ad assumere ruoli importanti nell’amministrazione. La punizione per i crimini che avevano commesso era stata quella di dover lasciare la loro terra per andare in un mondo nuovo, ma gli si dava la possibilità di cominciare una nuova vita. Solo il 20% di questi detenuti era di sesso femminile, e gran parte di loro venivano mandate a lavorare in delle fabbriche tessili, dove c’erano anche posti di lavoro per donne libere che volevano trovarsi un’ impiego. La grande intuizione fu quella di trattare i detenuti non come dei semplici prigionieri, ma di usarli come mezzo per sviluppare la colonia britannica che si era appena formata, e quindi creare strade, ponti, ospedali, rendendola sempre più autosufficiente e più “simile” alla madrepatria. Gli europei portavano con se pure animali domestici che non erano presenti nel nuovo continente, come gatti, cani (in Australia l’unica razza presente era quella dei Dingo) e conigli. Verso metà 800, quando la popolazione era di circa un milione di persone rispetto alle 30.000 del 1821, si decise di non trasportare più prigionieri in Australia.

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Dal punto di vista linguistico, questi detenuti hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo della lingua australiana, visto che a parte i primissimi esploratori, sono stati loro i primi “abitanti” del continente (o almeno i primi abitanti occidentali). Un termine tutt’ora presente nell’inglese australiano è il verbo “to plant”, che significa “nascondere qualcosa a qualcuno (specialmente dei beni rubati)” ; venne registrato per la prima volta in Britannia nel 1610, e adesso è usato soprattutto in Australia. La sua presenza nella lingua risale sicuramente al periodo dei detenuti, ed è interessante vedere come sia passato dal dialetto usato da alcuni prigionieri alla lingua standard del paese. “Public servant” (pubblico impiegato) è un’altra espressione che veniva usata in quel periodo ed è restata viva fino ad oggi, opponendosi allo standard inglese “civil servant”.

2.3: Conflitti tra “nativi” e immigrati, creazione dell’accento Mentre cresceva sempre di più il numero di persone che si definivano “nativi” australiani (anche se in realtà quella parola oggi viene usata solo per gli aborigeni), e cresceva pure il numero

degli

immigrati

che

arrivavano,

ci

furono

diverse

tensioni

sociali.

Linguisticamente parlando, si andava sviluppando un conflitto tra “currency” e “sterling”; in quel periodo venivano usati sia soldi Britannici, ovvero le sterline, sia altri tipi diversi di monete locali, che venivano chiamate valute coloniali, o semplicemente valute (currencies). Gli immigrati chiamavano i nativi currency sentendosi superiori, e al contrario venivano chiamati sterling da coloro che erano nati in Australia. Col passare del tempo, per i nativi essere chiamati in quella maniera assunse un senso positivo, rivendicando la loro appartenenza all’isola. Si cominciò così a parlare di “colonial slang”, dialetto coloniale, ovvero l’inglese “diverso” che veniva parlato dai nativi mentre gli inglesi immigrati parlavano lo sterling english. In ogni caso, mentre gli inglesi usavano l’aggettivo colonial in maniera disprezzativa, per gli australiani pure questa parola diventò senso di orgoglio nazionale. In questa fase siamo quasi a metà 800, e il numero dei “veri” nativi australiani presenti nell’isola era già sceso vertiginosamente; molti furono uccisi, altri morirono per malattie portate dagli europei, anche se il governo inglese continuava a parlare di una “pacifica” convivenza con gli aborigeni. In cosa consisteva esattamente il cosiddetto colonial slang? Era inglese, con dei termini 19


presi in prestito dagli aborigeni e dei termini di altre lingue che avevano assunto un significato diverso, come nel caso di “bush”. La più grande differenza rispetto allo standard parlato in Inghilterra era l’accento che piano piano si andava formando, che ad oggi è il più grande tratto distintivo dell’Inglese australiano. A lungo si è discusso se l’accento fosse stato importato da qualche parte dell’Inghilterra o se si fosse creato in Australia, oggi possiamo dire con certezza che si è formato sull’isola: gli abitanti australiani della prima metà dell’800 parlavano una varietà di accenti britannici (bisogna tenere conto che dal 1838 in poi ci fu una significante migrazione di tedeschi in South Australia), con una maggiore enfasi sugli accenti del sud-est dell’ Inghilterra; il nuovo accento australiano fu il risultato di un “livellamento” di questi dialetti. Un fatto molto caratteristico della lingua e dell’accento australiano è che sono quasi omogenei in tutta la nazione, nonostante ci sia una distanza enorme da una città all’altra. Ovviamente ci sono alcune differenza regionali, ma non abbastanza da poter parlare di veri e propri dialetti5. Come ha fatto un insieme di migranti da diversi parti della Britannia a produrre lo stesso accento in tutte le zone dell’Australia? L’ipotesi più probabile è che l’accento si sia formato a Sydney, e poi si sia diffuso nelle altre parti del continente; dopo il primo insediamento, furono create delle colonie penali a Hobart, Newcastle e Brisbane. Queste colonie erano governate da un governo centralizzato, a differenza degli Stati Uniti dove durante la colonizzazione erano stati formati dei governi regionali: questo ci aiuta a capire perché negli USA si siano formati dei dialetti regionali e in Australia no. Quando si ha la formazione di un nuovo dialetto in una situazione coloniale, ci sono tre passi fondamentali. Il primo è quando un gruppo di persone che parlano dialetti diversi sono portate tutte insieme nello stesso posto; i parlanti potrebbero cambiare leggermente alcuni aspetti della propria lingua per comunicare più facilmente, avviandosi verso un processo di “livellamento” . Il secondo passo avviene quando i figli di questo gruppo di persone (che sono quindi la “prima generazione” della colonia) imparano il modo di parlare dagli adulti che li circondano. Ognuno di questi bambini non imparerà esattamente le stesse cose, visto che la lingua degli adulti non è omogenea, però tenderà ad eliminare gli elementi che presentano maggiori differenze, e quindi si andrà incontro ad un ulteriore livellamento della lingua. Il terzo ed ultimo passo avviene quando nasceranno i figli della prima generazione; a questo punto, si parlerà un dialetto affermato. Nel caso australiano, è 5

Vedi Cap.4

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verosimile che un primo livellamento dei dialetti sia già avvenuto nelle prigioni in Britannia, dove i detenuti venivano tenuti per tanto tempo prima di essere trasportati, e un ulteriore livellamento si otteneva durante i lunghi viaggi navali. Secondo il processo che ho appena analizzato, i nipoti di questa generazione di parlanti si potevano definire parlanti dell’ “inglese australiano”, e considerando che un processo del genere avviene più o meno durante l’arco di mezzo secolo, si pensa che l’accento era ben stabilito già nel 1840. Anche se per molti secoli continueranno ad arrivare molti gruppi di persone dall’estero, sarà ormai quasi impossibile per loro modificarlo.

2.4: La corsa all’oro Subito dopo l’affermazione dell’accento, ci furono degli avvenimenti significanti in Australia. Dal 1840 non venivano più trasportati detenuti nel New South Wales, e con la fine delle deportazioni in Tasmania nel 1853 la tratta dei prigionieri cessò definitivamente. Nel 1851 a Bathurst (New South Wales) venne scoperto dell’oro, e in brevissimo tempo in NSW e in Victoria (successivamente anche negli altri stati) ci fu la cosiddetta “gold rush”, ovvero “corsa all’oro”, che invogliò tantissime persone a spostarsi nel nuovo continente e la popolazione aumentò in modo vertiginoso, dai 430.000 abitanti del 1851 a 1,2 milioni nel 1861.Arrivarono Britannici, Americani, Italiani, Ungheresi, Francesi, Tedeschi, Polacchi e soprattutto Cinesi. Melbourne diventò pure la più grande città d’Australia con 125.000 abitanti rispetto ai 100.000 di Sydney. Non c’è alcun dubbio che quest’avvenimento ha avuto un grande impatto positivo sull’economia e sullo sviluppo della nazione. Non molti sanno che l’oro era già stato trovato precedentemente in Australia (si parla addirittura del 1823), ma allora le autorità pensarono che fosse rischioso divulgare la notizia, avendo paura che un’eventuale corsa all’oro potesse creare disordini e sconvolgere la gerarchia delle classi sociali. Nel 1851, la scoperta non poteva più essere ignorata. Per fare in modo che le persone non lasciassero il proprio lavoro per andare in cerca del prezioso metallo, il governo introdusse l’obbligo del possedimento di una licenza per i minatori, che diventò sempre più cara; questo portò alla storica rivolta di Eureka (Eureka Rebellion), una protesta per il diritto a minare. Nel 1854 ci furono scontri con la polizia e anche qualche morto, ma alla fine le richieste dei minatori furono accolte: a Marzo del

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1855 le licenze vennero abolite. Tra i vari cambiamenti la corsa all’oro portò in Australia pure delle innovazioni di tipo linguistico. La popolazione restava in stragrande maggioranza britannica, però come ho sottolineato in precedenza arrivarono persone da tanti paesi diversi, e nelle miniere si parlava un miscuglio di lingue. Vennero introdotte delle nuove parole che in maggioranza erano termini già esistenti altrove, riferiti all’estrazione dell’oro, e alcuni di questi arrivavano direttamente dai bacini auriferi della California. Alcuni termini invece erano totalmente nuovi: la stessa espressione gold rush, venne per la prima volta documentata in Australia. Gli scavatori venivano chiamati “diggers”6, e la lingua passò velocemente dalle miniere a tutti gli ambiti della società, come sottolineavano continuamente i diversi quotidiani locali. Ci fu un’ulteriore distacco tra gli australiani e gli immigrati, e quindi tra currency e sterling; alcune espressioni venivano usate dagli australiani per sottolineare il fatto di come i nuovi arrivati non erano in grado di minare e non sapevano nemmeno vestirsi in modo adeguato. Questo periodo fu di straordinaria importanza perché contribuì ad unificare ancora di più la lingua parlata in tutto il paese; tantissime persone all’interno del continente si spostarono da uno stato all’altro, da Sydney a Perth passando per Melbourne, Hobart, Adelaide, portando con se il proprio accento e le proprie espressioni dialettali. Il fenomeno della migrazione era già presente in Australia, soprattutto per l’agricoltura, ma non c’era mai stato uno spostamento di queste proporzioni.

2.5: Fine ‘800, distacco dall’Inglese Australiano Dopo il periodo della corsa all’oro, l’Australia continuò ad espandersi, fino a quando subì una brusca recessione nel 1890, che coincise con un arresto dell’immigrazione. Nella seconda metà dell’800 furono create le prime università a Sydney, Melbourne e Adelaide, furono costruite le prime autostrade, le comunicazioni migliorarono grazie all’invenzione del telefono, e cominciò a crescere pure lo stato del Northern Australia con la fondazione di Darwin nel 1869. Era un periodo di forti movimenti nazionalisti, che volevano creare un’unica nazione 6

"digger" ovvero "scavatore" diventerà un termine di straordinaria importanza durante la prima guerra mondiale; è così che venivano chiamati i soldati australiani

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indipendente dalla madrepatria; nel 1885 venne creato il Consiglio Federale dell’Australasia, di cui facevano parte le colonie inglesi della Nuova Zelanda, Victoria, Tasmania, South Australia, Fiji e altri stati. Questi stati avevano poco potere e restavano comunque dipendenti dall’Inghilterra sotto tutti i punti di vista. Questo fu pure un periodo di forte interesse verso l’inglese australiano, che era diventato un vero e proprio pilastro dell’identità nazionale. Il quotidiano di Sydney “The Bullettin” invogliava le persone a scrivere in australiano, per poi pubblicare lettere e articoli e successivamente discutere sui caratteri linguistici nazionali. Il vocabolario si espandeva sempre di più, e parole inglesi continuavano ad assumere dei significati prettamente australiani: un esempio è la parola “mate”, che in inglese standard significava semplicemente “amico”, mentre in australiano questo termine viene usato solo per gli amici fedeli, i più stretti, quelli di cui ti puoi fidare senza alcun rischio; connotazioni che non esistono negli altri tipi di inglese. La creazione di molte parole ed espressioni è da attribuire ai diversi bushrangers, esploratori che si avventuravano nel selvaggio bush ; di questi il più leggendario è sicuramente Ned Kelly, famoso per essersi ribellato alle ingiustizie sofferte dai suoi compaesani irlandesi per mano della polizia del Victoria: prima di essere catturato, si nascose nel bush per tantissimo tempo. I primi bushrangers erano dei detenuti, che quando scappavano dalle prigioni o dai loro lavori si avventuravano negli immensi paesaggi australiani, poi questa pratica diventò molto comune soprattutto dopo l’era della corsa all’oro; molti dicono che il bushranging morì quando Ned Kelly venne ucciso nel 1880. Le numerose parole che vennero prodotte nella seconda metà del diciannovesimo secolo incominciavano pure ad entrare in alcuni dizionari di British slang, dialetto britannico. Dei dizionari creati in Australia, sicuramente il più importante di quel periodo fu il dizionario Austral English di E.E. Morris (1898), un vocabolario che mostrava come la parola veniva scritta, pronunciata, da dove proveniva e che uso ne era stato fatto nel tempo. Ma proprio quando l’inglese australiano era arrivato al culmine della sua “indipendenza” dalla lingua importata dai colonizzatori un secolo prima, ecco che sorgono le prime critiche; negli ultimi due decenni dell’800 abbiamo la nascita di un atteggiamento ostile verso i dittonghi, le vocali e soprattutto l’accento (che restava la caratteristica più notevole) della lingua. Questo accade perché in Inghilterra era stata recentemente “inventata” una

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pronuncia standard o ideale, chiamata “Received Pronuciation” dalla quale la pronuncia australiana divergeva in maniera notevole. Alla metà del 1880 dei “controllori” andavano nelle scuole australiane, e davano dei giudizi negativi su come i bambini pronunciavano alcune parole, e la situazione peggiorò nei vent’anni successivi. Di conseguenza ai professori venne consigliato di provare a modificare, se non eliminare del tutto, la “pronuncia coloniale”, attraverso degli esercizi di fonetica. Fino a quel momento in Australia esisteva un solo accento, ma come vedremo più avanti, a causa di quest’attacco alla lingua nazionale si verrà a creare una distinzione tra due accenti diversi, uno puramente australiano e uno che sarà il risultato di questa tendenza ad avvicinarsi alla Received Pronunciation.

2.6: Le guerre mondiali, imperialismo inglese e nazionalismo australiano Durante la prima metà del ‘900 l’attacco all’inglese australiano si fece sempre più duro, e si pensa che più di metà popolazione provava “vergogna” a parlare con l’accento australiano, e quindi si sforzava di pronunciare le parole secondo le regole fonetiche della RP. È così che si forma il cosiddetto Cultivated Australian; fino a quel momento esisteva un solo accento australiano, detto General Australian. Tuttavia, c’era pure una gran parte della popolazione con forti sentimenti patriottici riguardo alla lingua, e una volta che si sviluppò la varietà della lingua Cultivated, molte persone tentarono ad accentuare l’accento australiano ancora di più, e così si venne a creare il Broad Australian. In ogni caso, per la prima metà del ventesimo secolo il Cultivated Australian fu considerato la lingua adatta da usare nell’ambito dell’istruzione e dell’alta sfera sociale dalla maggioranza degli australiani. All’inizio del ‘900, oltre all’accento pure il vocabolario australiano venne fortemente criticato. Nelle scuole ci fu una vera e propria campagna contro lo slang; questa parola venne introdotta nell’ Oxford English Dictionary tra il 1910 e il 1915, qualche decennio dopo che era stato “creato” lo standard inglese della RP, e veniva definita in questo modo: “il vocabolario usato da ogni gruppo di persone di bassa estrazione sociale; linguaggio di tipo basso e volgare”. È evidente che l’impero britannico non si accontentava solamente dell’egemonia politica e militare, ma voleva anche quella linguistica. Nonostante questo, l’inglese australiano, che già possedeva una ricca collezione di vocaboli che non facevano

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parte della lingua standard, continuò a sfornare nuovi termini, soprattutto durante il periodo delle due guerre mondiali. L’Australia entrò in guerra a fianco dell’Inghilterra nel Novembre del 1914, quando le prime navi di soldati lasciarono l’isola per andare in Egitto. I soldati non erano come li immaginiamo oggi, ma erano in maggioranza dei volontari, uomini e donne che lottavano, cucinavano, scavavano tunnel, guidavano ambulanze, insomma facevano qualsiasi cosa, basta che fosse necessaria per servire “il Re e la nazione”. Più di 300,000 australiani partirono in guerra, non senza obiezioni: ci fu un referendum nel quale si chiedeva alle gente di votare a favore di una legge che avrebbe reso la leva obbligatoria, in modo che gli australiani non fossero visti dalle altre nazioni come dei codardi che preferiscono essere salvati dai sacrifici altrui; il referendum ebbe esito negativo, ma nonostante questo ben l’8% della popolazione partecipò attivamente alla Grande Guerra. La disfatta più pesante fu a Gallipoli, dove le truppe australiane e neozelandesi (gli “Anzacs”) non riuscirono a sconfiggere i Turchi; in totale, durante la prima guerra mondiale morirono circa 60,000 australiani. Da un punto di vista linguistico, la guerra fu importantissima perché contribuì ad allargare ulteriormente il vocabolario australiano; molte persone che venivano da posti diversi furono costrette a vivere insieme e collaborare, e creare un linguaggio “specifico” per determinate situazioni. È ovvio che molti termini furono usati solamente in quel periodo e poi andarono persi, ma alcune parole sono entrate di diritto nell’Australian English. Abbiamo parlato precedentemente del termine digger, che nasce durante il periodo della corsa all’oro, riferendosi a coloro che scavavano nelle miniere; durante la guerra, i soldati australiani venivano chiamati così dagli americani, e saranno ricordati per sempre come i diggers. Il termine Anzac era un acronimo per “Australian and New Zealand Army Corps”, cioè il dipartimento militare australiano e neozelandese; successivamente ogni soldato venne chiamato così, e per la fine della guerra il nome Anzac si riferiva a tutti quegli eroi che sono morti in guerra; ogni 25 aprile viene festeggiato l’”Anzac Day”, una commemorazione per tutti i soldati delle forze armate in Australia e Nuova Zelanda. Infine la creazione del termine “aussie” risale alla prima guerra mondiale; era usato per riferirsi ai soldati australiani e agli australiani in generale. Oggi questa parola viene usata quotidianamente. È molto probabile che in un simile contesto dove l’identità e la coesione del gruppo erano dei fattori fondamentali, i soldati australiani “esagerassero” il proprio 25


accento per sottolineare la differenza che c’era con i soldati britannici. Negli anni 20 continuò l’immigrazione dalla Britannia e l’Australia continuava a crescere. La prima città a raggiungere un milione di abitanti fu Sydney nel 1922, seguita da Melbourne nel 1928. Nel 1923 ci fu l’avvento delle radio, dove generalmente nelle trasmissioni si preferiva usare l’accento britannico in modo da poter essere seguiti anche all’estero; tuttavia, in alcuni programmi comici o dove si parlava di temi prettamente australiani si preferiva usare l’accento autoctono. Nel 1940 l’Australia entrò nuovamente in guerra a fianco degli Inglesi per combattere contro i tedeschi, e gli Anzacs furono inviati in Nord Africa. Quando il Giappone entrò in guerra nel 1942, la nazione era in grande pericolo; a Febbraio di quell’anno 16.000 australiani furono catturati e l’isola fu attaccata per la prima volta nella sua storia; i giapponesi bombardarono Darwin e gli attacchi andarono avanti fino al Novembre del 1943. In effetti, si può dire che l’Australia disputò 2 guerre, una contro Italia e Germania e una contro il Giappone. Il conflitto contribuì a diversi cambiamenti nell’assetto economico, sociale e politico: alla fine delle ostilità, il punto di riferimento principale della politica estera non era più l’Inghilterra ma gli Stati Uniti d’America. Un evento significativo a tal proposito accadde nel 1942, quando gli australiani si trovavano a Singapore: il primo ministro Curtin avvertì i britannici che se avessero abbandonato la città, come poi hanno fatto, l’Australia l’avrebbe percepito come un “tradimento senza scusanti”; tuttavia quest’avvenimento non apportò grosse conseguenze dal punto di vista politico. In totale durante la seconda guerra mondiale morirono circa 37.000 australiani. Dal punto di vista linguistico, gli effetti furono molto simili a quelli della prima guerra, con diversi nuovi termini che entrarono nel lessico comune. Verso la fine della prima metà del secolo, l’influenza britannica era ancora evidente sotto tutti i punti di vista; nel 1949 venne formulato il “Nationality and Citizenship Act” (Trattato di nazionalità e cittadinanza) dal Primo Ministro Chiefly: fino a quel momento gli australiani erano ufficialmente dei cittadini britannici. Con questa legge vennero introdotti i passaporti australiani, ma subito dopo vennero revocati dal successivo Primo Ministro Menzies che si autodefiniva “britannico fino agli stivali”, e fino al 1973 gli Australiani furono costretti ad usare passaporti britannici. Questa situazione di “sottomissione” alla madrepatria persisteva pure nella lingua, anche se la creazione di tantissime nuove parole

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dimostravano che la lingua australiana era viva e vegeta. I due estremi linguistici, il Broad e il Cultivated Australian, simbolizzavano 2 atteggiamenti e valori opposti, da una parte il senso di nazionalismo australiano e dall’altra l’imperialismo britannico.

2.7: Affermazione definitiva dell’Inglese Australiano: una nazione multiculturale Dopo il 1945, ci fu il boom dell’economia australiana, e negli anni 50 la disoccupazione era quasi inesistente. Nel 1956 ci fu l’avvento della televisione, e nel 1973 l’apertura della Sydney Opera House, il simbolo dell’Australia moderna. Dopo la seconda guerra mondiale continuò l’immigrazione britannica, ma arrivarono persone da tutte le parti dell’Europa, visto che il governo australiano accoglieva chiunque fosse restato senza casa durante la guerra; il Primo Ministro Chiefly aveva dichiarato che l’Australia aveva bisogno di una popolazione maggiore per alimentare lo sviluppo del paese. L’anno che preannunciò il (quasi) definitivo distacco dall’impero britannico fu il 1966, con le dimissioni del Primo Ministro Menzies; in realtà questo sarebbe accaduto già durante la seconda guerra mondiale, se Menzies non avesse portato avanti per un altro decennio la campagna a favore dell’Inghilterra. Quest’anno fu significativo per molti aspetti: venne introdotto l’uso del dollaro australiano al posto della sterlina australiana, segnò l’inizio dei movimenti per l’acquisizione dei diritti da parte degli aborigeni e fu un anno importante pure per l’inglese australiano. Nel 1988, all’Australian Capital Territory fu concessa una totale autonomia attraverso una legge del parlamento che ne fece un’entità politica direttamente dipendente dalla corona britannica. In questi anni si cominciò a vedere la lingua australiana da un punto di vista diverso, una lingua pura, indipendente, non più succube dell’inglese standard imposto dalla madrepatria. L’atteggiamento cambiò in maniera decisiva, quando John Gorton diventò primo ministro nel 1968 e disse che c’era bisogno di “un vero senso di australianismo”, e questo oltre che nella lingua venne rispecchiato pure nella rinascita della produzione artistica nazionale, soprattutto nel campo dell’industria cinematografica. Le lamentele riguardo l’accento scompaiono e la forma della lingua Cultivated perde il suo prestigio, viene considerata troppo britannica, e quindi non-australiana. È interessante che, anche se in maniera più lenta, va scomparendo pure il Broad Australian English, forse a causa dell’enorme cambiamento demografico che ha subito la nazione negli ultimi sessant’anni e 27


forse pure per l’indebolimento del suo grande rivale, il Cultivated Australian English. Oggi la maggior parte della popolazione parla il General Australian, e le due varietà estreme sono usate solamente da persone più anziane (la varietà Broad viene usata pure in ambito televisivo per alcuni programmi comici, o programmi prettamente australiani come quelli sul football nazionale, uno sport giocato esclusivamente in Australia). In questa situazione dove, come nell’800, gli australiani sono consapevoli e fieri di avere una lingua propria, continuano a sorgere nuovi termini ed espressioni: un’ espressione interessante è “as australian as a meat pie”, ovvero “australiano come un pasticcio di carne”, un tipico prodotto australiano; si continuano a sviluppare parole con il suffisso in – o, -ie e –y, processo che aveva già avuto inizio nella prima metà del secolo, e quindi una parola dell’inglese standard come “sunglasses” (occhiali da sole) diventa “sunnies” e “barbecue” diventa “barbie”. Il culmine del processo di affermazione dell’Australian English è nel 1988, con la creazione dell’ “Australian National Dictionary”, di Ramson che è l’equivalente australiano dell’”Oxford English Dictionary”. Un anno prima venne pubblicata la relazione governativa “Natural Policy on Languages” (Linea politica riguardo le lingue) dove si affermava che “L’inglese australiano è una dinamica ma vitale espressione della peculiarità della cultura australiana e un elemento di identità nazionale”.7 Dal 1945 ad oggi circa 6 milioni e mezzo di persone sono emigrate in Australia, modificando l’assetto economico, sociale e linguistico del paese. Una parola discriminatoria ancora molto usata dagli australiani per riferirsi agli immigrati è “wog8: un termine dell’inglese britannico, che si riferiva a qualsiasi tipo di straniero, e più recentemente a qualcuno che non è bianco di carnagione. Gli australiani invece chiamavano wogs gli italiani e i greci, e più recentemente i libanesi. L’emigrazione degli italiani verso l’Australia fu enorme, tanto che nonostante dagli anni ‘70 sia diminuita sensibilmente, gli italiani oggi rappresentano la più grande comunità straniera in Australia dopo i paesi britannici di Inghilterra, Scozia e Irlanda, con una stragrande concentrazione in Victoria e in South Australia. Una volta che la lingua nazionale si era affermata, venne permesso alle lingue straniere di diffondersi, e oggi l’Australia è sicuramente una delle più grandi comunità multilingue nel mondo: in tutte le scuole viene insegnata una seconda 7 8

Dal quotidiano australiano "Canberra Times", 1 Marzo 1990 Termine di origine sconosciuta: si pensa che sia un acronimo per diverse frasi come "wihout guarantee", "senza garanzia", "without girlfriend", "senza fidanzata" e altre ma non è possibile risalire a un origine certa

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lingua, pure alle elementari. Dagli anni ’70 in poi, le scelte governative sono state fondamentali per lo sviluppo di un’ Australia multiculturale e multilingue, prendendo delle decisioni opposte rispetto al passato, dove fino agli anni 50 la politica del monolinguismo era molto forte. Le conseguenze sul piano sociale furono immediate: nel 1975 furono create 2 stazioni radio etniche a Sydney e Melbourne, la prima che trasmetteva programmi in sette lingue e la seconda in otto. Nel 1978 nasce l’”SBS”, “Special Broadcasting Service”, che si occupava delle radio etniche, e nel 1979 nasce pure l’analogo canale televisivo, che ancora oggi trasmette film e programmi in molte lingue differenti con sottotitoli in inglese. La legge “National Policy on Languages” del 1987, oltre a sottolineare l’importanza dell’inglese australiano affermava anche che il bilinguismo “dovrebbe essere promosso essendo un valore positivo per i singoli individui e per la società”. Le diverse etnie presenti hanno modificato un po’ l’assetto della lingua, creando quelle che i linguisti definiscono “etnoletti”, una varietà di lingua parlata da un sottogruppo etnico, che serve come segno distintivo di un’identità sociale; questo accade ovviamente nelle famiglie non australiane, e anche nella lingua di alcuni gruppi di giovani nati in Australia ma che hanno radici differenti. Una comunità presente in gran numero a Sydney e Melbourne è quella libanese, e molti giovani si autodefiniscono (e vengono chiamati dagli “altri” australiani) “lebos” , e usano parole come “habib”9 a posto dell’australiano mate. Sfortunatamente, l’aspetto negativo di questa situazione è che spesso si vengono a creare delle tensioni razziali tra i vari gruppi giovanili. La linea politica multilinguista adottata dall’Australia ha dato voce pure alle diverse comunità aborigene presenti nel paese: sono stati fatti enormi passi avanti nel processo di ridare i nomi “originari” ad alcuni luoghi, e questo accade soprattutto nel Western Australia. Inoltre, è stata riconosciuta l’esistenza di un “inglese aborigeno”. Subito dopo la colonizzazione venne creato un “pidgin” per favorire la comunicazione tra i nativi e i britannici che con il tempo è diventato una lingua vera e propria, usata da un’intera comunità, e in questo caso viene definita “creolo”. Questo è accaduto tra le varie comunità aborigene presenti in Australia, che trovandosi insieme in determinate circostanze, per comunicare tra loro (ricordiamo che ogni tribù aveva una lingua diversa) hanno usato quella lingua franca che gli era stata insegnata dagli inglesi; alcuni elementi di questa 9

In Arabo significa "caro"

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lingua si sono fusi con l’inglese australiano e così si è formato il cosiddetto “Aboriginal English”. L’uso dell’inglese aborigeno varia da comunità a comunità, per alcuni è la seconda lingua mentre per altri è l’unica. Fino agli anni ’80 era considerata una forma di lingua substandard o inferiore, ma successivamente è stata riconosciuta come un importante dialetto dell’inglese australiano. Questa lingua usa molte parole di origine aborigena e parole dell’inglese standard ma con un significato diverso; un esempio è l’uso del termine “country”, che normalmente significa “nazione” o “campagna”, per gli aborigeni significa “il territorio tradizionale della gente aborigena”. Un discorso a parte va fatto per le diverse connotazioni date al termine “sorry” dagli aborigeni e dagli australiani e in generale da tutti i parlanti dell’inglese standard. Il 26 maggio 1998 in Australia è stato celebrato il primo “National Sorry Day”, “giornata nazionale del dispiacere”, in memoria dei maltrattamenti subiti dagli aborigeni e soprattutto per l’orrore delle “stolen generations”, le generazioni rubate: dal 1869 al 1969, il governo australiano portò via tantissimi bambini dalle loro famiglie, con l’assurda spiegazione che i genitori aborigeni non fossero in grado di badare ai propri figli. Dal punto di vista linguistico, il “sorry day” per gli australiani non-indigeni ha lo scopo di chiedere scusa, provare dispiacere per quello che è successo, mentre per gli aborigeni, dove “sorry” è più vicino al significato di “sorrowful”, “triste, afflitto”, questo giorno è più che altro il giorno della tristezza, del lutto.

2.8:Un paese e una lingua in continuo sviluppo Oggi la popolazione australiana è di 22 milioni di individui. La popolazione degli aborigeni è di circa 500,000 persone, più o meno lo stesso numero di quando arrivarono i colonizzatori nel lontano 1770; questo dimostra che finalmente, dopo tutti i maltrattamenti subiti per quasi 200 anni, gli aborigeni sono una realtà importante per questo paese, il “loro” paese. L’Australia è sicuramente un paese ricco e con uno dei più alti standard di vita al mondo, nonostante attualmente esista una percentuale di disoccupazione del 5,3. Un paese che continua a svilupparsi, come continua a svilupparsi pure l’Australian English: certo, la lingua non produrrà mai più tutti quei termini che sono stati creati nella seconda metà del diciannovesimo secolo, ma perché allora era una lingua in fase di costruzione mentre adesso è una lingua a tutti gli effetti; in ogni caso, negli ultimi 25 anni, anche se 30


lentamente, l’inglese australiano ha continuato a produrre termini nuovi, come dimostra la prossima edizione dell’”Australian National Dictionary” che conterrà intorno a 5000 nuovi termini rispetto all’edizione storica del 1988. Una lingua che trova il suo punto di forza nell’accento, che è stato modificato solo in maniera limitata dopo 60 anni di televisione, musica e film americani, mentre il vocabolario ha preso in prestito molti termini dall’ American English. È interessante notare come espressioni australiane sono invece entrate nell’uso comune dell’inglese internazionale, come il modo di dire “no worries”, non ti preoccupare, non ci sono problemi. La lingua nazionale è un elemento importante per la storia di ogni nazione, ma nel caso australiano possiamo dire che è proprio la lingua a raccontare la storia della “land down under”.

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CAPITOLO 3 ASPETTI FONETICI 3.1: Aspetti fonetici principali della Received Pronunciation10 L’accento della Received Pronunciation è quello che i fonetisti hanno sempre associato alla pronuncia standard dell’Inglese Britannico. È importante notare i seguenti aspetti: - Il numero dei parlanti nativi di quest’accento di origine Irlandese, Scozzese e Gallese è molto piccolo e sta probabilmente diminuendo, quindi non è esatto definirlo come un accento dell’Inglese Britannico ma come un accento usato da alcuni abitanti dell’Inghilterra. - La maggioranza dei parlanti che usano quest’accento fanno parte di ceti medio-alti, e hanno frequentato scuole private. Ovviamente, questo non significa che l’accento non possa essere appreso anche in maniera indiretta, da altre persone. - La maggioranza dei parlanti che usano quest’accento sono originari del sud-est dell’ Inghilterra.

3.2: Consonanti Questa è la tabella dei fonemi consonantici della Received Pronunciation:

Occlusive Affricate Nasali Fricative Approssimanti Laterali approssimanti

Bilabiali Labiodentali p b

Dentali Alveolari

Post- Palatali Velari Glottali alveolari d k g tʃ dʒ

t

m

n f

v

θ ð

s

z

ʃ

(w)

ʒ r

j

ŋ w

h

l

Esempi: /p/ (pea) (pisello); /b/ (bee) (ape); /t/ (toe) (dito del piede); /d/ (doe) (femmina animale); /c/ 10

Tratto da British English: Received Pronunciation di Peter Roach

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(cap) (berretto); /g/ (gap) (spazio vuoto); /f/ (fat) (grosso); /v/ (vat) (recipiente); /θ/ (thing) (cosa); /ð/ (this) (questo); /s/ (sip) (sorso); /z/ (zip) (cerniera); /ʃ/ (ship) (nave); /ʒ/ (measure) (misura); /h/ (hat) (cappello); /tʃ/ (chin) (mento); /dʒ/ (gin); /m/ (map) (mappa); /l/ (led) (condusse, passato di lead); /n/ (nap) (sonnellino); /r/ (red) (rosso); /ŋ/ (hang) (appendere); /j/ (yet) (ancora); /w/ (wet) (bagnato)

3.3: Vocali Le vocali della Received Pronunciation si suddividono principalmente in monottonghi brevi, monottonghi lunghi e dittonghi. Questa è la tabella dei monottonghi brevi e lunghi della Received Pronunciation: Anteriori Centrali Posteriori lunghe brevi lunghe brevi lunghe brevi Chiuse iː I uː ʊ Medie e ɜː ə ɔː Aperte æ ʌ ɑː ɒ Esempi: /I/ (pit) (fossa); /e/ (pet) (animale domestico); /æ/ (trap) (trappola); /ʌ/ (cut) (tagliare); /ɒ/ (pot) (tazza); /ʊ/ (put) (mettere); /ə/ (about) (circa); /iː/ (key) (chiave); /ɑː/ (half) (metà); /ɔː/ (paw) (zampa); /uː/ (goose) (oca); /ɜː/ (nurse) (infermiere) Questa è la lista dei dittonghi della Received Pronunciation, con i relativi esempi: /eɪ/ (bay) (baia); /aɪ/ (buy) (comprare); /ɔɪ/ (boy) (ragazzo); /əʊ/ (go) (andare); /aʊ/ (cow) (mucca), /ɪə/ (peer) (collega), /eə/ (pear) (pera), /ʊə/ (poor) (povero)

Segue una traduzione dal libro “Speaking Our Language” di Bruce Moore, dove vengono analizzati alcuni tratti della pronuncia australiana a confronto con quelli della Received Pronunciation.

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3.4: Testo in lingua originale

Some Features of Australian Speech In the discussion that follows, and elsewhere in this book, I shall refer to Receivd Pronunciation (RP). This is the form of spoken English based on educated speech in southern England, and in the past often referred to as 'BBC English'. It gives a system of 'standard' sounds, against which the sounds of English in other parts of the world can be described. The points below are not meant to be comprehensive in explaining how Australian English differs from RP, but they cover the main general points. VOWELS AND DIPTHONGS 1.Vowels. All the Australian sounds differ from RP, but the most commonly noted are: a) The front vowels heard in the pronunciation of the sounds of HID, HEAD, and HAD are raised in Australian English relative to RP. This means that the Australian sound in HID is closer to the sound in RP HEED, HEAD is closer to RP HID, and HAD is closer to RP HEAD. b) The back vowels heard in the pronunciation of the sounds in HARD and HUD are fronted in Australian English relative to RP. This means that they are closer to the sound in RP HAD. 2. Diphthongs. All the Australian sounds differ from RP, but the most commonly noted are: a) The sound in Australian MATE is the one most often commented on by the nonAustralians. Compared with RP, the diphthong heard in Australian MATE has shifted so that it is much closer to RP MITE. This leads to the perception that Australians say RICE rather than RACE, DIE rather than DAY. b) Compared with RP, the diphthong heard in Australian BUY has shifted so that it is closer to RP BOY. This leads to the perception that Australians say MOY rather than MY, HOYD rather than HIDE. c) In RP, the diphthong heard in COW has a back vowel as its starting point, whereas in Australian English the starting point is a front sound, closer to the sound in HAD.

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OTHER ASPECTS OF THE SOUND OF AUSTRALIAN ENGLISH 1. Nasality. It is often argued that compared with RP and many other Englishes Australian speech is very nasal. A.G. Mitchell argues that the percentage of Australians with a degree of nasality in their speech is 3 or 4 per cent. He predicts that much the same percentage would be found in other Englishes: 'The repeated statement that Australian speech is nasal by comparison with other forms of English is unsupported, meaningless, and almost certainly wrong. Nevertheless, nasality is a feature that many have associated with Australian speech. 2. Flatness. It is often argued that compared with RP Australian speech is flat, and at its extreme, characterised by a drawl. There is certainly some truth in the notion that compared with RP and many other Englishes there are fewer variations in intonation in Australian speech – there is less range between highest and lowest pitches. The perception that Australians speak with a drawl may also be the result of the fact that stress tends to be placed more evenly throughout a sentence. Mitchell gives the example of the sentence thank you very much: where an RP speaker would stress thank and much, an Australian speaker would also add a stress or semi-stress to very – resulting in the perception of flatness in the pronunciation of the sentence. 3. Elision of syllables. In 1965 there appeared the small book on Strine (Australian Pronunciation) entitled LetStalkStrine (i.e. 'Let's talk Australian' in Strine) by Alistair Morrison writing under the pseudonym 'Afferbeck Lauder ( 'alphabetical order' in Strine). This book made fun of Australian tendencies to assimilate consonants, alter word boundaries, and even create new words such as Gloria Soame (Strine for 'glourios home'). While it is true that elisions (the omission of sounds or syllables when speaking), assimilations, and weakining of consonants can operate in all Englishes, they are widely regarded as distinctively Australian. The best-known example internationally is the elision of the greeting good day into g'day, internationalised in the 1986 film Crocodile Dundee, where Mick 'Crocodile' Dundee greets total strangers in America with it. 4. High rising tone. This is a feature of intonation that has received much comment in recent years. It occurs when a high intonation pattern, usually associated with the asking of a question, is used for what is merely a statement or declaration. Its meaning is contentious: ' Some people have said it expresses a speaker's uncertainty, hesitancy, or lack of self-confidence. Others suggest that it indicates a deference to one's listener, a kind of

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politeness'. Guy and Vonwiller conclude that High Rising Tone has important communicative functions: 'It elicits feedback from one's audience, checks to see if they understand what is being said, and secures their assent for an extended turn at talk for the speaker.' It is therefore a way of saying 'do you understand?' ore 'are you with me?' High Rising Tone appears in some other dialects, including dialects in Canada, New Zealand, California, and the south-eastern United States, but it is very noticeable as a feature of Australian English. There is general consensus among researchers that it was not present in the 1960s, and is therefore a recent development.

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3.5: Traduzione del testo in italiano

Alcuni aspetti della pronuncia australiana Nella seguente discussione ed in altri punti di questo libro analizzerò la Received Pronunciation (RP). Questa è la forma di inglese parlata dalla gente colta del Sud dell’Inghilterra, che in passato veniva spesso chiamato ‘BBC English’. La RP ci fornisce un insieme di suoni ‘standard’ che vengono poi confrontati con i suoni dell’Inglese usato in altre parti del mondo. I punti seguenti non hanno l’obiettivo di spiegare totalmente come l’Inglese australiano differisce dalla RP, ma analizzano gli aspetti principali. VOCALI E DITTONGHI 1.Vocali. Tutti i suoni australiani soni diversi dalla RP, ma quelli più noti sono: a) Le vocali anteriori che sentiamo nella pronuncia di hid, head, e had sono pronunciate con un tono più alto nell’Inglese australiano rispetto alla RP. Questo significa che il suono australiano di hid si avvicina al suono di heed (RP), head somiglia a hid (RP), e had somiglia a head (RP). b)Le vocali posteriori che sentiamo nella pronuncia di hard e hud hanno un suono più anteriore nell’Inglese australiano rispetto alla RP. Questo significa che si avvicinano al suono di had (RP). 2. Dittonghi. Tutti i suoni australiani sono diversi dalla RP, ma quelli più noti sono: a) Il suono della parola australiana mate è uno dei più commentati dai non-australiani. Se si confronta con la RP, il dittongo varia in maniera così notevole che si avvicina a mite (RP). Questo ci fa capire che gli australiani dicono rice piuttosto che race , die invece di day. b) Confrontandolo con la RP, il suono della parola australiana buy si avvicina molto a boy (RP). Questo ci fa capire che gli australiani dicono moy invece di my, hoyd invece di hide. c) Nella RP, il dittongo che sentiamo in cow ha una vocale posteriore come inizio, mentre nell’inglese australiano comincia con un suono anteriore, simile al suono di had. ALTRI ASPETTI DEL SUONO DELL’INGLESE AUSTRALIANO 1.Nasalità. Spesso si sostiene che la parlata australiana è molto nasale se confrontata con la RP e molti altri tipi di Inglese. Mitchell 11 sostiene che la percentuale degli australiani che parlano in maniera nasale è solo del 3 o del 4 per cento. Secondo lui, in tutti i luoghi dove 11

Linguista, dal libro "English Transported: Essays on Australasian English"

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si parla inglese si troverebbe una percentuale simile : ‘La continua affermazione che la parlata australiana è nasale in confronto ad altre forme di inglese è priva di significato, non provata e quasi sicuramente sbagliata’. In ogni caso, la nasalità è una caratteristica che molti hanno associato all’Inglese australiano. 2.Piattezza. Molti sostengono che la parlata australiana è piatta se confrontata con la RP, e in qualche caso estremo pure strascicata. C’è sicuramente un po’ di verità quando si dice che confrontata con la RP e molti altri tipi di inglese ci sono poche variazioni di intonazione nella parlata australiana – c’è meno differenza tra i toni più alti e i toni più bassi. La percezione che gli australiani parlino in maniera strascicata potrebbe anche essere data dal fatto che più parti di una stessa frase tendono ad essere pronunciate in modo accentuato. Mitchell fa un esempio della frase thank you very much: mentre un parlante RP accentuerebbe thank e much, un parlante australiano metterebbe in risalto pure la parola very – e di conseguenza la frase risulterebbe piatta. 3. Elisione delle sillabe. Nel 1965 uscì un libro che parlava della “Strine” (pronuncia australiana) chiamato Let Stalk Strine (‘let’s talk Strine’ , parliamo australiano in Strine) scritto da Alistair Morrison sotto lo pseudonimo di ‘Afferbeck Lauder’ (‘alphabetical order’ in Strine, ovvero “ordine alfabetico”). Questo libro ironizzava sul fatto che gli australiani tendono ad assimilare le consonanti fino ad arrivare a creare nuove parole come Gloria Soame (Strine per ‘Glorious Home’). È noto che le elisioni (omissione di suoni o sillabe mentre si parla) , assimilazioni e indebolimento delle consonanti sono presenti in tutte le varietà di inglese, eppure sono largamente considerate come caratteristiche dell’inglese australiano. L’esempio più conosciuto a livello internazionale è l’elisione del saluto good day (buongiorno) in g’day, diventato famoso grazie al film del 1986 Crocodile Dundee, dove Mick ‘Crocodile’ Dundee saluta perfetti sconosciuti con quest’espressione. 4. Intonazione Crescente. Si è parlato molto di questa caratteristica dell’intonazione negli ultimi anni. Accade quando in una frase è presente un intonazione crescente, che solitamente viene usata per formulare una domanda, anche per una dichiarazione o un affermazione. Il suo significato è controverso: ‘Alcune persone dicono che esprime un’incertezza, un’esitazione, o mancanza di convinzione del parlante. Altri dicono che viene usata come forma di rispetto verso l’ascoltatore, come un gesto di gentilezza’. Secondo Guy e Vonwiller12 l’intonazione crescente possiede delle importanti funzioni 12

Linguisti, dal libro "The High Rising Tone in Australian English"

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comunicative: ‘Suscita delle reazioni su chi ascolta, serve a vedere se capiscono cosa stai dicendo, e ci assicura del loro consenso’. Possiamo quindi associarla a delle domande del tipo ‘Mi capisci?’ oppure ‘Ci sei?’. L’intonazione crescente è presente pure in altri dialetti, inclusi quelli del Canada, Nuova Zelanda, California e del Sud-Est degli Stati Uniti, ma si nota molto nell’inglese australiano. Gli studiosi sono d’accordo sul fatto che questa caratteristica non era presente negli anni 60, e quindi si è sviluppata recentemente.

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CAPITOLO 4 VARIAZIONI REGIONALI NELL'INGLESE AUSTRALIANO La seguente è una traduzione del capitolo 12 del libro "Speaking Our Language" di Bruce Moore, dove vengono analizzate le varianti linguistiche regionali in Australia.

4.1: Testo in lingua originale

REGIONAL AUSTRALIAN ENGLISH In her 1859 novel The Broad Arrow, set in Tasmania, Caroline Leakey raises the possibility that there is such a category of things as "Tasmanian words". The term occurs when Mr Evelyn visits a newly arrived convict ship to choose a convict servant: 'I want a servant-of-all-work; can you recommend me one, Mrs. Deputy?' 'We do not recommend; there are several people eligible, but they will not afford much choice, Mr Evelyn.' 'Except to friends!' drily suggested that gentleman. Mrs Deputy bowed at once dignity and indignity, and repeated, ' There are several prisoners eligible.' True to the daring contradictions of Tasmanian words and their meanings, 'eligible' is not intended to signify aptness or suitability. A woman eligible for service is rarely fitted for service; the adjective only informs the master or mistress that she is ready to be hired.

The standard sense of eligible is 'fit or proper to be chosen (for an office or position)', and the suggestion is that in Tasmania this has weakened to mean something like 'available'. This may simply be a temporary off-shoot of the convict assignment system, where it is not likely to be readily admitted that transported felons were 'fit and proper' persons to act as servants to the free settlers and others. Whatever the case, Leakey alludes to the possibility of regional variation in Australian English. Regional variation could potentially occur in the areas of grammar, pronunciation, and vocabulary. Observations about the existence of regional variations occur frequently, as in this recent comment from a 2007 book on the purported penchant that Queenslanders (or is it North Queenslanders?) have for ending their sentences in eh (the first speaker is a canegrower, a descendent of Italian migrants): 'I thought you paisan, countryman, eh. You looka like one of us. Keep your fuckin' mouth shut and nobody ever know you're not, eh', he said genially.

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I knew by then that most often, true to the North Queensland peculiarity, 'eh' was really only the bottom half of Aldo's question mark and didn't need an answer. When he asked a real question he added the second 'eh' with a rising inflexion, equivalent to scribing the crook above the full stop. 'Where you come from then eh – eh?'

Most people have felt, however, that Australian English is remarkably homogeneous across the vast continent. REGIONAL VARIATION IN GRAMMAR There is not much evidence of regional differences in grammar. Grammatical differences are evident in some forms of Aboriginal and migrant Australian Englishes (and these are discussed in the next chapter). The groups who speak these Englishes are sometimes concentrated in particular regions, but their speech habits are limited to the particular group, and are not shared by the region as a whole. The only area in which some grammatical have been demonstrated is Tasmania. Pawley has shown that in field studies undertaken between 1973 and 1976, middle-aged and older speakers outside the main cities of Hobart and Launceston display some distinctive grammatical features. One was the very common use of non-standard forms of verbs of the kind that use a change of vowel to form their past tense and have other 'irregular' features: 'On the corner was this old mountain duck... an' you'd swore a wing was broke' (where standard English is sworn and not swore, broken not broke); 'the last Percy seen of 'im (where standard English is saw and not seen); 'I don't know how he come to have this name' (come for standard came); 'I should've throw the buggers over the fence' (throw for standard thrown); 'I couldn't 've went home' (went for standard gone). Of course such features occur in substandard speech everywhere, and Pawley shows that they also appear in speech of mainland Australians, but what is interesting in the speech of these Tasmanian is the consistency in the use of this forms: come for came, done for did, give for gave, seen for saw, and so on. What is also interesting about all these features is the fact that they preserve elements of earlier English, especially eighteenth and nineteenth century English – the features noted in twentieth-century Tasmania were common in even 'educated' earlier English speech. Pawley points out, for example, that in a letter of 1513 Lady Mary Wortley writes 'all the verses were wrote by me', and that in Sense and Sensibility, Austen has Lucy Steel say 'he has never gave me a moment's alarm'. It is a well-established fact that geographical isolation from the 'mother tongue' meant that some forms of American 41


English have preserved earlier forms of the language: American fall was a synonym for autumn in Britain in the sixteenth century, and American gotten was a regular past participle of get from the thirteenth to the seventeenth centuries. The Tasmanian evidence suggests that a similar thing may have happened in an 'isolated' Tasmania, and that while standard English lost these features, they were retained in the Australian State separated from the mainland by Bass Strait. On the mainland there is no evidence of regional variation in grammar. REGIONAL VARIATION IN PRONUNCIATION Many people believe that there is regional variation in Australian pronunciation. In 1946 A.G. Mitchell wrote: 'Australian speech is remarkable for its comparative uniformity... My own observation.... leads me to the conclusion that there are no dialects in Australia.' In 1989 Bernard pointed out that Mitchell's observations 'fly in the face of popular belief, as alive today as ever, that “you can tell” a Queenslander, or a Victorian, or whatever, “by his or her own speech” '. The most obvious example of regional variation is in the pronunciation of words such as dance, where the choice is between rhyming the vowel with PALM or rhyming it with TRAP. The words that take part in this variation typically have a nasal after the vowel (advance, grant, demand, branch, etc.), but the category also includes castle, graph and rascal. Bradley's survey, published in 1991, gives a good indication of the range of the variation; below are his results for the words graph, castle, dance, and chance, with the percentages indicating the proportion of speakers pronouncing each of these words to rhyme with TRAP rather than with PALM:

graph castle dance chance

Hobart

Melbourne

Brisbane

Sydney

Adelaide

100% 40% 90% 100%

70% 70% 89% 40%

44% 67% 89% 15%

30% 0% 93% 100%

14% 14% 14% 14%

Bradley points out that the pronunciation of these words shifted in southern England during the nineteenth century: 'PALM was a lower-status form in the late eighteenth and early nineteenth century, but had reversed its social value and become a high status form by the late nineteenth century. In this scenario, some of the PALM forms could have been introduced to the early settlements by people of lower socio-economic status, and then 42


have been introduced to Adelaide by later settlers, when PALM had a greater social prestige. However, this does not explain why Sydney and Hobart, settled early, have the TRAP sounds in dance and chance. The regional issue is made more complex by the fact that there is a social overlay also occurring, where at some stage in the twentieth century the PALM pronunciation came to be associated with social prestige and superior education. While there is clearly regional variation, the problem is that the individual sounds do not really tell us much about a person's origin – if someone pronounces castle to rhyme with TRAP, we might be fairly sure that they were not brought up in Sydney, but they could have been brought up in any of the other cities; if someone pronounces graph to rhyme with PALM, we could be fairly sure that they were not brought up in Hobart, but again they could have been brought up in any of the other cities. The clearest marker is the fact that someone raised in Adelaide is likely to rhyme all the words with PALM. Adelaide has some other distinctive sounds noted by phoneticians: the vowels heard in GOAT and GOOSE are more fronted than in General Australian, although when these vowels are immediately followed by the consonant 'l', they are very much back in the mouth. Bradley also suggests that in Melbourne the vowels in DRESS and TRAP have become very similar, so that the following pairs sound much the same: Ellen/Allen, pellet/pallet, telly/tally. He notes that when Melbourne speakers are asked to write a phonetic transcription of Melbourne they often write the first syllable as /mal/. Recent sophisticated analyses by phoneticians have provided some empirical evidence of regional difference outside the capital cities. Cox and Palethorpe examined some vowels of teenage school children from regional New South Wales and Victoria, on either side of the border: from Wangaratta in Victoria (75 km from Albury on the border), and from Junee, Wagga Wagga (145 km to Albury), and Temora in New South Wales. They found some systematic differences in vowel sounds, but the variation is so subtle that it would not be discernible to non-specialist listeners. There are no doubt minor variations of this kind right across Australia, but they are not sufficiently significant to be described as regional variations. We must conclude that Mitchell's 1946 judgment was correct – pronunciation is generally uniform across the country, with no variations that amount to a 'dialect' in the usual sense of that word.

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REGIONAL VARIATION IN VOCABULARY In our search for any significant regionalism in Australian English we are therefore left with vocabulary. In 1979 Keith Dunstan wrote: 'I have heard that there are air hostesses who can listen to their passengers and nominate immediately the Queenslanders, the West Australians, the Victorians or whoever, but one suspects it is they words they use rather that the accent.' Once we are talking about words rather than pronunciation, there is certainly more empirical evidence of regional variation. From a very early period Australians have had quite a strong sense of regionalism that is based on State allegiances. There are neutral terms such as Tasmanian (1833) and Queenslander (1860), but jocular or derogatory terms also develop. Queensland became known as Bananaland (1880), and Queenslanders as Bananalanders (1887). At a much later date (1964) Queenslanders also became known as banana benders (from the whimsical notion that they spend their time putting the bends into the bananas they grow!). The term cornstalk was applied to Australians in general (1827) and to people of New South Wales in particular, because of the way that diet and climate seemed to make the young shoot up straight and tall like Indian corn. This was not really derogatory, but the term gumsucker (1840) for a Victorian (and sometimes more generally for an Australian) suggested a kind of rustic simplicity: 'Our colonial lads showed their right to the appellation of “Gumsucker� by chewing the transparent lumps that depended [ i.e. 'hung down' ] from the silver wattles;' 'Victorians feel jerky when styled Gumsuckers.' Victorian was called the cabbage garden (1882) and Victorians cabbage gardeners (1903), either because of market gardening, or because Victoria was cabbage-garden small compared with most of the other States. Similarly, Tasmania being the smallest State, was called the flyspeck (1906) and Tasmanians were denoted as flyspeckers (1912). The terms apple island (1906) for Tasmania and apple islanders (1914) for Tasmanians are positive and recognise the State's reputation as an apple-growing area. Vandemonian for a Tasmanian was used in a neutral way from 1832 (i.e. a person from Van Diemen's Land), but as we have seen, it became strongly associated with ex-convicts ('demons') in the gold-rush period, and carried potential pejorative connotations well into the twentieth century. South Australians have been called croweaters from 1881, from the tradition that in hard times South Australians were compelled to eat crows as a substitute for mutton. West Australians have been called sandgropers since 1896, in allusion to the amount of sand that covers large portions of the 44


State, and the State itself has been nicknamed Groperland: 'I doubt if born West Australians have got over the Sand Groper Complex even yet.' More recently, Queenslanders have called people from New South Wales and Victoria Mexicans (in allusion to the popular song 'South of the border/ Down Mexico way') and people from New South Wales use the same term for Victorians. The annual rugby state-of-origin tournament has also generated fierce interstate rivalry, with New South Wales people calling the Queensland team (and Queenslanders generally) cane toads, and Queenslanders reciprocating with the term cockroach. These terms are generally perceptions of a region from outside it, but they do suggest the importance of State affiliation in the structure of Australians' allegiances. Of course words do not keep within State boundaries, and this will be evident in many of the examples below. Port in the sense 'a suitcase' or 'school bag' (an abbreviation of oldfashioned portmanteau) is usually classified as a Queensland word, but it is also used in country New South Wales, especially in the north. The term area school for 'a school formed by the amalgamation of several rural schools' is used in both Tasmania and South Australia. Tasmania and South Australia also share tier 'a forested range of hills or mountains, especially one of a series'. Tasmania and Victoria share many terms: bungalow is used to mean 'a small dwelling separate from and situated to the rear of the main house; a sleepout'; a dixie is 'a small cardboard cup of ice cream' (the only other State with a distinctive term for such an item is South Australia with dandy); spouting is used for what other areas call guttering; the cultivated melon Cucumis melo is known as a rockmelon everywhere in Australia, but in Victoria and Tasmania it is often called a cantaloupe (the standard international term). REGIONALISMS WITH SYNONYMS BUT NO CORE TERMS One kind of regionalism occurs when there is an item for which there is no general or universal term, but instead a series of variational terms for the item across the country. For example, there is no general term for 'a person whose principal interests are in the city but who invests in rural property, usually in order to reduce taxation.' In Sydney such a person is described as a Pitt Street farmer, since Pitt Street is the name of a principle business street there. The Melbourne version is Collins Street farmer, the Brisbane version is Queen Street cockie or Queen Street farmer, an the Western Australian variant is St. George's

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Terrace farmer. Similarly, there is no general derogatory term for 'a four-wheel drive that is used only in the city, and is associated with wealthy people'. Regional terms for this area are generated by using the name of a wealthy suburb plus an insulting term for the vehicle. In Melbourne the term is Toorak tractor, in Sydney Mosman tractor, ad in Perth a Dalkeith tractor or Dalkeith rickshaw. One of the largest sets of variations is for 'a large sausage, sold cooked and cold, and often in slices, and used especially in sandwiches'. Polony is a Western Australian term, and it is probably an alteration of Bologna sausage. German sausage is a term used widely in south-east Australia, as is Strasburg, often shortened to Straz. During the First World War, with concomitant strong anti-German sentiment in Australia, town names, even street names, with German associations, were changed. In some parts of Australia the sausage suffered a similar fate. In Tasmania, as German troops rolled into Belgium, the Tasmanians got rid of the German associations from their German sausage and called it Belgium sausage instead. Recently discovered records from Rockhampton and Yeppoon show that Belgium sausage was also used in Queensland at least from the 1930s to the 1950s. It was also used in New Zealand. In the Newcastle area of NSW the fervent patriotic term Empire sausage appeared. Queensland produced the fervid Windsor sausage, after the recently created Englished name (1917) for Britain's hitherto German-named royal family (SaxeCoburg-Gotha). At the outbreak of the war, German sausage was also known as fritz, from the common nickname for a German, but this ceased in most parts of Australia, and is now used mainly in South Australia. Another item of food, 'a slice of potato fried in batter', is also known as a scallop or potato scallop in New South Wales, Queensland and Western Australia, but as a potato cake in Victorian, Tasmania, and South Australia. Potato fritter is sometimes used in South Australia. There is much nomenclatural variation for 'the action of giving a person a lift on the bar of a bicycle' (and its corresponding verb). In south-western Western Australia, southern NSW, Victoria and Tasmania it is called a dink (and sometimes a double dink). In South Australia this becomes a dnky or a donkey. In parts of NSW and Queensland it is called a double or a double bank. In the Cootamundra area of NSW this is sometimes shortened to a dub. The unusual variant pug occurs in an area between Renmark on the NSW - South Australia border and Hay in NSW.

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REGIONALISMS WITH BOTH SYNONYMS AND CORE TERMS Another kind of regionalism occurs when there is a general or universal name for an item, but where in a certain region or regions the are alternative names. A pole that carries electricity cables is everywhere in Australia called a power pole or a telegraph pole. This is also known as an SEC pole in Victoria, after the State Electricity Commission (of Victoria), which was responsible for the maintenance of these poles. It is similarly known as an SEC pole in Western Australia, after that State's Electricity Commission. In South Australia the term is stobie pole, from the name of J.S. Stobie (1895 – 1953), the engineer who first built them. Strictly speaking, a stobie pole is made of steel and concrete, but a South Australian will use the term as a generic name for a power pole whatever it is made from. In Tasmania, hydro is used for 'electricity', and this is an abbreviation of Hydro-Electric Commission, the government agency that controls the production and transmission of electricity in Tasmania. It is frequently used in compounds such as hydro bill, hydro power, and hydro worker. Hydro pole is the Tasmanian term for a power pole. Thus in a witty extension: ' In the state where the word hydro is synonymous with electricity, it was the obvious nickname. The young Polish ex-serviceman brought to Tasmania to build the dams quickly became known as the “Hydro Poles”.' Fauna and flora generate many synonymous of this kind. The black and white bird, smaller than a magpie and with a sharp piercing call, that is widely called the magpie lark in Australia, is also called peewee in NSW and Queensland, mudlark in Western Australia and Victoria, and Murray magpie in South Australia. Garfish is the standard term for a longsnouted fish of the family Hemiramphidae, but in NSW the regional name beakie is also used. The standard name for the fish Macquaria ambigua is golden perch, but in South Australia and adjoining parts of Victoria it is known as callop (possibly from the Ngayawang Aboriginal language of the lower Murray River). Murray cod is the standard term for Maccullochella peeli, but in South Australia it is sometimes known as pondi (from the Yaralde Aboriginal language of the mouth fo the Murray River), and further up the river the name goodoo (from the Yuwaalaraay Aboriginal language of New South Wales) has become popular recently. A standard term for a small marine mollusc is cockle (as in 'cockels and mussels, alive, alive, oh'), but in New South Wales a common term is pipi (borrowed from Maori) and in Queensland a common term is eugarie (from the Brisbane Yagara Aboriginal language). The standard term for the introduced weed and pest Echium 47


plantagineum is Paterson's curse (after the name of Richard Eyre Patterson, a grazier occupying several stations near Albury in the late nineteenth century), but it is also known as Riverina bluebell in parts of New South Wales; and in South Australia, where it provides food for sheep in drier areas, it is known as Salvation Jane. Swimming costume or bathing costume is the standard term for 'a garment worn for swimming'. In Victoria bathing costume becomes bathers. In NSW swimming costume becomes swimmers or cossie. In standard English togs means 'clothes', and the term can be qualified to indicate the function of the clothes - running togs, swimming togs, etc. In Victoria and Queensland, however, the unqualified

term togs means 'a swimming

costume'. There is also a series of extremely colloquial terms for a male swimming costume of the Speedo kind, which seems to have some regional distribution. Sluggoes is used in New South Wales and Queensland; dick togs (or Dts) is used in Queensland; dick stickers is used in NSW and Victoria; dick pointers (or Dps) is used in Queensland, NSW and Victoria. The recently-introduced (and rather wittily graphic term) budgie smugglers for such a costume is exceptional in having quickly assumed an Australia-wide coverage. As we have seen, in the late nineteenth century and into the twentieth century the term larrikin was used of 'a young, urban rough; a hooligan'. When this term lost its negative meanings, it was necessary to find other terms that filled the gap for 'a young, urban rough; a hooligan'. In the 1950s the term bodgie was used to describe a young male distinguished by his conformity to certain fashions of dress and 'hooliganish' behaviour: 'The bizzare uniform of the “bodgey� - belted velvet cord jacket, bright blue sports shirt without a tie, brown trousers narrowed at the ankle, shaggy Cornel Wilde haircut. Bodger was an Australian term for 'something fake', and legend has it that at the end of the War young men tried to imitate Americans and, because of rationing, inferior cloth (bodger cloth) was often passed off as American cloth. The bodgies wore clothing made of such bodger material, and affected bodger American accents. The female equivalent was a widgie (origin unknown). Hoon (also of unknown origin) first appeared in the 1930s and described a standover man who protected the interests of pimps and prostitutes, but by the 1970s it had become a term fo 'a lout, a hooligan'. Since then its sense has narrowed slightly to describe a particular kind of hooligan – a young male exhibitionist who drives dangerously or at reckless speed, and likes to show off his hotted-up car. In the 1980s the term bogan (of unknown origin) became common among adolescents, and developed two senses. The 48


first sense was popularised by actor Mary-Anne Fahey in the character she portatrayed, Kylie Mole, in the television series The Comedy Company. Fahey as Kylie defined a bogan as 'a person that you just don't bother with. Someone who wears their socks the wrong way or has the same number of holed in both legs of their stockings. A complete loser'. This is the equivalent of the Australian dag or the American nerd, geek and dork. The term bogan also developed the sense of 'a hooligan'. A report on Tasmanian adolescent peer groups describes bogans as wearing 'tight torn stretch jeans... heavy metal T-shirts, flannels' and manifesting antisocial behaviour: 'Vandalism, smoking, drugs, drinking cheap deathbags (cask wine), driving around in hotted-up cars'. In spite of the fact that there are these universal Australian terms for the 'uncultured hooligan', some regional variants have developed. In the 1970s in Sydney the term westie arose as a contemptuous epithet for a person from the Western suburbs (e.g. Blacktown or Paramatta). The western suburbs were perceived as socially disadvantaged, and the term therefore encapsulates the class prejudice of the socially advantaged. In Hobart a bogan is also called a Chigga (or Chigg), named after the suburb Chigwell (regarded as being as socially disadvantaged in Tasmania as Blacktown or Paramatta in Sydney). The synonymous term bevan (of unknown origin) is used in Queensland and Tasmania. An article in the Brisbane Courier-Mail in 1988 lumps bevans and bogans together and describes them as follows: 'This group is characterised by their common dress... tight T-shirts with a logo relating to the brand of car they drive or detest, old blue jeans, ugh boots (replaced by rubber thongs in summer) and the obligatory packet of cigarettes shoved up one T-shirt sleeve'. In Canberra, however, youths of this class are known as booners (or boons):'Guys mainly have long hair and wear Metallica shirts, girls wear tight, black jeans, flannelette shirts and ugboots. The most noticeable characteristic …of boons [is] a tendency to pick fights'. The Canberra term is probably influenced by the US boondocks 'rough or isolated country'. OTHER REGIONALISMS Now that some of the synonyms that vary regionally have been dealt with, what further evidence is there for regional vocabulary? Victoria, New South Wales, and the Australian Capital Territory have the smallest number of regional words. This may well be because this area has traditionally been the centre of government, business, and commerce, and the language spoken there acts as a kind of 'default' language.

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Australian Capital Territory In addition to boon(er) (mentioned above) the ACT has cordie 'a male cadet from the Royal Military College, Duntroon'. While popular etymology attributes the term to an alteration of corps in the Corps of Staff Cadets, or to the fact that in the past cadets had to wear corduroy trousers as minimum mufti dress standard for social activities outside the college, it is more likely that it derives from kordies, the name of the mindless slaves of Baron Kord, who attempts to take over the world, in a 1940s Mandrake the Magician cartoon. A govie is a house that was originally built or bought by the government for lowcost or subsidised rental. An ex-govie is such a house no longer owned by the government but sold into the private market. A pube is a public servant, being a shortening of the jocular variant pubic servant. New South Wales New South Wales has iceberg for 'a person who makes a practice of swimming, regularly in winter in unheated water', and rissole for a Returned and Services' League (RSL) club. Rhyming slang provides Dapto dog for 'wog' (the Dapto Greyhound Racing Club is in the Wollongong area), Mark Foy for 'boy' (from the name of the former department store), and Kembla Grange for 'change; coins' ( the Kembla Grange Racecourse for horses is near the Dapto Dogs). There are also a few idioms in addition to shoot through like a Bondi tram. Rookwood is a large cemetery in Sydney, and the phrase crook as Rookwood means 'very ill indeed'. The phrase gone to Gowings arose from its use as an advertising slogan by the Sydney department store Gowings in the 1940s. Advertisements showed people rushing away from important social events to go to a Gowing sale – in one, a bride is left abandoned at the altar because the groom has gone to the sale. The phrase came to mean 'has made a sudden disappearance'. One story has it that a notorious criminal and jailescape artist, in one of his escapes, scrawled on the wall 'Gone to Gowings'. Over the years the original sense has been lost, and the phrase has been reinterpreted with reference to three colloquial meanings of 'gone'. It can now mean 'failed, lost, had it, defeated in some way', 'drunk', and 'insane'. Jessie was the name of an elephant at the Taronga Park Zoo in Sydney. She died in 1939, and is remembered in the idiom more hide than Jessie – 'sheer effrontery or impudence'.

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Victoria In Melbourne a fairway is a section of a road where trams have right of way over all other traffic. Trams are also the reason for the hook turn in Melbourne: in order that cars making a right-hand turn should not block the passage of trams, at certain intersections the righthand turn is made from the far left lane. Divvy van is the term for a 'police wagon' in Victoria, deriving from the fact that the force was organised in divisions: an abbreviation of divisional van. Victorian schoolchildren have long called the vanilla slice a snot block. The verb piff means 'to throw' in Victoria, and it is often used in the phrase piffing yonnies, where a yonnie (of unknown origin) is 'a stone'. The OED includes piff in the sense 'representing the sound of a short, abrupt displacement or passage of air as caused by the flight of a bullet, a small explosion, etc.', and this is the origin of the Victorian word. In the past, Yan Yean (from the name of a reservoir supplying Melbourne) was used for 'tap water': 'Mrs Brown puts some plums into a saucepan and adds as much Yan Yean as it will hold.' The Yarra Bend Lunatic Asylum was established on a bend of the Yarra River in Melbourne in 1848. In an allusion to the standard phrase round the bend meaning 'stupid, insane', in Victoria Yarra took on the sense 'stupid, insane'. The term still existed in the 1980s, but has now largely disappeared: 'Kingston Town is a good horse … but in my opinion he would not have lived with Phar Lap. I know a lot of people who will say I'm “Yarra”; but that's my belief. More recently the verb to jeff (often in the form to be jeffed) has come into use in Victoria, from the name Jeffrey Kennet, premier of Victoria 1992-99. When the term first appears it alludes to cuts made by Premier Kennet in such areas as the public service and teaching: 'The editorial writer in “The Age” heads his piece “Jeffing the public service”.' It then extends in meaning to be synonymous with 'shaft' or 'stuff': 'Well, he's as Jeffed as the rest of Victoria now.' Northern Territory In the Northern Territory a Darwin stubby is a beer bottle with a capacity of 2.25 litres (an ordinary stubby contains a mere 375 millimetres). Darwin (or Territory) rig is the male attire required by etiquette on semi-formal occasions in Darwin, although records of what the dress requirements are vary: 'For semi-formal wear, including some receptionist at Government house, men adopt what has become famous as “Darwin Rig” … long-sleeved white shirt, tie, long trousers, and dark shoes, but no coat' (1967); They appeared every

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morning dressed in their immaculate “Darwin Rig” shorts, long white socks and opennecked shirts' (1984). A number of terms have moved from Aboriginal English into the general English of Territorians. Buju is a word meaning 'female genitalia' from the Larrakia language of the Darwin area. In Aboriginal teenagers' slang it developed the sense 'good looking, sexy'. And came to be used of a person of either sex, in much the same way as spunky is used in general Australian English. It then moved out into the non-Aboriginal colloquial speech of the Darwin area. Gammon is a very old-fashioned word in standard English, where it is used to mean 'guile,deceit'. It was retained in Australian pidgin in the nineteenth century in the sense 'nonsense, pretence; rubbish, a lie' and was further retained in Aboriginal English in the twentieth century; it too has moved into the standard English of the Northern Territory: 'Comedian Sean Choolburra says he'd love to settle down in Darwin – if he can find the right girl. And that's no gammon.' As a verb it means 'to pretend, to lie, to “bullshit” ', and as an interjection in means 'nonsense, deceit, bullshit'. Humbug in another relatively old-fashioned word in standard English, where it means 'sham, pretence'. This is another word that first became part of pidgin English and then became part of Aboriginal English, as a noun meaning 'nuisance, trouble' and as a verb meaning 'to annoy, to cause trouble'; it then shifted in the Darwin and wider Northern Territory community: 'Minister Ah Kit said that as an Aboriginal person, he feels the shame when people are hassled and humbugged as they enter shops;' 'Don't worry about a medical call. I'm not going to humbug around. Pack me a toothbrush and I'll fly myself in straightaway.' Long grass is used as a term for the place where homeless people (and people who choose to be outdoors) live, and as a term for the people themselves: 'The “long-grass” are mainly Aboriginal people who live in and around Darwin in camps or wherever they can find a place to sleep. In other parts of the country, they're called “parkies” '. Such a person is also called a long grasser: 'Nhulumbuy administrator Paul Hockings said the town usually had between 75 and 100 “long grassers” drinking in the streets.' Queensland Queensland has a variety of local terms. There are terms for flora and fauna: a bopple nut is a macadamia nut, the term being an alteration of Mt Bauple, a rainforest area in southeastern Queensland where the tree was common; a jenny is a female mud crab or blue swimmer crab; a lobby is a yabby or freshwater crayfish (from lobster + -y); a muddie is a 52


mud crab; a pearlie is pearl perch. Social activities generate such terms as: cent sale 'a fund raising charity event, similar to a raffle'; goose club, a similar raffle at a social club (the term probably derives from an earlier goose and bottle club, an activity run by hotels whereby patrons contributed money each week and at Christmas had earned a goose and a certain number of bottles of liquor); cane-toad racing; barbed wire for 'Fourex beer'; cheerio, used for what is elsewhere called a cocktail frankfurt; cricko, a game for girls and women that combines cricket and vigoro; and various compounds that describe ways of ensuring protection against the stinger or box jellyfish in the stinger season between November and May – stinger enclosure, stinger net, stinger suit. There are some distinctive Queensland domestic terms: a Queenslander is a style of house, built from the 1870s onwards, with a timber and weatherboard construction, set high on stumps, with a corrugated iron roof, and often with a wraparound verandah; a highset is a house that is built high off the ground on stumps, to facilitate cooling; a lowset is a house built low to the ground; a duchesse in standard English is a dressing table with a pivoting mirror, but in Queensland (with the spelling duchess) it has been generalised to refer to any kind of dressing table. Outback Queensland provides such terms as morning glory, a huge, dark cloud in the early in the Gulf of Carpentaria, and melon hole for what is known in NSW as a gilgai (from the Kamilaroi Aboriginal language) – a hole or hollow in a terrain of low relief on a plane of heavy clay soil. The term Barcoo, referring to the area around the Barcoo River in western Queensland, has produced a number of compounds: Barcoo rot is a form of scurvy; a Barcoo sore is an ulcer on the skin symptomatic of Barcoo rot; a Barcoo dog is an improvised rattle used for herding sheep when you don't have the help of a dog; Barcoo sickness is an illness with much vomiting; a Barcoo sandwich ironically refers to the lack of dietary variety in the outback, and is described by one commentator as 'a goanna between two sheets of bark'. South Australia Many of the distinctive South Australian terms have to do with food: the floater is a dish consisting of a meat pie floating in pea soup; a double-cut roll is a bread roll with two horizontal cuts so that there can be two layer of filling; a frog cake is a small cream-filled cake, with green icing, and with the top shaped to look like a frog; a jubilee cake is a kind of fruitcake originally made to celebrate South Australia's one-hundredth jubilee in 1936; a trombone is a green or yellow marrow with a long curved neck. South Australia is the only 53


State to legislate for a refund to be paid on used bottles, and a small beer bottle known as stubby cane to be called echo because it could be 'returned'. A sparrow is often called a spoggy in South Australia, and it probably comes from the dialect words sprug, spruggie,and sprowgie for 'sparrow' in Scotland and northern England. An emu crossing is used near a school on a road with only one lane in either direction: there are red flags, the road surface is marked to indicate the crossing area, and there is a speed limit of 25 km per hour. In busier areas, a koala crossing is used, with the addition of yellow flashing lights when children are allowed to cross the road. The copper triangle is the name for the area bounded by the towns of Kadina, Moonta, and Wallaroo on the Yorke Peninsula, because of the copper mining that took place in the area from the 1840s. Since many of the miners came from Cornwall the area also became known as Australia's little Cornwall. Many Cornish mining terms appear in newspapers and written records from the area in the nineteenth century: costeen 'to sink a pit in the ground down to rock to ascertain the direction of a lode.'; pickey boy 'a boy who sorted through the copper ore when it was brought to the surface'; prill 'rich copper ore'. Such words did not move far out of their mining context, and have now disappeared but the Cornish inheritance is evident in the continuing use of Cousin Jack and Cousin Jenny for people of Cornish descent, and in the revival of Cornish customs in the Kernewek Lowender ('Cornish Happiness'), festival held every two years on the Yorke Peninsula. The Cornish English word wheal (from Cornish huel) meant ' mine' and this is preserved in the names of many South Australian mines: Wheal Gawler, Wheal Hughes, Wheal Munta, and so on. From the late 1830s many Lutherans migrated to South Australia from Germany to escape religious persecution, and they settled in the Barossa Valley in an area that would become known as Little Germany. Much of the community continued to speak German, newpapers were published in German, and children were taught in German-speaking or bilingual schools. The German spoken, a Brandenburg dialect, became modified overtime and came to be called Barossa Deutsch. One might have expected German words to spread into South Australian English, but this may have been prevented by the anti-German sentiment of the First and Second World Wars. Berliner buns were yeast doughnuts with a filling, and legend has it that the First World War forced a change of their name to Kitchener buns, after Lord Kitchener, Secretary of State for War in Britain. German food terms are certainly more common in parts of South Australia than elsewhere: bienenstich 'a cake of 54


pastry layers filled with custard or cream; kassler 'smoked loin of pork'; lachsschinken 'fillet of smoked ham'; quark 'creamed cheese'; rotegrutze 'sweet grape jell'. The term schluk and schnitter ' a drink and something to eat' is still used among those of German descent. The world cliner was used in Australian English from the 1890s to the 1940s in the sense 'girl, girlfriend'. It is clearly from German kleine 'little', and an early passage in the Buletting (1898) suggests that it may have originated in South Australia: ' The “clinah” of Goodge's “Australian Slanguage” is simply the German kleine (fem, of kleine,small, little and meaning 'little', i.e., woman ) Australised. I heard the term first in S. A. (where Germans abound) some years ago. As noted earlier, the South Australian butcher for a 200 ml glass of beer is probably from German Becher 'drinking vessel'. In many European countries, newlyweds are welcomed to their new home by friend and neighbours making raucous music with pots and pans and other household instruments. In Germany the term for this was Polterabend ('crash or thump about' + 'evening'), and this term was certainly used by Germans in South Australia. The Australian term to describe this is tin kettling, and the custom seems to have been strongest in areas where there were German settlers, and it is therefore possible that the Australian tin kettling is a 'translation' of Polterabend. Western Australia Western Australia has two British terms that are not used in the other States. Brook in the sense 'a stream' would be known in literary contexts in the east, but Western Australians still use the term in everyday speech: 'A beautiful block approximately half cleared and and pastured, good water supply from brook and dam. A lay-by in most of Australia has the distinctive Australian sense of 'a system of payment whereby a purchaser puts a deposit on an article which is then reserved by the retailer until the full price is paid'. In Britain, however, a lay-by is 'an area at the side of a road where vehicles may pull off the road and stop', what in Australia we would call a rest area. The British sense of lay-by is also used in Western Australia. The are some climatic terms. Cockey(ed) bob is a Western Australian term for 'a sudden but short-lived violent storm or squall'. Doctor is a term for 'a cool refreshing sea breeze, with considerable inland penetration, that brings relief at the end of a hot summer day'. One of these wind is called the Fremantle doctor because it blows into Perth in the summer months from the direction of the city of Fremantle. Other local names for such a wind a re

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Albany doctor, Esperance doctor, Eucla doctor, Geraldton doctor, Nullarbor doctor, and Perth doctor. There are some distinctive landscape terms. Breakaway is a Western Australian word for 'a low escarpment': 'Cliffs, often 50 to 100 feet high, usually cut from weathered granite … are known on the fields as “Breakaways”, probably from some idea that theground has broken and fallen along them.' Pindan is a tract of arid, sandy country with scrubby vegetation, typical of the south-western Kimeberley region; the term comes from the Bardi Aboriginal language, north-west of Derby in WA, where bindan means 'the bush'. Kwongan is an area of dry scrubland with woody evergreen vegetation with small and thick leaves that reduce the loss of moisture; the term comes from the Nyungar Aboriginal language. A birrida is a gypsum claypan in the coastal area north of Perth; the term comes from the Nhanta Aboriginal language of the Geraldton region. Flora and fauna provide distinctive terms, in addition to those already mentioned: a cacka is 'an undersized crayfish' (perhaps from colloquial cack 'shit', indicating the inferior quality); a cherubin is a freshwater crustacean oh the Kimberley region (from the Walmatjarry Aboriginal language of the Great Sandy Desert or from the Gooniyandi Aboriginal language of the south Kimberley); a cobbler is a freshwater catfish (the origin of the term is unknown); gwardar is a name for the highly venomous brown snake (from Nyungar); mulie is short for mule mackerel; a koonac is a small freshwater crayfish (Nyungar); a marron is a large freshwater crayfish (Nyungar); norne is a name for the very venomous black tiger snake (Nyungar). Finally, three word from very different fields. In Western Australia the term faction is used to describe a sports house or team within a school or club. 'She was house captain of her faction at the school, leading it to victories in both athletics and swimming.' In the Nyungar language of the Perth area the word for 'boomerang' was kylie, and it is possible that this is the origin of the female personal name Kylie. A skimpy is 'a scantly-clad woman employed to serve drinks at a bar', especially in Kalgoorlie: '[a sign outside a hotel] Skimpys, darts, win chooks every Saturday! … What, we ask the taxi driver, is a “Skimpy”? Barmaids … who switch on their lights;' '[at Kalgoorlie] we wander into the Exchange Hotel for a quiet drink, pulled by a “skimpy”, a barmaid clad only in her underwear.'

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Tasmania Tasmanian terms include tissue (or tisher) 'a cigarette paper'; conjoined house (cottage, property, etc.) for what would be described elsewhere as a duplex or a semi-detached; cordial for soft-drink; Bridgewater Jerry 'a rolling frog'. A ringtail roarer is something that is exceedingly good of its kind: 'On the Bowling Greens in Tasmania a good shot is … described by the pleased “skipper” (team captain) as a … ringtailroarer.' Beastly careless means 'indifferent': 'Tom Hay, 16, said his school tried to introduce a similar policy to stop people holding hands at school last year. “It didn't work”, he said. “Nobody paid any attention to it.” He did not hold a personal opinion on the issue. “Basically, I'm beastly careless.” ' Tasmania has some specialised words pertaining to muttonbirds and the muttonbirding industry. The muttonbirds breed on islands in Bass Strait, and they are harvested there for their fat, their feathers, and their meat. The muttonbird is also called moonbird in Tasmania: 'The moonbird as it was and is known to the Tasmanian Aboriginal people … The name moonbird doubtless derives from the fact that the bird leaves its nest burrow at sunrise and returns after nightfall. More recently an Aboriginal word, yolla (or youla or yula), has been commonly used for the bird. Our first record of the word goes back to 1842. It appears occasionally in the following 150 years, but it is only in the last decade that it has become a fairly common alternative for muttonbird or moonbird: 'For people who would like to have the smell of bush cooking in their home, here's a quick and classy recipe. It is roasted yolla on char-grilled root vegetables with a bunya nut salsa.' The verb dizz (of unknown origin: possibly onomatopoeic) is used to describe a method of cooking the birds: 'I ventured upon tasting a young mutton bird “dizzed”, that is, cooked in its own fat;' 'She … like most old hands in the mutton-bird islands likes them “dizzed”, very young birds fried in their own fat.' There are a number of muttonbird compounds, including muttonbird oil, muttonbird (or muttonbird-feather) pillow, and muttonbird gales 'the seasonal gales coinciding with the annual arrival of flocks of muttonbirds to nest on islands in Bass Strait and on the coast of Tasmania'. There are two interesting retentions fro British English dialect in Tasmania. A nointer is a 'mischievous child': 'I discovered something that had puzzled me since first coming to the Island State: when little boys were being troublesome, here they were called “nointers”.

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“He's a real nointer.” ' This term is first recorded in a number of British dialects where it means 'a mischievous fellow'. It also appears in British dialect in the form anointer, and derives its meaning from the notion of 'one who deserves an anointing i.e. a thrashing'. A yaffler is 'a loudmouthed obnoxious person': 'And as for the dignity of Parliament, may I ask one question? What dignity? Any dignity or sanctity that might have existed dissipated the day that Mps started calling one another slobs, imbeciles, louts, yafflers, whackers harlots and maggots.' Yaffle is a widespread British dialect word for the green woodpecker Picus viridi. The verb yaffle is recorded in a number of northern and midlands English dialects meaning 'to bark, yelp,yap as a little dog', and this is no doubt the origin of the Tasmanian sense. These words are recorded in printed records very late (1994 and 1989 respectively), but they must have been used much earlier. Rodney Croome in 1998 describes the speech of a Tasmanian man in his eighties: 'He used the same archaic Tasmanian idiom as my grandparents, peppering his speech with old convict words like … “nointer”, “yaffler”. There are some other interesting retentions of older words in Tasmania. As a form of address, usually male to male, cock is recorded in English from the early nineteenth century. It would be very rare to hear this usage on mainland Australia, but it is common in Tasmania: 'When he first went to Victoria and greeted people with a cheery “g'day cock” they wanted to fight him, thinking he's issued an offer to prove his macho credentials in the time-honoured way.' In standard English rum as an adjective has an older sense meaning 'good,fine, excellent, great', and a still current sense of 'odd, strange, queer'. The term rum one for 'a strange or eccentric person' appears in British dialect. The abbreviated form of this, rum'un, appears in Tasmania, and it can express strangeness or eccentricity: 'All of this may help mainlanders understand that the $1.4 billion Gunns pulp mill is more what Tasmanians might call a “rum'un” - a strange character – that a 'ringtail roarer', their term for a certainty.' Yet the Tasmanian usage can also include something of the more positive earlier sense of rum, and a rum'un could also be 'someone who is a bit of a character; an unconventional person', analogous to the current mainland sense of larrikin.

********************** Evidence for regionalism in Australian English is generally not present in grammar and pronunciation. There is stronger evidence with vocabulary, but even here the evidence is 58


not of the kind that would allow us to talk about 'dialects' of Australian English. Regionalism seems to become more pronounced the more distant a sizable population centre is from the Melbourne-Sydney-Canberra triangle. Tasmania is the most interesting area, since in both grammar and vocabulary it has retained some older features of the English language. This may have something to do with patterns of migration, or it may be a reflection of Tasmania's geographical isolation as the only 'island State'. Although there are many interesting regional words and regional synonyms, the evidence enforces the sense of how extraordinarily homogeneous Australian English is throughout Australia.

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4.2: Traduzione del testo in italiano

L’INGLESE AUSTRALIANO REGIONALE Nel suo romanzo The Broad Arrow (La Grande Freccia) del 1859, ambientato in Tasmania, Caroline Leakey fa emergere la possibilità che esista una categoria di ‘Parole della Tasmania’. Questo avviene quando il Sig. Evelyn visita una nave di prigionieri appena arrivata per scegliere un servo: ‘Voglio un servo tutto fare; me ne può consigliare uno, Sig.ra. Deputy?’ ‘Noi non diamo consigli; ci sono diverse persone idonee, ma loro non vi daranno molta scelta, Sig. Evelyn.’ ‘Tranne agli amici!’ suggerì ironicamente il gentiluomo. La Sig.ra. Deputy, in maniera molto disinvolta, ripetette ‘ Ci sono diverse persone idonee.’ A causa delle contraddizioni delle parole della Tasmania e i loro significati, ‘eligible’ (idoneo, qualificato) non indica idoneità o abilità. Una donna che è “eligible” per il servizio è raramente la persona giusta per quel tipo di lavoro; l’aggettivo ci informa solo che quella persona è disponibile ad essere assunta.

La definizione standard di eligible è ‘adatto per essere scelto (per un ufficio o un impiego)’, e si pensa che in Tasmania questo significato si sia indebolito fino a significare qualcosa come ‘disponibile’. Questa definizione potrebbe essere semplicemente causa del sistema di assunzione dei prigionieri, dove non è molto probabile che i criminali che arrivavano erano persone ‘adatte’ per essere servi della gente libera o di altri. In ogni caso, Leakey parla della possibilità dell’esistenza di variazioni regionali nell’Inglese australiano. Le variazioni regionali possono essere presenti in ambito grammaticale, di pronuncia, e di vocabolario. Ci sono spesso delle osservazioni riguardo all’esistenza di variazioni regionali, come in un recente commento in un libro del 2007 che parla del fatto che gli abitanti del Queensland ( o sarebbe meglio dire del Nord Queensland? ) finiscano le loro frasi con eh (il primo parlante è un coltivatore di canne da zucchero, un discendente di immigrati italiani): ‘M’ava passu ca erutu nu paisanu, unu i campagna, eh. Pari unu i niautri. Teni sa minchia i ucca chiusa accusì nun u veni a sapiri mai nuddu ca nun si i ca, eh’ disse in maniera geniale. Da quel momento ho capito che nella maggior parte dei casi, a causa di una caratteristica degli abitanti del Nord Queensland, ‘eh’ era solamente la parte finale del punto interrogativo di Aldo e che non aveva bisogno di risposte. Quando faceva una domandava aggiungeva un altro “eh” pronunciato con un tono

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più alto. ‘Allura i unni veni eh – eh?’

In ogni caso, la maggior parte delle persone ha sempre pensato che l’Inglese australiano è omogeneo in tutto il continente. VARIAZIONI REGIONALI NELLA GRAMMATICA Non ci sono molte testimonianze dell’esistenza di differenze regionali nella grammatica. Le differenze grammaticali sono evidenti in alcune forme di inglese australiano dei migranti e degli aborigeni. I gruppi che parlano questi tipi di inglese a volte sono concentrati in determinate zone, ma l’uso del loro linguaggio è limitato soltanto al gruppo in particolare, e non influisce sull’intera area. L’unica zona dove è stata dimostrata la presenza di differenze grammaticali è la Tasmania. Pawley13 ha mostrato che tramite alcuni studi che fatti tra il 1973 e il 1976, i parlanti di mezza età e quelli più anziani che vivono fuori dalle città principali di Hobart e Launceston esibiscono dei tratti grammaticali diversi. Uno di questi era l’uso molto diffuso di forme verbali non-standard, ad esempio il cambiamento di una sola vocale per esprimere il verbo al passato, e di altre caratteristiche irregolari: ‘On the corner was this old mountain duck… an’ you’d’v swore a wing was broke (all’angolo c’era questa vecchia papera, e avresti giurato che un’ala era rotta)’ (nell’Inglese standard è sworn e non swore; broken e non broke); the last Percy seen of ‘im (Percy è l’ultimo ad averlo visto) (in inglese standard è saw e non seen) ; ‘I don’t know how he come to have this name (Non so come sia arrivato ad avere questo nome)’ (come invece dello standard came); I should ’ve throw the buggers over the fence (non avrei dovuto dargli ascolto) ( thrown a posto di throw); ‘I couldn’t ‘ve went home(Non sono potuto andare a casa)’ (went a posto dello standard gone). Ovviamente caratteristiche del genere sono presenti in tutte le parlate popolari, e Pawley dimostra che appaiano anche in alcuni discorsi degli abitanti delle altre parti dell’Australia, ma quello che è interessante dei discorsi degli abitanti della Tasmania è la consistenza nell’uso di queste forme: come a posto di came, done a posto di did, give a posto di gave, seen a posto di saw, e così via. Un'altra cosa interessante di tutte queste caratteristiche è che conservano degli aspetti di inglese arcaico, specialmente del diciottesimo e del diciannovesimo secolo – le caratteristiche notate nell’Inglese della Tasmania del ventesimo secolo erano comuni anche nell’Inglese parlato da gente ‘istruita’ del passato. Pawley ci mostra, per esempio, che in 13

Linguista e professore universitario, dal libro "A Handbook of Varieties Of English, vol. 2".

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una lettera del 1513 Lady Mary Wortley scrive che ‘all the verses were wrote by me (tutti i versi sono stati scritti da me)’ e che in Sense and Sensibility, Austen fa pronunciare a Lucy Steele ‘he has never gave me a moment’s alarm (sin dall'inizio non mi ha mai dato alcun motivo d'allarme14)’. È molto noto che l’isolamento geografico dalla madre lingua ha fatto in modo che alcune forme dell’inglese americano hanno conservato delle caratteristiche linguistiche del passato di inglesi precedenti: l’americano fall era un sinonimo dell’inglese britannico autumn nel sedicesimo secolo, e l’americano gotten era un participio passato regolare di get dal tredicesimo al diciassettesimo secolo. La testimonianza che possediamo ci mostra che una cosa simile sia potuta accadere in un ‘isolata’ Tasmania, e mentre questi tratti sono scomparsi dall’inglese standard, sono stati conservati nello stato australiano che il Bass Strait15 separa dal continente. Nel resto dell’Australia non ci sono documentazioni di variazioni regionali nella grammatica. VARIAZIONI REGIONALI NELLA PRONUNCIA Molto persone credono che tratti di variazione regionale siano presenti nella pronuncia australiana. Nel 1946 A.G. Mitchell16 scrisse: ‘ La pronuncia australiana e nota per la sua uniformità…La mia ricerca���mi porta alla conclusione che non esistono dialetti in Australia’. Nel 1989 Bernard17 criticò l’osservazione di Mitchell dicendo ‘è un fatto condiviso da tutti, oggi come allora, che si è in grado di riconoscere un abitante del Victoria, del Queensland o di qualsiasi altro stato dal suo modo di parlare’. Gli esempi più evidenti di variazione regionale sono nella pronuncia di parole come dance (ballare), dove la vocale può rimare con PALM oppure può rimare con TRAP. Le parole che hanno questa possibilità di variazione solitamente hanno una nasale dopo la vocale (advance, grant, demand, branch, ecc), ma in questa categoria possiamo includere pure castle, graph e rascal. Il sondaggio condotto da Bradley18, pubblicato nel 1991, ci fornisce una buona indicazione della quantità della variazione; sotto abbiamo i risultati per le parole graph, castle, dance e chance, con le percentuali che indicano la proporzione dei parlanti che pronunciano ognuna di queste parole con il suono di TRAP piuttosto che con quello di PALM:

14 15 16 17 18

Traduzione di Giuseppe Ierolli, "Ragione e Sentimento" di Jane Austen. Canale che separa la Tasmania dallo Stato del Victoria. Linguista, dal libro "The Pronunciation Of English In Australia". Linguista, dal libro "Australian English: The Language of a New Society". Linguista e professore universitario, dal libro " A Handbook of Varieties of English, vol.1".

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graph castle dance chance

Hobart

Melbourne

Brisbane

Sydney

Adelaide

100% 40% 90% 100%

70% 70% 89% 40%

44% 67% 89% 15%

30% 0% 93% 100%

14% 14% 14% 14%

Bradley sottolinea il fatto che la pronuncia di queste parole cambiò nel sud dell’Inghilterra durante il diciannovesimo secolo: ‘PALM era una forma di basso prestigio alla fine del diciottesimo secolo e all’inizio del diciannovesimo, ma capovolse il suo stato sociale e diventò una forma di alto prestigio per la fine del diciannovesimo secolo ’. In questo scenario, può essere che alcune forme con la pronuncia PALM siano state introdotte nei primi insediamenti da persone di bassa estrazione sociale, e che poi siano state introdotte ad Adelaide qualche tempo dopo, quando PALM aveva acquisito più prestigio. In ogni caso, questo non spiega perché a Sydney e Hobart, colonizzate molto presto, usano il suono TRAP per le parole dance e chance. La questione regionale diventa più complessa se prendiamo in considerazione gli strati sociali, dove in qualche fase del ventesimo secolo la pronuncia PALM venne associata a un maggior prestigio e ad un’educazione superiore. Mentre è chiaro che c’è una sorta di variazione regionale, il problema è che i suoni individuali non ci dicono molto sulle origini di una persona – se qualcuno pronuncia castle facendolo rimare con TRAP, possiamo essere abbastanza sicuri che questa persona non è cresciuta a Sydney, ma potrebbe essere cresciuta in qualsiasi altra città australiana; se qualcuno pronuncia graph facendolo rimare con PALM, ci rendiamo conto che quasi sicuramente questa persona non è cresciuta a Hobart, però come nel caso precedente potrebbe essere cresciuta in qualsiasi altro luogo. Quello che emerge maggiormente dal grafico è il fatto che qualcuno che è cresciuto ad Adelaide è portato a pronunciare tutte le parole con la pronuncia PALM. I fonetisti hanno trovato altri tratti distintivi per i suoni delle parole ad Adelaide: le vocali presenti in goat (capra) e goose (oca) sono più anteriori rispetto all’australiano generale, sebbene quando queste vocali sono seguite dalla consonante ‘l’, sono molto posteriori. Bradley ci dice che a Melbourne le vocali di dress e trap sono diventate molto simili, così che ognuna delle 63


seguenti coppie di parole suona in modo identico: Ellen/Allen, pellet/pallet, telly/tally. Ha notato che quando viene chiesto ai parlanti di Melbourne di scrivere una trascrizione fonetica del nome della città spesso la prima sillaba viene scritta in questo modo: /mal/. Delle sofisticate ricerche condotte recentemente da fonetici hanno fornito molte testimonianze di differenze regionali fuori dai maggiori centri abitati. Cox e Palethorpe 19 hanno esaminato alcune vocali dei teenager del New South Wales e del Victoria, in entrambi i lati del confine : da Wangaratta nel Victoria (a 75 km da Albury, sul confine ), e da Junee, Wagga Wagga (145 km per Albury) e Temora nel New South Wales. Hanno trovato delle sistematiche differenze nei suoni delle vocali, ma la variazione è così sottile che non sarebbe riconoscibile da ascoltatori non specializzati. Senza dubbio ci sono delle variazioni di questo tipo in tutto l’Australia, ma non sono sufficienti per essere classificate come variazioni regionali. Possiamo arrivare alla conclusione che il giudizio fatto da Mitchell nel 1946 è corretto – la pronuncia è generalmente uniforme in tutto il paese, con nessuna variazione che sia in grado di essere classificata un ‘dialetto’ nel senso vero e proprio della parola. VARIAZIONI REGIONALI NEL VOCABOLARIO Nella nostra ricerca di una forma significante di regionalismo nell’inglese australiano ci resta solamente da analizzare il vocabolario. Nel 1979 Keith Dunstan scrisse: ‘Ho sentito dire che ci sono delle hostess che ascoltando i passeggeri sono in grado di distinguere immediatamente se provengono dal Queensland, dal Western Australia, dal Victoria o da qualsiasi altro stato, ma nessuno si immagina che questo viene fatto grazie alle parole che usano piuttosto che dall’accento.’. Adesso che stiamo parlando delle parole e non dell’accento, ci sono sicuramente più prove dell’esistenza di variazioni regionali. Da molto tempo gli australiani hanno un forte senso di regionalismo, basato sullo stato di provenienza. Ci sono termini neutrali come tasmanian (abitante della Tasmania, 1833) e queenslander (abitante del Queensland, 1860) ma si sono sviluppati anche termini scherzosi o offensivi. Il Queensland venne chiamato bananaland (terra delle banane,1880), e i suoi abitanti bananalanders (abitanti della terra delle banane,1887). Molto più in là (1964) gli abitanti del Queensland vennero chiamati anche banana benders ( in riferimento allo strano concetto che loro passano il tempo a curvare le banane che coltivano!) Il termine cornstalk (stelo di grano) era riferito agli australiani in generale (1827) e in 19

Linguisti, dal libro "A Handbook of Varieties of English, vol. 1".

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particolare agli abitanti del New South Wales, perché a causa della dieta e del clima i giovani crescevano alti e dritti come il grano indiano. Questa parola non era molto offensiva, piuttosto il termine gumsucker (succhiatore di gomme,1840) riferito a un abitante del Victoria (e a volte semplicemente a qualsiasi australiano) dava l’idea di una semplicità rustica: ‘ I nostri ragazzi coloniali hanno dimostrato il loro diritto di essere chiamati “Gumsuckers” masticando le zolle trasparenti che pendevano dalle silver wattles20;’ ‘Gli abitanti del Victoria si sentono scossi quando vengono definiti dei “Gumsuckers”.’ Il Victoria veniva chiamato il cabbage garden (giardino dei cavoli,1882) e i suoi abitanti cabbage gardeners (giardinai dei cavoli,1903), forse a causa dell’ortofrutticoltura, o perché il Victoria rispetto a quasi tutti gli altri stati era piccolo come un giardino. Nello stesso modo, la Tasmania essendo lo stato più piccolo era chiamato il flyspeck (puntino di mosca, 1906) e i suoi abitanti flyspeckers (puntini di mosca,1912). I termini apple island (isola delle mele,1906) riferito alla Tasmania e apple islanders (1914) riferito alle persone del luogo sono positivi e sottolineano il fatto che quello stato è un’area dove crescono tantissime mele. Vandemonian per gli abitanti della Tasmania venne usato in modo neutrale dal 1832 (una persona che viene dalla Terra di Van Diemen), ma successivamente venne fortemente associato agli ex-prigionieri (‘demons’, demoni) nel periodo della corsa all’oro, e si portò dietro queste connotazioni negative per tutto il ventesimo secolo. Gli abitanti del South Australia vennero chiamati croweaters (mangiatori di cornacchie) dal 1881, derivante dalla tradizione che in tempi difficili gli abitanti del posto erano costretti a mangiare cornacchie a posto dei montoni. Gli abitanti del Western Australia venivano chiamati sandgropers (un insetto che vive sotto la sabbia) dal 1896, in riferimento alla quantità di sabbia che copre grandi porzioni dello stato, e lo stesso stato venne soprannominato Groperland: ‘Dubito che i nativi del Western Australia siano riusciti a superare il complesso dei sandgroper’. In tempi più recenti, gli abitanti del Queensland hanno chiamato le persone del New South Wales e del Victoria Mexicans (Messicani, riferendosi alla canzone popolare ‘South of the border/Down Mexico way(Sud del confine/Giù per il Messico)’), e le persone del New South Wales hanno usato lo stesso termine riferendosi agli abitanti del Victoria. Il torneo statale annuale di rugby ha anch’esso generato una feroce rivalità tra gli stati, con gli abitanti del New South Wales che chiamano la squadra del Queensland cane toads (rospi marini), e gli abitanti del 20

Tipica pianta australiana.

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Queensland rispondono chiamandoli cockroach (scarafaggi). Tutti questi termini generalmente sono definizioni di uno stato che vengono fatte da fuori, ma ci mostrano comunque quanto il senso di appartenenza al proprio stato sia importante per gli australiani. Ovviamente le parole non restano nei confini degli stati, e questo sarà evidente in molti degli esempi sotto. Port nel senso di ‘valigia’ o ‘zaino’ (un abbreviazione del vecchio portmanteau) viene solitamente considerata come una parola del Queensland, ma viene pure usata nelle campagne del New South Wales, specialmente nel nord. Il termine area school col significato di “scuola formata dalla fusione di diverse scuole rurali” è usato sia in Tasmania che nel Sud Australia. La Tasmania e il Sud Australia condividono pure tier ‘un insieme di colli o montagne, specialmente uno di una serie ‘. La Tasmania e il Victoria condividono molti termini: bungalow viene usato col significato di ‘una piccola dimora separata dalla casa e situata nel retro’; un dixie è “una piccola tazza di gelato” (l’unico altro stato con un termine diverso per la stessa cosa è il South Australia con dandy); spouting è usato per quello che in altre zone viene chiamato guttering (fognature); il melone coltivato Cucumis melo viene chiamato rockmelon in tutta l’Australia, ma nel Victoria e in Tasmania viene spesso chiamato cantaloupe (il termine standard internazionale). REGIONALISMI CON SINONIMI IN ASSENZA DI TERMINI STANDARD Abbiamo alcune forme di regionalismi quando non esiste un termine generale o universale per un oggetto, ma un insieme di varianti nell’intero paese. Per esempio, non esiste un termine generale per ‘una persona i cui interessi principali sono in città ma investe nella proprietà rurale, solitamente per ridurre le tasse da pagare’. A Sydney una persona del genere viene chiamata Pitt Street farmer (contadino di Pitt Street), visto che Pitt Street è il nome della più importante strada degli affari. La versione di Melbourne è Collins Street farmer, quella di Brisbane Queen Street farmer o Queen Street cockie e la variante del Western Australia è St George’s Terrace farmer. Allo stesso modo, non esiste un termine sarcastico o offensivo per “un veicolo quattro per quattro che viene usato solo in città, e viene solitamente associato a delle persone benestanti”. I termini regionali in questo caso vengono creati usando il nome di una zona ricca più un termine offensivo per il veicolo. A Melbourne si dice Toorak tractor (trattore di Toorak), a Sydney Mosman tractor, e a Perth Dalkeith tractor o Dalkeith rickshaw (risciò di Dalkeith).

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Uno dei più grandi insiemi di varianti è la definizione data a ‘una grande salsiccia, venduta cotta e fredda, spesso a fette, e usata specialmente per i panini’. Polony è la parola usata nel Western Australia, ed è probabilmente una variante della Bologna sausage. German sausage(salsiccia tedesca) è un termine usato ampiamente nel sud-est Australia, come Strasburg (Strasburgo), spesso accorciato in Straz. Durante la prima guerra mondiale, con la presenza di forti risentimenti anti-tedeschi in Australia, nomi di paesi, anche nomi di strade, che si riferivano in qualche modo alla Germania, venivano cambiati. In alcune parti dell’Australia la stessa sorte è toccata pure alla salsiccia. In Tasmania, mentre le truppe tedesche invadevano il Belgio, gli abitanti della Tasmania a posto di chiamare la salsiccia German sausage la chiamarono Belgium sausage (salsiccia del Belgio). Alcuni documenti recentemente scoperti a Rockhampton e Yeppoon mostrano che Belgium sausage venne usato anche nel Queensland tra il 1930 e il 1950. Era usato anche in Nuova Zelanda. Nella zona di Newcastle nel NSW apparve il termine patriottico Empire sausage (salsiccia dell’impero). Il Queensland produsse Windsor sausage, dopo che venne creato il nome inglese (1917) per la famiglia reale britannica che fino a quel momento aveva un nome tedesco (Saxe-Coburg-Gotha). Allo scoppio della guerra, la german sausage veniva anche chiamata fritz, derivante dal soprannome comune che veniva dato ai tedeschi, ma questa forma è scomparsa in molte parti dell’Australia ed oggi è usata solamente nel South Australia. Un'altra forma di cibo, ‘una fetta di patata impastata e poi fritta’, viene chiamata scallop o potato scallop nel New South Wales, Queensland, e Western Australia, invece nel Victoria, Tasmania, e South Australia Potato cake. In South Australia qualche volta viene usato potato fritter. Esistono molte varianti per ‘l’azione di dare un passaggio a una persona in bicicletta’ (e per il verbo corrispondente). Nel Western Australia sud-occidentale, sud del NSW, Victoria e Tasmania si dice dink (e qualche volta double (doppio) dink). In South Australia questo diventa dinky o donkey. In alcune parti del NSW e del Queensland viene chiamato double o double bank. Nella zona di Cootamundra del NSW alcune volte viene accorciato in dub. L’insolita variante pug viene usata in una zona tra Renmark al confine tra NSW e South Australia e ad Hay nel NSW. REGIONALISMI CON SINONIMI IN PRESENZA DI TERMINI STANDARD Abbiamo altre forme di regionalismi quando esiste un nome generale o universale per un oggetto, ma in alcune zone ci sono dei nomi alternativi. Un palo che trasporta elettricità 67


viene chiamato power pole o telegraph pole ovunque in Australia. Nel Victoria viene chiamato SEC pole, con riferimento alla State Electricity Commission (Commissione Statale dell’ Elettricità del Victoria), che era responsabile per la manutenzione di questi pali. Per lo stesso motivo viene chiamato SEC pole pure nel Western Australia. Il termine usato in South Australia è stobie pole, derivante dal nome di J.S. Stobie (1895 – 1953), l’ingegnere che ha costruito per primo quei pali. Per essere precisi, un stobie pole è fatto di ferro e cemento, ma un abitante del South Australia usa quel nome in senso generico per qualsiasi palo dell’elettricità, indipendentemente da com’è fatto. In Tasmania il termine usato per elettricità è hydro, ed è un abbreviazione di Hydro-Electric Commision (Commissione Idro-Elettrica), l’ente governativo che controlla la produzione e la trasmissione dell’elettricità in Tasmania. Questa parola viene usata frequentemente in parole composte come hydro bill (bolletta elettrica), hybro power (potenza elettrica), e hydro worker (impiegato della compagnia elettrica). Hydro pole è il nome usato in Tasmania per un palo dell’elettricità. Quindi potremmo leggere: ‘Nello stato dove la parola hydro è sinonimo di elettricità, era ovvio che venisse usato quel soprannome. I giovani exmilitari polacchi portati in Australia per costruire le dighe vennero presto conosciuti come gli “Hydro Poles”21 ‘. Molti sinonimi del genere riguardano la flora e la fauna. L’uccello bianco e nero, più piccolo di una gazza e con un richiamo acuto e intenso, che viene solitamente chiamato magpie lark in Australia, viene pure chiamato peewee nel NSW e nel Queensland, mudlark nel Western Australia e nel Victoria, e Murray magpie in South Australia. Garfish (Aguglia) è il termine standard usato per il pesce dal muso lungo della famiglia Belonidae, ma nel NSW viene pure usato il nome regionale beakie. Il nome standard del pesce Macquaria ambigua è golden perch, ma nel Sud Australia e in alcune parti confinanti del Victoria viene anche chiamato callop (probabilmente derivante dalla lingua aborigena Ngayawang del basso Murray River, fiume Murray). Murray cod (simile al merluzzo) è il termine standard usato per il Maccullochella peeli, ma in South Australia viene pure chiamato pondi (dalla lingua aborigena Yaralde parlata dove sfocia il Murray River), e salendo su per il fiume il nome goodoo (dalla lingua aborigena Yuwaalaraay del New South Wales) è diventato molto popolare negli ultimi tempi. Un termine standard usato per un piccolo mollusco marino è cockle (cardio) (come nei versi di una canzone irlandese 21

In questo caso, per "pole", oltre a "palo" si intende "polacco".

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“cockels and mussels, alive, alive,oh”), ma nel New South Wales pipi è il nome comune (preso in prestito dal Maori) ed in Queensland invece si chiama eugarie (dalla lingua aborigena Yagara). Il termine standard usato per l’erba Echium plantagineum è Paterson’s curse (dal nome Richard Eyre Patterson, un agricoltore che aveva diversi allevamenti di bestiame vicino ad Albury nel tardo ottocento), ma viene pure chiamata Riverina bluebell in alcune parti del New South Wales; e nel Sud Australia, dove viene usata come cibo per le pecore nelle zone più asciutte, viene chiamata Salvation Jane. Swimming costume o bathing costume (costume da bagno) è il termine standard usato per ‘un indumento indossato per nuotare’. Nel Victoria bathing costume diventa bathers. Nel NSW diventa swimmers o cossie. Nell’inglese standard togs significa ‘indumenti’, e il termine può venire associato ad altre parole per indicare la funzione degli indumenti – running togs (indumenti da corsa), swimming togs (indumenti da nuoto), ecc. Nel Victoria e nel Queensland, tuttavia, il termine togs significa ‘costume da bagno’. Ci sono pure una serie di termini estremamente colloquiali che indicano un costume da bagno maschile simile alla marca Speedo, che sembra abbiano una distribuzione di tipo regionale. Sluggoes viene usato nel New South Wales e nel Queensland; dick togs (o DTs) nel Queensland; dick stickers nel New South Wales e nel Victoria; dick pointers (o DPs) viene usato in Queensland, NSW e Victoria. Recentemente è stato introdotto il termine budgie smugglers, che si riferisce ad un costume dello stesso tipo, e si sta diffondendo velocemente in tutta l’Australia. Nel tardo ottocento e all’inizio del ventesimo secolo il termine larrikin indicava ‘un giovane sgarbato; un teppista’. Quando questo termine perse la sua connotazione negativa, era necessario trovare altre parole che avessero lo stesso significato. Nel 1950 il termine bodgie veniva usato per descrivere un giovane che si distingueva per il suo modo di vestire e per il suo comportamento da teppista: ‘ L’uniforme bizzarra del “bodgie” – giacca di velluto con cintura, una maglietta sportiva azzurra senza cravatta, pantaloni marroni stretti nelle caviglie, capelli alla Cornel Wilde22’. Bodger era un termine australiano che si riferiva a “qualcosa di falso”, e si dice che alla fine della Guerra i giovani provavano ad imitare gli americani e, a causa del razionamento, degli indumenti scadenti (bodger cloth, ovvero indumenti da bodger) venivano venduti per indumenti americani. I bodgies erano indumenti fatti di quel materiale. L’equivalente femminile era widgie (di origine 22

Attore, produttore cinematografico e regista ungherese naturalizzato statunitense.

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sconosciuta). La parola hoon (anch’essa di origine sconosciuta) apparve per la prima volta negli anni trenta e descriveva un uomo che proteggeva gli interessi dei magnacci e delle prostitute, ma dal 1970 venne usato per indicare ‘uno zoticone, un teppista’. Da quel momento il senso è leggermente cambiato, fino a descrivere un tipo particolare di teppista – un giovane esibizionista che guida in modo pericoloso o ad una velocità sconsiderata, e a cui piace mostrare il suo macchinone. Negli anni 80 il termine bogan (di origine sconosciuta) diventò comune tra gli adolescenti, e sviluppò 2 significati diversi. Il primo significato diventò popolare grazie all’attrice Mary-Anne Fahey nel personaggio da lei interpretato, Kylie Mole, nella serie televisiva The Comedy Company. Fahey come Kylie definiva un bogan ‘una persona con cui non puoi dialogare. Qualcuno che si mette le calze al contrario. Un perdente completo’. Questo è l’equivalente dell’australiano dag o dell’americano nerd, geek e dork (sfigato, impopolare). Il termine bogan assunse pure il senso di teppista. Una relazione su dei gruppi di coetanei adolescenti della Tasmania dice che i bogan indossano ‘jeans stretti e stracciati e magliette da metallari, oppure di flanella’ e che hanno un comportamento antisociale : ‘Vandalismo, fumare, droghe, bere botti di vino da quattro soldi, andare in giro con delle macchine truccate’. Nonostante il fatto che ci siano questi termini australiani universali per il ‘teppista ignorante’, si sono sviluppate delle varianti regionali. Nel 1970 a Sydney il termine westie indicava una persona che veniva dai quartieri dell’ovest (es. Blacktown o Parramatta). I quartieri dell’ovest erano considerati degradati dal punto di vista sociale, e quindi quel termine racchiudeva in se un senso di pregiudizio da parte delle persone più benestanti. A Hobart un bogan veniva chiamato anche un Chigga (o Chigg), derivante dal nome del quartiere Chigwell (visto come un quartiere degradato in Tasmania come lo sono Blacktown o Paramatta a Sydney). Un sinonimo usato in Queensland e in Tasmania è bevan (di origine sconosciuta). Nel 1988 un articolo del quotidiano del Brisbane Courier-Mail accomuna i bevan e bogan descrivendoli in questo modo: ‘Questi gruppi sono caratterizzati dallo stesso modo di vestire… magliette strette con il logo della macchina che guidano o che odiano, vecchi jeans blu, vecchi stivali (rimpiazzati da infradito di gomma in estate) e il pacco di sigarette obbligatorio infilato nella manica della maglietta’. A Canberra, tuttavia, giovani del genere sono noti come booners (o boons): ‘I ragazzi solitamente portano i capelli lunghi e indossano magliette dei Metallica, le ragazze indossano jeans neri stretti, magliette di cotone e stivali modello ugh. La caratterista più evidente… dei boons è quella di fare delle

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risse’. Il termine usato a Canberra ha probabilmente preso spunto dall’americano boondocks ‘campagna pericolosa e isolata’. ALTRI REGIONALISMI Ora che abbiamo analizzato alcuni dei sinonimi che variano regionalmente, quali altre documentazioni abbiamo di un vocabolario regionale? Il Victoria, il New South Wales e L’Australian Capital Territory hanno il numero minore di parole regionali. Questo è potuto accadere perché questa zona è sempre stata tradizionalmente la sede del governo, degli affari e del commercio, e la lingua parlata li funziona come una lingua ‘franca’. Australian Capital Territory Oltre a boon(er) (del quale abbiamo parlato sopra) l’ACT possiede pure cordie ‘un allievo maschio del Royal Military College, Duntroon’. Mentre l’etimologia popolare attribuisce il termine a un’alterazione di corps (corporazione, società) nel Corps of Staff Cadets, o al fatto che in passato gli allievi dovevano indossare pantaloni di velluto (corduroy) per qualsiasi attività sociale fuori dalla scuola, è molto più probabile che la parola derivi da kordies, il nome degli schiavi di Baron Kord, che cercano di conquistare il mondo nel cartone animato degli anni 40 Mandrake the Magician. Una govie è una casa che è stata originariamente costruita o comprata dal governo per essere affittata a basso prezzo. Una ex-govie è la stessa casa che adesso non è più proprietà del governo ma è stata venduta a un privato. Un pube è un public servant (dipendente pubblico), un abbreviazione della variante ironica pubic servant (dipendente pubico). New South Wales Il New South Wales usa iceberg col significato di ‘una persona che pratica il nuoto regolarmente anche in inverno o con temperature basse’ e rissole per un club della Returned and Services’ League (RSL) (un’organizzazione che fornisce aiuto alle persone che hanno fatto parte dell’esercito di difesa australiano). Nel dialetto, per far rimare le parole, abbiamo espressioni come Mark Foy per ‘boy (ragazzo)’ (dal nome del vecchio negozio), e Kembla Grange per ‘change, coins (cambio, moneta)’ (dall’ippodromo del Kembla Grange, che si trova vicino ai Dapto Dogs23). Ci sono pure delle espressioni oltre a shoot through like a Bondi tram (letteralmente "attraversare come un tram di Bondi" 24). 23

24

Il "Dapto Greyhound Racing Club", dove corrono i "Dapto Dogs", è una pista da corsa dove si svolgono corse di levrieri, a Dapto, in New South Wales. Bondi è una località del New South Wales. In realtà, quest'espressione significa "andare o scappare velocemente", come facevano i tram di Bondi fino al 1960.

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Rookwood è un grosso cimitero a Sydney, e la frase crook as Rookwood (curvo come Rookwood) vuol dire ‘molto malato’. La frase gone to Gowings (andato a Gowings) veniva usata come slogan per il negozio Gowings di Sydney negli anni quaranta. L’annuncio mostrava delle persone che si affrettavano a lasciare importanti eventi sociali per andare a un negozio Gowings – in uno di questi, la sposa viene abbandonata sull’altare perché lo sposo è andato al negozio. La frase arrivò ad assumere il significato di ‘scomparso all’improvviso’. Si dice addirittura che un noto criminale esperto nell’evadere di prigione, in una delle sue evasioni abbia scritto sul muro ‘Gone to Gowings’. Col passare degli anni il senso originario della frase è stato perso, e la frase adesso è stata reinterpretata facendo riferimento a tre significati colloquiali di ‘gone (andato)’. Adesso può significare ‘perso, ne ha avuto abbastanza, sconfitto in qualche maniera’, ‘ubriaco’ e ‘pazzo’. Jessie era il nome di un elefante nello Zoo Taronga Park di Sydney. Morì nel 1939, e viene ricordata nell’espressione idiomatica more hide than Jessie25 (più sfacciata di Jessie) – che sta ad indicare ‘pura sfrontatezza o sfacciataggine’. Victoria A Melbourne una fairway è una parte della strada dove i tram hanno la precedenza su tutti gli altri veicoli. I tram sono pure la causa della hook turn (letteralmente "inversione a uncino) a Melbourne: per fare in modo che le macchine che girano a destra non blocchino il percorso dei tram, in alcuni incroci la svolta a destra viene fatta dalla corsia estrema di sinistra. Divvy van è il termine usato per un furgone di polizia in Victoria, derivante dal fatto che la polizia era organizzata in divisioni: è un abbreviazione di divisional van (furgone divisionale). Gli scolari del Victoria hanno chiamato per molto tempo la torta alla vaniglia col nome di snot block. Il verbo piff significa ‘lanciare’ in Victoria, e viene usato spesso nella frase piffing yonnies, dove yonnie (di origine sconosciuta) è ‘una pietra’. L’OED (Oxford English Dictionary) ci da piff col significato di ‘rappresentare il suono di un piccolo passaggio d’aria causato dal volo di un proiettile, una piccola esplosione, ecc.’, e questa è l’origine della parola in Victoria. Nel passato, Yan Yean (dal nome di una riserva d’acqua che riforniva Melbourne) veniva usato per ‘acqua di rubinetto’: ‘La Sig.ra Brown mette alcune prugne dentro una casseruola e aggiunge tutta la Yan Yean che ci entra.’. Lo Yarra Bend Lunatic Asylum (un manicomio) era stato costruito su un ansa del fiume Yarra a Melbourne nel 1848. In riferimento alla frase standard round the bend che significava 25

L'espressione "have the hide of an elephant", "avere la pelle di un elefante", significa fregarsene di quello che gli altri dicono di te.

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‘stupido,pazzo’, nel Victoria Yarra cominciò a significare la stessa cosa. Il termine esisteva ancora negli anni ottanta, ma ora è scomparso quasi del tutto: ‘ Kingston Town è un buon cavallo…. Ma secondo me non sarebbe vissuto insieme a Phar Lap. Lo so che un sacco di persone diranno che sono “Yarra”; ma questo è quello che penso.’ In tempi più recenti il verbo to jeff (spesso nella forma to be jeffed) è stato usato in Victoria, dal nome Jeffrey Kennett, premier del Victoria dal 1992 al 1999. Quando viene usato per le prime volte, il termine si riferisce a diversi tagli fatti da Kennett in alcuni ambiti come i servizi pubblici e l’istruzione: ‘ Un giornalista di “The Age” intitola il suo articolo “Jeffing (tagliando) il servizio pubblico” ‘. Dopo il termine estese il suo significato fino a diventare sinonimo di “pasticcio, robaccia, rovina”. ‘Bè, ormai è Jeffed (rovinato) come il resto del Victoria’. Northern Territory Nel Northern Territory un Darwin stubby è una bottiglia di birra che può contenere 2,25 litri ( uno stubby normale contiene appena 375 millilitri). Il Darwin rig (o Terrytory rig) è l’abbigliamento maschile richiesto per le occasioni semi-formali a Darwin, anche se ci sono delle documentazioni che descrivono diversi tipi di abiti: ‘ Riguardo agli abiti per gli incarichi semi-formali, inclusi anche alcuni rinfreschi nella Government house (casa del governo), gli uomini indossano ciò che è noto come “Darwin rig”, … maglietta bianca a maniche lunghe, cravatta, pantaloni lunghi, e scarpe scure, ma nessuna giacca ’ (1967); ‘Apparivano tutte le mattine vestiti con i loro pantaloncini immacolati stile “Darwin rig”, lunghi calzini bianchi e magliette dall’ampia scollatura’ (1984). Alcuni termini sono stati trasmessi dall’inglese aborigeno all’inglese generale parlato dagli abitanti del Northern Territory. Buju è una parola che significa “organi genitali femminili” nella lingua Larrakia della zona di Darwin. Nel dialetto dei teenager aborigeni ha assunto il significato di ‘bella/o, sexy’ e viene usato da persone di entrambi i sessi, più o meno nella stessa maniera di come viene usato ‘spunky (sexy)’ nell’inglese australiano comune. Da li poi si è spostato nella parlata colloquiale dei non – aborigeni della zona di Darwin. Gammon è una parola datata dell’inglese standard, che significava ‘astuzia, falsità’. Venne conservato nel pidgin australiano del diciannovesimo secolo col significato di ‘senza senso, finzione; spazzatura, una bugia’, e venne ulteriormente conservato nel ventesimo secolo dall’ inglese aborigeno; pure questa parola si è spostata nell’inglese standard del Northern Territory: ‘ Il comico Sean Choolburra dice che gli piacerebbe stabilirsi a Darwin – se riuscisse a trovare la ragazza giusta. E questo non è un gammon.’. Usato come verbo, significa ‘fare finta, 73


mentire, dire stronzate’. Humbug è un'altra parola di vecchia data dell’inglese standard, dove significa ‘falso, finzione’. Anche questa parola prima ha preso posto nell’inglese pidgin e poi è diventata parte dell’inglese aborigeno, come sostantivo col significato di ‘guaio, tormento’ e come verbo col significato di ‘dare fastidio, causare guai’; poi si è spostata nella comunità di Darwin e del Northern Territory: ‘Il Ministro Ah Kit dice che come aborigeno, prova vergogna quando le persone vengono scocciate e humbugged (infastidite) mentre entrano nei negozi;’ ‘Non preoccuparti di chiamare un medico. I’m not going to humbug around – non starò qui a dare fastidio. Prendimi uno spazzolino e gli andrò direttamente incontro ’. La definizione Long grass (erba lunga) viene usata per indicare il posto dove vivono i senzatetto (e le persone che decidono di vivere all’aperto) e anche per definire le persone stesse: ‘I “long-grass” sono prevalentemente aborigeni che vivono a Darwin e dintorni in tendopoli o ovunque possono trovare un posto dove dormire. In altre parti del paese, vengono chiamati “parkies” ���. Queste persone vengono pure chiamate long grasser: ‘ Paul Hockings, l’amministratore di Nhulumbuy, dice che la città aveva solitamente dai 75 ai 100 long grasser che bevevano per le strade’. Queensland Il Queensland possiede una varietà di termini locali. Ci sono termini che descrivono la flora e la fauna: una bopple nut è una macadamia nut (frutto della pianta macadamia), la parola è un’alterazione di Mt Bauple, una foresta pluviale nel sud-est del Queensland dove l’albero era comune; una jenny è una specie femminile di granchio del fango; un lobby è un gambero d’acqua dolce (da lobster(aragosta) + y); un muddie è un granchio del fango; un pearlie è un pesce persico. Le attività sociali creano termini come: cent sale ‘un evento di raccolta fondi per beneficienza, simile a una lotteria’; goose club, una lotteria simile in un circolo sociale ( il termine deriva probabilmente da goose and bottle club, un attività gestita da hotel dove dei patroni donavano soldi ogni settimana e a natale ricevevano un’oca (goose) e delle bottiglie di liquore; cane-toad racing (corsa delle rane)26; barbed wire (filo spinato) sta per “Fourex beer (una marca di birra australiana)”; cheerio, usato per ciò che altrove viene chiamato cocktail frankfurt; cricko, un gioco per donne e ragazze che comprende il cricket e il vigoro27; e diverse parole composte che descrivono dei modi per proteggersi dallo stinger o box jellyfish (medusa) nella stinger season (stagione della medusa) tra Novembre e Maggio – stinger enclosure(recinto) , stinger net(rete), stinger 26 27

Le cane-toads sono delle rane sud-americane importate in Australia. Uno sport che è una via di mezzo tra il cricket e il baseball.

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suit(armatura). Ci sono alcuni termini domestici specifici del Queensland: il Queenslander è lo stile di una casa, costruita dal 1870 in poi, fatta in legname e rivestita di tavole, fissata su dei paletti, con un tetto ondulato in ferro, e spesso con una veranda intorno; una highset è una casa che è costruita su dei paletti rialzata dal suolo, per facilitare il raffreddamento; una lowset è una casa costruita sul suolo, non rialzata; un duchesse in inglese standard è una toletta con uno specchio, ma in Queensland (scritto duchess) è stato generalizzato e si riferisce a qualsiasi tipo di toletta. Nelle zone dell’entroterra il Queensland sforna termini come morning glory, un grande nuvola scura della prima mattinata nel Golfo di Carpentaria, e un melon hole per ciò che in NSW chiamano gilgai (dalla lingua aborigena Kamilaroi) – un buco in un terreno di basso rilievo su un piano d’argilla. Nel Queensalnd occidentale il termine Barcoo si riferisce all’area attorno al fiume Barcoo e ha prodotto diversi composti: Barcoo rot è una forma di scorbuto (una malattia); un Barcoo sore è un ulcera della pelle, sintomo del Barcoo rot; un Barcoo dog è un tintinnio improvvisato per radunare le pecore quando non abbiamo l’aiuto di un cane; Barcoo sickness è una malattia che fa vomitare molto; un Barcoo sandwich si riferisce ironicamente alla carenza di varietà di cibo nelle zone dell’entroterra, e viene descritta da un cronista come “una goanna28 tra due pezzi di legno”. South Australia Molti termini caratteristici del South Australia hanno a che fare col cibo: il floater è un piatto che consiste in un pasticcio di carne immerso in una zuppa di piselli; un double-cut roll è un panino con due tagli orizzontali in modo che ci sono due strati da riempire; una frog cake è una piccola torta ripiena di crema con glassa verde, e la parte superiore è a forma di rana; una jubilee cake è una torta con canditi che fu creata originariamente per festeggiare il centesimo anniversario del South Australia nel 1936; un trombone è una zucca verde o gialla. Il South Australia è l’unico stato che ha promosso una legge che garantisce dei rimborsi per le bottiglie usate, e la piccola bottiglia di birra conosciuta come stubby venne chiamata echo (eco) perché poteva essere ‘restituita’. Nel South Australia un passero viene spesso chiamato spoggy, e questo deriva probabilmente dalle parole sprug, spruggie e sprowgie per ‘sparrow (passero)’ nei dialetti scozzesi e del nord Inghilterra. L’espressione Emu crossing viene usata vicino alle scuole su una strada con una sola corsia in entrambi le direzioni; ci sono delle bandiere rosse, la superficie della strada è segnata 28

Tipica lucertola australiana.

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per indicare l’area dove si attraversa, e c’è un limite di velocità di 25 km orari. In zone più trafficate, viene usata l’espressione koala crossing, con l’aggiunta di un luce gialla lampeggiante quando ai bambini è permesso di attraversare la strada. Copper Triangle è il nome dell’area circondata dalle città di Kadina, Moonta, e Wallaroo sulla Yorke Peninsula, a causa dell’estrazione di rame (copper) che avvenne in quella zona dal 1840. Visto che molti dei minatori venivano da Cornwall, l’area venne chiamata anche Australia’s Little Cornwall (la piccola Cornwall australiana). Molti termini originari di Cornwall appaiono nei giornali e documenti scritti in quella zona nel diciannovesimo secolo: pickey boy ‘un ragazzo che selezionava i minerali di rame quando veniva portato sulla superficie’; prill ‘ricco minerale di rame’. Queste parole non si distaccarono dal contesto dell’estrazione di rame, e adesso sono scomparse, ma l’eredità dei cornwalliani è evidente nell’uso di Cousin (cugino) Jack e Cousin Jenny per i discendenti degli abitanti di Cornwall, e nel festival dei costumi di Cornwall Kernewek Lowender (felicità cornwalliana) che si tiene ogni due anni sulla Yorke Peninsula. La parola inglese cornwalliana wheal (dalla lingua di Cornwall, huel) significava ‘minare’ e questo termine si è mantenuto nei nomi di molte miniere del South Australia: Wheal Gawler, Wheal Hughes, Wheal Munta, e così via. Verso la fine del decennio del 1830 molti luterani migrarono dalla Germania al South Australia per scappare dalle persecuzioni religiose, e si stabilirono sulla Barossa Valley in un area che successivamente verrà chiamata Little Germany (piccola Germania). Gran parte della comunità continuò a parlare tedesco, i giornali venivano pubblicati in tedesco, e i bambini venivano educati in scuole dove si parlava solo tedesco oppure due lingue. Il tedesco parlato, un dialetto di Brandenburg, si modificò col passare del tempo e finì per essere chiamato Barossa Deutsch (tedesco di Barossa). Qualcuno si sarebbe potuto aspettare che le parole tedesche si sarebbero diffuse nell’inglese del South Australia, ma questo processo potrebbe essere stato ostacolato dai risentimenti anti-tedeschi delle prime due guerre mondiali. I Berliner buns erano ciambelle ripiene, e una leggenda narra che a causa della prima guerra mondiale il loro nome venne cambiato in Kitchner buns, in omaggio a Lord Kitchner, segreterio di stato per la guerra in Britannia. L’uso di definizioni tedesche per il cibo è sicuramente più comune in South Australia che in altri luoghi: bienenstich ‘una torta fatta di strati di pasta riempiti con crema’; kassler ‘costoletta di maiale affumicata’; lachsschinken ‘filetto di prosciutto affumicato’; quark ‘formaggio spalmabile’; rotegrutze ‘marmellata d’uva’. L’espressione schluk and schnitter ‘una 76


bevanda e qualcosa da mangiare’ viene ancora usata dai discendenti tedeschi. La parola cliner veniva usata nell’inglese australiano dal 1890 agli anni 40 col significato di ‘ragazza, fidanzata’. Deriva chiaramente dal tedesco kleine ‘piccolo’, e una frase del quotidiano Bulletin lascia intendere che la sua origine sia del South Australia: ‘La parola “clinah” della non-lingua australiana parlata da Goodge è semplicemente il termine tedesco kleine (fem. da klein,’piccolo’) australianizzato. Ho sentito questa parola per la prima volta in S.Australia (dove ci sono molti tedeschi) qualche anno fa’. Come ho detto in precedenza, il termine del South Australia butcher che si riferisce a un bicchiere di vetro di 200 ml di birra viene probabilmente dal tedesco Becher ‘recipiente per bere’. In molti paesi europei, i vicini e gli amici danno il benvenuto nella loro nuova casa ai neosposi, facendo della musica rumorosa con tazze e padelle e altri arnesi casalinghi. In Germania il termine che descriveva un evento del genere era Polterabend (‘fracasso o botta’ + ‘sera’) e questa parola veniva sicuramente usata dai tedeschi che vivevano in South Australia. Il termine australiano per descrivere quest’usanza è tin kettling, e sembra che essa sia più presente in aree dove c’erano dei tedeschi, ed è quindi possibile che il tin kettling australiano sia una traduzione di Polterabend. Western Australia Il Western Australia utilizza due termini britannici che non vengono usati negli altri stati. Brook col significato di ‘ruscello’ è presente nell’est solo in contesti letterari, mentre gli abitanti del Western Australia usano ancora questo termine nella lingua quotidiana: ‘ Un bell’isolato, una buona fornitura d’acqua dal brook e dalla diga’. In gran parte dell’Australia un lay-by assume il significato caratteristico australiano di ‘un sistema di pagamento dove un acquirente effettua un deposito su un articolo che viene tenuto dal rivenditore fino a quando non viene pagato totalmente’. Tuttavia, in Britannia, un lay-by è ‘uno spazio al lato della strada dove i veicoli possono sostare’ (ovvero un area di sosta), che in Australia verrebbe chiamata rest area. Il senso britannico di lay-by è usato pure nel Western Australia. Ci sono alcuni termini che riguardano il clima. Cockey(ed) bob è un’espressione del Western Australia per ‘un temporale improvviso ma di breve durata’. Doctor si riferisce a ‘una leggera e rinfrescante brezza marina, che penetra in maniera considerabile nell’entroterra, e porta sollievo alla fine di una calda giornata d’estate’. Uno di questi venti viene chiamato Fremantle doctor perché soffia verso Perth nei mesi estivi dalla direzione 77


della città di Fremantle. Altri nomi locali per questo tipo di venti sono Albany doctor, Esperance doctor, Eucla doctor, Geraldton doctor, Nullarbor doctor e Perth doctor. Ci sono alcuni termini caratteristici che riguardano il paesaggio. Breakaway è una parola del Western Australia che vuol dire ‘una bassa scarpata’: ‘I precipizi, spesso alti dai 50 ai 100 piedi, con la presenza di granito eroso…. nei campi sono chiamati “Breakaways”, probabilmente perché si pensa che il suolo si sia rotto e sia sprofondato’. Pindan è un tratto di campagna arida e sabbiosa con una vegetazione sterposa, tipico della zona sudoccidentale di Kimberley; il termine deriva dalla lingua aborigena Bardi, al nord-ovest di Derby nel W.Australia, dove bindan significa ‘il bosco, la savana’. Kwongan è una zona di terra secca con una vegetazione legnosa sempreverde con la presenza di foglie piccole e spesse che riducono la perdita di umidità; il termine viene dalla lingua aborigena Nyungar. Una birrida è un minerale di gesso nella zona costiera al nord di Perth; il termine deriva dalla lingua aborigena Nhanta della regione di Geraldton. La flora e la fauna forniscono termini caratteristici, oltre a quelli già menzionati: un cacka è ‘un piccolo gambero’ (forse dal colloquiale cack ‘sterco’, indicandone la qualità inferiore); un cherubin è un crostaceo d’acqua dolce della zona di Kimberley (dalla lingua aborigena Walmatjarri del Great Sandy Desert (Grande Deserto Sabbioso) o dalla lingua aborigena Gooniyandi del sud di Kimberley); un cobbler è un pesce gatto d’acqua dolce (l’origine della parola è sconosciuta); gwardar è la definizione data a un velenosissimo serpente marrone (dalla lingua Nyungar); un marron è un grande gambero d’acqua dolce (Nyungar); mulie è un’ abbreviazione per mule mackerel29; un koonac è un piccole gambero d’acqua dolce (Nyungar); norne è il nome del velenosissimo serpente black tiger (Nyungar). Infine, tre parole da campi molti diversi. In Western Australia il termine faction (fazione) è usato per descrivere una società sportiva o una squadra in una scuola o in un’associazione: ‘Lei era il capitano della sua faction a scuola, guidandola alla vittoria sia nell’atletica che nel nuoto’. Nella lingua Nyungar della zona di Perth la parola per definire ‘boomerang’ era kylie, ed è possibile che questa sia l’origine del nome femminile Kylie. Una skimpy è ‘ una donna vestita succintamente che serve bevande in una bar’, specialmente a Kalgoorie: ‘[un’insegna all’esterno di un hotel] Skimpy, freccette, vinci carne di pollo ogni sabato!... Cos’è una “skimpy”? chiediamo al tassista… Cameriere… molto accese;’ ‘[a Kalgoorlie] 29

Un particolare tipo di pesce.

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mentre andiamo in cerca di un drink da bere tranquillamente nell’Hotel Exchange, veniamo tirati da una “skimpy”, una cameriera che indossa solo le mutande’. Tasmania Alcuni termini usati in Tasmania sono: tissue ( o tisher) ‘una cartina per le sigarette’; conjoined house (cottage, proprietà, ecc.) per ciò che in un altro posto sarebbe chiamato una villa o casa bifamiliare; cordial col significato di ‘bevanda leggera’; Bridgewater Jerry ‘una nebbia ondulante’. Un ringtail roarer è una cosa che è estremamente buona in un determinato campo: ‘Nei Bowling Greens della Tasmania un buon tiro….viene descritto dal compiaciuto capitano come un…..ringtailroarer’. Beastly careless significa ‘indifferente’: ‘Tom Hay, di 16 anni, dice che l’anno scorso la sua scuola ha provato ad introdurre una regola per fare i modo che le persone non si tenessero più la mano. “Non ha funzionato” ha detto. “Nessuno ci ha fatto caso.” Non ha espresso un’opinione personale sulla questione. “Fondamentalmente, sono beastly careless.”’. In Tasmania ci sono alcune parole caratteristiche che riguardano gli uccelli marini (muttonbirds) e l’allevamento di questi uccelli (muttonbirding). Gli uccelli marini sono allevati in alcune isole del Bass Strait, e da questi viene ricavato il grasso, le piume e la carne. L’uccello marino viene anche chiamato moonbird in Tasmania: ‘ Il moonbird com’era ed è tuttora conosciuto dagli aborigeni della Tasmania… Il nome moonbird (letteralmente uccello lunare) deriva indubbiamente dal fatto che l’uccello lascia il suo nido all’alba e ritorna al calar della notte’. Più recentemente, per l’uccello è stata usata una parola aborigena, yolla (o youla o yula). La prima documentazione di questa parola risale al 1842. È stata usata occasionalmente nei seguenti 150 anni, ma è solo nell’ultimo decennio che è veramente diventata un’ alternativa frequente a muttonbird o moonbird: ‘Per le persone a cui piacerebbe sentire l’odore del cibo di campagna nella propria casa, ecco qui una classica e veloce ricetta. Yolla arrostito su dei vegetali grigliati con succo di noce.’. Il verbo dizz (di origine sconosciuta: possibilmente onomatopeica) è usato per descrivere un metodo per cucinare gli uccelli: ‘ Ho provato ad assaggiare un giovane muttonbird “dizzed”, cioè, cucinato nel proprio grasso’ ‘Lei, come molti abitanti delle isole dei muttonbird li preferisce “dizzed”, uccelli molto giovani cucinati nel proprio grasso’. Ci sono varie parole composte che riguardano gli uccelli marini, come muttonbird oil (olio), muttonbird (o muttonbird-feather) pillow (cuscino), e muttonbird gales (venti) ‘I venti stagionali che coincidono con l’arrivo annuale di flotte di uccelli marini che fanno il nido 79


nelle isole del Bass Strait e sulle coste della Tasmania’. Ci sono due interessanti parole mantenuto dal dialetto britannico in Tasmania. Un nointer è ‘un bambino monello’: ‘Ho scoperto qualcosa che mi aveva reso perplesso da quando sono venuto sull’isola per la prima volta: quando i ragazzini erano fastidiosi, qui venivano chiamati “nointer”. “è veramente un nointer”.’ Questa parola è documentata in un numero di dialetti britannici dove significa ‘un tipo meschino’. Appare anche in dialetto britannico nella forma anointer, e il suo significato deriva dalla nozione ‘uno che merita un anointing, per esempio una batosta’. Uno yaffler è ‘una persona odiosa,ripugnante’: ‘E per la dignità del parlamento, posso fare solo una domanda? Che dignità? Ogni dignità o santità che poteva esistere è scomparsa dal giorno che i membri del parlamento hanno cominciato a chiamarsi tra loro fannulloni, imbecilli, zoticoni, yaffler, baldracche e vermi.’ Yaffle è una parola britannica molto usata per il picchio verde Picus viridi. Il verbo yaffle è stato documentato in alcuni dialetti del nord e delle midlands inglesi col significato di ‘abbaiare, gridare come un cagnolino’, e questa è sicuramente l’origine del senso che ha assunto la parola in Tasmania. Queste parole sono presenti in alcuni documenti stampati molto recentemente (rispettivamente 1994 e 1989), ma devono essere state usate molto prima. Rodney Croome nel 1998 descrive la parlata di un’ottantenne della Tasmania: ‘Usava le stesse parola arcaiche della Tasmania come i miei nonni, cospargendo il suo discorso di parole da vecchi carcerati come… “nointer”, “yaffler” ‘ . In Tasmania abbiamo altre interessanti parole più antiche consevate. Per rivolgersi a qualcuno, solitamente in una conversazione tra maschi, l’uso di cock è documentato in inglese dall’ inizio del diciannovesimo secolo. È molto raro sentire questa parola nel resto del continente australiano, invece l’uso è molto frequente in Tasmania: ‘Quando è andato per la prima volta in Victoria e salutava le persone con un gioioso “buongiorno cock” volevano litigare con lui, pensando che si fosse offerto per mostrare le sue credenziali da macho come si faceva anticamente’. In Inglese standard rum usato come aggettivo ha un antico significato di ‘buono, perfetto, eccellente, fantastico ’, e tuttora significa ‘strano, strambo, bizzarro’. La definizione rum one riferendosi a ‘un persona strana o eccentrica’ è presente in dialetto britannico. La forma abbreviata, rum’un, è usata in Tasmania, e può esprimere l’idea di stranezza o eccentricità: ‘Tutto questo può aiutare gli abitanti del continente a capire che il progetto da 1,4 miliardi di dollari della fabbrica manifatturiera Gunns è ciò che gli abitanti della Tasmania chiamerebbero una “rum’un” – una strana cosa 80


– piuttosto che un ‘ringtail roarer’, l’espressione da loro usata per esprimere una certezza’. Tuttavia l’uso della parola in Tasmania può anche includere alcuni connotati positivi che precedentemente erano associati a rum, e un rum’un può anche essere ‘un tipo che è un po’ originale; un’anticonformista’, uguale al termine larrikin usato attualmente nel resto del continente. ********************** Nella grammatica e nella pronuncia generalmente non ci sono tracce evidenti di regionalismi nell’inglese australiano. Più tracce è possibile trovarle nel vocabolario, ma anche in questo caso non è ancora possibile parlare della presenza di veri e proprio ‘dialetti’ dell’inglese australiano. Più una città grande dista dal triangolo di Melbourne, Sydney e Canberra, più sembrano presenti degli elementi regionali. L’area più interessante è la Tasmania, visto che ha conservato alcuni elementi dell’antica lingua inglese sia nella grammatica che nel vocabolario. Questo può avere qualcosa a che fare con la migrazione, o potrebbe essere un risultato dell’isolamento geografico della Tasmania visto che è l’unico stato che è un’ isola. Anche se ci sono molte parole e sinonimi regionali interessanti, i risultati della ricerca rafforzano l’idea di quanto l’inglese australiano sia straordinariamente omogeneo in tutto il continente.

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COMMENTO LINGUISTICO E CONCLUSIONI Lavorare alla stesura di "English in the Land Down Under: L'inglese Australiano" è stato molto interessante per me, e spero che lo sia pure per chi lo leggerà. Anche se conoscevo già alcuni degli argomenti che ho affrontato, ho sicuramente imparato molte cose nuove. Fin dall'inizio, prima che scegliessi quest'argomento, la mia idea era quella di fare una tesi che si occupasse di un aspetto della lingua inglese. Dopo aver valutato diverse ipotesi, alla fine ho deciso di raccontare la storia linguistica di una nazione, e in particolare L'Australia. Facendo questa scelta, sono stato in grado di scrivere una tesi che tratta la "lingua" da diversi punti di vista, includendo la storia dell'Australia, un'analisi fonetica e due traduzioni. Scegliendo di analizzare un argomento diverso, non credo che sarebbe stato possibile toccare così tanti aspetti di una lingua. Ho scelto di cominciare parlando della lingua Inglese in generale, facendo una breve descrizione storica, spiegando come e perché oggi l'inglese ricopre un ruolo così importante nel mondo, e il mio intento principale è stato quello di dimostrare che l'inglese non è la lingua più usata a livello internazionale perché è più semplice rispetto alle altre, ma perché si è imposta grazie alla supremazia economica e militare dell'Inghilterra prima e degli Stati Uniti poi. Dopo aver sottolineato il fatto che esistono tantissime varietà di inglese, ho analizzato le varietà che hanno avuto più successo e sono quelle più usate a livello internazionale, lo Standard English per quanto riguarda la grammatica e la Received Pronunciation per quanto riguarda la pronuncia. A differenza di quanto molti credono, la stragrande maggioranza dei linguisti è d'accordo sul fatto che questi due aspetti linguistici sono indipendenti l'uno dall'altro, e quindi una persona può essere definita come un parlante dell'Inglese Standard anche usando un accento diverso dalla RP e viceversa. Questo primo capitolo è stato necessario per introdurre la parte relativa all'Australian English, perché la lingua australiana è figlia dell'Inglese Britannico. Il secondo capitolo della tesi è quello su cui mi sono voluto soffermare maggiormente, raccontando la storia moderna dell'Australia, dalla colonizzazione del 1770 da parte degli Inglesi ad oggi. A quest'analisi storica non è stato difficile integrare un' analisi linguistica, in quanto andando avanti nella mia ricerca ho notato come l'evoluzione della lingua e gli 82


eventi storici avessero una stretta relazione. Anche un avvenimento come la prima guerra mondiale, che a prima vista sembrerebbe non abbia nulla a che fare con lo sviluppo della lingua, ha avuto la sua importanza nell'affermazione di indipendenza linguistica dei soldati australiani da quelli di altre nazioni, principalmente inglesi e statunitensi. Quello che è emerso da questo capitolo è proprio ciò che volevo dimostrare, e cioè che la lingua rappresenta un forte fattore di identità nazionale, non solo in Australia ma ovunque. Nel terzo capitolo ho fatto un confronto tra la fonologia della Received Pronunciation e l'Australian English. Questo capitolo risulta molto importante perché mette in evidenza l'aspetto che distingue maggiormente l'Inglese Australiano dalla RP e dalle altre varietà di inglese, la pronuncia, mentre per quanto riguarda il vocabolario e la grammatica le differenze sono meno evidenti. Nella parte che tratta dell'Inglese Australiano, ho tradotto un piccolo estratto dal libro del linguista australiano Bruce Moore, "Speaking Our Language: The Story of Australian English". Nel tradurre questa parte non ho trovato molte difficoltà,

a parte qualche incertezza su dei termini tecnici che riguardano la

fonetica; il dubbio maggiore è stato se decidere di tradurre flatness con "planarità" o "piattezza", e alla fine ho optato per la seconda opzione, perché questa è la definizione che esprime in maniera migliore le intenzione dell'autore. Il quarto capitolo è la traduzione del dodicesimo capitolo tratto dal libro “Speaking Our Language" di Bruce Moore, chiamato “Regional Australian English". La lingua australiana risulta essere abbastanza omogenea in tutta la nazione, ma ovviamente qualche differenza a livello regionale è presente, soprattutto se prendiamo in considerazione certi modi di dire e determinate parole, ed è proprio di questo che si occupa questo capitolo. Qui ho trovato diverse difficoltà, perché ho dovuto tradurre delle espressioni specifiche che non erano molto semplici da riportare in italiano e in alcuni casi ho dovuto riflettere molto su quali termini usare. Il capitolo è strutturato in maniera tale che alcune cose non sembravano molto chiare nemmeno in lingua originale, e questo ha contribuito a rendere la traduzione ancora più complessa. Nel primo paragrafo, viene riportato un dialogo di un discendente di immigrati italiani che parlava un inglese molto "italianizzato" e traducendolo in italiano standard non avrebbe avuto lo stesso effetto del testo originale. Di conseguenza, ho dovuto fare una scelta che mi ha portato a tradurre quel segmento in dialetto siciliano, perché,

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essendo nativo dell'isola, è il dialetto che conosco meglio. Ho fatto una ricerca per tradurre una frase dal libro Sense and Sensibility di Jane Austen, "he has never gave me a moment's alarm", trovando la versione tradotta in italiano, "non mi ha mai dato alcun motivo d'allarme". Visto che esiste già una versione italiana di questo libro dell'autrice Austen, allora non potevo tradurre la frase autonomamente. Ho avuto dei dubbi su come tradurre il nome di uno stato australiano, il South Australia, visto che alcuni testi paralleli che ho trovato chiamano questa regione Sud Australia mentre altri lasciano il nome originale. Alla fine ho optato per la seconda opzione, visto che è un nome proprio, ed anche perché chi non conosce i nomi degli stati australiani potrebbe pensare che in qualche caso io parli del “Sud” geografico dell'Australia è non di una determinata regione. Quando si traduce un testo, sorgono dei dubbi pure per delle cose apparentemente semplici, come la traduzione del termine wealthy riferito a people (gente). La prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di tradurre la parola con “ricche”, ma poi mi sono reso conto che per rendere meglio il significato originale delle frase, era meglio usare il termine “benestanti”. Spesso la sola traduzione di una frase non basta, ma bisogna spiegare ai lettori ciò che ai conoscitori della lingua originale può sembrare ovvio. Un caso del genere è “Hydro Poles”, il termine utilizzato per chiamare gli ex-militari polacchi portati in Australia per costruire i pali dell'elettricità. In Tasmania, hydro pole sta per “palo dell'elettricità”, e in questo caso pole sta pure per “polacco”, quindi ho dovuto aggiungere una nota esplicativa. Lo stesso problema si è presentato per la traduzione di “shoot through like a Bondi tram” e “more hide than jessie”. Riguardo al primo caso, la frase letteralmente significa “attraversare come un tram di Bondi”, dove Bondi è una località del NSW. Una volta il tram attraversava tutta la città in maniera molto veloce, e di conseguenza quest'espressione in realtà significa “andare velocemente”. Per quanto riguarda il secondo caso, per capire il senso di questa frase bisogna sapere che Jessie era un elefante di uno zoo di Sydney, e che l'espressione “have the hide of an an elephant”, ovvero “avere la pelle di un elefante” significa fregarsene di ciò che le persone dicono di te. Di conseguenza questa frase significa “essere più sfacciato di Jessie”. Questi sono solo alcuni dei problemi che sono sorti durante la traduzione del capitolo sull'Inglese Regionale. Non è stato molto semplice trovare delle fonti adeguate per scrivere questa tesi, visto che

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in italiano non ho trovato nessun libro dedicato interamente all'Inglese Australiano, e anche in lingua inglese non esistono tantissimi testi che si occupano di quest'argomento. Credo che questo fattore renda la mia tesi ancora più interessante e caratteristica, visto che analizza una varietà d' Inglese di cui non si parla molto, forse perché l'Australia si trova troppo lontana rispetto agli altri continenti (anche se nella mia ricerca ho notato che esistono molti più testi che trattano dell'Inglese parlato in Nuova Zelanda, senza un motivo apparente). Nonostante questo l'Australia è comunque riuscita ad esportare alcune espressioni all'estero, come “no worries”, "cheers" e "telly". L'Australian English è forse il tratto principale grazie al quale si è in grado di distinguere un australiano da un americano o da uno scozzese, e se una mattina incontriamo una persona in un bar che ci saluta con “g'day” piuttosto che con “good morning”, possiamo essere abbastanza sicuri che si tratta di un originario della Land Down Under.

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Bibliografia ➢

Bruce Moore,Speaking Our Language:The Story of Australian English,Oxford

University Press, Melbourne, Australia,2008 ➢

David Crystal, English as a global language,Cambridge University Press,

Inghilterra,2003 ➢

Tony Bex and Richard Watts, Standard English: The widening debate, Routledge,

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Peter Roach, British English: Received Pronunciation, School of Linguistics and

Applied Language Studies, University of Reading, Inghilterra ➢

Paolo Ramat, Introduzione alla linguistica germanica, Il Mulino, Bologna,1988

Tullio De Mauro, Il dizionario della lingua italiana per il terzo millennio, Paravia,

2000 ➢

Oxford Paravia, Il dizionario italiano-inglese, inglese-italiano, Paravia, 2010

John Simpson & Edmund Weiner, The Oxoford English Dicitionary, Oxford

University Press, Inghilterra, 1989

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Sitografia ➢

www.wordreference.com

www.wikipedia.org

www.australia.gov.au

www.localhistories.org

www.urbandictionary.com/

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English In The Land Down Under: L'Inglese Australiano