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di Alessandro Rialti   Nelle sue vene scorre sangue da scugnizzo napoletano ma anche l’esperienza fatta da ragazzo in una città solida ed equilibrata quale Empoli. E’ questa un po’ la storia di Vincenzo Montella, l’uomo al quale Firenze sta chiedendo di tornare a volare la prossima stagione. E’ una richiesta simpatica, non certo un ultimatum. E’ la speranza che con Vincenzo sia possibile davvero tornare a sognare. Lui, il neo allenatore viola, ha la faccia giusta, proprio da scugnizzo, che però dopo tanti anni nel calcio ha capito che non bisogna mai promettere. Forse la Fiorentina l’aveva fatto troppe volte nel recente passato. Meglio mettere in un angolo proclami roboanti, meglio te-

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FINALMENTE ‘AEROPLANINO’ MONTELLA: VOGLIO VOLARE CON LA FIORENTINA

La presentazione

di Michela Lanza

Presentato il neo tecnico viola che ha sottoscritto un contratto di due anni con opzione

Finalmente la Fiorentina ha il suo nuovo allenatore, lo stesso che noi del  Brivido Sportivo avevamo preannunciato due settimane fa. Il comunicato ufficiale è arrivato nella mattinata di lunedì 11 giugno, ore 9.38, attraverso il sito ufficiale della società: “ACF Fiorentina comunica che  Vincenzo Montella  è il nuovo allenatore della prima squadra viola. E’ stato firmato un contratto biennale, con opzione per la stagione successiva”. E con queste poche parole è iniziato il nuovo ciclo, una nuova era, quella dell’Aeroplanino che si è presentato alle 13 in sala stampa al Franchi, divisa ufficiale della Fiorentina, sorridente più che mai, per farsi conoscere ai suoi nuovi tifosi e alla stampa: «Buongiorno a tutti. Vi ringrazio per essere venuti così numerosi, questo testimonia la grande importanza della piazza di Firenze – ha esordito – Sono arrivato qui con entusiasmo e gioia per iniziare un nuovo percorso. La società mi ha dimostrato fiducia ed ha fatto sforzi notevoli per portarmi a Firenze. Ringrazio dunque tutti, il direttore sportivo che già mi conosce bene, la famiglia Della Valle e i tifosi che mi hanno già dimostrato affetto. Come molti di voi sanno, sono cresciuto qui vicino, ad Empoli, dove sono stato dai 13 ai 21 anni, e per questo conosco bene Firenze, i sentimenti della sua tifoseria e anche le sue aspirazioni». Se il buongiorno si vede dal mattino… IL PRIMO IMPATTO. Ma facciamo un piccolo passo indietro perché il primo giorno dello ‘scugnizzo’ Vincenzo Montella  a Firenze è datato 8 giugno 2012. Nella giornata in cui

il

ha avuto inizio il Campionato Europeo in Polonia e Ucraina, infatti, l’Aeroplanino è atterrato al Franchi dove ha incontrato i dirigenti viola. Arrivato in sede intorno alle 11.30, è stato poi accompagnato a visionare il centro sportivo dove lavorerà con la sua nuova Fiorentina. Finito il giro di perlustrazione dei ‘campini’, il neo allenatore viola ha pranzato insieme alla sua nuova dirigenza presso uno dei più famosi ristoranti del centro, ‘I 13 Gobbi’ (sembra il colmo, ma è uno dei locali maggiormente apprezzati dai vari giocatori e uomini di calcio che si sono avvicendati in Fiorentina). Montella, accompagnato dal presidente Mario Cognigni, dal direttore tecnico Edoardo Macìa e dal direttore sportivo Daniele Pradè, oltre che

dall’amministratore delegato Sandro Mencucci, dal team manager Roberto Ripa e dal club manager Vincenzo Guerini, ha pranzato per poi tornare in sede, senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti che lo hanno seguito (anche lui, come da prassi, aspettava l’ufficialità per parlare ed esprimere il suo entusiasmo), dove nel frattempo Nicola Caccia (suo amico dai tempi di Empoli nonché suo concittadino: sarà anche uno dei suoi prossimi collaboratori tecnici?) lo stava aspettando dopo che aveva pranzato con i responsabili del settore giovanile viola Vincenzo Vergine e Maurizio Niccolini. Tornati tutti al Franchi ci sono rimasti per salutarsi a metà pomeriggio e darsi appuntamento a lunedì mattina per appor-

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re la firma sul contratto e rendere, appunto, il rapporto ufficiale. Quello di Montella con Firenze è stato un primo impatto importante (anche se Vincenzo conosce Firenze già da tempo e forse meglio di qualche nuovo dirigente gigliato, considerato che quando militava nell’Empoli sarà più volte capitato nel capoluogo toscano) durante il quale l’Aeroplanino ha capito che niente di ciò che farà passerà inosservato, che tutto verrà seguito (o inseguito) e che ora più che mai il decollo viola dipende da lui. OBIETTIVI CHIARI. Frizzante, furbo, spigliato, simpatico, con la battuta e la risposta sempre pronte: questo è Montella, il giovane e avvenente allenatore, napoletano doc, arrivato a Firenze con le idee già molto chiare e la consapevolezza delle sue qualità ma anche delle responsabilità che comporta allenare una squadra che da troppo tempo è la delusione della città:  «So cosa significa allenare la Fiorentina: è un onore e un onere, ma sono pronto. Ho scelto Firenze perché qui c’è voglia di crescere e condivido questo aspetto. L’obiettivo condiviso da tutti (Pradè, Macia, Montella perché le parti lavoreranno in perfetta sintonia e ogni decisione sarà presa all’unanimità ndr) è quello di riportare la squadra viola dove le compete, ovvero un gradino sotto quelle compagini che hanno un budget ben diverso dal nostro. Tra le cose che mi ha chiesto la società c’è quella di riportare entusiasmo, riappropriarci dei nostri tifosi e questo lo dobbiamo fare attraverso le prestazioni in campo e il bel gioco. E anche i tifosi credo abbiano voglia di riap-

propriarsi della squadra. Inoltre mi è stato chiesto di dare un’identità alla squadra, di trasmettere spirito d’appartenenza ai giocatori. Non mi piace sentir parlare della ‘Fiorentina di Montella’ perché nessuna squadra è di un allenatore, ma di una società e soprattutto di una tifoseria che rimarrà sempre nel tempo». Aggiungendo a tal proposito: «Preferisco fare allenamenti a porte chiuse perché i giocatori si concentrano di più su quello che devono fare, ma ci sarà la possibilità di aprire ai tifosi (non ai ‘campini’, magari allo stadio) perché a volte mi piace sentire il calore della gente e credo faccia bene anche ai calciatori». TUTTO PENSATO. Se la società ha fatto le sue richieste al nuovo tecnico, anche lui ha già in mente i prossimi interventi da effettuare ed ha già preso in mano le redini della situazione con personalità e fermezza. Come in una partita a scacchi effettuerà le sue mosse: 1- parlare con i singoli giocatori per capire le intenzioni di tutti; 2- avere la squadra pronta prima possibile per poter lavorare al meglio; 3- anticipare il rientro dalle vacanze del gruppo. In primis c’è il caso-Jovetic:  «E’ un top player. Mi auguro di allenarlo perché l’ho sempre temuto, ma sarà importante capire se è motivato a rimanere. Parlerò di persona con tutti, non solo con lui, anche se le nozioni che prendo le traggo dal comportamento più che dalle parole dette. Il modulo? Non esiste un modulo tattico vincente, altrimenti lo adotterebbero tutti. Dovrò capire molte cose prima di parlare di posizioni in cam-

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tire dal montenegrino, ma il tecnico non vuole in rosa né scontenti né indecisi. È per questo che per conoscere il futuro del numero 8 viola si attenderà l’atteso colloquio tramite il quale con estrema sincerità, Jo-Jo dovrà comunicare le sue reali intenzioni: se quella di rimanere a Firenze (convinto di farlo) oppure quella di andare in un top club. A quel punto,

dopo che l’Aeroplanino avrà parlato con lui ma anche con gli altri calciatori dell’ultima deludente stagione viola, trarrà le sue conclusioni e deciderà il da farsi in chiave mercato con Pradè e Macia. Spetteranno a lui le principali decisioni. La nuova Fiorentina sarà formata a sua immagine e somiglianza. Sarà lui a modellarla, a plasmarla. Sarà lui a farla diven-

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po. Per esempio: Jovetic nel 4-3-3 dovrebbe adattarsi, invece è ancora tutto da valutare dietro un attaccante con altre caratteristiche». Da Jovetic a Cerci che, invece, nel 4-3-3 andrebbe a nozze: «E’ un giocatore di talento, ma a volte il talento da solo non basta. E’ un giocatore che devo valutare attentamente perché è uno che potenzialmente può fare grandissime cose. Devo capire se ha voglia di rimanere a Firenze. Una punta di peso? Vorrei un attaccante che faccia gol, indipendentemente dalla stazza fisica. Di Natale è alto 165 cm e questo non pregiudica il suo fiuto del gol, mi pare…». Il mercato della Fiorentina non è solo legato al montenegrino e al talento di Valmontone: «La squadra si può migliorare in ogni reparto, ma attenzione, c’è anche il rischio di peggiorarla. Lodi e Barrientos sono giocatori interessanti come tanti altri, le valutazioni le faremo con la società e per quanto riguarda Neto, dobbiamo capire le sue aspirazioni e le sue idee». Montella mette subito in chiaro le sue priorità: «Mi piacerebbe avere la squadra pronta per il 6 luglio, ma so che per certe trattative ci vuole pazienza e dunque sarà impossibile. So anche che le opportunità di mercato possono capitare anche nella seconda metà di agosto. Nel frattempo ricominceremo a lavorare con 10 giorni di anticipo rispetto a quanto prestabilito perché mi sembravano troppi i giorni di stop dall’ultimo allenamento (2 mesi ndr): rientreremo il 6 luglio, un paio di giorni saranno dedicati alle visite mediche, una settimana lavoreremo a Firenze al Centro sportivo, poi partiremo per Moena il 16 luglio». È così che dall’11 giugno è iniziato ufficialmente il lavoro di Montella che, insieme a Pradè e Macia, dovrà mettere a punto la squadra della stagione 2012-2013. Si attendono a breve novità sul futuro di Jovetic. Come ribadito, per Montella e per la società la Fiorentina dovrebbe ripar-

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DIRETTORE RESPONSABILE Michela Lanza direttore@brividosportivo.it REDAZIONE redazione@brividosportivo.it CONSULENTE EDITORIALE Alessandro Rialti

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EDITORE E PUBBLICITà Salvini Editore srl Via S. Quirico 167 50013 Campi Bisenzio (Fi) tel. 055.9334666 Fax 055.9334667 info@salvinieditore.it GRAFICA E IMPAGINAZIONE Maso Bardi - grafica@brividosportivo.it

STAMPA Centro Stampa Editoriale srl Grisignano di Zocco (Vi) DISTRIBUZIONE distribuzione@brividosportivo.it

COLLABORATORI Alessandro Rialti, Saverio Pestuggia, Michela Lanza, Ruben Lopes Pegna, Luca Capanni, Alessandro Latini, Giampiero Tosi, Duccio Magnelli, Chiara Baglioni, Federico Pettini FOTO La Presse

PRADE’ ESCE ALLO SCOPERTO:

Il personaggio L’angolo del tifoso

“JOVETIC CI DICA COSA VUOL FARE”

di Alessandro di Luca Latini Capanni

Più chiaro di così non si può. Daniele Pradè ha messo le carte in tavola: in occasione della presentazione di Vincenzo Montella come nuovo tecnico viola ha lanciato un messaggio preciso a chi, d’ora in avanti, avrà a che fare con la Fiorentina in sede di mercato. D’altra parte uno dei punti cardine del nuovo progetto è la chiarezza unita alla trasparenza.  Qualità che nel mondo del calcio sono difficili da trovare, ma il nuovo corso viola sembra non volerne farne a meno. Il secondo punto fermo è il lavoro di squadra, vero e proprio cavallo di battaglia di Pradè che a Firenze ha trovato una spalla ideale in Eduardo Macia. Decisioni condivise da tutti i dirigenti, per non lasciare spazio ad interpretazioni e a mugugni. Vittorie e sconfitte saranno merito o demerito del team. Questo periodo però è dei più fertili per il proliferare di voci e indiscrezioni di mercato. E allora Pradè mette subito le cose in chiaro: «Il nostro mercato sarà lungo, c’è tempo per fare trattative fino al 31 di agosto. Sono abituato a fare le cose con calma e farò così anche stavolta: non possiamo permetterci di sbagliare niente». Messaggio forte e chiaro. Un po’ rivolto ai giornalisti, certo, ma i destinatari sono soprattutto i tifosi. Niente isterismi o attacchi di panico, i dirigenti viola sono pronti a cogliere le opportunità che il mercato creerà, consapevoli del fatto che un buon numero di calciatori dovrà essere acquistato. Nessuno dunque si meravigli se la Fiorentina piazzerà un colpo nell’ultima ora utile della finestra di mercato estiva, con buona pace di Montella che sperava (spera) di avere la squadra pronta per il 6 luglio. SICUREZZA BEHRAMI. Per tanti volti

nuovi che dovranno arrivare a Firenze ce ne sono due che i tifosi vorrebbero continuare a vedere a Firenze. Il primo è Stevan Jovetic, intorno al quale le chiacchiere in queste settimane si stanno sprecando. Il secondo è Valon Behrami, guerriero svizzero nonché capitano morale (e forse anche materiale?) della nuova Fiorentina di Montella. Su quest’ultimo il ds viola è stato sibillino: «Con Behrami ci vedremo al più presto e cercheremo di capire cos’ha in testa. Gli era stata fatta una promessa e noi la dobbiamo mantenere. Al momento che ci metteremo ad un tavolo troveremo sicuramente l’intesa per il rinnovo del contratto». Il riferimento è ad un accordo verbale che il giocatore aveva trovato con Pantaleo Corvino il quale per portarlo a Firenze con un ingaggio ribassato gli promise un contratto più vantaggioso da firmare di lì a poco. Una promessa ad ora rimasta in sospeso: spetta dunque al nuovo direttore sportivo metterla in pratica. E intorno a Behrami si respira un certo ottimismo (mentre la Juventus osserva da lontano), anche perché il centrocampista svizzero ha fatto già sapere di voler rimanere a Firenze. SPALLE AL MURO. La stessa cosa non si può dire per Stevan Jovetic, messo in qualche modo con le spalle al muro dalle piccate parole di Pradè: «Su Jovetic non c’è nessun equivoco. La nostra intenzione è quella di tenerlo fortemente, poi subentra la volontà del giocatore che deve dire pubblicamente se vuole restare oppure no. Detto questo noi siamo padroni del nostro destino vista la situazione contrattuale dello stesso Jovetic. La miglior cosa è la trasparenza, l’importante è che si dica

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la verità: per quanto ci riguarda noi vogliamo ripartire da lui». Concetto ancora una volta molto chiaro (in virtù della trasparenza di cui dicevamo sopra): se la Fiorentina cederà Jovetic vorrà dire che sarà stato il giocatore stesso a volerlo. Pradè dunque ha fatto la prima mossa e in un’ipotetica partita a scacchi adesso tocca al montenegrino fare la propria. In questo senso, da parte del giocatore, è impossibile continuare a tergiversare con dichiarazioni scontate e prive di significato. Se vuole lasciare Firenze deve avere il coraggio di dirlo pubblicamente ad una città intera (oltre ovviamente portare un club in grado di

accontentare le richieste viola che non sono inferiori ai 30 milioni di euro). Viceversa, se deciderà di restare, il futuro è già delineato: Stevan sarebbe il capitano del futuro e il punto fermo da cui ripartire. Sarebbe il giocatore simbolo della società viola  fuori e dentro il campo. Sarebbe il fuoriclasse intorno a cui costruire gli schemi offensivi. Sarebbe la Fiorentina. NESSUNA OFFERTA. A far da contorno alle vicende che attirano di più l’attenzione dei tifosi e degli addetti ai lavori ci sono tante altre situazioni in sospeso che riguardano il futuro di giocatori viola. Si parla di Gamberini che piace pri-

Ammettiamo per un istante che Stevan Jovetic venga realmente ceduto. La Fiorentina avrebbe quindi in mano un buon numero di milioni di euro (indicativamente tra i 25 e i 30) e dovrebbe pensare a ricostruire la squadra. Posto che un giocatore come il montenegrino è quasi impossibile da reperire sul mercato a costi più bassi, c’è da capire su chi potrebbe orientarsi il ds Pradè nel mercato in entrata. Il pericolo sarebbe sostanzialmente uno: quello di essere presi per il collo (economicamente e metaforicamente parlando, è ovvio) in sede di trattativa. Tutto il mondo saprebbe della grande disponibilità economica del club viola e ognuno cercherebbe di alzare la posta per i giocatori che interessano alla Fiorentina. Le caratteristiche che devono avere i candidati sono ormai note a tutti: ingaggio nei parametri societari, giovane età e un talento da coltivare. Le ultime notizie sul tetto ingaggi parlano di un milione di euro netto come massimo spendibile a giocatore, anche se proprio la cessione del montenegrino potrebbe far salire la cifra. A questo punto procediamo per ipotesi, perché ad oggi Jovetic è ancora un giocatore viola. ALTERNATIVE IMPORTANTI. I milioni che potrebbero essere messi sul piatto fanno gola alla Fiorentina che qualche idea su come investirli l’avrebbe già. Lo stato della rosa impone di cominciare ogni ragionamento dal reparto offensivo

ma al Napoli e poi addirittura al Milan, di offerte provenienti dalla Germania per Vargase Ljajic e anche di squadre disposte a fare follie pur di avere Cerci. Pradè giura (per sé e per Macia) di non aver ricevuto ad ora alcuna offerta per i giocatori della Fiorentina, neanche per Jovetic, e con la consueta schiettezza ammette però di essere molto interessato a Facundo Roncaglia, difensore del Boca Juniors in scadenza di contratto: «E’ un giocatore che ci piace e dopo la finale di Coppa Libertadores (competizione in cui è impegnato il Boca, ndr) proveremo ad aggredire questa trattativa». Più chiaro di così.

30 MILIONI IN ARRIVO? COME PER RIFARE LA FIORENTINA che se fosse orfano anche di Jovetic sarebbe totalmente da ricostruire. E allora via con i nomi: i primo è quello di Pierre-Emerick Aubameyang, attaccante classe ’89 del Saint Etienne. La Fiorentina su di lui si è mossa già in maniera concreta e la ‘minaccia’ più importante sembra provenire dalla Turchia, visto che sulle sue tracce si registra l’interesse del Fenerbahçe, squadra che ha già sottratto Dirk Kuyt alla concorrenza. Da un bomber all’altro, la Fiorentina continua a corteggiare Luuk de Jong, centravanti del Twente capace di 29 centri in stagione spalmati tra Eredivisie ed Europa League. In prospettiva è probabilmente uno dei migliori cannonieri d’Europa ma costa molto. Piace anche Kyle Lafferty, centravanti nordirlandese classe ’87 dei Glasgow Rangers, come pure Ricky Van Wolfswinkel, ‘macchina da gol’ dello Sporting Lisbona, e Mario Mandzukic del Wolfsburg. Un sondaggio è stato fatto anche per Didier Ya Konan, punta ivoriana dell’Hannover. E poi c’è il mercato italiano, quello degli attaccanti pronti all’uso: i nomi di Matri, Floccari e Borriello sono quotidianamente accostati ai viola (oltre allo svin-

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14 giugno 2012 www.brividosportivo.it

CACCIA A JO-JO E’ DUELLO INTER-NAPOLI MA OCCHIO ALLA JUVE E AI COLOSSI INGLESI giocatore fino al 2016. Saranno scartate quindi a priori le offerte non soddisfacenti, quelle che tengono in considerazione contropartite tecniche poco gradite e non raggiungono la cifra fissata. Come ha detto il neo ds viola in più di un’occasione, chi vuole Jovetic deve assecondare le richieste della Fiorentina. Questo è il punto di partenza. Da qui in avanti si possono aprire ipotesi e suggestioni. QUANTI ALLA FINESTRA. In Italia la corsa sembra ristretta a tre squadre: Inter, Napoli e Juventus in rigoroso ordine di interesse per Jo-Jo. Il piano tattico della nuova Inter di Stramaccioni sembra chiaro e prevede un

Prima uno scricchiolio, poi qualche voce a cui non dare troppo peso, infine la consapevolezza che il rischio di una cessione di Stevan Jovetic è reale. Concreto. Di qui a poco infatti potrebbero bussare alla porta di Pradè (il ds giura che finora non è arrivata nessuna offerta) diversi club interessati, che hanno percepito il ‘mal di pancia’ del montenegrino e la difficoltà della Fiorentina nel rifiutare offerte superiori ai 28-30 milioni di euro. Chi deciderà di presentarsi al tavolo della trattativa lo dovrà fare dunque con argomenti convincenti. D’altro canto la società viola sarà più debole dei colossi europei, ma fino a prova contraria ha legato a sé il

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nativa a Pasqual anche se nel mirino c’è Roncaglia che è quasi una certezza), mentre a centrocampo Pradè dovrà intervenire in maniera importante: i giocatori per i quali è stato fatto più di un sondaggio sono Luca Cigarini e Juraj Kucka. Il primo il Napoli lo vorrebbe inserire nell’eventuale trattativa per Jovetic, mentre la strada che porta allo slovacco sembrerebbe tutta in discesa, con il Genoa che potrebbe riscattarlo dall’Inter per poi girarlo alla Fiorentina. Nel reparto si cerca anche un giocatore di fascia più alta che possa prendere il posto di Montolivo: in questo senso continuano a circolare i nomi di Biglia e Yacob mentre in ottica futura piace molto Milan Badelj, centrocampista croato della Dinamo Zagabria. Più offensivo invece Sebastian Leto, argentino del Panathinaikos. Alla Fiorentina infine sono stati accostati in modo ciclico anche diversi elementi del Catania, da Lodi a Barrientos a Marchese, ma non è così scontato che la società viola avvii altri affari col club siciliano.  

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colato nonché trentanovenne Pippo Inzaghi). Restano infine sempre vive le ipotesi che portano a Mauricio Pinilla e Mounir El Hamdaoui. NON SOLO L’ATTACCO. Ma con i famosi 30 milioni la società viola andrebbe anche a ritoccare gli altri reparti della squadra. Fra i pali potrebbe esserci qualche movimento interessante: Boruc sembra destinato alla partenza e il sogno di arrivare a  Viviano potrebbe non essere così irrealizzabile. Nel caso arrivasse lui a difendere la porta viola partirebbe anche Neto (magari in prestito). Per il ruolo di numero dodici interessano  Rosati  e Benassi. Dovrebbero essere pochi i ritocchi in difesa (manca un’alter-

tridente pesante, composto da Palacio, Milito e un giocatore che era stato individuato in Lavezzi, ma che facilmente potrebbe essere identificato in Jovetic. Moratti ci sta pensando davvero, ma per convincere Pradè dovrà fare qualche sforzo in più di quello paventato nelle ultime settimane. La prima offerta dell’Inter prevederebbe 15 milioni di euro più il cartellino di Viviano (la cui compartecipazione sarebbe riscattata dal Genoa) e la comproprietà di Faraoni. Ma non basterebbe. Dunque Moratti dovrà alzare la posta oltrechè guardarsi le spalle dall’assalto di De Laurentiis che da un punto di vista strettamente ‘politico’ è assolutamente in vantaggio sul rivale nerazzurro. Il motivo è presto spiegato: tra il presidente del Napoli e Diego Della Valle c’è una forte amicizia (e qualche affare extracalcistico in ballo), che al contrario con Moratti non c’è. Anzi, tra Inter e Fiorentina non c’è mai stato nessun affare dopo che Della Valle ha rilevato il club viola e il mancato approdo di Toni in nerazzurro nel 2007 (oltre alle polemiche post Calciopoli) ha inasprito ancora di più i rapporti fra le due società. Ma dicevamo del Napoli. Il club partenopeo è alla ricerca di un sostituto per il partente Lavezzi. Difficile che Mazzarri si accontenti di Eduardo Vargas o della fresca genialità di Insigne (ritenuto troppo giovane per fare la differenza in serie A) e allora De Laurentiis ha pensato di nuovo a Jovetic, di cui si è innamorato calcisticamente già da diversi anni. Oltretutto il Napoli potrà reinvestire i circa 25 milioni di euro che guadagnerà dalla cessione di Lavezzi e questo è un altro punto di vantaggio sull’Inter (attenzione anche al cartellino di Cigarini da inserire nell’offerta). Poi

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c’è la Juventus, che in Italia è stata probabilmente la prima ad invaghirsi di Jo-Jo, ma che adesso si è vista superata dalla concorrenza. La speranza di arrivare al talentino viola resiste comunque, con Conte che sogna di affiancarlo a Vucinic per ricreare in bianconero la coppia d’oro della nazionale montenegrina. POKER D’ASSI. Ma se le italiane dovessero tentennare di fronte alle richieste viola, dall’Inghilterra sono pronti in diversi ad esaudire i sogni di Jovetic. E se cessione deve essere, sarebbe meglio per tutti che avvenisse all’estero. Meglio per i tifosi (che non lo ritroverebbero da avversario) e per la società (le squadre di Premier League sono quelle con più denaro a disposizione). E in questo caso un quartetto incredibile è pronto a darsi battaglia. In prima fila il Manchester City, con Mancini che ha più volte sottolineato il suo apprezzamento per il giocatore fin dai tempi dell’Inter. Poi il Chelsea (a gennaio è stato l’unico club a provarci con un’offerta di circa 25 milioni di euro rispedita al mittente da Corvino) e il Liverpool, che potrebbe proprio prendere Jovetic per tornare protagonista. E infine il Manchester United, che mette sul piatto il proprio fascino ma probabilmente qualche milione di euro in meno rispetto agli abbienti rivali del City. Quattro soluzioni affascinanti (occhio però anche al Bayern Monaco), che certamente permetterebbero a Jovetic di rincorrere il sogno di vincere qualche trofeo e il Pallone d’Oro, vero e proprio chiodo fisso per il numero 8 viola. Firenze va dunque incontro all’ennesima estate di passione, che potrebbe davvero segnare un nuovo punto di partenza per la storia gigliata.

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Supermarket Europa, al via la nuova rubrica del Brivido Sportivo

Riflettori sugli attaccanti rivelazione del primo turno di gare

Gli Europei che si stanno svolgendo in questi giorni in Polonia e Ucraina sono un’importante vetrina per i giocatori che auspicano un trasferimento e un appuntamento imperdibile per i dirigenti di tutto il mondo. La Fiorentina, ovviamente, non fa eccezione e la coppia Pradè-Macia monitora costantemente i talenti che possono interessare nel triplice rapporto qualità-prezzoingaggio. In questo mese di gare, il Brivido Sportivo vi terrà compagnia con la rubrica ‘Supermarket Europa’ e segnalerà – settimana dopo settimana – i giocatori che si sono messi maggiormente in luce fra quelli che hanno i requisiti per essere trattati dalla Fiorentina. Niente nomi illustri dunque, andiamo a caccia di quelli che potrebbero fare le fortune del club a costi non proibitivi. MIRINO VIOLA. Il primo nome che sottolineiamo è quello di  Mario Mandzukic, ventiseienne attaccante della Croazia e di proprietà del Wolfsburg. Gli sono bastati tre minuti di Europeo per timbrare il cartellino e mettersi in mostra. Fortunato nel trovare la porta con un colpo di testa da una certa distanza, il capolavoro l’ha fatto ad inizio ripresa, quando (sempre di testa) ha spedito da centro area un pallone all’angolino. Croazia in delirio, Pradè con le mani nei capelli. Eh si, perché la prima uscita di Mandzukic ad Euro 2012 coincide con l’aumento del costo del cartellino di un giocatore già nel mirino dei viola. L’attaccante è reduce da una stagione non esaltante in Bundesliga anche se nell’ultima parte di campionato ha contribuito alla salvezza del Wolfsburg: 12 gol in 37 partite il suo score stagionale e alcune voci di mercato che lo vorrebbero in partenza. La valigia in mano ce l’ha, ma a questo punto i dirigenti tedeschi si sfregano le mani. L’attuale valore di mercato si aggira intorno ai 10 milioni di euro e il Wolfsburg è forte anche di un contratto in essere per altre due stagioni. Rimane la speranza che Mandzukic non segni due gol a partita in questi Europei,

I risultati delle prime dieci gare: in attesa dei primi verdetti

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altrimenti gli occhi di qualche facoltoso magnate potrebbero posarsi anche su di lui. Rimane comunque nella rosa dei candidati degli attaccanti che potrebbero interessare alla Fiorentina, nel momento in cui Jovetic dovesse portare in dote una trentina di milioni. UNO ZIO PARTICOLARE. Da un croato all’altro, da Mandzukic a Jelavic: i due attaccanti di Bilic hanno fatto fuori dalla formazione titolare un giocatore forte ed esperto come Eduardo, segno che in zona gol ci sanno fare per davvero. Nikica Jelavic è un classe ’85 (Mandzukic è di un anno più giovane) ed è di proprietà dell’Everton. I ‘Toffees’ lo hanno prelevato lo scorso gennaio dai Rangers Glasgow e da quando è arrivato in Premier League non ha fatto altro che segnare: 9 gol in 13 gare di campionato, ma la sua stagione racconta nel complesso di 28 centri e 9 assist in 46 partite. A segno anche lui contro l’Irlanda di Trapattoni, ha il grosso pregio di essere facilmente accessibile per via di un costo del cartellino non elevato: con circa 6-7 milioni di euro l’Everton potrebbe lasciarlo

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Lewandowski - Salpingidis (e poi rigore sbagliato da Karagounis) Dzagoev, Shirokov, Pilar, Dzagoev, Pavlychenko Krohn Deli Mario Gomez Di Natale, Fabregas Mandzukic, St Ledger, Jelavic, autorete di Given Lescott, Nasri Ibrahimovic, Shevchenko, Shevchenko Jiracek, Pilar, Gekas Dzagoev, Blaszczykowski Girone C Croazia Spagna Italia Repubblica d’Irlanda

andare. La sua storia però è davvero singolare. E’ infatti nipote di uno dei più noti pregiudicati croati. Lo zio (che tra l’altro è suo omonimo) è stato in carcere diverse volte, ma è stato anche colui che gli ha salvato la carriera dopo un gravissimo infortunio ai legamenti del ginocchio: nella sfortunata partita giocata con la maglia dell’Hajduk Spalato, lo zio era a bordo campo e appena si rese conto della gravità dell’infortunio lo portò immediatamente a Zurigo per farlo operare. Da lì è ripartita la carriera del giocatore che oggi è una delle rivelazioni di questo primo scorcio di Europeo. IN BUONA COMPAGNIA. Nello scegliere il terzo giocatore da segnalare abbiamo pensato al nuovo 4-3-3 targato Montella e un giocatore come Andriy Yarmolenko potrebbe senz’altro fare molto comodo alla Fiorentina: il classe’89 della Dinamo Kiev è un esterno offensivo che predilige giocare a destra, ma si adatta con buoni risultati anche sulla fascia opposta. Nonostante l’altezza (189 cm) è molto veloce e riesce a trovare la porta con una

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continuità disarmante. Nell’ultima stagione ha messo a segno 18 reti in 49 partite (bottino incredibile per un attaccante esterno), ma è anche abile a fornire assist ai compagni (ben 16 quest’anno) come ha dimostrato nella partita contro la Svezia, mandando in rete Shevchenko nell’occasione del primo gol dell’Ucraina con un preciso cross dopo una serie di finte. Ancora accessibile (servono comunque 8-9 milioni di euro per prenderlo), ma siamo certi che non rimarrà a lungo nel campionato ucraino. Sembra maturo per tentare l’avventura in un torneo di primo piano e anche gli addetti ai lavori hanno riconosciuto in lui un talento particolare. Nel 2010 è stato infatti inserito da Don Balòn (celebre rivista spagnola specializzata in calcio internazionale) nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1989. La stessa, per intendersi, in cui figuravano i vari Jovetic, Wilshere, Walcott, Thiago Alcantara, Pato, Pastore, Neymar, Muller, Kross, Pjanic, Gotze, Dzagoev, Hazard, Balotelli e Bale. Non si può dire che non fosse in buona compagnia.

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L’attaccante in panchina alla Fiorentina ha sempre portato bene

MONTELLA RINVERDIRA’ LA FELICE TRADIZIONE VIOLA DEI  grandi TECNICI-GOLEADOR? La tradizione, almeno alla Fiorentina, è favorevole. Gli ex attaccanti, come Vincenzo Montella, cinquantatreesimo tecnico nella storia del club, che si sono seduti sulla panchina viola, per lo più, hanno fatto bene, ottenendo successi importanti e facendosi amare dai tifosi per il bel gioco espresso dalla squadra. Quattro degli undici trofei vinti dal club viola, ovvero il 36%, (senza considerare le promozioni) sono stati conquistati con allenatori che da giocatori erano attaccanti e per di più di un certo valore. Tutti hanno vestito la maglia della Nazionale, dell’Italia o del loro Paese. Probabilmente il gioco offensivo, molto spesso (anche se non sempre) chiave dei successi era nel loro dna. L’ultima punta arrivata a Firenze come tecnico, prima di Montella, è stato Emiliano Mondonico. Da giocatore faceva l’ala e di lui presto si innamorarono i tifosi del Torino. Era il febbraio del 2004 quando fu scelto dalla famiglia Della Valle per sostituire Alberto Cavasin. In quel momento la formazione viola, impegnata nel torneo cadetto, era ben lontana dalla zona promozione. Sappiamo tutti come andò a finire. La Fiorentina, con una rimonta straordinaria, arrivò a disputare gli spareggi con il Perugia e conquistò la serie A. Prima ancora di Mondonico, un altro attaccante, Roberto Mancini (una punta di movimento che portò la Sampdoria tra l’altro allo scudetto e al successo in Coppa delle Coppe e in quattro edizioni della Coppa Italia), compagno di squadra di Montella in blucerchiato nel 1996/97 prima di lasciare Genova,  nel 2000/01 vinse la Coppa Italia, ultimo trofeo entrato nella bacheca viola. Va

sottolineato comunque, per onore della verità, che Mancini si sedette in panchina solo per le due partite della finale con il Parma, dopo aver sostituito Fatih Terim. L’Imperatore turco tanto amato dai tifosi viola per il bel gioco messo in mostra dalla squadra, guarda caso (o forse non è un caso), giocava come attaccante. Dal 1960 ad oggi, comunque, buona parte dei successi ottenuti dalla Fiorentina (quattro su nove, ovvero il 44%) si sono verificati con degli ex attaccanti in panchina. Il primo trofeo internazionale della storia del club viola, ovvero la Coppa delle Coppe nel 1960/61, fu conquistato quando l’allenatore era  Nandor Hidegkuti, che da giocatore faceva il centravanti arretrato nella

grande Ungheria, quella che sbalordì tutti (arrivò seconda ai mondiali in Svizzera del 1954) per il suo gioco spettacolare. Il tecnico magiaro portò i viola alla doppia finale con i Rangers di Glasgow, vincendo entrambe le partite e l’ambita coppa, primo trofeo internazionale ottenuto da una formazione italiana. In quel-

la stagione si aggiudicò successivamente anche la Coppa Italia, superando in finale la Lazio. Con un altro attaccante in panchina, l’ala argentina naturalizzata italiana (per lui anche una presenza in azzurro) Bruno Pesaola, che da giocatore con le sue serpentine fece impazzire i tifosi di Roma e Napoli, nel 1968/69 la Fiorentina vinse il secondo e per ora ultimo scudetto della sua storia. Il ‘Petisso’, ovvero il piccoletto (questo il soprannome del tecnico sudamericano), pur con una formazione indebolita per le partenze eccellenti di due nazionali, Enrico Albertosi e Mario Bertini, e di un giovane e promettente attaccante, Mario Brugnera, non accompagnate da acquisti altrettanto importanti a parte Francesco

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Rizzo, trascinò i viola alla conquista del titolo di campioni d’Italia con un gioco a tratti spumeggiante. E ancora Ciccio Graziani, l’ex centravanti del Torino, della Fiorentina e della Nazionale campione del mondo in Spagna nel 1982 con Enzo Bearzot, subentrato a Giorgi sul finire della stagione 1989/90,  portò i viola alla finale di Coppa Uefa con la Juventus (l’ultima di una competizione europea disputata), purtroppo persa, e alla salvezza all’ultima giornata. Insomma speriamo che Vincenzo Montella possa emulare i suoi illustri predecessori e che il dodicesimo trofeo, il primo dell’era Della Valle, possa presto entrare nella bacheca della Fiorentina.

I’ nonno Pilade E SIAM FRATELLI D’ITALIA, QUELLA CHE S’E’ DESTA (CHISSA’ SE LA DORMìA…)  E ricomincia a ruzzola’ la palla e anche se le maglie le un son viola e bisogna contentassi, rintanassi ‘n cantina e ricominciare a patire. E mi scordo che sei su undici e son gobbi e ci hanno la maglia a strisce sotto quella azzurra, e che e son idoli di’ gobbo di sopra. E mi scordo che mi tocca a tifacci ‘nsieme,  a lui, a i’ gobbo, a i’nemiho quotidiano (ma questo l’è quello che m’angoscia di più). E mi scordo degli assegni, delle scommesse, di quelli che son rimasti perché a strisce e di quelli mandati via perché un n’eran più. E mi scordo anche di qui’ sorrisino di Pragnelli che un sopporto più da tempo. E c’è l’azzurro, e c’è l’inno, e siam fratelli d’Italia, quella che la s’è desta (chissà se la dormia ‘n che casino e s’era ora!), e un si po’ fa’ tanti discorsi. E si bagna i’ciglio, e ci s’arza nonostante l’artrosi bilaterale a tutti e due e ginocchi e si mette la mano a i’ petto e si canta. Sì

perché i’nonno, anche se l’è stonato come le campane di’ Bargello, e canta, anche se un l’obbriga nessuno, anche se un n’ha firmao nulla e chi un canta a vada a giohare a cheppe. Ma e nostri e sembran convinti, i’ Pragna e l’ha lavorao bene e bisogna dare a Cesare icche gli è di Cesare, e paiono assatanati e le furie rosse le si scolorano le perdan palla e un gli riesce tutti e giochini che fanno sempre, perché ave’ tra le scatole due o tre che ti mordano e porpacci le cose e te le rende più difficili. Cesare e deve ave’ distribuito i’ Mondonicin a dose da adurti, perché De Rossi e fa i’ libero e Giaccherini i’ terzino (ma se un’ala e dee fare i’ terzino o un n’è meglio che sia un terzino?). Ma un n’andiamo tanto pe’ i’sottile, di fatto e si tien bene i campo, ni’ primo tempo gli è uno 0-0 scritto, ma e laora quasi più Casillas che i’piccolo

scrivano juventino. Poi gli entra i’nonno Di Natale, e la ‘mbuchetta! Cramoroso a Danziha, e campioni d’Europa e di’ Mondo e son sotto! E ci stanno poho, ma un vor dire, un po’ di fifa e l’hanno avua e i’pareggio i’nonno (e non  sortanto lui, e credo) e l’arebbe firmao. E ora? Ora e si starà un po’ a vedere, e ci cambia tutto perché i’Mondonicin e un basta e ci vole anche un po’ di Zemanin, perché con la Croazia e l’Irlanda di’ Trappe (che di Mondonicin e un n’ha bisogno) e si dee vincere e fa’ go’. Magari gli è più difficile però questo punto gli è bono, accipicchia se gli è bono. Ora anche i’nonno e s’è un po’ riscardao, le strisce sotto l’azzurro le si sono un po’ scolorite e i’tifo cresce. Pe’ ‘nganna’ questi du’ mesi abbondanti che ci separan da i’ viola e va’ bene, dai: Forza Italiaaaaaaaaaaaaaaaaa!

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A volte è dura fare l’allenatore. C’è un posto solo per ogni ruolo e la scelta diventa difficile quando più candidati meriterebbero la maglia da titolare. Insomma, ci vuole pelo sullo stomaco ed i nostri lettori hanno dimostrato di averne (in senso figurato, ovviamente, con tutto il rispetto soprattutto per le lettrici), partecipando numerosi alla ‘Top 11’ sempre presente nella nostra home page all’indirizzo www.brividosportivo. it. Il sondaggio, realizzato in collaborazione con le ‘Glorie Viola’ e col ‘Giglio Amico’, arriva questa settimana ad una fase cruciale, alla tornata che collocherà l’ultimo tassello della miglior difesa viola di tutti i tempi. La scelta del secondo centrale (o libero, a seconda dei gusti, visto che anni a dietro si giocava proprio col libero), ancora una volta, dipenderà totalmente ed esclusivamente dal vostro voto.

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FRANCESCO ROSETTA

Nasce a Biandrate, in provincia di Novara, il 9 ottobre 1922. Muore a Galliate, sempre in provincia di Novara, l’8 dicembre 2006 a ottantaquattro anni. Deve la sua vita alla Fiorentina e… al destino. E non è un modo di dire, ma la verità. Rosetta gioca nel grande Torino, o meglio fa la riserva agli straordinari campioni granata. E non gli va bene. Dopo una stagione in prestito all’Alessandria (1947/48) torna all’ombra della Mole. Ma non è soddisfatto. I dirigenti viola così, approfittando del malcontento del giocatore, convincono il Toro a cederlo. E ciò avviene nel settembre del 1948, pochi giorni dopo la disputa della prima giornata di campionato. Qualche mese più tardi, nel maggio del 1949, l’aereo con a bordo il Torino si schianta sulla collina di Superga. Rosetta dunque è una sorta di miracolato e nel corso della sua vita racconta di frequente questa vicenda. Il suo debutto in maglia viola avviene il 26 settembre 1948 a Torino nell’incontro con la Juventus perso dalla Fiorentina per tre a due. Rimane a Firenze per nove stagioni, dal 1948/49 al 1956/57, disputando 245 partite di campionato e realizzando una rete. E’ un libero di una classe eccelsa e poi ha un carisma straordinario. Riesce sempre a trasmettere ai compagni di squadra, i quali si fidano ciecamente di lui, calma e serenità. Non perde mai la testa, nemmeno nelle situazioni più delicate e difficili. Diventa presto il leader in campo e fuori. Gioca dietro Chiappella e i terzini, sempre pronto ad intervenire se gli avversari li superano. E poi è subito pronto a rilanciare la manovra. Non commette quasi mai fallo. I falli non rientrano nella sua filosofia di gioco. E’ straordinario inoltre nel gioco acrobatico. E’ un libero moderno per quel periodo. E’ il capitano della squadra che conquista lo scudetto nel 1955/56. Ma in quel torneo disputa soltanto venti partite. Poi, a fine febbraio, è bloccato da un infortunio. E un infortunio gli impedisce di giocare nel maggio del 1957 anche la finale di Coppa dei Campioni a Madrid con il Real. Pochi mesi dopo, a trentacinque anni, lascia la Fiorentina e passa al Verona. Oltre allo scudetto vinto in maglia viola, Rosetta se ne aggiudica un altro con il Torino nel 1946/47. Gioca sette partite in Nazionale. Esordisce al Comunale di Firenze il 22 maggio 1949, diciotto giorni dopo la sciagura di Superga, nel match contro l’Austria vinto dall’Italia per tre a uno. R.l.p.

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UGO FERRANTE

Nasce a Vercelli il 18 luglio 1945 e muore nella stessa città il 29 novembre 2004 a cinquantanove anni per un tumore alla gola. Inizia la carriera nelle file della mitica Pro Vercelli, dove gioca nelle squadre giovanili. La Fiorentina lo nota durante i raduni della Nazionale Juniores a Coverciano e decide di acquistarlo quando è appena diciottenne nell’estate del 1963. Debutta in maglia viola ed anche in serie A il 31 maggio 1964 a Bari, all’ultima giornata di campionato, nel match perso dai gigliati per due a zero. Ferrante resta a Firenze per nove stagioni, dal 1963/64 al 1971/72. Nell’ultimo torneo, però, disputa soltanto otto incontri a causa di un infortunio patito alla gamba in uno scontro di gioco con Scaratti nel match con la Roma giocato al Comunale e vinto dai viola per due a zero. Ferrante sul momento non si accorge della gravità dell’incidente (si tratta di una frattura) e rimane ancora in campo per alcuni minuti. Il libero di Vercelli è un giocatore generoso, uno di quelli che non si tira mai indietro. Ma è di una correttezza straordinaria. Basti pensare che nella sua carriera non viene mai squalificato. E’ praticamente un record per un difensore. Ferrante è aitante, forte fisicamente, bravo nei contrasti, deciso ma non cattivo. E’ quasi insuperabile nel gioco aereo. Di testa contro di lui non ce n’è per nessuno. E spesso si spinge in area avversaria per cercare il gol. Ne realizza 6 nelle 179 partite di campionato disputate con la Fiorentina. Uno, in particolare, di testa segnato a Genova con la Sampdoria nella stagione dello scudetto viola è fondamentale per la conquista del tricolore. Regala alla squadra di Pesaola il pareggio (uno

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a uno, visto che è sotto di una rete) e le consente di mantenere il primato solitario in classifica. Quella è la stagione migliore di Ferrante, che a Firenze si ambienta in modo straordinario. Dopo la sconfitta interna con il Bologna per tre a uno, alla quinta giornata, dopo un’ottima prestazione della Fiorentina decide di non tagliarsi più i capelli fino a quando la formazione gigliata non avesse perso di nuovo. Tornerà dal barbiere (un barbiere particolare visto che gli furono tagliati in diretta alla Domenica Sportiva) solo a fine campionato quando la chioma è foltissima, perché i viola da allora rimarranno imbattuti e vinceranno lo scudetto. A Firenze Ferrante conquista il torneo di Viareggio nel 1966 e nel 1965/66 la Coppa Italia e la Mitropa Cup. E poi, appunto, c’è lo scudetto del 1968/69. Disputa anche tre partite in Nazionale. Esordisce in azzurro il 10 maggio 1970 a Lisbona nel match vinto dall’Italia con il Portogallo per due a uno. Partecipa ai campionati del mondo in Messico del 1970, pur senza mai scendere in campo, nei quali la formazione di Ferruccio Valcareggi arriva seconda, battuta in finale dal Brasile di Pelè. Ferrante viene ceduto al Vicenza nell’estate del 1972. R.l.p.

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Nasce a Chacabuco in Argentina il 25 maggio 1953, discendente di immigrati italiani provenienti da Catania. Arriva a Firenze dal River Plate nell’estate del 1982, dopo i campionati del mondo di Spagna vinti dagli azzurri, dove ha incontrato e perso con l’Italia di Antognoni e Graziani, suoi futuri compagni di squadra. Passarella è un leader autentico. Non per nulla è soprannominato “El Caudillo”, ovvero il capo. Si è già messo in evidenza nel suo club e in Nazionale con cui ha vinto, in finale sull’Olanda, il mondiale d’Argentina del 1978 da capitano. All’inizio fatica ad ambientarsi in riva all’Arno. Debutta in campionato in maglia viola il 12 settembre 1982, alla prima giornata, al Comunale nel match vinto dalla Fiorentina sul Catanzaro per quattro a zero. Nel girone d’andata, però, non dimostra tutto il suo autentico valore. C’è chi pensa che non si adatterà mai al calcio italiano. Invece è solo un problema di ambientamento. Infatti nel girone di ritorno i tifosi viola ammirano il vero Passarella. E sarà così nei successivi tre campionati. Dunque il libero argentino gioca con la Fiorentina per quattro stagioni, dal 1982/83 al 1985/86 quan-

do viene ceduto all’Inter. E nell’ultima partita con la maglia gigliata a Pisa con la sua doppietta porta i viola, vittoriosi per due a uno dopo essere stati in svantaggio, in Coppa Uefa. Disputa 109 incontri di campionato, siglano 26 reti, 11 nell’ultimo torneo (quell’anno è il goleador della squadra). Sono tantissimi per un difensore. La sua cessione, per problemi di bilancio, sarà pesante anche per le sue doti realizzative. Passarella è un libero straordinario: forte nei contrasti, assai abile nel gioco aereo dove salta ad altezze vertiginose per colpire il pallone di testa, è inoltre dotato di un tiro forte e preciso. Le sue punizioni ed anche i suoi rigori spesso sono imparabili per i portieri avversari. E’ bravo anche in fase di impostazione della manovra. E’ duro e deciso quanto basta. Diventa presto un beniamino dei tifosi viola anche per la sua grande generosità ed è uno dei leader dello spogliatoio. Il suo palmares è ricco di trofei, nessuno dei quali purtroppo conquistato con la Fiorentina. Vince sette scudetti in Argentina con il River Plate: il Nacional e il Metropolitano nel 1975, il Metropolitano nel 1977, il Nacional e il Metropolitano nel 1979, il Metropolitano nel 1980 e il  Nacional nel 1981. E poi si aggiudica due mondiali con l’Argentina: nel 1978 in patria e nel 1986 in Messico. Da allenatore conquista quattro scudetti, sempre con il River Plate: nel 1989/90 e poi l’Apertura nel 1991, nel 1993 e nel 1994. Da tecnico della Nazionale vince i giochi panamericani nel 1995 e l’argento olimpico ad Atlanta nel 1996. R.l.p.

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ROBERTO GALBIATI

Nasce a Cernusco sul Naviglio il 16 settembre 1957. Cresce nelle formazioni giovanili dell’Inter dove viene impiegato come centrocampista. Con i nerazzurri debutta in serie A a poco più di diciassette anni il 24 novembre 1974 a Genova nel match contro la Sampdoria terminato per uno a uno. A Milano resta per due stagioni e poi passa al Pescara in serie B nell’estate del 1976. Contribuisce alla promozione degli abruzzesi in serie A nel 1976/77 e nel 1977/78 disputa il massimo campionato. E’ al Pescara che si trasforma definitivamente come libero. Ed è come libero che la Fiorentina lo acquista a luglio del 1978. Debutta in maglia viola in campionato a Torino contro i granata il 1 ottobre 1978 nell’incontro terminato uno a uno. A Firenze rimane per quattro stagioni, dal 1978/79 al 1981/82, quella del secondo posto dietro la Juventus e dello scudetto sfumato. E’ quella la stagione migliore di Galbiati in riva all’Arno. Il giocatore lombardo si fa apprezzare per il suo grande senso dell’anticipo, una delle sue doti migliori. E’ deciso e sicuro anche nei contrasti. E poi un’altra sua notevole qualità è la costruzione della manovra. Grazie al suo passato da centrocampista, una volta recuperato il pallone, imposta immediatamente l’azione offensiva. Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta sono pochi i liberi con le sue caratteristiche. La maggioranza sono dei difensori puri che, però, sono per lo più incapaci di rilanciare nella maniera giusta il pallone. Altri sono ex centrocampisti come Galbiati appunto e come Cera, ex mediano, e poi libero nel Cagliari che vince lo scudetto nel 1969/70 e in Nazionale. E con giocatori con queste caratteristiche in pratica il centrocampo si arricchisce di un uomo. Ecco perché il giocatore lombardo è tanto apprezzato. L’unico suo neo è piuttosto nel gioco aereo. Ma spesso giocando d’anticipo riesce a cavarsela anche nel gioco di testa. Galbiati colleziona con la maglia della Fiorentina nelle sue prime quattro stagioni 111 gettoni di presenza, realizzando una rete. Poi nell’estate del 1982, con suo grande rammarico, viene ceduto al Torino per l’arrivo in riva all’Arno di Daniel Passarella. La società viola riporta Galbiati a Firenze nella stagione 1986/87. Il libero lombardo disputa altri venticinque incontri. Nell’estate del 1987 il giocatore passa poi al Prato. Galbiati torna alla Fiorentina come allenatore delle giovanili e, per un certo periodo, come tecnico in seconda tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Galbiati disputa anche quattordici partite con la Nazionale Under 21, diverse delle quali da giocatore gigliato. R.l.p.


Top 11 viola

l’intervista

Roberto Galbiati

“QUANDO ESSERE LIBERI RENDEVA FELICE IL CALCIO” Roberto Galbiati, libero, arrivato dal Pescara nel 1978, è nato a Cernusco sul Naviglio, il paese dei liberi, quello di Scirea e di Tricella. Parlare di Francesco Rosetta, Ugo Ferrante e Daniel Passarella lo riporta indietro nel tempo, quando il calcio era quel pallone che racchiudeva i sogni di ogni bambini e le gesta dei giocatori sconfinavano in racconti epici da parte di tifosi e addetti ai lavori. Rosetta, lui, lo ha conosciuto solo di rimbalzo: di lui a Firenze e non solo parlava chiunque. Così come nel resto d’Italia, perché quella squadra, quella dello scudetto del ’55/’56 ha fatto storia ovunque. Ugo Ferrante lo ha conosciuto più da vicino, «le sue partite me le ricordo ancora oggi, aveva un modo di interpretare il suo ruolo memorabile: ecco perché da lui ho cercato di carpire più segreti possibili». E Passarella? Galbiati e Passarella solo una manciata di giorni

non sono stati compagni di squadra: quando Daniel arrivò a Firenze, Roberto fu ceduto al Torino. Ma da avversario lo ha apprezzato domenica dopo domenica. Lui ha conosciuto tutti, chi più da vicino chi meno, e Galbiati non ha dubbi: sono gli interpreti migliori mai avuti dalla Fiorentina in questo ruolo. «In Italia, di liberi così, a dire il vero se ne sono visti davvero pochi». Roberto Galbiati, chi era Francesco Rosetta? «Me ne hanno parlato tutti, a cominciare da mio padre. Di lui ho letto tanto anche sui libri e sui giornali. Era un difensore che sapeva contraddistinguersi per la straordinaria eleganza che riusciva a sprigionare in campo. Ha contribuito a conquistare vittorie importanti con la maglia della Fiorentina. Era il re incontrastato della difesa e, per certi versi, nonostante il trascorrere degli anni, non ha più trovato un suo ere-

de». Che cosa ha lasciato in eredità a chi gli è succeduto? «Un modo diverso di interpretare il calcio: i suoi movimenti in partita erano poesia. Una sintesi perfetta di dinamismo, forza fisica ed eleganza. Roba da manuale». Ugo Ferrante, invece, che cosa ha rappresentato per la Fiorentina? «E’ stato uno dei giocatori in assoluto più forti nel gioco aereo. Quando si presentava nell’area avversaria vedevi negli occhi di chi doveva tenerlo d’occhio il terrore di non sapere come fare a fermarlo. Saltava sempre più in alto di tutti: credo che i suoi colpi di testa, anche oggi, restino insuperabili da chiunque».  Passarella, invece, ha rappresentato un punto di rottura con quella che era, allora, la concezione del libero. Non è così? «Daniel è stato semplice-

mente un mito. Aveva pure il coraggio di proporsi in avanti, tanto che qualcuno, in quegli anni, gli suggerì di non preoccuparsi troppo di marcare. Era qualcosa che non rientrava negli schemi del calcio italiano. Passarella, col passare degli anni e soprattutto con i gol realizzati, ha cambiato la nostra mentalità». Che cosa ha rappresentato per lei Passarella? «E’ stato un maestro nel vero senso della parola. Fino al suo arrivo in Ita-

lia, io prendevo spunto da Scirea. Lo consideravo il leader incontrastato nel suo ruolo: Daniel mi ha indicato un’altra strada. Aveva carattere e determinazione da vendere, non lo intimoriva niente. Per certi versi agiva quasi da mediano arretrato: aveva un’organizzazione mentale straordinaria, capace di coniugare le due fasi di gioco, difensiva e offensiva. E’ stato uno tra i precursori del calcio moderno».

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14 giugno 2012 www.brividosportivo.it

Ladies e gentlemen, Pippo Baudo presenta Montella “Un napoletano atipico, l’allenatore giusto per Firenze”

L’esclusiva

di Luca Capanni

Esclusiva con il noto presentatore televisivo, catanese doc e grande appassionato di calcio A Firenze si apre il sipario su un nuovo show, lo show del nuovo corso viola, nel quale uno dei protagonisti sarà indubbiamente il nuovo allenatore. Il nome designato per la parte è quello di Vincenzo Montella, e l’auspicio è che lo spettacolo intorno a lui sia di quelli d’eccezione. Sarà il futuro a svelarcelo, puntata dopo puntata. Intanto è sicuramente d’eccezione l’esclusiva offerta dal Brivido Sportivo per presentare tale spettacolo.  Pippo Baudo, catanese doc nonché numero uno indiscusso dell’intrattenimento e della conduzione in Italia, presenta il neo tecnico viola: «Vincenzo è una persona straordinaria oltreché un allenatore brillante e competente. Mi piacciono molto la sua civiltà e la sua eleganza e da catanese sono dispiaciuto che lasci la squadra rossazzurra».  La trattativa per portarlo a Firenze non è stata delle più facili. E’ così dura trattare con un catanese come Pulvirenti?  «Fare il presidente di una squadra di calcio è secondo me una malattia incurabile (ride, ndr). Pulvirenti lo conosco personalmente, è una persona intelligente e si rende conto che il Catania si è potuto avvalere di due personaggi che hanno dato un grosso contributo alla crescita della squadra. Questi sono Lo Monaco e Montella ed entrambi sono partiti. Pulvirenti è un ‘self made man’, ha avuto il coraggio di investire nella società etnea ed ha fatto un lavoro eccezionale negli anni, un lavoro che comprende anche il bellissimo centro sportivo. Nel corso

degli anni gli è andata bene, prima con Zenga, poi con Mihajlovic, anche con Simeone, poi ha raggiunto il top con Montella». Mihajlovic, come Montella, è approdato a Firenze dopo Catania. Chi preferisce tra i due?   «Anche Mihajlovic non è un cattivo tecnico, si tratta di due persone diverse ma giudico positivamente entrambe. Ciò che mi meraviglia di Montella è il fatto che non rientri nello stereotipo napoletano, pur essendo di Napoli. Non è focoso, non è vistoso, non si sbraccia, parla un italiano perfetto, possiamo scherzosamente affermare che si tratti di un partenopeo atipico. Nel calcio assistiamo a molti allenatori che si sbracciano o si agitano spesso, pensiamo ad esempio ad Allegri, a Mazzarri, per non parlare di Conte che a volte fa più lui la partita dei giocatori. Insomma, Montella è un allenatore preparatissimo ma di lui mi

piacciono molto anche l’eleganza, la signorilità». A proposito di Conte e di bianconeri: se è vero che nessuno è perfetto, anche Pippo Baudo deve avere un difetto. Questo difetto, dal punto di osservazione delle rive dell’Arno, potrebbe essere… la sua juventinità.  «La mia juventinità? Deriva da una ripicca tra bambini. Il mio compagno di banco era un torinista sfegatato, così io decisi di essere bianconero, per contrapposizione giocosa al mio amico. Erano i tempi del grande Toro, quello che in futuro purtroppo sarebbe scomparso tragicamente a Superga. Da juventino ho avuto modo di apprezzare la famosa sforbiciata di Carlo Parola, che rivediamo raffigurata sui pacchetti di figurine (e che avvenne proprio a Firenze, in occasione del salvataggio con cui Parola respinse un lancio del viola Magli per

La Birrotecaiola! v i s o if t i e d Da noi c'è tutte le birre che tu' voi!

Pandolfini, ndr). E ho apprezzato anche la signorilità di personaggi come Boniperti, che ho il piacere di conoscere personalmente, e di Del Piero».  Ed il suo rapporto con Firenze invece com’è?  «Quando arrivi a Firenze provi delle sensazioni incredibili. Ci sono stato pochi giorni fa per il programma ‘Viaggio in Italia’ che sto facendo adesso. La vostra è una città stupenda, è davvero qualcosa di indescrivibile. La vostra terra mi piace in tutte le sue sfumature, nelle sue piccole e grandi platee. Trent’anni fa ho lavorato ad uno spettacolo in una casa del popolo a Campi Bisenzio, e mi divertivo già allora. Nella zona fiorentina, come sapete, c’è un fervido panorama di case del popolo. Anche il nostro amico Benigni è molto legato a questo contesto, si può dire che dalla sua casa del popolo, quella di Vergaio vicino a Prato, abbia iniziato la sua bellissima carriera e tratto spunto per tante sue battute. Per quanto riguarda i ricordi calcistici, mi vengono in mente tutte le volte che sono venuto allo stadio di Firenze con Ferruccio Valcareggi. Ed anche con Franco Zeffirelli, che litigate con lui! Litigate a sfondo sportivo, ovviamente».  Se Montella è un ‘napoletano atipico’, si può anche dire che Pippo Baudo sia uno juventino atipico, in quanto simpatizzante di Firenze e della Fiorentina. Ma se lei fosse un tifoso viola totale, diciamo così, e le dicessero che Jovetic è in vendita... «Sarei contrario. Jovetic è un cam-

pione, non se ne trovano mica tanti come lui. Se lo vendi poi che fai? No, io non sarei proprio d’accordo con la cessione di Jovetic. E comunque, secondo me, non verrà venduto».  Dovendo prendere in prestito il titolo di uno dei suoi innumerevoli programmi, quale sceglierebbe per la Fiorentina dei Della Valle?  «Per quello che ha fatto nella vita Diego Della Valle, che è un amico ed una persona che stimo, sceglierei un mio programma di qualche anno fa che si chiamava ‘Numero uno’. Diego Della Valle è un grande imprenditore del nostro Paese e si sta impegnando anche per importanti cause nazionali come il restauro del Colosseo, un’opera importante che mi auguro proceda al meglio. Quello che auguro alla famiglia Della Valle nel calcio, inoltre, è di godersi una grande Fiorentina perché se la meritano. E soprattutto se la meritano Firenze ed i tifosi viola. Nel frattempo, adesso abbiamo l’avventura europea e spero in un trionfo dell’Italia di Prandelli, altro gran signore che a Firenze conoscete molto bene».  Montella è l’uomo giusto per goderci una grande Fiorentina?  «Assolutamente sì. Io l’ho incontrato recentemente ed aveva una gran voglia di tornare in campo. Montella è l’uomo giusto ma, come tutti, ha bisogno di un percorso organizzato intorno a lui, di un progetto».  Si apre il sipario, dunque. Il nostro presentatore è stato d’eccezione, ma adesso dovrà esserlo anche il cast.

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L’ex assistente tecnico di Novellino sembra ormai destinato ad un ruolo nello staff tecnico viola

NICOLA CACCIA, L’UOMO DI FIDUCIA DI MONTELLA

Nei giorni precedenti l’annuncio ufficiale del nuovo allenatore della Fiorentina, l’ex attaccante  Nicola Caccia entrava ed usciva dalla sede viola probabilmente per definire alcuni accordi con la dirigenza viola. Caccia è amico fraterno di Vincenzo Montella, nonché suo concittadino. Li lega evidentemente un sentimento forte di amicizia, per cui la sua presenza allo stadio in questi giorni ha fatto intendere di un suo possibile incarico in Fiorentina. Rimane da chiarire il ruolo in società: che sia stato individuato per lavorare nel settore giovanile viola o per far parte dello staff tecnico di Montella? Quello che è certo è che nello scorso campionato Caccia ha rivestito il ruolo di assistente tecnico di Novellino a Livorno.  FEELING CON L’AEROPLANINO. Una cittadina di 7500 abitanti, Castello di Cisterna (Napoli), alle pendici del Vesuvio negli anni ‘70  ha sfornato una serie di calciatori, guarda caso tutti attaccanti, di livello internazionale. Sono Vincenzo Montella, Antonio Di Natale e Nicola Caccia. Quest’ultimo non ha ottenuto in carriera gli eccelsi risultati dei primi due pur avendo, a detta dei tecnici di allora, qualità tecniche ugualmente importanti. Gli inizi nel mondo del calcio sono comuni a tutti e tre: l’Empoli li preleva giovanissimi e li forma calcisticamente nel proprio vivaio. Caccia, classe 1970, arriva giovanissimo ad Empoli dove esordisce in serie A nella stagione 1987/88 non ancora diciottenne nel match contro la Juventus a Torino. La squadra azzurra in quegli anni è in caduta libera: in due anni rimedia due retrocessioni e finisce dalla serie A alla C1. Mentre Caccia cercava invano con le sue reti di riportare l’Empoli in serie B nelle Giovanili cresceva Vincenzo Montella (classe 1974) che incrocia l’amico nella stagione 1990-91 quando fa il suo esordio a sedici anni tra i professionisti (in C1 appunto) con la maglia della squadra toscana. Un anno a stretto contatto prima che le loro strade si dividessero di nuovo con Caccia che prende la via di Bari e Montella che approda in pianta stabile in prima squadra a Empoli dove resta per cinque anni e dove, prima di salire di categoria approdando a Genova in serie B, passa il testimone a Totò Di Natale che avrà il merito di riportare l’Empoli fino alla serie A. Saranno state le origini, sarà stato il fatto che hanno frequentato la stessa scuola calcio, fatto sta che tra Montella e Caccia c’è un bel feeling probabilmente nato quand’erano bambini a Castello di Cisterna, ma sicuramente cresciuto in terra di Toscana. PRIMA BOMBER POI TECNICO E DIRIGENTE. Dopo aver avuto una discreta carriera da bom-

Nel frattempo, la Primavera di mister Pratesi si gioca a Torino la finale scudetto

DIVORZIO TRA NICOLI E PRIMADONNA

ber (ha militato in 10 squadre tra cui Empoli, Bari, Ancona, Piacenza, Atalanta, Napoli e Genoa segnando 142 reti in 524 presenze in carriera), nel giugno del 2006, poco tempo dopo aver appeso le scarpette al chiodo, inizia l’avventura in panchina con la Biellese, in C2, dove viene esonerato dopo 3 partite perse. L’anno successivo ha allenato la Sangiovannese in C, per essere esonerato dopo 3 mesi. Nell’estate 2011 lo ingaggia il Livorno come assistente tecnico di Walter Novellino. Non pago, Caccia il 2 giugno 2011 ottiene anche la qualifica di direttore sportivo.   Insomma, la sua è stata una carriera decisamente costellata di alti e bassi, di cadute e risalite, con rendimenti altalenanti. Però ha sempre saputo riconquistarsi la fiducia delle società che hanno creduto in lui. Chissà se ce la farà anche con la Fiorentina, in questa avventura appena iniziata dal suo amico di sempre. 

Novità importanti per quanto riguarda la squadra di calcio femminile di Firenze che milita in serie A. È notizia (ufficiale) di una settimana fa che Mario Nicoli non sarà l’allenatore del Primadonna nella prossima stagione (2012-2013). La decisione, presa di comune accordo con la società (come recita il comunicato stampa “La Società ACF FIRENZE ASD comunica ufficialmente che Mario Nicoli non sarà l’allenatore della prima squadra nella prossima stagione 2012/2013. Con l’occasione ringrazia Mario Nicoli per il lavoro svolto come allenatore in questi nove anni e per i prestigiosi risultati raggiunti sia con il settore giovanile che con la prima squadra. La decisione è stata presa di comune accordo nella giornata di ieri dopo un incontro tra le parti”), arriva dopo un’annata contraddistinta da soddisfazioni di squadra e personali dove spiccano una salvezza arrivata con una giornata di anticipo e i premi al ‘Golden Girls Awards 2012’ come miglior tecnico della serie A allo stesso Nicoli e come terzo miglior difensore della stagione a Guagni. Un divorzio che non lascia rimpianti all’ormai ex tecnico viola: «Non c’è un motivo in particolare per il quale siamo arrivati a questa decisione. Sono molto contento del mio operato, della stagione appena trascorsa e del premio ricevuto. Ad un certo punto

dell’anno, però – ha detto Nicoli in esclusiva al Brivido Sportivo – ho capito che era giusto cambiare. Mi sono sentito tranquillo e sereno nell’optare di smettere. La mia è stata una decisione presa un mese prima della fine del campionato. Il futuro? Col presidente Andrea Guagni mi incontrerò per vedere se ci sarà la possibilità di rimanere all’Acf Firenze magari con un altro ruolo. Altrimenti non avrò problemi a rimanere un anno fermo, non se ne accorgerebbe nessuno. Se poi dovesse arrivare un’offerta per una nuova avventura su un’altra panchina, la prenderò in considerazione con la massima calma. Con tranquillità». Nel frattempo, la formazione Primavera del Primadonna di mister Pratesi, dopo aver battuto a Roma il GS Roma Calcio Femminile per 4-2, giocherà domani venerdì 15 giugno alle ore 17.45 presso lo stadio Righi di Borgaro Torinese la finale scudetto proprio contro le campionesse d’Italia in carica del Torino. Non sarà una partita facile ma le viola cercheranno di dare filo da torcere alle piemontesi per portare il titolo a Firenze. Mi. La.

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14 giugno 2012 www.brividosportivo.it

“Simpatizzo per l’Inter, ma accoglierò la Fiorentina come una regina del calcio”

Speciale ritiro

di Federico Pettini

Esclusiva al Sindaco di Moena Franceschetti in attesa dell’inizio del ritiro viola C’è attesa, c’è fermento e c’è aspettativa per il ritiro della Fiorentina, quest’anno a Moena. Montella è stato fin da subito molto chiaro sul fatto che questa estate ci sarà da lavorare, anche parecchio. Così, il Brivido Sportivo ha contattato in esclusiva con il Sindaco di Moena, Riccardo Franceschetti, per capire se è tutto pronto per l’arrivo della Fiorentina. Sindaco, la Fiorentina arriva a Moena. C’è soddisfazione per l’accordo raggiunto? «Sicuramente si. Veniamo dall’esperienza pluriennale con la Sampdoria, quindi per noi cambiare è stata un’opportunità nuova e stimolante. La Toscana ha un bacino importante e aver raggiunto questo accordo porterà dei benefici importanti sia a Moena che a tutta la Val di Fassa». Ci parli di Moena. «Moena è la cittadina più popolosa della Val di Fassa. Si trova proprio all’inizio della Valle e conta circa 2.700 abitanti. E’ una località turistica. Tra alberghi, appartamenti e altre strutture ricettive si contano 11mila posti letto. Moena poi vive una doppia stagionalità. In estate si possono fare passeggiate, escursioni in quota, itinerari in mountain bike e importanti sono le escursioni storiche sui percorsi della Grande Guerra, dove poter trovare chilometri di gallerie e trincee disposte nella prima guerra mondiale. Per quanto riguarda la stagione invernale, ovviamente c’è la possibilità di sfruttare le mi-

gliori strutture sciistiche». Avete giа pensato a delle misure particolari per ricevere i tifosi della Fiorentina? «Moena ha una filosofia a misura d’uomo. E’stata realizzata un’isola pedonale per la zona del centro, abbiamo percorsi kneipp a cielo aperto. In fondo, è la perla delle Dolomiti. E’ una località turistica, come dicevo, quindi è ben organizzata alle esigenze di tutti. Non saranno necessarie certe modifiche come aperture straordinarie. Moena è già organizzata ed è molto attenta a questi aspetti. Volevo segnalare una cosa». Prego. «E’ stato motivo di gratificazione che il formaggio tipico di Moena, il Puzzone, abbia riconosciuto il marchio DOP. E’ un formaggio, proprio come dice il nome, molto profumato, molto saporito. Una specialità che consiglio a tutti». Con l’arrivo di Montella la Fiorentina le ha giа comunicato l’ufficialitа delle date del ritiro? «C’è già un accordo su una prima parte che va dal 16 al 26 luglio, poi tre giorni di sosta e dal 29 luglio al

7 di agosto. Proprio in questi giorni sono venuti a fare dei sopralluoghi tecnici persone dello staff viola». Il campo e le strutture: è tutto pronto per l’arrivo della Fiorentina e dei suoi tifosi? «Ci stiamo lavorando in questi giorni. Il manto erboso viene sistemato ogni anno, anche se quest’inverno è stato meno rigido e quindi il campo ha retto bene. Ci saranno da sistemare certe recinzioni intorno al campo. Abbiamo una tribuna di 1.500 posti, più si sta realizzano una tribunetta vip per gli ospiti di giocatori e staff della Fiorentina. Si sta poi realizzando un ampliamento degli spogliatoi e della stessa struttura, proprio per andare incontro alle esigenze della Fiorentina». Avete giа incontrato qualcuno della societа? «Ci siamo confrontati con il direttore marketing e con qualche esponente dello staff tecnico, ancora con nessuno della proprietà. Con la Fiorentina abbiamo iniziato un percorso che spero possa durare negli anni». Si parla di una possibile amichevole con il Bayern Monaco. Per i tifosi viola quella partita non sarа mai da considerarsi ‘amichevole’… «Ho letto sui giornali di queste possibilità e dell’umore dei tifosi. Penso che un’amichevole di quella portata, fatta con due squadre di assoluto valore, farebbe piacere non solo a Moena ma a tutta la Val di Fassa. Una partita di car-

tello come questa, comunque, si dovrebbe giocare a Trento sia per la capienza dello stadio, sia per la sicurezza e l’ordine pubblico». Visto l’affetto per la Sampdoria che ha passato tanti anni da voi, alla fine diventerа anche un tifoso viola… «Sicuramente con la Sampdoria abbiamo un rapporto particolare, così come con Novellino. Con la famiglia Garrone ci siamo anche sentiti per la promozione in serie A. Sicuramente provo simpatia per la Fiorentina, per quello che ha fatto vedere negli anni, anche se sono di fede interista. Comunque durante un ritiro il rapporto che si viene a creare con la squadra è talmente bello che dura negli anni, così come con i calciatori. E lo dico da ex giocatore che è arrivato in promozione. In porta ero anche bravino. Tornando alla Fiorentina, ci sono i presupposti per fare bene e l’augurio è che sia per Moena, sia per la Fiorentina sia un’esperienza importante». Mandi un messaggio ai tifosi della Fiorentina. «Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi periodi, bisogna stare vicino alla squadra in questi momenti di ripartenza. E Moena è una cittadina ospitale, che favorisce la convivenza con i giocatori e con lo staff. E’ un modo di vivere una vacanza diversa, per staccare da tutto, ritemprarsi e avvicinarsi alla propria squadra».

Il PUNGIGLIONE Tolleranza zero contro chi vorrebbe insabbiare I pungiglioni si rivolgono contro Scommessopoli, e sono preventivi, cioè si appuntano per essere pronti a pungere chiunque cercasse di insabbiare, di mitigare, di tralasciare. Il problema è serio e coinvolge non solo il calcio, ma la criminalità comune e persino la mafia. Il bulgaro Dinov, quarantenne titolare dell’agenzia Skysport 365, la prima che denunciò flussi irregolari di scommesse, è stato ucciso due mesi fa; alcuni indagati in Italia (Paoloni e Gritti) denunciano minacce a mano armata di tipi loschi; e si avrebbero intercettazioni raccapriccianti di Sculli in cui  confesserebbe candidamente ad amici poco raccomandabili di poter ricattare Toni con materiale compromettente. Insomma tolleranza zero, chiunque ci sia di mezzo, o il giocattolo questa volta si romperà senza rimedio. Tolleranza zero in sede penale ed in sede sportiva, dove però, ci sembra che siano partiti molli, con molti patteggiamenti. Alcuni saranno anche necessari per avere collaborazione ed estendere le possibilità di intervento, ma non esageriamo. Di questa gente che, non  contenta di avere avuto in dono dalla sorte un mestiere che dà ricchezza, notorietà e tutte le soddisfazioni materiali possibili, si lascia coinvolgere in atti criminali per cupidigia, per noia, o chissà per quale molla psicologica contorta, non ne abbiamo proprio bisogno e non ne abbiamo proprio pietà.

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GINNASTICA di Maria Consiglia Grieco

Il CGF a Cattolica perde il conto delle medaglie

Giusto il tempo di rientrare a Firenze, dopo il primo week-end di campionati nazionali UISP, mettere in scena la storia dei Giochi Olimpici dall’antica Grecia a Pechino 2008 per il saggio di fine anno e subito pronti a ripartire per il secondo fine settimana di gare presso la palestra “Andrea Ercolessi” di Cattolica. Le prime a scendere in pedana per il Centro Ginnastica Firenze sono state, venerdì 8 giugno, le individualiste di Seconda categoria Irene Gensini e Costanza Mugnai. Se la gara della Gensini è scorsa via liscia – solo una piccola imprecisione nell’uscita alla trave – la Mugnai ha dovuto subito fare i conti con una caduta alle parallele e una alla trave; ma, se da un lato questo l’ha lasciata fuori dalla top ten finale, le ha dato il giusto mordente per riscattarsi con due belle prove al corpo libero e al volteggio. In attesa delle classifiche, non ancora pubblicate perché in attesa di omologazione dato l’elevato numero di ginnaste partecipanti, si è passati in serata al campionato a squadre di Terza categoria, dove Giorgia Banchi,  Ginevra Gai,  Elena Gensini e Saramay La Rocca hanno stravinto quasi ad occhi chiusi il titolo di campionesse nazionali, mentre per le medaglie di specialità è stata roba da perdere il conto: doppietta oro-argento alle parallele con Gensini e Gai; alla trave Banchi è campionessa italiana, bronzo alla Gensini; infine, Banchi è vicecampionessa italiana al corpo libero, terza la Gai. Il sabato si è cominciato di buon’ora, ancora con la Terza categoria, ma stavolta è toccato alle individualiste, e per il CGF ad aprire la giornata di gare è stata la junior  Anita Bartolozzi che, tradita da una piroetta alla trave, ha mancato il podio all-around ma non quello di specialità, portando a casa la medaglia di bronzo all’attrezzo parallele. Lo stesso attrezzo si rivelerà “fatale”,

poche ore dopo, per la senior Viola Vanzi: proprio un errore nella prova tra gli staggi le ha strappato dalle mani un titolo italiano nel concorso generale (8°piazzamento) che – punteggi alla mano – sarebbe stato suo senza problemi e con un buon margine, ma non le ha impedito di conquistare due medaglie d’oro di specialità, alla trave e al corpo libero, suoi attrezzi di punta. La domenica – ultimo giorno dei campionati 2012 – è stata tutta dedicata alle categorie superiori, a partire dalla Quarta (livello senior), dove le ginnaste gigliate sono partite alla grande, con il titolo di vicecampionessa italiana di  Lisa Menghini, che è andata a podio altre due volte, con al collo la medaglia d’argento al corpo libero e quella d’oro alle parallele asimmetriche. Altro titolo di specialità – stavolta al corpo libero – per la new entry Camilla Natali, arrivata da poco nella squadra di Sorgane; podio sfiorato, con un quarto posto nell’all-around per Ilaria Materassi. Una ginnasta, tre medaglie, in Quinta senior:  Ambra Buglioni è vicecampionessa nazionale della sua categoria, oltre che campionessa italiana alle parallele e medaglia d’argento all’attrezzo trave. Hanno chiuso la giornata – e la stagione sportiva UISP – le atlete di Sesta categoria, nei vari concorsi differenziati in base alle esigenze richieste dai programmi. In Sesta D titolo italiano di specialità per Maristella Bonafede, attrezzo parallele; tripletta color bronzo per Sofia Spulcioni, in classifica generale, al volteggio e alla trave; ancora due medaglie nel concorso C, con Alessia Giannitrapani campionessa italiana alle parallele e bronzo al volteggio; in Sesta A Bianca Boretti ha fatto suo un bottino di ben cinque medaglie: vicecampionessa nazionale all-around e agli attrezzi volteggio, parallele e corpo libero, oro alla specialità trave.

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ARAN ISLAND 2 NUOVI CAMPIONI PROVINCIALI DI C7 Mercoledì 6 giugno a Novoli si sono disputate le finalissime della Top League C7 ed al termine dell’ultimo incontro è stata l’Aran Island 2 a festeggiare la vittoria del titolo. Al primo anno nel calcio a 7 i ragazzi di Mister Ballerini hanno veramente dato il meglio di loro dimostrando ottime capacità tecnico-tattiche e meritando il successo ottenuto. Dopo aver battuto per 3-1 in semifinale la forte compagine dei Milan Boyss, i ragazzi dell’Aran si sono presentati solidi e compatti di fronte alla squadra del Ponte in finalissima, che ha comunque tenuto testa ai nuovi campioni, come confermato dallo 0-0 parziale a fine primo tempo. Nel giro di mezz’ora sono state

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MIDLAND

poi 3 le marcature totali, due dell’Aran Island 2 (Miedico e Scuffi) e una del Ponte (Possemato) con risultato finale di 2-1. Nell’altra finale per il 3° e 4° posto sono stati i rigori a decretare i vincitori, con i Dahansass che hanno insaccato il rigore decisivo proprio contro i Milan Boyss. Dopo lo splendido 2011 del Castello Huelva, i giallo-verdi hanno ceduto quindi lo scettro all’Aran Island 2, promettendo battaglia nel 2013 per riacquisire il titolo. I nostri complimenti alle finaliste e a tutte le squadre che hanno preso parte alla manifestazione.

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Per questo 2011/2012 sono loro i campioni provinciali. Nella finalissima di martedì 5 giugno al Palanovoli i ragazzi di Mister Sedoni hanno messo in campo tutta la loro bravura tecnica, con l’aggiunta di uno spirito di gruppo davvero invidiabile, battendo per 6-2 i fortissimi Back in Black. Tomislav e Natali con le loro doppiette hanno fatto da ago della bilancia nell’incontro vinto dai viola, le reti di Massari e Stabile non sono invece bastate ai neri per subire la prima sconfitta di tutto l’anno! Infatti fra campionato e fasi finali i Back in Black hanno collezionato solo vittorie e pareggi chi si contano sul palmo di una mano. Il Ciclone Viola non si  è fatto intimorire da questa cosa e ha dimostrato sul campo il proprio valore raggiungendo una meritata vittoria. Nella partita precedente gli Spartani KS hanno battuto ai calci di rigore la Futsal Euroflorence aggiudicandosi così la terza piazza. La partita è stata molto equilibrata e ben giocata da entrambe le compagini ma la lotteria dei rigori non è stata favorevole ai fiorentini che al loro primo anno in Midland conquistano comunque un’ottima quarta posizione in Top League C5.


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IL CLUB SPORTIVO FIRENZE VINCE LA TOP LEAGUE C5 FEMMINILE

Sono state un successo per le formazioni del Calcio Toscana le Fasi Finali Unisports del calcio a 5 femminile: nelle tre manifestazioni (Top, Golden e Silver League) le nostre ragazze hanno portato a casa ben due primi posti (nelle due categorie più alte), ribaltando così un pronostico che le vedeva tutt’altro che favorite di fronte alle temibili avversarie dello Csen. Per Club Sportivo Firenze (campione provinciale grazie alla vittoria nella Top League) ed Aton Green (che si è aggiudicato il successo nella Golden League) un risultato da incorniciare, ma anche altre formazioni del Calcio Toscana hanno raggiunto obiettivi alla vigilia impensabili. Top League Unisports C5 femminile - Sono state le nostre ragazze del Club Sportivo Firenze  a conquistare la vittoria nella Top Leagie Unisports, aggiudicandosi così il titolo di campionesse provinciali di Firenze fra le squadre dello Csen e del Calcio Toscana. La formazione di Saimo Manetti ha superato al termine di una lunga ed estenuante finale le forti avversarie del Jolly Ferruccia: non sono bastati i 50 minuti regolamentari per decretare la formazione vincitrice, col Club Sportivo Firenze che ha potuto liberare l’urlo di gioia solo alla fine dei tempi supplementari terminati col punteggio di 6-5. Un successo più che meritato per una squadra che in tre gare della Fase Finale non ha mai perso contro questo temibile avversario. Le ragazze di Saimo Manetti, che succedono nell’albo d’oro alle fortissime ragazze del Prato Nord, hanno continuato a dimostrare una forza ed una determinazione davvero invidiabili grazie alle quali sono sempre riuscite ad ottenere dei grandi traguardi. Un risultato accolto con entusiasmo dal Calcio Toscana che continua a crescere anno dopo anno, riuscendo a togliersi molte soddisfazioni.

Al terzo posto si è classificato il Florence SC che nella finale per il 3° e 4° posto si è imposto sulle ragazze del Forever Gogo. Golden League Unisports C5 femminile -  Nella finale targata Calcio Toscana successo dell’Aton Green che ha avuto la meglio per 4-2 sul Cral Dipendenti Comunali Femminile. Una vittoria meritata per le neo campionesse che hanno chiuso la manifestazione senza sconfitte. Nella finale non c’è stato niente da fare per il Cral Dipendenti Comunali Femminile che, benché reduce da due gare nelle quali non aveva incassato reti, si è dovuto arrendere di fronte al super attacco delle proprie avversarie. L’Aton Green è riuscito così nell’impresa di conquistare quel titolo già inseguito nella passata stagione quando si dovette fermare in semifinale per chiudere poi al quarto posto. E grazie anche all’ASD Quinto Alto il Calcio Toscana fa l’en plein nella Golden League: le nostre ragazze hanno infatti chiuso al terzo posto superando per 3-1 la formazione Csen del Non Piangere T, permettendo così al Calcio Toscana di occupare tutto il podio di questa competizione. Silver League Unisports C5 femminile -  Nella finale che vedeva in campo due formazioni

FRAMA AU T O C A R RO Z Z E R I A

dello Csen, la vittoria è andata all’Outsiders  che si è imposta con un netto 8-4 su Il Giglio Verde, compagine che era ancora imbattuta nella manifestazione e che aveva eliminato in semifinale ai calci di rigore le nostre ragazze delle Smatte F.T. (unica squadra ad aver battuto in questa Fase Finale le neo campionesse dell’Outsiders). La squadra di Matteo Cecconi ha comunque conquistato un prestigioso terzo posto, superando nella finale di consolazione il Torregalli con un perentorio 5-1 e rendendo così un po’ meno amara la mancata partecipazione alla finalissima, sfuggita davvero per un soffio. Torneo C5 Intenxive maschile - La formazione del DLF Team si è aggiudicata per il secondo anno consecutivo il Torneo di calcio a 5 Intenxive che si è disputato nel mese di maggio 2012. Nella finale che si è svolta giovedì 31 maggio sull’impianto sportivo Sancat a Coverciano, la formazione di Alessandro Mongatti ha superato il FC Devastanti al termine

di una partita molto equilibrata e combattuta, nella quale la formazione campione in carica ha tenuto testa ai giovani ragazzi di Riccardo Poli soprattutto grazie all’esperienza dei propri giocatori. Nella finale per il 3° e 4° posto, netto successo (16-2) del Pro Evolution United su un Trilogy in formazione fortemente rimaneggiata. Successo infine per 7-4 del Pes United sul F.C. Invicta nella finale per il 5° e 6° posto. Capocannoniere del Torneo è risultato Macaione Roberto del Pro Evolution United con 24 reti realizzate. Torneo C7 Intenxive maschile - E’ il Riddim la formazione vin-

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citrice del Torneo di calcio a 7 Intenxive che succede così alla Dinamo Florentia nell’albo d’oro della manifestazione. La finale che si è svolta lunedì 4 giugno sull’impianto sportivo D.L.F. Calcio Firenze ha visto la squadra neo campione imporsi di misura, col punteggio di 1-0, su I Galacticos (squadra finalista nello scorso Torneo di calcio a 7 Grand Prix): una partita equilibrata decisa da una rete di Mastroianni Francesco. Sempre nelle fila del Riddim vi è il capocannoniere del Torneo: De Lorenzo Noto Antonio, grazie alle 11 reti realizzate si è portato a casa l’ambito trofeo, precedendo di 4 segnature Passalacqua Gregorio del Real Kabana. Al terzo posto si è classificata proprio la formazione del Real Kabana che l’ha spuntata ai calci di rigore contro l’US Route 66, dopo che la partita era terminata sul punteggio di 2-2. Infine successo per 4-2 de I Grassi Ma Non Troppo sul Real Paperino nella finale valevole per 5° e 6° posto. Steto

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di sport, cultura e spettacolo

DAL 14 gIUgNO AL 1° LUgLIO 2012 MERCOLEDí 20

gIOVEDí 14 sPECIALITÀ PALCO OAsI

RISOTTO AI FUNGHI PORCINI TAGLIOLINI ALLE SEPPIE ore 21.30 OLD CHILDREN - Rock Pop Cover

VENERDí 15 sPECIALITÀ

PALCO OAsI PALCO CENTRALE

GNOCCHETTI SARDI ALLO ZAFFERANO E SALSICCIA RAVIOLI DI CERNIA IN SALSA AI GAMBERETTI BACCALÀ ALLA LIVORNESE ore 21.30 MAX GIALLO BAND - Funky Jazz Rock ore 21.30 ERIMO E TINA Super Classifica Show Cabaret

PALCO OAsI PALCO CENTRALE

TORTELLI DI PATATE RAGÙ/ CINGHIALE SPAGHETTI ALLA CHITARRA CON NERO DI SEPPIA CINGHIALE ALLA CACCIATORA ore 21.30 Karaoke con GEMMA ore 21.30 CONCERTO MONÉ Disco d’Oro 2011

PALCO OAsI PALCO CENTRALE

LASAGNE AL FORNO LINGUINE ALLO ZAFFERANO CON PESCE ore 21.30 Gruppo Musicale RUMORES Rock Pop e Canzoni proprie ore 21.30 Esibizione Ginnastica Ritmica Scuola ASD Atletica Castello

PALCO OAsI MAXIsCHERMO

SPAGHETTI ALL’ARRABBIATA TROFIE CALAMARI E ZUCCHINE ore 21.30 Karaoke con GEMMA ore 20.45 ITALIA - IRLANDA

MARTEDí 19 sPECIALITÀ PALCO OAsI

sPECIALITÀ PALCO OAsI

sPECIALITÀ PALCO OAsI PALCO CENTRALE

PENNE ALLA PECORA LINGUINE AI MOSCARDINI ore 21.30 STEFANO PANFORTI Pop Rock Piano e Voce

MAXIsCHERMO

TAGLIOLINI AL TARTUFO RISOTTO ALLA PESCATORA TOTANI RIPIENI AGLI AROMI ore 21.30 QUARTO VOICE - Chorus ore 21.30 ELIXIR - Musica da ballo Revival

PAPPA AL POMODORO BAVETTE ALLE SEPPIE ore 21.30 Karaoke con GEMMA ore 21.30 SCUOLA DI DANZA URBAN DANCE SCUOLA A.S.D. NON SOLO DANZA Break Dance/Hip Hop/Danza Moderna a Se l’Italia passa per I del Girone

sPECIALITÀ PALCO OAsI

PALCO OAsI MAXIsCHERMO

sPECIALITÀ PALCO OAsI MAXIsCHERMO

sPECIALITÀ PALCO OAsI PALCO CENTRALE

RAVIOLI RICOTTA E SPINACI TORTIGLIONI AL POLPO PICCANTE ore 21.30 ALZ-HAIMER - Rock Pop Cover SEMIFINALI

TAGLIATELLE AL RAGÙ/CINGHIALE PENNE SAPORITE CON SPECK E SALMONE ore 21.30 STORM IN A TEA CUP / HEY Indi Rock SEMIFINALI

TORTELLINI ROSÉ TORTELLINI PANNA E PROSCIUTTO TAGLIOLINI GAMBERETTI E ZUCCHINE ore 21.30 Karaoke con GEMMA ore 21.30 Musica CON NICO Musica da ballo Revival Se l’Italia passa per 2a del Girone

PALCO OAsI PALCO CENTRALE LUCHINI

CRESPELLE ALLA FIORENTINA RISOTTO RICCO ALLE SEPPIE ore 21.30 DIVERGENZE MUSICALI Musica da ascolto ore 21.30 GIOVANNI LEPRI e LISETTA

Canti di Terra Toscana

DOMENICA 1 sPECIALITÀ

RIBOLLITA SPAGHETTI ALLO SCOGLIO ore 21.30 LA BANDA DI SCHIGNANO Cover Brass

MALTAGLIATI AL CAPRIOLO TORTELLONI DI PESCE ALLA PORTUALE PESCE SPADA ALLA PIZZAIOLA ore 21.30 VINTAGE PEOPLE - Rock Pop Cover ore 21.30 SIMONA E SIMONE Musica da ballo Revival

sABATO 30 sPECIALITÀ

LUNEDí 25 PICI ALL’AGLIONE MEZZE MANICHE AL TONNO ore 21.30 CHILD ON THE SLIDE - Country Rock

sPECIALITÀ

VENERDí 29

DOMENICA 24

PALCO OAsI PALCO CENTRALE MAXIsCHERMO

PALCO OAsI

CENA CON SPETTACOLO “GLI AMICI DI’ CHIANTI” POLENTA AI FUNGHI/CINGHIALE/RAGÙ CINGHIALE IN UMIDO LINGUINE AL PESCE SPADA ore 21.30 CHEERS - Cover Band

gIOVEDí 28

sABATO 23

PALCO OAsI PALCO CENTRALE

sPECIALITÀ

MERCOLEDí 27

gIOVEDí 21

sPECIALITÀ

LUNEDí 18 sPECIALITÀ

CASARECCE FUNGHI E SALSICCIA PENNE ALL’AMATRICIANA FARFALLE AL SALMONE PALCO OAsI ore 21.30 QUELLI CHE IL GUFO Rock Pop Cover CORsA PODIsTICA NON COMPETITIVA – 10° TROFEO F. BOLOgNEsI

sPECIALITÀ

DOMENICA 17 sPECIALITÀ

sPECIALITÀ

VENERDí 22

sABATO 16 sPECIALITÀ

MARTEDí 26

PALCO OAsI PALCO CENTRALE MAXIsCHERMO

PENNE ALLA PUTTANESCA MALTAGLIATI CON SEPPIE A MODO MIO ore 21.30 ARITMIA - Musica da ballo Revival ore 21.30 BLUE MOON Musica da ballo Revival FINALE EUROPEI 2012

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nere a distanza i facili entusiasmi, è preferibile camminare in punta di piedi dopo tre anni o, se preferite, due anni e un mese per dirla alla Corvino, trascorsi fra le delusioni, a scansare (spesso non riuscendoci) brutte figure. Ora finalmente la Fiorentina ha tutti i suoi connotati. Ha la faccia dello scugnizzo che ha dimostrato di avere una vocazione naturale al bel gioco e al gol. Ha il tono pacato e misurato, anche se con flessioni romane, di Daniele Pradè. E ha la fredda riflessione di un uomo, Eduardo Macia, che fa dell’elemento statistico e della conoscenza mediale un’arma fondamentale. Il gruppo, lo avevamo detto, era un elemento essenziale per riportare ala Fiorentina al centro del calcio. Niente contro i ‘vecchi’ dirigenti viola, niente contro le esternazioni di Cognigni o di Mencucci, solo però la certezza che si debba adesso tutti tornare con i piedi dentro il rettangolo verde. La società ha fatto il suo lavoro e, secondo noi, ha fatto finora un buon lavoro: ha preso appunto un allenatore giovane, un direttore sportivo che ha mostrato negli anni di avere idee e un direttore tecnico che scopriamo giorno dopo giorno intelligente e preparato. Quindi gli uomini di Della Valle, e ovviamente Della Valle stesso, hanno compiuto il loro lavoro: i risultati diranno quanto è stato buono ma al momento questo lavoro non può che essere promosso. Da adesso in avanti però è bene che tutti facciano un passo indietro. Tocca agli uomini di pallone verificare fino in fondo cosa deve restare del passato viola. E tocca sempre a loro, ovviamente dopo aver verificato le possibilità economiche, proporre la ricostruzione della Fiorentina con giocatori nuovi e, si spera, capaci di entusiasmare e affascinare ancora il tifo viola. Abbiamo capito benissimo che il primo compito per Montella, per Pradè e per Macia sarà di capire fino in fondo se deve nascere una Fiorentina intorno a Jovetic o se con il denaro che arriverà dalla sua cessione si possa costruire una squadra diversa. Ci vorrà tempo perché venga presa la strada giusta, tutto il mercato è bloccato dai problemi economici che investono il nostro Paese (e non solo) e di conseguenza anche i club calcistici. Comunque proprio per queste difficoltà e per la distanza che ormai è netta tra le disponibilità economiche dei club inglesi e tedeschi nei confronti di quelli italiani chiunque operi nel settore dovrà avere a disposizione due carte essenziali: pazienza e fantasia.

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Alessandro Rialti

Fuorigioco

di Duccio Magnelli

A FIRENZE MA SOLO SE SI HA VOGLIA COME NUNO GOMES

Leggere che Nuno Gomes, intercettato qualche giorno fa in un ristorante, tornerebbe volentieri a Firenze, fa bene allo spirito viola. Per chi non lo sapesse, questo attaccante portoghese fu portato alla Fiorentina da Vittorio Cecchi Gori, che se innamorò calcisticamente durante gli Europei del 2000. Rimase qui due anni ma il suo passaggio fu piuttosto incolore, anche perché Firenze veniva dalla sbornia Batistuta e non sarebbe stato facile

per nessuno assumersi un’eredità del genere. Questa dichiarazione d’amore tardiva − fatta a 36 anni e quindi fuori tempo massimo − ci ha però consolato: dopo due anni di ripetuti tradimenti, finalmente qualcuno che apprezza ancora le qualità dei fiorentini! Avevamo pensato che la nostra città avesse ormai perso il suo fascino, viste le smanie di fuga di molte “primedonne”. Smanie divenute realtà per qualcuno, mentre per altri sembrano ancora lontane dal concretizzarsi, anche se i silenzi dei diretti interessati, che si guardano bene dal dichiarare le proprie

intenzioni, non fanno ben sperare. Di questi ripetuti “mal di pancia” non ne abbiamo capito le ragioni, ma proprio per questo la cosa ci ha preoccupato. Non riuscivamo e non riusciamo tuttora a spiegarci il perché di questa voglia improvvisa di andar via da una città in cui non si sta poi così male, visto anche che molti giocatori, a fine carriera, hanno deciso di stabilirsi da noi mentre altri non se ne sono mai andati (ma stiamo parlando delle “bandiere” e di un calcio che non esiste più…) Per fortuna, un paio di questi “ingrati” hanno già fatto le valigie. Un altro,

un sudamericano che gioca solo a sinistra, li seguirà (speriamo) a breve. Del quarto aspettiamo qualche notizia dal Montenegro, visto che se n’è andato senza salutare prima dell’ultima partita di campionato. E allora, l’idea da coltivare è quella di ridare gioia, passione e fiorentinità a questa squadra. Quindi spazio a Viviano, che ha chiamato Viola la figlia, e a tutti quelli che vengono qui con schiena dritta, passione e orgoglio. Dirigenti e allenatore compresi. E un grazie a Nuno Gomes. Per averci fatto tornare la speranza.


IL BRIVIDO SPORTIVO DEL 14.06.2012