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Il Confronto

L'Esclusiva

La cooperativa del gol viola

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Domenico Caso: “lazio favorita ma i viola...”

da pagina 2

a pagina 5

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L’editoriale di Alessandro Rialti

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Ora tocca a Montella trovare una via di mezzo

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E ora a caccia di Olimpia

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opo tante gare da belli ecco improvvisamente che la Fiorentina si accontenta di essere bruttina ma vincente. Certo, non è stata una scelta quella dei viola: alla prestazione grigia e a tratti veramente brutta sono stati indotti dal Chievo, una squadra davvero brava a far giocare male gli altri. E dunque non può essere considerato un passo in avanti un successo strappato come quello di domenica. Però una cosa è certa: restare attaccati al carro europeo ha avuto un valore immenso e un pizzico di pragmatismo in fondo ci voleva. Ovvio che non ci si può accontentare in prospettiva di questo risultato: il gol di Larrondo viziato dal fuorigioco di Toni e figlio di un rimpallo da biliardo serve immensamente alla classifica ma non può nascondere che la Fiorentina di questo girone di ritorno solo in poche e importanti occasioni è stata veramente convincente. Però bisogna guardare

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Il Brivido Sportivo - Mercoledì 6 marzo 2013

DIRETTORE RESPONSABILE Michela Lanza direttore@brividosportivo.it REDAZIONE redazione@brividosportivo.it CONSULENTE EDITORIALE Alessandro Rialti

EDITORE E PUBBLICITà Salvini Editore srl Via S. Quirico 167 50013 Campi B.zio (Fi) tel. 055.9334666 Fax 055.9334667 info@salvinieditore.it

S

i è sbloccato pure Marcelo Larrondo. Partiamo proprio dal suo gol, fortunato, un colpo di flipper, ma da tre punti. Punti pesanti, punti essenziali, punti che hanno consentito alla Fiorentina (che ha comunque strameritato la vittoria contro il Chievo, considerate le innumerevoli occasioni da gol nitide create nell’arco dei 90 minuti) di restare attaccata al treno europeo e ancora a soli 3 punti dal Milan terzo in

STAMPA Galeati Industrie Grafiche srl (Imola) DISTRIBUZIONE distribuzione@salvinieditore.it

COLLABORATORI Francesca Bandinelli, Andrea Giannattasio, Michela Lanza, Alessandro Latini, Duccio Magnelli, Tommaso Mattei, Ruben Lopes Pegna, Alessandro Rialti, Mario Tenerani, Giampiero Tosi. FOTO La Presse

Contro il Chievo prima rete dell’argentino

Stagione Viola

di Michela lanza

GRAFICA E IMPAGINAZIONE grafica@brividosportivo.it

Esce Jovetic, LA FIORENTINA

classifica. Milan che, ricordiamolo, il 7 aprile dovrà venire al Franchi e allora lì i ragazzi di Montella avranno la possibilità di far valere lo scontro diretto. Ma questa è un’altra storia. Prima di quel match ‘indiavolato’ ce ne saranno altri tre e sarà proprio nelle prossime tre partite che la Fiorentina dovrà essere brava a non allontanarsi dai rossoneri. Per farlo, da domenica, ha un’arma in più: Larrondo. L’argentino arrivato a gennaio in prestito oneroso dal Siena nello scetticismo generale, tra lo stupore di

tutti coloro che desideravano una punta da 20 reti a stagione, ha esordito con la maglia viola contro il Parma il 3 febbraio scorso entrando al 79’ e sostituendo uno stremato Toni. Poi il tecnico viola lo ha gettato nella mischia a Bologna, inserendolo all’89’, affinché provasse (insieme a Toni) a pareggiare i conti di una partita che ha visto la Fiorentina buttare al vento una grande occasione. Quell’inserimento in coppia con il bomber di Pavullo era solo l’antipasto di ciò che abbiamo visto domenica al Franchi quan-

do Larrondo è subentrato a Jovetic al 64’ per formare con il suo compagno di reparto una coppia di torri là in mezzo che avessero le capacità fisiche di abbattere il muro clivense. E così è stato. In maniera fortuna, dice Corini. Forse… ma non troppo. DECISIVO. La decisione di Montella di mandare in campo Larrondo al posto del giovane ‘Re viola’ Jovetic con il risultato in bilico e quando mancava ancora mezz’ora dal termine della gara, non è stata accolta da tutti con ottimismo, ma con timore e incredulità. Qualcuno ha perfino pensato che Montella fosse diventato ‘matto’ per mettere fuori il numero 8 per favorire l’ingresso del ‘deriso’ argentino. E la domanda più frequente che ricorreva sugli spalti dove erano assiepati circa 23.000 tifosi-tecnici era: “Ma che fine ha fatto El Hamdaoui?”. La risposta l’ha data lo stesso Montella a fine match: «Il mio è stato un cambio tattico: le caratteristiche dei due giocatori sono diverse e io volevo giocare con due punte pesanti». Chiaro e limpido. E pure di facile interpretazione: un cambio che, come a Bologna, aveva l’intenzione di scardinare una difesa arroccata sfruttando le pal-

le alte e la fisicità dell’artiglieria pesante, piuttosto che la rapidità e la tecnica che – come appurato sul campo – non stavano dando i loro frutti. E se a Bologna l’esperimento (forse tardivo) delle due punte pesanti non era riuscito solo per un errore clamoroso sotto porta di Toni, col Chievo è riuscito grazie al gol di Larrondo che non è stato accidentale ma è arrivato grazie ad un’azione fotocopia di quella in cui il numero 18 ha fallito il bersaglio dopo l’incredibile palo colpito da Toni. Cosa significa questo? Semplicemente che Montella non ha effettuato un cambio ‘casuale’ e che quelle azioni ripetute con le due torri in mezzo a far da flipper provengono da qualcosa di concreto. E allora, quando al minuto 78’ è arrivato il gol di Larrondo, qualcuno ha goduto. Ma l’argentino, gol a parte, ha fatto qualcosa di più ai fini del risultato. Ha aiutato la squadra nei pochi ma lunghissimi minuti finali in cui c’era da stringere i denti, ma soprattutto c’era da tenere palla e proteggerla, perdere tempo magari subendo qualche fallettino salutare per far respirare la squadra e non far ripartire il Chievo. E lui ha eseguito il copione alla perfezione dimostrando pure di avere un

tasso tecnico importante. Ci è piaciuto l’atteggiamento di Larrondo. Ci è piaciuto anche quello di Montella che ha osato, con il coraggio che è di pochi. 15° MARCATORE. Infine uno sguardo ai numeri. Marcelo Larrondo è il 15° uomo con il quale la Fiorentina è andata in gol in questo campionato. Solo la Roma è riuscita a fare come i viola mandando in rete 15 uomini, due in più di Juventus, Inter, Sampdoria, Siena e Torino. E con il gol del numero 18, la squadra di Montella è arrivata a quota 48 reti segnate in 27 partite (come il Milan) diventando il terzo miglior attacco del campionato dietro a Roma (57 reti) e Juve (54). A proposito di attacco: tutti gli attaccanti della rosa viola sono arrivati al gol: Jovetic 11 reti, Toni 7, Ljajic 4, El Hamdaoui 3, Larrondo 1, per un totale di 26 gol. Dall’attacco al centrocampo dove le reti messe a se-

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arrivato a gennaio tra lo scetticismo generale

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segna Larrondo, È LA COOPERATIVA DEL GOL gno sono state per adesso 11: Aquilani 4, Pasqual 2 (considerando che i viola hanno adottato per la maggior parte della stagione il 3-5-2, il terzino lo inseriamo tra i centrocampisti), Borja Valero 1, Cuadrado 1, Pizarro 1, Migliaccio 1 e Romulo 1. Infine i difensori che hanno centrato il bersaglio ben 10 volte:

spiccano le 5 reti messe a segno da Gonzalo Rodriguez, seguito da Roncaglia 3 e Savic 2. Insomma, nonostante l’assenza di una punta da 20 reti a stagione… i viola si difendono bene. Almeno in casa, visto che delle 48 reti messe a segno, ben 30 sono state realizzate al Franchi, solo 18 in trasferta. Ma del resto si sa, la

Fiorentina sarebbe prima in classifica se contassero solamente le gare interne, considerato che a Firenze ha collezionato 33 punti, uno in più di Juventus e Lazio (32). E domenica, purtroppo, c’è Lazio-Fiorentina (a Roma, a casa di Olimpia…). C’è da invertire la rotta. Scelga Montella con quale artiglieria.

TABELLA MARCATORI VIOLA ATTACCANTI

gol

presenze

Jovetic

11

22

Toni

7

22

Ljajic

4

19

El Hamdaoui

3

15

Larrondo

1

3

26

centrocampisti

gol

presenze

Aquilani

4

18

Pasqual

2

25

Borja Valero

1

27

Cuadrado

1

25

Pizarro

1

19

Migliaccio

1

17

Romulo

1

13

11 Difensori

gol

presenze

Gonzalo Rodriguez

5

25

Roncaglia

3

20

Savic

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18

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Il Brivido Sportivo - Mercoledì 6 marzo 2013

Montella il duro: nessuno è intoccabile

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di Mario Tenerani

M

ontella ha avuto allenatori prestigiosi in carriera e da loro, ha detto più di una volta, ha cercato di rubare qualcosa per poi formare un proprio stile. Da Spalletti ha preso il lavoro sul campo, la ricerca maniacale dei dettagli, l’organizzazione tattica.

Da Capello la durezza nel trattare tutti allo stesso modo, spiegando alla squadra che non ci sono intoccabili. Nella Roma scudettata c’era uno spogliatoio nel quale si faceva fatica a trovare uno normale: tanti campioni, alcuni fuoriclasse. Vincenzo ancora oggi non si spiega perché Capello troppe volte lo abbia messo in panchina, ma l’attuale ct della Russia usava il medesimo trattamento con tutti. Non è facile tirare fuori dal campo un giocatore fortissimo e dalla personalità spiccata, ma se sei un allenatore vero non puoi avere dubbi.  Montella è ancora giovane come tecnico, ma da questo punto di vista ha mostrato idee

chiare e quando al 18’ della ripresa domenica pomeriggio si è accesa la lavagna luminosa con il numero 8 che segnalava la sostituzione di Jovetic (al suo posto Larrondo) qualcuno si è meravigliato, ma non tutti. Si era capito che Montella non avrebbe fatto sconti neppure al miglior giocatore della Fiorentina, che certamente non sta veleggiando nella sua stagione migliore. Avviso ai naviganti, un bengala in una notte senza stelle. Se esce Jovetic - la partita era sull’1-1 e molto complicata - significa che nessuno può stare sereno in campo. Bisogna dare il cento per cento, il novanta non è sufficiente. Montella è arrivato a questo cambio per gradi: un segnale di questo genere era già arrivato a Torino, con la Juventus, al 29’ della ripresa, sull’1-0 per i bianconeri (sfida finita 2-0): a entrare era stato Ljajic. Non solo: nella settimana successiva, quella che portava alla sfida con l’Inter, l’allenatore viola aveva alternato il montenegrino nelle partitelle quotidiane. Un giorno con la casacca, uno senza: tanto per fargli capire che il posto non era poi così sicuro... La cura ha avuto effetti immediati: Jovetic con l’Inter ha segnato una doppietta. È vero, JoJo è uscito anche con i nerazzurri, ma sul 4-0 per i viola (dentro El Hamdaoui), quindi non conta.  Prima il montenegrino era stato sostituito col Parma, sempre da El Hamdaoui (al

26’ st), ma sul 2-0 dei viola ormai in banca. Idem col Siena (15’ st), medesimo subentrante. E ancora con il Cagliari, e ancora rimpiazzato dalla punta marocchina (al 18’ st), sul 3-1 per la squadra di Montella. E andando ancora a ritroso nel tempo, era stato sostituito con la Juventus al Franchi a tre minuti dal termine del match inchiodato sullo 0-0, questa volta da Toni: un cambio con cui il tecnico tentò di calare il jolly per provare a battere la squadra di Conte, non certo un ammonimento per Jo-Jo. Dunque, gli unici due cambi che hanno avuto un significato preciso, una frustata per Jovetic, sono stati con Juventus (in trasferta)

e Chievo. Se Stevan dovesse continuare a fornire un rendimento così poco continuo, Montella potrebbe anche portarselo in panchina. Il messaggio per tutta la squadra è chiaro. Del resto Roncaglia, idolo indiscusso, con l’avvento del  nuovo anno ha conosciuto la panchina, in campionato e Coppa Italia, e dopo ha avuto anche problemi fisici. Con il Chievo, magari perché diffidato, Savic è rimasto a sedere, favorendo il debutto di Compper. Adesso c’è Gonzalo Rodriguez che non sembra al massimo della forma, sta commettendo troppi errori per la sua levatura: pure il centrale argentino non può stare tranquillo. Vale anche

per Tomovic l’avvertimento. E così via, da Aquilani - il centrocampista è stato invitato da Montella a dare di più - a Ljajic, che dopo aver segnato tre gol in due partite (Inter e Bologna) e donato l’impressione di essersi messo sulla strada giusta, con il Chievo nell’intervallo è restato nello spogliatoio, a testimonianza di una prova insufficiente nel primo tempo. Un altro che aveva perso il posto - icona del tifo viola - e che poi lo ha ritrovato è Emiliano Viviano. Montella il duro ne ha risparmiati pochi fino ad oggi e altri sono nel mirino, ma Jovetic è un’altra storia. Mister 30 milioni pareva intoccabile. Pareva...

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Il cileno è fondamentale per Montella, senza di lui la squadra soffre. E anche il laziale è stato vicino ai viola

Il Confronto

Lazio-Fiorentina è anche Ledesma contro Pizarro,

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“L

a qualità puoi trovarla dietro casa o in Patagonia”. Vi ricorda niente questa frase? La citazione è di Pantaleo Corvino, l’ex ds della Fiorentina che in carriera si è dilettato a scoprire giovani talenti in giro per il mondo. Questa frase l’ha pronunciata ormai diversi anni fa, quando decise di andare a prendere un calciatore nell’Argentina più nascosta, al confine con il Cile. Il talento da portare in Italia, a Lecce precisamente, era Cristian Ledesma, che nel lontano 2001 caricò la valigia di sogni e speranze e mise il suo destino nelle mani del ds pugliese. Mai scelta fu più az-

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zeccata, perché nel Belpaese l’attuale capitano della Lazio è diventato uomo e calciatore vero. Un tipo di giocatore raro. Un regista vecchio stampo, ma tremendamente attuale nel calcio fisico dei giorni nostri. Forse un ossimoro calcistico, forse no. Sta di fatto che Ledesma è uno dei tre migliori interpreti del ruolo di organizzatore di gioco davanti alla difesa. Gli altri due, manco a dirlo, li conosciamo fin troppo bene: sua maestà Andrea Pirlo ed il ‘Pek’ più amato di Firenze, David Pizarro. TOTALMENTE DIPENDENTE. Domenica sera si troveranno di fronte Ledesma e Pizarro e la partita passerà dai loro piedi. Dai lanci del laziale alle verticalizzazioni del numero 7

viola, non nascerà azione senza che uno dei due tocchi il pallone. Due con il calcio nel sangue, elementi che hanno costruito una carriera sulla base di un’intelligenza tattica superiore alla media. A Firenze l’incubo-cartellino giallo per il cileno non fa dormire Montella. La sua squadra è totalmente dipendente (giusto per prendere in prestito un coro della Fiesole) dalle giocate del ‘Pek’. Non tanto dal punto di vista realizzativo, quanto da quello dell’ordine tattico in campo. Con Pizarro la Fiorentina risolve di colpo buona parte dei suoi problemi a cominciare dalla difesa, che si sente più protetta e sbaglia meno in fase d’impostazione. Oltre ad essere un abilissimo costruttore di gioco, Pizarro è anche uno di quelli che recuperano più palloni in serie A. Questi due fattori lo renderebbero imprescindibile per qualunque squadra europea. Senza di lui la Fiorentina va in tilt, gestisce peggio il pallone e – talvolta – anche il risultato. Ma per rendere meglio l’idea di quanto sia importante il cileno, per una volta ci avvalia-

mo anche dell’aiuto dei numeri, che nel calcio difficilmente mentono. Con Pizarro in campo la Fiorentina ha messo insieme 11 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte, per un totale di 37 punti in 19 partite che corrispondono ad una media di 1,94 punti a gara. Vi c e v e rsa, ovvero senza il cileno, i viola hanno racimolato 2 vittorie, 2 pareggi e ben 4 sconfitte. Il che significa che in 8 partite sono stati totalizzati 8 punti. Calcolare la media (1 punto a partita) è fin troppo facile, come lo è accorgersi che con il ‘Pek’ la media punti della Fiorentina è quasi doppia. VIOLA MANCATO. Dall’altra parte, come detto, ci sarà Ledesma. Anche lui è uno di quelli

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che determinano le fortune della Lazio ed il gioco della squadra di Petkovic non può che passare quasi totalmente da lui. La sua storia in Italia è nota. Dopo cinque stagioni da protagonista a Lecce (del quale è stato capitano fin da giovanissimo) è approdato alla Lazio, dove ha alternato stagioni da leader assoluto a periodi dove è stato messo fuori rosa. Ledesma aveva addirittura chiesto la rescissione del contratto al collegio arbitrale nel 2010 per emulare le gesta di Pandev (svincolatosi e passato all’Inter), senza tuttavia ottenere il risultato sperato. L’arrivo di Reja sulla panchina della Lazio (febbraio 2010) lo ha riportato agli antichi splendori e da allora ha preso in mano la squadra e non l’ha più lasciata. La sua storia si intreccia bene con quella della Fiorentina, perché più volte è stato vicino a vestire la maglia viola. La stima di Corvino, naturalmente, ma anche quella di Prandelli (che in seguito lo convocherà in Nazionale) hanno fatto sì che la Fiorentina lo abbia chiesto più di una volta a Lotito, ma il presidente della Lazio non ha mai ceduto. Domenica sarà quindi, ancora una volta, solo un avversario, con la convinzione che chi vincerà il duello a centrocampo avrà la meglio anche alla fine della partita.

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utto cominciò in un lontano e maledetto 17 febbraio 2010. Ottavi di Champions League, Monaco di Baviera, stadio Allianz Arena, Bayern MonacoFiorentina. È questa la cornice di quella che per tutti fu la partita del furto: minuto 44’ Olic tocca di testa e Klose, in fuorigioco di almeno un paio di metri, segna il gol del definitivo 2-1 per i tedeschi, con l’arbitro Ovrebo e il guardalinee Nebben che incredibilmente convalidano la rete. Miroslav Josef  Klose, noto anche con il diminutivo di ‘Miro’ e nato il Polonia il 9 giugno 1978, inizia così il suo tribolato rapporto con il

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mondo della Fiorentina. Quel gol non è mai stato digerito a Firenze e mai lo sarà visto il peso che ebbe nell’economia di quella stagione ma anche delle successive. A fine gara il tedesco ebbe anche il coraggio di dichiarare: “Ho avuto la sensazione di essere in fuorigioco. L’arbitro, però, non ha fischiato e io ho fatto il mio dovere”. Un giocatore, se vogliamo, che con quella rete ha segnato il destino recente della Fiorentina. Dopo Monaco, tutti ricorderanno la triste parobola discendente che ha portato la Fiorentina a rischiare anche una retrocessione in serie B. Ma il rapporto tra Klose e i colori viola non si è fermato lì all’Allianz

Arena. Un anno e mezzo dopo quella tremenda partita il bomber tedesco arriva in Italia, alla Lazio, dove subito mette in mostra le sue grandi qualità di attaccante vero. E così la Fiorentina se lo ritrova ancora come avversario. Il 2 ottobre 2011 al Franchi arrivano le aquile di Lotito ma soprattutto Firenze aspetta Klose. Incrocio di fuoco. Fischi, tanti. Sulla panchina viola c’è Sinisa Mihajlovic e in campo la squadra gigliata passa subito in vantaggio con Cerci, ma dopo poco pareggia Hernanes con il peggio che deve ancora arrivare. Minuto 83’, la Lazio passa e ribalta il risultato proprio con l’odiatissimo Klose (ancora lui, e ancora una

volta in fuorigioco, anche se meno evidente di quello maledetto di Monaco). Un incubo, Franchi gelato e ancora una volta i viola vengono condannati dal bomber tedesco. Sembra uno scherzo e invece Firenze si ritrova a maledire tutti gli dei del calcio. Storie di campo, cabala, chiamatela come più vi piace ma i tratti somatici del tedesco assomigliano sempre di più all’incubo perfetto dei tifosi della Fiorentina. Un’altra possibilità di vendetta c’è nel ritorno del match fra le due squadre. 26 febbraio 2012, stadio Olimpico di Roma: ancora una volta Klose vs Fiorentina e ancora una volta la beffa più amara.

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Il Brivido Sportivo - Mercoledì 6 marzo 2013

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Abbigliamento da 0 a 16 anni ... e non solo Via Macchiavelli, 62 - 59100 Prato tel. 0574 604702 La Lazio vince 1-0 con gol del solito ‘Miro’ al 35’. Ormai una maledizione, non si può parlare di altro. Un film dell’orrore.  Ma quando tutto sembra avviato sulla strada del dimenticatoio (si fa per dire, perché nessuno potrà mai dimenticare quel fuorigioco di Monaco…) arriva una decisione che fa discutere i tifosi viola: il 17 ottobre 2012 la giuria del Cartellino Viola, iniziativa varata dalla Fiorentina con alcuni di addetti

ai lavori per  premiare il miglior gesto di fair play sui campi di calcio, decide di assegnare il riconoscimento per il mese di settembre 2012 all’attaccante della Lazio Miroslav Klose in riferimento al comportamento tenuto dal giocatore durante la partita Napoli-Lazio terminata 3-0 del 26 settembre 2012. Motivazione che recita: “Klose, dopo aver realizzato un gol con un colpo di mano non visto dagli arbitri, di fronte alle richieste degli

avversari, ha confessato l’irregolarità del suo gesto inducendo il direttore di gara ad annullare la rete. La sincerità del giocatore nella circostanza è stata apprezzata dalla giuria che ha paragonato il comportamento di Klose a quello di grandissimi campioni come  Maradona e Henry  che in passato, in situazioni analoghe, se non ancor più clamorose, si rifiutarono di ammettere di avere barato”. Peccato che in tutto questo ci sia quel famoso precedente

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10€ dove il tedesco invece fece finta di nulla: da qui la rabbia (sportiva) della tifoseria viola che sui social network e non solo manifestò tutto il disappunto. E allora eccoci di nuovo all’incrocio di fuoco, 28 ottobre 2012, 9ª giornata del campionato in corso. E questa volta è tutta un’altra storia, 2-0 viola e Klose in silenzio. I gol di Ljajic e Toni, per i tifosi della Fiorentina sono la vendetta che aspettavano da tanto tempo, di quella che ormai era

veramente diventata una sfida personale fra Firenze e l’attaccante tedesco. Resta, comunque, il valore di un giocatore strordianario, capocannoniere del Mondiale 2006. Con 126 presenze è il secondo calciatore tedesco più presente in Nazionale, alle spalle di Lothar Matthaus e con 67 reti è anche il secondo marcatore nella storia della Nazionale tedesca, ad un solo gol da Gerd Muller. Uno capace a 34 anni di segnare ancora

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Il personaggio a raffica e in ogni campionato o competizione. Il segreto? I bagni nella vasca con il ghiaccio. Lo chiamano ‘ice man’. L’ex bomber del Bayern Monaco, prima di ogni partita all’Olimpico si fa consegnare un camioncino carico di cubetti di ghiaccio che vengono scaricati nella vasca dove il centravanti della Lazio si immerge subito dopo la gara. Un rituale che Klose ripete spesso a Formello. Ecco perché è  così freddo sotto porta. La spiegazione però è medico-scientifica: il freddo aiuta il recupero muscolare riducendo le infiammazioni e i traumi di gioco. Costo della terapia al ghiacciolo? 560 euro a partita, trasporto compreso.  Questa volta però non ci sarà contro la Fiorentina: un brutto infortunio lo tiene fuori da diversi mesi, e l’infinito contest con i tifosi viola non andrà in scena. Che sia la volta buona? Che sia arrivato il momento che la Fiorentina inizi a fare punti anche in trasferta? L’assenza del tedesco è già una buona notizia. Il bagno, se vuole, se lo farà a casa guardando la partita. Il ghiaccio, magari, questa volta lo porterà Vincenzo Montella per provare a gelare l’Olimpico.

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L'ESCLUSIVA

di Andrea Giannattasio

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na partita per continuare a sognare, un banco di prova fondamentale per capire se la Fiorentina ha definitivamente accantonato il suo ‘mal di trasferta’ dopo i quattro ko consecutivi messi insieme nel 2013 lontano dalle mura amiche del Franchi. Si presenta così la partita di domenica sera contro

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Esclusiva con il doppio ex che annuncia per domenica una sfida bella, aperta, importante  

Caso: “La Lazio è favorita MA I VIOLA POSSONO COMPIERE L’IMPRESA”

la Lazio all’Olimpico, un match basilare per la Fiorentina che ha nei biancocelesti di Petkovic un diretto avversario per la corsa europea. Ma altrettanto difficile visto che gli ‘aquilotti’ hanno fatto in casa gli stessi punti della Juventus (32, frutto di 10 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte). Alla squadra capitolina mancherà Candreva (oltre a Klose e probabil-

mente Mauri), mentre i viola per il posticipo di domenica prossima recupereranno Cuadrado, squalificato nella vittoriosa partita di domenica contro il Chievo, ma non avranno a disposizione Aquilani. Per capire come arrivano a questo importante appuntamento le due squadre, il Brivido Sportivo ha contattato in esclusiva un doppio ex, Domenico Caso, che con la maglia viola ha collezionato 133 presenze tra il 1971 ed il 1978, prima di militare nella Lazio dove ha giocato dal 1985 al 1988. Caso, che partita si aspetta domenica all’Olimpico? «Spero innanzi tutto di assistere ad un match importante, affascinante sul piano del gioco. Lazio e Fiorentina sono due squadre che stanno facendo molto bene in campionato ed offrono un gioco tra i più belli della serie A. Credo pro-

prio che domenica sera ci sarà da divertirsi». L’obiettivo Champions League è ancora possibile per la Fiorentina? «Sicuramente: i viola sono separati dal Milan solo da 3 punti e a breve ci sarà lo scontro diretto al Franchi. Inoltre mancano ancora tante giornate alla conclusione del campionato e tutti i punti che ci sono in ballo rendono la corsa europea ancora più incerta. I viola sono molto convincenti in casa ma devono riuscire a migliorare in un aspetto fondamentale...». Quale? «La Fiorentina deve tornare a fare punti in trasferta. Il problema è che la Lazio non è propriamente l’avversario più abbordabile per riuscire a fare quest’impresa perché gli uomini di Pektovic - al pari dei viola - hanno dimostrato di avere una marcia in più quando giocano davanti ai propri tifosi.

Non sarà una partita facile per la Fiorentina ma i viola hanno comunque tutte le carte in regola per fare risultato a Roma». All’Olimpico si affrontano due allenatori ‘opposti’: Petkovic e Montella. «Pur essendo due tecnici con esperienze diverse, hanno entrambi dimostrato di saper lavorare bene e di proporre un bel calcio, cosa non facile per un allenatore che non ha mai lavorato in Italia e per un giovane con poche panchine sulle spalle. Già nella partita di andata Fiorentina e Lazio hanno dimostrato di saper offrire grande calcio: mi auguro che al ritorno avvenga lo stesso». A Firenze nelle passate settimane ha tenuto banco il problema-Jovetic: lei lo avrebbe tenuto in panchina, data la sua difficoltà a trovare la rete? «La situazione di Jove-

tic è un problema difficile da giudicare da parte di un personaggio esterno che non lavori giornalmente con il montenegrino. Posso solo dire che Jovetic rappresenta un fulgido talento, un giocatore che ha il gol nel suo DNA. Può starci un periodo di appannamento, ma credo che adesso il numero otto viola lo abbia superato». Infine un pronostico: chi parte favorito? «La partita tra Lazio e Fiorentina sarà sicuramente equilibrata, anche se - come detto - la Fiorentina ultimamente ha difficoltà a fare punti in trasferta. Credo che la Lazio parta favorita nonostante il brutto ko di San Siro e la squalifica di Candreva. I viola però hanno tutti i mezzi per compiere l’impresa e per continuare a sperare nel suo sogno europeo».

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I viola non vincono all’Olimpico dal 2007

AMARCORD

Il Pazzo consegnò 3 punti. Montella, vecchio cuore giallorosso… ci spera di RUBEN LOPES PEGNA

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er Montella, vecchio cuore giallorosso, la sfida di domenica assume una sapore particolare. Per lui, infatti, è una sorta di derby. E una partita delicata comunque per la Fiorentina, sempre sconfitta in trasferta nel 2013, che non vince all’Olimpico con la Lazio da cinque stagioni. È un campo difficile quello. A Roma con i biancazzurri, infatti, i viola hanno conquistato nelle 63 gare disputate 12 successi a fronte di 20 pareggi e 31 sconfitte, l’ultima l’anno scorso il 26 febbraio per 1-0 (gol di Klose). Per vedere un trionfo gigliato nella capitale contro il club del presidente Lotito bisogna risalire al match del 3 novembre 2007, nell’anticipo del sabato pomeriggio. La Fiorentina si presenta all’Olimpico in grande

spolvero ed è reduce dal successo infrasettimanale con il Napoli al Franchi. Dopo dieci giornate di campionato, è terza in classifica a quattro lunghezze dalla capolista Inter. Cesare Prandelli quel pomeriggio manda in campo la seguente formazione, schierata con il 4-3-1-2: Frey; Potenza, Gamberini (Dainelli dal 20’), Kroldrup, Pasqual; Donadel, Liverani (un ex), Montolivo; Kuzmanovic (Pazienza dal 53’); Pazzini, Osvaldo (Mutu dal 68’). Nelle file della Lazio ci sono tra gli altri il futuro viola Luciano Zauri e l’ex gigliato Christian Manfredini (nel campionato cadetto 2003/04), mentre un altro giocatore che approderà a Firenze, Lorenzo De Silvestri, rimane in panchina. La partita inizia a ritmi lenti e regala poche emozioni. Poi dopo diciannove minuti avvie-

ne la svolta. C’è un passaggio all’indietro di Cribari verso il portiere Ballotta. Il numero uno laziale, poco reattivo, è colto in contropiede. Vede, infatti, andare il pallone in calcio d’angolo. Tenta allora con una corsa all’indietro di evitarlo e di bloccarlo sulla linea di fondo. Ma non vi riesce, anche perché scivola. Sulla sfera si avventa allora Giampaolo Pazzini, che ha seguito intelligentemente tutta l’azione. Gliela porta via con grande astuzia e realizza il gol del vantaggio gigliato. Per lui è il terzo centro in campionato. Un minuto dopo Prandelli è costretto a sostituire l’infortunato Gamberini con Dainelli, che poi risulterà il migliore in campo. La Lazio, dal canto suo, non riesce ad imbastire nessuna azione pericolosa. La Fiorentina così controlla facilmente il

match per tutto il resto del primo tempo. Nella ripresa la musica non cambia. I biancazzurri continuano ad attaccare ma senza molto costrutto. La squadra di Prandelli non ha problemi a difendersi e in contropiede ancora con Pazzini sfiora il gol del 2-0, che chiuderebbe il match. Il pallone calciato dal centravanti gigliato si stampa, però, sulla traversa. La Lazio ha

un sussulto solo a otto minuti dalla conclusione, quando Mutarelli con un forte

diagonale impegna severamente Frey nell’unica vera parata difficile di tutto l’incontro. Poi lo stesso Mutarelli, al quarto minuto di recupero, protesta con l’arbitro Dondarini e viene espulso per doppia ammonizione. La partita finisce così con il successo dei viola che, dopo le gare del giorno successivo, si portano al secondo posto in classifica, a una sola lunghezza dalla capolista Inter.

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Il cileno resterà o tornerà in Patria? Tanti dilemmi da cui dipendono anche eventuali novità tattiche

MERCATO

Mercato e futuro:

tutto ruota intorno a

david pizarro

di Francesca bandinelli

T

utto ruota intorno a David Pizarro. A giugno il cileno resterà ancora? Ha un contratto che lo lega ai viola fino al 2014, è vero, ma di fronte alla richiesta di tornare in patria Andrea Della Valle non direbbe mai di no. Il giocatore, in

questi mesi, si è legato moltissimo alla città che gli è stata vicina nel momento drammatico della scomparsa della sorella Claudia, ma allo stesso tempo oggi sente ancor più di un anno fa il richiamo del suo paese, della sua famiglia d’origine. Anche se al Pek, alla fine, dovesse decidere di restare un altro anno, occorrerebbe comunque trovare un suo clone considerato che i centrocampisti viola utilizzati di volta in volta in sua vece (Aquilani, Migliaccio, Borja Valero) hanno trovato immense difficoltà e visto anche che tra gli altri a disposizione (Wolski, Vecino e Mati Fernandez) nessuno ha le qualità indispensabili come quelle

del cileno. Rimane Momo Sissoko, ma il francese ancora non è stato praticamente visto e per lui vale il dubbio: ha ancora le giuste motivazioni, oltre che la migliore condizione fisica? Attenzione però anche alla terza via. Se Montella decidesse di giocare senza regista, infatti, cambierebbe la logica di tutta la squadra. Sul mercato i viola andrebbero a cercare un grande centrocampista a tutto tondo, magari sacrificando Mati Fernandez che resta l’unico giocatore che fin qui, complici anche diversi acciacchi fisici, non ha reso secondo le attese. LE SOLUZIONI. Insomma intorno a Pizarro si gioca l’intero futuro tattico della Fiorentina. La Fiorentina, intanto, si sta già muovendo sul mercato. In una direzione e nell’altra. Sì, perché il giocatore balzato in cima alla lista del direttore Daniele Pradè è Jordy Clasie del Feyenoord. Il giovane olandese, ventuno anni, sembra essere il clone esatto del cileno: da superare, però, c’è l’importante richiesta avanzata dal club d’appartenenza, otto milioni di euro. Troppi secondo le valutazioni

della dirigenza viola che al massimo potrebbe pensare di metterne sul piatto cinque o sei. Si tratta indiscutibilmente di un acquisto che permetterebbe di ammortizzare nel tempo il costo dell’investimento, ma nessuno ha intenzione di lasciarsi prendere per il collo. Anche Vincenzo Montella, dal canto suo, ascolta e valuta. La tentazione di continuare sulla strada tracciata in questa stagione è forte, ma da parte sua non c’è preclusione alcuna al cambiamento. Si perché alla fine potrebbe anche optare per una metamorfosi di modulo, andando così a ricercare figure diverse da inserire all’interno della squadra. Tanto che il nome di Tino Costa, ventottenne argentino di passaporto francese di proprietà del Valencia, dalla Spagna, continua ad essere accostato sempre più spesso all’Italia. Ha un contratto in scadenza nel 2015 ed un costo piuttosto importante - tra gli otto e i dieci milioni -, ma il curriculum non lascia adito a fraintendimenti. Solo in questa stagione tra Champions League, Liga, e Coppa del Re, in trentatre gare ha realizzato tre gol e ben sette

assist, di cui tre in Europa. E la Fiorentina ha bisogno proprio di giocatori in grado di fare la differenza. LE ALTERNATIVE. Attenzione poi al solito sogno, quello del brasiliano Ralf (28 anni). Intanto perché a giugno potrà essere sfruttato il posto da extracomunitario bloccato da Savic e Hegazi la scorsa estate, e poi perché il Corinthians, adesso, pare aver abbattuto quel fortino costruito attorno ad uno dei suoi giocatori simbolo. Tradotto in altri termini, Ralf adesso non sembra più incedibile. I viola non hanno mai smesso di seguirlo. Pradè non ha dimenticato la fiducia che il giocatore aveva manifestato al club quando ancora c’era tutto da ricostruire: portarlo in Italia sarebbe un po’ come chiudere un cerchio rimasto aperto da troppo tempo. Attenzione infine a Lucas Biglia (26), altro argentino dell’Anderlecht che lo scorso gennaio pareva vicino all’Inter. Il giocatore, i cui nonni sono partiti da Firenze per il Sudamerica, sogna l’Italia, ma sulle sue tracce si è mossa mezza Premier League. Il futuro si gioca adesso.

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Un pandorino alla fine e s’è mangiato U

n pandorino alla fine e s’è mangiao, ma quanta fatiha! E c’è toccao a mettere e du’ brindelloni ‘nsieme, i’Romulo

i'nonno pilade

MA QUANTA FATIHA e i Pasqual sulle fasce a fa’ crossi e pigia che ti ripigio e sbaglia che ti risbaglio alla fine la gni s’è ‘mbuchettaa! E gli ha marcao anche Larrondo,

anche se se lo meritaa di più Luhone che gli ha preso anche un palo… ‘Ntanto e rientra Robocoppe, ma ci mancherà Aquila, ammonito a

carogna un’artra vorta come Pizarro. Speriamo che Montella e si sia reso conto che giocare i’ 4-3-3 senz’ali gli è come vole’ fa volare un busto di pol-

lo. Mette’ Jo-jo e Nutellic sulle fasce gli è come non mettici nessuno perché un ci stanno e pensa’ che rincorrano gli avversari come fanno Robocoppe e Pasqualino gli è da illusi. Così ni’ primo tempo, nonostante la partenza tutta ‘n discesa pe’ i’ miraholo balistiho di’ capitano, e s’è patio le pene dell’inferno tutte le vorte che e’ pandorai e partiano ‘n contropiede e c’è riuscio anche di facci ripigliare, banda di tonchi, dopo avenne rischiao un artro paio prima. Roba da segnassi! Meno male che questa vorta i tè negli sopgliatoi gli era di quello bono e son tornai svegli. Montella gli ha levao e du’ “icce” che domeniha gli eran più “ucci” che “icce”, gli ha messo Romulo sulla fascia che gli è l’uniho posto ‘ndo po’ stare, e riavanzao Pasqual da quell’artra parte. Ni’ mezzo Toni e Larrondo a da’ capae. I’Chievo gli è rimasto all’angolo bono, bono, e parea un puglie messo alle corde e cazzottao fitto, fitto. Alla fine

e gli ha preso i’cazzotto bono e gliel’ha tirao proprio l’urtimo arrivao, Larrondo, i’ centrattacco più misterioso di’ mondo, che gli ha battezzao ‘n porta un artro corpo di testa di Luhone. Poho prima e l’avean fatto le prove, capaa di Toni su i’ palo e Larrondo l’ha sbarellao di fori la ribattua che gli avrebbe messo dentro anche i’nonno. ‘Nsomma e un facciam troppo e sofisti. Tre punti e dovean essere, tre punti e son venui, magari e fosse tutte le domeniche così. E un si sarebbe nemmen tanto peggio che all’andaa, sortanto du’ punti ‘n meno, per ora, 10 ‘nvece che 12. I’ probrema gli è che da qui e s’è preso i’ volo e se n’è vinte cinque di seguito. O va a rifallo! Però se gli è successo una vorta, ‘mpossibile e un n’è, a allora via, a comincia’ da domeniha, ‘ndoe e punti e contan doppi! E gli hanno a esse’ artri tre! Forza Violaaaaaaaaaaa!

Il pungiglione

PLEASE, SIATE PIÙ OBIETTIVI NELLE DICHIARAZIONI DEL DOPO GARA

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erdere non fa piacere a nessuno, ma l’importante è non perdere almeno il senso del ridicolo. Il bravo Corini, allenatore del Chievo, invece un pochino esagera nelle dichiarazioni del dopo partita: “Noi siamo venuti qui, creato 6-7 palle gol e messo in difficoltà la Fiorentina, ma paghiamo ben oltre i nostri demeriti. Nel secondo tempo i viola sono stati pericolosi solo con dei cross in mezzo, noi abbiamo avuto due palle gol incredibili, una con Dainelli su angolo e una con Paloschi sull’1-1. È normale al Franchi soffrire ma la mia squadra ha fatto bene per 95’, se c’è stata una squadra fortunata è stata la Fiorentina”. Corini, se tu hai avuto 6-7 palle gol la Fiorentina ne ha avute 30, non esagerare. Abbiamo preso un palo clamoroso con Luca Toni e Larrondo l’ha sparata fuori a porta vuota. Lo stesso aveva fatto Pasqual sulla respinta di Puggioni nel primo tempo, le occasioni più clamorose le ha avute senz’altro la Fiorentina e nel secondo tempo i viola saranno anche stati pericolosi solo con i cross (ma quanti?): e cosa volevi fare se

giocavate tutti dietro alla linea di palla? Sei venuto a difenderti, a ‘scatenacciare’ e mica sempre il cocomero vien fuori rosso. Giusto allora riconoscere anche i meriti dell’avversario che sa giocare anche meglio di così, ma che anche così, meglio di voi ha giocato. Perciò vi lanciamo le api dai roventi pungiglioni per insegnarvi ad essere più obiettivi nelle dichiarazioni postpartita. Se poi qualche ape avesse voglia del doppio lavoro dovrebbe andare dal commentatore di RAI International che, nell’intervallo tra primo e secondo tempo, di fronte alla debacle parziale dell’Inter a Catania, ha saputo dire: “Ma allora anche quella bella partita della Fiorentina era dovuta al fatto che giocavano con una squadra in disfacimento. Non forte la Fiorentina, ma molto debole l’Inter”. Fiatata esiziale per il Catania che è passato da 2-0 a 2-3, sì che Pulvirenti sta pensando a delle macumbe. Ma anche riferimento non richiesto a noi che c’entravamo come i cavoli a merenda. Puncicate anche a lui, senza pietà.


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Centro Ginnastica Firenze A.S.D. GINNASTICA

di

Maria Consiglia Grieco

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l celebre detto “Non c’è due senza tre” è roba superata per gli atleti del Centro Ginnastica Firenze A.S.D., che nell’ultimo week-end di gare hanno portato alla società un bottino di ben quattro medaglie d’oro. Hanno aperto i giochi i ginnasti della sezione agonistica maschile, impegnati sabato 2 marzo a Montevarchi nella finale regionale del campionato federale di serie B e C: mentre la squadra di serie B (Lorenzo Brandini, Jacopo Desolati, Gabriele Fibbi, Davide Fregonas, Lorenzo Gabrielli, Jacopo Siroki) ha portato a casa il secondo posto di giornata e il titolo di vicecampione regionale, i ginnasti della squadra A (Daniele Bedini, Jacopo Gaito, Niccolò Vannucchi) si sono laureati campioni toscani di serie C, nonostante l’assenza per infortunio di Nicola Poeta, stravincendo anche la seconda prova del torneo. Ma non è finita qui, perché è arrivata anche un’altra medaglia – un bronzo – conquistato dalla squadra B, con Riccardo Chiti, Edoardo Lompi, Sovann Vitellozzi, che hanno portato a casa il titolo

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Campioni e vicecampioni in serie C maschile, tre ori nella UISP femminile

POKER D’ORO in due giorni di gare Giannelli, Alessia Ravenni, Annachiara Sottili. Al termine di una gara quasi perfetta le quattro junior (classi 2000/2001) hanno conquistato il primo posto a squadre, condito anche da un po’ di ‘suspense’, visto che è stato necessario annunciare la classifica per due volte, a seguito della rettifica di un punteggio: il totale di 109.150 (migliorato di quasi cinque punti rispetto al punteggio dello scorso anno) non ha lasciato però spazio a dubbi, e le piccole ginnaste hanno potuto divertirsi a fare il bis sul primo gradino del podio. Sempre in

di vicecampioni regionali e la qualificazione, insieme ai compagni medaglia d’oro, alla fase interregionale di Fermo. Buona prestazione delle altre due squadre portate in gara dalla società gigliata, che hanno chiuso rispettivamente tredicesima (squadra C: Andrea Curia, Lorenzo Giani, Marco Silei) e quindicesima (squadra D: Duccio Abbate, Matteo Casella, Pietro Venni). Sul fronte femminile, contemporaneamente ai ragazzi, esordio 2013 in Prima categoria UISP, presso il palazzetto dello sport di Montelupo, per Sara Corsini, Arianna

Prima categoria, buona anche la prova di Bianca Aterini, individualista senior tradita soltanto dall’attrezzo forse più ostico, la trave. Si è partiti poi di buon’ora la domenica mattina, e si è giocato in casa: a Sorgane hanno aperto le danze le squadre di Terza categoria UISP, e le quattro senior Chiara Cortese, Irene Gensini, Costanza Mugnai, Camilla Vannucchi hanno riconfermato il primo posto già conquistato nell’esordio regionale di gennaio; mentre il team di fascia junior ha scalato un altro gradino del podio, e dall’argento

di un mese fa è passato alla medaglia d’oro, con Giorgia Banchi, Ginevra Gai, Elena Gensini, Saramay La Rocca. Più che buona, infine, la gara condotta da Ricciarda Nencini, forse penalizzata

più del dovuto alle parallele asimmetriche, il cui 25esimo piazzamento – in una Seconda categoria con quasi cinquanta ginnaste individualiste – è stato un risultato davvero di tutto rispetto.

Bianca Aterini alle parallele asimmetriche

La squadra di Prima categoria sul podio

Le senior di Terza categoria sel podio

La squadra junior Prima categoria durante la gara

Le squadre di serie C maschile con i tecnici

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Il Brivido Sportivo - Mercoledì 6 marzo 2013

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NEL CALCIO A 7 ALCUNI TITOLI GIà ACQUISITI! di Nicola Cecconi

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lcuni gironi di calcio a 7 stanno per giungere al termine con qualche giornata di anticipo rispetto ad altri e di diversi se ne conoscono già i vincitori. Come nel caso del girone INGHILTERRA, dove i Milan Boyss hanno conquistato per il secondo

anno consecutivo il titolo di ‘campione’. Nel 2011/12 il percorso fu più faticoso e solo un punto di vantaggio sui Dahansass fece la differenza tra loro e i secondi. Quest’anno, invece, grazie a ben 14 vittorie, 2 pareggi e un’unica sconfitta (e grazie ai 6 punti di vantaggio sul Pipela FC di Piani&Co), pos-

sono affrontare l’ultimo impegno di campionato con maggiore tranquillità. Complimenti quindi ai rossoneri per aver confermato le attese: anche il girone INGHILTERRA si è piegato al loro strapotere. Nel girone SPAGNAGRECIA è stato il Campone UTD ad alzare le

braccia al cielo con ben 4 giornate d’anticipo. In questo caso il dominio è stato assoluto anche perché la fortissima compagine in completo bordeaux non ha trovato di fronte nessuna possibile contendente: 16 le vittorie nei 16 incontri finora disputati ed un bomber di razza come Lama Duilio. Accoppiata

questa che non ha lasciato scampo alle rivali, lontane oltre 15 punti dalla vetta. I nostri più sinceri complimenti per il titolo. Il GERMANIA-SPAGNA ha già da qualche giornata trovato il suo vincitore nei WLF che, solo dopo aver acquisito di diritto il titolo grazie alle 15 vittorie ed un solo pareggio, ha inserito nel

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suo percorso anche la prima amara sconfitta la scorsa settimana contro la Settignanese. Niente di trascendentale, il cammino del WLF rimane comunque da incorniciare e adesso inizia quello più difficile, anche se con bomber Sifoni là davanti le cose sembrano poter andare sempre per il verso giusto.

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Il Brivido Sportivo - Mercoledì 6 marzo 2013

lntervista al responsabile della squadra del Fc Athena

calcio toscana

Matteucci: “Il nostro obiettivo? Lottare sempre e divertirSI”

ATHENA STAFF

T

erminati da poche settimane i campionati di calcio a 5 femminile, hanno già preso il via le Fasi Finali Unisports. A seconda del piazzamento ottenuto nei rispettivi gironi in campionato, le formazioni sono state divise in tre categorie (Top, Golden e Silver League). Fra le squadre che si sono qualificate per la Fase Finale Golden League c’è il FC Athena. Abbiamo chiesto a Fulvio Matteucci, responsabile della squadra, di parlarci un po’ di queste ragazze, alla loro seconda stagione nel Calcio Toscana. Fulvio, la vostra è una delle squadre più giovani ma allo stesso tempo emergenti dei nostri campionati: dopo un primo anno di rodaggio, quest’anno avete già centrato l’accesso alla Golden League. Come è nata la vostra squadra e quali sono

state le maggiori difficoltà incontrate nel corso di questa esperienza? «Il nostro credo si basa sul dare a tutte le ragazze, a prescindere dalla loro esperienza, la possibilità di giocare a calcio e di imparare uno sport con istruttori qualificati. Sicuramente è stata dura far passare il messaggio a tutte le ragazze, ma oggi abbiamo trenta atlete coese ed appassionate». Avete un gruppo di giocatrici giovani e molto numeroso che vi permetterebbe addirittura di poter fare due squadre, come infatti è poi successo nella Sportika Cup. Come avete fatto a trovare tutte queste giocatrici, visto che nel C5 femminile non è facile per nessuno mettere in piedi una squadra per partecipare ad un campionato? «Il fatto che tutte le ragazze (esperte o alle primissime armi) siano state segui-

partecipazione ad un campionato (costo delle partite, abbigliamento e materiali vari): per poter giocare, le vostre ragazze si autofinanziano o avete qualcuno che vi dà una mano? «La Sancat ha da subito apprezzato il nostro progetto offrendoci un prezzo di affitto annuo Settembre-Luglio davvero vantaggioso: una spesa suddivisa per tutte le atlete significa pochi euro a settimana. Inoltre, grazie agli ottimi prezzi di Sportika su divise e materiali e alla generosità della Libreria Via Laura, possiamo ogni anno comprare mute nuove, pagare i cartellini e creare agevolazioni per le spese  utili alla visita

Ha qualche aneddoto in particolare da raccontare relativamente a queste due annate? «Siamo tutti ragazzi provenienti dalla Sancat e affezionati ad un modo di fare calcio ispirato al nostro Remo Barbieri, persona purtroppo scomparsa anni fa, ma il cui credo calcistico basato sul “calcio per tutti e di tutti come opportunità di crescita” rimane vivido e costante in noi, suoi affezionati allievi. Sono fortunato a poter contare su Lorenzo, Giovanni, Simone, Milo, Marco, ragazzi d’oro e in più qualificati, tutti cari agli insegnamenti del nostro Remo».

anche pretesto per stare insieme. La Sancat poi si è rivelata scelta azzeccata per la grande disponibilità mostrataci e per la qualità dell’ambiente». Per ragazze molto giovani può diventare impegnativo dover sostenere tutte le spese occorrenti per la

medico-sportiva, obbligatoria per ogni atleta». Quest’anno avete terminato il campionato al quarto posto, guadagnandovi l’accesso alla Fase Finale Golden League: quali indicazioni ha tratto dal campionato disputato dalle sue ragazze, e che tipo di miglioramenti ha notato rispetto alla passata stagione? «Grinta e impegno sono gli ingredienti essenziali per giocare a calcio: senza questi diventa impossibile farlo. Le nostre ragazze hanno semplicemente imparato, dopo le prime numerose sconfitte, che si può uscire dal campo a testa alta pur perdendo la partita! Da qua è nato quello che noi amiamo chiamare il ‘DNA Athena’: si gioca per divertirsi ma non ci si diverte se non ci si impegna. Il martedì lavoriamo moltissimo sulla tecnica individuale e sulla tattica».

L’esordio nella Golden League non è stato come auspicavate alla vigilia: l’ASD MCL Quinto Alto vi ha imposto la prima sconfitta in questa manifestazione. Che Golden League sarà quella del FC Athena e quali obiettivi ha la sua squadra in queste Fasi Finali? «Tutt’altro, abbiamo giocato con grande grinta, a viso aperto e senza paura, in vero stile Athena. Tanto di cappello ad un avversario molto forte e preparato. Quali obiettivi? Abbiamo già compiuto un mezzo miracolo ad essere qua, adesso si tratta di lottare fino all’ultimo in ogni partita, questo è il vero obiettivo: uscire a testa alta e vedere le ragazze soddisfatte e divertite. Questo, in fondo, è il motivo per cui abbiamo iniziato questa avventura».

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tà e la bravura della nostra Chiara nell’utilizzare internet per la promozione delle nostre attività, sono stati gli ingredienti vincenti del nostro successo». Il FC Athena si allena ogni martedì sera al campo della Sancat: le vostre ragazze sono molto determinate tanto che, si mormora, non vogliono saltare un allenamento nemmeno in caso di condizioni meteo avverse. Quali ulteriori stimoli si possono dare ad un gruppo così motivato? «Abbiamo sempre il campo colmo di giocatrici: esse sanno che occorre allenarsi per migliorare, in più molte di loro hanno fatto gruppo e quindi il martedì diviene

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Segue dalla prima al bicchiere mezzo pieno e ricordarsi che a inizio stagione questa squadra era solo una scommessa, un’invenzione del mercato di Pradè e Macia e delle alchimie tattiche studiate a Moena da Montella. Strada facendo la Fiorentina ha sì incontrato delle defaillance, delle difficoltà quasi congenite, ma allo stesso tempo ha progressivamente mostrato che studiando, lavorando, soffrendo in questo gruppo può davvero nascere una squadra importante. Anche la consapevolezza della brutta gara con il Chievo è servita per andare a guardare dentro il cuore degli uomini di Montella per capire che in fondo era veramente possibile trovare una traccia di dignità, di coraggio, di orgoglio. Così quel finale col coltello fra i denti dimostra che nelle difficoltà attuali c’è comunque un’anima viola che non demorde, che non si arrende. Ora toccherà a Montella cercare di trovare una via di mezzo fra la Fiorentina bella e a volte arrendevole di questi mesi con quella magari meno bella, più fortunata e più ‘cattiva’ di quella del successo sui veneti. A Roma con la Lazio non basterà sicuramente la grinta del secondo tempo giocato al Franchi, ci vorrà di più. Però forse mixando il cuore ritrovato e la classe innegabile dei suoi giocatori più importanti potrebbe far ottenere a Montella una squadra capace di lottare faccia a faccia con la Lazio in un match che vale davvero doppio. Finale con due piccole annotazioni: una riguarda il saluto del Franchi a Mario Ciuffi con la moglie Renza in lacrime in tribuna d’onore. È stato un omaggio giusto ad un uomo che amava tutte le Fiorentina, belle e brutte. L’altra annotazione, preoccupante, riguarda il rapporto con Jovetic che è alla seconda sostituzione. Proprio adesso che deve discutere del suo futuro contratto ci sono delle difficoltà che il delicato momento del montenegrino potrebbe amplificare.

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i dice che il tredici porti sfortuna. Gran parte degli alberghi non ha la stanza con quel numero ed esiste addirittura la triscaidecafobia, cioè la catalogazione scientifica della paura del tredici. Bene. Da oggi questo numero potrebbe appiccicarselo sulla maglia Pizarro, il giocatore della Fiorentina che, suo malgrado, potrebbe anche vincere

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Pizarro ha fatto tredici (ma non al totocalcio) il titolo di calciatore più ammonito del campionato 2012-2013. Per adesso è secondo in classifica. E la lotta è fianco a fianco con un altro centrocampista di buon talento, Daniele Conti del Cagliari, che però, pur di non farsi raggiungere, ha pensato bene di farsi ammonire anche a Bologna, nella partita persa dai sardi per 3-0 (stai a vedere che è stato proprio il secondo tempo con la Viola

a rilanciare le azioni dei ragazzi di Pioli). Daniele Conti era uno di quelli che molti avrebbero visto bene in maglia viola. Naturalmente in alternativa a Pizarro, perché altrimenti la Fiorentina si sarebbe trovata con due giocatori che da soli avrebbero (forse) sommato le ammonizioni di mezza Juventus. Intanto entrambi, pur tallonati dal sampdoriano Gastaldello, stanno veleggiando

verso un eccitante rush finale. Curioso che siano due centrocampisti centrali a guidare la classifica e che il primo difensore sia soltanto terzo. Nel caso di Pizarro le ammonizioni subite sono dovute soprattutto a falli di mano (vero e proprio dilemma per gli arbitri, che spesso − viste le lacune regolamentari − decidono in modo emotivo). Alla collezione del cileno mancava però il car-

tellino giallo per simulazione. Ebbene: puntuale, è arrivato con il Chievo. È sembrato un po’ forzato, ma forse l’arbitro sapeva di quello che era successo a Conti e non voleva lasciare indietro in classifica il giocatore viola… Adesso c’è solo da aspettare la prossima ammonizione. Che, secondo logica, dovrebbe arrivare domenica a Roma, contro la Lazio, in uno stadio tradizionalmente rognoso per

la Viola. L’unica certezza, per adesso, è che mancherà Aquilani, naturalmente squalificato e quindi assente in quello che, per lui, sarebbe stato il derby del cuore. Insomma, al centrocampo delle meraviglie viola manca spesso un pezzo. A proposito, anche Borja Valero è in diffida. Stai a vedere che la prossima volta toccherà al sempre presente saltare un giro… speriamo di no!

Il Brivido Sportivo n.9 del 06.03.2013  

Il Brivido Sportivo n.9 del 06.03.2013

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