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ISSN 2384-8979 Trimestrale di cultura sociale, giustizia, psicologia e benessere diretto da Salvatore Primiceri - Euro 5,00 - Numero4 - Ottobre 2015

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u MEDIAZIONE E AZIENDE

La Mediazione Civile al servizio dell’economia italiana e del Made in Italy

Simona Travagliati a pag. 19 RELAZIONI

"L'arte di dire grazie (e di riceverlo)" PSICOLOGIA

“Quando nasce un’emozione…” Rosario Galipò a pag. 3

PSICOLOGIA

“Perchè certe persone sono egoiste?”

Tutti i noi abbiamo un lato egoista ma alcune persone... Jessica Sabatelli a pag. 11

Salvatore Primiceri a pag.14 TUTELA DEL CREDITO

Fondo patrimoniale, trust e atti di destinazione. Cosa cambia

Enrico Sirotti Gaudenzi a pag.15

NUMERO 4 GIUSTIZIA

Giustizia alternativa: gli italiani scelgono la "Mediazione" Salvatore Primiceri a pag. 5 Visita il blog della Fabbrica del Buonsenso, ricco di notizie, eventi, corsi, proposte di lettura! www.buonsenso.eu


PAGE 2 EDITORIALE

Buonsenso è anche un libro di Salvatore Primiceri “Etica del Buonsenso“ è il mio nuovo libro dove le mie idee sulla giustizia si fondono questa volta con la filosofia classica e contemporanea. E’ un lavoro a cui tengo molto e che ha radici lontane. Fin da giovanissimo mi sono dedicato a studi e progetti formativi in tal senso e non a caso ho scelto la data del mio quarantesimo compleanno (il 16 luglio scorso) per la pubblicazione del libro. Il concetto di buonsenso può essere analizzato sotto diversi profili e nella premessa del libro ammetto che questo non è nient’altro che un primo passo di un viaggio che spero possa diventare più lungo. In questo primo saggio, parlo di buonsenso da un punto di vista etico, ovvero del dovere di riprendere in mano la nostra capacità naturale di capire e decidere verso ciò che è buono e giusto, soprattutto quando si ricoprono ruoli di responsabilità. L’idea di buonsenso è influenzata da studi classici e da una visione dell’uomo come individuo il cui fine è quello di tendere al bene comune. Oggi “buonsenso” è una parola abusata e mal interpretata. Viviamo un’epoca individualista dove spesso l’uomo tende al proprio utile difendendolo con arroganza, senza accettare osservazioni. Invece occorre il coraggio di mettere in discussione

sè stessi e i propri convincimenti e aprirsi al confronto attraverso dialogo, analisi e sospensione del giudizio. Occorre abbattere schemi e modelli obsoleti che crediamo corretti per il “quieto vivere”, per paura di perdere “potere” o solo perchè abbiamo timore di rischiare un cambiamento verso ciò che ci appare incerto. Non c’è nulla di più rivoluzionario oggi che tornare ad occuparci della comunità. Per farlo è necessario compiere un percorso su noi stessi per poter lavorare al meglio con e per gli altri. Il buonsenso non è un compromesso nè un’azione limitante della nostra libertà in nome di una apparente tranquillità. Tutt’altro. Il buonsenso è lo stimolo innato dell’uomo per poter far crescere la felicità di ogni individuo nella società e con la società. Se il contesto sociale, l’educazione e altri fattori della nostra esistenza ci hanno portato a dimenticarci del buonsenso, oggi possiamo esercitarci a riprendere confidenza con esso per migliorare noi stessi e star meglio con gli altri, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Per iniziare il viaggio e compiere questa prima tappa mi sono avvalso della compagnia di alcuni amici a cui devo la mia formazione, tra i quali: Socrate, Platone, Aristotele, Marco Aurelio, Seneca, Cicerone, Plutarco, Tommaso d’Aquino, Cartesio, Michel De Montaigne, Jeremy Bentham, John Stuart Mill, Adam Smith, Immanuel Kant, Philippa Foot, John Rawls. Il libro é ordinabile in tutte le librerie (distribuzione LibroCo Italia) e in tutte le librerie on-line. Potete anche acquistarlo con spedizione gratuita sul sito http://www. primicerieditore.it/prodotto/etica-del-buonsenso-sprimiceri/ Spero presto di poter effettuare delle presentazioni in giro per l’Italia. Nel frattempo buona lettura e scrivetemi, aspetto le vostre

impressioni.

Buonsenso è edita da Primiceri Editore Corso Mazzini 14 - 27100 Pavia Numero 4 Ottobre 2015 - Tutti i diritti riservati Direttore scientifico: dott. Salvatore Primiceri Stampato nell'ottobre 2015 presso The Factory (Roma). ISSN 2384-8979 Comitato Redazionale

Marco Ambrogiani, Damiano Corò, Rosario Galipò, Rosarita Mannina, Silvia Piazzolla, Simona Travagliati, Iacopo M. Savi, Enrico Sirotti Gaudenzi, Jessica Sabatelli. E-mail: info@buonsenso.eu


PAGE 3 PSICOLOGIA

Quando nasce un’emozione… “L’emozione sorge laddove corpo e mente si incontrano” Eckhart Tolle

di Rosario Galipò Dal punto di vista psicologico le emozioni rappresentano uno stato complesso di sentimenti che producono cambiamenti fisici e psicologici e ne influenzano sia il pensiero che il comportamento. D. G. Myers sostiene che l’emozione umana comporta “… l’eccitazione fisiologica, comportamenti espressivi e l’esperienza cosciente.” Le emozioni non sono volontarie e non possono essere eliminate però possono essere gestite. Concentreremo il nostro discorso proprio su questo aspetto ovvero sulla gestione delle emozioni. Un buon equilibrio emozionale del resto sta alla base del benessere psicofisico in quanto fonte di salute. L’assenza di questo equilibrio ovvero quando le emozioni vengono represse o bloccate influenzano negativamente la nostra vita esterna ed interna.

Riferimenti bibliografici • Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Milano, Rizzoli, 1997. • D. Goleman, Intelligenza Emotiva che cos'è e perché può renderci felici. Rizzoli 1994 • Peter Salovey and David J. Sluyter (a cura di) “Emotional development and Emotional Intelligence: "educational implications” 1997 New York: Basic Books • Myers, D. G. Psicologia Sociale, Mc Graw Hill. Milano, 2009

Le emozioni sono una risorsa per l’uomo, anche quando sono negative come la rabbia e l’ansia, perché rappresentano sempre un segnale per la “sopravvivenza”. Creano disagio o un problema quando queste diventano invasive e invalidanti e non ci consentono di evolvere. Qui entra in gioco la gestione delle emozioni. Imparare a gestirle però presuppone la conoscenza della nostra intelligenza emotiva ovvero quella capacità di accettare che esse hanno una funzione importante per noi perché sono una manifestazione indispensabile per la nostra “sopravvivenza” P. Salovey e J. D. Mayer (1990), nel loro articolo “Emotional Intelligence” hanno parlato di intelligenza emotiva sostenendo che essa “coinvolge l'abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l'abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l'abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva; l'abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale”. Sarà poi grazie a Daniel Goleman che il tema dell'intelligenza emotiva inizierà ad essere utilizzato e studiato in più ambiti a partire da quello psicologico.


PAGE 4 PSICOLOGIA Per entrare maggiormente nel dettaglio si parla di alcune abilità che stanno alla base dell’Intelligenza Emotiva ovvero: - La capacità di identificare le emozioni (consapevolezza emotiva) proprie e altrui sia a livello fisico, di sensazioni e pensieri ovvero la capacità di riconoscere le emozioni in modo adeguato. Senza questa capacità di capire ciò che proviamo e soprattutto i motivi che hanno scatenato le emozioni correlate non possiamo pensare di poterli gestire. Ciò implica anche l’accettazione e la comprensione. L’emozione, abbiamo detto, è un’esperienza complessa fatta di tantissime componenti: da quella psicofisiologica a quella cognitiva. Ogni emozione a seconda delle persone si esprime con un parte del corpo. Le modificazioni fisiologiche hanno un senso e un’importanza fondamentale e quando sono esagerate diventano disfunzionali. - La capacità di utilizzare le emozioni in modo funzionale, in modo cioè che le emozioni guidino il pensiero al fine di essere una risorsa per la persona soprattutto nella risoluzione dei problemi e rappresentino una spinta ad attuare comportamenti adattivi; - La capacità di comprendere, come già anticipato, a partire dalle cause che le hanno generate e gli effetti che possono provocare su se stessi e gli altri. - La capacità di gestire le emozioni in modo che l’emozione non sia da ostacolo nel raggiungere gli obiettivi anche in presenza di stress e ansia. Le loro regolazione deve essere in grado di limitare gli effetti negativi di un’emozione spiacevole e di intensificare i benefici delle emozioni piacevoli. Il corpo risponde sempre ad un’emozione ma poi sono i pensieri associati ad essa che possono influenzare negativamente o positivamente ciò che proviamo. Il pensiero è fondamentale perché ogni emozione non è tanto correlata all’evento vissuto quanto alla rappresentazione interna che ciascuno di noi crea nella propria mente in merito all’evento stesso. Abbiamo peraltro tutta una vita per apprendere pensieri, schemi convinzioni che una volta radicati influenzano il tipo di emozione che proviamo. Questo però ci fa comprendere che cambiando schemi e convinzioni, anche lo stesso evento può essere vissuto in modo diverso soprattutto se in noi ha generato emozioni spiacevoli. Appare chiaro però che ogni emozione, soprattutto se negativa, deve trovare una strada per essere scaricata sia in modo diretto che indiretto, ovvero in modo consapevole o meno. Un’emozione non scaricata adeguatamente, repressa, bloccata nuoce a lungo andare alla salute della persona. Ognuno di noi ha il dovere dunque di creare una buona relazione con le proprie emozioni anche nel modo di esprimerle: la gestione consapevole evita l’espressione incontrollata o la repressioni delle stesse. Ma appare altrettanto chiaro, non di certo facile, che per trasformare un’emozione spiacevole in piacevole dobbiamo prima riconoscerla e accettarla. Sviluppiamo cosi, ciò che abbiamo già descritto, come intelligenza emotiva, che è quella che ci fa capire ciò di cui abbiamo bisogno veramente e ci consente migliorare la relazione con gli altri ma soprattutto con noi stessi migliorando la qualità della vita. Rosario Galipò (Psicologo)


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Giustizia alternativa: gli italiani scelgono la "Mediazione" di Salvatore Primiceri Secondo l'ottavo rapporto Isdaci presentato giovedì scorso alla Camera di Commercio di Milano, la mediazione è lo strumento alternativo di risoluzione delle controversie civili che registra una crescita esponenziale.

In libreria

www.primicerieditore.it

La Mediazione. Istruzioni per l'uso - di Serena Belluardo - PE Editore 2015 - € 15 Il testo può essere definito un “libretto delle istruzioni” per svolgere l’attività di Mediazione. Viene descritto l’istituto, sia dal punto di vista normativo, che da quello pratico di chi ha sviluppato anni di esperienza esercitando la “professione” di mediatore. Diviso in capitoli che individuano l’argomento di base, sviluppa, nei vari paragrafi, le diverse problematiche che si sono venute sviluppando negli anni di applicazione della nuova disciplina normativa e ne evidenzia le diverse opzioni di soluzione. Tanti argomenti vengono ripetuti in varie parti del testo, sviluppandosi in base ai diversi punti di vista da cui si parte. Ricco anche di riferimenti giurisprudenziali recenti, vuole essere una giuda di base per tutti coloro che si avvicinano all’istituto della mediazione come parti attive o solo come osservatori e studiosi della materia.

E' stato presentato giovedì 1 ottobre a Milano presso la Camera di Commercio l'ottavo rapporto Isdaci sull'utilizzo in Italia dei sistemi ADR, ovvero i metodi di risoluzione delle controversie alternativi al Tribunale. I dati si riferiscono all'anno 2014. Il dato che balza maggiormente all'occhio è quello relativo all'impressionante crescita, definita esponenziale, del ricorso alla mediazione come metodo privilegiato rispetto all'arbitrato (nel 2014 non era ancora entrata in vigore la "negoziazione assistita", altro metodo di risoluzione delle controversie disciplinato dalla riforma della giustizia civile voluta dal ministro della giustizia Andrea Orlando). Nel 2014 il numero di domande di mediazione registrate è risultato pari a 179.587, oltre il doppio rispetto alle domande registrate nel 2013, anno in cui non vigeva l’obbligatorietà del tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, a causa della Sentenza n. 272/2012 della Corte Costituzionale. In relazione alla modalità di avvio della domanda, la mediazione obbligatoria (e quindi ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis, D.Lgs. n. 28/2010) rappresenta l’83,8% del numero complessivo di mediazioni (nel 2013 costituiva il 57,5%), mentre la mediazione volontaria il 10% (il 41,9% nel 2013), la mediazione disposta dal giudice, il 5,6% (rispetto al 2% del 2013) e la mediazione attivata in forza di clausola contrattuale, lo 0,6% (contro l’1,5% del 2013).


PAGE 6 GIUSTIZIA Per quanto riguarda la collocazione geografica, il 45% delle domande si concentra al Nord, il 20% al Centro, il 25% al Sud e il 10% nelle isole. La materia che riguarda il maggior numero di mediazioni risulta quella dei contratti bancari con il 25,1% del totale complessivo, seguita dai diritti reali con il 13,1%. La locazione riguarda l’11,6% delle domande, il condominio il 10,7%, il risarcimento del danno da responsabilità medica il 6,7%, i contratti assicurativi il 6%, le divisioni dei beni il 4,7%, le successioni ereditarie il 4%, i contratti finanziari il 2,9% e il comodato l'1,3%. Infine, l’11,9% delle domande risulta di "altra natura" (che, presumibilmente, riguardano prevalentemente la mediazione volontaria e la mediazione avviata in forza di clausola contrattuale).

in cui l’accordo sia stato Recentemente il Ministro raggiunto, la durata media della Giustizia Orlando ha risulta di 83 giorni. annunciato lo stanziamento di incentivi per far conoscere Il dato cambia se si e utilizzare le procedure considerano le mediazioni alternative al giudizio. gestite unicamente dagli organismi espressione del Lo scopo è quello di Sistema camerale, che hanno deflazionare il carico una durata media pari a 42 giudiziario delle aule dei giorni. tribunali ma anche quello di favorire accordi concilianti Nel 63% dei casi chi propone e soddisfacenti per le la domanda di mediazione, Parti in tempi certi e costi partecipa all’incontro ragionevoli. facendosi assistere da un avvocato mentre gli aderenti Alla luce dei dati del si fanno assistere nel 73% rapporto Isdaci si evince delle procedure. quindi come la mediazione sia uno strumento valido Risulta in crescita, rispetto ed efficace su cui il Governo al 2013, la percentuale dovrà puntare l'attenzione. di adesione della parte chiamata in mediazione (40,5% contro il 32,4%) e, contestualmente, è diminuita la percentuale di mancate adesioni (56,7% contro il 57,3%).

Quando la parte chiamata alla mediazione compare, l’accordo viene raggiunto solo nel 24,4% dei casi (in calo rispetto al 42,4% Il valore medio delle dell’anno precedente). mediazioni è di € 110.556 (contro i 156.464 euro Il tasso di accordi raggiunge dell’anno precedente). il 47% quando le parti non si fermano al solo primo La durata media di una incontro, in particolare, procedura è pari a 63 giorni il 67% nelle mediazioni (-33% rispetto ai 94 giorni volontarie, il 45% in quelle del 2011-2012), qualora obbligatorie e il 33% nelle l’aderente sia comparso e mediazioni demandate dal non sia stato raggiunto un giudice. accordo, mentre nel caso

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PAGE 7 GIUSTIZIA

Palermo: 15 anni di mediazione penale Si è svolto il 12 ottobre a Villa Niscemi il convegno "L'Ufficio di Mediazione Penale della Città di Palermo: tra memoria e futuro". 15 anni di esperienze e riflessioni, organizzato dall'Assessorato alla Cittadinanza Sociale. Nel corso dell'iniziativa, sono stati illustrati i risultati e le prospettive del percorso fatto dall'Ufficio di Mediazione Penale nei primi 15 anni di attività. Il progetto è stato avviato e sottoscritto nel 2000 tra il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l'allora Presidente del Tribunale per i Minori, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Minorile e il Direttore del Centro per la Giustizia Minorile, per favorire un percorso di mediazione penale finalizzato alla rieducazione e alla restituzione sociale di chi, per le cause più varie, ha compiuto un reato o è entrato in una situazione di conflitto sociale. E i risultati sono più che significativi. Circa 400 i casi trattati, molti dei quali avevano come protagonisti minorenni. Dalle vessazioni a scuola ai danni di uno studente disabile, all'anziana investita e non soccorsa dal giovane in moto, al ladruncolo nel centro commerciale che con il suo furto mette a rischio il posto di lavoro degli impiegati. In tanti e diversi casi, l'azione svolta dall'ufficio ha permesso un incontro fra gli autori dei reati e le vittime, innescando relazioni e reazioni utili ad entrambi. Ma ciò che ancora più importante è la prevenzione nelle scuole grazie all'insegnamento sulla gestione dei conflitti. Numerosi casi, infatti, se non fossero stati se non fossero stati opportunamente trattati, si sarebbero potuti trasformare in comportamenti violenti diffusi. "La mediazione è sicuramente una opportunità, una possibilità di ricucire e ricostruire relazioni - ha detto l'assessora Agnese Ciulla - Il nostro impegno è quello di dare continuità a queste attività, rafforzando la dimensione di rete sia con la mediazione che con la giustizia riparativa, che offrono a tutta la comunità e non solo ai soggetti coinvolti la possibilità di ' restituire' cittadini migliori, che hanno sviluppato capacità relazionali e di reciproca utilità". L'assessore ha comunicato che è già pronto per la firma il protocollo d'intesa con l'Uepe di Palermo per la sperimentazione dei percorsi di mediazione su 15 persone adulte, atti a favorire l'incontro tra l'autore di reato e la vittima dietro disponibilità di entrambe le parti. "Attraverso un importante lavoro sinergico fra istituzioni diverse e con il privato sociale - ha commentato il sindaco Leoluca Orlando - abbiamo costruito e stiamo rafforzando percorsi che non sono soltanto di inclusione sociale, ma sono di vera e propria ricostruzione di un tessuto di relazioni personali e umane, che spesso si è strappato come conseguenza di un contesto sociale, economico e culturale al quale le istituzioni hanno il dovere di prestare maggiore attenzione. La mediazione penale, che nella nostra realtà 15 anni fa fu il frutto di un approccio visionario di alcuni amministratori pubblici comunali ed operatori della Giustizia, è oggi una realtà consolidata, presa a modello in tanti contesti". La responsabile dell'ufficio, Dorotea Passantino, ha sottolineato la possibilità e necessità di "estendere la mediazione penale fuori dal contesto giudiziario" e quindi allargando il più possibile questo approccio operativo, tutto improntato al dialogo e al tentativo di risoluzione dei conflitti e delle tensioni sociali in altri ambiti. È quanto peraltro già avvenuto in ambito scolastico con ottimi risultati, favorendo anche la nascita degli spazi di ascolto in cui le diversità e le differenze si possono esprimere. "Poi abbiamo iniziato a sperimentare la mediazione sociale anche in altri contesti esterni dove possono nascere i conflitti come nei condomini o centri aggregativi", conclude la dottoressa Passantino. L'Ufficio di Mediazione Penale, si avvale anche della collaborazione dell'Opera Don Calabria, che è partner delle attività fin dal 2000 ed oggi rappresentata da Alessandro Padovani che ha sottolineato il ruolo del privato sociale "per portare la voce del territorio e fare da cerniera fra le varie istituzioni, tenendo alta la barra non sul tecnicismo del servizio di un ufficio ma favorendo proprio una dimensione di comunità". In un contesto giuridico come quello italiano dove un istituto di buon senso come la mediazione fa fatica ad affermarsi già in ambito di contenzioso civile, quello della mediazione penale diventa una ulteriore sfida per rendere la società e la stessa giustizia più giuste. Per rendere possibile tutto ciò occorre comunicazione e cambiamento culturale a tutti i livelli e buone pratiche come quella messa in atto a Palermo.


8 In PAGE breve BANDO DI CONCORSO: ADOTTA UN GIUSTO In vista della Giornata europea dei Giusti del 6 marzo, per commemorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'Umanità e ai totalitarismi, l’Associazione per il Giardino dei Giusti, con il supporto della commissione didattica di Gariwo, bandisce un concorso dedicato alle scuole primarie e secondarie della Città Metropolitana di Milano. L’iniziativa è volta a promuovere opere artistiche e letterarie prodotte dai giovani sulle figure esemplari che hanno difeso i diritti dell'uomo o che si battono per salvaguardare la verità e la memoria contro i ricorrenti tentativi di negare la realtà delle persecuzioni. L’obiettivo è promuovere la crescita culturale e civile degli adolescenti, lo sviluppo di capacità critiche e creative, l’invenzione di percorsi pluridisciplinari con l'utilizzo di strumenti comunicativi diversificati a seconda dell'ordine di scuola. Partendo dalla frase “C’è un albero per ogni uomo che ha scelto il bene”, i partecipanti dovranno scegliere una tra le figure onorate nel Giardino dei Giusti di Milano ed esprimere le proprie sensazioni, riflessioni ed emozioni attraverso un elaborato a scelta tra testo letterario, racconto a fumetti, Videoclip/ cortometraggio, Fotografia. La partecipazione al concorso è rivolta alle classi intere. Le opere devono essere originali e non essere state presentate in precedenti concorsi, pena l’esclusione. I concorrenti dovranno presentare entro le 17.30 del giorno 21 dicembre 2015, un plico chiuso con la dicitura “BANDO DI CONCORSO ADOTTA UN GIUSTO” all’indirizzo: Gariwo, la foresta dei Giusti, Via G. Boccaccio, 47 – 20123 Milano. Saranno individuati n°3 vincitori per ognuna delle sezioni. I premi consisteranno in visite guidate nei musei di Milano e buoni libri. La premiazione avverrà a Milano nel mese di gennaio 2016 in data e luogo da comunicare.

Per maggiori informazioni contattare: mail: segreteria@gariwo.net telefono: 02.36707648

Notizie

MILANO: SIGLATO IL PATTO PER LA LETTURA E' stato presentato e siglato il 23 ottobre in occasione di BookCity il Patto di Milano per la lettura, strumento di sviluppo delle politiche di promozione del libro e della lettura adottato dal Comune di Milano e proposto a istituzioni pubbliche e soggetti privati che individuano nella lettura una risorsa strategica su cui investire e un valore sociale da sostenere attraverso un’azione coordinata e congiunta a livello locale e metropolitano. Il Patto di Milano per la lettura si prefigge di sollecitare la lettura in quanto passaggio essenziale per la costruzione di un’idea di cittadinanza più consapevole, rendendo la pratica di questo diritto universale un’abitudine sociale diffusa che vada oltre la base dei lettori abituali e avvicini al libro il segmento dei non lettori, dei bambini, dei nuovi cittadini. Chi sottoscrive il Patto di Milano per la Lettura condivide l'idea che la lettura, declinata in tutte le sue forme, sia un bene comune su cui investire per la crescita culturale dell'individuo e della società, uno strumento indispensabile per l'innovazione e lo sviluppo economico e sociale della città. Si impegna anche a coordinare l'attività di questo grande ecosistema del libro, coinvolgendo tutti i soggetti che a livello locale possono offrire il loro contributo di capacità e competenza, unendo gli sforzi, i mezzi e le iniziative per superare i limiti rappresentati dalla frammentazione sul territorio delle competenze e delle risorse e favorendo così la sensibilizzazione per il libro e per la lettura. I primi firmatari del Patto di Milano per la lettura: Assessore alla Cultura/ Filippo Del Corno Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute/ Pierfrancesco Majorino Assessore all'Educazione e all'Istruzione/ Francesco Cappelli Ministero per i Beni e le Attività Culturali/ Centro per il libro e la lettura/ Romano Montroni Ufficio scolastico regionale/ Simona Chinelli Associazione Italiana Biblioteche/ Enrica Manenti Associazione Italiana Editori/ Federico Motta Associazione Librai Italiani/ Alberto Galla Associazione Librerie Indipendenti Milanesi/ Samuele Bernardini Comitato Bookcity Milano/ Luca Formenton Laboratorio Formentini per l'editoria/ Luisa Finocchi


PAGE 9 ISTRUZIONE

La punizione e il fine rieducativo. Il buonsenso a scuola di Salvatore Primiceri

A Pavia, poco tempo fa, due ragazzini tredicenni sono stati sospesi a scuola dopo un diverbio piuttosto violento con un docente, degenerato in parolacce e addirittura una bestemmia. Da qui la decisione della scuola di sospendere i ragazzi. Al fine di rendere la sanzione qualcosa di educativo e non meramente punitivo una mamma ha suggerito alla scuola di commutare la punizione in una lezione di “rispetto delle regole”. La scuola ha aderito di buon grado mandando in classe un avvocato e un ex arbitro per spiegare ai ragazzi l’importanza delle regole e del vivere civile. L’episodio è significativo e apre numerose riflessioni sul fine della punizione. Qui mi limito a indicarne alcune. Come è noto il nostro ordinamento giuridico parla di fine “rieducativo” della pena ma sappiamo come, di fatto, tutto questo viene spesso disapplicato o gestito con metodi che non portano ad alcuna “rieducazione” e reinserimento sociale dell’individuo. L’iniziativa della mamma pavese ha invece colto in pieno il senso, anzi il buonsenso di capire che, soprattutto all’età di quei ragazzini, occorre venire incontro con un’iniezione di cultura ed educazione

civica. Trasformare la sanzione, portatrice potenziale di un ulteriore inasprimento del conflitto tra ragazzi e scuola in un’occasione di arricchimento personale per gli stessi ragazzi e per il loro futuro da cittadini e lavoratori. La scuola pavese ha quindi cercato di adempiere nel migliore dei modi al proprio dovere: insegnare ma anche educare, ovvero fare di tutto affinchè non vi sia dispersione tra i giovani nel loro percorso di crescita in nome della mera disciplina. La scuola avrebbe potuto fare ancora meglio. Affiancare all’avvocato e all’arbitro anche un mediatore. Sono sempre di più in Italia le scuole che ospitano seminari, corsi o lezioni sulla “mediazione“, ovvero quella straordinaria arte e scienza che permette alle persone di gestire al meglio le proprie relazioni al fine di prevenire, gestire o risolvere i conflitti in modo ottimale per tutti. Non solo. E’ opportuno che le scuole istituiscano al proprio interno un servizio di mediazione scolastica per gestire al meglio i rapporti tra scuola, insegnanti, famiglie e studenti. Ci sono esperti professionisti preparati per questo. Nella mia esperienza, ogni lezione di mediazione tenuta nelle scuole davanti a ragazzi e insegnanti (è opportuno che partecipino anche gli insegnanti eventualmente in corsi appositi) sono state fonte di grande soddisfazione. L’interesse dei ragazzi verso la mediazione é altissimo e tutti, anche i ragazzi considerati più “difficili” hanno dichiarato di aver maturato un “arricchimento umano che servirà per la vita”. La mediazione è un’arte antica. Oggi Socrate sarebbe felice se la mediazione diventasse una materia di studio insieme all’educazione civica affinchè i giovani di oggi siano i protagonisti domani di una società più giusta oltre le regole. Salvatore Primiceri


PAGE 10 PSICOLOGIA

Perchè certe persone sono egoiste? Sicuramente, ognuno di noi è perfettamente consapevole di avere un lato egoista, ma siamo anche a conoscenza del fatto che esistono persone che posseggono ben più di un lato “ego”! A queste condizioni verrebbe naturale chiedersi: Perché questo accade? Perché certe persone sono profondamente più egoiste della media? Ad oggi, sembra che gli studiosi abbiano trovato una risposta. Prendendo in considerazione il normale meccanismo sociale degli esseri umani, sappiamo che nel momento in cui desideriamo qualcosa o abbiamo un obiettivo nella vita, tendiamo a premiare coloro che sono buoni con noi, ricambiandoli, e puniamo coloro che non lo sono. Fino a qui nulla di strano, se non che esiste una minoranza persone che prende nome dal Come tutti dii suoi libri anche “Ilil Negoziato nostro connazionale scrittore e politico Niccolò Perfetto” é un viaggio affascinante in cui Machiavelli,pagina chiamataper “i Machiavellici”. arricchire pagina la propria Il termine,diviene usato in Psicologia per indicare capacità stare bene con noi stessi e individui altamente manipolativi, freddi e imparare a risolvere di conseguenza gli praticamente privi Indiparticolare, qualsivogliaUry empatia; ostacoli della vita. spiega caratteristiche del le personaggio più interiori famoso delle come rimuovere insicurezze per opere di Machiavelli, cioè “Il Principe”, che usava poter condurre una trattativa di successo in mezzi poco ortodossi per ottenere il potere. ogni campo. In pratica, a questi impassibili individui, non “Come possiamo infatti aspettarci che delle regole del buonsenso: gliimporta altri nulla ci dicano di sìsociali se noi stessi non non fanno distinzione positivi siamo convinti di quel fra cheelementi vogliamo?” – si e “meritevoli” ed elementi non affidabili, ma domanda Ury fornendo tutte le risposte che semplicemente, rispetto alla propria persona, si cerchiamo. tutti allo stesso livello. Iltrovano maggior ostacolo a un buon accordo non Un nuovo studio, pubblicato in Brain and risiede quasi mai nella controparte ma siamo Cognition, ha pensato di “guardare” cosa noi stessi, con la nostra tendenza a accade reagire nel cervello dei Machiavellici, quando qualcuno in modi non conformi al nostro autentico si comporta in modo gentile con loro: gli studiosi interesse. hanno tutti questi individui Ma talescoperto ostacoloche può tramutarsi nella hanno nostra reagito, cercando di approfittarsi della cortesia migliore opportunità. Se impariamo a altrui. Ricercatori Ungheresi dell’Università di conoscerci e a capire ciò che ci condiziona, Pécs hanno adoperato questionario, che serve riusciremo anche aunconoscere meglio gli ad accertare il livello di Machiavellismo nelle altri e ad avere influenza su di loro. persone, e lo hanno a degli studenti, L’insegnamento disottoposto Ury proposto nel libro che sono stati poi suddivisi in 2 gruppi: quelli è un metodo pratico e chiaro per risolvere con alte tendenze Machiavelliche e quelli con i conflitti prima con noi stessi per poi saper basse tendenze. negoziare efficacemente con gli altri, in

Successivamente i ragazzi sono stato sottoposti ad un “test sulla fiducia”, monitorati con una risonanza magnetica per osservare come il loro cervello avesse reagito a quello stimolo. Durante la prova, i partecipanti sono stati affiancati ad un partner. Agli studenti sono poi stati dati 5 dollari, chiedendo loro di decidere quanto si volesse “investire” nel loro partner. I partecipanti hanno tutti pensato che il proprio compagno fosse un altro studente, ma in realtà si trattava di un computer, che è stato programmato per tornare loro un investimento “equo” (10% al di sopra o al di sotto dell’investimento iniziale), o “ingiusto” (con valori al ribasso). Dopo questa prima fase i ruoli sono poi stati invertiti, con il partner computer che avrebbe investito nel partecipante. Gli studenti avrebbero poi deciso se, dare un tornaconto giusto o no: 1. Gli individui Poco Machiavellici, hanno restituito somme eque a coloro che lo hanno fatto in precedenza e hanno avuto un comportamento opposto nei confronti dei “furbetti”; 2. I soggetti Altamente Machiavellici, hanno indistintamente dato a tutti un tornaconto sbagliato, truffandoli. Senza dubbio, però, sono stati coloro che hanno guadagnato più soldi di tutti! Considerando quello che è accaduto nel cervello di quest’ultimi, i ricercatori hanno scoperto che quando il partner computer dava un giusto ritorno per il loro investimento, l’attività cerebrale degli “Iper Machiavellici” subiva dei picchi incredibili nelle zone del cervello relative all’inibizione e alla creatività. I ricercatori suggeriscono che questi hanno la capacità di inibire l’istinto naturale a ricambiare l’equità, e allo stesso tempo cercano di calcolare il modo migliore per approfittare del loro partner. In conclusione, pare che questo risultato sia attribuibile ad una totale assenza di empatia in questi individui ai quali: più si mostra gentilezza e disponibilità, e più penseranno a fregarti nella migliore maniera possibile. Jessica Sabatelli


PAGE 11 FILOSOFIA

"Ti tolgo l'amicizia". Il valore dell'amicizia ai tempi dei social

“Ti ho chiesto l’amicizia“, “Ti ho dato l’amicizia“, “Ti ho tolto l’amicizia“… Sono espressioni entrate nel linguaggio comune dei nostri tempi. Da qualche giorno su Facebook circola un messaggio con cui vieni sfidato ad una “vera” prova di amicizia: leggere fino in fondo il messaggio per poi copiarlo e incollarlo nella tua bacheca. Se non lo fai? Verrai “cancellato” dalle mie amicizie. Roba da aver “paura”, insomma. Ma oltre a queste espressioni, l’amicizia ai tempi dei social si manifesta anche con annunci e proclami del tipo: “Sappiate che oggi ho deciso di fare pulizia tra le mie amicizie“. Il social mette in comunicazione migliaia di persone e permette loro di condividere idee e contenuti ma chiamarla amicizia è troppo. Specificare che “essere amici su Facebook” è diverso che essere amici sul serio è un grado di consapevolezza apprezzabile che per fortuna ancora hanno in molti ma che, tuttavia, non riesce a riparare del tutto alla distorsione creatasi sul nobile significato della parola amicizia. Personalmente ritengo fondamentale l’amicizia e nella mia vita ha un posto superiore all’amore. E non sono l’unico a pensarla così, sono in buona compagnia. Cicerone ha scritto oltre duemila anni fa un libro sul valore dell’amicizia. “Posso solo consigliarvi di anteporre l’amicizia a tutti gli umani sentimenti; nulla è infatti tanto consono alla natura, tanto adatto sia nella buona che nella cattiva sorte“. L’amicizia è quindi per Cicerone il bene più importante ed è così forte che si consolida solo tra poche persone: “Quanta sia la forza dell’amicizia si capisce dall’infinito vincolo del genere umano che la

di Salvatore Primiceri

stessa natura ha costituito, il legame diviene così stretto e chiuso che si instaura solo fra due o poche persone“. L’amicizia è un valore alto perchè disinteressato. Le persone sono amiche non per ricerca di utilità ma per naturale inclinazione sociale: “L’amicizia sorge dalla natura piuttosto che dal bisogno, dall’inclinazione dell’animo con un certo sentimento di amore piuttosto che da una riflessione su quanta utilità essa abbia“. L’amicizia è forte e sicura e non comporta turbamenti, anzi aiuta a vedere meglio il futuro anche nelle difficoltà. “Dovunque tu vada essa è sempre a tua disposizione, non è allontanata da nessun posto, non è mai inopportuna, mai di peso…“. Il rapporto di amicizia è basato sulla fiducia, una indiscussa e incalcolabile fiducia reciproca fra persone. Cicerone mette in guardia dalle false amicizie, quelle che poi si estinguono per dissidi o perchè non si accettano consigli o opinioni diverse dell’amico oppure quelle in cui l’amicizia viene intesa come il diritto a chiedere qualsiasi cosa all’amico, anche fuori dall’onestà. E saper capire le amicizie vere da quelle false è un compito arduo a cui ha tentato di dare risposte Plutarco nel suo saggio “Come distinguere l’adulatore dall’amico“. Plutarco invita a saper cogliere la differenza fra la vera amicizia e l’illusione di chi vuole arrivare ai propri scopi senza preoccuparsi di ferire gli altri nei propri sentimenti.”L’amicizia è la cosa più piacevole e gioiosa di tutte, e quindi l’adulatore si serve anche di ciò che fa piacere. La vera amicizia si fonda perlopiù sulla comunanza degli interessi e sull’affinità dei caratteri: rallegrarsi per le stesse gioie e fuggire gli uguali dolori è qualcosa che avvicina gli uomini e li lega grazie al sentire comune. L’adulatore osserva e si adegua“. Se per Cicerone la fiducia riveste un ruolo fondamentale, per Plutarco il metro é la franchezza: “La franchezza vera, propria dell’amico, agisce sugli errori, causando un dolore che però salva e guarisce, come il miele che brucia e disinfetta le ferite, utile e dolce per il resto…“. Ricapitolando: le vere amicizie sono poche, le amicizie virtuali sono un’altra cosa, le prove di amicizia sono date dalle prove della vita quotidiana e non da esercizi o compiti a casa.


PAGE 12 FILOSOFIA

Si può conversare con gli sciocchi? di Salvatore Primiceri

Diceva Montaigne che un figlio sarebbe cresciuto meglio a conversare nelle taverne che a stare sempre a leggere sui libri. Estremo e provocatorio come suo solito, il filosofo francese ci rivela le fondamenta di quanto sia importante la conversazione. La conversazione è esercizio non dottrina. Parlare e soprattutto parlarsi aiuta a crescere, a formarsi, a sviluppare la capacità di giudizio. Ma parlare con chi, come e perché? Partendo dalla fine, perchè è naturale per l’uomo socializzare con

gli altri, confrontarsi, dialogare al fine di capirsi e risolvere eventuali controversie. Come? Anche aspramente purchè alla pari (tra galantuomini nel senso che ci si può anche scontrare duramente ma avendo la verità come fine comune) senza paura di essere contraddetti, rivolgendo e accettando critiche ma guardandosi allo specchio prima di giudicare (la stessa critica che rivolgo agli altri la posso dire di me stesso?). Infine con chi conversare? Con tutti, anche con i nemici tranne che con gli stupidi. Essi non solo non comprendono ma si dimostrano superiori e spesso sono in malafede. Ogni vostra parola si scontrerà contro il loro muro della stupidità che ascolta solo ciò che può valere come ulteriore pretesto per contrattaccarvi nuovamente, spesso fuori dalle elementari regole della buona educazione. Attenzione quindi ad aprirsi verso gli stupidi perchè con tali soggetti “quando si parla di se ci si rimette sempre“. Il loro fine non è costruttivo, è semplicemente quello di screditare e deridere l’interlocutore. Il rischio è di finirci dentro. L’insofferenza verso i ragionamenti stupidi e vuoti produce una conversazione inutile, allontana dalla verità ed esalta i vizi peggiori dove la forma diventa più importante della sostanza. Concludendo con le parole di Montaigne: “Non è possibile trattare in buona fede con uno sciocco. Non si corrompe solo il mio giudizio nelle mani di un maestro così impetuoso; si corrompe anche la

"Status Giuridico e Orientamento Sessuale", il nuovo libro di Daniele Ferrari alla Feltrinelli di Pavia Sarà presentato Venerdì 27 Novembre alle ore 18 presso la Libreria LaFeltrinelli di Pavia, in Via XX Settembre, il nuovo libro di Daniele Ferrari, "Status Giuridico e Orientamento Sessuale. La condizione giuridica dell’omosessualità dalla sanzione, alla liberazione, alla dignità”, edito da PE Primiceri Editore. Interverranno oltre all’autore la prof.ssa Lara Trucco (Università di Genova), l’avv. Damiano Fiorato (Avvocato in Genova ed esperto in diritti LGBT) e l'avv Silvia Vinci. La partecipazione è gratuita. Il volume offre ai lettori un’istantanea sullo stato in cui versa attualmente la materia dei diritti verso le persone omosessuali, arricchendone la visione con sguardi al passato così come di proiezioni verso il futuro. Il cuore dello studio, infatti, costituito dall’analisi dello “status delle unioni omo-affettive in Italia”, è preceduto dall’esame, in chiave storica, della “condizione giuridica dell’omosessualità” e ad esso segue la considerazione dei delicati rapporti tra omosessualità e “status di genitore”, da un lato, e dei “fenomeni migratori”, dall’altro.


PAGE 13 BENESSERE

Leggere rende felici

Per la prima volta realizzata una ricerca per analizzare la relazione tra lettura e benessere (Ricerca Cesmer/Università Roma3)

I lettori di libri (cartacei o digitali) sono più felici rispetto a chi non legge? E la lettura accresce il benessere degli individui? Si tratta di domande cui non è facile rispondere, tanto che nessuna ricerca in Italia sinora aveva provato a farlo. Le periodiche indagini sulla lettura, infatti, tendono a tralasciare questi aspetti, soffermandosi soprattutto sul numero dei lettori in Italia – storicamente più basso che nella maggior parte dei paesi occidentali – e sulle sue variazioni. Non era invece noto, fino ad oggi, il valore della lettura in ambito cognitivo ed emotivo. Una lacuna che questa ricerca vuole colmare, nella convinzione che quantificare i benefici della lettura consente di promuoverla più efficacemente presso i non lettori. L’Indice di felicità dei lettori risulta superiore rispetto a quello dei non lettori (misurato con la scala di Veenhoven, da 1 a 10). Infatti, i lettori italiani di libri, cartacei o digitali, registrano un Indice di felicità pari a 7,44, mentre i non lettori un indice di 7,21; una differenza apparentemente limitata, ma in realtà statisticamente molto significativa. Utilizzando un indice diverso, ossia il Subjective Well-Being – dimensione cognitiva (scala di Cantril, da 0 a 10), di nuovo i lettori in media mostrano un indice di benessere superiore a quello dei non lettori (7,12 Vs 6,92). Secondo la scala di Diener e Biswas-Diener, che misura la frequenza (da 6 a 30) di sei emozioni positive (positività, benessere, piacere, felicità, gioia e serenità) vissute recentemente dagli individui,

i lettori hanno un indice superiore ai non lettori: rispettivamente 21,69 Vs 20,93 (una differenza statisticamente significativa). In particolare, i lettori provano più spesso “benessere” rispetto ai non lettori. Secondo un’altra dimensione della stessa scala di Diener e Biswas-Diener, che misura la frequenza (da 6 a 30) di sei emozioni negative (negatività, malessere, dispiacere, tristezza, paura e rabbia) di cui gli individui hanno fatto esperienza recentemente, i lettori provano emozioni negative meno frequentemente dei non lettori: rispettivamente la media è di 16,84 per i lettori contro il 17,47 dei non lettori (una differenza statisticamente significativa). In particolare, i lettori provano rabbia con minor frequenza rispetto ai non lettori, a conferma che la lettura offre preziosi strumenti cognitivi per affrontare le difficoltà. La lettura è l’attività del tempo libero più importante per i lettori (in una scala 1-9, ottiene un punteggio pari a 7,86); al secondo posto troviamo l’ascolto della musica (7,31); al terzo l’informazione attraverso giornali o siti di news (7,23); al quarto lo sport e l’esercizio fisico (7,02). In fondo a questa classifica troviamo i videogame (3,23). Se la lettura, come appena visto, è ritenuta l’attività più importante del tempo libero dai lettori, non è la prima rispetto al concetto di felicità generata. Rispetto alla scala Van Boven, Leaf e Gilovich, da 1 a 9, al primo posto per i lettori troviamo l’esercizio fisico e lo sport (7,80), davanti all’ascolto della musica (7,74) e alle attività culturali (mostre, teatro, concerti…) che ottengono un punteggio pari a 7,52. Quarta, con un punteggio comunque molto alto, la lettura (7,24), poi a seguire l’informazione attraverso giornali o siti news, i videogame, andare al cinema, navigare in rete o stare sui social media. In fondo alla classifica il guardare la televisione. Dalla ricerca è inoltre emerso il ruolo fondamentale delle famiglie e della scuola in relazione all’educazione dei più piccoli alla lettura. In particolare, il 68,7% dei lettori del campione ha sottolineato l’importanza dell’incoraggiamento a leggere da parte dei genitori durante gli anni della crescita. Allo stesso tempo, il 64,7% dei lettori del campione riconosce l’impatto positivo della promozione della lettura a scuola da parte dei docenti. In media, quindi, i lettori affrontano la vita in maniera più positiva rispetto ai non lettori e sanno godere del tempo libero in modo più ricco e articolato.


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L’arte di dire “grazie” (e di riceverlo)

“È tanto più facile ricambiare l’offesa che il beneficio; perché la gratitudine pesa, mentre la vendetta reca profitto“. (Tacito, Storie, IV, 3).

(di Salvatore Primiceri) – Merce rara la gratitudine, sia nell’offrirla che nel riceverla. Quante volte nella vita ci sarà capitato di compiere un gesto utile a qualcuno per un motivo diverso dal proprio tornaconto personale. Possiamo “fare un favore” in campo umano o professionale ad una persona in quanto amica o perchè ci sta simpatica oppure semplicemente perchè ci va di farlo, ma poi? La disponibilità e la gentilezza verso il prossimo non richiedono la reciprocità, cioè non chiediamo nulla in cambio nè ora nè mai. Non ricorderemo continuamente agli altri ciò che abbiamo fatto per loro, anzi se possibile tenderemo anche a dimenticarcene tanta la normalità e la serenità con cui ci siamo messi a disposizione. Ma è chiaro che nel vulcano dei sentimenti umani dove i moti non sono sempre armonici in fondo speriamo o crediamo che l’esercizio della gentilezza e della disponibilità, prima o poi, ci restituisca qualcosa. Ma di certo c’è solo un effetto rappresentato dalla pace con sè stessi per aver fatto una cosa buona.

Non è poca cosa ma è l’incertezza del resto a preoccupare. Pur non pretendendo il “grazie” di alcuno ci aspetteremmo quanto meno che il nostro bel gesto non si ritorca contro noi stessi. Capita, purtroppo non di rado, che tante persone non solo non ringrazino ma che arrivino in futuro addirittura a litigare con noi, a volte anche in modo irrimediabile cambiando repentinamente e inspiegabilmente atteggiamento e rapporti nei nostri confronti, fino al recarci danno e offesa. E’ una bella botta di delusione l’ingratitudine. Non solo non riceviamo un “grazie” ma rischiamo pure di ricevere un “calcio”. Perchè accade? I motivi possono essere tanti. Dalla semplice maleducazione all’egoismo di chi crede che ciò che riceve dagli altri sia dovuto in quanto meritevole di ottenerlo. Spesso i comportamenti negativi legati ai sentimenti mettono in gioco le posizioni di potere ovvero la paura di sentirsi peggiori degli altri e la competizione a sembrare più forti. Così si ha il timore che dire un “grazie” possa passare per una posizione di debolezza a cui dovrà seguire al più presto un’azione di livellamento, purtroppo anche ingiusta o scorretta. E’ così difficile, quindi, dire grazie? Evidentemente sì, tanto quanto riceverlo. Tuttavia, nel dilemma se in una società come la nostra non convenga diventare tutti degli egoisti e ingrati per soffrire meno la risposta credo debba essere il “no”. Prima di tutto bisognerebbe imparare a dire grazie un po’ più spesso perchè è un atto di educazione che fa stare meglio. Ugualmente non dobbiamo smettere di essere gentili per paura di imbatterci in ingrati. Il tempo rimetterà le cose a posto ricordandoci che, per fortuna, esiste anche la riconoscenza. Salvatore Primiceri


PAGE 15 LEGGE

Tutela del credito: fondo patrimoniale, trust e atti di destinazione. Cosa cambia a seguito del d.l. n. 83/2015, convertito in legge il 5 agosto scorso di Enrico Sirotti Gaudenzi

Il nostro ordinamento prevede vari istituti che hanno l’obiettivo di offrire una “protezione” al patrimonio, ancorati al principio in virtù del quale la tutela non venga attuata in pregiudizio di eventuali creditori. L’istituto più conosciuto (e praticato) in questo senso è rappresentato dal fondo patrimoniale, che -come noto- permette di destinare un patrimonio costituito da beni mobili o immobili per soddisfare solo i bisogni presenti e futuri della famiglia. Il fondo patrimoniale consente di non mutare l’intestazione di un bene, al momento della propria costituzione, ma di evitare che i coniugi, benchè proprietari, possano disporre di tali beni per scopi del tutto estranei agli interessi della famiglia, così come previsto dall’art. 167 c.c. La legge prevede inoltre che la costituzione di un fondo patrimoniale, affinchè diventi opponibile a terzi, debba essere annotata a margine dell’atto di matrimonio. Inoltre, nel caso di beni immobili, la costituzione dev’essere trascritta presso la conservatoria dei registri immobiliari. Come anticipato, i beni che rientrano nel fondo patrimoniale non possono essere assoggettati ad esecuzione forzata per debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, salvo che il credito vantato dal creditore sia precedente alla costituzione del vincolo; in questo ultimo caso il creditore potrà agire in giudizio per revocare (ex art. 2901 c.c.) la costituzione del fondo patrimoniale, provando che il fondo è stato costituito con malafede, ovvero dimostrando (l’onere della prova in questo caso è a carico del creditore procedente) che il debitore ha costituito il fondo patrimoniale nella consapevolezza di arrecare pregiudizio al diritto del creditore. L’azione revocatoria, pertanto, è l’unico strumento che – qualora sia possibile in quanto è esperibile entro 5 anni dal compimento dell’atto oggetto della domanda di revoca – possa rendere inefficace la costituzione del fondo patrimoniale. Tale istituto è stato sempre ampiamente sfruttato, anche per i costi modesti delle imposte: infatti, l’imposta di bollo è attualmente pari a euro 155,00 nel caso non vi sia trasferimento di proprietà e a euro 230,00 nel caso venga trasferita la proprietà; le imposte ipotecarie e catastali sono dovute in misura fissa, nel caso in cui non vi sia alcun trasferimento di proprietà; al contrario, l’imposta catastale sarà pari al 2% e quella ipotecaria all’1% del valore catastale rivalutato dei beni, nel caso vi sia il trasferimento di proprietà. L’imposta di registro è applicata in misura fissa ed è pari ad euro 200,00. Il trust, al contrario, è un istituto di origine anglosassone e molto complesso, se paragonato al “nostrano” fondo patrimoniale. Innanzitutto, bisogna sottolineare che non esiste un solo modello di trust, ma le forme possono essere innumerevoli ed avere caratteristiche ben diverse dall’altro, in quanto ogni trust può essere creato ad hoc, a seconda della volontà e delle esigenze del disponente. Pur essendo un istituto tradizionalmente estraneo al nostro originario ordinamento giuridico, il nostro Paese lo riconosce espressamente in virtù dell’adesione alla Convenzione dell’Aja sulla legge applicabile al trust del 1° luglio 1985, ratificata con la legge n. 364 del 16 ottobre 1989. Grazie a tale fonte sono quindi riconosciuti sia i trust creati in Italia che quelli creati all’estero. In estrema sintesi, si può ben dire che l’istituto di matrice anglosassone si basa principalmente sulla “fiducia”: infatti, un soggetto, chiamato disponente, trasferisce la proprietà di alcuni beni ad un altro soggetto, chiamato trustee, affichè quest’ultimo li amministri e li gestisca per gli scopi stabiliti dal disponente all’atto di costituzione del trust e nell’interesse di una o più persone, chiamate beneficiari, per un certo periodo di tempo.


PAGE 16 LEGGE I beni affidati al trustee rimangono separati dal patrimonio del trustee, nonostante questi divengano di sua proprietà; il trastee non può trarre alcun profitto dalla proprietà dei beni affidatigli, né può fare suoi i frutti: il suo unico dovere è quello di gestirli nell’interesse esclusivo del beneficiario o dei beneficiari. Pertanto, appare fondamentale, al fine di esaminare la tutela del patrimonio, la mancata comnistione dei beni personali del trustee con quelli ricevuti dal disponente.Tale separazione viene definita “segregazione” e comporta che i beni conferiti dal disponente non rientrino in successione, nel caso di morte del trustee, siano esclusi dall’eventuale regime di comunione legale dei beni e non possano essere aggrediti da creditori personali del trustee, anche in caso di procedure concursuali. Un ultimo istituto a tutela del patrimonio, al di fuori della famiglia e diverso dal trust, è quello introdotto dall’art. 2645 ter del c.c. e (solo parzialmente) disciplinato dalla medesima norma. Tale disposizione, infatti, prevede la possibilità di trascrivere atti di destinazione del patrimonio a favore di persone con disabilità, a favore della pubblica amministrazione, a favore di un ente o di una persona fisica. Anche questo strumento consente di creare un vincolo del bene con la conseguenza che eventuali creditori non possano soddisfarsi sul bene oggetto di tale vincolo. Ricordiamo che il bene o i beni destinati possono essere comunque aggrediti dai creditori del beneficiario, relativamente a debiti che siano stati contratti per il raggiungimento del fine espressamente indicato nell’atto notarile. Tale istituto è utilizzato per lo più nei casi in cui non possa trovare applicazione l’istituto del fondo patrimoniale. Peraltro, in considerazione del fatto che sia stato introdotto da quasi 10 anni (si ricorda che la norma relativa all’istituzione degli atti di destinazione risale al marzo 2006 a seguito della l. n. 51/2006) non vi è ancora una giurisprudenza consolidata che abbia preso in considerazione tutti gli aspetti possibili di tale istituto e le varie problematiche ad esso sottese. In sintesi, relativamente all’istituto disciplinato dall’art. 2645 ter c.c., è fondamentale la presenza di diversi requisiti: - deve essere indicato il fine/lo scopo perseguito con l’atto (questo deve essere puntuale, specifico e manifesto e lecito); - il fine deve essere meritevole di tutela da parte dell’ordinamento giuridico (in relazione a tale requisito è bene sottolineare che la norma non elenca in alcun modo eventuali fini che possano essere considerati come meritevoli di tutela; ciò ha comportato non poche riflessioni e dibattiti). In questi anni si sono ritenuti interessi meritevoli di tutela quelli relativi alla salvaguardia dei bisogni della famiglia, all’istruzione, all’educazione, all’avviamento di una attività, ecc; - i mezzi, in relazione allo scopo indicato in atto, devono essere congrui ed idoneii al raggiungimento dello scopo medesimo. In relazione ad eventuali diritti di credito di terzi, è necessario chiarire che in questo caso i beni, oggetto di atti di destinazione, rimangono nella titolarità giuridica del conferente (il beneficiario o gli eventuali beneficiari non diventano proprietari di alcunchè, ed il diritto di proprietà non passa da un soggetto ad un altro); pertanto, i creditori di quest’ultimo potranno agire in revocatoria, ex art. 2901 c.c., oppure potranno proporre azione di simulazione ex art. 1414 c.c. o chiedere, eventualmente, un sequestro conservativo. Sarà comunque il giudice a decidere se tale vincolo sia stato istituito per frodare eventuali creditori e quindi abbia realizzato un evidente pregiudizio ai danni di terzi. Sul punto, appare necessario esaminare anche le ultime novità introdotte dall’Esecutivo. A seguito dell’emanazione del d.l. n. 83/2015 (convertito in legge lo scorso 5 agosto) sono state disposte non solo modifiche relative alla procedura fallimentare, al codice di procedura civile ed all’organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria (con ulteriori modifiche al processo civile “telematico”), ma l’art. 12 del capo I del decreto sopra menzionato ha apportato anche sostanziali innovazioni al codice civile.


PAGE 17 LEGGE Riguardo al codice civile, dopo l’art. 2929, è stata inserita la sezione I-bis: “Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito”. Tale modifica prevede che, nel caso in cui un atto predisposto dal debitore, relativamente alla costituzione di un vincolo di indisponibilità o di alienazione riguardante beni immobili o mobili iscritti nei pubblici registri, compiuto a titolo gratuito, successivamente al sorgere del credito, possa pregiudicare i diritti vantati da un creditore, quest’ultimo può comunque procedere, in virtù del titolo esecutivo, ad esecuzione forzata, nonostante non abbia ottenuto una sentenza che dichiari l’inefficacia dell’atto predisposto dal debitore, a condizione che il pignoramento sia trascritto nel termine di un anno dalla data in cui l’atto compiuto dal debitore è stato trascritto. La disposizione è applicabile anche al creditore “anteriore” che interviene nell’esecuzione promossa da un altro creditore, purchè agisca entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole. Nel caso in cui il debitore abbia alienato il bene pregiudicando le pretese del creditore, quest’ultimo può anche promuovere l’azione esecutiva, procedento nelle forme dell’espropriazione, contro il terzo proprietario. Al debitore, così come al terzo assoggettato ad espropriazione, sarà concessa la possibilità di proporre eventuale opposizione all’esecuzione (secondo quanto disciplinato dal titolo V del libro III del c.p.c.), contestando sia la sussistenza del credito vantato dal creditore procedente, che la conoscenza da parte del debitore stesso del pregiudizio che l’atto siglato avrebbe arrecato allo stesso. In linea con numerose pronunce giurisdizionali (che hanno ammesso, per esempio, la pignorabilità della casa nel fondo patrimoniale per debiti di lavoro) il contenuto del nuovo decreto legge rende vani, almeno in parte (ovvero con i limiti temporali sopra indicati), tutti quegli strumenti fino ad oggi adottati per mettere al riparo i propri beni da eventuali rischi e da debiti. Ciò riguarda senza meno sia il fondo patrimoniale (che, come detto, trovava grande applicazione per le spese contenute relative a imposte, bolli e tassa di registro) che tutti gli altri istituti che possano pregiudicare gli interessi del creditore (trust, atti di disposizione ed ipoteche). Per mezzo di tale disposizione, ogni creditore che si ritenga pregiudicato da un atto di disposizione dei beni del debitore può pignorare tali beni, evitando un giudizio che accerti la malafede del debitore e revochi l’atto a mezzo di revocatoria nei termini previsti (cinque anni dalla costituzione dell’atto); l’onere della prova – al contrario di come si verificava prima di tale disposizione – è a carico del debitore stesso: non sarà più il creditore procedente a dover fornire prove per far valere il proprio credito, ma sarà il debitore che, opponendosi all’esecuzione, dovrà dimostrare di non aver preordinatamente agito in evidente danno del creditore stesso. La norma in esame ha introdotto, pertanto, una “presunzione di colpevolezza” a carico del debitore, in quanto ogni atto da questo effettuato nell’anno precedente eventuali pignoramenti è ritenuto eseguito in malafede e quindi al solo scopo di frodare il creditore, senza permettere al debitore stesso di poter provare la propria “innocenza” in un giudizio preventivo all’esecuzione stessa. Ma quali sono i rischi per il debitore? Quest’ultimo, avendo la sola possibilità di opporsi all’esecuzione, rischierà, oltre ad anticipare le spese processuali e a dover dimostrare che l’atto realizzato non era volto a frodare il creditore procedente, che nelle more del giudizio di opposizione l’eventuale bene (per esempio la propria casa) possa essere venduto all’asta o che il giudice gli ordini di liberare l’immobile. Le conseguenze per l’economia nazionale? Tale provvedimento avrà conseguenze ancora più gravi e pesanti sul mercato immobiliare oramai reso statico dalle innumerevoli imposte con probabile ed ulteriore fuoriuscita di capitali all’estero. Avv. Enrico Sirotti Gaudenzi (Avvocato in Cesena)


PAGE 18 SOLIDARIETA'

Milano: parte l'inverno della solidarietà

enti del privato sociale e in immobili comunali; 600 posti nella Casa Enzo Jannacci (ex dormitorio di viale Ortles), di cui sarà incrementata la capienza, normalmente di 470 unità; 100 posti nella struttura di via Saponaro 40, gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi; 75 posti all’interno dello stabile di via Mambretti 33, gestito dalla Fondazione Progetto Arca; 1.225 posti reperiti mediante apertura straordinaria di strutture comunali che abitualmente hanno una diversa destinazione d’uso (ad esempio, l’immobile di via Sammartini, adiacente all’Hub della Stazione Centrale) o di altri enti pubblici o privati che temporaneamente e a titolo gratuito mettono a disposizione i locali. Per il periodo immediatamente successivo, dall’1 aprile al 30 giugno 2016, saranno inoltre messi a disposizione 200 posti letto destinati a mantenere in accoglienza i soggetti più fragili (anziani, disabili, soggetti con patologie fisiche e/o psichiche). Non solo. L’Amministrazione comunale procederà alla distribuzione di derrate alimentari e di farmaci, avvalendosi dell’operato dell’Associazione Banco Alimentare e dell’Associazione Banco Farmaceutico, e - mediante avvisi pubblici - predisporrà i servizi di controllo e prevenzione sanitaria d’intesa con SSN e Asl, il monitoraggio del territorio e il servizio di assistenza mediante unità mobili notturne, e il sostegno mediante parziale finanziamento di progetti del privato sociale a favore di persone in situazioni di povertà estrema. Quest’anno sono state reperite anche ulteriore risorse per le attività diurne, al fine di costruire percorsi di inclusione che non si limitino all’intervento notturno, ma accompagnino le persone senza fissa dimora al recupero psicosociale o all’inserimento lavorativo. Per consolidare il monitoraggio del territorio e i vari progetti di accompagnamento e reinserimento sociale, presso il Centro Aiuto della Stazione Centrale verranno poi registrati i dati di ogni soggetto assistito, munendolo di una tessera identificativa utile per i successivi approfondimenti da parte degli operatori della rete.

Un sistema integrato di azioni contro le povertà vecchie e nuove, per potenziare l’accoglienza rivolta alle persone senza fissa dimora e rispondere ai bisogni d’assistenza di chi si trova in condizione di emarginazione. Anche quest’anno il Comune di Milano si prepara ad affrontare la stagione invernale con un piano di servizi in grado di aiutare e fornire riparo a tutti i senza tetto presenti sul territorio cittadino, grazie allo stanziamento di oltre un milione e 300 mila euro, di cui 340 mila euro derivanti da finanziamento statale. “In questi anni di amministrazione abbiamo lavorato per superare una visione emergenziale del fenomeno della grave indigenza e costruire una programmazione costante ed efficiente dell’accoglienza, che valorizzi la tradizionale solidarietà ambrosiana e la grande risorsa di una società aperta ed inclusiva” spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. “Nessuno verrà lasciato da solo all’arrivo del freddo: secondo gli ultimi rilievi sul territorio, sono circa 2.300 le persone senza fissa dimora presenti in città e il Comune, d’intesa con il terzo settore, ha predisposto una rete di strutture in grado di fornire fino a 2.700 posti letto, ben oltre i 1.248 disponibili durante gli inverni dell’amministrazione Moratti. Il continuo monitoraggio del territorio ci Maggiori informazioni su: permetterà inoltre di far fronte tempestivamente www.comune.milano.it alle eventuali emergenze che dovessero presentarsi nei prossimi mesi”. Dal 15 novembre 2015 al 31 marzo 2016, dunque, l’accoglienza notturna sarà assicurata con le seguenti modalità: 700 posti letto in stabili di


PAGE 19 MEDIAZIONE

La Mediazione Civile al servizio dell’economia italiana e del Made in Italy di Simona Maria Travagliati Merici

Il commercio, le imprese italiane ed il Made in Italy, sono stati negli ultimi anni mortificati dalla crisi mondiale dei mercati. Si tratta di piccole e medie imprese che rischiano ogni giorno il loro futuro perché così ordina l’art. 2082 del Codice Civile’: si raffrontano quotidianamente con il rischio, con un sistema amministrativo complicatissimo ed una concorrenza che offende i brand nazionali imitandoli e svendendoli a prezzi scandalosamente più bassi. Inoltre la carenza di liquidità circolante, insieme al diffuso malcostume a non rispettare le obbligazioni assunte, origina un circolo vizioso. Emerge così una categoria “di cattivi pagatori”, che non avendo essi stessi ricevuto i loro crediti si trovano nell’impossibilità reale di onorare i loro debiti. La crisi è anche questo. Il susseguirsi di decine di piccole difficoltà o grandi drammi aziendali ha creato un effetto domino e per anni, il ricorso agli strumenti giudiziari per il recupero dei crediti, per l’inadempimento contrattuale, e per altre e molteplici ragioni, con il risultato per nulla


PAGE 20 MEDIAZIONE raro che nelle aule di un tribunale si sia approdati alla dichiarazione di fallimento e la definitiva morte dell’impresa. Il clima di incertezza, di esasperazione delle relazioni commerciali in cui le imprese Italiane si trovano, è quindi ulteriormente aggravato da sprechi di tempo e di risorse, derivati dalle lungaggini e dalle complicazioni delle maglie del sistema giudiziario. In un recente Rapporto dalla Banca Mondiale è emerso che per risolvere una controversia commerciale in Italia attraverso la giustizia ordinaria, sono in media necessari 1.200 giorni contro i 500 giorni della media mondiale con costi procedurali che crescono a causa dei tempi biblici della legge. Da una ricerca condotta nel 2012 sulla performance aziendale da alcuni tra i più autorevoli economisti di fama internazionale, emerge che l’Italia si posiziona al 158° posto su 183 economie esaminate. La causa di questo preoccupante traguardo è da imputare all'inefficienza del processo di risoluzione dei contenziosi commerciali. Tenendo conto dell’elevato numero di conflitti, che per la stessa natura commerciale nell’impresa possono sorgere (per l’affitto d’azienda, comodato, patti di famiglia, locazione, contratti assicurativi,

bancari e finanziari) si può facilmente comprendere come la possibilità di ricorrere all’utilizzo di procedure stragiudiziali di composizione delle controversie, prima tra tutte la mediazione civile e commerciale, sia assolutamente necessaria. L’economicità e la velocità, di questo strumento, ancora purtroppo poco utilizzato, ha prodotto da subito un feedback positivo da parte delle aziende in termini di attrattività sul mercato, perché l’atteggiamento conciliativo migliora l’azione performante delle aziende. Il bravo imprenditore sa che la capacità di fare business è direttamente proporzionale alla possibilità di utilizzare in modo intelligente le risorse economiche e il tempo. La mediazione, che deve chiudersi entro tre mesi dal suo avvio, instaura, in caso di esito positivo, un clima di fiducia e distensione, elementi necessari all’incremento dei rapporti commerciali. La mediazione civile è un’equazione perfetta composta da bassi costi, contro quelli esorbitanti della giustizia ordinaria, oltre al beneficio fiscale che permette un risparmio sotto forma di credito di imposta, la sostanziale riduzione dei tempi, e spesso il recupero di relazioni armoniose che danno continuità ai rapporti commerciali e fanno

chiudere i bilanci con segno positivo. In un paese che vuole evolvere, affacciandosi prepotentemente al futuro, si deve cambiare profondamente la mentalità. Il sistema di gestione del conflitto ormai arcaico e pericolosamente invalidante per l’economia delle imprese italiane fatto di tribunali inflazionati da cause legali di ogni genere va progressivamente sostituito con l’intelligente abitudine a conciliare. Questo nuovo modo di risolvere il conflitto, senza ricorrere al tribunale, introdotto nel nostro paese nel 2010, è ancora in fase di rullaggio su una pista piena di attriti, e voragini legislative. Quando prenderà il volo sarà uno strumento cardine per la sopravvivenza delle imprese Italiane, per lo sviluppo dell’economia nazionale che fa della concorrenza di altissima qualità del Made in Italy il vanto di ogni italiano.

Buonsenso

ritorna a gennaio 2016 con un nuovo numero! Nel frattempo seguiteci sul blog www.buonsenso.eu!

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Buonsenso (Rivista numero 4)  

Buonsenso è la rivista trimestrale, tutta a colori, di giustizia, psicologia e benessere sociale, diretta da Salvatore Primiceri e abbinata...

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