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On. Salvatore Matarrese

! ! ! ! ! ! Alluvione del 7-8 ottobre 2013

L’impegno dell’On. Salvatore Matarrese per Ginosa, Castellaneta, Palagiano, Palagianello e Laterza

Resoconto dell’attività politica e parlamentare svolta dall’On. Salvatore Matarrese in favore dei comuni pugliesi colpiti dall’alluvione e allo scopo di contrastare il pericoloso fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia.

! Documento destinato alla stampa e ai cittadini
 Preparato da: Segreteria Parlamentare Data ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2013


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On. Salvatore Matarrese

Indice In Sintesi

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L’alluvione del 7 e 8 ottobre 2013

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Il mio impegno parlamentare

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I risultati conseguiti

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Sono stato a Ginosa

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Sopralluogo e riflessioni - 10 ottobre 2013

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Gli atti parlamentari esaminati alla Camera dei Deputati

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Mozione per il contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia

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Risoluzione “Vajont” per il contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico

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Interrogazione per il riconoscimento dello stato di calamità naturale a Ginosa

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Interrogazione per la richiesta di messa in sicurezza dell’area alluvionata

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Question time in VIII Commissione per destinare risorse esclusive per Ginosa

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Emendamento Matarrese alla Legge di Stabilità

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Ordine del giorno alla Legge di Stabilità

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Il comma 111: i fondi stanziati dalla Legge di stabilità 2013

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Rassegna stampa

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Segreteria parlamentare - Ufficio Stampa - Contatti

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On. Salvatore Matarrese

In Sintesi ! L’alluvione del 7 e 8 ottobre 2013 ! Nella notte tra il 7 e l’ 8 ottobre 2013 la Puglia ed in particolare il comune di Ginosa e la frazione di Marina di Ginosa in provincia di Taranto sono stati colpiti da eventi metereologici di eccezionale intensità che hanno determinato alluvioni ed allagamenti e causato ingenti danni ad infrastrutture, abitazioni e colture, nonché il decesso di 4 cittadini. La causa principale è da attribuirsi all’incuria ed all'azione irresponsabile dell'uomo nella trasformazione e nella edificazione dei territori. La densità della popolazione, la progressiva urbanizzazione, l'abbandono dei terreni montani, l'edificazione in aree a rischio, la mancanza di costante manutenzione preventiva, il disboscamento e la mancata o carente manutenzione dei corsi d'acqua e dei versanti e/o pendii a rischio di instabilità hanno sicuramente aggravato la situazione e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano, aumentandone l'esposizione ai rischi di dissesto idrogeologico.

! Il mio impegno parlamentare

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Nel corso dei primi mesi della attuale XVII Legislatura, unitamente ai miei colleghi della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, ho lavorato per creare tutte le condizioni normative e politiche per assicurare a tutto il territorio nazionale, ed in particolare ai territori di Ginosa, Ginosa Marina, Palagiano, Castellaneta e Palagianello, i fondi necessari per realizzare un piano strategico nazionale di contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico nonché risorse per l’immediata messa in sicurezza di questi comuni.

! I risultati conseguiti

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A seguito dell’impegno profuso in sede di VIII Commissione ed in sede di Aula alla Camera dei Deputati e degli atti parlamentari presentati da me e dai miei colleghi, il Governo ha stanziato complessivamente € 1.584.000.000 nella Legge di Stabilità al fine di contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico.

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! Sono stato a Ginosa Sopralluogo e riflessioni - 10 ottobre 2013

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Dal Blog di Salvatore Matarrese - salvatorematarrese.net Sono stato a Ginosa per rendermi conto personalmente dei danni causati dagli eventi meteorologici di eccezionale intensità verificatisi nei giorni scorsi. In sole 4 ore é caduta una quantità d’acqua che nella normalità si registra in sei mesi. Lo stato dei luoghi é inquietante: case abbattute dalla furia della acque, alberi sradicati, argini spazzati via, un ponte distrutto, auto e mezzi d’opera trascinati dalle acque e disseminati per centinaia di metri, strade di accesso ai poderi agricoli cancellate ed una quantità di terreno riportato impressionante. L’acqua, oltre ad essere stata di eccezionale quantità, e’ stata notevolmente accelerata dalle tante ostruzioni rilevanti che erano presenti sui canali naturali di deflusso che riprovano la mancanza di interventi programmati di manutenzione preventiva finalizzata alla messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico, quale quello che interessa Ginosa, Ginosa Marina, Palagiano, Castellaneta e tutte le aree limitrofe. È davvero difficile comprendere come mai non ci siano ancora stati interventi concreti di regimentazione idraulica e manutenzione per scongiurare il ripetersi di quanto verificatosi negli anni scorsi nei suddetti comuni. Da cittadino si prova vergogna nel constatare che la situazione venutasi a determinare ha causato vittime. Si sovrappongono competenze di Enti territoriali che nei fatti non assolvono alle proprie funzioni anche per mancanza di risorse. Questo stato di fatto rende indispensabile che lo Stato finanzi anno per anno, con risorse certe, interventi programmati di messa in sicurezza del territorio e che lo faccia direttamente, superando la burocrazia degli Enti preposti e la sovrapposizione delle competenze tra Regione, Province e Comuni. È importante che si predispongano i progetti per avere queste risorse sulle quali in Parlamento si sta cercando di averle disponibili a partire dal prossimo anno con la legge di stabilità. È importante che in Puglia lo si faccia con efficacia ed efficienza per superare la vergogna che si prova nel constatare quanto accaduto e che continua a ripetersi da anni!

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Gli atti parlamentari esaminati alla Camera dei Deputati ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

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! Mozione per il contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia

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Questo è il testo della Mozione che ho presentato in Aula alla Camera dei Deputati per Scelta Civica. L’atto di indirizzo politico è successivamente confluito nel testo unico della mozione approvata in data 26.06.2013 e che rappresenta la sintesi delle varie mozioni presentate da tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Attraverso questo ultimo atto abbiamo impegnato il Governo a stanziare risorse destinate al contrasto del fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia.

! Atto Camera Mozione 1-00111 presentato da MATARRESE Salvatore Pubblicato in data Mercoledì 26 giugno 2013, seduta n. 41 La Camera, premesso che: il fenomeno del dissesto idrogeologico rappresenta un problema estremamente diffuso nel nostro Paese che risulta, infatti, soggetto a rapidi e periodici processi che ne alterano il territorio e producono conseguenze spesso devastanti; molto spesso si tratta di fenomeni connessi al defluire delle acque libere in superficie e nel sottosuolo che causano l'alterazione dello stato di stabilità dei terreni e dei pendii e/o l'esondazione dei corsi d'acqua per rilevanti e repentini aumenti di portata. Questi fenomeni si manifestano sotto forma di erosioni, frane o alluvioni dovuti a cause strutturali o occasionali. Gli effetti del dissesto incidono sia sulla perdita di vite umane e provocano evidenti alterazioni ambientali e dei territori che si ripercuotono su tutte le attività dell'uomo, con rilevanti danni per le comunità colpite; il rischio idrogeologico nel nostro Paese è in gran parte imputabile all'azione dell'uomo nella trasformazione ed edificazione dei territori. La densità della popolazione, la progressiva urbanizzazione, l'abbandono dei terreni montani, l'edificazione in aree a rischio, il disboscamento e la mancata o carente manutenzione dei corsi d'acqua e dei versanti e/o pendii a rischio di instabilità hanno sicuramente aggravato la situazione e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano, aumentandone l'esposizione ai rischi di dissesto idrogeologico; i pericoli per la popolazione italiana sono evidenti se si osserva l'andamento dei fenomeni di dissesto verificatisi negli ultimi cinquanta anni. L'analisi del documento di studio in materia prodotto da Ance e da Cresme evidenzia un progressivo aumento del rischio per la popolazione dovuto all'espansione urbana, che ha interessato tutta l'Italia in maniera rilevante a partire dal dopoguerra e che ha determinato l'antropizzazione anche dei territori più fragili dal punto di vista idrogeologico. Negli anni il mutato stile di vita della popolazione ha determinato un progressivo allontanamento dalle aree interne a favore

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dei centri urbani e l'abbandono della funzione di manutenzione e presidio territoriale, che da sempre assicurava un equilibrio del territorio. I versanti boschivi, gli alvei fluviali e i territori agricoli abbandonati hanno lasciato posto a frane e inondazioni; la dimensione del problema appare evidente solo se si pensa che, a partire dall'inizio del secolo, gli eventi di dissesto idrogeologico gravi sono stati oltre 4.000 e hanno provocato ingenti danni a persone, case e infrastrutture, ma, soprattutto, hanno provocato circa 12.600 morti, mentre il numero dei dispersi, dei feriti e degli sfollati supera i 700 mila; sulla base dei dati raccolti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il progetto Avi, tra il 1985 e il 2001 si sono verificati in Italia circa 15.000 eventi di dissesto (gravi e/o lievi), di cui 13.500 frane e 1.500 piene. Alcuni di questi hanno avuto ripercussioni sulla popolazione, provocando vittime o danneggiando i centri abitati. Dei 15.000 eventi, 120 hanno provocato vittime, 95 frane e 25 alluvioni e hanno causato circa 970 morti; successivamente al 2002 il progetto Avi è stato interrotto. Il Cresme e l'Ance, sulla base di un lavoro di raccolta dati, sono riusciti a ricostruire l'andamento degli eventi di dissesto nel periodo recente, dimostrando come il territorio italiano sia caratterizzato da un forte rischio naturale; secondo i predetti dati, le aree a elevato rischio sismico sono circa il 44 per cento della superficie nazionale (131 mila chilometri quadrati) e interessano il 36 per cento dei comuni (2.893) e quelle ad elevata criticità idrogeologica (rischio frana e/ o alluvione) rappresentano circa il 10 per cento della superficie italiana (29.500 chilometri quadrati) e riguardano l'89 per cento dei comuni (6.631); nelle aree ad elevato rischio sismico vivono 21,8 milioni di persone (36 per cento della popolazione), per un totale di 8,6 milioni di famiglie, e si trovano circa 5,5 milioni di edifici tra residenziali e non residenziali; la popolazione residente nelle aree ad elevato rischio idrogeologico è, invece, pari a 5,8 milioni di persone (9,6 per cento della popolazione), per un totale di 2,4 milioni di famiglie. In queste aree si trovano oltre 1,2 milioni di edifici. Tra questi, particolarmente esposti al rischio, sono i capannoni per le attività produttive, che, richiedendo ampi spazi costruttivi, spesso si trovano ai margini delle città, al confine con aree a rischio, e le aree urbane interessate da corsi d'acqua soggetti a rapide variazioni di regime idraulico; geograficamente, il rischio sismico maggiore riguarda le regioni della fascia appenninica e del Sud Italia. Al primo posto c’è la Campania, in cui 5,3 milioni di persone vivono nei 489 comuni a rischio sismico elevato. Seguono la Sicilia, con 4,7 milioni di persone in 356 comuni a rischio e la Calabria, dove tutti i comuni sono coinvolti, per un totale di circa 2 milioni di persone. In queste tre regioni il patrimonio edilizio è esposto a rischio sismico maggiore: Sicilia (2,5 milioni di abitazioni), Campania (2,1 milioni di abitazioni), Calabria (1,2 milioni); la superficie italiana ad elevata criticità idrogeologica è per il 58 per cento soggetta a fenomeni di frane (17.200 chilometri quadrati) e per il 42 per cento è a rischio alluvione (12.300 chilometri quadrati). Sommando questi due elementi di criticità, l'Emilia-Romagna è la regione che presenta un maggior livello di esposizione al rischio, con 4.316 chilometri quadrati, pari al 19,5 per cento della superficie. Seguono la Campania (19,1 per cento di aree critiche), il Molise (18,8 per cento) e la Valle d'Aosta (17,1 per cento). Su scala regionale, invece, in cinque regioni – la Valle d'Aosta, l'Umbria, il Molise, la Calabria e la Basilicata – tutti i comuni hanno una quota di superficie territoriale interessata da aree di elevata criticità idrogeologica. Su scala provinciale, invece, al primo posto c’è Napoli, dove 576 mila persone risiedono nelle aree a rischio elevato (208 mila abitazioni), al secondo posto Torino (326 mila persone e 148 mila abitazioni) e al terzo Roma (216 mila persone e quasi 96 mila abitazioni);

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la pericolosità degli eventi naturali è senza dubbio amplificata dall'elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano. Oltre il 60 per cento degli edifici (circa 7 milioni) è stato costruito prima del 1971, quindi prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica per nuove costruzioni (1974). Di questi, oltre 2,5 milioni risultano in pessimo o mediocre stato di conservazione e, quindi, più esposti ai rischi idrogeologici; il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all'anno. Il 75 per cento del totale, 181 miliardi di euro, riguarda i terremoti, il restante 25 per cento, 61,5 miliardi di euro, è da addebitare al dissesto idrogeologico. Solo dal 2010 a oggi si stimano costi per 20,5 miliardi (l'8 per cento del totale), considerando i 13,3 miliardi di euro quantificati per il terremoto in Emilia-Romagna; i dati innanzi indicati evidenziano la necessità di un piano strategico nazionale, sostenuto da una decisa azione politica, che programmi interventi finalizzati, soprattutto in via preventiva, alla tutela del territorio ed alla salvaguardia della salute e dell'incolumità dei cittadini del nostro Paese in una logica unitaria di gestione del territorio e di semplificazione tra le competenze e le responsabilità dei diversi enti preposti; questa necessità emerge anche dalla circostanza che gli stanziamenti ordinari del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, finalizzati alla tutela e conservazione del territorio, sarebbero stati ridotti del 91 per cento negli ultimi 5 anni come riportato dai dati Ance-Cresme; i dati sulla spesa delle risorse stanziate non sono incoraggianti: più della metà degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico finanziati in base al decreto-legge n. 180 del 1998 sembrerebbe che non siano ancora stati conclusi; le risorse del «Piano Cipe delle opere prioritarie», destinate, tre anni fa, alla riduzione del rischio idrogeologico (circa 2 miliardi di euro, compresi i relativi cofinanziamenti regionali), risulterebbero impegnate per meno del 10 per cento; nel 2009 è stato varato il programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici da 1 miliardo di euro, successivamente ridotto a circa 800 milioni di euro: ad oggi, pare che sia stato impegnato meno del 10 per cento dei fondi; appare evidente e necessario, dunque, risolvere rapidamente il problema della programmazione ed attuazione degli interventi e dello stanziamento e della spesa effettiva delle risorse per la messa in sicurezza del territorio; il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe sottolineato, recentemente, l'urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, il cosiddetto «piano Clini», quantificando gli investimenti necessari in 1,2 miliardi di euro all'anno per i prossimi 20 anni,

! impegna il Governo:

! a considerare la manutenzione del territorio e la difesa idrogeologica una priorità per il Paese in quanto finalizzata a garantire la sicurezza dei cittadini; ad individuare, in tempi brevi, soluzioni efficaci, anche di tipo normativo, che possano, nell'ambito di un piano strategico nazionale di intervento finalizzato alla riduzione del rischio idrogeologico, garantire agli enti locali la possibilità di destinare risorse nei bilanci per gli investimenti necessari a garantire la sicurezza e la qualità della

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vita dei cittadini tramite la messa in sicurezza delle scuole ed interventi di manutenzione dei territori e dei corsi d'acqua, anche prevedendo di escludere queste risorse dal patto di stabilità interno; a procedere in tempi rapidi all'attuazione dei lavori relativi al piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, cosiddetto «piano Clini», elaborato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, affinché sia possibile programmare interventi in una logica integrata ed unitaria di gestione e di semplificazione tra competenze e responsabilità dei vari enti preposti, investendo i previsti 1,2 miliardi di euro all'anno per 20 anni con certezza di risorse in termini di stanziamento e spesa; a prevedere, nell'ambito delle risorse disponibili del «piano Clini», incentivi per il rimboschimento e/o l'impianto di colture agricole in aree a rischio, quale primo presidio di difesa idrogeologica. (1-00111) «Matarrese, Dellai, Causin, D'Agostino, Piepoli, Vargiu, Vecchio, Sottanelli, Zanetti, Rossi, Schirò Planeta, Monchiero, Rabino, Marazziti».

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Risoluzione “Vajont” per il contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico

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Attraverso questa risoluzione bipartisan in VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, presentata dal Presidente e dai capigruppo delle altre forze politiche, abbiamo impegnato il Governo ad attuare una programmazione puntuale di interventi di messa in sicurezza da eseguire in via preventiva con impegni di spesa definiti e stanziamenti annuali certi. La risoluzione è stata rinominata “Vajont” per ricordare l’anniversario di quel tragico evento, occorso il 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont.

! Atto Camera Risoluzione in commissione 7-00111 presentato da Realacci, Borghi, Latronico, Matarrese, Busto, Zan, Pastorelli, Grimoldi, Braga, Mariani, Tino Iannuzzi, Gadda, Mazzoli, Arlotti, Mariastella Bianchi, Bratti, Carrescia, Cominelli, Dallai, Decaro, Ginoble, Manfredi, Marroni, Morassut, Moretto, Sanna, Zardini, Rosato, De Menech, Zanin, Alli, Dorina Bianchi, Castiello, Distaso, Vella, Causin, D'Agostino, Daga, De Rosa, Mannino, Segoni, Terzoni, Tofalo, Zolezzi, Pellegrino, Zaratti, Plangger, Alfreider, Gebhard, Ottobre, Schullian. Pubblicato in data Giovedì 3 ottobre 2013 in Commissione VIII (Ambiente) NUOVA FORMULAZIONE DELLA RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE N. 8-00016 La VIII Commissione, premesso che: Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso, prima di confluire nel Piave, e dell'omonima diga costruita fra il 1957 e il 1960 lungo il corso del torrente; la storia di questo territorio e delle sue comunità venne sconvolta la sera del 9 ottobre 1963 – fra pochi giorni ricorre il 50o anniversario di quella data –, quando un'enorme frana (tutta la costa del monte Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni) affondò nel lago artificiale sottostante, creando due enormi ondate d'acqua che superarono i 100 metri di altezza: la prima, a monte, sfiorò l'abitato di Erto e spazzò via le frazioni lungo le rive del lago – Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino –, la seconda, scavalcando la diga, precipitò nella vallata sottostante radendo al suolo i paesi di Longarone, Pirago, Maè, Villanova e Rivalta, e danneggiando profondamente gli abitati di Codissago, Castellavazzo, Fortogna, Dogna e Provagna; vi furono 1910 vittime, di cui 1450 a Longarone, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e quasi 200 originarie di altri comuni; la catastrofe del Vajont fu dunque provocata da una frana, ma, come è stato sottolineato in passato dalle più alte cariche istituzionali «la consapevolezza che vi fu colpa dell'uomo» «rese più tragico il dolore per le morti, per la devastazione e le rovine, per la scomparsa di intere famiglie»: venne aperta un'inchiesta e il processo si concluse con il riconoscimento di responsabilità penali a carico di chi aveva deciso di costruire la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico, di innalzare la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza, di non dare immediatamente l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione;

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la storia del disastro del Vajont, tuttavia, è anche la storia dello straordinario esempio di solidarietà e di virtù civiche, da molti posto alla base della nascita del sistema di protezione civile italiano, di quanti accorsero – Alpini, Vigili del fuoco, forze dell'ordine, volontari di tutta Italia – per portare soccorso alle popolazioni; la storia del Vajont è anche la storia di una positiva esperienza di ricostruzione, che ha permesso di recuperare territorio e tessuto socio economico per le rinate comunità; il modo migliore per tornare con la memoria alla tragedia del Vajont, a quell'immane «disastro evitabile», è riconoscere, dunque, nella sua storia un monito perenne e, al tempo stesso, un valore di riferimento per ogni iniziativa concernente la salute e la sicurezza del territorio e delle comunità che in esso sono radicate, per ogni azione che implichi incidenze ambientali e territoriali; poche settimane fa, nella seduta del 26 giugno 2013, la Camera dei deputati ha approvato, con il parere favorevole del Governo, le mozioni nn. 1-00017 Speranza, Brunetta, Matarrese ed altri, 1-00112 Zan ed altri, 1-00114 Segoni ed altri, 1-00117 Grimoldi ed altri e 1-00124 Giorgia Meloni e Rampelli, che hanno posto con forza i temi della manutenzione del territorio, della pianificazione territoriale come strumento di prevenzione e di contrasto del rischio idrogeologico, delle politiche di sostegno alla residenza nelle comunità montane e rurali come elemento fondamentale dell'azione di contrasto dei fenomeni di abbandono e di degrado del territorio, dell'ammodernamento della legislazione in materia di difesa del suolo e del riordino del relativo sistema di competenze e di responsabilità, impegnando, fra l'altro, il Governo: a contrastare ogni iniziativa di indebolimento della pianificazione territoriale, in passato pesantemente compromessa da indiscriminati interventi di condono edilizio, salvaguardando la centralità della pianificazione territoriale integrata di scala vasta nelle scelte in itinere di ridefinizione dei livelli istituzionali esistenti, privilegiando la logica della prevenzione rispetto a quella di gestione dell'emergenza, anche nell'allocazione delle risorse economiche che devono essere rese stabili, utilizzabili in tempi certi e ricondotte ad una gestione ordinaria delle procedure, in primo luogo salvaguardando e sbloccando le risorse previste dagli accordi di programma già sottoscritti con le regioni per gli interventi prioritari di prevenzione dal rischio idrogeologico; ad adottare iniziative normative, per quanto di propria competenza, volte ad apportare le modifiche al quadro normativo vigente nella logica unitaria della difesa idrogeologica, della gestione integrata dell'acqua e del governo delle risorse idriche, al fine di rendere finalmente operative le autorità di bacino distrettuali secondo una governance che tenga conto delle esigenze di riequilibrio istituzionale sostenute dalle regioni, di una delimitazione più funzionale dei distretti e di un sistema di governo in grado di riconoscere e valorizzare il patrimonio di conoscenze ed esperienze delle strutture tecniche di bacino esistenti a livello regionale e locale, nonché a portare a definitiva e rapida approvazione tutti i piani di gestione dei distretti idrografici e i relativi programmi di azione, ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti della direttiva sulle acque n. 2000/60/CE; a valutare l'opportunità di introdurre forme di assicurazione da rischi naturali che vedano comunque il coinvolgimento obbligatorio dello Stato anche solo nel ruolo di riassicuratore di ultima istanza; a prevedere, nell'ambito delle proprie competenze e in stretto coordinamento con gli enti locali interessati, una mappatura degli insediamenti urbanistici nelle aree a più elevato rischio idrogeologico, individuando idonee forme di agevolazioni finalizzate alla loro delocalizzazione, prevedendo contestualmente il divieto assoluto di edificabilità in dette aree; ad adottare e sostenere opportune iniziative volte a prevedere una normativa in materia di pianificazione urbanistica e di governo del territorio, che contenga principi irrinunciabili, omogenei e condivisi, in modo tale da costituire un quadro di riferimento certo e rigoroso per le regioni, con particolare riferimento alla necessità di riconoscere il territorio come bene comune e risorsa limitata, perseguendo l'obiettivo di limitare il consumo del suolo, anche attraverso il contenimento della

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diffusione urbana, disincentivando a tal fine nuovi impieghi di suolo a fini insediativi e infrastrutturali e favorendo il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti; ad incentivare e sostenere la piccola agricoltura nel recuperare terreni abbandonati e nell'adottare pratiche rispettose per il territorio e per la protezione del suolo; ad attuare politiche per la riduzione di emissioni di gas serra, in modo da ridurre nel lungo termine l'impatto del cambiamento climatico in atto; ad assumere iniziative per prevedere un sistema di incentivi fiscali, simili a quelli per le ristrutturazioni o gli adeguamenti energetici, o un regime di iva agevolata, per chi investe nella sicurezza del territorio, delle infrastrutture o degli edifici, individuando opportuni strumenti premiali per i privati cittadini o le imprese – in particolar modo agricole e turistiche – che compiono interventi per la riduzione del rischio idrogeologico, come la stabilizzazione dei versanti e il miglioramento del drenaggio, o sismico, compatibilmente con le risorse disponibili ed i vincoli di bilancio; ad assumere iniziative per prevedere contributi al finanziamento delle reti di monitoraggio pluviometriche, nivometriche, idrometriche, sismiche, molto spesso dismesse dagli enti pubblici territoriali per carenza di fondi, compatibilmente con le risorse disponibili ed i vincoli di finanza pubblica; ad intraprendere specifiche iniziative, anche di natura normativa, volte a prevedere il rifinanziamento del fondo regionale della protezione civile, ovvero l'istituzione di un fondo compartecipato dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali, finalizzato alla concessione di indennizzi e per il risarcimento dei danni provocati dalle calamità naturali connessi al dissesto idrogeologico del territorio, compatibilmente con le risorse disponibili ed i vincoli di finanza pubblica; a valutare la possibilità di assumere iniziative di competenza, anche normative, finalizzate a prevedere che i comuni possano concedere crediti edilizi in favore di soggetti che procedono alla delocalizzazione dei propri immobili, non abusivi, situati in aree classificate a rischio, verso siti sicuri e ad adottare provvedimenti concreti contro l'abusivismo edilizio e per la demolizione degli immobili abusivi in aree soggette a rischio idrogeologico, compatibilmente con le risorse disponibili ed i vincoli di finanza pubblica; oggi, in vista dell'emanazione da parte del Governo e dell'esame parlamentare del disegno di legge di stabilità per il 2014, è giusto riaffrontare il tema della manutenzione e della messa in sicurezza del territorio, a partire dalla riproposizione di alcuni dati essenziali relativi alla «fragilità» del territorio italiano e alla forte incidenza del rischio idrogeologico (oltre a quello sismico); in Italia, infatti, le aree ad elevata criticità idrogeologica (rischio frana e/o alluvione) rappresentano circa il 10 per cento della superficie del territorio nazionale (29.500 chilometri quadrati) e riguardano l'89 per cento dei comuni (6.631);in esse vivono 5,8 milioni di persone (9,6 per cento della popolazione nazionale), per un totale di 2,4 milioni di famiglie; in tali aree si trovano oltre 1,2 milioni di edifici e più di 2/3 delle zone esposte a rischio interessa centri urbani, infrastrutture e aree produttive; inoltre, la pericolosità degli eventi naturali è senza dubbio amplificata dall'elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano (oltre il 60 per cento degli edifici – circa 7 milioni – è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica per le costruzioni e, di questi, oltre 2,5 milioni risultano in pessimo o mediocre stato di conservazione e, quindi, più esposti ai rischi idrogeologici); dall'abnorme consumo di suolo vergine (tra il 2001 e il 2011 il suolo consumato è cresciuto dell'8,8 per cento e oggi si consumano circa 8 metri quadrati di suolo al secondo: questo vuol dire che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quella di Milano e Firenze), nonché dai gravi fenomeni di abbandono dei terreni montani, di incontrollato disboscamento, di costruzione, spesso abusiva, di immobili sui versanti a rischio, di mancata pulizia dei corsi d'acqua e di cementificazione di lunghi tratti dei fiumi e dei torrenti;

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il progetto IFFI (Inventario dei fenomeni franosi in Italia), realizzato dall'Ispra e dalle regioni e province autonome, ha censito ad oggi oltre 486 mila fenomeni franosi e il 68 per cento delle frane europee si verifica in Italia e, dal 1900; inoltre, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla base dei dati dell'Ispra, ha valutato che il costo complessivo dei danni provocati dagli eventi franosi ed alluvionali dal 1951 al 2009, rivalutato in base agli indici Istat al 2009, risulta superiore a 52 miliardi di euro, quindi circa 1 miliardo di euro all'anno e, complessivamente, più di quanto servirebbe per realizzare l'insieme delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico sull'intero territorio nazionale, individuate nei piani stralcio per l'assetto idrogeologico e quantificate in 40 miliardi di euro; la gravità del problema appare altresì evidente, se si pensa che, a partire dall'inizio del secolo scorso, gli eventi di dissesto idrogeologico gravi in Italia sono stati oltre 4.000 e hanno provocato ingenti danni a persone, case e infrastrutture, ma, soprattutto, hanno provocato circa 12.600 morti, mentre il numero dei dispersi, dei feriti e degli sfollati supera i 700 mila; tenuto conto, infine, che gli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici in atto sono ormai tali che gli eventi estremi in Italia hanno subito un aumento esponenziale, passando da uno circa ogni 15 anni, prima degli anni ’90, a 4-5 l'anno,

! impegna il Governo:

! a considerare la manutenzione del territorio e la difesa idrogeologica una priorità per il Paese, in quanto finalizzata a garantire la sicurezza dei cittadini; a prevedere nel disegno di legge di stabilità per il 2014 stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno 500 milioni annui, per la realizzazione da parte del Ministero dell'ambiente, di concerto con i soggetti istituzionali territorialmente preposti, di un Piano organico con obiettivi a breve e medio termine per la difesa del suolo nel nostro Paese, quale vera e propria «grande opera» infrastrutturale, in grado non solo di mettere in sicurezza il fragile territorio italiano, ma anche di attivare migliaia di cantieri distribuiti sul territorio, con ricadute importanti dal punto di vista economico e occupazionale; ad assumere iniziative affinché l'utilizzo delle risorse proprie e delle risorse provenienti dallo Stato, da parte di regioni ed enti locali, per interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico, venga escluso dal saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno, che finisce per rappresentare un fortissimo freno per l'avvio di interventi concreti da realizzare sui territori; a prevedere, nell'ambito dell'Accordo di partenariato relativo alla programmazione italiana dei fondi strutturali 2014-2020, uno specifico obiettivo tematico in materia di adattamento al cambiamento climatico e di prevenzione e gestione dei rischi ambientali, riservando adeguati stanziamenti alla realizzazione di tale obiettivo tematico, con particolare riferimento alle azioni finalizzate al contrasto e/o alla mitigazione del rischio idrogeologico e alla messa in sicurezza del territorio, dando priorità agli interventi diretti a fronteggiare le conseguenze del dissesto dei territori montani; a definire gli strumenti appropriati per garantire un effettivo utilizzo delle risorse stanziate per la realizzazione del citato obiettivo tematico, sia a livello statale che a livello regionale

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a garantire la possibilità per il sistema della protezione civile di operare in modo tempestivo ed efficace nel campo del contrasto ai danni provocati dal dissesto idrogeologico, ivi compresa la garanzia del buon funzionamento del sistema di allerta nazionale costituito nell'ambito del sistema nazionale di protezione civile; ad individuare adeguati finanziamenti per l'attuazione del programma quadro per il settore forestale come richiesto dalla Conferenza Stato-Regioni, nell'ambito degli incontri tecnici e politici che hanno portato all'approvazione finale del programma quadro per il settore forestale già nel 2008. (8-00016) «Realacci, Borghi, Latronico, Matarrese, Busto, Zan, Pastorelli, Grimoldi, Braga, Mariani, Tino Iannuzzi, Gadda, Mazzoli, Arlotti, Mariastella Bianchi, Bratti, Carrescia, Cominelli, Dallai, Decaro, Ginoble, Manfredi, Marroni, Morassut, Moretto, Sanna, Zardini, Rosato, De Menech, Zanin, Alli, Dorina Bianchi, Castiello, Distaso, Vella, Causin, D'Agostino, Daga, De Rosa, Mannino, Segoni, Terzoni, Tofalo, Zolezzi, Pellegrino, Zaratti, Plangger, Alfreider, Gebhard, Ottobre, Schullian».

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Interrogazione per il riconoscimento dello stato di calamità naturale a Ginosa

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Con questo atto di sindacato ispettivo ho chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale per il comune di Ginosa nonché contributi in conto capitale fino all’ 80 % del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria, prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento ed in quello successivo, proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento atmosferico calamitoso e contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture aziendali e la ricostituzione delle scorte eventualmente compromesse o distrutte.

! Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02123 presentato da MATARRESE Salvatore Pubblicato in data Giovedì 10 ottobre 2013, seduta n. 94

!   MATARRESE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:    in data 8 ottobre 2013 la Puglia e precisamente il comune di Ginosa e la frazione di Marina di Ginosa in provincia di Taranto, sono state colpite da eventi metereologici di eccezionale notevole intensità che hanno determinato alluvioni ed allagamenti e causato ingentissimi danni ad opere infrastrutturali, ad abitazioni ed alle colture, nonché il decesso di 3 cittadini, mentre allo stato attuale risulterebbe dispersa un'altra persona;    l'area colpita non è nuova a simili eventi metereologici e già due anni fa un violento nubifragio provocò devastazioni e allagamenti. In particolare, l'area è già stata drammaticamente colpita nel 2010 e nel 2011 con analoghi danni ad opere infrastrutturali e ad abitazioni, nonché alle attività agricole per le quali le imprese danneggiate sono ancora oggi in attesa di ricevere atti concreti di ristoro da parte dello Stato;    secondo quanto si evince dagli organi di stampa, per i danni causati dal disastro del 2011 furono messi a disposizione del comune di Ginosa 4,6 milioni di euro, dei quali 3 dal dipartimento nazionale della protezione civile e 1,6 dalla regione Puglia. L'erogazione di questi fondi avvenne direttamente agli aventi diritto da parte del Ministero dell'economia e delle finanze. Fino ad oggi sarebbero stati trasferiti e spesi 3,4 milioni di euro e ne resterebbero da impiegare ancora 1,2 e questo malgrado vi sia stata la nomina di due commissari per la gestione contabile di questi fondi;    l'area jonica colpita dal nubifragio è molto estesa e comprende principalmente l'agro di Ginosa, la zona del Metapontino, Laterza, Castellaneta, Palagiano e Palagianello, una zona la cui conformazione naturale la pone ad una quota più bassa rispetto a tutte le aree circostanti e quindi di fatto costituisce un bacino di raccolta delle acque provenienti da monte. Tale circostanza in presenza di eventi meteo di eccezionale intensità, come quelli verificatisi, la espone ai rischi di alluvioni ed allagamenti dovuti al convogliamento naturale di enormi quantità d'acqua che vengono ad interessare questa

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zona. È quindi inevitabile che in queste occasioni vengano a distruggersi le colture nelle campagne coinvolgendo tutte le produzioni agricole;    nel corso della nottata tra il 7 e l'8 di ottobre 2013, in una sola ora di tempo le eccezionali precipitazioni atmosferiche che hanno interessato il versante occidentale della provincia jonica, hanno provocato l'esondazione di due fiumi quali il Bradano e il Lado che hanno causato danni anche nei paesi limitrofi ed anche nella vicina Basilicata;    nello stesso arco di tempo, secondo quanto si evince dagli organi di stampa, si sono verificati importanti allagamenti anche a Lecce e nel Basso Salento, mentre a Brindisi è esondato il canale Patri;    secondo quanto affermato dai quotidiani locali, il ponte sulla strada statale 580, tra Ginosa e Ginosa Marina, in provincia di Taranto, è stato irrimediabilmente danneggiato a causa della enorme quantità d'acqua che si è riversata su questi territori;    la protezione civile pugliese, ha avviato in queste ore la constatazione e valutazione dei danni ed è stata avviata l'istruttoria da parte degli uffici regionali per la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza di protezione civile da parte dello Stato;    secondo quanto si evince dai dati della Protezione Civile pugliese, l'evento pluviometrico che ha dato origine al fenomeno di dissesto idrogeologico verificatosi ha avuto inizio, nello specifico, il giorno 6 ottobre 2013 alle ore 10,00 locali (08.00 UTC) ed è terminato il giorno 8 ottobre 2013 alle ore 22.00 locali (20.00 UTC). Le precipitazioni hanno interessato principalmente le provincie di Taranto, Lecce e Brindisi con valori cumulati che localmente, nel territorio regionale, hanno superato i 200 mm;    in particolare, le precipitazioni registrate nella zona di Ginosa sono state le più alte arrivando a ben 243 mm;    la protezione civile pugliese ha valutato l'eccezionalità del nubifragio confrontando i valori delle massime intensità di pioggia registrate durante l'evento, per ciascuna stazione di rilevamento, sia con le rispettive curve di probabilità pluviometrica sia con i valori massimi storici;    secondo quanto affermato in queste ore dalla protezione civile pugliese, allo stato attuale permane la situazione di criticità sulla viabilità a valle del comune di Ginosa e rimane interdetto il transito sulla strada 580 dal bivio di Girifalco verso il Comune a causa della impossibilità di transitare sul ponte irrimediabilmente danneggiato;    la protezione civile pugliese afferma che «...l'evento pluviometrico che ha interessato Ginosa è da ritenersi eccezionale avendo superato abbondantemente il tempo di ritorno T=100 anni ed avendo superato i massimi storici per le durate 1-3-6 ore. L'evento pluviometrico che ha interessato Ginosa Marina è da considerarsi di moderata intensità avendo tempi di ritorno compresi tra 10-20 anni e non avendo superato i massimi storici. L'evento pluviometrico che ha interessato Castellaneta (TA) è da considerarsi di elevata intensità avendo tempi di ritorno compresi tra 20-50 anni e non avendo superato i massimi storici...»;    la Confederazione italiana agricoltori ha stimato che gli eventi verificatisi hanno causato danni per decine di milioni di euro: tra Ginosa, Castellaneta, Laterza e nei comuni della zona orientale da San Giorgio ad Avetrana. Infatti, moltissimi ettari di ortaggi e vigneti da tavola e da vino, frutteti e agrumeti, sono stati del tutto distrutti; sono stati danneggiati anche capannoni ed abitazioni. Inoltre, la pioggia rende tuttora difficile la percorribilità delle strade rurali e gli accessi nelle aziende a causa della presenza di fango e detriti trasportati dalla violenza dell'acqua con conseguenti fermi nelle produzioni;

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   secondo quanto si evince dai dati di Coldiretti Puglia, la violenza del nubifragio ha distrutto 50 milioni di euro di prodotti agricoli, pari a circa il 10 per cento della produzione lorda vendibile del territorio, colpendo non solo la provincia di Taranto, ma anche quelle di Lecce e di Brindisi;    i fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano il nostro Paese sono stati ampiamente trattati proprio in questo periodo alla Camera dei deputati a conferma della intenzione del Parlamento di impegnare il Governo ad intervenire per programmare investimenti che consentano l'operatività immediata di un piano strategico nazionale per la messa in sicurezza dei territori italiani interessati dal pericoloso fenomeno;    in particolare, la risoluzione 8-00016 approvata in VIII Commissione alla Camera dei deputati ha inteso impegnare il Governo a prevedere nel prossimo disegno di legge di stabilità per il 2014 stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno 500 milioni annui, per la realizzazione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i soggetti istituzionali territorialmente preposti, di un piano organico con obiettivi a breve e medio termine per la difesa del suolo nel nostro Paese –:    in considerazione degli eventi esposti in premessa, quali iniziative di competenza intenda adottare affinché siano avviate tutte le procedure utili al riconoscimento dello stato di calamità naturale in favore dei comuni colpiti ed in particolare di Ginosa, consentendo l'individuazione di risorse straordinarie per fronteggiare la situazione di emergenza;    se il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare nell'ambito dell'impegno economico previsto dalla risoluzione 8-00016 approvata dalla VIII Commissione ambiente non intenda destinare risorse per realizzare quelle opere di regimentazione idraulica indispensabili e necessarie per scongiurare il ripetersi dei tragici eventi, come quelli che in questi anni hanno interessato la provincia di Taranto, da programmarsi nel piano strategico nazionale delle opere per la messa in sicurezza del territorio nazionale;    se il Ministro delle politiche agricole, forestali e alimentari non intenda assumere iniziative per concedere, ai sensi della normativa vigente, a favore delle aziende agricole danneggiate i seguenti aiuti: contributi in conto capitale fino all'80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento ed in quello successivo; proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento atmosferico calamitoso; contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture aziendali e la ricostituzione delle scorte eventualmente compromesse o distrutte. (4-02123)

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! Interrogazione per la richiesta di messa in sicurezza dell’area alluvionata

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Attraverso questa interrogazione ho chiesto al Governo di porre in sicurezza l’intera area del comne di Ginosa interessata dal dissesto idrogeologico.

! Interrogazione a risposta scritta 4-02212 presentato da MATARRESE Salvatore Pubblicato in data Giovedì 17 ottobre 2013, seduta n. 99 MATARRESE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:    gli eventi metereologici avversi e di eccezionale intensità che hanno colpito duramente il comune di Ginosa e la frazione di Ginosa Marina in provincia di Taranto, hanno causato il crollo del ponte Sierro delle Vigne e danni ai tratti stradali limitrofi per circa tre chilometri della ex S.S. 580 che è l'unico collegamento viario diretto tra Ginosa e Taranto e che costituisce l'accesso alla viabilità che porta a Reggio Calabria tramite la S.S. 106;    da quanto si evince dal documento redatto dal Coordinatore del Comitato «7 ottobre – Ginosa», le aree prospicienti al crollo del ponte e della strada non sono adeguatamente messe in sicurezza e, pertanto, non è in alcun modo impedito il libero accesso ai cittadini nonché ai proprietari dei fondi agricoli che insistono sul tratto di strada interessato dai danni da dissesto idrogeologico che sono stati visti transitare più volte in quell'area, anche per la necessità di accedere ai fondi di proprietà per la coltivazione degli stessi;    in particolare, così come descritto nel predetto documento, la S.S. 580 è stata interrotta al traffico veicolare tramite l'installazione di transenne poste nei tratti di strada che precedono il ponte;    le transenne poste sulla S.S. 580 non risulterebbero, però, adeguate ad impedire l'accesso pedonale e soprattutto ai proprietari dei fondi agricoli che, così come affermato dai membri del Comitato, sono stati più volte avvistati in quelle zone intenti, evidentemente, a perlustrare le loro terre di proprietà colpite dal dissesto idrogeologico, non curanti del pericolo a cui potrebbero andare incontro;    la suddetta strada consente l'accesso al depuratore comunale la cui viabilità di collegamento è stata distrutta dall'evento calamitoso;    l'area colpita dal dissesto idrogeologico, quindi, non risulterebbe adeguatamente messa in sicurezza e potrebbe essere causa di ulteriori e seri rischi per l'incolumità delle persone;    l'intero traffico veicolare è stato deviato sull'unica arteria stradale che consenta a cittadini, trasporto pubblico e trasporto merci di raggiungere la città di Taranto;    in particolare, la strada sulla quale è stato deviato il traffico è la S.P. 7, 8 e 9 che risulterebbe non adeguata al volume di traffico che, quotidianamente, si crea e quindi non sicura per chi è alla guida, soprattutto in considerazione del fatto che

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su quella strada transitano non solo le automobili ma anche i mezzi del trasporto pubblico e quelli pesanti utilizzati per il trasporto merci. Infatti, la strada non è adeguatamente manutenuta, non dispone di illuminazione e non consente, quindi, di garantire a coloro che la percorrono gli standard minimi di sicurezza stradale in relazione al nuovo e diverso volume di traffico cui è assoggettata;    in data 9 ottobre 2013, l'interrogante ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri un'interrogazione, la n.  4-02123 pubblicata in data 10 ottobre 2013 con la quale ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale per i territori del comune di Ginosa colpiti dal nubifragio. Allo stato attuale, nessuna risposta è ancora pervenuta;    ad oggi, non solo non è ancora stato deliberato lo stato di emergenza dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ma, così come confermato dai membri delimitato «7 ottobre – Ginosa», nessun tipo di intervento da parte di altre autorità competenti è stato ancora posto in essere, malgrado continuino a sussistere delle evidenti situazioni di grave danno per le comunità colpite e per le pubbliche infrastrutture e vi siano state delle vittime;    sarebbe necessario un immediato intervento dello Stato che possa garantire lo stanziamento di fondi certi e adeguati per garantire la sicurezza della cittadinanza, ripristinare la funzionalità delle infrastrutture pubbliche gravemente danneggiate se non distrutte e per risarcire i danni subiti dai proprietari dei fondi agricoli che, secondo quanto si evince dai dati di Coldiretti Puglia, ammontano a 50 milioni di euro di prodotti agricoli distrutti, pari a circa il 10 per cento della produzione lorda vendibile del territorio;    a conferma della volontà del Parlamento di impegnare il Governo ad intervenire per programmare investimenti che consentano l'operatività immediata di un piano strategico nazionale per la messa in sicurezza dei territori italiani interessati dal pericoloso fenomeno, vi è la risoluzione n. 8-00016, approvata in VIII Commissione alla Camera dei deputati, che prevede, nel prossimo disegno di legge di stabilità per il 2014, stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno 500 milioni annui per la realizzazione, da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i soggetti istituzionali territorialmente preposti, di un piano organico con obiettivi a breve e medio termine per la difesa del suolo nel nostro Paese;    sarebbe, quindi, auspicabile che, nell'ambito dell'impegno economico previsto dalla predetta risoluzione n. 8-00016, siano reperite risorse per realizzare quelle opere di regimentazione idraulica e di messa in sicurezza indispensabili e necessarie per scongiurare il ripetersi di ulteriori tragici eventi a Ginosa e in tutto il territorio della provincia di Taranto che negli ultimi anni sono state più volte interessate da eventi calamitosi di eccezionale gravità –:    se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare con particolare riferimento alla necessità di porre immediatamente in sicurezza l'area interessata dal dissesto idrogeologico in attesa del riconoscimento dello stato di calamità naturale per il comune di Ginosa da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e dell'auspicabile e celere stanziamento di fondi necessari al completo ripristino degli standard minimi di sicurezza per l'intera cittadinanza. (4-02212)

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! Question time in VIII Commissione per destinare risorse esclusive per Ginosa

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Attraverso questo atto di sindacato ispettivo ho chiesto al Governo di riservare fondi esclusivi per Ginosa da reperirsi nell’ambito delle risorse previste dalla risoluzione “Vajont” descritta in precedenza.

! Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-01264 presentato da MATARRESE Salvatore Pubblicato in data Mercoledì 23 ottobre 2013, seduta n. 103

! MATARRESE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per sapere – premesso che:    in data 8 ottobre 2013, la Puglia e, precisamente, il comune di Ginosa e la frazione di Marina di Ginosa in provincia di Taranto, sono state colpite da eventi metereologici di eccezionale e notevole intensità che hanno determinato gravi fenomeni di dissesto idrogeologico, alluvioni ed allagamenti e causato ingentissimi danni ad opere infrastrutturali, ad abitazioni ed alle colture, nonché il decesso di 4 cittadini;    l'area colpita non è nuova a simili eventi metereologici e già due anni fa un violento nubifragio provocò devastazioni e allagamenti. In particolare, l'area è già stata drammaticamente colpita nel 2010 e nel 2011 con analoghi danni ad opere infrastrutturali e ad abitazioni, nonché alle attività agricole per le quali le imprese danneggiate sono ancora oggi in attesa di ricevere atti concreti di ristoro da parte dello Stato;    l'area jonica colpita dal nubifragio è molto estesa e comprende principalmente l'agro di Ginosa, la zona del Metapontino, Laterza, Castellaneta, Palagiano e Palagianello, una zona la cui conformazione naturale la pone ad una quota più bassa rispetto a tutte le aree circostanti e quindi di fatto costituisce un bacino di raccolta delle acque provenienti da monte. Tale circostanza, in presenza di eventi meteo di eccezionale intensità come quelli verificatisi, la espone ai rischi di alluvioni ed allagamenti dovuti al convogliamento naturale di enormi quantità d'acqua che vengono ad interessare questa zona. È quindi inevitabile che in queste occasioni vengano a distruggersi le colture nelle campagne coinvolgendo tutte le produzioni agricole;    l'interrogante ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri un'interrogazione, la n. 4-02123 pubblicata in data 10 ottobre 2013 con la quale ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale per i territori del comune di Ginosa colpiti dal nubifragio. Allo stato attuale, nessuna risposta è ancora pervenuta;    ad oggi, non solo non è ancora stato deliberato lo stato di emergenza dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ma, così come confermato dai membri del comitato «7 ottobre per Ginosa», nessun tipo di intervento da parte di altre autorità

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competenti è stato ancora posto in essere, nonostante vi siano state delle vittime e malgrado continuino a sussistere delle evidenti situazioni di disagio per le comunità colpite e per le pubbliche infrastrutture;    i fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano il nostro Paese sono stati ampiamente trattati proprio in questo periodo alla Camera dei deputati a conferma della intenzione del Parlamento di impegnare il Governo ad intervenire per programmare investimenti che consentano l'operatività immediata di un piano strategico nazionale per la messa in sicurezza dei territori italiani interessati dal pericoloso fenomeno;    in particolare, la risoluzione 8-00016 approvata in VIII Commissione alla Camera dei deputati ha inteso impegnare il Governo a prevedere nel prossimo disegno di legge di stabilità per il 2014 stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno 500 milioni annui, per la realizzazione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i soggetti istituzionali territorialmente preposti, di un piano organico con obiettivi a breve e medio termine per la difesa del suolo nel nostro Paese;    se il Ministro interrogato, nell'ambito dell'impegno economico previsto dalla risoluzione 8-00016 approvata dalla VIII Commissione ambiente, non intenda destinare, con estrema urgenza, risorse necessarie alla realizzazione di quelle opere di manutenzione preventiva e di regimentazione idraulica del territorio del comune di Ginosa, interessato da dissesto idrogeologico, indispensabili e necessarie per scongiurare il ripetersi dei ulteriori tragici eventi, come quelli che in questi anni hanno interessato l'intera provincia di Taranto, e per ripristinare completamente gli standard minimi di sicurezza per l'intera cittadinanza. (5-01264)

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! Emendamento Matarrese alla Legge di Stabilità

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Di seguito l’emendamento che ho presentato alla Legge di Stabilità 2013 attraverso il quale intendevo destinare 3 milioni di euro per favorire immediati interventi di messa in sicurezza e di prevenzione del rischio da dissesto idrogeologico nei comuni di Ginosa, Palagianello, Palagiano, Castellaneta e Laterza. L’emendamento, esaminato dalla V Commissione Bilancio della Camera dei deputati è risultato ammissibile e tecnicamente adeguato. Successivamente, la V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha ritenuto opportuno non porre ai voti l’emendamento poiché il Governo ha assicurato tali risorse a valere sui fondi già stanziati al comma 66 (poi 111 n.d.r.) della stessa Legge di Stabilità 2013.

! Dopo il comma 66 aggiungere il seguente:   66-bis. Al fine di favorire immediati interventi di manutenzione, di messa in sicurezza del territorio e di mitigazione e prevenzione del rischio da dissesto idrogeologico nei territori di Ginosa, Palagianello, Palagiano, Castellaneta e Laterza in provincia di Taranto, colpiti da recenti eventi alluvionali del 7 e 8 ottobre 2013, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2014 e 2 milioni di euro per l'anno 2015.

!   Conseguentemente, al comma 66, penultimo periodo, sostituire le parole: 30 milioni di euro con le seguenti:29 milioni di euro e le parole: 50 milioni di euro con le seguenti: 48 milioni di euro. 1. 2802. Matarrese, Zanetti, Sottanelli, D'Agostino, Vecchio.

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! Ordine del giorno alla Legge di Stabilità

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Attraverso questo ultimo atto di indirizzo politico ho inteso impegnare il Governo a garantire i fondi necessari alla realizzazione di opere di manutenzione preventiva e di regimentazione idraulica del territorio dei comuni di Ginosa, Castellaneta, Palagiano, Palagianello e Laterza.

! L’ordine del giorno è stato accolto dal Governo.

! Atto Camera Ordine del Giorno 9/01865-A/145 presentato da MATARRESE Salvatore Pubblicato in data Venerdì 20 dicembre 2013, seduta n. 142   La Camera,    premesso che:     in data 7 e 8 ottobre 2013, la Puglia e, precisamente, il comune di Ginosa e la frazione di Marina di Ginosa in provincia di Taranto, sono state colpite da eventi metereologici di eccezionale e notevole intensità che hanno determinato gravi fenomeni di dissesto idrogeologico, alluvioni ed allagamenti e causato ingentissimi danni ad opere infrastrutturali, ad abitazioni ed alle colture, nonché il decesso di 4 cittadini;     l'area jonica colpita dal nubifragio è molto estesa e comprende principalmente la zona di Ginosa, la zona del Metapontino, Laterza, Castellaneta, Palagiano e Palagianello, una zona la cui conformazione naturale la pone ad una quota più bassa rispetto a tutte le aree circostanti e quindi di fatto costituisce un bacino di raccolta delle acque provenienti da monte. Tale circostanza, in presenza di eventi meteo di eccezionale intensità come quelli verificatisi, la espone ai rischi di alluvioni ed allagamenti dovuti al convogliamento naturale di enormi quantità d'acqua che vengono ad interessare questa zona. È quindi inevitabile che in queste occasioni vengano a distruggersi le colture nelle campagne coinvolgendo tutte le produzioni agricole;     l'area colpita non è nuova a simili eventi metereologici e già due anni fa un violento nubifragio provocò devastazioni e allagamenti. In particolare, l'area è già stata drammaticamente colpita nel 2010 e nel 2011 con analoghi i danni ad opere infrastrutturali e ad abitazioni, nonché alle attività agricole per le quali le imprese danneggiate sono ancora oggi in attesa di ricevere atti concreti di ristoro da parte dello Stato;     allo stato attuale nessuna opera di manutenzione ordinaria o straordinaria è stata posta in essere, nonostante sia già stato deliberato lo stato di emergenza dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 15 Novembre 2013,

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! impegna il Governo

! a valutare la possibilitĂ  di garantire, e a destinare prioritariamente, con estrema urgenza e nell'ambito delle risorse stanziate dal comma 66 del disegno di legge di StabilitĂ  per contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico, i fondi necessari alla realizzazione di quelle opere di manutenzione preventiva e di regimentazione idraulica del territorio dei comuni di Ginosa, Castellaneta, Palagianello e Laterza, in provincia di Taranto, interessati da dissesto idrogeologico dovute all'alluvione del 7 e 8 ottobre 2013, indispensabili per scongiurare il ripetersi di ulteriori tragici eventi e per ripristinare completamente gli standard minimi di sicurezza per l'intera cittadinanza. 9/1865-A/145. Matarrese, Causin, Zanetti, Sottanelli, D'Agostino, Vecchio.

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Il comma 111: i fondi stanziati dalla Legge di stabilità 2013

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Grazie all’impegno parlamentare profuso insieme ai miei colleghi della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici, il Governo ha accolto le indicazioni politiche che hanno richiesto insistentemente l’impegno di risorse su questo tema. In altri termini il Governo ha tenuto fede agli impegni richiesti negli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo dei quali sono stato firmatario ed ha stanziato, al comma 111 della Legge di Stabilità, complessivamente € 1.584.000.000 per contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia attraverso 3 tipologie di interventi finanziari, parte dei quali saranno destinati proprio agli interventi nei comuni in provincia di Taranto colpiti dal recente nubifragio: 1) per consentire il rapido avvio nel 2014 di interventi di messa in sicurezza del territorio, dovranno essere utilizzate, per i progetti immediatamente cantierabili, le risorse esistenti sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico, non impegnate alla data del 31 dicembre 2013 e comunque nel limite massimo complessivo di 600 milioni di euro; 2) per il medesimo scopo, dovranno essere immediatamente spese le risorse di cui alle delibere CIPE n. 6/2012 e n. 8/2012 del 20 gennaio 2012, pari rispettivamente a 130 milioni di euro e 674,7 milioni di euro; 3) per il contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, è stato istituito un fondo presso il Ministero dell’Ambiente con una dotazione di 180 milioni di euro che saranno così suddivisi: 30 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni di euro per l’anno 2015 e di 100 milioni di euro per l’anno 2016.

! In particolare, ecco di seguito il testo del comma 111 della Legge di Stabilità: 111. Al fine di permettere il rapido avvio nel 2014 di interventi di messa in sicurezza del territorio, le risorse esistenti sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico, non impegnate alla data del 31 dicembre 2013, comunque nel limite massimo complessivo di 600 milioni di euro, nonché le risorse finalizzate allo scopo dalle delibere CIPE n. 6/2012 e n. 8/2012 del 20 gennaio 2012, pari rispettivamente a 130 milioni di euro e 674,7 milioni di euro, devono essere utilizzate per i progetti immediatamente cantierabili, prioritariamente destinandole agli interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità e che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, e della direttiva 2007/60/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. A tal fine, entro il 1º marzo 2014, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare verifica la compatibilità degli accordi di programma e dei connessi cronoprogrammi con l'esigenza di massimizzare la celerità degli interventi in relazione alle situazioni di massimo rischio per l'incolumità delle persone e, se del caso, propone alle regioni le integrazioni e gli aggiornamenti necessari. Entro il 30 aprile 2014 i soggetti titolari delle contabilità speciali concernenti gli interventi contro il dissesto idrogeologico finalizzano le risorse disponibili agli interventi immediatamente cantierabili contenuti nell'accordo e, per il tramite del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, presentano specifica informativa al CIPE indicando il relativo cronoprogramma e lo stato di attuazione degli interventi già avviati. La mancata pubblicazione del bando di gara, ovvero il mancato affidamento dei lavori entro il 31 dicembre 2014, comporta la revoca del finanziamento statale e la contestuale rifinalizzazione, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, delle risorse ad altri interventi contro il dissesto idrogeologico, fermo restando il vincolo territoriale di destinazione delle risorse attraverso una rimodulazione dei singoli accordi di programma, ove esistano progetti immediatamente cantierabili compatibili con le finalità della norma. A decorrere dal 2014, ai fini della necessaria programmazione finanziaria, entro il mese di settembre, il Ministro dell'ambiente e

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della tutela del territorio e del mare presenta al CIPE una relazione in ordine agli interventi in corso di realizzazione ovvero alla prosecuzione ed evoluzione degli accordi di programma, unitamente al fabbisogno finanziario necessario per gli esercizi successivi. Gli interventi contro il dissesto idrogeologico sono monitorati ai sensi del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2014, di 50 milioni di euro per l'anno 2015 e di 100 milioni di euro per l'anno 2016. All'articolo 17, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, le parole: «non oltre i tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «non oltre i sei anni».

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Rassegna stampa Fonte: Agenparl 17 ottobre 2013 GINOSA: MATARRESE (SC), NECESSARIO DICHIARARE STATO CALAMITA’ NATURALE (AGENPARL) – Taranto, 17 ott - Salvatore Matarrese, su sollecitazione dell’Ing. Raffaele Calabrese, responsabile cittadino di Scelta Civica - Ginosa, e del “Comitato cittadino 7 ottobre per Ginosa”, ha indirizzato un’interrogazione al Governo per richiedere un intervento immediato a seguito del terribile nubifragio che ha duramente colpito il comune della provincia di Taranto. «A distanza di 10 giorni dal tragico evento che ha visto la morte di 4 persone e la distruzione di strade, ponti e terreni agricoli, non è stato ancora posto in essere un intervento strutturato a livello statale su Ginosa che abbia le adeguate e necessarie risorse economiche per porre rimedio ai gravi danni verificatisi alle opere infrastrutturali, alle attività agricole e produttive del territorio, sia in questa prima fase emergenziale sia soprattutto in via definitiva, atteso il periodico ripetersi in questi ultimi anni di eventi calamitosi così distruttivi. E' un problema di ripristino ma, soprattutto, di manutenzione preventiva e di messa in sicurezza idrogeologica del territorio che deve essere programmata negli anni e dotata di idonee risorse, almeno per gli interventi più immediati. Situazioni come quelle che ho personalmente verificato in loco non devono più ripetersi perché non è accettabile piangere vittime per eventi di questo genere che si ripetono negli anni. Pertanto, ho ritenuto opportuno interrogare il Ministro dell’Interno affinché si dia corso rapidamente alla messa in sicurezza dell’intera area prospiciente il ponte Sierro delle Vigne che è crollato e delle strade limitrofe danneggiate sulle quali si verifica il continuo passaggio dei proprietari dei fondi agricoli che tentano di ricominciare le attività di coltura. Con lo stesso atto, ho interrogato, altresì, il Presidente del Consiglio dei Ministri, affinché sia riconosciuto lo stato di calamità naturale, che avevo già richiesto con una mia precedente interrogazione, perché è necessario che siano stanziati i fondi utili al completo ripristino degli standard minimi di sicurezza per l’intera cittadinanza. Ho interrogato, infine, il Ministro dell’Ambiente, al fine di poter reperire dette risorse nell’ambito dell'impegno economico previsto dalla risoluzione 8-00016, approvata in VIII Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, per la realizzazione di quelle opere di regimentazione idraulica e di messa in sicurezza indispensabili e necessarie per scongiurare il ripetersi di ulteriori tragici eventi a Ginosa e in tutto il territorio della provincia di Taranto. L'essere al Sud non può penalizzare oltremodo un territorio che piange vittime, danni e distruzioni!” Lo dichiara L’On. Salvatore Matarrese, Capogruppo di Scelta Civica in VIII Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

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Fonte: Ginosa News Data: 26 ottobre 2013 MATARRESE: "RISPOSTE DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE. HO INSISTITO PER GINOSA ED IL METAPONTINO di Nicola NATALE Un’alluvione di cifre, per il momento. Questo il risultato dell’interrogazione rivolta al ministro dell’ambiente Andrea Orlando da parte dell’on. Salvatore Matarrese di Scelta Civica. Nella risposta ottenuta ieri durante il question time dall’onorevole barese, portato sui luoghi dell’alluvione dal responsabile locale di Scelta Civica, l’ing. Raffaele Calabrese, il ministro ha chiarito che “la dichiarazione di emergenza potrà essere deliberata dalla presidenza del Consiglio dei ministri solo a seguito della comunicazione da parte della regione Puglia della stima economica dei danni e delle opere per la messa in sicurezza del territorio”. E’ lo stesso Salvatore Matarrese che fa sapere come il ministro Orlando “mi abbia confermato che nel 2010 è stato sottoscritto è già stato sottoscritto con la regione Puglia un accordo di programma che ha finanziato 84 interventi per un valore di 194 milioni e 690mila euro, tra risorse statali e regionali, che hanno coinvolto le sei province pugliesi colpite da dissesto idrogeologico, tra le quali Taranto e il comune di Ginosa”. In particolare, il ministero dell’ambiente ha già trasferito 36.377.085,45 di euro sulla contabilità speciale del commissario straordinario delegato all’attuazione degli interventi inseriti nell’accordo. Il ministero avrebbe assicurato la totale copertura degli intervisti previsti nell’accordo ed un prossimo piano nazionale di 40 miliardi di euro di cui 13 destinati al sud, suddividendo quindi la cifra fra le tre grandi macroaree italiane. Sempre durante la risposta il ministro ha dato la colpa dei ritardi nella spesa alle “incertezze sul piano della governance” in altre parole la sovrapposizione di competenze facendo un chiaro riferimento al fatto che “un ruolo determinante nella spesa lo ha la regione destinataria delle risorse a seguito degli accordi sottoscritti”. Insomma la colpa sarebbe della regione che non avrebbe speso i fondi, ritardando l'attuazione dei progetti previsti. Matarrese ha anche chiesto che nella programmazione degli interventi e nelle prorità nella difesa del suolo siano inserite le aree del meta pontino e di Ginosa interessate da ripetuti dissesti idrogeologici negli ultimi anni. Nel frattempo i marinesi colpiti dalla alluvione dello scorso marzo del 2011 stanno ancora aspettando il 24% del loro danno riconosciuto e documentato. Un balletto di dichiarazioni e di procedure burocratiche tra Roma e Bari avrebbe impedito alla regione di versare nelle casse del Comune di Ginosa quanto dovuto per risarcire circa 120 proprietari di case e una quindicina di aziende commerciali ed artigiane. Peraltro molti erano stati esclusi avendo fatto i lavori in economia. I parlamentari eletti nel territorio sono stati alcuni avvisati di questo problema e sono stati invitati ad adoperarsi.

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Per cui tra i danneggiati da risarcire ci sono non solo i ginosini, ma anche i marinesi. Solo le quattro vittime dell’alluvione ultima di Ginosa ed i loro familiari non potranno essere più risarciti. A loro, pur nell’ansia della ricostruzione, corre spesso il pensiero perché Chiara, Giuseppe Rosella e Pino avrebbero potuto essere ancora con noi. Avremmo potuto essere noi.

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Fonte: 106 Notizie Data: 7 dicembre 2013 Nubifragio Ginosa (TA), Matarrese (SC): «Emendamento alla Legge di Stabilità per chiedere ancora 3 milioni di euro per interventi immediati» L’On. Salvatore Matarrese prosegue la sua battaglia parlamentare per Ginosa e chiede di integrare ed aumentare le risorse economiche stanziate dal Governo per i territori pugliesi colpiti dall’alluvione ROMA – L’On. Salvatore Matarrese, su indicazione dell’Ing. Raffaele Calabrese, responsabile cittadino di Scelta Civica – Ginosa ha presentato, tra gli altri, un emendamento alla Legge di Stabilità chiedendo, per gli anni 2014 e 2015, ulteriori 3 milioni di euro per favorire immediati interventi di manutenzione, di messa in sicurezza del territorio e di mitigazione e prevenzione del rischio da dissesto idrogeologico nei territori di Ginosa, Palagianello, Palagiano, Castellaneta e Laterza in provincia di Taranto, colpiti da recenti eventi alluvionali del 7 e 8 ottobre 2013. “Ho chiesto di integrare, – commenta l’on. Matarrese – e quindi di aumentare di 5 milioni di euro, le risorse che saranno destinate al ristoro immediato dei danni causati dal dissesto idrogeologico nei territori della provincia di Taranto colpiti dall’alluvione poiché ritengo che non sia più derogabile l’inizio dei lavori che dovranno consentire il ripristino degli standard minimi di sicurezza per questi territori. Gli interventi devono avere inizio in breve tempo, il Governo non può non tenere conto dello stato di emergenza che si è venuto a creare anche in Puglia ed è tenuto a restituire dignità alla vita dei cittadini pugliesi che sono costretti, ancora oggi, a subire i danni causati dalle alluvioni e a piangere vittime innocenti. Tengo ad evidenziare, infine, che, grazie all’impegno parlamentare che ho profuso insieme ai miei colleghi dell’VIII Commissione Ambiente, il Governo ha già stanziato nella Legge di stabilità fondi per progetti immediatamente cantierabili, per consentire il rapido avvio nel 2014 di interventi di messa in sicurezza del territorio italiano, a valere sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico nel limite massimo di 600 milioni di euro, nonché risorse finalizzate al medesimo scopo e già previste dalle delibere CIPE n. 6/2012 e n. 8/2012 del 20 gennaio 2012, pari rispettivamente a 130 milioni di euro e 674,7 milioni di euro.

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! Fonte: Piazza News Data: 21 Dicembre 2013 Alluvione Ginosa, Governo approva O.d.g. on. Matarrese. “Risorse siano destinate con priorità ed urgenza” «Il Governo ha accolto il mio Ordine del giorno alla Legge di stabilità che lo impegna politicamente a valutare la possibilità di destinare con priorità ed urgenza le risorse necessarie a realizzare opere di manutenzione ordinaria, straordinaria e preventiva, oltre che di regimentazione idraulica, nei comuni colpiti dall'alluvione del 7 e 8 ottobre in Provincia di Taranto e precisamente per Ginosa, Castellaneta, Palagiano, Palagianello e Laterza». Lo afferma l’On. Salvatore Matarrese, Capogruppo di Scelta Civica in VIII Commissione Ambiente, a margine della seduta di Aula alla Camera dei Deputati. «Su sollecitazione dell’Ing. Raffaele Calabrese, membro del Direttivo provinciale di Scelta Civica Taranto, - prosegue Matarrese - ho lavorato per creare tutte le condizioni necessarie per favorire immediati interventi per ristabilire gli standard minimi di sicurezza nei comuni colpiti dalla recente alluvione. Ricordo che, grazie all’impegno politico e parlamentare che ho profuso unitamente ai miei colleghi della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, il Governo ha stanziato complessivamente € 1.584.000.000 per contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia attraverso 3 tipologie di interventi finanziari, parte dei quali saranno destinati proprio agli interventi nei comuni in provincia di Taranto colpiti dal recente nubifragio: 1) per consentire il rapido avvio nel 2014 di interventi di messa in sicurezza del territorio, dovranno essere utilizzate, per i progetti immediatamente cantierabili, le risorse esistenti sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico, non impegnate alla data del 31 dicembre 2013 e comunque nel limite massimo complessivo di 600 milioni di euro; 2) per il medesimo scopo, dovranno essere immediatamente spese le risorse di cui alle delibere CIPE n. 6/2012 e n. 8/2012 del 20 gennaio 2012, pari rispettivamente a 130 milioni di euro e 674,7 milioni di euro; 3) per il contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, è stato istituito un fondo presso il Ministero dell’Ambiente con una dotazione di 180 milioni di euro che saranno così suddivisi: 30 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni di euro per l’anno 2015 e di 100 milioni di euro per l’anno 2016».

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Fonte: Corriere del Giorno Data: 27 dicembre 2013 Alluvione, Governo approva odg Fondi per i comuni del Tarantino Oltre un miliardo e mezzo per contrastare il dissesto idrogeologico in tutta Italia. Fondi che arriveranno anche nei comuni del Tarantino colpiti dall’alluvione del 7 e 8 ottobre scorsi. Su questo scenario si muove l’ordine del giorno alla Legge di stabilità, approvato, che «impegna il Governo politicamente a valutare la possibilità di destinare con priorità ed urgenza le risorse necessarie a realizzare opere di manutenzione ordinaria, straordinaria e preventiva, oltre che di regimentazione idraulica, nei comuni colpiti dall’alluvione del 7 e 8 ottobre in Provincia di Taranto e precisamente per Ginosa, Castellaneta, Palagiano, Palagianello e Laterza». Parole dell’on. Salvatore Matarrese, capogruppo di Scelta Civica in VIII Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, che ha lavorato «per creare tutte le condizioni necessarie per favorire immediati interventi per ristabilire gli standard minimi di sicurezza nei comuni colpiti dalla recente alluvione». Matarrese ricorda che, grazie all’impegno politico e parlamentare della VIII Commissione Ambiente, «il Governo ha stanziato complessivamente 1.584.000.000 di euro per contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia attraverso tre tipologie di interventi finanziari, parte dei quali saranno destinati proprio agli interventi nei comuni in provincia di Taranto colpiti dal recente nubifragio». Gli interventi serviranno «per consentire il rapido avvio nel 2014 di interventi di messa in sicurezza del territorio», per i quali «dovranno essere utilizzate, per i progetti immediatamente cantierabili, le risorse esistenti sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico, non impegnate alla data del 31 dicembre 2013 e comunque nel limite massimo complessivo di 600 milioni di euro». «Per il medesimo scopo – spiega Matarrese – dovranno essere immediatamente spese le risorse di cui alle delibere CIPE n. 6/2012 e n. 8/2012 del 20 gennaio 2012, pari rispettivamente a 130 milioni di euro e 674,7 milioni di euro». Infine «per il contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, è stato istituito un fondo presso il Ministero dell’Ambiente con una dotazione di 180 milioni di euro che saranno così suddivisi: 30 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni di euro per l’anno 2015 e di 100 milioni di euro per l’anno 2016».

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Segreteria parlamentare - Ufficio Stampa - Contatti

Segreteria Parlamentare e Ufficio Stampa dell’On. Salvatore Matarrese Camera dei Deputati - Palazzo Marini, 2 Via Poli, 13 - 00152 - Roma Telefono: 06.67.60.57.07 Fax: 06.67.60.57.15 E-mail: segreteria.matarrese@camera.it

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Dissesto idrogeologico - Resoconto parlamentare dell'On. Matarrese