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Speciale Prevenire la Depressione 2016 In collaborazione con:


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Sommario Il Web e la Depressione

04: La tecnologia può renderci felici? pag. 08: Chi sono? L’identità ai tempi dei Social Network pag. 10: Cyberbullismo: la paura dietro uno schermo pag. 12: Social Network e disturbi alimentari nella rincorsa alla pag.

perfezione

Prevenire la Depressione

14: EDA: fare informazione per prevenire la depressione pag. 16: La “Giornata europea sulla depressione” pag.

Vincere la Depressione

18: Storia di depressione pag. 20: Un’epidemia silenziosa pag.

Letteratura consigliata

24: Libri consigliati pag. 26: Sitografia/risorse web pag.

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La tecnologia può renderci felici? Smartphone, tablet e realtà virtuale possono essere validi strumenti di promozione del benessere e venir utilizzati anche nel trattamento dello stress e dell’ansia. Come? la parola alla Psicologia Positiva.

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Viviamo immersi in un mondo sempre più pervaso dalle nuove tecnologie. La nostra esistenza quotidiana è scandita dall’uso di computer, smartphone, tablet, social, lettori musicali, smartwatch, per non parlare della crescente presenza nelle nostre attività di “gadget” indossabili, come i cardiofrequenzimetri da polso. La presenza sempre più pervasiva delle tecnologie digitali nella nostra esistenza ci interroga tuttavia su una questione fondamentale:

i computer possono renderci più felici? LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL BENESSERE Negli ultimi anni, un team internazionale di ricercatori provenienti da diversi ambiti disciplinari (psicologia, computer science, medicina) ha cominciato a interessarsi a questa domanda, non solo e non tanto nella prospettiva di studiare gli effetti potenzialmente negativi di tali tecnologie (già ampiamente dibattuti, ad esempio per quanto riguarda le problematiche connesse a dipendenze, cyberbullismo, effetti dei videogame violenti ecc.) ma con l’obiettivo di comprendere le potenzialità che le tecnologie interattive offrono per promuovere il benessere degli individui. Il risultato è stato l’emergere di una nuova area di ricerca – la Tecnologia Positiva – che si pone come obiettivo quello di progettare esperienze positive mediate dalle tecnologie informatiche. 5


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QUALI SONO LE ESPERIENZE CHE CI FANNO SENTIRE BENE? Il quadro teorico su cui si basa la Tecnologia Positiva è la Psicologia Positiva, un recente orientamento in ambito psicologico che si propone di indagare le condizioni e i processi che contribuiscono al funzionamento ottimale delle persone, dei gruppi e delle istituzioni. In particolare, le ricerche della Psicologia Positiva hanno consentito di identificare tre principali caratteristiche dell’esperienza personale in grado di promuovere il benessere: 1. la qualità affettiva (o edonica); 2. il coinvolgimento e la realizzazione delle proprie potenzialità; 3. la connessione sociale. A partire da queste dimensioni è possibile classificare le tecnologie positive in relazione alla loro capacità di intervenire su queste tre caratteristiche dell’esperienza personale: • Tecnologie Edoniche: tecnologie utilizzate per indurre emozioni positive e supportare esperienze piacevoli; • Tecnologie Eudaimoniche: tecnologie usate per supportare gli individui nel raggiungimento di esperienze coinvolgenti e auto-realizzanti; • Tecnologie Sociali/ Interpersonali: tecnologie

usate per supportare e migliorare l’integrazione e le reti sociali tra individui, gruppi e organizzazioni. … E QUALI LE TECNOLOGIE UTILIZZATE? Dal punto di vista tecnologico la Tecnologia Positiva si poggia sul diverse tecnologie esperienziali: smartphone e tablet, serious gaming, realtà virtuale e augmented reality. Infatti, la tecnologia positiva interviene sulle caratteristiche dell’esperienza, cercando di promuovere delle esperienze ottimali (ad esempio, il flow) usando la tecnologia in tre diverse modalità: • Strutturando l’esperienza utilizzando un obiettivo, delle regole e un sistema di feedback. L’obiettivo fornisce uno scopo, orientando l’attenzione e la partecipazione del soggetto all’esperienza. Le regole, modificando il percorso per raggiungere l’obiettivo, spingono il soggetto ad osservare l’esperienza in modi diversi. Il sistema di feedback permette al soggetto di comprendere quanto si stia avvicinando, o meno, al raggiungimento dell’obiettivo, agendo come supporto alla motivazione. • Aumentando l’esperienza,

con elementi multimodali. La tecnologia consente esperienze multisensoriali e l’inserimento di oggetti virtuali in situazioni reali attraverso la realtà aumentata. • Sostituendo l’esperienza reale con una sintetica. Utilizzando la realtà virtuale è possibile simulare una presenza fisica in un mondo sintetico, che reagisce alle azioni del soggetto come se fosse realmente presente. I POSSIBILI UTILIZZI DELLE TECNOLOGIE POSITIVE Questi principi di progettazione sono già stati utilizzati per realizzare diverse applicazioni delle tecnologie positive, in ambiti che includono il trattamento dell’ansia, la prevenzione e la gestione dello stress, la riabilitazione neuromotoria, la creatività dei team e il miglioramento della qualità della vita nelle persone anziane. Un esempio di questa visione è il progetto INTERSTRESS (“Interreality in the Management and Treatment of Stress-Related Disorders”) finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro, il cui obiettivo è stato ideare, sviluppare e testare una soluzione di Tecnologia Positiva per la verifica e il trattamento dello stress psicologico basata sul concetto di “interrealtà”. L’ “interrealtà” si

Figura 1. (a) Valori medi di Scala Analogica Visiva per la riduzione dell’ansia (pre-post) lungo 8 sessioni in due condizioni di trattamento: CBT integrata dalla tecnologia (plot continuo); e CBT convenzionale (plot tratteggiato); (b) Un esempio di una sessione CBT con realtà virtuale.

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può definire come un’ “esperienza ibrida che faccia da ponte tra il mondo fisico e quello virtuale in un continuum ideale”. Attraverso l’interrealtà diventa possibile integrare la misurazione e il trattamento dello stress all’interno di un’esperienza di potenziamento (empowerment), che “ibrida” il mondo fisico con quello virtuale in una esperienza unica secondo questo schema: • •

I comportamenti nel mondo reale infuenzano l’esperienza nel mondo virtuale; I comportamenti nel mondo virtuale influenza l’esperienza nel mondo reale.

Questo avviene grazie all’integrazione tra diverse tecnologie come realtà virtuale, biosensoristica e telefonia mobile: • Realtà Virtuale: la valutazione e la gestione dello stress avvengono con esperienze di ruolo all’interno di scenari virtuali tridimensionali dove gli utenti possono interagire e affrontare situazioni stressanti come imparare a dire di no, collaborare con altri, gestire la mancanza di tempo e così via. • Biosensori e rilevatori del movimento (dal mondo reale a quello virtuale); • Applicazioni Mobili (dal mondo

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La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) La terapia cognitivo comportamentale indaga il sistema di pensieri (e credenze) dell’individuo, che influenzano le sue reazioni (comportamenti ed emozioni).

virtuale a quello reale). In altre parole,

il nostro comportamento nella vita quotidiana influenzerà quello all’interno dei mondi virtuali proposti dall’applicazione e viceversa, in un modo unico e fortemente personalizzato. Per testare l’efficacia della strategia sperimentale nella cura dello stress, il progetto ha condotto un trial randomizzato nel quale l’approccio CBT (Cognitive behavioral therapy) integrato dalla tecnologia è stato confrontato con un trattamento CBT convenzionale (entrambi i trattamenti sono stati inoltre confrontati con una condizione di assenza di trattamento, o “waiting-list”). Il trial ha coinvolto un campione di 120 infermieri

e insegnanti che riportavano sintomi di stress lavoro-correlato moderati o elevati (Gaggioli et al., 2014). I risultati (Figura 1a-b) hanno evidenziato che entrambi i trattamenti avevano apportato un miglioramento significativo dei livelli di stress rispetto alla condizione di non trattamento. Tuttavia, il trattamento CBT integrato dalla tecnologia (Fig. 1a) ha mostrato una superiore efficacia rispetto alla CBT tradizionale nella riduzione dell’ansia di tratto e nell’acquisizione di strategie di coping emotivo (ossia la capacità di regolazione emotiva). In conclusione, la Tecnologia Positiva rappresenta un approccio scientifico applicativo che usa la tecnologia per modificare le caratteristiche della nostra esperienza personale strutturandola, aumentandola o sostituendola con ambienti sintetici - al fine di migliorare la qualità della nostra esperienza personale, e aumentare il benessere in individui, organizzazioni e società.

Conosci l’autore: Andrea Gaggioli Professore Associato in Psicologia Generale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel 1999 si è laureato in Psicologia, indirizzo Psicologia Generale e Sperimentale, presso l’Università di Bologna.

Dopo aver svolto iniziali esperienze di ricerca presso l’Istituto Fraunhofer for Industrial Engineering di Stoccarda, dal 2001 ha avviato una pluriennale collaborazione scientifica presso l’Istituto Auxologico Italiano in Milano.

Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Psicologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano nel 2005.

La sua attività di ricerca riguarda prevalentemente i processi cognitivi implicati dalle nuove tecnologie e le loro applicazioni nella promozione del benessere.

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Quante volte ci è capitato prima di condividere una foto su Facebook di scorrere le foto presenti sul nostro smartphone per selezionare quella perfetta? trovarla, riguardarla, modificarla, filtrarla? Quante volte abbiamo cancellato, riscritto, modificato uno status, uscito così di getto seduti sul treno che ci riporta a casa, prima di pubblicarlo? “A COSA STAI PENSANDO?”, MA SOPRATUTTO CHI SEI? L’avvento dei social network ha cambiato radicalmente molte cose, in primis il modo di comunicare e di comunicarci. Possiamo essere un po’ di tutto: scrittori, fotografi, registi. Parlare di noi, dei nostri amici, di ciò che succede nel mondo, della nostra carriera, sogni, viaggi, acquisti e qualsiasi cosa in quel momento, seduti su quel treno, ci passi per la testa. Ma ad una condizione, a volte nemmeno troppo consapevole, che qualsiasi cosa scegliamo di condividere in pochissimi secondi vada a finire sulla home della rete virtuale di “amici” di cui facciamo parte, definendoci. Ogni frase, foto, like, link condiviso va, infatti, a costruire un puzzle che comunica alla nostra rete chi siamo, in quali valori crediamo, cosa mangiamo, dove siamo: scelte che definiscono ed esprimono la nostra identità sociale. UNO, NESSUNO E CENTOMILA Attraverso ciò che comunichiamo, filtrando strategicamente ciò che vogliamo mostrare, possiamo quindi plasmare e costruire una precisa immagine di noi stessi. Possiamo diventare chiunque, decidere chi vogliamo essere e cosa far credere di noi: essere uno, nessuno o centomila identità diverse scegliendo come presentarci su i vari social network a cui ci iscriviamo. 8

Chi sono? L’identità ai tempi dei social network I social network hanno cambiato il modo di costruire e comunicare la propria identità, rendendoci più liberi di esprimere le varie sfaccettature della nostra persona, ma anche più vulnerabili.

Facebook, Instagram, Snapchat, Linkedin ci danno così la possibilità di sperimentare più ruoli, dal cuoco all’esperto di moda, dall’attivista al fanatico del fitness.

LE DUE FACCE DEI SOCIAL NETWORK

Ogni volta che scegliamo di indossare i panni di un determinato ruolo, quel ruolo ci Ruoli che comunque già occupiamo chiede coerenza. Fedeltà che non durante la vita di tutti i giorni e sempre, sopratutto su i social network, riusciamo che impariamo a a mantenere. gestire durante il Possiamo diventare Si pensi, per corso del nostro sviluppo individuale chiunque, decidere chi esempio, ai tag nelle foto e tutte trasformandoci, a seconda delle vogliamo essere e cosa quelle volte che abbiamo ricevuto situazioni e delle far credere di noi una notifica che fasi della vita, in ci avvisava che un figli, genitori, sorelle, nostro “amico” ci aveva taggati dipendente, amica, mogli, ecc. in una determinata foto, post, E l’opportunità che i social commento, video. network ci danno è proprio quella di decidere, dal momento in cui Tag, letteralmente “etichetta” in facciamo l’accesso, che maschera, inglese. Ovvero, quel processo per cui l’intervento esterno di un’altra oggi, vogliamo metterci.


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identità di rete, che può essere varia e mutevole, ma al contempo precaria, per un adolescente, che ancora sta cercando di capirsi e definirsi, può rappresentare un problema. I più giovani, infatti, potrebbero avere delle difficoltà ad integrare tra loro le varie maschere che i social network ci permettono di indossare, ma ancora più a tenerle sotto controllo e in sicurezza dai possibili cambiamenti che le altre infinite identità presenti nella Rete potrebbero apportare con le loro azioni on-line. Il discorso è ampio e molto attuale. Cyberbullismo, furti d’identità, stalking, pedofilia, truffe, violazioni di privacy, e molto altro rappresentano purtroppo il lato oscuro della Rete. Uno strumento che va utilizzato con responsabilità e consapevolezza, che qualcuno, però, deve insegnarci ad avere. Giovani, adulti ed anziani. A chi tocca, quindi, questo importante compito educativo?

persona ci etichetta, associandoci ad un determinato contenuto. Che lo si voglia o meno. Ecco allora un’altra faccia della medaglia dei social network per cui, nonostante gli sforzi mantenuti per gestire con coerenza la nostra identità sociale di rete, qualcuno di esterno, un “amico” o sconosciuto, può modificare quel puzzle che tanto minuziosamente abbiamo creato. Facebook e gli altri social network hanno ovviamente cercato di tutelare la nostra identità di rete permettendoci di impostare notifiche che ci avvisino del tag prima di condividere il contenuto sul nostro profilo, ma non è detto che tutti conoscano l’esistenza di queste impostazioni o che siano coscienti dei rischi che corrono non proteggendo la propria

identità di rete. I CITTADINI DELLA RETE

Dr.ssa Chiara Bellomi Laureata in Psicologia della Comunicazione e dello Sviluppo

Nonostante infatti i social network siano ormai presenti nella vita quotidiana di tutti, dai più piccoli ai più anziani, nessuno ci insegna ad utilizzarli e la pratica avviene principalmente con l’esperienza che da soli facciamo davanti ai nostri schermi. Impariamo quasi subito, dai primi accessi, i vantaggi, ma degli svantaggi ce ne accorgiamo per lo più sulla nostra pelle, dopo esserci trovati ad affrontare una situazione che ci accorgiamo sfugge il nostro controllo. Inoltre, se per un adulto può risultare più facile destreggiarsi all’interno della fluidità della sua 9


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Cyberbullismo: la paura dietro uno schermo Il cyberbullismo è un fenomeno drammaticamente in crescita, sopratutto tra i giovani studenti. 1 su 4 dichiara di esserne stata vittima e i genitori ne sono spesso totalmente all’oscuro. Quando si parla di cyberbullismo si fa riferimento a prepotenze virtuali che possono essere perpetrate in continuità o in aggiunta alle offese offline, da differenziarsi da un semplice scherzo o un litigio. LA PAURA DIETRO UNO SCHERMO Attraverso lo schermo il cyber bullo si pone in un evidente squilibrio di 10

La “dimensione online” slatentizza comportamenti e gesti che nella realtà risulterebbero più oculati, pensati, magari evitati.

forze: ha il potere, perché protetto dall’anonimato, di insistere sulla vittima con intenzione di lederla. Il potere si rafforza perché l’offesa o la persecuzione si propaga e gira nella rete in ogni istante e può raggiungere una platea illimitata di visualizzatori, che non conoscono la vittima. Ciò rende difficoltoso individuare


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luoghi e tempi in cui tali dinamiche relazionali avvengono, con la conseguenza che il fenomeno appare meno riconoscibile e di più difficile gestione e contrasto, sia per gli organi competenti ma anche per le famiglie delle vittime. Nel bullismo tradizionale in genere la vittima e il bullo sono persone che si conoscono, che si frequentano nella stessa scuola. Hanno avuto almeno qualche contatto relazionale. Nel bullismo elettronico invece le persone possono anche essere sconosciute. L’empatia, il sentimento pro sociale fondamentale per essere soggetti relazionalmente attivi, si va perdendo quando di fronte a noi c’è uno schermo e le reazioni, i sentimenti, i bisogni dell’altro ci sono negati o si confondono, restando ambigui, sfocati. La “dimensione online” slatentizza comportamenti e gesti che nella realtà risulterebbero più oculati, pensati, magari evitati. UN FENOMENO DRAMMATICAMENTE IN CRESCITA I numeri purtroppo sono in netta ascesa: i dati italiani mostrano come l’incidenza del fenomeno nel nostro paese sia in linea con il panorama internazionale.

Sono dati allarmanti che impongono agli adulti di porre particolare attenzione ai segnali. Quali sono questi segnali? I “SINTOMI” DEL CYBERBULLISMO Gli elementi da osservare da parte della famiglia sono: • • • • • •

cambi di umore improvvisi; disturbi emotivi; problemi di salute fisica; dolori addominali; disturbi del sonno; nervosismo e ansia.

Alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, difficoltà relazionali, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui ansia o depressione. Nei casi più gravi queste persone decidono pure di togliersi la vita, per effetto dell’idea intrusiva, ossessiva di non poter gestire, arginare, eliminare dalla realtà l’offesa ricevuta.

Conosci l’autore: Marilisa Amorosi Direttore Medico CSM Pescara Nord-Area Vestina ASL Pescara. È stata titolare dell’insegnamento sostitutivo dell’insegnamento ufficiale di Psicologia Clinica e di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Chieti dal 1992 al 2012. È presidente del consiglio direttivo della Sezione Abruzzese Molisana della Società italiana di psichiatria. È autrice di oltre 120 pubblicazioni edite a stampa in materia di psichiatria. Dal 1985 è redattrice della Rivista Scientifica “Minerva Psichiatrica”.

I NUMERI DELLA DEPRESSIONE

I numeri del cyberbullismo

Prendendo in considerazione un campione di 2000 studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, il 25% ha dichiarato di essere stato vittima di cyber bullismo negli ultimi due mesi. Il 31% dei tredicenni, percentuale che sale al 35% quando si tratta di ragazzine, dichiara di aver subito una o più volte atti di cyberbullismo. Il 56% , poi, dichiara di avere un amico che è stato vittima di attacchi online. Sui social network, la percentuale dei protagonisti degli episodi sale dal 31 al 45%.

25%

56%

45%

la percentuale di studenti, tra i 12-17 anni, che è vittima di cyberbullismo

la percentuale di adolescenti che dichiara di avere almeno un amico che è stato vittima di attacchi online

la percentuale di ragazzi che dichiara di aver ricevuto offese sui social network

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chiusi in quanto pericolosi, perché istigano all’emulazione e quindi all’utilizzo di comportamenti alimentari nocivi da seguire come regole di una religione che porta alla punizione se non seguite. SOCIAL NETWORK E DISTURBO DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Social network e disturbi alimentari nella rincorsa alla “perfezione” La Rete è ricca di comunità virtuali pro-ana e pro-mia che suggeriscono come avvicinarsi al disturbo alimentare, ma i social network hanno anche dei lati positivi: l’esperienza di Nutrimente Onlus Oggi i disturbi alimentari si presentano già a partire dagli 11 anni con un’incidenza per anoressia nervosa tra lo 0,2 e lo 0,8%, bulimia nervosa intorno al 3% e disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati (DCA-NAS) tra il 3,7 e il 6,4%. Questi disturbi sono la seconda causa di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali.

avvicinandosi a quella che è la realtà dei giovani ovvero internet. Nel web possiamo trovare siti pro ana e pro mia, che danno suggerimenti su come si possa entrare nel disturbo alimentare. Non sono altro che la personificazione dell’anoressia nervosa rappresentata come un’amica molto cara, da assecondare perché modello di bellezza perfetto.

IL FENOMENO PRO ANA E PRO MIA

Il fenomeno è presente da qualche anno e viene costantemente monitorato dalle autorità competenti. Questi portali vengono spesso segnalati e

È sempre più forte quindi la necessità di fare prevenzione, 12

Oggi l’evoluzione dei siti internet sono i social network, ambienti digitali che amplificano a dismisura l’audience e la visibilità e quindi sono ancora più pericolosi rispetto alla velocità e portata di divulgazione. I social vanno a stimolare comportamenti di imitazione che inducono il perseguimento di immagini poco realistiche di estrema magrezza. Si trovano ad esempio profili di Instagram con immagini di corpi magrissimi e frasi che incitano di resistere alla fame, oppure gruppi chiusi su Facebook dove ci si scambiano consigli per raggiungere la “perfezione”. Sia il web che i social network in realtà hanno anche un lato positivo: come è facile che un fenomeno negativo si espanda a macchia d’olio, così accade anche per un fenomeno positivo. Le storie di ragazze uscite da disturbo alimentare ad esempio, possono diventare fonte di ispirazione per altre persone. Negli ultimi tempi infatti sono molti gli esempi che si trovano sul web video o articoli, blog o interviste, di ragazze che raccontano di essere guarite grazie anche al supporto ricevuto dai followers. RACCONTARSI: IL LATO POSITIVO DEI SOCIAL NETWORK La solitudine percepita all’interno del disturbo alimentare, attraverso la ricerca di vicinanza virtuale, può portare queste ragazze a chiedere e soprattutto a trovare aiuto in gruppi di “seguaci virtuali” che, pur non conoscendosi, offrono supporto attraverso commenti


positivi solo perché lo si vuole o perché si vogliono condividere difficoltà simili. Le foto postate inizialmente sono di quello che mangiano e nei commenti raccontano come stanno. Successivamente si espongono e pubblicano foto del “prima ed ora” per condividere i successi. Condividere queste storie e utilizzare i social network o la rete come strumenti per divulgare la possibilità di guarigione, è una forma di sensibilizzazione e prevenzione al passo dei tempi, fatta tutta dai giovani per i giovani, che si auto-genera e auto-mantiene. Questo fenomeno si può sfruttare inserendosi nella realtà virtuale, creando pagine Facebook e profili Instagram di associazioni e realizzando campagne di sensibilizzazione che raggiungano e coinvolgano i giovani. NUTRIMENTE ONLUS, QUANDO LA SENSIBILIZZAZIONE PASSA ANCHE ATTRAVERSO I SOCIAL La nostra associazione Nutrimente Onlus è molto attiva sui social. Abbiamo una pagina Facebook (nutrimente.ass) molto seguita e un profilo Instagram (nutrimente. ass) che utilizziamo per divulgare

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Nutrimente Onlus

Nutrimente Onlus è un associazione che si occupa di Disturbi Alimentari, composta da psichiatri, medici e psicoterapeuti, nata qualche anno fa dal desiderio di uscire dall’ambito clinico ospedaliero per rivolgersi verso un ambito di prevenzione primaria e secondaria. Quindi abbiamo deciso di non aspettare che il paziente arrivi chiedendo cure ma andare in contro a persone che potenzialmente possono sviluppare il disturbo e ai loro familiari. Sito: http://nutrimente.org/

i nostri progetti. Abbiamo lanciato più campagne di sensibilizzazione, la più importante attraverso l’hashtag #guarireé. Il progetto consiste nel farsi una foto con un foglio bianco con su scritto che significato ha la guarigione. Lo scopo è quello di spostare l’attenzione sulla guarigione perché #guarireé possibile. A questa campagna hanno partecipato numerose pazienti e non solo. Il web non è soltanto un mondo pericoloso, da tenere costantemente monitorato. Oggi sta diventando anche un luogo dove la comunità offre un supporto sempre più forte per guarire e superare le problematiche. Quindi l’obiettivo delle associazioni che lavorano nell’ambito della salute mentale dei giovani o adolescenti, deve essere anche quello di fare prevenzione non solo andando nelle scuole o nei centri di aggregazione, ma utilizzando anche gli strumenti che loro adoperano, adeguando il linguaggio al loro.

Conosci l’autore: Elena Tugnoli Psicoterapeuta cognitivo comportamentale e supervisore Terapia Razionale Emotiva Comportamentale presso Albert Ellis Institute di New York. Socia fondatrice di Nutrimente Onlus. Dal 2009 collabora con l’A.O San Paolo di Milano, presso l’Ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Lavora presso la Scuola di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale “Studi Cognitivi” come codidatta e didatta REBT. Svolge, inoltre, attività privata di psicoterapia presso il proprio studio in Milano trattando differenti problematiche psicologiche.

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EDA: fare informazione per prevenire la depressione L’associazione “EDA Italia Onlus” coordina annualmentela la Giornata sulla Depressione in tutta Italia e attraverso un team di specilisti della salute mentale si occupa di divulgare informazioni corrette sulle malattie depressive e dell’umore.

I NUMERI DELLA DEPRESSIONE

I numeri di EDA Italia Onlus

2007 Anno della fondazione

12 Le edizioni passate della Giornata sulla Depressione

2012 Anno di pubblicazione della guida “Luce sul male oscuro”

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L’associazione EDA Italia Onlus è stata fondata nel 2007, in gemellaggio all’associazione europea EDA (European Depression Association), da un gruppo di medici e psichiatri con lo scopo di contribuire, con l’organizzazione di eventi e congressi, alla divulgazione di informazioni corrette sulla natura della malattia depressiva e dei disturbi dell’umore: malattie molto diffuse, spesso subdole nella loro evoluzione, che coinvolgono tutte le età e con esordio frequentemente in età giovanile. Queste malattie sono oggi curabili, ma chi ne soffre è ancora oggetto di stigma sociale e poco tutelato dalle politiche sanitarie, sopratutto in ambito lavorativo. I disturbi dell’umore non sono ancora riconosciuti tra le norme che regolano la classificazione delle disabilità lavorative, sebbene essi rappresentano, nella vita di chi ne è affetto, un motivo di invalidità vera e propria che condiziona la quotidianità di queste persone. Ecco perché fare informazione equivale, per EDA Italia Onlus, a fare prevenzione: l’unico modo di prevenire le malattie depressive, e quindi di cominciarle a curare, è quello di fare un’adeguata informazione su esse fra la popolazione. LA GIORNATA SULLA DEPRESSIONE

Ecco perché EDA Italia Onlus è promotrice della Giornata sulla Depressione che, dal 2004, consiste in una giornata informativa sulle malattie depressive e dell’umore rivolta alla popolazione generale, alla cui riuscita e divulgazione collaborano ormai già, sin dalle dodici edizioni passate, vari medici italiani ed europei in modo autonomo e volontario. In questi anni, la Giornata ha visto anche la collaborazione di ospedali, università, studi medici privati e altre associazioni no-profit, tra cui quelle di pazienti. Diverse nazioni europee hanno un simile evento parallelo: l’ “European Depression Day”. Ogni anno viene scelto un tema filo-conduttore delle Giornata sulla Depressione e, per l’anno 2016, EDA Italia Onlus ha deciso di dedicarsi a “Diverse sfumature di depressione: generazioni a confronto”. Durante gli incontri organizzati per questa giornata, che quest’anno si svolgerà il 15


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a tutta la popolazione, ma anche agli operatori sanitari. Dato che conoscenza significa fare prevenzione (queste malattie non si prevengono facendo un esame ematico o radiologico), e la prevenzione è da sempre il primo passo verso la cura e la guarigione, EDA Italia Onlus si sta dedicando per fare in modo che, nel tempo, la conoscenza-prevenzione riesca a ridurre le stragi familiari e i femminicidi, molto spesso tristemente alla cronaca, prevenire gli infanticidi causati dalla depressione post-partum, ridurre le assenze lavorative causate dalla depressione e i sintomi ad essa correlati. Per ultimo, ma per questo non meno importante, EDA si augura di riuscire, con il suo intervento, di abbassare i costi sociali e lavorativi di gestione che le crisi depressive inducono nel mondo del lavoro e nelle famiglie stesse. Ottobre 2016, l’associazione cercherà di affrontare tutte le problematiche legate alle patologie dell’umore, sperando così di focalizzare anche gli eventi di attualità connessi alla depressione e ai disturbi dell’umore che vedono coinvolte le famiglie, i giovani, gli abusi di sostanze, le stragi familiari e i femminicidi.    EDA Italia Onlus ha un sito web (www.edaitalia.org) e una pagina Facebook costantemente aggiornati, per diffondere le proprie attività anche nel mondo del Web. Nel 2012 ha pubblicato una guida sulla depressione e sulle malattie dell’umore, “Luce sul male oscuro” (scritto in italiano e in inglese; in veste cartacea e anche in e-book): si tratta di un libretto unico nel suo genere per brevità, completezza e accessibilità a tutti nel linguaggio. EDA Italia organizzato

Onlus un

ha anche congresso

nazionale nel 2013 rivolto a medici psichiatri, medici di base e psicologi, accreditato ECM, per concretizzare il suo impegno divulgativo anche presso la classe medica e i professionisti del settore; la seconda edizione di tale congresso è programmata per l’autunno del 2017. Ha inoltre al suo interno un’organizzazione di Soci suddivisi in Gruppi di Lavoro, per dedicarsi attivamente alla divulgazione di Gruppi di Auto-Aiuto, alla diffusione di informazioni scientifiche presso le Scuole Superiori, all’approfondimento delle problematiche della psichiatria infantile, alla divulgazione delle conoscenze sui disturbi depressivi anche presso medici di altre specialità e al coinvolgimento di altre associazioni no-profit con finalità simili. In poche parole, l’obiettivo di EDA Italia Onlus è quello di dare una conoscenza vera e adeguata sulle malattie depressive e dell’umore

Conosci l’autore: Giuseppe Tavormina Medico psichiatra e libero professionista. Nel 2007 ha ottenuto per meriti scientifici il titolo di “Senior Research Fellow” of the Bedforshire Center for Mental Health Research in association with the University of Cambridge. È presidente del “Centro Studi Psichiatrici”, segretario generale dell’ “European Depression Association” (EDA) e dell’ ”EDA Italia Onlus”, oltre che coordinatore per l’Italia della “Giornata sulla Depressione”. È revisore scientifico di numerose riviste scientifiche internazionali.

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La “Giornata Europea sulla Depressione” Nicolas Zdanowicz spiega le motivazioni che hanno condotto EDA a fondare una giornata dedicata alla lotta contro la depressione.

La Giornata Europea sulla Depressione è arrivata alla sua tredicesima edizione. Dal 2004, infatti, l’European Depression Association (EDA) porta avanti la sua missione per sensibilizzare la popolazione europea su un problema spesso invisibile e sottovalutato soprattutto dalle politiche socio-sanitarie dell’Unione Europea «Possiamo dire che all’inizio degli anni ‘90 si assiste ad un cambiamento nel mondo della salute mentale – spiega Nicolas Zdanowicz, che ha una cattedra alla facoltà di medicina all’Université Catholique de Louvain (Belgio), in Psicopatologia e Psicosomatica, scusandosi, sin dalle prime battute, per la poca padronanza che ha con la lingua italiana - arrivano, infatti, sul mercato farmaceutico nuove 16

medicine per la cura dei disturbi dell’umore più facili da prendere, con meno effetti collaterali rispetto alla generazione di farmaci precedenti – continua il professore con il suo squillante (ma al tempo stesso rassicurante) accento francese -. L’introduzione di queste nuove medicine ha sicuramente reso più facile la vita dei pazienti malati di depressione e diminuito la stigmatizzazione sociale nei loro confronti, in quanto l’assunzione non comprometteva più la quotidianità del paziente, che con i vecchi antidepressivi a volte era addirittura costretto ad assentarsi dal lavoro o isolarsi dalle varie situazioni sociali della vita per la stanchezza


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depressione? «Nel 2001 l’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) scoprì che la depressione si trovava al quarto posto fra le malattie causanti invalidità e che, entro il 2020, sarebbe diventata la più diffusa al mondo tra i disturbi mentali e, in generale, soltanto seconda per diffusione alle patologie cardiovascolari. Questa prospettiva, piuttosto allarmante, fa quindi pensare che il notevole aumento di casi di patologia mentale potrebbe trasformarsi, in futuro, in una vera e propria epidemia della depressione. Ed è per questo che abbiamo deciso, come professionisti della salute mentale, di intervenire e provare ad attirare l’attenzione delle politiche europee sull’impatto umano, sociale ed economico che i disturbi depressivi e dell’umore causano, promuovendo l’European Depression Day in più nazioni europee».

posizione da parte delle politiche europee e, in generale, della società? «Si è potuta vedere, anno dopo anno, una maggiore accettazione e consapevolezza da parte delle persone dell’effettiva presenza dei disturbi depressivi e dell’umore nella società, ma, ad oggi, non abbiamo ancora la possibilità di prendere la misura di questa progressione. La destigmatizzazione della depressione è un processo lento, sociale e culturale. Viviamo in un momento storico che vede due forze contrapporsi nello stesso momento: una parte della società europea è drammaticamente ancora poco propensa ad accettare le differenze, nonostante un’altra si stia dimostrando, anno per anno, sempre più incline ad accogliere questa malattia ed integrarla nella società».

In quali nazioni si terrà il Depression Day? «Oltre che in Italia, in Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Malta e nel Regno Unito. Ogni paese è responsabile per l’organizzazione del programma e degli interventi della Giornata sulla Depressione del proprio paese».

e gli effetti debilitanti che questi causavano». Oggi è cambiato qualcosa? «Con l’arrivo del 2000, i pregiudizi nei confronti della depressione esistono ancora, seppur in maniera meno forte; per una persona è infatti ancora molto difficile poter parlare della sua malattia con il proprio datore di lavoro, con la famiglia, gli amici». Quale impatto sociale ha la

A chi è rivolta la partecipazione alla Giornata Europea sulla Depressione? «A tutta la popolazione generale, per fare più rumore possibile, informare e incoraggiare il dialogo e il confronto sul tema della depressione. Per questo invitiamo a partecipare agli incontri numerose associazioni di pazienti, i medici di base, psichiatri, psicologi, ospedali, università e altri specialisti e istituzioni». Dopo tredici edizioni, può dire che ci sia stato un cambiamento di

Conosci l’autore: Nicolas Zdanowicz Medico psichiatra e professore presso il dipartimento di Psicopatologia e Psicosomatica della Facoltà di Medicina all’Université Catholique de Louvain, Belgio. È autore di molte pubblicazioni scientifiche e revisore scientifico di numerose riviste scientifiche internazionali. È membro dell’ “European Depression Association” (EDA).

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Storie di depressione Vittime di cyberbullismo: il caso di Giorgio Ragazzo di 14 anni, studente di IV ginnasio, figlio di genitori laureati e che lavorano. Condizione sociale: benestante. Secondogenito, ha una sorella più grande. Le relazioni intra-familiari sono improntate al rispetto reciproco, con figura maschile dominante, ma con capacità espressive ed affettive valide. Giorgio è piuttosto introverso, ma in passato ha avuto frequentazioni regolari con coetanei. È un bel ragazzino, ma fin da piccolo è leggermente sovrappeso; in particolare presenta un aumento del volume mammario e dell’addome, visibile anche attraverso una maglietta leggera. Questo elemento non è mai stato finora un problema per il ragazzo. Già in seconda media qualche compagno ha occasionalmente scherzato sul fisico di Giorgio, soprattutto nell’ultimo periodo dell’anno scolastico. Giorgio dice di quel periodo: “ho cominciato a pensare che mi prendevano in giro perché ero grasso, sì ci sono rimasto male, ma in fondo era vero...” In III media, fin dall’inizio dell’anno, i compagni di Giorgio diventano più aggressivi. Cominciano ad insultarlo pesantemente, chiamandolo tra l’altro “ciccione femmina”, e iniziando a scrivere su Whatsapp messaggi offensivi sul ragazzo, senza nominarlo, ma facendo sì che egli si riconoscesse dagli appellativi con cui lo interpellavano anche in classe.

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G. racconta: •

Ero arrabbiato, ma ero solo

Li evitavo a scuola e cancellavo i messaggi, ma le parole restavano

Avevo paura che i messaggi li leggessero i miei genitori e soprattutto mia sorella e mio padre

Ho cominciato a pensare che il seno grande era non un difetto da grasso, ma veramente qualcosa che non andava in me

Ho cominciato a pensare che forse ero gay, perché loro me lo dicevano

Ormai tutto il mondo lo sapeva

Andavo a scuola in autobus e se c’era qualcuno di loro iniziava lì la tortura

Ormai anche Facebook lo sapeva

Non uscivo più. Temevo la mattina di andare a scuola

Giorgio passa così l’anno scolastico, isolato, senza contatti sociali se non quelli familiari e qualche compagnia della sorella. In famiglia non dice nulla, trovando scuse quando i genitori chiedono dei compagni e perché non li inviti a casa. A scuola continua ad andare sorprendentemente bene e gli insegnanti non si accorgono di nulla. Passa un’estate solitaria, e non va al mare. Ingrassa circa 3 kg. In IV ginnasio ritrova due dei vecchi compagni: “...e tutto ricomincia… non ce la facevo più il mondo attorno a me diceva che ero gay, anche il fruttivendolo sotto casa…tutti.. ed io penso che se lo viene a sapere mio padre farà una tragedia… odio il mondo, odio la scuola, odio i miei compagni, non posso leggere, vedere la televisione, accendere internet…” G. è in preda all’angoscia e comincia a perdere interesse per tutto, e chiede alla madre di poter cambiare scuola. La madre preoccupata indaga e chiede aiuto prima di tutto allo psichiatra. Giorgio si presenta chiuso, dall’aspetto cupo e rannicchiato su se stesso; ha i capelli scuri incolti e spettinati, lo sguardo è angosciato. La sua identità è frantumata: la vita non val più la pena di essere vissuta. I genitori parlano con la Preside e denunciano il problema alla polizia postale. Giorgio cambia scuola. Giorgio accetta di seguire una terapia farmacologica ed una psicoterapia …e migliora, lentamente. Ma il cammino è ancora lungo… Dr.ssa Marilisa Amorosi Direttore CSM ASL Pescara

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Un’epidemia silenziosa L’associazione L’amico Charly da anni opera sul territorio con progetti educativi e di sostegno agli adolescenti, cercando nella scuola la prima alleata per prevenire il disagio giovanile

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Bullismo e cyberbulling sono diventati negli ultimi anni patrimonio del dizionario quotidiano quando parliamo di atti di violenza di cui sono protagonisti giovani e giovanissimi.

che considera l’altro come suo antagonista, sempre in preda alla frenesia dell’apparire e di un consumismo bulimico, i soggetti in evoluzione, come i giovani, ne risentono maggiormente.

In una società complessa o nella cosiddetta “società liquida”, dove alla crisi dello Stato, delle ideologie, dei valori condivisi dalla comunità si impone una nuova tipologia di individuo, egocentrico, privo spesso di punti di riferimento,

Essi percepiscono più di altri la precarietà che li circonda, riconducibile spesso a una precarietà educativa, il che non agevola la loro crescita, anzi mette a nudo e potenzia le loro fragilità. Questo spesso si traduce in atti


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di violenza verso l’altro, quello considerato dal gruppo come il diverso (brutto, grasso, silenzioso, timido, impacciato, diverso per etnia, cultura, religione ecc. e, pertanto, non omologato e non omologabile). Quando scatta la violenza e questa si fa continuativa contro una vittima prescelta, il diverso appunto, è la vittoria del bullo e del suo gruppo. Come se non bastasse il bullo ha anche a disposizione un’arma davvero invincibile, la sua “appendice tecnologica” (smartphone, IPad, PC con annessi e connessi): sono le appendici dei Digital Natives, divenute ormai una parte “epidermica” di loro, indipendentemente da qualsiasi fattore sociale, culturale, economico. Con le loro appendici sanno fare di tutto (telefonano, ascoltano musica, guardano filmati di ogni genere, copiano i compiti anche in classe, si connettono con chiunque nel villaggio globale, chattano, inviano e postano foto e video su Instagram solo per fare qualche esempio) e il nuovo potente “amico” è sempre disponibile a fare ciò che il suo “padrone” vuole. Se il suo padrone è il bullo, ecco che l’appendice si trasforma da strumento di comunicazione in strumento che veicola la violenza contro la vittima, ma.. su un palcoscenico che è il cyberspazio, l’universo globale della realtà virtuale.

La persecuzione diventa più facile, rimane anonima, quasi sempre impunita, priva di riferimenti spazio-temporali. Ciò libera il persecutore anche da eventuali remore etiche, perché online sembra che tutto

I NUMERI DELLA DEPRESSIONE

Le statistiche dimostrano che il fenomeno, nelle sue diverse declinazioni, è in crescita, e non solo:

È presente fin dalla scuola elementare

È in forte aumento nella fascia 11-13 anni

È in aumento il bullismo (e anche il cyberbulling) che vede le femmine come violentatrici (le bulle); la loro azione è meno appariscente, ma più sottile e più crudele

Fra gli adolescenti i liceali occupano il primo posto della classifica

sia concesso e possibili, anche inventarsi un’altra identità. E gli effetti del bullismo agito si moltiplicano e si potenziano con danni ancora più devastanti per la vittima, che si sente perseguitata con modalità che non consentono alcuna difesa, ancora più isolata, esclusa, violentata, mentre è, suo malgrado, sotto gli occhi di tutti i frequentatori del cyberspazio (milioni!) e la vergogna la attanaglia e la immobilizza.

dal desiderio di autocancellarsi: da qui atti di autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio, spesso riusciti purtroppo! Il luogo prescelto, al di là del cyberspazio, è soprattutto la scuola (!?), e all’interno della scuola in ordine l’aula, il corridoio, il cortile; la Scuola da Istituzione educativa a “palestra di violenza” e anche di silenzio: dal silenzio della vittima all’omertà di chi assiste e rimane indifferente, al silenzio dei docenti e spesso dei Dirigenti. Al silenzio della Scuola fa da contraltare spesso anche il silenzio della famiglia, che preferisce sdrammatizzare con il figlio/a vittima per non “farne un caso” e

La sua impotenza può diventare l’anticamera di un deperimento fisico (mangia male e ha disturbi del sonno), psicologico con l’insorgere di depressioni di varia natura, accompagnate spesso

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per non ammettere la fragilità del figlio /a. Tale assenza e inadeguatezza di risorse educative e pedagogiche non fa che aggravare l’epidemia silenziosa.

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L’Amico Charly Onlus

E L’AMICO CHARLY QUALE RUOLO GIOCA IN QUESTA PARTITA APERTA? 1. L’Associazione rappresenta un osservatorio privilegiato: i nostri educatori osservano, dialogano con gli utenti quotidiani (ragazzi dagli 11 ai 18 anni), provenienti dalle scuole del territorio e, se intercettano segnali di rischio, intervengono con la loro professionalità coinvolgendo subito genitori e scuola 2. Agiamo da informatori/ formatori con Scuole di diverso grado a livello cittadino e regionale con l’obiettivo primo di dotare il personale scolastico delle necessarie informazioni sul fenomeno, a quali agenzie esterne rivolgersi (esperti, Associazioni, Polizia Postale ecc..), con l’obiettivo ultimo di attivare momenti di formazione rivolti: a) piccoli gruppi di docenti più sensibili; b) al personale non docente; c)a classi designate dalla Dirigenza perché più a rischio; d) a gruppi di genitori; e) mettiamo a disposizione educatori e, se occorre, psicologi, per incontri personalizzati con bulli e vittime; f) in caso di fenomeni di autolesionismo anche grave fino al tentato suicidio, è a disposizione il personale specializzato del nostro modulo di servizio Crisis Center. 3. La finalità di questo primo approccio è far sì che la scuola, con la sua dote, realizzi una propria rete sinergica al suo interno, ma non solo. Proprio perché L’amico Charly ONLUS si configura sul disagio giovanile come un’antenna sempre attiva sul territorio, propone ad alcune 22

L’associazione L’amico Charly Onlus, nata nel 2001 a Milano in seguito alla tragica scomparsa di Charly Colombo allora sedicenne, si occupa di prevenzione al disagio giovanile attraverso progetti di intervento educativi, formativi, di assistenza e di sostegno a favore degli adolescenti, in collaborazione con le istituzioni, le scuole e le famiglie. Sito: www.amicocharly.it

Scuole informate e formate, prerequisito imprescindibile, di diventare anch’esse antenne nel proprio territorio: l’antenna trasmette e riceve, permette di relazionarsi con altre realtà, in una parola comunica. Questo è il primo antidoto contro l’epidemia silenziosa. 4. Proponiamo alle Scuole di elaborare in collaborazione con i nostri esperti piccoli progetti finanziati dal MIUR nazionale, i cui destinatari siano gli allievi che con il loro protagonismo creativo ma guidato dai nostri educatori possano prendere coscienza e contrastare il bullismo (solo a titolo esemplificativo “Bullo? NO! Ballo” è un progetto informativo, formativo, preventivo per realizzare un balletto con gli esperti dell’Associazione, anche nei locali de L’amico Charly). Competenze informative, formative, preventive, creative per creare sinergie, reti aperte a relazioni diverse: antidoti contro il silenzio che connota questa epidemia!

Conosci l’autore: Mariagrazia Zanaboni Presidente dell’associazione L’amico Charly onlus. Ha insegnato per oltre 30 anni nelle principali Scuole Superiori di Milano, ricoprendo anche ruoli istituzionali di particolare importanza nella promozione di tematiche emergenti in area di didattica e salute. Referente del CSA – Centro Servizi Amministrativi di Milano (ex Provveditorato agli Studi). Dal novembre 2008 è membro della Commissione Nazionale del MIUR sul Disagio con particolare impegno su temi quali bullismo e cyberbulling. Dal novembre 2010 è membro del Comitato Strategico della Regione Lombardia “Donna, Famiglia, lavoro”. Dal 2011 è membro del “Tavolo del Terzo Settore” ASL Milano Centro.


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Gli spazi dell’Amico Charly

Sala Ricreativa

Sala Prove/Registrazione

Sala Conferenze polifunzionale

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| Letteratura consigliata

Libri consigliati Titolo: Integrating Technology in Positive Psychology Practice Autore: Villani, D., Cipresso, P., Gaggioli, A., Riva, G. (2016) Editore: IGI Global Most research on the psychological impact of computers and the Internet has focused on the negative side of technology – i.e. how the use (abuse) of interactive systems and videogames can negatively affect mental health and behavior. On the other hand, less attention has been devoted to understanding how emerging technologies can promote optimal functioning at individual, group, and community levels. Integrating Technology in Positive Psychology Practice explores the various roles that technology can play in the development of psychological interventions aimed at helping people thrive. Exploring the ways in which ICT can be utilized to foster positive emotions, promote engagement in empowering activities, and support connectedness between individuals, groups, and communities, this timely publication is designed for use by psychologists, IT developers, researchers, and graduate students.

Titolo: Luce sul male oscuro. Disturbi dell’umore: identikit, prevenzione e cura Autore: Tavormina, G., Nardini, M., Vacca, A., Mendolicchio, L., Tavormina, M.G.M. (2013) Editore: Sardini (collana Medicina) Cos’è la depressione, questo male oscuro che subdolamente si annida in noi senza apparenti segni esterni? Nato dalla coordinata esperienza pluriennale di specialisti internazionali, questo volumetto, in italiano e in inglese, vuole essere un concreto contributo alla conoscenza della terminologia e delle cause della depressione, un supporto per i pazienti e per chi, con quotidiana pazienza, si trova a voler/dover condividere la loro defatigante patologia, ma anche un valido strumento per i professionisti della salute: una luce nel tunnel buio e tortuoso dei disturbi dell’umore.

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Letteratura consigliata |

Titolo: La depressione nell’infanzia e nell’adolescenza. Come si presenta, come si valuta, come si cura Autore: Katia Aringolo (2008) Editore: Franco Angeli L’infanzia e l’adolescenza sono due fasi dello sviluppo in cui si affrontano cambiamenti sul piano fisico, cognitivo, affettivo e comportamentale. L’inserimento nella scuola, l’integrazione con i coetanei, l’apprendimento delle regole sociali dello stare in gruppo, i mutamenti corporei: questi sono solo alcuni degli scogli che un minore deve affrontare per crescere. E può accadere che le difficoltà possono arrivare a dare origine ad un disagio. Il disagio depressivo indica un insieme di sintomi con caratteristiche comportamentali, cognitive e neurovegetative ben definite che determinano una condizione emotiva abbastanza diffusa in infanzia ed in adolescenza. La prevalenza della depressione è tra lo 0,5 ed il 3% nell’infanzia e raggiunge il 10-15% nell’età prepubere. Si manifesta con un’alterazione del tono dell’umore, che risulta facilmente incline all’ira per la maggior parte del giorno e con alti livelli d’intensità. L’alterazione dell’umore si associa ad un’attribuzione negativa agli eventi della vita, ad un mancato interesse per le attività, ad una perdita del peso corporeo, a disturbi del sonno, etc. La comorbidità è frequente. Quando i sintomi non compromettono il quotidiano funzionamento ed il minore gode di risorse temperamentali e di condizioni ambientali favorevoli, la strategia dell’attesa è corretta; un trattamento è invece necessario con un disagio severo.

Titolo: La famiglia adolescente Autore: Ammaniti Massimo (2016) Editore: Laterza Genitori che faticano a diventare adulti, figli che faticano a crescere. È la famiglia adolescente. Nessuno vuole emanciparsi, nessuno sembra volerlo davvero, perché la famiglia adolescente ha natura vischiosa e il distacco è molto più complesso che nel passato. Si mangia tutti assieme, insieme si guarda la tv. I nostri figli ci seguono quando viaggiamo, quando si va fuori con gli amici. Discutiamo di fronte a loro di quasi ogni argomento e, talvolta, li coinvolgiamo nei nostri contrasti coniugali. Condividiamo con loro i modi di vestire, i gusti, i comportamenti. Li difendiamo con i professori, parliamo con loro delle prime esperienze amorose e sessuali. A prima vista sembra una condizione ideale. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Uno dei più importanti psicanalisti italiani racconta i nuovi rapporti tra genitori e figli.

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| Letteratura consigliata

Sitografia/Risorse Web • • • • • •

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Il sito di EDA Italia Onlus: www.edaitalia.org Il sito di Nutrimente Onlus: http://nutrimente.org Il sito di L’amico Charly Onlus: www.amicocharly.it Il sito web della Positive Technology: www.positivetechnology.it Il gruppo Positive Technology su Linkedin: https://www.linkedin.com/groups/1886707


www.saluteuropa.org DIREZIONE: Andrea Pensotti COORDINAMENTO EDITORIALE: Nicola Cappello COORDINAMENTO REDAZIONE E COLLABORATORI: Chiara Bellomi redazione@saluteuropa.org COORDINAMENTO GRAFICA: Stefania Paradiso COORDINAMENTO WEB MASTER: Alessandro Mattia COORDINAMENTO VIDEO: Gloria Gianatti

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Speciale Depressione Saluteuropa 2016  

Una raccolta di articoli che trattano il tema della Depressione al tempo del Web per promuovere la libera informazione sulla salute mentale...

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