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Boccioni, esponente della corrente futurista,

sosteneva che “bisogna avere il coraggio di distruggere e calpestare anche quello che ci è caro per abitudine, mutilare i rami vecchi e inutili”. È un pensiero che il professionista del fitness può fare proprio anche oggi? Siamo pronti ad evolverci rapidamente e dinamicamente in una società che cambia ad una velocità quasi esasperata, dove nascono nuove metodologie e nuove “mode” con cadenza ormai quotidiana? Pensare il futuro in forma rivoluzionaria è un’attitudine che in alcuni momenti della nostra storia, personale o collettiva, può davvero fare la differenza per lasciare un segno permanente. Ne è un esempio il Futurismo, un movimento artistico-letterario nato in Italia nei primi del ‘900. La figura del Personal Trainer dovrebbe e potrebbe avere delle componenti in linea con il movimento futurista: dinamico, vitale, ottimista, creativo, innovativo e con tanta voglia di cambiare il mondo del fitness. Di fatto il Futurismo si è espresso in diversi ambiti ed ha affrontato oltre alla pittura, alla scultura, alla letteratura ed al teatro- settori come la musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il cinema, la moda e addirittura la gastronomia e l’alimentazione.

Questa corrente è l’esempio di come un pensiero forte possa applicarsi e dare risultati considerevoli in varie discipline, aprendo così ulteriori nuove strade mai battute in precedenza. Il Futurismo ha coinvolto nella rivoluzione culturale che lo ha visto protagonista anche la cura del corpo umano e la nutrizione. La domanda sembra quasi retorica: il Futurismo si sarebbe occupato anche di fitness? A nostro parere decisamente sì. Di questa disciplina, il fitness avrebbero sicuramente condiviso la caratteristica essenziale, ossia il dinamismo; da qui il movimento, l’efficienza e lo stimolo al miglioramento delle proprie capacità e qualità fisico-motorie, l’agilità e lo slancio. Il movimento futurista prevedeva un completo programma di rinno-


vamento dello stile di vita. Un costante approccio quotidiano, uno stile di vita assolutamente volto al progresso, al miglioramento, all’efficienza. Con ogni probabilità in pochissimi sanno che la tuta, il noto capo di abbigliamento unisex che tutti utilizziamo o abbiamo utilizzato per praticare ginnastica e attività fisica, fu inventata da un artista futurista fiorentino, Ernesto Thayaht, con l’intento di soppiantare gli scomodi e alquanto costosi abiti di moda dell’epoca. Monica Melotti in un articolo apparso su Repubblica Donna nel settembre dello scorso anno ha definito “pedane futuriste” le odierne e stra-commercializzate pedane vibranti, quelle utilizzate dagli astronauti quando tornavano dalle missioni spaziali per contrastare gli effetti degenerativi causati dall’assenza di gravità su muscoli e ossa. Per quanto riguarda l’alimentazione, resta memorabile l’attacco alla pastasciutta di Filippo Marinetti nel “Manifesto della Cucina Futurista” che, per quanto gradita al palato, è da considerarsi una vivanda passatista in quanto appesantisce, abbruttisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti. Marinetti definisce addirittura “patriottico” sostituire alla pasta il riso, di cui il nostro paese è tradizionalmente ricco, e sempre a suo parere “si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia...”. Poi, sempre secondo questa filosofia alimentare, la pasta è meno nutriente delle carni, del pesce e dei legumi, quindi pressoché inutile da un punto di vista chimico; il corpo umano viene visto come una macchina che deve essere curata ed alimentata in maniera corretta, equilibrata e funzionale. A queste valutazioni seguono però altre regole, o forse “sregole”, come per esempio la non rilevanza del peso e del volume nella valutazione di ciò che si mangia. Gli ideali umani del Futurismo, al di là delle di-

vagazioni gastronomiche sui piaceri o meno del palato, restano snellezza, serenità, luce, volontà, slancio e tenacia eroica. Una proposta innovativa quella Futurista ma che, come tutte le avanguardie, ha avuto difficoltà ad essere compresa dalle masse. È troppo poco centrata sulla persona, forse, per adeguarsi a quella concezione di fitness contemporanea che deve necessariamente coniugare l’importanza del dinamismo con la centralità dell’essere umano. Questo aspetto è tenuto in maggiore considerazione dal Neoclassicismo, movimento culturale sviluppatosi in Europa e in America tra la metà del XVII secolo e i primi decenni del XIX. Come dice il termine esso nasce da un rifiorito interesse per l’arte antica, nella fattispecie quella greca appartenente al periodo classico. Fu variamente caratterizzato, ma ben riconoscibile, nelle varie arti: nella letteratura, in campo teatrale, musicale, nell’architettura e nelle arti visive. Qui la dimensione umana rappresenta la misura di tutte le cose e la centralità del corpo, dello spirito, della persona viene inserita in un adeguato ed equilibrato progetto di armonia e benessere. La medicina e la salute del corpo umano rappresentano i punti di riferimento assoluti per un sano e armonioso sviluppo del programma di fitness personale. Possiamo tranquillamente individuare Ippocrate come artista classico d’eccellenza in questo contesto: chi non conosce la sua celeberrima affermazione secondo cui se all’individuo si potesse somministrare la giusta quantità di nutrimento e di esercizio fisico avremmo trovato la giusta strada per la salute? Per quanto riguarda il taglio della nostra tesi, per fornire la descrizione della figura del Personal Trainer a tutto tondo, è necessario accostare a queste considerazioni di carattere generale, emerse dall’ideologia neoclassica, un altro movimento artistico che si è contraddistinto per

Antonio Canova “Ercole e Lica”, 1795-1815 Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Umberto Boccioni “Forme uniche della Continuità nello Spazio”, 1913, bronzo New York, M. O. M. A. Quest’opera è stata ripresa come effigie sul retro delle monete da 20 centesimi di euro coniate in Italia.


la caratterizzazione personale della buona regola del “fare il bello”. Un programma di benessere personalizzato è basato sulle esigenze del cliente, nel rispetto delle regole ormai consolidate dell’anatomia e della fisiologia. Il Manierismo, in particolare, si incastra perfettamente con questa ultima affermazione. Per Manierismo intendiamo quella corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del Cinquecento che si ispira alla maniera, cioè lo stile dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e soprattutto Michelangelo Buonarroti. La “maniera”, o lo “stile” che dir si voglia, si tradusse negli autori successivi in inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo; la tensione tra regola e licenza è la base stessa del linguaggio manieristico e questo è evidenziato dalla grandissima competenza tecnica degli artisti appartenenti a questa corrente. Per un manierista, di conseguenza, il programma di fitness sarà sicuramente creativo, rispettoso delle regole medico-scientifiche che saranno poi applicate ed adattate alle specifiche esigenze personali, mantenendo e sfruttando una varietà e molteplicità di soluzioni. Qual è quindi l’obiettivo principale che ci induce a prendere in considerazione anche questo momento della storia dell’arte? La costruzione di un rapporto interpersonale nel quale le parti in gioco, il trainer col suo cliente, per esempio, si trovano in armonia con le altre (l’ambiente ed il contesto circostanti). Siamo consapevoli del fatto che oggi il Trainer tecnicamente dovrà possedere varie competenze (teoriche e pratiche), tra le quali una comunicazione efficace e diretta, la conoscenza delle nuove tecnologie e delle basilari nozioni di anatomia e fisiologia, professio-

nalità, disponibilità ed esperienza, per non dire la capacità di differenziare il servizio. Ma come artista, se possiamo definirlo così, come dovrà essere per risultare moderno? Diremmo ottimista, dinamico, vitale e creativo come un Futurista, qualità utili soprattutto in momenti di crisi globale come quella che stiamo vivendo oggi un po’ in tutti i settori; equilibrato, razionale, dotato di grande umanità e capacità di osservazione come un artista Neoclassico, quindi un trainer capace di costruire sulla persona un programma d’allenamento davvero individualizzato; elegante nel proporsi e nel proporre soluzioni, ricercato e a volte artificioso come un pittore manierista. È evidente che, così come i manieristi hanno avuto modelli come Michelangelo e Raffaello cui ispirarsi, anche i professionisti del fitness hanno bisogno di validi modelli, bravi maestri da imitare e da seguire...

Il Personal Training in quanto artista, dunque? Il grande Dale Carnegie, pioniere della comunicazione moderna e guru mondiale del public speaking, scrisse: “In ogni arte pochi sono i principi e molte le tecniche”... Non è così anche nel fitness? *Fabio Grossi Personal Trainer ISSA CFT-1 Dr.ssa Emanuela Caneva Laureata al D. A. M. S. “Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo” di Bologna. BIBLIOGRAFIA • Pontus Hulten, a cura di; Catalogo della mostra “Futurismo e Futurismi” Palazzo Grassi, Bompiani, 1992 • Fabio Benzi, Il Futurismo, 24ORE Motta Cultura srl, Milano, 2008 • AA.VV., Enciclopedia Universale Arte, Leonardo Arte srl, Elemond Editori Associati, Milano, 1997 • P. De Vecchi - E. Cerchiari, Arte nel Tempo, vol 3, Bompiani, 2002 • C. Bertelli, G. Briganti, A. Giuliano, Storia dell’Arte Italiana, vol 3 - 4, Electa Bruno Mondadori, 1992

Umberto Boccioni - “Elasticità”, 1912 Milano, Civica Galleria d’Arte Moderna, collez. Jucker, olio su tela.


L'arte nel Personal Training  

Da "Fitness&Sport" n. 4/2009, ed. Leonardo Da Vinci, Milano. A cura di Fabio Grossi ed Emanuela Caneva.

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