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SETTEMBRE 2016 ANNO I

BIMESTRALE DI INFORMAZIONE SANITARIA

1/7 OTTOBRE 2016

SETTIMANA MONDIALE DELL’ALLATTAMENTO AL SENO

Il modo naturale di nutrire il tuo bambino

TEMPO LA STORIA DI FUNGHI AGNESE

EVENTI TRAUMATICI NUOVE DROGHE E STRESSANTI

IPOVEDENTITORACICA CHIRURGIA IN SALA IBRIDA

Doporagazzina Una la raccolta che passa affronta 32 cicli di radioterapia all'ASL CN1

Intervieneal Intervista loprof. psicologo Fabrizio Schifano, uno l'EMDR con dei massimi esperti europei

IIside vantaggi Fontana per si racconta il paziente

NUTRI LA VITA!

L’ASL CN1 sostiene l’Allattamento al Seno secondo le indicazioni OMS-UNICEF. 

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www.aslcn1.it

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#4

SETTEMBRE 2016 ANNO I

Sommario 1

SALUTE...

• Alimenti e nutrizione

ANDAR PER FUNGHI… Con i piedi di piombo

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VACCINO EFFICACE Contro la febbre gialla

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TUBERCOLOSI BOVINA Il Piemonte ora è indenne

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• In viaggio

• Sicurezza alimentare

• Voci dal consultorio familiare

FINALMENTE NUDI! Il massaggio neo-natale 10

DIRETTORE RESPONSABILE Ilario Bruno REDAZIONE

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Marcello Caputo, Domenico Clerico, Enrico Ferreri, Cristiana Lo Nigro, Giuseppe Lauria, Giorgio Giuliano, Mirco Grillo, Mauro Negro, Daniele Nunziato, Giovanni Parente, Angelo Pellegrino, Paolo Pellegrino, Gabriella Peruzzi, Sara Viale. HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Lucia Baruffaldi, Marilena Bertini, Cristina Bertinotti, Giancarlo Bertola, Sebastiano Blancato, Marisa Brignone, Francesca Cavalleri, Elena e Lucia Cavigliasso, Paolo Dutto, Gemma Falco, Sara Fia, Giuseppe Malfi, Cristina Nasi, Alessia Pecchenino, Ivana Reale, Salvatore Zito PROGETTO GRAFICO RW Comunicazione - Alba (CN) Reg. Tribunale di Cuneo n. 660 del 3/3/2016 Immagini: shutterstock.com

LA CURA

• A colloquio con

UNA MEDICINA INTERNA EFFICIENTE Fa funzionare l’intero sistema ospedaliero 12

• Assistenza

UNA POPOLAZIONE IN SOVRAPPESO?

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APPROFONDIMENTI

• L'intervista

DEMENZE “È fondamentale la diagnosi precoce”

• Nutri la vita!

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CRISTINA NASI: “Effetti positivi sulla salute delle mamme e dei bambini” 18 L’ASL CN1 SOSTIENE L’ALLATTAMENTO AL SENO Secondo le indicazioni OMS-Unicef 22 ANDANDO INDIETRO NEL TEMPO 25 ALLATTAMENTO E LETTERATURA 26 DOMANDE & RISPOSTE 28 ALLATTAMENTO AL SENO IN AFRICA 30


“Nutri la vita!” 4

VICINO A TE CURARE I TRAUMI Con l'EMDR 31

• Comuni-care

LA CONTINUITÀ ASSISTENZIALE

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ILEO PARALITICO: MASTICA CHE TI PASSA!

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• Terre fertili: giovani infermieri a servizio dei cittadini • Accesso e utilizzo dei servizi

CHI NON SI PRESENTA SENZA DISDIRE, PAGA LA PRESTAZIONE 35 COME PAGARE IL TICKET 36

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ISIDE FONTANA: “Sono fatta così e così affronto il mondo” 39 IL MAL D'AFRICA DI CHAUVIE 41 OMAN TRA DESERTI E ROSE Secondo la tradizione omanita bere acqua di rose fa bene al cuore 43

Una kermesse che ha lo scopo di coinvolgere i diretti interessati, ma anche il vasto pubblico che fa opinione su un tema trascurato da una stampa trascinata nel vortice delle nuove mode. SaluteDintorni promuove anche la campagna “Nutri la vita!”, che intende divulgare i dieci punti della politica dell’allattamento al seno.

TECNOLOGIA E RICERCA

• Ricerca

...DINTORNI

• Storie

• Associazioni

L'A.I.L. E LA LOTTA CONTRO LE LEUCEMIE 44

L’argomento rientra nei programmi ministeriali e degli assessorati regionali alla Sanità, il nostro compito è declinarla sul territorio attraverso un’azione di promozione che aiuti quei servizi (il Consultorio familiare, le Neonatologie…) che si rapportano direttamente con le future mamme o neo-mamme. In questa cornice trova spazio l’evento in programma il 1° ottobre a Saluzzo “Allattamento al seno: chiave per uno sviluppo sostenibile”, con pediatri, psicologi, ostetriche, ma anche esperti che insegnano l’approccio del neonato alla lettura e alla musica.

LE INTERAZIONI FARMACO-CIBO e l’esempio del Warfarin

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Questo numero di SaluteDintorni lancia la campagna aziendale sul tema dell’allattamento al seno.

La testimonianza di due giovani mamme, i ricordi di una balia, gli spunti di riflessione che troviamo nell’arte e nella letteratura, son un invito al lettore per soffermarsi e riflettere sulla sostanza di un tema che, soprattutto le molte evidenze scientifiche di benessere psico-fisico per il bambino e la mamma oltreché i vantaggi per l’ambiente, stanno riportando alla ribalta. Ilario Bruno

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SALUTE...

Alimenti e nutrizione È fondamentale rivolgersi alle sedi del SIAN dell’ASL per ottenere la consulenza di un micologo

ANDAR PER FUNGHI… Con i piedi di piombo La raccolta dei funghi è di frequente un’occasione di grande soddisfazione, in particolare quando è fatta in compagnia e quando la consumazione avviene in sicurezza. Ma se non si è esperti occorre mantenere alta l’attenzione, perché i funghi buoni hanno un elevato numero di sosia velenosi con cui è possibile confonderli. Vi sono poi alcune false credenze tramandate nel tempo: ad esempio quelle per cui i funghi che crescono sugli alberi sono sempre mangerecci, oppure che se sono stati mangiati da parassiti o animali vuol dire che sono buoni, o che i funghi velenosi sono solo quelli che cambiano colore quando sono tagliati o, infine, che occorre diffidare di funghi che hanno un brutto aspetto mentre gli altri sono tutti commestibili. Sono miti da sfatare, privi di qualsiasi fondamento. Bisogna porre attenzione anche ai funghi regalati, se non controllati da un micologo.

Mentre i funghi acquistati sono sicuri, solo se è presente il cartellino di controllo micologico. È possibile, e spesso assolutamente necessario, prima di consumare i funghi raccolti, farli controllare gratuitamente da un esperto micologo, mettendosi in contatto con il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) dell’ASL CN1. Gli esperti micologi, previo appuntamento telefonico, si rendono disponibili presso le sedi del SIAN a visionare i funghi per il riconoscimento delle specie commestibili.

INFO SU: www.aslcn1.it/prevenzione/sian

Precauzionalmente si consiglia di: astenersi dal consumo di specie fungine di cui non si posseggano le dovute conoscenze circa la commestibilità non raccogliere funghi vecchi o in cattivo stato di conservazione (fradici, sporchi di terriccio, contenenti corpi estranei): in questo caso il fungo può produrre sostanze tossiche consumare i funghi dopo cottura. Solo poche specie fungine possono essere consumate crude, ma in questi casi bisogna ricordare che possono verificarsi dei disturbi da intolleranza in soggetti particolarmente sensibili consumare i funghi in modica quantità poiché contengono sostanze (cellulosa e chitina) che rendono l’alimento poco digeribile e non consumare in gravidanza e non somministrare ai bambini non consumare funghi raccolti lungo le strade, vicino a centri industriali e coltivati (pesticidi)

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SALUTE...

Alimenti e nutrizione Se dopo l’ingestione di funghi dovessero insorgere dei disturbi gastroenterici (vomito e diarrea anche dopo 24 ore dall’ingestione) occorre andare con urgenza al pronto soccorso, senza tentare di curarsi da soli (il latte non è un antidoto!), portando con sé tutti gli avanzi di funghi (cotti, crudi, resti di pulizia) attraverso i quali è possibile fare una identificazione delle specie e quindi indirizzare correttamente la terapia più idonea. Nell’ASL CN1 lo scorso anno si sono verificati in autunno, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, 4 episodi di avvelenamento in contesti di consumo familiare. Tutte le persone coinvolte (9 nell’ultimo evento) sono state ricoverate, e in due situazioni l’avvelenamento ha interessato dei bambini. Fortunatamente non si è verificato alcun decesso e per tutti i casi è stata utile la tempestiva consulenza di un micologo del SIAN per il corretto riconoscimento dei funghi e l’analisi delle circostanze di consumo. Come spesso succede, anche in questi casi è stata riscontrata una scarsa conoscenza dei funghi: ad esempio in un caso sono state raccolti come specie eduli funghi non commestibili ed in un altro caso è stato consumato un esemplare del genere suillus a cui, per inesperienza, non era stata asportata la cuticola responsabile di disturbi gastrointestinali. INFO SU: www.aslcn1.it/prevenzione/ sian/sian/funghi/

Sebastiano Blancato

Direttore Sian ASL CN1

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SALUTE...

In viaggio

VACCINO EFFICACE Contro la febbre gialla

Molti Paesi richiedono il certificato di vaccinazione internazionale per consentire l’accesso nel loro territorio. Non esiste un trattamento specifico antivirale per il virus della febbre gialla.

+

La febbre gialla è una malattia virale, causata da un virus, trasmesso all’uomo dalla zanzara del genere Aedes (zanzara tigre) che tende a pungere nelle ore diurne. La maggioranza dei casi si manifesta nell’Africa sub-sahariana, dove la malattia può assumere la forma epidemica nella popolazione non vaccinata ed è endemica anche in alcuni paesi dell’America Meridionale e Centrale. Dal dicembre 2015 è in corso un’epidemia, la peggiore mai verificatasi dal 1986 in Africa, che sta colpendo l’Angola e la Repubblica Democratica del Congo; fino al 4 agosto erano stati segnalati complessivamente 6.136 casi sospetti con 461 morti.

Dal 2015 è in corso un’epidemia in Africa, che sta colpendo l’Angola e la Repubblica Democratica del Congo

6.136

461

Casi sospetti

Morti

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SALUTE...

In viaggio

La febbre gialla può avere un decorso variabile, presentandosi in forme lievi e altre gravi emorragiche che hanno una letalità del 20-50%. La malattia si manifesta, dopo un periodo d’incubazione di 3-6 giorni, con febbre, mal di testa, dolori muscolari, emorragie cutanee e digestive, insufficienza renale e shock. La vaccinazione è raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a tutti i viaggiatori che si recano in Paesi dove vi è un rischio di trasmissione di febbre gialla. Il vaccino è estremamente efficace (quasi 100%) e conferisce l’immunità a partire dal decimo giorno successivo alla vaccinazione. Sulla base di recenti evidenze scientifiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la modifica al Regolamento Sanitario Internazionale entrata in vigore l’11 luglio 2016, ha esteso la validità della vaccinazione da 10 anni a tutta la vita. Pertanto, sia per i certificati esistenti che per quelli di nuova emissione, ai viaggiatori internazionali non potrà essere richiesta una vaccinazione di richiamo contro la febbre gialla come requisito per l’ingresso in un Paese, qualsiasi sia la data di emissione del loro certificato di vaccinazione.

Numerosi Paesi richiedono il Certificato di Vaccinazione Internazionale (di colore giallo) contro la febbre gialla per accedere sul proprio territorio. Si tratta di una misura di sanità pubblica per impedire di introdurre la malattia nei Paesi dove al momento non esiste oppure per contrastarne la diffusione nei Paesi endemici. La vaccinazione non può essere somministrata ai bambini al di sotto dei 6 mesi, ai soggetti con allergia grave alle uova (anafilassi), alle persone con immunodeficienza per effetto di malattie o di terapie, e in altri casi specifici. La vaccinazione non è raccomandata nei bambini di 6-8 mesi e nelle donne in gravidanza o durante l’allattamento. Gli effetti collaterali del vaccino consistono in rare reazioni generali quali mal di testa, dolori muscolari, febbre moderata tra il 5° e il 12° giorno dopo la vaccinazione. Per la vaccinazione e il rilascio del relativo certificato internazionale, i viaggiatori, diretti in aree endemiche per questa malattia, possono rivolgersi ai Centri di Medicina dei Viaggi dell’ASL CN1 autorizzati dal Ministero della Salute (Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo). Salvatore Zito

Servizio Igiene ASL CN1

I sintomi

Febbre

Mal di testa

Dolori muscolari

Emorragie cutanee e digestive

Insufficienza renale

Shock

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SALUTE...

Sicurezza alimentare

TUBERCOLOSI BOVINA Il Piemonte ora è indenne Lo ha riconosciuto la commissione dell’Unione Europea a inizio 2016. Obiettivo fondamentale dal punto di vista sanitario e della valorizzazione del patrimonio zootecnico bovino La tubercolosi bovina è una malattia causata da un micobatterio (Mycobacterium bovis) trasmissibile all’uomo (zoonosi), con un impatto importante anche sul commercio degli animali. Nel bovino si presenta con decorso per lo più cronico con formazione di noduli tubercolari nei linfonodi e negli organi. Si trasmette dall’animale all’uomo (nel quale può causare quadri clinici gravi) attraverso il contatto con animali infetti o con il consumo di latte crudo e derivati. L’eradicazione dell’infezione tubercolare è basata sulla diagnosi degli animali infetti mediante esecuzione della prova tubercolinica, e sull’isolamento e abbattimento obbligatorio dei capi risultati positivi. Il risanamento degli allevamenti infetti ha impegnato i Servizi Veterinari delle ASL e gli allevatori per un periodo di oltre quarant’anni: inizialmente attraverso piani volontari di bonifica sanitaria, successivamente con il controllo obbligatorio dell’infezione negli allevamenti. La qualifica è stata ottenuta dapprima con la progressiva riduzione del numero delle aziende infette, e nella fase terminale con il mantenimento per sei anni consecutivi in tutte le province piemontesi dei requisiti richiesti per l’accreditamento da parte dell’Unione Europea: tutti gli allevamenti di bovini da riproduzione controllati annualmente con la prova tubercolinica, il 99,9% degli allevamenti indenni dalla malattia al termine di ogni anno, e non più dello 0,1% di allevamenti riscontrati infetti annualmente rispetto ai controllati. L’importanza della prevenzione della trasmissione della malattia all’uomo attraverso l’eradicazione della malattia negli animali è testimoniata da questo fatto: dalla maggior parte delle persone con diagnosi di tubercolosi nati dopo l’inizio dei piani di eradicazione dell’infezione negli allevamenti sono stati isolati ceppi di micobatterio diversi da quelli presenti negli animali. Questo significa che diminuendo il numero dei bovini infetti si è ridotto sensibilmente il rischio di infezione nell’uomo da ceppi di derivazione animale. L’accreditamento rappresenta anche un elemento di valorizzazione del patrimonio bovino: il riconoscimento a livello dell’Unione Europea di un livello sanitario più elevato consente una commercializzazione degli animali più agevole.

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SALUTE...

Sicurezza alimentare

Con il riconoscimento comunitario la periodicità dei controlli negli allevamenti è determinata dalla valutazione della presenza dei rischi di potenziale trasmissione dell’infezione, quali ad esempio la frequenza elevata di introduzione di bovini in azienda o il pascolo e l’alpeggio insieme ad altre mandrie; negli allevamenti dove questi rischi sono presenti e significativi la periodicità dell’esecuzione della prova tubercolinica rimane annuale, mentre per le altre aziende il controllo diventa biennale. Anche il test del gamma interferon, eseguito sul sangue prelevato ai bovini e utilizzato insieme alla prova tubercolinica, ha permesso di aumentare la sensibilità diagnostica, cioè la possibilità di individuare tutti i capi infetti presenti in allevamento. Altro strumento importante sono le diagnosi di laboratorio eseguite sul materiale prelevato dai bovini infetti e sospetti infetti avviati alla macellazione, che hanno consentito di confermare le diagnosi in vita con l’isolamento del micobatterio in coltura.

I numeri

390.000

4

194

Nel 2015: oltre 390.000 prove tubercoliniche, con circa 13.000 accessi negli allevamenti

Le stalle risultate infette in Regione sono passate da 4.492 nel 1986 (il 15% di quelle controllate) a 4 nel 2013 (0,04% di quelle provate)

I capi infetti dai 26.982 del 1988 a 194 nel 2013

Giancarlo Bertola

Direttore servizio veterinario Sanità animale 9


SALUTE...

Voci dal consultorio familiare

FINALMENTE NUDI! Il massaggio neo-natale I neonati, distesi su materassini di fronte alle loro mamme, scrutano con sguardo attento un luogo mai visto, percepiscono un ambiente caldo, scoprono il profumo dell’olio e riconoscono quello del latte, ascoltano le note di una musica lieve che attraversa la stanza. E sono… finalmente nudi! Protagonista di un corso di massaggio neo-natale è la pelle, il più vasto organo sensoriale del nostro corpo, mediatore del senso più antico, il primo a svilupparsi nell’utero materno: il tatto. Un corso di massaggio infantile rappresenta un’occasione di nutrimento per i bambini, non del loro ventre ma proprio della loro pelle; è l’occasione per riapprossimarsi a sensazioni perdute bruscamente con la nascita, ma che hanno costituito l’ambiente conosciuto e protetto per la maggior parte della loro vita. Durante il corso, le mamme sono accompagnate in azioni di dedizione completa al loro bambino, alla ricerca di dimensioni di benessere e sicurezza mediate dal tocco, che diviene strumento lenitivo delle tensioni e regolarizzatore delle funzioni respiratorie, circolatorie, gastrointestinali, immunitarie.

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SALUTE...

Voci dal consultorio familiare Grazia, puericultrice del Consultorio familiare: “Numerose mamme arrivano al corso con un senso di grande impotenza di fronte alle coliche gassose del loro bambino, al punto da manifestare vere e proprie difficoltà a interagire con il figlio. Concentrarsi sulle tecniche del tocco e dell’appoggio delle mani consente in poche settimane al bambino e alla mamma di rilassarsi, in modo da gestire adeguatamente gli attacchi, sino a risolverli senza troppo disagio.” Il massaggio neonatale trova infatti indicazioni specifiche per bambini agitati, tesi, con problemi del ritmo sonno-veglia. Il massaggio dell’addome, nello specifico, ha un’azione efficace su stipsi, meteorismo, dolori addominali. Si è rilevato inoltre un valido aiuto nelle situazioni in cui il rapporto mamma-bambino necessiti di particolare sostegno, quali ad esempio nascite pre-termine, ospedalizzazioni, affidi, adozioni. Aggiunge la puericultrice: “Il massaggio è un valido strumento di supporto anche per quelle situazioni che implicano bisogni particolari. Ricordo ad esempio la mamma di un bambino con Sindrome di Down che proprio nella partecipazione al corso di massaggio ha trovato l’occasione di sperimentare nuove forme di prossimità e attaccamento a suo figlio, oltre ad un positivo confronto con altre mamme.” Sostenere attraverso il massaggio neonatale dimensioni sensitivo-motorie e psico-affettive, contribuisce alla tutela di un attaccamento materno in grado di incidere profondamente sul benessere del bambino, sino alla sua stessa biologia. A titolo esemplificativo, si pensi ai recenti studi che hanno dimostrato come la qualità del supporto materno nella primissima infanzia sia predittivo del volume di parti del cervello, come l’ippocampo e l’amigdala, con le relative conseguenze in termini di funzioni (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 2012).

Daniele Nunziato

Psicologo e Psicoterapeuta

I corsi di massaggio neonatale hanno la durata di quattro incontri a cadenza settimanale, sono rivolti a genitori e bambini sino ai 6 mesi di età e si svolgono presso le sedi consultoriali di Saluzzo, Savigliano, Fossano, Mondovì, Ceva, Borgo San Dalmazzo, Dronero e Cuneo.

PER ISCRIZIONI E INFORMAZIONI CONSULTARE www.aslcn1.it/assistenza-territoriale/consultorio-familiare/

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LA CURA

A colloquio con...

UNA MEDICINA INTERNA EFFICIENTE Fa funzionare l’intero sistema ospedaliero Un delicato equilibrio tra tecniche all’avanguardia e gestione di pazienti complessi

Dott. Luigi Fenoglio

A differenza di altre branche specialistiche altamente settoriali e impegnate perlopiù nella soluzione di monopatologie acute, in questo reparto vengono  ricoverati pazienti con riacutizzazione di affezioni croniche, tipicamente con comorbilità, cioè compresenza di più malattie, oltre a soggetti con sindromi di difficile inquadramento (come le febbri di diagnosi non definita). La sfida è, quindi, migliorare il loro benessere tenendo conto delle varie componenti, in modo da ribilanciare lo stato fisico. Un ruolo fondamentale è rivestito da alcune tecniche sofisticate, che la Medicina del Santa Croce applica da anni, fiore all’occhiello a livello nazionale. Lo spiega il direttore del servizio, Luigi Fenoglio, specializzato in Medicina Interna e Medicina dell’apparato digerente, con particolare esperienza nelle malattie del fegato e responsabile del GIC (Gruppo Interdisciplinare Cure) del tumore primitivo del fegato, l’epatocarcinoma. “Abbiamo 60 posti letto, il 9% di quelli ospedalieri, in cui ricoveriamo circa 2.000 pazienti l’anno con una degenza media di 10 giorni, fra le migliori della Regione”.

Quali sono le patologie prevalenti in Medicina?

Al primo posto c’è lo scompenso cardiaco, seguito da setticemia e polmonite. Complessivamente il 30% dei pazienti è oncologico. In un ospedale con Dea di II livello, come il nostro, con circa 80 mila accessi annui, se la Medicina non è efficiente, l’intero sistema si blocca. Molti soggetti poi richiedono l’attivazione di una rete di continuità delle cure per il post ricovero; ciò richiede specifiche competenze relazionali e comunicative.

Utilizzate tecniche innovative? Essendo un’Azienda ad alta specializzazione, sono numerosi i protocolli seguiti e le tecniche all’avanguardia. Tra queste ultime sta dando ottimi risultati la radioembolizzazione dei carcinomi epatici, neoplasia che oggi rappresenta la prima causa di morte nel paziente cirrotico. L’intervento è realizzato mediante una stretta collaborazione tra medicina interna, radiologia interventistica, medicina nucleare, oncologia e gastroenterologia. 12


LA CURA

A colloquio con...

In cosa consiste? Consiste nell’introduzione di particelle di ittrio radioattivo nelle lesioni epatiche, siano esse primitive, epatocarcinoma, che secondarie, in genere a neoplasie del colon. Il paziente in sedazione conscia è sottoposto alla procedura mediante l’introduzione di un piccolo catetere per via femorale, quindi con invasività contenuta. Sono sufficienti 3 giorni di ricovero. L’ittrio rilascia gradatamente radiazioni, che provocano una lenta e selettiva distruzione delle cellule tumorali, realizzando quindi una specie di radioterapia dall’interno.

Quali sono i vantaggi? I risultati sono decisamente buoni, con notevole regressione delle lesioni. Dal 2011 abbiamo sottoposto a tale procedura circa 70 soggetti. La metodica è decisamente più tollerata rispetto alla classica chemioembolizzazione, che ha come tipica controindicazione la trombosi della vena porta. Consente, quindi, di intervenire anche su tumori in fase avanzata, dove fino a pochi anni fa era possibile esclusivamente un trattamento palliativo.

Claudia Cucco

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LA CURA

Assistenza

UNA POPOLAZIONE IN SOVRAPPESO? Un terzo degli italiani. Sovrappeso e obesità condizionano la maggior parte delle malattie croniche non trasmissibili della spesa sanitaria Sovrappeso e obesità sono due termini utilizzati per definire l’entità dell’eccesso di peso facendo riferimento all’Indice di Massa Corporea (IMC), anche conosciuto nella sigla anglosassone di BMI o Body Mass Index. Tale indice, che si calcola con un rapporto tra peso, espresso in chilogrammi, e altezza, espressa in metri, esprime un sovrappeso per valori compresi tra 26 e 30, una obesità per valori maggior di 30. Le persone con un indice maggiore di 30 rischiano di sviluppare una serie di complicanze legate all’obesità sia di tipo metabolico, sia ortopedico e cardiorespiratorio. In Italia oltre il 30% della popolazione adulta è in sovrappeso (circa il

41% degli uomini e il 26% delle donne) e il 10% è obesa. Le Regioni meridionali presentano la prevalenza più alta sia per quanto riguarda l’obesità (Puglia 12.9%, Molise 13.5%) che il sovrappeso (Basilicata circa 40%, Campania 41%). Il fenomeno coinvolge anche la popolazione infantile nella quale lo studio “OKkio alla Salute”, nel 2013-2014, ha evidenziato, nei bambini in età scolare, una prevalenza di sovrappeso del 22% e di obesità di circa il 10%. Tali dati, per quanto in lieve flessione rispetto ad altre valutazioni fatte negli anni precedenti, rimangono elevati quando confrontati con i dati di altri Paesi Europei (aderenti al WHO European Chilhood Obesity Surveillance Initiative).

L’obesità ha un’origine multifattoriale cui contribuisce in modo significativo la componente genetica familiare, ma anche l’errata alimentazione e la sedentarietà. Essa sostiene l’incremento delle malattie croniche non trasmissibili in Italia (diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie, aterosclerosi con le conseguenti malattie cardio e cerebro-vascolari) che, a loro volta, condizionano l’80% della spesa sanitaria. Alcuni autori hanno riportato che i costi sanitari dell’obesità e, ovviamente, delle sue conseguenze in termini di morbilità, si aggirino sui 15 miliardi di euro/anno, i costi per il diabete sugli 8,5 miliardi di euro l’anno. Se consideriamo che l’80% dei pazienti affetti da diabete tipo 2 è in sovrappeso o obeso, ci rendiamo conto delle dimensioni del problema. È necessaria una maggiore consapevolezza del problema nella popolazione adulta e una grande attenzione ai programmi formativi destinati sia agli adulti ma anche ai bambini, al fine di diffondere stili di vita più salutari.

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LA CURA

Assistenza Obesity Day Il 10 ottobre ritorna (è un appuntamento fisso) l’Obesity Day, giornata di sensibilizzazione della popolazione promossa dall’ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) sul problema sovrappeso e obesità. La Struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo sarà in piazza con la collaborazione della Croce Rossa Italiana per diffondere la conoscenza del problema e suggerire i percorsi terapeutici più opportuni. Nello stesso giorno, nel primo pomeriggio, è in programma in ospedale, un incontro con la popolazione. Si parlerà ovviamente del problema obesità e delle sue complicanze. L’iniziativa sarà inoltre affiancata da un evento organizzato con il Comune di Cuneo, l’assessorato allo Sport e la partnership della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) che inviterà la popolazione a una camminata dimostrativa nelle strade della Città. Anche negli ambulatori dell’ASL CN1, presso gli ospedali di Mondovì, Savigliano e Saluzzo sono in programma incontri informativi con la popolazione.

L’obesità secondo P.A.S.S.I. Sul territorio dell’ASL CN1 il 24% della popolazione adulta è in sovrappeso e quasi il 9% obesa. È il dato che emerge dalle interviste telefoniche condotte attraverso l’ascolto dei cittadini di età compresa tra i 18 e i 69 anni con il metodo del Sistema di Sorveglianza P.A.S.S.I. Tra le persone in sovrappeso il 44% ritiene che il proprio peso sia più o meno giusto, mentre tra gli obesi questa percentuale è dell’8%. Oltre il 28% degli intervistati in eccesso di peso riferisce una diagnosi di ipertensione (rispetto al 12% dei sotto/normopeso) e un altro 21% di ipercolesterolemia (16%); il 3% riferisce una diagnosi di diabete, l’11% di malattia respiratoria cronica e quasi il 3% riporta di avere avuto un infarto del miocardio.

Giuseppe Malfi

Direttore S.C. Dietetica e Nutrizione Cinica A.O. S. Croce e Carle 15


APPROFONDIMENTI

L’intervista

DEMENZE “È fondamentale la diagnosi precoce”

Prof. Innocenzo Rainero

Professore, può spiegare qual è la differenza sostanziale tra l’Alzheimer e le altre demenze? La malattia di Alzheimer colpisce in maniera relativamente diffusa tutto il cervello e si manifesta in modo costantemente progressivo. Le altre forme di demenza primaria, quali la demenza a corpi di Lewy o la demenza fronto-temporale, possono manifestarsi con un interessamento prevalente di alcune zone del cervello e con sintomi correlati (ad esempio disturbi del comportamento sociale per atrofia frontale, disturbi del linguaggio per atrofia temporale). Inoltre, nelle demenze non Alzheimer, la progressione della malattia può non essere costante.

Quali sono i principali fattori di rischio per le demenze? Quanto pesa la genetica?

Le demenze sono malattie multifattoriali, dovute cioè all’interazione di fattori genetici con diversi fattori ambientali. I fattori ambientali possono essere modificabili (diabete, ipertensione, obesità, etc.) o non modificabili (età, sesso, etc.). La genetica “pesa” nelle varie demenze con una percentuale variabile tra il 15 ed il 40%.

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APPROFONDIMENTI

L’intervista Attività fisica, attività cerebrale, dieta: quale importanza ha, ciascuna di esse, nella prevenzione della malattia? Tutte le attività elencate, se svolte regolarmente, hanno un effetto protettivo nei confronti della malattia di Alzheimer e delle altre demenze. Una attività cognitiva regolare (studiare, leggere, andare a teatro, etc.) potenzia la cosiddetta “riserva cognitiva” e rallenta di numerosi anni l’età di insorgenza di un deficit cognitivo grave.

Si discute dell’importanza della diagnosi precoce. Quali sono i segnali da prendere in considerazione e quali invece possono essere sottovalutati? Qualsiasi variazione delle funzioni cognitive (memoria, orientamento, linguaggio, etc.) cosi come del comportamento (isolamento sociale, aggressività, etc.) può essere il campanello di allarme dell’inizio di una demenza. È compito fondamentale del medico di famiglia, a cui ci si deve rivolgere in prima istanza, evidenziare precocemente queste anomalie e, in rapporto alla storia clinica del paziente, inviarle allo specialista. La presenza di saltuari deficit della memoria, soprattutto in condizioni di stress, non deve essere sopravvalutata.

C’è anche un’epidemiologia delle demenze. Ci sono aree nel mondo in cui la malattia è più diffusa? E c’è una spiegazione a questo fenomeno? In generale, la demenza colpisce tutto il nostro pianeta, con variazioni nella prevalenza dovute solo al grado di invecchiamento della popolazione. Ci sono alcune regioni che presentano un’aumentata frequenza di alcune forme rare di demenza, per lo più in rapporto a fenomeni di isolamento genetico o di comportamento alimentare.

Oltre alla cura farmacologica, a quali altri interventi si può ricorrere?

Oggi abbiamo a disposizione alcuni farmaci che possono rallentare la progressione di una demenza, farmaci che vanno usati in modo corretto e costante. In aggiunta si deve svolgere attività fisica aerobica regolare (ad esempio, camminare regolarmente), attività cognitiva (leggere, partecipare ad attività culturali) e mantenere una vita sociale attiva. Infine, è possibile attuare strategie di stimolazione e di riabilitazione cognitiva.

Oggi a che punto è la ricerca? La ricerca, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante nella comprensione dei meccanismi responsabili delle diverse malattie che causano demenza. Questo ha permesso anche di sviluppare diverse strategie per la diagnosi precoce di demenza. Purtroppo, la ricaduta terapeutica delle numerose scoperte scientifiche è stata, ad oggi, modesta.

Ilario Bruno 17


APPROFONDIMENTI

Nutri la vita! La percentuale di donne che allatta al seno in maniera esclusiva è alta all’inizio poi decresce per diverse ragioni

CRISTINA NASI: “EFFETTI POSITIVI SULLA SALUTE DELLE MAMME E DEI BAMBINI” L’allattamento materno è il modo naturale di nutrire il piccolo di uomo e rappresenta pertanto lo standard di alimentazione ottimale. Non si tratta semplicemente di un’azione nutritiva: agenti anti-infettivi, cellule staminali, enzimi, molecole con azione ormonale e fattori di crescita fanno del latte materno liquido “vivo”, che svolge azioni importanti nei confronti di diversi tessuti. L’allattamento rappresenta inoltre una occasione unica di vicinanza e di contattato tra madre e bambino.

Dott.ssa Cristina Nasi

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita

Dottoressa Nasi, quali sono le linee guida in materia?

L’organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, come azione di salute pubblica universale, l’allattamento materno esclusivo fino al sesto mese di vita; successivamente, per soddisfare i crescenti fabbisogni del bambino, esso va associato ad una appropriata alimentazione complementare e continua a rivestire un importante ruolo nutrizionale, fino al secondo anno di età ed oltre, finché madre e bambino vogliano proseguire.

Altri vantaggi? L’allattamento costituisce un’azione “ecologica”, in quanto contribuisce ad un minore consumo delle risorse ambientali per la produzione, il confezionamento e il trasporto dei sostituti del latte materno ed alla riduzione della produzione di rifiuti. È un vantaggio economico per le famiglie e anche per la società, sia in modo diretto (attraverso la riduzione dei consumi) che in modo indiretto (in termini di riduzione delle spese mediche).

Quali benefici ne derivano? Ci sono evidenze scientifiche ed epidemiologiche che dimostrano l’effetto dell’allattamento materno nel contribuire alla salute dei bambini e delle madri e di conseguenza nell’apportare benefici per la società e per il sistema sanitario. In particolare l’allattamento materno riduce la mortalità postnatale, le complicanze nei neonati prematuri, il numero di episodi infettivi, i tassi di ricovero ospedaliero. Inoltre migliora la risposta alle vaccinazioni. Per gli allattati al seno è dimostrata una crescita sia di statura sia di peso fisiologica che previene gli squilibri alimentari nelle età successive e le patologie ad essi correlate come obesità, diabete, malattie cardiovascolari. L’allattamento contribuisce inoltre a migliorare la salute materna, con riduzione delle emorragie, dei tassi di tumore della mammella e dell’ovaio e protezione nei confronti dell’osteoporosi e della depressione post-partum.

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L’ASL CN1 sostiene l’allattamento al seno secondo le indicazioni OMS-Unicef 

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita! Qual è la risposta delle mamme italiane? Si può stimare che nei primi giorni di vita cominci ad allattare al seno (anche se in maniera non esclusiva) oltre il 90% delle donne italiane, ma giunga ad allattare esclusivamente al seno alla dimissione dall’ospedale il 77%, a 4 mesi il 31% ed a 6 mesi di vita solamente il 10%.

L’esperienza di due sorelle Sono una mamma di due gemelle, Gloria e Viola, prima del parto non davo così importanza all'allattamento e sinceramente non credevo nemmeno di riuscire ad allattare due bambine contemporaneamente. I primi giorni sono stati molto faticosi, le mie bambine erano molto piccole, si stancavano subito ed erano "attaccate" continuamente. Con l'appoggio di mio marito e di mia mamma sono riuscita ad allattare. All'inizio inserivo ad ogni poppata una piccola aggiunta di latte artificiale, andando man mano a ridurla fino ad oggi dove allatto in modo quasi esclusivo. Grazie all'allattamento sono riuscita a creare un legame "unico e speciale " con ognuna delle mie due figlie, cosa che senza sarebbe stato impossibile. Lucia

Quando al corso pre-parto le ostetriche ci parlavano dell’importanza e della fatica dell’allattamento non capivo…. forse si è troppo proiettate al momento del parto. Ho allattato Ambra a richiesta per sei mesi sia di giorno che di notte… dei primi giorni ricordo la fatica, il dolore al seno e sono certa che senza l’appoggio e il sostegno prima delle ostetriche in ospedale poi del mio compagno e di mia madre a casa avrei abbandonato passando al latte artificiale. Con il passare del tempo io e Ambra diventavamo sempre più esperte e io imparavo a conoscere il pianto della mia bambina che non sempre aveva fame forse voleva solamente stare tra le mie braccia; l’allattamento è stato per me il primo modo di entrare in comunicazione con Ambra e mi ha insegnato cosa vuol dire dedicarsi completamente senza remore; tante volte ho sentito la fatica e solo ora riesco a comprendere l’importanza che ha avuto nel creare il nostro legame perché nel latte non passa solante il nutrimento per il fisico ma anche quello per l’anima. Elena 20


APPROFONDIMENTI

Nutri la vita! Quindi sono poche le donne che proseguono... La percentuale di donne che prosegue l’allattamento al seno decresce nettamente nel tempo; le motivazioni possono essere numerose: scarsa conoscenza e scarsa fiducia nella pratica dell’allattamento; esistenza di difficoltà pratiche; difficoltà nell’ organizzazione della vita familiare o del lavoro; insufficienti servizi di sostegno; insufficiente formazione degli operatori sanitari; pubblicità e pressione commerciale relativa ai prodotti destinati all’infanzia...

La Formazione Nell’ambito dei diversi Dipartimento Materno Infantili sono stati identificati operatori di estrazione ostetrica e pediatrica da addestrare e quindi utilizzare come formatori in un processo di educazione “a cascata” di tutto il personale coinvolto nell’assistenza di madri e bambini, per aggiornare, promuovere e rendere omogenea la cultura relativa all’allattamento. Nell’ASL CN1 sono ad oggi presenti anche 4 formatori che propongono annualmente il corso OMS-Unicef di 20 ore per la formazione dei nuovi assunti e l’aggiornamento del personale sanitario.

Se si rendesse disponibile un nuovo vaccino che prevenisse un milione o più di morti infantili all’anno e che fosse oltretutto poco costoso, sicuro, somministrabile per bocca e non richiedesse la catena del freddo, diventerebbe immediatamente un imperativo di salute pubblica. L’allattamento al seno può fare questo e altro, ma richiede una sua “catena calda” di sostegno – e cioè assistenza competente alle madri perché possano avere fiducia in se stesse e per mostrare loro cosa fare, e protezione da pratiche dannose. Se questa catena calda si è persa nella nostra cultura, o ha dei difetti, è giunto il momento di farla funzionare.

La giornata saluzzese

A warm chain for breastfeeding Lancet, 1994 21


APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

L’ASL CN1 SOSTIENE L’ALLATTAMENTO AL SENO Secondo le indicazioni OMS-Unicef L’allattamento al seno possiede importanti effetti benefici sulla salute del bambino e su quella della madre. Per promuovere e sostenere l’allattamento al seno e aiutarvi a nutrire il vostro bambino:

Tutto il personale che si occupa della coppia mamma-bambino condivide la stessa linea di condotta scritta sull’allattamento al seno.

Durante la gravidanza vi saranno offerte informazioni riguardo i vantaggi e le tecniche dell’allattamento al seno.

Favorite il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita.

Il personale è disponibile ad aiutarvi nel posizionare il bambino e attaccarlo al seno.

Da subito avete la possibilità di rimanere sempre con il vostro bambino, senza interferenze.

Allattate il vostro bambino tutte le volte che lo richiede. V  i spiegheremo come riconoscere i segnali di fame e come sapere se ha preso abbastanza latte. 22


APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

L’allattamento al seno è il benvenuto in ogni spazio pubblico di questa ASL.

Provate da sole ad eseguire la spremitura manuale del seno come vi abbiamo mostrato: vi sarà utile in caso di necessità.

Evitate l’uso di paracapezzoli, succhiotti e tettarelle, mentre il vostro bambino impara a succhiare. Potrebbe interferire con l’avvio dell’allattamento.

I vostri bambini hanno bisogno solo di latte materno per i primi sei mesi di vita. Se, per motivi medici, vostro figlio necessitasse di altri alimenti, vi saranno fornite, dagli operatori, tutte le indicazioni necessarie.

Insieme cercheremo di capire quando il vostro bambino è pronto per i cibi solidi e vi spiegheremo come introdurli. Q  uesto generalmente avviene intorno al sesto mese di vita.

Dopo la dimissione, per un ulteriore aiuto nell’allattamento o  nell’alimentazione infantile, s ono a vostra disposizione i Punti di Sostegno.

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita! La balia: i ricordi di Pierina Bonazza Mia nonna, che compirà 103 anni il prossimo novembre e conserva integre le capacità intellettive, è una miniera di ricordi. Un libro da sfogliare. Ecco quello che mi ha raccontato quando le ho chiesto di parlarmi delle balie che aveva conosciuto. Erano tempi di miseria nera. Molte donne di condizione disagiata, che avevano partorito da poco o avevano perduto il bambino, si offrivano come balie a signore che non potevano o non volevano allattare per non sciupare il loro fisico. Capitava non di rado che qualcuna morisse di parto e allora si cercava una balia per il neonato. Spesso era la levatrice a fare da tramite e cercava donne sane e robuste. Molte volte le balie erano contadine, per cui si dovevano trasferire in città. Il lavoro era amaro, perché ci si staccava dai figli, ma si guadagnava bene e si poteva provvedere alle necessità della famiglia. Qualcuna perdeva il latte, appena arrivata nella casa dove era stata assunta, per il dolore di lasciare i propri cari. Spesso allattava ricacciando indietro le lacrime, perché si credeva che il latte dato piangendo facesse venire le coliche al neonato. Bisognava essere attente a non perderne neppure una goccia, perché se cadeva in terra e lo beveva una formica si poteva perdere per sempre il latte. Vi erano donne generose che facevano gratuitamente la balia a neonati la cui madre era morta nel darli alla luce. Ricordo Amabilia che aveva tanti figliocci. Aveva allattato, negli anni ‘30, anche qualche bambino abbandonato nell’orfanatrofio di Jesi. Mia madre ha fatto la balia diverse volte. La prima volta è stata nel periodo in cui abitavamo a Ripe (provincia di Ancona). Aveva appena perso un neonato, quando le si era presentato un signore molto distinto, un conte di Senigallia, che cercava una balia per la sua bambina perché la moglie non poteva allattare.

Pierina Bonazza ieri e oggi

Mia madre accettò subito, pensando “Ho perso un bambino, posso salvarne un altro”. La piccola Maria restò con noi per molti mesi, io avevo una decina di anni, le volevo bene come se fosse stata mia sorella. Quando mia madre era nei campi, la lasciava in una cesta ed ero io ad occuparmi di lei. Si diventava grandi in fretta allora. Durante la seconda guerra mondiale ho fatto la balia asciutta, cioè mi occupavo del neonato di una famiglia benestante, senza però dargli il latte. Ne avevo pochissimo e a malapena bastava per mio figlio. Il piccolo, già svezzato, era affidato a me per tutta la giornata ed io lo accudivo, gli facevo il bagnetto, gli raccontavo storielle… Per me era una gioia occuparmene, lo facevo con amore, come se fosse stato il mio Fabio, che lasciavo a mia sorella. Ci si affezionava molto ai figliocci, ma l’affetto era ricambiato. Mio nipote Ennio aveva avuto una balia, Giustina, che aveva amato come se fosse sua madre per tutta la vita. Oggi riposano insieme nella stessa tomba di famiglia. Cristina Lo Nigro 24


APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

ANDANDO INDIETRO NEL TEMPO… • DAL 1300 per quasi due secoli le donne indossarono un vestito adatto per l’allattamento, chiamato nel Medioevo “gamurra”, che presentava all’altezza dei seni due fessure verticali, chiuse da lacci. • DAL 1600 in poi la moda aveva spinto la donna ad indossare busti e corsetti che permettevano una maggiore esuberanza dei seni, ma appiattivano in modo molto grave i capezzoli fino a farli rientrare, impedendo così la prosecuzione dell’allattamento. • NEL MEDIOEVO alcuni autori prestarono molta attenzione alla posizione assunta dal lattante contro il seno della madre, per evitare che il naso del bambino venisse schiacciato (il naso schiacciato era chiamato “camuso”). • NEL RINASCIMENTO, sotto le coperte del letto, veniva messo un arco di legno, chiamato arcuccio, che serviva per prevenire lo schiacciamento ed il soffocamento dei lattanti, che le nutrici portavano a letto con sé per poterli allattare durante la notte. • GLI STUDI SCIENTIFICI che dalla fine del 1700 in poi erano stati condotti per studiare il latte materno e gli altri latti di femmina di animali avevano concluso che il latte materno era insostituibile e quello che si avvicina maggiormente, sebbene più povero di sostanze nutrienti, era quello di asina. • SE ROMOLO E REMO fossero davvero stati allattati dalla lupa, Roma non sarebbe esistita. Il latte di lupa contiene infatti ben 90 grammi di proteine per litro: i due storici gemelli sarebbero morti in pochi giorni di intossicazione da proteine e di insufficienza renale grave.

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

ALLATTAMENTO & LETTERATURA “Quel piccolo mostro prese il mio seno e vi si attaccò: e tosto fiat lux. All’improvviso mi sono sentita veramente madre... questo piccolo essere non conosceva assolutamente altro che questo mio seno, non vi era nel mondo che questo piccolo punto illuminato, lo amava con tutte le sue forze, non pensava che a questa fonte di vita, lo raggiungeva per dormirgli sopra, si svegliava per ritornarvi... Far figli è nulla, ma nutrirli significa essere madre ogni momento. Le carezze degli amanti non valgono quelle di due piccoli mani rosse che si sporgono docilmente come per aggrapparsi alla vita”. Honoré de Balzac - Une fille d’Ève

“Qua! Qua! guardate, - si mise a gridare, - ho latte per due! Me lo piglio io, il bambino... Qua! Guardate!”. E cavando il capezzolo di bocca al poppante, sollevando con una mano la mammella, fece sprizzare il latte in faccia alle comari del vicinato che, ridendo e riparandosi con le braccia, si scostarono addossandosi l’una all’altra.” Dalla Novella di Luigi Pirandello - “La balia”

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

“Clara era affascinata da sua figlia... prese in braccio la bambina e non la depose mai, girava con lei attaccata al petto, allattandola di continuo, senza orario fisso e senza preoccuparsi delle buone maniere o del pudore, come un’india. Non voleva fasciarla, tagliarle i capelli, farle i buchi nelle orecchie o assumere una balia perché la nutrisse e tanto meno ricorrere al latte di qualche laboratorio, come facevano tutte le signore che potevano permettersi questo lusso. Non accettò neppure il consiglio della Nana di darle latte di mucca diluito in acqua di riso, perché aveva concluso che se la natura avesse voluto che gli uomini fossero allevati così, avrebbe fatto in modo che i seni femminili secernessero quel tipo di prodotto.” Isabelle Allende - "La casa degli spiriti"

La Nutrice Euriclea riconosce Ulisse: "Tal cicatrice l’amorosa vecchia Conobbe, brancicandola, ed il piede Lasciò andar giù: la gamba nella conca Cadde, ne rimbombò il concavo rame, E piegò tutto da una banda, e in terra L’acqua si sparse. Gaudio a un’ora, e duolo La prese, e gli occhi le s’empiêr di pianto. E in uscir le tornò la voce indietro. Proruppe al fin, prendendolo pel mento: Caro figlio, tu sei per certo Ulisse, Nè io, nè io ti ravvisai, che tutto Pria non avessi il mio signor tastato. Tacque; e guardò Penelope, volendo Mostrar, che l’amor suo lungi non era." Omero - Odissea – Canto XIX ( 574 - 587)

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

DOMANDE & RISPOSTE Tutte le mamme hanno il latte? Il seno delle donne si modifica e progredisce nella maturazione: si parte nella pubertà, con l’aumento delle dimensioni e lo sviluppo della ghiandola mammaria; si passa ai cambiamenti indotti dagli ormoni della gravidanza; si giunge al momento del parto. L’ultimo passo che porta a un’adeguata produzione di latte è rappresentato dalla suzione del bambino la quale induce nella donna gli ormoni che stimolano la produzione e l’emissione del latte: la prolattina e l’ossitocina: perché la madre produca tutto il latte necessario, il bambino deve succhiare spesso e in modo corretto. In alternativa, se il bambino non può o non riesce a succhiare direttamente (è il caso dei bambini prematuri o ammalati) il seno deve essere stimolato e il latte estratto manualmente o con tiralatte.

Quali possono essere le difficoltà ad allattare? I casi di impossibilità alla produzione di latte sono molto rari (la percentuale è stimata intorno al 1% delle donne): ad esempio casi di alterazione di sviluppo o malattie del seno con danneggiamento della ghiandola mammaria, malattie endocrinologiche con alterata produzione ormonale, gravi malattie materne. Esistono però varie problematiche che possono ostacolare e compromettere la fase delicata e faticosa dell’avvio dell’allattamento, il quale può essere inizialmente difficile e faticoso. Se le donne hanno poca fiducia nella propria capacità di allattare e non sono adeguatamente sostenute da operatori esperti è possibile che esse si scoraggino e desistano. Per tale motivo è necessario offrire alle donne un sostegno competente, sia in gravidanza sia nel post-partum.

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita! La donna che allatta deve seguire una dieta particolare? Nonostante gli accresciuti fabbisogni nutrizionali della donna che allatta (è necessario di un aumento dell’apporto di circa 500 calorie al giorno, che corrisponde ad uno spuntino sostanzioso in più nella giornata), non vi sono motivazioni scientifiche solide per suggerire limitazioni o regole dietetiche specifiche. Gli alimenti assunti della madre devono essere di qualità, vari, preferibilmente freschi; la loro varietà sostiene la buona salute della madre; inoltre, influenzando il sapore del latte, sottopone il bambino a una vera e propria educazione alimentare e al gusto. Anche i cibi presentano odore e sapore particolarmente intensi (si pensi a cipolle e aglio...) non sono controindicati. Nella tradizione popolare è attribuito ad alcuni cibi (finocchio, birra...) il potere di stimolare la montata lattea, ma ciò non è chiaramente dimostrato: l’unico elemento che aumenta la lattazione è la stimolazione del seno (se il bimbo succhia efficacemente e frequentemente il seno risponde con una produzione adeguata). Gli alcolici passano nel latte materno e possono danneggiare lo sviluppo del bambino e quindi sono sconsigliati. Deve essere posta attenzione se la madre segue una dieta vegetariana stretta (vegan) che mette il lattante a rischio di carenza di vitamine del gruppo B: in questi casi è necessaria un supplemento di vitamine.

Esistono controindicazioni all’allattamento? Esistono situazioni molto rare in cui l’allattamento è controindicato: malattie materne gravi e debilitanti (AIDS, epatite in atto, malattie tumorali); necessità della madre di assumere farmaci dannosi per il bambino (chemioterapici, sostanze radioattive...); alcolismo e tossicodipendenza; malattie del seno quale l’herpes simplex del capezzolo bilaterale. Inoltre esistono alcune rare malattie del metabolismo in cui i bambini devono assumere latte speciale. La certificazione medica di queste rare condizioni permette, nella Regione Piemonte, la fornitura gratuita di latte artificiale.

Che cos’è il colostro? Il colostro è il primo latte, prodotto dal seno a partire dal settimo mese di gravidanza; la sua produzione continua durante i primi giorni dopo il parto. Ha l’aspetto di un liquido denso, appiccicoso e di colore tendente al giallognolo. Il colostro è perfetto come primo alimento dei neonati, per la maggiore quantità di proteine e vitamina A rispetto al latte materno maturo; inoltre, è lassativo e aiuta il neonato a eliminare il meconio (le prime feci nerastre e appiccicose) e a prevenire l’ittero. È molto ricco di anticorpi e fornisce al neonato una protezione immunitaria.

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APPROFONDIMENTI

Nutri la vita!

ALLATTAMENTO AL SENO IN AFRICA RURALE SUB SAHARIANA Nei paesi con acqua potabile la questione dell’allattamento esclusivo al seno è una scelta della donna, che deve tenere conto del suo modo di vivere. Nelle zone rurali dell’Africa sub-sahariana dove lavora il Comitato Collaborazione Medica - CCM l’acqua non solo non è potabile, ma spesso infestata di parassiti e sicuramente di batteri. Fare bollire l’acqua (procurarsi la legna, l’acqua e farla bollire) è una operazione difficile, ed una volta bollitane una certa quantità non si saprebbe dove conservarla. Perciò l’allattamento esclusivo al seno è importante, perché aggiungere acqua prima dei 6 mesi significa quasi certamente il verificarsi di casi di diarree spesso mortali nel neonato. Se normalmente è consigliato sino al compimento dell’anno, anche alle mamme con AIDS l’OMS raccomanda l’esclusivo allattamento al seno per i primi 6 mesi.

Per quanto riguarda il latte in polvere, il suo utilizzo in quelle realtà ha portato ad un aumento della mortalità e della denutrizione infantile per due motivi: 1) acqua non pulita, quindi diarree; 2) costo del latte in polvere, che portava a dare una dose corretta (quantità polvere/quantità di acqua) di latte al bimbo ad inizio mese, ma che andava via via riducendosi a fine mese quando non c’erano più soldi. Marilena Bertini

Presidente CCM Comitato Collaborazione Medica

Le campagne del CCM per l’allattamento al seno esclusivo hanno quindi lo scopo di fare sopravvivere i neonati; lavoriamo perché le donne africane abbiano più diritti, anche quello di non vedere morire il loro figlio per malattie infettive facilmente prevenibili. PER INFO: Via Ciriè 32/e 10152 Torino, Italia tel 011 6602793 cell. 348 1497226 www.ccm-italia.org/ita/

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VICINO A TE

CURARE I TRAUMI Con l’EMDR É l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, un approccio psicoterapeutico breve e strutturato, efficace per la rielaborazione di eventi stressanti e traumatici Nato agli inizi degli anni ’80 da un’osservazione casuale di Francine Shapiro che si accorse del potere tranquillizzante del movimento alternato degli occhi, questo metodo è stato poi studiato e validato scientificamente. Oggi è ritenuto, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno dei trattamenti di elezione per la cura dei traumi. È indicato per bambini, adolescenti e adulti e può essere applicato non solo per i traumi recenti, ma anche passati. Si lavora generalmente con la singola persona, ma in alcune circostanze si applica in gruppo.

Che cos’è un trauma? L’essere umano è naturalmente predisposto a elaborare gli eventi negativi, ma può accadere che, per la loro gravità o per il loro carattere ripetuto, alcuni episodi diventino soverchianti. Si generano così emozioni troppo intense e immagini che si cristallizzano rendendo il trauma come un’ombra scura che aleggia sulla quotidianità. Nei momenti più inaspettati si possono avere pensieri intrusivi, incubi o intense reazioni emotive rispetto a situazioni che in qualche modo richiamano l’episodio traumatico. Ci sono traumi “maggiori” che si concentrano in un singolo episodio che minaccia l’integrità psicofisica dell’individuo o di una persona a lui/lei cara (violenze, incidenti d’auto, calamità naturali individuali e collettive…), e traumi che, seppur non minacciando l’integrità fisica, sono distruttivi nella loro ripetitività perché generano ferite relazionali, come il maltrattamento e la ripetuta umiliazione. 31


VICINO A TE

Come avviene la seduta EMDR? Dopo un’attenta rivisitazione dell’accaduto e una valutazione di quanto il paziente sia “pronto” per lavorare sul trauma, il terapeuta propone di recuperare il ricordo più disturbante, individuando pensieri, emozioni e sensazioni fisiche correlate. Si avvia poi una rielaborazione tramite i movimenti oculari alternati: tale stimolazione favorisce la connessione fra i due emisferi cerebrali, rendendo possibile l’integrazione e la relativa desensibilizzazione del ricordo. Quest’ultimo non viene cancellato, ma inserito nei corretti circuiti cerebrali, restituendo alla persona un ritrovato senso di sicurezza e padronanza di sé.

L’esperienza dell’ASO S. Croce e Carle Nel Servizio di Psicologia Ospedaliera utilizziamo l’EMDR negli interventi in emergenza sulle vittime di incidenti, violenze sessuali, attentati (ad esempio le vittime dell’attacco terroristico di Nizza), con i pazienti che hanno subìto interventi chirurgici mutilanti, con chi ha subito lutti inattesi o traumatici e con pazienti affetti da patologie croniche in cui sono presenti traumi passati che ostacolano la compliance terapeutica. Spesso, anche dopo poche sedute, vi é un alleggerimento dell’angoscia e un avvio del percorso di recupero psicologico ed emozionale. Proponiamo l’EMDR anche agli operatori sanitari che siano stati coinvolti, nel loro lavoro di assistenza e cura, in situazioni particolarmente complesse che generano vissuti di traumatizzazione vicaria quali la gestione di morti improvvise di neonati o bambini, l’assistenza a pratiche particolarmente toccanti come alcuni espianti di organo da cadavere o la cura a corpi estremamente mutilati. Gemma Falco, Francesca Cavalleri

Servizio Psicologia Ospedaliera S. Croce e Carle

È attivo, in collaborazione con l’Associazione EMDR Italia, un progetto di ricerca per la presa in carico delle gravide che abbiano vissuto in passato eventi traumatici connessi alla gravidanza (morti in utero, lutti neonatali, interruzioni terapeutiche di gravidanza, diagnosi prenatali di malformazioni) o di puerpere in seguito ad un parto traumatico dopo a distacco di placenta.

INFO SU: www.emdr.it

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VICINO A TE

Comuni-care

LA CONTINUITÀ ASSISTENZIALE Come funziona il percorso tra ospedali e ASL CN1 L’obiettivo del percorso presentato sul numero precedente di Salute Dintorni è quello di assicurare all’utente idonea continuità terapeutica ed assistenziale tra ricovero e dimissione. A tal fine viene elaborato un piano di intervento che coinvolge, oltre all’interessato, i familiari, il medico di medicina generale, il servizio sociale e l’unità di valutazione geriatrica. 3 o 4 giorni prima della dimissione, la struttura di degenza identifica il paziente a rischio di ospedalizzazione prolungata o con probabile difficoltà nella dimissione ed avvia segnalazione al Nucleo Ospedaliero Continuità Cure (N.O.C.C.) che previa compilazione di specifica documentazione cartacea, segnala al Nucleo Distrettuale Continuità di Cura (N.D.C.C.) di residenza dell’utente le ipotesi di proseguimento cure. Il piano assistenziale di presa in carico territoriale può comportare: trasferimento presso strutture di Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria o in strutture di post acuzie o riabilitazione o di lungodegenza rientro a domicilio con attivazione diretta delle cure domiciliari segnalazione all’unità di valutazione geriatrica del distretto di residenza rientro o istituzionalizzazione in struttura residenziale.

Qualora vi siano più opzioni, sono tenute in considerazione eventuali preferenze del paziente e/o dei familiari nella scelta della struttura di destinazione. Il percorso è garantito sia all’interno dei presidi dell’ASL CN1 che a livello interaziendale con l’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle. Esistono specifici N.O.C.C. presso le sedi ospedaliere di Mondovì-Ceva, Fossano, Savigliano, Saluzzo. L’integrazione tra servizi e professioni permette una gestione ottimale del paziente tramite appropriatezza degli interventi e impiego ottimale di risorse sia umane sia economiche. Marisa Brignone

Coordinatore infermieristico distretti Cuneo-B.S.D. e Dronero

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VICINO A TE

Terre fertili: giovani infermieri a servizio dei cittadini

ILEO PARALITICO: MASTICA CHE TI PASSA! Come dall’uso del Chewing Gum si può trarre beneficio L'ileo paralitico rappresenta una delle principali complicanze del periodo post-operatorio nella chirurgia addominale2. Esso consiste in un rallentamento o interruzione momentanea della funzionalità intestinale persistente oltre tre giorni dopo l’intervento2. I fattori che influenzano l’insorgenza dell’ileo paralitico sono la manipolazione intestinale, il tipo di anestesia, i sedativi e gli anestetici intra-operatori (oppiodi)1. I principali sintomi sono nausea, vomito, dolore, distensione addominale, stitichezza1, 2. Le tecniche attualmente utilizzate per ridurre il periodo di ileo paralitico possono essere la promozione della mobilizzazione precoce e/o il limitare la somministrazione intravenosa di fluidi1. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche hanno dimostrato come anche il Chewing Gum

favorisca la ripresa precoce della peristalsi a seguito di un intervento di chirurgia addominale2. Nelle ricerche effettuate, è stato rimosso il sondino naso-gastrico nell’immediato post-operatorio e le persone sono state invitate a masticare il Chewing Gum da cinque minuti a un’ora al giorno ad orari prestabiliti della giornata1. Si è dimostrato che il Chewing Gum, simulando il meccanismo della masticazione, stimola la motilità dello stomaco, del duodeno e del retto e, inoltre, favorisce il mantenimento di un ambiente umido a livello buccale2. La masticazione di Chewing Gum potrebbe quindi ridurre il tempo di permanenza in ospedale, in quelle persone che non possono rientrare in programmi di riabilitazione precoce post-operatoria (approccio chirurgico fast-track surgery).1, 2

Bibliografia: 1. Yin Z. Sun J. Liu T. et all. Gum Chewing: another simple potential method for more rapid improvement of postoperative gastrointestinal function. Digestion, 2013; 87(2): 67_74 2. Short V. Herbert G. Perry R. et all. Chewing gum after surgery to help recovery on the digestive system. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015 Studenti Corso di Laurea in Infermieristica: Alessia Pecchenino, Cristina Bertinotti Tutor supervisori: Lucia Buffaldi, Ivana Reale 34


VICINO A TE

Accesso e utilizzo dei servizi

CHI NON SI PRESENTA SENZA DISDIRE, PAGA LA PRESTAZIONE L’ASL CN1 ha dato ufficialmente il via il mese scorso all’iniziativa volta a ridurre i tempi di attesa per le visite e gli esami. In base a quanto previsto dalla normativa regionale, per tutte le prenotazioni ATTIV effettuate dal primo agosto 2016 in poi, i cittadini che non si CALL O DAL 7 L U CENT presentano all’appuntamento e non lo disdicono entro i due ER UNGLIO ICO giorni lavorativi precedenti, sono tenuti a saldare l’intero importo della prestazione, anche se esenti dal pagamento del 0171 0786 00 ticket. Tuttavia, se il cittadino non ha potuto presentarsi all’esame o alla visita per cause di forza maggiore, opportunamente PER IN FORM AZIO DISD NI, P ETTE documentate o comprovate da idonea certificazione, non sarà RENO DI: TAZIO NI E • Visite richiesto il pagamento. La media di posti occupati “a vuoto” specia • Esa listich mi ra e am diolo bulat • Ris si attesta negli ultimi anni intorno al 10%, ciò significa che un gici oriali onan z a m • Me a g n dicin etica a nucle utente ogni 10 ha prenotato la visita ma non si è presentato are Da ef fettua r e non lo ha nemmeno disdetto, non permettendo così ad als sanit arie d i presso le ell’Az strutt “S. C ienda ure roce e Car Ospe tre persone di usufruire di quell’appuntamento lasciato vale” e dalie ra dell’ ASL C N1. cante. Tale atteggiamento, oltre a causare uno spreco delle risorse della sanità pubblica, contribuisce ad aumentare le liste d’attesa quindi, sanzionare chi non si presenta alle visite senza disdire, è un’azione intrapresa con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e renderli più responsabili nel fruire di un servizio di pubblica utilità.

AZIEN DA “S.CR OSPEDA L OCE E CAR IERA LE”

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dal L u dalle nedì al Ve n ore 8 .00 a erdì (esclu lle 18 si fes .00 tivi)

PER LA DISDETTA DELLE VISITE, L’ASL CN1 METTE A DISPOSIZIONE DIVERSI CANALI: Dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 è attivo il servizio di Call Center al n. 0171 078600 (premendo, quando richiesto, il tasto 1) oppure on line sul sito www.aslcn1.it/nc/cosa-fare-per/disdire-una-prenotazione/disdetta-prenotazioni-asl-cuneo-1/ o ancora personalmente presso gli sportelli di prenotazione cassa dei presidi ospedalieri (www.aslcn1.it/azienda/sovrintendenza-sanitaria-del-presidi-ospedalieri/cup/sportelli-prenotazionecassa-dei-presidi-ospedalieri/) o presso gli sportelli di prenotazione cassa dei distretti sanitari (www.aslcn1.it/assistenza-territoriale/ sportelli-cassa-distrettuali/). 35


VICINO A TE

Accesso e utilizzo dei servizi

COME PAGARE IL TICKET 

AZIENDA OSPEDALIERA S. CROCE E CARLE CUNEO

ASL CN1

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Di persona presso gli sportelli cassa distrettuali Di persona: www.aslcn1.it/assistenza-territoriale/sportel- • ospedale S. Croce (ingresso da Via Bassignano,  li-cassa-distrettuali/ piano terra, blocco E) dalle 7.45 alle 17, dal lunedì  al venerdì Presso gli sportelli cassa degli ospedali di Ceva, • ospedale Carle a Confreria (corridoio a sinistra, im Fossano, Mondovì, Saluzzo, Savigliano mediatamente dopo l’ingresso) dalle 8 alle 16.00, www.aslcn1.it/azienda/sovrintendenza-sanitadal lunedì al venerdì ria-del-presidi-ospedalieri/cup/sportelli-prenotazionecassa-dei-presidi-ospedalieri/ Presso le casse automatiche: • ospedale S. Croce, ingresso da via Bassignano, Presso la cassa automatica che si trova in via piano  terra, blocco E Carlo Boggio 12  Per pagare bisogna conoscere l’importo della visita • ospedale S. Croce, primo piano nei pressi della Radiologia e avere un bancomat (non accetta contanti, bancofornire informazioni utili alle persone posta e carta di credito).Questo opuscolo si propone di• ospedale S. Croce, ingresso da via Coppino, piano ai familiari, ai care givers e aipressi visitatori su alcuni analisi aspetti Dopo il pagamento, la ricoverate, cassa rilascia una ricevuta terra, nei del laboratorio organizzativi del nostro Ospedale. composta da due parti che dovrà essere compilata, • ospedale Carlestampato a Confreria (corridoio a sinistra, Si prega, una volta consultato, lasciare questo sul comodino; una parte resta all’utente e l’altra deve essere con- di immediatamente dopo l’ingresso) segnata all’ambulatorioinformiamo, in cui si fa lainoltre visita. che, questo opuscolo può essere scaricato attraverso il Web aziendale (percorso: www.ospedale.cuneo.it → ilpubblicazioni per È possibile effettuare pagamento tramite cassa il cittadino → opuscolo pdf). automatica in contanti o tramite bancomat (non On-line Si segnala che alcuni reparti di degenza possono avere norme particolari; accedendo al sito online.aslcn1.it, sezione “paga- accetta bancoposta o carta di credito). la Carta dei Servizi, presenteBisogna anch’essa sul Web Aziendale, essere in possesso del fornisce promemoria della mento ticket”. notizie più dettagliate. prenotazione effettuata allo sportello (con codice a Vi chiediamo barre). cortesemente di tenere èsempre conto telefoniSe la prestazione stata prenotata delle indicazioni date al personale sanitario a cui prima si può all’accettacamente è necessario procedere far riferimento zione per qualsiasi precisazione. per avere il foglio con il codice a barre. 

La Vostra collaborazione potrà facilitare il lavoro degli operatori sanitari, nel rispetto e nella comprensione dei On-line diritti degli altriaccedendo ospiti. al sito www.ospedale.cuneo.it/index.

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TECNOLOGIA E RICERCA

Ricerca

LE INTERAZIONI FARMACO-CIBO e l’esempio del Warfarin Se si abbina all’assunzione di questo farmaco anticoagulante quella di determinati nutrienti c’è il rischio che si formino trombi o, all’opposto, che vi sia un’emorragia Tra i fattori che concorrono al buon esito di una terapia (età, sesso, peso corporeo, stili di vita, storia clinica, aderenza alla terapia, comorbilità), le interazioni rivestono un’importanza non trascurabile. Oltre a quelle con altri medicinali, sono altresì importanti le interazioni con integratori, prodotti erboristici e alimenti. Le interazioni farmacologiche sono oggetto di attenzione da parte delle aziende farmaceutiche e delle agenzie regolatorie già nella fase di sviluppo di un farmaco. Molte di queste sono evidenziate solo nelle fasi successive all’immissione in commercio quando l’uso del farmaco è esteso a una popolazione più ampia, con diverse patologie e in trattamento plurifarmacologico. Oggi sappiamo che anche cibi e bevande possono influire sull’assorbimento, sulla biodisponibilità (quantità di farmaco che arriva al sito d’azione), sul metabolismo (trasformazione del farmaco) e sull’escrezione del farmaco (eliminazione con urine o feci), rendendolo inefficace, potenziandone la tossicità o portando il paziente a sviluppare effetti indesiderati anche gravi.

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TECNOLOGIA E RICERCA

Ricerca

Il Warfarin è un farmaco anticoagulante a basso indice terapeutico indicato nella profilassi del reinfarto oltre che nella profilassi e terapia dell’embolia polmonare, della trombosi venosa profonda, della tromboembolia arteriosa associata a fibrillazione atriale cronica, a protesi valvolari cardiache meccaniche o biologiche, a trombosi murale intracardiaca, a infarto miocardico acuto. L’azione del Warfarin si basa sull’interferenza con la vitamina K, elemento fondamentale per l’attività dei fattori di coagulazione che sono necessari per la formazione del coagulo. È quindi importante evitare l’assunzione contemporanea di alimenti a rischio di interagire con questo meccanismo d’azione. Gli alimenti che possono dare interazione con il warfarin sono suddivisi in tre categorie: • contenenti cumarinici con un potenziale effetto anticoagulante (il più comune è il sedano); • con proprietà antipiastriniche (più comune è l’aglio); • con proprietà fibrinolitiche (più comuni aglio, ortaggi verdi come i broccoli, cavoli, spinaci, cime di rapa e cavoletti di Bruxelles) Questi alimenti possono potenziare (gruppo 1) o ridurre, fino ad annullare, (gruppo 2 e 3) l’azione del farmaco. Per questo è necessario porre attenzione a non esagerare con l’assunzione di questi nutrimenti. I rischi associati all’interazione Warfarin-cibo/bevande sono quindi sostanzialmente due: ridurre l’attività del farmaco aumentando il rischio di formazione di trombi o aumentarne l’azione, fluidificando troppo il sangue con conseguente aumento del rischio di emorragia. Chi assume un medicinale dovrebbe seguire attentamente le avvertenze contenute nel foglietto illustrativo, le raccomandazioni del medico prescrittore e rivolgersi al medico e/o al farmacista per qualsiasi dubbio che riguardi le modalità di assunzione e le possibili interazioni con cibi e bevande nel corso del trattamento. Con una dieta regolare, equilibrata e, soprattutto, varia, molto raramente si hanno irregolarità nella risposta agli anticoagulanti che dipendano dall’alimentazione. Nessun cibo o bevanda deve essere considerata “proibita” di per sé, ma è necessario prestare attenzione all’assunzione eccessiva di determinati alimenti (ad esempio quelli ricchi di vitamina K) e di alcune bevande al fine di evitare che la cura sia inefficace o che si sviluppino spiacevoli eventi avversi.

Sara Fia

Farmacista Borsista Specializzata ASL CN1

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Storie

ISIDE FONTANA: “Sono fatta così e così affronto il mondo” Iside Fontana, classe 1970, è laureata in Scienze biologiche e lavora nell’ASL CN1 come amministrativa a Mondovì, presso il servizio di Psicologia. In passato ha lavorato al Centro di riabilitazione visiva di Fossano. La sua storia clinica inizia in età pediatrica, con la vista che si è andata a deteriorare nel tempo fino quasi alla cecità.

Iside, iniziamo partendo dalla terminologia: è politicamente scorretto il termine “cieco”?

C’è questa moda del politicamente corretto, ma personalmente cercherei di chiamare le cose come sono: cieco non è un termine brutto, non vedente è solo un sinonimo. In termini legali io sono cieca parziale (ventesimista): vuol dire che l’occhio che ha la migliore prestazione vede meno di un ventesimo di un occhio normale… in pratica quasi nulla.

Ti capita di sentirti chiedere “ma quanto vedi?”

È difficile rispondere a questa domanda, mi viene da rispondere “che ne so di come vedi tu”. Le persone che vedono hanno una percezione di tipo on/off, acceso o spento, perché l’esperienza di non vedere per un vedente è bendarsi. C’è chi ha il campo visivo sporcato da luci, guizzi, macchie, chi ha il campo visivo ristretto oppure chi ha visione solo periferica, ci sono tantissimi modi diversi di vedere male.

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Storie Per gli spostamenti come fai? Uso il bastone bianco. Da sola, mi muovo solo su tragitti che conosco, so cosa mi aspetta, a parte gli imprevisti. Non potendo contare sul visivo, l’attenzione è concentrata maggiormente sull’udito e sul tatto. Non è che uno senta di più, soltanto ha maggiore attenzione agli stimoli sonori, attraverso quelli ci si orienta nell’ambiente, è questione di esercizio.

Qualche aneddoto? Ci sono le persone che ti vogliono aiutare, ma non hanno idea di come fare, uno apprezza l’iniziativa ma a volte bisogna dire di no perché possono metterti pure nei pasticci. Oppure capita regolarmente che, quando scendo dall’autobus sul piazzale della stazione, devo andare prima avanti e poi indietro per cercare dei punti di riferimento e attraversare in sicurezza la strada: più di una volta mi hanno detto “guardi che si è sbagliata” oppure mi chiedono se mi sono persa. Capisco che uno butti un occhio se ti vede col bastone bianco…

“Guardi che…”, “butta un occhio”, ci sono tantissimi modi di dire che richiamano alla vista. Questo perché fanno parte della nostra cultura, anche un cieco ti dirà “arrivederci” al momento dei saluti. Più difficile capirsi quando si usano i termini visivi in senso proprio, tipo “guarda laggiù quell’albero”: sul piano letterale è diverso se ti chiedono prestazioni visive oltre le tue possibilità.

Hai mai pensato ad avere un cane guida? Non ho mai avuto esperienze dirette, ma ogni tanto mi viene da pensarci. È una grande responsabilità su un altro essere vivente, mi richiederebbe un impegno che non mi sento di mettere in campo.

Usi delle tecnologie particolari? Al computer uso dei software ingrandenti che me lo rendono accessibile. Non sono molto “tecnologica”, l’educatore tiflologo (figura specializzata per l’aiuto educativo alle persone ipovedenti, ndr) al centro di riabilitazione visiva insiste che mi prenda uno smartphone, ma al momento uso un normale telefono a tasti, con una sintesi vocale che mi dice cosa c’è scritto sullo schermo.

Posso chiederti se con la tua limitazione visiva ti senti malata? C’è l’aspetto di malattia agli occhi, che cerco di curare, ma l’esito di quella malattia è una condizione permanente. Devi accettare che tu sei fatto così e in quel modo imparare a vivere e stare al mondo. L’importante è uscire dal taglio mentale dell’essere malato, altrimenti non riesci ad affrontare la vita. Se pensi di essere malato e imposti la tua vita in quella direzione, non ne esci vivo. Devi arrivare alla condizione di dire “sono fatta così e così affronto il mondo”. Giorgio Giuliano

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Storie

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IL MAL D'AFRICA DI CHAUVIE

L’esperienza in Mauritania di un giovane fisico del S. Croce che è membro dello IAEA

Il mal d’Africa è una sensazione che nasce dal profondo dell’animo quando ritorni a casa e ti assale invadendo le tue membra. È inspiegabile, ma fa parte della magia di quel popolo e delle sue abitudini.

Stephane Chauvie introduce così la sua esperienza a Nouakchott, capitale della Mauritania, con circa 4 milioni di abitanti, ma la cruda realtà è tutt’altro che romantica, perché in quello stato esiste ancora la schiavitù per circa l’1% della popolazione. Chauvie è un giovane fisico, specializzato in fisica medica, svolge l’attività di direttore facente funzione della struttura semplice di fisica sanitaria dell’Ospedale S. Croce e Carle di Cuneo. La sua esperienza in materia di radiazioni gli ha permesso di diventare nel 2014 membro dello IAEA (International Atomic Energy Agency), un’agenzia nata nel 1957 con lo scopo di promuovere l'utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l'uso per scopi militari. 41


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Storie Questo viaggio fa parte di un progetto?

“In seguito alla decisione dello IAEA di donare una gamma camera SPECT/CT all’Ospedale di Nouakchott sono stato scelto per aiutare a calibrare gli strumenti, a creare protocolli di acquisizione, iniziare un percorso di radioprotezione e smaltimento dei rifiuti radioattivi e, soprattutto, insegnare a gestire le problematiche legate al software essendo privi di assistenza tecnica”.

A cosa serve l’apparecchiatura? “L’età media del paese si aggira sui 45 anni e nel tentativo di aumentarla si sta cercando di sensibilizzare la popolazione alla medicina per evitare che i pazienti si presentino in ospedale con patologie in uno stadio troppo avanzato. Questa macchina, con l’ausilio di alcune sostanze leggermente radioattive, ha lo scopo di permettere al medico nucleare di fare diagnosi e capire a quale stadio si trovi la malattia per aiutare l’oncologia a effettuare la terapia più indicata”.

Lavorando in questo gruppo vi sono stati episodi significativi?

“Uno degli ultimi giorni, durante il lavoro, mi è stato fatto notare la personale disponibilità nei loro confronti nonostante fossi di una religione e cultura diversa. Questo, a sottolineare che siamo semplicemente uomini al servizio della sanità senza distinzione di sesso, razza o religione”.

Sono a conoscenza di un suo imminente viaggio a Dakar, può illustrarci brevemente quale sarà il progetto?

“Riguarderà l’adeguamento alle norme di radioprotezione di due Medicine Nucleari di Dakar allo scopo di poter mettere in sicurezza sia i pazienti sia gli operatori esposti”. Paolo Dutto

Il dipartimento radiologico locale ha altre apparecchiature?

“C’è una Tac e un Acceleratore Lineare che viene utilizzato in radioterapia per curare i tumori con le radiazioni ad alte energie. C’è da augurarsi che i vantaggi di una diagnosi precoce possano servire per allungare la prospettiva di vita”.

È stato affiancato da un’équipe? “Sono stato piacevolmente accolto da un medico, sette tecnici di radiologia e tre fisici desiderosi di imparare nuove nozioni”.

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Storie

OMAN TRA DESERTI E ROSE Secondo la tradizione omanita bere acqua di rose fa bene al cuore Cristiana Lo Nigro racconta la sua esperienza di viaggio e il segreto dell’acqua di rosa Oman: Paese magico e intrigante dai mille volti e dalle mille sorprese, che recentemente ho visitato. Mi aveva incuriosito il padiglione Expo dedicato al Paese, dove per la prima volta ho ammirato in tutto il loro splendore le rose della Montagna Verde (Hajar). Infinitamente superiore l’emozione di percorrere i sentieri di Jabal Akhdar, la parte più alta del massiccio di Hajar. Sembra un miraggio, a 2.000 metri sul mare, in una zona arida, scoprire intere terrazze fiorite e migliaia di cespugli di rose dall’intenso profumo (Rosa damascena, la regina delle rose). I souk sono tutta un’esplosione di colori e profumi inebrianti. Sugli scaffali si trovano spezie di qualsiasi tipo: incenso, petali di rosa, chiodi di garofano, cumino, coriandolo e officinali di cui la medicina tradizionale fa largo uso, bevande ed elisir di dolcezza paradisiaca ottenute dalla distillazione delle rose, che secondo la tradizione, fanno bene al cuore. Gli abitanti dei villaggi distillano l’acqua di rosa («attar»), seguendo un procedimento antichissimo: i petali, raccolti al mattino presto, vengono messi a riposare in una ciotola di argilla (borma) per 90 giorni. All’interno di essa vi è un piccolo recipiente di metallo, mentre l’apertura è coperta da un altro recipiente di metallo pieno di acqua fredda. Una volta che il borma è sul fuoco, si condensa nel recipiente più piccolo il distillato di acqua di rose. L’acqua di rose sembra racchiudere, dal tempo delle Mille e una notte, segreti di salute e di bellezza. Grazie ai suoi principi e all’elevato contenuto di vitamine (in particolare C, B ed E), ha effetti antinfiammatori e decongestionanti; stimola il sistema immunitario e nervoso, combatte l'invecchiamento e aiuta la guarigione delle ferite. Inutile dire che sono rientrata in Italia con la mia provvista di Attar. Cristiana Lo Nigro

L’acqua di rose sembra racchiudere, dal tempo delle Mille e una notte, segreti di salute e di bellezza 43


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Associazioni L'associazione Nasce in memoria di Paolo Rubino, morto di leucemia oltre vent'anni fa

L'A.I.L. e la lotta contro le leucemie Nel 1994 la leucemia ha strappato loro il figlio Paolo, appena ventenne. Il dolore e la disperazione non hanno impedito a Elda Savio e Piero Rubino di creare qualcosa di grande. Nel ‘99 hanno fondato la sezione cuneese dell’A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie) intitolata proprio a “Paolo Rubino”.

Cosa offrite?

Miranda Ciravegna Segretaria A.I.L. di Cuneo

Che cos'è l'A.I.L.? Miranda Ciravegna, segretaria dell’associazione presieduta da Elsa Morra, spiega: “Siamo un importante riferimento per la lotta contro i tumori del sangue, cosiddetti tumori liquidi: leucemie, linfomi e mieloma. Fortunatamente, sono sempre più guaribili, ma richiedono un percorso terapeutico protratto e difficilmente prevedibile, soprattutto laddove si giunga al trapianto del midollo. Ci occupiamo dei malati e dei loro familiari, che nei lunghi mesi di ospedalizzazione vedono stravolta la loro vita. L’Ematologia del S. Croce è l’unico centro della Provincia tecnologicamente attrezzato per la cura di queste malattie. Ha un bacino d’utenza di circa 600 mila persone, in un territorio per un terzo costituito da vallate. Durante il ricovero è fondamentale la presenza di parenti e amici accanto al paziente, soprattutto per l’aspetto psicologico. Decine di giorni in isolamento nelle camere sterili e pesanti cure colpiscono profondamente il corpo e la mente.

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In ospedale prestiamo assistenza materiale, burocratica e psicologica a malati e parenti. Il vero sollievo sono, da oltre 10 anni, le case A.I.L.: due alloggi in via Schiaparelli e uno in via Bassignano, con un totale di 14 posti letto, dove i familiari dei malati provenienti da fuori Cuneo possono soggiornare gratuitamente. L’A.I.L. sostiene la ricerca con borse di studio e acquisto di strumentazione sanitaria per l’ospedale e ha finanziato, con 110 mila euro, la progettazione del nuovo reparto di ematologia. Cucco Claudia

Per aiutare l'A.I.L.: Come volontari Contributi (anche di modesta entità): IBAN: IT16 S 06906 10200 000000000351 Devolvendo il 5 per mille: C.F. 80102390582 Acquistando bomboniere, uova di Pasqua, stelle di Natale. PER INFO: via Schiaparelli 23 - Cuneo dal lunedì al venerdì in orario 8.30-13 e 14-17.30 Tel.: 0171 695294 o 335 294369 info@ail.cuneo.it www.ail.cuneo.it

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