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RAVENNA

MENSILE DI INFORMAZIONE SU SALUTE E BENESSERE - N. 11 - NOVEMBRE 2015

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INTERVISTA A

PAOLO

CREPET

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LA

SCELTA DEI VEGANI

- CRESCERE UN FIGLIO

IN FAMIGLIE OMOGENITORIALI

SEGUICI SU

Salute Dieci Pi첫

- GIUSEPPE BIFFI (CENTENARIO) - LE CAR-T CELLS - OCCHI E TIROIDE - COME VEDONO GLI ANIMALI


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Spesso è ciò che non si vede a fare la differenza… Da 60 anni sanitaria romagnola e' specialista nella realizzazione di plantari personalizzati, ortopedici e per uso sportivo. Una buona performance sportiva parte, infatti, proprio dai piedi. Ciclisti, podisti, calciatori, tennisti, atleti professionisti e amatoriali, possono trarre grande beneficio e giovamento da una corretta postura. Per questo Sanitaria Romagnola propone un esame specifico con apposite solette baropodometriche inserite all'interno delle proprie scarpe sportive. Queste solette sono collegate ad una piccola centralina che, semplicemente fissata in cintura al paziente, permette di eseguire la valutazione in piena libertà: direttamente in sella alla propria bicicletta, durante una camminata, un salto o qualsiasi altro movimento. Le solette rilevano le pressioni esattamente per quelle che sono durante l’atto sportivo evidenziando eventuali vizi o problematiche posturali. Al termine della valutazione i dati raccolti vengono scaricati in un computer ed esaminati con l’esperto: a questo punto sarà possibile stabilire se è necessaria la compensazione con un’ortesi che verrà eventualmente creata su misura per l’atleta. Il risultato che si vuole ottenere è quello di far acquisire allo sportivo maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo: che si tratti di attività agonistica o amatoriale è fondamentale conoscersi non solo per migliorare le proprie prestazioni ma soprattutto per evitare dolori, traumi ed affaticamento. Spesso è ciò che non si vede a fare la differenza. Per appuntamenti e ulteriori informazioni Negozio - Tel. 0545.23669 - info@sanitariaromagnola.it Max - Cell. 335.7848072 - Federico - Cell. 335.6363355

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Salute Dieci Più

Nr. 11 - NOVEMBRE 2015 - www.salute10piu.it

SALUTE

2 LE PIANTE DEL BOSCO Dott.ssa Maria Nives Visani INFANZIA

5 DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA… Dott.ssa Antonietta Pace SOCIETA’

8 FAMIGLIE OMOGENITORIALI E FIGLI Intervista a Roberta Rossi, Presidente FISS CIBO E STILI DI VITA

10 LA SCELTA DEI VEGANI Evelina Tabanelli VACCINAZIONI

15 ANTITETANICA Dott. Andrea Baldisserri IL PERSONAGGIO

16 PAOLO CREPET Intervista di Tiziano Zaccaria LONGEVITA’

18 GIUSEPPE BIFFI - L’ultracentenario di San Potito di Tiziano Zaccaria ONCOLOGIA

21 COSA SONO LE CAR-T CELLS Dott. Alfonso Zaccaria OCULISTICA

24 OCCHI E TIROIDE: POSSIBILI PATOLOGIE Dott.ssa Margherita D’Amato ESTETICA

26 ADDIO ALLE BORSE SOTTO AGLI OCCHI di Anna Danieli OTORINOLARINGOIATRIA

28 IPOACUSIA - Diagnosi, sintomi e possibili soluzioni Dott. Andrea Costa NATURA

30 LA VISTA DEGLI ANIMALI Dott. Ugo Cimberle SALUTE 10+ - Anno 5 - N. 11.2015 - Aut. Trib. Ravenna n. 1381 del 23/11/2011 - www.salute10piu.it

Proprietà, redazione e realizzazione - Multiservice sas: via A. Gnani, 4 - 48124 Ravenna Tel. 0544.501950 - multiredazione@linknet.it - Direttore responsabile: Spada Gabriele Stampa: Modulgrafica Forlivese - Forlì (FC) - www.modulforlivese.it


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SALUTE

LE PIANTE

DEL BOSCO

Un aiuto per rinforzare le nostre difese durante la stagione fredda.

È indicato nell’artrosi della colonna vertebrale, dell’anca e del ginocchio, nell’osteoporosi menopausale e senile, oltre che nei fenomeni artralgici delle piccole articolazioni di mani e piedi, e nelle fratture ossee. Dott.ssa

Maria Nives Visani

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L’abbassamento delle temperature e le piogge autunnali sono preludio di attacchi al nostro sistema immunitario, che spesso si lascia sopraffare da virus e batteri, ma non solo. In questa stagione infatti si fanno sempre più sentire i problemi al sistema osteoarticolare, con artralgie localizzate in varie parti del corpo.

La fitoterapia… …interviene con un macerato glicerico ottenuto dalla macerazione delle gemme del Pinus Montana, chiamato anche Pino Mugo, che appartiene alla famiglia delle Conifere. Si tratta di una pianta di piccole dimensioni, che possiede una cima a forma di piramide. Il macerato glicerico di gemme di pino vanta proprietà di stimolo della crescita del tessuto cartilagineo ed osseo, ma è in grado anche di diminuire il colesterolo totale. 2

Il macerato di Pino può essere associato a quello di Abete Bianco o Abies Pectinata, altra conifera delle famiglia delle Abietacee di cui si utilizzano le gemme. L’Abete Bianco cresce nei boschi montani, può raggiungere altezze notevoli ed è molto longevo. Il gemmoderivato di Abete è particolarmente indicato

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per le sue proprietà remineralizzanti e di stimolo alla crescita. È indicato nelle problematiche di ritardo di consolidamento delle fratture ossee, nell’osteoporosi e nella carie dentaria. Sembra essere utile per prevenire e migliorare gli episodi di gengivostomatite (afte ed altre infiammazioni). Per la sua attività sui tessuti linfatici, è utilizzato per prevenire gli episodi di rinofaringiti ricorrenti, otiti, bronchiti ed ipertrofia tonsillare.

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Sembra stimolare l’appetito ed essere utile nell’anemia, perciò è un valido aiuto soprattutto nella stagione invernale in bimbi che hanno ritardi di crescita staturo-ponderale, inappetenza ed episodi recidivanti di raffreddori.

Un valida sinergia… …all’abete bianco nella prevenzione e cura delle malattie invernali, è data da altri due alberi presenti nei nostri boschi: la Betulla o Betulla Pubescens, e il Carpino o Carpinus Betulus, entrambi appartenenti alla famiglia delle Betullacee. Della Betulla Pubescens si utilizza il macerato glicerico di gemme, per la sua attività immunomodulante e remineralizzante oltre che drenante e tonica. Il macerato di gemme risulta indicato nelle infezioni recidivanti delle vie aeree, nei processi febbrili e nelle gengivostomatiti, mentre il macerato di scorza di radici e di giovani radici si utilizza nell’Ipercolesterolemia, nell’Iperuricemia e nella regolazione della seborrea del cuoio capelluto. L’azione “tonica” utilizzata nella diminuzione della libido, nell’impotenza e frigidità è data dalla macerazione degli Amenti, che sono delle infiorescenze a grappolo.

CARPINO

Il macerato di gemme di Carpino è utilizzato soprattutto per la sua azione su bronchi, seni paranasali e rinofaringe, perciò è indicato in situazioni acute di sinusite, sindromi respiratorie caratterizzate da tosse e bronchiti. Da osservazioni fatte sperimentalmente si è visto che è in grado di aumentare le albumine e ridurre le alfa1 e alfa2 (proteine globulari del plasma) e le gammaglobuline; ha inoltre azione di stimolo sulle piastrine per il suo organotropismo sul midollo osseo.

GEMMA DI FRASSINO

Il macerato di gemme del frassino… …anche se non direttamente legato all’azione sulle malattie invernali è particolarmente utile nel drenare e ripulire la

nostra matrice extracellulare da tossine acide agendo sul metabolismo delle purine (sostanze organiche azotate presenti in tutte le cellule viventi). Per questo è utile nella cura della Iperuricemia (responsabile della Gotta) e nel facilitare la diuresi. L’eliminazione delle tossine dalla matrice è la base fondamentale di una buona risposta ai medicamenti.

Conclusioni e indicazioni utili Questi gemmoderivati si utilizzano in gocce generalmente in acqua e vengono assunti circa un quarto d’ora prima dei pasti una o due volte al giorno, anche in associazioni sinergiche. Se si tratta di un utilizzo in tempi lunghi, è bene interrompere l’assunzione dopo circa tre settimane e riprenderla dopo una settimana e ripetere il ciclo di almeno due-tre volte. I macerati glicerinati sono molto utilizzati anche in pediatria dopo i tre anni di età per il loro basso grado alcoolico, si ottengono infatti per estrazione da gemme fresche con soluzioni idroFINE alcoliche-gliceriche.

Il miele di Manuka della Nuova Zelanda:

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Questo miele è riconosciuto dai medici come una valida alternativa alle forme convenzionali di medicina. È un potente e naturale antibatterico, antivirale, antiossidante, antisettico, antinfiammatorio ed è un validissimo vaccino naturale ma anche un ottimo rimedio in caso di mal di gola, raffreddore e tosse ricorrente. Sulle ferite crea un ambiente di guarigione che permette alle nuove cellule della pelle di crescere a filo della ferita, prevenendo

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INFANZIA

LOGOPEDIA e DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA E DISCALCULIA: cosa fare quando si manifestano.

Le aree indagate dal logopedista durante la valutazione degli apprendimenti scolastici sono pertanto quelle linguistico-letterarie e quelle logicomatematiche.

Antonietta Pace

Logopedista Cell. 339.7196006 E-mail: paceantonietta@libero.it

Una difficoltà di lettura e scrittura può essere la conseguenza di uno “svantaggio”, può far parte di un quadro clinico più ampio, può essere la conseguenza di un disturbo non risolto, può costituire un disturbo settoriale (DSA). I Disturbi Specifici dell'Apprendimento della lettura, scrittura, calcolo (DSA) sono stimati mediamente intorno al 5 - 7 % della popolazione scolastica. Il logopedista, in equipe multidisciplinare, aiuta nella diagnosi di tali difficoltà.

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia… …possono manifestarsi tutte insieme nel bambino, in maniera combinata tra loro (ed è il caso più frequente), oppure possono comparire isolatamente. Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit della componente fonologica del linguaggio, non appropriato in rapporto alle abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica.

Prima la diagnosi Durante la fase valutativa si procede in primis con la raccolta anamnestica tramite colloquio con la famiglia ed il bambino. Vengono ripercorse tutte le tappe dello sviluppo e si prende nota degli eventuali indici predittivi che possano fungere da campanello d'allarme per un DSA (disturbo settoriale).

E' importante porre la giusta attenzione al vissuto del bambino e al suo contesto familiare in vista di una completa valutazione per il bambino stesso, la fami»SEGUE glia e la scuola.

Barbara

EDUCATRICE CINOFILA Iscritta APNEC (Associazione Nazionale Educatori Cinofili)* Istruttore di Huntering di III° livello Federcinofila

»Lezioni individuali di educazione di base, anche a domicilio. » Attività di huntering (obbedienza, traccia e riporto)

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Dott.ssa

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di trattamento logopedico, anche come supporto per la scuola e la famiglia. La presenza, inoltre, in equipe dell’optometrista e dell’ortottista aiuta ad escludere eventuali deficit visivi. Ove se ne riscontra necessità un mirato training visivo può facilitare oltretutto il lavoro del logopedista sugli apprendimenti scolastici.

Si procede successivamente alla valutazione delle competenze linguistiche/comunicative (se necessario) e si indagano le diverse abilità scolastiche. In particolare si svolgono dei test mirati a valutare le abilità di lettura; ortografia; conoscenza numerica, abilità aritmetiche, risoluzione dei problemi; grafia.

Cosa monitorare in particolar modo?

Nella lettura… …vengono valutate la comprensione, la correttezza e la velocità.

Attraverso dei dettati si reperiscono informazioni utili sulla grafia e sulle difficoltà ortografiche. Le competenze matematiche vengono valutate in base ai parametri di conoscenza numerica, accuratezza, operazioni scritte, tempo impiegato. In base all'età del soggetto ed alle difficoltà riportate si decide poi se fare indagini più approfondite o meno.

Non viene ovviamente dimenticata l’importanza della comunicazione con la scuola. Vengono infatti programmati ed organizzati anche colloqui con gli insegnanti per aiutare quanto più possibile il bambino e la famiglia nella quotidianità. Una volta ultimata la fase valutativa si programma, ove necessario, un percorso logopedico mirato ad aiutare il bambino nelle sue specifiche difficoltà e si mettono in atto con la scuola tutte le strategie utili, come ad esempio l’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi.

Dove si colloca il lavoro d’equipe? Il logopedista non può fare diagnosi da solo, per cui è indispensabile lo stretto contatto con psicologi esperti che aiutino la completezza d’indagine valutativa. Il continuo contatto tra queste due figure professionali risulta inoltre indispensabile anche durante tutta la fase

Di seguito vengono riportati alcuni piccoli consigli su cosa poter osservare nello specifico nei bambini. SCUOLA DELL’INFANZIA Intorno ai 4 anni difficoltà di linguaggio (confusione di suoni, frasi incomplete, sintassi inadeguata, ecc.); Inadeguata padronanza fonologica (es. sostituzioni di lettere, omissioni di lettere e/o parti di parola, parole usate in modo inadeguato al contesto, ecc.); Difficoltà nell’eseguire esercizi metafonologici (es. giochi di rime, riconoscimento delle sillabe iniziali di parola, ecc.); Difficoltà ad imparare le filastrocche; Difficoltà di attenzione; Manualità fine difficoltosa.

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SCUOLA PRIMARIA Difficoltà evidente di copia alla lavagna;

Difficoltà ad utilizzare armoniosamente lo spazio del foglio;

Inadeguata distanza dal testo e postura particolare nel leggere;

Disgrafia (macroscrittura e/o microscrittura);

Disgrafia (macroscrittura e/o microscrittura);

Difficoltà a memorizzare le procedure delle operazioni aritmetiche;

Lettere e numeri scambiati (31/13; p/b; sc/cs) e/o sostituzione di suoni simili (p/b; t/d; m/n; r/l; s/z);

Difficoltà a ricordare gli elementi geografici, le epoche storiche, le date degli eventi;

sospetto, mettersi in osservazione assieme ai colleghi. Se le difficoltà continueranno a presentarsi, chiedere un incontro con i genitori ed eventualmente aiuto a chi di competenza; Fargli usare, dove necessario, gli strumenti compensativi (tabelle, mappe concettuali, calcolatrice, registratore, personal computer con correttore ortografico).

Difficoltà di attenzione.

Cosa fare a casa e a scuola per aiutare gli alunni? Difficoltà nei suoni difficili da pronunciare (chi/che; ghi/ghe; gn/gl);

Incoraggiare il ragazzo e lodarlo, condurre ogni sforzo per costruire la fiducia in sé;

Cosa non fare Trovare qualcosa in cui riesce bene;

Problemi con le doppie; Punteggiatura inadeguata o ignorata; Difficoltà ad imparare l’ordine alfabetico, usare il vocabolario ed imparare le tabelline. SCUOLA MEDIA SUPERIORE Distanza dal testo e postura particolare nel leggere; Perdita della riga e salto della parola in lettura;

Evitare di far leggere ad alta voce (se vuole leggere non impedirglielo);

Assegnare meno compiti: ad es. fargli usare testi ridotti non per contenuto ma per quantità di pagine;

Non correggere "tutti" gli errori nei testi scritti;

Valutare il contenuto del lavoro scritto, non l'ortografia;

Non dare liste di parole da imparare a memoria;

Valutare le risposte orali; Fargli capire che comprendete le sue difficoltà senza compatirlo; Se non ha una diagnosi, e si ha un

Evitare di fargli ricopiare il lavoro svolto; Non paragonarlo agli altri; Evitare di definirlo lento, pigro, svoFINE gliato o stupido.

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SOCIETA’

CRESCERE UN FIGLIO IN

FAMIGLIE OMOGENITORIALI Intervista alla Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, Roberta Rossi.

Secondo l’Istat, in Italia vivono 7513 famiglie omogenitoriali, cioè composte da una coppia omosessuale. Una ristretta minoranza di loro, ovvero 529, cresce uno o più figli. E’ un tema molto delicato questo dei figli nelle famiglie omogenitoriali, che nel nostro Paese, con una tradizione profondamente cattolica, tende a provocare immediatamente reazioni contrarie. Proviamo ad affrontarlo parlandone con Roberta Rossi, presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (Fiss).

Presidente, qual è l’approccio corretto per affrontare l’argomento dei figli nelle coppie omogenitoriali? «Innanzitutto occorre avvicinarsi a questo tema senza pregiudizi. Prima di opporsi e di dire un “no” assoluto, bisognerebbe conoscere in profondità la realtà di queste coppie, che presentano le stesse potenzialità e gli stessi

limiti delle coppie etero nell'affrontare una relazione duratura con i figli. Servirebbero dei momenti di confronto ed approfondimento». 8

In che modo il legislatore può regolare la materia? «Prima ancora di regolamentare l’adozione, occorre parlare della regolamentazione di queste coppie. OGGI LE COPPIE DI FATTO, sia eterosessuali che omosessuali, senza un riconoscimento legale NON POSSONO ADOTTARE. Riconoscere loro uno status civile, è il primo passo fondamentale».

Nonostante la legge in Italia vieti loro l’adozione, secondo i dati Istat abbiamo comunque 529 famiglie omogenitoriali che accudiscono uno o più figli: come hanno fatto ad averli? «La stragrande maggioranza di queste 529 coppie, circa il 96 per cento, hanno figli nati da un matrimonio precedente. Successivamente la madre o il padre, dopo il divorzio, ha ottenuto l’affidamento del proprio figlio, che ora accudisce assieme al nuovo compagno o compagna omosessuale. Solo il 4 per cento di queste famiglie, quindi poco più di una ventina, hanno un figlio nato all’estero attraverso l’inseminazione artificiale. La maggior parte si tratta di coppie di donne, per le quali ovviamente è più facile avere un figlio con questo metodo.

Comunque ci sono anche alcune coppie maschili che hanno deciso di avere un figlio con una “madre surrogata”, naturalmente sempre all’estero, essendo questa procedura vietata nel nostro Paese».

Lei conosce da vicino la realtà delle famiglie omogenitoriali. Ce la può descrivere? «Innanzitutto va precisato che, come dicevo prima, le coppie omosessuali sono spesso “di ritorno”, cioè uno dei due individui proviene da una famiglia etero e ha già dei figli. Basta prendere in considerazione questo aspetto, per affrontare l’argomento già con un’ottica diversa. In linea di massima nella loro vita quotidiana le coppie omosessuali presentano più o meno le stesse problematiche di quelle etero. Ad influenzarle può essere l’ambiente sociale e culturale in cui vivono: pesa ancora il pregiudizio e la minore accettazione sociale e familiare, che a volte rende la loro relazione più difficoltosa».


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E per quanto riguarda la crescita e l’educazione dei figli, quali controindicazioni e quali aspetti positivi possono esserci? «A parte il fatto di essere due persone dello stesso sesso, la coppia omosessuale non presenta grandi differenze nell'accudimento dei figli rispetto alla famiglia tradizionale. Tenderei quindi a sfatare sia gli allarmismi, sia le glorificazioni. Come dicevo prima, le due mamme o i due papà si rapporteranno ai propri figli con le stesse perplessità, gli stessi timori e gli stessi dubbi di due genitori etero. Le loro potenzialità sono date dall'affetto nei confronti del figlio. E l’affetto può essere più forte in una coppia omosessuale, che non in una coppia etero. E' poi inutile continuare a dire che si tratta di qualcosa contro natura. Il desiderio e l'amore per un figlio non sono contro natura».

Molti dissentono, sostenendo che il padre garantisce alcuni aspetti dell’educazione e la madre altri, e assieme si completano. «Personalmente penso che oggi anche nelle famiglie tradizionali i ruoli del padre e della madre non sono più chiari e definiti come una volta. Vedo, in certe famiglie, che si invertono i ruoli: a volte la mamma prende il “bastone” ed il padre usa la “carota”.

GLI ITALIANI E IL SESSO Un’indagine condotta fra maggio e luglio 2015 dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica su un campione di 800 persone, ha fotografato il rapporto degli italiani con il sesso. Oltre alle abitudini a letto, le domande del questionario hanno indagato l’opinione su temi come l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole e l’età ideale del primo rapporto. Per quanto riguarda l’uso dei contraccettivi, fra gli uomini che non usa il profilattico, il 45% dice che lo fa perché diminuisce il piacere, il 9% ammette che ha paura di non mantenere l'erezione nell'indossarlo. Anche se non usano il profilattico durante il rapporto, il 46% degli uomini sa che il rischio di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili è alto. Fra i contraccettivi preferiti, nel campione maschile vince la pillola con il 42%, davanti al profilattico con il 39%. Invece il 45% delle donne preferisce il preservativo alla pillola. Alla domanda “Se il partner non vuole avere rapporti sessuali, quale comportamento adotta in prevalenza?”, oltre il 53% ha risposto che cerca di parlarne col partner e di comprendere i motivi. Oltre il 15% sceglie di fare finta di niente e solo l’1% cerca l'aiuto esterno di uno specialista.

Questa interscambiabilità può esserci e non è un problema. Anche nelle famiglie tradizionali un uomo può essere più “materno” e la donna può avere un istinto più “maschile”. Ma non per questo, giustamente, si parla di loro come di “persone disturbate”».

Oltre il 47% pensa che sia la comunicazione la componente più importante in una relazione affettiva di coppia, seguita dalla fiducia con il 28%. Fra gli intervistati, solo il 21% ammette di aver tradito il partner ma solo una volta, mentre chi lo fa regolarmente è una minoranza, il 7%. Il 98% è favorevole all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Per il 13% dovrebbe essere introdotta già all’asilo, ma la maggior parte (46%) sceglie le medie. Per il 78% l’educazione sessuale andrebbe affidata agli specialisti e soltanto il 14% preferisce i genitori. Infine, l’omosessualità viene definita dall’83% un orientamento sessuale, ma per l’1,5% è una malattia. Il 4% ha scelto la casella “altro” in cui hanno inserito risposte come è una “deviazione genetica” o “un fenomeno della società moderna” o “uno sbaglio”.

In conclusione? «Crescere un figlio non è una cosa semplice. Ma se una persona omosessuale ha un desiderio e lo condivide col proprio compagno, significa che si vuole impegnare in tanto affetto per l’accudimento dei figli. FINE E allora mi chiedo: perché no?».

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CIBO E STILI DI VITA

ALIMENTAZIONE

VEGANA SCELTA ETICA E VANTAGGI

Evelina Tabanelli Consulente Nutrizionale E-mail: evelinatabanelli@libero.it

Il termine “vegan” indica una scelta etica fin da quando fu coniato nel 1944 da Donald Watson. Watson creò questa parola dalla contrazione di vegatarian (VEGetariAN) per indicare uno stile di vita basato sul rispetto per gli animali. Da allora in poi molti filosofi e scrittori si sono occupati della cosiddetta “questione animale”, cioè dei diritti mancati degli animali.

medicinale contenente anche semplicemente propoli e qualsiasi prodotto cosmetico o farmacologico testato, tramite vivisezione, su animali. Esiste in alternativa un'ampia gamma di prodotti cosiddetti “cruelty free” (senza crudeltà) che sostituiscono alimenti, cibo, farmaci, cosmetici, abiti contenenti “sofferenza animale”.

La questione etica… Passare per questioni di salute a una dieta vegan, non significa essere vegan. Chi è vegan ha un unico obiettivo: non partecipare allo sfruttamento e al massacro degli animali.

Lo SPECISMO sostiene una presunta superiorità della specie umana rispetto a quelle non umane: in buona sostanza l’uomo sarebbe “al centro” di tutto, con il diritto quindi di disporre delle specie viventi. I vegani rifiutano il principio per il quale l’uomo sarebbe superiore agli individui delle altre specie.

Molti vegani sono “antispecisti”: non trovano differenze tra le varie specie; un cane non “vale” più di un maiale, una mucca o un pesce; allo stesso modo, si nega la presunta “superiorità” dell'uomo rispetto alle altre specie e si condanna “l’antropocentrismo” (secondo cui l’uomo, e ciò che gli appartiene, viene considerato al centro e

La scelta dell’alimentazione Chi è vegan elimina dal proprio piatto qualsiasi alimento di origine animale: carni, compresi insaccati e carni salate; pesci, compresi crostacei e molluschi; uova, anche di pesce come caviale e bottarga; miele; latte e ogni derivato, come formaggi, burro, panna. E, dal momento che si tratta di una scelta etica, vengono inevitabilmente boicottati tutti i prodotti di origine animale, come seta, piuma, pellame, lana, cera d'api, grasso di foca, sciroppo di lumache, avorio e qualsiasi altra cosa che abbia una provenienza animale, compreso ogni 10

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“superiore” rispetto al resto del mondo animale) che da secoli è stato supportato da filosofia occidentale e religione cattolica. Diventare vegan significa scoprire di avere “dentro” una particolare empatia (capacità di porsi in maniera immediata nei panni o nello stato d’animo altrui) e sensibilità nei confronti degli animali; la rabbia e l'arroganza spesso esternate dai vegani nascono da una profonda sofferenza e un senso di impotenza verso lo status quo. Il dolore di ogni animale sfruttato, maltrattato o ucciso, risuona assordante e continuo dentro ogni vegano, e convivere con questo dolore, ogni giorno, non è semplice. Possiamo guardare più lontano, possiamo guardare oltre. Guardare la bellezza della vita e la perfezione della natura e trovare in noi la risorsa per bilanciare il dolore di questa indecenza. E, come per incanto, dal dolore nasce la felicità. Una felicità altrettanto intensa per la bellezza della nostra scelta. Generalmente chi è vegan é anche contrario a razzismo, omofobia e ogni altra ingiustizia sociale. La sensibilità vegan nasce con la sofferenza animale e si estende a ogni altra. Essere vegan, soprattutto per chi fa attivismo, significa dare voce a miliardi di innocenti che muoiono ogni anno. Chi è vegan aborrisce la crudeltà implicita nell'essere onnivoro. Associazione Sportiva Dilettantistica

L’alimentazione onnivora… …è considerata obsoleta anche alla luce dei danni ambientali che provoca. DEFORESTAZIONE per creare pascoli o terreni per la produzione di foraggi destinati agli animali degli allevamenti; “I POVERI NON INTERESSANO”

LA DEFORESTAZIONE “SEMBRA” UN PROBLEMA LONTANO DA NOI

GAS SERRA prodotti dalle flatulenze degli animali, con conseguente buco nell'ozono e surriscaldamento del clima; ACIDIFICAZIONE DEI MARI (a causa delle deiezioni degli animali allevati che finiscono nei fiumi, inquinando falde acquifere e mari). Queste sono solo alcune delle tristi conseguenze della scelta onnivora, quella più drammatica riguarda la catena alimentare: coltivando legumi e cereali per i paesi poveri anziché per gli animali da allevamento, si salverebbero molte vite nel sud del mondo.

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Quei bambini scheletrici sono lontani, sono solo foto. Non per i vegani. Ogni vegano è una goccia di “Mi importa” in un mondo che procede come un meccanismo cieco secondo le regole del mercato. Essere vegan significa desiderare informarsi e non voler chiudere gli occhi: semmai, aprirli ancor di più, perché l'informazione rende più libere le nostre scelte. Diventare vegan significa essere consapevoli di quanto pesi il nostro passo sul mondo.

Il mercato… …negli ultimi anni ha visto una grossa opportunità di guadagno e ci presenta una varietà di prodotti vegan anche nella grande distribuzione: maionesi senza uova, sostitutivi della carne e dei formaggi, latti vegetali, burro, panna ecc. Sono prodotti destinati a crescere per varietà e quantità, dal momento che si stima che in Italia e in Europa i vegani siano in crescita costante, soprattutto tra i giovani e tra le persone… »SEGUE

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I PRODOTTI OFFERTI DAL MERCATO, PER QUANTO VEGAN O BIOLOGICI, SONO SEMPRE SALUBRI? NO. Zucchero bianco, margarine a base di grassi idrogenati, prodotti fatti con SOIA ESTRUSA, pasta e prodotti da forno con FARINA BIANCA RAFFINATA e in generale prodotti molto lavorati non sono mai prodotti sani: la nutrigenomica, scienza che studia il rapporto tra cibo e genetica, ci spiega che prodotti molto “manipolati” e lavorati sono spesso dannosi, perché le nostre cellule non li riconoscono come naturali, cioè facenti parte della ricca offerta della Natura. Parlando di alimentazione vegan, quindi, occorre distinguere tra un'alimentazione semplice, sana e naturale e una nascente altamente industrializzata, che ci attrae sia per il gusto, ormai davvero simile ai prodotti tradizionali, sia per la sua praticità e velocità di preparazione. La dieta vegan è salubre se è condotta con buon senso, lasciando poco spazio ai prodotti vegan di ultima generazione e frugando invece nelle generose tasche di madre Natura che non ci fa mancare nulla per il nostro benessere: frutta, anche esotica, verdura, noci e semi oleosi, cereali integrali e legumi, alghe, funghi, olii spremuti a freddo. Questi alimenti dovrebbero essere alla base di una dieta vegan, seguendo le regole del buon senso: alimenti biologici (soprattutto se si tratta di cereali), cibo crudo e vivo, come frutta e verdura fresche e di stagione, e cautela nell'uso di prodotti allergizzanti come soia, arachidi, glutine ecc. »…malate

che hanno perso fiducia nella medicina tradizionale e decidono di tentare la via del cibo, spesso con risultati sorprendenti, ascoltando parole che ci vengono da un passato davvero remoto (“Che il cibo sia la tua medicina”, diceva Ippocrate).

Possiamo quindi stabilire delle “regole”… …per un'alimentazione che non solo ci sostiene, ma ci fa recuperare salute, linea e spesso buon umore: innanzi tutto, dovremmo aprire i nostri pasti principa-

li masticando a lungo qualche boccone di frutta o verdura fresche. Questo procedimento ci aiuterà a non sviluppare intolleranze nei confronti di ciò che mangiamo, perché dobbiamo sempre tenere ben presente che il nostro cibo può essere sì una medicina, ma anche un veleno, e un cibo introdotto quotidianamente nel nostro organismo a volte viene percepito dallo stesso proprio come veleno. Poi dobbiamo ricordare di mantenere quotidianamente un buon equilibrio tra carboidrati, proteine e grassi, pre-

ferendo tra i grassi l'olio extravergine di oliva spremuto a freddo (e olio di lino per gli omega 3), legumi per le proteine (variando tra fagioli bianchi, rossi e neri, ceci e lenticchie e consumando soia non più di tre volte a settimana e a giorni alterni) e cereali integrali avendo cura di variare molto e limitare prodotti a base di glutine a un paio di volte alla settimana, sostituendoli con riso, avena, miglio e pseudocereali dalle indiscusse proprietà nutritive come grano saraceno, quinoa e amaranto. Alternare prodotti allergizzanti in questo modo ci permette di evitare infiammazioni. “Semplici” mal di testa, riniti, artriti, gonfiori addominali ecc. sono i primi segnali di qualcosa che non funziona e vanno ascoltati attentamente; un'infiammazione, se trascurata, potrebbe diventare col tempo qualcosa di più grave. In ogni caso, anche le mandorle (di tipo dolce) contengono panallergeni che ci aiutano a non 7-10 AL GIORNO sviluppare intolleranze.

Variare molto… …significa assumere il ferro attraverso le noci, il calcio attraverso le mandorle, tutti gli aminoacidi essenziali dall'abbinamento legumi-cereali, vitamine dalla frutta e sali minerali dalla verdura. Una dieta ricca di vegetali contiene molti antiossidanti che aiutano il nostro organismo a difenderci da inquinamen-

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Proprietà: i ceci sono un'ottima fonte di proteine e fibra morbida; il prezzemolo contiene abbondanti quantità di ferro non-eme, reso maggiormente assimilabile dalla vitamina C, potente antiossidante, contenuta nel limone; il sesamo è una buona fonte di calcio, prezioso per l'apparato scheletrico; l'olio evo spremuto a freddo contiene acidi grassi omega 3 e omega 6, importanti per il cervello; l'aglio ha proprietà antibiotiche. Una semplicissima ricetta che diventa un "piatto completo" se servita con crostini di pane integrale.

HUMMUS al prezzemolo

LA BIETOLA E’ OTTIMA BOLLITA E CONDITA CON OLIO E LIMONE

to esterno e “interno”: gli antiossidanti infatti sono antagonisti dei famigerati radicali liberi, in gran parte prodotti proprio dal nostro stesso corpo, responsabili dell'invecchiamento e dei danni cellulari. L'alimentazione vegan è davvero una cura per corpo e anima; molti medici famosi riconoscono ormai la validità di questa scelta sul piano salutistico/nutrizionale. Non dobbiamo dimenticare di fare quotidianamente sport, anche la classica passeggiata a passo veloce.

Ingredienti e dosi (2 persone) - 230 gr. di ceci lessati e scolati; - 60 gr. di prezzemolo pulito; - 30 gr. di olio EVO - succo di mezzo limone; - aglio se piace; - facoltativo: un cucchiaino di Tahin (crema di sesamo) - Sale e acqua quanto basta. Procedimento Frullare tutti insieme gli ingredienti; l'acqua (mezza tazzina da caffè) serve per rendere il composto più cremoso.

La carenza di questa vitamina (si manifesta dopo uno o più anni di astinenza) provoca i classici sintomi dell’anemia uniti a depressione e cefalea. Gli Omega 3 sono naturalmente presenti nelle noci, negli anacardi, nei semi di lino, nell'olio di oliva e in certe alghe.

Da non sottovalutare Chi ha un'alimentazione vegan dovrebbe fare particolare attenzione alla carenza di certi micronutrienti come la vitamina B12, gli omega 3, lo zinco e la vitamina D3. La Vitamina B12 è esclusivamente di origine batterica, si trova soprattutto nei prodotti di origine animale ma anche come integratore cruelty free ed è coinvolta in importanti processi chimici del nostro organismo.

SEMI DI LINO, FONTE DI OMEGA 3

Se si ritiene di esserne carenti, si trovano sul mercato validi prodotti derivati da alghe. Anche la Vitamina D3 si trova comunemente nelle erboristerie, così come lo Zinco. Questi micronutrienti si possono semplicemente integrare, magari avendo cura di controllare tramite analisi una eventuale carenza. Mentre, a dispetto di quel che si pensa, mangiando cereali integrali, noci e verdura a

foglia verde condita con limone ogni giorno non è necessaria una supplementazione di ferro; in ogni caso è bene controllare certi valori con le analisi del sangue e decidere, in base ai risultati, se prendere integratori o aumentare in dieta i cibi ricchi dell'elemento carente. Ritengo che mantenersi in perfetta salute con una dieta vegan e qualche accorgimento sia una scelta importante e non difficile da applicare: i cosiddetti “sacrifici” verrebbero ripagati con un bene infinitamente maggiore che è lo “stare bene”, incredibilmente bene… E se tentate questa strada, non arrendetevi davanti alle prime difficoltà. Riuscire in un'impresa di questo genere, per chi non ha alla base una motivazione etica, può davvero dare molte soddisfazioni ma soprattutto portarvi su un percorso che a molti è sconosciuto: la strada per la felicità. Chi sta bene è più FINE predisposto a essere felice.

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VACCINAZIONI

ANTITETANICA

In ITALIA È OBBLIGATORIA PER TUTTI I NUOVI NATI. In età adulta, c’è un richiamo ogni dieci anni.

Dott.

Di solito, per convincere i dubbiosi, sottolineo che in caso di necessità dopo una ferita a rischio, alle persone scoperte dal vaccino va praticato il siero antitetanico, per avere una pronta immunità. Inconveniente: il siero è un derivato umano, composto da anticorpi estratti dal sangue. Dunque, meglio essere coperti dal vaccino, che è un prodotto di laboratorio.

Andrea Baldisserri

Medico-Chirurgo specialista in otorinolaringoiatria E-mail: abaldisserri@alice.it

Il tetano è una malattia infettiva non contagiosa, provocata dalla tossina prodotta dal batterio Clostridium tetani. Si presenta come una paralisi spastica che inizia da viso e collo, per poi procedere in torace e addome, diffondendosi infine agli arti. L'infezione è innescata dalla contaminazione di tagli o ferite da parte delle spore del batterio, che nella profondità dei tessuti trova l'ambiente adatto per la crescita e la produzione di tossina. Si stima che nel mondo, escludendo la Cina, muoiono ogni anno 800.000 neonati per tetano neonatale; il 50 per cento delle morti si verifica nei Paesi in via di sviluppo.

In Italia la prima dose al terzo mese di vita In Italia la vaccinazione antitetanica è obbligatoria per i neonati. Il vaccino è formato da tossine che vengono rese inattive grazie ad alcuni procedimenti chimici. Si tratta di sostanze che stimolano la produzione di anticorpi, ma non risultano patologiche. La prima dose della vaccinazione antitetanica viene fatta al terzo mese di vita, la seconda al quinto mese e la terza all’anno di età.

Le eventuali controindicazioni Una dose di richiamo viene fatta a distanza di 4-5 anni, generalmente prima che inizi la scuola primaria. Si prosegue poi, da adulti, con altri richiami circa una volta ogni 10 anni. La vaccinazione rimane il mezzo più efficace per prevenire il tetano, anche perché il preparato del vaccino offre una protezione del 100 per cento. La durata dell’efficacia è molto lunga nel tempo, appunto almeno di 10 anni. In Italia fin dagli anni Sessanta la vaccinazione antitetanica è obbligatoria anche per gli sportivi affiliati al Coni e per varie categorie di lavoratori, come gli agricoltori, gli allevatori, i metalmeccanici, gli operai e i manovali edili, che risultano particolarmente esposti al rischio di poter incorrere nel tetano. Qualcuno, in età adulta, mi chiede se è ancora il caso di continuare a vaccinarsi con l’antitetanica a cinquant’anni ed oltre.

Il vaccino antitetanico è controindicato per le persone che hanno manifestato reazioni allergiche gravi a qualcuna delle sue componenti o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino. Se il soggetto è affetto da una malattia infettiva, specialmente in presenza di febbre, è meglio posticipare il vaccino fin quando non ci sia la guarigione. Occorre una particolare cautela nella vaccinazione dei soggetti che hanno la tendenza alle convulsioni, che sono in trattamento con anticoagulanti o che soffrono di malattie autoimmuni.

Gli effetti collaterali L’antitetanica può comportare la comparsa di rossore e dolore nel punto in cui viene eseguita l’iniezione. Questi fastidi possono durare al massimo due giorni. Più di rado si possono manifestare febbre, sintomi simili a quelli dell’influenza e malesseri generaFINE li di modesta entità. 15


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IL PERSONAGGIO

PAOLO

CREPET «EDUCARE I FIGLI SIGNIFICA ANCHE SAPER DIRE DI “NO”» Il noto psichiatra e sociologo parla del complesso rapporto di oggi tra genitori (“troppo accondiscendenti e protettivi”) e figli (“fragili e senza passioni”).

di Tiziano Zaccaria E-mail: zaccariatiziano@alice.it E’ lo psichiatra più famoso d’Italia. Difficile trovare qualcuno che non conosca il volto di Paolo Crepet, spesso ospite di varie trasmissioni televisive anche nel ruolo di sociologo. Nato a Torino nel 1951, Crepet vanta due lauree (Medicina e Chirurgia, e Sociologia) e una specializzazione in Psichiatria. E’ conferenziere in numerosi convegni e ha scritto una trentina di libri.

Professor Crepet, intanto una premessa: secondo molti sociologi stiamo vivendo una profonda mutazione della nostra società, che coinvolge soprattutto la famiglia ed i giovani. E’ d’accordo? «E’ vero che la nostra società sta cambiando, ma lo ha sempre fatto. A volte per paura pensiamo che le evoluzioni conducano a conseguenze negative, invece quasi sempre portano grandi benefici. Pensiamo al semplice fatto che oggi c’è un regime di libertà ed una qualità di vita maggiore rispetto al secolo scorso, quando un 80enne pensava alla morte, mentre adesso pensa a fare viaggi, perlomeno chi può permetterseli. Altro esempio. Quando io ero un fanciullo, non esisteva il dentista per bambini. Oggi tutti gli adolescenti hanno delle bocche perfette, e fra sessant’anni avranno ancora la loro bella 16

dentatura. Sembra una sciocchezza, ma dal punto di vista biologico e sociale, si tratta di progressi formidabili».

I comportamenti delle nuove generazioni sono fortemente influenzati dalle tecnologie digitali. «Internet ha poderosamente modificato la vita dei giovani d’oggi rispetto alle vecchie generazioni. Lo vedo come un fatto positivo, anche se, come per tutte le cose, può presentare dei “rovesci della medaglia”, come un certo distacco dal mondo reale ed il

cyber-bullismo. Sulle novità tecnologiche dobbiamo procedere con spirito di curiosità, ma anche con quel giusto sospetto che aiuta a non prendere fregature. E’ un po’ quell’atteggiamento che bisogna avere quando si va al mercato».

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Di recente, descrivendo la realtà attuale, lei ha scritto di “bambini maleducati, adolescenti senza regole, ragazzi ubriachi e indifferenti, giovani che vegetano senza studiare né lavorare”. E in generale ha definito i giovani d’oggi “fragili, arresi e senza passioni”. «Ciò è causato anche dai loro genitori, che spesso pensano a garantire privilegi anziché educare correttamente. Nella vita di una persona il desiderio è una cosa essenziale. Invece, ai figli il desiderio molti genitori lo tolgono, non dicendo mai “no”. Poi diventa complicato appassionarsi a qualcosa, sapendo di poterla ottenere facilmente, senza fare sacrifici. Da qui l’indifferenza dei ragazzi di oggi».

Genitori troppo accondiscendenti e protettivi: è questo il problema? «Non danno quasi nessuna regola ai loro figli. E quando le danno, poi non riescono a farle rispettare, evidenziando una grave carenza di comando. Un giorno un genitore mi fece: “Devo dire a mio figlio che non posso più cambiare l’auto ogni anno, a causa della crisi economica. Come posso fare?”. Gli ho risposto: “Glielo dica normalmente, così come l’ha detto a me". "Professore, ma non potrebbe dirglielo lei?". Ecco, è questo il problema. Quel signore ha cresciuto il proprio figlio con le regole del Pil, sulla base del segno “più”. E se a causa della crisi quel “più” diventa un “meno”, allora si entra in un dramma di cui vergognarsi».

Esiste quindi un’emergenza educativa? «In linea di massima esiste una mancanza d’autorità dei genitori. I figli di oggi non hanno più regole da rispettare, è scomparso l’elemento del “dolore” dell’educazione. Per la crescita personale è fondamentale, per esempio, perdere nello sport, prendere un brutto voto a scuola o soffrire per la fine del primo amore. Invece, i genitori di oggi vogliono un figlio perfetto, promosso con bei voti e sempre vincente nelle sue attività. E se accade il contrario, se la prendono con l’insegnante o l’allenatore di turno, tendendo a coprire i figli in tutti i modi».

guardare un quotidiano quieto vivere privo di emozioni. Dire “no” è difficile, soprattutto quando si intuisce che occorre affrontare battaglie campali e reazioni isteriche, ma è fondamentale per la crescita dei figli. La nuova generazione ha perso la capacità di stupirsi, ma ad arrendersi per primi sono stati i genitori».

Lei negli anni Novanta si ergeva a difensore dei giovani disoccupati di allora. Oggi sembra avere una posizione un po’ diversa. «Oggi il problema è opposto. Molta della disoccupazione giovanile di cui si parla adesso, in realtà è “inoccupazione”, perché non si tratta di ragazzi in cerca di lavoro. Adesso i giovani vivono in una situazione di anomia (assenza o mancanza di norme) esistenziale, nella quale non riescono più ad individuare il senso delle cose e a guardare al futuro con lucidità».

Forse perchè nel futuro scorgono molto precariato.

Insomma, l’educazione prevede più coraggio da parte del genitore. «Educare significa preparare i figli alle sfide del futuro, quindi anche a qualche sacrificio. A volte si preferisce essere accondiscendenti per salva-

«A mio avviso i giovani devono essere anche un po’ precari. Non credo ci sia nulla di strano nella gavetta. Non si può garantire tutto all’inizio. Bisogna assicurare la stabilità del lavoro a partire da un certo momento in avanti, come giusto riconoscimento per l’attività svolta». FINE

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LONGEVITA’

GIUSEPPE BIFFI 105ANNI E…

NON SENTIRLI

L’ultracentenario di San Potito di Lugo, racconta la storia della sua vita a partire dalla parentela col famigerato “Passatore”. Ha sempre lavorato come contadino. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha fatto di tutto per non andare a combattere. Riuscendoci.

di Tiziano Zaccaria E-Mail: zaccariatiziano@alice.it Nella sua abitazione di San Potito, nelle campagne fra Lugo e Bagnacavallo, il 24 settembre scorso Giuseppe Biffi ha festeggiato il traguardo dei 105 anni circondato dall’affetto di parenti e amici. Giuseppe ha ricevuto anche la visita del sindaco di Lugo, Davide Ranalli. E alla domanda del primo cittadino: «Cosa posso fare per voi?», l’arzillo vecchietto ha risposto: «Si segni in agenda il 24 settembre 2016, che voglio vederla anche per i miei 106 anni».

Una vita nel lughese Biffi è nato il 24 settembre 1910 a Ca’ di Lugo, in via Lunga, in località detta la Fantona. All’età di 5 anni si è trasferito con la famiglia a Sant’Agata sul Santerno e a 15 anni ha preso casa a San Potito, dove vive tuttora. Ha due figli, Luisa (classe 1938, che abita stabilmente a Milano) e Francesco (classe 1944, che abita a San Potito con lui assieme alla moglie Tiziana), tre nipoti e un pronipote. Oggi Giuseppe, sebbene sia costretto a spostarsi su una sedia a rotelle, gode ancora di buona salute ed è mentalmente molto lucido.

La vita nei campi «I miei genitori erano contadini. Io ero l’ultimo di tre figli. In verità c’era anche 18

un quarto fratello, che però morì all’età di due anni. Disgraziatamente cadde “int la busa de stabi” (nella buca di campagna dove un tempo venivano rovesciati i liquami delle mucche, ndr.), morendovi annegato». Giuseppe frequentò le scuole dell’obbligo fino alla quarta elementare, poi via a lavorare nei campi. «Nella mia famiglia coltivavamo uva, grano, frumento e barbabietole. La frutta? A quei tempi (siamo negli anni Venti del secolo scorso) i frutteti in Romagna non c’erano ancora. Le prime pesche furono coltivate a Massa Lombarda, anni dopo. Ma siccome la terra non era molta, bisognava arrangiarsi anche in altri modi, così io iniziai a lavorare un po’ anche nel bestiame. Andavo a Morciano e nelle Marche a comprare i buoi e li rivendevo nelle nostre zone. Ma non avevo la licenza di commerciante. Un giorno una guardia mi fece una multa salatissima di cinquemila lire. Fu una mazzata tremenda».

La parentela col “Passatore” Nel 1937 Giuseppe si sposò con Maria Tamburini, una ragazza di Boncellino conosciuta alla Festa di Sant’Antonio a Masiera. «Mia moglie (deceduta diversi anni fa) aveva una parentela con il “Passatore”: sua nonna era Lauretana Pelloni

la sorella del famoso brigante vissuto nell’Ottocento. Assieme a Maria ho vissuto sempre qui a San Potito, facendo il contadino fino alla pensione. Pian piano, abbiamo migliorato le nostre condizioni di vita. Adesso sento spesso dire: “siamo in crisi”. Ma allora c’era della miseria vera. Se andava bene, si mangiava un piatto di fagioli con una fetta di polenta bagnata nella saba».

La Prima Guerra Mondiale Giuseppe Biffi non ha molti ricordi del conflitto del 1915-18: «Ero ancora un bambino. E a quei tempi non era come oggi, che se c’è un bombardamento a diecimila chilometri di distanza, dopo due minuti si sa già la notizia. Allora non c’erano né radio, né televisione. Vivevamo quotidianamente la nostra vita di stenti in campagna, senza sapere quasi nulla di quanto accadeva nel mondo. Anche perché qui da noi la Prima Guerra Mondiale non è mai arrivata. Tuttavia, ricordo che tante sere alla finestra del piano superiore di casa vedevamo i lampi dei bombardamenti vicino al Po. La guerra si era stabilita oltre Ferrara e noi di notte sentivamo in lontananza le esplosioni delle bombarde».

La Seconda Guerra Mondiale Parlando invece del conflitto mondiale del 1939-45, emerge tutta la


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sincerità di un “anti-eroe” come il buon Giuseppe: «La Seconda Guerra Mondiale l’ho sempre scampata facendo il lavativo. Venni chiamato al comando militare di Ravenna, dove mi diedi ammalato. In seguito mi trasferirono dapprima all’ospedale di Cervia, poi all’ospedale di Bologna, ma prima delle dimissioni riuscivo regolarmente ad ottenere un permesso di uno o due mesi, regalando all’ufficiale di turno un prosciutto. Con questo stratagemma sono arrivato alla fine della Guerra senza dover mai partire per il Fronte. E forse, uno di quei prosciutti mi ha salvato la vita».

Quella puntura di silicone Ecco cosa escogitò il nostro centenario per “darsi ammalato”: «Pur di non andare al Fronte, mi feci del male da solo. Mi iniettai una puntura di silicone in un piede, che si gonfiò in modo pauroso. Conciato così, non potevano inviarmi in guerra». Sessant’anni dopo, all’età di novantacinque anni, Giuseppe si è ferito sul

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collo di quel piede. «All’Ospedale di Lugo si accorsero che il silicone era ancora lì e mi dissero che era meglio toglierlo. Mi operarono e mi ingessarono per quindici giorni, poi per altri quaranta giorni mi mandarono alla Camera Iperbarica di Ravenna per cicatrizzare la 24 SETTEMBRE 2015: 105 ANNI CON IL SINDACO RAMALLI, I DUE FIGLI E LA NUORA ferita». C’è chi ipotizza che il suo attuale stato di salute, eccezionale Come trascorre le sue giornate? «Due per un 105enne, possa essere in qual- giorni alla settimana mi portano al cenche modo anche la conseguenza positi- tro diurno San Domenico di Lugo. Le va di quelle cure d’ossigeno nella altre giornate le passo qui a casa. Ogni camera iperbarica. Ma ciò al momento tanto guardo un po’ di televisione: il non è scientificamente dimostrato, telegiornale, i programmi di agricoltuquindi ci esentiamo dal validare valuta- ra, i film di cowboy oppure la corse in macchina che mi sono sempre piaciute. zioni di questo tipo. Fino a qualche anno fa frequentavo Mangia di tutto anche il Bar Marcello di Lugo, dove traNon rinunciamo invece alla classica scorrevo il tempo con i miei amici d’indomanda che poniamo a tutti i centena- fanzia. Ora però non conosco più ri: cosa ha mangiato durante la sua vita? nessuno. Ci sono i loro figli ottan«Ho sempre mangiato di tutto e tut- tenni, ma non mi trovo bene con tora non mi faccio mancare niente. loro». Del resto, quella è un’altra generazione. Non c’è una cosa che non mi piaccia». FINE

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ONCOLOGIA

LEUCEMIA

Le CAR-T Cells nuove strategie nella CURA DI ALCUNI TUMORI DEL SANGUE.

donatore ha permesso di ottenere grandi risultati, da tempo, in una parte notevole di malattie del sangue ma, nonostante progressi in questo campo, ha pur sempre una elevata tossicità ed una parte rilevante di pazienti muore per complicanze da trapianto. Dott.

Alfonso Zaccaria

Ex Direttore Dipartimento Oncologia ed Ematologia Azienda USL di Ravenna

Alcuni mesi fa i media riportarono la notizia di un ragazzo bolognese che doveva recarsi negli USA per essere sottoposto ad una nuova terapia, unica speranza per una leucemia resistente alle terapie convenzionali. Per lui si attivò la solidarietà della gente perché occorreva una grossa somma. Purtroppo, le cose non andarono secondo le speranze di tutti, ma diversi altri pazienti hanno avuto da quel tipo di terapia risultati estremamente incoraggianti. Ma partiamo dall’inizio.

Negli ultimi 10-15 anni… …numerosi progressi sono stati fatti nella cura dei tumori, in particolare nella cura dei tumori del sangue. Malattie un tempo destinate invariabilmente ad esiti infausti, anche in tempi brevi, sono oggi curate con successi a lungo termine per gran parte di esse, tanto da approssimarsi, per alcune, ad una vera e propria guarigione. Inoltre, il trapianto di cellule staminali da

La novità I progressi maggiori… …sono oggi dovuti al fatto che le tante conoscenze accumulate da oltre 30 anni sulla biologia delle cellule neoplastiche (le cellule malate) si stanno traducendo, col miglioramento delle tecnologie, in terapie sempre più efficaci e sempre meno tossiche. In molti casi la chemioterapia tradizionale è relegata in posizioni marginali. Oggi abbiamo a disposizione farmaci che aggrediscono solo le cellule neoplastiche lasciando quasi indenni quelle normali (anticorpi monoclonali), farmaci che vanno a correggere i difetti molecolari specifici delle cellule malate, altri farmaci che stimolano il sistema immunitario contro il tumore, altri ancora che inibiscono la proliferazione di vasi sanguigni in prossimità del tumore, togliendogli quindi il nutrimento necessario al suo sviluppo, ecc. Tuttavia solo in alcune malattie l’effetto è definitivo; nella maggior parte dei tumori l’efficacia di questi nuovi farmaci è sì considerevole e superiore alle terapie convenzionali, ma parziale, non conclusiva.

Un campo di grande interesse è quello, di recente impiego, delle cosiddette CAR (Chimeric Antigen Receptor) T-Cells. Il principio informatore deriva da studi sul trapianto da donatore. Si è visto che, almeno in alcune leucemie, l’esito positivo del trapianto non è tanto dovuto alle alte dosi di chemioterapia somministrate, ma ad un effetto mediato dal sistema immunitario del donatore che aggredisce, attraverso cellule specializzate, dette linfociti citotossici, le cellule neoplastiche residue nell’organismo ricevente. Normalmente, nel nostro organismo circolano cellule specializzate nella difesa dell’organismo stesso da microorganismi esterni (sono come soldatini che pattugliano continuamente il nostro corpo). Esse riconoscono le cellule simili a sé e uccidono quelle diverse da sé. Questo meccanismo è utile nella difesa da agenti infettivi, ma può diventare deleterio nel caso di un trapianto d’organo (ad es. di rene o di cuore) perché questi “soldatini” possono rigettare l’organo trapiantato in quanto lo vedono “diverso da sé”. 21


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Nel caso di un trapianto di cellule staminali del sangue (o di midollo osseo), il problema si complica ulteriormente perché non c’è solo la possibilità che venga rigettato il midollo trapiantato (come nel caso del rene o del cuore); tra l’altro questa è una evenienza rara perché il paziente viene trattato con dosi massicce di farmaci che azzerano il suo sistema immunitario. Al contrario, dal momento che il midollo trapiantato contiene il sistema immunitario del donatore, è quest’ultimo che può “rigettare” l’organismo ospite, con gravi reazioni che coinvolgono cute, fegato e intestino (malattia da trapianto verso l’ospite), che possono portare il paziente a rischio di morte.

22

Esiste la possibilità di controllare questa evenienza, per cui oggi il trapianto di cellule staminali si può fare non solo tra fratelli, ma anche con donatori non familiari, anche solo parzialmente compatibili. Questa reazione pericolosa ha però anche un risvolto favorevole: serve a uccidere le cellule leucemiche residue (Reazione da trapianto contro la leucemia). Per questo gran parte della ricerca sui trapianti è oggi concentrata sulla possibilità di avere la massima reazione del trapianto contro la leucemia residua, con la minima (o nulla) reazione da

trapianto verso l’ospite. La cosa è resa difficile anche dal fatto che spesso le cellule tumorali “si mascherano”, “si rendono invisibili” al sistema immunitario.

L’immunoterapia adottiva Questo approccio teorico ha portato alla produzione di cellule immunitarie specializzate nell’attacco e nella uccisione delle sole cellule neoplastiche, sopravanzando i meccanismi di mascheramento del tumore, senza danneggiare le cellule normali. Questo approccio viene chiamato immunoterapia adottiva e impiega cellule del sistema immunitario, che è


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Come si raggiunge questo obiettivo?

il sistema di difesa dell’organismo, geneticamente modificate per aggredire selettivamente il tumore. Le cellule interessate sono cellule linfatiche (chiamate linfociti T, cellule che aggrediscono direttamente cellule e microorganismi “nemici” (Immunità cellulare), da distinguere dai linfociti B che sono quelli che producono anticorpi (Immunità umorale). Queste cellule, dello stesso individuo portatore del tumore, possono essere riprogrammate nelle loro funzioni, facendo in modo che riconoscano solo le cellule tumorali e le uccidano, preservando quelle normali.

Da una parte occorre identificare, sulla superficie delle cellule bersaglio, molecole specifiche, non presenti sulle cellule normali. In secondo luogo, indirizzare i linfociti T contro di esse in modo specifico e senza effetti collaterali per l’organismo. Per quest’ultimo punto, si costruisce in laboratorio un recettore specifico, attraverso il quale il linfocito “killer” riconosce e uccide selettivamente le cellule tumorali e non quelle normali.

La tecnologia è molto complessa e sfrutta la capacità di inserire il gene che ci interessa all’interno di un virus che, infettando la cellula, si moltiplica, ma allo stesso tempo produce anche la proteina che costituirà il nostro recettore. Il sistema funziona, per ora, su un numero ristretto di leucemie, in particolare sulle leucemie linfoblastiche, ma l’interesse è tale che già si stanno facendo studi più allargati per altre malattie del sangue e per i tumori solidi. FINE NOTA DELL’AUTORE Questo studio, come altri collaterali, esprime lo sforzo dei ricercatori per vincere malattie gravissime. Oggi, con i risultati ottenuti, è consentito essere ottimisti, ma non ci si deve lasciar prendere da un eccessivo trionfalismo. La strada è ancora lunga, ma i progressi della Scienza, quella vera, basata sull’evidenza e la significatività dei risultati raggiunti, sono costanti. In questo campo, la nostra tanto denigrata Italia è tra i primi posti nel mondo.

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OCULISTICA

OCCHI

E TIROIDE SE LA “GHIANDOLA” NON FUNZIONA BENE

dalle sostanze estranee, per cui attaccano il tessuto tiroideo e i tessuti oculari in maniera indiscriminata. Questo disturbo colpisce le donne nove volte più degli uomini. Dott.ssa

Margherita D’Amato

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La tiroide È una ghiandola localizzata alla base del collo con il compito di assorbire lo iodio (che assimiliamo soprattutto dal pesce) e produrre i due ormoni considerati nella regolazione del metabolismo basale (il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia). Nell’ipertiroidismo il livello nel sangue degli ormoni tiroidei (T3 e T4) è troppo alto, mentre nell’ipotiroidismo, gli ormoni tiroidei in circolo sono troppo pochi.

Perchè un malfunzionamento della tiroide può provocare problemi agli occhi? La principale causa sta nella produzione di anticorpi diretti contro i nostri organi, anticorpi che non hanno la capacità di distinguere gli organi stessi 24

EDEMA

Quali sono i sintomi? Tra quelli precoci distinguiamo la lacrimazione, l’edema (gonfiore) delle palpebre, la fotofobia, la retrazione (innalzamento o abbassamento delle palpebre); quest’ultima condizione è dovuta all’iperattività dei muscoli palpebrali i quali tendono a sollevarsi in maniera eccessiva, lasciando così scoperta la

RETRAZIONE

congiuntiva (parte bianca dell’occhio), ed è responsabile di problemi dovuti all’esposizione degli occhi all’aria. L’edema o gonfiore dei tessuti molli orbitari può indurre l’esoftalmo (il bulbo viene spinto in avanti). L’esoftalmo detto anche “proptosi” può essere responsabile della comwww.reabilita.it info@reabilita.com

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SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 14:58 Pagina 25

pressione del nervo ottico e causare così una possibile perdita permanente della vista.

PROPTOSI

L’edema invece può coinvolgere anche i muscoli extraoculari provocando un’alterazione della capacità motoria dell’occhio ed una visione doppia (diplopia) quando si guarda dritto, a destra, a sinistra, in basso o in alto. I suddetti sintoLA DIPLOPIA mi possono PROVOCA UNA manifestarsi in VISIONE DOPPIA maniera isolata o associati tra loro e comunque sono annunciati da un’infiammazione acuta oculare che non si risolve con le comuni terapie in collirio.

La diagnosi L’oculista valuterà nello specifico il grado di protusione del bulbo (mediante esoftalmometria e\o con una Tomografia Computerizzata e Risonanza Magnetica Nucleare dell’orbita), il grado di disfunzione della muscolatura del bulbo oculare ed il grado di coinvolgimento del nervo ottico. Inoltre, devono essere valutate le sintomatologie della malattia: dolore retrobulbare spontaneo, dolore al movimento del bulbo, eritema palpebrale, edema palpebrale, iperemia congiuntivale (eccessivo afflusso di sangue) estesa almeno ad un quadrante, e gonfiore della caruncola.

La cura La priorità è riportare gli tiroidei a livelli normali.

ormoni

L’endocrinologo curerà l’ipertiroidismo con farmaci e sedute di iodio radioattivo. L’oculista tratterà l’oftalmopatia tiroidea attraverso un trattamento che prevede l’utilizzo di lubrificanti ed una chiusura meccanica delle palpebre durante la notte al fine di impedire un’esposizione prolungata dell’occhio all’aria. L’infiammazione degli occhi verrà curata mediante utilizzo di farmaci cortisonici per bocca o per via endovenosa. In caso di compressione del nervo ottico si compirà un’operazione contraria, ossia la decompressione orbitaria chirurgica. Una volta risolta la fase acuta della malattia, si andrà incontro ad una fase di riposo durante la quale i sintomi precedentemente descritti tendono ad attenuarsi, pur rimanendo l’esoftalmo, la diplopia ecc. Il periodo attivo della malattia può durare anni e in questa fase è importante un attento monitoraggio del quadro. La seconda fase del trattamento invece richiede la correzione delle alterazioni, tra cui la chirurgia del muscoli oculari responsabili della diplopia, una volta che è stata ritenuta stabile. FINE

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SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 15:00 Pagina 26

ESTETICA

ADDIO ALLE BORSE SOTTO AGLI OCCHI

Da oggi XAF5, una crema “SCIOGLI GRASSO”, consente di non ricorrere alla chirurgia plastica.

di Anna Danieli Addio alle borse sotto gli occhi, senza ricorrere alla chirurgia plastica, ma solo applicando una crema. È questa la promessa di XAF5, crema “sciogli grasso” presentata durante il meeting annuale dell’American Academy of Dermatology e attualmente in fase di studio presso l’azienda californiana Topokine Therapeutics. “Le borse sotto gli occhi – spiega Fabrizio Fabrizio Malan, Malan, presidente della SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica – sono il risultato dell’erniazione del grasso attraverso le maglie del muscolo orbicolare che circonda l’occhio. Con il passare degli anni, il muscolo perde tono, per questo il grasso ‘fuoriesce’, dando luogo alle antiestetiche borse”. Antiestetiche e diffusissime, soprattutto dai 45 anni in poi. Nel 2014, nei soli Stati Uniti, in base ai dati dell'ASPS American Society of Plastic Surgeons, ne sono state eseguite 206.509.

Come funziona la crema? Legandosi ai recettori presenti sulla superficie delle cellule adipose, l’XAF5 le induce a espellere il loro contenuto. Di conseguenza, la dimensione delle borse si riduce. Ancora, la crema impedisce la formazione di nuove cellule di grasso, evitando così il ripresentarsi dell’inestetismo. 26

Come è stato realizzato? Come spesso succede, la “scoperta” è frutto di un caso, che si è verificato durante lo studio di un collirio a base di prostaglandine (acidi grassi), testato in pazienti affetti da glaucoma. Utilizzando le gocce messe a punto per ridurre la pressione oculare, i ricercatori dell’Harvard Medical School Department of Ophthalmology hanno riscontrato come il collirio avesse anche un effetto secondario, quello di ridurre la borse sotto gli occhi. Da qui la decisione di avviare lo studio sul cosmetico.

Una volta al giorno per cinque settimane Dopo 5 settimane di trattamento, con un'applicazione sola, alla sera, il risultato è stato giudicato "soddisfacente" dall'85% dei pazienti (uomini e donne dai 40 ai 70 anni), che grazie a questo cambiamento si sono dichiarati più sicuri di sé e più sereni, con un viso più bello e giovane. "Lo studio in corso è serio e attendibile - spiega Stefania de Fazio, consigliere SICPRE con una lunga esperienza negli States -, ma l'ok della Food and Drug Administration non arriverà prima del 2018. Intanto, la stessa azienda ne sta testando la possibilità di utilizzo per ridurre un altro deposito di grasso localizzato del viso, il doppiomento".

Chirurgia plastica si, chirurgia plastica no La soluzione per combattere le borse sotto gli occhi, sino ad ora, è stata unicamente chirurgica, con l’intervento di blefaroplastica, che a seconda dei casi e delle necessità può essere eseguito alle palpebre inferiori, a quelle superiori o su tutte e quattro, per un ringiovanimento totale dello sguardo. Con la blefaroplastica, infatti, si elimina la cute, il grasso e il muscolo in eccesso, riducendo rughe, gonfiori e cedimenti. "Il vantaggio di un prodotto cosmetico come l'XAF5 - dice ancora Malan sarà quello di limitare la chirurgia ai soli casi in cui questa sarà realmente necessaria. Allo stesso tempo, sarà possibile dare una risposta anche a chi in ogni caso esclude la chirurgia e a chi non la vuole ripetere, ma preferisce ricorrere a un complemento, come appunto è un FINE cosmetico".


SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 10:38 Pagina 27

POLIAMBULATORIO

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SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 10:38 Pagina 28

OTORINOLARINGOIATRIA

IPOACUSIA È l'incapacità, parziale o totale, di percepire i suoni in una o entrambe le orecchie. Può essere presente sin dalla nascita (congenita), oppure può nascere in conseguenza a malattie o traumi fisici (presbiacusia).

La diagnosi

Dott.

Andrea Costa

Laurea in tecniche audioprotesiche

La capacità di interpretare i segnali uditivi si comincia a perdere intorno ai quarant’anni ma la diagnosi in genere arriva dopo i sessant’anni. Così la propria disabilità si affronta tardi e, quando i suoni diventano poco chiari e le situazioni sono difficili da affrontare è necessario ricorrere ad apparecchi acustici che correggano la diminuzione dell’udito. In Italia quasi otto milioni di persone soffrono d’ipoacusia, un dato destinato a un forte aumento dovuto prevalentemente alla maggiore esposizione sonora alla quale oggi siamo esposti quotidianamente. Di questi, il 37% non è cosciente del problema, per il 63% la metà non si è mai sottoposta a un esame audiometrico, pur sapendo di non sentire bene. Accorgersi di non sentire bene è in se un fatto grave ma ancora più pesante è la conseguenza di un intervento tardivo: scadente funzionalità uditiva, ridotta memoria dei suoni, recupero difficoltoso, rieducazione problematica, mancanza di stimoli intellettivi, depressione. 28

Basterebbe una diagnosi precoce con un’audiometria tonale e vocale (vedi approfondimento nella pagina a fianco) per consentire a chi soffre di disturbi di udito di poter accedere a cure e soluzioni necessarie da subito. Per capire come avviene, la perdita dell’udito è importante conoscere i meccanismi che permettono la percezione del suono. Il suono consiste in onde pressorie che attraverso l’aria sono convogliate verso la membrana del timpano attraverso l’orecchio esterno che fornendo la superficie per la raccolta del suono, vibra come risposta.

A questo punto l’energia meccanica vibratoria del suono attraverso gli elementi dell’orecchio medio, i tre ossicini martello, incudine e staffa, è amplificata e le vibrazioni prodotte sono trasferite alla finestra ovale nella parete ossea della cavità dell’orecchio medio. Infine l’onda sonora raggiunge l’orecchio interno che oltre a controllare l’equilibrio è l’organo deputato alla trasduzione dell’energia meccanica vibratoria del suono in impulsi nervosi attraverso il fluido (endolinfa) contenuto nella coclea. La coclea è una struttura a forma di

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SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 15:06 Pagina 29

L’ audiometria tonale è la misurazione della capacità uditiva mediante l’audiometro, uno strumento capace di generare singole frequenze di suono, ad intensità diverse e con modalità differenti. Nelle normali condizioni di vita quotidiana l'orecchio riceve stimoli sonori di vario genere (rumori e suoni). Lo scopo dell’esame audiometrico tonale è quello di cercare la soglia uditiva del paziente, ossia il minimo livello d’intensità sonora che possa suscitare una sensazione uditiva per una determinata frequenza. Un esame audiometrico, per essere attendibile, dove essere eseguito in un ambiente silenzioso e acusticamente isolato. Durante l’esecuzione di un’audiometria, i valori della soglia uditiva di un paziente vengono annotati su un audiogramma, un grafico costituito da un sistema di assi cartesiani, che riportano in ascissa la frequenza del suono (hz) ed in ordinata la sua intensità (db). Mediante questo esame, per ciascuna frequenza viene ricercata la minima intensità (soglia) di toni percepita dal paziente: la soglia è quindi il più piccolo suono percepito da un soggetto. L’ audiometria vocale ha invece lo scopo di verificare quale è la reale menomazione che il paziente ha nel percepire un messaggio verbale, quindi, accertare la capacità di riconoscere e capire le parole e le frasi. chiocciola dove si trovano dei peduncoli sottili chiamate cellule ciliate che movendosi in risposta alle oscillazioni, aiutano a trasformare l’onda sonora in segnale elettrico attraverso il nervo acustico direttamente al cervello che lo riconosce.

Sintomi I più comuni sono l’incapacità di comprendere bene le parole (discriminazione) o la provenienza dei suoni ed il riconoscimento degli stessi. Si è costretti a chiedere di ripetere la frase detta, soprattutto quando si è in mezzo alla folla e in luoghi più rumorosi o si avver-

te il bisogno di alzare il volume di radio, tv o telefono. Altri sintomi che spesso sono indicativi di una perdita uditiva sono le vertigini come la sindrome di Ménière che prende il nome dal medico francese che la descrisse per primo nel 1861. I sintomi sono collegati al cambiamento della pressione nell’orecchio (alterazione del fluido timpanico). Altro fenomeno che spesso si accompagna a un calo dell’udito, sono i ronzii o fischi nelle orecchie chiamati acufeni o tinnito (dal latino tinnire “tin-

tinnare”) percepiti come fastidiosi a tal punto da influire anche pesantemente sulla qualità della vita del soggetto che ne è affetto.

A chi rivolgersi? Al medico di famiglia che dopo un breve colloquio saprà dirvi se sia necessaria una visita specialistica. All’ otorinolaringoiatra o l’ audiologo che sono gli specialisti che dopo aver sottoposto il paziente a otoscopia e agli esami audiometrici esprimono la diagnosi , e possono dare eventuali terapie e gli opportuni consigli. All’ audioprotesista, il professionista che svolge la propria attività nella correzione e riabilitazione delle deficienze uditive, tramite l'applicazione dei dispositivi protesici acustici e mediante una serie d’indagini preliminari miranti la scelta e l'adattamento del dispositivo protesico uditivo. Sottopone il paziente AUDIOPROTESI ipoacusico a test di valutazione protesica. Osserva e rileva l'impronta del condotto uditivo, accerta l'efficacia e l'adeguatezza del dispositivo medico affiancando il paziente nel percorso di riabilitazione al fine di tornare a un ascolto naturale e normale per una migliore FINE qualità di vita.

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SALUTE_11piu_n.11.15_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/15 10:38 Pagina 30

NATURA

COME VEDONO

GLI ANIMALI? I predatori hanno una vista maggiormente basata sulla messa a fuoco della loro preda. I primati come noi hanno invece sviluppato un sistema visivo altamente integrato fra percezione della forma, del colore e del movimento. Le caratteristiche peculiari di cavallo, cane, gatto e uccelli.

Dott.

Ugo Cimberle

Studio Oculistico Dal Fiume-Cimberle - Ravenna E-mail: cimberle@cidiemme.it

L’interazione tra le specie che popolano la Terra e l’ambiente è largamente basata sull’utilizzo di stimoli luminosi. Lo sviluppo della struttura dell’occhio, per segnalare agli animali gli eventi ambientali, ossia cosa accade intorno a loro, è connesso al complesso cammino dell’evoluzione delle specie.

Alcuni animali hanno la stessa capacità dell’uomo di percepire i colori, altri sono superiori all’uomo per alcune proprietà come l’acuità visiva. Per esempio i predatori sono dotati di occhi orientati frontalmente, capaci di convergere su uno stimolo, per individuare facilmente una preda, valutarne la distanza con il meccanismo della visione binoculare e prepararsi all’attacco.

Due linee di evoluzione hanno prevalso 1 OCCHIO COMPOSTO sviluppato negli artropodi (animali invertebrati), formato da numerosi elementi comprendenti cornea, cristallino e cellule fotorecettrici. 2 OCCHIO A CAMERA sviluppato nei vertebrati.

Predatori e primati Le differenze strutturali del sistema visivo dipendono dalla funzione che ha la visione nell’interazione con l’ambiente. 30

Invece i primati (le scimmie, i lemuri, i tarsi), dai quali discendiamo, in tempi primordiali si sono cibati di frutta, traendo vantaggio dalla capacità di riconoscere i colori dei frutti e di ricordare il luogo ove raccoglierli. Dai primati deriva la nostra capacità di discriminare forme e colori in modo molto dettagliato.

Il cavallo… …è sempre stato una preda nella scala alimentare, perciò da una parte ha sviluppato un istinto alla fuga, dall'altro la capacità di esplorare visivamente un ampio spazio attorno.

Gli occhi posizionati ai lati del cranio gli permettono di coprire un campo visivo di circa 300 gradi attorno a lui, con l'esclusione di una zona frontale per circa un metro di distanza e di una posteriore per circa tre metri. Questa situazione anatomica fa si che il cavallo sia obbligato a muovere la testa a destra e a sinistra per coprire le zone escluse e spiega la difficoltà che il saltatore ha quando, avvicinandosi ad un ostacolo, questo improvvisamente scompare dal suo campo visivo, rendendo fondamentale il rapporto di fiducia con il fantino. ALTRA PECULIARITA’ è che il cavallo non mette a fuoco come noi ma cambia la direzione di sguardo per far coincidere l'oggetto con una parte specifica della retina, il ché spiega il costante muoversi dei suoi occhi e della testa quando cerca di fissare qualcosa.


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Il suo occhio ha una bifocalità: per guardare cose lontane usa la parte alta dell'occhio, tenendo sotto controllo i dintorni mentre pascola, mentre per vedere cose vicine usa la parte bassa (ciò spiega come alzi la testa per fissare chi si avvicina). Inoltre il cavallo, come molti erbivori da pascolo, ha una capacità molto sviluppata di percepire il movimento ai margini del campo visivo, che associato ad un ottimo udito rende conto del facile nervosismo e tendenza alla fuga.

Il mondo dei predatori Prendiamo ad esempio la vista del cane e del gatto. Il CANE non ha una macula strutturata, quindi ha minore capacità rispetto a noi di percepire nitidamente gli oggetti ed i colori. E’ stato dimostrato che i cani hanno un daltonismo che permette di distinguere le alte frequenze del violetto fino al blu, mentre confondono i toni dal rosso all'arancione e al gialloverde. VISTA UOMO

VISTA CANE

VISTA UOMO IN CONDIZIONI DI SCARSA LUCE…

Una pallina arancione su un prato verde è di difficile localizzazione per il cane che vede tutto giallo, mentre il blu-viola spiccherà bene. Come tutti i predatori, la posizione frontale dei loro occhi, unita ad un’alta sensibilità al movimento in un campo visivo di 250 gradi contro i 180-190 dell'uomo, consente un’ottima visione binoculare ed un senso della profondità tali da renderli macchine molto precise nel cacciare la preda. L'influenza dell'uomo nella selezione di alcune razze non più a scopo di caccia, come i cani da compagnia tutti a muso appiattito (più a nostra narcisistica somiglianza), ha comportato il posizionamento dei bulbi oculari più ai lati della testa, con perdita della perfetta funzione binoculare primordiale. Anche il GATTO ha una scarsa percezione del colore specie nell'ambito dei rossi, meglio per i blu e i gialli e come il cane fatica a distinguere diversi colori dallo sfondo se mancano altri dettagli. Peculiare del gatto e dei felini predatori è la capacità di amplificare la poca luce notturna grazie ad uno strato riflettente posto dietro la retina ed a un’apertura pupillare notevole.

…E VISTA GATTO IN MEDESIME CONDIZIONI

Infine, negli UCCELLI la necessità del volo e dell'alimentazione hanno richiesto lo sviluppo di occhi con elevata capacità visiva. Gli occhi degli uccelli sono molto grandi, quelli delle aquile sono più grossi dei nostri, e devono essere capaci di mettere a fuoco rapidamente oggetti lontani e vicini, ostacoli e prede. Una rondine intercetta con facilità un insetto che attraversa la sua rotta a poche centimetri di distanza ed un falco riesce a distinguere un topolino a mille metri d’altezza. Gli occhi hanno tutti una retina molto ampia ed un sistema diottrico che varia dal piatto per la visione ampia dei cacciatori di insetti, fino ad uno quasi telescopico con campo visivo FINE più ridotto dei rapaci notturni.

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HANNO COLLABORATO al numero 11_NOVEMBRE_2015 di SALUTE 10+ Seguici anche su Dott. Andrea Baldisserri Medico-Chirurgo specialista in otorinolaringoiatria E-mail: abaldisserri@alice.it Dott. Ugo Cimberle Studio Oculistico Dal Fiume-Cimberle - Ravenna E-mail: cimberle@cidiemme.it Dott. Andrea Costa Laurea in tecniche audioprotesiche

Salute Dieci Piu

Roberta Rossi Presidente Federazione Italiana Sessuologia Scientifica Evelina Tabanelli Consulente Nutrizionale E-mail: evelinatabanelli@libero.it Dott.ssa Maria Nives Visani Farmacista - Naturopata E-mail: salutenaturasnc@alice.it Dott. Alfonso Zaccaria Ex Direttore Dipartimento Oncologia ed Ematologia Azienda USL di Ravenna

Dott.ssa Margherita D’Amato Medico Chirurgo Oculista Studio: Piazza della Resistenza, 3 Alfonsine (RA) - Cell. 333.1671952 Dott.ssa Antonietta Pace Logopedista Cell. 339.7196006 E-mail: paceantonietta@libero.it

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I COLLABORATORI DI SALUTE 10+ Dott. José Aguayo Ph.D. - Psicologo - Psicoterapeuta Email: j.aguayo1345a@ordpsicologier.it

Dott. Andrea Maccolini - Specialista in Ginecologia ed Ostetricia Dott. Ernesto Sarracino Tecnobios Procreazione Bologna Coordinatore pedagogico Comune di Russi e Faenza - Pedagogista Consigliere CECOS Italia - Email: amaccolini@alice.it al centro per le famiglie del Comune Dott.ssa Annalisa Allodoli - E-mail: allodoliannalisa@gmail.com di Forlì Consulente per i genitori - Tel. 335.5238668 Gianna Manna - Optometrista Dott. Antonio Ascari Raccagni - Responsabile U.O. E-mail: giannamanna@yahoo.it Dott.ssa Pamela Sparacino Dermatologia AUSL di Forlì E-mail: pamela.sparacino@libero.it Dott.ssa Francesca Negosanti Dott.ssa Serena Bagli - Psicologa e Psicoterapeuta - Lugo Medico Chirurgo, specialista in Dermatologia e Venereologia c/o Dott. Sergio Spinato Email: info@serenabagli.it - www.serenabagli.it Centro Dermatologico srl Odontoiatra - Sassuolo via Ercolani, 8 - Bologna - www.centro-dermatologico.it Tel. 0536.883868 - www.studiodentisticospinato.it Dott. Ugo Cimberle - Studio Oculistico E-mail: studiodentisticospinato@gmail.com Dal Fiume-Cimberle - Ravenna - E-mail: cimberle@cidiemme.it Dott.ssa Monica Negosanti - Dietista AUSL Bologna UOC Igiene Alimenti e Nutrizione Dott. Ignazio Stanganelli Dott.ssa Isabella Cantagalli Responsabile Centro di Oncologia Dermatologica Psicologa - Psicoterapeuta c/o Physiomedica Dott. Gianfranco Niedda - Otorinolaringoiatra IRCCS IRST Istituto Tumori Romagna Via Malpighi, 150 - Faenza E-mail: gianfranconiedda@tiscali.it Professore associato Università di Parma E-mail: drcantagalli@gmail.com - Cell. 329.8025403 E-mail: igstanga@tin.it Dott. Roberto Nonni - Direttore Sanitario Dott. Pierpaolo Casalini San Pier Damiano Hospital - Faenza - E-mail: rnonni@alice.it Dott. Stefano Stea Medico-Chirurgo U.O. Anestesia e Rianimazione Responsabile U.O di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Ospedale di Faenza - E-mail: pierpaolo.casalini@gmail.com Dott. Marco Quarantini Maria Cecilia Hospital Cotignola - www.stefanostea.it Medico Chirurgo spec. Odontostomatologia E-mail: maxillofacciale-mch@gvmnet.it Enrico Casadei - Maestro di tennis - Circolo Tennis Club Faenza Centro Odontoiatrico Bononia - Bologna E-mail: marcosmile@libero.it Evelina Tabanelli Denny Conti - Sport GM Solarolo Consulente Nutrizionale Rivenditore specializzato materiale da running Dott. Pietro Querzani - Neurologo - E-mail: querzani@gmail.com E-mail: evelinatabanelli@libero.it Dott. Andrea Costa Laurea in tecniche audioprotesiche Dott.ssa Margherita D’Amato Medico Chirurgo Oculista - Studio: Piazza della Resistenza, 3 Alfonsine (RA) - Cell. 333.1671952 Dott. Andrea Drei Pronto Soccorso Medicina d’Urgenza Ospedale di Faenza E-mail: andrea.drei@alice.it

Nicoletta Fabbri - Laureata in Scienze Motorie e Sportive Titolare di Spazio Pilates - Faenza - E-Mail: nicofabbri@libero.it

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Fabrizio Tagliavini Direttore Dipartimento Malattie Neurogenerative - Istituto Carlo Besta

Dott. Stefano Palo Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica Cell: 393.4825681 E-mail: dott.stefanopalo@gmail.com

Prof. Umberto Tirelli Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica, Centro di Riferimento Oncologico, Istituto Nazionale Tumori di Aviano (Pordenone)

Manlio Panascì - Chirurgo Ortopedico GVM Care & Research

Dott. Maurizio Fontana Direttore U.O.C. Ortopedia Traumatologia Presidio Ospedaliero di Faenza

Dott. Massimiliano Perrone Medico Chirurgo Oculista Direttore Sanitario Poliambulatorio Privato DSC - Bologna - Tel. 051.242588 E-mail: info@poliambulatoriodsc.com

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Barbara Maioli - Educatore Cinofilo APNEC nr. 043 - E-mail: barbara.maioli@alice.it

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Ing. Nicola Vitiello Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Antonio Ravaglioli Esperto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici per impiego biomedico E-mail: ravaglioli.antonio@alice.it Tiziano Rondinini Apicoltore - Faenza Dott. Antonio Salzetta Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva Presidio Ospedaliero di Faenza - Ausl Ravenna

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Don Angelo Lolli

Direttore Sanitario Dott. Paolo Balella

CENTRO di MEDICINA SPORTIVA - Visita non agonistica (con e senza ECG) - Visita agonistica con ECG a riposo e dopo sforzo (Step-Test) - Visita agonistica con monitoraggio ECG durante tutto lo sforzo (con cicloergometro)

Dott. FRANCO VANDINI Specializzato in Medicina dello Sport

Il responsabile del Centro di Medicina dello Sport del Polo Sanitario Opera Santa Teresa del Bambin Gesù è il dott. Franco Vandini, noto agli sportivi ravennati perchè, per ben 30 anni, è stato il medico sportivo del Ravenna Calcio, quando la squadra giallorossa militava nelle categorie professionistiche importanti. Una vita dedicata all'informazione, alla prevenzione e alla cura non solo degli atleti professionisti. Il Centro di Medicina dello Sport è una delle eccellenze del Poliambulatorio Opera Santa Teresa del Bambin Gesù e l'esperienza, la competenza professionale e l'umanità del dott. Vandini, sono risorse che vengono messe al servizio di tutti coloro che amano il movimento e l'attività fisica. Atleti amatoriali, anziani amanti del podismo o delle camminate in compagnia, giovani frequentatori di palestre, donne e uomini, tutti dovrebbero responsabilmente sottoporsi ad accurati e seri controlli prima di iniziare una qualsiasi attività motoria. Un servizio rivolto a tutti perchè lo sport deve essere di tutti e per tutti. Un invito a fare sport e movimento nella consapevolezza delle proprie possibilità e potenzialità.

Un invito a praticare sport… in sicurezza.

Polo Sanitario Opera Santa Teresa del Bambino Gesù - Via Don Angelo Lolli, 20 - Ravenna - Tel. 0544.38513


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La salute dei polmoni e del cuore è importante. Per difenderla scegli gli strumenti adatti, se hai dai 50 anni in su, sei fumatore o ex fumatore, frequenti ambienti inquinati o sei stato esposto ad altri fattori di rischio per neoplasie polmonari e malattie coronariche. Grazie al programma di diagnosi precoce con TC spirale a basso dosaggio, con un esame unico si possono identiďŹ care e trattare tempestivamente entrambe le patologie, contribuendo a migliorare la prospettiva e la qualitĂ della vita.

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Salute 10 più Nr. 11 Anno 2015  

Salute 10 più è il mensile gratuito dedicato alla salute, al benessere e molto altro ancora. È disponibile nelle più importanti farmacie...

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