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RAVENNA

MENSILE DI INFORMAZIONE SU SALUTE E BENESSERE - N. 7 - LUGLIO 2014

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COME COMPORTARSI QUANDO IL BEBE‘ ARRIVA IN ESTATE

INOLTRE

· IPERPLASIA PROSTATICA · COS’È LA CLEPTOMANIA · SCRIVERE FA’ BENE · LA RIEDUCAZIONE POSTURALE GLOBALE

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Nr. 7 - LUGLIO 2014

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BENESSERE

2 TUTTO IL BENE DEI SEMI DI LINO DORATO Dott.ssa Maria Nives Visani CARDIOLOGIA

4 ALLARGARE LA VALVOLA aortica con Dott. Vladimir Guluta un “pallone” UROLOGIA

7 IPERPLASIA PROSTATICA Dott. Salvatore Voce - Dott. Fabiano Palmieri SANITÀ

10 YAP 1, GENE SENTINELLA CONTRO LE LEUCEMIE PSICOLOGIA

11 LA CLEPTOMANIA Dott.ssa Isabella Cantagalli PEDIATRIA

14 QUANDO IL BEBÈ ARRIVA IN ESTATE Dott. Marcello Lanari LOGOPEDIA

18 DISLESSIA E VIDEOGIOCHI Dott.ssa Antonietta Pace PSICOLOGIA

20 LA SCRITTURA COME AUTOCURA Dott. Matteo Biserna SCIENZA

22 COS’È IL DNA? di Tiziano Zaccaria MALATTIE INFETTIVE

26 I PROGRESSI NELLA CURA DELLA MERS di Fabio Lironzi GENITORIALITÀ

27 ASSOCIAZIONE DONATORI DI GAMETI SPORT

28 LA RIEDUCAZIONE POSTURALE GLOBALE Dott.ssa Sara Vignoli I NOSTRI AMICI ANIMALI

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BENESSERE

I SEMI DI LINO

DORATO Sono ricchi di grassi OMEGA3 oltrechè di altri elementi antiossidanti. Contribuiscono a mantenere i giusti livelli di colesterolo. Principali caratteristiche Sono noti soprattutto per le proprietà lassative ed emollienti, ricchi in grassi insaturi omega3 importanti per l'effetto protettivo su arterie, coronarie e sistema nervoso.

Dott.ssa

Maria Nives Visani

All’interno del seme si trovano anche…

Farmacista - Naturopata E-mail: salutenaturasnc@alice.it

I semi di lino dorato provengono dall'antica terra di Mesopotamia; furono impiegati anche da Greci e Romani e si diffusero in tutta l’Europa.

…PROTEINE VEGETALI, VITAMINA B1 E B2, F, ENZIMI, FITORMONI, PECTINE E LIGNANI… …che sono sostanze estrogene simili e con proprietà antiossidanti. Proprio ai lignani si riferiscono alcuni studi dei canadesi Fitz Patrick e Kelley, che sem-

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ERBORISTERIA - COSMESI - OGGETTISTICA

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brano avvalorare la tesi di azione anticancro (soprattutto al seno) in quanto capaci di bloccare gli enzimi coinvolti nel metabolismo ormonale ed interferire con la crescita e la diffusione delle cellule tumorali. Sembra inoltre che insieme agli omega3 abbiano anche proprietà antinfiammatoria generale, utile nella prevenzione di malattie neurologiche come Alzheimer e Parkinson. Gli omega3 presenti sono in grado di ridurre le placche aterosclerotiche fino al 75%, ad essi si attribuisce anche una certa azione ipoglicemizzante e sono importanti per il mantenimento del normale ritmo cardiaco.

Le piante, la fitoterapia, la medicina alternativa, sono le nostre passioni… Le Radici della nostra migliore tradizione. Nasce così, con questi obiettivi, la nostra attività che offre un’ampia varietà di prodotti, dalla cosmesi all’erboristeria. Dopo anni di esperienza, abbiamo mirato alle crescenti necessità di un servizio su misura ad-hoc per la singola persona. Entrare in erboristeria può anche significare ricercare un rimedio, e quindi poter ricevere un consiglio, un suggerimento, da personale specializzato. Noi di “Le Radici” abbiamo scelto di porre la nostra esperienza a disposizione di chi volesse passare a trovarci, prevedendo una consulenza privata gratuita nei seguenti orari pomeridiani: il lunedì, martedì, mercoledì e venerdì, dalle 15.30 alle 19.30. In un’area dedicata, all’interno del nostro negozio, il cliente può esporci la propria richiesta liberamente, con tutta calma: saremo lieti di ascoltare. Il personale della nostra erboristeria ha una visione completa di tutti i prodotti disponibili e può offrire una risposta efficace. Sono molto richiesti, per esempio, i rimedi omeopatici contro ansia, stress, paure, etc., mali comuni del vivere moderno. Passa a trovarci per un consulto personalizzato… e gratuito.


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Semi si, ma anche olio Consumare quotidianamente semi di lino contribuisce a mantenere i giusti livelli di colesterolo totale e a ridurre quello ossidato LDL. Dai semi spremuti a freddo si ottiene un olio che è la fonte più ricca di acido alfa-linoleico, acido grasso omega3 polinsaturo essenziale che nell'organismo viene convertito in acido eicosapentanoico e acido docoesanoico. Essi favoriscono l’integrità delle membrane cellulari e l'idratazione della pelle. Questi grassi “buoni” proteggono dalle infiammazioni perchè ostacolano la produzione di sostanze proinfiammatorie come trombossani, leucotrieni e prostaglandine che si formano dal consumo di grassi trans (grassi che si trovano in molti alimenti industriali).

Come assumerli e in quali quantità Uno studio franco-canadese ha evidenziato come il consumo giornaliero di quattro cucchiai di semi di lino macinati per un anno in donne in menopausa

abbia ridotto notevolmente i valori di LDL. Alcuni studi sembrano dimostrare una certa attività sulle vampate da menopausa. La dose giornaliera è di uno o due cucchiai al giorno di semi frantumati, che possono essere acquistati già come tali, ma che sarebbe molto meglio triturare in casa con un normale macina caffè. La forma così ottenuta si può conservare in freezer per protegSEMI DI LINO gere dall'ossida“NORMALE” zione i preziosi componenti. Il lino dorato ha un colore più chiaro dei classici semi di lino marroni, essi hanno una cuticola più sottile e morbida ed un sapore più dolciastro. Tali caratteristiche li rendono più adatti ad un consumo frequente. I semi andrebbero sempre macinati o rotti in mortaio, altrimenti non è possibile assorbirne il contenuto, così frantumati si possono aggiungere a yogurt, insalate, verdure cotte o altri cibi a freddo per preservarne

il prezioso contenuto in omega3, ma si aggiungono anche all'impasto per ottenere pani o focacce dolci o salate. L'effetto emolliente e lassativo è dovuto alle mucillagini presenti all'interno dei semi, che si possono utilizzare per lenire le infiammazioni e gonfiori intestinali mettendo due cucchiaini in un bicchiere di acqua alla sera e bevendo la miscela al mattino.

Per utilizzo esterno I semi di lino dorato entrano a far parte di molti cosmetici per capelli, grazie al loro effetto nutritivo e lucidante, ma è possibile fare un ottimo ed efficace… …IMPACCO CASALINGO Immergere 2 cucchiai di semi di lino dorato in 70 ml di acqua e portare ad ebollizione in pentolino, mescolando di tanto in tanto. Quando si otterrà una sostanza gelatinosa, togliere dal fuoco e lasciare raffreddare. Utilizzare l'impacco sui capelli umidi prima dello shampoo per 15-20 minuti, quindi procedere al normale shampoo. FINE

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CARDIOLOGIA

VALVOLA

AORTICA ALLARGARLA

Dott.

Vladimir Guluta

Cardiologo c/o Maria Cecilia Hospital - Cotignola E-mail: vguluta@gmail.com

Spesso, nelle persone con più di 60 anni, si restringe la valvola che mette in comunicazione il ventricolo sinistro del cuore con l’aorta. La causa può essere il peggioramento progressivo di un difetto valvolare già noto, ma a volte ciò avviene perché la valvola diventa via via ostruita dai ripetuti depositi di calcio (calcificazione dei lembi vascolari).

Cosa succede? Il restringimento della valvola ha come prima conseguenza che il sangue fa fatica a passare e quindi il cuore “lavora” di più per svuotarsi. Facciamo un esempio facile facile. A volte, quando il tubetto del nostro dentifricio è quasi alla fine, il buco che permette di spalmare la pasta sullo spazzolino si rimpicciolisce: i continui passaggi del dentifricio, infatti, lasciano dei depositi. A lungo andare, dal buco sempre più piccolo esce sempre meno dentifricio. Quello che facciamo noi in automatico è spremere più forte la base del tubetto, sperando che il flusso normale del dentifricio si ripristini. La stessa cosa fa il cuore: “spinge” di più per fare in modo che il sangue passi attraverso un’apertura che va progressivamente restringendosi. 4

CON UN PALLONE “

ne in modo uniforme su tutta la circonferenza della valvola. Questa operazione produce delle piccole crepe nei foglietti valvolari che aumentano la superficie della sua massima apertura. La procedura è stata introdotta nella pratica clinica nel 1985 e inizialmente sembrava avere risolto il problema di tante persone che soffrivano di stenosi Più la valvola è stretta, più questi sinto- valvolare aortica. L’apertura con pallomi si fanno frequenti e violenti più la ne riesce infatti ad aumentare la superprognosi a breve termine come diciamo ficie di apertura della valvola aortica di noi medici è severa (cioè facciamo capi- più del 50% ed in parole semplici, ciò re al paziente che corre seri rischi e che aumenta la quantità di sangue che il li corre adesso). cuore può pompare in un minuto (la portata cardiaca). La valvuloplastica È chiaro che tutti questi aortica percutanea cambiamenti portano In termini tecnici, la proceimmediatamente a un dura di cui vi voglio parlamiglioramento sintomatolore si chiama “valvuloplastigico: il paziente, cioè, respica aortica percutanea”. ra di nuovo bene, come se Quando l’apertura della valgli avessimo levato un cuscino vola aortica è molto ridotche gli copriva il naso e la bocca ARTERIA ta, pungiamo (in anestesia impedendogli di respirare. FEMORALE locale) l’arteria femorale Quello che purtroppo avviedel paziente a livello delne è una lenta richiusura CATETERE l’inguine e introduciamo un della valvola in tempi abbapallone sgonfiato. Manipolandolo stanza brevi; nell’arco di 6 mesi dopo dall’esterno, lo posizioniamo sulla che abbiamo usato il pallone, l’apertuvalvola aortica. Quando il pallone si ra valvolare nel 80% dei soggetti trattatrova nella giusta posizione, proprio ti si riduce di più del 50%, e i sintomi nella valvola aortica ristretta, lo gonfia- si ripresentano. Si tratta di quello che mo per pochi secondi per fare pressio- noi medici chiamiamo “ristenosi”. Nella maggior parte dei pazienti, i sintomi di questo restringimento provocano AFFANNO SOTTO SFORZO, STANCHEZZA NON NATURALE, CAPOGIRI, MOMENTI DI PERDITA DI CONOSCENZA E CONSEGUENTI CADUTE A TERRA con alto rischio di traumi, anche gravi.


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L’entusiasmo iniziale prodotto da questa tecnica è perciò rapidamente calato perché la procedura non riusciva a modificare in modo significativo la storia naturale della malattia. La prognosi infausta della stenosi aortica severa non si dimostrava migliorata in maniera significativa nei pazienti trattati rispetto a quelli non trattati.

Quando viene usata la tecnica oggi Oggi, con diagnosi di stenosi valvolare aortica grave, la sostituzione della valvola aortica malata è la prassi chirurgica standard. Visto che il miglioramento dei pazienti trattati col la tecnica del pallone è piuttosto limitato nel tempo, la valvuloplastica aortica percutanea la usiamo solo in coloro che, per questioni di salute gravi, non possono affrontare l’intervento cardochirurgico. Si tratta piuttosto di pazienti in scompenso cardiaco, oppure con molte comorbidità (compresenza di più pato-

NELL’ILLUSTRAZIONE, LE FASI DI INSTALLAZIONE DEL “PALLONCINO”

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logie non correlate tra di loro), cioè con malattie che hanno colpito e danneggiato la funzione di altri organi. È chiaro, però, che questa procedura ha un carattere solo palliativo, serve cioè a far stare meglio il paziente anche se consapevoli che dopo pochi mesi i problemi si ripresenteranno.

In altri casi invece… …la dilatazione aortica percutanea ci può essere di aiuto “nel guadagnare” un po’ di tempo: cioè quello che serve al personale medico per migliorare il più possibile le condizioni del malato prima di sottoporlo ad un intervento chirurgico di sostituzione valvolare.

LO “STRUMENTO” DI INTERVENTO

Se riusciamo a portare il paziente in sala operatoria in condizioni di minore sofferenza del cuore, dei polmoni, dei reni, ecc., il rischio operatorio diminuisce e abbiamo maggiori probabilità di ottenere un migliore risultato postoperatorio. FINE

specializzato, nel quale Dentalica Dentalica è uno studio dentistico altamente altamente specializzato, avvale di tecniche, tecniche, terapie, te ra p i e , opera opera un team team di professionisti professionisti che si avvale all’avanguardia. materiali m a te r i a l i e strumentazioni strumentazioni all’avanguardia. affrontare e risolvere risolvere in Un approccio approccio multidisciplinare multidisciplinare capace di affrontare modo definitivo definitivo anche le situazioni più complesse.

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UROLOGIA

IPERPLASIA PROSTATICA Quadro generale della patologia

Dott. Salvatore

Voce

Direttore UOC Urologia AUSL Romagna PO RAVENNA

Dott. Fabiano

Palmieri

Dirigente medico UOC Urologia AUSL Romagna PO RAVENNA

L’iperplasia prostatica (IP), meglio conosciuta anche come ipertrofia prostatica benigna, è una malattia a carico della ghiandola prostatica. Si tratta di un aumento di volume dovuto all'incremento del numero di cellule parenchimali e stremali che si verifica principalmente a carico della cosidetta zona "di transizione" della prostata, ovvero la parte che si trova anteriormente all'uretra prostatica. L’aumento di volume della zona centrale della ghiandola determina compressione dell’uretra prostatica ed è pertanto responsabile dei sintomi urinari che caratterizzano questa condizione. L’IP è una patologia strettamente correlata all’età, interessando circa l’8% degli uomini di età compresa tra i 30 ed i 40 anni per arrivare a coinvolgere l’80% degli uomini di età superiore ad 80 anni. In generale più del 75% degli uomini di età superiore a 50 anni presenta lievi e significativi sintomi a carico delle vie urinarie che rientrano nella vecchia dizione di “prostatismo”.

Sono escluse componenti ambientali nell'eziologia (insieme di cause) della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l'aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia. Bisogna inoltre ricordare che IP e carcinoma prostatico non sono correlati, sebbene le due condizioni possano coesistere e spesso il secondo venga diagnosticato incidentalmente durante accertamenti effettuati per l’IP. Da un punto di vista anatomico inoltre IP e carcinoma si originano da due zone diverse della prostata, essendo il carcinoma di pertinenza prevalentemente della zona periferica mentre l’IP interessa la zona centrale della ghiandola. Nella pratica clinica soltanto il 30-40%

dei pazienti affetti da IP viene avviato ad un preciso iter diagnostico e terapeutico a seguito di sintomatologia di rilievo. Il restante 60 % dei pazienti, per il lento instaurarsi dei disturbi, convive con la malattia favorendo così l’insorgenza di complicanze. L’IP è una malattia ad elevato impatto sociale, interessando circa 6 milioni di persone in Italia e circa 20 milioni in Europa.

Patogenesi Gli ormoni sessuali maschili e gli estrogeni hanno un ruolo determinante nell'insorgenza della IP (è dimostrato che gli eunuchi, uomini sottoposti a mutilazione dell’apparato genitale, non sviluppano la patologia quando raggiungono l'età adulta). L'importanza del DHT (metabolita del testosterone) nel causare noduli iperplastici nella prostata è supportata »SEGUE dalle osservazioni cliniche.

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UROLOGIA I farmaci inibitori della 5α-reduttasi (enzima coinvolto nella produzione del DHT) riducono notevolmente il contenuto di DHT nella prostata e conseguentemente il volume di essa; anche gli estrogeni giocano un ruolo importante. Alterazioni dell’equilibrio tra estrogeni ed androgeni determinano un rimodellamento della struttura della ghiandola prostatica causa dell’IP (iperplasia prostatica).

Sintomatologia I sintomi legati all’IP non sono correlati con le dimensioni della ghiandola, spesso infatti una prostata di piccole dimensioni può provocare sintomi ostruttivi molto più gravi di una di dimensioni maggiori. Questo fenomeno è legato al fatto che la sintomatologia deriva dalla somma di due componenti: UNA DEFINITA STATICA determinata dalla massa della ghiandola e dalla compressione esercitata sull’uretra, ed una DEFINITA DINAMICA legata al tono della muscolatura liscia del collo vescicale, della prostata e della sua capsula. Riconosciamo due tipi di sintomi: quelli di tipo ostruttivo (difficoltà ad iniziare la minzione, l'intermittenza del flusso urinario, l'incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole), e quelli di tipo irritativo (l’au-

mento di frequenza della minzione, detta pollachiuria, la nicturia, cioè un aumentato bisogno di alzarsi ad urinare durante la notte, e l'urgenza minzionale). L'incompleto svuotamento della vescica che ne deriva può portare ad un aumentato rischio di prostatiti, pielonefriti, formazione di calcoli e diverticoli vescicali. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può anche andare incontro ad una comproLa IP, se non trattamissione della ta adeguatamente, funzionalità renale è una patologia detta comuneprogressiva. mente uropatia ostruttiva.

Diagnosi L'ESPLORAZIONE RETTALE, VESCICA

RETTO

La UROFLUSSIMETRIA è utile per valutare i parametri funzionali della minzione come il flusso massimo e medio, il tempo di esitazione minzionale che permettono di definire meglio il quadro clinico ostruttivo. Il PSA (antigene prostatico specifico) deve essere eseguito nei pazienti IP per valutare se coesiste un sospetto di neoplasia prostatica.

Terapia medica Esistono diverse classi di farmaci che possono aiutare a superare i sintomi legati all’IP. I farmaci ALFA LITICI (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate con successo.

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PROSTATA

(palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola o la presenza di noduli a carico della parte periferica della ghiandola. Maggiore precisione per una corretta valutazione del volume prostatico e di un eventuale residuo urinario post minzionale è dato dall'ecografia sia sovrapubica che transrettale. Info:

sas di

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I farmaci alfa-litici agiscono sulla componente dinamica dell’ostruzione bloccando i recettori a-adrenergici prostatici, consentendo una riduzione rapida e duratura dei sintomi ostruttivi ed irritativi.

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I farmaci ALFA BLOCCANTI agiscono determinando un rilassamento della muscolatura della prostata e del collo vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario. Un effetto collaterale comune di questa classe di farmaci è l’eiaculazione retrograda che comunque è reversibile alla sospensione del farmaco. Gli INIBITORI DELLA 5Α-REDUTTASI, (finasteride e dutasteride) sono un altro trattamento farmacologico. Hanno l’effetto di ridurre il volume prostatico contrastando la produzione di diidrotestosterone. Quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti determinano un notevole beneficio a livello sintomatologico e di prevenzione delle complicanze. Vi sono anche diverse evidenze in letteratura scientifica in merito all’efficacia di farmaci fitoterapici quali l'estratto del frutto della serenoa repens nell'alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia in particolare all’esordio.

le della ghiandola, il cosiddetto adenoma mentre la parte periferica viene per lo più risparmiata. LA CHIRURGIA TRADIZIONALE A CIELO APERTO ANCORA RISULTA IL GOLD STANDARD IN CASO DI PROSTATE PARTICOLARMENTE VOLUMINOSE. La RESEZIONE PROSTATICA TRANSURETRALE (TURP) prevede la resezione della prostata attraverso l'uretra. PENE RESETTOSCOPIO URETRA

PROSTATA

Terapia chirurgica In caso di fallimento della terapia medica, può rendersi necessario ricorrere ad un trattamento chirurgico, che può mettere a rischio la funzione eiaculatoria del paziente, mentre non viene assolutamente modificata la capacità sessuale ed in particolare l’erezione. La TECNICA CHIRURGICA, che sia a cielo aperto o endoscopica, prevede l’asportazione della porzione centra-

Il TURP prevede l’utilizzo di un resettoscopio (microbisturi elettrico) il quale attraverso l’uretra, raggiunge e rimuove dalla prostata il tessuto adenomico. Consigliabile per prostate fino a un certo volume (generalmente fino ai 70 - 80 cc), presenta il vantaggio della mini-invasività, ovvero di evitare tagli a fronte di un recupero postoperatorio sicuramente più rapido.

Esistono poi nuove metodiche mininvasive che prevedono l’utilizzo della luce LASER. Le due metodiche LASER maggiormente diffuse prevedono l’utilizzo dell’olmio e del laser al triborato di litio (KTP, conosciuto più che altro come Greenlight Laser*). Entrambi i metodi, KTP e Olmio, permettono l’ablazione di circa due grammi di tessuto al minuto. Con il “greenlight” il trattamento della patologia prostatica può essere effettuato anche in “day hospital”, con una sola notte di ricovero, determinando una riduzione dei tempi di convalescenza con minore stress anche per il paziente. Il “greenlight“ sfrutta l’azione di un raggio laser al triborato di litio (un cristallo in grado di emettere una luce con una particolare lunghezza d’onda altamente assorbita dai tessuti), che permette di vaporizzare selettivamente il tessuto prostatico, trasformandolo in bolle di vapore. Inoltre è l’unica metodica laser che permette di non sospendere le terapia anticoagulanti e non interferisce con l’eventuale FINE presenza del pacemaker. *Questa rivista ha dedicato un articolo al Greenlight Laser nel nr. di Aprile 2014, disponibile al download in versione PDF su www.salute10piu.it

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SANITÀ

UN GENE SENTINELLA

CONTRO I TUMORI DEL SANGUE Il suo nome è YAP1 e avrebbe il compito di eliminare le cellule impazzite, ma nei casi delle neoplasie ematiche si inattiva. L’Ospedale San Raffaele ha scoperto come “riaccenderlo”: inibendo la proteina STK4. Una ricerca condotta dall’IRCCS dell’Ospedale San Raffaele di Milano ha individuato un meccanismo attraverso il quale le cellule tumorali del sangue riescono a superare le barriere che si oppongono alla loro proliferazione. Le cellule tumorali presentano una crescita tumultuosa e, come conseguenza, accumulano danni al DNA che, in una cellula sana, indurrebbero morte cellulare. Indagando sul perché in caso di tumori del sangue questo non avvenga, gli scienziati hanno scoperto che le cellule tumorali ematologiche spengono un gene sentinella, lo YAP 1, il cui compito è riconoscere la cellula “impazzita” ed indurla alla morte. I ricercatori hanno poi identificato una proteina, la STK4, responsabile dello spegnimento del gene sentinella, e scoperto che l’inattivazione di questa proteina ripristina i livelli di YAP 1, inducendo la morte di cellule tumorali ematologiche.

«Questo lavoro apre la strada allo studio di terapie che, spegnendo l’attività della molecola STK4, possano riattivare il ruolo fondamentale del gene sentinella, sfruttando un tallone d’Achille dei tumori afferma Giovanni Tonon, coordinatore del lavoro che ha coinvolto un’équipe di scienziati fra cui in particolare la dottoressa Francesca Cottini, ricercatrice presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e la Harvard Medical School di Boston - Questi risultati definiscono un nuovo potenziale modello terapeutico per tumori del sangue ad alto rischio, refrattari alle terapie FINE convenzionali».

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Check-Up seno

Naso - Orecchie - Gola

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Cure inalatorie e visita preventiva a tariffe agevolate.

PROGETTI SALUTE 2014 - (FINO AL 31.12.2014)

I tumori del sangue sono le leucemie, i linfomi e i mielomi, neoplasie che si manifestano in forma acuta o cronica. In generale, queste forme tumorali colpiscono il midollo osseo nel momento in cui produce le cellule ematiche principali, ovvero i globuli bianchi e rossi, provocando una sorta di “distruzione” del sangue stesso. Si tratta di malattie spesso molto gravi, ma negli ultimi dieci anni l’evoluzione della terapia personalizzata in ambito oncologico ha portato a progressi notevoli, soprattutto nello sviluppo di molecole che colpiscono i geni oncogeni, cioè responsabili della crescita del tumore, riducendo con la loro attività selettiva i pesanti effetti collaterali della chemioterapia convenzionale. In tal senso un altro passo in avanti è stato fatto grazie ad una nuova e significativa scoperta italiana, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature Medicine”.


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PSICOLOGIA

CLEPTOMANIA E’ l’impulso irrefrenabile a rubare oggetti, una patologia che può essere curata con la psicoterapia, talvolta associata a farmaci psichiatrici.

Dott.ssa

Isabella Cantagalli

Psicologa, Psicoterapeuta Specializzata in Psicologia Clinica - Physiomedica Faenza E-mail: drcantagalli@gmail.com - Cell. 329.8025403

La cleptomania (dal greco “mania di rubare”) è un sintomo nevrotico, un bisogno patologico di rubare, irrefrenabile e immotivato impulso coatto al furto di oggetti anche privi di valore e non necessariamente legato ad un bisogno. Il cleptomane prova piacere nell'atto del rubare. La cleptomania è considerata una malattia, una strana sorta di feticismo. La persona che soffre di questo disturbo è cosciente in ogni momento di quello che sta succedendo. Proprio a causa di questo aspetto sono spesso presenti vissuti depressivi o sensi di colpa. Il soggetto, in altre parole, si rende conto che quello che sta facendo è sbagliato e questa consapevolezza lo mette in una posizione di conflitto interiore: da una parte l’impulso a cui non sa resistere e la gratificazione che segue il gesto, dall’altra i rimorsi di coscienza e la consapevolezza dell’assurdità dell’atto. Al contrario, le conseguenze pratiche che possono seguire l’azione, ossia l’aspetto giuridico, non è valutato correttamente: il soggetto infatti sottovaluta il rischio dell’arresto. Per comprendere meglio questo fenomeno proviamo a distinguere tre fasi temporali: - PRIMA DEL FURTO; - SUBITO DOPO IL FURTO; - CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE.

PRIMA

SUBITO DOPO

Il gesto non è compiuto né per vendetta né per rabbia verso il derubato. Non sono presenti allucinazioni né deliri, piuttosto la persona cleptomane sente l’impulso irresistibile crescere dentro di sé, sente la tensione aumentare, non ne può fare a meno. Non si tratta di un gesto pianificato, ma quasi di un improvviso bisogno personale. Normalmente l’atto di rubare non si condivide con nessuno, viene effettuato in solitudine, senza la complicità o l’assistenza di altri.

DOPO L’ATTO GENERALMENTE SI PROVA UNA FORTE SODDISFAZIONE… …ci si sente gratificati, sono frequenti la sensazione di sollievo e l’allentamento della tensione. Il cleptomane utilizza l’oggetto esclusivamente per sperimentare le suddette emozioni, tanto che il “bottino” successivamente può essere regalato, dimenticato in un angolo della casa senza importanza o buttato via; in alcuni casi è addirittura restituito di nascosto. »SEGUE 11


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CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE Le conseguenze possono essere molteplici, tuttavia si distinguono in due grandi categorie: CONSEGUENZE SOCIALI In questa categoria rientrano tutti i disagi e le problematiche che la persona vive in relazione alla propria famiglia, al proprio ambiente di lavoro e alla società. Il comportamento, se scoperto, sarà giudicato e potrà suscitare negli altri sentimenti di preoccupazione, sfiducia, disistima, fino ad arrivare ad un vero e proprio etichettamento sociale. A questo vanno aggiunte le probabili conseguenze legali, come molteplici condanne e pene per furto. CONSEGUENZE PSICOLOGICHE Il conflitto interiore che vive il cleptomane, i sensi di colpa, i vissuti depressivi e i rimorsi possono nel tempo portare a sviluppare altre patologie. Sono frequenti disturbi dell’umore, specie la depressione, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, in particolare la bulimia nervosa, disturbi di personalità o altri disturbi del controllo degli impulsi.

Cosa succede nel tempo L’andamento del disturbo non segue sempre il medesimo corso.

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Alle volte la frequenza degli agiti aumenta nel tempo, in altri casi gli stessi si presentano con discontinuità. Sebbene l’andamento del controllo degli impulsi presenti alterazioni sia temporali che quantitative, nella casistica si sono evidenziati tre percorsi tipici: CLEPTOMANIA SPORADICA con brevi episodi e lunghi periodi di remissione; CLEPTOMANIA EPISODICA con periodi protratti di furti e periodi di remissione; CLEPTOMANIA CRONICA con qualche grado di fluttuazione.

Le cause Mentre non si riscontrano differenze legate all’età dell’insorgenza, si evidenziano diversità di genere. I pazienti che lamentano questa patologia possono quindi essere indifferentemente bambini, adolescenti, adulti o anche persone anziane, tuttavia nelle donne il disturbo è più presente rispetto agli uomini. Questa patologia deve essere distinta da tutte quelle situazioni che vedono il furto come strumento per raggiungere un obbiettivo, come nel caso del ladro che punta al valore economico del bottino o in quello del ragazzo che vive il

commettere furti come un atto di ribellione. Inoltre, è possibile che il paziente commetta furti durante il decorso di altre patologie come il disturbo antisociale, un episodio maniacale, una schizofrenia o una demenza. In tutti questi casi non possiamo parlare di cleptomania.


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PSICOLOGIA Generalmente la cleptomania si manifesta di tanto in tanto, caratterizzandosi con alcune fasi acute, nelle quali il gesto diventa frenetico, alternate con più o meno lunghi periodi di inoperosità. I cleptomani adducono, di solito, come giustificazione per il loro gesto una insoddisfazione personale.

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LE CAUSE SONO PERÒ PIÙ PROFONDE E PERSINO LE SPIEGAZIONI SONO VARIE. LA PSICHIATRIA la definisce un'ossessione, poiché il peso di questo pensiero fisso sarebbe talmente invadente da bloccare qualunque altro principio ideativo. Il malato viene inquadrato come una persona capace di intendere, ma mai di volere, visto che si renderebbe conto, abitualmente, del gesto che commette e anche delle conseguenze a cui va incontro, ma nonostante questo, la spinta ad agire, e quindi la "gratificazione" del gesto gli sembrerebbero, ugualmente, superiori ad ogni opposizione. LA PSICOANALISI, invece, risale ad un senso di colpa inconscio che potrebbe attivare stati depressivi e di angoscia; secondo questa spiegazione del fenomeno, le cause del gesto sarebbero da ricercare soprattutto nel desiderio della punizione, che diverrebbe quindi un atto compensatorio risollevante. Talvolta la spiegazione che il cleptoma-

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Curare

Normalmente questo tipo di percorso permette al paziente di riappropriarsi di parti di sè poco coscienti, di elaborarle e valorizzarle, per fare in modo che diventino delle risorse personali FINE più che dei limiti.

I malati abitualmente seguono una psicoterapia, talvolta associata a farmaci psichiatrici. La terapia consiste in un percorso, sia esso individuale, di coppia o familiare, per aiutare la persona a prendere coscienza del significato profondo e del senso del tutto personale, che assume l'impulso nel suo caso.

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PEDIATRIA

SE IL BEBÈ ARRIVA IN

ESTATE

I consigli della Società Italiana di Neonatologia su come comportarsi col neonato durante i mesi più caldi.

Dott.

Marcello Lanari

le in caso di temperature elevate e fortemente a rischio di disidratazione, rilevabile attraverso una scarsa emissione di urine (pannolino spesso asciutto), secchezza delle mucose, irritabilità o sopore, talvolta alterazioni della temperatura corporea.

Le labili caratteristiche di un neonato Il neonato è piuttosto inadeguato a far fronte alle temperature che si discostano troppo da quella del benessere termico. Pertanto è particolarmente vulnerabi14

Il viaggio in auto, ove possibile, è quello che garantisce la maggiore libertà di azione nella gestione del neonato ed è generalmente meglio tollerato, perché il movimento favorisce il sonno. Per affrontare il viaggio in auto con il neonato occorre garantirgli condizioni climatiche favorevoli all'interno dell’abitacolo.

Consiglio Direttico SIN, Società Italiana di Neonatologia

La nascita di un bambino è forse una delle gioie più grandi che la vita regala, ma è spesso accompagnata da mille dubbi e incertezze che i genitori, soprattutto se al primo figlio, si trovano ad affrontare. Le difficoltà aumentano poi se il bebè arriva in estate. Temperature elevate, esposizione al sole, mare o montagna, viaggi, punture di insetti, tante le situazioni da risolvere tra falsi miti, credenze e cattive abitudini e su cui interviene la SIN Società Italiana di Neonatologia, con semplici consigli da seguire in vacanza o in città.

Il viaggio in auto…

AL MARE SONO CONSIGLIATE LE GIORNATE CON POCO SOLE

È, tuttavia, possibile trasferirsi per le vacanze estive in una località di mare con un neonato, garantendogli però le condizioni climatiche più adatte, che implicano l’uscire nelle ore più miti (quelle del primo mattino e del tardo pomeriggio/sera), l’essere posto in ambienti temperati e ventilati (macchina compresa!), non essere mai esposto direttamente ai raggi solari. Per le prime settimane di vita è sconsigliabile intraprendere lunghi viaggi per non creare difficoltà nei ritmi di adattamento alla vita extrauterina (alimentazione, sonno/veglia).

È, dunque, preferibile viaggiare nelle ore più temperate della giornata. E’ consigliabile prevedere una sosta ogni due ore circa e ogni volta che deve essere alimentato; non lasciarlo mai solo, poiché, ad esempio, la temperatura interna dell'auto potrebbe raggiungere livelli elevati e il piccolo potrebbe disidratarsi con facilità.

OVETTO


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Il neonato deve essere alloggiato nel suo “ovetto” o “navicella”, opportunamente fissati al sedile, secondo quanto previsto dall’Art. 172 del Codice della Strada che regola il trasporto dei bambini sui veicoli.

Dott. Mauro Passarini MEDICO CHIRURGO SPECIALIZZATO CHIRURGIA OSTETRICA

È assolutamente vietato tenere in braccio il piccolo poiché in caso di incidente il peso del genitore stesso può causare gravi traumi al bambino.

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…e in aereo Se strettamente necessario il neonato può prendere l’aereo (previo contatto con la Compagnia aerea per le indicazioni del caso), ma sarà sottoposto ad uno stress dovuto ad eventuali sbalzi di temperatura, di pressione, a luce e rumori che possono disturbarlo, nonché ad un ambiente igienicamente non sempre appropriato alle sue difese immunitarie. La scelta migliore è quella di differire, se possibile, il viaggio in aereo ad età successive. Nel caso in cui ciò non fosse possibile, è consigliabile stimolare frequentemente la suzione del piccolo, per evitare fastidi alle orecchie, in particolare durante decollo e atterraggio. In aereo come in treno l’affollamento dell’ambiente può in ogni caso costituire motivo di pericolo di infezioni respiratorie.

A proposito di latte Una corretta dieta lattea è sempre preferibile se attuata con latte materno ed,

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essendo ad elevato contenuto idrico, soddisfa i fabbisogni non solo calorici, ma anche di liquidi del neonato. Nei primi mesi di vita il lattante non ha quindi bisogno di bere acqua.

c’è nessun bisogno di aggiungerne altra, ma è consigliabile che il lattante non assuma altri liquidi (acqua, tisane ecc) oltre al latte nei primi quattro-sei mesi. Si rischia infatti di riempire inutilmente lo stomaco, facendolo arrivare alla poppata con un falso senso di sazietà, nonchè di instaurare cattive abitudini (in particolare nei ritmi sonno veglia notturni).

Sotto al sole Il latte materno, così come quello in formula, è composto per oltre l’85% di acqua. Per questo motivo non solo non

È bene che il neonato non venga esposto direttamente ai raggi solari, soprattutto nelle ore nelle quali il sole è più vicino allo zenit. »SEGUE

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Nelle ore più temperate, in occasione delle passeggiate, il piccolo va coperto con indumenti chiari e leggeri, di fibre naturali, che lascino scoperti gli arti. È consigliabile un solo strato di indumenti. Un cappellino chiaro a falda ampia lo proteggerà da eventuali congiuntiviti da esposizione solare.

La miglior prevenzione delle scottature e dell’eritema è una scarsa e mai diretta esposizione solare del neonato. Non sono consigliabili di routine, ma possono essere eventualmente utilizzate in rare occasioni per le zone esposte creme con filtro fisico, ovvero contenenti minerali quali ossido di zinco o titanio che riflettono i raggi solari impedendone la pene-

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trazione, di ottima qualità, ad alto potere filtrante e non troppo untuose, per evitare l’occlusione dei pori.

E gli insetti? È importante fare attenzione alle loro punture. Bisogna evitare aree nelle quali siano presenti molti insetti. Ove siano presenti, la miglior prevenzione delle punture si può effettuare, specie nelle ore serali, con metodi di barriera, quali zanzariere poste su culle, carrozzine e pos- PROTEGGERE sibilmente anche DAGLI INSETTI alle finestre. Sono poco consigliabili prodotti con fornelletti emanatori di sostanze potenzialmente tossiche che, se usati, devono implicare un’ottima ventilazione dell’ambiente prima della sosta del neonato. Vanno evitati anche prodotti repellenti da spruzzare sulla cute.

Fresco da piscina oppure no? E’ attualmente molto in voga consigliare corsi di “acquaticità” per lattanti e persino per neonati. Tuttavia, raramente la temperatura e soprattutto la composizione (prodotti clorati) e la contaminazione (maggiore in caso di temperature più elevate del consueto, superiori a 26-28 gradi) dell’acqua delle piscine sono idonee ad immergervi i neonati. Spesso poi, nelle prime settimane di vita è ancora presente il residuo del moncone ombelicale o una piccola area non ancora epitelizzata, che potrebbero infettarsi. Si tratta, dunque, di una scelta che va ben ponderata in considerazione di questi elementi. Anche l’acqua di mare, per le sue temperature, è poco adatta al bagnetto nelle prime settimane di vita.

E in montagna? I bambini nascono (benissimo) anche in montagna e questo fa capire che tale luogo non è controindicato per un neonato. Le temperature che in estate sono generalmente più miti che in città sono


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PEDIATRIA assolutamente idonee ad una vacanza con un piccolo di poche settimane. Tuttavia, è preferibile che non si tratti di periodi così brevi (ad esempio un weekend) da non permettere quei fisiologici adattamenti richiesti dal cambio di altitudine e dunque di pressione atmosferica. Altezze elevate (superiori a 2000 metri) sono comunque sconsigliabili. Se possibile è opportuna una tappa intermedia di “acclimatamento”. L’abbigliamento sarà conseguente alle temperature presenti.

Altre controindicazioni I luoghi chiusi e affollati, spesso climatizzati, creano uno sbalzo termico elevato che può creare problemi al neonato. Non sono quindi adatti ai neonati ed ai bambini molto piccoli, perché, specie in periodo epidemico, vi sono molte possibilità di contatto con persone ammalate.

IN PRESENZA DI NEONATI UTILIZZARE CON CAUTELA

Durante i periodi caldi, sono spesso oasi fresche e rigeneranti per noi adulti, ma talvolta troppo “climatizzati” per i più piccini. Se è indispensabile condurre neonati e lattanti in questi posti, è necessario

ARIEGGIARE SEMPRE E BENE LA CAMERA DA LETTO DEL BEBÈ, ANCHE IN CASO SIA CLIMATIZZATA O DEOUMIDIFICATA

coprirli nel momento dell’ingresso, per poi riscoprirli all’uscita. Nell’uso domestico, il condizionatore non è controindicato, ma è importante adottare alcune precauzioni: la temperatura ambiente dovrebbe essere mantenuta solo di 3-5 gradi centigradi inferiore a quella esterna… …una differenza maggiore provocherebbe infatti una sgradevole sensazione di freddo; è importante non dirigere le bocchette dell’aria direttamente sul bambino, ma indirizzarle verso l’alto e di notte la ventola dovrebbe essere regolata al minimo. Il condizionatore inoltre non solo rinfresca, ma deumidifi-

ca l’aria riducendone il contenuto di vapore acqueo. Bisogna porre attenzione per non ridurre eccessivamente l’umidità cosa che comporterebbe una secchezza eccessiva delle mucose. Altra importante accortezza è la periodica pulizia dei filtri (almeno ogni due settimane per quelli di uso quotidiano casalingo), per evitare la diffusione nell’ambiente di muffe o, in casi più rari, contaminazioni batteriche che possono dare infezioni respiratorie o, in soggetti predisposti, reazioni allergiche. Anche i locali climatizzati vanno arieggiati più volte al giorno, specie dove soggiornano i neonati/bambini, per evitare l’accuFINE mulo di sostanze inquinanti.

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LOGOPEDIA

DISLESSIA

E VIDEOGIOCHI Molti bambini hanno difficoltà a leggere in modo corretto e fluente. Secondo studi recenti, l’utilizzo di videogiochi d’azione può migliorare gli aspetti di questa abilità d’attenzione.

Dott.ssa

Antonietta Pace

Cell. 339.7196006 Email: paceantonietta@libero.it www.vision-team.it

La dislessia è un disturbo della lettura che si manifesta in individui in età evolutiva privi di deficit neurologici, cognitivi, sensoriali e relazionali, e che hanno usufruito di normali opportunità educative e scolastiche. Più precisamente è la difficoltà del controllo del codice scritto, difficoltà che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente. La dislessia evolutiva risulta essere circa l’80% del totale dei DSA, acronimo che indica diversi Disturbi Specifici d’Apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia, disturbo specifico della compitazione, discalculia.

La dislessia Studi epidemiologici stimano che la frequenza di questo disturbo sia variabile tra il 5 e il 17% della popolazione scolastica, variabilità che dipende dai criteri diagnostici e dalla diversità specifica di ciascuna lingua nel mondo. 18

La caratteristica fondamentale del disturbo della lettura, è data dal fatto che il livello raggiunto (in velocità e/o in correttezza) si posiziona sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe dall’età del soggetto, mentre la valutazione psicometrica dell’intelligenza e l’istruzione risultano adeguate per l’età.

Non esiste un dislessico uguale all’altro e probabilmente, in futuro, il termine dislessia sarà accompagnato da diversi e ulteriori attributi specificanti. E’ infatti largamente condivisa l’idea che le persone affette da dislessia evolutiva siano caratterizzate da un difetto nei processi di elaborazio-


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ne fonologica, ma non solo. Ciascuna lettera deve essere individuata distinguendola dalle altre attraverso un rapido orientamento dell’attenzione, che agirà precedendo l’esecuzione di una corretta associazione grafema-fonema. I PROCESSI COGNITIVI CHE INTERFERISCONO IN UN DSA SONO DIVERSI E POSSONO ESSERE: - DI NATURA FONOLOGICA; - DI PROCESSAMENTO VISIVO; - D’ATTENZIONE VISIVA (attenzione spaziale); - DI PROCESSAMENTO RAPIDO; - D’AUTOMATIZZAZIONE.

Un punto a favore dei videogames Secondo studi recenti è stato dimostrato che l’utilizzo di “action video games” (videogiochi d’azione) può modificare molti aspetti delle abilità d’attenzione, migliorandone l’ampiezza e la risoluzione, ovvero qualità e quantità. Uno studio ha dimostrato che in 12 ore di gioco — che non prevedono alcun training diretto delle abilità fonologiche o ortografiche — aumentano le abilità di lettura dei bambini con dislessia evolutiva. Si è così testata l’ipotesi che gli “action video games” potessero incrementare le abilità d’attenzione e di lettura. I RISULTATI SUGGERISCONO che la futura realizzazione di un trattamento

basato sull’utilizzo del serious game (simulazione virtuale interattiva), potrebbe portare ad un rafforzamento di diverse funzioni compromesse nel soggetto dislessico ed un conseguente decremento della gravità della dislessia nei bambini a rischio.

Conclusioni Sono diverse le evidenze scientifiche che supportano l’efficacia di training che potenziano la working memory (Memoria di Lavoro) e/o l’attenzione nel migliorare la lettura, la comprensione del testo e le abilità matemati-

che in bambini con disturbi dell’apprendimento o in coesistenza con altri disturbi. Il training riabilitativo occorre che sia personalizzato e tarato sui punti di forza e di debolezza del soggetto con dislessia. Ciò non vuol dire che dobbiamo “abbandonare” i bambini davanti ai videogiochi “perché fanno bene”. Considerando l’unicità di ogni individuo, occorre seguirli nel percorso valutativo e riabilitativo da professionisti che possano aiutare loro e la loro famiglia a gestire gli apprendimenti nel modo più “naturale” possibile. FINE

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PSICOLOGIA

PRENDERSI CURA DI SE STESSI CON

LA SCRITTURA Dott.

Matteo Biserna

Psicologo e scrittore - Ravenna Email: matteobiserna@gmail.com www.marginidelfoglio.blogspot.com

Prendere in mano un foglio bianco non è mai un gesto che lascia indifferenti, le prime parole escono spedite, poi le pause, le cancellature.. Spesso quel foglio bianco finisce in breve accartocciato ai piedi del tavolo o nel cestino. La scrittura riporta direttamente ai tempi dei banchi della scuola, periodi non sempre facili, ma giocare con le parole resta un'esperienza positiva a prescindere dall'età e dallo scopo per cui lo si fa. Scrivere è un esercizio intimamente significativo: il beneficio che si ottiene è quello di poter lavorare su un diverso e nuovo rapporto figura-sfondo di sé stessi e del contesto in cui si è inseriti, si vive, si lavora, si ama, si soffre. Quasi tutti hanno iniziato un diario, hanno provato a descriversi, aprendosi tramite il foglio e la penna, esercizio non facile, spesso ridendo o inorridendo ad una seconda lettura, a volte si sono sentiti tanto fragili e hanno strappato quelle pagine, sentendo di aver varcato qualche linea immaginaria. Scrivendo è possibile riflettersi come in uno specchio, porre lo sguardo su di sé da prospettive diverse, acquisire il punto di vista dell'altro o quello di un oggetto inanimato, di un'emozione. Si può parlare alla propria rabbia, alle lacrime o a persone che non ci sono più. 20

Uno strumento di autointrospezione La FACOLTÀ RIPARATRICE della scrittura si avvicina più direttamente alla funzione di scomposizione dei contenuti mentali di cui il sogno è un passaggio preliminare e di cui la scrittura è ulteriore espressione. Il più delle volte il bisogno di scrivere emerge come una spinta pulsionale, come necessità di scarico e di espressione intima del proprio mondo interno ed inconscio. Possono favorire questa spinta gli studi intrapresi, o la lettura di autori con i quali ci si percepisce affini, così come la volontà di creare un prodotto artistico, una sceneggiatura, un testo. In ogni caso, ci si trova presto a misurarsi con quello che può essere

descritto come un blocco, uno stallo creativo che finisce per abbattere molte volontà, stroncando ottimi lavori e progetti. Personalmente credo che la scrittura e la vita vadano viste come linee parallele, credo poco nel mito dello scrittore chiuso al buio della propria stanza, anche perché ora l'accesso illimitato ad

internet elude quella chiusura che, un tempo, si credeva necessaria a lavorare su un testo in totale solitudine e concentrazione. Vedo piuttosto la scrittura connessa all'adozione di un particolare


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occhio, un'attitudine sperimentale nei confronti del mondo e delle relazioni, che può diventare una vera e propria osservazione partecipante protratta per tutto il corso della vita.

“Parlare” di sé… Nella scrittura autobiografica bisogna lasciarsi andare alle parole, lasciarsi cullare come si è stati cullati, perché questo è un campo sicuro, un rifugio protetto. La scrittura tende ad esternalizzare vissuti negativi e repressi come rabbia, vergogna, senso di colpa, paura, permettendo di familiarizzare con essi senza sentirsene immediatamente invasi e sopraffatti, scrivere di un dolore permette di oggettivarlo, tirarlo fuori, la scrittura è, come disse Kafka : “Il coltello con il quale frugo dentro me stesso”. Vale la pena porre l'attenzione sul CONCETTO DI AUTENTICITÀ, ciò che si deve ricercare nella scrittura e in tutte le forme espressive è l'autenticità. Tendere ad essere autentici significa non ricorrere a forme estetiche che non ci appartengono. L'espressione va lasciata libera, personale, coerente alla propria formazione umana e culturale, senza cercare di nascondere difficoltà, ripetizioni, stereotipie che contraddistinguono la propria soggettiva unicità. L'esercizio e il confronto con l'altro permetteranno di valorizzare i personali "talenti", non senza difficoltà e fatica iniziali, ma con l'esito di risentirsi vivi nelle proprie parole, che è

un effetto della scrittura spontanea e autentica.

…e insieme agli altri

…da anziani…

Da sottolineare anche il lavoro dei gruppi di scrittura, particolarmente preziosi ed unici, perché attraverso l'ascolto e l'identificazione delle storie altrui è facile rivivere la propria, favorire momenti di aiuto e comprensione, questa esperienza umana molto arricchente e rara, in questi tempi.

Se per i giovani e gli adulti è chiara la forte valenza creativa ed emotiva dello scrivere, per l'anziano prendere la penna può significare depositare le memorie, lasciare un'eredità narrativa che parli di sé, di come si era e di come si sarebbe voluti essere stati. Fare della propria storia una sorta di "mito" è un atto liberatorio e catartico (rivivere intensamente delle emozioni al fine di purificarsi, rasserenarsi) dal grande valore soggettivo simbolico e culturale. Ripercorrere la propria storia familiare aiuta a mettere ordine nella cronologia degli eventi personali, fornire uno spunto alla costruzione di nuovi ponti e restituire un elaborato tangibile (lo scritto appunto) da consultare, arricchire, rielaborare, per diverse necessità, anche ad anni di distanza.

…in situazioni di disagio persistente… Per persone che convivono con stati di malattia cronica ed invalidante, invece, la scrittura delle esperienze di malattia e quindi il tentativo di tradurre queste esperienze in parole, può essere un aiuto essenziale.

Conclusione Ogni forma di sapere è terapeutica, scrivere è creare conoscenza, poco importa che quest'ultima sia logicamente corretta o dimostrabile nella sua esattezza, come in tutte le forme di conoscenza c'è molta più affinità col concetto di espressione che con quello di verità, vi si trova un legame stretto con la libertà personale della propria autenticità. FINE

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SCIENZA

COSA E il DNA?

È la scala a chiocciola più attorcigliata, lunga e densa di segreti dell’universo. I suoi misteri sono stati svelati solo in minima parte, nonostante decenni di studi. Da oltre mezzo secolo è la molecola più famosa al mondo, assolutamente fondamentale per la vita di qualunque organismo costituito da almeno una cellula. di Tiziano Zaccaria Il Dna, così chiamato dalle iniziali del nome inglese che ne descrive le principali caratteristiche biochimiche, Desossiribonucleic acid ovvero acido desossiribonucleico, è infatti il motore e il punto di riferimento per tutti i processi chimici e fisici e le reazioni metaboliche che avvengono in un essere vivente nonché per la sintesi di tutti gli elementi che lo compongono e la coordinazione di ogni minimo dettaglio biologico.

Ogni dettaglio è stato previsto Dalla degradazione degli alimenti per produrre energia alla costruzione e al movimento dei muscoli, dalla propagazione degli stimoli nervosi allo sviluppo del feto durante la gravidanza fino alla nascita di una nuova vita, tutto è scritto nel Dna: il grande libro biologico che se fosse trasferito su carta comune occuperebbe, nel caso degli esseri umani, centinaia di migliaia di volumi. Ma il libro molecolare è fatto di caratteri tanto minuti e tanto fitti che ogni cellula, seppur microscopica, riesce a 22

possederne una copia, poi fedelmente duplicata e trasmessa di generazione in generazione alle cellule discendenti. Nel caso di organismi semplici, costituiti da una o poche cellule, le informazioni necessarie per la vita sono relativamente limitate e, in genere, possono essere racchiuse in una sola molecola di Dna. Nel caso di esseri viventi complessi, costituiti da molte cellule differenti, le indicazioni genetiche indispensabili per far funzionare tutto come si deve sono davvero moltissime e occupano più molecole di Dna, ciascuna strettamente avvolta su se stessa a formare piccoli salsicciotti a forma di “X”: i cromosomi. Nel caso dell’uomo i cromosomi sono 46, a due a due molto simili, anche se non perfettamente identici. Il linguaggio della vita è estremamente preciso: non sono ammessi scambi, mancanze o errori. Una modifica (“mutazione”, in termini tecnici) in alcuni casi anche di una sola lettera, può causare danni gravi alla cellula o addirittura all’intero organismo. Per questa ragione il processo di duplicazione del Dna in ogni cellula deve

sempre avvenire con molta cura e attenzione così come preciso e scrupoloso deve essere il rimescolamento dei cromosomi dopo la fusione di ovulo e spermatozoo. Come nei testi controllati dai più scrupolosi redattori, però, anche nella trascrizione del libro della vita è inevitabile che a volte venga commesso qualche errore: è questa l’origine delle malattie genetiche e dei tumori. Ma procediamo con ordine... UNA MINIMA MODIFICA DEL DNA PUÒ CAUSARE GRAVI DANNI ALL’ORGANISMO


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Un piccolo errore può fare grossi danni

LA STRUTTURA DEL DNA

CELLULA

Il Dna è un discorso scritto con sole quattro lettere, le cosiddette basi azotate (A, T, C e G, dalle iniziali dei loro nomi: adenina, timina, citosina e guanina) e suddiviso in decine di migliaia di capitoli (i geni), qua e là inframmezzati da frasi di raccordo (le sequenze di controllo) e lunghe pagine ancora da comprendere e apparentemente inutili (i cosidetti “introni”). Per rendere comprensibile il linguaggio della vita, ogni gene deve essere tradotto, attraverso una serie di reazioni biochimiche piuttosto complessa, in proteine, che vengono sintetizzate nei tempi e nelle quantità di cui la cellula ha bisogno istante per istante. A regolare il ritmo e la qualità della produzione è ancora il Dna, che riceve dalla stessa cellula che lo contiene costanti aggiornamenti sulle proprie necessità metaboliche e, più in generale, di quelle dell’intero organismo. Le proteine sono la vera “forza lavoro biologica”, la classe operaia di ogni essere vivente. Tutto quel che il Dna comanda la proteina esegue: digerire un grasso, trasportare il ferro nel sangue, costruire un capello, addirittura controllare, andando a interagire con il Dna, la crescita e la velocità di moltiplicazione della cellula che la contiene. www.privatassistenza.it

NUCLEO

Basi: CROMOSOMI (23 PAIA)

Il cromosoma è fatto di geni.

A C G T

Un gene è una frazione di DNA.

GENE DNA

LEGENDA “BASI”:

Coppie di Basi

A - Adenina G - Guanina C - Citosina T - Timina bete di tipo 1), un calo della sintesi di quest’ultima indotto o favorito da uno stile di vita scorretto (diabete di tipo 2) oppure dalla produzione di insulina in quantità adeguate, ma difettosa e quindi incapace di garantire un efficiente trasferimento del glucosio dal sangue alle cellule. In quest’ultimo caso, la malattia dipende da un errore presente nel Dna che causa la produzione di insulina alterata. Facciamo un altro esempio: il favismo, una malattia che si manifesta soltanto nei maschi, causando una grave anemia emolitica (ovvero la rottura dei globuli rossi) quando la persona che ne soffre mangia o entra in contatto con fave e piselli o assume determinati farmaci. Il favismo è dovuto a un difetto genetico che impedisce alle cellule di produrre quantità adeguate di un enzima chiamato… »SEGUE

Quando si verifica una mutazione in un tratto della sequenza del Dna, qualcosa necessariamente cambia anche nella proteina che da quella sequenza deriva: potrà così risultare difettosa o incompleta oppure essere prodotta in quantità eccessive o troppo scarse o, ancora, nel momento sbagliato. In ogni caso la proteina operaia non sarà in grado di assolvere al compito originariamente assegnatole all’interno dell’organismo e tutto il sistema ne risentirà più o meno pesantemente. Il risultato è purtroppo molto spesso una malattia. Qualche esempio servirà a chiarire il concetto. Partiamo dal diabete. La malattia può avere molte cause: per esempio, la morte delle cellule del pancreas che producono l’insulina (dia-

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un polipo intestinale) oppure allo sviluppo di un numero di cellule di gran lunga superiore a quello necessario (come nei linfomi) e per di più incapaci di svolgere i loro compiti.

LA SINDROME DI DOWN È UNA MALATTIA GENETICA CAUSATA DA UN CROMOSOMA “DI TROPPO”

…glucosio 6-fosfatodeidrogenasi, normalmente presente nei globuli rossi ed essenziale per la loro sopravvivenza. Si potrebbe continuare a lungo, le malattie con una base genetica sono davvero numerosissime, anche se in molti casi sono poco conosciute perché interessano gruppi ristretti di persone (sono quelle che vengono chiamate “malattie rare”). Quando a essere mutate e a funzionare male sono proteine che tengono sotto controllo il ritmo di crescita e moltiplicazione di un gruppo di cellule compaiono invece i tumori. Una proteina particolarmente famosa in questo senso si chiama p53, che risulta alterata in più della metà dei tumori umani. Ma ce ne sono molte altre che possono portare alla proliferazione incontrollata di diversi tipi cellulari e alla formazione di masse dannose (per esempio, un nodulo nel seno o

Esistono poi malattie genetiche che dipendono, non dalla presenza di istruzioni genetiche imprecise, ma da un eccesso di informazioni. È il caso della sindrome di Down, provocata dalla presenza all’interno delle cellule dell’organismo di un cromosoma di troppo, il numero 21 (per questa ragione è chiamata anche “trisomia 21”).

cialmente da lampade, sono la principale causa di tumori cutanei. Dal momento che non penetrano al di sotto della cute, sono certamente meno pericolose di quelle emesse per esempio dall’uranio radioattivo, ma sono comunque da dosare con cautela, soprattutto se si ha la pelle chiara oppure una familiarità per il melanoma.

UVB

UVA

Anche l’ambiente può danneggiare il DNA Le alterazioni genetiche che determinano una malattia possono essere presenti fin dalla nascita, anche se magari si manifestano soltanto in età adulta, oppure essere provocate o favorite dall’esposizione a particolari fattori ambientali. Le radiazioni ionizzanti associate alle emissioni nucleari ne sono un esempio ben noto. A causa della loro capacità di penetrare in profondità nelle cellule e di interagire con la doppia elica del Dna, esse sono in grado di provocare mutazioni e danni genetici; le radiazioni rappresentano senz’ombra di dubbio il più potente agente tumorale esistente. Per ragioni analoghe le radiazioni Uva e Uvb, in arrivo dal sole o prodotte artifi-

Epidermide Derma Ipoderma LE RADIAZIONI SOLARI E ARTIFICIALI SONO LA PRIMA CAUSA DI TUMORI CUTANEI

Passando all’aria, mentre non si hanno dati affidabili riguardo all’influenza di smog e inquinamento atmosferico sulla probabilità di sviluppare tumori dell’apparato respiratorio (ma è un dato di fatto che gli idrocarburi aromatici, come il benzene, sono di per sé cancerogeni), va ribadito il ruolo deleterio del fumo di sigaretta, sigaro e pipa.

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SCIENZA Nicotina e catrami vari sono responsabili di circa il 90 per cento dei tumori del polmone, della stragrande maggioranza di quelli delle corde vocali e delle mucose della bocca e rappresentano, con l’alcol, l’unico fattore predisponente noto per il cancro del pancreas. Spostandoci a tavola, l’indice va puntato innanzitutto sull’alcol, che dal secondo bicchiere al giorno in poi è sempre inevitabilmente tossico per l’organismo e assunto in quantità eccessive predispone alla cirrosi e al cancro di fegato e pancreas. Riguardo al cibo il discorso è più sfumato. I dati di incidenza del tumore dello stomaco consigliano di evitare i cibi fritti e abrustoliti e il consumo eccessivo di carne e grassi animali, ma soprattutto di non abbandonarsi troppo spesso ai piaceri della cucina giapponese: l’abitudine quotidiana a sashimi e tempura sembra essere infatti associata a una probabilità cinque volte superiore alla media di sviluppare il carcinoma gastrico.

La diagnosi letta nella sequenza Una malattia genetica di cui si conosce la mutazione di base, così come la propensione a svilupparla, può essere letta nella sequenza del Dna o nell’organizzazione e nella struttura dei cromosomi presenti nelle cellule. Oggi molte malattie genetiche vengono diagnosticate proprio andando a cercare il difetto specifico nel patrimonio genetico di un individuo. LE MALATTIE GENETICHE POSSONO ESSERE “LETTE” MEDIANTE ANALISI DEL SANGUE ASSOCIATE A QUELLE DEL DNA

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RAVENNA & Provincia » FORLÌ » CESENA LUGO&BAGNACAVALLO » IMOLA Per farlo è in genere sufficiente eseguire un prelievo di sangue e l’analisi del Dna oppure, nel caso dei tumori, una biopsia seguita, oltre che dall’indagine al microscopio, da quella molecolare delle cellule neoplastiche. Con indagini analoghe è possibile anche stabilire la probabilità che i genitori affetti da una malattia

genetica o portatori sani di una mutazione che predispone allo sviluppo di una certa patologia hanno di trasmettere il disturbo o il difetto ai figli. Grazie alla diagnosi genetica prenatale si può invece sapere se il bambino che sta per nascere è sano oppure ha ereditato qualche mutazione dannosa. FINE

DALL’ORTO DI MENDEL AL LABORATORIO HI-TECH Tutto è iniziato nella prima metà del 1800 grazie a poche piantine di pisello e alla curiosità di un giovane monaco inglese appassionato di botanica, Gregor Mendel, a pieno titolo considerato “il padre della genetica”. Fu lui, senza sapere nulla di geni e Dna, a definire le leggi fondamentali che regolano la trasmissione dei caratteri GREGO MENDEL ereditari. Ad aprire la strada alla comprensione della natura dei geni è stato però il biologo Osvald Avery qualche decennio più tardi studiando gli pneumococchi, i batteri che causano la polmonite. Egli notò che solo in alcuni casi questi germi erano letali. Nel 1916, si scoprì che nel sangue dei malati che non riuscivano a sopravvivere era presente una sostanza solubile specifica costituita da molecole allungate e appiccicose di natura zuccherina. Avery decise di isolarla, separandola dalle migliaia di altre molecole presenti nella cellula batterica. È il 1944 quando si ha il verdetto: la sostanza in questione è Dna, è costituita di zucchero e basi azotate e viene ereditata di generazione in generazione. Il passaggio successivo fu tentare di determinarne la struttura. James Watson e Francis Crick si cimentarono nell’impresa nel 1951 e nel marzo del 1953, dopo un intero fine settimana in laboratorio, raggiunsero lo scopo: avevano costruito una scala pioli da premio Nobel. E avevano dato inizio a un turbinio di straordinarie scoperte e avanzamenti teconologici. 25


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MALATTIE INFETTIVE

MERS: INDIVIDUATO UN INIBITORE PER BLOCCARE

IL CORONAVIRUS di Fabio Lironzi

Cos’è la MERS? Dall'inglese Middle East Respiratory Syndrome è meglio nota in Italia come “Sindrome Respiratoria Mediorientale”, una patologia causata dal coronavirus MERS-CoV. Il primo caso fu segnalato nel giugno 2012 in Arabia Saudita. Al 30 aprile di quest’anno sono stati registrati 424 casi di infezione in tutto il mondo; 131 di questi hanno comportato la morte dei pazienti. Non esistono ancora certezze sui focolai che sono causa di questa patologia, tuttavia nel giugno dell’anno scorso molti esperti mondiali si sono riuniti al Cairo, in Egitto, evidenziando un’ipotesi: il virus avrebbe come serbatoio naturale i pipistrelli, che infetterebbero con i loro escrementi i datteri e i cammelli, e quindi gli esseri umani. MARGARET CHAN, Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato a proposito del nuovo coronavirus MERS-CoV: «Siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria mondiale. Non si tratta di un problema che un singolo Paese possa contenere entro i propri confini o gestire facilmente». 26

Segnali di pericolo… Nell’aprile di quest’anno si è assistito ad un improvviso e notevole aumento della diffusione del virus: in questo solo mese sono stati accertati 217 nuovi casi. Finora in Italia si sono registrati soltanto tre casi, a Firenze nel giugno dell’anno scorso, tutti non particolarmente gravi. Il Coronavirus MERS-CoV è simile al virus che causa la SARS, acronimo inglese che sta per “Sindrome Acuta Respiratoria Grave”, la nota forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel 2002 in Cina, ma è molto più devastante: il tasso di mortalità della MERS si aggira attorno al 27%, mentre per la SARS è del 10%.

…e segnali positivi. Ora, comunque, c’è una buona notizia. I Coronavirus responsabili della MERSCoV, della SARS e di altre malattie respiratorie, potrebbero essere bloccati dall’INIBITORE K22, individuato da

un gruppo di ricercatori dell’Università di Göteborg in Svezia e dell'Università di Berna in Svizzera. Gli esperimenti effettuati su questo composto hanno mostrato che il K22 agisce su tutti i virus che aprono le porte delle vie respiratorie ad infezioni di tipo virale. Le cellule umane sono suddivise in diversi "compartimenti”, ognuno circondato da una membrana che li separa tra loro. Per moltiplicarsi e diffondere l’infezione, i Coronavirus si inseriscono nelle membrane delle cellule ospiti, costruendo una sorta di “ponte” per la loro diffusione. In questo studio, i ricercatori mostrano che il K22 inibisce il virus, impedendo questo utilizzo delle membrane delle cellule ospiti. Dato che questa scoperta è solo il primo step preclinico finalizzato ad individuare una terapia, gli scienziati sostengono «la necessità di investire sforzi significativi per lo sviluppo di farmaci antivirali efficaci ed approvati, per combattere le infeFINE zioni da Coronavirus».


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GENITORIALITÀ

ASSOCIAZIONE

DONATORI DI GAMETI

Si chiama AIDAGG - Donare sarà volontario, gratuito e anonimo Vale la pena tornare sull’argomento della fecondazione eterologa, che il dottor Andrea Maccolini aveva trattato nel numero di maggio 2014 di “Salute 10+”. Il nostro collaboratore, in quella circostanza, aveva ricordato come, dopo una recente sentenza della Corte Costituzionale, in Italia è caduto il divieto di avvalersi della fecondazione eterologa per le coppie in cui sia stata diagnosticata un’infertilità assoluta. Prima di questa sentenza, secondo la Legge 40 del 2004, queste coppie erano costrette a recarsi all’estero per effettuare trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita eterologa, essendo sostanzialmente considerate “fuorilegge” nel nostro Paese. Ora, questa sentenza è stata pubblicata il 9 aprile scorso sulla Gazzetta Ufficiale, dunque è possibile sottoporsi a fecondazione eterologa anche nei centri di fecondazione assistita italiani, sia pubblici che privati.

“la tutela dei donatori di gameti da abusi e sfruttamento di tipo economico, riconoscendo la gratuità dell'azione”. Inoltre un vademecum dell’Aidagg contiene le regole per una corretta donazione. Si prevede che i donatori devono essere anonimi, come previsto dalla legislazione attuale sulla donazione di organi, e di età compresa tra i 21 e i 35 anni. Essi devono essere in buone condizioni di salute generale e non presentare alcun indizio di malattia ereditaria o genetica nella propria storia familiare. I loro gameti saranno esposti a quarantena per almeno sei mesi, per confermare e verificare la permanenza del buono stato di salute.

Il vademecum naturalmente sottolinea che la donazione deve essere realizzata nella più assoluta gratuità, lontana da contaminazioni commerciali. Le coppie che riceveranno gameti non potranno scegliere il donatore e la donna ricevente non potrà avere più di 50 anni, età che mediamente segna l’ingresso in menopausa. Si tratta di regole e normative ormai consolidate in altri Stati. L’applicazione di tali criteri consentirà anche in Italia di procedere alla fecondazione eterologa con efficace sicurezza e con ogni garanzia di tutela, superando le obiezioni di carattere giuridico-bioetico e rendendo pienamente effettivo il diritto alla genitorialità. FINE

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Cos’è AIDAGG L’approvazione della normativa giuridica è stata rapidamente seguita dalla nascita della prima ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA DONAZIONE ALTRUISTICA E GRATUITA DI GAMETI (Aidagg), la cui finalità è quella di “promuovere, facilitare ed agevolare la donazione gratuita ed altruistica di gameti, per la riproduzione umana particolarmente fra la popolazione fertile, promuovere la conoscenza di questa possibilità e vigilare su ogni possibile abuso”. Nello statuto della nuova associazione viene garantita

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SPORT

LA RIEDUCAZIONE POSTURALE GLOBALE Detta anche R.P.G, è una pratica con cui il fisioterapista interviene sul corpo del paziente nella sua globalità, alternando tecniche a zone mirate specifiche a metodiche su aree di più ampio raggio.

Dott.ssa

Sara Vignoli

Fisioterapista - Studio Medico Villa Ginanni Corradini Campiano - Cell. 345.2801470 E-mail: vignolisara@gmail.com

Quando parliamo di Rieducazione Posturale Globale, non intendiamo un’unica metodologia, ma l’insieme di diverse tecniche e sequenze che mirano al riequilibrio corporeo, e che il fisioterapista deve saper abilmente integrare e abbinare a seconda del soggetto paziente.

La valutazione del corpo come punto di partenza Ogni persona ha caratteristiche proprie peculiari: non esiste un canone di valutazione basato sulla perfezione ma si valuta quanto quel corpo è in equilibrio nello spazio e quanta energia disperde per esserlo. I muscoli sono avvolti, come gli organi, in tessuto connettivo, un tessuto elastico ma allo stesso tempo molto resistente che si estende senza soluzione di continuità all’interno del corpo creando una sorta di rete di interconnessione. È da qui che nasce il termine “CATENE MUSCOLARI”, muscoli affini per posizione e funzione e che grazie al tessuto connettivo, vanno ad appartenere alla stessa catena. Qualora ci fosse una variazione di tensione in un punto di essa, 28

con il tempo si potrebbe creare una alterazione, lungo tutta la catena stessa, che innescherebbe anche la reazione di muscoli antagonisti così da bilanciare il corpo e consentire una risposta efficace alla forza di gravità. Terminata la valutazione, dopo aver osservato l’assetto posturale che il corpo ha assunto, il fisioterapista e posturologo deve risalire alla causa originaria che ha innescato il meccanismo negativo.

Le cause del cambiamento I punti di variazione di tensione lungo una catena, sono rappresentati da inibizioni o retrazioni muscolari, cicatrici e aderenze connettivali, variazioni di posizione di organi,…; tutti conseguenti ad una causa che può essere estrinseca, come un intervento, uno schiacciamento di un disco intervertebrale, l’infiammazione di un nervo, o una mal occlusione,

o intrinseca, che nella maggior parte dei casi è dovuta a vizi posturali lavorativi o ad una modificazione del diaframma conseguente allo stress psico-fisico. Una volta individuata la causa bisogna agire su quella, per evitare che il problema si ripresenti in fututo, e contemporaneamente sulle catene muscolari, per ripristinare la corretta lunghezza e quindi la funzionalità ottimale. Ricordiamoci sempre, infatti, che un muscolo accorciato o retratto è un muscolo debole!

Il trattamento Il riequilibrio posturale richiede tempo: come può aver impiegato anni ad assumere l’assetto scorretto, così il corpo deve poter elaborare, registrare, e memorizzare i cambiamenti indotti con il trattamento. Si tratta quindi di un percorso a ritroso, che parte dal corpo per


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portare in superficie ogni cambiamento che in passato ha avuto luogo in modo inconscio. È per questo che durante il trattamento, soprattutto all’inizio, possono tornare a galla vecchi dolori che non avvertivamo più: ciò significa che il problema reale non era mai stato risolto, ma che il corpo inconsciamente aveva trovato altri compensi per superare il dolore in quel punto; un dolore che poi si è trasferito automaticamente in un nuovo distretto, un distretto più vulnerabile in quel momento, lasciando il corpo in uno stato “di crisi”. È importante dunque che il trattamento sia individuale e personalizzato. Il posturologo parte dal corpo per scoprire ciò che è accaduto, e che la

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Sedute settimanali e durata di un’ora circa Ricordatevi che non c’è limite di età per intraprendere un percorso posturale: i bambini di oggi, surclassati da TV e computer invece che fare sport, hanno già i dolori di un adulto; uno sportivo può non avere dolori perché ha una buona capacità di compenso muscolare ma sicuramente non darà il 100% nelle prestazioni e i dolori emergeranno con il passare del tempo; negli anziani non può sparire ogni dolore ma c’è un margine di rielasticizzazione e miglioramento dell’assetto posturale che può innalzare la loro FINE qualità di vita.

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I NOSTRI AMICI ANIMALI

EDUCAZIONE

DI BASE L'interesse per il mondo animale in generale e per i cani in particolare è ormai molto diffuso e diventa sempre più importante il ruolo dell'educatore e dell'educazione come pre-requisito per una civile e pacifica convivenza nel contesto urbano tra uomini e animali. cani, ma non ha nessuna competenza e conoscenza delle regole del vivere umano.

Rivolgersi ad un professionista ci può permettere di… Barbara Maioli Educatrice cinofila E-mail: barbara.maioli@alice.it

Secondo i dati 2013 di Euromonitor contenuti nel Rapporto ASSALCO – ZOOMARK 2014 sull’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, si stima che nel nostro paese vivano all'incirca 60,5 milioni di animali da compagnia, praticamente uno per ciascun italiano di cui oltre 14 milioni costituiti da cani e gatti.

L’importanza dell’educatore Intraprendere un percorso di educazione di base è fondamentale per offrire al cane tutti quegli elementi che gli servono per affrontare la quotidianità famigliare e la vita urbana. Non dobbiamo dimenticare che quando accogliamo in casa un cucciolo è perfettamente preparato (se ha vissuto con la madre e i suoi fratelli per almeno 60 gg.) a comportarsi come cane tra i 30

RICEVERE INDICAZIONI pratiche sulla gestione del cane che consentono di prevenire lo sviluppo di certi comportamenti inappropriati come ad esempio lo sporcare in casa ma soprattutto permette di conoscere l'importanza del rispetto e del soddisfacimento dei bisogni fondamentali del proprio amico a quattro zampe. I problemi infatti, in genere nascono nel momento in cui non si risponde in modo adeguato a questi bisogni; sarà cura dell'educatore adattare questi bisogni al caso concreto, considerando da una parte la razza, l'età e il carattere del cane e dall'altra le abitudini e il tempo libero a disposizione del proprietario per arrivare a trovare un buon compromesso tra cane e padrone. FORNIRE AL CANE una serie di abilità che gli consentano di rispondere in modo adeguato agli stimoli provenienti dal contesto urbano. In particolare in un percorso di

educazione di base, che può essere avviato a partire dai tre mesi di età del cane, si insegnano i seguenti comandi: A - L'ATTENZIONE B - IL SEDUTO C - IL TERRA D - IL RESTA SEDUTO E - IL RESTA A TERRA F - IL RICHIAMO G - IL RESTA IN PIEDI Una volta che il cane ha appreso tutti questi comandi e li esegue correttamente nel campo di educazione, nel proprio giardino o nell'appartamento di casa, è necessario trasferire queste azioni anche nei luoghi che il proprietario frequenta abitualmente, come ad esempio il centro cittadino, piuttosto che il parco, o il ristorante ecc.. In questo modo, al termine del percorso educativo, avremo trasmesso al cane tutti gli strumenti per vivere in un contesto urbano nel rispetto delle regole umane.

Non solo insegnamento ma anche rapporto Tuttavia un corso di educazione di base non è soltanto un momento in cui si insegnano al cane alcuni comandi di base; in realtà il vero obiettivo che un


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buon educatore deve sempre cercare di raggiungere attraverso un percorso di educazione è quello di aiutare ogni proprietario a creare con il proprio cane la migliore relazione possibile. Se l'educatore, come dovrebbe, ha focalizzato la sua attenzione sul binomio (cane/proprietario) e cosa fondamentale è riuscito a conquistare la fiducia e la collaborazione del proprietario, cosa non sempre scontata, dal percorso educativo è possibile ottenere molto di più di un semplice cane abituato a rispondere a dei comandi: se tutti i passaggi sopra indicati sono stati rispettati è possibile ottenere, ciò che il mio maestro e esperto di cinofilia, dott. Maurizio Dionigi chiama un "cane competente" ovvero un cane che utilizza le abilità e gli apprendimenti che gli abbiamo insegnato a propria discrezione a seconda dei vari contesti senza bisogno di riceve comandi. In poche parole, con la maturità del cane è possibile creare uno straordinario rapporto dove bastano solo pochi sguardi e gesti appena accennati per ottenere un certo comportamento (e se si è molto fortunati nemmeno quelli).

Ma in che modo tutto questo è possibile? Quando un proprietario deve insegnare al proprio cane un nuovo comando come il seduto o il terra anche senza esserne consapevole concentra la sua attenzione su ciò che sta facendo e sulla risposta del proprio amico, si accorge del fatto che se il cane non ese-

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Centri Ricreativi Estivi, a contatto con gli animali, per bambini dai 2 a 15 anni. Cristiana - Cell. 333.3427633 INFO. Katiuscia - Cell. 347.9162823 gue è perchè lui non è stato chiaro nei suoi messaggi; così facendo esce dalla logica della pretesa di una risposta ed entra nella logica dell'attenzione e dell'ascolto di sè e del suo cane. Se il cane non risponde ai comandi il motivo non risiede mai nel cane ma sempre in noi: siamo noi che non siamo stati sufficentemente chiari, oppure gli abbiamo proposto qualcosa di troppo difficile rispetto alle sue capacità attuali o siamo troppo nervosi e il nostro cane ne è inibito. In questo modo, giorno dopo giorno, esercizio dopo esercizio il proprietario si abitua a fare attenzione a sè per diventare sempre più chiaro e coerente nelle richieste e nello stesso tempo si abitua il cane ad essere concentrato sul suo proprietario e su ciò che gli chiede, ad ascoltarlo, a collaborare, a fare delle cose insieme. Il cane, che è un animale

opportunista, scopre che tutto sommato quel padrone non è poi così male, che stargli vicino può anche essere divertente e che si possono fare molte cose stimolanti e piacevoli insieme. Questa è la premessa per creare e consolidare in modo corretto un'ottima relazione con il proprio amico a quattro zampe incentrata sul rispetto, sull'ascolto e sulla collaborazione reciproci.

Come un lavoro Ovviamente come tutti i risultati anche questo non è gratuito e richiede sempre tempo, dedizione, molta pazienza e attenzione ma il risultato che si può ottenere è di gran lunga superiore all'impegno. Occorre trasmettere al cane molta fiducia e sicurezza nelle sue capacità e permettergli di fare moltissime esperienze insieme a noi. Se diventiamo capaci di mettere in pratica un percorso che rispetta questi principi i risultati sono garantiti: provare FINE per credere! 31


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HANNO COLLABORATO al numero di LUGLIO di Dott. Matteo Biserna Psicologo e scrittore - Ravenna Email: matteobiserna@gmail.com www.marginidelfoglio.blogspot.com Dott.ssa Isabella Cantagalli Psicologa - Psicoterapeuta c/o Physiomedica Via Malpighi, 150 - Faenza E-mail: drcantagalli@gmail.com - Cell. 329.8025403 Dott. Vladimir Guluta Cardiologo c/o Maria Cecilia Hospital - Cotignola E-mail: vguluta@gmail.com Dott. Marcello Lanari Consiglio Direttico SIN, Società Italiana di Neonatologia

Barbara Maioli Educatore Cinofilo APNEC nr. 043 - Reg. Emilia Romagna Disciplinato ai sensi della Legge nr. 4/2013 E-mail: barbara.maioli@alice.it Dott.ssa Antonietta Pace Logopedista Cell. 339.7196006 Email: paceantonietta@libero.it

www.salute10piu.it Dott. Fabiano Palmieri Dirigente medico UOC Urologia AUSL Romagna PO RAVENNA Dott.ssa Sara Vignoli Fisioterapista - Studio Medico Villa Ginanni Corradini Campiano - Cell. 345.2801470 E-mail: vignolisara@gmail.com Dott.ssa Maria Nives Visani Farmacista - Naturopata E-mail: salutenaturasnc@alice.it Dott. Salvatore

Voce

Urologia - Azienda USL di Ravenna E-mail: ra.urologia@ausl.ra.it

I NOSTRI COLLABORATORI Dott. José Aguayo Ph.D. - Psicologo - Psicoterapeuta Email: j.aguayo1345a@ordpsicologier.it

Dott. Stefano Farioli-Vecchioli Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia Centro Santa Lucia-Ebri-CNR, Roma E-mail: stefano.farioli@inmm.cnr.it

Dott.sa Azzarello Maria Germana Iscritta AGI (Associazione Grafologi Italiani) Iscritta ANGRIS (Ass.ne Naz. Grafologi Rieducator) E-mail: azzarellogermana@gmail.com

Dott. Maurizio Fontana - Direttore U.O.C. Ortopedia Traumatologia - Presidio Ospedaliero di Faenza

Dott. Andrea Baldisserri - Medico-Chirurgo specialista in otorinolaringoiatria - E-mail: abaldisserri@alice.it

Massimo Greco - Associazione Pet Levrieri Onlus www.petlevrieri.it

Dott. Giuseppe Ballardini - Medico Specialista Reparto Infettivi c/o Ospedale di Ravenna - E-mail: campehna@me.com

Dott. Marco Ioni Dirigente Medico 1° Livello Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso Ospedale Civile di Faenza - AUSL di Ravenna

Dott.ssa Serena Bagli Psicologa e Psicoterapeuta - Lugo Email: info@serenabagli.it www.serenabagli.it Dott. Eugenio Bucherini - Angiologo Dott.ssa Chiara Bucherini - Biologa nutrizionista Dott. Giorgio Maria Cicognani Medico Geriatra - AUSL Ravenna E-mail: giorgio.cicognani@fastwebnet.it Dott. Ugo Cimberle Studio Oculistico Dal Fiume-Cimberle - Ravenna E-mail: cimberle@cidiemme.it Dott. Guido Cocchi Responsabile Centro Malformazioni Congenite e Amb/DH MR UO-Neonatologia Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna E-mail: guido.cocchi@unibo.it Dott. Sergio D’Addato - Dip. di Scienze Mediche e Chirurgiche Università di Bologna - Ospedale Sant’Orsola Malpighi Dott. Calogero Di Stefano - Specialista urologo E-mail: loger99@libero.it Prof. Marinella Di Stani Psichiatra Responsabile Ambulatorio del Comportamento Alimentare di Ravenna - AUSL Romagna Dott. Andrea Drei - Pronto Soccorso Medicina d’Urgenza Ospedale di Faenza - E-mail: andrea.drei@alice.it Dott.ssa Valeria Fabbri U.O. Officina Trasfusionale, Centro Servizi AVR - Pievesestina (Cesena) E-mail: vfabbi@ausl-cesena.emr.it

Simonetta Ferretti - Responsabile U.O. Consultori Familiari Ausl Ravenna Dott. Andrea Flamigni - Specialista Idrologia Medica Direzione Sanitaria Terme di Cervia

Dott. Flaviano Jacopi - Specialista in cardiologia e medicina dello sport - Direttore sanitario Astrea Medical Center Faenza E-mail: flaviano.jacopi@fastwebnet.it Dott.ssa Enza Lamanna - Urologia - Azienda USL di Ravenna E-mail: ra.urologia@ausl.ra.it Dott. Angelo Lofino - Psicologo Psicoterapeuta www.psicologia-studio-sessuologia.it

Dott.ssa Valentina Orlandi - Ortottista E-mail: valentina.orlandi28@libero.it Dott. Giuseppe Plazzi Dipartimento di Scienze Neurologiche Università di Bologna - E-mail: giuseppe.plazzi@unibo.it Dott. Antonio Salzetta - Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva - Presidio Ospedaliero di Faenza - Ausl Ravenna

Francesco Spadoni - Tecnico ortopedico Email: francesco@ortopediaspadoni.it Dott.ssa Susanna Stagni Laureata in odontoiatria e protesi dentaria. Dott. Ignazio Stanganelli Responsabile Centro di Oncologia Dermatologica Skin Cancer Unit IRCCS IRST Istituto Tumori Romagna Progetto Melanoma Istituto Oncologico Romagnolo Dott. Stefano Stea Responsabile U.O di Chirurgia Maxillo-Facciale Maria Cecilia Hospital Cotignola - www.stefanostea.it E-mail: maxillofacciale-mch@gvmnet.it

Dott. Leonardo Loroni Pediatra a Ravenna presso Ospedale Privato San Francesco e presso Ravenna Medical Center E-mail: leonardo.loroni@gmail.com

Max Vismara - Istruttore cinofilo e psicologo clinico www.dicasavismara.it

Dott. Andrea Maccolini Specialista in Ginecologia ed Ostetricia Tecnobios Procreazione Bologna Consigliere CECOS Italia - Email: amaccolini@alice.it

Prof. Catrin Tamburini Psicologa Clinica Ambulatorio Disturbi del comportamento Alimentare di Ravenna, AUSL Romagna

Gianna Manna - Optometrista - E-mail: giannamanna@yahoo.it

Monica Tramonti - Collaboratrice circoli ippici FISE E-mail: monica@mo-maeventi.it

Federico Marchetti - Direttore Dipartimento Maternità ed età evolutiva Ausl Ravenna Cesare Missiroli - Massiofisioterapista www.cesaremissiroli.it - E-mail: cmissiroli@me.com Dott. Francesco Motta Primario del reparto di Ortopedia Pediatrica Ospedale “dei Bambini” Vittore Buzzi di Milano E-mail: francesco.motta@icp.mi.it Dott. Giuliano Musacchi - Specialista in ortopedia e traumatologia Dott.ssa Monica Negosanti - Dietista AUSL Bologna UOC Igiene Alimenti e Nutrizione

Prof. Pierluigi Strippoli - Università di Bologna

Dott. Gregorio Tugnoli Responsabile U.O.S.D. Chirurgia del Trauma Ospedale Maggiore, Azienda USL di Bologna E-mail: gregorio.tugnoli@ausl.bologna.it Dott.ssa Donatella Valmori - Psicologa e Sessuologa E-mail: d.valmori@libero.it Dott.ssa Mariarosaria Venturi - E-mail: mrventuri@yahoo.it Dott.ssa Dalila Visani Psicologa - Psicoterapeuta E-mail: dalila.visani@gmail.com

Dott. Gianfranco Niedda - Otorinolaringoiatra E-mail: gianfranconiedda@tiscali.it

Dott.ssa S. Zamuner Medico Nutrizionista E-mail: info@stefaniazamuner.it

Dott. Roberto Nonni Direttore Sanitario - San Pier Damiano Hospital - Faenza E-mail: rnonni@alice.it

Dott. Franco Ziccardi Medico di medicina generale - Gruppo C.A.S.P.I.T.A. di Faenza E-mail: caspitafaenza@gmail.com

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