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? E R A F E H C : O T SALEN NUMERO 10

Numero 9


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Addio lavoro nel paese delle scarpe... la produzione emigra in Etiopia Così titolava un'inchiesta pubblicata dal quotidiano La Repubblica nel marzo 2006 rappresentando gli sprechi, i licenziamenti ed il dramma dei lavoratori e dei cittadini del comprensorio di Tricase e Casarano, colpiti dalla delocalizzazione delle fabbriche calzaturiere. Il calzaturificio Adelchi di Tricase dal 1990 aveva un fatturato di 250 miliardi, 2200 dipendenti (6.000 con l'indotto) assunti dietro enormi benefici pubblici. Per l'assunzione dei lavoratori, Adelchi è ricorsa spesso a forme precarie e flessibili quali i ripetuti contratti di formazione lavoro. Avrebbe ottenuto anche strutture e macchinari a costi agevolati; certo ha beneficiato dell'assegnazione degli stabilimenti ex Tabacchifici Bentivoglio concessi dalle istituzioni le quali hanno escluso da tale assegnazione agevolata i lavoratori e gli artigiani locali, abbandonati e discriminati. Nel maggio del 2005, Adelchi, unitamente a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, sarebbe comparso davanti la Corte di Giustizia Europea (Grande Sezione) chiamata a pronunciarsi sull'interpretazione delle direttive europee in riferimento al decreto legislativo sul falso in bilancio n. 61 del 11.4.2002. Tale decreto, come è noto, ha depenalizzato il reato rendendo, di fatto, impuniti i colpevoli. In precedenza, Adelchi sarebbe stato condannato dal Tribunale Penale di Lecce il 9.1.2001 in quanto, con operazioni doganali di esportazione e di importazione ritenute fittizie, nonché sull'emissione di fatture ritenute false, avrebbe ottenuto un fatturato diverso da quello effettivo, conseguente ad aver fatto apparire costi superiori a quelli reali e ricavi puramente apparenti. Adelchi produce 12 milioni di scarpe l'anno, nel 2006, ma invece delle migliaia di operai oggi ha solo 650 dipendenti, quasi

sempre in cassa integrazione. Le scarpe vengono prodotte altrove. In pratica, Adelchi, dopo aver ottenuto benefici per occupare disoccupati, ha licenziato tutti e trasferito la produzione in Albania, Romania, Bangladesh ed anche in Etiopia. Il costo di un operaio in questi paesi è di 25 dollari al mese. Con lo stipendio di un operaio italiano si pagano 100 operai africani. Quanto commesso da Adelchi è stato perpetrato dalla maggior parte degli industriali che negli ultimi 15 anni avevano impiantato nel Salento fabbriche calzaturiere, tessili e di abbigliamento dietro enormi benefici statali. Il calzaturificio Filanto di Casarano nel 1991 aveva 5 stabilimenti, 11,5 milioni paia di scarpe vendute, un fatturato di 316 miliar-


3 di e circa 6.000 dipendenti, ora ha trasferito la produzione in Egitto, in Etiopia ed in India. Così la FIAT, negli anni '70 aveva aperto uno stabilimento di macchine movimento terra a Lecce per assumere 5.000 disoccupati per i quali, nel corso degli anni, ha ricevuto dallo Stato un miliardo di vecchie lire per ogni operaio assunto. Dopo aver preso i soldi, la Fiat ha licenziato e le poche centinaia di operai rimasti devono lottare con la cassa integrazione, sempre a carico dello Stato. Adelchi, Filanto, Fiat. Ma l'elenco delle aziende che hanno aperto nel Salento o, addirittura, fatto finta di aprire, per occupare manodopera con lauti finanziamenti o agevolazioni pubbliche, è abbastanza lungo. Vista la breve durata dell'esistenza di

Adelchi ed i problemi che questa ha provocato ai lavoratori ed al territorio così colpito dai licenziamenti e dalla disoccupazione, sarebbe stato meglio assegnare quei benefici e gli stabilimenti agli artigiani locali che ne avevano fatto richiesta e che l'amministrazione di Tricase ha ignorato ingiustamente. Anche perché i problemi che hanno provocato la chiusura di Adelchi erano già prevedibili allora. Il parlamento emette leggi che dichiarano non punibili queste ingiustizie, di fatto legalizzandole. Le istituzioni non chiedono la restituzione dei benefici prima concessi, né dei soldi dati come finanziamento. I padroni rimangono impuniti, continuano a speculare. Per loro la disoccupazione è un affare. I lavoratori licenziati devono emigrare.


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Lavoratori salentini oggi Il lavoro nelle fabbriche è finito. Le grandi aziende hanno licenziato tutti. Quelle piccole assumono in nero, promettono 500 euro al mese e dopo due o tre mesi dicono che non possono pagare. Ai lavoratori viene proposto di continuare a lavorare gratis, oppure di cercarsi un altro posto. I padroni dicono che mantenere le fabbriche nel Salento non conviene più come una volta e allora hanno chiuso nel Salento per aprire in Africa. La breve era industriale è drasticamente terminata. Dicono che bisogna ritornare all'agricoltura. Bene, ma a che condizioni ? Per esempio, le aziende di patate pagano una giornata di cinque ore di lavoro con dieci euro più un secchio di patate. Quelle di primizie ed ortaggi pagano una giornata di sei ore con dieci euro. Molte aziende non pagano nemmeno, versano solo i contributi, la così detta richie-

sta, con l'obiettivo di ricevere il versamento di 51 o 121 giornate contributive per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola o il minimo per la pensione. E questo anche per otto ore di lavoro di raccolta di pomodori sotto al sole cocente. Dicono che il futuro è il turismo. Ma baristi, camerieri, pizzaioli, lavoranti di alberghi, commessi, ricevono una paga oraria di uno o due euro. Per dodici ore di lavoro al giorno si guadagnano dai dodici euro a non più di venticinque euro. Le commesse dei negozi sono obbligate anche a fare le pulizie gratis nelle abitazioni dei titolari oltre l'orario di lavoro. L'80% degli addetti al turismo risulta lavorare a nero. Prima lo sfruttamento nelle campagne, poi nelle fabbriche. Oggi nel turismo. I padroni con due mesi di lavoro altrui nel turismo stanno bene tutto l'anno, i lavoratori che producono, invece, si devono arrangiare.


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MORTI SUL LAVORO

In Italia i morti sul lavoro sono tra i 1.500 ed i 3.600 l'anno, circa 100 morti al mese. In questa cifra sono compresi solo i lavoratori che muoiono in seguito ad un incidente violento entro i primi cinque giorni dal sinistro. Sono escluse, quindi, tutte le morti successive ai cinque giorni e quelle causate da malattie contratte sul lavoro. Si stima, pertanto, che la cifra varia dai

3.500 fino ai 5.000 lavoratori che muoiono ogni anno per il lavoro. Questo numero è in costante aumento. Il motivo risiede nella legge economica del sistema capitalistico della competitività: la riduzione dei costi di produzione. Non applicare mezzi e sistemi anti infortunistici significa risparmiare soldi, quindi aumentare i profitti. Inoltre, aumentare i ritmi di lavoro e ridurre ed abolire le pause ed i riposi significa maggiore produzione ma anche maggiore rischio di incidenti per stanchezza e mancanza di lucidità. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero dei lavoratori minorenni, finanche bambini. In Italia si stima che sono circa 30 mila i bambini al di sotto dei 15 anni a lavorare continuamente. I minorenni sono i più esposti agli incidenti ed alla contrazione di malattie professionali vista la loro debole condizione fisica e la mancanza di esperienza e preparazione professionale. E chi fa lavorare i bambini viola la legge sul diritto del lavoro, figuriamoci quelle sulla sicurezza.


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ITALSIDER di Taranto L'Italsider è uno dei più grandi centri siderurgici d'Europa. Era di proprietà pubblica quando lo Stato italiano lo ha venduto all'ILVA, azienda della famiglia Riva. Il prezzo di vendita è stato stracciato, cioè, i Riva hanno recuperato il prezzo pagato con il guadagno ottenuto dalla produzione in meno di un anno. In pratica, lo Stato italiano ha regalato l'Italsider ai Riva. Nell'estate del 2005, alcuni addetti ad un altoforno si sono rifiutati di lavorare perché l'impianto era a rischio esplosione. L'azienda li ha licenziati in tronco per insubordinazione. Poco dopo, i lavoratori che avevano preso il loro posto sono stati investiti da un'esplosione che ha causato la morte di un operaio e gravi ustioni agli altri. Nonostante le ragioni del rifiuto di

lavorare fossero state poi tragicamente confermate dalla morte e ferimento dei lavoratori, il Tribunale di Taranto ha dichiarato la validità del licenziamento. Insomma, secondo tali fatti, i lavoratori non potevano protestare ma dovevano andare a rischiare la vita senza ribellarsi al padrone. Nell'estate 2006, l'ILVA ha licenziato in tronco altri cinque operai perché negli ultimi dodici anni hanno subito un numero di infortuni superiore alla media. In sostanza, l'azienda non applica i sistemi di sicurezza contro gli infortuni aumenta i ritmi di lavoro, provoca la possibilità di incidenti e se i lavoratori subiscono infortuni la colpa è loro e vanno licenziati; se protestano per non subire incidenti li licenzia ugualmente. Tutti i partiti e le istituzioni tacciono, quindi acconsentono a tali ingiustizie.


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Legge Biagi e Repressione Gli imprenditori italiani sono disposti a non trasferire le fabbriche in Africa o in Asia o nell'Europa dell'Est solo se i lavoratori italiani rinunciano ai loro diritti ed accettano le condizioni degli operai africani. Questo è il loro ricatto. Messaggio che stanno attuando con le leggi di riforma del diritto del lavoro. La leggi Biagi ha introdotto la libertà di assumere e licenziare a piacimento; di ridurre le paghe; di aumentare l'orario di lavoro non pagato; di vietare lo sciopero; di aumentare precarietà e flessibilità; di punire ogni giorni i lavoratori con sanzioni disciplinari; di non pagare le pause di lavoro; di trasferire a piacimento i lavoratori da un luogo ad un altro. Lavoratori con contratto a progetto nei call center per 36 ore settimanali vengono pagati con 280 euro al mese. Dalla legge Biagi non sfuggono nemmeno tecnici laureati che vengono pagati con 500 euro al mese e con contratti a termine. Le imprese ricorrono a contratti a tempo parziale, tempo determinato ed in affitto. Nessun lavoratore si permette di richiedere la regolarizzazione per paura di non ottenere il rinnovo del contratto o la trasformazione a tempo pieno. E' notorio ed affermato nei contratti collettivi che i lavoratori garantiti (quelli a tempo pieno ed indeterminato) subiscono molestie sessuali e mobbing. Figuriamoci i lavoratori flessibili e precari a quali ricatti devono sottostare per ottenere la garanzia del posto di lavoro. La legge Biagi e le altre leggi emanate dai governi di destra e di sinistra, sono strumenti per rendere i lavoratori schiavi ed oggetto d'arbitrio del padrone che, insieme ai politici, minacciano la disoccupazione. Chi ha cercato di protestare è stato

denunciato ed arrestato. Come è successo, per esempio, agli operai Fiat di Melfì i quali mentre protestavano contro i massacranti ritmi di lavoro e le continue sanzioni disciplinari per futili motivi, sono stati picchiati dalla polizia - su ordine del sottosegretario al Ministero del Lavoro Sacconi - e denunciati. In Italia ci sono 18 mila procedimenti nei confronti di persone che hanno protestato contro le ingiustizie. Ci sono circa 10 mila persone che rischiano il carcere per il semplice motivo di aver protestato contro il carovita, contro l'aumento dei prezzi, contro i licenziamenti, contro la flessibilità. Questo è il loro sviluppo economico. La loro libertà, la loro legalità e democrazia è quella di fare come vogliono senza essere disturbati. Noi, per loro, dobbiamo stare zitti e buoni.


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La T.A.V. è una TRUFFA Senza addentrarci specificatamente nella questione dell'alta velocità ferroviaria in Italia, pensiamo che la risposta alle decisioni del governo di realizzare le tratte ad ogni costo, a partire dalla Lione Torino, può essere data da una semplice riflessione. Da circa un anno è entrata in funzione la tratta di alta velocità Roma - Napoli: si percorrono 215 Km. in 90 minuti. In pratica, la TAV ha ridotto di trenta minuti il collegamento da Roma a Napoli. Tale riduzione è avvenuta al costo di 32 milioni di euro al Km. Si pensa che una grossa fetta sia finita in tangenti tra camorra e politici.

Dunque, si sono spesi circa 7 miliardi di euro per ottenere il tempo di percorrenza di 90 minuti. Ebbene, con l'orario invernale 1969-70, le Ferrovie dello Stato istituirono, dopo un lungo periodo di prova, i treni “super rapidi” da Roma Termini a Napoli Mergellina e viceversa, in 90 minuti per una velocità media (detta anche commerciale) di 142 Km/h, composti da elettromotrici ALe 601 e rimorchiate. Erano istradati via Formia (la direttissima realizzata dal 1909 al 1929), linea che presenta punti singolari da soli 130 Km/h ed un sistema di blocco con ripetizione dei segnali in cabina a soli 4 codici, che limitano la velocità massima a 180 Km/h. Questi ser-

vizi furono soppressi con l'orario estivo del 1975 (da “I Treni”, n. 285, ottobre 2006, pag. 13, E. Moschini). Insomma, si è realizzata la TAV per ottenere lo stesso risultato che si era raggiunto nel 1969 con materiale rotante più antiquato ed una linea della prima guerra mondiale. Appare chiaro che la T.A.V. è solo una scusa per impiegare maggior soldi che possono essere accaparrati da speculatori. Tanto grandi sono le opere, tanto più consistenti saranno i profitti delle aziende appaltatrici e le tangenti dei politici.


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Marcinelle, Mattmark, etc., etc. Gli emigranti venivano e vengono assegnati alle lavorazioni più pericolose e precarie per essere licenziati e mandati via quando non servono più. Questo, se arrivano vivi alla fine della lavorazione. Già, perché, per esempio, dal 1946 al 1956 gli emigranti italiani morti nelle miniere in Belgio sono stati più di 600. La strage più grave è avvenuta a Marcinelle l'8 agosto 1956 quando un incidente in miniera provocò la morte di 262 lavoratori (di cui 136 italiani). Morti per le esalazioni di gas perché la ditta non dava nemmeno le maschere. Tutta l'Europa sapeva che le miniere del Belgio erano le più pericolose. Ma lo stato italiano ha inviato ugualmente i lavoratori a morire perché il Belgio dava ai capitalisti italiani 200 chili di carbone al giorno per ogni lavoratore giovane e robusto inviato dall'Italia alle miniere. I profitti si basano sempre sulla pelle dei

lavoratori. Nel cantone Vallese (Svizzera) i capitalisti hanno voluto sperimentare la costruzione di una diga ad alta quota (2.400 s.l.m.), tra due montagne che dal XVII secolo venivano dichiarate franose. Vista la pericolosità, i proprietari hanno fatto lavorare i lavoratori più ricattati: gli emigranti. Il 30 agosto 1965 ci fu la valanga del ghiacciaio che provocò la morte di 88 operai della diga, quasi tutti italiani . Tra i morti non c'erano i padroni, i progettisti, i finanzieri, i quali, nonostante la loro evidente responsabilità, sono stati assolti dal tribunale svizzero che ha, invece, condannato le famiglie degli operai morti a pagare le spese legali sostenute dai padroni nel processo. Secondo la giustizia la colpa della frana e della morte era degli operai perché si trovavano nel posto sbagliato.


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E M I G R A Z I O N E


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Immigrati, nostri fratelli Le istituzioni ed i partiti parlano di contrastare l'immigrazione clandestina, ma non ci dicono mai perché, non ci dicono perché dobbiamo essere contro gli immigrati. Né ci dicono mai le ragioni dell'immigrazione. Per esempio: la Nigeria è una nazione ricca di enormi giacimenti di gas, di petrolio, di minerali (carbone, stagno, columbite, piombo, zinco) ed altre risorse naturali (cacao, palma oleifera, anans, cotone, arachidi, foreste di legni pregiati e della gomma. Come mai, nonostante tali enormi ricchezze da nababbi la sua popolazione è ridotta alla fame, per cui deve emigrare ? Chiaro: quelle ricchezze sono rubate dalle Multinazionali dei paesi imperialisti, tra cui l'Italia. Il petrolio, per esempio, viene succhiato da ENI, Shell, Exxon, Mobil e Chevron. La popolazione dei paesi usurpati, da cui provengono gli immigrati, se resta nella loro terra, deve accettare un salario da fame. Gli imprenditori italiani pagano gli operai africani ed asiatici con 25 dollari al mese, facendoli lavorare da schiavi. I bambini pakistani vengono pagati con due dollari al mese. I lavoratori che protestano vengono perseguitati, percossi, repressi ed anche uccisi. Se sono organizzati in gruppi vengono considerati clan, tribù, bande di delinquenti, per ciò combattuti. Quando, invece, è tutta la popolazione a protestare e a non volersi assoggettare alle ingiustizie, allora vengono accusate di fon-

damentalismo e tacciate di terrorismo, quindi vengono bombardate. E' quanto è già successo in Yugoslavia ed in Iraq. Oltre a non dover protestare, i popoli sfruttati non si devono permettere nemmeno di emigrare. In Europa non li vogliamo. Impediamo loro il libero accesso e se entrano clandestinamente li anneghiamo in mare. Se raggiungono le coste li rinchiudiamo nei C.P.T. (Centri Permanenza Temporanea), che sono dei veri e propri campi di sterminio. Tutto questo accanimento contro gli immigrati è spiegato perché devono capire di dover rimanere nel loro pese, a patire la fame, a vedere le loro risorse rubate dalle Multinazionali, dove devono lavorare per 25 dollari al mese nelle fabbriche degli imprenditori italiani. Non devono né protestare, né emigrare. Non devono sperare in una vita migliore. Devono rimanere schiavi. Questa è la legalità del capitalismo.


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Chi ha inventato ISRAELE? Le potenze occidentali dicono che Israele è uno stato che deve esistere e va difeso. Perché ? Perché Israele, comparso da meno di 60 anni, è così potente ? Perché dobbiamo accettare la sua imposizione e non si dice mai la verità ? La verità è che l'impero inglese, nel corso del 1800, nel quadro di conquista e spartizione del mondo, voleva impadronirsi anche delle colonie africane della Francia. Inventò uno stato da realizzarsi nel centro Africa (circa l'attuale Uganda) in quanto zona più strategica. Per nascondere la sua mira di conquista, ha inventato la scusa di dare una terra agli ebrei. Tramite gli ebrei, inoltre, avrebbe risolto il problema della capacità di tenere la conquista, cioè, la popolazione che avrebbe invaso il territorio colonizzato dopo la supremazia militare. Tale stato doveva realizzarsi con la deportazione di ebrei, “convinti” della terra promessa. “Convinti” perché spesso si è ricorso al metodo di obbligare con metodi spicci la gente ebraica ad emigrare per forza. Il piano inglese di installare lo stato ebraico-israele in Africa in funzione antifrancese non riuscì. L'Inghilterra per conquistare nuove colonie ripiegò sul vicino oriente, Palestina, Libano, Siria, ecc., posseduto dall'impero Ottomano che occupava tutto il Mediterraneo orientale; dai Balcani, dalla Turchia, per tutto l'Oriente, fino all'Egitto e la Libia. Nei primi anni del 1900, l'Inghilterra organizzò l'emigrazione ebraica formando colonie nel territorio dei palestinesi, i quali venivano cacciati dalla loro terra con la forza e la violenza. Tramite le colonie ebraiche, l'Inghilterra destabilizzò la Turchia la quale perse tutte le

colonie nel 1918 all'esito della fine della prima guerra imperialista. Nel frattempo, rispetto al 1880, si valorizzò l'utilità del petrolio, risorsa esistente nei paesi circostanti la Palestina la quale rivestiva, quindi, non solo un nodo strategico militare, ma anche strategico - economico. Dalla Palestina, infatti, si controlla tutta la zona e le comunicazioni che vanno dalla Turchia alla Penisola Arabica, dall'Egitto al Caucaso (Russia), da Cipro all'Iran. E si controllano i maggiori giacimenti di petrolio al mondo: La Libia, l'Iran, l'Iraq, l'Arabia. Nonché quelli di molti minerali tra cui l'uranio della Cecenia. Ricordiamo che anche da Israele sono partiti gli aerei per bombardare l'Irak e le minacce di farlo all'Iran. Oggi, La Palestina ed il vicino Oriente è ancor più strategico in quanto è una postazione da cui controllare i traffici ed i commerci dell'Oriente, e, precisamente, le comunicazioni di Russia, Cina e India, potenze emergenti e concorrenti dell'impero anglo-americano ed europeo. Invero, la Palestina ed i paesi limitrofi permetterebbero a Russia, Cina ed India di accedere alle comunicazioni, esportazioni di merci ed ai mercati dell'Europa, nonché all'approvvigionamento delle risorse dell'Africa, direttamente e tramite il Mediterraneo, il canale di Suez, la Turchia con lo stretto di Istambul. E ciò unendo il Pacifico con il Mediterraneo e senza aggirare interi continenti. L'ennesima aggressione di Israele al Libano degli ultimi tempi si spiega con questi motivi: sia di ostacolare gli imperi concorrenti, sia di allargare la zona occupata nel 1900. L'attuale stato di Israele risulta inferiore alle esigenze di conquista della potenza


13 anglo americana alla quale occorrono altre zone strategiche oltre quella palestinese già colonizzata. Lo scopo dell'impero anglo statunitense è quello di occupare e conquistare tutta la zona che va dal fiume Nilo in Egitto al fiume Eufrate in Persia. Per questo lo stato ebraico-Israele ha invaso il Libano già altre volte e sferrato aggressioni per trenta volte in cinquant'anni. Per tali motivi Inghilterra, U.S.A. e Stati occidentali organizzano ulteriori migrazioni di ebrei in Palestina al fine di aumentare la capacità di conquista. Ecco perché il governo ebraico ha chiesto - anche all'Italia, 2.500.000 di nuovi coloni ebrei che devono occupare altre zone palestinesi. Lo stesso Sharon, nella sua ultima visita in Italia, ha auspicato agli ebrei che dai paesi del mondo vi sia una pronta loro emigrazione in Palestina. La maggior parte di palestinesi è stata cacciata via dalla loro terra e rinchiusa nei campi profughi, veri e propri campi di sterminio. In pochi mesi, dal 1942, le milizie ebraiche hanno raso al suolo centinaia di villaggi palestinesi ed ucciso altrettanta popolazione. I palestinesi sfuggiti al massacro - circa un milione di persone - è stato rinchiuso in 57 campi profughi creati nei paesi confinanti quali il Libano, la Siria, la Giordania e Gaza. I palestinesi non ancora espulsi sono stati lasciati in Palestina solo perché adibiti a lavori umili, pesanti, e dequalificati. In pratica, vengono lasciati vivi solo perché ad Israele serve manodopera a basso costo. Quando questa esigenza non ci sarà più, i palestinesi potranno essere sterminati tutti. Ecco perché da un lato è stato costruito il muro della vergogna di Gaza e dall'altro è stato vietato ai palestinesi di accedere al mare: rimanendo chiusi, i palestinesi non avranno scampo: sarà una mattanza.

Le espulsioni di massa e lo stermino della popolazione sono tecniche usate da tutti i conquistatori. Lo facevano i romani nella costruzione del loro impero, lo hanno fatto gli spagnoli in America Latina, lo fanno adesso gli inglesi e statunitensi. E' l'idea stessa di colonizzare, di conquistare risorse e capitali altrui che fa scaturire la soppressione di un popolo. Pertanto, Israele non è uno stato che assolve al compito di dare una terra ad una razza religiosa vagante e perseguitata nel mondo. No. Israele risponde ad un'esigenza e ad un'azione imperialista qual è una base militare. Israele è una caserma militare a cielo aperto, creata ed utilizzata dalle potenze occidentali (USA e Inghilterra in primis) contro altre potenze concorrenti e, soprattutto, contro le popolazioni arabe, per assoggettare i lavoratori da spremere come schiavi, e per appropriarsi delle loro risorse, specie del petrolio. Israele costituisce l'arma in favore dei tiranni di sfruttamento, di repressione e di usurpazione della povera gente. Ecco perché non potrà mai esistere giustizia, né pace finché esisterà Israele.


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ITALIA: COLONIA DI ISRAELE? Davanti al crimine Israele, qual'è la posizione dell'Italia ? Innanzitutto appare evidente come tutti i mezzi di informazione non dicono la verità ed hanno sempre taciuto dei crimini commessi da Israele (per esempio. le stragi di Gaza Jenin. Cana, Sabra, ecc.). Chiaro: i telegiornali e la carta stampata sono in mano alle potenze ebraiche. Tutti i partiti, da Alleanza Nazionale a Rifondazione Comunista, sono schierati con Israele e si rifiutano di manifestare solidarietà alla Palestina anche quando è colpita da barbari rastrellamenti e bombardamenti, da uccisioni e stragi di donne e bambini. Tutte le istituzioni sono schierate con Israele. I programmi scolastici sono improntati in favore degli ebrei e contro gli arabi e l'islam, accusati di terrorismo. Israele ha influenzato la formazione delle

liste elettorali alle ultime elezioni italiane, costringendo la cancellazione di candidati indesiderati e le dimissioni di politici che manifestavano per la Palestina. I ministri del governo italiano per essere nominati hanno dovuto avere il beneplacito di Israele. La vigilanza negli aeroporti e metropolitane italiane viene svolta da società di ispirazione ebraico-israeliane. Le regioni italiane hanno rapporti privilegiati con Israele. La regione Lazio finanzia anche gli ospedali israeliani. L'esercito e le forze armate italiane sono in cooperazione con i militari israeliani. L'Italia deve garantire Israele. Dalle basi italiane sono partiti rifornimenti e armi che Israele ha utilizzato per bombardare il Libano e la nave fregata Aliseo della Marina Militare Italiana avrebbe protetto le unità navali israeliane mentre queste bombardavano il Libano nella scorsa estate. Ecc. ecc.. In poche parole, lo Stato ebraico ha colonizzato anche l'Italia ?


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Redazionale Il 21 agosto 2006 si è svolta a Tiggiano la 4a edizione dell'iniziativa politica “Salento: terra di sole mare e vento, lavoro nero e sfruttamento”. Gli argomenti di approfondimento di quest'anno sono stati i licenziamenti, la disoccupazione, l'emigrazione, la situazione in Yugoslavia, Irak e Palestina, quali esiti del capitalismo e vittime dell'imperialismo. Argomenti che abbiamo riproposto nel presente numero. Il motivo di questo approfondimento risiede nel collegamento che c'è tra i diversi fatti avvenuti. Dicevamo sin dal primo numero che è importante capire l'origine dei problemi, conoscere la loro causa, da cosa scaturiscono. Senza questa analisi non si può pervenire ad una soluzione e saremmo costretti alla rassegnazione, al fatalismo, alla passività. Ebbene, come abbiamo visto negli articoli trattati, l'obbligo di emigrazione, il rischio di morire sul lavoro, l'ammalarsi di lavoro, lo sfruttamento bestiale, le pessime condizioni di vita, non sono fatti sporadici, né episodici. Sono frutto di un medesimo disegno padronale, di un medesimo meccanismo economico che si basa sulla concentrazione di ricchezze in poche mani le quali ottengono profitto dal lavoro altrui. Un sistema, cioè, che si basa sulla proprietà privata e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, quindi, sull'ingiustizia e sulla violenza. Come abbiamo visto, i capitalisti quando hanno bisogno di manodopera assumono lavoratori per poi scaricarli quando non servono più. Come si fa con uno straccio da piedi. I capitalisti quando devono realizzare lavorazioni pericolose assumono quei lavoratori maggiormente ricattabili per le loro condizioni di miseria e di disoccupazione, spostandoli anche da una nazione all'altra, da un continente ad un altro. Come si fa con un attrezzo che a piacimento si sposta di

luogo. I capitalisti cercano sempre di assumere lavoratori mansueti, servili, che non devono protestare ma accettare passivamente ogni ingiustizia, fin anche la morte. Tutto ciò era il motivo per cui le ditte Svizzere e le miniere Belghe hanno assunto gli operai salentini. Ma ciò accade in tutto il mondo e nei confronti di tutti i lavoratori. La ricchezza è prodotta principalmente dal lavoro, quindi, nel sistema capitalista lo sfruttamento dei lavoratori è essenziale. Il problema, quindi, non è cambiare il nome di un industriale o di un altro, ma cambiare il sistema. Non ci può essere pace, libertà, uguaglianza, giustizia finché esisterà il sistema capitalista. Il capitalismo deve essere abolito ed abbattuto totalmente. Pertanto, è ora innanzitutto di smettere di subire tutto passivamente. Oggi dobbiamo protestare contro le condizioni disumane in cui viviamo, lottando per le garanzie del reddito, dignitoso e sicuro, per la casa ed i servizi. Lottando contro la flessibilità, la precarietà, la legge Biagi, i licenziamenti. Ma in prospettiva dobbiamo batterci per cambiare il mondo una volta per tutte senza ricadere nelle trappole del riformismo che prima o poi ci fanno perdere le conquiste ottenute. Per ciò dobbiamo organizzarci su questi principi diffidando dai partiti istituzionali che si spacciano di sinistra e addirittura comunisti quando in realtà sono amici del padronato ed accettano il capitalismo come sistema. La nuova società non può realizzarsi solo in un paese ma soltanto se sarà costruita in tutto il mondo. Quindi dobbiamo lavorare per l'unità di tutti i lavoratori del mondo, per l'unità delle lotte, per creare quella forza che sarà sicuramente vincente.


SCIPPO DEL T.F.R.?

ECCO LA NOSTRA RISPOSTA! SOMMARIO

Addio lavoro nel paese delle scarpe Lavoratori salentini oggi Morti sul lavoro

Italsider di Taranto

Legge Biagi e repressione La TAV è una truffa

Marcinelle, Mattmark, etc., etc. Immigrati, nostri fratelli

Chi ha inventato Israele? Italia: colonia d'Israele? Redazionale

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N. 10 - Supplemento a Contro Piano, autorizzazione n. 175 del 24.4.1993 del Trib. di Roma, Dir. Resp. Sergio Cararò. Chiuso in redazione il 30 Novembre 2006, a cura dell’Associazione “Salento: che fare?” - Piazza Roma - Scuole Vecchie - 73030 Tiggiano (Le) e-mail: salentochefare@tiscali.it

Stampa: Grafiche Giorgiani - tel. 0836.948204 Ringraziamo Contro Piano che ci permette di publicare “legalmente” ma la responsabilità politica rimane della redazione di “Salento: che fare?”

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