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la Repubblica

DOMENICA 5 MAGGIO 2013

ECONOMIA FINANZA&MERCATI

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Piazza Affari riscopre le società dell’energia Da Enel alle utility locali, le azioni hanno recuperato fino 54% negli ultimi due mesi LUCA PAGNI MILANO — Con tutta probabilità, è ancora presto per dire se il peggio sia alle spalle. Ma se vale sempre la regola per cui la Borsa si muove sempre in anticipo, le società del settore elettrico quotate a Piazza Affari - dopo due anni di crisi profonda - possono cominciare a guardare al futuro con qualche motivo di ottimismo. Ad analisti e operatori di mercato non è sfuggito quanto sta accadendo sul listino da due mesi a questa parte: le aziende del comparto energetico hanno performato molto meglio del mercato. Dal primo aprile scorso, là dove l’indice principale della Borsa di Milano il Ftse/Mib) è cresciuto del 7 per cento sulla scia dei principali listini mondiali, le principali utility italiane hanno messo a segno rialzo dal 7 al 54 per cento. Gli ultimi a beneficiare del ritorno degli investitori sono stati i titoli della scuderia Enel. La società guidata da Fulvio Conti ha visto, in particolare, l’ingresso nel

migliore, visto il suo business si basa su una attività regolata e ha sofferto in misura minore della recessione, Non a caso, la settimana scorsa ha toccato il suo massimo storico in Borsa. Ma quali sono i motivi che hanno portato a questo ritorno di fiamma da parte degli investitori istituzionali? Il principale, come detto, è che i titoli del settore sono arrivati negli ultimi mesi - chi prima e chi dopo - i minimi storici. Un crollo della capitalizzazione dovuta alla recessione che ha penalizzato, soprattutto, i consumi di energia elettrica (nonché le vendite di gas ai clienti finali). Ma anche all’introduzione della Robin Hood Tax da parte del governo Berlusconi, che ha alzato il pe-

so fiscale sulle società del settore energia. Inoltre, le utility hanno subito le previsioni sempre estremamente negative sulla produzione industriale in Italia. Ora che il mercato ha scontato tutti gli elementi negativi, gli investitori hanno cominciato a guardare anche i primi elementi positivi. Per esempio, A2a e Iren sono tornati a distribuire un dividendo in linea con il settore. Un risultato ottenuto anche con tagli agli investimenti e ai costi, a cominciare da quelli al personale (con ricorso per la prima volta a esodi incentivati e cassa integrazione). Ma sono operazioni che possono non piacere al sindacato ma che il mercato apprezza sempre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL MANAGER Fulvio Conti è l’ad del gruppo Enel dopo esserne stato ildirettore finanziario

I fondi di puntano sui dividendi, il taglio dei costi e sulle quotazioni ai minimi FOTO: CELLAI

capitale di una serie di fondi di investimento americani, i quali si sono accorti di come il titolo stesse trattando a sconto rispetto ai fondamentali. In altre parole, il valore delle azioni - arrivato a toccare il minimo storico il 4 aprile scorso a quota 2,52 euro - non giustificava gli utili e la redditività dell’azienda. Ecco perché, le azioni di Enel - in realtà - hanno recuperato oltre il 18% dal loro record storico in negativo. Il che significa un miglioramento di capitalizzazione per un valore di circa 5 miliardi. Ma l’ex monopolista elettrico può godere anche della prestazione della sua controllata nelle rinnovabili: nei giorni scorsi, le azioni di Enel Green Power hanno finalmente recuperato il valore della quotazione: hanno superato la soglia di 1,6 euro con cui avevano debuttato nel dicembre del 2010. La corsa al rialzo di EGP è del 15 per cento negli ultimi due mesi, ma del 59 per cento dal minimo storico toccato nel corso dell’anno scorso. Ancora più sostanzioso è il recupero delle utility locali. A guidare la scia dei rimbalzi è la lombarda A2a (più 54 per cento dal primo aprile e più 117 per cento dai minimi del 2012). Ma sulla stessa linea si è mossa anche Iren (più 50 e più 101 per cento), mentre meno clamorosa la crescita dell’emiliana Hera (più 19 e 61 per cento) la quale, però, aveva perso di meno negli ultimi due anni. Un caso a parte, invece, è quello di Terna: la società che gestisce la rete ha seguito il rialzo del settore ma partendo da una situazione

Il caso

SARA BENNEWITZ MILANO — Hanno messo sul mercato un quarto dell’azienda pur di racimolare le risorse necessarie per investire nella ricerca che li porterà a sviluppare nuovi fertilizzanti per l’agricoltura biologica. Da vendere in Italia, ma soprattutto all’estero. Questa è la storia a lieto fine di Sacom, società molisana che dopo aver bussato alla porta delle ban-

La società ha collocato il 25% del capitale raccogliendo 8,5 milioni che senza successo, è riuscita a finanziarsi grazie a un aumento finalizzato al collocamento del 24,27% del suo capitale in Piazza Affari. Ma per sbarcare sull’Aim — il segmento per le piccole imprese di Borsa Italiana — i manager e i 60 dipendenti che lavorano in Sacom hanno investito cinque mesi delle loro energie, le stesse che in passato hanno sprecato a incontrare quegli istituti, che per un motivo o per un altro, gli avevano sempre negato il credito. «I

La vicenda di una ditta molisana di fertilizzanti approdata a Piazza Affari perché gli istituti di credito negavano nuovi finanziamenti per la ricerca

Sacom, rivincita in Borsa grazie al no delle banche tempi e i processi della quotazione sono più lunghi e complessi di quanto non successa in Francia o in Inghilterra — spiega Gianluigi Torzi, ad del gruppo e figlio del

fondatore — Noi lavoriamo 20 ore al giorno e durante i mesi precedenti al collocamento abbiamo distolto energie dal core business per dedicarci agli investi-

tori, che però ci hanno dato grande soddisfazione». Di questi tempi i mercati sono alquanto avversi al rischio, così Sacom può essere soddisfatta del

AL TIMONE Gianluigi Torzi, amministratore delegato della Sacom

I numeri

35 milioni

33 milioni

IL VALORE

IL FATTURATO

Grazie al collocamento sull’Aim il segmento dedicato alle Pmi di Piazza Affari ora Sacom ha una capitalizzazione di 35 milioni di euro

Il 2012 di Sacon si è chiuso con un fatturato in crescita del 25% e un margine di 3,9 milioni

successo in Borsa, che ha riconosciuto al gruppo una capitalizzazione di 35 milioni. «Non solo le banche, ma anche il sistema Paese non è benevolo con le pmi che sono la sua principale risorsa — rimarca Torzi — per fortuna noi gli ordini ce li abbiamo e lavoriamo soprattutto con l’estero, e nonostante la crisi continuiamo a crescere». E invece le Pmi, che nei momenti di crisi soffrono anche più delle grandi aziende, perché hanno più difficoltà a reperire liquidità. Se poi neppure un’azienda che cresce a due cifre — il 2012 si è chiuso con 33 milioni di ricavi (+25%) e 3,9 milioni di margine lordo (+12%) — riesce a trovare le risorse con cui finanziare la propria espansione, allora il quadro si fa veramente critico. Gli 8,5 milioni raccolti nel collocamento sono pari a circa due volte il margine lordo e serviranno sia a sviluppare l’attività, sia a investire per nuovi brevetti. «In passato ci ha sostenuto un’azienda romana della grande distribuzione — spiega Torzi — e ora gli investitori a cui abbiamo offerto 9 azioni gratis ogni 100 sottoscritte, da esercitare a partire dal 2014. Avremmo dovuto pagare gli interessi alle banche e invece abbiamo preferito dare una bonus a chi ci ha dato fiducia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Finanza e mercati  
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