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Fig. 4 Esportazioni italiane di beni e servizi 450

Valori

Volumi

400

Indice, 1990 T1=100

350 300 250 200 150 100 50 2014

2013

2012

2011

2010

2009

2008

2007

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2005

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2001

2000

1999

1998

1997

1996

1995

1994

1993

1992

1991

1990

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Fonte: SACE.

La performance delle vendite estere, in valore, sarà migliore per i beni rispetto ai servizi, che hanno subito meno gli effetti della crisi. Nel 2009 l’export di servizi si è infatti ridotto del 13% circa, 8 punti percentuali in meno alle merci. Se tuttavia nel 2010 e nel 2011 l’espansione per le esportazioni dei beni sarà notevolmente superiore, negli anni successivi i tassi di crescita si riavvicineranno, con le previsioni sui servizi solo lievemente più alte. Per l’export di beni si stima un incremento del 10% nell’anno corrente, con un rallentamento all’8% nel 2011 e ritmi compresi tra il 6% e il 7% negli anni successivi. La quota di mercato del nostro paese continuerà gradualmente a ridursi. Il peso dei beni sulle esportazioni totali rimarrà invariato, di poco oltre l’81%; questo dato è inferiore a quello di Francia e Germania, 90% circa per entrambi i paesi, e più elevato rispetto al peso per Regno Unito e Stati Uniti, 60% e 70% circa.

In riduzione la quota dell’export di beni.

Le prospettive delle nostre esportazioni si discostano da quelle dei maggiori paesi concorrenti. La crescita prevista per le vendite italiane di beni all’estero, in valore, è più modesta di quella della Germania e degli Stati Uniti, in linea con quella della Francia e, tra i paesi export-led extra-UE con Canada e Giappone. L’economia tedesca sta raccogliendo i benefici del forte aumento della produttività dell’industria manifatturiera4 avvenuto tra il 2002 e il 2006. Nel caso dell’economia statunitense, oltre all’effetto del cambio, occorre vedere l’impatto di una politica economica finalizzata al raddoppio delle esportazioni, per ridurre il deficit di bilancia commerciale. 4 Tale fattore è alla base dell’avanzo commerciale tedesco che pone un problema di equilibri all’interno dell’area dell’euro. La maggiore produttività avrebbe infatti dovuto portare a salari e prezzi più elevati, con un apprezzamento del cambio reale del paese. Questo non è invece accaduto, con effetti negativi sulla crescita dell’intera area dell’euro. Cfr. De Nardis (2010).

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SACE Rapporto export 2010-2014  

Le prospettive per le esportazioni italiane

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