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Parigi Cosa resta dei caffè letterari? Per i romantici inguaribili Parigi è la meta ideale per un week end di passioni, anche se in fondo quando c’è l’amore ogni città va bene. La capitale francese si presta altrettanto bene all’interesse degli amanti dell’arte, considerati il Louvre, il Museo D’Orsay e il fatto che camminando per i principali boulevards della città si possono incontrare capolavori di architettura e scultura di varie epoche. La storia d’Europa, non c’è nulla da fare, è passata da qui. Tuttavia esiste un particolare per cui Parigi è a suo modo unica nel mondo. Qui, nei così detti Cafés si sono crreati tra 600 e 900 i luoghi di incontro e spesso di scontro tra i letterati e i pensatori che avrebbero portato alla rivoluzione, in breve alla creazione delle democrazie in Europa. La così detta “opinione pubblica” nel senso più moderno del termine ha avuto inizio proprio in quelle che un tempo erano delle taverne per artisti, ergo, il più delle volte per squattrinati. Bettole di malaffare nelle quali spesso nascevano liti e risse.

Si sa, in fondo le ideologie pre rivoluzionarie, di una classe intellettuale borghese o comunque non più reazionaria, esasperata dei soprusi di una monarchia eccentrica e ormai anacronistica, erano forti e accese. Alla luce di ciò, ci addentriamo in una Parigi parallela, non sempre ricordata, e cerchiamo di scoprire come abbiano potuto, certi luoghi, far parte della storia e dei suoi cambiamenti.

Il primo caffé che avvistiamo è nel cuore di Saint-Germain-de-près. Si tratta del Cafè de Flore. Fu fondato nel 1887, agli arbori della III repubblica e tra i tratti distintivi della sua storia si possono annoverare la stesura dell’opera “Sous le signe de Flore” – sotto il segno di Flore – di Charles Maurras. Questo luogo prende il suo nome lo prende dalla divinità scolpita dall’altra parte della strada. Ha attraversato la storia di Francia, che si sa passa sempre da Parigi, dalla nascita del surrealismo ad oggi. L’interno è gremito. L’ora è poco più tarda delle 19.00, orario medio in cui dalla Francia in su si inizia a pensare alla cena, e anche ad ordinarla se si è in un locale pubblico. Chi la ordina in questo locale ha un bel po’ di peso nel portafogli di cui liberarsi dal momento che i prezzi non sono proprio da vie de bohème. Un po’ delusa di non vedere nessuno con un libro o una penna in mano a comporre un’opera letteraria, esco alla ricerca di altri caffè storici.

Ingresso e vetrina del Cafè de Flore, lungo rue Saint Germani di près


Non è enorme la differenza con il Cafè les deux magots. Questo si trova in una splendida posizione, proprio di fronte alla cappella di Saint-Germain-de-prés. (val davvero la pena di vederla, molto suggestiva!). Il nome di questo posto deriva dalla bottega di oggettistica che era qui sita prima del 1885, quando divenne una vineria, dove tra gli altri si incontravano Varlaine, Mallarmé, Rimbaud. Divenne definitivamente una caffetteria nel 1933 e fu a lungo frequentato da artisti.

Entrata del Cafè Les Deux magots

Gli attuali proprietari si dimostrano molto ben disposi a parlarmi della storia del loro locale e della gestione. Mi danno un biglietto da visita e mi chiedono di richiamare il giorno seguente prima delle 12.00, quando la cucina è ancora chiusa, per potermi illustrare in tutta calma la splendida storia del locale. Tuttavia nemmeno qui vedo quello che la mia mente anacronisticamente idealista, smodatamente romantica, paradossalmente conservatrice, vorrebbe vedere: gente che litiga, che scrive, che ascolta. Anche qui, locale di un certo spessore tanto storico quanto economico, si consuma e si va via. Voltaire probabilmente non mangiava capolavori dell’Haute cuisine française, e forse per questo, per ingannare i sentori dei pasti mediocri, è riuscito a diventare teorico del moderno concetto di relativismo e tolleranza.

Cappello di Napoleone Bonaparte e sposto all’ingresso del Caffè Procope Mi pare molto bello e degno di essere visitato il Café le Procope, tanto per la bellezza del suo arredamento d’epoca quanto per la sua storia. La strada in cui è ubicato, Rue de L’ancenne Comédie, ospitava la comédie française e pare fosse frequentatissimo nelle serate di rappresentazione, sia dal pubblico che dagli eccentrici artisti teatrali. Fu fondato nel 1686; Diderot era un habitué e la leggenda vuole che il progetto de l’Encyclpedie abbia visto luce tra i tavoli di questo locale. Un cimelio importante del suo passato glorioso lo troviamo all’ingresso, in cui troneggia in una vetrina niente popo’ di meno che il cappello di Napoleone. Pare lo abbia dimenticato qui dopo una cena non diplomatica ma informale. Alcuni dicono invece che lo abbia lasciato in regalo ai gestori come pegno per il loro silenzio relativamente alla sua compagnia. Il gossip in fondo non riguarda solo i nostri giorni. Riusciamo per lo meno a estorcere una visita per fare un reportage fotografico durante l’orario di chiusura, prima dell’arrivo dei clienti nella pausa pranzo. Avrei voluto fare un paio di domande ai gestori o al titolare per poter chiedere “Ma che fine hanno fatto le discussioni di un tempo, quelle che hanno cambiato il mondo? Organizzate dei dibattiti o qualcosa di simile?” Purtroppo i titolari sono lì solo la sera. Pazienza. Mi faccio allora affascinare dalla visita tra le immagini di Doderot, Hugo, Danton, Voltaire.


Fingo di essere seduta al tavolo con quest’ultimo e di farmi illuminare dal suo trattato sulla tolleranza o dall’elogio del relativismo di Candide. Il suo busto mi guarda con lo sguardo derisorio di sempre, eppur non favella.

Il busto di Voltaire troneggia tra i tavoli da caffè Procope

Libri del XXVIII secolo esposti come decorazione del Procope Sotto una specchiera vedo dei libri fascinosamente ingialliti e spaginati, con parole al vento in francese arcaico. Ha anche delle note scritte a penna sui bordi. Una cameriera mi dice con orgoglio che si tratta di un testo originale del ‘700. Se così realmente fosse, non voglio nemmeno sapere cosa diavolo ci stia facendo un testo di quasi 400 anni fa, all’aria, come mobilio di un ristorante.


Guardo inoltre il listino dei prezzi del ristorante e continuo a dubitare che i talenti emergenti del pensiero contemporaneo possano mai venir qui a discutere dei massimi sistemi e di letteratura. Almeno sino alla pubblicazione del primo best seller. Posso permettermi un bicchiere di vino e lo prendo volentieri, ma non mi trattengo. Allora, cosa resta oggi dei caffè letterari di un tempo? La Parigi soleggiata e mite di una mattina di marzo però mi vuol consolare. In un caffè, in uno moderno, dove chiunque va a sorseggiare una cafè crème (non chiamatelo cappuccino perché tanto faranno finta di non capirvi), vedo gente seduta al tavolo che approfitta della sua ora di pausa pranzo per leggere. Forse non tutti, ma qualcuno prenderà anche appunti per una storia, per un romanzo, per una nuova dottrina politica, chissà. Prendo poi per caso un giornale a distribuzione gratuita facilmente reperibile in vari angoli di Parigi e leggo che tra gli appuntamenti serali, in diversi Bistrot si tengono piccoli seminari di “spiritualità”, “sessualità”, “letteratura di poesie”, “musica e letteratura”. Saranno questi i nuovi caffè letterari? Io so solo che improvvisamente ho voglia di un pessimo caffè francese. Mi siedo al tavolo col sorriso di chi berrà il più gustoso espresso della storia, prendo il mio taccuino e scrivo una bozza di questo articolo. Ora anche questo bar di periferia è un caffè letterario. Ripenso a Voltaire. Ora non ha uno sguardo derisorio ma compiaciuto.

ÂcxÜ | ÜÉÅtÇà|v| |ÇzâtÜ|u|Ä| ctÜ|z| ¢ Ät Åxàt |wxtÄx ÑxÜ âÇ ãxx~ xÇw w| Ñtáá|ÉÇ|‹Ê Allora la penna parte:

In alto; scalinata per il piano elevato del Procope Sotto; vetrina di un “comune” caffè frequentato da gente comune. Sabrina Barbante Foto S. Barbante

Cosa resta dei caffè letterari?  

Reportage di viaggio da una Parigi insolita...

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