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MUR MU RES

CONTEMPORARY ART Silvia Beccaria Tonina Cecchetti Silvia Granata Mirna Manni Sabine Pagliarulo Simona Poncia


ROMA CAPITALE Sindaca

Virginia Raggi

Vice Sindaco

Luca Bergamo

Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali Claudio Parise Presicce

Comunicazione e Relazioni Esterne Teresa Franco Filomena La Manna con Luca d’Orazio

Servizio Mostre e Attività espositive e culturali Federica Pirani, Responsabile Francesca Salatino Edvige Smiraglia

Direzione Musei, Ville e Parchi Storici Claudio Parise Presicce, Direttore

Direzione Tecnico Territoriale U.O. Monumenti di Roma, Scavi restauri, Siti Unesco Porfirio Ottolini, Direttore

Mura Aureliane

Maria Gabriella Cimino

Museo delle Mura Ersilia Maria Loreti

Supporto agli allestimenti museali Paola Marzoli

Progetto Espositivo Sabine Pagliarulo

Musei in Comune e’ il sistema museale di Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali


Silvia Beccaria Tonina Cecchetti Silvia Granata Mirna Manni Sabine Pagliarulo Simona Poncia

MURMURES IL DELICATO EQUILIBRIO DELLA PAROLA a cura di DOMENICO IARACÀ

MUSEO DELLE MURA AURELIANE 24 febbraio | 8 aprile 2018


Negli spazi espositivi del Museo delle Mura Aureliane in Roma , attraverso un allestimento che è quasi un poema vorticoso, combinazione di lessico, forme e immagini dove ogni installazione è l’espressione soggettiva di un linguaggio profondo e ancestrale, la mostra Murmures immerge lo spettatore in una dimensione atemporale in cui reale e irreale, ragione ed emozione, sono senza differenza. Ma perché comunicare attraverso l’arte oggi? E che cosa si comunica nell’arte? Le artiste si interrogano sul significato che ha per loro fare arte, quasi a voler rispondere a un’urgenza linguistica che infranga qualunque barriera. Ecco allora che la capacità dell’arte di nutrire ed elevare la nostra umanità diviene, ancor piùtra le suggestive Mura Aureliane, un linguaggio multi codice e ipertestuale, che parla alla totalità di noi stessi e non solo al nostro intelletto, o a un solo canale sensoriale; un linguaggio universale che tutti possono comprendere e che risponde al desiderio di pienezza che è in ciascuno di noi.

In the exhibition spaces of Rome’s Museum of the Aurelian Walls, with the works of art arranged like a whirling poem, in a combination of lexicons, forms and images which make every installation the subjective expression of a deep ancestral language, Murmures plunges the viewer in a timeless dimension in which it becomes difficult to distinguish between reality and unreality, reason and emotion. But why communicate through art today? And what does art communicate? These female artists have interrogated themselves on the meaning art holds for them, as if to respond to a linguistic urgency that knows no barriers. Thus, art’s capacity for nourishing and elevating our humanity becomes – even more so in the impressive backdrop of the Aurelian Walls – a multi-coded and hypertextual language, speaking to the totality of ourselves and not just to our intellect, or to a single sensory channel; a universal language that everybody is able to understand, and which speaks to a desire for wholeness that is in every human being. Sabine Pagliarulo


Sabine Pagliarulo

Oltre. Beyond, Pulse

Tonina Cecchetti

MaternitĂ


Murmures. Il delicato equilibrio della parola “In Aristotele la virtù implica la giusta proporzione, che é la via di mezzo fra i due eccessi”. G. REALE, Storia della filosofia antica, Milano 1979 Specchio ribaltato di una realtà in cui la comunicazione, pubblica e privata, é sempre più assordante, sei artiste si ritrovano sorprendentemente intorno ad un progetto dal significativo titolo di Murmures, sussurri. Quasi a reinterpretare il concetto aristotelico di virtù, le artiste cercano infatti di trovare il punto di equilibrio, un antidoto all'incomunicabilità, sia essa dovuta al rumore eccessivo che la ostacola o alla chiusura che, all'opposto, la nega. Mezzo di condivisione scelto é il linguaggio dell'arte: seguendo codici personali, coerenti seppur mai uguali anche all'interno di ogni singola ricerca, ciascuna artista da’ voce al proprio intimo facendo uso dei mezzi che le risultano più congeniali. Le fotografie di Simona Poncia sono momenti di vita quotidiana in cui coppie, affrontate in angoli appartati, ritrovano la loro intimità, o bambini felici colti nei momenti dei giochi, lasciando così al brillare degli occhi l'espressione silenziosa della loro gioia. Immagini che fissano momenti della nostra vita in cui la comunicazione, prima accennata e ricercata con fatica, finalmente raggiunge la sua realizzazione vincendo il frastuono circostante. Proprio a capovolgere le regole della comunicazione gridata che ci circonda, l'artista propone scatti in cui il messaggio é tanto più significativo perché privo del suono a cui siamo portati ad associarlo in maniera esclusiva Ed il colore stesso sembra partecipare alla costruzione di questo percorso: in contrapposizione alla ricca tavolozza presente in natura, le foto si concentrano su un numero ristretto di colori, talvolta il solo bianco e nero o, al massimo, pochi altri tocchi. I Sedimenti s’incavano nel corpo sensibile di Mirna Manni sono figure di cui riusciamo a cogliere il vissuto. Ogni singola esperienza é infatti tale da lasciare traccia in ciascuno di noi e sono questi vissuti, e le relative sedimentazioni, a formarci così come siamo e dare un senso, talvolta diverso, alle parole che utilizziamo. Specchio della differenza dei vissuti, queste sculture finiscono per esserlo pure del linguaggio che noi tutti crediamo di condividere. Ma l’Arte punta all’universalità del messaggio e Corporeitas incarna ciò che l’artista definisce “la disperazione di una realtà che é della nostra epoca e che stravolge valori, tratti distintivi dell’essere e dell’umanità intera”; due busti ripiegati su se stessi, su colonne instabili, metafore della condizione umana, dalle superfici tormentate ed erose. Altrettanto evocativo é poi Cosmi di attesa, grandi forme che materializzano quasi la riflessione che precede l'azione del parlare. La loro forma sembra a prima vista destinata a un percorso chiuso se non fosse per l'apice che, formalmente e idealmente, risolve la composizione. Un apice nei bozzoli di Mirna Manni, un’apertura che é quasi una frattura, nei lavori di Sabine Pagliarulo: le pulsazioni vitali presenti all'interno trovano una via verso l’esterno, una vita che nasce, una parola che acquista significato. I pezzi lasciano trasparire i colori naturali delle terre quasi a limitare l’intervento dell’artista al solo gesto di ricostruire il ruolo della Natura: dall'azione in potenza al compimento, le opere in mostra rappresentano un intero percorso affidato alla metafora del ciclo vitale di forme organiche. Poco importa che si tratti di elementi vegetali o animali, evidente é il dischiudersi del guscio, difesa dell’essere, e il suo aprirsi alla vita: pulsazioni interne rompono e quasi irrompono verso l'esterno; i gusci frammentati sono prova di un'azione ormai conclusa, messaggi silenziosi di un lungo lavorio.


In Tous les mots pour le dire i singoli elementi in ceramica sono invece portatori di un messaggio ciascuno. Plasmati con il materiale che avanza alla fine della realizzazione di opere diverse della non breve ricerca dell'artista, sono necessariamente composti da terre diverse. Foglie - o fogli? accartocciate, ciascuno di esse é prova della difficoltà del comunicare, minute che restano sul tavolo al termine della stesura di un testo, non casuale, in cui si scrive e si riscrive, si corregge e si cerca la parola più adatta, si lavora e si riparte di nuovo cercando, appunto, tutte le parole per dirlo. Con codici del tutto personali, Silvia Beccaria fa invece uso della tessitura per predisporre arazzi di una inconsueta leggerezza. Giocando sul doppio livello di significato di textus, inteso come tessuto e come discorso pianificato, il parlare umano è trascritto, nero su bianco, per poi essere esso stesso oggetto di tessitura. In quello che la critica stilistica definisce una famiglia metaforica, testo, trama e filo del discorso sostanziano un'installazione che riunisce profondità di significato, impatto visivo e risultato estetico giocati sulle trasparenze del materiale scelto. La tessitura interpreta così i testi letterari, scelti perché trattano del parlare, in un gioco di scatole cinesi in cui il modo di esprimersi è un continuo lavoro di lima ad opera dello scrittore. Questo aspetto lo avvicina al lavoro di Silvia Granata in cui il paziente lavoro di lima, in ogni singolo elemento, é filo conduttore delle sue installazioni. In una ricerca in cui é assente la figura umana, la comunicazione avviene con un mezzo differente: 23 é un'installazione composta da più elementi di porcellana colorata in pasta e dalla superficie sfaccettata. Difficilmente definibile ad una prima lettura, il titolo costituisce un tentativo di definizione arrivando a quantificare il peso in grammi di ogni elemento. Ma per quanto simili fra di loro, gli elementi rimandano ad un numero primo, indivisibile, quasi una dichiarazione di individualità. In ogni fase della ricerca dell’artista tratto distintivo é la presenza costante di una pluralità di elementi in relazione fra loro. Sta nel rapporto alla pari tra materiali diversi, nella maggiore o minore distanza sui supporti, la chiave di lettura di queste opere in cui, paradossalmente, il messaggio non riposa in quanto creato dall'artista ma semmai é rispecchiato dallo spazio vuoto: sono le maggiori o minori distanze tra le persone, l'equilibrio tra ciascun individuo della collettività, le dinamiche relazionali che intercorrono all’interno di queste. E poi Tonina Cecchetti in cui il tema della comunicazione é anche il fil rouge per una scelta di opere che ne illustrano la gradazione, dalla sospensione del silenzio fino ai messaggi più forti, ad esempio quelli che pur senza parole collegano una madre al bambino. Figure umane o le loro parti essenziali, in una realizzazione a tratti straniante in cui il corpo umano é di volta in volta privato di alcune membra, anche quelle fondamentali quali il capo. Lo splendore dell'oro o il bianco, il colore riservato alla purezza nella cultura dalle radici giudaicocristiane, un insieme di codici culturalmente connotati o, all'opposto, universalmente condivisi come quello di un abbraccio, in una scultura che, solo perché gode dei privilegi dei codici dell'arte, riesce a rendere il gesto e amplificarne la portata in una figura inaspettatamente priva di braccia. Lo spazio scelto non é casuale: quasi un ossimoro esso stesso. Il monumento si presenta come un esempio di silenzio gravido di parole o vere e proprie storie che narrano i secoli di vita dell'edificio. Sembra impersonare l'attitudine al sussurrare ritratta dalle artiste: al margine di una grande città caotica fin dall'antichità, tra il fragore della sua vita e il silenzio riposante del Parco della via Appia antica, le Mura sono tacito testimone della caducità degli imperi e del nostalgico tentativo di restaurarli, di una lingua e una cultura che, seppur con l’uso delle armi, aveva unito molti territori. E non é quindi un caso se il termine francese murmures trova nel latino murmures un perfetto omografo. Domenico Iaracà


Murmures. The word delicately poised “To Aristotle, virtue means rightness of proportion, i.e., the middle way between two extremes”. G. REALE, Storia della filosofia antica, Milano 1979 Like a mirror reversing a world in which communication – both public and private – is getting more and more deafening, six women artists find themselves surprisingly gathered around a meaningfully titled project: Murmures. As if to reinterpret the Aristotelian concept of virtue, these artists are interested in finding the balance point, or an antidote to incommunicability – whether the lack of communication is due to excessive noise or to a refusal to acknowledge its very existence. The means they choose for this purpose is the language of art: by following their own personal, consistent yet ever-changing codes, these artists give utterance to their innermost thoughts and feelings – each of them employing the materials and working in the media that are most suited to their individual lines of research. Simona Poncia’s photographs portray everyday scenes featuring couples who rediscover intimacy in secluded corners, or children playing happily, with silent gazes that betray a feeling of absolute joy. These images fix those moments in which communication, having been attempted and sought for so laboriously, finally conquers the all-pervading din. In order to overturn the loud conventions of contemporary communication, the artist proposes still images whose message is all the more meaningful inasmuch as it is completely devoid of sound – the sound that we normally, exclusively associate with any kind of message. Even the colours seem to take part in this aesthetics: in direct opposition to the rich palette of nature, these images display a restricted range, sometimes including only black and white, or at most a few additional nuances. Mirna Manni’s Sediments hollow out the sensitive body are figures whose past life we can vaguely guess. Every single experience leaves traces in our bodies, and it is these life-sediments that give us our present shape and lend meaning (sometimes a different meaning from what one finds in a dictionary) to the words we use. As mirrors of experiential differences, these sculptures end up reflecting the language we all think we share. But art aspires to being a universal language, and Corporeitas embodies what the artist calls “the despair inspired by the reality of our age – an age that distorts all human values, the distinctive features of human beings and of the whole of humanity”: two busts folded in upon themselves, their surfaces tormented and eroded, standing on unsteady columns as metaphors of the human condition. Cosmos of waiting is at least as evocative, with its large shapes that seem to materialize the reflection preceding the action of speaking. At first sight, their form would seem to signify a closed route, were it not for the apex that resolves the composition, both formally and ideally. If Mirna Manni’s cocoons have an apex, Sabine Pagliarulo’s works have openings that almost look like fractures: the pulsating life of the inside finds its way to the outside – a life only just beginning, a word acquiring its meaning. In these pieces, the natural colours of the various types of clay show through, as if the artist was only there to reconstruct Nature’s role: from the potential action to its fulfilment, the works on show represent a complete journey, a perfect metaphor for the vital cycle of organic forms. It matters little whether the elements portrayed here are vegetable or animal: what is evident in each case is that the shell, the shelter of life, is opening to welcome life. Innermost pulsations break out, almost break through to the outside. The fragmented shells are evidence of a finished action, silent messages from a long activity.


In Tous les mots pour le dire, the single ceramic elements are harbingers of separate messages. Moulded from the debris of other works realized by the artist in her long career, these works are inevitably made of disparate types of clay. Resembling crumpled leaves (of grass? Of paper?), these works are proof of the difficulty inherent in communicating, like a rough copy left on the table when the final draft is done; texts that are anything but random, testaments of writing and rewriting, of correcting, of looking for the right word, of a long work-journey with many false starts in pursuit of the necessary language.With her own personal codes, Silvia Beccaria uses weaving to create arrases of unwonted lightness. For the first time in the show, words and their textural weavings take up negative connotations, as if men had been sentenced to the hardship and difficulty of communication for having dared to defy the gods. The labour of communication is associated with the labour required by weaving. In an aesthetics that revolves around the act of speaking, the language of literature takes up a central role in the artist’s research. Weaving becomes a metaphor for the act of planning a text – and to further emphasize the connection with the spoken word, the works incorporate literary texts about oral communication, in a game of Chinese boxes where textual expression is seen as a process of continuous reworking and polishing on the writer’s part. This particular aspect is also present in Silvia Granata’s works, whose every element is marked out by painstaking reworking and polishing. In a form of artistic research that does not contemplate the human figure, communication must happen by different means: 23 is an installation made up of various multifaceted elements in coloured porcelain slip. The seemingly obscure title is an attempt at defining the work by quantifying the weight in grams of each element. Though all the elements look similar to each other, however, they are also unique, just like their title – a prime, indivisible number, almost amounting to a declaration of individuality. In every phase of the artist’s research, her distinctive feature has been the constant presence of a multiplicity of related elements. The key to understanding Granata’s work lies in the equal standing of different materials, as well as in the varying distance of the elements on their supports. Paradoxically, the main message here is not so much in the artist’s creations as in the spaces left blank: these spaces represent the distances between people, the balance between the whole of humanity and the individual, the human relationships within societies and communities. Finally, Tonina Cecchetti’s works are also centred on the theme of communication in all its degrees, from the utter suspension of silence to the strongest unspoken messages – like those that connect a mother to her child. Human figures or parts thereof are presented in a somewhat estranging manner, the human body being divested of some of its limbs and members, or even of its head. The artist employs gold for its splendor, or white, the colour that stands for purity in the Judeo-Christian tradition, to create a net of specific connotations or, conversely, a set of cultural universals (e.g. a hug). These sculptures, just because they partake of the privileges of art, succeed in recreating and amplifying gestures even when they represent armless figures. The space reserved for the exhibition was not chosen at random: it is, in a sense, itself an oxymoron. The monument is a perfect example of a silence pregnant with words, if not with fully fledged stories about this centuries-old edifice. It is a perfect metaphor in stone for the murmurings of these women artists: having stood on the edge of a great, chaotic city since antiquity, between the chaos of life and the soothing silence of the Parco della via Appia antica, the Walls have been a silent witness to the fall of empires and various nostalgic attempts at restoring them. When the greatest empire was still standing, these Walls (Mura in Italian) heard a language that had been able to unite a myriad of territories and culture – admittedly, by means of an army. It is therefore not by chance that the French term murmures finds its perfect homograph in the Latin word murmures. Domenico Iaracà


Tonina Cecchetti

MaternitĂ

Sabine Pagliarulo

Oltre. Beyond, Pulse


Mirna Manni

Sedimenti s’incavano in corpo sensibile

Sabine Pagliarulo

Pulse


Mirna Manni

Sedimenti s’incavano in corpo sensibile

Sabine Pagliarulo

Pulse


Sabine Pagliarulo

Pulse


Tonina Cecchetti

Aspetto e abito


Simona Poncia

L’isola dei musei, silenzi a Berlino


Silvia Beccaria

La sfida ordita


Photo credit Luigi Tizi

Sabine Pagliarulo

Pulse

Silvia Granata

23, Balance

Mirna Manni

Rifugi d’attesa

Silvia Beccaria

La sfida ordita


Mirna Manni

Rifugi d’attesa

Silvia Beccaria

La sfida ordita

Silvia Granata

23, Balance


Simona Poncia

Riflessi condivisi

Tonina Cecchetti

Figure perturbanti

Sabine Pagliarulo

Pulse


Silvia Beccaria

Aracne, la sfida ordita

Sabine Pagliarulo

Tous les mots pour le dire


Silvia Beccaria

Aracne, la sfida ordita


Sabine Pagliarulo

Tous les mots pour le dire


Photo credit Silvia Granata

Simona Poncia

Giochi di sguardi

Silvia Granata

LegĂ mi


Simona Poncia

Presenze accennate

Silvia Granata

L’unica certezza che ho è il dubbio


Silvia Granata Mirna Manni Sabine Pagliarulo Simona Poncia

L’unica certezza che ho e’ il dubbio Corporeitas Coquille Bizzarrie tra sacro e profano


Ringrazio: le artiste presenti in mostra per la fiducia e la collaborazione, Ersilia Maria Loreti, Juan Carlos Garcia Alia.

CONTATTI Silvia Beccaria www.silviabeccaria.it beccariasilvia@libero.it Tonina Cecchetti www.toninacecchetti.com cecchetti.t@gmail.com Silvia Granata www.silviagranata.it info@silviagranata.it Mirna Manni www.mirnamanni.blogspot.it mirnamanni@libero.it Sabine Pagliarulo www.terreceramiche.com terreceramiche@libero.it Simona Poncia www.simonaponcia.it simona.poncia@libero.it

Photo Credits ŠSabine Pagliarulo


MURMURES  

Negli spazi del Museo delle Mura Aureliane in Roma sei artiste si ritrovano sorprendentemente intorno ad un progetto dal significativo titol...

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