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Campagna antinfluenzale 5 Gestione de-escalation 6 „Sabes People“ 7 Tornare a scuola per curare meglio 8 TEMI STRATEGICI Valorizziamo il territorio 10 100.000 nuovi appuntamentite disponibili 11 Ambulatorio per le Cure Primarie 12 Campagna di sensibilizzazione 13 STORIA DI COPERTINA I limiti della vita – La vita al limite 14 MANAGEMENT & AMMINISTRAZIONE Un concentrato di competenze 18 L’esperienza “Lean” 22 Una serata “Hero for Life“ 23 SANITÀ IN IMMAGINI 20 MEDICINA & ASSISTENZA Giovani migranti 24 Punto per punto 25 “Studio di Brunico 2015” 26 Nascite in Alto Adige 27 VITA Due settimane e zero noia 28 DAI COMPRENSORI BRUNICO Padri attivi 30 Prevenzione delle cadute 31 I cuori allenati 31 MER ANO Sinergie contro il dolore 32 Giornata della menopausa 33 Riflessioni personali 34 BOLZANO AIDS 35 La psichiatria di domani 35 BRESSANONE Riunione 36 “In principio era la relazione!” 36 SUL PERSONALE 36 IT

EDITORIALE 3 INFORMAZIONI&NEWS Nuovo Comitato 4

GRAFICO INFORMATIVO 38 SALUTE IN RETE 39 CONTATTI & COLOPHON 40

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“Un essere umano quando ha il diritto di morire? Quando ha il diritto di continuare a vivere?”

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FOTO THOMAS LECHTHALER

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Tetris Challenge è il nome del gioco nel quale vengono presentati tutti gli attrezzi. Nella foto tutta l’attrezzatura infermieristica per l’assistenza domiciliare nel distretto sanitario di Naturno tra l’infermiera Edeltraud Grüner e l’infermiere Robert Pirhofer.

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EDITORIALE

Le persone muoiono - e spesso lo fanno in ospedale. L’ospedale, vale a dire la medicina moderna al punto in cui si trova oggi, può prolungare la vita. Ma fino a quando è bene farlo? Quando la nutrizione artificiale o qualsiasi altra misura per prolungare la vita non ha più senso? Quando si dovrebbe dire basta? Nel momento in cui devono essere prese decisioni di questo tipo, i medici curanti e il personale infermieristico - così come i familiari – arrivano al proprio limite. Quindi è bene che ci sia qualcuno ad aiutarli. Nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige queste persone fanno parte dei gruppi di consulenza etica che esistono in ognuno dei quattro Comprensori sanitari e che forniscono consulenza per questioni di carattere etico. A partire da pagina 14 potete leggere chi sono e come funziona la consulenza.

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La morte fa parte della vita. Una saggezza semplice che a volte nelle conversazioni viene pronunciata in modo un po’ superficiale, senza comprendere realmente il significato di una tale affermazione. Per coloro che lavorano in ambito medico ed assistenziale, la morte fa parte del lavoro quotidiano.

In questo numero, Thomas Widmann, Assessore provinciale alla Salute , commenta le questioni strategiche in materia di assistenza sanitaria. Si tratta della valorizzazione dei piccoli ospedali e del nuovo Ambulatorio per le Cure Primarie – ma anche di come è stato possibile rendere disponibili 100.000 "slot" per altrettante visite. Per saperne di più andate a pagina 10. In un’intervista con il Direttore generale Florian Zerzer , dalla pagina 18, è possibile leggere di cosa si occupano i Gruppi Clinici di specialisti – ce ne sono 13. Notizie e informazioni dai quattro Comprensori si trovano a quelle che riguardano il personale sono a pagina 37.

pagina 29 e

Infine, va menzionata la foto che compare sulle pagine 20 e 21. L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige era presente alla Fiera d’Autunno di Bolzano con diversi stand e ha potuto accogliere un ospite d’eccezione. Il Governatore Arno Kompatscher ha visitato l’area dedicata alla salute, ha calorosamente salutato le collaboratrici ed i collaboratori - e poi è diventato il nostro “vaccinato” più famoso facendosi vaccinare contro l’influenza presso uno degli stand. Buona lettura! one # 03/19


INFORMAZIONI & NEWS MARIA HECHENSTEINER

Nuovo Comitato per la formazione continua in medicina INFORMAZIONI & NEWS

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Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), istituito dalla Direzione aziendale, avrà in futuro la responsabilità di coordinare la formazione continua del personale sanitario dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

L Marco Angriman, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico

a formazione continua, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, in nessun ambito è tanto importante quanto in quello della sanità. Per l’Azienda sanitaria si tratta di una vera e propria esigenza: garantire alle pazienti ed ai pazienti delle cure fondate sulle più recenti conoscenze scientifiche. Quindi, chi è più adatto dello stesso personale sanitario per raccogliere, selezionare e rendere accessibili le migliori offerte di formazione continua se non gli stessi dirigenti dell’Azienda sanitaria?

Scientifico si trova sulla pagina intranet aziendale alla voce “Personale” e da lì è necessario accedere a “Sviluppo del personale” e poi alla categoria “Formazione interna”. Da gennaio, il Piano aziendale di formazione continua valido per il 2020 non sarà più separato a seconda della lingua, ma caricato come documento unico e bilingue.

Comitato Tecnico Scientifico (CTS) I/Le componenti del Comitato Tecnico Scientifico sono: Marco Angriman (Presidente) Membri effettivi: Roland Döcker, Maria Carla Joris, Federica Scaggiante, Michaela Weissteiner Membri sostituti: Pierpaolo Bertoli, Paola Galetti, Jutta Hueber, Michael Mian, Katia Sangermano Per suggerimenti e informazioni il Comitato è disponibile ai seguenti contatti: education@sabes.it tel. 0471 22 36 67

Il Piano aziendale di formazione continua predisposto dal Comitato Tecnico

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FOTO PETER A. SEEBACHER

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l Comitato Tecnico Scientifico è composto da cinque membri provenienti sia dal settore medico che da quello non medico. Il mandato è legato a quello del Direttore generale e può essere prorogato. Il Comitato si occupa dei vari aspetti della formazione continua che finora venivano gestiti a livello comprensoriale. Elabora il Piano aziendale di formazione continua in funzione degli obiettivi operativi e delle esigenze dei vari gruppi professionali. Il Comitato monitora la qualità scientifica dei contenuti della formazione continua e rispetta gli attuali requisiti di legge per l’ECM (educazione continua in medicina) a livello provinciale e statale. Gli obiettivi definiti nell’Accordo stato-regioni fungono da linee guida. Il Comitato Tecnico Scientifico collabora anche con altre istituzioni dell’Azienda che si occupano di formazione continua e sviluppo professionale.


INFORMAZIONI & NEWS PETER A . SEEBACHER

Questa volta probabilmente anche grazie alla campagna antinfluenzale promossa dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, con l’energico e gratuito sostegno da parte di Nicole Uibo, farmacista e Miss Alto Adige 2016, Don Paolo Renner, Direttore dell’Istituto di Educazione Teologica di Bolzano, e Paola Bessega, giornalista dell’emittente televisiva Video33 - SDF. Nonostante l’aumentata richiesta di vaccini, quest’anno non si sono registrati problemi di approvvigionamento poiché, con lungimiranza, l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige aveva ordinato una quantità sufficiente di dosi. Come negli anni passati, anche quest’anno l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ha voluto acquistare il vaccino più efficace – e più costoso – vale a dire quello quadrivalente, che garantisce una maggiore protezione contro i virus influenzali rispetto al vaccino trivalente.

INFORMAZIONI & NEWS

FOTO SABES

Sembra che nella popolazione stia prendendo lentamente piede la consapevolezza che un’influenza, non intesa come semplice raffreddamento delle vie aeree ma come una malattia causata da un virus, può essere effettivamente pericolosa per chi ne è colpito. Questo è perlomeno quanto agli inizi di dicembre rivelavano le cifre messe a disposizione dai Centri vaccinali dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Alla data del 6 dicembre 2019, 7.755 persone si erano sottoposte a vaccinazione antinfluenzale. In base alle stime, alla chiusura della campagna, presso il Comprensorio sanitario di Bolzano 4.441 persone si saranno volontariamente sottoposte a vaccinazione, nel Comprensorio sanitario di Merano saranno state erogate 2.264 vaccinazioni, a seguire il Comprensorio sanitario di Bressanone con 571 vaccinati e, fanalino di coda, Brunico dove le persone che quest’anno avranno fruito dell’offerta del vaccino antinfluenzale saranno state 479. Si tratta di dati che vanno ad indicare quanto negli ultimi anni in Alto Adige sia cresciuto l’interesse per il vaccino antinfluenzale.

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Primi risultati della campagna antinfluenzale 2019

Col 13 dicembre 2019 è terminata la campagna per la vaccinazione antinfluenzale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. I primi dati indicano che questa, fino ad ora, è stata quella di maggior successo. I dati relativi alle vaccinazioni antinfluenzali effettuate presso gli ambulatori dei Medici di Medicina Generale non erano ancora disponibili alla chiusura dei lavori di redazione. Le cifre definitive, che permetteranno una valutazione completa di quanto la campagna antinfluenzale di quest’anno sia stata efficace, si avranno pertanto non prima di marzo 2020. Già l’anno scorso era stato possibile registrare un considerevole aumento di vaccinazioni antinfluenzali rispetto all’anno precedente: nella popolazione over 65 si era raggiunto il 3 per cento ca. in più; lo scorso anno il 37,8% (39.273 persone) di questa fascia di età aveva usufruito del vaccino. Si è potuto rilevare un notevole aumento del numero di vaccinati anche in persone sotto i 65 anni, ma affette da patologie a rischio, come malattie croniche che interessano cuore, polmoni, reni o malattie metaboliche.

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Chi lavora a stretto contatto con i/le pazienti sa quanto velocemente una semplice situazione possa degenerare in violenza verbale o fisica – e ne sono un esempio proprio i recenti episodi accaduti negli ospedali altoatesini. Una intensiva preparazione può essere molto utile in tali situazioni: alla fine di ottobre, 15 collaboratrici e collaboratori, hanno ricevuto il diploma di formatori in de-escalation.

FOTO SABINE FLARER

INFORMAZIONI & NEWS

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era stato incaricato di sviluppare questo concetto. Le partecipanti ed i partecipanti provenivano da diversi settori, profili professionali nonché Comprensori dell’Azienda sanitaria.

INFORMAZIONI & NEWS SABINE FL ARER

Cosa fare quando la situazione degenera? “Abbiamo spesso a che fare con manifestazioni di violenza da parte dei familiari, ma anche i/le pazienti possono trovarsi in uno stato di emergenza emotiva, confusione, ansia e a volte diventare aggressivi. Le collaboratrici ed i collaboratori dell’Azienda sanitaria in questi casi vengono messi a dura prova, perché è importante mantenere la calma e trasmettere fiducia”, spiega Sabine Moser, psicologa del Servizio Psichiatrico di Bolzano. “Alla fine, addirittura il Ministero della Salute ha riconosciuto la necessità di formare le collaboratrici ed i collaboratori per consentire loro, da un lato, di affrontare correttamente le situazioni di pericolo e, dall’altro, di creare un clima di fiducia.” In 12 giornate di formazione e 2 di supervisione, che si sono svolte nell’arco di due anni, per la seconda volta è stato sviluppato un concetto interno di prevenzione, azione e training. L’”Institut für Professionelles Deeskalationsmanagement - ProDeMa®” (Istituto per la gestione professionale delle de-escalation) one # 03/19

Gli obiettivi erano chiari: da una parte garantire la qualità del trattamento e dell’assistenza alle nostre pazienti ed ai nostri pazienti anche in situazioni difficili e, dall’altra, aumentare la sicurezza del collaboratore/ della collaboratrice. Le competenze comunicative, il primo soccorso collegiale ed il cambiamento dei modelli di reazione devono essere insegnati ed esercitati – “questo è l’unico modo in cui possono essere applicati in caso di emergenza”, afferma Sabine Moser. Soprattutto chi lavora con pazienti anziani sa che le persone che soffrono di demenza, ad esempio, possono talvolta diventare irascibili perché hanno paura, sono insicure o non si sentono comprese. Dolori persistenti, momenti estremi di stress o esperienze traumatiche possono celare una potenziale forma di aggressività. Inoltre, anche le persone che soffrono di malattie psicologiche o di dipendenza possono adottare modelli di comportamento impegnativi: “È importante imparare a proteggersi, per esempio attraverso un approccio sicuro, una de-escalation verbale e, in caso di emergenza, anche attraverso vie di fuga già collaudate e sperimentate. Se comunque si verifica una situazione pesante, è importante che il collaboratore o la collaboratrice si senta sostenuto con un immediato e appropriato primo intervento collegiale e, se necessario, con un follow-up professionale”, spiega Sabine Moser. Il primo corso di formazioni si era svolto già nel 2013 e quest’anno si è concluso il secondo. Il Direttore generale Florian Zerzer: “Soprattutto in considerazione delle recenti aggressioni al nostro personale infermieristico, sono convinto che questa formazione possa offrire maggiore sicurezza nell’essere pronti a gestire situazioni critiche. Da parte mia, mi adopererò anche per garantire che negli ospedali vengano adottate misure di sicurezza ancora più efficaci. Per me è importante che il nostro personale si senta sicuro sul posto di lavoro.”


“Sabes People” – l’elenco telefonico aziendale

“Sabes People” è stato sviluppato sotto la guida di Eugenio Mischi, Direttore dell’Ufficio per i Sistemi Informativi aziendali. La funzione di ricerca e di filtro ne rendono facile l’utilizzo ed è molto apprezzato per la sua semplicità. Il lavoro su questo enorme database non è comunque ancora terminato. Per questo motivo, nel 2020 si continuerà a lavorare a pieno ritmo per fare in modo che l’elenco telefonico aziendale diventi una raccolta ancora più completa e uniforme dei dati di contatto a cui le collaboratrici ed i collaboratori dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige possono accedere oltre i confini comprensoriali.

Uno sguardo alle statistiche di accesso a “Sabes People” mostra che l’83% dei 517.485 accessi ha avuto luogo nelle giornate lavorative. Rispetto a tutti i giorni feriali, il numero medio di visite è stato di 1.418 al giorno. I tre termini di ricerca più frequenti nel 2019 sono stati “Radiologia” (2.775), “Medicina” (1.972) e “Cardiologia” (1.518). I cognomi più digitati nel campo di ricerca sono stati “Girardi” (848), “Bernardo” (801) e “Kofler” (783). E tra gli uffici non medici “CUP” (1.009), “CED” (871) e “Ufficio stipendi” (705) hanno registrato il maggior numero di ricerche. Il buon funzionamento dell’elenco telefonico aziendale è testimoniato anche dal numero piacevolmente basso di segnalazioni di problemi: solo 0,43 al giorno. MARIA HECHENSTEINER

INFORMAZIONI & NEWS

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Nel 2019, per ogni giornata lavorativa sono state registrate in media 1.719 ricerche e 557 accessi al profilo. La collaborazione tra le ripartizioni aziendali Informatica e Comunicazione ha dato vita ad un’enorme rubrica in grado di raccogliere i contatti di circa 10.000 collaboratrici e collaboratori dell’Azienda sanitaria suddivisi per i vari Comprensori, ambiti e reparti. Vi sono elencati non solo il numero di telefono e l’indirizzo e-mail della persona interessata, compresa la descrizione delle sue mansioni e il reparto o servizio di appartenenza, ma anche, a seconda della sua funzione, il numero DECT, il numero della posta pneumatica o del cercapersone, il numero del cellulare di servizio, nonché il numero di fax e il numero di telefono della segreteria o dell’ambulatorio.

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L’elenco telefonico aziendale “Sabes People” sta diventando sempre più popolare. Lo dimostra il crescente numero di feedback positivi.

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FOTO SABINE FLARER

8 INFORMAZIONI & NEWS

INFORMAZIONI & NEWS MICHAEL A STECHER

Tornare a scuola per curare meglio Presso il Servizio aziendale di Reumatologia, istituito nel 2017, accanto al Primario Christian Dejaco lavorano anche medici, infermieri ed infermiere, fisioterapisti e fisioterapiste nonché terapisti e terapiste occupazionali. Per poter fornire cure reumatologiche e consulenze di alto livello, anche il personale non medico deve possedere solide conoscenze specialistiche: per questo, 16 collaboratrici e collaboratori dell’Azienda sanitaria, sono tornati tra i banchi di scuola. Nel settembre 2018, grazie ad una collaborazione tra Azienda sanitaria dell’Alto Adige, Università di Medicina di Innsbruck e Centro di formazione West für Gesundheitsberufe (AZW) di Innsbruck, è iniziata la formazione in materia di consulenze reumatologiche. Alla formazione hanno partecipato 20 persone, di queste ben 16 erano collaboratori e collaboratrici dell’Azienda sanitaria (12 infermieri, 2 fisioterapisti e 2 ergoterapisti). La parte teorica consisteva in 160 unità didattiche sotto forma di insegnamento faccia a faccia e di una fase on-line (e-learning). Le unità didattiche teoriche, che si sono svolte alternativamente presso l’AZW di Innsbruck e l’ospedale di Bressanone, comprendevano argomenti medico-scientifici, conferenze su temi specifici dell’assistenza sanitaria e infermieristica nonché interdisciplinari.

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La formazione prevedeva anche uno stage di 80 ore (40 interne e 40 esterne) presso un istituto reumatologico, ad esempio a Firenze, a Bad Gastein, all’AKH di Vienna o a Oberammergau. L’area di competenze per una consulenza reumatologica include: la valutazione la formazione per l’auto-somministrazione dei farmaci la consulenza per l’autogestione della malattia nella vita quotidiana e l’utilizzo dei presidi sanitari

la partecipazione a processi e interventi diagnostici e terapeutici I partecipanti e le partecipanti al corso hanno vissuto lo scambio interdisciplinare e l’eccellente collaborazione professionale degli ambulatori reumatologici come un arricchimento molto prezioso. Il 28 giugno di quest’anno - dopo un esame finale scritto e la cerimonia di consegna dei diplomi presso l’AZW di Innsbruck - si è conclusa ufficialmente la formazione per il perfezionamento professionale delle consulenze reumatologiche. Siamo lieti di poter applicare ciò che abbiamo imparato a beneficio delle nostre e dei nostri pazienti reumatici!


Pronto Soccorso? Notaufnahme? Solo perNotfall. le emergenze. Nur im

GASTKOMMENTAR

www.sabes.it/notaufnahme www.asdaa.it/prontosoccorso

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Erfahren Scopri di piùSie sumehr auf

Il Pronto Soccorsoist è sempre a tua Die Notaufnahme rund um die disposizione Uhr für Sie da, per i casi di reale emergenza. rivolgiti wenn es sich um einen NotfallAltrimenti handelt. Für andere al Medico di medicina generale. Gesundheitsfragen ist der Arzt / die Ärztin für Allgemeinmedizin Ihr erster Ansprechpartner. one # 03/19


FOTO LPA / PETER DALDO

TEMI STRATEGICI

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Sono ufficialmente partite le procedure per la copertura dei Primariati vacanti di Anestesia negli ospedali di Vipiteno, Silandro e San Candido. „Un primo passo per attrarre più personale in queste strutture ed in generale per rafforzare il territorio”, sottolinea l’Assessore alla Salute Thomas Widmann. Altri concorsi saranno banditi a breve.

TEMI STRATEGICI IN MATERIA DI SALUTE REDAZIONE

Valorizziamo il territorio

L’assessore Thomas Widmann mira a rafforzare i "piccoli" ospedali d San Candido, Silandro e Vipiteno (d.s.)

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La presenza di un Primario o di una Primaria competente è molto rilevante per poter acquisire e fidelizzare nuovi collaboratori e nuove collaboratrici – una delle principali sfide attuali e future di ogni sistema sanitario. „Un primariato aggiunge competenza e attrattività alla struttura; è un requisito importante per poter formare giovani medici anche in periferia e creare così un pool di professionisti pronti a restare lì anche in futuro”, sottolinea l’Assessore. Porre un Primario/

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antenere, valorizzare e utilizzare in modo intelligente le piccole strutture che operano sul territorio: ecco uno degli obiettivi politici centrali in ambito sanitario. Per la loro importanza in quanto datori di lavoro, fattore economico, e per la loro funzione centrale si punta a rafforzare soprattutto le strutture periferiche a San Candido, Vipiteno e Silandro. Tra le misure messe in cantiere c’è anche la messa a bando di diverse posizioni per Primari.


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TEMI STRATEGICI

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tal fine sono attualmente in corso le procedure per la copertura dei Primariati dei reparti di Anestesia presso gli ospedali di Silandro, Vipiteno e San Candido e per la Pediatria a Vipiteno. A San Candido, la Pediatria tornerà ad essere una cosiddetta "struttura semplice" e quindi garantita. Ulteriori concorsi per Primariati vacanti presso gli ospedali delle zone periferiche della provincia saranno banditi nelle prossime settimane.

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“Tutto ciò ci permette di rafforzare il ruolo degli ospedali periferici. Vogliamo che continuino ad essere il perno dell’assistenza sanitaria sul territorio e ad offrire prestazioni di alto livello, attirando personale qualificato di tutte le categorie”, spiega ancora l’Assessore.

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una Primaria a capo di un reparto permette di approfondire e sviluppare il relativo ambito specialistico.

100.000 appuntamenti nuovamente disponibili Disdire una visita per tempo significa liberare il posto per altri pazienti. Il risultato è una situazione vincente: i tempi di attesa si riducono – e nessuna sanzione deve essere pagata per la visita non usufruita. Fissare un appuntamento per una visita e poi non usufruirne è doppiamente penalizzante: da un lato, le collaboratrici ed i collaboratori dell’Azienda sanitaria si ritrovano improvvisamente a non poter svolgere il proprio lavoro a pieno regime secondo quanto programmato e, dall’altro, i tempi di attesa per le altre pazienti e gli altri pazienti divengono ancora più lunghi - perché l’appuntamento non utilizzato poteva essere messo a disposizione di un’altra persona. All’inizio dell’anno è stato quindi deciso di introdurre il pagamento di una sanzione amministrativa per gli appuntamenti non disdetti per tempo. Con il positivo risultato che già solo a fine estate erano disponibili circa 100.000 ulteriori visite e prestazioni. Questo regolamento si è reso necessario perché sempre più pazienti che avevano prenotato semplicemente “saltavano” gli appuntamenti. In parole povere, si trattava di prestazioni che improvvisamente tornavano ad essere disponibili, ma che purtroppo non potevano essere riassegnate a causa dell’imprevedibilità - un peccato per le molte persone in attesa, un problema per il personale medico e tecnico-assistenziale. Soprattutto in tempi in cui si sta intensamente lavorando per ridurre i tempi di attesa su più fronti, questo non era più accettabile: una soluzione è stata quindi quella di introdurre un modello di sanzione amministrativa per le prestazioni non disdette per tempo, come già praticato in molte regioni sia in Italia che all’estero.

re alcuna influenza, come nel caso delle date prefissate per le vaccinazioni), vengono emesse delle sanzioni (35 euro di penalità più 15 euro di spese di spedizione) se la disdetta non avviene per tempo, vale a dire almeno due giorni lavorativi completi prima del giorno dell’appuntamento - chi ha prenotato per il venerdì deve cancellare l’appuntamento entro e non oltre il martedì. Gli appuntamenti possono essere cancellati via e-mail, per telefono, di persona o, in alcuni casi, online. Ogni paziente riceve quindi un codice di cancellazione che deve essere conservato per sei mesi. Se per motivi imprevedibili (ad esempio una malattia improvvisa) la disdetta non può essere effettuare tempestivamente, vi è la possibilità di presentare ricorso contro la sanzione amministrativa. In molti casi si trattava semplicemente di aver dimenticato l’appuntamento perché era stato fissato molto tempo prima: per ovviare a questo problema, dall’inizio dell’anno è disponibile un servizio di promemoria che ricorda alle/ai pazienti l’imminente appuntamento tramite un avviso al loro numero di cellulare. Queste misure hanno lo scopo di contribuire a ridurre i tempi di attesa per tutti, perché ogni prestazione disdetta per tempo è una prestazione in più che può essere usufruita da qualcun’altro. REDA ZIONE

Disdire per tempo significa... ...rispettare i tempi necessari: in ogni caso, tra l’appuntamento e la cancellazione devono esserci almeno due giorni lavorativi. Il sabato e la domenica non sono giorni lavorativi e non vengono contati. Esempi: • Appuntamento fissato per lunedì: disdetta entro e non oltre il mercoledì della settimana precedente • Appuntamento fissato per martedì: disdetta entro e non oltre il giovedì della settimana precedente • Appuntamento fissato per mercoledì: disdetta al più tardi entro venerdì della settimana precedente • Appuntamento fissato per giovedì: disdetta al più tardi entro lunedì • Appuntamento fissato per venerdì: disdetta al più tardi entro martedì

Ulteriori informazioni sono disponibili su www.sabes.it/disdire/

Dal 1° gennaio 2019, con alcune eccezioni (ad esempio appuntamenti sui quali il cittadino stesso non può aveone # 03/19


TEMI STRATEGICI IN MATERIA DI SALUTE REDAZIONE

Pronto soccorso di Bolzano, nuovo Ambulatorio per le Cure Primarie È entrato in funzione il 18 dicembre l’Ambulatorio per le Cure Primarie presso l’Ospedale di Bolzano. Obiettivo: evitare il sovraffollamento del Pronto Soccorso.

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tecipazione ai costi pari a 25 euro per i casi non urgenti.

FOTO LPA

TEMI STRATEGICI

Medicina Generale come interlocutore ottimale

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l 5 dicembre scorso l’Assessore alla Salute Thomas Widmann ha presentato l’Ambulatorio per le Cure Primarie e la continuità assistenziale. Presenti all’incontro con la stampa anche il Direttore generale dell’Azienda sanitaria, Florian Zerzer, il Primario del reparto di Pronto Soccorso, Mario La Guardia, il Coordinatore dell’Ambulatorio per le Cure Primarie, Gianni Pontarelli, e la sua vice, Susanna Hofmann.

Il servizio si rivolge essenzialmente ai cosiddetti codici blu e verdi “Il Pronto soccorso – ha affermato Widmann - è un pilastro dell’assistenza sanitaria e deve essere libero per le emergenze, che devono poter accedere ad un’assistenza di alta qualità entro tempi minimi. Con il nuovo servizio vogliamo fare in modo che ogni paziente venga accompagnato ed assistito in maniera appropriata.” Allo stesso tempo è importante evitare il sovraffollamento del Pronto Soccorso per poter assistere in maniera adeguata le reali emergenze. Attualmente i tempi di attesa al Pronto soccorso, a causa del sovraffollamento, sono in media di 3 ore e 50 minuti, l’obiettivo, entro il 2020, è quello di dimezzarli. Per ovviare a questa situazione è stato necessario introdurre una serie di iniziative come, ad esempio, una compar-

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“Oggi in generale – ha spiegato Widmann - è diffusa una visione di assistenza sanitaria troppo incentrata sull’ospedale.” Questa concezione va cambiata e l’attenzione va spostata dall’ospedale al territorio. È necessario creare la consapevolezza che per i disturbi lievi, ma anche cronici, il Medico di Medicina Generale è il punto di riferimento più opportuno. “Il Medico di Medicina Generale ha un ampio spettro di competenze e di prestazioni che può svolgere”, ha concluso Widmann. Non ogni sintomo richiede una visita specialistica, anzi, per la prima diagnosi, avere una preparazione generica è fondamentale. Il nuovo Ambulatorio per le Cure Primarie e la continuità assistenziale è stato avviato come progetto pilota biennale. La sua attività sarà monitorata e si valuterà la sua eventuale estensione a tutto il territorio provinciale. Per l’influenza si va in ambulatorio non al Pronto Soccorso “Tutti i pazienti con patologie di competenza della Medicina Generale – ha affermato il Primario del reparto di Pronto Soccorso, Mario La Guardia - valutati in prima battuta dal triage ospedaliero, saranno trattati all’interno dell’Ambulatorio Cure Primarie. I pazienti riceveranno assistenza medica e le necessarie prescrizioni di farmaci o prestazioni specialistiche da prenotare al CUPP: se necessario potranno essere anche rimandati al Pronto Soccorso. Va ribadito che in questo modo non vogliamo liberarci dei casi meno urgenti perché i loro disturbi non vengono presi sul serio,


È partita la campagna di sensibilizzazione

spiega l’Assessore alla Sanità Thomas Widmann. Anche nelle ore notturne e nei fine settimana non serve recarsi al Pronto Soccorso con disturbi non gravi: a Bolzano è attivo il servizio di continuità assistenziale, negli altri distretti i Medici di Medicina Generale offrono il servizio a turno. Anche in caso di malattia o ferie del proprio Medico di Medicina Generale la legge prevede che ci sia un sostituto a cui rivolgersi. Il Medico di Medicina Generale è in servizio dalle ore 8 alle ore 20 nei giorni feriali e dalle ore 8 alle ore 10 nei giorni prefestivi infrasettimanali. I suoi compiti comprendono l›attività ambulatoriale, le visite a domicilio e la raggiungibilità telefonica. «Siamo convinti che il Servizio di Medicina Generale e Pediatrico in tutto il territorio provinciale sia di ottimo livello. È un servizio di grande valore ed il nostro obiettivo è quello di rendere consapevoli le persone di ciò, informandole al contempo sulle alternative disponibili e sulle modalità corrette di utilizzo”, sostiene Widmann. A questo scopo, in concomitanza all’introduzione della compartecipazione di 25 euro, è stata avviata una campagna di sensibilizzazione. Il messaggio: Pronto soccorso? Solo per le emergenze.

TEMI STRATEGICI

ma perché il Medico di Medicina Generale è il riferimento più idoneo”. Il servizio sarà offerto da una trentina di Medici di Medicina Generale e dai medici di continuità assistenziale, che si mettono a disposizione per dare supporto ai medici dell’emergenza-urgenza nella gestione degli accessi nelle ore diurne, ogni giorno dalle ore 8 alle ore 20. La gamma di disturbi che rientrano nelle competenze del nuovo ambulatorio comprendono, ad esempio, dolori alla schiena non dovuti a traumi, disturbi dermatologici (come punture di insetto, dermatiti o rash cutaneo, eritema solare, gonfiore dei linfonodi – sempre in assenza di altre complicazioni), otite, rinite, faringo-tonsillite, raffreddore, gengivite, stomatite, infezioni delle vie urinarie, sostituzione catetere vescicale, gastroenterite acuta non complicata, la stipsi cronica, sindromi influenzali, febbre inferiore a 38 gradi senza complicanze, richiesta di vaccinazione antitetanica, ecc.

Il problema è noto, riguarda soprattutto le maggiori città della provincia, ma anche altre città e regioni italiane: troppe persone, invece che consultare il proprio Medico di Medicina Generale, si rivolgono direttamente al Pronto Soccorso del vicino ospedale. Il risultato è una situazione frustrante per entrambe le parti. I pazienti devono affrontare lunghe attese, i medici si trovano a far fronte ad una crescente pressione lavorativa. Quando si accusano sintomi lievi, come mal di orecchie o di gola, mal di schiena o tosse, il Medico di Medicina Generale è l’interlocutore giusto per la prima valutazione. Anche i casi più critici possono essere reindirizzati dal Medico di Medicina Generale in modo mirato. “Più di metà dei pazienti del Pronto Soccorso non sono emergenze. Ecco perché l’Azienda sanitaria ha avviato una campagna di sensibilizzazione - per far riflettere e sensibilizzare al corretto utilizzo di questo servizio. È stata inoltre aumentata la compartecipazione ai costi da 15 a 25 euro per i pazienti non urgenti, con codice blu, e che non siano esentati dal pagamento di ticket. È necessario garantire il pronto trattamento dei casi che hanno bisogno immediato di aiuto, che ovviamente non sono tenuti a pagare la compartecipazione. Tutti gli altri vengono invitati dall’infermiere triagista a consultarsi con un Medico di Medicina Generale”,

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Dal 1° dicembre è entrata in vigore una nuova disposizione: i cosiddetti codici blu, ovvero i casi ritenuti non urgenti al momento del Triage, pagano 25 euro.

REDA ZIONE

Il Direttore generale dell’Azienda sanitaria, Florian Zerzer, ha spiegato che il nuovo servizio è un modo per coinvolgere maggiormente i Medici di Medicina Generale. “Vogliamo portare avanti questa cooperazione in futuro”, ha sottolineato Zerzer. Nei loro interventi il Coordinatore dell’Ambulatorio per le Cure Primarie, Gianni Pontarelli, e la sua vice, Susanna Hofmann, hanno posto l’accento sull’ottima collaborazione esistente con i medici ospedalieri e con il Pronto Soccorso in particolare. “Il compito del nuovo ambulatorio, dove saranno presenti, a turno, una trentina di Medici di Medicina Generale, è quello di ridurre il numero di pazienti che impropriamente si rivolgono al Pronto Soccorso in una sorta di progetto educativo rivolto alla popolazione”, hanno ribadito entrambi.

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Progetto pilota di due anni

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STORIA DI COPERTINA

Il progresso medico aiuta a prolungare la vita – e piuttosto spesso porta i medici curanti ed i familiari sulla linea di confine dell’etica. Il Comitato etico provinciale ed i gruppi per la consulenza etica sono un valido aiuto. E il bisogno di consulenze è in aumento.

I limiti della vita – La vita al limite STORIA DI COPERTINA PETER A. SEEBACHER

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Un essere umano quando ha il diritto di morire? Quando ha il diritto di continuare a vivere? E chi decide quando una persona non è più in grado di farlo? Si tratta di questioni che medici, infermieri e familiari delle persone malate devono affrontare. Ma si tratta anche di appropriatezza nella distribuzione delle risorse, che probabilmente in futuro diventerà più scarsa, come affermato anche dallo storico tedesco per la scienza e la medicina, Dietrich von Engelhardt, nel suo trattato “Allocazione delle risorse nel settore sanitario. Principi e valori di bioetica”: “Le impressionanti, nuove possibilità scaturite dal progresso medico in atto sin dall’Ottocento nei settori della diagnostica e della terapia, hanno prodotto per i malati sostanziali benefici che in futuro, tuttavia, non sempre si potranno realizzare nella misura auspicabile. Lo svilup-


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er sostenere le collaboratrici ed i collaboratori dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, che lavorano in settori in cui spesso ci si confronta con questioni etiche, il lavoro dei gruppi per la consulenza etica è stato rilanciato nel 2019 con un’ulteriore intensificazione dei contatti con gli altri gruppi. “I gruppi per la consulenza etica di Bolzano e Merano sono stati un po’ meno attivi negli ultimi anni per vari motivi”, spiega Frank Blumtritt, Dirigente tecnico-assistenziale Coordinatore del Comprensorio sanitario di Merano e Coordinatore del gruppo di consulenza etica sempre per il Comprensorio meranese. “Siamo riusciti a trovare collaboratrici e collaboratori interessati per lavorare alla creazione di un gruppo di consulenza etica a Merano. Ora siamo circa 25 persone che qui a Merano si preparano a diventare attive nel 2020 offrendo consulenze.” Tutti i membri del gruppo hanno completato un corso preparatorio della durata di due giorni. La procedura di

“Sono particolarmente orgoglioso che siamo riusciti ad attirare nel gruppo di consulenza etica rappresentanti di diversi gruppi professionali. A mio avviso, questa eterogeneità di profili professionali che vi vengono rappresentati è molto preziosa, perché si discutono tanti punti di vista diversi.”

Etica applicata Il concetto di etica è solitamente associato al quesito “Come dovrei agire?”. Se vi ponete questa domanda, vi trovate di fronte alla decisione di scegliere tra diverse opzioni di azione (anche il non agire ne fa parte). Ognuno di noi si trova costantemente di fronte a delle scelte e alcune di esse non solo contengono aspetti morali, ma a volte possono anche avere gravi conseguenze. Nell’etica medica, ad esempio, si discute di eutanasia, di opzioni terapeutiche o, più in generale, di autonomia dei/ delle pazienti e, in questo contesto, di dignità umana. Il contributo dell’etica in questo ambito è una questione complessa e difficile, che spesso non è all’altezza delle aspettative. Non esistono ricette di tipo etico che siano in grado di fornire soluzioni universali a problemi sociali o morali. Le teorie filosofiche dell’azione etica sono importanti per la definizione delle norme etiche, ma non ci aiutano realmente nella pratica. L’etica applicata è diversa. Questa visione etica orientata alla pratica non riguarda solo l’applicazione di standard precedentemente fissati in modo astratto, ma piuttosto la verifica di come possono essere soddisfatti i doveri e le esigenze nel contesto di un ufficio, della professione e del ruolo delle diverse figure sanitarie. È una questione di poteri decisionali concreti e di situazioni che i nostri principali attori, vale a dire gli operatori sanitari, devono affrontare. L’etica applicata si riferisce quindi alla competenza concreta richiesta dalla professione, dall’ufficio e dal ruolo per prendere decisioni responsabili e giustificarle.

dall’altro, o che rendano applicabile nella pratica l’etica teorica dell’azione? Sì, ce ne sono sicuramente. Stiamo parlando di consulenza etica clinica come servizio alle persone. Interessi, esigenze e valori diversi possono portare a dilemmi che, di solito, possono essere affrontati adeguatamente solo con una forma strutturata di consulenza. La consulenza etica clinica non riguarda la definizione di divieti o imperativi, ma un processo di orientamento in cui possono essere evidenziate diverse prospettive. Un ulteriore obiettivo di questa forma di consulenza può essere quello di migliorare la qualità dell’assistenza alle persone bisognose. Attraverso il supporto strutturato e metodico, la mediazione e la moderazione nell’implementazione, la consulenza etica è in grado di offrire orientamento e supporto in situazioni particolarmente impegnative dal punto di vista etico.

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po demografico, la maggiore aspettativa di vita, l’aumento dei costi, la mancanza di personale infermieristico, la scarsezza di organi per i trapianti nonché i farmaci non sempre empiricamente sicuri, segnano i limiti della medicina non soltanto nei Paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli europei, in Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige.”

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Il campo d'azione della medicina sta crescendo sempre di più e con esso l'importanza dell'etica medica.

Tuttavia, una cosa non deve essere dimenticata: la consulenza etica clinica può affinare il giudizio etico di coloro che prendono decisioni, ma non può sostituirlo. La responsabilità del processo decisionale e dell’azione rimane quindi di esclusiva competenza degli attori coinvolti. Tuttavia, chiunque sia alla ricerca di un orientamento etico può cercarlo e trovarlo insieme ai nostri competenti consulenti etici. L’offerta è disponibile! CHRISTOPHORUS ZÖSCHG

Esistono punti di contatto nel sistema sanitario in grado di combinare l’etica teorica, da un lato, e l’etica applicata e orientata alla pratica

FR ANK BLUMTRIT T

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base si svolge secondo un protocollo fisso, identico in tutti i Comprensori sanitari. “Sono particolarmente orgoglioso - prosegue Blumtritt - che siamo riusciti ad attirare nel gruppo di consulenza etica rappresentanti di diversi gruppi professionali. A mio avviso, questa eterogeneità di profili professionali che vi vengono rappresentati è molto preziosa, perché si discutono tanti punti di vista diversi. Tra il resto, sono rappresentate anche le case di riposo.”

Herbert Heidegger è Presidente del Comitato etico provinciale da dodici anni.

Comitato Etico Provinciale Il Comitato etico provinciale è l’organo consultivo della Giunta provinciale per le questioni etiche in campo sanitario. I suoi 12 membri sono rappresentanti degli ambiti medico, giuridico, teologico, infermieristico, nonché delle residenze per anziani e delle associazioni di pazienti. Oltre ad organizzare conferenze, serate con dibattiti e materiale informativo sul tema dell’etica, il Comitato etico provinciale presenta anche proposte per la formazione e il perfezionamento del personale sanitario su questioni etiche, elabora pareri e benestare da parte di esperti e, infine, sostiene il lavoro dei gruppi di consulenza etica nei Comprensori sanitari. I temi trattati dal Comitato etico provinciale comprendono la medicina riproduttiva, le Disposizioni Anticipate di Trattamento, la donazione di organi, l’etica in oncologia, la ripartizione equa delle risorse e la comunicazione tra medico e paziente. I membri del Comitato etico provinciale: • Herbert Heidegger (Presidente) • Georg Marckmann (Vicepresidente) • Clara Astner • Thomas Lanthaler • Bernadetta Moser • Giuliano Piccoliori • Irmgard Spiess • Alberto Bondolfi • Martin Lintner • Helene Trippacher • Paola Zimmermann • Marta Tomasi

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Qual è il compito dei gruppi per la consulenza etica? Tra le altre cose, sul flyer informativo si parla di discussione bioetica di casi: “Per affrontare una decisione delicata o sofferta (per esempio limitare un trattamento alla fine o all’inizio della vita, interrompere una terapia, avviare un’alimentazione per sonda, rispettare le volontà di trattamento di un/una paziente, interruzioni di gravidanza tardive, trapianti di organi) chiunque (paziente, familiare, operatore/operatrice) abbia bisogno di un consiglio, può richiedere una discussione bioetica del caso. L’obiettivo della discussione bioetica è quello di aiutare ad affrontare un quesito etico, svolgendo un’analisi etica condivisa e proponendo una soluzione possibile.” Secondo Beatrix Eppacher, una delle due Coordinatrici del gruppo di consulenza etica nel Comprensorio sanitario di Brunico, il benessere del paziente e della paziente è sempre in prima linea nelle decisioni e si applicano i quattro principi dell’etica medica: il principio di beneficienza, il principio di non malevolenza, il principio del rispetto per l’autonomia ed il principio di giustizia.

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Brunico, il gruppo di consulenza etica viene interpellato da sei a sette volte all’anno, spiega la Eppacher. “Inoltre, il gruppo si riunisce più e più volte per simulare una discussione di un caso e rimanere allenato.” Beatrix Eppacher sottolinea che le decisioni del gruppo per la consulenza etica devono sempre essere prese come delle raccomandazioni: “La decisione su quali misure adottare e se la raccomandazione venga presa in considerazione o meno, rimane sempre di competenza del medico curante.”


Mentre i gruppi per la consulenza etica nei quattro Comprensori sanitari sono a disposizione delle collaboratrici e dei collaboratori per una consulenza diretta, il Comitato etico provinciale è l’organo consultivo della Giunta provinciale per le questioni etiche in campo sanitario. Il Comitato etico provinciale garantisce una sorta di sovrastruttura teorica e assicura che i temi dell’etica e della medicina rimangano visibili all’opinione pubblica (vedi riquadro).

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erbert Heidegger è Primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale di Merano, Coordinatore sanitario del Comprensorio sanitario di Merano e Presidente del Comitato etico provinciale da dodici anni. Secondo Heidegger, la necessità di orientamento è in aumento: “Le decisioni mediche sono caratterizzate da una crescente complessità etica, combinata con una crescente necessità di riflessione etica”. E continua: “Il sistema sanitario è uno specchio della nostra società ed è in uno stato di bisogno morale rispetto all’orientamento. Questa esigenza di orientamento diventa particolarmente tangibile nel sistema sanitario, in quanto lo sviluppo tecnologico scientifico ha portato ad una maggiore fattibilità. La persona malata si confronta spesso con un sistema di prestazioni multiprofessionali, altamente differenziate ed economizzate. Questa evoluzione dà spesso luogo a incertezze e discrepanze su questioni etiche concrete. Il giudizio morale di un singolo attore spesso non è

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Il gruppo di consulenza etica del Comprensorio di Merano con il Coordinatore Frank Blumtritt (2° d. d.)

“Il sistema sanitario è uno specchio della nostra società ed è in uno stato di bisogno morale rispetto all’orientamento.” HERBERT HEIDEGGER

più sufficiente, ma è necessaria una riflessione etica per giustificare in modo convincente le decisioni terapeutiche e rendere possibile un consenso”. Secondo Heidegger, il Comitato etico provinciale e i gruppi per le consulenze etiche hanno cercato di soddisfare questo crescente desiderio di orientamento e sostegno.

Ulteriori informazioni sulla consulenza etica sono disponibili presso i rispettivi gruppi di consulenza etica (vedi riquadro) o sul sito www.asdaa.it/it/Consulenza-Etica.asp Il Comitato etico provinciale è raggiungibile: Tel. 0471 41 81 55, evi.schenk@provincia.bz.it

Gruppi per la consulenza etica nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige Comprensorio sanitario di Bolzano Coordinatore/Coordinatrice Alessandro Felici, Irmgard Spiess (Rep. Geriatria, Ospedale di Bolzano) Tel. 0471 90 98 51 alessandro.felici@sabes.it irmgard.spiess@sabes.it Comprensorio sanitario di Merano Coordinatore Frank Blumtritt (Dirigenza tecnico-assistenziale Merano) Tel. 0473 26 46 50 frank.blumtritt@sabes.it Comprensorio sanitario   di Bressanone Coordinatrice Helene Trippacher Tel. 0472 25 51 26 helene.trippacher@casadiriposo-bressanone.it Comprensorio sanitario di Brunico Coordinatrici Beatrix Eppacher, Irmgard Delazer Tel. 0474 58 10 04 beatrix.eppacher@sabes.it irmgard.delazer@sabes.it

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MANAGEMENT & AMMINISTRAZIONE SABINE FL ARER

Un concentrato di competenze

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Un’azienda di grandi dimensioni come quella sanitaria dell’Alto Adige gode all’interno di sé stessa di un grande know-how e molti dei suoi collaboratori e delle sue collaboratrici hanno ottime idee e suggerimenti su come coordinare al meglio l’erogazione dell’assistenza alla popolazione. Ma come possiamo identificare questo concentrato di conoscenze e le soluzioni proposte? A questo scopo, la scorsa estate, sono stati istituiti 13 cosiddetti Gruppi Clinici di specialisti. Il Direttore generale Florian Zerzer fa il punto della situazione e spiega perché si è così tanto impegnato affinché questi gruppi venissero istituiti.

Sono stati costituiti 13 Gruppi Clinici di specialisti, perché questa decisione? La decisione si fonda su tre fattori principali: in primo luogo, sono convinto che siano gli esperti, vale a dire i nostri clinici, a dover indicare i passi da intraprendere verso lo sviluppo di un’assistenza sanitaria sostenibile e di alta qualità. Abbiamo bisogno del feedback dei clinici, che hanno un ruolo strategico e tecnico da svolgere nel decidere e attuare la direzione futura della medicina. In secondo luogo, per me è importante raggiungere un accordo tra gli esperti e le esperte sull’erogazione delle prestazioni: non vogliamo un sottoutilizzo, ma nemmeno un uso eccessivo, per cui è importante che la rete definisca cosa viene offerto, dove e in quale forma nei quattro Comprensori; questo garantisce anche un’assistenza uniforme e di qualità per i/le pazienti di tutta la provincia.

“Si creano sinergie, si forma una rete di conoscenze che permette di discutere e sviluppare soluzioni creative all’interno di un team.” FLORIAN ZERZER

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Infine, come terzo aspetto, va ricordato quanto sia importante conoscersi e lavorare a stretto contatto: si creano sinergie, si forma una rete di conoscenze che permette di discutere e sviluppare soluzioni creative all’interno di un team. Come sono stati selezionati i rispettivi/le rispettive portavoce? I/Le portavoce sono stati/e nominati/e dai loro team, cioè dagli stessi colleghi e stesse colleghe. Ci sono sempre un/una portavoce dell’ambito medico ed un/una portavoce di quello tecnico-assistenziale. L’evento di kick-off si è svolto in agosto, il primo incontro in settembre, seguito da un incontro strategico a Dobbiaco. In che modo gli stessi membri, così come i loro colleghi e le loro colleghe, hanno preso l’idea di istituire dei Gruppi di Lavoro? Sono rimasto molto soddisfatto rispetto al feedback: la maggior parte di loro sono felici di avere l’opportunità di lavorare sull’orientamento futuro dei nostri reparti clinici, il che significa naturalmente anche assumersi le proprie responsabilità. Vorrei ringraziare tutti e tutte per la disponibilità, perché lavorare con noi significa prendersi un ulteriore impegno, che naturalmente va a vantaggio di tutti e tutte noi al fine di portare avanti un adeguato sviluppo. Anche lo stato d’animo all’interno dei singoli grup-


Uno dei compiti dei gruppi di specialisti è quello di raccogliere suggerimenti per la stesura dell’Ordinamento Clinico Aziendale. Ciò sarà possibile in considerazione dei numerosi e diversi “settori di provenienza”? Tutti i membri sono, in primo luogo e soprattutto, “esperti/e della salute” – tutti/tutte concordano sul fatto che vogliono la migliore assistenza possibile per i/le pazienti. Naturalmente, talvolta, vi possono essere opinioni diverse, soprattutto per quanto riguarda il luogo di erogazione delle prestazioni. In questo contesto ci aspettiamo suggerimenti costruttivi, alla fine la Direzione deciderà la strada da seguire. Solo attraverso la comprensione reciproca possiamo sviluppare un sentimento che ci permetta di individuare le opportunità e le sfide che attendono l’Azienda sanitaria - e come affrontarle. Uno dei desideri della Direzione è che l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige - e non solo - abbia una funzione “magnetica” per il mondo esterno grazie a questa collaborazione collegiale. Negli ultimi mesi ci sono stati diversi sforzi, affinché professionisti esterni vedessero nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige un datore di lavoro attrattivo - per esempio attraverso la campagna “hero for life” o incontri con “Südstern, Planet Medizin”. Dove può puntare l’Azienda sanitaria già adesso? Qui vedo come grande vantaggio soprattutto la formazione specialistica secondo il model-

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lo austriaco. Stiamo anche lavorando per offrire maggiori possibilità per fare ricerca nelle nostre strutture. Vogliamo affermarci come azienda moderna che sia punto d’incontro tra la cultura tedesca e quella italiana. La maggior parte delle nostre strutture sono nuove - o in fase di ristrutturazione - e attribuiamo grande importanza alla formazione continua, allo scambio e all’attenzione verso il background della famiglia. L’alta qualità della vita qui in Alto Adige ha sicuramente un peso - anche se credo che l’esperienza di lavoro all’estero possa essere preziosa, offriamo un ambiente meraviglioso per conciliare famiglia e lavoro.

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pi professionali e nei Comprensori mi sembra sia nettamente migliorato. Penso che un tale “concentrato di competenze” abbia la forza di fungere da spinta per coinvolgere anche gli altri colleghi e le altre colleghe.

“Solo attraverso la comprensione reciproca possiamo sviluppare un sentimento che ci permetta di individuare le opportunità e le sfide che attendono l'Azienda sanitaria – e come affrontarle.”

Quanto è stretto lo scambio tra i gruppi di specialisti e il top management? Lo scambio è costante, abbiamo regolari riunioni congiunte. Le decisioni devono essere trasparenti e comprensibili. I Gruppi Clinici di specialisti rappresentano quindi la mente creativa, i promotori dell’orientamento strategico del nostro Sistema Sanitario – per questo desidero ringraziare tutti e tutte loro!

Le/I portavoce dei gruppi clinici di specialisti sono: GL 1 Ginecologia, Ostetricia, Pediatria, Neonatologia: Alex Staffler, Judith Gostner. GL 2 Medicina Interna, Geriatria, Pneumologia, Servizio Pneumologico, Malattie Infettive: Othmar Bernhart, Michele Bertuzzo. GL 3 Neurologia, Cardiologia, Gastroenterologia, Nefrologia: Rainer Oberhollenzer, Luciano Giuliani. GL 4 Oncologia, Ematologia, Cure Palliative, Medicina Complementare, Dermatologia: Manfred Mitterer, Anna Huber. GL 5 Ortopedia, Chirurgia plastica, Reumatologia, Riabilitazione: Martin Köllensperger, Sibylle Klotz GL 6 Chirurgia generale, Chirurgia vascolare/toracica, Urologia, Neurologia: Josef Widmann, Elisabeth Thurner GL 7 ORL, Odontoiatria e Chirurgia orale, Chirurgia maxillo-facciale, Oculistica: Roberto Magnato, Carmen Pardeller. GL 8 Laboratorio, Medicina trasfusionale, Microbiologia, Patologia: Stefan Platzgummer, Roland Nocker. GL 9 Anestesia, Medicina intensiva, Medicina d'urgenza ed emergenza: Marc Kaufmann, Franz Gruber. GL 10 Radiologia, Neuroradiologia, Medicina Nucleare, Radioterapia, Fisica anitaria: Rolando Lorenzini, Thomas Kirchlechner. GL 11 Psichiatria, Servizio psicologico, Servizio per le Dipendenze, Psichiatria infantile e dell’Età evolutiva: Roger Pycha, Josef Roman Pichler, Fabio Carpi. GL 12 Dipartimento di Prevenzione, Medicina del Lavoro, Servizio di Dietetica e Nutrizione clinica, Servizio di Igiene, Servizio di Medicina dello Sport, Servizio Veterinario: Dagmar Regele, Klaus Jakomet. GL 13 Servizi farmaceutici: Barbara Battistini

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Un amichevole saluto e poi via con l’iniezione. Il Governatore Arno Kompatscher ha visitato lo stand dell’Azienda sanitaria alla Fiera d'Autunno a Bolzano e ha colto l'occasione per diventare un "vaccinato". Kompatscher è stato vaccinato contro l'influenza proprio presso lo stand. one # 03/19


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FOTO FIERA BOLZANO/MARCO PARISI

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Diventare più efficienti, migliorare la produttività a benefico del paziente e del personale sanitario, garantire l’appropriatezza delle prestazioni e mantenere standard qualitativi di eccellenza continuano ad essere i principali target strategici dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

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MANAGEMENT & AMMINISTRAZIONE DARIO STEFANONI

Nell’Azienda sanitaria prosegue l’esperienza “Lean”

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kaizen: termine giapponese per “cambiamento al meglio” coinvolgendo i collaboratori, miglioramento in piccoli passi ed in modo continuo kaikaku: termine giapponese per “trasformazione” o “cambiamento rivoluzionario”; al contrario di kaizen, kaikaku sta per un miglioramento di grande portata che richiede un ripensamento fondamentale del processo o dell’organizzazione attività a valore: attività nel processo di cura di assistenza che genera valore per il paziente (miglioramento dello stato di salute o del benessere) spreco: attività nel processo di cura e di assistenza che non aiuta a migliorare lo stato di saluto o il benessere del paziente (spreco di tempo, materiale, risorse ed esecuzione di attività non necessarie e non economici) value stream map: rappresentazione grafica del processo che evidenzia le attività a valore e lo spreco

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lla luce di questa esigenza e del conseguimento dei risultati concretizzatisi con il progetto Lean Healthcare 2016-2018, l’Azienda ha deciso di promuovere una nuova iniziativa, della durata di tre anni (2019-2021) che, in continuità con quanto in precedenza realizzato, prosegua nell’introduzione della filosofia e della pratica del “pensare snello” in nuovi reparti e servizi.

rienza lavorativa quotidiana. Ecco quindi che l’attenzione al cliente diventa focus sul paziente e la riduzione degli sprechi diventa eliminazione delle inutili attese per ricoveri ed esami, delle inefficienze nell’impiego di risorse umane e materiali (ambulatori, farmaci o strumenti), riduzione dello stress e della insoddisfazione per medici, infermieri e amministrativi coinvolti nel processo.

Ed allora, dopo aver coinvolto personale sanitario ed amministrativo delle Medicine, delle Chirurgie e dei Pronto Soccorso di tutti gli ospedali dell’Azienda sanitaria, concetti come “kaizen”, “kaikaku”, “attività a valore” e “value stream map” diverranno familiari anche in realtà quali la Riabilitazione, l’Ortopedia-Traumatologia, l’Oncologia, l’Assistenza Territoriale e, per la prima volta, anche in un contesto non clinico quale l’Ufficio Acquisiti.

Abbandonate le aule della formazione, il progetto ha vissuto, nel pieno dell’estate (giugno – agosto 2019), un’intensa fase di analisi sul campo, giungendo alla definizione di un elenco finale di possibili miglioramenti (Kaizen Opportunities) utilizzato dalla Direzione aziendale quale supporto per l’identificazione strategica delle priorità di intervento.

Il nuovo programma, avviato ufficialmente nel gennaio 2019, ha previsto un kick-off nel mese di febbraio, a cui è seguita una formazione teorico-pratica sui concetti e sulle tecniche del metodo Lean. Nei mesi di aprile e maggio 2019 i/le partecipanti, organizzati in gruppi multi-professionali afferenti al medesimo reparto (15 unità ed un totale di ca. 100 persone), hanno avuto modo di conoscerne le origini storiche, di apprenderne le nozioni ed i principi chiave, di approcciare gli strumenti e le metodologie di applicazione, calandoli nell’ambito sanitario e nell’espe-

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a fare emergere i problemi non è l’unico target del programma. Sviluppare ipotesi per risolverli, condividere soluzioni anche tra i vari Comprensori, utilizzando ragionamenti logici ben definiti che includano obiettivi, forniscano risultati rapidi ed il necessario follow-up per garantire il miglioramento, saranno infatti i tasselli fondamentali dell’iniziativa “SABES Lean Healthcare” che la caratterizzeranno nei prossimi futuri due anni.

DARIO STEFANONI – CONSULENTE SENIOR PRESSO LO STUDIO DI CONSULENZA MAT T & PARTNER NELL’AMBITO DI LEAN HOSPITAL .


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FOTO MARIA HECHENSTEINER

Con la campagna “Hero for life”, l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige cerca il contatto con il futuro personale tecnico-assistenziale attraverso diversi canali. Un momento clou è stato l’evento informativo per gli studenti del secondo e terzo anno di formazione nelle professioni infermieristiche e sanitarie, che si è svolto il 18 ottobre scorso presso il NOI Tech-Park di Bolzano. MANAGEMENT & AMMINISTRAZIONE MARIA HECHENSTEINER E SABINE FL ARER

Una serata per le eroine e gli eroi del futuro Possibilità di lavoro, condizioni di impiego, opportunità di carriera, trattamento stipendiale, compatibilità tra famiglia e lavoro: i circa 150 studenti e studentesse che hanno accettato l’invito sono stati informati su questi e altri argomenti legati ad un’assunzione presso l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

li coordinatori di tutti e quattro i Comprensori sanitari ed il Direttore della Ripartizione Personale, Christian Kofler, hanno parlato ai/alle partecipanti. Sono stati seguiti con particolare attenzione i racconti di tre infermiere che hanno parlato delle loro esperienze di lavoro all’estero e delle ragioni del loro rientro in Alto Adige.

“Con questo evento abbiamo voluto stabilire un contatto diretto con gli studenti e le studentesse”, spiega la Direttrice tecnico-assistenziale Marianne Siller. “Per noi era importante presentarci personalmente come team dirigenziale sia a livello aziendale che comprensoriale, per avvicinarci in modo aperto ai/ alle giovani e per rispondere alle loro domande. Abbiamo inoltre attribuito grande importanza alla collaborazione con la Scuola Superiore di Sanità Claudiana e con gli ordini professionali, al fine di fornire ai laureandi ed alle laureande un quadro il più completo possibile di ciò che è necessario fare per accedere ad un’assunzione dopo aver completato gli studi.”

Frank Blumtritt, Dirigente tecnico-assistenziale coordinatore del Comprensorio sanitario di Merano, ha così riassunto l’anima dell’evento: “Ho trovato questo evento molto piacevole perché non ha seguito uno schema troppo rigido e la nostra Azienda ha irradiato una certa autenticità. Penso che l’iniziativa sia stata accolta molto bene. Ho trovato molto positiva anche la presenza quasi ovvia del Direttore generale e dell’Assessore provinciale, che ha conferito alle professioni sanitarie non mediche un’importanza inequivocabile.”

Oltre al Direttore generale Florian Zerzer e alla Direttrice tecnico-assistenziale Marianne Siller, anche i/le Dirigenti tecnico-assistenzia-

Gli infopoint dei Comprensori sanitari e degli ordini professionali hanno completato l’offerta di informazioni per questa serata di successo, che ha lasciato anche molto spazio allo scambio personale e all’intrattenimento informale con musica dal vivo e spuntini. one # 03/19


Le scuole dell’Alto Adige diventano sempre più “colorate”: non è più solo nelle città che in una classe siedono scolari appartenenti a culture diverse. Un fatto che di per sé costituisce un arricchimento ma che talvolta può anche risultare di difficile gestione, in particolar modo se i giovani migranti hanno bisogno di sostegno psicologico.

I giovani migranti hanno bisogno di un altro tipo di assistenza

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MEDICINA & ASSISTENZA SABINE FL ARER

Applicare il modello standard come per i giovani locali è poco promettente, dato che i background socio-culturali sono troppo differenti. Un gruppo di lavoro composto da neuropsicologi dello sviluppo di tutti e 4 i Servizi psicologici ha elaborato le procedure volte alla diagnostica e trattamento di minori con esperienze di migrazione, con rilevanti segni comportamentali clinici. Lo psicologo Albin Steck del Comprensorio sanitario di Merano ha chiarito a cosa occorre, in questi casi, prestare attenzione.

Per mezzo di cosa si distingue la diagnostica nei minori con background di migrazione? I giovani con background di migrazione provengono spesso da un ambiente totalmente diverso, cresciuti in un Paese con, in parte, tutt’altre regole e valori e che qui da noi devono orientarsi in una situazione cambiata. Spesse volte sono nati qui ma attraverso la casa dei genitori vivono un mondo di tipo diverso. Si pensi soltanto al ruolo della donna, alla pratica religiosa o alla partecipazione a manifestazioni scolastiche. Si aggiungono spesso esperienze traumatiche che tanti hanno fatto durante la fuga. Tutto questo deve essere preso in considerazione in un minore, così definito, ‘con segni clinici comportamentali rilevanti’, poiché non ogni segno comportamentale necessita di assistenza clinico-psicologica. Occorre anche distinguere, se si tratta di sintomi comportamentali, ad esempio conseguenze traumatiche, o di disturbi dello sviluppo. Ciascun minore porta con sé il suo “zainetto” personale di problemi e richiede un’assistenza personalizzata.

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Quali sono le pietre miliari di questo progetto? „Si è trattato di non capitolare difronte alla complessità e di fare il fattibile. Se dei casi possono venire conclusi in un unico incontro, altri devono essere suddivisi in più sedute. Le difficoltà ed i limiti del possibile devono essere indicati e annotati. Da questa angolazione diventa anche più evidente quali quesiti di psicologia clinica stessa e quali di altri ambiti professionali della Sanità (ad esempio accertamenti clinici) o del Servizio sociale (ad es. lavoro familiare) devono venire considerati e affrontati, perché ricadono nell’ambito di competenza di un altro gruppo professionale. Un effetto collaterale gratificante nel confrontarsi con altre culture è che si riceve una miglior percezione delle caratteristiche della propria cultura. Possono essere percepite delle cose della propria cultura che altrimenti venivano completamente ignorate o ritenute scontate.”

In che cosa vede i più grandi successi della collaborazione di tutti i Servizi coinvolti nell’assistenza? „Noi – gruppo di lavoro di neuropsicologia dello sviluppo – abbiamo avviato già da tanti anni diversi progetti comuni, di cui l’assistenza a minori migranti con segni comportamentali è soltanto una parte. In questo vedo diversi aspetti positivi: da un lato gli operatori che se ne occupano hanno la possibilità di un continuo scambio fra di loro, dall’altra viene garantito un trattamento secondo gli standard più at-


Ammesso che la scuola ed i rispettivi genitori si rivolgano al Servizio psicologico in caso di rilevati segni comportamentali, quale è la procedura? „La maggior parte delle richieste provengono dalla scuola e qui c’è un iter prestabilito. Viene redatta una richiesta di accertamento in cui vengono descritti gli interessati, bambini o adolescenti, nel loro comportamento e le loro prestazioni scolastiche, le loro forze e debolezze”. Possono rivolgersi ai Servizi psicologici anche le stesse famiglie interessate.

Ormai da diversi anni tutti gli ospedali dell’Alto Adige ottengono un importante riconoscimento come ospedali “vicini alle donne”: la fondazione italiana Onda (“Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere”) ogni due anni assegna dei punti, i cosiddetti “bollini rosa”, a strutture che offrono un’assistenza particolarmente attenta alle donne. L’11 dicembre 2019 si è tenuta la cerimonia per la consegna dei bollini. Se e quanti punti distribuire (al massimo 3 e l’ente che li ottiene deve avere anche determinati requisiti strutturali) viene deciso da un complesso algoritmo basato sulle risposte a numerose domande. Anche quest’anno c’è stata una vera e propria “pioggia” di bollini rosa per gli ospedali altoatesini: Ospedale di Bolzano: 3 “bollini rosa”. Ospedale di Merano: 3 “bollini rosa”.

Quali sono i prossimi passi di questo progetto?

Ospedale di Bressanone: 2 “bollini rosa”.

„Devono ancora essere completate ed integrate nel documento complessivo alcune parti, come ad esempio chiarire le funzioni esecutive (funzioni attuative che controllano il comportamento, ad esempio inibizione, cioè sospensione del comportamento) in particolar modo nei bambini e adolescenti con background di migrazione”.

Ospedale di Brunico: 2 “bollini rosa”.

Che cosa dovrebbe secondo Lei cambiare nella scuola e nella società per facilitare l’integrazione di giovani con contesti di migrazione?

A questo proposito, il Direttore generale Florian Zerzer, desidera esprimere un particolare ringraziamento a quei reparti e servizi i cui criteri rientravano nel questionario. Si tratta per lo più di settori prettamente femminili, come la ginecologia o l’ostetricia, ma anche, ad esempio, di reparti e servizi rivolti alle donne i cui criteri corrispondono al questionario. Cardiologia

Un passo potrebbe essere quello di renderci consapevoli che non troppo tempo fa anche la nostra popolazione si è dovuta confrontare col tema della migrazione.”

Ospedale di Silandro: 2 “bollini rosa”. Ospedale di Vipiteno: 1 “bollino rosa”. Ospedale di San Candido: 2 “bollini rosa”.

(malattie cardiache nella donna), Neurologia (epilessia/sclerosi multipla nelle diverse fasi della vita di una donna), Psichiatria o Servizi di Dietetica e Nutrizione clinica della provincia, prestazioni oncologiche e molto altro ancora: “Sia le prestazioni che le offerte di questi reparti/servizi e non solo - sono state un criterio importante per la valutazione e per questo ringrazio sinceramente, anche a nome dell’intera Direzione, tutti e tutte coloro che si sono impegnati per questo.”

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L’elaborato del gruppo di lavoro è ovviamente utile non solo per i Servizi psicologici, ma tramite una modulistica e diverse procedure, è applicabile all’ambito della neuropsicologia dello sviluppo di tutta l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige nonché per la collaborazione con le istituzioni scolastiche. Qui mi riferisco in particolare ai criteri di valutazione e controllo, alla diagnostica dei cosiddetti casi particolari e alla determinazione del grado di gravità del danno, che rende possibile un inquadramento standardizzato. Nella determinazione del grado di gravità gioca un ruolo importante l’ambito socio-emozionale così come l’autonomia ed il coinvolgimento del minore. La supervisione ed il monitoraggio scientifico sono avvenuti a cura di Winfried Kain dell’Università di Salisburgo, che ci ha accompagnato già in precedenti progetti.

Punto per punto

MEDICINA & ASSISTENZA

tuali, indipendentemente a quale Servizio psicologico il paziente si rivolge.

Per Zerzer è bello notare che “il nostro lavoro viene riconosciuto anche al di fuori dell’Alto Adige e non può temere il confronto con il resto d’Italia. In questo caso ci è stato conferito un premio per essere particolarmente attenti verso la salute delle donne, ma sono convinto che tutti i nostri servizi sono di altissimo livello per l’intera popolazione - che si tratti di uomini, donne, giovani o anziani.”

HANNO COLL ABOR ATO A QUESTO PROGET TO LE/I SEGUENTI COLL ABOR ATRICI/ORI DEL SERVIZIO PSICOLOGICO: MARLIES BAUR, EVI NIEDERSTÄT TER, LUISA CIOFFI, SIGRID DORFER, JOSEF GRUBER, HERBERT HOCHGRUBER, ANDREAS HUBER, WALTER PL AT TNER, LUDWIG SANTIFALLER, HERBERT SIGMUND, SERENA AMORT, ALBIN STECK, STEFANIA R ANDI, COR A SARTORI COSÌ COME CHRISTIAN SAVEGNAGO DEL SERVIZIO DI NEUROLOGIA E RIABILITAZIONE DELL’ETÀ EVOLUTIVA E WINFRIED K AIN DELL’UNIVERSITÁ DI SALISBURGO (SUPERVISIONE, ACCOMPAGNAMENTO SCIENTIFICO E MEMBRO DEL GRUPPO DI L AVORO).

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Da ottobre 2015 a maggio 2019 si è svolta la 6a edizione dello “Studio di Brunico”. Si tratta di uno studio osservazionale trasversale sulla popolazione la cui attenzione è stata focalizzata soprattutto sull’alimentazione, sui fattori di rischio vascolare e sulle malattie legate all’età (tra cui aterosclerosi, diabete, malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative, osteoporosi, osteoartrite), correlato alla rilevazione della qualità della vita in base alla salute.

MEDICINA & ASSISTENZA

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MEDICINA & ASSISTENZA STEFAN DEJACO

Conclusione del progetto “Studio di Brunico 2015”

L

o Studio di Brunico 2015 si è sviluppato dall’iniziale studio di coorte, che ha preso il via nel 1990 come progetto congiunto dell'ospedale di Brunico e della Clinica Universitaria di Innsbruck. Allora fu scelto un campione casuale di 1.000 cittadini del comune di Brunico di età compresa tra i 40 ed i 79 anni, in base al sesso e all’età (125 uomini e 125 donne per ciascuna decade). Dopo il primo esame di base del 1990, sono stati effettuati 4 follow-up a intervalli di 5 anni, l'ultimo dei quali nel 2010. Con lo "Studio di Brunico 2015" lo studio iniziale è stato esteso a tutta la popolazione del comune di Brunico di età superiore a 65 anni. 341 persone dello studio iniziale e 1119 persone dello studio ampliato hanno accet-

Segreteria Coordinamento Inserimento dati

Anamnesi Fattori di rischio Questionari Osteoporosi

tato l’invito a partecipare e ora sono 1460 le persone che prendono parte al nuovo studio longitudinale della popolazione. Nel periodo da aprile 2017 a febbraio 2019 i partecipanti sono stati sottoposti a varie indagini con due approcci. Sono stati previsti questionari standardizzati per l’anamnesi, fattori di rischio e abitudini alimentari. Inoltre, è stata effettuata una visita internistica, reumatologica e neurologica, un ECG, un’ecografia e un’ecografia vascolare, un fibroscan e vari esami di laboratorio. Lo Studio di Brunico è tra gli studi più conosciuti e di maggior durata sulla popolazione. Il lavoro scientifico sul decorso naturale della malattia carotidea

Visita internistica/ cardiologica Ecografia

Visita neurologica Analisi della camminata

Parametri antropometrici ECG Fibroscan

Questionari nutrizione Attività fisica

3 x 5 persone alla settimana

Test neuropsicol. Qualità della vita Disabilità

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Ecografia vascolare Osteoporosi

Chimica clinica


La cicogna, in Alto Adige, non conosce riposo Nel 2018, nella provincia di Bolzano, sono venuti al mondo 5.506 bimbi. Si tratta di un tasso di natalità pari a 10,2 nati vivi ogni 1.000 abitanti (fonte: ISTAT), il valore più alto stimato in Italia, dove la media è di 7,4 nati vivi ogni 1.000 abitanti.

Bressanone Merano

1074

1380

C

on il quinto follow-up e l'ampliamento dello "Studio di Brunico 2015" è possibile affrontare nuove domande sulla ricerca epidemiologica e sanitaria. Ad esempio, il tema "La salute dell’anziano e la prevenzione delle malattie della terza età" ha una rilevanza clinica sempre maggiore dovuta ai cambiamenti demografici. Grazie al suo approccio prospettico basato sulla popolazione, lo Studio di Brunico permette di individuare le relazioni tra i fattori causali di malattia, la progressione e la prognosi nonché di stabilire i predittori d’invecchiamento sano. Gli obiettivi principali dello studio erano e sono, soprattutto, l'avvio di attività e campagne per promuovere la prevenzione e un sano stile di vita dei partecipanti allo studio, del loro ambiente familiare e dell’intera regione. Ciò è stato ottenuto grazie alle dirette informazioni dei partecipanti, alla stretta collaborazione con i medici di medicina generale e alle conferenze sulla prevenzione nei comuni, nelle scuole, nelle aziende e negli incontri sulla salute in tutti i comuni della Val Pusteria.

L

o studio 2015 è stato realizzato in collaborazione con la Clinica Universitaria di Innsbruck, in base all’accordo di cooperazione nella ricerca del 25.09.2013 e inserito nel più ampio progetto di ricerca "VASCage - Centro di ricerca sulle patologie vascolari negli anziani" come parte dei quattro progetti coordinati dai primari dei reparti di Medicina Interna, Patologia Clinica e Neurologia dell’ospedale di Brunico.

Brunico

838

Silandro

27

387

Bolzano

1796

L‘età media delle donne altoatesine al parto è stata di 31,5 anni, quella dei padri di 35,1. Nel 2018 il 64,5% delle neomamme aveva più di 30 anni, 328 di queste avevano oltrepassato la soglia dei 40 anni. 48 invece le mamme con età inferiore ai 20 anni. Anche nel 2018 è rimasta alta la percentuale di donne altoatesine che risultavano essere nubili al momento del parto, specialmente tra le madri con cittadinanza italiana: tra queste ultime infatti, una su due risultava non essere coniugata (55,4%). Questo valore continua ad essere più alto in Provincia di Bolzano rispetto alle altre realtà italiane. Per quanto riguarda il titolo di studio, il 70% delle madri possedeva una scolarizzazione medio-alta (diploma di scuola media superiore, laurea) contro il 53% dei padri.

MEDICINA & ASSISTENZA

è stato pubblicato per la prima volta dallo Studio di Brunico e sono stati ottenuti nuovi concetti nello sviluppo della malattia vascolare (“Modello di aterosclerosi dello Studio di Brunico"). Si sono ottenute nuove conoscenze sul ruolo dell'infiammazione, sull’insorgenza del diabete di tipo 2 e sui disturbi del metabolismo lipidico, sulla senescenza cellulare e sull’ossidazione.

L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, grazie ai consultori materno-infantili dislocati su tutto il territorio provinciale, garantisce anche un’ottima assistenza dopo la dimissione delle puerpere e dei neonati dai diversi reparti di Ostetricia. Nell‘anno 2018, per quanto riguarda queste cosiddette “dimissioni protette”, nel solo Comprensorio sanitario di Bolzano sono state contattate ben 1937 neomamme. Ad ognuna di loro è stata offerta una prima consulenza che è avvenute su appuntamento, perlopiù fuori dall’orario di apertura del consultorio o a domicilio. Oltre a controllare la crescita e lo sviluppo dei neonati e delle neonate, nel 2018, sono stati rilevati anche interessanti dati sul tipo di alimentazione somministrata ai/alle lattanti, dalla dimissione al 6° mese di vita. Tale rilevazione è avvenuta secondo lo standard OMS per il monitoraggio dell’allattamento al seno come indicato dal Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno del Ministero della Salute presieduto dal dr. Riccardo Davanzo. Nel seguente grafico vengono riportati i dati relativi all’alimentazione del neonato al momento della dimissione per l’anno 2018:

17,2 % allattamento complementare

1,7 % allattamento predominante

3,4 % solo latte artificiale

77,6 % allattamento esclusivo

Sempre nel 2018, al compimento del terzo mese di vita, il 70,4% dei bambini continuava ad essere allattato esclusivamente al seno, il 12,1% assumeva latte materno con aggiunta di latte artificiale e il 15,7% solo latte artificiale. Questo significa che l’84,1% dei bambini di tre mesi assumeva ancora latte materno, anche solo in forma parziale. Al compimento del sesto mese, solo il 4,43% dei bambini assumeva esclusivo allattamento al seno, contro il 6,66% del 2017. Lo scorso anno, per quanto riguarda l’allattamento esclusivo al seno, nei bimbi di sei mesi si è dunque riscontrata una graduale diminuzione dell’allattamento esclusivo. ASSISTENTE SANITARIA PATRIZIA COR AZZA

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La mia giornata lavorativa iniziava alle 9.00 con il “Buongiorno!” del mio sempre allegro collega di lavoro Martin, con il quale ho condiviso l’ufficio per due settimane. Nei primi giorni sono stata presentata ad ogni collaboratore o collaboratrice della Direzione aziendale ed ho avuto una piccola anticipazione su cosa significhi lavorare in un ufficio. Per me, come scolara, la quotidianità lavorativa è stata naturalmente un’esperienza completamente nuova e incredibilmente entusiasmante da vivere.

FOTO PETER A. SEEBACHER

VITA

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La scorsa estate Lucia Sterz ha trascorso due settimane come stagista presso la ripartizione Comunicazione, Marketing e Relazioni con il Pubblico dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Le è piaciuto? Leggetelo voi stessi.

VITA LUCIA STERZ

Due settimane e zero noia

C

he cosa significa effettivamente il lavoro con la stampa ed i media? Come funziona la ripartizione per la comunicazione e come lavora un giornalista di un ufficio stampa? Domande che mi sono posta e tematiche che trovo estremamente eccitanti. Ecco perché, durante l’estate antecedenti il mio ultimo anno di liceo prima della maturità, ho visto questo tirocinio come una grande opportunità per avere un assaggio di questa professione.

Nell’arco delle due settimane trascorse alla ripartizione Comunicazione, Marketing e Relazioni con il Pubblico dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige sono stata in grado di dare una risposta a tutte le mie domande. E molto di più! Mi son portata via una quantità incredibile di esperienza, anche in altri settori, e informazioni molto istruttive.

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I

miei compiti sono stati molto vari, dall’inserimento dei dati nella banca dati dell’Azienda alla redazione di un opuscolo informativo sul tema della raccolta dei funghi ed i punti dedicati ai controlli micologici, tutto nello stesso contesto lavorativo. Mi è stato anche permesso di provare a scrivere alcuni articoli per la rivista “one”, una volta per la rubrica “Salute in Rete” ed una per la rubrica “Grafico Informativo”, aspetto che mi è particolarmente piaciuto. Insieme alla mia collega Evelyn, ho preparato la campagna online di Evviva, i corsi sull’autogestione delle malattie, per l’autunno 2019. Durante una piccola “gita” con il mio collega Martin mi è stato permesso di esaminare diverse soluzioni al problema del Queue Management System (QMS) per gli ospedali, presentato da una ditta di software di Bolzano. Un cambiamento davvero interessante. La noia è stata una parola a me sconosciuta in queste due settimane! In sintesi, direi che sono molto felice di aver fatto il mio stage presso l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Da un lato per le tante esperienze nuove e soprattutto istruttive che ho potuto fare, dall’altro per le tante persone simpatiche che ho incontrato.


attivi 30 Progetto “Prevenzione delle cadute” 31 I cuori allenati vivono più a lungo 31 MER ANO Sinergie per combattere il dolore 32 Giornata della menopausa 33 Riflessioni personali sul Servizio pastorale 34 BOLZANO AIDS: solidarietà e non stigma 35 La psichiatria di domani è presente oggi 35 BRESSANONE Riunione dei coscritti del 1969 al Comprensorio sanitario di Bressanone 36 “In principio era la relazione!” 36

MER ANO Sinergie

per combattere il dolore 32 Giornata della menopausa 33 Riflessioni personali sul Servizio pastorale 34 solidarietà e non stigma 35 La psichiatria di domani è presente oggi 35 BRESSANONE Riunione dei coscritti del 1969 al Comprensorio sanitario di Bressanone 36 “In principio era la relazione!” 36

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BRUNICO

BOLZANO AIDS:

BRESSANONE

BOLZANO

DAI COMPRENSORI

MERANO

BRUNICO Padri

BOLZANO AIDS: solidarietà e non stigma 35 La psichiatria di domani è presente oggi 35 BRESSANONE Riunione dei coscritti del 1969 al Comprensorio sanitario di Bressanone 36 “In principio era la relazione!” 36

BRESSANONE Riunione dei coscritti del 1969 al Comprensorio sanitario di Bressanone 36 “In principio era la relazione!” 36

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BRUNICO

L’Associazione “Väter aktiv” si propone l’obiettivo di svolgere un lavoro di sensibilizzazione e di promozione della collaborazione con l’Azienda sanitaria, con altre istituzioni e servizi sociali, reti e associazioni. BRUNICO VERONIK A BRUNNER

Padri attivi

FOTO VERONIKA BRUNNER

DAI COMPRENSORI

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tanto più importante incoraggiare i padri a essere presenti e coinvolti attivamente nella vita quotidiana familiare. Soprattutto attraverso lo scambio di esperienze tra uomini, i padri potrebbero darsi reciprocamente forza.

“La genitorialità dei padri ha un inizio diverso rispetto alle madri. I padri non sentono allo stesso modo lo sviluppo del bambino durante la gravidanza e quindi anche l‘attaccamento si sviluppa in altri modi. Tuttavia, sia i padri che le madri hanno una predisposizione intuitiva nel prendersi cura del bambino fin dal primo giorno”, ha spiegato Michael Bockhorni, Direttore dell’associazione „Väter aktiv”.

U

n’iniziativa volta alla collaborazione è stata la conferenza su “Il ruolo del padre alla nascita e nei primi anni di vita”, che ha avuto luogo alla fine di maggio 2019 nell’atrio dell’ospedale di Brunico. La tavola rotonda si è svolta nell’ambito di una mostra itinerante “Väter-Bilder”, nella quale il fotografo Alfred Tschager ha ritratto i padri con i loro figli nella quotidianità. Nella sua relazione, Bockhorni ha fatto un quadro sulla “paternità vissuta”. Ha risposto alla domanda in merito a ciò di cui i padri hanno bisogno per un buon inizio e una buona base per un rapporto “vivo” padre-figlio. Ha portato alcuni esempi e riferito che dopo la nascita è molto frequente la “Ri-tradizionalizzazione” delle relazioni. Ecco perché è

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Isabella Obojes, coordinatrice ostetrica del Comprensorio sanitario di Brunico, ha parlato del ruolo dei padri durante il parto: “Vogliamo rassicurare gli uomini che durante il parto non hanno un compito specifico da svolgere, piuttosto si tratta di sostenere la compagna e di condividere insieme il momento della nascita. Noi consigliamo alla coppia di chiarirsi in anticipo e di decidere insieme se la presenza del padre è gradita da entrambi. Se la coppia dovesse essere contraria, va detto che le ore del parto non sono le più decisive. La paternità dura una vita intera.”

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uesta posizione è stata confermata anche dalle ostetriche presenti sul territorio che visitano e si prendono cura delle famiglie dopo la nascita. Hanno parlato dell’impegno e del coinvolgimento di entrambi i genitori: “Anche i padri hanno dimostrato grande interesse per lo sviluppo dei loro figli e spesso si prendono il tempo per esserci durante le nostre visite”. Il dibattito, aperto a tutti i presenti, da un contesto teorico è arrivato alle esperienze vissute fino al suggerimento di diverse soluzioni. Tra i partecipanti, oltre all’associazione “Väter aktiv”, c’erano le/i rappresentanti del “Bildungsweg Pustertal” (BIWEP), del Comprensorio sanitario di Brunico, del “Männerinitiative Pustertal” (MIP) e di “Radio2000”, che hanno colto l’occasione di presentare le loro iniziative e di scambiarsi materiale informativo. Inoltre, è stato distribuito l’opuscolo “Io e papà”, realizzato dal Comitato Unico per le pari opportunità dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.


BRUNICO FR ANCA FRENADEMETZ, MONIK A WOLFSGRUBER

Progetto “Prevenzione delle cadute” nel Comprensorio sanitario di Brunico In base ai dati raccolti sull’incidenza delle cadute nel 2018 in tutto il Comprensorio sanitario di Brunico, la Direzione tecnico-assistenziale, i Reparti di Medicina A Est e Ovest, Medicina B, Riabilitazione e Psichiatria hanno avviato il progetto interdisciplinare di prevenzione delle cadute.

Le cadute possono avere gravi conseguenze multidimensionali e, nel peggiore dei casi, portare alla morte. I pazienti che sono caduti, spesso, hanno bisogno di ulteriori esami, terapie e anche di ricoveri prolungati e/o ripetuti, con effetti non trascurabili sul sistema sanitario, sociale ed economico.

I fattori che aumentano il rischio di caduta dipendono dalla persona e/o dall’ambiente. La maggior parte delle cadute si verificano tra gli ultra 65enni (fonte: Ministero della Salute); con l’aumentare dell’età, possono aumentare i fattori di rischio come, ad esempio, debolezza, problemi di equilibrio, disturbi della deambulazione, alterazioni della postura, malattie, malnutrizione, disturbi della vista, confusione, ecc.

In conformità alle linee guida aziendali del 2010 “Prevenzione delle cadute degli assistiti nelle strutture per acuti e lungodegenze” e alle evidenze scientifiche, il gruppo di lavoro interdisciplinare ha elaborato le misure e le raccomandazioni per la prevenzione delle cadute, che sono state messe a disposizione di tutti i reparti e del servizio di trasporto dei pazienti. Anche i familiari degli assistiti sono stati coinvolti attivamente nei consigli sulla prevenzione.

L’assunzione di farmaci, come diuretici, lassativi, psicofarmaci, antidepressivi, antipertensivi, FANS ed altri, con le loro interazioni possono aumentare il rischio di cadute.

Stefan Brugger, Primario del reparto di Medicina Interna, ha moderato il pomeriggio e le due conferenze in programma. I temi: “Cuore dolce - conseguenze del diabete per il cuore” e “Cuore in movimento - prevenzione e guarigione attraverso lo sport”. Monika Hilber ha relazionato su una delle malattie più antiche dell’umanità: il diabete mellito, che letteralmente significa “flusso dolce come il miele”. Ha parlato di diabete di tipo 1 e di tipo 2, entrambi caratterizzati da un aumento cronico della glicemia nel sangue, che con il tempo porta ad una serie di sintomi gravi – anche a carico del cuore. In tutto il mondo c’è stato un forte aumento del numero delle persone affette da diabete e Monika Hilber ha spiegato che tra i fattori particolarmente sfavorevoli ci sono il sovrappeso addominale, l’alta pressione sanguigna, l’aumento dei livelli di grassi nel sangue, un metabolismo disturbato, nonché una dieta sfavorevole e la mancanza di esercizio fisico. La Hilber ha raccomandato uno stile di vita sano con una dieta mediterranea equilibrata, preferibilmente con grassi vegetali, verdure e cibi ricchi di fibre e che rendono sazi più a lungo. I dolci dovrebbero essere mangiati poco e il sovrappeso dovrebbe essere ridotto lentamente ma in modo permanente, riducendo le calorie. La forma fisica deve essere aumentata attraverso un’adeguata attività motoria. Il medico della Medicina di Base e dello Sport Alex Mitterhofer ha confermato gli effetti benefici del movimento. Mitterhofer ha parlato dell’esercizio fisico come di una “medicina”. L’obiettivo è quello di rendere il corpo più resiliente attraverso un allenamento individuale e programmato, per così dire un “training su prescrizione”: “Questo può contrastare la mancanza di forma fisica, che rappresenta un rischio per il cuore. Migliorando la forma fisica, il cuore viene alleviato sempre di più, il che a sua volta ha un effetto positivo su tutto il sistema. I cuori in forma vivono più a lungo. Ogni passo conta. Chi è fisicamente in forma, vive più sano e può mantenere una buona qualità di vita fino alla vecchiaia.” Heinrich Holzer, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Cuore Alto Adige, ha ringraziato tutti i partecipanti e le partecipanti per il pomeriggio informativo ed ha salutato con l’augurio: “Rimanete attivi e sani!” VERONIK A BRUNNER

Un ruolo importante nella prevenzione delle cadute lo svolgono la collaborazione multidisciplinare, l’anamnesi per la valutazione del rischio individuale e l’intervento professionale immediato. FOTO VERONIKA BRUNNER

I fattori di rischio ambientale derivano da scarpe inadeguate, ostacoli, scarsa illuminazione, pavimenti bagnati, ausili inadeguati, ecc.

Ha avuto luogo anche una parte più “ufficiale” della manifestazione, durante la quale Walter Baumgartner, Presidente della Fondazione Cuore Alto Adige, e Walter Amhof, Direttore del Comprensorio sanitario di Brunico, hanno dato il benvenuto ai circa 150 partecipanti e sono stati molto soddisfatti per il successo dell’iniziativa congiunta e del vivo interesse che questa ha suscitato.

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L’obiettivo del progetto “Prevenzione delle cadute” è quello di riconoscere tempestivamente il rischio di cadute e di garantire la sicurezza delle/dei pazienti nella loro mobilità senza limitarne la libertà.

Nell’area di ingresso dell’ospedale è stata creata, appositamente per questa giornata, una sorta di “strada della salute”. Il personale infermieristico ed i nutrizionisti hanno offerto ai visitatori la possibilità di misurare la pressione sanguigna e la glicemia, di calcolare l’IMC nonché di ottenere consigli dietetici. Successivamente, era possibile discutere i risultati degli esami con gli specialisti Stefan Brugger e Petra Engl.

DAI COMPRENSORI

FOTO COMPRENSORIO BRUNICO

“Il nostro cuore - fattori di rischio con focus sul diabete” era il motto della Giornata della Salute che si è svolta all’ospedale di Brunico il 12 settembre 2019. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Cuore Alto Adige in collaborazione con il reparto di Medicina Interna e il Servizio di Dietetica e Nutrizione clinica del Comprensorio sanitario di Brunico.

BRUNICO

I cuori allenati vivono più a lungo

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MERANO

I membri del gruppo sono Patrizia Raffl (fisiatra del reparto riabilitazione), Markus Mariacher (chirurgo della mano del servizio provinciale), Christine Brunner e Sonja Parschalk (ergoterapeute), Manuela Gurschler, Rosa Gurschler, Gianluca Chiaccheretta (tutti fisioterapisti) così come Brigitte Greif (psicologa del servizio psicologico ospedaliero). Quali sono i tipi di dolore di cui soffrono le/i pazienti affetti da CRPS?

DAI COMPRENSORI

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Patrizia Raffl: “Si tratta di una sindrome dolorosa in cui i dolori, rispetto al processo di guarigione atteso, sono esageratamente forti, oltre a ciò insorgono disturbi sensoriali e dell’apparato motorio, che interessano il sistema neuro-vegetativo e del trofismo tessutale. Questi sintomi non sono più direttamente riconducibili alle conseguenze traumatiche. Le/I pazienti sono perlopiù palesemente limitati nella loro quotidianità e vita lavorativa e sono soggetti ad una forte pressione del dolore. Gli studi dimostrano che una terapia interdisciplinare multimodale porta i migliori risultati”. Quali sono stati i motivi che hanno portato a quest’associazione nella terapia dei pazienti CRPS, quali gli obiettivi di questo progetto?

FOTO ARBEITSGRUPPE CRPS

Christine Brunner: “I pazienti che soffrono di sindrome dolorosa regionale complessa necessitano di una terapia multimodale che, attraverso più specialità, deve risultare completa. Per il trattamento volevamo offrire un team interdisciplinare con persone di riferimento, con standard terapeutici unificati nonché aggiornamenti e dibattiti sul tema”. Sonja Parschalk: “Per la/il paziente l’assistenza può diventare veramente efficace a tutti i livelli solo quando avverte che tutti gli operatori e le operatrici concorrono ed interagiscono con le loro competenze. La sfida consiste nell’adattare le diverse misure terapeutiche tenendo conto delle esigenze individuali della/del paziente e che dette misure vengano implementate in tempi brevi”. Gianluca Chiacchiaretta: “Le misure terapeutiche prevedono la terapia riflessa (es. esercizi davanti allo specchio), il linfodrenaggio, tecniche osteo-

MERANO SABINE FL ARER

Sinergie per combattere il dolore one # 03/19


BRIXEN MERANO

La sindrome dolorosa regionale complessa (Complex regional pain syndrome, CRPS) viene definita come una sindrome dolorosa che può insorgere dopo ferite ad un’estremità e che prolunga considerevolmente il processo di guarigione. Per garantire un’assistenza del paziente a 360 gradi, nel 2017 è partito un progetto a livello comprensoriale che si chiama “Assistenza multimodale di pazienti affetti da CRPS” e del quale fanno parte diversi reparti ospedalieri: riabilitazione, ortopedia e servizio psicologico. patiche che secondo il tipo di dolore possono essere applicate”.

DAI COMPRENSORI

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Brigitte Greif: “Un’altra componente della terapia multimodale è costituita dal supporto psicologico con cui viene accompagnato/a il/ la paziente. Situazioni di cronicità del dolore possono inoltre concorrere all’insorgere di paure o depressioni, scarsa stima di sé stessi. Altri carichi di ordine psico-sociale possono provocare ulteriore sofferenza. Si tratta quindi di affiancare queste persone nell’elaborare la malattia aiutandole ad apprendere tecniche di rilassamento”. Come funziona in concreto questa collaborazione?

Giornata della menopausa

Quanti sono i pazienti che ne soffrono?

Consulenze in occasione della giornata della menopausa negli ospedali di Merano e Silandro.

FOTO SABINE FLARER

Markus Mariacher: “Il gruppo di lavoro si incontra una volta al mese, al bisogno vengono coinvolti anche il neurologo e il terapeuta del dolore. In alcuni casi l’incontro può aver luogo insieme al paziente o alla paziente per discutere procedure e obiettivi della cura. Sul tema abbiamo inoltre elaborato un opuscolo informativo”.

FOTO SABINE FLARER

Patrizia Raffl: “Nel 2018 il nostro gruppo ha trattato ca. 20 persone affette da CRPS. I riscontri tra le persone assistite sono tutti positivi: attraverso il trattamento multimodale nella loro esperienza dolorosa si sono sentite prese sul serio e, in questo loro difficile periodo, bene accompagnate. Con quest’assistenza alla maggior parte delle/dei pazienti è risultato più facile un reinserimento nel quotidiano”.

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MERANO

MERANO BELINDA WOPFNER

DAI COMPRENSORI

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Riflessioni personali sul Servizio pastorale all’ospedale di Silandro Sono infermiera al Distretto della Media Val Venosta e nell’ambito della mia formazione di counselor ho potuto accompagnare Gudrun Schgör e Markus Seppi nella loro attività presso il Servizio pastorale nell’ospedale di Silandro. Entrambi sono appoggiati da Padre Frank Maximilian, già operativo al Servizio pastorale, e da Suor Maria Renate Aster, che svolgono servizio in particolare per quanto riguarda l’ambito liturgico.

L

e parole “assistenza spirituale”, grazie al tirocinio, per me hanno assunto un significato nuovo. I due teologi mi hanno insegnato che la cura dell’anima, in difficili situazioni di vita, assume un valore davvero speciale. Ascoltare, chiedere, stimare, sopportare insieme, tacere, ricercare il contatto, ridere, portare gioia, consolare, aspettare, offrire la comunione, la messa, l’unzione degli infermi, accompagnare i malati gravi e morenti sono soltanto alcuni dei compiti del Servizio pastorale ospedaliero.

FOTO PRIVATO

Ho avuto modo di assistere in prima persona a quanto prezioso sia il loro atteggiamento di apertura in merito a domande sulla fede e sulla vita. Spesso la loro breve visita, grazie all’empatia e alla professionalità, riveste un significato enorme per tanti pazienti, familiari, accompagnatori e personale. Sono convinta che questo abbia un influsso molto positivo sul decorso della malattia e sul processo di guarigione, così come una migliore elaborazione dello stesso. Con loro a fianco, il personale sanitario può contare su un interlocutore professionale.

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Sono grata di sapere che l’ospedale di Silandro offre questo servizio e che grazie ad esso possono essere allo stesso modo

raccolte sia necessità di tipo laico che di tipo spirituale e religioso. La frase: „La cura dell‘anima” per me ora ha un significato olistico/globale. A nome di pazienti, familiari, accompagnatori, tutti, che in qualche modo hanno accompagnato o accompagnano tuttora, desidero ringraziare personalmente e di cuore il Servizio pastorale, con Gudrun e Markus. Per la mia formazione e per la mia anima ho imparato tanto.

Respirare Poter respirare in una cultura dell’amore per il prossimo, che permetta all’essere umano di vivere con dignità, poter respirare, benedicente, in un mondo di tolleranza, che favorisca l’autenticità dell’essere umano poter respirare, sentirsi supportato, integrato nella bellezza della creazione, che tratta con cura le nostre pene vigilando sulla nostra caducità.


FOTO PETER A. SEEBACHER

La psichiatria di domani è presente oggi

Il virus si trasmette più frequentemente attraverso i rapporti sessuali. Baci, contatto corporeo, mangiare insieme, condividere stoviglie, indumenti e biancheria o utilizzare la stessa toilette non rappresentano un rischio. In Alto Adige sono 850 i/le pazienti che convivono con il virus dell’HIV. Circa 500 di questi sono curati presso l’Ospedale provinciale di Bolzano, mentre gli altri preferiscono essere curati in ospedali fuori provincia. “Siamo specializzati nella terapia e nella cura dell’HIV, presso i nostri ambulatori non ci sono tempi di attesa e le emergenze vengono trattate immediatamente”, ha sottolineato Elke

Maria Erne, Primaria del reparto Malattie Infettive dell’ospedale provinciale di Bolzano. Tra dicembre 2018 e novembre 2019 sono stati registrati 15 nuovi casi, molti di questi in una fase avanzata della malattia. Per tenere sotto controllo la malattia, l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige utilizza i più recenti principi attivi disponibili sul mercato. La terapia dell’HIV comporta sempre l’uso simultaneo di più principi attivi che possono anche essere contenuti in una singola compressa. L’uso regolare è molto importante. Pierpaolo Patrizi della Caritas ha parlato dell’assistenza sociale e psicologica dei pazienti. La Casa Emmaus può ospitare fino a 14 persone, “Binario 7” segue chi è sieropositivo e, allo stesso tempo, vive il problema della dipendenza attiva, il Servizio “Iris” si occupa a livello ambulatoriale delle persone che convivono con l’HIV. Nonostante le buone terapie l’AIDS è ancora incurabile. Per questo motivo Raffaele Pristerà dell’Associazione Pro Positiv ha invitato tutti ad eseguire il test: “Perché fare il test significa spingere anche altre persone ad effettuarlo.”

35 DAI COMPRENSORI

AIDS: solidarietà e non stigma

La Società Italiana di Psichiatria Bolzano-Trento si è recentemente riunita all’EURAC. L’attenzione era incentrata sul cambiamento sociale. “Questo congresso riflette il futuro della salute mentale tenendo conto dell’innovazione digitale”, ha dichiarato Andreas Conca, Primario di Psichiatria dell’Ospedale provinciale di Bolzano, durante il discorso di apertura del congresso. Rinomati relatori provenienti da varie regioni d’Italia hanno riferito sui rapidi cambiamenti nella società. Il mondo del lavoro, la vita quotidiana e la vita sociale sono in uno stato di costante cambiamento, e questo ha un effetto sulla salute mentale delle persone. L’attività del Servizio Psichiatrico è cambiata radicalmente. Si è parlato di riabilitazione, di psicoterapie, dell’utilizzo di tecniche innovative di radiodiagnostica e della nuova analisi dei “Big Data”, che rappresenta una grande sfida e allo stesso tempo offre enormi opportunità di intraprendere innovativi percorsi di cura. I Servizi Psichiatrici vogliono cooperare alla modernizzazione della Psichiatria. MARIA HECHENSTEINER

FOTO MICHAELA BERGNER

BOLZANO MARIA HECHENSTEINER

In una conferenza stampa congiunta dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, della Caritas e dell’associazione Pro Positiv sono stati evidenziati gli aspetti medici e sociali della malattia. Grazie ai moderni metodi di trattamento e agli attuali farmaci, molte persone affette da HIV oggi hanno un’aspettativa di vita quasi normale. Tuttavia, subiscono ancora il rifiuto e la discriminazione. Per molte persone la paura del rifiuto è spesso un motivo sufficiente per non sottoporsi al test HIV e può accadere che pazienti affetti da AIDS soffrano di malattie psichiche.

BOLZANO

Il 1° dicembre si celebra la Giornata Mondiale dell’Aids. Anche se la malattia non è più una condanna a morte, lo stigma rimane.

Claudio Mencacci (sin.) e Andreas Conca

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Laura Rech – Medicina dello Sport

All’inizio di ottobre, il Centro terapeutico Bad Bachgart dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, ha organizzato un convegno sul tema delle “relazioni”. È stata anche l’occasione per salutare il Direttore Helmuth Zingerle. Esperti provenienti da Germania, Austria e Italia hanno analizzato il tema del convegno partendo da diversi punti di vista. Anche Florian Zerzer, Direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, era tra i relatori. “L’individuo visto come ‘animale sociale’ non sopravvive senza relazione”. Secondo Zingerle si tratta di “relazione con il/la paziente, relazione con le loro famiglie, relazione con i partner di rete.”

FOTO PETER A. SEEBACHER

Per il Direttore di Bad Bachgart, che è in pensione dal 1° ottobre, si è trattato dell’ultimo evento organizzato a nome dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. “Helmuth Zingerle ha fatto un ottimo lavoro nella creazione del Centro terapeutico di Bad Bachgart”, afferma il Direttore generale Florian Zerzer. “L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige è così riuscita a colmare una lacuna nell’assistenza alla popolazione. Vorrei ringraziare Helmuth Zingerle per il lavoro svolto.”

Sono nata e cresciuta a Bolzano dove, nel 2000, ho conseguito la laurea in scienze infermieristiche presso la Claudiana. Dal 2000 al 2008 ho prestato servizio nei reparti di Neurochirurgia e Pronto Soccorso di Bolzano, successivamente ho svolto il mio lavoro presso i poliambulatori di ortopedia; dal 2016 al 2018 sono stata vicecoordinatrice dei poliambulatori, attività che mi ha consentito di avvicinarmi all’ambito del coordinamento. Dopo il conseguimento del Master sono diventata Coordinatrice del Servizio aziendale di Medicina dello Sport, dove mi confronto quotidianamente con aspetti preventivi e di educazione alla salute. La varietà e la molteplicità di questo servizio sono di grande motivazione per me, che da sempre affronto con piacere ed entusiasmo nuove sfide. Svolgo con passione e amore l’attività di infermiera, e grazie al coordinamento in questo servizio posso arricchire ed approfondire molti aspetti della mia professione. Sono mamma di un bambino di 11 anni a cui dedico gran parte del mio tempo libero. Ho la passione per la musica classica e per l’opera lirica e mi diletto a suonare il pianoforte. Mi piace fare lunghe camminate in montagna e sciare, ed in estate adoro passare le mie vacanze al mare.

Nuova Coordinatrice del Distretto Val Badia Nel 2001 Maddalena Trebo ha completato la sua formazione come infermiera presso la Scuola superiore di Sanità Claudiana e lavora in questo settore professionale da più di 18 anni. Nella primavera del 2019 ha completato con successo un Master in gestione delle professioni sanitarie e da ottobre 2019 è la Coordinatrice del Distretto sanitario della Val Badia. Nella sua nuova funzione di Coordinatrice, Maddalena Trebo desidera soprattutto contribuire a migliorare ulteriormente la qualità dell’assistenza infermieristica territoriale. Attraverso l’attuazione e la promozione di programmi di educazione sanitaria, consulenza e sostegno mirato, ritiene necessario incentivare e rafforzare anche la partecipazione attiva, l’autonomia e l’autogestione delle persone assistite e delle loro famiglie. La valorizzazione delle cure palliative vicino al luogo di residenza, per consentire di trascorrere l’ultima fase della vita in modo dignitoso e soprattutto indolore nel proprio ambiente familiare, è particolarmente importante per la Trebo. Maddalena Trebo ama viaggiare, fare escursioni e alpinismo. Vivere attivamente la natura godendo del paesaggio, spiega, le dona forza. Può ricaricare le batterie, ma anche trovare libertà, relax, pace interiore ed equilibrio. È inoltre interessata agli eventi artistici e culturali della Val Badia.

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“In principio era la relazione!”

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Da giugno 2019 Roberta Endrighi è Coordinatrice degli Ambulatori di Medicina Interna e del CAD (Centro diabetologico) di Bolzano. Dopo il diploma come infermiera, conseguito nel 1987, la sua prima tappa professionale è stata il reparto di Cardiologia dell’ospedale provinciale di Bolzano. Dal 2002 Roberta Endrighi ha lavorato nell’assistenza domiciliare dei distretti Europa e San Quirino-Gries, prima di trasferirsi, nel 2010, presso i Poliambulatori di piazza Loew Cadonna a Bolzano, dove ha ricoperto anche il ruolo di Vicecoordinatrice. Roberta Endrighi ha conseguito il “Diploma di counsellor centrato sulla persona 2° livello” e un Master di 1° livello in “Management per funzioni di coordinamento delle professioni Sanitarie”. Originaria della Val di Non, ama stare in mezzo alla natura, fare lunghe passeggiate a piedi e in bicicletta, ballare e leggere. È sposata e madre di due figli adulti.

Verena Platzer cerca nella natura l’equilibrio per vivere al meglio la frenetica routine quotidiana. In montagna e durante le attività sportive riesce a recuperare forza ed a rimettere la “testa a posto”. Ama le sfide e trova sempre stimolante sperimentare e scoprire cose nuove, sia sul lavoro che nella vita privata.

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CL AUDIA PLONER

Roberta Endrighi

Da gennaio 2019 Verena Platzer è Coordinatrice presso il reparto di Medicina Sud ed Est dell’ospedale di Bressanone. Dopo la laurea presso la Scuola Superiore di Sanità Claudiana a Bolzano, avvenuta nel 2013, il suo primo luogo di lavoro è stato il reparto di Medicina Generale. In seguito, sempre alla Claudiana, ha completato la formazione in Cure palliative. Nel 2018 la Platzer ha iniziato la formazione per il management ed il coordinamento nelle professioni sanitarie.

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Il 26 ottobre un piccolo gruppo di 25 persone nate nel 1969 si è riunito per un piacevole pomeriggio. I festeggiamenti sono iniziati alle 14.00 con un aperitivo nel ristorante "Zur Weißen Lilie" di Rio Pusteria. Abbiamo continuato a piedi fino al “Mühlbacher Klause”. Con il suono delle campane e dopo una visita dettagliata attraverso il castello abbiamo proseguito fino al Bio-Santerhof per la degustazione di vini. Diversi vini bianchi e rossi sono stati degustati in un'atmosfera conviviale. In questa occasione era possibile avere delle buone conversazioni e conoscere meglio i nuovi colleghi. Tutto sommato è stato un pomeriggio conviviale con gruppi di lavoro e reparti misti. Durante una cena a base di pizza nella pizzeria di Chiusa la data dell’anno "69" ha concluso la serata. Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa celebrazione, soprattutto a Egon Gementi, responsabile dell'organizzazione.

Verena Platzer

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Mezzo secolo, motivo sufficiente per le collaboratrici ed i collaboratori del Comprensorio sanitario di Bressanone nati nel 1969 di trascorrere un pomeriggio insieme.

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DAI COMPRENSORI

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BRIXEN

Riunione dei coscritti del 1969 al Comprensorio sanitario di Bressanone

Maddalena Trebo è cresciuta in un maso a Marebbe e vive a Badia con il suo compagno e la loro figlia di 10 anni.


Dal 1988 Pierpaolo Bertoli lavora nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige - prima all’Ospedale di Bolzano e dal 1997 all’Ospedale e presso il Comprensorio sanitario di Merano. Inizialmente era Dirigente medico presso la Direzione Medica e poi, dal 2001, Direttore Medico dell’Ospedale di Merano. Dal 2007 ha svolte la funzione di Vice-Coordinatore sanitario ed infine, dall’ottobre 2018, quella di Coordinatore sanitario del Comprensorio sanitario di Merano.

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Pierpaolo Bertoli non è solo un esperto organizzatore e amministratore nel settore sanitario, ma anche un medico con grande esperienza. Bertoli è specialista in igiene e medicina preventiva e può vantare anche altre due specializzazioni in Ortopedia-Traumatologia e Medicina dello Sport. Ha inoltre completato il “Corso di formazione di management per dirigenti amministrativi e sanitari” bandito dalla Provincia autonoma di Bolzano oltre ad un Master in “Health Care Management” presso la University of Salzburg Business School. Pierpaolo Bertoli è stato per molti anni anche medico della squadra di calcio FC Südtirol/Alto Adige.

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Nel dicembre 2012 Julia Müller ha completato la sua formazione in infermieristica presso la Scuola superiore di Sanità Claudiana. Nel 2013, la Müller ha iniziato il suo servizio come infermiera presso la Medicina Est, prima di passare al reparto sub-intensivo nell’autunno 2014. Dal giugno 2018 la Müller fa parte anche del Venoteam e dal gennaio 2019 è Coordinatrice del monitoraggio medico, dell’oncologia e del team di cure palliative dell’ospedale di Bressanone. Nel 2018 Julia Müller ha conseguito il Master in “Terapia endovenosa ed accessi vascolari” presso l’Università telematica Pegaso e nel marzo 2019 ha conseguito un altro Master, presso la stessa università, in “Management per le funzioni di coordinamento nell’area delle professioni sanitarie”. Julia Müller afferma che assumersi responsabilità, collaborare attivamente, raggiungere una qualità dell’assistenza completa e orientata al paziente nonché ottimizzare e mantenere la soddisfazione dei collaboratori e delle collaboratrici rappresenta per lei una grande sfida, che ha accettato con piacere. Una volta all’anno si prende il tempo per partecipare attivamente ad un progetto di volontariato in Tanzania. Julia Müller ama i viaggi, l’alpinismo, lo yoga, il bouldering e lo sport in generale.

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Dal 15 settembre 2019 Pierpaolo Bertoli è il Direttore sanitario reggente.

Dal 1989 Massimo Bernardo svolge la propria attività presso il reparto di Geriatria dell’Ospedale di Bolzano e dal 1999 è responsabile delle Cure Palliative, ruolo che gli ha conferito grande notorietà ben oltre i confini del Comprensorio. Bernardo è anche consulente scientifico dell’associazione “Il papavero - der Mohn”, che si dedica alle necessità dei malati gravi. Nato nel 1961, ha studiato medicina a Padova, dove ha completato anche la formazione specialistica in geriatria. Alla specializzazione sono seguiti corsi di formazione sul tema dell’Etica in Medicina e, nel 2005, un master in Medicina palliativa.

Julia Müller, Bressanone

Sabine Bampi – Bad Bachgart La nuova Coordinatrice del Centro terapeutico di Bad Bachgart è Sabine Bampi. La neo-dirigente ha iniziato la sua carriera infermieristica nel 2003 presso la Clinica Universitaria di Innsbruck, dove fino al 2011 ha lavorato come infermiera nel reparto di Radioterapia. In seguito, si è trasferita presso il reparto di Oncologia dell’Ospedale di Natters, in Tirolo, per poi tornare in Alto Adige e lavorare nel reparto di cure palliative del Martinsbrunn di Merano. Dal 2011 Sabine Bampi lavora per l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige come infermiera nel Centro terapeutico Bad Bachgart. È stata anche coinvolta nella creazione del Servizio di consulenza palliativa presso l’ospedale di Bressanone. Oltre alla laurea in infermieristica conseguita presso l’Università di Verona, la formazione professionale della Bampi comprende un diploma in Pain Nurse, una formazione di co-terapeuta e un master in cure palliative.

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Pierpaolo Bertoli Direttore sanitario reggente

Cure palliative Bolzano

SUL PERSONALE

Il 1° maggio 2019 Michael Aigner è stato incaricato come Primario di Urologia presso l’ospedale di Bressanone. Dal 1999, quasi senza interruzione, svolge la propria attività presso l’ospedale di Bressanone. Nel 2010 è stato nominato Dirigente sostituto e poi Primario facente funzioni di Urologia. Dopo gli studi universitari ad Innsbruck, nel 1998 ha conseguito il diploma di medico specialista a Bressanone e a Bregenz (A). Aigner ha acquisito un alto grado di specializzazione nel campo della chirurgia del carcinoma prostatico con tecnica chirurgica aperta e laparoscopica. Tra le competenze del neo-Primario rientra anche l’assistenza di pazienti degli ospedali di Vipiteno, Brunico e San Candido.

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Da gennaio 2020 Martin Patscheider dirigerà il reparto di ORL presso l’ospedale di Bressanone. Già dal 2005 Patscheider svolge le sue attività nell’ambito dell’otorinolaringoiatria con diversi incarichi presso la Clinica Großhadern di Monaco. Ed è proprio in questa clinica che nel 2011 ha ottenuto la specializzazione in ORL. Nella clinica Großhadern ha acquisito un ampio spettro di capacità chirurgiche e conservative. Nell’ambito della sua pratica clinica ha partecipato notevolmente allo sviluppo dell’ambulatorio di chirurgia somnologica. Altri settori di cui si sta occupando sono la microchirurgia dell’orecchio per la riabilitazione dell’udito e la chirurgia oncologica del tratto aerodigestivo superiore nonché la microchirurgia dell’orecchio con impianti per la riabilitazione uditiva.

Michael Aigner

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Martin Patscheider – ORL Bressanone

La natura e le montagne sono le sue mete preferite e d’inverno le piace fare tour con gli sci da alpinismo. È madre single di una ragazzina di 11 anni e ha adottato il motto buddhista: “Sorridi, e il mondo cambierà”. one # 03/19


+184%

131,5 Mio. SUL PERSONALE

46,8 Mio. 2019

2050

Secondo le stime dell’“Alzheimer‘s Disease International“, circa 46,8 milioni di persone in tutto il mondo sono affette da demenza - e ogni anno vengono diagnosticati circa 7,7 milioni di nuovi casi. A causa dell‘aumento dell‘aspettativa di vita in tutto il mondo - soprattutto nelle Americhe, in Europa e in Asia - la media delle probabilità che una persona possa ammalarsi di demenza sta aumentando significativamente. Un tale aumento vorrebbe dire che in futuro il numero di pazienti potrebbe essere quasi triplicato e nel 2050 potrebbero essere circa 131,5 milioni i/le pazienti affetti/e da demenza. Si tratterebbe di un aumento del 184 percento! La demenza è associata non solo alla sofferenza personale e familiare, ma anche ai costi sociali, che gravano pesantemente sui sistemi sanitari e sociali nazionali. Per quanto riguarda l‘Unione Europea, l‘Alzheimer‘s Disease International ha lanciato un allarme rispetto ai costi delle cure a lungo termine per i pazienti fino al 2060, che potrebbero assorbire circa il 2,5% del prodotto interno lordo totale dei paesi dell‘UE. La situazione non sembra migliore neppure per gli Stati Uniti: se sia le possibilità terapeutiche che di trattamento non miglioreranno significativamente nei prossimi anni, entro il 2050 i costi per i soli pazienti di Alzheimer potrebbero salire a 1,07 trilioni di dollari USA all‘anno. (PAS) FONTE: WWW.STATISTA .COM

1,07 Bil. $

2,5% PIL

Europa 2060

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Stati Uniti 2050

Dall’agosto scorso anche Siglinde Rottensteiner occupa la sua nuova posizione di persona di riferimento per l’assistenza territoriale. La Rottensteiner è in possesso di un Diploma Universitario in Infermieristica e di un Master di primo livello in Geriatria, entrambi conseguiti presso la Scuola Superiore di Sanità Claudiana. Dal 2002 Siglinde Rottensteiner lavora presso l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dove, tra l’altro, dal 2014 al 2016 ha svolto attività di Vicecoordinatrice del reparto di Cure palliative dell’Ospedale provinciale di Bolzano e successivamente è stata infermiera del team mobile sempre per le Cure palliative. La Rottensteiner è anche membro del gruppo di lavoro per la gestione del dolore nelle case di riposo per anziani.

per l’associazione La Strada - Der Weg e successivamente per i servizi sociali della Valle Isarco. Nel 2014 ha completato gli studi in infermieristica presso la Claudiana ed è rientrato in Azienda sanitaria come infermiere - prima presso il distretto sanitario di Brunico, poi a Bressanone ed infine, dal 2015 al 2019, ha lavorato al Pronto Soccorso dell’ospedale provinciale di Bolzano. Dal 1° aprile 2019 Ruzzante è Coordinatore tecnico-assistenziale del reparto di Chirurgia Generale. Davide Ruzzante ama la montagna e i viaggi, è sposato ed ha un figlio di pochi mesi.

Martin Maffei Primario del Servizio di Radioterapia oncologica

Ivana Gutwenger Dal 1° settembre 2019 Ivana Gutwenger è la nuova Primaria del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Bressanone. Già dall’ottobre del 2017 la Gutwenger era responsabile per l’organizzazione del reparto di Anestesia e Medicina intensiva dell’ospedale di Bressanone e da febbraio 2019 ne era Primaria facente funzioni. Nel 2002 Ivana Gutwenger si è laureata presso l’Università di Innsbruck. Ha svolto l’intera formazione per il conseguimento del diploma di medico specialista in anestesiologia presso il “Lehrkrankenhaus der Barmherzigen Bürder” di Ratisbona. Dopo una breve permanenza come medico specialista presso l’ospedale di Bressanone è tornata a Ratisbona dove, fino al 2017, ha prestato servizio come aiuto medico nella branca di anestesia e medicina intensiva. Oltre alla specializzazione, Ivana Gutwenger ha conseguito un’ulteriore qualificazione in medicina d’emergenza, in medicina intensiva, un master in medicina per la terapia del dolore e ha ottenuto l’attestato di manager di sala operatoria.

A fine ottobre Martin Maffei è stato nominato Primario del Servizio di Radioterapia oncologica. Maffei, classe 1977, ha studiato ad Innsbruck e Bologna ed è uno specialista in radioterapia e radio-oncologia. Le sue tappe per la formazione e l’aggiornamento lo hanno portato presso varie strutture europee. Dal 2014 è Viceprimario del Servizio di Radioterapia oncologica e dal 2018 ne è Primario facente funzioni. In questa sua veste è riuscito anche ad attirare a Bolzano esperti ed esperte di alto livello, che hanno preso parte a congressi ed a corsi di formazione.

FOTO SABES

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La forma più comune di demenza è il Morbo di Alzheimer. Nella maggior parte dei casi, la malattia si manifesta solo dopo i 60 anni. Le donne hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare questa malattia. La maggiore aspettativa di vita e gli estrogeni, vale a dire gli ormoni femminili, giocano un ruolo determinante in questo senso.

Davide Ruzzante è collaboratore dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dal 2006, con una breve interruzione. Fino al 2013, Ruzzante ha lavorato come operatore sociosanitario in sala operatoria e per il trasporto pazienti all’ospedale di Bressanone. Ha poi lavorato

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Il termine “demenza” viene comunemente usato per descrivere le malattie croniche del cervello che coincidono con un declino strisciante delle capacità cognitive, emotive e sociali. Il risultato è di solito il bisogno di cure.

Il primo agosto di quest’anno Verena Fink è stata nominata nuova responsabile dello Staff per lo sviluppo organizzativo e di processo. Possiede una “Laurea Specialistica per le Professioni sanitarie in scienze della riabilitazione”, conseguita presso l’Università di Ferrara, e un Master di primo livello in “Metodi e modelli a tutto raggio nelle professioni sanitarie” (Università di Verona) e “Management e funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie” (Unitelma Sapienza di Roma). La Fink è collaboratrice dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dal 1992, da anni è docente presso la Scuola Superiore di Sanità Claudiana e da 5 anni Vicecoordinatrice del Servizio per la Riabilitazione del Comprensorio sanitario di Bolzano.

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Demenza

Davide Ruzzante – Chirurgia Generale

FOTO PRIVAT

Staff – nuovi incarichi

GRAFICO INFORMATIVO


FOTO VERONICA BRUNNER

Da agosto 2019 Christan Dejaco è Primario del Servizio di Reumatologico a livello aziendale. Dejaco lavora presso l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dal 2017 e ha diretto la “struttura semplice” del Servizio Reumatologico con sede all’ospedale di Brunico. Dejaco è nato nel 1980 a Brunico ed è cresciuto in Valdaora. Ha completato i suoi studi di medicina (1999-2004) presso la facoltà di Medicina dell’Università di Innsbruck e fine al 2007 ha svolto un dottorato di ricerca in scienze mediche (Ph.D.). Ha completato la sua formazione specialistica in Medicina interna presso l’Università di Medicina di Innsbruck, l’ospedale Elisabethinen di Klagenfurt e l’Università di Medicina di Graz. A Graz Dejaco ha anche conseguito un master in Business Administration in Health Care and Hospital Management (MBA). Ha inoltre completato la sua formazione come specialista in reumatologia presso l’Università di Medicina di Graz. Dal 2011 al 2016 Christian Dejaco è stato medico senior presso il reparto di Reumatologia della Clinica Universitario di Graz, in Austria, trascorrendo anche diversi mesi all’estero come Research fellow and Honorary Consultant presso il Southend University Hospital di Essex (GB) e come assistente scientifico presso l’ospedale Charitè di Berlino (D). Dejaco è docente privato e professore associato presso l’Università di Medicina di Graz.

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Servizio aziendale di Reumatologia

Gilbert Spizzo Gilbert Spizzo è stato incarico con effetto 01.04.2019 quale Dirigente medico di Medicina interna, Oncologia ed Ematologia presso l’ospedale di Bressanone. Dal 2007 al 2017 ha lavorato presso il Day Hospital internistico dell’ospedale di Merano. Spizzo è stato incaricato dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige di proporre un modello per strutturare la ricerca clinica all’interno dell’Azienda. Gilbert Spizzo si è laureato nel 2000 presso l’Università di Innsbruck dove ha anche conseguito la specializzazione in medicina interna. Durante la sua attività medica presso la Clinica universitaria di Innsbruck ha continuato parallelamente l’attività di ricerca. Ha fondato un suo gruppo di lavoro ed è diventato responsabile del Laboratorio di Oncologia sperimentale presso l’Istituto di Ricerca Oncologica di Innsbruck. Ha pubblicato, insieme ai suoi collaboratori e alle sue collaboratrici, molti lavori scientifici. È stato anche responsabile di un programma di studi clinici sui tumori solidi e ha coordinato uno studio austriaco multicentrico e interdisciplinare sul carcinoma gastrico. Nel 2007 ha conseguito l’abilitazione alla docenza in medicina interna presso l’Università di Innsbruck.

Coordinatrice della Neurochirurgia di Bolzano

Diplomata presso la Scuola “San Francesco” di Bolzano, nel 1995 ha iniziato la sua attività presso il Reparto di Neurochirurgia. Nel 2000 ha conseguito il Diploma di “Tecnico della Gestione Aziendale” e nel 2014 un Master Universitario di I° livello in “Management e Coordinamento delle Professioni Sanitarie”.

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Dal 1° luglio 2019 Daniela Chiocchi è la Coordinatrice della Neurochirurgia di Bolzano. A quarantacinque anni è riuscita a realizzare il proprio sogno lavorativo: essere la Coordinatrice della Neurochirurgia. Bolzanina di nascita, ma veronese d’adozione, da undici anni vive facendo la pendolare per ciò che più le piace: “fare l’infermiera”.

Microplastica nella pancia Un detto popolare afferma che l‘uomo è ciò che mangia. E cosa succede quando mangia la plastica, come invece afferma un nuovo studio? Secondo uno studio condotto dalla University of Newcastle in Australia per conto del WWF (World Wildlife Fund), nell’arco di una settimana, ogni persona consuma in media una quantità di microplastica delle dimensioni di una carta di credito (le dimensioni delle particelle microplastiche variano da micrometri appena visibili all‘occhio a cinque millimetri). Ciò corrisponde a circa 21 grammi di plastica al mese e poco più di 250 grammi di plastica all‘anno. Ma queste particelle di plastica, come entrano nei nostri corpi? Il decadimento della plastica crea particelle microplastiche che inquinano l‘aria, il cibo e l‘acqua. Secondo lo studio, in particolare l‘acqua delle bottiglie di plastica, conterrebbe spesso grandi quantità di queste micro-particelle, ma anche l‘acqua del rubinetto sarebbe uno dei veicoli principali per un elevato consumo involontario di plastica. Esistono tuttavia notevoli differenze geografiche.

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Dal 1° febbraio 2019 sono Coordinatrice del reparto di Oculistica di Bolzano. Ho conseguito il diploma di laurea in infermieristica nel 2000 alla Claudiana. Per 8 anni ho lavorato presso il reparto di Chirurgia generale (ex chirurgia 2) e per 2 anni presso il reparto di Nefrologia, sempre all’ospedale di Bolzano. Negli ultimi 6 anni ho lavorato come Responsabile tecnico-assistenziale, in comando, presso la residenza per anziani Villa Serena dell’Azienda servizi sociali di Bolzano. Questa era la mia prima esperienza come Coordinatrice e negli anni mi ha consentito di acquisire competenze in ambito sociale, organizzativo e di gestione del personale. Sono mamma di tre bambini e nonostante gli impegni lavorativi riesco a conciliare famiglia e lavoro.

SALUTE IN RETE PETER A. SEEBACHER

SALUTE IN RETE

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Alessia Foscarin

A livello globale, il problema dell‘inquinamento da plastica è enorme. La domanda è: che influenza hanno sulla salute le particelle di plastica che entrano nel corpo umano? Se e in che misura queste particelle influiscano sulla salute e sul corpo non è ancora chiaro e questo aspetto non è ancora stato studiato. Alastair Grant, professore presso la University of East Anglia, considera la situazione non molto preoccupante e basso il rischio per la salute correlato al consumo di plastica. „Non credo che si possa dimostrare che l‘assorbimento di particelle di plastica nelle quantità indicate rappresenti un rischio per la salute“, conclude Grant. Il futuro mostrerà se e in che misura il professore abbia ragione. La relazione sullo studio e l‘articolo completo sono disponibili a questo link (in inglese) https://www.newcastle.edu. au/newsroom/featured/plastic-ingestionby-people-could-be-equating-to-a-creditcard-a-week

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Homepage: www.asdaa.it Prenotazione prima visita (Chirurgia generale, Oculistica, Dermatologia, Cardiologia, ORL , Psichiatria, Urologia e Neurologia, nonché colonscopia e prestazioni radiologiche): www.asdaa.it/prenotazioneonline Dove è possibile usufruire di una prestazione nel più breve tempo possibile?: www.asdaa. it/tempidiprenotazione Offerte di lavoro, novità sui trattamenti sanitari, modalità di prenotazione, servizi presso ambulatori/reparti: www.asdaa.it/news Consigli pratici per la salute: www.asdaa.it/prevenzione Questa edizione è online su: www. L’AZIENDA SANITARIA DELL’ALTO ADIGE ONLINE

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COLOPHON one–il magazine dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige NUMERO 3 /2019 (Aut. Pres.Trib. BZ Nr. 17/2002 R.ST.17.09.02) EDITORE: Azienda sanitaria dell‘ Alto Adige, via Cassa di Risparmio. 4, 39100 Bolzano DIRET TORE RESPONSABILE: Lukas Raffl COORDINAZIONE : Peter A. Seebacher REDAZIONE: Evelyn Gruber-Fischnaller (EGF) , Ulrike Kalser (UK ) , Veronika Brunner ( VB) , Marina Cattoi (MC) , Sabine Flarer (SF) , Maria Hechensteiner (MH) , Lukas Raffl (LR) , Peter A. Seebacher (PAS) TR ADUZIONI: Tatiana De Bonis, Emanuela Covi, Ulrike Kalser, Peter A. Seebacher, Martin Karbon,Evelyn Gruber-Fischnaller, Sabine Flarer GR AFIC A: Gruppe Gut Gestaltung OHG, via Cappucini 8/15, 39100 Bolzano PUBBLIC AZIONE: trimestrale INDIRIZZO DELL A REDAZIONE: Ripartizione Comunicazione, Marketing e Relazioni con il Pubblico, via Cassa di Risparmio 2, 39100 Bolzano TEL: +39 0471 907138 E-MAIL: one@sabes.it WEB: www.sabes.it STAMPA: Fotolito Varesco Alfred Srl, Via Nazionale 57, I-39040 Ora

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Il magazine dell'Azienda sanitaria dell'Alto Adige

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