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Parrocchia Santuario

Maria SS.ma dell’Aiuto in Catania

Storia, devozione e missione


Parrocchia Santuario Maria SS.ma dell’Aiuto v

Per il Cinquantesimo di Sacerdozio di Mons.Carmelo Smedila v

1962 - 29 luglio - 2012


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iunto, con la Grazia di Dio, al traguardo dei miei cinquant’anni di Sacerdozio, per volontà di Dio tutti spesi in questa comunità parrocchiale di S. Maria dell’Aiuto, ho sentito il bisogno, prima di intraprendere il viale del tramonto, di trasmettere ai posteri il prezioso patrimonio di ricordi e vissuti che costituiscono la memoria storica di questo lungo tempo, pienamente consapevole dell’importanza che la stessa riveste nella vita dell’uomo, poiché, come diceva il grande Papa Giovanni Paolo II, “un uomo senza memoria è un uomo senza futuro”. Così nasce questo lavoro, che attraverso i documenti storici tesse il filo della storia della nostra comunità parrocchiale e raccoglie in armoniosa sequenza le innumerevoli vicende legate ai tantissimi personaggi che nel corso di questi lunghi anni hanno incrociato la mia vita e la mia esperienza di uomo, di sacerdote e di parroco. Nella speranza che la lettura di questo testo possa risultare piacevole a molti e col vivo auspicio di aver reso un servizio utile e gradito alla mia comunità, ringrazio vivamente quanti hanno collaborato alla riuscita di questo lavoro, in particolare il Cav. Piersanti Serrano, la dott.ssa Giuliana Cacciola, il dott. Orazio D’Antoni, l’architetto Giuseppe Giunta, mio cugino Padre Francesco Costa O.F.M. Conv. per la ricerca e la traduzione dei testi antichi, il Graphic designer Alessandro Favara che ha curato l’impaginazione e la realizzazione di parte degli scatti fotografici e il prof. Raffaele Manduca che ha curato la prefazione. † Mons. Carmelo Smedila


Prefazione

Prefazione

lungo, e non solo per tutta l’antichità, il cuore non è stato esclusivamente la sede delle passioni, ma il luogo della conoscenza. Il ricordo, nella sua accezione etimologica più profonda, rimanda così a un vero e proprio processo conoscitivo, oggi dimenticato e perfino inusuale in una società e all’interno di una cultura segnata dalla freddezza e dal neutrale, quasi naturale, disinteresse che la razionalità pretende perché una qualsivoglia operazione cognitiva possa considerarsi corretta. Ricordare, far passare attraverso il cuore, appare, invece, il tratto più evidente e significativo che emerge da questa raccolta di materiali relativi alla storia della Parrocchia Santa Maria dell’Aiuto di Catania; un contributo, non a caso, voluto in occasione dei cinquant’anni di sacerdozio di monsignor Carmelo Smedila che dell’Aiuto è stato, ed è, animatore instancabile. I riferimenti al tempio catanese qui proposti solo in apparenza si configurano come storia minore; con la sua carica di religiosità e con i suoi rimandi alle vicende cittadine e dell’intera cattolicità, anche attraverso figure come quella di Maddalena Morano che hanno incrociato la vita della parrocchia, definiscono, semmai, un punto di vista, più proficuo e interessante, di natura microstorica. Così è anche per l’iconografia interna al tempio (Giuliana Cacciola) che ci parla del forte impatto della Riforma cattolica nell’immaginario e nella pratica religiosa dell’Aiuto, evidente nella proposta dei grandi modelli di santità, di feste e devozioni, che hanno segnato, e ancora oggi accompagnano, il vissuto degli uomini e delle donne che al tempio hanno fatto riferimento almeno negli ultimi quattro-cinque secoli. Su tutto giganteggia il culto mariano, epifania paradigmatica del ruolo avuto dalla Madonna sia nel contesto catanese che come ponte fra Roma e il territorio. A questo riguardo non pare senza importanza notare come nel tempio sedimentino, si sovrappongano e convivano, in maniera del tutto naturale, livelli devozionali distinti sia rispetto alla loro origine che al contesto originario di provenienza, ma comunque voluti da precisi indirizzi da parte di membri importanti dell’élite clericale locale fra sei e settecento. Da un lato l’icona, alla base stessa della re-intitolazione del tempio, le cui ascendenze affondano nel riferimento ai grandi quadri generali relativi allo scontro, all’apice fra cinque e seicento, fra le civiltà cristiana e musulmana (Piersanti Serrano), la cui istituzionalizzazione fa seguito però al successo di una devozione fortemente incardinata nel territorio, nella strada, nel popolo catanese, traslata all’interno del tempio nel 1641; dall’altro, la rinnovata unione all’ecumene cristiano attraverso l’assunzione e la promozione di una devozione universale, e romana, dalle lontane ascendenze crociate, promossa dal canonico Giuseppe Lauria nel settecento, con la costruzione della copia della Santa Casa di Loreto e la devozione alla Madonna Nera. Appartenenza cittadina e proiezione cattolica universale appaiono così le coordinate fondamentali del tempio dell’Aiuto e rendono conto di come l’assimilazione del cristianesimo, anche di quello popolare e devozionale, sia tutt’altro che un tratto originario e naturale, dato una volta per tutte, ma che in esso si possono individuare posizioni, scelte e costruzioni del vissuto, del linguaggio e della storia di uomini e donne credenti. Questi pilastri devozionali e popolari restano alla base delle vicenda dell’Aiuto nei secoli successivi fino ad arrivare al presente, che appare l’altra parte importante cui il testo fa riferimento. Troppo forti sono qui i rimandi per non vedere come essi siano destinati ad

orientare il ricordo fornendoci alcuni elementi utili di comprensione. Si tratta, in primo luogo, dell’esperienza e del vissuto di parroco di monsignor Smedila lungo tutto l’ultimo mezzo secolo cui si accompagnano i ricordi di un laico (Orazio D’Antoni) a partire dagli anni settanta del novecento. I due contributi si pongono così al crocevia di un periodo di forti mutamenti ecclesiali, ma anche sociali e civili, e consentono di intravedere bagliori significativi di vita cattolica e di impegno pastorale nella parrocchia catanese, mentre non manca il riferimento a momenti recenti di conservazione del patrimonio edilizio e artistico del tempio (Giuseppe Giunta). In questo contesto rilevante è l’apparato documentario fotografico con rinvii non solo ai luoghi e al deposito artistico, ma anche ai volti e a qualche vicenda di persone che all’Aiuto sono transitate o hanno consumato parti più o meno importanti della propria traiettoria esistenziale e di fede. Appare qui chiaro in che modo il ricordo può costituire la base di una comprensione, se non migliore, almeno più completa dove, fra l’altro, vi è posto per atteggiamenti positivi di compassione verso il passato. Attraverso l’immagine e il cuore anche l’intelletto e la ragione possono, infatti, facendola in certo modo propria, comprendere le ragioni di una vita cristiana, in parte diversa da quella odierna ma, comunque, altrettanto legittima e giustificata; per niente irrazionale e fatta di manifestazioni che oggi s’usa definire semplicemente, e con ignoranza, folkloristiche. Il vissuto cristiano, nel passato come nel presente, ha, infatti, e deve, continuamente e incessantemente, apprendere e riapprendere, a ogni generazione, l’Evangelo nelle forme, culturali, mentali e storico sociali proprie, di ciascuna epoca. †

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Raffaele Manduca

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Cenni storici sulla Chiesa Parrocchiale S. Maria dell’Aiuto già S. Pietro delli Carri in Catania Piersanti Serrano

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Cenni Storici

’attuale chiesa di S. Maria dell’ Aiuto ha origini antichissime. Dai documenti storici pervenutici e miracolosamente sfuggiti agli eventi calamitosi naturali nonché alle distruzioni operate per mano dell’uomo, le prime notizie certe relative a tale monumento si hanno a partire dal 1308, data in cui si sa che la chiesa era già aperta al culto, contrariamente a quanto asserito dal Privitera che nel suo Annuario Catanese ne fa risalire la fondazione solo al 1372. La chiesa, detta allora S. Pietro delli carri, sorgeva sul piano omonimo e dava il nome al rione, chiamato appunto S. Pietro, così come possiamo facilmente evincere anche dalla pianta prospettica di Catania del Mortier (1556). Esso, confinava con le circoscrizioni sacramentali di S. Marina e S. Lorenzo. Il Privitera scrive che la detta chiesa di S. Marina trae le sue origini nell’anno 1384 sotto il nome di S. Anna dei Casalini (altro rione viciniore) quando invece consta che la prima già La facciata prima dell’ultimo restauro esisteva ai primi del 1300 e la seconda, indicata nel 1478 agli Atti della Curia, era ancora aperta al culto nel 1515. Pare evidente, quindi, che sorgendo entrambe in contrada S. Jacobo seu Santa Marina siano finite per fondersi ma solo molto dopo. La chiesa di S. Marina, filiale sacramentale sin dal 1478, sorgeva nei pressi dell’attuale via pozzo Mulino, dando le spalle al pozzo di Ugolino, dove secondo la tradizione venne gettato il capo del compatrono S. Euplio dopo essere stato decapitato nel

vicino foro. Resti della settecentesca chiesa, ricostruita dopo il terremoto del 1693 nel medesimo luogo, sono visibili sull’attuale via pozzo Mulino. Ritornando a trattare della chiesa di S. Pietro delli carri, il titolo originario sotto cui nasce il tempio è appunto quello di S. Pietro. La devozione per il Principe degli Apostoli è stata sempre molto diffusa e forte qui a Catania, a causa del legame quasi leggendario del Santo con le vicende della storia del martirio dell’amatissima Patrona S. Agata che lo vogliono quale legato di Cristo al fine di sanare il corpo martoriato della invitta eroina. Dunque, il sentimento di gratitudine era così diffuso nella cittadinanza che ben due chiese in onore e memoria del medesimo furono erette: una sopra il carcere della Santa ed un’altra dentro le mura della città (Carrera). Così è da spiegarsi la concessione del 20 giugno 1415, da parte dei Giurati civici “di un pezzo di terreno ad effetto di farne un

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di pietra lavica ), un calice con sei lacune smaltate e “laborato a fogli di viti” nonché una “casula de serico laborato diversi modo cum quibus animalibus” (Visita luglio1574 ) e un lampadario “di ere albo”. Con l’erezione in Collegiata della Chiesa di Santa Maria dell’Elemosina (1446) le rendite della chiesa di S. Pietro furono annesse alle prebende del nuovo Capitolo. Nel 1635 vi si trasferì la Congregazione dei Sacerdoti secolari per il mutuo soccorso dei SS. App. Pietro e Paolo, istituita un anno prima presso la vicina ed ormai scomparsa chiesa dei SS. App. Simone e Giuda. Il 3 novembre 1641, all’interno della chiesa, “per la frequenza dei miracoli” (così come attestano gli storici G. B. De Grossis, P. Carrera, Fr. Privitera e V. Amico) fu solennemente traslata con gran concorso e tripudio di popolo la prodigiosa effige della Vergine Ss.ma venerata, fino ad allora in un’edicola della pubblica via in prossimità della chiesa sacramentale di S. Marina, sotto il titolo di Auxilium Christianorum. Nello specifico G. B. De Grossis scrive: “ Dopo che fu designata come parrocchia (S. Pietro Ap.) fu sempre frequentatissima di popolo. Ai nostri tempi è assai più frequente il concorso di popolo, sia a motivo di Religione, sia per la sacra Immagine della Madre di Dio, chiamata dell’Aiuto, ivi traEffigie di Maria S.s. dell’Aiuto prima del 1977 sferita nell’anno in cui scri-

orto, seu cortile, per utilità e servizio di essa” (Giuliana Rizzari). Infatti, la chiesa di S. Pietro era sita in un grande cortile, dentro il quale poi fu fabbricata la chiesa di S. Maria della Misericordia con un orto retrostante cui diede il nome e a cui era contigua una certa cappella sotto il titolo di S. Gregorio. L’orto della Madonna della Misericordia e l’intero complesso edilizio, assieme alle chiese di S. Giacomo degli Spagnoli e dei SS. App. Simone e Giuda, si ergevano a ridosso dei resti della naumachia e delle mura cittadine che si snodavano dalla retrostante porta della Decima. Nella chiesa di S. Pietro delli carri trovavansi quattro altari dedicati ai SS. App. Pietro e Paolo, SS. Crocifisso, S. Antonio di Padova e S. Leonardo “dipicti in pariete” (Visita 1673), un fonte battesimale marmoreo ( mentre in quasi tutte le altre chiese era

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viamo queste cose, 1641 a 3 novembre, la quale immagine opera tutti i giorni assai illustri miracoli (perillustria miracula in dies operante).” A queste parole fa eco l’Abate Vito Amico Statella: “(La chiesa dei SS. App. Pietro e Paolo) oggi viene chiamata col titolo di S. Maria dell’Aiuto, per essere stata trasferita in detta chiesa, l’anno 1641, 3 novembre, l’immagine assai devota della Madre di Dio, la quale è onorata con grande concorso di popolo, che va a sciogliere i suoi voti ai piedi di essa”. Ma di ancor più rilievo sono le parole del Privitera che oltre a sottolineare la solennità con cui si svolse la sacra traslazione si definisce testimone oculare dello storico evento: “L’anno 1641 a 3 novembre detta chiesa (SS. App. Pietro e Paolo) fu decorata con l’immagine di Ns. Signora dell’Aiuto, trasportata dalla parte di fuori della strada pubblica, dove per la frequenza delli miracoli alla pietosa devozione de confluenti fu condotta in detta chiesa con solennità alle 3 di Novembre l’An. predetto, essendo io anco presente da figliolo”. La decisione fu il frutto di un comune accordo tra il Vescovo di allora, Mons. Ottavio Branciforte (1638-1646) ed il Senato cittadino, al fine di non intralciare la viabilità urbana, considerata la grande moltitudine di fedeli che innanzi a quell’immagine sostavano in preghiera e al fine di dare maggior decoro alla stessa. Così, la scelta ricadde sulla vicina chiesa di S. Pietro delli carri che fra tutte si prestava al meglio per lo svolgersi delle grandi e solenni sacre funzioni. Distrutta quasi interamente dal terremoto del 1693 la chiesa di S. Pietro e Paolo fu ricostruita e abbellita dagli zelanti sacerdoti membri della Congregazione, mutandone però questa volta il titolo in Sancta Maria de Auxilio. Tanti i nomi dei benefattori e benemeriti che contribuirono con indefesso ardore alla rinascita spirituale ed artistica del risorto tempio, decorandolo ed arricchendolo a perpetua memoria di esemplare

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devozione filiale per la Vergine Ss.ma e grande zelo sacerdotale. Tra questi, due fulgidi esempi basta menzionare, il Can. Don Francesco Lullo (Tesoriere della Congregazione Sacerdotale SS. App. Piretro e Paolo ed illustrissimo Capitolare dell’insigne Basilica Collegiata di S. Maria dell’Elemosina in Catania) - alle cui cospicue e generose finanze si deve l’acquisto di gran parte degli arredi, suppellettili e argenterie nonché la realizzazione della pavimentazione marmorea della chiesa - ed il Can. Don Pietro Giuseppe Lauria (Canonico Tesoriere della Basilica Cattedrale di Catania e Rettore del Seminario dei Chierici), alla cui fine sensibilità artistica ed estetica, larga magnanimità e sincero amore sacerdotale si devono la realizzazione di quei bellissimi poemi marmorei rappresentati dall’altare maggiore del tempio1 (1711-1712) e dalla vicina Casa di Loreto (1740), cui più avanti in quest’opera si farà cenno.

Canonico Francesco Lullo

Can. Don Pietro Giuseppe Lauria

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Cfr. Atto Notarile riportato in appendice

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Cenni Storici Una svolta significativa nella storia della chiesa di S. Maria dell’Aiuto, a cento e più anni dalla ricostruzione, è rappresentata da una data, l’11 gennaio 1796, giorno in cui, a seguito della riorganizzazione delle chiese sacramentali della Diocesi, fu eretta in chiesa filiale sacramentale2 (curata) dal Vescovo Corrado Maria Deodati de Moncada, in sostituzione della anzidetta antica chiesa di S. Marina che fino ad allora aveva detenuto ininterrottamente la Cura d’anime. Da questo momento, dunque, ha inizio la storia della “parrocchia”, intesa non certamente come persona giuridica canonica, per la quale cosa bisognerà attendere, come vedremo, il 1949, ma in senso più propriamente pastorale – sacramentale. Così, una nuova figura sacerdotale si insedierà nella chiesa di Santa Maria dell’Aiuto, quella appunto del Cappellano Curato, nominato ad nutum dal Vescovo e che in un certo qual modo, secondo il diritto allora vigente, esercitava di fatto tutte quelle mansioni e facoltà che sono proprie e pertinenti a quello che sarà il futuro ufficio di parroco. Su quanto detto, va sottolineato un aspetto che ai profani del Diritto sembrerà quanto mai singolare, se non anche per certi aspetti bizzarro ma che pur tuttavia tale non è, e cioè che il Cappellano Curato, stipendiato direttamente dal Vescovo, rimarrà sempre e solo un ospite della Congregazione sacerdotale SS. App. Pietro e Paolo, con la quale i rapporti saranno disciplinati da un dettagliatissimo contratto stipulato tra la stessa ed il Vescovo. Per tutto l’ottocento, la chiesa di S. Maria dell’Aiuto, con la sua Congregazione e la sua Cappellania curata, attraverserà tra alti e bassi le complesse vicende storico-politico-sociali che caratterizzeranno l’intero secolo e non solo, mantenendo un ruolo di centralità e di primo piano nell’assetto ecclesiale cittadino, divenendo uno dei templi mariani più frequentati ed importanti della città. Si pensi, a tal proposito, che in un decreto del Beato Cardinale

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Cfr. Atto di Trasferimento della chiesa sacramentale di S. Marina in S. Maria dell’Aiuto in Catania 1796 (tradotto da P. Fr. Costa O.F.M. Conv.) riportato in appendice.

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Giuseppe Benedetto Dusmet, emanato per il Giubileo Universale del 1875, la chiesa viene inserita tra le quattro tappe obbligate che i fedeli devono raggiungere per poter lucrare l’indulgenza plenaria giubilare: «Le opere ingiunte, giova ripeterle per maggiore chiarezza, sono le seguenti: avvicinarsi con pentimento al Sacramento della Penitenza e ricevere la Santa Comunione. Visitare per quindici volte Beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet in distinti quindici giorni quattro chiese che per Catania saranno: la Cattedrale, la Collegiata di Santa Maria dell’Elemosina, la Madonna dell’Aiuto e San Biagio»3. Tale centralità era anche riflesso della grande vivacità pastorale e caritatevole che la “parrocchia” dell’Aiuto viveva in quegli anni, così come continuerà a farlo successivamente per tutta la prima metà del XX sec. attraverso anche il Circolo Operaio S. Giuseppe, aderendo, d’altra parte, a quelle incisive esortazioni pastorali che all’Arcidiocesi tutta pervenivano dagli episcopati Dusmet e Nava. Infatti, proprio vicinissimo alla chiesa dell’Aiuto, la cui azione pastorale era guidata dal Curato don Vincenzo Sciacca e dal suo Vicecurato don Pasquale Maglia, si insediarono ed operarono, per la prima volta a Catania (1881), a cavallo tra l’episcopato del Card. Giuseppe Benedetto Dusmet (1867-1894) e 3

Notificazione di Monsignore Arcivescovo di Catania per il Giubileo Universale del 1875, Catania, Tip. C. Galatola, 1874.

Cenni Storici

Card. Giuseppe Francica Nava di Bondifè

Beata Maddalena Morano

quello del Card. Giuseppe Francica Nava di Bondifè (1894-1928), le Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da quell’angelo della carità e della catechesi quale fu la Beata Maddalena Morano (1847 – 1908), Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la quale istituì, proprio in S. Maria dell’Aiuto nel 1898, il primo Oratorio femminile, quando le scuole femminili delle Figlie di Maria Ausiliatrice non erano ancora organizzate4. Giunti così, dopo questo breve e veloce excursus, ai primi anni del secolo XX, non possiamo sottrarci al dovere, per ragioni di carattere storico sì, ma soprattutto perchè figli riconoscenti, di rievocare chi ci ha preceduto tanto adoperandosi e spendendosi in anima e corpo, nel diffondere ed infondere nel popolo di Dio lo zelo per la Vergine SS.ma dell’Aiuto, incoraggiando tutte quelle manifestazioni esterne di

filiale affetto verso la Madre celeste che ancora oggi sono a nostri cuori oltremodo care. Il ricordo, quindi, va al Rev.mo Can. Don Rosario Santagati, Curato di S.M. dell’Aiuto, dal 1914 al 1947, poi eletto membro dell’Insigne Capitolo della Basilica Collegiata di S. Maria dell’Elemosina in Catania, il 6 Gennaio 1953. Egli, fulgido esempio di sacerdotale virtù, tanto si spese perché il culto alla Vergine Ss.ma dell’Aiuto restasse forte e si consolidasse anche al di fuori del territorio parrocchiale, tanto si dedicò ad infervorare i cuori dei vicini e dei lontani, e con questi sentimenti e questo ardore sacerdotale, che trasmise al nipote Sac. Don Mario Santagati, primo parroco di S.M. dell’Aiuto, preparò e guidò lo storico passaggio da chiesa Curata a Parrocchia. †

Canonico Rosario Santagati

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Cfr. Il nuovo anno catechistico, in Bollettino Ecclesiastico, Il nuovo anno catechistico,(La premiazione catechistica dell’oratorio femminile di S. Maria dell’Aiuto), 4 [24 marzo e 9 novembre 1900] 84-85, 230.

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Sacerdote Mario Santagati

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti

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l Santuario della Madonna dell’Aiuto con il suo maestoso prospetto di pietra calcarea, si affaccia sulla piazzetta omonima che si allarga alla fine di via San Giovanni ed è preceduta da un sagrato soprelevato chiuso da un cancello di ferro. L’edificio sacro è incastonato in un isolato che appartiene al quartiere di San Cristoforo, uno dei più caratteristici di Catania che è stato inserito recentemente a pieno titolo negli itinerari artistici della città, poiché racchiude un numero considerevole di monumenti che meritano di essere visitati. L’isolato su cui sorge la chiesa era addossato, prima dell’eruzione del 1669, su di un tratto della cinta muraria cinquecentesca e si protendeva sui territori della piana di Catania, la cui ricchezza e fertilità erano leggendarie. Il maestoso prospetto barocco della Chiesa si erge su una scalinata in pietra lavica; la facciata della chiesa di Santa Maria dell’Aiuto realizzata da Antonino Battaglia1, presenta dieci colonne tufacee in stile ionico composito, con capitelli corinzi e festoni.

Documentazione artistica e descrizione di monumenti, altari, quadri e candelabri all’interno del Santuario della Madonna dell’Aiuto Giuliana Cacciola

foto di Alessandro

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Cfr. AA.VV., «Guida Sicilia» in «Guida d’Italia», proprietà artistico-letteraria del Touring Editore, Milano 1989 (VI edizione), cap. 15 “Catania, la città antica”, p. 707: Antonino Battaglia (Catania 1750-1815)

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architetto figlio del famoso Francesco Battaglia, anch’egli architetto, contribuì all’opera di riedificazione della città di Catania, dopo il disastroso terremoto del 1693.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Al centro della facciata un bel balcone balaustrato dà luce all’interno della chiesa.

Nella parte superiore, sopra il cornicione, si ergono in corrispondenza altre quattro colonne in stile corinzio, chiuse da un timpano, al centro del quale si trova il monogramma di Maria, circuito da una gloria di sei angeli in marmo ad alto rilievo.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Ad occidente si erge imponente la torre campanaria di forma quadrangolare che termina con una guglia ed è provvista di un grande orologio ripristinato nel 1986, grazie all’intervento di Monsignor Carmelo Smedila. Al di sopra del portale d’ingresso è stata posta nel novembre del 1952, un’opera scultorea in marmo bianco raffigurante la Madonna con il bambino, benedetta dall’Arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio nel mese di novembre dello stesso anno.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti L’interno della chiesa si estende lungo un’unica navata illuminata da cinque grandi finestre rettangolari ed è suddiviso in quattro altari laterali: il primo a sinistra possiede una tela di S. Francesco di Sales del secolo XVIII; il secondo ricco di reliquie è quello del Crocifisso, impreziosito da 24 teche; il primo a destra è una copia del martirio di S. Agata, opera di F. Paladini, conservato nella cattedrale; il secondo riproduce gli Apostoli Pietro e Paolo. All’interno la volta è decorata da stucchi in oro con scritte e simboli mariani. L’altare maggiore della chiesa è uno straordinario capolavoro d’arte ed una magnifica espressione di devozione a Maria. Nel suo schema ricorda gli altari barocchi di Roma, sia per la suntuosità che per la preziosità delle colonne che lo compongono.2

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Al centro di una ricca cornice settecentesca in argento sbalzato, vi è la tela della Madonna dell’Aiuto, traslata nel 16413. La tela è opera della fine del secolo XVI; il dipinto, salvato dalla lava del 1669 e scampato al terremoto del 1693, è stato di recente oggetto di un restauro effettuato dalla soprintendenza per vivo interessamento del Parroco Sac. Carmelo Smedila nel 1977.

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Il 1º Maggio 1960, Sua Ecc.za Mons. Guido Luigi Bentivoglio, aderendo alla richiesta del Parroco Mario Santagati ed al voto dei fedeli, erigeva con suo decreto la chiesa della Madonna dell’Aiuto a Santuario Mariano. Il 1º Luglio dell’anno 1962 la sacra immagine venne poi incoronata con decreto del Capitolo Vaticano. La notte del 24 giugno 1977 fu derubata delle corone e successivamente, il 24 Maggio del 1979, i fedeli di S. Maria dell’Aiuto, uniti al Parroco Sacerdote Carmelo Smedila, vollero che la sacra effigie venisse incoronata per mano di Sua Em.za Rev. ma il Cardinale Francesco Carpino, alla presenza di S. E. Mons. Domenico Pichinenna, Arcivescovo di Catania, e delle autorità civili e militari.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Sull’altare maggiore nell’abside, sono collocate inoltre due splendide statue in gesso bianco scolpito, raffiguranti i S. Apostoli Pietro e Paolo e alte 210 cm, risalenti alla prima metà del XVIII secolo.

All’ingresso del presbiterio troviamo un cancelletto di balaustra a sviluppo concavo, montato su cardini murati su cancello ligneo, recante un monogramma mariano del secolo XVIII.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Sempre nel presbiterio troviamo uno sportello di tabernacolo con Fons Vitae incernierato.

Ai lati della balaustra del presbiterio troviamo una splendida coppia di candelabri che risalgono all’ultimo quarto del XVIII secolo.

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Sul lato sinistro accanto il presbiterio, possiamo poi osservare murato a pavimento, il “Fonte battesimale in marmo bianco scolpito�, risalente al XIX secolo, con copri fonte ligneo con colomba dorata.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Guardando verso l’altare maggiore, appeso a parete sul versante sinistro della navata unica, arcata cieca prima, troviamo il “dipinto della Predica di San Francesco di Sales”, tela appartenente alla prima metà del secolo XVIII, realizzato in olio su tela, incastonato in una cornice di legno intagliato, risalente anch’esso alla prima metà del secolo XVIII.

Passando alla parte destra della navata unica, nell’arcata cieca prima, notiamo appeso a parete il “dipinto del Martirio di Sant’Agata” con cornice risalente alla prima metà del secolo XVIII . Si tratta di una copia del dipinto su tela conservato nella cattedrale di Catania, realizzato da Filippo Paladini4. Il dipinto, raffigurante la Santa protettrice di Catania, realizzato in olio su tela, è adagiato su una cornice in legno intagliato dorato, anch’essa della prima metà del secolo XVIII.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti Proseguendo sul lato sinistro, lungo l’arcata cieca seconda della navata unica, appeso a parete, troviamo il “reliquiario a tabella”, risalente al XIX secolo; nel reliquiario è appeso, inoltre, un crocifisso in legno scolpito, risalente anch’esso al XIX secolo. In basso troviamo il “dipinto della Madonna Addolorata”, trafitta da un pugnale in bronzo, dipinto realizzato in olio su tela e risalente alla seconda metà del XVIII secolo.

Lungo l’arcata cieca seconda della navata unica, sulla parete destra, osserviamo un dipinto che riproduce gli Apostoli Pietro e Paolo, realizzato in olio su tela, con cornice in legno intagliato dorato. Il dipinto è stato restaurato nel 2003 a cura dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti

Appoggiato sul pavimento della cantoria troviamo la “mostra di Organo”, opera in legno intagliato dipinto e dorato, risalente alla prima metà del XVIII. L’organo è ben coservato e tuttora utilizzato durante le funzioni religiose.

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Documentazione artistica e descrizione di monumenti

Documentazione artistica e descrizione di monumenti

Sempre all’interno della sacrestia è collocato il mobile con il “dipinto della Visitazione” che riproduce la visita di Maria a Sant’Elisabetta, realizzato in olio su tela, risalente alla prima metà del XVIII secolo. †

Spostandoci poi verso la sacrestia, sulla parete d’ingresso scorgiamo lo splendido “dipinto raffigurante la Sacra Famiglia con S. Anna e S. Giovannino”, realizzato in olio su tela, risalente alla seconda metà del XIX secolo, quadro proveniente dalla chiesa di S. Giovanni (sita una volta tra via S. Giovanni e via Garibaldi) distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra.

Ed infine sempre all’interno, sul fronte destro, appeso a parete, notiamo il “dipinto di S. Filippo Neri”, realizzato in olio su tela, risalente al XVIII secolo.

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La Santa Casa di Loreto Giuliana Cacciola

foto di Alessandro

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La Santa Casa di Loreto

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n un vano rettangolare attiguo alla Chiesa di S. Maria dell’Aiuto sorge la Cappella della Madonna di Loreto, edificata intorno al 1740 per volere e a spese del Canonico della Cattedrale, don Lauria che, devoto seguace dell’antico culto della Madonna Lauretana, dopo aver visitato il Santuario, volle costruire a Catania, dove il culto della Madonna di Loreto è documentato sin da tempi molto remoti, la replica della Santa Casa. L’esistenza del Santuario Lauretano rimanda alla ben nota leggenda. Si narra che nel 1291, dopo l’invasione della Palestina da parte dei Maomettani, la Santa Casa, dove la Madonna era nata e aveva ricevuto l’annuncio dell’Angelo e dove Gesù era vissuto dopo il ritorno dall’Egitto sino al trentesimo anno d’età, fosse trasportata dagli angeli da Nazareth sul colle di Tersatto presso Fiume e poi nel 1294 in un bosco di lauri vicino a Recanati, da dove fu infine traslata dagli angeli a Loreto. In questa leggenda i Francescani, cui la Santa Casa è affidata, si sono preoccupati di rintracciare un fondamento storico credibile e sostengono

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La Santa Casa di Loreto

che le mura della Santa Casa furono portati come reliquie nelle Marche da membri della famiglia De Angelis che avevano preso parte alle Crociate. La Santa Casa fu edificata intorno al 1740 per voler di Don Giuseppe Lauria, canonico della chiesa cattedrale, ed è sita in un vano rettangolare attiguo alle due chiese dei SS. Apostoli Pietro e Paolo (dal 1641 denominata Santa Maria dell’Aiuto) e della Beata Vergine della Misericordia (dal 1754 oratorio di SS. Giacomo e Cristoforo). Don Lauria fece preparare a Loreto, con argilla impastata alla polvere spazzata per devozione dai fedeli nella Santa Casa, i modelli della parte scultorea, fece cuocere i mattoni, fece rilevare le parti interne e quelle esterne della Cappella; fece poi trasportare tutto il materiale a Catania, dove affidò l’incarico della costruzione a fabbri murari e l’esecuzione dei rilievi al palermitano Michele Orlando che per le facciate est ed ovest si avvalse dell’opera del figlio Giuseppe secondo alcuni, del palermitano Giambattista Marino secondo altri. Costituito da un vano ret-

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tangolare delimitato in alto da un cornicione su quale si leva il “dammuso col suo cubbolino”, la Cappella doveva essere fedele replica dell’originale, tanto che sulle pareti interne di mattoni a vista furono disposte zone di dipinti ad imitazione degli avanzi di affreschi dei secc. XIV e XV rimasti sulle pareti della Santa Casa Lauretana. Sulle pareti esterne si snoda la decorazione marmorea con Sibille, Profeti e rilievi ispirati alla vita della Vergine ad imitazione dell’originale, all’interno dei pannelli divisi dalle lesene scanalate sono raffigurati episodi della vita di Maria precisamente: la “Natività di Maria”; lo “Sposalizio della Vergine” (Maria si congiunge a Giuseppe, seguendo l’iconografia cara al grande Raffaello); l’“Annunciazione”; la “Visitazione” (Maria abbraccia teneramente Elisabetta, futura madre del Battista); il “Censimento”; la “Natività di Cristo” (Gesù nasce per gli uomini di buona volontà); la “Adorazione dei Re Magi”; “Il Transito della Vergine”; la “Traslazione della Casa di Loreto” (gli Angeli trasferiscono la Santa Casa, dalla Palestina al col-

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e lo storico settecentesco Vito Amico, celebre studioso benedettino autore della «Catania Illustrata» (1740-1746) narra anche come essi costituirono:

le di Loreto, dove i pellegrini potranno ammirarla). La riproduzione della “Santa Casa di Loreto”, rispetta l’armonia e le proporzioni di quella originale. È importante sottolineare però che alcuni particolari, come i medaglioni laterali con le figure di Gioacchino e Anna e Giuseppe e Maria e come i simbolismi legati alla Verginità di Maria si scostino dall’originale e rispecchiano fedelmente la religiosità settecentesca nutrita di nuovi stimoli e conoscenze teologiche. Da alcuni atti notarili si ricava che la nuova chiesa della Santa Casa fu eseguita

“...il dammuso della Santa Casa, con suo cubbolino e cornicione giusta il disegno stampato, la nicchia e antinicchia dove vedesi situare la statua della Vergine con quelli fiori, stelle e serafini d’intorno come nel disegno, di più innalzare la Santa Casa di dentro di marmo” Le mura esterne della Santa Casa, scrive ancora l’abate Vito Amico “sono incrostate e adorne con sculture di marmo pario”. Le due facciate di mezzogiorno e di tramontana furono invece affidate per l’esecuzione a D. Michele Orlando, scultore palermitano.

“...secondo il disegno fatto dai maestri Antonio Taormina, Domenico Arancio, Nicola Bombara e Antonio Tomaselli...”

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tuosità dell’esterno. Sull’altare, dentro una nicchia, si scorge il simulacro ligneo della “Madonna nera di Loreto” (sec. XVIII) rivestito col suo caratteristico mantello; la statua è stata recentemente restaurata e cinta da una splendida corona in argento.

Il lavoro doveva essere in tutto corrispondente al disegno ordinato; si legge infatti: “...non riuscendo tutto di perfezione e secondo il disegno o pure mancando il detto Orlando e non potendo e non volendo finire il travaglio, come sopra, dopo che sarà fatto e non piacerà alle persone deputande dal Lauria, a questi sia lecito di farlo rifare e dallo stesso Orlando o da maestri di Catania e di Messina “ Il contratto era “a ragione di onze 175 di danari di giusto peso”. All’interno della “Santa Casa di Loreto”, la muratura di mattoni, a faccia vista, evidenzia ampi brani superstiti di intonaco dipinto con raffigurazioni della Vergine e di Santi (Giuseppe, Bartolomeo, Antonio Abate, Caterina d’Alessandria, Giorgio Francesco d’Assisi) e risulta molto semplice ed essenziale rispetto alla son-

Il Cav. Agostino Valenti offre le corone alla Madonna.

La Madonna nera di Loreto

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S.E. Mons. Luigi Bommarito incorona la Madonna nera di Loreto

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La Santa Casa di Loreto

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Per concludere, possiamo qui ricordare l’occasione tanto attesa del gemellaggio spirituale tra Loreto e Catania, avvenuto il 26 aprile del 1999, con l’arrivo a Catania di Mons. Angelo Comastri, arcivescovo di Loreto. Durante la celebrazione della santa messa, Mons. Comastri, ha donato alla cappella di Catania un artistico cero, come simbolo della lampada che arde nel Santuario di Loreto. A chiusura della concelebrazione è stata poi firmata da Mons.Comastri e Mons. Bommarito, la pergamena che sancisce questo gemellaggio spirituale. Tale evento straordinario e momento di grazia è stato voluto, desiderato e realizzato grazie all’impegno ed alla dedizione di Mons. Carmelo Smedila, parroco in Santa Maria dell’Aiuto. †

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Interno della Cappella di Loreto

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Mons. Smedila, Mons.Comastri e Mons. Bommarito nella Cappella di Loreto

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uxilium Christianorum (Aiuto dei Cristiani), è uno dei titoli e delle invocazioni più belle tra quelle utilizzate per invocare la Vergine Santissima. La presenza mediatrice e soccorritrice della Madonna quale Avvocata nostra è sempre stata ribadita, a lei fummo affidati come figli da Cristo stesso dal sublime trono della Croce “Mulier, ecce filius tuus” (ecco tuo figlio) - e a noi umanità è stata indicata come madre - “ecce Mater tua” (ecco tua madre) - nella persona di San Giovanni Apostolo, anch’egli ai piedi della Croce. Tra i tanti momenti in cui, nella storia della Chiesa, la Cristianità ha goduto dell’auxilium soprannaturale di Maria Santissima rifulge l’aiuto sperimentato nella grande battaglia navale di Lepanto (1571), nella quale l’Occidente cristiano, minacciato da decenni dai turchi Ottomani, affrontò e vinse la flotta musulmana. Il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di Costantinopoli e con essa il millenario Impero cristiano d’Oriente era crollato, in tal guisa i turchi Ottomani ritenevano imminente il giorno del loro dominio universale: nel 1521 si erano impadroniti di Belgrado; nel 1526 avevano conquistato l’Ungheria ed erano arrivati fino alle porte di Vienna; in Italia avevano invaso e saccheggiato tutte le coste del meridione; Tripoli era già stata

Piersanti Serrano

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tolta agli Spagnoli; l’isola di Chio ai Genovesi, Rodi ai Cavalieri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme che la possedevano e la stessa isola di Malta, nuova sede del Sovrano Ordine, sarebbe caduta nelle mani turche se Jean Parisot de la Valette (Parisot, 1494 – Malta, 21 agosto 1568), Gran Maestro dell’Ordine di Malta, non l’avesse difesa e salvata con eroico e strenuo valore. Così, nel febbraio del 1570 era giunto a Venezia un ambasciatore ottomano con un ultimatum: o la cessione al Sultano dell’isola di Cipro o la guerra. Venezia aveva rifiutato con sdegno. Dopo undici mesi di assedio, il 1 agosto 1571, nell’isola di Cipro era caduta la città di Famagosta e, nonostante il patto di resa garantisse la vita ai difensori superstiti, quando il comandante turco era penetrato nella città aveva fatto scorticare vivo il comandante cristiano Marcantonio Bragadin. Il corpo era stato squartato, la pelle di Bragadin era stata quindi riempita di paglia, rivestita con la sua uniforme e trascinata per la città. Il terrore regnava nel Mediterraneo. La sorte dei cristiani di Cipro era quella che l’Islam sembrava preparare ai cristiani di tutta Europa. Sulla Cattedra di Pietro sedeva un grande teologo domenicano, Michele Ghislieri (1504 - 1572), salito al Supremo Pontificato all’inizio del 1566 con il nome di Pio V. Egli, ben noto per la sua vivida intelligenza, valutò a Papa Pio V fondo, la gravità del perico-

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Origini di una devozione e Storia di una festa lo e comprese che solo una guerra preventiva avrebbe salvato l’Occidente. Con parole gravi, commosse e persuasive convinse le potenze cristiane ad unirsi contro gli aggressori e di questa difesa della Cristianità fece il vessillo del suo breve Pontificato (1566-1572). La Santa Lega fu ufficialmente proclamata nella Basilica di San Pietro in Roma e, lasciato il porto di Messina dove si era concentrata alla fine di agosto, dopo venti giorni di navigazione con rotta verso levante, la flotta cristiana attaccò il nemico la mattina di quella domenica 7 ottobre dell’anno 1571. All’alba una gigantesca flotta ottomana, la più numerosa mai schierata nel Mediterraneo, avanzava lentamente al comando dell’ammiraglio turco Müezzinzade Alì Pascià, con circa 270 galee e una quantità indescrivibile di legni minori che formavano un semicerchio - una enorme e minacciosa mezzaluna - e sventolava uno stendardo verde, venuto da La Mecca, che recava ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah. Di fronte, in formazione a croce, era schierata la flotta cristiana, sulla cui ammiraglia, comandata da don Giovanni d’Austria, garriva un enorme stendardo blu con la raffigurazione del Cristo in Croce. In tale occasione, Papa San Pio V chiese a tutto l’orbe cattolico di pregare la Vergine Ss.ma con il Santo Rosario. La battaglia durò cinque ore e si decise al centro dello schieramento, dove le navi ammiraglie si speronarono l’un l’altra formando un campo di battaglia galleggiante in cui si susseguirono attacchi e contrattacchi finché il reggimento scelto degli archibugieri di Sardegna riuscì a sferrare l’attacco decisivo. La nave ammiraglia di Alì Pascià fu abbordata e lui colpito a morte, e sulla Sultana fu ammainata la Mezzaluna e issato il vessillo cristiano. Al termine della battaglia, la Lega aveva perso più di 7.000 uomini e riportato circa 20.000 feriti, mentre i turchi registrarono più di 25.000 morti e 3.000 prigionieri.

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L’intervento della Vergine Ss.ma del Santo Rosario nella battaglia navale di Lepanto

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Così, il nome di Lepanto era entrato nella storia. Per la prima volta dopo un secolo il Mediterraneo tornò libero e a partire da questo giorno iniziò l’inesorabile declino dell’Impero Ottomano.

Origini di una devozione e Storia di una festa Nel pomeriggio di quello storico 7 ottobre, Papa Pio V, che aveva moltiplicato le preghiere a Colei che sempre aveva soccorso i cristiani nelle ore più drammatiche della Cristianità, stava lavorando con alcuni prelati, quando d’improvviso fu visto levarsi, avvicinarsi alla finestra fissando lo sguardo come estatico e poi, ritornando verso i prelati, esclamare: “Non occupiamoci più di affari, ma andiamo a ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto vittoria”. San PioV attribuì il trionfo di Lepanto all’intercessione della Vergine SS.ma e volle che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l’invocazione Auxilium Christianorum (Aiuto dei Cristiani) e per suggellare questa gloriosa vittoria istituì la festa della Vergine Ss.ma del Santo Rosario in onore della “Regina delle Vittorie”. Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò nell’invocazione a Maria Auxilium Christianorum ed il Senato Veneziano sul grande quadro commemorativo della Battaglia di Lepanto, fatto dipingere nella sala delle adunanze del Palazzo Ducale, fece scrivere: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit” (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma Maria del Rosario ci ha fatto vincitori). Secoli dopo, Papa Pio VII, il 24 Maggio 1815, in ringraziamento alla Vergine Maria per la sua liberazione dalla quinquennale prigionia napoleonica, avvenuta l’anno precedente, istituì la festa di Maria Auxilium Christianorum (Maria Aiuto dei Cristiani, Maria Ausiliatrice). Nell’Ottocento San Giovanni Bosco, il grande educatore ed innovatore torinese, ravvivò e propagò il culto a Maria Ausiliatrice, sotto la cui protezione e aiuto pose la sua opera di sacerdote. A Mornese, in diocesi di Acqui, Maria Domenica Mazzarello e altre giovani, già associate nell’Unione di Maria Immacolata, aderirono a don Bosco e diedero origine alla congregazione femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Questa non breve ma essenziale premessa storica ci consente di

comprendere come e quanto le radici storiche del titolo col quale i nostri padri e noi invochiamo la prodigiosa, dolce e soave effige della Vergine SS.ma, che gelosamente custodiamo nel nostro santuario e che troneggia da quel barocco poema marmoreo di fine ed alta sintesi teologica che è il nostro altare maggiore, s’intreccino con le vicende della storia dell’Europa cristiana.

Immagine della Madonna sul fercolo infiorato nel giorno della festa negli anni ‘60

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Origini di una devozione e Storia di una festa Alla luce di ciò, possiamo sia intuire come le vicende storiche pocanzi descritte abbiano potuto contribuire - oltre ovviamente a quelle già ben note ed ampiamente presentate nel capitolo precedente - alla decisione di traslare la prodigiosa immagine mariana nella viciniore chiesa di San Pietro, sia, allo stesso tempo, renderci conto di quanto sia recente la tradizione, a noi oggi tanto cara, di dedicare la data del 24 Maggio ai festeggiamenti in onore di Maria Ss.ma dell’Aiuto. A questo punto ci si chiederà, quale giorno del calendario liturgico era dedicato a Maria SS.ma dell’Aiuto? La risposta non tarda ad arrivare, doviziosamente suffragata dal materiale d’archivio in nostro possesso. La festa di Maria Ss.ma dell’Aiuto vera e propria, e per secoli unica, è quella che si suole ancora oggi celebrare la prima domenica di novembre, in ricordo di quella domenica 3 novembre 1641 in cui avvenne la storica traslazione del quadro dalla pubblica via all’allora chiesa dei SS. App. Pietro e Paolo (o semplicemente S.Pietro). Presumibilmente soltanto dopo il 1815, quindi dopo l’istituzione da parte di Papa Pio VII della festa di Maria Ausiliatrice, si iniziò a solennizzare per la nostra comunità anche il 24 Maggio. E non parrebbe osare troppo considerare il peso che potrebbe avere avuto il dato storico pocanzi illustrato nell’insediamento nel territorio della parrocchia, proprio a fine ottocento (1881), delle Figlie di Maria Ausiliatrice guidate dalla Beata Madre Maddalena Morano (1847 – 1908). Certamente, oltre alla festa precipua di novembre, cui si soleva far precedere un solenne Novenario - durante il quale, a conclusione delle celebrazioni serotine, si cantava, come lo si fa ancora oggi, la bellissima coroncina settecentesca, dal profondo contenuto teologico mariano - si celebravano anche con particolare devozione le varie feste e solennità dedicate a Maria Ss.ma e previste dal calendario liturgico durante il corso dell’anno.

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Seppur celebrate con sempre grande devozione, le ricorrenze in onore di Maria Ss.ma dell’Aiuto subirono una decisiva svolta all’inizio del secondo decennio del ‘900, durante gli anni del Curato Don Rosario Santagati (1914-1947), successivamente eletto Canonico della Basilica Collegiata di S. Maria dell’Elemosina in Catania, il 6 Gennaio 1953. Egli, infatti, sempre mosso da grande dedizione per la Chiesa e sviscerato Amore per la Madonna, seppe imprimere nuovo fervore e dare un fortissimo impulso alle Canonico Rosario Santagati attività pastorali, coinvolgendo in esse il laicato non solo femminile, come è più facile immaginare considerata la prassi dell’epoca, ma anche maschile, con un susseguirsi di iniziative non solo in campo devozionale ma anche catechetico, caritativo e sociale (a questo proposito giova ricordare che nel corso degli anni ’20 anche in Santa Maria dell’Aiuto nasce il Circolo Operaio San Giuseppe). La sua bonarietà, il suo carattere sempre gioviale e la battuta di scherzo sempre pronta, anche davanti ai superiori – spesso lo stesso Em.mo Nava, durante gli anni di seminario, plaudeva divertito alle battute del Santagati, stemperando così la perplessità del severo Rettore Mons. Rosario Riccioli – ben presto gli procurò la stima e l’affetto dei suoi fedeli, che non tardavano a

Origini di una devozione e Storia di una festa tagati non mancò di testimoniare queste doti e a noi tramandarne la memoria: eloquenti ci appaiono gli attestati di stima ed affetto che al Don Rosario furono tributati ed indirizzati per iscritto in occasione del suo 50° di Ordinazione sacerdotale. Così, a partire dal 1914, anno del suo insediamento come Curato, la diffusione della devozione per la Madonna dell’Aiuto incomin-

rispondere con vivo entusiasmo ai tanti diversi stimoli provenienti dal loro pastore. E’ in questo clima di reciprocità affettiva e sentita partecipazione che nel Novembre del 1928 i parrocchiani decidono di donare al loro levita un nuovo completo di parati bianchi. La notorietà del Santagati raggiunse anche l’intera Arcidiocesi. A tale proposito, basta pensare alla grande risonanza che ebbe l’iniziativa diocesana promossa dal Santagati, nel settembre del 1930, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale che in quei giorni si celebrava a Loreto, di partecipare all’evento nazionale con un solenne triduo eucaristico, dal 4 al 6 settembre, culminante la mattina di domenica 7 in una commossa e partecipata S. Messa dell’Aurora celebrata sul sagrato antistante la chiesa, cui intervennero le associazioni cattoliche cittadine, e la sera dello stesso giorno nella processione del Ss.mo Sacramento per le vie del centro. Lo zelantissimo Santagati, ricevette anche il plauso, dalla lontana Diocesi di Otranto, di un Mons. Carmelo Patanè appena nominato Arcivescovo di Catania ma non ancora insediatosi, che il 20 Agosto del 1930 così scriveva al Curato di S.Maria dell’Aiuto: « Non possiamo non applaudire alla santa iniziativa di partecipare al Congresso Eucaristico che si terrà a Loreto, celebrando in codesta Parrocchia di Maria SS.ma dell’Aiuto, dove si venera riprodotta in marmo una copia fedele della S. Casa di Loreto, un solenne triduo eucaristico con predicazione, comunione generale e con altre funzioni solenni. […] Anche noi, ben volentieri ci uniamo in spirito a codeste sante e solenni manifestazioni di fede e di amore verso la gran Madre di Dio e, ben di cuore, diamo il nostro incoraggiamento a quanti cooperano per la buona riuscita, confortandoli con la nostra paterna benedizione. »1 Chi ebbe la possibilità di conoscere personalmente il Can. San1

Cfr. “Auxilium Christianorum”, Settembre 1930.

Messa del 50° di Ordinazione Sacerdotale del Canonico Rosario Santagati

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ciò a crescere, facilitata da un’altra sua felice intuizione, il periodico parrocchiale “Auxilium Christianorum”, nato nel gennaio del 1927 e diretto dallo stesso Santagati con l’aiuto dei giovani dell’Azione Cattolica parrocchiale. Ciò consentì che la devozione per Maria Ss.ma dell’Aiuto ritornasse ad essere quella dei secoli trascorsi, uscendo dall’ambito parrocchiale fino ad assumere carattere cittadino e diocesano. Il concorso di popolo e la partecipazione dei fedeli, in tal modo, man mano che cresceva, esigeva un programma di festeggiamenti sempre più ricco e confacente alla nuova dimensione. Fu così che venne introdotta la “solennità dei dodici sabati di preparazione” alla festa del 24 maggio che avevano inizio nella

Messa all’aperto (foto tratta dal Bollettino Auxilium Christianorum, anni ‘30)

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prima settimana di marzo e all’inizio degli anni ’30 si giunse alle prime manifestazioni devozionali esterne. Infatti, per la prima volta, la sera del 24 Maggio 1930, a conclusione delle solenni celebrazioni liturgiche, venne portata in processione la sacra reliquia della Madonna per le vie della Parrocchia. Leggiamo testualmente cosa scriveva il Santagati sul periodico “Auxilium Christianorum” del giugno 1930: « per la prima volta quest’anno alla festa di Maria SS. dell’Aiuto abbiamo aggiunto una cerimonia che andasse oltre l’ambito della nostra chiesa, cioè la processione della S. Reliquia. La novità da principio ci fece dubitare della riuscita, ma è stato tutt’altro. Questa pubblica sacra solennità è riuscita una grandiosa manifestazione di amore filiale verso la cara Madonna. L’ immensa folla che vi assisteva denotava il comune piacere che si tributassero alla Vergine dell’Aiuto quelle onoranze speciali. Sin dalla vigilia le vie della nostra parrocchia sulla sera erano artisticamente e riccamente illuminate.[…] La lunga ed ordinata processione incedeva pregando, cantando le lodi della celeste Signora, mentre dai balconi veniva una continua pioggia di fiori, accompagnata dalle benedizioni, dalle incessanti invocazioni del popolo. In tanta festa, in tanta solennità spiccava una nota predominante: la devozione veramente sentita alla Vergine dell’Aiuto, che con le sue grazie, con i suoi favori straordinari, col suo amore, ha saputo cattivarsi sempre più l’affetto dei suoi figli, i quali assai riconoscenti non si stancano di esaltare le glorie di Colei che è stata fonte di consolazione, di pace, di conforto.»2 L’anno successivo, il pomeriggio del 24 Maggio 1931, l’ Ecc. mo Mons. Patanè, visitando per la prima volta, dal suo insediamento in Arcidiocesi, la chiesa di S. Maria dell’Aiuto gremita all’inverosimile, si raccolse in preghiera ai piedi della Vergine SS.ma e confessò ai presenti di essersi tanto profondamente commosso nel contemplare il soavissimo volto della Madonna 2

Cfr. “Auxilium Christianorum”, Giugno 1930.

Origini di una devozione e Storia di una festa e di essere stato talmente colpito da quel sincero tripudio per la comune Madre celeste che sarebbe voluto ritornare l’anno seguente. Intanto, giunto settembre si decise di solennizzare le festività mariane della Natività e del S. Nome di Maria con solenni celebrazioni liturgiche e partecipate manifestazioni esterne. Così, nella serata di sabato 12 si svolse una processione aux flambeaux con la reliquia della Beata Vergine e l’indomani, domenica 13 settembre 1931, alle 6 del mattino, sul sagrato antistante la chiesa, venne celebrata la S. Messa dell’Aurora. Le cronache ed i documenti fotografici di archivio ci raccontano di una folla inverosimile di fedeli, che da ogni parte della città confluirono sin dalle primissime ore del mattino per ossequiare la Vergine Ss.ma, tanto da gremire tutta la antistante via San Giovanni. Ma il clou di quella giornata fu la processione con la venerata e prodigiosa immagine di Maria Ss.ma dell’Aiuto che per la primissima volta, dopo quel lontano 3 novembre 1641, quindi dopo quasi tre secoli, tra una commossa folla osannante e festante venne portata in trionfale processione per le vie della Parrocchia. Per l’esattezza il giro avvenne per le seguenti vie: Garibaldi, Ss.ma Trinità, Vittorio Emanuele II, Politi, Garibaldi, Ss.ma Trinità, Naumachia e rientro per via S. Maria dell’Aiuto. L’anno successivo, il 24 Maggio 1932, una folla di pellegrini assiepava la chiesa sin dalle 4 del mattino e alle 6,30 arrivò Mons. Carmelo Patanè che con grande difficoltà, tanto da doversi chiedere l’intervento della forza pubblica, raggiunse l’altare e ai piedi di Maria Ss.ma dell’Aiuto celebrò la sua Messa Prelatizia. L’Ecc.mo Patanè per più di un’ora distribuirà la SS.ma Eucaristia e terminato il sacro rito disse sorridendo: «Questa è stata una Comunione ultra generale, stavo per stancarmi, ma la soddisfazione provata mi ha fatto vincere la stanchezza»3. Quella giornata si concluse con la processione del quadro di 3

Cfr. “Auxilium Christianorum”, Giugno 1932.

Rievocazione, per il 3° centenario, della traslazione del quadro della Madonna (foto tratta dal Bollettino Auxilium Christianorum del novembre 1941)

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Origini di una devozione e Storia di una festa Maria Ss.ma dell’Aiuto, divenuta dall’anno precedente, assieme alla S. Messa dell’Aurora che apriva la giornata della festa esterna, un appuntamento fisso, solitamente dell’ultima domenica di Maggio, cui poche volte si derogherà negli anni a seguire fino ai giorni nostri. Tra queste poche volte ricordiamo il maggio del 1936, quando si preferì dare spazio alle giornate riparatrici, volute ed incoraggiate dall’Arcivescovo Patanè, e la processione della prodigiosa immagine venne sostituita con quella più intima della reliquia portata fino alla vicina Cappella della Madonna delle Grazie. Un altro stop alla festa esterna, celebrata fino al Maggio 1939, fu quello motivato dallo scoppio e dal perdurare del Secondo Conflitto Mondiale. Infatti, le stesse feste centenarie che ricorrevano nel novembre del 1941, per la precisione i 300 anni dalla traslazione, vennero solennizzate con grandi celebrazioni liturgiche che videro l’intervento di illustri presbiteri, come il Vicario Generale Mons. Carciotto e Mons. Iatrini e dei canonici della cattedrale e della Collegiata, ma le manifestazioni esterne furono necessariamente rinviate a tempi migliori. Terminata la guerra si ripresero le normali attività e si avvicendarono anche i curati. Così don Rosario Santagati, nel 1947, con un commovente discorso di commiato, cedeva il passo al nuovo Curato, don Mario Santagati, il nipote che sin da piccolo aveva seguito e a cui, con paterno affetto, aveva trasmesso il suo amore per Cristo e la Sua Chiesa. Il giovane Mario Santagati era da sempre vissuto, anche durante gli anni del seminario e quelli immediatamente successivi alla sua ordinazione, avvenuta il 11 luglio 1937, all’ombra del campanile di S. Maria dell’Aiuto, aiutando e alleggerendo il carico delle responsabilità dello zio curato, fino a divenire il 24 maggio del 1949 primo Parroco di S. Maria dell’Aiuto, in seguito all’erezione canonica della stessa a Parrocchia.

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Il giovane levita, proseguirà ed implementerà l’opera e l’attività dello zio, impegnandosi con tutte le sue forze nella propagazione dello zelo per la Madre di Dio e la cura meticolosa del suo tempio. Quel tempio che nel novembre del 1928 Mons. Francesco Pennisi, storico rettore del Seminario Arcivescovile di Catania e poi primo Vescovo di Ragusa, durante un’omelia ebbe a definirlo “la mistica arca che custodisce un impareggiabile tesoro” additando quei fedeli tanto amati dal Santagati come “i fortunati detentori che devono rendersi degni di questo privilegio, amando fervidamente la SS. Vergine dell’Aiuto, propagando le Sac. Mario Santagati sue glorie, diffondendo il suo 4 culto” . L’esemplare ordine e la perfetta pulizia del sacro tempio e delle sue suppellettili fu un punto fermo del ministero sacerdotale di Don Mario Santagati, contraddistinto da un raffinatissimo gusto estetico che lo portava a pretendere per la sua chiesa il massimo del decoro nelle liturgie, sempre solennissime e curate nei minimi dettagli, compreso l’aspetto musicale, campo in cui aveva una particolare competenza essendo lui stesso un ottimo musicista. A tal proposito, tra i validissimi maestri di cappella che la chie4

Cfr. “Auxilium Christianorum”, Dicembre 1928, Omelia di Mons. Francesco Pennisi.

Origini di una devozione e Storia di una festa stazioni e processioni mariane sia a carattere parrocchiale che a carattere cittadino; - nel maggio del 1960 Mons. Guido Aloisio Bentivoglio, aderendo alla richiesta del Parroco Sac. don Mario Santagati e al voto dei fedeli con suo decreto erige la chiesa parrocchiale a Santuario Mariano Diocesano, il primo della città, in concomitanza con le Nozze d’Oro Sacerdotali dello zio Can. Rosario Santagati;

sa dell’Aiuto, si onora di annoverare, ricordiamo che proprio in quegli anni operava il M.° Sac. Rosario Licciardello, organista della Basilica Cattedrale di Catania e famoso ad oggi per aver composto, fra le tantissime sue opere, il celebre Inno di S. Agata per le feste centenarie del 1951. Nelle solennità, specie quelle in onore di Maria Ss.ma dell’Aiuto (la Messa prelatizia delle ore 9,00 o 9,30 del 24 Maggio mattina, quasi sempre celebrata da Mons. Carmelo Scalia, amico del Santagati, o da altri illustri prelati, ne era occasione certa), immancabile era l’esecuzione con accompagnamento d’organo ed orchestra di mottetti e Messe polifoniche dei più svariati autori, dalla polifonia classica come Pierluigi da Palestrina a quella contemporanea come Lorenzo Perosi, Licinio Refice, Salvatore Nicolosi, lo stesso Rosario Licciardello, Pietro Branchina (amico fraterno del Santagati sin dagli anni del Seminario) e altri raffinati compositori. Durante il decennio 1950/1960 i festeggiamenti in onore di Maria Ss.ma dell’Aiuto, sia di Novembre che di Maggio, si solennizzarono sempre più, favoriti anche da quella prosperosa fase di crescita economica che il paese nella sua interezza stava vivendo a seguito del “boom economico” dopo la ricostruzione post-bellica. Scorrendo un po’ i programmi dell’epoca possiamo notare come siano stati tanti gli avvenimenti che in quegli anni si susseguirono: - nel 1952, il 9 novembre per la precisione, viene, con solennità, inaugurato alla presenza di S. Ecc. Mons. Guido Aloisio Bentivoglio, un busto marmoreo raffigurante la Santa Vergine e collocato sulla facciata esterna della chiesa, a ridosso del portale d’ingresso; - nel 1954, viene celebrato il Giubileo Mariano, indetto dal Sommo Pontefice Pio XII , un anno speciale, ricco di manife-

Sua Ecc. Mons. Bentivoglio erige a Santuario la Chiesa parrocchiale - 1° maggio 1960

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Incoronazione 1° luglio 1962

luglio successivo, viene ordinato un giovane di appena 23 anni, che il Santagati aveva seguito sin da bambino e guidato durante gli anni del seminario, il quale sarebbe poi divenuto il suo successore, Mons. Carmelo Smedila. Così si ebbero tante altre iniziative, delle quali alcune si consolidarono e divennero col tempo tradizioni, come la presenza per il sacro novenario di maggio di un predicatore proveniente dalla Provincia Cappuccina della Toscana e l’estendersi del giro esterno della processione della Madonna. I parrocchiani si mobilitavano, con grande zelo, per collaborare con il parroco perché il Mese di Maggio scorresse sereno e riuscisse in tutto, in particolare il Cav. Rosario Marcellino e la sua famiglia, i quali erano contenti di poter dare ospitalità ai padri

- l’1 luglio del 1962, in occasione dei 25 anni di Sacerdozio del Parroco Don Mario Santagati, sul sagrato della chiesa parrocchiale, l’Arcivescovo Mons. Bentivoglio incorona per Decreto del Capitolo Vaticano (secondo la prassi dell’epoca), la Vergine Ss.ma dell’Aiuto, ai piedi della quale, il 29

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Addobbo floreale del fercolo negli anni ‘60

Celebrazione del 25° di Sacerdozio di don Mario Santagati

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Una foto di gruppo con il cav. Rosario Marcellino e padre Emanuele da Poppi capp

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Omaggio dei bambini alla Madonna

Incontro dei bambini della parrocchia con padre Evaristo, Cappuccino predicatore

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Uscita del fercolo della Madonna - anni ‘60

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Origini di una devozione e Storia di una festa Il 10 Marzo del 1966 muore don Mario Santagati e a lui succede in qualità di Vicario Economo il Viceparroco che aveva sempre seguito con paterno ed amorevole affetto sin dalla tenera età, don Carmelo Smedila, il quale per volontà ferrea di Sua Ecc.za Mons. Guido Aloisio Bentivoglio diviene Parroco l’11 Ottobre e prende possesso canonico il 6 Novembre dello stesso anno. Sono questi, anni difficili nonché delicati, perché di transizione epocale, generazionale e culturale. Si avvicinava il ’68 caldo e con esso le rivendicazioni generazionali, le contestazioni giovanili e i duri anni del post-Concilio, con le sue contraddizioni e le polemiche tra chi proponeva un modello ermeneutico di continuità con i precedenti duemila anni e chi ne propugnava uno di rottura, di cesura netta col passato. Convinto sostenitore ed agguerrito difensore del primo modello fu il nuovo Parroco. Egli seppe fronteggiare, con un fare ed un parlare che l’Ecc.mo Bentivoglio non esiterà a definire, con compiacimento, “ardito”, le accese manifestazioni di insofferenza di quanti, in quei tempi purtroppo molti, si autoproclamavano paladini di un non precisato ma generalizzato rinnovamento, avversando indiscriminatamente uno stile pastorale ritenuto ormai anacronistico. Sul solco dell’esperienza tracciato dal predecessore, il giovane Carmelo Smedila riuscì così a trovare il giusto equilibrio per adeguarsi anche alle nuove esigenze che i tempi palesavano. Per tale ragione, il culto, la devozione e anche la festa di Maria SS.ma dell’Aiuto per i primi anni non subirono modificazioni significative e sempre variegate rimasero le iniziative anche culturali promosse dal neo-parroco nel contesto dei festeggiamenti, come il restauro dell’organo tardo settecentesco della chiesa ad opera del M.° Celano che il 23 Maggio del 1972, alle ore 20, alla presenza del Vicario Generale Mons. Nicolò Ciancio, tenne il concerto inaugurale. Purtroppo, però, i tempi erano cambiati davvero. La società era

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in turbolenza, il quartiere subiva una recrudescenza criminale senza precedenti ed il centro storico si spopolava costantemente a favore di una emigrazione verso la periferia della città. Così, la Parrocchia si svuotava dei suoi parrocchiani, le famiglie e le persone storicamente più vicine alla Parrocchia o per mancanza di ricambio generazionale o perchè trasferitesi altrove perdevano il contatto con il parroco, con il territorio e con la realtà parrocchiale. Contestualmente, l’Azione Cattolica Parrocchiale, per decenni la colonna portante della Parrocchia, si scioglieva definitivamente. D’altro canto, bisogna dire, che questo avvenne in sintonia con la crisi che in quegli anni investì l’Azione Cattolica Italiana nella sua interezza, infatti, essa, a seguito della generalizzata frammentazione dell’associazionismo cattolico ingenerata dal postConcilio, non era più quel monolite quale era stata sotto il grande Luigi Gedda e perdeva così la sua influenza e il suo radicamento

Il nuovo parroco, don Smedila, insieme agli uomini di Azione Cattolica

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Origini di una devozione e Storia di una festa in tutte le realtà parrocchiali d’Italia. Questo stato di cose andò lentamente a peggiorare e a seguito di gravi fatti di ordine pubblico verificatisi e di un crescente clima di irriverenza e dissacrazione, nel 1973, si prese la decisione di sospendere sine die la festa esterna della Madonna. La notte del 24 giugno 1977 un allarmante scampanio destò dal sonno i parrocchiani viciniori per annunciare loro un gravissimo furto sacrilego: degli ignoti ladri erano penetrati all’interno della chiesa e avevano derubato la prodigiosa immagine di Maria Ss.ma dell’Aiuto delle sue preziosissime corone e di altri preziosi giogali. Il quadro riportò danni gravissimi alla superficie pittorica ma altrettanti ne riportarono i cuori dei devoti di Maria Ss.ma. Un fatto tristissimo che aveva sconvolto e gettato nello sconforto la comunità parrocchiale la quale non avrebbe mai immaginato che un oltraggio tale potesse mai accadere. Di contro, questo non significò affatto un affievolimento della devozione verso Maria Ss.ma dell’Aiuto, anzi, come spesso accade nei momenti più difficili, questo Le corone che adornavano il quadro prima del furto del 1977 stato di cose portò ad una

maggiore riflessione di fede ed una più sincera intimità spirituale con la Madre celeste che non disdegna di soccorrere ed aiutare i propri figli nell’ora dei perigli. Così, la comunità con grande commozione e fervorosa preghiera riparatrice accolse il 24 maggio del 1978 il reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa. Ritengo che per compendiare il gioioso ma compito tripudio di quella sera di maggio ed il significato della presenza di quelle reliquie per la Comunità parrocchiale alla luce dei gravi e tristi fatti narrati siano largamente esemplificative e bastevoli le parole con le quali, un anno dopo l’evento della lacrimazione, nel radiomessaggio della domenica 17 ottobre 1954, Papa Pio XII concluse il Convegno Mariano di Sicilia: «Non senza viva commozione prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell’Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell’evento. Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre né dolore né mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?»5.

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Acta Apostolicae Sedis. 46 (1954) 658-661.

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Origini di una devozione e Storia di una festa

Origini di una devozione e Storia di una festa

L’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna legge il messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II prima della celebrazione eucaristica presieduta da Sua Em.za Rev.ma il Card. Francesco Carpino

Uscita del fercolo della Madonna - anni ‘80

Uscita del fercolo della Madonna - anni ‘80

Processione della Madonna - anni ‘80

Il 24 maggio del 1979, ricorrendo il trentennale dell’erezione canonica della Parrocchia, Sua Em.za Rev.ma il Card. Francesco Carpino incoronava assieme all’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna, per la seconda volta, il capo della Madonna dell’Aiuto e del Bambino, con altrettante preziosissime corone che la pietà, l’affetto e l’amore dei fedeli avevano donato. Il 1980 fu l’anno della svolta. Il parroco con il gruppo giovanile parrocchiale di allora, alla luce di un clima decisamente di maggiore distensione, serenità e tranquillità, decise di riprendere il giro esterno e di riportare la prodigiosa immagine di Maria Ss.ma tra la sua gente per le vie della Parrocchia. Così, gli anni ’80 furono anni che potremmo classificare di “ri-

nascita”, di grande entusiasmo, durante i quali la festa di Maria Ss.ma dell’Aiuto man mano ritornava ad assumere la veste di un tempo. Un simbolo di questo nuovo percorso, intrapreso dal pastore assieme al suo gregge, furono le ore che tornarono ad essere scandite, il 24 maggio del 1986, dal suono del ripristinato orologio del campanile della chiesa, a seguito di importanti lavori di restauro che interessarono l’interno e la facciata della chiesa parrocchiale. L’anno seguente, nel 1987, la comunità parrocchiale con affetto e sentita partecipazione festeggiava il proprio levita, don Carmelo Smedila nel 25° della sua ordinazione sacerdotale. Ven-

ticinque anni trascorsi all’ombra sempre dello stesso suo amato campanile, ove la sua vocazione era sbocciata quando ancora fanciullo accorreva a servir Messa. Nel novembre del 1991 grandi festeggiamenti vennero tributati a Maria Ss.ma dell’Aiuto per il 350° anniversario della Traslazione. Per tutto il mese di Novembre, ogni domenica, si susseguirono in solenni Celebrazioni Eucaristiche, Ecc.mi Vescovi ed Arcivescovi, fra cui, per la prima volta, Sua Ecc. Mons. Vincenzo Fagiolo, Presidente del Pontificio Consiglio per la interpretazione dei testi legislativi, il quale ritornerà nel corso dei successivi anni più volte ma da Cardinale.

Una commovente processione eucaristica la sera della domenica 17 novembre si snodò per le vie del quartiere e raggiunse il luogo ove secondo la tradizione, in prossimità della scomparsa chiesa di S. Marina, si trovava esposta alla pubblica venerazione la soave immagine di Maria Ss.ma dell’Aiuto prima del 3 novembre 1641. Il mese, infine, culminò nella partecipatissima ed imponente processione della domenica 24 novembre, con il quadro della Madonna che venne portato trionfalmente in Cattedrale, dove una solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’allora Arcivescovo mons. Luigi Bommarito sigillò l’evento centenario. Nel corso degli anni ’90 fino ai giorni nostri il programma della festa di Maggio è andato progressivamente arricchendosi di

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Origini di una devozione e Storia di una festa elementi nuovi, sia di carattere culturale come concerti e conferenze, sia di carattere folcloristico come le manifestazioni degli sbandieratori di Motta S. Anastasia, che di carattere sportivo come gare podistiche, ciclistiche etc. Una novità introdotta in questo periodo, ormai divenuta consuetudine, è la sosta durante la processione della Madonna per la celebrazione dei Vespri mariani, presso o la chiesa parrocchiale dei SS. Cosma e Damiano o la chiesa di San Francesco all’Immacolata o la chiesa di San Giuseppe al Transito. Tantissimi i nomi, ovviamente oltre agli Arcivescovi che si sono succeduti alla Cattedra di San Berillo, di Ecc.mi ed Em.mi Prelati che nel corso di questi anni sono venuti a venerare la Madre

Concerto musicale in occasione della festa della Madonna

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Celeste. Facciamo solo alcuni nomi: Mons. Francesco Pennini, Primo Vescovo di Ragusa; Mons. Costantino Trapani, Vescovo di Nicosia; Mons. Francesco Monaco, Vescovo di Catanissetta; Mons. Francesco Ricceri, Vescovo di Trapani; Mons. Alfio Rapisarda, Nunzio Apostolico; Mons. Giuseppe Malandrino, emerito di Noto; Mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo di Messina; Mons. Salvatore Pappalardo; Mons. Giovanni Tonucci, Delegato Apostolico di Loreto e del suo predecessore Sua Em.za il Card. Angelo Comastri; Sua Em.za il Cardinale Francesco Carpino; Sua Em.za il Cardinale Vincenzo Fagiolo e Sua Em.za il Card. Salvatore Pappalardo. Il 24 agosto 1999, in occasione della celebrazione del cinquantesimo dell’erezione canonica della Parrocchia, una copia del quadro della Vergine Ss.ma dell’Aiuto, realizzata dall’arch. Poma, è stata consegnata, per le mani del Parroco Mons. Carmelo Smedila, al termine di una udienza concessa alla Comunità parrocchiale, a Sua Santità Giovanni Paolo II. Durante i festeggiamenti del Maggio 2003 Sua Ecc.za Mons. Salvatore Gristina, da pochi mesi succeduto a Mons. Luigi Bommarito alla guida dell’Arcidiocesi catanese, il 18 Maggio ha solennemente dedicato la chiesa parrocchiale e consacrato il nuovo altare mensa. Recentemente, nel 2010, si sono celebrati i 50 anni dell’erezione a Santuario Mariano Diocesano della chiesa parrocchiale, per tale ragione solenni celebrazioni nel corso dell’anno e in special modo nei mesi di novembre e maggio hanno avuto luogo e la Penitenzieria Apostolica, aderendo alla richiesta del parroco Mons. Carmelo Smedila, ha concesso un periodo giubilare durante il quale poter lucrare l’Indulgenza plenaria. Giunti, così, al termine di questo nostro breve excursus storico sulla festa di Maria Ss.ma dell’Aiuto, emerge con chiara ed incontrovertibile evidenza un dato: le festività mariane di Novembre e di Maggio hanno da sempre, almeno da quel lontano 3

Origini di una devozione e Storia di una festa

24 agosto 1999 Mons. Carmelo Smedila offre a Sua Santità Giovanni Paolo II un dipinto della Madonna dell’Aiuto, opera dell’arch. Poma

novembre 1641, segnato e scandito i momenti più salienti della vita della comunità parrocchiale, rappresentandone il contesto prescelto entro cui celebrare gli eventi più significativi per la sua storia. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia radicato nel territorio il culto per Maria Ss.ma dell’Aiuto, costituendone fattore di identità e di appartenenza.

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Ci si augura, a questo punto, che le nuove generazioni siano pienamente consapevoli di quale grave patrimonio morale, storico e culturale sono eredi, e si è fiduciosi che siano capaci di preservarlo, custodirlo e tramandarlo allo stesso modo, se non ancor meglio, di come lo hanno ricevuto. Questa grande ricchezza, infatti, è connaturata nel popolo e ha rappresentato nei secoli un punto nodale della sua espressione di fede e del radicato rapporto con Dio. A tal proposito, si ritiene quanto mai utile riportare alla memoria quanto scriveva Sua Santità Giovanni Paolo II, alle cui parole affidiamo anche la conclusione di questo capitolo:

«La religiosità popolare, che si esprime in forme diversificate e diffuse, quando è genuina, ha come sorgente la fede e dev’essere, pertanto, apprezzata e favorita. Essa, nelle sue manifestazioni più autentiche, non si contrappone alla centralità della Sacra Liturgia, ma, favorendo la fede del popolo che la considera una sua connaturale espressione religiosa, predispone alla celebrazione dei sacri misteri»6. † 6

Dal Messaggio di Giovanni Paolo II all’Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del 21 settembre 2001.

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Ricordando

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Mons. Carmelo Smedila


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Ricordando

ra appena terminata la guerra, quando con la mia famiglia mi sono trasferito a Catania dopo il periodo dello sfollamento. Sono venuto ad abitare in via SS.ma Trinità e nell’anno scolastico 1944/45 cominciai a frequentare la prima classe elementare presso il Circolo didattico “Cesare Battisti”All’inizio dell’anno scolastico l’insegnante che mi aveva accolto, pensò di non farmi più frequentare la scuola perché non avevo ancora compiuto i sei anni. Allorchè mia sorella che era un anno avanti di me , cambiò turno delle lezioni, anch’io mi sono iscritto al turno pomeridiano e così trovai una nuova insegnante, che come una mamma mi accolse e non mi fece perdere un anno scolastico, si chiamava Licari Giuseppina.Lei mi aprì la via del sapere e il Signore volle che fossi proprio io ad assisterla nel momento della sua morte. Frattanto cominciai a frequentare la Parrocchia S. Maria dell’Aiuto e mi inserii tra i “fanciulli cattolici” ramo dell’Azione Cattolica che comprendeva tre gruppi di ragazzi divisi per età chiamati Fiamme bianche , fiamme verdi, fiamme rosse. Conobbi una catechista (chiamata allora delegata) la sig.na Pina Daniele che nelle riunioni che teneva a noi piccoli parlava sempre del Sacerdozio e ci invitava a pregare per le vocazioni con la giaculatoria “Gesù Buono dacci molti e santi sacerdoti. Carmelo Smedila all’età di 10 anni Contemporaneamente

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mi inserii tra il gruppo dei ministranti allora chiamato “piccolo clero”conobbi così meglio il parroco allora Curato don Mario Santagati. Chi era don Mario Santagati? Don Mario Santagati tutti lo ricordano come uomo buono, semplice, pieno di amore di Dio e devotissimo della Vergine SS.ma dell’Aiuto: Educato in Seminario sin dai più teneri anni alla scuola di colui che fu definito “un Vescovo seminarista” S.E. Mons. Emilio Ferrais, divenne Sacerdote l’undici luglio 1937. Giovane sacerdote iniziò il suo Apostolato proprio nella chiesa di S. Maria dell’Aiuto collaborando con lo zio paterno il Curato don Rosario Santagati in cui trovò una guida saggia e sicura. Nel 1947 dopo dieci anni di Ministero sacerdotale come coadiutore Don Mario Santagati dello zio, fu nominato Curato e nel 1949 allorchè la chiesa di S. Maria dell’Aiuto fu costituita parrocchia autonoma divenne il primo parroco. Programma del suo apostolato fu: Devozione alla Madonna, e dedizione alle anime e in modo speciale all’Azione Cattolica fiorentissima in quella Comunità parrocchiale. Chi non ricorda l’entusiasmo con cui egli celebrava il mese di Maggio,l’immensa folla di fedeli che gremiva il sacro tempio per ascoltare la predicazione mariana spesso offerta dai padri Cappuccini di Firenze. Dalla sua Azione Cattolica raccolse i frutti più belli: vocazioni

Ricordando

sacerdotali, allo stato di vita consacrata, buoni e bravi professionisti, alcuni ancora oggi lo ricordano con riconoscenza e affetto. Amò il Seminario e le missioni, fu anche vice direttore dell’ufficio missionario diocesano. L’amore al Seminario lo portò a curare le vocazioni in seno ai suoi chierichetti e proprio in questo clima sgorgò la mia vocazione al sacerdozio. Non posso non ricordare in quel periodo della mia infanzia anche la figura di padre Mario Politi vice parroco e assistente del ramo maschile dell’Azione Cattolica, che mi fu molto vicino nella decisione del mio ingresso in seminario. Il 24 ottobre dell’anno 1949 lasciai la mia casa per entrare nel Seminario Arcivescovile che aveva sede nei locali di villeggiatura a S. Giovanni La Punta. Ricordo che era un lunedì e che la sera prima l’avevo trascorsa nel teatrino parrocchiale ove ogni domenica la filodrammatica “Gioacchino Silva” dava una rappresentazione teatrale evento sempre atteso dalla comunità parrocchiale come momento di aggregazione. Padre Mario Politi Il tempo del mio Seminario fu di ben tredici anni, dalla prima media al quarto anno di teologia, compreso per la prima volta, l’anno superiore di filosofia introdotto proprio in quel periodo.

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Ho avuto la fortuna di conoscere Mons. Francesco Pennisi che fu Rettore nel mio primo anno di Seminario, un vero padre che ci amava e si faceva molto voler bene anche da noi piccoli. Nel mese di maggio del 1950 allorchè l’Arcivescovo Mons. Guido Luigi Bentivoglio ci annunziò che il nostro rettore era stato nominato Vescovo anche noi ragazzini del primo anno non abbiamo per nulla applauMons. Francesco Pennisi dito a tale notizia ma abbiamo pianto pensando che avremmo perso un tale Rettore. La permanenza a S. Giovanni La Punta durò due anni scolastici e precisamente gli anni 1949/50 e 1950/51. Nell’autunno del 1951, all’inizio del nuovo anno scolastico ci siamo trasferiti nel nuovo seminario di città. Frattanto era stato nominato Rettore Mons. Carlo Vota, persona delicata e gentile che per tanti anni aveva ricoperto nel seminario la carica di prefetto degli studi. Dalle sue mani, come si usava a quei tempi, ricevetti l’abito chiericale il giorno 8 Dicembre del 1950, Mons. Carlo Vota e da quel momento ogni volta

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Ricordando

Mons. Rocco Rapisarda

che lo andavo a trovare in camera sua, scherzosamente mi chiamava “canonico” profezia?.... Nell’ottobre del 1954 improvvisamente lasciò tale incarico e Mons. Bentivoglio presentò il nuovo Rettore nella persona del suo segretario Il giovane Carmelo Smedila insieme al padre Salvatore nel giorno della Vestizione Chiericale 8 dicembre 1950 Mons. Rocco Rapisarda di Adrano, un uomo rigido che ci ha educati all’impegno del proprio dovere. Mi piace ricordare tra i miei formatori i direttori spirituali: Mons. Domenico Squillaci, uomo di grande semplicità, Mons. Gioacchino Guglielmino dotato di profondo umorismo, Mons. Gaetano Messina, uomo deciso e forte, che sapeva incoraggiare e dare sicurezza ed infine Mons. Carmelo Scalia che mi ha accompagnato al Sacerdozio e mi ha assistito nei primi anni di Ministero. Del tempo del mio Seminario conservo sempre un ottimo ricordo e se sono arrivato con gioia e con entusiasmo al cinquantesimo anno di vita sacerdotale, lo devo proprio al mio Seminario.

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Mons. Gioacchino Guglielmino

Ricordando

Mons. Gaetano Messina

Mons. Carmelo Scalia

Colonia preseminario con don Alfio Rapisarda e don Alfio Salemi

Colonia preseminario 1957

Il chierico Carmelo Smedila assistente dei giovani aspiranti

Il corso superiore di Filosofia anno scolastico 1957/58

Carmelo Smedila giovane seminarista

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Durante gli anni degli studi teologici spesso venivo in parrocchia per il catechismo ai ragazzi. Il primo maggio dell’anno 1960 ho assistito alla celebrazione del giubileo d’oro sacerdotale del canonico

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Ricordando Rosario Santagati e in quella celebrazione S. E. Mons. Bentivoglio aderendo alle richieste del parroco don Mario Santagati elevò la nostra chiesa parrocchiale a Santuario Mariano Diocesano. Il 1962 fu l’anno della ordinazione sacerdotale: eravamo 9 diaconi una classe veramente numerosa, dopo alcuni anni in cui erano scarseggiate le ordinazioni. Si pensava di fare una ordinazione comunitaria in Cattedrale, ma le cose per diversi motivi non andarono così. Nel mese di luglio di quell’anno il parroco don Mario Santagati celebrava il suo venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale e chiese con insistenza all’Arcivescovo Mons. Bentivoglio di poter avere la gioia della mia ordinazione sacerdotale in parrocchia data la felice coincidenza. Mons. Bentivoglio fu consenziente e il 29 Luglio nello stesso mese in cui il parroco aveva celebrato il suo venticinquesimo sacerdotale alle ore 8 del

Celebrazione del 25° di Sacerdozio di don Mario Santagati, 1 luglio 1962

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Ricordando

Ordinazione sacerdotale di don Carmelo Smedila, 29 luglio 1962

Il giorno dell’ordinazione sacerdotale con i compagni di classe

Ordinazione sacerdotale di don Carmelo Smedila, 29 luglio 1962

L’ingresso in parrocchia per la prima messa, 5 agosto 1962

mattino tenne l’ordinazione nella chiesa parrocchiale, con grande partecipazione di fedeli entusiasti e commossi. La domenica successiva era il 5 Agosto, come si usava a quei tempi, feci l’ingresso in parrocchia per la celebrazione della prima messa solenne. Il 18 agosto dopo poco più di due settimane dall’ordinazione sacerdotale, l’Arcivescovo Bentivoglio mi nominò vicario cooperatore della parrocchia S. Maria dell’Aiuto. Così iniziai il mio cammino di vice parroco di don Mario Santagati. Egli fu per me in maestro di vita, mi avviò alla vita pastorale educandomi all’amore alla parrocchia al servizio delle anime e al decoro della tempio del Signore. Padre Santagati mi impegnò subito con i ragazzi e i giovani di Azione Cattolica. Ricordo quei primi anni con molta nostalgia, come era bello ogni pomeriggio nel cortile dell’oratorio incontrare gli aspiranti, tutti ragazzi vivaci che

Padre Smedila celebra la prima messa solenne, 5 agosto 1962

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Ricordando aspettavano il turno della loro partita al pallone momenti che si concludevano sempre con la catechesi e gli incontri formativi. Ad in certo orario gli aspiranti andavano a casa e cominciavano gli incontri con i più grandi chiamati secondo il linguaggio dell’Azione Cattolica juniores e seniores. La sera si chiudeva il cancello dell’Associazione alle ore 21 nel periodo invernale e alle ore 23 nel periodo estivo. Gli stessi giovani mi accompagnavano alla mia abitazione vicino alla chiesa parrocchiale e precisamente in via Sapuppo. Dopo qualche hanno cominciai ad insegnare religione nelle

Padre Smedila celebra la prima messa solenne, 5 agosto 1962

Padre Carmelo Smedila, novello viceparroco, nel cortile della parrocchia con Carmelo Lazzara, delegato juniores di AC, e con Padre Gabriele, cappuccino predicatore del mese di maggio

Il viceparroco con mons. Scalia durante l’amministrazione della Cresima

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Ricordando scuole medie, ma questo durò ben poco. Era il 9 Marzo 1966 alle ore 16 del pomeriggio mentre mi trovavo a casa vengo chiamato di urgenza in parrocchia perché padre Santagati stava male. Mi precipito e lo trovo nei locali dell’asilo parrocchiale, asilo che lui aveva fortemente voluto per aiutare i bambini della parrocchia e le giovani madri lavoratrici. Era stato colto da improvviso ictus cerebrale ed era già privo di sensi. Lo portammo di corsa presso il vicino ospedale S. Marta, ma durante la notte rese la sua bella anima a Dio. L’indomani, 10 marzo, appena si sparse la notizia in tutto il quartiere, ci fu un immenso via vai di gente che si accalcava per dare li suo ultimo saluto al parroco, la cui salma era stata esposta presso la Cappella di Loreto. Intorno alle ore 9 arriva S.E. Mons. Bentivoglio, rende omaggio alla salma del parroco, si avvicina a me e mi dice “da questo momento tu sei il Vicario Economo, riceverai la nomina per iscritto dalla Curia”. Il Vicario Economo, a quei tempi, aveva i compiti che oggi sono affidati all’Amministratore parrocchiale durante la sede vacante. Rimasi confuso per quella nomina nel momento in cui piangevo il padre del mio sacerdozio. Venerdì 11 marzo si celebrarono i solenni funerali del compianto parroco, con la partecipazione di S.E. Mons. Bentivoglio. La chiesa non potè contenere l’immensa folla commossa di fedeli che, in pianto, seguirono il sacro rito. Dopo la messa la salma fu portata a spalla fino a piazza Palestro dai giovani dell’Azione Cattolica. Così dopo appena tre anni e sei mesi della mia ordinazione sacerdotale mi trovai a dirigere una parrocchia, a quei tempi popolata e in un centro storico veramente brillante per la nostra città, con un ceto sociale e culturale molto elevato. I fedeli mi furono vicino, con le loro preghiere, l’affetto e il continuo incoraggiamento e facevano pressione presso l’Arcivescovo Bentivoglio perché mi lasciasse in parrocchia come loro parroco. L’Arcivescovo era un tipo che non cedeva facilmente alle ri-

Funerali solenni di don Mario Santagati, 11 marzo 1966

La salma di don Santagati portata a spalla fino a piazza Palestro dai giovani dell’Azione Cattolica

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Ricordando chieste dei fedeli in simili circostanze ma questa volta volle aspettare. Un giorno mi chiama e mi comunica che aveva intenzione di nominarmi parroco a S. Maria dell’Aiuto. Eccellenza dico “la parrocchia è molto impegnativa ha molti problemi ed io sono ancora troppo giovane per questo compito” (da notare che a quei tempi i parroci venivano nominati dopo lunga gavetta di viceparrocato). La risposta che mi fu data fu la seguente: “Non ti preoccupare, quello che hai fatto continua a fare”. Allora secondo le prescrizioni canoniche quando una parrocchia si rendeva vacante per la morte o per la rinunzia del parroco il Vescovo doveva indire il concorso per la nomina del nuovo parroco. Questa norma fu abolita dal Concilio Vaticano II nel decreto “Cristus Dominus” sull’ufficio pastorale dei vescovi emanato il 28/10/1965 ma che entrava in vigore l’undici ottobre 1966. Così l’arcivescovo Bentivoglio firmò la mia nomina a parroco della parrocchia S. Maria dell’Aiuto proprio in quella data evitando l’indizione del concorso. Frattanto mi aveva dato come vicario cooperatore il novello sacerdote don Leone Calambrogio, che mi collaborò fino al mese di settembre dell’anno 1966. Nel mese di maggio del 1966 venne a predicare P. Emanuele da Poppi cappuccino che era già stato invitato dal padre Santagati alcuni mesi prima della sua scomparsa. Fu un mese ricco di iniziative mariane ma in ricordo del compianto parroco non si celebrò la festa esterna, furono aboliti luminari ed altro. Il 6 Novembre di quell’anno prima domenica di Novembre ricorrendo il 325° anniversario della traslazione del quadro della Madonna nel nostro santuario avvenuta proprio la prima domenica di novembre dell’anno 1641 S.E. Mons. Bentivoglio mi conferì il possesso canonico della Parrocchia, contemporaneamente nominò nuovo vicario cooperatore il Sac. Salvatore Abate di Adrano,che mi collaborò oltre un anno. Dopo la presa di possesso della parrocchia per qualche anno

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Ricordando

Padre Emanuele predicatore del mese di maggio 1966

S.E. l’Arcivesco conferisce il possesso canonico della parrocchia a padre Smedila, 6 novembre 1966

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I parrocchiani festeggiano il nuovo parroco padre Smedila

S. E. Mons. Bentivoglio e padre Smedila insieme alcuni uomini di Azione Cattolica

Padre Smedila insieme al viceparroco Salvatore Abate e i giovani di Azione Cattolica

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continuai ad abitare nella mia abitazione di via Sapuppo. Intanto il Canonico Rosario Santagati zio del defunto parroco si trasferì alla casa di riposo del clero di Aci S. Antonio ove chiuse la sua vita terrena 26 gennaio1968. Grazie al progetto dell’ingegnere, Calogero Sapio, che era stato molto vicino a padre Santagati, si ristrutturò la casa canonica e così il 24 settembre dell’anno successivo mi stabilii definitivamente in parrocchia. Nell’anno successivo e precisamente nel 1968 fu costruita la nuova porta in ferro della chiesa dietro il progetto dell’ingegnere Dino Anfuso. Il lavoro fu affidato alla ditta “Magrì” di Belpasso, la porta fu costruita già predisposta per poter essere arricchita con otto pannelli in bronzo, lavoro che non venne eseguito per diversi motivi e che oggi, in occasione del mio cinquantesimo di sacerdozio, si sta nuovamente prendendo in considerazione.

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Ricordando Lentamente gli anni diventarono più difficili. Le contraddizioni del dopo concilio con lo sfaldarsi delle vecchie tradizioni, il lento cammino per creare una nuova visione di Chiesa voluta dal Concilio, la crisi dell’associazionismo, con lo sfaldamento dell’Azione Cattolica, il sorgere di gruppi spontanei, la contestazione giovanile, la crisi dell’autorità crearono momenti di smarrimento e di scoraggiamento, ciò che tenne però unita la comunità parrocchiale fu la costante devozione alla Vergine SS.ma dell’Aiuto e la pratica della religiosità popolare. Nel mese di giugno del 1969 abbiamo avuto la prima visita pastorale dell’Arcivescovo Bentivoglio alla nostra comunità parroc-

Prima visita pastorale dell’Arcivescovo Bentivoglio, giugno 1969

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chiale. Durante l’assemblea pastorale si notò subito la conflittualità tra giovani tradizionalisti e progressisti. L’Arcivescovo in maniera pacata e serena esortò a mostrar fede agli insegnamenti della chiesa e a collaborare col parroco per superare le difficoltà del momento. Nell’ottobre dell’anno1970 viene nominato viceparroco il novello sacerdote Carmelo Guglielmino che collaborerà per ben 12 anni, impegnandosi, in modo particolare, nella pastorale giovanile e nella cura dei ministranti. Fu molto stimato dai fedeli per la sua semplicità. Alla fine del 1982 padre Guglielmino ci lascia perché viene nominato parroco a Belpasso suo paese natio, e da quel momento la parrocchia non avrà più nessun viceparroco. Un pensiero grato va al sacerdote salesiano don Alfio Caruso, che per parecchi anni, quasi sino alla vigilia della sua scomparsa, mi ha collaborato con grande zelo. Frattanto ci si impegna in numerose iniziative per creare momenti di aggresac. Carmelo Guglielmino gazioni con i ragazzi, si porta avanti il cinema parrocchiale della domenica. Molti i ragazzi, che con le loro famiglie, nel primo pomeriggio della domenica prima della messa pomeridiana, affollano il salone parrocchiale per assistere alla proiezione dei film noleggiati, allora, dalla S. Paolo. Si porta avanti il gruppo delle visitatrici vincenziane che vanno di casa in casa ad assistere gli infermi e i poveri della parrocchia. Mi piace ricordare, in particolare, suor Vincenza della Casa delle Carità, la signora Rosanna Pollicino e la signora Rossella Buffardeci. Ci si impegna nelle viste alle famiglie in occasione della tradizionale benedizione delle case. Si fanno incontri di catechesi , dopo scuola per i bambini e incontri sulla liturgia rinnovata per formare i fedeli alle nuove direttive del Concilio. Durante il mese di maggio si istituisce la giornata dell’ammalato, che im-

Ricordando

Mese di maggio benedizione eucaristica degli ammalati

pegna giovani volontari ad accompagnare gli ammalati anche in carrozzina, per la messa e la benedizione eucaristica sul sagrato della chiesa, si organizza la via crucis nei cortili e nelle vie più degradate della parrocchia per catechizzare la gente in occasione della S. Pasqua. Questa iniziativa ancora oggi e molto sentita dai fedeli e viene seguita con entusiasmo. L’espansione edilizia e il sorgere negli anni sessanta dei nuovi quartieri della città porta molta gente specie quella più abbiente ,ad emigrare dal vecchio centro storico e stabilirsi definitivamente nei quartieri nuovi. Lentamente il territorio della parrocchia abitato da professionisti e commercianti si trasforma in un quartiere popolare la realtà socio-culturale della parrocchia cambia lentamente volto. I posti vuoti lasciati da coloro che sono emigrati nei quartieri nuovi della città vengono colmati da tante famiglie emigrati dal centro Sicilia, che lasciato il lavoro dei campi vengono a cercare lavoro in città,

Via Crucis per le vie della parrocchia

Via Crucis per le vie della parrocchia

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Ricordando ed essendo ancora fiorente l’edilizia a cura delle grosse imprese di costruzioni trovano lavoro come artigiani e operari. Man mano però l’ambiente va a degradarsi comincia ad allignare la microcriminalità. Si sospende la festa esterna della Vergine SS.ma dell’Aiuto (che verrà ripresa all’inizio degli anni ottanta). Sono gli anni bui dei morti ammazzati. Ricordo con somma tri-

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stezza tre giovani vite stroncate in una sera nella stessa sala giochi. Ci sentiamo soli ,abbandonati da tutti. L’unica forza di aggregazione è sempre l’amore alla Vergine SS.ma dell’Aiuto, in particolare la pratica del mese di maggio, che vede il ritorno di antichi parrocchiani dai quartieri nuovi alla comunità di origine per rendere omaggio alla loro cara Madonna nel mese a Lei dedicato. Per capire la mentalità di certi ragazzini che a quei tempi si sentivano grandi ed emancipati, voglio raccontare un aneddoto: Mi trovavo un giorno verso le tre del pomeriggio sul sagrato, presso i locali dell’asilo parrocchiale e vedo un ragazzino di circa dodici o tredici anni, non più ,che giocava con un pallone di cuoio, davanti alla porta da dove uscivano i bambini (era infatti l’ora della fine della scuola)mi avvicino e delicatamente gli faccio notare che uscendo i bambini dall’asilo avrebbe potuto fare del male col pallone pesante a qualche piccolino. Questi guardandomi con volto diremmo quasi mafioso mi risponde in dialetto (cito testualmente) “Tu quannu parri ccu mia abbiici u lei” .Lascio a voi ogni commento… Era la notte del 24 giugno 1977 quando ignoti ladri penetrati in chiesa attraverso il giardino della casa di Loreto asportarono dal quadro della Madonna le corone preziose, donate da i fedeli in occasione della solenne incoronazione della Madonna e del Bambino avvenuta per le mani di S.E. Mons. Bentivoglio il primo del mese di luglio dell’anno 1962. All’alba avvertito da don Pippo La Giusa allora sagrista mi precipito in chiesa e nonostante il suono delle campane nessuno vide nessuno udì. Fu un momento di smarrimento ,era la prima volta che avveniva un furto così grave nella nostra chiesa. La rabbia e il dolore non è stato soltanto per la perdita delle corone preziose ma il sentirsi soli in quei momenti. Nel maggio dell’anno 1978 volendo dare alla celebrazione della festa della Madonna un carattere penitenziale in riparazione al furto sacrilego dell’anno precedente abbiamo accolto nel nostro Santuario

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per la prima volta il prezioso reliquiario delle lacrime della Vergine SS. ma di Siracusa. Tema della celebrazione fu “Le lacrime della Madre invitano i figli alla conversione”. Fu un evento del tutto particolare che ha reso manifesto ancora una volta l’amore della nostra gente alla Vergine SS.ma Madre di Dio e Madre nostra. Domenica 21 Maggio il reliquiario proveniente da Messina fu accolto da una rappresentanza di fedeli della nostra parrocchia presso la comunità della Madonna delle Lacrime a Trappeto e con un corteo di macchine ci avviammo presso il nostro Santuario ove ci attendeva S. E. l’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna ed una immensa folla per la celebrazione della S. Messa. La preziosa reliquia rimase nella nostra chiesa tutta la giornata successiva. Nel pomeriggio del 22 maggio dopo la celebrazione della S. Messa su una macchina scoperta adornata di

Una delle due nuove corone

Benedizione delle nuove corone, 24 maggio 1979

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fiori, il reliquiario fu accompagnato processionalmente da una grande folla, per la via Garibaldi sino ad arrivare in piazza Palestro ove dopo il caloroso discorso del Sac. Prof. Francesco Gaudioso fece ritorno a Siracusa. Comunque il Signore ci ha consolati perché l’amore dei fedeli alla Vergine SS.ma dell’Aiuto ha prevalso anche col segno di una nuova incoronazione. Dopo appena due anni e precisamente il Il reliquiario della Madonna delle Lacrime 24 maggio 1979 per le mani dell’Eminentissimo Sig. Cardinale Francesco Carpino alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna e delle Autorità locali, la Madonna ed il Bambino furono fregiati di nuove corone offerte dall’amore dei fedeli della parrocchia e della città. La folla presente alla cerimonia fu immensa l’entusiasmo e la gioia indescrivibili tanto da fare esclamare al carissimo Mons. Ciancio di essere stata “felice colpa” il furto per avere prodotto tanta e gioia e tanto entusiasmo.

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Ricordando una volta l’Eminentissimo Cardinale Francesco Carpino il quale presiede la solenne concelebrazione del pomeriggio ed ammira la chiesa restaurata. Questa data segna un nuovo evento i cui effetti si risentono ancora oggi. Dopo la solenne concelebrazione si riprende dopo lunghi anni la solenne processione della vergine SS.ma dell’Aiuto con un itinerario quanto mai breve e in segno di devozione il fercolo che è stato alleggerito da cornici ed altre strutture superflue viene portato a spalla da fedeli, e con molta gioia si nota l’entusiasmo dei giovani. L’itinerario fu il seguente, via S. Giovanni via Garibaldi, via SS.ma Trinità via Vittorio Emanuele, via Politi e rientro in chiesa per via S. Giovanni. La processione fu veramente sentita, raccolta, devota da fare sperare bene per il futuro. Infatti da quell’anno la proces-

Domenica 4 Maggio dopo oltre quattro mesi di chiusura della chiesa alle ore 18.30 nel XX anniversario della elevazione del sacro tempio a santuario mariano, con una solenne concelebrazione presieduta da S. E. Mons. Domenico Picchinenna Arcivescovo, la chiesa parrocchiale fu riaperta solennemente al culto. Il 24 Maggio festa della Vergine SS.ma dell’Aiuto, abbiamo la gioia di aver un mezzo a noi ancora

Gli anni ottanta furono caratterizzati in modo particolare dai lavori di restauro della chiesa e dell’annessa Cappella di Loreto. Già nell’anno 1973 erano iniziati a cura della Soprintendenza ai monumenti i primi interventi nella Cappella di Loreto con un lotto di lavori di lire 5.000.000. per il rifacimento del pavimento, della secca perimetrale per difendere le mura dall’umidità e la tinteggiatura interna. Nel gennaio del 1980 viene appaltato un secondo lotto di lavori per il restauro della facciata della chiesa parrocchiale,il rifacimento del tetto e la tinteggiatura delle pareti interne. Frattanto ci trasferiamo per le funzioni sacre nella sacrestia e per le funzioni solenni della Pasqua nel salone parrocchiale.

Restauro della facciata della chiesa negli anni ‘80

Rifacimento del tetto della Cappella di Loreto negli anni ‘80

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S. E. Mons. Domenico Picchinenna con l’arch. Pavone il giorno della riapertura della chiesa

Solenne concelebrazione presieduta dal Cardinale Francesco Carpino 24 Maggio 1980

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Ricordando sione si è svolta sino ad oggi ordinatamente con devozione e momenti di riflessione e preghiere. Purtroppo nella notte del 1° settembre siamo ancora una volta succubi di un nuovo furto. Ignoti ladri penetrati dalla Cappella di Loreto hanno asportato parte della cornice del quadro della Madonna e la porta d’argento del tabernacolo. La nuova porta del tabernacolo in argento è stata donata dalla Dott.ssa Graziella Musumeci in memoria del fratello notaio Gaetano Musumeci e della mamma Melina. La cornice nella parte mancante per il furto è stata ricostruita dalla ditta “Freni” di Catania col contributo dei fedeli. IL 23 novembre dello stesso anno 1980 Mons. Picchinenna inizia la visita pastorale nella nostra parrocchia Nella relazione durante l’assemblea pastorale si mettono in evidenza le condizioni di difficoltà e le sacche di povertà che cominciano sempre più ad

Visita pastorale di Mons. Picchinenna, 23 novembre 1980

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espandersi nel territorio parrocchiale. Il fenomeno della disoccupazione che favorisce la criminalità e la devianza minorile. Si sottolinea come momento di evangelizzazione privilegiato è la pietà popolare in particolare il mese di maggio che offre momenti privilegiati di catechesi agli adulti. Ci si lamenta che le Istituzioni sono quasi assenti nel territorio e che i politici attenzionano la nostra Comunità Parrocchiale solo in campagna elettorale. Si fa pressante il bisogno della presenza della parrocchia presso le Istituzioni. Nasce così l’impegno politico attraverso un rappresentante della comunità parrocchiale presso il Consiglio di Quartiere. Lentamente abbiamo fatto sentire la nostra voce riguardo alle necessità del nostro territorio. Dopo tante segnalazioni a chi di competenza finalmente riusciamo ad ottenere la nuova illuminazione nelle nostre strade. Nel 1983 si appalta un nuovo lotto di lavori a cura sempre della soprintendenza per completare alcuni restauri rimasti incompleti nella Cappella di Loreto e nel 1986 un nuovo appalto porta al completamento dei lavori nella cappella di Loreto e al ripristino dell’orologio della torre campanaria inattivo dai tempi dell’ultima guerra. Nell’ultimo lotto dei lavori del 1989 si restaura il sagrato con la nuova pavimentazione e il rosone centrale col monogramma mariano ed infine si da una pulitura alla facciata della chiesa con gettito di acqua. Gli anni “Novanta”Sono caratterizzati da diversi eventi. Nel 1991 celebriamo il 350° anniversario della traslazione del quadro della Madonna dell’Aiuto dalla pubblica strada nel nostro Santuario, in tale occasione si pensa di ridare vita al periodico parrocchiale “Auxilium Cristianorum”, periodico che veniva pubblicato dal Can. Rosario Santagati tra gli anni trenta e gli inizi degli anni quaranta. Il primo numero unico viene pubblicato nel mese di Gennaio del 1991 con un editoriale dal titolo “Una storica ricorrenza”. La pubblicazione durerà ben cinque anni ma poi per difficoltà burocratiche e finanziarie verrà sospesa .

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Le Guardie D’Onore ai Santuari Mariani

Il circolo parrocchiale “S. Maria dell’Aiuto”

Nello stesso anno ricorre anche il XXV anno del mio servizio di parroco a S. Maria dell’Aiuto, la cronaca delle celebrazioni viene riportata in appendice, tratta dal numero unico del periodico “Auxilium Chirstianorum” In questi anni si consolida sempre più la presenza delle Guardie D’Onore ai Santuari Mariani, che stabiliscono nella nostra parrocchia la loro sede. La loro presenza porta una ventata di nuove iniziative specialmente nel campo della carità e assistenza ai più deboli, oltre un maggiore decoro nelle celebrazioni liturgiche, specialmente nelle feste mariane. Frattanto si fonda il circolo parrocchiale “S. Maria dell’Aiuto” il cui primo presidente sarà l’avv. Giuseppe Cipolla, con lo scopo di incrementare sempre più la devozione alla Vergine SS.ma dell’Aiuto e curare le celebrazione dei festeggiamenti. Nel mese di maggio del 1998 abbiamo la gioia di avere in mezzo a noi l’Eminentissimo Sig. Cardinale Salvatore Pappalardo

Il Cardinale Salvatore Pappalardo presiede la concelebrazione nel mese di maggio

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che presiede la concelebrazione Eucaristica. Nel mese di Novembre 1998 abbiamo la visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Bommarito. Nella rilevazione pastorale viene sottolineata la ripresa di varie iniziative pastorali: il rinsaldarsi degli organi di partecipazione, quali il consiglio pastorale, il consiglio per gli affari economici nonché l’impegno maggiore nella catechesi specialmente attraverso la pietà popolare. Il consolidarsi dei corsi di preparazione al matrimonio per i giovani fidanzati. Purtroppo con grande dispiacere si prende atto della chiusura dell’asilo parrocchiale per motivi economici e burocratici. Il 1999 segna per la nostra comunità due eventi importanti: il gemellaggio della nostra cappella di Loreto col grande santuario Lauretano e il cinquantesimo anniversario della erezione canonica della nostra chiesa a parrocchia autonoma.

Da parecchi anni la nostra Comunità parrocchiale, che custodisce il meraviglioso monumento della riproduzione della S. Casa di Loreto, sognava di realizzare un gemellaggio spirituale col grande Santuario lauretano. L’occasione tanto attesa si è presentata il 26 Aprile 1999 con l’arrivo a Catania di S. E. Mons. Angelo Comastri arcivescovo di Loreto. Il presule è giunto nel nostro Santuario alle ore 19, accolto dall’Arcivescovo Mons. Bommarito , dalle Autorità locali e da una immensa folla di fedeli tra i quali, una rappresentanza di avieri del 41mo. Stormo di Sigonella col vice comandante ed il cappellano militare,nonché l’Associazione “Arma Aeronautica”, rappresentanti dell’Unitalsi e l’Associazione Guardie d’Onore ai Santuari mariani. Dopo la solenne concelebrazione Eucaristica è stata firmata la pergamena dall’Arcivescovo Bommarito e da S. E. Mons. Comastri che sancisce il gemellaggio spirituale tra le due chiese.

Ecco il testo riportato sulle pergamene (siamo grati a Mons. Maurino Licciardello per averlo curato):

Visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Bommarito

Mons. Comastri, arcivescovo di Loreto, e Mons. Bommarito firmano la pergamena del gemellagio

Mons. Comastri visita Cappella di Loreto accompagnato da Mons. Bommarito e da Mons. Smedila

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il Santuario S. Maria dell’Aiuto di cui fa parte. Gli stessi venerabili Presuli,benedicendo auspicano una sincera collaborazione tra i fedeli delle due Chiese per l’incremento della devozione alla Vergine Maria Annunziata Signora di Loreto, augurando a tutto il popolo cristiano un crescente cammino di fede nella santità nella obbedienza e nella fedeltà a Dio Creatore e Padre, per Gesù Redentore e Salvatore nostro, nell’amore dello Spirito Santo”.

“Gli eccellentissimi Padri nostri Luigi Bommarito Arcivescovo di questa Chiesa di Catania e Angelo Comastri Arcivescovo delegato Pontificio della Chiesa di Loreto, oggi 26 Aprile 1999 che corre verso il tramonto dell’anno 2000 per aprire le porte al terzo millennio dal sacro momento in cui il Verbo di Dio si è fatto uomo, uniti alla Santità di Giovanni Paolo II Vescovo di Roma e Pontefice sommo della Chiesa universale ,in fraternità di intendi, sono lieti di unire in comunione ideale e spirituale la Santa Casa di Nazaret, gelosamente custodita nella Pontificia basilica di Loreto con la piccola Cappella Lauretana fedelmente riprodotta dall’originale, nell’anno 1740 e da allora venerata dal popolo di Catania presso

Il secondo evento importante dell’anno fu il 50° anniversario della elevazione della nostra chiesa a parrocchia autonoma avvenuta il 24 Maggio 1949. Il mese di maggio fu celebrato con maggiore solennità. La concelebrazione commemorativa dell’Eucaristia viene presieduta dal Sig. Cardinale Vincenzo Fagiolo. All’inizio della celebrazione viene data lettura del messaggio augurale del S. Padre Giovanni Paolo II.

Solenne concelebrazione presieduta dal Card. Fagiolo nella ricorrenza del 50° della parrrocchia

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Ricordando Il 24 Agosto in pellegrinaggio ci rechiamo a Roma per l’udienza particolare del S. Padre nella sala Paolo VI e per l’occasione viene offerto al Papa un quadro dell’Immagine della Madonna dell’Aiuto dipinto dall’architetto Poma. Nel maggio dell’anno 2003 dopo tante attese, ottenuto il nulla osta della Soprintendenza ai Beni Culturali viene con sacrato il nuovo altare mensa progettato dall’architetto Antonio Pavone. A conclusione dell’anno quarantesimo della mia ordinazione sacerdotale S. E. Mons. Salvatore Gristina il 18 Maggio consacra il nuovo altare e celebra la dedicazione della Chiesa. Frattanto ci si interessa al restauro e alla messa a norma del salone parrocchiale, onde poter nuovamente creare momenti di aggregazione per la comunità anche attraverso il ritorno della filodrammatica. Il 20 settembre del 2005 dopo i lavori di restauro viene finalmente inaugurato il salone parrocchiale

Ricordando alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Gristina. Il salone viene dedicato alla memoria del parroco don Mario Santagati, sarà chiamato” auditorium Don Mario Santagati” Si ritorna così all’attività teatrale curata dagli ex soci dell’Associazione cattolica “Gioacchino Silva”.

Mons. Salvatore Gristina celebra la messa di consacrazione del nuovo altare mensa 20 settembre 2005, inaugurazione dell’Auditorium “Mario Santagati”

Mos. Smedila offre al Papa un quadro dell’Immagine della Madonna dell’Aiuto

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L’Arcivescovo consacra il nuovo altare mensa

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Il gruppo teatrale “Gioacchino Silva”

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Nell’anno 2010 celebriamo con particolare attenzione il 50° anniversario della elevazione della nostra chiesa parrocchiale a Santuario Mariano Diocesano, avvenuta il 1° Maggio 1960. Col consiglio pastorale si predispone un programma ricco di iniziative, viene indetto un anno giubilare. Viene concessa dalla Penitenzieria Apostolica l’indulgenza plenaria a coloro che visitano il Santuario e partecipano ad alcune cerimonie stabilite. Il periodo giubilare si apre il 9 Novembre 2009 nella memoria della traslazione del quadro della Madonna e si chiude il 31 Maggio 2010. Il giorno 24 di ogni mese la S. Messa viene celebrata da un ecc. mo Vescovo con annessa indulgenza plenaria. Nel mese di aprile abbiamo la gioia di ospitare S.E. Mons. Giovanni Tonucci Arcivescovo di Loreto che viene ad ammirare la nostra cappellina lauretana e celebrare l’Eucaristia.

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Mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo di Loreto, ammira la copia della Santa Casa

Visita pastorale di S.E. Mons. Salvatore Gristina

S.E. l’Arcivesco apre l’anno giubilare, 9 novembre 2009

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Mons. Giovanni Tonucci incontra S.E. Alfio Rapisarda, Nunzio Apostolico

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Nei Mesi di Novembre e dicembre del 2010 si svolge la quarta visita pastorale durante il mio parrocato quella, ancora in corso, di S.E. Mons. Salvatore Gristina. Si pensava che finalmente non avremmo più avuto a che fare con lavori di restauro ma purtroppo col passare del tempo dopo il terremoto di S. Lucia 1991 altri danni si sono aggiunti alla struttura della chiesa, si sono così resi necessari nuovi interventi di restauro e in particolare l’abbattimento delle barriere architettoniche, e l’impianto elettrico a norma. Nel mese di gennaio del 2012 ci trasferiamo presso la chiesa Confraternale di S. Giuseppe al Transito, da recente restaurata accolti gentilmente dal Commissario ing. Francesco Salmeri

La signora Grazia Mirabella inaugura il sollevatore per l’abbattimento delle barriere architettoniche

Uno scorcio della facciata rinnovata

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E si da inizio ai lavori di restauro la cui relazione a cura del direttore dei lavori architetto Giuseppe Giunta viene riferita in questo volume. Il 29 luglio in S. Giuseppe al Transito ho la gioia di celebrare la S. Messa solenne nel mio cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale alla presenza di S.E. l’Arcivescovo. Dopo dieci mesi di lavoro l’11 Ottobre viene riaperta al culto con grande gioia dei fedeli, la chiesa parrocchiale. Termina così questo sguardo al passato da quando il Signore mi ha chiamato a lavorare nella porzione della sua vigna che è la parrocchia S. Maria dell’Aiuto. Cinquanta anni tutti spesi in questo quartiere . In tutti gli eventi gioiosi o tristi la Madonna è stata sempre la madre dell’Aiuto sempre vicina ai suoi figli a Lei va il mio ringraziamento e la preghiera perché protegga e faccia sempre crescere nella fede e nell’amore questa Comunità a Lei affidata. †

Celebrazione del 50° di sacerdozio di Mons. Smedila, presso la chiesa di San Giuseppe al Transito

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La facciata restaurata

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La mia esperienza in parrocchia

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ra il 10 marzo del 1966 quando, accompagnato da mia nonna, feci il mio ingresso in quella che sarebbe stata ad oggi la mia parrocchia. Era morto, improvvisamente per un ictus, il parroco il Rev. Mario Santagati. A nulla erano valsi i soccorsi e le cure, fu allestita la camera ardente nella Santa Casa di Loreto. Mi colpì la figura, la tonaca nera, la compostezza e la serenità del volto. È un immagine che conservo nei miei ricordi. Da quel giorno inizia la mia lunga e assidua frequentazione. Conobbi un giovanissimo Padre Smedila, infaticabile, attento alla cura delle anime, ai giovani e ai problemi della parrocchia.

La mia esperienza in parrocchia

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A cura di Orazio D’Antoni

Padre Smedila con i bambini dell’asilo

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Facevo il chierichetto, frequentavo l’Azione Cattolica, ero fiamma verde. Dopo il catechismo, insieme ad altri bambini, giocavamo al pallone nel cortile, sotto lo sguardo vigile delle catechiste, le signorine Cannata e Pavone. Facevamo a gare a chi serviva più messe. Con molti di quei ragazzi iniziò un percorso di fede e di partecipazione alle attività e alle iniziative della parrocchia che ancora dura sino ad oggi. Nell’estate del 1970, ricordo le messe delle 7.30, celebrava padre Lalicata, un sacerdote che era anche un artista. Viveva nella canonica della chiesa di Santa Nicolò l’Arena, dipingeva ed insegnava arte nelle scuole. Una mattina mi fece un ritratto molto bello, in carboncino rosso su un foglio di carta per il ciclostile, che ancora oggi conservo. Ne fece un altro al sagrestano del tempo, don Giovanni, che messo in posa, guardava in silenzio padre Lalicata all’opera. Ne uscì fuori quasi una caricatura, con un grosso naso, la testa enorme e i capelli bianchi all’indietro. Guardava ammirata il ritratto anche donna Carmela. Donna Carmela era una anziana che viveva in un tugurio di via Abate Ferrara. Bassa di statura, aveva un viso pieno di rughe e un fazzoletto sempre al capo. Viveva di carità, si rendeva disponibile per le pulizie della chiesa e per piccoli servizi. Aveva un carattere gioviale e allegro anche se l’aspetDonna Carmela insieme a Mons. Picchinenna to era burbero. Si vantava

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La mia esperienza in parrocchia di aver conosciuto Don Luigi Sturzo, quando, da ragazza, era in istituto a Caltagirone. Ricordo le messe solenni con l’arcivescovo mons. Luigi Bentivoglio in occasione della festa della Madonna e di altre ricorrenze. Saliva la scalinata della chiesa in maniera regale, con il vestito bianco di monaco cistercense, benedicendo. Era consuetudine che i chierichetti, in fila, gli baciavano la mano, che era candida e molliccia ed emanava un profumo particolare di saponetta, sempre lo stesso, che non ho mai più sentito da allora. Chissà di che marca era! Siamo negli anni ‘70, anni difficili, le condizioni sociali ed economiche del territorio cambiano, moltissimi residenti vanno ad abitare nelle zone nord della città. Il centro storico diventa sempre più degradato, mentre le attività in parrocchia proseguono; si fa catechismo, preparazione ai sacramenti, teatro e doposcuola per i bambini. Sono anni di cambiamento, gli anni della contestazione giovanile, si avverte il malessere, le difficoltà del tempo e tanti ragazzi prendono altre strade. Molti di loro non ci sono più. La domenica pomeriggio c’era l’appuntamento con il cinema parrocchiale per i bambini e i loro genitori. Venivano proiettati vecchi film quali quelli di Ioselito, di Totò, di Stanlio e Ollio, di Don Camillo e Peppone e tanti altri in voga all’epoca. Padre Smedila era il cineoperatore e ogni tanto la pellicola saltava, tra i fischi e le risate generali. Nell’intervallo, tra il primo e secondo tempo, si usciva e si andava a comprare il gelato o il “pane di Napoli” da Pietro Aloisio, tenutario di un bigliardino proprio di fronte la chiesa, croce e delizia di padre Smedila perché frequentato da molti giovani nullafacenti. In quegli anni arriva in parrocchia un giovane viceparroco, padre Carmelo Guglielmino, novello sacerdote di Belpasso che comincia a seguire i ragazzi e i giovani della parrocchia. Sarà vicino a tanti di noi nella nostra adolescenza e gioventù. Sono

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Gita al santuario dell’Addolorata dei padri passionisti a Mascalucia

Padre Carmelo Guglielmino insieme al sagrista “don” Pippo La Giusa

Il maestro di musica Giuseppe Pistone con la schola cantorum

tanti gli episodi piacevoli da ricordare come gli incontri, le gite, e gli immancabili scherzi. Riuscì ad amalgamare un gruppo di ragazzi e ragazze, che lo seguiva negli incontri del mercoledì pomeriggio, rigorosamente dopo lo studio, dove si dissertava sui problemi dei giovani, sulle sacre scritture e frequentemente si finiva a liti e scontri verbali. Mitiche le gite con la sua fiat 126 bianca, che immancabilmente si concludevano in una pizzeria di Belpasso. Il sagrista di quel tempo era don Pippo, veniva da Agira, personaggio rubicondo, simpatico, allegro e pieno di iniziative, ma sempre pronto ad infuriarsi se qualcuno lo contrariava. C’era anche Franco Sorbello, infermiere di professione la mattina e aiuto sagrista il pomeriggio, burbero ma buono. Il maestro di musica era Giuseppe Pistone, di Agira, che suonava l’organo. Il maestro Pistone faceva il segretario in una scuola media di Catania ed era un personaggio simpatico, allegro, credo autodidatta, fumatore

accanito e dalla battuta facile sempre in stretto dialetto agirino. Fu lui a fondare la schola cantorum. Nel 1977 un evento negativo turbò la comunità, il furto delle preziose corone che adornavano il bellissimo ed espressivo quadro della Madonna dell’Aiuto. Fu un duro colpo per tutti, ma padre Smedila, con grande carattere, seppe reagire con fermezza. Avviò una sottoscrizione popolare e una grande funzione suggellò, alla presenza del cardinale Carpino, l’incoronazione con le nuove corone del sacro quadro. Gli anni ‘80 iniziano con una novità. Dopo una lunga interruzione, riprende, con il giro esterno, il 24 maggio la festa della Madonna. Si inizia con un breve percorso, il fercolo viene portato a spalla dai devoti. Fu la prima parrocchia della diocesi a riprendere la festa esterna come esempio di fede e di aggregazione della comunità parrocchiale. Un successo! Nel 1985 il novenario in onore dei festeggiamenti della Ma-

donna, viene predicato da Padre Antonio Corsaro, letterato, poeta e studioso. Io avevo il compito di accompagnarlo nella sua abitazione di via Giordano Bruno la sera dopo la messa. Ricordo le sue belle omelie ricche di citazioni letterarie e molto profonde. Fu un incontro interessante perché ebbi modo di apprezzare la sua grande cultura e le sue conoscenze nel mondo della letteraPadre Antonio Corsaro tura del ‘900. Mi raccontava dei rapporti di amicizia ed epistolari con grandi critici letterari come Carlo Bo, che scrisse la prefazione di un suo libro di poesie “Castello Marino”, o di poeti come Luzi, Ungaretti, Quasimodo e di

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La mia esperienza in parrocchia altri grandi scrittori e intellettuali come Leonardo Sciascia. Mi raccontava degli inviti a cena di Carlo Bo ad Urbino dove erano soliti gustare un’ottima lingua in salmì parlando di letteratura. Padre Corsaro fu anche l’ispiratore ironico in uno dei romanzi di Leonardo Sciascia: “Lei non sa cosa questa tonaca che indosso può attirare” diceva a Sciascia in uno dei suoi incontri. Sciascia raccontò l’episodio in uno dei suoi romanzi. Scrisse alla fine del novenario una bellissima lode dedicata alla Madonna che recitò, con voce calda e impostata come un attore, alla messa dell’Aurora. Poesia che riportiamo in appendice. Tino Sciuto, un corpulento signore anziano, sempre con il cappello d’estate e d’inverno, arrivava con una scassatissima Fiat 600 color verde acqua, puntuale a tutte le messe pomeridiane del mese di maggio. Non aveva scuole, era autodidatta ma era un vero poeta dialettale. Fu incoraggiato a scrivere libri di poesie da padre Pergolizzi, parroco della vicina chiesa di Santa. Nel 1990 scrisse “Dalla Genesi a Gesù e i Santi”, dove troviamo una bella

poesia dialettale dedicata alla Madonna dell’Aiuto che recitò il 31 maggio, tra gli applausi. Il gruppo giovanile continua negli anni la sua attività, ma risente anche delle storie personali di ognuno. Chi va fuori per lavoro, chi studia, chi si laurea. Del gruppo facevano parte Antonio Chisari, Giuseppe e Rosalba Fallico, Luigi e Antonella Nigrelli, Angelo e Laura Raciti, Orazio Grisalva, Graziella Marletta, Francesca Castiglia, Patrizia Sciuto, Francesca Pollicino Daniela e Giusi Mazzarelli, Graziella Maniscalchi, Santina Guardo, Giovanna e Maria Proto, Roberto e Giuseppe Veca, Nicola Perricone, Mario Bauso, Graziella Iacona, Ernestina Fichera, Grazia D’Antoni, Pina Margaglio, Nunziatina Stimolo e altri. Durante questo periodo nascono amori, alcuni anche a lieto fine e duraturi sino ad oggi. Mons. Domenico Picchinenna, uomo colto, profondo e discreto era vicino ai giovani della parrocchia. Aveva una grande memoria e ricordava i nomi di ognuno di loro. L’ho rivisto per l’ultima volta in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Ca-

Alcuni componenti del gruppo giovanile degli anni ‘80

I componenti del gruppo giovanile insieme a S.E. Mons. Domenico Picchinenna

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La mia esperienza in parrocchia

signorina Anna Guttà, suor Paola, Pina Smedila, Chiara Rapisarda, Rosalba Fallico, Margherita Anastasi, Francesca Pollicino, Piersanti Serrano, Teresa Arcoria. Padre Guglielmino viene nominato parroco a Belpasso. Fu l’ultimo vice parroco. Nasce il consiglio pastorale parrocchiale, il consiglio degli affari economici, sino ad oggi composto da Mons. Smedila, dalla prof. Concetta Trovato e dal dott. Gregorio Mirone, che portano ad una maggiore partecipazione dei laici alla vita della parrocchia. Inizia anche il mio impegno politico, grazie alla parrocchia e all’entusiasmo di tanti, vengo eletto nel consiglio di quartiere di San Cristoforo. Era il 1980. Impegno che è proseguito fino ad oggi, creando una intensa collaborazione e un forte rapporto con il territorio, le comunità parrocchiali e soprattutto con i Salesiani della “Salette”. Alla fine degli anni ‘80 ritornano a frequentare gli ex soci degli anni ‘50 e ‘60, ormai pensionati e nostalgici ma pieni di entusiasmo. Animano il teatro parrocchiale riproponendo spettacoli e parodie dei tempi passati. Ricordiamo con affetto Angelo Bruno, Carmelo Indelicato detto ‘u opà’, Anna Cavallaro detta ‘a omà’, Nino Mignemi, Pippo Pappalardo, Iuzzo Fichera, ‘Nzino Distefano, Ciccio Tringale Popi Carnazza, Giuseppe Pappalardo, Gianni Distefano, Famoso, Vinciguerra, Nasciano, Antonio Zarrillo. Don Mario Santagati fondò nel 1965 l’asilo parrocchiale Iuzzo Fichera per i bambini per venire incon-

tania, il 5 novembre del 1994, si ricordava ancora, dopo molti anni, perfettamente di me, della mia professione di medico e mi chiese notizie degli altri giovani, di cui ancora ricordava i nomi. In una delle ricorrenze dei festeggiamenti della Madonna viene invitato a celebrare mons. Pio Vigo che, al tempo, era vescovo ausiliare di Catania. Mons. Pio Vigo si accorge, prima della celebrazione, di aver dimenticato la mitra e il pastorale. Entriamo nel panico: un vescovo senza mitra e pastorale! Il più preoccupato, tra tutti, era padre Smedila sempre molto apprensivo prima delle celebrazioni liturgiche importanti. Mons Vigo si rivolge a me e dice: “Vai a casa mia, guarda nell’armadio e troverai la mitra, tieni le chiavi”. Partiamo con Padre Guglielmino e la sua 126. Arriviamo in Curia, dove abitava, saliamo di corsa le scale, apriamo la porta ed entriamo nell’appartamentino. Giro tutta la casa, apro porte, armadi e metto tutto a soqquadro, mentre vedo lo sguardo sgomento di padre Guglielmino. Non trovo nulla. Improvvisamente un lampo di genio, ritorno all’ingresso e vedo una valigetta a terra, la apro e… ecco la mitra e il pastorale. La celebrazione era salva. Scendiamo a rotta di collo le scale e ripartiamo per la parrocchia con la preziosa valigetta. Ho rivisto Mons. Pio Vigo di recente, gli ho raccontato l’episodio di molti anni fa e abbiamo riso divertiti, prima di salutarci mi ha regalato una immaginetta con una sua poesia. Nel 1984 inizia la mia esperienza di catechista. Quanti ragazzi sono passati, come non menzionare anche altre figure di catechisti ed educatori: la signorina Cannata, la signorina Pavone e, in tempi Mons. Pio Vigo vescovo ausiliare di Catania più recenti, Lillina Di Marca, la

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La mia esperienza in parrocchia tro alle esigenze delle famiglie. Quante generazioni sono passate, tutte amorevolmente curate dalla mitica signorina Anna Guttà, che per la sua statura si confondeva con i suoi bambini. Negli anni ‘80 e ‘90, il quartiere diventa sempre più povero e più bisognoso, adesso è abitato da lavoratori e da molti emigrati dall’entroterra. Nasce la San Vincenzo parrocchiale per le opere di bene, animato dalle Dame della Carità Vincenziane: Rosanna Pollicino, Rossella Bufardeci, la signora Gallo, Mimma Tribulato, Teresa Fisicaro, con suor Vincenza, suor Margherita, suor Matilde, suor Stefania, suor Angela, sempre pronte a prestare la loro opera, aiutate dai giovani della comunità parrocchiale. Quanto bene hanno fatto! Ricordo anche un corso di formazione che facemmo presso la Casa della Carità, per il gruppo San Vincenzo, dove ebbi la fortuna di conoscere Suor Anna Cantalupo, una donna dalla figura minuta ed esile, ormai avanti negli anni, che seduta alla scrivania rispondeva alle telefonate di chi aveva bisogno sempre sorriden-

te e pronta ad aiutare tutti. Una storia a parte merita il teatro parrocchiale, recentemente ristrutturato. Vi recitarono artisti come i fratelli Castorina, Pippo Baudo, Tuccio Musumeci. Come non ricordare le rassegne teatrali del sabato sera e della domenica pomeriggio della fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ‘70 con Enzo e Saro Scalisi, Pippo Bauccio, Mimmo Di Salvatore, Santa Di Bernardo, Salvo Pennino, Nino Perni, MariaRita D’Amico, Nando Giustolisi, Turi Mazzone, Pippo Strano, Salvatore Indelicato, Silvana Febbrarino, le sorelle Mariella e Agata Venturino, Armando Sciuto, Salvo Russo, Saretto Chisari, Salvo Distefano, Vincenzo e MariaMarta Rapisarda, Stella Pappalardo, Saro Cigna, Carmelo Nigrelli e Luciano Libertini, Gaetano Salfi, i fratelli Manlio, Annibale, Maria e Silvana Vinci, Salvatore Nicotra, AnnaMaria e Santina Smedile, Gina Sperlinga, Luciano Barbagallo, Ciccio Liotta, Enzo La Ferla, Angelo Maccarone, Domenico Mazzone, Carmelo Lazzara e altri.

La signorina Anna Guttà insieme ai suoi bambini

Una foto di gruppo degli ex giovani degli anni ‘70

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La mia esperienza in parrocchia Zaffarana fedeli alla tradizione sono tra gli animatori, più recenti, della comunità giovanile parrocchiale.

Numerosi sono i giovani che, nel corso del tempo, si sono cimentati nel teatro amatoriale sino ai nostri giorni. Ricordo il 13 febbraio 1983 la messa in scena de “La Giara” di Pirandello, dove interpretavo la parte di don Lollò insieme ad Orazio Grisalva, Giuseppe Fallico, Antonio Chisari, Luigi e Antonella Nigrelli, il piccolo Francesco Coco, le sorelle Daniela e Giusi Mazzarelli, Francesca Castiglia e il bravo e compianto Raimondo La Giusa che faceva da regista. “Padre mi da le chiavi?” questa era la richiesta più frequente di noi ragazzi per poter giocare nel cortile e accedere ai locali dell’Associazione. Le chiavi che si trovavano ben conservate in un cassetto dell’armadio della sagrestia, serviano ad aprire il cancello di ferro d’ingresso del cortile. Luoghi cari, quante ore trascorse in completa spensieratezza, quanti giovani impegnati a giocare a calcio e a pallavolo. La parola d’ordine era di non fare rumore durante la celebrazione della santa messa perché, altrimenti, erano guai con padre Smedila. Lorenzo Nicotra e Adele

13 febbraio 1983 la messa in scena de “La Giara” di Pirandello

I giovani sportivi nel cortile interno della parrocchia

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La mia esperienza in parrocchia Arriviamo agli anni ‘90, il vescovo era mons. Luigi Bommarito uomo energico e determinato, sempre presente nei momenti più importanti della vita parrocchiale. Nella prima domenica del novembre 2000, anno Giubilare e anniversario della traslazione della sacra e miracolosa effige dalla pubblica via alla Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, viene comunicata da S.E. Mons. Luigi Bommarito, la nomina di Padre Smedila a Cappellano di Sua Santità, che diventa così monsignore per la gioia di tutta la comunità parrocchiale. In quegli anni arriva un nuovo sagrista dalla vicina chiesa di San GiuIl sacrista Sebastiamo Marchese seppe al Transito, il signor Benedetto Giuffrida, un uomo educatissimo, molto discreto, basso di statura, mingherlino, con un paio di occhiali scuri che teneva sempre, anche di sera. Dava l’impressione di un “iettatore” ma non era così. Era stato sagrista di mons. Pesce, rettore della vicina San Giuseppe al Transito, grande studioso e biblista. In realtà Giuffrida era una persona buonissima, generosa, paziente e servizievole, un ottimo lavoratore. Dopo la scomparsa, nel 2009, prende il suo posto Sebastiano Marchese, che faceva altro nella vita, lavorava in un negozio, scelse di collaborare con la parrocchia come sagrista, lavoro che, tuttoggi, svolge con grande competenza, come se l’avesse fatto da sempre. Il prof. Pistritto Un ricordo particolare merita il com-

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pianto Benigno De Marco che frequentava la nostra parrocchia. Persona poliedrica, cultore della storia dei santi ma soprattutto studioso di Sant’Agata. Benigno nella vita era stato un impiegato delle Poste Italiane, aveva avuto anche una parentesi politica: era stato anche segretario particolare di politici negli anni ‘60. Uomo integerrimo e colto, era conteso nelle televisioni private durante i festeggiamenti di Sant’Agata. Scriveva per i quotidiani locali, dove curava la rubrica “i santi del giorno”. Negli ultimi anni della sua vita aiutava in parrocchia facendo il catechista. Scrisse una bellissima storia di Sant’Agata che ebbi l’onore di pubblicarla quando feci l’assessore al Comune di Catania. Mi fu sempre grato. Il prof. Pistritto è una di quelle persone, da più di cinquanta anni, vicina alla parrocchia. È stato docente di educazione fisica nelle scuole, fondatore, presidente e allenatore della polisportiva “Mongibello”. Personaggio popolare negli ambienti sportivi, fu

Giro esterno per la festa della Madonna dell’Aiuto

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La mia esperienza in parrocchia starter nelle gare nazionali e internazionali di atletica. Conserva a casa la fiaccola delle olimpiadi del 1960, che mi mostrò entusiasta. In Parrocchia, durante le funzioni, legge le letture e canta. Canta sempre con una voce tenorile molte volte fuori dal coro. Fa coppia nelle funzioni religiose con il bravo Carmelo Cosentino, pensionato del Comune di Catania e per hobby ottimo interprete delle canzoni di Gianni Morandi. Il 24 maggio del 1998 nasce il Circolo dei soci della Madonna dell’Aiuto per la diffusione del culto della Madonna, e soprattutto per favorire momenti di preghiera e di riflessione. Il primo presidente fu l’avv. Giuseppe Cipolla, poi il dott. Antonio Chisari. Oggi presiede il geom. Orazio Grisalva coadiuvato da Gaetano Pierini, Franco Militello, Angelo Napoli e Rosaria Gandolfo. Il prof. Paolo Cipolla, giovane docente di greco all’Università di Catania, è il nostro bravissimo maestro e compositore di musica sacra. Sono sue molte belle partiture di messe dedicate alla Madonna dell’Aiuto. Piersanti Serrano giovanissimo Cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio è attivo in parrocchia come catechista, maestro del coro e impeccabile cerimoniere delle funzioni religiose. Le Guardie d’Onore dei Santuari Mariani sono presenti da molti anni, realizzano numerose iniziative caritative e di beneficenza a favore degli indigenti. Tra i membri ricordo il Presidente, l’ing. Francesco Pensavalle De Cristoforo dell’Ingegno, il dottor Filippo Donzuso con la consorte signora Maria Angelico e l’avv. Salvatore Strano, eccellente poeta e fine dicitore. Arriviamo ai nostri giorni, sono passati tanti anni, come sono stati importanti e fondamentali per la nostra vita di cristiani e buoni cittadini! Il ringraziamento più grande va a mons. Carmelo Smedila, che ha saputo con equilibrio, con esemplarità e rettitudine svolgere le funzioni di educatore e di guida spirituale adempiendo al ministero di sacerdote e parroco. †

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Padre Smedila nel giorno del suo insediamento - 6 novembre 1966

Padre Smedila con accanto la sua maestra di prima elementare Pina Licari

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Altare del Giovedì Santo negli anni ‘70 e nel 2000

La Lavanda dei piedi del Giovedì Santo

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Primo anno di asilo - 1966

Asilo anni ‘70

Recita dei bambini dell’asilo per la festa della mamma

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Ultimo anno di asilo - 1998

Celebrazione del 10° anno di ordinazione sacerdotale di padre Smedila - Con mons. Ciancio nel salone parrocchiale durante la festa organizzata dalla parrocchia - 1972

Asilo parrocchiale

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Padre Smedila, padre Salvatore Abate con le insegnanti dell’asilo Concettina Pavone e Anna Gutta

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Novena di Natale e attività ricreative

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Attività ricreative Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

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Gruppi di Prima Comunione

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Gruppi Prima Comunione e Cresime

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Pellegrinaggio Anno Santo a Roma - 1983

Pellegrinaggio Anno Santo a Roma - 1975

Lago di Garda - 1971 Pellegrinaggi

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Pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo - 2007

Pellegrinaggio a Lourdes - 2008 Pellegrinaggi

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Visita all’Arcivesco di Loreto, Mons. Comastri, 1999

Visita all’Arcivesco di Loreto, Mons. Comastri, 2009

Guardie d’Onore al santuario di Lourdes

Festa della Madonna di Loreto

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Festa della Madonna dell’Aiuto anni ‘70

Festa della Madonna dell’Aiuto anni ‘‘80

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Festa Madonna dell’Aiuto anni ‘90

Festa della Madonna dell’Aiuto inizio nuovo millennio

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Galleria fotografica 50 째 di Sacerdozio Mons. Carmelo Smedila

foto di Alfio

Vittorio

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Celebrazione del 50째 di sacerdozio di Mons. Carmelo Smedila - Chiesa San Giuseppe al Transito - 29 luglio 2012

Celebrazione del 50째 di sacerdozio di Mons. Carmelo Smedila - Chiesa San Giuseppe al Transito - 29 luglio 2012

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Celebrazione del 50째 di sacerdozio di Mons. Carmelo Smedila - Chiesa San Giuseppe al Transito - 29 luglio 2012

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Celebrazione del 50° di sacerdozio di Mons. Smedila e riapertura del Santuario dopo il restauro con la partecipazione di S.E. l’Arcivesco e del Nunzio Apostolico Alfio Rapisarda - 11 ottobre 2012

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Celebrazione del 50° di sacerdozio di Mons. Smedila e riapertura del Santuario dopo il restauro con la partecipazione di S.E. l’Arcivesco e del Nunzio Apostolico Alfio Rapisarda - 11 ottobre 2012

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Celebrazione del 50° di sacerdozio di Mons. Smedila e riapertura del Santuario dopo il restauro con la partecipazione di S.E. l’Arcivesco e del Nunzio Apostolico Alfio Rapisarda - 11 ottobre 2012

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Celebrazione del 50° di sacerdozio di Mons. Smedila e riapertura del Santuario dopo il restauro con la partecipazione di S.E. l’Arcivesco e del Nunzio Apostolico Alfio Rapisarda - 11 ottobre 2012

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L’intervento di restauro del 2012 a presenza di una chiesa catanese nei secoli precedenti la ricostruzione del 1693 è stata trattata nel volume “Catania - Splendori del barocco” edito dall’Arcidiocesi di Catania nel Giugno 2004.

L’intervento di restauro del 2012

Prospetto Chiesa Santa Maria dell’Aiuto - ante operam

Prog. e D.LL arch. Giuseppe Giunta – ing. collaboratore ing. Claudio Giunta

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Individuazione planimetrica

In ordine all’intervento di restauro del 2012 si è ritenuto opportuno redigere le seguenti brevi note. Il restauro ha interessato, prevalentemente, l’attuale prospetto (manifestamente riproposto o sovrapposto ad una precedente struttura) e l’architettura interna della navata che si ritengono opera dell’arch. Antonio Battaglia (metà settecento - primi decenni dell’ottocento) che, presumibilmente, nella seconda metà del ‘700, andava acquisendo la nuova sensibilità della cultura del neoclassicismo.

Prospetto Chiesa - post operam

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L’intervento di restauro del 2012

L’intervento di restauro del 2012

Lo stato delle strutture, in qualche modo ancora legato agli stilemi del tardo barocco affrontò un imponente piano di “rivisitazione” della chiesa realizzando un nuovo prospetto e modificando, consistentemente, lo stesso spazio interno della navata.

Altare maggiore - Grafici di rilievo e foto restauro

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Sezione longitudinale - Grafici di rilievo

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L’intervento di restauro del 2012

L’intervento di restauro del 2012

L’architetto, tra i maggiori operanti a Catania negli anni di fine settecento e dei primissimi dell’ottocento, si cimentò in una analoga impresa con il nuovo prospetto della chiesa di Sant’Agata alla Calcara o alla Fornace (oggi comunemente conosciuta chiesa di San Biagio), in piazza Stesicoro (i cui lavori sono documentati nei volumi di introito ed esodo della parrocchia negli anni 1799, 1800, 1801 e 1802, in pieno neoclassicismo). Per il nuovo partito architettonico di entrambe le chiese fu utilizzata la “pietra bianca di Siracusa” (calcarinite) e l’arenaria presumibilmente estratta dalla cava del Plemmirio sul porto grande di Siracusa. Entrambe le chiese ed in particolare la chiesa di San Biagio (che era stata tra i primi edifici di culto ricostruiti, da ritenere con non grande impegno estetico, era stata adibita a provvisoria Cattedrale) si richiamano al linguaggio del neoclassicismo. Va ricordato che Antonio Battaglia ebbe occasione di dimostrare il suo talento in operazioni di “arricchimento” figurativo e/o di integrazione e “completamento” in altri casi come nella corte di Palazzo Biscari (opera rimasta incompleta) o nella nuova facciata del palazzo dell’Università a seguito dei danni del sisma che aveva danneggiato la statica del palazzo. In particolare per quanto riguarda i casi di Santa Maria dell’Aiuto e di Sant’Agata alla Fornace va rilevato che le strutture attuali

Nuova dislocazione delle finestre denunciate dalle nuove lunette

Prospetto della Chiesa San Biagio (Sant’Agata alla Fornace)

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Particolare del prospetto della Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto

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Dislocazione delle nuove finestre dell’attuale chiesa

consentono la lettura del processo costruttivo. Infatti, per probabili istanze estetiche e/o consistenti disponibilità economiche era stato modificato l’assetto originario. In Santa Maria dell’Aiuto i prospetti laterali esterni dell’aula “dichiarano” l’avvenuto annullamento delle preesistenti finestre con la creazione di altre con ovvia conseguente modifica di tutti i partiti architettonici dei prospetti interni e delle stesse strutture voltate (ora “in realino” di pomice e gesso) con una sostanziale modifica della geometria della chiesa. La semplice ispezione del sottotetto consente la lettura delle cornici interne delle originarie finestre e le preesistenti lunette della volta sostituita (leggibili solamente per la parte superiore all’imposta della nuova volta).

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L’intervento di restauro del 2012 Qualche problema di “lettura” si riscontra nell’architettura del secondo ordine del prospetto di santa Maria dell’Aiuto che denota alcuni “conflitti” nella geometria delle strutture in quanto la linea di intradosso della volta attuale che copre la cantoria confligge vistosamente con la quota della finestra centrale.

Prospetto Nord - Grafici in rilievo

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L’intervento di restauro del 2012

Una seconda discordanza si rileva in quanto la dimensione planimetrica della originaria chiesa eccede la misura del partito architettonico del secondo ordine, all’imposta delle “volute” laterali. Per la riflessione su l’intervento in Santa Maria dell’Aiuto ci soccorre l’accertamento che, in un intervento coevo - quello nella chiesa di San Biagio - l’attuale prospetto fu realizzato, in appoggio alla precedente facciata, certamente dei primi del ‘700. Tracce della precedente fronte, definito da semplice intonaco di “azolo” e calce con decori in pietra calcarea, si conserva nel piccolo vano esistente all’interno del timpano che definisce il portico centrale aggettante.

Particolare ornamenti – ante operam

Particolare ornamenti – post operam

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L’intervento di restauro del 2012

Fase di ricostruzione del manto di copertura

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L’intervento di restauro del 2012

San Pietro – ante operam

San Pietro – post operam

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L’intervento di restauro del 2012

Restauro del ceppo della campana – ante operam

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Restauro del ceppo della campana – post operam

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L’intervento di restauro del 2012

Lesioni nella struttura voltata a causa del sisma del 1990 – ante operam

Struttura voltata – post operam

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L’intervento di restauro del 2012

L’intervento di restauro del 2012

Inoltre, per l’abbattimento delle barriere architettoniche mediante l’inserimento di una piattaforma elevatrice posta lungo la via S.M. Dell’Aiuto atta a superare i numerosi gradoni di accesso alla chiesa e l’inserimento di una piccola rampa.

Abbattimento delle barriere architettoniche - ante operam

Abbattimento delle barriere architettoniche - post operam

L’intervento di restauro ha interessato anche l’adiacente “Casa di Loreto”, il santuario che, nel recente approfondito studio su Giovanbattista Vaccarini di Eugenio Magnano di San Lio, viene attribuita al Vaccarini. †

Pavimentazione policroma dell’aula

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Cappella della Madonna di Loreto

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Appendice Documenti storici

Appendice - Documenti storici

2° vers, b. 1083 da c. 231 r. a c. 233 v. - 14 giugno 1711 notaio Vincenzo Arcidiacono senior Staleum Pro Venerabile Congregazione sancta Maria de Auxilio cum magister Antoninus de Amato Coram nobis Mag.ro Antoninu de Amato filius quondam Joy Maria, Andrea de Amato huius filius et Magister Joseph Rizzari filio Antonini Urby Messana et ad presente habitatores huius Clarissima et fidelissima Urbi Catane mihi Notaio cogniti sponte in solido renuncians tenore presenti se obligarunt et obligant ad modo Reverendo Sacerdote Don Petro Lauria Canonico Cattedralis Catane Ecclesie et Reverendo Sacerdoti Don Vincenzo Barbagallo Ministro et Dicano Venerabile Congregationy Sancte Marie de Auxilio huius predecta Urbe eiventibus etia cogniti ut detti cum patti Joguendo pro majori facti Intallio e maestria di farci e lavorarci una machinetta di Marmo di Genova di buona condizione e qualità con essere di grossezza tre diti per ogni fatto più o meno secondo richiede l’arte, con sei colonne di pietra di libici, seu Trapani con essere però la Pradella dell’Altare habbia e debbia d’essere di Pietra di Tavormina col commisso bianco di sopra ingaltato e li scalini di detto Altare pure habbiano e abbiano ad essere di Commiso nibiscato nonostante che nel Disegno ciò non fosse la suddetta Machinetta come da farsi et lavorarsi si abbia e debbia farsi e lavorarsi tutta secondo richiede i’arte d’ottimo perito nonché giusta la forma dei disegno allo scopo espressamente fatto sottoscritto di mani proprie di detti di Lauria Ministro come sopra e di me notaro infrascritti ite però delli Pilastri come sono delineati in detto disegno ad avere della chiesa di detta Venerabile Congregazione, Ita che tutta la maestria e tutto quello che sarà necessario globalmente servizzo ce l’habbiano e debbiano da mettere detti di Amato e Rizzari in solido come sopra stipulanti e tutto quale detto servizzo come sopra sa da farsi habbia e debbia da essere benvisto a persona eligenda da padre Ministro che pro tempore sarà di detta venerabile congregazione con che però lo servizzo suddetti detti maestri staglianti in solido come sopra l’habbiano e debbiano dall’altri e fornire siccome si obbligano cioè dalli scaloni sino ai tabernacolo e cacculati per tutto ii mese di marzo p. c. dell’anno quinta indizione immediatamente seguente 1712 con dare detti mastri staglianti in solido come sopra stipulanti siccome s’obbl’gano la loro assistenza di patto, e tutto punto al resto di detta, machinetta secondo detto disegno quale però delli detti pilastri come sopra s’habbiano e debbiano detti mastri staglianti in solido come sopra conforme in virtù del presente si obligano ed obligano alli detti ministro e vicario di detta venerabile congregazione detto nomine stipulanti da incominciarse dell’ora che saranno richiesti dal Padre Ministro pro tempore esistente di detta venerabile congregazione pure di patto. Questo per raggione di staglio e maestria di onze cento ottanta di denari di giusto peso per patto delle quali seri habbiano e debbiano da scemare onze quaranta cinque quali devono restare in potere di detto padre ministro per

comprarsene le dette sei colonne di pietra di libici seu Trapani quali devonsi dalli detti Ministro e Vicario dicto nomine s’obligano consignare alli maestri staglianti in solido come sopra stipulanti qui e in Catania a spese però di detta venerabile congregazione con essere detta pietra di dette sei colonne della stessa natura di quella del tumulo del fu eminente Cardinale Astalli esistente nella chiesa Cattedrale di questa suddetta città, e nel caso che per la compra di dette sei colonne ci volesse più somma di dette onze 45, detto di più li habbia, le debbia da pagare e mettere la detta venerabile congregazione senza essere obligati detti mastri staglianti a cosa veruna di patto. Ancora in eiezione di detti mastri staglianti in solidum come sopra stipulanti se vogliono comprare per conto loro dette sei colonne e ciò per tutto il mese di dicembre dell’anno quinta ind.e in modo seguitare 1711 quale alla stessa cond. Fatta da detti mastri la detta elezione di voler comprare le sei colonne come sopra, che allora ed in tal caso quelle si habbiano e debbiano approvare dalli deputati della congragazione seu dalli suddetti, della maniera di sopra espressata pure di patto. Con ... determinando li suddetti Rev. Ministro presente e da quello che in futurum sarà coll’altri futuri che dette sei colonne si facessero di marmo e non di pietra di libici o Trapani come sopra, che allora e nel caso ... debbia essere in elezione di detto Rev. Ministro dicto nomine stipulante e di quello che all’avvenire sarà di comprare il marmo suddetto e altro materiale per dette sei colonne per conto di detta Venerabile Congregazione con restare della medesima le suddette onze 45 di sopra scemare dal detto staglio, con essere obligati nel caso suddetto eletti mastri staglianti siccome in virtù del presente in solido come sopra si obligaro et obligano alli detti Padre Ministro e Vicario dicti nomine stipulanti lavorarci dette sei colonne di quella maniera e forma che gli piacerà parerà e sarà benvisto a detto padre ministro che prò tempore sarà di detta Venerabile Congregazione, con pagarsi in detto caso alli detti mastri staglianti in solido come sopra stipulanti il soprapiù della maestria seu lavoro di dette sei colonne secondo detto disegno, ed alla mastria della pietra di Libice per patto in pace e giusto e non altrimenti; con patto però e condizione che facendosi dette sei colonne di pietra di libici seu Trapani come sopra, e mentre si lavoreranno se ne spezzasse qualche duna o più che allora in detto caso costando però che la fattura non venghi per difetto di detti mastri siano tenuti ed obligati come s’obligano li mastri suddetti in solido come sopra la colonna suddetta una o più che si spezzare o spezzeranno come sopra mediocre di maniera che riparasse il difetto pure per patto in pace alias. †

(Testo dell’Atto Notarile, del 14 giugno 1711, per la realizzazione della “machinetta” dell’Altare Maggiore)

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Appendice - Documenti storici

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TRASFERIMENTO DELLA CHIESA SACRAMENTALE DI S. MARINA IN S. MARIA DELL’AIUTO IN CATANIA (1796) L’aumento demografico verificatosi nella città di Catania sul finire del Settecento indusse il Vescovo Corrado Maria Deodato de Moncada a varare un piano di ristrutturazione parrocchiale consistente nell’aumento delle chiese sacra­mentali da dieci a tredici e nella modifica dei confini parrocchiali. Il piano del Vescovo fu approvato da Re Ferdinando IV di Napoli, il quale, con dispaccio del 17 agosto 1793 al viceré di Sicilia, dispose che fossero asse­gnate dal Tribunale del Real Patrimonio 600 onze annuali al Vescovo Deodato perché le dividesse, secondo il bisogno, sia per il sostentamento dei tredici cap­pellani e loro coadiutori sia per l’acquisto degli “utensili” necessari (Catania, Parrocchia S. M. dell’Aiuto, Archivio storico, voi. 70, f. 53r). Il trasferimento della Chiesa sacramentale filiale di S. Marina (sita, come pare, in via Pozzo Mulino, ma oggi demolita) alla chiesa di S. Maria dell’Aiuto si colloca nell’ambito di questo piano di ristrutturazione pastorale del Vescovo Deodato. Per la verità, in un primo momento, si era pensato di poter trasferire la Chiesa sacramentale di S. Marina nella vicina Chiesa della Compagnia di S. Gio­vanni Battista, sita nell’attuale via Garibaldi (angolo via S. Giovanni), oggi non più esistente, perché distrutta di bombardamenti aerei nel 1943, durante l’ultima guerra mondiale. L’accordo per il trasferimento, stipulato tra il cappellano di S. Marina, sac. Don Francesco Saverio Riccioli con il beneplacito del vescovo da una parte, e Don Gioacchino Costanzo, governatore della Compagnia di S. Giovanni e i consi­glieri Don Gaetano Mazzaglia e Don Giuseppe Borrello dall’altra, era stato regi­strato dal notaio Biagio Consoli e Paola in data 25 agosto, 13 indizione, 1795 e in pari data ratificato dal vescovo, il quale ordinava che «dalla detta chiesa di S. Ma­rina il Divinissimo e ogni altro appartenente all’amministrazione de’ Sagramenti si trasferisse nella detta venerabile chiesa della Compagnia di S. Giovanni Batti­sta, come per detto atto provisionale» (ivi, f. 68v). Ma il trasferimento di fatto non fu eseguito, perché un ulteriore sopralluo­go convinse il vescovo che l’interno della chiesa non si prestava all’ascolto quoti­diano delle confessioni sacramentali; inoltre la trasformazione dell’annesso orato­rio per la sacrestia e l’abitazione del cappellano, attesa la fatiscenza dei vecchi muri, avrebbe comportato una spesa eccessiva. Per tali motivi il vescovo, avvalendosi della facoltà «di poter mutare e quomodocumque variare e dove gli piacerà a suo plenario, libero ed assoluto ar­bitrio, etiam absque causa trasferire la detta sagramentale chiesa filiale, ha risolto quella di S. Giovanni Battista dimettere ed in un’altra più atto a tal uso adempire il trasferimento sudetto» (ivi, f. 69v). L’attenzione fu quindi rivolta alla chiesa della Congregazione dei Preti Se­colari dei Santi Pietro e Paolo in S. Maria dell’Aiuto, chiesa giudicata più ampia, più decente, più propria e per decorazione la più atta ed opportuna al maggior commodo de’ fedeli compresi nel nuovo stabilito distretto della riferita S. Marina» (ivi). Stante la completa disponibilità e il gradimento della Congregazione, il 9 gennaio, 14 indizione, 1796, lo stesso notaio Biagio Consoli e Paola registrò l’accordo per il trasferimento della chiesa sacramentale di S. Marina in S. Maria dell’Aiuto tra il vescovo Corrado M. Deodato da una parte e i reverendi sacerdoti Don Carlo Puglisi, ministro, Don Giuseppe Florio, vicario, e Don Pietro Gravina, segretario della

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Congregazione con l’intervento, presenza e consenso di vari altri sacerdoti della Congregazione dall’altra. Queste le clausole dell’accordo da parte dei preti della Congregazione:

1. Tutte le funzioni relative all’amministrazione dei sacramenti saranno ri­servate al ministro della Congregazione a meno che il ministro non possa o non voglia farle; in tal caso spetteranno al cappellano o al suo coadiutore. Quanto alle funzioni del giovedì santo, alla benedizione del fonte battesimale e alle altre oc­correnti solennità della chiesa dell’Aiuto, queste spetteranno al ministro della Compagnia e, lui impedito o nolente, secondo il costume, al vicario, al segretario o ad altro individuo invitato dal ministro, salva tuttavia la comunione del precetto pasquale che, non facendola il padre ministro, spetta al cappellano; 2. È a carico del vescovo provvedere il salario al cappellano e al suo coa­diutore, mentre è a carico del rev. p. ministro provvedere il sagrestano, lampade e gli utensili necessari per la cura della chiesa sacramentale, come anche il rifaci­mento del baldacchino, ombrello, stendardo, lanterne, vasi degli oli santi e fonte battesimale, stante l’assegno di onze 12 annuali da sottrarsi dalle 600 onze asse­gnate dal re alla mensa vescovile per la cura delle chiese parrocchiali. Due onze annuali della stessa somma saranno assegnate al cappellano per la cera necessaria all’amministrazione del viatico e per la benedizione quotidiana della sera. Allo stesso cappellano andranno tutti i frutti di stola, di matrimoni, battesimi, fedi ed ogni altro diritto parrocchiale. 3. Il sagrestano che sarà assegnato dalla Congregazione per il servizio della chiesa sacramentale dividerà con l’altro sagrestano della Congregazione stessa gli emolumenti dei matrimoni, battesimi ed altri proventi spettanti ai Sagrestani, i quali insieme dovranno coadiuvare sia la chiesa che il cappellano e suo coadiutore nell’amministrazione dei sacramenti; e venendo meno uno dei due, il cappellano dovrà notificarlo al p. ministro, che provvederà alla sostituzione. Eletto ministro della Congregazione un sacerdote già approvato dal vesco­vo per le confessioni, questi ha la facoltà per quell’anno di amministrare i sacra­menti nel distretto della chiesa sacramentale. Non si intende però accordata tale facoltà a un ministro che non sia stato approvato per le confessioni, restando però la decisione ad arbitrio del vescovo. 4. Il cappellano non potrà pretendere né avere impieghi nella Congregazione. 5. Il ministro, vicario, segretario e i consultori a nome della Congregazione si obbligano a dare l’abitazione al cappellano e al sagrestano della chiesa sacramentale. Quando la Congregazione vorrà «riedificare la sua sacrestia con stanze superiori nella stessa, allora dovrà detto vicario e rev.mo mons. vescovo [... ] dare e somministrare a detta ven. Congregazione la somma di onze cinquanta per una volta solamente per sussidio di suddette stanze» (ivi f. 76v). Seguono il giuramento dei contraenti e quindi i loro nominativi. La copia del contratto in possesso dell’Archivio storico dell’Aiuto è autentica, estratta dall’archivio della curia episcopale dal notaio Giuseppe Parisi. † (Testo tradotto da padre Francesco Costa O.F.M.C.)

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6 - Prefazione

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8 - Cenni storici sulla Chiesa Parrocchiale S. Maria dell’Aiuto in Catania

Pag. 14 - Documentazione artistica e descrizione dei monumenti del Santuario Pag. 30 - La Santa Casa di Loreto Pag. 44 - Origini di una devozione e Storia di una festa Pag. 62 - Ricordando

Indice

Pag. 90 - La mia esperienza in parrocchia Pag. 100 - Galleria fotografica storica Pag. 118 - Galleria fotografica 50° di Sacerdozio Mons. Carmelo Smedila Pag. 128 - L’intervento di restauro del 2012

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Pag. 142 - Appendice Pag. 150 - Bibliografia


Hanno collaborato Per i testi: Mons. Carmelo Smedila Cav. Piersanti Serrano Dott.ssa Giuliana Cacciola Dott. Orazio D’Antoni Grafica e Impaginazione Alessandro Favara Foto: Archivio storico Parrocchia M. S.s. dell’Aiuto Alessandro Favara

Finito di stampare Dicembre 2012

Parrocchia M. S.s. dell’Aiuto


“Beatus vir cuius auxlium est a te”

Libro Parrocchia Maria S.S. dell'Aiuto  

Storia della Parrocchia Maria S.S. dell'Aiuto di Catania

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